Dicembre 2012

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ECHI  DI  STAMPA

Dal 21 al 31 Dicembre 2012
Dalla mia Bacheca su FB del 31/12/12

"Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti"
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su Fb)

http://www.facebook.com/photo.php?...=548ecc0b4d


31/12/12 - "... Non ho paura della cattiveria dei malvagi, ma del silenzio degli onesti..." (Martin Luter King). E' una frase postata da Giuseppe Iuele sulla bacheca di Fb di Maria Rita D'Orsogna. Una frase che personalmente ritengo valga più di mille parole proprio in vista delle prossime elezioni, e di quanti probabilmente si asterranno dall'andare al voto. Ricordo che all'ultima consultazione elettorale nella regione Sicilia, l'astensione a Pantelleria fu superiore al 70% degli aventi diritto al voto, e i media su questo elevatissimo astensionismo sulla nostra isola stesero un velo di silenzio (pietoso o omertoso ???), senza interrogarsi minimamente sui motivi di tale dato... E lo dico riferendomi in particolare all'articolo di Antonello Piroso su BLOGO "Andare a votare ? Ma fatemi il c... d... piacere !!!", postato ieri mattina qui su Fb, insieme agli auguri di Buon Anno per gli amici...

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Commenti a margine su Fb. Post di Maria Ghelia

Diventa sempre più difficile scegliere nel voto, ma astenersi è un crimine contro noi stessi. L'unica possibilità che abbiamo un domani di cambiare qualcosa è quella di renderci responsabili e fare le nostre scelte! Grazie Guido e Buon Anno!
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Post di Maurizio Spennato

Infatti. Ieri non ho avuto voglia di commentare nè di polemizzare, anche perchè non capivo bene se i commenti fossero favorevoli o contrari al concetto di astensionismo ad epilogo dell'articolo di Piroso. Oggi condivido pienamente le sagge considerazioni di Guido Picchetti.
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A Giovanni Angeloni, Maurizio Spennato, Maria Ghelia, Domenico Nico Tesei, Fiorenza Gianni e Mauro Brusà piace questo elemento.
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Parco eolico offshore tra Castelvetrano e Pantelleria. L'iter continua
da "Marsala It"
http://a.marsala.it/.../64866-parco-eolico-offshore-tra-castelvetrano-e-pantelleria-liter-continua.html


Un parco eolico offshore nel bel mezzo del canale di Sicilia, tra la costa di Castelvetrano e l’isola di Pantelleria. È questo il progetto che la Four Wind vuole realizzare già da alcuni anni. E oggi scade il termine per presentare pareri e osservazioni, da parte del pubblico, in merito al progetto.
      31 Dicembre 2012 - Del progetto per la realizzazione del parco eolico se ne parla già da qualche anno. E già una prima volta è stato rilasciato parere negativo in tema di impatto ambientale dal Ministero dell’Ambiente. Nel 2009 al Ministero dell’Ambiente è arrivata tutta la documentazione per l’avvio dell’iter sulla valutazione di impatto ambientale che un parco eolico del genere potrebbe avere nell’ecosistema della zona. A febbraio 2011 è arrivato lo stop della commissione tecnica VIA-VAS che in pratica ha fatto ricominciare l’iter da capo. La Four Wind, che ha sede legale a Palermo, ha presentato il progetto modificato.
      Lo spicchio di mare su cui potrebbe sorgere il parco eolico come dicevamo è quello che divide Castelvetrano a Pantelleria. E per la precisione riguardas il Banco Pantelleria e il Banco Avventura lato Pantelleria, distanti dalle coste siciliane dalle 35 alle 26 migli nautiche. Il progetto (che potete vedere dettagliatamente cliccando qui) prevede la realizzazione di 38 aerogeneratori (28 al Banco Pantelleria e 10 a Banco Avventura), piantati in mare, in grado di creare una potenza elettrica pari a 228 MW, e ogni generatore dovrebbe avere 126 metri di diametro per 90 metri d’altezza, per generare una potenza di 6 MW.
      In pratica il progetto prevede una parte offshore, quindi in mare, costituita dagli aerogeneratori e cavi MT di interconnessione tra aerogeneratori;una sottostazione elettrica di utenza (ESP offshore) dove avvengono i collegamenti tra i sottocampi in cui è suddivisa la centrale eolica e la trasformazione MT/AT; il cavidotto marino in corrente alternata, che collega la ESP alla costa, dove è collocata la buca di giunzione cavidotto marino – cavidotto terrestre.
      Poi c’è la parte on-shore comprendente: la fossa di giunzione cavidotto marino – cavidotto terrestre; il cavidotto terrestre in corrente alternata, dalla buca giunti alla ESP on-shore; una sottostazione elettrica di utenza (ESP on-shore); il breve tratto di cavidotto terrestre in corrente alternata, che collega la ESP on-shore alla stazione elettrica della RTN.
      Il parco eolico che dovrebbe sorgere in mare avrebbe quindi un collegamento diretto alla terra ferma, dalle parti di Capo Feto, attraverso condutture sottomarine. Era proprio il sistema di ancoraggio dei generatori nei fondali ad essere visto come dannoso per l’ecosistema sottomarino della zona. Il progetto precedente infatti prevedeva l’ancoraggio attraverso la trivellazione che, a seconda delle aree, poteva arrivare a 15 metri di profondità. Il nuovo progetto sotto questo aspetto prevede invece delle specie di zattere galleggianti per sostenere le grandi pale eoliche.
      Oggi, come dicevamo, scade il termine per presentare delle opinioni e osservazioni sul nuovo progetto. Intanto le associazioni ambientaliste seguono con molta attenzione ciò che potrebbe accadere nei nostri mari. Già in seguito alla bocciatura da parte del ministero dell’Ambiente del vecchio progetto Greenpeace aveva esultato per lo scongiurato pericolo di costruzione di alcuni sistemi che sì avrebbero generato energia pulita, ma la costruzione delle stesse pale avrebbe potuto causare gravi danni all’ambiente. Anche la Regione Sicilia era rimasta soddisfatta dalla decisione del Ministero del febbraio 2011, che aveva dato parere negativo sia per questioni di impatto paesaggistico su un sito rientrante nella rete ‘Natura 2000’ dell’Unione europea per la sua biodiversità e il suo delicato equilibrio.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Il "Banco di Pantelleria", proposta zona "A" dell'Area Marina Protetta del Parco Nazionale dell'Isola di Pantelleria, istituito per legge nel 2007, riconfermato con sentenza della Corte Costituzionale nel 2008, ma ancora oggi "indefinito" a cinque anni di distanza ? Si, così è nel mondo dei sogni dell' "Isola che non c'è...", mentre ben 38 aerogeneratori (28 sul Banco Pantelleria e 10 sul Banco Avventura) saranno piantati prossimamente nel Canale di Sicilia, ognuno dei quali dovrebbe avere 126 metri di diametro per 90 metri d’altezza, per generare tutti insieme una potenza elettrica pari a 228 MW. E tutto ciò dopo che già una prima volta, nel febbraio 2011, il Ministero dell'Ambiente a questo progetto della "Four Wind" aveva rilasciato parere negativo in tema di impatto ambientale, con soddisfazione della Regione Sicilia che pure aveva già espresso parere negativo per questioni di impatto paesaggistico, rientrando l'area marina interessata nella rete ‘Natura 2000’ dell’Unione Europea proprio per la sua biodiversità e il suo delicato equilibrio. Ma è inutile meravigliarsi... Nel nostro disgraziato "Paese" nessun "NO" e nessun "SI" è mai una decisione definitiva da parte di chi ci governa, a qualunque livello esso sia... E basta poco o nulla (e/o... una semplice "mazzetta sottobanco" al momento giusto e alla persona giusta...) a far diventare "fattibile " ciò che era stato ritenuto e rigettato come decisamente "non fattibile"...
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A Ilva Alvani, Salvatore Gregorio Spata e Luca Gioria piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 30/12/12

Burocrazia lucana, royalties e informazione: se la struttura è complessa, i conti non tornano di Enzo Palazzo (da una nota su FB)
http://www.facebook.com/notes/guido-picchetti/burocrazia-lucana-royalties-e-informazione-...544788758866277


      Leggiamo dai giornali (dal sito ufficiale dell'Unmig del Ministero per lo Sviluppo economico è sempre più difficile capire: da un po' di tempo inseriscono residui di crediti di anni precedenti, rendendo i calcoli meno comprensibile e meno facili rispetto al recente passato) che 63 milioni di euro sono le royalties toccate nel 2011 alla Basilicata e che complessivamente alla nostra Regione sono andati 585 milioni di euro in 14 anni di royalties (1998/2012). 63 milioni di euro dovrebbero essere circa il 5% del bilancio annuale della Regione - che credo si aggiri sul miliardo e mezzo di euro (tremila miliardi di vecchie lire) - e, analogamente, credo che 585 milioni di euro siano l'equivalente maturato dalla Regione dopo 14 anni di royalties in 14 anni di bilanci regionali.
      I luoghi comuni diffondono questa notizia: senza il petrolio non avremmo l'Università di Basilicata, visto che ben 10 milioni di euro è il finanziamento della Regione all'Unibas. Io dico che senza il petrolio, fondamentalmente, la Regione non spenderebbe, come ha fatto nel 2007, ben 37 milioni di euro in consulenze. 37 milioni di euro rappresentano più della metà delle entrate annuali medie del petrolio. Il petrolio, si dovrebbe dedurre, dunque, paga le consulenze a tecnici e professoroni a vario titolo, i quali poi, hanno, come dire, un occhio di riguardo per il petrolio stesso?
      Delle due l'una: le consulenze andrebbero vietate, dato che la Regione si è dotata di uffici di competenze specifiche con tanto di capi dipartimento strapagati e di nomina politica. Oppure, andrebbero eliminati i dipartimenti, perché gli uni (le consulenze) sono la prova provata del fallimento degli altri (i dipartimenti)... oppure ancora, potremmo "moralizzare" sia le consulenze che i dipartimenti e gli stipendi dei loro capi... che non sarebbe poi male in fin dei conti.
      Moralizzare che significa? Una cosa molto semplice: un capo dipartimento, così come un dirigente delle Asl o dell'Acquedotto lucano o pugliese o umbro, o di una qualsiasi compartecipata pubblica svolge sicuramente i ruoli di una struttura complessa. Dirigente di una struttura complessa, ugualmente complessa, è però anche un primario medico, un direttore didattico, un preside. Gente che ha dovuto prima laurearsi in lauree specifiche e poi superare un concorso per prendere stipendi che si aggirano tra i 3 mila e i 5 mila euro lordi al mese, meno della metà della contribuzione mensile che la politica dà ai suoi capi burocrati che, essendo scelti dalla politica e non da un concorso (e spesso non hanno nemmeno una laurea specifica), possono ingenerare il dubbio che si sentano più dipendenti del politico che li ha scelti che non dello Stato e men che mai dei cittadini che con le loro tasse contribuiscono alle loro ampie parcelle mensili.
Cliccate sul link sottostante per leggere l'articolo in questione che, nel titolo, ci dà una dimensione errata del rapporto royalties/estrazione/entrate dei petrolieri/compensazione del territorio perché dà eccessivo rilievo alla somma di 14 anni e non al totale di un anno di royalties e perché non ci dice:

  1 - che i petrolieri hanno guadagnato nel frattempo circa 3,5 miliardi di euro all'anno;
2 - che per 14 anni questo guadagno dei petrolieri è di circa 49 miliardi di euro,
3 - a quanto ammonteranno e chi li pagherà i costi della bonifica delle aree estrattive;
4 - che la filiera del petrolio è una filiera cancerogena. In California la legge Proposition 65 obbliga le stesse compagnie minerarie a ricordarlo ogni 3 mesi ai cittadini californiani con pubblicazioni sui media. Anche qui delle due l'una: o il petrolio è cancerogeno solo per i californiani e non per i lucani, o in California c'è più trasparenza e correttezza che non in Basilicata e in Italia.

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallabasilicata...=579442&IDCategoria=12#a_post_comments  (E' la "voce del padrone" ! Più interessanti e veritieri i commenti in calce all'articolo in questione, che riporto in calce a questa nota, ndr).
PS.- Il bilancio complessivo e consuntivo della Regione Basilicata è un altro parametro poco trasparente: non lo trovi scritto da nessuna parte in maniera chiara e netta. E non lo riesci a desumere neanche leggendo centinaia di pagine di delibere di riunioni, alcune fatte anche all'1,38 di notte - ma la notte non è fatta per dormire e raccogliere le idee?
Vedi http://www.consiglio.basilicata.it/consiglionew/files/docs/31/06/25/DOCUMENT_FILE_310625.pdf1
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Commenti in calce all'articolo succitato de "La Gazzetta del Mezzogiorno"   
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Libero, Potenza | 28-12-2012 | 19:43

in altri paesi (anche a pochi km dalle coste italiane) l'Eni paga royalty di gran lungo superiori a quelle che paga in Basilicata e da' lavoro a operatori del posto. Qui non c'è traccia di tutto questo. Il problema non se sfruttare o meno la risorsa petrolifera. Il problema è solo quello di non farsi sfruttare nel'interesse di pochissimi
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Francesco, Potenza | 28-12-2012 | 11:00

Ci siamo illusi all'inizio pensando che il petrolio in Basilicata doveva essere una grande risorsa invece è stato solo una bufala. Le persone che vengono a lavorare da fuori Regione si portano la residenza in Val d'Agri quindi sono tutti dipendenti dell'ENI. Qualche assunzione fatta è solo frutto di raccomandazioni di Politici della Regione Basilicata.
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Giuseppe F., Provincia PZ | 27-12-2012 | 18:53
Ritengo che l'ENI debba chiaramente dire quali sono i suoi programmi e progetti futuri in Basilicata.Orami i danni del passato sono fatti, ma cosa deve ancora accadere non lo sa alcun lucano. I pozzi di petrolio e gas esistenti e ancora da perforare una volta esauriti a cosa dovranno servire ? Perchè non conosciamo dati certi sull'inquinamento provocato dai pozzi e dal centro oli di Viggiano ? Quanti centri di prima lavorazione del greggio dovranno ancora essere costruiti in Basilicata ? Quando l'ENI vorrà che i lucani abbandonino del tutto questa terra? Perchè a parer mio è questo che vuole.
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Patriot82, MT | 27-12-2012 | 17:54
Non bastano tutti i soldi del mondo per riparare danni irreversibili all'ambiente... il petrolio non si mangia
http://www.emmenews.com/dal-territorio/...preoccupati-per-economia-agricola-a-causa-delle-perforazioni-petrolifere/
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Gero, Matera | 25-12-2012 | 19:36

I nostri politici non so che hanno fatto e che fanno di questi soldi. Se avessero dato 1000 euro a ogni disoccupato, avrebbero fatto stare tutte le famiglie bene, ma dando 50 la Basilicata è tenuta in povertà, disoccupazione e disastrata nei collegamenti, il popolo mite e fesso, forse fesso per costrizione.
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Nst | 25-12-2012 | 09:44

Persi ogni anno per colpa del petrolio 320 milioni di euro perchè la Basilicata è regione ricca per colpa del pil del petrolio,e per questo è uscita dall'obbiettivo 1.. Nel 2011 solo 63 milioni di euro contro i 320 obt1... Classe politica asina in matematica e nel vivere,
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Michele G. Scaccuto, VT | 24-12-2012 | 15:43

Troppe chiacchiere, troppi inglesismi, troppi numeri... forse tendenti più che altro a distrarre, tenere buona, calma a tranquilla l'opinione pubblica... Qualcuno, piuttosto, spiegasse un po' bene il perchè di tutta questa fretta nello svuotare i giacimenti petroliferi lucani... Non si vorrebbe mai che, come al solito, nell'indifferenza e distrazione totale dei cittadini, ovvero con la complicità di quanti, a vario titolo (amministratori, tecnici, lavoratori...) sono coinvolti nell'affare, una volta svuotati, diventassero serbatoi naturali di gas metano proveniente dal mondo intero... Se non ancora peggio: siti di scorie nucleari.
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Raffaele, Potenza | 22-12-2012 | 17:45

Sai quanti posti di lavoro produttivi si sarebbero potuti creare con questi soldi; invece, cassa integrazione, corsi di formazione e... magna-magna. Eppure si dovrebbe sapere che chi lavora, con busta paga, è il primo a pagare le tasse e a spendere muovendo il Pil. Forse sono in pochi a saperlo
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Andare a votare? Ma fatemi il cazzo del piacere!
di Antonello Piroso
http://www.blogo.it/news/politica/redazione/4111/ma-fatemi-il-cazzo-del-piacere/


     19 dicembre 2012 - E poi ti danno dello sfascista, del populista, del demagogo. Solo perchè chiedi un minimo di coerenza, di decenza, di rispetto delle regole, della volontà degli elettori, dei rappresentati (in modo talmente indecoroso...). Quando infine sbotti: "Così è inutile chiedermi di andare a votare, perchè non posso avallare e legittimare ancora una volta un sistema che promette ma non mantiene, preoccupandosi solo di garantire a se stesso una cadaverica sopravvivenza", peggio mi sento. Come minimo ti becchi del "qualunquista!", quando in realtà tu vuoi solo conservare non una disperata vitalità, ma almeno quel minimo di autostima che t'impedisca di metabolizzare e digerire qualsiasi schifezza ti venga propinata a giorni alterni (nel senso di un giorno sì e l'altro pure).
     "Chi te lo fare?" chiedono gli amici preoccupati, e forse hanno ragione. Poi uno ricorda il poeta, e la sua "Ballata delle madri": "Mi domando che madri avete avuto...Madri servili, abituate da secoli a chinare senza amore la testa / a trasmettere al loro feto l'antico, vergognoso segreto / d'accontentarsi dei resti della festa. Madri servili che v' hanno insegnato / come il servo può essere felice...". e decidi che non si può mettere sempre la testa sotto la sabbia o voltarla dall'altra parte, non prendendo mai posizione, stando sempre attenti a rimanere rigorosamente allineati e coperti, a non farsi nemici.
     Ma come si fa, come si fa? Ti sembra di vivere in un paese che si trascina stancamente in un eterno presente, in cui i soliti noti fanno finta di fare la voce grossa, lanciando ultimatum (che diventano subito dopo penultimatum), annunciando magnifiche sortite progressive, garantendo in modo magniloquente un cambio, una svolta, riforme ineludibili e il sol dell'avvenire. In nessun paese d'Europa le maschere sono sempre quelle così come da noi.
     Negli ultimi 20 anni (da Mani Pulite in avanti) i protagonisti della commedia dell'arte della politica - e della comunicazione militante - sono sempre stati identici e sono rimasti sempre in scena. E' scomparso il solo Emilio Fede, a ben guardare. Gli altri, tutti - supporter, comprimari, sparring partners, aficionados, fan, sodali, complici, compagnucci della parrocchietta e "carugnet de la sagrestia", lacchè e mignotte, trans e transfughi, riciclati e voltagabbana, ex comici, martiri di cartapesta, morti di fama, conduttori "chiaggniefotti", hare krishna e liste arancioni, imprenditori ed ex pm, gli indignados in servizio permanente effettivo - sono al loro posto. A ruoli invertiti ma interscambiabili, a seconda delle stagioni e delle legislature.
     Così, dopo 19 anni (gennaio 1994 - dicembre 2012), siamo ancora lì: inchiodati alla speranza che qualcosa cambi mentre tutto resta uguale, la morta gora dei sogni un tanto al chilo, all'ombra di slogan per cui le colpe sono sempre quelle degli altri. Mai una parola di scusa, mai una minima assunzione di responsabilità, mai una seduta collettiva di autocoscienza in cui prendere atto che la vita è quello che ti succede tra un'elezione e l'altra, mentre i partiti e i politici si danno all'ennesima pantomima propagandistica e strumentale, tra agende Monti e agende digitali, "tre pater, ave e gloria" e peccati immortali.
     Aboliremo il finanziamento pubblico dei partiti. E anche il ministero dell'Agricoltura. Introdurremo la responsabilità civile dei magistrati. E un referendum popolare per estirpare i referendum. Riformeremo la legge elettorale. Abbasseremo le tasse. Alzeremo le pensioni. Stabilizzeremo i precari e cacceremo i lavativi. Aboliremo l'Imu, l'Ici, l'Iva, l'Irpef, l'Irpeg, l'Ilor, l'Invim, la Tarsu, il cuneo fiscale e i vitalizi d'oro e di platino. Regolamenteremo il conflitto d'interessi. Elimineremo i tre gradi di giudizio, i lacci e i lacciuoli, i corsi e i ricorsi (all'immancabile Tar del Lazio). Rilanceremo gli investimenti, un milione di posti di lavoro, anzi due, "famo tre e nun se ne parli più". Realizzeremo le infrastrutture e un nuovo miracolo italiano. Stroncheremo la mafia, le mafie, le 'ndrine, la 'ndrangheta e la Sturmund'rangheta. Combatteremo l'evasione fiscale, wow!, e largo ai giovani, ca va sans dire, al merito, alle pari opportunità, alle quote rosa, alle quote gay, alla quotazione alla Borsa delle illusioni, al ricambio della classe dirigente, alla selezione dal basso, alle primarie per la premiership, la leadership, l'establishment, per i parlamentari, i ministri e perfino per gli uscieri dei ministeri, fino allo sfinimento delle primarie per... i primari.
     Nuove regole, niente deroghe, niente più raccomandazioni, tre mandati e a casa, apriamo le finestre, aria nuova in cucina, via le facce sfacciate, via i capitalisti annoiati che si ripropongono come demiurghi del nuovo (quando sono più scaduti del latte cagliato irrancidito), niente più impresari, guitti, nani & ballerine, agenti, mediatori, (im)prenditori e magnager, niente più società dei magnaccioni, happy few, inner circle, cerchi magici, cerchi tragici, lobby, network, dinastie, filiere, logge coperte, patonze scoperte, conventincole, club, circoli, cordate, salotti buoni e salotti fetidi, sindacati e corporazioni, gli unti e bisunti del Signore, paradisi fiscali e nuove frontiere artificiali, trattative, concertazioni, tavoli di confronto, patti scellerati e patti Lateranensi.
     Un paese freezato in un fermo-immagine senza tempo, che si merita liste e listini bloccati, nell'occhio del ciclone, in mezzo a un caos calmo, ai falsi movimenti, alle pure formalità, spompato, sciancato, sfregiato quotidianamente dai giornali e dal cemento, con l'arteriosclerosi dei sentimenti e di ogni linfa vitale. Non siamo più nemmeno disgustati: se lo fossimo vorrebbe dire che siamo vivi e vegeti, e invece siamo in coma, mentre ci agghindiamo per il prossimo carnevale... Oggi va così, ognuno è vittima ed assassino nel labirinto delle confessioni di una mente pericolosa.
     Prendetevi tutto, ancora e sempre, spartitevi le nostre spoglie, e lasciateci in pace. Andare a votare? Ma fatemi il cazzo del piacere...
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Gli amici che mi seguono su Fb da qualche tempo avranno già capito come la penso... Ma, a volerlo meglio precisare, vi dico che raramente, navigando on line, mi è capitato di provare una tale condivisione di pensiero come mi è capitato oggi nel leggere l'articolo che qui vi segnalo con vero piacere... E' firmato da un giornalista, Antonello Piroso, la cui professionalità avevo già avuto modo di apprezzare sugli schermi televisivi di La7, e che ora, dopo un periodo di silenzio nei media che mi aveva meravigliato non poco, ritrovo con grande piacere come direttore editoriale di Blogo, un notiziario on line del network di siti d'informazione e blog di cui fa parte anche Excite. Qui a seguire l'articolo pubblicato il 5 Dicembre u.s. su "Blogo it" che annunciava proprio questo nuovo impegno giornalistico di Antonello Piroso...

Blogo: Antonello Piroso è il nuovo direttore (e conduttore di un programma web)
da "Excite It"
http://web20.excite.it/blogo-antonello-piroso-e-il-nuovo-direttore-...-web-N131919.html

     05/12/2012. - Novità nel web italiano: è nato il nuovo Blogo.it, sito diretto da Antonello Piroso. Da qualche giorno il popolare giornalista ha avviato la sua esperienza online per Populis, come direttore editoriale di Blogo.
     Il nuovo Blogo.it, oltre ad unire il network di siti d'informazione e blog di cui fa parte anche Excite, vuole raccontare l'attualità con notizie esclusive, analisi politiche e non solo, interviste, uno stile originale a partire dai titoli e un programma video in streaming.
     Lo show live si intitola "Blogo in diretta", a condurlo è chiaramente lo stesso Piroso: negli studi di Blogo ogni giorno un ospite è intervistato dall'ex direttore del TgLa7. I primi appuntamenti hanno visto protagonisti l'editorialista del Corriere Antonio Polito (che ha commentato lunedì i risultati delle primarie del Pd) e il duo Adriano Panatta-Fulvio Abbate, che assieme a Piroso ha dato vita al programma (ah)iPiroso, cult della scorsa stagione di La7.
     Antonello Piroso ha presentato la sua avventura con Blogo.it in un editoriale intitolato "Internet, why not?", dove il neodirettore spiega l'obiettivo del nuovo sito: non solo quello di consolidare il traffico del mondo Blogo (che già attualmente rappresenta il terzo gruppo in Italia dopo Repubblica/Espresso e Corriere/Rcs), ma anche quello di "accreditarsi come interlocutore serio presso quei mondi -politici, imprenditoriali, finanziari, culturali- che fino a oggi non hanno avuto modo di conoscerti".
     Piroso, prendendo in prestito una frase di Lamberto Sechi, chiude il suo editoriale con "un impegno sincero per un trattamento e una narrazione [...] equilibrata e non faziosa delle notizie: 'Io ho molti amici. Il mio giornale, il mio telegiornale, il mio sito neanche uno'". Un messaggio chiaro per tutti i (neo)lettori di Blogo.

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Post di Filippo Foti

Ciao Guido e grazie di avermi fatto conoscere il sito. La politica non mi interessa, ho le mie idee e non mi lascio influenzare da niente, in quanto ritengo che ognuno, in questo paese pseudodemocratico, debba mantenere le proprie idee anche se certamente deve rimanere informato di cosa dicono questi nostri sporchi politici. Il resto del sito lo trovo estremamente interessante, l'ho messo nel mio desktop.
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Post di Guido Picchetti

Anche per me è stata una sorpresa... Auguri di Buon Anno...
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Post di Giusi Orefice tramite Guido Picchetti

Straordinario articolo di Antonello Piroso che "dipinge" la nostra realtà politica...
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A Alfonso Nigro, Macris Mocera, Ivana Artioli, Giusi Orefice e Giovanni Angeloni piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 29/12/12

Greenpeace. Un anno di campagne dall'Artico al Canale di Sicilia
dalle News di Adnkronos su "Il Tempo It"
http://www.iltempo.it/adnkronos/...M6MjE6IkFETjIwMTIxMjI4MTQ1MDE4LnhtbCI7fQ==

      Roma, 28 dic. - (Adnkronos) - Dall’Artico al Canale di Sicilia, dalla difesa dell'ambiente alla lotta ai cambiamenti climatici. Il 2012 è stato un anno ricco di impegni per Greenpeace: la campagna “Save the Arctic” ha raccolto oltre 2 milioni di firme per impedire lo sfruttamento delle risorse petrolifere mentre il Canale di Sicilia è stato al centro delle iniziative di Greenpeace che ha condotto un tour estivo per fermare le trivelle e tutelare il mare creando delle aree protette.
      Ben 49 comuni, numerose associazioni locali e di categoria, e oltre 55.000 cittadini hanno aderito così alla campagna “U mari nun si spirtusa”. Per combattere il cambiamento climatico Greenpeace ha evidenziato l’impatto delle centrali a carbone anche in Italia, mentre la nave ammiraglia Rainbow Warrior ha condotto un tour nell’Oceano Indiano a caccia di pescherecci che praticano pesca illegale o distruttiva.
      L’Amazzonia e l’Indonesia sono stati un altro fronte su cui si è mossa l’associazione quest’anno per combattere la deforestazione, senza trascurare il mondo dell’editoria italiano, per spingerlo ad acquistare solo “carta amica delle foreste”. E il risultato è stato che nel 2012 tutti i primi 8 gruppi italiani hanno accettato i criteri ambientali richiesti dall'associazione. E se i fiumi messicani e cinesi sono inquinati dalle industrie del settore tessile, la pressione dei consumatori che hanno aderito alla campagna “Detox” di Greenpeace, ha portato grandi aziende come Zara a intraprendere un percorso per l’eliminazione entro il 2020 delle sostanze tossiche dai propri capi d’abbigliamento.
      E a proposito dei Maya, che hanno tenuto banco nell'ultima parte del mese di dicembre, nelle immagini diffuse da Greenpeace lanciano il loro messaggio dallo Yucatan proprio le comunità maya e non riguarda la fine del mondo, ma il rischio di contaminazione del miele, loro principale fonte economica, se venisse autorizzata in quel territorio la coltivazione di soia Ogm.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

E i risultati della campagna di Greenpeace Italia a favore del Canale di Sicilia ? Sono nelle decisioni del governo "tecnico" e nell' "Agenda" del candidato premier Monti !!! No comment more... http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4688258878783&l=08c111d4c8
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A Gianluca Cecere, Giovanni Angeloni e Maria Ghelia piace questo elemento.
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Energie rinnovabili: Apple brevetta un sistema misto eolico-termico
di Davide Mazzocco
http://www.ecoblog.it/post/46039/energie-rinnovabili-apple-brevetta-un-sistema-misto-eolico-termico


      28 dic 2012 - Non è l’invenzione che t’aspetti da Apple, ma di sicuro il sistema misto eolico-termico, il cui brevetto è stato reso pubblico negli scorsi giorni dallo U.S. Patent and Trademark Office, è destinato a migliorare l’immagine green del colosso di Cupertino. Il sistema denominato "On-demand generation of electricity from stored wind energy" consente di migliorare la produttività delle centrali nei periodi in cui l’assenza di vento lascia in posizione di stallo le pale eoliche. Per porre rimedio alla discontinuità dei flussi ventosi Apple ha apportato una modifica ai sistemi eolici.
      Il funzionamento di una normale centrale elettrica è piuttosto semplice: il movimento delle pale viene convertito in energia di rotazione e incanalato in un albero di trasmissione diretto al generatore centrale. In questa centrale, invece, l’energia termica ottenuta dalle pale del rotore col suo albero viene incanalata verso un isolatore termico che dovrà contenere e conservare il calore. Il fluido low-heat-capacity (a bassa intensità termica) memorizzerà il calore restituendolo, fuori dal deposito, tramite un working fluid (fluido operativo) in grado di fornire energia nei periodi di bassa attività eolica.
      In questo modo gli output energetici potranno essere regolarizzati, fornendo elettricità costante dodici mesi l’anno. Si tratta di un interessante esperimento che rientra in un articolato progetto a medio-lungo termine avviato da Steve Jobs, per incentivare i comportamenti green all’interno di Apple.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Facile a dirsi, lo so... Una volta era l'Italia patria di "inventori", oltre che di navigatori e poeti... Oggi le "invenzioni" si fanno altrove, da noi si scoprono e riscoprono solo le vecchie "soluzioni" che hanno già dato prova della loro inutilità, o, ancora peggio, della loro dannosità !!! E, mentre le menti italiane migliori se ne vanno altrove a dar prova della loro fresca "intelligenza", da noi restano solo i "beoti italioti" a far danni e peggiorare sempre più una situazione invero drammatica... Ma, come rimediare ?
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A Debora Toscano, Mauro Brusà, Ivana Artioli, Gente Di Mare Divingsailing, Giovanni Angeloni e Gianluca Cecere piace questo elemento.
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Ilva, la procura impugna il decreto: "incostituzionale"
di Andrea
http://www.ecoblog.it/post/46003/ilva-la-procura-impugna-il-decreto-incostituzionale


      28 dic 2012 - Continua il braccio di ferro tra corpi dello Stato, governo e magistratura, che sull’Ilva stanno dando degna prova della patologica bipolarità del nostro apparato istituzionale: non è andato giù alla Procura di Taranto quel decreto n.207 convertito in legge e le varie altre norme cosiddette “salva-Ilva”, bocconi talmente indigesti che ad un ricorso alla Corte Costituzionale.
      L’ipotesi avanzata dalla Procura di Taranto nel suo ricorso è gravissima: conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato, cosa già trapelata negli ambienti giudiziari tarantini subito dopo il voto del Senato che aveva convertito in legge il Ddl. Secondo gli inquirenti il decreto rappresenta un’ingerenza nella sfera di esercizio delle funzioni della magistratura indicate nella Carta Costituzionale e un’ingerenza del ministro uscente Corrado Clini, che presentò un emendamento, poi approvato, per bypassare il sequestro dei prodotti finiti e semilavorati sequestrati dalla Procura e giacenti fino a pochi giorni fa sulle banchine del porto (con il rischio di bloccare la produzione anche di Genova).
      Secondo il Presidente dei Verdi Angelo Bonelli: "Il ricorso alla Corte Costituzionale contro il decreto Salva-Ilva è un atto dovuto a tutela della salute dei cittadini, dei lavoratori e in difesa della Costituzione". Il decreto, che nella fattispecie consente alle acciaierie tarantine di continuare la produzione e commercializzare i prodotti finiti e semilavorati, anche prima dell’entrata in vigore del decreto stesso, nonostante il sequestro giudiziario, rappresenta il capitolo più recente della incredibile saga dell’Ilva, che vede oggi scontrarsi nell’arena del diritto e della legalità, della tutela ambientale, sanitaria e occupazionale di Taranto, il governo e la magistratura.
      Il governo, impedendo l’esercizio dell’azione giudiziaria della Procura, sarebbe uscito, secondo gli inquirenti, dai binari che ne indicano doveri e diritti istituzionali; in particolare la Procura tarantina contesta quell’emendamento sulla commercializzazione dei prodotti finiti e semilavorati, che rappresenta una vera e propria forzatura sull’azione inquirente, avvenuta tra l’altro mentre questa è in pieno svolgimento.
      Certo è impensabile risolvere l’annosa questione tarantina scontrandosi a carte bollate internamente al corpo dello Stato, ma questa è la cartina tornasole di un Paese malato nelle sue istituzioni e nelle lotte di potere tra esse e nelle sue politiche industriali ed ambientali.
Qualora il ricorso venisse accolto dalla Corte Costituzionale dovrà essere notificata l’accettazione al Governo e fissata la data della prima udienza: potrebbero passare mesi, ma intanto gli effetti della nuova legge sarebbero validi e si continuerebbe a produrre e commercializzare, in attesa dell’avvio delle bonifiche, incastrandosi nella classica situazione dell’Italia del Gattopardo, dove non cambia niente pur cambiando tutto.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Che "bella" è questa "Italia del Gattopardo, dove non cambia niente pur cambiando tutto" !!! Dice giustamente Andrea in chiusura del suo articolo su EcoBlog. Un Paese, il nostro, che nonostante ciò in tanti si candidano a voler governare, non contenti di averlo già sufficientemente spolpato della sua carne viva... e che, dopo aver ridotto lo Stivale a pelle e ossa, lo hanno anche privato di quel minimo di forza necessaria a dare un bel calcio nel sedere a chi nel corso dei decenni ha contribuito a raggiungere questo bel risultato... E, quel che è peggio, che ancora oggi, da quanto avvenuto in questi ultimi tempi e potrà avvenire in futuro per gli errori commessi in passato, non è capace di trarre alcuna esperienza, ma si accinge a continuare con ogni mezzo sulla stessa strada, pensando unicamente ai propri interessi personali... Povera Italia, che tristezza...

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A Ilva Alvani, Alfonnso Nigro e Giovanni Angeloni piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 28/12/12

Ok nel 2013 al permesso di ricerca idrocarburi Palazzo San Gervasio
da Ola Ambientalista
http://www.olambientalista.it/ok-nel-2013-al-permesso-di-ricerca-idrocarburi-palazzo-san-gervasio/


      27 dicembre 2012 - La compagnia petrolifera Aleanna Resources, con sede legale a Matera, via XX Settembre 45, annuncia il via libera al permesso Palazzo San Gervasio nel primo trimestre del 2013. Lo si apprende dal sito www.aleannaresources.com. L’area oggetto dell’istanza, presentata al Ministero dello Sviluppo Economico il 26 marzo 2006 – scrive la compagnia petrolifera sul proprio sito – interessa la Regione Basilicata. Ha un’estensione di 470,19 km2 ed è ubicata a nord dell’istanza Torrente Acqua Fredda, lungo lo stesso trend produttivo dell’istanza Torrente Acqua Fredda. Molti giacimenti lungo questo trend continuano anche nella parte a nord-est dell’area oggetto del permesso, come ad esempio il giacimento di Candela-Palino, i cui livelli produttivi, rappresentati dalle sabbie del Pliocene Medio–Superiore, hanno prodotto 17,145 miliardi di m3 di gas e 600.000 barili di condensato dal 1965 al 1996. Si ignorano al momento le decisioni degli enti locali sull’istanza in questione essendo i dati sul sito UNMIG aggiornati al 2011.

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Niente da fare... Non c'è peggior sordo si chi non ha orecchie per sentire nè occhi per vedere... Al pari di certi nostri politici, che, però a differenza delle scimmiette che non sentono, non vedono,e non parlano, loro sì che hanno la bocca per parlare... a vuoto naturalmente... E che bocca, naturalmente, dovendo servire anche per "mangiare" !!!
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A Giovanni Angeloni, Ilva Alvani, Gianluca Cecere, Roberto Giacalone e Antonello Nazareno piace questo elemento.
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Petrolio in Val D'Agri. Da una tesi di laurea del 2009, tanti "fatti" e un'opinione...
di Guido Picchetti (da una nota su Fb)
http://www.facebook.com/...val-dagri-da-una-tesi-di-laurea-del-2009-tanti-fatti-e-unopinione/543590375652782

     28/12/12 - Uno dei documenti che più mi ha colpito in questi ultimi tempi, a proposito delle trivellazioni in Basilicata, è stata la tesi di laurea discussa dal dr. Giovanni De Nicola presso l'Università di Pisa nell'anno accademico 2008/2009, a conclusione del corso di studi in "Economia del Territorio e dell'Ambiente", relatore la Prof.ssa Maria Andreoli. A segnalarlo tre giorni fa l'organizzazione Ola Ambientalista in un articolo pubblicato sul suo sito web a proposito delle responsabilità della Banca Europea di Investimenti nella distruzione dell'ambiente della Lucania, per i contributi erogati tra i '96 e il 2000 a sostegno dell’attività estrattiva in Val d’Agri per un totale di 607 milioni di euro, principali beneficiari ENI/Agip e Enterprise Oil Italiana SpA (società legata in una joint venture alla stessa ENI).
     Proprio ieri ho riportato l'articolo in questione, prima su Fb, e quindi nei miei "Echi di Stampa", completo dei link ai vari documenti in esso indicati. E quindi ho letto con vero interesse la tesi di Giovanni De Nicola, che già dal testo dell'articolo di Ola Ambientalista risultava essere uno dei documenti basilari per gli argomenti trattati. Naturalmente non sono rimasto affatto deluso. Ma scandalizzato e disgustato sì, soprattutto per il successivo silenzio sui media nazionali e non solo...
     Lo scritto di Giovanni De Nicola (in formato Acrobat scaricanbile all'url
http://etd.adm.unipi.it/t/etd-08082009-160817/) è infatti un documento di 85 pagine, oltremodo ricco di dati e di informazioni. Già nel 2009 avrebbe meritato l'attenzione di chi aveva responsabilità amministrative e giudicanti su territori lucani, con l'adozione di opportuni provvedimenti e di conseguenti interventi per evitare non venisse ulteriormente aggravata una situazione già di fatto insostenibile per i territori interessati dalle operazioni estrattive in Basilicata, avviate oltretutto senza il dovuto rispetto delle regole e senza le previste consultazioni delle comunità direttamente coinvolte... E oggi, dopo oltre tre anni, possiamo dire che ancora nessun'autorità ha raccolto quelle denunce e che si sia mossa a dovere... Tutto va avanti come se niente fosse (vedi il via libera al permesso di ricerca idrocarburi "Palazzo San Gervasio" nel primo trimestre del 2013, di cui nel post che segue), incancrenendo così una situazione, che sul piano industriale, ambientale e sociale, fa il paio con quanto è accaduto all'Ilva di Taranto...
     Di quella tesi di Giovanni De Filippo, che invito tutti a leggere con l'attenzione che merita, mi limito in questa mia nota su FB a riportare solo due estratti. Il primo, più lungo, riguarda la "storia degli incidenti" petroliferi in Val D'Agri dal 2001 al 2007, sia durante il trasporto del petrolio dai pozzi di estrazione ai centri di trattamento del grezzo, effettuato con le autocisterne o tramite gli oleodotti, sia durante le operazioni di estrazione degli idrocarburi ed i successivi trattamento di raffinazione. Ed è un elenco di "fatti" che potremmo anche definire "misfatti".... Un elenco difficilmente contestabile, se non per la sua probabile incompletezza...
     Il secondo estratto dal lavoro Giovanni De Filippo è invece tutto racchiuso nella pagina conclusiva del documento. Riporta le considerazioni finali dell'autore, il quale, terminata la sua opera condotta con assoluta onestà intellettuale, si chiede quale futuro potrà esserci per la Basilicata, concludendo poi che quel futuro "non può sicuramente trovarsi in un ammasso di metallo sormontato da una fiammella che sta piano piano bruciando il suo diritto di sopravvivere !!!". Un'opinione personale certo, ma, a mio giudizio, un'opinione che ha ancora più certezze stavolta dei fatti descritti... E sfido chiunque, che non sia spinto da mero e meschino interesse di parte, a dissociarsi...

PETROLIO IN BASILICATA, PASSATO, PRESENTE E FUTURO
Tesi di Laurea di Giovanni De Nicola - Anno accademico 2008-2009 - Relatore Prof.ssa Maria Andreoli
http://etd.adm.unipi.it/...-160817/unrestricted/Petrolio_in_Basilicata_passato_presente_e_futuro.pdf

  a) 1° estratto (da pag. 38 a pag. 43)
[...omissis...]
2.2.3 STORIA DEGLI INCIDENTI
Il maggior numero di incidenti hanno riguardato le cisterne adibite al trasporto del petrolio estratto in val d'Agri. Con l'entrata in funzione, nell'ottobre del 2001, dell'oleodotto Viggiano-Taranto, il petrolio trattato presso il Centro Oli di Viggiano viene in parte immesso nello stesso e in parte trasportato ancora su gomma verso Taranto o dai pozzi di petrolio al Centro Oli. Non sono per il momento noti episodi di rotture alle condotte degli oleodotti con conseguenti fuoriuscite di greggio. Queste ultime secondo stime di probabilità si verificheranno con il trascorrere degli anni. In Val d'Agri il rischio più elevato è rappresentato dalla vicinanza delle condotte del trasporto del greggio con fiumi, sorgenti, invasi ed aziende agricole. Per i tubi degli oleodotti, a differenza dei pozzi, non è stata prevista alcun azione di smantellamento dopo la fase di produzione dei pozzi.
- Alcuni incidenti durante il trasporto del greggio
- 29 Novembre 1996
Sul raccordo autostradale Potenza-Sicignano, un’autocisterna sfonda la barriera di protezione del viadotto Perolla e precipita in fondo alla scarpata sottostante esplodendo. Il calore delle fiamme danneggia il viadotto della carreggiata nord, che viene prima chiuso al traffico e poi demolito: sarà ricostruito e riaperto al traffico il 3 giugno 1998.
- 18 Settembre 1999
Il Gruppo di minoranza di Viggiano denuncia possibili cedimenti della “camiciatura” del pozzo di reinezione “Costa Molina 2” che non garantirebbe l’impermeabilità e la tenuta con pericolo di inquinamento delle falde idriche.
- 21 Gennaio 2000
Collisione tra due cisterne, precisamente tra un autoarticolato ed un autotreno con rimorchio, carico di petrolio greggio ( che doveva essere trasportato dal centro olio di Viggiano a Taranto per essere raffinato). Ciò ha comportato il ribaltamento dell'autotreno per la rottura dell’asse posteriore sinistro del rimorchio carico nella sottostante scarpata con perdite consistenti di petrolio (circa 27.000 litri secondo dati ENI) che cosi si riversava sul sottostante terreno. Ciò è avvenuto in località San Martino a Viggiano. In conseguenza dell'urto ha perso la vita il conducente dell'autotreno mentre l’altro resta gravemente ferito e viene inquinato il Torrente “Fosso delle Fornaci”, un abbeveratoio ed alcuni fondi agricoli che presentano l’acqua dei pozzi inquinata da greggio. L’ENI rigetta sull’accaduto le proprie responsabilità imputandole al Consorzio degli autotrasportatori. A distanza di anni nessuno ha pagato i danni ai cittadini.
- 3 Febbraio 2000
Il sindaco di Montemurro chiede di conoscere se vengano smaltite nel pozzo Costa Molina 2 scorie petrolifere altamente inquinanti e se tali operazioni siano state autorizzate, considerati i rischi di inquinamento. I fanghi di perforazione continuano ad essere smaltiti anche presso le due piattaforme della Semataf a Guardia Perticara e dell’Eco-Geo-Drilling a Paterno di cui non se ne conoscono i quantitativi.
- 25 Febbraio 2000
Una cisterna perde 200 litri di greggio nei pressi di Calvello (secondo SOS Lucania il quantitativo è di molto superiore). Il quantitativo di greggio finisce nel torrente "La Terra" che confluisce nel lago della Camastra. L'invaso serve le condotte idriche della città di Potenza e di altre decine di comuni della provincia. Sull'esito dell'incidente le versioni sono divergenti. Per le autorità non si è verificata alcuna contaminazione del fiume mentre le associazioni ambientaliste e Sos Lucania sostengono la tesi opposta. Sulle strade lucane vengono trasportati oltre 10.000 barili di petrolio al giorno.
- 29 Febbraio 2000
A Sant'Arcangelo un'autobotte piena di petrolio cade da un viadotto e si riversano 30.000 litri di greggio vicino il corso del fiume Agri. L’incidente provoca la chiusura per alcuni giorni della fondovalle dell’Agri. Non vengono forniti i dati sulla contaminazione del sito e gli effetti sull’ambiente.
- 29 Febbraio 2000
Il pozzo “Pisticci 9” in Val Basento viene sequestrato dalla Magistratura per presunte violazioni ambientali. Vi sarebbero stati versati liquidi pericolosi e rifiuti tossico-nocivi. Il provvedimento è successivo a quello del pozzo “Grottole 11” nel Comune di Salandra del 1998 presso il quale furono rivenute sostanze tossico-nocive sul quale sono stati emessi avvisi di garanzia ai responsabili ENI del Distretto di Ortona, successivamente assolti nonostante l’avvenuto accertamento dell’illecito perpetrato ritenuto di natura “non penale”.
- 17 Marzo 2000
Il Comune di Brienza blocca con ordinanza il transito delle autocisterne del greggio. Sarà la prima di una lunga serie che riguarda il problema dell’attraversamento del centro abitato da parte dei cosiddetti “bisonti” del petrolio che continuano ancora oggi a scorazzare sulle pericolose strade di montagna e nei centri abitati.
- 12 Maggio 2000
Un piccolo agricoltore denuncia ENI e Comune di Corleto Perticara per la realizzazione in località Matinelle - Tempa la Manara per lo smottamento del terreno ove si sta realizzando una postazione petrolifera. Analogamente fanno numerosi cittadini che denunciano danni alle proprie abitazioni ed inquinamento di sorgenti (fonte: SOS Lucania) 12 Settembre 2000. Sulla statale 92, nei pressi di Anzi, un'autobotte si ribalta in una scarpata. Vengono riversati sul suolo circa 32.000 litri di greggio. L'autista provvedeva al trasporto di petrolio dal pozzo "Isca La Canala" di Calvello alla raffineria di Taranto. In seguito all'incidente l'autista è grave e va in coma.
- 16 Settembre 2000
Un'autocisterna esce di strada sulla statale 598 "Fondovalle dell'Agri" nei pressi di Grumento Nova. Questa volta, fortunatamente, l'autocisterna era vuota in quanto si stava dirigendo al Centro Oli di Viggiano per caricare il petrolio. Il conducente rimane illeso.
- 4 Maggio 2004
Alle ore 19,00 in agro di Abriola, c.da Ponte Marsicano un autobotte per il trasporto del greggio dai pozzi “Cerro Falcone 1 e 2” diretto al Centro Oli di Viggiano si ribalta e finisce fuori della sede stradale riversando un enorme quantità di greggio sui terreni di un azienda agricola.
- 2 Ottobre 2007
Un'autocisterna si ribalta mentre stava percorrendo la provinciale 54 tra Viggiano e Laurenzana diretta a Taranto. Per un guasto al sistema frenante, il mezzo blocca la sua corsa contro una casa di campagna. Fortunatamente non si sono registrate conseguenze gravi per l'autista e per gli agricoltori della casa di campagna dove è finito l'automezzo. E’ l’ennesimo disastro ambientale come quelli accaduti, a ripetizione, negli anni passati". La situazione appare grave se si valutano le dimensioni del traffico delle cisterne e la qualità delle strade che sono costrette a percorrere: esse si presentano spesso innevate, sterrate, strette, tortuose e piene di buche in aree boscate ed a margine di fiumi, dighe, torrenti e sorgenti.
- Incidenti durante l’estrazione ed il trattamento petrolifero
- 18 Gennaio 2001
Alcuni cittadini di Viggiano che abitano nelle vicinanze del Pozzo "Monte Alpi 1 Ovest" riferiscono che a Gennaio del 2001 sono stati spettatori di un incidente al suddetto pozzo. "Abbiamo sentito un rumore fortissimo che ha fatto vibrare i vetri delle case, ci siamo recati nelle vicinanze del pozzo e abbiamo visto del materiale che fuoriusciva da un tubo raggiungendo un'altezza di oltre dieci metri. Abbiamo subito chiamato i vigili del fuoco e i carabinieri. E' intervenuta anche una squadra di pronto-intervento. Alcuni di noi, dopo un pò, sono stati male accusando mal di testa e vomito". L’incidente non sarebbe mai stato denunciato alle autorità competenti.”
- 17 Marzo 2002
Dalle condotte del centro oli di Viggiano, secondo ENI per errore, vengono scaricati nella notte, mentre imperversava un forte temporale, 3.000 litri di greggio. I quantitativi di greggio per le Associazioni Ambientaliste sarebbero stati migliaia di litri (in proposito esiste una voluminosa documentazione fotografica). Il petrolio si riversa in un bacino naturale per la raccolta delle acque piovane e, in parte, in una vasca del consorzio di Bonifica (utilizzata per l'irrigazione dei campi limitrofi) della Val d'Agri. Il versamento del greggio si è verificato quando – secondo fonti ENI - un addetto alla manovra di alcune valvole ne ha azionata una che invece doveva rimanere chiusa. Riguardo a questo incidente, i cittadini di Viggiano che abitano a 100 metri dal centro olio, riferiscono: " abbiamo sentito un rumore assordante che ha fatto vibrare i vetri e le case, la fiamma di combustione è sembrata quasi spegnersi. Abbiamo subito chiamato i carabinieri e i vigili del fuoco". La gente del luogo ha riferito che nel laghetto sostavano diversi tipi di uccelli (aironi, folaghe e tuffetti) che dall'avvenuto incidente non vi sono ritornati. L’incidente viene denunciato dall’Associazione Rangers d’Italia che scopre casualmente l’accaduto durante il turno di servizio di vigilanza volontaria. Non vengono forniti dati esaurienti sull’inquinamento provocato nei corpi idrici superficiali, nelle sorgenti e presso il depuratore consortile che è in collegamento con l’impianto di potabilizzazione dell’invaso del Pertusillo. Le misure di sicurezza a seguito dell’incidente vengono emanate dalla Regione solo in data 28 marzo, ovvero dopo 8 giorni.
- 4 Ottobre 2002
Avviene un grave incidente all’impianto di desolforizzazione del Centro Oli di Viggiano. Il presidente della Regione Basilicata si precipita a Potenza da Roma per firmare in tarda serata del giorno 4 un ordinanza di sospensione dell’attività del Centro Oli. Sono stati immessi nell’atmosfera notevolissimi quantitativi di gas inquinanti e persino mortali. Poche le informazioni diramate dal TG3 regionale che il giorno 6 ottobre usa toni tranquillizzanti, nonostante la vicenda sia gravissima ed ancora oggi rimasta oscura, nonostante le richieste di chiarimenti e denunce da parte dei cittadini e delle Associazioni tra cui SOS Lucania e WWF. Nessuna campagna epidemiologica è stata effettuata, nonostante il blocco dell’attività per grave incidente che riguarda uno stabilimento soggetto alla normativa Seveso. Sconcerta il silenzio degli organi preposti al monitoraggio che forniscono solo alcuni dati parziali e lacunosi. Già con un fax del 27 settembre 2002, criptico ed incomprensibile, Eni comunicava agli uffici competenti una non meglio definita causa di cattivo funzionamento dell’impianto dovuto alla “ necessità dell’adeguamento dei parametri di esercizio dell’impianto SCOT con conseguente dirottamento, saltuario e temporaneo, del flusso della corrente residua SO2 in uscita dall’impianto KLAUS allo stato caldo siglato E19”. Tradotto in parole povere migliaia di chilogrammi di gas tossici e nocivi sono stati immessi direttamente nell’aria molti giorni, senza che il ciclo produttivo venisse fermato il giorno 5 ottobre e senza che scattasse alcun allarme di pericolo per la contaminazione dei cittadini e dell’ambiente. L’ordinanza del Presidente della Regione parla di parametri di inquinamento del 1000% dell’SO2 (ma anche di conseguenza di tutti gli inquinanti) superiore dunque alle normali condizioni di funzionamento. L’ordinanza parla di rischio sanitario per le popolazioni dell’area circostante. Nonostante ciò la Regione revoca l’ordinanza di sospensione dell’attività del Centro Oli il 9 ottobre. Una relazione di dettaglio sulla gravissima vicenda è contenuta sul sito della OLA nell’archivio storico in esso presente di “SOS Lucania”. La situazione dei cittadini residenti in prossimità del Centro Oli è oggetto oggi di una denuncia alla Magistratura, tutt’ora pendente. Essa evidenzia come ogni tre giorni l’aria diventi irrespirabile per emissioni tossico-nocive. Per stemperare gli animi la Regione si affida ad una Commissione d’inchiesta sull’affare petrolio in Basilicata che dopo anni non giungerà ad alcun risultato tangibile, mentre continuano a verificarsi “incidenti”.
- 6 Giugno 2002
Nei pressi di Grumento Nova salta la valvola del condotto del pozzo "Monte Alpi 1 Est" (n.d.r. blow-out). Si ha notizia dell’ incidente solo due giorni dopo, il giorno 8 Giugno 2002. Secondo fonti ENI sarebbero stati 500 i litri di greggio nebulizzati. Per le Associazioni Ambientaliste le quantità sarebbero maggiori. Il petrolio uscito a forte pressione, si è nebulizzato ed è stato spinto da un forte vento impregnando una vasta superficie (3 ettari circa) coperta da piante (bosco "Aspro"). Il pozzo " Monte Alpi 1 Est" si trova a circa 1 Km dall'invaso del Pertusillo le cui acque, gestite dall'acquedotto pugliese (oggi Acquedotto Lucano), vengono utilizzate per usi potabili ed irrigui di molti comuni pugliesi e lucani, attualmente ripetutamente esposte al pericolo di inquinamento petrolifero (molti pozzi, oleodotti e impianti petroliferi ricadono lungo i margini dell'invaso). Il pozzo è situato a ridosso del "bosco dell'Aspro" in un'area densamente boscata e con numerose attività agricole presenti nel raggio di qualche chilometro.
- 18 Novembre 2008
L’episodio viene “bollato” da ENI come normale funzionamento dell’impianto, ma deve lasciare invece molto preoccupati. Infatti, gli abitanti del posto riferiscono di un forte boato, fiamme alte fino a 40 metri e olio nebulizzato e gas sprigionatosi per diverso tempo dalle torce dell’impianto del Centro Oli di Viggiano. Successivamente l’impianto è stato evacuato ed è intervenuta una squadra d’intervento con maschere antigas. Non è la prima volta che succedono fatti del genere che le fonti informative di parte ENI si ostinano a non definire “incidenti”. In proposito sull’episodio la OLA chiede all’Assessore Santochirico di conoscere senza risposta le quantità e le tipologie degli inquinanti che si sono riversati nell’aria, sul suolo e nei bacini idrici e come mai non è stato attuato il Piano di emergenza previsto dalla legge capace di attuare una immediata evacuazione della popolazione residente intorno al centro oli che potrebbe essere stata esposta a massicce dosi di gas venefici che oltre ai parametri misurati annoverano l’idrogeno solforato, i COV (Composti Organici Volatili), il Benzene, gli IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) che tutt’oggi non vengono resi noti e forse neanche rilevati, nonostante le prescrizioni della VIA per il Centro Oli di Viggiano.
- 02 Febbraio 2009
Nel tardo pomeriggio un tremendo boato, fortissime vibrazioni, fiammate di 20 metri e fumo nero sprigionatosi per diverso tempo, hanno allertato intere famiglie e forze dell'ordine. I primi ad assistere all'ennesimo incidente sono gli autotrasportatori, che da qualche giorno presidiano il Centro, per protestare contro l'ipotesi di licenziamento dopo la chiusura dei pozzi di Cerro Falcone. L'Eni continua a minimizzare l'accaduto - come tante altre volte - facendo sapere che si è trattato di una normale attività del processo di raffinazione del greggio. La motivazione della fiammata sarebbe dovuta ad un abbassamento della tensione elettrica. Il primo cittadino di Viggiano, invece, raccogliendo le proteste e la preoccupazione sempre crescente della popolazione, decide di inoltrare richiesta formale di spiegazioni – al fine di far definitivamente chiarezza sullo stato della sicurezza del Centro Oli Eni – al Prefetto di Potenza e al Governatore della Regione Basilicata, Vito De Filippo. La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) – Coordinamento apartitico territoriale di Associazioni, Comitati, Movimenti e Cittadini – come già fatto più volte, continua ad evidenziare la pericolosità del Centro Oli e a chiedere agli Enti competenti e all'Assessore all'Ambiente, Vincenzo Santochirico, di conoscere le quantità e le tipologie degli inquinanti sprigionati che, oltre ai parametri misurati, annoverano l’H2S Idrogeno Solforato, i COV (Composti Organici Volatili), il Benzene, gli IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici), che ad oggi non vengono resi noti e forse neanche rilevati, nonostante le prescrizioni della VIA per il Centro Oli di Viggiano.
[...omissis...]

 
  b) 2° estratto (pag. 83)
3.3 QUALE FUTURO PER LA BASILICATA? UNA CONSIDERAZIONE PERSONALE...
Ho cercato in tutta la trattazione sopra svolta di mantenere un atteggiamento oggettivo provando ad essere il più possibile fedele alla realtà dei fatti. Non so se ci sono riuscito. Vorrei in questa parte però esprimere chiaramente ciò che penso. Credo che sentendo le parole dei politici si possa venire catturati dall’efficacia delle loro esposizioni, dall’elencazione dei loro dati, dalle
numerosissime giustificazioni dei loro altrettanto numerosissimi insuccessi e devo confessare che nel leggere il materiale che mi ha portato a scrivere questo breve lavoro spesso sono stato colto da diversi dubbi sul capire chi abbia ragione e chi torto, chi agisca in buona fede e chi no, chi esageri nel minimizzare e chi nel polemizzare. Ma poi mi sono bastati pochi attimi spesi
a pensare ai boschi della mia terra, ai suoi fiumi, ai suoi laghi, ai tanti animali, pesci, piante e meravigliose persone che la popolano e ho capito che il futuro di quel posto stupendo non può sicuramente trovarsi in un ammasso di metallo sormontato da una fiammella che sta piano piano bruciando il suo diritto di sopravvivere!

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Post di Filippo Foti
... interessante...
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A Stefano Orecchioni, Ilva Alvani, Mariella Morselli, Pietro De Angelis e Tommaso Eddie Ruggieri piace questo elemento.
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C'era una volta un fiume... Megadiscarica di Bussi sul fiume Pescara
di emergenzambiente
http://blog.libero.it/emergenzambiente/11812316.html


Il WWF: uno scandalo il "sarcofago" vista-fiume per la montagna di rifiuti, no al "regalo" a Toto e Solvay. Sì alla bonifica totale del sito. L'Associazione: grazie alla trasmissione Report svelati i piani del Commissario Goio. Cittadini ed amministratori si mobilitino.
     28 Dicembre 2012 - Il WWF ritiene inaccettabile la decisione del Commissario Goio di puntare al cosiddetto "sarcofago" per intervenire sulla famigerata discarica di rifiuti tossici Tremonti a Bussi, così come emerso durante l'inchiesta della trasmissione Report di Rai Tre andata in onda domenica 23 dicembre. Se venisse realizzata l'idea del Commissario una montagna di oltre 200.000 tonnellate di materiale tossico, compreso il suolo contaminato, rimarrebbe sotterrata per centinaia di anni a pochi metri dal Pescara, il principale fiume della regione.
     Secondo il Commissario Goio il costo per la completa rimozione dei rifiuti e del suolo contaminato ammonterebbe a 80 milioni di euro, una cifra poco distante dai 50 milioni già stanziati a livello nazionale. Inoltre si dimentica di ricordare che comunque il Commissario si potrebbe rivalere sui proprietari del sito che già stanno ripagando i primi interventi di capping. Pertanto i fondi pubblici utilizzati potrebbero essere recuperati anche perchè la discarica Tremonti è l'unica area del Sito di Interesse Nazionale per le Bonifiche di Bussi in cui i proprietari nel tempo non sono cambiati rendendo così più facile l'accertamento delle responsabilità anche ai fini dei risarcimenti.
     Dichiara Luciano Di Tizio, presidente del WWF Abruzzo : "Il WWF ritiene profondamente sbagliata la scelta di far rimanere i materiali tossici in quell'area per i prossimi decenni se non per le prossime generazioni. Il sito è tra i più fragili della regione, a pochi metri dal fiume Pescara. Bisogna utilizzare i 50 milioni di euro stanziati a livello nazionale per bonificare completamente e definitivamente la discarica Tremonti senza spendere tale cifra su altri siti o, addirittura, per facilitare l'arrivo del cementificio di Toto sulle aree oggi Solvay. La cifra già disponibile è abbastanza vicina a quella necessaria secondo le stime del Commissario: mancano 30 milioni di euro, una cifra non impossibile per una Regione come l'Abruzzo che ne ha programmati di più nei fondi FAS per gli impianti di risalita a Castel di Sangro! In attesa di nuovi fondi si potrebbe intanto iniziare a rimuovere i materiali più vicini al fiume bonificando circa i 2/3 dell'area: sarebbe già un risultato di grande rilevanza. Inoltre questi fondi sarebbero comunque recuperati perchè si dovrebbe agire in danno rivalendosi sul proprietario. L'intera val Pescara non può convivere per i prossimi decenni con questa spada di Damocle sulla testa. Il WWF sta seguendo questa vicenda e si opporrà presso tutte le sedi per evitare quello che si profila come un vero e proprio scandalo. Invitiamo cittadini, amministratori e comuni della Val Pescara a mobilitarsi".
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A Fabienne Michèle Melmi, Никола Волк, Fabrizio Sulli, Lalla Barone, Ugo Centi, Grace Hammers, Felice Vitullo, Emergenza Ambiente Abruzzo, Enrica Achilli, Naim Mermutlu, Roberto Glauco Garzarella, Andrea Franchi e al sottoscritto piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 27/12/12

Estrazioni petrolifere in Val D'Agri. Le responsabilità della Banca Europea di Investimenti nella distruzione dell'ambiente della Lucania di Ola Ambientalista
http://www.olambientalista.it/oil-drilling-in-val-dagri-destruction/


      25 dicembre 2012 - La Ola ripropone alla lettura ed all’analisi alcuni documenti importanti che si riferiscono alle attività petrolifere in Val d’Agri. Tra il 1996 e il 2000, la BEI (Banca Europea Investimenti) ha concesso prestiti per un totale di 607 milioni di euro a sostegno dell’attività estrattiva in Val d’Agri. I principali beneficiari – scrive in una interessante tesi di Laurea discussa all’Università degli Studi di Pisa da Giovanni De Nicola – di queste somme sono stati ENI/Agip e Enterprise Oil Italiana SpA legata all’ENI in una joint venture. Il caso della Val d’Agri viene ritenuto dai sostenitori della riforma un buon esempio di come la BEI agisce di solito nell’ambito dei progetti che finanzia [Oil drilling in Val d'Agri - EIB responsibilities in environmental destruction a cura di Jaroslava Colajacono - Reform The Word Bank Campaign - 2002]. In occasione della “Tavola rotonda sulla riforma della Banca Europea degli investimenti” svoltasi al Senato il 10 aprile 2002 fanno notare l’avv.Alfonso Fragomeni e del gruppo di di SOS Lucania e Jaroslava Colajacono, all’epoca in Basilicata per monitorare gli investimenti BEI che furono accordati nonostante le moltissime criticità ambientali riscontrate all’epoca con gli attivisti delle associazioni ambientaliste all’epoca in prima linea, come testimonia la video inchiesta di Report del 28 Agosto 2002.
      Le numerose violazioni e abusi compiuti dall’ENI in riferimento alle problematiche ambientali e socio-economiche illustrate sopra - scrive Giovanni De Nicola nella sua interessante tesi di laurea - trovarono la BEI decisa ad accordare il finanziamento distruttivo, “in Val d’Agri la BEI ha finanziato attività che sistematicamente provocano danni ambientali, violano norme di legge e la dignità di una popolazione in “via d’estinzione”: i lucani”. Inoltre si evidenziano: la mancanza di partecipazione della società civile e di coloro che abitano nella regione nel progetto; poca trasparenza dal momento che il contratto in base al quale sono stati concessi i finanziamenti non è stato reso pubblico e pertanto non si possono esaminare i contenuti concernenti le misure ambientali e sociali e valutarne la loro applicazione. Si tratta secondo loro – continua il capitolo della tesi di laurea dedicato alla questione – dunque di un esempio perfetto di ciò che la BEI non dovrebbe fare; le richieste espresse in quella sede si possono sintetizzare nella richiesta di inviare in Val d’Agri una missione con lo scopo di fare delle valutazioni, incontrare le popolazioni coinvolte e parlare con le autorità regionali. In altre occasioni i sostenitori della riforma hanno sollevato altre critiche:
      a) sulla palese illegalità delle indagini geosismiche: “gli addetti delle società contrattiste dell’Eni incaricate di tali attività, molto spesso utilizzando pesanti automezzi e trattori, hanno divelto e danneggiato recinzioni ed hanno invaso ed attraversato campi, vigneti, boschi, sia pubblici che privati, spesso tagliando alberi, aprendo piste e passaggi; utilizzando grosse trivelle hanno perforato tutto il territorio e fatto brillare migliaia di cariche esplosive. In diverse occasioni, queste società hanno fatto uso di elicotteri che, in aperta violazione della legge, hanno più volte sorvolato centri abitati con enormi carichi sospesi. Queste attività di indagine hanno avuto inizio tra la fine di maggio e gli inizi di giugno del 1999, vale a dire ancora prima che l’Eni ottenesse il prescritto e necessario nulla osta U.N.M.I.G. ed il decreto prefettizio per l’ accesso ai fondi pubblici e privati che sono stati concessi alcuni mesi dopo l’inizio delle indagini. Altro esempio di disprezzo per le leggi va individuato nella inosservanza delle prescrizioni contenute dal citato decreto prefettizio (n. 569/1 Sett. del 23.8.1999), nella parte in cui alle società di ricerca si impone la scrupolosa osservanza, pena la revoca del decreto stesso, delle procedure che disciplinano le modalità di accesso alla proprietà privata. Le disposizioni della legge e del Prefetto sono state completamente ignorate ed i cittadini, ai quali non è stato notificato alcun atto amministrativo avverso il quale eventualmente ricorrere, si sono trovati privi di qualsiasi tutela giuridica, con ciò concretandosi anche la violazione dell’art. 42 della Costituzione Italiana.”
      b) sulle tempistiche e procedure VIA: “non è chiaro se delle adeguate valutazioni di impatto ambientale siano state eseguite prima dell’inizio delle operazioni di esplorazione ed estrazione. Le VIA non sono mai state rese pubbliche, specialmente quelle riguardanti aree interne al Parco Nazionale della Val d’Agri.”
      A rappresentare la BEI a Roma nel 2002 c’era Bruno Lago (responsabile infrastrutture BEI Italia) che rispose alle critiche principalmente sostenendo: “ la BEI prende atto delle valutazioni fatte dalle ONG sul caso Val d’Agri, ma non può in ogni caso sostituirsi al legislatore nazionale (Regione, Ministero dell’ambiente) né alla Commissione per quanto riguarda il controllo del rispetto della normativa in materia d’ambiente da parte del promotore” e “la decisione di realizzare un’infrastruttura di interesse pubblico tocca sempre degli interessi locali: la composizione tra interessi locali ed interessi pubblici è compito primario delle autorità nazionali competenti.”
      Nel documento originale in inglese curato da Jaroslava Colajacono “Oil drilling in Val d’Agri – responsabilità della BEI nella distruzione ambientale” vi sono passaggi salienti su quanto sta accadendo a distanza di oltre 13 anni in Basilicata, come il raddoppio delle estrazioni preannunciato in alcuni documenti riservati della BEI (Banca Europea Investimenti) ed il progetto dell’ENI che ha ritardato l’istituzione del parco nazionale dell’Appennino Lucano Val d’Agri Lagonegrese, così come gli impatti ambientali e sulla salute delle estrazioni petrolifere su aree ricche di sorgenti, fiumi e laghi ed ad alto rischio sismico.
      Un documento questo – è bene ricordarlo – datato 2002 che, partendo dal finanziamento all’ENI da parte Banca Europea Investimenti di 200 milioni di euro per lo sfruttamento petrolifero delle valli dell’Agri e del Sauro, denuncia ancora oggi con chiarezza le violazioni gravissime dei diritti dell’uomo. La Val d’Agri dimostra – conclude lo studio – che le pratiche di prestito della BEI sono in gran parte a sostegno delle grandi infrastrutture che si rilevano umanamente ed economicamente distruttivi per l’ambiente e per la salute dei residenti, e in contrasto con il protocollo di Kyoto sottoscritto dalla Commissione Europea e dagli stessi stati membri dell’Unione Europea.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Quando si scoprono gli altarini... E che altarini !!! Estrazioni petrolifere in Val D'Agri. Le responsabilità della Banca Europea di Investimenti nella distruzione ambientale della Lucania. Tra il 1996 e il 2000, la BEI ha concesso prestiti per un totale di 607 milioni di euro a sostegno dell’attività estrattiva in Val d’Agri. I principali beneficiari di queste somme sono stati ENI/Agip e Enterprise Oil Italiana SpA, legata all’ENI in una joint venture. A scriverlo Giovanni De Nicola in una interessante tesi di Laurea discussa all’Università degli Studi di Pisa nel 2009, relatore la Prof.ssa Maria Andreoli.
Leggi http://www.olambientalista.it/wp-content/uploads/2012/12/Tesi.DeNicola-Petrolio-Val-dAgri.pdf
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Trivellazioni e faglie attive: il vero “detonatore” dei sismi
di Franco Ortolani (*)
http://www.blogtaormina.it/2012/12/16/trivellazioni-e-faglie-attive-il-vero-detonatore-dei-sismi/139356


L’Emilia insegna. Le attività petrolifere nel sottosuolo delle aree interessate da faglie attive, che hanno causato sismi distruttivi come quello del maggio 2102 e che sono in grado di generare altri terremoti, vanno sospese subito.
(*) Franco Ortolani, Ordinario di Geologia, direttore del Dipartimento Scienza del Territorio presso l’Università Federico II di Napoli. Studioso, ritenuto tra i massimi esperti in Italia in materia di salvaguardia ambientale, analisi e metodologie di intervento per i fenomeni alluvionali e sismici.
     26/12/12 - Sicurezza del territorio e dei cittadini e tutela di tutte le geo-risorse in relazione alle attività petrolifere nel sottosuolo interessato da faglie attive sismogenetiche. Certamente è un problema nuovo… Non vi sono esperienze di attività di stimolazione del sottosuolo lungo faglie sismogenetiche. Si sa che le stimolazioni del sottosuolo possono innescare sismi di non elevata magnitudo in aree dove sono assenti le faglie attive. Si può pensare che decine di stimolazioni nel sottosuolo, dove vi sono sicuramente faglie attive sismogenetiche che hanno già causato terremoti di elevata magnitudo, possano destabilizzare il precario equilibrio esistente nel prisma di rocce nel quale è già accumulata “energia tettonica” da decine e centinaia di anni.
     Come si è visto in Emilia, con gli eventi del maggio scorso, si sono riattivate varie faglie sub-parallele a quella lungo la quale si è avuta la prima rottura. E’ evidente che vi è un prisma di rocce che ha la base intorno ad 8-9 km dalla superficie e la sommità tra 1 e 2 km ed è lungo alcune decine di km che è stato interessato dall’accumulo di “energia tettonica” interessato e dalle deformazioni. Tutto questo prisma da secoli e fino al maggio scorso si è “opposto” allo scorrimento verso nord che ha originato i sismi.


foto da Profumo di Mare (http://profumodimare.forumfree.it/?t=64390607#lastpost

       Se si vedono le carte ufficiali di INGV si nota che è individuata una fascia larga circa 20 km in direzione ovest-est circa all’interno della quale, nel sottosuolo, vi sono le faglie sismo-genetiche che hanno determinato i vari eventi del maggio nella zona epicentrale. Oggi, come ieri, si sa che in quel sottosuolo vi sono faglie attive, ma non si sa esattamente dove esse siano; nè si conosce la loro geometria.
E’ noto che una superficie di faglia è ondulata lungo l’immersione e la direzione dal momento che taglia corpi con differenti caratteristiche meccaniche. Lungo le superfici di faglia, pertanto, vi sono fasce dove la resistenza allo scorrimento è massima ed altre dove non c’è praticamente resistenza.
      Il problema è che non conoscendo posizione e geometria, ma sapendo comunque che ci sono queste situazioni, non si sa in quale parte del sottosuolo si facciano “stimolazioni” per forzare la risalita degli idrocarburi. E non si tratta di una sola stimolazione, ma di decine. Il buon senso impone di conoscere prima esattamente posizione e geometria delle faglie attive e poi di valutare dove si può intervenire in sicurezza nel sottosuolo che sicuramente è interessato da faglie attive.
      Questa proposta è da prendere in considerazione solo dove nel sottosuolo si trovano faglie attive che in passato hanno già originato terremoti. Nessuno oggi è in grado di fornire elementi conoscitivi certi circa le faglie attive nel sottosuolo, nè è in grado di stabilire quanta “energia tettonica” si sia già accumulata nel sottosuolo dove ci sono le faglie attive che decine di anni fa, o alcuni secoli fa, hanno originato un evento sismico di considerevole magnitudo.
      E’ innegabile che il sottosuolo interessato da faglie attive sismogenetiche è un sottosuolo tettonicamente instabile come dimostrano i sismi verificatisi e originati dalle faglie attive che interessano la crosta. E’ un sottosuolo certamente “sensibile” a decine di stimolazioni all’interno del volume di rocce interessate dall’accumulo naturale di “energia tettonica”. E’ evidente che non si possono eseguire stimolazioni varie indifferentemente, sia nel sottosuolo senza faglie attive che nel sottosuolo con faglie attive sismogenetiche. Quanto meno si dovrebbe avere una precisa conoscenza della ubicazione e geometria delle faglie attive prima di eseguire operazioni nel sottosuolo.


foto da Profumo di Mare (http://profumodimare.forumfree.it/?t=64390607#lastpost


      In questo quadro ci sono persone che continuano ad affermare che le varie attività petrolifere nel sottosuolo interessato da faglie attive sismogenetiche non possono favorire l’innesco di sismi! E’ evidente che si tratta di affermazioni da “ignoranti delle reali problematiche” e/o esclusivamente mercenarie!
      E’ strano che vi siano persone che negano l’esistenza del problema che emerge sulla base di tutte le conoscenze scientifiche esistenti!  Negli ultimi tempi si stanno diffondendo le attività petrolifere in aree interessate da faglie attive sismogenetiche che hanno causato e potranno originare eventi sismici, da georisorse rinnovabili di importanza strategica per l’assetto socio-economico di oggi e di domani quali le risorse idriche ed il suolo che consentono attività produttive agricole di pregio. Un aut-aut che non si deve mai porre! Petrolio... o acqua? Petrolio... o suolo?
      E’ innaturale e antidemocratico imporre gli interessi del petrolio ai cittadini che con acqua e suolo devono campare oggi e in futuro!
Il petrolio è “ricco, potente e arrogante”: deve avere a disposizione vasti territori da inquinare e da sfruttare a basso prezzo. Valutate attentamente se è compatibile con le caratteristiche ambientali e le georisorse dei vostri territori! Altri hanno già detto, per voi, che il petrolio arricchisce! Bisogna vedere chi si arricchirà e dove!
      Deve essere chiaro che le leggi attuali e la compiacente e disattenta “azione” dei rappresentanti delle pubbliche istituzioni rendono, di fatto, incompatibili lo sfruttamento ad ogni costo degli idrocarburi (risorsa ricca sfruttabile in poco tempo e “potenzialmente corruttrice”) e la conservazione e valorizzazione delle altre georisorse (risorse di vitale importanza per le generazioni passate e future) in aree caratterizzate da acquiferi molto permeabili per fatturazione e carsismo, come l’alta val d’Agri in Basilicata, che alimentano sorgenti di acqua potabile con portate complessive di oltre 2000 l/sec.
      Le compagnie petrolifere sono tra “coloro che realmente comandano il mondo”: non hanno mai avuto contrasti insuperabili, in qualche modo li hanno superati! Non capiscono l’opposizione di una parte dei cittadini che sono preoccupati del potere che le pubbliche istituzioni concedono per effettuare attività nel sottosuolo: anche sulle faglie attive sismogenetiche. Cercano di convincere e ammorbidire! Ma non mollano! Va tenuto presente che i petrolieri agiscono nel rispetto delle vigenti leggi.
      Chi ha ragione in base alle leggi vigenti? Tutti! I petrolieri che agiscono nel rispetto delle leggi! I cittadini che difendono la loro esistenza, le risorse del loro territorio, la possibilità di continuare a vivere sul territorio come nei millenni passati. Chi sbaglia in base alle vigenti leggi?
      Gli eletti dai cittadini a livello nazionale e locale che devono tutelare e salvaguardare il territorio, le risorse naturali di importanza strategica come suolo, acqua superficiale e sotterranea, la salute dei cittadini che li hanno votati. Molto spesso gli amministratori ai vari livelli istituzionali, una volta eletti, si dimostrano molto più vicini al potere dei petrodollari che ai cittadini: quindi sbagliano! Ma, prima di tutto, sbagliano i cittadini ad affidare l’amministrazione delle Istituzioni pubbliche a persone che vengono meno al rispetto degli statuti regionali!
      Bene, è il caso che i cittadini non sbaglino più. Poi si potrà discutere partendo dal fatto che tutti devono stare bene, che tutte le georisorse devono essere utilizzate e valorizzate in sicurezza e conservate anche per le generazioni di domani! Attenzione poi a non commettere l’errore di pensare che il problema riguardi solo le popolazioni che vivono nei territori interessati dalle faglie attive! Un nuovo sisma “stimolato” prematuramente, in qualche modo, determinerebbe guai seri (come un sisma “naturale” di elevata magnitudo) lungo una ampia fascia compresa tra il Mar Tirreno e i mari Ionio e Adriatico abitata da centinaia di migliaia di cittadini!
     E ora? Ovviamente, dove le attività petrolifere si svolgono in aree non interessate da faglie attive sismogenetiche possono essere portate avanti con tutte le garanzie di tutela ambientale delle aree sommerse ed emerse e possono continuare nel pieno rispetto delle vigenti leggi e sotto continua e verificabile attenta sorveglianza da parte delle strutture tecniche pubbliche. Applicando il buon senso propongo che le attività petrolifere nel sottosuolo delle aree interessate da faglie attive, che hanno causato sismi distruttivi come quelli del maggio 2102 in Emilia-Romagna e di elevata magnitudo, che possono generare nuovi terremoti, debbano essere sospese in attesa di avere un trasparente e verificato quadro conoscitivo dettagliato del sottosuolo con l’ubicazione esatta delle faglie attive, con la ricostruzione esatta della loro geometria, con la valutazione esatta della “energia tettonica” accumulata nel sottosuolo.
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Articolo simile su Profumo di Mare "Attività petrolifere su faglie attive sismogenetiche e sicurezza ambientale" del 26/12/12
http://profumodimare.forumfree.it/?t=64390607#lastpost

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

L’Emilia insegna... Le attività petrolifere nel sottosuolo delle aree interessate da faglie attive, che hanno causato sismi distruttivi come quello del maggio 2102 e sono in grado di generare altri terremoti, vanno sospese immediatamente... Ma chi ascolterà quest'appello, se gli stessi emiliani sono tenuti all'oscuro di quelle che possono essere le cause del terremoto che li ha colpiti così duramente?
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Post di Andrea Brianza

I terremoti ci sono per come funziona la terra. Poi che le attività nelle faglie gli accentuino è possibile...
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A Paola Trabucco, Giusi Orefice, Filippo Foti, Alfonso Nigro, Ivana Artioli, Giovanni Angeloni, Mauro Brusà, Antonio Grioli e Debora Toscano piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 26/12/12

Pubblicata l'Agenda Monti con i punti sull'economia verde
di Marina Perotta
http://www.ecoblog.it/post/45733/pubblicata-lagenda-monti-con-i-punti-sulleconomia-verde


     25 dic 2012 - L’ Agenda Monti è stata pubblicata e l’autore sembra sia Piero Ichino che ha poi smentito in queste ore la paternità del testo. Ma mettendo da parte le presunte o vere paternità nelle 25 pagine viene presentato un programma politico che include anche progetti relativi all’economia verde.
     Un punto è certamente interessante, ovvero iniziare a considerare l’economia verde (che finalmente non viene chiamata green economy) economia tout-court senza distinguerla dall’economia e punto. Il passaggio sembra decisamente innovativo. Lo abbiamo più volte sostenuto in queste pagine che le parole hanno la loro importanza e una parola che fa paura è ambientalista e il perché resta ancora tutto da analizzare.
     La valutazione in quanto sostenitori della tutela ambientale per la tutela della salute umana (e finché non troviamo una parola a sintetizzare la perifrasi lasciatemi passare la lunga frase) resta incomprensibile come si possa accostare nell’Agenda Monti il neo Piano energetico Nazionale a base di trivellazioni per ricerca e estrazione di petrolio anche off shore e affossamento delle energie rinnovabili, nonostante i già dichiarati cinque punti per lo sviluppo sostenibile che sembra essere presente solo nelle intenzioni e assente nella sostanza:

  A vent’ anni di distanza dal precedente Piano energetico nazionale è stata presentata una nuova strategia energetica nazionale che fa della crescita sostenibile, dal punto di vista economico e ambientale, il proprio imperativo e punta a fare del Paese un hub energetico nel Mediterraneo. E’ necessario continuare sulla strada tracciata, dando attuazione alle linee guida della strategia per dare all’Italia una energia meno costosa, più sicura e più sostenibile.

     Peraltro nell’Agenda Monti si auspica il proseguimento della modifica del Titolo V per riportare allo Stato, ossia senza interferenze di cittadini impiccioni che possano dire la loro in merito alle trivellazioni, le politiche in materia energetica. Il Conto energia e il potere del fotovoltaico neanche sono presi in considerazione. Il criterio che guida queste politiche è sempre lo stesso: energia a basso costo anche a discapito dell’ambiente. E a me la riflessione che mi torna in mente è sempre la stessa: ma com’è possibile non tener conto dell’ambiente se noi abitiamo questo ambiente?
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Andiamo proprio bene !!! Nell'Agenda Monti è pienamente confermata la volontà di fare dell'Italia l'hub energetico nel Mediterraneo, senza dubbi nè incertezze... Avanti a tutta forza con il neo Piano Energetico Nazionale a base di trivellazioni per ricerca e estrazione di petrolio anche off shore !!! Per contro, affossamento delle energie rinnovabili !!! Ed è con ciò che si pensa di poter superare la crisi e abbassare lo spread con la Germania ? Germania la quale, guarda caso, ha invece deciso di abbandonare le fonti di energia nucleare e fossile in favore delle rinnovabili, proprio per puntare ad obiettivi di lungo periodo in grado dare sicurezza agli investimenti, in termini di approvvigionamento energetico sicuro e moderno, di crescita, di innovazione e di posti di lavoro duraturi, e, soprattutto, di posizionamento del proprio paese sui mercati globali del futuro... E noi ? Fermi al palo, anzi attaccati alle trivelle e alle tubazioni del nostro hub internazionale che, a partire dai degassificatori costieri, da sud a nord attraverseranno un domani più o meno nascosti la nostra Penisola, finendo di inquinare e distruggere quel che ancora c'è di gradevole e appetibile nel nostro territorio nazionale. Basilicata docet, e non solo... Leggi http://www.bmu.de/english/energy_efficiency/doc/46721.php
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Dalla mia Bacheca su FB del 25/12/12

Nel giorno del Santo Natale...
di Guido Picchetti (a margine di una immagine postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4663380056828&l=61ae3580f8


     Auguri di Buon Natale a tutti gli amici... ed anche ai "nemici"... Ma soprattutto auguri di un sereno 2013, che appaghi le migliori aspettative di ognuno...
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Post di Sandro Casano

... ricambio gli auguri
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Post di Ivana Artioli

Grazie. Carissimi auguri !
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Post di Giovanni Angeloni
Grazie ricambio di cuore, auguri anche a te di un Buon Natale ed un felice 2013
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Post di Francesco Aresta
Grazie Guido, auguri anche a te e Mariella, buon 2013...
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Post di Vivian Gosio
Auguri!
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Post di Anna Lodigiani
Tanti auguri...
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Dalla mia Bacheca su FB del 24/12/12

Energiewende
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/12/energiewende.html


Transforming our energy system is more than just a challenge: it is also a fundamental ethical and cultural decision and offers the unique opportunity to show the world how competitiveness can be reconciled with sustainable development in a leading industrial nation. (Dal sito federale per l'Ambiente di Germania). Amen.
     MONDAY, DECEMBER 24, 2012 - "Energiewende" si traduce in "trasformazione del sistema energetico" e si riferisce alla decisione del governo tedesco di abbandonare le fonti di energia nucleare e fossile in favore delle rinnovabili - solare, vento, geotermico, biodiesel. E siccome la parola "wende" i tedeschi la associano al crollo del blocco comunista, una diversa traduzione è "rivoluzione del sistema energetico". E' un'idea nata durante gli anni ottanta, attuata nel 2000 secondo il "Renewable Energy Act" e grazie al quale il governo si è dato gli obiettivi di:

  1. Arrivare al 30% di energia rinnovabile nel 2020, e ad un 60% per il 2050. Per la sola energia elettrica, invece si vuole arrivare al 35% da fonti rinnovabili entro il 2020 e all'80% entro il 2050.
  2. Ridurre il consumo di energia del 20% nel 2020 e del 50% rispetto ai consumi nel 2008, rinnovando gli edifici pubblici e privati ad un tasso dell'1-2% l'anno.
  3. Abbassare i consumi nei trasporti. Vogliono - e usano proprio le parole "We want" - mettere 6 milioni di veicoli elettrici sulle strade di Germania.

      Nel fare tutto questo, i tedeschi pensano di poter fare crescere innovazione e occupazione, rafforzare la loro posizione sui mercati globali con lo sviluppo di tecnolgie nuove, e dare al paese fonti energetiche pulite e sicure. Uno degli autori del progetto Rainer Baake dichiara "Abbiamo dovuto completamente trasformare il vecchio sistema". Trasformare, che significa coraggio, che significa creatività, che significa futuro.
     E così, mentre altrove si continua con lo status quo - gli USA spingono con il fracking, il Canada con le Tar Sands dell'Athabasca, e in Italia si parla di trivelle sostenibili - i tedeschi, con tipico pragmatismo teutonico hanno invece smesso di parlare, e iniziato a fare, a trasformare, da molto tempo. Il capo del partito dei verdi, Jens Kendzia, dice che il dibattito in Germania è finito, e che si tratta solo di capire a quale ritmo si possa arrivare non all'80% ma al 100% di energia rinnovabile in Germania. Ci sono ovviamente molti problemi - occorrono nuove linee di trasmissione e generatori a causa dell'intermittenza delle fonti, non è ben chiaro se il modello debba essere di energia distribuita o centralizzata, ci sono timori che i costi dell'energia aumenteranno, e c'è sempre la questione del come e quando terminare i sussidi alle rinnovabili (che però ha anche il nucleare!), e non tutti sono contenti dei ritmi di questa trasformazione.
     Gli uccelli del malaugurio parlano di "delusioni verdi" e anche l' "Economist" sembra molto cauto. A Giugno 2012 la cancelliera Angela Merkel ha pure licenziato il ministro dell'ambiente, Norbert Rottgen sostituendolo con Peter Altmaier perchè i progressi erano considerati troppo lenti. Ma tutti i problemi che hanno incontrato, o che incontreranno, i tedeschi li considerano sfide e non ostacoli insormontabili. E vanno avanti. All'inizio, come da copione, gli enti centrali tedeschi di energia - i big four della Germania E.ON, EnBW, RWE e Valtenfall - si opponevano al progetto. Una nazione così potente, dicevano, necessita di un sistema centrale e ridicolizzavano questa "Energiewende" come un progetto perdente, che al massimo avrebbe portato al 4% di energia elettrica rinnovabile. E invece...
    Invece oggi sono al 25% e per l'installazione del fotovoltaico hanno superato gli obiettivi che si erano posti. E notare che il quantitativo di energia solare che arriva in Germania è lo stesso che in Alaska. Fra l'altro la E.ON la conosciamo anche in Italia, perchè è responsabile della marea nera di Porto Torres nel gennaio 2011.  Di questa energia elettrica da fotovoltaico, uno strabiliante 65% è nelle mani di cittadini comuni, che si sono installati pannelli fotovoltaici sul tetto, creato cooperative, fatto da sè senza farsi necessariamente arrivare l'energia dal sistema centrale. L'energia in più che ciascuno produce viene poi immessa nella rete nazionale o anche venduta, da cittadino a cittadino.
     L'elettricità e il calore del parlamento tedesco è azionato da olio di semi di colza. Il calore perso nella generazione di energia elettrica finisce in una falda acquifera sotterranea che poi viene utilizzata in inverno per il riscaldare l' edificio. E' il parlamento più verde del mondo e tutta l'energia che usa è dalle rinnovabili. E chi è stato l'ispiratore di questa "Energiewende" ? Ursula Sladek, una signora che vive nel cuore della Foresta nera. Frau Sladek fu una delle prime a credere e a credere in questa "Energiewende". Era una insegnante di scuola, e aveva cinque figli. Dopo il disastro di Chernobyl, chiese alla sua città di Schonau, di 650 persone, di denuclearizzare. Il tentativo fallì, ma lei decise lo stesso di fondare una cooperativa solare nel mezzo della Foresta Nera e di generarsi da sola energia pulita.
     Dice: "We just wanted our utility to stop using nuclear power. It seemed very reasonable to me. They refused. We wouldn't back down". Dice che l'idea le venne ricordando Jimmy Carter, il presidente USA 1976-1980 che invocava la conservazione dell'energia e che aveva installato pannelli solari sulla Casa Bianca - poi tolti da Ronald Reagan. Dopo 15 anni, la cooperativa di Frau Sladek esiste ancora. In questo momento fornisce energia a 180.000 case e da lavoro a 80 persone. La sua Schonau Power Supply è considerata la culla della "Energiewende". Nel 2011 le hanno dato il Goldman Environmental Prize qui a San Francisco, per il suo impegno persistente e per avere sposato ambiente ed imprenditoria.
     Ecco, le trasformazioni come questa non sono mai indolori, e certo ci sono imprevisti, cambi di rotta, problemi, perchè appunto il progetto è grande, è impattante, è profondo, è nuovo e non sarà tutto ordinato, neanche in Germania. Ma il fatto che ogni tanto si faccia un passettino indietro, o che occorra ritarare la bussola, non significa che si debba avere paura e restare impantanati con lo status quo. Da qualche parte si deve pur iniziare, e i tedeschi a partire dalla signora Sladek, ci danno un bellissimo esempio a tutti.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

E poi ci dicono che al petrolio, agli idrocarburi e al gas non ci sono alternative... E che siamo i soliti ambientalisti contro tutto e contro tutti... Qui si parla di alternative "verdi" in uno degli stati europei che viene più criticato dagli altri, per l'atteggiamento di nazione forte e sicura che ha di fronte alla crisi che attanaglia, oggi come non mai, alcuni stati dell'Unione, quali ad esempio Grecia, Spagna, Italia e Portogallo. Stati, questi ultimi, che tra l'altro di tutto possono aver bisogno, ma non certo dei raggi del sole e dell'energia che ne può derivare, se solo fossero sfruttati a dovere... Ma qualcosa che non va in questa nostra Europa deve esserci... Ed è facile dirlo, se proprio la Germania, che di energia solare ne ha quanto potenzialmente ne dispone l'Alaska (e non è certo molto...), sta facendo cambiamenti decisivi, abbandonando le fonti di energia nucleare e fossile in favore delle rinnovabili... E ciò mentre altri stati della stessa Unione, come i quattro succitati (tutti rinomati "paesi del sole"), se ne restano al palo in preda alla crisi, a vedere la Germania come fa a progredire, ma senza minimamente impegnarsi e tentare di venir fuori dall'ombra, seguendo il buon esempio di chi lo sta dando con così buoni risultati...
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A Alfonso Nigro, Mauro Brusà, Antonello Nazareno, Antonio Colacino, Giusi Orefice e Enrico Cinotti piace questo elemento.
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Tutela del mare: siglato protocollo tra governo e Regioni
di Andrea
http://www.ecoblog.it/post/45625/tutela-del-mare-siglato-protocollo-tra-governo-e-regioni


     23 dic 2012 - Valgono 6 milioni di euro i tre protocolli d’intesa siglati a Roma tra il Ministero dell’Ambiente e 15 Regioni italiane aventi affaccio sul mare: i tre documenti prevedono nuove attività di indagine e valutazione tecnico-scientifica sullo stato di salute dell’ambiente marino.
     L’Italia, una lunga protuberanza del continente europeo che fa da pontile sul mar Mediterraneo quasi a volersi allungare per toccare l’Africa, in quanto stato di “navigatori, santi ed eroi” ha sempre avuto un rapporto simbiotico, a tratti mistico, con il mare: è stato cantato, esplorato e vissuto in ogni suo meraviglioso non-luogo, ma oggi vive uno dei periodi più bui; è il rapporto tra uomo e mare che, spesso, viene a mancare, facendo affievolire quel timore rispettoso che ha sempre caratterizzato il loro viversi rispettosamente.
     Secondo il Ministero dell’Ambiente la sigla di questo protocollo avvia la

  "... attuazione della Strategia nazionale marina, istituita dalla direttiva europea del 2008 che stabilisce la protezione dell’ambiente marino “al fine di mantenere la biodiversità e preservare la diversità e la vitalità di mari ed oceani che siano puliti, sani e produttivi”,

     attività che sarà svolta coordinatamente tra tre “sub-regioni marine”, le tre macroaree del territorio italiano in cui è stato suddiviso il Mediterraneo: Adriatica, Mediterranea Occidentale e Ionio-Mediterraneo Orientale; un intervento, secondo il Ministero, in anticipo rispetto a tutte le scadenze fissate dalle direttive Ue, che permetterà all’Italia di sviluppare rapidamente e in modo sistematico tutte quelle conoscenze necessarie che aiutino a determinare il livello di “buono stato ecologico” degli ambienti marini.
     La firma è stata accolta con profonda soddisfazione da tutti gli interessati; ha dichiarato Giovanni Romano, Assessore all’ambiente della Regione Campania.

  "Contestualmente sono state liberate risorse pari a 300mila euro che utilizzeremo per le attività di ricerca e salvaguardia dell’ecosistema. L’azione sarà sinergica con quella delle altre regioni italiane bagnate dal Mediterraneo e, in particolare, con quelle dell’area della ‘Sottoregione mediterraneo occidentale’ di cui la Campania fa parte insieme a Liguria, Toscana, Lazio, Basilicata, Calabria tirrenica, Sicilia e Sardegna"

     ha spiegato l’assessore, che ha parlato chiaramente di “importante strategia marittima” che porterà la Regione Campania a rispettare in pieno gli obiettivi Ue per il 2020. Anche Vilma Mazzocco, Assessore all’ambiente della Regione Basilicata (regione che, contrariamente alle comuni convinzioni, è bagnata da due mari, Ionio e Tirreno) ha plaudito all’iniziativa del Ministero ed alla firma in tempi brevi, tornando anche sull’ annoso problema delle estrazioni petrolifere in mare:

  "Le attività di salvaguardia dell’ecosistema marino previste dal protocollo hanno l’obiettivo di investire sull’attrattività della risorsa mare, ai fini ecologici e produttivi in relazione al turismo. Un protocollo che va a rafforzare il “no” della Regione Basilicata alla concessione di nuovi permessi di ricerca di idrocarburi nello Jonio. La costa ed il mare sono una risorsa naturale di grande valenza ambientale per la presenza di ecosistemi di pregio e la valorizzazione e la protezione dell’ambiente costituiscono per noi obiettivi primari, rappresentando un investimento importante in grado di produrre valore aggiunto".

     Restituire il mare agli uomini, alle loro anime, è un obiettivo imprescindibile per l’umanità, in un pianeta la cui maggior superficie è ricoperta d’acqua.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Una buona notizia, finalmente, dopo tante altre che proprio belle non sono... Ora abbiamo un accordo tra Stato e Regioni che prevede indagine e valutazioni tecnico-scientifiche sullo stato di salute dell’ambiente marino. Purchè non succeda quello che proprio l'ultima denuncia di Report su RAI3 di ieri sera ha così bene rivelato... Risultati di indagini sulla quantità e pericolosità di sostanze inquinanti nelle acque potabili, tenute a lungo nascoste nascoste per evitare allarmismi..., ma quel che è peggio, senza che per anni e decenni siano stati presi i provvedimenti necessari per eliminarne cause ed effetti sui territori interessati, lasciando incancrenire situazioni poi divenute insanabili, e coprendo con un velo di silenzio ciò che pure in tanti sapevano... E' davvero un peccato che Report ora vada in letargo fino al 4 Aprile 2013... Ma perchè ? E' forse a causa della campagna elettorale in atto e delle vicine elezioni ? Temo proprio di si... Personalmente ritengo che proprio questo sarebbe invece il momento di scoprire certi altarini se ci sono, lasciando poi ai cittadini il giudizio finale... Ma forse mi sbaglio, e proprio questa è la vera ragione... Il silenzio da noi è d'obbligo in momenti simili... Il che la dice lunga su quanto di vero e di falso dovremo sorbirci dalle parole e dalle promesse dei vari candidati, in nome della "par condicio" naturalmente...

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Post di Giuseppe Amico

Che sia la volta buona !!!
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Post di Filippo Foti

Profumo di mare l'ha già pubblicato sabato scorso con un ampio servizio!
"Strategia Nazionale Marina: Ministero Ambiente e regioni costiere raggiungono accordo. - Ambiente" :
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Post di Guido Picchetti

Grazie Filippo, della segnalazione... Purtroppo mi era sfuggito...
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A Giovanni Angeloni, Enrico Cinotti, Alfonso Nigro, Antonio Colacino, Ilva Alvani e Luca Gioria piace questo elemento.
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Agenda Monti: molto Green ma per Bonelli è molto Black
di Marina Perotta
http://www.ecoblog.it/post/45649/agenda-monti-molto-green-ma-per-bonelli-e-molto-black

     23 dic 2012 - In attesa che i documenti inerenti l’Agenda Monti (che poi è un vero programma politico) siano ufficialmente pubblicati, sulla base di una dichiarazione fatta da Mario Monti a margine della conferenza stampa di questa mattina, sono iniziate le discussioni anche sulla politica ambientale. L’ex premier, rassegnando le sue dimissioni in una conferenza stampa in diretta tv si è detto disponibile a raccogliere eventuali impegni da premier forse per un Monti bis sebbene abbia chiarito che non si candida direttamente.
     Di fatto lancia il suo programma politico, ossia l’Agenda Monti (forse questo il suo sito ufficiale) definita da lui stesso molto Pink e Green suggerendo che ci sarà molto spazio per la green economy anche se appunto dovremmo leggere le varie proposte per capire bene l’orientamento di tipo ambientale.
     Intanto Angelo Bonelli su Fb ha così commentato:

  Monti dice che sua agenda è molto pink e Green. Invece è molto black con trivellazioni, petrolio, stop rinnovabili, decreto salva Ilva, silenzio assenso per edificare nelle zone vincolate, proroga ponte Stretto Messina, Tav in Val Susa. Un’altra Italia è possibile.

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

"Più black che pink l'Agenda di Monti" fa notare Bonelli dei verdi, e con ragione... Più black di petrolio, naturalmente, con tutto quello che la famigerata SEN, la Strategia Energetica Nazionale messa a punto dall'ex Ministro dello Sviluppo Economico Passera, prevede in fatto di trivellazioni nelle varie regioni italiane... E quando non sono previste trivellazioni, in terra o in mare che sia, finanche sotto le nostre città d'arte, si tratterà "semplicemente" di affossare tutte le tubazioni necessarie al trasporto di gas e petrolio da sud verso nord per far diventare il nostro Paese l'hub europeo di rifornimento energetico degli altri stati della CE... Davvero un bel futuro si prospetta per l'Italia, un tempo culla di tradizioni, di culture e di civiltà ...
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A Giovanni Angeloni, Roberto Frigerio e Ivana Artioli piace questo elemento.
 
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Report di Rai3, la morte dei fiumi Sacco e Pescara
di Guido Picchetti (a margine del filmato da Rai Replay)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/189723631166955


    24/12/12 - La puntata di ieri sera di Report di Milena Gabianelli su Rai 3. Argomento principale la morte dei fiumi Sacco e Pescara a causa delle bombe ecologiche, presenti nel sottosuolo rispettivamente di Colleferro a sud di Roma e di Bussi nelle gole di Popoli in Abruzzo. Non perdetela.... Interessantissima anche nei servizi successivi, querele e rettifiche finali comprese...

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A Lino Gen, Alfonso Nigro, Excursions Sicily, Rossella Paternò, Ilva Alvani, Giovanni Angeloni e Carmelo Nicoloso piace questo elemento.
 
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Un messaggio di speranza...
da Franco Tassi e company (a condiviso su Fb da Ferdy Sapio)
http://www.facebook.com/...fbid=4539103408639&set=a.1431827288678.54839.1622783540&type=1


     Auguroni sinceri a tutti. Proviamo a diffondere un messaggio di speranza... Se lo condividete, potete diffonderlo tra i vostri amici e corrispondenti.
     Cordialmente, Franco Tassi, Familiari & Collaboratori — con Dal Bosco Maurizio, Daniela Scuderi, Tom Perry, Bepi Magrin, Jarek Cielecki, Alfia Milazzo, Daniele Lo Porto, Maria Rita D'Orsogna, Guido Picchetti e Carmelo Nicoloso.

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Post di Angela De Klerk

Your name is whispered by the breeze and love birds bring your song to me ! I want to hear your voice so badly I know it is impossible!!!!
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Post di Roberto Carucci

Come vuoi...
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Post di Ferdy Sapio

For Angela: Very beautiful this poem you wrote it for me? you can hear my voice in many video.......
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Post di Carmelo Nicoloso

Grazie Ferdy per questi auguri molto diretti del nostro Comitato Parchi, Pace e Gioia
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A Giusi Orefice, Grazia Peripolli, Roberto Carucci, Giuseppe Marano, Olla Debritto, Giuseppe La Spina, Maurizio Johnny Poggia, Lidia Ricamina, Rosaria Fezzuoglio, Gaetano Salvemini, Tiziana Ferrieri, Piergiulio Zini e al sottoscritto piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 23/12/12

"Fracking Job": il referendum dell'UE e le menzogne dell'ENI
di Guido Picchetti (a margine di una immagine postata su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4652496304741&l=fc880b51e9


     23/12/12 - Da un comunicato stampa di tre giorni fa dell'Unione Europea: "La Commissione europea sta effettuando una consultazione pubblica sugli sviluppi futuri dei combustibili fossili non convenzionali, quali il gas di scisto, in Europa. Tutti gli interessati (individui, organismi e autorità pubbliche) sono invitati ad esprimere le proprie opinioni sulle opportunità e le sfide che possono scaturire dallo sviluppo di progetti in questo ambito e sulle migliori modalità per affrontare i problemi fin qui emersi. La consultazione, che resterà aperta fino al 20 marzo 2013, è disponibile in tutte le 23 lingue dell’Unione europea"....
     In altre parole è un referendum a livello europeo sul famigerato "fracking", quella tecnica invasiva nel sottosuolo per l'estrazione di gas che già Francia e Bulgaria hanno vietato, come pure la regione Cantabria di Spagna e il Lussemburgo. Quel "fracking" che invece in Italia, mentre i nostri governanti fingono di non sapere neppure cosa sia, gli "addetti ai lavori" affermano non essere ancora una tecnica non praticata nel sottosuolo italiano, pur ammettendo di volerla utilizzare utilizzare in futuro in Sardegna e addirittura in quel di Siena !!!
     Ma quanto a menzogne da parte di certi soggetti non basta mai ... E a confermarcelo Maria Rita D'Orsogna con l'immagine sotto,  pubblicata a corredo dell'ultimo post sul suo Blog. Una immagine di fonte ENI che risale addirittura al 2007, e che, scovata da Betta Sala, evidenzia come già allora ci fosse già un impianto in Italia di fracking (frack job), in località non meglio precisata...

     Qui la pagina web in italiano con il testo di presentazione del referendum, che riporto a seguire.
 

Ambiente: la Commissione consulta il pubblico sui combustibili fossili non convenzionali (ad es., gas di scisto) in Europa
comunicato stampa dell'UE

     Bruxelles, 20 dicembre 2012 - La Commissione europea sta effettuando una consultazione pubblica sugli sviluppi futuri dei combustibili fossili non convenzionali, quali il gas di scisto, in Europa. Tutti gli interessati (individui, organismi e autorità pubbliche) sono invitati ad esprimere le proprie opinioni sulle opportunità e le sfide che possono scaturire dallo sviluppo di progetti in questo ambito e sulle migliori modalità per affrontare i problemi fin qui emersi. La consultazione, che resterà aperta fino al 20 marzo 2013, è disponibile in tutte le 23 lingue dell’Unione europea.
     In passato la prospezione e la produzione di gas naturale e petrolio in Europa riguardava soprattutto le risorse convenzionali. Oggi, mentre le opportunità di estrazione convenzionale a livello nazionale si fanno via via più limitate, gli sviluppi tecnologici aprono nuove possibilità per l’estrazione di combustibili fossili non convenzionali – quali il gas di scisto, il cosiddetto tight gas e il metano da depositi carboniferi – provenienti da formazioni geologiche il cui sfruttamento era fino ad oggi troppo complesso o costoso.
     La Commissione europea mira ad assicurare che eventuali ulteriori sviluppi dei combustibili fossili non convenzionali siano accompagnati da opportune misure di salvaguardia della salute, del clima e dell’ambiente che garantiscano a cittadini e operatori la massima chiarezza sul piano giuridico e della prevedibilità, contribuendo in questo modo a fare sì che i benefici potenziali – in termini di sicurezza economica ed energetica – possano essere conseguiti senza ripercussioni per la salute e l’ambiente. Le domande in cui si articola la consultazione riguardano aspetti quali le opportunità e i problemi, le possibili misure per ridurre i rischi per la salute e l’ambiente, le misure per migliorare la trasparenza delle operazioni oltre a raccomandazioni generali relative agli interventi a livello UE.
Le prossime tappe
     Basandosi sul lavoro di analisi che ha realizzato a partire dalla fine del 2011, la Commissione europea intende proporre nel 2013 un quadro per gestire i rischi, eliminare le lacune a livello regolamentare e garantire il massimo livello di chiarezza giuridica e prevedibilità per operatori di mercato e cittadini in tutta la UE . In sede di definizione (già in corso) del quadro citato saranno analizzate tutte le opzioni strategiche pertinenti.
http://ec.europa.eu/atwork/pdf/cwp2013_annex_en.pdf     
     La consultazione in rete fa parte di un più ampio processo di coinvolgimento della società civile nei dossier su cui lavora la Commissione. Il processo di consultazione formale comporta riunioni periodiche con gli Stati membri e altri soggetti interessati e prevede una riunione pubblica di consultazione da tenersi nella prima metà del 2013. Dei risultati della consultazione si terrà conto in questo più ampio processo.
Per ulteriori informazioni
     Sito della consultazione: http://ec.europa.eu/environment/consultations_en.htm
     Ulteriori informazioni sui combustibili fossili non convenzionali (ad es., gas di scisto) e sulle attività della Commissione europea ad essi correlate sono disponibili sul sito: http://ec.europa.eu/environment/integration/energy/unconventional_en.htm
     Contatti: Joe Hennon ( +32 2 295 35 93) - Monica Westeren ( +32 2 299 18 30)

     E qui invece a seguire il post di Maria Rita, ripreso integralmente dal suo Blog, con le sue considerazioni sul referendum europeo, ritengo pienamente condivisibili. Un referendum che, così come è articolato nelle sue numerose domande, sembra fare il paio con il questionario promosso dall'ex ministro Passera per la SEN (la famosa nuova Strategia Energetica Nazionale da lui elaborata, aperta a tutto tondo per favorire le trivellazioni a caccia di idrocarburi ovunque nel nel nostro Paese, sia in terra che in mare), ma al quale mi auguro in tanti saremo a dare una risposta univoca e precisa che possa salvaguardare il nostro futuro e quello dei nostri figli da queste incombenti minacce...

Fracking in Europa: un questionario
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/12/fracking-in-europa-un-questionario.html

     SATURDAY, DECEMBER 22, 2012 - Il link del questionario sul fracking in Europa è qui. E qui invece c'è il questionario in inglese.
     Il fracking: la Francia e la Bulgaria l'hanno vietato e cosi pure altre regioni d'Europa - come la Cantabria di Spagna o il Lussemburgo. In Italia, checchè ne dicano i malpensanti, il fracking è stato già eseguito in Toscana dalla Independent Resources e se nessuno fa niente, ci si porterà avanti con questa tecnica. Come detto, si vuole fare fracking anche in Sardegna e attorno a Siena. In cima invece una slide dell'ENI del 2007 circa, scovata da Betta Sala, con un evento di fratturazione idraulica già eseguito, non si sa esattamente dove, ma in Italia. Sarà in Basilicata? E chi lo sa.
     Intanto, l'Europa ora ci riprova e vuole "sentire" la nostra voce. Diciamo che non sono molto soddisfatta di questo questionario, perchè è un po' come la "Strategia Energetica Nazionale" di Passera. Tante domande, ma il messaggio di fondo è : cerchiamo di capire come fare per convincere la gente che, se ci sono le regole giuste, si può fare fracking in Europa. E cosi ci chiedono: e se i trivellatori obbediscono a regole che vanno dalla pubblicazione "volontaria" di cosa spareranno nel sottosuolo, fino a programmare un certo numero di metri fra un pozzo all'altro? O se fanno i test sulle cementificazioni o sui rischi geologi ? O se minimizzano l'uso di acqua e di sostanze tossiche che inietteranno nel terrreno? O se controllano il rumore e lehttp://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html?day=2010-07-21&ch=1&v=24130&vd=2010-07-21&vc=1&1279813575343&refresh_ce#day=2012-12-23&ch=3&v=164402&vd=2012-12-23&vc=3tv.html?day=2010-07-21&ch=1&v=24130&vd=2010-07-21&vc=1&1279813575343&refresh_ce#day=2012-12-23&ch=3&v=164402&vd=2012-12-23&vc=3sti favorevole al fracking?
     E' una domanda fuorviante, perchè lo sappiamo tutti che quelle cose citate lassù in alto, nessuno le farà mai, ammesso che sia possibile farlo.
     E poi, che significa minimizzare la monnezza che si mette nel sottosuolo? Quanta monnezza è accettabile nella tua acqua potabile? Che significa mettere 10, 20, 50 metri fra un pozzo e l'altro, l'aria mica si ferma? E che significa chiedere ai petrolieri di fare una dichiarazione volontaria di cosa spareranno nel sottosuolo? Come insegna la Gabanelli, quelli non sono mica gentiluomini, e a loro interessa una sola cosa: soldi, soldi, soldi. Gli fa un baffo la dichiarazione "volontaria" !
     E poi ti chiedono: pensi che con il fracking riusciremo a creare lavoro, ad abbassare le bollette, e che ci farà risparmiare con il gas che arriva dall'estero? Sì certo, sulla pelle di tutto l'altro lavoro che invece sarà distrutto, e con i prezzi delle malattie e del paesaggio trivellato. Come sempre, l'esperienza degli altri dovrebbe essere la migliore maestra: basta solo guardare a cosa è successo negli USA con il fracking - terremoti, falde inquinate, danni alla salute, all'agricoltura, agli animali, ad intere comunità.
     Come per il petrolio "normale", ovunque sono arrivati i petrolieri hanno solo lasciato deserto e distruzione e morte dietro; e con il fracking sarà esattamente la stessa cosa. Spero che ciascuno possa rispondere al questionario sottolineando che non ci servono regole, ci serve un divieto integrale.

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Commento del sottoscritto a margine del post
A questo link potete trovare il questionario riservato ai cittadini dell'UE:
http://ec.europa.eu/environment/consultations/citizen_uff.htm.
Per adesso il testo del referendum dell'UE sul "fracking" è disponibile solo in inglese, francese e tedesco. Le versioni in altre lingue dell'UE saranno aggiunte nei primi mesi del 2013.
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A Flippo Foti, Roberto Mamone, Debora Toscano e Veronica Caciagli piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 22/12/12

Ilva, il Senato approva: ora il decreto è legge
di Andrea
http://www.ecoblog.it/post/45593/ilva-il-senato-approva-ora-il-decreto-e-legge


     21 dic 2012 - Ieri sera l’Aula del Senato ha approvato il decreto Ilva con 217 sì, 10 no, 18 astenuti: si chiude così un capitolo piuttosto arzigogolato sull’Ilva, ma certamente non l’intera vicenda.
     La Procura di Taranto ha infatti già annunciato il ricorso alla Corte Costituzionale, sollevando il conflitto di attribuzione; il decreto, che sarà legge a giorni, prescrive l’Autorizzazione Integrata Ambientale rilasciata dal Ministero dell’Ambiente lo scorso 26 ottobre, in larga parte in conflitto con le disposizioni della Procura di Taranto, che ha sequestrato l’area a caldo dello stabilimento e ne chiede lo spegnimento, prima di avviare le bonifiche ed eventuali ammodernamenti degli impianti.
     L’Aia invece prevede la possibilità di continuare a produrre, evitando così il tracollo economico del colosso siderurgico e dell’intera industria dell’acciaio italiana, visto e considerato che Taranto produce la maggior parte dell’acciaio e dei semilavorati di siderurgia: nell’immediato l’Aia consente ad Ilva di andare avanti con l’applicazione delle prescrizioni e di vendere i semilavorati e i prodotti finiti che lo scorso 26 novembre la Procura ha sequestrato, con la conseguente cassa integrazione in deroga per lo stabilimento di Taranto per 1.428 lavoratori (e il rischio per altri 2.500), mentre il rischio negli altri siti del gruppo è stato quantificato in 1.500 esuberi a Genova.
     I semilavorati sequestrati (1miliardo di euro il loro valore commerciale) sono al centro già della richiesta di dissequestro avanzata da Ilva, un “diritto” che oggi è sancito per legge nell’Aia approvata ieri sera dal Senato.

  Solo la commercializzazione dei beni inevitabilmente prodotti dagli impianti accesi, lungi dal tendere a profitto alcuno e lungi dall’aggravare il presunto pericolo per la salute pubblica, avrebbe consentito gli investimenti auspicati nel titolo del sequestro dell’area a caldo (e ora imposti dalla nuova autorizzazione) oltreché consentire la remunerazione del personale...

... si legge in una dichiarazione di Ilva, che il prossimo 8 gennaio vedrà discutere il ricorso davanti al giudice. L’Aia prevede infatti che la produzione debba continuare e, contemporaneamente, che l’azienda avvii un serio processo di ammodernamento e bonifica; di ambiente, come era prevedibile, Ilva però non parla.

  È stato messo in discussione il nostro presente, il nostro futuro, il presente e il futuro di un’azienda, ma soprattutto il presente e il futuro vostro e delle vostre famiglie. Oggi viviamo la necessità di proseguire un impegno di elevata qualità civile e morale: custodire i posti di lavoro.

è quanto detto agli operai dal Presidente Ilva Bruno Ferrante nel discorso a margine della messa di Natale in fabbrica: parole emblematiche, secondo molti, della soddisfazione di Ilva a non vedersi “imporre” alcunchè.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine

... e la storia continua... senza insegnare nulla a chi più avrebbe il dovere di imparare, e di agire di conseguenza in futuro...
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Dalla mia Bacheca su FB del 21/12/12

"Marine Protected Areas in the Mediterranean"
di Guido Picchetti (a margine di un video condiviso su FB)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/259111840883034

     21/12/12 - Un video prodotto da MedPAN in occasione dal Forum 2012 sulle Aree Marine Protette Mediterranee svolto recentemente in Turchia ad Antalya. Purtroppo il filmato è solo in inglese o in francese... Eppure l'INFO-RAC, vale a dire il Centro Regionale di Attività dell'UNEP-MAP affidato all'Italia, che, collegato alla Med PAN, dovrebbe occuparsi dello scambio di 'informazioni tra tutti gli stati mediterranei membri della Convenzione di Barcellona, ha sede presso l'ISPRA a Roma... Perchè tace e non batte un colpo ?
     Fortunatamente a parlare nel filmato ci sono le immagini e il loro significato è sufficientemente chiaro... L'unica frase in italiano del video è quella gridata da alcuni giovanissimi nei titoli di chiusura con l'augurio "IMPEGNAMOCI PER IL 2020 !!! ". Ma in Italia ci sarà qualcuno in grado di raccogliere quell'augurio e portarlo a compimento ? E nel 2020 avremo ancora qualcosa da proteggere ?

Marine Protected Areas in the Mediterranean
Premiere of the film: «MPAs of the Mediterranean»
during the "2012 Forum of Marine Protected Areas in the Mediterranean"
 realized by MedPAN on date 04/dic/2012 - (11'04")
 
http://youtu.be/QqNrViaXzUM

     Ma, a proposito di video sul tema delle aree marine protette mediterranee, mi piace qui segnalarne un'altro, molto ben fatto, edito giusto un anno fa dal WWF con queste parole a commento:

  "Il Mar Mediterraneo è tanto bello quanto è fragile. Oggi è in pericolo. Le Aree Marine Protette sono strumenti efficaci per garantire che gli ecosistemi marini siano tutelati, le risorse naturali sfruttate in modo sostenibile, e nostro patrimonio naturale salvaguardato. Il WWF lavora per rafforzare e ampliare la rete di zone marine protette nel Mediterraneo".

     Il video in questione si intitola appunto "Aree Marine Protette del Mediterraneo: un investimento per il nostro futuro".  E' leggermente più breve di quello della MedPAN, appena 2'30".  Non ha parlato, ma solo un gradevole sottofondo musicale, e, sovrapposte alle immagini invero molto belle, una serie di frasi didascaliche in inglese, facilmente comprensibili per chiunque...
     Da quando il WWF ha pubblicato questo suo filmato on line è ormai già trascorso un anno... E, mi si perdoni il pessimismo, di quell' "investimento per il futuro" citato nel titolo a me sembra che in questi dodici mesi di concreto si sia visto poco o nulla... A parte convegni e simposi, i quali però di solito si limitano a fare il punto della situazione...E dai quali risulta appunto una situazione che, è sotto gli occhi di tutti, va sempre più peggiorando... E se tanto mi dà tanto...

Marine Protected Areas in the Mediterranean: an investment for the future
Caricato in data 12/dic/2011 - (2'26")
The Mediterranean Sea is as beautiful as it is fragile. Today it is under threat. Marine Protected Areas are
effective tools for ensuring marine ecosystems are protected, natural resources are used sustainably, and that our
 natural heritage is maintained. WWF works to strengthen and expand the network of MPAs in the Mediterranean.


http://www.youtube.com/watch?v=agpllJbaBF00

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A Roberto Frigerio, Ilva Alvani, Debora Toscano e Alfonso Nigro piace questo elemento.
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Nel mar del Giappone terremoti a gogò...
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4638267389027&l=c82a53c0eb


     20/12/12 - Quando si dice zona sismica... Queste le sei scosse di terremoto di magnitudo tra 4,7 e 5,1), registrate nelle ultime 48 ore nel mare intorno alle coste del Giappone, due delle quali poco al largo di Fukushima (dai dati dell'EMSC (Euro-Mediterranean Sismologic Center).

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Dall' 11 al 20 Dicembre 2012
Dalla mia Bacheca su FB del 20/12/12

Il fracking de "La terra promessa" con Matt Damon, dopo Natale nei cinema italiani ?
di Guido Picchetti (a margine di una foto su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4637334325701&l=bc40554d78


     L'articolo di Giuseppe Rampini su "La terra promessa" con Matt Damon, pubblicato lo scorso ottobre sulla rubrica "Trova cinema" de "La Repubblica", ritrova tutta la sua attualità con l'uscita sugli schermi di tutto il mondo prevista la prossima settimana, subito dopo Natale. A ritardarne due mesi fa la programmazione nelle sale fu proprio l'argomento di cui tratta il film, la tecnica del fracking per l'estrazioni di idrocarburi. Un argomento che scatenò la reazione della potente lobby americana dei petrolieri contro il film, data l'imminente campagna elettorale negli USA che ha portato poi alla rielezione di Obama, il quale, a differenza del suo rivale Mitt Romney totalmente allineato coi petrolieri, aveva già posto limiti e vincoli al “fracking” negli USA...
     Ma la potente lobby di Big Oil è tutt'altro che domata. E contro questo film, da tempo ormai sta preparando una campagna di “contro-informazione” senza precedenti: vuole perfino a organizzare volantinaggi in tutte le sale, per consegnare a ogni spettatore una “denuncia” dettagliata di tutte le “bugie” contenute nel film. E poiché nel frattempo il network televisivo Hbo ha diffuso un documentario, “Gasland”, che sposa molte tesi di Damon, i petrolieri hanno deciso di produrre il loro film: “Truthland” ovvero “la terra della verità” con produttori-sceneggiatori di tutto rispetto: Exxon, Chevron, ConocoPhillips.
     E la guerra continua. Ma negli USA è guerra aperta, condotta alla luce del sole, tra le diverse fazioni... Qui da noi, invece, è guerra nascosta, neppure dichiarata... Il fracking i nostri governanti dicono di non sapere neppure cosa sia, gli "addetti" ai lavori dicono che il "fracking" non esiste e non esisterà, e soprattutto che, se anche dovesse esistere, da noi non farà alcun danno... E tutte le proteste di chi difende il proprio territorio dai rischi connessi a tale tecnica (ma non solo...) passano in totale silenzio !!!
     D'altronde nel mondo occidentale un primato l'abbiamo, indiscutibile ! E' quello della disinformazione (... e della corruzione, ad essa strettamente collegata). Un primato tutto italiano, che sta diventando un vero e proprio marchio DOC del nostro Paese... E che mi fa dire: "Riuscirà il film di Matt Damon ad arrivare nelle sale italiane venerdì prossimo ? "
   Frattanto questo è il trailer del film in questione...

"Promised Land"
pubblicato da COMING SOON su YouTube in data 21/set/2012

http://youtu.be/AHQt1NAkhIo 

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Foto condivisa su Fb da Salvatore Mauro, Domenico Nico Tese, Renzo Brigante e Beatrice Pizzardo.
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A Gianluca Cecere, Giovanni Angeloni, Ivana Artioli, Roberto Mamone e Filippo Foti piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 19/12/12

Per Taranto, nel giorno della fiducia al decreto salva Ilva...
di Renato Ghittoni (da un post con fotocondivisi su FB)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/507192832647541


‎    18/12/2012 - #Taranto #ILVA, nel giorno in cui alla camera passa la fiducia al governo Monti per il decreto salva #Riva ricevo e diffondo il comunicato dei cittadini che hanno sfilato (decine di migliaia) a TARANTO il 15 dicembre, senza che la loro presenza passasse su alcun media!

Comunicato del Comitato cittadini e lavoratori liberi e pensanti.
     Il 15 Dicembre 2012 la città di Taranto è stata protagonista del corteo per una "TARANTO LIBERA". Decine di migliaia di persone hanno manifestato la propria contrarietà al vergognoso decreto salva - Ilva ed al sistema capitalistico che da decenni condanna la città a pattumiera d'Italia. Una città assediata dall’inquinamento dove in un raggio di 30 km si concentrano industrie altamente inquinanti come Ilva, ENI e Cementir. Non meno pericolose risultano la Marina Militare, gli inceneritori di rifiuti pericolosi e non, e le discariche per lo smaltimento anche di rifiuti speciali.
     Il 15 Dicembre TARANTO ha rivendicato per l’ennesima volta i diritti ineludibili della SALUTE, dell'AMBIENTE e del LAVORO "NON A TUTTI I COSTI". Un corteo senza eguali in termini di partecipazione nella storia della nostra città. Un fiume di vita fatto di bambini, donne, uomini, operai, studenti, disoccupati, professionisti, precari, pensionati e lavoratori tutti. Non sono mancate la solidarietà e la partecipazione di delegazioni di associazioni, gruppi e movimenti, giunte da ogni parte d’Italia per rafforzare l’urlo di denuncia di un vero e proprio genocidio. Ringraziamo queste realtà che hanno condiviso il cammino dei tarantini guidati da un apecar.
     Non solo ambientalisti dunque, ma una città intera che ha marciato pacificamente ed ininterrottamente per ore, ricevendo il supporto dei commercianti i quali hanno tenuto abbassate le saracinesche al passaggio del corteo. Questa colorata ed energica manifestazione è stata assolutamente IGNORATA dalla maggior parte dei media nazionali che non hanno dato spazio ad una città in mobilitazione come se quelle decine di migliaia di persone fossero già morte.
     Una città pericolosa Taranto in questo momento ed in questo Paese. Scomoda per chi crede che risolvere questioni così complicate quanto dannose significhi creare leggi che trasformino d’incanto in normalità i guai con cui la gente comune è costretta a continuare a convivere, per legge. Legge contro la legge. C’è chi non trova migliore soluzione che nascondere continuamente la polvere sotto al tappeto, ma è polvere da sparo. Taranto è una miccia e non va mostrata. DECINE DI MIGLIAIA le persone consapevoli, IGNORATE da quelli che dovrebbero essere gli amplificatori di realtà a livello nazionale, che hanno gridato la propria rabbia ed il proprio dolore per la perdita di altrettante decine di migliaia di vite.
     I manifestanti sono stati capaci di dimostrare l'inutilità di un massiccio dispiegamento di forze dell'ordine in tenuta antisommossa giunte da ogni parte d’Italia. UN ULTERIORE SPRECO DI DENARO PUBBLICO. A fronte di quanto accaduto, ma sarebbe meglio dire di quanto non accaduto, sono risultati infondati i timori del ministro dell'interno Cancellieri sul "rischio di ordine pubblico". Taranto ha dato un grande esempio di civiltà ad un'intera nazione, un segnale positivo che in quanto tale non fa notizia in questo paese in cui l'informazione pre-natalizia è incentrata su presepi, vacanze, panettoni, ricette e shopping.
     Noi, cittadini e lavoratori liberi e pensanti, dichiariamo il nostro SDEGNO nei confronti dei canali di informazione che hanno VOLUTO TENERE NASCOSTA la marcia di un popolo vittima della corruzione di chi avrebbe dovuto tutelare i nostri interessi ed invece li ha svenduti. Non c’è ambito che non sia stato corrotto dal sistema Ilva per ucciderci prima ancora di essere morti. Nelle intercettazioni raccolte dalla magistratura figurano le istituzioni ad ogni livello: l’imprenditoria, le forze dell’ordine, gli organi di informazione locale, sindacalisti, religiosi.
     TUTTI hanno venduto ciò che non gli apparteneva: Taranto e le vite dei tarantini. Esprimiamo risoluta INDIGNAZIONE per quelle realtà redazionali che non fanno altro che divulgare le peggiori qualità dell'ignoranza umana. Proviamo profonda VERGNOGNA per tutte quelle tv e giornali che non hanno scelto come proprio padrone il lettore. In un paese democratico i giornalisti e le pecore sono cose differenti. Qui le pecore che si trovano in un raggio di 20km dall’Ilva le abbattono. Per questo i vostri inviati se ne sono tenuti alla larga?
     Il giornalismo esiste solo nella misura in cui significa "antipotere". H. Beuve-Méry

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Non c'è bisogno di alcun commento... La foto e il testo bastano e avanzano... Ma ad aggiungere un ulteriore carico da 15 ci sono anche i due video del corteo cittadino di protesta... Il primo:

Corteo "TARANTO LIBERA", 15 Dicembre [via Acclavio]
Corteo per una Taranto Libera organizzato dal Comitato 15 Dicembre - Pubblicato in data 18/dic/2012 - 3'38"

http://www.youtube.com/watch?v=jwcNDDSyLa4

... e il secondo:

Corteo "TARANTO LIBERA", 15 Dicembre [corso Italia]
Corteo per una Taranto Libera organizzato dal Comitato 15 Dicembre - Pubblicato in data 18/dic/2012 - 2?52"

http://www.youtube.com/watch?v=NsktV0Iir20

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A Renato Ghittoni e al sottoscritto piace questo elemento.

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Petrolio e veleni di Corleto Perticara: le "sviste" della tv
di Andrea
http://www.ecoblog.it/post/45395/petrolio-e-veleni-di-corleto-perticara-le-sviste-della-tv


     18 dic 2012 - Sul petrolio in Basilicata, in particolare di Eni, si è occupata la trasmissione Report domenica sera: inchieste, reportage giornalistici (sulla falsariga di un articolo pubblicato qualche settimana fa sul Guardian), interviste e “sviste”; l’inchiesta della trasmissione si è fermata ad un punto, fondamentale: a Corleto Perticara (Mt).
     Corleto Perticara è un piccolo comune (2712 abitanti) in provincia di Matera, divenuto agli inizi degli anni ‘90 un’enorme discarica per fanghi petroliferi industriali: qui infatti si trovano 2000m³ di veleni provenienti dal giacimento Tempa Rossa 2 di proprietà della compagnia petrolifera Total, "un micidiale cocktail di idrocarburi e metalli pesanti, che vengono stoccati in un campo ubicato in contrada Serra d’Eboli", denuncia da tempo il segretario dei Radicali Lucani Maurizio Bolognetti.
     Report si è fermata alla superficie, al prato di Corleto Perticara: ma è sotto quel prato il posto giusto dove cercare; i fanghi contenenti idrocarburi e metalli pesanti sono stati interrati nel campo di contrada Serra d’Eboli, ricoperti da un metro di terreno (meno di quanto se ne usi per una degna sepoltura) poi restituito ad ignari pastori: nessun avviso, nessuna recinzione, nessun cartello che avvertisse della pericolosità di quel terreno.
     Dice Maurizio Bolognetti: "Il frutto di un atto tanto scellerato quanto criminale non tarda a manifestarsi: almeno due morti sospette e pecore stecchite nel ruminare erba e idrocarburi. Con ogni probabilità quei veleni sono finiti anche nella catena alimentare. Per la Procura di Potenza che indaga sulla vicenda, le ipotesi di reato sono omicidio plurimo colposo e attentato alla salute pubblic".
     Viene da chiedersi perchè la Rai tv si sia fermata a Corleto Perticara: timori? Ignoranza? Complicità? Tutte congetture, ci mancherebbe, ma la domanda rimane irrisolta: perchè non parlare dei fanghi della Total interrati in un campo usato dai pastori per le capre? Perchè non accomunare questi atti, ipotizzati come reati non da chi scrive ma dalla Procura della Repubblica, alle modalità di smaltimento dei fanghi industriali della camorra?
     Una risposta potrebbe essere questa: a Corleto Perticara sorgerà il centro oli della Total (come a Viggiano quello dell’Eni): quel “feudo” lucano del quale pian piano la multinazionale francese sta prendendo possesso è al centro del progetto Tempa Rossa, considerato da Goldman Sachs uno dei 128 progetti più importanti al mondo, capaci di cambiare gli scenari dell’energia estrattiva.
     Moratoria o non moratoria, dal 2015 Total prevede di estrarre 50mila barili al giorno, ricavando 144milioni di euro l’anno per 25 anni: una vera miniera d’oro (nero): se a questo, come sottolineano i Radicali Lucani, si aggiungono 84mila barili al giorno estratti dai giacimenti Eni-Shell, ci si rende conto dell’enormità del business del petrolio lucano.
     "Si protesta giustamente, anche se non si sa bene chi è che protesta, contro le trivellazioni nello Ionio ma nessuno si rende conto che è a terra il vero problema in Basilicata: basta conoscere il territorio per rendersene conto", ci dice Maurizio Bolognetti, riferendosi chiaramente alla manifestazione di Policoro di cui abbiamo scritto ieri pomeriggio; il bilancio però potrebbe aumentare se si tiene conto della moltiplicazione dei permessi di ricerca per le compagnie petrolifere: il 65% della superficie della Regione Basilicata (6260 kmq) è già stata “prenotata” da titoli minerari (sia da quelli già attivi che nelle istanze in attesa di risposta).
     In cambio i cittadini lucani vengono trattati come indios dai conquistadores spagnoli: specchietti (tornei di pallone sponsorizzati), perline (lungometraggi italiani) e bracciali di dubbio valore (il bonus benzina da 100€ l’anno) in cambio di terre, veleni, profitto (e nessun dato occupazionale a favore delle estrazioni petrolifere): il pozzo Gorgoglione 2 della Total nell’alta Valle del Sauro (a pochi chilometri da Corleto Perticara) emana odori nauseabondi e tossici, che non sono altro che gas come l’H2s. Perchè, dunque, a Corleto Perticara ci si ammala di più che in qualsiasi altra area urbana d’Italia, pur essendo area agricola? Forse per lo stesso motivo per cui la Rai si è dimenticata di parlarne.
(Foto Tony Vece)
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Anche questa "svista" della Rai è davvero ben notata da Andrea di Ecoblog... a proposito della "colonia italiana" di Basilicata, tenuta buona con perline, tornei sponsorizzati e bonus di petrolio a favore dei patentati...
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Statistiche di FPSO britanniche
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2010/03/tabella-2.html

Un articolo di Maria Rita D'Orsogna di qualche tempo fa, ma decisamente attuale a proposito delle navi FPSO. In altre parole si parla di quelle navi gigantesche che, facendo a meno di piattaforme fisse poggiate sul fondale, una volta ancorate sul punto giusto sono in grado di fare tutto da sole, ovvero trivellare, tirar su petrolio al fondale, purificarlo e immagazzinarlo a bordo, e quindi scaricarlo periodicamente su navi tanker che, facendo la spola, lo caricano e lo portano a destinazione già bello e pronto all'uso... E in mare e nell'aria finiscono tutte le schifezze che sono servite ad estrarlo, purificarlo e che ormai non servono più... Qui a 30 miglia da Pantelleria ne abbiano una di FPSO.. E' la IKDAM, che già da un bel pò di tempo opera in acque territoriali tunisine 30 miglia circa a SO dalle coste dell'isola. Fino a qualche mese fa sua posizione era chiaramente visibile su Marine Traffic Com, ma ora probabilmente per non farsi troppo notare (lei e i suoi rimorchiatori di servizio) ha chiuso la sua trasmittente, seguendo in ciò l'esempio dell'impianto "Vega" dell'Edison e della sua nave appoggio, operativi davanti alle costa di Pozzallo nel Canale di Sicilia, che, neppure loro, trasmettono alcun segnale radio AIS di posizionamento... A parte ciò non perdetevi note e commenti finali del post di Maria Rita, che decisamente meritano... (gp)

     MONDAY, MARCH 8, 2010 - Come andiamo ripetendo da mesi, "l'inglese" MOG vuole costruire un centro oli a mare, davanti a Rocca San Giovanni, lungo il litorale teatino. Invece che chiamarli centro oli, li chiamano navi FPSO, ma è la stessa cosa. Negli Stati Uniti non ce ne sono da nessuna parte, nemmeno nel petrolizzato Texas.
     Gli inglesi hanno 15 FPSO al largo delle loro coste, nei mari del nord ed in mare aperto - mica a 6 km da riva come vogliono fare in Abruzzo. Nel 2003 il governo inglese decise di fare uno studio statistico delle sue operazioni FPSO. La conclusione a cui si giunse è che:

1) Structural incidents on FPSO's were nearly five times greater than for fixed steel installations (Gli incidenti strutturali sulle FPSO sono cinque volte maggiori che nelle installazioni fisse).
2) Over the six years (1996-2002) FPSOs have aproximately twice the rate of dangerous occurrences compared with the statistics for all offshore installations. (Nel periodo fra il 1996 e il 2002 le FPSO hanno circa il doppio della probabilità di incidenti se comparate con le statistiche per tutte le strutture offshore).

     In poche parole le FPSO britanniche causano più problemi delle "normali" operazioni di trivellamento nel mare. Nello studio si sono poi presi ed elencati tutti gli incidenti delle FPSO britanniche per le annate 1993-2002 e si è ottenuta la tabella 2.2 di cui sopra. C'è bisogno che commenti? La tabella parla da sola. Ci sono stati circa MILLE incidenti di vario tipo, dai meno gravi ai più severi ogni anno. Certo è tutto da dividere per 15, il numero delle FPSO britanniche, ma sono sempre cifre spaventose. Hanno circa 300 episodi l'anno di incidenti che durano più di 3 giorni. Circa 400 casi di ferimenti l'anno. Circa 2 o 3 morti l'anno. Circa 500 eventi pericolosi l'anno, di cui una ottantina gravi.

     Per la sola annata 2000-2001 nella tabella 2.3 ecco qui i vari tipi di incidenti - un totale di 942 eventi in un solo anno: 229 ferimenti; 265 riversamenti di petrolio in mare; 181 fallimenti di sistema con oggetti che finiscono in mare; 65 incidenti ai pozzi; 57 incidenti di materiale da carico; 48 incendi; 14 incidenti dovuti a oggetti caduti in mare; 22 corti circuiti; 16 riversamenti a mare di sostanze tossiche non petrolifere; 14 incidenti agli oleodotti; 9 scontri fra FPSO e navi; 9 perdite di pressione; 5 evacuazioni; 5 malfunzioni di apparati di sicurezza per gli impiegati;1 potenziale scontro fra FPSO e navi 1 collasso di installazione.
     Cara MOG, bella mia, con i numeri c'è poco da discutere - prendete questa Nave FPSO e fatevici una bella crociera al sapore di idrogeno solforato lontano da noi! Il documento originale è' qui: Analysis of accident statistics for floating monohull and fixed installations.
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3 COMMENTS:

Supertramp said...
Super MR!
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Anonymous said...

Si, ma le statistiche in Italia? Lei continua a censurare le mie richieste. Perchè? L'attività E&P in Italia è una cosa a sè, con delle statistiche non paragonabili ad altri paesi. Questo fa poca notizia quando si vuole solo speculare!
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Maria Rita said...

In italia di FPSO non ce ne sono in questo momento. e anche se ce ne fossero sono sicura che nessuno terrebbe statistiche accurate. Il tasso normale in UK è di 1000 incidenti l'anno per 15 FPSO. Crede che in Italia sarebbero cifre diverse? Che saremmo più bravi? Non credo. Siamo un paese diverso? Sì, perchè loro ce le hanno a decine e decine di km dalla riva, mentre qui in Abruzzo le vogliono mettere a 9km. Ecco la differenza. Questo blog non è l'enciclopedia, e nessuno è tenuto a leggerlo o a credermi. Se lei vuole, se lo apra da sè un blog, faccia tutte le indagini che vuole e proclami quanto siano belle/buone/sane/attrattive per i turisti le FPSO e la smetta di mandarmi messaggi inopportuni, ovviamente da anonimo. Neanche in Texas ce le hanno messe.
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A Ilva Alvani, Roberto Frigerio e Jahnpiero Assi piace questo elemento.
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"A Policoro in marcia contro le trivelle"
di Guido Picchetti (a margine di un video di "Emme NewsTV" condiviso su Fb)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/451049994955279


     19/12/2012 - E' il video della manifestazione di lunedi scorso a Policoro in difesa del Mar Ionio. Le immagini parlano da sole, e gridano forte nel silenzio che continua a dominare sui media nazionali in proposito. Ricordo che a Policoro è stato presentato il cosiddetto "Protocollo di HeraKleia" (dal nome dell’antica città greca dove oggi sorge Policoro). Un protocollo che, siglato da istituzioni e cittadini partecipanti alla manifestazione del 17/12/12, impegna le istituzioni presenti con i vari comitati cittadini a contrastare le trivellazioni in terra e mare nel golfo di Taranto e a stabilire percorsi di sviluppo sostenibile. E non solo nel Golfo di Taranto, ma anche negli altre acque territoriali italiane... A proposito delle concessioni petrolifere offshore il protocollo di Heracleia prevede quanto segue:

  [...omissis...] A – in mare: 1) nessun limite in miglia marine deve essere posto come misura di rispetto oltre la quale potrà essere permessa una coltivazione di idrocarburi; 2) deve essere vietata anche la ricerca di idrocarburi perché le onde d’urto utilizzate con la tecnica dell’air gun è pericolosa per la flora e la fauna del mar Jonio, con divieti e limiti di trivellazione nei mari, zone off-limits anche nel mare Adriatico meridionale e nel Canale di Sicilia; [...omissis...].

     La domanda ora è: si uniranno le amministrazioni dei comuni costieri dell'Adriatico e della Sicilia alla protesta e sottoscriveranno anche loro quel "Protocollo di Hearkleia", rafforzando così il messaggio proveniente dal metapontino in difesa dei propri territori ? A mio giudizio tutti, ma proprio TUTTI i comuni costieri italiani dovrebbero sottoscriverlo, e farlo proprio nell'interesse delle comunità che rappresentano. Chiunque voglia, può leggere quel protocollo nella sua bozza completa al seguente link:
http://www.olambientalista.it/cittadini-e-istituzioni-firmano-il-trattato-di-herakleia/

A Policoro in marcia contro le trivelle
un video di EMMENEWSTV - La webtv del metapontino pubblicato su YouTube in data 17/dic/2012
http://www.youtube.com/watch?v=-NiCZNNyJLc

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Post di Ilva Alvani

Auguriamoci che sempre più persone capiscano l'importanza della manifestazione !
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A Mauro Brusà, Guido Pietroluongo, Jahnpiero Assi, Ilva Alvani e Lino Gen piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 18/12/12

'Giù le mani dal nostro mare', in piazza 5mila contro le trivelle
di Angela Di Vincenzo
http://www.ilmetapontino.it/...-giu-le-mani-dal-nostro-mare-in-piazza-5mila-contro-le-trivelle.html


     17 DICEMBRE 2012 - POLICORO – Solita sveglia, solita poca voglia. “La scuola comincia troppo presto la mattina, però oggi è diverso” dice Alfredo, occhi stretti di sonno e bandiera NoTriv tra le mani. Suo fratello, che ora è all’università, alla manifestazione contro le scorie a Scanzano Jonico, nel novembre 2003, c’era stato. “Ora tocca a me dire che le trivelle nel mare non le vogliamo” e mentre lo dice cerca l’appoggio dei compagni. Sono in tanti e occupano piazza Eraclea dalle 9.30, giacche a vento colorate, striscioni e tamburi, l’interrogazione di fisica può aspettare un giorno, oggi si sta in strada e si manifesta testimoniando, più o meno consapevolmente, la propria presenza.
     Le istanze di ricerca petrolifera sono 11 nel solo Golfo di Taranto e le regioni interessate al disegno delle compagnie petrolifere – Basilicata, Puglia e Calabria – attraverso rappresentanti istituzionali (sindaci, assessori, presidenti di assise) marciano solidali e compatti, accanto agli studenti, lungo la via principale della città. Il colpo d’occhio è notevole, tanti così – all’incirca 5mila – non li si vedeva da tanto. Siamo nel centro trai più dinamici dell’arco jonico, cittadina dai grossi numeri, commerciale, turistica, naturalistica; le fragole delle tavole europee sono fragole del metapontino, le spiagge ancora posti invidiabili e ricercati per vacanze semplici. Qui, il turismo, si sta cercando di farlo sul serio. “Perché è il mare che abbiamo, come un dono, e su quello dobbiamo puntare” recitano come un mantra i partecipanti tutti stamattina. Parlano di vocazioni, di difesa del territorio, di volontà non considerate, di pareri non richiesti o comunque non vincolanti. E per tutti, anche per chi quelle giornate di Scanzano non le ha vissute direttamente, il riferimento è chiaro: non lo abbiamo permesso allora, non lo faremo adesso. Chi lo capisce, che la storia è diversa e diverso potrebbe essere l’esito, non lo dice. Ma spera di sbagliare.
     Dopo i primi arrivi di richieste di procedure di Via alle amministrazioni comunali e le osservazioni di dissenso presentate, la manifestazione di oggi ha rappresentato l’apice di quella resistenza consumatasi fin’ora solo negli spazi stretti ma pregni di determinazione di comitati cittadini e sedi di associazioni ambientaliste. E il primo grosso risultato, che non ha conosciuto negli anni tanti altri precedenti, sta proprio nella vicinanza tra il mondo associativo e quello istituzionale. Se il fine è comune – si pensa spesso – la lotta non potrà conoscere distinzioni di appartenenza. Per questo la marcia si avvia ordinata e pacifica, fasce tricolori accanto a Legambiente, Ola, Wwf e moltissimi altri movimenti. Passano davanti a negozi che restano comunque aperti, c’è gente che avanza in corteo – sempre troppo poca – ed altra che osserva, silenziosa. I numeri li fanno i ragazzi delle scuole, anche Alfredo lo dice che sono in tanti ma che non tutti i suoi compagni sanno perché sono lì. E che un giorno di manifestazione è sempre meglio che un giorno di scuola.
     Si procede a passo moderato, il tempo regge, la pioggia è prevista solo in serata. C’è tutta la stampa locale, la Rai ha anche spedito un inviato del nazionale. La Basilicata è sempre quella dei briganti e poi dei 100 mila di Scanzano, in questi casi sa far notizia; c’è il presidente del Consiglio regionale pugliese, l’incubo Ilva è nell’agenda dei media da settimane. E’ una mobilitazione che fa alzare la testa al sud, ci credono tutti, seduti nelle prime file sistemate nel palazzetto polisportivo riempito come un uovo solo tre giorni fa per il concerto dei Pooh.
     L’ospite atteso è la professoressa Maria Rita D’Orsogna, fisico, ricercatrice all’Università della California. Figlia di genitori abruzzesi, l’Italia la conosce bene e alla causa ‘no oil’ sta dedicando quasi tutta la sua attività. Una relazione tecnica elaborata con un parlare facile. Interrotta ripetutamente però – è certo – dal chiacchierare scomposto di quelli studenti che il mio amico Alfredo mi aveva spiegato essere lì senza una ragione vera. Perché il pericolo delle trivelle in mare, di grattacieli a poche miglia dai propri ombrelloni non lo percepiscono come tale o lo ritengono lontano nel tempo.
     Il fisico arrivato ieri in serata qui a Policoro chiede silenzio ripetute volte, senza tuttavia ottenerlo. Concluderà il suo intervento prima del previsto, dispiaciuta ed evidentemente irritata. “Impossibile parlare così” continua a ripetere. L’imbarazzo c’è, ma il programma della giornata deve andare avanti. Parla comunque chiaro la giovane ricercatrice: "... dalle tecniche di Air Gun, utilizzate in fase di ispezioni sismiche – spari di aria compressa violentissimi, dannosi per la pesca e altamente impattanti (210 decibel a fronte dei 120 decibel di un concerto rock) - alle sostanze chimiche utilizzate durante le operazioni di estrazione soggette e possibili infiltrazioni fino al drammatico problema dello smaltimento dei rifiuti e a quello della subsidenza, la questione trivelle, in mare e in terra, è e resta una questione aperta e rischiosissima".
     "I giochi, spiega, si sono riaperti con il nuovo decreto Passera e la battaglia oggi è solo cominciata". Infine la firma del “Protocollo d’Herakleia”, e l’impegno di tutte le istituzioni a concordare ed attuare gli interventi necessari a scongiurare qualsiasi attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi dal mar Jonio e nelle aree dell’entroterra. Perché – ha scritto chiaro la professoressa anche al Ministro Passera “... Non è possibile trivellare in rispetto dell’ambiente. Non è successo mai. Da nessuna parte nel mondo. Mai”.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Policoro per lo Jonio. Un reportage, quello di Angela Di Vincenzo su "Il Metapontino It", che, nel silenzio generale dei media di interesse nazionale, riporto con vero piacere. Mi sembra invero molto obiettivo, nelle luci ed ombre di cui parla in merito alla manifestazione di ieri a Policoro. Certo, c'è ancora tanto da fare per la sensibilizzazione dei giovani, e su questo la scuola, che pur dovrebbe essere anzitutto maestra di vita, purtroppo ne esce ancora una volta tutt'altro che bene.... E pensare che è proprio per assicurare ai giovani un mondo migliore in futuro, che queste battaglie vengono combattute... Possibile che non ci siano insegnanti validi a spiegar loro questi temi su cui tutto il mondo dibatte ?
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Post di Filippo Foti

Interessante, complimenti Guido!
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Trivellazioni di petrolio e gas in Italia: i dati sono segreti
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/trivellazioni-di-petrolio-e-gas-in-italia-i-dati-sono-segreti-13642.html#ixzz2FO8cfn2X


     17 dicembre 2012 - Chi vive nei pressi di un permesso petrolifero non ha il diritto di sapere quali tecnologie e quali tecniche di estrazione verranno messe in atto per estrarre petrolio o gas. Qualunque cosa abbiano intenzione di fare le compagnie petrolifere, se c’è l’ok del Ministero dello Sviluppo economico, è lecito e segreto e può essere reso noto solo al termine delle attività estrattive.
     Sembra assurdo, ma è così. Se ne sono resi conto, loro malgrado, i rappresentanti del Comitato No Trivellazioni nella Valle del Belice che, da diversi mesi, lottano per bloccare il permesso di ricerca “Masseria Frisella” ottenuto da Enel Longanesi Developments SRL Un permesso che interessa 17 Comuni, tre Province e 681,65 Kmq.
     Ad una richiesta formale di accedere ai documenti nei quali Enel Longanesi illustra il suo programma di lavoro nel permesso, avanzata dal Comitato all’URIG (l’Ufficio Regionale Idrocarburi e Geotermia, equivalente siciliano dell’UNMIG nazionale), la risposta è stata un secco “no”. I no-triv del Belice volevano conoscere alcune informazioni essenziali per capire se, e quanto, le attività di Enel Longanesi possano essere reputate pericolose per l’ambiente o per l’uomo: programma preliminare di perforazione, tipologia dell’impianto di perforazione, tipologia delle macchine usate per le perforazioni.
     La risposta dell’URIG è stata che, in base all’articolo 45 della Legge Regionale 14 del 2000, tali informazioni sono riservate. Si legge nella lettera di risposta dell’URIG:

 
  È doveroso precisare che l’Art. 45 della L.R. 14/2000 cita che “I dati di carattere tecnico ed economico relativi alla prospezione, ricerca e coltivazione, forniti all’Amministrazione dai titolari dei permessi e concessioni che rivestono carattere di riservatezza, quali rilievi geofisici, con interpretazioni, profili geologici dei pozzi con le diagrafie, le correlazioni relative e l’entità delle riserve non possono essere resi pubblici senza il consenso scritto degli interessati”

Se il Comitato vuole sapere cosa ha intenzione di fare Enel Longanesi nel Belice lo dovrà chiedere alla stessa azienda. Che non è affatto obbligata a rispondere. Ecco la lettera dell’URIG:

     La Sicilia, Regione a statuto speciale, ha la massima autonomia legislativa in fatto di energia e può fare più o meno ciò che vuole. Ma come sta messa il resto dell’Italia? Non molto meglio, visto che anche nel continente vige il massimo rispetto nei confronti di chi abbia il piacere di trivellare in cerca di petrolio e gas.
     In base all’articolo 39 della legge 613 del 1967, confermato poi dall’articolo 16 del Decreto Legislativo 625 del 1996 e dall’articolo 49 del Decreto Ministeriale del 26 aprile 2010, i dati relativi alle attività petrolifere sono sottoposti al vincolo della riservatezza commerciale e possono essere resi noti solo dopo la scadenza dei titoli.
     Una politica del genere potrebbe essere accettabile, essendo molto generosi, nei confronti di Società per Azioni che potrebbero avere ripercussioni pesanti sul valore del titolo azionario in caso di errata interpretazione delle informazioni sui lavori di trivellazione. Una forte perdita sul titolo in caso di una campagna no-triv strumentale potrebbe danneggiare, ad esempio, migliaia di piccoli azionisti.
     Ma Enel Longanesi è una Srl, una Società a Responsabilità Limitata che fa parte della grande galassia di controllate Enel. Responsabilità limitata e informazioni negate: così si estraggono gli idrocarburi in Italia. A tutto ciò si aggiunga che spesso i cittadini, come anche giornalisti e blogger, non hanno fonti alternative dove trovare informazioni sulle attività petrolifere in essere o proposte da società spesso con sede all’estero. Persino Internet, nella maggior parte dei casi, non aiuta.
     Uno di questi casi è quello di Sound Oil, che sta per riaprire un pozzo in provincia di Treviso dove Agip, diversi anni fa, consigliava di fare fracking. Una notizia che abbiamo potuto darvi incrociando faticosamente i dati dell’UNMIG con le informazioni che Sound Oil fornisce ai suoi azionisti anche tramite il proprio sito web.
     O meglio, forniva: l’azienda inglese ha da poco rinnovato il suo sito ufficiale e, casualmente, tutti i dettagli delle operazioni in Italia sono letteralmente spariti...
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Volevate la prova che i nostri governanti considerano il popolo bue più "cornuto" del bove, tale cioè da dover e poter essere tenuto nella totale ignoranza di quanto avviene a danno non solo del suo territorio, ma anche e soprattutto della sua salute, per non dire altro ? Eccola. La troviamo, ben documentata, in questo articolo di Peppe Croce su "Green Style" che non ha bisogno di troppi commenti... C'è tutto... E la mattina dopo che qualcuno ha celebrato (con strombazzamenti da clown...) i principi della nostra Costituzione in TV, rivela chiaramente come questi stessi principi in difesa dei diritti di ogni cittadino del nostro Bel Paese vengano bellamente ignorati e infranti (con poche eccezioni...) dai nostri stessi governanti a qualunque livello essi siano, comunale, provinciale, regionale o nazionale... Forse si salva ancora il livello europeo, ma con l'andazzo che abbiamo sarà certo per poco, visto che ormai anche tante società di chiara matrice nazionale come l'Enel (seguendo la strada tracciata dall'ENI...), per far meglio i loro affari ormai si vestono con colori di importazione, e viceversa... E tutto ciò prima ancora che ci sia una vera costituzione europea da rispettare e poi... infrangere a dovere !
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Post di Alessandro Brignone

Carissimo Guido , sono sempre più amareggiato.....
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Post di Guido Picchetti

A chi lo dici... Impossibile non esserlo...
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Post di Alfonso Nigro condividendo il post

Gli organi di informazione non lo dicono...
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A Alfonso Nigro e Alessandro Brignone piace questo elemento.

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Petrolio nello Ionio, il "no" delle associazioni al colosso Shell
di Andrea
http://www.ecoblog.it/post/45365/petrolio-nello-ionio-il-no-delle-associazioni-al-colosso-shell


     17 dic 2012 - E’ guerra aperta sulle coste dell’Alto Jonio tra il colosso petrolifero Shell e molte associazioni ambientaliste che di petrolio non vogliono più sentir parlare. La multinazionale sonderà, dal gennaio 2013, i fondali marini ionici alla < ricerca di petrolio >e sono in tanti a non poterne più: "Chilometri e chilometri di costa incontaminata che rischiano di essere deturpate irreparabilmente", sostengono cittadini, associazioni ambientaliste e attivisti, che questa mattina hanno promosso una manifestazione a Policoro (Mt) per protestare contro le nuove possibili trivellazioni nello Ionio.
    La manifestazione, che ha coinvolto buona parte delle realtà pugliesi, lucane e calabresi che affacciano sullo Ionio (sono circa 50 comuni, 6 province e 3 regioni), è stata organizzata con il sostegno del Fai (Fondo Ambiente Italiano), ma anche di associazioni come Greenpeace, Legambiente, Wwf, Federparchi ed Ola Ambientalista, senza escludere Anci, Coldiretti, Confagricoltura, C.I.A., Copagri, Amea, alcune sigle sindacali e persino scuole pubbliche “preoccupate” per i mari italiani.
     "Multinazionali come la Shell e la Appenine Energy srl (ma le richieste sono arrivate anche da Eni, Northem Petroleum, Enel Longanesi) hanno inviato ai vari comuni della costa ionica e alle Regioni interessate le relative istanze per la ricerca di gas e idrocarburi. Scelte energetiche di dubbia efficacia che contrastano nettamente con la vocazione di un territorio che ha regalato Cultura alle popolazioni antiche e suscitato il prestigio e l’onore di quelle moderne; un vero e proprio assalto al mare, alla sua biodiversità al suo impatto naturalistico, ma anche al turismo e all’agricoltura di queste terre, indispensabili fonti per l’economia delle Regioni del Mezzogiorno d’Italia", sostengono i promotori della manifestazione di questa mattina a Policoro, che hanno ricordato i rischi per suolo e sottosuolo legati alle attività estrattive: dall’esplorazione dei pozzi alla trivellazione degli stessi, dalla lavorazione degli idrocarburi fino agli ormai certificati (ne abbiamo scritto proprio questa mattina) rischi per l’ambiente e per la catena alimentare dovuti all’uso di sostanze tossiche (ne è chiaro e fulgido esempio lo stato delle acque del lago di Pietra del Pertusillo).
     Secondo Legambiente Calabria queste nuove esplorazioni rappresentano l’ennesimo “sacco” delle ricchezze del Sud, che non si conclude solo con lo sfruttamento intenso delle risorse naturali, ma anche con un abbandono del territorio e delle minime tutele che ad esso vanno garantite: "L’ennesima forzatura, un atto coloniale nell’atteggiamento e scellerato nel merito, che impone al Paese la via delle fonti fossili ritardando così una scelta decisiva per il futuro: quella delle rinnovabili. È indubbio che le attività della Shell mettono a repentaglio i due principali comparti economici di una vasta area del Sud: l’agricoltura e il turismo. Senza dimenticare il rischio per l’inestimabile patrimonio di biodiversità e scorci dall’altissimo valore paesaggistico/naturalistico, come la “Secca di Amendolara”, candidata a ottenere il riconoscimento Unesco."
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Lo Ionio e il lago di Garda... Questo è quanto stamane c'è in rete in merito alla manifestazione di Policoro contro le trivellazioni nel "Mar Ionio" della Shell e compagnia bella... E non credo che sui media nazionali, stampa e TV, nonostante le tre regioni (Puglia, Basilicata e Calabria) direttamente coinvolte nella questione e messesi insieme a protestare, ci sarà molto di più ... Un mare, lo Jonio, che oltretutto dal punto di vista giuridico è ancora considerato "Acqua Interne" del nostro Paese, e in quanto tale andrebbe vietato a qualunque ingerenza straniera... E tanto meno dovrebbe essere aperto ad iniziative di ricerca e di sfruttamento di risorse energetiche off shore... Ma perchè non apriamo allora anche il Lago di Garda alle perforazioni profonde nei suoi fondali lacustri, di ricerca prima e di sfruttamento poi ? Oggi, con le moderne tecniche di fracking disponibili, sapete quanto "shale gas" potremmo ricavarne ? Certo qualche rischio c'è, ma che volete che siano delle scossette di terremoto qua e là, e un po' di acque sporche sulle sponde del lago ? Oppure, se proprio non vogliamo rischiare con il petrolio, una bella fattoria eolica al centro del lago, ben armonizzata con il paesaggio dei monti circostanti, potrebbe starci non male, o no ? E chissà quanto potrebbero guadagnarci i "soliti noti"... Dai, ditelo a Passera, è ora di darsi una smossa...

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Dalla mia Bacheca su FB del 17/12/12

"Così salveremo il mar Jonio": il movimento No Triv sgambetta i petrolieri
di Paolo Griseri
http://www.repubblica.it/ambiente/2012/12/17/news/no_triv-48931821/


Shell e Appennine Energy promettono indagini soft, ma le comunità locali si mobilitano. Tre regioni contro la ricerca in mare di idrocarburi.
     (17 dicembre 2012) - Il Golfo di Taranto come quello del Messico? E' lo scenario che paventano gli abitanti della costa ionica e le amministrazioni di Puglia, Basilicata e Calabria. Si mobilita anche un movimento, il "No triv", che si oppone alle trivellazioni nei mari italiani. L'annuncio della Shell e della Apennine Energy di voler verificare la presenza di idrocarburi sul fondale dello Ionio ha scatenato la protesta. "Dobbiamo difendere il nostro mare - rivendica sui giornali locali don Antonio Mauri, parroco di Policoro - perché né l'uomo né nessun'altra forma di vita dovrebbe alterare quest'equilibrio perfetto". Questa mattina Policoro sarà l'epicentro della rivolta. Un corteo partirà alle 10 da piazza Eraclea e mezz'ora dopo arriverà al Palaercole per ascoltare gli interventi delle autorità locali e delle associazioni ambientaliste: "Hanno già aderito tutte le amministrazione della zona costiera", garantisce Rocco Leone, sindaco della cittadina. Lo slogan della giornata sarà "Salviamo il mare".
     In realtà le compagnie petrolifere che hanno presentato le richieste di indagine sostengono di non avere intenzione di turbare alcun equilibrio naturale. Anzi. Nella domanda parlano di indagini "a basso impatto ambientale", che dureranno sei settimane e saranno eseguite con una tecnica non invasiva, quella dell' "air gun", un getto d'aria che funziona con il principio dei sonar per indagare quel che si nasconde sotto i fondali. Ma è chiaro che il movimento di protesta non è spaventato dalle indagini quanto dall'eventualità che abbiano successo.
      La protesta preventiva, quella che il sindaco di Nova Siri, Giuseppe Santarcangelo, spiega con la necessità di "lasciare un territorio fruibile a quelli che verranno dopo", è anche motivata dallo sviluppo turistico nella zona ionica. Un incremento che negli ultimi anni ha fatto aumentare il modo notevole i posti letto turistici nella zona di Policoro. Spiagge e porti turistici che si teme domani possano fare la fine di quelli di tante coste del mondo inondate dalle maree nere degli incidenti petroliferi.
      Eppure con il petrolio la Basilicata deve fare i conti da tempo. Perché mentre si discute sugli eventuali giacimenti in alto mare, sono una realtà quelli sulla terraferma che garantiscono una produzione di 100 mila barili al giorno nei campi della val d'Agri dati in concessione all'Eni. A questi si aggiungeranno nel 2016 i 50 mila barili della contestata concessione ai francesi della Total nel campo di Tempa Rossa. Ma negli anni scorsi l'Eni aveva già fatto sapere di voler aumentare a 130 mila barili la sua estrazione quotidiana. Sulla terraferma la polemica del presidente della Regione Basilicata, Vito De Filippo, era soprattutto legata alle royalty che finiscono nelle casse regionali e ai criteri di assunzione della manodopera: "Ci vorrebbe una scuola di formazione per insegnare il mestiere ai nostri ragazzi", aveva dichiarato il presidente della Regione lo scorso anno chiedendo una maggiore presenza di lucani negli organici.
     Oggi invece l'opposizione riguarda i timori per l'ambiente: "Difenderemo il nostro mare come abbiamo fatto contro le trivelle in Adriatico", annuncia il presidente del Consiglio regionale della Puglia, Onofrio Introna, che questa mattina interverrà alla manifestazione. E già circolano sulla Rete le immagini dello Ionio occupato dalle piattaforme come quella che nell'aprile 2010 provocò uno dei maggiori disastri ambientali nel golfo del Messico provocando la chiusura del 20% delle spiagge. Un fantasma che ingrosserà le fila della protesta di Policoro.

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L’ENI su Report di Rai 3
di Guido Picchetti (a margine di un video di Rai Replay postato su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4622697799797&l=d0797c4a6d

"Report - Ritardi con Eni"
da Rai Replay, andato in onda il 16/12/2012

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-907162ca-ce7a-4875-8dd1-73b7297e5d96.html

      Un "Report " di Rai3 di Milena Gabanelli sull'ENI tutto da vedere, e da seguire con calma e tempo a disposizione... Dura più di un'ora, ma fa davvero capire tante cose, a partire dai giochi delle compagnie petrolifere in merito ai prezzi dei vari prodotti (benzina, gasolio, oli vari, etc) in vendita ai gestori degli impianti di distribuzione, prima, e/o direttamente ai consumatori poi... Quindi sugli accordi internazionali che le stesse compagnie stipulano con i vari governi per approvvigionarsi delle risorse energetiche che trattano, sugli amministratori delegati che le rappresentano (lautamente pagati), e sulla scarsa trasparenza che caratterizza in particolare la nostra ENI (azienda di stato a differenza delle altre del settore in maggioranza private), sui giornalisti che figurano nel suo libro paga, e su tanti altri segreti nascosti che ne fanno quella che è,...
     E' un report che conferma queste ed altre cose che da tempo andiamo denunziando, anche sulla Basilicata e sul Pertusillo. Un report che, da un servizio pubblico che si rispetti, avrebbe meritato certamente la trasmissione in un'ora di maggiore ascolto.... Ma diciamo grazie, è già tanto che non sia andato in onda in piena notte...
     E la disinformazione continua... A confermarla, tra l'altro, basti una semplice frase tratta dal commento a proposito della Basilicata (intorno al 58mo minuto), che recita testualmente: "Vicino Ferrandina in Val d'Agri 1000 contadini hanno abbandonato la terra dopo l'arrivo dell'ENI..." !!! Sarà pure una involontaria dimenticanza dell'estensore del testo, ma, così come è detto, a un telespettatore che ignori la realtà dei fatti verrebbe da pensare che quei mille contadini in fondo hanno abbandonato la terra per migliorare la propria condizione di vita, passando con contratto a tempo indeterminato nell'ENI !!! E invece sono emigrati...
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La strategia energetica nazionale in Basilicata - quale successo?
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/12/la-strategia-energetica-nazionale-in.html

     SUNDAY, DECEMBER 16, 2012 - Viggiano è un piccolo comune in provincia di Potenza considerato l'epicentro del petrolio lucano. E' qui infatti che arriva la maggior parte del petrolio della Val D'Agri Lucana ed è qui che sorge il cosiddetto "Centro Oli", un mostro di ferro, zolfo, fumi e veleni, che da 15 anni raccoglie il petrolio per trattarlo e per eliminarne gli scarti sulfurei. Si innalza laddove prima c'erano vigneti, allevamenti di bestiame e aria pulita. Viggiano è anche il posto dove è più evidente lo stampo dei petrolieri, e dove si combatte la battaglia d'immagine per convincere il resto d'Italia a seguirne l'esempio. E' questo infatti il messaggio contenunto - in soldoni - nella famigerata "Strategia Energetica Nazionale" di Corrado Passera, ministro per l'economia: trivellare fa bene all'economia, alla nazione, alla bolletta. E per addolcire la pillola, il governo sottolinea che si vuole fare "produzione sostenibile di idrocarburi nazionali", come se ci fosse qualcosa di eco, di sostenibile nel trivellare l'Italia.
     A Viggiano si lavorano 104.000 barili di petrolio al giorno, poi mandati alla raffineria di Taranto, ci sono 39 pozzi nel circondario della Val D'Agri e, per l'anno 2011, ci sono stati ben 16 milioni di euro versati nelle casse pubbliche dalle varie ditte petrolifere che operano nella zona, ENI per prima con quasi 9 milioni. Sembrano tanti soldi. Ed ecco qui il risvolto della medaglia. E' un risvolto molto poco "eco", molto poco "sostenibile" che accade a pochi passi da Viggiano, e che viene a galla solo grazie alla testardaggine e all'impegno del tenente di polizia Giuseppe Di Bello e della professoressa Albina Colella.
     Eccolo il successo della "Strategia nazionale energetica": idrocarburi nei sedimenti e nell'acqua di un invaso destinato al consumo umano. Si tratta del lago Pertusillo dove da mesi si parla di carpe morte, di acque eutrofizzate e dove sono stati recentemente analizzati 4 campioni di acqua e 10 campioni di sedimenti, come descritto dalla OLA, l'Organizzazione Lucana Ambientalista. Intanto, in Italia non esistono limiti per le concentrazioni massime di idrocarburi nei sedimenti dei laghi. Si può allora usare come confronto la soglia dei 60 milligrammi/chilogrammo, che è il valore totale ammesso dalla legge per le concentrazioni di idrocarburi nei suoli.
     Se si usa questa metrica, il risultato delle analisi è che il 70% dei campioni analizzati mostrano concentrazioni di idrocarburi superiori ai limiti legali. Uno dei campioni mostrava addirittura 559 milligrammi/chilogrammo di idrocarburi, quasi dieci volte di più di quanto considerato legale! I campioni hanno anche spesso evidenziato elevate concentrazioni di metalli pesanti e di altre sostanze più o meno tossiche quali manganese, zinco, bario, vanadio, boro, cobalto, cromo, nichel, rame, piombo, alluminio, ferro. Alcune di queste sostanze si bio-accumulano negli organismi viventi e sono pericolosi alla salute con potenziale cancerogeno.
     La domanda allora è: chi ha messo queste sostanze nel lago? Beh, coincidenza vuole che fra gli ingredienti più comuni nel fluidi di perforazione ci sono proprio arsenico, bario, cromo, rame, piombo nickel e zinco! Coincidenza vuole che attorno al Pertusillo ci siano solo boschi, fiumi e... lupus in fabula... i pozzi di petrolio dell'ENI. Nessuno può dire con assoluta certezza se quegli idrocarburi e quei metalli pesanti riversati nel Pertusillo siano derivanti dai pozzi di petrolio, ma è una ipotesi certo valida, e quasi solitaria, visto che ci sono ben poche alternative. Le foto parlano da sè ed il semplice buonsenso punta in una direzione ben precisa. Se non era per Colella e Di Bello, nessuno se ne sarebbe accorto.
     Ci sarà qualcuno che indagherà ? Oppure, come detto al Congresso dei Geologi di Basilicata svoltosi a Potenza il 29-30 Novembre si dirà che il tutto è causa di "qualcuno" che ha riversato kerosene nel lago? L'Arpab, predisposta al controllo in Basilicata, ha qualcosa da dire? Ci saranno multe salate ai responsabili? Ci saranno bonifiche - pagate da chi ha inquinato? O dobbiamo aspettare che fra 10, 20, 30 anni tutto esploda come all'Ilva di Taranto per intervenire?
     E quanto vale un lago inquinato? Qualcuno glielo dirà a quelli della Puglia che quell'acqua la berranno? E siccome questo non è un paese normale, proprio in questo giorni uno degli eroi di questa storia, il tenente Giuseppe Di Bello è stato sospeso dal servizio per avere denunciato l'inquinamento del Pertusillo! Una nazione alla rovescia, veramente. Invece di ringraziarlo, gli si toglie il servizio! Ai miei occhi tutto questo è strabiliante e spero che giustizia venga fatta e che chiunque abbia il potere di farlo, reintegri il tenente di Bello al più presto. Occorre prendersela con i poteri forti, con gli speculatori, con chi inquina, e non con un onesto cittadino che semplicemente vuol sapere cosa c'è dentro l'acqua che beve.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
L'Italia un paese normale ? Non ci vuol molto a capirlo... Ma occorrerebbe che tutti avessimo il tempo e la voglia di leggere, informarci e documentarci sui fatti reali che condizionano la nostra vita quotidiana e non ci perdessimo dietro ai "reality show" che tanto ci appassionano in TV, e alle vicende di un pallone che, ormai, non c'è giorno che non giri sospinto a forza di calci su qualche campo, per arrivare in una rete molto simile a quella in cui tutti noi giorno dopo giorno veniamo spinti a forza di calci, appunto... "Panem et Circenses" citava Giovenale al tempo dei romani. In altre parole, « ...[il popolo] due sole cose ansiosamente desidera: il pane e i giochi circensi ». Ma allora Roma era "Caput mundi" e la farina le arrivava da ogni parte del suo vasto impero. Oggi invece di farina non c'è n'è... E a far fuori il poco rimasto ci pensano intrallazzatori e politicanti, che non mancano certo. Mentre a saziarci ci sono solo i giochi circensi... Ma fino a quando basteranno ?
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Terremoti: scoperte nuove faglie attive nello Stretto di Messina, “rischio incombente” tra Calabria e Sicilia di Peppe Caridi
http://www.meteoweb.eu/...faglie-attive-nello-stretto-di-messina-rischio-incombente-tra-calabria-e-sicilia/172373/


     16 dicembre 2012, 13:42 - Una recente spedizione geofisica ha consentito a una serie di studiosi di realizzare nuove importanti scoperte sulla sismicità dello Stretto di Messina. La ricerca ha mobilitato grandi esperti del settore come Carlo Doglioni, Marco Ligi, Davide Scrocca, Sabina Bigi, Giovanni Bortoluzzi, Eugenio Carminati, Marco Cuffaro, Filippo D’Oriano, Vittoria Forleo, Filippo Muccini e Federica Riguzzi che hanno formato un prestigioso gruppo di ricerca a bordo della nave oceanografica Urania, con i contributi dell’Università La Sapienza di Roma, degli Istituti di Scienze Marine (Ismar), di Geologia Ambientale e Geoingegneria (Igag) e per l’Ambiente Marino Costiero (Iamc) del Cnr, e dell’ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).
     Durante la campagna di ricerca, sponsorizzata dal Dipartimento di Scienze del sistema Terra e tecnologie per l’ambiente (Dta/Cnr) per un rilancio del Progetto Crop (Crosta Profonda), sono stati acquisiti nell’area dello Stretto e del margine tirrenico orientale nuovi profili di sismica a riflessione multicanale e dati batimetrici multifascio. La ricerca è stata pubblicata nei giorni scorsi su Scientific Reports (Nature Publishing Group), e ne riportiamo i documenti integrali in coda all’articolo. Dallo studio è emerso che la regione dello Stretto di Messina è interessata da un complesso sistema di faglie dove coesistono su brevi distanze, regimi tettonici diversi: estensionali, trascorrenti e compressivi.
     Infatti, diverse faglie attive sono state individuate anche nel settore settentrionale dello Stretto che si affaccia sul Mar Tirreno, dove inoltre è presente una vasta struttura ad anticlinale, anch’essa attiva, che interessa l’intera crosta superiore. Interpellati da MeteoWeb, due studiosi protagonisti della ricerca, Carlo Doglioni e Marco Ligi, ci hanno spiegato che “adesso conosciamo meglio il quadro strutturale dell’area grazie ad una serie di “ecografie” dei primi 3-4 km della crosta terrestre, oltre ad un nuovo rilievo batimetrico molto più accurato. Sono state identificate delle faglie e altre strutture tettoniche che finora erano sconosciute, o quanto meno in buona parte non considerate. Le nostre ricerche non ci consentono di dire quando quelle strutture si attiveranno per generare sismicità significativa nell’area, ma abbiamo acquisito la consapevolezza della loro esistenza e del relativo rischio incombente in un’area così critica. Inoltre, da un punto di vista meramente scientifico, abbiamo potuto dare un’interpretazione relativamente nuova sul significato geologico dello stretto“.
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 Dalla mia Bacheca su FB del 16/12/12

No petrolio in mare: Introna lunedì alla marcia di Policoro
da redazione stato
http://www.statoquotidiano.it/13/12/2012/no-petrolio-in-mare-introna-lunedi-alla-marcia-di-policoro/118423/


     13 DICEMBRE 2012, Bari – “L’IMPEGNO contro le trivelle e per i nostri mari continua, dall’Adriatico, allo Ionio al Mediterraneo europeo”: il presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna rappresenterà la Puglia alla manifestazione in programma a Policoro, lunedì 17 dicembre, contro i progetti di ricerca ed estrazione di idrocarburi al largo della Basilicata ionica e della Calabria.
     La Regione Puglia sarà presente con il presidente della massima Assemblea elettiva e il Gonfalone alla marcia pacifica nel centro lucano, per protestare contro la nuova minaccia alla salute delle coste e all’economia turistica e marinara, che sposta lo spettro delle piattaforme e delle torri dal Medio e Basso Adriatico ai litorali dello Ionio.
     Come a Termoli e a Peschici, a Monopoli e a Manfredonia, “Salviamo il mare” sarà lo slogan del corteo e l’oggetto degli interventi di tutte le autorità e delle associazioni nell’incontro che si svolgerà nel PalaErcole e che si concluderà con la firma di un protocollo di intesa delle istituzioni per azioni concordate. L’obiettivo è fermare le richieste di prospezione della società Shell, che le comunità delle tre regioni interessate denunciato come “ un vero assalto al mare”, alla biodiversità, ai valori naturalistici, al turismo, all’industria della pesca e all’agricoltura.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Alla manifestazione in programma a Policoro domani, contro i progetti di ricerca ed estrazione di idrocarburi al largo della Basilicata ionica e della Calabria, a rappresentare la Puglia sarà il presidente del Consiglio regionale Onofrio Introna...

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Trivelle nello Jonio: Ugl, Giovani Democratici Policoro e don Mauri aderiscono a manifestazione del 17 da "Ionica Notizie"
http://jonicanotizie.blogspot.it/2012/12/trivelle-nello-jonio-ugl-giovani.html

Il comunicato stampa del sindacato "UGL"
     “Via la Shell dal nostro mare ! ”, questo il grido dell’UGL Basilicata alla notizia che, tra le compagnie petrolifere, anche l’anglo-olandese Shell sarebbe interessata all’ “oro nero” di cui sarebbero ricchi i fondali del Metapontino. Il secco NO arriva anche dal segretario regionale generale e dal componente confederale dell’UGL Basilicata, Giovanni Tancredi e Pino Giordano per i quali, “siamo l’unione generale del lavoro e affermiamo con forza che lo sviluppo economico del Metapontino deve coniugarsi con la difesa e la tutela dell’ambiente. Il petrolio dello Ionio non è nero, è azzurro come il nostro mare, verde come i nostri prati, e si chiama turismo. Diciamo, perciò, un no netto e deciso alla scellerato disegno di portare le sporche trivelle delle multinazionali del petrolio nel nostro mare.
     Scendiamo in campo il 17 a Policoro (MT), manifesteremo al fianco dei sindaci e di tutti per quanto riguarda le trivelle nel mare Jonio dove per noi UGL – proseguono i segretari - è già battaglia con l'identico obiettivo comune: bloccare l'avanzata delle trivelle e dei cercatori dell'oro nero e, per difendere il mare di casa nostra da un nuovo e invasivo attacco. La multinazionale Shell Italia E&P spa dimentichi da che per le sue trivellazioni del petrolio ha intenzione di usare una piattaforma semisommergibile di grande impatto almeno sotto il profilo visivo. Ciò è un vero e proprio scellerato atto criminale del governo centrale.
    Policoro e tutto il Metapontino – aggiungono Tancredi e Giordano - rappresentano per la nostra comunità valori identitari prim'ancora che straordinaria risorsa ambientale ed un importante strumento per la valorizzazione della nostra economia. Il mare rappresenta per noi un serbatoio di vita ed insieme una importantissima risorsa in grado di produrre benessere per la nostra comunità. Non è pensabile che . concludono i segretari UGL, Tancredi e Giordano - si possa ulteriormente gravare la nostra terra di un peso che non può e non deve sostenere avendo già pagato un tributo decisivo allo sviluppo dell'intera economia nazionale".

Il Comunicato stampa dei "Giovani democratici Policoro"
     La costruzione e l’implementazione di un più avanzato, moderno e sostenibile modello di sviluppo, che tenga insieme tutela dell’ambiente e crescita, col passare degli anni sta diventando sempre più necessario. L’esigenza di superare l’utilizzo dei combustibili fossili per la produzione di energia, si colloca esattamente dentro questa necessità. La Basilicata tutta, in questo sforzo, deve essere protagonista proprio per la funzione che svolge e che ha svolto in questi ultimi anni come principale bacino petrolifero del Paese.
Dire con forza no alle perforazioni al largo delle coste ioniche e quindi a tutte le attività connesse, è condizione necessaria anche se non sufficiente, affinché si possano realmente creare le condizioni per poter avviare tal processo.
    Indipendentemente dalla complicata normativa che disciplina la materia e al di là delle già forti ed articolate prese di posizione delle varie istituzioni locali, è fondamentale che ogni lucano che crede nella necessità di tutelare le proprie coste come fonte di reddito sostenibile nel tempo e alternativo alle eventuali royalties delle estrazioni, oltre che come straordinario patrimonio naturale e culturale, si spenda concretamente. Per queste ragioni noi Giovani Democratici di Basilicata, parteciperemo con forza alla grande manifestazione di lunedì 17 Dicembre, contro le trivelle nello Jonio che si terrà a Policoro.


Il comunicato stampa di Don Antonio Mauri, parroco della Chiesa Madre Policoro
    
“La natura, creata da Dio insieme all’uomo, immagine e somiglianza Sua, deve essere difesa da ogni forma di distruzione o stravolgimento. Per noi cattolici credenti la natura è l’insieme degli esseri viventi e inanimati considerato nella sua forma complessiva, nella totalità cioè, dei fenomeni e delle forze che in esso si manifestano. La natura intesa come ambiente è quindi un elemento fondamentale che dobbiamo assolutamente rispettare altrimenti, come possiamo osservare tante cose che oggi accadono, essa si ‘ribella’ creando dei disastri di proporzioni inimmaginabili: è un principio e una causa del movimento e della quiete in tutto ciò che esiste di per sé e non per accidente”.
     E’ quanto afferma il parroco della Chiesa Madre Maria SS. del Ponte di Policoro (MT), don Antonio Mauri il quale prende una secca, ferma e dura posizione su ciò che le compagnie di petrolio e gas vogliono effettuare a ridosso della cittadina di Policoro nelle acque del mar Ionio. Per don Mauri, “perciò, diciamo ‘No alle trivelle sullo Ionio’, salviamo il nostro Mare, e la manifestazione indetta per il prossimo 17 dicembre a Policoro è a testimoniare che ne l’uomo ne nessun altra forma di vita dovrebbe alterare quest’equilibrio perfetto, perché alterarlo significherebbe incrinare un sistema nel quale anche noi viviamo. Sarebbe – conclude il sacerdote Mauri - come farci del male da soli e dato che l’uomo è dotato di ragione, non dovrebbe attuare azioni nocive a se stesso ma i fatti evidenziano tutt’altro”.

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Lavoratori, giovani e chiesa cattolica, domani a Policoro tutti uniti contro le trivelle delle multinazionali del petrolio nel Mar Ionio... Ma il governo e le istituzioni centrali sapranno ascoltare queste giuste richieste ? E i mhttp://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDCategoria=2700&IDNotizia=489868otizia.php?IDCategoria=2700&IDNotizia=489868ere, dando forza e risonanza a queste voci, o riveleranno, tacendo, ancora una volta la loro connivenza con le lobby del settore tutt'altro che disinteressata ?
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A Ilva Alvani, Luca Gioria, Giovanni Angeloni e Fabrizia Arduini piace questo elemento.

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Un utile promemoria per domani Lunedì 17 dicembre...
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/236491796482153


Manifestazione a Policoro in difesa del Mar Ionio, contro le trivellazioni previste dalla SEN (Strategia Energetica Nazionale), insieme ai sindaci dei comuni delle tre regioni costiere coinvolte, Calabria Lucania e Puglia. Raduno alle 9,30 in piazza Eraclea di Policoro, per la lunga marcia "Salviamo il Mare" che si concluderà alle 10,30 al Palaercole, dove seguirà un convegno-dibattito finalizzato alla stipula di un Protocollo d’Intesa sulle “Azioni concordate al fine di scongiurare le trivellazioni petrolifere nel Mar Jonio”. Tra i vari interventi previsti, anche quello di Maria Rita D'Orsogna, appositamente giunta dagli USA...
Leggi:
http://www.guidopicchetti.it/...12.htm#No_alle_trivelle_sullo_Jonio:_manifestazione_il_17_dicembre_a_Policoro
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A Giovanni Angeloni, Salvatore Gregorio Spata, Mimmo Roscigno e Debora Toscano piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 15/12/12

Irpinia: l'ecosistema è minacciato dalle esplorazioni petrolifere
di Filippo Foti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=64283667#lastpost


Convegno "Petrolio in Alta Irpinia" - oro Nero, oro BLU? A Gesualdo (AV) il 22 dicembre 2012 alle 16.30 presso la sala consiliare.
     
14/12/12 - L’Irpinia si trova nell'Italia meridionale. E' una terra ricca di risorse naturali e luogo ideale per la sopravvivenza di animali rari e conta circa cinque milioni di persone che sono distribuite tra tre regioni: Campania, Basilicata e Puglia. I monti Picentini rappresentano il bacino idrico più importante del Mezzogiorno con le sue numerose sorgenti da cui si attinge l’acqua.
     In questa bella natura italiana nascono fiumi importanti l'Ofanto, il Calore Irpino ed il Sele, e tantissime altre sorgenti. La “Verde Irpinia” ospita due parchi regionali (Partenio e Monti Picentini), alcune oasi WWF, siti naturalistici di interesse comunitario, zone di protezione e di ripopolamento faunistico, ed ancora laghi e fiumi. Flora e fauna davvero uniche: qui abita il lupo, l’animale simbolo dell’Irpinia e le orchidee selvagge trovano il loro habitat naturale. In questa bellissima terra si vuole a tutti i costi scongiurare la ricerca dell’oro nero!

 
OronerOroblu. Petrolio in Alta Irpinia
un video di Virginiano Spiniello caricato su YouTube da Albero Vagabondo
10/nov/2012 - Le esplorazioni petrolifere in Alta Irpinia. Le posizioni del Comitato no Petrolio, della società
perforatrice, del professor Franco Ortolani. Emittente Tesori d'Irpinia, a cura di Virginiano Spiniello. Direttore di
Produzione: Vinia La Sala, montaggio: Italo Argenio, riprese: Virginiano Spiniello, Massimo Tecce, Amato di Sunno.
Si ringrazia Basilicata24.it per l'uso delle immagini; i Molotov d'Irpinia per l'uso delle canzoni "Suona ancora"
e "A uso meridionale"; la famiglia Palatucci per l'uso di "Tiemp e briganti" cantata da Carmine Palatucci,
l'archivio Giovanni Marino per le foto delle esplorazioni petrolifere a Nusco negli anni '60.

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=-nq919L2dq8#
!

     Nel mese di settembre 2012 è stato richiesto, presso la Regione Campania, un permesso per effettuare la perforazione di un pozzo esplorativo nel territorio di Gesualdo. Il progetto, che rappresenta l'ultima delle fasi di ricerca, è convenzionalmente denominato "NUSCO". Interessa 47 comuni e riguarda un'area di 698.5 Kmq, abbracciando Alta Irpinia e parte del beneventano.
     Il Comitato "NO Petrolio in Alta Irpinia" organizza a Gesualdo (AV) il 22 dicembre 2012 alle 16.30 presso la sala consiliare, un convegno sui rischi collegati alle attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi con particolare riferimento al territorio dell'Alta Irpinia.
     Interverranno:
     ✓ Prof. Franco Ortolani (geologo - ordinario presso l'Università degli Studi di Napoli "Federico II");
     ✓ Dott. Antonio Marfella (oncologo - tossicologo ISDE Medici per l'Ambiente, Napoli - Ist.Naz. per la Cura dei Tumori Fond.G.Pascale;
     ✓ Dott.ssa Olga Addimanda (Comitato per la tutela del Fiume Calore);
     ✓ Dott.ssa Rita D'Ottavio (Agronomo - WWF Basilicata);
     ✓ Domenico Gambacorta (Assessore all'ambiente e al territorio della Provincia di Avellino).
Vedi www.facebook.com/nopetrolio  e www.facebook.com/groups/nopetrolioinaltairpinia/

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Nota a margine di Filippo Foti su Profumo di Mare

Molto bella la colonna sonora del video “OronerOroblu”, dove al minuto 04:35 viene intervistato il dr. Piero Casero, responsabile della CO.GE.ID (Compagnia Generale Idrocarburi), che rilascia all’intervistatore questa dichiarazione...: “Le rispondo a livello tecnico, non personale. Non è una dichiarazione della nostra Società “Petroleum Exploration" (di cui è consulente, ndr). L’attività di esplorazione petrolifera è totalmente e assolutamente una bufala dei media... L’attività sismica dura da milioni di anni, non esiste nessuna correlazione provata tra l’attività esplorativa ed eventi sismici. Per quanto riguarda l’inquinamento delle falde non esiste alcuna circolazione di fluidi collegata alla perforazione... l’attività di esplorazione petrolifera può essere condotta con impatto ambientale praticamente zero, a patto che vengano rispettate le norme di sicurezza... la ricchezza del sottosuolo è la ricchezza di tutti...". Al minuto 12'04" del video interviene il prof. Ortolani che precisa che eventuali esplorazioni connesse all’attività petrolifera potrebbero inquinare le falde a acquifere di superficie provocando danni incalcolabili in quanto ci sono faglie attive e pertanto per queste estrazioni c’è necessità di potere disporre ampi spazio attorno, altrimenti il territorio ne soffre. Oggi le società acquisiscono pareri favorevoli con molta facilità ed “avanzano come un carro armato”, poi quando e se interviene la magistratura... Ascoltatelo se non l’avete fatto! Questo il commento musicale al video di cui sopra...

Molotov - Suona ancora
video caricato da fede2573 in data 14/lug/2011
Video live dei Molotov registrato a Villamaina il 9 luglio 2011 durante il concerto di presentazione
del loro primo cd " Le nuvole del cielo terrone". Regia di Federico Di Cicilia

http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=oJb67JSlKXk

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
E' ora è la volta dell'Irpinia, un'altra delle tante regioni italiane sotto attacco da parte delle società petrolifere,.grazie alla famigerata SEN (Strategia Energetica Nazionale) del ministro Passera.... Gustatevi, si fa per dire, il bel filmato "
OronerOroblu. Petrolio in Alta Irpinia"... A me, in verità, fa venire tanta rabbia... Ma vale più di tanti scritti e di tante parole. e ringrazio Filippo Foti per avermelo segnalato... Leggete anche:

I rischi delle estrazioni petrolifere in Alta Irpinia
di Virginiano Spiniello, da Il Mattino di Avellino del 12/11/2012
http://www.alberovagabondo.it/?p=1836
     Il recente Piano Energetico Nazionale prevede il raddoppio della produzione nazionale di idrocarburi e l’Irpinia rientra nei territori appetibili per le società di esplorazione. Cosa ne pensano i Comuni e quali sono i rischi secondo gli esperti? Tra i sindaci interessati Carmine Petruzzi di Gesualdo – dove è previsto il primo pozzo esplorativo – lamentando la scarsa informazione, dichiara la sua contrarietà sostenendo che, aspettando le decisioni della Regione, se ne discuterà nel prossimo consiglio comunale.
      «Dopo il convegno di giugno – afferma il sindaco di Nusco, De Mita – nel quale sono stati evidenziati i rischi idrogeologici, sismici e oncologici ho riconsiderato la mia posizione inizialmente favorevole. Ci sono grandi rischi, ma può essere anche una risorsa che potremmo poi rimpiangere, per questo motivo, dopo una fase informativa e un nuovo convegno entro fine anno, in parallelo con il Comitato no Petrolio, ritengo si debba avviare una consultazione referendaria per capire cosa ne pensa la popolazione. Bisogna informare ma anche creare un nucleo organizzato di sindaci che si relazioni con chi verrà sul territorio perché andando in ordine sparso si ripeteranno gli errori dell’industrializzazione. Questo territorio non può essere colonizzato e poi di nuovo abbandonato». 
     C’è poi il no totale e secco di Bagnoli Irpino. «Non è una strada praticabile – sostiene il sindaco Chieffo – per i rischi ambientali e innanzitutto per la vocazione del territorio. Noi siamo impegnati su questioni come il cinipide galligeno, la perdita delle risorse dell’acqua, il tartufo. Siamo per l’economia della montagna e guardando alla Val d’Agri sembra che le estrazioni petrolifere non siano un’esperienza economicamente vantaggiosa, ma una vera e propria diminutio».
     Venendo ai rischi Franco Ortolani, ordinario di Geologia alla Federico II di Napoli concorda sul probabile impatto su attività agricole di pregio e i bacini idrografici, «ma il rischio maggiore – sottolinea Ortolani – sono le faglie sismogenetiche attive. Africa e Europa convergono fornendo una carica tettonica al sottosuolo e quando si superano certi valori di attrito le faglie si muovono e danno origine ai terremoti. Eppure le valutazioni ambientali delle attività petrolifere non tengono affatto conto dello stato della tettonica attiva. Non si sa dove sono esattamente le faglie attive, né si conosce la loro morfologia, né gli effetti sulla delicatezza degli equilibri delle faglie dei fluidi iniettati per favorire l’estrazione degli idrocarburi. Come fai a dire che non c’è interferenza con la sismicità se non sai dove sono le faglie attive? La legge italiana deve essere modificata in tal senso e bisogna bloccare le perforazioni in queste aree. A Gesualdo l’ultimo terremoto è del 1730 quindi si suppone ci sia parecchia energia accumulata. Se ci fosse un terremoto la rottura dei tubi provocherebbe dispersione di idrocarburi con incidenti anche di notevole importanza. Nell’area vi sono faglie che mettono in connessione il profondo della crosta con la superficie perché ci sono risalite di fluidi utilizzati anche per scopi terapeutici, come le terme a Villamaina, ma anche la Mefite. Iniettare dei liquidi può favorire lo scorrimento delle faglie e la dispersione di idrocarburi nei fluidi che risalgono in superficie causandone l’inquinamento».
     «Probabilmente il petrolio sarà lo stesso della Val d’Agri – afferma infine Antonio Marfella, oncologo del Pascale e responsabile regionale ISDE, associazione internazionale medici per l’ambiente – e visto che nasce da una piattaforma tettonicamente ballerina e vulcanica sarà pieno di residui solforosi. L’H2S (idrogeno solforoso) non è cancerogeno come gli idrocarburi, ma la dispersione di residui solforosi mette a rischio la qualità dell’aria e incide sul sistema respiratorio delle persone nonché sul patrimonio zootecnico e agroalimentare, come è accaduto in Val d’Agri. Poiché il petrolio non può essere immediatamente portato in condutture e raffinato bisognerà costruire impianti di raffinazione che sono impianti insalubri di classe prima per l’alta concentrazione di materiale solforoso e petrolifero che è cancerogeno. L’impatto degli impianti di raffineria è evidente e la casistica degli incidenti verificatisi è nota. Non ci possiamo permettere una dispersione di idrocarburi negli acquiferi – vedi il caso del lago Pertusillo in Basilicata – visto che l’Irpinia fornisce acqua a milioni di persone in Campania e Puglia».

... E per chi non sapesse bene cos'è l'Irpinia, quali tesori naturalistici racchiude e quanti prodotti agricoli di eccellenza annovera, questo video può aiutare a capire... E' un video realizzato nel giugno scorso, quando furono pubblicamente denunciate le prime ricerche petrolifere avviate nella zona, a totale insaputa delle comunità locali direttamente interessate. e nel silenzio connivente della stampa nazionale...

No petrolio in Irpinia
video pubblicato su Youtube in data 20/giu/2912 da elcifro1 per arcoiris.tv.
Realizzato in occasione di un Convegno, promosso dal comitato "NO PETROLIO in Irpinia", svoltosi
il 30/06/2012 presso la Sala Consiliare di Nusco (AV, con la partecipazione di vari esperti al fine di informare
  in cittadini sui rischi legati alle attività di ricerca ed estrazione di prodotti petroliferi, e fornire
soluzioni alternative per far rinascere in termini economici il territorio irpino, evitandone il degrado.

http://www.youtube.com/watch?v=MTX8L3eN38I

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Post di Maurizio Spennato

Tutto questo in un'area ad alto rischio sismico...???
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Basilicata e petrolio, la Regione predispone un 'Piano Aria' per Viggiano
di Andrea
http://www.ecoblog.it/post/45293/basilicata-e-petrolio-la-regione-predispone-un-piano-aria-per-viggiano


     14 dic 2012 - La Regione Basilicata ha predisposto per la Val d’Agri un piano per il monitoraggio della qualità dell’aria, con interventi legati ai diversi livelli di emissione registrati dalle varie centraline nei pressi del Centro Oli di Viggiano (Potenza), in particolare per il biossido di zolfo e per l’idrogeno solforato.
     Presentato oggi pomeriggio dal Presidente De Filippo il Piano consentirà alla Regione Basilicata di vigilare e di intervenire sul processo e sulla produzione di greggio, potendo giungere persino a decretare uno stop dell’impiantistica laddove si registrino valori di emissioni superiori ai limiti di legge, prevedendo anche la possibilità della Regione di ingiungere una riduzione delle attività estrattive anche nell’eventualità che tali valori non superino i limiti di legge.
     Il Piano prevede più step, differenziati appunto dai livelli di emissioni del Centro Oli e che prevedono azioni che vanno dalla revisione tecnica dell’impianto (livello uno) fino al blocco totale (livello quattro); il monitoraggio, che calcolerà le emissioni sulla base di medie orarie e giornaliere (non in continuo dunque), riguarda un’area di 100km quadrati (in particolare nei comuni di Viggiano e Grumento Nova) e sarà effettuato da cinque differenti centraline (quattro sono state già installate nel 2011). I dati saranno raccolti dai tecnici Arpab e condivisi con l’Osservatorio Regionale sull’Ambiente (in collaborazione con l’Università Bocconi di Milano).
     Nello stabilire le soglie la Regione Basilicata ha applicato il cosiddetto “Principio di prevenzione”, abbassando del 20% i valori limite stabiliti dalle normative sia per il biossido di zolfo che per l’idrogeno solforato; ha specificato il governatore De Filippo che "non abbiamo motivo per credere che i principi di rispetto della salute e dell’ambiente non siano rispettati, ma abbiamo, in un certo senso, il dovere di non fidarci e di prepararci a tutti i possibili scenari secondo il principio di precauzione".
     Per questo, specifica un comunicato della Regione, "senza attendere che si raggiungano i livelli limite di legge, in base a quanto previsto dal Piano, in caso di raggiungimento delle 'soglie di intervento', saranno messe in campo una serie di azioni specifiche, a partire dalla revisione delle unità operative e di adeguamenti tecnici, che il Cova dovrà attuare per riportare i valori nelle soglie stabilite".
     Per i tecnici regionali il confronto tra le emissioni annue autorizzate per il Centro Oli di Viggiano con la Raffineria Eni di Taranto dimostra che la struttura lucana emette circa 20 volte meno, 156 tonnellate l’anno contro oltre 3000.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Meglio tardi che mai... purchè poi i dati raccolti non rimangano nei cassetti delle scrivanie, ma, comunicati regolarmente, vengano tenuti nel debito conto...

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Corteo a Taranto il 15 dicembre 2012
di Peacelink it
http://www.peacelink.it/ecologia/a/37358.html

     9/12/12 - Partenza alle ore 16.30 da piazza Sicilia, arrivo in piazza della Vittoria e concerto finale. Il decreto del governo sull'Ilva vuole dissequestrare quegli impianti che una perizia ha definito "pericolosi". Questo decreto viene esteso a tutti gli stabilimenti di interesse strategico. Il corteo mette al centro salute, lavoro, ambiente, reddito e cultura. E rivendica il risarcimento: chi ha inquinato deve pagare...
     Note:
     Il provvedimento, firmato dal Presidente della Repubblica il 3 Dicembre, permette allo stabilimento siderurgico tarantino ILVA s.p.a. di continuare a produrre, nonostante le ordinanze dell'autorità giudiziaria che ne ha sequestrato gli impianti lo scorso 26 luglio poiché non rispondenti alle normative a tutela della salute e dell'ambiente.
     Il nuovo decreto legge compromette i principi costituzionali legati al rispetto dell'ambiente e alla garanzia della salute dell'individuo e valuta il diritto alla vita dei tarantini meno importante della corsa capitalistica di un imprenditore agli arresti.
     IL CORTEO PARTE ALLE ORE 16.30 DA PIAZZA SICILIA E ARRIVERA' IN PIAZZA DELLA VITTORIA.
     SI ESIBIRANNO VARI GRUPPI MUSICALI E ARTISTI ALLA FINE DEL CORTEO.
     Il programma della manifestazione:
http://lists.peacelink.it/news/2012/12/msg00015.html
     Contatti portavoce del Comitato 15 dicembre: Cataldo Ranieri cell. 347/8605836
     Per altre informazioni: Alessandro Marescotti cell. 329/0980335
     Interviste su web-tv (http://www.livestream.com/ekowebtv).
     I comitati e le associazioni che vorranno aderire possono scrivere a: comitato15dicembre@gmail.com

     L'evento sarà seguito da Rainews 24 e da altre testate giornalistiche.
     Per contatti con i giornalisti rivolgersi a Luciano Manna, cell. 347/6398301.

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Post di Lidia Giannotti su Fb a margine del post condiviso

Corteo il 15 dicembre, TARANTO LIBERA: salute, ambiente, reddito, cultura. I cittadini di Taranto e dei vicini comuni della provincia invitano a manifestare e ad estendere ai territori e alle popolazioni che hanno un maggiore bisogno di tutela l’invito a combattere insieme. Gli interventi urgenti devono riguardare la salute, contro l’interesse di pochi a uno sfruttamento feroce in nome del profitto, capace di pregiudicare persino il destino delle generazioni future - http://www.peacelink.it/calendario/event.php?id=8740
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A Ilva Alvani, Alfonso Nigro, Alessio Cona, Enzo Paolino, Linda Maggiori e Antonella Recchia piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 14/12/12

L’istanza Villa Mazzarosa e il parere favorevole del Comitato di VIA
di Franco Sbrolla
http://www.francosbrolla-roseto.it/?p=646


     8 dicembre 2012 - Già nell’autunno 2005, quando scattai questa foto, che ritrae alcuni tecnici intenti ad effettuare sondaggi abusivi al confine del Parco a mare Mazzarosa, cominciai a temere una possibile deriva petrolifera. E chiamai i Carabinieri e la Guardia Forestale che compilarono due distinti verbali.
     L’istanza denominata Villa Mazzarosa, per la ricerca di idrocarburi in un’area di 13,4 Kmq., da Cologna a Scerne di Pineto e dalla battigia alla collina, venne presentata il 31 marzo 2006 dalla società Intergas Più, diventata poi Medoilgas Italia. E da quella data ho sempre seguito l’iter procedurale attraverso i Bollettini mensili del Ministero dello Sviluppo Economico.
     L’ultimo passaggio è stato effettuato l’11 novembre 2011, con la pubblicazione sul B.U.R.A. dell’Avviso di attivazione della procedura di Valutazione Impatto Ambientale. A distanza di tredici mesi, il 6 dicembre 2012 il Comitato di Via, senza aver minimamente considerato le migliaia di osservazioni inviate da Associazioni, partiti politici e privati cittadini, ha dato parere favorevole, ad eccezione dell’area “riperimetrata” della Riserva naturale Borsacchio e di alcune zone del territorio comunale.
     Guarda caso, nella Regione Basilicata, dopo la riperimetrazione dello stupendo Parco nazionale Val d’Agri – Lagonegrese, sono iniziate le ricerche di idrocarburi, ed oggi i 60 pozzi petroliferi in attività, e il Centro Oli di Viggiano, con le sue esalazioni tossiche e i continui riversamenti inquinanti, hanno stravolto la qualità della vita dei residenti.
     Occorre inoltre considerare che già il sentir parlare di ricerche petrolifere a Roseto, causerà ricadute molto negative sul nostro turismo, sulla nostra agricoltura e sulle attività correlate. E siccome i sondaggi abusivi hanno avuto riscontri positivi, cosa succederà quando la Medoilgas Italia inizierà l’estrazione di petrolio e di altri idrocarburi?
     A fronte di un parere così irragionevole e ingiustificato, da contrastare in tutte le sedi, sono rimasto letteralmente trasecolato quando ho letto la seguente dichiarazione dell’assessore rosetano all’Ambiente: “Esprimiamo soddisfazione per il parere espresso dal Comitato Via che impedisce qualsiasi tipo di ricerca di idrocarburi all’interno del perimetro della Riserva del Borsacchio, e di altre aree”.
     Purtroppo, come nella Val d’Agri della Basilicata, la scellerata riperimetrazione dell’area protetta, fortemente voluta e votata dalla maggioranza del Consiglio comunale, ha spalancato le porte alla petrolizzazione del nostro territorio E insieme all’assessore, e alla Giunta capitanata dal sindaco Pavone, esprimeranno tanta soddisfazione la società Medoilgas Italia e l’Assomineraria!
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

L’istanza Villa Mazzarosa e il parere favorevole del Comitato di VIA. L'articolo di Franco Sbrolla risale a qualche giorno fa. Ma proprio ieri Maria Rita D'Orsogna negli USA, attenta come sempre a fatti e misfatti che riguardano la sua terra di origine, lo ha ripreso e pubblicato integralmente sul suo Blog. Il nome dell'autore dello scritto, non vi dirà molto. Ma è un cittadino come tanti di noi, che ama il territorio dove vive e ad esso ha dedicato il suo impegno curando un sito web, quello che da cui riporto il suo articolo, che parla di Roseto degli Abruzzi, la ridente cittadina costiera affacciata sull'Adriatico, e dei suoi tesori ambientali fra cui la riserva naturale del Borsacchio. Un territorio come tanti che costellano e impreziosiscono la nostra Penisola, rendendola nel suo "insieme" il vero "Patrimonio dell'Umanità" da difendere ad ogni costo. Ma proprio da ciò deriva il grande valore dello scritto di Franco Sbrolla, una denuncia che, superando l'interesse strettamente locale del singolo caso, tanti di noi possono sentire e far propria in quanto, possiamo ben dirlo, fatti simili si verificano purtroppo in tante altre parti del nostro Paese, anche se ad insaputa dei più...

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Dalla mia Bacheca su FB del 13/12/12

Adriatico. Il ritorno di Ombrina Mare
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/12/il-ritorno-di-ombrina-mare.html
 

E così, mentre i nostri politici dormono, Ombrina torna alla carica. Eccolo il nostro mare se nessuno fa niente.
     TUESDAY, DECEMBER 11, 2012 - La concessione Ombrina Mare proposta per le coste d'Abruzzo dalla ditta inglese Mediterranean Oil and Gas è tornata al vaglio del governo centrale. In queste settimane i ministeri romani infatti raccolgono pareri e osservazioni da parte di enti, regioni e comuni sulle trivellazioni nei mari d'Abruzzo. Ombrina Mare aveva già ricevuto un preavviso di rigetto nel 2010 dal Ministero dell'Ambiente a causa del Decreto Prestigiacomo e degli enormi impatti che avrebbe comportato ai residenti, al turismo, alla pesca e a varie zone protette che sorgono lungo il litorale della costa teatina, accogliendo il parere di centinaia e centinaia di cittadini, associazioni, docenti universitari ed enti locali che avevano espresso la loro contrarietà mandando osservazioni in critica ed organizzando molteplici eventi di protesta.
     Il progetto della MOG riguarda il litorale fra Ortona, San Vito, Fossacesia, Rocca San Giovanni e Torino di Sangro e prevede la costruzione di un piattaforma per estrazione di petrolio a 5 chilometri da riva e di una nave FPSO che altro non è se non un "centro oli a mare" per la desolforazione del greggio. Pozzo e nave sorgono nelle strette vicinanze di una riserva di pesca finanziata dall'UE. La stessa MOG stima che ogni giorno ci sarà l'incenerimento di circa 200 tonnellate di materiale di scarto da una fiamma perenne sulla nave FPSO. Questo tipo di raffinerie galleggianti non vengono usate neanche nel golfo del Messico per la loro pericolosità.
     Il Decreto Sviluppo nell'estate 2012 dà alla MOG la possibilità di riaprire nuovamente la discussione. Questa volta secondo un procedimento profondamente antidemocratico, i cittadini sono stati esclusi dall'invio di osservazioni. Chiediamo a Gianni Chiodi, a Gianfranco Giuliante e a Mauro Febbo di intervenire con vigore sulla questione e di inviare osservazioni ufficiali presso il governo centrale a nome della regione Abruzzo, ricordando le promesse del 2010 secondo le quali la giunta regionale avrebbe "contrastato ogni forma di trivellazione".
     Finora la regione Abruzzo non ha espresso parere alcuno su Ombrina e su nessun altro progetto petrolifero, a differenza della regione Puglia che ripetutamente ha stilato documenti di contrarietà alle trivellazioni in Adriatico, e fatto ricorsi al TAR. Invitiamo altresì tutti i sindaci della costa e dei comuni confinanti che usufruiscono dello stesso tratto di mare, Lanciano e Vasto in primis, a far valere i propri diritti, e a ricordare al ministero dello sviluppo economico che il mare non è di Corrado Passera o della MOG, ma dei cittadini d'Italia.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
"Eccolo il nostro mare SE nessuno fa niente..." scrive Maria Rita sul suo Blog. - ECCOLO IL NOSTRO MARE e NESSUNO FA NIENTE !!! - grida il sottoscritto, sostituendo doverosamente al condizionale l'indicativo... Cosa può essere più "indicativo" di quanto sta accadendo nell'Adriatico, nello Ionio, nel Canale di Sicilia, e in tante altre zone del "Mare Nostrum" ? Domani si apre un Seminario a Portoferraio sulla Protezione del Mediterraneo a cura dell'ARPAT e del Parco dell'Arcipelago Toscano... Ma che cosa verrà "seminato" ? L'ignoranza su questi temi ? Con il fior fiore di biologi marini e giovani gestori di AMP a parlare di che ? Di biodiversità e di nursery areas, mentre la casa brucia ? Ma davvero si può essere così sordi e ciechi di fronte alla realtà, come se questa appartenesse ad un altro mondo ? A mio giudizio il silenzio su questi temi, ieri in Turchia al "Forum 2012 sulle AMP del Mediterraneo" di Antalya (tra l'altro sponsorizzato economicamente dalla Total...), domani a Portoferraio con il Seminario “La tutela della biodiversità marina in Mediterraneo, esperienze a confronto”, è un fatto gravissimo, che colpevolizza tutta la classe dei biologi marini, rendendoli conniventi e corresponsabili di quanto già oggi accade, e che ancor più domani domani di grave potrà accadere nel Mediterraneo...

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A Roberto Frigerio, Luca Gioria, Giovanni Angeloni e Ilva Alvani piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 12/12/12

Pantelleria, l'isola che non c'è...
di Guido Picchetti (d una immagine postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4598946086019&l=5988280235


       12/12/12 - Un promemoria per il prossimo Seminario su “La tutela della biodiversità marina in Mediterraneo, esperienze a confronto”, in programma a Portoferraio venerdì prossimo promosso dal Parco Nazionale Arcipelago Toscano e dall' ARPAT. Qualcuno dei partecipanti si ricorderà che siamo tutti sulla stessa barca e sullo stesso Mare? Me lo auguro... ma ho forti dubbi ...

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Post di Maria Ghelia
Non dobbiamo perdere le speranze!!!!
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Post di Fabrizia Arduini
... come per il parco della costa teatina, la cui storia è quasi identica, dobbiamo solo aspettare cosa decidono i petrolieri...
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Post di Guido Pietroluongo

Bravo Guido...tutto questo è scandaloso e il tuo estenuante lavoro è fondamentale per continuare a sottolineare queste mancanze ingiustificate!!!
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Post di Eugenio Belvisi
Istituiti per legge, sono troppo estesi, non seguono una logica scientifica e sono ingestibili. Tanti parchi marini, ma solo due funzionano !!! Vedi "Tanti parchi marini ma solo due funzionano", da archivio storico Corriere Scienza del corriere.it
http://archiviostorico.corriere.it/2001/aprile/15/Tanti_parchi_marini_solo_due_co_0_0104153486.shtml
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Post di Guido Picchetti
L'articolo da te citato, caro Eugenio, è del 2001... Porta sì la firma di uno dei luminari della biologia marina, il Prof Giuseppe Cognetti, ma da allora di acqua sotto i ponti ne è passata non poca, nel bene e nel male... Indovina dove nel bene e dove nel male?
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Post di Eugenio Belvisi
Quando c'erano le sovvenzioni dello stato tutti volevano fare nuovi parchi (o forse poltronifici?), adesso che non ci sono momentaneamente fondi sembra caduto l'interesse! La mia domanda è: non è che questi parchi si volevano fare per ben altri motivi ? ($$$). Perchè dobbiamo guardare fuori dall'Italia per vedere dei parchi che veramente funzionano ??? Prchè non impegnarsi a fan funzionare quelli che già ci sono ? Perchè si continua a far nascere parchi a tavolino senza fondamenti scientifici? Perchè di acqua di certo sotto i ponti ne è passata, ma purtroppo, amico mio, solo di quella cattiva...
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A Giusi Orefice, Fabio Russo, Debora Toscano, Guido Pietroluongo, Maria Ghelia, Peppe D'Aietti, Ilva Alvani, Luca Siragusa, Giovanni Angeloni, Giovanni Rossi Filangieri, Maria Angiola Croveri e Alessia Petricca piace questo elemento.
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La tutela della biodiversità marina in Mediterraneo, esperienze a confronto
da Arpat (Agenzia Regionale Protezione Ambientale della Toscana)
http://www.arpat.toscana.it/.../la-tutela-della-biodiversita-marina-in-mediterraneo-esperienze-a-confronto/


     Il Parco Nazionale Arcipelago Toscano ha organizzato il Seminario “La tutela della biodiversità marina in Mediterraneo, esperienze a confronto”, un evento realizzato nell'ambito del progetto COREM “Cooperazione delle Reti ecologiche nel Mediterraneo”. Portoferraio, 14 – 15 dicembre 2012

VENERDI’ 14.12.12
Introduce Giampiero Sammuri - Presidente Parco Nazionale Arcipelago Toscano

9:00 - 9:30 - Registrazione dei partecipanti e caffè di benvenuto
9:30 - 10:00 - Saluti delle autorità
10:00 - Apertura dei lavori
10:15 - 13:00 - "Hot spot di biodiversità nell'Arcipelago Toscano e sul litorale Toscano, indicatori di qualità ambientale e monitoraggio delle biocenosi di elevata importanza conservazionistica".
- Modera Leonardo Tunesi (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) che presenta: "Indicatori di qualità ambientale e monitoraggio della biocenosi di elevata importanza conservazionistica - La direttiva quadro sulla strategia per l'ambiente marino". Intervengono:
- Francesca Giannini (PNAT): "Il progetto Corem"
- Lisandro Benedetti Cecchi (Università di Pisa): "I popolamenti di costa rocciosa dell'Arcipelago Toscano: struttura, diversità e conservazione"
- Laura Tamburello (Università di Pisa): "Realizzazione di un database sulla biodiversità marina nel parco dell'Arcipelago Toscano"
- Fabrizio Serena (ARPAT): "Il progetto Corem: il contributo di indagine e informativo di ARPAT"
- Paolo Sartor (CIBM - Livorno): "Le aree di nursery: habitat essenziali per le risorse ittiche e strategici per la gestione della pesca. Identificazione di aree di persistenza per le reclute di specie demersali dei mari toscani"
- Volpi Cecilia (Università di Firenze): "Studi preliminari su piccola e media scala di Cystoseira spp. nel piano mesolitorale dell'Arcipelago Toscano"
- Giovanni Santagelo (Università di Pisa): "Coralligeno profondo dell’Arcipelago Toscano"
- Letizia Marsili (Università di Siena): "I cetacei come bioindicatori della qualità ambientale"
- Paolo Sposimo (NEMO srl): "Le aree di alimentazione degli uccelli marini nell'Arcipelago Toscano: primi dati"
13:00 - 14:30 - Pranzo a buffet
14:30 - 18:00 - "Aree protette marine e Rete Natura 2000 in Mediterraneo, esperienze di gestione a confronto".
- Modera Giampiero Sammuri (PNAT). Intervengono:
- Paolo Matina (Regione Toscana): "Il ruolo e le azioni della Regione Toscana nella tutela della biodiversità marina"
- Franca Zanichelli (PNAT): "Custodire la biodiversità nei parchi"

- Bruno Meola (MedPAN); "Le azioni dell’associazione MedPAN: verso una rete di aree marine protette completa, adeguatamente gestita ed ecologicamente rappresentativa"
- Jean Marie Dominici (Riserva Marina della Scandola - Corsica): "La gestione della Riserva Naturale della Scandola"
- Alfonso Ramos Esplà (Università di Alicante): "Organizzazione e gestione delle aree marine protette del Mediterraneo spagnolo"
- Augusto Navone (AMP di Tavolara Punta Coda Cavallo): "Impatti dei cambiamenti climatici sulla biodiversità marina in Mediterraneo: il caso dell’area marina protetta Tavolara Punta Coda Cavallo"
- Giorgio Fanciulli (AMP di Portofino): "Area marina protetta di Portofino: fruizione e tutela"
17:00 - 18:00 - Conclusioni e dibattito
18:00 - Chiusura lavori
SABATO 15.12.12
Escursione a Pianosa: solo in caso di buone condizioni meteo.

Dettagli nel programma allegato.
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Dalla mia Bacheca su FB dell' 11/12/12

Fracking tra Europa e Usa, l’Italia se ne tenga alla larga
di Maria Rita D'Orsogna
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/11/fracking-tra-europa-e-usa-litalia-se-ne-tenga-alla-larga/442571/


     11 dicembre 2012 - Continuo qui le mie riflessioni circa il fracking iniziate nel mio precedente post. Estremamente grave per la salute pubblica e delle falde acquifere è il fatto che in alcuni casi i numerosi rifiuti del fracking vengono deposti sine die in vasche a cielo aperto, causando miasmi tossici e inquinamento dell’atmosfera nel circondario. E i fluidi di scarto dove finiscono?  Quando non finiscono nelle vasche, vengono re-immessi nel sottosuolo, sempre ad alta pressione, nei cosiddetti pozzi di reiniezione. Ed è proprio l’alta pressione con cui i fluidi dismessi ed inquinanti spingono sulla roccia – possibilmente su faglie sismiche note o non note – che può scatenare fenomeni tellurici in zone anche non sismiche, come successo in Oklahoma, Texas, Arkansas, Ohio, negli USA, a nel British Columbia in Canada, e a Blackpool nel Regno Unito.
     Ci sarebbero tante storie da raccontare di vite normali spezzate dal fracking qui negli Usa mentre i grandi strateghi seduti a Washington e coccolati dai lobbisti del gas parlano di indipendenza energetica. E in Italia? Che io sappia, nel bel paese non ci sono ancora interventi di fracking su larga scala. La ditta Independent Resources ha sperimentato un evento di fracking a Ribolla, in provincia di Grosseto nel 2009. Ora cerca partner per sviluppare il suo progetto di estrazione di shale gas in Toscana.
     Questa ditta è la stessa che gestisce lo stoccaggio di gas a Rivara, vicino all’epicentro del terremoto emiliano. Altri progetti per estrarre Coal Bed Methane e per poi stoccare le vacuità del sottosuolo con CO2 sono previsti per le miniere dismesse del Sulcis in Sardegna e attorno a Siena.
     Si dirà: il nostro territorio si presta poco al fracking, queste di Ribolla e del Sulcis sono solo prove, non si deve fare allarmismo. Io invece credo che proprio perché siamo all’inizio, e proprio perché siamo ancora una nazione tutto sommato frack-free, occorra intervenire adesso e legiferare in materia prima e non dopo. Quanto succede negli USA non è allarmismo, è verità. E mutatis mutandis sarà realtà anche in Italia se nessuno dice o fa niente.
     La Francia, la Bulgaria, il Lussemburgo hanno vietato il fracking sul loro territorio. Gli stati del Quebec in Canada, del Victoria in Australia, della Cantabria in Spagna, del Vermont negli USA l’hanno vietato anche loro. L’Inghilterra ha una moratoria dopo il terremoto del 2011 a Blackpool, e così pure lo stato di New York. Ecco, evitiamo che tutto questo possa anche solo iniziare in Italia. Siamo ancora in tempo e possiamo ancora guardare al resto del mondo e imparare dagli sbagli degli altri.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Il fracking al Palio di Siena ? Dopo Ribolla in Toscana, ora le minacce di fracking per l'estrazione di shale gas in Italia han preso di mira, sempre in Toscana, addirittura la città di Siena, e in Sardegna poi le miniere del Sulcis. E sempre ad opera della Independent Resources, la stessa della famigerata centrale sotterranea di stoccaggio gas di Rivara in Emilia, progetto poi accantonato, a quanto pare proprio a seguito del terremoto infinito in quella regìone... Ma, come si vede, il lupo perde il pelo ma non il vizio... E ora quella società ci riprova in altre regione italiane. D'altro canto una bella trivella multicolore al centro di Piazza del Campo, intorno alla quale far correre il Palio di Siena, mica ci sta poi tanto male... E potrebbe costituire un ottimo motivo di richiamo turistico a livello internazionale... Che ne dite ?

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Post di Gianfranco Rossetto
Visto che alcuni paesi europei (Francia, Lussemburgo, Bulgaria, etc.) hanno proibito il Fracking, perché non portare questo "problema" a livello europeo ? Ci sarà pure un Deputato EUR che possa farsi interprete di questa istanza che, se non accolta, potrebbe provocare danni ingenti ! Inoltre penso che questo "problema" dovrebbe essere uno dei temi della prossima campagna elettorale...
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Post di Guido Picchetti
Bravo chi ci riesce...La mia impressione è che nel nostro Paese "democratico" certi argomenti sono regolarmente censurati... e non diventeranno mai oggetto di dibattito... Il potere di certe lobby è incredibile...
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Dal 1 al 10 Dicembre 2012

Dalla mia Bacheca su FB del 10/12/12

Fabrizio Fornaciari e la MOG
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/12/fabrizio-fornaciari-e-la-mog.html


     SUNDAY, DECEMBER 9, 2012 - Delle due una: o l'assessore Fabrizio Fornaciari del comune di Roseto non sa di cosa parla, oppure lo sa ed è più facile dire che è tuttapposto. Ma ignoranza o malafede che sia è abbastanza grave che, invece che gridare allo scandalo, lui mandi questi comunicati rassicuranti e splendenti in cui dice "Il Borsacchio è salvo".
     Il Borsacchio non è salvo neanche per niente. Parliamo della malaugurata vicenda delle trivelle della MOG, che questa ditta di speculanti inglesi vorrebbero installare a Roseto, secondo la concessione "Villa Mazzarosa". Intanto, la MOG ne ha anche un 'altra di concessioni nell'area, detta Villa Carbone. Anzi, ce l'aveva, perchè in data 6 Settembre 2012, la MOG ha venduto parte dei suoi asset ad una ditta canadese, inclusa la concessione Villa Carbone, in modo che si possano concentrare maggiormente sulle loro "concessioni strategiche", inclusa Ombrina.
     Quindi da adesso, oltre alla MOG occorre aggiungercene un'altra: la Canoel International Energy Limited di Calgary. Per entrambe le concessioni, a differenza di quanto dice il Fornaciari, la regione Abruzzo dice che il parere è "POSITIVO CON PRESCRIZIONE" per quanto riguarda l'esclusione della concessione dalla valutazione di impatto ambientale VIA. Quindi, questo vuol dire che alla commissione VIA di Sorgi e compari basta quel ridicolo progetto presentato dalla MOG - in cui si diceva che l'area del Borsacchio era di "scarso pregio" - per dargli la concessione e per lasciarli iniziare a fare le loro belle ispezioni sismiche, che altro non sono che il primo passo per le trivellazioni vere e proprie.
     E sì, l'iter sarà lungo, ci saranno altre puntate etc. etc., ma il punto è che il cancro si ferma all'inizio, non lo si lascia camminare lentamente o "con prescrizioni". Lì ci sono zone franose, zone agricole, zone a rischio idraulico. Alla commissione VIA non importa, e neanche al Fornaciari evidentemente. Fornaciari dice che le ispezioni sismiche non potranno "essere effettuate tramite esplosivi" e che le "indagini potranno essere svolte solo sulla viabilità esistente e previa autorizzazione del Comune". Beh, questa non è una vittoria del Fornaciari. Già nel suo rapporto preliminare, la MOG diceva che non avrebbero usato esplosivi, ma camionette vibranti, che causeranno - l'hanno detto loro - "lievi" vibrazioni nel territorio. Quanto lievi non si sa.
     E poi il Fornaciari dice che la Riserva sarà esclusa dalle trivelle e così pure altri terreni di pregio. Ma che significa? Che facciamo ispezioni-buco-estrazioni fra una riserva e un terreno di pregio? Che facciamo ispezioni-buco-estrazioni a 200 metri dalla riserva, dalle case, dalle colline del vino? E che abbiamo risolto? Un territorio si protegge tutto, e non a macchia di leopardo! L'aria mica si ferma? Le falde acquifere mica si fermano? E' questo il famoso "compromesso" ? Inizio a prendermi quello che posso dicendo che va tutto bene, e intanto entro nel territorio. E poi divento sempre più audace e mi prendo sempre un po' di più quel che voglio. E poi me lo ingoio tutto. E' iniziata così in Basilicata.
     E adesso? Adesso occorre che il cittadino medio continui ad assillare il Fornaciari, il sindaco di Roseto Enio Pavone e tutte le mezze cartucce che amministrano quella zona che non sono riusciti a fare valere le loro ragioni e che ben poco hanno fatto negli scorsi 12 mesi per fermare questo scempio. E no, caro Fornaciari, una delibera non basta. Ci vuole l'attivismo sincero, tutti i santi giorni. E questo vale per i politici, ma anche per il cittadino medio. La democrazia è fatica, è lavoro, è scomoda.
     E' mia esperienza che le trivelle sono fallite ovunque ci sia stato un sentimento popolare così forte che non hanno potuto dire di si. Basta solo guardare Bomba e con quanto amore e perseveranza Massimo Colonna ha incalzato i petrolieri della Forest Oil, puntata per puntata di questa saga, senza fermarsi mai. E Gianni Chiodi dov'era in tutto ciò? Lui che va in Puglia a dire che "fa atti concreti contro le trivelle", lui che dice che "contrasteremo con ogni mezzo" le trivelle non si è visto, nè a Roseto e nè per Ombrina, e per niente altro. Il bello addormentato. Il nostro inutile governatore.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

L'ultimo articolo di Maria Rita D'Orsogna sul suo Blog. Riguarda direttamente una delle tante minacce al territorio abruzzese, la concessione "Villa Mazzarosa" a Roseto degli Abruzzi, per la quale la ditta inglese MOG ha richiesto di trivellare in prossimità delle riserva naturale del Borsacchio, e l'atteggiamento dell'assessore comunale Fornaciari che dice in proposito che "è tutto a posto" !!! L'argomento potrebbe sembrare di interesse strettamente locale, ma non è assolutamente così... In quanti comuni italiani ci sono concessioni in via di autorizzazione o già autorizzate sparse qua e là nelle varie regioni italiane, senza che le comunità locali neppure ne siano al corrente ? Concessioni rilasciate oltretutto a ditte straniere, nell'indifferenza , se non con la connivenza più o meno "consapevole" delle amministrazioni locali ? Quanti Fornaciari e Ville Mazzarosa abbiamo in italia ? Un'infinità, e temo che poche regioni si salvino...

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A Giovanni Angeloni, Ilva Alvani e Alfonso Nigro piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 9/12/12

No alle trivelle sullo Jonio: manifestazione il 17 dicembre a Policoro. Confapi Matera contraria a trivellazioni nel Mar Jonio da "Sassi Live It"
http://www.sassilive.it/...il-17-dicembre-a-policoro-confapi-matera-contraria-a-trivellazioni-nel-mar-jonio/


     “Un vero e proprio assalto all’agricoltura delle nostre terre, ma soprattutto al nostro mare e alla sua biodiversità, al suo impatto naturalistico, al turismo, indispensabile fonte per l’economia delle nostre Regioni”. Concordano all’unisono i sindaci dell’arco ionico, alcuni dei quali intervenuti alla conferenza stampa indetta per la presentazione della manifestazione “No alle trivelle sullo Ionio… Salviamo il nostro Mare”, in programma il prossimo 17 dicembre a Policoro, in occasione dell’arrivo della prof.ssa italo-americana Maria Rita D’Orsogna, fisico, professore associato presso il Dipartimento di Matematica della California State University at Northridge di Los Angeles ed attenta conoscitrice della materia. Presenti alla conferenza stampa, i sindaci o loro delegati dei Comuni di Nova Siri, Pisticci, Bernalda, Rotondella, Craco, e dei comuni calabresi di Amendolara e Rocca Imperiale. A fare gli onori di casa, il sindaco della Città di Policoro, che ha parlato di un “vero e proprio atto criminale da parte del Governo centrale”.
     “No ai grattacieli di ferro e cemento sul nostro mare – ha affermato Leoneche custodisce il fascino di storie e leggende antiche della Magna Grecia: l’appello è stato accolto dalla Provincia di Matera e da tantissimi Comuni della costa salentina, come Porto Cesareo, Nardò, Gallipoli; attendiamo l’ufficialità dei presidenti delle tre Regioni”.
     “Faremo una battaglia fino in fondo – ha sottolineato il primo cittadino di Amendolara, Antonio Ciminellicontro questi colossi multinazionali che difenderanno il loro progetto scellerato”. Il Sindaco calabrese ha inoltre sottolineato l’importanza di questa battaglia anche a tutela della “Secca di Amendolara”, candidata al Patrimonio Mondiale dell’Unesco. Dello stesso avviso il sindaco di Nova Siri, Giuseppe Santarcangelo, che ha rimarcato l’importanza che svolgono le associazioni, sempre attente alle tematiche ambientali.
      “I nostri territori hanno già scelto la loro direzione di sviluppo, dal turismo forte e attrattivo all’agricoltura di qualità”, il commento di Vincenzo Francomano, in qualità di sindaco di Rotondella e di Presidente dell’Area Programma Metapontino-Collina materana. Unanime l’intervento del primo cittadino di Pisticci, Vito Di Trani, che ha rimarcato il compito dei comuni di partecipare attivamente alla giornata del 17 e di tutelare il territorio. “Oltre ad incontrarci per opporci – l’intervento dell’assessore all’Ambiente del Comune di Bernalda, Arcangelo D’Alessandrosarà anche quello di chiedere qualcosa al Governo centrale”.
      Il sindaco di Rocca Imperiale, Ferdinando Di Leo, ha lamentato il mancato coinvolgimento da parte della Regione circa i reali problemi ambientali, che riguardano l’intera popolazione del Mezzogiorno. L’ultimo intervento istituzionale è stato quello del Sindaco di Craco, Pino Lacicerchia, che ha puntato il dito contro una politica lontana dalle esigenze dei cittadini, del popolo.
      Infine, gli interventi del Presidente Lucania Turismo Doc, Franco Garofalo, e del Coordinatore Comitato “No Triv Ionio”, Felice Santarcangelo. Entrambi hanno espresso preoccupazione circa queste decisioni governative ma al contempo hanno evidenziato la necessità di dover dare un segnale forte al governo centrale con una partecipazione massiccia.

  Programma
Ore 9.30 – raduno in piazza Eraclea Policoro.
Ore 10.00 –Lunga marcia “Salviamo il mare”. partenza Corteo con sindaci e gonfaloni dei Comuni, Province e Regioni (c.so Siris/via Monte Bianco/via Bologna/via F. Tristano/Palaercole).
Ore 10.30 arrivo Palaercole;
- Saluti Sindaco Città di Policoro.
- Intervento – prof.ssa Maria Rita D’orsogna.
- Intervento – Coordinatore Movimento No Triv IONIO.
- Interventi Istituzionali (Regioni/Province/Comuni).
- Intervento referente delle associazioni agricole.
- Intervento referente delle associazioni turistiche.
Conclusioni – Stipula Protocollo d’Intesa delle istituzioni avente ad oggetto: “Azioni concordate al fine di scongiurare le trivellazioni petrolifere nel Mar Jonio”.
Alla manifestazione del 17 dicembre parteciperanno:

- tutti i sindaci dei Comuni della costa ionica, da Castrignano del Capo (LE) a Mirto Crosia (CS): Albidona, Amendolara, Cassano allo Ionio, Cerchiara Calabra, Corigliano C., Cropalati, Crosia, Francavilla Marittima, Montegiordano, Paludi, Plataci, Rocca Imperiale, Roseto Capo Spulico, Rossano, Trebisacce, Villapiana, Alliste, Castellaneta, Castrignano del Capo, Galatone, Gallipoli, Ginosa, Leporano, Lizzano, Maruggio, Massafra, Morciano di Leuca, Nardò, Palagiano, Patù, Porto Cesareo, Pulsano, Racale, Salve, Sannicola, Taranto, Taviano, Torricella, Ugento, Nova Siri, Rotondella, Scanzano, Pisticci, Bernalda; Sindaci Area Programma “Metapontino Collina Materana”.
- i Presidenti delle Province (Matera, Potenza, Cosenza, Crotone, Taranto, Lecce);
- i Presidenti delle Regioni interessate (Calabria, Basilicata, Puglia);
- Movimento NO TRIV IONIO – Fai Nazionale; Italia Nostra; Legambiente; WWF; Ola Ambientalista; Greenpeace; Coldiretti, Confagricoltura, CIA, Copagri, AMEA, Altragricoltura, Federparchi, Anci; Scuole superiori I.T.G.C. TURSI, ITAS Marconia, Liceo Classico Pisticci, Liceo Classico Nova Siri, Liceo Pedagogico e Scientifico Montalbano Jonico, sindacati, parrocchie.

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

E anche Maria Rita D'Orsogna sarà della partita... A dare maggior forza e visibilità ai pareri contrari all'apertura del Mar Ionio alle trivellazioni petrolifere off-shore (di cui al post che precede), lunedi 17 Dicembre p.v., organizzata dal movimento "No Trv Ionio", avrà luogo una manifestazione a Policoro con la partecipazione di tutti sindaci dei Comuni della costa ionica, dei presidenti delle sei provincie (Matera, Potenza, Cosenza, Crotone, Taranto, Lecce) e delle tre Regioni interessate ((Calabria, Basilicata, Puglia), e di varie organizzazioni ambientaliste tutte unite nello spirito di "No Triv" il Mar Jonio. In programma una lunga marcia tra le vie della cittadina dedicata a "Salviamo il mare”, e quindi un convegno in comune per la stipula di un protocollo d’Intesa avente ad oggetto le “Azioni concordate al fine di scongiurare le trivellazioni petrolifere nel Mar Jonio”. Tra gli interventi previsti anche quello di Maria Rita D'Orsogna giunta appositamente dagli USA...
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A Meetup Grilli Di Sciacca, Mario Di Giovanna, Maria Grazia Tarulli, Lidia Giannotti, Alessandro Marescotti, Franco Amendolara, Fabrizia Arduini, Eramo Piero, Tommaso Eddie Ruggieri e Giovanni Angeloni piace questo elemento.

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Confapi Matera contraria a trivellazioni nel Mar Jonio
da "Basilicata Net"
http://www.basilicatanet.it/basilicatanet/site/Basilicatanet/detail.jsp?sec=1005&otype=1012&id=603634


     07/12/2012 - Confapi Matera ribadisce la propria contrarietà alle trivellazioni marine che dovrebbero interessare, secondo quanto proposto dalla compagnia petrolifera “Shell” ai sindaci del Metapontino, le acque lucane della fascia jonica.
     Il petrolio, pur rappresentando una risorsa importante per l’economia nazionale, è considerata in questo momento una minaccia per i due comparti sui quali la Regione Basilicata ha deciso di puntare con una serie di investimenti di marketing territoriale, turismo e agricoltura.
     Con la presenza a poche centinaia di metri di trivelle per l’estrazione del petrolio i turisti escluderanno certamente la costa jonica dalle mete in cui trascorrere una vacanza estiva e gli investimenti degli imprenditori sulle strutture ricettive e balneari e sui porti turistici già presenti nel Metapontino sarebbero inevitabilmente compromessi.
     Il petrolio rappresenterà naturalmente anche un rischio per il settore agricolo, da sempre fiore all’occhiello e settore trainante dell’economia nella fascia jonica, un’area produttiva riconosciuta e apprezzata per i prodotti di qualità.
     Mentre il Governo nazionale decide di accentrare le competenze energetiche, la Regione Basilicata ha ribadito la necessità di tutelare il nostro territorio e questa posizione è condivisa da Confapi Matera proprio con l’obiettivo di evitare conseguenze devastanti non solo per le piccole e medie imprese che operano nella fascia del Metapontino, ma per tutta l’economia lucana.
    Confapi Matera ritiene che trivellare le acque del Mar Jonio sia inutile, pericoloso e dannoso allo stesso tempo per una serie di ragioni di carattere economico e ambientale.
     Il via libera alle compagnie petrolifere per l’estrazione di greggio nel Mar Jonio potrebbe trasformarsi in una pietra tombale per l’auspicato rilancio economico e sociale del nostro territorio, già penalizzato da una serie di decisioni calate dall’alto che hanno smantellato i presidi ai servizi dei cittadini.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Anche la Confapi Basilicata, vale a dire l'associazione delle piccole e medie imprese della regione lucana, ha espresso il suo no ai progetti della Shell di trivellare i fondali antistanti le coste del Mar Ionio, considerandoli una minaccia per i due comparti turismo e agricoltura, sui quali la Regione Basilicata ha deciso di puntare per lo sviluppo territoriale... Ma possibile che il governo vada avanti con i piani della sua SEN (Strategia Energetica Nazionale), senza tenere in alcun conto i tanti pareri contrari all'apertura del Mar Ionio alle attività petrolifere offshore, espressi da comunità locali, ma anche da comuni e provincie della costiera jonica ?

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Post di Giovanni Angeloni

Al governo purtroppo non frega niente dell' Italia e degli italiani. pensano solo al loro tornaconto...
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A Andrea Brianza, Giusi Orefice e Giovanni Angeloni piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB dell' 8/12/12

Ancora sul Congresso dei geologi lucani a Potenza.... Repetita juvant...
di Guido Picchetti (da una nota su FB)
http://www.facebook.com/...-congresso-dei-geologi-lucani-a-potenza-repetita-juvant/534356316576188

     8/12/12 - E' una nota intitolata "Trivelle e rivoluzioni - Mo' Basta". L'ho appena ricevuta via e-mail dall'amico Enzo Palazzo e sono ben lieto di riprenderla e pubblicarla qui su Fb, invitando tutti a leggerla.
     L'argomento non è nuovo. Ne abbiamo già parlato più volte nei giorni scorsi, prima e dopo lo svolgimento del congresso dei geologi lucani "pro domo sua" a Potenza.... A partire dai numerosi articoli pubblicati on line da "Ola Ambientalista", alcuni dei quali da me segnalati su Fb, per finire con l'articolo pubblicato due giorni fa da Maria Rita D'Orsogna sul suo blog, anch'esso da me postato qui su FB e quindi riportato tra gli "Echi di Stampa" che il 10/12 p.v. provvederò a diramare in lista a tutti gli interessati.
     Il titolo di quell'articolo di Maria Rita è "Congresso geologi, la malafede", un titolo che in quattro parole riesce a compendiare ottimamente premesse e finalità di quella riunione... Il testo poi fa il resto. Altrettanto breve e sintetico è il titolo della nota di Enzo Palazzo, "Trivelle e rivoluzioni - Mo' Basta...", ripreso dal titolo del video di Ola Channel segnalato in calce. E altrettanto bene spiega le motivazioni fasulle di quel "congresso" promosso dai geologi lucani, che, nella speranza di arrivare ad avere un posto di lavoro, motivazione in fondo più che legittima, si offrono a chi quel territorio sta inquinando e distruggendo, in cambio di false speranze e fallaci promesse, come loro, per la specifica preparazione professionale che li contraddistingue, dovrebbero ben sapere...
     Ma forse ben sanno... E chissà che non sia proprio da questa consapevolezza - che fa dubitare i più seri e coscienti di loro quando si trovano ad operare per le società del settore petrolifero - che derivi freudianamente la richiesta, avanzata dagli stessi geologi lucani a conclusione dei lavori del loro congresso, di avere una formazione specifica attraverso una scuola di riferimento nazionale per la geologia del petrolio. Una scuola che permetta loro di risolvere, chiarire e giustificare quei dubbi e quelle incertezze con cui sono costretti a confrontarsi nel corso dell'attività professionale...
     Sono dubbi e incertezze che ogni geologo serio e coscienzioso dovrebbe porsi allorchè presta la sua opera professionale nel settore delle trivellazioni petrolifere, soprattutto per i rischi connessi alle moderne tecnologie per le varie comunità dei territori interessati..., e che la nota di Enzo Palazzo illustra con chiarezza. Come ho già detto non è la prima volta che ne parliamo.... Ma "repetita juvant", come dice giustamente il detto latino...

"Trivelle e rivoluzioni - Mo' Basta..."
di Enzo Palazzo
"Attento lucano (e pugliese), ti stiamo portando il tumore mentre ti infinocchiamo con la ricchezza, il lavoro e l'energia strategica".
     Vi invito a vedere il video di Ola Channell (da cliccare in calce a queste poche righe) col quale Vito L'Erario e gli attivisti della Ola hanno vinto il prestigioso premio nazionale "TeleTopi", sezione denuncia, assegnato ogni anno ai migliori video delle web tivù.
     Riguarda la manifestazione che si è tenuta a Potenza contro il "teleguidato" convegno dei geologi lucani che si è espresso a favore delle perforazioni minerarie in Basilicata. La pratica delle estrazioni minerarie è ritenuta molto invasiva in tutto il mondo, dato che si usano sostanze chimiche molto tossiche per perforare, perché si realizzano in ogni coltivazione mineraria più pozzi di reiniezione lungo le faglie sismiche (generando possibile rischio sismico), per liberarsi di acqua di produzione che è piena di sostanze tossiche e idrocarburi, immettendola nel sottosuolo al fine di ottenere sia uno smaltimento gratuito di rifiuto pericoloso e sia di aumentare la pressione di estrazione del minerale (l'acqua è più pesante del petrolio e si deposita sul fondo del giacimento favorendone la fuoriuscita).
     La ricerca, la perforazione, l'estrazione, la raffinazione (quella che avviene a Viggiano, al centro oli lucano, e all'Eni a Taranto) sono anche pratiche cancerogene e per questo rischio, lo Stato della California, obbliga con la "Proposition 65", tutte le compagnie minerarie ad avvisare i californiani, ogni 3 mesi, con inserzioni sui quotidiani, del rischio cancerogenicità delle attività estrattive in terra americana. È come se ai cittadini di Pisticci e di Viggiano, mentre stanno realizzando un pozzo o estraendo petrolio nei pressi delle loro abitazioni e lungo le loro falde acquifere (perché questo accade in Basilicata), le compagnie minerarie che operano in Italia mettessero un cartello: "Attento lucano, ti stiamo portando il tumore mentre ti infinocchiamo con la ricchezza, il lavoro e l'energia strategica". Vorrei vedere se glielo permettessimo, se ad ognuno dei lucani fosse chiaro ciò che accade e in cambio di cosa questo accade. Ricordo, infatti, che tutto il petrolio che si estrae in Basilicata vale appena una ventina di giorni di benzina per gli italiani e tutto il gas lucano non copre in pieno inverno 4 giorni di riscaldamento delle famiglie italiane. Dunque, vale zero in rapporto ai rischi per estrarlo.
     Tutti i relatori presenti al convegno dei geologi avevano o avevano avuto una o più relazioni di lavoro con l'Eni o altre compagnie minerarie. Oppure erano dipendenti di società di consulenza di compagnie minerarie (Nomisma Energia). Non è stato invitato nessun relatore indipendente. Come moderatore del convegno è stato chiamato Paolo Scandone, il geologo che relazionò al generale Carlo Jean della Sogin e al governo Berlusconi, nel 2003, l'idoneità del sito di Terzo Cavone come deposito nazionale di scorie nucleari. Vi ricordo che secondo l'Aiea, l'Agenzia internazionale energia atomica, Terzo Cavone falliva tutte e 5 i requisiti per essere designato come deposito di scorie nucleari.
     Da una porta posteriore del Teatro Stabile di Potenza (vergogna, vergogna, gridavano i ragazzi che contestavano), dove si teneva il convegno dei geologi di parte Eni, sono entrati i parlamentari Filippo Bubbico e Salvatore Margiotta, non avendo avuto il coraggio di affrontare la piazza dove si contestava.
     Tra i relatori c'era anche il capo dipartimento ambiente della Regione Basilicata, Donato Viggiano  (vergogna, vergogna), il quale dovrebbe essere equidistante almeno nella forma, a tutela di tutti i cittadini lucani, anche di quelli contrari, rispetto alle attività minerarie. Sappiamo che non si diventa capo dipartimento ambiente in Basilicata, se non si è pro-petrolio, ma la presenza di Viggiano al convegno (Viggiano è anche opinionista di un sito web di petrolieri) è la dimostrazione dell'arroganza del potere amministrativo che sconfina con la delegittimazione dei ruoli istituzionali messi non a tutela dei cittadini, ma delle scelte di parte che compie la politica. Vergogna, vergogna.
     Vi saluto, Enzo Palazzo.

Trivelle e rivoluzioni [Mo' Basta]
un video da Ola Channel (12'35")
http://www.olachannel.it/trivelle-e-rivoluzioni-mo-basta/

     Due giorni in piazza Mario Pagano a Potenza per manifestare il proprio dissenso. Cittadini, studenti, associazioni, comitati e movimenti si sono dati appuntamento alla manifestazione “Mo’ Basta” organizzata dai No Triv, Ehpa, Indignati lucani, La Locomotiva della Val d’Agri, Ribelli Web, a cui numerose sigle si sono unite, tra cui la Ola (Organizzazione lucana ambientalista) e il Movimento NoScorie Trisaia. Sit-in che aveva l’obiettivo di contestare la due giorni di Potenza del 1° congresso dei geologi dal tema “Ricerca, sviluppo ed utilizzo delle fonti fossili: il ruolo del geologo”, un congresso senza contraddittori e marcatamente a favore del petrolio. Un congresso-convegno blindato, una piazza presidiata dalle forze dell’ordine, una piazza vissuta dai manifestanti che, insieme, hanno accolto il corteo degli studenti “in movimento”. Tantissimi i giovani ad urlare il proprio dissenso, ad intonare slogan contro le trivelle selvagge, a rivendicare un futuro diverso dallo strapotere economico delle corporazioni che oggi dettano l’agenda politica di una terra, sempre più sotto attacco dei petrolieri. Ola Channel era tra loro, a video-raccontare un’altro pezzo di storia.

                  
     

NB. - Tutte le foto a seguire sono tratte dal video di "Ola Channel"
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A Mariangela CI, Ilva Alvani, Alfonso Nigro, Pietro De Angelis, Tommaso Eddie Ruggieri, Flaminia Ferrazza, Giuseppe Trivigno, Giovanni Angeloni, Peppe D'Aietti, Enzo Palazzo e al sottoscritto piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 7/12/12

Il terremoto di oggi in Giappone
di Guido Picchetti (a margine di una immagine postata su Fb)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4576550446142&l=3b75afe585


     7/12/12 - La scossa simica di mag 7,3 in Giappone al largo di Fukushima è stata registrata alle 9:18 di stamane ora italiana; ed è stata la prima, ma al tempo stesso la più forte, di una serie di scosse che ancora si stanno verificando nella zona, tutte di notevole intensità.
     L'area interessata è in mare aperto nel Pacifico, a 120 miglia circa dalle coste del Giappone. Fino alle 17:18 di oggi pomeriggio, nella stessa zona sono state registrate altre 15 scosse tutte di intensità variabile tra mag 4,8 e 6,2, con una profondità degli ipocentri risultati dapprima stabili intorno ai 30 km di profondità, ma che nelle quattro scosse dell'ultima ora si sono progressivamente ridotti arrivando fino a 2 km di profondità.
     Da notare che nella giornata di ieri sulla costa del Giappone, in prossimità di Tokyo, due forti scosse sismiche erano state registrate, alle ore 11:17 la prima e alle 20:32 la seconda, con ipocentri valutati rispettivamente a 66 e 60 km di profondità.
     Nella mappa qui unita in giallo le due scosse di ieri e in prevalentemente colorate in rosso tutta la serie di scosse di oggi in mare aperto. Il colore diverso degli epicentri, secondo i codici dell'EMS, segnala appunto la profondità della varie scosse.
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Post di Maria Ghelia
E ci risiamo...
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A Maria Ghelia, Laura Picchetti e Ilva Alvani piace questo elemento.

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Dal Blog di Maria Rita D'Orsogna. Tre articoli in difesa dell'Adriatico e delle coste d'Abruzzo di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/182920125181355
 

     Dal Blog di Maria Rita D'Orsogna. Tre articoli in difesa dell'Adriatico e delle costa d'Abruzzo. Tutti pubblicati nella stesso giornata di ieri, a poco tempo l'uno dall'altro. E non è certo una cosa normale, anche per Maria Rita... Ma la ragione c'è e basta leggerne uno per capire l'urgenza e la valenza dei suoi tre interventi in difesa dell'Adriatico, e del territorio dei suoi cari, l'Abruzzo, più minacciati che mai da certe decisioni che il Governo in carica sta prendendo senza minimamente tenere in considerazione pareri negativi già chiaramente espressi da comunità e autorità locali.
     Il primo articolo che qui a seguire riporto, (l'ultimo dei tre da lei pubblicato), riguarda il giacimento off-shore di Ombrina Mare davanti alla costa abruzzese teatina, contro il cui progetto già a suo tempo si è espressa tutta la provincia di Chieti. Un progetto che prevede l'installazione a 9 km da riva, diconsi "NOVE" !!!, di una nave desolforatore con tanto di inceneritore di rifiuti tossici petroliferi costantemente in funzione...
     Il secondo articolo interessa, sempre in Abruzzo, le concessioni petrolifere Villa Mazzarosa e Villa Carbone in provincia di Teramo, nelle quali la commissione regionale di Valutazione d'Impatto Ambientale ha dato il via libera alla trivellazioni, nonostante siano la prima all'interno della riserva naturale protetta del Borsacchio, e la seconda in prossimità della stessa. Un via alle trivelle che per ora è limitato alle sole finalità di ricerca di gas e petrolio... Ma poi? Una volta trovate le risorse, (l'una o l'altra, o entrambe...), le cose forse cambieranno ?
     L'ultimo dei tre articoli, che è poi il primo pubblicato da Maria Rita sul suo Blog riferisce invece del convegno dei geologi lucani svoltosi di recente a Potenza. Un convegno che avrebbe dovuto anzitutto informare la cittadinanza lucana con trasparenza scientifica sui danni e sulle cause dell'inquinamento che affligge il 40% del territorio della Basilicata, una regione che è al tempo stesso la maggiore produttrice di petrolio dell'Italia e la più povera del Paese; e quindi indicare come rimediare ai danni che quest'inquinamento produce all'ambiente e alla salute dei cittadini, e che ancor più produrrà in futuro, se non si cambia per tempo strategia e indirizzo istituzionale e politico a tutti i livelli. E che invece cosa ha prodotto ? Testuale quanto segue. Premesso che i geologi in Basilicata con le società petrolifere non "hanno dei contratti diretti", ma danno un "servizio" alle ditte petrolifere perchè i geologi "pur debbono lavorare in qualche modo", occorre che si faccia formazione e che la Fondazione Mattei diventi una scuola di riferimento nazionale per la "geologia del petrolio". Sic !!! Per fare così dell'Italia la nazione più povera d'Europa, come la regione Basilicata è la più povera d'Italia ?
     Qui il primo dei tre articoli di Maria Rita ...

A Elda Fiorillo, del Ministero dello Sviluppo Economico, su Ombrina. Vediamo che ha da dire di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/12/a-elsa-fiorillo-del-ministero-dello.html


     THURSDAY, DECEMBER 6, 2012, 11:23 PM.- Questa è la responsabile di Ombrina Mare. Il suo indirizzo email è elda.fiorillo@sviluppoeconomico.gov.it.Bombardiamola. Questo è quello che ho scritto io.

Gentile Dr. Fiorillo,
le avevo chiesto diverso tempo fa di potermi notificare quando e ci sarebbero state novità su Ombrina Mare. Lei non mi ha mai scritto, e adesso mi giunge voce che il termine ultimo per mandare osservazioni è il 9 Dicembre. Sul sito ministeriale non compare niente di questa data, e vorrei avere da lei conferma o smentita.
Come già detto, la concessione è stata già bocciata per motivi che non hanno niente a che vedere con il decreto Prestigiacomo e che hanno a che fare invece con la presenza di riserve naturali, di una area di ripopolamento ittico e con l'alta pericolisita' del progetto. Tutta la provincia di Chieti si è espressa contro Ombrina Mare, che include la costruzione di campo di petrolio e di una nave desolforatore - con incenerimento costante di rifiuti tossici petroliferi - a 9km da riva.
Non le hanno costruite neanche nel golfo del Messico le navi FPSO per troppo che sono pericolose e l'idea di installarne a 9km dal costituendo parco nazionale della costa teatina è folle, semplicemente folle e che solo gente senza scupoli può anche solo immaginare di approvare. La prego di volere confermare o smentire la scadenza del 9 dicembre, è un nostro diritto democratico quello di essere informati e di poter dire la nostra.
Questo paese non appartiene a Corrado Passera. Questo paese appartiene agli Italiani. Grazie, MRD.

      Qui a seguire il secondo articolo pubblicato ieri da Maria Rita D'Orsogna sul suo Blog...

Approvate le istanze petrolifere Villa Mazzarosa e Villa Carbone
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/12/approvate-le-istanze-petrolifere-villa.html

     THURSDAY, DECEMBER 6, 2012, 11:00 PM. - E così, nonostante mi sia spaccata in quattro durante le vacanze di Natale l'anno scorso, la Commissione VIA d'Abruzzo di Chiodi, Sorgi e Scoccia in Abruzzo ha approvato le trivelle presso Villa Mazzarosa e Villa Carbone. Entrambe le concessioni sono nel teramano, la concessione Mazzarosa è all'interno della riserva del Borsacchio e sono per gas e petrolio - lo dicono gli stessi della MOG nella loro relazione VIA.
     Per la precisione la VIA della MOG è passata con prescrizioni e quindi, la MOG potrà procedere con le ispezioni sismiche e poi, in caso vogliano fare i propri e veri buchi, dovranno presentare delle "integrazioni" all'attuale progetto. A quanto pare, la MOG ha anche presentato delle controdeduzioni alle nostre osservazioni di cui però non si conosce il contenuto.
     Questo vuol dire diverse cose, ai miei occhi almeno:
          1. La legge regionale di Gianni Chiodi è un grande bluff e non serve a niente.
          2. I politici d'Abruzzo fanno piangere.
          3. Ma la cosa che mi fa piu rabbia è l'apatia della gente comune.
     Io vivo in un altro continente. Come può essere che gli Abruzzesi dormano? Cosa hanno fatto i residenti, i giornalisti, gli accademici, gli studenti, di Teramo, Roseto, Pineto, Alba Adriatica e così via? Perchè questa cosa me la sono presa più a cuore io di tutti loro messi assieme? Si, a parole siamo tutti contrari, ma poi nella pratica dei fatti, non c'è nessuno veramente che vuole dedicarsi a queste cose, con intelligenza, e spirito di gruppo. Ci sono persone che si svegliano, fanno un gran fuoco per tre mesi e poi scompaiono. Invece no, ci vuole perseveranza, ci vuole umiltà, ci vuole il sapere far sentire tutti partecipi, il sapere dove sono i propri limiti e accettare di chiedere a chi ne sa più di te. Significa ingoiare rospi qualche volta e ricordare che siamo qui con uno scopo ben preciso e che tutto passa in secondo piano rispetto all'importanza di salvare il territorio.
     Sono battaglie per la vita. E invece pare che a chi ci vive vicino, il Borsacchio e quelle colline coltivate siano niente e che non sia affare loro. E va bene. E Ombrina? Io mi sono spaccata in quattro anche li. I giochi sono stati riaperti, c'è tempo fino al 9 dicembre di presentare le proprie osservazioni. Io non ne sapevo niente fino a 10 minuti fa. Nessuno me l'ha detto. E' tardi per fare qualsiasi cosa, and so be it. Anche la mia resistenza ha un limite. I gave all that I had. Ma non succederà niente, perchè nessuno ne ha voglia - e perchè nessuno si rende conto veramente che significa una nave FPSO a 9km da riva, che non hanno neanche nel golfo del Messico.
     Se penso che siamo dovuti arrivare al punto di non ritorno a Taranto affinchè la gente si scandalizzasse, e allora capisco tutto il modo di fare di questa nazione, irrazionale ed emotiva, e che non sa agire per tempo. Tiriamo egoisticamente a campare, invochiamo la provvidenza, e non ci pensiamo. La parola prevenzione non esiste. Ora sta ai comuni di San Vito, Fossacesia,Torino Di Sangro, Lanciano e Ortona fare la loro parte. Sta a Enrico di Giuseppantonio, sta a Gianni Chiodi darsi da fare. Sta al popolo darsi da fare. Ma se questi signori politici pensano che sia sufficiente mandare una letterina, in modo da ripulirsi la coscienza davanti agli elettori, ammesso che agli elettori importi qualcosa, non basta quello.
     Occorre far partecipare la gente, occorre lo scandalo, occorre che di queste cose si parli giorno e notte, occorre che la gente pretenda che il loro mare e i loro parchi siano rispettati. Occorre la democrazia in una parola. E per fare tutto questo ci deve essere una enorme ed intelligente forza di volontà dietro che non è da tutti e che è stancante. E' questo che ha insegnato il Centro Oli ed è questo quello che manca. E' brutto dirlo, ma gli italiani meritano tutto quello che hanno e finchè non ci si rende conto che la democrazia significa agire e non dormire crogiolandosi nel proprio orticello, non faremo molti progressi in questa nazione.

     E qui il terzo articolo di Maria Rita D'Orsogna, in realtà il primo pubblicato ieri in ordine temporale, sul Convegno di Potenza organizzato dai Geologi della Basilicata, tutto da leggere...

Congresso geologi, la malafede
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/12/congresso-geologi-la-malafede.html
"Questo convegno lo sappiamo a che serve, è al servizio di chi lo vuole il petrolio". Voce di popolo, voce di verità.
     THURSDAY, DECEMBER 6, 2012, 8:04 AM. - E cosi, eccole le immagini del congresso dei geologi di Basilicata.

Petrolio: un medico e una telecamera al Congresso dei Geologi [Matera5Stelle]

http://youtu.be/-PuorrR_w_g

     Si apre con il sindaco di Potenza, Vito Santarserio "ambientalista", che per troppo che è ambientalista, se la prende con i cittadini e poi va a sedersi dentro alla "conferenza scientifica" con quegli altri "ambientalisti" signori del petrolio. Tutti "ambientalisti" a questo convegno! E poi lo stesso sindaco, dentro il palazzo, scambia battute con il dottor Gianpaolo Farina, il protagonista del video. Affianco, e con il riporto, Salvatore Lambiase, il dirigente regionale della commissione VIA di Basilicata. Santarsiero parla di appuntamenti privati, di tranquillizzare il clima, di "aggressioni" e cerca di diffondere tutto, come se niente fosse - una specie di "è cosa 'e niente" alla De Filippo. Un altro giocoliere del tuttapposto.
     Dice che non è vero che le piattaforme nello Ionio arriveranno fra 60 giorni. Si è vero, forse c'è un po' di confusione, probabilmente ci si riferisce al fatto che 60 giorni sono i termini per mandare le osservazioni di contrarietà. Ed è vero che tutto l'iter necessita di un anno, o due. Ma il punto non è questo: il punto è che manca totalmente il sale della democrazia qui: la trasparenza, l'informazione, il comunicare al cittadino, lo spiegargli le cose. Quello che Santarsiero non capisce è che lui è pagato per fare i nostri interessi, e invece che andare ad un congresso blindato fatto dai petrolieri, per i petrolieri e con i petrolieri, avrebbe dovuto lui organizzare un convegno aperto alla sua gente per spiegare iter procedurali per queste concessioni della Shell nello Ionio, e cosa fare per trasformare tutta questa rabbia popolare in azioni costruttive CONTRO le trivelle.
     Perchè il tale dirigente della Commissione VIA, Lambiase, non ha ricordato che entro 60 giorni si possono mandare testi di contrarietà a Roma? E qual'è la posizione di Santarsiero a proposito? Scommetto con un sacco di gente da Potenza va al mare a Policoro e sulla costa ionica. Lui si opporrà? Manderà il suo bel testo di contrarietà a Roma? Per ora è andato al convegno dei geologi. Notare che Lambiase è uno dei rinviati a giudizio sull'inceneritore la Fenice, dove anche lì ci sono falde acquifere inquinate da metalli pesanti.
     Parte 2: Compare Raffaele Nardone, Presidente dell'Ordine dei geologi di Basilicata che ricorda che è una conferenza di geologi, e che mica a quelle dei medici lui ci va? Beh, la differenza è che questi geologi se la dicono e se la cantano su un tema - l'ambiente - che ci riguarda tutti, e che è un diritto di tutti i residenti sapere cosa si sta facendo sotto i loro piedi e nel loro mare. Anche se si tratta di "geologi ambientalisti". E poi ricorda che si paga 100 euro per stare lì dentro e che se si vive male in Basilicata non è per colpa delle trivelle, ma è perchè cosi è. Anche lui - dice - "non tiene soldi".
     E poi, ciliegina sulla torta, nega che ci siano mai stati danni - e che non ci sono esempi. Tutto confermato da Nunzio Oriolo, geologo che addirittura vive "sopra il pozzo" e che "scoppia di salute". Nessun danno. Falde e perforazioni non si mescolano secondo lui. Non ci sono drammi. Ci sono "sorgenti naturali di petrolio". E' tuttapposto. E ovviamente un medico non può capire e "occorre fidarsi!". E quando gli ricordano che nell'acqua del Pertusillo ci sono veleni, dice "andate dalla procura della Repubblica, io sono un geologo e non posso saperlo". Ma caro Nardone, qui non ci vogliono medici, e non ci vogliono geologi. Ci vuole solo il buon senso. Arrivano le trivelle, dopo un po' ci sono carpe morte e livelli di bario e petrolio nel lago e nell'acquedotto. E 2+2 = 4.
     Infine compare Raffaele Vita, quello dell'Arpab che dice di fare 36.000 controlli all'anno. Addirittura! Cento al giorno, comprese le domeniche e i sabati. Ma. .. E come mai se uno va al centro monitoraggio a Villa D'Agri non hanno un dato che sia uno? E come mai dai siti web i dati ci sono un giorno sì e due no? E come mai questi dati non sono diffusi? E guarda caso, il dato dell'inquinamento nel Pertusillo non lo conosce. Quello lì gli era sfuggito ai suoi 36.000 controlli!
     Il medico persiste, che occorre parlarne, risolvere, capire. Ed ecco qui la voce della verità: "Qui sono circolate delle cose che non andavano circolate". E sì, occorre fidarsi, i geologi sono gli amici dell'ambiente. Loro in Basilicata, non "hanno contratto diretto", ma danno un "servizio" alle ditte petrolifere perche "noi dobbiamo lavorare in qualche modo", e quindi occorre fare formazione e fare della Fondazione Mattei una scuola di riferimento nazionale per la geologia del petrolio.
     Boh. Ma il medico Farina continua ad insistere con il numeri. E con il bario. Secondo le leggi, nell'acqua potabile il limite massimo di bario è' 0 (zero). Nell'acquedotto che è collegato al Pertusillo siamo a 49 microgrammi/litro di bario. Quella è l'acqua che ci beviamo noi. Tutto composto, il "geologo ambientalista" risponde che non si può stabilire causa rapporto-effetto, che occorre "speciazione" e che chissà magari c'è qualcuno che sciacqua kerosene nel Pertusillo!
     Ovviamente, oltre l'idea che qualcuno è andato a sversare kerosene nel lago, non ce ne sono altre. Ma,c'è l'idea più logica, perchè non viene considerata? E cioè che lì vicino ci sono pozzi di petrolio che usano bario? Perchè ostinarsi a dire che 2+2 = 7? Occorre continuare a rompere le scatole. Quanti geologi del petrolio ci sono in Italia? 500? 1000? 5000? Bene, sono pochi. Siamo di più noi, e se tutti noi continuiamo a fare la nostra parte, convegno per convegno, concessione per concessione, alla fine si vince, e lo sanno pure loro. E' per questo che era tutto blindato. Notare la sala splendente, con gli stucchi, gli affreschi e l'acqua imbottigliata per tutti i relatori. Non gli danno mica l'acqua del Pertusillo con dentro gli idrocarburi, i metalli pesanti e il bario. Quella la lasciamo alle carpe e ai cittadini.

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A Giovanni Angeloni piace questo elemento
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Dalla mia Bacheca su FB del 6/12/12

L’assessore Zichichi risponde alle polemiche sul nucleare: “Parlavo da scienziato, non da assessore” di Antonella Trifirò
http://www.strettoweb.com/...polemiche-sul-nucleare-parlavo-da-scienziato-non-da-assessore/56369/


     5 dicembre 2012. - Dopo le polemiche innescate ieri, quando ha affermato “sarebbe splendido se la Sicilia fosse piena di centrali nucleari“, l’assessore ai Beni culturali della Regione siciliana, Antonino Zichichi controbatte. “In Italia è bene che non si facciano centrali. Non è un caso che ieri abbia detto che sarei felice se la Sicilia fosse piena di centrali nucleari, sicure e controllate, con costruzione in mano a veri scienziati. Questo, purtroppo, nell’utilizzo del nucleare, fino ad ora, non si è mai verificato. Si noti che nel comitato governativo nucleare per le centrali in Italia il mio nome non c’era“.
     “Parlavo da scienziato
– aggiunge ancora lo scienziato, che è anche assessore ai Beni culturali della Sicilia - la mia terra, che da sempre porto nel cuore. Se mi si chiede cosa penso dell’energia nucleare, rispondo da scienziato, non da assessore. Da assessore per me conta solo ciò che decide il governo che ha nel suo presidente l’unica voce ufficiale“.
     Prosegue Zichichi: “Sogno una Sicilia patria della scienza e della cultura. E’ per questo che sto lavorando a progetti che non hanno nulla a che fare con una Sicilia piena di centrali nucleari“. “Considero l’energia nucleare di pace una grande conquista della scienza per l’umanità. A una condizione: che non sia messa in mano a irresponsabili, come insegnano gli incidenti di Chernobyl e Fukushima. Non sta certo a me decidere se la Sicilia debba o no ospitare centrali nucleari. Su questo tema si sono espressi molto chiaramente i cittadini italiani in un recente referendum, respingendo la scelta del nucleare come fonte di energia. Questa scelta – conclude Zichichi – non è mai stata da me contestata”.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Non mi sembra proprio la risposta di una persona da rottamare... E posso aggiungere in proposito che il mio primo commento non differisce di molto dal pensiero del prof. Zichichi, qui chiaramente espresso. Qualcuno certamente penserà che è perchè anche il sottoscritto è ben in età da rottamare... Ma mi dispiace smentire quel qualcuno: ciò che penso oggi del nucleare e ciò che pensavo anche decenni or sono. Non si ferma il progresso, ma lo si governa e lo si amministra con correttezza, serietà, competenza, e ... trasparenza. Ma, soprattutto, senza quel male che tutto falsa che è la corruzione... Con questa in campo andremo tutti comunque a fondo. Con il nucleare certo, ma anche, se rifiutandolo, ci accontenteremo dei mulini a vento...
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Post di Filippo Foti

Picchetti da rottamare? Questa è buona, hihihihihihihihihihihihi, è Lui che ci rottama a tutti...
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Post di Guido Picchetti
Grazie, Filippo, della fiducia, ma prima o "poi" arriva il tempo per ciascuno di noi... Importante è esserne coscienti... ed avere dei "veri amici" che te lo dicano, e non naturalmente dei "nemici", che o ne gioiscono senza dirtelo, o se lo dicono è solo per non averti in gioco...
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A Ilva Alvani, Ivana Artioli, Roberto Frigerio, Andrea Brianza e Maria Ghelia piace questo elemento.

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La Commissione europea adotta una strategia marittima per l'Adriatico e lo Ionio
di Filippo Foti
http://profumodimare.forumfree.it/?t=64179545#lastpost


     La Commissione europea ha adottato una strategia marittima per i mari Adriatico e Ionio che permetteranno di rafforzare una crescita intelligente, sostenibile ed inclusiva nella regione. La strategia parte da quattro importanti pilastri: un'economia blue economy più forte nel settore marino e marittimo, ovvero un ambiente marino sano, uno spazio marittimo più sicuro con le attività di pesca più responsabili. Essa si basa sull'iniziativa di crescita Blu della Commissione e sulla "Dichiarazione di Limassol su un'agenda marina e marittima per la crescita e l'occupazione", recentemente adottato dai ministri dell'UE. La visione alla base dell'iniziativa è far diventare il mare uno spazio centrale di innovazione, creando opportunità economiche e di prosperità per tutti i paesi che lo circondano.
     Il Commissario per gli Affari Marittimi e la Pesca Maria Damanaki ha recentemente dichiarato: "Data la prospettiva europea dei paesi dei Balcani occidentali, il movimento di persone, beni e servizi, attraverso l'Adriatico e lo Ionio è destinato ad aumentare e preservare gli habitat marini e garantire lo sviluppo sostenibile della regione. Ciò sarà impegnativo, ma è una sfida che dobbiamo preparare e non vedo l'ora di verificare il contributo di tutte le parti interessate su questo tema e sviluppare insieme un piano dettagliato per le azioni future ".
     Pur riconoscendo il lavoro già svolto da varie organizzazioni di questa regione, la nuova strategia sottolinea la necessità di rafforzare la cooperazione, avvalendosi delle risorse esistenti, le strutture e le normative per favorire partenariati transfrontalieri e mobilitare gli attori locali, regionali e nazionali verso obiettivi comuni. La prima iniziativa di questo genere nel bacino del Mediterraneo, contribuirà a sviluppare l'economia dei paesi attraverso il coordinamento dei finanziamenti e dei meccanismi di attuazione.
     Alcune iniziative prioritarie sono state identificate, come ad esempio:

- Stimolare la creazione di gruppi marittimi e reti di ricerca, nonché la formulazione di una strategia di ricerca per stimolare l'innovazione;
- Aumentare le competenze e la mobilità della forza lavoro, con una maggiore trasparenza dei profili professionali;
- Ottimizzazione i collegamenti di trasporto con lo sviluppo di un sistema integrato, basato sulla domanda, basso tenore di carbonio e rete di trasporto marittimo in tutta la regione, con particolare attenzione per ottimizzare i collegamenti;
- Sostenere lo sviluppo sostenibile del turismo costiero e marittimo, con particolare attenzione all'innovazione e strategie comuni di marketing e dei prodotti;
- La creazione di nuovi posti di lavoro e opportunità di business nel settore dell'acquacoltura attraverso la ricerca e l'innovazione;
- Riduzione rifiuti marini e di migliorare la gestione dei rifiuti nelle zone costiere;
- Modernizzare le attività di pesca attraverso una migliore compliance, - ovvero ridurre il rischio connesso alla possibilità di giungere a danni di immagine o perdite finanziarie - la conservazione, il trasferimento di informazioni e la cooperazione in materia di applicazione e controllo.

     La strategia sarà attuata nel 2013 attraverso un piano d'azione che sarà concordato tra le parti interessate della regione. La Commissione invita pertanto tutte le parti a livello nazionale, regionale e locale, di proporre azioni concrete. Ciò fa seguito ad una serie di workshop che hanno coinvolto molti partecipanti che sono stati ospitati da Grecia, Italia e Slovenia nel corso 2012. La nuova strategia è parte della politica globale marittima integrata della Unione Europea, che già include strategie marittime per il Baltico e l'Atlantico. Potrebbe essere il primo elemento di una più ampia strategia macroregionale che i paesi dell'Adriatico e dello Ionio sono disposti a sviluppare.
     La Croazia e la Commissione stanno creando congiuntamente una strategia che presenteranno domani 6 dicembre nel corso di una conferenza a Zagabria (vedi url http://ec.europa.eu/information_society/newsroom/cf/mare/itemdetail.cfm?item_id=9036). Il convegno sarà tenuto dal commissario Maria Damanaki e dal ministro croato degli Affari marittimi, Infrastrutture e dei Trasporti Siniša Hajdaš Doncic. Parteciperanno anche, la società civile, imprese ed autorità pubbliche provenienti da otto paesi dell'Adriatico e dello Ionio, ovvero la Croazia, Grecia, Italia, Slovenia, Albania, Bosnia-Erzegovina, Montenegro e Serbia. L'obiettivo della conferenza è quello di discutere iniziative comuni per massimizzare il potenziale dell'economia blu e per sostenere un ambiente marino più sano, uno spazio marittimo più sicuro ed attività di pesca responsabile. La discussione si baserà sulle proposte presentate nel corso dei tre seminari delle parti interessate che hanno avuto luogo ad Atene (16 febbraio), Trieste (12-13 giugno) e Portoroz (17 settembre), analizzando come e da chi queste proposte possono essere implementate.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Vuoi vedere che questa "Dichiarazione di Limassol" citata nel post, poi adottata dai ministri dell'UE, è stata frutto di una iniziativa culturale coofinanziata da qualche fondazione o associazione particolare, sul tipo di quella "Total Fondation" che ha sostenuto finanziariamente il recente Forum 2012 sulle Aree Marine Protette del Mediterraneo, svoltosi la settimana scorsa ad Antalya ? Perchè dico questo ? Non è difficile capirlo... Basta leggere i documenti finali di quel Forum, organizzato dalla MedPan Forum e la conclusiva "Dichiarazione di Antalya". In essi, a proposito delle AMP del Mediterraneo e di quante ancora occorra realizzarne al fine di creare una rete funzionale che consenta una protezione concreta ed efficace della biodiversità dell'intero "Mare Nostrum", di tutto si parla fuorchè dei pericoli legati alle innumerevoli concessioni di ricerca e sfruttamento delle risorse energetiche fossili celate nei fondali marini, previste e favorite da tante nazioni costiere del Mediterraneo. E la stessa cosa sembra ora avvenire con la "Dichiarazione di Lamassol" per quanto riguarda l'Adriatico e lo Ionio... Una dichiarazione, questa, in cui, stando alle parole del Commissario per gli Affari Marittimi e la Pesca dell'Unione Europea Maria Damanaki che se ne fa portavoce, sembra che concessioni e trivellazioni offshore nel Mediterraneo (con annessi e connessi) siano proprio cose di un altro mondo...

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A Ilva Alvani e Giovanni Angeloni piace questo elemento.
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Ilva, una mamma contro Napolitano: “I nostri figli in pasto al mostro”
da "Il Fatto Quotidiano"
http://www.ilfattoquotidiano.it/...-a-napolitano-stato-ha-dato-nostri-figli-in-pasto-al-mostro/435718/


Lettera aperta al presidente della Repubblica dopo la firma del decreto legge sull'acciaieria: "Venga qui, venga a visitare i nostri bambini devastati dal cancro. Dica alle loro mamme che la malattia e la morte del figlio è necessaria altrimenti cala il Pil"
     4 dicembre 2012. - “Avevo davvero riposto in lei la mia fiducia, credevo che fosse una persona per bene, che difendesse la nostra Costituzione. Credevo che quei valori, di cui tanto parla, fossero davvero radicati in lei e fossero il punto di riferimento per ogni sua azione, per ogni sua decisione. Credevo che avrebbe scelto la vita e non la morte. E invece ha firmato la nostra condanna”. Inizia così la lettera che una mamma di Taranto, Tonia Marsella, ha inviato al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dopo la firma del decreto legge sull’Ilva, lettera che è stata diffusa dal comitato ambientalista “Donne per Taranto”.
     “La condanna di una città sacrificata da anni in nome del profitto più squallido e criminale, abbandonata nelle mani di una famiglia di imprenditori senza scrupoli, plurindagati e pluricondannati e tutt’oggi agli arresti domiciliari o addirittura latitanti – scrive Marsella – Come credere ancora nello Stato italiano? Come credere nella politica e in chi dovrebbe difendere e promuovere il bene comune…e invece ci ha rubato anche il diritto alla vita? A Taranto c’è un’ordinanza del sindaco che vieta il pascolo entro un raggio di non meno di 20 km attorno all’area industriale…ma in quei 20 km noi ci viviamo. Vivono i nostri bambini. Le pecore e le capre sono state uccise…ora lo Stato uccide anche noi…per decreto. Ho bisogno di sapere da lei, signor presidente, cosa hanno di diverso i bambini di Genova rispetto ai nostri. Perché lì l’area a caldo è stata chiusa in quanto incompatibile con la città, e la produzione spostata a Taranto? Chi ha compiuto il “miracolo” rendendola “compatibile”? Venga qui, venga a visitare i nostri bambini devastati dal cancro (e non solo), li guardi negli occhi e sostenga il loro sguardo, se ci riesce, gli spieghi perché lo Stato ha preferito darli in pasto al Mostro, quel mostro che ha distrutto il nostro mare, violentato la nostra terra, insozzato il nostro cielo. Dica alle loro mamme – si conclude la lettera – che la malattia e la morte del figlio è necessaria altrimenti cala il Pil“.
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Commento su Fb di Lidia Giannotti a margine del post condiviso

Una famiglia di imprenditori senza scrupoli, plurindagati e pluricondannati, e luogotenenti di ogni tipo ma della stessa qualità. Ognuno scelga da che parte stare e che non venga nessuno, un giorno, a raccontare che non aveva capito ...
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Post di Maurizio Bolognetti

VERGOGNA!!!
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Post di Emanuele Scafato
Chi è il mostro ...
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A Alessio Cona, Emanuele Scafato, Maurizio Bolognetti, Francesca Naccarati, Giorgio Jercog, Lodovica Desideri, Francesco Ricciardi e al sottoscritto questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 5/12/12

La sortita dell'assessore Zichichi: "Vorrei una Sicilia piena di centrali nucleari"
da "La Repubblica-Palermo"
http://palermo.repubblica.it/...zichichi_vorrei_una_sicilia_piena_di_centrali_nucleari-48075530/?ref=HREC1-10


Secondo lo scienziato, nominato da Crocetta responsabile dei Beni culturali, Fukushima e Cernobyl "si spiegano col fatto che la tecnologia è stata messa in mano a irresponsabili". E ancora: "Farò il giro di tutti i tesori siciliani, l'ultima volta li ho visti vent'anni fa". Diluvio di reazioni critiche, il governatore lo smentisce.
      04 DICEMBRE 2012. Se non è una bomba atomica sganciata sul neonato governo siciliano, che domani per la prima volta si presenterà davanti ai 90 deputati dell'Assemblea regionale per la seduta inaugurale della XVI legislatura, poco ci manca. A innescarla ci ha pensato Antonino Zichichi, lo scienziato 'prestato' alla politica, cooptato da Rosario Crocetta nel governo della Regione, affidandogli la delega ai Beni culturali: "Sarei felice se la Sicilia fosse piena di centrali nucleari", dice il professore a la 'Zanzara' su Radio24. Apriti cielo.

     AUDIO / Zichichi alla "Zanzara": Felice se la Sicilia fosse nucleare...

     Contro il fisico è arrivata immediata una pioggia di critiche da politici e ambientalisti. Il più severo è proprio Crocetta, 'padre' del governo degli intellettuali che vuol rivoluzionare la Sicilia: "Io sono sempre stato contrario alle centrali nucleari, rispetto le opinioni del professore Zichichi, ma tale parere non rappresenta il punto di vista del governo della Regione siciliana da me presieduto".
     Da sempre favorevole al nucleare, Zichichi ha argomentato la sua posizione, usando una metafora. "Immaginate di avere una macchinetta dove metti un euro ed esce un panino, e una macchinetta identica dove metti sempre un euro ed escono un milione di panini. Voi che scegliereste? Un milione, è chiaro".
    "Ecco", spiega l'assessore-professore, "questo è il vantaggio dell'energia nucleare per il genere umano". E il rischio incidenti? "Fukushima, e prima ancora Chernobyl si spiegano col fatto che la tecnologia nucleare è stata messa in mano a irresponsabili, tutto qui". Posizioni che non fanno presa sul governatore. Anzi. "Con il referendum che si è svolto a giugno del 2011 gli italiani hanno detto no all'energia nucleare, e in quell'occasione i siciliani si sono espressi con oltre due milioni di voti contro", frena Crocetta.
     Ma la polemica è ormai partita. "Ci auguriamo che a parlare oggi di nucleare non fosse l'assessore Zichichi, ma Maurizio Crozza in una delle sue straordinarie imitazioni sui moschettieri dell'atomo", ironizza il presidente dei Verdi Angelo Bonelli. "La Sicilia è una terra straordinaria - aggiunge - che può sfruttare tutta la forza del sole e che può sviluppare in modo forte e innovativo le energie rinnovabili".
    Ironico anche Fabio Granata, vice presidente di Fli: "Non ho capito se la dichiarazione di Zichichi sulle centrali nucleari sia autentica o se siamo su 'Scherzi a parte', se iniziamo a declinare così le politiche culturali dopo anni di battaglie contro le trivellazioni e gli oltraggi dell'eolico al paesaggio, stiamo freschi".
     Per il presidente di Legambiente Sicilia, Mimmo Fontana, "posizioni come quella di Zichichi rappresentano ormai il passato: la storia dell'umanità va in un'altra direzione e ci auguriamo, per il bene della Sicilia, che il governo Crocetta possa rappresentare anche un momento di emancipazione culturale della nostra regione". Mentre Fabrizio Ferrandelli, giovane deputato regionale del Pd, avverte il professore: "Sappia che sul nucleare dovrà passare sul mio corpo e credo su quello di tanti altri".
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Sullo stesso tema vedi anche:

- "Zichichi neo assessore regionale alla cultura vuole centrali nucleari in Sicilia" di Marina Perotta su "EcoBlog It"
http://www.ecoblog.it/post/44611/zichichi-neo-assessore-regionale-alla-cultura-vuole-centrali-nucleari-in-sicilia

- "Zichichi: «Sogno una Sicilia piena di centrali nucleari». E sullo stipendio previsto per il suo incarico dichiara: «Non m'interessa, lo lascio in cassa»" sul "Corriere del Mezzogiorno"
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/palermo/notizie/politica/2012/4-dicembre-2012/zichichi-sogno-sicilia-piena-centrali-nucleari-2113013346282.shtml

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

E così, con il il nuovo assessore alla cultura Antonino Zichicchi della giunta dell'ARS presieduta da Rosario Crocetta si riapre almeno in Sicilia il dibattito "nucleare si, nucleare no"... Che il nucleare (incidenti e smaltimento rifiuti a parte), sia un'energia più pulita questo è sicuro... E forse è proprio vero che tutto sta a metterla in mano a chi la sappia bene gestire, come dice il Professore... Ma se nel nostro Paese siamo stati capaci di fare danni, sconci e schifezze a non finire con tutte le precedenti risorse, a partire dallo zolfo, passando per il carbone, e per finire con il gas ed il petrolio (vedi Augusta, Taranto, Bagnoli, e le tante altre aree industriali inquinate e inquinanti sparse qui e là sui territori del nostro Sud), immaginate cosa saremo capaci di fare mettendoci a scherzare con l'atomo ??? Il problema è tutto lì... Meglio ancora i mulini a vento e ad acqua per la nostra civiltà meridionale... Almeno fino a che non cresceremo di mentalità e diventeremo più maturi, alias più "corretti" e meno "corrotti"... Correremo certamente meno rischi... O no ?

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Post di Stefano Gentiloni Silverj
Inoppugnabile il giudizio di Guido!
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Post di Angelo Proietti Vannoli
Questo professore, caro Guido, lo conosco bene!!
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Post di Maurizio Spennato
Ecco un valido esempio di teoria della relatività: sono tutt'altro che renziano ma ci troviamo senz'altro di fronte a un personaggio da rottamare... d'altronde credo che il simpaticissimo Zichichi abbia maturato i contributi per una più che dignitosa pensione...
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Post di Guido Picchetti
Se metti la questione sull'età, caro Maurizio, posso dirti che anche il sottoscritto è ben da rottamare... e aggiungo che non ho problemi a farmi rottamare... ben felice di poterlo fare anche da solo... :-) :-)
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Post di Maurizio Spennato
Nient'affatto, Guido, forse mi sono spiegato male - proprio per questo sottolineavo di non essere per nulla "renziano" e che "tutto è relativo" - volevo invece dire proprio che stimo moltissimo il valore dell'esperienza, (un esempio su tutti quello della signora Margherita Hack, ma ce ne possono essere altri cento); ma che a un certo punto si rischia di sclerare, e allora, forse... E poi tu, caro Guido, credo che ne abbia ancora parecchie di denunce da fare prima di metterti a coltivare zucchine e pomodori... ;-)))
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Scossa sismica di mag. 4,0 stanotte nelle Marche
di Guido Picchetti ( a margine di una immagine postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4566672679204&l=0dcb491792

    
Preceduta da una scossa più lieve, di mag 2,1 alle ore 2:12 di stanotte, una scossa di magnitudo 4,0 è stata registrata sei minuti dopo (alle ore alle ore 2:18 per l'esattezza ) nelle Marche, in provincia di Ascoli Piceno.
     Ad essa sono successivamente seguite anella stessa zona altre due lievi scosse, alle 2:21 e alle 2:31, entrambe valutate di mag 2,3.
     Qui a lato la mappa dell'area interessata, ricavata coi dati forniti dall'EMSC (Euro Mediterranean Sismologic Center). Piuttosto vicini gli epicentri delle scosse, situati circa 5 miglia a nord-est di Ascoli Piceno, con ipocentri compresi tra i 26 e i 28 km di profondità.
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Carburante Linosa, il sindaco Nicolini:" O si apre il distributore o si dia potere al Comune da "Agrigento Notizie"
http://www.agrigentonotizie.it/cronaca/carburante-intervento-sindaco-nicolini-linosa-3-dicembre-2012.html


Prosegue la protesta dei cittadini, lasciati senza benzina da oltre 20 mesi. Occupata la sede della delegazione comunale. Il primo cittadino chiede l'intervento della Regione
     3 dicembre 2012 - "Ho chiesto alla Regione di obbligare la società ad aprire il distributore, senza scuse e senza ulteriori ritardi. Altrimenti che si dia mandato pieno all'Amministrazione comunale. Sono due anni che a Linosa i cittadini attendono l'attivazione della stazione di servizio, oggi la Nautilus ha due possibilità: aprire subito o farsi da parte". Così il sindaco delle Pelagie Giusi Nicolini affida a una nota stampa la sua posizione sull'annosa questione della mancata messa in funzione della pompa di benzina sull'Isola di Linosa, ritenendo pienamente legittima la protesta che vede in corso un'assemblea permanente e l'inizio di uno sciopero della fame.
     I cittadini sono ancora davanti alla delegazione comunale per portare avanti la loro protesta, "una protesta legittima", come l'ha definita il primo cittadino isolano. La ditta Nautilus, concessionaria del servizio, ha ricevuto tutte le autorizzazioni necessarie già l'11 luglio scorso, ma non attiva l'impianto perché vorrebbe in via preventiva il rilascio della licenza fiscale per non versare così le accise sui carburanti.
     "E' una pretesa ingiustificata - chiosa il sindaco - devono rispettare la legge e attivare il servizio. Oppure lasciare immediatamente il posto a un'altra ditta. Parliamo di un impianto che ha ricevuto agevolazioni da parte di questa amministrazione, proprio perché ritenuto di importanza pubblica. Questo atteggiamento è insopportabile e oltraggioso in una realtà già complicata come quella delle isole minori. Sono convinta che ci siano i presupposti, di fatto e di diritto, perché il Comune si sostituisca al privato".
     Per questo oggi il sindaco Nicolini ha scritto al Dipartimento regionale delle attività produttive e ha dato contemporaneamente mandato all'Ufficio tecnico di avviare un procedimento che porti alla revoca della concessione del suolo pubblico e di tutti i permessi comunali rilasciati finora alla Nautilus. L'ufficio legale, infine, sta studiando le modalità per acquisire o requisire l'impianto.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Mi sembra più che giusto... E davvero una assurdità, per non dire altro... E dove sta l'unione delle isole minori ? O almeno quello spirito che dovrebbe animarle ed unirle proprio nelle difficoltà ?
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Dalla mia Bacheca su FB del 4/12/12

Marea Nera: solventi di pulizia più tossici del petrolio
di Marco Grigis
http://www.greenstyle.it/marea-nera-solventi-di-pulizia-piu-tossici-del-petrolio-13313.html#ixzz2E28OPH33


     1 dicembre 2012 - Il disastro ambientale della Deepwater Horizon, la piattaforma semisommergibile per l’estrazione del petrolio andata in fiamme nel Golfo del Messico, continua a generare polemica. E questa volta le accuse sono decisamente terribili: i solventi utilizzati per contenere il petrolio della Marea Nera sarebbero 52 volte più tossici del petrolio stesso.
     È il dato allarmante diramato dal Georgia Institute of Technology e dall’Universidad Autonoma de Aguascalientes, dopo uno studio congiunto sulla fuoriuscita del petrolio e sulle modifiche che questa ha portato all’ecosistema. A quanto pare, la mistura di solventi e petrolio avrebbe generato un composto 52 volte più tossico per la fauna e la flora marina rispetto alla fuoriuscita stessa, con conseguenze di sostenibilità davvero disastrose. In particolare, i test di laboratorio dimostrano come i solventi anti-petrolio portino alla morte immediata dei rotiferi, dei microscopici organismi alla base della catena alimentare del Golfo del Messico.
     La sostanza incriminata si chiama Corexit ed è prevista dai protocolli dell’Environmental Protection Agency in caso di disastro ambientale. La sua peculiarità è quella di agglomerare le chiazze di petrolio affinché non si spargano senza sosta sulla superficie marina, per garantirne poi una facile aspirazione con speciali pompe. Riconosciuto e utilizzato in tutto il mondo per la sua efficacia, il solvente pare non sia mai stato sottoposto a effettive prove di tossicità, così come denunciano i due organismi alla base di questo studio. Il Corexit non solo causa lo sterminio totale della popolazione adulta dei rotiferi, ma abbatte anche il 50% delle uova. Uova di cui si cibano in primavera i piccoli pesci, i granchi e i gamberetti, soprattutto in prossimità delle rive o delle foci dei fiumi. Un danno ecologico inestimabile, perché i rotiferi solo la base della catena alimentare e la loro presenza determina la sopravvivenza della gran parte delle specie marine oggi conosciute.
     Così ha commentato Roberto-Rico Martinez, il ricercatore capo dello studio: «I solventi sono pre-approvati per contenere le fuoriuscite di petrolio e sono largamente utilizzati durante questi disastri. Ma conosciamo poco della loro tossicità. I nostri studi dimostrano come la loro tossicità sia stata largamente sottostimata a seguito dell’esplosione di Macondo.»
     A far eco a questo allarme Terry Snell, professore della Georgia Tech School Of Biology: «Quello che rimane da determinare è se i benefici della contenzione del petrolio tramite Corexit siano sorpassati dalla sostanziale tossicità della mistura. Forse dovremmo permettere al petrolio di disperdersi naturalmente. Può richiedere più tempo. Ma potrebbe avere un impatto meno tossico sull’ecosistema marino.»  [Fonte: Science Daily]
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Anche questa è davvero una "bella" notizia. In altre parole, possiamo dire che "il rimedio è peggio del male !!!". E chi ne fa le spese è naturalmente il Mare... Ma, in caso di incidenti petroliferi off-shore, quanti operatori del settore, di fronte al propagarsi della macchia iridescente di petrolio sulla superficie dell'acqua, non l'aggrediranno più con il Corexit, pur di farla scomparire il prima possibile alla vista di possibili testimoni e non far capire così quanto petrolio si è riversato in mare ? Temo nessuno, a meno che i diretti responsabili non siano obbligati a non farlo, pena sanzioni davvero pesanti.... Vedremo cosa accadrà la prossima volta. Ma personalmente temo che, almeno qui da noi, la prossima volta non accadrà proprio nulla... E' già tanto che si usino i solventi, figuriamoci se qualcuno si preoccuperà della loro tossicità per rispetto all'ambiente marino...
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Al polo Nord per l’ultima corsa all’oro (nero)
di Stefano Rodi
http://www.corriere.it/.../rodi-polo-nord-ultima-corsa-oro-nero_6345fa4a-38af-11e2-a2c7-8d9940659020.shtml


Sotto l’Artico si trova almeno un quarto della riserva di idrocarburi del pianeta.
     3 dicembre 2012. - Undici motoslitte filano veloci sul pack di Devon Island, isola a nord del Canada più grande della Svizzera, di fronte al grande nulla dell’Artico. Il vento soffia a oltre 40 km all’ora e alza nuvole di polvere gelata che abbassano la visibilità a pochi metri. Si procede con il terrore di perdere la scia di chi sta davanti e di ritrovarsi da soli in quel limite del mondo che non è stato pensato per vite umane. «La temperatura è a -40° ma il vento abbassa ancora la percezione del freddo. L’aria, non so come, riesce a infilarsi nell’apertura inferiore della maschera che tengo sul volto, sopra il passamontagna. Quando arriva sulla pelle brucia come un acido». La pelle in questione è quella dell’inviato di Paris Match, Alfred De Montesquiou, che ha seguito la spedizione di un gruppo militare canadese composta da dieci uomini: tre ufficiali di un corpo speciale dei paracadutisti e sette ranger, una milizia di indiani che fu creata durante la seconda guerra mondiale per controllare la costa canadese del nord, minacciata da una possibile invasione giapponese. Insomma gente tosta, che non fa troppo caso alle macchie bluastre che ne segnano i volti, tracce tatuate in modo indelebile da principi di congelamento. «I peli delle narici si ghiacciano ed è quasi impossibile inspirare dal naso. Si manda giù l’aria dalla bocca ma è talmente gelata che sembra di ingoiare una manciata di spilli. Si tossisce, il respiro si accorcia e i movimenti si fanno lenti», riferisce De Montesquiou, che si è cacciato in quell’inferno per seguire una missione dell’Operazione Nunalivut che, in lingua inuit, significa «Questa terra è nostra».
     OPERAZIONE NUNALIVIT - È cominciata nel marzo del 2008 e prosegue a pieno ritmo, per mostrare come il Canada sia pronto a difendere i propri diritti in questa corsa nel nuovo Eldorado nordico. Intere aree del pack si stanno sciogliendo a un ritmo impressionante e al loro posto si stanno facendo largo interessi economici più grandi degli iceberg. I ghiacci marini artici, che nel 1950 occupavano un’area superiore agli otto milioni di km quadrati, nel 2011 erano scesi a 4,3 milioni. «Da giovani abbiamo letto che l’ammiraglio Perry voleva raggiungere il polo Nord usando la slitta: la scorsa estate avrebbe dovuto tentarci a nuoto», ha commentato il fondatore del World Watch Institute, Lester Brown. Quest’estate si è toccato il record di sempre, secondo i dati rilevati dall’Ice Data Center dell’Università del Colorado: nell’Artico si sono sciolti oltre 70 mila km quadrati di ghiaccio. «Se procede quest’accelerazione», commenta il professor Walt Meier che ha coordinato lo studio, «nel giro di qualche decennio il polo Nord potrebbe essere completamente libero dai ghiacci».
     IL TESORO NASCOSTO - Nell’agosto del 2007 due minisottomarini russi che partecipavano alla spedizione Arktika, piantarono con un braccio meccanico sul fondo del mar Glaciale artico, a una profondità di 4 mila metri, due bandiere del loro Paese. «Quel gesto simbolico», commenta Alessandro Vitale, ricercatore dell’Istituto per gli studi di politica internazionale, «è sembrato lo sparo di partenza di una nuova corsa coloniale alla conquista di un continente dalle immense potenzialità e di enorme rilevanza geostrategica». Per il nostro mondo, che continua a bruciare energia come le McLaren consumano benzina in un gran premio, non tutto il male vien per nuocere e si balla sulla banchisa che si scioglie. Non importa poi se i mari si alzeranno sommergendo zone costiere grandi come Stati; per il momento si sa che sotto al ghiaccio artico si trova all’incirca un quarto di tutte le riserve mondiali di idrocarburi: il 13% dei giacimenti di petrolio e il 30% di quelli di gas. Quindi: carpe diem e via con le motoslitte a tutto gas per marcare il territorio da sfruttare.
     GIACIMENTI - Secondo uno studio del Servizio geologico Usa, perforando i fondali artici si potrebbero estrarre circa 90 miliardi di barili di petrolio, 44 di gas liquefatto e oltre 1.000 miliardi di metri cubi di gas naturale, presenti in 25 aree definite. I confini di questa nuova terra di conquista sono, almeno per ora, fatti di pongo: ognuno li tira dalla sua parte e poi ci mette sopra le proprie bandierine, in un risiko planetario che si gioca per davvero. «Le potenze artiche», ha scritto Ken Coates, professore di storia del Canada del nord all’Università di Ontario, «sono convinte che chiunque controlli l’artico possa trasformarsi in una nuova Arabia Saudita».
     NORME - Le norme della convenzione Onu per il diritto marittimo, sancite nel 1982, si mischiano con le regole stabilite nel 1996 con la costituzione dell’Arctic Council, Forum internazionale di cui fanno parte i Paesi che si affacciano sul mare Artico: Canada (che rappresenta i territori del Nord-Ovest, il Nunavut e lo Yukon), la Danimarca (che rappresenta Groenlandia e isole Far Øer), Finlandia, Islanda, Norvegia, Russia, Stati Uniti (che rappresentano l’Alaska) e la Svezia. Poi c’è un’altra lunghissima lista di Paesi inseriti nel Consiglio Artico, in qualità di osservatori, tra cui la Cina e i principali Paesi europei. Insomma tutti vogliono tenere un piede sul ghiaccio, probabilmente sperando che si sciolga il prima possibile. Le rivendicazioni dei Paesi che si affacciano sull’Artico fanno riferimento alla cosiddetta «zona economica esclusiva» fino a 200 miglia dalle proprie coste, con diverse sovrapposizioni e tensioni diplomatiche conseguenti. «Il confronto internazionale nell’Artico», osserva infatti Alessandro Vitale, «è stimolato dall’incertezza dello status giuridico internazionale». All’inizio dello scorso aprile i capi delle forze armate degli otto Paesi membri del Consiglio Artico si sono trovati in una base canadese per riprendere la discussione su una spartizione militare dell’area. Il piano del presidente russo Vladimir Putin, tanto per dare un ordine di grandezza degli interessi in gioco all’ombra degli iceberg, prevede un investimento di 44 miliardi di dollari entro il 2020. E gli Usa non stanno a guardare: Obama già dal 2011 ha autorizzato la Shell a riprendere perforazioni esplorative nel mare di Beaufort, che erano state sospese dopo l’incidente della piattaforma Deepwater Horizon, il pozzo che ha avvelenato mezzo Golfo del Messico.
     NUOVE ROTTE DI NAVIGAZIONE - L’accelerazione dello scioglimento dei ghiacci, oltre che aprire il vaso di Pandora degli idrocarburi nel sottosuolo artico, nei prossimi anni probabilmente libererà durante l’estate vie d’acqua in grado di introdurre un cambio epocale nella storia della navigazione e dei commerci. Nell’agosto del 2009 due cargo tedeschi, il Fraternity e il Foresight, hanno portato a termine il «passaggio a Nord- Est»: partiti da Ulsan, in Corea del sud, sono arrivati a Rotterdam evitando di passare da sud dallo stretto di Suez e attraversando invece quello di Bering, il che significa risparmiare 9 mila km: 15 mila invece di 24 mila. Due anni prima, nel 2007, era già stato percorso da una nave l’altro mitico passaggio: quello a Nord-Ovest, che permette di andare da Londra a Tokyo passando a nord del Canada ed evitando quindi il giro dal canale di Panama: una rotta di 16 mila km invece che 28 mila. L’effetto serra, oltre che le temperature, sta alzando l’entusiasmo di chi non si sofferma troppo sull’apocalisse che lo scioglimento della banchisa polare potrebbe comportare, e sa invece guardare con ottimismo alle nuove frontiere del business che si apriranno al polo Nord quando sarà finalmente libero dai ghiacci. Del resto l’uso dei combustibili fossili è il principale fattore del cambiamento climatico ma, proprio grazie a questo che scioglie i ghiacci, sarà presto possibile sfruttare nuovi giacimenti di combustibili fossili: è tutta una ruota che gira. Forse non dalla parte giusta.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Corsa all'oro nero del Polo Nord.... Io non vedrò certamente i frutti dei progetti da "Apocalisse now" descritti in questo interessante reportage di Giampaolo Meloni, ma certo non sarà un bel futuro, con quanto li accompagnerà mentre saranno portati a compimento, ma ancor più con quel che poi ne seguirà... Poveri nostri pronipoti...

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Borsacchio torna il pericolo trivelle, FDS: "Pronti alla disobbedienza civile"
da redazione di Piazza Grande
http://www.piazzagrande....-torna-il-pericolo-trivelle-fds-pronti-alla-disobbedienza-civile/2012/11/30


     Venerdì 30 Novembre 2012 - "Il prossimo 6 Dicembre il Comitato per la Valutazione degli impatti ambientali della Regione Abruzzo, si riunirà per decidere se autorizzare una serie davvero impressionante di opere che hanno evidentemente un impatto sull’ambiente. Tra queste c’è anche la “Concessione petrolifera” denominata Villa Mazzarosa di Roseto.
     Da tempo una grande compagnia di ricerca ed estrazione idrocarburi cerca di portare i suoi impianti a Roseto nel bel mezzo della Riserva Naturale Borsacchio. La Federazione della Sinistra di Roseto ha presentato decine di osservazioni in regione per impedire tutto questo. Oltre l’innegabile danno ambientale e distruzione di una area di pregio, come la riserva, portare tali impianti nel nostro territorio vuol dire distruggere scientemente l’intera industria del turismo e tutto l’indotto.
     Chi potrà mai scegliere la nostra città come meta delle sue vacanze se qualche miliardaria società porterà impianti di estrazione e raffinazione di idrocarburi? Chi, davanti ad un’offerta turistica numerosa ed articolata sceglierebbe di trascorrere le sue ferie sotto le torri di estrazione e raffinazione? Cosa faranno gli operatori turistici? La riserva Borsacchio rappresenta il migliore strumento di tutela del territorio e di rilancio economico che oggi ha la nostra città.
Il futuro passa dal rispetto dell’ambiente e dalla green economy, unico settore ancora attivo nel nostro paese.
     "Siamo pronti, in caso di scelte scellerate della commissione, a disobbedire civilmente presidiando la Riserva Borsacchio per impedire ogni tipo di istallazione altamente inquinante, distruttrice del territorio e dell’economia cittadina. La regione dovrà tener conto anche delle 4000 Firme raccolte dalle FdS insieme al Comitato 'No Triv' per impedire tali scelte. Noi della Federazione siamo abituati a lottare e non ci tireremo indietro anche se molti oggi sul Borsacchio tacciono. Noi no e faremo di tutto per difendere la riserva e la nostra città".
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
Mar Adriatico in pericolo, e non da oggi... Ma ora è assalto diretto, senza alcun rispetto per parchi e riserve naturali, e territori costieri. In Abruzzo, in Sardegna, e in tante altre regioni italiane... Unica speranza, una forte presa di coscienza generale dei pericoli incombenti e una ferma opposizione ai sensi di legge, coinvolgendo istituzioni e politici locali, prima che sia troppo tardi.
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Sardegna, nel futuro dell’isola la minaccia delle trivelle
di Giampaolo Meloni
http://lanuovasardegna.gelocal.it/.../ambiente-nel-futuro-dell-isola-la-minaccia-delle-trivelle-1.6134195


Aumentano le richieste di permessi per le ricerche di petrolio e altri idrocarburi. Ma cresce anche l’opposizione. Dadea: atteggiamenti coloniali non più tollerabili - FOTO
     03/12/2012. SANLURI - Il dieci per cento in un futuro ormai alle porte: una porzione vastissima del territorio isolano esposta alla servitù delle attività di ricerca per la produzione energetica. Le richieste crescono rapidamente e non c’è alcuna sensibilità preventiva per la salute. La Sardegna è ormai vittima delle trivelle e delle serre fotovoltaiche che si aggiungono alle attività industriali operative e ai siti dismessi o chiusi di recente. La prigione dell’inquinamento è sempre più stretta e l’incidenza sulla vita umana è altissima: i tumori mietono vittime con una sequenza crescente e impressionante, da Sarroch a Porto Torres.
     Lo scenario affiora con una pioggia di dati nel confronto voluto dal Comitato No Eleonora che si oppone al progetto di ricerche nell’area di Arborea e dintorni presentato dalla Sargas (una srl con 10mila euro di capitale sociale generata dalla Saras) per verificare ed eventualmente sfruttare la presenza di gas nel sottosuolo della piana del Campidano oristanese. Non è l’unico progetto. Ai 442 chilometri quadrati interessati alle trivellazioni nell’Oristanese, si sommano i 180 chilometri quadrati di estensione delle ricerche indicati nel progetto Igia sempre della Sargas che dovrebbe trivellare il Medio Campidano con il cuore a Sanluri, alla ricerca di idrocarburi. Sulla carta altri tre progetti: due dei quali bocciati dal ministero dell’Ambiente perchè destinati alle ricerche in mare: nel frattempo è cambiata la normativa che ha imposto una distanza di 12 miglia dalla costa contro le 5 precedenti, per poter effettuare le prospezioni al largo. Infine uno della Puma Petroleum al momento congelato dalla stessa azienda e riferito all’area nord Oristanese.
     Ai cittadini che si oppongono all’impianto di Arborea, si affianca l’amministrazione comunale di Sanluri: «Abbiamo detto no a un grande impianto eolico e abbiamo detto no all’estensione delle ricerche minerarie di Furtei che confina con noi. Con la stessa convinzione diciamo no a questa ipotesi. Di certo, quando scaveranno il primo pozzo, se lo faranno, scatterà l’allarme», è la posizione netta del sindaco Alessandro Collu. La prima richiesta risale a quattro anni fa.
     Lo schieramento contro le trivelle cresce accanto a ogni progetto e con mobilitazione rapida. Due mesi fa a Decimoputzu, nel Campidano meridionale, alcuni cittadini hanno notato l’improvvisa attività di un cantiere nelle campagne: «Tanto lavoro, niente cartelli, nessuna spiegazione da nessuna parte», testimonia Attilio Piras, uno dei tanti che si sono dati da fare per capire e hanno costituito il Comitato Terra sana. Hanno scoperto che si stava costruendo una grande centrale per la produzione di biogas. A circa 2700 metri è nato pochi mesi fa un impianto fotovoltaico da 50 megawatt. Un altro impianto dovrebbe prendere forma a Vallermosa, dove, secondo il progetto, tra le carciofaie svetterà una torre di 180 metri.
     Operazioni che avanzano in silenzio, di cui spesso le amministrazioni locali non hanno o in qualche caso fingono di non avere esatta percezione. Le procedure passano dal ministero alla Regione con percorsi di scarsa visibilità. Uno scenario da far paura, al quale si aggiungono sette istanze di ricerca geotermica (bolle di aria e acqua calda imprigionate nel sottosuolo) che richiedono esplorazioni a grandissima profondità. Gli impianti di ricerca sono previsti nella fascia sudoccidentale, da Siliqua a Cuglieri. Poi ci sono i giganti del fotovoltaico (serre in agricoltura), spesso contestati, da Cossoine a Narbolia, da Decimoputzu a Santadi. E poi il gasdotto il Galsi.
Ma a che serve tanto fervore alla ricerca di fonti energetiche? La Sardegna ne ha bisogno? Niente affatto, risponde il Comitato No Eleonora con il supporto di dati che riempiono faldoni. Spiega Davide Rullo che in fondo il nodo sta nelle royalty, i diritti di indennizzo calcolati sul fatturato delle aziende che devono poi essere girati ai Comuni, ma siccome non ci sono criteri normativi certi di calcolo e tassazione dei profitti, i Comuni incasseranno ben poco dallo sfruttamento delle loro terre.
     Ma c’è anche una questione ben più delicata che le attività industriali trascurano o preferibilmente ignorano: l’ambiente, l’inquinamento, la salute. Massimo Dadea, medico cardiologo, assessore regionale nella giunta Soru, dà l’entità della mappa: abbiamo il primato delle servitù industriali con 445mila ettari di territorio inquinati. «L’incidenza delle patologie tumorali è molto elevata, sia a Sarroch, sia Porto Torres». Per l’intero sistema vale la valutazione che rivolge alla Saras: «Questi atteggiamenti coloniali che si basano sul ricatto odioso del lavoro a scapito della salute non è più tollerabile». Dadea invoca una rivolta delle coscienze contro questo «monumento alla stupidità umana». Dice: «O lo facciamo noi, e sarebbe un atto civile, o lo fa un magistrato coraggioso. Ma dobbiamo affidarci all’ennesimo magistrato coraggioso»?
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
In Sardegna con il Comitato "No Eleonora" ennesima difesa dell'area di Alborea alle minacce di "falso sviluppo" che arrivano dall'esterno dell'isola e che le comunità locali rifiutano con decisione...

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Viaggio nell'isola dei petrolchimici
da video Repubblica
http://video.repubblica.it/le-inchieste/viaggio-nell-isola-dei-petrolchimici/111969/110365


     28 NOVEMBRE 2012. - "La Sicilia poggia su un mattone frantumato che potrebbe rompersi" dicono gli esperti. Il rischio che nei prossimi anni si verifichino terremoti sull'isola è alto, a preoccupare più di ogni altra cosa sono gli stabilimenti industriali costruiti nella zona valle del Mela e in provincia di Siracusa. A Priolo e Milazzo c'è infatti una tra le più alte concentrazione di industrie pesanti d'Europa.


http://video.repubblica.it/le-inchieste/viaggio-nell-isola-dei-petrolchimici/111969/110365
video-inchiesta realizzata dagli studenti dell'università Lumsa di Roma
Marina Bonifacio, Annalisa Cangemi, Carlo Di Foggia, Claudio Paudice

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post condiviso da Giò Nastasi

Giò, della segnalazione, che riprendo anche negli "Echi di Stampa" e che ritengo meriti attenzione da parte di tutti i siciliani...

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Dalla mia Bacheca su FB del 3/12/12

Le ricerche scientifiche della "OGS-Explora" nel Canale di Sicilia
di Guido Picchetti (da una nota su Fb)
http://www.facebook.com/notes/guido-picchetti/le-ricerche-scientifiche-della-ogs-esplora-nel-canale-di-sicilia/532029170142236


     3/12/2012 - Ieri il notiziario dell'isola "Pantelleria Internet Com" curato da Salvatore Gabriele ha pubblicato una news, la n° 10374, che recitava quanto segue:

  TERMINATE LE ATTIVITA' DI RICERCA SCIENTIFICA NELLE ACQUE DI PANTELLERIA
News 10734, Pantelleria 02/12/2012 -
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9904

Sono terminate le attività di ricerca scientifica effettuate con la nave "OGS-EXPLORA". Di conseguenza decadono anche gli obblighi e i divieti predisposti dall'Ufficio Circondariale Marittimo di Pantelleria contenuti nell'ordinanza n°43 emessa il 9 novembre scorso. Era infatti stato ordinato che per tutto il periodo dei lavori di ricerca, iniziati il 12 novembre 2012, le navi e le unità di qualsiasi tipo, in transito nella zona interessata dai rilievi, dovessero mantenersi ad una distanza di sicurezza non inferiore a metri 500 dalla nave "OGS-EXPLORA". Si raccomandava anche una certa cautela a quanti si fossero trovati a navigare nella zona interessata dalle operazioni di ricerca. L'abrogazione della vecchia ordinanza è stata predisposta dal Comandante Capo Tenente di Vascello Ida Montanaro con l'ordinanza n°46 emessa il 26 novembre 2012 pubblicata sul sito istituzionale.
La N/R Ogs-Explora è una nave da ricerca (N/R = Nave Ricerca) costruita nel 1973 nei cantiere di Elmsfleth in Germania e dal 1988 è di proprietà dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) di Trieste; da allora partecipa attivamente all'esplorazione scientifica del continente antartico.
La nave, di 1.400 tonnellate di stazza lorda, è stata progettata e costruita per svolgere prospezioni sismiche finalizzate alla ricerca di idrocarburi, ma ha trovato ampio utilizzo nelle Campagne in Antartide, dove ha portato a termine 9 Spedizioni, coagulando competenze tecniche e scientifiche.
Nel corso del 2003 e del 2005 la nave è stata sottoposta a importanti lavori di ammodernamento e di trasformazione con l'installazione di nuove strumentazioni scientifiche che la rendono idonea ad essere impiegata in Campagne scientifiche multidisciplinari in acque antartiche. Le modifiche e gli adattamenti realizzati hanno consentito di rendere adatta questa nave non solo alle tradizionali attività di geofisica marina ma le consentono, oggi, di effettuare anche programmi di oceanografia fisica, biologia e sedimentologia.
La N/R Ogs-Explora, dotata, tra l'altro, di attrezzature per rilievi sismici multicanale ad alta risoluzione e rilevatore multifascio, sarà impiegata nel corso della Campagna Antartica 2005-2006 per un periodo di circa 66 gg che porteranno la nave ad operare nel Mare di Ross, al largo delle coste dell'Oates Land, di quelle di Wilkes Land.

     Come si può ben vedere, la nota di Pantelleria Internet Com è composta di due parti. La prima riprende il comunicato appena emesso dalla CP di Pantelleria relativo alla abrogazione dell'ordinanza del 12 novembre scorso con l' "avviso ai naviganti" di non intralciare l'attività di ricerca della nave oceanografica "OGS-Explora" dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) di Trieste in programma nei giorni nelle acque del Canale di Sicilia. La seconda parte, invece illustra le caratteristiche della nave oceanografica in questione, sulla base di dati disponibili on line, molto probabilmente ricavati dal sito web del Giornale della Protezione Civile all'url http://www.ilgiornaledellaprotezionecivile.it/index.html?pg=1&idart=1751),
     Tra le varie informazioni qui fornite sulla nave impegnata in questi ultimi quindici giorni nel Canale di Sicilia mi hanno notevolmente incuriosito, e non poteva essere altrimenti, le frasi che ne descrivono con precisione le caratteristiche, laddove si dice chiaramente che "la nave OGS-Explora, 1.400 tonnellate di stazza lorda, è stata progettata e costruita per svolgere prospezioni sismiche finalizzate alla ricerca di idrocarburi, ma ha trovato ampio utilizzo nelle Campagne in Antartide, dove ha portato a termine 9 spedizioni, coagulando competenze tecniche e scientifiche" specifiche. E, ancora, che è dotata, tra l'altro, "di attrezzature per rilievi sismici multicanale ad alta risoluzione"...
     Con i tempi che corrono è facile pensar male... Qualcuno diceva che così si fa peccato, ma che il più delle volte ci s'azzecca... Ma il sottoscritto santo non è... E il mio cattivo pensiero è stato subito questo: "Vuoi vedere che le ricerche scientifiche realizzate in queste due settimane dalla OGS-Explora in realtà, vista la specializzazione della nave, sono state delle ricerche geosimiche finalizzate all'individuazione e valutazione dei giacimenti di prodotti petroliferi nascosti nei fondali marini off-shore ? ". Facile supporlo, sebbene trattandosi di un ente pubblico qualificato (l'Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale di Trieste appunto), mi è sembrato davvero troppo.
     E così allora, grazie alla rete, mi sono messo a fare un po' di controlli e cercare dei riscontri on line... E li ho trovati questi riscontri, tali da costringermi ad ammettere il mio errore, e anche che "a volte", a pensar male, si fa davvero peccato !!! Date un occhiata a questo interessante servizio pubblicato dal quotidiano on line "Il Friuli It" del 12 Novembre scorso. Preannunciava appunto motivazioni e finalità della campagna di ricerca scientifica della OGS-Explora nel Canale di Sicilia, presentandone il programma e i diretti responsabili, servizio che sono lieto di riportare integralmente qui a seguire.

  Ogs-Explora in Sicilia
da Friuli It

http://ilfriuli.it/index.php/cronaca/35303-ogs-explora-di-sicilia.html


La nave dell’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale di Trieste andrà alla ricerca di un arcipelago sommerso.
     12 novembre 2012 - La nave Ogs-Explora, di proprietà dell’Istituto nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale, salperà mercoledì 14 novembre dal porto di Crotone, in Calabria. Destinazione: Canale di Sicilia. Qui sarà impegnata in due crociere scientifiche finanziate da Ogs con il supporto del Miur, prima di dirigersi alla volta del Mar Nero, dove svolgerà rilievi per conto di una compagnia privata. Più di dieci i ricercatori coinvolti e due gli obiettivi scientifici delle campagne, coordinate da Emanuele Lodolo e Franco Pettenati. La prima tappa porterà i ricercatori Ogs in una zona poco profonda del Canale di Sicilia, denominata Banco Avventura, che si estende al largo della Sicilia Sud-occidentale.
     “Si tratta di un’area di mare relativamente basso, di cui si conosce ancora pochissimo e di cui vorremmo ricostruire l’antica geografia” spiega Lodolo, geologo e responsabile della prima parte della campagna scientifica, che fa parte di un progetto bilaterale Italia-Israele, finanziato dal Mae, in cui l’Ogs e l’Università di Tel Aviv collaborano a stretto giro di gomito.
     “Con le analisi che stiamo per effettuare – prosegue Lodolo – intendiamo studiare in dettaglio la morfologia e la struttura superficiale del fondale marino. La geografia sommersa di questa regione ci riserverà senz’altro delle sorprese”. Circa dieci-dodicimila anni fa quest’area ospitava un ampio arcipelago che faceva in qualche modo da ponte tra la Sicilia e l’Africa. Inoltre, è ragionevole pensare che, un tempo, la regione fosse abitata, e non sarebbe una sorpresa se nel corso di questi studi venissero alla luce tracce di insediamenti umani, anche se non è questo l’obiettivo principale dello studio.
     Come chiarisce Lodolo: “Vogliamo scannerizzare ad altissima risoluzione i fondali a profondità comprese tra 50 e 120 metri per tracciare una mappa di aree che un tempo erano emerse e che sono state coperte dal mare, innalzatosi di 140 metri negli ultimi 20 mila anni”. A tal fine saranno usate tecniche di alta precisione: il sistema multibeam per mappare in dettaglio l’andamento del fondale marino, e la sismica monocanale, che daranno un’immagine ecografica del fondale con risoluzione decimetrica dei sedimenti, fino a qualche decina di metri di profondità.
     Il progetto di cui è responsabile il sismologo Franco Pettenati, durante la seconda tappa del viaggio dell’Ogs-Explora, si svolgerà nel Mar Ionio. “Qui si suppone vi sia una frattura,  a livello di crosta terrestre (sommersa anche in questo caso), che si crede possa aver generato il terremoto della Val di Noto (Catania) del gennaio 1693 (magnitudo 7.4). Si è trattato dell'evento più catastrofico ad aver colpito la Sicilia orientale a memoria d'uomo, la cui precisa ubicazione è tuttora uno dei grandi problemi irrisolti della sismologia italiana. L'ipotesi più accreditata, e condivisa dal collega Sirovich, suppone una faglia nell'entroterra Ibleo, con direzione nord nord-est/sud sud-ovest, che spiega molto bene la distribuzione dei danni, ma non spiega il grande tsunami, descritto dalle cronache, con onde che superarono le mura di Catania”.
     Anche qui la mappatura del fondale con sistema multibeam permetterà di descrivere, con una singola passata, corridoi di fondale ampi fino a tre volte la profondità dell’acqua. Emergeranno anche dettagli dei sedimenti presenti sotto la superficie, e sarà possibile caratterizzare eventuali faglie presenti in questa parte di fondale. Dice Maria Cristina Pedicchio, presidente di Ogs: “Le ricerche che compiamo sul territorio italiano e nel bacino del Mediterraneo, in questo specifico caso grazie anche alla nave Ogs-Explora, permettono al nostro Istituto di fornire contributi conoscitivi concreti alla geologia e alla geofisica marina, gettando le basi per un accrescimento del sapere che va a beneficio di tutta la comunità scientifica e della società in senso generale. Mi piace sottolineare una volta di più che la capacità di abbinare ricerche di base con l’offerta di servizi fa dell’Istituto un ente unico nel suo genere”.

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Petrolio, nel 2011 estratti in Basilicata 3,8 mln di tonnellate
da Redazione TRM
http://www.trmtv.it/home/attualita/2012_11_28/40588.html


     28 novembre 2012, Potenza. Il 40 per cento circa del territorio della Basilicata, prima della moratoria, era interessato da concessioni e permessi di ricerca: nel 2011 sono stati estratti 3,8 milioni di tonnellate di petrolio e circa 1,2 milioni metri cubi standard di gas, mentre nel triennio 2005-2007 la quantità di petrolio estratto in regione, ovvero in Val d’Agri, è stata superiore ai quattro milioni di tonnellate rispetto ai 3,5 milioni di tonnellate nel quadriennio 2008-2011. I dati sono emersi dal “Secondo rapporto sull’Eni e il suo indotto industriale e occupazionale in Val d’Agri” realizzato dalla Cgil.
     Alla fine del 2011, secondo i dati pubblicati nell’ultimo rapporto dell’Ufficio Nazionale Minerario per gli Idrocarburi e le Georisorse (Unmig), i titoli minerari che interessano la Basilicata, tra permessi per attività di ricerca e concessioni (attività estrattiva) sono stati 33: 12 per i permessi di ricerca e 21 come concessioni per attività di estrazione, su una di circa 1.600 chilometri. Sulla base dei dati forniti dal Ministero dello Sviluppo Economico nel 2011 la produzione di petrolio in Basilicata è stata pari al 5,2 per cento dei consumi petroliferi nazionali, quella del gas all’1,5 per cento. In media l’erogazione giornaliera dei pozzi in Val d’Agri è compresa tra i 700 e gli 800 metri cubi di olio, pari a 13 mila metri cubi di olio giornalieri.
     In base alle stime indicate nel rapporto, in media la produzione è di circa 82 mila barili al giorno. Per quanto riguarda gli occupati diretti (dipendenti dell’Eni) tra novembre-dicembre 2011 e gennaio-marzo 2012 la media è stata rispettivamente di 46 e 50 addetti diretti, ovvero i dipendenti Eni impiegati nelle attività di funzionamento del Centro Oli, mentre per quanto riguarda gli occupati indiretti, ovvero delle ditte che lavorano in appalto, in media per i periodi rilevati dalla Cgil si tratta di 383 e 400 persone.
     Sulla base dei dati contenti nel rapporto, il sindacato ha indicato una serie di proposte, legate al possibile sviluppo produttivo e occupazionale dell’area: nuove ricadute industriali legate a investimenti dell’Eni, la creazione del distretto energetico regionale, la realizzazione di investimenti diversi nel campo delle energie rinnovabili, una migliore e più efficace spesa delle royalty impiegate nel sostegno alle attività produttive nell’area del Piano operativo Val d’Agri. (ANSA).
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Povera Basilicata mia... Questi sono i dati relativi alla produzione di idrocarburi in Basilicata. Una produzione che coinvolge, nel bene e nel male, il 40 per cento circa del territorio della regione, con una produzione di petrolio inferiore al 6% dei consumi nazionali, ma che, rispetto ai 7,5 milioni di tonnellate estratti in totale nei sei anni che vanno dal 2005 al 2010, ha raggiunto il valore di 3,8 milioni di tonnellate di petrolio estratte nel solo anno 2011...
Che bello direte voi... Certamente, tanto più se si pensa che si tratta di una produzione che, capitali impiegati a parte, avviene senza troppa fatica... E a chi piace dover tanto faticare ? Non certo ai petrolieri... Basti dire che, secondo quanto la stessa CGL precisa, la media di occupati diretti (ovvero di dipendenti Eni impiegati nelle attività di funzionamento del Centro Oli) è stata rispettivamente di 46 e 50 addetti diretti, mentre per quanto riguarda gli occupati indiretti (ovvero delle ditte che lavorano in appalto), in media per i periodi rilevati si arriva da un massimo 400 occupati. Tutto sommato, l'intero ciclo produttivo della produzione di idrocarburi in Basilicata si realizza occupando un massimo di 450 lavoratori...
Il guaio però è che così non si crea affatto occupazione... Ma danni ambientali, danni materiali alle altrui attività, disoccupazione diretta e indiretta, disperazione e fuga dei migliori dal territorio... tutto questo sì e tanto... Peccato però che questi danni per l'intera regione, e non solo per quel 40% di territorio coinvolto, siano poi difficilmente calcolabili, sia per quanto riguarda le attività produttive agro-alimentari e turistiche tradizionali o potenziali delle aree interessate che vanno in malora, sia per i danni materiali procurati all'ambiente dalle esigenze richieste dalla stesse attività minerarie in corso in tutte aree toccate dall'intero ciclo produttivo...
E poi ci meravigliamo che la Basilicata sia la maggiore produttrice nazionale di petrolio e al tempo stesso la regione più povera d'Italia.... Grazie ENI, anche per il bonus di carburante che regali ai patentati della Basilicata per compensarli delle disgrazie che a tutti lucani procuri...
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Petrolio: ricerche in mar Jonio, sindaci Basilicata pronti a mobilitazione
da redazione di "Libero"
http://www.liberoquotidiano.it/.../Petrolio-ricerche-in-mar-Jonio-sindaci-Basilicata-pronti-a-mobilitazione.html


     Matera, 2 dic. (Adnkronos) - Sono in allarme i Comuni della fascia jonica materana per la nuova ondata di richieste di permessi di ricerca di petrolio e gas, questa volta in mare. La Basilicata è già fortemente interessata dalle estrazioni di idrocarburi ed è la regione che offre al fabbisogno energetico nazionale una quota tra il 6 e l'8 per cento per la produzione di greggio nelle viscere della Val d'Agri, il cuore del territorio lucano.
     Tale apporto aumenterà quando, dal 2016, sarà in esercizio l'estrazione anche del secondo giacimento petrolifero ("Tempa Rossa"), nella vicina valle del Sauro. Uno scenario che registra una valanga di richieste di ricerca a cui la Regione fa fronte con difficoltà tanto che è stata costretta a porre delle norme, impugnate però dal Governo davanti alla Corte Costituzionale. In questo contesto si inserisce un'ulteriore "minaccia", così viene percepita dalle associazioni ambientaliste e soprattutto dai sindaci, e riguarda il mar Jonio.
     La compagnia Shell ha presentato due istanze di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi nel mar Jonio settentrionale, vale a dire nelle acque territoriali antistanti le province di Matera, di Cosenza e di Crotone. I Comuni jonici lucani sono stati i primi a muoversi, quasi per un riflesso condizionato, vista la sensibilità maturata in tutti questi anni in Lucania sui temi del petrolio e della coesistenza con le attività umane e con l'ambiente. La risposta è un "no" unanime che sarà sostanziato nell'opposizione a tali progetti.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Proteste in Basilicata. Ma stavolta sono per il Mar Ionio gravemente violato dalla nuova ondata di richieste di permessi di ricerca di petrolio e gas nei suoi fondali. In allarme sono i comuni della fascia costiera jonica per le due due istanze di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi presentate dalla Shell nelle acque territoriali antistanti le province di Matera, di Cosenza e di Crotone. E i primi a muoversi sono stati i comuni lucani, sensibili più di altri ai pericoli delle trivellazioni e della loro coesistenza con le attività umane e con l'ambiente, avendone da anni esperienza diretta nella loro regione...
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VIA ricerca petrolio Northern Petroleum, no Giunta Regionale Puglia
da Redazione Stato
http://www.statoquotidiano.it/.../via-ricerca-petrolio-northern-petroleum-no-giunta-regionale/116137/


     1 dicembre 2012. - La Giunta regionale, nell’ambito del procedimento ministeriale di V.I.A., ha espresso giudizio negativo di valutazione di impatto per la realizzazione dell’indagine sismica £D nell’area dei permessi di ricerca denominati convenzionalmente “fr39np”, “fr40np”, al largo delle coste della Regione Puglia,proposti dalla Northern Petroleum (UK), con sede legale in Viale Trastevere, a Roma.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Una buona notizia, finalmente.... Ma una rondine non fa primavera, specie con questo inverno...
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Caccia al petrolio nel Lodigiano
di Rossella Mungiello
http://www.ilcittadino.it/p/...centro_lodigiano/2012/11/30/ABG4L4sB-caccia_lodigiano_petrolio_nel.htm


     30 novembre 2012. - Le trivellazioni ancora non sono all’orizzonte, ma gli studi partiranno a breve. E Il Lodigiano già trema. A far discutere è il progetto di ricerca di idrocarburi «Belgioioso», già autorizzato dalla direzione generale qualità dell’ambiente di Regione Lombardia nel novembre del 2009. Un documento che concede l’istanza di permesso di ricerca esclusiva di idrocarburi solidi e gassosi in un territorio vasto 322 chilometri quadrati nelle province di Lodi, Milano e Pavia. Coinvolti da ricerche 3D, indagini sismiche e studi geologici, ci sarebbero gli anfratti del sottosuolo di 16 comuni del Lodigiano, insieme a San Colombano, oltre a una vasta area del Pavese, con altri 26 «campanili» coinvolti.
     Tre i comuni del Piacentino che rientrano nello stesso progetto di ricerca, presentato da AleAnna Resources LLC, società di esplorazione e produzione di idrocarburi costituita con sede operativa a Houston, in Texas. Dagli Usa dunque al Lodigiano, sempre a caccia di «oro nero». Un viaggio in Italia, dove la società ha presentato 13 istanze di permesso di ricerca al Ministero dello Sviluppo Economico, motivato dall’«interesse minerario di alcune aree del sottosuolo italiano, in particolare nella Pianura Padana». Negli studi presentati per l’autorizzazione, la società parla della scoperta di diversi campi nelle vicinanze (si cita il caso del giacimento di Cortemaggiore, ndr) che rafforzerebbe l’ipotesi che nell’area «siano presenti potenziali rocce madri, rocce serbatoio e rocce di copertura, oltre a diversi tipi di trappole». Rocce che, potenzialmente, potrebbero contenere bacini ancora inesplorati di ricchezza sottoforma di gas biogenico, il più diffuso in Pianura Padana, ma anche di «idrocarburi liquidi». Petrolio, dunque.
     Il progetto è passato quasi del tutto inosservato nel Lodigiano, dove sono coinvolti i comuni di Borghetto Lodigiano, Borgo San Giovanni, Brembio, Casalpusterlengo, Caselle Lurani, Castiraga Vidardo, Graffignana, Livraga, Marudo, Orio Litta, Ospedaletto Lodigiano, Pieve Fissiraga, Sant’Angelo Lodigiano, Senna Lodigiana, Valera Fratta e Villanova del Sillaro; e sta iniziando solo ora a fare discutere, attraverso diverse riunioni che nelle ultime settimane hanno riunito gli amministratori pavesi e alle quali sono stati invitati i colleghi lodigiani. L’ombra delle trivelle e dei pozzi di perforazione sembra non andare giù a tanti e tra gli enti si sta cercando una linea comune.
     Tra i lodigiani, il sindaco di Pieve, Paola Rusconi sale sulle barricate: «Personalmente non sapevo nulla prima di qualche settimana fa e ora che sono a conoscenza del progetto, posso dire che sono contraria: è una cosa che ci è capitata tra capo e collo, per cui si stanno facendo delle riunioni solo ora. Nessuno è a conoscenza delle ricadute di queste perforazioni e credo che toccare il sottosuolo con tutto quello che già abbiamo su questo territorio non sia davvero condivisibile».
     Condivide le preoccupazioni anche il sindaco di Sant’Angelo, Domenico Crespi, che però aggiunge un’altra lettura: «Ovvio che tutto ciò che si tocca nel sottosuolo provoca una variazione dello stato naturale dell’ambiente, ma io dico anche che bisogna decidere, una volta per tutte, se vogliamo o meno lo sviluppo di questo paese. Del progetto si sta discutendo con i comuni del Pavese che hanno preso l’iniziativa di organizzare le riunioni. L’innovazione, però, richiede anche qualche sperimentazione. E se sottoterra abbiamo del gas, è bene saperlo. In tutta sicurezza».
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Caccia al petrolio nelle provincie di Milano, Lodi e Piacenza, per chi, del meridione come me, non sapesse dov'è il Lodigiano... Siamo tutti sotto attacco, a nord come al sud, in terra come in mare, e la SEN del governo Monti sta accelerando il processo di petrolizzazione selvaggia... Ben 13 sono le istanze di permesso di ricerca di "oro nero" presentate al Ministero dello Sviluppo Economico da AleAnna Resources LLC, una società di esplorazione e produzione di idrocarburi con sede operativa a Houston, in Texas... E poi dicono che non siamo capaci di attirare i capitali stranieri !!! Sono istanze motivate dall’ «interesse minerario di alcune aree del sottosuolo italiano, in particolare nella Pianura Padana». Un progetto passato quasi del tutto inosservato, che coinvolge una infinità di comuni, e che solo ora sta iniziando a far discutere, attraverso diverse riunioni che nelle ultime settimane hanno riunito gli amministratori pavesi e lodigiani. Avverrà tutto in totale trasparenza o ci saranno i soliti accordi sottobanco, favoriti da lobbisti con mazzette e corruttele varie ? Comunque, sempre fortunato il Nord, mi viene da dire... E sfortunati noi del sud che non abbiamo la Val Padana... Perchè gli amici texani non vengono a trivellare alle falde del Vesuvio, ad esempio sotto Pompei ? Forse invece di gas e petrolio troverebbero un sacco di altre cose ben più interessanti, capaci di distoglierli da quella idea fissa per l'oro nero" che hanno, e che li porta a considerare ogni paese civile come la "povera" Nigeria, senza offesa per nessuno...

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I convegni di Chiodi: "soggiogate la terra"
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/12/i-convegni-di-chiodi-soggiogate-la-terra.html 

     SUNDAY, DECEMBER 2, 2012 - E quindi questo è il governatore della regione verde d'Abruzzo. Uno che va ai convegni dove è scritto grande grande che "Dio" ha ordinato agli uomini di "soggiogare la terra", e di "dominare" sui pesci, sul mare e su ogni essere vivente che striscia sulla terra...
    
E poi segue: l'Abruzzo: contemplazione o sviluppo? Interessante che poi lo stesso soggetto si faccia intervistare alla TV di Puglia - mica a quella d'Abruzzo - per dire che lui ha fatto atti concreti contro il petrolio. Può farlo solo alla TV di Puglia, perchè in Abruzzo lo sappiamo tutti che non è vero. La verità è che Gianni Chiodi non ha mai avuto il coraggio di fare niente, e se ha agito è solo perchè costretto dalla rabbia della gente, dalle pressioni del clero, e dalla paura di perdere voti. E' un governatore molle, inutile, che non sa cosa vuol dire guidare. Sa solo stare li seduto sulla poltrona accontentando lobbisti e speculatori perchè il coraggio non ce l'ha e non se lo sa dare.
     Ha mai mandato osservazioni Gianni Chiodi? No. Ha fatto qualcosa per il Parco della Costa Teatina, strumento per fermare i petrolieri? No. Ha mai aiutato istituzionalmente quelli che hanno combattuto contro le trivelle? No. Ha smosso un dito contro Ombrina? No. Ha smosso un dito contro la Forest Oil? No. Ha smosso un dito contro il tubo Snam? No. Ha smosso un dito contro Cipressi? No. E' andato alle manifestazioni? No. Ne ha organizzate lui? No.
     O vogliamo parlare del convegno di Cupello, in cui schernì tutti i cittadini che volevano risposte da lui e cui seppe solo dire "state millantando una situazione falsa" davanti a mappe, dati e numeri ministeriali ? E' solo un governatore che va al traino. Un governatore del tutto inutile e che non merita di essere rieletto.
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Dalla mia Bacheca su FB del 2/12/12

Per l'Ilva il gip Todisco demolisce l'Aia del ministro Clini per incostituzionalità e conferma
lo stop
di Marina Perotta
http://www.ecoblog.it/...gip-todisco-demolisce-laia-del-ministro-clini-per-incostituzionalita-e-conferma-lo-stop

     01 dic 2012. - Il Gip Patrizia Todisco non fa giri di parole nel provvedimento di 14 pagine riportate nei punti salienti dalla Gazzetta del Mezzogiorno in cui passa alla demolizione dell’Aia o meglio del decreto Salva Ilva messo in piedi dal ministro Corrado Clini divenuto da ieri legge. Anzi, apre uno spiraglio anche su una presunta incostituzionalità e mette l’ accento sul fatto che:

  L’Autorizzazione integrata ambientale rilasciata all’Ilva dal ministro Corrado Clini non è fondata su studi o accertamenti tecnico-scientifici, e ha tempi di realizzazione incompatibili con le improcrastinabili esigenze di tutela delle salute della popolazione e dei lavoratori, tutela che non può essere sospesa senza incorrere in una inammissibile violazione dei principi costituzionali.

     Il gip Todisco va oltre e solleva la possibilità che l’Aia e il decreto siano non costituzionali rispetto ai due articoli della Costituzione che cita il 32 per il diritto alla salute e il 41 sulla iniziativa economica privata che non deve arrecare danno alla sicurezza, libertà e dignità umana e scrive:

  ... non soltanto l’adozione della nuova Aia non vale affatto a dimostrare che sia venuta meno la situazione di concreto e grave pericolo a fronte della quale è stato disposto il sequestro. Alle attuali condizioni e nell’attuale stato degli impianti in sequestro, come è possibile continuare da subito l’attività produttiva, senza prima pretendere, a tutela dell’incolumità dei lavoratori e della popolazione locale, che siano realizzati gli interventi indispensabili per interrompere l’attività criminosa per la quale proprietà e management dell’Ilva sono agli arresti.

     E continua scrivendo:

  ... il decreto di riesame dell’Aia, contrariamente a quanto sostenuto dai legali del gruppo Riva, non depenalizza né potrebbe scriminare il perpetuarsi delle condotte criminose in corso. Appare veramente assurdo motivare l’istanza di revoca con ragioni di natura economica. Sostanzialmente viene chiesto all’autorità giudiziaria di concorrere nella protrazione dell’attività criminosa, stante l’indiscussa sussistenza attuale delle emissioni fuggitive e diffuse, nocive per la salute delle persone.

     Prossimo passo dunque la possibile richiesta di sollevare il decreto per incostituzionalità o conflitto di poteri.

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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Ilva. Lo scontro tra poteri... Altro che semplice scontro tra poteri dello Stato !!! Qui viene messo alla prova, se non palesemente sconfessato, proprio il valore della nostra Costituzione !!! E a farlo sono due poteri fondamentali dello Stato, il Parlamento e la Giustizia, riconosciuti entrambi dalla Costituzione liberi, autonomi e indipendenti, mentre ad andarci di mezzo e a pagarne le conseguenze, sono come al solito i cittadini, che perdono i sacrosanti diritti al lavoro e alla salute... Altro che pesi e contrappesi del nostro stato di diritto... E c'è bisogno ancora d'altro per capire che alla base della crisi profonda dell'Italia c'è proprio la nostra costituzione che, scritta in un determinato momento storico e politico, andrebbe interamente rivista e aggiornata in funzione delle esperienze maturate nel bene e nel male dal nostro Paese in questi suoi settant'anni di vita, tenendo in debito conto i cambiamenti profondi avvenuti in Italia e nel mondo ?

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Post di Paolo Bastoni

Caro Guido, la costituzione USA risale al 1789... io credo che se l'itaGlia fosse un po' meno il paese dei furbetti, delle mafie (non solo quelle - ovvie - siculo-calabro-campane, ma anche le varie caste, anche quelle di coloro che continuano a volere parlamenti di nominati, per poterli gestire a proprio piacimento, come gli yes men che si ritrovano in azienda...), insomma, se davvero chi arriva a conquistarsi l'onore e l'onere di governare questo egoistico paese si occupasse di più di sociale che di società (spa, srl, sas....) non staremmo qui a confrontarci su certi non-problemi, anche perché diritti e doveri, secondo me, non sono databili e i principi non invecchiano mai, altrimenti avremmo un mondo governato dalla play station o dalla wii (come sembra stia accadendo...)... le rottamazioni lasciamole ai sindaci fiorentini..... ;)
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Post di Guido Picchetti

Grazie, Paolo, dell'intervento. Concordo in massima parte quel che dici. Unica osservazione che mi permetto di fare è a proposito della costituzione, Non sono certo io solo ad affermarlo, ma andrebbe rivista proprio per evitare quel che tu stesso denunci giustamente dopo quel "se.... ".
Un vecchio proverbio diceva: "Se mia nonna avesse le ruote, sarebbe un camion..." o qualcosa del genere... Ed è proprio quel condizionale, o, detto più chiaramente, sono proprio quei condizionamenti che ci caratterizzano come italiani, che la nostra costituzione dovrebbe far sì che non si manifestino e siano eliminati. Condizionamenti e comportamenti che invece la costituzione involontariamente favorisce, forse perchè scritta in un periodo storico particolare, dopo una dittatura ventennale, una guerra mondiale, una sconfitta e una "resa al nemico" (seguita da alcuni anni di guerra civile e da una cosiddetta "liberazione").... Fatti reali, vissuti sulla nostra pelle...
Fatti reali che certamente hanno condizionato la stesura di quel documento fondante della nostra Repubblica ,da parte dei padri costituzionali, con pesi e contrappesi che avrebbero dovuto impedire che altri fatti simili avessero a ripetersi, e che invece, dopo alcuni decenni di ripresa e sviluppo, hanno iniziato a consentire comportamenti ben più subdoli, ma altrettanto dannosi, non più mirati al bene comune, ma unicamente all'interesse privato, individuale o di gruppo, se non addirittura istituzionale... E ciò senza alcun rispetto per quei principi, diritti e doveri che, come tu stesso dici, non sono databili e non invecchiano mai.
Ma tant'è... e oggi siamo dove siamo. Per questo da più parti si invoca una revisione della nostra Costituzione. I cambiamenti avvenuti in Italia e nel mondo negli ultimi 70 anni sono ben superiori a quelli registrati nei due secoli precedenti, nel bene e nel male...Ovunque nel mondo i cambiamenti sociali, con tutto ciò che ad essi è legato, hanno un andamento esponenziale, non certo lineare. E nessuno dice che la nostra costituzione sia tutta da buttar via, ma che certe correzioni e dei miglioramenti a quel documento fondamentale della repubblica italiana siano opportuni o doverosi, nell'interesse del singolo cittadino e dell'intera comunità nazionale, lo affermano non pochi costituzionalisti, e anche di chiara fama... :-)
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Post di Paolo Bastoni

... io la costituzione l'ho letta nel mesozoico inferiore, quando politica la facevo attivamente, per conoscere quello di cui parlavo... ora me ne ricordo solo alcuni principi fondamentali e non tutto l'enunciato, ma ricordo che mi ritrovai a pensare che - stranamente per l'epoca! - non avevo proprio nulla da contestare a quel coacervo di articoli che la costituiscono... io oggi penso (e per questo ho citato quella degli USA, ma non è l'unica, solo la più antica - dopo quella di S.Marino - a non essere stata cambiata di una virgola) che se dopo solo poco più di sessant'anni parliamo di un upgrade, con la motivazione che il tempo passato ha modificato alcune caratteristiche sociali sui quali si sono basati gli estensori, ogni periodo di tempo analogo ci sarà qualcuno che si alzerà per dire che è ora di un nuovo aggiornamento... un articolo molto contestato è quello che fa riferimento alla lotta contro il nazifascismo con quello che ciò significa e comporta... oggi ci sono ancora ricordi caldi per quelli che si schierarono da una parte o dall'altra... tra duecento anni quell'articolo significherà solo che il nostro (ormai sarà "loro") paese è contrario ad ogni forma di dittatura e di privazione delle libertà individuali e intellettuali... un po' come quella americana che nacque, appunto, da una rivoluzione, non solo da una guerra di liberazione dall'Inghilterra, ma quella - per me . fu proprio una rivoluzione culturale perché si apriva, per la prima volta nel mondo, una nuova esperienza sociale e politica in un'epoca dove il vecchio mondo sfoggiava ancora le varie aristocrazie e famiglie reali... e oggi quella costituzione è ancora attuale e intoccata, e alcuni suoi articoli reggono la struttura giurisprudenziale, per esempio... ecco, magari proprio un rinnovamento del sistema giudiziario, abbandonando la discendenza giustinianea e provando a snellire il tutto adottando i principi utilizzati nei tribunali anglosassoni... questa sarebbe una vera rivoluzione (a patto poi di rispettare e far rispettare le leggi... che poi è anche il limite della costituzione oggi...)... a me sembra che oggi con questa frenesia rottamatrice, in parte giustificata dai casini che LA GENTE, non LE LEGGI ha combinato fin qua, si finisca con il gettare il bimbo con l'acqua sporca... oltretutto, tornando ab ovo, ribadisco che l'operazione "costituzione 2.0! creerebbe un precedente pericoloso per il futuro... kisses.... :)
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Post di Maurizio Spennato

Purtroppo o "finalmente", per una volta, non sono d'accordo con Guido. Il problema, secondo me, non sta nella Costituzione, che è forse l'unica cosa che ancora, almeno in parte, funziona, forse perchè nessuno l'ha ancora stravolta. Magari fosse tutto così "semplice". Purtroppo, e ripeto purtroppo, è un problema di onestà o, forse più propriamente, di disonestà diffusa di cui è impregnata la nostra società e, di conseguenza, la classe dirigente, politica e imprenditoriale, italiana. Ormai da anni non si fa altro che "decentrare" le produzioni e portare gli incassi all'estero, riversando i problemi sulla società civile, lavoratori e cittadini (e sottintendo case integrazioni ingiustificate, inquinamento, scempio ambientale, evasione fiscale, fughe di capitali, ecc.), senza che lo Stato effettui, ovviamente per tempo, i controlli necessari ad impedire questi danni. A ben riflettere, non è stato così alla Tyssen? L'azienda doveva essere chiusa, quindi a che serviva investire in sicurezza? Risultato? Morti e disoccupati! E la Fiat? Uno che guadagna uno stipendio, si dice, pari a quello di qualche migliaio di lavoratori, dopo aver sbagliato le proprie politiche imprenditoriali, produttive e nei rapporti legali con i lavoratori, (come afferma il giudice con una sentenza di condanna), deve licenziare altri venti lavoratori per assumere quelli impropriamente esclusi. Ha la faccia tosta di affermare che 20 lavoratori su 2000, a Pomigliano, rappresentano un aumento dei costi dell'1% ! E di quanto incide lo stipendio suo e degli altri alti dirigenti e strateghi dell'Industria italiana? E se, visto che lui ha sbagliato, si riducesse lo stipendio di una quota pari a quella dello stipendio degli operai da reintegrare? E se i Riva (o chi ci governa) facessero rientrare dall'estero i soldini guadagnati dall'Ilva e li utilizzassero per ristrutturare l'Azienda o per sostenere gli operai che si devono fermare per fare queste attività?
Sembra essere ormai di moda pensare solo ai tagli e mai agli investimenti. Qualcuno ha sentito parlare di qualche sostegno straordinario alla sanità del tarantino per le persone che si sono ammalate e che si ammaleranno? E per gli allevatori a cui sono state ammazzati gli animali contaminati dalla diossina? E contro l'evasione fiscale di queste grandi potenze industriali che si è fatto negli ultimi anni? Le leggi per il falso in bilancio sono state inasprite o alleggerite? Si è lasciato costruire sulle rive dei fiumi o si è intervenuti per risanare i boschi? E gli edifici costruiti in emilia senza i minimi requisiti antisismici? Su certi grandi costituzionalisti, così come su alcuni emeriti giuslavoristi, visti i risultati, sarà meglio stendere un pietoso velo...
I problemi non stanno nella Costituzione, ma in una classe politica disonesta e connivente con una classe imprenditoriale quasi sempre disonesta e talvolta criminale. Ambedue prodotto di un popolo che, purtroppo, una certa dose di disonestà, ce l'ha nel sangue. Speriamo che questa "classe politica", almeno la costituzione, la risparmi, è l'unica cosa che non è ancora riuscita a distruggere, ma se continuiamo di questo passo...
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Post di Guido Picchetti

Non avrei mai pensato di suscitare un simile dibattito con il mio commento sulla costituzione da rivedere... Il bello è che con le osservazioni critiche di Maurizio e di Paolo sui mali attuali del nostro Paese sono pienamente d'accordo e non vedo come potrebbe essere altrimenti. I guai sono sotto gli occhi di tutti...
Ma ciò che intendevo dire, e che pensavo risultasse chiaro nel mio primo commento di apertura, è che, per eliminare (sia pure un po' alla volta...) i mali che affliggono il nostro Paese, occorre anzitutto una costituzione che consenta di avere un governo che, di volta in volta eletto con la maggioranza necessaria, risulti stabile e in grado di realizzare le riforme che si è (ed ha...) proposto di fare sotto la sua piena responsabilità; e non che sia fin dal primo momento costretto a scendere a compromessi che inficino la validità di quelle riforme, o che queste vengano addirittura rese irrealizzabili, impossibili cioè da portare a pieno compimento, per interventi o pressioni altrui.
In altre parole personalmente preferisco un governo che, scelto dal popolo in base al suo programma e alle sue proposte, commetta un errore in buona fede, convinto di agire per il bene del Paese, e che poi pagherà le conseguenze del suo errore quando, sfiduciato per questo, non sarà più rieletto, ad un governo che, benchè eletto e rieletto..., sia costretto ogni volta a ricorrere a stratagemmi e alleanze strane pur di restare ad un governo del paese che la costituzione di fatto non gli concede di avere... Un governo che di conseguenza sbaglia sapendo di sbagliare, ma senza avere neppure la responsabilità degli errori che inevitabilmente è (e sarà...) così portato a commettere... Ed è quanto purtroppo accade da alcuni decenni sempre più spesso nel nostro Paese... D'altronde, si dice spesso che ogni nazione ha il governo che si merita... :-) :-)
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Post di Maurizio Spennato
Ecco che siamo tutti di nuovo pienamente d'accordo ... è ovvio che tra persone in buona fede i pareri convergano presto verso la ragionevolezza. La "buona fede", appunto. Il punto è che probabilmente, più che la costituzione, è la legge elettorale, ennesima perla del governo precedente, che crea problemi. E comunque, anche con le forme attuali, un governo dovrebbe pagare per i suoi errori a favore dell'avversario, ma a volte così non sembra essere. Gli stessi elettori non hanno spesso, nella migliore delle ipotesi, "la maturità", nella peggiore, l'onestà, per premiare candidati più seri... E questo, più che la costituzione, che secondo me complica terribilmente i ragionamenti e rende i nodi irrisolvibili...
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A Giovanni Bastoni, Maurizio Spennato, Giovanni Angeloni, Alfonso Nigro, Vittorio Biagioni e al sottoscritto piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 1/12/12

Pescara peggio di Taranto per le polveri sottili nell'aria
di Melissa Di Sano
http://ilcentro.gelocal.it/.../pescara-peggio-di-taranto-per-le-polveri-sottili-nell-aria-nbsp-1.6116944

Lo dicono i dati delle agenzie regionali di tutela dell’ambiente: all’Ilva livelli più bassi di Spoltore, viale Bovio e via Sacco
    
30 novembre 2012, PESCARA. Le polveri sottili che si respirano a Pescara superano quelle di Taranto, anche di tre volte. «È sconvolgente», afferma Augusto De Sanctis del Wwf, «la situazione di Pescara e dintorni è chiaramente un caso europeo. I livelli di Pm10 sono di gran lunga superiori a quelli registrati a Taranto».
     Sulla città pugliese si sono da tempo accesi i riflettori perché, a ridosso del popoloso quartiere di Tamburi, sorge l’acciaieria Ilva che è stata lasciata libera di produrre, come scrive il giudice per le indagini preliminari di Taranto, un grave avvelenamento del territorio e dei suoi abitanti che ha prodotto, indagini epidemiologiche alla mano, un’incidenza locale di tumori altissima. All’Ilva, cittadini e ambientalisti contestano prima di tutto le emissioni di polveri sottili, dannose per la salute. L’azienda, nella relazione consegnata in tribunale a sua difesa, scrive: «Le medie annuali di Pm10 a Taranto risultano negli ultimi 5 anni inferiori a 30 microgrammi per metro cubo, e inferiori a 35 microgrammi per metro cubo nel quartiere Tamburi». Il limite in vigore è di 40 microgrammi per metro cubo, secondo la direttiva 2008/50 della Comunità europea.
     A questo punto, i dati lasciano davvero sconcertati, perché la centralina di via Sacco, a Pescara, nel 2011, ha superato il livello di Pm10 registrato da quella del quartiere Tamburi, a Taranto. Come si legge nel rapporto sulla qualità dell’aria dell’Arta, l’agenzia abruzzese per la tutela dell’ambiente, la centralina di via Sacco, lo scorso anno, ha rilevato una media di 37 microgrammi per metro cubo di polveri sottili. Il quartiere Tamburi, dove c’è l’acciaieria Ilva, si è fermato a 35.
     Le cose vanno peggio nel 2012. Dal 1° gennaio al 27 novembre, le centraline di Taranto e dintorni, secondo i dati dell’Arpa, l’agenzia pugliese per la protezione dell’ambiente, hanno rilevato un massimo di 36 superamenti in via Machiavelli (a un paio di chilometri dall’Ilva), 25 in via Archimede e poi 3 a Talsano e 2 a San Vito. Si respira tutt’altra aria nel Pescarese: alla stessa data, Spoltore, con la centralina di Santa Teresa, è arrivato a ben 113 superamenti di Pm10 (più di 3 volte superiore alla zona dell’Ilva); viale Bovio ha raggiunto i 54; via Sacco 37; via Firenze 29. Il limite di superamenti annuali di 50 microgrammi a metro cubo, è fissato a 35.
     Se il caso Ilva sta sollevando tante preoccupazioni per la salute dei cittadini, come mai i dati largamente superiori registrati a Pescara e Spoltore lasciano indifferenti istituzioni e enti deputati alla tutela della salute pubblica? Non solo non ci sono prese di posizioni né atti specifici per intervenire a tutela dei cittadini, ma appena due anni fa, ben 13 enti hanno autorizzato, proprio nell’area rossa (già fuori dai limiti di legge) la costruzione di una centrale a biomasse. E oggi, si discute in Regione sul rinnovo, nella stessa zona, dell’autorizzazione ambientale ad un cementificio.
     Se i dati di Taranto, notevolmente più bassi di quelli pescaresi, preoccupano lecitamente, come si può far finta di non vedere? Tutte domande che si pone anche il Wwf. «La popolazione pescarese è esposta a livelli di inquinanti evidentemente fuori legge», dice De Sanctis, «Pescara è tra le peggiori in Europa e vive una situazione che evidentemente non interessa la Asl, visto che non ci sono azioni volte a mettere sotto controllo le emissioni e a fare seriamente prevenzione. Si aggravano così», continua De Sanctis, «i costi umani e della collettività nel dover curare decine e decine di bambini, anziani e adulti che riportano danni».
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

... e questo accade a Pescara... I valori delle polveri sottili nell'aria che si respira nella cittadina abruzzese sulle sponde dell'Adriatico e anche nella vicina Spoltore, sono tre volte superiori a quelli di Taranto, e senza che ci sia una "Ilva" nella zona, con tutti suoi i suoi lavoratori a peggiorare le cose... Ma nessuno interviene a tutela dei cittadini. Tacciono le Asl, e tace la magistratura, nonostante la popolazione pescarese sia di fatto esposta a livelli di inquinanti, evidentemente fuori legge e tra i più elevati in Europa.... Per giunta, appena due anni fa, ben 13 enti hanno autorizzato proprio nell’area rossa (già fuori dai limiti di legge) la costruzione di una centrale a biomasse. E oggi si discute in Regione sul rinnovo, nella stessa zona, dell’autorizzazione ambientale ad un cementificio... Volete scommettere che tra qualche tempo, come unico rimedio rimedio possibile, i valori di legge delle polvere sottili ammessi verranno spostati verso l'alto, tipica soluzione all'italiana, già adottata, sia pure temporaneamente, in altri casi simili nella civilissima Padania ?

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Post di Alfonso Nigro
L'Italia era ed è piena di situazioni tipo Ilva, grazie ai nostri governanti collusi con il potere economico.
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Di nuovo sfiammate dal petrolchimico di Brindisi torna l’incubo del cielo rosso
di a. neg.
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=573287&IDCategoria=1

     30 NOVEMBRE 2012, BRINDISI - Sfiammate dalle torce del Petrolchimico: ci risiamo. Nella serata di ieri una delle torce più vicine a muro perimetrale dello stabilimento chimico di Brindisi, in zona Pedagne, ha ripreso a sputare fuoco. E non ad intermittenza, come di tanto in tanto era accaduto nell’ultimo anno, durante quelle che erano state definite una specie di «prove tecniche» dei nuovi sistemi di sicurezza, in fase di collaudo dopo l’installazione imposta della Procura di Brindisi che, il 26 ottobre 2010, sequestrò gli impianti dell’allora Enichem (Oggi Versalis- Eni) e della Basel dopo aver accertato che le sfiammate periodiche verificatesi per anni servivano a bruciare anche rifiuti industriali.
     Ieri sera, a partire dalle 21 circa, una delle torce ha cominciato a produrre una fiamma costante, alta approssimativamente fra i 5 e gli 8 metri, protrattasi fino a notte. Il fenomeno è stato visibile da quasi tutte le zone della città ed anche dal mare. Numerose le telefonate giunte in redazione da parte di cittadini allarmati ed anche meravigliati, visto che solo poche settimane fa - il 20 settembre scorso - il magistrato titolare dell’inchiesta, sostituto procuratore Antonio Costantini, aveva disposto il dissequestro delle torce, avendo le due aziende coinvolte nell’inchiesta ottemperato alle prescrizioni che, secondo l’aspettativa comune, avrebbero dovuto scongiurare il ripetersi del fenomeno.
     Non è ancora dato sapere cosa sia accaduto ieri sera negli impianti del petrolchimico brindisino. Di sicuro è scattato il sistema di sicurezza che, in presenza di problemi lungo la linea di affinamento e di produzione del polipropilene, provvede all’immediato invio in torcia del prodotto non trasformato (spesso a causa di blck-out elettrici) che, se restasse negli impianti, manderebbe in pressione le condotte con rischi anche di esplosione. Ad ogni modo, i nuovi sistemi di controllo e di monitoraggio installati a seguito del sequestro scaturito dall’inchiesta condotta dalla Digos della Questura di Brindisi, sotto il coordinamento della Procura, dovrebbero questa volta aver consentito ai tecnici degli organismi di controllo (Arpa in primis) di verificare quasi in tempo reale cosa sia accaduto e, soprattutto, che tipologia di materiale sia stato effettivamente inviato in torcia per la combustione.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Questo accade a Brindisi...
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Stamattina sit-in sui rischi della filiera del petrolio
da "Ola Ambientalista"
http://www.olambientalista.it/stamattina-sit-in-sui-rischi-della-filiera-del-petrolio/

    La Ola, No Scorie Trisaia e Ambiente e Legalità informano che sotto la pioggia e il freddo, in piazza Mario Pagano, di fronte al Teatro Stabile, insieme ai No Triv, il tenente Di Bello e gli indignati lucani, il Movimento 5 Stelle e altre associazioni, è iniziato il presidio silenzioso di contestazione all’ennesimo tentativo di disinformare la gente di Basilicata in merito alla pericolosità e alla cancerogenicità della filiera delle estrazioni di petrolio e gas. Le tre associazioni stanno presenziando la piazza in maniera pacifica, con un gazebo per raccogliere firme e con un bavaglio alla bocca al fine di denunciare il tentativo di imbavagliare la protesta operato dal sindaco di Potenza, Vito Santarsiero, e dall’Ordine dei geologi di Potenza, organizzatore quest’ultimo di un convegno senza contraddittorio con i relatori che discuteranno di estrazioni e attività di filiera di idrocarburi tutti con esperienza di lavoro con le società petrolifere.
     Un evidente conflitto di interesse che non è denunciato dalle istituzioni regionali lucane alle quali si rinnova l’invito a disertare la manifestazione voluta dal geologo Nardone di Potenza, presidente dell’ordine lucano, e sponsorizzata dalle stesse società minerarie.
Non è più possibile assistere a delegittimazioni di tale portata della democrazia e le associazioni presenti in piazza prefettura vogliono, imbavagliandosi, protestare per un ripristino della correttezza di informazione e di rispetto degli abitanti lucani i quali hanno diritto ad essere informati sui rischi che la filiera degli idrocarburi – dalla ricerca, all’estrazione e raffinazione – sia cancerogena, come lo ì per i cittadini californiani, dato che lo Stato della California, con la legge “Proposition 65”, obbliga le compagnie minerarie a una informazione pubblica sui rischi che la loro attività induce sulla salute degli abitanti.
     In Basilicata, la cui acqua è a rischio di inquinamento di idrocarburi e sostanze chimiche usate per la ricerca/perforazione/estrazione, come il bario, elemento non presente in natura, ma presente nelle acque lucane, invece, assistiamo addirittura al fatto che le massime cariche istituzionali fanno la fila per ascoltare tecnici di parte – dunque non credibili – e Paolo Scandone, l’uomo che voleva far rifilare ai lucani il cimitero di scorie nucleari. Il sit in prosegue anche domani a Potenza, con inizio alle ore 9,30 in Piazza Mario Pagano
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Non sono solo gli studenti lucani a protestare contro il petrolio... In Basilicata oggi sit-in di protesta per denunciare l'ennesimo tentativo di disinformare la gente di Basilicata in merito alla pericolosità e alla cancerogenicità della filiera delle estrazioni di petrolio e gas, operato dal sindaco di Potenza, Vito Santarsiero e dall’Ordine dei geologi di Potenza, con l'organizzazione di un convegno sul tema privo di contraddittorio.

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Studenti lucani per il lavoro e l’ambiente contro il petrolio
da "Ola Ambientalista"
http://www.olambientalista.it/studenti-lucani-per-il-lavoro-e-lambiente-contro-il-petrolio/


     Proseguono le autogestioni e le cogestioni in Basilicata! Ai tanti istituti già autogestiti dagli studenti, si sono uniti oggi il L. S. Galilei di Potenza e l’ITIS A. Einstein di Picerno. Grande risonanza ha avuto l’inizio della tre giorni di autogestione lanciata dal Liceo Scientifico Galilei, istituto più numeroso di Potenza e uno dei più numerosi dell’intera regione: qui sono stati tenuti seminari e incontri con i lavoratori per discutere di crisi economica, nonché dibattiti fra studenti, professori e giornalisti su petrolio, ambiente, scuola e modello economico globale. All’ITIS Einstein di Picerno al centro della discussione sono state le estrazioni petrolifere e le modalità di lotta da contrapporre alla prepotenza delle multinazionali energetiche (anche e soprattutto a seguito delle notizie e delle foto che arrivano in questi giorni circa attività sospette sopra Monte Li Foi, al confine tra Picerno e Ruoti).
     Il Movimento studentesco, inoltre, condanna quanto accaduto all’IPSIA G. Giorgi di Potenza, dove 74 studenti sono stati sospesi con obbligo di frequenza per aver risposto con l’occupazione simbolica e temporanea dei corridoi al rifiuto del dirigente scolastico di concedere l’autogestione. Riteniamo ingiustificabile l’atteggiamento tanto delle autorità scolastiche quanto delle Forze dell’Ordine e auspichiamo che vengano sospese immediatamente le sanzioni agli alunni! Ci avviciniamo sempre più a questo nuovo fine settimana di mobilitazioni! SEMPRE PIÙ FORTI NOI!
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Al Liceo Scientifico di Potenza seminari e incontri con i lavoratori per discutere di crisi economica, nonché dibattiti fra studenti, professori e giornalisti su petrolio, ambiente, scuola e modello economico globale.
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Dieci motivi per dire no alle estrazioni di petrolio in Italia
di Maria Rita D'Orsogna
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/11/30/dieci-motivi-per-dire-no-alle-estrazioni-di-petrolio-in-italia/431482/

     30 novembre 2012. - Sono cinque anni che gestisco un blog contro la petrolizzazione dell’Italia, e questo è il mio primo post su ilfattoquotidiano.it. Il grande pubblico probabilmente non sa che ci sono concessioni petrolifere – metanifere – stoccanti sparse su tutto il territorio nazionale: dalla laguna veneta ai vigneti d’Abruzzo, dai frutteti di Oristano alle colline toscane, dalle isole Tremiti alle risaie di Vercelli, dal cuore dell’Emilia terremotata al mar Ionio.
     I “Professori” ci dicono che trivellare l’Italia serve per soddisfare il nostro fabbisogno nazionale, per lo sviluppo economico, per l’occupazione, e che tutto sarà fatto in modo “sostenibile”. Questo è quello che dicono loro. Invece, io l’ho girata tutta l’Italia petrolizzanda e petrolizzata ed è lampante, ai miei occhi almeno, che l’idea di “aggiustare” la nazione facendo buchi a destra e a manca non è la soluzione. I motivi? Eccone dieci:
- 1.Paesaggio e turismo
L’Italia è un paese densamente abitato, con un paesaggio invidiabile, variegato, fatto di colline, di mare, di boschi, di posti unici. Dove le mettiamo queste trivelle? Ovunque ti giri c’è comunità, c’è vita, c’è potenziale di bellezza, non deserto. Come si può pensare di trivellare a pochi chilometri da Venezia o da Pantelleria? Petrolizzare un territorio significa imbruttirlo, avvelenarlo, annientando quasi tutto quello che già sul territorio esiste o potrebbe esistere. E significa farlo sul lungo termine. Chi comprerà una casa con vista pozzo? Quale turista vorrà venire in Italia a vedere il mare o le colline bucherellate dalle trivelle o a respirare aria di raffineria? Fra l’altro la tutela del paesaggio è uno dei punti fondamentali della nostra Costituzione.
- 2.Petrolio scadente
Il petrolio presente in Italia – in generale – è scadente, in qualità ed in quantità, ed è difficile da estrarre perché posto in profondità. E’ saturo di impurità sulfuree che vanno eliminate il più vicino possibile ai punti estrattivi. Non abbiamo nel sottosuolo il petrolio dei film texani, quanto invece una sorta di melma, maleodorante, densa e corrosiva che necessita di vari trattamenti prima di arrivare ad un prodotto finale.
- 3. Infrastrutture invasive e rifiuti
Questo fa sì che ci sia bisogno di infrastrutture ad hoc: pozzi, centrali di desolforazione, oleodotti, strade, porti petroliferi, industrializzazione di aree che sono al momento quasi tutte agricole, boschive, turistiche. Non dimentichiamo gli abbondanti materiali di scarto prodotti dalle trivellazioni – tossici, difficili e costosi da smaltire – con tutti i business più o meno legali che ci girano attorno. E non dimentichiamo il mare, dove la ricerca di petrolio può causare spiaggiamenti di cetacei, e dove è prassi ordinaria in tutto il mondo lo scarico in acqua di rifiuti petroliferi secondo il principio “occhio non vede, cuore non duole”.
- 4. Inquinamento aria
Sia dai pozzi che dalle centrali di desolforazione vengono emesse sostanze nocive e dannose all’agricoltura, alle persone, agli animali. Fra questi, l’idrogeno solforato (H2S), nitrati (NOx), i composti organici volatili (VOC), gli idrocarburi policiclici aromatici (PAH), nanopolveri pericolose. Alcune di queste sostanze sono provatamente cancerogene e causano danni al DNA ed ai feti. Possono anche causare piogge acide, compromettere la qualità del raccolto e la salute del bestiame. Chi eseguirà i monitoraggi, chi controllerà lo stato di salute delle persone? E’ giusto far correre questi rischi ai residenti, dato che gli effetti nefasti del petrolio sulla salute umana sono noti, e da tanto tempo, nella letteratura medico-scientifica?
- 5. Inquinamento acqua
Nonostante le cementificazioni dei pozzi e l’utilizzo di materiale isolante negli oleodotti, tali strutture con il passare degli anni presentano cedimenti strutturali, anche lievi, dovuti al logorio, alle pressioni, allo stress meccanico. L’elevata estensione degli oleodotti, e la profondità dei pozzi, rende difficile individuare queste fessure, che possono restare aperte a lungo, inquinando l’acqua del sottosuolo e danneggiando gli ecosistemi con elevati costi di ripristino.
- 6. Idrogeologia e sismicità
L’Italia è a rischio sismico, con già tanti problemi di stabilità idrogeologica, di subsidenza, a cui si aggiungono in molti casi l’abusivismo e la mala-edilizia. In alcuni rari casi (ma ne basta uno solo!) le ispezioni sismiche, le trivellazioni, la re-iniezione sotterranea di materiale di scarto ad alta pressione possono alterare gli equilibri sotterranei, checché ne dica qualcuno dei “tuttapostisti” accademici italiani. Come non conosciamo perfettamente la distribuzione delle falde acquifere, così non conosciamo perfettamente neanche quella delle faglie sismiche. Stuzzicare i delicati equilibri geologici può innescare terremoti, anche di magnitudine elevata. E’ già successo in Russia, in California, in Colorado.
- 7. Incidenti
Anche prendendo tutte le precauzioni possibili, i pozzi possono sempre avere malfunzionamenti. In Italia abbiamo avuto già esempi di scoppi o incidenti gravi con emissioni incontrollate di idrocarburi per vari giorni senza che nessuno sapesse cosa fare: nelle risaie vicino a Trecate, nei mari attorno alla piattaforma Paguro, nei campi di Policoro. Per risanare Trecate non è bastato un decennio. Non per niente in California c’è una fascia protettiva anti-trivelle di 160 chilometri da riva, e non per niente è dal 1969 che non si buca più il mare.
- 8. Speculatori
Molte delle ditte che intendono trivellare l’Italia sono minori, straniere, con piccoli capitali sociali. Spesso annunciano di volere fare il salto di qualità con il petrolio d’Italia perché – e lo dicono candidamente ai loro investitori – da noi le leggi sono meno severe, è facile avere i permessi, le spese di ingresso sul territorio sono basse. Saranno, queste micro ditte irlandesi, australiane, statunitensi e canadesi, capaci di gestire i controlli ambientali a regola d’arte? Ed in caso di incidenti, con i loro esigui capitali sociali, avranno le risorse per affrontare operazioni di pronto intervento, risanamento ambientale e risarcimento danni?
- 9. Minimi benefici
Il petrolio d’Italia non farà arricchire gli Italiani, non porterà lavoro, e tanto meno risolverà i problemi del bilancio energetico nazionale. Le royalties d’Italia sono basse, e la maggior parte di questo petrolio verrà estratto da ditte straniere, libere di vendere il greggio su mercati internazionali. E’ pura speculazione, niente più.
- 10. Basilicata
Ed anche se tutto fosse fatto a opera d’arte, il vero conto va fatto su tutto quello che il petrolio distruggerà, sui rischi che ci farà correre, a fronte dei suoi presunti vantaggi. In Italia abbiamo già una regione che è stata immolata al petrolio e di cui il resto d’Italia sa poco. E’ la Basilicata, che fornisce a questa nazione circa il 7% del suo fabbisogno nazionale. Tutti i problemi elencati sopra sono realtà in Basilicata: sorgenti e laghi con acqua destinate al consumo umano inquinate da idrocarburi, declino dell’agricoltura, del turismo, petrolio finanche nel miele, aumento di malattie, mancanza di lavoro, smaltimento illegale di materiali tossici, anche nei campi agricoli. E cosa ha guadagnato la Basilicata da tutto ciò? Un dato per tutti: secondo l’Istat, la Basilicata è la regione più povera d’Italia. Era la più povera prima che arrivassero i petrolieri con le loro vuote promesse di ricchezza, lo è ancora oggi.
     Ma… cari professori, invece che fare buchi non sarebbe meglio coprire tutti i tetti d’Italia con un pannello fotovoltaico?
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post
E questo è il primo articolo di Maria Rita D'Orsogna pubblicato oggi da "Il Fatto Quotidiano". Tutto da leggere, anche da parte di chi su tali argomenti è al corrente, ma a maggior ragione da chi, in buona fede, ha dubbi in proposito sull'energia che occorre al nostro Paese per favorire crescita e sviluppo, un'energia che, oggi come oggi, non è più quella, fossile o gassosa, prodotta dalle multinazionali petrolifere delle multinazionali petrolifere che badano solo ai loro interessi, senza minimamente preoccuparsi delle conseguenze ambientali.. Che ci voglia energia è fuor di dubbio, ma altrimenti prodotta, utilizzando quelle risorse che Madre Natura mette a nostra disposizione in gran quantità e che dobbiamo saper cogliere. Per quelli in mala fede, invece, c'è poco da fare, se non richiamarli alle loro responsabilità e inchiodarli con le spalle al muro denunciando i loro intrallazzi e le conseguenze nefaste dei loro atti, prima che sia troppo tardi... Ilva docet...

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Post di Stefania Armeno

Non lo posso condividere per diffondere???

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Post di Guido Picchetti

Certo... sulla tua bacheca te l'ho condiviso io stesso e e tu puoi fare altrettanto con gli amici che vuoi...

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Post di Stefania Armeno
Si grazie...penso di esserci anche riuscita quando ho guardato il filmato....Grazie ancora e tifo tanto per lei per il nobel che si meriterebbe... quello ed altro...
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A Ilva Alvani, Giovanni Angeloni, Ivana Artioli, Roberto Frigerio, Debora Toscano e Ndrìa Biddittu piace questo elemento.

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Piccole grandi novità
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/11/piccole-grandi-novita.html

     FRIDAY, NOVEMBER 30, 2012. - Oggi 30 novembre 2012 parte su "Il fatto Quotidiano" un nuovo blog con i temi di petrolio, fracking e trivelle in mare, di cui parliamo su questo sito da tanto tempo. Lo curo io, a titolo gratuito ed il link è qui.
     Questo è il primo post. Si rivolge ad un pubblico generale, per cui un po' di cose che scriverò li saranno già note a chi segue questo blog da un po'. Intanto, succede che mi arrivano più email e messaggi di quanti io non possa processare. Sono sola, non ho segretarie, e questo è puro volontariato per me.
     Prevedo che con il blog de il Fatto ci saranno ancora più contatti. Spero che nessuno se la prenda se non rispondo più a tutti, come ho sempre cercato di fare finora. E' che veramente non ho tempo. Molte delle cose che la gente mi chiede sono già scritte nel mio blog, per cui basta cercare nella finestrella in alto a sinistra ed escono un sacco di cose.
     Visto che ci siamo:
1. I messaggi su facebook non li leggo. Se qualcuno deve scrivermi cose importanti, può cercare il mio email sul mio sito del lavoro e contattarmi cosi. Se ho qualcosa da dire, risponderò.
2. Io mi occupo di petrolio. Non parlo, non predico su inceneritori, sul nucleare, o sulla TAV, se non sporadicamente sul mio blog quando vedo delle cose interessanti. Ho le mie opinioni su tutto, e non è difficile pensare cosa penso, ma non voglio essere il tuttofare di niente, per cui spero che anche qui si possa essere rispettosi e non bombardarmi con cose fuori dal seminato. Sul petrolio sono più di cinque anni che indago, leggo, parlo con le gente, colleziono numeri e fatti. Sulle altre cose, la mia è solo una opinione e non voglio essere tirata in ballo in cose per cui non ho dati a portata di mano.
3. Se tutto questo lo posso fare io, lo possono fare tutti. Basta solo la buona volontà sul lungo termine, la pazienza, la perseveranza, la voglia di fare le cose e di non accettare mai la parola "non si può fare". Ci vuole impegno a lungo termine e non il fuoco del momento.
     Il mio blog continuerà ad operare normalmente, qualche volta prenderò le cose dal blog de Il Fatto e le riposterò qui, ma essenzialmente non cambia niente, se non che il mio tempo è minore. Infine, tutto questo viene con un enorme costo personale per me di cui non parlo quasi mai per pudore. Spero che siate rispettosi, che sia utile e che ne valga la pena.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Auguri, Maria Rita... E ancora grazie per quel che fai...
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A Giovanni Angeloni piace questo elemento.

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(copyright Guido Picchetti) 

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Questa pagina è stata aggiornata il 04/04/13.