Settembre 2011

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Da "DORSOGNA BLOG SPOT" - 30/09/11

No all'Italia petrolizzata
L'ENI, la vera grande azienda corrotta italiana - J Assange

Susan Sinnott: ritornatene in Texas!
Susan Sinnot Go Home - Leave Italy alone - Go drill Texas instead

BRS Resources is participating in one of the most exciting oil and gas plays in the world – Italy’s Po Valley. That’s right – the Po Valley, between Venice, Florence, and Milan.

Aleanna Resources/BRS/Bonanza. Che bello trivellare vicino a Venezia, eh? Siamo noi degli idioti a permetterglielo. Chi vuole lasciargli commenti diretti su Facebook può farlo qui.

Ecco cosa succede quando arrivano in Italia persone che dell'Italia non sanno niente e per i quali siamo solo territori di conquista. Gente che pensa di poter venire qui, raccontarci un po' di balle e portarsi in Texas il bottino petrolifero per i loro investitori e soprattutto prendendoci in giro ben bene.

In questo articolo c'è di tutto, e farebbe ridere, se non fosse che fa piangere... I petrolieri che parlano di "interventi di miglioramento ambientale", la subsidenza che è una "mera modifica permanente" del territorio e le trivelle che portano benessere con il buono sconto della benzina!

Vergogna! E da chi vengono queste belle sparate? Da Ms. Susan Sinnott, il direttore della BRS Resources Ltd, una ditta Canadese, con sede a Vancouver, in precedenza nota come Bonanza Resources, e che aveva sede in Texas. Questa BRS controlla il 7% della Aleanna Resources.

Il 27 Settembre 2011 la Aleanna/BRS/Bonanza dichiara di avere concluso la fase di ispezioni sismiche in un area di 136 chilometri quadrati della concessione Ponte del Diavolo, nella bassa padana del Veneto. Vogliono ora acquisire altri dati presso la concessione Ponte del Grillo e trivellare il pozzo Gallare presso la concessione Corte dei Signori. Dicono che devono finire di mettersi d'accordo coi proprietari terrieri della zona e appena sarà tutto pronto, faranno il buco. Dicono di essere "eccitati" e che prevedono di iniziare i lavori entro la fine dell'anno.

Evviva !!! Intanto la gente del posto è arrabbiata. Come riporta il Corriere del Veneto, l'assessore regionale Maurizio Conte aveva detto che la regione riserverà alla Aleanna/BRS/Bonanza la "massima opposizione", preoccupati soprattutto della subsidenza, che da decenni affligge il delta del Po, un terreno fragile già di per conto suo e che di tutto ha bisogno fuorchè di trivelle. Per chi lo ricorda, negli anni 50 e 60 le estrazioni di metano avevano causato spaventosi abbassamenti di terreno, con alluvioni gravi che avevano portato alla dismissione di tutti i pozzi di metano della zona.

Ora la Aleanna/BRS/Bonanza ci riprova. Ecco allora che arriva Susan dal Texas a tranquillizzare tutti. SuperSusan dice, prendendo in giro l'intelligenza degli Italiani che:

1. Non c'è nessun rischio e che la subsidenza è una mera modifica permanente del territorio e che basta guardare l'Olanda, dove il 24% del terreno è sotto il livello del mare.

Cara Susan, si rende conto delle sciocchezze che dice o parla giusto per far prendere aria ai denti? Il danno è nel tempo dello sprofondare, mia cara, che durerà anni e che sarà attivo per tutta la durata delle trivelle. E' nell'andare dal livello che c'è oggi al livello -1 metro, -2 metri, - 3 metri che ci saranno disastri come ce ne sono stati 50 anni fa. E che succede intanto che la sua "mera modifica" diventa permanente? Che succede alle fondamenta delle case che già si sono? Ai fiumi, agli argini, ai litorali? Ma se vuole proprio farle, queste "mere modifiche" vada a farle in Texas che in Veneto abbiamo già abbondantemente dato. Le sue parole sono un insulto a tutti quelli che hanno sofferto, sono morti e hanno dovuto lasciare le loro case per colpa delle alluvioni del Polesine. Si vergogni.

2. Poi tira fuori ancora le balle delle royalties. Con lo sconto-benzina e il 10% di royalties - come se avessimo l'anello al naso, e ci possiamo accontentare delle briciole.

E poi ci raccomanda di guardare a quello che succede in Basilicata dove hanno incassato ben 200 milioni di euro! Si, guardate la Basilicata, la regione più povera d'Italia, con campi inquinati ovunque ti giri e da cui la gente scappa, stanca di puzze, malattie, futuro distrutto e paesaggi distrutti. Susan, mi sa che hai sbagliato paragone. Lo sa tutta l'Italia che la Basilicata è stata distrutta dai petrolieri!

3. Ancora la Susan tira fuori il fatto che le torri saranno erette per pochi anni - 20? 30? e che "solo se ci sarà successo" tireranno fuori il gas.

Della serie, scusi ma quel terreno non è suo, è nostro, è degli italiani! E lei non può pensare di venire qui, bucare alla meno peggio a destra e a manca e poi scegliere quello che le piace e trivellare nel "rispetto dell'ambiente". Non è possibile, non è vero, sono balle!

MS SINNOTT: WHO THE HELL DO YOU THINK YOU ARE?

4. Infine la tattica della paura: se non trivelliamo, ce ne andiamo e voi restate senza soldi e addirittura senza interventi di miglioramento ambientale!!!

No comment. da quando in qua i petrolieri portano a interventi di miglioramento ambientale? MAI NELLA STORIA DEL PIANETA!

MS SINNOTT: SHAME ON YOU
ITALY DOES NOT WANT NOR NEED YOUR OIL RIGS. CAPISC?

Qui tutti gli interessi della Aleanna in Veneto (cliccare sulle mappe per vedere ingrandite):

         

        

        

        

E qui in Basilicata:

         

Ecco qui chi è Susan Sinnott - petroliera texana da 35 anni.

Ms. Sinnott has over 35 years of international oil and gas experience and was instrumental in securing the membership interest in AleAnna Energy LLC, placing BRS Resources in the land position onshore Italy. Ms. Sinnott's area of experience is project management. Prior to joining BRS she was the president of Heartland Rig International (HRI) Inc., a global manufacturer of drilling rigs and equipment. She also held positions at Arco Oil and Gas, Exxon Neftegaz Limited, Nimir Petroleum and Petrosakh USA. She attended Southern Methodist University in Dallas, Texas.

http://dorsogna.blogspot.com/2011/09/susan-sinnott-ritornatene-in-texas.html
Stesso articolo anche su "PROFUMO DI MARE" del 2/10/11

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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Vi basta ciò che scrive oggi Maria Rita D'Orsogna sul suo Blog, a proposito di quanto sta succedendo nella Valle orientale del Po a poche decine di chilometri da alcune delle più belle città d'arte del mondo, Venezia, Padova, e Verona ? E restiamo tutti a leggere e guardare senza muovere un dito ? E senza far rimbalzare la notizia di bocca in bocca, e di penna in penna, fino a farla arrivare a chi ha il dovere e il potere di reagire ? Così diventiamo tutti corresponsabili di quanto sta per accadere...


Dal "CORRIERE DEL VENETO" del 29/09/11

Il progetto - La società: " Nessun rischio"

La multinazionale tenta la Regione
L'estrazione di gas fa guadagnare

di A.Prl.

VENEZIA. L'assessore regionale all'ambiente Maurizio Conte non aveva lasciato spazi alla trattativa. Le indagini geologiche per la ricerca di idrocarburi avranno la massima opposizione della Regione. Era il 23 agosto. Ieri, a poco più di un mese da quell'intervista, al Corriere del Veneto è arrivata la replica della "Aleanna Resources", la società statunitense che ha chiesto al ministero dello Sviluppo Economico l'autorizzazione a fare delle ricerche nel sottosuolo di 63 comuni delle provincie di Padova, Rovigo, e Venezia. In pratica la multinazionale è a caccia di idrocarburi allo stato liquido e gassoso. E per trovarli vuole sondare il Veneto. Ma in molti temono che estraendo il metano si abbassi il terreno: un fenomeno chiamato "subsidenza", che metterebbe in pericolo la pubblica incolumità. Aleanna non ci sta: "All'estrazione di gas si presuppone che si accompagni il fenomeno dell abbassamento del terreno", ammette la presidente Susan Elaine Sinnott. "Ma è una mera modifica permanente del territorio. Da secoli la popolazione dei Paesi Bassi convive con la subsidenza. il 24 per cento della superficie si trova sotto il livello del mare. Nonostante ciò sono il maggiore produttore di gas in Europa".

Nessun rischio, quindi, secondo la Aleanna. E la manager ricorda i vantaggi economici che ne deriverebbero per la zona: "Il titolare di ciascuna concessione di coltivazione (produzione, ndr.) degli idrocarburi è tenuto a corrispondere annualmente allo Stato, alle Regioni e ai Comuni interessati un'aliquota pari al 10 per cento della quantità estratta. Inoltre è previsto che il 3 per cento sia destinato a un fondo per la riduzione del prezzo alla pompa dei carburanti per i residenti". Le cifre sono allettanti. Basti pensare che la Basilicata nel biennio 2008/2009 ha incassato dalle royalties oltre 200 milioni di euro.

Infine la Aleanna respinge al mittente anche le perplessità riguardanti l'inadeguatezza della normativa che regola il settore. Se arriverà il via libera alla ricerca di gas nel sottosuolo veneto i paesi non si riempiranno di torri di perforazione e impianti di produzione. "Queste strutture sono molto future e comunque eventuali e dislocate in un'area limitatissima ed eretta per un periodo limitato", garantisce la presidente. In pratica la società studia il terreno e solo se incappa in "strutture geologiche promettenti" avviene la perforazione. A quel punto, se il pozzo esplorativo dà i risultati sperati (dalla multinazionale), allora inizia la produzione di
idrocarburi. "L'eventuale impianto sarà visibile solo in una limitatissima zona del comune dove la ricerca ha avuto successo e nel pieno rispetto della normativa ambientale e paesaggistica", assicura Sinnott, che lancia anche un avvertimento: "La contrarietà al progetto ha suscitato apprensione tra le società del settore. Esse potrebbero decidere di continuare la ricerca altrove e in questo caso ad essere danneggiati sarebbero i residenti, che perderebbero l occasione di ottenere risorse per lo sviluppo dell'occupazione e delle imprese, incremento industriale e interventi di miglioramento ambientale".

http://www.google.com/url?sa=t&rct=j&q=ma%20e%27%20una%20mera%20modifica%20permanente%20del%20terreno&source=web&cd=1&ved=0CCAQFjAA&url=http%3A%2F%2Fwww.press-service.it%2Fpresservice%2FnewsLetterGet.jsf%3Fcus%3Dffbc2f30-6a6d-477d-aeb5-52647e2a0bc3%26art%3Dd42da54d-421c-4720-93b5-11be7370ad9b&ei=0z2FTvyML8XYiALX_cS5DA&usg=AFQjCNHnZlliiibTQhhEDvuX0ij2QnnVkw&cad=rja
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Un documento che vale la pena leggere, e che rivela come i petrolieri prendano in giro gli italiani (del sud come del nord), come se avessimo tutti l'anello al naso e non sapessimo che la regione più povera d'Italia è la Basilicata... quella stessa che secondo i petrolieri si sarebbe arricchita grazie alle royalties derivanti dalle loro estrazioni... 200 milioni di euro solo nel biennio 2008/2009, ma forse dati ai mafiosi in cambio di permessi, inquinamento, e malattie...


Da "YOU TUBE" del 29/09/11

Moving Planet Sicilia Orientale

un video postato da Carmelo Nicoloso

24 settembre 2011 - Moving Planet all'Area Marina Protetta Isole dei Ciclopi 

"No alle trivellazioni nel Canale di Sicilia" - Parco Blu Canale di Sicilia / Banco di Pantelleria


(con gli interventi della Prof. ssa Maria Rita D'Orsogna e del Prof Giuseppe Giaccone)

http://www.youtube.com/watch?v=lojBL2xBwq4


Da una mia "NOTA su FB" del 29/09/11

I "Nuovi Mostri" in Emilia Romagna

di Guido Picchetti

Nei giorni scorsi qui su FB e negli "Echi di Stampa" del mio sito ho pubblicato alcune notizie relative alle trivellazioni estrattive previste in Emilia Romagna nei prossimi mesi in una delle aree più belle del Parco del Delta del Po e nelle Valli di Comacchio,.dopo che nei giorni scorsi sono terminate con esito positivo le ricerche sismiche in 3D condotte dalla società petrolifera Aleanna per conto di altre società americane consociate (tra cui la texana BRS Resources Ltd).

In proposito sono lieto di riportare in questa mia nota su FB parte di un'intervista alla Prof.ssa Maria Rita D'Orsogna pubblicata il 23 Dicembre 2010 su "Sottobosco.info" di Davide Capalbo in merito alle trivelle in Emilia Romagna, anticipazione di una conferenza che la stessa D'orsogna ha tenuto alcuni giormi dopo sul tema della pericolosità delle estrazioni petrolifere on shore, presso la Sala Civica del Comune di Este.

Dal suo blog http://dorsogna.blogspot.com/, queste  alcune delle risposte date dalla Prof.ssa Maria Rita D'Orsogna nel corso dell'intervista:

Cosa sono e come si ottengono le linee sismiche ad alta definizione?

Per capire quanto grandi siano i giacimenti di idrocarburi, si mandano delle onde sismiche nel sottosuolo e a seconda del tipo e del tempo di risposta, si riesce ad avere una stima delle caratteristiche del supposto giacimento. A seconda delle circostanze si può usare come sorgente sismica un vibratore, dinamite, una pistola ad aria compressa (airgun) oppure una mistura esplosiva detta Tovex. Quest'ultima è usata da circa l'80% delle ditte petrolifere.

Il pericolo maggiore è quando l'airgun viene usato in mare, a causa dei forti disturbi che i segnali di alta intensità (attorno ai 200 decibel) e bassa frequenza possono causare all'habitat marino. Possono esserci conseguenze negative sul sistema riproduttivo, alimentare, e di orientamento di cetacei, che possono perdere l'orientamento e spiaggiarsi. Qualche volta l'airgun ha anche causato morie di delfini e balene. Sulla terraferma i danni sono limitati a danni alla vegetazione, e a possibili disorientamenti delle specie animali.

Questi potrebbero sembrare effetti lievi, ma la questione è un altra. Perchè la Aleanna vuole fare le ispezioni sismiche? Non certo per amore della conoscenza, ma perchè ha in progetto di trivellare la zona se i giacimenti sono promettenti. E' in questa ottica che occorre porsi: come collettività siamo disposti a diventare un distretto minerario con tutto quello che comporta non solo l'attività di esplorazione sismica, ma le trivelle nei nostri campi per i prossimi 20, 30 anni ?

Occorre una visione globale e a lungo termine su cosa si vuole per il territorio. L'esplorazione sismica è seguita dal pozzo esplorativo, dal pozzo finale, dalla pompatura di sostanze chimiche per estrarre il petrolio, dal trasporto di idrocarburi e dalla loro possibile lavorazione. L'agricoltura ne soffrirà. Il turismo, la qualità della vita ne soffriranno. I soldi per la collettività saranno pochi.

E' verso questo scenario che occorre guardare, e chiedersi se è questo che vogliamo. Se la risposta è si, allora ben venga anche l'ispezione sismica. Se la risposta è no, allora occorre non iniziare nemmeno il processo di presa dati dell'area, perchè il tipo di sviluppo che si è scelto - a monte - è diverso.

Occorre che come cittadini siamo informati e non lasciare alle ditte petrolifere di fare un pezzettino alla volta, minimizzando e cercando di arrivare alla meta in modo graduale. L'ispezione sismica è solo l'inizio della petrolizzazione di un territorio.

I pozzi sono "solo buchi"?

Fisicamente sono buchi, ma buchi che vanno a 3,4 chilometri sotto la crosta terrestre e dai quali escono sostanze che madre natura ha messo sottoterra millenni fa. Estrarre petrolio da questi 'buchi" è un'attività intrinsecamente distruttiva: per arrivare agli idrocarburi così in profondità occorre usare delle miscele dette fanghi e fluidi perforanti, sature di sostanze tossiche, qualche volta anche radioattive e metalli pesanti. Fra questi mercurio, arsenico, cadmio, piombo, bario. Ci sono poi le acque di produzione, cariche di residui petroliferi, che sono tossiche e che occorre smaltire. Infine, anche se varia da località a località, in generale il petrolio italiano è di qualità scadente - pesante ed amaro. Amaro vuol dire che è ad alto tenore di zolfo, componente indesiderato degli idrocarburi perchè li rende densi, maleodoranti ed altamente corrosivi; pesante vuole dire che è dalla composizione chimica non ottimale per ottenere benzina e altri prodotti di qualità. Il petrolio migliore del mondo è tutto il contrario di quello che c'è in Italia, è dolce e leggero. Ovviamente avere petrolio amaro e pesante significa che l'impatto ambientale è maggiore, che c'è bisogno di maggiore lavorazione e industria pesante per ottenere alla fine petrolio che possa essere commercializzato.

Conosciamo bene il grosso rischio di subsidenza del Delta del Po. Meno bene, invece, gli altri rischi per l'ambiente e la salute derivanti dalle operazioni di esplorazione ed estrazione: a cosa andiamo incontro ? Gli effetti delle trivellazioni su larga scala sono ben evidenti in Basilicata, terra martoriata dalle ditte petrolifere - ENI in primis - da 15 anni a questa parte. Intanto, la mole di rifiuti petroliferi è enorme ed è costoso smaltirli. Ci sono molti esempi di scarti di lavorazione petrolifera seppelliti alla meno peggio nei campi o nei parchi.

Quindi, la prima domanda da farsi è: dove finiscono i rifiuti speciali e pericolosi delle trivellazioni? Ci sarà qualcuno che monitorerà per davvero? Una volta estratto questo petrolio poi, ci sarà bisogno di infrastruttura, trasporto su camion, oleodotti, e, se il petrolio è amaro, ci sarà bisogno di mini-raffinerie in loco. Uno dei motivi per cui lo zolfo è indesiderato è che questo rende gli idrocarburi cosi corrosivi che occorre trattarli in loco, perchè il trasporto a lunga distanza è impossibile.

In Basilicata hanno già costruito il "desolforatore" nella città di Viggiano - con il romantico quanto ingannevole nome come di "centro oli" - e ne progettano un altro a 20 km di distanza. L'area che in teoria era stata designata come parco nazionale della Val D'agri è ora un crocevia di tubature e pozzi, sovrastato dalla raffineria.  Nella zona della Val D'Agri trovano petrolio nel miele, nei vigneti e nei meleti; i campi di fagioli e di ortaggi sono tutti malaticci a causa delle esalazioni tossiche della raffineria, l'aria puzza e sa di uova marce, qualche volta i campi sono stati abbandonati.

Le case più vicine al centro oli sono state abbandonate, le proprietà immobiliari hanno perso valore, i giovani emigrano, i posti di lavoro promessi dall'ENI non sono arrivati. In Basilicata alcune sorgenti idriche sono state inquinate dagli scarti del petrolio, e nell'estate del 2010 sono stati ritrovate sostanze tossiche in una diga di acqua potabile che hanno la stessa composizione chimica dei fanghi perforanti. Infine, il tasso di tumori nella zona della Val D'Agri aumenta vertiginosamente. L'ENI aveva promesso alla fine degli anni '90 che avrebbero monitorato emissioni e condizioni di salute delle persone. Le centraline sono state installate solo di recente, e non sempre funzionano. Lo studio epidemiologico è iniziato solo nel 2010, dodici anni dopo quanto stipulato.

Comunque la si voglia guardare, l'ingresso dei petrolieri in Basilicata è stata una catastrofe. Tutto questo nel giro di soli 15 anni di trivellazione certificata dall'ENI. Dalla Basilicata si estrae solo il 6% del fabbisogno italiano di petrolio. Il restante 94% lo importiamo. Le royalities - i soldi che le ditte petrolifere pagano in cambio di risorse - sono in Italia del 10% su terraferma e del 4% in mare. In Norvegia il tasso e' dell'80%. Una regione intera è stata distrutta in cambio di poche briciole. Non è giusto.

Le ditte petrolifere straniere che vogliono venire a trivellare l'Italia sanno bene che il nostro è un Paese dove le norme ambientali sono blande, e dove i costi da pagare sono bassi, per cui annunciano sempre con entusiasmo il loro ingresso in Italia, e ci considerano anche come un Paese che oppone pochi ostacoli alla loro attività. Sta a noi cambiare questa percezione.

Esistono studi scientifici che provano la relazione tra trivellazioni e disastri ambientali ?

Sono moltissimi, e basta un po' di pazienza e buona volontà per trovarne evidenza in tutto il mondo, in contesti diversissimi fra loro. Un articolo di "Scientific American" parlava di pozzi artesiani inquinati dall'industria del gas, ci sono studi in Inghilterra sugli aumenti di mortalità infantile nei pressi di raffinerie. In generale è risaputo che vivere vicino raffinerie, oleodotti e pozzi di petrolio è detrimentale per la salute umana, per l'agricoltura e per la natura. Lo dicono gli studi di scienza - quelli non finanziati dall'ENI - lo dicono i contadini e le persone che vivono a contatto con le infrastrutture petrolifere. Lo dicono i petrolieri stessi, a porte chiuse, o, com'è capitato a me, quando vanno in pensione o lasciano l'ENI per un motivo o per l'altro. I grazie più sentiti per la mia attività anti-trivellazione in Abruzzo mi sono arrivati da ex-dipendenti dell'ENI che conoscono bene il modus operandi dell'industria petrolifera.

Infine lo dicono la Shell, la Exxon Mobil, la Chevron e la BP che ogni tre mesi sono obbligati dalla legislazione californiana a dichiarare sulla stampa che le attività petrolifere di qualsiasi genere sono collegate alla comparsa di tumori, malformazioni e altri danni riproduttivi. La legge che obbliga i petrolieri a dichiarare questo si chiama Proposition 65 ed è intesa come un modo trasparente di informare i cittadini della qualità della loro aria, acqua e della loro vita.
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In Abruzzo i programmi dell'ENI erano di trivellare e costruire una prima raffineria di petrolio nel 2007. La popolazione è stata compatta e unita, e tutti, dalla conferenza episcopale d'Abruzzo e Molise, fino alla Confcommercio, hanno detto il proprio no all'ENI. Le carte erano tutte pronte, i progetti e gli investimenti dell'ENI pure. Il sindaco di Ortona, Nicola Fratino, l'allora presidente di regione, Ottaviano del Turco, erano favorevoli alla costruzione di pozzi e raffinerie fra i campi del Montepulciano.

Non abbiamo mollato per mesi e mesi, e siamo ancora qui. Finora, neanche uno di tutti i pozzi programmati per l'Abruzzo è stato costruito. Non so se la nostra sia una vittoria, perchè i petrolieri sono li che aspettano che ci stanchiamo, ma se è una vittoria, posso dire che vincere contro i petrolieri non è impossibile, ci vuole solo buona volontà, testardaggine e convinzione della proprie idee. Non si deve mollare mai e ogni giorno osare un po di più. L'Italia è nostra e non dei petrolieri venuti chissà da dove.

Mi auguro che lo stesso spirito di combattività che ha pervaso la società civile abruzzese possa sorgere anche in Emilia Romagna.
(foto da Agoravox it)

http://www.facebook.com/note.php?note_id=287364384608717


 Da "PENN ENERGY" - 29/09/11

Rig problems force Noble Energy to adjust
drilling program offshore Israel, Cyprus

September 28, 2011 - Noble Energy, Inc. (NYSE:NBL) has revised drilling plans for the three deepwater rigs it has under contract in the offshore Eastern Mediterranean.

The Ensco 5006 rig (formerly the Pride North America), which has experienced multiple subsea equipment issues, will move off the Leviathan #3 well to have repairs performed to its riser system. Upon completion of that repair work, the rig is expected to drill the Dolphin prospect located on the Hanna license, offshore Israel.

The Transocean Sedco Express, currently at Tamar, is preparing to move to the Leviathan #3 location to conclude the drilling of that well. The rig is then expected to drill up to two exploration prospects before returning to Tamar to finish development drilling and perform completion work.

These changes will not affect the timing of the Tamar development which remains on schedule for commissioning in late 2012. The drilling operations by the Sedco Express have gone extremely well.

The Noble Corporation Homer Ferrington rig recently drilled two development wells at Noa. The drilling activities were completed two weeks ahead of schedule and significantly below budget. The Noa completion operations are planned to commence in the first half of 2012.

The Company has subsequently moved the Homer Ferrington to Block 12 offshore Cyprus, where it is drilling the Cyprus A prospect. Once finished with Cyprus A, the rig will relocate back to Israel.
(Source: Noble Energy)

http://www.pennenergy.com/index/petroleum/display/3578564411/articles/pennenergy/petroleum/offshore/2011/09/noble-energy_adjusts.html?cmpid=EnlDailyPetroSeptember292011
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Un altro comunicato della Penn Energy sulle trivellazioni off-shore previste stavolta tra Cipro e Israele, senza tenere in alcun conto le 12 Aree Speciali Protette di Altomare individuate nel Mediterraneo dall'UNEP-MAP nel Convegno di Istanbul dello scorso anno. E la settimana scorsa Cipro e Turchia (in comune "disaccordo"...) hanno deciso di iniziare a trivellare proprio nell'area marina n° 11 della mappa delle SPAMI, unita qui a seguire. Povero Mediterraneo !!!


 Da "OIL INVESTING NEWS" - 28/09/11

BRS Resources Announces Operational
Update on Italian E&P Activities

27/09/11 - BRS Resources Ltd. (CVE:BRS) reported that AleAnna Resources LLC has completed a 30,000 acre (136 sq km) 3-D seismic acquisition survey on the Ponte Del Diavolo exploration permit area in Italy.

The press release is quoted as saying:

"Ponte Del Diavolo is the second large 3-D seismic survey AleAnna has completed onshore Italy. Reservoir Geophysical Corp. in Houston, TX has been awarded the reprocessing work for the 3-D seismic survey and processing of the data has begun. In addition, AleAnna has filed a work commencement application with the Italian Ministry of Economic Development for its third 3-D seismic survey, this one on the Ponte Dei Grille exploration permit area, also in southeastern Po Valley."

BRS Resources’ President, Steve Moore, said,

“We’re excited at being so close to drilling our first well in Italy’s Po Valley. Although it has taken longer than originally anticipated, we believe the Italian approval process is improving. The Italian government, as part of its current austerity package, recognizes the need to develop the country’s oil and gas assets. At the same time, the government acknowledges the need to reduce the time associated with the oil and gas permitting process.”

http://oilinvestingnews.com/4936-brs-resources-announces-operational-update-on-italian-ep-activities.html
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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La stessa notizia sulle estrazioni petrolifere in Val Padana. E la cosa più bella è che, secondo quanto dicono gli stessi petrolieri nei loro comunicati, dovremmo anche dire grazie. Ci fanno un favore a estrarre petrolio dalla valle del Po stante l'attuale crisi econoica che attraversa il Paese, E conseguentemente, a loro dire, il nostro Ministero ridurrà anche i tempi di rilascio dei necessari permessi di trivellazione. Di bene in meglio... PETROLIO IN VAL PADANA, invece di nebbia in Val Padana, come si diceva una volta... Auguri a tutti gli italiani. Le trivellazioni nella valle del Po saranno vicine a una delle aree più belle del Parco del Delta del Po e alle Valli di Comacchio, forse l'unica area della pianura padana dove la natura regna sovrana. Ma, a quanto pare a nessuno importa niente. E tutta la stampa nazionale se ne disinteressa completamente...


Da "AGORA VOX" - 28/09/11

I petrolieri texani vogliono trivellare la pianura padana

di Alfredo d’Ecclesia

27 novembre 2010 - Un'azienda texana, la “Aleanna Resources” ha presentato domanda per ricercare idrocarburi nella pianura padana e nei bacini del Bradano (tra Puglia e Basilicata), ora per quanto riguarda il Bradano, non hanno ancora ricevuto le autorizzazioni, mentre per quanto riguarda la pianura padana, non solo le hanno ricevute, ma addirittura inizieranno a trivellare nella prossima primavera.

In Pianura Padana ha ottenuto i permessi per la ricerca a Bugia, alle porte di Modena, Molino in provincia di Piacenza, Ponte del Diavolo in provincia di Ferrara, Ponte dei Grilli (fra Ravenna e Cesena) e Corte dei Signori in provincia di Ferrara. Ora il primo pozzo verrà scavato in primavera nell'area denominata “Corte dei Signori" vicina a una delle aree più belle del Parco del Delta del Po e vicina alle Valli di Comacchio, forse l'unica area della pianura padana dove la natura regna sovrana.

Verrebbe da chiedersi: ma nel cervello non avete niente? Ma vi rendete conto di dove andate a trivellare?

Come si fanno a dare autorizzazioni in aree del genere, considerando la vicinanza con l'Adriatico e con città come Ravenna e Venezia nelle vicinanze... E se accadesse qualcosa ? A parte che il petrolio dovrebbe sparire, siamo nel 2010, si organizzano missioni nello spazio e si cerca ancora di fare business con il petrolio, il disastro nel golfo del Messico non ha insegnato niente ?

Qua manca completamente un minimo di cultura legata alla vita... Chi, in nome e per conto di chissà chi, autorizza cose del genere ? Si crea benessere ai cittadini ? Si dà un contributo a migliorare l'aria che respiriamo ?

Queste storie devono finire. Invece di fermare le trivellazioni dopo quello che è successo, si cerca di distruggere tutto per uno sporco e schifoso business, soltanto per uno sporco e schifoso business.

http://www.agoravox.it/I-petrolieri-texani-vogliono.html
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Trovato... La zona del Ponte del Diavolo, interessata dalle ricerche petrolifere condotte dalla "Aleanna" con esito positivo nella valle padana, si trova in provincia di Ferrara. Ma ce ne sono molte altre vicino, denunciate da quest'articolo di "Agora Vox" firmato da Alfredo d’Ecclesia che risale al 27 novembre 2010. Denuncia tuttavia rimasta senza alcun effetto pratico, nonostante l'indiscusso livello di civiltà dell'area circostante, ma evidentemente tenuta all'oscuro su tali fatti dalla stampa nazionale, impegnata a occuparsi di tutt'altre questioni...


 Da "PENN ENERGY" -28/09/11

AleAnna completes 3D seismic in Italy's Po Valley

September 27, 2011 - BRS Resources Ltd. (TSX: BRS) reported that AleAnna Resources LLC, an Italian oil and gas exploration company in which BRS owns a membership interest, has completed a 30,000 acre (136 sq km) 3-D seismic acquisition survey on the Ponte Del Diavolo exploration permit area in Italy.

The 64,000 acre (258 sq km) Ponte Del Diavolo permit area is located in southeastern Po Valley, and is on trend with a number of large natural gas fields. Ponte Del Diavolo is the second large 3-D seismic survey AleAnna has completed onshore Italy. Reservoir Geophysical Corp. in Houston, TX has been awarded the reprocessing work for the 3-D seismic survey and processing of the data has begun. In addition, AleAnna has filed a work commencement application with the Italian Ministry of Economic Development for its third 3-D seismic survey, this one on the Ponte Dei Grille exploration permit area, also in southeastern Po Valley.

AleAnna has also received a letter from the Italian Ministry of Economic Development confirming it has all of the necessary government approvals and that upon receipt of the required drilling bonds and guarantees, AleAnna will proceed with the drilling the Gallare 6d well. AleAnna is negotiating the final agreements with the landowner so civil work on the well site can commence. Spud date for drilling the well will be largely dependent on drilling rig availability, but is expected to occur in the fourth quarter of 2011.

The Gallare 6d well is located in the Corte dei Signori permit area in the eastern half of the Po Valley, a prolific natural gas producing region in northern Italy. AleAnna shot 3d seismic on this permit area in 2009 and has identified numerous drilling prospects.

"We're excited at being so close to drilling our first well in Italy's Po Valley. Although it has taken longer than originally anticipated, we believe the Italian approval process is improving. The Italian government, as part of its current austerity package, recognizes the need to develop the country's oil and gas assets. At the same time, the government acknowledges the need to reduce the time associated with the oil and gas permitting process," stated Steve Moore, president of BRS. "While preparing to drill this well, AleAnna's team is working on a drilling plan for AleAnna's second well, which will target an untested deeper formation where 3-D seismic data supports the possibility of a gas-rich reservoir. AleAnna has identified numerous drilling prospects and will continue to participate in 3-D seismic acquisitions and accelerate its drilling program with the goal of drilling at least two wells every year."
(Source: BRS Resources)

http://www.pennenergy.com/index/petroleum/display/5791536721/articles/pennenergy/petroleum/exploration/2011/09/brs-resources_completes.html?cmpid=EnlDailyPetroSeptember282011#.ToMeS7WW2O0.facebook
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Chi mi sa dire dov'è esattamente la Valle del Diavolo ? E' nella valle orientale del Po, questo lo so, forse nel Veneto, ma precisamente dove, e a quanti km da Verona,Venezia o Padova
?


Da "PROFUMO DI MARE" del 28/09/11


Il Radar ad Alta Frequenza
nel monitoraggio ambientale marino


 

Da "ONDA IBLEA IT" - 25/09/11

Calypso: progetto sul monitoraggio ambientale marino e costiero del Canale di Sicilia.

È prevista nell’area portuale di Pozzallo l’installazione dell’antenna Hf-Radar nell’ambito del progetto “Calypso” finanziato dall’Unione europea ed inerente al “Progetto ordinario Italia-Malta – La politica di coesione 2007-2013”. L’antenna HF-Radar completerà il sistema stabile ed operativo previsto dal progetto “Calypso” che comprende altre due installazioni collocate nella parte nord dell’Isola dei Cavalieri e dell’Isola di Gozo (Ghaudex) a Malta consentendo il monitoraggio delle correnti marine superficiali nel Canale di Sicilia con lo scopo di fornire dati continui utili ad ottimizzare gli interventi in caso di eventi di sversamenti di idrocarburi accidentali e deliberati. [segue...] (leggi l'articolo completo su questa stessa pagina web, ndr.)

http://www.ondaiblea.it/2011092440423/Speciali/Evidenza/calypso-progetto-sul-monitoraggio-ambientale-marino-e-costiero-del-canale-di-sicilia.html

Commento di Guido Picchetti su FB a margine dell'articolo.

Il sistema serve in pratica a conoscere all'istante l'andamento delle correnti, il che si può rilevare molto utile anche in caso di sversamento in mare di idrocarburi... Purchè poi si abbiano i mezzi per rimediare al danno... E qui casca l'asino... Li abbiamo nello Stretto di Sicilia pronti ed efficienti questi mezzi ? Malta ai sensi dei protocolli della Convenzione di Barcellona è lo Stato mediterraneo delegato ad intervenire... E' in grado di farlo ?

Editoriale di Filippo Harley Foti su "Profumo di Mare"

Non potendo disporre di immagini e di dati che ci consentano di potere commentare quanto abbiamo letto nell'articolo di "ONDA IBLEA IT", ci aiuta molto laddove si legge: "...omissis... Impianti identici a quello che dovrebbe essere installato nell’area portuale di Pozzallo sono già presenti lungo la East-coast e West-coast americana, a Trieste (sul tetto di un edificio pubblico) ed anche a Napoli ...omissis...".

Come funzionano in Italia ed in California:
I radar ad alta frequenza sono sistemi di misura che riflettono le onde radio dalla superficie del mare. Ogni radar terrestre è situato vicino alla costa e comprende due antenne: il primo trasmette un segnale radio fuori sulla superficie del mare e il secondo "legge" il segnale radio riflesso dopo che ha "rimbalzato" sulle onde. Misurando ed elaborando la variazione di frequenza del segnale radio che restituisce, noto come effetto Doppler, il sistema determina la velocità dell'acqua che si sta muovendo verso l'antenna trasmittente. I dati captati dall'antenna sono mostrati all'utente come mappe superficiali di correnti in tempo quasi reale. L'energia trasmessa, comparabile alla potenza di una lampadina di casa, con gli 80 watt di picco ed i 40 watt di media durante il suo ciclo di funzionamento, è considerata sicura per gli esseri umani e per gli animali per quanto attiene le esposizioni ai campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici  ovvero ben al di sotto dei livelli massimi consentiti dalla legge quadro (Legge 22 febbraio 2001, n° 36).

Perché è utile:
il radar traccia correnti e gorghi delle acque superficiali costiere appena oltre la zona di navigazione a circa 150 km off-shore. I movimenti di queste acque superficiali, possono essere visualizzati in tempo quasi reale in un interfaccia di Google Maps o presso le pagine web sviluppate per utenti specifici. Se si verifica una fuoriuscita di petrolio, queste mappe possono essere utilizzate per tenere traccia dove l'olio è in movimento, anche di notte o in caso di nebbia fitta e condizioni climatiche estreme. Mappe simili e siti web permettono ai gestori ambientali della zona monitorata di seguire anche la traiettoria di fuoriuscite di liquami o deflussi costieri dopo forti piogge. Per trovare il più velocemente possibile natanti in difficoltà, ai biologi marini per avere dati per tracciare il movimento di organismi marini e per istituire riserve marine.

Una vasta gamma di utenti, compresi gli enti locali, statali, agenzie, gestori di risorse, l'industria, i politici, educatori, scienziati e la gente comune può utilizzare questi radar, installando appositi programmi. Si può, tra l'altro, anche:
• Gestire la pesca marittima;
• Migliorare la qualità delle acque costiere e ridurre l'esposizione all'uomo di sostanze inquinanti;
• Migliorare gli sforzi per ristabilire specie marine in via di estinzione.

La conoscenza in tempo reale dell’andamento delle correnti marine può essere di aiuto alla Guardia Costiera, alla Protezione Civile, agli enti coinvolti in operazioni di ricerca, soccorso e salvataggio in mare, agli enti preposti alla prevenzione di incidenti ambientali o di altre sostanze inquinanti anche ad opera di fiumi. Il sistema infatti consente di prevedere le traiettorie che dette sostanze seguirebbero una volta rilasciate in mare e quindi di disporre per tempo e nel modo più efficace le opportune barriere ed i mezzi di supporto. (foto a destra: Stretto di Messina, caratteristica della corrente che delimita il mar Jonio dal mar Tirreno)

http://profumodimare.forumfree.it/?t=58041984#entry472756491
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Filippo Foti nel suo "Profumo di Mare" ha ripreso l'articolo di "Onda Iblea" sul nuovo radar ad alta frequenza di Pozzallo per l'osservazione delle correnti marine off-shore, da me riportato negli "Echi di Stampa" di qualche giorno fa, accompagnandolo utilmente da un editoriale esplicativo sul funzionamento di quella apparecchiatura.  Grazie Filippo, ottimo lavoro.


Da "ASCA" del 27/09/11

Trasporti: Lombardo, non rinunciamo
al corridoio Berlino-Palermo

(ASCA) - Palermo, 27 set - Il presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo ha incontrato, stamattina a Roma, il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli per definire la posizione ufficiale del governo italiano sulla rimodulazione della rete trans europea dei trasporti, Ten-T, scongiurando il paventato accantonamento del corridoio Berlino-Palermo in favore di quello Helsinki-Malta.

Alla riunione, oltre al presidente Lombardo, hanno partecipato, tra gli altri, il presidente della Regione Calabria Giuseppe Scopelliti.

Il governo, tramite il ministro Matteoli, ha garantito che sosterrà le richieste della Sicilia e della Calabria, e ribadirà, quindi, in sede europea che l'Italia punta al Corridoio 1 Berlino-Palermo. Altro significativo risultato raggiunto durante la riunione di oggi è stata la garanzia, data dal governo, della partecipazione di uno dei due presidenti alla riunione del prossimo 30 settembre. A fine mese, infatti, si chiuderanno le consultazioni bilaterali tra la Commissione europea e il governo italiano, mentre per il 19 Ottobre è prevista l'ufficializzazione del programma.

Lombardo e Scopelliti, oggi, hanno inviato una lettera al commissario europeo dei trasporti, Siim Kallas e al presidente della Commissione europea Barroso per ribadire le posizioni del Governo e delle due Regioni sul Corridoio 1.

''Mi auguro - ha dichiarato il presidente Raffaele Lombardo al termine della riunione- che si recuperi il corridoio Berlino-Palermo perchè credo che la Commissione europea, in un'iniziale assenza di rigidi paletti dettati dall'Italia, abbia programmato diversamente. Il ministro Matteoli ha garantito che parteciperà alla riunione che si terrà a Bruxelles sull'argomento il prossimo 30 settembre. Sia io che il presidente Scopelliti siamo disponibili a partecipare alla riunione. Domani sarò ad Aarhus (dove si terrà l'assemblea generale della Conferenza delle Regioni periferiche e marittime dell'Ue), e lancerò anche da lì un messaggio forte per conto anche della conferenza intermediterranea che presiedo''. ''Si tratta - ha concluso il Presidente Lombardo- di superare un criterio che è stato introdotto inopinatamente, sulle dimensioni delle città che sarebbero approdo finale o circa la consistenza dei porti. Credo che anche il lavoro di questi ultimi giorni dovrà essere importante, significativo e decisivo''.

http://www.asca.it/news-TRASPORTI__LOMBARDO__NON_RINUNCIAMO_AL_CORRIDOIO_BERLINO-PALERMO-1052890-ORA-.html
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Riprende slancio il corridoio 1 Berlino-Palermo (con il Ponte sullo Stretto) contro il ventilato corridoio Helsinki-Malta, che prevedeva un salto finale via mare da Bari verso Malta. E se ciò avviene è grazie al fatto che due presidenti di regione (Lombardi per la Sicilia e Scopelliti per la Calabria) finalmente agiscono concordi per raggiungere un risultato utile alle comunità che rappresentano, invece di perdersi in sterili polemiche che a nulla giovano...


Da "ANTIMAFIA DUEMILA" del 27/09/11

Libia: le vere ragioni della guerra
L’AFRICOM e la minaccia alla sicurezza energetica nazionale della Cina

di F. William Engdahl (*)

La decisione presa negli ultimi mesi dalla NATO di bombardare la Libia, sotto la direzione di Washington, allo scopo di ottenerne la sottomissione – con un costo per i contribuenti americani pari circa ad 1 miliardo di dollari – ha poco o nulla a che vedere con ciò che l’amministrazione Obama definisce una missione “per proteggere i civili innocenti”.
In realtà, tale aggressione fa parte di un più ampio assalto strategico, progettato dalla NATO e dal Pentagono, che ha l’obiettivo specifico di porre sotto totale controllo quello che è il tallone d’Achille della Cina, e cioè la sua dipendenza strategica dalle enormi quantità di petrolio greggio e gas che vengono importate dall’estero.

Oggi la Cina è il secondo maggior importatore mondiale di petrolio dopo gli Stati Uniti e la distanza tra i due si sta rapidamente colmando.

Se diamo un’attenta occhiata ad una cartina dell’Africa e poi osserviamo l’organizzazione in Africa del nuovo African Command (AFRICOM) del Pentagono, il quadro che ne emerge è quello di una strategia accuratamente predisposta per controllare una delle più importanti fonti strategiche della Cina per l’approvvigionamento di petrolio e materie prime.

La campagna militare della NATO in Libia è stata ed è ancora condotta per il petrolio. Ma non semplicemente per appropriarsi del greggio libico di alta qualità o perché gli USA siano ansiosi di procacciarsi fornitori esteri affidabili. Essa serve invece a controllare l’accesso della Cina alle importazioni petrolifere di lungo termine dall’Africa e dal Medio Oriente. In parole povere, serve a controllare la Cina stessa.

Geograficamente, la Libia è collegata a nord, attraverso il Mediterraneo, direttamente all’Italia, sede della compagnia petrolifera italiana ENI, che è stata per anni il maggiore operatore estero in Libia. A ovest confina con la Tunisia e con l’Algeria. A sud confina col Ciad. A est confina sia col Sudan (oggi diviso in Sudan e Sudan Meridionale) che con l’Egitto. Ciò dovrebbe dirci qualcosa sull’importanza che la Libia riveste per la strategia di lungo termine dell’AFRICOM statunitense, in vista di un controllo sull’Africa, sulle sue risorse e sui paesi in grado di accedere a tali risorse.

La Libia di Gheddafi aveva mantenuto uno stretto controllo nazionale dello Stato sulle ricche riserve di greggio libico “leggero”. Secondo i dati del 2006, la Libia possedeva le più ampie riserve petrolifere accertate di tutta l’Africa, superiori di circa il 35% a quelle della stessa Nigeria. In anni recenti, concessioni petrolifere erano state accordate a compagnie cinesi, russe e di altri paesi. Non c’è dunque da sorprendersi che un portavoce della cosiddetta opposizione che proclama la propria vittoria su Gheddafi, Abdeljalil Mayouf, il quale è addetto alle pubbliche relazioni dell’azienda petrolifera dei ribelli (la AGOCO), abbia dichiarato alla Reuters: “Non abbiamo problemi con le compagnie petrolifere di paesi occidentali quali Italia, Francia e Regno Unito. Ma potremmo avere delle riserve politiche verso Russia, Cina e Brasile”. Russia, Cina e Brasile sono paesi che si sono opposti alle sanzioni ONU contro la Libia oppure hanno fatto pressione per ottenere una soluzione negoziale del conflitto interno e per porre fine ai bombardamenti della NATO.

Come ho già spiegato nel dettaglio altrove (1), Gheddafi, vecchio adepto del socialismo arabo sulla linea tracciata da Gamal Nasser, aveva utilizzato i proventi petroliferi per migliorare le condizioni del suo popolo. Le cure sanitarie erano gratuite, come anche l’istruzione. Ogni famiglia libica aveva diritto ad un bonus di 50.000$ da parte dello Stato per l’acquisto di una casa e i prestiti bancari venivano concessi in base alle leggi islamiche anti-usura, senza interessi. Lo Stato era privo di debiti. Solo grazie alla corruzione e all’infiltrazione massiccia nelle zone dell’opposizione tribale presente nella parte orientale del paese, la CIA, l’MI6 e altri operativi dell’intelligence NATO sono riusciti – al costo di circa 1 miliardo di dollari e di violenti bombardamenti NATO contro i civili – a destabilizzare i forti legami che esistevano tra Gheddafi e la sua gente.

Perché dunque la NATO ed il Pentagono hanno condotto un assalto così folle e devastante contro una pacifica nazione sovrana? E’ chiaro che uno dei principali motivi era quello di completare l’accerchiamento delle fonti di petrolio e materie prime che la Cina importava dal Nord Africa.

L’allarme del Pentagono sulla Cina

Passo dopo passo, negli ultimi anni Washington ha iniziato a diffondere la percezione che la Cina, la quale fino a un decennio fa era “il caro amico ed alleato dell’America”, stesse diventando la maggiore minaccia alla pace mondiale a causa della sua immensa espansione economica. Dipingere la Cina come il nuovo “nemico” è stato complicato, visto che Washington dipende dalla Cina per l’acquisto della maggior parte del debito governativo americano, sotto forma di buoni del Tesoro.

Ad agosto il Pentagono ha pubblicato il suo rapporto annuale al Congresso sulla situazione militare della Cina (2).  Quest’anno tale rapporto ha fatto suonare in Cina molti campanelli d’allarme, a causa del nuovo e sgradevole tono con cui è stato redatto. Il rapporto affermava tra l’altro: “Nell’ultimo decennio, l’esercito cinese ha potuto beneficiare di robusti investimenti in hardware e moderne tecnologie. Molti sistemi moderni hanno raggiunto la piena maturità e altri diverranno operativi fra pochi anni”, scriveva il Pentagono nel rapporto. Aggiungendo: “Rimangono incertezze riguardo al modo in cui la Cina deciderà di utilizzare queste crescenti capacità... l’ascesa della Cina al ruolo di attore internazionale di primo piano sarà probabilmente il principale tratto distintivo del panorama strategico dei primi anni del 21° secolo”. (3)

Nel giro di due o forse di cinque anni, a seconda di come il resto del mondo reagirà o giocherà le sue carte, la Repubblica Popolare Cinese verrà dipinta dai media di regime dell’Occidente come una nuova “Germania hitleriana”. Se questa sembra oggi una cosa difficile da credere, si pensi a come ciò è stato fatto con altri ex alleati di Washington quali l’Egitto di Mubarak o lo stesso Saddam Hussein. A giugno di quest’anno, l’ex ministro della marina militare americana, oggi senatore della Virginia, James Webb, ha stupito molte persone a Pechino, dichiarando alla stampa che la Cina si sta rapidamente avvicinando a quello che egli ha definito “momento-Monaco”, in cui Washington dovrà decidere come mantenere un equilibrio strategico. Il riferimento era alla crisi cecoslovacca del 1938, quando Chamberlain optò per un accordo con Hitler sulla Cecoslovacchia. Webb ha aggiunto: “Se si guarda agli ultimi 10 anni, il vincitore, sul piano strategico, è stata la Cina”. (4)

La stessa efficiente macchina di propaganda del Pentagono, guidata dalla CNN, dalla BBC, dal New York Times e dal Guardian londinese, riceverà da Washington l’ordine discreto di “dipingere a fosche tinte la Cina e i suoi leader”. La Cina sta diventando troppo forte e troppo indipendente per i gusti di molte persone a Washington e a Wall Street. Per tenerla sotto controllo, è soprattutto la sua dipendenza dalle importazioni petrolifere che è stata identificata come suo tallone d’Achille. La Libia è una mossa studiata per colpire direttamente questo tallone vulnerabile.

La Cina si sposta in Africa

L’espansione in Africa delle compagnie cinesi che commerciano in petrolio e materie prime è diventata motivo di forte allarme a Washington, dove un’attitudine di velenoso diniego aveva dominato la politica americana in Africa fin dall’epoca della Guerra Fredda. Da quando diversi anni or sono il suo futuro fabbisogno energetico è divenuto evidente, la Cina è diventata uno dei principali partner economici dell’Africa, in un crescendo che ha raggiunto l’apice nel 2006, quando la Cina ha letteralmente srotolato il tappeto rosso ai capi di oltre 40 nazioni africane, discutendo con essi un ampio ventaglio di questioni economiche. Niente è più importante per Pechino che assicurare le vaste risorse petrolifere africane del futuro alla robusta industrializzazione cinese.

La Cina si è spostata in paesi che erano stati virtualmente abbandonati da ex potenze coloniali europee, quali Francia, Inghilterra e Portogallo. Il Ciad è un caso emblematico. Il più povero e il più geograficamente isolato dei paesi africani, il Ciad è stato corteggiato da Pechino, che nel 2006 ha riallacciato i rapporti diplomatici.

Nell’ottobre 2007, il gigante petrolifero cinese CNPC firmò un contratto per la costruzione di una raffineria con il contributo del governo del Ciad. Due anni dopo iniziò la costruzione di un oleodotto per trasportare il petrolio da un nuovo giacimento cinese che si trovava nel sud, a circa 300 chilometri dalla raffineria. Com’era prevedibile, le ONG finanziate dall’Occidente iniziarono ad ululare sull’impatto ambientale del nuovo oleodotto cinese. Stranamente, le stesse ONG erano rimaste zitte quando nel 2003 era la Chevron a prendersi il petrolio del Ciad. Nel luglio 2011, i due paesi, Ciad e Cina, hanno festeggiato l’apertura di una nuova raffineria petrolifera realizzata in joint venture vicino alla capitale del Ciad, Ndjamena. (5) Le attività petrolifere della Cina in Ciad sono straordinariamente simili ad un altro grande progetto petrolifero cinese, realizzato in quella che era all’epoca la zona sudanese del Darfur, ai confini col Ciad.

Il Sudan è stato per la Cina una fonte crescente di approvvigionamento petrolifero, con una cooperazione iniziata alla fine degli anni ’90, quando la Chevron abbandonò le proprie attività nel paese. Nel 1998, la CNPC iniziò a costruire un oleodotto di 1500 chilometri che andava dai giacimenti del Sudan meridionale fino a Port Sudan sul Mar Rosso; e allo stesso tempo iniziò a costruire una grande raffineria vicino Khartoum. Il Sudan fu il primo, grande progetto petrolifero d’oltremare realizzato dalla Cina. All’inizio del 2011, il petrolio del Sudan, proveniente quasi tutto dal sud agitato dalle guerre, garantiva circa il 10% delle importazioni petrolifere cinesi  e rappresentava oltre il 60% della produzione quotidiana di petrolio del Sudan (490.000 barili). Il Sudan è diventato un punto vitale per la sicurezza energetica nazionale della Cina.

Secondo le prospezioni geologiche, il sottosuolo che va dal Darfur (in quello che era un tempo il Sudan meridionale) fino al Camerun, passando per il Ciad, è un unico, immenso giacimento petrolifero, equiparabile forse per estensione alla stessa Arabia Saudita. Controllare il Sudan meridionale, così come anche il Ciad e il Camerun, è vitale per la strategia del Pentagono di “impedimento strategico” ai futuri approvvigionamenti petroliferi cinesi. Finché a Tripoli fosse rimasto in carica un regime di Gheddafi stabile e forte, questo controllo sarebbe stato assai problematico. La simultanea separazione della Repubblica del Sudan Meridionale da Khartoum e il rovesciamento di Gheddafi a favore di deboli bande ribelli sostenute dal Pentagono, era una priorità strategica per il Dominio ad Ampio Raggio progettato dagli USA.

L’AFRICOM risponde

La forza più importante dietro le recenti ondate di attacchi militari occidentali contro la Libia o dietro i più coperti cambiamenti di regime come quelli avvenuti in Tunisia, Egitto e in Sudan meridionale (con il fatale referendum che ha ora reso “indipendente” questa regione ricca di petrolio) è l’AFRICOM, lo speciale comando militare statunitense creato nel 2008 dall’amministrazione Bush, con l’obiettivo specifico di contrastare la crescente influenza cinese sulle vaste ricchezze petrolifere e minerarie dell’Africa.

Alla fine del 2007, il Dr. J. Peter Pham, consigliere a Washington per il Dipartimento di Stato e della Difesa, ha affermato in modo esplicito che tra le mire dell’AFRICOM vi è quella di “proteggere l’accesso agli idrocarburi e ad altre risorse strategiche che l’Africa possiede in abbondanza... un compito che contempla il tutelarsi contro la vulnerabilità di queste ricchezze naturali e l’assicurarsi che nessuna terza parte interessata, come Cina, India, Giappone o Russia, ottenga il monopolio di esse o un trattamento preferenziale”. (6)

In una deposizione di fronte al Congresso americano, resa nel 2007 a favore della creazione dell’AFRICOM, Pham, che è membro della neoconservatrice Fondazione per la Difesa della Democrazia, ha dichiarato:

“Questa ricchezza naturale rende l’Africa un obiettivo invitante per le mire della Repubblica Popolare Cinese, la cui economia in crescita... ha una sete di petrolio pressoché insaziabile, così come la necessità di altre risorse naturali per potersi sostenere... La Cina importa attualmente circa 2.6 milioni di barili di greggio al giorno, approssimativamente la metà di ciò che consuma; più di 765.000 di questi barili – quasi un terzo delle sue importazioni – provengono da fonti africane, in particolare dal Sudan, dall’Angola e dal Congo (Brazzaville). C’è dunque da stupirsi del fatto che... forse nessun’altra regione al mondo sia comparabile all’Africa quale oggetto dei sostenuti interessi strategici di Pechino negli ultimi anni...

Intenzionalmente o no, molti analisti prevedono che l’Africa – soprattutto gli stati ricchi di petrolio della sua costa occidentale – diverranno sempre più il teatro di una competizione strategica tra gli Stati Uniti e il suo unico vero e quasi equivalente avversario sulla scena internazionale, la Cina, allorché entrambi i paesi cercheranno di espandere la propria influenza per garantirsi l’accesso a queste risorse”. (7)

E’ utile ricordare brevemente la sequenza delle “Twitter revolutions” finanziate da Washington, nel corso della cosiddetta “primavera araba”. La prima è stata in Tunisia, un paese apparentemente insignificante sulla costa mediterranea del Nord Africa. La Tunisia si trova però sul confine occidentale della Libia. La seconda tessera del domino a cadere nell’operazione è stato l’Egitto di Mubarak. Ciò ha creato una grave instabilità dal Medio Oriente al Nord Africa, visto che Mubarak, con tutti i suoi limiti, si era però fermamente opposto alla politica di Washington in Medio Oriente. Anche Israele, con la caduta di Mubarak, ha perduto un sicuro alleato.

Poi, nel luglio 2011, il Sudan del sud si è proclamato Repubblica Indipendente del Sudan Meridionale, separandosi dal Sudan dopo anni di rivolte contro il governo di Khartoum, finanziate dagli USA. La nuova Repubblica si è portata via il grosso delle ricchezze petrolifere conosciute del paese, cosa che non ha certo fatto piacere a Pechino. L’ambasciatrice statunitense all’ONU, Susan Rice, ha guidato la delegazione americana ai festeggiamenti per l’indipendenza, definendola “un testamento a favore del popolo sudanese meridionale”. Ha aggiunto che, nel determinare la secessione, “gli Stati Uniti si sono impegnati più di chiunque altro”. Il presidente Obama ha apertamente sostenuto la secessione del sud del paese. La separazione è stato un progetto guidato e finanziato da Washington fin da quando, nel 2004, l’amministrazione Bush decise di farne una priorità. (8)

Ora il Sudan ha improvvisamente perso la sua principale fonte di guadagno, quella dei profitti petroliferi. La secessione del sud, dove vengono estratti i tre quarti dei 490.000 barili che costituiscono la produzione giornaliera del paese, ha aggravato le difficoltà economiche di Khartoum, eliminando il 37% dei suoi introiti complessivi. Le uniche raffinerie del Sudan e l’unico itinerario per l’esportazione si trovano nel nord, dai giacimenti petroliferi fino a Port Sudan sul Mar Rosso, nel Sudan settentrionale. Il Sudan Meridionale è stato ora incoraggiato da Washington a costruire un nuovo oleodotto per l’esportazione, indipendente da Khartoum, attraverso il Kenya. Il Kenya è una delle zone dell’Africa in cui è più forte l’influenza militare americana. (9)

L’obiettivo del cambiamento di regime orchestrato dagli USA in Libia, così come quello dell’intero progetto per un Grande Medio Oriente che si cela dietro la Primavera Araba, è quello di assicurarsi il controllo assoluto sui maggiori giacimenti petroliferi conosciuti al mondo, allo scopo di controllare le future politiche di altri paesi, in particolare quella della Cina. Si dice che negli anni ’70, l’allora Segretario di Stato Henry Kissinger, che all’epoca era probabilmente più potente dello stesso Presidente degli Stati Uniti, abbia affermato: “Se si controlla il petrolio, si controllano intere nazioni o gruppi di nazioni”.

Per la sua futura sicurezza energetica nazionale, la Cina dovrà trovare riserve energetiche sicure in casa propria. Fortunatamente esistono nuovi e rivoluzionari metodi per rilevare e mappare la presenza di petrolio e di gas laddove anche i migliori tra gli attuali geologi direbbero che non è possibile trovare giacimenti. E’ forse questo l’unico modo per uscire dalla trappola in cui la Cina è stata attirata. Nel mio nuovo libro, The Energy Wars, descrivo nel dettaglio questi nuovi metodi per tutti coloro che vi sono interessati.

Note
1 - F. William Engdahl, Creative Destruction: Libya in Washington's Greater Middle East Project--Part II, March 26, 2011, reperibile
    all’indirizzo
http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=23961.
2 - Ufficio del Segretariato alla Difesa, ANNUAL REPORT TO CONGRESS: Military and Security Developments Involving the People’s
     Republic of China 2011, August 25, 2011, reperibile all’indirizzo www.defense.gov/pubs/pdfs/2011_cmpr_final.pdf.
3 - Ibid.
4 - Charles Hoskinson, DOD report outlines China concerns, August 25, 2011, reperibile all’indirizzo:
    
http://www.politico.com/news/stories/0811/62027.htmlhttp://www.politico.com/news/stories/0811/62027.html
5 - Xinhua, China-Chad joint oil refinery starts operating, July 1, 2011, reperibile all’indirizzo:
     http://english.peopledaily.com.cn/90001/90776/90883/7426213.html.
     BBC News, Chad pipeline threatens villages, 9 October 2009, all’indirizzo
http://news.bbc.co.uk/2/hi/8298525.stm.
6 - F. William Engdahl, China and the Congo Wars: AFRICOM. America's New Military Command, November 26, 2008, reperibile
     all’indirizzo
http://www.globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=11173
7 - Ibid.
8 - Rebecca Hamilton, US Played Key Role in Southern Sudan's Long Journey to Independence, July 9, 2011, reperibile all’indirizzo:
     http://pulitzercenter.org/articles/south-sudan-independence-khartoum-southern-kordofan-us-administration-role
9 - Maram Mazen, South Sudan studies new export routes to bypass the north, March 12, 2011, reperibile all’indirizzo:
     http://www.gasandoil.com/news/2011/03/south-sudan-studies-routes-other-than-north-for-oil-exports

Fonte: Globalresearch.ca.
(*) F. William Engdahl è l’autore di Full Spectrum Dominance: Totalitarian Democracy in the New World Order
(Tratto da: http://blogghete.altervista.org. - Traduzione a cura di Gianluca Freda)

Sul medesimo argomento suggeriamo l’interessante lettura geopolitica offerta da Piero Pagliani, in un articolo pubblicato su Megachip il 20 marzo 2011 che racconta bene il ruolo cruciale della strategia africana degli USA. (Tratto da: megachip.info)


http://www.antimafiaduemila.com/content/view/35612/48/
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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"Libia, le vere ragioni della guerra"; un articolo tutto da leggere di F. William Engdahl, autore di "Full Spectrum Dominance: Totalitarian Democracy in the New World Order".. Ma poi viene da rifletterci su, sperando proprio che questi giochi di potere nascosti e svelati, tutti incentrati sul petrolio, non siano reali... Invece c'è il rischio che sia tutto vero... E, se è così, non è certo una bella cosa per il nostro futuro...


Da "DORSOGNA BLOG SPOT" - 27/09/11

Affondiamo la Spectrum da Rimini a Lecce

di Maria Rita D'Orsogna

Thursday, September 22. 2011. Qualche tempo fa mandai questo comunicato stampa sull'imminente arrivo della Spectrum, ditta inglese, nel nostro Adriatico: : "Vogliono venire a "ispezionarci" alla ricerca di petrolio da Rimini a Lecce, lungo tutta la nostra penisola".

Come sempre, è possibile mandare osservazioni ed opporsi a tutto ciò prima che il disastro accada e in modo intelligente e sensato. Ecco qui i link per le osservazioni brevi  e ancora più brevi contro la Spectrum. La data finale per l'invio di lettere è il 4 Ottobre. Le istruzioni per inviare i testi sono semplici:

1. Aggiungere dettagli personali e/o della propria esperienza di vita al mio testo base - albergatori? turisti? pescatori? amanti del mare? - in modo da non mandare al ministero testi tutti uguali. Quello che ho scritto è solo un testo base, che si può mandare tal quale, ma al quale è meglio aggiungere considerazioni individuali.

2. Mettere nome, data, indirizzo. Lettere anonime non vanno bene.

3. Inviare con raccomandata a ricevuta di ritorno al

Ministero dell'Ambiente
Direzione per la Salvaguardia Ambientale del Ministero dell'Ambiente
e della Tutela del Territorio e del Mare - Divisione III
Attenzione: Concessione D1 BP SP e D1 FP SP Spectrum
Via Cristoforo Colombo, 44
00147 - Roma

4. Se si ha la posta elettronica certificata si può mandare il tutto a DGSalvaguardia.Ambientale@PEC.minambiente.it, come dice il Ministero dell'Ambiente dal suo sito. Chi non ha la PEC può richiederla da questo sito, e poi dovrà andare in posta. La raccomandata a ricevuta di ritorno costa 5 euro, con la PEC è gratis.

5. Mandare se possibile una copia anche a me, che mettiamo tutto nel raccoglitore comune. Questo serve solo per la cronistoria, e per referenze future. Ad esempio, qui dove abbiamo messo tutti i testi mandati contro Ombrina Mare qualche tempo fa. Se volete che mandi io al ministero tramite posta email certificata posso farlo io, anche se sarebbe meglio che ciascuno lo mandasse indipendentemente.

6. Incoraggiare enti, comuni, associazioni a farlo a loro nome. E' importantissimo.

Ormai sono diversi mesi che mandiamo osservazioni su vari testi di petrolieri, e la metodologia è abbastanza collaudata. Questo si vede anche dalle pagine ministeriali dove finalmente compaiono indicazioni funzionali su come fare e a chi scrivere, che prima non c'erano. Per chi volesse scrivere osservazioni da sé, i testi della Spectrum si possono scaricare da qui. Basta solo che ora facciamo sentire la nostra voce forte, compatta e numerosa. Il Ministero è obbligato a tenere conto di queste osservazioni, secondo vari trattati internazionali.

Anche per l'ultima concessione, la d505 delle isole Tremiti da parte della Petroceltic, scrivemmo le osservazioni a suo tempo. Allora, come adesso, le ditte trivellanti vogliono eseguire sondaggi marini e trivellare pozzi preliminari. Il Ministero concesse "solo" i sondaggi marini, invece che anche l'autorizzazione alla trivellazione preliminare, in parte anche grazie ai nostri testi. Il fatto che avessimo mandato osservazioni e' stato poi usato nei ricorsi al TAR mandati da vari comuni di Puglia, Abruzzo e Molise.

Nella mia opinione, mandare osservazioni è uno dei pochi modi ufficiali che abbiamo di fare sentire la nostra voce, ed è più importante avere tanti testi di contrarietà da tante persone, che uno solo, per quanto iper-tecnico e perfetto. E' un diritto che è sancito dalla comunità europea tramite il trattato di Aarhus, recepito anche dall'Italia. In questi mesi abbiamo combattuto un po' tutti - in Abruzzo, in Puglia, in Sicilia, in Basilicata.

Il petrolio è un problema di tutti. Il ministero non mette limiti di residenza, per cui tutti possono fare sentire la propria voce. Ecco. In questi giorni preparerò il mio testo, ma intanto tutti possono iniziare a inviare le proprie osservazioni seguendo questa possibile traccia.

Grazie a Guido Pietroluongo e a Ilaria Giangrande.

http://dorsogna.blogspot.com/2011/09/affondiamo-la-spectrum-da-rimini-lecce.html
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Questo link è soprattutto per Davide Carlà, che ha promosso la petizione contro le trivellazioni off-shore pugliesi. Bene la petizione, ma forse non sarebbe male che inviassimo anche al Minambiente le "osservazioni" previste per legge in tali casi, che tutti i cittadini, singoli o gruppo possono compilare, come la prof. D'Orsogna ci indica, fornendoci tutti gli elementi utili. E' l'unione che fa la forza !
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Post di Davide Carlà

E l'unione faccia la forza!
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A Davide Carlà piace questo elemento.


Da "LECCE NEWS "24 IT" - 27/09/11

No alle trivellazioni petrolifere nel Salento

Lecce, 25/09/11. Riceviamo un’accorata lettera della professoressa Maria Rita D’Orsogna, docente universitaria di matematica applicata a Los Angeles, impegnata in una battaglia ambientale che vede la raccolta di “osservazioni” contro la costruzione dei pozzi petroliferi nel basso Adriatico. Anche il Salento – a suo dire – sarebbe una zona papabile per le trivellazioni.

Una superficie di mare italiano di circa 30mila chilometri quadrati, più grande dell’estensione della regione Sicilia, rischia la realizzazione di nuove piattaforme petrolifere. Le attenzioni interessate delle aziende energetiche internazionali riguardano soprattutto il Canale di Sicilia e le coste adriatiche di Puglia, Molise, Abruzzo e Marche. A darne informazione è Maria Rita D’Orsogna, professoressa universitaria di matematica applicata a Los Angeles, che da anni compie un’ardua battaglia contro le trivelle nei mari italiani.

«Sono io che mi sono accorta dei permessi trivellatori – scrive la docente – sia per le Tremiti che per il Salento ed ho cercato di allertare la stampa locale; in Abruzzo, la mia regione d'origine, per alcuni pozzi siamo stati vittoriosi, tant’é che fino ad adesso nessun pozzo è stato costruito; uno strumento importante sono le cosiddette "ossservazioni", lettere di contrarietà da inviare al Ministero dell'ambiente di cui si deve tenere conto in sede decisionale secondo le leggi europee. In teoria le lettere dovrebbero essere vincolanti, in quanto espressione della volontà popolare».

In Abruzzo – prosegue la D’Orsogna – sono state le centinaia di lettere mandate alla Prestigiacomo che ci hanno permesso di sconfiggere alcuni di questi pozzi - dalla chiesa alle associazioni di archeologia, e sarebbe utile se anche in Puglia ci fosse una risposta simile. E' veramente importante, perchè gli avvocati possono poi usarle nei ricorsi al TAR».

Maggiori informazioni sulla questione, per chi volesse approfondire, sono visibili sul seguente indirizzo: http://dorsogna.blogspot.com/2011/07/affondiamo-la-northern--petroleum.html

http://www.leccenews24.it/politica/politica/6735-no-alle-trivellazioni-petrolifere-nel-salento.html
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Un pensiero mi lascia molto perplesso... Come mai i Paesi dell'altra sponda dell'Adriatico, a quanto se ne sa, non muovono un dito contro le trivellazioni in Adriatico in acque italiane? Nel mare non ci sono barriere, l'Adriatico è un mare chiuso e un eventuale incidente toccherà anche loro, eccome... Eppure, lì tutto tace, e sono Paesi che hanno molto amore per le loro coste. Possibile che siano tutti all'oscuro di quanto accade ?
E, detto tra parentesi, non mi piace affatto il tono "dubitativo" usato dall'articolista di "Lecce News" su quanto riferito da Maria Rita D'Orsogna. Nei giorni scorsi dall'amico pugliese Davide Carlà ho ricevuto tutta una serie di documenti su quanto sta avvenendo davanti alle coste della sua regione, compresa la petizione promossa per una raccolta di firme contro le piattaforme off-shore. Se questo è il livello di certa stampa locale, certamente non si può sperare molto da quella nazionale, malafede a parte...


Dalla mia "BACHECA su FB" del 26/09/11

Moving Planet a Catania in cronaca su "La Sicilia"

di Guido Picchetti

Pubblicato sul quotidiano La Sicilia di ieri (in cronaca di Catania) il servizio «No alle trivellazioni nel Canale di Sicilia - Sì all’Area marina protetta di Pantelleria» relativo all'evento Movin Planet organizzato presso l'AMP Isole dei Ciclopi dalla Federazione Nazionale Pro Natura. 

http://www.facebook.com/guido.picchetti


Da "PANTELLERIA INTERNET COM - News n° 8219" del 25/09/11

Lanciato l'appello per fermare la corsa
alle trivellazioni nel Canale di Sicilia
Sollecitata la creazione di un Parco Marino a Pantelleria

Acitrezza 25/09/2011 - E’ stato lanciato da Aci Trezza l’appello a fermare la corsa alle trivellazioni nel Canale di Sicilia ed al tempo stesso a sollecitare l’iter per l’ istituzione dell’Area marina protetta di Pantelleria. Un invito rivolto alle istituzioni lanciato proprio dalla sede dell’Amp Isole Ciclopi di Aci Trezza con l’iniziativa “A day of natural blue sea” organizzata dalla Federazione Nazionale Pro Natura attraverso il progetto “Mediterraneo” e dal Comitato Parchi Nazionali con l’evento “Moving Planet”. Una manifestazione che ha registrato il coinvolgimento di organismi istituzionali preposti alla conservazione della natura e la partecipazioni di diverse associazioni di volontariato come gli enti gestori di aree marine protette e riserve naturali.

L’evento, infatti, ha interessato l’Amp Isole Ciclopi di Aci Trezza (con una visita guidata a bordo dello scafo con il fondo trasparente “Nautilus” per ammirare i fondali e la fauna del Mare Nostrum ed un’immersione subacquea) ed anche la Riserva naturale orientata “Timpa” di Acireale e l’Amp Plemmirio di Siracusa, autentiche perle naturalistiche della Sicilia orientale. Nel corso della giornata gli organizzatori hanno ricordato gli effetti devastanti e nefasti provocati dal Petrolchimico di Augusta/Priolo e Melilli e l’esigenza di fermare la corsa alle trivellazioni nel Canale di Sicilia sollecitando l’iter per l’istituzione dell’Area Marina Protetta a Pantelleria.

Carmelo Nicoloso (coordinatore sud Italia Comitato Parchi, responsabile progetto Mediterraneo Pro Natura e segretario rapporti istituzionali Pro Natura Mare Nostrum) ha evidenziato che “per mitigare i cambiamenti climatici occorre raggiungere il valore di 350 particelle per milione di CO2 nell’atmosfera, mentre ad oggi il valore raggiunge picchi ben 390 ppm”. E ha aggiunto Nicoloso: “In questi anni il movimento Moving Planet si è attivato per cercare di sensibilizzare la popolazione mondiale alla luce dei rischi evidenziati da scienziati ed esperti in campo climatico nel superare quel limite”.

Ai lavori hanno preso parte anche Maria Rita D’Orsogna, ricercatrice americana di origini abruzzesi con un video denominato “No all’Italia petrolizzata” per sostenere la conservazione del territorio e delle coste nel nostro paese, oltre a Franco Tassi per il Centro Parchi Internazionale e Guido Picchetti da Pantelleria, ed al direttore dell’Amp Isole Ciclopi, Emanuele Mollica. Sono intervenuti anche l’Azienda foreste demaniali con il dirigente Mario Bonanno, l’assessore provinciale Salvo Licciardello ed il vicepresidente Carmelo Giuffrida della Provincia di Catania, il docente Pino Giaccone, il Cisom di Catania con Manlio Leonardi, Marco Molino e Tommaso di Nuestro Horizonte Verde, Marco Palmigiano del Csve Catania, Francesco Geremia per Ecoone, Greenpeace Catania, Salvatore Braschi di Fareambiente. (Fonte Lavika Web Magazine)
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Dalla California con amore...

di Guido Picchetti

Dalla California l'intervento video della Prof. Maria Rita D'Orsogna per “A day of natural blue sea” di Catania, l’odierna giornata internazionale di mobilitazione per "Moving Planet", programmata a Catania dalla Federazione Nazionale Natura presso l'AMP dei Ciclopi per sostenere la tutela e la protezione dello Stretto di Sicilia e del Banco di Pantelleria.

http://www.youtube.com/watch?v=o-xvfXbnJP8

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=7347 (solo su abbonamento)


Da "PROFUMO DI MARE" del 25/09/11

Un post sul Moving Planet Day su "Profumo di Mare"

di Filippo Foti

Maria Rita D'Orsogna, dopo "Dall'America con amore..." questa volta, grazie a Guido Picchetti, rilancia: "Dalla California con amore..."

Una donna che è e sta diventando sempre di più un paladino di tante battaglie che, senza "peli" sulla lingua", mette alla gogna personaggi più o meno noti, tutti tra loro connessi e/o collusi. Un amore viscerale per la sua terra d'origine, l'Abruzzo e per tutti i mari italiani e del pianeta blu. Ascoltate questo accorato appello messo su You Tube dal nostro Guido Picchetti al quale vanno i nostri complimenti per l'interessante "scoop" giornalistico.

L'intervento video dalla Califormia di Maria Rita D'Orsogna per il suo "No all'Italia petrolizzata", in occasione della presentazione di "A day of natural blue sea", la giornata internazionale di mobilitazione per "Moving Planet", andata "in onda" il 24 Settembre 2011 in tutto il mondo ed a Catania dalla Federazione Nazionale Pro Natura, per supportare la protezione e la conservazione dello Stretto di Sicilia e del Banco di Pantelleria.

Dopo questo video lasciamo "parlare" le immagini da diversi luoghi del mondo dove si sono svolte delle manifestazioni a favore del "Moving Planet":

       

    

    

E per concludere questo post una immagine emblematica che ci arriva dalla Cina:



Vogliamo arrivare anche in Italia a vedere queste scene orribili, da qualunque parte del mondo arrivano..?

http://profumodimare.forumfree.it/?t=58010917#lastpost
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Grazie Filippo, davvero un grazie di cuore, sono sicuro condiviso da Maria Rita e Carmelo, e da tutti coloro che hanno a cuore questa battaglia..
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Dalla mia "Bacheca su FB" del 25/09/11

Le osservazioni alla richiesta dell'ADX
per le ricerche petrolifere a nord di Pantelleria

di Maria Rita D'Orsogna

Il documento con le osservazioni di Maria Rita D'Orsogna contrarie alla richiesta dell'ADX di permesso di ricerche petrolifere con l'Airgun a nord di Pantelleria, appena inviato al Comune di Pantelleria affinchè cortesemente lo trasmetta per Pec al Mini Ambiente. Sono 100 pagine di testo e immagini (17 Mega in formato Acrobat) che meritano una attenta lettura da parte di chiunque abbia a cuore la salvezza del Mediterraneo... Grazie Maria Rita...

Per leggere il documento occorre un po' di pazienza nello scaricarlo. Il tempo richiesto varia a seconda del collegamento in rete... Ma vi assicuro che ne vale la pena... E mentre si scarica sulla pagina web bianca che si apre al click (e che resta bianca fino alla fine), si può frattanto fare altro... (GP)


Questo il link da cui è possibile scaricarlo:

http://www.csun.edu/~dorsogna/nodrill/Audax_D364.CR.AX/OSSERVAZIONI_d364_D%27Orsogna.pdf


Da "ONDA IBLEA IT" - 25/09/11

Calypso: progetto sul monitoraggio
ambientale marino e costiero del Canale di Sicilia

Pozzallo, 24 settembre – È prevista nell’area portuale di Pozzallo l’installazione dell’antenna Hf-Radar nell’ambito del progetto “Calypso” finanziato dall’Unione europea ed inerente al “Progetto ordinario Italia-Malta – La politica di coesione 2007-2013”. L’antenna HF-Radar completerà il sistema stabile ed operativo previsto dal progetto “Calypso” che comprende altre due installazioni collocate nella parte nord dell’Isola dei Cavalieri e dell’Isola di Gozo (Ghaudex) a Malta consentendo il monitoraggio delle correnti marine superficiali nel Canale di Sicilia con lo scopo di fornire dati continui utili ad ottimizzare gli interventi in caso di eventi di sversamenti di idrocarburi accidentali e deliberati.

Nel corso della riunione operativa che si è tenuta presso la sede della Guardia costiera di Pozzallo, seguita da un sopralluogo, sono stati illustrati i dettagli del progetto ed i dati tecnici relativi all’antenna. Presenti alla riunione Marco Tognazzoni, comandante della Guardia costiera di Pozzallo, Francesco Tiralongo del Nucleo Manovra della Guardia di Finanza di Pozzallo, Antonino Granata dell’ARPA Sicilia, Maria Antoci e Silvia Tormene della stazione di Ragusa dell’Arpa Sicilia, Giuseppe Ciravolo dell’Università di Palermo e Carlo Grasso del Cutgana dell’Università di Catania.

Nell’incontro è stato evidenziato alle autorità della Guardia costiera e del Nucleo manovra della Guardia di finanza di Pozzallo che tali sistemi sono denominati “radar” a causa del principio di funzionamento che prevede l’utilizzo di una tecnologia di tipo attivo (il sistema emette un segnale e ne registra l’eco ricevuto) senza nuocere alla salute pubblica in quanto operanti nel campo delle radiofrequenze comunemente utilizzate per la trasmissione TV o radio. Le potenze utilizzate dalla stazione di rilevamento, in particolare, non supereranno gli 80 watt di picco ed i 40 watt di media durante il suo ciclo di funzionamento. Tale caratteristica permette una emissione di campo elettromagnetico ben al di sotto dei livelli massimi consentiti dalla legge quadro sulla Protezione dalle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici (Legge 22 febbraio 2001, n. 36). Il rispetto di tali limiti è stato peraltro già dimostrato su un’installazione analoga a Venezia dagli studi dell’Istituto Superiore della Sanità. La frequenza operativa del sistema d’antenna sarà di 13 MHz.

Impianti identici a quello che dovrebbe essere installato nell’area portuale di Pozzallo sono già presenti lungo la East-coast e West-coast americana, a Trieste (sul tetto di un edificio pubblico) ed anche a Napoli. L’installazione, che necessita delle autorizzazioni dell’assessorato regionale Territorio ed Ambiente (oltreché quelle previste dal Codice delle Comunicazioni), è prevista per i primi mesi del 2012, mentre l’attivazione nell’estate dello stesso anno. Il sistema sarà gestito dalla sezione di Ragusa dell’Arpa, mentre i dati saranno elaborati dalle Università di Palermo, Catania e Malta e poi forniti, nell’ambito dei protocolli d’intesa che saranno sottoscritti successivamente, anche alla Guardia di Finanza e alla Guardia costiera.

Il sistema consentirà costituirà uno strumento utile di supporto alla navigazione, fornirà dati in tempo reale sulle correnti superficiali consentendo una migliore previsione sulle correnti nel tempo, garantendo, inoltre, il monitoraggio di correnti in aree critiche a supporto della sorveglianza, della ricerca, del recupero di natanti in avaria o di barconi di immigrati. Le misure saranno utili per la gestione delle situazioni di crisi dovute a sversamente di idrocarburi (Oil Spills) nel Canale Sicilia-Malta.

Il progetto Calypso rappresenterà anche uno strumento utile per la costruzione di nuove capacità di controllo sui mari e sulle sue risorse costiere e l’acquisizione in continuo di dati spazialmente distribuiti e di interesse multi-disciplinare che, insieme con quelli a lungo termine sugli oceani e sulle aree costiere, porterà ad un netto miglioramento della conoscenza del canale Sicilia-Malta.

http://www.ondaiblea.it/2011092440423/Speciali/Evidenza/calypso-progetto-sul-monitoraggio-ambientale-marino-e-costiero-del-canale-di-sicilia.html
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Il sistema serve in pratica a conoscere all'istante l'andamento delle correnti, il che si può rilevare molto utile anche in caso di sversamento in mare di idrocarburi... Purchè poi si abbiano i mezzi per rimediare al danno... E qui casca l'asino... Li abbiamo nello Stretto di Sicilia pronti ed efficienti questi mezzi ? Malta ai sensi dei protocolli della Convenzione di Barcellona è lo Stato mediterraneo delegato ad intervenire... E' in grado di farlo ?
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Post di Carmelo Nicoloso

Ottima precisazione Guido


Da "LAVIKA IT" - 25/09/11

Un Mare di Parchi: stop alle trivellazioni nel Canale di Sicilia
Sì all’istituzione dell’Amp di Pantelleria

di Alfio Russo

ACI TREZZA, sabato, settembre 24. E’ stato lanciato da Aci Trezza l’appello a fermare la corsa alle trivellazioni nel Canale di Sicilia ed al tempo stesso a sollecitare l’iter per l’istituzione dell’Area marina protetta di Pantelleria. Un invito rivolto alle istituzioni lanciato proprio dalla sede dell’Amp Isole Ciclopi di Aci Trezza con l’iniziativa “A day of natural blue sea” organizzata dalla Federazione Nazionale Pro Natura attraverso il progetto “Mediterraneo” e dal Comitato Parchi Nazionali con l’evento “Moving Planet”. Una manifestazione che ha registrato il coinvolgimento di organismi istituzionali preposti alla conservazione della natura e la partecipazioni di diverse associazioni di volontariato come gli enti gestori di aree marine protette e riserve naturali. L’evento, infatti, ha interessato l’Amp Isole Ciclopi di Aci Trezza (con una visita guidata a bordo dello scafo con il fondo trasparente “Nautilus” per ammirare i fondali e la fauna del Mare Nostrum ed un’immersione subacquea) ed anche la Riserva naturale orientata “Timpa” di Acireale e l’Amp Plemmirio di Siracusa, autentiche perle naturalistiche della Sicilia orientale. Nel corso della giornata gli organizzatori hanno ricordato gli effetti devastanti e nefasti provocati dal Petrolchimico di Augusta/Priolo e Melilli e l’esigenza di fermare la corsa alle trivellazioni nel Canale di Sicilia sollecitando l’iter per l’istituzione dell’Area Marina Protetta a Pantelleria.

Carmelo Nicoloso (coordinatore sud Italia Comitato Parchi, responsabile progetto Mediterraneo Pro Natura e segretario rapporti istituzionali Pro Natura Mare Nostrum) ha evidenziato che “per mitigare i cambiamenti climatici occorre raggiungere il valore di 350 particelle per milione di CO2 nell’atmosfera, mentre ad oggi il valore raggiunge picchi ben 390 ppm”. E ha aggiunto Nicoloso: “In questi anni il movimento Moving Planet si è attivato per cercare di sensibilizzare la popolazione mondiale alla luce dei rischi evidenziati da scienziati ed esperti in campo climatico nel superare quel limite”.

Ai lavori hanno preso parte anche Maria Rita D’Orsogna, ricercatrice americana di origini abruzzesi con un video denominato “No all’Italia petrolizzata” per sostenere la conservazione del territorio e delle coste nel nostro paese, oltre a Franco Tassi per il Centro Parchi Internazionale e Guido Picchetti da Pantelleria, ed al direttore dell’Amp Isole Ciclopi, Emanuele Mollica.

Sono intervenuti anche l’Azienda foreste demaniali con il dirigente Mario Bonanno, l’assessore provinciale Salvo Licciardello ed il vicepresidente Carmelo Giuffrida della Provincia di Catania, il docente Pino Giaccone, il Cisom di Catania con Manlio Leonardi, Marco Molino e Tommaso di Nuestro Horizonte Verde, Marco Palmigiano del Csve Catania, Francesco Geremia per Ecoone, Greenpeace Catania, Salvatore Braschi di Fareambiente.

http://www.lavika.it/2011/09/un-mare-di-parchi-stop-alle-trivellazioni-nel-canale-di-sicilia/
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Una cronaca della giornata di "Moving Planet" a Catania con una sollecitazione affinchè si realizzi al più presto l'AMP di Pantelleria, partita proprio dal biologo marino Giuseppe Giaccone, che venti anni or sono, quando la materia era competenza del Ministero della Marina Mercantile, aveva ottenuto l'inserimento del mare intorno a Pantelleria tra le Riserve Naturali Marine da realizzare in Italia.


Dalla mia "BACHECA su FB" del 25/09/11

Moving Planet a Catania
"I Parchi Blu per il futuro del Mare"

di Franco Tassi

Attaccato da ogni parte, anche il mare è in pericolo. Se ieri veniva aggredita la terraferma, oggi è la volta dell’immenso “continente blu”, che copre i sette decimi del Pianeta. E cresce la preoccupazione per il futuro dello spazio azzurro a noi più vicino, il “mare nostro”.

Il Mediterraneo è il mare più straordinario e vissuto del mondo, quello dove nacque Venere e fiorì tutta la nostra civiltà. Fondamentale per la nostra vita, è amato da tutti ma non viene difeso abbastanza. Le minacce al suo equilibrio si moltiplicano, e non si tratta più soltanto di piccoli danni locali. Si è scatenato il massiccio assalto delle trivellazioni petrolifere, mentre aumenta l’impatto della pesca di rapina, avanza il cambiamento climatico e non cessa il versamento di veleni e rifiuti. E gli effetti di tutto questo si fanno sempre più vistosi e preoccupanti.

Ma è proprio nel punto più delicato, la linea di confine tra terre e acque – quel magico e ambitissimo “ecotono” detto costa, litorale o anche foce, estuario, laguna, palude – che si scatenano le follie più tremende. Valanghe di lottizzazioni e porti turistici, cementificazioni e navigazione distruttiva, non solo enormi navi da crociera e petroliere ma anche megayacht extralusso, cui si aggiungono barconi e carrette del mare dei disperati. Questo mare generoso continua a donare a tutti risorse viventi, ricevendo in cambio ogni tipo di liquami.

A fronteggiare questa emergenza sono scarse le forze in campo: abbondano invece le politiche magniloquenti, le avide tecnocrazie e gli utenti distratti, e corrono fiumi di danaro da riciclare mentre si sgretolano le regole di tutela, e agonizza il concetto stesso del bene collettivo. Nel secolo scorso abbiamo assistito a fenomeni analoghi sulla terraferma, abbiamo cercato di contrastarli e in parte, stimolando la creazione dei Parchi Verdi sul 10% del Bel Paese, vi eravamo riusciti. Possibile che ora non si possa far nulla per difendere il mare?

Un rimedio efficace esiste, e lo abbiamo a portata di mano. Dobbiamo metterci tutti insieme: pescatori, residenti, visitatori, operatori turistici, guardia costiera, naviganti, nuotatori, subacquei, fotografi, giornalisti, naturalisti, biologi marini, ambientalisti, amici sinceri e appassionati del mare di ogni estrazione e provenienza. E dobbiamo farlo creando davvero l’unico presidio efficace in grado di attrarre e resistere, sostenersi e consolidarsi, il Parco Blu. E’ da un quarto di secolo che il Comitato Parchi sostiene un’idea molto semplice: solo creando un sistema adeguato di Aree protette in grado di salvare la vita del mare, disciplinare l’uso delle sue risorse, contrastare gli abusi, promuovere l’ecoturismo, offrire lavoro ai giovani e far conoscere usi, tradizioni e culture locali, si potrà creare non solo una diga contro lo sfacelo, ma anche una forza attiva capace di restituire al mare, al litorale, alle isole il loro autentico valore.

Qualcuno obietterà che nel nostro Paese molte Riserve Marine esistono già, ma non hanno sempre raggiunto questo risultato: e ha ragione. Tuttavia non stiamo parlando della stessa cosa, perchè quelle Riserve erano solo una premessa, uno studio, un primo passo di tutela: e sono rimaste spesso solo qualcosa di astratto, cartografico, lontano, accademico. I Parchi Blu, invece, possono e debbono diventare il motore attivo di rilancio di ogni strategia manageriale, iniziativa culturale, promozione socioeconomica e convivenza pacifica, conciliando attraverso la “zonazione” gli interessi in gioco e assicurando una equa condivisione dei benefici di questo grande patrimonio. In tutto il mondo, dalla Grande Barriera Corallina Australiana ai mari di Paesi non certo ricchi nei Caraibi, nel Mar Rosso e nell’Oceano Indiano, tutto questo è da anni concreta realtà. Perché non da noi?

http://www.facebook.com/guido.picchetti?sk=wall 
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A Daniele Lo Porto piace questo elemento.


Dalla mia "Bacheca su FB" del 24/09/11

Dalla California con amore...

Un messaggio per lo Stretto di Sicilia
e il Banco di Pantelleria

di Guido Picchetti

Dalla California l'intervento video della Prof. Maria Rita D'Orsogna per “A day of natural blue sea” di Catania, la giornata internazionale di mobilitazione per "Moving Planet", programmata a Catania dalla Federazione Nazionale Natura presso l'AMP dei Ciclopi per sostenere la tutela e la protezione dello Stretto di Sicilia e del Banco di Pantelleria.


http://www.youtube.com/watch?v=o-xvfXbnJP8

http://www.facebook.com/photo.php?fbid=2288827494498&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1&theater


Da "DORSOGNA BLOGSPOT" del 24/09/11

No all'Italia petrolizzata
L'ENI, la vera grande azienda corrotta italiana - J Assange

Moving planet - 350.org
Grazie Guido, grazie Carmelo!

di Maria Rita D'Orsogna

Friday, September 24, 2011 - Moving Planet Italia: Catania, Teramo, Roma., Milano, Lecce. Il Moving Planet day è oggi 24 Settembre 2011. Un giorno in tutto il mondo in difesa dell'ambiente, contro i cambiamenti climatici e per una uscita il piu' presto possibile della fossil-fuel economy. L'organizzatore e' Bill McKibben, uno dei tanti che si e' fatto arrestare davanti la Casa Bianca contro l'oleodotto Keystone qualche mese fa.

Ci sono eventi in tutto il mondo, dall'Afghanistan allo Zimbabwe, e un gruppo di persone proietterà da un maxi schermo a New York con tutte le foto e i filmati youtube che gli arriveranno durante la manifestazione. Il tutto verrà poi mandato alla stampa e sui social media, per far vedere che siamo tanti e tutti per un ambiente più sano. Basta solo mandare le foto a photos@moving-planet.org  e poi ci pensano loro!

Per l'Italia, il Moving Planet a Catania e a Teramo e' dedicato alle trivelle nostrane, per dire no a tutte queste ditte microscopiche che vogliono venire a trivellare la nostra nazione. Un grande grazie a Carmelo Nicoloso e Guido Picchetti che hanno organizzato l'evento a Catania e in favore di Pantelleria sotto assedio dalla Audax.

Un altro grazie enorme per Moving Planet e per tutto il resto a Guido Pietroluongo, my hero, che invece organizza a Teramo, insieme a una raccolta firme contro le trivelle italiane. Ciao!

http://dorsogna.blogspot.com/2011/09/moving-planet-italia.html
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Moving Planet oggi... Ma tanti, certamente troppi, saranno quelli che resteranno in silenzio, o perchè non sanno, o perchè preferiscono rimanere a guardare, sperando che altri risolvano un problema che ci riguarda tutti...


Da "NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA" - 24/09/11

Trivellazioni petrolifere in Puglia
La Regione boccia le richieste

di Massimiliano Iaia

BARI, Sabato 24 Settembre - L’annuncio era stato dato già qualche giorno fa, ora arriva anche l’atto ufficiale: la Regione formula il proprio “no” ai progetti in blocco relativi alle attività di ispezione petrolifera nelle acque pugliesi. Dopo le comunicazioni al Ministero e le sentenze del Tar, ecco il documento che certifica la contrarietà della Giunta regionale sulla compatibilità ambientale in merito ai permessi chiesti da Northern Petroleum per la trivellazione dei fondali marini. Il parere, informa una nota della Regione, è stato espresso nell’ambito del procedimento ministeriale di Via.

L’assessore regionale all’Ambiente, Lorenzo Nicastro, spiega: «Ancora una volta - sottolinea Nicastro - ci troviamo di fronte ad una frammentazione dello studio di impatto ambientale su molteplici interventi proposti in un’area vasta. Il comitato regionale di Via ha giustamente proceduto ad un esame unitario delle diverse istanze in considerazione della loro ubicazione e dei potenziali impatti sulle varie matrici ambientali e sulle attività economiche presenti nell’area».

La normativa vigente prevede l’obbligo di una valutazione complessiva dell’area, «e la proposta della Northern - spiega Nicastro - appare più finalizzata a sminuire i potenziali impatti che ad attenersi a valutazioni rigorose su quelli che potrebbero essere gli scenari potenziali di impatto». Nicastro non risparmia giudizi netti sui pericoli di quello che rischierebbe di diventare un business per molte società del settore: «Siamo ormai in presenza di una frenetica corsa all’oro - sentenzia l’assessore -, come del resto dimostrano le numerosissime richieste che si affollano in Regione. Ecco perché è necessario adoperarsi per valutazioni complessive e rigorose per concludere che lo sfruttamento del petrolio presente nel mare Adriatico potrebbe avere dei risvolti pesantemente negativi dal punto di vista ambientale, economico e sociale».

Alla luce delle molteplici richieste pervenute, era stato d’altra parte lo stesso Nicastro a scrivere qualche giorno fa al Ministero dell’Ambiente per chiedere delucidazioni sulle autorizzazioni effettivamente concesse da Roma. Non prima, però, di aver ricordato che in diversi casi il Tar aveva dato ragione agli enti locali che si erano opposti agli investimenti delle società. Il tribunale aveva infatti accolto le riserve delle amministrazioni che contestavano la scelta delle società di dividere i progetti in più tronconi, richiedendo le Via per ciascuno di essi.

Secondo l’assessore «dalle valutazioni tecniche effettuate si è rilevato, ancora una volta, che gli studi di impatto ambientale presentati dalla Northern Petroleum (società che ha presentato un progetto da Bari a Santa Maria di Leuca, ndr) non consentono la valutazione nè dei singoli interventi nè tantomeno del programma completo di ricerca. I singoli studi non chiariscono i dubbi, già manifestati in analoghe valutazioni, sui rischi e sugli impatti negativi che le indagini proposte potrebbero comportare sulle componenti ambientali e socioeconomiche. Non vengono affatto considerate le caratteristiche e le vocazioni dell’ambiente marino e della costa pugliese, nè si tiene conto delle politiche ambientali, produttive e di sviluppo (soprattutto turistico) che la Puglia, le istituzioni locali e la collettività intendono perseguire. Continueremo a sostenere la causa della tutela dei beni comuni, del nostro mare e delle nostre coste, del nostro paesaggio che sono beni universali e vera fonte di ricchezza per il nostro territorio».

Nicastro conclude con un appello al Ministero dell’Ambiente affinchè «tenga in debita considerazione la posizione espressa dalla Regione Puglia e da tutti i soggetti portatori di interesse. La Puglia dice di no alle trivelle nel proprio mare perché sono contrarie alla propria idea di sviluppo».

http://www.quotidianodipuglia.it/articolo.php?id=164104
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Commenti su FB  a margine dell'articolo
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Post di Davide Carlà

Oggi la buona notizia guido,speriamo che la Prestigiacomo...
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Post di Guido Picchetti

Una buona notizia, certamente, ma occorre vedere se il Ministero muterà il parere favorevole già espresso, dopo il no della Regione Puglie... Ho forti dubbi purtroppo, anche perchè costituirebbe un bel precedente... troppo bello per la verità...
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Post di Davide Carlà

Per questo ho scritto: speriamo che la Prestigiacomo... cmq... Prestigiacomo o non Prestigiacomo... non si molla!


Da "NUOVO QUOTIDIANO DI PUGLIA" - 24/09/11

Brindisi: partono le trivellazioni in mare
Eni sta per avviare l'attività di estrazione

di Pamela SPINELLI

BRINDISI, 1 Settembre 2011 - È questione di una manciata di giorni, forse un paio di settimane, al massimo tre. E poi inizieranno a trivellare nel mare Adriatico, a poche miglia dal largo di Brindisi, 25 per l’esattezza.

E non saranno servite, dunque, a nulla le decine di mobilitazioni – politiche e popolari – le manifestazioni, le interrogazioni parlamentari, le rivolte e gli striscioni per urlare il no all’ennesimo scempio che si sta per consumare su un territorio, quello brindisino e quello pugliese più in generale, già fortemente compromesso. In realtà, la notizia non ha ancora i crismi dell’ufficialità. Sta di fatto, però, che Eni sta per avviare l’attività di estrazione petrolifera al largo di Brindisi. Nessuno ne sa nulla, ma la notizia è praticamente certa e lo scempio sta per compiersi, senza che nessuno faccia niente per impedirlo.

Nel giro di poche settimane, infatti, Eni dovrebbe iniziare ad avviare l’attività di estrazione petrolifera nel mare brindisino. Il tutto, a seguito di un contratto di un miliardo di euro aggiudicatosi dalla Saipem Spa già nel novembre del 2009, per la fornitura e la gestione di un impianto di produzione galleggiante che ha per nome una sigla: Fpso (Floating production storage and offloading). E’ stata l’Eni ad assegnare alla Saipem il contratto, affidandole la conversione di una petroliera, già di sua proprietà, in un impianto galleggiante. Impianto dalla capacità di stoccaggio di 700mila barili ed una capacità produttiva di 12mila barili di olio al giorno.

Le attività di produzione – stando al contratto in essere – saranno avviate nel quarto trimestre del 2011. E quindi, tra poche settimane. L’impianto galleggiante in questione ha come mission lo sfruttamento di un giacimento che si trova in un’area dell’Adriatico a 25 miglia a nord est da Brindisi, nel cosiddetto Campo aquila che si sviluppa attraverso due pozzi satellite sottomarini, collocati ad una profondità di circa 850 metri. Il contratto avrà durata ventennale, i primi 8 dei quali saranno
destinati proprio allo sfruttamento del giacimento di Aquila. Sulle coste brindisine.

Va detto che l’individuazione di tale giacimento risale addirittura al 1993. Ed infatti, è datata 29 giugno ‘93 la presentazione da parte di Eni, proprio a Brindisi, del progetto Aquila, alla presenza del ministro all’Industria dell’epoca Paolo Savona e degli allora presidenti Eni e Agip, Luigi Meanti e Guglielmo Moscato. In quella occasione, la compagnia petrolifera disse che dal giacimento al largo di Brindisi si stimava di poter ricavare circa 120 milioni di tonnellate di combustibile, tra petrolio e gas naturale. Un’enormità. Quel giorno sta arrivando. E’ probabile che la comunità brindisina, che sino ad ora ha sonnecchiato, farà sentire la sua voce. Forse, però, è fuori tempo massimo.

http://www.quotidianodipuglia.it/articolo.php?id=161530
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Altro articolo segnalatomi da Davide Carlà che ringrazio. Stanno trivellando il mare davanti a Lecce, l'ENI, la NP, e altre società minori o maggiori che siano. Questi sono i fatti. Ma è inutile ripeterci la stessa notizia e raccontarcela tra noi, come fossimo degli amici al bar... Non serve a niente e facciamo proprio il gioco di quelle società. Occorre unirsi e fare un fronte comune di protesta, cooperando con le altre comunità toccate dallo stesso problema... Quali sono queste comunità ? Non ci vuol molto a scoprirle oggi, grazie proprio alla rete, e scopriremo che sono molte di più di quante pensiamo. Basta cercare, informarsi e esprimersi reciprocamente solidarietà in questo impegno comune. Solidarietà che tuttavia non deve restare fine a sè stessa, ma che deve esprimersi unendo le forze in campo, senza personalismi inutili e dannosi., ma cercando obbiettivi comuni di lotta, ben fondati sulle motivazioni di cui è possibile servirsi, e che possano portare a dei risultati precisi... Non è facile, lo so, ma è l'unica via...


Da "LECCE PRIMA IT" - 24/09/11

Trivellazioni in Puglia, Northern Petroleum ci riprova
L’azienda ha ottenuto dal Ministero per l’ambiente l’autorizzazione
a procedere in altre due concessioni, Giove e Rovesti, tra Monopoli ed Ostuni.
D’Orsogna: “Le comunità locali si oppongano”

BARI , lunedì 8 agosto 2011- Il rischio “trivellazioni” in Puglia non sembra affatto risolto, anzi. La Northern Petroleum ha annunciato in data 28 luglio 2011 di avere ottenuto dal Ministero per l’Ambiente l’autorizzazione a procedere in altre due concessioni nel Salento/barese, Giove e Rovesti, dando inizio alle proprie ispezioni sismiche ad ottobre 2011.

Northern Petroleum (secondo quanto riportato anche da Maria Rita D’Orsogna, professoressa italo-americana, docente alla California State University a Northridge), ha iniziato il suo iter autorizzativo per trivellare i mari del Salento e del Barese. Sarebbero nove le concessioni in giacenza presso il Ministero dell’Ambiente e dei Beni culturali per l’approvazione di ispezioni sismiche e per la successiva perforazione di pozzi esplorativi, allo scopo di estrarre petrolio per decenni.

L’area interessata si estende per oltre seimila chilometri quadrati a circa venticinque chilometri da riva, da Bari fino a Santa Maria di Leuca. La Northern Petroleum avrebbe, dunque, ottenuto di recente il permesso di eseguire ispezioni sismiche con la tecnica dell’air-gun nell’area di Monopoli-Ostuni-Brindisi in due proposti campi di petrolio, chiamati Rovesti e Giove. Il direttore resposabile della Northern Petroleum, Derek Musgrove, sostiene che per la società l’esplorazione dell’Adriatico Meridionale sia “una priorità” e che la ditta intenda procedere velocemente con l’air-gun in modo da identificare i siti da trivellare già all’inizio del 2012.

Anche nella provincia di Lecce ci sono simili permessi in giacenza, ma ad uno stadio meno avanzato. In cosa consistono praticamente le ispezioni sismiche? Sono violente esplosioni di aria compressa in mare che permettono di dare stime sui giacimenti delle riserve di petrolio grazie ai segnali riflessi. Secondo quanto spiega l’esperta docente “sono dannosi al pescato, al delicato equilibrio marino e alla vita dei cetacei che spesso possono spiaggiare. Soprattutto sono il primo passo  verso la petrolizzazione dei mari del salentino e del barese, che si concluderà, secondo le intenzioni della Northern Petroleum, con l’installazione di almeno nove piattaforme a mare”.

“Inevitabilmente – aggiunge -, queste porteranno con sé perdite di petrolio e rilasci di materiale inquinante, dannoso a pesci e all’uomo, e la possibilità di disastrosi scoppi e incidenti”. Si stima che i campi Rovesti e Giove contengano circa 53 milioni di barili di petrolio di bassa qualità. In Italia, il consumo giornaliero sarebbe di circa 1 milione e mezzo di barili, per cui il totale di petrolio estratto sarebbe sufficiente al paese per poco più di un mese.

“In più – sostiene la D’Orsogna -, nulla vieta alla Northern Petroleum di vendere il suo petrolio sul libero mercato. La legislazione italiana prevede l’interdizione alle trivelle a nove chilometri da riva, mentre nei pressi di aree protette il limite arriva a 22 chilometri dalla costa. Per contro, su tutto il litorale di California e Florida il limite è rispettivamente di 160 e 200 chilometri, per proteggere turismo e pesca”.

Infine, le royalties per le estrazioni dai mari italiani sono solo il 4% del ricavato, a fronte di tassi che in Norvegia ad esempio, arriverebbero all’80% del totale. Le estrazioni di petrolio, nel basso Adriatico da parte della Northern Petroleum e delle Tremiti da parte dell’irlandese Petroceltic porteranno al “deterioramento della salute del mare, del turismo, dell’economia e in ultima analisi della qualità di vita dei cittadini”: pertanto “invitiamo le comunità costali della Puglia – afferma la D’Orsogna - a prendere conoscenza della problematica e ad attivarsi presso il Ministero dell’Ambiente per opporsi in maniera ufficiale ai propositi della Northern Petroleum”.

Per farlo, è possibile inviare osservazioni di contrarietà come previsto dalle norme europee e secondo le quali per progetti di così forte impatto ambientale, l’opinione del pubblico e di enti locali risulta vincolante: “Sconfiggere i petrolieri – ribadisce la docente - è possibile, come dimostrano diverse vittorie in altre comunità italiane. L’ingrediente più importante è di gran lunga l’informazione e la partecipazione popolare”.

http://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=29338
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Segnalatomi su FB  da Davide Carlà che ringrazio con il seguente post:
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Qui erano pronti!


Da "LECCE PRIMA IT" - 24/09/11

Mille adesioni alla petizione contro le trivellazioni
Il Salento si mobilita per scongiurare ogni idea di alterazione della costa propria
dei sondaggi sismici, funzionali alla ricerca di idrocarburi fossili da parte delle
multinazionali del petrolio

LECCE, sabato 10 settembre 2011 - Una petizione contro le trivellazioni petrolifere nel Salento che ha già superato quota mille adesioni, primo firmatario, Marcello Gaballo, direttore responsabile di Spigolature Salentine (firme raddoppiate a distanza di poche ore, ndr.), per ribadire la contrarietà ad ogni progetto di estrazione di idrocarburi e di sondaggi sismici sulla costa del Tacco d’Italia. Le notizie ampiamente preannunciate un mese addietro, hanno causato una levata di scudi in difesa del territorio, attraverso un’importante mobilitazione mediatica, che vuole ribadire la necessità di tutelare il Salento da ogni progetto speculativo.

E a rimarcare il concetto ci pensa anche il sindaco di Otranto, Luciano Cariddi, che già nel dicembre del 2010, aveva espresso ferma contrarietà al progetto della Northern Petroleum e che, a distanza di alcuni mesi, mentre si torna a parlare dei sondaggi sismici in due campi specifici, conferma la posizione del comune rispetto alla vicenda: “All’epoca – ricorda -, il nostro Comune, insieme ad altri interessati, ci siamo riuniti presso la sede municipale di Ostuni, per sottoscrivere un parere congiunto sulla questione, indirizzando un documento al Ministero dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico, per chiarire la nostra ferma contrarietà ad ogni ipotesi estrattiva”.

“Ci sembrava una valutazione assurda – dichiara -, quella della Northern Petroleum, e motivammo la nostra posizione proprio in virtù di un’idea di sviluppo economico sostenibile: del resto, la stessa società non ha fatto mistero che le riserve di idrocarburi presenti nel bacino di riferimento non siano né di grande qualità, né di eccelsa quantità”.

“Alla luce di questo – conclude Cariddi – ci sembra insensato danneggiare la costa che rappresenta il fulcro della nostra economia a livello nazionale, per un’operazione che non ha neanche vantaggi in termini di risorse. Per cui, da allora, la nostra posizione non è cambiata ed è in linea con alcuni pronunciamenti del Tar che hanno evidenziato come il parere degli enti locali sia imprescindibile”.

http://www.lecceprima.it/articolo.asp?articolo=29891
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo postatomi da Davide Carlà
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Andiamo troppo in ordine sparso. E' questo che indebolisce la protesta, per quanto giusta sia la causa per cui ci si batte. Mille firme non sono poche, certamente, ma isolate, e quel che è peggio, ignorate dalla stampa nazionale che fa finta di niente per chissà quali interessi, contano poco....


Da "PETIZIONE PUBBLICA" - 24/09/11

Petizione No alle trivellazioni petrolifere
nel Salento

A: Ministero dell’Ambiente
Ministero dell’Ambiente - Direzione per la Salvaguardia Ambientale
del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare – Divisione III

Attenzione: Concessione d71 FR-NP e d149 DR-NP Northern Petroleum
Via Cristoforo Colombo, 44
00147 – Roma

e p.c. : Ministero per i Beni e le Attività Culturali
Direzione Generale per la Qualità e la Tutela del Paesaggio e l’Arte Contemporanea
Via San Michele, 22
00153 – Roma

Oggetto : Osservazioni contro le Concessioni D71 BR-EL e D149 BR-EL Northern Petroleum

Con la presente comunicazione i sottoscritti cittadini intendono esprimere un deciso NO all’attività di ricerca e sfruttamento di idrocarburi lungo le coste del basso Adriatico da parte della ditta britannica Northern Petroleum, secondo le concessioni d71 FR-NP e d149 DR-NP, rese note sul sito del Ministero dell’Ambiente.

I progetti in esame riguardano le ispezioni sismiche con l’invasiva tecnica airgun a soli 25 chilometri da riva e la possibile installazione di pozzi per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi.

La presente lettera è da intendersi ai sensi dell’articolo 6, comma 9 della legge 8 luglio 1986 n.349, che consente a ogni cittadino italiano di presentare in forma scritta le proprie osservazioni sui progetti sottoposti a Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) e ai sensi del trattato di Aarhus. Quest’ultimo, recepito anche dall’Italia, afferma che le popolazioni hanno il diritto di esprimere la propria opinione su proposte ad alto impatto ambientale e che l’opinione dei cittadini deve essere vincolante.

Esortiamo dunque i Ministeri a bocciare i progetti Northern Petroleum e tutti gli altri a venire, in rispetto dell’Adriatico, della volontà popolare e della legislazione vigente.

Tutte le adesioni e la documentazione possono leggersi su:
https://spigolaturesalentine.wordpress.com/
http://dorsogna.blogspot.com/2011/07/affondiamo-la-northern-petroleum.html
http://www.torredibelloluogo.com/

http://www.petizionepubblica.it/?pi=P2011N13045

I firmatari di:
Noi firmiamo la Petizione "No alle trivellazioni petrolifere nel Salento, Per Ministero dell’Ambiente"
2201 persone hanno giá firmato. Gli ultimi:
# nome e commenti
2201 Guido Picchetti
2200 Diletta Ruggeri
2199 Antonio Tardio
2198 Lucia Coluccia - dico no alle trivellazioni
2197 Adriana Greco - Non se ne può più di subire scempi al patrimonio naturale!
2196 Daniela Guido
2195 Giannelli Emanuele
2194 Gianluca Zaccaria - Via dal nostro mare!
2193 Rifuggio Miriam
2192 Fredy Salomone - l'economia non può essere lasciata libera ma regolata dalla politica e controllata dal popolo
2191 Aldo Marino
2190 Leonarda Romano
2189 Piero Alemanno - che si trivellino in un altro posto
2188 Luisella Gallucci
2187 Giuseppe Abate
2186 Ellys Greco
2185 Alessandra Tassone
2184 Manila Tassone
2183 Giuseppe Fedele
2182 Roberto Sacco 
(seguono altri 2180 firmatari...)

http://www.petizionepubblica.it/PeticaoListaSignatarios.aspx?pi=P2011N13045
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Documento ricevuto su FB da Davide Carlà che ringrazio con il seguente post:
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Cari amici,
Ho appena letto e firmato la petizione online.: «No alle trivellazioni petrolifere nel Salento»
http://www.petizionepubblica.it/PeticaoVer.aspx?pi=P2011N13045
Io concordo con questa petizione e penso che anche tu potrai essere d’accordo... Firma la petizione e divulgala fra i tuoi amici.
Grazie.

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A Daniele Lo Porto piace questo elemento.


Da "PANTELLERIA INTERNET COM - News n° 8217" del 24/09/11

Riprendono gli sbarchi di clandestini
Sono arrivati in totale 44 migranti

Alle 13,00 di ieri è avvenuto uno sbarco clandestino di 9 tunisini sulla costa occidentale di Pantelleria, poco a nord dell'Hotel Cossyra. Qui a lato la documentazione fotografica di un momento dello sbarco sulla costa rocciosa, che è stato favorito dalle ottime condizioni meteo e dall’assenza di onde di risacca. Dopo lo sbarco il quale i migranti si sono dividi in due gruppi dirigendosi in direzioni opposte lungo costa, alcuni verso verso l’Arenella e altri verso Punta Fram. I galleggianti bianchi che nella foto si intravvedono sulla superficie del mare a un centinaio di metri da riva, segnalano il punto dove i migranti prima raggiungere terra con il loro piccolo natante, hanno gettato in mare dei sacchi andati immediatamente a fondo… (Guido Picchetti)

Nota aggiuntiva a piè di articolo dalla redazione di "Pantelleria Com"

In serata sono arrivati altri 35 migranti, 29 tunisini, 5 libici e 1 marocchino. Hanno passato la nottata nel centro di prima accoglienza presso la caserma "Barone" dell'Arenellam, che ormai, dopo gli incendi del mese di luglio, è in condizioni molto precarie ed inagibile. Dovrebbero essere trasportati a Trapani oggi in mattinata con il traghetto Paolo Veronese.

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=7345 (solo su abbonamento)
Stessa notizia su "
SICILIA ON LINE" e a commento di una mia "FOTO su FB" del 23/09/11


Dalla mia "BACHECA su FB" del 24/09/11

Archeologia subacquea al Museo di Piano di Sorrento

di Guido Picchetti

Oggi e domani al Museo archeologico di Piano di Sorrento due giornate dedicate all'archeologia subacquea. L'iniziativa si colloca nell'ambito delle "Giornate Europee del Patrimonio",  che coinvolgono anche altri musei dell'area campana come quelli di Baia e di Cuma.

Sono in programma una mostra dei reperti che si apre stasera alle 20,00 con una visita guidata; e un convegno domani sera, con inizio alle 20,00, dal titolo "Il paesaggio antico sommerso", sui ruderi e i relitti lungo la costa della Penisola Sorrentina, che prevede gli interventi dell'archeologa Alessandra Benini, "Archeologia subacquea - Ricerca, tutela e valorizzazione nei Campi Flegrei”, di Antonino Miccio, direttore dell'AMP di Punta Campanella, "L’esperienza dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella”, e di Tommasina Budetta, direttrice del museo "George Vallet" di Piano di Sorrento, “Gli interventi di archeologia subacquea in penisola sorrentina: i motivi della mostra”.

Qui vediamo la locandina della manifestazione:

http://www.facebook.com/photo.php?fbid=2287108251518&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1&theater


Da "PANTELLERIA INTERNET COM - News n° 8208" del 22/09/11

Appuntamento alle 9,30

Sabato 24 Settembre "Moving Planet" a Catania

Appuntamento alle 9,30 di Sabato prossimo 24/09 presso la sede dell'AMP isole dei Ciclopi - hotel Cristal (Acitrezza - CT) per la presentazione di “A day of natural blue sea”, la giornata internazionale di mobilitazione per "Moving Planet", programmata a Catania dalla Federazione Nazionale Pro Natura per supportare la protezione e la conservazione dello Stretto di Sicilia e del Banco di Pantelleria.

Il direttore dell'AMP Isole dei Ciclopi dott. Emanuele Mollica ha prestato il sostegno e l'ospitalità alla conferenza, che prevede un intervento video dalla California di Maria Rita D'Orsogna per il "No all'Italia petrolizzata", e i collegamenti via skipe con Franco Tassi del Centro Internazionale Parchi e con Guido Picchetti da Pantelleria.

Hanno confermato la loro adesione: il direttore dell'AMP Plemmirio dott. Enzo Incontro, l'Azienda Foreste Demaniali delle Regione Siciliana U.T. Catania con il dirigente dott. Mario Bonanno, l'assessore Salvo Licciardello e il vicepresidente Carmelo Giuffrida della Provincia Regionale di Catania, il prof. Pino Giaccone, il CISOM di Catania con il dott. Manlio Leonardi, Marco Molino e Tommaso di Nuestro Horizonte Verde, Marco Palmigiano del CSVE Catania, Francesco Geremia per Eco-One, Greenpeace Catania, Salvatore Braschi di Fareambiente e alcune associazioni di volontariato della Provincia di Catania. Tutto il gruppo Moving Planet e 350.org italiano ed europeo saranno in rete per condividere questo importante iniziativa per un futuro migliore del nostro pianeta. (Guido Picchetti)

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=7336 (solo su abbonamento)


Da "BLOG SICILIA" del 22/09/11

Sabato prossimo “Moving Planet” a Catania

Appuntamento alle 9,30 di Sabato prossimo 24/09, presso la sede dell'AMP isole dei Ciclopi - hotel Cristal (Acitrezza - CT), per la presentazione di “A day of natural blue sea”, la giornata internazionale di mobilitazione per "Moving Planet", programmata a Catania dalla Federazione Nazionale Pro Natura per supportare la protezione e la conservazione dello Stretto di Sicilia e del Banco di Pantelleria. Il direttore dell'AMP Isole dei Ciclopi dott. Emanuele Mollica ha prestato il sostegno e l'ospitalità alla conferenza, che prevede un intervento video dalla California di Maria Rita D'Orsogna per il "No all'Italia petrolizzata", e i collegamenti via skipe con Franco Tassi del Centro Internazionale Parchi e con Guido Picchetti da Pantelleria.

Hanno confermato la loro adesione: il direttore dell'AMP Plemmirio dott. Enzo Incontro, l'Azienda Foreste Demaniali delle Regione Siciliana U.T. Catania con il dirigente dott. Mario Bonanno, l'assessore Salvo Licciardello e il vicepresidente Carmelo Giuffrida della Provincia Regionale di Catania, il prof. Pino Giaccone, il CISOM di Catania con il dott. Manlio Leonardi, Marco Molino e Tommaso di Nuestro Horizonte Verde, Marco Palmigiano del CSVE Catania, Francesco Geremia per Eco-One, Greenpeace Catania, Salvatore Braschi di Fareambiente e alcune associazioni di volontariato della Provincia di Catania. Tutto il gruppo Moving Planet e 350.org italiano ed europeo saranno in rete per condividere questo importante iniziativa per un futuro migliore del nostro pianeta.

http://www.blogsicilia.it/comunicati/sabato-prossimo-%E2%80%9Cmoving-planet%E2%80%9D-a-catania/60586/


Da "SICILIA AVVENIMENTI" del 22/09/11

Un Mare di Parchi Blu
Stop alle Trivellazioni nel Mediterraneo

Un tuffo nel Mare Nostrum, dalla Riserva Naturale Orientata della Timpa di Acireale (CT), attraversando l’Area Marina Protetta dell’Isola dei Ciclopi ad Acitrezza (CT) si raggiunge quella del Plemmirio a Siracusa, per vivere una giornata immersi nelle pregevoli perle naturalistiche della Sicilia orientale, ricordando gli effetti devastanti e nefasti provocati dal Petrolchimico di Augusta/Priolo e Melilli in provinciale di Siracusa, attiviamoci a fermare la corsa alle trivellazioni nel Canale di Sicilia, sollecitando l’iter per l’istituzione dell’Area Marina Protetta a Pantelleria.

La Federazione Nazionale Pro Natura attraverso il progetto Mediterraneo ed il Comitato Parchi Nazionali aderendo all’evento “Moving Planet” (350.org) programmato per il 24 settembre 2011, organizza “A day of natural blue sea” lungo le coste della Sicilia orientale, con il coinvolgimento di organismi istituzionali preposti alla conservazione della natura e la partecipazioni di diverse associazioni di volontariato. L’attività di fruizione del mare protetto lungo le coste della Sicilia orientale si prefigge quale obiettivo principale quello di far conoscere ed apprezzare scenari paesaggistici straordinari, ed ecosistemi unici ricchi di tantissima biodiversità. I sub dell’associazione Pro Natura Mare Nostrum si adopereranno ad effettuare delle immersioni nei suggesti fondali marini nelle AMP dell’Isole dei Ciclopi e del Plemmirio, e d’intesa con gli enti gestori saranno altresì organizzate delle visite guidate nelle aree protette a condizioni convenzionate.

350 e' il valore di ppm (particelle per milione) di CO2 nell'atmosfera che secondo gli studiosi in materia si dovrebbe raggiungere per tentare almeno di mitigare i cambiamenti climatici in crescendo. Attualmente a quanto pare abbiamo raggiunto un picco di ben 390 ppm, quando solo 200 anni fa nell'aria del pianeta ce n'erano mediamente 275... Intorno a questo numero fatidico di 350, che rappresenta appunto il limite di sicurezza di particelle di C02 nell'aria che respiriamo, si è creato nel mondo un movimento che sta cercando di sensibilizzare al massimo la popolazione del nostro pianeta, dopo che scienziati, esperti di problemi climatici e molti governi nazionali hanno capito i rischi che tutti corriamo nel superare quel limite, e come occorra tornare rapidamente sotto le 350 ppm. E se non lo si fa entro questo secolo c'è un serio pericolo di raggiungere un punto di non ritorno, con fenomeni irreversibili che metterebbero a rischio la nostra esistenza (come, ad esempio, lo scioglimento dei ghiacci della Groelandia).

Presentazione e divulgazione dell'evento presso la sede dell'AMP isole dei Ciclopi - hotel Cristal (Acitrezza - CT) alle ore 9.30 del 24/09/2011. Maria Rita D'Orsogna, la ricercatrice americana di origini abruzzesi, riassume attraverso un video il suo "No all'Italia petrolizzata" per sostenere la conservazione del territorio e delle coste nel nostro Paese, focalizzando l'attenzione sulle questioni relative ai cambiamenti climatici e alla questione dei 350 ppm. Franco Tassi per il Centro Parchi Internazionale e Guido Picchetti da Pantelleria saranno collegati tramite skype.

Il direttore dell'AMP Isole dei Ciclopi dott. Emanuele Mollica ha prestato il supporto e l'ospitalità alla manifestazione. Hanno confermato la loro adesione: il direttore dell'AMP Plemmirio dott. Enzo Incontro, l'Azienda Foreste Demaniali delle Regione Siciliana U.T. Catania con il dirigente dott. Mario Bonanno, l'assessore Salvo Licciardello e il vicepresidente Carmelo Giuffrida della Provincia Regionale di Catania, il prof. Pino Giaccone, il CISOM di Catania con il dott. Manlio Leonardi, Marco Molino e Tommaso di Nuestro Horizonte Verde, Marco Palmigiano del CSVE Catania, Francesco Geremia per Eco-One, Greenpeace Catania, Salvatore Braschi di Fareambiente e alcune associazioni di volontariato della Provincia di Catania. Tutto il gruppo Moving Planet e 350.org italiano ed europeo saranno in rete per condividere questo importante iniziativa per un futuro migliore del nostro pianeta.

http://www.siciliamaremonti.it/?q=node/1026
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Su "Sicilia Avvenimenti" qualche particolare in più sul programma della giornata di mobilitazione di Catania per "MOVING PLANET" e sulla conferenza prevista presso l'AMP isole dei Ciclopi con l'intervento video dalla Califormia di Maria Rita D'Orsogna per il "No all'Italia petrolizzata", i collegamenti via skype con Franco Tassi del Centro Internazionale Parchi e del sottoscritto da Pantelleria...


Da "LIBERO IT" del 21/09/11

Ambiente e sostenibilità

'Moving Planet', Roma e Milano
partecipano alla mobilitazione globale

Roma, 21 set. - (Adnkronos) - Un tam tam partito tre anni fa sui social networks di tutto il mondo per chiamare a raccolta attivisti, ambientalisti, ecologisti e semplici cittadini e invitarli a partecipare al primo evento globale di mobilitazione per l'ambiente nato su internet e cresciuto a colpi di "mi piace" e "parteciperò all'evento".

Il risultato italiano lo vedremo sabato 24 settembre, quando a Roma e Milano si svolgerà contemporaneamente "Moving Planet", appuntamento al quale, per il momento, sono attese circa 500 persone, alle quali si uniranno quelle che parteciperanno alle iniziative
promosse in altre città, tra cui Teramo e Pantelleria.

Il movimento "Moving Planet" è nato negli Stati Uniti nel 2008, ma si è diffuso rapidamente in tutto il mondo grazie a internet. L'idea è di Bill McKibben e della sua associazione "350.org", dove 350 "indica la soglia limite di concentrazione di CO2 nell'atmosfera, espressa in parti per milione, fissata dai climatologi e oltre la quale si possono avere importanti conseguenze sul clima. Oggi la concentrazione supera i 393 Ppm - spiega all'Adnkronos Veronica Caciagli, di Moving Planet Roma - dovremmo quindi diminuire le emissioni e la concentrazione di CO2".

Questi sono gli obiettivi del movimento Moving Planet che può contare su una rete di circa 160 Stati aderenti "anche se è difficile fissare un numero perché ogni giorno se ne aggiunge uno nuovo", sottolinea Caciagli. L'ambizione, è quella di "creare un movimento italiano sul clima che coinvolga tutti i cittadini" e per il quale la giornata di sabato rappresenterà il primo tassello.

Per il 24 settembre a Milano è prevista una biciclettata cittadina con incontro finale la sera. A Roma sarà invece protagonista la Città dell'Altra Economia con la Ciclofficina all'Aperto, spazio gratuito di riparazione e recupero di biciclette; la presentazione del film-documentario "The Age of Stupid" di Franny Armstrong, ambientato nel 2055, in un mondo che ha subito i cambiamenti previsti dagli scienziati; una conferenza sulla mobilità sostenibile, con la presentazione di progetti e soluzioni per ridurre l'impatto sul clima dei nostri spostamenti; un concerto di jazz d'improvvisazione.

http://www.libero-news.it/news/827233/-Moving-Planet--Roma-e-Milano-partecipano-alla-mobilitazione-globale---.html
Stessa notizia su "ADNKRONOS" e su "IT NEWS"del 21/09/11
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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"Moving Planet", vale a dire "Dà una scossa al tuo mondo" per far capire i pericoli che minacciano l' Ambiente, l'aria che respiriamo, il mare che ci circonda, con scarichi, inquinamento, trivellazioni, riscaldamento globale, etc... Tutto vero, e Sabato prossimo 24 Settembre in tutto il mondo si celebrerà questa giornata. Anche in Italia, ma non a Pantelleria, come riportato da "Libero". Qui sull'isola i problemi pare siano altri, ed è da Catania che parte invece un messaggio di solidarietà per il mare che circonda quest'isola e per lo Stretto di Sicilia. Grazie Catania...
Anche nelle notizie data da "ADNKRONOS" e di "IT NEWS" lo stesso errore commesso da "LIBERO" su Pantelleria. E vale quanto già ieri da me commentato su FB per la notizia di "LIBERO". E quindi ancora ... GRAZIE CATANIA !!!


Da "IL FATTO QUOTIDIANO TV" del 21/09/11

Pantelleria, cittadini contro le trivelle del petrolio

I colossi del petrolio sono pronti a scavare nel cuore del Meditarraneo. E a Pantelleria, i cittadini si mobilitano per fermare le trivelle. Con loro, l’attore Luca Zingaretti alias Montalbano. Tra le società in cerca di concessioni, la Coemi, della famiglia del Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo.


il video della serata ai Sesi (24'27")

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/21/pantelleria-cittadini-contro-le-trivelle-del-petrolio/159024/


Da "EURONEWS" del 20/09/11

Trivellazioni a Cipro: la Turchia alza i toni

Navi da guerra e aerei turchi monitoreranno, pronti ad intervenire, le operazioni di trivellazione che Cipro ha avviato in mare. I mezzi militari, inoltre, difenderanno le analoghe perforazioni che Ankara avvierà nei prossimi giorni. Così la Turchia risponde a quella che considera una provocazione, perché ritiene che qualsiasi risorsa naturale offshore appartenga sia alla comunità greco-cipriota sia a quella filo-turca.

“Stiamo compiendo anche noi questo passo, assieme a Cipro Nord – ha annunciato il premier turco Erdogan -, e potremmo cominciare molto presto, probabilmente questa settimana. Inizieremo questi lavori nella nostra zona economica esclusiva.”

La tensione allontana la prospettiva di una riunificazione dell’isola, divisa tra un sud greco-cipriota e un nord filo-turco. La Turchia ha addirittura minacciato di sospendere le relazioni con l’Unione Europea se l’anno prossimo Bruxelles assegnerà a Cipro la presidenza di turno.

Le operazioni per la ricerca di gas sono cominciate l’altra sera nella Zona Economica Esclusiva cipriota, che la Turchia non riconosce. La piattaforma per trivellazioni appartiene alla compagnia texana Noble Energy, che ha appena condotto ricerche anche nelle acque territoriali israeliane.

http://it.euronews.net/2011/09/20/trivellazioni-a-cipro-la-turchia-alza-i-toni/
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Altre notizie sullo stato di tensione a Cipro conseguente alle trivellazioni avviate in mare dal governo greco-cipriota. Le operazioni per la ricerca di gas sono cominciate l’altra sera nella Zona Economica Esclusiva cipriota, che la Turchia non riconosce, minacciando per rappresaglia di lasciare addirittura l'UE. Mezzi militari turchi difenderanno analoghe perforazioni che Ankara avvierà nei prossimi giorni in acque di sua competenza.


Da "ANSA IT" - 20//09/11

Turchia-Cipro, Erdogan contro trivellazioni
greco-cipriote

di Rodolfo Calò

ANKARA, 19/09/2011 - La parte europea di Cipro ha iniziato l'esplorazione di un giacimento di gas sottomarino nelle sue contese acque territoriali e subito, per dichiarata rappresaglia, il premier turco Recep Tayyip Erdogan ha replicato che la Turchia farà altrettanto al largo della metà settentrionale dell'isola divisa in due. Il clima di tensione creatosi nell'area da almeno due settimane a causa della crisi diplomatica turco-israeliana è stato accresciuto dall'annuncio di Ankara dell'invio di navi e aerei da guerra nonostante inviti alla calma e al negoziato da parte dell'Ue.

Fonti cipriote hanno fatto sapere che le operazioni di ricerca di gas nelle acque a sud dell'isola sono cominciate ieri sera, con un'accelerazione rispetto ad annunci presidenziali di ieri che avevano parlato di ''prossimi giorni'', almeno per quanto riguarda le vere ''trivellazioni'' nel giacimento denominato 'Blocco 12' (o Afrodite) nella Zona Economica Esclusiva della Repubblica di Cipro. In azione e' la piattaforma per trivellazioni petrolifere 'Homer Ferrington' della compagnia texana Noble Energy che - dopo aver condotto ricerche nelle acque territoriali israeliane - e' stata posizionata oggi sulla perpendicolare del giacimento. Tenendo fede a minacce proferite nei giorni scorsi, Erdogan - in partenza per l'assemblea generale dell'Onu - ha annunciato che prospezioni sottomarine turche alla ricerca di gas a nord di Cipro potrebbero cominciare "questa settimana" nella ''nostra zona economica esclusiva".

Questa, assieme alle ''zone contestate'' greco-cipriote, ha annunciato minacciosamente il premier, sarà monitorata con aerei, fregate e torpediniere, le piccole e veloci imbarcazioni che lanciano siluri contro navi più grandi. La radio cipriota ha già segnalato la presenza, in acque internazionali ma vicino alla piattaforma ''Homer ferrington'', di navi turche ma per ora senza manifeste intenzioni aggressive. Dal canto suo un giornale turco ha notato già' ieri lo sfrecciare di due caccia F-16 con traiettorie degne di un ricorso all'Onu e la Grecia promette man forte ai vicini isolani in caso di attacco.

Lo scenario bellico, già evocato da Erdogan parlando a inizio mese di scorte navali alle flottiglie di aiuti umanitari per Gaza, ha spinto la portavoce dell'Alto rappresentante dell'Unione europea Catherine Ashton ad invitare la Turchia ad ''astenersi da ogni sorta di minaccia'' che potrebbe fare salire ulteriormente la tensione con Cipro, l'isola divisa dai tempi dell'invasione turca del 1974 tra una parte riconosciuta internazionalmente (quella greco-cipriota) e un'altra accreditata solo ad Ankara. Bruxelles si è appellata a Turchia e Cipro ''per trovare una soluzione comprensiva il più presto possibile'' sullo status di Cipro nord, oggetto di negoziati sotto egida Onu. Il clima non è però quella del costruttivo negoziato dato che un ministro turco ha ribadito oggi la minaccia formulata ieri da un vicepremier: se Cipro otterrà la prevista presidenza di turno dell'Ue nella seconda metà dell'anno prossimo senza prima aver risolto la questione dell'isola divisa, la Turchia congelerà i rapporti con l'Unione.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2011/09/19/visualizza_new.html_701914124.html
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Al governo greco-cipriota che inizia a trivellare nelle acque di sua competenza, il premier turco Erdogan replica che la Turchia per rappresaglia farà altrettanto al largo della metà settentrionale dell'isola divisa in due. Così i pericoli per il Mediterraneo raddoppiano. E spirano addirittura venti di guerra, mentre l'UE, invece di far rispettare gli accordi previsti dalla Convenzione di Barcellona per tal genere di operazioni, invita alla calma...


Da "DORSOGNA BLOG" - 20/09/11

No all'Italia petrolizzata
L'ENI, la vera grande azienda corrotta italiana - J Assange

I misteri delle nuove perdite del golfo del Messico

di Maria Rita D'Orsogna

September 2, 2011 - Il giorno 31 Agosto 2011, a circa 16 miglia dal pozzo Macondo, esploso l'anno scorso nel golfo del Messico, si sono registrate altre perdite. A riportarlo è la signora Bonny Schumaker che ha messo su un gruppo chiamato On wings of care  e che volontariamente e fa attività di salvaguardia della vita marina, inclusi viaggi in barca e in aereo di supervisone del mare.

Sono usciti in volo qualche giorno fa, e la foto a lato e quelle sotto sono quanto hanno visto. Qui ce ne sono delle altre di foto. Hanno anche visto delfini nel petrolio, incapacitati a nuotare, inabissarsi e mai più  tornare a galla.

           

Questo e' l'eloquente filmato della loro giornata: http://www.youtube.com/watch?v=mlWKptW74CY&feature=player_embedded

Come ci è finito quel petrolio lì? Alcuni parlano di perdite di pozzi o di oleodotti nelle vicinanze, altri di perdite dal sottosuolo marino. Pare escluso che sia altro petrolio "fresco" del pozzo Macondo, ed è più probabile che sia petrolio proveniente da altra fonte, oppure petrolio rimasto in zona dall'esplosione dello scorso anno. In due parole, non si sa.

Anche il gruppo Sky Truth, che si occupa di osservare la terra dal cielo via satellite allo scopo di monitorare siti potenzialmente a rischio ambientale, ha indagato e dice che dalle sue immagini la macchia pare essere circa 122 chilometri quadrati e contenere circa 3200 galloni di petrolio - circa 12 mila litri.

Non è la prima volta che succede ed è già da varie settimane che del petrolio appare in varie zone del golfo del Messico.

Intanto, il 1 Settembre 2011 la BP - sempre lei - annuncia la chiusura di un oleodotto nel mare perchè ci sono troppi liquidi condensati nella conduttura.

Questa è un'immagine dei mari attorno a New Orleans nel golfo del Messico, con le linee gialle che rappresentano condutture sottomarine. Sulla mappa, quelli di Sky Truth hanno pure messo la posizione della perdita del giorno prima. Nella foto a destra anche zone di perdite minori dal sottosuolo, in verde (clicca sulle immagini per vederle ingrandite).

Ed è qui che viene la domanda: come si vede, la macchia e l'oleodotto chiuso dalla BP, segnato in arancione, sono vicinissimi: distano circa 6 miglia dal punto dove il giorno prima hanno registrato le macchie di petrolio.

In più nella stessa zona si è registrato un terremoto di scala 3.5 Richter qualche mese fa. Quelli di Sky Truth si chiedono se possono esserci collegamenti fra il terremoto, l'oleodotto danneggiato e le macchie.

Non si sa per ora. Si sa solo che la zona è petrolizzata e che c'è una macchia di petrolio di oltre centoventi chilometri quadrati, certo non apparsa lì magicamente.

E se Ms. Schumaker e se quelli di Sky Truth - volontari - non ci fossero? Chi se ne accorgerebbe? La BP?

E in Italia? Chi monitora quello che esce da Rospo Mare, a Ravenna, nelle Marche o dagli altri pozzi già sparsi nella nostra penisola? Se sulla terraferma hanno distrutto la Basilicata, c'è solo da immaginarsi lo schifo che fanno in mare...

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4 commenti sulla stessa pagina web a margine dell'articolo:
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September 3, 2011 2:17 AM - Maria said...

E' da un po' che sto dietro a questa storia, che non mi piace per niente. Ho letto con piacere gli aggiornamento di Sky Truth, non li avevo ancora visti e li considero affidabilissimi (oltre che interessanti), come tutto ciò che di solito viene da quell'associazione. Però per aggiungere mistero a mistero http://www.ft.com/intl/cms/s/0/07b37548-d183-11e0-89c0-00144feab49a.html#axzz1WiU1LbDE.
Secondo il Ft (altra fonte abitualmente affidabilissima) il petrolio prelevato in superficie corrisponde perfettamente a quello vomitato da Macondo un anno fa. Questo vale, per lo meno, per il petrolio affiorato qualche giorno fa, e non per l'ultima megamacchia.

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September 3, 2011 12:03 PM - Maria Rita said...

Si, ho letto anche io quel sito, ma dai siti USA dicono anche che potrebbe essere anche petrolio dell'anno scorso che affiora adesso a causa dei dispersivi usati... Nessun sito che ho letto dice che è petrolio "fresco" da Macondo ... ma come sempre non si sa mai!
Ciao e grazie!

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September 3, 2011 2:13 PM - Maria said...

C'è anche un'altra teoria molto interessante, l'ho letta oggi. Il petrolio della macchiona risulta effettivamente diluito, ma tutto il petrolio fresco spiaggiato da marzo in poi non risultava affatto diluito o attaccato dai disperdenti: ergo qualcuno ha versato del disperdente tipo Corexit nella macchiona, ergo qualcuno sa di avere la coscienza mooolto sporca.
E' una pura ipotesi, ovviamente; :)

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September 3, 2011 2:16 P - Maria Rita said...

Interessante! Diciamo che a questo punto non mi stupisco più di niente...


http://dorsogna.blogspot.com/2011/09/i-misteri-delle-nuove-perdite-del-golfo.html

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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Ancora dal Blog di Maria Rita d'Orsogna... Nel Golfo del Messico, macchie e strisce di petrolio che appaiono sul mare senza che nessuno ne conosca o ne riveli i motivi, con qualche scossetta di terremoto qua e là che fa da contorno al menù... E' questo che vogliamo servire a pranzo e a cena a chi vive sulle coste del Mediterraneo e pensa di vivere in futuro di turismo ? Le premesse ci sono tutte... 


Da "IL JOURNAL BLOG" - 19/9/11

Marea nera bis nel Golfo del Messico,
perfino gli arabi sono preoccupati

postato da Maria

16/09/11 - La marea nera bis del Golfo del Messico prosegue, ed è davvero una cosa ben strana: se ne preoccupano infatti gli arabi di Al Jazeera, ma non gli americani.

I media statunitensi, dopo un’iniziale moderatissima attenzione, non degnano più gli eventi di un’occhiata. Le autorità statunitensi – e qui si sfiora il comico – dicono di non aver notato nulla, ma proprio nulla, durante i sorvoli sull’area.

Le associazioni di volontariato continuano a fornire ulteriori documentazioni dell’abbondante petrolio nella zona del pozzo Bp Macondo, che un anno fa ne vomitò 5 milioni di barili, la peggior catastrofe del genere nella storia industriale. Le uniche analisi finora effettuate (a cura dei giornalisti, appunto) hanno evidenziato che il greggio è fresco e corrisponde esattamente a quello di Macondo.

Adesso la marea nera bis è stata appunto notata da Al Jazeera, che le dedica un ampio e preoccupato servizio più una galleria di foto.

Un giornalista di Al Jazeera ha sorvolato pochi giorni fa la zona di Macondo sull’aereo di Bonny Schumaker, dell’associazione On Wings of Care.

Il volo si è svolto dopo diverse giornate di cattivo tempo, uragano compreso. Se gli affioramenti di petrolio fossero stati un episodio isolato, le onde avrebbero spazzato via tutto. Invece no. C’è sempre petrolio fresco in prossimità di Macondo: una scia lunga circa 7 chilometri e larga 10-50 metri si trova a circa 19 chilometri a Nord Est del pozzo.

Può trattarsi di una perdita naturale di idrocarburi dal fondale? Nel Golfo del Messico succede spesso, il sottosuolo è pieno di petrolio…
La risposta è no. Almeno nel senso che una perdita naturale di petrolio così corposa non si è mai vista, dicono gli esperti intervistati dall’emittente araba.

Piuttosto, dalle loro parole prende corpo un vecchio fantasma. Che cioè il petrolio del giacimento di Macondo si stia aprendo una strada approfittando sia delle crepe naturali del sottosuolo sia le ulteriori crepe causate dalle affannose e complicate operazioni per turare il pozzo fuori controllo.

Il giornalista di Al Jazeera ha notato, durante il sorvolo, due navi della Bp, intente – dice il portavoce della società – a studiare le perdite naturali di idrocarburi.

La Bp smentisce qualsiasi perdita da Macondo. Un video della bocca del pozzo girato da un robot subacqueo e mostrato alle autorità statunitensi (non è stato tuttavia reso pubblico) non ha evidenziato alcuna perdita.

Il servizio di Al Jazeera sottolinea la necessità di investigare urgentemente sulla questione e di esplorare accuratamente il fondale.

Casomai qualcuno avesse ancora dei dubbi sulla bontà di questa idea, posso citare l’esempio domestico del rubinetto che perde. Comincia con una gocciolina cui si può rimediare facilmente e con poca spesa. Finisce con una chiamata urgentissima all’idraulico. Se viene.

Documenti video-fotografici sulla situazione nel Golfo del Messico:

a) Su Al Jazeera non finiscono gli avvistamenti di petrolio sul Golfo del Messico. Vedi la galleria
b) Da On Wings of Care il sorvolo delle chiazze di petrolio insieme al giornalista e al fotografo di Al Jazeera

c) Foto On Wings of Care
d) C’è sempre più petrolio. Marea nera bis, video girato dall’alto sul Golfo del Messico il 1/ 09/11
e) Da On Wings of Care petrolio nelle vicinanze del pozzo Macondo
f) Sul Financial Times il petrolio trovato sul Golfo del Messico corrisponde a quello uscito dal pozzo Macondo

http://blogeko.iljournal.it/2011/marea-nera-bis-nel-golfo-del-messico-perfino-gli-arabi-sono-preoccupati/63864#more-63864
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Un anno e mezzo dopo questa è la situazione nelle acque del Golfo del Messico intorno all'area dove esplose la Deep Horizon della BP. Continuano le perdite, e le strie di petrolio in superficie non si contano... E lì c'è la corrente del Golfo a far pulizia... Provate a immaginare le conseguenze di un incidente simile nel Mediterraneo, bacino chiuso per eccellenza... Io preferisco non farlo...


Da una mia "NOTA" su Facebook" del 19/09/11

Il mare della Puglia non è da trivellare!
E neppure quello delle altre Regioni italiane...

di Guido Picchetti

Ho ricevuto stamane un comunicato via email da Silvia Russo, portavoce del comitato pugliese “No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili”. Fa il paio con quanto ho letto stamani sul Blog di Maria Rita D'Orsogna in merito ai permessi rilasciati alla Petroceltic per la conduzione di ricerche con l'air gun in due concessioni off-shore di cui la società è titolare davanti ad Ortona e Pescara,.nonostante le svariate decine di pareri contrari espressi alla VIA (da parte di cittadini, associazioni e comuni), e senza tenere alcun conto della perimetrazione in corso del Parco della Costa Teatina e dell'esistente AMP della Torre di Cerrano.

Questo il link per chi voglia rendersi conto di cosa sta accadendo nelle acque abruzzesi: http://dorsogna.blogspot.com/2011/09/ortona-e-pescara-arriva-lairgun.html

A seguire riporto invece il comunicato che denuncia chiaramente quanto sta avvenendo nelle acque pugliesi:

La Puglia non è territorio da trivellare!
Il nostro petrolio è di pessima qualità ma costa poco.

Il Comitato “No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili” ribadisce ancora una volta e con forza il suo parere negativo verso ogni progetto di richiesta, da parte delle società petrolifere, ad effettuare prospezioni geosismiche tramite air-gun e successive installazioni di piattaforme petrolifere.

La situazione pugliese è sempre più critica e delicata. La nostra amata Regione è nel mirino di diverse società petrolifere. Sulla terraferma sono già state concesse 14 autorizzazioni per la ricerca di idrocarburi. Sono quattro, invece, le società che hanno presentato al MSE istanze di permesso in mare: la Petroceltic in zona Tremiti, la Northern Petroleum nel tratto di mare antistante le coste che vanno da Bari a Leuca, l’Eni su Brindisi e la Spectrum Geo per tutta la costa pugliese.

La Petroceltic si è impegnata a non svolgere alcuna attività nel mare delle Isole Tremiti fino al 22.3.2012, quando il Tar del Lazio prenderà una decisione definitiva.

La Northern Petroleum, come illustra la cartina, oltre ad essere già titolare di due permessi di ricerca idrocarburi, den.F.R39.NP e F.R40.NP (campi Giove e Rovesti in verde), ha presentato istanze per il conferimento di ulteriori sette permessi di ricerca: d149 D.R-.NP, d60 F.R-.NP, d61 F.R-.NP, d65 F.R-.NP, d66 F.R-.NP, d71 F.R-.NP, d72 F.R-.NP( in giallo). Nelle aree in verde, come previsto nella 1°fase del programma dei lavori, in autunno/inverno inizieranno i lavori atti ad effettuare prospezioni geosismiche usando air-gun. Una volta concessi due permessi, per effetto domino, non sarà difficile accordare i restanti sette del progetto e poi, in caso di esito positivo delle ricerche, passare alla 2°fase che prevede l’esecuzione di un pozzo esplorativo.

Numerose le "osservazioni" presentate dalle Istituzioni, dalle associazioni e da noi del Comitato al Ministero dell’Ambiente e al MSE e diversi i ricorsi al Tar. La partita non è ancora finita!

L’Eni ha presentato, già dal ’93, a Brindisi il progetto “Aquila” e nel 2009 ha assegnato alla Saipem la conversione di una sua petroliera in un impianto galleggiante (FPSO) atto allo sfruttamento di un giacimento che si trova a 25 miglia da Brindisi. Il permesso FC2AG (in rosso) è stato accordato all’ Eni che dal ’92 fino al 2020 ha la concessione di coltivazione idrocarburi in quell’aria. Nel 2006, per lavori di manutenzione della piattaforma, i pozzi da cui si estraeva il greggio sono stati chiusi ma sembra che nulla vieti alla società di riaprirli a breve.

La Spectrum Geo, in ultimo, ha sottoposto al MSE due istanze di permesso di prospezioni geofisiche che interessano tutto il Mar Adriatico ed in particolare la “d 1 F.P-.SP” che riguarda l’Adriatico meridionale, costeggiando in toto le coste pugliesi per una lunghezza di 3898 Km ed una superficie 16.169 Km2.

Invitiamo tutti, istituzioni e singoli cittadini, a presentare Osservazioni al Ministero dell’Ambiente entro il 4/10/2011.

(Per info : nopetroliopuglia@gmail.com)

http://www.facebook.com/note.php?note_id=282208705124285
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Permettetemi una considerazione finale: se vogliamo avere la speranza di ottenere qualche risultato in questa battaglia contro le società petrolifere in corsa per l'oro nero del Mediterraneo, occorre che le regioni italiane, almeno quelle bagnate dal mare più direttamente coinvolte, si uniscano per far fronte comune a questo pericolo delle trivellazioni. Altrimenti, permesso qui, permesso là, concessione qui, concessione là, trivellazione qui, trivellazione là, è una battaglia persa in partenza.... E come potrebbe essere altrimenti, con i nostri due Ministeri (quello dell'Ambiente e quello dei Beni Culturali) che pare tutto curino fuorchè l'Ambiente e i Beni Culturali dell'Italia?
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A Carmelo Nicoloso piace questo elemento.


 

Da "DORSOGNA BLOG SPOT" del 18/08/11

No all'Italia petrolizzata
L'ENI, la vera grande azienda corrotta italiana - J Assange

Ortona e Pescara: arriva l'airgun Petroceltic,
e la politica tace

Sunday, September 18, 2011- Così mentre Febbo, Di Stefano, Sorgi e Chiodi discutono sul parco, la Petroceltic si porta avanti. Come sempre, la politica dorme e a scoprirlo siamo noi persone normali. In Puglia e a Vasto a suo tempo hanno fatto ricorso al TAR. E in Abruzzo? Qui i testi della d492 e qui della d507.

In data 13 Settembre 2011 il Ministero dell'Ambiente ha dato parere positivo "con prescrizioni" a nuove operazioni petrolifere al largo delle coste abruzzesi.

Sono state approvate le concessioni d507 e d492 al largo di Ortona e Pescara, dove la ditta irlandese Petroceltic è ora autorizzata ad eseguire ispezioni sismiche con la tecnica dell'airgun.

Queste consistono nell'utilizzo di violenti spari di aria compressa dai cui segnali riflessi è possibile ottenere informazioni sui giacimenti petroliferi. L'air gun è dannoso alle specie marine che a causa dei forti rumori ripetuti nel tempo possono perdere l'orientamento, essere lesionate e spiaggiare. Negli scorsi mesi sono stati frequenti gli avvistamenti di delfini in varie località abruzzesi, per i quali siamo fortemente preoccupati. L'air gun è il primo passo verso la trivellazione dei fondali d'Abruzzo a cui seguiranno perforazioni di pozzi esplorativi e permanenti per cui la Petroceltic ha già richiesto l'autorizzazione.

La d492 e la d507 giungono sulla scia della d505 approvata in primavera per il vastese e per le isole Tremiti, sempre per conto della Petroceltic. Questa ditta irlandese e dal basso capitale d'investimento ha così ottenuto di poter sondare l'Adriatico da Pescara fino al Gargano.

Per le concessioni d507 e d492, il Ministero dell'Ambiente indica che non sono giunti pareri da parte della regione Abruzzo e Molise, come anche per la d505. A Gianni Chiodi, come sempre, non importa che l'Abruzzo venga petrolizzato e sebbene sia il governatore di questa regione, non si degna neppure di manifestare la sua opinione: è come se governasse altrove.

Per la concessione d492 invece il ministero elenca tutte le osservazioni giunte dai cittadini, incluse quelle della provincia di Chieti, senza affermare che sono tutte di contrarietà. Non risultano invece atti trasmessi nè dalla provincia nè dal comune di Pescara.

Si afferma anche che le concessioni sono autorizzate in quanto non sussistono vincoli ambientali lungo la costa ortonese e pescarese.

I cittadini hanno fatto sforzi immensi in questi ultimi anni contro le trivellazioni in Abruzzo. E' ora che anche la politica si svegli. Siamo stanchi di questa mollezza e di questo tergiversare. Non è tollerabile che chi governa non abbia a cuore il nostro territorio. Ci vuole coraggio a far politica e occorre che si tutelino per davvero i diritti dei cittadini di oggi e del futuro. L'Abruzzo ha una immagine vincente di territorio sano e verde e chiediamo che venga difeso nei fatti e non a chiacchiere.

La perimetrazione del parco della costa teatina avrebbe portato ad un ulteriore strumento di difesa contro le trivelle, invece siamo ancora qui impantanati in inutili discussioni.

Chiediamo al presidente della provincia di Chieti, Enrico Di Giuseppantonio e ai suoi assessori all'ambiente e al turismo Eugenio Caporella e Remo Di Martino, al presidente della provincia di Pescara Guerino Testa e al sindaco di Pescara Luigi Albore Mascia di essere più attivi nella difesa del nostro mare, senza paura, senza stupidi calcoli politici, e nell'interesse generale. Chiediamo a Mauro Febbo di opporsi con vigore contro le trivellazioni invece che contro il parco.

E' possibile presentare ricorsi al TAR contro le autorizzazioni d507 e d492, prendendo esempio dal sindaco di Vasto, Luciano La Penna, che ha depositato ricorso contro la concessione d505 assieme ai comuni di Vieste, Peschici e assieme alla regione Puglia.

Ci auguriamo che simili ricorsi al TAR vengano presentati anche ad Ortona e a Pescara. Ci sono sessanta giorni di tempo per farlo.

Infine, l'approvazione di queste concessioni mostra ancora una volta quanto importante sia il coinvolgimento delle persone. Poichè la nostra classe politica continua a mostrarsi del tutto incompetente è necessario che ciascun cittadino vigili maggiormente e sia più attivo nella difesa del territorio, scandalizzandosi e esigendo che chi governa lo faccia nel nostro interesse e non per avvantaggiare il business della Petroceltic.

Maria R. D'Orsogna, California State Unviersity Northridge
Dante Caserta, WWF Italia
Fabrizia Arduini, Emergenza Ambiente Abruzzo
Guido Pietroluongo, Italia Anti-Whaling events

http://dorsogna.blogspot.com/2011/09/ortona-e-pescara-arriva-lairgun.html
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Autorizzata dal Miniambiente la Petroceltic alle ricerche petrolifere con Airgun nelle acque antistanti Ortona e Pescara, nonostante le svariate decine di pareri contrari espressi alla VIA, e senza tenere alcun conto della perimetrazione in corso del Parco della Costa Teatina e dell'esistente AMP della Torre di Cerrano. Se il buon giorno si vede dal mattino...
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Post di Maria Ghelia

Non ci sono più parole per descrivere il disprezzo con cui si tratta il nostro Mare... Solo gli sporchi interessi di pochi!
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A Ines Lommatzsch, Filippo Harley Foti e Daniela Gatti Cats piace questo elemento.


Da una mia "NOTA" su Facebook del 18/09/11

24 /09/2011 - Moving the Planet

A Day of Natural Blue Sea a Catania

di Guido Picchetti

Si dice spesso che un'immagine valga più di mille parole... E qui ne abbiamo due che mostrano cosa si muoverà nel mondo, il 24 Settembre p.v., giorno del "Moving the Planet". Anche a Catania, con un messaggio di solidarietà per Pantelleria ...

"Moving the Planet" nel mondo


http://www.moving-planet.org/map#/map/22.59372606392931/3.1640625/2

"Moving The Planet" a Catania (the event page)


http://www.moving-planet.org/events/it/catania-amp-siracuse/1572

http://www.facebook.com/note.php?note_id=281716261840196
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Commenti su FB  a margine dell'articolo
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A Carmelo Nicoloso piace questo elemento.


Da "DORSOGNA BLOGSPOT COM" del 17/09/11

Io voglio il parco!

di Maria Rita D'Orsogna

Eccoci qui: Santa Fabrizia ha disegnato una locandina che si può stampare e attaccare un po' ovunque, nei negozi, nelle scuole, in giro.

E' un piccolo gesto, ma facile e serve a scuotere l'opinione pubblica e a mostrare a Febbo che la sua prepotenza non porta da nessuna parte. E' tutto fatto, basta solo che chi ci crede faccia questo piccolo sforzo di stamparselo.

Altre informazioni utili:

Sabato 17 Settembre dalle 5pm alle 8pm ci sarà una raccolta firme a favore del Parco in Piazza Lucio Valerio Pudente a Vasto, promossa dal Club Alpino Italiano (CAI), dagli Amici di Punta Aderci e dal Fondo Italiano per l'Ambiente (FAI).

Domenica 18 Settembre: dalle 5pm alle 9pm ci sarà una raccolta firme a favore del Parco a Lanciano, lungo il corso Trento e Trieste, promosso dal WWF.

Domenica 2 Ottobre altra raccolta firme alla Stralanciano, la corsa amatoriale d'Abruzzo, come gentilmente concesso dagli organizzatori, Guido Catenaro e papà.

Chiunque abbia voglia di fermarsi, dare una parola di incoraggiamento è benvenuto. Le persone che stanno dietro ai banchetti sono persone normali, non pagate da nessuno, e lo fanno solo per amore del parco. Per esperienza so che è bello sentirsi apprezzati quando si fanno queste cose, e più ancora che la firma è bello sentire che la gente è partecipe e non indifferente.

Grazie a Fabrizia, Ines, Alessio, e tutti quelli della Costituente.

http://dorsogna.blogspot.com/2011/09/io-voglio-il-parco.html
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Per quanto questo piccolo gesto può valere, la mia firma per il Parco della Costa Teatina c'è, per scongiurare soprattutto le trivellazioni davanti alla costa abruzzese. E' un augurio che viene da lontano certo, ma che vola da voi con tutto il cuore. E per questo riporto nella mia bacheca questo post, sperando che tanti altri facciano lo stesso...

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A Carmelo Nicoloso e Pro Natura Mare Nostrum piace questo elemento.


Da "PANTELLERIA INTERNET COM - News n° 8183" del 16/09/11

Da Catania con ''Moving Planet''

Il 24 Settembre un messaggio di solidarietà
per Pantelleria

di Guido Picchetti

Anche il Gruppo di Greenpeace Catania prenderà parte alla giornata di mobilitazione internazionale prevista Sabato 24 Settembre p.v. per "Moving Planet – Da una scossa al tuo Pianeta!", un evento con il quale da Catania si intende trasmettere un segno di solidarietà per la tutela di Pantelleria e del Canale di Sicilia, gravemente minacciati dalle trivellazioni petrolifere previste nel Mediterraneo.

Questo il programma della manifestazione, organizzata dall'associazione Pro Mare Nostrum, in collaborazione con il coordinamento Sud Italia del Comitato Parchi, e i responsabili del progetto Mediterraneo Pro Natura:

a) Presso l'Area Marina Protetta Isola dei Ciclopi:

ore 09.30 - Inizio attività di fruizione per il pubblico dell’AMP: presso il porto di Acitrezza sarà disponibile l’imbarcazione con il fondo trasparente, per effettuare il tour guidato di circa 50 minuti, costo convenzionato 5€ (adulti), saranno imbarcate 12 persone per volta; sarà altresì disponibile il servizio trasferimento sull’Isola Lachea tramite barcaioli.

- Conferenza di presentazione dell’evento presso la sede dell’AMP Isole dei Ciclopi/hotel Cristal Acitrezza, con la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni di volontariato; collegamento telefonico con Guido Picchetti da Pantelleria.

ore 11.00 - Immersione del gruppo sub Pro Natura Mare Nostrum.

ore 18.00 - Fine delle attività.

b) Presso la Riserva Naturale Orientata La Timpa di Acireale, gestita dall’Azienda Foreste Demaniali della Regione Siciliana Ufficio Territoriale di Catania:

- visita guidata tramite associazione Legambiente, raggruppamento presso la Fortezza del Tocco (lungo il sentiero delle chiazzette: Acireale S. M. la Scala).

c) Presso l'Area Marina Protetta Plemmirio (Siracusa):

- Attività di fruizione dell’AMP tramite convenzione per l’evento con la cooperativa Alfeo Servizi (tel. 0931709826 - 3346653268).

Note: Il servizio tour guidato dell’AMP Isola dei Ciclopi tramite battello con fondo trasparente sarà operativo dalle 09.30 alle 12.30 e dalle 16 alle 18.00. I gruppi che intendono fruire di detta attività, confermando l’adesione all’evento MOVING PLANET, devono prenotare al 0957117322 (da Lunedì a Venerdì dalle 09 alle 13 e dalle 16 alle 19.30).

Info: Michele Palazzo, cell. 3356295987 – Carmelo Nicolosi, cell. 3392482300.

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=7311  (solo su abbonamento)
Stesso articolo con approfondimento su "PROFUMO DI MARE" del 17/09/11
Stessa notizia su "
MOVING PLANET ITALIA" del 17/09/11
Notizia simile su "SICILIA ON LINE" del 18/09/11
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Commenti su FB  a margine dell'articolo
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A Maria Ghelia, Filippo Harley Foti, a Salvatore Martilotti, e Luca Gioria piace questo elemento.


Da "D'ORSOGNA BLOGSPOT COM" - 16/09/11

No all'Italia petrolizzata
L'ENI, la vera grande azienda corrotta italiana - J Assange

Le ispezioni sismiche in Nuova Zelanda
e i pinguini morti

di Maria Rita D'Orsogna

The Whānau ā Apanui will continue to oppose deep sea drilling in its waters now and forever.
(dalle Comunita' Maori della Nuova Zelanda)

Wednesday, September 14, 2011 - Un'altra storia di petrolio che alla stampa italiana non interessa. La "Petrobras" è la compagnia nazionale petrolifera del Brasile, una specie di ENI brasiliana. Ha attività in varie parti del mondo, inclusa la Nuova Zelanda dove il governo gli ha venduto in esclusiva delle licenze petrolifere e di gas nel 2010 della durata di cinque anni. Petrobras è anche la compagnia petrolifera che, più di ogni altra, trivella alla ricerca di petrolio in acque profonde, ed è nota per i suoi metodi aggressivi, per la mancanza di misure di sicurezza nei confronti sia dell'ambiente che dei lavoratori, e per avere spesso assunto personale non sufficientemente addestrato.

In tre anni, dal 1998 al 2001 la Petrobras è stata responsabile di almeno 80 morti. Questo un editoriale di Forbes in merito. Ed è proprio nei mari dell'isola del nord di Nuova Zelanda (ce ne sono due, una a nord e una a sud) che la Petrobras stava eseguendo ispezioni sismiche all'inizio del 2011, nel cosiddetto bacino di Raukumara. La Petrobras non ha perso tempo e per varie settimane in Aprile 2011 ha portato a spasso nel mare, su una nave a contratto chiamata "Orient Express", un sonar lungo 10 chilometri che ha spazzolato un area di oltre 12.000 chilometri quadrati a 110 chilometri da riva. Lo scopo era di eseguire ispezioni sismiche: sparare violenti getti di aria compressa in mare, ed ottenere dai segnali riflessi informazioni sui giacimenti di Raukumura.

Come voleasi dimostrare, hanno subito iniziato a ritrovare pinguini morti. Lungo la baia di Waihau Bay il giorno 28 Aprile 2011 hanno ritrovato 14 carcasse. Particolarmente arrabbiati sono i Maori, comunità indigene locali che nè il governo della Nuova Zelanda, nè la Petrobras hanno provveduto ad informare di queste esplorazioni sismiche e dei progetti petroliferi. Di queste comunità Maori, la più a rischio è la Ngati Porou, la più vicina alla zona delle trivelle, che vive secondo criteri naturali. Non solo nessuno gli ha detto niente, ma pare che non si parli nemmeno di quantificare costi, e benefici per la collettività o chi pagherà in caso di incidenti: stile BP, insomma.

I Maori dipendono sulla pesca per il loro sostentamento e sono molto preoccupati per l'inquinamento in mare e nei pesci in caso di trivellazioni. La zona è particolarmente fragile e altamente sismica. In più le trivelle Petrobras saranno in acque profonde e non ci sono pratiche standard, nè protocolli da seguire... Nessuno ad esempio sa come progettare le valvole di sicurezza a così grande profondità e ovviamente i residenti della Nuova Zelanda e i Maori non vogliono essere le cavie della Petrobras.

Sanno fin troppo bene che il petrolio porta solo lavoro a pochi, e ancor meno vantaggi alle comunità locali, lasciandosi dietro invece solo mare sporco, inquinamento, perdite e possibili esplosioni. E non ne vogliono sapere!

Di conseguenza si sono dati da fare. Greenpeace locale, e le comunità Maori hanno mandato delle barchette in mare per protesta ad interferire con l'Orient Express della Petrobras durante le ispezioni sismiche. Alcuni si sono pure tuffati in mare, causando il cambiamento di rotta dell'Orient Express. Sono stati lì per tre settimane a rompere le scatole alla Petrobras.

Dopo avere scoperto i cadaveri dei pinguini, i Maori hanno chiesto al governo delle risposte celeri e accurate. Per loro infatti i pinguini sono animali sacri. E hanno rilasciato questo "statement" durissimo:

"The Whānau ā Apanui will continue to oppose deep sea drilling in its waters now and forever. We will continue to let the Government know that te Whānau ā Apanui will oppose this exploitation of the environment for as long as it takes, and in as many forms as that opposition is necessary, until deep sea oil drilling and inland mining in our tribal territory is off the agenda forever."

Il governo della Nuova Zelanda ha detto di non potersi pronunciare finchè i fatti non non saranno definitivamente accertati, in quanto le morti dei pinguini potrebbero essere state causate da condizioni climatiche eccezionali che avrebbero potuto provocare la morte diretta dei pinguini o degli animali di cui essi si cibano. In altre parole hanno dato la colpa a "La Nina"!

Mah, che coincidenza! Arrivano i petrolieri, spiaggiano i pinguini, e la colpa è de "La Nina" !!!

I residenti non ci credono a questa storia de "La Nina". Dicono che le condizioni climatiche sono normali, e che non ci sono state tempeste di alcun genere. E hanno continuato a protestare. Finalmente l'8 Maggio 2011 la Petrobras ha deciso di andarsene prima del tempo.  Ma il governo della Nuova Zelanda ha dovuto scortare l'Orient Express per paura che ci fossero azioni di disturbo alla nave "ammazza pinguini".

A giugno 2011 il governo della Nuova Zelanda ha annunciato nuove misure di sicurezza per regolamentare l'attività petrolifera. Vediamo come questa storia andrà va a finire. Personalmente penso che questo sia un risultato delle proteste e della rabbia dei Maori. Come sempre si deve rompere le scatole ai politici incessantemente ed ovunque, non c'è altra soluzione... E noi? E i nostri delfini? E i nostri pescatori? E la nostra rabbia?

A destra nel video a destra proteste no drilling in Nuova Zelanda.
http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=XogICDD0FjQ


Questa storia mi e' stata gentilmente segnalata da Françoise Lienhard che da tanto tempo e' impegnata contro il fracking in Francia. Grazie Francoise!

http://dorsogna.blogspot.com/2011/09/le-ispezioni-sismiche-in-nuova-zelanda.html
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Dal sito di Maria Rita D'Orsogna, date un pò un'occhiata a cosa avviene agli anitipodi in Nuova Zelanda e a come reagiscono al pericolo trivellazioni i neozelandesi e i Maori con l'appoggio di Greenpeace... Altre civiltà...
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Da "BLOG SICILIA" del 15/09/11

Un fantasma si aggira a Pantelleria:
lo "Stato di Emergenza"

di Guido Picchetti

15 settembre 2011 - È una notizia di oggi. L’onorevole Fontana (Pdl) presenta un’interpellanza in parlamento sui dissalatori per Pantelleria, Lampedusa, Linosa e Salina.

E la cosa mi incuriosisce. Ma l’On. Fontana è al corrente che a Pantelleria, con un’ordinanza governativa del 2007 e riconfermata dall’attuale governo il 5 maggio 2011, vige uno “stato di emergenza” per una serie di problemi uno dei quali è appunto quello dell’approvvigionamento idrico ?

È uno “stato di emergenza” di cui pochi sanno sull’isola, dichiarato da una ordinanza governativa intitolata “Disposizioni urgenti di protezione civile per fronteggiare l’emergenza determinatasi a causa della criticità del sistema portuale e dell’approvvigionamento idrico nel territorio dell’isola di Pantelleria in provincia di Trapani.”

Gli interventi previsti da quell’ordinanza (n° 3589). firmata dall’allora Presidente del Consiglio Prodi, comprendevano:

- l’aggiornamento del Piano regolatore portuale;
- il completamento, la progettazione e la realizzazione di tutte le opere necessarie per la messa in sicurezza finalizzate a rendere fruibile lo scalo principale di Pantelleria centro e quello alternativo di Scauri;
- il risanamento delle rete idrica esistente e la sua integrazione funzionale;
- la realizzazione di un impianto di dissalazione, già avviato dal Commissario delegato per l’emergenza idrica nella regione Siciliana, e, ove necessario, d’intesa con l’Agenzia regionale per i rifiuti e le acque in Sicilia;
- l’espletamento, in via generale, di tutte le altre iniziative comunque necessarie al superamento del contesto emergenziale in rassegna.

Purtroppo quegli interventi, a 4 anni di distanza da quando fu emanata l’ordinanza con relativo stanziamento di fondi, non sembra proprio che siano stati portati a compimento, nonostante dovrebbero essere ultimati entro i prossimi sette mesi, scadendo ad Aprile 2012 il vigente “stato di emergenza”.

Il 5 Maggio u.s. l’attuale governo Berlusconi ha emesso un’altra ordinanza governativa, con la quale le funzioni di Commissario Delegato per i lavori previsti dallo “Stato di Emergenza” sono state trasferite dal sindaco di Pantelleria in carica (prima Salvatore Gabriele, e poi Alberto Di Marzo) al Prefetto di Trapani Marilisa Magno, con relativo compenso di 1000 € al mese, e con l’autorizzazione ad avvalersi del personale e della struttura già operanti, autorizzati (secondo l’art. 4 dell’ordinanza) ad effettuare lavoro straordinario nel limite massimo di 70 ore mensili oltre i limiti di norma già previsti. E tutto ciò utilizzando i fondi già previsti dalla precedente ordinanza, 23 milioni di euro circa, più eventuali altre risorse eventualmente reperibili e destinate alle stesse finalità, come bene specifica il successivo articoli l’art. 5.

Ma è l’art. 6 dell’ordinanza Berlusconi che precisa come eseguire quei lavori da ultimare (se non ancora da iniziare … ), ricordiamolo, entro il prossimo mese di Aprile. Ecco cosa testualmente:

“Per assicurare il rispetto dei termini di scadenza dello stato d’emergenza il Commissario delegato è tenuto a comunicare ogni tre mesi al Dipartimento della Protezione Civile lo stato di avanzamento dei programmi in corso, evidenziando e motivando eventuali ritardi, e indicando le misure da adottare per poterli recuperare. E in caso di bisogno Il Capo del Dipartimento della Protezione Civile è autorizzato a intervenire con mezzi, fondi e personale direttamente gestiti con fondi propri.”

Più chiaro di così. In una mia nota, quando saputo del trasferimento dell’incarico di Commissario Delegato ai lavori previsti dallo stato di emergenza di Pantelleria, ponevo a me, ma anche a chiunque fosse in grado di fornire qualche risposta, le seguenti quattro domande:

1) Di quei lavori previsti e ordinati nel Maggio 2007, oggi, a quattro anni di distanza, cosa è stato fatto?
2) Da chi sono stati realizzati quei lavori e sotto quale amministrazione, ovvero con quale Commissario Delegato?
3) Quanti di quei fondi previsti e messi a disposizione dall’ordinanza del 2007 sono stati spesi finora, per che cosa, e quanti di quei fondi sono ancora utilizzabili ?
4) E, per finire, cosa rimane ancora da fare per venir fuori da quello stato di emergenza indicato dall’ordinanza e da cui si dovrebbe comunque uscire entro il 30 aprile 2012, con il completamento degli interventi previsti dall’ordinanza del Presidente del Consiglio n. 3589 del 2007 ?

Inutile dire che sono domande cadute nel vuoto. Eppure a ciascuna di esse ogni cittadino pantesco, oggi ancor più di ieri, avrebbe pieno diritto di avere delle risposte. Sarà possibile? Sono scettico, ma mi piacerebbe molto essere smentito dai fatti.

Un’ultima osservazione: mentre l’ordinanza governativa n. 3589 del 2007 era firmata da Prodi, quella del 7 Maggio scorso era naturalmente firmata da Berlusconi. Più “bipartisan” di così… Ma non sarà che proprio perchè essa è “bipartisan”, e sbattuta a destra e sinistra…, non si riesce a trovare la giusta rotta per arrivare in quel porto di Pantelleria che, nonostante la sua posizione chiave al centro del Mediterraneo, che dovrebbe assicurarle sviluppo e progresso com’era già nell’antichità, oggi da decenni infiniti attende ancora una sua decente sistemazione?

http://www.blogsicilia.it/blog/un-fantasma-si-aggira-a-pantelleria-lo-stato-di-emergenza/59616/
Stesso articolo anche su "SICILIA ON LINE" del 15/09/11 e su "PROFUMO DI MARE" del 16/09/11 
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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L'articolo sintetizza le cose anticipate negli ultimi tre post qui su FB, legate all'interpellanza odierna dell'On. Fontana. Speriamo che il fantasma di Pantelleria si sveli ai panteschi, affinchè prendano coscienza di ciò che succede, ma anche di ciò che non succede, ma che invece dovrebbe accadere... Grazie sempre a Blog Sicilia e a Walter Giannò...
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 A Giò Nastasi piace questo elemento.


Da "SICILIA 24H IT" del 15/09/11

Interpellanza di Fontana (Pdl) sui dissalatori
per Pantelleria, Lampedusa, Linosa e Salina

Con un’interpellanza urgente, presentata oggi e indirizzata al Ministro delle Infrastrutture, il parlamentare nazionale Vincenzo Fontana del Pdl, interviene sulla carenza idrica nelle isole di Pantelleria, Lampedusa, Linosa e Salina.

“Premesso – afferma Fontana – che tutta la fascia meridionale della Sicilia da sempre è stata caratterizzata da deficit idrico sia in termini potabili che irrigui. Lo stesso territorio, oltre alla marginalità geografica rispetto al resto del Paese, è gravato da condizioni di degrado economico-sociale anche per la carenza idrica direttamente connessa alla scarsa piovosità in tale aree; che le esigue risorse idriche di falda disponibili risultano in atto sovra sfruttate, tanto che nelle aree comprese tra la provincia di Trapani e quella di Agrigento si registra un notevole abbassamento del livello della falda freatica sin sotto il livello medio marino per cui si registra l’intrusione di acqua salmastra nella falda in prossimità delle coste”.

“Per queste ragioni – conclude Fontana – s’interpella il rappresentante del Governo per conoscere lo stato di attuazione dei project financing nelle isole di Pantelleria, Lampedusa, Linosa e Salina, il cui completamento potrebbe segnare la fine del rifornimento idrico con navi cisterna con oneri di diverse decine di milioni di euro a totale carico dello Stato, nonché il riscatto e l’acquisizione del nuovo impianto di dissalazione di Porto Empedocle”.

http://www.sicilia24h.it/interpellanza-di-fontana-pdl-sui-dissalatori-per-pantelleria-lampedusa-linosa-e-salina_77571/
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Commenti a margine dell'articolo sul sito web
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15/09/2011 alle 08:13 - Lillo scrive:

Grande lavoro di Fontana!!! Meno male che Lui, come tanti altri Deputati e Senatori, di tanto in tanto hanno un flash. “vediamo chi possiamo prendere per il c….lo oggi!” Caro ONOREVOLE mi sa che il popolo italiano si è stancato di sentire caz….te e sparate all’urbina, Lei è pregato di portare risultati concreti, non parole o questioni ataviche sulle quali, spesso, ci si fanno le campagne elettorali. La cricca di Stato non ha bisogno di interpellanze: proponi, finanzia e vai. Funziona così, No! Da quanto in qua una proposta inoltrata da un componente della gleba viene rigettata? La gente ha bisogno di fatti concreti, di essere trattata da cittadini, contribuenti, elettori e soprattutto da ITALIANI senza serie calcistiche A, B, C… etc. etc. Abbiate rispetto.
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15/09/2011 alle 09:19 - Guido Picchetti scrive:

Faccio un’unica domanda ? Ma l’ on.Vincenzo Fontana del Pdl è al corrente che a Pantelleria, con un’ordinanza emessa da Prodi nel 2007 e riconfermata da Berlusconi nel maggio 2011, vige uno “stato di emergenza” per alcuni problemi tra cui appunto quello dell’approvvigionamento idrico ? Uno stato di emergenza che, commissario il Presidente della Provincia, scadrà ad Aprile 2012, tra sette mesi senza che nessuna delle emergenze previste pare sia stata totalmente risolta… Legga la mia nota su FB del 12/05/11 “Quando leggere fa bene al fegato…”: http://www.facebook.com/note.php?note_id=221555827856240
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Commento del sottoscritto sulla Bacheca di FB del 12/05/11
E chi volesse rinfrescarsi la memoria su quali siano le emergenze di Pantelleria che il dichiarato "stato di emergenza" avrebbe dovuto risolvere, si legga la mia nota del 5 Maggio u.s. pubblicata qui su FB dal titolo significativo "Quando leggere fa bene al fegato...". E' della serie "certi articoli non invecchiano mai...". http://www.facebook.com/note.php?note_id=221555827856240 


Da "CANICATTI WEB" del 14/09/11

Lampedusa, avvistato squalo bianco

Nel mare delle Pelagie sarebbe stato avvistato uno squalo bianco. Sono state due coppie, che stavano pescando nelle vicinanze della costa di Lampedusa a fare l’incontro ravvicinato con uno dei più affascinanti e misteriosi predatori del mare.

Antonio Semplicio e la moglie si trovavano su una barchetta, con loro, c’era anche una coppia di loro amici, Enzo Pezzino e la moglie Angela. Si sono accorti che il pesce che aveva abboccato all’amo di Antonio era molto più grande e pesante del solito. Dopo più di mezzora di combattimento con la canna da pesca, è riuscito a portare il pesce sotto la chiglia della barca. Era un piccolo di squalo bianco.

Dopo averlo avuto all’amo per circa una ventina di minuti, le due coppie hanno deciso di liberarlo. Lungo circa un metro e mezzo, pesava intorno ai sessanta chili. Il direttore della riserva marina, Giuseppe Sorrentino, si è detto stupito, che sia stato preso all’amo in un punto così vicino alla costa questo piccolo squalo. E’ normale invece trovarne intorno all’isola e soprattutto nelle vicinanze di Lampione, la più piccola delle isole Pelagie. L’episodio che hanno vissuto ieri mattina i turisti, è possibile considerarlo un caso veramente eccezionale e fortuito.

http://www.canicattiweb.com/2011/09/14/lampedusa-avvistato-squalo-bianco/
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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E' una conferma di quanto gli studiosi affermano da tempo: che lo "Stretto di Sicilia" sia una zona di riproduzione e anche una nursery del famigerato squalo bianco, in particolare in quell'area compresa tra Malta, le Pelagie e Pantelleria.
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Da "IL MATTINO IT" - 14/09/11

Futuro prossimo

Eletto in Sicilia il primo sindaco rumeno

di Carlo Nicotera

14-09-2011 - Come tutte le terre di frontiera, Lampedusa e Pantelleria lanciano segnali di avvertimento su possibili mutazioni della nostra vita. Nel senso che qui accadono velocemente cose che altrove impiegheranno più tempo ad evolversi. Un paradosso, se si pensa a quanto siano state "isolate" queste terre per millenni, e come soltanto il turismo di massa abbia iniziato a rivoluzionare usi e costumi di questi "scogli" negli ultimi trenta/quaranta anni.

Ora però la variabile delle migrazioni di massa cambia ulteriormente le prospettive, con modelli che potrebbero ripetersi presto altrove, purché in ambiti di microcomunità. Diciamo in contesti fino a diecimila persone residenti. Le direttrici sono due. Da una parte la tendenza protezionistica all'esclusione, come accade a Lampedusa, dove l'emergenza continua e i danni al turismo fiaccano anche i migliori spiriti di solidarietà e partecipazione al dramma umano che ti invade un giorno sì e l'altro pure.

Dall'altro - dove la pressione dell'emergenza è meno forte e l'economia più variegata - un progressivo processo di integrazione dove molti lavori non sono più appannaggio della popolazione locale che ha conosciuto il benessere e la comodità di altre attività (perfino gli immigrati maghrebini della prima ora si sono dati al commercio). Così a Pantelleria, per esempio, dilagano muratori e contadini non solo tunisini o libici, ma anche e soprattutto polacchi, albanesi, rumeni e slavi di varia etnia. Tutti, solo per il momento, sottopagati.

Queste comunità ovviamente, come ovunque, tendono a fare corpo a sé, e man mano che si integrano, regolarizzano giustamente le loro posizioni civili con permessi di soggiorno, matrimoni con italiani, acquisizione della cittadinanza.

Cose risapute, direte. Vero. Ma eccoci alle possibili svolte. Se a Lampedusa le strutture di accoglienza scoppiano e si trasformano in ghetti con una fisiologia degli eventi amara ma pressocché inevitabile, a Pantelleria la comunità, che non si è ancora mescolata, diventa però sempre più multirazziale, con un dato sui numeri che deve far riflettere. I residenti anagrafici sull'isola sono circa 7000. Di questi, circa 1700 sono "turisti" che hanno case. I comunitari e gli extracomunitari che abitano sull'isola vengono calcolati in circa 3000 / 3500. Di questi circa 2500 rumeni, polacchi e albanesi.

Alle ultime elezioni il sindaco è stato eletto con circa 1200 voti. Teoricamente se i "turisti" residenti volessero eleggere un proprio candidato, avrebbero i numeri per vincere le elezioni. Non sono interessati (anche se qualcuno ogni tanto ci pensa) e non lo fanno. Ma le comunità straniere che sempre più si integrano, possono avere un interesse specifico a perfezionare la loro stanzialità. Quando gli aventi diritto al voto diventeranno 1000 - 1500 - 2000 (e non dovrebbe passare molto tempo) potrebbero quasi facilmente eleggere un sindaco della loro etnia.

Per non dire che - come è inevitabile che accada - in queste piccole comunità germinano e cercano di crescere e prosperare gruppi di forza che diventano clan, e poi piccole e poi più grandi mafie. Con quel che ne segue: con furti, risse, giri (ancora discreti) di prostituzione, controllo delle attività di caporalato o accoglienza di clandestini, e quant'altro progressivamente immaginabile, anche in termini di scontro con i gruppi di forza indigeni. Ma qui divento un'altra volta pessimista e non era mia intenzione.

I film di Crialese, Patierno e Lombardi ("Terra ferma", "Cose dell'altro mondo" e "Là-Bas") hanno meravigliosamente raccontato i drammi e i paradossi, e la sottile ironia del Fato, legati alla rimescolanza delle genti ai confini del mare come nelle province italiane. Ma il film che sta girando la vita vera, potrebbe già intitolarsi, con stile alla Wertmuller, "In Sicilia il primo sindaco rumeno - Storia di Dumitru il ferraio". Una storia che può facilmente ripetersi - al Nord come al Sud dell'Italia - dove i numeri anagrafici possono violare con la forza dell'aritmetica le sicurezze più consolidate.

http://www.ilmattino.it/home_blog.php?blg=P&idb=1172&idaut=24
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Anche questo è un bell'articolo da leggere e meditare, firmato da Carlo Nicotera, un giornalista de "il Mattino, che ben conosce Pantelleria vivendoci molti mesi all'anno. E i fatti che ci racconta son dati di fatto reali, tali da poter modificare in un futuro non tanto lontano la struttura sociale e dirigenziale dell'isola, con possibili svolte in senso positivo o negativo, questo ancora non è dato sapere...


Da "MELTING POT" del 13/09/11

Pantelleria - Tra centri disumani, pregiudizi
e straordinaria solidarietà

Parla la famiglia che ha accolto i superstiti del naufragio di Aprile.
E che se li è visti portare via.

di Alessandra Sciurba

La lettera in cui si dice che sono un membro del "Cda di Migreurop", firmata, datata e spedita da Parigi, è servita a poco. Non è bastata né a far sì che qualcuno dei carabinieri che gestisce di norma “le operazioni” accettasse di farsi intervistare da me, anche solo per darmi qualche dato sugli arrivi e le partenze, né tanto meno ad aprirmi le porte dell’ex caserma Barone, dove vengono rinchiusi i ragazzi tunisini che continuano ad arrivare sull’isola con cadenza quasi quotidiana. Tutto quel che ho potuto fare nella mia permanenza agostana a Pantelleria è stato passare davanti quel luogo dallo statuto giuridico inesistente ogni giorno ed ogni notte, verificare quante finestre fossero illuminate, quanta gente si vedesse muoversi dentro gli stanzoni dell’edificio principale, che si vede bene dalla perimetrale e poi dalla strada che gira verso l’entroterra, e quanta ne camminasse all’interno del cortile racchiuso dalla rete.

Questo “centro” improvvisato ma ormai utilizzato da tempo, è formato da un grande casermone bianco fatiscente e da alcuni corpi bassi che, a vederli così, non andrebbero bene neppure come canili. Su uno di questi, di cemento rosa con delle piccole feritoie chiuse da sbarre, si vedono ancora i segni di un incendio. Dopo le prime rivolte sono arrivati i blindati e un carabiniere, di notte, ha iniziato a presidiare l’ingresso. Il Sindaco dell’isola ha declinato ogni responsabilità denunciando apertamente le condizioni degradate e degradanti di questo luogo in realtà inagibile in cui le persone vivono come “fantasmi senza diritti”.

Tutti sull’isola sanno quando c’è stato uno “sbarco”: da quando si sono intensificati c’è sempre qualcuno che ha visto e che ha raccontato. Tutti sanno che poi li portano lì, all’ex caserma, e che dopo qualche giorno, a volte dopo qualche settimana, li fanno ripartire. Se si va a chiedere qualche informazione al piccolo ospedale rosso in riva al mare, costruito sulla lava nera, si trova quasi sempre un infermiere gentile disposto a scambiare due chiacchiere. Loro non rispondono come i carabinieri che: “non siamo autorizzati a parlare ed è tutto gestito per diretto ordine del Ministero degli interni”.

In ospedale raccontano piuttosto di quando i migranti arrivano e a volte sono bambini, a volte uomini feriti e donne quasi esanimi. Il tono empatico, però, vale soprattutto per alcune delle persone venute dal mare, e non per tutte, ed è proprio all’ospedale che ascolto per la prima volta quella distinzione che risentirò poi quasi tutte le volte che tornerò sull’argomento: “i neri sono migliori, sono gentili, scappano veramente da qualcosa di terribile. I tunisini, invece, che li riconosci perché sono più chiari, sono quasi tutti ex-galeotti”.

Nessuno riuscirà mai a rispondere alle domande semplici che porrò sempre: “galeotti di quale paese? (perché esserlo sotto Ben Alì potrebbe non essere stata una cosa tanto negativa…)” e poi, “ come fate a saperlo?”. Silenzio, tutte le volte. Tunisini “galeotti”. Questa parola in disuso è il loro stigma per quasi tutti i panteschi. Funziona così: inizia una voce e si fissa nell’aria e nella testa di tutto un paese. Ma l’isola di Pantelleria, oltre la superficialità di questi pregiudizi, ha un’indole che nel profondo è diversa. Centro del Mediterraneo quanto Lampedusa, è ancora più vicina all’Africa. Capo Bon, nelle giornate terse, ti sembra di poterlo sfiorare allungando le braccia verso l’orizzonte del Sud. E tra le case di quest’isola, infatti, riesco a raggiungere una famiglia che di Pantelleria sembra concentrare proprio la parte migliore, quella dell’antica sapienza che discende diritta dalla sua storia fatta di passaggi e scambi e intreccio di vite. Sono un marito e una moglie, con i loro tre figli di cui due ormai emigrati, come tanti ragazzi siciliani, verso il Nord. Sono le persone che, in un giorno di Aprile, dopo quello sbarco tanto diverso dagli altri cui Pantelleria era abituata, hanno scelto di accogliere nella loro casa un’altra famiglia, venuta da lontano e colpita dal lutto. Hanno vissuto con quel padre e con i suoi cinque bambini, fino a che la legge non li ha separati. E hanno accettato di raccontare la loro storia.

Giuseppina: “Il “naufragio è avvenuto alle cinque di mattina, di fronte alle coste dell’isola. La nostra casa lo vedi, è di fronte al porto, e noi abbiamo sentito le sirene. Abbiamo pensato che fosse “il solito sbarco”.

Mariano: “Diciamo “solito” perché già dodici anni fa Pantelleria era meta di sbarchi continui di tunisini. Mi ricordo un natale in cui a Nicà ne sono morti sette. Avevano sbagliato strada anche quella volta. Dipende da dove partono… ma fino a quest’anno si era sempre trattato di barche con a bordo dieci, quindici, trenta persone al massimo”.

Giuseppina: “La mattina di quel 13 aprile in ufficio da me c’era tanta confusione. Ciascuno raccontava a modo suo quello che stava succedendo; “c’è l’inferno: non riescono a sbarcare”. Allora chiedo meglio ai miei colleghi e vengo a sapere della barca con duecento persone che si è arenata all’Arenella. Le notizie arrivano una alla volta: è morta una donna. Ci sono dei bambini. E poi qualcuno inizia a dire che quella donna morta era proprio la mamma di quei bambini. In ufficio arriva anche un signore che li ha visti, che ci dice che quei bambini stanno piangendo. E allora tutti si chiedono cosa fare e io dico subito: portateli a casa mia. Non sapevo niente di loro, neppure di che nazionalità fossero”.

Mariano: “Prima di tutto, però, li hanno portati in ospedale. Mia moglie mi aveva chiamato in studio dicendo di questo sbarco e chiedendomi se con il Rotary a cui appartengo avremmo potuto fare qualcosa. Io ho telefonato alle autorità e loro mi hanno detto che quelle persone avevano freddo, che sarebbe stato gradito di sicuro un tè per riscaldarsi. E noi glielo abbiamo portato e siamo rimasti sconvolti: dopo cinque giorni senza bere né mangiare quelle donne e quegli uomini si sono messi in fila in modo composto, con una dignità incredibile. Certo, i tunisini è vero che si comportano in modo diverso, che hanno pure incendiato il centro, ma lo fanno quando capiscono che li stanno rimpatriando… comunque, da quando ci sono loro noi a noi nel centro non ci fanno entrare più”

Giuseppina: “Com’è il centro? beh, noi ci siamo arrivati in quei giorni di aprile all’indomani dello sbarco ed effettivamente in meno di ventiquattr’ore avevano sistemato materassi e lenzuola, cercato di renderlo vivibile. Ma bisogna dire che quel posto non è organizzato per viverci. Quelle duecento persone ci sono rimaste quasi un mese. Mi ricordo che a un certo punto siamo andati a comprargli dei palloni, perché avessero qualcosa da fare”.

Mariano: “Per prima cosa hanno chiesto spazzolini e dentifrici”.

Giuseppina: “Con quelle duecento persone tutta la popolazione di Pantelleria si è prodigata al massimo. Ho ancora una stanza piena di cose che mi hanno portato per loro. Le hanno portate a me perché alla fine a vivere qui ci sono venuti davvero. Una delle famiglie che c’erano, quella che aveva perso la mamma. C’era anche un altro papà da solo con la sua bambina. Ma loro erano proprio arrivati così, in due. È stato brutto perché questo papà lo tenevano al centro, mentre la sua bambina in ospedale per tutto il tempo. Li tenevano separati. Quando ho chiesto alle autorità il permesso di portare anche la piccola a casa mia, perché almeno non stesse da sola in ospedale, non mi è stato permesso. Poi c’era una coppia con una bimba di un anno che è stata accolta da un’altra signora di Pantelleria.

Poi c’era la nostra famiglia: Camille e i suoi cinque figli. A morire sono state due donne e un uomo. Sono morti qui davanti, sono morti in un metro d’acqua. Pazzesco arrivare fino a qui a morire in questo modo. Camille era l’unico uomo a non essere stato messo nel centro. Ha avuto un “trattamento di favore” anche perché si era fatto male. Aveva fatto sbarcare i suoi cinque figli uno ad uno in mezzo a quella tempesta. Lui è una persona eccezionale. Sono congolesi, e lui in Congo era insegnante di francese”.

Mariano: “Poi ci ha raccontato che era dovuto scappare in Niger, perché faceva parte dell’opposizione, e da lì in Libia, per cercare di dare un’istruzione migliore ai suoi figli. In Libia lui faceva l’imbianchino. E poi è arrivata la guerra. Allora erano andati fuori Tripoli, a rifugiarsi in campagna, ma lì non riuscivano quasi a sopravvivere, a comprare qualcosa da mangiare. E poi se andavano a cercare cibo i ribelli li scambiavano per mercenari e i mercenari per ribelli. Per un mese erano stati chiusi nella casa di un contadino che poi li ha aiutati a scappare. Hanno pagato 4.500 dollari solo per la traversata dalla Libia fino a qui. E sono rimasti qui, nella nostra casa, dal 14 aprile fino ai primi di Maggio”.

Giuseppina: “Io li ho fatti venir qui rassegnata al fatto che ci sarebbe stata una grande confusione, che sarebbe stato difficile. E invece, con nostra grande sorpresa, è stata una convivenza eccezionale. All’inizio non li sentivamo quasi camminare. Quando gli assistenti sociali sono arrivati dal Comune a portare i pasti per loro, io sono andata a bussare nella stanza dove dormivano pensando che fossero ancora a letto per il silenzio che c’era. Invece si erano alzati tutti e
stavano lì, intorno al tavolo, tutto era in un ordine perfetto e io sono rimasta sbalordita.

A fare confusione era invece la gente del posto che faceva a gara per portarci delle cose. Io però era preoccupata: non volevo che Camille e i bambini si illudessero, non volevo fargli vedere chissà che cosa, come se qui fosse il paradiso. I bambini dell’isola volevano tutti giocare con Ernest, che ha cinque anni ed è meraviglioso. Poi c’è Rais che ne ha 7, Viani che ne ha 9, Kathrine che ne ha 15 e Aisha che ne ha 17. Le due ragazze sono bellissime. Hanno elaborato il lutto con noi. Il funerale della loro mamma è stato fatto dopo una settimana”.

Mariano: “Tutte le persone di quello sbarco erano molto religiose. La domenica volevano andare a messa e i carabinieri li facevano uscire dal centro per quell’occasione accompagnandoli con il pullman”.

Giuseppina: “I primi di maggio, però, in due giorni li hanno portati tutti via. A Trapani, Salina Grande, il centro per chi richiede asilo. A noi hanno detto: “il tempo del riconoscimento. Lunedì saranno qua”. Io ho dato la notizia a Camille e lui, flemmatico come sempre, l’ha data ai suoi figli. Loro ci sono rimasti malissimo. Avevamo una vita insieme, anche se da poco tempo e i bambini si stavano appena iniziando a riprendere. Non dimenticherò mai i piccoli di fronte alla nave, il giorno in cui sono andati. Avevano terrore del mare, dopo quello che http://www.moving-planet.it/2011/09/17/da-catania-con-moving-planet-il-24-settembre-un-messaggio-di-solidarieta-per-pantelleria/vano a urlare: No, le bateau, no! S’il vous plait!”.

Mio figlio, da quando sono andati via mi chiede sempre: “perché non tornano?”. Il fatto è che quando sono andati a Salina Grande si è scoperto che non tutti e cinque erano figli naturali di Camille, ma solo i due piccoli. Lui, quando era morta sua moglie, per onestà aveva chiamato il primo marito di lei e gli aveva raccontato tutto. Quest’altro, che abitava in Francia, era venuto in Italia per portarsi via i figli. Loro, però, non ci volevano andare. Camille è sempre stato loro padre. Ma si è messo in moto il tribunale dei minori e stiamo ancora aspettando. Camille dice che in Congo aveva già legalmente adottato i ragazzi, ma che nel naufragio si sono persi tutti i documenti. Sta provando a farseli rispedire. Quello che abbiamo capito è che adesso i bambini sono affidati a un assistente sociale che autorizza o meno le loro uscite dal centro di Trapani.

Certo che siamo andati a trovarli. Salina grande non è un bel posto. Le stanzette sono anguste e le lenzuola sono di carta. Loro cinque avevano il loro bagno ma la sezione era mista, i bambini stanno con gli adulti anche se la loro stanza era separata da una porta. Le zanzare sono terribili. I bimbi, quando sono arrivati qui da me avevano la pelle come il velluto. Adesso era piena di eritemi da tutte le parti. Ernest, il piccolino, aveva la tosse forte. Devo dire che proprio a lui hanno anche fatto un’operazione per togliergli un’ernia ombelicale, ma in generale non stavano bene. Sì, la Commissione li ha già intervistati, ma ancora non escono. Quando siamo andati via piangevano, speravano di poter tornare a casa con noi”

Mariano: “L’avvocato dice che se davvero l’amministrazione pantesca consegneranno loro una casa le cose per Camille saranno più facili. Lui e i suoi figli continuano a dire di volere tornare qui. La loro mamma è in questo cimitero, su quest’isola. Loro qui sono stati bene accolti, e io penso davvero che l’isola li vorrebbe”.

Giuseppina: “Se lo rifaremmo? Sicuramente si. Dovrebbero farlo tutti perché è una cosa che fa crescere in maniera inimmaginabile. La gara di solidarietà che c’è stata a Pantelleria per queste persone, però, è stata una cosa molto particolare. È successo così perché ci sono stati i morti, i feriti, i bambini. Qui manca un’azione coordinata di qualunque tipo, anche di questo volontariato.

Sul centro dove portano tutti i migranti che sbarcano, io che devo dire? Quello non è un centro. Per quel che ne so stanno utilizzando un posto abbandonato che non ha alcun requisito idoneo. Con il caldo che fa e solo due bagni per tutti è chiaro che lì dentro si può perdere la testa. Non è una situazione umana. Credo sia per questo che alcuni tunisini hanno fatto lo sciopero della fame, verso giugno, anche se so che ad alcuni tra i più giovani è stato imposto da altri. Poi si sono tagliati con le lamette… per non essere rimpatriati. Per queste cose successe, qui sull’isola si dice che quei duecento erano sub-sahariani ed erano brave persone, mentre i tunisini che continuano ad arrivare adesso sarebbero gente poco raccomandabile…”

Mariano: “Anche i carabinieri rinforzano queste voci. E ora sull’isola c’è più agitazione, le persone si preoccupano. Ma in realtà non è successo proprio niente, anche quelli scappati non hanno fatto niente di grave, se uno ci pensa. Hanno forzato una pompa di benzina? (anche se non c’è alcuna prova che siano stati loro…) questione di sopravvivenza, piccole cose”.

Giuseppina: ”Mai hanno fatto male contro le persone. Io non riesco a dire che uno è buono e l’altro è cattivo in base alla nazionalità. Pensiamo alla Tunisia: l’Eldorado per loro si vede dalla costa. Nelle giornate limpide si capisce che siamo vicinissimi e finché le persone non staranno meglio nel loro Paese è normale che continueranno a venire. Non aiutandoli o facendoli morire su questi barconi, come qualche politico ha osato dire, questa cosa non si affronta in alcun modo”.

........

Camille: "Pronto? Si, sono ancora qui nel centro. Vorremmo tanto tornare a Pantelleria, riabbracciare Giusy e Mariano, la nostra famiglia. Ma se Dio vuole lo faremo, adesso possiamo solo aspettare".

Camille e i suoi figli sono in attesa di poter lasciare Salina Grande, hanno ottenuto tutti un permesso di soggiorno per asilo politico. Se da questo punto di vista la loro storia è migliore di tante altre concluse con detenzioni lunghissime e deportazioni, rischiano ancora di venire separati e che i bambini siano affidati a un assistente sociale. Giusy e Mariano, pur tra tutte queste difficoltà, stanno aspettando di riaccogliere la loro famiglia venuta dal mare, hanno trovato un lavoro a Camille, e attendono la prossima udienza.

A loro va ogni ringraziamento per il modo in cui hanno vissuto e raccontato questa storia, fin dal primo istante, senza mai avere paura. Mi hanno chiesto se l’Italia garantisca un sussidio per chi ha avuto asilo politico e ha affrontato esperienze come quelle di Camille, e sono stati delusi dalla mia risposta.

La solidarietà, i legami affettivi, la possibilità dello scambio, del dono, dell’intreccio di vite diverse, è in questo paese costantemente umiliata e impedita dalla legge del controllo, della separazione, della razzizzazione che diventa più che mai visibile in tutti i luoghi di confinamento di cui è costellato il suo territorio. Siano essi centri di detenzione, di attesa, di “accoglienza”, di raccolta, siano essi Cara come quello di Salina Grande, in cui la pelle dei bambini si riempie di eritemi, Cie istituzionali come quello di via Mattei a Bologna dove tante donne sono state picchiate a seguito delle proteste estive dopo l’innalzamento del tempo di detenzione a 18 mesi, o siano infine i luoghi fuori da ogni formalità come quello improvvisato a Pantelleria, il cui regime si è molto inasprito con l’arrivo intensificato di tanti ragazzi provenienti dalla Tunisia.

Si ringrazia la dottoressa Mimmi Panzarella per avere reso possibile questa intervista.

http://www.meltingpot.org/articolo16981.html
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Una storia vera, tanto triste quanto cruda, raccontata da Giuseppina e Mariano, i due protagonisti panteschi di quell'episodio di assistenza e di solidarietà nei confronti di Camille e dei suoi bambini, che persero la mamma durante il tragico sbarco sulla costa di Pantelleria dello scorso Aprile. Una storia che offre tanti spunti di riflessione e che non va assolutamente dimenticata...


Da "IL VOLO IT" del 13/09/11

ENAC ed ENAV avviano i lavori
di installazione di un ILS/DME a Pantelleria

Tuesday 13 September 2011- L’ENAC e l’ENAV rendono noto che in questi giorni si sono concluse le operazioni propedeutiche all’installazione sull’aeroporto di Pantelleria di un impianto ILS/DME (Instrumental Landing System / Distance measuring equipment) per la pista 26. L’impianto consentirà di ridurre in modo apprezzabile il numero dei voli annullati per i fenomeni meteorologici che caratterizzano l’isola di Pantelleria.

I lavori, che saranno realizzati a cura e a spese dell’ENAV con progetto approvato dall’ENAC e condiviso dall’Aeronautica Militare, inizieranno nel corso del mese corrente e saranno completati entro quest’anno, con le relative operazioni di verifica e collaudo. Il sistema ILS è posizionato per essere pienamente operativo una volta completati i lavori, appaltati da ENAC e in corso di realizzazione, per il prolungamento della pista stessa.

"La particolarissima orografia dell’isola e delle zone circostanti le infrastrutture di volo," spiega un comunicato dell'ENAC, "non avevano sinora permesso di prendere in considerazione l’installazione di un sistema di supporto alla navigazione aerea in fase di avvicinamento e atterraggio. Recenti sviluppi tecnici, integrati da processi di ricostruzione dei segnali irradiati dalle antenne, hanno portato alla realizzazione di sistemi in grado di compensare le alterazioni che l’orografia dei luoghi induce sulle emissioni radioelettriche. I risultati ottenuti a conclusione del lungo processo di studio e della sperimentazione svolta in loco consentono ora di passare alla fase di posa in opera definitiva dell’impianto concepito con avanzate tecnologie."

http://www.ilvolo.it/index.php/201109136997/Aeroporti/ENAC.html
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Beh, questa è davvero una bella notizia, che potrebbe davvero far fare un salto di qualità nei collegamenti aerei di Pantelleria, finora condizionati dalla presenza della famigerata "nuvoletta" che, stazionando sull'aeroporto, impediva gli atterraggi costringendo l'aereo a ritornare alla base di partenza, annullando anche la prevista successiva partenza...
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A Emilia Culoma, Roberto Mamone e Francesco La Francesca piace questo elemento.


Dalla mia "BACHECA" su FB del 13/09/11

Il 24 Settembre p.v

Un video per il "Moving Planet" di Catania
contro le piattaforme in Mediterraneo

di Guido Picchetti

Un video per il 24 Settembre 2011, il giorno di "Moving Planet", l'evento organizzato in tutto il mondo da "350 Org" che vivrà a Catania "A day of natural blue sea in Sicily", su iniziativa dell'Associazione Pro Natura e del Comitato Parchi Nazionali per sostenere la tutela e la conservazione del Canale Sicilia e dire «Stop alle Trivellazioni nel Mediterraneo»...


http://www.youtube.com/watch?v=s5kg1oOq9tY  (video by 350 Org)

350.org: Because the world needs to know. 350 is the most important number in the world. It's the safe line for our global climate and a start line for a global movement. Visit http://350.org to join the movement (and invite your friends to our Facebook group!).

http://www.facebook.com/guido.picchetti
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Commenti su FB  a margine dell'articolo
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Post di Carmelo Nicoloso
Grazie Guido per il tuo prezioso supporto.


Da "MAZARA ON LINE" del 13/09/11

Regolamentazione delle trivellazioni nel Mediterraneo
A Varsavia nuovo intervento del senatore Antonio d’Alì
a difesa del nostro mare

Il senatore Antonio d’Alì, oggi a Varsavia per la discussione sul unico europeo dell’energia, è tornando a proporre una «ferrea regolamentazione delle trivellazioni in Mediterraneo».

Davanti ai senatori polacchi ed ai Presidenti delle Commissioni parlamentari competenti, d’Alì ha ribadito che la regolamentazione dell’intero bacino del Mediterraneo «è oggi più che mai urgente in considerazione dello stato politico ancora poco chiaro e definito che regna in molti stati del nord Africa».

Riguardo gli alti costi energetici in Europa, ed in Italia in particolare, a fronte di costi bassissimi nei paesi emergenti, d’Alì ha sottolineato l’importanza di un’assunzione di responsabilità da parte della Unione Europea poiché «se l’elevato costo dell’energia dovesse continuare a resistere in Europa rispetto al resto del mondo e in particolare in alcuni paesi come l’Italia di oggi, la stessa Europa andrebbe fuori dal mercato e dalla competizione globale accentuando in negativo l’odierna recessione».

http://www.mazaraonline.it/public_html/?p=27912
Notizia simile su "PANTELLERIA INTERNET COM - News n° 8165" del 13/09/11
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=7293  (solo su abbonamento)

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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Anche su "Mazara on line" in una nota di Fabio Pace la notizia sull'intervento del Sen. D'Alì a Varsavia davanti ai senatori polacchi ed ai Presidenti delle Commissioni parlamentari competenti, sulla necessità di una «ferrea regolamentazione delle trivellazioni in Mediterraneo, anche in considerazione dello stato politico ancora poco chiaro e definito che regna in molti stati del nord Africa»


Da "MARSALA IT" del 13/09/11

Rischio trivellazioni tra Pantelleria e le Egadi,
si mobilitano associazioni e forze politiche

Martedì 13 Settembre 2011 - Sono in tanti a muoversi in questo giorni di fine estate, per scongiurare il pericolo che venga concesso all'Audax Energy il permesso di effettuare trivellazioni alla ricerca di petrolio lungo il Canale di Sicilia, tra le Isole Egadi e Favignana.

In realtà non è solo la Audax a muoversi, ma le richieste di concessione per la ricerche sono ben 40. Italia Nostra, associazione ambientalista, ha presentato un'osservazione sulla richiesta di valutazione d'impatto ambientale che l'Audax Energy ha inviato al Ministero dello Sviluppo Economico. La società punta ad avviare le sue ricerche in un tratto di mare che comprende il Banco di Pantelleria, il Banco Terribile ed il Banco Talbot. Il consigliere nazionale di Italia Nostra Leandro Janni parla di «Studi all'insegna del copia e incolla, relazioni stilate dietro una scrivania senza avere mai conosciuto i luoghi».

Anche il senatore Antonio D'Alì ha scritto di recente al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ed ai Ministri Stefania Prestigiacomo (Ambiente) e Paolo Romani (Sviluppo Economico) per tutelare il Mediterraneo e consolidarne la tutela e soprattutto il futuro. Il presidente del Consiglio provinciale Peppe Poma ha scritto più volte al governo nazionale per avere garanzie sullo stop reale alle ricerche. Per il presidente Poma «le popolazioni interessate hanno già detto no. Lo stesso vale per le amministrazioni. Il Consiglio provinciale s'è fatto sentire con forza, ma il rischio rimane ed è necessario mantenere la guardia alta. Le istituzioni, ad ogni livello, devono rimanere unite».

Anche l a Regione ha scelto la linea dura. Greenpeace ha scritto un documento “Le mani sul tesoro. Perché proteggere il Canale di Sicilia dalla corsa all’oro nero”  che potete leggere e scaricare cliccando qui, in cui si documenta l'enorme bellezza e il valore biologico dell’area e ne chiede la tutela con la creazione di una riserva marina.

“Il nemico numero uno del Canale di Sicilia è la compagnia petrolifera Audax Energy Ltd (ADX) che sta provando a ottenere permessi di esplorazione di queste acque attraverso una piccola compagnia, l’Audax Energy Srl, di cui è totalmente proprietaria, ma con sede legale in Italia e con un capitale sociale assolutamente irrisorio di 120 mila euro. Un modo per evitare ogni tipo di responsabilità in caso di disastro ambientale” – sottolinea la nota di Greenpeace. L’associazione inoltre afferma di aver “riscontrato chiare violazioni procedurali nelle richieste dei permessi: documentazione incompleta e studio ambientale totalmente insufficiente e inesatto”.

Greenpeace, a bordo della Rainbow Warrior, ha effettuato una ricognizione preliminare sui banchi Skerki, Talbot, Avventura e Pantelleria. La notevole documentazione fotografica raccolta conferma come i banchi siano aree spettacolari. Particolarmente ricche di pesci, dalla murena al torpedo comune, e di habitat chiave, come le praterie di posidonia, ospitano anche importanti aree di riproduzione di specie commerciali come il nasello e la triglia. Bellissime le grotte e le pareti rocciose ricoperte da organismi filtratori come il corallo arancione Astroides calycularis. “Non si tiene minimamente in considerazione l’incredibile biodiversità dell’area, né la sua importanza per le risorse ittiche, mentre è chiaro che le attività proposte causeranno seri impatti sulla vita marina” – dichiara l’associazione.

D'ALI'. Il senatore Antonio d’Alì, a Varsavia per la discussione sul testo unico europeo dell'energia, è tornando a proporre una «ferrea regolamentazione delle trivellazioni in Mediterraneo». Davanti ai senatori polacchi ed ai Presidenti delle Commissioni parlamentari competenti, d’Alì ha ribadito che la regolamentazione dell’intero bacino del Mediterraneo «è oggi più che mai urgente in considerazione dello stato politico ancora poco chiaro e definito che regna in molti stati del nord Africa».

Riguardo gli alti costi energetici in Europa, ed in Italia in particolare, a fronte di costi bassissimi nei paesi emergenti, d’Alì ha sottolineato l'importanza di un'assunzione di responsabilità da parte della Unione Europea poiché «se l'elevato costo dell'energia dovesse continuare a resistere in Europa, rispetto al resto del mondo e in particolare in alcuni paesi come l'Italia di oggi, la stessa Europa andrebbe fuori dal mercato e dalla competizione globale accentuando in negativo l'odierna recessione».

http://a.marsala.it/cronaca/ambiente/33364-rischio-trivellazioni-tra-pantelleria-e-le-egadi-si-mobilitano-associazioni-e-forze-politiche.html
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Un altro buon articolo di "Marsala It" riassuntivo della situazione trivelle nello Stretto di Sicilia. Di nuovo c'è però nel finale l'intervento del Sen D'Alì a Varsavia (per la discussione sul testo unico europeo dell'energia) che richiede alla UE una «ferrea regolamentazione delle trivellazioni in Mediterraneo». Sarebbe ora !!!
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Post di Giuseppe Galiano
Per rendersi conto del pericolo che corrono quei luoghi, a partire dalle Egadi e finire allo Stagnone di Marsala, bisogna avere visitato quei posti. Non parliamo poi di Pantelleria, Lampedusa, Linosa... per ora incontaminati grazie a... miracolo? Ma al primo incidente come quello del Golfo del Messico, scusate l'espressione pesante, siamo fottuti. Tuttavia, secondo me, i nativi non si sono per niente mossi e, detto tra le righe, il popolo del ''no tav'', che io tra l'altro aborro, mi fa stavolta invidia.
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Post di Carmelo Nicoloso
Auspichiamo che il sen. D'Antonio d'Alì riesca a coordinarsi con gli eurodeputati in particolare quelli siciliani; posso assicurarti che l'on.le Giovanni La Via conosce bene parte del ns. copioso dossier sul Canale di Sicilia.
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Post di Giuseppe Galiano
I dossier non li legge nessuno, purtroppo. Secondo me è il momento delle sberle perchè al petrolio sono interessati tutti, politici e petrolieri. Non solo, ma certi politici con la scusa dell'interessamento in realtà non fanno altro che tenere a bada gli animi. Oltretutto da parte dei ''nativi''( anch'io sono siculo per cui nessuno si offenda) ho notato soltanto indifferenza ed ignoranza del problema. Cosa vuol dire ciò? Vuol dire che siamo in pochi ad urlare al lupo, al lupo. Ed allora, il compito di un politico veramente interessato al problema, sarebbe quello di fomentare, fomentare, fomentare... parlando alla radio, privata e pubblica, alla TV, privata e pubblica, insomma sempre. Sarebbero disposti il sen.D'alì e l'on. La via a battersi ferocemente accanto a noi?
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Post di Anna Scordio
@ Giuseppe Galiano... Hai proprio ragione... L'indifferenza è totale e quando si interessano lo fanno per un pò... fino a quando qualcuno non li chiama per offrire qualcosina dopo...  L'indifferenza regna sovrana, quindi noi siculi dovremmo scendere nelle piazze ad oltranza...
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Post di Maria Ghelia
E sarebbe ora, ma riuscirà il Sen. D'Alì ad ottenere dall'EU quanto finora non ha ottenuto da Roma???
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A Anna Lodigiani, Giò Nastasi, Katia Zichittella, Maria Ghelia e Roberto Giacalone piace questo elemento.


Da "L'ESSENZIALE AMBIENTE" del 12/09/11

Esplosione nucleare in Francia: un morto e timore radiazioni
Esplosione nella centrale nucleare di Marcoule, a 30 km da Avignone.
C'è un morto e si teme la fuga radioattiva a due passi dall'Italia

di Peppe Croce

Marcoule, esplosione in centrale nucleare - Grave incidente nucleare, questa mattina verso le 11:45, all'interno della centrale nucleare Edf di Marcoule, nel sud della Francia a meno di 250 chilometri in linea d'aria dall'Italia. Ad esplodere è stato un forno dell'impianto di trattamento dell'impianto "Centraco" per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti radioattivi.

C'è già un morto - E' già sicuro, purtroppo, almeno un morto: lo riferisce l'ASN (Agenzia per la sicurezza nucleare francese), che aggiunge anche che ci sono quattro feriti gravi ma, al momento, non si registrano fughe di radiazioni dal sito dell'esplosione.

Reattore al sicuro? - Ad esplodere non è stata la centrale nucleare vera e propria, bensì un settore di un impianto contiguo. Questo, almeno in teoria, dovrebbe scongiurare il rischio di fusione del nocciolo del reattore. Si teme, però, per ulteriori scoppi all'interno dello stesso impianto che potrebbero mettere a rischio tutto il perimetro della centrale. Sebbene l'impianto sia in fase di smantellamento, infatti, ospita ancora un reattore sperimentale Phoenix (fermato nel 2009), un laboratorio di lavorazione del combustibile esaurito, un impianto di fabbricazione di combustibile MOX oltre all'impianto Centraco di smaltimento delle scorie, all'interno del quale si è verificata l'esplosione. Poco credibile, quindi, che non vi sia rischio di rilascio di radiazioni all'esterno del sito.

Un sito nucleare di 55 anni - Il sito nucleare di Mercoule è tutt'altro che giovane: fa parte della prima generazione di centrali nucleari francesi ed è vecchio di ben 55 anni. L'impianto, infatti, è stato costruito nel 1956, lungo il Rodano tra Montelimar (65 km a monte) e Avignone (30 km a valle).

A due passi dall'Italia - In linea d'aria l'impianto di Mercoule è vicinissimo all'Italia: appena 242 km da Ventimiglia, 257 km da Torino e 342 km da Genova.

http://ambiente.essenzialeonline.it/nucleare/Esplosione-nucleare-in-Francia-un-morto-e-timore-radiazioni_18642.html
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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E mò ? Per quelli che non vogliono le centrali nucleari in Italia, il pericolo radiazioni forse non esiste? Forse che votare "no al nucleare" può fungere da schermo protettivo? Quando capiremo che siamo tutti in una stessa barca, e che principalmente occorre serietà e onestà intellettuale in tutte le cose e che non è rifiutando il progresso (impossibile da fermare...) e tornando all'età della pietra che potremo risolvere i problemi dell'umanità ? Molti non saranno d'accordo, ma io la vedo così..
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Post di Filippo Harley Foti

Ciao Guido, i francesi dicono trattasi di incidente industriale non nucleare... hihihihihihihihihihihihi :-)
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Post di Guido Picchetti

Non cambia la sostanza di quanto dicevo, qualunque sia la causa dell'incidente...
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Post di Giuseppe Galiano

L'alternativa al petrolio, molto più pericoloso, è e rimane l'energia nucleare prodotta nelle apposite centrali. Quando lo capirà il popolo? Secondo me troppo tardi. Il pericolo? ma da quando veniamo al mondo siamo in continuo pericolo: malattie, incidenti d'auto, d'aereo, fulmini, incidenti domestici, in mare, in terra, dappertutto. Ed allora che facciamo? Ci tappiamo in casa?
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Post di Filippo Harley Foti

Giuseppe, consentimi di dissentire. Il mio intervento sul post di Guido era ironico e le hihihihihi ne sono prova tangibile. Guido ha capito, però come nel suo stile ha puntualizzato. Leggi questo post e dimmi se ti fa riflettere. Comunque piacere.
"
Il problema energetico: problema vero o falso problema? - Settimanale del Forum con liberi commenti."
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Post di Giuseppe Galiano
I dossier non li legge nessuno, purtroppo. Secondo me è il momento delle sberle perchè al petrolio sono interessati tutti, politici e petrolieri. Non solo, ma certi politici con la scusa dell'interessamento in realtà non fanno altro che tenere a bada gli animi. Oltretutto da parte dei ''nativi'" (anch'io sono siculo per cui nessuno si offenda) ho notato soltanto indifferenza ed ignoranza del problema. Cosa vuol dire ciò? Vuol dire che siamo in pochi ad urlare al lupo, al lupo. Ed allora, il compito di un politico veramente interessato al problema, sarebbe quello di fomentare, fomentare, fomentare... parlando alla radio, privata e pubblica, alla TV, privata e pubblica, insomma sempre. Sarebbero disposti il sen. D'alì e l'on. La via a battersi ferocemente accanto a noi?
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A Katia Zichittella, Marco Zappalà, Giuseppe Galiano e Antje Laxgang piace questo elemento.


Da "GUARDIA COSTIERA PANTELLERIA" dell'11/09/11

Comunicato Stampa

Ritrovamento di una tartaruga comune
in difficoltà

A seguito della segnalazione di alcuni diportisti, oggi 11 settembre, gli uomini della Guardia Costiera di Pantelleria sono intervenuti nel recupero di un esemplare di tartaruga comune (Caretta caretta) ritrovato in stato di difficoltà, in mare, nella zona di cala Levante.

Il ritrovamento è stato effettuato da un attento e sensibile diportista che, in compagnia di alcuni amici, appena si è reso conto che l’animale non riusciva ad immergersi ed era in difficoltà a causa di una sagola avvolta attorno a due arti, lo ha caricato a bordo con attenzione e ha contattato l’Ufficio Circondariale Marittimo di Pantelleria per informarlo dell’accaduto.

La Capitaneria ha prontamente avvisato il Dott. Sardo Alessandro in servizio presso il Distretto veterinario di Pantelleria che, intervenuto, ha visitato l’animale e constatato che non presentava lesioni cliniche apparenti.

L’esemplare è stato successivamente immerso in vasca e il medico veterinario ha potuto accertare che l’esemplare era in grado di immergersi e muoversi agilmente. Sentito il centro regionale recupero fauna selvatica e tartarughe marine del fondo siciliano per la natura di Comiso (Rg) si procedeva a liberare la tartaruga al largo del porto di Pantelleria.

Da Sc Np/Op D'ISANTO Angelo - "UFFICIO CIRCONDARIALE MARITTIMO PANTELLERIA"
tel. 0923-913651 - fax 0931-423240 - pantelleria@guardiacostiera.it  - angelo.disanto@mit.gov.it


DA "PANTELLERIA INTERNET COM" - News n° 8148" del 10/09/11

Conferenza sull'energia alternativa

L'isola dovrebbe iniziare un percorso valido
verso le energie rinnovabili

di Giovanna Cornado Ferlucci

Al Castello di Pantelleria il ROTARY CLUB ha chiuso gli appuntamenti estivi con una interessante conferenza sull’energia alternativa possibile nella nostra isola. Ha presentato i relatori, Antonello Ferrante, presidente del Rotary, che ha sottolineato come con il titolo della serata: "Un sogno di una notte di fine estate" si sia voluto evidenziare che anche a Pantelleria potrebbe iniziare un valido percorso verso l’utilizzo di energia da fonti rinnovabili che darebbero all’isola una svolta significativa

Il pericolo delle trvellazioni

Prima di entrare nello specifico è stata data la parola all’ing. Mario Di Giovanna del comitato di Sciacca “Stoppa la Piattaforma”, che ha tracciato una panoramica sui numerosi permessi già in atto nel Mediterraneo relativi ad indagini petrolifere o a trivellazioni vere e proprie. Uno scenario poco rassicurante che anche dalle pagine di questo giornale è stato più volte presentato: 40 richieste di permessi di ricerca, 12 già vigenti, tutti nella zona del mare di Pantelleria e delle isole Egadi. Ancora una volta è stato evidenziato come le indagini sismiche per la ricerca delle sacche di idrocarburi, di cui la zona è purtroppo ricca, creino effetti devastanti sulle molte specie di pesci nel raggio di 18 chilometri. A questo danno ambientale ed economico va aggiunto il danno creato dai metalli pesanti, usati nella fase di trivellazione, che si disperdono nell’acqua. In caso poi di disastro ambientale basti pensare che il Mediterraneo è un mare chiuso e che impiegherebbe più di 100 anni per il ricambio della propria acqua. Oltre alle conseguenze devastanti per l’ambiente e per le popolazioni, c’è da chiedersi come potrebbe una società con capitale sociale di 10.000 euro ripagare i danni provocati. “La società Audax Energy – ha chiarito Di Giovanna - non ha chiarezza nei titoli e negli incarichi, l’Amministratore delegato, Luigi Albanesi, risulta sospeso dalla professione di geologo dal suo stesso Albo professionale fin dal 1981”. A tutti questi dati va aggiunta una informazione davvero curiosa: mentre negli altri Paesi si paga allo Stato una tassa che va dal 60 all’80% sul valore di ogni barile di petrolio estratto, in Italia ci si limita a pagare dal 4 al 7%. Non è difficile capire perché i grandi petrolieri scelgano di operare in Italia. Questa la conclusione: bisogna operare in fretta, muoversi in sinergia, agire per tempo e riuscire a bloccare le iniziative delle grosse società sia sensibilizzando l’opinione pubblica sia sollecitando le istituzioni preposte. Naturalmente è altrettanto importante iniziare a muoversi sulla strada dell’utilizzo delle energie alternative considerato che l’energia è indispensabile per la vita di tutti i giorni. Si è quindi passati alla parte propositiva della serata.

Quali energie alternative possibili per Pantelleria ?

La risposta ci è venuta dalla relazione dell’Ing. Gaspare Inglese che è partito da questo dato: Pantelleria dipende al 100% da fonti fossili, si consuma gasolio, benzina e GPL. Il 70% del consumo è impiegato per produrre energia elettrica, il comparto più energivoro è rappresentato dal dissalatore, in funzione dal 1994, che assorbe 1/3 dei consumi elettrici. Pantelleria garantirebbe una elevatissima diversità energetica, ma la possibilità di ricorrere a fonti rinnovabili si scontra purtroppo con un regime vincolistico legato alle zone SIC e ZPS, alla presenza della Riserva Naturale Orientata, al Piano Territoriale e Paesistico oltre che a quello Idrogeologico. Queste le alternative possibili.

FOTOVOLTAICO: l’energia solare potrebbe essere impiegata per gli edifici pubblici e per le attività industriali con una produzione di 5 GWh/ annue.

SOLARE TERMICO: si potrebbe scaldare acqua con collettori per edifici industriali ed alberghi.

EOLICO: per l’isola del vento è una risorsa naturale molto produttiva, si potrebbero posizionare 5 turbine davanti alla Centrale della SME.DE. ed avremmo 7500 MWh/annue.

GEOTERMICO: la ricerca di energia legata all’origine vulcanica di Pantelleria aveva già portato ad una indagine specifica nella zona dell’antica caldera a Serraglio dove la costruzione di un pozzo potrebbe produrre 20 GWh/annue.

BIOMASSE: oltre al risparmio energetico questa strada porterebbe al recupero del paesaggio agrario utilizzando lo sfascio dell’agricoltura proveniente dalla potatura dei vigneti, uliveti e cappereti; si potrebbero produrre pellet coprendo almeno il 70% del fabbisogno per il riscaldamento degli edifici e in 10 anni si recupererebbe l’agricoltura.

“L’utilizzo di queste energie renderebbe marginale il termoelettrico e Pantelleria potrebbe proporsi come centro di dimostrazione di tecnologie innovative” è stata la conclusione di Inglese.

Il dott. Sergio Minoli, dirigente scolastico che è anche ingegnere, ci ha invece parlato di alternative che già sono in atto. Il suo Istituto, infatti, ha visto approvato un progetto finanziato in parte dalla Comunità Europea e in parte dalla Regione Sicilia per l’istallazione di 220 mq di superficie di fotovoltaico e per il miglioramento della qualità degli ambienti scolastici in riferimento all’ecosostenibilità e alla sicurezza degli edifici. L’importo complessivo è di 350.000 euro, di cui il 47% sarà utilizzato per l’energia alternativa che verrà prodotta in misura di 19.865 KWh/annui. L’Istituto A. D’Aietti si è posizionato al 6^ posto su 142 scuole ammesse: “Un bel risultato per poter partecipare attivamente allo sforzo collettivo di migliorare il nostro ambiente”, ha concluso Sergio Minoli.

Il Sig. Brignone ha poi mostrato alcuni esempi concreti di impianti fotovoltaici già istallati a Pantelleria, illustrandone le caratteristiche con riferimenti alla normativa vigente, mentre Tanino Bonomo, direttore della SMEDE, ha parlato delle possibilità innovative dell’azienda che, in collaborazione con grandi istituzioni ed università, sta studiando la possibilità di realizzare un impianto di dissalazione ad uso solare. Ha precisato inoltre che le nuove macchine hanno la possibilità di funzionare con olio di palma, bisogna naturalmente acquisire la certezza di continuità del rifornimento, reperibile a Catania. E’ anche allo studio un impianto misto solare/eolico, già in funzione a Lampedusa; sono stati rivisti alcuni impianti ottenendo dal 2000 un risparmio energetico del 40% e c’è comunque la disponibilità dell’azienda per un protocollo d’intesa con le varie istituzioni per percorsi alternativi.

Il Presidente del Rotary, Antonello Ferrante, nel ringraziare i numerosi partecipanti, ha lanciato un messaggio di speranza: “Non possiamo certamente pensare di passare in blocco, con un tocco magico, alle energie alternative, ma sappiamo per certo che la Soprintendenza sta studiando dei sistemi per consentire di usare energie fotovoltaiche anche nei dammusi dove l’eolico non è possibile. Potrebbe partire invece il Parco eolico dell’Arenella, e il centro urbano potrebbe rendersi autonomo da un punto di vista energetico. Cercheremo di mantenere i contatti per ottenere qualche risultato nel 2011/2012.”

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=7276 (solo su abbonamento)


Dal "CORRIERE DELLA CALABRIA" - 9/09/11

Crotone, l'Eni avvia lavori in mare senza alcun preavviso
Il colosso dell'energia sta effettuando interventi di manutenzione
sui pozzi esistenti al largo della costa

di Rossana Caccavo

CROTONE, 05/09/2011 - Solo a trivella in vista, il Comune di Crotone ha diramato una nota stampa informando la cittadinanza che «la Società Ionica Gas (100% Eni) a partire dal mese di settembre 2011, per un periodo di tempo di circa quattro mesi, effettuerà alcuni interventi di manutenzione straordinaria dei pozzi, già esistenti, sulla Piattaforma fissa di produzione che si trova a largo della costa crotonese denominata “Hera Lacinia Beaf”. Interventi manutentivi, che non comporteranno la perforazione di nuovi pozzi, effettuati periodicamente e si rendono necessari per garantire la continuità della sicurezza delle installazioni. Le attività di manutenzione saranno effettuate in modo continuativo per la durata delle attività, con l’adeguata turnazione del personale operante e con l’assistenza di un impianto di perforazione offshore tipo “Jack up” denominato “GSF Key Manhattan” già operante da diversi anni nel territorio italiano e che si posizionerà sulla piattaforma Hera Lacinia e stazionerà nell’area solamente per la durata delle attività. Il suddetto impianto di perforazione è dotato di tutti i migliori sistemi di sicurezza e per il rispetto dell’ambiente».

Una comunicazione affatto tempestiva. La scorsa notte, i crotonesi ed i turisti che stanno approfittando del prolungarsi dell’estate per rimanere in città, si sono visti spuntare una struttura enorme proprio davanti alla costa antistante Crotone. Non città turistica, ma presidio della multinazionale Eni, che continua ormai da tempo immemore ad approfittare della rassegnazione dei crotonesi e dei loro rappresentanti istituzionali e politici. Un rumore lento e costante arriva dal mare, la vista dell’impianto di perforazione atterrisce. I pescatori sono preoccupati a causa di questa nuova struttura che li costringe ad andare a pesca sempre più lontano. «Non conviene più - urlano al porto - costa troppo in carburante e non vi è nulla di certo».

http://www.corrieredellacalabria.it/stories/persone/547_crotone_leni_avvia_lavori_in_mare_senza_alcun_preavviso/
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Crotone. La scorsa notte, i crotonesi ed i turisti ancora in vacanza, hanno visto spuntare una struttura enorme proprio davanti alla costa. A dire dell'Eni per effettuare interventi di manutenzione straordinaria dei pozzi sulla piattaforma “Hera Lacinia Beaf” situata a poca distanza da Capo Colonna. In realtà per ampliare a 1810 metri il pozzo di trivellazione e allacciarlo quindi per la produzione. A garantire che la combustione del gas estratto non produca emissioni nocive, l'Arpa controllerà. E grazie a M.R. D'Orsogna sul cui blog ho trovato ripresa la notizia dal "Corriere di Calabria"!
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Stesso post anche su "
PROFUMO DI MARE" dell'11/09/09


Dal sito "WWW.CSUN.EDU/DORSOGNA" - 9/09/11

L'opposizione alla VIA della richiesta dell'ADX
dell'Associazione Apnea Pantelleria

Collegandovi al link in calce segnato potrete leggere in un documento archiviato in formato Acrobat sul sito web di Maria Rita D'Orsogna, presso l'Università dove insegna in California, le osservazioni inviate al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e al Ministero per i Beni e le Attività Culturali dall'Associazione Apnea Pantelleria, in merito alla Valutazione di Impatto Ambientale della richiesta di permesso di ricerca nell'area D364.CR.AX avanzata dalla società Audax Energy. Qui a seguire l'immagine dell'inizio del documento in data 29/08/11, che potete raggiungere anche semplicemente cliccando su di essa.

 

http://www.csun.edu/~dorsogna/nodrill/Audax_D364.CR.AX/OSSERVAZIONI_d364_AssociazioneApneaPantelleria.pdf
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Commento del sottoscritto su FB  a margine del post
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Allora il Parco Nazionale di Pantelleria esiste e qualcuno si ricorda che c'è una legge istitutiva dello Stato al riguardo !!! Temevo di aver sognato e che a ricordarsene ci fossi solo io ...
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A Giò Nastasi piace questo elemento.


Da una mia "NOTA su FB" del 9/09/11

L' ultimo numero del “Mediterranean Action Plan
– Magazine”  (Ottobre 2010)

di Guido Picchetti

Questo è un documento che per la tutela del Mediterraneo merita davvero una lettura, e che spero i biologi marini italiani non ignorino. Purtroppo è in inglese. E' l'ultimo numero del “Mediterranean Action Plan – Magazine” pubblicato sul sito ufficiale dell’UNEP MAP. Risale all’Ottobre 2010, dopo di che ... silenzio. E' interessantissimo, valido per contenuti e per grafica. Cliccate sulla mappa per poterlo leggere dopo averlo scaricato.



Le SPA (Specialty Protected Areas) dell'UNEP MAP nel Mediterraneo 

http://www.facebook.com/note.php?note_id=277480462263776


Da "LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO IT" del 9/09/11

Petrolio nel Salento, altri 6 no dalla Puglia

di Tonio Tondo

«Hanno spacchettato l’Adriatico, lo hanno diviso in lotti e questo a noi non va bene». E’ l’assessore regionale all’ecologia, Lorenzo Nicastro, a dettare la linea dell’opposizione dura alla ricerca delle fonti petrolifere sottomarine. Ieri mattina il comitato della valutazione ambientale della regione ha detto sei “no” alle richieste di permesso presentate al ministero dello sviluppo economico. L’area interessata va dal Nord Barese a Santa Maria di Leuca.

Tre delle sei richieste di Via - riguardano tutte la Northern Petroleum, la società inglese più attiva nel Basso Adriatico - ripropongono tre autorizzazioni che la regione ritiene ormai morte e sepolte. Nicastro lo ha anche scritto in una lettera al ministro dell’ambiente, Stefania Prestigiacomo. «I giudici amministrativi - sostiene l’assessore - hanno di fatto annullato tre decisioni del governo». Per una - l’autorizzazione d149DR-NP che interessa il mare di Monopoli - c’è una sentenza del Tar di Bari passata in giudicato. Le altre due, la D60 e la D61 che interessano il tratto marino tra Ostuni e Brindisi, sono state bloccate dal Tar di Lecce.

La cosa strana è che la Northern abbia deciso di non presentare ricorso al consiglio di stato per far valere le proprie ragioni.

Ma il giallo è durato pochi giorni. La società, una delle più importanti nella ricerca petrolifera - in Italia è alleata con la Shell in altre autorizzazioni sulla terraferma - ha riproposto la richiesta di permesso al ministero dello sviluppo economico. La novità è emersa in uno schema che gli uffici del governo hanno trasmesso alla regione il primo settembre. Nicastro e il vicepresidente Loredana Capone si sono meravigliati. «Non possono sottrarsi alle decisioni dei giudici».

In realtà, il Basso Adriatico sembra un oggetto del desiderio. Se la Northern ha avviato nove richieste di permesso, altre società come la Petrolceltic Italia, con quattro proposte a Nord delle Isole Tremiti e la Spectrum che ha presentato una maxirichiesta per l’intero Adriatico puntano a far parte della partita sui giacimenti.

Ufficialmente, non si sa quanto petrolio ci sia e di quale livello qualitativo. Qualche notizia può venire dai pozzi dell’Eni del campo “Aquila”, a 25 chilometri dalla costa brindisina. Pozzi in attività che pompano oro nero da giacimenti che dovrebbero contenere, in base alle notizie della stessa società, almeno 120 milioni di metri cubi di idrocarburi. Dice Carlo Doglioni, geologo della Sapienza di Roma, uno dei maggiori studiosi nel campo: «Sono le stesse rocce porose del mare del Gargano, quelle che contengono il petrolio. E’ chiaro che dove il fondo sottomarino presenta queste caratteristiche le società cercano gli idrocarburi».

Ma è difficile per gli stessi ministeri districarsi nelle maglie burocratiche e acquisire tempestivamente le informazioni sul destino dei diversi lotti. Nicastro nella lettera fa riferimento all’opposizione dello stesso ministero alle richieste di riavvio di due richieste da parte degli inglesi. «Istanze respinte» si legge nello schema informativo. Così le due autorizzazioni sembrano incagliarsi nelle trappole amministrative. Ai funzionari, quindi, risulta annullato solo il permesso d 149.

Il fronte del “no” al petrolio sembra ampliarsi. Associazioni ecologiche, politici e amministratori locali si mobilitano. I più attivi sono i gruppi del Gargano. Michele Eugenio Di Carlo, presidente del comitato per la tutela del mare, lamenta il silenzio del Salento. «Solo poche persone si sono fatte vive. Devo ringraziare l’arcivescovo di Lecce Domenico D’Ambrosio che ha espresso parole bellissime e forti sulla necessità di difendere la bellezza della nostra terra e del nostro mare». E’ stato il web il protagonista in questa prima fase. Lo stesso D’Ambrosio, originario di Peschici, stupenda comunità garganica che si affaccia sul mare, si è affidato alla rete: «Si fa davvero fatica a capire le scelte politiche che stanno alla base dell’autorizzazione concessa dal ministero per trivellare il nostro mare...La tutela e l’integrità delle bellezze che il Creatore ci ha affidato è compito dei singoli ma soprattutto delle istituzioni».

Di Carlo vorrebbe Gargano e Salento alleati nella battaglia. L’assessore Nicastro alza il livello del conflitto: «Ci prepariamo a una lotta dura e prolungata». A carte bollate, ma anche con la mobilitazione civica.

http://lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=453561&IDCategoria=1
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Commento del sottoscritto su FB  a margine del post
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Cambiano i luoghi, ma i nomi dei cattivi sono sempre gli stessi: Petroceltic, NP, Shell, ed ora a completare il quadro, almeno in Adriatico, c'è anche la Spectrum... Società inglesi per lo più, per cui non possiamo sperare neppure che arrivi 007 (a far fuori i cattivi...). Il bello è che questi, quando hanno un rifiuto non mollano, ma ci riprovano a turno, sperando di trovare prima o poi la via giusta per ottenere quel che vogliono ...
Quando arriveremo a capire che per vincere questa guerra contro le piattaforme petrolifere nei territori italiani, in mare o terra che sia, occorre unire le forze e fare un fronte comune tra tutte le regioni interessate, invece di combattere, per interessi meramente localistici o elettorali, ognuno la propria battaglia privata che alla fine si risolve in un nulla di fatto ???


Da "MARSALA IT" del 9/09/11

La caccia a Pantelleria, per Di Marzo
è tutta colpa del coniglio (e un po' della tortora...)

Come abbiamo raccontato ieri, nonostante il divieto imposto dalla Regione Sicilia, a Pantelleria il Sindaco Alberto Di Marzo ha deciso - sua sponte - di aprire la stagione della caccia, con una determina ed un avviso pubblico del 21 Agosto scorso.

Sulla vicenda è intervenuta Legambiente, che ha presentato ricorso al Tar, e ha criticato aspramente il Sindaco dell'isola: "La caccia - hanno ricordato quelli di Legambiente Sicilia - non è stata aperta nelle isole minori perchè ci sono ancora molte specie migratorie e, soprattutto, tanti turisti".

Come mai allora Di Marzo ha deciso di fare di testa sua ? Leggendo bene l'ordinanza del Sindaco pare che sia tutta colpa del famoso coniglio selvatico pantesco.

Secondo il sindaco di Pantelleria la legge darebbe la facoltà ai sindaci delle isole minori di derogare disponendo l’apertura della caccia in conformità con il calendario venatorio regionale "qualora l’attività venatoria venga valutata come compatibile con la presenza dei turisti". E secondo il Sindaco i cacciatori sono pochi, e i turisti forse ancora di meno.... Lo scrive papale papale: “l’attività della caccia è del tutto trascurabile e non rappresenta in alcun modo fonte di disturbo per i turisti presenti nell’isola nel mese di settembre. L’attività venatoria costituisce condizione indispensabile per evitare l’aggravamento dei danni alle produzioni agricole di pregio (vitigni, capperi) provocato dal soprapopolamento dei conigli selvatici non essendoci nell’ecosistema isolano predatori terrestri”.

Quindi, ricapitolando, a Pantelleria ci sono pochi cacciatori, pochissimi turisti, e tanti, tantissimi conigli.

Per questo con l’ordinanza numero 109 del 29 agosto 2011 il sindaco Di Marzo aveva disposto che l’attività venatoria poteva essere esercitata a partire dal 3 settembre. In un avviso pubblico si spiegava che sarebbe stata consentita la caccia al coniglio il lunedì, mercoledì e giovedì. Nelle giornate del 3, 5, 10 settembre è prevista una apertura per la caccia alle tortore. Siccome l'isola di Pantelleria è gran parte zona sottoposta a vincolo (SIC e ZPS), in pratica l'area per la caccia corrisponde in parte ai centri abitati, tant'è che il sindaco invitava infine i cacciatori a "prestare massima attenzione e di mantenere la distanza di sicurezza prevista dalle case abitate onde evitare spiacevoli incidenti"....

http://a.marsala.it/notizie-dalla-provincia/isole/33380-la-caccia-a-pantelleria-per-di-marzo-e-tutta-colpa-del-coniglio-e-un-po-della-tortora.html
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Commento del sottoscritto su FB  a margine del post
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E qui abbiamo invece il seguito alla storia dell'apertura della caccia disposta dal nostro Sindaco in deroga alle legge regionale vigente... Merita una lettura e complimenti a Marsala IT che non molla il discorso su questo argomento. Se si deroga per i conigli, che c'entrano le povere tortore ?
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A Roberto Frigerio piace questo elemento.


Da "MARSALA IT" dell'8/09/11

Nello Stato libero di Pantelleria succede ormai anche questo
Il Sindaco dell’isola, Alberto Di Marzo, ha deciso di aprire la caccia. A modo suo.
Con un’ordinanza che è tanto piaciuta ai cacciatori, la 109 del 29 Agosto 2011.

"Caccia e Ambiente" è proprio una delle formazioni politiche che ha sostenuto Di Marzo nella sua corsa a Sindaco nel 2010, ed ha eletto anche due consiglieri comunali, Francesco Gabriele e Leonardo Valenza. Qundi, come fare a meno di sottrarsi alla richieste dei cacciatori?

Signori, dal 3 Settembre la caccia è aperta. Buon divertimento e sparate con prudenza.

Il merito è sempre di quelli di "Caccia e Ambiente" che si complimentano per il loro "lavoro certosino", con "argomentazioni inconfutabili" per "stimolare" il provvedimento di Di Marzo. E a proposito, scrivono in un comunicato: "L’opera del Partito Caccia Ambiente si rivolge adesso al resto delle Isole minori dove tuttavia registriamo elementi ostativi all’emanazione delle ordinanze di autorizzazione per la presenza in tutto il territorio delle Z.P.S. Se sarà possibile fare qualcosa non rimarremo a guardare".

Peccato che la Regione Siciliana è stata molto chiara, e ha stabilito che per le isole minori, Pantelleria compresa, la caccia parte il primo ottobre. Per due ordini di motivi: primo perché ci sono molte specie protette di uccelli che stanno per migrare; secondo, perché nelle isole minori, crisi permettendo, Settembre è pur sempre un mese di buone presenze turistiche. E invece, alla faccia di specie protette e turisti (anche loro, di questo passo, in estinzione a Pantelleria), il Sindaco Di Marzo ha deciso di fare impugnare la doppietta ai suoi amici cacciatori.

La singolare decisione ha fatto ridere in tanti, e arrabbiare in tantissimi. “Si tratta di un fatto abnorme – dichiara Angelo Dimarca di Legambiente Sicilia - in quanto le leggi vigenti non prevedono alcuna competenza dei sindaci in materia di apertura della caccia”. Legambiente ha subito denunciato il primo cittadino di Pantelleria, che rischia grosso per questa sua leggerezza a favore dei cacciatori dell’isola: la censura e la condanna alle spese processuali nel ricorso già presentato dinnanzi al Tar di Palermo.

“Abbiamo chiesto immediatamente al Sindaco di ritirare la sua determina” dichiara il capogruppo dell’opposizione Giuseppe La Francesca, che specifica: “Non siamo contro l'esercizio dell'attività venatoria, ma siamo consapevoli che bisogna agire nel rispetto della legalità”.

http://a.marsala.it/notizie-dalla-provincia/isole/33367-e-a-pantelleria-il-sindaco-di-marzo-apre-la-caccia-a-modo-suo.html
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Commento del sottoscritto su FB  a margine del post
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Come si vede, certe decisioni si prendono per convenienza politica, non certo per interesse verso il bene comune... E un'ennesima conferma l'abbiamo ancora un volta qui a Pantelleria, dove la tutela del patrimonio ambientale dell'isola, fatto di terra e di mare, di flora e di di fauna, stanziale o di passaggio che sia, non si può proprio dire che stia a cuore a molti ...
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Post di Roberto Frigerio

Forse la "passione" per la caccia o i voti dei cacciatori valgono più della protezione del patrimonio faunistico
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Post di Guido Picchetti

C'è una frase iniziale nell'ottimo articolo di Marsala It che mi ha colpito, laddove si parla di "Libero Stato di Pantelleria". Certo è che la libertà oggi ognuno se la gioca come vuole...
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A Luca Facciolo e Giovanni Rossi Filangieri piace questo elemento.


Da un Comunicato di "PRO NATURA" del 7/09/11

MOVING PLANET A CATANIA

A day of natural blue sea – Enjoy the nature in Sicily
Un Mare di Parchi Blu - “Stop alle Trivellazioni nel Mediterraneo”
Sosteniamo la tutela e la conservazione del Canale Sicilia – Banco di Pantelleria
 

Il programma della manifestazione del 24 settembre 2011

Area Marina Protetta Isola dei Ciclopi

ore 09.30 - inizio attività di fruizione per il pubblico dell’AMP: presso il porto di Acitrezza sarà disponibile l’imbarcazione con il fondo trasparente, per effettuare il tour guidato di circa 50 minuti circa, costo convenzionato 5€ (adulti), saranno imbarcate 12 persone per volta; sarà altresì disponibile il servizio trasferimento sull’Isola Lachea tramite barcaioli.

- conferenza di presentazione dell’evento presso la sede dell’AMP Isole dei Ciclopi (Hotel Cristal Acitrezza), parteciperanno rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni di volontariato, collegamento telefonico con Guido Picchetti da Pantelleria.

ore 11.00 - immersione del gruppo sub Pro Natura Mare Nostrum.

ore 18.00 - fine delle attività

Riserva Naturale Orientata La Timpa di Acireale (gestita dall’Azienda Foreste Demaniali della Regione Siciliana Ufficio Territoriale di Catania)

- visita guidata tramite associazione Legambiente, raggruppamento presso la Fortezza del Tocco (lungo il sentiero delle chiazzette: Acireale S. M. la Scala).

Area Marina Protetta Plemmirio (Siracusa)

- attivita’ di fruizione dell’AMP tramite convenzione per l’evento con la cooperativa Alfeo Servizi (tel. 0931709826 – 3346653268).

NOTE: Il servizio tour guidato dell’AMP Isole dei Ciclopi tramite battello con fondo trasparente sarà operativo dalle 09.30 alle 12.30 e dalle 16 alle 18.00, i gruppi che intendono fruire di detta attività, confermando l’adesione all’evento MOVING PLANET, devono prenotare al 0957117322 (da Lunedì a Venerdì, dalle 09 alle 13 e dalle 16 alle 19.30)

INFO: Michele Palazzo cell. 3356295987 – Carmelo Nicoloso cell. 3392482300

http://www.facebook.com/photo.php?fbid=2232087236027&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1&theater


Da "VILLAGGIO GLOBALE" del 7/09/11

MOVING PLANET A CATANIA

Meglio perforare prima che il parco diventi blu...
«Stop alle Trivellazioni nel Mediterraneo»
Iniziativa di Pro Natura e Comitato parchi nazionali per sostenere
la tutela e la conservazione del Canale di Sicilia

di Carmelo Nicoloso (*)

Un tuffo nel Mare Nostrum, dalla Riserva Naturale Orientata della Timpa di Acireale (CT), attraversando l'Area Marina Protetta dell'Isola dei Ciclopi ad Acitrezza (CT) si raggiunge quella del Plemmirio a Siracusa, per vivere una giornata immersi nelle pregevoli perle naturalistiche della Sicilia orientale, ricordando gli effetti devastanti e nefasti provocati dal Petrolchimico di Augusta/Priolo e Melilli in provinciale di Siracusa, attiviamoci a fermare la corsa alle trivellazioni nel Canale di Sicilia, sollecitando l'iter per l'istituzione dell'Area Marina Protetta a Pantelleria.

La Federazione nazionale Pro Natura attraverso il progetto Mediterraneo ed il Comitato parchi nazionali aderendo all'evento «Moving Planet» (350.org) programmato per il 24 settembre 2011, organizza «A day of natural blue sea» lungo le coste della Sicilia orientale, con il coinvolgimento di organismi istituzionali preposti alla conservazione della natura e la partecipazioni di diverse associazioni di volontariato. L'attività di fruizione del mare protetto lungo le coste della Sicilia orientale, si prefigge quale obiettivo principale quello di far conoscere ed apprezzare scenari paesaggistici straordinari, ecosistemi unici ricchi di tantissima biodiversità. I sub dell'associazione Pro Natura Mare Nostrum si adopereranno ad effettuare immersioni nei suggestivi fondali marini nelle Amp dell'Isole dei Ciclopi e del Plemmirio, d'intesa con gli enti gestori saranno altresì organizzate visite guidate nelle aree protette a condizioni convenzionate.

350 è il valore di ppm (particelle per milione) di CO2 nell'atmosfera che secondo gli studiosi in materia si dovrebbe raggiungere per tentare almeno di mitigare i cambiamenti climatici in crescendo. Attualmente a quanto pare abbiamo raggiunto un picco di ben 390 ppm, quando solo 200 anni fa nell'aria del pianeta ce n'erano mediamente 275... Intorno a questo numero fatidico di 350, che rappresenta appunto il limite di sicurezza di particelle di CO2 nell'aria che respiriamo, si è creato nel mondo un movimento che sta cercando di sensibilizzare al massimo la popolazione del nostro pianeta, dopo che scienziati, esperti di problemi climatici e molti governi nazionali hanno capito i rischi che tutti corriamo nel superare quel limite, e come occorra tornare rapidamente sotto le 350 ppm. E se non si fa entro questo secolo c'è un serio pericolo di raggiungere un punto di non ritorno, con fenomeni irreversibili che metterebbero a rischio la nostra esistenza (come, ad esempio, lo scioglimento dei ghiacci della Groelandia).

Sono noti a tutti i recenti disastri provocati dalle piattaforme petrolifere nel Golfo del Messico e nel mare di Scozia, con i relativi effetti devastanti ed immediati sugli ecosistemi e sulla biodiversità specialmente quella animale, gli esorbitanti costi che comporta la bonifica, senza escludere l'impatto a medio e lungo periodo sulla popolazione, in termini di esacerbazione di malattie respiratorie, patologie della pelle e dell'incidenza di tumori. Nel territorio della Regione Sicilia possiamo considerare come esempio il Polo Petrolchimico siracusano, sorto negli anni Cinquanta, e ancora oggi sono tangibili i segni provocati sugli habitat naturali e sulla popolazione, con aborti e/o nascite di bambini malformati, l'aumento di forme tumorali, in particolare quelle polmonari. Non meno importante, è da considerare gli effetti sul valore economico, non stimabile, oltre che del danno ambientale procurato, anche sull'economia dell'industria locale della pesca e del turismo.

Le trivelle della compagnia petrolifera Audax Energy sono già entrate in attività al largo di Pantelleria, si attendono nuove connessioni. Proprio lì dove, dal 2007, è prevista la nascita del Santuario marino per i cetacei del Canale di Sicilia. Dopo tre anni dall'accordo tra Italia e Malta, non solo dell'area protetta non c'è traccia, ma nuove perforazioni mettono in pericolo la salute di tutto il Mediterraneo, anche a causa della natura geologica del fondale perforato.

(*) Coordinatore sud Italia Comitato Parchi; Responsabile progetto Mediterraneo Pro Natura; Segretario rapporti istituzionali Pro Natura Mare Nostrum

http://www.vglobale.it/index.php?option=com_content&view=article&id=13452%3Ameglio-perforare-prima-che-il-parco-diventi-blu&catid=5%3Aultime&Itemid=121&lang=it


Da "LA VALLE DEI TEMPLI" del 7/09/11

Il Sindaco di Pantelleria apre con propria ordinanza la caccia
Leagambiente: "Provvedimento abnorme. Ricorreremo al TAR

Palermo, 7 settembre 2011 - Con Ordinanza n. 109 del 29 agosto 2011, il Sindaco di Pantelleria ha aperto la caccia su una parte dell'isola contro le previsioni della Regione che per tutte le isole minori prevedeva l'apertura al primo ottobre.

"Si tratta di un fatto grave ed abnorme – dichiara Angelo Dimarca, Responsabile regionale del Dipartimento Conservazione Natura di Legambiente Sicilia – in quanto le leggi vigenti non prevedono alcuna competenza dei sindaci in materia di apertura della caccia. Inoltre, già lo scorso anno alcuni sindaci delle Madonie che avevano autorizzato gli abbattimenti dei cinghiali erano stati censurati e condannati anche al pagamento delle spese processuali con diverse sentenze del TAR Palermo."

Tutte le isole minori sono classificate IBA (Important Bird Area) cioè sono zone importanti per la conservazione degli uccelli e con decreto dell’Assessorato regionale territorio ed ambiente era stata prevista l'apertura della caccia a partire dal primo ottobre.

Tale disposizione peraltro è coerente anche con la presenza turistica che nelle isole minori è significativa per tutto il mese di settembre.

Ma, all'ultimo minuto, l'Assessore all'Agricoltura D'Antrassi ha inserito nel calendario venatorio una sorta di deroga ed ora assiste in silenzio a provvedimenti abnormi che negano le misure di conservazione volute dalla stessa Regione.

"Per questo – conclude Dimarca – Legambiente ha dato mandato ai propri legali di impugnare il calendario venatorio regionale che comprende anche norme assurde come il divieto di caccia per una fascia di 1 chilometro a cavallo dell'autostrada Enna-Catenanuova, che non servono per la conservazione della natura e che sono inutilmente penalizzanti nei confronti degli stessi cacciatori".

http://www.lavalledeitempli.net/2011/09/07/il-sindaco-di-pantelleria-apre-con-propria-ordinanza-la-caccia-legambiente-%E2%80%9Cprovvedimento-abnorme-ricorreremo-al-tar/
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Commento del sottoscritto su FB  a margine del post
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Il Comune di Pantelleria continua a penzolare da una parte e dall'altra, tra tutela e sfruttamento del suo ambiente naturale... Quando deciderà qual'è la strada migliore per sè e per i suoi figli ?


Da "MARE MAGAZINE" del 7/0911

Trivellazioni e petrolio 
in Italia. Un'intervista
da diffondere per difendere il nostro patrimonio

No all'Italia petrolizzata

di Maurizio Bizzicari

L'amico Guido Picchetti che da anni risiede a Pantelleria, ci aggiorna quotidianamente con il suo Echi di stampa Stretto di Sicilia sulla situazione delle trivellazioni nel mare di Pantelleria e nel Canale di Sicilia. L'altro ieri ha pubblicato l'intervista al fisico Maria Rita D'Orsogna che ci sentiamo in obbligo di riprendere integralmente e che vi invitiamo a diffondere. È una lettura illuminante che deve scuotere le nostre coscienze! La fotografia è tratta dal blog di Maria Rita D'Orsogna.

Intervista al fisico Maria Rita D'Orsogna

di Guido Picchetti

Ho conosciuto Maria Rita D'Orsogna (nella foto) solo di recente, dopo quello che in inglese viene definito un "misunderstanding", un fraintendimento in italiano, ma che possiamo anche definire una "gaffe", da parte mia naturalmente.
La racconto in breve in quanto da l'idea immediatamente del carattere del personaggio che ho avuto oggi l'onore di intervistare (a distanza, in questo momento Maria Rita è a Santa Monica in Califormia, nei pressi dell'Università dove insegna fisica), e della quale riporto con estremo piacere le dichiarazioni in questo articolo che mi auguro possa chiarire le idee sul problema delle trivellazioni petrolifere nel Mediterraneo a chi avrà modo di leggerlo.
La nostra conoscenza risale a qualche settimana fa, quando la rassegna stampa di "Google" mi segnalò un articolo sulle trivellazioni in Italia pubblicato in un blog dedicato a tali temi, riferendosi particolarmente a quanto da qualche tempo stava accadendo in Abruzzo e davanti alle sue coste. In esso si parlava anche del problema delle trivellazioni nello Stretto di Sicilia intorno a Pantelleria, e notai che erano riportate in proposito alcune inesattezze.

Chi è Maria Rita D'Orsogna ? Cenni biografici ...
Sono figlia di genitori abruzzesi emigrati negli USA prima che io nascessi. Per tutta la vita ho vissuto fra due mondi diversi – il Bronx e i campi d’Abruzzo – che fanno ugualmente parte di me e che in un modo o nell’altro si complementano nella mia vita. Ho studiato fisica all’Università di Padova e poi sono venuta negli USA a fare il dottorato, a Los Angeles. È una città che agli europei può sembrare difficile – con spazi enormi, la necessità di una macchina, la mancanza di un vero centro cittadino – ma che io amo particolarmente. È una città dove la maggior parte degli abitanti non è bianca e in cui nessuno si sente diverso, perché veniamo tutti da paesi, e culture distinte. C'è molta ricchezza umana e culturale qui, e una volta arrivata non sono voluta più andare via. È la mia casa. Professionalmente sono un fisico, professore associato presso il dipartimento di matematica della California State University at Northridge, a Los Angeles.

Com'è nato il suo impegno in fatto di tutela ambientale in Abruzzo e in Italia (Adriatico, Basilicata, Pantelleria, etc.) ?
Nell'ottobre del 2007 mi telefonò un amico da Lanciano, in Abruzzo, dove vivono i miei genitori e in conversazione menzionò questo misterioso "Centro Oli" di Ortona. Non c'erano molte informazioni all'epoca su quella che poi scoprimmo essere una raffineria proposta dall'ENI fra i campi del Montepulciano per trattare petrolio di scarsa qualità e fortemente inquinante. Capii subito però che estrarre petrolio scadente e raffinarlo fra i vigneti era qualcosa di nefasto che non avrebbe portato niente di buono all'Abruzzo. Così, anche se da lontano, anche se tutti mi dicevano che era una battaglia persa, mi misi all'opera.
Presi dei libri dall'università e studiai meglio la situazione, parlai con colleghi americani, con persone di Ortona. Una volta che il quadro mi divenne chiaro – sui limiti emissivi di sostanze inquinanti in Italia, sull'idrogeno solforato, sugli effetti degli scarti petroliferi nella vita delle persone e sul ciclo agricolo e ambientale – ho cercato di diffondere il messaggio ai cittadini. Pian piano la battaglia si è allargata alle concessioni marine d'Abruzzo e in altre parte d'Italia: con inviti di coinvolgimenti in altre realtà locali come Savona, la Brianza, la Murgia, il Polesine. Chioggia, le isole Tremiti, la Basilicata, il Salento, Pantelleria. Come dire di no?
Alla fine siamo un Paese solo e salvare l'Abruzzo non serve a niente se poi invece i pozzi li fanno in altre regioni. Ovviamente il tempo è sempre tiranno, ma cerco di fare il meglio che posso, anche con qualche sacrificio personale in termini di tempo libero.

Il coinvolgimento del nostro Paese a favore della difesa dei suoi tesori. Come riuscire ad ottenerlo ?
Sicuramente con l'informazione, con un maggior attivismo da parte dei cittadini, e con la pressione sui nostri politici. I progetti petroliferi riguardano tutta la dorsale adriatica e si snodano dal Piemonte alla Sicilia. Occorre che l'Italia decida che tipo di nazione vuole essere – un campo di petrolio, o quello che a suo tempo era il giardino del mondo? Non possiamo essere tutto allo stesso tempo. Non possiamo pensare di attrarre turisti in Salento o a Pantelleria ed accoglierli con raffinerie e pozzi di petrolio. Abbiamo l'esempio lampante di Taormina e di Gela. La prima tanti anni fa rifiutò di diventare sede di impianti petrolchimici, la seconda disse si. A distanza di 50 anni, è evidente quale sia stata la scelta più oculata e chi ha ora una qualità di vita migliore
Pasquale de Vita, il presidente dell'Unione Italiana Petroliera afferma che l'Italia è in "competizione sbilanciata" con l'Arabia Saudita per la produzione di petrolio perchè nel nostro paese la protezione dell’ambiente pone maggiori vincoli che in Arabia Saudita. Ci si deve rendere conto che non siamo e non saremo mai l'Arabia Saudita! Affermazioni come questa possono essere fatte perché, almeno sul tema petrolio, in Italia veramente manca l'informazione di base, diffusa. Molte persone pensano che il petrolio li farà arricchire e che è tutto necessario per i nostri stili di vita del 21esimo secolo.
Invece non è così: intanto ad arricchirsi saranno gli investitori stranieri e non certo i cittadini, visto che le royalties, e in generale le percentuali che restano sul territorio in Italia, sono bassissime.
Il più grande giacimento europeo è in Basilicata e produce solo il 6% del fabbisogno nazionale. Questo vuol dire che volenti o nolenti, continueremo a importare petrolio dall'estero a lungo. La Basilicata è un ottimo esempio della mancanza di informazione: quando i petrolieri – ENI e Total – arrivarono circa 15-20 anni fa promisero mari e monti. Oggi la Basilicata è la regione più povera d’Italia, trovano petrolio nel miele, le dighe sono inquinate da idrocarburi, con morie di pesci, alcune sorgenti idriche sono state chiuse, seppelliscono immondizia tossica petrolifera nei campi e trivellano nei parchi.
Vigneti, meleti e campi di fagioli che sorgono vicino a pozzi e raffinerie sono rovinati. I tumori aumentano e così pure la disoccupazione e l'emigrazione.
È questo che vogliamo per l'Italia? Per il 6% del fabbisogno nazionale di petrolio? Non sarebbe più intelligente invece incentivare seriamente l'industria del fotovoltaico obbligando edifici e fabbriche ad installare pannelli solari o obbligando i costruttori a costruire edifici eco-sostenibili e a risparmio energetico?
Il governo centrale fa poco per diffondere informazione, e anche per monitorare che tutte le attività petrolifere siano condotte nel rispetto delle regole. A fronte di tutti questi disastri ambientali in Basilicata non ho mai sentito il Ministero dell’Ambiente pretendere maggiori controlli, fare multe salate o aprire cause contro l'ENI e a difesa dei cittadini. Mai. Spesso gli investitori stranieri sanno ciò che accade in Italia prima e meglio degli italiani stessi. Io stessa prendo la maggior parte delle informazioni dai siti stranieri. Com'è possibile tutto questo? Come mai il governo norvegese spiega ai suoi cittadini sulle sue pagine web e in inglese, in modo che tutti capiscano, che le estrazioni di petrolio  "causano inquinamento all'aria, all'acqua e ai fondali marini", mentre il governo italiano non dice niente?
Abbiamo limiti legali spesso migliaia di volte più alti che in altri paesi – per la diossina, per l'idrogeno solforato ad esempio – oppure dei limiti in mare per le trivelle che sono veramente ridicoli. Fino al 2010 si potevano costruire piattaforme dove si voleva. Nel 2010 arriva il decreto Prestigiacomo che impone il limite a circa 9km da riva. In California, per contro, è dal 1969 che non si costruiscono più impianti petroliferi in mare, e la zona di interdizione alle trivelle off-shore è di circa 160 chilometri per proteggere turismo e pesca. Il raffronto non regge: 9km contro 160. Che protezione può offrire un pozzo a 9.5 chilometri da riva?
Qui in Italia molto spesso il cittadino comune queste cose non le sa. Ma anche quando le sa, l'attivismo degli italiani è spesso deludente. Ci sono cittadini eroici, ma la persona media crede che ci sarà qualcun altro che li salverà oppure, accetta tutto fatalisticamente, ritenendo che è inutile perderci tempo perchè tanto è tutto già deciso. Questo è un atteggiamento sbagliato perchè non si cresce – e che esempio diamo ai giovani se ci arrendiamo prima ancora di cominciare? O se lasciamo credere loro che l'idealismo non porta da nessuna parte? Vincere invece è possibile, se ci si crede davvero e se si è tutti uniti.
Basta solo guardare com'è finita la storia del "Centro Oli" di Ortona: l'ENI lo considerava un progetto di punta, aveva tutti i permessi pronti, il presidente della regione Abruzzo all'epoca Ottaviano del Turco e il sindaco di Ortona Nicola Fratino erano favorevoli; l'assessore all'ambiente Franco Caramanico aveva detto che si trattava di una occasione che l'Abruzzo non poteva perdere, e le trivelle erano pronte per partire. Avevano detto sì anche Bersani, Di Pietro e Pecoraro Scanio.
Invece grazie all'informazione, e all'attivismo intelligente dei cittadini siamo riusciti a scongiurare la costruzione di questa raffineria. Abbiamo martellato la classe politica per mesi ed anni, facendo diventare il tema del petrolio uno dei più importanti della campagna elettorale del 2008-2009.
Siamo riusciti anche a sconfiggere alcuni pozzi a mare d'Abruzzo – della Petroceltic e della Mediterranean Oil and Gas – sebbene l'attuale presidente della regione Gianni Chiodi non si mostri particolarmente interessato alla faccenda. Il tutto perchè noi cittadini l'abbiamo fortemente voluto, e voluto più dei petrolieri e di alcuni politici corrotti.

Il pericolo delle piattaforme off-shore nei mari italiani sta crescendo con un ritmo esponenziale. Come affrontarlo?
Come sopra: con l'informazione, l'attivismo, la pressione incessante sui politici.
Per i pozzi già trivellati purtroppo c'è poco da fare, e si può solo esigere che il tutto venga fatto il più possibile nel rispetto dell'ambiente. Ma per quelli ancora non autorizzati c'è molto che si può fare. A livello civico, l'Europa impone che il parere dei cittadini per tutti gli impianti di forte impatto ambientale sia ascoltato e rispettato.
Il Ministero dell'ambiente e delle attività produttive lascia un periodo di circa 60 giorni in cui si possono valutare i progetti petroliferi (ma anche di inceneritori, cave e discariche) e in cui i cittadini possono dire la loro in modo ufficiale o "scrivere osservazioni".
La scrittura di testi al Ministero è uno strumento importante che la gente però non conosce o in cui non ripone troppa fiducia, proprio per mancanza di informazione. In Abruzzo a suo tempo abbiamo messo su una forte campagna di coinvolgimento dei cittadini per i pozzi descritti sopra, e abbiamo mandato oltre 200 lettere di opposizione da parte di cittadini, associazioni e anche da parte della chiesa cattolica direttamente al Ministero dell'Ambiente.
Il Ministero ha poi bocciato il pozzo "Ombrina Mare" citando anche le nostre osservazioni fra le motivazioni del diniego. E una cosa simile sta avvenendo alle isole Tremiti, dove gli avvocati stanno facendo ricorso al TAR contro le trivelle Petrocelitc nei mari del Gargano – una follia -, usando proprio le nostre osservazioni come una delle argomentazioni contro le piattaforme, in quanto manifestazione della volontà popolare nel rispetto delle leggi europee.
Una iniziativa simile è in corso anche per le trivelle a Pantelleria: e se si vuole manifestare la propria contrarietà al governo, basta solo seguire le istruzioni qui riportate [1].
Tutto questo deve essere accompagnato da un attivismo costante: in una parola occorre rompere le scatole ai politici il più possibile e ricordare loro che o si adoperano per il bene comune oppure non saranno più votati, a prescindere dal colore politico.

La situazione delle trivellazioni petrolifere off-shore riguarda l’intero Mediterraneo. Oltre all’Italia sono coinvolte molte altre Nazioni che lambiscono le sue sponde (Malta, Tunisia, Libia, Grecia, Cipro, Israele...). Come rispondere alla corsa all’oro nero nel “Mare Nostrum”?
È un discorso molto importante, che dovrebbe portare ad un rapido accordo di tutte le nazioni che si affacciano sul Mediterraneo con una politica comune di difesa del mare di fronte a un tale problema. Le basi politiche per poter operare ci sono già da tempo. Basti pensare alla Convenzione di Barcellona, ai protocolli sottoscritti da tutti i Paesi Membri, Unione Europea compresa, e all'UNEP-MAP (Units Nations Environment Program-Mediterranean Plan Action), l'organismo istituito dalla Convenzione sotto l'ombrello della Nazioni Unite per realizzare il "Piano di Azione per la Tutela Ambientale del Mediterraneo".
L'Italia dovrebbe giocare un ruolo fondamentale in tutto questo. Ad esempio, un buon punto di partenza sarebbe un accordo con le nazioni dell'ex Yugoslavia per vietare le trivelle in Adriatico. Si potrebbe poi sperare in una azione allargata che riguardi i paesi di tutto il bacino Mediterraneo. Ma è sempre dal piccolo che si parte: ad esempio, sono stupita che dopo 20 anni ancora non si riesca a trovare la parola fine per l'instaurazione dell'area marina protetta di Pantelleria. Venti anni sono davvero troppi. Decidersi su quest'area protetta sarebbe un ottimo punto di partenza, anche per sensibilizzare i cittadini a quanto importante sia la difesa del mare, per poi mirare a cose più grandi.

Come vedono negli USA la situazione della corsa all'oro nero nel Mediterraneo?
Non se ne parla molto perché non ne parla nemmeno più di tanto la stampa italiana.
Quando però ne parlo ai miei colleghi e amici americani, ad esempio del fatto che si voglia trivellare a 10 chilometri da Venezia, restano tutti allibiti, e non riescono a capacitarsi di come una nazione possa essere così cieca da non volere proteggere una delle città più belle del mondo. La laguna veneta è fragile ed estrarre petrolio o metano porterà a casi di subsidenza e di abbassamento ulteriore dei fondali marini. E qui negli USA sono ancora più sconvolti quando spiego loro che fino al 2010 non c'erano regole per il petrolio in mare. Ma gli americani sono anche un popolo pratico, e la prima cosa che dicono è: cosa posso fare in prima persona per aiutare ? Sarebbe bello se anche in Italia potessimo essere un po' così, capaci di mostrare solidarietà nazionale in un problema che ci accomuna tutti.

"Moving Planet", vale a dire "da una smossa al tuo pianeta"... Così è denominata l'iniziativa promossa dal gruppo “350 org” per il 24 settembre p.v. in tutto il mondo. Qual è la partecipazione italiana ?
Secondo gli scienziati, per avere un pianeta sano occorrerebbe che l'aria che respiriamo avesse una concentrazione di anidride carbonica non superiore a 350 parti per milione (350 ppm). Attualmente siamo a 390 ppm ed bisogna abbassare evidentemente questo valore di circa 40 punti. Diversi anni fa, un gruppo di attivisti da tutto il mondo si è riunito per sensibilizzare i cittadini sul problema del riscaldamento globale, sulla necessità di ridurre l'uso di fonti fossili e in generale di vivere una vita più sostenibile. Il loro nome è proprio "350.org" e periodicamente organizzano eventi e manifestazioni a livello mondiale.
Per Sabato 24 settembre 2011 "350.org" ha lanciato l'iniziativa di organizzare in tutte le nazioni della Terra eventi legati al tema della sostenibilità. In Italia, a Catania e Siracusa si celebrerà "A day of natural blue sea", finalizzato alla sensibilizzazione contro le trivelle nei mari della Sicilia.
Ma altri eventi ci saranno anche a Milano, Brindisi, Napoli Roma e Pontinia (Latina) per incoraggiare l'uso della bicicletta in città, e altri ancora ad Ancona e Torino per incentivare il consumo di cibo prodotto localmente. Maggiori informazioni si possono ottenere qui [2].

Perché lei fa tutto questo?
Perché personalmente non posso accettare che delle ditte straniere vengano a fare in Italia delle cose che altrove non sarebbe lecito, e ciò a causa, principalmente, dell'ignavia di chi ci governa. E non è solo una questione di ambiente, è una questione di giustizia sociale. Chi soffrirà gli effetti delle trivelle selvagge?
Il contadino, il pescatore, l'operatore turistico, il cittadino che vive vicino all'impianto petrolifero, e soprattutto un domani i nostri figli. Non certo il Ministro Prestigiacomo. No, non lo posso tollerare, perchè non è giusto. E spero veramente che tutti si rendano conto di quanto importante sia il coinvolgimento del cittadino medio nelle battaglie alla difesa dei beni comuni, perchè alla fine si vince veramente se siamo tutti informati, intelligenti, attivi e sappiamo cosa vogliamo.
L'Abruzzo, Pantelleria, la Basilicata, il Salento, sono nostri e dovremmo essere noi come collettività a difendere il nostro vero unico patrimonio con le unghie e con i denti, da Nord a Sud, e tutti i santi giorni della nostra vita.

URL in questo post:
[1] le istruzioni qui riportate:
http://dorsogna.blogspot.com/2011/08/salviamo-pantelleria-dalla-audax-energy.html
[2] si possono ottenere qui:
http://www.moving-planet.org

http://www.maremagazine.com/
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A Giò Nastasi e Roberto Frigerio piace questo elemento.


Dall' "ALBO PRETORIO DEL COMUNE DI PANTELLERIA" del 7/09/11

Il parere negativo alla richiesta di V.I.A.
dell'Audax Energy a nord di Pantelleria

di Guido Picchetti

Qui potete leggere il comunicato ufficiale affisso stamane all'Albo Pretorio del Comune di Pantelleria, con cui è stato espresso parere negativo per incompatibilità ambientale al permesso di ricerca "364 CR-AX" situato nel Canale di Sicilia avanzato dalla Audax Energy srl.

http://www.guidopicchetti.it/Il%20CPPM%20di%20Pnt/News%202010/echi_stampa/ec_stampa%202011/Doc%20Acrobat%202011/parere%20VIA_AUDAX.pdf
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Post di Fiorenza Gianni
Grazie della notizia.
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Post di Giò Nastasi

Ogni tanto una buona notizia! :))
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Da "VASTO WEB" - 6/09/11

Petrolio, interrogazione
in Senato dell'Idv

ROMA - "Il Ministero dell'Ambiente deve intervenire per tutelare le coste minacciate dalle trivelle". Approda in Senato il problema petrolizzazione del mare vastese, abruzzese e non solo. Un'nterrogazione al ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, è stata presentata da quattro senatori dell'Italia dei valori. Prima firmataria è Patrizia Bugnano. Gli altri sottoscrittori sono l'abruzzese Alfonso Mascitelli, Felice Belisario e Fabio Giambrone.

“I dati raccolti nel 2011 da Goletta Verde, durante la campagna estiva di Legambiente - sottolinea Bugnano - sono estremamente preoccupanti e testimoniano che a devastare il Mediterraneo e le sue coste non sono soltanto la cementificazione selvaggia e gli scarichi fognari illegali ma anche le trivellazioni petrolifere dei fondali marini. Evidentemente il disastro provocato dalla Bp nel golfo del Messico, meno di un anno fa, non ha insegnato nulla agli amministratori visto che dal maggio 2011 risultano rilasciati 25 permessi di ricerca per l'estrazione di idrocarburi. Di queste 12 interessano il Canale di Sicilia, ed altre 40 interessano la stessa regione, soprattutto in luoghi splendidi come Pantelleria e le isole Egadi. Altre ricerche potrebbero essere effettuate in Abruzzo, Puglia e Basilicata. La tutela dell'ambiente e delle coste siciliane ed italiane - chiede l'Idv - deve essere un interesse primario del Governo e delle amministratori locali, anche alla luce della crescente valorizzazione turistica di questi luoghi".

http://www.vastoweb.com/notizie/petrolio-interrogazione-in-senato-dellidv-10526.html
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Commento del sottoscritto su FB  a margine del post
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Si è svegliato uno dei partiti che siedono in Senato e quattro senatori dell'Italia dei valori hanno presentato un'interrogazione al ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo per le minacciate trivellazioni off-shore evidenziate da Legambiente. Prima firmataria Patrizia Bugnano. Con lei l'abruzzese Alfonso Mascitelli, Felice Belisario e Fabio Giambrone. Adesso siamo tutti salvi... Ma tutti gli altri senatori vivono all'estero ?


Da "QUOTIDIANO DI SICILIA" del 6/09/11

Sconcertante silenzio del Governo
sulle trivellazioni nel Canale di Sicilia

Denuncia di Leandro Janni, consigliere nazionale di Italia Nostra:
concessioni a compagnie sconosciute. È una corsa perché le royalties pagate alla Regione sono tra le più basse d’Italia.

di Marina Pupella

PALERMO - “Prosegue, coperta dallo sconcertante silenzio del Governo, la corsa delle società straniere all’oro nero di Sicilia. Studi all’insegna del copia e incolla, relazioni stilate da dietro una scrivania, senza aver mai conosciuto i luoghi e c’è persino chi si è dimenticato di un vulcano sommerso. Quindi, si presenta tale documentazione al ministero dell’Ambiente e si possono impiantare pozzi petroliferi a pochi passi dalle isole”.

A denunciarlo è Leandro Janni, consigliere nazionale di Italia Nostra, che critica aspramente, attraverso una nota diffusa ai giornali, la superficialità con cui gli organi istituzionali competenti, i ministeri dell’Ambiente e dei Beni culturali in primis, stanno affrontando la delicata questione delle trivellazioni a largo di Pantelleria e delle isole Egadi. Faciloneria confermata per altro anche dalla Northern Petroleum, una delle società interessate ai nuovi pozzi nel Canale di Sicilia: “La legislazione che vieta le trivellazioni off-shore entro le 12 miglia dalla costa avrà un effetto irrilevante”. In altri termini, le trivellazioni vanno avanti. Tutto questo malgrado le forti opposizioni e il dichiarato no, di enti locali, cittadini e associazioni.

“Tutti vogliono trivellare il mare siciliano- accusa ancora Janni- colossi e società sconosciute: la San Leon Energy è una srl con capitale di diecimila euro. La sede è in un paesino della Puglia. Qualcuno ha provato a contattarli, ma ai recapiti forniti rispondono altre società. Non solo: la ditta risulta inattiva ed è stata ceduta a una società madre in Irlanda. Niente di irregolare, però elementi che, secondo le associazioni presenti sul territorio, suscitano allarme”.

Gli fanno eco l’ingegnere Mario Di Giovanna e l’associazione AltraSciacca. “Come si fa a concedere a un soggetto di queste dimensioni sondaggi tanto delicati? In caso di disastro su chi rivalersi? Altra società che vanta importanti diritti ottenendo concessioni con l’attuale esecutivo nazionale, è La Audax Energy. Questa ha un capitale di 120mila euro e rientra nella galassia di imprese del geologo Luigi Albanesi. Come esperto, ha firmato studi per le società petrolifere. Anche le proprie”. E qui Di Giovanna aggiunge: “Niente di illecito, ma ci pare poco opportuno che lo stesso amministratore firmi le relazioni tecniche delle sue imprese”.

Dopo le polemiche, le denuncie dello scorso anno, il ministro Prestigiacomo ha posto dei limiti, dei divieti per le ricerche: da 5 a 12 miglia dalle coste e dalle zone protette. Alcune domande sono state bocciate. La corsa, però, è ripresa. Ma perché tanto interesse verso la Sicilia? Il consigliere di Italia Nostra è scettico sul fatto che sotto l’Isola ci siano quantità rilevanti di petrolio. “Le ragioni sono altre - prosegue - le royalties che le compagnie pagano alla Sicilia sono tra le più basse d’Italia (l’Emilia Romagna, con quantità inferiori di idrocarburi, incassa 33 volte di più), che già vanta royalties tra le più basse del mondo. Lo dicono i produttori nei loro siti: “La struttura delle royalties in Italia è una delle migliori del mondo. Per i permessi offshore le tasse sono solo del 4 per cento, ma nulla è dovuto fino a 300.000 barili l’anno”. E pensare che il governatore della Sicilia non fa altro che spifferare ai quattro venti che “le imprese che sfruttano il territorio siciliano devono pagare le loro tasse qui in Sicilia”.

Sì, ma quando e da quando, non è dato sapere. Ad ogni modo, le associazioni presenti sul territorio Lega navale italiana sezione di Sciacca, Greenpeace onlus, Italia Nostra - Sezione di Sciacca, L’AltraSciacca, Cittadinanza attiva - Procuratore dei cittadini, Cgil sede di Sciacca, costituitesi in un comitato denominato “Stoppa la piattaforma” non mollano.

http://www.qds.it/8127-sconcertante-silenzio-del-governo-sulle-trivellazioni-nel-canale-di-sicilia.htm
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Commento del sottoscritto su FB  a margine del post
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Denunce, denunce, denunce... Quante ne sono state fatte in questi ultimi giorni. A centinaia, basta consultare le rassegne stampa in rete su una qualunque delle voci interessate: trivellazioni, petrolio, etc. etc. Tutte a vuoto, e tutte inutili, scivolate sulle pagine dei giornali come sapone bagnato su un vetro inclinato... Ma un vetro di solito è trasparente... Nel nostro caso è opaco, anzi nero di petrolio...


Da "20 CENTESIMI IT" - 6/09/11

Riprendono le trivellazioni, torna l’allarme a Brindisi

di Victor Botta

3/09/11 - A pochi giorni dalle sospette fiammate del Petrolchimico che hanno allarmato la città, la questione ambientale torna al centro della scena a Brindisi. Si è diffusa infatti la notizia di un imminente avvio delle trivellazioni petrolifere da parte dell’ Eni a 25 miglia dalla costa del capoluogo. Gli ambientalisti del comitato No al Carbone parlano di “nuova iattura” e di una ulteriore “svendita” della città:

"Qualcuno ha deciso che a Brindisi si può fare tutto- affermano in una nota i rappresentanti del comitato- e che lo si può fare ignorando completamente la popolazione che in più occasioni ha chiesto un cambio di marcia verso un modello di sviluppo che traguardi scenari produttivi diversi da quelli che per decenni hanno imperato portando soltanto distruzione, veleni e morti."

Tuttavia il progetto trivellazioni affonda le sue radici molto tempo fa. Nel 1981 fu individuato il giacimento che prese il nome “Aquila” e nel 1993 il progetto fu presentato a Brindisi da Eni, Agip e dal ministro dell’Industria di allora Paolo Savona. Tra il 1993 ed il 1995 è avvenuta la perforazione di due pozzi sottomarini collegati alla piattaforma “Fpso” (Floating Production Storage Offloading). L’estrazione del greggio, invece, iniziò nel 1998 e si è conclusa nel 2006 a causa di lavori di manutenzione degli impianti. Ora tutto è pronto per la ripresa delle estrazioni e, come rivela il Nuovo Quotidiano di Puglia, al largo di Brindisi si è in attesa dell’arrivo dell’unità Fpso che è attualmente in navigazione nel cantiere di Dubai e che dovrebbe arrivare alla piattaforma a metà settembre. In questi giorni, dunque, si sta predisponendo il necessario all’ormeggio dell’impianto off shore (boe, cavi, ganci ecc). Non si effettueranno, dunque, nuove trivellazioni ma si riapriranno i pozzi già esistenti.

Gli ambientalisti però non si danno per vinti e promettono di essere pronti a scendere in piazza e di far sentire con forza la loro voce con incisive azioni di protesta con l’appoggio dell’ intera cittadinanza. La preoccupazione per possibili sciagure ambientali è molto forte:

"Per i profitti miliardari del gruppo Eni ci esponiamo al rischio di un incidente come quello verificatosi lo scorso anno nel golfo del Messico su una piattaforma della BP o quello di pochi giorni fa nel mare della Scozia su una piattaforma Shell. Due dei più noti incidenti che hanno inquinato centinaia di chilometri quadrati di mare mettendo in ginocchio attività economiche legate alla pesca ed al turismo. Brindisi ripudia questi signori del potere e del denaro che credono di poter comprare il nostro territorio. Non siamo pedine sul vostro scacchiere ma cittadini che difendono la propria città."

Gli attivisti del Comitato si chiedono, infine, quali siano gli intendimenti al riguardo delle amministrazioni locali, del Comune (ora commissariato), della Provincia e della Regione Puglia.

http://www.20centesimi.it/blog/2011/09/03/riprendono-le-trivellazioni-torna-l%E2%80%99allarme-a-brindisi/
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Commento del sottoscritto su FB  a margine del post
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Ancora sulle trivellazioni off-shore davanti alle coste pugliesi. A riavviare le operazioni a 25 miglia da Brindisi stavolta è l'ENI che con la sua piattaforma .“Fpso” (Floating Production Storage Offloading) intenderebbe riaprire dei pozzi già esistenti, nonostante gli abitanti del capoluogo riuniti in un Comitato del No ripudino questi signori del potere che credono di poter comprare il loro territorio.


Da una mia "NOTA su FB" del 5/09/11

Quando sembra che il tempo non passi mai...
Sarà un bene o un male ?

di Guido Picchetti

A proposito di articoli già pubblicati che non invecchiano, leggetevi questo che riporto qui in una nota su FB e ditemi se può essere ritenuto datato. L'ho scritto per "Blog Sicilia" giusto un anno fa, ma, capitatomi sotto gli occhi, a me sembra che sia oggi ancora più attuale di ieri, e invito pertanto i miei amici vecchi e nuovi che si interessano a questo problema delle trivellazioni nello Stretto di Sicilia a tenerlo ben presente.

In esso sono denunciati alcuni importanti dati di fatto che nessuno può smentire, e le inadempienze delle classi dirigenti, di qualunque parte politica siano state ieri o siano oggi, risultano più che evidenti. Non aggiungo altro e mi limito a ripubblicare quell'articolo nella stessa versione che lo pubblicai il 27 Agosto 2010 senza cambiare una virgola, con l'aggiunta unicamente di questa premessa... (e di una piccola chiosa...).

Le acque del Canale di Sicilia dovrebbero essere protette…

27 agosto 2010 - Secondo quanto riferisce l’Ansa in un comunicato del 20 Novembre 2007 (reperito in archivio da Carmelo Nicoloso, responsabile del Comitato Parchi Italia per la Sicilia e il Mezzogiorno), in occasione della “Conferenza di solidarietà internazionale per le strategie di protezione dell’Africa e del Mediterraneo contro i cambiamenti” in quei giorni corso di svolgimento a Tunisi, il ministro dell’Ambiente allora in carica, Alfonso Pecoraro Scanio, firmò un accordo bilaterale con la Tunisia per la protezione delle acque del Canale di Sicilia, vera e propria culla per le balene.

Accordo analogo con Malta era stato già firmato a Giugno dal ministro, secondo il quale, dopo il via libera da parte della Tunisia, non ci sarebbero stati più ostacoli per la firma ufficiale dell’accordo trilaterale (tra Malta, Tunisia e Italia) per l’istituzione del Santuario Marino del Canale di Sicilia, che si auspicava potesse essere stipulato nel Gennaio 2008.

A tre anni di distanza (oggi quattro..., ndr.) occorre domandarsi come mai quegli accordi non hanno avuto a tutt’oggi alcun effetto pratico. Sembra proprio che, in merito, si sia o sia stato tutto arenato.

Dal canto mio vorrei aggiungere un ulteriore elemento che ritengo niente affatto trascurabile in questa analisi, trattandosi di soldi (... dei cittadini) !

Riguarda il finanziamento pubblico di ben 20 milioni di euro che la stessa legge istitutiva dei quattro parchi nazionali siciliani (la n. 222 del 29 novembre 2007, che tanto fece inviperire la Regione Sicilia da indurla a ricorrere inutilmente alla Corte Costituzionale) stanziava al 1° comma dell’Art. 21 per l’anno 2007 in favore del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare “come contributo straordinario per le aree protette e per la difesa del mare nonchè per la tutela della biodiversità nel Canale di Sicilia“.

L’anno 2007, ricordiamolo, è lo stesso in cui furono avviati quegli accordi succitati tra Italia, Tunisia, e Malta, mentre nel Gennaio 2008 avrebbe dovuto seguire l’accordo trilaterale definitivo per l’istituzione del Santuario marino del Canale di Sicilia.

Ma c’è stata poi questa ultima firma? Chi è venuto meno ai suoi doveri istituzionali non concludendo l’atto dovuto ? E soprattutto che fine hanno fatto quei soldi stanziati dalla legge succitata (collegata alla Finanziaria 2008) ?

Sono stati davvero destinati, e in quale misura, alle finalità previste, e tra esse alla “tutela della biodiversità nel Canale di Sicilia” ?

È su questi punti che, a mio giudizio, occorre battere e cercare di far uscire allo scoperto chi di dovere. È assurdo che a tre anni di distanza da quando quei fondi furono destinati con un preciso obiettivo, “LA TUTELA DEL CANALE DI SICILIA”, noi ci troviamo ancora senza alcuna protezione ufficiale sulle acque dello Stretto, e, quel che è peggio e che più direttamente ci riguarda, nella necessità di fantomatici studi dei fondali (già da tempo disponibili e in mano agli esperti…) per poter arrivare all’Area Marina Protetta di Pantelleria, studi comunque avviati nel Gennaio scorso (del 2010, ndr.), e poi inspiegabilmente stoppati su richiesta dell’amministrazione comunale pantesca a Marzo sotto la pressione delle vicine elezioni comunali.

Amministrazioni comunali, la precedente e la nuova, che oggi protestano insieme giustamente per la presenza delle piattaforme petrolifere in attività a poca distanza dalle coste isolane, ma senza fare alcun cenno alla necessità di tutelare le acque dello Stretto di Sicilia che circondano l’isola di Pantelleria. Come dire, “vogliamo la botte piena e la moglie ‘mbriaca” !

.... naturalmente di buon passito di Pantelleria, aggiungo, che, una volta sorbito con gusto, fa fare a tutti dei bei sonni profondi!!!

Questo l'url dove potete raggiungere l'articolo in questione pubblicato su Blog Sicilia un anno fa:
http://www.blogsicilia.it/palermo/le-acque-del-canale-di-sicilia-dovrebbero-essere-protette/873/ .

http://www.facebook.com/note.php?note_id=275534442458378

Stesso articolo su "FORUM PROFUMO DI MARE "del 7/09/11


Dalla "BACHECA su FB" di Maria Rita D'Orsogna del 5/09/11

TR NEWS di Tele Rama del 05.09.11

Le trivelle della NP davanti Santa Cesarea

La NP entra in azione poco al largo della costa pugliese. Le devastanti manovre di petrolizzazione dell'Adriatico e del Salento vengono denunciate da un ottimo servizio di Tiziana Colluto attenta giornalista della tv locale TeleRama. E già si hanno le prime esternazioni politiche. Ora le amministrazioni non possono far finta di non sapere e devono muoversi seriamente a contrastare questi saccheggiatori e portatori di morte!


http://www.youtube.com/watch?v=2GyKNpQ_Lc8&feature=youtu.be

http://www.facebook.com/dorsogna
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Commenti su FB  a margine del post
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Post di Guido Pietroluongo
In realtà è possibilissimo provare la provenienza e la destinazione; basta interrogare ufficialmente le capitanerie di porto che dovrebbero monitorare e regolare qualsiasi traffico marittimo... Purtroppo è difficile come comune cittadino ottenere queste informazioni, ma chi può ha il dovere di dare spiegazioni alla comunità che ormai è stata allarmata ed informata!!!
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A Guido Pietroluongo piace questo elemento.


Da "BLOG SICILIA" del 5/09/11

Intervista al fisico Maria Rita D'Orsogna

Trivellazioni e petrolio
In Italia c’è poca informazione

di Guido Picchetti

Ho conosciuto Maria Rita D’Orsogna (nella foto) solo di recente, dopo quello che in inglese viene definito un “misunderstanding”, un fraintendimento in italiano, ma che possiamo anche definire una “gaffe”, da parte mia naturalmente.

La racconto in breve in quanto da l’idea immediatamente del carattere del personaggio che ho avuto oggi l’onore di intervistare (a distanza, in questo momento Maria Rita è a Santa Monica in Califormia, nei pressi dell’Università dove insegna fisica), e della quale riporto con estremo piacere le dichiarazioni in questo articolo che mi auguro possa chiarire le idee sul problema delle trivellazioni petrolifere nel Mediterraneo a chi avrà modo di leggerlo.

La nostra conoscenza risale a qualche settimana fa, quando la rassegna stampa di “Google” mi segnalò un articolo sulle trivellazioni in Italia pubblicato in un blog dedicato a tali temi, riferendosi particolarmente a quanto da qualche tempo stava accadendo in Abruzzo e davanti alle sue coste. In esso si parlava anche del problema delle trivellazioni nello Stretto di Sicilia intorno a Pantelleria, e notai che erano riportate in proposito alcune inesattezze.

L’articolo era postato da una “certa Maria Rita“, e, facendo rilevare la cosa in un successivo mio articolo sull’argomento che pubblicai in rete, così apostrofai l’autrice, in un modo certamente poco elegante e di cui ancora adesso mi scuso...

La sera stessa ricevetti una richiesta di amicizia su FB da una “certa” Maria Rita D’Orsogna. E fu facile per me fare “quattro” con “due più due”, e accettarla come “amica” senza ancora saper bene chi fosse, ma solo per il carattere della persona che la richiesta di “amicizia” testimoniava, a dimostrazione di come non se la fosse minimamente presa per le mie osservazioni critiche.

Scopri solo dopo chi fosse realmente quella Maria Rita, il suo curriculum, le sue esperienze, lo spessore del personaggio, e l’impegno che da alcuni anni in questo campo andava manifestando in difesa del territorio dei suoi genitori, confrontandosi e battagliando con politici e scienziati della materia... E a questo punto, è facile capirlo, fui io a dover arrossire per questa mia ignoranza... Ma fui anche lieto di averla potuto conoscere, e sono certo che questo piacere sarà condiviso anche da altri. È una di quelle persone che all’estero fa onore all’Italia, ma che non ha certamente dimenticato il suo Paese d’origine, ma anzi si batte per esso e perché possa esserci per tutti noi un futuro migliore...

Chi è Maria Rita D’Orsogna ? Cenni biografici ...

Sono figlia di genitori abruzzesi emigrati negli USA prima che io nascessi. Per tutta la vita ho vissuto fra due mondi diversi – il Bronx e i campi d’Abruzzo – che fanno ugualmente parte di me e che in un modo o nell’altro si complementano nella mia vita.

Ho studiato fisica all’Università di Padova e poi sono venuta negli USA a fare il dottorato, a Los Angeles. È una città che agli europei può sembrare difficile – con spazi enormi, la necessità di una macchina, la mancanza di un vero centro cittadino – ma che io amo particolarmente. È una città dove la maggior parte degli abitanti non è bianca e in cui nessuno si sente diverso, perché veniamo tutti da paesi, e culture distinte. C’è molta ricchezza umana e culturale qui, e una volta arrivata non sono voluta più andare via. È la mia casa. Professionalmente sono un fisico, professore associato presso il dipartimento di matematica della California State University at Northridge, a Los Angeles.

Com’è nato il suo impegno in fatto di tutela ambientale in Abruzzo e in Italia (Adriatico, Basilicata, Pantelleria, etc.) ?

Nell’ottobre del 2007 mi telefonò un amico da Lanciano, in Abruzzo, dove vivono i miei genitori e in conversazione menzionò questo misterioso “Centro Oli” di Ortona. Non c’erano molte informazioni all’epoca su quella che poi scoprimmo essere una raffineria proposta dall’ENI fra i campi del Montepulciano per trattare petrolio di scarsa qualità e fortemente inquinante. Capii subito però che estrarre petrolio scadente e raffinarlo fra i vigneti era qualcosa di nefasto che non avrebbe portato niente di buono all’Abruzzo. Così, anche se da lontano, anche se tutti mi dicevano che era una battaglia persa, mi misi all’opera.

Presi dei libri dall’università e studiai meglio la situazione, parlai con colleghi americani, con persone di Ortona. Una volta che il quadro mi divenne chiaro – sui limiti emissivi di sostanze inquinanti in Italia, sull’idrogeno solforato, sugli effetti degli scarti petroliferi nella vita delle persone e sul ciclo agricolo e ambientale – ho cercato di diffondere il messaggio ai cittadini. Pian piano la battaglia si è allargata alle concessioni marine d’Abruzzo e in altre parte d’Italia: con inviti di coinvolgimenti in altre realtà locali come Savona, la Brianza, la Murgia, il Polesine. Chioggia, le isole Tremiti, la Basilicata, il Salento, Pantelleria. Come dire di no?

Alla fine siamo un Paese solo e salvare l’Abruzzo non serve a niente se poi invece i pozzi li fanno in altre regioni. Ovviamente il tempo è sempre tiranno, ma cerco di fare il meglio che posso, anche con qualche sacrificio personale in termini di tempo libero.

Il coinvolgimento del nostro Paese a favore della difesa dei suoi tesori. Come riuscire ad ottenerlo ?

Sicuramente con l’informazione, con un maggior attivismo da parte dei cittadini, e con la pressione sui nostri politici. I progetti petroliferi riguardano tutta la dorsale adriatica e si snodano dal Piemonte alla Sicilia. Occorre che l’Italia decida che tipo di nazione vuole essere – un campo di petrolio, o quello che a suo tempo era il giardino del mondo? Non possiamo essere tutto allo stesso tempo. Non possiamo pensare di attrarre turisti in Salento o a Pantelleria ed accoglierli con raffinerie e pozzi di petrolio. Abbiamo l’esempio lampante di Taormina e di Gela. La prima tanti anni fa rifiutò di diventare sede di impianti petrolchimici, la seconda disse si. A distanza di 50 anni, e’ evidente quale sia stata la scelta più oculata e chi ha ora una qualità di vita migliore.

Pasquale de Vita, il presidente dell’Unione Italiana Petroliera afferma che l’Italia è in “competizione sbilanciata” con l’Arabia Saudita per la produzione di petrolio perchè nel nostro paese la protezione dell’ambiente pone maggiori vincoli che in Arabia Saudita. Ci si deve rendere conto che non siamo e non saremo mai l’Arabia Saudita! Affermazioni come questa possono essere fatte perché, almeno sul tema petrolio, in Italia veramente manca l’informazione di base, diffusa. Molte persone pensano che il petrolio li farà arricchire e che è tutto necessario per i nostri stili di vita del 21esimo secolo. Invece non è così: intanto ad arricchirsi saranno gli investitori stranieri e non certo i cittadini, visto che le royalties, e in generale le percentuali che restano sul territorio in Italia, sono bassissime.

Il più grande giacimento europeo è in Basilicata e produce solo il 6% del fabbisogno nazionale. Questo vuol dire che volenti o nolenti, continueremo a importare petrolio dall’estero a lungo. La Basilicata è un ottimo esempio della mancanza di informazione: quando i petrolieri – ENI e Total – arrivarono circa 15-20 anni fa promisero mari e monti. Oggi la Basilicata è la regione più povera d’Italia, trovano petrolio nel miele, le dighe sono inquinate da idrocarburi, con morie di pesci, alcune sorgenti idriche sono state chiuse, seppelliscono immondizia tossica petrolifera nei campi e trivellano nei parchi. Vigneti, meleti e campi di fagioli che sorgono vicino a pozzi e raffinerie sono rovinati. I tumori aumentano e così pure la disoccupazione e l’emigrazione. È questo che vogliamo per l’Italia? Per il 6% del fabbisogno nazionale di petrolio? Non sarebbe più intelligente invece incentivare seriamente l’industria del fotovoltaico obbligando edifici e fabbriche ad installare pannelli solari o obbligando i costruttori a costruire edifici eco-sostenibili e a risparmio energetico?

Il governo centrale fa poco per diffondere informazione, e anche per monitorare che tutte le attività petrolifere siano condotte nel rispetto delle regole. A fronte di tutti questi disastri ambientali in Basilicata non ho mai sentito il Ministero dell’Ambiente pretendere maggiori controlli, fare multe salate o aprire cause contro l’ENI e a difesa dei cittadini. Mai. Spesso gli investitori stranieri sanno ciò che accade in Italia prima e meglio degli italiani stessi. Io stessa prendo la maggior parte delle informazioni dai siti stranieri. Com’è possibile tutto questo? Come mai il governo norvegese spiega ai suoi cittadini sulle sue pagine web e in inglese, in modo che tutti capiscano, che le estrazioni di petrolio “causano inquinamento all’aria, all’acqua e ai fondali marini”, mentre il governo italiano non dice niente?

Abbiamo limiti legali spesso migliaia di volte più alti che in altri paesi – per la diossina, per l’idrogeno solforato ad esempio – oppure dei limiti in mare per le trivelle che sono veramente ridicoli. Fino al 2010 si potevano costruire piattaforme dove si voleva. Nel 2010 arriva il decreto Prestigiacomo che impone il limite a circa 9km da riva. In California, per contro, è dal 1969 che non si costruiscono più impianti petroliferi in mare, e la zona di interdizione alle trivelle off-shore è di circa 160 chilometri per proteggere turismo e pesca. Il raffronto non regge: 9km contro 160. Che protezione può offrire un pozzo a 9.5 chilometri da riva?

Qui in Italia molto spesso il cittadino comune queste cose non le sa. Ma anche quando le sa, l’attivismo degli italiani è spesso deludente. Ci sono cittadini eroici, ma la persona media crede che ci sarà qualcun altro che li salverà oppure, accetta tutto fatalisticamente, ritenendo che è inutile perderci tempo perchè tanto è tutto già deciso. Questo è un atteggiamento sbagliato perchè non si cresce – e che esempio diamo ai giovani se ci arrendiamo prima ancora di cominciare? O se lasciamo credere loro che l’idealismo non porta da nessuna parte? Vincere invece è possibile, se ci si crede davvero e se si è tutti uniti.

Basta solo guardare com’è finita la storia del “Centro Oli” di Ortona: l’ENI lo considerava un progetto di punta, aveva tutti i permessi pronti, il presidente della regione Abruzzo all’epoca Ottaviano del Turco e il sindaco di Ortona Nicola Fratino erano favorevoli; l’assessore all’ambiente Franco Caramanico aveva detto che si trattava di una occasione che l’Abruzzo non poteva perdere, e le trivelle erano pronte per partire. Avevano detto sì anche Bersani, Di Pietro e Pecoraro Scanio. Invece grazie all’informazione, e all’attivismo intelligente dei cittadini siamo riusciti a scongiurare la costruzione di questa raffineria. Abbiamo martellato la classe politica per mesi ed anni, facendo diventare il tema del petrolio uno dei più importanti della campagna elettorale del 2008-2009. Siamo riusciti anche a sconfiggere alcuni pozzi a mare d’Abruzzo – della Petroceltic e della Mediterranean Oil and Gas – sebbene l’attuale presidente della regione Gianni Chiodi non si mostri particolarmente interessato alla faccenda. Il tutto perchè noi cittadini l’abbiamo fortemente voluto, e voluto più dei petrolieri e di alcuni politici corrotti.

Il pericolo delle piattaforme off-shore nei mari italiani sta crescendo con un ritmo esponenziale. Come affrontarlo?

Come sopra: con l’informazione, l’attivismo, la pressione incessante sui politici.

Per i pozzi già trivellati purtroppo c’è poco da fare, e si può solo esigere che il tutto venga fatto il più possibile nel rispetto dell’ambiente. Ma per quelli ancora non autorizzati c’è molto che si può fare. A livello civico, l’Europa impone che il parere dei cittadini per tutti gli impianti di forte impatto ambientale sia ascoltato e rispettato. Il Ministero dell’ambiente e delle attività produttive lascia un periodo di circa 60 giorni in cui si possono valutare i progetti petroliferi (ma anche di inceneritori, cave e discariche) e in cui i cittadini possono dire la loro in modo ufficiale o “scrivere osservazioni”.

La scrittura di testi al Ministero è uno strumento importante che la gente però non conosce o in cui non ripone troppa fiducia, proprio per mancanza di informazione. In Abruzzo a suo tempo abbiamo messo su una forte campagna di coinvolgimento dei cittadini per i pozzi descritti sopra, e abbiamo mandato oltre 200 lettere di opposizione da parte di cittadini, associazioni e anche da parte della chiesa cattolica direttamente al Ministero dell’Ambiente.

Il Ministero ha poi bocciato il pozzo “Ombrina Mare” citando anche le nostre osservazioni fra le motivazioni del diniego. E una cosa simile sta avvenendo alle isole Tremiti, dove gli avvocati stanno facendo ricorso al TAR contro le trivelle Petrocelitc nei mari del Gargano – una follia -, usando proprio le nostre osservazioni come una delle argomentazioni contro le piattaforme, in quanto manifestazione della volontà popolare nel rispetto delle leggi europee.

Una iniziativa simile è in corso anche per le trivelle a Pantelleria: e se si vuole manifestare la propria contrarietà al governo, basta solo seguire le istruzioni qui riportate [1].

Tutto questo deve essere accompagnato da un attivismo costante: in una parola occorre rompere le scatole ai politici il più possibile e ricordare loro che o si adoperano per il bene comune oppure non saranno più votati, a prescindere dal colore politico.

La situazione delle trivellazioni petrolifere off-shore riguarda l’intero Mediterraneo. Oltre all’Italia sono coinvolte molte altre Nazioni che lambiscono le sue sponde (Malta, Tunisia, Libia, Grecia, Cipro, Israele...). Come rispondere alla corsa all’oro nero nel “Mare Nostrum”?

È un discorso molto importante, che dovrebbe portare ad un rapido accordo di tutte le nazioni che si affacciano sul Mediterraneo con una politica comune di difesa del mare di fronte a un tale problema. Le basi politiche per poter operare ci sono già da tempo. Basti pensare alla Convenzione di Barcellona, ai protocolli sottoscritti da tutti i Paesi Membri, Unione Europea compresa, e all’UNEP-MAP (Units Nations Environment Program-Mediterranean Plan Action), l’organismo istituito dalla Convenzione sotto l’ombrello della Nazioni Unite per realizzare il “Piano di Azione per la Tutela Ambientale del Mediterraneo”.

L’Italia dovrebbe giocare un ruolo fondamentale in tutto questo. Ad esempio, un buon punto di partenza sarebbe un accordo con le nazioni dell’ex Yugoslavia per vietare le trivelle in Adriatico. Si potrebbe poi sperare in una azione allargata che riguardi i paesi di tutto il bacino Mediterraneo. Ma è sempre dal piccolo che si parte: ad esempio, sono stupita che dopo 20 anni ancora non si riesca a trovare la parola fine per l’instaurazione dell’area marina protetta di Pantelleria. Venti anni sono davvero troppi. Decidersi su quest’area protetta sarebbe un ottimo punto di partenza, anche per sensibilizzare i cittadini a quanto importante sia la difesa del mare, per poi mirare a cose più grandi.

Come vedono negli USA la situazione della corsa all’oro nero nel Mediterraneo?

Non se ne parla molto perché non ne parla nemmeno più di tanto la stampa italiana.

Quando però ne parlo ai miei colleghi e amici americani, ad esempio del fatto che si voglia trivellare a 10 chilometri da Venezia, restano tutti allibiti, e non riescono a capacitarsi di come una nazione possa essere così cieca da non volere proteggere una delle città più belle del mondo. La laguna veneta è fragile ed estrarre petrolio o metano porterà a casi di subsidenza e di abbassamento ulteriore dei fondali marini. E qui negli USA sono ancora più sconvolti quando spiego loro che fino al 2010 non c’erano regole per il petrolio in mare. Ma gli americani sono anche un popolo pratico, e la prima cosa che dicono è: cosa posso fare in prima persona per aiutare ? Sarebbe bello se anche in Italia potessimo essere un po’ così, capaci di mostrare solidarietà nazionale in un problema che ci accomuna tutti.

“Moving Planet”, vale a dire “da una smossa al tuo pianeta”... Così è denominata l‘iniziativa promossa dal gruppo “350 org” per il 24 settembre p.v. in tutto il mondo. Qual è la partecipazione italiana ?

Secondo gli scienziati, per avere un pianeta sano occorrerebbe che l’aria che respiriamo avesse una concentrazione di anidride carbonica non superiore a 350 parti per milione (350 ppm). Attualmente siamo a 390 ppm ed bisogna abbassare evidentemente questo valore di circa 40 punti. Diversi anni fa, un gruppo di attivisti da tutto il mondo si è riunito per sensibilizzare i cittadini sul problema del riscaldamento globale, sulla necessità di ridurre l’uso di fonti fossili e in generale di vivere una vita più sostenibile. Il loro nome è proprio “350.org” e periodicamente organizzano eventi e manifestazioni a livello mondiale.

Per Sabato 24 settembre 2011 “350.org” ha lanciato l’iniziativa di organizzare in tutte le nazioni della Terra eventi legati al tema della sostenibilità. In Italia, a Catania e Siracusa si celebrerà “A day of natural blue sea”, finalizzato alla sensibilizzazione contro le trivelle nei mari della Sicilia.

Ma altri eventi ci saranno anche a Milano, Brindisi, Napoli Roma e Pontinia (Latina) per incoraggiare l’uso della bicicletta in città, e altri ancora ad Ancona e Torino per incentivare il consumo di cibo prodotto localmente. Maggiori informazioni si possono ottenere qui [2].

Perché lei fa tutto questo?

Perché personalmente non posso accettare che delle ditte straniere vengano a fare in Italia delle cose che altrove non sarebbe lecito, e ciò a causa, principalmente, dell’ignavia di chi ci governa. E non è solo una questione di ambiente, è una questione di giustizia sociale. Chi soffrirà gli effetti delle trivelle selvagge?

Il contadino, il pescatore, l’operatore turistico, il cittadino che vive vicino all’impianto petrolifero, e soprattutto un domani i nostri figli. Non certo il Ministro Prestigiacomo. No, non lo posso tollerare, perchè non è giusto. E spero veramente che tutti si rendano conto di quanto importante sia il coinvolgimento del cittadino medio nelle battaglie alla difesa dei beni comuni, perchè alla fine si vince veramente se siamo tutti informati, intelligenti, attivi e sappiamo cosa vogliamo.

L’Abruzzo, Pantelleria, la Basilicata, il Salento, sono nostri e dovremmo essere noi come collettività a difendere il nostro vero unico patrimonio con le unghie e con i denti, da Nord a Sud, e tutti i santi giorni della nostra vita.

URL in questo post:
[1] le istruzioni qui riportate:
http://dorsogna.blogspot.com/2011/08/salviamo-pantelleria-dalla-audax-energy.html
[2] si possono ottenere qui:
http://www.moving-planet.org


http://www.blogsicilia.it/blog/trivellazioni-e-petrolio-in-italia-ce-poca-informazione/58203/
Stesso articolo postato anche su "DORSOGNA BLOGSPOT COM" del 5/09/11
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1 commento su "Blog Sicilia" a "Trivellazioni e petrolio In Italia c’è poca informazione"
Giuseppina Marrone scrive: 6 settembre 2011 07:54
Grazie a Maria Rita per il suo impegno…
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Commenti  su FB  a margine dell'articolo
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Post di
Carmelo Nicoloso
Guido, ottima intervista, sicuramente un'occasione per i tanti che ancora oggi continuano a vivere con i prosciutti negli occhi
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Post di Giò Nastasi

Grazie!
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Post di Filippo Harley Foti

(privato... non pubblicabile... ndr) ... :-)
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Post di Maria Rita D'Orsogna
Grazie guido... ciao!
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A  Gianluca Cecere, Eleonora de Sabata, Giò Nastasi, Filippo Harley Foti piace questo elemento.


Da una "FOTO su Facebook" del 5/09/11

Petrolieri ? Non crediamoci.
Le ragioni degli abruzzesi per un Abruzzo sano,
moderno e libero dalle trivelle.

postata da Guido Picchetti

Un manifesto che tutti i panteschi dovrebbero leggere per prendere coscienza e conoscenza di cosa rischiano con certe prese di posizione, o anche soltanto con l'ignorarle. Il manifesto riguarda l'Abruzzo, è vero, ma i problemi denunciati e la situazioni createsi sono molto simili in tutte le zone italiane toccate oggi dal rischio trivellazioni petrolifere, sia in terra che in mare...

Se volete vederlo ingrandito e leggerne più facilmente il testo nei dettagli andate all'url:
http://www.csun.edu/~dorsogna/petrolieri-non-crediamoci.pdf

http://www.facebook.com/photo.php?fbid=2226629219580&set=a.2217678835826.2117330.1063270409&type=1&theater
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Da "DIRETTA NEWS" del 4/09/11

Disastro ecologico nel delta del Niger
la regione di Ogoniland distrutta dal petrolio

Un cinquantennio di estrazioni petrolifere ha devastato il delta del Niger, dove ora è in corso un disastro ecologico da un miliardo di dollari. Secondo quanto stimato dall’Onu, infatti, è questa la cifra che occorrerà per eliminare il greggio che sta provocando enormi danni nell’area di Ogoniland.

Le Nazioni Unite hanno accertato che nella regione l’aria è contaminata e l’acqua è fortemente inquinata da un’enorme quantitativo di benzene, cose che mettono a rischio l’incolumità della popolazione. Inoltre il fatto che di frequente si verifichino perdite di petrolio incrementa vertiginosamente il numero degli incendi. Nel rapporto redatto dall’Onu si legge poi che “l’impatto del petrolio sulla vegetazione di mangrovie è stato disastroso ha lasciato le piante prive di foglie e steli, con radici rivestite da uno strato di sostanze bituminose spesso anche un centimetro o più”.

A stanziare la somma necessaria dovrebbero essere il governo della Nigeria, attualmente guidato da Goodluck Jonathan, che non ha elaborato una normativa adatta in materia, e le aziende che si occupano dell’estrazione del greggio, che non mettono in atto i controlli necessari sulle infrastrutture.Inoltre secondo la valutazione Onu saranno necessari almeno 25 anni per decontaminare l’area dal petrolio.

http://www.direttanews.it/2011/09/03/disastro-ecologico-delta-niger-petrolio-disastro-ecologico-nel-delta-del-niger-la-regione-di-ogoniland-distrutta-dal-petrolio/
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Commento  del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Questo il comunicato stampa originale del post di Giò sulla mia bacheca su FB. Il mio commento: ma se non frega niente a nessuno nel nostro paese di quanto sta avvenendo in Adriatico, nello Ionio, nello Stretto di Sicilia,e nel Mediterraneo, cosa vuoi che freghi a qualcuno del disastro ambientale in Niger, tra i cui responsabili c'è anche l'ENI... D'altronde pare che in Basilicata siamo sulla stessa strada, è solo questione di tempo...
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Post di Giò Nastasi

... non frega niente a nessuno... Che ne sarà della terra?! Del nostro meraviglioso mare?! Che tristezza!... :(
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Post di Roberto Giacalone

Chi più inquina più guadagna...


Dalla mia "Bacheca su FB" del 4/09/11

Notizie dal Golfo del Messico e non solo...

di Guido Picchetti

Brutte notizie dal Golfo del Messico, con altre perdite dagli impianti petroliferi della NP, e a seguire il comunicato della Spectrum Geo LTD - società inglese a responsabilità limitata - che vuole venire a fare ispezioni sismiche in tutto l'Adriatico alla ricerca di petrolio.

Le notizie sono tra le ultime che giornalmente la dr.ssa Maria Rita D'Orsogna, ora negli Stati Uniti, pubblica sul suo blog, raggiungibile all'url http://dorsogna.blogspot.com/ .

Come anche la mappa originale della "Spectrum" che qui riporto, e che mostra contornata in rosso tutta l'area marina che nel Mar Adriatico è oggetto dei progetti di ricerche petrolifere di quella società. In pratica quasi tutto l'Adriatico di competenza italiana !!!

http://www.facebook.com/guido.picchetti


Da "GOGGLE ALERT" del 4/09/11

Trivellazioni nei mari italiani.
i politici ? Neppure una piega ...

di Guido Picchetti

Ripresa anche dalla rassegna stampa di Goggle di stamani la pagina del mio sito con gli "Echi di Stampa" di Settembre 2011 su "Trivellazioni petrolifere nei mari italiani e nello Stretto di Sicilia in particolare. "Bollettino di guerra" del 3° giorno. Non sottovalutate il documento n° 9 di "ISSUU, ... ".

Ma pensate che qualche politico di vaglia a livello centrale o locale più o meno importante faccia una piega ?

http://www.guidopicchetti.it/Il%20CPPM%20di%20Pnt/News%202010/echi_stampa/ec_stampa%202011/ec-stampa_11_09.htm ______________________

Commenti  FB  a margine del post
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A Giò Nastasi e Luca Gioria piace questo elemento.


Da "LIBERO 24x7" - 3/09/11

Greenpeace - Allarme Sicilia
Le esplorazioni petrolifere
minano la biodiversità nel canale di Sicilia

Ambiente, denuncia di Greenpeace, ultime notizie - Nuove richieste per esplorazioni petrolifere ... Da "UnoNotizie.it" - 31/08/11 - Leggi la notizia (clicca sull'immagine, ndr.):

Notizie simili da altre 18 fonti giornalistiche on line:

1 - GREENPEACE E LIPU: "NO A TRIVELLE IN SICILIA"
http://247.libero.it/rfocus/12915570/1/-b-greenpeace-b-e-lipu-no-a-trivelle-in-b-sicilia-b/

2 - GREENPEACE E LIPU: 'NO A TRIVELLE IN SICILIA' - Hercole.it
http://247.libero.it/rfocus/12916181/1/-b-greenpeace-b-e-lipu-no-a-trivelle-in-b-sicilia-b-hercole-it/

3 - Tornano appelli contro le trivelle off shore - Quotidiano di Sicilia
http://247.libero.it/rfocus/12912714/1/tornano-appelli-contro-le-trivelle-off-shore-quotidiano-di-b-sicilia-b/

4 - GREENPEACE ALLARME SICILIA / Le esplorazioni petrolifere minano la biodiversità nel canale di Sicilia
http://247.libero.it/rfocus/12903052/0/-b-greenpeace-b-allarme-b-sicilia-b-le-esplorazioni-petrolifere-minano-la-biodiversita-nel-b-canale-b-di-b-sicilia-b/

5 - Giù le mani dal Canale di Sicilia, il report di Greenpeace - Ecoblog.it (Blog)
http://247.libero.it/rfocus/12906498/1/gi-le-mani-dal-b-canale-b-di-b-sicilia-b-il-report-di-b-greenpeace-b-ecoblog-it-blog/

6 - Greenpeace: no alle trivellazioni nel Canale di Sicilia - GreenStyle
http://247.libero.it/rfocus/12897664/1/-b-greenpeace-b-no-alle-trivellazioni-nel-b-canale-b-di-b-sicilia-b-greenstyle/

7 - GREENPEACE ALLARME SICILIA / Le esplorazioni petrolifere minacciano la biodiversita' nel canale di Sicilia
http://247.libero.it/rfocus/12895153/1/-b-greenpeace-b-allarme-b-sicilia-b-le-esplorazioni-petrolifere-minacciano-la-biodiversita-nel-b-canale-b-di-b-sicilia-b/

8 - Trivelle canale di Sicilia, Greenpeace: 'Le mani sul tesoro' - Ecologiae.com
http://247.libero.it/rfocus/12897662/1/trivelle-b-canale-b-di-b-sicilia-b-b-greenpeace-b-le-mani-sul-tesoro-ecologiae-com/

9 - Greenpeace chiede lo stop alle esplorazioni nel Canale di Sicilia - Energia24.com
http://247.libero.it/rfocus/12900767/1/-b-greenpeace-b-chiede-lo-stop-alle-esplorazioni-nel-b-canale-b-di-b-sicilia-b-energia24-com/

10 - La folle corsa all'oro nero nel Canale di Sicilia
http://247.libero.it/rfocus/12915750/0/la-folle-corsa-all-oro-nero-nel-b-canale-b-di-b-sicilia-b/

11 - www.Sicilia24ORE.it - Trivellazioni nel Mediterraneo, Greenpeace lancia l'allarme
http://247.libero.it/rfocus/12899803/0/www-sicilia24ore-it-trivellazioni-nel-mediterraneo-b-greenpeace-b-lancia-l-allarme/

12 - Greenpeace: trivelle killer, i danni della corsa all'oro nero in ... - canale9 (Blog)
http://247.libero.it/rfocus/12900769/0/-b-greenpeace-b-trivelle-killer-i-danni-della-corsa-all-oro-nero-in-canale9-blog/

13 - Le esplorazioni petrolifere minacciano l'ecosistema del Canale di ... - Il Sostenibile
http://247.libero.it/rfocus/12903151/0/le-esplorazioni-petrolifere-minacciano-l-ecosistema-del-b-canale-b-di-il-sostenibile/

14 - GREENPEACE, MINACCE ESPLORAZIONI PETROLIO NEL CANALE SICILIA
http://247.libero.it/rfocus/12888636/0/-b-greenpeace-b-minacce-esplorazioni-petrolio-nel-b-canale-b-b-sicilia-b/

15 - AMBIENTE, GREENPEACE DENUNCIA/ Le esplorazioni petrolifere minacciano la biodiversita' nel canale di Sicilia
http://247.libero.it/rfocus/12890328/0/ambiente-b-greenpeace-b-denuncia-le-esplorazioni-petrolifere-minacciano-la-biodiversita-nel-b-canale-b-di-b-sicilia-b/

16 - Greenpeace, corsa all'oro nero minaccia i tesori del Canale di Sicilia - Il Tempo
http://247.libero.it/rfocus/12893707/0/-b-greenpeace-b-corsa-all-oro-nero-minaccia-i-tesori-del-b-canale-b-di-b-sicilia-b-il-tempo/

17 - L'allarme di Greenpeace: la sete di petrolio minaccia il Canale di Sicilia
http://247.libero.it/rfocus/12893537/0/l-allarme-di-b-greenpeace-b-la-sete-di-petrolio-minaccia-il-b-canale-b-di-b-sicilia-b/

18 - L'allarme di Greepeace: la sete di petrolio minaccia il Canale di ... - SiciliaInformazioni.com
http://247.libero.it/rfocus/12893711/0/l-allarme-di-greepeace-la-sete-di-petrolio-minaccia-il-b-canale-b-di-siciliainformazioni-com/

http://247.libero.it/rfocus/12903052/1/greenpeace-allarme-sicilia-le-esplorazioni-petrolifere-minano-la-biodiversita-nel-canale-di-sicilia/
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Commento  del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Anche "LIBERO 24x7 IT" fa un lungo elenco di notizie in rete che denunciano le trivellazioni petrolifere nel Canale di Sicilia. Ma il bello è che tutta la carta stampata e le TV, che hanno in mano il massimo potere informativo nel nostro Paese, ignorano totalmente l'argomento. E' proprio vero: non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire e ... si tappa anche i "cornetti" acustici che ha con l'ovatta a massima tenuta !!!
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A Elena Biavaski piace questo elemento.


Dalla mia "Bacheca su Facebook" - 3/09/11

Il "bollettino di guerra" del 3°e 4° giorno
sulle piattaforme nello Stretto di Sicilia

di Guido Picchetti

Trivellazioni petrolifere nei mari italiani e nello Stretto di Sicilia in particolare. "Bollettino di guerra" del 3° (e 4° giorno, ndr). Non sottovalutate il documento n° 9 di "ISSUU COM" che riporta integralmente il rapporto di Greenpeace, oltremodo valido, e anche spettacolare...

N° 6 - ECOSEVEN

Pantelleria. E' battaglia per le esplorazioni petrolifere in mare


Nuove richieste per esplorazioni petrolifere offshore minacciano le zone più sensibili del Canale di Sicilia, i banchi d'alto mare. Lo denuncia l'ong ambientalista Greenpeace spiegando che ''l'Audax Energy, gia' famosa nel Canale per le esplorazioni in acque tunisine, punta adesso ai giacimenti italiani al largo di Pantelleria''. Per scongiurare questa eventualità Greenpeace, in un suo rapporto dal titolo 'Le mani sul tesoro' chiede la tutela dell'area con la creazione di una riserva marina. ''Si moltiplicano i piani per distruggere i nostri mari'', denuncia la responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia, Giorgia Monti, che ritiene ''inammissibile'' l'idea di poter concedere delle esplorazioni in quella parte del Canale di Sicilia ... omissis ...

Leggi l'articolo:
http://www.ecoseven.net/news/Ambiente/Pantelleria_E_battaglia_per_le_esplorazioni_petrolifere_in_mare_5743

N° 7 - IL GIORNALE DI POZZALLO

Petrolio, trivelle in Sicilia, appello LIPU a Prestigiacomo


Canale di Sicilia: non alle trivelle. LIPU: appello al ministro Prestigiacomo per bloccare le esplorazioni e tutelare la biodiversità marina. “Ci associamo alla richiesta inoltrata da Greenpeace al ministro dell’Ambiente affinchè blocchi le esplorazioni nel canale di Sicilia alla ricerca di depositi di petrolio”. La LIPU-Birdlife Italia si dichiara preoccupata per il patrimonio di biodiversità minacciato dai progetti della Audax Energy al largo di Pantelleria. “Da anni – sottolinea Fulvio Mamone Capria, Presidente LIPU-BirdLife Italia – siamo impegnati nella tutela della biodiversità proprio nel canale di Sicilia e nella denuncia dei rischi per gli uccelli marini, in particolare la berta maggiore, ... omissis ...

Leggi l'articolo:
http://www.ilgiornaledipozzallo.net/93612/petrolio-trivelle-in-sicilia-appello-lipu-a-prestigiacomo/


N° 8 - RAGUSA OGGI

È la costa tra Gela e Ragusa a fornire il 54% delle estrazioni: l’allarme di Legambiente. 21 richieste di trivellazioni marine nel Canale di Sicilia

di Marina Guazzella

“Siamo di fronte a un vero e proprio assedio del Mare Nostrum da parte delle compagnie straniere – ha dichiarato Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente – che hanno presentato il 90% delle istanze di ricerca nel mare del nostro Paese, considerato il nuovo Eldorado, grazie alle condizioni molto vantaggiose per cercare ed estrarre idrocarburi”. Il movimento ambientalista ha lanciato l’allarme rosso. Legambiente ha diagnosticato un grave stato di salute per molti mari della nostra penisola: proprio questo mese infatti, dopo 55 giorni di viaggio lungo le coste per difendere la salute del nostro mare dall'inquinamento, la cementificazione selvaggia delle coste, la trivellazione ... omissis ...

Leggi l'articolo
http://www.ragusaoggi.it/13022/21-richieste-di-trivellazioni-marine-nel-canale-di-sicilia


N° 9 - ISSUU COM

Le mani sul tesoro

di Greenpeace Italia

Nuove richieste per esplorazioni petrolifere offshore minacciano le zone più sensibili del Canale di Sicilia, i banchi d’alto mare. L’Audax Energy, già famosa nel Canale per le esplorazioni in acque tunisine, punta adesso ai giacimenti italiani al largo di Pantelleria. In questo nuovo rapporto Greenpeace documenta l’enorme bellezza e il valore biologico dell’area, chiedendo la sua tutela con la creazione di una riserva marina.

Leggi il documento:
http://issuu.com/greenpeace.italia/docs/trivelle-canale-sicilia

Disponibile anche su questo sito in formato Acrobat cliccando qui.


N° 10 - IL NAUTILUS

Lipu accanto a Greenpeace: stop ad esplorazioni petrolifere in mare

di Salvatore Carruezzo

Anche la Lipu-Birdlife Italia si schiera al fianco di Greenpeace nella richiesta al ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, di «bloccare le esplorazioni nel canale di Sicilia alla ricerca di depositi di petrolio». L’associazione si dichiara molto preoccupata soprattutto «per il patrimonio di biodiversità minacciato dai progetti della Audax Energy al largo di Pantelleria». «Da anni – sottolinea Fulvio Mamone Capria, Presidente Lipu-BirdLife Italia – siamo impegnati nella tutela della biodiversità proprio nel canale di Sicilia e nella denuncia dei rischi per gli uccelli marini, in particolare la berta maggiore, che stanno vivendo un periodo di gravi difficoltà a causa dello sfruttamento intensivo del mare e dell’inquinamento» ... omissis ...

Leggi l'articolo:
http://www.ilnautilus.it/news/2011-08-31/lipu-accanto-a-greenpeace-stop-ad-esplorazioni-petrolifere-in-mare_3625/

N° 11 - HERCOLE IT

Greenpeace e LIPU: "No a trivelle in Sicilia"

di Valentina Corrao

La Lipu si associa alla richiesta fatta da Greenpeace al ministro dell'Ambiente Prestigiacomo, per bloccare le esplorazioni nel canale di Sicilia per la ricerca di depositi di petrolio". Un ulteriore appello per tutelare il patrimonio di biodiversità minacciato dai progetti della Audax Energy al largo di Pantelleria."Da anni - dice la Lipu-BirdLife - siamo impegnati nella tutela della biodiversità proprio nel canale di Sicilia e nella denuncia dei rischi per gli uccelli marini, che stanno vivendo un periodo di gravi difficoltà a causa dello sfruttamento intensivo del mare e dell'inquinamento". "La tutela di queste aree marine, delicati ecosistemi ricchi di specie animali e vegetali che verrebbero alterati dalle attività ... omissis ...

Leggi l'articolo:
http://www.hercole.it/index.php?option=com_content&task=view&id=28360&Itemid=198

N° 12 - VIRGILIO IT

Le mani sul tesoro. Le trivellazioni petrolifere nel Canale di Sicilia e gli affari di famiglia del ministro


Non si può certo dire che Greenpeace non abbia tempismo. Due giorni fa Il Fatto Quotidiano in un articolo intitolato ("Sicilia, trivelle pronte per l'oro nero. E per la Prestigiacomo è un affare di famiglia") ha accusato il ministro dell'ambiente di avere familiari coinvolti nel Consorzio Coemi «che ha acquistato e trasformato la petroliera Leonis, un colosso da 110mila tonnellate, che deve essere ormeggiata alla piattaforma per raccogliere il greggio estratto». Una commessa da 30 milioni. Coemi, scrive Il Fatto, «come dice lo stesso sito della società, è nata come impresa di famiglia dei Prestigiacomo. L'amministratore delegato è Maria Prestigiacomo, sorella maggiore del ministro dell'Ambiente, ... omissis ...

Leggi l'articolo:
http://pantelleria.virgilio.it/notizielocali/Le-mani-sul-tesoro-Le-trivellazioni-petrolifere-nel-Canale-di-Sicilia-e-gli-affari-di-famiglia-del-ministro-31311341.html

N° 13 - PROFUMO DI MARE

Stretto di Sicilia - Minacce e tutela


Gli ultimi "Echi di Stampa" di Guido Picchetti dalla "Bacheca su FB del 31/08/11 - Il "bollettino di guerra" sulle piattaforme petrolifere nello Stretto di Sicilia. Canale di Sicilia: qui Sciacca - “Stoppa la piattaforma“. Le trivellazioni petrolifere nel Canale di Sicilia e gli affari di famiglia del ministro ... omissis

Leggi l'articolo:
http://profumodimare.forumfree.it/?t=57528442

http://www.facebook.com/guido.picchetti
Stesso articolo su "PANTELLERIA INTERNET COM - News n° 8124 del 5/09/11
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=7252 (solo su abbonamento)

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Commento  del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo del 3/09/11
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Comprendo in questo elenco anche le due ultime uscite in rete di ieri, 4° giorno di bollettini della "guerra che mi piace" contro le concessioni petrolifere nello Stretto di Sicilia. Ma non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire...
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A Rosalia Silvia, Mario Di Giovanna, Mario Cavallaro, Tina Gori, Luca Gioria, Giò Nastasi piace questo elemento.


Da "IL CACCIATORE" del 2/09/11

Caccia Ambiente per la caccia nelle Isole minori siciliane

Successo di Caccia Ambiente Sicilia
per l’apertura venatoria nelle isole di Lipari e Pantelleria

Il lavoro certosino messo in atto dai delegati locali di Caccia Ambiente ha favorito l’ultimo atto di autorizzazione, emesso dai sindaci delle due isole, che aprirà l’attività venatoria il prossimo 3 Settembre.

Tutto parte dal lavoro prezioso del Dott. Federico Cudia, membro della segreteria regionale del Partito, che già presso il Comitato Faunistico Venatorio ha posto le basi di questo successo facendo affidamento ad argomentazioni inconfutabili e avallate da sostanzioso apporto tecnico-documentale.

E’ seguita poi l’opera dei delegati locali Dott. Leonardo Valenza e Avv. Claudio Mandarano che rispettivamente per Pantelleria e Lipari hanno fornito la documentazione idonea a stimolare le autorizzazioni dei Sindaci Dott. Alberto Di Marzo e Dott. Mariano Bruno. Si ringraziano per la preziosa collaborazione l’Avv. Nunziello Anastasi e il dott. Famà.

L’opera del Partito Caccia Ambiente si rivolge adesso al resto delle Isole minori dove tuttavia registriamo elementi ostativi all’emanazione delle ordinanze di autorizzazione per la presenza in tutto il territorio delle Z.P.S. Se sarà possibile fare qualcosa non rimarremo a guardare.

F.to: Partito Caccia Ambiente, Delegazione Sicilia

http://www.ilcacciatore.com/2011/09/02/caccia-nelle-isole-minori-siciliane/
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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La notizia sull'apertura della caccia a Pantelleria e Lipari, in totale dispregio alle zone protette già esistenti sulle aree terrestri delle due isole, per non parlare della legge istitutiva del Parco Nazionale dell'Isola di Pantelleria istituito per legge del 2007, ma totalmente ignorato da quanti per le cariche istituzionali che rivestono lo dovrebbero far rispettare, anche se ancora non precisato in vincoli e zonazioni.


Da "DORSOGNA BLOGSPOT" del 1/09/11

La "Spectrum" all'attacco dell'Adriatico
e si rifiuta il Parco Nazionale della Costa Teatina

di Maria Rita D'Orsogna

Nel silenzio generale, questa società denominata "Spectrum " (con un nome che è tutto un programma. ndr.) vuol venire a "sondare" i nostri mari. Guardate la mappa che segue:

(Frattanto nota Maria Rita D'Orsogna a seguire sul suo blog, ndr.)

Il Sindaco Remo Bello contro il Parco della Costa Teatina.

Ecco cosa delibera il comune di Casalbordino, sotto il sindaco Remo Bello, in merito al Parco Nazionale della Costa Teatina. Senza parole:

"di confermare il parere non favorevole alla proposta di perimetrazione così come formulata dalla Giunta Regionale Direzione Parchi Territorio Ambiente Energia e dal Ministero dell’Ambiente;

di non poter legittimamente deliberare su una proposta alternativa di perimetrazione e zonazione che può essere formulata soltanto da organo tecnico chiaramente supportato da quello studio tecnico-sientifico che dovrebbe legalmente essere posto alla base dell’art. 8, comma 3, della legge 23 marzo 2001, n. 93 che avvia il procedimento per l’istituzione del Parco della Costa Teatina e che a tutt’oggi non se ne conosce l’esistenza;

che in caso di autoritaria istituzione del Parco Nazionale della Costa Teatina senza che, il Ministero dell’Ambiente, abbia partecipato a questo Comune, lo studio tecnico-scentifico legalmente posto alla base dell’art. 8, comma 3, della legge 23 marzo 2001, n. 93 e quindi senza “sentire” il Comune, dopo averlo doverosamente messo nelle condizioni di poter correttamente e legittimamente deliberare su una giusta perimetrazione e zonazione, si dà mandato a ricorrere per l’eccezione di incostituzionalità della norma per presunto abuso della sua funzione da parte del Parlamento, con l’attribuzione ad aree evidentemente prive legalmente, perché non supportate di valutazione tecnico-scientifico, di valore ambientale e naturalistico di importanza nazionale della qualificazione di parco nazionale, nonché di presunto illegittimo procedimento successivo istitutivo."

(Scrive ancora Maria Rita D'Orsogna, ndr):

Oddio, ma sogno o son desta? Questi non vogliono quello che propone il ministero, non sanno fare proposte alternative e se il ministero "osa" perimetrarlo "autoritariamente" allora ... il comune di Casalbordino fara' causa al Parlamento Italiano per presunto abuso!!! E quindi, COSTRUTTIVAMENTE cosa vogliono fare? Soprattutto, dopo dieci anni in cui hanno tergiverato inutilmente? Non so se ridere o piangere - si tratta di un parco, non di una prigione!

Ma che gioco è dire: io non ne so niente e non posso dire niente? Ma se in dieci anni il vostro comune non è riuscito a decidere che perimetro voleva, a chi chiedere, a chi parlare, con chi confrontarsi, se in dieci anni siete rimasti passivi e senza iniziative, allora vuol dire che non avete la stoffa per fare i sindaci o il consiglieri di una città del ventunesimo secolo! 'Ucci 'ucci, sento odore di villette, ecomostri e di speculazione edilizia!

Sindaco Bello, nella mia modesta opinione questa delibera e' vergognosa. Ad avercela contro i petrolieri tanta animosità !

Il link con la delibera e' qui: http://www.csun.edu/%7Edorsogna/Casalbordino.pdf. Qui dove il sindaco diceva che se fanno il parco, lui fa denuncia al parlamento italiano per abuso di potere. Sono senza parole! Di nuovo, sento odore di villette...

E qui (nel video che segue, ndr) lo sentiamo dalla sua boccuccia di rosa. Comunque vada, sindaco Remo Bello, lei non merita di fare il sindaco di nessuna cittadina del parco della Costa Teatina. Ecco qui:


http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=CMVXB-O_m0k

Grazie a Lorenzo Luciano per avere diffuso informazione in questi mesi.

http://dorsogna.blogspot.com/2011/09/il-sindaco-remo-bello-contro-il-parco.html
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Commento del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Spesso guardiamo un po' lontano e non notiamo cosa accade proprio in casa nostra... Qui c'è una mappa che mostra le aree destinate a concessioni petrolifere in Adriatico, Se il Mediterraneo è un bacino chiuso, Il Mar Adriatico cos'è ? Un angolo ancora più chiuso di quel bacino chiuso. Vogliamo davvero trasformare l'Adriatico in un mare anossico come il Mar Nero e per di più inquinato ?
E a proposito di quel titolo del post che precede, che dice che il sindaco Remo Bello è contro il Parco della Costa Teatina, mi si permetta una battuta. Telefoni al sindaco di Pantelleria, troverà una facile sponda alle sue tesi e a come difenderle... Qui da noi a Pantelleria siamo veri esperti in materia...


Da una mia "NOTA su Facebook" del 1/09/11

Il 24 Settembre p.v.

Da Catania "Moving Planet",
un messaggio di solidarietà per Pantelleria

 di Guido Picchetti

Ricevo da Carmelo Nicoloso, coordinatore per il sud Italia del Comitato Parchi e responsabile del Progetto Mediterraneo Pro Natura, nonchè segretario per i rapporti istituzionali dell'associazione Pro Natura Mare Nostrum, un'informativa sull'iniziativa che a Catania stanno mettendo a punto per il prossimo 24 Settembre, giorno in cui sarà celebrato in tutto il mondo l'evento "Smuoviamo il pianeta - Moving planet" promosso da "350 org".

A Catania l'evento sarà celebrato con un tuffo nel Mare Nostrum: dalla Riserva Naturale Orientata della Timpa di Acireale (CT). Attraversando l’Area Marina Protetta dell’Isola dei Ciclopi ad Acitrezza (CT) si raggiungerà quella del Plemmirio a Siracusa, per vivere una giornata immersi nelle pregevoli perle naturalistiche della Sicilia orientale, ricordando gli effetti devastanti e nefasti provocati dal Petrolchimico di Augusta/Priolo e Melilli in provinciale di Siracusa, attiviamoci a fermare la corsa alle trivellazioni nel Canale di Sicilia, sollecitando l’iter per l’istituzione dell’Area Marina Protetta a Pantelleria.

La Federazione Nazionale Pro Natura dal canto suo aderisce all’evento “Moving Planet” programmato per il 24 settembre 2011 attraverso il progetto Mediterraneo ed il Comitato Parchi Nazionali, organizzando un “Natural Blue Day on Sea” lungo le coste della Sicilia orientale, con il coinvolgimento di organismi istituzionali preposti alla conservazione della natura e la partecipazioni di diverse associazioni di volontariato.

L’attività di fruizione del mare protetto lungo le coste della Sicilia orientale si prefigge quale obiettivo principale quello di far conoscere ed apprezzare scenari paesaggistici straordinari, ed ecosistemi unici, ricchi di tantissima biodiversità. E i sub dell’associazione Pro Natura Mare Nostrum si adopereranno ad effettuare delle immersioni nei suggestivi fondali marini nelle AMP dell’Isole dei Ciclopi e del Plemmirio, d’intesa con gli enti gestori. Saranno altresì organizzate delle visite guidate nelle aree protette a condizioni convenzionate.

Perchè 350 org ? E' presto detto. 350 e' il valore di ppm (particelle per milione) di CO2 nell'atmosfera cui, secondo gli studiosi in materia, dovremmo ritornare per tentare almeno di mitigare i cambiamenti climatici in evidente crescita in tutto il pianeta che ne sono la diretta conseguenza. Attualmente a quanto pare abbiamo raggiunto un picco di ben 390 ppm, quando solo 200 anni fa nell'aria del pianeta ce n'erano mediamente 275 ... Intorno a questo numero fatidico di 350, che rappresenta appunto il limite di sicurezza di particelle di C02 nell'aria che respiriamo, si è creato nel mondo un movimento che sta cercando di sensibilizzare al massimo la popolazione del nostro pianeta, dopo che scienziati, esperti di problemi climatici e molti governi nazionali hanno capito i rischi che tutti corriamo nel superare quel limite, e come occorra tornare rapidamente sotto le 350 ppm. E se non si fa entro questo secolo c'è un serio pericolo di raggiungere un punto di non ritorno, con fenomeni irreversibili che metterebbero a rischio la nostra esistenza (come, ad esempio, lo scioglimento dei ghiacci della Groelandia).

Sono noti a tutti i recenti disastri provocati dalle piattaforme petrolifere nel Golfo del Messico e nel mare di Scozia, con i relativi effetti devastanti ed immediati sugli ecosistemi e sulla biodiversità specialmente quella animale, gli esorbitanti costi che comporta la bonifica, senza escludere l’impatto a medio e lungo periodo sulla popolazione, in termini di esacerbazione di malattie respiratorie, patologie della pelle e dell’incidenza di tumori. Nel territorio della Regione Sicilia possiamo considerare come esempio il Polo Petrolchimico Siracusano, sorto negli anni cinquanta, e ancora oggi sono tangibili I segni provocati sugli habitat naturali e sulla popolazione, con aborti e/o nascite di bambini malformati, l’aumento di forme tumorali, in particolare quelle polmonari. Non meno importante, è da considerare gli effetti sul valore economico, non stimabile, oltre che del danno ambientale procurato, anche sull’economia dell’industria locale della pesca e del turismo.

Le trivelle della compagnia petrolifera Audax Energy sono in azione al largo di Pantelleria. Proprio lì dove, dal 2007, è stata prevista la nascita del Santuario Marino per i cetacei del Canale di Sicilia. Dopo tre anni dall’accordo tra Italia e Malta, non solo dell'area protetta non c'è traccia, ma nuove perforazioni mettono in pericolo la salute di tutto il Mediterraneo, anche a causa della natura geologica del fondale perforato. Per far sapere tutto questo, e perchè possa esserci un rimedio al peggio, e che torni la speranza in un futuro migliore, ben venga l'evento "Moving the Panet - Smuoviamo il mondo", qualunque sia il modo in cui riusciremo a celebrarlo...

http://www.facebook.com/note.php?note_id=273378802673942

 

A day of natural blue sea: www.moving-planet.org
Moving Planet is a worldwide rally climate solutions rally taking place on September 24th 2011,
a single day to move beyond fossil fuels.

Questo  il link cui collegarsi per eventuali adesioni all'iniziativa di Catania:
http://www.moving-planet.org/events/it/catania-amp-siracuse/1572
Stesso articolo su "BLOG SICILIA" del 2/09/11
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Commenti  su FB  a margine dell'articolo
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Post di Maria Ghelia
Grazie Guido, così ho letto tutto per bene. E' molto interessante!
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A Giò Nastasi piace questo elemento.


(copyright Guido Picchetti) 

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