Marzo 2012

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ECHI  DI  STAMPA


     - Dal 21 al 31 Marzo 2012
 
Dalla mia Bacheca su FB del 31/03/12

Il Canale di Sicilia. Figlio di un Dio Nettuno minore
di Carmelo Nicoloso (da una nota postata e condivisa su FB del 31/'3/12)
http://www.facebook.com/note.php?note_id=10150664276137851


SOS per il Canale di Sicilia, una delle zone del Mediterraneo più ricche di biodiversità, e più importanti per la vita del mare. Censito dalle Nazioni Unite (UNEP-MAP) come una delle dodici aree da sottoporre a rigorosa protezione, e meritevole di speciale attenzione da parte dell’Italia per la prossimità di Isole come Pantelleria. La “Perla Nera del Mediterraneo”, infatti, da tempo nell’elenco dei possibili nuovi Parchi Marini, viene oggi inspiegabilmente esclusa dalla tutela per una assurda clausola delle norme (qui in calce riportate) che recepiscono la Direttiva Europea.
L’allarme arriva proprio da Pantelleria, e sono in corso accertamenti per individuare e segnalare alla pubblica opinione, soprattutto in Sicilia, chi siano i responsabili di questa assurda violazione delle disposizioni internazionali.

Istituzione di zone di protezione ecologica nel Mediterraneo.
In queste zone, lo Stato eserciterà la propria giurisdizione per proteggere e preservare l’ambiente marino, i mammiferi e le biodiversità dai rischi di catastrofi ecologiche dovute a scarichi di sostanze inquinanti da parte di navi mercantili o ad incidenti di navigazione, conformemente a quanto previsto anche dalla Convenzione UNESCO del 2001 sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo.
Su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, è stato approvato dal Consiglio dei Ministri del 6 ottobre, un regolamento per l’istituzione di una Zona di protezione ecologica del Mediterraneo nord-occidentale, del Mar Ligure e del Mar Tirreno, nel rispetto della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, a partire dal limite esterno del mare territoriale italiano e con esclusione dello Stretto di Sicilia.
In queste zone, lo Stato eserciterà la propria giurisdizione per proteggere e preservare l’ambiente marino, i mammiferi e le biodiversità dai rischi di catastrofi ecologiche dovute a scarichi di sostanze inquinanti da parte di navi mercantili o ad incidenti di navigazione, conformemente a quanto previsto anche dalla Convenzione UNESCO del 2001 sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo.
F.to Il Comitato Parchi

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Do atto al Comitato Parchi di esser stato a tutt'oggi l'unica organizzazione, tra quante si occupano o "dichiarano" ad ogni piè sospinto di occuparsi in Italia di protezione e tutela dell'ambiente, a rilevare la gravità della decisione assunta da un Consiglio dei Ministri del governo in carica nell'Ottobre scorso, che ha dichiarato espressamente l'esclusione dello Stretto di Sicilia dalle zone di protezione ecologica del Mediterraneo...
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Post di Angelica Franco Malerba
Grazie Carmelo Nicoloso ed al Comitato Parchi....
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Post di Sergio Mangiameli

In quel periodo c'era un ministro siciliano, se non sbaglio. Immagino un "do ut des" pro scalo merci al porto di Siracusa, che invece col Canale protetto... Tuttavia, Carmelo, bisognerebbe andare a fondo e conoscere il motivo reale di questa esclusione. Con quel collega di Report, com'è finita?
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Post di Carmelo Nicoloso
‎Sergio Mangiameli ho provato qualche volta a chiamare al tuo collega di Report, ma non sono riuscito a parlarci, comunque hai centrato per il ministro, ma il "do ut des" è ricco di vari contenuti e argomentazioni, compresi petrolieri e trivellazioni.
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Post di Sergio Mangiameli
Carmelo, spiegami meglio per favore: era libero e non rispondeva o altro?
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I botti al "Fracking" in arrivo in Italia e in Europa ? Che bella festa faremo...
di Guido Picchetti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=60932280#entry495356965


Stavolta l'articolo-denuncia di Maria Rita D'Orsogna dagli USA non ha bisogno di lunghe presentazioni...Già l'immagine di apertura, con la dida a corredo, la dice lunga sui rischi cui si sta andando incontro tutti (la maggioranza inconsapevolmente, ma alcuni, tra i più interessati, fraudolentemente ...) con le nuove tecniche di "fracking", che prevedono l'estrazione di gas energetici dal sottosuolo (il cosiddetto "Shale Gas"), mediante la frantumazione della roccia in profondità ad opera di sostanze chimiche di vario genere... Sostanze fortemente corrosive, ma soprattutto altamente tossiche e pericolose per la salute umana, e in grado di creare danni ambientali di non poco conto, e perfino di inquinare le falde acquifere profonde da cui dipendiamo per la nostra vita...
I vari link presenti nell'articolo di Maria Rita corredano di concrete testimonianze visive il suo ennesimo monito sulla pericolosità di queste nuove tecnologie, che hanno suscitato un vivo allarme negli Usa e acceso un dibattito riguardo la loro liceità, ma i cui rischi da noi sono ancora poco noti alle stesse popolazioni direttamente coinvolte, debitamente velati come sono dalla stampa nazionale, per motivi di interesse e convenienza economica facili da immaginare... Ed è la ragione per cui quest'articolo, non di presentazioni ha bisogno, ma di una massima diffusione. Necessita che, al di fuori di ogni sterile individualismo, sia ripreso da tutte le organizzazioni ambientaliste degne di questo nome, e divulgato in tutte le sedi opportune, dagli istituti scolastici, formativi e informativi di qualunque livello, ai social network on line, tra i responsabili delle amministrazioni locali e i vari gruppi di opinione e d'azione, senza distinzioni di sorta, e non solo... E ciò affinchè si strappi quel velo di ignoranza intorno al "fracking" prima che sia troppo tardi, e che si faccia in modo che ognuno possa indicare e scegliere il futuro che più desidera, ma con coscienza e soprattutto con una giusta consapevolezza dei rischi che certe scelte possono comportare...

Il fracking e gli scoppi in Pennsylvania e in Texas
di Maria Rita D'Orsogna
FRIDAY, MARCH 30, 2012. - Nel Febbraio 2012 Assomineraria di Claudio Descalzi ha promosso una conferenza sullo "shale gas". Il titolo preciso era "Shale Gas: nuove opportunità per lo sviluppo all'estero delle Imprese di Beni e Servizi". Erano presenti: Vincenzo Di Gennaro di Schlumberger, Maurizio Marchesini di Baker Hughes, Alfred Azer di Halliburton, Fernando Aguilar, Calfrac Well Services, oltre che i nostri eroi Sergio Polito, Presidente di Assomineraria, Roberto Nava della ditta Bain & Company Italy e poi S. Reymond e F. Gotti dell'ENI. Me li immagino questi bei signorotti, eleganti, seduti in una qualche bella villa romana, tutti distinti come se parlassero ... [segue]
(vedi http://www.assomineraria.org/news/view.php?news_pk=6204

Il link all'articolo di Maria Rita D'Orsogna sul suo Blog:
http://dorsogna.blogspot.it/2012/03/il-fracking-e-gli-scoppi-in.html
E a seguire i tre video postati nel suo articolo. Il primo e il secondo raggiungibili cliccando direttamente sulle immagini d'apertura. Il terzo, relativo ad un esplosione avvenuta nel gennaio scorso in prossimità di un un pozzo di fracking a Pearsall in Texas nel Gennaio scorso, visibile sempre cliccando sulla relativa immagine, ma passando attraverso la pagina web della TV "KSat15" che ha ripreso l'incidente in diretta... (ndr.)


Caricato da veraduerga in data 29/mar/2012. - Williams Lathrop Compressor Station in Springville, Pa.,
Susquehanna County. Explosion before noon , 3-29-12, shook nearby homes, and fire and black smoke
billowing out for two hours until pressure came down and emergency personnel could go in. This is a new
Compressor Station since 9-11 and the biggest one in our county. By about 2:30 , it is under control.


Caricato da EFSTexas nei dati 11/giu/2011. - Resident describing water contamination possibly from natural
gas fracking or drilling in DeWitt County, TX.


http://www.ksat.com/news/Tank-explodes-south-of-Pearsall/-/478452/8397286/-/dmwspb/-/index.html

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Dalla mia Bacheca su FB del 30/03/12

Il Progetto Giohna. Il mare è di tutti, di figli e figliastri...
di Guido Picchetti (a margine di un video condiviso su Youtube)
http://www.youtube.com/watch?v=SoCEiplWWlI

II mare è di tutti, è vero. Un concetto, questo, che ribadiscono con forza in chiusura i bravi realizzatori di questo bel filmato su "Gionha", il progetto di cooperazione transfrontaliera "Governance and Integrated Observation of Marine Natural Habitat", che promuove la tutela e la valorizzazione delle risorse marine e degli habitat di particolare pregio naturalistico che popolano l’area marina dell'Alto Tirreno conosciuta anche come il "Santuario Pelagos".
Il filmato in questione è stato postato sul web proprio ieri, al termine di un importante meeting svoltosi presso l'Accademia Nazionale di Livorno, durante il quale sono stati appunto illustrati i risultati ottenuti dala progetto "Gionha", che,avviato nel 2007, dovrebbe concludersi secondo previsioni nel 2013.
ll progetto è coofinanziato dal Programma di Cooperazione Transfrontaliera Italia-Francia "Marittimo", e viene realizzato in collaborazione da ARPAT, l'Agenzia regionale per la Protezione Ambientale della Toscana, dall' Office de l'Environnement de la Corse, dalla Regione Liguria, dalla Regione Autonoma della Sardegna, e dalla Provincia di Livorno.
Del meeting di Livorno, appena disponibili, riporterò informazioni e risultati... Per ora mi limito a riprendere e diffondere questo filmato, ben fatto e indubbiamente efficace, sia nelle immagini sia nel testo che le accompagna.
Ma proprio in merito al testo, anche alla luce di una certa dichiarata "esclusione" dello Stretto di Sicilia dalle "Zone di Protezione Ecologica", decretata da un Consiglio dei Ministri dell'11 Ottobre 2011 ai sensi della Legge 8 febbraio 2006, n.61 (sull'Istituzione di ZPE oltre il limite esterno del mare territoriale - vedi la GU n. 52 del 3-3-2006), e da me rilevata proprio ieri in una notizia riportata sul sito dell'Arpat, vorrei fare un modesta osservazione.
Questa: "Il Mare è di tutti", si dice nel filmato, ed è vero... Ma ancor più vero e importante è capire e avere sempre presente che nel Mare non ci sono confini e barriere che tengano, se non quelle che l'uomo artificialmente suole tracciare sulla carta. Ma queste in Mare hanno scarso valore, in modo particolare per quanto riguarda le condizioni ambientali e gli eventuali fenomeni di inquinamento...
Escludere dall' osservazione, dallo studio, dalla protezione e dalla tutela proprio quelle aree marine mediterranee che più di altre, per la loro posizione geografica e per le loro caratteristiche morfologiche, hanno tali necessità (e lo Stretto di Sicilia è indubbiamente una di esse), non può che costituire una minaccia per l'intero Mediterraneo, e anche per tutte quelle stesse aree già altrimenti protette, santuario dei cetacei Pelagos incluso...
In Mare e in Natura certe differenze artificiosamente create tra figli e figliastri non hanno alcun effetto positivo, e alla fine si pagano sempre...

GIONHA: insieme per la tutela e la valorizzazione del nostro mare
Caricato da gionha in data 29/mar/2012

Il progetto di cooperazione transfrontaliera GIONHA (Governance and Integrated Observation of Marine Natural HAbitat) promuove la tutela e la valorizzazione della risorsa marina e degli habitat di particolare pregio naturalistico che popolano l'area marina dell'Alto Tirreno, conosciuta anche come il "Santuario Pelagos". Il progetto è cofinanziato dal Programma di Cooperazione Transfrontaliera Italia-Francia "Marittimo", 2007-2013 ed è realizzato da ARPAT, Office de l'Environnement de la Corse, Regione Liguria, Regione Autonoma della Sardegna, Provincia di Livorno.

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Stesso articolo anche su "Pantelleria Internet Com - News 9204" del 31/03/12
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8339

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A Giovanna Cirillo, Giò Nastasi e Gianluca Salerno piace questo elemento.

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Pantelleria: Arco dell'Elefante, motopesca in zona vietata
scritto da com/mca
http://www.agenparl.it/articoli/.../20120330-pantelleria-arco-dell-elefante-motopesca-in-zona-vietata


(AGENPARL) - Roma, 30 mar - Continua l’attività di polizia marittima degli uomini della Guardia Costiera di Pantelleria che nella notte di ieri hanno intercettato a mare un motopesca intento alla pesca a strascico ad una distanza inferiore a 0,7 mg dalla costa in zona Arco dell’Elefante di Pantelleria. Si è, pertanto, proceduto ad elevare a carico del comandante un verbale di contravvenzione di 4000 euro, procedendo altresì al sequestro della rete utilizzata per la pesca in zona vietata, così come previsto dal Decreto Legislativo 9 gennaio 2012 n°4. Lo rende noto la Guardia Costiera di Pantelleria.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Meno male... Qualcosa che funziona c'è. Un grazie sentito alla Guardia Costiera di Pantelleria...
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A Andrea Biddittu piace questo elemento.
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Sarroch. Malesseri sotto le ciminiere. Forse i problemi dovuti ai vapori di idrocarburi convogliati nelle torce...
da una nota del sottoscritto a margine di una immagine su FB
http://www.facebook.com/photo.php?...2117330.1063270409&type=1&theater


Godetevi questa notizia, si fa per dire... L'ho letta stamani sul Blog di Maria Rita D'Orsogna, e, perdonate la mia ignoranza, ma in un primo momento ho pensato che si parlasse degli USA o di qualche paese lontano... Non che la notizia pubblicata su un quotidiano italiano fosse per questo meno grave... Ma poi ho visto addirittura che siamo in Sardegna, sul lungomare a ovest di Cagliari, circa 20km dalla città, e a meno di 10km dalla nota località turistica di Pula !!! Nella foto una vista del Parco Acquatico di Sarroch... E vogliamo fare turismo in questo modo !!!

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Post di Giò Nastasi
‎:((((
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Post di Guido Picchetti
E su "Profumo di Mare" e "Pianeta Blu" ecco "Sarroch, provincia di Cagliari: l'incidente del maggio 2009 cosa ha insegnato?" , il bel post scritto da Filippo Foti a commento di quanto Maria Rita D'Orsogna ha scritto sulla vicenda segnalatale da "L'Unione Sarda": http://profumodimare.forumfree.it/?t=60917892#lastpost

Questo invece il link all'articolo originale "Sarroch: l'idrogeno solforato, questo sconosciuto", pubblicato da Maria Rita D'Orsogna sul suo Blog: http://dorsogna.blogspot.it/2012/03/sarroch-lidrogeno-solforato-questo.html
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A Filippo Foti e Gianluca Salerno piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 29/03/12

Lo Stretto di Sicilia, figlio bastardo dello Stato Italiano...
di Guido Picchetti (da una nota su Fb del 29/03/12)
http://www.facebook.com/.../lo-stretto-di-sicilia-figlio-bastardo-dello-stato-italiano/400417289970092


"Ma ci sei o ci fai ?". Era la frase d'obbligo quando ti trovavi di fronte qualcuno che non capivi bene perche' dicesse una certa cosa... Se perchè era "stupido" o "troppo intelligente" per essere compreso nelle sue intenzioni... Ed è quanto mi viene da dire leggendo questa notizia breve (a leggerla, neppure tanto...) pubblicata lo scorso autunno in una pagina web del sito dell'Arpat, l'Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Toscana, che al motto di "Insieme per uno sviluppo sostenibile" ha organizzato il Convegno finale dei risultati del Progetto Gionha, proprio oggi in programma presso l’Accademia Navale di Livorno...
Della notizia in questione basta leggere le prime tre frasi, per balzare sulla sedia e sbottare: "Ma ci siamo o ci facciamo ?". Eccole qui riportate con il titolo che le precede:

Istituzione di zone di protezione ecologica nel Mediterraneo.
     In queste zone, lo Stato eserciterà la propria giurisdizione per proteggere e preservare l’ambiente marino, i mammiferi e le biodiversità dai rischi di catastrofi ecologiche dovute a scarichi di sostanze inquinanti da parte di navi mercantili o ad incidenti di navigazione, conformemente a quanto previsto anche dalla Convenzione UNESCO del 2001 sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo.
     Su proposta del Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, è stato approvato dal Consiglio dei Ministri del 6 ottobre, un regolamento per l’istituzione di una Zona di protezione ecologica del Mediterraneo nord-occidentale, del Mar Ligure e del Mar Tirreno, nel rispetto della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982, a partire dal limite esterno del mare territoriale italiano e con esclusione dello Stretto di Sicilia.
     In queste zone, lo Stato eserciterà la propria giurisdizione per proteggere e preservare l’ambiente marino, i mammiferi e le biodiversità dai rischi di catastrofi ecologiche dovute a scarichi di sostanze inquinanti da parte di navi mercantili o ad incidenti di navigazione, conformemente a quanto previsto anche dalla Convenzione UNESCO del 2001 sulla protezione del patrimonio culturale subacqueo."

E' quell' "ESCLUSIONE DELLO STRETTO DI SICILIA" in fine della seconda frase (che qui riporto a caratteri cubitali) che davvero non mi torna... Possibile che il Consiglio dei Ministri dello Stato Italiano lo scorso ottobre abbia preso un tale decisione, rinunciando di fatto ad una protezione ecologica dello Stretto di Sicilia, anche nella parte di sua competenza? E non è una cosa di poco conto...
Infatti, se leggiamo la frase successiva dell'articolo in questione, comprendiamo bene come "nella zona di protezione ecologica le autorità italiane sono competenti in materia di controlli, di accertamento delle violazioni e di applicazione delle sanzioni previste, conformemente alle norme dell'ordinamento italiano, del diritto dell'Unione europea e delle Convenzioni internazionali in vigore"... Mentre per il mare che circonda la nostra Penisola al di fuori di quella "zona ecologica", a qualunque distanza dalla costa, niente di tutto ciò ...
E, a scanso di equivoci, lo Stretto di Sicilia viene precisamente indicato, come un figlio bastardo privato dei suoi diritti di primogenitura dalla sua Madre Patria... Mia cara Madre, ci sei o ci fai?
Vedi http://www.arpat.toscana.it/.../2011/istituzione-di-zone-di-protezione-ecologica-nel-mediterraneo

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Commento del sottoscritto su FB a margine della nota

E per chi non avesse occhi e orecchie ben aperte, la riporto anche qui su "Profumo di Mare" questa nota sullo Stretto di Sicilia, figlio bastardo della nostra Madre Patria, anche con le due isole Lampedusa e Pantelleria in esso comprese...
http://profumodimare.forumfree.it/?t=60898049
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Stesso articolo pubblicato anche su "Pantelleria Internet Com - News 9198" del 30/03/12 (solo per gli abbonati al notiziario)
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8332
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Post di Carmelo Nicoloso a margine del post su FB
La domanda mi sorge spontanea... Ad ottobre dello scorso anno il ministro dell'ambiente non era forse la sig.ra Prestigiacomo? Beh, più che parlare di "illegittimità familiare" per lo Stretto di Sicilia, posso affermare che per qualcuno la Sicilianità è un optional. Io sono orgoglioso e me ne vanto delle mie radici etnee, quindi della mia appartenenza alla Trinacria. Speriamo che tutti insieme, attraverso una convinta rivoluzione culturale, possiamo far sentire il nostro dissenso per la pessima gestione politica a cui è sottoposto il nostro patrimonio naturalistico/ambientale...
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Post di Maria Ghelia

Bravissimo Guido! Incredibile...
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Post di Luca Siragusa
Un'ostinazione all'abbandono terrorizzante.
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A Luca Siragusa, Maria Ghelia, Roberto Giacalone, Pantelvoice, Gianluca Cecere e AssPescatori Pantelleria piace questo elemento.
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E-mail inviatami da Alessandro Giannì di Greenpeace Italia il 29/03/12 a commento della mia nota.
Caro Guido, non è che nel merito non condivida (come sai) gran parte delle tue giustificatissime reazioni, ma ti faccio notare che nel provvedimento in questione non sono comprese altre aree marine che circondano il nostro "stivale". La storia di questa vicenda è complicata e ridicola al tempo stesso. Molti anni fa l'Italia emana una norma che dice "faremo le Zone di Protezione Ecologica" (ZPE). Trattasi della Legge 8 febbraio 2006, n.61 (Istituzione di zone di protezione ecologica oltre il limite esterno del mare territoriale - GU n. 52 del 3-3-2006). E' una legge bizzarra perchè queste ZPE dice che le faremo, ma non "fa" proprio nulla: demanda tutto ad atti successivi (e questo di cui tu parli è il primo).
Domanda: perchè l'Italia che per anni ha detto che in Mediterraneo non si possono applicare le disposizioni della "Legge del Mare"(Convenzione di Montego Bay) adesso decide che invece si? Semplice: giusto pochi mesi prima i nostri dirimpettai francesi attivavano una ZPE (che estende le norme ambientali alle acque extraterritoriali, in teoria fino a un massimo di 200 miglia marine) a seguito del disastro petrolifero della Erika (vedi http://www.afcan.org/dossiers_reglementation/zone_pe.html). Per usuale "risposta" diplomatica l'Italia si attiva a sua volta col succitato decreto. Da allora, si è avviato un lungo (troppo lungo) percorso che dovrebbe definire queste benedette ZPE. E da dove si comincia? Ma guarda caso dal versante che "confina" con la Francia. E poi? Poi: nel Canale di Sicilia c'è un accordo rimasto a lungo segreto (e che potrebbe non esser stato del tutto svelato) con la Tunisia per le "risorse". Solo quelle del fondo marino? In Adriatico ci siamo opposti a una iniziativa della Croazia che si basa sulla Legge del Mare (ma sulla Pesca: Zona di Esclusione di Pesca); e ora come facciamo a chiedere una ZPE?
Insomma, come vedi non è una situazione allegra, ma quella "esclusione" del Canale di Sicilia non è altro che, purtroppo, il limite dell'accordo lungamente negoziato con la Francia (avevo sentito parlare della Spagna, ma non ci metto la mano sul fuoco...). Saluti, Alessandro Giannì [alessandro.gianni@greenpeace.org].
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Mia risposta all'e-mail ricevuta da Alessandro Giannì di Greenpeace Italia in pari data .
Caro Alessandro, ricevo con piacere le tue spiegazioni. Ma esse non possono che indignarmi ancora di più, per quanto le tue parole rivelino più o meno chiaramente sul perchè di quella "esclusione" mirata dello Stretto di Sicilia dalle zone di protezione ecologica (ZPE) da realizzare ai sensi della Legge 8 febbraio 2006... Che nella stessa situazione si trovino oggi anche lo Ionio, il golfo di Taranto, le Tremiti, l'Adriatico, etc., lo so benissimo e non mi meraviglia più di tanto... Quello però che trovo ben più più grave è che l' "esclusione" dello Stretto di Sicilia, così apertamente dichiarata dalla riunione del Consiglio dei Ministri del 6 ottobre 2011, sia arrivata oltre un anno dopo che gli esperti della Convenzione di Barcellona ad Atene (Giugno 2010) avevano segnalato le 12 SPAMI (Aree d'altomare di protezione speciale) da istituire nel Mediterraneo, due delle quali comprendevano proprio lo Stretto di Sicilia. 12 SPAMI per la cui realizzazione avrebbe dovuto interessarsi su mandato dell'UNEP- MAP proprio il Centro Regionale d'Attività (RAC) della Tunisia. E sai l'altra cosa "bella", si fa per dire, qual'è? Che, ad informare su tali iniziative dell'UNEP MAP gli altri Stati membri firmatari della Convenzione di Barcellona e quanti in quegli Stati si occupano o si dovrebbero occupare concretamente della tutela del Mediterraneo, avrebbe dovuto essere l'INFO-RAC, vale a dire il Centro Regionale d'Attività per l'informazione, affidato dall'UNEP-MAP all'Italia... Si, proprio l'INFO-RAC, un centro di attività dell'UNEP-MAP del quale però si sono perse attualmente le tracce, dopo che il Ministero dell'Ambiente è riuscito un paio di anni fa a riportarlo a Roma presso l'ISPRA, strappandolo con fatica alla Regione Sicilia dove quel Centro aveva sede, e dove, ospitato dalla Regione Sicilia, si era trasformato addirittura in una Società per Azioni realizzando corsi di giornalismo ambientale a pagamento... sotto l'egida dell'UNEP-MAP !!! Ma hai sentito tu qualche protesta in giro su queste cose e su quanto, nel mio piccolo e da tempo ormai, vado denunciando in difesa soprattutto del Mare? La tua risposta è una delle poche ricevute da una organizzazione ambientalista di peso qual'è "Greenpeace" e ti ringrazio. Per il resto, tutto tace... E poi vogliamo lamentarci di come vanno le cose nel nostro Paese anche in tema di tutela ambientale? Purtroppo chi tace, acconsente... Un abbraccio... Guido.
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E-mail inviatami da Gianfranco Rossetti da Bruxelles il 29/03/12 a commento della mia nota.
Caro Guido
Leggendo l’estratto qui sotto, mi convinco sempre di più che, finora, si é solo ”manifestato” e inveito contro il governo di Berlusconi! Lui non ha bisogno della mia difesa ed io non ho alcun desiderio di farlo. PERO’ però, porcaccia la miseria, perché non si é voluto “parlare e sottoporre”, a quei due o tre ministri che soggiornano da anni sulla nostra isola, questi problemi ?
Non di andarci a letto o condividere la loro politica ! L’ostracismo ideologico é deleterio e obnubila le menti ! Io non credo che i ministri in questione conoscano o abbiano mai sentito parlare del regolamento citato al punto due evidenziato in giallo! Abbiamo visto, se non ricordo male, Margherita Boniver tra i manifestanti Anti-trivella: ma gli é stato mai dato un breve documento con i punti focali che riguardano PNL ed il Mediterraneo in generale? Non credo: solo perché faceva parte del governo di Berlusconi era politically correct prenderne le distanze. Bismarck ha insegnato al mondo la Real Politik 150 anni fa !
Il passato é il passato, ora dobbiamo AGIRE nel e per il futuro. Ed il futuro é il governo Monti... ma anche i “nostri” ex-ministri che non sono stati proprio eliminati... Come già detto, a mio parere, bisogna fare azione di pressing su tutti coloro che, a livello locale (?), regionale, nazionale e comunitario, hanno un minimo di potere e quindi di seguito. Solo questi personaggi possono “agire” all’interno della “stanza del potere”... con cognizione di causa. Azione trasversale, per di più é di moda oggi ! Bisogna fare loro delle... “concessioni” ? Facciamole, che sarà mai ? Scendere a compromessi ? Politica = compromessi, nel rispetto democratico ! Bisogna preparare un documento breve ma completo, dove si possa capire che i pericoli non sono “ossessione persecutoria” di quattro esagitati... eco-catastrofisti ! A mio parere l’eco-catastrofismo di moda ha fatto più danni che altro. Bisogna prenderne le distanze. Per la traduzione in altre lingue, sono a vostra disposizione... Buona Pasqua, Gianfranco.
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Mia risposta all'e-mail ricevuta da Gianfranco Rossetti in pari data.
Caro Gianfranco, concordo pienamente con quanto dici, con una sola eccezione. Riguarda l'agire che tu giustamente suggerisci a tutti noi. E ti assicuro che non è per tirarmi fuori. Ma credo che in questo agire per un fine di indubbio interesse comune, ciascuno debba fare la sua parte in funzione delle sue forze, ma soprattutto dell'esperienza e del tempo che si ritrova, e anche della sua funzione nella società, se ancora ne ha una... Personalmente di tempo, per quel poco che resta con la mia età, per ora ne ho abbastanza, e cerco infatti di utilizzarlo al meglio proprio per in difesa di quel Mare che tanto mi ha dato. Così come cerco di sfruttare al meglio quell'esperienza giornalistica avuta in passato, che, noto, mi aiuta ancora oggi (e forse più di ieri...) a rilevare problemi, incongruenze, e contraddizioni di certe situazioni del giorno d'oggi, intravvedendo anche possibili soluzioni. E ciò al di fuori di ogni sterile pessimismo, che uso talvolta, se mi accade, unicamente a mò di stimolo. Ma è quel che per ora, finchè la testa mi funziona, è nelle mie possibilità. Spetta ad altri, più giovani, se capiranno e se vorranno, (specialmente se occupano o occuperanno per loro e nostra scelta posti e incarichi di responsabilità), agire conseguentemente e concretamente per raggiungere quei risultati che tutti auspichiamo, essenziali soprattutto per il loro stesso futuro... Ed è su questo che principalmente occorre insistere... Sono d'accordo con te... Un abbraccio, Guido.
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Altra e-mail ricevuta da Gianfranco Rossetto il 29/03/2012.
Carissimo Guido, per principio e per intima convinzione io non esprimo mai giudizi sulle persone. Mi limito a commentare i fatti : riconoscendo che posso sbagliare, naturalmente. Quindi se tu e i tuoi amici vi siete sentiti da me “accusati” ingiustamente... mi sprofondo in scuse, non era assolutamente la mia intenzione. Chiarito, spero, questo involontario equivoco, passo al seguito della tua e-mail. Mi sembra di capire che, dopo tanti anni di impegno, cominci ad accusare qualche segno di stanchezza. E’ naturale. Lasciare spazio alle nuove generazioni ? Certo, ma non prima di aver “codificato” tutta la tua attività in modo che non si perda il patrimonio inestimabile della tua esperienza. Con l’età , e te lo dice uno dall’alto dei suoi 74 anni, tanti “presupposti immodificabili”... si dimostrano più naturalmente flessibili delle convinzioni stesse! Mi sono permesso di esternarti il mio pensiero nella e-mail precedente in quanto mi hai incoraggiato a contribuire al vostro straordinario lavoro. Per abitudine dico sempre quello che penso, sforzandomi di non essere mai aggressivo e mai... ”saputo” ! Per quello che ho visto in questi ultimi anni, penso che bisogna cambiare la strategia finora seguita, di poco ma bisogna adattarla alla realtà nuova. In primis inserendovi la componente europea: dove il “compromesso” é istituzionalizzato. Ecco perché non ci si può più sentire imbavagliati dall’ideologia, bisogna rispettare chi non la pensa come me... anche perché spesso qualche ragione ce l’ha ! Non so se hai letto gli articoli sull’EURO che da un anno circa scrivo per IL PANTECO: credimi , da federalista europeo della prima ora, mi sono costati molto... Al piacere di incontrarti. Un abbraccio, Gianfranco.
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Altra mia replica all'e-mail ricevuta da Gianfranco Rossetti il 29/03/2012.
Grazie Gianfranco… Non hai alcun bisogno di scusarti... Ti ho capito perfettamente e concordo, come ti ho detto. Ma se anche tu volessi farlo, ti faccio notare che, guardando verso il basso come dici - dall’alto dei tuoi “tot” anni …- faresti una “toppata” e andresti a vuoto… Per incontrarmi dovresti invece guardare un po’ verso l’alto… sempre riferendoci all’età e al fatto che più si va avanti negli anni, più questi volano via veloci… Grazie invece per quell’apprezzamento per l' impegno su questi temi della tutela ambientale marina, che, anche se non riesce a dare risultati utili nell’immediato, mi auguro sia un seme capace di germogliare pur a distanza di tempo, prima comunque che sia troppo tardi… Ti aspetto a Pantelleria… Con un abbraccio, Guido.
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Dalla mia Bacheca su FB del 28/03/12

Gionha presso l’Accademia Navale di Livorno il 29 marzo 2012
di Francesca Chiostri
http://www.arpat.toscana.it/notizie/arpatnews/...-l2019accademia-navale-di-livorno-il-29-marzo-2012 


Il prossimo 29 marzo, si terrà all’Accademia Navale di Livorno il convegno “Insieme per la tutela e la valorizzazione del nostro mare” in cui saranno presentati i risultati del progetto Progetto Gionha. Con il sostegno del Programma di cooperazione transfrontaliera Italia-Francia “Marittimo” 2007-2013, le quattro regioni che si affacciano sul Santuario Pelagos hanno promosso la realizzazione del Progetto GIONHA (Governance and Integrated Observation of marine Natural Habitat) con l’obiettivo di favorire la tutela e la valorizzazione dell’ecosistema marino dell’area specialmente protetta più vasta del Mediterraneo. Durante il triennio 2009-2012, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Toscana (capofila), insieme all’Office de l’Environnement de la Corse, alla Regione Liguria, alla Regione Autonoma della Sardegna e alla Provincia di Livorno hanno collaborato alla realizzazione di numerose attività tecnico-scientifiche per approfondire la conoscenza dello stato ecologico dell’area marino costiera transfrontaliera toscana, sarda, ligure e corsa, e per promuovere strumenti e azioni di sensibilizzazione per la sua salvaguardia.
Nella 1° sessione del convegno saranno presentati i risultati del progetto, in linea con la Direttiva comunitaria sulla strategia per l’ambiente marino (Marine Strategy DIR 2008/56/CE) che promuove un uso sostenibile dei mari e il conseguimento, entro il 2020, del buono stato ecologico degli ecosistemi marini. In particolare saranno illustrati gli obiettivi perseguiti dal Progetto GIONHA per approfondire la conoscenza dello stato ambientale dell’area del santuario Pelagos in merito allo stato e al trend degli habitat sensibili presenti quali praterie di Posidonia oceanica e delle specie marine protette di cetacei e tartarughe; per mplementare la valutazione delle pressioni e degli impatti che derivano dalle attività umane, in particolare, pesca, rifiuti e inquinamento acustico subacqueo e per promuovere un’azione di sensibilizzazione degli operatori e utenti del mare e un progetto di educazione ambientale rivolto alle giovani generazioni per collaborare insieme alla diffusione della cultura di salvaguardia del nostro mare.
I risultati progettuali, illustrati secondo il metodo DPSIR (Determinanti, Pressioni, Stato, Impatti e Risposte), propongono una sintesi delle molteplici attività sviluppate nell’ultimo triennio, volte all’analisi delle relazioni socio-economiche-ambientali che incidono sugli habitat marino-costieri e sulla presenza dei cetacei e delle tartarughe marine nell’area transfrontaliera. Sulla base di alcuni degli undici descrittori qualitativi che la Direttiva elenca quali requisiti necessari per il raggiungimento del buono stato ecologico di una regione marina, si parlerà delle principali pressioni... [segue]
Tutte le info su http://www.gionha.it/risorse/iniziative
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A Riccardo Cingillo, Giò Nastasi, Francesco Turano, Filippo Foti, e Gennaro Ciavarella piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 27/03/12

Total: perdite di gas nei mari inglesi
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/03/total-perdite-di-gas-nei-mari-inglesi.html


"The engineer I have spoken with says that he has no idea how to go about fixing this type of problem. In the meantime a lot of gas may potentially get released into the atmosphere." L'ingegnere con cui ho parlato dice di non avere la più pallida idea di come fermare questo tipo di problema. Nel frattempo un sacco di gas potrebbe essere rilasciato in atmosfera. Jack Molloy, Total UK

Monday, march 26, 2012. - Nei mari del Nord attorno all'Inghilterra c'e' una piattaforma petrolifera della Total che si chiama Elgin Franklin che domenica 25 Marzo ha iniziato ad avere delle perdite di gas e che a tuttoggi non sono state fermate. Il pozzo si trova a ben 240 chilomentri da riva. Mica a 10 come vogliono fare in Italia! La città più vicino alla costa è Aberdeen, in Scozia, ed è qui che tutti i lavoratori sono stati mandati, per precauzione.
La piattaforma è momentaneamente non in produzione, ma il guasto non è ancora risolto e così grandi quantità di gas in eccesso continuano a fuoriuscire dal pozzo. Sebbene la piattaforma si trovi così lontano dalla riva, la sua profondità è di circa 93 metri ed è dunque considerata non di acque profonde. In condizioni normali, il petrolio della Elgin Franklin viene estratto dalla Total UK, pompato in oleodotti della BP e della sua sussidiaria Forties Pipeline Systems fino a Kinneil in Scozia, e da qui mandato a Norfolk. Dopo più di 24 ore dalla perdita, si riportano nubi di gas tossico fuoriuscire dalla piattaforma, e visibili fino a 7 miglia in lontananza. Si vedono anche non meglio identificate chiazze di idrocarburi vicino al pozzo. La Total dice che il pozzo aveva dei "problemi" da un pò di tempo a questa parte, e che volevano "ucciderlo", ma non ci sono riusciti prima di questa falla apertasi domenica scorsa.
Poverini. Pare che ci siano delle fessure nelle pareti del pozzo, e che per fermare il flusso di gas occorra trivellare un "relief" well parallelo a quello che già c'è per dimuire la pressione. Ci vorranno mesi. Jack Molloy della Total UK afferma; "This option is likely to take several months and cost a lot of money. In the meantime a lot of gas may potentially get released into the atmosphere". Tradotto: un sacco di monnezza finirà in aria e in mare prima che tutto sia sistemato e ci vorranno un sacco di soldi. E di che gas si tratta? Ma certo, di idrogeno solforato!
"That gas has a high proportion of hydrogen sulfide and carbon dioxide and that makes it very flammable and quite poisonous." dice Simon Boxwall, un oceanografo inglese, al giornalista della BBC, esprimendo timori per i rischio di incendio e di avvelenamento del mare proprio a causa dell'idrogeno solforato. Intanto la Total ha portato dispersanti vicino alla piattaforma, ma non rilascia commenti ufficiali. Dicono solo che hanno chiamato i loro migliori esperti dalla Francia, ma che è tutto difficile.
Certo, che può dire la Total? Non sanno niente di quando il tutto verrà risolto, ed è meglio tacere! Il governo dice che l'inquinamento sarà minore che se si trattasse di petrolio. Come se questo fosse un vanto. Intanto siamo a 23 tonnellate di gas, in larga misura idrogeno solforato disperso in mare. Intanto, la macchia di gas si è spostata e così hanno evacuato una seconda piattaforma, questa volta della Shell, chiamata Shearwater, a circa 4 miglia di distanza.
Non si sa come andrà a finire. Questo è considerato un pozzo non profondo e così quando Assomineraria, la Saras, l'ENI, Corrado Passera, Corrado Clini, Stefano Saglia, e Claudio Descalzi diranno che in Italia non succederà mai, occorre solo ridergli dietro e dirgli: "Ma voi ci avete la sfera di cristallo? O siete più bravi di tutti gli altri? O che 10 chilometri sono una fascia sufficiente a proteggere l'Italia? Ma dove vivete?". La realtà è che questo è un pozzo poco profondo, e la Total e i suoi ingegneri non sanno che pesci pigliare.
(Fonti: BBC)
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

L'ultimo articolo di Maria Rita D'Orsogna, sulle perdite di gas nei mari inglesi ad opera della Total, potete leggerlo, arricchito da foto e altre immagini pertinenti all'argomento trattato, anche su "Profumo di Mare" all'url:
http://profumodimare.forumfree.it/?t=60868200
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La riunione del Gac per la pesca delle isole minori a Pantelleria
di Guido Picchetti (commento su Fb a margine di una foto)
http://www.facebook.com/photo....&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


Ancora sul GAC (Gruppo di Azione Costiera) per la pesca delle isole minori... Pantelleria, a differenza di Lampedusa e Linosa, ne fa parte, e recentemente si è svolta una importante riunione in Comune su questo tema con la partecipazione non solo di pescatori locali, ma anche di esperti dell'Ispra e di esponenti di altri organismi ed enti istituzionali coinvolti nell'iniziativa. Potrei sbagliarmi, però tra i partecipanti a quel meeting mi sembra mancassero i delegati in rappresentanza degli operatori del settore pesca delle altre isole siciliane aderenti al GAC. E se cosi è stato, personalmente considero quest'assenza un fatto negativo, che contraddice la stessa apertura del servizio pubblicato oggi da "Lipari Biz", laddove si dichiarano "sempre più unite le isole minori siciliane nel condividere strumenti di programmazione basate sullo sviluppo sostenibile". Questa citata unione delle isole minori a me pare sia ancora un pia illusione, essendo l'iniziativa di fatto guidata dai soliti vertici "predominanti", ma senza il confronto e la trasparenza necessari tra quegli operatori di base del settore pesca delle isole minori che poi queste azioni dovrebbero realmente proporre, avviare e portare a compimento... Come accade di solito, mi si perdoni il paragone, ad un branco di cani intorno ad un osso... ma rende bene l'idea... A seguire il comunicato pubblicato da "Lipari Biz.

Il Gac per la pesca delle isole minori
a cura di Peppe Paino
http://www.lipari.biz/notizia.asp?idnews=16788

26/03/2012. - Sempre più unite le isole minori siciliane nel condividere strumenti di programmazione basate sullo sviluppo sostenibile. Dopo il GAL (Gruppo di Azione Locale), recentemente finanziato nell’ambito dell’Asse 4 del PSR Sicilia 2007-2013, le isole minori siciliane puntano ora sulla costituzione di un nuovo organismo pubblico-privato, il GAC (Gruppo di Azione Costiera) che, finalizzato allo sviluppo sostenibile delle zone di pesca, raggruppa quasi tutti i Comuni delle isole minori, con la sola esclusione di Leni e di Lampedusa e Linosa. Comune, quest’ultimo, che posticiperà la propria adesione a causa delle recenti emergenze legate alla ripresa degli sbarchi di immigrati che ne hanno impedito la formalizzazione dei necessari atti deliberativi.
Il Comune di Favignana, ente capofila, ha presentato un Piano per lo sviluppo sostenibile delle zone di pesca delle isole minori siciliane elaborato in forma condivisa da un partenariato pubblico privato denominato GAC Isole di Sicilia a cui partecipano i diversi comuni delle isole minori (Lipari, Santa Marina Salina, Malfa, Favignana, Pantelleria, Ustica), importanti istituzioni scientifiche nel settore della pesca (ISPRA Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, IREPA onlus), associazioni ambientaliste (Marevivo e Legambiente), le principali associazioni di rappresentanza del settore (Federcoopesca, Federpesca, AGCI Agrital, Lega Pesca, Anapi Pesca, Unicoop Pesca, Osservatorio Nazionale della Pesca), diversi operatori economici del settore ittico primario (cooperative di pescatori, COGEPA Isole Eolie, ecc.) e operatori di altri settori economici, sia in forma singola che associata (GAL Isole di Sicilia, Federalberghi Isole Minori della Sicilia, Distretto Turistico Isole Minori, ANFE Sicilia, ecc.).
Il valore complessivo del PSL (Piano di Sviluppo Locale) è pari a € 2.823.333,33 di cui € 740.000,00 saranno a carico di operatori privati ed il restante valore di € 2.083.333,33 sarà a carico, in caso di un suo auspicato finanziamento, dell’Asse 4 misura 4.1 del FEP Sicilia 2007-2013. Il PSL, più in particolare, prevede interventi in favore della diversificazione dei redditi degli operatori della pesca senza determinare, come previsto dal Reg. CE 1198/2006, un incremento dello sforzo di pesca (pescaturismo, ittiturismo, sviluppo di una rete di strutture di ristorazione a base di prodotti della pesca, ecc.), delle dotazioni strutturali (sistemazione dei principali luoghi di sbarco del pescato, investimenti in strutture per la lavorazione e trasformazione del pescato, ecc.) e della valorizzazione dell’ambiente, affrontando in particolar modo i conflitti esistenti tra le esigenze di tutela della “risorsa mare” e le esigenze economiche espresse dagli operatori della pesca.

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
E, a riprova di un'unica regia dall'alto, di comunicati sullo stesso argomento in data odierna ne sono usciti ancora altri due di contenuto pressocchè simile, su "Green Report" e "Marsala It"... Questi i rispettivi link:
http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=+15168 
http://a.marsala.it/in-provincia/...-favignana-presenta-un-piano-per-lo-sviluppo-sostenibile-delle-zone-di-pesca.html
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Dalla mia Bacheca su FB del 26/03/12

Entro il 2013 l' energia dal mare, operativi i prototipi di tre università italiane
comunicato stampa di Ansa It - Scienza e Tecnica
http://www.ansa.it/scienza/notizie/rubriche/energia/.../visualizza_new.html_156902744.html


26 marzo. - Energia dalle onde e dalle correnti marine: i prototipi italiani in grado di produrre energia da queste fonti entreranno in funzione entro il 2013. Si tratta di tre progetti di università italiane per la produzione di energia dal mare presentati nel corso del workshop organizzato dalla Rse (Ricerca sul Sistema Energetico) a Civitavecchia per fare il punto sulle potenzialità legate alla produzione di energia rinnovabile dal mare e sulle ricerche svolte in questo settore.
''Al momento ci sono tre interessanti progetti che passeranno prestissimo alla fase operativa'', ha detto Antonio Negri, responsabile del dipartimento ambiente di Rse. ''Si tratta - ha spiegato - di prototipi diversi pensati per testare diverse soluzioni tecnologiche''. In particolare sono in corso due progetti delle Università della Calabria e del Politecnico di Torino, pensati per la trasformazione delle onde in energia elettrica attraverso due diverse soluzioni di 'cilindri' dotati di particolari pale. I dispositivi verranno realizzati, rispettivamente, nel porto turistico di Formia e a Pantelleria.
Un terzo progetto è stato sviluppato dall'Università Federico II di Napoli e prevede l'utilizzo della corrente marina nello Stretto di Messina, l'unico luogo in Italia dove si sviluppano intensità sufficienti sfruttabili.
''Il 2014 - ha proseguito Negri - vedrà invece la realizzazione di un altro prototipo nel porto di Civitavecchia realizzato da Rse con la collaborazione dell'Università' di Viterbo. Il potenziale eolico delle coste italiane non èmolto elevato paragonato con quello delle nazioni che si affacciano sugli oceani ma in Italia - ha concluso - esiste un grande fermento di ricerche in questo settore e speriamo possa alimentare la nascita di un'imprenditoria di settore''.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Energia dal mare... Permettetemi di nutrire in proposito qualche dubbio per quanto riguarda Pantelleria. Non perchè ci manchino le onde in grado di fornire l'energia necessaria... Figuriamoci ! Ma perchè ho forti dubbi sulle capacità di realizzare in modo efficiente e produttivo impianti tecnologici del genere su quest'isola... Quando ci sono tanti altri problemi irrisolti: un porto in grado di consentire ai traghetti ormeggi sicuri, l'assistenza ospedaliera, la produzione e la distribuzione di energia elettrica, e tanti altri ancora... E ora, secondo quanto stabilito dal nuovo Piano Nazionale degli aeroporti, addirittura si minaccia di chiudere l'aeroporto in corso di rinnovamento, se non sarà in grado di autogestirsi senza aiuti da parte dello Stato... Non ci credete ? Leggete l'articolo "Piano aeroporti: a rischio chiusura 18 scali d'Italia" su "Manager On Line". E' di oggi:
http://www.manageronline.it/articoli/vedi/5936/piano-aeroporti-a-rischio-chiusura-18-scali-ditalia/ 
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Post di Rosa Linda Testa

Caro Guido, nutro anch'io qualche (serio) dubbio... e non solo per Pantelleria...
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Post di Filippo Foti

Caro Guido Pierino è triste, mi dice che non potrà così venire a trovarti :(
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Post di Guido Picchetti
Guarda, che secondo quel Piano Nazionale degli Aeroporti ci sono tre anni di tempo per valutare se chiudere o no gli aeroporti di ctg B addetti a servizio locale che non ce la fanno a sostenersi senza contributi statali, Pantelleria e Lampedusa tra questi... Quindi, dì pure a Pierino di non preoccuparsi troppo... e che, per ora almeno, i voli ci sono, più o meno regolari...
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Post di Filippo Foti

Pierino ora è contento e sta rompendo che vuole andare a visitare Pantelleria :-)
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Post di Guido Picchetti

L'importante è che non rompa dopo quando sarà a Pantelleria .... :-) :-)
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Post di Filippo Foti

... andrà sicuramente in Hotel... Lui è stravagante :-)
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Il "Manifesto" del Comitato Parchi per Pantelleria
di Guido Picchetti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=60854783


Benchè datato (risale all'Agosto del 2010), questo documento firmato da Franco Tassi e Carmelo Nicoloso per il Comitato Parchi in relazione all'emergenza che riguarda l'isola di Pantelleria, è un documento che, come tutte le cose di valore, conserva intatta ancor oggi tutta la sua validità. Anzi ne acquisisce ancora maggiore, davanti alle minacce che si vanno concretizzando a seguito della sfrenata corsa all'oro nero in atto nel Mediterraneo e non solo, e di cui basti solo citare, a mo' d'esempio, la IKDAM della Lundin Petroleum, la grossa nave da 70.000 tonn. specializzata in produzione, raffinazione e stoccaggio di prodotti petroliferi ricavati da sottosuoli marini profondi, in azione, già da tempo ormai, sul giacimento Oudna a 30 miglia appena da Pantelleria.
Il giacimento su cui sta operando l'IKDAM si trova al centro del Canale di Sicilia, in acque tunisine. In acque, cioè, date in concessione a quella società multinazionale dalla Tunisia, uno degli Stati membri firmatari della Convenzione di Barcellona, che proprio dall'UNEP-MAP ( l'istituzione delle Nazioni Unite delegata alla tutela del Mediterraneo, di cui fanno parte, con l'Unione Europea e gli stati mediterranei dell'Unione, anche gli altri stati extra-europei bagnati dal Mediterraneo) ha avuto l'incarico di istituire le cosiddette SPAMI (Aree Marine d'Altomare Specialmente Protette), due delle quali, individuate proprio dall'UNEP-MAP, comprendono lo Stretto di Sicilia....
C'è una strada già segnata, quindi, senza alcun dubbio... E per iniziare a percorrerla non occorrono fondi speciali... Basta qualche sacrificio, quale quello di fermare quelle attività estrattive già avviate nello Stretto in totale inosservanza di trattati internazionali pur sottoscritti... E insieme la volontà di dare un segnale concreto che, seppure con i tempi di crisi in cui ci troviamo, si intende davvero imboccare questa strada maestra, l'unica in grado di assicurare un futuro alle generazioni che verranno, e per non distruggere per interesse e per follia quelle "riserve naturali" senza le quali non c'è certezza nè speranza per la nostra sopravvivenza...
Qui a seguire il documento in questione, una storia infinita sull'istituzione dell'Area Marina Protetta di Pantelleria che va avanti dal 1989, passando per l'istituzione del Parco Nazionale nel 2007, per arrivare alle concessioni per le trivellazioni petrolifere (storia di questi giorni), e alla proposta del Comitato Parchi del 2010 per un Parco Blu transnazionale che interessi tutta l'area del Canale di Sicilia...

S.O.S. per l'Isola di Pantelleria, la Perla Nera dimenticata.
Trivellazioni nel Canale di Sicilia? Assai meglio un Parco Blu!

di Carmelo Nicoloso e FrancoTassi

Strano destino, quello delle piccole isole. Il Mediterraneo ne è ricco, l’Egeo ne pullula, la Grecia ne va fiera… E l’Italia? Tutti sanno che nel “mare nostro” vi sono non meno di 200 “isole minori”, tra cui spiccano le isole più belle e famose del mondo: Capri e Ischia, Ponza e Ventotene, Caprera e La Maddalena, Elba e Montecristo, Stromboli e Vulcano, Lipari e Panarea, Ustica e Favignana, Pantelleria e Lampedusa. Ciascuna di queste isole rappresenta un mondo a parte, ognuna è un vero capolavoro della natura. Paradisi sognati da tutti i popoli europei che vivono tra le brume del Nord, e non soltanto da loro. Un tempo avamposti della storia e della civiltà, rischiano oggi di essere sopraffatte dall’invasione edilizia, sommerse dal turismo mordi e fuggi per un mese l’anno, e poi completamente dimenticate. Anche per questo, da quasi mezzo secolo il Settore Mare del Comitato Parchi sostiene con forza l’idea di creare nei luoghi migliori, come avviene in molti altri Paesi, moderni Parchi Blu ben organizzati, garanzia di tutela di un patrimonio unico ma anche efficaci catalizzatori di un ecoturismo pluristagionale responsabile. Da anni se ne parla, ma ben poco di concreto è stato ... [segue]
Roma, Agosto 2010
Carmelo Nicoloso (Coord. Sicilia e Mezzogiorno Comitato Parchi)
carmelo.nicoloso@videobank.it....org/catania-scuola-notizie-22739.html

(foto guido picchetti - gpicchetti@libero.it)

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Pubblicato anche su "Palermo News Web" del 26/03/2012

http://www.palermowebnews.it/...-comitato-parchi-per-pantelleria/
... con l' "S.O.S. del Comitato Parchi per Pantelleria" all'url
http://www.palermowebnews.it/.../2012/03/sos_pantelleria.pdf
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Pubblicato su "Pantelleria Internet Com - News 9172" del 26/03/2012
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8306
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Post di Filippo Foti
Inserito su Twitter, su pagina personale di Facebook, e gruppi annessi :-) Grazie!
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Post di Carmelo Nicoloso
Guido capisco e comprendo bene quanto scrivi, cercheremo nei prossimi giorni di sincronizzarci con F. Tassi per organizzare qualcosa d'importante, sarà sicuramente necessario verificare il confronto con il movimento protezionistico, per capire la tipologia d'azione più incisiva.
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A Maria Ghelia, Gabriela Negrisolo, Fabrizia Arduini, AssPescatori Pantelleria, Roberto Giacalone, Filippo Foti e Gianfranco Rossetto piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 25/03/12

Turismo contro Petrolio. Nelle Antille Olandesi dei Caraibi come in Italia...
di Guido Picchetti (da una nota su FB a margine di un post di M.R.D'Orsogna)
http://www.facebook.com/photo.php?....2117330.1063270409&type=1

Le Antille Olandesi nel Mar dei Caraibi. Una delle mete turistiche di sogno dei Caraibi. Ne fanno parte tre isole, accomunate dalla loro antica origine di colonia olandese, che caratterizza ancora oggi non solo le tipiche abitazioni locali, ma anche in gran parte gli usi, i costumi e la lingua. Vengono comunemente indicate come l'ABC dei Caraibi, dall'acronimo dei loro tre nomi: A per Aruba, l'isola contornata da una delle spiagge caraibiche più belle belle e rinomate; B per Bonaire, un centro privilegiato per l'attività subacquea frequentato da subacquei di tutto il mondo; e C per Curacao, dichiarata patrimonio mondiale dall’Unesco per il suo patrimonio architettonico, con i suoi palazzi coloniali del 1700, e il suo porto Schottegat, il più ampio dei Carabi, che molti abitanti dell'isola considerano a ragione la causa lontana degli attuali guai che affliggono Curacao... E quali sono questi guai ? A descriverli perfettamente ci pensa oggi Maria Rita D'Orsogna nel suo ultimo articolo del suo Blog intitolato "Turismo vs/ petrolio". Lo riporto integralmente qui a seguire, augurandomi che chi di dovere legga il suo pezzo fino in fondo, in particolare laddove Maria Rita ci dice quanto noi possiamo ritenerci fortunati potendo imparare dagli sbagli degli altri ed evitare di ripetere gli stessi errori... E a capire le conseguenze di quegli errori davvero non ci vuol molto... Basta dare un'occhiata al cielo di Curacao, nella foto che segue, o ancora meglio nel video su Youtube segnalatomi anch'esso da Maria Rita, significativamente intitolato "Curacao's Inconvenient Truth: Isla oil refinery - La verità scomoda di Curacao, l'isola della raffineria".
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Pubblicato anche su "Pantelleria Internet Com  - News 9185" del  28/03/2012
"TURISMO CONTRO PETROLIO. Nelle Antille Olandesi dei Caraibi come in Italia..."

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8319

Turismo contro petrolio ...
di Maria Rita D'Orsogna

FRIDAY, MARCH 23, 2012. - Ecco una storia interessante di petrolio e turismo che *non* possono coesistere, checchè ne dicano Assomineraria e compari. Viene dalla piccola isola caraibica di Curacao, originariamente colonizzata dagli olandesi e oggi una parte del regno d'Olanda, assieme ad Aruba e a Saint Maarten. L'isola è meta di vacanze oggi e la sua capitale Willemstad è nella lista dei patrimoni Unesco dell'Umanità. Su questa isola pristina c'è una raffineria chiamata Isla, che i residenti vogliono oggi smantellare perchè inquinante, brutta e non più consona al tipo di economia della zona, basata sul flusso turistico. La visuale è illuminata a tutte le ore dalle fiammelle di idrogeno solforato, e ci sono innumerevoli problemi di puzza e perdite. A dire la verità i petrolieri arrivarono sull'isola prima che il turismo. La raffineria Isla risale ai tempi della prima guerra mondiale. La Royal Dutch Shell aveva appena scoperto petrolio in Venezuela ed era tutto perfetto perchè la geografia dell'isola offriva un porto ben commensurato all'arrivo di petroliere, e perchè Curacao, pur essendo vicina al Venezuela, era di dominio olandese e quindi politicamente stabile. La Shell rimase su questa isola per decenni e all'apice della sua attività arrivò ad impiegare 10,000 persone. Nel 1985 la Shell abbandonò Curacao e Isla passò nelle mani della ditta PDVSA, Petroleos de Venezuela, la ditta nazionale di petrolio del Venezuela.
La raffineria oggi soffre di mancata manutenzione, puzza di zolfo, ci sono continue perdite, inquinamento in acqua e in aria che i residenti non la vogliono più. La visuale dal cielo è piena di fiaccole che bruciano di idrogeno solforato a tutte le ore. Ci sono anche reportage di rifiuti tossici disseminati alla meno peggio e di contaminazione dei terreni. La gente dice che è arrivata l'ora di investire di più nel turismo e nella finanza. I residenti, guidati da Edgar Leito, chiedono che sia smantellata e che il territorio della raffineria, nel centro della città, venga bonificato e trasformato in zona turistica. Chavez ha promesso un milione e mezzo di dollari per il riammodernamento, ma non si è visto niente ancora, sebbene la PDVSA consideri questa raffineria una delle sue più importanti.
Questo è un retaggio della prima guerra mondiale, e possono sempre dire che erano altri tempi e che non si sapeva. Ma oggi, 100 anni dopo, vediamo chi ha vinto: il turismo e le aspirazioni della gente normale di vivere una vita sana. Noi abbiamo il lusso di potere imparare dagli sbagli degli altri. Un esempio simile ce l'abbiamo in Italia: Gela vs. Taormina, tutte e due prese di mira dai petrolieri, 50, 60 anni fa, per costruire raffinerie. Gela disse si, Taormina disse no e decise di investire sul turismo e sulla sua immagine. Oggi si vede chi ha avuto ragione.
Che senso ha adesso, in Italia, nel 2012, metterci a trivellare il paese da cima a fondo? Perchè con le trivelle arriverà senz'altro la raffineria, l'oleodotto, il porto petrolifero. E' inevitabile. Che senso ha in Italia, nel 2012, petrolizzare un territorio turistico, agricolo, che vive di altro - che siano le isole Tremiti, il lago di Bomba, gli stagni di Arborea, la laguna di Venezia o i mari di Pantelleria? Perchè vogliamo lasciare questi ruderi industriali ai nostri figli? Che ne sarà della raffineria di Viggiano fra 20 anni? Qualcuno mai investe in sue migliorie?
Non ha senso alcuno, checchè ne dicano Stefano Saglia, Corrado Passera, Corrado Clini, Claudio Descalzi e Paolo Scaroni, gente che non sa guardare al futuro con coraggio e sfruttare le vere risorse dell'Italia.
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Pubblicato anche su "Pantelleria Internet Com - News 9186" del 28/03/2012
"UNA STORIA INTERESSANTE DI PETROLIO E TURISMO - Non possono coesistere..."
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8320

Il video "Curacao's Inconvenient Truth: Isla oil refinery" caricato da GreenTownCuracao in data 17/mar/2011 (Zjeitu Films).
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=f57iVWoWsOU
L'articolo di Maria Rita D'Orsogna sul suo Blog:
http://dorsogna.blogspot.it/2012/03/turismo-vs-petrolio.html
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Stesso articolo anche su "Profumo di Mare" e su "Pianeta Blu Blog Free" del 25/02/12
http://profumodimare.forumfree.it/?f=10177257
http://pianetablu.blogfree.net/?t=3992688

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Post di Filippo Foti

Bellissimo post in chiave naturalistica!
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Dalla mia Bacheca su FB del 24/03/12

Ragusa: presentato il progetto ordinario Italia-Malta nel meeting per il "Calypso"
di Alfio Russo
http://www.lavika.it/2012/03/ragusa-presentato-il-progetto-ordinario-italia-malta/


Nell’ambito del progetto ben 8 i partner: Atenei di Palermo e di Catania (rappresentato dal Cutgana), Arpa Sicilia e Cnr di Capo Granitola e per Malta l’Università, l’Authority for Transport, l’Armed Forces e Civil Protection Department

23 MARZO 2012. - E’ stato presentato oggi, nella sala riunioni dell’Assessorato Territorio e Ambiente della Provincia Regionale di Ragusa, alle autorità, associazioni ambientaliste e comunità locali il Progetto ordinario Italia-Malta – La politica di coesione 2007-2013 nell’ambito del “Meeting – Progetto Calypso”. Nell’ambito del progetto – ben 8 i partner: Atenei di Palermo e di Catania (rappresentato dal Cutgana), Arpa Sicilia e Cnr di Capo Granitola e per Malta l’Università, l’Authority for Transport, l’Armed Forces e Civil Protection Department – sarà realizzato un sistema stabile ed operativo di antenne HF-Radar per il monitoraggio delle correnti marine superficiali nel Canale di Sicilia con lo scopo di fornire dati continui utili ad ottimizzare gli interventi in caso di eventi di sversamenti di idrocarburi accidentali e deliberati. Su questo punto si è soffermato il commissario straordinario dell’Arpa, Salvatore Cocina, il quale ha evidenziato che “il sistema ... [segue]
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Ancora sul progetto "Calypso", che dovrebbe entrare in funzione a fine anno a Pozzallo e dovrebbe consentire il monitoraggio di eventuali sversamenti di prodotti petroliferi in mare nello Stretto di Sicilia. Speriamo che oltre a monitorarli si faccia il possibile prima per evitarli, e secondo per essere adeguatamente preparati e attrezzati per intervenire e ... rimediare alle conseguenze, se pure sarà possibile... E qui casca l'asino...

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La Shell a processo anche a Londra
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/03/la-shell-processo-anche-londra.html


In the minds of the Shell executives there is one law for Africa and another law for the rest of the world - Nella mente dei dirigenti Shell c'e' una legge per l'Africa e un'altra per il resto del mondo. (A dirlo è l'Avv. Martyn Day, che segue la causa contro la Shell per conto di 11,000 Nigeriani)

FRIDAY, MARCH 23, 2012.- Alla Royal Dutch Shell piace collezionare processi in giro per il mondo - per inquinamento, per torture, per avere violato i diritti umani. Eccoli alle prese con un altra denuncia da parte di 11,000 residenti di Nigeria per inquinamento nel Delta del Niger in una corte di Londra. La storia inizia il 3 Agosto 2011, quando la Shell annunciò che avrebbe accettato la propria colpevolezza per le perdite di petrolio nel devastato Ogoniland di Nigeria, di cui abbiamo parlato tante volte qui, e dove opera anche l'ENI. I circa 70,000 residenti della città di Bodo, Ogoniland si erano organizzati ed avevano presentato una class action contro la Shell responsabile della rottura di un oleodotto che scorre da Bodo a Bonny, due città Nigeriane, nel 2008.
L'oledotto ebbe due perdite nel giro di pochi mesi e le perdite petrolifere furono ingenti - si parlò di circa 10 milioni di galloni di petrolio, cioè circa 40 milioni di litri, e di 20 anni di tempo per la bonifica. La Shell disse che erano "solo" 40 mila galloni. Le falle vennero riparate mesi e mesi dopo l'inizio delle perdite. Mesi di petrolio che fuoriusciva e nessuno della Shell ha fatto niente. Ne ha parlato qualcuno in Italia? Nel resto del mondo? Non credo! Sono purtroppo storie di tutti i giorni in Nigeria e la Nigeria è lontana.
Ad ogni modo queste perdite furono devastanti per Bodo perchè tutti i loro fiumi , mangrovie e terreni furono contaminati, e non vi fu *nessun* tentativo di ripulire, di chiedere scusa, di limitare i danni. Il petrolio trovò la sua strada e migrò nei campi, nel sottosuolo, indisturbato senza nessun tipo di contrasto da parte della Shell. Questi furono danni enormi specie per una comunità che vive di pesca e di agricoltura. L'industria della pesca è infatti letteralmente scomparsa da Bodo perchè il pesce puzza.
La generosità della Shell consistette in: 50 sacchi di riso, 50 sacchi di fagioli, un po' di cartoni di zucchero, pomodori e oli di semi. La Shell offrì anche 3.500 sterline alla comunità di Bodo, che le considerò un "insulto provocatorio e da mendicanti". La ditta legale inglese Leigh Day and Co., che aveva già fatto cause ambientali in Africa (in Costa D'Avorio nel 2006 a causa di sversamenti tossici in mare da parte di ditte petrolifere), decise di intervenire e di proteggere i diritti dei nigeriani dove ci sono in media circa 3 riversamenti di petrolio al giorno, di varia portata.
Come ricorda il rapporto delle Nazioni Unite, dal 1989 ad oggi ci sono stati 7.000 riversamenti di petrolio nel delta del Niger per un totale di circa 13 milioni di barili - il doppio di quanto sia mai fuoriuscito dal golfo del Messico. Era la prima volta che la Shell veniva portata in tribunale per inquinamento nel Regno Unito.
Il processo alla Shell iniziò in Nigeria in 6 Aprile 2011. Dopo pochi mesi, il 3 Agosto 2011 la Shell decise di accettare le proprie colpe e rilasciò questo statement: "Shell Petroleum Development Company accepts responsibility under the Oil Pipelines Act for the two oil spills both of which were due to equipment failure. SPDC acknowledges that it is liable to pay compensation - to those who are entitled to receive such compensation". Ovviamente tutti i residenti furono felici - si calcola che per ripulire Bodo occorranno circa 100 milioni di dollari e questo diede anche molta energia e voglia di combattere ad altri residenti della zona. Qualcuno li aveva ascoltati dopo decenni e decenni di abusi ed avevano vinto.
Tutto bene allora? Insomma... Mica la Shell è scema? Lo sanno bene che pagare per un riversamento significa aprire le porte a centinaia di altre rivendicazioni e questa è la prima volta che vengono trascinati in una corte inglese. Non vogliono proprio che ci si prenda la mano! E infatti sono passati sei mesi e non si è mossa una foglia da allora. Come se niente fosse, non hanno pagato, non hanno fatto niente, come se non li riguardasse. La ditta Leigh Day and Co, che in teoria avrebbe "vinto" la partita legale con la Shell, ora deve tornare in tribunale. Questa volta per costringere la Shell a pagare quanto promesso.
L'avvocato Martyn Day che segue la causa dice: "One of the most shocking aspects of this case is that by their own admission, instead of shutting down the leaking pipelines when they learnt of the leaks, Shell continued pumping oil for weeks causing increasing devastation to Bodo’s environment in a flagrant breach of their own policies and of Nigerian law. It is hard to believe that Shell would have acted in this way if a spill had occurred in any of their other pipelines on other continents. I have little doubt that in the minds of the Shell executives there is one law for Africa and another law for the rest of the world". E poi aggiunge: "It looks like a World War I scene, where the oil has totally destroyed much of the local environment and the fish".
La Shell fattura 18 miliardi di sterline l'anno, due milioni di sterline all'ora. Si rifiutano di pagare per avere distrutto le mangrovie di pescatori nigeriani. Dicono che ci sono "troppe complessità'" nella zona. Come possiamo pensare che saranno onesti e sinceri in Italia?
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

... E la società petrolifera chiamata in causa a Londra è la stessa Shell che vuole trivellare ulteriormente in Basilicata e in prossimità del Parco Nazionale del Cilento e di Vallo di Diano !!! Eccole le multinazionali che vengono a fare affari in Italia !!! Non c'è bisogno dei ripianare lo spread per attirare i loro capitali d'investimento ! Tutt'altro. Basta la crisi della giustizia che ci ritroviamo in Italia, con la quale come Stato diamo a queste società le massime garanzie di affidabilità in caso di eventuali incidenti... Altro che prescrizioni !!! I processi per danni che già oggi, ma ancor più domani, dovessero essere promossi a loro carico potranno esser trascinati per decenni da "giudici" e "avvocati", e sicuramente le parti "lese" avranno tutto il tempo di tirare prima le cuoia... E alla faccia di qualunque "class action", potete giurarci...

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In Mediterraneo? Non sia mai...
di Guido Picchetti (da una nota a margine di una foto su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?...2117330.1063270409&type=1


Lo faccio ora. Infatti ieri non avevo condiviso qui su FB questo corposo comunicato dell'ANSA sull'incontro sulla biodiversità dello Stretto di Sicilia svoltosi lunedi scorso a Bruxelles tra delegazione siciliana e commissario UE, ma mi ero limitato a commentarlo in una risposta all'amico Giuseppe Galiano che aveva scritto qui in bacheca (sotto il post degli elaborati dei ragazzi di Pantelleria di "Un Poster per il Mare", forse per errore...) : "...quindi, siamo fottuti. E a 30 mg da Pantelleria si scherza con il Mediterraneo..." !!!
Questa la mia replica a quelle sue parole, che qui chiaramente ribadisco: "Si, ma a nessuno frega niente.... E, notizia dell'AGCI Sicilia che ha appena partecipato ad un incontro sulla biodiversità a Bruxelles, "Va tutto ben, madama la Marchesa !!!" Testuale nel comunicato dell' Ansa It Pesca Sicilia : "Dobbiamo stringere i denti per due, tre anni. Secondo le nostre previsioni, le maggiori risorse presenti nel Mediterraneo permetteranno la creazione di 80 mila nuovi posti di lavoro''.
Capito ??? Siamo tutti cretini a preoccuparci per il futuro del Mediterraneo... Se vuoi leggere il comunicato Ansa clicca su questo link:
http://www.ansa.it/.../pescasicilia/2012/03/23/visualizza_new.html_155861230.html

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Post di Gianfranco Rossetto
Il comunicato ANSA é talmente... surreale che mi convince sempre di più che quanto fatto finora da voi tutti, mi duole dirlo, non é servito a nulla ! Bisogna quindi cambiare strategia e rivolgersi alle persone e alle Istituzioni più appropriate. Per fare questo bisogna convincerle !!! Quindi preparare un documento breve ma dettagliato per grandi temi: p.e. cosa rispondere alla dichiarazione che le trivellazioni creeranno 80.000 posti di lavoro? Forse che ci saranno 80.000 "trivellatori", ma ...centinaia di migliaia di disoccupati nel comparto Pesca, Turismo etc. E' talmente banale, mi direte. E' vero! Ma io mi ricordo la lezione del mio professore di Dottrine Economiche (Enrico Vidal) all'Università di Roma: "Ricordatevi che ciò che é implicito... non é detto...". Sono ammirativo per il lavoro che state facendo, spero di potervi incontrare... a Pantelleria ... a Bruxelles ...
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A Roberto Giacalone eTullio Foti piace questo elemento.

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Un Poster per il Mare. Due bimbi di Pantelleria primi ex-equo alle selezioni nazionali di Torino
di Guido Picchetti
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8294 


News 9160, Pantelleria 23/03/2012. - Due bimbi di Pantelleria primi ex-equo alle selezioni nazionali di Torino. Sono Kevin Anzaldi e Karim Arfoui, due giovanissimi (cinque anni ciascuno) dell'asilo "Collodi" di Pantelleria, i vincitori del concorso di disegno "Un Poster per il Mare" nella categoria Scuole Materne. I loro due elaborati (nella foto), realizzati sotto la guida della maestra Teresa Foiadelli, sono risultati primi classificati ex-equo di categoria nella valutazione dell'apposita giuria riunitasi a Torino nei giorni scorsi.
Ma anche altri quattro lavori realizzati da giovani panteschi, tra gli oltre 300 elaborati presentati a concorso, sono stati segnalati dalla giuria. Li ricordiamo qui brevemente. Sempre nella categoria Scuole Materne, cui hanno partecipato anche istituti di Aosta, Cuneo e Potenza, sono stati segnalati i lavori di Giuseppe Bernardo, di Celin Brigat e di Giuseppe Lo Pinto, tutti di 5 anni e anch'essi appartenenti alla Scuola dell'Infanzia di via Salibi di Pantelleria.
Il quarto lavoro segnalato dalla giuria è invece un elaborato realizzato da Tamara Farina (13 anni) della Scuola Media "D.Alighieri" di Pantelleria, presentato al concorso nella categoria Scuole Secondarie di Primo Grado, insegnante Giuseppe Pellegrino.
Tutti I risultati del concorso e le opere premiate sulla pagina di Facebook “Un Poster del Mare” curata da Maria Ghelia:
http://www.facebook.com/photo.php?...64968.268869176523504&type=1&theater

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Dalla mia Bacheca su FB del 23/03/12

Petrolio in Lousiana. Immagini che valgono mille parole. E in Mediterraneo ?
di Guido Picchetti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=60820707

Un'altra "bella" denuncia di Maria Rita, stavolta prevalentemente per immagini. E vale per essa lo stesso commento da me postato a margine di un articolo pubblicato stamane da "Ecoblog" su una notizia proveniente dagli Usa, certamente non piacevole, secondo la quale uno studio congiunto condotto dalla "East Carolina University", dalla "University of Maryland Center for Environmental Science, dalla "Oregon State University", dal "Georgia Institute of Technology", e dal "U.S. Geological Survey" avrebbe appena confermato l'entrata, nella catena alimentare, di quel petrolio riversatosi in mare nel Golfo del Messico a seguito dell'incidente drammatico della "Deepwater Horizon" di due anni fa. A quanto pare la sicurezza che, a contaminare la catena alimentare sia proprio il petrolio fuoriuscito dal pozzo Macondo, è stata data dal riconoscimento dell’ ”impronta digitale” lasciata dal petrolio, rintracciata dagli scienziati nello zooplancton della zona. Ed adesso si stanno vagliando le conseguenze di questo fenomeno sia sull’ecosistema marino sia sugli esseri umani. Il mio commento al riguardo ? Semplice: "Non c'è molto da meravigliarsi... Pensare che incidenti del genere possano risolversi mettendo "la polvere sotto il tappeto" e nascondendo agli occhi (ma anche agli altri sensi...) la gravità di quel che è accaduto, che accade e che potrà accadere, è totalmente stupido, oltre che criminale !!! E, se "perseverare è diabolico", non so proprio come definire il volere (per amore del denaro, e nel silenzio di una stampa complice oltre che ignorante) ancora insistere in questa linea di "sviluppo"... Prima o poi lo pagheremo tutti molto amaramente... E' solo questione di tempo, purtroppo... ". Un commento questo che vale paro paro per la denuncia di Maria Rita, senza cambiare una virgola, anzi rincarando la dose su quanto pessimisticamente da me dichiarato, in considerazione di quel che sta avvenendo qui da noi nel Mediterraneo. E dato che ci siete date un'occhiata anche al video che Maria Rita ha inserito nel suo articolo e di cui qui ho postato un'immagine. Quella striscia chiara come una strada che si vede non è asfalto, ma sono pesci morti, come Maria Rita fa opportunamente notare, a scanso di equivoci...

Petrolio in Lousiana. Immagini che valgono mille parole
di Maria Rita D'Orsogna
Foto scattate il 19 Marzo 2012 a Plaquemines, Louisiana. P.J.Hahn - Grazie!

MONDAY, MARCH 19, 2012. - Sono vecchi pozzi dismessi nel golfo del Messico. Purtroppo non ho sempre il tempo di riportare tutti i danni di cui leggo in giro per il web. Questo che c'èqui in alto però è quello che si vede oggi nel Golfo del Messico. Plaquemines si trova nella Baia di Barataria a circa 80 miglia da New Orleans. E' nota per le sue lagune, per la natura... e per i pozzi! Le immagini di cui sopra NON sono correlate allo scoppio della BP. Non si sa di chi sia quel pozzo che riversa in mare petrolio. Si sa solo che in teoria era dismesso e non attivo. Ma gli incindenti a Plaquemines non sono nuovi. Un altro pozzo diverso da quello che si vede qui già esplose il giorno 27 luglio 2010, dopo un urto con una nave rimorchiatore. Ci furono 10 metri di altezza di rigetto di petrolio. In teoria lì ci sarebbe una area ecologica sensibile. Non ne parlò nessuno, perchè tutti troppo presi con il pozzo della BP. Come sempre, occhio non vede, cuore non duole. Ecco altre immagini dell'epoca relative a Plaquemines: E come poteva questa zona rimanere immune dallo scoppio del golfo? Non poteva, ed allora ecco qui le immagini delle morie di pesci a Plaquemines nel Settembre 2010. Questo è stimato essere per colpa diretta del pozzo BP incendiatosi nel 2010, e a 80 miglia dal punto dallo scoppio. Quello che si vede (in alcune sequenze del video a lato, nrd.) non è asfalto, sono pesci morti. E quindi nel golfo del Messico non c'è solo la BP, ci sono pozzi dismessi, incagliamenti fra navi e pozzi, riversamenti di monnezza in mare, morie di pesci, di tutto, di più. Un bello spettacolo, eh? Nel paese più ricco del mondo. Prossimamente nei mari italiani, courtesy of Passera, Saglia, Assomineraria, ENI, Clini e compagnia varia.

Questo l'url all'articolo di Maria Rita:
http://dorsogna.blogspot.it/2012/03/immagini-che-valgono-mille-parole.html

Questo l'url al video "Large Oil Spill Related Fish Kill Covers Plaquemines Parish Bayou" caricato su Youtube da IranContraScumDid911 in data 15/set/2010:
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=pxvGmS3X_HI
E questo infine l'url all'articolo pubblicato stamane su "Ecoblog" sul petrolio entrato nella catena alimentare tramite lo zooplancton dopo l'incidente della "Deep Horizon" dello scorso anno:
http://www.ecoblog.it/post/14979/il-petrolio-della-bp-e-entrato-nella-catena-alimentare
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Post di Maria Ghelia

Un vero e proprio macello!!!
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Post di Giò Nastasi

‎:(((
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Post di Giuseppe Galiano

‎... quindi, siamo fottuti. E a 30 mg da Pantelleria si scherza con il Mediterraneo...
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Post di Guido Picchetti

Si, ma a nessuno frega niente.... E, notizia dell'AGCI Sicilia che ha appena partecipato ad un incontro sulla biodiversità a Bruxelles, "Va tutto ben, madama la Marchesa !!!". Testuale nel comunicato dell' Ansa It Pesca Sicilia : "Dobbiamo stringere i denti per due, tre anni. Secondo le nostre previsioni, le maggiori risorse presenti nel Mediterraneo permetteranno la creazione di 80 mila nuovi posti di lavoro''. Capito ??? Siamo tutti cretini a preoccuparci per il futuro del Mediterraneo... Se vuoi leggere il comunicato questo il link: PESCA: AGCI SICILIA, INCONTRO SU BIODIVERSITA' A BRUXELLES - Pesca Sicilia - ANSA.it
http://www.ansa.it/web/notizie/notiziari/pescasicilia/2012/03/23/visualizza_new.html_155861230.html

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Post di Giuseppe Galiano

Possibile che non ci sia una, che sia una sola cosa, che funzioni nel nostro paese? E codesti individui si preparano al voto?....
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A Ferdy Sapio, Galiano Salvatore, Filippo Foti, Mauro Brusà, Maria Ghelia e Luca Facciolo piace questo elemento.
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Il petrolio della Bp è entrato nella catena alimentare
di Marina
http://www.ecoblog.it/post/14979/il-petrolio-della-bp-e-entrato-nella-catena-alimentare


22 mar 2012. - Oramai le evidenze scientifiche ci sono tutte: il petrolio disperso a causa dell’esplosione della piattaforma offshore Deepwater Horizon nel Golfo del Messico due anni fa è entrato nella catena alimentare. Il vettore è lo zooplanctoncos come evidenza lo studio congiunto di East Carolina University, University of Maryland Center for Environmental Science, Oregon State University, Georgia Institute of Technology, e U.S. Geological Survey pubblicato sul GRL.
Il disastro della Deepwater che è costato la vita a 11 operai e sversato oltre 5milioni di barili di petrolio in mare è stato già considerato l’incidente più grave occorso a una piattaforma offshore dalla Oil Spill Commission.
La sicurezza che a contaminare la catena alimentare sia stato proprio il petrolio fuoriuscito dal pozzo Macondo è data dal riconoscimento dell’”impronta digitale” lasciata dal petrolio e rintracciata dagli scienziati.
Ora sono al vaglio le conseguenze sia sull’ecosistema marino sia sugli esseri umani.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
Non c'è molto da meravigliarsi... Pensare che incidenti del genere possano risolversi mettendo "la polvere sotto il tappeto" e nascondendo agli occhi (ma anche agli altri sensi...) la gravità di quel che accade e che può accadere, è totalmente stupido, oltre che criminale !!! E se "perseverare è diabolico", non so proprio come definire l'insistere per amore del denaro, nel silenzio di una stampa complice oltre che ignorante, in questa linea di "sviluppo", che prima o poi pagheremo tutti molto amaramente... E' solo questione di tempo, purtroppo...
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Post di Filippo Foti
Quando la finiremo di pensare che un cambiamento per una decrescita nel mondo globalizzato è pura utopia e follia e che l'uomo deve scendere dal piedistallo dove si è posto per decenni pensando di essere onnipotente, forse si riuscirà a salvare il pianeta! Non dovremmo mai perdere di vista il fatto che il progetto di liberazione umana è ora diventato un progetto ecologico, così come, al contrario, il progetto di difendere la Terra è diventato anche un progetto sociale. E questa, scusate, non è ecofilosofia come penseranno molti che leggeranno ciò che del resto scrivo anche qui: -
http://pianetablu.blogfree.net/?t=3976062#entry14948599

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Post di Maria Ghelia

Purtroppo era da prevedere!!! Solo i soliti affaristi senza coscienza potevano far finta di nulla e sbandierare che tutto era a posto...
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A Luca Gioria, Mauro Brusà e Gianluca Cecere piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 22/03/12

Un Poster per il Mare 2012 - Selezioni Nazionali per l'Italia a Torino, Marzo 2012
Le opere vincenti dei ragazzi di Pantelleria

http://www.facebook.com/photo.php?....2140111.1063270409&type=1&theater

   

   

   

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Notizia simile su "Profumo di Mare" del 23/03/12
http://profumodimare.forumfree.it/?t=60816649
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'album de "Un Poster per il Mare 2012"
Tutte le opere selezionate e premiate dalla giuria del concorso presieduta dal Dr. Angelo Mojetta, riunitasi a Torino nei giorni scorsi, sono visionabili nell'album di foto della pagina su Fb "Un Poster per il Mare" curata da Maria Ghelia, curatrice del concorso per l'Italia, e raggiungibile al link:
http://www.facebook.com/photo.php?...268869176523504&type=1&theater
Un bel lavoro, Maria, complimenti, e anche i ragazzi di Pantelleria saranno contenti...
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Post di Maria Ghelia

Grazie Guido!
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A Mariella Morseli, Franca Di Chiara, Filippo Foti, Maria Ghelia, Riccardo Cingillo, Rossella Paternò, e Alexey Zhuravlev piace questo elemento.
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Diciotto aeroporti sul filo del rasoio
di Giorgio Santilli
http://www.ilsole24ore.com/.../2012-03-22/diciotto-aeroporti-filo-rasoio-064345.shtml


22 marzo 2012, ROMA. - Un quadro chiaro dello sviluppo aeroportuale italiano dagli attuali 149 milioni di passeggeri annui al 2030: una crescita media annua del traffico del 3,2%, una razionalizzazione della rete aeroportuale nazionale con 24 scali «principali» e 18 «di servizio», lo sviluppo degli hub intercontinentali per superare il basso livello di concentrazione del traffico italiano, investimenti che per le sole opere finalizzate all'aumento della capacità degli scali strategici vale oltre 11 miliardi, richiesta al Governo che inserisca fra le priorità infrastrutturali i collegamenti ferroviari tra scali e città (altro tema su cui siamo clamorosamente indietro rispetto all'Europa).
Dopo oltre due anni di faticoso cammino e di consultazioni istituzionali a tutti i livelli, arriva al traguardo il piano nazionale degli aeroporti. Si era partiti da un «master plan» messo a punto da One Works-Kpmg-Nomisma e coordinato da Giulio De Carli, si arriva ora a un vero piano che è passato la settimana scorsa per un'informativa al consiglio di amministrazione dell'Enac. Il viceministro delle Infrastrutture, Mario Ciaccia, che ha ricevuto in queste ore la versione definitiva, ha già detto nei giorni scorsi che il Governo lo adotterà presto come atto fondamentale della politica infrastrutturale. Per la prima volta finalmente l'Italia avrà questo strumento di programmazione che in Europa hanno tutti i Paesi più importanti e che serve non solo per orientare le priorità nazionali ma anche come punto di riferimento ... [segue]
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
Qui, sul "Sole 24 Ore", il "Piano Nazionale degli Aeroporti" che il viceministro delle Infrastrutture, Mario Ciaccia, ha ricevuto in queste ore in versione definitiva; e che, come già detto nei giorni scorsi, il Governo adotterà presto come atto fondamentale della politica infrastrutturale.
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Il nuovo Piano Nazionale degli Aeroporti. E se Lampedusa e Pantelleria se ne andassero con Malta ?
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?...2117330.1063270409&type=1


22 marzo 2012 - L’aeroporto di Comiso potrebbe chiudere ancor prima di essere aperto. Ma non si sa bene che fine faranno anche gli aeroporti di Lampedusa e Pantelleria, che sono già funzionanti, e che l'Italia come nazione civile dovrebbero ritenere essenziali ai collegamenti con queste due isole altrimenti davvero "isolate" dal territorio nazionale cui pure "si dice" appartengano... E’ il paradosso contenuto nel nuovo "Piano Nazionale degli Aeroporti" del Ministero delle Infrastrutture, arrivato al traguardo dopo due anni di travagliata gestazione. I tre scali aeroportuali siciliani, infatti, sono stati inseriti nell’elenco dei diciotto aeroporti di “servizio” che rispondono prevalentemente a esigenze e fabbisogni di natura locali (sic!).
Anche se il documento in questione (come riferisce oggi Blog Sicilia) non contiene nessun invito esplicito alla chiusura, in esso viene fissato il termine di tre anni per verificare “le condizioni di sostenibilità economiche che non prevedano trasferimenti di risorse pubbliche per la gestione”. In altre parole, trascorsi i tre anni, per gli scali che non dimostreranno ”l’equilibrio economico-finanziario della gestione e il raggiungimento di adeguati indici di solvibilità dovranno essere valutate opportune forme di coinvolgimento di capitali privati, anche all’interno di progetti di sviluppo territoriale integrato, senza comunque impegno di oneri a carico dei contribuenti”. E se non ci saranno questi capitali privati, nessun aiuto dallo Stato, si chiude...
Non sarebbe meglio allora che Lampedusa e Pantelleria nel frattempo cominciassero a pensare di chiedere con un referendum popolare l'annessione a Malta, altro stato appartenente all'Unione Europea come l'Italia, ma certamente più vicino per natura, interessi e obbiettivi di sviluppo alle nostre due isole... Che ne dite ?
Leggi anche http://agrigento.blogsicilia.it/lo-scalo-di-comiso-potrebbe-chiudere-prima-di-essere-aperto/81615/
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Stessa notizia anche su "Internet Com - News n° 9151" del 22/03/2012

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8285

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Post di Alessandro Brignone

Sarebbe una svolta storica... appunto da"Archivio...
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Post Guido Picchetti

Peggio di come stiamo, "isolatamente" parlando..., non staremmo certo...
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Post di Vallini Erik

Magari, andare con Malta.....
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Post di Fabio Pavia

Forse riusciremmo pure ad avere qualche parlamentare europeo!
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Post di Giuseppe Riccardo Belvisi

Assolutamente d'accordo, al via le trattative. Chi viene a Malta per contrattare una possibile annessione?
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Post di Alessandro Brignone

io subito.....IEMO !!!!
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Post di Filippo Foti

Rimango atterrito!!!!! Ma i Panteschi da sempre si sono sentiti legati più ad altre culture che non a quella italiana. La cosa non mi stupisce pertanto!
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Post di Caterina Giglio

mmmmm..........!!!!!!!!!!!!!!
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Post di Giuseppe Galiano

Ma dai, è un momento passeggero, piuttosto mi auguro che un giovane isolano, scardinando le catene dell'immobilismo e del sospetto, riesca a catalizzare i voti dei suoi corregionali per ''partecipare'' alla vita politica nella nazione nel suo insieme. L'ho sempre detto ai miei figli ed a chi mi ha voluto ascoltare, i miracoli li compiamo noi, non vengono più dall'alto. Poi, pensatela come vi pare...
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Post di Ivan Ferrara

Così parliamo anche noi l'arabo
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Post di Valerio Alba

Staranno pensando di costruire il ponte..
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Post di Ivan Ferrara

No no, è un tunnel sottomarino!
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Post di Salvatore Gregorio Spata
Scrissi al Presidente Maltese tempo fà in riguardo ad annetterci alla grande isola di Malta, sono sicuro che è l'unica via per un "FUTURO", ma come in tutto ci vuole unione, conoscenze e determinazione...
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Post di Guido Picchetti
E occorre soprattutto, se davvero vogliamo, mettere da parte gli scherzi e parlarne seriamente, senza timore, non costituendo una eventualità del genere alcun tradimento alle nostre origini... ma una possibile scelta cui tutti, come cittadini ormai di un'Europa Unita, abbiamo pieno diritto... E una raccolta di firme al riguardo potrebbe comunque essere utile a risvegliare certe coscienze che ignorano o non considerano affatto le situazioni in cui si trovano certe zone del Paese... come ad esempio Lampedusa e Pantelleria...
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Post di Maria Ghelia

Visto come funzionano i nostri servizi nazionali... non sarebbe neanche male!
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Post di Andrea Biddittu
Pantelleria e Lampedusa devono godere dell'extraterritorialità, devono avere la possibilità di commerciare o costruire intese con gli stati circostanti, che siano Tunisia o Malta. L'obbligo di restare vincolate all'Italia o alla Sicilia sta distruggendo le due isole ...
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Post di Michele Caracciolo
L'aeroporto di Pantelleria come quello di Lampedusa non chiuderanno mai, sono delle portaerei del Mediterraneo e possono servire da appoggio logistico per invadere la Libia e la Tunisia in caso di guerra (santa), isole troppo preziose da regalare ad una nazione straniera.
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Post di Andrea Biddittu
... tantu preziose chi si ni futteno... che tristezza...
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Commenti a margine su "Pantelleria Internet Com" del 25(03/12
Caro Direttore, Perfettamente d'accordo per l'annessione a Malta, Norberto M.
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Caro Direttore, Con tanta tanta tristezza, rispondo all'invito di annettere Pantelleria a Malta: sì, si sarebbe sicuramente trattata meglio! Vittorina
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A AssPescatori Di Pantelleria, Nadia Roattino, Autonoleggio PantelRent, Milanesio Fransua, Maria Ghelia, Claudia Minardi, Salvatore Gregorio Spata, Prisca Castellaneta, Susanna Farina, Salvatore Valenza, Antonello Nazareno, Tappo Tumma, Giuseppe Riccardo Belvisi, Alessandro Brignone, Lazzaro Addesso e Fabrizia Boni piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 21/03/12

Una piattaforma petrolifera a poche miglia da Pantelleria...
di Guido Picchetti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=60789719


Si, c'era una piattaforma petrolifera stamane, a 9 miglia appena dalle coste occidentali di Pantelleria. E la si vedeva bene all'orizzonte, dapprima come una sagoma indistinta, ma pur sempre riconoscibile per la sua tipica struttura. Poi sempre più nitidamente visibile man mano che la nebbia si diradava per la calura del giorno. Ma per stavolta almeno, nessun ulteriore timore per il mare di Pantelleria... Si è trattato solo di una piattaforma di passaggio, proveniente dal porto di Las Palmas nelle Canarie e diretta al porto di Alessandria d'Egitto, nella rada di Abu Qir per gli egiziani.
Le caratteristiche della "MAERSK DISCOVERER", (questo il nome della piattaforma, battente bandiera di Singapore), sono le seguenti: lunghezza 115 m, e larghezza 78 m, con un pescaggio di 10.1 m. La sua velocità di crociera è di 7,3 nodi all'ora.
Ma la cosa che indubbiamente non può che far piacere, è aver potuto riscontrare tutti questi dati su "Marin Traffic Com". La ""MAERSK DISCOVERER" infatti, a differenza di quanto fanno tanti altri natanti che percorrono " in incognito" lo Stretto di Sicilia passando nel braccio di mare "oscuro" compreso tra Pantelleria e la costa tunisina, ha tenuto regolarmente in funzione il dispositivo di segnalazione radio AIS che fornisce in tempo reale la sua posizione di navigazione, e che "Marine Traffic Com" ritrasmette in rete riportandola automaticamente sulla mappa Goggle estensibile pubblicata sul suo sito, e liberamente consultabile da parte di chiunque...
Nelle altre due foto: "La piattaforma petrolifera 'Maersk Discoverer' " e "Un estratto dalla mappa di "Marine Traffic Com" con la posizione della piattaforma "Maersk Discoverer" nel suo passaggio di stamane 9 mglia a SO dalle coste di Pantelleria"
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Stessa notizia su una nota del sottoscritto su FB

http://www.facebook.com/note.php?saved&&note_id=395436907134797
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Commento del sottoscritto a margine del post
Anche su "Profumo di Mare" questa mia nota.... non negativa come appare...

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A Roberto Frigerio e Luca Gioria piace questo elemento
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Incontro con il prof. Pino Giaccone. Il mare di Sicilia a rischio trivelle
di Carmelo Nicoloso, Coordinatore sud Italia Comitato Parchi
http://vglobale.it/index.php?...Echi di stampa di Luglio 2012 %3Ail-mare-di-sicilia-a-rischio-trivelle

È giunto il momento per le Aree Protette di dar vita ad una stagione nuova, fondata su una rinnovata visione culturale e sociale, che trasformi l'approccio utilitaristico e materialistico di pochi, ad un'autentica salvaguardia per il «bene comune». Incontro con il prof. Pino Giaccone per discutere sullo stato delle Aree Marine Protette in Sicilia. Per diversi anni ordinario di botanica presso l'Università di Catania, da quasi 4 anni in pensione, il prof. Giaccone è un riferimento nodale per la tutela del mare nel Mediterraneo, diversi i suoi interventi presso Unep (Agenzia per la conservazione ambientale delle Nazioni Unite) nonché una gran quantità di pubblicazioni scientifiche in ambito internazionale, protagonista attivo per l'istituzione dei primi Parchi Marini in Italia con Miramare (Trieste) ed Ustica (Palermo). Ma qual è la situazione delle aree protette che insistono nel mare che circonda la Sicilia? Un'isola simbolo nel Canale di Sicilia «la perla nera del Mediteraneo», Pantelleria, è tutelata solo in parte rispetto alla ricchezza di biodiversità presente nell'ecosistema marino, solo una Riserva terrestre istituita diversi anni orsono dalla Regione siciliana. Il prof. Giaccone già dal lontano 1989 aveva trattato sulla tutela transnazionale del Canale di Sicilia con l'inserimento dell'isola pantesca, su questo aspetto così come sull'iter istitutivo per l'Area Marina Protetta ed il Parco Nazionale a Pantelleria, sono stati veicolati diversi documenti e pubblicazioni attraverso il prof. Franco Tassi (Centro Parchi Internazionale) e l'esperto reporter subacqueo Guido Picchetti. Come Comitato Parchi si è sempre preferito indicare gli ambienti protetti a mare come Parchi Blu; il primo Parco Marino in Sicilia è stato Ustica, il giusto acronimo attribuito dalla legge quadro nazionale sui parchi (n. 394 del 1991) è Area Marina Protetta; la nomenclatura di tutela internazionale ha inserito anche le Aree Specialmente Protetta di Interesse Mediterraneo (Aspim), questa denominazione viene assegnata ai siti di importanza per la conservazione della biodiversità nel Mediterraneo; per l'Unione europea ci sono i Sic marini (Siti di interesse comunitario). Sono sei le Amp che insistono nel mare siciliano ... [segue]
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Documento simile anche su "Carretto Siciliano" del 19/03/12
http://www.carrettosiciliano.com/indice-articoli/carmelo-nicoloso/463-mare-protetto-in-sicilia.html

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- Dall' 11 al 20 Marzo 2012

Dalla mia Bacheca su FB del 20/03/12

Nella foto, la sede della Rapsol a Madrid...
di Guido Picchetti ( a margine di una foto e di un articolo di "Green Style postato su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?....2117330.1063270409&type=1

E' l'ultima novità di oggi... Noi ci stiamo a preoccupare del Mediterraneo.... Ma mi sembra proprio che, con questo andazzo, sia tutto inutile e senza speranza... L'assalto è globale, davanti alle coste italiane, francesi e spagnole, e non solo del Mediterraneo. Ora è la volta addirittura delle Isole Canarie ad essere sotto attacco. Protagonista stavolta é la Repsol, una delle più importanti società petrolifere del mondo, interessata ai fondali delle Canarie, dopo aver fatto le ispezioni sismiche 3D con gli airgun nel 2001-2002 in un’area vasta 3.000 km e aver scoperto che, sotto il mare ad est delle isole di Fuerteventura e Lanzarote, ci sono abbondanti riserve petrolifere. E alla Repsol il governo spagnolo, sotto la spinta della crisi in atto, ha appena concesso di trivellare a solo 27 miglia dalla costa, per estrarre 100-140 mila barili di greggio al giorno di potenziale, pari al 10% dei consumi nazionali. E così per effetto della crisi un altro paradiso naturale va a farsi benedire, ad opera delle nazioni cosiddette "civili" della Comunità Europea... E questo solo per "far fare quattrini" a chi già ne fa non pochi... Gli isolani hanno annunciato una manifestazione “no-triv” per il 24 marzo sia a Lanzarote che a Fuerteventura. Ma chi li ascolterà ???
A seguire l'articolo odierno di Green Style, che ha dato la notizia del permesso di estrazione alla Rapsol sui fondali delle Canarie concesso dal Governo spagnolo...

Petrolio offshore: Repsol vuole trivellare le isole Canarie
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/petrolio-offshore-repsol-vuole-trivellare-le-isole-canarie-8341.html

20/03/2012. - Sembra proprio che l’ultima frontiera dell’industria petrolifera sia l’assalto ai paradisi naturalistici. Se in Italia in questi giorni è a rischio il Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano, in Spagna non se la passano meglio visto che la compagnia petrolifera Repsol ha intenzione di cercare petrolio e gas al largo delle isole Canarie. E il governo non ci vede niente di male.
Repsol ha già fatto le ispezioni sismiche 3D con gli airgun nel 2001-2002 in un’area vasta 3.000 km ed è convinta che sotto il mare ad est delle isole di Fuerteventura e Lanzarote, ad appena 27 miglia dalla costa, ci possano essere abbondanti riserve petrolifere: 100-140 mila barili di greggio al giorno di potenziale, pari al 10% dei consumi nazionali. Il governo spagnolo, stretto dalla crisi economica, ha accettato ben volentieri di concedere il permesso a Repsol, che adesso potrà procedere con i pozzi esplorativi e, se troverà il petrolio, potrà estrarlo e pagare le royalties allo stato iberico.
Tutti contenti? No, assolutamente, perché gli isolani non ne vogliono sentir parlare temendo l’enorme impatto che l’industria petrolifera potrebbe avere sull’ecosistema marino delle Canarie che, a sua volta, alimenta l’industria del turismo locale. A supportarli hanno trovato il partito socialista spagnolo, che governava con Zapatero fino a dicembre 2011 e non ha mai dato l’ok a Repsol. Fernando Ríos Rull, in rappresentanza del governo delle isole Canarie, annuncia che le autorità locali si opporranno ai progetti di Repsol e afferma: "I punti forti delle Canarie sono il sole, i paesaggi, le spiagge di sabbia bianca e l’acqua cristallina. Totalmente incompatibili con le esplorazioni petrolifere."
Il ministro dell’Energia, e del Turismo, del nuovo governo di centro destra José Manuel Soria, però, si scaglia contro i politici delle Canarie affermando che l’ok alle trivelle: "Risponde alla logica di una politica energetica che tenta di ridurre la dipendenza spagnola in questo settore strategico e di fornire risorse aggiuntive per l’economia delle isole. Per tutti è inaccettabile la reazione dei socialisti e canariani regionalisti che partecipano a una polemica sterile, piuttosto che rispettare l’obbligo di promuovere gli interessi sociali ed economici delle isole. Abbiamo un’opportunità alla quale le Canarie non possono rinunciare."
Gli isolani hanno annunciato una manifestazione “no-triv” per il 24 marzo sia a Lanzarote che a Fuerteventura.
(Fonti: Wall Street Journal | Governo spagnolo)

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A Pantesco Pantiscu, Francisco Fraile Torras e Filippo Foti piace questo elemento.
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"Save the Mediterranean and its biodiversity". Pescatori e ambientalisti siciliani incontrano a Bruxelles il comissario Ue
di Guido Picchetti (nota a margine di una immagine su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?....1063270409&type=1


Ma si ricorderanno i pescatori e gli ambientalisti siciliani partecipanti all'incontro "Save the Mediterranean and its biodiversity" promosso dall'europarlamentare Rita Borsellino e dall'Agci Agrital Sicilia in programma oggi a Bruxelles - allorchè illustreranno l'esperienza della lotta che ha coinvolto gli uni e gli altri contro l'installazione di trivelle petrolifere nelle acque dello Stretto di Sicilia - che, nonostante qualche buon risultato raggiunto nelle acque di competenza territoriale italiana, a 31 miglia appena dalle coste di Pantelleria è in funzione la "IKDAM" della "LUNDIN PETROLEUM" la quale sta trivellando sui fondali profondi del giacimento "OUDNA" ?
La "IKDAM" infatti è una "FPSO", vale a dire una nave speciale in grado di trivellare e di stivare a bordo i prodotti di estrazione. E il giacimento "OUDNA" è solo uno dei tanti giacimenti che la Tunisia ha già rilasciato a multinazionali petrolifere nelle acque dello Stretto di Sicilia di sua competenza, in barba alla "Convenzione di Barcellona" da decenni sottoscritta e ratificata dal governo tunisino. Un accordo internazionale che tra l'altro proprio alla Tunisia ha dato mandato di curare l'istituzione delle "SPAMI" (Aree Protette Speciali di Altomare) già da tempo individuate nel Mediterraneo, due delle quali comprendono proprio lo Stretto di Sicilia.
Per vedere dove sta trivellando la "IKDAM" è sufficiente andare sul sito di "Marine traffic Com"; e, una trentina di miglia a SO dalla costa di Pantelleria, si può facilmente individuare il simbolo che segnala in tempo reale la nave ancorata "IKDAM" in attività sul giacimento. Invece nella mappa delle concessioni in acque tunisine qui unita è chiaramente indicata la concessione "OUDNA". E nel mare non ci sono barriere...
Qui a seguire il comunicato dell'ADNKRONS" pubblicato da "Repubblica/Palermo" sull'incontro odierno a Bruxelles:

"Pesca: Rita Borsellino e delegazione pescatori siciliani incontrano commissario Ue"
http://palermo.repubblica.it/dettaglio-news/18:59/4133596

Palermo, 19 mar. - (Adnkronos) - insieme per la tutela e la salvaguardia del mar Mediterraneo. Nel segno della biodiversità come bene comune e per promuovere ed incentivare la pesca attraverso la sostenibilità ambientale, l'innovazione e la ricerca. Saranno questi i temi al centro dell'incontro "Save the Mediterranean and its biodiversity", promosso dall'europarlamentare Rita Borsellino e dall'Agci Agrital Sicilia, che si terrà domani alle 18.30 al Parlamento europeo a Bruxelles. All'incontro parteciperanno il commissario europeo per la Pesca e gli Affari marittimi, Maria Damanaki; il vice-presidente della commissione Pesca del Parlamento europeo Guido Milana; il presidente della commissione Agricoltura del Parlamento europeo, Paolo De Castro; il presidente dell'Agci Agrital Sicilia, Giovanni Basciano, e il responsabile del comitato No trivella day di Pantelleria, Alberto Zaccagni. Presenti anche una delegazione di pescatori siciliani e diverse associazioni ambientaliste italiane ed europee. Nel corso dell'incontro si parlerà dei progressi compiuti dal settore ittico italiano, e in particolare di quello siciliano, in direzione della pesca sostenibile. Il presidente dell'Agci Agrital Sicilia, Giovanni Basciano, presenterà alcune buone pratiche, portate avanti con successo dai pescatori siciliani in questi anni, che hanno permesso di ridurre l'impatto delle loro attività sul mar Mediterraneo. Alberto Zaccagni, invece, racconterà l'esperienza della lotta che ha coinvolto pescatori e ambientalisti contro l'installazione di trivelle petrolifere nel Canale di Sicilia. A concludere l'evento una degustazione di prodotti ittici e di vini dei produttori locali siciliani.

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Stessa nota su "Internet Com - News 9141" del 20/03/2012
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8275
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Post di Fabrizia Arduini
FPSO non trivella, ma stocca e tratta idrocarburi, con immissioni in atmosfera che possono raggiungere le 200 tonnellate al giorno di fumi...
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Post di Guido Picchetti
Grazie della precisazione Fabrizia, ma allora se non è la "Idkam" a trivellare, chi è che è che lo fa e porta su i prodotti petroliferi da trattare e stoccare? Ancorati sul giacimento pare ci siano soltanto la "Idkam" e un rimorchiatore d'assistenza, il "Garibaldo"... E d'altro canto tra le specifiche della "Idkam" c'è la dicitura "Floating storage/production"... Ho controllato, e in pratica, da quello che ho letto, una nave FPSO, anche se non trivella direttamente, è in grado di "produrre" petrolio (che poi raffina e stocca a bordo), non solo ricevendolo da piattaforme petrolifere ad essa eventualmente affiancate,, ma anche  ricevendolo direttamente da un sistema sottomarino di pozzi di produzione... In pratica "se non è zuppa e pan bagnato"... con tutti i rischi connessi alle trivellazioni e alle installazioni di pozzi sui fondali...
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A Gaspare Inglese, Rosanna Vernaci, Gianfranco Rossetto, Paolo Cirigliano, Filippo Foti, Gianluca Cecere piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 19/03/12

Immigrati: Lampedusa in rivolta, ''Lo stato non ci abbandoni''
http://www.campanianotizie.com/...-immigrati-lampedusa-in-rivolta-lo-stato-non-ci-abbandoni.html

18 MARZO 2012. - ''Questa volta lo Stato non ci abbandoni, ci stia vicino perchè non possiamo essere nuovamente martirizzati. Non ce lo meritiamo. Siamo pronti ad agire''. Rosetta Greco, bionda, occhi chiari è una donna forte. Insieme con il marito gestisce il ristorante 'Nautic' e due alberghi a Lampedusa. L'arrivo degli oltre 270 profughi nelle ultime 24 ore la preoccupa molto. Anche se non vuole parlare di ''emergenza''. ''Prima vediamo come evolverà la situazione - spiega - ma questa volta vogliamo essere tutelati. L'anno scorso, con l'arrivo di oltre sessantamila migranti, siamo stati abbandonati dalla politica che è venuta qui solo per fare passerella. Ora diciamo basta. Non vogliamo che succeda un'altra volta quello che è accaduto il 21 settembre. Tremo ancora al pensiero''. Lo scorso 21 settembre un gruppo di tunisini che protestava contro il rimpatrio forzato, prima ha dato alle fiamme uno degli edifici del Centro d'accoglienza che da allora è inagibile, poi ha rubato due bombole a gas da un ristorante minacciando di farle saltare in aria con un accendino, a due passi da un distributore di benzina e davanti a migliaia di lampedusani impazziti dalla paura. ''Questa volta vogliamo delle risposte concrete - dice ancora Rosetta - basta promesse o passerelle''. Angelo Mandracchia, Presidente dell'assocazione imprenditori di Lampedusa, si trova sul molo del porto vecchio ad assistere all'arrivo dei 108 profughi soccorsi a oltre 70 miglia dall'isola. Mentre gli altri lampedusani appena vedono i giornalisti iniziano ad inveire contro di loro, ''colpevoli'' a loro dire di ''creare allarmismi inutili'', Mandracchia cerca di calmarli ... [segue]
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Guerra tra poveri a parte, vogliamo fare un po' di amara ironia su quanto riferisce quest'articolo di "Campania Notizia" sull'arrivo di altri 270 profughi nelle ultime 24 ore a Lampedusa ? E' facile. Basta riportare parte del finale dell'articolo in questione. Ad assistere all'arrivo degli ultimi 108 profughi soccorsi a oltre 70 miglia dall'isola ci sono molti lampedusani. C'è anche un importante economista, il professor Pietro Busetta, ex assessore comunale di Lampedusa, che con ragione dichiara all'Adnkronos: ''Si ricomincia a scaricare su un'isola incolpevole un prezzo che invece dovrebbe pagare l'Italia e l'Europa. Recuperano degli extracomunitari anche a 120 miglia dall'isola, cioè quasi in Libia, per portarli poi a Lampedusa, massacrando così l'immagine di una realtà che vorrebbe vivere di turismo". E sbotta Stella Migliosini, commerciante lampedusana: "Ma perchè tutti qui? Perchè non li accompagnano a Pantelleria, ad esempio? Lì hanno un ospedale vero e non un Poliambulatorio come noi. L'aeroporto funziona benissimo. Insomma sono molto più attrezzati rispetto a Lampedusa. Invece li portano tutti qui. Non è giusto...". Nel frattempo il trasbordo dei 108 profughi dal rimorchiatore 'Asso 30' è terminato e gli extracomunitari, tra cui donne e bambini, vengono portati a bordo di due pullman. Dove ? ... All'Area Marina Protetta di Lampedusa !!!. Già, perchè il centro di accoglienza, dopo l'incendio appiccato alcuni mesi fa da profughi tunisini in segno di protesta contro il rimpatrio forzato, è ancora inagibile... E, aggiungo io, Pantelleria può star tranquilla... Ha tutto il resto (c'è chi lo crede...), ma l'Area Marina Protetta non ce l'ha.. Sarà per questo che qualcuno qui sull'isola ancora non la vuole ?
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A Pantesco Pantiscu piace questo elemento.

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Cara chiesa italiana, non è più il tempo di tacere...
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2011/01/larcivescovo-dellalberta-contro-i.html


L'arcivescovo dell'Alberta contro i petrolieri
I pubblicani e le prostitute vi passeranno avanti nel Regno di Dio (Mt 21, 28-32)

... As the Bishop of the Diocese of St. Paul in north-eastern Alberta, it is my responsibility to provide moral advice and leadership on questions that affect the faithful who live in my diocese. It is therefore impossible for me to ignore the moral problem created by the proposed one hundred and fifty billion dollars oil sands developments. The critical points made in this letter are not directed to the working people of Fort Mc Murray, but to the the oil company executives in Calgary and Houston. A global Catholic moral consensus now exists: the environmental crisis is real and it requires a religious and moral response. I wish to thank the efforts of ecologists working for the oil industry as well as the ongoing work of environmentalists. The people of the Diocese of St. Paul are deeply indebted for their dedication.
(dalla lettera pastorale contro i petrolieri dell'arcivescovo di Saint Paul, Alberta, Luc Bouchard, 2009)

SUNDAY, MARCH 18, 2012. - Gentili arcivescovi di Basilicata, Agostino Superbo, Vincenzo Orofino, Giovanni Ricchiuti, Gianfranco Todisco,Salvatore Ligorio, durante il periodo di Pasqua del 2011 scrissi una lunga lettera a ciascuno di voi con varie informazioni collegate alle estrazioni petrolifere in Basilicata, le cui problematiche e conseguenze drammatiche per i lucani sono impossibili da nascondere e che certo conoscete. Vi ho mandato testi scientifici, traduzioni e dati a testimoniare in modo inequivocabile che le estrazioni di petrolio hanno inquinato campi, falde acquifere, riserve di acqua potabile, sorgenti, aria, frutti, miele. L'ENI e la Total hanno distrutto tutto quello che hanno toccato in questi anni in Basilicata, hanno tolto speranza ai giovani che emigrano in massa, hanno portato ad aumenti di malattie, puzza, corruzione e rassegnazione. L'ISTAT ha stabilito che la Basilicata è la regione più povera d'Italia, nonostante quasi 20 anni di petrolio.
Vi chiedevo di dire qualcosa, di agire per fermare quella follia che sarà il raddoppio delle estrazioni di petrolio dalla Basilicata. Vi chiedevo di usare il vostro immenso potere per essere utili alla collettività, in maniera sincera, cristiana - ma per davvero - e senza paura. Sono passati nove, dieci mesi. Non ho avuto risposte ad eccezione che da uno di voi che mi ha ringraziato e farfugliato qualcosa sul nucleare, senza poi fare granchè. Questo silenzio, non alle mie lettere, ma di fronte alla realtà lucana che vi circonda, è qualcosa di inaccettabile, perchè sa molto di Ponziopilatesco e non ha assolutamente niente di cristiano. E' triste vedere che non ve n'è importato niente della vostra stessa gente e che il messaggio più autentico di Gesù Cristo sia passato in secondo piano di fronte alle paure, alla voglia di mantere lo status quo e al quieto vivere di memoria Don-Abbondiesca. Cosa, avete paura dell'ENI? Di Vito De Filippo? Di Paolo Scaroni? E non avete paura della vostra coscienza? Lo so che è scomodo prendere posizioni di fronte a poteri forti, ma VOI SIETE un potere forte e dovreste usarlo per la difesa dei deboli, del creato. Per la giustizia. E senza delegare a nessuno. Ecco invece l'arcivescovo di Saint Paul, Luc Bouchard, a darvi una lezione civica, morale, cristiana con parole semplici ma efficaci contro la follia petrolifera.
L'arcivescovo Bouchard vive nello stato dell'Alberta, un petrol-stato, dove estraggono petrolio dal bitume delle tar-sands, con tecniche altamente distruttive, e dove, proprio come in Basilicata, i petrolieri hanno inquinato aria, acqua e polmoni delle persone. La zona maggiormente affetta è l'area dell'Athabasca, ricca di fiumi e dove si distruggono intere foreste boreali per tirare fuori asfalto. Questo arcivescovo, a differenza vostra, prende e scrive una lettera pastorale di una decina di pagine, indirizzata ai suoi fedeli, ma anche a tutti i capoccioni petroliferi a Calgary, e ai governanti di Edmonton, la capitale dell'Alberta, e di Ottawa, la capitale del Canada. Dice che lui è dalla parte della gente e degli ambientalisti, che è concorde con le argomentazioni prodotte da questi ultimi e anzi, li ringrazia per quanto fatto. Con così tanta semplicità e gentilezza, dice che lui, vescovo, è debitore verso gli ambientalisti per la loro dedizione.
Nel suo testo, "L'integrità del creato e le tar sands dell'Athabasca", l'arcivescovo è schietto, e non ha paura di prendere posizioni, di dare pane al pano e vino al vino, senza paura. Dice che: "even great financial gain does not justify serious harm to the environment” (neanche enormi ritorni finanziari possono giustificare seri danni all'ambiente); “the present pace and scale of development in the Athabasca oil sands cannot be morally justified" (il tasso attuale e l'enormità dello sfruttamento delle sabbie bituminiche dell'Athabasca non possono essere moralmente giustificate); "environmentalists and members of First Nations and Meltis communities who are challenging government and industry to adequately safeguard the air, water, and boreal forest eco-systems present a very strong moral argument, which I support" (gli ambientalisti e i membri delle comunità indigene che stanno facendo pressione sul governo e sull'industria petrolifera per salvaguardare aria, acqua e foresta boreale, presentano delle argomentazioni solide e morali, con cui sono d'accordo).
Capite? Questo arcivescovo dice che lui sente la responsabilità - parola cosi bella e cosi difficile - di essere una guida morale ai suoi fedeli, dice che non è etico continuare a pompare bitume in Alberta, e che non dovrebbe essere estratto neanche un solo barile in più finchè non si riesce a garantire la sicurezza assoluta dell'ambiente. Non un solo barile in più. Dice che lui concorda con gli ambientalisti e che le loro argomentazioni sono giuste e morali. Nel primo capitolo della sua lettera, l'arcivescovo presenta i motivi che secondo lui impongono la difesa dell'ambiente come un obbligo religioso. Dice che dal 1965 ad oggi ci sono state circa 40 lettere pastorali scritte da vescovi da ogni parte del mondo a favore dell'ambiente. Nel secondo capitolo poi l'arcivescovo fa una lista, dettagliata, accurata, scientifica, dei problemi che i petrolieri hanno portato all'Athabasca:

1. distruzione dell'ecosistema e della foresta boreale,
2. danni al sistema acquifero dell'Athabasca, il terzo più grande del mondo,
3. le emissioni di gas serra,
4. l'uso di gas naturale per estrarre il bitume,
5. la creazione di pozzetti a cielo aperto di rifiuti tossici.

E poi aggiunge: "Any one of the above destructive effects provokes moral concern, but it is when the damaging effects are all added together that the moral legitimacy of oil sands production is challenged" (Ciascuno di questi effetti distruttivi provoca preoccupazioni morali, ma quando tutto questi effetti sono messi assieme, emerge la questione della legittimità morale dell'intera opera di sfruttamento petrolifero); "I am forced to conclude that the integrity of creation in the Athabasca Oil Sands is clearly being sacrificed for economic gain" (Sono costretto a concludere che l'integrità della creazione nelle sabbie bituminose dell'Athabasca è stata sacrificata in nome dei tornaconti economici).
Nel terzo capitolo invece si parla di cosa fare, e qui l'arcivescovo dice che la produzione attuale deve essere rallentata, e che occorre diminuire le emissioni di anidride carbonica, che devono esserci minori emissioni di roba tossica, che i diritti degli indigeni devono essere rispettati, che non si deve più abbattere foresta e che i lavoratori siano adeguatamente protetti. Musica per le mie orecchie. Infine, l'arcivescovo condanna i nostri usi eccessivi, gli sprechi, ringrazia di nuovo gli ambientalisti e invita tutti i suoi fedeli a contattare i rappresentanti politici per fare pressione sulle loro decisioni. Cioè dice alla gente di rompere le scatole! Nel testo dell'arcivescovo Bouchard la parola "morale" compare almeno 20 volte.
E voi cari vescovi di Basilicata? Dove siete voi a parlare con la vostra gente? A scrivere lettere a quelli dell'ENI e della Total? A scrivere a Vito de Filippo? A Monti? A dare supporto e a ringraziare gli ambientalisti, così derisi? A ricordare che la difesa dell'ambiente è prima dei profitti? A dire alla gente di rompere le scatole, e a offrire il vostro contributo? A usare le parole "morale", "responsabilità'", "dovere"? Dove siete? O queste parole si applicano solo per la gente "normale" e non per voi?
"A chi fu dato molto, molto sarà chiesto" (Lc 12, 39-48). A voi, in Italia, è stato dato un potere immenso.
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Post di Filippo Foti

Ripeto ciò che ho scritto in risposta in bacheca di Maria Rita. Non vado più a sentire una messa da quando un prete (e non solo lui... lo fanno ormai tutti), nel corso di una messa, anzi in più di una, ha fatto politica velata e non solo... Ma se la chiesa deve intervenire in difesa della natura che ci rimanda a Dio, bel fatto... :-)
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Petrolio nel Cilento: i sindaci rifiutano l'incontro con la Shell
di Marina
http://www.ecoblog.it/post/...-cilento-i-sindaci-rifiutano-lincontro-con-la-shell


19 mar 2012. - No al petrolio e alle trivellazioni nella Valle di Diano nel Cilento per il progetto Monte Cavallo, e il rifiuto di incontrare ieri i rappresentanti della Shell. Questo il bilancio di una serie di incontri o scontri, dipende dal punto di vista, iniziati lo scorso 13 marzo. Infatti in quella data Shell aveva organizzato una conferenza di servizio a cui sono stati invitati anche i sindaci dei 15 comuni coinvolti: Brienza, Marsico Nuovo, Paterno, Tramutola e i comuni campani di Atena Lucana, Montesano sulla Marcellana, Sassano, Sant’Arsenio, Teggiano, Sala Consilina, Padula e Polla. Ma era stato chiesto e ottenuto l’annullamento dell’incontro poiché cadeva in concomitanza con l’audizione in Commissione ambiente in Regione. Ma la Shell ha preferito non rimandare il meeting trasformandolo in conferenza stampa e esponendo così solo il suo punto di vista sul progetto senza considerazione per l’altra campana.
Non si è fatta attendere la replica di Raffaele Accetta presidente della Comunità Montana: "Un atteggiamento scorretto e primo del rispetto istituzionale che viceversa merita un tema così importante prima di parlare con chiunque, giustamente, occorreva un confronto con i primi cittadini che sono la rappresentanza democraticamente eletta sul territorio. Mi fa pensare il fatto che lo stesso atteggiamento non è stato tenuto in Val D’Agri, dove ben cinque mesi fa gli stessi tecnici Shell hanno illustrato il progetto “Monte Cavallo” ai colleghi sindaci. Come mai qui da noi hanno prima depositato gli atti e li hanno formalizzati nei municipi e poi hanno chiesto di incontrarci e discutere con noi? Non mi sembra giusto e non mi sembra rispettoso tale comportamento."
Come riporta Olambientalista i cui rappresentanti hanno invece partecipato alla conferenza stampa: "... la responsabile Shell dei rapporti con il governo, Franca Mazzacorta ha dichiarato come il parere dei comuni campani sia solo consultivo nell’ambito della procedura VIA che fa capo alla Regione Campania. Un allusione al fatto che la Shell resta convinta di ricevere il parere favorevole dalla Regione Campania dopo il termine di scadenza dei 45 giorni previsti dalla legge alla quale sembra voler dar credito la compagnia anglo-olandese per superare le resistenze dei cittadini e dei comuni del Vallo di Diano, schieratisi tutti contro le ricerche petrolifere."
I sindaci hanno dichiarato: "Nessuno di noi invidia la Basilicata non vogliamo né royalties né sconti sulla benzina, ma continuare a puntare su agricoltura, commercio e turismo. La Basilicata è presa ad esempio negativo: far perforare gran parte del territorio è un massacro che avrà ripercussioni in futuro. E dalla Basilicata solo perplessità in chi dice che il petrolio crea sviluppo ed occupazione."
Shell comunque ha tenuto a precisare in un comunicato stampa che: "La richiesta di istanza presentata da Shell Italia E&P S.p.A. prevede in questa fase solamente la rielaborazione di dati già esistenti, che verranno semplicemente riprocessati negli uffici di Roma, senza alcuna presenza e attività di Shell sul territorio interessato."
E nella fase successiva?
- Nella foto a lato il video "Atena Lucana: "Questione petrolio" - Intervista alla Geologa Shell Katia Grassi" (caricato da OndaNews in data 14/mar/2012)
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=J-ELLc6xwPs

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Post di Pro Natura Mare Nostrum

Nell'atteggiamento della portavoce della Shell a mio avviso io leggo così "...Noi del parere dei sindaci e dell'ente parco ce ne sbattiamo..., tanto quello che conta è il parere della Regione. E, siccome la legge me lo consente, se devo trivellare in zona limitrofa al parco, lo faccio senza problemi... Io sono la Shell, ho i soldi, tanti, e siccome se poi sporco me la cavo con poco, me ne sbatto..." Guardate l'intervista e poniamoci tutti una domanda importante che va oltre questo singolo caso, perchè può essere applicato ad altre 1.000 e 1.000 situazioni... Siamo ancora cittadini di uno stato democratico o stiamo in modo progressivo e irreversibile diventando sudditi ? Io sono Lupo e seguo la legge dello Sciamano che vuole uomo e natura in equilibrio....
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Post di Guido Picchetti

Concordo... purtroppo ... Ma la cosa più brutta è: 1° che la geologa intervistata è italiana, e dovrebbe avere a cuore il "suo" Paese...; 2° che l'ordine, o l'associazione dei geologi italiani, non prenda posizione... Nè più, nè meno come fanno, o meglio "non fanno" le varie società scientifiche nazionali che si dovrebbero interessare della tutela del territorio nazionale... Ma dove si sono nascoste queste società ? Eppure quanto meno godono delle agevolazioni statali come Onlus, se poi non fruiscono addirittura di contributi statali ...
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Post di Pro Natura Mare Nostrum ‎

... Della serie fratelli d'Italia... Ma di fronte allo stipendio, soprattutto in tempi di crisi come questo, poco le importa se qualche chiazzetta di petrolio sporca il territorio... Dico solo che, nel caso in cui la regione dovesse dare parere positivo per le trivellazioni, alle prossime elezioni si ricordino chi hanno eletto alla regione...
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Notizia simile "Petrolio nel Cilento: i sindaci dicono no all’incontro con la Shell" di Peppe Croce su "Green Style" del 19/03/2012
http://www.greenstyle.it/petrolio-nel-cilento-i-sindaci-dicono-no-allincontro-con-la-shell-8321.html

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Dalla mia Bacheca su FB del 18/03/12

Due video a confronto: "L'isola che non c'è..." e "Il mondo che c'è oggi..."
di Guido Picchetti (su due video condivisi in Bacheca)
http://www.facebook.com/guido.picchetti


Il primo video :
"L'isola che non c'è - edoardo bennato - dedicata a chi ci crede... a chi non smette di cercarla.. a chi ce l'ha dentro al cuore..."
(caricato da daniroma72 in data 11/mar/2008)
http://www.youtube.com/watch?v=hL8JaSH9EP8
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Commento del sottoscritto a margine del post:

Dedicata a Pantelleria ? Concordo, e direi proprio di si !!! Indiscutibilmente belle entrambi; la canzone e l'isola "che non c'è" ... ma solo per quelli che non si accontentano mai di quel che già abbiamo...


Il secondo video :
"When hours become seconds... it's TIMELAPSE ! Quando le ore diventano secondi...è TIMELAPSE ! "
(caricato da manfredfilm in data 17/mar/2012)
http://www.youtube.com/watch?v=gjlCh3Sx4u4
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Commento del sottoscritto a margine del post:

E, a proposito di video, dopo quello della canzone di Bennato su "L'isola che non c'è..." (segnalatomi da Antonio Lo Pinto su Pantelvoice), quest'altro video prodotto da Manfred Bortoli mi sembra che sia invece la giusta rappresentazione de "ll mondo che oggi c'è... " !!! Un mondo dove tutto va di corsa, il tempo scorre sempre più veloce, senza darci un attimo di sosta per poter cogliere quanto la natura di  straordinariamente bello sa offrire... Un'osservazione banale, se volete, che nulla però toglie al valore del nuovo lavoro segnalatomi dallo stesso autore, un bel collage di sequenze video, che invece di tempo per essere realizzate ne hanno richiesto, eccome...
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Post di Manfred Bortoli
Grazie Guido,... e si ...di tempo ce ne vuole molto per farli !!!
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A Manfred Bortoli, Salvatore Addolorato, Giuseppe Galiano, Rossana Mangifesta, Rossella Paternò e Patrizia Arigò piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 17/03/12

Un branco di balene a largo della Sicilia
di alessandra
http://www.ecoblog.it/post/14891/un-branco-di-balene-a-largo-della-sicilia

E’ di pochi minuti fa la notizia dell’avvistamento di trenta balene a circa 1.500 metri da Punta Grecale a Lampedusa. Si tratterebbe di esemplari di Balaenoptera physalus, uno dei più grandi al mondo, in grado di raggiungere i 26 metri di lunghezza, e certamente, il maggiore per dimensioni nel Mare Nostrum. Il branco di splendidi cetacei si troverebbe in “visita” nelle acque Pelagie per fini, prevalentemente, alimentari. Ma non è tutto: secondo i biologi che seguono questi “meravigliosi viandanti”, questo tratto di mare sarebbe anche estremamente adatto come “nursery” per i più piccoli. In sintesi, si tratta della conferma della meravigliosa varietà biologica delle nostre acque. La Balaenoptera physalus, presente soprattutto nel mar Ligure, è purtroppo inserita nella lista rossa della IUCN. Afferma Silvio Greco, presidente del Comitato scientifico di Slow Fish e responsabile area ambiente di Slow Food Italia: "La loro presenza è di per sè rilevante - afferma Silvio Greco, - in quanto conferma la centralità dell’isola di Lampedusa e del Canale di Sicilia come importante area nursery e zona di alimentazione delle balenottere. Il passaggio dei mammiferi è una cartina di tornasole della valenza ambientale di questo tratto di mare."
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Commento del sottoscritto a margine dell'articolo

E se è vero, come è vero, quanto afferma Silvio Greco, presidente del Comitato scientifico di Slow Fish e responsabile area ambiente di Slow Food Italia, che si aspetta a tutelare lo Stretto di Sicilia, già da tempo individuato come SPAMI ai sensi dalla Convenzione di Barcellona, vale a dire “Zona di Altomare di Speciale Protezione”, anzichè lasciare che diventi un vero e proprio distretto minerario offshore, come sta già avvenendo da tempo nelle acque di competenza tunisina, e si tenta ripetutamente di fare anche in quelle italiane ?
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A Salvatore Addolorato, Maria Ghelia, Roberto Giacalone, Gente di Mare Divingsailing, Gianfranco Rossetto, Luca Gioria e Gianfranco Conversi piace questo elemento.

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L’Italia è il paese delle trivelle e se c’è il petrolio non paghi
di Stefania Divertito
http://www.linkiesta.it/petrolio-metaponto-basilicata#ixzz1pMXSy3Ab

L’incidente di Metaponto (di cui quasi nessuno parla) riporta alla ribalta l’universo dei petrolieri. Trecento le istanze di ricerca presentate nel 2011 e se vanno a buon fine le prima 50mila tonnellate di petrolio prodotte sono esentasse. Nel 2010 su 136 concessioni fornite, solo in 21 hanno pagato le royalties allo Stato. Però, il problema resta. Nel Metaponto, in Basilicata, tra i fiumi Basento e Bradano, da un oleodotto dell’Eni è fuoriuscito del petrolio, per un guasto, e lo sversamento ha interessato 6mila metri quadrati di terreno. L’allarme non l’ha dato l’azienda, ma alcuni cittadini preoccupati dal forte odore di greggio. Così i tecnici dell’Eni sono potuti intervenire cercando di riparare al danno del pozzetto chiamato HV519. Fortunatamente, a sentire l’azienda, «l’area circostante è caratterizzata da una composizione del terreno limo-argilloso che ha evitato l’interessamento delle falde acquifere». Insomma, se i campi agricoli di Pizzica-bivio Giulianello non sono stati contaminati è grazie alla natura argillosa del terreno. L’incidente è avvenuto sabato scorso, la bonifica è in corso ma le polemiche stanno aumentando, giorno dopo giorno, nel silenzio quasi generale della cronaca nazionale. Gli enti locali hanno preteso spiegazioni ufficiali in un incontro che si è tenuto al comune di Bernarda. E se il presidente della provincia di Matera Franco Stella ha sottolineato che lo sversamento è avvenuto in prossimità di numerose e ricche falde acquifere, l’Eni ha risposto: «Abbiamo attivato le procedure previste dalla normativa nazionale e regionale». Bene, ma bastano? Il dipartimento Ambiente della Regione ha chiesto all’Eni una verifica di tutti i sistemi di controllo dell’oleodotto che trasporta il greggio, in un percorso di 140 chilometri, fino alla raffineria di Taranto. La Basilicata è una regione strategica per la produzione italiana di oro nero: contribuisce per il 6% al fabbisogno nazionale di petrolio, il 60% del territorio è interessato da attività di ricerca e di coltivazione degli idrocarburi, il parco nazionale dell’Appennino lucano, Val D’Agri e Lagongerse è assediato dalle attività di perforazione, non senza conseguenze di inquinamento delle acque e del suolo e rischi per la salute della popolazione. «Quasi certamente – ha denunciato ... [segue]
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Si parla della denuncia fatta dalle 14 associazioni ambientaliste italiane e straniere che hanno sottoscritto il patto unitario contro le attività di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi nel Mar Mediterraneo. Qualcuno che legge, capisce e tenta di informare c'è... ma purtroppo solo sulla rete. Troppi gli interessi in gioco perchè la carta stampata, specie quella di maggior peso che gode dei finanziamenti pubblici per l'editoria, spenda qualche parola su questi problemi... Che tristezza...
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A Luca Gioria, Roberto Giacalone, Maria Ghelia, Filippo Foti, Gianluca Cecere, Gianfranco Rossetto, Rossella Paternò e Mauro Brusà piace questo elemento.

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Il giacimento Oudna nello Stretto di Sicilia
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?....2117330.1063270409&type=1


Il giacimento su cui sta operando la nave FPSO "IKDAM" a 31,9 miglia nautiche dalla costa di Pantelleria, è il campo "Oudna" in concessione alla "Lundin Petroleum". Operativo dal 2006, ha avuto parecchi ritardi nell'avvio della produzione. La FPSO Ikdam, una nave speciale in grado di di trivellare in acque profonde e di stivare a bordo i prodotti di estrazione, batte bandiera liberiana, ed è di proprietà di Ikdam Production SA. Gli azionisti sono Lundin Petroleum (40%), Teekay-Petrojarl Production AS (40%) e Gezina AS (20%).

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A Giuseppe Galiano, Sandro Casano, Ferdy Sapio, Filippo Foti e Salvatore Ianniello piace questo elemento.

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Trenta balenottere al largo di Lampedusa
foto di Fabio Russello e Noemi Riggio - Lampedusa Diving Lo Verde
http://palermo.repubblica.it/.../foto/trenta_balenottere_al_largo_di_lampedusa-31643621

6/03/21012. - Spettacolo della natura a Lampedusa in queste ore per il passaggio di un branco formato da una trentina di balenottere comuni (Balaenptera physalus). I cetacei sono stati avvistati al largio di Punta Grecale, ma stazionano nelle acque di Lampedusa, in questo periodo particolarmente ricche di plancton che è il principale nutrimento delle balenottera. Gli esemplari femmina di balenottera possono raggiungere i 26 metri e possono pesare fino a 80 tonnellate. Si tratta di una specie che, diversamente da quella dell'Oceano Atlantico, si riproduce nel Mediterraneo. Possono raggiungere gli 80 anni di età. La specie è diffusa in tutti gli oceani, ma prevalentemente in acque temperate e fredde. La specie è considerata in pericolo a livello mondiale ed è tutelata. Sul posto per i rilievi scientifici anche gli operatori e i volontari della Riserva Marina e di Legambiente.
Guarda anche "Le balene di Lampedusa", un video di Noemi Riggio:
http://video.repubblica.it/edizione/palermo/le-balene-di-lampedusa/90632?video
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Dalla mia Bacheca su FB del 16/03/12

Estrazioni petrolifere in corso a 31,9 miglia nautiche da Pantelleria
di Guido Picchetti (a margine di due immagini postate su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?....2117330.1063270409&type1


16/03/2012. - Due immagini che documentano le operazioni di estrazione di prodotti petroliferi in atto a 32 miglia dalla costa di Pantelleria !!!... In acque tunisine, certo... E chi non vuol capire, può chiudere gli occhi e far finta di niente, ma la gravità della situazione nello Stretto di Sicilia, con rischi per tutto il Mediterraneo, non cambia di certo... La prima immagine è stata ripresa da una mappa aggiornata in tempo reale di Marine Traffic Com alle 16,20 di oggi. E, come ben mostra la seconda immagine, che segue nel successivo post (ottenuta sovrapponendo alla prima immagine una seconda mappa con le concessioni nello Stretto di Sicilia), si vede chiaramente come la "Ikdam" (una nave da 70.000 tonnellate addetta alla produzione e allo stoccaggio di prodotti petroliferi) stia operando al centro di una delle concessioni tunisine offshore presenti sul lato orientale del Golfo di Hammamet. Questa la prima immagine...


http://www.facebook.com/photo.php?fbid=3243652164518...2117330.1063270409&type=1&theater

... e questa la seconda...


http://www.facebook.com/photo.php?fbid=3243654444575...2117330.1063270409&type=1&theater

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Post di Guido Pietroluongo
E questo è lo spettacolo a poca distanza... Questo è omicidio silente!!! C'è solo da vergognarsi!!!
"Trenta balenottere al largo di Lampedusa" da "Repubblica.it - Palermo"
http://palermo.repubblica.it/cronaca/2012/03/16/foto/trenta_balenottere_al_largo_di_lampedusa-31643621/1/
Spettacolo in queste ore a largo di Punta Grecale a Lampedusa (Agrigento) per il passaggio di un folto branco di balenottere comuni! I cetacei da ieri stazionano nelle acque delle Pelagie, in questo periodo ricche di plancton. Le balenottere (Balaenoptera Physalus) possono raggiungere, nelle femmine anche i 26 metri di lunghezza e pesare fino a 80 tonnellate.
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Post di Iena Pantesca

Cosa fanno le autorità italiane competenti???
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Post di Guido Pietroluongo

Nulla di nulla!!!
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Post di Giuseppe Galiano

Le autorità italiane competenti? e le autorità europee, no? Comunque se ne fotteranno come al solito.
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Post di Guido Pietroluongo
http://www.guidopicchetti.it/...GP_Ric_idroc_Medit_impatto_ecos_e_cetac.pdf
Ci ho messo anima e cuore... Speriamo che valga qualcosa... speriamo...
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Post di Guido Picchetti

2+2 fa 4... Capisci a cosa alludo... L'unica consolazione è che in questo posto almeno le ricerche le hanno già fatte e non dovrebbero più sparare con l'airgun... Siamo già alla seconda fase... E pensare che la Tunisia dovrebbe essere lo Stato responsabile dell'istituzione delle SPAMI, le aree marine protette di Alto Mare...
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Post di Guido Pietroluongo

Le trivelle, lo stoccaggio, il trasporto, la perforazione etc. etc. fanno gli stessi danni degli air-gun, se non peggio...specie a lungo termine...
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Post di Filippo Foti
E ti pareva....!!!
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Post di Maria Ghelia
Non ci si salva più, ormai ! Il genere umano ha proprio perso ogni briciola di buonsenso... Cosa troveranno ancora, di questo splendido Mediterraneo passato, i nostri nipoti ?
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A  Gianluca Salerno, Io Libera,  Filippo Foti e Gianluca Cecere piace questo elemento.

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Inquinamento, 3,6 mln di morti all'anno nel 2050. Ocse, l'aria sporca è destinata a diventare il 'big killer' mondiale
http://www.lettera43.it/ambiente/43739/inquinamento-36-mln-di-morti-all-anno-nel-2050.htm

16 Marzo 2012. - La previsione è da film catastrofico, ma purtroppo rispecchia la realtà. Da qui al 2050 è previsto che l'inquinamento dell'aria diventi il cosiddetto «big killer» mondiale, superando quello dell'acqua e la mancanza di servizi igienici. Lo ha affermato un rapporto dell'Ocse, secondo cui il numero di morti all'anno in tutto il mondo è destinato a crescere da 1 a 3,6 milioni. Già attualmente, ha sottolineato il documento, solo il 2% della popolazione delle città del mondo vive con concentrazioni di pm10 accettabili, sotto i 20 microgrammi per metro cubo, mentre il 70% ne deve subire più di 70, una cifra destinata a crescere nei prossimi anni.
Più morti in Asia, ma anche in Occidente. Un altro aspetto preoccupante è quello dell'ozono nelle città, le cui vittime è previsto che salgano dalle 385 mila l'anno a più di 800 mila. Molte di queste morti saranno concentrate in Asia, ma anche i Paesi occidentali ... [segue]
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Commento del sottoscritto a margine del post
(condiviso in bacheca da "Iena pantesca")
Prospettive niente affatto belle, ma veritiere, purtroppo, se non si interviene opportunamente...

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Inquinamento acustico e suoi effetti sui cetacei. Il 29 Marzo a Livorno i risultati del progetto "Gionha" di Guido Picchetti (a margine di un video condiviso su FB )
http://www.facebook.com/photo.php?....1063270409&type=3&theater


Il rapporto tra inquinamento acustico ed i suoi effetti sui mammiferi marini è stato affrontato in un seminario tenutosi il 22/09/2011, promosso da ARPAT, Accademia Navale di Livorno, Società Italiana Biologia Marina e Associazione Italiana di Acustica, all'interno del progetto transfrontaliero GIONHA. Qui il video (fonte Gianducato) su quel seminario caricato da gionha in data 24/nov/2011 http://www.youtube.com/watch?v=wYbkls6DjB0

Del progetto "GIONHA" abbiamo dato notizia alcuni giorni fa qui su FB, preannunciando il convegno di studi in programma il 29 Marzo p.v. sempre presso l'Accademia di Livorno, durante il quale saranno presentati e dibattuti i risultati ottenuti finora. Questi i link alle due pagine web in formato Acrobat dove sono scaricabili il programma del convegno e il modulo di partecipazione (gratuita):
http://www.guidopicchetti.it/...GIONHA_Isc_29_marzo_2012.pdf

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Commenti su FB a margine del post.
Post di Filippo Foti
Grazie Guido, mi dai un assist per riproporre questo post "Trivelle nel Mediterraneo: anche i cugini francesi in ansia" su "Profumo di Mare" ? Vedi http://profumodimare.forumfree.it/?t=60489260 
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Post di Guido Picchetti
Vuoi un assist migliore di quello riportato nel mio post su "Profumo di mare" il 5 Marzo u.s., con tutti i link ai servizi già precedentemente realizzati e segnalati sull'argomento delle trivellazioni davanti alle coste mediterranee francesi ? S'intitola "L'attacco dei petrolieri è su tutto il Mediterraneo. Non risparmia nessuno, neppure i nostri cugini francesi".
Vedi http://profumodimare.forumfree.it/?t=60556975

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Post di Filippo Foti
... e te pareva che non ci sarebbe stato il replay :-)
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A Filippo Foti piace questo elemento.
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Petrolio sversato in Basilicata. Non la prima volta, non l'ultima. Un'area grande come un campo da calcio di Pietro Dommarco
http://www.altreconomia.it/site/fr_contenuto_detail.php?intId=3346


Sono oltre 10mila i metri quadrati interessati dallo sversamento di greggio provocato dalla rottura di una valvola dell’oleodotto Monte Alpi-Taranto. 136 chilometri di tubo che collega il centro olio Eni di Viggiano, in Basilicata, con gli impianti di raffinazione pugliesi. L’incidente, verificatosi il 10 marzo, è avvenuto al Km 98,00 della S.S. 407 Basentana, in agro di Bernalda, situato tra i fiumi Basento e Bradano

13 marzo 2012. - L'allarme lo hanno lanciato alcuni agricoltori, che da giorni avvertivano una forte puzza di petrolio. Il greggio espone al rischio di contaminazione le falde acquifere, anche se Regione ed Eni sembrano tranquillizzare e minimizzare l’accaduto. Solo “una piccola fuoriuscita di petrolio” dichiarano subito i tecnici del Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata. A ruota la presa di posizione della multinazionale di San Donato Milanese: “l'area circostante è caratterizzata da una composizione del terreno limo-argilloso che ha evitato l'interessamento delle falde acquifere”. Ma è proprio dalla Conferenza di servizi indetta ieri mattina, presso il Comune di Bernalda -alla presenza di tecnici e rappresentanti regionali, Corpo Forestale dello Stato, Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, Prefettura e Provincia di Matera ed Eni- che arriva una mezza smentita, prefigurando una situazione ben più grave del previsto: “L'area interessata è di circa un ettaro”. Quindi, 10 mila metri quadrati contaminati da petrolio. Un campo da calcio a 11 regolamentare. Intanto, mentre nell’area incidentata sono in corso lavori di recupero del greggio, nonché le operazioni di bonifica dei terreni interessati dallo sversamento, gli attivisti dell’ "Organizzazione Lucana Ambientalista" e del "Movimento NoScorie Trisaia" attaccano. “Non c’è alcun dubbio che quello accaduto a Bernalda non è un semplice guasto, ma è un incidente di una certa rilevanza che ha riguardato gli impianti di regolazione e le stesse condutture da 20 pollici, in via di sostituzione dopo l’incidente all’oleodotto. Chiediamo che vengano quantificati i danni con immediati risarcimenti nei confronti degli agricoltori e dell’intera comunità”. L’oleodotto Eni Viggiano-Taranto - nel 2002 al centro di un’inchiesta giudiziaria per appalti irregolari e tangenti, che portò all’arresto di 17 persone - è in esercizio da quasi dieci anni. Il suo interramento fu deciso ... [segue]
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Post del sottoscritto a su FB a margine del post

Come voleasi dimostrare... Il "piccolo" incidente di cui abbiamo avuto e dato notizia qualche giorno fa è tutt'altro che "piccolo", e cresce a vista d'occhio, come se si nutrisse di "Plasmon" a cura dell'ENI...
(vedi il servizio "Fuoriuscita di petrolio in Basilicata: allarme per le coltivazioni" del 12/03 su questa pagina)
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A Giò Nastasi questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 15/03/12

Le associazioni ambientaliste contro contro le ricerche di idrocarburi in Mediterraneo
di Guido Picchetti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=60712623


Il notiziario on line "Green Report" riporta oggi la notizia che 14 associazioni ambientaliste italiane e straniere hanno sottoscritto un patto di unità contro le attività di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi nel Mar Mediterraneo e che hanno inviato ai ministeri interessati ed ai principali Enti preposti al monitoraggio del settore marittimo un documento unitario, stilato a cura del ricercatore Guido Pietroluongo, sull'impatto che tali ricerche hanno sull'ecosistema marino e sulla vita dei Cetacei nel "Mare Nostrum".
Le 14 associazioni firmatarie del documento sono: l'Ente nazionale protezione animali (Enpa), gli "Animalisti Italiani", la "Sea Shepherd conservation society Italy", "The Black Fish", il "Centro Studi Cetacei", la "Ketos", il centro "Aeolian dolphin research", il "Centro ricerca cetacei", il "Comitato Parchi Italia",la " Federazione Nazionale Pro Natura", 'associazione "Pro Natura Mare Nostrum", il "Bottlenose Dolphin Research Institute", l' "Istituto per gli studi sul mare", la "Lega italiana dei diritti dell'animale" e la "California State University at Northridge". Riusciranno a far sentire la loro voce ? Molto dipenderà da noi tutti e dall'eco che si riuscirà a dare a quel documento e al suo contenuto, nelle sedi più adatte che ognuno di noi (che ha a cuore la tutela del Mediterraneo) sarà in grado di raggiungere... Fermo restando il fatto che non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire...
Questo il link a quel documento firmato dalle 14 associazioni. Un documento che, ripreso sulla homepage del sottoscritto in formato Acrobat, chiunque abbia a cuore la tutela dell'ambiente marino del Mediterraneo può liberamente scaricare e contribuire a diffondere:
http://www.guidopicchetti.it/...GP_Ric_idroc_Medit_impatto_ecos_e_cetac.pdf.
Qui a seguire invece il comunicato stampa che da notizia di tale iniziativa, nel testo diffuso dai responsabili dell'iniziativa, integralmente ripreso stamane da "Green Report":

Aree protette e biodiversità | Energia | Inquinamenti
Unite contro la ricerca di idrocarburi in Mediterraneo, quattordici associazioni sottoscrivono il patto
«Impatto su ecosistema marino e cetacei»

[14 marzo 2012] Ente nazionale protezione animali (Enpa), Animalisti Italiani, Sea Shepherd conservation society Italy, The Black Fish, Centro studi cetacei, Ketos, Aeolian dolphin research, Centro ricerca cetacei, Comitato parchi Italia, Federazione nazionale Pro Natura, Pro Natura Mare Nostrum, Bottlenose dolphin research institute, Istituto per gli studi sul mare, Lega italiana dei diritti dell'animale e California State University at Northridge. Sono le associazioni che hanno sottoscritto un patto contro le attività di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi nel Mar Mediterraneo ed hanno inviato un documento (Ricerca di idrocarburi in Mediterraneo e impatto sull'ecosistema marino e sulla vita dei Cetacei) ai ministeri interessati ed ai principali Enti preposti al monitoraggio del settore marittimo; nel rapporto è possibile leggere che: «da diversi mesi, numerose compagnie e società petrolifere italiane e straniere avanzano istanze per richiedere permessi di ricerca di idrocarburi nei mari italiani, con particolare interesse per l'area del bacino Adriatico e del Canale di Sicilia. Le attività di ricerca di idrocarburi prevedono diverse fasi, ognuna delle quali legata ad un particolare impatto ambientale».
La prima fase, quella della prospezione geosismica, prevede, nella la maggior parte dei casi, l'utilizzo di una sorgente energetica ad aria compressa, meglio conosciuta come air-gun, che «genera una violenta onda d'urto che si propaga nel fondale e successivamente viene riflessa, mostrando in questo modo la presenza e la natura di idrocarburi nel sottosuolo». Le associazioni scrivono nel rapporto: «... E' noto che molte specie appartenenti all'Ordine Cetacea sono particolarmente sensibili a forti emissioni acustiche, quali quelle generate dai sonar militari e dagli air-gun, le quali vanno sommate al rumore di fondo sottomarino e a quello generato dal normale traffico marittimo». Zifii (Ziphius cavirostris) e Capodogli (Physeter macrocephalus) sono tra le specie più sensibili e questo tipo di emissione acustica che può far impaurire e stordire gli animali «sino ad indurli a un'emersione rapida ed improvvisa senza adeguata decompressione, con conseguente morte per la "gas and fat embolic syndrome", ossia morte per embolia. L'esposizione a rumori molto forti inoltre può produrre anche danni fisiologici (emorragie) ad altri apparati, oltre a quelli uditivi, fino a provocare effetti letali».
Se viene trovato petrolio o gas si passa alla seconda fase: la trivellazione di un pozzo esplorativo e poi alla costruzione di una piattaforma permanente di estrazione, «che implicherà ... [segue

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Notizia simile su FB del sottoscritto a a margine di una foto
http://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1
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A Luca Facciolo, Paolo Pà, Filippo Foti, Giò Nastasi, Daniel Cantilena, e Guido Pietroluongo piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 14/03/12

Il 29 marzo 2012 a Livorno, presso L'Accademia Navale di Livorno, "Insieme per la tutela e la valorizzazione del nostro mare" di Guido Picchetti (a margine di una immagine su FB)
http://www.gionha.eu


La tutela e la valorizzazione degli habitat marini presenti nel "Santuario Pelagos" sono l'obiettivo che ha spinto le quattro Regioni che vi si affacciano - Corsica, Liguria, Sardegna e Toscana - a realizzare il Progetto GIONHA (Governance and Integrated Observation of marine Natural Habitat], con il sostegno del Programma di cooperazione transfrontaliera Italia-Francia "Marittimo" 2007-2013.
I risultati raggiunti dal progetto GIOHNA saranno illustrati a Livorno il 29 Marzo p.v presso l'Accademia Navale di Livorno. in una iniziativa che potrà fornire un un quadro conoscitivo approfondito sullo stato ecologico di questo complesso ecosistema marino, con particolare riferimento ai livelli delle pressioni antropiche che insistono su di esso.
Le attività di studio e monitoraggio ambientale sono state accompagnate da un'efficace e diffusa azione di sensibilizzazione delle giovani generazioni e degli operatori del mare. In questo modo si è inteso promuovere la conoscenza e la valorizzazione di particolari specie marine presenti nell'area, come cetacei e tartarughe, nonché l'uso sostenibile dell'ambiente marino-costiero.
A conclusione delle sue attività progettuali, GIONHA intende offrire un concreto supporto tecnico-scientifico all'elaborazione delle politiche marittime a livello di regione e sotto-regione marina, in linea con la strategia comunitaria della "Marine Strategy".
La prevista tavola rotonda finale consentirà di fare il punto sullo stato di attuazione della direttiva comunitaria a livello nazionale e regionale e sui prossimi impegni che attendono le amministrazioni pubbliche, che potranno usufruire dei contributi che i progetti di cooperazione transfrontaliera possono offrire alla sua implementazione.

Cliccare sull'immagine per scaricare il programma e sul link che segue per scaricare il modulo di partecipazione (gratuita)...
http://www.guidopicchetti.it/...202012/120314_GIONHA_Isc_29_marzo_2012.pdf 
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Post di Guido Pietroluongo
Sono stato ad alcuni di questi incontri...davvero un buon lavoro!
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Post di Antonello Nazareno ‎
... Cosa c'entra la tutela del mare con l'Accademia Navale ? ... Contraddizione nei termini ...
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Post di Guido Pietroluongo
L'Accademia Navale, come le Capitanerie di Porto e la Marina Militare sono importanti collaboratori per esperienza e mezzi al lavoro di tutela dell'ecosistema marino...
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Post di Guido Picchetti
Penso che non ci sia nulla di strano... E' un convegno scientifico che richiede l'iscrizione su un apposito modulo per partecipare... e l'Accademia Navale di Livorno è la sede che lo ospita...
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Post di Antonello Nazareno
‎... Se vogliamo scherzare ... scherziamo pure ...
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Post di Guido Picchetti
Potete leggere il programma in Acrobat al seguente url:
http://www.guidopicchetti.it/...202012/120314_GIONHA_Liv_29_marzo_2012.pdf
 
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Post di Guido Pietroluongo
Io ci sono stato a questi incontri anche all'Accademia Navale di Livorno... L'atmosfera e le competenze sono ai massimi livelli! Quando la ricerca scientifica incontra dei buoni collaboratori spesso la rotta viene invertita verso politiche ambientali per garantire un futuro di sostenibilità comune. Alzare muri a prescindere è sempre sbagliato a mio parere, il dialogo invece, l'informazione e la sensibilizzazione portano a cambiamenti concreti e fattivi.
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Post di Guido Picchetti
E qui c'è il modulo di iscrizione in Acrobat scaricabile. La partecipazione è gratuita...
http://www.guidopicchetti.it/...202012/120314_GIONHA_Isc_29_marzo_2012.pdf
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Post di Maria Ghelia
Bellissimo, peccato non poter partecipare...
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A Maria Ghelia, AssPescatori Di Pantelleria, Guido Pietroluongo e Gianluca Salerno piace questo elemento.
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La Green Card e la mazzetta di stato per i patentati lucani
di Guido Picchetti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=60688044#lastpost


"La Green Card e la Mazzetta di Stato": così titolavo ieri la mia nota su FB sul "Bonus Idrocarburi" previsto dal governo italiano a favore dei patentati della Lucania, illustrandone luci ed ombre... E mentre scrivevo e pubblicavo ciò, in altra parte del mondo, ma con un occhio attento alle "cose nostre" italiane, Maria Rita D'Orsogna scriveva un pezzo che oggi potete leggere sul suo Blog, intitolato guarda caso "Mazzette ENI ai politici stranieri" !!! L'incipit del suo articolo ? Questo: "Fanno veramente schifo. Eccoli qui i nostri eroi dell'ENI, i benefattori dell'umanità, questo mostro di ihttp://www.guidopicchetti.it/Il%20CPPM%20di%20Pnt/News%202010/echi_stampa/ec_stampa%202012/120314_GIONHA_Liv_29_marzo_2012.pdfPPM%20di%20Pnt/News%202010/echi_stampa/ec_stampa%202012/120314_GIONHA_Liv_29_marzo_2012.pdfai soldi. Qui infatti un articolo sulla Repubblica sulle presunte mazzette ENI in Iraq e in Kazakhistan...". E sapete come finisce il pezzo di Maria Rita ? Con queste parole: "Non è la prima volta che l'ENI è immischiata in questioni di tangenti. L'ENI infatti è stata già condannata dalla SEC americana a pagare oltre 360 milioni di dollari per corruzione, in questo caso in Nigeria. Quindi, non hanno imparato niente e continuano ad allungare mazzette e soldi come se niente fosse. E se fanno così in Iraq e in Kazakhistan, cosa pensate che facciano in Abruzzo, Basilicata, Lombardia? Con buona pace della Bonus Card dei lucani! " !!! (gp)

Mazzette ENI ai politici stranieri
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.com/...-politici-stranieri.html


TUESDAY, MARCH 13, 2012. - Fanno veramente schifo. Eccoli qui i nostri eroi dell'ENI, i benefattori dell'umanità, questo mostro di ingordigia accecato dal profitto e dai soldi. Qui infatti un articolo sulla Repubblica sulle presunte mazzette ENI in Iraq e in Kazakhstan. E così, mentre noi cerchiamo di esportare l'immagine di paese turistico, cibo genuino, paesaggi da vacanza, una cultura a base di Leonardo da Vinci, Giacomo Puccini e Giorgio Armani, loro esportano la cultura delle mazzette. Infatti, da questi articoli e dalle indagini del pubblico ministero Fabio De Pasquale traspare che per costruire impianti petroliferi a Zubair in Iraq e a Karachaganak in Kazakhistan, i signori dell'ENI abbiano pagato mazzette ai politici del posto.
Le ditte coinvolte sono:
ENI - amministratore delegato Paolo Scaroni
Saipem - amministratore delegato Pietro Franco Tali
Tecnimont - amministratore delegato Fabrizio Di Amato
Ansaldo Energia - amministratore delegato Giuseppe Zampini
Elettra Progetti - amministratore delegato Romano Agostini
Siirtec - presidente Giorgio Veronesi
Renco - presidente Antonio Passeri
Prysmian - amministratore delegato Valerio Battista
La Siirtec la conosciamo anche noi in Abruzzo perchè era la ditta coinvolta nel Majella Petroleum System, un progetto per trivellare la Majella. Questa Siirtec avrebbe costruito un desolforatore "ad impatto zero" sotto una delle montagne più amate d'Abruzzo. Per quanto riguarda l'Iraq e il Kazashstan, pare che il tutto risalga al giugno 2011 quando le ditte di cui sopra hanno iniziato a "sovraffatturare" l'ENI, con i soldi della differenza usata dall'ENI stessa per corrompere i politici stranieri. Un bellissimo stratagemma per creare "provviste di denaro" per "pagamenti di tipo corruttivo", come scrive la Repubblica. E non mi si venga a dire che questi galantuomini di cui sopra, presidenti delle sussidiarie ENI sono da considerarsi meno colpevoli che l'ENI perchè parte di un ingranaggio. Loro hanno *acconsentito* di fare parte del gioco. Nella vita uno può scegliere, e questi hanno *liberamente scelto* di partecipare al gioco della corruzione. Il fatto che ci fossero sette ditte, alcune delle quali molto note in Italia, la dice lunga sulla corruzione galoppante in Italia.
Non è la prima volta che l'ENI è immischiata in questioni di tangenti. L'ENI infatti è stata già condannata dalla SEC americana a pagare oltre 360 milioni di dollari per corruzione, in questo caso in Nigeria. Quindi, non hanno imparato niente e continuano ad allungare mazzette e soldi come se niente fosse. E se fanno cosi' in Iraq e in Kazakhistan, cosa pensate che facciano in Abruzzo, Basilicata, Lombardia? Con buona pace della bonus card dei lucani!
L'articolo di Repubblica del 13 marzo 2012 di Emilio Randacio: "Mazzette ai politici stranieri. Sotto inchiesta i big del petrolio. Appalti in Iraq e Kazakhistan, bufera su sette società italiane alcune delle quali quotate in borsa: da Ansaldo Energia a Saipem, sovrafatturavano commesse Eni. Indaga la procura di Milano. Il reato ipotizzato è 'corruzione internazionale di pubblici ufficiali stranieri'":
http://www.repubblica.it/economia/2012/03/13/news/tangenti_petrolio-31432656/?ref=HREC2-1

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La nota del sottoscritto su FB "La Green Card e la mazzetta di stato" (gp)
http://www.facebook.com/...231437939170&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1

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Condiviso su FB da"Io Libera" e "Lucania Attiva e Democratica"
http://www.facebook.com/pages/Lucania-Attiva-e-Democratica/201551096606990
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Post di Maria Ghelia
Dire che mi piace è un orrore, mi piace la denuncia di quest'ennesima corruzione all'italiana che va ben oltre confine!! Non rimane che constatare l'assoluta mancanza di onestà di tutta questa gente...
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A Sandro Casano, Maria Ghelia, Filippo Foti, Mariapia Brighenti, Roberto Giacalone, e Pietro De Angelis piace questo elemento.
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"Mazzette ai politici stranieri". Sotto inchiesta i big del petrolio
di Emilio Randacio
http://www.repubblica.it/economia/2012/03/13/news/tangenti_petrolio-31432656/?ref=HREC2-1


Appalti in Iraq e Kazakistan, bufera su sette società italiane alcune delle quali quotate in borsa: da Ansaldo Energia a Saipem, sovrafatturavano commesse Eni. Indaga la procura di Milano. Il reato ipotizzato è "corruzione internazionale di pubblici ufficiali stranieri"
MILANO (13 marzo 2012) - Impianti industriali, cavi, componenti per centrali termoelettriche. Per fornire tutti gli elementi necessari per completare un imponente impianto estrattivo di petrolio, sette multinazionali italiane avrebbero concorso ad allungare consistenti mazzette a politici stranieri. A questa conclusione è convinto di essere arrivato il pubblico ministero di Milano, Fabio De Pasquale, che contesta alle società, alcune delle quali quotate in Borsa, il reato di "corruzione internazionale di pubblici ufficiali stranieri". Nel giugno scorso, con una serie di perquisizioni effettuate dal Nucleo regionale di polizia tributaria, era emerso il coinvolgimento con le medesime accuse dell'Eni, di uno dei vice presidente di Saipem, del responsabile della centrale irachena dell'Eni e di alcuni intermediari. Ora lo scenario delineato dalla procura allarga i propri orizzonti. A Saipem, Tecnimont, Ansaldo Energia, Elettra Progetti, Siirtec, Renco e Prysmian (leader mondiale dei cavi, con un fatturato da 7 miliardi di euro all'anno), viene contestato di aver agevolato l'Eni, sovra-fatturando i propri compensi, e permettendo che la differenza venisse utilizzata, con operazioni bancarie estero su estero, per pagare tangenti "a pubblici ufficiali stranieri". Le società, per garantirsi gli appalti Eni, avrebbero partecipato a creare "provviste di denaro", "pianificando strategie di avvicinamento nei confronti di pubblici ufficiali e organizzando pagamenti di tipo corruttivo". Il coinvolgimento delle aziende è legato alla responsabilità giuridica degli enti, prevista dal codice con la legge 231. Fino ad adesso, la procura ha scoperto pochissime carte. Anche la nuova lista di società indagate, è stata formalizzata in una proroga ... [segue]
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A Maria Pia Brighenti, Maria Ghelia, Gianluca Cecere e Filippo Foti piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 13/03/12

Gli studenti del “Dante Alighieri” di Pantelleria al Concorso "Un poster per il Mare"
http://www.facebook.com/photo.php?....2117330.1063270409&type=1&theater

Questi sono invece i nomi degli studenti della Scuola secondaria "Dante Alighieri" di Pantelleria che partecipano alle selezioni nazionali del "Concorso per un Poster" sul mare promosso dal "Festival Mondial de L'Image Sous marine". Guidati dai loro insegnanti Antonella Licari e Giuseppe Pellegrino, i ragazzi panteschi hanno presentato ben 51 elaborati. I loro lavori saranno Domenica prossima a Torino al vaglio dell'apposita giuria , la quale dovrà scegliere i disegni che rappresenteranno l’Italia al "Concour International d’Affiche" in programma ad Antibes il prossimo Maggio 2012. Ricordo che tra tutti i disegni che nella finale del concorso risulteranno vincitori nelle varie categorie sarà scelta l'opera che diventerà il poster del Festival Mondial de l’Image Sous-Marine a Marsiglia nell’Ottobre del 2013.

Scuola Secondaria di I° Grado “Dante - Via Salibi, Pantelleria
Ins. Giuseppe Pellegrino
(27 elaborati)
65. Fabiola Spata, Sofia Gamba e Mara Salerno (12 anni)
66. Aurora Di Malta, Laura Guida e Gianpiero Garsia (11 anni)
67. Manuel Raffaele, Mattia Errera, Dario Ferrante, Cristina Almanza (12 anni)
68. Chiara Consolo, Adriana Marino, Silvia Piredda e Giorgia Piredda (11 anni)
69. Salvatore Modica, Antonio Borraco e Simone Sana (11 anni)
70. Vlad Burlas (11 anni)
71. Tamara Farina (13 anni)
72. Antonino Almanza (11 anni)
73. Giorgio Liuzza (12 anni)
74. Battista Consolo (11 anni)
75. Fabrizio Brignone, Alessia Gamba, Marika Pucci, Monica Pinna, Graziella Lorefice e Giacomo Belvisi (12 anni)
76. Elisa Zaccagni (12 anni)
77. Paola Salvo, Chiara Farina, Dario Belvisi, Vincenza Errera e Cristina Brignone (11 anni)
78. Jessica Belvisi e Giusy Resta (11 anni)
79. Marianna Spata, Giuseppe D’Aietti ed Alessia Rizzo (11 anni)
80. Debora Fontana ed Andreea Pricop (11 anni)
81. Caterina Lo Presti e Priscilla Maccotta (13 anni)
82. David Ruggieri, Lorenzo Medici ed Andrea Giacalone (11 anni)
83. Myriam Davola, Giada Valenza e Dylan Bonomo (11 anni)
84. Maruen Sbaa (11 anni)
85. Stefania Bonomo (11 anni)
86. Francesca Lo Pinto (13 anni)
87. Francesca Giacalone, Alessia Farina e Sofia Micelli (11 anni)
88. Giusy Errera (11 anni)
89. Fatima Sbaa (11 anni)
90. Francesco Patanè, Francesco Rizzo, Roberto Palermo Florio e Michele Palermo (11 anni)
91. Asia Arbola ed Angela Bentifeci (11 anni)
Ins. Antonella Licari (24 elaborati)  
92. Bruna Sana e Giorgio Farina (11 anni)
93. Martina Fontana, Emanuele Cappello ed Alice Romano (11 anni)
94. Adela Koshi (13 anni)
95. Beatrice Colombarini, Caterina Culoma e Mariagrazia Belvisi (13 anni)
96. Giuseppe Mattia Conudo (11 anni)
97. Federica Patane’, Clara Pinna, Magda Silvia, Federica Spanò e Michael Di Mascio (13 anni)
98. Elisa Russotto (12 anni)
99. Fabrizio Gabriele, Enrico Valenza, Mauro Bonomo e Manuel Bonomo (12 anni)
100. Francesco Alcamo, Teresa Rizzo e Maria Chiara Culoma (11 anni)
101. Serena Maria Lucio (13 anni)
102. Marina Zaccagni (12 anni)
103. Franco Rodo (12 anni)
104. Ivan Acobo (12 anni)
105. Riccardo Conoscenti (12 anni)106. Marco Mura (11 anni)
107. Alessia Paia e Madalina Apetrocei (11 anni)
108. Alessio Fontana (11 anni)
109. Anna Fiamma Di Mascio e Bice Pavia (11 anni)
110. Bruno Biagio, Fabrizio Cutul, Erik Brignone e
111. Manuel Draghici, Christian Greco, Fortunato Busetta e Gloria Busetta (11 anni)
112. Alex Greco, Alessio Busetta, Donato Giacalone ed Emanuele Rizzo (14 anni)
113. Maria Rosa Consolo (12 anni)
114. Arianna Gorska ed Helena Zanchetta (12 anni)
115. Barbara Errera (12 anni)

Per altri particolari sul concorso vedi la pagina di Facebook:
http://www.facebook.com/pages/Un-Poster-per-il-Mare/268869176523504
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A Mauro Brusà e Fabio Russo piace questo elemento.
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Bonus carburanti. Arrivano i soldi per patentati lucani
di Luigia Ierace
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=489256&IDCategoria=1


29 Gennaio 2012. - POTENZA - Arrivano i soldi del petrolio direttamente nelle tasche dei cittadini attraverso la card bonus idrocarburi: 100 euro e 70 centesimi che andranno a beneficio dei circa 290 mila patentati, maggiorenni, residenti in Basilicata che ne hanno fatto richiesta. Parte, infatti, da domani, lunedì 30 gennaio, l’accredito della somma sulle card rilasciate. Tutto secondo la tempistica fissata dalla Direzione generale del Dipartimento per l’Energia del Ministero dello Sviluppo economico. È terminata regolarmente la fase di invio delle card e si procede secondo il programma definito con Poste Italiane. Ormai il bonus è in dirittura d’arrivo, ma è inutile affrettarsi alle poste per attivare la card (chi non lo avesse già fatto) o ai distributori di carburante (chi ha già attivato la carta alle Poste). Le operazione di accredito si completeranno il 17 febbraio e dal 18 febbraio tutte le card saranno cariche. Il che vuol dire che i cittadini, con la card già attiva, potranno consumare il bonus dal 18 febbraio, anche in unica soluzione. L’unico vincolo è dato dal fatto che il bonus è spendibile esclusivamente nei distributori di carburante abilitati al circuito Mastercard. In questi giorni stanno, quindi, arrivando nelle case dei lucani le ultime card o pin. E questo sta spingendo molti ad affrettarsi alle Poste per attivarle. Operazione molto semplice ... [segue]
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Anche il TG di Rai Uno ha parlato stamane di questa Carta Bonus ! E la chiamano addirittura "Green Card" ! Una volta la "Green Card" era una carta cui molti italiani, specialmente quelli delle regioni del Sud, aspiravano con ansia. Era infatti quel documento che permetteva ai fortunati titolari di poter lavorare negli Stati Uniti. Oggi invece la "Green Card" è tutt'altro... E' una specie di carta di credito (valore 90 euro) riservata agli abitanti patentati della regione più povera e inquinata di Italia, offerta loro dallo Stato Italiano come "risarcimento" dei danni sanitari e ambientali loro procurati dalle compagnie petrolifere: danni passati presenti... e futuri !!! Già anche futuri, in quanto il rilascio della nuova "Green Card" viene annunciato con enfasi dal governo italiano proprio per bilanciare l'effetto dei prossimi nuovi impianti di trivellazioni petrolifere in quella martoriata regione... Ma da dove arriveranno i fondi per queste nuove "Green Card" per i patentati lucani ? E qui viene il bello ! Dagli aumenti del 3% di royalties sulla produzione che le stesse compagnie petrolifere verseranno allo Stato Italiano !!! Se si pensa che le multinazionali petrolifere, di fronte alle royalties richieste abitualmente da altri stati tra il 60% e il 90% della produzione, considerano già l'Italia il Paese di Bengodi, versando nelle nostre casse statali soltanto tra il 4% (per la produzione off-shore) e il 10% (per quella in-shore), e godendo anche di altre franchigie iniziali a compensa delle spese di ricerca..., si può ben capire come siano bel felici di aderire a questa proposta del nostro "governo di tecnici"... Se prima erano costretti a versare di nascosto "mazzette" a mediatori più meno legati a vari livelli istituzionali per ottenere le "concessioni" a totale insaputa dei cittadini interessati, ora con la "Green Card" si fa tutto in totale trasparenza e alla luce del sole... E la "Green Card" diventa una vera e propria "mazzetta di stato", versata ai cittadini lucani dallo stato... Sì dallo Stato italiano, purtroppo, che si fa mediatore". Proprio un bel passo avanti...
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Notizia pubblicata con il titolo "Risarcimento dei danni sanitari ed ambientali. La Green Card e la Mazzetta di Stato" da "Pantelleria Internet Com - News  9128" del 17/02/2012. Vedi: http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8262
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Tre post successivi in tema del sottoscritto su Fb
Qui ci sono tutte le informazioni necessarie per ricevere e utilizzare la "Green Card Bonus"... Ma non si diceva che si voleva ridurre la burocrazia ? Ah già, quando la "mazzetta" diventa "palese" bisogna evitare che ci sia la "mazzetta" sulla "mazzetta" ...
Vedi: http://www.basilicatanews.com/2012/01/card-idrocarburi-basilicata.html
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Qui invece abbiamo il link che consente l'ascolto del telegiornale di RAI 1 delle 8,30 di stamane 13/03/12 che ha dato le ultime notizie sulla "Green Bonus Card" per i patentati lucani. Per il 2011 l'importo del Bonus è di € 100,70, mentre ciascuno dei 290.000 cittadini lucani che pare abbiano fatto richiesta della carta, dovrà pagare € 9,50 ciascuno per il suo rilascio.
Vedi http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/edizioni/ContentSet-9b3ab64b-a1b3-4417-a042-62b844351833-tg1.html

E per finire Infine una curiosità. Quest'ultimo è il link ad un articolo di "Leggi Oggi" dell'Agosto dello scorso anno che riferisce sull'ordinanza del Tar del Lazio che di fatto aveva bocciato il “bonus idrocarburi”, una delle misure approvate dal Parlamento con decreto interministeriale del 12.11.2010 a sostegno dello sviluppo. Il Tribunale Amministrativo del Lazio con la sua ordinanza n. 2829 del 28.7.2011 aveva infatti sospeso l’operatività del decreto del governo Berlusconi con il quale si era disciplinata l’applicazione dell’art. 45 della L. 99/2009, prevedendo appunto l’istituzione di un fondo per la riduzione del prezzo alla pompa dei carburanti. E poi ? Il "Governo dei Tecnici", non trovando di meglio per la crescita e lo sviluppo, ha ignorato quel decreto del TAR e ha fatto suo quella misura dell'odiato Berlusconi portandola in porto... Che bravi, e quanta fantasia !!!!
http://www.leggioggi.it/2011/08/03/tar-lazio-il-bonus-idrocarburi-non-sha-da-fare/

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Post di Terenzio Bove (gruppo Indignati Lucani)

Aspetta che tra un po' ci manderanno la tessera per andare a comprare il pane!
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Post Luigi Sacco (gruppo Indignati Lucani)

Si, ci faranno lo sconto del 50% sul loculo quando creperemo di tumore I
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Post di Filippo Foti

In questa "Card" vedo solo il colore "Green" e l'immagine di una famigerata trivella, messa artatamente obbliqua solo per non renderla troppo visibile. Ciò rappresenta una vergogna per il governo italiano e soprattutto per la politica che sta speculando sulle non dirette assunzioni di responsabilità per mettere in riga gli italiani. Ma i partiti stanno pagando e pagheranno a caro prezzo con lotte intestine questo atteggiamento vigliacco. Sta di fatto che tra tante mazzette "invisibili" questa almeno si vede.. e c'è da "riesumare", putroppo un vecchio "adagio": "Si stava meglio, quando si stava peggio" ... in un paese inadeguato a coesistere con il mondo globalizzato!
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Post di Guido Picchetti

Forse ti sarà sfuggito, ma stamane ne hanno dato notizia addirittura sul TG di Rai Uno delle 8,30, benchè il provvedimento sia già prevista da Luglio dello scorso anno ... Non sarà perchè non sta avendo il successo sperato che interessa anche le Poste Italiane ?
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Post di Maria Ghelia

Si va sempre di male in peggio, purtroppo!
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A Mario Di Giovanna, Non Daniele Marranca, Michele Sassano, Antonio Colacino, Paolo Cirigliano, Maria Ghelia e Filippo Foti piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 12/03/12

Fuoriuscita di petrolio in Basilicata: allarme per le coltivazioni
di Silvana Santo
http://www.greenstyle.it/fuoriuscita-di-petrolio-in-basilicata-allarme-per-le-coltivazioni-8202.html


12 marzo 2012. - In Basilicata è allarme per una fuoriuscita di petrolio da un oleodotto dell’Eni. La perdita di greggio, causata da un pozzetto in avaria, è avvenuta in località Giulianello di Metaponto, nel territorio comunale di Bernalda (Matera), lungo la condotta che trasporta il petrolio da Viggiano (Potenza) alla raffineria di Taranto. Secondo l’Eni si tratta di una quantità modesta, ma le rassicurazioni dell’azienda non sono bastate a dissipare i timori della popolazione. L’area interessata dalla fuoriuscita di petrolio è vasta circa un ettaro e comprende appezzamenti di terreni demaniali non coltivati. Scongiurato, a quanto pare, il rischio di danni alle colture agricole. Nonostante questo, l’amministrazione comunale di Bernalda ha chiesto un incontro con i responsabili dell’Eni, del Dipartimento Ambiente della Regione Basilicata e della Prefettura per fare il punto della situazione:
"La società petrolifera ci ha detto che l’allarme scatta solo quando si raggiunge una certa quantità di sversamento – ha dichiarato l’assessore comunale all’Ambiente, Massimiliano Cospite – A questo punto ritengo sia stata una vera fortuna che noi amministratori, assieme ad alcuni cittadini del luogo, abbiamo allertato l’Eni, insospettiti dall’acre odore di petrolio."
È stato proprio l’allarme scattato dalle denunce dei cittadini a far partire tempestivamente le operazioni di controllo e di messa in sicurezza dell’area. I tecnici dell’Eni, infatti, hanno potuto subito intercettare la perdita e trattare i terreni invasi dal petrolio con speciale materiale assorbente e appositi aspiratori. Un intervento tempestivo che non è bastato a evitare la reazione degli ambientalisti: "Quasi certamente – denuncia l’associazione Ola (Organizzazione lucana ambientalista) – dobbiamo cominciare a fare l’abitudine ad incidenti del genere, vista la ragnatela di oleodotti interrati nel nostro sottosuolo e visto i chilometri di oleodotti che dovranno essere ancora realizzati per trasportare, prima nei centri oli e poi a Taranto, il petrolio da estrarre da Corleto Perticara (50 mila barili al giorno) e dai monti di Marsico/Tramutola (26 mila barili al giorno).
Fonte: Gazzetta del Mezzogiorno
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

... E frattanto in Basilicata le cose vanno sempre meglio... Si è verificata una fuoriuscita di petrolio dalla condotta che trasporta il petrolio da Viggiano (Potenza) alla raffineria di Taranto. E l'allarme è scattato solo a seguito delle denunce dei cittadini insospettiti dall'acre odore di petrolio sparsosi stavolta su appezzamenti di terreni demaniali fortunatamente non coltivati.
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A Roberto Giacalone piace questo elemento.
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Trivellazioni nel Parco del Cilento: domani Shell incontra i sindaci
di Beppe Croce
http://www.greenstyle.it/...cilento-domani-shell-incontra-i-sindaci-8200.html

12 marzo 2012. - Prosegue la mobilitazione degli enti locali e dei cittadini contro il progetto di Royal Dutch Shell che vorrebbe trivellare un pozzo esplorativo a due passi dal Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Domani, infatti, ci potrebbe essere un incontro tra Shell e gli otto sindaci dei comuni interessati dal permesso di ricerca “Monte Cavallo”. Si terrà a mezzogiorno in un hotel di Atena Lucana alla presenza dei giornalisti. La scelta di Shell di incontrare i sindaci e i giornalisti, ma non i cittadini, è stata criticata dal Comitato “No al petrolio nel Vallo di Diano”, che la reputa discutibile: "Apprendiamo dai mezzi di comunicazione che la Shell ha intenzione di incontrare privatamente gli 8 sindaci interessati dall’operazione “Monte Cavallo” ed i giornalisti per un appuntamento “informativo”. L’incontro avviene in concomitanza con l’audizione in commissione Ambiente della Regione Campania degli stessi sindaci che, a rigor di logica, dovranno scegliere tra stare a Napoli o ad Atena Lucana; per coerenza, stando a quanto solennemente affermato 3 giorni fa in Comunità montana Vallo di Diano, i sindaci saranno a Napoli".
I sindaci, infatti, si sono impegnati a non incontrare Shell prima di aver chiesto un pronunciamento dei rispettivi consigli comunali. Una mossa che, da una parte, serve a prender tempo e, dall’altra, a rafforzare il potere politico dei sindaci nel portare avanti una eventuale opposizione alle trivellazioni. Resta effettivamente il dubbio sul perché la Shell abbia convocato i sindaci sapendo che non potranno esser presenti all’incontro, visto che saranno a parlare di Monte Cavallo in Regione. La speranza è che non sia un goffo tentativo di far passare i sindaci come l’opposizione che non vuole dialogare. Nel frattempo, però, il Comitato ha già iniziato a raccogliere le firme per dire no al petrolio nel parco.
Fonte: Giornale del Cilento
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

La minaccia si fa sempre più concreta... purtroppo... e con la connivenza delle autorità centrali...
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A Roberto Giacalone piace questo elemento.
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I bimbi di Pantelleria al Concorso "Un poster per il Mare"
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/photo.php?....2117330.1063270409&type=1&theater

12/03/2012. - Questi sono i nomi dei bimbi della Scuola dell'Infanzia "Collodi" di Pantelleria che, guidati dalla loro insegnante Teresa Foiadelli, partecipano allle selezioni nazionali del "Concorso per un Poster" sul mare promosso dal "Festival Mondial de L'Image Sous marine". Domenica prossima si riunirà a Torino la giuria per la selezione dei disegni che rappresenteranno l’Italia al "Concour International d’Affiche" in programma ad Antibes il prossimo Maggio 2012. Tra i disegni vincitori del concorso nelle varie categorie partecipanti sarà scelta l'opera che diventerà il poster del Festival Mondial de l’Image Sous-Marine a Marsiglia nell’Ottobre del prossimo anno.

Scuola dell’Infanzia “Collodi” - Via Salibi, Pantelleria (Tp)
Ins. Teresa Foiadelli
(con 11 elaborati)

9.   Lavoro di Gruppo Sezione D (23 bimbi 3, 4 e 5 anni)

10. Raquel Ferrandes (7 anni)

11. Rebecca Di Malta (5 anni)

12. Giuseppe Lo Pinto (5 anni)

13. Karim Arfoui (5 anni)

14. Michelle Grillo (5 anni)

15. Celine Bigrat (5 anni)

16. Adriana Campo (5 anni)

17. Kevin Anzaldi (5 anni)

18. Martina Lo Pinto (5 anni)

19. Giuseppe Bernardo (5 anni)

(dalla pagina su FB "Un Poster per il mare")
http://www.facebook.com/pages/Un-Poster-per-il-Mare/268869176523504

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Stessa nota anche su "Pantelleria Internet Com - news 9101 del 13/03/2012
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8235

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A Patrick Rossetti, Maddalena Giacalone, Marino de Falco, Giuseppe Galiano, Gente Di Mare Divingsailing, e Sandro Casano e piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB dell' 11/03/12

Fede, Speranza e Carità... Una preghiera ai vescovi italiani
di Guido Picchetti (da una mia nota su FB)
http://www.facebook.com/note.php?note_id=388995744445580


Ancora un forte intervento di Maria Rita D'Orsogna che condivido in pieno e che, con il suo permesso, riprendo e faccio mio,
assumendone piena responsabilità. E' un intervento forte, me ne rendo conto. Può sembrare a prima vista un atto d'accusa, ma
è in realtà più una "preghiera", rivolta a quella Chiesa cattolica cristiana che ci accompagna dalla nascita dalla morte, da
quando, ancor prima di avere l'età della ragione, entriamo con il battesimo a farne parte, fino al momento in cui, poveri
peccatori, lasciamo questa "valle di lacrime" che è, per i più, la vita terrena... Una Chiesa verso la quale il sottoscritto, anche
se non è cattolico praticante, ha il massimo rispetto per i principi di Fede, Speranza e Carità su cui basa i suoi fondamenti e
che La portano ad intervenire a difesa dei più deboli e meno fortunati. Ed è a questi principi che la "preghiera" di Maria Rita si
richiama, chiedendo ai vescovi di una regione italiana, particolarmente sfortunata, la Basilicata, di far sentire la loro voce in un
momento decisivo per il futuro dei suoi abitanti... Una "preghiera" di intervento che però, a mio giudizio, può essere estesa,
senza presunzione e in tutta modestia, a tutti i vescovi del nostro Paese, chiamato in questo momento in tante parti del suo
territorio a delle scelte decisive per il suo futuro, per la soluzione di certi problemi che non possono essere più a lungo ignorati
e neppure sottovalutati, ma che richiedono delle valutazioni chiare da assumere nella massima trasparenza, senza che
interessi particolari nascosti alterino o confondano i termini reali delle questioni...(gp)

Lettera ai vescovi di Basilicata - parte prima
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.com/2012/03/lettera-ai-vescovi-di-basilicata-parte_09.html
 
    
     Cronistoria: il primo invio di lettere in forma cartacea da parte mia verso i 5 vescovi di Basilicata - Agostino Superbo, Vincenzo Orofino, Giovanni Ricchiuti, Gianfranco Todisco, Salvatore Ligorio- è stato verso la metà di Aprile del 2011. Non ho ricevuto risposta alcuna. In seguito, nel Giugno 2011, ho mandato ai vescovi di Basilicata questa email che ora rendo pubblica. Mi rispose solo uno di loro. La prossima puntata sarà la lettera finale, di questi giorni.
     Come già detto, non sono nessuno ma non posso accettare che la Chiesa stia zitta di fronte a questo scellerato raddoppio lucano e alla devastazione ENI, Total e ora anche Shell. Questo è il mio tentativo di ricordare loro che hanno delle responsabilità morali e che il silenzio non è accettabile. Il cristianesimo - quello che hanno insegnato a me almeno - è per i deboli, è per la vita, è per la giustizia. Non è per i prepotenti, per la paura e per il silenzio.
     E no, non sono anticlericale. Sono solo una che vuole che la parole vadano di pari passo con i fatti. Altrimenti il Vangelo è solo una favola.

Los Angeles, 7 Giugno 2011

Gentile Vescovo,
      Mi chiamo Maria Rita D'Orsogna, sono un fisico, ho 38 anni e sono professore associato in matematica applicata in una Università Californiana. Da vari anni mi adopero per evitare che l'Abruzzo e per quanto mi è possibile altre regioni d'Italia si trasformino in un enorme campo di petrolio, come purtroppo già accaduto in Basilicata. Le ho scritto circa un mese fa via posta cartacea per chiederle un intervento della chiesa di Basilicata sul tema delle estrazioni petrolifere nella sua regione.
      Sarò molto schietta. Io trovo che sia semplicemente inaccettabile che la Chiesa di Basilicata non abbia nulla da dire riguardo alla questione petrolio, quando ogni santo giorno ci sono notizie di incidenti, sversamenti, proposte di raddoppiare le estrazioni, campi inquinati, persone che si sentono male, aumenti di malattie, laghi inquinati, pesci morti e sorgenti chiuse.
      Da cattolica praticante sono letteralmente scandalizzata e mi vergogno profondamente di questo silenzio assordante che nulla ha a che fare con lo spirito più autentico del Vangelo, che è fatto di impegno, di voglia di difendere gli indifesi, di mercanti scacciati dal tempio, di posizioni prese anche quando sono scomode. Qui non si tratta di ambientalismo fine a sè stesso, di posizioni ideologiche, di destra o di sinistra. Qui si tratta della vita delle persone, quella stessa vita che la Chiesa, a parole, dice di voler difendere. Ma la vita non è solo la lotta all'aborto o all'eutanasia o alla pillola anticoncezionale. La vita è anche tutto quello che c'è in mezzo tra il nascere e il morire. La vita è fatta di aria che si respira, di cibo che si mangia, di acqua che si beve, di speranze per un futuro migliore, di giustizia sociale per tutti.
      In Basilicata, in Val d'Agri, l'ENI ha distrutto tutte queste cose e non ci sono mezze parole per dirlo. La Chiesa d'Abruzzo ha avuto il coraggio di pronunciarsi contro le estrazioni petrolifere, per via dell'intera Conferenza Episcopale d'Abruzzo e di Molise, ed è stata da sempre al fianco dei cittadini nella lotta al petrolio e alla costruzione di un Centro Oli del tutto simile a quello di Viggiano. Anche la Diocesi di Termoli e di Larino si è espressa contro le trivellazioni nel Mare Adriatico.
      Perchè invece la Chiesa lucana tace da 15 anni a questa parte? Di cosa si ha paura? Sono i petrolieri, gli affaristi e i politici collusi che dovrebbero avere paura, e non la Chiesa. La gente ha fame di una chiesa attiva, che si sporchi le mani con i loro problemi reali, calati nel concreto, proprio come Gesù, che prima di predicare dava da mangiare alla gente e li curava dalle malattie. Ecco, mi auguro che la Chiesa di Basilicata possa finalmente prendere posizioni nette e schierarsi contro l'ulteriore distruzione della regione perchè sono in arrivo altri pozzi, altri centri oli, altri parchi violati nell'assenso apatico della quasi totalità della classe politica di Lucania. Mi auguro che la Chiesa di Basilicata possa lavorare in difesa della vita vera e al fianco di tutti quelli che da anni si adoperano per una Basilicata migliore, finora lasciati troppo soli.
      Ecco qui la chiesa d'Abruzzo e di Molise:
http://rassegna.governo.it/testo.asp?d=32724524

http://www.diocesipescara.it/uffici/sociale/una-nuova-sobrieta-per-abitare-la-terra
http://ilcentro.gelocal.it/,,,news/d-abruzzo-premio-a-ghidelli-e-d-orsogna-2312182
http://www.diocesitermolilarino.it/news.php?id=140

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Post di Filippo Foti
Condivido e nel leggerla, come ti ho detto per M.P., ho provato anche una certa commozione per i contenuti espressi dalla prof. M.R. D'Orsogna.
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Post di Maria Ghelia
Come al solito molto precisa e schietta!
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A Filippo Foti, Maria Ghelia,Fiorenza Gianni, Guido Pietroluongo e Mariella Morselli piace questo elemento.
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- Dal 1 al 10 Marzo 2012

Dalla mia Bacheca su FB del 10/03/12

Corrado Passera, amico dell'ENI-AGI, e del petrolio italiano...
di Guido Picchetti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=60625734

E' la risposta di Maria Rita D'Orsogna al "regalo" che Corrado Passera (ministro dello Sviluppo Economico dell'attuale governo di tecnici...) sta facendo a tutti noi secondo quanto riferito nei due articoli pubblicati ieri 9 Marzo 2012 da "Ecoblog", articoli da me prontamente ripresi proprio in bella evidenza sulla mia Bacheca di Facebook...
Avevo definito quel "regalo" ironicamente "bello"... E tanti miei amici che ieri mi hanno scritto su FB per ben altro motivo (e che ringrazio ancora una volta affettuosamente...), sanno perchè ho parlato di "regalo"... Mi è venuto spontaneo, ma posso qui riconfermare che peggior "regalo" per noi tutti davvero non poteva esserci...
Ma oggi è stata Maria Rita a fare un meraviglioso regalo a tutti noi. Ed è proprio l'articolo con cui risponde di getto, parola per parola, a quanto Corrado Passera ha prospettato per le prossime scelte energetiche del nostro Paese con i suoi interventi diffusi dall'agenzia AGI, guarda caso agenzia giornalistica dell'ENI, e ripresi poi nella stessa giornata di ieri da vari organi di stampa.
Quelle di Maria Rita sono parole dettate dal cuore, ma basate su dati di fatto precisi, e delle cui fonti, com'è sua abitudine, ci fornisce i dovuti rifermenti permettendo a chiunque di verificarne la validità... Parole che, con il permesso di Maria Rita, faccio qui anche mie, condividendole in pieno, e augurandomi che abbiano l'ascolto che meritano... Per il bene del nostro futuro e di quello dei nostri figli... Questo sì che è un bel regalo, anzi bellissimo per tutti noi... Di più difficilmente si può fare... (gp)

I due articoli di ieri su "Ecoblog":
a) "Shell cerca petrolio vicino al Parco Nazionale del Cilento", di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/shell-cerca-petro...lento-8139.html

b) "Passera: meno incentivi alle rinnovabili e più petrolio per l’Italia", di Guido Grassadonio
http://www.greenstyle.it/passera-meno-ince...l#ixzz1oeAAryZ6

Corrado Passera, amico dell'ENI-AGI, e del petrolio italiano...
di Maria Rita D'Orsogna

SATURDAY, MARCH 10, 2012. - Inizia l'attacco di tale Corrado Passera, l'uomo amico delle banche, ministro per caso, contro i cittadini d'Italia che vogliono *solo* difendere i loro territori, la loro vita, i loro polmoni.

Tale Passera afferma - naturalmente su intervista dell'AGI - l'azienda giornalistica italiana di proprietà del 100% dell'ENI e parlando della sconosciuta associazione "Italiadecide" che: "Non tutti sanno che l'Italia ha ingenti riserve di gas e petrolio. Una parte importante di queste riserve e' attivabile in tempi relativamente rapidi, consentendo di soddisfare potenzialmente circa il 20% dei consumi (dal 10% attuale)".

Forse, ma tutti sanno che l'Italia è il paese del sole e che siamo molto indietro rispetto, per esempio, alla Germania che produce circa il doppio dell'energia fotovoltaica rispetto all'Italia, sebbene abbiano molto meno sole di noi. Forse, ma tutti quelli con un po di sale in zucca - non è il caso di Passera che avrà nella zucca solo il soldi delle sue banche - si renderanno conto che l'Italia *non è l'Arabia Saudita*. Dove vuole trivellare Passera? Ovunque ti giri in Italia c'è un paese, un parco, una spiaggia, un campo, un vigneto. C'è la vita. Non abbiamo deserti, non abbiamo lande desolate. Siamo un paese sismico, siamo un paese in cui, in generale, il petrolio e il gas sono di qualità scadente e portano solo guai - subsidenza, perdite, inquinamento, puzza. Vuole trivellare caro Passera? Bene, dia l'esempio. Ci dica dove vive, e lo facciamo nei campi attaccati alle sue case un nuovo centro oli, dei bei pozzi luccicanti, e visto che ci siamo anche un po' di oleodotti.

C'è mai stato lei Passera in Basilicata? Sa che vuol dire trivellare? Ah, si dimenticavo, la Basilicata è lontana dalle sue luccicanti banche, per cui più facile fare propaganda sui giornali dell'ENI, i principali responsabili di questo disastro che lei appoggia. Si vergogni signor ministro. Aggiunge il nostro eroe: "Muoversi decisamente in questa direzione - ha proseguito il ministro - potrebbe consentire di attivare 15 miliardi di euro di investimenti e 25.000 posti di lavoro stabili e addizionali; ridurre la nostra bolletta energetica di importazione di oltre 6 miliardi l'anno, aumentando quindi il Pil di quasi mezzo punto percentuale; ricavare 2,5 miliardi di euro di entrate fiscali, sia nazionali che locali."

Ma dove li pigliano questi numeri? Caro Passera, forse ENI e le sue banche non le hanno detto che nonostante tutte queste balle che lei propaganda, la Basilicata è la regione più povera d'Italia, parola di Istat! E allora tutto questo lavoro, tutti questi soldi, se pure esistono, non sono certo per i residenti locali. A quelli solo povertà, inquinamento, disperazione. Come sempre, chi ci guadagna dal petrolio italiano sono solo gli speculatori - parenti stretti delle banche. Ecco che allora AGI-ENI-Passera sono tutti amici. Ce n'è un po' per tutti.

Conclude Passera: "Per fare tutto questo dobbiamo adeguare agli standard internazionali la nostra normativa di autorizzazione e concessione, che oggi richiede passaggi autorizzativi lunghissimi ed è per molti aspetti molto più restrittiva di quanto previsto dalle normative europee."

E si, certo, va bene. Come detto, iniziamo dal suo paese di residenza, caro Passera. Accanto al suo ospedale, accanto ai campi da dove viene il cibo che lei mangia, nel mare dove lei va a farsi il bagno. Se la beva lei l'acqua inquinata, se le mangi lei le carpe avvelenate. Mandi lei i suoi figli a respirare l'aria pura al sapore di zolfo. Ci dia l'esempio, e si porti con lei quella macchina di propaganda che è l'AGI e l'ENI.

Vuole fare come l'Europa? Bene le dico io cosa fare: "Non si è mai visto in un paese *civile* che una ditta petrolifera sia proprietaria del giornalismo nazionale. Vietiamo all'ENI di fare giornalismo. Non si è mai visto in un paese *civile* che la Mafia sia la prima industria nazionale. Combatta quella. Non si è mai visto in un paese *civile* che ci siano rappresentanti politici con la fedina penale sporca. Si accanisca contro di loro." Occorre essere più intelligenti di questa gentaglia che se ne sta seduta nei lussi dei palazzi governativi italiani - e vi assicuro che non si fanno mancare niente - incuranti della gente normale, dei nostri diritti, della nostra volontà.

Passera, lasci in pace l'Italia. Lei e le sue banche avete già fatto troppi guai. Basta. Ah, un'ultima cosa: invece di inventarvi fantomatiche associazioni "Italiadecide", andate a parlare con la gente vera, di Basilicata, d'Abruzzo, di Sicilia, i Puglia, e poi vediamo cosa decidono gli Italiani veri. Chi c'è dentro "Italiadecide" ? Ma certo, tutti quelli che ci hanno portato fin qui: Giuliano Amato, Alessandro Campi, Vincenzo Cerulli Irelli, Paolo De Ioanna, Gianni Letta, Massimo Luciani, Domenico Marchetta, Pier Carlo Padoan, Angelo Maria Petroni, Giulio Tremonti, Luciano Violante, Nicolò Zanon.

Passera, all'aceto pure lei.

http://dorsogna.blogspot.com/2012/03/corrado-passera-amico-delleni-agi.html

http://www.agi.it/research-e-sviluppo/notizie/...energia_passera_rilanciare_produzione_nazionale_idrocarburi
http://www.italiadecide.it/Associazione/Statuto.aspx

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Stesso articolo anche su "Pantelleria Internet Com - News 9115" del 15/03/12
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8249
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Post di Maria Ghelia
Non ha dimenticato proprio nulla Maria Rita !!!
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Post di Renato Ghittoni su "Indignati Lucani"
Come potrebbe essere l'Italia... nei desiderata di Passera, dell'Eni e dell'agenzia AGI !!!
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A Mauro Brusà, Gianluca Cecere, Giò Nastasi, Civico Diffuso Museo Noli, Fabrizia Arduini, Paolo Cirigliano, Maria Ghelia e Renato Ghittoni piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 9/03/12

Passera: meno incentivi alle rinnovabili e più petrolio per l’Italia
di Guido Grassadonio
http://www.greenstyle.it/passera-meno-incentivi-alle-rinnovabili-...8166.html#ixzz1oeAAryZ6


9 marzo 2012. - Qual’è la migliore politica energetica per assicurare un futuro al nostro Paese? In tempi di crisi, questa domanda assume dei torni quasi drammatici. La risposta che viene proposta non è univoca e varia, e di molto, a secondo di chi sia il soggetto a darla. Per il Ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, la scommessa da fare passa da una lato da una riduzione degli incentivi alle rinnovabili, dall’altro da cospicui investimenti sugli idrocarburi “made in Italy”. Ma andiamo con ordine.
Il peso delle rinnovabili sulle bollette è un tema noto, dovuto alla decisione di non considerare gli incentivi parte del bilancio di Stato (pagandoli con la fiscalità generale). Per il ministro Passera la situazione è giunta al suo limite: "Abbiamo già maturato 9 miliardi di euro all’anno di incentivi da pagare in bolletta per famiglie e imprese. Poiché gli incentivi durano per 15-20 anni, questo ‘debito’ vale tra i 150 e i 200 miliardi."
La soluzione, allora, dovrebbe essere solo una revisione decisa e forte del sistema incentivante. Contemporaneamente, però, Passera individua nuovi settori d’investimento nel gas e nel petrolio: "Forse non tutti sanno che l’Italia ha riserve ingenti sia di gas che di petrolio e una parte importante di queste riserve è attivabile in tempi relativamente rapidi."
Ma queste potenzialità ci sarebbero soltanto a livello teorico. Infatti, per il ministro a frenare il tutto sarebbero le lungaggini burocratiche: "Dobbiamo adeguare agli standard internazionali la normativa di autorizzazione e concessione che chiaramente non è oggi adeguata, richiedendo passaggi autorizzativi lunghissimi oltre ad essere per molti aspetti molto più restrittiva di quanto non sia previsto dalle normative europee che, a nostro parere, dovrebbero essere il punto di riferimento: non c’è ragione di andare oltre."
Il nostro timore è che questo “adeguamento” possa portare a sottovalutare l’impatto ambientale di certe opere, oltre i livelli già pericolosamente raggiunti in questi anni – come dimostrano le trivelle vicino alle Tremiti. Ma non sembrano queste le preoccupazioni principali del Ministro, che giunge ad indicare come obiettivo il riuscire a coprire da fonti interne: "... anche il 20% dei consumi rispetto al 10% attuale." Non proprio un piano energetico votato alla decrescita ed alla riduzione della produzione di CO2. Aspettiamo di vedere come replicheranno le associazioni vicine al mondo delle rinnovabili.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Prospettiva concreta per il futuro n° 2 ... No comment ... E non si tratta di prospettive alternative... ma che si sommano l'una all'altra... Di entrambe la notizia ufficiale è in data odierna, 9 Marzo 2012... Che bel regalo per tutti !!!
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Post di Andrea Gabriele

E' il risultato del referendum del giugno scorso. No al nucleare, sì a gas, petrolio e carbone (le uniche alternative); e con quello che costano, è meglio cercarli a casa nostra.
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Post di Vittorio Biagioni

Mi hanno CENSURATO il commento, naturalmente negativo per il GOVERNO, chissà se lo fanno anche con questo!!!
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Shell cerca petrolio vicino al Parco Nazionale del Cilento
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/shell-cerca-petrolio-vicino-al-parco-nazionale-del-cilento-8139.html

9 marzo 2012 13:01. - La multinazionale del petrolio Royal Dutch Shell ha intenzione di trivellare il Cilento e la Basilicata. Lo ha confermato l’amministratore delegato della compagnia Peter Voser che, parlando della zona del Vallo di Diano, al confine tra Salerno e Potenza, Campania e Basilicata ha detto: "E’ un’area alla quale siamo interessati e abbiamo alcuni blocchi in quella zona". Voser ha parlato poi dello stato nel quale si trova l’autorizzazione al Ministero dello Sviluppo Economico, affermando: "Non so se c’è già il via libera, dovrei fare delle verifiche prima di poter confermare."
AGI ricorda che l’istanza di ricerca di permesso in terra ferma si chiama “Monte Cavallo” ed è stata presentata al Ministero nel 2005. Quello che né Voser né l’Agi dicono, però, è che l’istanza “Monte Cavallo” è letteralmente confinante con il Parco nazionale del Cilento e Valle di Diano. Basta sovrapporre la mappa del parco (in arancione nella nostra immagine) con quella del permesso di ricerca depositata all’Ufficio Nazionale Idrocarburi e Miniere (il perimetro rosso) per vedere che la zona dove Shell vorrebbe fare i pozzi esplorativi e poi, in caso trovi il petrolio o il gas, i pozzi di estrazione veri e propri è incredibilmente vicina.
Voser afferma di non sapere se il Ministero abbia già dato l’ok al progetto petrolifero a due passi dal Parco Nazionale. Dal sito dell’Unmig, che però potrebbe non essere ancora stato aggiornato degli eventuali ultimi cambiamenti, Monte Cavallo risulta: "In corso valutazione ambientale dalla richiesta di presentazione della VIA all’emanazione del decreto VIA".
Quindi non ancora autorizzato, ma quasi. I comuni lucani e campani interessati da questo progetto sono 12: Atena Lucana, Brienza, Marsico Nuovo, Montesano sulla Marcellana, Padula, Paterno, Polla, Sala Consilina, Sant’Arsenio, Sassano, Teggiano, Tramutola. A questo punto la domanda è una sola: il ministro dell’Ambiente Corrado Clini e quello dello Sviluppo economico Corrado Passera concederanno alla Shell di trivellare esattamente davanti un Parco Nazionale stupendo come quello del Vallo di Diano?
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Prospettiva concreta per il futuro n° 1... No comment...
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8 Marzo 2012. Ida Tarbell, la storia della "Standard Oil"
di Guido Picchetti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=60607111


Questo pezzo Maria Rita D'orsogna lo ha scritto un anno fa, e lo ha pubblicato sul suo Blog l'8 Marzo 2011, in occasione della Giornata della Donna. Mi è capitata ieri sott'occhio e, se pure con un giorno di ritardo, vorrei riproporvela, come Maria Rita ha fatto anche lei sul suo FB, in omaggio a tutte le donne. E' una bella storia. La storia di una donna, Ida Tarpell, che oltre un secolo fa riuscì a fare qualcosa di impensabile, per quei tempi soprattutto "senza Internet ed aeroplani, - come scrive Maria Rita - e le donne stavano a casa, o al massimo facevano le insegnanti o le infermiere", ma con la forza e la tenacia che solo una donna sa rivelare quando si mette alla prova. Leggetela. Ne vale la pena. Ed è decisamente in tema con gli argomenti che di solito trattiamo in questo spazio.

Ida Tarbell, The History of Standard Oil
di Maria Rita D'Orsogna

How a female investigative journalist brought
down the world's greatest tycoon and
broke up the Standard Oil monopoly
All a man does should make for rightness and soundness,
that even the fixing of a tariff rate must be moral.

Ida Tarbell. Questo nome non dirà molto ai più, ma ne voglio parlare oggi, 8 Marzo 2011, perchè la sua è una storia bellissima di ispirazione e che quando mi sento demoralizzata e mi chiedo chi me lo fa fare, mi fa sentire meno sola e mi riempie di ammirazione e di rispetto. Ida Tarbell inventò il giornalismo investigativo e rivoluzionò il modo di rapportarsi degli Americani alle multinazionali del petrolio, cento anni fa, senza internet, senza aereoplani e solo per amore di giustizia.

Nacque nel 1857, in Pennsylvania, figlia di un piccolo imprenditore petrolifero. A quel tempo non c'erano le multinazionali e chiunque poteva mettersi lì a cercare oro nero sottoterra. Ad un certo punto sulla scena compare però Mr. John Rockefeller, petroliere spietato la cui intenzione era quella di emergere su tutti, con qualsiasi metodo possibile, legale o meno, intimidendo e rendendo la vita difficile a tutti i suoi competitori. La sua ditta si chiamava Standard Oil. Si dice che il protagonista di "There will be blood" con Daniel Day Lewis è stato ispirato in parte da lui.
Con il tempo la sua Standard Oil arrivò a detenere il 90% di tutta l'industria petrolifera USA e ingoiò pure la ditta del padre di Ida Tarbell. Passarono gli anni, e Ida trovò la sua strada come giornalista in un'epoca in cui le donne stavano a casa, o al massimo facevano le insegnanti o le infermiere.

Nel 1897 Ida Tarbell decise, di punto in bianco, di studiare la Standard Oil. Si prese la briga di spulciare tutti i documenti che poteva trovare sparsi per la nazione e si premurò di fare interviste ad esperti di leggi, scienziati, e pure con i petrolieri stessi. Cento anni fa, quando queste cose non si facevano, senza internet e senza niente se non la curiosità e il desiderio di trovare la verità. I capoccioni che lavoravano per la Standard Oil, credendo che la giornalista volesse scrivere testi di ammirazione, raccontarono la loro verità con molto candore, e rivelarono anche cose non proprio edificanti, come l'aver pagato politici, manipolato il mercato, minacciato i piccoli imprenditori e corrotto chi c'era da corrompere. Ida Tarbell mise insieme tutti i pezzi.

Ci mise cinque anni. Il suo primo articolo di denuncia contro la Standard Oil, le sue pratiche e John Rockefeller, comparve nel 1902 su una rivista che si chiamava "McClure's Magazine". Gli articoli durarono fino al 1904, e alla fine furono raccolti in un libro, dal titolo "History of the Standard Oil Company". Fu invitata a parlare in tutti gli angoli della nazione, e divenne amata ovunque la Standard Oil aveva fatto disastri - il che vuol dire in tutti gli USA.

Fu uno tsunami. Era la prima volta che il capo di una multinazionale così potente veniva messo sotto la lente dell'opinione pubblica. Ci fu un forte elemento di sorpresa e di stupore anche da parte dei lettori che mai avrebbero potuto immaginare comportamenti così poco morali da parte di un uomo così ricco e così famoso. Scrisse di Rockefeller: "And he calls his great organization a benefaction, and points to his church-going and charities as proof of his righteousness. This is supreme wrong-doing cloaked by religion. There is but one name for it -- hypocrisy."

Dalla sua opera giornalistica certosina nacquero movimenti di opposizione di popolo e politici allo strapotere della Standard Oil Trust. Ida Tarbell diede loro numeri, dati, fatti, alla gente per unirsi e chiedere cambiamento. Le leggi già esistevano - in particolare lo "Sherman Antitrust Act" del 1890 - ma fino ad allora la Standard Oil era riuscita a sfuggire dal braccio della legge.

Finalmente, grazie agli "exposè" di Ida Tarbell, la Standard Oil non potè più scappare dall'ira di popolo. Il presidente Teddy Roosevelt definì i vertici della Standard Oil i più grandi criminali della nazione e nel 1911 la Corte Suprema degli Stati Uniti impose la dissoluzione della ditta, in quanto cartello e monopolio. Le maggiori ditte di oggi - Chevron, Exxon-Mobil, Conoco-Phillips, Amoco, sono tutte derivate dalla Standard Oil di Rockefeller. Nel 1999 il New York Times mise i suoi articoli fra i cinque più influenti pezzi di giornalismo mai scritti nel 20esimo secolo. Le hanno fatto un francobollo e dato ogni sorta di riconoscimento, in vita e dopo la sua morte, nel 1944.

Tutto questo più di cento anni fa. In questi tempi di veline e di Ruby Rubacuori, mi sembra un bell' esempio di speranza.
http://dorsogna.blogspot.com/2011/03/ida-tarbell-8-marzo-2011.html

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Stesso articolo su "Internet Com - News 9089" del 10/03/2012

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8223

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Dalla mia Bacheca su FB dell' 8/03/12

A proposito di Bomba. Quando si fa disinformazione...
di Guido Picchetti (a margine di una foto postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?....2117330.1063270409&type=1&theater


Un bell'esempio di come si fa disinformazione. Mi riferisco all'articolo pubblicato da Italia Oggi il 6 Marzo u.s., che riprendo qui a seguire. Ma perchè "Italia Oggi" non spedisce ad intervistare i cittadini della Basilicata qualche suo giornalista che sappia leggere e scrivere, o che sappia almeno ascoltare, se non è in grado di documentarsi altrimenti ? E chieda ai lucani se davvero hanno risolto i tanti problemi occupazionali, che da sempre affliggono quella regione, e sono contenti del progresso tecnologico legato alle attività di "coltivazione" dei prodotti energetici nascosti nel sottosuolo dei loro territori ... E soprattutto se sono felici del "benessere" che è a loro derivato da una "coltivazione" tanto intensiva e progredita nella loro terra, che ha fatto si di questa Regione la maggiore produttrice di petrolio (però con il 6% appena del fabbisogno energetico nazionale...), ma procurando al tempo stesso un "benessere" tanto diffuso per gli abitanti delle valli interessate da queste belle "coltivazioni", che hanno fatto della Basilicata, dati Instat alla mano, la regione più povera e inquinata di Italia, se non d'Europa...

Tutti uniti, ma contro lo sviluppo. Nel sottosuolo del Teatino c'è del gas ma gli enti locali non vogliono che si estragga. Meglio i contributi e le assunzioni pubbliche che le trivelle
di Goffredo Pistelli - da "Italia Oggi" del 6/03/12

Nel sottosuolo del Teatino c'è del gas ma gli enti locali non vogliono che si estragga. Guai a chi tocca Bomba! Sabato scorso il consiglio comunale del piccolo centro teatino, 906 anime, ha pronunciato l'ennesimo "no" all'impianto di estrazione del metano dal Monte Santo, per il quale pende presso la Regione Abruzzo una richiesta della filiale italiana della Forest Oil. Il sindaco, Donato Di Santo, a capo di una civica di centrodestra ma con il sostegno concorde dell'opposizione (un'altra lista civica ma di centrosinistra), è stato categorico: «L'insediamento proposto», ha detto a Il Centro, «è incompatibile con lo sviluppo turistico e ambientale che i comuni della Valle del Sangro e la Provincia portano avanti».
I suoi vicini, dal primo cittadino di Pennadomo a quello di Tornareccio, otto in tutto, coi rispetti consigli, avevano già deliberato nell'aprile del 2010. Contro ovviamente. E con loro s'erano dichiarati contrari il presidente della Provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio, un Udc che guida una giunta di centrodestra forte di oltre 110mila preferenze e che, recita la sua biografia, è stato nel movimento giovanile Dc con Pier Ferdinando Casini ed Enrico Franceschini, organizzando a Lanciano (Ch), un memorabile congresso nazionale nel 1986.
Sindaco e presidente provinciale hanno ceduto alla pressione di quel che resta di un forte movimento locale sorto nel 2008 contro la «petrolizzazione dell'Abruzzo», quando si era scoperto che varie società aveva richiesto di trivellare in molte zone della regione e che a Ortona (Ch) Eni voleva costruire una raffineria, approvata dalla giunta di Ottaviano Del Turco (centrosinistra).
Un'ipotesi che aveva finito per mettere insieme gli ambientalisti storici, da Legambiente a ItaliaNostra al Wwf, alla Confederazione italiana agricoltura, alla sigle del commercio, Confesercenti e Confcommercio e persino una «conf» che in genere non s'allinea mai: la Conferenza Episcopale Abruzzese. Un invencible armada che, ovviamente, aveva avuto la meglio, su Confindustria, la quale, timidamente, ricordava come il settore «oil e gas» occupasse 6.500 persone e che la «petrolizzazione» ne potesse portare altri 1.700 in un regione che con l'occupazione non aveva da scialare. Anche il metano che si trova nel sottosuolo della Val di Sangro è finito ... [segue]

http://www.italiaoggi.it/giornali/...=false&accessMode=FA&id=1760821&codiciTestate=1

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Post di Filippo Foti
Caro Guido molti "giornalai" scrivono quanto [per...prezzolati] come sono...
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A Filippo Foti, Paolo Raineri, e Iena Pantesca piace questo elemento.

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"L'isola che non voglio, l'isola che vorrei domani". Un concorso per gli scolari di Pantelleria
http://www.trapaniok.it/now/design_home.asp?pag=pagina&idpag=2802

PANTELLERIA. L’Associazione Apnea Pantelleria ha bandito un concorso dal titolo “L’isola che non voglio oggi - L’isola che vorrei domani“ rivolto agli studenti delle scuole dell'isola. Pantelleria. L’intento è quello di stimolare l’attenzione alle criticità attuali dal punto di vista sociale e ambientale per sviluppare una mentalità propositiva. La premiazione ufficiale, si svolgerà nella giornata conclusiva del convegno che l’associazione sta organizzando per il prossimo giugno sul tema della sostenibilità e del risparmio energetico. “Gli elaborati - precisa il presidente di Apnea Pantelleria - potranno essere componimenti e lavori di scrittura, disegno, fotografia, video o qualsiasi forma espressiva artistica e comunicativa che non limiti la fantasia dei partecipanti" Su Facebook è stato creato il gruppo “Concorso Scuole Pantelleria”, gestito dal profilo dall’associazione, dove i ragazzi potranno condividere le loro esperienze creative sul concorso, chiedere chiarimenti e comunicare fra loro.
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A Giuseppe Galiano, Gianluca Cecere e Fabio Russo piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 7/03/12

Le energie rinnovabili che Pantelleria offre, su RaiTre sabato ore 12,50, ospite Alberto Zaccagni Presidente di Apnea
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8204

News 9070, Pantelleria 06/03/2012. - La possibilità di impiegare le energie rinnovabili che Pantelleria offre per soddisfare almeno una parte del fabbisogno energetico dell’isola stessa: questo il tema di cui parlerà il presidente dell’Associazione Apnea Pantelleria, Alberto Zaccagni nella puntata di “Ambiente Italia”, in onda sabato 10 marzo, alle ore 12.50, su Rai3. La rubrica del Tg3, in onda da ormai 15 anni, sabato dopo sabato, racconta il territorio italiano e l’amore per la natura ed il paesaggio: piccole e grandi città, splendide isole, desolate lande, sperduti paesi, sono diventati i protagonisti di battaglie di civiltà, teatri di ragionamenti, confronti schietti e paritari, che “Ambiente Italia”, condotto da Beppe Rovera, porta nelle case degli italiani.
La puntata è stata girata all’INSEAN, vasca navale di Roma, dove si stavano svolgendo le prove del prototipo in scala per la produzione di energia elettrica da onde marine, su un progetto del Politecnico di Torino, diretto dall’ing. Giuliana Mattiazzo. “Questo progetto – dice Alberto Zaccagni - insieme ad altri studi di fonti rinnovabili saranno presentate al convegno “Pantelleria un’isola energica” che si svolgerà il 16 giugno prossimo a Pantelleria a cura del progetto “Un punto nel mare”, dove Pantelleria per le sue caratteristiche geografiche, climatiche e geologiche, sarà presentata come modello per la produzione di energia da fonti alternative al petrolio.
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Stop ai pannelli nei campi e alle pale eoliche”: l’appello di ambientalisti e agricoltori alla Regione Marche
http://www.italianostra.org/?p=17891

05-01-2012. - Stop immediato alle autorizzazioni a impianti fotovoltaici sui terreni agricoli e alle pale eoliche. E’ la richiesta avanzata al Consiglio Regionale delle Marche dalle associazioni ambientaliste sottoscriventi e dalla Coldiretti, dopo che il Ministro alle Politiche agricole, Mario Catania, ha espresso la volontà di sbarrare la strada degli incentivi ai pannelli fotovoltaici collocati nei campi al posto delle colture. Un problema che nella nostra regione ha visto nel 2011 occupati ben 600 ettari di terreni, sottratti alla produzione alimentare con un vero e proprio scempio del paesaggio e lo sconvolgimento del mercato degli affitti. Le associazioni chiedono che, con la riduzione degli incentivi, si indirizzi la realizzazione del fotovoltaico esclusivamente alle aree industriali, sopra i tetti degli edifici recenti (non nei centri storici) e non su suolo agricolo o in zone di pregio bensì nelle aree degradate da recuperare. Si ribadisce altresì l’assoluta opportunità e legittimità di tagliare gli incentivi all’eolico dal momento che la ventosità in Italia si attesta in media sulle 1500 ore/anno, ben al di sotto delle 2000 ore/anno ritenute utili per una produzione competitiva. In Italia già nel 2007 era installato quasi il doppio della potenza elettrica massima richiesta nei momenti di picco (106 GW contro i 56,8 GW picco estate, fonte dati Terna 2007). Senza dimenticare il degrado causato da questo tipo di impianti ai crinali appenninici, alle colline, ai luoghi isolati di grande valore naturalistico, dove transitano gli uccelli migratori e si riproducono le specie faunistiche ormai rarissime. Un problema che nelle Marche sta mettendo a rischio diverse zone, tra cui a Monte Mezzano nei pressi di Sassoferrato, a Cagli, Piobbico, Urbania, Sant’Angelo in Vado, Apecchio, Frontone e Pergola, sulle montagne più incontaminate dell’appennino pesarese. Da qui la richiesta delle Associazioni ai consiglieri regionali di porre un freno alla deregolamentazione degli impianti fino ad 1 Megawatt di potenza, sulla scorta di quanto previsto dal decreto legislativo n.28/11, che ha recepito la nuova direttiva Ue, rispettando i beni culturali ed ambientali della nostra regione, cioè “beni comuni” che il Piano Paesistico Ambientale Regionale ha inteso a suo tempo tutelare.
Firmato da: COLDIRETTI MARCHE, COMITATO S. AMICO MORRO D’ALBA, COMITATO TERRITORIO SOSTENIBILE,
COMITATO TUTELA SALUTE E AMBIENTE VALLESINA, FEDERAZIONE NAZIONALE PRO NATURA MARCHE, FORUM PAESAGGIO MARCHE, ITALIA NOSTRA MARCHE, LUPUS IN FABULA, TERRA MATER. WWF MARCHE
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

A quanto pare neppure i pannelli foto-voltaici e le pale eoliche si sposano bene con i terreni agricoli.. . Avevo già avuto notizia nei giorni scorsi di un tale allarme, (vedi su FB http://www.facebook.com/.../334551189930975/?notif_t=group_activity), che pare sia non del tutto ingiustificato. Ma ho evitato di parlarne finora, nella speranza che venisse fuori qualche parere autorevole al riguardo, al di sopra di ogni sospetto di interessi poco chiari ... Ma proprio ora, cercando di documentarmi al riguardo, ho trovato quest'allarme lanciato da "Italia Nostra", addirittura già un paio di mesi fa... E, a meno che si stia tutti diventando paranoici (ma non credo proprio), direi che andarci un po' cauti a snaturare ulteriormente i nostri territori, sia in Terra che in Mare, non sarebbe cosa sbagliata... Almeno cerchiamo prima di valutare bene i rischi cui si va incontro, e dare soprattutto la giusta considerazione e gli opportuni chiarimenti alle richieste di chi viene poi personalmente coinvolto in certe scelte oltretutto niente affatto gratuite per la comunità ...
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Post di Gianluca Cecere

La sete di energia non avrà mai fine, purtroppo! Sono comunque d'accordo anch'io sul porre un freno alla deregolamentazione regionale, perchè quella nazionale è praticamente inesistente...
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Le trivellazioni off-shore nelle acque francesi mediterranee ...
di Guido Picchetti (da una immagine di Didier Reault condivisa su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?....72275.220910834617994&type=1&theater

L'allarme si propaga anche in Francia ... Nell'immagine la macchia rossa, che domani puòòdiventare un macchia nera... Grazie Marine... E grazie a Didier, naturalmente..

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Commento di Didier Realt a margine della sua immagine postata su FB il 18/02/12

Tous ces animaux sur www.presles.net. L'inventaire des potentielles victimes des plateformes qui feront tâches aux portes de Marseille, Toulon et Calvi , aujourd'hui : La BALEINE de MEDITERRANEE, timide et discrète, navigue dans toute la mer Méditerranée et se retrouve dans le triangle Gêne - Marseille , Calvi, avant de voyager jusqu'à Gibraltar... Cette baleine est l'une des rares a ne pas aller se nourrir dans les zones polaires... Elle reste en Méditerranée !
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Un post da Libro Bianco: "I politici d'Abruzzo contro la riserva del Borsacchio"
di Guido Picchetti (a margine di una foto su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?...2117330.1063270409&type=1&theater

Un Post che meriterebbe un Libro Bianco. E' quello di Maria Rita D'Orsogna sul suo Blog intitolato "I politici d'Abruzzo contro la riserva del Borsacchio". Un titolo che precisa quanto è accaduto e accade in una ridente località costiera di quella regione, Roseto degli Abruzzo, appunto, e ad una sua area protetta, la riserva naturale del Borsacchio. La storia dettagliata di questa riserva Maria Rita ha potuto raccontarla grazie ad un accurato lavoro di documentazione e ricerca svolto da un abitante del luogo, Franco Sbroglia, e leggerla fa veramente male.
"Ecco chi ammazza i nostri parchi, in particolare questo travagliato fazzoletto di terra che chiede solo di poter essere lasciato in santa pace...", dice Maria Rita, elencando per nome e cognome una quindicina di politici abruzzesi ai vari livelli che nel corso degli anni hanno fatto una sfilza di voltafaccia, al cui confronto il cosiddetto "Ribaltone" di buona memoria diventa un "ribaltino"... Ma c'è nella frase di Maria Rita l'espressione "in particolare" su cui personalmente non concordo affatto. Per difetto, naturalmente, e non per eccesso. E mi spiego meglio.
Di località afflitte da problemi simili a quelli patiti da Roseto degli Abruzzi, è purtroppo piena l'Italia... E di "quindicine" di politici ribaltonisti "simili" possiamo purtroppo contarne a dozzine in varie località, formatisi nel corso dei decenni passati alla "buona" scuola della "politica" italiana, e che hanno saputo condurci al punto in cui siamo... Possiamo tranquillamente togliere quell'inciso limitativo, e leggere, anzichè Roseto ed Abruzzo, i nomi di altre località e rispettive regioni. Trovare poi i nomi dei politici "voltagabbana" sarà un gioco da ragazzi. E restano totalmente valide non solo per gli Abruzzesi, ma per tutti gli italiani, le note a margine di Maria Rita. Da quella iniziale con la raccomandazione: "Fate attenzione a quando "questi signori politici diranno di essere contro le trivelle", perchè "sarà un po' una piccola bugia: essere contro le trivelle vuol dire essere per la natura, i parchi, e la vita tutta...". "NON VOTATELI PIU'! Questi signori NON MERITANO I VOSTRI QUATTRINI". A quella finale in cui ricorda le parole del filosofo Dario Antiseri, vincitore del Premio Internazionale alla Libertà: “... I politici, o meglio, la gran parte di essi, vengono considerati, oltre che con distacco, con disprezzo e sono sempre più percepiti come un ceto trasversale di privilegiati che stanno lì a recitare una parte scritta da altri... E’ così che, se si seguiterà ad andare per questa strada i cittadini si allontaneranno sempre più dalla vita dei partiti, crescerà la sfiducia nelle istituzioni. E, senza regole accettate, condivise e difese, la democrazia deperisce, la società si trasforma in una giungla, dove bande di predoni attrezzati e i loro servi del momento la faranno da padroni”. "Una Profezia diventata purtroppo realtà! ", conclude amaramente Maria Rita D'Orsogna... Chi può darle torto ?
Leggete qui il post di Maria d'Orsogna "I politici d'Abruzzo contro la Riserva del Borsacchio" del 5 marzo 2012
http://dorsogna.blogspot.com/2012/03/i-politici-dabruzzo-contro-la-riserva.html

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Stesso articolo su "Profumo di Mare" e su "Pantelleria Internet Com - News 9078" del 07/03/2012

http://profumodimare.forumfree.it/?t=60580678#entry492736851
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp
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Pirati della Somalia preoccupano l'India. Chiesto intervento dell'Onu
di Filppo Foti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=60579620#lastpost


L'India chiede all'Onu di intervenire al largo della costa somala per l'aumento degli attacchi di pirati. L'India ha definito come "preoccupante" l'aumento degli attacchi dei pirati al largo della costa della Somalia, invitando la comunità internazionale ad adottare un approccio globale anti-pirateria per affrontare il problema. E' l'agenzia di stampa Pti, in una corrispondenza da New York, che da stamane questa notizia. Il rappresentante permanente dell'India alle Nazioni Unite, ambasciatore Hardeep Singh Puri, ha detto che tale strategia contro la pirateria potrebbe essere uno strumento efficace atto a porre fine a questo stato di cose. Il piano dovrebbe coinvolgere le operazioni navali sotto l'egida delle Nazioni Unite. Il signor Puri ha detto che un certo numero di marittimi, di cui oltre 30 indiani, sono attualmente detenuti in ostaggio dei pirati, aggiungendo che la loro condizione umanitaria è fonte di "grave preoccupazione" per il governo indiano. "Quello che è più preoccupante è che gli attacchi dei pirati sono aumentati nonostante le operazioni di contrasto alla pirateria. Data la portata e la copertura sempre più in espansione di questo fenomeno al largo delle coste della Somalia, la comunità internazionale deve pensare all'adozione di una strategia anti-pirateria ", ha detto Puri. Ha detto che l'India, da parte sua, continua a svolgere pattugliamenti anti-pirateria nel Golfo di Aden ed ha schierato le sue navi in Oriente e del Nord Est del Mare Arabico. La pirateria nella regione rischia di avere un impatto negativo nel commercio mondiale marittimo, una gran parte del quale passa attraverso il Golfo di Aden. Il signor Puri ha detto che mentre nel corso dell'ultimo anno sono stati fatti passi significativi dalla Missione dell'Unione africana in Somalia (AMISOM) con le forze del Kenya e dell'Etiopia impegnate a protezione di Mogadiscio e di altre aree nella Somalia meridionale e centrale, il gruppo terroristico di Al Shabaab, con la sua recente affiliazione ad Al Qaeda, rimane una grave minaccia per la pace e la stabilità in Somalia e ... [segue]
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Commento del sottoscritto a margine del post

Decisamente strano quest'intervento dell'India alle Nazioni Unite, mentre trattengono in carcere i nostri due "marò" senza alcun rispetto per il diritto internazionale, e dopo aver fatto arrivare il cargo italiano su cui erano imbarcati (proprio per difenderlo dagli attacchi dei pirati somali) in un porto indiano con un un trucco !!! Vuoi vedere che le due cose sono collegate proprio per ottenere una maggiore attenzione dalì'Assemblea dell'ONU nel porre la questione ??? E a spese di chi ? Dei nostri due militari, naturalmente... tanto cosa vuoi che contino ?
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Post di Filippo Foti
Acuta osservazione Guido, più conosco questo "pallido pianeta"... un tempo blu..., pur con i limiti di ciascuno di noi, più mi rendo conto che le incongruenze sono la costante che spesso accompagnano tutto il sistema "cosiddetto globalizzato" e l'India cerca in tutti i modi di penetrarci a fondo, per fare le cosiddette "scarpe" a tutti".
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Post di Giuseppe Galiano
Penso anch'io una cosa del genere. Ma ciò che mi brucia, oltre all'oltraggio dei nostri militari in uniforme in galera con l'inganno, è il fatto che abbiano scelto l'Italia per una manfrina del genere, ovverossia, hanno ben pensato che tanto l'Italia non conta una mazza.
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Post di Psico Spillo · Amico di Giuseppe Galiano
Hardeep Singh Puri : Harpier cries "'Tis time, 'tis time." Double, double toil and trouble; Fire burn and cauldron bubble. Sangue di bimbo strozzato in fascia da mamma bagascia?
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Post di Psico Spillo · Amico di Giuseppe Galiano

NATO Standardization Document Database ATP 2(B), Vol. II - ANNEX 5B - The Air and Surface Threat. 1. The Threat a. …. b. The surface threat in military conflict may consist of naval surface vessels such as destroyers, frigates, corvettes or (fast) patrol boats. In areas where the surface threat stems from terrorism, piracy or non-regular forces, there may be a threat from smaller vessels like fishing vessels, tugs, speedboats and even personal water craft (jet-skis). In such areas, any unidentified craft approaching the ship may be a potential threat. Terrorists, pirates and other non-regular forces may use short range, hand-held weapons. Any type of vessel may be used for suicide attacks. The surface threat from pirates, terrorists and non-regular forces will normally diminish with the distance from the coast. MA LA SCIMMIETTA DI CHE PARLA?
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Post di Roberto Frigerio
Se non sbaglio ha citato le regole di ingaggio della NATO nelle zone "critiche".
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A Gianfranco Rossetto, Gianluca Cecere, Gianfranco Conversi, e Filippo Foti piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 6/03/12

Un Poster per il Mare
da un nuova pagina su Facebook
http://www.facebook.com/pages/Un-Poster-per-il-Mare/268869176523504


Commento del sottoscritto su FB a margine del post
Auguri a un nuovo sito che nasce, per una manifestazione storica e ormai ricca di successi anche per giovani e giovanissimi del nostro Paese... Grazie Maria...
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Post di Maria Ghelia - Un poster per il Mare

Te lo dovevo, Guido! Non è la forma storica iniziata da te, ma almeno in questo caso me la sbroglio da sola e riesco a tenerlo aggiornato...
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Post di Guido Picchetti

Va più che bene Maria... Vedrai che sarà un successo... E il concorso ne guadagnerà a mille... L'immediatezza dell'informazione è importantissima...
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Post di Alessandro Tagliapietra

Grazie Maria! Ciao, Sandro.
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Post di Linda Giannini

La nostra partecipazione nel 2005/2006: © La scatola delle esperienze - Concorso Mare
http://www.descrittiva.it/calip/0506/concorso_mare.htm
Così come per il passato anno scolastico [2004/2005] decidiamo di prendere parte al concorso "Un poster per il mare" anche come occasione per effettuare un micro percorso tra bambine/i di Scuola dell'Infanzia...
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Post di Massimo Clementi
Cara Maria, avrei condiviso qualsiasi tua iniziativa. Questa poi ha anche un notevole valore aggiunto: è bella.
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Post di Maria Ghelia - Un poster per il Mare

Grazie Massimo! Sono anni che la porto avanti, prima era Guido Picchetti il responsabile italiano, ora da 9 anni lo sono io. E' abbastanza faticoso ed impegnativo essendo sola, ma ripaga vedere come i bambini sono veramente il veicolo migliore per la salvaguardia del nostro mare.
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Post di Anna Sportelli
Grazie per l'invito Maria!!!!
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A Anna Rita, Carmelo Nicoloso e Fabio Russo piace questo elemento.

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Alberto di Monaco a Milano per la tutela del Mediterraneo. Martedì alla Bicocca e a Palazzo Mezzanotte per raccogliere fondi da dedicare alla ricerca
di Giovanni Caprara
http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca...alberto-monaco-tutela-mare-2003537681747.shtml


MILANO - «Abbiamo davanti una sfida planetaria comune che chiede azioni urgenti e concrete per rispondere ai tre grandi problemi ambientali del momento riguardanti il cambiamento climatico, la biodiversità e l'acqua». Con queste parole il principe Alberto II di Monaco animerà martedì una giornata milanese tutta dedicata al Mediterraneo e agli oceani.
IL MAR MEDITERRANEO - L'iniziativa è frutto della Fondazione che porta il suo nome «e che ho deciso di creare», sottolinea il principe, «per destinarla alla protezione dell'ambiente e allo sviluppo sostenibile». Due gli appuntamenti importanti: nel pomeriggio all'Università di Milano-Bicocca e in serata a Palazzo Mezzanotte per raccogliere fondi con un'«asta silenziosa», da dedicare alla ricerche sui mari; in particolare il Mare Nostrum «che è in una situazione precaria ma migliorabile», nota Paolo Galli, docente di ecologia in Bicocca.
LA FONDAZIONE - A Milano è attiva dal 2009 l'Associazione italiana della Fondazione monegasca con lo scopo di sensibilizzare e salvaguardare la natura e l'ambiente. Tutto secondo una tradizione che risale agli inizi del Novecento quando il principe Alberto I, scienziato ed esploratore, creava a Parigi l'Istituto Oceanografico e nel principato di Monaco un museo oceanografico. Qui raccoglieva le collezioni dei suoi viaggi e dei suoi studi, ma accanto allestiva laboratori che lo rendevano uno dei luoghi di riferimento per la ricerca marina internazionale. Molte iniziative del museo nei passati decenni videro protagonista anche il celebre oceanografo Jacques-Yves Cousteau.
LA BICOCCA - «Le indagini nel sistema marino del Mediterraneo sono un punto forte delle nostre attività», sottolinea Marcello Fontanesi, rettore dell'Università Bicocca . «E non solo; perché i nostri interessi riguardano l'ambiente più in generale degli ecosistemi oceanici. Questa è la ragione per cui abbiamo anche un centro alle Maldive realizzato con il governo locale dove si indagano in particolare le barriere coralline. L'iniziativa varata con la Fondazione di Monaco è una buona occasione per tessere un rapporto in un campo dove abbiamo comuni attività e che potrebbero maturare in future collaborazioni». Già ora i ricercatori della Bicocca fanno parte della Commissione internazionale per lo studio del Mediterraneo e hanno effettuato campagne di indagine con navi oceanografiche italiane. «Con il cambio climatico il Mare Nostrum ha visto l'arrivo dal Mar Rosso di alcune specie potenzialmente pericolose anche per l'uomo», spiega Paolo Galli «Tra queste il pesce coniglio della famiglia dei Siganus già a partire dagli anni Trenta. Alcune delle specie aliene si portano dietro parassiti che entrano nell'alimentazione diventando causa di danno all'uomo».
LE MINACCE - A deteriorare l'ambiente sono intervenute talvolta opere artificiali che ostacolano la vita marina. «Le anguille, ad esempio», aggiunge Galli, «dopo essere andate a riprodursi nel Mare dei Sargassi al ritorno non possono più risalire nei nostri fiumi per le dighe costruite negli ultimi anni. Un altro male del Mediterraneo è la pesca eccessiva con varie specie, ormai, in condizioni disperate: tra queste il tonno rosso, a causa dei giapponesi che lo comprano a qualsiasi prezzo». La protezione del Mediterraneo e la tutela delle acque passa anche da regolamentazioni appropriate: è l'altro volto della sfida da affrontare per garantire uno sviluppo ecologicamente accettabile.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Grazie, Giò, della segnalazione, ma resto molto perplesso sulla serietà dell'articolo (per non dire altro...), nonostante la testata che lo pubblica. Non leggo infatti in esso alcun rifermento ai pericoli cui il Mar Mediterraneo, anche nelle acque antistanti le coste francesi e monegasche, sta andando incontro per la corsa all'oro nero in atto da parte delle compagnie petrolifere multinazionali. Invece di studiare il pericolo del pesci coniglio entrati dal Mar Rosso, a mio giudizio sarebbe bene che i biologi marini facessero un po' sentire la loro voce su questi problemi attuali e reali... Ma è molto più facile, certo, non preoccuparsi di ciò, e studiare invece gli ecosistemi oceanici, attivando un centro di ricerca alle Maldive che indaghi sulle barriere coralline...

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211 km quadrati di pozzi di petrolio ai margini del parco nazionale del Cilento. È il mega progetto della multinazionale Usa. 15 anni fa i cittadini bloccarono la Texaco. Ora ci riprovano
di Rosario Bruce Lambiase (da un post sulla sua bacheca di FB condiviso dal sottoscritto)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=388068584553944&set=a...101828.100000524177989&type=1&theater

 

Vallo di Diano: No Shell
di Angelo Mastrandrea (da il Manifesto del 4/03/12)
http://www.controlacrisi.org/notizia/Politica/2012/3/4/20277-vallo-di-diano-no-shell/

I contadini dissotterrarono le vanghe di guerra, i cittadini di Sala Consilina si riscoprirono tali a suon di assemblee, i politici che avevano fiutato l’affare furono costretti a fare buon viso a cattivo gioco e a salire sulle barricate per fermare chi voleva trasformare una cittadina del sud Italia in una grande piattaforma petrolifera. Oggi, quindici anni dopo quei giorni, dopo la Texaco a riprovarci, negli stessi luoghi, è la Shell, con un mega progetto di trivellazioni ai margini del più grande parco nazionale d’Italia, quello del Cilento e Vallo di Diano. Di fronte si troverà ancora una volte personaggi come Mimmo Calicchio, un mite professore barbuto con in tasca il manifesto che si trovò proiettato sul fronte solo per aver deciso di andarsene a vivere poco fuori dal paese, e in men che non dica si trasformò nel subcomandante della Selva cilentana. Poi, qualche tempo dopo, sventata la minaccia di affacciarsi tutte le mattine su un pozzo di petrolio e di veder scorrer nero dai rubinetti, da leader della protesta «no oil» fu catapultato alla testa di una «lista zapatista» che tentò l’assalto al comune. Il miracolo però non si ripetè e i politici di professione del luogo si dimostrarono infinitamente più forti della Texaco, che pure le aveva provate tutte per convincere le persone che il petrolio avrebbe portato finalmente il lavoro e benessere che a queste latitudini mancavano da troppo tempo. Ingegneri prezzolati inviati alle infuocate assemblee cittadine a sostenere le ragioni dei petrolieri, documentari sugli effetti benefici delle trivellazioni in Amazzonia mandati in onda sulle tv locali a chissà quale prezzo, non bastarono a convincere gli abitanti del Vallo di Diano, Non era accaduto lo stesso qualche anno prima nella confinante Val d’Agri, dove in cambio di qualche prebenda (royalties ai comuni e assunzioni a termine di alcuni disoccupati) i cittadini si erano convinti che sarebbero diventati il Texas italiano e avevano abbandonato le terre che coltivavano per investire i loro risparmi in camion che sarebbero dovuti servire, come in effetti fu ma solo finché non fu ultimato l’oleodotto, a trasportare l’oro nero a Taranto. Dopo qualche anno i contratti a termine non furono rinnovati, i camion divennero inutili e i miraggi di crescita e sviluppo furono archiviati senza neppure l’appello di una possibile riconversione ecologica o di un ritorno alla terra e ai suoi prodotti. Accadeva nel 1997, questa val di Susa ante litteram ubicata ai piedi della Campania ai confini con la Basilicata, e mai l’avremmo rievocata se non fosse accaduto che, proprio in questi giorni, otto comuni del Vallo di Diano si sono visti recapitare una lettera della Shell intestata così: «Intervento di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in terraferma denominato Monte Cavallo, in provincia di Salerno, nei comuni di Atena Lucana, Montesano sulla Marcellana, Padula, Polla, Sala Consilina, Sant’Arsenio, Sassano, Teggiano». Allegati, il progetto e uno studio di impatto ambientale. L’«Operazione Monte Cavallo bis» è, se possibile, ancora peggiore di quella tentata 15 anni fa dalla Texaco, perché i pozzi sarebbero disseminati su un’area vastissima, ben 211 chilometri quadrati, non tra monti e colline bensì in aree urbanizzate. A dirla tutta, il monte Cavallo non c’entra nemmeno granché, visto che dal progetto è stata tenuta fuori, probabilmente non a caso, l’area geografica che all’epoca fu bocciata per via dell’impatto ambientale. Una furbata che costringe i protagonisti della battaglia dell’epoca e i tanti giovani che non sono emigrati come i loro coetanei a tornare in trincea ... [segue]

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Post di Rosario Bruce Lambiase

La storia si ripete e si ripete.... http://www.youtu.be/VhZlbe_JdhI (The Pipe - Official Trailer)
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A Dionisia De Santis, Dario Tamburrano, Cmg Grazia, Gianfranco Palumbo, Peppe Tarallo. Gianluca Cecere e Giovanni Rossi Filangieri piace questo elemento.
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Gianni Chiodi e Antonio Sorgi: cancellare la democrazia? Tutti all'Aquila, 6 Marzo 2012
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.com/2012/03/gianni-chiodi-e-antonio-sorgi.html


MONDAY, MARCH 5, 2012. - Non sanno più cosa inventarsi alla regione Abruzzo. Gli fanno troppa paura le osservazioni, la partecipazione della gente, la voglia di salvare i parchi, il territorio e l'ambiente. Gli fa paura la democrazia in una parola. In realtà, la difesa del bene comune è qualcosa per cui, in linea di principio, i nostri politici sarebbero pagati da noi, e sarebbero pagati per farlo in nostro nome e nel nostro interesse. E questo a partire da Antonio Sorgi e Gianni Chiodi e dai loro salari faraonici. Invece siamo alla democrazia alla rovescia.
L'ultima? Introdurre nuove norme sulla Valutazione d'Impatto Ambientale, per rendere il tutto più difficile al cittadino medio - invece che facilitare la partecipazione della gente qui si cerca di mettergli il bastone fra le ruote. In più si discuterà delle seguenti cose, come ricorda Lulù Santarelli:
1. Tentativo di abolire la moratoria sulle cave, in modo che tutti possano ottenere di aprire cave ovunque perché mancano le regole e un PIANO Cave da 28 anni.
2. Tentativo di sabotare totalmente la riserva di Borsacchio - eliminandola del tutto, presumibilmente per cementificarla.
3. Parco Costa Teatina e il suo futuro.
4. Cava di Valle Cupa di Lanciano per mancato ripristino dopo sfruttamento.
5. Discarica di Amianto a Oricola.
Bello eh? La regione verde d'Europa, eh? Tutta questa voglia di segretezza mi ricorda quando il caro Mauro Angelucci diceva che non è' possibile che tutto sia fatto su internet e che ci vogliono solo "esperti" a decidere sulle cose di ambiente. No, miei cari, non funziona così, la cosa pubblica è di tutti, anche dell'ultimo arrivato e tutto deve essere trasparente e chiaro. Lo so che alla regione non ci sono abituati e pensano che tutto sia dovuto loro, e che possono spadroneggiare come vogliono, facendo il bello e il cattivo tempo. Occorre invece mettersi nell'ottica che è arrivato il tempo di *spiegare* all'ultimo arrivato quello che si vuole fare, che si deve argomentare, e mettersi al livello della gente "normale", che spesso ne sa di più ed è più saggia di tutti questi "presidenti" e che è arrivato il tempo di rendere tutti partecipi. Di andare paese per paese a parlare con chi ti paga lo stipendio, ascoltarli e fare la volontà popolare, nel pieno rispetto della democrazia vera, non quella cosa amorfa che regna nei palazzi aquilani. E se lo fanno a Los Angeles, lo possono fare anche a Lanciano.
Occorre mettersi nell'ottica che solo così si cresce, si porta il progresso vero - nella società, nella testa delle persone. Ma poi chi credono di essere questi? Chi sono loro per decidere per noi? Chi conferisce a Antonio Sorgi il potere di decidere cosa si fa o non si fa a Bomba, a Mazzarosa, ad Ortona? Uno che per tutta la carriera è rimasto nell'ombra, e che a suo tempo era favorevole al centro oli, nelle parole e nei fatti.
Noi vogliamo il Parco della Costa Teatina, la riserva del Borsacchio e del Silente-Velino. Vogliamo un ambiente migliore, vogliamo una qualità della vita migliore. Non vogliamo le trivelle, non vogliamo le cave, non vogliamo gli inceneritori. Vogliamo pannelli solari sui tetti delle case e delle fabbriche. Vogliamo il risparmio energetico.
Vogliamo PARTECIPARE e non essere succubi di tutti gli inciuci di palazzo. Vogliamo il lago di Bomba e non la raffineria di Bomba. Vogliamo il Montepulciano d'Abruzzo e non gli idrocarburi liquidi e gassosi. Vorremo infine tanto liberarci di tutta la commissione VIA, da Antonio Sorgi in giù, e rimpiazzarli con gente competente, innamorata dell'Abruzzo e del suo popolo, dal più "raffinato", dal più "esperto" fino all'ultimo degli ultimi. La democrazia è di tutti.
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Stessa notizia su "Profumo di Mare" del 6/03/2012

http://profumodimare.forumfree.it/?t=60560351
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Commento del sottoscritto a margine del post

Oggi l'Abruzzo scende in piazza all'Aquila... La notizia dagli USA... L'Abruzzo, la Basilicata, la Sicilia, la Puglia, la Campania, il Veneto, il Piemonte, come pure altre regioni del Nord: ognuna di esse alle prese con i suoi problemi ambientali e i suoi politici divenuti improvvisamente e stranamente sordi a ciò che viene richiesto dai loro stessi elettori... Ma perchè queste regioni del nostro Paese per ottenere ciò che chiedono devono combattere come fossero tanti stati diversi in una Europa sgangherata, invece di chiedere a voce alta, tutte insieme, ciò che ognuna di esse vuole... invece di chiederlo poi a nome dell'Italia, un'Italia moderna e unita su certi valori fondamentali, e non sgangherata come appare oggi al resto dell'Europa, al pari di questa. Oggi è la volta dell'Abruzzo a scendere in piazza all'Aquila e a darcene notizia, guarda caso, è Maria Rita D'Orsogna dagli USA, in quanto la stampa nazionale è tutta impegnata a discettare dei risultati inaspettati delle primarie del Partito Democratico a Palermo. Manco fossero le elezioni presidenziali negli USA ! Eppure a queste primarie hanno partecipato circa 30.000 elettori circa... poco più di quanti partecipano ad un concerto rock! Ma dei milioni di cittadini coinvolti nelle battaglie di civiltà in difesa del territorio nazionale dagli assalti di tante bande internazionali di predoni, battaglie che in tante regioni del nostro Paese ormai da tempo si vanno ripetendo (in ordine sparso purtroppo...), nemmeno una parola... Nè prima, ma neppure dopo... Volete scommetterci ?

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Appello ai comandanti della Nave Italia. Scogli a dritta ! Sospendete le feste ! Attenti a non affondare ! SOS SRCP allarme ai Supremi Reggitori della Cosa Pubblica
di Carmelo Nicoloso (nota su FB del 6 Marzo 2012) a nome del Centro Parchi Internazionale
http://www.facebook.com/.../appello-ai-comandanti-della-nave-italia/10150614597662851


Cari Comandanti, vi sarete accorti certamente del trambusto sollevato dall’ennesima opera pubblica, l’ormai famosa TAV (Treno Alta Velocità, diventato ora TAC cioè Treno Alta Capacità). Vi vediamo andare avanti a testa bassa, con cipiglio e senza sentire ragioni. Magari faceste lo stesso nella lotta contro l’abusivismo, gli sperperi, la malasanità, gli imbrogli, le caste, le tangenti, il riciclaggio, le speculazioni finanziarie, le aggressioni ambientali.
Siamo un Paese marcescente, e per molti aspetti è colpa nostra. Abbiamo sopportato, taciuto troppo, magari brontolato; ma troppo spesso girato poi il capo altrove: forse non volevamo capire, o non ci piaceva cambiare. Ci siamo fatti infinocchiare da promesse mai mantenute… Ma ora basta. Dopo anni di storielle ridicole, volevamo qualcosa di nuovo e diverso.
Ora abbiamo finalmente un governo più serio e credibile, certamente, ma cosa sta succedendo? Ci piacciono la competenza e la sobrietà, l’onestà e l’efficienza, ma non siamo adoratori di pil e spread, né di petrolio e banche, e neppure di poteri occulti e accordi sotterranei. Il debito finanziario è importante e va risanato, ma adesso rischia di annebbiare le menti: guardando verso il futuro, non ci sarà magari da colmare anche un certo debito ecologico?
Pensiamo davvero di poter consumare tutto e subito, lasciando in eredità ai nostri figli un territorio spremuto e devastato? Che senso ha far quadrare i conti o rispettare le procedure, se il prezzo da pagare è violentare la natura e distruggere l’ambiente? Forse nessuno si accorge che stiamo poco a poco disintegrando il “bel Paese”, contaminandone storia e cultura, inaridendo le sorgenti della vita? Possibile che a suggerirci di tornare alla terra, rilanciando l’agricoltura, non siano né Fukuoka né Vandana Shiva, ma proprio un padre dell’informatica come Bill Gates?
Sì, certo, risponderete: ma tutto avviene democraticamente, le carte sono a posto, ci sono le autorizzazioni. Democraticamente? Come i lavoratori sbattuti in mezzo alla strada perché le imprese abbiano più profitti? Come il territorio cementificato, perché possa dilagare la speculazione edilizia? Come continuare ad alimentare l’illusione che la costruzione di case, la produzione di auto, il massacro delle foreste e i consumi di ogni tipo possano e debbano continuare a crescere sempre più e senza limiti?
No, cari Comandanti, le cose non stanno proprio così… Al di là di ogni debito politico, c’è anche un profondo debito morale. Lasciate da parte dossier e statistiche, scoprite com’è ridotto oggi un grande Paese allo stremo. Provate a sentire la gente, a guardarla negli occhi, a riconsiderare insieme tutto il nostro futuro.
Impossibile fermarsi e tornare indietro? Eppure talvolta può avvenire, essere capaci di correggere i propri errori è un segno di saggezza. Eppure tra voi ci sono persone che un tempo avevano la mente fissa su un dogma, un’ideologia, un mito politico di società perfetta. Ma quando la gente vera in Ungheria e Cecoslovacchia si ribellò ai carri armati, non suonarono la carica della cavalleria, ma preferirono ascoltare, approfondire, capire: e allora seppero fermarsi, e fare marcia indietro.
Pensateci, finchè siete ancora in tempo. Ci stiamo avvicinando troppo agli scogli. Non sarà il caso di cambiare rotta?
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Inutile che mi ripeti.. Riconfermo parola per parola, caro Carmelo, quanto da me appena scritto a commento del tuo ultimo post. Ma il problema è sempre quello... E non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. Qui poi a lato dei sordi. ci sono anche quelli che hanno tutto l'interesse a volere che le cose continuino ad andare come vanno... A vivere ad esempio di contributi statali intoccabili, utilizzati in imprese improduttive che richiederebbero tagli profondi, indirizzando forze e ingegni umani ad altre iniziative, in grado di far crescere chi ad esse collabora e può in un domani non troppo lontano godere dei suoi frutti per sè e per i suoi figli. Un piccolo esempio... Che mi dici dall'editoria pubblica sovvenzionata, quella stessa che va per la maggiore che vediamo pavesare a festa giornalmente e settimanalmente le edicole con mille pubblicazioni ricche immagini colorate e, il più delle volte, di tante parole vuote, che chi le compra insieme al quotidiano il più delle volte neppure ha il tempo di scorrerle... E' per fare cultura, si dice...Ma pensi sia proprio così ? Ho qualche dubbio... Se una impresa editoriale vuol fare cultura, bene, lo faccia pure, ma utilizzando i mezzi di cui dispone, a proprio rischio e pericolo, liberamente, e, soprattutto, senza quei finanziamenti pubblici e che in tempi di crisi come questi andrebbero certamente destinati ad altro ... Ma chi si mette contro le case editrici dei "giornaloni" che vanno per la maggiore (di qualunque indirizzo politico siano), e che poi in cambio di pubblicità tacciono su certi problemi della società Italia ? E la Natura, lo sappiamo, non ha lobbisti a rappresentare quei problemi e a sollecitare nel governo gli opportuni interventi...
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Post di Angelica Franco Malerba

‎...Siamo sordi... ciechi... incoscienti... presuntuosi... egocentrici... etc.
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Post di Maria Ghelia

Siamo "uomini", gli animali sanno comportarsi meglio di noi.
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A Ferdy Sapio, Roberto Giacalone, Alfia Milazzo, Carmelo Tomasello, Lucia Tripodi, Angelica Franco Malerba, e al sottoscritto piace questo elemento.
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No Tav, no Triv, no Sfascia-Italia! Il risveglio della gente vera a difesa della propria terra
di Carmelo Nicoloso (nota du FB del 6 marzo 2012) a nome del Centro Parchi Internazionale
http://www.facebook.com/...no-tav-no-triv-no-sfascia-italia/10150614580862851


La lunga e tenace rivolta No-Tav, anche se quotidianamente dominante nei media, non è l’unico episodio di contrasto con grandi opere e pesanti interventi indesiderati, ma in realtà rappresenta uno dei tanti sintomi di malessere di questo Paese. Presto esploderanno anche le ribellioni No-Triv, contro le insensate trivellazioni petrolifere, a cominciare dal malcontento che già cova nel Vallo di Diano, nella parte interna del Parco Nazionale del Cilento. Appena poche settimane fa, le prospezioni sono state miracolosamente bloccate presso Pantelleria, nel canale di Sicilia (ma che bella idea, andare a perforare anche i fondali vulcanici sottomarini!), ma la minaccia incombe ancora sulla Costa Teatina in Abruzzo, e su gran parte dell’Adriatico. Per capire quali sono i pericoli, anche senza spingersi fino al Golfo del Messico, basterebbe andare nella Val D’Agri, in Basilicata… Ma davvero qualcuno è convinto che in futuro il Bel Paese debba diventare una landa di pozzi di petrolio (per estrarne oltretutto scarse quantità) simile al Texas o all’Arabia Saudita?
Secondo alcuni analisti, si conterebbero oggi in Italia centinaia di opere e impianti già in funzione, oppure in fase di progetto o avviamento – dalle discariche alle tangenziali, dai poligoni di tiro alle energie rinnovabili –sempre più fortemente contestate dalle popolazioni locali. Alle quali si tenta allora di appioppare l’etichetta di essere refrattarie al progresso, sorde all’interesse collettivo, egoiste e retrograde.
Ma non occorre approfondire molto per capire che, invece, è proprio il contrario. La gente locale può a volte sbagliare, magari perché male informata o subdolamente fuorviata: ma il vero egoismo sta proprio dall’altra parte, dove alligna non di rado la malapianta della corsa alla rapina e al massimo profitto, per interessi spesso inconfessabili.
Dirimere conflitti del genere non è facile, ma per capire meglio come stanno le cose occorre porsi alcuni quesiti fondamentali:
1.- Sarebbe possibile evitare lo scontro, trovando soluzioni alternative? In molti casi soluzioni migliori esistono, e possono avvantaggiare tutti;
2.- A parte le visioni contrastanti, quali sono i danni effettivi al territorio? Il vero danno da evitare è quello irreversibile alla natura e al paesaggio;
3.- Dietro agli alti e nobili proclami, quali effettivi interessi covano? Promozione e visibilità, appalti, tangenti a vantaggio dei soliti noti.

Ma è proprio quando si affronta questo terzo punto, e si solleva il velo delle segrete manovre di potere, che lo scontro può diventare più duro. A rifiutare l’ulteriore massacro della Val di Susa non sono soltanto gli abitanti (né, come si vorrebbe far credere, frange di anarchici e violenti che pure tentano sempre di infiltrarsi), e a protestare contro le trivellazioni a gruviera per terra e per mare non si schierano solo poche persone nemiche del progresso: ma è quell’Italia profonda e autentica, che oggi sembra risollevarsi dopo un lungo sonno. E’ il risveglio della gente vera, attaccata alla propria storia, alla propria identità e alla propria terra.
E’ possibile alzare la testa e ribellarsi, in modo fermo e civile, rifuggendo dalle violenze e dalle strumentalizzazioni. E’ già avvenuto in altri casi, e con grande successo, come Davide contro Golìa. Gli esempi più illuminanti sono quelli ben noti della rivolta pacifica contro la Sangro Chimica in Abruzzo (1974) , e dell’unanime rifiuto delle scorie nucleari in Basilicata (2003). Perciò è ancora possibile evitare che il nostro Paese, già tanto danneggiato, continui a essere massacrato nell’interesse di pochi.
“La maggior forza di una comunità è il rispetto della propria terra” recita un detto delle popolazioni andine. Da loro, e dalla gente delle nostre valli minacciate, abbiamo tutti qualcosa da imparare.
Comitato Parchi, marzo 2012
(Cartina Trivellazioni gentilmente concessa da Guido Pietrolungo)
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Articolo simile dal titolo "Perché crescono i comitati del 'No'. Le ragioni profonde" di R.V.G. su "Villaggio Globale"
http://www.vglobale.it/index.php?option=com_content&view=article&id=14095%3Aperche-crescono-i-comitati-del-lnor
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Concordo pienamente con la tua analisi e condivido tutta la tua speranza... Ma non sarà troppo tardi ? Questo è l'unico dubbio che ho, nonostante il classico "Non è mai troppo tardi"di buona memoria a spronarci... A mio giudizio però occorre unione d'intenti, e lo ribadisco, per il raggiungimento di certi obiettivi che sono di interesse comune, e qui ho paura che caschi l'asino... Troppe le divisioni e i particolarismi, e a tutti i livelli, favoriti poi proprio da coloro che preferiscono per i loro interessi particolari che le cose continuino ad andare come vanno...
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Post di Giuseppe Fiamingo

Da non dimenticare le concessioni accordate dal governo Lombardo in Sicilia a compagnie americane per cifre quasi simboliche e molto sospette...
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A Dionisia De Santis, Vincenzo Rizzi, Deborah Ricciardi, e al sottoscritto piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 5/03/12

L'attacco dei petrolieri è su tutto il Mediterraneo. Non risparmia nessuno, neppure i nostri cugini francesi di Guido Picchetti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=60556975


L'attacco dei petrolieri è su tutto il Mediterraneo e non risparmia nessuno. Questo che segue è un commento del sottoscritto di oltre un mese fa, postato a margine di una notizia segnalata sulla mia Homepage e sulla mia Bacheca di FB. Si trattava di una notizia, pubblicata da Didier Reault il 22/01/12 in una sua nota su FB, sui progetti di trivellazione off--shore davanti alla coste mediterranee francesi della Provenza, al largo delle Calanche di Marsiglia... Come già avevo segnalato poche settimane prima all'amico Daniel Mercier, presidente del Festival Mondial de L'Image Sous-Marine, anche la Costa Azzurra è soggetta negli ultimi tempi a questi tentativi di ricerche di prodotti petroliferi e di trivellazioni off-shore... Nè più, nè meno come tante aree costiere del nostro Paese: in Adriatico, nello Stretto di Sicilia e ultimamente anche nello Ionio.
Sono tentativi che andranno in porto? Spero proprio di no, e mi auguro che i francesi si rendano conto dei pericoli che il loro mare meridionale e il suo litorale tanto famoso nel mondo stanno correndo, e che agiscano di conseguenza per scongiurarli... Ma ce la faranno ? Difficile dirlo, oggi come oggi... La mia opinione è che, se si vuole arrivare ad un risultato utile che valga, se non ad annullare, quanto meno a ridurre i gravi rischi cui il Mediterraneo va incontro per queste attività di ricerca e coltivazione delle risorse energetiche fossili sottomarine, occorre che tutte le popolazioni costiere dei Paesi mediterranei facciano fronte comune; e che, agendo con unità di intenti, premano sulla Unione Europea affinchè venga stabilita quella moratoria già preannunciata lo scorso anno su queste operazioni di ricerca e sfruttamento petrolifero off-shore in Mediterraneo. E, qualora non si riesca ad ottenere la moratoria, è necessario che vengano almeno applicate e rispettate quelle norme previste dai vari protocolli della Convenzione di Barcellona, che gli stati costieri di questo mare hanno da tempo già sottoscritto.
Vanno ad esempio istituite e fatte rispettare quelle Aree Protette d'Altomare già individuate dall'UNEP-MAP nel Giugno dello scorso anno in un meeting di esperti ad Atene, ma anche soprattutto vanno assicurati senza alcuna eccezione quei controlli di sicurezza sulle operazioni petrolifere (ricerche, estrazioni, e trasporti) già previsti e richiesti a tutti gli stati costieri mediterranei dai protocolli internazionali sottoscritti a suo tempo... Sarà possibile ?
Gli altri servizi già inseriti sulla mia Homepage e su FB che trattano questo argomento delle ricerche programmate alle coste mediterranee francesi:

a) Dalla mia Bacheca su FB del 26/01/12
"Une plateforme pétrolière aux portes du futur Parc National des Calanques ? Et puis quoi encore ?"
di Didier Reault (pubblicata il 22/01/12 in una sua nota su FB)
http://www.facebook.com/notes/didier-reault/...du-futur-parc-national-des-calanques-et-pui/313985621977181
b ) Dalla mia Bacheca su FB del 29/01/12
"Le projet de Parc National des Calanques est adopté..."
di Guido Picchetti (a margine di una foto su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=2941419528891&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1&theater 
c) Dalla mia Bacheca su FB del 4/02/12
"De Marseille à la Guyane, une aventure pétrolière en eaux profondes"
de Thibaut Schepman
http://www.terraeco.net/De-Marseille-a-la-Guyane-l,41644.html 
d) Dalla mia Bacheca su FB del 4/03/12
"Trivelle nel Mediterraneo: anche i cugini francesi in ansia"
di Filippo Foti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=60489260
http://www.facebook.com/photo....&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1&theater

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La Petrobras inizia la produzione in acque ultra profonde nel Golfo del Messico
di Guido Picchetti (a margine di una immagine di Word Press su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?....2117330.1063270409&type=1&theater

"La Petrobras inizia la produzione in acque ultra profonde nel Golfo del Messico". Questo è il titolo dell'articolo di venerdì scorso dell'agenzia di stampa "Pennn Energy" (specializzata in attività petrolifere) che annuncia il Progetto Cascade che la società brasiliana di bandiera ha appena avviato nel Mar dei Caraibi utilizzando la nuova "FPSO Pioneer": una nave che è capace di funzionare come una vera e propria piattaforma galleggiante per perforazioni petrolifere a grandi profondità, ma al tempo stesso in grado di immagazzinare direttamente i prodotti estratti dai fondali sottomarini. FPSO è infatti l'acronimo di "Floating, Production, Storage and Offloading". La "FPSO PIonier" è attualmente operativa a circa 250 chilometri al largo della costa della Louisiana, ancorata su un fondale di 2.500 metri nel Golfo del Messico, ma con l'obiettivo previsto di raggiungere per l'estrazione dei prodotti petroliferi dal sottosuolo marino una profondità di ben 8.000 metri. Il testo che segue al titolo potete leggerlo e comprenderlo facilmente utilizzando il browser "Chrome" di Goggle, che cortesemente vi dà all'istante la traduzione in italiano dalla lingua originale del comunicato... E' una traduzione certamente approssimativa come tutti i traduttori in rete, ma che non lascia dubbi... E dall'ultima frase del comunicato, precisando un pò meglio quanto la traduzione di Goggle automaticamente riferisce, viene fuori che: "Il progetto di sviluppo sul giacimento "Cascade" è stato impostato nel pieno rispetto sia della sicurezza che contraddistingue la Petrobras in fatto di ambiente e di efficienza produttiva energetica, sia delle linee guida per la salvaguardia e la sicurezza degli operatori, linee guida che continueranno ad essere fedelmente osservate in tutte le fasi del processo produttivo appena iniziato...". C'è da fidarsi, dati i precedenti che tutti ben conosciamo ?
http://www.pennenergy.com/index/petroleum/...petroleum/offshore/2012/march/petrobras-starts_production.html
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A Maria Ghelia, Filippo Foti e Mauro Brusà piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 4/03/12

Trivelle nel Mediterraneo: anche i cugini francesi in ansia
di Filippo Foti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=60489260


29/02/12. - Ormai è ufficiale: prevista nel Mediterraneo, al largo delle coste francesi, l'estrazione di petrolio offshore in acque profonde. La Corsica, la regione meridionale della Francia Var ed il Parco Nazionale di Port-Cros trattengono il respiro. In un comunicato l'associazione di difesa ambientale insulare "U Levante" è preoccupata per la prossima apertura delle perforazioni nel Mediterraneo. Infatti, il governo francese deve subito decidere sul rilascio del permesso di perforazione per la ricerca di idrocarburi nel Mediterraneo, chiesto dalla società "Melrose Mediterranean Limited".
Il caso risale al 2002. Nell'ottobre dello stesso anno, il Ministro per l'Industria, François Barouin, ha concesso alla società inglese TGS-NOPEC il permesso "Rhône marittimo" che la autorizzava a cercare petrolio e gas in un'area di 25.000 km2 a 50 km da Marsiglia e 25 km da Tolone. Nel 2006, il permesso veniva prorogato fino alla fine del 2010 e inviato alla società scozzese "Melrose". Poi qualche mese fa, nel novembre 2011, è stato concesso il permesso a detta società di avviare nuovi studi (anche se con varie irregolarità, comprese quelle legali, nell'uso della prima licenza). La risposta del governo dovrebbe avvenire in questi giorni e prima delle elezioni presidenziali.
Ma il caso ha fatto scalpore perché il programma di esplorazione offshore richiede dei test ultra-profondi ed una ricerca sismica 3D, tutti a rischio molto elevato. Il metodo consiste nell'inviare una nave capace di emetter suoni per più di 250 decibel per studiare gli strati geologici e rilevare eventuali idrocarburi. Già molti spiaggiamenti di cetacei nei primi mesi del 2011, nella città di Six-Fours, erano stati attribuiti all'utilizzo delle onde acustiche. Ma, riportando sulla mappa conosciuta dati geologici, gli scienziati sono stati anche in grado di dimostrare una intensa attività sismica nella zona di perforazione proposta: dal 2005, l'epicentro di un paio di terremoti era situato all'interno del perimetro del Rodano.
Una perforazione in una regione instabile a 2500 metri di profondità è un rischio che nessuno oggi è in grado di gestire, come è successo recentemente nel Golfo di Guinea alla piattaforma della Shell, dice Lieppe Denis, membro del Consiglio Scientifico del Parco Nazionale di Port-Cros e ricercatore presso l'Università Paris-Sorbonne, riportato nel giornale Echo nel mese di gennaio. Questa faccenda va vista sotto l'ottica della presenza di una ventina di zone costiere e marine protette, distribuite dallo stato per cinquanta anni, ovvero il santuario Pelagos che dovrebbe offrire un area protetta per i mammiferi marini.
La "Melrose" ha in programma di perforare un pozzo esplorativo nel 2013 e qualsiasi fuoriuscita di petrolio nel Mediterraneo, un mare chiuso, sarebbe un disastro. Il consiglio scientifico della riserva naturale di Scandola ha appena votato, all'unanimità, un parere negativo ... [segue]

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Commenti a margine su FB - Post di Guido Pietroluongo
Anche quelli spagnoli!
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Post di Ilaria Delfina Ferri ·
In area di Santuario !!!
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Post di Filippo Foti
Ciao Guido, grazie di avere apprezzato! :-)
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A Guido Pietroluongo piace questo elemento.

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Ancora in ricordo di Lucio Dalla, e del suo Amore per il Mare
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/photo.php?...2117330.1063270409&type=1&theater

NB. - Un altro video sulla manifestazione antitrivelle a Termoli del 7 Maggio 2011 con LUCIO DALLA protagonista, ad ulteriore conferma del suo impegno da "ambientalista", in difesa e per amore del Mare, totalmente ignorato dai mass media e dalla stampa nazionale in questi giorni dedicati al Suo ricordo... Un Amore per il Mare che invece, come Lui stesso ha sempre dichiarato, è stato una molla fondamentale delle sue indimenticabili espressioni da artista !!!

"NO ALLE TRIVELLAZIONIA TREMITI - di Michele Sepalone
Caricato da leospane in data 08/mag/2011
http://www.youtube.com/watch?v=FF0UxolbbvA&feature=related

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Stessa notizia su "Profumo di Mare"  e su "Pantelleria Internet Com - News n° 9060" del 4/03/12
http://profumodimare.forumfree.it/?t=60536757#entry492372367
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8194 

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Post di Pietro De Angelis
Dicono no da tutta l'Italia. Solo i nostri politici dicono di si. E' chiaro che abbiamo una classe dirigente... non riesco a trovare l'aggettivo, aiutatemi voi. :)
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Post di Guido Pietroluongo
La stampa nazionale a pizzichi lo ha detto del suo impegno e amore per il mare... Il 7 Maggio ero lì e Lucio è stato insieme a tutti una voce su un palco che gridava giustizia e democrazia per tutelare e conservare le bellezze del mare!!!
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A Maria Spanò Arnardi, Maria Ghelia, Giuseppe Galiano, Mario Di Giovanna, Giò Nastasi, Rosalba Notariale, Luigi Aiardo Eposito, Salvatore Lo Iacono, Ferdy Sapio, Antonio d'Alì, Paola Pintore, Luca Gioria, Carmelo Nicoloso, Alberto Gallucci, Tullio Foti, Alexey Zhuravlev piace questo elemento.
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Antonio Arcucci e Laura Picchetti hanno condiviso la foto.
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Dalla mia Bacheca su FB del 3/03/12

L'impegno ambientalista del cantautore. Il Mare di Lucio Dalla... Com'è profondo il Mare...
di Guido Picchetti
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=8188


News 9052, Pantelleria, 03/03/2012. La scomparsa di Lucio Dalla ci ha colpito un pò tutti. Per la sua bravura di cantante, la sua sensibilità di cantautore (le sue canzoni hanno accompagnato la nostra vita per oltre cinquant'anni... ), e, soprattutto, per la semplicità e la umanità del personaggio. E in tanti lo hanno ricordato. Ma pochi hanno accennato a quello che è stato il suo impegno "ambientalista". Lo ha fatto ieri Marina su "Eco Blog", accompagnando il ricordo di Dalla con un video che, caricato su YouTube da Cronox88 il 07 Maggio 2011 per conto di www.amaraterra.com , riprende un suo intervento diretto in una manifestazione di protesta svoltasi a Termoli lo scorso anno, contro le minacciate trivellazioni in prossimità delle Isole Tremiti, a Lui care.
Ma ancora più bello e significativo nel caratterizzare questo lato importante della personalità del cantautore scomparso, personalmente trovo che sia quest'altro video, che, caricato anch'esso su YouTube da "Orizzonte Termoli", mi piace qui segnalare invitando tutti noi a vederlo. E' il filmato di un'altra manifestazione svoltasi un mese dopo, il 7 Giugno 2011, sempre a Termoli e per gli stessi motivi, vale a dire contro le minacciate trivellazioni nel mar Adriatico.
Qui Lucio Dalla interviene direttamente in difesa dell'ambiente marino solo in alcune brevi sequenze finali del filmato, seppure in modo chiaro e deciso. Ma personalmente sento in questo video il cantautore scomparso ancor più presente e vivo, e ciò grazie soprattutto ad una delle sue canzoni più belle e significative. E' una canzone famosa, che Lui ha dedicato proprio al Mare, quello con la M maiuscola... Una canzone che accompagna musicalmente in modo meraviglioso l'intero filmato, con tutti i rumori in sottofondo originati dalla manifestazione in corso, che anzichè disturbare, fanno da contrappunto al sonoro musicale, arricchendolo di drammaticità... E, per rendersene conto appieno, basta far andare il filmato una seconda volta, come a me è capitato di fare, e riascoltare il sonoro senza le immagini. "Com'è profondo il mare ... Com'è profondo il mare !!! "
E dico questo, non perchè le immagini siano prive di interesse... Tutt'altro. Sulle note di questa indimenticabile canzone sul MARE cantata di Lucio Dalla, infatti, è indiscutibilmente bello vedere marciare la gente di Termoli: i cittadini, le guardie comunali in divisa, i sindaci con le fasce tricolori, le autorità bipartisan provinciali e regionali, tutti uniti in questo impegno comune... Trovo che siano il simbolo evidente di quanti si impegnano in questa battaglia civile in difesa del territorio, marino o terrestre che sia, in tante parti del nostro Paese minacciato dalle trivellazioni petrolifere...
Lo sappiamo: sono tanti, e in tante regioni diverse, coloro che si battono per questa causa, ritenendola giusta e decisiva per il futuro di tutti. Tanti certo, ma purtroppo divisi gli uni dagli altri, sia per il silenzio connivente della stampa nazionale (solo 245 persone hanno visto questo filmato a tutt'oggi...), sia per l'insensibilità di quelle autorità centrali che, per gli incarichi istituzionali ricoperti, più avrebbero il dovere di ascoltare queste richieste... Richieste però che sembrano a volte perdersi proprio in quel Mare così Profondo e tanto bello cantato da Lucio Dalla...
Questi i link ai due filmati video che testimoniano l'impegno civile di Lucio Dalla in difesa del Mare:

"Lucio Dalla parla a Termoli, manifestazione No al Petrolio - 7 Maggio 2011"
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=tqBtoOwaQKk
 
"No al petrolio in Adriatico! La manifestazione di Termoli del 7 Giugno 2011"
http://www.youtube.com/watch?v=7wFiOybSnyg&feature=related

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Articoli simili su "Profumo di Mare" del 2/03/12

http://profumodimare.forumfree.it/?t=60517586
e a margine di una immagine dal video di "Orizzonte Termoli", postata dal sottoscritto sulla Bacheca su FB il 2/03/12
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=3167985272893
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A Manuela Rosenberger, Mauro Brusà, Carmelo Nicoloso, Annamaria Schena, Filippo Foti e Fabio Russo piace questo elemento.
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A proposito del Fondo Kyoto, 600 milioni di Euro subito a disposizione (dell'industria) dell'Ambiente...
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/guido.picchetti?ref=tn_tnmn


NB - Riporto tra le notizie di oggi questa mia nota pubblicata giorni fa su "Profumo di Mare". Risale in verità al 29 Febbraio u.s., ma ad essa in data odierna Salvatore Braschi, consulente per le AMP del presidente della Commissione Ambiente del Senato Antonio D'Alì, ha postato un suo commento in aggiunta ad altri già postati da amici e dal sottoscritto... In quella nota (riproposta qui a seguire) scrivevo a proposito dei 600 milioni di Euro dichiarati dal Governo subito disponibili a favore dell'Ambiente, e mi chiedevo se per caso quei fondi non sarebbero stati subito disponibili per l' "Industria" dell'Ambiente anzichè destinarli alla vera "Tutela" dell'Ambiente come sarebbe più logico, portando ad esempio a compimento quelle 17 AMP che da 20 e 30 anni, benchè già individuate, attendono ancora di essere realizzate ... E la risposta del Dr. Braschi mi sembra confermi chiaramente questa mia ipotesi. Ma allora ? Pur sapendo di non essere sulla strada giusta, continuiamo a percorrerla ? "Errare humanum est, sed perseverare diabolicum est " ... A seguire i vari commenti postati su Fb in calce a quella nota.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
Il Fondo Kyoto per l'Ambiente... E le Aree Marine Protette ? Quelle ancora da istituire sono 17, in attesa da 20 e 30 anni soltanto... E poi qualcuno dice ancora che il 17 non porta iella !!! Grazie sempre a "Profumo di Mare" per l'ospitalità...
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Post di Maria Ghelia
Guido, la notizia sarebbe magnifica, ma mi sembra che hai messo il dito nella piaga. Con la risposta indignata data a tutti noi che abbiamo commentato il comportamento del senatore per il Parco della Costa Teatina, ci si voleva ulteriormente prendere per i fondelli, è chiaro.
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Post di Fabrizia Arduini
E' capace che li danno a Moratti per bruciare i derivati del petrolio, come per i CIP6.
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Post di Salvatore Braschi
Hai confermato una verità, che non ci sono fondi per le aree protette, non per l'ambiente in generale. Io ho detto per le aree protette, non per l'ambiente. Lo stanziamento è diminuito. Basta consultare gli enti gestori dei parchi nazionali ed Amp per avere il quadro completo della situazione finanziaria delle aree protette. Non è un caso che il ddl 1820 sulle aree protette presentato dal Senatore D'Alì vuole dare una immediata risposta in termini di assetto finanziario agli enti gestori con il piano triennale e con una gestione più efficiente coinvolgendo anche soggetti privati. Ti ringrazio!

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Nota postata sulla Bacheca del sottoscritto
e quindi pubblicata su "Profumo di Mare" il 29/02 u.s.

Fondo Kyoto, 600 milioni di Euro subito a disposizione (dell'industria) dell'Ambiente...
di Guido Picchetti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=60482230 

Il 16 Febbraio scorso i due Corrado del Governo Monti, il Corrado Passera, Ministro dello Sviluppo Economico, e il Corrado Clini, Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, insieme ai soliti "addetti ai lavori", hanno presentato presso la Cassa Depositi e Prestiti il Fondo Kyoto, un fondo cofinanziato di ben 600 milioni di euro che sarà operativo nel nostro Paese dal 15 marzo p.v. Il ministro dell'Ambiente Clini lo ha definito: «Un volano per la crescita sostenibile dell’economia italiana», aggiungendo (testuale nel comunicato stampa pubblicato sul sito web del suo Ministero) che «si tratta di un meccanismo a sportello con un format semplice e una procedura di approvazione riferita al format – sottolineando ancora che i 600 milioni – sono a disposizione tutti e da subito».
Ma Salvatore Braschi, consulente per le AMP del sen. D'Alì presidente della Commissione Ambiente del Senato, non diceva ieri (nella sua replica a Maria Rita D'Orsogna, ndr.) che non ci sono fondi per l'Ambiente a proposito del rinvio dell'istituzione del Parco della Costa Teatina? E che c'entra il Ministro Passera (Sviluppo Economico) con il Ministro Clini (Tutela dell'Ambiente) ? Vuoi vedere che quei fondi verranno utilizzati per favorire industrie varie di settore (e speriamo che almeno così sia...), anzichè destinarli alla vera tutela ambientale come sarebbe ben più logico ?
Non sarebbe meglio, ad esempio, che il Ministero dell'Ambiente si preoccupasse con quei fondi di portare a compimento l'iter amministrativo delle 17 aree marine protette "di prossima istituzione" che in altra pagina del sito web del MiniAmbiente sono ben elencate, risalendo alcune a trent'anni fa (L. 979/82) ed altre a vent'anni fa (L. 394/91), tutte, ma non solo, sotto attacco diretto delle multinazionali a caccia di petrolio ???? ...

Fondo Kyoto: 600 milioni per l'ambiente. Il Ministro Clini: «Un volano per la crescita sostenibile dell’economia italiana»
da un comunicato stampa sul sito web del Miniambiente
http://www.minambiente.it/home_it/showitem.html?.../comunicato_0293.html  ... [segue]

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Dalla mia Bacheca su FB del 2/03/12

Addio a Lucio Dalla difensore delle Tremiti contro le trivellazioni off shore
di Marina
http://www.ecoblog.it/...addio-a-lucio-dalla-difensore-delle-tremiti-contro-le-trivellazioni-off-shore

E’ morto Lucio Dalla: lo starete leggendo o sentendo un po’ dappertutto (qui i memorial dei colleghi di Soundsblog). Siamo cresciuti con le sue canzoni e per molti hanno rappresentato la colonna sonora della loro vita. Ecoblog lo vuole ricordare anche per il suo impegno ambientalista: Dalla amava il mare e si definiva figlio del mare e amava le isole Tremiti che frequentava da almeno 50 anni. Non esitò un minuto, quando seppe della possibilità che il mare prospiciente le sue amate isole sarebbe stato violato da trivelle in cerca di petrolio, a impegnarsi in prima persona con i mezzi che aveva a sua disposizione: la sua musica e la notorietà. Com’è Profondo il mare, forse uno dei suoi pezzi più belli nasce nel 1977 come omaggio proprio al mare delle Tremiti. Dunque lo scorso 30 giugno con Francesco De Gregori tenne un concerto per convincere Stefania Prestigiacomo l’allora ministro per l’Ambiente a non concedere le autorizzazioni alle trivellazioni.
Alla manifestazione del 7 maggio disse: "E’ una follia: stanno uccidendo il mare. Mai avrei pensato di trovarmi di fronte a gente che preferisce trivellare piuttosto che salvaguardare questo straordinario paesaggio". (In alto il video del suo intervento al No Oil Day a Termoli http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=tqBtoOwaQKk)
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Non c'è bisogno di commenti...
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A Manuela Rosenberger, Luca Gioria, Christel Haynes, Maria Ghelia,
Gianluca Cecere, Francosalvatore Ruggiero, Carlo Ravenna, Giò Nastasi, Iena Pantesca, Gennaro Ciavarella, Carlo Ravenna, Marino de Falco, e al sottoscritto piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 1/03/12

"Gli Intoccabili". La puntata di La7 del 29/02/12 sui problemi dell'oro nero in Italia...
http://www.la7.tv/richplayer/?assetid=50254885

Guarda la puntata de "Gli Intoccabili" su La7 del 29/02/12 condotta da G. Nuzzi con l'inchiesta sulla crisi del mercato del petrolio. Ospiti: Maurizio Landini, Vito De Filippo, Gianfranco Polillo e Bruno Tabacci. Da quali voci è composto il prezzo della benzina? Quanto pesa l'imposizione fiscale? Quali sono gli scenari per i prossimi mesi? Che cosa prevede la liberalizzazione del settore? La crisi ambientale e occupazionale dopo la chiusura della raffineria Tamoil a Cremona. Il più grande giacimento …
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
Qui abbiamo la possibilità di vedere la puntata de "Gli Intoccabili" di ieri sera su La7, quasi tutta dedicata alla benzina, al suo prezzo, e ai problemi estrattivi dei prodotti petroliferi nel nostro Paese. Riferisce prima della raffineria della "Tamoil" di Cremona, ormai entrata in crisi (dopo aver inquinato di corruzione e idrocarburi il territorio sia sopra che sotto il livello città); e poi della situazione dei pozzi estrattivi in Basilicata nella Val D'Agri. Il filmato dura 2 ore e un quarto. Molte le verità scomode rivelate, ma coperte e annacquate da dichiarazioni e testimonianze interessate o di parte. La reazione degli "Indignati lucani" al filmato non sono state affatto positive. Ecco due commenti ripresi dal sito su FB:
Post di Pietro De Angelis: "E questo sarebbe un programma di indagine ??? Sembrava sponsorizzato dall'Eni. 'Non fa niente se i lucani si arrabbieranno, ma noi dobbiamo estrarre per il bene del paese'. Bella teoria. Scriviamo a questo pseudo presentatore/giornalista e diciamogli cosa pensiamo davvero del suo programma e dei suoi compagni di merenda.
Post di Luigi Sacco: "Era una vera campagna pubblicitaria per De Filippo (il governatore della Basilicata, ndr)... E questo era un giornalista imparziale... Ma va fa'n culo, merde.. Ragazzi, blocchiamo tutto." (gp)
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Stesso articolo su "Profumo di Mare"
http://profumodimare.forumfree.it/?t=60502086

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Post di Guido Pietroluongo
Giornalismo fatto da cani, a parte i servizi!
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Post di Fabrizia Arduini
Ma questi il progresso lo conoscono? Un'altra occasione persa per non illustrare sino in fondo i veri costi scaricati sulla collettività, i regali ecc. Comunque accontentiamoci.
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A Guido Pietroluongo piace questo elemento.

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La Shell a giudizio: omicidio, tortura, schiavismo in Nigeria
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.com/2012/02/la-shell-giudizio-omicidio-tortura.html


TUESDAY, FEBRUARY 28, 2012. - Can it really be the case that in 2012 corporations can go anywhere in the world and engage in such abuses as torture, killing and slavery, and yet be nowhere when it comes to facing their accusers and answering their calls for justice? That's precisely what Shell will argue to our nation's highest court today.
Può veramente essere che nel 2012 le corporazioni possono andare ovunque nel mondo e commettere abusi come torture, omicidi e schiavismo e allo stesso tempo essere esenti dal confronto coi loro accusatori e non rendere giustizia? Questo è esattamente quello che la Shell pretenderà presso la nostra più alta corte oggi.
Karen Redford, avvocato. 28 Febbraio 2012. La Corte Suprema americana ha deciso di ammettere il dibattito "Kiobel vs. Shell", dove dovrà decidere se il processo di un gruppo di Nigeriani contro la Shell per crimini contro l'umanità e per la morte del famoso attivista Ken Saro Wiwa, può svolgersi negli USA oppure no. La Shell è infatti accusata di avere ingaggiato paramilitari che hanno commesso sequestri di persona, esecuzioni sommarie, tortura, lavori forzati, stupri, violenze, tangenti, sparatorie e finanche genocidio. Fra i delitti contestati, la morte di Ken Saro Wiwa e di altre persone. La Corte Suprema è allora chiamata a decidere se le vittime possono o no portare in causa la Shell, non per danni ambientali, ma per danni contro i diritti umani, anche se i crimini sono accaduti fuori dagli USA. Infatti, parrebbe che questa causa dei nigeriani contro la Shell, non possa essere competenza di un tribunale USA visto che la Shell ha sede altrove, e visto che le morti e i presunti abusi sono accaduti in Nigeria. Ma facciamo un passo indietro. Negli anni '90 sorse in Nigeria il movimento popolare ... [segue]
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

E' appena iniziato presso la Corte Suprema degli USA il processo contro la Shell per omicidio, tortura e schavismo in Nigeria... Delitti commessi per quale finalità ? Facile a dirsi. Per la solita corsa all'oro nero, nella quale la Shell, si sa, è una delle principali protagoniste mondiali .. Ma il processo non è stavolta per procurati disastri ambientali (che pur ci sono e in abbondanza... ), ma per qualcosa di ben più grave. La Corte Suprema USA infatti dovrà decidere se il processo di un gruppo di nigeriani contro la Shell per crimini contro l'umanità e per la morte del famoso attivista Ken Saro Wiwa, può svolgersi negli USA oppure no. In altre parole è chiamata a decidere se le vittime possono o no portare in causa la Shell, non per danni ambientali, ma per danni contro i diritti umani, anche se tali crimini sono accaduti fuori dagli USA. E ciò in virtù di una legge che esiste da 30 anni negli Usa, la "Alien Tort Statute", secondo la quale orrendi crimini commessi all'estero contro l'umanità possono essere portati a processo sul suolo USA. Leggete quanto posta oggi sul suo Blog Maria Rita d'Orsogna, la quale ci racconta come già nel 2005 la Total (francese) e la Unlocal (americana), accusate di avere ingaggiato in Birmania l'esercito locale per forzare la costruzione di un oleodotto con atti di brutalità (torture, violenze sessuali e anche omicidi) contro i residenti tutti contrari, proprio in virtù di tale legge furono costrette ad ammettere le loro colpe e a risarcire le vittime... Proprio come avviene oggi in Nigeria. Il processo è appena iniziato, e vedremo se la sentenza allora emessa, verrà riconfermata in questo nuovo caso...

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La nascita delle seppie tropicali "Flamboyant Cuttlefish" su un fondale indonesiano
caricato da WeirdunderWaterWorld il 20/feb/2012
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=bYepd01KDFw


Commenti dell'autore dei caricamenti (WeirdunderWaterWorld). Questo filmato è stato girato in Lembeh Strait, Indonesia da uno dei nostri cameramen più pazienti, Christian Loader! E' stato probabilmente l'ultimo lotto di uova di seppia fiammeggiante per la stagione ... Christian aveva notato molte uova morte sparse sul fondale nel corso delle ultime settimane, forse a causa di un cambiamento nella temperatura dell'acqua. Ha finalmente trovato alcune uova ancora sane alla fine di una immersione ed è riuscxito a catturare il momento strraordinario della nascita di questi stupendi molusschi! Grazie Christian!
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Delle riprese davvero belle! Tutt'altro che facili da catturare ll'esatto momento della nascita... E lo dico per esperienza diretta, avendo impiegato tre giorni per effettuare delle riprese simili sulla nascita delle seppioline nostrane mediterranee. Qui però c'è tutto lo splendore dei colori della seppiolina "Flamboyant cuttlefish", che anche da neonata surclassa decisamente la nostra piccola "Sepia officinalis" ... Niente da dire, se non 'belli anche i primi piani', e 'bravo Christian' !
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Post di Mario Di Giovanna

Che meraviglia !!!
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A Agostino Consolo, Roberto Sandulli, Mario Di Giovanna, Mauro Brusà, Giulio Pola,  e Antonio Colacino piace questo elemento !!!

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Eolico: l’ultima frontiera sono le turbine galleggianti e volanti
di Silvana Santo
http://www.greenstyle.it/eolico-lultima-frontiera-sono-le-turbine-galleggianti-e-volanti-7948.html


29 febbraio 2012 - Il futuro dell’eolico offshore potrebbe essere affidato a delle turbine galleggianti. Il primo esempio di pala eolica “flottante” è già in funzione nel Mare del Nord, al largo delle coste della Norvegia. La profondità del fondale (circa 200 metri) ha impedito di optare per un impianto off-shore tradizionale, spingendo i tecnici a orientarsi verso questa soluzione inedita. La turbina poggia su un basamento in acciaio di forma cilindrica che è in grado di galleggiare. Delle zavorre e tre punti di ancoraggio fissati in maniera piuttosto labile sul fondale. Questa speciale pala eolica è in esercizio dal 2010 e ha già prodotto 15 Megawattora di energia. L’esperimento potrebbe dare il via a una serie di nuovi progetti nel campo dell’eolico offshore.Il sistema delle turbine galleggianti, infatti, permetterebbe di installare delle wind farm nelle acque più profonde del Mediterraneo, ma anche al largo delle coste del Giappone o degli Stati Uniti. Questo tipo di impianti, inoltre, consentirebbe di sfruttare situazioni di vento particolarmente favorevoli e di realizzare pale eoliche più grandi di quelle normalmente installate a terra. Per riuscire ad applicare questa tecnologia su larga scala, comunque, occorrono ancora altre sperimentazioni. Ancora più lontana, almeno per il momento, sembra la diffusione di sistemi in grado di sfruttare venti d’alta quota, che secondo Ken Caldeira, climatologo presso la Stanford University, potrebbero fornire una quantità di energia in grado di soddisfare l’intero fabbisogno del mondo “civilizzato”. Per le turbine volanti, però, dovremo attendere ancora parecchio, anche se un’azienda tedesca ha già progettato una sorta ... [segue]
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Se occorre, come occorre, fare delle scelte in campo energetico, queste sono soluzioni certamente migliori, che inquinano e alterano meno l'ambiente marino, ma andrebbero valutate e realizzate con serietà, esperienza e coscienza: tre fattori che al momento mi sembra non siano sufficientemente garantiti, almeno nel nostro Paese...
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Post di Gianluca Cecere

Dobbiamo parlare, Guido Picchetti ... Una magnifica chiacchierata con un grande uomo, amante della sua terra e del suo mare. Grazie Guido per quello che sei e per tutto quello che fai. Spero di riuscire a venirti a trovare ed apprezzare ancora di più da vicino la tua bellissima ed amata isola di Pantelleria. A presto...
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Post di Guido Picchetti
Grazie a te per quello che fai, Gianluca. Sono sicuro che la forza tua e delle tue idee alla fine la spunterà... D'altronde dipende tutto dalle "alternative" ... e da come le intendi... :-) :-) Altre "alternative" non ci sono... e solo le tue "alternative" possono salvare il pianeta...
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Tonno, Italia vince contro stop Ue pesca 2008. Decisione di Bruxelles invalida, viola principio di non discriminazione
comunincato stampa da Ansa Ambiente
http://www.ansa.it/mare/notizie/rubriche/.../visualizza_new.html_106135255.html


(ANSA) - BRUXELLES, 29 FEB - Il Tribunale della Ue, con un'ordinanza pubblicata oggi a Lussemburgo, ha riconosciuto "che l'Italia ha conseguito il risultato perseguito", contro la decisione della Commissione europea che nel giugno 2008 aveva intimato lo stop alla pesca del tonno rosso alle tonniere di Italia, Francia, Grecia, Malta e Cipro, permettendo a quelle spagnole di continuare a pescare. Quel regolamento infatti è stato intanto giudicato dalla Corte Ue "integralmente non valido perché viola il principio di non discriminazione". L'ordinanza del Tribunale Ue riguarda quindi la vicenda che vide i pescatori di tonno italiani ribellarsi contro la decisione, presa il 12 giugno 2008 dell'allora Commissione europea, di vietare la pesca al tonno rosso per le tonniere con reti a circuizione nell'Oceano Atlantico e nel Mediterraneo, a partire dal 16 giugno 2008 per gli Stati membri del Sud Europa con la sola esclusione della Spagna, che ha potuto continuare a pescare fino al 23 giugno 2008. Contro questa decisione unilaterale, l'Italia ha fatto ricorso l'11 agosto 2008, chiedendo al Tribunale Ue di annullare il regolamento di Bruxelles. Nel frattempo, la Corte di giustizia, ... [segue]
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Registro il fatto, ma lascio ad altri i commenti... Non ho sufficiente esperienza in materia, ma non mi dispiacerebbe sentire i pareri di biologi marini ed esperti del settore della pesca...
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Post di Filippo Foti
La diatriba che hai segnalato era un atto dovuto da parte di Bruxelles che ha rivisto con maggiore attenzione ciò che "personalità " "politiche" di quel tempo hanno deliberatamente "distratto" dai loro interessi danneggiando la filiera del pescato che vive di questo tipo di pesca. L'aspetto biologico della faccenda attiene all'enorme uso ed abuso che si fa di questo pesce, amato in tutte le salse ed in tutto il pianeta, ignorando la gente che in uno studio condotto dall’Onu si è dimostrato che ogni anno vengono versati in mare 900 mila tonnellate di fosforo, 200 milioni di tonnellate di azoto e 85 mila tonnellate di metalli pesanti, 200 mila di organocloruri, 47 mila di idrocarburi policiclici aromatici provenienti dalle aziende petrolifere, dall’industria chimica, metallurgica e dagli impianti per il trattamento delle acque fognarie. E anche nel nostro paese dovremmo imparare a conoscere e gestire meglio la pesca delle oltre 400 specie di pesce commestibile che popolano il mar Mediterraneo invece di concentrare, per moda, comodità e ignoranza, le nostre attenzioni su una decina/quindicina di pesci con tutti i problemi che ne derivano. Pesce spada+tonno+le mode orientali di mangiare delfini e cetacei = avvelenamento da mercurio... meditare gente, meditare...
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Post di Guido Picchetti

Grazie del tuo commento, Filippo. Per gli amici che ci leggono, ricordo che ciò che dichiara qui Filippo si riferisce a quanto pubblicato da Ansa Ambiente stamani sulla vittoria dell'Italia contro lo stop di Bruxelles alla pesca del tonno dichiarato dall'Ue nel 2008... Non vorrei che tale vittoria bilanci la sconfitta subita ieri sera dall'Italia calcistica contro gli Stati Uniti, in altre parole che sia l'una che l'altra si equivalgano dal punto di vista degli effetti pratici, pressocchè nulli...
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A Mauro Brusà piace questo elemento.

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(copyright Guido Picchetti) 

Questa pagina è stata aggiornata il 26/08/13.