Agosto 2012

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ECHI  DI  STAMPA


     Dal 27 al 31 Agosto 2012
 
Dalla mia Bacheca su FB del 31/08/12

No alle trivellazioni sul Canale di Sicilia
di Sofia Dinolfo
http://www.agrigentotv.it/no-alle-trivellazioni-sul-canale-di-sicilia/


    30 agosto 2012. - Cresce la sete di petrolio, crescono le prospettive di attuare trivellazioni nel canale di Sicilia. Tra i siti, i più ambiti sono quelli della provincia di Agrigento con 5 nuove richieste di esplorazione e due permessi di ricerca già concessi. Tra i destinatari di possibili trivellazioni, la Scala dei Turchi di Realmonte per la quale si temono gli effetti devastanti che si sono già verificati nel Golfo del Messico. Appunto per questo motivo nei giorni scorsi, realizzando un video, gli attivisti di Greenpeace macchiandosi di petrolio che, in realtà non era altro che malassa, hanno aperto un grande striscione con la scritta “Neri contro le trivelle” sulla bianchissima scogliera di Scala dei Turchi, simulando uno sversamento di greggio nel Canale di Sicilia.
    Le trivellazioni sulle coste siciliane, ed in particolare in prossimità delle Marne Bianche del sito naturalistico più prestigioso che vanta la provincia di Agrigento, potrebbero generare devastanti effetti sull’ecosistema nostrano con conseguenze gravi e irreversibili anche sul settore economico. Un evento che la nostra terra non può assolutamente permettersi. Per scongiurare le drastiche conseguenze di questi effetti, l’associazione ambientalista di Greenpeace oltre al video girato nei giorni scorsi sulla Scala dei Turchi, ha dato in precedenza il via ad altre iniziative come l’appello “diccillu o sinnacu”. Tutti i sindaci dei comuni interessati hanno infatti firmato un appello rivolto al Ministero dell’Ambiente per bloccare le trivelle nel Canale e proteggere gli ecosistemi marini delle nostre coste. Anche i sindaci della provincia si sono già mobilitati come quello di Realmonte, Porto Empedocle, Siculiana, Sciacca e Agrigento. Ma le attività di Greenpeace dirette alla tutela dell’ecosistema marino, non terminano qui e si avvalgono anche della collaborazione di due comici famosi che hanno sposato a pieno la campagna contro le trivellazioni:Ficarra e Picone.
    Dunque non si ferma l’invito di Greepeace ai sindaci che non hanno ancora provveduto a firmare l’appello e non si fermeranno nemmeno altre nuove iniziative tese a raggiungere il fine di impedire le trivellazioni nel canale Sicilia.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

A commento di questo post potrebbe valere lo stesso mio commento al post che precede... Se non fosse per le "Marne Bianche" di Agrigento citate nell'articolo, che mi ricorda tanto quel tale che avendo subito una ferita con arma da fuoco al fianco, diceva all'amico che lo soccorreva: "ho il mignolo che mi fa male..." !!! Quando impareremo ad allargare i nostri orizzonti e guardare un pò più in là del nostro giardinetto di casa ? E vale anche per certe organizzazioni ambientaliste, che, quanto a dividere anzichè unire le proteste, molte volte sono davvero brave.. e a loro e nostro danno...
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Le mani sul Mare nostrum. Il governo sta con i petrolieri
di Rosario Battiato
http://www.qds.it/10566-le-mani-sul-mare-nostrum-il-governo-sta-con-i-petrolieri.htm


    A rischio anche le aree protette nei cui limiti potrebbero essere piantate le trivelle off shore. Nel mirino il Canale di Sicilia dove sono stati intercettati importanti giacimenti.
    PALERMO – Le mire dei colossi petroliferi sul mare nazionale non si fermano. A maggior ragione adesso che hanno trovato uno sponsor d’eccezione in Corrado Passera, ministro dello Sviluppo economico, che già da tempo ha dichiarato di puntare sulle fonti fossi per rimpinguare la bassa produzione energetica nazionale. Una prospettiva in controtendenza rispetto all’Europa, dove si investe sulle rinnovabili e non si offre il patrimonio naturale alle potenti trivelle delle compagnie straniere.
    Legambiente ha offerto un quadro completo della situazione nazionale nel dossier Trivelle Selvagge. Ad oggi ci sono 9 piattaforme petrolifere attive sulla base di concessioni che riguardano 1.786 kmq di mare che coinvolgono tratti di mare in Adriatico, a largo della costa abruzzese, marchigiana e di fronte a quella brindisina e nel Canale di Sicilia. Una situazione che potrebbe peggiorare a breve perché le incessanti richieste dei colossi del petrolio di avere altre porzioni di mare da trivellare si sposano perfettamente col piano energetico del ministro Passera.
    E proprio da Roma arrivano gli aiuti. Il decreto Sviluppo varato dal governo Monti permette per la prospezione, e solo per i procedimenti avviati in data anteriore al 26 giugno 2012, “un finanziamento – ricordano da Legambiente - con contributi statali nella misura non superiore al 40% dei costi dei rilievi geofisici sostenuti dalle compagnie”.
    Ma i regali non si fermano. Lo stesso decreto Sviluppo agisce anche sulle aree protette, e in particolare nel Canale di Sicilia al momento ci sono 11 permessi di ricerca rilasciati per un totale di 6815 kmq. Le regine del mare sono la Shell Italia Ep e la Northern Petroleum Ltd con 7 permessi di ricerca attivi, di cui 6 interessano soprattutto le isole Egadi per un totale di 4368 kmq. Il provvedimento del governo permette che possano piazzarsi trivelle fino al limite dell’area marina, soggetta a vincolo con l’entrata in vigore del Dlgs 128/2010, perché il decreto Sviluppo salva tutte i permessi e le istanze presentate prima del giugno 2010.
    A preoccupare gli ambientalisti sono anche le 18 richieste di permessi di ricerca per oltre 5mila kmq nel Canale di Sicilia. Legambiente ne fa un elenco preciso: 3 si trovano in fase decisoria per un totale di 408 kmq, di cui 2 localizzate a largo delle isole Egadi e 1 a sud di Capo Passero (SR).
    Sono 9 le istanze in corso di valutazione ambientale per 2950 kmq di area marina interessata: 2 a largo della costa trapanese, 1 nel Canale tra Marsala (Tp) e Pantelleria, 2 a largo di Gela (Cl), 1 di fronte la provincia di Ragusa e le ultime 3 di fronte la costa di Agrigento, 6 istanze (per 1903 kmq) si trovano ancora nella fase iniziale dell’iter autorizzativo (fase pre Cirm) e di queste 2, presentate una da Northsun Italia e l’altra dalla Petroceltic Italia, si trovano a largo della costa di Gela e sono al momento in corso di adeguamento del perimetro per effetto del Decreto 128/2010. Un’altra istanza della Nautical Petroleum è situata a largo della costa di Pozzallo (Rg) mentre 3 istanze si trovano a largo della costa di Mazara del Vallo (due sono della Northern Petroleum e una della Audax Energy per un totale di circa 1506 kmq).
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

E questa è la realtà per quanto riguarda il Canale di Sicilia... Ma pensate che qualcuno faccia una piega? Qui a Pantelleria commissariata, ma anche a Lampedusa e su altre zone costiere della Sicilia in tutt'altre faccende affaccendate (comprese le prossime campagne elettorali), a parte qualche dichiarazione di forma di probabili candidati, tutto tace... Ma chi se ne frega del petrolio nel Canale ? Forse ci porterà più turismo, come al Giglio con il Concordia ...
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Post di Movimento Ambientalista Bat
Che il governo sta con i petrolieri è una cosa evidente e risaputa. Ora come ora lo sanno anche i bambini di 6 anni che fanno la prima elementare! Forse forse stiamo rimpiangendo la Prestigiacomo, che era una "Santa" al confronto di Clini e Passera!!!
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Eni inserzionista de “L’Osservatore Romano”: il denaro non puzza, ma l’inquinamento del petrolio si
da "Alessandro Cagliostro Blog"
http://alessandrocagliostro....losservatore-romano-il-denaro-non-puzza-ma-linquinamento-del-petrolio-si/


    26 Agosto 2012. - L’Osservatore Romano è certamente il giornale più autorevole del mondo cattolico: fondato nel 1861 viene diffuso in 129 paesi del mondo in sette lingue. È il giornale ufficiale della Città del Vaticano e su internet è facilmente leggerlo gratuitamente in formato pdf. Viene venduto al prezzo di 1 € ed all’interno non ci sono spazi pubblicitari ad eccezione di uno spazio in fondo all’ultima pagina a disposizione di Eni con testimonial il simpatico attore lucano Rocco Papaleo: per la compagnia energetica italiana è ovviamente un’ottima vetrina. Eni era stata anche tra gli sponsor ufficiali del VII Incontro mondiale delle famiglie tenutosi a Milano dal 1 al 3 giugno alla presenza di papa Benedetto XVI.
    Si penserebbe che la Santa Sede – ammettendo Eni come inserzionista unico del proprio quotidiano ufficiale – abbia vagliato l’attività dell’azienda a 360°. Sebbene nell’area sponsor del sito del VII Incontro mondiale delle famiglie si legge che «la sua azione è orientata alla valorizzazione delle persone, a contribuire allo sviluppo e al benessere delle comunità nelle quali opera, a rispettare l’ambiente, a investire nell’innovazione tecnologica, a perseguire l’efficienza energetica e a mitigare i rischi del cambiamento climatico», il giudizio di Amnesty International sull’azienda italiana è un po’ diverso.
    Nell’agosto 2004 in un documento di Amnesty International su “Diritti umani e petrolio in Nigeria” si invitavano «le imprese a valutare l’impatto delle loro attività sui diritti umani». Si ricordava inoltre che «la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani invita ogni individuo e ogni organo della società – che comprende le aziene e le imprese – a proteggere e promuovere i diritti umani» rimarcando che «nel quadro delle loro sfere di attività ed influenza, le aziende hanno responsabilità in relazione con gli interessi, la salute e la sicurezza, e dei diritti umani dei dipendenti e ai loro familiari, di partner commerciali, collaboratori e subappaltatori e delle comunità in cui operano».
    Nel report di Amnesty International del 2010 sulla situazione dei diritti umani nel nostro Paese si leggeva che «una controllata della compagnia petrolifera italiana ENI (Agip, ndr) opera nel Delta del Niger, in Nigeria. Gravi violazioni dei diritti umani sono associate alle operazioni dell’industria petrolifera nel Delta del Niger, compresi i danni ambientali e l’inquinamento, che hanno minato i diritti al cibo, all’acqua potabile ed ai mezzi di sussistenza».
    Sempre nello stesso report Amnesty International scrive che «mentre alcune compagnie petrolifere multinazionali – tra cui ENI – hanno messo in atto alcune misure per evitare che le loro attività causino violazioni dei diritti umani, queste misure sono insufficienti e non conformi in diversi casi alle norme internazionali sui diritti umani».
    Per questo motivo Amnesty International ribadisce che «sia il governo dei paesi ospitanti (come la Nigeria) che dei paesi di origine delle imprese transnazionali (come l’Italia) hanno un ruolo da svolgere nel garantire che il comportamento aziendale non comporti violazioni dei diritti umani, e che siano adottate le misure per vincolare le aziende – sia a livello di sede centrale che sul campo – a dare spiegazioni delle azioni, decisioni o fallimenti che si traducono in violazioni dei diritti umani».
    Una inchiesta di Report del 2009 aveva ben descritto come Eni – e le altre aziende petrolifere – inquinino l’area del delta del Niger con le fuoriuscite di petrolio dagli oleodotti con il conseguente avvelenamento delle falde acquifere, campi e corsi d’acqua delle popolazioni locali. Con il gas flaring invece – ossia bruciare gas inutili nell’atmosfera – si crea un’enorme quantitativo di anidride carbonica. Alcuni azionisti di Eni – guidati dalla Fondazione Culturale Responsabilità Etica (Banca Etica, fcre.it) e da Crbm – sono critici verso questi aspetti ed hanno chiesto durante l’ultima assemblea dei soci maggiore trasparenza riguardo l’impatto ambientale dell’azienda in Nigeria.
    Godwin Ojo – direttore e cofondatore di Environmental Rights Action, una delle più importanti ong ambientaliste nigeriane – ha affermato che: «nonostante le sue dichiarazioni pubbliche, l’Eni ha fatto poco o nulla per ridurre il gas flaring. Con la mia organizzazione negli ultimi mesi siamo stati in grado di visitare varie comunità impattate da sversamenti di impianti dell’Eni nello Stato di Bayelsa. Purtroppo nei loro confronti non sono state accordate compensazioni, né si è proceduto a bonificare i terreni e i corsi d’acqua inquinati. Per quanto tempo ancora bisognerà assistere a questo ecocidio senza che le compagnie intervengano?».
    Nel frattempo che questa domanda ottenga una risposta, l’Osservatore Romano continuerà ad avere Eni come suo unico inserzionista.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Non ho nulla contro l'0sservatore Romano, ma certo è che, se è vero quanto denuncia il Blog di Alessandro Cagliostro in questo suo post, la cosa non è davvero simpatica, e meriterebbe più che una semplice spiegazione da parte dei responsabili di quella testata. D'accordo che l'ENI è una azienda di Stato, ma non per questo sono da accettare ad occhi chiusi i suoi comportamenti, più volte messi in discussione e fatti oggetto di un numero infinito di procedimenti civili e penali, per danni procurati all'ambiente e alle persone, in Italia, ma ancora di più all'estero... E non ci meraviglia affatto che in conseguenza di ciò l'Eni tenda a rifarsi una immagine con le sue inserzioni pubblicitarie, prima freudianamente disegnate sulla sabbia, ora con le gag del comico lucano Pantaleo, (dopo tutti i guai combinati proprio in Lucania...). Ma che l'organo di stampa del Vaticano, privo solitamente di di spazi pubblicitari, abbia come unico inserzionista proprio l'ENI, dopo le denunce di Amnesty International per i danni all'ambiente e alla popolazione locale nel delta del Nigerl, puzza più dell'inquinamento provocato in quella disgraziata terra africana... Ed è una puzza che da davvero fastidio e non fa meno male di quella reale provocata sul campo...

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Dal Comitato No Petrolio, Si Energie Rinnovabili
comunicato stampa del 30/08/2012
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/4124571266945


    Il “Comitato No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili” esprime tutta la sua delusione e rabbia di fronte all'ennesimo attentato di ferragosto del ministro Corrado Clini, che permetterà alla multinazionale petrolifera irlandese Petroceltic di condurre l’attività di prospezioni petrolifere a ridosso delle Isole Tremiti.
    In quanto cittadini pugliesi siamo pronti a scendere in piazza e in mare e ovunque sia necessario per far sentire alto, forte e duro il NO a qualsiasi prospezione del mare di Puglia, come a qualsiasi ulteriore sfruttamento industriale anacronistico, a qualsiasi dannoso e sostanzialmente inutile isterilimento del suolo.
    Ma è importante che politici e istituzioni della Regione, con i quali abbiamo condiviso in 15mila il corteo per le strade di Monopoli lo scorso 21 gennaio, comprendano che chi ci sta abbandonando nelle mani di un governo con la faccia patrizia e il cuore di pietra, sono le segreterie nazionali dei partiti. Da 7 lunghi mesi infatti, come forum delle associazioni, attendiamo una dichiarazione, un comunicato, un accenno qualsiasi, di Alfano, di Bersani, di Casini e di tutti gli altri segretari nazionali, affinché la battaglia in difesa di un territorio bello e prezioso, ben più vasto di quello pugliese, non continui a essere (volutamente?) relegata entro i nostri confini regionali.
    A voi politici spetta rompere questo muro di gomma, noi penseremo alle barricate.
    Silvia Russo, portavoce Comitato “No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili” - e-mail: nopetroliopuglia@gmail.com
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Petrolio alle Tremiti, la Rete 'No Triv' pronta a scendere in piazza a Manfredonia
di Saverio Serlenga
http://www.teleradioerre.it/news/articolo.asp?idart=74778


    FOGGIA, 29 agosto 2012. - La decisione del ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, di autorizzare le prospezioni chieste dalla Petroceltic nel mare delle Isole Tremiti ha fatto nuovamente insorgere la Rete di associazioni che ha urgentemente convocato un summit per definire tutte le procedure da adottare per far cambiare idea al Governo Italiano. E in attesa della grande manifestazione di protesta in programma nei prossimi giorni a Manfredonia, il coordinatore della Rete, Raffaele Vigilante, lancia un nuovo grido d'allarme.
    'La notizia è giunta come un fulmine a ciel sereno. Pensavamo che mai fossero autorizzate le prospezioni geosismiche al largo delle Tremiti, un paradiso di flora e fauna. Noi della Rete siamo stufi di questo comportamento molto strano del Governo Italiano, e siamo pronti a scendere nuovamente in piazza per proteggere il mare dagli attacchi scellerati dei petrolieri. La nostra già fragile economia
- aggiunge Vigilante - non può essere resa ancora più fragile dalle ricerche di petrolio di scarsa qualità. Gli ultimi studi scientifici starebbero comprovando la relazione tra prospezioni airguns e lo spiaggiamento di cetacei. In passato abbiamo già fatto quanto era nelle nostre possibilità di cittadini, spingendo anche gli enti comunali e sovra-comunali ad intervenire e adire alle vie legali,insieme alle associazioni nazionali ambientaliste, presentando anche diversi ricorsi al Tar. Ora, alla luce delle ultime notizie giunte da Roma, ci rimane una sola strada da percorrere: quella della protesta.
    Il nostro territorio sta subendo da parte di questo governo diversi scippi sconsiderati in nome di un risanamento e di uno sviluppo economico che stenta a decollare. La rete di associazioni chiama a raccolta tutte le associazioni, tutte le categorie di operatori turistici, commercianti, artigiani, pescatori e coloro che lavorano nell'indotto turistico-commerciale, ad unirsi a noi nella protesta contro questa decisione scellerata, ed invita le associazioni, gli enti e i comuni a protestare e a mandare fax e mail di protesta al Ministro Clini'

    Contattare: bianca.salvatore@minambiente.it  - telefoni segreteria: 06/57.22.55.80 - 06/57.22.55.81 - 06/57.22.55.82 - 06/57.22.55.21.
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Dalla mia Bacheca su FB del 30/08/12

Il parere favorevole alla concessione d494 Petroceltic alle isole Tremiti
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/08/il-parere-favorevole-alla-concessione.html


    THURSDAY, AUGUST 30, 2012. - Come sempre, per stampa, bloggers ed affini: ci è voluto tempo per raccogliere e trovare tutte queste cose, per cui si prega di citare. Ora, anche se non è stato possibile leggere dalla stampa il nome esatto della concessione acordata alle Tremiti, credo che ci si riferisca, alla d494 della Petroceltic ed approvata il 7 Agosto 2012 per eseguire airgun nei mari fra Termoli e le isole Tremiti. Siamo infatti a 13 miglia nautiche dalle Tremiti e dalla riva molisana, non troppo lontano dal campo Rospo Mare e a cavallo fra l'Abruzzo, il Molise e la Puglia. La dicitura è sempre la stessa: considerato che è tutto a posto, si può fare airgun con buona pace di tutti, abitanti, pesci, turisti. Qui dobbiamo fare il PIL, che credete, che ci interessi qualcosa del mare?
    Intanto c'è da notare che hanno presentato parere sfavorevole la Regione Puglia e la Regione Molise. Ma figurati che gli importa. Mentre invece ha detto sì - comodamente seduti a Roma - il Ministero per i Beni e le Attività Culturali.
    Qui una prima istruttoria, nel Giugno 2011, con parere positivo. Qui una seconda nel Novembre del 2011 in cui confermano il parere positivo nonostante le obiezioni varie. Dicono che le obiezioni sollevate dal Molise non sono valide per airgun, ma solo per pozzi veri e propri - come se uno facesse airgun per passatempo! Qui l'ultima del Marzo 2012 in cui addirittura il governo presenta delle "controdeduzioni alla regione Puglia". Della serie: ne sappiamo più noi da Roma che voi che abitate in Puglia.
    E quindi qui la benedizione finale, 7 Agosto 2012: cara Petroceltic, è tutto a posto, potete andare ad ammazzare altri delfini, a sparare in mare, a preparare le isole Tremiti alle trivellazioni, a distruggere il turismo, e chi si è visto si è visto. Puglia e Molise? Attaccatevi...
    Chicca finale, secondo il Decreto Legge 3 aprile 2006 152 già in vigore da tanti anni. Quando trivelli, se non sai dove mettere la monnezza, sei autorizzato a gettarla in mare! Leggi:

Articolo 104 - Scarichi nel sottosuolo e nelle acque sotterranee
[...)
5. Per le attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi o gassosi in mare, lo scarico delle acque diretto in mare avviene secondo le modalità previste dal Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio con proprio decreto, purchè la concentrazione di oli minerali sia inferiore a 40 mg/l. Lo scarico diretto a mare è progressivamente sostituito dalla iniezione o riniezione in unità geologiche profonde, non appena disponibili pozzi non più produttivi ed idonei all'iniezione o riniezione, e deve avvenire comunque nel rispetto di quanto previsto dai commi 2 e 3.
6. Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, in sede di autorizzazione allo scarico in unità geologiche profonde di cui al comma 3, autorizza anche lo scarico diretto a mare, secondo le modalità previste dai commi 5 e 7, per i seguenti casi:
a) per la frazione di acqua eccedente, qualora la capacità del pozzo iniettore o riniettore non sia sufficiente a garantire la ricezione di tutta l'acqua risultante dall'estrazione di idrocarburi;
b) per il tempo necessario allo svolgimento della manutenzione, ordinaria e straordinaria, volta a garantire la corretta funzionalità e sicurezza del sistema costituito dal pozzo e dall'impianto di iniezione o di riniezione.
7. Lo scarico diretto in mare delle acque di cui ai commi 5 e 6 è autorizzato previa presentazione di un piano di monitoraggio volto a verificare l'assenza di pericoli per le acque e per gli ecosistemi acquatici.
[...]

E chi mai andrà a controllare tutto questo - concentrazioni, piani di monitoraggio, assenza di pericoli? Si salvi chi può.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Via libera alle trivellazioni sui fondali delle Tremiti... E dopo le Tremiti, inutile illudersi, sarà la volta delle altre concessioni già lottizzate, intestate e sparse nei vari mari italiani, Canale di Sicilia, Sardegna, Golfo di Taranto, etc. Il bel giorno si vede dal mattino, e così anche il brutto, a meno che la musica non cambi... Ma chi la cambierà ?
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Post di Io Libera

Leggi su Lucania Attiva e Democratica: "Amara Lucania. Si fermò ad Eboli. senza più continuare il suo viaggio raccontò l’..."
http://www.facebook.com/pages/Lucania-Attiva-e-Democratica/201551096606990
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Post di Movimento Ambientalista Bat

Non c'è alcun dubbio che le "lobby petrolifere" hanno il via libera, semaforo sempre verde, grazie al beneplacito dei nostri ministri "elargitori" di permessi ed agevolazioni perenni!
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Ambientalisti: 30mila kmq di mare ipotecati per le estrazioni petrolifere
da redazione di "Stato Quotidiano it"
http://www.statoquotidiano.it/...30mila-kmq-di-mare-ipotecati-per-le-estrazioni-petrolifere/95113/


    Bari, 23 agosto 2012 – “Gentile ministro Passera, Lei ha ipotecato circa 30.000 kmq di mare italiano da sottoporre a estrazioni petrolifere soltanto per ricavarne le ‘esigue’ royalties a favore dello Stato? Oppure ci sono altre motivazioni che noi italiani non conosciamo?”. Così i rappresentanti del Movimento Ambientalista BAT – Puglia, Nunzio Di Lauro, Coordinatore del Movimento Ambientalista BAT; Luca Cagnazzo, Vicepresidente Regionale Associazione Folgore; Roberto Caressa, presidente Associazione Demetra; Daniele Felice Sasso, ex presidente provinciale Ambiente e/è Vita BAT, Giuseppe Deleonibus, dottore in Ingegneria per l’Ambiente e il Territorio (già portavoce del Comitato “No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili” http://www.facebook.com/movimento.ambientalistabat).
    “Secondo il suo stesso Ministero dello Sviluppo Economico nei fondali dei mari italiani ci sarebbero 10,3 milioni di tonnellate di petrolio che, stando ai consumi attuali, coprirebbero il fabbisogno nazionale per sole 7 settimane. E ci sono ancora circa una decina di richieste di Permessi di Ricerca Idrocarburi in mare che nel complesso rischiano di allargare di altri 45mila kmq l’area del mare italiano soggetta a perforazioni. Questa spinta verso nuove trivellazioni, a suo dire, sarebbe volta a creare 15 miliardi di euro di investimento e 25mila” nuovi posti di lavoro”.
    “Ma non sarebbe auspicabile una inversione di tendenza, puntando su una politica fondata primariamente sullo sviluppo delle rinnovabili, sull’applicazione di nuove tecnologie ecocompatibili nel trasporto pubblico, un settore strategico per l’economia e la qualità del vivere urbano, e sullo sviluppo efficiente dei vari settori che attualmente dipendono solo ed esclusivamente dalle energie fossili? I nostri vicini tedeschi e gli ingegneri cinesi stanno portando avanti un programma di rinnovamento energetico per il proprio paese, che verrà esteso commercialmente a tutta la terra, basando nuove ricerche, in merito alle rinnovabili, sulla sintetizzazione in laboratorio della fotosintesi clorofilliana: partiranno le produzioni di pannelli fotovoltaici in DSSC che non saranno più soggetti a “lavoro a fatica” dunque dureranno di più, saranno più efficienti e decisamente molto più versatili.”
    “Ma a quale scopo dunque estrarre petrolio se possediamo già delle chiavi per un cambiamento, verde e pulito? Per quale motivo viene ancora incentivato l’uso e l’abuso di un combustibile che danneggia il pianeta? Perché non incentiviamo l’uso e l’acquisto di veicoli elettrici e capillarmente non diffondiamo colonnine per ricaricare i veicoli? Molti esempi ci giungono dalle case automobilistiche: loro affermano che il motore elettrico rappresenterà il futuro. Alla luce delle loro dichiarazioni, a cosa serve cercare, estrarre e consumare petrolio?”.
    “A nostro parere è questa l’unica strada da intraprendere per perseguire una crescita esponenziale del livello occupazionale nel nostro paese, con nuovi posti di lavoro forse dieci volte superiori rispetto a quelli eventualmente ottenuti mediante le nuove trivellazioni. Anche l’ENEA concorda che l’Italia potrebbe essere autonoma energeticamente e secondo il tecnico dell’ENEA dottor Fabrizio Fabrizi: “l’Italia ha un potere energetico equivalente a mezzo barile di petrolio al mq al Centro Italia ed un barile al mq al Sud”.
    “In conclusione, la richiesta è quella di attivare tutte quelle iniziative che non mettano limiti allo sviluppo di tutte le forme di energie rinnovabili ma ne favoriscano lo sviluppo illimitato, prevedendo qualsiasi forma di finanziamento per i relativi incentivi che non si renderanno più necessari entro un breve lasso di tempo, quando le rinnovabili saranno operative in gran parte del territorio italiano. Cambiare si può, ce lo richiede anche la Corte Europea che, tra l’altro, ha recentemente condannato l’Italia per non aver rispettato le direttive europee per quanto riguarda le emissioni inquinanti delle industrie”, terminano i referenti del Movimento Ambientalista Bat.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

In questa missiva indirizzata al Ministro dello Sviluppo Economico Passera, quello che non solo gli ambientalisti, come afferma il titolo dell'articolo pubblicato da Redazione Stato, ma qualunque italiano che ami la sua terra, il suo mare, le sue tradizioni, la sua cultura, in una parola il suo Paese, e che sia appena cosciente dei pericoli che lo minacciano, vorrebbe chiedergli. Ma pensate davvero che il ministro si degnerà di leggere e dare una risposta concreta a quanto gli viene richiesto ? La speranza, si dice, è sempre l'ultima a morire, ma credo che stavolta andremo tutti davvero al suo funerale... e non solo al suo... Ringrazio Assunta Di Florio per la segnalazione del documento...
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Post di Movimento Ambientalista Bat

No Guido, non ci ha mai sfiorato la mente l'idea che il Ministro Passera potesse rispondere alla nostra "lettera aperta" e dare una benché minima spiegazione agli italiani tutti riguardo la perversa strada intrapresa con inaudito accanimento AL RITORNO ALL'UTILIZZO DELLE ENERGIE FOSSILI quale fonte unica e primaria, liberalizzando le trivellazioni in terra ed in mare (anche in cielo, se potesse farlo)...
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A Ilva Alvani, Jahnpiero Assi e Movimento Ambientalista Bat piace questo elemento.

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La battaglia dell'oro nero. «Petroceltic potrà perforare le Tremiti». Nicastro: «Grande beffa di Ferragosto»
da redazione del "Corriere del Mezzogiorno it"
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/...tremitinicastro-grande-beffa-ferragosto-2111613057791.shtml

    29 agosto 2012. - BARI - «Apprendo oggi da comunicazione ufficiale che alla vigilia di ferragosto il Ministro dell'Ambiente ha autorizzato le prospezioni richieste da Petroceltic nei pressi delle isole Tremiti. Riteniamo che si tratti di una offesa alla dignità della nostra Regione e degli altri enti locali che si erano espressi negativamente rispetto alla prospettiva di vedere il nostro mare violentato dalla corsa all'oro nero». È su tutte furie Lorenzo Nicastro, assessore regionale all'Ambiente, per il via libera alle ricerche di petrolio in mare. «È una ulteriore conferma - prosegue Nicastro - della sensazione di marginalizzazione della Puglia. Speravamo che questo atteggiamento, in considerazione dell'attenzione e della collaborazione avviate sulla vicenda Taranto, fosse ormai consegnato al passato. Ma evidentemente non è così».
    IL NO E' CORALE - Secondo Nicastro la popolazione pugliese ha già dato parere negativo a tale iniziativa. Anche con manifestazioni e con la consapevolezza che vuole continuare a investire nel turismo e nella sostenibilità. «La nostra regione - prosegue l'assessore regionale all'Ambiente - la cui economia è fortemente legata al mare, al turismo ed ai prodotti enogastronomici, subisce oggi una minaccia che speravamo scongiurata: nonostante il corale "no" gridato a gran voce lo scorso 21 gennaio a Monopoli da istituzioni e cittadini pugliesi, il rischio di un embargo sulle nostre coste ad opera delle multinazionali del petrolio prende sempre più corpo».
    L'INSIDIA CONTINUA - «Ci sono numerose altre richieste di prospezioni geosismiche - conclude Nicastro - che giacciono in attesa di essere autorizzate dal Ministero. Se fino ad ora nutrivamo qualche speranza di ravvedimento nelle scelte di politica energetica nazionale che servisse a scongiurare la corsa al petrolio nel basso Adriatico, adesso abbiamo l'amara certezza che anche le altre richieste di prospezione, verosimilmente, saranno autorizzate. In prospettiva si concretizza uno scenario allarmante per il nostro mare e per la vocazione turistica della nostra regione. Invito i pugliesi tutti, oltre che i rappresentanti delle istituzioni e coloro che siedono in parlamento eletti nella nostra regione, ad aiutarci a sostenere questa battaglia».
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Commenti su "Corriere del Mezzogiorno it"
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L'Italia è una prostituta- 29.08|21:46 bice123
Oltretutto si fa' violare e perforare da 'ditte straniere'... Cosa ci viene in tasca a noi a dare in mano queste perforazioni a ditte straniere... che poi sappiamo possono tramutarsi in detonatori di potenziali terremoti... chi si prende le tangenti dietro queste autorizzazioni illegali che i cittadini italiani nn approvano ?????!!!
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Vergogna senza fine - 29.08|21:46 cartman
I mari sono tutti inquinati a giudicare dalla lista pubblicata quest'estate. al giglio c'è una nave da crociera a far da spettacolo. taranto e il suo mare è quello che è. i monumenti cascano a pezzi. povera italia rimarrai bella nei ricordi. all'estero ci campano di turismo musei gallerie biblioteche. che tristezza. complimenti al dipartimento ambiente.
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Ottimo - 29.08|21:46 wing125
Nicastro, spero che tu abbia un bagno comodo e ben arieggiato.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
Ringrazio Assunta Di Florio per la segnalazione dell'articolo dall'Abruzzo...
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Petroceltic. Nicastro: "il sì di Clini e Ornaghi è offesa alla dignità della Puglia"
Comunicati Stampa alla Giunta Regione Puglia
http://www.regione.puglia.it/index.php?page=pressregione&opz=display&id=13837


    29 Agosto 2012. - “Apprendo oggi da comunicazione ufficiale che alla vigilia di ferragosto il Ministro dell'Ambiente ha autorizzato le prospezioni richieste da Petroceltic nei pressi delle isole Tremiti. Riteniamo che si tratti di una offesa alla dignità della nostra Regione e degli altri enti locali che si erano espressi negativamente rispetto alla prospettiva di vedere il nostro mare violentato dalla corsa all'oro nero. E' una ulteriore conferma della sensazione di marginalizzazione della Puglia. Speravamo che questo atteggiamento, in considerazione dell'attenzione e della collaborazione avviate sulla vicenda Taranto, fosse ormai consegnato al passato. Ma evidentemente non è così”. Così l'assessore alla Qualità dell'Ambiente Lorenzo Nicastro commenta la notizia, comunicata dal Ministero, di parere positivo alle prospezioni.
    “La nostra regione, la cui economia è fortemente legata al mare, al turismo ed ai prodotti enogastronomici, subisce oggi una minaccia che speravamo scongiurata: nonostante il corale 'no' gridato a gran voce lo scorso 21 gennaio a Monopoli da istituzioni e cittadini pugliesi, il rischio di un 'embargo' sulle nostre coste ad opera delle multinazionali del petrolio prende sempre più corpo. Il parere del Ministero conferma la direzione ostinata del Governo nazionale – prosegue Nicastro – verso lo sfruttamento massivo delle fonti energetiche fossili e, riteniamo, crea un pericoloso precedente per il destino del nostro mare. Ci sono numerose altre richieste di prospezioni geosismiche che giacciono in attesa di essere autorizzate dal Ministero. Se fino ad ora nutrivamo qualche speranza di ravvedimento nelle scelte di politica energetica nazionale che servisse a scongiurare la corsa al petrolio nel basso Adriatico, adesso abbiamo l'amara certezza che anche le altre richieste di prospezione, verosimilmente, saranno autorizzate. In prospettiva si concretizza uno scenario allarmante per il nostro mare e per la vocazione turistica della nostra regione”.
    “Fin da ora dico che non ci daremo per vinti e che – conclude l'assessore – oltre a ricorrere in tutte le sedi giurisdizionali, proseguiremo con le modalità civili proprie dei pugliesi a manifestare il nostro dissenso e la nostra protesta nella battaglia per affermare il diritto della Puglia a progettare un futuro diverso rispetto a quello che altri pensano di disegnare. Invito i pugliesi tutti, oltre che i rappresentanti delle istituzioni e coloro che siedono in parlamento eletti nella nostra regione, ad aiutarci a sostenere questa battaglia”.
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Link condiviso dal sottoscritto tramite Guido Pietroluongo.
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Shale gas in Emilia: Northern Petroleum smentisce, niente fracking
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/shale-gas-in-emilia-northern-petroleum-smentisce-niente-fracking-11292.html


    29 agosto 2012. - Northern Petroleum non cerca shale gas e non eseguirà trivellazioni orizzontali né fracking nel pozzo “La Tosca 1? a Ravenna, all’interno del permesso di ricerca “Longastrino”. Dopo i fortissimi dubbi che abbiamo avanzato alcune settimane fa, quando NP ha annunciato ufficialmente l’inizio delle trivellazioni, ora arriva la secca smentita dell’azienda.
Con un comunicato stampa ferragostano di poche righe Northern Petroleum nega ogni attività potenzialmente pericolosa all’interno del permesso Longastrino:

Il sito esplorativo La Tosca 1 è situato approssimativamente a 4 chilometri a nord-est del giacimento esausto di gas di Alfonsine nel bacino della Valle del Po in Italia. Il luogo ricade all’interno del permesso esplorativo Longastrino. La licenza a esplorare è stata ottenuta da Northern Petroleum Limited il 24 ottobre 2005.
Il punto in superficie [dove si trova il pozzo] è situato in un’area di campagna a sud del fiume Reno. Casolari abbandonati sono situati a circa 400 metri a sud e sud-ovest del pozzo La Tosca.
Il pozzo mira a raggiungere una sequenza di riserve di gas convenzionale (di origine biogenica, al 99% metano) entro tre strati:
    1) La formazione Porto Corsini (basso Pliocene)
    2) Alto Miocene – Anomalia sismica di amplitudine
    3) Pleistocene inferiore
È noto che la Valle del Po orientale, dove è situato il pozzo La Tosca, è stata trivellata molte volte in cerca di gas convenzionale dal 1940 in poi ed è noto che è una regione altamente produttiva di gas.
Per queste ragioni, Northern Petroleum non ha intenzione di trivellare in orizzontale o di usare il fracking in questo pozzo.

    Il sospetto che Northern Petroleum avesse intenzione di usare fracking e trivellazioni orizzontali (con i problemi alle falde acquifere e con la generazione di microsismi che ne conseguono) nel pozzo La Tosca 1 deriva dal tipo di trivella utilizzata. Una Drillmec HH220 specializzata proprio in perforazioni orizzontali.
Ma anche dal fatto che la zona in cui ricade il permesso di ricerca Longastrino è considerata dai geologi, come tutta la Val Padana, ricca di gas e petrolio non convenzionali. Come lo shale gas. E non è tutto, visto che Northern Petroleum ha dichiarato apertamente di voler cercare ed estrarre shale gas anche in Italia. Nel rapporto annuale 2011, nella sezione “Shale oil and gas”, si legge:

L’Italia è favorevole, guardando allo shale gas come un modo di ridurre l’import di gas, abbassando di conseguenza i prezzi e migliorando l’economia.

    A quale Italia si riferisca Northern Petroleum quando parla di shale gas non è noto. Probabilmente al nuovo Governo Monti, al suo ministro pro-petrolio Corrado Passera e al suo sottosegretario Claudio De Vincenti. Sempre nello stesso rapporto annuale, infatti, si legge:

Ci sono stati molti segnali che ci hanno incoraggiato sul fatto che riusciremo a procedere più in fretta nel 2012. Sappiamo dai nostri stretti contatti con le autorità italiane che la politica energetica del Paese sta cambiando su vari fronti. Il Governo italiano sta cercando di calmare la protesta pubblica per gli alti prezzi dell’energia annunciando la crescita della produzione nazionale di idrocarburi.
Il piano è quello di raddoppiare la produzione domestica di petrolio e gas. Parlando ad una conferenza nel marzo di quest’anno, il sottosegretario allo Sviluppo economico Claudio De Vincenti ha detto ai presenti che “Rilanciare la produzione nazionale di idrocarburi è uno dei quattro pilastri principali del nostro nuovo piano sull’energia”.

   Per quelle che sono le nostre conoscenze attuali, quindi, possiamo dire che Northern Petroleum giura di non usare nel pozzo La Tosca 1 quella trivella specializzata in perforazioni orizzontali per perforare in orizzontale. Che giura di non fare fracking a La Tosca 1. Che vuole cercare shale gas in Italia e che è convinta che avrà l’appoggio del Governo Monti per i suoi piani di ricerca ed estrazione di idrocarburi italiani. Vedremo quante di queste promesse, e quante di queste previsioni, verranno rispettate.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post.

Con un comunicato stampa ferragostano di poche righe Northern Petroleum nega ogni attività potenzialmente pericolosa all’interno del permesso Longastrino. Il fatto nuovo per l'Italia è che la NP indirettamente ammette di sapere cos'è il fracking e quali sono i pericoli connessi a tale tecnica, tutte cose che almeno fino ad oggi i nostri politici hanno sempre mostrato di ignorare totalmente...
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Post di Movimento Ambientalista Bat
Niente fracking in Italia (al momento) da parte della Northern Petroleum... E delle altre compagnie petrolifere cosa possiamo dire???
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Post di Guido Picchetti
Nulla... Cos'è il "fracking"?... ti rispondono se chiedi...
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Post di Antonio Colacino
Condiviso! Grazie Guido!.
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Dalla mia Bacheca su FB del 29/08/12

Della serie "Requiem per il Mediterraneo"...
di Guido Picchetti (a margine di due immagini postate su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4118772801987&l=4535f78e0d


Volete dare farvi un'idea di quali sono le prospettive per il Mediterraneo alla luce dei programmi di sviluppo energetico di alcuni paesi che si bagnano nelle sue acque ? Date un'occhiata a questa mappa in cui sono indicate tutte le concessioni di ricerca e sfruttamento intestate a società che operano in tale settore (per l'Egitto alla data del Giugno 20101 erano già 122).

Sono concessioni che interessano non solo il territorio egiziano, ma anche le acque mediterranee davanti alle coste egiziane, e quelle del Mar Rosso comprese tra Egitto e Sinai !!! Per non parlare poi del territorio del delta del Nilo, poco a nord del Cairo, in merito al quale vi invito a leggere una comunicazione dell'agenzia Penn Energy di due giorni fa, che qui a seguire vi riporto nella traduzione dall'inglese tramite Goggle...

"BP fa due scoperte di gas nel Delta del Nilo in Egitto"
http://www.pennenergy.com/.../pennenergy/petroleum/offshore/2012/august/bp-makes_two_gas_discoveries.html

27 Agosto 2012. - BP Egitto ha annunciato oggi il Nord Taurt e Seth scoperte a gas del Sud nella concessione el Nord Burg Offshore, del Delta del Nilo . Queste sono le scoperte quarta e la quinta fatte da BP in concessione a seguito Satis-1 e Satis-3 scoperte Oligocene profonde e salmone-1 scoperta superficiale Pleistocene.
I due pozzi sono stati perforati da IEOC per conto BP concessionario, utilizzando Scarabeo rig IV in una profondità d'acqua di 110 e 78 metri rispettivamente. I registri wireline, campioni di fluidi e dei dati di pressione confermato la presenza di gas in un intervallo Pleistocene in Taurt Nord e due Plio-Pleistocene intervalli Seth sud. Opzioni per legare entrambe le scoperte nella vicina infrastrutture esistenti sono in fase di studio.
Hesham Mekawi, Presidente e Direttore Generale della BP Egitto ha dichiarato: "Le scoperte mostrano il nostro impegno a sviluppare il potenziale residuo dei serbatoi superficiali all'interno del Delta del Nilo e fare il miglior uso delle infrastrutture esistenti. Dimostra la cooperazione in corso con il Ministero della Petroleum per offrire nuove scoperte di gas e la fornitura incrementale per soddisfare la futura crescita del business del gas in Egitto. "
Le parti del Nord El Concessione Burg Offshore accordo sono: BP (operatore 50%) e IEOC (50%). (Fonte: BP)

E in questa immagine l'elenco completo delle società impegnate a trivellare il territorio terrestre e marino dell'Egitto (aggiornato a Giugno 2010). Oggi sicuramente ancora più numerose...


http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4118780122170&l=761de386ba

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Post di Giusi Orefice
Allucinante!!! E dire che un impianto eolico a mare è stato bocciato perché disturbava i pesci!!!!
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Piano energia, il governo vuole trivellare la Penisola
di Matteo Marini
http://www.ilcambiamento.it/legislazione_ambientale/piano_energia_governo_trivellazioni.html


     Il piano energia del governo, atteso per fine anno, prevede di puntare tutto su trivellazioni, metanodotti e rigassificatori, alzando la produzione petrolifera fino a coprire il 20 per cento della domanda. Si ipotizzano nuovi bonus per elettrodomestici e macchinari industriali, e in futuro incentivi ancora minori alle rinnovabili "per evitare i rincari in bolletta", che però - come è già stato chiarito - dipendono proprio dalle fonti non pulite.
     23 Agosto 2012. - Il governo punta tutto su trivellazioni, metanodotti e rigassificatori, alzando la produzione petrolifera. Trivellare, trivellare, trivellare. Mesi fa, abbiamo raccontato di come la Royal Dutch Shell fosse intenzionata ad effettuare delle perforazioni nella Valle del Cilento per cercare petrolio, tra le proteste dei cittadini e degli amministratori locali. Il governo ora, vorrebbe fare lo stesso ma a livello nazionale. È proprio questo l’imperativo che rimbalza sui quotidiani in questi giorni e che il Ministro dello Sviluppo si sarebbe dato nel redigere il piano energetico che dovrà rilanciare l’economia italiana.
     L’idea dell’ex AD di Intesa San Paolo sarebbe di: alzare la produzione petrolifera nazionale fino a raggiungere il 20% della domanda, dare via libera agli investimenti sul gas (i progetti di metanodotti dall'Algeria e il "corridoio Sud" nell'Adriatico), avvallare i progetti di 4 rigassificatori già approvati o in costruzione (Livorno; Porto Empedocle, in costruzione e quelli autorizzati di Falconara e Gioia Tauro). “Per farlo - ci racconta Lettera43 - sarebbe in arrivo il via libera agli investimenti sul gas, permessi più facili per perforazioni petrolifere e semplificazione amministrativa […]. A settembre, la prima prova del governo dovrebbe essere la revisione dei limiti che tengono le trivelle oltre le 12 miglia marine dalle coste italiane, un divieto più stringente rispetto agli altri Paesi europei”.
     Da sottolineare come la revisione dei limiti delle trivelle, si era già pensato di metterla nel decreto sviluppo del maggio scorso. Il provvedimento poi rientrò per le proteste degli ambientalisti e l'opposizione del ministro dell'Ambiente, Corrado Clini. I tecnici del ministero dello sviluppo, però, tengono ad enfatizzare il fatto che, qualora anche a settembre non dovesse essere approvata tale revisione, si rinuncerebbe: “a 15 miliardi di investimenti, 25 mila posti di lavoro stabili e addizionali, una riduzione di oltre 6 miliardi l'anno della nostra bolletta energetica e 2,5 miliardi di nuove entrate fiscali".
     Sul fronte degli incentivi, Repubblica cita un passaggio del piano energetico, che probabilmente verrà presentato tra fine settembre e metà ottobre: “L'efficienza energetica è la prima delle leve, poiché consente praticamente tutti gli obiettivi allo stesso tempo: è la più economica per abbattere le emissioni, riduce i costi delle importazioni di combustibile e in terzo luogo rappresenta un potenziale volano di crescita economica con lo sviluppo di un settore ad alto potenziale nel quale l'industria italiana parte da posizioni di forza”. Dopo il bonus fiscale al 55% per le ristrutturazioni che riducono i consumi in casa, si starebbe pensando all’estensione o alla revisione degli incentivi, proprio in questi campi. Si ipotizzano, quindi, nuovi bonus fiscali per elettrodomestici e macchinari industriali.
     Riprendendo proprio l’episodio citato della Shell e tanti altri casi che si verificano nel nostro paese, Passera sembra che stia pensando di far giocare un ruolo più determinate all’Autorità per l’energia nel selezionare e nell’autorizzare i progetti, di modo che si possa far valere “l'autorevolezza, indipendenza e competenza, ma anche la separazione dei poteri di indirizzo politico da quelli di controllo e regolazione”.
     Grande assente, finora, il capitolo sulle energie rinnovabili. Sull’argomento, ci sono state non poche polemiche, a seguito dell’introduzione del quinto conto energia, visto che ha ridotto notevolmente gli incentivi per il fotovoltaico. Passera però crede che l’atteggiamento assunto in passato, sia stato: “non certo ottimale e troppo costoso: privilegiando il settore elettrico senza prevedere adeguati meccanismi di contenimento dei volumi”. In futuro, per evitare rincari sulla bolletta, si prevedrebbero incentivi ancora più bassi, collegati ai costi e ai volumi da raggiungere, controllando anche la provenienza dei materiali di impianti eolici e solari.
     Ancora una volta, insomma, passa il messaggio che le bollette sono care per colpa delle rinnovabili. Questione che è già stata chiarita da Legambiente la scorsa primavera. Ora, mentre il ministro Passera ragiona su come spiegare ai cittadini la sua iscrizione nel registro degli indagati per frode fiscale, ci viene in mente George Bernard Shaw: “Se lui non sa nulla e pensa di sapere tutto: tutto ciò fa pensare chiaramente ad una carriera politica”.
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Commento di Movimento Ambientalista Bat a margine del post
La parola d'ordine del Governo, autorizzata da Passera: Trivellare, Trivellare, Trivellare!
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L'Aspromonte in Sicilia ? Tutti commettiamo errori...
di Guido Picchetti (a margine di una immagine dell'EMSC postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4118525195797&l=07db8f1250


Tutti commettiamo errori, è vero. E stavolta è il turno dell'EMSC, il Centro Sismologico Euro-mediterraneo, che ha segnalato in Sicilia (vedi immagine a lato) una scossa sismica, neppure tanto lieve (mag 4,6), registrata stanotte dodici minuti dopo l'una, con epicentro invece in Calabria, in pieno Parco dell'Aspromonte, alla profondità di 45 km...

I dati del sisma (dall'emsc):
Magnitude mb 4.6
Region SICILY, ITALY
Date time 2012-08-28 23:12:15.0 UTC
Location 38.18 N ; 15.92 E
Depth 45 km

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Post di Guido Picchetti

@ Filippo Foti. ‎... Da quello che, da il Sole 24ore, hai postato sul terremoto di stanotte, constato che l'imprecisione nell'informazione regna sovrana, ma l'errore comunque resta: l'Aspromonte non è in Sicilia, fino a prova contraria :-)
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Post di Filippo Foti

Non ti sfugge nulla... sei un attento osservatore. L'epicentro è stato a pochi chilometri a ovest di Scilla, con ipocentro a circa 40 chilometri di profondità!
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Movimento Ambientalista Bat

Agenzia "nulla sfugge"! E se qualcosa sfugge, non è colpa mia! Vero Guido? Errare humanum est...
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Post di Guido Picchetti

E' che ho tempo da perdere... dirà sicuramente qualcuno... :-).
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Post di Movimento Ambientalista Bat

Quando qualcuno è veramente interessato a qualcosa (in questo caso all'ambiente ed alla nostra salute) il tempo da dedicarci lo trova!
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A Giusi Orefice e Filippo Foti piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 28/08/12

Alla "Rospo Mare" e alla "Vega" dell'Edison: diamo loro una bandiera da pirati...
di Guido Picchetti (a margine di una foto su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4115582962243&l=13bcfa409b


    E questo, pubblicato da "Il Centro" alcuni giorni or sono (di cui do l’url in calce), è un altro articolo di quelli segnalatimi stamani da Assunta Di Florio dall'Abruzzo. Ci presenta una "bella" realtà, della quale, confesso, non ero proprio informato... Tratta del "Rospo Mare", la piattaforma petrolifera al largo della costa abruzzese tra Vasto e Ortona, che, a quanto pare, con i suoi 29 pozzi attivi ha estratto dai fondali marini più petrolio di ogni altro impianto in funzione in Italia, superando in produttività anche la "Vega", l'altra piattaforma che opera in acque siciliane al largo della costa ragusana e cui più volte abbiamo accennato in questi ultimi tempi, non certo per lodarne l'attività ...
    Guarda caso, le due piattaforme hanno almeno due cose in comune che voglio qui sottolineare. La proprietà anzitutto. Infatti, sia il "Rospo" che la "Vega " fanno capo all'Edison e in parte anche all'Eni, il che fa pensare che il "modus operandi" sia lo stesso, nel bene e nel male.
    La conferma di questo "modus operandi" è la seconda cosa che mi viene da rilevare, conferma che viene da un dato di poco conto, è vero, ma molto significativo, se non altro per una questione di forma. Semplice e facile da constatare da parte di chiunque, è questo: che nè l'una, nè l'altra piattaforma off-shore della Edison trasmettono il segnale di posizionamento AIS che tutti i natanti in mare al di sopra di un certo tonnellaggio, in movimento o ormeggiati che siano, dovrebbero trasmettere per motivi di sicurezza, per segnalare la loro posizione sia durante la navigazione che quando sono alla fonda in porto, o anche, e a maggior ragione, quando sono ancorati in mare aperto...
    E' un segnale, quello AIS, che da qualche tempo anche le piattaforme petrolifere dislocate in acque tunisine e libiche, operanti nello Stretto di Sicilia, hanno iniziato a trasmettere, come pure i rimorchiatori e i carghi al loro servizio... Come l’IKDAM, ad esempio, operante ca 30 mn a SO da Pantelleria in acque tunisine.
    Lo faranno per motivi di sicurezza della navigazione altrui o perchè richiesto dalle loro autorità marittime, ma è comunque un segno di civiltà, che, possiamo dirlo con ragione, le due piattaforme della Edison e dell'ENI ignorano totalmente, e che le rende degne di sventolare una bandiera nera da pirati sul loro pennone, invece del tricolore che, in segno di cortesia, almeno nei giorni di festa nazionale dovrebbero issare...

E al largo c’è la piattaforma più «ricca». La Rospo Mare (29 pozzi) tra Ortona e Vasto ha estratto più petrolio di tutti gli altri impianti italiani
http://ilcentro.gelocal.it/regione/2012/08/18/news/e-al-largo-c-e-la-piattaforma-piu-ricca-1.5561316
18 agosto 2012. - PESCARA. La piattaforma petrolifera Rospo Mare al largo della costa abruzzese, tra Vasto e Ortona, con 29 pozzi attivi, è l’impianto dal quale è stato estratto più petrolio tra le piattaforme nei mari italiani. Il dato emerge dal dossier Legambiente su “Trivella salvaggia”, una ricerca sulle piattaforme attive, i permessi di ricerca, le concessioni in itinere e le nuove richieste che incombono alla luce della liberalizzazione introdotta dal ministro Corrado Passera. Rospo Mare, una delle piattaforme storiche al largo dell’Abruzzo, di proprietà della Edison, ha estratto secondo Legambiente 205.645 tonnellate di greggio nel 2011, più di ogni altro impianto attivo in Italia. Più delle piattaforme Vega o Perla Prezioso al largo della Sicilia delle quali si è ampiamente parlato sulle cronache nazionali. Una produzione che continua ad andare bene dal momento che, sempre secondo Legambiente, nel periodo gennaio-maggio 2012 sono state estratte 76.553 tonnellate di petrolio. Quanto ai permessi di ricerca già rilasciati, 4 interessano la costa abruzzese. Legambiente fa notare tuttavia che ci sono alcuni casi in cui la ricerca di petrolio è andata a buon fine, come dimostrano le richieste per ottenere la concessione di coltivazione dei giacimenti e che riguardano la costa abruzzese con 2 richieste di fronte alla costa teatina, con una istanza di Agip/Edison e una della Medoilgas (attualmente in fase di rigetto di fronte Ortona).
«Un futuro nero, di petrolio, per il nostro mare», afferma Cesare D’Alessandro, vice capogruppo Idv in consiglio regionale, preoccupato in particolare dalle istanze che sono state presentate da due compagnie petrolifere di Singapore per la prospezione in mare, da Ravenna fino alla Puglia: la Spectrum Geolimited e la Petroleum Geoservice Asia Pacific che intendono trivellare 45 mila kmq di mare. «A fronte di tutto ciò chiedo al presidente Gianni Chiodi, con una interrogazione urgente, di far conoscere agli abruzzesi a che punto si trova l'iter autorizzativo delle ultime richieste di trivellazione, di informare l'opinione pubblica sui rischi che corrono il settore turistico e la pesca, ma sopratutto sul rischio ambientale che corre l'Abruzzo», conclude D’Alessandro che auspica infine un incontro con le amministrazioni comunali della costa teatina. (a.mo.)

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Stesso articolo su"Pantelleria Internet Com - News 10216" del 30/08/2012
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9372
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A Gianluca Cecere, Movimento Ambientalista Bat e Gianni Neto piace questo elemento.

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Petrolio italiano: gli scienziati ASPO sconcertati dal piano del Governo
da qualenergia.it
http://www.qualenergia.it/...-gli-scienziati-aspo-sconcertati-dal-piano-del-governo-0


     27 agosto 2012. - Solo 5 anni di autonomia. Gli scienziati dell'associazione che in tutto il mondo studia petrolio e risorse ritengono il progettodel governo Monti sugli idrocarburi nazionali un pericoloso errore strategico: le risorse italiane si esauriranno in un attimo. "La strada giusta è quella delle rinnovabili, tutti i dati attendibili lo dimostrano".
Il piano del governo per l’Energia, ha per capisaldi l’espansione della produzione petrolifera nazionale e la riduzione dei provvedimenti di stimolo alle energie rinnovabili. Le scelte effettuate nel piano sono tecnicamente e strategicamente sbagliate. A dirlo gli studiosi di Aspo, l'associazione per la ricerca sul picco del petrolio, che hanno fatto avere a Qualenergia.it questa nota:
Il piano sostiene che lo sviluppo dello sfruttamento petrolifero porterà dal 7% al 20% il contributo delle risorse nazionali ai nostri consumi, trascurando tuttavia di specificare per quanti anni questo sarà possibile. Secondo le stime Aspo, date le riserve riportate da diverse fonti un tale livello di produzione ci porterebbe ad esaurirle interamente in 13 anni nelle condizioni più favorevoli; ma più realisticamente in 4-5 anni.
     Il rapporto costi-benefici di questa strategia si rivelerà disastroso. Vanno infatti considerati gli immensi costi ambientali in un territorio già degradato e aggredito dagli usi distruttivi che ne facciamo (e che ci collocano fra i paesi a maggior consumo di suolo al mondo in termini di degradazione del territorio) e quelli relativi alle emissioni inquinanti e ai gas serra.
Il Governo intende inoltre ridurre gli incentivi per la nascente industria delle rinnovabili i cui effetti positivi sono evidenti e molto più duraturi. Abbiamo raggiunto risultati di tutto rilievo con 20 TWh di produzione elettrica da eolico e fotovoltaico nel 2011, anche se siamo stati costretti ad usare materiali e tecnologie non nazionali in un paese che aveva iniziato prima di altri ad occuparsi di questo tema, e che al tempo non ha saputo perseguire l’obiettivo per mancanza di strategia e di capacità di visione.
Ci rendiamo conto dell’estrema drammaticità della situazione economica e della necessità di trovare strategie in grado di produrre anche risultati immediati, ma ora il rischio è di tornare indietro regalando alle prossime generazioni un autentico incubo energetico. Come scienziati e tecnici non legati ad alcuna organizzazione politica, siamo obbligati a constatare che l’azione del Governo non è sufficientemente lungimirante.
      Ci troviamo di fronte ad una drammatica situazione che vede l’aggravarsi dei problemi climatici e un plateau della produzione petrolifera non superabile tramite il petrolio da scisti o il fracking. Occorre spostarsi verso una quota crescente di rinnovabili per mitigare l’azione distruttiva che i nostri consumi di fossili hanno sul pianeta, e mirare ad uno sviluppo che, se condotto correttamente, è l’unico compatibile con la sopravvivenza di un sistema economico evoluto e, in ultima istanza, della nostra società.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Ancora un articolo segnalatomi da Assunta Di Florio, forse il più interessante della serie, come anche da lei rilevato. In una nota inviata a "Quale Energia" l'ASPO (Association for the Study of Peak Oil) si dichiara sconcertata dal piano energetico del Governo italiano. Gli scienziati dell'associazione, che in tutto il mondo studia petrolio e risorse, ritengono il progetto del governo Monti sugli idrocarburi nazionali un pericoloso errore strategico: le risorse italiane si esauriranno in pochissimo tempo. "La strada giusta è quella delle rinnovabili, e tutti i dati attendibili lo dimostrano". Ma il nostro Governo di "tecnici" saprà ascoltare questo monito?
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A Giusi Orefice, Debora Toscano, Jahnpiero Assi e Movimento Ambientalista Bat piace questo elemento.

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Tra petrolio e inceneritori il ministro Clini presenta i 5 punti per lo Sviluppo sostenibile
di Marina su Ecoblog
http://www.ecoblog.it/post/26599/tra-petrolio-e-inceneritori-il-ministro-clini-presenta-i-5-punti-per-lo-sviluppo-sostenibile
 

     26 ago 2012. - Tra i prossimi decreti autunnali, come discusso nell’ultimo CdM di venerdì scorso iniziative a sostegno della crescita sostenibile, almeno nelle intenzioni. I due ministri che si occupano principalmente delle misure attuative sono Corrado Passera ex banchiere e titolare al dicastero allo Sviluppo e Corrado Clini all’Ambiente. Ma gratta gratta tra i vari provvedimenti si capisce che si cerca con ogni mezzo energia a basso costo e immediata anche a discapito dell’ambiente.
     Da un lato le misure in materia di ricerca e estrazione idrocarburi, dall’altro accanto alle smart grid il recupero e valorizzazione dei rifiuti (sic!) che ha una sola traduzione: più inceneritori.
     Per la nostra attuale formazione economica la crescita passa per interventi sulle infrastrutture, per cui già si parla di 300milioni di euro in cemento: strade, ponti, ferrovie che saranno probabilmente detassati, anzi per dirla con un neologismo con “Iva sterilizzata”; e sullo sfruttamento di risorse naturali con il via libera a trivellazioni alla ricerca di petrolio nei mari italiani. Di rispetto delle norme ambientali se ne parla ma come dire? sono considerate ancora un peccato veniale, rispetto alla vera vocazione inseguita: ci serve energia per crescere e per crescere ci serve energia. E’ la ragione o la religione del PIL, fate voi. Il problema è che questa religione del PIL viene applicata indistintamente senza tener conto delle vocazioni, della storia naturale e delle necessità di un territorio.
     In pratica: trovi una acciaieria altamente inquinante collocata in un golfo dall’alta pescosità e bacino naturale per la miticoltura; oppure: un polo petrolchimico su rocce bianchissime che bene si sarebbero prestate a fare da sfondo a alberghi e poli turistici nonché porto naturale per l’attracco diportistico. Chiaro che poi quando leggo (clicca) i cinque punti proposti dal ministro Clini non riesco a fare 2+2.
     Mi scrive l’ex ministro all’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio:

Il petrolio è una ricchezza rispetto al deserto ma non certo se rischia di distruggere l’economia turistica del mediterraneo o quella agricola di vitigni ,oliveti e agriturismi. E per di più tutto ciò ,’ Repubblica’,sarebbe collegato ai tagli già fatti alle rinnovabili ,prevedendone altri. Proprio mentre tutti gli indicatori dicono che le tecnologie rinnovabili ,le Smart grids ,l’innovazione ecologica sono il futuro dell’economia e del pianeta. Il futuro dell’Italia è nel rilancio del turismo ,come settore centrale insieme ad un agricoltura di qualità che sta reggendo nell’export e poi ricerca ed innovazione tecnologica,in particolare green, altro che vecchi sogni petroliferi.
Queste ipotesi petrolifere,che spero davvero siano smentite,comprenderebbero invece un via libera a trivellazioni nei nostri mari ,mentre nel Mediterraneo serve una moratoria delle perforazioni per evitare i rischi ‘golfo del Messico ‘.
Se questo governo,con pochi mesi di vita, davvero procederà in questa folle direzione occorre pensare ad un vero movimento trasversale di cittadini ,imprenditori, mondo delle associazioni, delle professioni,dell’università e della ricerca che imponga una scelta moderna e al servizio del Paese.

     Considerata l’attuale situazione mondiale, il deficit di risorse e la crisi finanziaria, oltre a non essere soluzioni sostenibili, a me sembrano solo soluzioni vecchie.
(Foto TMnews)
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Anche quest'articolo mi è stato segnalato da Assunta Di Florio dall'Abruzzo e le sono grato... Particolarmente interessante per l'intervento in tema del redivivo Pecoraro Scanio (in vista delle prossime elezioni ? ... A pensar male si fa peccato, ma a volte ci s'azzecca...)
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Venezuela, la raffineria continua a bruciare
un video su Il Fatto Quotidiano
http://tv.ilfattoquotidiano.it/2012/08/27/venezuela-raffineria-continua-bruciare/203936/


    27 agosto 2012. - Una spessa colonna di fumo che sale in cielo e rende irrespirabile l’aria. Non accenna a diminuire l’incendio provocato da una grande esplosione avvenuta nella principale raffineria petrolifera del Venezuela, che ha fatto almeno 41 vittime. Le fiamme sono visibili ad alcuni chilometri di distanza da Amuay, a est di Falcon, nel nord-ovest del Paese. L’incendio, secondo quanto riferito dalle autorità locali, resta comunque “limitato a due riserve di petrolio” e sarebbe sotto controllo. Le forze dell’ordine hanno fatto sgombrare l’area e tengono tutti a una distanza si sicurezza di circa 300 metri dalla raffineria. Il presidente venezuelano Hugo Chavez ha decretato tre giorni di lutto nazionale e ha ordinato una “inchiesta approfondita sui fatti e sulle cause dell’esplosione”
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Commento del sottoscritto a margine del post

Un video segnalatomi dall'Abruzzo da Assunta Di Florio che ringrazio...
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Post di Movimento Ambientalista Bat

In questo video si vedono tante persone e curiosi nei pressi della Raffineria venezuelana in fiamme, anche intenti a fotografare e filmare "l'evento inedito". Ma non si rendono conto di quanto siano pericolose le diossine inalate attraverso i fumi provocati dall'incendio degli idrocarburi???
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Post di Guido Picchetti
E chi li ha mai informati su questa realtà ? A scuola non se ne parla delle diossine... E l'informazione "ufficiale" dirà che questi fumi sono benefici ed efficaci come i "sulfamigi", un antico rimedio sempre attuale per decongestionare le vie respiratorie con le inalazioni di vapore ricche di zolfo, che secondo gli esperti sono un vero toccasana per la mucosa nasale, poiché riducono la congestione delle vie respiratorie tipica delle malattie da raffreddamento... Che vuoi di più ?
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Post di Movimento Ambientalista Bat
Cosa vogliamo di più??? UN LUCANO (che non sia Rocco Papaleo però)...
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Post di Ilva Alvani
Avremmo bisogno della "COMPAGNIA del SIGNORE degli ANELLI ! "
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Dalla mia Bacheca su FB del 27/08/12

El Salvador: devastante terremoto magnitudo 7,4 innesca tsunami
di Filippo Foti

http://profumodimare.forumfree.it/?t=62889259#lastpost


     Un orribile e devastante terremoto ha colpito coste di El Salvador, nell'Oceano Pacifico la scorsa notte, sulla costa occidentale del Sud America.
     Come leggiamo su "TM News" "... potrebbe essere distruttivo, lo tsunami che si è formato nell'Oceano Pacifico a seguito del sisma di magnitudo 7,4 sulla scala Richter che ha avuto luogo questa mattina al largo delle coste del Salvador. E' il messaggio lanciato dal Pacific Tsunami Warning Center, mettendo in allarme "la linea costiera della regione", assieme a tutta l'America centrale e il Messico. "Le autorità della regione dovrebbero prendere misure appropriate in risposta a questa possibilità", ha avvertito il centro.
     Il sisma ha avuto luogo alle 6.37 ora italiana al largo delle coste di Salvador, nell'Oceano Pacifico. Il suo epicentro è stato individuato a 111 chilometri a sud della città di Puerto El Triunfo, ha riferito l'Istituto di geofisica americano.
      "I rilevamenti sul livello del mare confermano che si è verificato uno tsunami", ha spiegato a sua volta l'Istituto di geofisica americano in un comunicato.
      Il presidente Barack Obama ha tranquillizzato il presidente di El Salvador, Mauricio Funes, dicendo che gli Stati Uniti sono pronti a dare una mano. Egli ha anche esortato gli americani a tenere conto delle segnalazioni di un possibile tsunami che potrebbe colpire gli Stati Uniti West Coast e le Hawaii.
      I dati del terremoto: Magnitudo: 7,4 - Data: Domenica 26 Agosto, 2012 alle 10:37:23 in epicentro; Domenica 26 Agosto, 2012 alle 06:37:23 (HST) - Hawaii Standard (Honolulu). - Posizione: 12,279 ° N, 88,530 ° W. - Profondità: 52,9 km (32,9 miglia). - Regione : OFFSHORE EL SALVADOR. Distanze: 111 km (68 miglia) S di Puerto El Triunfo, El Salvador; 118 km (73 miglia) S di Usulutan, El Salvador; 123 km (76 miglia) S di San Rafael Oriente, El Salvador; 33 km (82 miglia) S di Santiago de Maria, El Salvador. Valutazione: non esiste minaccia tsunami per altre zone costiere del Pacifico, anche se in alcune zone potrebbero verificarsi piccole variazioni del livello del mare. Ultime notizie: attenzione allarme tsunami al momento per ora è cessato!
      Quanto deve essere intenso un terremoto per provocare uno tsunami?
Magnitudo inferiore a 6,5: I terremoti di questa portata è molto improbabile per innescare uno tsunami.
Magnitudo tra 6,5 e 7,5: Questa entità non genera tsunami distruttivi.Tuttavia, piccole variazioni di livello del mare possono essere osservate in prossimità dell'epicentro. Tsunami in grado di produrre danni o feriti sono rari in questa fascia di grandezza, ma si sono verificati a causa di effetti secondari, quali frane o crolli sottomarini.
Magnitudo tra 7,6 e 7,8: I terremoti di queste dimensioni possono produrre tsunami distruttivi soprattutto vicino all'epicentro, a distanze maggiori si possono osservare piccoli cambiamenti del livello del mare. Tsunami in grado di produrre danni a grandi distanze sono rari in questa gamma di grandezza.
Magnitudo 7.9 e superiore: Tsunami distruttivi ocali sono possibili vicino all'epicentro e significativi cambiamenti del livello del mare e danni si possono verificare in una regione più ampia.
Notare che con un terremoto di magnitudo 9,0, la probabilità di una scossa di assestamento di magnitudo superiore a 7,5 non è trascurabile. Fino ad oggi, la più grande scossa di assestamento è stata registrata di magnitudo 7.1 che non ha prodotto uno tsunami dannoso.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Secondo i dati dell' "Euro-Mediterranean Sismologic Center" la forte scossa sismica al largo della costa di El Salvador, di mag 7,3, è stata registrata all ore 6:37 di stamane ora italiana, con epicentro in mare alla profondità di 40 km, a circa 50 miglia di distanza da riva... Alla prima scossa ne sarebbe seguita un'altra di intensità minore (mag 5,2), con epicentro un centinaio di km più ad ovest della prima, e più lontano dalla costa... E dopo le prime due scosse già citate, la prima fortissima di mag 7.4 delle 6:37 e la seconda di mag 4,8 delle 6:53 m (ore italiana), ad intervalli regolari alle fino alle 13:00 (sempre ora italiana) sono state registrate altre undici scosse di magnitudo variabili ma sempre alquanto elevate, di valori compresi tra un minimo di 4,2 e un massimo di 5,3, tutte con epicentri molto vicini tra loro...
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La mappa geologica del Canale di Sicilia
di Guido Picchetti (a margine di una immagine postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4110121945721&l=fdbfc1e8ed


27/02/12. - Questa è la mappa geologica del Canale di Sicilia, ricavata dal sito della Medoil Gas. In essa è evidenziata (con velatura azzurra) la concessione "block 4" di Malta, di cui è divenuta recentemente partner la compagnia iraniana Genel Energy, infischiandosene bellamente del dichiarato imbargo USA contro quella nazione mediorientale. Nella mappa sono anche indicati gli impianti e i giacimenti di olio e gas già individuati in tutta l'area dello Stretto di Sicilia e i vari impianti, operativi o meno, in essa dislocati. Di particolare interesse quelli esistenti in acque territoriali italiane nel tratto di mare tra le coste della Sicilia e Malta, con i vari pozzi di Eni ed Edison poco al largo del litorale ragusano...


http://www.medoilgas.com/art/rta/Malta/01_Pelagian_Sea_Geological_Basins.png

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Post di Movimento Ambientalista Bat

E' proprio un bel quadretto, non c'è che dire... Rifacendoci al titolo di un vecchio film degli anni 80: Se tutto va bene siamo rovinati !
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Post di Guido Picchetti

Il più "bello" è che se vuoi vedere dove sono gli impianti off-shore in acque italiane devi andare sui siti stranieri... E non sono pochi, come si può vedere, a NO di Malta...
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Post di Movimento Ambientalista Bat
E' normale che bisogna consultare i siti stranieri. Qui in Italia tendiamo a celare di tutto, di più !
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Post di Francesco Menna
Pericolosissimo... ho i brividi!
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Post di Guido Picchetti
Quanti lo capiranno ???
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Petrolio dai nostri mari. Come travisare lo sviluppo
di Leonardo Berlen
http://qualenergia.it/articoli/20120731-petrolio-dai-nostri-mari-come-travisare-lo-sviluppo

      La corsa al petrolio nei nostri territori e mari è stata spianata dal Ministro dello Sviluppo Economico che, se da una parte guarda con sospetto le rinnovabili, dall'altra considera un fattore positivo il rilancio della produzione di idrocarburi nazionale, con decine di trivelle in mare. Una concenzione dello sviluppo da inizio '900.
     31 luglio 2012. - Questa mattina, davanti alla più grande piattaforma petrolifera off-shore italiana, Vega-A, gli attivisti di Greenpeace hanno aperto uno striscione galleggiante con la scritta: 'Meglio l'oro blu dell'oro nero'. La piattaforma, che opera su una concessione Edison-Eni, si trova di fronte alla costa meridionale della Sicilia, al largo di Pozzallo.
     Siamo di fronte a un'ambigua interpretazione di sviluppo e di crescita di una parte della nostra classe dirigente. Il ministro Passera e le politiche energetiche del suo dicastero mettono i bastoni tra le ruote alle rinnovabili e all’efficienza energetica, settori in rapido sviluppo, intralciandole con pastoie burocratiche e vincoli, mentre provano a spianare la strada alla corsa al petrolio e al gas sui nostri territori e nei nostri mari. In buona compagnia del ministro c’è anche Confindustria che, nella sua personalissima strategia energetica nazionale, vede le fonti pulite come un settore da controllare e invece i mari e i territori nazionali da trivellare “per rilanciare la produzione nazionale di idrocarburi”.
     Oggi nei mari italiani sono attive 9 piattaforme di estrazione petrolifera ma - grazie ai colpi di spugna normativi dell'ultimo anno, a partire da quello previsto dal recente decreto Sviluppo (art. 35), promosso dal ministro Passera e in via di approvazione definitiva dal Parlamento - si potrebbero aggiungere almeno altre 70 trivelle, ha denunciato Legambiente che ha presentato 'Trivella selvaggia’, il nuovo dossier sui numeri e i rischi della ricerca dell'oro nero per le coste italiane. Il Decreto Sviluppo da una parte aumenta a 12 miglia la fascia di divieto per le nuove richieste di estrazione di idrocarburi a mare e dall'altra fa ripartire tutti i procedimenti autorizzativi per la prospezione, ricerca ed estrazione di petrolio che erano stati bloccati dal decreto legislativo 128/2010, approvato dopo l'incidente alla piattaforma Deepwater Horizon nel golfo del Messico.
      I dati di Legambiente, elaborati sulla base dei numeri pubblicati sul sito del Ministero dello Sviluppo economico, indicano un quadro allarmante che rischia di ipotecare seriamente il futuro del mare italiano e delle attività economiche connesse, a partire dal turismo di qualità e dalla pesca sostenibile, con rischi di incidenti che non vale la pena di correre, a maggior ragione considerando i quantitativi irrisori presenti nei fondali marini italiani.
      Attualmente, 10.266 km2 di mare italiano sono oggetto di 19 permessi di ricerca petrolifera già rilasciati e 17.644 km2 di mare minacciati da 41 richieste di ricerca petrolifera non ancora rilasciate, ma in attesa di valutazione e autorizzazione da parte del Ministero dello Sviluppo economico. Dunque, spiega Legambiente, tra aree già trivellate e quelle che a breve rischiano la stessa sorte, si tratta di circa 29.700 km2 di mare, una superficie più grande di quella della regione Sardegna.
      La verità è che le ultime stime del Ministero dello Sviluppo economico sulle riserve nazionali (aggiornate a dicembre 2011) indicano come 'certa', la presenza nei fondali marini di solo 10,3 milioni di tonnellate di petrolio che, ai consumi attuali, sarebbero sufficienti per il fabbisogno nazionale per sole 7 settimane. Se guardiamo invece al totale delle riserve certe, comprese quelle presenti a terra, concentrate soprattutto in Basilicata, scopriamo che verrebbero consumate in appena 13 mesi.
      Tanto rischio per ottenere cosa, a parte qualche significativo beneficio per le compagnie petrolifere? Lo stesso Ministero nel Rapporto annuale 2012 della sua Direzione generale per le Risorse minerarie ed energetiche scrive: "Il rapporto fra le sole riserve certe e la produzione annuale media degli ultimi cinque anni, indica uno scenario di sviluppo articolato in 7,2 anni per il gas e 14 per l'olio". Insomma, un'ipotesi di breve respiro.
      Tornando alla piattaforma Vega, va detto che Eni è proprietario per il 40% di questa installazione e del campo petrolifero, ma la stessa Eni opera in altre due piattaforme al largo di Gela per un totale di 33 pozzi attivi. Altro aspetto da considerare che, nel 2011, Eni ed Edison hanno versato alla Sicilia meno di un milione e mezzo di euro di royalties per la produzione complessiva sia a terra che in mare di gas e petrolio. Inoltre il canone delle concessioni in mare è irrisorio e va solo allo Stato. Si stima "che le compagnie abbiano pagato poco più di 48mila euro per una superficie estrattiva di quasi 700 chilometri quadrati", ha detto Greenpeace.
      I cittadini possono seguire il tour on line di Greenpeace sul sito www.notrivelletour.org  e aderire alla petizione per chiedere al proprio Sindaco di sottoscrivere l'appello rivolto al ministro dell'Ambiente.
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Commento del sottoscritto a margine del post

L'articolo di Leonardo Berlen è del mese scorso... Ma tra le varie informazioni sulla crociera estiva antitrivelle effettuata da Greenpeace lungo le coste meridionali siciliane c'è una frase in chiusura di articolo che mi piace qui riportare integralmente. Riguarda la piattaforma Vega dell'Edisono operante da tempo 21 km al largo delle coste ragusane, ma ci da anche altre notizie poco note sulla realtà delle trivelle operanti nel Canale di Sicilia. Eccola: "Tornando alla piattaforma Vega, va detto che Eni è proprietario per il 40% di questa installazione e del campo petrolifero, ma la stessa Eni opera in altre due piattaforme al largo di Gela per un totale di 33 pozzi attivi. Altro aspetto da considerare che, nel 2011, Eni ed Edison hanno versato alla Sicilia meno di un milione e mezzo di euro di royalties per la produzione complessiva sia a terra che in mare di gas e petrolio. Inoltre il canone delle concessioni in mare è irrisorio e va solo allo Stato. Si stima che le compagnie 'abbiano pagato poco più di 48mila euro per una superficie estrattiva di quasi 700 chilometri quadrati'...".  Più cornuti e mazziati di così... E tra poco inizieranno ad operare nelle acque di Malta Medoil Gac e Genel Energy...
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     Dal 20 al 26 Agosto 2012
 
Dalla mia Bacheca su FB del 26/08/12

Ad Amuay in Venezuela, esplode la maxi-raffineria. Almeno 39 i morti, oltre 80 i feriti
di Maria Strada
http://www.corriere.it/.../venezuela-esplode-raffineria-amuay_52e67462-ee91-11e1-b570-4318918e88d8.shtml


Una fuga di gas la causa. Per le autorità la situazione è sotto controllo ma alcuni quartieri sono isolati. Tre giorni di lutto
      25 agosto 2012. - Una violenta esplosione ha squassato nella notte la più grande raffineria di petrolio e gas naturale del Venezuela, e tra le più grandi del mondo, causando almeno 39 morti e più di 80 feriti. Tra le vittime anche un bambino di 10 anni e e 18 membri della Guardia Nazionale, cha ha uffici nella zona dell'esplosione. Tra gli 86 feriti - ha precisato il ministro della Salute Eugenia Sader - nove sono gravi. L'incidente ha devastato l'impianto Aguas Agrias di Amuay, nello stato Falcón. Testimoni hanno raccontato di un'onda d'urto violentissima, e il boato è stato avvertito anche a oltre 10 km dall'impianto. Secondo un quotidiano di Aruba, 24ora.com, gli abitanti dei villaggi di Seroe Alejandro e Noord, a oltre 200 km di distanza, hanno avvertito la vibrazione del suolo nonostante i sismografi non abbiano registrato nulla.
     «UNA FUGA DI GAS» - L'impianto di Amuay, nella parte occidentale del Paese, poco a sud di Aruba, produce ogni giorno circa 640.000 barili. Il ministro dell'Energia venezuelano Rafael Ramirez, parlando alla televisione di Stato, ha spiegato: «C'è stata una fuga di gas che ha causato una significativa esplosione: ci sono stati notevoli danni alle infrastrutture e alle case di fronte alla raffineria. È però escluso il rischio di un'altra esplosione». Le fiamme rimangono ancora alte sopra la regione, e gli interventi per domare l'incendio dureranno a lungo.
     IL PRIMO INTERVENTO - Ad esplodere sono stati due deposito di gas propano-butano di almeno 15 metri di diametro ciascuno, ha riferito il governatore dello stato di Falcón, Stella Lugo. La fuga di gas era stata segnalata a mezzanotte e mezza e il personale di sicurezza era intervenuto con schiuma ignifuga per contrastarne le proprietà infiammabili, procedura altamente irregolare secondo i sindacati.
     LA CASERMA - Mentre le case più vicine venivano evacuate, sui social network è scattato il tamtam con la diffusione di numerose fotografie. La zona più colpita sarebbe quella di Judibana, l'area residenziale principale del comune, che ospita anche una caserma della Guardia Nazionale proprio a ridosso della raffineria. Il forte odore di gas che rimane sul quartiere ha spinto molti cittadini ad allontanarsi volontariamente, mentre le autorità chiedono di non intasare le arterie principali della zona per facilitare le operazioni di soccorso.
     I COLLEGAMENTI - Le linee telefoniche di Judibana sono quasi completamente isolate, ma alcuni testimoni raggiunti dalla stampa locale parlano di case completamente coperchiate in buona parte del quartiere, e di gravi danni all'ospedale pediatrico e alla clinica della maternità della zona. L'opedale agibile più vicino è quello di Punto Fijo, che ha pochissimi posti letto e non è attrezzato per le gravi ustioni.
     LUTTO NAZIONALE - Il presidente venezuelano Hugo Chavez durante un messaggio alla radio diffuso da Caracas ha chiesto al paese di rispettare tre giorni di lutto nazionale.

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Commento del sottoscritto sui FB a margine del post.

L'esplosione in una raffineria, con morti e feriti, è uno degli incidenti possibili nel corso di attività petrolifere, è ormai risaputo... E lungi da noi pertanto ogni intenzione di speculare sulle disgrazie altrui... Si accerteranno le cause, si individueranno i responsabili che ne pagheranno le conseguenze, e, se tutto andrà come dovrebbe andare, alla fine gli enti assicurativi che coprono i rischi del pool petrolifero di cui fa parte la raffineria Amuay, risarciranno chi ha subito danni, tramutando in vil denaro i morti e i feriti che l'incidente ha provocato. Ma l'ambiente ? Chi ne assumerà le difese e sarà capace di calcolarne a dovere non solo i danni già subiti a causa dello scoppio, ma quelli che ancor più subiranno in futuro i cittadini della zona per quanto si è propagato nell'ambiente circostante a seguito dell'esplosione? Non solo, ma ci sarà poi qualcuno che si impegnerà a valutare quei danni che anche in passato l'attività di una raffineria prossima a dei centri abitati potrebbe aver provocato a carico sia dell'ambiente che di cittadini inconsapevoli ? E siamo su terraferma, dove tutto può esser più facilmente controllato e circoscritto... E se fossimo in mare ?

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Post di Giusi Orefice
Giusta riflessione: e se fossimo a mare???
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Post di Movimento Ambientalista Bat
Potente esplosione della più grande raffineria del Venezuela a Paraguanà, dove vengono prodotti 645 mila barili di greggio al giorno. Questa mattina il bilancio era di 39 vittime, purtroppo destinate a salire. Non si parla del disastro ambientale e della tossicità che sta arrecando il fumo tossico sprigionato dall'incendio.
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2012/08/25/Venezuela-esplosione-raffineria-almeno-7-morti_7377645.html 
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Venezuela, esplode la raffineria Amuay: è strage
da Sky Tg24
http://tg24.sky.it/tg24/mondo/2012/08/25/venezuela_esplosione_raffineria_amuay.html


    25 agosto 2012. - Una fuga di gas alla base del disastro nella più grande struttura petrolifera del paese. Tra le vittime, almeno 24, anche un bambino di 10 anni. I feriti sarebbero circa 60. Le autorità affermano che "non c'è il pericolo di altre esplosioni".
    Almeno 24 morti e oltre 50 feriti: è il bilancio provvisorio di un incidente nella raffineria Amuay, nell'ovest del Venezuela. L'esplosione della più grande raffineria del paese è stata provocata da una fuga di gas e lo scoppio ha provocato danni alla struttura e alle abitazioni che si trovano nelle vicinanze. Tra le vittime c'è anche un bambino di 10 anni. Il governatore locale, Stella Lugo, ha riferito che la situazione adesso è sotto controllo: "Non ci sono rischi di altre esplosioni".
    La Amuay Refinery è la più grande del Venezuela, si trova nella penisola Paraguana e fa parte di un polo petrolifero che produce 955mila barili di greggio al giorno. Si tratta di una delle tre mega-strutture del principale centro di raffinazione di idrocarburi del Venezuela: uno tra i più grandi del mondo. Il paese sudamericano è uno dei maggiori esportatori di petrolio del pianeta, con una produzione pari a circa 3 milioni di barili al giorno.


(un video amatoriale di un ragazzo venezuelano che ha assistito all'esplosione - fonte youtube)

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Dalla mia Bacheca su FB del 25/08/12

Il fracking bannato dallo stato di Victoria, Australia
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/08/il-fracking-bannato-dallo-stato-di.html

     FRIDAY, AUGUST 24, 2012. - E cosi anche lo stato di Victoria, nell'Australia meridionale ha messo il freno al fracking. Anche lo stato del New South Wales d'Australia ha una moratoria simile. In Australia il tipo di gas esistente e per cui si vuole usare il fracking è detto Coal Seam Gas. L'industria del petrolio dice che in Australia vi siano enormi riserve di questo Coal Seam Gas e che il loro sfruttamento sarà qualcosa di semi-miracoloso: investimenti, contratti, lavoro, in tutta l'Australia. Gioia e prosperita' per tutti. I lavori sono già partiti nel nord del paese, in particolare nel Queensland. Si parla di 40.000 pozzi da fraccare, 300 giga-litri di acqua consumata, 31 milioni di rifiiuti petroliferi di scarto ed enormi emissioni di gas tossici in atmosfera in tutto il paese. Questo per capire la portata dei progetti.
     Ma Victoria e New South Wales hanno detto no. Ovviamente la Società Australiana di produzione ed esplorazione di petrolio dice che questa decisone darà "il messaggio sbagliato agli investitori". Poveri investitori, eh, ma i residenti sono entusiasti. In realtà lo stato di Victoria non ha ancora visto operazioni in grande scala ed ha posto la moratoria in via preventiva. Come dire: fermiamoli adesso prima che sia troppo tardi. Prima che arrivino lobbisti e con loro soldi e corruzione. E così è stato, così neanche ci si pensa, per ora, a far fracking in quella zona.
     Ma poi cos'è questo Coal Seam Gas? E perchè ci interessa fa vicino in Italia? Beh, il Coal Seam Gas è quello che in altre parti del mondo si chiama Coal Bed Methane , e di cui abbiamo ampiamente parlato in questo blog come "il fratello cattivo del fracking" normale. E non è una definizione mia.
     E' quello che in Italia la Independent Resources vuole tirare fuori a Grosseto , e la Carbosulcis in Sardegna. In Austrialia lo bannano in maniera preventiva, in Italia non fiata una mosca sul fracking, neanche a pagarla. I politici non sanno neanche cosa sia, Passera, Monti sono li che cercano di propinarci trivelle, pozzi, stoccaggio e rigassificatori, che differenza può fare l'aggiunta dell'ingrediente fracking? Non gli fa un baffo. Per loro è tutto uguale e basta solo che porti PIL.
     E invece saremmo ancora in tempo - siamo agli inizi e tanto si può fare a livello mediatico, a livello di pressione popolare e a livello legislativo *preventivamente*, prima che la gente scopra di avere acqua inquinata nelle case.
     Che ne so, vogliamo fare che la Toscana e la Sardegna siano le prime regioni italiana a legislare che qui non si fa fracking? E questo, come dovrebbe essere sempre e in maniera intelligente, per fermare speculatori ed inquinatori prima, finchè siamo in tempo, e non quando i buchi e i disastri sono stati già fatti. Proprio come a Victoria, che il fracking non ancora ce l'ha ma che lo bandisce lo stesso. In Italia è la Basilicata che insegna: 20 anni fa quando forse c'erano margini migliori per lavorare, non si oppose quasi nessuno alla petrolizzazione sebbene fosse tutto, tutto già noto. Oggi hanno il 70% del territorio coperto da permessi trivellanti e sono la regione più povera d'Italia, con l'ENI che sghignazza correndo sulla via della banca più vicina.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

E così nello stato di Victoria, in Australia, dove la densità abitativa non può essere certamente paragonata a quella di una qualunque regione, anche la meno popolata, del nostro Bel Paese, le pratiche estrattive di gas e altri prodotti petroliferi dal sottosuolo con la tecnica del fracking vengono bandite, per evitare possibili conseguenze ambientali spiacevoli..., da noi tali conseguenze (subsidenze, micro-terremoti, inquinamenti delle falde acquifere,e tc.) potremmo averle già sperimentato e patito in più parti del nostro territorio nazionale, purtroppo nell'ignoranza generale, mentre governanti e politici fingono la parola "fracking" di non sapere neppure cosa sia... E lo fanno proprio per evitare di metterne in discussione apertamente i rischi e di lasciare decidere ai cittadini sull'opportunità o meno di utilizzarla, come fossimo tutti dei poveri scemi, incapaci di valutare pro e contro delle moderne tecnologie... Alcuni di loro per giunta sono "tecnici" è vero, ma a me personalmente pare che lo siano unicamente nel campo della finanza... e prevalentemente in quella conservativa dei propri redditi...
Se pensate poi, che come ci racconta Maria Rita in altro suo post di un paio di mesi fa, che la ditta australiana European Gas Limited dice di avere depositato le proprie valutazioni di impatto ambientale per estrarre Coal Bed Methane e Shale Gas con fracking presso la regione Toscana e pare sia solo in attesa della formalizzazione dell'atto di VIA per iniziare a trivellare sotto Siena e Grosseto, nelle concessioni charamente indicate nella mappa qui allegata, siamo proprio all'assurdo totale... Povera Italia...
Il post in questione di Maria Rita è il seguente "Altro fracking previsto per Siena e Grosseto", e ne approfitto qua per riproporlo, caso mai fosse sfuggito a qualcuno... url http://dorsogna.blogspot.it/2012/06/altro-fracking-previsto-per-siena-e.html.

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Trivellazioni in mare: in campo anche l’Unione Europea
di Abele Carruezzo
http://www.ilnautilus.it/news/2012-08-24/trivellazioni-in-mare-in-campo-anche-lunione-europea_11263/


     Agosto 24th, 2012. - Ancora una volta, la “piattaforma” turistica pugliese ha dimostrato di poter competere con altre regioni mediterranee: l’offerta turistica della Puglia è superlativa se pensiamo a mare, coste, ambienti naturali, archeologia, arte, cultura ed enogastronomia. I dati sulle presenze di turisti italiani e stranieri lo dimostrano; e tralasciamo di commentare i dati dei preposti, volutamente politici e di strategia sconfortante, che si registrano in qualche intervista al caldo di “Lucifero”.
Intanto, le ricerche petrolifere al largo della costa pugliese continuano, senza garanzie per la salvaguardia dell’ambiente marino. Spettatori inermi di fronte ad un “canale tv” che non possiamo cambiare, assistiamo alla presentazione della realtà di una sopraffazione territoriale. Eppure, a marzo del 2012, la Commissione UE, ad una interrogazione di vari parlamentari italiani, rispondeva: “Nell’ottobre 2011 la Commissione ha trasmesso una proposta di adesione dell’Unione europea al protocollo della convenzione di Barcellona, relativo alla protezione dall’inquinamento derivante dall’esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, del fondo del mare e del suo sottosuolo. La Commissione appoggia gli sforzi prodigati nel quadro della convenzione di Barcellona per conseguire la piena ed efficiente attuazione del protocollo”
     Nella risposta scritta, a firma Janez Potočnik a nome della Commissione, si evidenziava che i progetti di trivellazione petrolifera che rischiano di avere un impatto significativo su un sito designato ai sensi della direttiva “Uccelli” o della direttiva “Habitat” devono formare oggetto di una opportuna valutazione ambientale.
     La riduzione dei rischi d’inquinamento associati alle trivellazioni petrolifere è necessaria per contribuire a conseguire un buono stato ecologico nell’ambito della direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino. La risposta si chiude affermando che “La Commissione rammenta che l’attuazione corretta delle disposizioni della normativa sopra citata e di altra pertinenza spetta innanzitutto agli Stati membri. Se l’Italia non adempie agli obblighi che le incombono secondo il diritto dell’UE, la Commissione prenderà le misure del caso a fronte di violazioni comprovate”. Così, l’interrogazione dei parlamentari UE hanno avuto la risposta scritta; la Commissione UE ha ricordato tutti i protocolli per salvaguardare l’ambiente marino, in quanto non poteva e non può sospendere le attività offshore nel settore degli idrocarburi per rispetto della sovranità degli Stati membri a legiferare in merito; così, la società Northern Petroleum (insieme alle altre sorelle) dal 20 novembre 2011 porta avanti i lavori di prospezioni geosismiche per individuare eventuali giacimenti petroliferi a poche miglia dalle coste pugliesi nella zona tra i comuni di Monopoli, Ostuni e Brindisi.
     La metodologia air-gun con cui vengono compiute dette indagini, lo ricordiamo, consiste in violente esplosioni di aria compressa che danneggiano il pescato e l’intero equilibrio marino. Economia di un territorio basato su attività fortemente legate al mare, quali turismo e pesca e trivellazioni?
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Ci fosse solo la Northern Petroleum... Adesso per trivellare i fondali mediterranei, nelle acque territoriali italiane, è entrata in campo prepotentemente "Genel Energy", con accordi per ora già stipulati con Malta, Tunisia e Libia. La "Genel Energy", lo ricordo, è una delle più importanti società petrolifere iraniane, attualmente diretta da Tony Hayward [1], ex manager della BP (già, proprio la compagnia del famoso incidente della Deep Horizon nel Golfo del Messico di due anni fa...), il quale sa bene per esperienza dove sono i territori marini o terrestri del globo su cui più vantaggiosamente operare con le trivelle... Vantaggiosamente per la sua società, naturalmente, e non certo per i territori marini e terrestri dove va a perforare grazie ad accordi sottobanco con gli Stati cui quegli stessi territori appartengono ...
[[1] Se volete particolari sulla carriera manageriale nel settore petrolifero di Tony Hayward, su Wikipedia c'è un nutrito dossier, dai suoi inizi e fino alla ultima nomina a capo della compagnia iraniana "Genel Energy".Da quel dossier riporto solo una frase che la dice lunga sul personaggio. Questo l'originale in inglese: "Before a congressional hearing on the oil spill held on 17 June, subcommittee chairman Bart Stupak of Michigan said that he expected Hayward to be "spliced and diced" by both himself and other committee members". La traduzione? Abbastanza significativa: "Prima di una audizione davanti al Congresso Usa sulla fuoriuscita di petrolio dalla piattaforma Deep Horizon del 17 giugno (2010), Il Presidente del Sottocomitato Bart Stupak del Michigan disse che sia lui che gli altri membri del comitato si aspettavano che Hayward venisse impiombato e tagliato e a cubetti", naturalmente per quel che aveva combinato lui e la società di cui era responsabile, la BP, nel Golfo del Messico... Questo l'url del dossier su Tony Hayward: http://en.wikipedia.org/wiki/Tony_Hayward.
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Post di Movimento Ambientalista Bat

Se dovessimo elencare tutte le Compagnie e Società Petrolifere (dalla semplici s.r.l. alle s.p.a.) italiane e straniere che intendono trivellare sia i nostri mari e sia la terraferma, comprese le varie aree oggetto delle loro brame, non basterebbe un solo post su facebook ma un "romanzo a puntate".
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Trivellazioni in mare: in campo anche l'Unione Europea
di Movimento Ambientalista Bat (immagine postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=273107766136690&set=p.273107766136690&type=1

(Una mappa di Fabrizia Arduini, ndr)


http://www.ilnautilus.it/news/2012-08-24/trivellazioni-in-mare-in-campo-anche-lunione-europea_11263/

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Grazie a Movimento Ambientalista Bat per il post.
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Isole minori, riprende il trasporto merci
da La Sicilia It
http://www.lasicilia.it/index.php?id=82590&template=lasiciliait


     USTICA (PALERMO) - Ritornerà alla normalità dal prossimo 10 settembre il servizio con apposite navi per il trasporto di merci e combustibili per le isole di Ustica, Egadi e Pantelleria. È quanto emerso da un incontro svoltosi stamane nella sede della Protezione civile regionale, alla presenza, tra gli altri, del direttore regionale Pietro Lo Monaco, del dirigente della Compagnia delle isole Pino Prestigiacomo e dei sindaci di Ustica e delle Egadi.
     "Pur rendendoci conto che si è manifestata qualche ovvia difficoltà sia per la Protezione civile che per la Compagnia delle Isole - ha detto il sindaco di Ustica Aldo Messina - dobbiamo evidenziare che dal 3 agosto ad oggi si è imboccata la strada giusta: il servizio deve essere effettuato con navi diverse da quelle che trasportano passeggeri".
     "Sino al 10 settembre - aggiunge - il servizio continuerà a essere effettuato, come ora, grazie alla doppia corsa delle navi di linea con orari e giorni concordati con i sindaci, sì da non creare disservizi. Dal 10 settembre e sino al 31 dicembre la compagnia delle Isole noleggerà le motonavi 'Zeus' per le Egadi e 'Cossyra' per Pantelleria ed Ustica, che affiancheranno le navi di linea. Il 31 dicembre, si spera, la Regione dovrà espletare la nuova gara".
     "Credo che oggi - ha concluso - si possa essere soddisfatti del lavoro svolto dalla Protezione civile regionale e dall'Emergenza rifiuti. Insostituibile il ruolo svolto dalle Prefetture e, se vogliamo, l'azione di costante monitoraggio dei sindaci". "L'emergenza - ha detto il sindaco di Favignana Lucio Antinoro - può considerarsi affrontata nella dovuta maniera, ma non ancora del tutto risolta. La benzina alle Egadi arriverà domattina".
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Ultime della notte su "La Sicilia"... Pare proprio che dal 10 Settembre prossimo tornerà alla normalità il servizio dei collegamenti marittimi per le isole di Ustica, Egadi e Pantelleria con apposite navi per il trasporto di merci e combustibili. Fino al 10 settembre il servizio continuerà a essere effettuato invece come ora, con una doppia corsa delle navi di linea in orari e giorni concordati con i sindaci, sì da non creare disservizi. Dal 10 settembre e fino al 31 dicembre la Compagnia delle Isole noleggerà le motonavi 'Zeus' per le Egadi e 'Cossyra' per Pantelleria ed Ustica, che affiancheranno le navi di linea. Entro il 31 dicembre si spera poi che la Regione indica la nuova gara, come già annunciato... Sarà così ?
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Dalla mia Bacheca su FB del 24/08/12

Lettera aperta all'On.le Fiorenza. I petrolieri iraniani all'attacco del Mediterraneo
di Guido Picchetti (da una nota postata su FB)
http://www.facebook.com/...i-petrolieri-iraniani-allattacco-del-mediterrane/491447684200385


      Non ho l'onore di conoscere l'On.le Dino Fiorenza, vicepresidente della commissione regionale antimafia e presidente del gruppo Misto all’Assemblea Regionale Siciliana. Non so, nè voglio sapere quale partito abbia appartenuto o appartenga ancora. E preciso ciò in quanto non desidero che questo mio modesto intervento si pensi motivato da sentimenti personali nei suoi confronti o nei confronti della corrente politica cui penso appartenga, come suole ogni politico al giorno d'oggi... Tanto più che posso dire di condividere in generale la sua recente interpellanza rivolta al governo regionale "di intervenire in sede di Consiglio dei Ministri, ai sensi dell’art. 21 dello Statuto della Regione Siciliana, al fine di tutelare ed evitare che possano verificarsi disastri ecologici, simili a quelli accaduti nel golfo del Messico, lungo le coste del mar Mediterraneo”. Con quale prospettiva però di risultati utili, davvero non saprei...
     Ma... c'è un "ma", appunto, che collega alla sua interpellanza questo mio intervento, peraltro condensabile in una semplice domanda... Ma nei mesi e negli anni scorsi dov'era Lei On.le Fiorenza ? Solo oggi si accorge di certi pericoli connessi alle operazioni petrolifere nei territori marini e terrestri della nostra Regione e non solo? Mi pare arrivi un po' tardi, se non "troppo" tardi... Se vuole dare efficacia alle Sue dichiarazioni in tema di trivellazioni nelle acque siciliane dovrebbe evitare che esse risultino superate dai fatti... Dia ad esempio una scorsa alle ultime notizie dell'AGI sugli iraniani del Kurdistan che vengono a trivellare nel Canale di Sicilia, in acque maltesi, tunisine e libiche, che sono l'ultima verità mal celata di oggi da parte dell'ENI. Forse potrà iniziare a rendersi conto di quanto, ormai da tempo, sta avvenendo nelle acque del Mediterraneo e dove stiamo tutti andando pericolosamente a parare...
     Nella foto a lato la piattaforma petrolifera “Vega” della Edison che, da oltre 20 anni, trivella i fondali sottomarini a 22 km di distanza dalla costa ragusana.
     Leggi: "Trivellazioni nel mare di Sicilia, Fiorenza: ‘Rischio disastri ecologici’. Presentata un'interpellanza" su Blog Sicilia
http://catania.blogsicilia.it/trivellazioni-nel-mare-di-sicilia-fiorenza-si-rischiano-disastri-ecologici/98080/
     ... e "Genel Energy si estende al Nord Africa" su Agi M.O.
http://www.agienergia.it/NewsML.aspx?idd=120039&id=65&ante=0
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Post di Movimento Ambientalista Bat
Guido, siamo buoni !!! Proviamo almeno a concedere il beneficio del dubbio all'on.le Fiorenza, non accusandolo o colpevolizzandolo senza aver prima assodato la verità o avergli dato la possibilità di giustificarsi. Non è soltanto Fiorenza che è risultato finora assente o disinteressato alle problematiche ambientali ed ai disastri ecologici che potrebbero scaturire dalle "operazioni petrolifere" sia lungo le coste del Mediterraneo e sia in tutti gli altri mari italiani (oltre a quelle in terraferma). Gran parte della nostra classe politica è risultata ASSENTE finora alle continue sollecitazioni degli ambientalisti e dei cittadini preoccupati e "nauseati" dall'accanimento dei petrolieri italiani e stranieri. Doveva forse intervenire Greenpeace per smuovere le coscienze assopite???
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Post di Meetup Grilli Di Sciacca
ooooo non ci credo...
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Trivellazioni nel mare di Sicilia, Fiorenza: "Rischio disastri ecologici". Presentata un'interpellanza
da redazione di Blog Sicilia
http://catania.blogsicilia.it/trivellazioni-nel-mare-di-sicilia-fiorenza-si-rischiano-disastri-ecologici/98080/


    23 agosto 2012 - “Le trivellazioni senza autorizzazioni ‘complete’ e mascherate da progetti di ricerca che hanno iter facilitato, rappresentano un rilevante pericolo per l’ecosistema dell’Isola, dato dal fatto che il mar Mediterraneo è un bacino marino chiuso, con un ricambio lentissimo di acque e con un rilevante traffico interno di trasporto marittimo e commerciale”. Lo afferma Dino Fiorenza, vicepresidente della commissione regionale antimafia e presidente del gruppo Misto all’Ars, che in un’interpellanza chiede al governo regionale “di intervenire in sede di Consiglio dei Ministri, ai sensi dell’art. 21 dello Statuto della Regione Siciliana, al fine di tutelare ed evitare che possano verificarsi disastri ecologici, simili a quelli accaduti nel golfo del Messico, lungo le coste del mar Mediterraneo”.
    Fiorenza sottolinea, in particolare, che “alle sei piattaforme già attive, il governo nazionale ha concesso ben ventisei permessi di ricerca a varie società offshore negli ultimi anni (tra cui una società con appena 10 mila euro di capitale sociale) lungo le coste meridionali della regione dalle Egadi a Pozzallo e al largo dell’isola di Lampedusa”.
    “Tutto il mondo – aggiunge il vicepresidente della commissione regionale antimafia – è a caccia di petrolio nel canale di Sicilia in barba alle più elementari misure di sicurezza. Quali interessi si voglio agevolare con tali operazioni? È interessante notare che potrebbero nascondersi dei legami tra le società destinatarie di tali permessi e personaggi influenti che si affacciano nel mercato finanziario italiano ed europeo”.
    Fiorenza, evidenziando che “il governo Monti, con il ministro Passera in testa, ricerca fondi per il Paese oltrepassando il limite della decenza civile” è dell’avviso che “le autorizzazioni alle concessioni di trivellazioni senza accordo preventivo con le Regioni interessate, Sicilia in primis, rappresentano un modello di inciviltà difficilmente esportabile. Neanche nei paesi del Sud Africa – conclude – sono ammesse tali violazioni a favore delle multinazionali ed a discapito della salute dei popoli interessati”.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Ora siamo a cavallo... L'on.le Dino Fiorenza, vicepresidente della commissione regionale antimafia e presidente del gruppo Misto all’Ars, ha presentato un'interpellanza dal che chiede al governo regionale “di intervenire in sede di Consiglio dei Ministri, ai sensi dell’art. 21 dello Statuto della Regione Siciliana, al fine di tutelare ed evitare che possano verificarsi disastri ecologici... Ma nei mesi e negli anni scorsi dov'era l'On.le Fiorenza ? Solo oggi si accorge di certi pericoli connessi alle operazioni petrolifere nei territori marini e terrestri della nostra Regione ? Mi pare arrivi un po' tardi, se non "troppo" tardi... Per aggiornarsi sull'attuale realtà del problema, dia piuttosto una scorsa alla nota che ho appena postato sugli iraniani del Kurdistan che vengono a trivellare nel Canale di Sicilia, in acque maltesi, tunisine e libiche... Forse inizierà a capire qualcosa su quanto sta avvenendo e dove stiamo andando...
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Post di Giusi Orefice
Dov'era ????
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Post di Carmelo Nicoloso

L'on.le Fiorenza era intervenuto anche l'anno scorso, questo mi sembra una sorta di copia in colla in prossimità dell'elezioni regionali
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Post di Guido Picchetti

Non avevo molti dubbi al riguardo.... Stavolta però è proprio caduto male, con gli iraniani in arrivo... come gli ho precisato in una lettera aperta...
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A  Margherita Aiello. AssPescatori Pantelleria, Marco Frambosi, Teo Militano, Carmelo Nicoloso, Paola Pintore, Lucia Coscarella, Francesco La Francesca, Anna Salvi, Elena Papap, Alda Babini, Tullia Di Caro, Bruno Tirinelli, Alfonso Nigro, Movimento Ambientalista Bat, Matty Lauro, Giusi Orefice e Ilva Alvani piace questo elemento.
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Requiem per il Canale di Sicilia e per il Mediterraneo...
di Guido Picchetti (da una nota postata su FB)
http://www.facebook.com/.../requiem-per-il-canale-di-sicilia-e-per-il-mediterraneo/491351374210016

     E chi se non l'AGI, l'agenzia giornalistica italiana di cui è proprietaria l'ENI (la nostra azienda Regina di Stato) può farci leggere comunicati stampa simili, con l'assoluta certezza che non si tratti di chiacchiere o di allarmismi privi di fondamento, ma che sia tutto vero ?
     Per chi non lo sapesse, la Genel Energy plc. citata nel comunicato è la più grande impresa produttrice di petrolio nella regione del Kurdistan iracheno, la quale ora intende evidentemente estendere i suoi interessi anche in Mediterraneo.
     Che bella fine si annuncia per il nostro Canale di Sicilia, visti i suoi programmi con Malta, Tunisia e Libia, oltre a quelli già annunciati per le nostre acque territoriali nei giorni scorsi dal Ministro Passera !
     E naturalmente è un preannuncio che non promette niente di buono anche per il Mediterraneo, il "mare nostrum" per eccellenza, vale a dire un mare di tutti e di nessuno, dove chiunque può fare quel che vuole, fregandosene bellamente delle conseguenze possibili, qualunque esse siano... E l'Europa Unita ? Sta da un'altra parte...
NB. Da Wikipedia: Il requiem è una messa secondo il rito liturgico della Chiesa cattolica eseguita e celebrata in memoria del defunto...
    
Questo il testo del comunicato emesso ieri dall' AGI intitolato "GENEL ENERGY SI ESTENDE IN NORD AFRICA":
(AGI) - Rabat, 23 ago. - Genel Energy ha annunciato di aver concluso accordi che le consentiranno di espandere e diversificare nel Mediterraneo ed il Nord Africa il proprio portafogli di attività attualmente concentrato in Kurdistan. La compagnia acquisterà per 30 mln dollari il 75% degli interessi della Mediterranean Oil and Gas in un contratto offshore a Malta, con l'opzione per acquisire ulteriori asset a Malta, in Libia ed in Tunisia. Genel Energy intende inoltre acquisire il 60% ed assumere il controllo del blocco offshore Sidi Moussa per 50 mln dollari. Sebbene si tratti di acquisizioni minori, marcano l'entrata nella regione della giovane compagnia creata l'anno passato dall'ex CEO di BP Tony Hayward. (AGI) Amw/Ila
Url: http://www.agienergia.it/NewsML.aspx?idd=120039&id=65&ante=0

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Stesso articolo del sottoscritto anche su "Il Moderatore It" del 24/08/12 e su "Pantelleria Internet Com - News 10184" del 25/08/2012
http://www.ilmoderatore.it/2012/08/24/requiem-per-il-canale-di-sicilia-e-il-mediterraneo/

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9340
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Notizia simile anche su "Profumo di mare" del 24/08/12

http://profumodimare.forumfree.it/?t=62848056#lastpost
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Post di Maria Ghelia

Guido. è veramente uno sconcio incredibile vedere come nessuno dei governi si muove a difesa del mare comune, ma si impegnano solo nel conseguire i loro interessi neri di petrolio.....
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A Luca Gioria, Ilva Alvani, Marco Frambosi, Filippo Foti, Ferdy Sapio, Gianluca Cecere, Alfonso Nigro, e Movimento Ambientalista Bat piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 23/08/12

Scerni in Abruzzo sotto attacco della Medoilgas
di Maria Rita D'Orsogna e Guido Picchetti (a margine di una immagine postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4093722455744&l=4022927074


Il paese di Scerni in Abruzzo è sotto attacco della Medoilgas che intende impiantare in quella zona le sue attività petrolifere e Maria Rita d'Orsogna richiede il nostro aiuto per difendere questo paese della sua regione natale: la sua valle, le sue tradizioni, la sua agricoltura ricca di colture di cereali, vigneti e uliveti. La città è oltretutto di una multipremiata scuola agraria fra le dieci eccellenze italiane, il Ridolfi, ed ha aspirazioni turistiche, non certo petrolifere. Sulla pagina web del suo blog, a ciò dedicata, è ben spiegato cosa ognuno di noi può concretamente fare per opporsi utilmente a questo ennesimo folle progetto. Niente di difficile o trascendentale. Un minimo di buona volontà e appena un po' di tempo per inviare via e-mail agli indirizzi indicati, osservazioni e pareri contrari a chi di dovere... La scadenza è il prossimo 6 settembre...Forza, diamoci sotto !!! E' tutto ben spiegato, il folle progetto e come bloccarlo, nell'articolo di Maria Rita intitolato "Affondiamo la Medoilgas a Scerni", url http://dorsogna.blogspot.it/2012/08/affondiamo-la-medoilgas-scerni.html, che comunque integralmente riporto, collegamenti ipertestuali inclusi... Grazie Maria Rita... 

Affondiamo la Medoilgas - Scerni
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/08/affondiamo-la-medoilgas-scerni.html
Ecco i link per le osservazioni brevi e per quelle brevissime da mandare agli uffici regionali della regione Abruzzo.
    TUESDAY, AUGUST 21, 2012. - La Medoilgas di Londra ci riprova a trivellare l'Abruzzo, e noi siamo ancora qui. Siamo stati un po' bravi finora in Abruzzo - nel quasi totale silenzio della stampa nazionale - ad evitare un centro oli, una raffineria, un pozzo a mare, e svariate concessioni di terra - finora almeno. Parte del tutto è stato grazie alle proteste e all'invio di queste benedette osservazioni che ci hanno consentito di ricordare alla Commissione VIA d'Abruzzo, colei che decide delle nostre sorti nella persona di Antonio Sorgi, che la volontà popolare va rispettata e che: "ecco qui i testi ufficiali della nostra partecipazione", come garantito dai nostri diritti civili.
    Qui sul perchè delle osservazioni. Ne abbiamo fatte anche per varie concessioni in Puglia, Sicilia e Sardegna, da ogni parte d'Italia.
    A Scerni - un piccolo paese agricolo in Abruzzo - la Mediterranean Oil and Gas arriva con altre promesse di morte.
La Medoilgas è infatti la stessa che voleva darci Ombrina Mare, un pozzo con nave desolforatore a 5 km da riva. A Scerni vogliono fare: pozzo esplorativo, disboscamenti, vasche per contenimento di monnezza da quasi 400 mila litri, pozzi in zona agricola con colture di cereali, vigneti e uliveti. La città è sede di una multipremiata scuola agraria fra le dieci eccellenze italiane, il Ridolfi ed ha aspirazioni turistiche, non petrolifere.
    La scadenza per dire il proprio no alla regione è il 6 Settembre. Le istruzioni per inviare i testi sono semplici:

  1. Aggiungere dettagli personali e/o della propria esperienza di vita al mio testo base - albergatori? turisti? pescatori? amanti del mare? - in modo da non mandare alla regione testi tutti uguali anche se loro sono tenuti ad accettare tutto quello che arriva e a tenerne conto. Quello che ho scritto e' solo un testo base, che si puo' mandare tal quale ma al quale e' meglio aggiungere considerazioni individuali.
  2. Mettere nome, data, indirizzo. Lettere anonime non vanno bene.
  3. Inviare a
         via@pec.regione.abruzzo.it
         antonio.sorgi@regione.abruzzo.it

         dorsogna@csun.edu
  4. Se si preferisce usare la carta, si può inviare tutto anche a:
         Regione Abruzzo, Direzione Affari della Presidenza Politiche Legislative e Comunitarie,
         Programmazione, Parchi, Territorio, Valorizzazione del paesaggio, Valutazioni Ambientali
         UFFICIO Valutazione Impatto Ambientale
         Via Leonardo da Vinci, Palazzo Silone, 67100 L’Aquila (AQ)
    e a
         Assessorato Politiche Agricole e di Sviluppo Rurale, Forestale, Caccia e Pesca
         Via Catullo 17, 65100 Pescara
    I loro fax sono
         REGIONE ABRUZZO UFFICIO VIA                           0862.363486
         REGIONE ASSESSORATO POLITICHE AGRICOLE     085.7672939
  5. L'invio a me è solo per mettere tutto nel raccoglitore comune. Questo serve solo per la cronistoria, e per referenze future e per rompere le scatole ai politici.
    Ad esempio, qui dove abbiamo messo tutti i testi mandati contro Ombrina Mare qualche tempo fa.
    Il raccoglitore comune per Scerni è qui
    .

    Incoraggiare enti, comuni, associazioni a farlo a loro nome. E' importantissimo. Ormai sono diversi mesi che mandiamo osservazioni su vari testi di petrolieri, e la metodologia è abbastanza collaudata. Per chi volesse leggersi quei testi, essi sono qui: la versione lunga e la sintesi non tecnica, come preparate dalla Medoilgas. Basta solo che ora facciamo sentire la nostra voce forte, compatta e numerosa. La legge obbliga gli enti regionali a tenere conto di queste osservazioni, secondo vari trattati internazionali.
    Grazie anche alle osservazioni siamo riusciti a fermare le trivelle al largo di Pantelleria, e il pozzo Ombrina Mare, in Abruzzo. E' in atto il ricorso alle Tremiti, dove hanno usato i testi delle mie osservazioni come base scientifica per dire no. Quindi sono utili ed è un modo civile di dire di dissentire. E' un modo per noi cittadini di riprenderci la nostra democrazia e di non delegare a nessuno il nostro futuro. E' un diritto che è sancito dalla Comunità Europea tramite il trattato di Aarthus, recepito anche dall'Italia.
    Non esistono limiti di residenza, per cui tutti possono fare sentire la propria voce. E' un bel modo di dimostrare solidarietà fra noi. Ecco. In questi giorni preparerò il mio testo, ma intanto tutti possono iniziare a spedire questa seguendo questa possibile traccia.

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Inaugurata a Pantelleria una nuova libreria in Via Cagliari
di Giovanna Cornado Ferlucci
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9326


    News 10170, Pantelleria 23/08/2012. - Un nuovo spazio per iniziative culturali e per fare memoria. “Libreria dei nuovi inizi” è l'insegna del nuovo locale che ha aperto i battenti a fianco del bar “Cicci” in via Cagliari. Uno spazio operativo per supportare un'associazione culturale che intende dialogare con le altre realtà presenti nell'isola, è uno spazio piccolo, accogliente, pieno di curiosità che può ospitare presentazioni di libri e iniziative culturali in genere. E' anche una libreria che serve soprattutto per promuovere la letteratura locale.
    “Nulla in contrapposizione con l'altra libreria già presente sull'isola, che per altro lavora molto bene – ci dice Luigi Olivetti - la nostra potrebbe essere definita una libreria d'antiquariato, infatti i libri che proponiamo parlano di Pantelleria ma molti sono fuori commercio, li abbiamo recuperati attraverso una ricerca specifica. Ogni anno ne proporremo di nuovi e saranno frutto di un lavoro che ci proponiamo di portare avanti in giro per l'Italia.”
    Nella nuova libreria è possibile trovare anche testi di autori che hanno scritto su Pantelleria: Garcia Marquez, Italo Calvino, Andrea Camilleri, Dino Buzzati e tanti altri. Viene proposto anche uno spazio per piccoli editori che possono essere richiesti per le letture “estive” di quanti hanno interesse per il tema del mare, della navigazione, della cucina locale, ecc.
    Luigi Olivetti è il fondatore e presidente dell'associazione “Archivi del '900” che si configura come un'importante agenzia di servizi per il mondo letterario e culturale a livello nazionale e che fra le numerose e qualificate attività propone la sezione dei libri fuori commercio nata dalla ricerca di libri esauriti presso le librerie di tutto il mondo.
    “Noi ci rivolgiamo soprattutto alle associazioni del territorio – racconta Olivetti - ai panteschi e ai residenti non panteschi, molti sono già iscritti alla nostra associazione, che come finalità definita nello statuto ha la promozione della cultura pantesca nei suoi vari aspetti. L'associazione è nata 15 anni fa ma la missione di occuparsi della cultura pantesca è attivata da sei anni. Nelle iniziative mi avvalgo della preziosa collaborazione della mia compagna, Elena Bignotti. L'intenzione è di tenere aperta la libreria durante l'estate ed organizzare iniziative e gruppi di lettura durante l'inverno.”
    Curiosiamo tra gli scaffali e troviamo un libro rarissimo degli anni '70: “Storia di Scecchi e di Sceicchi di Pantelleria” di Pino Correnti, Edizioni Ecotur, Milano. Le pagine sono sottili, leggermente ingiallite, raccontano storie lontane redatte “A Cura della Associazione Nazionale Amici delle Isole Siciliane”. Bello pensare all'esistenza di amici delle isole siciliane... chissà dove sono finiti. Forse anche loro sono fuori commercio!
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Commento del sottoscritto a margine del post
Riprendo integralmente questa bella nota di Giovanna Cornado Ferlucci pubblicata in data odierna da "Pantelleria Internet Com" di Salvatore Gabriele, unendo i miei migliori auguri a questa bella e coraggiosa iniziativa...
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Dalla mia Bacheca su FB del 22/08/12

Semplicità, concretezza, partecipazione: ecco il nuovo Moderatore.it
di Francesco Panasci
http://www.ilmoderatore.it/...semplicita-concretezza-partecipazione-ecco-il-nuovo-moderatore-it/#comments


    22 agosto 2012. - Ho il grande piacere di darvi il benvenuto sul nuovo sito de Il Moderatore.it, diffusore di notizie online, che da oggi indossa una veste più accattivante e partecipativa. Una decisione che nasce dalla volontà d’informarvi più incisivamente e costantemente su tutto ciò che di rilevante succede a Palermo, in Sicilia e – perché no – nel resto del mondo. Perché noi non siamo solo abitanti della nostra città ma viviamo in un contesto sociale molto più ampio, i cui confini sono stati pressocché annullati dalla potenza comunicativa di internet.
    Il Moderatore.it, quindi, vi terrà compagnia ogni giorno, raccontandovi quello che è giusto e doveroso conoscere, senza censure e discriminazioni. E questo può avvenire in maniera compiuta non solo grazie all’apporto di una redazione fresca, vivace e dinamica, pronta a consumarsi le ‘suole’ delle scarpe; ma anche (e soprattutto) alle vostre segnalazioni e denunce. Perché il lettore non è più il fruitore passivo della notizia ma è un elemento fondamentale nella costruzione della stessa.
    E la struttura del nuovo sito, che riprende la concezione anglosassone di una home ricca di contenuti scritti e non scritti, di reportage audio, video e foto, inchieste, interviste, ecc., non è che individuazione della nostra concezione del giornalismo, perché ci faremo portavoci del bisogno del cittadino di conoscere il mondo in cui vive, andando spesso oltre l’apparenza del fatto in sé, perché ogni avvenimento non va semplicemente raccontato ma va spiegato in maniera tale che non ci siano ‘buchi’ di sapere.
    Ecco perché le nostre parole chiavi saranno la semplicità, la concretezza e la partecipazione.
    Non mi resta, dunque, che augurare buon lavoro a tutta la mia Redazione de Il Moderatore e a Voi tutti una buona lettura e buona visione (con gli audio-visivi de Il Moderatore.it), il vero motivo per cui ho deciso insieme al mio team di rimboccare le maniche e donarvi un ‘prodotto migliore’.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Il mio augurio è che le tre parole chiave (semplicità, concretezza e partecipazione) possano essere davvero la linea guida di questo nuovo quotidiano on line... "Semplicità", affinchè ognuno possa comprendere la vera sostanza delle notizie al di fuori di certi linguaggi di settore, usati solo per mascherare seconde e terze finalità, spesso celate con indubbia perizia. "Concretezza", nel dare cioè delle notizie le varie facce della realtà, separandole dalle interpretazioni che, certamente lecite, non possono però sovrapporsi alla realtà dei fatti, in continuo divenire... E "Partecipazione", intendendola però nel senso più vasto del temine, in forma attiva e passiva, ovvero, senza rinchiudersi in angusti limiti di provincialismo, regionalismo, nazionalismo, (europeismo, e cosi via... Termini, al giorno d'oggi,  insufficienti se non dannosi per una piena comprensione di quanto va accadendo in un mondo a dimensione globale (grazie ad Internet), nel quale i confini nazionali, per quanto ben tracciati sulla carta, in realtà hanno perso gran parte del loro effettivo valore... Un po' come già avviene nel mare, dove i limiti delle acque territoriali, oggi come oggi, non mettono al sicuro coste e territori di alcuna nazione dai danni che le altrui acque possono procurarle, e solo una attiva partecipazione alla tutela "partecipata" di questo bene comune che è il Mare, può assicurarne il benessere a vantaggio dell'intera umanità... Auguri di pieno successo...
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A Ilva Alvani, Giusi Orefice, Walter Giannò e Movimento Ambientalista Bat piace questo elemento.

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Estate 2012, fuoco a volontà. La protesta dei naturalisti. I sette pilastri antincendio
di Carmelo Nicoloso (da una nota postata e condivisa su FB)
http://www.facebook.com/notes/carmelo-nicoloso/estate-2012-fuoco-a-volonta/10151050331757851


   “L’Italia avvampa nelle fiamme, ma dovrebbe bruciare soprattutto di vergogna…” La protesta dei naturalisti è chiara e decisa, e arriva dal Centro Parchi di Roma e dalle molte Associazioni che vi aderiscono, in prima linea Maremma Viva e i Lupi dell’Appennino. Perché? Ma perché, malgrado i disastri del passato, non abbiamo imparato la lezione, e continuiamo a trascurare gli interventi fondamentali, poco costosi e molto efficaci. Quali? Educazione, prevenzione e risanamento. A parlare è Franco Tassi, Coordinatore del Comitato Parchi ed Ecologo di fama internazionale. Cosa si sarebbe dovuto fare? “Sono anni che lo stiamo predicando, ma purtroppo sembra voce nel deserto. Non ripeteremo ancora una volta il famoso “Decalogo contro il Fuoco”, che stiamo diffondendo da anni. Preferiamo invece soffermarci per un attimo sui sette punti essenziali, semplici e poco dispendiosi, ma proprio per questo meno graditi a certi politici”.
   Eccoli in breve:
       1.- Educazione: la cultura antincendio dovrebbe partire anzitutto dalle scuole, anche con visite, discussioni ed esercitazioni in natura. Avevamo proposto un Museo, o Centro del Fuoco, e una serie di Itinerari nei luoghi percorsi dagli incendi: ma come sempre si sono preferite cementificazioni e cattedrali nel deserto.
       2.- Segnaletica: al principio del caldo, il pericolo va segnalato nel modo più visibile, e fatto oggetto di spot promozionali ripetuti. Meno tabelloni pubblicitari antiestetici e pubblicità radiotelevisiva invadente, e più attenzione alla natura e all’ambiente.
       3.- Controllo sociale: è l’arma vincente contro l’idiozia dilagante, che va rappresentata dal un elegante fumatore griffato che, dalla sua lussuosa auto, getta nella siepe il mozzicone di sigaretta. Chi lo vede dovrebbe segnalarlo alla Protezione Civile, che non potrà sanzionarlo, ma dovrà inviargli un cortese ammonimento accompagnato dal pieghevole su rischi e conseguenze. Non si tratta di delazione, ma di civile autodifesa. O sarebbe meglio far finta di non vedere?
       4.- Volontariato: squadre di giovani volontari italiani e stranieri che perlustrano il territorio nei periodi critici rappresentano il miglior investimento per tutti, offrendo anche periodi di attività, socialità e cultura a tanti disoccupati, per una missione alta: perché, come afferma Don Ciotti, “così ci si sporcano le mani, ma si pulisce la mente”.
       5.- Ricerca scientifica: da anni ricordiamo che esistono insetti capaci di percepire il calore del fuoco e le radiazioni del legno che brucia a chilometri di distanza, grazie a speciali “sensori”. Da loro la scienza biomimetica potrebbe ricavare tecnologie robotiche di enorme valore, all’estero ci stanno provando. Perché non da noi? Alle nostre proposte, risalenti a decenni fa, si è risposto nel modo più elegante: con barbari tagli alla ricerca, e poi con la soppressione del Centro Studi Ecologici Appenninici.
       6.- Catasto: alla favola che spento il fuoco per quindici anni non si potrà costruire, in un Paese come l’Italia, non crede ormai più nessuno: circola invece la barzelletta del catasto che non si vede perché non c’è. Meglio allora creare un Libro nero dei terreni bruciati e restituiti per sempre a madre terra, consultabile e scaricabile da chiunque e in ogni momento. Sommando le superfici massacrate dalla criminalità e poi recuperate, si otterrebbero immense aree protette a beneficio della collettività.
       7.- Rigenerazione: la chiave di soluzione finale del problema sta proprio in questo: recintare e/o tabellare subito i terreni bruciati e lasciarli alla spontanea rinnovazione, senza nessun intervento. In pochi anni la natura stessa farà il resto, e questo diventerà un campo di studio ideale sulle capacità di rigenerazione dell’ecosistema danneggiato, con semi portati dal vento o dagli animali selvatici. Anni or sono eravamo riusciti a ottenere qualcosa del genere al Monte Salviano nella Marsica e in parte anche nella Pineta di Castelfusano. E oggi i risultati ottenuti sono evidenti.
   Cosa fa invece la nostra società civile, come reagiscono le nostre istituzioni? Piangono, si disperano, minacciano tuoni e fulmini… Seguirà qualche intervista o passerella, ma poi ben poco cambierà. Il linguaggio resterà lo stesso: si parlerà di piromani anziché di criminali ecologici, o eco-criminali, come sarebbe giusto. Si invocheranno altre flotte di Canadair (che sono utilissimi, non c’è dubbio, al pari degli elicotteri; come eroici sono i loro piloti, e tutti coloro che intervengono contro il fuoco, a volte restandone vittime: ma rappresentano soltanto l’estremo rimedio). L’alluvione di parole inutili e la scarsità di fatti concreti dopo ogni catastrofe costituiscono invece la costante della nostra storia recente, e sembra di risentire le concioni che in Abruzzo seguivano a ogni massacro degli ultimi orsi marsicani.
   Perché in fondo quella che deve cambiare davvero è la cultura di fondo: svegliarsi dal sonno della ragione e dalla droga dell’egoismo, uscire dall’analfabetismo ecologico, e aprire gli occhi e il cuore alla natura. Senza la quale non potremmo vivere, né respirare.
   Roma – Maremma Toscana, 21 agosto 2012
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Post di Maria Ghelia

Grazie per il tag.
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Post di Joe Jo Bass
Sono i forestali che appiccano i fuochi spesso; sono stagionali, e sono un esercito: 28.500 in Sicilia, 35.000 in Calabria. Ne bastano 10, o 100, per fare 10 o 100 roghi da PAURA. L'uomo, sappiamo com'è ... Il decalogo ? Inutile...
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Post di Carmelo Nicoloso
Non si può sparare a zero generalizzando sui forestali stagionali; in ogni caso leggendo bene quanto riportato sul Decalogo ci si rende conto come la società civile, con l'apporto costruttivo delle associazioni ambientaliste, può dare un valore aggiunto di utilità per il bene comune e salvaguardare il Creato.
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Dalla mia Bacheca su FB del 21/08/12

Chris Hondros, Nigeria gas flaring e Agip
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2011/04/chris-hondros-nigeria-gas-flaring-e.html


Queste foto sono tutte gas flaring in Nigeria, per opera dell'Agip. Le fiamme sono state accese dall'Agip nel 1972 e mai più spente.
Le foto sono di Chris Hondros, fotografo americano morto in Libia.

    

     

         

     FRIDAY, APRIL 22, 2011. - Chris Hondros, 41 anni, è uno dei due giornalisti uccisi a Misurata, In Libia, assieme al suo collega Tim Hetherington. Lavorava per Getty Images. Fra le cose che ha fotografato durante la sua carriera, i pozzi Agip in Nigeria, paese devastato dal petrolio, e dai petrolieri made in Italy: l'ENI-Agip, che siamo ciascuno di noi al 30%. Ecco qui le foto con il gas flaring. Le fiamme che vedete sono dell'Agip. Sono state accese nel 1972 e mai più spente.
     L'uomo della foto in alto, Dagogo Joel ha il braccio incendiato perchè mentre pescava con suo padre, la fiamma ha sputato fiamme sul suo villaggio in modo incontrollato e lui è stato colto di sorpresa. Chissà perchè nessun fotografo italiano va a fare reportage su queste cose. 40 anni di fiamme perenni. Che vuoi che gli interessa all'ENI e all'Agip della vita di queste persone ? Che schifo. Grazie, Mr. Hondros.
    Ecco le sue impressioni sull'Agip in Nigeria, tradotte dal suo sito:
     La Nigeria dovrebbe essere un paese ricchissimo. E' il più popoloso paese africano, e il sesto paese produttore di petrolio al mondo. Più di 250 miliardi di dollari sono stati tirati fuori dall'acqua e dal mare di Nigeria negli scorsi 40 anni. Ma dopo tutti questi anni di governo militare e di corruzione endemica, spinta dai soldi del petrolio, il paese è ancora sommerso da miliardi e miliardi di dollari di debito e la povertà è endemica.
     Questo è particolarmente vero nella zona in cui viene prodotto il 100% del petrolio di Nigeria. La zona del Delta del Niger. Qui ci sono decine di villaggi dediti all'agricoltura tradizionale e minoranze etniche, e la regione non ha rappresentanze governative, anche se contribuisce per l'80% delle entrate della Nigeria grazie al suo petrolio. La gente dei villaggi assiste impotente senza servizi base, mentre le loro risorse naturali finiscono in tasche altrui, e devono pure fare i conti con gli enormi effetti ambientali e sulla loro salute dovuti alle perdite di petrolio e alle torri di gas flaring.
     Le enormi emissioni di gas sono un prodotto inevitabile delle trivellazioni petrolifere e ci sono molte opzioni per gestirle. Il gas può essere raccolto e usato per energia; o, se questo è impossibile, può essere reiniettato sottoterra. Il metodo più economico, e più distruttivo è quello di bruciarlo, il flaring. Le fiamme non finiscono mai, c'è gas a sufficienza in anche in un pozzo modesto per bruciare per decenni, giorno e notte.
     Il gas flaring è ovunque in Nigeria, nella regione del Niger Delta. Ma ce ne sono pochi di così drammatici come quelli di Oshie flare, della ditta Italiana Agip. La fiamma Oshie sorge su un villaggio di 1700 famiglie, contadini e pescatori di Akaralou. Agli abitanti del villaggio furono promessi soldi e lavoro quando, nel 1972 l'Agip eresse la fiamma. Non si avverò niente, e Akaralou rimase senza pesca, senza agricoltura e con problemi di salute, grazie alla fiamma di quasi 70 metri di altezza. Le costanti richieste all'Agip e al governo Nigeriano di miglioramenti non sono stati mai ascoltati. La maggior parte della gente non ricorda il tempo "prima" che la fiamma invadesse le loro vite.
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Commento del sottoscritto a margine del servizio e di una immagine postata su FB

In quest'articolo di Maria Rita D'Orsogna e in tutti gli altri documenti ad esso linkati, ce n'è quanto basta per farsi una bella cultura sui metodi di lavoro delle multinazionali petrolifere nei Paesi dove riescono ad impiantare le loro trivelle estrattive, di gas o di petrolio non fa differenza... E direi che una tale cultura sia bene per ognuno di noi farsela ora, prima che gli effetti del Dereto Sviluppo da un lato (con l'abolizione dei vincoli burocratici cui erano sottoposte le centinaia di concessioni petrolifere già rilasciate in terra e in mare nel nostro Paese), e della Spending Review dall'altro (che ha dato un forte taglio alle spese previste per il pronto intervento in caso di incidenti nelle operazioni di estrazione e di trasporto dei prodotti petroliferi), inizino a a farsi sentire... Dire allora"non ne sapevo nulla", sarà una ben magra soddisfazione... Mi direte, ma in quest'articolo si parla di Nigeria, in altre parole di un paese del terzo mondo... Ma perchè il nostro cos'è, forse un mondo beato dove certe cose non accadono ? "Consoliamoci co' st'aietti...", dicono a Roma, e hanno ragione... A far diventare mare, coste e territori interni del nostro Bel Paese come il delta del Niger poi non ci vorrà molto. Le ditte che hanno tali capacità ed esperienza ci sono e sono ben note. L'Eni fa scuola, seguita a ruota da Shell, Chevron, NP, e da tante altre ancora che, se non sono già operative in casa nostra, non aspettano altro che diventarlo anche loro, attirate non tanto dalla qualità e quantità dei prodotti energetici fossili potenzialmente estraibili dal sottosuolo ballerino della nostra penisola, quanto piuttosto dalle convenienti condizioni economiche loro offerte dai nostri governanti con royalties che sono di gran lunga le più basse al molto, senza tenere in alcun conto i connessi rischi che potrebbero derivarne al nostro patrimonio ambientale-strorico-culturale, naturale e e ambientale... Ma, mi raccomando, non tralasciamo di leggerci anche i documenti di cui vi dicevo, linkati qua e là al testo dell'articolo di Maria Rita... Hanno una validità che permane nel tempo e possono davvero aiutarci a capire a cosa stiamo inconsapevolmente andando incontro, in un clima di ignoranza pressochè generale su tali argomenti, purtroppo favorita dai forti interessi in gioco... Ma le fiamme del "flaring in Nigeria", non vi ricordano l'Ilva di Taranto?
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Post di Movimento Ambientalista Bat

Effettivamente c'è una certa somiglianza tra le fiamme del "flaring" in Nigeria e i "camini" dell'ILVA di Taranto. Forse l'unica differenza sta nel fatto che in Nigeria si verifica 24 ore su 24, mentre all'ILVA di Taranto lo fanno spudoratamente soltanto di notte, quando la popolazione dorme!
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L'ENI, impresa di Stato...
di Movimento Ambientalista Bat (a margine di una immagine postata e condivisa su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=271902249590575&set=p.271902249590575&type=1


    L'ENI, non soddisfatta di avere devastato il territorio della Nigeria, insieme ad altre Compagnie Petrolifere, l'ENI ora punta anche sul gas del Ghana. L'ENI è presente nel Paese anche nel blocco Offshore Keta e nell'Africa Subsahariana, ed è attualmente operativa in progetti di esplorazione e produzione in Angola, Congo, Ghana, Gabon, Mozambico, NIGERIA, Repubblica Democratica del Congo, Togo, Kenya e Liberia.
    Vedi http://www.firstonline....-a962-5c3f8b71537a 
    Ma chi è effettivamente l'ENI ? L'ENI (ex Ente Nazionale Idrocarburi) è una SpA di cui lo Stato italiano detiene una quota superiore al 30% del capitale azionario, detenendo anche il controllo effettivo della Società. Inoltre, In base alla legge 30 luglio 1994 n. 474, lo Stato, tramite il Ministro dell’economia e delle finanze, d’intesa con il Ministro dello Sviluppo Economico, è titolare di una serie di "poteri speciali" (la cosiddetta golden share) da esercitare nel rispetto di criteri prestabiliti.
    L'ENI attualmente è guidata da Giuseppe Recchi (presidente) e dal famosissimo Paolo Scaroni (amministratore delegato), personaggio menzionato in quasi tutti i blogspot di Maria Rita D'Orsogna. Sorge spontanea una domanda: "Ma non si prefigura un possibile "conflitto di interessi" quando lo Stato, a mezzo del proprio Ministero dello Sviluppo Economico", autorizza lL'ENI (cioè sè stesso, essendo il detentore del controllo effettivo della Società) nell'espletamento dei vari Permessi di Prospezione, Ricerca e Coltivazione di Idrocarburi, magari agevolando l'ENI rispetto ad altre Compagnie Petrolifere"?
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Post di Guido Picchetti
Beh, è quella che si dice una compagnia di "stato", per cui in pratica siamo noi compartecipi, cointeressati, corresponsabili, co..., co..., etc. etc. etc...: proprio cog... con quel che segue...
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Post di Movimento Ambientalista Bat
‎:-)

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Dalla mia Bacheca su FB del 20/08/12

Isole minori. Trasporto merci, servizio aggiudicato alla "Nuova Compagnia delle Isole"
dalla redazione online
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/...-nuova-compagnia-isole-2111508352429.shtml


    PALERMO, 20 agosto 2012, - È stata aggiudicata alla Nuova Compagnia delle Isole, ex Siremar, la gara per le gestione del servizio trasporto merci e merci pericolose per le isole di Ustica, Egadi e Pantelleria. Il servizio sarà espletato fino a dicembre. «Giustamente e probabilmente per la pressione dei sindaci delle tre isole, la Regione vuole garantita non solo la quantità ma anche la qualità dei servizi e la compagnia aggiudicataria dovrà dimostrare non solo con quali mezzi intenda operare ma anche se gli stessi sono idonei al servizio». È la richiesta dei sindaci di Ustica, Aldo Messina, delle Egadi, Lucio Antinoro e del commissario di Pantelleria, Giuseppe Piazza.
    «La Regione siciliana e la protezione civile regionale - aggiunge il primo cittadino di Ustica - stanno dimostrando di trattare la materia con la dovuta competenza ed i sindaci continueranno a suggerire i percorsi più idonei alle proprie comunità non ritenendo affatto concluda la vicenda. Diamo il benvenuto a chiunque lavori per offrire un servizio di qualità alle isole di Sicilia».
    Per il deputato regionale Pdl Salvino Caputo: «È un dato importante perchè rassicura sull'emergenza che si era creata nelle Isole Minori dopo la sospensione dei collegamenti. Adesso è chiaro che dobbiamo verificare che vi sia la dotazione dei mezzi in grado di soddisfare le esigenze e soprattutto che siano in grado di evitare ulteriori disagi e disservizi in piena stagione estiva e a ridosso del contro esodo che prevede il rientro di numerosi turisti e villeggianti».
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
Ultimissima della sera ... e proprio dal "Corriere della Sera" on line... È stata aggiudicata alla Nuova Compagnia delle isole, ex Siremar, la gara per le gestione del servizio trasporto merci e merci pericolose per le isole di Ustica, Egadi e Pantelleria. Il servizio sarà espletato fino a dicembre... E non dovrebbe essere uno scherzo d'aprile, visto che siamo a Ferragosto... Ma nutrire qualche dubbio, dopo gli scherzetti di questi ultimi tempi, è d'obbligo... PS. errata corrige: la notizia non sarebbe del "Corriere della Sera", come segnalatomi da "Goggle", bensì del "Corriere del Mezzogiorno"... Ma la sostanza non cambia...

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Post di Gianluca Cecere
Cercavo info su Ustica, che ha problemi simili ai Vs., ed ho trovato questo articolo su Link Sicilia: "Isole minori, trovati 3,5 mln di euro per le navi RoRo". Leggi http://www.linksicilia.it/2012/07/isole-minori-trovati-35-mln-di-euro-per-le-navi-roro/
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Post di Guido Picchetti
Si, grazie Gianluca, ma l'articolo da te postato risale al 26 Luglio u.s., e qui purtroppo la situazione è tale che ogni giorno può non essere più vero quello che si è letto e scritto il giorno prima... E già accaduto e potrebbe accadere ancora. Ed è da ciò che ha origine la totale sfiducia in tutte le assicurazioni che vengono date da politici e politicanti di turno... Ora pare sia assicurata la nave delle ex-Siremar per il trasporto delle merci e dei rifiuti... Ma non si capisce ancora se (fino a dicembre, almeno) la nave sarà una sola, quella dell'ex-Siremar appunto, che in aggiunta a quanto traghettava prima, trasporterà anche rifiuti e merci a scapito di passeggeri e auto, naturalmente... O se le navi che collegheranno Pantelleria a Trapani saranno ancora due come accadeva ormai da vari anni, con un servizio assicurato da una seconda nave appartenente ad una compagnia privata, molto più efficiente in puntualità e frequenza della nave traghetto ufficiale della Siremar... E non è che un "ex" davanti al nome "Siremar" faccia tanta differenza per i viaggiatori, ma il numero delle navi in servizio e dei posti disponibili sì... Ed è questo che non è ancora chiaro... E poi, solo fino a dicembre... Dopo di che il diluvio ???
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A
Ilva Alvani, Gianluca Cecere e Movimento Ambientalista Bat piace questo elemento.
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Cosa fa la "Perro Negro 8" in Adriatico davanti a Riccione ?
di Guido Picchetti (a margine di due immagini da "Marine Traffic Com" postate su FB )
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4082515655581&l=df1af1fb50
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4082523055766&l=60550bda7a


Due immagini per una domanda. Questa (a lato) è la "Perro Negro 8", una piattaforma petrolifera attualmente in Adriatico, che, secondo i dati di "Marine Traffic com" dovrebbe essere in viaggio per Brenda, mentre dalle mappe (sempre di "Marine Traffic Com") risulta da qualche tempo ormeggiata poco più di una decina di miglia al largo delle coste marchigiane, davanti alla città di Pesaro. Tanto per farne la conoscenza, batte bandiera delle Bahamas, ed ha le dimensioni di 94 m x 59 m, con una stazza lorda di 4357 t. Con la prossima immagine, la "domanda per l'estate"...

La seconda immagine (in basso) è stata ripresa alle ore 14:45 di oggi da "Marine Traffic Com" e mostra la posizione della piattaforma "Perro Negro 8" davanti alle coste marchigiane, esattamente alla distanza di 13,7 miglia nautiche dal porto di Pesaro, assistita da due rimorchiatori italiani (il "Vos Hades" e il "Brodospas Beta"), anch'essi ormeggiati a breve distanza dalla piattaforma. Ed ecco la "domanda per l'estate"... Cosa pensiate stia facendo, ad insaputa di tanti marchigiani o meno, la "Perro Negro 8" in quel punto preciso dell'Adriatico, ben visibile anche dalla costa di Riccione e Gabicce Mare, a meno che non ci sia un pò di foschia ? A voi l'ardua sentenza...

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Piano Passera, Della Seta: “Non lo voto. Politiche energetiche degne del 900”
di Nello Trocchia e Gisella Ruccia (un video de "Il Fatto Quotidiano")
http://tv.ilfattoquotidiano.it/...-passera-della-seta-voteremo-politiche-energetiche-degne/203433/


13 agosto 2012. - Trivelle facili e rigassificatori e riduzione dei fondi per le fonti rinnovabili. Questo in sintesi il piano energetico nazionale che porta la firma del ministro Corrado Passera. Il progetto è duramente contestato dal fronte ambientalista fuori e dentro il Parlamento con il senatore Pd Roberto Della Seta che parla di politiche del ’900: “Queste misure non avranno il nostro sostegno in Parlamento, Passera incarna il ritardo culturale della classe dirigente italiana su questi argomenti”. Ancora più duro il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero che parla di un piano destinato a distruggere ambiente e turismo: “Lo ha già fatto Bush. Siamo al livello della destra repubblicana americana”.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Ringrazio Movimento Ambientalista per la condivisione del video...
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"U mare nun si spirtusa". Il Movimento 5 Stelle chiede ai sindaci un impegno concreto per bloccare la svendita delle coste siciliane
http://www.sicilia5stelle.it/2012/08/...per-bloccare-la-svendita-delle-coste-siciliane/


    9 AGOSTO 2012 · Il Movimento 5 Stelle esprime senza se e senza ma il proprio sostegno alla campagna lanciata da GreenPeace , “U MARI NUN SI SPIRTUSA”, per bloccare “ogni possibile progetto di trivellazione in mare presente e futuro”. E’ in atto un tentativo di svendita delle coste siciliane ai petrolieri che va assolutamente fermato. Per questo il Movimento 5 Stelle chiede ai sindaci della zona un impegno che si traduca in azioni concrete per bloccare sul nascere un piano basato sul mero profitto economico che se posto in essere metterebbe a rischio l’esistenza stessa dei nostri territori.
    “Il canale di Sicilia è uno dei punti più ricchi di biodiversità di tutto il mediterraneo e ospita importanti risorse per la pesca. Purtroppo, allo stato attuale, alle minacce che deve affrontare si aggiunge il rischio delle perforazioni petrolifere: compagnie grandi e piccole hanno moltiplicato le richieste per cercare petrolio al largo delle coste della Sicilia.”
    Massimiliano Mannelli candidato con il Movimento 5 stelle alle prossime elezioni regionali del 28 ottobre nel collegio di Messina, dichiara: “Questa corsa all’oro comporta dei rischi inaccettabili, per l’ambiente in primis, ma anche per l’economia e la prosperità di tutte le comunità che vivono sulle coste siciliane. Un incidente anche meno grave di quello accaduto nel Golfo del Messico due anni fa (che secondo le stime di Greenpeace ha causato un danno al comparto turistico di circa 18 miliardi di euro !!!) segnerebbe probabilmente la fine dei nostri territori.”
    Mannelli prosegue: “Questo petrolio porterà benefici solo alle compagnie petrolifere senza soddisfare il nostro fabbisogno di energia. La Sicilia, attualmente è interessata dalle ricerche di estrazione con 11 concessioni su un totale di 26. Inoltre va detto che le aliquote che le società d’estrazione sono tenute a versare allo stato e alla regione sono tra le più basse d’Italia, inferiori di 33 volte a quelle che si pagano in Emilia Romagna, nonostante le diverse caratteristiche del sottosuolo. Tutta la penisola è poi uno dei paesi che incassa di meno dai cercatori d’oro nero: il 4 per cento di tasse per i permessi offshore, che dovrebbero arrivare al 7 per cento, ma soltanto sopra le 50mila tonnellate di petrolio prodotte ogni anno. Un’inezia rispetto all’85 per cento chiesto dalla Libia e all’80 della Russia: prezzi stracciati che hanno valso all’Italia il titolo di “miglior paese per l’estrazione di petrolio off-shore” secondo la compagnia Cygam. A ciò va aggiunto che alcune delle suddette compagnie già presenti hanno estratto meno della soglia minima e quindi non hanno versato un solo euro! Insomma, nessun siciliano trarrà benefici (anche in termini meramente economici) da queste attività d’estrazione, per non parlare dei possibili rischi di catastrofi ambientali!”
    Mannelli conclude dicendo: “una volta dentro al palazzo, chiederemo altresì la costituzione di una commissione parlamentare per rivedere le condizioni e le royalties sui contratti di concessione e di estrazione attualmente in essere. Vogliamo restituire ai siciliani la dignità che è stata svenduta in passato da chi ha governato con approssimazione la nostra regione.”
   
Giancarlo Cancelleri, portavoce e candidato alla presidenza della regione siciliana conferma il pieno appoggio alla campagna “U mari un si spirtusa” e in merito afferma: “La legislazione italiana in materia di trivellazioni, molto spesso non tiene conto del patrimonio ambientale marittimo, soprattutto per quanto riguarda le coste siciliane”.
    Per questi motivi il Movimento 5 stelle chiede ai sindaci della zona di prendere una posizione netta e chiara che si traduca in una condanna senza “se” e senza “ma” dei progetti di trivellazione. Siamo convinti, infatti, che un atteggiamento silente e “pilatesco” da parte delle amministrazioni suddette rappresenti una sorta di assenso implicito alle attività di estrazione petrolifera e, quindi, un sostegno al piano di svendita delle nostre coste. Si alla difesa dei nostri territori, non alle trivella nel Canale di Sicilia!!!
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Questo, sullo stesso argomento delle trivelle nel Canale di Sicilia, è invece il post con l'articolo del "Movimento Cinque Stelle" di Grillo. Ricollegandomi al mio commento al precedente post, quello di Paperblog (nel quale evidenziavo il silenzio "assordante" sulla questione trivelle nel Canale di Sicilia da parte di chi, per gli incarichi di responsabilità ricoperti ai vari livelli istituzionali, più avrebbe il dovere di dare risposte precise ai cittadini elettori che il peso delle loro prebende sostengono), ecco in contrappunto una serie di risposte sul tema fornite da esponenti del "Movimento 5 Stelle". Un movimento che, lo sappiamo, non è al governo e che tali risposte non sarebbe tenuto a dare... Eppure le dà, per bocca di alcuni suoi esponenti, davvero chiare e precise per giunta... Ma resta un dubbio... Ed è il dubbio che per certi versi alimenta la sfiducia dei cittadini. Quel movimento, una volta giunto al governo, vorrà, potrà, e riuscirà a tener fede agli impegni così dichiarati ? Quante volte, purtroppo, abbiamo sentito promesse in campagna elettorale, andate poi, per un motivo o per l'altro, totalmente deluse da parte dei governanti neo-eletti ?
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Post di Movimento Ambientalista Bat

Il Movimento 5 Stelle chiede ai Sindaci della zona un impegno che si traduca in azioni concrete per bloccare sul nascere un piano basato sul mero profitto economico che, se posto in essere, metterebbe a rischio l’esistenza stessa dei nostri territori. E quale potere avrebbero mai i Sindaci per bloccare le trivellazioni? Non è ancora del tutto chiaro che il Governo Monti, nella persona del ministro dello Sviluppo Economico Passera, ha manifestato la più completa autonomia decisoria in quanto titolare di una competenza esclusiva in materia di tutela dell’ambiente? Ed anche i ricorsi al TAR, qualora accolti, servono soltanto a "ritardare temporaneamente" l'esecuzione dei procedimenti. Occorre cambiare/sostituire i personaggi istituzionali che stanno facendo regredire l'Italia ai primissimi anni del 900, coloro che stanno riaprendo le porte all'uso dei fossili quale primario strumento energetico (carbone, petrolio, gas), assecondando le lobby petrolifere e gli azionisti che vedono proliferare il proprio individuale "sviluppo economico" !
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Post di Guido Picchetti

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Passera: più trivellazioni in Sicilia
di Ilazzaro
http://it.paperblog.com/passera-piu-trivellazioni-in-sicilia-1324478/

    16 agosto 2012 . - Tra i fumi dell'industria pesante, la diossina della monnezza illegale e mai veramente combattuta, le trivellazioni petrolifere in Lucania e Sicilia, non si riesce ancora a capire come il Mezzogiorno dovrebbe dare soddisfazione alla vocazione turistica, rinfacciata dai cori polifonici provenienti d'oltre Garigliano. Sul Fatto Quotidiano di oggi si legge della volontà del Ministro Passera, a tal proposito, di aumentare le trivellazioni ed i pozzi siciliani.
    Più ricchezza per l'isola? Non si direbbe, viste le sedi legali delle aziende petrolifere che dirottano altrove i gettiti fiscali. L'articolo: Il ministro dello Sviluppo economico vuole raddoppiare la quantità di petrolio estratta in Italia e portarla al 20% della domanda e la Sicilia, dove già oggi si concentra più di un terzo delle attività di ricerca, sarà ulteriormente interessata da nuove concessioni. Le coste dell’isola di Favignana, [...] la splendida isola di Pantelleria, ricca di capperi e con le spiagge incontaminate. E poi il mare di fronte a Marsala e quello di Sciacca, il Canale di Sicilia e la costa di Pozzallo. È questa la lista della spesa delle principali compagnie petrolifere del mondo: squarci di paradiso in cui venire a cercare oro nero.
    In Sicilia sono undici i permessi di ricerca concessi, e mentre ben diciotto richieste sono ancora in attesa di valutazione, in tre casi sono già spuntate all’orizzonte piattaforme in piena regola a pochi chilometri dalla costa. A beneficiarne compagnie [note] come la Shell, che cerca il petrolio dalle parti di Favignana, la Transunion Petroleum, che scandaglia i fondali del canale di Sicilia, ma anche società minori come la San Leon Energy, una srl con capitale di diecimila euro titolare di ricerche importanti come quelle di fronte alla costa di Sciacca.
    Adesso, però, la già inarrestabile corsa all’oro nero di Sicilia potrebbe addirittura accelerare. Almeno secondo il piano energetico di Corrado Passera, ministro dello sviluppo economico di Mario Monti. [...] Un programma che piace molto alle grandi società d’estrazione, soprattutto perché sul tavolo del governo c’è la proposta di abolire il limite delle dodici miglia di distanza dalla costa, entro il quale oggi non si possono impiantare trivelle [...].
    "Il ministro Passera ignora la necessità di tagliare drasticamente le emissioni di Co2, ascolta solo le lobby dei combustibili fossili e soprattutto condanna l’Italia a non puntare sull’economia del futuro" – dice Mariagrazia Midulla di Wwf Italia.
    "Nel Canale di Sicilia – ha avvertito Greenpeace – si prepara una folle corsa all’oro nero: da una dettagliata analisi delle richieste e dei permessi, le compagnie petrolifere da un lato hanno già trovato dei giacimenti che si preparano a sfruttare, dall’altro moltiplicano le richieste per esplorare i fondali marini alla ricerca di nuovo petrolio. In pratica le diciotto richieste d’estrazione si raddoppierebbero in poche settimane, e nel frattempo aumenterebbero i permessi accordati per cercare petrolio nel mare siciliano. [...] Il motivo è tutto da ricercare nelle royalties che le compagnie pagano [...]. In Sicilia, la regione più interessata dalle ricerche con 11 concessioni su un totale di 26, le tasse sono le più basse d’Italia, inferiori di 33 volte a quelle che si pagano in Emilia Romagna, nonostante le diverse caratteristiche del sottosuolo.[...]".
    "Cifre ridicole a fronte del preoccupante impatto delle trivellazioni per la biodiversità del Canale” – sottolinea Greenpeace, che durante tutto il 2012 ha lanciato una campagna per dichiarare il Canale di Sicilia zona ecologica protetta.
    "Il proliferare delle trivelle però non mette in pericolo soltanto la biodiversità. Occorre fermare le trivellazioni – dice Carlo Cassaniti, vicepresidente dei geologi siciliani –, i nostri mari presentano purtroppo le stesse pericolosità geologiche dei territori emersi: in particolare nel Canale di Sicilia sono presenti numerose ed importanti strutture geologiche e non è neanche da sottovalutare la presenza di vulcani sottomarini”.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
"Repetita juvant..", così almeno si dice... E nell'articolo vengono dette le solite giuste cose, ben "repetita" per l'ennesima volta su questo diario di FB come su tanti altri siti web di maggior prestigio di questo. Ma credete davvero che le "repetita" servano a qualcosa? Personalmente sto perdendo la speranza e comincio a nutrire forti dubbi... Tanto sembra davvero che non importi niente a nessuno, a giudicare dalle reazioni che siffatte denunce riscuotono nell'opinione pubblica, e, quel che è peggio, dalle risposte che NON arrivano da coloro che, per gli incarichi di responsabilità ricoperti ai vari livelli istituzionali (debitamente compensati da laute prebende...), avrebbero il dovere di affrontare certi argomenti e di prendere posizioni chiare e precise di fronte ai cittadini elettori che il peso di quelle stesse prebende sostengono... Ma le elezioni sono lontane... A che prò esporsi e compromettersi fin d'ora con pareri che potrebbe cambiare al mutar di fronda?

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     Dal 13 al 19 Agosto 2012
 
Dalla mia Bacheca su FB del 19/08/12

Le esperienze degli altri. Terremoti e trivelle in Olanda
di Maria Rita D'Orsogna e Guido Picchetti
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4078183187272&l=46ce10164e


Le esperienze degli altri. Terremoti e trivelle in Olanda... E in Italia ? Come dice Maria Rita, noi siamo diversi dagli altri... Le correlazioni non vengono negate, ma neppure studiate, accertate e accettate... E' sufficiente non parlarne... e i pericoli scompaiono d'incanto. Più chiaro di così !!! Leggi l'ultimo post di Maria Rita D'Orsogna qui a seguire.(gp)

Terremoti e trivelle - Olanda
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/08/terremoti-e-trivelle-olanda.html


SATURDAY, AUGUST 18, 2012. - Questo link mi è stato inviato dalla mia amica Randi Cecchine di New York. Thanks!
(Il documento, riportato nella pagina web raggiungibile cliccando sul link, ha come titolo "Ricerca sismologica. Ubicazione dei terremoti indotti nei giacimenti di gas dei paesi Bassi" ed è stato pubblicato nel Febbraio del 2011. L'immagine qui a lato è tratta da tale documento, gp.)

Il Royal Netherlands Meteorological Institute - in olandese Koninklijk Nederlands Meteorologisch Instituut
abbreviato in KNMI - rende pubblico un catalogo di terremoti indotti causati dalla produzione di gas nel nord dell'Olanda.

Nell'immagine qui in basso i dettagli sulla correlazione fra estrazione di gas (verde) e terremoti (gialli).
In rosso: terremoti "naturali"; in giallo: terremoti "indotti" dall'industria del petrolio/gas. I campi del gas dell'Olanda sono in verde.
 
Le linee rosse e blu sono linee lungo la quale sono stati eseguiti studi geologici approfonditi per studiare la morfologia del territorio.

Ci sono dentro ben 688 eventi, registrati dal 1986 fino al 2011, di magnitudine massima 3.5 Richter centrati nella zona di Groningen, dove esiste un campo di gas tuttora attivo. Il nord dell'Olanda fu trivellato alla ricerca di gas all'inizio degli anni '60. I primi terremoti si sono registrati nel 1986. Groningen è il piu grande campo di gas d'Europa e appartiene alla Shell e alla Exxon, metà per uno.

I terremoti, di magnitudine medio-bassa, hanno causato danni minori come crepe nelle case, ma grandi preoccupazioni alle popolazioni locali. In seguito a questi eventi, dal 2003 il governo olandese richiede studi di compatibilità e di rischio sismico per le aree interessate da ulteriori azioni di trivellazione.

Il KNMI è lo stesso istituto che ha presentato uno studio sulla possiblità di incremento di terremoti nella zona Bergermeer - similmente nel nord dell'Olanda -in cui si parla di aumento di rischio sismico collegato allo stoccaggio di gas da parte di un consorzio guidato dalla Gazprom di Russia. Hanno quantificato semplice semplice: con la costruzione del centro di stoccaggio ci sarà un 2% di rischio di terremoti di intensità di magnitudine 3.9 Richer, e di probabilità maggiore per terremoti di grado minore. Ne abbiamo parlato qui.

Infine ecco la lista di terremoti indotti, come compilata dai ricercatori olandesi Rob van Eijs, Frans Mulders, Maunel Nepveu, Cor Kenter e Berend Scheffers per l'Olanda.

E in Italia? Ci sarà mai qualcuno che si voglia sedere lì a fare la lista dei terremoti indotti o scatenati dall'attività umana nel territorio italiano e in particolare dalle attività minerarie? Forse non sono riuscita a trovarli, ma se esistono sono ben nascosti. Eppure pane ce n'è - un territorio ballerino, trivelle e stoccaggi un po' dappertutto, da nord a sud. Oppure in Italia queste cose non succedono, perchè siamo sempre meglio di tutti? E perchè nessuno parla più del terremoto dell'Emilia?
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Post di Movimento Ambientalista Bat

Non si può comprendere la funzione di un carburatore se non si conosce per niente il motore, pur conoscendone per sommi capi il principio di funzionamento. Così come non c'è nemmeno un particolare interesse a studiare le caratteristiche e gli effetti della ricerca di idrocarburi nel sottosuolo, perché eventuali approfondimenti potrebbero confermare la correlazione tra i terremoti in Italia e le trivellazioni. Meglio passare per inesperti, per incompetenti, piuttosto che per "criminali"!
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Le navi dei veleni... In fondo al Mar
di Movimento Ambientalista Bat (da una condivisione su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=271163136331153&set=p.271163136331153&type=1

Che Cos'è?
In.fondo.al.mar è un progetto di infovisualizzazione sulla vicenda della "navi dei veleni" che mette assieme dati provenienti da dossier, archivi navali e ritagli di giornale. Usando mappe, cronologie e altri strumenti di visualizzazione, il sito vuole facilitare la comprensione di una vicenda estremamente complessa e contribuire alla continuazione della ricerca sul caso.
Dati.
In.fondo.al.mar utilizza dati che provengono da documenti ufficiali ottenuti dai Lloyds di Londra, dossier sul caso pubblicati da Legambiente e altre associazioni ambientaliste, ritagli di giornale ed informazioni raccolte su siti internet specializzati.
Note.
Questo sito mette assieme un mosaico di ipotesi investigative sostenute da abbondante materiale documentale, testimonianze e coincidenze a dir poco sospette. Tuttavia in.fondo.al.mar non può affermare con certezza cosa contengano effettivamente le navi, nè se si trovino nella posizione con cui vengono indicate sulla mappa.
Partecipa.
In.fondo.al.mar è un progetto in evoluzione che è aperto a contributi, precisazioni, correzioni e suggerimenti degli utenti. Vedi http://www.infondoalmar.info/

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Commento di Movimento Ambientalista Bat a margine del suo post

Le oltre 70 navi dei veleni presenti sui fondali dei nostri mari...
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Post di Guido Picchetti

Non mi piace !!! Povero Mediterraneo... un tempo culla di civiltà... oggi di totale inciviltà...
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Post di Movimento Ambientalista Bat

I nostri mari DA SEMPRE sono stati considerati come un'immensa pattumiera, dov'è possibile riversare e celare di tutto, dagli scarichi fognari fino ai rifiuti tossici e radioattivi. I nostri governanti tutti e le Istituzioni lo sanno benissimo, ne sono a conoscenza, ma preferiscono "fare gli indiani" facendo finta di non sapere niente di tutto ciò che avviene. Meglio non parlarne...
P.S. la locuzione fare l'indiano indica l'atteggiamento di chi, per proprio comodo, finge di non sentire quello che gli viene detto, o di non capire, non sapere o non interessarsi a qualcosa...
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Scossa sismica stanotte nel mare delle Eolie
di Guido Picchetti (a margine di una immagine dell'Emsc)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4077912820513&l=cdceb075b7


Alle 2:36 di stanotte ora locale, l' "Euro Mediterranean Sismologic Center"(emsc) ha registrato nelle Isole Eolie una scossa sismica di mag 3.0, con epicentro in mare, una decina di miglia a sud di Filicudi, e ipocentro a ben 227 Km di profondità... A lato la mappa dell'emsc con la localizzazione dell'evento sismico.

Region SICILY, ITALY
Magnitude ML 3.0
Date 2012-08-19
Time 00:36:11.0 UTC
Location 38.41 N ; 14.55 E
Depth 227 km

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Dalla mia Bacheca su FB del 18/08/12

Una foto vale più di mille parole... Il "faro" di Pantelleria
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4074271009470&l=2df46b1023


Una foto vale più di mille parole...si dice comunemente in gergo giornalistico... Calcolato a parole, il reportage giornalistico di questa pagina web (ripresa dal sito "Pantelleria News Net" e raggiungibile al link http://www.pantellerianews.net/Archivio/News%2005/Fot_050724.htm) equivarrebbe ad un articolo di 4.000 parole. E' un reportage composto da quattro immagini scattate a Luglio 2005 subito dopo l'inaugurazione del nuovo "Faro" del porto di Pantelleria sull'estremità del molo foraneo dedicato a Papa Giovanni Paolo. E mi verrebbe da scusarmi per la lunghezza del pezzo, se non fosse che, guardando le foto e leggendo a quale momento "importante" esse si riferiscono, in mente ad ognuno di noi, ne sono certo, verrebbero da scrivere, o da dire (se non da urlare...), ben più di 4.000 parole !!! E non dico altro. Ma ringrazio ancora una volta Pantelvoice, per quell'invito di stamane che mi ha spinto a guardare all'indietro, e a sfogliare qualche mia vecchia pagina web su Pantelleria tuttora on line ... Come ringrazio Alessandro Brignone, che mi auguro vorrà inserire anche questa immagine tra quelle del passato dell'isola, che speriamo resti "passato", e si possa differenziare nettamente in "futuro"...


http://www.pantellerianews.net/Archivio/News%2005/Fot_050724.htm

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Post di Rosario Cappadona

Caro Guido è inutile continuare a piangere e a lamentarsi. La maggioranza dei cittadini panteschi ha votato contro chi era in grado di risolvere molti dei problemi dell'isola. Quindi non vuole che i problemi dell'isola siano risolti. Chiedi a quelli di Pantelvoice per chi hanno votato ed anche ad altri. Poi mi fai sapere...
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Post di Guido Picchetti

Caro Saro, se pensi che il mio sia un "lamento" ti sbagli di grosso... Io sono abituato da sempre a guardare avanti, e sono fondamentalmente ottimista... E se stamane ho dato un occhiata all'indietro, è perchè qualcuno mi ha spinto a farlo, e ho trovato, com'è naturale, del buono e del meno buono. E l'ho testimoniato. Il buono? Un progetto indubbiamente impegnativo (quello dell'aeroporto) che in sette anni si è concretizzato, dopo essere stato presentato a chiunque sull'isola volesse essere informato al riguardo... Il cattivo ? Penso che non ci sia bisogno di dirlo. Purtroppo c'è, lo sappiamo, e quest'ultima serie di foto lo mostra chiaramente. Sono foto che, come anche altre che purtroppo girano in rete, dovrebbero essere tenute presente da chiunque abbia a cuore il futuro dell'isola. Nel caso specifico spacciare per "faro" una semplice "lanterna" (doppione della precedente), sulla testata di un molo intestato a Carol Wojtyla per giunta, arrivando addirittura ad inaugurarla...è una cosa ridicola, non solo, ma grida vendetta, e fa vergognare chiunque ami e viva su quest'isola... Mi fermo qui...
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Post di Rosario Cappadona
Va bene, allora bisogna ricominciare a lottare distinguendo fra le persone perbene e capaci e quelle no. Sottolineo ancora che il problema lanterna, porto ecc. molto probabilmente con Gabriele Salvatore Gino come Sindaco a quest'ora sarebbe risolto. Questo avrebbe avuto anche il significato di una soluzione venuta da Pantelleria. L'aerostazione è stata ideata, progettata e realizzata da esterni all'isola e noi ce la ritroviamo bell'e fatta. Per questo chiaramente dobbiamo essere grati e sapere far funzionare quest'opera al meglio. Per la realizzazione del porto ci sarebbe stato un valore aggiunto in più, visto che la spinta sarebbe venuta proprio da panteschi. Ma così non è stato e bisogna imputare ai panteschi il fallimento della modernizzazione dell'isola. Quindi i panteschi non hanno più il diritto di lamentarsi,.né di fare del vittimismo gratuito. Quando scelgono i propri amministratori siano più intelligenti.
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Post di Guido Picchetti
No Saro, non mi sento proprio di incolpare i panteschi della mancata modernizzazione dell'isola... Troppo facile. Se colpe ci sono, vanno attribuite a chi in questi ultimi decenni ha voluto avere (ed ha avuto...) precise responsabilità amministrative. e poi non ha saputo o potuto tenere fede agli impegni presi di fronte ai propri concittadini... E quelle colpe non possono esser certo addebitate a chi ha subito e subirà, per chissà quanto tempo ancora, le conseguenze di scelte sbagliate effettuate da amministratori in tanti settori della vita pantesca, a volte per incapacità, a volte per necessità, ma a volte, purtroppo, per motivi di interesse personale... Niente di nuovo sotto il sole, per carità... Pantelleria riflette, in piccolo, certi malcostumi che si sono da tempo diffusi sul piano regionale e nazionale, e di cui proprio in questi mesi stiamo pagando tutti lo scotto... Ma sarebbe bene che ognuno di noi facesse un esame di coscienza e desse un'occhiata ai propri comportamenti, senza ipocrisie, analizzando quante volte capita a noi che viviamo su quest'isola, tanto bella, quanto sfortunata, di non tener fede agli impegni presi, con chi ci conosce, ma, ancora peggio, con chi non ci conosce... E questo, purtroppo, è un male contagioso, che si diffonde facilmente come la lebbra..., e, una volta entrato nel tessuto sociale, è davvero difficile da sconfiggere...
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Post di Rosario Cappadona

Guido, purtroppo le tue parole hanno un limite. Non fotografano (nota il contrappasso) la realtà sociale isolana. Personalmente, consentimi la presunzione, sinora ho fatto la mia parte e così anche altri. Ma la maggior parte dei panteschi preferisce i cialtroni e quindi la colpa ricade su di loro. Non possono essere sempre giustificati. Non almeno nel 2012 d.c.
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A Pantelvoice, Pantelleria Archivio Storico, Ilva Alvani, Andrea Candiano, Maurizio Pollini, Assunta Maria Festa, Alessandro Brignone, Francesco La Francesca, Fabrizia Boni e Luke Antonioni piace questo elemento.
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L'aeroporto di Pantelleria, dal progetto all'inaugurazione, sette anni dopo...
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/425153224189309


Una pagina web del mio vecchio sito "http://www.pantellerianews.net/" (congelato nel 2005, ma ancora visitabile in rete, dove ha raggiunto a tutt'oggi la sorprendente cifra di 104.361 visitatori), che a mio giudizio potrebbe appartenere di diritto all'Archivio Storico di Pantelleria curato da Alessandro Brignone, e infatti gliela propongo. E' una pagina che, ripresa nell'immagine qui a seguire, mostra un breve reportage fotografico del sottoscritto sulla presentazione del progetto del nuovo aeroporto di Pantelleria che si svolse sette anni fa presso il Castello Barbacane, per l'esattezza il 27/08/2005. Ringrazio Pantelvoice che, con un suo commento di stamane, me l'ha richiamata alla memoria... Ricordarsi del passato ogni tanto non è male...


http://www.pantellerianews.net/Archivio/News%2005/FOT_050827.htm

La pagina, come si può vedere ha un sottotitolo scherzoso, in parte augurale in parte dubitativo, di "fusse ca fusse... (la volta bbona... alla Manfredi, naturalmente...)". E possiamo ora ben dire che quella, per Pantelleria, fu proprio una delle "volte bbone"..., una di quelle in cui uno dei tanti progetti che hanno interessato e interessano l'isola è giunto felicemente in porto... Ora tocca farlo navigare... Ma questa è un'altro discorso...  Qui a seguire invece quattro foto degli interni del nuovo aeroporto di Pantelleria, tratte dal servizio fotografico realizzato sabato scorso 11/08/12, in occasione della sua inaugurazione e postato su FB.


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A Pantelvoice, Paolo Culoma, Pantelleria Archivio Storico, Andrea Candiano, Alessandro Brignone, Rossella Silvia, Giusi Orefice e Luke Antonioni piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 17/08/12

Trapani, Armani disegna paramenti per messa nuova Chiesa madre Pantelleria
comunicato stampa Adnkronos
http://www.adnkronos...Armani-disegna-paramenti-per-messa-nuova-Chiesa-madre-Pantelleria_313607278103.html


    Palermo, 17 ago. - (Adnkronos) - Sono stati disegnati da Giorgio Armani, proprio per la nuova Chiesa madre di Pantelleria (Trapani) i paramenti che saranno indossati domenica dal vescovo di Mazara del Vallo, Domenico Mogavero, per celebrare la messa. La funzione sarà trasmessa in diretta, con inizio alle 10.45, su Raiuno.
    All'interno la nuova Matrice, costruita dopo la demolizione del vecchio edificio di culto, ha uno stile che si richiama al moderno e che mette insieme la componente architettonica e artistico-religiosa. Marmo bianco e bronzo spiccano negli arredi di Ernesto Lamagna.
    Come i due amboni con un angelo e l'aquila che sulle sue ali regge una lastra di cristallo come leggio. Per il portone principale Lamagna ha disegnato due angeli che sembrano fuoriuscire dal mastodontico portone in acciaio corton. Sulle porti laterali a far da maniglioni ci sono i simboli del mare e della terra.
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Post di Laura Picchetti

Embeh ??? Si vede che i soldi per comprare armani li hanno solo il vaticano e i preti...
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Post di Guido Picchetti

No comment...
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Post di Laura Picchetti

Io invece si... i casi sono solo due... le grandi firme si autopromuovono regalando paramenti sacri... oppure si fanno pagare... perchè il vaticano può...
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Post di Guido Picchetti

... ritengo veritiera la prima ipotesi... ma comunque con vantaggi per tutti, e non solo per una parte...

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Un'ora fa a Milazzo... scossa di mag 2.7
di Guido Picchetti (a margine di una immagine dell'emsc su FB)
http://www.facebook.com/...php?fbid=4069920620713&l=3a85841f4e


E' stata registrata alle 13:51 con epicentro nell'abitato di Milazzo, e ipocentro alla profondità di 120 Km, una scossa simica di mag 2.7.
Nella mappa allegata, ricavata dal sito dell'Euro Mediterranean Sismologic Center (emsc), la localizzazione esatta del fenomeno tellurica.

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Trivellazioni nello Stretto di Sicilia: nuovi "Echi di Stampa"
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4069226763367&l=cf7e4da22f


Ecco una serie di Echi di Stampa segnalatimi stamani da "Goggle" sul tema delle "trivellazioni petrolifere nello Stretto di Sicilia". Comprovano come il problema, a seguito delle nuove norme previste dal "Decreto Sviluppo" e dalla "Spending Review" sia all'ordine del giorno e all'attenzione dei media, prevalentemente on line.
Qui a seguire le testate interessate con i link alle pagine web dove sono riportati i vari articoli.
- Sul "Quotidiano di Sicilia": "L'accusa: l'Italia regala il petrolio. Il Canale di Sicilia torna a rischio", di Rosario Battiato, del 17/08/12, leggi http://www.qds.it/10468-l-accusa-l-italia-regala-il-petrolio-il-canale-di-sicilia-torna-a-rischio.htm
- Su "Il Fatto Quotidiano": "Sicilia, il piano energetico di Passera riapre la corsa al petrolio", di Giuseppe Pipitone, del 16/08/12,
leggi http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/16/sicilia-piano-energetico-di-passera-riapre-corsa-al-petrolio/326703/
- Su "Businessvox": "Petrolio, nella corsa all'oro nero trivelle 'puntate' in particolare sulla Sicilia", fonte Adnkronos, del 16/08/12,
leggi http://www.businessvox.it/notizie/ambiente/item/17123-petrolio-nella-corsa-all-oro-nero-trivelle-puntate-in-particolare-sulla-sicilia.html
- Su "Green Report": "Petrolio made in Italy: 30.000 km2 di mare italiano ipotecati dal dal rischio di nuove estrazioni", da redazione, del 14/08/12, leggi http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=%2017363
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Stessa notizia anche su "Pantelleria Internet Com - News 10134" del 18/08/2012
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9290
 
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Arriva Lombardo a Comiso: Pantelleria si, Comiso no !
da redazione Rete Iblea
http://www.reteiblea.it/notizie-attualita/564-arriva-lombardo-a-comiso-pantelleria-si-comiso-no
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Il Presidente della Regione, Raffaele Lombardo, domani, domenica 12 agosto, alle ore 9.30 si recherà all’aeroporto di Comiso per dare solidarietà a Gianni Cirmigliaro e ad Angelo Giacchi che hanno ripreso lo sciopero della fame, per protestare contro il ritardo sull’apertura dell’aeroporto di Comiso. Il Presidente Lombardo, che aveva già stanziato un finanziamento di 4,5 milioni di euro lo scorso anno, per l’aeroporto, vuole con questo atto di solidarietà e con l’iniziativa politica nei confronti del governo Monti, dare un ulteriore contributo affinchè questa importante infrastruttura venga messa a disposizione della Sicilia orientale per promuovere lo sviluppo dell’agricoltura e del turismo, creando lavoro ed occupazione. Intanto il segretario della CGIL Giovanni Avola invia una lettera aperta a Monti e a Vito Riggio:

" La notizia dell'inaugurazione per oggi dell'aeroporto di Pantelleria ( tratta sociale assieme a Lampedusa) riempie di gioia ma anche di rabbia tutti i ragusani. Com'è noto l'aeroporto a pieno regime gestirà 300.000 passeggeri e il presidente dell'Enac Riggio stamani ha annunciato che presto la gestione dell'aeroscalo sarà affidata ad un partner privato, aggiungendo poi che i 70 milioni di euro di risorse pubbliche (costo di Pantelleria e Lampedusa assieme ) vanno valorizzate al meglio. Mi chiedo: fermo restando il massimo rispetto per la funzione di servizio di pubblica utilità di Pantelleria e Lampedusa, come si fa ad ignorare, di contro, i dati dell'aeroporto di Comiso?
1) Anche qui si sono spesi ben 70 milioni di euro pubblici, su cui è già in corso un indagine della Magistratura.
2) Il socio privato c'è già ed è l'editore Ciancio, socio di maggioranza all'interno della società di gestione Soaco.
3) Il piano industriale della Soaco prevede a regime 700 mila passeggeri annui per la nostra compagnia di bandiera ( Alitalia ) e 2 milioni di passeggeri annui per le compagnie low cost.
4) Sono già disponibili 4,5 milioni di euro cash da parte della Regione per lo start up e per la gestione del primo biennio di funzionamento dell'aeroporto.
Come vede, dott. Riggio, anche i ragusani parlano di numeri, e che numeri.
Credo che la questione stia diventando drammaticamente seria e inquietante perchè la mancata apertura dell'aeroporto di Comiso suona ormai come una provocazione, una sfida verso la nostra provincia da parte dei signori dell'Enav.
Se qualcuno pensa che Pantelleria è stata abitata dai Sesioti e Ragusa è abitata dai Fessioti si sbaglia.
A tal proposito Cgil, Cisl e Uil hanno già chiesto l'immediata convocazione degli stati generali della Provincia per stanare le consorterie romane e per verificare la nostra coesione territoriale."

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
L'articolo di Rete Iblea comincia così: "Il Presidente della Regione, Raffaele Lombardo, domani, domenica 12 agosto, alle ore 9.30 si recherà all’aeroporto di Comiso per dare solidarietà a [...]". Penso si tratti di un articolo redatto Sabato scorso, 11 Agosto (sulla pagina web non c'è data...). Ma Lombardo non aveva dato le dimissioni da Presidente della Regione Sicilia alla fine di Luglio, dopo alcune strane nomine in posti chiave dell'amministrazione regionale ?
E l'articolo in questione termina così: " [...] Se qualcuno pensa che Pantelleria è stata abitata dai Sesioti e Ragusa è abitata dai Fessioti si sbaglia. A tal proposito Cgil, Cisl e Uil hanno già chiesto l'immediata convocazione degli stati generali della Provincia per stanare le consorterie romane e per verificare la nostra coesione territoriale." ! Lasciamo perdere la questione di "Sesioti" e "Fessioti" che è tutta da ridere.... Ma ciò che non sapevo è che tra le funzioni dei sindacati confederali (Cgil,Cisl e Uil) ci fosse anche quella di convocare dli "stati generali" della Provincia di competenza... Ma cosa sono questi "Stati Generali" ? E che potere hanno ? Personalmente non ne ho mai sentito parlare e non mi sembra che la costituzione italiana li preveda ... Forse quella a livello regionale ? E' proprio vero che c'è sempre da imparare !!!
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Post di Giusi Orefice

‎!!!!!
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Dalla mia Bacheca su FB del 16/08/12

Riservato ai biologi marini...
di Guido Picchetti (a margine di un articolo di Maria Rita D'Orsogna condiviso su FB)
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/511115805571929

     Questo è uno degli articoli pubblicati la scorsa settimana da Maria Rita D'Orsogna sul suo Blog. E' passato quasi inosservato qui da noi, e in pochi lo hanno ripreso, forse in quanto parla di fatti e misfatti che stanno avvenendo in acque lontane da quelle di casa nostra... E ciò sebbene quei fatti e misfatti siano relativi ad incidenti petrolifere che avevano molto colpito l'opinione pubblica per la loro gravità e le possibili conseguenze.
     L'articolo di Maria Rita cita ad esempio gli incidenti della "Exxon Valdez" in Alaska nel 1989 e della "Blue Horizon" nel Golfo del Messico nel 2010. Ma ora, a venti anni di distanza dal primo e a due anni di distanza dal secondo, sono pochi a ricordarli, come se quei drammatici episodi siano acqua passata, e tutti i problemi ormai risolti... Spiacente deludervi, ma non è affatto così. E a dichiararlo e a dimostrarlo non sono ambientalisti sfegatati, ma biologi marini di università americane, studiosi della vita del mare come ce ne sono tanti anche nelle nostre università, impegnati però in studi diversi che poco o nulla hanno a che fare con i problemi da riversamenti petroliferi in mare. Eppure materia per studi del genere mi sembra che non manchi certo anche in Mediterraneo....
     Valga un esempio per tutti... La piattaforma petrolifera "Vega" della Edison è operativa, e non senza problemi, da oltre venti anni davanti alla costa occidentale siciliana, quella stessa costa che ha ospitato già varie volte i congressi annuali della SIBM (la Società Italiana di Biologia Marina). Potrei sbagliarmi (e mi farebbe in tal caso davvero piacere venire smentito da qualcuno dei biologi marini che mi onorano della loro amicizia...), ma tra i tanti temi di lavoro proposti nei vari congressi della SIBM, non mi sembra sia stato mai incluso quello sugli effetti di certi inquinanti utilizzati o prodotti dalle attività petrolifere off-shore.
      E anche nell'ultimo "Rapporto Annuale sullo Stato delle Risorse Biologiche dei Mari Circostanti l'Italia, Anno 2009", distribuito ai Soci della SIBM pochi mesi or sono, le influenze e gli effetti che queste attività estrattive più che decennali possono avere avuto (o avere in futuro), in alcune delle aree previste (la GSA 16 - Stretto di Sicilia, e la GS17 - Mare Adriatico Settentrionale e Centrale), non mi sembra che siano stati presi minimamente in considerazione dai vari autori che hanno collaborato alla realizzazione di questo importante documento. Non sarebbe l'ora invece di farlo, prima ancora che eventuali incidenti sempre possibili si verifichino? E mi permetto di suggerirlo da inesperto della materia, sull'esempio di quanto stanno facendo negli istituti scientifici degli USA, dove ormai da tempo si studiano le conseguenze che certe operazioni sconsiderate dell'essere umano possono provocare nel mare e negli organismi viventi che lo popolano...

I dispersanti nel Golfo del Messico, 2 anni dopo...
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/08/i-dispersanti-nel-golfo-del-messico-2.html
    The herring population in Prince William Sound didn't collapse until four years after the Exxon Valdez. It has never recovered. Never. Micheal Crosby, Mote Marine Laboratory, Sarasota, FL
    SUNDAY, AUGUST 12, 2012. - Dei danni del golfo del Messico, due anni dopo, si parla poco. Eppure ogni tanto vengono fuori studi fatti proprio sull'esperienza del golfo che dovrebbe far riflettere tutti, da Passera e Clini, che hanno abilmente risuscitato le trivelle bocciate dalla Prestigiacomo, fino ai sindaci di comunità trivellate e trivellande.
    La BP ha usato circa 1.8 milioni di galloni di dispersanti, fra cui il Corexit, bannato per la sua pericolosità in alcune nazioni. E, anche quando il governo USA gli ha intimidato di non usarlo più, alla BP non è importato molto, ed hanno continuato a spruzzarlo imperterriti, di notte, di giorno, a casaccio.
    1.8 milioni di galloni sono circa 7 milioni di litri. Il Corexit spezzetta il petrolio disperdendolo nell'acqua, ma spezzetta anche le membrane degli esseri viventi, causando malattie e deformità. Ne abbiamo già parlato qui nell'anniversario dell'incidente, qui sui pesci, qui sui coralli.
    Adesso, c'è uno studio condotto da Alice Ortman della University of South Alabama, che mostra in maniera scientifica che, in un esperimento controllato in laboratorio, la presenza di dispersanti porta alla morte del plancton, nonostante l'aumento di batteri, capovolgendo tutto il delicato equilibrio della catena alimentare.
    "There were lots of bacteria left but no bigger things. It's like the middle part of the food web is taken away (C'erano molti batteri, ma niente di più grande. E' come se la parte centrale della catena alimentare fosse stata portata via)". I pesci non mangiano batteri. E' il plancton che mangia batteri, che poi vengono mangiati dai pesci, e se togli quello che c'è in mezzo - appunto il plancton - la catena alimentare viene interrotta. Questo è un risultato inaspettato, nuovo, e dalle profonde implicazioni.
    Il professor Brian Crother, del dipartimento di biologia della Southeastern Louisiana University, infatti, dice che il tutto è spaventoso, perchè l'esperimento condotto in taniche, riproducendo al meglio che si poteva le condizioni in mare, è durato solo cinque giorni. E se queste sono le conseguenze dopo 5 giorni, figuriamoci dopo 3 mesi!
    Micheal Crosby, del Mote Marine Laboratory a Sarasota, in Florida, dice che questo significa che non abbiamo ancora visto tutto quello che c'è da vedere nel golfo, perchè per vedere l'impatto pieno di questi stravolgimenti sulla catena alimentare occorrerà aspettare anni ancora.
    Ad esempio, lo scoppio della Exxon Valdez, nel 1989 non ebbe conseguenze immediate sulla popolazione di pesci. Ci vollero quattro anni, e nel 1993 si iniziò ad assistere ad un graduale declino della popolazione di aringhe, fino a che le aringhe sono scomparse del tutto, e con queste, i pesci più grandi che li mangiavano.
    Cordova, in Alaska, era un paese di pesca. Dopo lo scoppio e la fine delle aringhe, la pesca non esiste più. Esistono le ditte fallite, i suicidi, la miseria e la disperazione. The worst is yet to come. Il peggio deve ancora arrivare...

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Post di Guido Pietroluongo
Io credo che non bisognerebbe rivolgerlo solo ai biologi marini, ma a chiunque si interessi di ambiente: dagli ingegneri ai medici veterinari. Io da studente, nelle mie Oss ho sempre cercato di sottolineare tutto questo, sotto la guida della Prof.ssa D'Orsogna, dei miei studi e degli esperti con i quali sono in contatto.
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Trasporti Marittimi Pantelleria. Dopo i tavoli tecnici arrivano le poltrone...
di Guido Picchetti
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4065143381285&l=203f5fc19d


La riporto qui perchè possano leggerla tutti, abbonati e non abbonati a "Pantelleria Internet Com", questa bella nota di Giovanna Cornado Ferlucci sottotitolata "Trasporti. Dopo i tavoli arrivano le poltrone", appena pubblicata sul notiziario pantesco on line. E' un pezzo indicativo di come purtroppo si "risolvono" i problemi nella nostra Regione. Invece di arrivare subito al sodo e tirarsi fuori se non si è in grado di fare quanto si è chiamati a fare (o, per meglio dire, "eletti" a fare), si fa gioco di squadra e si passa la palla... Così la responsabilità viene delegata ad altri, più o meno amici, che faranno l'impossibile per arrivare a "nulla di fatto", ma che, dovranno comunque dir "grazie" per l'inaspettata prebenda assicurata in cambio dell'assunzione dell'indovuta responsabilità... E il problema da risolvere ? Campa cavallo, che l'erba cresce.... e il problema pure... La nota ? Eccola:

Nominato un consulente che si occuperà di trasporti. Se ne sentiva il bisogno
di Giovanna Cornado Ferlucci -
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9261
News 10105, Pantelleria 15/08/2012. E dopo i tavoli arrivano le sedie...o meglio le poltrone. L'assessore alle Infrastrutture e Trasporti della Sicilia, Andrea Vecchio, nomina un consulente esperto di trasporti, lo dichiara l'onorevole Salvino Caputo in un comunicato: “Mentre i siciliani vivono il dramma dei collegamenti e dei trasporti, l'Assessore Regionale pensa a nominare un esperto. Trovo imbarazzante che, nominato come figura tecnica che avrebbe dovuto moralizzare la burocrazia, ammetta la propria incompetenza e decida alla vigilia elettorale di affidare uno studio sulle criticità dei trasporti in Sicilia.” Salvino Caputo ha partecipato all'incontro con il ministro Cancellieri in merito alla emergenza sui trasporti. Allo stesso incontro erano presenti i sindaci Messina e Antiloro, il Commissario Piazza e il prefetto di Trapani, era invece assente Andrea Vecchio.
Chissà se il consulente proverà a viaggiare “comodamente” sulla nave che copre la tratta Trapani Pantelleria, se ha un figlio piccolo e una carrozzina da trasportare lungo scale ripide e strette perchè l'ascensore è guasto, se è abbastanza “magro e longilineo” da poter usare i servizi igienici, se riesce a riposarsi nei “loculi” chiamati cabine durante un viaggio che pare sempre l'ultimo. I panteschi si offrono di pagargli il biglietto e di fare la lunga coda alle prenotazioni per lui, per un ufficiale sanitario che potrà verificare di persona se sono rispettate le norme igienico-sanitarie e per un ispettore della sicurezza che forse potrà rilevare altro.
Il banchetto è servito, ai panteschi però non cadono nemmeno le briciole dai vari tavoli allestiti, i loro problemi e le loro difficoltà vengono occultati dai costosi paramenti di comode poltrone ad altri destinate.

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Commenti su FB a margine del post e delle sue condivisioni
Post di Laura Picchetti

Figuriamoci se miglioreranno i trasporti... Ma lo sapete che tutti i servizi in Italia stanno peggiorando ? O pensate che succeda solo a Pantelleria.....??? L'Italia va a rotoli e i diritti dei più deboli vengono progressivamente dimenticati... Si ritorna al Medio Evo... Cosa vi aspettate più dai cosiddetti tecnici ? L'unica cosa che aumenta sono infatti le poltrone e le prebende...
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Post di Pantel Voice

Caro Guido Picchetti a causa di precedente diatriba in merito tra noi e il direttore di Pantelleria Internet ti preghiamo voler eliminare tua sponte questo post dalla nostra bacheca. Il direttore di Pantelleria Internet ci ha espressamente vietato di pubblicare le sue notizie sui nostri spazi, pena sanzioni di vario genere. Se entro 24 ore questo post non verrà eliminato provvederemo noi direttamente. Grazie per la collaborazione. Ciao e Buona Voce!
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Post di Guido Picchetti

Personalmente sono per la libera informazione... Fate voi quel che ritenete giusto fare...
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Post di Pantel Voice

Anche noi siamo per la libera informazione, ma non possiamo pagare conseguenze legali a causa di terzi (proprietari di un giornale) solo per questo! Anche perchè, se pur pubblichi tu, pagheremo comunque noi! Grazie per la comprensione.
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Post di Joe Jo Bass

I Siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti; la loro vanità è più forte della loro miseria; ogni intromissione di estranei sia per origine sia anche, se Siciliani, per indipendenza di spirito, sconvolge il loro vaneggiare di raggiunta compiutezza, rischia di turbare la loro compiaciuta attesa del nulla; calpestati da una diecina di popoli differenti, essi credono di avere un passato imperiale che da loro diritto a funerali sontuosi. "Crede davvero lei, Chevalley, di essere il primo a sperare di incanalare la Sicilia nel flusso della storia universale? Chissà quanti imani musulmani, quanti cavalieri di re Ruggero, quanti scribi degli Svevi, quanti baroni angioini, quanti legisti del Cattolico hanno concepito la stessa bella follia; e quanti viceré spagnoli, quanti funzionari riformatori di Carlo III. E chi sa più chi siano stati? ". La Sicilia ha voluto dormire, a dispetto delle loro invocazioni; perché avrebbe dovuto ascoltarli se è ricca, se è saggia, se è civile, se è onesta, se è da tutti ammirata e invidiata, se è perfetta in una parola ? La Sicilia ha conosciuto tante dominazioni; ma attenzione, per lo più si è trattato di Soldati di Ventura, che venivano chiamati da un Siciliano, da un locale, per fare danno ad un altro Siciliano. Dopodichè i Soldati di Ventura, scoprendo sovente un mezzo Paradiso, profondamente diviso e lacerato, dove il vicino odiava il vicino (divide et impera), si "mettevano in proprio", e combattevano e conquistavano per loro stessi, non per un "Padrone". L' ultima dominazione, novità assoluta in 4 millenni, è quella del dopoguerra: la Sicilia in mano ai Siciliani... Ed è la dominazione peggiore. Così è se Vi pare, diceva quel gran Siciliano...
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Post di Giusi Orefice

Cosa potevamo aspettarci se non ...l'esperto di turno, e... poi si vede...
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Il grido d'allarme di una italiana in America
lettera si Sandra Scarpa al direttore di Pantelleria Internet Com - News 10109 del 16/08/2012
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9265


Caro direttore,
ci vuole una Italiana in America (California) per levare un grido di sdegno contro le follie dei nostri governanti, ci vuole una grande Italiana in America per tentare con la Sua lettera di svegliare noi italiani in terra d'Italia che non facciamo che subire le folli follie di chi continua, bianco, rosso, nero o incolore che sia, a fare di noi delle marionette al loro gradimento. Dire che la dott.sa D'Orsogna abbia perfettamente ragione è perfino banale, il suo scritto dovrebbe quanto meno essere letto con attenzione ed un minimo di riflessione. Per farsi dire: "ma che bravi sono stati a risolvere i problemi economici e non dell'Italia" i nostri al potere non guardano in faccia nessuno, tassano noi, ci negano perfino i servizi indispensabili tagliando la sanità e i trasporti, prima danno agevolazioni per impianti a energia solare poi cambiano idea (forse i petrolieri sono più generosi!) per incentivare il ritorno al petrolio però loro non vengono toccati. Loro non si riducono gli stipendi o le pensioni, loro non vivono in luoghi particolarmente contaminati, loro non debbono pensare al futuro dei loro figli poichè nel corso del loro operare sono riusciti certamente ad accantonare per sè, per i figli e per i figli dei loro figli. E' questa la realtà italiana. Una ITALIA che per tutto ciò che di naturalmente bello, di artisticamente prezioso, di anticamente storico possiede, potrebbe risorgere rigogliosa. Altro che petrolio, la ricchezza da sfruttare è il turismo in senso lato e non è utopia.
Sandra Scarpa.

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Dalla mia Bacheca su FB del 15/08/12

Petrolio: Legambiente, trivellazioni in Italia? Ce n'è per 7 settimane
di red/mpd
http://www.asca.it/...Legambiente__trivellazioni_in_Italia__Ce_n_e__per_7_settimane-1187261-ATT.html


    14 Agosto 2012 - 14:42 (ASCA) - Roma, 14 ago - ''Secondo le ultime stime del ministero dello Sviluppo Economico ci sarebbero nei nostri fondali marini 10,3 milioni di tonnellate di petrolio. Stando ai consumi attuali, coprirebbero il fabbisogno nazionale per sole 7 settimane. Non solo: anche attingendo al petrolio presente nel sottosuolo, concentrato soprattutto in Basilicata, il totale delle riserve certe nel nostro Paese verrebbe consumato in appena 13 mesi''.
    E' quanto sottolinea Legambiente, precisando che "questi dati dimostrano l'assoluta insensatezza del rilancio delle attività estrattive previsto dalla Strategia energetica nazionale prospettata dal ministro Passera e della spinta verso nuove trivellazioni volte a creare 15 miliardi di euro di investimento e 25mila nuovi posti di lavoro. Il settore - spiega l'associazione ambientalista - è destinato a esaurirsi in pochi anni, come sostiene, peraltro, lo stesso ministero dello Sviluppo economico nel Rapporto annuale 2012 della sua Direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche: 'Il rapporto fra le sole riserve certe e la produzione annuale media degli ultimi cinque anni, indica uno scenario di sviluppo articolato in 7,2 anni per il gas e 14 per l'olio'."
    Osserva Legambiente: "Alle 9 piattaforme di estrazione petrolifera già attive si potrebbero aggiungere almeno altre 70 trivelle, grazie ai colpi di spugna normativi dell'ultimo anno, a partire dalla recente Legge Sviluppo, che riapre i procedimenti autorizzativi di prospezione, ricerca e trivellazione in mare, bloccati dalla norma approvata nell'estate 2010 dopo il tragico incidente alla piattaforma della BP nel Golfo del Messico.
    Ad oggi, le 9 piattaforme petrolifere attive nel nostro Paese sono operative sulla base di concessioni che riguardano 1.786 kmq di mare situate principalmente in Adriatico, a largo della costa abruzzese, marchigiana, di fronte a quella brindisina e nel Canale di Sicilia. A queste aree marine interessate dalle trivelle se ne potrebbero aggiungere altre: attualmente le richieste e i permessi per la ricerca di petrolio in mare riguardano soprattutto l'Adriatico centro meridionale, il Canale di Sicilia e il Mar Ionio e il golfo di Oristano in Sardegna.
    Attualmente, 10.266 km2 di mare italiano sono oggetto di 19 permessi di ricerca petrolifera già rilasciati; 17.644 km2 di mare minacciati da 41 richieste di ricerca petrolifera non ancora rilasciate ma in attesa di valutazione e autorizzazione da parte del Ministero dello Sviluppo Economico. In definitiva, tra aree già trivellate e quelle che a breve rischiano la stessa sorte, si tratta di circa 29.700 kmq di mare, una superficie più grande di quella della regione Sardegna.
    Sui mari italiani gravano, inoltre, 7 richieste di estrazione di petrolio dove le fasi di ricerca hanno portato ad un esito positivo (3 nel canale di Sicilia, 2 davanti alle coste abruzzesi, 1 di fronte alle Marche e 1 nel mar Ionio) e 3 istanze di prospezione (si tratta della prima fase dell'iter autorizzativo, seguita da quella relativa alla ricerca di petrolio ed poi da quella che porta alla sua estrazione) che riguardano sostanzialmente tutto l'Adriatico da Ravenna al Salento, che rischiano di allargare di altri 45mila kmq l'area del mare italiano battuta dalle navi delle compagnie in cerca di petrolio''.

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

E denuncia dopo denuncia, la verità sta venendo fuori sempre più nei dettagli, qui riportata dall'agenzia Asca sui dati di altra fonte (legambiente). .. Ma credete che i responsabili di governo sull'argomento battano ciglio ? Neppure per idea... E come se fossimo loro e noi su due piani totalmente diversi, incapaci di comunicare... E qui mi torna in mente la storia degli "universi paralleli"... Ma senza alcuna possibilità di scelta da parte nostra... Quale ci toccherà ? Temo comunque che ci siano pochi dubbi ... E lo si sta vedendo anche con la questione dell'Ilva... Cadiamo nella padella o nella brace ?
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A Giovanni Rossi Filangieri piace questo elemento.

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Petrolio nel Canale di Sicilia? Per Greenpeace in Italia meglio il solare
comunicato stampa di Adnkronos
http://www.adnkronos.com/.../Petrolio-nel-Canale-di-Sicilia-,,,-in-Italia-meglio-il-solare_313598993879.html


    14 agosto, ore 20:08. (Adnkronos)- Secondo l'organizzazione ambientalista si prepara una folle corsa all'oro nero: da una dettagliata analisi delle richieste e dei permessi, le compagnie petrolifere hanno già trovato dei giacimenti. Ma nel settore alternativo sono a rischi 34mila posti di lavoro. Un piano "che non ha prospettiva", al quale preferire la strada delle rinnovabili, sia per le richieste del mercato sia la capacità di creare occupazione. E' la posizione di Greenpeace rispetto al progetto del ministero dello Sviluppo Economico che prevede di raddoppiare la produzione nazionale di petrolio nei prossimi anni.
    "Vorrei ricordare che le nuove norme contro le rinnovabili mettono a rischio 34 mila posti di lavoro. Il punto, quindi, è capire in che direzione ci vogliamo sviluppare. Il solare in Italia è stato protagonista di un vero e proprio boom: con il mercato che spinge verso quella direzione, cambiando strada rischiamo di perdere in competitività", dichiara all'Adnkronos Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace.
    In più, secondo Giannì, "le compagnie vengono a trivellare da noi solo perchè l'Italia rappresenta per loro un paradiso fiscale. Stiamo svendendo il nostro petrolio e i rischi ce li prendiamo tutti noi". Con l'incremento delle royalties, infatti, si passa dall'attuale 4% al 7%, mentre nel resto del mondo oscillano tra il 20% e l'80%: stando a quanto denunciano gli ambientalisti, si tratta di condizioni molto vantaggiose che richiamano in Italia molte compagnie straniere.
    Secondo Greenpeace, è chiaro che nel Canale di Sicilia "si prepara una folle corsa all'oro nero: da una dettagliata analisi delle richieste e dei permessi, le compagnie petrolifere da un lato hanno già trovato dei giacimenti che si preparano a sfruttare, dall'altro moltiplicano le richieste per esplorare i fondali marini alla ricerca di nuovo petrolio".
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

... e stamane la riconferma di quanto sta avvenendo, se ce ne fosse ancora bisogno... sempre da Adnkronos...
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A Ilva Alvani e Mauro Brusà piace questo elemento.

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Petrolio, nella corsa all'oro nero trivelle ''puntate'' in particolare sulla Sicilia
comunicato stampa di Adnkronos
http://www.adnkronos.com/...corsa-alloro-nero-trivelle-puntate-in-particolare-sulla-Sicilia_313599938244.html


    14 agosto, ore 17:25. - Nei nostri mari oggi si contano 9 piattaforme petrolifere operative. Al momento i permessi già accordati per fare ricerca di idrocarburi in acque italiane sono 26 e ben 42 le richieste per nuove esplorazioni. Tra le aree maggiormente interessate vi sono i fondali del Canale tra Italia e Tunisia, dove si trova quasi la metà delle concessioni già accordate.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
A darci la buona notte, ecco un'ultima dell'Adnkronos che è tutto un programma... E' di poche ore fa, brevissima e scioccante... E per chi si faceva ancora delle illusioni, la riporto qui a seguire per intero. Tanto leggerla due volte, in copia e in originale sul link che segue, richiederà non più di un minuto, ma potrà restarci maggiorente impressa nella memoria e ricordarci a cosa stiamo andando incontro, sembra irrimediabilmente e ad una bella velocità, niente da dire !!! Ecco titolo e testo. "Petrolio, nella corsa all'oro nero trivelle 'puntate'' in particolare sulla Sicilia", ultimo aggiornamento: 14 agosto, ore 17:25. "Al momento i permessi già accordati per fare ricerca di idrocarburi in acque italiane sono 26 e ben 42 le richieste per nuove esplorazioni. Tra le aree maggiormente interessate vi sono i fondali del Canale tra Italia e Tunisia, dove si trova quasi la metà delle concessioni già accordate". Auguri o condoglianze?
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Post di Giò Nastasi

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Post di Movimento Ambientalista Bat
Auguri per Passera e Clini, condoglianze per l'intera popolazione italiana (oltre che per la flora e la fauna marina)!!!
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Dalla mia Bacheca su FB del 14/08/12

Lampedusa e Linosa a rischio isolamento. Sindaco furibondo
da "Oggi Notizie"
http://www.ogginotizie.it/161482-lampedusa-e-linosa-a-rischio-isolamento-sindaco-furibondo/#.UCp6OlbN_CV

14/08/12. - Lampedusa rischia di subire danni seri per il blocco di una nave di collegamento per Porto Empedocle e il sindaco diffida la Compagnia a fornire subito un servizio adeguato.
''La Compagnia delle Isole noleggi subito una motonave efficiente per risolvere l'emergenza e limitare i danni. Chi è responsabile paghi. I costi non devono ricadere sui turisti e sull'economia locale delle Pelagie''. Lo afferma il sindaco di Lampedusa e Linosa Giusi Nicolini in merito alla situazione dei trasporti tra le Pelagie e Porto Empedocle dopo che la nave Palladio la settimana scorsa ha subito un'avaria.
La nave è stata sostituita dalla Paolo Veronese, di dimensioni più piccole, che viaggia con orari diversi e non effettua lo scalo di Linosa, che è raggiunta solamente dall'aliscafo.
Ieri sera la corsa è stata annullata, così da oggi entrambe le isole sono irraggiungibili dal mare.
"E' inaccettabile - dice Nicolini - che questo disagio si prolunghi oltre. E soprattutto non si può pensare che, passata l'emergenza, tutto torni come se non fosse successo niente. La pazienza dei turisti, dei cittadini e degli imprenditori delle Pelagie è messa a dura prova. La Compagnia delle Isole, che qualche settimana fa ha sostituito la Siremar ma ne ha conservato le vecchie navi non può continuare a gestire un servizio fondamentale come quello dei collegamenti tra le isole minori e la Sicilia senza disporre di una flotta quantomeno efficiente. Chiedo che, alla vigilia di ferragosto e con i supermercati che stanno finendo le scorte alimentari, si provveda subito a noleggiare una motonave adeguata per tamponare l'emergenza e ripristinare il collegamento con Linosa".
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

I problemi delle isole. l'unione fa la forza... Quando arriveremo a capire, noi isolani delle isole siciliane, che per certi problemi di interesse comune, quali quelli ad esempio dei collegamenti con la terraferma, se richieste e proteste vengono dispersi in mille rivoli (partendo dalle lamentele di gruppo al bar fino all'intervento del "santo in paradiso" di turno), arrivare a delle soluzioni durature ed efficaci sarà estremamente difficile? Anzi possiamo dire che sarà addirittura impossibile, per quanto giuste e sacrosante richieste e proteste siano, con il rischio di innescare una guerra tra poveri, con soluzioni raffazzonate e provvisorie, capaci di soddisfare solo i capoccioni seguaci del principio "divide et impera", favoriti in ciò anche dalle differenti provincie di appartenenza di noi questuanti, se pure, a quanto pare, ancora per poco...
E non c'è nulla di nuovo in ciò... E' già avvenuto in anni andati, proprio con le navi della Siremar a far da tappabuchi a turno, tra le isole Eolie e quelle del Canale... Ora è la volta della nuova "Compagnia delle Isole". E la storia si ripete. Protesta Lampedusa, protesta Pantelleria, protesta Linosa, per non parlare di Ustica e delle Egadi... Eppure c'è un principio vecchio quanto il "cucco" che non sarebbe male in questo caso avere ben presente: l'unione fa la forza...
Lo sanno bene i veri pescatori che nell'esercizio della loro attività si abituano a far gruppo per rendere più produttive le loro richieste al Dio Nettuno. Ed è un principio che vale per tutti gli isolani, anche per coloro che non vivendo tanto il mare che hanno intorno, lo vedono piuttosto come qualcosa che li divide dagli altri sul "continente". Ma vogliamo ricordarci una volta per tutte che il mare non divide, bensì esso unisce sempre, nel male come nel bene? E i problemi che le isole hanno sono sempre gli stessi: portualità, turismo, trasporti, sanità, tutela ambientale, servizi aerei e marittimi, etc. etc. Problemi che hanno le stesse facce in tutte le isole, piccole o grandi che siano... E occorre che tale indiscussa identità di base delle isole su cui abitiamo, porti tutti noi, isolani, tanto più se isolati, a far fronte comune per dare maggior forza possibile a tutte quelle richieste di interesse vitale per le quali esigiamo con pieno diritto risposte e impegni concreti a chi di competenza...
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Stessa notizia su "Pantelleria Internet Com - News 10110" del 16/08/2012
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9266
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Post di Giusi Nicolini
Verissimo!
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Posty di Fabio Russello
Avrebbero dovuto scrivere: il grande sindaco.
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Post di Giusi Nicolini
Verissimo era per Guido, per Fabio invece un buffetto sulle guanciotte!
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Post di Francesco La Francesca
Caro Guido, sottoscrivo in pieno il tuo pensiero, ecco perché nel documento redatto insieme alle altre associazioni parliamo di "sistema isole". Magari i problemi non coincideranno al 100%, ma l'unica possibilità di riuscita di ogni azione sta proprio nell'unione delle forze...
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Post di Guido Picchetti
E allora incontratevi, o almeno parlatene... Sono certo che da parte del sindaco di Lampedusa c'è la massima disponibilità nell'interesse di tutti...
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Post di Francesco La Francesca
È proprio quello che si è iniziato a fare coinvolgendo anche le sedi Confartigianato delle rispettive province.
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A Francesco Menna, Ilva Alvani, Francesco La Francesca, Estella Delli Paoli, Angela de Simone, Francesco Alaimo, Giusi Orefice, Leonardo Giglio, Luke Antonioni, Carlo Ottolina, Gianluca Cecere, Movimento Ambientalista Bat e Jahnpiero Assi piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 13/08/12

Il dossier di Repubblica e i deliri di Passera
di Guido Picchetti e Maria Rita D'Orsogna
http://www.facebook.com/guido.picchetti/posts/187561294710088


Ne scrivevo proprio stamani della bella coppia "pro-ambiente" del nostro Paese costituita dai due ministri "tecnici" Passera e Clini. Ad essi mi riferivo nei commenti a margine dei miei due ultimi post su Fb, appena riportati anche nei miei "Echi di Stampa". E, guarda caso, il secondo post (condivisomi sul diario di Facebook da Giuseppe Riccardo Belvisi), era proprio il "Dossier" pubblicato stamani on line da "Repubblica" a firma del "giornalista" Luca Iezzi cui si riferisce Maria Rita D'Orsogna in un articolo intitolato "I deliri di Passera" appena pubblicato sul suo blog .
Il "Dossier" di "Repubblica" illustra nei particolari il piano-energia messo a punto dal Ministro Passera per "risanare" la situazione economica del nostro Paese. Un dossier che per i suoi contenuti non poteva certo sfuggire a Maria Rita, la quale, pur dalla lontana Califormia, dopo averlo esaminato con la dovuta attenzione sulla base della sua lunga esperienza nel settore, ha espresso nel suo articolo tutte le sue considerazioni. E lo ha fatto con la forza e la sincerità che le è abituale, in una specie di lettera indirizzata allo stesso ministro Passera.
E' una lettera che invito tutti i miei amici a leggere con attenzione. Non solo, ma li invito anche, possibilmente, a contribuire alla sua diffusione, e a farne conoscere a loro volta i contenuti, di cui la maggior parte dei nostri connazionali purtroppo sono totalmente all'oscuro.
Posso assicurarvi, e spero mi crediate (lungi da me qualunque estremismo ambientalista...), che ciò che afferma Maria Rita è la verità... I suoi timori sono quelli che chiunque sia appena informato su tali argomenti non può fare a meno di condividere. E non è una questione da nulla. Ne va del nostro futuro e della qualità della vita delle future generazioni nel nostro Paese...
Questo il link al "Dossier" di Repubblica sul piano-energia del Ministro Passera:
http://www.repubblica.it/.../metanodotti_rigassificatori_e_petrolio_ecco_il_piano-energia_del_governo-40860320/?ref
Qui a seguire l'articolo di Maria Rita in questione. (gp)

I deliri di Passera
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/08/i-deliri-di-passera.html

     Caro signor Passera,
     stavo per andare a dormire quando ho letto dei suoi folli deliri per l'Italia petrolizzata. Ci sarebbe veramente da ridere al suo modo malato di pensare, ai suoi progetti stile anni '60 per aggiustare l'Italia, alla sua visione piccola piccola per il futuro. Invece qui sono pianti amari, perchè non si tratta di un gioco o di un esperimento o di una scommessa. Qui si tratta della vita delle persone, e del futuro di una nazione, o dovrei dire del suo regresso.
     Lei non è stato eletto da nessuno e non può' pensare di "risanare" l'Italia trivellando il bel paese in lungo ed in largo. Lei parla di questo paese come se qui non ci vivesse nessuno: metanodotti dall'Algeria, corridoio Sud dell'Adriatico, 4 rigassificatori, raddoppio delle estrazioni di idrocarburi. E la gente dove deve andare a vivere di grazia? Ci dica. Dove e cosa vuole bucare? Ci dica. I campi di riso di Carpignano Sesia? I sassi di Matera? I vigneti del Montepulciano d'Abruzzo? Le riserve marine di Pantelleria? I frutteti di Arborea? La laguna di Venezia? Il parco del delta del Po? Gli ospedali? I parchi? La Majella? Le zone terremotate dell'Emilia? Il lago di Bomba? La riviera del Salento? Otranto? Le Tremiti? Ci dica. Oppure dobbiamo aspettare un terremoto come in Emilia, o l'esplosione di tumori come all'Ilva per non farle fare certe cose, tentando la sorte e dopo che decine e decine di persone sono morte?
     Vorrei tanto sapere dove vive lei. Vorrei tanto che fosse lei ad avere mercurio in corpo, vorrei tanto che fosse lei a respirare idrogeno solforato dalla mattina alla sera, vorrei tanto che fosse lei ad avere perso la casa nel terremoto, vorrei tanto che fosse sua moglie ad avere partorito bambini deformi, vorrei tanto che fosse lei a dover emigrare perchè' la sua regione - quella che ci darà questo 20% della produzione nazionale - è la più povera d'Italia.
     Ma io lo so che dove vive lei tutto questo non c'è. Dove vive lei ci sono giardini fioriti, piscine, ville eleganti soldi e chissà, amici banchieri, petrolieri e lobbisti di ogni genere. Lo so che è facile far cassa sull'ambiente. I delfini e i fenicotteri non votano. Il cancro verrà domani, non oggi. I petrolieri sbavano per bucare, hanno soldi e l'Italia è corrotta. E' facile, lo so. Ma qui non parliamo di soldi, tasse e dei tartassamenti iniqui di questo governo, parliamo della vita della gente. Non è etico, non è morale pensare di sistemare le cose avvelenando acqua, aria e pace mentale della gente, dopo averli lasciati in mutande perchè non si aveva il coraggio di attaccare il vero marciume dell'Italia.
     E no, non è possibile trivellare in rispetto dell'ambiente. Non è successo mai. Da nessuna parte del mondo. Mai. Ma non vede cosa succede a Taranto? Che dopo 50 anni di industrializzazione selvaggia - all'italiana, senza protezione ambientale, senza controlli, senza multe, senza amore, senza l'idea di lasciare qualcosa di buono alla comunità - la gente muore, i tumori sono alle stelle, la gente tira fuori piombo nelle urine? E adesso noialtri dobbiamo pure pagare il ripristino ambientale? E lei pensa che questo è il futuro?
     Dalla mia adorata California vorrei ridere, invece mi si aggrovigliano le budella. Qui il limite trivelle è di160 km da riva, come ripetuto ad infinitum caro "giornalista" Luca Iezzi. Ed è dal 1969 che non ce le mettiamo più le trivelle in mare perchè non è questo il futuro. Qui il futuro si chiama high tech, biotech, nanotech, si chiamano Google, Facebook, Intel, Tesla, e una miriade di startup che tappezzano tutta la California. Il futuro si chiama uno stato di 37 milioni di persone che produce il 20% della sua energia da fonti rinnovabili adesso, ogni giorno, e che gli incentivi non li taglia a beneficio delle lobby dei petrolieri. Il futuro si chiamano programmi universitari per formare chi lavorerà nell'industria verde, si chiamano 220.000 posti di lavoro verde, si chiama programmi per rendere facile l'uso degli incentivi.
Ma non hanno figli questi? E Clini, che razza di ministro dell'ambiente è? E gli italiani cosa faranno? Non lo so. So solo che occorre protestare, senza fine, ed esigere, esigere, ma esigere veramente e non su facebook, che chiunque seguirà questo scandaloso personaggio e tutta la cricca che pensa che l'Italia sia una landa desolata si renda conto che queste sono le nostre vite e che le nostre vite sono sacre.

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Stesso servizio anche su "Pantelleria Internet Com - News 10092/2012" e su "Profumo di Mare":

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9248
http://profumodimare.forumfree.it/?t=62721864

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Post di Guido Picchetti

Ringrazio, anche a nome di Maria Rita D'Orsogna, Salvatore Gabriele e il suo "Pantelleria Internet News" per la pubblicazione del servizio, e il notevole contributo che dà così alla divulgazione del pezzo di Maria Rita "I deliri di Passera"...
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A Alfonso Nigro, llva Alvani, Giovanni Rossi Filangieri, Gianluca Cecere e Movimento Ambientalista Bat piace questo elemento.
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Ambiente, Greenpeace pubblica “I tesori sommersi del Canale di Sicilia”
di Valentina Ierrobino
http://www.ecologiae.com/greenpeace-canale-sicilia-trivelle/59534/


    12 agosto 2012. - "I tesori sommersi del Canale di Sicilia” sono il frutto di una spedizione scientifica che Greenpeace ha realizzato assieme all’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) nel Canale di Sicilia per monitorare e filmare la ricchezza e la biodiversità dei banchi d’alto mare. Con telecamera ROV sono stati esplorati in Banco Avventura e il Banco di Graham ed il risultato è stato la scoperta di “un universo sottomarino straordinario”, un universo seriamente minacciato dalle trivelle.
    A bordo della nave Asprea i volontari dell’associazione ambientalista e gli esperti dell’Ispra hanno filmato un “arcobaleno in fondo al mare” tra coralli molli, pesci San Pietro, anemoni di mare, ma anche spugne a candelabro e calice di grandi dimensioni e stelle marine, gorgonie rosse, laminarie, ma anche aragoste…”una biodiversità incredibile” ha affermato Giorgia Monti, la responsabile della campagna Mare Greenpeace. Una ricchezza che sarebbe seriamente messa a rischio dalle trivelle e dal potenziale sversamento in mare di petrolio ed idrocarburi.
    Come si legge nel rapporto seguito alla spedizione scientifica: "Il Mediterraneo è un mare che già soffre di una cronica contaminazione da idrocarburi, causata in primo luogo dalla frequenza di transiti di petroliere e di altri trasporti che inevitabilmente provocano uno sversamento. Più che aumentare i rischi d’inquinamento con lo sviluppo di pericolosi progetti di perforazione offshore, servirebbero immediate e lungimiranti misure di protezione."
    Greenpeace stila un elenco di azioni volte a proteggere e preservare il Canale di Sicilia dall’inquinamento, chiedendo il supporto dei cittadini affinché sostengano una “road map” divisa in quattro fasi:

  1. blocco immediato di ogni processo di autorizzazione per progetti di ricerca e perforazione off-shore, che mettono a serio rischio la biodiversità e le attività economiche del Canale di Sicilia;
  2. definizione dei Siti di Interesse Comunitario ai sensi della direttiva Habitat 92/43/CEE per la tutela e la conservazione delle acque territoriali del Canale di Sicilia;
  3. istituzione rapida di una Zona di Protezione Ecologia, sull’esempio di quelle istituite nel mar Ligure e nel Tirreno, che permetta di applicare le norme dell’ordinamento italiano per le aree protette;
  4. sviluppo di misure di prevenzione, monitoraggio, controllo e repressione dell’inquinamento marino.

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Le intenzioni, le richieste e gli obiettivi di Greenpeace (in quattro fasi, poi, chissà perchè..) sono più che buone... Ma, lasciando da parte i propositi, certamente condivisibili, chi darà ascolto alle richieste per raggiungere quegli obiettivi ? Obiettivi che non sono indicati da ieri... Vedi ad esempio i documenti della Convenzione di Barcellona, sottoscritti da tempo ormai, da tutti i paesi che bagnano le loro coste nel Mediterraneo, ma che ancora oggi, a decenni di distanza, non sono stati tutti ratificati dagli Stati che ne fanno parte (Italia compresa...)... E, per giunta, qui da noi, con un Ministero dell'Ambiente che fa combutta con quello delle Attività Economiche in fatto di risorse energetiche, e che potrebbe esser tranquillamente soppresso, considerato quanto (non) sta facendo a favore dell'Ambiente, e visto anche che in questo momento occorre risparmiare,... Per non parlare poi, per quanto riguarda l'ambiente specifico del Canale di Sicilia, del silenzio "assordante" in tema della maggior parte dei biologi marini, delle organizzazioni che li rappresentano, e degli istituti scientifici e accademici dove operano. Biologi marini che al massimo dello Stretto di Sicilia ricordano le caratteristiche di biodiversità, ma non spendono una parola, nè spiegano e anticipano minimamente quanto potrebbe accadere all'intero bacino mediterraneo se questa importante biodiversità del Canale di Sicilia, già ora stressata a dismisura da transito marittimo, da operazioni estrattive già in atto (nelle acque del versante costiero africano, ma non solo), e da svariati altri fattori, finisse per scomparire...

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A Guido Pietroluongo piace questo elemento.
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Metanodotti, rigassificatori e petrolio: ecco il piano-energia del governo
di Luca Iezzi
http://www.repubblica.it/...rigassificatori_e_petrolio_ecco_il_piano-energia_del_governo-40860320/


Il ministro Passera è convinto che questo settore possa rimettere in moto l'intera economia. Raddoppiare l'estrazione di "oro nero" procurerà un aumento del Pil di mezzo punto. Ancora tagli per gli incentivi sulle rinnovabili
    13 Agosto 2012. - ALZARE la produzione petrolifera nazionale fino a raggiungere il 20% della domanda, via libera agli investimenti sul gas: i progetti di metanodotti dall'Algeria e il "corridoio Sud" nell'Adriatico avranno il pieno sostegno governativo, così come i progetti di 4 rigassificatori approvati o in costruzione. Il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, ha individuato nell'energia l'interruttore per far ripartire la crescita in autunno. Una parte delle misure sono già state prese (Snam, taglio agli incentivi delle rinnovabili) altre sono pronte: permessi più facili per perforazioni petrolifere e la semplificazione amministrativa.
    A settembre sarà pronto un piano, "un indirizzo strategico coerente e unitario", come si legge nel documento riservato del ministero, da trasformare in proposte normative sin dai prossimi mesi. Il doppio traguardo è abbassare i costi dell'energia, ridurre le importazioni di idrocarburi e attivare miliardi d'investimenti in infrastrutture.
    Oltre ad aumentare la disponibilità delle materie prime energetiche e alla stabilizzazione del costo, il governo punta a trasferire i vantaggi alle imprese ed alle famiglie aumentando la concorrenza e quindi mantenendo una pressione sui prezzi: la Borsa del gas sarà potenziata e nel settore elettrico i bonus fiscali si concentreranno sull'efficienza e la riduzione dei consumi. La prima prova sarà la revisione dei limiti che tengono le trivelle oltre le 12 miglia marine dalle coste italiane, un divieto più stringente rispetto agli altri Paesi europei.
    Gli idrocarburi - Meno vincoli alle trivelle, la produzione sarà raddoppiata
Il governo punta a raddoppiare nel giro di pochi anni la produzione italiana di idrocarburi, l'obiettivo è soddisfare per via interna il 20% dei consumi contro il 10% attuale. Il mezzo è quello di "adeguare agli standard internazionali la nostra normativa di autorizzazione e concessione che oggi richiede passaggi autorizzativi lunghissimi ed è per molti aspetti molto più restrittiva dei quanto previsto dalle normative europee".
Già discutendo il decreto sviluppo a maggio, il governo propose di abolire il limite delle 12 miglia dalle coste entro il quale le trivelle sono vietate. Proposito rientrato per le proteste degli ambientalisti e l'opposizione del ministro dell'Ambiente, Corrado Clini, ma secondo i tecnici dello Sviluppo Economico così si rinuncia a "15 miliardi di investimenti, 25 mila posti di lavoro stabili e addizionali, una riduzione di oltre 6 miliardi l'anno della nostra bolletta energetica e 2,5 miliardi di nuove entrate fiscali". Un miglioramento che da solo varrebbe mezzo punto di Pil oltre a far affluire, attraverso le royalties e le tasse locali, nuovi capitali specialmente nelle regioni del centro-Sud dove sono concentrati i permessi di esplorazione.
    Le infrastrutture - Più tubi e più investimenti, saremo l'hub europeo del gas
Diventare la principale porta d'ingresso del gas nordafricano e centroasiatico verso l'Europa. Nonostante i due gasdotti da Algeria e Libia già attivi e il rapporto privilegiato Eni-Gazprom, "l'Italia sperimenta prezzi mediamente più alti rispetto agli altri Paesi il che si riflette si costi dell'elettricità" nota il governo.
La soluzione, secondo la visione del ministro Passera, è aumentare le quantità di gas naturale sul mercato interno, allargando anche il numero di fornitori. Quindi vanno realizzate "infrastrutture fondamentali" come i rigassificatori di Livorno, Porto Empedocle (in costruzione) e quelli autorizzati di Falconara e Gioia Tauro. Inoltre sono confermati il secondo gasdotto dall'Algeria alla Sardegna (Galsi) e l'approdo in Italia del "corridoio Sud" che l'Europa prevede per il gas dal Mar Caspio. Ma perché questa abbondanza di metano abbia un effetto sul mercato interno, ammette il governo, "bisogna favorire liquidità e concorrenza". Molte aspettative si concentrano sugli effetti della separazione di Snam da Eni che dovrebbe permettere alla società di rete un investimento anche nei rigassificatori; ma anche sul rafforzamento della borsa del gas.
    Gli incentivi - Con il bonus sugli elettrodomestici crescono efficienza e risparmio
"L'efficienza energetica è la prima delle leve, poiché consente praticamente tutti gli obiettivi allo stesso tempo: è la più economica per abbattere le emissioni, riduce i costi delle importazioni di combustibile e in terzo luogo rappresenta un potenziale volano di crescita economica con lo sviluppo di un settore ad alto potenziale nel quale l'industria italiana parte da posizioni di forza". La volontà politica espressa nel piano del ministero conferma una via già segnata dal bonus fiscale al 55% per le ristrutturazioni che riducono i consumi in casa.
Nei limiti delle disponibilità di cassa si lavora alla "estensione/rimodulazione degli incentivi" in questi campi. Possibili quindi nuovi bonus fiscali per elettrodomestici, macchinari industriali e l'introduzione di leggi che impongano standard energetici e di consumi al livelli più alti tra quelli praticati nei Paesi occidentali. Un aspetto gradito anche alle industrie nazionali che puntano a raggiungere una leadership internazionale proprio nel settore dell'efficienza energetica.
    La burocrazia - Spetterà all'Authority del settore la parola decisiva sui permessi
I tanti episodi di opposizione locale alle infrastrutture energetiche, i ritardi burocratici e i cambi di atteggiamento nel corso degli anni verso i rigassificatori o le centrali elettriche hanno scoraggiato e spaventato gli operatori nazionali. Le molti leggi di semplificazioni sulle autorizzazioni varate nell'ultimo decennio non hanno risolto il problema dello scollamento tra volontà e esigenze nazionali e le reazioni del "territorio".
Su questo punto Passera pensa che l'Autorità dell'Energia debba giocare un ruolo più forte nella selezione e nell'autorizzazione dei progetti, in modo da far valere "l'autorevolezza, indipendenza e competenza, ma anche la separazione dei poteri di indirizzo politico da quelli di controllo e regolazione". Il punto più controverso, spesso sottolineato anche dall'Autorità, sta nel fatto che ogni intervento di coordinamento centrale si scontra con l'indipendenza data alla regioni dal titolo V della Costituzione proprio sulla politica energetica.
    I prezzi - Ridurre l'import e più tecnologia, così caleranno i costi delle imprese
Il punto di caduta delle riforme su mercato del gas e sistemi d'incentivi è la riduzione dei prezzi dell'elettricità, specie quella per uso industriale. Il fatto che il 55% della produzione arrivi da centrali alimentate a metano e un altro 25% da fonti rinnovabili rende il costo per Kwh italiano il più alto d'Europa. Il governo punta a "allineare i prezzi medi nazionali a quelli europei, ridurre le importazioni elettriche, sviluppare la leadership tecnologica nel settore (reti intelligenti, software per la gestione di produzione consumo)". Il risultato è sia quello di abbattere i costi, sia quello di esportare queste soluzioni "made in Italy" nel resto del mondo. Non solo: si creerebbero così posti di lavoro stabili e un indotto di ricerca e sviluppo nel settore energetico. L'incognita è che il crollo dei consumi elettrici per la recessione e le difficoltà finanziare degli operatori nazionali stanno bloccando gran parte degli investimenti nell'elettricità.
    Le rinnovabili - Centrati gli obiettivi Ue, ma troppi 9 miliardi l'anno
Il quinto Conto Energia appena partito, che ha imposto un'ulteriore riduzione degli incentivi per il fotovoltaico, ha dato vita ad una battaglia campale. Ma Passera è convinto che l'approccio del passato sia stato "non certo ottimale e troppo costoso: privilegiando il settore elettrico senza prevedere adeguati meccanismi di contenimento dei volumi". L'Autorità Energia ha calcolato che questo boom costerà 9 miliardi l'anno per i prossimi 15-20 (cioè 150-200 miliardi in bolletta). Il futuro vedrà incentivi più magri, collegati ai costi e ai volumi da raggiungere, e con un occhio più attento alla provenienza dei materiali di impianti eolici e solari (in modo da aiutare i produttori europei). Anche se i vantaggi della green economy sono ora evidenti: abbiamo raggiunto in anticipo gli obiettivi di produzione rinnovabile imposti dall'Europa nel 2020 e ottenuto un calo netto dei prezzi elettrici nelle ore di punta grazie proprio al contributo di sole e vento. Nel mirino di Passera, non ci sono solo gli incentivi alle rinnovabili. L'Autorità Energia ha ricevuto mandato di rivedere anche gli altri regimi agevolati in modo da ridurre il peso in bolletta.
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Post di Giuseppe Riccardo Belvisi che ha condiviso il link.

Ecco come la vede la politica riguardo alle trivellazioni...
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Post di Guido Picchetti

Se devono fare disinformazione, come in questo caso, i media di regime è meglio che stiano zitti !!! Mostrerebbero meno la loro "voluta" ignoranza, sposando certe tesi che non stanno nè in cielo, nè in terra... e rivelando ancor più come siano "obbligati" da certi contributi di stato, che la "spending rewiew" del governo non ha minimamente toccato... Grazie, comunque, per la segnalazione...
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A Donatella D'Os, Movimento Ambientalista Bat e Ilva Alvani piace questo elemento.
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Gas di scisto, via libera del governo inglese ma ci sono dubbi sull’impatto ambientale
di Alessia Fistola
http://www.tuttogreen.it/gas-di-scisto-via-libera-del-governo-inglese-ma-ci-sono-dubbi-sullimpatto-ambientale/


    23 GIUGNO 2012 · Il dibattito sull’importanza di riconsiderare l’uso sfrenato dei combustibili fossili incentivando lo studio sulle fonti rinnovabili è sempre in primo piano. Negli ultimi anni un nuovo carburante naturale era stato individuato dagli Stati Uniti come possibile soluzione alla problematica.
    Il gas di scisto è ottenuto attraverso la frattura di alcune rocce sedimentarie, lo scisto appunto, dal cui sfaldamento si estrae gas naturale. Tuttavia presto gli studi avevano dimostrato come tutta la procedura di estrazione del gas non fosse poi così pulita, tanto da produrre enormi quantità di gas serra, superiori a quelle per l’estrazione del carbone.
    Gli ambientalisti britannici, sull’onda delle ricerche condotte negli ultimi anni, non hanno approvato il via libera rilasciato dal governo inglese per il progetto di estrazione del gas di scisto sul loro territorio. Gli effetti negativi di queste pratiche si sono già fatti sentire lo scorso anno, quando due piccole scosse di terremoto si sono verificate proprio nell’area circostante ai lavori.
    Elsie Walker, attivista del gruppo “Frack Off“, ha dimostrato come i rapporti redatti dal Governo sull’impatto ambientale delle attività estrattive, abbiano volutamente sottostimato il rischio sismico. Gli Stati Uniti, da tempo promotori del gas scisto e impegnati a diventare entro 8 anni i maggiori produttori ed esportatori, non a caso hanno già definito un piano di azione che preveda lo sfruttamento di aree lontane da punti sensibili, quali centrali nucleari o ferrovie.
    L’intento è uno solo: prevenire eventuali terremoti determinati dalle operazioni di estrazione, il che ci induce a pensare che il rischio è reale e non è il frutto di un’eccessiva tutela da parte degli attivisti. Sulla stessa linea dei britannici, anche il governo della Polonia si sta muovendo verso una politica di sfruttamento del gas scisto, seguito dalla stessa Cina e dalla Russia.
    Per il momento le proteste degli ambientalisti non stanno ottenendo la dovuta visibilità nelle sale del potere, perchè la possibilità di individuare una nuova area di investimento economico è più forte dell’analisi delle ripercussioni a livello ecologico. Oltre al pericolo di terremoti, nel momento in cui la pietra dello scisto viene frantumata, il terreno circostante diviene inutilizzabile a causa della presenza di sostanze chimiche rilasciate durante il pompaggio. Per di più c’è il rischio di un forte inquinamento delle falde acquifere.
    Siamo certi dunque che sia il caso di lanciare slogan a favore di questo nuovo combustibile a fronte di tutte queste evidenze? C’è il pericolo reale che ancora una volta si intervenga in seguito al danno e non si agisca invece sulla prevenzione primaria, fermandosi prima che sia troppo tardi.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
Segnalo e riporto di servizio di Alessia Fistola su "Tutto Green" non tanto perchè l'argomento trattato sia nuovo per questi miei spazi on line dedicati al tema delle estrazioni di prodotti petroliferi (gassosi o liquidi che siano) sul territorio nazionali on-shore e off-shore, ma in quanto spiega bene ancora una volta, in modo semplice e chiaro, quanto sta avvenendo in questa Europa Unita, dove gli Stati membri, su questi temi importantissimi per il futuro di tutti i cittadini "europei", se ne vanno avanti ognuno per conto suo, e poco niente hanno e fanno in comune, euro a parte...
Ad esempio nell'estrazione dal sottosuolo dalle rocce del famigerato gas di scisto (detto gas "shale") con il metodo della fratturazione idraulica (in inglese "fracking")... Un metodo che in Francia e Germania risulta chiaramente vietato (sia pure con diverse motivazioni...), mentre in Inghilterra e Polonia, a quanto pare, l'indirizzo dei rispettivi governi è totalmente a favore, se pure con un forte dibattito in corso.
E in Italia e negli altri Stati membri dell'UE ? Per questi ultimi si sa poco... Ma, per l'Italia (e come potrebbe essere diverso ?) si evita accuratamente di parlarne per non svegliare il can che dorme (... le comunità interessate dalle aree in concessione). Il metodo estrattivo impiegato, la cosiddetta fratturazione, nel nostro Bel Paese non risulta neppure codificata... E come può essere vietata una cosa che non è riconosciuta ? Mentre le stesse società del settore (ad esempio la Erg in Emilia, tanto per fare un nome...) descrive bene sul suo sito web il metodo che intende impiegare nelle sue operazioni estrattive (il "fracking" appunto), ma lo fa solo in lingua inglese... Una lingua che i nostri esperti di settore (interessati ?) evidentemente non conoscono bene, nè sono tenuti a conoscere...
Evviva l'Italia ! E così qui da noi "va tutto ben, madama la marchesa...". E, ancora meglio andrà ora con l'entrata in vigore delle norme del recente Decreto Sviluppo che danno via libera alle tantissime concessioni da tempo in lista di attesa in terra e in mare, e ciò nel silenzio più totale dei media nazionali che di questi argomenti evitano assolutamente di parlare, fingendo di non saperne assolutamente nulla...
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A Ilva Alvani, Movimento Ambientalista Bat e Giusi Orefice piace questo elemento.

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     Dal 6 al 12 Agosto 2012
 
Dalla mia Bacheca su FB del 12/08/12

La protesta pantesca arriva all'attenzione delle autorità
di Giovanna Cornado Ferlucci (da Pantelleria Internet Com)
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9217


    News 10064, 11/08/2012.- Centinaia di panteschi hanno manifestato uniti. L'inaugurazione della nuova aerostazione di Pantelleria è avvenuta alla presenza di autorità civili e religiose in un clima di festa e di soddisfazione, rispetto ad un traguardo importante raggiunto nei tempi programmati, utilizzando fondo comunitari e attivando sinergie fra diversi attori pubblici e privati. Accanto a questa ufficialità si è svolta la preannunciata manifestazione della comunità pantesca che numerosa si è presentata all'esterno della struttura con striscioni e cartelli, per dare voce alle istanze seguite alle tante promesse non mantenute e agli impegni disattesi dalle istituzioni.
    Don Salvatore Cipri ha invitato le centinaia di persone presenti a partecipare alla cerimonia del taglio del nastro “con un silenzio assordante” dopo che la loro voce era stata ascoltata dai diversi giornalisti che hanno avvicinato la manifestazione. Unico suono: lo squillare univoco dei telefonini. I partecipanti alla protesta sono rimasti ore sotto il sole, in ordine, determinati a far valere le proprie ragioni, stanchi di risultare invisibili a chi ci governa e dovrebbe essere garante dei diritti costituzionali. Hanno ottenuto la solidarietà di molti, turisti e non: il vescovo, Monsignor Mogavero, li ha appoggiati durante il suo discorso per la benedizione della struttura,    improvvisa e ben accolta la presenza dello stilista Giorgio Armani e dell'attrice Carole Bouquet, entrambi panteschi di adozione.
    Il nome di Giorgio Armani è stato scandito a gran voce dai manifestanti, certi della sua sensibilità e del suo grande amore per Pantelleria. Lo stilista si è avvicinato al gruppo ed ha ascoltato il lungo elenco delle problematiche che opprimono questo meraviglioso territorio di confine. Anche Carole Bouquet ha superato le transenne mescolandosi con la gente: un segno di attenzione e di sensibilità ben gradito dalla comunità. Una delegazione dei manifestanti è stata poi ricevuta dalle autorità, come era stato concordato con il Prefetto Marilisa Magno. L'assessore Armao ha confermato l'accordo firmato con la Protezione Civile che garantirà il trasporto dei rifiuti solidi urbani, dei rifiuti pericolosi, della benzina e delle bombole del gas fino alla fine di dicembre. Ha poi spiegato alcuni percorsi possibili per smuovere l'inerzia e combattere l'assenza del governo nazionale sulle tematiche evidenziate.
    L'assessore Vecchio ha ribadito l'importanza per la comunità di fare scelte politiche “sane” in vista delle nuove elezioni, comunali e regionali, e di non inseguire tornaconti personali e scambi elettorali che danneggiano la crescita civile delle comunità. Il Prefetto Capo Dipartimento Vigili del Fuoco, Paolo Tronca, ha confermato l'impegno nel sottoporre ai ministri il documento ricevuto dai manifestanti e ha dato notizia di quanto stia operando per attivare a Pantelleria il Distaccamento Terrestre dei Vigili del Fuoco. Marilisa Magno, Prefetto di Trapani, ha ribadito l'impegno all'istituzione del tavolo tecnico per il prossimo settembre. Ai manifestanti non è sfuggita l'assenza, al tavolo di discussione, del presidente della Provincia di Trapani, Mimmo Turano, presente però alla cerimonia.
    Agli interventi delle autorità presenti, di cui daremo conto, ha fatto eco una protesta democratica e civile di una comunità sfiancata da problematiche antiche e nuove ma pronta ad essere protagonista del proprio futuro con determinazione.
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

E' stato un piccolo ma grande passo per il futuro dell'isola che fa sperare... Onore e merito ai promotori... e anche a quanti ne hanno raccolto l'appello alla partecipazione...
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A Ilva Alvani, Daniele Pepe, Mauro Silvia, Gianluca Cecere, Daniele Pepe, Salvatore Addolorato e Anna Lodigiani piace questo elemento.

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Stamane l'Etna borbotta...
di Guido Picchetti (a margine di una immagine dell'Emsc su FB)

http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4048523445797&l=20418cf4f6


12/08/2012 - ore 10:00. Tre scosse alle prime ore di stamani sulle pendici dell'Etna. La prima alle 04:19 di mag. 2,8, circa 3 km ad ovest di Piedimonte Etneo (4 km la profondità dell'ipocentro ). La seconda e la terza, rispettivamente di mag 3,0 e 3,2, sono state registrate alle 06:25 e alle 07:04, su uno stesso epicentro (come mostra la mappa dell'EMSC), ma leggermente più in quota sul vulcano, e un paio di km più distante da Piedimonte. Molto superficiali gli ipocentri di queste ultime due scosse: meno di 1 km la prima e circa 2 km la seconda...

I dati delle tre scosse di stamane:

Date 2012-08-12 - time 04:19:03.0 - magnitude 2.8 - depth 4 km
Date 2012-08-12 - time 06:50:29.0 - magnitude 3.0 - depth 0 km
Date 2012-08-12 - time 07:04:36.0 - magnitude 3.2 - depth 2 km

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A Mariarosaria Ilvetti, Anna Lodigiani e Movimento Ambientalista Bat piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB dell'11/08/12

Tra i cieli siciliani nel caos, Pantelleria svela lo scalo da vip
di Rino Giacalone
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/11/pantelleria-inaugurazione-aeroporto/323824/


    Il presidente dell'Enac teglia il nastro del nuovo aeroporto da 41 milioni di euro a misura di turisti di lusso che verrà affidato a una gestione privata. I ministri attesi all'evento danno forfait all'ultimo. Presenti in forze, invece, i commercianti locali in protesta
   
Pantelleria, 11 agosto 2012. - Cose dei cieli di casa nostra. A Catania il disastro Wind Jet, con i relativi costi per il contribuente ancora tutti da verificare, sta rendendo l’aria incandescente. Poco distante, a Pantelleria, si inaugura tra le proteste un nuovo scalo di lusso senza neanche aspettare che i lavori siano completati. Il nastro del “dammuso” da 41 milioni di euro, tanto è costato il nuovo aeroporto dell’isola siciliana che nella forma ricalca la tipiche case arabeggianti del luogo, è stato infatti tagliato questa mattina dal presidente dell’Enac Vito Riggio che ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco davanti ai forfait ministeriali e ai reclami dei manifestanti.
    L’inaugurazione è infatti andata in scena senza la pomposità inizialmente prevista dopo che i ministri Anna Maria Cancellieri (Interno) e Corrado Clini (Ambiente) hanno declinato l’invito all’ultimo momento ufficialmente per la concomitante riunione del Consiglio dei ministri. E’ invece arrivato, in elicottero da Roma, il prefetto Francesco Paolo Tronca, capo del dipartimento dei vigili del fuoco. Ad attenderlo un’amara scoperta: i lavori incompleti. Per esempio manca ancora la caserma per il comando aeroportuale dei vigili del fuoco, che non è un’assenza da poco sul fronte della sicurezza. Nessun ritardo, si giustificano però dall’organizzazione, puntualizzando che l’ultimazione dei lavori è prevista per gennaio 2013.
    E allora perché quest’inaugurazione con largo anticipo? Forse doveva essere l’occasione per un paio di giornate mondane, alla faccia della spending review, da offrire ai due ministri che erano attesi nella villa dell’architetto Fulvio Albanese, il progettista del nuovo aeroporto, dove c’era già l’assessore ai (disastrati) conti della Sicilia, Gaetano Armao, buon amico della Cancellieri che, da ex prefetto di Catania è un fedele alleato della regione nel Governo, tanto che per prima ha sgomberato il campo da un paventato commissariamento dell’ente per il rischio default. E che il default non è inventato lo hanno ricordato invece un gruppo di commercianti panteschi in protesta durante l’inaugurazione. Tanti i manifestanti, tra i quali anche il parroco, don Salvatore Ciprì.
    La crisi economica della Regione, infatti, non è una bufala e ha lasciato l’isola senza le navi che trasportano merci, gasolio e rifiuti. Rischia poi di chiudere quello che qui chiamano ospedale, ma che altrove chiamerebbero guardia medica. “Siamo qui per fare capire che Pantelleria non esiste solo per l’inaugurazione di un aeroporto, ma che va presa in considerazione sempre con tutti i suoi disagi”, dice il segretario di Confartigianato Trapani, Francesco La Francesca. “Questo aeroporto non è per noi ma per i vip – gli fa eco un commerciante – i costi dei voli per noi sono insostenibili, probabilmente per viaggiare presto dovremmo mettere in mare le carrette usate dai clandestini e oggi tirate in secco”.
    Nasce quindi non proprio sotto una buona stella il mega aeroporto che misura 7.500 metri quadrati piste comprese, super tecnologico, con tanto di impianto fotovoltaico, ecologico e arredato con poliedri di cristallo. Il tutto condito da un panorama mozzafiato, giardini verdissimi e perfino un angolo dedicato alla sovrintendenza del mare. Mentre solo per l’inaugurazione hanno fatto bella mostra le famose teste imperiali di epoca romana ritrovate dagli archeologi nell’isola. La migliore accoglienza per i vip che affollano l’isola d’estate e che si rifugiano in ville super lussuose, dove per riempire d’acqua le piscine non si fa la coda che invece è obbligatoria per il resto degli isolani che debbono riempire le cisterne di casa.
    E che potranno contare su un’aerostazione da numeri importanti: potrà gestire 300mila passeggeri all’anno e 2mila e 600 al giorno. Per i transiti si useranno delle scale mobili che riproducono colate laviche, per non tradire l’origine geologica di Pantelleria. All’interno non ci sono coperture basse per dare modo ad alcune nubi apposta create in plastica di pendere dal tetto. E Riggio gongola dall’alto dei suoi 13 aeroporti complessivamente inaugurati. Alcuni, però, chiusi, come Comiso. La sua idea qui è quella di riuscire ad affidare la gestione dello scalo ai privati. Un bel regalo per il o i fortunati.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Articolo un po' tendenzioso, ma bello e con non poche verità... Ma non c'è niente da fare... Purtroppo siamo sempre in campagna elettorale, per quanto le elezioni non siano alla porta... E per quanto riguarda i Vip, che io sappia, c'erano solo quelli che hanno gradito il rinfresco per l'inaugurazione... Gli altri erano al mare...
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A Anna Lodigiani e Ilva Alvani piace questo elemento.
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Il nuovo aeroporto di Pantelleria
di Guido Picchetti (da un album foto 10 foto su FB)
http://www.facebook.com/media/set/?set=a.4045527810908.2154930.1063270409&type=1&l=471bbfab41

 

          

            

          

          

          
NB. - Per vedere le foto dell'album in formato maggiore clicca sul link
http://www.facebook.com/media/set/?set=a.4045527810908.2154930.1063270409&type=1&l=471bbfab41

Post di Lo Pinto Antonio
... aerei carichi di persone...
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Post di Guido Picchetti

... speriamo... ma perchè ciò avvenga non basta solo avere un bell'aeroporto, questo è certo... ci vuole qualcosa in più da parte di tanti, se non di tutti...
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Post di Michele Tremarco

Un grande grazie al fautore dell'opera... che ama veramente la nostra Isola. Poca convinzione ho... nella capacità nei nostri personaggi.
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Post di Francesca Brignone
Il fautore dell'opera è già in cerca di un volontario, che cacci i piccioni dai lampadari da 30.000 euro e dalle teste dei turisti. Il lavoro sarà retribuito dalle mance dei turisti.
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Post di Liliana Gutterez

Finalmente a casa! RAL 3000!
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Post di Patrizia Maggiordomo

Uao...e il costo di tutto questo chi lo paga?.... Facciamo progressi...
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Post di Gaspare Secchia

Bello...
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A Carlo Bertoni, Fiore Angeli Pigliacampo, Giusy Culoma, Silvia Calderone Giannì, Franca Di Chiara, Liliana Gutierrez, Patrizia Maggiordomo, Basile Luisa Immortale, Fabrizia Boni, Giuseppe Mosca, Giovanni Francesca Tonon, Alfonso Nigro e Renato Ghittoni piace questo elemento.
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Scosse di terremoto in Iran a 60 km da Tabriz dalle 14.00 di oggi
di Guido Picchetti (a margine di una mappa dell'EMSC)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4046099185192&l=e1f6a9d159


Terremoti violenti questo pomeriggio in Iran con epicentro 60 Km a nordest da Tabriz nella regione nord-occidentale dell'Iran. Violente le due scosse iniziali, di mag 6,2 la prima alle 14:23 (ora italiana) e, 11 minuti dopo, di mag 6,1 l'altra alle 14:34. Dieci minuti più tardi la terza di mag 4,1, e successivamente fino alle 18:30 ancora 13 scosse, in massima parte di mag compresa tra i valori di 4,3 e 4,8. La profondità registrata delle scosse è stata per le prime due 10 km, le successive a profondità intorno ai 6 km , con un paio sui 12 km... Nessuna scossa a profondità maggiore, stando ai dati raccolti dal Centro sismologico euro-mediterraneo... Eccoli:
     
2012-08/11 18:21:56.0    mag 4.0     prof.  5 km
           " "          18:00:49.9      "    4.0        "     4 km
           " "          17:43:21.0      "    4,8        "    10 km
           " "          17:21:18.0      "    4,7        "    10 km
           " "          16:38:22.8      "    4.0        "     5 km
           " "          16:25:18.0      "    4,5        "     5 km
           " "          15:42:11.5      "    4.1        "     5 km
           " "          15:32:15.4      "    3,7        "     4 km
           " "          15:23:16.5      "    3,7        "   12 km
           " "          15:14:07.0      "    4,7        "     5 km
           " "          15:05:56.0      "    4,3        "     5 km
           " "          14:49:19.0      "    4,7        "     2 km
           " "          14:44:38.0      "    4,1        "     2 km
           " "          14:34:36.0      "    6,1        "   10 km
           " "          14:23:18.0      "    6,2        "   10 km
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A Ilva Alvani piace questo elemento.

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Pantelleria, s'inaugura l'aeroporto, ma non mancano le proteste
fonte Adnkronos
http://www.siciliainformazioni.com/sicilia-informazioni/18567/pantelleria-apre-il-nuovo-aeroporto-ma-non-man


    11 agosto 2012, ore 10:38. - I residenti chiedono più servizi. Inaugurazione con protesta al nuovo aeroporto di Pantelleria. Un gruppo di abitanti dell’isola, rappresentanti di varie associazioni, tra cui Confartigianato, sta manifestando davanti alla nuova aerostazione per fare “sentire la propria voce e fare capire che Pantelleria non esiste solo per l’inaugurazione di un aeroporto, ma che va presa in considerazione sempre con tutti i suoi disagi”.
    A fare da portavoce è il segretario di Confartigianato Trapani, Francesco La Francesca. “Oggi non vogliamo rovinare la festa a nessuno – dice – ma fare solo conoscere i nostri problemi”. Una delegazione incontrerà i rappresentanti delle istituzioni attese per le 10.30. Non verrà invece il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri. La protesta sarà silenziosa “per non disturbare la cerimonia inaugurale”, dicono. “Siamo sul lastrico – dice un albergatore – non siamo più in grado di affrontare le difficoltà economiche”.
    In particolare, chiedono più servizi. “Il popolo di Pantelleria subisce una violenza di Stato quando non c’è l’energia elettrica, o quando non c’è l’acqua”, denuncia Lorenzo Russo dell’hotel Suvaki. Presente anche il parroco di Pantelleria, don Salvatore Cipri. ”Essere numerosi, in silenzio, sotto il sole, fuori dagli interessi personali e politici è l’immagine più bella che possiamo dare”, dice il parroco. “Gli isolani sono molto arrabbiati – dice ancora – ma per rispetto non protesteremo durante l’inaugurazione”.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Breve, succinta, e compendiosa, e anche ben centrata, questa nota dell'Adnkronos, raccolta e diramata alle 10:38 di stamane da Siciiia Informazioni Com, ad un'ora circa dall'inizio del presidio promosso da Confartigianato Imprese Trapani, con la collaborazione di altre associazioni di Pantelleria, alla rotonda del nuovo aeroporto in occasione della sua inaugurazione... Un presidio che, oltre a registrare l'adesione di alcuni circoli delle contrade dell'isola rappresentati dai loro tricolori, ha visto con l'andare dei minuti crescere il numero dei partecipanti al di là di ogni aspettativa, rafforzando così il messaggio che i promotori sono stati poi invitati a esporre alle autorità intervenute all'inaugurazione, in vista di un prossimo incontro tecnico che si svolgerà a Roma nei primi giorni della prossima settimana presso il Ministero dell'Interno.
Primo passo compiuto, pertanto, e con successo, con una bella prova di maturità democratica... Che sia la svolta tanto ambita e desiderata per l'isola, che porti tutti noi isolani a lottare insieme per degli obiettivi di interesse comune, senza polemiche sterili e infruttuose ? Speriamo proprio di si... E, detto tra parentesi (avendo avuto occasione prima dell'inizio del presidio di visitare il nuovo aeroporto e gustarmi al bar un buon caffè...) la nuova struttura aeroportuale, lasciatemelo dire, è davvero bellissima... E occorre fare il possibile perchè resti tale, e possa rispondere alle funzioni operative, di accoglienza e di rappresentanza per cui essa è stata realizzata a vantaggio dell'isola di Pantelleria, di cui costituirà il primo biglietto da visita per ogni viaggiatore, in arrivo o in partenza che sia...
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A Samuela Guida, Ilva Alvani e Gianluca Cecere piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 10/08/12

A Pantelleria domani dalle 9,30 presidio all'aeroporto e sciopero generale di due ore
di Guido Picchetti (a margine di una immagine su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4041604112818&l=ac9b8be8df


10/08/12. - A proposito del presidio di domattina alle 9,30 alla rotonda dell'aeroporto e dello sciopero generale di due ore sull'isola...
Riporto qui a seguire parte dell'ultimo post su FB di Francesco La Francesca, segretario di Confartigianato Pantelleria, che insieme alle organizzazioni locali Agorà, Confraternita della Misericordia, Consorzio Pantelleria Island, Follow Me Communication, Gruppo Libero Pantelvoice, L'Isola del Tonal, Pantelleria Out Door, con la collaborazione del Parroco della Forania di Pantelleria Don Salvatore Cipri e di Giovanni Maccotta, hanno organizzato il presidio "silenzioso" domani alla rotonda dell'areoporto dalle 9,30 alle 11,30.
E' una precisazione opportuna, quella di Francesco La Francesca, motivata dal timore che che vengano travisate le ragioni del presidio, e che qualcosa o qualcuno cosa possa disturbare la manifestazione con grida ed atti inconsulti che non porterebbero da nessuna parte e sarebbero solo un ulteriore danno per l'isola e la sua immagine. Ecco quanto dice Francesco nel suo post:
"... E' stato ribadito in tutte le salse prima e dopo l'incontro con Sua Ecc.za il Prefetto di Trapani, la nostra non deve essere e non sarà una manifestazione gridata se tutti noi siamo uomini maturi. Non lo può essere per due semplici motivi: 1) perchè non conviene all'isola dare una immagine riottosa; 2) perchè non bisogna vanificare, per me, l'ottimo lavoro iniziato ieri, da alcune delle associazioni presenti sull'isola, al di fuori da ogni logica politica e partitica locale e non. E' stata richiesta la possibilità di un incontro a porte aperte con la popolazione in sala consiliare al termine della manifestazione, ma non è stato possibile ottenerla, mentre è stato accordato un incontro al termine della manifestazione con le autorità che interverranno, con una delegazione dei promotori della manifestazione e lì verrà presentato un documento ufficiale. Le aziende, le persone, è in aeroporto che devono essere presenti, non per schiamazzi, non per pazzie od offese ad alcuno, ma semplicemente perchè quello sarà il luogo in cui vi sarà maggiore visibilità. E lì sarà visibile la Pantelleria che tutti conosciamo bene, quella Pantelleria civile che chiede i medesimi diritti di chi in terraferma vive!".
Non penso ci sia bisogno di ulteriori commenti... Auguri a tutti, per il bene di Pantelleria. e arrivederci domattina, con chi ci sarà...
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A Titti Rinetti, Margherita Casano, Vallini Erik, Alessandro Brignone, Ndria Biddittu e Aldo Ferrucci piace questo elemento.
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Dopo l'incontro con il Prefetto di Trapani soddisfatti sindacati e associazioni
da "Pantelleria Internet Com"
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=9208


    News 10055, 10/08/2012. - Massima soddisfazione è stata espressa da tutti i componenti del Coordinamento Spontaneo delle Associazioni di Pantelleria, firmatario del documento che allego in copia, dopo l’incontro, tenutosi sull’isola, con Sua Ecc.za il Prefetto di Trapani Marilisa Magno, dove è stato consegnato nelle sue mani, discutendone i contenuti, quelli che sono i primi 7 punti imprescindibili da affrontare nell’immediato:
    Nel breve termine:
          1. Certezza di trasporti aero navali dignitosi;
          2. Sanità garantita;
          3. Lotta al lavoro nero ed alle imprese fantasma;
          4. Sospensione dagli Studi di Settore;
          5. Riapertura del Centro per l’Impiego;

    Nel medio termine:
          6. Studio ed applicazione di fiscalità di vantaggio per le isole minori siciliane;
          7. Studio e applicazione di un piano di sfruttamento delle energie rinnovabili.
    La disponibilità è stata immediata ed incondizionata tanto che il Prefetto stesso ha proposto la creazione di 1 o più tavoli di lavoro con la diretta supervisione della stessa già dalle prossime settimane e con la partecipazione anche del nostro Coordinamento neo costituito.
Senza timore di smentita penso tranquillamente di potere affermare che questa volta lo Stato, al di là di ogni diatriba o vicissitudine politica, ha dimostrato una sua presenza forte sull’isola premiando lo sforzo collettivo, delle nostre 9 organizzazioni e di Don Salvatore, sforzo fatto nella creazione di un’unica piattaforma credibile e realizzabile nel breve tempo accomunando le singole diverse realtà associative con l’unico intento di fare crescere il nostro territorio con i suoi abitanti.
    E’ naturale che il nostro Coordinamento ha immediatamente assunto l’impegno di una verifica costante dell’attività facendo in modo che vengano rispettati i “tempi certi” da noi richiesti, con la proposta, naturalmente condivisa, di trasformarci in un tavolo permanente.
Ora l’appuntamento sarà per sabato 11 agosto che, più di prima, diventa un momento importante e necessario di aggregazione del privato e delle imprese così da dimostrare, con il massimo della civiltà, che la strada intrapresa è non solo giusta, ma anche generalmente condivisa dalla collettività proprio per il bene della nostra terra, del nostro lavoro.
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Dalla mia Bacheca su FB del 9/08/12

Declino ambientale in stile libero
post n°727 da emergenzambiente
http://blog.libero.it/emergenzambiente/11495884.html


08 Agosto 2012.- Un ulteriore motivo - se non ce ne fossero già abbastanza - per essere preoccupati per la deriva idrocarburi nella ns. regione. Dante Caserta (dall'Abruzzo, ndr).

WWF: "ADDIO ALLE FLOTTE ANTINQUINAMENTO"
    I tagli della Spending Review mettono 'a rischio petrolio' mare e coste del Belpaese. Così l'Italia potrebbe trasgredire la Convenzione Internazionale ONU contro gli Oil Spill.Alcune cifre: - 23 milioni di euro contro l'inquinamento marino; incerti 1,5 mln euro per la vigilanza in alto mare delle Capitanerie di Porto.
    "Un ulteriore taglio di 23 milioni di euro al bilancio del Ministero dell'Ambiente per il 2013 che depennerà le risorse per il servizio di prevenzione e pronto intervento contro l'inquinamento marino, dal momento che non saranno più garantiti né i fondi per il prossimo anno né quelli necessari per far partire la gara per l'assegnazione della nuova convenzione nel biennio 2014-2015. Una scure che si abbatte sulla salvaguardia del mare e delle coste italiane, dopo l'ulteriore taglio del 40% dei finanziamenti per le Aree Marine Protette". Sono le osservazioni del WWF Italia sulle conseguenze sulla tutela ambientale in Italia della cosiddetta Spending Review, approvata oggi.
    "Il WWF ricorda inoltre al Governo che il prossimo anno non sarà ancora a regime il meccanismo previsto dal 'Decreto Legge Sviluppo', che stabilisce di destinare una quota del 3% delle royalties, derivanti dalle attività di estrazione offshore, alla prevenzione e agli interventi di emergenza sull'inquinamento da petrolio. Il WWF sottolinea, tra l'altro, che nel contempo il decreto sviluppo salva i procedimenti autorizzativi 'in corso' per la ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi liquidi a gassosi in mare anche nella fascia di interdizione di 12 miglia dalle linee di costa, continuando a mettere 'a rischio petrolio' la Penisola".
    UN BILANCIO 'A RISCHIO AMBIENTALE' PER L'ITALIA: I NUMERI. "Per il pronto intervento sull'inquinamento il Ministero dell'Ambiente già oggi aveva per il 2013 solo 16 dei 25 milioni di euro necessari a rendere operativi i 40 mezzi a disposizione, secondo la convenzione biennale firmata nel 2011 tra il dicastero e la società Castalia. Il taglio ulteriore di 23 milioni dai fondi del bilancio del Ministero, già ridotto a 380 milioni di euro nel 2012 (288 dei quali vanno a coprire le spese obbligatorie per il personale) mette a rischio già il prossimo anno il servizio per la prevenzione e il contrasto degli inquinamenti marini istituito 30 anni fa nel nostro Paese (con la legge quadro a difesa del mare, L. n. 979/1982) e il rinnovo della convenzione 2014-2015. Non si sa inoltre come verranno trovate le risorse (circa 1,5 milioni di euro l'anno) per la vigilanza antinquinamento in alto mare delle Capitanerie di Porto, esponendo così l'Italia alla non osservanza degli obblighi della Convenzione Internazionale 'OPRC 1990' (International Convention on Oil Pollution Preparedness, Response and Co-Operation), che impone al nostro Paese di dotarsi di strutture adeguate di pronto intervento e disinquinamento per contrastare gli oil spill in coordinamento con tutti i Paesi aderenti all'IMO- International Marittime Organization dell'ONU."
    "Già in passato abbiamo denunciato che il progressivo prosciugamento delle risorse destinate al Ministero dell'Ambiente - il bilancio di questo dicastero è di gran lunga il più esiguo fra tutti gli altri: in quattro anni s'è registrato un taglio di ¾ dei fondi (la Legge Finanziaria 2008 destinava a questo dicastero 1,6 miliardi di euro - mette a 'rischio ambiente' l'Italia, cosa che evidentemente non rilevante anche per ilGoverno dei tecnici".
    Per approfondimenti consulta il Dossier WWF 'Milioni di regali - Italia, Far West delle trivelle' - clicca qui per versione ad alta risoluzione dossier WWF.
    Le azioni del WWF per 'Un Mediterraneo di qualità su: http://mediterraneo.wwf.it/
Roma, 7 agosto 2012
Ufficio Stampa WWF Italia, Tel:. 06 84497 265/213

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Commento di Fabrizia Arduini su Fb a margine del post

Questi sono sordi a tutto...
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A Giusi Orefice, Movimento Ambientalista Bat e Ilva Alvani piace questo elemento.

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Trivellazioni: Greenpeace lancia l'appello al Ministro dell'Ambiente "Il mare di Sicilia non si buca" di Ilaria Tana (extract from L'Indro (www.lindro.it)
http://www.lindro.it/IMG/article_PDF/article_a9846.pdf


    Anche nel Canale di Sicilia, oro blu sotto scacco dell'oro nero: Greenpeace, con il lancio del tour "U mari nun si spirtusa", ha espresso un "No!" secco alle nuove richieste di trivellazioni nell'area tra Italia e Tunisia. Troppi possibili pericoli in una delle zone più ricche di biodiversità del Mediterraneo ed importante anche per l'economia e il benessere delle comunità che si affacciano sul mare.
    "Con l'esaurimento dei giacimenti di petrolio più facilmente ed economicamente sfruttabili, le compagnie petrolifere hanno iniziato a guardare con interesse ai giacimenti prima considerati scarsi e di difficile accesso, tra cui le acque profonde dei nostri mari- ha spiegato l'associazione ambientalista - I permessi di ricerca già concessi nell'area del Canale sono 11, mentre le nuove richieste per ricerca di idrocarburi in via di valutazione 18, di cui l'ultima avanzata solo otto mesi fa. I permessi per l'estrazione di idrocarburi (il termine tecnico è "coltivazione") già concessi sono tre, per un totale di quattro piattaforme attive al largo delle coste siciliane, e tre sono le concessioni di coltivazione in via di valutazione".

"Meglio l'oro blu, dell'oro nero"...
    Con queste poche ma schiette parole, Greenpeace lancia l'allarme sulle nuove richieste per le esplorazioni petrolifere offshore nel Canale di Sicilia. Secondo l'associazione ambientalista infatti negli ultimi anni sono aumentate drasticamente le richieste di trivellazione nell'area tra Italia e Tunisia, una zona ricchissima di biodiversità e che rappresenta un vero tesoro per le economie locali costiere.
    "Con l'esaurimento dei giacimenti di petrolio più facilmente ed economicamente sfruttabili, le compagnie petrolifere hanno iniziato a guardare con interesse ai giacimenti prima considerati scarsi e di difficile accesso, tra cui le acque profonde dei nostri mari. Si stima che il 13% della produzione di petrolio nel mondo derivi da fonti non convenzionali, di cui le perforazioni in acque profonde rappresentano più del 75%", ha spiegato Greenpeace nel rapporto stilato in occasione del lancio dell'appello rivolto al ministero dell'Ambiente, 'U mari nun si spirtusa', volto alla difesa del Canale di Sicilia a fronte di una 'corsa al petrolio'.
    "I permessi di ricerca già concessi nell'area del Canale - ha continuato l'associazione - sono 11, mentre le nuove richieste per ricerca di idrocarburi in via di valutazione 18, di cui l'ultima avanzata solo otto mesi fa. I permessi per l'estrazione di idrocarburi (il termine tecnico è "coltivazione") già concessi sono tre, per un totale di quattro piattaforme attive al largo delle coste siciliane, e tre sono le concessioni di coltivazione in via di valutazione".
    L'area presa in considerazione per le esplorazioni rappresenta un vero e proprio patrimonio dell'umanità sia a livello paesaggistico che per quanto riguarda la poliedrica gamma di biodiversità che ospita. Nell'eventualità di una fuoriuscita di petrolio - come quella per esempio della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico - causerebbe una quantità inestimabile di danni. A sottolineare questa, purtroppo non così remota possibilità, durante il tour di sensibilizzazione gli attivisti di Greenpeace hanno simulato uno sversamento di greggio in mare (dipingendosi di nero) in vari luoghi paradisiaci siciliani tra cui anche a Scala dei Turchi, la famosissima falesia che si erge a picco sul mare lungo la costa di Realmonte, in provincia di Agrigento.
    "Non possiamo permettere che il petrolio macchi per sempre questo tesoro", ha spiegato in un video Giorgia Monti, responsabile della Campagna Mare dell'associazione. Proprio davanti a questa spiaggia, dichiarata patrimonio dell'umanità dall'UNESCO, sarebbero infatti due le richieste di ricerca di idrocarburi che attendono il via libera del Ministero dell'Ambiente. Questo nonostante il Governo, dopo il disastro del Golfo del Messico, abbia compiuto un'importante passo in avanti in materia di protezione limitando- con il decreto 128 del 2010- le attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi liquidi e gassosi in aree marine e costiere protette nella fascia di dodici miglia al largo dei confini delle stesse, e nella zona di mare posta entro cinque miglia dalle linee di base delle acque territoriali.
    Ma sembra che la pressione da parte dei giganti petroliferi, come Shell ed Eni, stia facendo la differenza. "Le aree maggiormente interessate dalle nuove richieste di ricerca sono quelle al largo delle isole Egadi, dove il petrolio è già stato trovato e, più a sud, al largo della costa tra Marsala e Mazzara del Vallo, a nord del banco Pantelleria e vicino al banco Avventura", riporta Greenpeace.
    Le ulteriori richieste di trivellazioni nell'area sembrano poi andare nella direzione completamente opposta alla Convenzione di Barcellona secondo cui il Canale di Sicilia è riconosciuto come un'area prioritaria da tutelare per garantire un futuro all'ecosistema marino. Una spedizione condotta dai ricercatori dell'Ispra (Istituto superiore protezione e ricerca ambientale) ha infatti individuato nella zona vere e proprie praterie sottomarine di gorgonie rosse e bianche, laminarie, spugne incrostanti, anemoni, e anche moltissime aragoste e pesci San Pietro.
    Oltre alla biodiversità poi a risentire maggiormente di un eventuale disastro petrolifero sarebbero le economie locali. Ciò che è accaduto in altre parti del mondo in casi analoghi sicuramente non dà sicuramente il buon esempio. Come ricorda Greenpeace "i danni ambientali stimati per il disastro della Exxon Valdes in Alaska nel 1989 non sono mai stati pagati e la British Petroleum sta facendo di tutto per svincolarsi dai milionari risarcimenti che gli vengono chiesti per indennizzare le perdite di attività quali pesca e turismo in seguito al disastro del Golfo del Messico".
    Turismo e pesca, due settori importantissimi anche per il Canale di Sicilia: l'area è infatti ricchissima di risorse ittiche che vanno dal pesce spada,alla alici passando per il nasello ei gamberi ed inoltre il Pil turistico siciliano è pari a 2,6 miliardi di euro ed inoltre secondo uno studio condotto dal centro Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (SRM) - la regione è al primo posto tra le regioni del mezzogiorno ed al settimo nella graduatoria nozionale per incidenza di turismo straniero.
    "I rischi delle perforazioni off-shore sono inaccettabili non solo per l'ambiente ma anche per l'economia e il benessere delle comunità che vivono sulle coste siciliane e di tutto il Mediterraneo. Questo petrolio (nel Canale e altrove) porterà benefici solo alle compagnie petrolifere, senza soddisfare il nostro fabbisogno di energia e mettendo a rischio attività come turismo e pesca. Sono invece proprio queste le attività che andrebbero valorizzate e supportate tramite adeguate misure che tutelino le risorse da cui dipendono".

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Un ulteriore documento, estratto da Ilaria Tana da "L'Indro", contro le trivellazioni nello Stretto di Sicilia, sulla scia dell'iniziativa di Greenpeace "U mare nun si spirtusa" realizzata la settimana scorsa con una crociera di protesta intorno alle coste meridionali dell'isola. Ma il Decreto Sviluppo del Governo, purtroppo, della protesta di Greenpeace mi sembra non abbia tenuto minimamente conto, e ora, perchè ci sia via llbera alle trivellazioni off-shore nel Canale di Sicilia, a dire delle stesse compagnie petrolifere interessate, si attende solo la sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale...
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A Alfonso Nigro, Ilva Alvani, Salvatore Addolorato e Gianluca Cecere piace questo elemento.
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Sabato alla Rotonda del nuovo aeroporto. Accogliamo nel più totale silenzio le Autorità
di Sandra Scarpa (da Pantelleria nternet Con - News 10044, 08/08/2012)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4035638643685&l=823e12760f

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51 condivisioni dell'estratto dalle News di "Pantelleria Internet Com" di stamane
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Commento del sottoscritto a margine dell'immagine della "News" postata su Fb
Concordo totalmente...
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Post di Alessandro Brignone
... però ho qualche dubbio che alcuni lo faranno
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Post di Guido Picchetti
Ognuno è libero di assumersi le sue responsabilità...
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Post di Alessandro Brignone
Giustissimo, ma credo che si dovrebbero prendere le adesioni delle varie attività e pubblicarne i nominativi, partendo dai più grossi ai più piccoli, se non partecipano le grosse catene alimentari i piccoli non gli faranno da parac... ! Io per primo so che è un ragionamento sbagliato, ma tutti dovremmo dare il proprio contributo a questa manifestazione, senza guardare agli gli interessi privati. Altro problema: come verrà data assistenza a chi arriva in quelle ore sull'isola? Mettendomi nei loro panni: io pago, io pretendo!
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Post di Guido Picchetti
Per Pantelleria è una prova di maturità, che deve assolutamente superare se vuole sopravvivere alle tante difficoltà che ha di fronte ... l'alternativa è soccombere... e allora saranno davvero guai per tutti... Quel che posso dire è che i promotori si sono mossi finora molto bene, partendo per gradi, coinvolgendo vari gruppi panteschi nell'iniziativa (come testimoniato dai vari comunicati emessi), ed ora tocca ad ognuno di noi fare la nostra parte... Se ci ritroveremo in quattro gatti, "ora de profundis pro Pantelleria...". Ma personalmente sono fiducioso... Sono solo due ore del nostro tempo che dovremo spendere per una buona causa di interesse comune... Se non siamo in grado di fare neppure questo, meglio andarci a nascondere... e restare nel più assoluto silenzio d'ora in poi...
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Post di Franca Di Chiara
Bravissimo, condivido in pieno le tue parole, Guido Picchetti...
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Post di Leonardo Giglio
Come si può non condividere! Sottoscrivo anche il pensiero di Guido Picchetti, "... per Pantelleria è una prova di maturità [...]
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Post di Giuseppe Mosca
Parole, parole, parole e soltanto parole da tutti e mai un fatto concreto.
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Post di Guido Picchetti

@ Giuseppe Mosca... E non pensi che sia un fatto concreto la manifestazione promossa da Confesercenti Pantelleria di ritrovarci in tanti sabato mattina dalle 9,30 alle 11,30 alla rotonda dell'aeroporto per accogliere, in un significativo "silenzio assordante" (come giustamente proposto da Sandra Scarpa), le autorità che arrivano alle 10,30 ad inaugurare il nuovo aeroporto di Pantelleria, in verità ancora incompiuto ? O pensi che partecipare a quel presidio sia un gesto da nulla, e che sia meglio perderci in chiacchiere al bar ? E' vero: non è affatto detto che l'iniziativa riesca... Dipenderà da noi capire l'utilità di quel gesto e "sacrificare" due ore del nostro tempo per mostrarci uniti e rafforzare una protesta che è anche una richiesta per avere il rispetto e la considerazione cui gli abitanti di Pantelleria hanno diritto come tutti i cittadini italiani... E non è detto poi che la manifestazione riesca... Quanti capiranno che è anche nel loro interesse abbassare le saracinesche e chiudere i loro negozi dalle 9,30 alle 11,30 sabato mattina come richiesto dai promotori della manifestazione, dando così prova di una volontà comune di riscatto dell'isola ? E, ancora, c'è anche la probabilità che intorno alla rotonda all'aeroporto ci si ritrovi in quattro gatti a fare un tressette... E neppure è detto che si riesca in seguito ad avere l'ascolto che tutti vorremmo... Ma è un primo passo che ritengo comunque vada fatto per il bene futuro dell'isola, cui altri potranno poi seguire, di maggior forza e maggiore impegno, ma solo se questo riusciremo a farlo, tutti uniti e senza troppe voci stonate ...
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Post di Silvia Andreina

Siamo proprio arrivati in basso, agli occhi di chi vive fuori dell'isola siamo solo un popolo di apatici, disinteressati e senza amore per la propria terra, nonchè gretti e ignoranti. Penso che sia arrivata l'ora del riscatto. O adesso, o per noi sarà la fine... Che la popolazione si assuma però tutte le responsabilità del momento, è a dir poco penoso...
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A Silvia Andreina, Caterina Blandino, Ignazio Passalacqua, Giuseppe Mosca, Claudia Minardi, Francesca Minardi, Daniela Maccotta, Giancarlo Bonomo, Movimento Ambientalista Bat, Leonardo Giglio, Roberta Baldassari, Camilla Ganci, Franca Di Chiara, Filippo Foti, Alfonso Nigro, Alessandro Brignone, Salvatore Cutuli, Bice Maccotta e Giusi Orefice questo elemento.
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Con l'Eni regina di Stato, meglio essere una Repubblica
di Guido Picchetti (nota su FB a margine di un articolo di Maria Rita D'Orsogna)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4033650593985&l=83de6b6a1f


Tra le tante notizie di oggi, tra quelle dello sciopero generale di due ore a Pantelleria di sabato prossimo, del respingimento definitivo del progetto della Erg della centrale di stoccaggio a Rivara in Emilia, delle connessioni tra pozzi di reiniezione e microterremoti comprovate da un recente studio negli USA, e tante altre ancora, questa mi era proprio sfuggita... E' sempre di Maria Rita d'Orsogna, e vale tanto oro quanto pesa. E non posso certamente lasciarla passare inosservata, senza segnalarla su FB e poi riportarla a seguire in questi "Echi di Stampa". E' la lista di tutti i procedimenti legali che hanno visto il coinvolgimento dell'ENI, l'azienda di stato regina del settore energertico del nostro Paese, per le sue attività imprenditoriali in Italia e nel mondo. E meno male che siamo una repubblica... E' una lista interminabile, che ha dell'incredibile e che comprende ben 38 casi, tutti debitamente elencati nell'articolo di Maria Rita D'Orsogna raggiungibile in originale all'url che segue, corredati dei report ufficiali della stessa ENI che, in lingua inglese, li comprovano. E' una lista, doloroso dirlo, che non onora certamente l'Italia... Dateci un'occhiata, e vi renderete conto su quali basi poggiano certe nomine, come quella dell'AD dell'ENI Paolo Scaroni divenuto due giorni fa Cittadino Onorario di un bel paesino dell'Abruzzo in provincia di Vasto, e un domani chissà...

Scaroni a Vasto: l'ENI e i suoi procedimenti criminali
di Maria Rita D'Orsogna
http://www.dorsogna.blogspot.it/2012/08/scaroni-vasto-leni-e-i-suoi.html

Eni men and women have a passion for challenges, continuous improvement, excellence and particularly value people, the environment and integrity.
Rapporto ENI, 2011, Especially when it comes to polluting the air, the water, the food and the hopes of people worldwide.

SUNDAY, AUGUST 5, 2012. - Sindaco Luciano Lapenna: si vergogni, ecco cosa avete accolto oggi a Vasto. Come tutti gli anni, la SEC americana rende noti i profili legali e finanziari delle ditte quotate a Wall Street. Come tutti gli anni l'ENI manda il suo testo. Visto che Scaroni arriva ora a Vasto è bene ricordare agli abruzzesi di cosa l'ENI -- questa ditta di morte, corruzione e propaganda -- è responsabile in giro per il mondo. Ecco qui i principali disastri dell'ENI e delle sue consociate per cui ci sono procedimenti criminali - certificato dall'ENI stessa: sono pagine e pagine fitte fitte di schifi - e non ci sono altre parole per dirlo - incendi, imbrogli, mancati pagamenti, antitrust, bimbi nati deformi, avvelenamento di acqua e cibo, danni all'ambiente, alla bellezza, frode, tangenti, inciuci di varia natura.
Angola, Priolo, Libia, Marghera, Lago Maggiore, Pineto, Tortoreto, Falconara Marittima, Pedaso, Algeria, Iraq, Crotone, Kazakhstan, Argentina, Molfetta, Porto Torres, ce n'è per tutti. Occorre leggere per bene il file per capire la vera portata dell'impronta di morte e di anti-democrazia di questa "vera grande azienda corrotta italiana", come dice Julian Assange, di Wikileaks:

  1. Causa sulla qualità dell'acqua inquinata nel sottosuolo - Gela. raggiunta la prescrizione in un caso, ENI condannata al pagamento di costi e a risarcire le vittime.
  2. Accusa di incendio negligente - Priolo. ENI vs. Ministero Ambiente, incendio 30 Aprile e 1-2 Maggio 2006
  3. Investigazione della magistratura sulla qualità dell'acqua inquinata nel sottosuolo - Gela
  4. Incidente fatale con 4 morti - Molfetta
  5. Sequestro di terreno inquinati da scarti industriali collegabili alla Pertusola Sud - Cassano allo Jonio, Cerchiara di Calabria.
  6. Investigazione della magistratura su malattie tumorali di impiegati alla Marlane - Praia a Mare. (Manslaughter, culpable injuries, environmental disaster, negligent conduct).
  7. Investigazione della magistratura su gestione illegale di rifiuti - Crotone (Environmental disaster, poisoning of substances used in the food chain).
  8. Investigazione della magistratura su gestione di raffineria ed inquinamento - Porto Torres (Environmental damage, poisoning of water and crops).
  9. Investigazione della magistatura sull'inquinamento prodotto da impianti petrolchimici - Mantova (Environmental damage).
  10. Investigazione della magistratura sull'inquinamento della laguna di Venezia - Porto Marghera (Environmental damage).
  11. Accusa di danni all'ambiente per l'inquinamento causato dalla Pertusola Sud - Crotone (discariche sul lungo mare, 800 milioni di euro di danni ambientali).
  12. Accusa di danni all'ambiente per l'inquinamento causato dal DDT sul Lago Maggiore - Pieve Vergonte, danni all'ambiente da 1.8 milioni di euro.
  13. Accusa di danni all'ambiente per l'inquinamento causato da impianti petrolchimici - Avena, Massa Carrara. (Unavoidable environmental damage, 139 milioni di euro, damage to the natural beauty of this site, 80 milioni di euro, loss of profit and property, 19 milioni di euro).
  14. Accusa da parte del Ministero dell'Ambiente per le forti concentrazioni di mercurio nel mare - porto di Augusta.
  15. Richiesta di recupero fondi da parte di Volare Group.
  16. Richiesta di dati per indagare la relazione di causalità fra inquinamento dalla raffineria di Gela e la nascita di 18 bambini nati malformati a Gela.
  17. Mancato rispetto dei tempi di costruzione di linea ferroviaria da Milano a Bologna in ditte a maggioranza Saipem-ENI. Levitazione dei costi da 800 milioni di euro a 1,770 milioni di euro.
  18. Contenziosi sulla costruzione di linee ferroviarie da Milano a Verona da un consorzio a maggioranza Saipem-ENI.
  19. Contenzioso con la ditta francese Fos Caveau - Parigi da un consorzio al 50% Saipem-ENI. 264 milioni di euro per danni (Fraudulent and serious culpable behaviors).
  20. Accuse di posizione dominante della Snam per il trasporto e la distribuzione del gas in Italia. 2 milioni di euro di danni.
  21. Accuse di antitrust nel settore del gas naturale per il trasporto del gas dalla Russia.
  22. Accuse di comportamento anti-concorrenziale nel trasporto del gas.
  23. Accuse di concorrenza sleale nel mercato dei prezzi del gas e dell'energia.
  24. Accuse di accordi anti-competitivi nel commercio di elastomeri (gomma artificiale).
  25. Accuse di imbrogli nel convertire i volumi reali di gas venduti dal gestore che fa capo all'ENI e poi acquistati dai cittadini - Argentina.
  26. Investigazione da parte dell'Authority dell'Elettricità del Gas per non trasparenza nella gestione delle bollette per i cittadini. ENI paga 722 mila euro.
  27. Investigazioni su pagamenti illeciti. (9 persons were guility for the above mentioned crimes. Payment of all damages).
  28. Investigazione su ENI ("managers who were allegedly bribed" in transazioni petrolifer).
  29. Consorzio TSKJ, indagine su tangenti date in Nigeria. 240 + 125 milioni di danni = 365 milioni di euro multa USA, in Italia non si sa. La più' grande multa mai data dal governo USA sotto il FCPA - Foreign Corrupt Practices Act.
  30. Accusa di uso improprio di strumenti per misurare il gas, pagamento e modo di mandare le bollette ai clienti. (Violations pertaining to recognition and payment of the excise on natural gas amounting to 20).
  31. Investigazione per frode in contratti petroliferi.
  32. Investigazione in Kazashstan per irregolarità nella gestione di campi petroliferi nel progetto Kashgan e nell'impianto Karachganack. (International corruption).
  33. International corruption in Algeria.
  34. Certain "illicit payments to Libyan officials" - pagamenti illegali a ufficiali del governo libico - in violazione della stessa FCPA già violata in Nigeria.
  35. Criminal conspiracy and corruption in Iraq con ENI Zubair.
  36. Mancato pagamento di tasse municipali in relazione a trivellazioni da piattaforme petrolifere a Pineto (Teramo). 17 milioni di euro. Simili richieste presentate da Falconara Marittina, Tortoreto e Pedaso.
  37. Mancato pagamento di tasse in Kazakhstan. 32 milioni di euro.
  38. Deduzioni fiscali improprie contro il governo dell'Angola.

Ecco cosa Vasto sta premiando. Auguri, e buone tangenti e buon inquinamento a tutti...

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A Ilva Alvani e Movimento Ambientalista Bat piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB dell' 8/08/12

Giovanardi e Boschi cronaca di una tragedia annunciata
video su YouTube pubblicato in data 05/giu/2012 da pallo pinko
http://youtu.be/SUwEdlAh1Fw


Mirandola 9 giugno 2008. L'Onorevole Giovanardi si fa sponsorizzare dall'allora Presidente dell'INGV Enzo Boschi, il quale proferisce un enorme cumulo di cazzate circa la fattibilità dello stoccaggio di Gas a Rivara di San Felice. Incredibile, quest'uomo è attualmente docente di sismologia all'Università di Bologna e campeggia su tutte le trasmissioni in qualità di esperto di terremoti.

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Nota del sottoscritto su FB a margine del post
Un video pubblicato su YouTube ben quattro anni prima del terremoto in Emilia, dalle prime due forti scosse sismiche del Maggio scorso all'infinita scia di "micro-terremoti" che solo negli ultimi giorni sembrano aver rallentato la loro frequenza e intensità. E' un video che a tutt'oggi registra 26.235 accessi, seguiti da una sfilza di commenti, gran parte dei quali "vietati ai minori", o quanto meno da "seconda serata". Ma è un video davvero singolare che quale è possibile ascoltarne davvero delle "belle" e "significative" sulle scosse sismiche in Emilia e rendersi conto con con quale sicumera i cosiddetti "esperti" del nostro Paese sanno dare danno certe assicurazioni, poi puntualmente smentite dai fatti... E dopo esservi gustato il video, datevi anche una bella letta all'ultima nota appena pubblicato da Maria Rita D'Orsogna sul suo Blog, argomento appunto "le correlazioni tra pozzi di reiniezione e scosse sismiche" secondo un recente studio pubblicato negli USA. Con il suo permesso riporto qui a seguire la sua breve nota, affinchè abbia la meritata diffusione... E alla fine tirate voi le somme...

Pozzi di reiniezione e terremoti
di Maria Rita D'Orsogna
http://www.dorsogna.blogspot.it/2012/08/pozzi-di-reiniezione-e-terremoti.html


   Ecco qui un nuovo studio pubblicato in questi giorni sulle correlazioni fra terremoti e pozzi di reiniezione negli Stati Uniti. L'analisi è stata effettuata presso l'Università del Texas, ad Austin, dal prof. Cliff Frohlich che afferma che varie dozzine di terremoti si sono succeduti nel nord del Texas negli scorsi due anni a causa di vari pozzi di reiniezione dell'industria del gas e del petrolio.
   La rivista è la prestigiosa - ma prestigiosa per davvero - PNAS, Proceedings of the National Academy of America.
Il prof. Cliff Frohlich ha infatti analizzato la sequenza dei terremoti nella zona cosiddetta del Barnett Shale nel nord del Texas dal Novembre 2009 al Settembre 2011 ed ha trovato che dei 67 terremoti registrati, l'epicentro di 24 di questi era nelle strette vicinanze dei pozzi di reiniezione - 3.2 chilometri o meno, e in cui i riversamenti medi di "fluidi" era di 24,000 metri cubi al mese - iniettati dal 2006. Fanno 24,000,000 = 24 milioni di litri di "fluidi" (= monnezza) al mese nel sottosuolo.
   Fra questi terremoti alcuni erano nella zona di Clayburne e di Dallas Forth Worth, colpiti da una ondata di terremoti fra il 2008 ed il 2009, e altri nelle zone del Texas del Nord dove non c'erano mai stati terremoti prima. I terremoti erano tutti di magnitudine bassa - al massimo di magnitudine 3.0 della scala Richter: alcuni dei quali non erano stati registrati nelle liste governative ufficiali.
    Sebbene ci fossero vari pozzi di reiniezione nella zona, solo alcuni sono collegati alla comparsa di terremoti. Perchè? L'ipotesi che presenta l'autore è che quelli collegati ai terremoti fossero più vicini di altri a faglie e zone sismicamente attive. Spero che l'INGV legga queste cose e ne faccia tesoro.

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Post di Movimento Ambientalista Bat
Non dimentichiamoci che il senatore Carlo Giovanardi (Pdl) è lo sponsor politico del progetto di deposito sotterraneo di gas nel sottosuolo di Rivara. Giovanardi ha criticato aspramente la decisione del Ministro Passera di non autorizzare ilprogramma di stoccaggio gas Rivara (frazione di San Felice sul Panaro) avanzato dalla Erg Rivara Storage. Non solo, ma prepotentemente questo emerito... "signore" ha affermato: "Lo Stato non può accettare il diktat di una regione e, contraddicendo se stesso, gettare in un cestino anni di lavoro degli organi statuali preposti alla valutazione ambientale, accettando il principio che ogni regione è esclusiva proprietaria del suo sottosuolo anche per quanto riguarda la ricerca scientifica.“
Vedi "Terremoto nella bassa: stoccaggio gas Rivara, stop dal Ministero" http://www.modenatoday.it/cronaca/no-gas-rivara-stop-ministero.html

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Post di Guido Picchetti

E meno male !!! Ma quella di Rivara era una centrale di stoccaggio, forse ancora più pericolosa, ma comunque ben diversa dai pozzi di reiniezione di gas di cui si parla nella ricerca americana... Ciò che qui da noi si evita accuratamente di parlare, anche soltanto come ipotesi di studio, sono appunto i collegamenti tra micro-scosse e pozzi di reiniezione, che sono pozzi già trivellati da tempo, ormai divenuti sterili, e utilizzati come depositi di gas, stivato in essi a pressioni superiori alle 100 atmosfere.. Pozzi presenti in gran numero in Emilia proprio in quella zona martoriata dalla scia sismica di questi ultimi due mesi...
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A Movimento Ambientalista Bat, Jahnpiero Assi e Maria Ghelia piacer questo elemento.

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La Cygam annuncia modifiche alla moratoria italiana di perforazione offshore
Fonte: Cygam Energy Inc.
http://www.pennenergy.com/index/petroleum/display/6426449604/articles/pennenergy/petroleum/offshore/2012/august/cygam-announces_changes.html


    7 Agosto 2012. - La Cygam Energy Inc., una società emergente produttrice di petrolio e gas con interessi in Tunisia e l'Italia, è lieta di annunciare il seguente aggiornamento per quanto riguarda l'attuale moratoria di perforazione off-shore in Italia.
Il governo italiano ha pubblicato il Decreto Legislativo 83/2012 riportato il 26 giugno 2012 in Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana. Il Decreto è stato ratificato da entrambe le Camere del Parlamento italiano il 3 agosto 2012 e convertito in legge senza modifiche sostanziali. Il Decreto entra in vigore una volta pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana, si ritiene entro il mese di agosto 2012.
    Il Decreto prevede una modifica alle restrizioni in materia di esplorazione off-shore di petrolio e gas e le operazioni di produzione che furono introdotti dal decreto legislativo 128/2010 ("DL128") nell'agosto del 2010, che generalmente vietavano tutte queste attività entro dodici miglia nautiche dalla costa (cinque miglia nautiche per idrocarburi liquidi). Ai sensi del Decreto, le restrizioni previste dal DL128 non saranno più applicabili:

- alle domande di concessioni di coltivazione che erano oggetto di riesame al momento in cui il DL128 è entrato in vigore;
- a tutti, incluse le licenze di esplorazione, che erano stati emessi prima dell'entrata in vigore del DL128;
- a qualsiasi procedimento connesso o conseguente ai titoli del genere.

Il Decreto contiene anche una disposizione per un aumento del 3% (al 7% per il petrolio e il 10% per il gas) nei tassi di royalty da pagare per i produttori di idrocarburi off-shore con il ricavato da destinare ai bilanci dello Stato del Ministero dell'Ambiente e delle Ministero dello Sviluppo Economico al fine di sostenere le spese per la sorveglianza e l'applicazione della protezione dell'ambiente marino e la supervisione della sicurezza ambientale per l'esplorazione offshore e attività produttive.
Giuseppe Rigo, presidente ad interim e Chief Executive Officer Stampa della Cygam: "Siamo felici che il decreto è stato convertito in legge quanto ciò consente ai progetti E&P di passare alin acque italiane alla fase operativa Ci sono due progetti in portafoglio della "Cygam'"; sul giacimento Elsa scoperto nel mare Adriatico e lsul progetto Aretusa nel Mar Mediterraneo. Possiamo ora avviare discussioni con le autorità competenti al fine di concretizzare questi progetti a beneficio di tutte le parti interessate e nel modo più ecologicamente responsabile". (traduzione via Goggle)
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
Ecco come esultano le compagnie petrolifere per le nuove norme del decreto sviluppo approvato dal Governo Monti... E certamente, come dichiarano esse stesse, non si preoccupano minimamente del ridottissimo aumento di royalties ad esse richiesto (dal 4 al 7%) da versare allo Stato italiano... Cosa volete che sia a fronte della possibilità di rendere operative tutte le concessioni avanzate in questi ultimi decenni, fino ad oggi tenute in sospeso se non addirittura bloccate...) per timori e ripensamenti dei precedenti governi? Adesso, olè, saltiamo tutti sulla giostra che si è messa in movimento, tanto l'ambiente, la natura, il benessere delle generazioni future, i micro-terremoti, i fenomeni di subsidenza, la distruzione del nostro patrimonio storico- culturale, dei nostri monumenti, del nostro mare e della sua biodiversitài, etc etc. sono tutte panzane !!! E cosa volete che contino di fronte alla possibilità di superare la crisi ? Ma come e in che modo potremo superarla ? Ma come non l'avete capito ? Ma grazie a quel 3% in più di royalties che entreranno nelle casse dello stato e che oltre a risolvere tutti i danni ambientali presenti e futuri derivanti da queste nuove attività estrattive, consentiranno di ripianare anche il debito pubblico che abbiamo ... Davvero ? Boh !!! Questo è almeno quel che dicono... E voi ci credete ? Io, NO !!!
Se volete saperne di più sulla Cygam, sui suoi progetti, e anche su quelli del governo Monti in materia di trivellazioni date un occhiata a questa pagina web http://www.byoblu.com/post/2012/01/20/Monti-vuole-far-trivellare-lItalia-alle-compagnie-petrolifere.aspx
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A Giovanni Rossi Filangieri, Daniele Pepe, Ilva Alvani e Movimento Ambientalista Bat piace questo elemento.
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Vuoi un mare senza petrolio ? Firma l'appello di Greenpeace contro le trivelle
di Movimento Ambientalista Bat (a marguine di una foto condivisa su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=267729900007810&set=p.267729900007810&type=1


http://www.greenpeace.org/italy/notrivelletour/

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Post di Guido Picchetti

... fatto... sperando che l'appello arrivi a destinazione qui da Pantelleria, la quale in questo momento un sindaco (primo destinatario dell'appello secondo il testo...) proprio non ce l'ha... e per misfatti ben noti...
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A Gianluca Cecere piace questo elemento.
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Sette domande al ministro Clini
di Alessandro Marescotti
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/07/sette-domande-al-ministro-clini/319124/#disqus_thread


7 agosto 2012. - Ci sono sette domande che vorrei fare al Ministro Clini a proposito dell’Ilva di Taranto.
    La prima domanda è: lei farebbe vivere un suo nipotino nel quartiere Tamburi di Taranto? Accanto a quel quartiere “fuma” la cokeria Ilva e i bambini respirano in un anno una quantità di benzo(a)pirene equivalente a circa mille sigarette. Il calcolo delle mille sigarette “fumate” è frutto di un algoritmo spiegato in questa pagina web. Da notare: il benzo(a)pirene è non solo cancerogeno ma genotossico: può modificare il DNA trasmesso da genitori a figli.
    La seconda domanda è: perché va multato un fumatore che fuma una sigaretta di fronte ad un bambino e l’Ilva che fuma giorno e notte non è mai stata multata fino a ora per questo?
    La terza domanda è: una gravidanza nel quartiere Tamburi espone il feto a un rischio accettabile per lei? Da notare: durante una gravidanza in quel quartiere superinquinato, una donna è come se fumasse quaranta pacchetti di sigarette.
    La quarta domanda è: perché oggi non c’è un limite sul benzo(a)pirene e a chi è che è venuta la bella idea di toglierlo? Le intercettazioni telefoniche di Girolamo Archinà (pubbliche relazioni dell’Ilva) – di cui si parla tanto in questi giorni – risalgono ai primi mesi del 2010. Precisamente alle settimane che hanno preceduto la modifica della normativa sul benzo(a)pirene (avvenuta nell’agosto del 2010). Dal 1° gennaio 1999 c’era un limite di 1 nanogrammo a metro cubo che con il dlgs 155/2010 è stato tolto proprio nell’agosto del 2010, quando si attendevano le prescrizioni che avrebbero costretto l’Ilva a darsi una calmata con i fumi della cokeria. La brutta storia dell’abolizione di un limite ad un pericoloso cancerogeno è descritta qui. Guarda caso, la modifica della normativa è venuta proprio nel momento giusto. E dopo l’Ilva ha potuto continuare ad inquinare senza problemi, tanto il limite non c’era più. L’Arpa aveva attribuito il 98% del benzo(a)pirene a una sola sorgente: la cokeria dell’Ilva.
    La quinta domanda: i tecnici riconoscono a livello internazionale che non c’è aria pulita in un raggio di 1700 metri da una cokeria (il cuore dell’area a caldo che la magistratura vorrebbe fermare), e allora perché a Taranto lei la si vorrebbe far funzionare a 300 metri dalle abitazioni? Anche l’adozione di migliori tecnologie disponibili non è in grado di assicurare nel raggio di 1700 metri da una cokeria un valore concentrazione di benzo(a)pirene inferiore a 1 nanogrammo a metro cubo. Molto chiari sono i risultati degli studi riportati in Atmospheric Environment 43 (2009) 2070–2079. Lo studio è stato condotto da Diane Ciaparra (Corus Research, Development and Technology, UK), Eric Aries (Corus Research, Development and Technology, UK), Marie-Jo Booth (Corus Research, Development and Technology, UK), David R. Anderson (Corus Research, Development and Technology, UK), Susana Marta Almeida (ISQ, Portogallo), Stuart Harrad (Division of Environmental Health & Risk Management, Public Health Building, School of Geography, Earth & Environmental Sciences, University of Birmingham, UK).
    La sesta domanda è: perché a Genova hanno chiusa l’area a caldo dell’Ilva e a Taranto non dovrebbe avvenire lo stesso? Forse i problemi sanitari non sono analoghi? Se si scava negli archivi si scoprirà che a Genova Clini era favorevole a chiudere la parte inquinante dell’Ilva.
    Settima e ultima domanda: perché non c’è un limite per diossine e pcb che sia specifico per i terreni di pascolo? Non c’è il rischio che, come a Taranto, anche in altre zone dell’Italia si contamini il bestiame con questa politica “lassista” del Ministero dell’Ambiente? Oggi in Italia, in qualunque regione, una pecora può contaminarsi “a norma di legge” in terreni con diossine e pcb. Per ovviare a questo “buco normativo” per i pascoli si adotta il limite di diossine e pcb delle zone urbane, che è assolutamente inadatto: le pecore non pascolano sull’asfalto. Il ministro dell’Ambiente Clini questa cosa la sa? E il Ministero delle Politiche Agricole ha qualcosa da dichiarare?
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Commento del sottoscritto su Fb a margine del post

Sono domande più che giuste, che vanno altrettanto giustamente fatte a chi oggi ha responsabilità della "Tutela Ambientale del Territorio", oltretutto con un mandato di ministro tecnico che lo esime dal dover rispondere agli elettori, e a chiunque altro, delle sue decisioni. Ma la colla che tiene attaccati certi personaggi alle loro poltrone, è tanto più forte quanto più immeritatamente e casualmente arrivano ad accomodarsi su di esse...Le risposte alle domande non arriveranno, ma neppure arriveranno le dimissioni che sarebbero più che dovute una volta constatata l'impossibilità di poter assolvere in coscienza al mandato ricevuto... Ringrazio Lidia Giannotti per la segnalazione e la condivisione dell'articolo di Alessandro Marescotti.
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Post di Movimento Ambientalista Bat

CLINI: ''Dimissioni? Ma vogliamo scherzare???" - vedi "Ilva: Clini, non mi dimetto. Disastri fatti da industria pubblica" da ASCA.it
http://www.asca.it/news-Ilva__Clini__non_mi_dimetto__Disastri_fatti_da_industria_pubblica-1184917-POL.html
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Post di Guido Picchetti
Danni e disastri fatti da un'industria pubblica ? Ebbè ? Clini mica è "ministro" di una società privata ? Quei danni e disastri, lo dice lui stesso, furono fatti in anni passati da una industria di Stato, di quello stesso Stato di cui oggi è ministro dell'Ambiente. E proprio per questa ragione, se non riesce a rimediare ai danni ambientali che fa o ha fatto una industria di Stato, le sue dimissioni sarebbero un atto dovuto, se fosse una persona seria e coerente... E se non arriva a capire ciò, siamo proprio messi male...
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Post di Antonella Recchia ‎

Alessandro Marescotti è un grande!
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A Antonella Recchia, Valentina Antoniazzi, Paolo Pigliacelli, Sandra Buccheri, Movimento Ambientalista Bat, Jahnpiero Assi e al sottoscritto piace questo elemento.
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L'appello di Confartigianato per il presidio di sabato prossimo all'aeroporto di Pantelleria
di Guido Picchetti (a margine di una immagine di Francesco La Francesca postata su FB)http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4031519380706&l=e847fcfcf5

Questo l'appello della Confartigianato Provinciale delle Piccole e Medie Imprese di Trapani a soci, artigiani e commercianti, ma anche alla popolazione tutta dell'isola, per la partecipazione al "presidio" di due ore previsto Sabato prossimo 11 Agosto a partire dalle 9,30 sulla rotonda d'accesso all'aeroporto di Pantelleria, del quale, alla presenza di Ministri della Repubblica e autorità, è prevista in quel giorno l'inaugurazione. La Confartigianato Imprese chiede altresì di aderire con la chiusura delle rispettive attività allo Sciopero Generale di due ore, indetto per l'occasione. Riuscirà Pantelleria a dare una prova di maturità democratica e di coesione nel chiedere e pretendere quanto le spetta di diritto ? E' quanto i promotori si augurano, ma anche quanti amano quest'isola e che, se anche non nati su essa, l'hanno scelta come dimora abituale... come il sottoscritto ad esempio...

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Northern Petroleum cerca shale gas a Ferrara: partite le trivellazioni
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/northern-petroleum-cerca-shale-gas-a-ferrara-partite-le-trivellazioni-11221.html


    7 agosto 2012. - Northern Petroleum Plc ha annunciato oggi l’inizio delle operazioni di trivellazione del pozzo “La Tosca-1″ all’interno del permesso di estrazione “Longastrino”. Si tratta di una concessione rilasciata dall’UNMIG, l’Ufficio Nazionale Miniere Idrocarburi e Geotermia, nel 2005 e detenuta al 100% da NP. Con una estensione di 139,72 Kmq il permesso Longastrino ricade nelle province di Ferrara e Ravenna e ingloba una buona parte della costa della laguna di Comacchio. Zona protetta dal Parco Interregionale del Delta del Po. Northern Petroleum stima che nel sottosuolo di Longastrino siano intrappolati circa 43-45 miliardi di piedi cubici di gas metano, pari a quasi 1,3 miliardi di metri cubici. Ed è assai probabile che si tratti di shale gas o di “tight gas” (che si estrae in maniera molto simile). Non lo dice, ma lo lascia intendere, la stessa azienda quando descrive i dettagli delle operazioni:

"Il pozzo La Tosca viene trivellato usando una trivella HDI Leonardo Drillmec HH220 e si stima in 45 giorni il tempo necessario a raggiungere la profondità massima. I costi di perforazione in capo a Northern saranno in gran parte sostenuti dal partner in Joint Venture Orca Exploration Group Inc."

    Tanto basta per drizzare le antenne e temere che Northern Petroleum sia in cerca di gas non convenzionale e abbia intenzione di utilizzare la tecnica del fracking. HDI, infatti, sta per Hydro Drilling International, ditta con sede legale ad Alessandria ed operativa a Ravenna. La trivella Drillmec HH220 è il loro gioiellino, così descritto nel sito di HDI:

"Le moderne tecniche di perforazione prevedono la perforazione di pozzi orizzontali i quali aumentano enormemente i rischi di presa di batteria. Gli impianti HH220, grazie al loro sistema altamente automatizzato, prevedono tempi molto limitati per il cambio aste, riducendo sensibilmente tali rischi."

    Le trivellazioni orizzontali, insieme alla iniezione di fluidi ad alta pressione, vengono utilizzate per fratturare le formazioni rocciose e liberare il gas dallo shale, cioè dallo scisto, o da altre formazioni rocciose/argillose. Ma ci sono formazioni del genere nel sottosuolo del permesso Longastrino? Sì, come afferma Orca Exploration:

"Il permesso Longastrino è situato nell’avanfossa dell’Appennino settentrionale, comunemente noto come bacino della valle del Po. Molti campi di gas e condensati sono situati vicino al permesso, come quelli di Ravenna, Alfonsine, San Potito, Cotignola, Dosso degli Angeli e Baldina. Gli ultimi ritrovamenti includono Agosta e Addadesse. [...] Argille intraformazionali, scisti e marne fanno da tappo, mentre le argille hanno anche un potenziale di generare gas biogenico."

    Per quello che si vede dall’esplorazione sismica 3D, quindi, ad una profondità di circa 2250 metri c’è del gas non convenzionale che si può estrarre una volta perforato lo strato di argilla, scisti e marne. Con quale tecnica? Assai probabilmente con la fratturazione idraulica orizzontale, accusata di inquinare le falde acquifere e provocare microsismi fino a 3 gradi Richter .
    Northern Petroleum e Orca Exploration possono farlo? Sì, perché in Italia queste tecniche non sono vietate. E nemmeno prese in considerazione: chi perfora può fare tutto quel che vuole, se poi inquina o fa danni paga. Sempre che un giudice riesca a capire cosa è successo esattamente a 2000 metri di profondità e se la senta di attribuire una responsabilità oggettiva all’azienda. E, per fare tutto ciò, ha bisogno di un ottimo perito (meglio due: un ingegnere e un geologo). Che non è neanche tanto facile da trovare, visto che quelli buoni sono stati tutti cooptati dalle aziende petrolifere.
    Dopo i primi esperimenti a Ribolla, quindi, l’Italia sembra si stia lanciando allegramente nell’avventura dello shale gas e degli altri gas non convenzionali. Ovviamente in piena estate, mentre tutti sono al mare a prendere il sole. E a pochi giorni dalla pausa estiva della politica, che come al solito chiude più di un occhio. Se non abbiamo dubbi che il ministro per lo Sviluppo economico, l’amante del petrolio e del gas nazionali Corrado Passera, veda di buon occhio le attività di Northern Petroleum ed Orca Exploration, qualche flebile speranza potrebbe venire dal ministro dell’Ambiente Corrado Clini. Lo stesso Clini che è pronto a togliere il divieto di trivellare in mare, ma che è pur sempre un ministro dell’Ambiente e che, di conseguenza, qualcosa deve almeno far finta di fare. Sempre che, nei prossimi 45 giorni (cioè nel tempo che servirà alla trivella HDI per andare a segno) Clini non sia troppo impegnato a cercare di difendere l’Ilva di Taranto.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Il terremoto ha da poco tempo allentato la sua morsa in Emilia. Nella regione si sono fatte appena più rare le scosse sismiche succedutesi senza sosta in questi ultimi due mesi. Ed ecco già la Northern Petroleum all'attacco di quei territori tanto martoriati, con nuove trivellazioni a caccia di prodotti petroliferi nel sottosuolo della zona. E stavolta pare intenda farlo ancora più "sfacciatamente". Per il luogo delle trivellazioni anzitutto, che è quello interessato dal permesso di estrazione “Longastrino” che comprende una buona parte della costa della laguna di Comacchio, zona protetta dal Parco Interregionale del Delta del Po. Ma anche per la tecnologia impiegata che sembra essere proprio quella del famigerato "fracking", con cui si estrae il gas metano in profondità mediante la fratturazione idraulica orizzontale della roccia, una tecnica accusata di inquinare le falde acquifere e provocare microsismi fino a 3 gradi Richter.. E come può farlo ? Semplice perchè in Italia tale tecnica, non solo non è vietata, ma neppure codificata... E come si può vietare qui da noi una cosa che chi dovrebbe vietarla in totale "malafede" finge di non conoscere neppure ?
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Post multiplo di Movimento Ambientalista Bat
1) "XHTML preview" - vedi http://bur.regione.emilia-romagna.it/dettaglio-inserzione?i=1d8a6a5229f5a9c814af854aa990405e
2) "Valutazione di Impatto Ambientale Positiva da parte della Giunta della Regione Emilia-Romagna" - vedi http://bur.regione.emilia-romagna.it/dettaglio-inserzione?i=3e642848708e6ba6a9ae28f9af4dce63
3) "Interpellanza della Lega Nord" - vedi http://www.lugonotizie.it/main/index.php?id_pag=33&id_blog_post=7432
4) "Risposta dell'assessore all'ambiente all'interpellanza della Lega Nord" - vedi http://www.provincia.ra.it/Ufficio-stampa/Comunicati-Stampa/Febbraio-2012/Interpellanza-su-pozzo-esplorativo-nel-Comune-di-Alfonsine
e http://www.provincia.ra.it/Ufficio-stampa/Comunicati-Stampa/Febbraio-2012/Interpellanza-su-pozzo-esp
5) "Comunicato stampa della Northern Petroleum dove si afferma l'inizio delle trivellazioni" - vedi http://www.northpet.com/assets/uploads/12-08-30%20La%20Tosca%20Spud%20Release_FINAL.pdf
6) "Poichè il Permesso di Ricerca "Longastrino" scadeva il 24/10/2011, in data 7 luglio 2011 la Northern Petroleum ha presentato Istanza di Proroga" - vedi http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/titoli/dettaglio.asp?cod=540  e http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/buig/55-8/55-8.pdf

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Dalla mia Bacheca su FB del 7/08/12

Pantelleria si ribella !!! Sciopero generale. Sabato 11 Agosto presidio presso l'aeroporto
da Pantelvoice con una nota di Francesco La Francesca (a margine di un manifesto postato su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=3915804186555&set=o.146120212128099&type=1&theater


Le sorti dell'isola le dobbiamo riprendere in mano noi. Trasporti inesistenti o quasi, sanità a rischio, lotta al lavoro nero ed alle aziende fantasma, sospensione dagli studi di settore, fiscalità di vantaggio, riapertura del centro per l'impiego... Sono solo alcuni dei punti che dovremo toccare, dei diritti che non ci devono più essere negati per arrivare a valere tanto quanto chi vive in terraferma.
Temi da trattare con tempistica ben definita a priori. Allora sabato 11 agosto sarà il momento di esserci e non si potrà mancare, per 2 ore dobbiamo mettere da parte il nostro interesse per pensare all'interesse della nostra terra... Altrimenti sarà la nostra terra a morire e noi con lei.

E qui a seguire il comunicato stampa appena diramato da Confartigianato in merito alla manifestazione del prossimo 11 agosto 2012 alle 9,30 presso l'aeroporto di Pantelleria in occasione della sua inaugurazione...


http://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1&theater

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Deregulation nel Mediterraneo
di Liliana Adamo
http://www.altrenotizie.org/ambiente/5003-deregulation-nel-mediterraneo.html


    05 AGOSTO 2012. - Se la storia d’amore fra John Gray ed Elizabeth McGraw durò in tutto nove settimane e mezzo, quella del ministro Corrado Passera (Infrastrutture e Sviluppo) con Eni ed Edison, frutterà ancora meno, sette settimane circa. Sorvolando sul parallelo, sembrerebbe che la febbre dell’oro nero abbia ottenebrato qualsiasi capacità di ponderazione, preso com’è, il governo Monti, dalle smanie erotizzanti per le trivellazioni nel Mediterraneo. Tante trivellazioni, le quali, al di là d’ogni frangente, produrranno appunto sette settimane di copertura energetica per l’intero territorio nazionale.
    Anacronismo nano? Brigantaggio marittimo tout court, oppure la solita, annosa miopia di sistema, che ha trasformato la fisionomia del belpaese in una carretta arrabattante? Economicamente privo di senso, con un dispendio di risorse ambientali senza precedenti, il progetto trivellazioni selvagge si appresta a essere l’ennesima trappola a danno di un già fragile ecosistema marino, nonché del turismo, della pesca, dei cittadini. L’irragionevole corsa al petrolio (e in quantità davvero modeste), riguarderebbe l’Adriatico centromeridionale, il Canale di Sicilia, il Mar Ionio e il Golfo d’Oristano; accaparratrici dei 30mila chilometri quadrati di fondali, sono compagnie nazionali (Eni/Edison), le uniche ad aver intrapreso il business petrolifero made in Italy, trivellando in prossimità delle coste siciliane.
    Greenpeace, Lega Ambiente, comitati e istituzioni locali, reagiscono sul nascere alla de-regolamentazione sancita dal nuovo decreto Sviluppo, che, attenzione, potrebbe essere presto ratificato in via definitiva al Parlamento. Sono nove le trivelle in funzione nei mari italiani, a queste si aggiungerebbero ben altre settanta, per produrre sette settimane energetiche, in toto; i nostri complimenti al ministro Corrado Passera, già bollato da Lega Ambiente alla stregua di un: “…pirata del mare, per aver riaperto tutti i procedimenti, atti alla prospezione, la ricerca e l’estrazione petrolifera…”.
    Perché, in buona sostanza, la sintesi di un documento presentato da Giorgio Zampetti, Stefano Ciafani e Angelo Di Matteo (membri di Lega Ambiente e Goletta Verde), titolato appunto, “Trivella Selvaggia”, evidenzia misteri e discrepanze in merito alla scellerata decisione di riscattare un percorso archiviato due anni fa, da un provvedimento legislativo (128/2010), emanato dopo l’incidente alla piattaforma Deepwater Horizon nel Golfo del Messico.
    E mentre le compagnie fremono per avere la loro fetta di trivellazioni, il report di Lega Ambiente e Goletta Verde rende palese l’inutilità dal punto di vista economico, giacché, nel primo semestre del 2012, l’uso energetico si è notevolmente ridotto per la crisi e grazie anche alle campagne informative volte all’oculatezza, orientate ad aziende e famiglie. Allo stato dei consumi attuali e secondo i dati aggiornati dallo stesso potere esecutivo, le riserve certe di petrolio serbate in profondità dei nostri mari, non sarebbero sufficienti a soddisfare il fabbisogno nazionale neanche per un anno. A che pro, allora, la corsa all’oro nero per un contentino di sette settimane?
    Intanto che la Sicilia corre ai ripari con la tempestiva richiesta al ministero dell’Ambiente, d’istituire una Zona di Protezione Ecologica nel Canale, resta una valutazione: a fronte di un esiguo ritorno nelle casse del territorio, nel 2011 Eni ed Edison hanno versato meno di un milione e mezzo d’euro di royalties estraendo gas/petrolio in terra e mare, ma il canone per le concessioni al largo delle coste, è devoluto interamente alle casse statali. Nella sola Sicilia sono ventinove le richieste (cui undici già autorizzate con perforazioni a scopo “esplorativo”), nel tratto di mare occupato dalla piattaforma Vega-A (Eni); zona, tra l’altro, determinante per la riproduzione di specie autoctone e commerciabili (nasello e gambero rosa).
    L’appello a fermare le trivelle ha già raccolto l’adesione di trentanove comuni (l’ultimo in ordine di tempo, quello agrigentino), associazioni di pescatori e comitati locali. Vedremo fino a che punto si spingerà il disegno ottuso dell’amministrazione Monti, perseverando con pratiche fameliche che hanno fatto il loro tempo, laddove (come in molte altre nazioni, Europa compresa), si tenta di scavalcare il gap dei combustibili fossili, attraverso l’utilizzo di fonti energetiche pulite e più eco-compatibili.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
E anche quest'articolo di Liliana Adamo non le manda certo a dire, e la denuncia è chiara, forte e lampante. Ma voi credete che cambierà qualcosa ? Ne dubito... Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire... soprattutto per i suoi neri, sporchi comodi...
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Contestato dagli ambientalisti Paolo Scaroni patron dell'Eni
di Ines Palena
da un comunicato stampa del WWF - Zona Frentana e Costa Teatina del 6/08/12


Paolo Scaroni contestato dagli ambientalisti a Vasto. WWF: l'ENI ha una visione miope ed obsoleta del futuro energetico.
    Domenica 5 agosto a Vasto, alla premiazione di Paolo Scaroni, Amministratore Delegato dell'ENI, nella edizione 2012 del Premio “Silvio Pretoro” - Associazione Pro Emigranti, oltre a diverse personalità politiche ed amministratori locali, c’era anche una rappresentanza del mondo ambientalista e della cittadinanza attiva, che ha “accolto” il patron dell’ENI con striscioni e grida di protesta. Questi si è guardato bene dal commentare la fastidiosa presenza, notata appena dal finestrino della sua auto blu, fatta entrare di gran fretta nel cortile interno del Palazzo.
    Non volendo entrare nel merito del conferimento del premio, ci chiediamo perché darlo proprio a chi, dopo aver smantellato ad Ortona un centro direzionale con centinaia di posti di lavoro, voleva regalarci un Centro Oli nel bel mezzo dei vigneti di Montepulciano, quando in Abruzzo ci sono tante personalità di spicco legate al nostro territorio, resesi note nel mondo per ricerca scientifica, per doti artistiche o letterarie?
    L’evento è stato un susseguirsi di encomi e ringraziamenti, a partire dal Sindaco di Vasto, Luciano La Penna, che pare essersi scordato completamente delle sue posizioni contrarie alla petrolizzazione, nel momento in cui ha rivolto una supplichevole richiesta di “non dimenticare l’Abruzzo” al cane a sei zampe.
    Quanto al discorso di Scaroni, non siamo rimasti tanto scandalizzati nel sentire il solito copione dell'azienda che porta ricchezza, che ha a cuore l'ambiente e che si preoccupa delle popolazioni del terzo mondo. Per chi ha percepito nel 2011 compensi per 6,06 milioni di euro (cioè 16603 euro al giorno o 692 euro all'ora notte compresa) dire certe cose è il minimo sindacale. Troviamo molto più irritante, invece, che dall'alto di quella retribuzione ci abbia detto che anche per noi tutto va bene, che l'emigrazione è una bella esperienza e che possiamo sempre riprenderci i due milioni di posti di lavoro che abbiamo lasciato agli stranieri.
    Ovviamente, dopo le lodi ai combustibili fossili (“di petrolio ce n’è ancora per 100 anni, di gas per altri due secoli”) ed alla sua “stimata” azienda (ci risulta che l’ENI sarebbe stato varie volte condannato per incidente fatale, strage ambientale, gestione illegale dei rifiuti, concorrenza sleale, corruzione), il nostro non poteva esimersi dal citare il compianto Mattei e assicurare che ne seguisse la visione etica, mettendo sempre al primo posto la sostenibilità ambientale (sic!).
   Ha anche affermato che se non c’è consenso delle popolazioni locali non si fa niente, ma di quale consenso parla? Se è quello dei politici e dei governanti, stiamo tranquilli che lo avrà sempre, lo abbiamo visto chiaramente ieri nelle facce accondiscendenti dei nostri rappresentanti locali, ma il consenso della popolazione siamo sicuri che non c’è qui in Abruzzo come a Viggiano, o in Congo o nel Delta del Niger, ma non ci risulta che l’ENI se ne sia andato. Forse il problema del consenso non è cosi prioritario come dice?
    Vogliamo comunque ricordare all’A.D. dell'ENI, e a tutti i nostri politici cosi pronti a “svendere” il territorio con la scusa della crisi, che gli abruzzesi hanno espresso più e più volte, con manifestazioni e decine di migliaia di firme, la contrarietà agli idrocarburi nella Regione dei Parchi, già trivellata abbondantemente in terra e mare. L’ENI, grazie alla sua dirigenza miope, continua a mantenere l’Italia in una visione lontana anni luce dall’ innovazione e dal risparmio energetico, una visione obsoleta, colonizzatrice dei territori, con un impatto ambientale, culturale, sociale ed economico insostenibile. Dato che il 30% circa dell’ENI è dello Stato italiano, quindi di tutti noi, chiediamo che almeno questa parte del fatturato venga usata per creare poli tecnologici innovativi, che sfruttino energie a impatto zero, come il solare, l’eolico e l’idrogeno, le uniche fonti energetiche in grado di traghettarci fuori dall’era fossile, senza infierire ulteriormente sul riscaldamento globale.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
E c'è anche un bel video su YouTube, segnalatomi da Assunta Di Florio che ringrazio per l'invio del comunicato del WWF qui riportato. Un primo passo per Paolo Scaroni verso la presidenza delle Repubblica italiana ? E chi lo sa ? Per adesso la cittadinanza onoraria a Cuppello, ma non si sa mai cosa riserva la vita a certi personaggi che sanno indubbiamente come muoversi di questi tempi, specie nei paesi a caccia di sviluppo e ricchi di interessi personali... A buon intenditor poche parole...
Il link del video http://www.youtube.com/watch?v=5pSR-prH138&feature=player_detailpage
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Ilva, le telecamere di Sky nel quartiere Tamburi di Taranto
video da kyTG24
http://tg24.sky.it/tg24/.../ilva_taranto_viaggio_skytg24_quartiere_tamburi_bambina_ammalata.html


    5 agosto 2012. - In attesa della decisione del Riesame sul sequestro dello stabilimento siderurgico, la storia di Annachiara, 14 anni, che viveva a pochi passi dalla fabbrica e che tre anni fa si è ammalata di leucemia. Ora, insieme ai genitori, non vive più lì.
    C’è attesa per le decisioni del Tribunale del Riesame sul sequestro dell'Ilva di Taranto ma anche per i possibili sviluppi delle intercettazioni telefoniche tra ex esponenti dello stabilimento siderurgico, avvocati e rappresentanti degli enti pubblici delegati al controllo ambientale.
    In attesa di avere più chiarezza e riscontri su quest'ultimo fronte, l'evolversi della vicenda per ora è legato al Riesame che mercoledì 8 agosto farà conoscere le sue determinazioni in merito alle due richieste presentate dagli avvocati dell'Ilva, ovvero dissequestro degli impianti e libertà per le otto persone - ex presidenti Ilva e dirigenti dell'azienda - ai domiciliari con l'accusa di disastro ambientale colposo e doloso.
    Intanto le telecamere di SkyTG24 sono andate nel quartiere Tamburi di Taranto, a pochi passi dall’Ilva, per ascoltare la storia di una delle tante bambine che si sono ammalate nel corso degli anni nella zona.
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Post di Movimento Ambientalista Bat
Fondamentale la testimonianza della pediatra Grazia Benedetti riguardo le conseguenze fisiche sui bambini derivanti dalle diossine sprigionate dall'ILVA. Anche una scuola elementare e dell'infanzia è interessata dall'inquinamento, XI Circolo didattico G.B.Vico, che però non è stata mai chiusa né bonificata.
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Dalla mia Bacheca su FB del 6/08/12

Le procedure di VIA in corso nel Canale di Sicilia, e non solo...
di Guido Picchetti (commento a margine di una mappa postata su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4024697530164&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


    6/07/12. - Le procedure di VIA in corso al 31 Luglio 2012 nello Stretto di Sicilia in una immagine elaborata dal sottoscritto secondo quanto riporta una mappa del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare sul sito web segnalatomi dal Movimento Ambientalista Bat (che ringrazio per la collaborazione) al seguente url:
http://cart.ancitel.it/index.html?progetto=B47C5CEB-6529-EA40-8815-9FB61EE44497&map=D8F7F59D-3991-4BC8-87E8-244B45EF9AC3

    Un commento a margine della mappa qui pubblicata è d'obbligo. In essa, secondo l'intestazione originale, sarebbero localizzati i progetti con procedure di VIA in corso come risultano alla Direzione per le Valutazioni Ambientali del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare alla data del 31 Luglio 2012. Ci sono però alcune incongruenze che andrebbero chiarite.
    La prima riguarda l'impianto eolico offshore della Four Wind srl a nord di Pantelleria, progetto la cui richiesta di VIA fu respinta lo scorso anno dalla Regione Sicilia. Come mai risulta sella mappa in questione risulta una procedura in corso ? Possibile che il "NO" a quel progetto non sia stato ancora comunicato al Ministero dell'Ambiente e/o al Ministero dello Sviluppo Economico, e che tale respingimento non sia stato debitamente messo agli atti di entrambi i Ministeri?
    Seconda stranezza: a Nord e ad Ovest di Pantelleria sulle mappe dl Ministero dello Sviluppo Economico da tempo risultano rilasciate due concessioni di ricerca (rispettivamente la C.R147-NP e la G.R.15.PU) di cui su questa mappa non c'è traccia alcuna. E neppure c'è traccia della concessione intestata all'ENI a SO dall'isola, attualmente sospesa, ma sulla quale l'ENI potrebbe riprendere su richiesta le operazioni di sfruttamento, non si sa bene se dovendo sottoporla a nuova richiesta di VIA, o meno. In compenso sulla mappa qui riportata risultano nel Canale di Sicilia alcuni progetti con procedimenti di VIA in corso di cui si sapeva poco o nulla, tutti ora debitamente localizzati in mappa. Come pure sono segnalati e localizzati in mappa i due impianti intestati all'ENI, che sono operativi su vari pozzi ormai da decenni, ma che certamente non hanno una proceduta di VIA in corso.
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Proposta per l'istituzione di una Cabina di Regia Ambientale Nazionale
di Movimento Ambientalista Bat (da un post condiviso su FB)
http://www.facebook.com/,,,&set=a.104235473023921.6243.100003124060233&type=1


    6/08/2012. - Istituzione di una "Cabina di Regia Ambientale Nazionale”, che rappresenti la struttura di riferimento per il Coordinamento e la Promozione delle iniziative volte alla tutela ambientale, con servizio prioritario di “sentinella” nel ricercare e segnalare le varie istanze di Permessi di Prospezioni geofisiche e Ricerca Idrocarburi in terraferma ed in mare.
    In questo modo, oltre a consentire un immediato coinvolgimento dei cittadini per l’invio di Osservazioni di contrarietà in tempo utile, si instaurerà un maggior coinvolgimento di tutti i Gruppi, le Associazioni, le Organizzazioni, le Reti, i Movimenti e i singoli cittadini “ambientalisti”, i quali avranno un punto di riferimento per inoltrare e condividere le varie informazioni ed iniziative, così da avere una “forza ed un peso nazionale” e non più una dispersione locale che spesso risulta inefficace.
    Tutti coloro che sono in grado di formare questa “cabina di regia” possono dare la propria disponibilità, tenendo presente che comunque e un impegno gravoso, ma sicuramente efficace!
    Rivolgiamo questo invito a Maria Rita D'Orsogna, Fabrizia Arduini, Guido Pietroluongo, Roberto Glauco Garzarella, Raffaele Vigilante, Giuseppe Deleonibus, Ornella Tarullo, Guido Picchetti, e tanti altri di cui non conosciamo o non ricordiamo i nomi, in qualunque località italiana o estera essi risiedano, affinché prendano in esame l’eventuale costituzione di siffatta proposta.
    Indipendentemente dall’eventuale colore politico, appartenenza associativa, amicizie ed inimicizie, noi crediamo che l’unione e la convergenza di tutte le realtà esistenti sul territorio sia l’unica strada da seguire se vogliamo veramente ed efficacemente tutelare il nostro Ambiente. F.to Movimento Ambientalista Bat.

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Commenti su FB a margine del post di Movimento Ambientalista Bat

Chiunque legga questo post - messaggio è invitato a divulgarlo, grazie. Consentiteci gli "orrori ortografici" di battitura del testo :-)
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Post di Guido Picchetti

Fino a quando ce la farò, e non sarà per molto, purtroppo (pur corna facendo...), la mia disponibilità è assicurata, concordando assolutamente sul principio di base...
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Post di Movimento Ambientalista Bat

Ok, grazie, non avevamo dubbi in proposito circa la tua partecipazione che è sempre stata attiva. Ti auguriamo una lunga e prosperosa vita, la comunità ha bisogno di te! :-)
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Post di Guido Picchetti

Grazie... E con un bocca in lupo per l'iniziativa... Ce n'è davvero bisogno, con la collaborazione di tutti, senza protagonismi insulsi e privi di significato (se non dannosi), ma con quanto ciascuno di noi è in grado di dare, specie nel suo campo specifico di competenza... Ancora auguri...
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Post di Movimento Ambientalista Bat

Guido, ne avevamo già parlato ed eravamo concordi riguardo la partecipazione di tutti a livello nazionale e la fusione di iniziative che abbiano una forza non vincolata da confini provinciali e regionali. Dobbiamo pensare ed agire come un'unica mente, un unico cuore ed un unico comune obiettivo. INSIEME SI PUO'!
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Post di Carmelo Nicoloso

Possiamo sicuramente ottimizzare le sinergie con il nostro Comitato Parchi...
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Post di Fabrizia Arduini
Basta che a turno si legga questo: "Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse" ... e poi questo: "Valutazioni ambientali"... (naturalmente per le concessioni a terra si va alla VIA regionale, a mare a quella nazionale...)
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Post di Movimento Ambientalista Bat
Dal 1 agosto lo stiamo consultando ogni 30 minuti per controllare, appena viene pubblicato il BUIG di luglio 2012, le novità.
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Post di Fabrizia Arduini
Per l'Abruzzo non ci sono problemi... Avvisiamo noi, anche se sino ad ora. grazie a Maria Rita, abbiamo cercato di aiutare tutti - Sicilia, Puglia - nel nostro piccolo. Per il mare ogni tanto una capatina...
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Post di Guido Pietroluongo
Santa Fabrizia!
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Post di Movimento Ambientalista Bat
Santa Fabrizia Arduini, non diciamo "prega per noi", ma VIGILA PER NOI E CON NOI !
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Post di Fabrizia Arduini
Vi potete iscrivere alla newsletter, so precisi :-)
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Post di Guido Pietroluongo
Già sono iscritto, ma lo sai che sono tonto e senza la tua guida "no entiendo nada"!!!
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Post di Movimento Ambientalista Bat
Alle newsletter di entrambi i Ministeri? A quelle dello Sviluppo Economico siamo già iscritti ...
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Post di Fabrizia Arduini
Bravissimi, se mi arrivano poteri straordinari dovuti alla santità, manco un petroliere faccio passare :-)
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Post di Giuseppe Deleonibus
Io ci sto!
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Post di Movimento Ambientalista Bat
Grazie Giuseppe Deleonibus, anche Roberto Glauco Garzarella e Guido Picchetti hanno dato la propria disponibilità.
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Post di Guido Pietroluongo
Presente nel limite del mio tempo e delle mie competenze...
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Poist di Movimento Ambientalista Bat
Ok, grazie, Guido Pietroluongo...
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Post di Maria Ghelia
Bellissimo!!! Speriamo...
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A Maria Ghelia, Fabio Russo, Francesco De Rosa, Guido Pietroluongo, Fabrizia Arduini, Ona Asti. Ilva Alvani, Monica Di Lauro, Sirene Nel Blu, Gianluca Salerno, Gianluca Cecere, Movimento Ambientalista Bat e al sottoscritto piace questo elemento.

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     Dal 1 al 5 Agosto 2012
 
Dalla mia Bacheca su FB del 5/08/12

Una geo-mappa della Sicilia contro le trivellazioni
di V.R.
http://www.geologi.info/una-geo-mappa-della-sicilia-contro-le-trivellazioni_news_x_12028.html


Dopo l'allarme di Greenpeace, Cassaniti del Consiglio regionale miniere insiste sulla necessità di fare ricerca per tutelarsi da un terribile disastro ambientale
     30 luglio 2012. - Nei giorni scorsi Greenpeace Italia ha lanciato l'allarme sui rischi connessi alla crescente domanda di trivellazione petrolifera nel Canale di Sicilia. Come documentato nel rapporto “Meglio l'oro blu dell'oro nero”, sono 29 le richieste giunte dai magnati del petrolio per trivellare, di cui 11 già concesse. In particolare è la tratta Sciacca-Gela ad essere molto ambita, con 5 nuove richieste di esplorazione e due permessi di ricerca già concessi. Una prospettiva di sfruttamento che allarma per il rischio disastro ambientale, che avrebbe effetti terribili sull'ecosistema delle coste siciliane e conseguentemente sugli introiti economici garantiti dal turismo.
      All'appello di Greenpeace si è unito Carlo Cassaniti, esperto del Consiglio regionale delle miniere, ente competente per il rilascio di permessi di ricerca in territorio emerso, che spiega: “I nostri mari presentano purtroppo le stesse pericolosità geologiche dei territori emersi. In particolare nel Canale di Sicilia sono presenti numerose ed importanti strutture geologiche che nel complesso definiscono il Blocco pelagiano. Quest’ultimo è confinante ad est con la nota scarpata ibleo-maltese, struttura tettonica molto attiva del Mediterraneo, mentre ad ovest il blocco viene a contatto con le catene dell'Atlante attraverso un'ampia fascia deformata ad andamento meridiano che va dal Golfo di Tunisi a quello di Gabes in Libia. Da non sottovalutare poi, la presenza di vulcani sottomarini, come ad esempio Empedocle situato a circa 40 km al largo di Capo Bianco in Sicilia e che presenta una struttura vulcanica che si aggira intorno ai 400 metri di profondità, con una base lunga 30 km per 25 km”.
      In questo delicato e complesso contesto geologico, negli ultimi anni “sono stati realizzati campi petroliferi sfruttando giacimenti che si rinvengono in trappole miste nella piattaforma triassica, senza considerare la complessa dinamicità dei fondali e soprattutto senza aver mai studiato quelle pericolosità geologiche che potevano ed ancora oggi potrebbero rappresentare un rischio per le aree prospicienti emerse”. Per questa ragione, Cassaniti ribadisce che è fondamentale “fermare le attività estrattive attraverso la programmazione di una campagna di studi scientifici che conducano alla redazione di una mappa delle pericolosità vulcano-tettoniche del Canale di Sicilia”.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post.

Ultimo "eco di stampa" di questa serie settimanale, ma, ritengo anche uno dei più importanti per l'autorevolezza della fonte. Si tratta di Carlo Cassaniti, esperto del Consiglio Regionale delle Miniere (ente competente per il rilascio di permessi di ricerca in territorio emerso, il quale, confermando come i nostri mari presentino purtroppo le stesse pericolosità geologiche dei territori emersi, ribadisce ancora una volta come il livello di pericolosità dello Stretto di Sicilia non sia affatto da sottovalutare, e come sia invece necessario “fermare le attività estrattive attraverso la programmazione di una campagna di studi scientifici che conducano alla redazione di una mappa delle pericolosità vulcano-tettoniche del Canale di Sicilia”. Ma in quell' "Universo Parallelo" di cui dicevo dianzi, fatto di politici, politicanti, arruffoni e arruffatori, impegnati solo a valutare i loro poco trasparenti interessi personali, ci saranno occhi per leggere e cervelli per capire ?
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Post di Movimento Ambientalista Bat
Certamente hanno occhi per leggere e cervello per capire che devono arruffare e trafugare quanto più possibile, prima che scada il loro mandato o venga meno il proprio potere politico e/o istituzionale.
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A Anna Scordio e Movimento Ambientalista Bat piace questo elemento.
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Con Patrizia Maiorca chiude in bellezza il tour di Greenpeace: anche Siracusa e Catania dicono no alle trivelle in mare da redazione
http://www.ondaiblea.it/...-il-tour-di-greenpeace-anche-siracusa-e-catania-dicono-no-alle-trivelle-in-mare.html


     Siracusa, 4 agosto 2012 – Greenpeace arriva a Siracusa e Catania per le ultime tappe del tour “U Mari nun si Spirtusa” e raccoglie l’adesione anche dei sindaci delle due città per proteggere il mare dalle trivellazioni petrolifere. Oggi davanti al Castello di Maniace sull’isola di Ortigia, culla della città antica di Siracusa, a veleggiare su Luna, la barca dell’associazione, Patrizia Maiorca, campionessa mondiale di Apnea, che ha aperto insieme agli attivisti uno striscione con il messaggio “Il mare di Sicilia non si tocca”.
     «Il mare è sogno, è libertà; il mare deve rimanere blu, azzurro e verde, i suoi colori, non nero petrolio. Per questo dico un “no” fermo e deciso alle trivelle nel Canale di Sicilia che distruggerebbero il nostro mare che è un bene di tutti»
– dichiara Patrizia Maiorca.
     L’organizzazione con la sua barca a vela, Luna, è stata impegnata quasi un mese in Sicilia con un tour che ha toccato le principali località della costa meridionale dell’isola per informare e sensibilizzare la popolazione siciliana sui rischi delle perforazioni petrolifere. Nel Canale di Sicilia è scoppiata una vera e propria corsa all’oro nero: 29 le richieste per cercare petrolio nell’area, di cui 11 già autorizzate. Una zona particolarmente a rischio quella a sud di Capo Passero dove, oltre a tre permessi di ricerca, è in via di valutazione la perforazione di un pozzo esplorativo.
     «Uno sversamento di petrolio in mare come quello avvenuto nel Golfo del Messico nel 2010 metterebbe a rischio le coste siciliane e con esse le economie da cui dipendono le comunità locali, come il turismo e la pesca. Sono tantissimi i comuni costieri che, nelle ultime settimane, si sono schierati con noi contro le trivelle - dichiara Giorgia Monti, responsabile campagna Mare di Greenpeace Italia. - La richiesta della Sicilia al ministero dell’Ambiente è chiara: istituire una Zona di Protezione Ecologica nel Canale di Sicilia e creare delle aree protette per fermare per sempre la folle corsa all’oro nero» – conclude Monti.
     La campagna di Greenpeace che ha chiesto ai sindaci siciliani di sostenere l’Appello [1] al Ministero dell’Ambiente per fermare le trivelle e tutelare il mare del Canale di Sicilia ha raccolto l’adesione di ben 43 comuni, numerose associazioni locali e di categoria, ed oltre 30.000 cittadini. All’appello hanno aderito, tra gli altri, anche Ficarra e Picone, Sergio Friscia, Rita Borsellino, Andrea Camilleri, Roy Paci,Marco Basile e Guido Caprino.
Dopo la tappa siracusana e l’adesione del Sindaco della città Roberto Visentin Greenpeace arriverà a Catania per l’ultima tappa del tour: nella mattina i volontari saranno in spiaggia al Lido “Le Capannine” dove verrà formalmente raccolta l’adesione del sindaco Raffaele Stancanelli alla campagna e i cittadini potranno firmare per tutelare il loro mare. In serata ad Acitrezza, presso “Villa Fortuna” (via Lungo Mare dei Ciclopi n. 139), sarà esposta la mostra fotografica itinerante “Mediterraneo: tesori in alto mare”; saranno inoltre premiate le foto vincitrici del concorso indetto dai volontari del Gruppo Locale di Catania e al quale hanno partecipato centinaia di cittadini che hanno ritratto con i propri smartphones le bellezze delle coste siciliane.
Note:
[1] Link all’Appello su http://www.greenpeace.org/italy/Global/italy/file/2012/mare/appello-sicilia.pdf.
- Elenco dei comuni firmatari: Palermo, Villabate, San Vito Lo Capo, Erice, Valderice, Favignana, Pantelleria, Campobello di Mazara, Castelvetrano, Sciacca, Siculiana, Realmonte, Gela, Vittoria, Ragusa, Pozzallo, Noto, Caltanissetta, Enna, Trapani, Pachino, Marsala, Lampedusa e Linosa, Modica, Scicli, Custonaci, Butera, Ispica, Licata, Portopalo di Capo Passero, Acate, Agrigento, Alcamo, Raffadali, Palma di Montechiaro, Menfi, Porto Empedocle, Cattolica Eraclea, Castellammare del Golfo, Paceco, Aci Castello, Catania, Siracusa.
- Hanno aderito anche: Alessandro Aricò, Assessore Regionale del Territorio e dell’Ambiente; Angelo Pizzuto, Commissario straordinario del Parco delle Madonie; On. Vincenzo Marinello e On. Giacomo di Benedetto, Parlamentari dell’Assemblea Regionale Siciliana; On. Giuseppe Marinello, Camera dei Deputati; Francesco Aiello, Assessore Regionale per le Risorse Agricole e Alimentari; Rita Borsellino, Euro Parlamentare; Francesco Christian Schembri, Assessore Territorio e Ambiente della Provincia di Agrigento; Natale Amoroso, Assessore alla Pesca della Provincia di Trapani; On. Avv. Girolamo Turano, Presidente della Provincia di Trapani; Stefano Donati, Direttore dell'Area Marina Protetta Isole Egadi; On. Toni Scilla, Segretario della Commissione Attività Produttive della Regione Sicilia; ANCI Sicilia; AGCI-AGRITAL Sicilia; LegaCoop Sicilia; LegaCoop Pesca Sicilia; Piero Forte, Responsabile Regionale Associazione ANAPI Pesca Sicilia; Comitato Stoppa la Piattaforma; Associazione Apnea Pantelleria Onlus; Associazione L'AltraSciacca; Consorzi di ripopolamento ittico di Agrigento e di Siracusa; Organizzazione di Produttori della Pesca, Trapani.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
Sembra proprio di vivere in due "Mondi diversi e paralleli"... Il "Mondo" di quanti difendono la natura pensando al bene comune e ai pericoli che possono derivare da certe scelte (vedi Greenpeace e i loro attivisti), e il "Mondo" di quanti invece, avendone il potere (politici, politicanti,e "arraffatori" di turno, se qualcuno non avesse capito...), queste scelte fanno per puro interesse, personale o di gruppo che sia, infischiandosene bellamente di quanto quelli dell'altro "Mondo" chiedono a ragion veduta, e di quel che potrebbe accadere a danno di entrambi i "Mondi" diversi e paralleli, un domani in conseguenza delle decisioni prese. Decisioni proprio ieri decretate con voto unanime alla Camera, ignorando totalmente ogni richiesta di tutti coloro (e non sono pochi) che proprio ieri, nello stesso giorno del decreto, hanno chiuso a Catania la campagna di sensibilizzazione sul pericolo delle trivellazioni petrolifere off-shore nel Canale di Sicilia. Una campagna iniziata una decina di giorni fa a Palermo, che dopo aver toccato varie località costiere della Sicilia Sud Occidentale, raccogliendo ovunque adesioni e consensi, e anche in località non raggiunte dalle imbarcazion degli attivisti, a detta dei promotori, si è chiusa "in bellezza"... Ma quale "bellezza", mi viene da dire ? Con il decreto sviluppo approvato prorio ieri che va in tutt'altra direzione !!! Niente da fare... Siamo proprio davanti a due mondi paralleli, che non comunicano minimamente tra loro e s'ignorano reciprocamente e... bellamente !!!
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Il Canale di Sicilia: "Universo Sottomarino in pericolo"
di Guido Picchetti (a margine di una immagine postata su FB il 5/08/12)
http://www.facebook.com/...&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1


Dura esattamente un minuto e diciassette secondi il servizio video-giornalistico andato ieri sera in onda al TG delle 19:00 di RAI3 sull'allarme di Greenpeace, sui pericoli che corre il Canale di Sicilia per le conseguenze delle nuove norme previste dal Decreto Sviluppo appena approvato dalla Camera. Un decreto che apre alle trivellazioni in tutti i mari italiani dove esistano concessioni per ricerche e sfruttamento già avanzate da società petrolifere, italiane o straniere che siano... E qual'è quel mare italiano che ne è privo ? C'è qualcuno che sa indicarmelo ? Per non parlare poi del Mediterraneo. E a questo tema il servizio pubblico televisivo, dopo una campagna di sensibilizzazione durata giorni in una delle regioni più minacciate da tali problemi (la Sicilia), dedica "un minuto e diciasette secondi" su una delle sue reti di minor seguito... Se tanto mi dà tanto...
NB. Per raggiungere la pagina web di RA3 dov'è riportato on line il video di Enza Emira Festa basta cliccare sull'immagine o sul link riportati a seguire. (gp)

Universo Sottomarino in pericolo
servizio video di Enza Emira Festa su TG3
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/...-78575d30-bfd5-4f15-9a2d-37ab8510a0f9-tg3.html

Dal TG4 delle 19:00 di Sabato 04/08/2012. "Un universo sottomarino straordinario.
Nel Canale di Sicilia dove però le trivelle a caccia di petrolio rischiano di distruggere
questi fondali davvero unici. Filmato denuncia di Greenpeace.
"

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/...-78575d30-bfd5-4f15-9a2d-37ab8510a0f9-tg3.html

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Dalla mia Bacheca su FB del 4/08/12

Stamane alle 9:58 scossa di mag 3,3 al largo di Tropea
di Guido Picchetti (a margine di una immagine dell'EMSC postata su FB)
http://www.facebook....&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1

04/08/2012 - Scaviamo, scaviamo, trivelliamo, trivelliamo... e vedremo poi come Madre Natura ci ripagherà... E non potremo nasconderci dietro un dito, dicendo che Lei non ci aveva minimamente avvisato. Scosse di lieve entità da qualche tempo si registrano in tutta l'area Mediterranea a riprova della sismicità di questo bacino da oriente ad occidente, checchè ne dicano, o meglio non ne dicano..., gli esperti più o meno interessati o coinvolti nelle operazioni finalizzate allo sfruttamento energetico delle risorse fossili nel nostro Paese e non solo... Stamani alle 9:58 sul solito fondale sottomarino ad una decina di miglia al largo di Tropea, nel Basso Tirreno. a SE di Stromboli, ad est delle Eolie, e a nord della Sicilia orientale, una bella scossetta di mag 3.3, alla profondità di ben 204 km.. Certamente a una tale profondità le trivelle che succhiano petrolio dal fondale non ci arrivano, ma una scossetta così profonda più facilmente si propaga nel sottosuolo, e può provocare possibili danni alle trivelle in azione ... O mi sbaglio ? (a lato Mappa dell'EMSC - Euro Mediterranean Sismologic Center con la localizzazione della scossa registrata stamane). Questi i relativi dati:

Regione SICILIA, ITALIA - Grandezza ML 3,3
Date tempo 2012/08/04 - 07:58:52.0 UTC
Posizione 38,63 N, 15,60 E - Profondità 204 km

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Decreto Sviluppo: sanatoria per centrali a petrolio e trivelle offshore
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/decreto-sviluppo-sanatoria-per-centrali-a-petrolio-e-trivelle-offshore-11180.html


     3 agosto 2012. - Con il voto di questa mattina in Senato (254 presenti, 216 sì, 33 no e 4 astenuti) è stato approvato il Decreto Sviluppo con lo stesso testo approvato già alla Camera il 25 luglio scorso. Non mancano le sorprese e le brutte notizie per l’ambiente. L’articolo 38-bis (Individuazione degli impianti di produzione di energia elettrica necessari per situazioni di emergenza e delle relative condizioni di esercizio e funzionamento), infatti, contiene una sorta di sanatoria ambientale per le centrali a olio combustibile, cioè petrolio.
     Sono le centrali più vecchie e inquinanti, spesso spente da anni per motivi ambientali, che potranno però essere riattivate dal 1 gennaio al 31 marzo per risparmiare il gas che brucerebbero le centrali a ciclo combinato e renderlo disponibile per il riscaldamento domestico. Tutto questo in deroga ai limiti di emissioni in atmosfera di inquinanti eventualmente previsti dalle Autorizzazioni Integrate Ambientali:

1. Al fine di ridurre il consumo di gas naturale nel settore termoelettrico nelle situazioni di emergenza gas e garantire la sicurezza delle forniture di energia elettrica a famiglie e imprese, anche tenendo conto di quanto previsto all’articolo 38, il Ministro dello sviluppo economico, sulla base degli elementi evidenziati dal Comitato per l’emergenza gas e dalla società Terna Spa, entro il 31 luglio di ogni anno individua con proprio decreto le esigenze di potenza produttiva, alimentabile con olio combustile e con altri combustibili diversi dal gas, di cui garantire la disponibilità, nonché le procedure atte a individuare, nei successivi trenta giorni e secondo criteri di trasparenza e di contenimento degli oneri, gli specifici impianti di produzione di energia elettrica con potenza termica nominale superiore a 300 MW, anche tra quelli non in esercizio a motivo di specifiche prescrizioni contenute nelle relative autorizzazioni, destinati a far fronte a emergenze nel successivo anno termico. Il termine per l’individuazione delle esigenze di potenza produttiva da parte del Ministro dello sviluppo economico è fissato, in sede di prima applicazione, al 30 settembre 2012.
2. I gestori degli impianti di cui al comma 1 garantiscono la disponibilità degli impianti stessi per il periodo dal 1º gennaio al 31 marzo di ciascun anno termico e possono essere chiamati in esercizio in via di urgenza, nell’arco di tempo suddetto, per il solo periodo di tempo necessario al superamento della situazione di emergenza.
3. Tenuto conto del limitato periodo di possibile esercizio degli impianti di cui al comma 1 e della loro finalità, a tali impianti si applicano esclusivamente i valori limite di emissione nell’atmosfera previsti dalla normativa vigente, in deroga a più restrittivi limiti di emissioni nell’atmosfera o alla qualità dei combustibili, eventualmente prescritti dalle specifiche autorizzazioni di esercizio, ivi incluse le autorizzazioni integrate ambientali rilasciate ai sensi della parte seconda, titolo III-bis, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, e successive modificazioni. Sono sospesi altresì gli obblighi relativi alla presentazione di piani di dismissione previsti nelle medesime autorizzazioni.
4. Fermo restando quanto previsto dal comma 3, per il periodo di cui al comma 2, i gestori degli impianti di cui al comma 1 sono esentati dall’attuazione degli autocontrolli previsti nei piani di monitoraggio e controllo, con deroga alle eventuali specifiche prescrizioni contenute nelle relative autorizzazioni integrate ambientali per il caso di utilizzo di combustibili liquidi, nonché dall’attuazione delle prove periodiche sui sistemi di misurazione in continuo delle emissioni di cui alla parte quinta, allegato II, parte II, sezione 8, punto 3, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, previste dalla citata parte quinta, allegato VI, del decreto legislativo n. 152 del 2006. Le esenzioni si applicano anche nel caso in cui gli impianti non vengano chiamati in esercizio al di fuori del periodo di cui al comma 2. Ai medesimi gestori non si applica quanto previsto all’articolo 1-quinquies, comma 1, del decreto-legge 29 agosto 2003, n. 239, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 ottobre 2003, n. 290.

     Sintetizzando e detto in parole semplici e chiare: in pieno inverno può capitare che dalla Russia arrivi meno gas a causa della ormai nota guerra del gas con l’Ucraina o di un clima particolarmente rigido anche nell’est Europa. Per limitare il consumo di gas in Italia si produce meno energia elettrica dal gas permettendo a vecchissimi impianti a petrolio di produrre quasi a canna libera. E tutto questo si paga, nella bolletta del gas, tramite apposita delibera dell’Autorità per l’Energia elettrica e il Gas:

5. Con provvedimento dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, da emanare entro sessanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, sono stabilite le modalità per il dispacciamento degli impianti di cui al comma 1, nonché le modalità per il riconoscimento dei costi sostenuti per i medesimi impianti in ciascun anno termico, quali oneri generali per la sicurezza del sistema del gas naturale, in analogia a quanto previsto per la reintegrazione dei costi delle unità essenziali per la sicurezza del sistema elettrico.

     La polemica per questo articolo 38-bis è scattata già prima della votazione al Senato, visto che il testo su cui è stata posta la fiducia è lo stesso partorito dalla Camera. Legambiente, tramite il suo vice presidente Edoardo Zanchini, parla di “decisione vergognosa e ipocrita”: "In pratica, gli impianti potranno funzionare al di fuori di qualsiasi controllo ambientale, in una situazione di autentico far west normativo, con un guadagno sicuro. Perché entro 60 giorni l’Autorità per l’Energia dovrà stabilire le modalità per il riconoscimento dei costi sostenuti in ciascun anno termico. Le accuse alle fonti rinnovabili e al loro impatto in bolletta da parte del Ministro Passera mostrano ora tutta la loro insopportabile ipocrisia."
     L’energia prodotta dalle centrali a petrolio, infatti, sarà sostanzialmente fuori dal mercato elettrico visto che avrà un suo canale privilegiato di dispacciamento e prezzi stabiliti dall’AEEG. E c’è da scommettere che non sarà neanche tanto economica e la pagheremo tutti. Per questo, su Twitter, il presidente di APER Agostino Re Rebaudengo ha commentato:

# Re Rebaudengo@ReRebaudengo
Inquinati e tassati: togliere sovvenzioni all’energia pulita per darle ai fossili non si può chiamare sviluppo Governo @MinistroPassera

     Già ieri, però, quando era ormai chiaro che il Governo avrebbe posto la questione di fiducia sul testo già approvato dalla Camera, Rebaudengo dichiarava:

# Re Rebaudengo@ReRebaudengo
Habemus Dlsviluppo: tagli alle rinnovabili e bollette più pesanti per finanziare le vecchie centrali a petrolio governo @minambienteIT
# Re Rebaudengo@ReRebaudengo

Dlsviluppo mentre aziende rinnovabili tagliano dipendenti, cittadini pagano costi elevati per favorire lobby fossili. Benvenuta recessione!
# Re Rebaudengo@ReRebaudengo

Governo nel Decretosviluppo favorisce il far west normativo a favore delle fonti fossili e inquinanti: inaccettabile! @MinistroPassera

     Rebaudengo, però, non si limita a criticare ma avanza anche seri dubbi sulla reale necessità tecnica di un provvedimento del genere. Secondo il presidente di APER, infatti, non c’è alcun bisogno di resuscitare vecchie e inquinanti centrali a petrolio:

# Re Rebaudengo@ReRebaudengo
In Italia sono installati 120mila MW a fronte di una domanda massima di 56 mila. Dov’è il rischio black out paventato dal governo?

Ma quella sulle centrali a olio combustibile non è la sola sanatoria al petrolio contenuta nel Decreto Sviluppo: confermata anche con il voto al Senato, infatti, la sanatoria per le trivelle offshore contenuta nell’articolo 35 che permetterà ai petrolieri di riattivare le concessioni a cercare ed estrarre petrolio e gas in mare aperto. Purché l’istanza sia stata depositata prima del famoso “correttivo ambientale” della Prestigiacomo.
     Su questa ennesima sanatoria si è espresso ieri sera, durante le dichiarazioni di voto, il senatore siciliano del PDL Antonio D’Alì già noto alle cronache per i suoi precedenti attacchi alle energie rinnovabili. Dopo aver affermato che il Mar Mediterraneo è pieno di catrame pelagico proveniente dalle raffinerie costiere, cosa che richiederebbe un Forum Internazionale sul catrame, D’Alì si è espresso anche sulla sanatoria dell’articolo 35: "Serve Forum Internazionale su catrame pelagico delle raffinerie. Oggi le raffinerie sono un peso per il turismo e non danno più occupazione. Il Governo su questa materia deve venire in Parlamento con un Piano Energetico Nazionale con un particolare riferimento alle trivellazioni petrolifere: l’articolo 35 da solo giustificherebbe un’astensione dal voto".
    
Confermato anche l’emendamento Saglia che prevede l’introduzione del “Capacity payment“, cioè la possibilità di pagare le centrali termoelettriche non solo per l’energia che producono, ma anche per quella che potrebbero produrre. Tutto questo per limitare le perdite dovute al boom del fotovoltaico che ha tolto una grossa fetta dei guadagni alle centrali a gas. Il testo definitivo prevede che la selezione degli impianti da incentivare avvenga "... in base alle diverse offerte formulate dagli impianti stessi, senza maggiori oneri per prezzi e tariffe dell’energia elettrica."
     Nonostante le critiche provenienti da destra e sinistra e dalle associazioni, però, ormai il Dl Sviluppo è legge. Tra le altre cose da segnalare c’è la conferma dell’obbligo di installazione delle colonnine di ricarica per le auto elettriche negli edifici commerciali e industriali di nuova costruzione e con superficie superiore ai 500 metri quadri, come anche la conferma delle detrazioni fiscali del 50% per le ristrutturazioni edilizie finalizzate all’efficientamento energetico. La somma massima su cui calcolare la detrazione è di 96 mila euro per ogni unità abitativa.
     Per approfondimenti, leggi il testo del Decreto Sviluppo approvato al Senato.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Ecco quello che temevamo. Con il decreto sviluppo arriva il Far West per l'energia, con libertà di inquinare a norma di legge... Cosa vogliamo di più ?
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Dalla mia Bacheca su FB del 3/08/12

3 metri sopra il cielo - di fracking
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2012/08/3-metri-sopra-il-cielo-di-fracking.html


     FRIDAY, AUGUST 3, 2012. - Una delle ditte che fa fracking in Pennsylvania si chiama Chesapeake Energy. Chesapeake è una baia nel Maryland, dove ci si affaccia la città di Annapolis e dove si mangiano i granchi. Un nome carino e rassicurante, dietro il quale sta il "più grande fracker del mondo". Come tutte le ditte coinvolte nel fracking anche la Cheasapeake Energy ha avuto problemi di gas metano disciolti nell'acqua potabile, come nei video di Josh Fox.
     Nel 2011 infatti, un pozzo della Chesapeake in Pennsylvania è scoppiato e ha riversato 10.000 galloni - quasi 40.000 litri - di monnezza di scarto nei fiumi e nei canali della città di Leroy Township. In questo caso vi furono anche sospetti di fughe di metano in atmosfera. Multa da 190.000 dollari. Poi un altro pozzo ebbe una perdita, contaminando l'acqua nelle case di 16 famiglie di Bradford County, anche questo in Pennsylvania. Multa da 600,000 dollari.
     Nel Settembre 2011 allora per tranquillizzare tutti, la Chesapeake Energy dopo aver fatto un po' di studi approssimativi e avere preso un po' di precauzioni, incontrò i suoi investitori per dir loro che era tutto a posto, problema identificato e risolto... Invece nel Maggio 2012, dopo quasi un anno delle rassicurazioni della Chesapeake Energy, il signor Micheal Leighton che vive non lontano dai pozzi della Chesapeake, trova - guarda caso - del metano nel suo pozzo artesiano, nello scantinato di casa, e nei fiumiciattoli che sgorgano sulla sua proprietà. Il metano era così abbondante che a un certo punto hanno pensato di dover evacuare a causa delle forti esalazioni.
     Un giorno addirittura, meraviglie delle meraviglie, Micheal scoprì che l'acqua dentro al pozzo artesiano ribolliva lungo una colonna di ben 100 piedi - 30 metri di altezza di bollore. Scoprì anche altri 20 guizzi di acqua e metano: una collezione di geyser da fracking sparsa sul suo terreno. Come da copione, l'acqua ardeva se accesa con un fiammifero. E come da copione, prima del fracking non c'era niente di tutto ciò.
     Cosa era successo? La spiegazione più semplice è che il metano si sia infiltrato nel sottosuolo dalle pareti corrose o crepate del pozzo del fracking, e sia arrivato nel terreno, e nel pozzo di Mr. Leighton; e che l'alta pressione, e le migrazioni sotterranee abbiano portato a questi bollori.
     La Shell - altra ditta che fa fracking in quest'area - non sta messa molto meglio. Loro hanno invece un pozzo che da un mese intero rilascia metano. E siccome non sanno che fare, decidono di fare gas flaring - lo bruciano a cielo aperto, stile Nigeria. Nel Giugno 2012 un altro pozzo nei pressi di Union Township, nella Tioga County, ebbe delle perdite, ma questa volta metano, acqua, e fluidi non migrarono nel terreno ma furono sparati direttamente in cielo, a 3 metri di altezza !!! La zona è rurale e la Shell diede un ordine di evacuazione al Club dei Cacciatori e della piccola città di Union Township. Anche qui non sapevano che pesci pigliare, e anche qui hanno fatto gas flaring.
     Si pensa che la colpa di questo geysrer del fracking sia di un vecchio pozzo dismesso che funge da valvola di sfogo per i fluidi sotterranei, che trovano poi un modo per uscire in atmosfera. Intanto le mucche non vogliono bere più acqua. Della serie, l'acqua al metano bevitela tu ! L'EPA , una specie di Ministero per l'Ambiente, (Environmental Protection Agency), dice che "ci vorrà del tempo" per fermare completamente i rilasci di metano in atmosfera, dal geyser e dagli altri punti.. E che vuoi che sia andare a vedere Old Faithful nel parco di Yellowstone ? Qui abbiamo il fracking!

     - Video n° 1 dall'articolo di Maria Rita D'Orsogna "3 metri sopra il cielo - di fracking" del 2 Agosto 2012:

"Geyser artificiale di metano ed acqua dovuto a fuga di fluidi del fracking,
iniettati ad alta pressione nel sottosuolo. Pennsylvania 2012"


http://youtu.be/eFcZn2_XiPA

     - Video n° 2 dall'articolo di Maria Rita D'Orsogna "3 metri sopra il cielo - di fracking" del 2 Agosto 2012:

"Gas flaring (combustioni indotte) di esalazioni di metano
da fracking, Pennsylvania 2012".


http://youtu.be/0AZcRnhzOHI

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Un articolo, questo di Maria Rita D'Orsogna (con i due video a corredo...), che ritengo non abbia bisogno di alcun commento, ma che andrebbe unicamente letto per essere informati su quanto potrebbe accadere anche in tante parti del nostro Paese, visto l'andazzo che stiamo prendendo... E, come sempre, quanto di bello e di brutto accade negli USA, ci vuole un po' di tempo, ma, si sa, inevitabilmente prima o poi segue anche qui da noi...
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"Trivella selvaggia". In mare una corsa al petrolio senza senso
di Marco
http://www.net1news.org/trivella-selvaggia-in-mare-corsa-al-petrolio-senza-senso.html


Prevista la costruzione di 70 nuove piattaforme per l'estrazione del petrolio nei mari italiani. Diminuiscono i consumi e le risorse certe presenti nei fondali, allo stato dei consumi attuali, sarebbero sufficienti per soddisfare il fabbisogno nazionale per appena 7 settimane.
    
02-08-2012. Una corsa all’oro nero si sta verificando nei mari italiani. Diverse compagnie petrolifere stanno cercando di accaparrarsi ad ogni costo, una nuova porzione di fondale marino, allo scopo di perforarla, alla ricerca del combustibile fossile. Circa 30mila chilometri quadrati di mare che circonda le coste italiane sarebbero ipotecate dal rischio di nuove estrazioni. Le trivelle in funzione, già presenti al largo delle coste del Belpaese, sarebbero 9. A queste, nei prossimi anni, soprattutto in base alla de-regolamentazione in atto, a partire da quello presente nel decreto Sviluppo in via di approvazione definitiva al Parlamento, si potrebbero aggiungere altre 70 trivelle.
     E’ questa, in breve, la sintesi del documento presentato da Legambiente e Goletta verde sulla stato dei nostri mari. Nel documento, redatto da Giorgio Zampetti, Stefano Ciafani e Angelo Di Matteo, dal titolo “Trivella selvaggia”, gli autori evidenziano, tramite il sostegno empirico di dati raccolti sulla ricerca del petrolio nei nostri mari, l’inutilità di una tale operazione a livello economico ed il danno irreparabile che ne deriverebbe a livello ambientale e di ecosistema. Attualmente le zone interessate dalle trivellazioni raggiungerebbero una superficie totale di 1.786 chilometri quadrati, disseminati al largo delle coste abruzzesi, pugliesi e marchigiane, oltre che nel Canale di Sicilia. Le nuove concessioni che, lo ricordiamo, riguardano altre 70 trivelle, dovrebbero sorgere sempre nelle stesse zone, riguardando l’Adriatico centro-meridionale, ancora una volta il Canale di Sicilia, ed andando ad interessare anche il mar Ionio e il Golfo di Oristano in Sardegna.
     Fin qui i mari interessati dalle nuove iniziative di ricerca dell’oro nero. Ma l’inutilità del fremere delle operazioni di costruzione di nuove piattaforme emerge quando si vanno ad analizzare le riserve certe di petrolio e i consumi attuali dell’Italia. Per quanto riguarda questi ultimi infatti assistiamo, nel primo semestre del 2012, ad una effettiva diminuzione di circa il 10%, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Ma non è tutto. La folle corsa alla trivellazione mostrerebbe i suoi lati ancora più insensati se guardiamo alle riserve certe di petrolio nei nostri mari. Queste, secondo i dati del Ministero dello Sviluppo economico aggiornati al dicembre del 2011, sarebbero pari a 10,3 milioni di tonnellate, che, allo stato dei consumi attuali, sarebbero sufficienti a soddisfare il fabbisogno nazionale per un periodo di appena 7 settimane. Il mistero sulla corsa all’oro nero sui fondali marini italiani è aperto.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
Un utile promemoria sulla situazione presente e futura delle "Trivelle selvagge" nei mari che bagnano la nostra Penisola, isole comprese. Un promemoria che smentisce ancora una volta quanto "Il SOLE 24 ORE" pochi giorni fa (il 29 Luglio scorso, per l'esattezza) ha scritto e pubblicato in una sua inchiesta realizzata da due giornalisti, Federico Rendina e Carlo Marroni, con un'approssimazione e un'imprecisione indegne della testata ospitante, ma evidentemente ispirata da interessi "confindustriali" che trovano sponda favorevole in alcuni esponenti dell'attuale governo. E meno male che è un governo "tecnico" che di una materia come questa, delle risorse energetiche appunto, dovrebbe intendersene !!! Ma a quanto pare certi interessi, poco trasparenti in verità, riescono a superare ogni ostacolo, e a farla in barba anche a orientamenti noti e ad impegni internazionalmente riconosciuti che vanno in tutt'altra direzione...
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A Ilva Alvani, Alfonso Nigro e Movimento Ambientalista Bat piace questo elemento.

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Dalla mia Bacheca su FB del 2/08/12

Confartigianato chiede incontro al Prefetto: "Pantelleria e isole minori sono state prese in giro" da Marsala It
http://a.marsala.it/...-incontro-al-prefetto-pantelleria-e-isole-minori-sono-state-prese-in-giro.html


     1 Agosto 2012. - Ora è ufficiale, gli abitanti delle isole siciliane, per l’ormai ex Presidente della Regione, i suoi sempre più numerosi assessori e tanti politici/politicanti, sono cittadini di serie B, infatti, dalla stampa, apprendiamo che dopo tanti incontri saltati, tante promesse fatte, i soldi per un prolungamento del collegamento con navi Ro. Ro. da e per le isole minori non ci sono e non ci sono mai stati quindi, in altre parole, siamo stati presi in giro.
     Mentre a poche ore dalle dimissioni del “presidentissimo” si continuano a nominare assessori e dirigenti e con la ormai famosa “Tabella H”, di cui in calce alleghiamo una parte, sempre gli stessi politici/politicanti regionali, elargiscono 33 milioni di euro ad Associazioni siciliane, magari molte di queste operanti nel sociale, ma chissà quante di copertura degli stessi politici/politicanti, lasciando, di fatto, Pantelleria, Egadi e Ustica nell’isolamento più assoluto, per non aver trovato 3 milioni e 500.000 euro tra le pieghe di un bilancio, con la conseguenza che:

 - la spazzatura che non potrà più essere trasportata sulla terraferma proprio nel periodo di maggior afflusso turistico facendo diventare l’isola una grande discarica a cielo aperto;
- le bombole del gas che non potranno più arrivare, quindi di conseguenza le famiglie, ma anche hotel e ristoranti dovranno munirsi delle vecchie, calde e vintage cucine a legna per poter mangiare e dare a mangiare cibi cotti;
- i medicinali per il presidio ospedaliero che non verranno più trasportati...

     E non illudiamoci che questo sta succedendo soltanto per Pantelleria, per le Egadi ed Ustica, perché presto toccherà anche Eolie e Lampedusa. A questo punto è urgente che lo Stato sia Presente a Pantelleria, che lo Stato attraverso la sua massima espressione si renda conto di ciò che sta per accadere, ciò che fino a due giorni fa era “disagio sociale” ora si sta trasformando in “rivolta sociale”; “... Prima azioni forti vedi no tav poi si vede” è solo il primo dei commenti che iniziano a fioccare.
     Una volta per tutte e definitivamente si deve affrontare il “Problema Pantelleria” che certamente è anche il problema comune delle isole siciliane tutte, magari con sfaccettature diverse, ma che ingloba quanto menzionato nella nostra comunicazione precedente:

1. L’incertezza della continuità territoriale con i voli aerei, il blocco degli stessi che viene risolto in extremis e soltanto temporaneamente non permettendo a chi sull’isola vuol passare le proprie ferie una regolare programmazione, blocco, tra l’altro, che vi sarà nuovamente ad ottobre (Pantelleria vive quasi esclusivamente di turismo);
2. La precarietà dei trasporti marittimi, effettuati con navi obsolete, e con incertezza nei viaggi (vedi situazione “Traghetti delle isole S.p.A.”) che mette a rischio il trasporto della nettezza urbana, delle bombole di gas, delle forniture al presidio medico ospedaliero dell’isola, oltre, naturalmente, alla normale mobilità di residenti e non;
3. Instabilità nella vita lavorativa anche a causa della chiusura del Centro dell’Impiego di Pantelleria che costringe chi deve essere assunto a dover partire per Trapani semplicemente per richiedere la “dichiarazione di disponibilità al lavoro”;
4. Incertezza, anche nella sanità, con un Ospedale che oggi c’è e domani non si sa a causa della possibile chiusura dei piccoli presidi ospedalieri decisa dal Governo Monti e poi rinviata alle Regioni;
5. Una pseudo imprenditorialità che sommersa non è più perché sotto gli occhi di tutti, con finti imprenditori, doppi-lavoristi... e che produce un livello di concorrenza sleale senza precedenti, che mette a repentaglio la semplice sopravvivenza delle imprese artigiane costrette a destreggiarsi tra credito difficoltoso, cartelle esattoriali e Studi di Settore la cui congruità non è più raggiungibile in una economia falsata come la nostra.

     Presto ci sarà sull’isola l’inaugurazione della nuova aerostazione e migliore occasione per organizzare un incontro per analizzare l’attuale situazione proponendo soluzioni a brevissimo e medio termine non potrebbe esserci. Ribadiamo che oramai la situazione economico/sociale è così critica che una possibile rivolta sociale è praticamente alle porte, con le imprese che, continuando di questo passo saranno costrette a licenziare i propri dipendenti se non addirittura a chiudere del tutto i battenti, con all’orizzonte migliaia di disoccupati e le rispettive famiglie sulla strada. La nostra associazione rimane in attesa di un cortese e pronto riscontro.
Confartigianato Imprese di Trapani - Il Segretario (Francesco La Francesca)
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Questo il forte intervento da Pantelleria di Francesco La Francesca, segretario di Confartigianato Imprese di Trapani, pubblicato oggi on line su "Marsala It", a proposito dell'interruzione dei collegamenti delle navi Ro.Ro.con le isole minori siciliane. Un servizio svoltosi fino a due giorni fa (in particolare tra Trapani e Pantelleria dalla compagnia "Traghetti delle Isole" con la nave Cossyra), solo sulla "fiducia" di recenti assicurazioni della Regione Sicilia, fiducia totalmente tradita, e assicurazioni rivelatesi del tutto infondate per "mancanza di fondi", "dilapidati" dall'ARS in tutt'altro modo, come è chiaramente denunziato dell'intervento, insieme alle conseguenze spiacevoli, se non drammatiche, che da tale interruzione di pubblico servizio inevitabilmente deriveranno. Per tale ragione Confartigianato Imprese di Trapani, per bocca e per scritto scritto del suo segretario, chiede al Prefetto, rappresentante istituzionale del Governo in carica, un incontro che consenta di trovare prontamente una soluzione per i collegamenti marittimi con le isole minori siciliane, prima che il problema (attualmente limitato a Pantelleria, alle Egadi e ad Ustica) possa coinvolgere anche Lampedusa e le Eolie, e (testuale) "prima che il disagio sociale si trasformi in rivolta sociale"... Ci sarà il riscontro "cortese e pronto" richiesto dal segretario di Confartigianato per questa "presa in giro" della Regione Sicilia a danno dei suoi corregionali isolani?
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Terremoto Emilia e stoccaggio gas: nessuna connessione per il Governo
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/terremoto-emilia-e-stoccaggio-gas-nessuna-connessione-per-il-governo-11131.html


     1 agosto 2012.- Fatto salvo il progetto del nuovo stoccaggio gas a Rivara, definitivamente bocciato dopo il terremoto in Emilia e attualmente oggetto di un ricorso al TAR da parte di ERS, il Governo Monti non ha la minima intenzione di fare alcun passo indietro per quanto riguarda gli altri stoccaggi emiliani, quelli già esistenti. Non saranno bloccate, modificate o riviste neanche le concessioni di ricerca ed estrazione di petrolio e gas nel territorio della Regione Emilia Romagna.
     La posizione totalmente pro-idrocarburi dell’attuale Governo è stata ufficializzata dal sottosegretario all’Ambiente Tullio Fanelli, che ha un passato ventennale di gestione del petrolio e del gas italiani, rispondendo al Senato al pidiellino Carlo Giovanardi. L’ex ministro senza portafoglio per i Rapporti con il Parlamento noto agli italiani per le sue frequenti uscite sulle droghe e ai suoi conterranei emiliani per il suo appoggio allo stoccaggio di Rivara, aveva presentato un’interrogazione al ministro per conoscere il futuro atteggiamento del Governo in fatto di idrocarburi. E la risposta, tramite Fanelli, è arrivata:
"Le attività di coltivazione di idrocarburi e di stoccaggio di gas naturale sono sottoposte a rigidi controlli ambientali e di sicurezza ai sensi della legislazione vigente. Dopo il sisma, l’Ufficio nazionale minerario per gli idrocarburi e le georisorse (Unmig) ha immediatamente provveduto a visitare gli impianti di produzione di idrocarburi e di stoccaggio presenti su tutto il territorio regionale, per controllare lo stato degli impianti situati all’interno e in prossimità delle zone interessate dai sismi, per verificare lo stato degli impianti e dei serbatoi sotterranei."
     Fanelli continua mettendo nero su bianco quale sarà la sorte degli stoccaggi e dei pozzi di estrazione degli idrocarburi già esistenti in Emilia Romagna:
"Dalle risultanze delle ispezioni nelle tre concessioni di coltivazione di idrocarburi (Recovato, Spilamberto e Mirandola) e nei tre impianti Stogit di stoccaggio di gas naturale in esercizio (Cortemaggiore Stoccaggio, Sabbioncello Stoccaggio, Minerbio Stoccaggio), risulta che essi non hanno subito, in conseguenza del sisma, nessun rallentamento operativo, nessun danno alle infrastrutture e nessun impatto sui giacimenti, e, inoltre, per quanto concerne gli stoccaggi di gas, essi sono stati regolarmente eserciti per il necessario approvvigionamento di gas naturale destinato alla rete nazionale. Con riferimento alla richiesta se il Governo, sulla base del principio di precauzione, intenda bloccare immediatamente su tutto il territorio nazionale i siti di stoccaggio del gas si può affermare non solo che il Governo non ha alcuna intenzione di bloccare i siti di stoccaggio, ma anche che le attività di coltivazione e stoccaggio di idrocarburi, autorizzate e sotto la vigilanza del ministero dello Sviluppo economico, non hanno subito né provocato danni derivanti dagli eventi sismici."
     Poi Fanelli spiega il perché del diverso trattamento riservato allo stoccaggio di Rivara, che è stato bocciato definitivamente:
"È un progetto di stoccaggio di gas naturale ubicato nelle province di Bologna e Modena, unico progetto italiano che prevede lo stoccaggio di gas naturale in un acquifero profondo, con potenzialità pari, secondo i proponenti, a oltre tre miliardi di metri cubi di capacita sulla quale, tuttavia, non sono disponibili dati sufficienti, senza una fase di verifica in situ. La tecnica di stoccaggio in acquifero è comunque ben nota all’estero e si applica in numerosi Paesi."
     Giovanardi, nonostante la conferma che lo stoccaggio di Rivara non si farà, si è dichiarato soddisfatto della risposta del sottosegretario. Perché:
"Il chiarimento del Governo fa giustizia delle notizie allarmistiche e destituite di ogni fondamento divulgate da taluni organi di stampa che hanno imputato la causa del sisma in Emilia-Romagna alle attività di trivellazione e di stoccaggio del gas operate in quel territorio."
     In passato, riferendosi agli amministratori locali emiliani che si opponevano al sito di Rivara per timore dei terremoti, Giovanardi aveva parlato di 'piccoli amministratori cialtroni':
"Qualche piccolo amministratore cialtrone ha pensato negli anni scorsi di costruirsi una carriera politica cavalcando l’argomento dei pericoli derivanti da un progetto di stoccaggio gas a Rivara. Per anni, assieme al Comitato no gas questi amministratori hanno sostenuto che il progetto dell’ERS, se realizzato, avrebbe provocato terremoti nella bassa modenese. Per anni ho ribadito che soltanto la ricerca scientifica era in grado di appurare se lo stoccaggio poteva creare problemi: gli eventi di maggio e di giugno purtroppo hanno dimostrato che tra deposito (i cui lavori come è noto non sono mai iniziati) e terremoto non c’è nessuna relazione: anzi nessuno dei numerosi stoccaggi di gas in profondità presenti in Emilia Romagna ha subito il minimo danno".
(Fonte: Carlo Giovanardi)
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
E va be'... siamo tutti dei cialtroni... Non c'è nessun collegamento tra micro-terremoti in Emilia Romagna e attività di stivaggio di gas nei pozzi sterili e le altre attività estrattive metanifere condotte da decenni nella regione... Lo afferma il governo, e dobbiamo crederci... (?).  Peccato che a crederci siamo poi solo noi italiani, mentre in altri paesi "civili" (Usa, Francia e in Germania, ad esempio) sono tanti a non voler correre certi rischi e a decidere altrimenti. E naturalmente non c'è anche nessun collegamento tra fenomeni di subsidenza nel ravennate e attività on-shore e off-shore in quella zona... Siamo tutti scemi... Ma allora se tutto è regolare perchè non riprendiamo a trivellare pure in Veneto e a cavar fuori altro gas dal sottosuolo ? Oppure, visto che quel territorio se ne era sceso di oltre un metro e proprio per bloccare questo fenomeno di subsidenza furono stoppate le estrazioni di gas nella zona, potremmo provare in alternativa a fare lì una bella centrale di stoccaggio sul Brenta, ad esempio, tra le ville venete... Chissà che pompando tanto gas a pressione nel sottosuolo non si possa ripristinare il precedente livello del terreno della zona ? La provincia di Venezia forse ringrazierebbe, e potremmo un domani dire che non è mai successo niente... Tanto di apprendisti stregoni nel settore, disponibili a fare questo ed altro qui da noi non mancano... Anzi ce sono in abbondanza, disposti a qualunque cosa per i propri (sporchi... ) interessi e per quelli degli amici più fidati... E gli altri cittadini ? Ma chi se ne frega...
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Sequestro Ilva: Clini riferisce alla Camera e difende l’azienda
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/sequestro-ilva-clini-riferisce-alla-camera-e-difende-lazienda-11126.html


     1 agosto 2012. - Il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, è in questo momento alla Camera a riferire sulla questione Ilva di Taranto. Con l’impianto sequestrato dalla magistratura, gli operai in allarme e otto dirigenti agli arresti domiciliari che non rispondono al GIP durante l’interrogatorio di garanzia, la situazione tarantina è a dir poco esplosiva.
     Mentre Clini parla, un deputato del PD, Andrea Sarubbi, fedele al progetto #OpenCamera, riporta i passi più importanti del discorso del ministro:
# Andrea Sarubbi@andreasarubbi
Clini: " ... dell'Ilva ci sarebbe da parlare per ore. Importanza strategica dell'impianto di Taranto nel sistema industriale italiano. Così apre Clini, per poi proseguire in una difesa d’ufficio dell’azienda della famiglia Riva... "

# Andrea Sarubbi@andreasarubbi
Clini: "... Ilva è 75% Pil provincia di Taranto e 76% movimentazione del porto. Grande ruolo nel sud."
     Clini ha anche cercato di discolpare l’acciaieria affermando che...
"... le contaminazioni provengono da impianti che a quel tempo lavoravano nel rispetto delle leggi. ...".

     Poi il capolavoro che, letto o ascoltato nel 2012 e con le conoscenze scientifiche del 2012, fa rabbrividire:
# Andrea Sarubbi@andreasarubbi
Clini:
"... 20 anni fa anche le emissioni dei motori diesel avranno causato malattie, ma rispettavano standard. Lo stesso per Ilva...".
# Andrea Sarubbi@andreasarubbi
Clini: "... a Taranto l'eccesso di mortalità per tumori non esclude che ci sia rapporto con Ilva, ma servono indagini approfondite."
     A questo punto gli utenti di Twitter insorgono, ricordando quanto accaduto con l’amianto e con l’Eternit: tutti sanno, nessuno agisce. Neanche il Governo, fino a quando non interviene la magistratura che condanna tutti. Parlando di bonifica del sito, invece, Clini afferma:
# Andrea Sarubbi@andreasarubbi
Clini: " ... l'obiettivo è quello di risanare il sito dell'Ilva, non di incassare soldi monetizzando il danno ambientale. "
     Quella che sembra una buona dichiarazione d’intenti, però, viene subito dopo vanificata da una discutibile constatazione tecnica del ministro dell’Ambiente:
# Andrea Sarubbi@andreasarubbi.
Clini: "... ancora non ci sono tecnologie note che possano eliminare polverosità diffusa attorno all'Ilva. Servono studi. "
     Per Clini, quindi, il discorso è molto semplice: l’Ilva è quasi una benedizione per Taranto visto che rappresenta il 75% del PIL della provincia pugliese, non è affatto detto che sia l’acciaieria a inquinare e, anche se fosse confermato, va comunque tutto bene, visto che l’Ilva sarebbe autorizzata dalla normativa vigente a farlo.
     Infine, se vogliamo parlare di bonifica del sito, la famiglia Riva può star tranquilla perché il Ministero non mira a fare cassa ma a una vera bonifica. Che non si farà mai, visto che lo stesso Clini, come riporta un altro tweet di Sarubbi, ricorda:
# Andrea Sarubbi@andreasarubbi
Clini: " ... su 57 siti contaminati in Italia, abbiamo 3-4 casi di bonifiche avviate e 2 realizzate."
     Le parole di Clini non mancheranno certamente di far discutere.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post
Ilva di Taranto. Il Ministro dell'Ambiente Clini afferma alla Camera che a Taranto l'inquinamento c'è stato, ma "a norma di legge". E proprio vero che non si finisce mai di imparare,.. Non avrei mai immaginato che esistesse un inquinamento "a norma di legge" !!! Il problema è poi sapere quando l'inquinamento supera nei vari casi i limiti di legge, a volte variabili nel tempo secondo convenienza del momento (atrazina docet... ). Ma leggete cosa ha detto il Ministro dell'Ambiente in carica e probabilmente vi accorgerete che i veri limiti sono quelli del Governo di questo disgraziato Paese...

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Post di Movimento Ambientalista Bat

Guido, come già abbiamo avuto modo di commentare in altri post riportando le dichiarazioni dell'ingegnere ambientale Giuseppe Deleonibus: "lo si è fatto anche con l'ILVA, abbiamo alzato i limiti e abbiamo detto che l'ILVA c'era. In Italia funziona così, si alzano i limiti e le Aziende ci sono". Nostro commento: "Praticamente, poichè era evidente l'inquinamento ambientale prodotto da ILVA, a suo tempo si sono aumentati i limiti minimi "legali" delle diossine e si sono "legalizzati" nuovi limiti massimi, così da poter essere legalmente autorizzati ad ammazzare la popolazione tarantina con le diossine". Ecco perchè il nostro bravo ministro Clini, che ultimamente ha fatto ripetizioni di diritto ambientale PRO-ILVA, ha potuto dire che "l'inquinamento c'è stato, ma "a norma di legge"!
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Post di Guido Picchetti

Significativa contraddizione in termini !!! Ritengo che quando un dato elemento (qualunque esso sia) non raggiunge quei valori minimi di concentrazione al di sopra dei quali può rivelarsi inquinante (valori precisi fissati in base a studi, ricerche e normative), si dovrebbe sempre dire che "non esiste alcun inquinamento". E ritengo che così avvenga tra persone civili e in Paesi più civili del nostro... Dire invece che "esiste un inquinamento a norma di legge" per me è grave, e tradisce inconsciamente chi la usa, e i compromessi cui è aduso. In altre parole, è qui che casca l'asino...
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Post di Movimento Ambientalista Bat

Inquinare a norma di legge equivale a morire a norma di legge! Che ci siano palese contraddizioni e incongruenze in ciò che afferma il Ministro Clini, non ci sono dubbi. Forse sarebbe auspicabile che prima di ogni "nuova dichiarazione" si faccia un giro in rete alla ricerca di ciò che ha precedentemente detto e che è stato pubblicato dai media, così da avere più coerenza e credibilità! Guido, ti propongo questo articolo: "Morire a norma di legge" di Nicoletta Paci pubblicato on line da "Parma 5 Stelle it"
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Post di Guido Picchetti
E io con vero piacere lo riporto negli "Echi di Stampa" qui a seguire:

Morire a norma di legge
di Nicoletta Paci
http://parma5stelle.it/wp/2012/02/morire-a-norma-di-legge/
6 FEBBRAIO 2012. - Sembra assurdo ma nella nostra società ci si rassegna sempre di più a questa che sembra una realtà ineluttabile. L’industrializzazione porta come “inevitabile” conseguenza alti valori di inquinamento e di pericolo per la salute umana. Fino ad ora le autorità non avevano neanche voluto parlarne, trincerandosi dietro le norme che a loro dire garantirebbero l’assoluta sicurezza degli impianti. E’ invece notizia di oggi, apparsa su Faenza e Dintorni, quotidiano on-line, che il latte materno contiene diossine e in altissime dosi, molto superiori a quelle concesse per legge al latte di mucca.
Per tutti quelli che si sono sempre occupati e preoccupati di ambiente, inquinamento ed inceneritori la notizia non è nuova. Dell’inquinamento da diossina se ne è sempre parlato in riferimento a vari elementi inquinanti, primi fra tutti gli inceneritori che con il processo di combustione producono quantità notevoli di inquinanti fra cui anche le diossine.
La novità è nella dichiarazione fatta del Dipartimento di Sanità Pubblica della ASL di Faenza che ammette chiaramente quanto sia nota la presenza di tali sostanze nelle zone industrializzate. E oltre a ciò si rinuncia a fare analisi ulteriori, oltre a quelle già fatte dal Movimento 5 Stelle locale, perché si è sicuri di trovare valori altamente positivi.
Una dichiarazione di colpevolezza che dimostra come le rassicurazioni delle varie società Hera, Iren ecc., siano molto aleatorie. In realtà i controlli che vengono fatti da queste compagnie sui propri impianti sono solo riguardo alle emissioni. Quindi nell’aria. Invece la diossina cade sui campi e le zone circostanti ed è proprio lì che si accumula passando poi attraverso i cibi e i foraggi nella nostra catena alimentare e nei nostri corpi.
Il Movimento 5 Stelle di Parma che da sempre si è occupato del problema inceneritore a Parma (suoi infatti alcuni dei fondatori del comitato gestione corretta rifiuti) sostiene l’Associazione GCR in un’indagine simile tesa a monitorare i livelli di inquinamento che già insistono sul nostro territorio, ancor prima dell’accensione del forno.
Non possiamo rassegnarci al fatto che si debba morire a norma di legge. Per noi questo è inaccettabile, soprattutto oggi che ci sono a nostra disposizione tecnologie capaci di evitare o limitare i livelli di emissioni nocive per la salute umana. Né vogliamo che si ripetano situazioni già viste come quella dell’eternit, appena conclusasi con una sentenza di colpevolezza. Anche in quel caso le autorità hanno sempre negato qualsiasi rischio per la salute umana….e abbiamo visto come è finita.
Vogliamo perciò che sia applicato il principio di precauzione, suggerito anche dalla Comunità Europea, anche in tutte quelle realtà in cui il rischio non sia comprovato da dati certi. Riteniamo sia necessaria l’applicazione di questo principio proprio per salvaguardare il primo bene comune dei cittadini: la salute!

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A Movimento Ambientalista Bat, Gianluca Cecere e al sottoscritto piace questo elemento.

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Convenzione scaduta, saltano navi per Egadi e Pantelleria. Società Traghetti delle isole licenzia 39 dipendenti da Ansa It
http://www.ansa.it/mare/n.../Convenzione-scaduta-saltano-navi-Egadi-Pantelleria_7274566.html


     PALERMO, 1 AGO - Da questa mattina la compagnia ''Traghetti delle isole'' che operava i collegamenti tra Trapani e le isole Egadi e da Trapani a Pantelleria ha disarmo le navi Zeus e Cossyra, licenziando 39 operatori marittimi. Da oggi, quindi, i collegamenti saranno effettuati solo dalla Siremar.
     ''La Regione ieri ha stralciato l'emendamento che prevedeva la proroga della convenzione per altri tre mesi fino al nuovo bando - ha spiegato il presidente della compagnia, Francesco Fontana - La convenzione e' scaduta il 7 luglio e molto probabilmente non vedremo neanche i soldi di questo mese. Non abbiamo altra scelta, ci dispiace per i dipendenti che adesso sono disoccupati''. La Traghetti delle isole aveva vinto nel 2007 il bando per la convenzione quinquennale, a valere sui fondi europei, per i collegamenti con le Egadi, per 3,5 milioni di euro all'anno, e con Pantelleria per 2,8 milioni. (ANSA).
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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

E così ebbe miseramente fine la navigazione "su fiducia" della "Cossyra" tra Trapani e Pantelleria...
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Post di Joe Jo Bass

Quando toccherà alle Eolie ?
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Vampe d’agosto in Abruzzo: Scaroni cittadino onorario
di Hermes Pittelli ©
http://pensierosuperficiale.ilcannocchiale.it/post/2749357.html


     31 luglio 2012- Il Municipio di Cupello decide di concedere la cittadinanza onoraria a Paolo Scaroni, ad di Eni. In contemporanea, l’associazione Pro Emigranti di Vasto attribuisce al noto paladino dell’Ambiente il Premio Silvio Petroro “per coloro che lasciano un segno nel territorio e nel mondo”...
     Vampe di piena estate in provincia di Chieti. Sono autentici colpi di calore quelli che hanno investito l’amministrazione di Cupello e il Comitato dell’associazione istoniense Pro Emigranti. Vampe, come le fiammate tipiche dei desolforatori, simbolo delle salubri cornucopie del cane nero a sei zampe e delle sue consorelle multinazionali.
     Il 5 agosto sarà dunque una data fatidica per l’Abruzzo: il municipio di Cupello assegnerà a Paolo Scaroni amministratore delegato dell’Eni la cittadinanza onoraria. Come non bastasse, il gran capo del cane nero a sei zampe sarà premiato a Vasto dalla locale associazione Pro Emigranti con il riconoscimento annuale intitolato al fondatore ‘Silvio Petroro’. Un premio nell’ambito della tradizionale Festa del Ritorno, assegnato dal comitato associativo “acoloro che lasciano un segno nel territorio e nel mondo”.
     Le due notizie sono state abilmente celate all’italiana, con la formula del segreto di Pulcinella. Nessuna conferma ufficiale, ma molti sussurri, molti spifferi; per creare attesa e ottenere comunque visibilità. Fino all’inevitabile e prevedibile disvelamento della Verità. Il Divo Paolo planerà a Vasto in elicottero, come i veri top manager. Si trasferirà a Cupello per la cerimonia di cittadinanza, ma tornerà poi nel centro istoniense per essere ricevuto con tappeto rosso, fanfare e fasti assortiti a Palazzo d’Avalos dal sindaco Luciano Lapenna e dai segretari della Triplice sindacale (Angeletti, Camusso, Bonanni) con i quali si confronterà su temi di rilevanza nazionale; tra gli altri, l’approvvigionamento energetico per il futuro dell’Italia. Una giornata celebrativa dedicata a Scaroni sconcertante, quanto le motivazioni che l’hanno ispirata.
     “Uno schiaffo morale”, come ha commentato la Professoressa D’Orsogna da Los Angeles, nei confronti dell’Abruzzo che anche e soprattutto grazie al suo impegno divulgativo è diventato il simbolo e la roccaforte dell’Italia che si ribella alla colonizzazione dei petrolizzatori. Per descrivere il curriculum dell’ad dell’ENI, basterebbe rammentare che in qualità di ex dirigente dell’ENEL è stato condannato in via definitiva dal tribunale di Venezia per il disastro ambientale della centrale elettrica di Porto Tolle all’interno del Parco nazionale fluviale sul Delta del Po, Patrimonio Unesco. Basterebbe rammentare i disastri che semina oggi Eni con il polo petrolchimico in Sicilia o, tanto per restare in ambito fluviale, sul delta del Niger in Africa. Da questo punto di vista il Comitato della Pro Emigranti ha proprio ragione, Scaroni è un uomo che senza dubbio “lascia segni profondi sul territorio e nel mondo”.Nel frattempo, le associazioni ambientaliste stanno decidendo se organizzare una contro manifestazione di protesta o, in alternativa, l’ennesima puntuale opera di informazione della popolazione sulle reali mire dell’Eni e sulla complice cooperazione di istituzioni e politica.
     Tutto cominciò a Cupello. Il Municipio di Cupello forse si sentiva in colpa. Perché se è storia che la madre della resistenza contro la petrolizzazione sia stata la battaglia per impedire la costruzione del Centro Oli Eni ad Ortona, la dimostrazione plastica della mentalità antistorica, cristallizzata agli anni ’60 del 1900, della acefala collusione delle amministrazioni con i Predatori dei Territori, si palesò proprio a Cupello la sera del 22 luglio 2009. Anche all’epoca, in gran segreto, il locale municipio da sempre sottomesso alle strategie del cane nero (per la presenza di un sito di stoccaggio gas e per il manifesto appoggio al Centro Oli) aveva organizzato una serata celebrativa nella quale l’evanescente governatore Gianni Chiodi, invitato dal giovane esponente locale dell’Udc Silvio Bellano, avrebbe potuto illustrare senza contraddittorio le magnifiche sorti progressive dell’Abruzzo grazie alla sua guida illuminata, corroborato dalla presenza di Calogero Marrollo (Confindustria Abruzzo), Enrico Di Giuseppantonio (presidente Provincia Chieti), il fu Remo Gaspari (ex leone rampante della Democrazia Cristiana) e un giovane ingegnere (anche lui in odore di zolfo Eni) quale moderatore.
     Rimasero spiazzati dalla massiccia presenza di attivisti e ambientalisti con in testa la stessa Professoressa D’Orsogna, la quale dopo mesi di frustranti tentavi via mail, poteva rivolgere di persona e sulla base di dati inoppugnabili domande dirette sulla questione petrolifera. Gianni Chiodi, Remo Gaspari e Silvio Bellano furono colti da crisi di nervi e poco avvezzi ai quesiti seri e al confronto democratico, finirono con l’insultare in modo scomposto i cittadini. Gianni Chiodi si dileguò nella notte a bordo dell’auto blu presidenziale, dopo aver chiamato la forza pubblica, per evitare ogni reale contatto con il Pubblico. Forse per redimere il proprio onore ferito nell’occasione, il Municipio di Cupello ha partorito questa alzata d’ingegno.
     La Professoressa D’Orsogna, nata nel Bronx e operativa a livello accademico in California, per sua origine, sorte e formazione culturale ha una mente anglosassone quindi pragmatica, aliena dai sofismi italiani, dalle infinite discussioni prive di senso, contenuti, dati reali, dagli accordi al ribasso frutto di compromessi tra gli istinti e gli interessi più retrivi; rammenta sempre che è giunto il momento di una scelta chiara e non più procrastinabile tra il modello di sviluppo Taormina e il modello di sviluppo Gela, tanto per restare nell’alveo degli esempi lampanti. Tertium non datur.
     Con la consapevolezza che optando per il modello Gela dopo circa un decennio ci si ritrova avviluppati mortalmente al disastro sociale, ambientale, economico, sanitario. Del resto, l’Italia è disseminata di questi scempi biblici: la Basilicata petrolizzata, Taranto ammorbata dalla diossina dell’Ilva, la Sardegna del poligono radioattivo e della raffineria dei Moratti. L’Abruzzo delle cementificazioni selvagge, delle piattaforme petrolifere, delle centrali a turbogas o quelle a biomasse, la regione un tempo più verde e incontaminata d’Europa che riesce con un misterioso gioco di prestigio (o dell’oca) del Tar di Pescara a riportare in auge, dopo sonora bocciatura in sede di via (valutazione impatto ambientale, ndr) un folle e criminoso progetto di centrale gas sulla diga del lago di Bomba: un’autentica bomba ecologica innescata in nome della letale logica del ‘profitto per il profitto', in questo caso griffata Forest Oil.
     Tutto questo è accaduto e accade per colpa nostra, cittadini troppo spesso ignavi, passivi, disinformati. La politica e l’imprenditoria, locali e nazionali, sono solo la perfetta ‘copia carbone’ delle nostre pessime identità e coscienze. Saremo maledetti nei secoli dalle generazioni future, se non agiremo e non spazzeremo una volta per tutte i nostri vizi atavici. Non avranno giustamente indulgenza per la nostra stupidità, né per ‘l’intollerabile tolleranza’ concessa alla furbizia dei nostri imprenditori e dei nostri politici. Furbizia che sempre, sempre, è la negazione dell’Intelligenza per il Bene Comune.
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Post di Filippo Foti

E dai che in Italia può succedere di tutto e di più... poi d'estate...?!
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Post di Guido Picchetti

Beh, io lo avevo proposto a capo del Governo o, ancora meglio, a Presidente della Repubblica... Cosa vuoi che sia, solo "Cittadino Onorario"...
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A Maria Rita D'Orsogna e Gianluca Cecere piace questo elemento.

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Tremiti: isole di bombe alleate e navi dei veleni
di Gianni Lannes
http://www.nocensura.com/2012/07/tremiti-isole-di-bombe-alleate-e-navi.html


     Estate esplosiva nel Mare Adriatico, addirittura all’interno di un’area protetta. «Merde diable. Ci siamo immersi all’isola di Pianosa per ammirare le praterie di Posidonia ma abbiamo sfiorato con mano un tappeto di bombe inesplose - raccontano visibilmente storditi Antoine e Jean, due subacquei francesi - Potevamo saltare in aria. Perché nessuno segnala questo grave pericolo?». Eppure le autorità italiane sono ben al corrente dal 1945. Ma è possibile che una riserva naturale marina con fondali cristallini e una varietà di flora e fauna unica nel Mediterraneo covi un arsenale esplosivo? Pianosa è la più remota dell’arcipelago delle Diomedee - da cui dista 12 miglia - ultimo lembo di suolo italiano prima del confine con le acque internazionali e poco oltre della Croazia, si staglia a 18 miglia dal Gargano. La minuscola e disabitata isola prende il nome dal suo inconfondibile aspetto pianeggiante. Dal 14 luglio 1989 è zona A: il cuore delle Diomedee.
     Ordigni proibiti - Numerosi involucri esplosivi inclusi quelli risalenti al recente conflitto nei Balcani perdono il loro micidiale contenuto, alterando l’habitat marino con gravi conseguenze ambientali e sanitarie. La scoperta è dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale che ha censito una minima parte delle bombe Usa. «Le indagini hanno evidenziato un notevole stress per gli animali marini campionati - rivela Luigi Alcaro, ricercatore dell’Ispra - segni di sofferenza e alterazioni a livello biochimico e istologico che possono essere diretta conseguenza del Tnt disperso dalle bombe». Il Tnt - secondo la letteratura scientifica - è un composto solido, giallo e inodore prodotto dalla combinazione di acido nitrico e solforico. Numerose ricerche hanno dimostrato la tossicità di questa sostanza sull’organismo umano che si manifesta a diversi livelli provocando epatite e anemia emolitica, danni all’apparato respiratorio, eritemi e dermatiti. Inoltre, il Tnt è stato qualificato a livello internazionale anche come potenziale agente cancerogeno. Lo studio dell’ICRAM (Istituto centrale per la ricerca scientifica e tecnologica applicata al mare) datato maggio 2003, parla chiaro. Non a caso il rapporto è intitolato “Contaminanti rilasciati dalla corrosione di residuati bellici sui fondali dell’isola Pianosa”. Nonostante la gravità inaudita della situazione, l’opinione pubblica è tenuta all’oscuro dalle autorità. Presso la Capitaneria di Porto di Manfredonia - in provincia di Foggia - nonostante la mancata collaborazione istituzionale, scoviamo un faldone impolverato. La cartellina contiene l’ordinanza numero 27, risalente al 18 ottobre 1972. Il documento, firmato dal tenente colonnello Mariano Salemme, rende noto che «Nella zona di mare circostante l’isola di Pianosa, per una profondità di metri 100, sono depositate su fondo marino un numero imprecisato di bombe aeree che rendono quella zona pericolosa alla navigazione, ancoraggio e sosta di qualsiasi natante, la pesca, la pesca subacquea e balneazione». Pertanto «Dalla data odierna fino a nuovo ordine, nella zona di mare sopra indicata per una profondità di mare di metri 500 (cinquecento) è vietata la navigazione, l’ancoraggio e la sosta di qualsiasi natante, la pesca, la pesca subacquea e la balneazione». Strano. Il Portolano della navigazione non fa menzione degli ordigni e neppure le carte nautiche più aggiornate. Sull’isola e attorno ad essa è vietata «l’alterazione con qualsiasi mezzo dell’ambiente geofisico o delle caratteristiche biochimiche dell’acqua, nonché l’introduzione di armi, esplosivi e di qualsiasi mezzo distruttivo o di cattura, nonché sostanze tossiche o inquinanti» stabilisce il decreto interministeriale del 14 luglio 1989. Non è tutto. Sulla scogliera fa bella mostra un ordigno inesploso risalente alla guerra nei Balcani. Un esame più attento mostra al suolo tracce di deflagrazioni costituite da metallo fuso sulla roccia. Ma il Governo non interviene. L’unica risposta istituzionale risale al 14 ottobre 2005. L’allora ministro della Difesa, Antonio Martino, si limita ad ammettere «il rinvenimento di un numero imprecisato di ordigni bellici risalenti alla seconda guerra mondiale» ma non predispone la bonifica dei fondali. C’è un rischio effettivo in quest’area dal pregevole e fragile habitat, scarsamente controllata dalla guardia costiera? «Nelle acque di Pianosa operano abitualmente pescatori di frodo e in prossimità dell’isola transitano petroliere e spesso gettano l’ancora natanti fuoribordo, circostanze che rendono possibile l’esplosione degli ordigni una volta che essi venissero a contatto con gli scafi» attesta l’interrogazione parlamentare (4-10469) indirizzata il 13 luglio 2004, da Mauro Bulgarelli ai ministri dell’Ambiente e della Difesa. Il deputato dei Verdi aveva chiesto inoltre: «quali iniziative si intendano adottare per rimuovere nel più breve tempo possibile gli ordigni giacenti sui fondali, fonti di gravissimo pericolo per l’ecosistema, per la navigazione e la salute delle popolazioni dell’arcipelago delle Tremiti?».

    

     Pianosa, bombe Usa. Inquinatori in divisa - Chi ha bombardato l’isola ad un soffio dal Gargano? Una scomoda e dimenticata inchiesta della Marina militare italiana ha accertato la responsabilità degli Stati Uniti d’America. «Ci sono anche bombe non convenzionali, all’iprite e al fosforo, proibite dalla Convenzione di Ginevra del 1925. E’ un retaggio dell’ultimo conflitto mondiale: l’isola servì agli Alleati quale campo di addestramento. L’US Air Force peraltro distrusse il faro, i pozzi e i rifugi dei pescatori» rivela l’anziano Raffaele Occhionero, testimone oculare dell’evento in veste di interprete presso il comando anglo-americano di stanza a Manfredonia. Una nota del capitano di fregata Domenico Picone - datata 13 gennaio 1996 - comprova: «sui fondali dello specchio di mare circostante l’Isola di Pianosa, che è classificata “zona di riserva integrale” della Riserva marina Isole Tremiti, in una fascia ampia circa cento metri dalla costa stessa, sono state a suo tempo identificate n. 48 bombe d’aereo (oltre alla probabile esistenza di altre nascoste dalla vegetazione) risalenti alla 2ª guerra mondiale». L’alto ufficiale insisteva: «Lo scrivente ha più volte interessato vari Organismi della Marina Militare, nonché il Ministero dei Trasporti e della Navigazione per la rimozione dei suddetti ordigni bellici sia lo scopo di eliminare lo stato di potenziale pericolosità per la pubblica incolumità, sia al fine di rendere fruibili gli specchi acquei dell’isola di Pianosa». Le più alte sfere dello Stato giocano ancora allo scaricabarile? Che senso ha salvaguardare un ambiente se non si elimina una pericolosa insidia? In realtà, qualcuno ha tentato di porvi rimedio. Il 22 giugno ’95 Domenico Picone, comandante della Guardia Costiera Sipontina, interpellava i superiori: «Si prega di far conoscere le proprie determinazioni in ordine agli ordigni bellici che rivestono notevole rilievo ai fini della salvaguardia della pubblica incolumità». Il direttore generale del ministero dei Trasporti e della Navigazione replicava il 19 settembre dello stesso anno: «Sembrano sussistere i presupposti necessari per l’intervento della Marina Militare in quanto è stata accertata la presenza di ordigni esplosivi che possono pregiudicare l’incolumità della vita umana in mare ed essere pericolosi per la navigazione». Tre mesi più tardi, il 18 dicembre, il contrammiraglio Sirio Pianigiani, innestava la marcia indietro tutta, a nome dello Stato Maggiore: «La Marina Militare interviene solo a titolo di concorso ed allorquando gli Enti richiedenti assumono formalmente gli oneri di spesa. L’inizio delle operazioni di bonifica potrà avvenire solo allorquando saranno note l’assunzione degli oneri di spesa e l’avvenuta disponibilità dei fondi necessari da parte dell’Amministrazione civile interessata». Strano. La bonifica di ordigni esplosivi è stata sempre effettuata, a partire dal 18 settembre 1963, dai nuclei SDAI della Marina militare. Non sarebbe il caso di applicare il principio di chi inquina paga? Magari i responsabili potrebbero essere indotti dallo Stato italiano a farsi carico dei danni sociali ed ambientali prodotti, causati dall’affondamento indiscriminato di questi ordigni bellici e della loro lunga permanenza in un habitat marino che tutto il mondo ci invidia.
     Carrette fantasma - La sorpresa è in agguato: non esistono più le boe di segnalazione ai naviganti, ma abbondano i rifiuti, soprattutto grosse chiazze di bitume e plastica in abbondanza. «A circa 30 metri dalla costa esiste il relitto affiorante della motonave PANAYIOTA» segnala attualmente il Portolano del Mediterraneo. Infatti, sui fondali a ridosso di questo isolotto disabitato giace una nave battente bandiera cipriota. Ed emerge lo spettro rugginoso di prua, rosicchiato dai flutti. L’autoaffondamento risale alla notte dell’11 marzo 1986, quando l’imbarcazione urtò contro gli scogli. Il mercantile custodiva nella stiva ben 695 tonnellate di fertilizzanti chimici, ed inoltre, 211 fusti metallici di rifiuti tossici. Il 5 marzo di quell’anno la Panayiota che aveva già cambiato identità e nazionalità - NOUNAK, poiVOSSO - salpa da Alessandria d’Egitto diretta a Sitia, in Grecia. Sei giorni più tardi si materializza al largo del Gargano. Il comandante Mikail Divaris viene interrogato dal sottotenente di vascello Corrado Gamberini e racconta: «Superato Vieste abbiamo cambiato rotta dirigendo verso Ancona. Dopo mezz’ora di navigazione il radar si è guastato. Intorno alle 11 e 15 la nave ha urtato con la prua sugli scogli dell’isola di Pianosa». La visibilità quella notte è di oltre due miglia sul mare forza 3 col vento che spira da Sud. In sostanza, consente di schivare persino un peschereccio. Il mercantile procede a una velocità di 8 nodi e mezzo sulla rotta 303: radiogoniometro, scandaglio ultrasonoro, pilota automatico, bussole magnetiche e registratore di rotta funzionano. Soltanto dopo l’inverosimile impatto il capitano ateniese lancia l’SOS. Risponde prontamente la motonave EL GRECO che raccoglie gli 8 uomini d’equipaggio: 4 egiziani, 2 greci, 1 cileno e 1 tunisino. All’atto del sinistro il Divaris non effettua i rilevamenti geofisici, non controlla la condizione del carico e l’entità dei danni subiti dalla nave; non tenta neppure di disincagliarla. Alle ore 14 del 12 marzo, giunge a Pianosa la motovedetta CP 2012. Un lezzo insopportabile investe i guardiacoste: a sprigionarlo è il carico. Il giornale nautico del moto-rimorchiatore POSSENTE - che tenta per 8 giorni di disincagliare lo scafo - parla chiaro: «Per la preoccupazione di inquinamento iniziamo a trasbordare per quanto possibile il bunker esistente a bordo. Il direttore di macchina riesce ad aspirare con pompetta a mano sia pure stentatamente per l’impossibilità di accedere ai depositi, circa sette tonnellate di combustibile». A questo punto inizia il tira e molla tra le autorità italiane e l’armatore greco Emanuel Tamiolakis, titolare a Limassol della Navigation Limited che si rifiuta di rimuovere la carretta di fabbricazione norvegese. La società temporeggia chiamando in causa lo Stato italiano, ancorandosi alla falsa circostanza che l’11 marzo il faro di Pianosa era spento. La situazione ambientale precipita, tant’è che Giuseppe Ciulli, comandante della Capitaneria di Manfredonia invia il seguente dispaccio all’Ispettorato centrale per la difesa del mare: «Organi sanitari nazionali hanno dichiarato sussistere imminente pericolo inquinamento». L’ente statale non interviene. Il 12 agosto Fernando Mengoni, medico dell’Usl FG/4 approda a Pianosa e denuncia nero su bianco: «La stiva della nave risulta aperta: la parte del carico visibile all’ispezione risulta essere formata da una fanghiglia fortemente maleodorante di color nocciola, con vaste zone schiumose ed in evidente stato di fermentazione e putrefazione». Il 14 ottobre il direttore generale del ministero della Marina Mercantile si avvede del disastro: «Permane nella zona una situazione che può rivelarsi compromissoria per l’ambiente e per il paesaggio». Il dicastero tuttavia non interviene. L’ordinanza di sgombero numero 21/86 promulgata il 27 novembre 1986 dal comune delle Isole Tremiti cade nel vuoto. A distanza di anni emerge una verità imbarazzante: l’incidente è stato deliberato per intascare il premio assicurativo stipulato con l’Ocean Marine Club di Londra. La perlustrazione subacquea a Pianosa ha rivelato la presenza di altre due relitti velenosi. Ma questa è un’altra storia insabbiata dallo Stato tricolore, grazie alla connivenza della Marina militare italiana.
     Riserva di carta - L’isola di Pianosa coi suoi 11 ettari e mezzo di superficie presenta uno sviluppo di costa pari quasi a un miglio marino: ha una lunghezza di 700 metri, una larghezza massima di 250 e un’altezza di 15. A Nord, dove è sistemato il faro ricostruito nel 1948 (la sua funzionalità è stata recentemente sostituita da un orrido traliccio metallico), ci sono fondali frastagliati e a picco, mentre a Sud una secca si estende per circa cento metri verso il largo. Nell’interno, alla Punta di Ponente esiste un laghetto di circa 25 metri di diametro, profondo fino a 8 metri (a seconda delle maree) in comunicazione sotterranea con il mare. Nella cala del Grottone, un ipogeo subacqueo - abitato da cernie laureate e aragoste - si apre dal basso fondale per penetrare nelle viscere dell’isola. I suoi fondali sono ricchi anche di frammenti di ceramiche di anfore romane. Anticamente era frequentata dai dalmati nei periodi di pesca delle sarde ed aragoste.
     Ordinanza numero 27, risalente al 18 ottobre 1972. http://img805.imageshack.us/img805/8017/isolapianosaordinanzabo.pdf

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Non bastano le piattaforme petrolifere.. Dove non arrivano queste ultime ci sono gli ordigni esplosivi. E un dubbio m'assale... Che abbiano fatto delle Tremiti un' Area Marina Protetta, per evitare che qualcuno trivelli qualche ordigno esplosivo, provocando un danno ambientale alla "biodiversità" troppo grande e "rumoroso" ??? Grazie ad Angelo Mojetta per la segnalazione dell'articolo...
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Post di Maria Ghelia

Ma se le bombe fossero una scusa buona per fare le AMP, potremmo cercare quelle che ancora rimangono in mare qui.... forse riusciremo ad avere la nostra Area Marina Protetta!
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A Ilva Alvani, Movimento Ambientalista Bat e Maria Ghelia piace questo elemento.
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Dalla mia Bacheca su FB del 1/08/12

La Vega Oil di Ragusa
di Maria Rita D'Orsogna
http://dorsogna.blogspot.it/2010/07/la-vega-oil-di-ragusa.html


    WEDNESDAY, JULY 28, 2010. - In alcune regioni italiane il petrolio a mare si estrae già da decenni, per esempio in Sicilia, a Ragusa. Cerchiamo allora di vedere che succede lì, nella terra di Miss Vicari, la più' grande amica dei petrolieri italiani. A Ragusa hanno una piattaforma fissa detta "Vega Alfa", e fino al 2008 una nave petroliera ancorata lì vicino detta "Vega Oil". Le strutture sono di proprietà dell'italiana Edison. La piattaforma fissa sorge ancora a 11 miglia dalla costa, circa a 20km da riva e fino a due anni fa dalla "Vega Alfa" estraevano il petrolio e poi lo caricavano sulla "Vega Oil". Quest'ultima era una sorta di serbatoio galleggiante, costruita nel 1972 e messa lì nel 1988, un FPSO (nave specializzata nei processi produttivi del petrolio, ndr), senza il desolforatore.
    Nel 2008 ci si rese conto che questa nave galleggiante, fra Marina di Modica e Sampieri, rischiava di affondare. La Procura di Modica denunciò la mancanza delle più elementari condizioni imposte dal Codice della Navigazione in materia di sicurezza. La foto qui a lato non lascia spazio a dubbi su quanto la Edison ci tenesse alla sua nave petrolifera.
    La Cronaca di Ragusa riportò che le carenti condizioni strutturali, imputabili ad una manutenzione ordinaria quasi del tutto assente, avevano indotto la Capitaneria di Porto ad attivare l’iter propedeutico allo svuotamento, per poi procedere allo sgancio, scongiurando irreparabili danni ambientali in caso di sommersione. Dunque è così che operano petrolieri - in Sicilia, nel golfo del Messico e ovunque glielo lasci fare - mancanza di elementari condizioni di sicurezza, manutenzione ordinaria assente, pericoli di affondamento.
    Ma come si può lasciare una nave petrolifera piena di petrolio senza manutenzione? Misteri. Fu per i gravi rischi ambientali che i giudici di Modica iscrissero tre persone nel registro degli indagati per disastro colposo e gravi violazioni al codice della navigazione. I signori erano l'armatore della piattaforma, Andrea Cosulich, e i rappresentanti della Edison, Umberto Quadrino e Andrea Costa. Si parlava di rischi per la sicurezza di lavoratori e navi di transito. Ovviamente i tre dissero che andava tutto bene e non c'erano pericoli. A quel tempo la nave Vega Oil aveva circa 60 mila tonnellate di petrolio e 40 mila di gasolio. Decidono allora di svuotare la nave, e i rischi magicamente scompaiono. A quanto pare secondo le perizie tecniche, se non la svuotavano, la nave sarebbe sicuramente affondata, inquinando tutta la Sicilia del sud orientale e Malta per anni.
    Apriamo una piccola parentesi sul tipo di nave usata: la Vega Oil era a monoscafo, dove la separazione fra acqua e petrolio consiste solo in una sottile lamiera metallica. Una volta sfondata la lamiera, caput. Tutto il contenuto finisce in mare. Dopo il disastro della Exxon-Valdez, nel 1989 in Alaska, con l'inabissamento della petroliera e i conseguenti danni ambientali, gli americani decisero di vietare tali navi.
    Era il 1990. Si adeguò poi anche la legge europea che dispose che dal 2005 ci fosse l'obbligo di usare navi a doppio scafo, con una lamiera in più. Praticamente il doppio scafo è una specie di doppio vetro, con una certa distanza di sicurezza fra le due lamiere, di modo che se viene sfondata una di queste, l'altra può ancora tenere. L'Europa obbligò le navi monoscafo ad essere aggiornate a doppio scafo dopo i 25-30 anni di vita. Dunque la nave monoscafo della Edison non solo era vecchia, corrosa, senza manutenzione, e in condizioni di degrado, ma era rimasta in mare per 36 anni, un tempo più lungo di quanto consentito, e in violazione a leggi europee. Ma tanto siamo in mezzo al mare. Chi andrà mai a controllare??
    Passa un po' di tempo. Siamo al 2009, la nave è stata svuotata. Decidono di mettere una nuova nave, scintillante e potente. E siccome va sempre tutto bene finchè non ci scappa il morto o lo scoppio, nel 2009 decidono di archiviare il tutto. Nessun problema per la Edison. Archiviano si, ma cambiano nave. La domanda è semplice: ma se non ci fossero state quelle denunce della magistratura la nave sarebbe stata cambiata? O sarebbe rimasta lì fino all'inabissamento? E se l'hanno cambiata vuol dire che la "Vega Oil" i problemi ce li aveva. E perchè nessuno è responsabile mai di niente? E se l'Europa dice 30 anni perchè le multe dopo 36 anni non si applicano?
    Resta poi la domanda spettrale. Che fine hanno fatto le centomila tonnellate di petrolio e gasolio che stavano sulla Vega Oil e che hanno scaricato dalla nave? Non si sa, ma quello che si sa è che la magistratura ha chiesto il rinvio a giudizio ai responsabili della piattaforma per il reato di inquinamento. L'accusa è di avere gettato a mare 100.000 tonnellate di petrolio e di gas.
Arriviamo al Maggio 2010 con altre accuse a lor signori della Edison. Ce li ritroviamo di nuovo, in compagnia di altri eleganti personaggi per i reati di inquinamento ambientale:
          Marcello Costa - direttore responsabile della Vega Oil
          Michele Giannone e Lavadera Lubrano
- comandanti protempore della Vega Oil
          Angelo Maione
- responsabile per la sicurezza e l'ambiente
          Umberto Quadrino
- amministratore delegato della Edison
          Andrea Cosulich
- armatore del colabrodo Vega Oil

Onore al procuratore Francesco Puleio per avere messo insieme questa indagine. L'accusa? Come da copione - monnezza a mare per risparmiare. Secondo l’accusa, i responsabili del Campo Vega avrebbero sversato in mare, con modalità illecite e nocive per l´ecosistema (ma che consentivano alla Edison risparmi di spesa per decine di milioni di euro), rifiuti speciali pericolosi quali acque di strato, acque di lavaggio e acque di sentina, derivanti dall’attività estrattiva e di stoccaggio degli idrocarburi coltivati nella concessione mineraria, con conseguente inquinamento della zona. Se ne parla il 21 Ottobre in tribunale. Si è costituito anche il Ministero dell'Ambiente come parte civile. Vediamo. (Fonti: Scicilnews, Essenzialeonline, Harbours, Corriere di Ragusa, Corriere di Ragusa2)
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6 Commenti in calce all'articolo sulla stessa pagina web del Blog di Maria Rita D'Orsogna :
JULY 28, 2010 - Kyoko said...
Cara Maria Rita, una semplice cittadina come me cosa può fare contro la petrolizzazione in Abruzzo? Ho scritto ai ministeri, e continuerò a manifestare la mia contrarietà.
Ho scaricato la petizione per la raccolta firme presente sul sito di Nuovo Senso Civico per fare la raccolta firme, e sto coinvolgendo amici e parenti nella raccolta firme, ma se dici che hanno solo copiato il tuo lavoro e non hanno fatto niente per gli altri 5 pozzi non so neanche se mi posso fidare. Io sono di Teramo, e qui mi sento troppo impotente perché c'è tanta disinformazione e la questione della petrolizzazione non la conoscono in molti. Cosa devo fare per aiutare? Comunque il 31 luglio al 99% sarò anch'io a Giulianova, sono ansiosa di ascoltarti!

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JULY 28, 2010 - Peppe Croce said...

Nel frattempo è già in funzione la nuova Vega:
http://www.ecoblog.it/...piattaforma-petrolifera-del-mediterraneo-ma-chi-ci-vive-di-fronte-non-lo-sa

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JULY 30, 2010 - Nicola said...

Ma la vecchia nave che fine ha fatto? E è in cantiere per la demolizione o è in giro a procurare danno in altre parti del mondo?
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JULY 30, 2010 - Maria Rita said...

Mi pare di capire che l'hanno mandata in Turchia ad essere demolita...
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AUGUST 4, 2010 - Anonymous said...

Che schifo, che disgusto. Dio, sono stanco, Ti prego scendi.. e mi raccomando,questa volta non mandare tuo figlio: questa volta non è un gioco da ragazzi!!!!
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AUGUST 4, 2010 - Anonymous said...

In Turchia a demolire? forse è la versione ufficiale. Nella realtà quando mandano qualche porcheria in quei posti non è certo per seguire attentamente le procedure delle vigenti normative in fatto di ambiente... => smaltimento stile gomorra :-(
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Commenti su FB a margine del post
Post di Maria Rita D'Orsogna a margine del suo articolo da lei condiviso su FB in data odierna (1/08/2012)

E' di un paio di anni fa - ciao!
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Post di Guido Picchetti

Ottimo articolo, Maria Rita, e non dubitavo affatto che tu avessi già interessante materiale al riguardo... Interessanti anche i commenti in calce... Ma ci sono voluti più di due anni, perchè qualcuno si decidesse a fare una visita "disinteressata" alla piattaforma più grande d'Italia (e non su "invito" della Edison per realizzare spot pubblicitari), e per chiederne addirittura la rimozione... Meglio tardi che mai... Ma pensi che si riuscirà ad ottenere qualcosa ? Ho forte dubbi con l'aria che tira nel nostro Paese, anello debole di questa catena di Paesi dell'Unione Europea, totalmente disunita e incapace di prendere decisioni di interesse comune, soprattutto utili alle generazioni future... Incapace anche di pretendere che le piattaforme petrolifere off-shore dei Paesi dell'UE tengano in funzione i loro trasmettitori di posizionamento Ais quando sono operative, come hanno pur cominciato a fare Tunisia e Libia per alcune strutture operanti nelle loro acque territoriali... Più "incivili" di così, e mi riferisco a noi "occidentali", naturalmente...
E, se hai tempo e se non l'hai già letto, da un'occhiata alla registrazione scritta di quanto si è detto al riguardo sulla Rai-TV, durante una vecchia trasmissione di Report. Il documento mi è stato segnalato da Movimento Ambientalista Bat e merita attenzione. Puoi leggerlo all'url http://www.report.rai.it/dl/flash//1288557140384marenero.swf

Un'ultima cosa. Quel processo contro la Edison cui fai cenno in chiusura del tuo articolo, e che avrebbe dovuto celebrarsi il 21 Ottobre 2010, parte civile il ministero dell'Ambiente, si è poi svolto? Da allora sono passati quasi due anni, e va bene che la nostra giustizia in certi casi peggio di una lumaca, ma non se ne è più saputo niente... Caduto in prescrizione, o che altro? Qualcuno vorrà cortesemente illuminarci ?
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Archeologia: recuperate a Pantelleria ancora in pietra e anfora romana
da Adnkronos
http://www.adnkronos.com/...a-Pantelleria-ancora-in-pietra-e-anfora-romana_313559014432.html


Palermo, 1 ago. - (Adnkronos) - Il mare di Pantelleria continua a regalare preziose testimonianze del passato. Nel corso di un’operazione congiunta tra Soprintendenza del Mare e Guardia di Finanza, sono state individuate nei fondali di Cala Gadir, a circa 35 metri di profondità, un’ancora antica in pietra databile al V sec. a.C. e un’anfora Dressel databile al I sec. a.C. I reperti sono stati rinvenuti e segnalati dal subacqueo Eduardo Famularo che ha collaborato al recupero assieme ai subacquei della Soprintendenza del Mare e del Nucleo Sommozzatori della Guardia di Finanza di Palermo. I reperti recuperati sono stati sottoposti al primo trattamento conservativo in attesa di essere collocati prossimamente in una sede espositiva a Pantelleria. L’intervento si inserisce nella più vasta operazione di controllo dei siti archeologici subacquei e di verifica di segnalazioni ricevute da privati cittadini che in questi giorni la Soprintendenza del Mare sta effettuando sull’isola di Pantelleria con la preziosa collaborazione del Reparto Operativo Aeronavale comandato dal Colonnello Costanzo Ciaprini, che ha messo a disposizione il Guardacoste “G95 Ciorlieri” comandato dal M.llo Mauro Calamonici.
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Post di Marco Zappalà

Un caro saluto Guido!
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Post di Guido Picchetti

Grazie Marco. Purtroppo sono reperti che panteschi e turisti difficilmente riusciranno a vedere e apprezzare... Il locale museo archeologico è sempre chiuso e le sale espositive al castello idem, dove, secondo voci, ci sarebbero depositate anche le famose "teste" di Pantelleria...
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Greenpeace: “ENI ed Edison via dal Canale di Sicilia
di Peppe Croce
http://www.greenstyle.it/greenpeace-eni-ed-edison-via-dal-canale-di-sicilia-11121.html

     31 luglio 2012. - Il “No trivelle tour” siciliano di Greenpeace ha fatto questa mattina nuovamente tappa in provincia di Ragusa. Dopo l’appuntamento a Scoglitti di una decina di giorni fa, infatti, l’associazione ambientalista è salpata oggi a bordo della barca a vela “Luna” dal porto di Pozzallo in direzione del mare aperto. Oggetto della protesta la piattaforma petrolifera Vega Alfa (Edison 60%, ENI 40%).
    La scelta della Vega non è stata affatto casuale. Innanzitutto perché è la piattaforma petrolifera più grande presente nelle acque territoriali italiane. Poi perché si trova esattamente a 12 miglia dalla costa, il famoso limite imposto dal “correttivo ambientale” voluto dall’allora ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, come fascia di sicurezza anti marea nera all’indomani del disastro petrolifero della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico. Quel correttivo “sanato” da Corrado Passera.
    La Vega Alfa, poi, è una piattaforma molto particolare: è composta dalla classica struttura in metallo che si staglia a una sessantina di metri di altezza sul livello del mare e, a circa un miglio e mezzo di distanza, da una grossa testa rotante collegata alla nave petroliera Leonis che raccoglie il greggio estratto dalla Alfa.
    La Leonis, i cui lavori di adattamento a questo nuovo sistema di stoccaggio del petrolio sono stati realizzati da un consorzio di imprese siracusane tra le quali spicca anche l’impresa di famiglia della stessa Prestigiacomo, ha sostituito pochissimi anni fa la Vega Oil, piattaforma di servizio della Vega Alfa, classe 1972, che secondo la Capitaneria di Porto di Pozzallo era un colabrodo a rischio disastro ambientale. Ma l’inchiesta scaturita dalle indagine dei militari del mare è finita con l’archiviazione.
    Ma non è l’unica inchiesta che interessa la struttura di Edison-ENI perché ai primi di giugno il GUP di Modica, Lucia De Bernardin, ha rinviato a giudizio 6 manager Edison (tra i quali persino Umberto Quadrino, all’epoca dei fatti contestati all’azienda) con l’accusa di aver iniettato liquidi non autorizzati in uno dei pozzi sterili della Vega (questa volta la Alfa: la Oil è stata sostituita dalla Leonis). Ma a Edison è andata molto bene perché nel rinvio a giudizio non c’è più l’accusa di inquinamento del mare.
    Perché, a dirla tutta, pompare liquidi nel sottosuolo è legale, se i Ministeri dell’Ambiente e dello Sviluppo economico ti autorizzano: serve ad aumentare la pressione del giacimento e a produrre più petrolio. Edison, ovviamente, afferma di avere tutte le autorizzazioni necessarie a procedere con questa pratica comune all’industria petrolifera.
    In questo quadro si inserisce la protesta di Greenpeace, la cui responsabile Mare Giorgia Monti afferma: "La piattaforma Vega rappresenta i mostri che non vogliamo vedere nel Canale di Sicilia. Compagnie petrolifere come ENI hanno progetti per trivellare non solo il nostro Mediterraneo ma anche l’Artico: vanno fermate subito! Quello che stiamo mettendo a rischio non è solo un ecosistema marino unico ma attività come il turismo e la pesca, fondamentali per l’economia di questa Regione."
    Nel Canale di Sicilia si è già propagata la febbre dell’oro nero: ventinove le richieste di esplorazione e ricerca, di cui undici già autorizzate. Il tratto di mare dove si trova la piattaforma Vega-A è uno di quelli maggiormente interessati: sull’area incombono ben tre permessi per cercare petrolio ed è in via di valutazione la perforazione di un pozzo esplorativo. Allo stesso tempo quest’area è determinante per la riproduzione di specie ittiche commerciali come il nasello e il gambero rosa.
    Il resto della protesta di Greenpeace lo trovate nel video. Perché, questa mattina, in mezzo al mare ragusano c’eravamo anche noi.

"U mari nun si spirtusa" - Greenpeace protesta contro piattaforma Vega Alfa Leonis Edison ENI
Pubblicato in data 31/lug/2012 da Peppe Croce
Protesta in mare di Greenpeace a 12 miglia da Pozzallo, nel mare della provincia di Ragusa, contro
la piattaforma petrolifera Vega Alfa di Edison ed ENI. Gli attivisti di Greenpeace si sono avvicinati alla piattaforma
e hanno steso in mare uno striscione galleggiante con scritto: "L'oro blu meglio dell'oro nero".


http://youtu.be/uHJnCNeh0ak

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Commento del sottoscritto su FB a margine del post

Beh, mi fa piacere... Finalmente qualcuno dei croceristi a bordo della "Luna" di Greenpeace si è ricordato della Vega e della Edison, e gli attivisti del "Tour Sicilia 2012" sono andati a farle visita in segno di protesta. Efficace l'articolo di Peppe Croce su Green Style, che ricorda la storia della piattaforma (la più grande d'Italia), e i suoi trascorsi, non priva di procedimenti giudiziari, da cui è sempre riuscita sempre ad "emergere", continuando imperterrita la sua attività estrattiva nel Canale di Sicilia debitamente autorizzata, ad appena 22 km dalla costa ragusana...
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In Emilia: sembrava finita e, invece, tra ieri e oggi ancora cinque lievi scosse
di Guido Picchetti (a margine di una immagine dell'EMSC su FB)
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=4000207637932&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1

    31/07/12. - Lunedi alle 2:19 del pomeriggio la prima, di mag. 2,4, profondità 7 km, epicentro Novi di Modena. le tre successive durante la notte tra ieri e oggi: rispettivamente alle 24:29 di mag 2,1 (epicentro Mirandola, profondità 1 km); alle 24:54 di mag 2,2 (epicentro 10 miglia a SE di Mirandola); e alle 02:47 la più forte, di mag 2,5 (epicentro sempre a Mirandola, profondità 8 km).
    La quinta scossa è stata registrata meno di un'ora fa, per l'esattezza alle 18:52, di mag 2,2, epicentro tra Cento e Crevalcore, ma con un ipocentro maggiore del solito, a 30 km di profondità. Nella mappa qui unità dell'EMSC la localizzazione di quest'ultima scossa.
    Questa la sequenza nei dati ufficiali dell'EMSC (Centro Sismologico Euro-Mediterraneo).

  1. Lunedi 30/7/12 alle 18:52 - Grandezza ML 2.2 - Regione NORD ITALIA tra Cento e Crevalcore
    Date tempo 2012-07-31 16:52:46.0 UTC - Posizione 44.73 N ; 11.23 E - Profondità 30 km
  2. Martedi 31/7/12 alle 02:47 - Grandezza ML 2,5 - Regione NORD ITALIA Mirandola
    Date tempo 2012/07/31 00:47:42.0 UTC - Posizione 44,90 N, 11,13 E - Profondità 8 km
  3. Martedi 31/7/12 alle 24:54 - Grandezza ML 2,2 - Regione NORD ITALIA 10 miglia SE da Mirandola
    Date tempo 2012/07/30 22:54:27.0 UTC - Posizione 44,83 N, 11,26 E - Profondità 9 km
  4. Martedi 31/7/12 alle 24:29 - Grandezza ML 2,1 - Regione NORD ITALIA Mirandola
    Date tempo 2012/07/30 22:29:57.0 UTC - Posizione 44,91 N; 11.01 E - Profondità 1 km
  5. Martedi 31/7/12 alle 14:19 - Grandezza ML 2,4 - Regione NORD ITALIA Novi di Modena
    Date tempo 2012/07/30 12:19:31.0 UTC - Posizione 44,90 N, 10,90 E - Profondità 7 km

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(copyright Guido Picchetti) 

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Questa pagina è stata aggiornata il 01/01/13.