Agosto 2011

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Da "PANTELLERIA INTERNET COM - News n° 8093" del 31/08/11

Basta trivellazioni, si crei un riserva marina

Continua il bollettino di guerra
sulle piattaforme petrolifere nello Stretto di Sicilia

di Guido Picchetti

Il "bollettino di guerra" sulle piattaforme petrolifere nello Stretto di Sicilia di cui diceva ieri "Pantelleria Internet" continua anche oggi... Una guerra, questa si che mi piace !!!

N° 1 - UNIMONDO ORG - Greenpeace: “Basta trivellazioni nel Canale di Sicilia, si crei una riserva marina”  ... omissis ...

N° 2 - GREEN REPORT  - Le mani sul tesoro. Le trivellazioni petrolifere nel Canale di Sicilia e gli affari di famiglia del ministro ... omissis ...

N° 3 - L'ALTRA SCIACCA - Osservazioni all’istanza di VIA per il permesso di Ricerca Idrocarburi denominato “d 364 C.R-.AX” ... omissis ...

N° 4 - ECO TV - Greenpeace contro le trivellazioni nel Canale di Sicilia ... omissis ...

N° 5 - TERRA - I petrolieri “fantasma” nel Canale di Sicilia di Diego Carmignani ... omissis ...

 http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=7221  (solo su abbonamento)


Dalla mia "Bacheca su Facebook" del 31/08/11

Il "bollettino di guerra" sulle piattaforme
petrolifere nello Stretto di Sicilia

di Guido Picchetti

Il "bollettino di guerra" sulle piattaforme petrolifere nello Stretto di Sicilia di cui diceva ieri "Pantelleria Internet Com" continua anche oggi... Una guerra, questa si che mi piace !!!

N° 1 - UNIMONDO ORG

Greenpeace: “Basta trivellazioni nel Canale di Sicilia, si crei una riserva marina”

“Nuove richieste per esplorazioni petrolifere offshore minacciano le zone più sensibili del Canale di Sicilia, i banchi d’alto mare. L’Audax Energy, già famosa nel Canale per le esplorazioni in acque tunisine, punta adesso ai giacimenti italiani al largo di Pantelleria”. Lo denuncia Greenpeace nel rapporto “Le mani sul tesoro. Perché proteggere il Canale di Sicilia dalla corsa all’oro nero” (in .pdf) in cui documenta l'enorme bellezza e il valore biologico dell’area e ne chiede la tutela con la creazione di una riserva marina ... omissis

Leggi l'articolo:
http://www.unimondo.org/Notizie/Greenpeace-Basta-trivellazioni-nel-Canale-di-Sicilia-si-crei-una-riserva-marina

N° 2 - GREEN REPORT

Le mani sul tesoro. Le trivellazioni petrolifere nel Canale di Sicilia e gli affari di famiglia del ministro

Non si può certo dire che Greenpeace non abbia tempismo. Due giorni fa Il Fatto Quotidiano in un articolo intitolato ("Sicilia, trivelle pronte per l'oro nero. E per la Prestigiacomo è un affare di famiglia") ha accusato il ministro dell'ambiente di avere familiari coinvolti nel Consorzio Coemi «che ha acquistato e trasformato la petroliera Leonis, un colosso da 110mila tonnellate, che deve essere ormeggiata alla piattaforma per raccogliere il greggio estratto». Una commessa da 30 milioni. Coemi, scrive Il Fatto, «come dice lo stesso sito della società, è nata come impresa di famiglia dei Prestigiacomo ... omissis

Leggi l'articolo:
http://www.greenreport.it/_new/index.php?lang=it&page=default&id=12057#.Tl1kJMc6vqA.blogger

N° 3 - L'ALTRA SCIACCA

Osservazioni all’istanza di VIA per il permesso di Ricerca Idrocarburi denominato “d 364 C.R-.AX” da realizzarsi nel tratto di mare compreso tra il Banco Pantelleria, il banco Avventura ed il Banco Talbot, nel canale di Sicilia, da parte della società Audax Energy srl con sede legale a Roma, in Via Nibby.

Le seguenti associazioni: Lega Navale Italiana sezione di Sciacca, Greenpeace Onlus, Italia Nostra sezione di Sciacca, L'AltraSciacca, Cittadinanza attiva- Procuratore dei Cittadini - Sede di Sciacca, CGIL sede di Sciacca. (e le eventuali altre firmatarie), costituite in un comitato denominato STOPPA LA PIATTAFORMA, in merito alla documentazione relativa alla Valutazione di Impatto Ambientale dell’Istanza di Permesso di Ricerca per Idrocarburi “d 364 C.R-.AX”, Audax Energy srl con sede legale a Roma, in Via Nibby 7 e capitale sociale di 120'000 euro, relativa a ipotesi di ricerche sismiche e perforazioni petrolifere nel canale di Sicilia in una zona di mare compresa tra il Banco Pantelleria, il Banco Avventura ed il Banco Talbot, premettono ... omissis

Leggi il documento:
http://www.laltrasciacca.it/wp-content/uploads/2011/08/Osservazioni-VIA-d-364-CR-AX.pdf


N° 4 - ECO TV

Greenpeace contro le trivellazioni nel Canale di Sicilia

«Mentre gli italiani sono ancora in vacanza. Invece di tutelare le bellezze naturali di cui il turismo vive, si moltiplicano i piani per distruggere i nostri mari. I banchi del Canale di Sicilia sono ricchissimi di biodiversità. È inammissibile che vengano svenduti per minacciosi progetti di ricerca, richiesti da compagnie petrolifere tramite una documentazione troppo spesso viziata e insufficiente a dare alcun tipo di garanzia», commenta Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia. La causa di tali affermazioni sono le richieste per le esplorazioni petrolifere che minacciano le zone più sensibili del Canale di Sicilia, i banchi d'alto mare. La società Audax Energy Ltd (ADX) sta provando ... omissis

Leggi l'articolo:
http://www.ecotv.it/news/item/8905-greenpeace-contro-le-trivellazioni-nel-canale-di-sicilia

N° 5 - TERRA

I petrolieri “fantasma” nel Canale di Sicilia
di Diego Carmignani

TRIVELLAZIONI. L’australiana Audax Energy, in cerca di oro nero al largo di Pantelleria, è solo l’ultima delle compagnie straniere interessate ai giacimenti nei nostri mari. L’allarme di Greenpeace. Finite le vacanze, tutti a casa e spiagge incontaminate alle spalle, certi che resteranno lì per sempre, con le loro bellezze ad accogliere i turisti, ma soprattutto ad ospitare fauna e flora. Errore: dalla Puglia alla Sicilia, sullo scrigno mediterraneo incombono le compagnie petrolifere straniere. Prospettive molteplici e sempre più concrete che Terra, e con continuità le maggiori associazioni ambientaliste e i comitati locali, stanno sottolineando ad ogni richiesta e ... omissis.

Leggi l'articolo:
http://www.terranews.it/news/2011/08/i-petrolieri-%E2%80%9Cfantasma%E2%80%9D-nel-canale-di-sicilia

http://www.facebook.com/guido.picchetti
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Commenti su FB a margine dei post
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Post di Giò Nastasi
Grazie del tuo immenso lavoro, caro Guido!
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A Giovanni Rossi Filangieri, Giò Nastasi, Pasquale Vassallo e Francosalvatore Ruggiero piace questo elemento.


Da "PANTELLERIA INTERNET COM - News n° 8084" del 30/08/11

Nuove richieste di estrazioni petrolifere minacciano
le zone sensibili del Canale di Sicilia

Trivellazioni: bollettino di guerra sui giornali

di Salvatore Gabriele

E’ un bollettino di guerra basta leggere i giornali per capire quanto sia reale il pericolo di nuove e vecchie concessioni per la ricerca e l’estrazione di petrolio nel nostro mare.

"Repubblica"
Nuove richieste per esplorazioni petrolifere offshore minacciano le zone più sensibili del Canale di Sicilia, i banchi d'alto mare. L'Audax Energy, già famosa nel Canale per le esplorazioni in acque tunisine, punta adesso ai giacimenti italiani al largo di Pantelleria. La denuncia arriva  [... omissis ...]

"Galileo"
L’Audax Energy ci riprova. La compagnia petrolifera australiana che solo un anno fa iniziava le trivellazioni esplorative nel Canale di Sicilia nelle acque tunisine al largo di Pantelleria - che avrebbero poi portato alla scoperta di un giacimento petrolifero (Lambouka 1) – chiede ora al Ministro [... omissis ...]

"Il Fatto Quotidiano"
Sicilia, trivelle pronte per l’oro nero. E per la Prestigiacomo è un affare di famiglia. Decine di pozzi di petrolio nel blu del Mediterraneo, per fermare le trivelle si sono mobilitati cittadini e comitati. Ma intorno alla Sicilia pendono 40 richieste di concessioni. Le trivelle sono pronte ad entrare [ ... omissis ... ]

NB. - I tre articoli pubblicati ieri sono già riportati su questa pagina web degli "Echi di Stampa (ndr)

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=7212 (solo su abbonamento)


Da "ECONOMIA SICILIA COM" del 30/08/11

Greenpeace "corsa all'oro nero
minaccia Canale di Sicilia"

“Nuove richieste per esplorazioni petrolifere offshore minacciano le zone più sensibili del Canale di Sicilia, i banchi d’alto mare. L’Audax Energy, già famosa nel Canale per le esplorazioni in acque tunisine, punta adesso ai giacimenti italiani al largo di Pantelleria”. A lanciare l’allarme è Greenpeace, che nel nuovo rapporto “Le mani sul tesoro” documenta l’enorme bellezza e il valore biologico dell’area, chiedendo la sua tutela con la creazione di una riserva marina. “Mentre gli italiani sono ancora in vacanza – afferma Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia – invece di tutelare le bellezze naturali di cui il turismo vive, si moltiplicano i piani per distruggere i nostri mari. I banchi del Canale di Sicilia sono ricchissimi di biodiversità.

È inammissibile che vengano svenduti per minacciosi progetti di ricerca, richiesti da compagnie petrolifere tramite una documentazione troppo spesso viziata e insufficiente a dare alcun tipo di garanzia”. “L’Audax Energy Ltd (ADX) – secondo l’associazione ambientalista – sta provando a ottenere permessi di esplorazione nelle acque del Canale attraverso una piccola compagnia di cui è totalmente proprietaria ma con sede legale in Italia e con un capitale sociale assolutamente irrisorio di 120.000 euro. Un modo per evitare ogni tipo di responsabilità in caso di disastro ambientale in quest’area estremamente sensibile per l’ecosistema marino”. Greenpeace a bordo della propria nave ammiraglia, la Rainbow Warrior, ha effettuato una ricognizione preliminare sui banchi Skerki, Talbot, Avventura e Pantelleria. “La notevole documentazione fotografica raccolta – spiegano gli ambientalisti di Greenpeace – conferma come i banchi siano aree spettacolari.

Particolarmente ricche di pesci, dalla murena al torpedo comune, e di habitat chiave, come le praterie di posidonia, ospitano anche importanti aree di riproduzione di specie commerciali come il nasello e la triglia. Tra le aree più spettacolari le grotte e le pareti rocciose ricoperte da organismi filtratori come il corallo arancione Astroides calycularis”. Al piano delle compagnie petrolifere “che vogliono trasformare il Canale di Sicilia in un nuovo Golfo del Messico”, Greenpeace contrappone la proposta di una riserva marina, che vieti nelle aree più sensibili ogni attività estrattiva, compresa la pesca. “Il disastro della Deep Water Horizon e il più recente sversamento di petrolio al largo delle coste scozzesi non lasciano dubbi: queste attività – conclude Monti – sono una minaccia inaccettabile per il mare e per le popolazioni costiere che da esso dipendono. Chiediamo con urgenza al Ministro dell’Ambiente, l’onorevole Prestigiacomo, di bloccare ogni folle progetto di esplorazione petrolifera nel Canale di Sicilia e di attivarsi immediatamente per garantire la dovuta tutela per le aree più vulnerabili”. Proprio oggi i comitati locali, di cui Greenpeace fa parte, presentano al Ministero dell’Ambiente la propria opposizione al progetto di esplorazioni petrolifere nel Canale. (ITALPRESS).

http://www.economiasicilia.com/2011/08/30/greenpeace-corsa-alloro-nero-minaccia-canale-di-sicilia/


Da "L'ESPRESSO BLOG" del 29/08/11

Trivellazioni petrolifere in Sicilia:
forte rischio per l'ecosistema dell'isola.

La minaccia dei cercatori di petrolio, che a fronte della deplezione delle fonti fossili che caratterizza l’ultimo decennio si spingono in luoghi sempre più impervi o di alto valore ambientale, non è cosa nuova per l’Italia.

PETROLIO IN ITALIA – Compagnie Texane quali la Hunt Oil hanno cercato di assicurarsi i diritti sulla Valle Padana, e ora molti altri colossi del petrolio ci riprovano nel canale di Sicilia. Stavolta però la posta è più alta, perché si tratta di incidere su un ecosistema delicatissimo, sul quale anche una semplice operazione esplorativa avrebbe effetti importanti. Pochi giorni fa Il Fatto si è occupato della vicenda. Con un articolo intitolato “Sicilia, trivelle pronte per l’oro nero. E per la Prestigiacomo è un affare di famiglia” ha accusato il ministro dell’ambiente di avere familiari coinvolti nel Consorzio Coemi “che ha acquistato e trasformato la petroliera Leonis, un colosso da 110mila tonnellate, che deve essere ormeggiata alla piattaforma per raccogliere il greggio estratto”.

LA STORIA DI GREENPEACE - Un’altra storia di petrolio nel canale di Sicilia la racconta Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia, che insieme ai comitati cittadini dell’isola di Pantelleria ha indagato sulla questione, mettendo in luce rischi ambientali e ambiguità sul piano legale. “Da molto teniamo sott’occhio l’australiana Audax Energy Ltd (ADX), già nota per le esplorazioni in acque tunisine” spiega Monti. Il canale di Sicilia è stato oggetto negli ultimi anni di numerose esplorazioni petrolifere. Grandi compagnie come Shell, ENI o Northern Petroleum si sono affrettate a chiedere permessi per trivellare i fondali tra Italia e Tunisia.

ZONA APPETIBILE - A giudicare dall’attenzione che questa zona ha suscitato in sempre più numerose compagnie si può dedurre che effettivamente siano presenti delle riserve di petrolio o altri combustibili fossili, anche se non è ancora nota l’entità dei giacimenti. Alcune di queste aziende hanno capitali irrisori, in altri casi invece grandi imprese provengono addirittura da oltreoceano. Il caso della Audax Energy, però, si colloca “nel mezzo” di questo ventaglio: è una grande compagnia, ma per operare in Italia si serve della più piccola ADX Energy Srl, di cui è totalmente proprietaria ma con sede legale in Italia e un capitale sociale che Greenpeace definisce “assolutamente irrisorio”, di 120mila euro.

TUTELARSI DAL DISASTRO - Come si interpreta questa manovra? “Si tratta di un escamotage per tutelarsi dai possibili danni ambientali derivati dalle trivellazioni – spiega la Monti – In caso di disastro ambientale, la compagnia ci rimetterebbe solo una piccola cifra. Pensiamo a quanto è accaduto nel Golfo del Messico e allo spaventoso ammontare dei danni”. Un’idea furba: per compiere un’operazione rischiosa si usa una piccola realtà “prestanome” che in caso di disastro sarà l’unica a rispondere, proteggendo la compagnia madre da esborsi più ingenti.

LA BIODIVERSITA’ NEL CANALE DI SICILIA – Oggi Greenpeace, unitamente ad Italia Nostra e ad altre associazioni locali del comune di Sciacca (tra cui Cgil e Lega Navale Italiana) ha presentato al Ministero dell’Ambiente (e a quello dello Sviluppo e dei Beni culturali) un documento contenente una serie di osservazioni relative alla richiesta di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) per l’Istanza di permesso di ricerca di idrocarburi da parte dell’ADX srl. La cittadina di Sciacca e gli altri comuni della costa sud siciliana sono in allarme già da tempo, e il documento oggi presentato è l’ultimo di parecchi tentativi per sensibilizzare le istituzioni e mettere in luce anche dal punto di vista normativo quelle che Greenpeace segnala come gravi irregolarità nel progetto dell’ADX.

LA RICCHEZZA DEL MARE - “Innanzitutto bisogna capire che la zona di mare interessata, estesa per 654 chilometri quadrati, che si sviluppa in pieno canale di Sicilia, compreso tra il Banco Pantelleria, il Banco Avventura ed il Banco Talbot, è di alto valore ambientale, culturale ed economico. Non stiamo solo difendendo le creature che vivono in queste acque, ma anche le economie locali che si sviluppano intorno al turismo e alla pesca”. Greenpeace e le altre associazioni, riunitesi nel comitato Stoppa la Piattaforma, lavorano su due piani paralleli. Da un lato il percorso istituzionale volto a bloccare la procedura legale della VIA, dall’altro la ricerca di attenzione sul problema da parte del pubblico più ampio possibile: per questo è stato pubblicato il rapporto “Le mani sull’oro nero”, che contiene la ricostruzione della storia e un importante reportage fotografico dell’esplorazione condotta dalla Raimbow Warrior, la nave ammiraglia di Greenpeace. “Questo viaggio attraverso il canale di Sicilia – spiega Monti – ha avuto lo scopo di fotografare una realtà ambientale preziosa, che dovrebbe essere protetta e non distrutta da progetti di sfruttamento dissennati”.

NESSUNA GARANZIA - Per Greenpeace “non si tiene minimamente in considerazione l’incredibile biodiversità dell’area né la sua importanza per le risorse ittiche, mentre è chiaro che le attività proposte causeranno seri impatti sulla vita marina. Insomma la storia è sempre la stessa: le compagnie petrolifere non sono in grado di dare nessuna garanzia, mettendo con i loro progetti in grave pericolo l’ambiente e l’economia delle popolazioni costiere. Associazioni e comitati locali, di cui anche Greenpeace fa parte, hanno presentato proprio in questi giorni precise osservazioni a riguardo, chiedendo di negare alla compagnia il permesso a operare ricerche di idrocarburi sia con indagini sismiche che con pozzi di trivellazione. Ci auguria­mo vivamente che questa volta il ministero dell’ambiente si preoccupi di tutelare l’ecosistema marino e non gli interessi dell’industria petrolifera”.

I RISCHI DELL’ESPLORAZIONE – Eppure, la richiesta dell’ADX riguarda solo un permesso di esplorazione, non di trivellazione. Questo processo dovrebbe essere meno invasivo, eppure le associazioni sono in allarme già da ora. “Anche le sole esplorazioni – spiega Monti – sono altamente impattanti. Le tecnologie usate per verificare la presenza di idrocarburi sotto il fondale disturbano la popolazione ittica, tra cui ci sono ad esempio pesci pelagici (importanti per le attività di pesca) e altre specie da proteggere come gli squali e i mammiferi marini”. Per proteggere questa zona dalle trivellazioni (dell’ADX ma non solo, vista l’appetibilità delle acque del canale) Greenpeace avanza una contro proposta: la creazione di una riserva marina, l’unica che dà la possibilità di mettere l’area al sicuro in modo definitivo. ”Al momento, sul tavolo del Ministero ci sono 29 istanze di ricerca: solo 8 sono bloccate perché si trovano in aree adesso interdette, per lo più al largo delle Isole Egadi, per la presenza di un’area marina protetta” riferisce il rapporto. Tra le numerose osservazioni sull’inappropriatezza del procedimento ci sarebbero anche alcuni nomi. A seguito di questo, Greenpeace ha avviato un supplemento d’indagine.

http://lavoceindipentente.blog.espresso.repubblica.it/la-voce-indipentente/2011/08/trivellazioni-petrolifere-in-sicilia-forte-rischio-per-lecosistema-dellisola.html
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Commento  del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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"E’ un bollettino di guerra: basta leggere i giornali per capire quanto sia reale il pericolo di nuove e vecchie concessioni per la ricerca e l’estrazione di petrolio nel nostro mare, e in particolare nello Stretto di Sicilia." Lo afferma oggi il notiziario locale "Pantelleria Internet Com " curato da Salvatore Gabriele. Che si stia prendendo coscienza dei reali pericoli che corre l'isola di Pantelleria?
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Post di Antonio Lettini

Assurdo!
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Post di Vincenzo De Vita

Guido, abbiamo ancora una volta toccato il fondo. I nostri politici non capiscono in quale pericolo mettono non soltanto la popolazione, ma proprio tutto ecosistema marino. booooooo booooo
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A Giò Nastasi e Gianluca Cecere piace questo elemento.


Da "GREEN ME IT" del 29/08/11

Trivellazioni: di nuovo a rischio
il Canale di Sicilia in nome del petrolio

di Simona Falasca

L’incubo delle trivelle torna a minacciare il bellissimo e incontaminato mare siciliano. E così, invece di tutelare le incontrastate bellezze del Canale di Sicilia con aree marine protette, nuove richieste per esplorazioni petrolifere offshore sono state presentate per il cosiddetto “Banco Avventura”, una zona di mare a 26 miglia da Favignana e poco distante da Pantelleria.

A minacciare questo pescosissimo tratto di mare, scrigno di biodiversità marina - come ha anche dimostrato Greenpeace che, proprio in questi giorni, ha documentato con foto e video l’enorme bellezza e il valore biologico dell’area nel suo rapporto "Le mani sul tesoro" - stavolta è l’Audax Energy, già famosa nel Canale per le esplorazioni in acque tunisine.

Come ricorderete proprio in questo tratto di mare al largo di Pantelleria, lo scorso febbraio venne bocciato dalla Regione il progetto per la costruzione di un impianto eolico off-shore da parte della Four wind srl proprio per l’alto valore ambientale dell’area e per la sua appartenenza alla rete “Natura 2000”, ma anche per il pericolo sismico e la difesa del sistema ittico. Ora invece Audax ha fatto pervenire la richiesta di permesso per trivellare questa stessa zona, per un area di 650 chilometri quadrati, alla ricerca di petrolio.

Come riporta anche Marsala.it la cosa singolare è che la relazione presentata al Ministro per avere il via libera è stata scritta dalla Peal Petroleum sulle analisi coordinate dal geologo Luigi Albanesi, oggi amministratore unico dell’Audax e al centro di polemiche per un’analoga relazione presentata da un’altra società per le trivellazioni di fronte al mare di Sciacca ricca di imprecisioni ed errori grossolani come sottolineò tempo fa anche la trasmissione Report.

Ed effettivamente, come fa notare anche Greenpeace, l'Audax Energy Ltd (ADX) si sta muovendo attraverso una piccola compagnia, l'Audax Energy Srl, di cui è totalmente proprietaria, ma con sede legale in Italia e con un capitale sociale assolutamente irrisorio di 120.000 euro. “Un modo per evitare ogni tipo di responsabilità in caso di disastro ambientale in quest'area estremamente sensibile per l'ecosistema marino”.

"Mentre gli italiani sono ancora in vacanza - afferma Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia - invece di tutelare le bellezze naturali di cui il turismo vive, si moltiplicano i piani per distruggere i nostri mari. I banchi del Canale di Sicilia sono ricchissimi di biodiversità. È inammissibile che vengano svenduti per minacciosi progetti di ricerca, richiesti da compagnie petrolifere tramite una documentazione troppo spesso viziata e insufficiente a dare alcun tipo di garanzia".

L’associazione arcobaleno ha raccolto, a bordo della Rainbow Warrior, una notevole documentazione fotografica a "conferma di come la zona conservi aree spettacolari e ospiti anche importanti aree di riproduzione di specie commerciali come il nasello e la triglia". Per questo Greenpeace contrappone alle richieste delle compagnie petrolifere la proposta di dichiarare invece l’area una riserva marina che vieti nelle aree più sensibili qualsiasi attività estrattiva, compresa la pesca.

"Il disastro della Deep Water Horizon e il più recente sversamento di petrolio al largo delle coste scozzesi non lasciano dubbi: queste attività sono una minaccia inaccettabile per il mare e per le popolazioni costiere che da esso dipendono. Chiediamo con urgenza al Ministro dell'Ambiente, l'On. Prestigiacomo, di bloccare ogni folle progetto di esplorazione petrolifera nel Canale di Sicilia e di attivarsi immediatamente per garantire la dovuta tutela per le aree più vulnerabili" - conclude Monti.

La decisione del ministro Stefania Prestigiacomo, che sarebbe dovuta arrivare oggi, è stata rinviata al 24 settembre.

http://www.greenme.it/informarsi/ambiente/5640-trivellazioni-canale-sicilia
Articolo simile su "GALILEO" del 29/08/11
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Commento  del sottoscritto su FB  a margine dell'articolo
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Questo servizio riporta anche la testimonianza di Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare condotta da Greenpeace Italiaa sui fondali dello Stretto di Sicilia, che ha permesso di raccogliere una ricca documentazione fotografica sulle caratteristiche di quei fondali, tutt'altro che costituiti da detriti, come si afferma nella documentazione allegata alla richiesta dell'ADX.
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A Stefania Canale e Marco Zappalà piace questo elemento.


Da "GREEN REPORT" del 29/08/11

Le mani sul tesoro. Le trivellazioni petrolifere
nel Canale di Sicilia e gli affari di famiglia del ministro

Non si può certo dire che Greenpeace non abbia tempismo. Due giorni fa Il Fatto Quotidiano in un articolo intitolato ("Sicilia, trivelle pronte per l'oro nero. E per la Prestigiacomo è un affare di famiglia") ha accusato il ministro dell'ambiente di avere familiari coinvolti nel Consorzio Coemi «che ha acquistato e trasformato la petroliera Leonis, un colosso da 110mila tonnellate, che deve essere ormeggiata alla piattaforma per raccogliere il greggio estratto». Una commessa da 30 milioni. Coemi, scrive Il Fatto, «come dice lo stesso sito della società, è nata come impresa di famiglia dei Prestigiacomo. L'amministratore delegato è Maria Prestigiacomo, sorella maggiore del ministro dell'Ambiente. Di più: la Coemi è oggi proprietà della società Fincoe, di cui Stefania Prestigiacomo deteneva il 21,5 per cento fino al novembre 2009 quando l'ha donato alla madre Sebastiana Lombardo, oggi azionista di maggioranza.

Emergerebbe quindi che una società di cui fanno parte familiari stretti del ministro dell'Ambiente è impegnata nell'attività di estrazione di petrolio intorno alla Sicilia. Ancora niente di illegale, ma certo una questione che non rassicura chi si oppone alla caccia al petrolio nei mari dell'isola. Di più: sul sito della Coemi si legge che tra i clienti della società (oltre al ministero della Difesa, ma questa è un'altra storia) ci sono anche Eni, Erg, Esso».

Proprio gli operatori che si ritrovano nel rapporto di Greenpeace "Le mani sul tesoro. Perché proteggere il Canale di Sicilia dalla corsa all'oro nero" che documenta l'enorme bellezza e il valore biologico dell'area, chiedendo «con urgenza al ministro dell'Ambiente, l'on. Presti­giacomo, di bloccare ogni folle progetto di esplorazio­ne e perforazione petrolife­ra nel Canale di Sicilia e di attivarsi immediatamente per garantire la dovuta tu­tela alle aree più delicate con la creazione di un'am­pia area protetta».

La Rainbow Warrior, la nave ammiraglia di Greenpeace, ha effettuato una ricognizione preliminare sui banchi Skerki, Talbot, Avventura e Pantelleria e spiega che «la notevole documentazione fotografica raccolta conferma come i banchi siano aree spettacolari. Particolarmente ricche di pesci, dalla murena al torpedo comune, e di habitat chiave, come le praterie di posidonia, ospitano anche importanti aree di riproduzione di specie commerciali come il nasello e la triglia. Tra le aree più spettacolari le grotte e le pareti rocciose ricoperte da organismi filtratori come il corallo arancione Astroides calycularis».

Secondo "Le mani sul tesoro" «il Canale di Sicilia è stato oggetto negli ultimi anni di numerose esplorazioni petrolifere. Grandi compagnie come Shell, Eni o Northern Petrolium si sono affrettate a chiedere permessi per trivellare i fondali tra Italia e Tu­nisia alla ricerca del petrolio, e sembra che lo abbiano trovato, attirando così la bramosia di nuovi "cercatori di oro nero"! In certi casi parliamo di compagnie da capitali irrisori, come la San Leon Energy, detentrice di domande di ricerca al largo della costa occidentale - da Sciacca a Marsala, e proprietaria di un capitale sociale di soli 10 mila euro. In altri casi di compagnie che arrivano addirittura dall'Austra­lia per minacciare i nostri mari, come l'Adx Energy. Il Dlgs n. 128/2010, che vieta l'estrazione di idrocarburi in un raggio di 12 miglia da aree marine protette e di 5 miglia dalla linea di costa, ha fermato solo in parte queste compagnie. Al momento, sul tavolo del Ministero ci sono 29 istanze di ricerca: solo 8 sono bloccate perché si trovano in aree adesso interdette, per lo più al largo delle Isole Egadi, per la presenza di un'area marina protetta. 16 sono le istanze fuori dalle zone di divieto e che, quindi, proseguiranno l'iter, mentre 5, essendo al confine della linea di demarcazione fra le due aree, verranno solo ridotte. Il pericolo non è per niente scongiura­to: zone chiave del Canale, non adeguatamente tutelate, rimangono completamente alla mercé degli interessi dei magnati del petrolio, come nel caso dei banchi».

La Northen Petrolium aveva annunciato che avreb­be sfruttato le sue concessioni, con di trivellazione vicino al banco Pantelleria, entro il primo quadrimestre 2011, poi non realizzate. Intanto si sono moltiplicate le richieste di nuovi permessi di ricerche petrolifere per accaparrarsi le zone ancora disponibili, da Siracusa a Pantelleria fino a Lampedusa.

Greenpeace spiega che «proprio in questi mesi l'Audax Energy S.r.l., compagnia con sede legale a Roma ma controllata da Adx o Audax Energy Ltd australiana, ha avviato la procedura per richiedere un Permesso di ricerca idrocar­buri in un'area di circa 654,4 km2 (d 364 CR-AX), che comprende l'area tra il banco di Pantelleria, il Banco Avventura e il Banco Talbot, una di quelle di maggior valore biologico del Canale». L'Adx è nota in Sicilia: nel 2010 una sua enorme piattaforma comparve su fondali tunisini al largo di Pantelleria, proprio al confine con le acque italiane, dove ha trovato il giacimento petrolifero Lambouka 1.

Il dossier degli ambientalisti spiega che «avendo trovato ciò che cercava, l'Audax adesso ci riprova ed espande i propri interessi sul nostro versante, chiedendo al ministero dell'ambiente di pronunciarsi sulla compatibilità ambientale di un nuovo progetto di ricerca sui banchi. E come lo fa? Tramite una compagnia, l'Audax Energy Srl, di cui è totalmente proprietaria ma con sede legale in Italia e dal capitale sociale assolutamente irrisorio, 120mila euro, in modo da evitare ogni tipo di responsabilità in caso di disastri ambientali. Abbiamo riscontrato, inoltre, chiare violazioni procedurali: i documenti sono stati resi disponibili al pubblico con oltre due settimane di ritardo rispetto ai termini stabiliti per presentare osservazioni contrarie al progetto e da persone che non avevano nemmeno il titolo per farlo, la documentazione è incompleta e lo studio ambientale risulta totalmente insufficiente e inesatto».

Per Greenpeace «non si tiene minimamente in considerazione l'incredibile biodiversità dell'area né la sua importanza per le risorse ittiche, mentre è chiaro che le attività proposte causeranno seri impatti sulla vita marina. Insomma la storia è sempre la stessa: le compagnie petrolifere non sono in grado di dare nessuna garanzia, mettendo con i loro progetti in grave pericolo l'ambiente e l'economia delle popolazioni costiere. Associazioni e comitati locali, di cui anche Greenpeace fa parte, hanno presentato proprio in questi giorni precise osservazioni a riguardo, chiedendo di negare alla compa­gnia il permesso a operare ricerche di idrocarburi sia con indagini sismiche che con pozzi di trivellazione. Ci auguriamo vivamente che questa volta il ministero dell'ambiente si preoccupi di tutelare l'ecosistema marino e non gli interessi dell'industria petrolifera». Secondo quanto scrive Il Fatto il ministro potrebbe avere qualche problema anche con gli interessi della sua famiglia...

Ma non è tutto, come spiega Greenpeace: «Come se non bastasse, l'Adx sempre tramite l'Audax Energy Srl, è già proprietaria di un altro vecchio permesso di ricerca al largo delle coste di Pantelleria (GR-15 PU), e annuncia sul proprio sito che sta chiedendo nuovi permessi di esplorazione più a nord, proprio tra il Banco di Pantelleria e quello Avventura (d 363 CR-AX). La mappa che presentano sul loro sito rende molto bene l'idea di come queste compagnie vorrebbero trasformare il Canale di Sicilia in un Golfo del Messico nostrano».

Per questo, «davanti alla mancanza di proposte concrete, e alla crescente minaccia delle perforazioni petrolifere, Greenpeace propone uno schema di protezione per tutelare le aree più sensibili del Canale. Senza alcuna pretesa di voler vicariare il compito dei ricercatori e con la speranza di fornire uno strumento utile che possa stimolare l'Italia in questi processi di tutela, Greenpeace propone la creazione di un'area protetta» che dovrebbe comprendere i bassi fondali rocciosi dei banchi e che va dai banchi di Talbot fino al banco di Graham. L'area tutelerebbe il banco Avventura e il Banco di Pantelleria. L'area comprende importanti zone di riproduzione per triglia, nasello e gambero rosa.

Secondo gli ambientalisti, «solo la creazione di una riserva marina d'alto mare è in grado di garantire una reale e duratura tutela dell'area scongiurando presenti e futuri progetti di perforazioni, e non solo. Nelle aree più delicate dovranno, infatti, essere bandite tutte le attività di scarico pericolose ed estrattive, compresa la pesca. La tutela delle risorse ittiche deve andare di pari passo a quella della diversità biologica: l'uomo preleva biodiversità e la modalità e l'intensità di questo prelievo sono tra i fattori che possono alterare diversità e produttività dei mari. Lo stato critico delle risorse ittiche (nel Canale di Sicilia, in Italia, nel Mediterraneo, nell'Unione Europea e nel mondo) dimostra che il prelievo fin'ora realizzato non ha senso poiché produce (spesso col sostegno di danaro pubblico) distruzione e impoverimento.

È fondamentale che in questo momento comunità locali e pescatori facciano sentire le loro ragioni non solo per lottare contro l'imminente minaccia delle perforazioni ma per chiedere una duratura protezione delle risorse da cui dipendono. È ora che il nostro Paese si impegni per garantire un'effettiva tutela dei propri mari. Invece di svendere le proprie ricchezze ai magnati del petrolio, l'Italia assuma una leadership nella creazione urgente di una rete di aree protette in grado di proteggere habitat chiave del Mediterraneo a cominciare dai banchi del Canale di Sicilia».

http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=%2012057
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Commento del sottoscritto  su FB  a margine dell'articolo
Molto più efficace e completo questo servizio giornalistico su "Greenreport it" che pure riprende il rapporto di Greenpeace, collegando però a quanto denunciato ieri su "Il Fatto Quotidiano" a proposito del Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo e dei suoi acclarati conflitti di interesse...
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Da "LA REPUBBLICA IT" del 29/08/11

I tesori del mare a rischio per colpa
della corsa all'oro nero

Nuove richieste per esplorazioni petrolifere offshore minacciano le zone più sensibili del Canale di Sicilia, i banchi d'alto mare. L'Audax Energy, già famosa nel Canale per le esplorazioni in acque tunisine, punta adesso ai giacimenti italiani al largo di Pantelleria. La denuncia arriva da Greenpeace, che nel nuovo rapporto "Le mani sul tesoro" documenta l'enorme bellezza e il valore biologico dell'area, chiedendo la sua tutela con la creazione di una riserva marina. I fondali di questo mare, particolarmente ricchi di pesci, dalla murena al torpedo comune, e di habitat chiave, come le praterie di posidonie, ospitano anche importanti aree di riproduzione di specie commerciali come il nasello e la triglia. Tra le aree più spettacolari le grotte e le pareti rocciose ricoperte da organismi filtratori come il corallo arancione Astroides calycularis. Questo reportage fotografico racconta l'eccezionale biodiversità a rischio.
(foto Greenpeace)

http://www.repubblica.it/ambiente/2011/08/29/foto/corsa_all_oro_nero_mare_a_rischio-21002353/1/
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Commenti su FB  a margine dell'articolo
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Post di Guido Picchetti
La denuncia di Greenpeace, basata unicamente su queste dieci immagini di fondali marini mediterranei, come pure il testo a corredo, non mi sembra proprio che sia il massimo in difesa dello Stretto di Sicilia. Comunque meglio che niente...
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Da "MARSALA IT" del 29/08/11

Ci risiamo. Oggi il Ministero dell'Ambiente
decide sulle trivelle tra le Egadi e Pantelleria

Anche questa estate torna l’incubo delle perforazioni petrolifere nel mare siciliano più incontaminato.

Questa volta oggetto degli appetiti innanzitutto dell’Audax Srl, la società petrolifera con sede a Roma, è il cosiddetto “Banco Avventura”, una zona di mare a 26 miglia da Favignana e poco distante anche da Pantelleria. Si tratta di una tratto di mare pescosissimo, uno dei più gettonati dalla flotta peschereccia di Mazara del Vallo. Compromettere il delicato equilibrio di quella zona significa mettere in ginocchio un sistema già fortemente in crisi,e che comunque riesce a creare un giro d’affari ogni anno stimato in circa 200 milioni di euro.

Nello stesso tratto di mare insisteva un progetto della Four Wind per la messa in posa di impianti eolici in acqua. Four wind s.r.l. è una società che promuove lo sviluppo, la realizzazione e la distribuzione di energie rinnovabili nel territorio siciliano. Attualmente 4wind è titolare di progetti per la realizzazione in Sicilia di parchi eolici offshore.

Il progetto prevedeva l’installazione di 16 generatori da 6 megawatt, per un totale di 96 megawatt. Ma La Regione, ha fermato il progetto (dal titolo “Centrale eolica off shore Banco di Pantelleria e Banchi di Avventura”) per l’appartenenza della zona alla rete “Natura 2000″, per la protezione degli habitat, per il pericolo sismico e la difesa del sistema ittico. La conferma è arrivata anche dalla Commissione Via del Governo.

Ora il nuovo intervento dell’Audax, che ha fatto pervenire la richiesta di permesso al Ministero dell’Ambiente, per un’area di 650 chilometri quadrati, che include il Banco Avventura, le acque prospicienti Pantelleria, e il banco Talbot. La relazione presentata dalla Audax è consultabile on line. L’area in istanza è ubicata nel Canale di Sicilia, al largo delle coste siciliane e occupa una superficie di circa 654,4 km2.

La distanza dalla costa della Sicilia è di circa 21,9 miglia nautiche mentre dalle coste di Pantelleria dista circa 18 miglia nautiche. La profondità del mare va da un minimo di circa 50 metri fino ad un massimo di circa 115 metri. Rientra nella zona sud del permesso una parte del Banco di Pantelleria (secca di 16m), mentre a nord il Banco Talbot è completamente esterno all’area richiesta.

Il ministero deciderà oggi sul permesso di ricerca chiesto dalla ditta. La cosa singolare è che la relazione è stata scritta dalla Peal Petroleum. Il coordinatore delle analisi è tale Luigi Albanesi, geologo oggi amministratore unico dell’Audax. L’anno scorso Luigi Albanesi aveva presentato, per un’altra società, uno studio per le trivellazioni di fronte al mare di Sciacca ricco di imprecisazioni ed errori grossolani, del quale si è occupato tempo fa Report.

http://marsala.it/cronaca/ambiente/33021-ci-risiamo-oggi-il-ministero-dellambiente-decide-sulle-trivelle-tra-le-egadi-e-pantelleria.html#josc1215
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Commento del sottoscritto a margine dell'articolo
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Il titolo è errato. L'articolo nella sua sostanza no. Infatti il termine per la presentazione al Miniambiente dei pareri contrari alla richiesta di Valutazione di Impatto Ambientale, relativa alla richiesta di concessione di ricerca dell'ADX nell'area indicata, è stato prorogato al 24 Settembre p.v. Speriamo che il Ministero tenda conto dell'opposizione che è già stata manifestata energicamente da più parti...


Da "SICILIA ON LINE" del 28/08/11

Archeologia Pantelleria
Trafugate due anfore puniche

PANTELLERIA (TRAPANI) Due anfore puniche sono state trafugate da ignoti dal sito archeologico sottomarino di Cala Tramontana a Pantelleria. Si tratta di due anfore cartaginesi che servivano per il trasporto di derrate alimentari, della stessa fattura, anche se di misure diverse: una é alta 80 centimetri e l'altra 1 metro e 10 centimetri. Erano state localizzate la settimana scorsa dall'esploratore archeologico del consorzio "Pantelleria Ricerche" che sta effettuando lo scavo. Il sito é di notevole importanza archeologica, perché nella zona sono affondate almeno 5 navi cartaginesi durante la riconquista dell'isola da parte dei romani, avvenuta nel 217 avanti Cristo. A giugno era stato ritrovato un tesoro di 4.600 monete di bronzo. "Le anfore - dice il direttore scientifico delle ricerche, Leonardo Abelli - si trovavano ad una profonditá di 43 metri. Non era un'operazione facile da effettuare, anche perché la zona é controllata". Forse si tratta di professionisti, che hanno agito di notte. (ITALPRESS)

http://www.siciliaonline.it/ultimora/cronaca/38834-archeologia-pantelleria-trafugate-due-anfore-puniche
Notizia simile su "PANTELLERIA INTERNET COM - news n° 8074" del 28/08/11 (solo su abbonamento)

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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Andiamo bene, la delinquenza anche sotto il mare si fa strada, e con tanto di maschera, pinne, autorespiratori, e.... lampade, se davvero il furto delle due anfore è avvenuto di notte... Un pò più di controlli ai sub che vanno per mare, di giorno come di notte, non sarebbero poi tanto male... Le forze dell'ordine non debbono servire solo a soccorrere i sub, ma anche a togliere le pere marce dal mucchio...
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Da una mia "NOTA su Facebook" del 28/08/11

La "Voce dell'Isola" per lo Stretto di Sicilia

di Guido Picchetti

Solo oggi ho avuto visione in rete del numero di Gennaio 2011 de "La Voce dell'Isola", un periodico mensile edito da "Mare Nostrum Edizioni (Via G.Distefano 25, Catania). Diretto da Salvo Barbagallo, il periodico è al suo sesto anno di vita. Tratta temi di Politica, Cultura, Economia, Spettacolo, affrontando i vari problemi della Sicilia d'oggi, e può essere acquistato nelle librerie o richiesto direttamente via e-mail (drkba@tin.it).

Nel numero della rivista di gennaio di quest'anno, che può essere consultato scaricandolo dalla rete in formato Acrobat al link  http://www.lavocedellisola.it/public/Archivio/2011/La_Voce_n1-2011.pdf  (*), ho avuto modo di leggere da pag. 6 a pag. 9 un bel servizio intitolato "Le mani dei Texani sull’oro nero della Sicilia - I mari della Sicilia depredati dai vecchi e nuovi petrolieri".

Firmato per una prima parte da Ernesto Girlando ("Le mani dei Texani sull’oro nero"), e per una seconda parte da Marco di Salvo ("L'incubo marea nera si sposta dal Messico ai mari siciliani"), il servizio de "La voce dell'Isola" appare oggi, a otto mesi dalla sua pubblicazione, ancora più attuale di ieri, con tutto quel che sta accadendo non solo nei mari italiani (in Adriatico, nel Golfo di Taranto, nel Canale di Sicilia), ma anche in altre zone marine del Mediterraneo, intorno a Malta, davanti alla Tunisia e alla Libia, sotto Cipro tra la costa mediterranea di Israele e del Sinai etc. etc. .

Ma ciò che rende ancora più attuale il servizio de "La voce della Sicilia", di fronte al ritmo frenetico che in questi ultimi tempi ha preso alla corsa all'oro nero nel Mediterraneo, è il fuori testo non firmato che completa il servizio e che riguarda in particolare lo Stretto di Sicilia.

E' un fuori testo che qui a seguire riporto in immagine, e invito chiunque a leggerlo con attenzione. A partire dall'interpellanza rivolta, in tema di trivellazioni petrolifere al largo delle coste siciliane, dal vice presidente della Commissione antimafia e presidente del Gruppo misto on.le Dino Fiorenza al governo Regionale, con la richiesta di intervenire in sede di Consiglio dei Ministri, ai sensi dell’art. 21 dello Statuto della Regione Siciliana, al fine di tutelare ed evitare che possano verificarsi disastri ecologici, simili a quelli accaduti nel golfo del Messico, lungo le coste del mar Mediterraneo.

Fino alle dichiarazioni della Federazione Nazionale Pro Natura: in primo luogo, di come sia decisamente inaccettabile che, a tre anni di distanza da quando sono stati stanziati appositi fondi con il preciso obiettivo di istituire tre aree marine protette nel Canale di Sicilia finalizzate alla tutela della biodiversità (e tra queste anche quella di Pantelleria), non sia ancora stato chiuso il relativo iter. E, in secondo luogo, di come si auspichi che venga istituita al più presto l’Area Marina Protetta a Pantelleria, e quindi riavviato quel grande progetto tendente a rendere l’intera area del Canale di Sicilia un Santuario di protezione e di conservazione della biodiversità, come previsto da un accordo firmato il 20 novembre 2007 a Tunisi dall’allora Ministro all’Ambiente, che avrebbe posto finalmente sotto tutela una delle aree marine più importanti del Mediterraneo, quella dello Stretto di Sicilia, appunto.

http://www.facebook.com/note.php?note_id=271326606212495
Notizia simile su "BLOG SICILIA"  del 29/08/11 e su "PANTELLERIA INTERNET COM - News n° 8086" del 30/08/11
NB. - Su questo sito cliccando qui direttamente potete leggere tutto l'articolo in questione, riportato in formato Acrobat in estratto dalla rivista (ndr).
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Commenti su FB a margine dell'articolo
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Post di Maria Ghelia
Grazie Guido.
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Da "PATRIMONIO SOS IT" del 27/08/11

Prestigiacomo vede nero
Sicilia: le trivelle sono pronte a cercare il petrolio
Coinvolta la società di famiglia del ministro dell’Ambiente

di Ferruccio Sansa

Decine di pozzi di petrolio nel blu del Mediterraneo, per fermare le trivelle si sono mobilitati cittadini e comitati. Ma intorno alla Sicilia pendono 40 richieste di concessioni. Le trivelle sono pronte a entrare in azione a pochi chilometri da gioielli come Pantelleria e le Egadi.

Per arrestare la febbre da oro nero si è schierato anche Montalbano, alias Luca Zingaretti. In molti, però, da queste parti oltre che sul commissario più famoso d’Italia, puntavano anche su un altro alleato: il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo. Chi meglio di lei? È siciliana e vicina a Berlusconi.

Da qualche settimana, però, la gente di Pantelleria, delle Egadi, di Trapani comincia ad avere qualche dubbio. Già, perché in Sicilia c’è chi punta il dito sui legami che Prestigiacomo e la sua famiglia hanno con le società che affondano i loro pozzi nel mare dell’isola. Niente di illegale, per carità, ma una questione di opportunità, questo sì. Racconta Alberto Zaccagni, nemico accanito delle trivellazioni: “Ci chiediamo se questo ministro dell’Ambiente possa valutare obiettivamente le concessioni petrolifere in Sicilia quando le società amministrate da suoi parenti hanno rapporti d’affari con chi affonda i pozzi nel nostro mare”. Una leggenda metropolitana ? Articoli di cronaca (per esempio su Terra) e visure camerali del ministro e dei suoi familiari confermano i nodi sollevati da cittadini e comitati. I giornali di Siracusa hanno raccontato che sono riprese le attività del campo petrolifero Vega (Edison ed Eni) nello Stretto di Sicilia. Una notizia accolta con entusiasmo dagli industriali locali, anche perché alle operazioni hanno collaborato con massicci investimenti imprese di Siracusa. Ecco allora il consorzio Cem che ha acquistato e trasformato la petroliera Leonis, un colosso da 110mila tonnellate, che deve essere ormeggiata alla piattaforma per raccogliere il greggio estratto.

Una commessa da 30 milioni che ha portato una boccata di ossigeno alle imprese. Niente di male, ma i maligni ricordano che del consorzio Cem fanno parte diversi soggetti tra cui la Coemi. Ecco il punto: la Coemi, come dice lo stesso sito della società, è nata come impresa di famiglia dei Prestigiacomo. L’amministratore delegato è Maria Prestigiacomo, sorella maggiore del ministro dell’Ambiente. Di più: la Coemi è oggi proprietà della società Fincoe, di cui Stefania Prestigiacomo deteneva il 21,5 per cento fino al novembre 2009 quando l’ha donato alla madre Sebastiana Lombardo, oggi azionista di maggioranza. Emergerebbe quindi che una società di cui fanno parte familiari stretti del ministro dell’Ambiente è impegnata nell’attività di estrazione di petrolio intorno alla Sicilia. Ancora niente di illegale, ma certo una questione che non rassicura chi si oppone alla caccia al petrolio nei mari dell’isola. Di più: sul sito della Coemi si legge che tra i clienti della società (oltre al ministero della Difesa, ma questa è un’altra storia) ci sono anche Eni, Erg, Esso. Insomma, alcuni tra i principali operatori nel settore petrolifero in Italia. E in Sicilia. Proprio a Priolo, denunciano le associazioni e i comitati siciliani, “la Erg e l’Eni sono interessate agli accordi transattivi previsti dal ministero dell’Ambiente per chiudere la vertenza sui danni ambientali provocati dalle raffinerie”. Pierfrancesco Rizza, presidente Wwf Sicilia commenta: “Le cifre finora spuntate dai privati (nell’ordine di decine di milioni) sono modeste rispetto a un danno enorme. Ma bisogna dire che molte delle società coinvolte non esistono più oppure sono passate di mano”. Un’altra storia, certo, ma sempre una questione di opportunità per Prestigiacomo. Perché qualcuno in Sicilia si chiede se sia giusto che un ministro dell’Ambiente (pur avendo alienato le proprie quote sociali) possa vigilare sull’operato di colossi petroliferi che sono clienti di imprese legate alla sua famiglia.

Ecco, però, allora che le questioni da chiarire per il ministro non riguardano più solo i pozzi di petrolio. Certo non è un anno fortunato per la Prestigiacomo, già ampiamente citata negli atti dell’inchiesta P4 per i suoi rapporti con Luigi Bisignani. Un colloquio tra il faccendiere e il ministro dell’Ambiente del 2 dicembre 2010 è diventato famoso. Prestigiacomo sbotta: “Mamma mia, ma come si può vivere così! Se escono le intercettazioni con me, mi rovini”. Il punto adesso è un altro: il nome Prestigiacomo ricorda soprattutto una delle ministre in lizza come miss governo, ma a Siracusa tutti lo collegano a una delle dinastie industriali più note dell’isola. La Coemi (che controlla tra l’altro la Nuovenergie), ha ricordato il Corriere della Sera, è anche impegnata nel business del fotovoltaico che dipende da scelte politiche del ministero dell’Ambiente. Un’altra questione di opportunità. Non basta: della galassia Fincoe fa parte la Ved (Vetroresina Engineering Development) di cui è amministratore Maria Prestigiacomo (il ministro non ha cariche, né quote sociali). Una società in passato finita due volte nel mirino della magistratura di Siracusa anche per questioni ambientali (nel 2008 i manager di allora non furono processati anche per intervenuta prescrizione). Nessun reato, fino a prova contraria. Ma le domande restano: Prestigiacomo è il ministro giusto per occuparsi di Ambiente? È lei la persona che può decidere delle trivellazioni in Sicilia? Dal ministero dell’Ambiente respingono i dubbi: “Da quando è arrivata Stefania Prestigiacomo la legge in materia di trivellazioni è diventata più severa. Abbiamo messo il limite di 5 miglia dalla costa e di 12 miglia da qualsiasi zona protetta. Nessun altro Stato fa altrettanto”.

http://www.patrimoniosos.it/rsol.php?op=getarticle&id=88658
(Fonte “Il Fatto Quotidiano” - 27 ago. 2011)
http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/28/sicilia-trivelle-pronte-per-loro-nero-e-per-la-prestigiacomo-e-un-affare-di-famiglia/153774/
Stessa notizia su "INFORMARE CONTROINFORMANDO IT" e su "DIKSA 53 IT" del 28/08/11
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Commenti su FB a margine dell'articolo
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A Augusto Zane, Salvatore Vernuccio, Maurizio Elle, Sabrina Chiolo, Alessandro Pinna, Daniela Antolini, Michele Ralli, Marisa Penza, Astuni Massimo, Maury Longobardi, Iolanda Olivieri, Franca Fiorellino, Roberto Renna, Roberto Mora, Benito Ciraulo, Marco Dodi, Giusy Puma, Ninfa Dei Boschi, Francesco Bruno piace questo elemento
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Post di Marisa Penza

‎...e ti pareva!!!!!!!!
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Post di Roberto Renna

Belin!!! Siciliani ribellattevi!! Non permettiamo questo scempio!!
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Post di Michele Ralli

Dico da tempi non sospetti, che gli isolani Siciliani non si meritano le loro terre! Possibile che non si accorgano della pigghiata pu culu di chisti vastasi?
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Post di Giò Nastasi

... ma non si chiama conflitto di interesse!!!!


Da "CAFFE NEWS IT" del 27/08/11

Un mare di trivelle. L’allarme di Legambiente

di Marina Bisogno

Anche quest’anno la maggior parte di noi ha goduto della bellezza del mare che lambisce le coste italiane. Tuttavia questo dono del creato è in pericolo. Secondo quanto risulta dal dossier di Legambiente “Un mare di trivelle”, realizzato elaborando i dati della Direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche del Ministero dello Sviluppo economico, una rilevante fetta di fondali marini è scenario di scavi per la ricerca e l’estrazione di petrolio. “Sono 25 i permessi di ricerca rilasciati al 31 maggio 2011 per trovare idrocarburi sui fondali marini, per quasi 12mila kmq a mare, pari a una superficie di poco inferiore alla regione Campania: 12 riguardano il canale di Sicilia, 7 l’Adriatico settentrionale, 3 il mare tra Marche e Abruzzo, 2 in Puglia e 1 in Sardegna. Le aree di mare oggetto di richiesta (istanze) di ricerca sono 39: 21 nel canale di Sicilia, 8 tra Marche Abruzzo e Molise, 7 sulla costa adriatica della Puglia, 2 nel golfo di Taranto, e 1 nell’Adriatico settentrionale” si apprende dal documento.

Tra le aree già soggette a trivellazioni e quelle che potrebbero esserlo, la fetta di territorio marino deturpato è davvero considerevole. La forsennata corsa all’oro nero vede in prima linea soprattutto le compagnie straniere. Eppure a sentir gli ambientalisti, la caccia agli idrocarburi non solo rischia di compromettere l’ecosistema (vedi fuga di petrolio nel Golfo del Messico), ma non è vantaggiosa nemmeno dal punto di vista occupazionale. Una seria politica in linea con i recenti accordi internazionali sui cambiamenti climatici, a partire dal traguardo europeo al 2020 (20% di risparmio energetico, 20% di produzione energetica da fonti rinnovabili, 20% di riduzione emissioni di CO2), consentirebbe infatti, secondo le stime della Commissione europea, un risparmio annuo fino a 8,5 miliardi di euro, oltre il doppio rispetto a quanto previsto da Assomineraria con la riduzione delle importazioni di greggio.

“Solo nel 2010 In Italia nel 2010 sono state estratte poco più di 5milioni di tonnellate di petrolio (4,4 milioni di tonnellate a terra e circa 700mila tonnellate a mare), pari al 7% dei consumi totali nazionali di greggio. Il petrolio dai fondali marini è stato estratto utilizzando 9 piattaforme e 83 pozzi ancora produttivi. La produzione di petrolio estratto dal sottofondo marino a largo della costa meridionale siciliana (tra Gela e Ragusa) è stata nel 2010 di 374.116 tonnellate e nei primi sei mesi del 2011 di 138.119 tonnellate. Il petrolio è estratto da 4 piattaforme attive (Gela, Perla, Prezioso e Vega) per un totale di 43 pozzi. L’area di mare data in concessione per l’estrazione di petrolio è di 659,51 kmq. Il 46% del petrolio derivante dal mare italiano è stato estratto dal fondo del mar Adriatico
centro meridionale, su cui si concentra maggiormente l’attenzione delle compagnie. Il tratto di costa tra Abruzzo, Molise e Puglia, infatti è soggetto a diverse richieste per iniziare le ricerche di idrocarburi nel sottofondo marino” continuano gli attivisti. E le stime non finiscono qui. A fine maggio 2011 nell’area adriatica sono stati accordati 5 permessi di ricerca per circa 2.000 kmq di aree marine. Di fronte la costa marchigiana, tra Ancona e Macerata, è l’Eni ad avere un permesso di ricerca per un’area di 429 kmq. Nello specchio d’acqua antistante la costa abruzzese e molisana sono attivi 2 permessi di ricerca rilasciati rispettivamente alla Petroceltic Italia/Vega Oil (127 kmq) e alla Medoil Gas (271 kmq) che occupano la fascia marina antistante la costa tra Teramo e Termoli. Anche in Puglia sono attivi due permessi di ricerca nel tratto tra Monopoli (Ba) e Brindisi per un totale di 1.469 kmq, entrambe affidati alla Northern Petroleum Ltd, contigui all’area data in concessione all’Eni, dove tra il 2004 e il 2006 sono state estratte mediamente 144mila tonnellate annue. Stessa sorte per Sicilia e Sardegna. Insomma un bollettino di guerra.

“Il futuro del mare italiano sta nel turismo di qualità e nella pesca sostenibile, non certo nella minaccia di nuove piattaforme petrolifere che rappresentano una seria ipoteca sul futuro delle nostre coste, come ha dimostrato la tragedia ambientale del Golfo del Messico dello scorso anno. Per questo Legambiente ribadisce il no deciso all’ipotesi di nuove trivellazioni nel mare italiano, che garantirebbero solo ricchi affari per le aziende petrolifere senza alcuna ricaduta positiva sull’abbassamento della bolletta energetica nazionale e di quella delle famiglie italiane”concludono gli ecologisti.

http://www.caffenews.it/inchieste/25056/un-mare-di-trivelle-lallarme-di-legambiente/
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Due + due fa quattro... In tutto il mondo, fuorchè in Italia. La denuncia di Lega Ambiente che qui riporto (per l'ennesima volta) stavolta a firma di Marina Bisogno, dovrebbe convincere chiunque a tentare di "Smuovere il pianeta" e aderire all'iniziativa di 350 org del 24/9 p.v. per un futuro migliore, soprattutto a vantaggio dei nostri giovani... Ma i giovani dove sono ? E' quanto mi chiedo...
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Post di Guido Picchetti

Vi ingrazio per il "mi piace", e in particolar modo ringrazio Gianluca Lopez, che tra l'altro, per chi non lo sapesse, è di Malta, e lavora proprio sulle piattaforme petrolifere... "Un lavoraccio! Il dramma è...che lo amo", sono le sue parole in merito, che per me testimoniano principalmente l'amore per il mare che è alla base della sua scelta professionale, in una contraddizione in termini che fa davvero riflettere...
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Post di Giò Nastasi

.... ma dove sono tuttiiiiiiiiii! :(((((
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A Giò Nastasi, Mauro Brusà, Gianluca Lopez, e Carlo Red Sea piace questo elemento.


Da "DORSOGNA BLOGSPOT COM" del 26/08/11

Friday, August 26, 2011

Moving Planet - 24 settembre - oltre il petrolio

Posted by maria rita

 


 

For too long, our leaders have denied and delayed,
compromised and caved.
That era must come to an end:
it's time to get moving on the climate crisis.

Let's move the planet in a new direction.





                                     

Il giorno 24 Settembre 2011 c'è un evento mondiale per una economia nuova, libera dal petrolio e per salvarci dai cambiamenti climatici. Ciascuno può organizzare cosa e dove vuole, nello spirito del minor uso di fonti fossili - gite in bici, passeggiate al mare - tutti in piazza per stare assieme. L'importante èricordare che questo pianeta non è solo nostro ma anche di quelli che verranno dopo di noi.

Chi organizza questo evento e' una associazione mondiale che si chiama 350.org. Secondo gli esperti sui cambiamenti climatici, la giusta quantità di CO2 che dovrebbe essere in atmosfera è di circa 350 parti per milione - di qui il nome del gruppo. Adesso siamo a 392: occorre dunque abbassare questa cifra di circa 40 ppm. 350.org è nata negli USA qualche anno fa, ma organizza eventi in tutto il mondo tramite web e facebook. Nel 2009 hanno organizzato 5200 manifestazioni in 181 nazioni. Nel 2010 erano 7000 in 188 paesi. Vogliono fare di più nel 2011.

Per chi volesse organizzare o inventarsi qualcosa, qui c'è il loro link: http://www.moving-planet.org/ 

http://dorsogna.blogspot.com/


Da "IL FATTO QUOTIDIANO" del 26/08/11

Ambiente e veleni

Riviera sorrentina, sindaci contro Cesaro
“Vuole trasformarla in una discarica”

di Vincenzo Iurillo

Il presidente della provincia di Napoli aveva individuato 28 cave dismesse dove conferire i rifiuti,
alcune anche nell'Area Marina Protetta di Punta Campanella.
Ma la levata di scudi dei primi cittadini della zona ha fatto battere l'esponente azzurro in ritirata

Il principio ispiratore è lodevole. Tutti i territori devono fare la loro parte per la risoluzione definitiva dell’emergenza rifiuti in Campania. Ma a chi può venire in mente l’idea di aprire una minidiscarica nella baia di Ieranto, perla naturalistica che affaccia sul mare di Massa Lubrense, o nella Marina di Puolo, a pochi passi dagli stabilimenti balneari, due zone ricadenti nell’area marina protetta di Punta Campanella? E perché certe trovate maturano ad agosto?

Intanto, il nome dell’Archimede: è il presidente Pdl della Provincia di Napoli, Luigi Cesaro, parlamentare berlusconiano che si è vantato di rifornire il premier di mozzarelle freschissime, nel cui mega albergo di famiglia a Sant’Antimo il Milan un paio di anni fa ha trascorso il ritiro prepartita prima di sfidare il Napoli. Insieme all’assessore all’Ambiente Giuseppe Caliendo, Cesaro ha diviso la provincia napoletana in più ambiti, all’interno dei quali concertare impianti, siti, forme e modi per un corretto ciclo di smaltimento dei rifiuti.

E secondo la bozza dell’accordo di programma, riservato ai comuni dell’area sorrentina e stabiese, nella zona sono state individuate 28 cave dismesse dove conferire il “compost” fuori specifica prodotto dalla lavorazione dei rifiuti locali negli Stir. Di queste, 5 cave ricadono a Vico Equense, 3 a Sant’Agnello, 2 a Meta e 11 a Massa Lubrense, di cui un paio nelle aree di gran pregio ambientale. Si trovano nel cuore di una costiera sorrentina da oltre 3 milioni di presenze turistiche annue, secondo i dati raccolti dall’Azienda di Soggiorno e Turismo di Sorrento.

Gian Michele Orlando, sindaco di Sant’Agnello, paese confinante con Sorrento, alla lettura dell’accordo di programma ha lanciato l’allarme, si è letteralmente infuriato e ha invitato i colleghi primi cittadini del comprensorio alla rivolta: “Sicuramente anche la costiera deve concorrere alla risoluzione del problema, ma non al prezzo di una sicura morte turistica e di un pesante stravolgimento ambientale che ci trasformerebbe di fatto in una vera e propria discarica e non tiene assolutamente conto della naturale vocazione di questo territorio che fonda la sua economia sul turismo”. Orlando non ha però raggiunto il picco del senatore azzurro Raffaele Lauro, un sorrentino Doc, già capo di gabinetto dell’ex ministro Claudio Scajola durante il penultimo governo Berlusconi: “Quella di Cesaro –
ha detto Lauro – è una follia”.

Un blitz agostano, di quelli che si tentano sperando che ferie e caldo distraggano gli amministratori locali per metterli di fronte a un fatto compiuto. Ma Orlando non era in ferie, e la sua levata di scudi ha avuto l’effetto di far battere Cesaro in ritirata. “I sindaci possono stare tranquilli, sarebbe impensabile individuare lì i siti – ha dichiarato il presidente della Provincia di Napoli – un aspetto che chiariremo a settembre, quando ci sarà il tavolo di confronto. In una zona di gran pregio come questa non potremo mai fare le stesse cose fatte in altre zone”.

Allora chi ha scritto quel documento? “E’ stato preparato dai tecnici sulla scorta delle mappe regionali delle cave dismesse, ma in quelle cave i rifiuti non andranno mai”. Tanto rumore per nulla? No. Perché c’è un precedente che induce i sindaci sorrentini a continuare a tenere alta la guardia. A chi sarebbe mai venuto in mente di aprire una discarica nel cuore di un’area protetta e vincolata come il Parco Nazionale del Vesuvio? A Guido Bertolaso. E ci riuscì: cava Sari è attiva da tre anni, tra Terzigno e Boscoreale, e ingoia i rifiuti indifferenziati di mezza provincia, dopo aver assorbito a lungo anche quelli di Napoli. Anzi, nel Parco del Vesuvio Bertolaso voleva aprirne una seconda, da circa 3 milioni e mezzo di tonnellate di capienza.

Contro l’annunciata inaugurazione di Cava Vitiello, le popolazioni locali insorsero fino alla guerriglia urbana. E la seconda discarica venne cancellata per legge.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/08/26/riviera-sorrentina-sindaci-contro-cesarovuole-trasformarla-in-una-discarica/153643/
Stessa notizia su "INFORMAZIONE LIBERA" del 27/08/11 (*)

(*) Grazie a Giò Nastasi per avermi postato il documento di "Informazione Libera" su FB

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Commenti su FB a margine dell'articolo
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Post di Angela Petito

Già hanno rovinato la zona nord.di Napoli...! Giustamente bisogna completare...
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Post di Ada Ferri

Impazzito? Ma io sarò la prima a legarmi da qualche parte per impedirgli di procedere. La costiera non si tocca. E' lo stesso che commettere un eccidio deturpare e inquinare quei posti. Altri paesi cosa darebbero per avere tali bellezze! Sono fonte di ricchezza materiale e spirituale . Delizia degli occhi, dell'odorato, del palato dell'udito e... dello spirito! LA COSTIERA NON SI TOCCA!
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Post di Gaetano Compagnone

Siamo al solito la spazzatura la produco, ma poi non la voglio... Diamola ad altri..
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Post di Giovanna Bianchi
:) ??????
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Post di Guido Picchetti

Conoscendo i responsabili dell'AMP di P.ta Campanella, non mi meraviglia che il presidente della provincia di Napoli abbia dovuto cambiare i suoi progetti...
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A Matteo De Santis (LUISS Guido Carli), Uil Polizia Vicenza, Antonio Todaro, Paoletto Baylon, LiberaMente ( la libera informazione sei TU Comunità), Mino Nardone, Maria Rosaria Verdicchio, Angela Petito, Vito Russi (Università di Pisa), Stefania Tangianu, Stefano Bianchi, Moreno Carenini (Università di Bergamo), Fabrizio Zannoni, Margherita Nero, Cosimo Arcadio, Francesca Sebastiani, Loredana Cozzutto, Emanuella Dibenedetto, Mary Colucci, Davide Oggiano, Rosi Sorrentino, Giuseppe Santoni, Andrea Fancellu, Maria Teresa Adinolfi, Rotto Facio Dipalle piace questo elemento.


Da "AGI IT" del 26/08/11

Ambiente: al via progetto Enel e CST
studio delfini a Lampedusa

(AGI) - Palermo, 26 ago. - Patto tra Enel e l'associazione di protezione ambientale per salvaguardare i delfini nelle isole Pelagie. L'azienda energetica sostiene il progetto che prevede il monitoraggio dei delfini comuni condotto da biologi presso il Centro di recupero tartarughe marine di Linosa, importante punto di osservazione lungo il Canale di Sicilia.

Accanto ad azioni prettamente scientifiche il progetto prevede attività d'informazione e sensibilizzazione del grande pubblico e delle scuole, attraverso giornate dedicate al mondo dei delfini e materiale informativo distribuiti nei due centri. Inoltre presso le principali sedi dell'Enel, si svolgeranno due giornate dedicate ai figli dei dipendenti e aperte a tutti gli interessati. I dati raccolti dal 1997 al 2010 dal Centro ricerche delfini Cts di Lampedusa sembrano confermare la presenza di una comunità di delfini comuni al largo dell'isola. Circa 50 individui sono stati identificati e catalogati negli anni ma si ipotizza che il gruppo possa essere molto più numeroso. Le segnalazioni raccolte nell'Area marina protetta delle isole Pelagie si sono rivelate di grande interesse visto che nel Mediterraneo e' raro trovare situazioni simili.

"Oltre ad avere un'importanza dal punto di vista conservazionistico -afferma Stefano Di Marco, vicepresidente nazionale di Cts- il progetto assume anche una valenza sociale nell'arcipelago delle Pelagie soprattutto a Lampedusa, conosciuta negli ultimi tempi per la drammaticità del fenomeno degli sbarchi di immigrati. Le grandi tensioni sociali hanno messo a dura prova l'economia di Lampedusa che si regge principalmente sul turismo. Crediamo dunque che questo progetto che coinvolge attivamente la popolazione e le istituzioni locali, possa contribuire a rilanciare l'immagine dell'isola favorendo la ripresa del turismo. In primis attraverso il dolphin watching, l'osservazione dei cetacei in mare con le imbarcazioni dei pescatori che trovano sostentamento da un'attività economica parallela che soprattutto nel periodo estivo risulta essere più redditizia". (AGI) .

http://www.agi.it/research-e-sviluppo/notizie/201108261223-eco-rt10071-ambiente_al_via_progetto_enel_e_cts_studio_delfini_a_lampedusa
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Ottima iniziativa... Ma sarebbe bene che i lampedusani non ignorassero la mappa delle concessioni petrolifere offshore messe all'asta dal governo maltese proprio nei giorni scorsi, e che contornano Lampedusa e Linosa a 13 miglia di distanza dalle coste nord-orientali, in barba ai limiti di separazione tra le acque territoriali italiane e quelle maltesi, a quanto pare ancora oggetto di controversia tra i due Stati...


Da una mia "NOTA su FB" del 26/08/11

Tutto il mondo in piazza il 24 Settembre p.v.

Con l'associazione "350 org"
per un'economia "spetrolizzata" e contro i cambiamenti climatici

di Guido Picchetti

350 è il valore di ppm (particelle per milione) di CO2 nell'atmosfera che secondo gli studiosi in materia si dovrebbe raggiungere per tentare almeno di mitigare i cambiamenti climatici in crescendo. Attualmente a quanto pare abbiamo raggiunto un picco di ben 390 ppm, quando solo 200 anni fa nell'aria del pianeta ce n'erano mediamente 275...

Intorno a questo numero fatidico di 350, che rappresenta appunto il limite di sicurezza di particelle di C02 nell'aria che respiriamo, si è creato nel mondo un movimento che sta cercando di sensibilizzare al massimo la popolazione del nostro pianeta, dopo che scienziati, esperti di problemi climatici e molti governi nazionali hanno capito i rischi che tutti corriamo nel superare quel limite, e come occorra tornare rapidamente sotto le 350 ppm. E se non si fa entro questo secolo c'è un serio pericolo di raggiungere un punto di non ritorno, con fenomeni irreversibili che metterebbero a rischio la nostra esistenza (come, ad esempio, lo scioglimento dei ghiacci della Groelandia).

L'iniziativa promossa dall'associazione "350 org" per sensibilizzare la popolazione mondiale intorno a tale problema è in programma sabato 24 settembre prossimo. Me lo ha comunicato Maria Rita D'Orsogna, la professoressa italo-americana di origine abruzzese (insegnante di Fisica all'Università di Stato della California), attualmente impegnata contro le piattaforme petrolifere previste davanti alle coste d'Abruzzo, patria dei suoi genitori; e nasce da un'idea simile a quella fatta qualche tempo fa da "Oceana" - http://vimeo.com/7168091  - , un'organizzazione ambientalista a livello mondiale impegnata nella protezione dei mari. Si scende tutti in piazza ovunque nel mondo, solo che ognuno fa quello che vuole: tutti al mare per salutare l'estate, passeggiata in bici, di nuovo la catena lungo la spiaggia, etc. E magari qualcuno può metterci un tema di interesse più strettamente locale: il parco della costa teatina in Abruzzo, lo smemorandum di Basilicata, le piattaforme petrolifere di Pantelleria, etc.

L'importante è ritrovarsi il più possibile numerosi intorno a un'idea comune, che valga a far risaltare il problema, ad esempio nel nostro caso, che non vogliamo le trivelle in mare/terra, e che siamo tutti "uniti" dal Veneto alla Sicilia.

Sarebbe bello. L'idea è lanciata, riusciremo ad attuarla ? Non lo so... La risposta sta ad ognuno di noi. Non ci vuol molto, solo un minimo di buona volontà, ma tanto impegno nel rinunciare a personalismi e individualismi sterili, e una volta tanto aderire ad una proposta comune, mettendoci ognuno qualcosa di suo...

Questi i link da consultare per capire la manifestazione "24 Settembre 2011 - Smuoviamo il Pianeta":
L'organizzazione "350 org" : http://www.350.org
La storia dell' organizzazione "350 org": http://www.350.org/en/story
L'associazione ambientalista "Oceana": http://na.oceana.org/en/about-us/what-we-do

http://www.facebook.com/note.php?note_id=270322952979527
Stessa notizia su "PANTELLERIA INTERNET COM - News n° 8071" del 27/08/11
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Commenti su FB a margine della nota
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Post di Maria Ghelia

Ottima idea!
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Post di Luca Siragusa

Grazie Guido, iniziativa interessantissima! Ne parlo qui, qualcosa uscirà fuori sicuramente.
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Post di Giò Nastasi

Smuoviamo il pianeta!... Eccellente idea davvero!..La rivoluzione di cui mi parlavi! Bene! :)
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A Maria Rita D'Orsogna piace il tuo link sulla sua bacheca

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A Salvatore Braschi, Filippo Harley Foti, Luca Gioria, Antonio Colacino, Alfredo Pontillo, Gianluca Cecere, Roberto Mamone, Luca Siragusa, Furio Faidutti, Maria Ghelia, Giò Nastasi piace questo elemento.


Dalla mia "BACHECA su FB" del 26/08/11

Oceana, protecting the World's Oceans

di Guido Picchetti

Guardatevi il filmato che presenta l'organizzazione "OCEANA", merita indubbiamente. Perchè non unire le forze se amiamo tutti il Mare e vogliamo tutelarlo per quanto possibile? C'è qualcuno dei miei tanti amici su FB disposto a tradurmi il testo del fimato in italiano? Potremmo provare a diffonderlo anche qui in Italia, e chissà, una ciliegia tira l'altra...


Oceana is the largest international ocean conservation organization. We work on a limited number
of strategic campaigns to stop ocean pollution, protect marine wildlife, promote responsible fishing,
stop offshore drilling, ocean acidification, and more.

http://www.facebook.com/guido.picchetti
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Commenti a margine  su FB
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Post di Furio Faidutti
Ciao Guido, veramente bello ed istruttivo il filmato. Purtroppo io non sono in grado di tradurlo, non ho l'orecchio allenato a sufficienza per comprendere tutto a fondo. Posso solo condividere sulla mia bacheca sia il filmato sia il tuo appello, se tu me lo consenti. Un abbraccio.
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Post di Guido Picchetti

Ti ringrazio, e tra poco posterò una nota che ti farà capire da dove viene questo filmato, e lancia una idea ancora più forte e concreta che spero possa unirci tutti, per quanto distanti, il 24 Settembre prossimo, un sabato d'autunno..

 


Dall'album "LE TRIVELLE E LO STRETTO DI SICILIA" su Fb del 25/08/11

Trivellazioni nello Stretto

Prorogato di un mese il termine
per opporsi all'ultima richiesta dell'ADX

di Guido Picchetti

il termine per l'invio dei pareri contrari alla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) per la nuova richiesta dell'ADX di autorizzazione alle ricerche petrolifere nella concessione denominata "d 364 CR-AX" a nord di Pantelleria (sopra le altre due già vigenti, la "C.R147.NP" alla Northern Petroleum e la "C.R15.PU" attualmente intestata alla stessa ADX) è stato prorogato di un mese, ma la data di scadenza esatta per le osservazioni dei cittadini è il 24 Settembre p.v.

http://www.facebook.com/photo.php?fbid=2198628639583&set=a.2200220959390.2116579.1063270409&type=1&theater


Da "GEAPRESS" del 24/08/11

Battuti da Malta: niente caccia in deroga.
In Italia, invece, si truffa la Costituzione

di Gino Radi

24 agosto 2011 - GEAPRESS – Siamo secondi finanche a Malta. I favoritismi filo venatori dei politici regionali, dalle Giunte di centro destra di Lombardia e Veneto, a quelle di centro sinistra di Toscana ed Emilia Romagna, ci declassano in serietà finanche di fronte al paese con la più alta densità venatoria al mondo di cacciatori e con non pochi problemi di bracconaggio.

Nell’arcipelago maltese, infatti, per la prossima stagionale autunnale, sarà vietata la cattura degli uccelli selvatici. Contrariamente ai nostrani politicanti ed alle leggine regionali farlocco che consentono la cattura di specie protette (nonostante le impugnative di Corte Costituzionale e Corte di Giustizia Europea) a Malta il Governo vuole rispettare le direttive europee.

Malta, come l’Italia, è minacciata dalla procedura di infrazione proprio per le deroghe alle direttive comunitarie in tema di tutela della fauna. Le deroghe, secondo l’Europa, devono avere carattere di eccezionalità oltre che essere valide solo in precise rigorose condizioni. Malta si è per adesso adeguata, non potendo nuovamente ricorrere al principio delle deroghe.

In Italia, invece, alcune regioni, ogni anno, stampano leggine copia-incolla di quelle passate. Il ricorso alla legge, tra l’altro, è la dimostrazione di come gli stessi politici siano consapevoli della probabile illegittimità del provvedimento. Trattandosi di un atto regolamentare, emanato cioè in ossequio ad una legge, anche le cosiddette cacce in deroga dovrebbero essere previste con atto amministrativo. Sapendo però del facile ricorso al TAR da parte delle Associazioni protezioniste, i politici prevedono tali prelievi con atto di legge. In tale maniera i tempi dell’impugnativa sono molto più lunghi; quanto basta, cioè, per consentire la stagione di caccia.

Una vera e propria truffa costituzionale, insomma, dal momento in cui viene impedito al cittadino di ricorrere contro l’illegittimità di un provvedimento emanato dalla sua amministrazione. Non solo. Cosa succede nelle regioni dove non vi sono le deroghe? Un uccellatore emiliano cosa avrà di diverso da uno campano? Il primo cattura in deroga anche se poi risulterà illegittima. Il secondo commette reato.

http://www.geapress.org/caccia/battuti-da-malta-niente-caccia-in-deroga-in-italia-invece-si-truffa-la-costituzione/18545
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Commenti su FB a margine dell'articolo
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Post di Guido Picchetti
Le solite incongruenze (truffaldine) all'italiana, stavolta in tema di bracconaggio. Basti la conclusione dell'articolo: un uccellatore emiliano cosa avrà di diverso da uno campano? Ma il primo cattura in deroga, anche se poi risulterà illegittima. Il secondo commette reato. Ogni regione va per conto suo, alla faccia dell'UE...
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Post di Alessandro Palomba

Razzismo politico! Felice cmq di far parte di una regione truffaldina
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Post di Antonio Anastasi

I do not know why your NGO do not take the government to the EU court like ours did. We got pissed off here as we the tax payer were paying to support the fines we had to face for hunters to keep on hunting.
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Post di Guido Picchetti

Vedo una ragione fondamentale, ma non escludo ce ne siano anche altre. Ed è quella che in genere qui da noi non abbiamo molta fiducia negli effetti delle denunce che restano il più delle volte lettera morta, per quanto importante sia l'argomento in causa...
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Post di Antonio Anastasi

Allora non c'è altro rimedio che continuare a ricorrere alla corte europea con cause contro il governo o i vari comuni. Potrete anche fare richiami alla stampa o alla coscienza pubblica che le multe, se ci saranno imposte dall'Unione Europea verranno pagate dalle tasse dei contribuenti. Ovvero, il cittadino Italiano paga per il piacere dei cacciatori. Un altro suggerimento, forse un po' banale, potrebbe essere quello di  portare questo problema al programma "Striscia la notizia", che hanno spesso affrontato simili questioni.
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Post di Guido Picchetti

Grazie, Antonio, dei consigli... La cosa bella, o per meglio dire brutta, anzi bruttissima, è che qui sull'isola sono proprio i cacciatori (a quanto pare...) che rifiutano sia il Parco Nazionale di Pantelleria, già istituito per legge nel 2007, sia l'Area Marina Protetta di Pantelleria, prevista da una legge del 1991 addirittura !!! E sono indubbiamente due provvedimenti che, se resi operativi, potrebbero almeno allontanare di un bel po' dalle coste dell'isola l'azione delle trivelle... Eppure...
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Post di Antonio Anastasi

Non capisco ancora perché non potete reclamare alla Comunità Europea per rimediare a questa situazione. Specialmente se poi il Parco Nazionale di Pantelleria è stato creato con fondi europei...  Se questo è il caso, non c'è nessuna ragione che dia man forte al comune di lasciare mano libera ai cacciatori.. Non conosco la popolazione di Pantelleria, nè sono informato di quanti cacciatori ci siano, ma se, come ho già detto, questa area tutelata è stata creata con fondi Europei,  c'è speranza in un esito positivo del ricorso. E ripeto il suggerimento di utilizzare programmi come "Striscia la notizia" o altri  simili per sollevare la questione  di queste illegalità.
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Post di Guido Picchetti

Riporterò integralmente tutti i tuoi validissimi suggerimenti nei miei "Echi di Stampa", che poi periodicamente come news diffondo via e-mail tra circa 300 persone interessate al tema... E spero proprio che prima o poi qualcuno che abbia la possibilità di agire, lo faccia...
Comunque posso dirti fin d'ora che una delle ragioni per cui non vengono resi operativi, e addirittura rifiutati, i due provvedimenti di tutela ambientale che ti ho indicato (Parco Nazionale dell'Isola di Pantelleria e Area Marina Protetta di Pantelleria), è, nell'attuale coalizione di maggioranza che governa il comune di Pantelleria, proprio la presenza di alcuni esponenti del partito "Caccia e Ambiente", che rifiutano per principio l'istituzione delle aree protette, marine o terrestri che siano...


Da "ECOBLOG" del 24/08/11

Petrolio: La Danimarca pronta a chiedere
l'annessione dell'Artico

da Nestor Carnevali

La Danimarca vuole annettersi l’Artico. La decisione non è più semplicemente “ventilata”, ma secondo Reuters saremmo vicini al momento nel quale la richiesta diventerà ufficiale e sarà presentata di fronte alle Nazioni Unite. Le mire espansionistiche su un territorio che al momento non ha una precisa giurisdizione non sono soltanto danesi, anche la Russia ha mostrato la stessa intenzione in maniera piuttosto chiara.

La chiave è quella delle risorse naturali, in testa il petrolio, che l’Artico custodisce gelosamente in attesa che divenga economicamente conveniente (e manca poco) andare ad estrarle anche in un territorio così inospitale e inadatto alla vita umana. La Danimarca vorrebbe estendere di 200 miglia nautiche le sue pertinenze che includono già ora la Groenlandia, abbastanza per coprire un territorio sul quale anche il Canada ritiene di avere dei diritti.

http://www.ecoblog.it/post/13014/petrolio-la-danimarca-pronta-a-chiedere-lannessione-dellartico?


Da "BLOG SICILIA" del 24/08/11

Malta mette all'asta le concessioni petrolifere

di Guido Picchetti

24 agosto 2011 - Il ‘Times di Malta’ ha pubblicato ieri mattina un articolo non firmato in tema di concessioni petrolifere intorno all’isola, evidentemente a seguito di un comunicato ufficiale del governo maltese.

L’articolo è corredato da una mappa che come, sempre accade per le immagini, vale più di 1000 parole, evidenziando la situazione che si va progressivamente delineando nelle acque maltesi dello Stretto di Sicilia, da tempo contese tra le quattro nazioni che lambiscono le sue acque: Libia, Tunisia, Malta e Italia.

Ognuno di questi Paesi pare stia tuttavia facendo “bene” la sua parte, forse anche approfittando dell’attuale situazione libica, ma certamente badando unicamente ai propri interessi economici.

E soprattutto gettando letteralmente alle ortiche la “Convenzione di Barcellona”, che prevede da anni, non solo la protezione di certe aree marine internazionali di interesse vitale per la salute del Mediterraneo - le “Specialty Protected Areas” (SPA), tra le quali è compreso lo Stretto di Sicilia -, ma anche il fatto che sia proprio Malta la nazione deputata a controllare ed intervenire negli incidenti petroliferi nel Mediterraneo, con quali mezzi specifici operativi non si sa bene ancora oggi, a distanza di anni da quando tale impegno fu stabilito, firmato e ratificato. E non sono pochi i dubbi esistenti sulle effettive capacità di intervento del piccolo Stato isolano in caso di malaugurati incidenti... Ma tant’è.

Questo il testo dell’articolo del “Times of Malta”:

Il Ministro delle Risorse ha lanciato un bando internazionale per domande di concessioni esplorative nelle aree a Sud ed a Ovest di Malta. Il governo offre concessioni esplorative e esplorative/produttive nelle Area 1, Area 4, Area 5 ed Area 6 L’offerta scade a Dicembre. La “Mediterranean Oil & Gas” e la “Heritage Oil” sono al momento titolari di concessioni esplorative nelle acque maltesi. I diritti di esplorazione nel Mediterraneo sono stati contestati tra Malta, l’Italia e la Libia. Nel Marzo 2008 la Libia scrisse alla “Heritage Oil” diffidandola dal trivellare nell’Area 7 (Banco di Medina), che lo stato nord africano reclama come di sua pertinenza. La “Heritage Oil” doveva iniziare le operazioni di trivellazione nelle Aree 7 e 2 (che giace a nord dell’area contestata), dove era stata rilasciata dal governo maltese la concessione di esplorazione. All’inizio dell’anno, Malta ha scritto una formale lettera di reclamo all’Italia, dopo che il governo italiano aveva offerto concessioni di trivellazione attorno alle isole di Pantelleria, Linosa e Lampedusa.

E questo il link all’articolo del “Times of Malta” di ieri:
http://www.timesofmalta.com/articles/view/20110823/local/malta-offers-oil-exploration-licences.381564

http://www.blogsicilia.it/blog/malta-mette-allasta-le-concessioni-petrolifere/56660/
Stesso articolo anche su mia "NOTA su FB" del 24/08/11 (*), su
"PANTELLERIA INTERNET COM" del 25/08/11, e sulla "Bacheca di FB de IL SOLE 24 ORE" del 25/08/11
(*) Ringrazio Antonio Anastasi di Malta per avermi postato l'articolo su FB, e Maria Ghelia per l'immediata traduzione del documento.
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Commenti su FB a margine dell'articolo
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Post di Guido Picchetti
Grazie Maria...
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Post di Maria Ghelia
Niente, quando hai bisogno, ma spererei per traduzioni di testi non catastrofici ma ben auguranti...
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Post di Guido Picchetti
Io non l'ho detto che è un documento catastrofico... Ho parlato di una ciliegina sulla torta ... :-)
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Post di Luca Siragusa
Assurdo...
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Piace a Loredana Tessitore, e Mirella Tempone


Da una mia "NOTA" su Facebook del 23/08/11


Il Paese alla deriva...
come Pantelleria da sempre...

E' un servizio giornalistico che sento di apprezzare e sottoscrivere in pieno. E lo riporto interamente nelle mie note affinchè ognuno dei miei 484 amici che annovero su questo social network (Facebook, ndr) possa leggerlo e rendersi conto di come stia mutando rapidamente la realtà di quest'isola e dei rischi che corre... (G.P.)

Da PANTELLERIA INTERNET COM del 22/08/11 - News 8044 del 22/08/2011

L'Opinione - Il Paese va alla deriva come Pantelleria

di S.T.Alfano

Il Paese va alla deriva … come Pantelleria da sempre. Questa vuole essere una semplice riflessione, senza connotazioni politiche di destra né di sinistra, ed ha l’intento di cogliere ed esprimere quella sensazione di malessere diffuso e di sfiducia nella politica, nelle istituzioni, nello Stato, in noi stessi, che sembra diffondersi in maniera sempre più capillare tra la gente in tutto il Paese, da nord a sud.

In questo stato di cose non ha più grande interesse dissertare su chi sia all’origine dei tanti guai, alcuni dei quali (debito pubblico – miopi politiche sindacali – malgoverno - ruberie) provengono da molto lontano, mentre altri sono determinati da scelte sbagliate nei decenni più recenti (da D’Alema/Prodi a Berlusconi e soci) ed altri ancora scontano le crisi che derivano da quel nuovo mostro che si chiama globalizzazione (che si appresta a divenire il dominio incontrollato delle multinazionali e della speculazione, che prevaricano ormai anche le politiche economiche dei governi).

Nel 150° anniversario dell’unità d’Italia ci stiamo purtroppo accorgendo anche di quanto fittizia sia questa unità geografica, in cui purtroppo sono più vivi che mai i campanilismi, le caste, gli egoismi, i corporativismi, le furbate, l’assenza di regole e la loro mancata applicazione ed una disonestà diffusa al punto da divenire “stile di vita”. E così il Paese sta andando a rotoli tra i sacrifici sempre maggiori richiesti a coloro che agiscono correttamente, la vergognosa rincorsa all’ulteriore arricchimento da parte di molti di coloro che son già più che ricchi, la mancanza di onestà, di etica e di solidarietà nelle coscienze cristiane e civili di una fascia troppo larga della popolazione.

In un tal contesto Pantelleria sta pagando un prezzo assai più salato di tante altre realtà del Paese che, almeno, nelle congiunture favorevoli trassero notevoli benefici dal benessere. Pantelleria no, perché anche quando tutto andava bene lottava quotidianamente per la propria sopravvivenza e per la speranza di un domani migliore per i suoi figli. Lottava per l’ospedale, per le case popolari, per le vigne e i capperi, per quel poco di turismo, per un porto che da decenni ancora non c’è, per i collegamenti aerei e navali da terzo mondo, per l’agibilità delle scuole, per la disoccupazione e la mancanza di prospettive per i giovani, per la poca assistenza agli anziani, per l’impoverimento dell’economia locale, per le trivellazioni incontrollate che puzzano di corruzione.

Nonostante tutto questo, recentemente, nell’emergenza umanitaria, Pantelleria ha dato nuovamente il meglio di se: cuore e amore per il prossimo, senso dell’ospitalità, altruismo, volontariato, pur vivendo ai margini di una situazione “militare” che ha imposto ulteriori sacrifici al turismo ed all’economia dell’isola.

Accoglienza ai migranti? Va bene ed è giusto in nome di Dio e della solidarietà umana, ma non in questo modo. Senza un luogo idoneo dove ospitarli, senza Forze dell’Ordine sufficienti per dettare e sorvegliare i comportamenti, per prevenire e quando occorre per reprimere. Cominciano le rapine, i furti con scasso, gli atti di teppismo, gli incendi dolosi. Siamo in pieno paradosso: è pensabile che a Pantelleria vi siano decine di evasi che vagano per l’isola dedicandosi alla delinquenza (e poco importa se ciò sia dovuto allo stato di bisogno o ad altro)? E’ pensabile che le scarse forze dell’ordine non vengano rafforzate e siano quasi impotenti? E’ pensabile che stia venendo meno l’immenso valore che deteneva Pantelleria … quello di poter uscire di casa senza chiudere a chiave le porte? Quello di non aver bisogno di recinzioni per le case, né di sistemi d’allarme? Quello di non doversi porre i problemi della sicurezza e dell’incolumità personale?

Se non si porrà urgentemente rimedio a questo sciagurato avvio del superamento dei limiti della civile convivenza fioccheranno i cartelli “vendesi” e Pantelleria rischierà di tornare un luogo di “confino”, questa volta per i migranti, come lo fu in epoche non così lontane per gli antifascisti.

http://www.facebook.com/note.php?note_id=268763236468832
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Commento su FB a margine dell'articolo
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Da una mia "NOTA" su Facebook del 23/08/11

Tre sub sul Banco di Pantelleria

di Guido Picchetti

Riferisce stamane il notiziario on line "Pantelleria Com":

GUARDIA COSTIERA: SALVATI TRE SUB NEL CANALE DI SICILIA
News 8040, Pantelleria 22/08/2011

Si erano immersi al banco di Pantelleria, una secca a circa 20 miglia a nord dell’isola, alle 14. Dopo 3 ore e mezza, il loro amico di Mazara del Vallo, che li aspettava a bordo della barca in appoggio non vedendoli riemergere, si era allarmato. Così ha chiamato la sala operativa della Guardia Costiera, via radio, che ha inviato immediatamente sul posto la motovedetta di soccorso, allertando una seconda motovedetta, insieme a sommozzatori e subacquei professionisti che operano sull’isola. Fortunatamente non è stato necessario far partire il secondo mezzo. I tre sub sono stati, infatti, individuati, a circa 3 miglia a sud ovest dal punto dove era iniziata l’immersione e portati a Pantelleria dal primo mezzo di soccorso inviato. La barca con i subacquei era partita dal porto di Mazara del Vallo alle 6 di mattina. I tre, istruttori subacquei di provata esperienza, un francese, un genovese ed un napoletano, avevano in dotazione il rebreather, un’attrezzatura che recupera e permette il riutilizzo dell’aria, consentendo immersioni con elevata autonomia. Il gruppo si era evidentemente sganciato dal pallone di segnalazione ed era stato trascinato dalle correnti, che in quella zona sono molto forti. Sono stati trovati, comunque, in ottime condizioni di salute, mentre decisamente provato dallo stress, l’amico che li aspettava in superficie. L’intera operazione è durata due ore ed è stata coordinata dalla Capitaneria di Porto di Palermo.

Strano, neppure una parola su cosa facevano i tre sub "istruttori" ("professionisti", a dire di altri notiziari on line) sui fondali del Banco di Pantelleria, Erano lì per fare fotografie, riprese videosub, osservazioni di carattere biologico, ricerche archeosub, o semplici immersione di piacere ? O non piuttosto caccia subacquea con l'ausilio di autorespiratori speciali (che consentono una lunga autonomia), pratica comunque assolutamente vietata per legge da anni in acque territoriali italiane ?

A me in verità piacerebbe tanto saperlo, e a maggior ragione se si tratta (come si è detto) di "professionisti" o di "istruttori subacquei", per i quali uscite del genere (dal porto di Mazzara del Vallo al Banco di Pantelleria le miglia di navigazione non sono affatto poche...) e con le attrezzature indicate sembra siano un fatto abituale, e così pure le finalità di queste loro immersioni "particolari"...

In fondo le spese delle operazioni di salvataggio, fortunatamente andate a buon fine, sono a carico dello Stato, ma alla fine le paghiamo tutti noi. E’ non sarebbe affatto male conoscere che tipo di istruttori e professionisti abbiamo contribuito a salvare. O è un segreto di Stato ?

http://www.facebook.com/note.php?note_id=268736399804849
Stessa notizia su "PANTELLERIA INTERNET COM" del 24/08/11
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=7179  (solo su abbonamento)

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Commenti su FB  a margine dell'articolo
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Post di Alberto Romeo
Sono perfettamente d'accordo con te !
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Post di Guido Picchetti
Grazie della condivisione di parere, Alberto. Vediamo se riusciamo a sapere qualcosa. Domani un amico contatterà le Capitanerie di Palermo e Pantelleria che hanno coordinato le operazioni di soccorso...
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Post di Gianni Neto
Mah, caro Guido, c'era uno che diceva che a pensare male è peccato ma.......io la penso esattamente come te e Alberto. un caro saluto.


Da "ECOBLOG" del 23/08/11

Dopo la marea nera nel Mare del Nord
la Shell nella bufera

di Nestor Carnevali

La Shell è riuscita a chiudere la falla che stava riversando greggio nel Mare del Nord al largo della Scozia, ma la sua condotta non è piaciuta a nessuno. Una polemica si è innescata all’interno del governo scozzese con il ministro per l’ambiente Richard Lochhead che ha chiesto maggiore trasparenza nella gestione degli impianti di estrazione e degli incidenti stessi:

L’industria del petrolio e del gas è di vitale importanza e con tutte queste attività e infrastrutture nei nostri mari c’è sempre il rischio di un incidente. Non solo deve essere fatto ogni sforzo per minimizzare questi rischi, ma quando gli incidenti accadono la trasparenza deve essere il principio guida.

In questo contesto preoccupano un po’ tutte le estrazioni in mare aperto e ancora di più preoccupano quelle recentemente autorizzate proprio alla Shell in Alaska. La scelta dell’amministrazione Obama non era piaciuta agli ambientalisti, ancora meno piace ora che la compagnia ha mostrato di avere limiti nella sicurezza e limiti nella gestione degli incidenti di cui è protagonista. Così Frances Beinecke sul New York Times ribadisce l’appello per impedire che si avviino operazioni nell’Artico:

Immaginate il pericolo e la difficoltà di cercare di far fronte ad una debacle simile al largo della costa nord dell’Alaska, dove le acque sono solidificate in ghiacci per otto mesi all’anno, le tempeste alzano una nebbia impenetrabile e onde alte fino a 20 metri e la temperatura, combinata con il vento freddo, si percepisce intorno ai 10 gradi sotto lo zero dalla fine di settembre. […] Prima di andare alla fine del mondo a caccia di petrolio abbiamo bisogno di conoscenze più approfondite e di una tecnologia migliore per prevenire perdite e per ripulire dopo un incidente.

Come dargli torto?

http://www.ecoblog.it/post/13012/dopo-la-marea-nera-nel-mare-del-nord-la-shell-nella-bufera?
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Post di Giò Nastasi
Interessante!
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A Giò Nastasi piace questo elemento.


Da "TMNEWS" del 22/08/11

Prima partecipazione siciliana all'evento

Le teste marmoree di Pantelleria in trasferta
al meeting di Rimini

Giulio Cesare, Antonia Minore e l'imperatore Tito a Rimini. Le tre teste marmoree romane di et imperiale, rinvenute nel 2003 a Pantelleria, saranno esposte nei saloni del Meeting di Rimini organizzato da Comunione e Liberazione fino al prossimo 27 agosto.

E' la prima volta che la regione Sicilia partecipa al Meeting con reperti archeologici di questa portata. Per l'Assessore regionale ai Beni Culturali Sebastiano Messineo questa mostra è una sorta di biglietto da visita per la Sicilia.

I tre ritratti, perfettamente conservati, sono stati ritrovati nel sito ellenistico-romano dell antica Cossyra, a Pantelleria e dopo il ritrovamento sono già stati esposti in alcune importanti mostre internazionali: in Giappone, in Germania, e al British Museum di Londra.

http://www.tmnews.it/web/sezioni/videonews/20110822_video_16221947.shtml
Notizia simile su "BLOG SICILIA" e "ITALPRESS COM" del 22/08/11;  e su "QUOTIDIANO DI SICILIA" e "SICILIA INFORMAZIONI" del 23/08/11

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Commento del sottoscritto a margine dell'articolo
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Il "servizio" è buono... Certamente migliore di quello della cucina dell'Aurum... E come biglietto da visita per la Sicilia, nulla da dire. Ma per Pantelleria ? Fino al 27 Agosto le "Teste Viaggianti" sono a Rimini. E dopo ?


Da "BLOG SICILIA" del 22/08/11

Pantelleria. Biodiversità... in cucina

di Guido Picchetti

Nei giorni scorsi il notiziario ambientalista on line “Equo Blog” ha pubblicato la classifica delle nazioni al mondo più “Eco-friendly“, vale a dire di quegli stati che più si impegnano nella difesa dell’ambiente, attiva o passiva che sia.

La classifica è stata elaborata da due centri scientifici americani, quello per le politiche ambientali di Yale e quello internazionale per l’informazione scientifica della Columbia, in base al cosiddetto Indice di performance ambientale (EPI).

Inutile dire che l’Italia nei primi dieci posti di questa classifica non figura assolutamente, mentre, insieme ad alcuni altri stati europei (l’Austria all’8° posto, la Francia al 7°, la Norvegia al 5°, la Svezia al 4°, la Svizzera al 2°, e l’Islanda addirittura al 1° posto), ci sono anche la Columbia al 10°, Cuba al 9°, le Mauritius al 6°, e Costa Rica al 3° posto. Tra i parametri presi in considerazione dall’indice di valutazione ambientale (EPI) ci sono la salute ambientale, i cambiamenti climatici, le risorse d’acqua, la produzione di risorse naturali, l’abitat e la biodiversità.

Dopo quanto verificatosi in un albergo dell’isola un paio di giorni fa con i “vermi nella carne”, per l’Italia in generale, e per Pantelleria in particolare, potremmo dire che, se tra gli ambienti tipici di analisi della biodiversità ai fini dell’EPI si inserisse anche la “biodiversità in cucina” , il nostro Paese forse avrebbe buone possibilità di rientrare tra i primi dieci posti della classifica !!!

È una battuta, lo so, tanto ironica quanto amara, ma che spero induca a riflettere su quanto va prospettandosi per quest’isola che in tanti amiamo, ma le cui possibilità di sviluppo, che si vorrebbero e si dovrebbero incentrare tutte principalmente sul turismo, vedo sempre più compromesse dall’assenza o dal rifiuto di certe infrastrutture che potrebbero costituire una spinta decisiva in quel senso.

Mi riferisco anzitutto alla mancanza di una scuola professionale alberghiera sull’isola. Potrebbe costituire un centro di formazione di nuovi giovani addetti al settore, che, qualificati a dovere, troverebbero sul’isola occasioni preziose di impiego o di perfezionamento delle nozioni scolastiche acquisite, a tutto vantaggio anche della qualità dei servizi turistici offerti dall’isola.

Ma mi riferisco anche alla situazione viaria di Pantelleria che proprio nel periodo di maggiore affluenza turistica diventa insostenibile, e che inoltre, al di fuori delle poche strade importanti (la perimetrale e alcune traverse più trafficate), mi sembra vada sempre più deteriorandosi nell’incuria e nell’indifferenza generale. E mi riferisco ancora al sistema di raccolta rifiuti che denota non poche luci ed ombre (a volte per la sola mancanza individuale di osservanza delle norme di smaltimento pur previste). Per non parlare poi della situazione portuale, irrisolta da sempre, ma addirittura peggiorata in questi ultimi tempi per il prolungarsi a dismisura di lavori di ripristino che ne menomano le già ridotte possibilità di accoglienza per il turismo nautico, allontanando anche coloro che, transitando con propri natanti nello Stretto, potrebbero far tappa sull’isola, e che, messi in guardia dalle stesse pubblicazioni specializzate, passano oltre per evitare i rischi che eventuali ormeggi nei porti dell’isola comporterebbero.

Ma a frenare un turismo quale quello di Pantelleria sempre più compresso in un periodo ristretto di circa un mese e mezzo all’anno, a me pare sia anche da notare come quel breve periodo di tempo di mezza estate sia eccessivamente pieno di manifestazioni di vario genere, per lo più improvvisate dall’oggi al domani, senza cioè un calendario preventivo che aiuti a programmarne meglio sia l’organizzazione sia la partecipazione. Manifestazioni oltretutto, potrei sbagliarmi, che non sempre risultano gradite a chi nell’isola viene per cercare natura, mare, montagna, riposo, e quiete, e piuttosto congestionano la normale vita isolana, snaturandone o oscurandone le indubbie qualità ai visitatori di turno sull’isola.

E non basta certo. Occorrerebbero tante altre cose per migliorare l’offerta turistica all’isola e soprattutto per prolungare il periodo di fruizione turistica. Vediamo di indicare alcune.

Anzitutto i collegamenti, certamente non facili, e le rispettive tariffe. Ma al riguardo possiamo anche dire che sia gli uni che le altre, più che la causa, siano la conseguenza diretta delle ridotta richiesta che, al di fuori di quel famoso “mese mezzo di mezza estate”, c’è su Pantelleria. Se i tempi di fruizione turistica si protraessero per altri 3 o 4 mesi all’anno, molto probabilmente anche la situazione collegamenti e tariffe potrebbe migliorare.

Occorrerebbero poi quegli elementi capaci di rendere gradevole e soddisfacente sul piano culturale e/o sportivo una vacanza in una località turistica, in qualunque periodo dell’anno la si faccia. E in questo Pantelleria è favorita in partenza, grazie alle sue condizioni meteo, che certamente rendono piacevole il soggiorno in ogni periodo dell’anno (posso dirlo per esperienza diretta).

Anzitutto ci vorrebbe un centro sportivo come si deve. Con una piscina regolamentare coperta, ma anche apribile quando il tempo permette (sul tipo dell’impianto natatorio sportivo di Milazzo, tanto per intenderci). I vantaggi di un tale impianto sarebbero incommensurabili. Esso sarebbe utile per gli studenti delle scuole locali, favorendone prima una esperienza natatoria di base indispensabile a chi vive sull’isola, e poi la loro eventuale formazione sportiva in tutti gli sport acquatici, (dal nuoto, alla pallanuoto, al nuoto sincronizzato, ai tuffi, etc.).

Ma un tale impianto sarebbe anche utile per i turisti in visita nei mesi di bassa stagione, consentendo loro di praticare sport in acqua quando il mare non permette, e quando tutte le tante piscine disponibili sull’isola presso i resort e i dammusi d’affitto sono fuori uso. Potrebbe inoltre favorire il soggiorno sull’isola di gruppi sportivi di altre zone del Paese per lo svolgimento di allenamenti collegiali più o meno lunghi, resi oltremodo gradevoli dalle ideali condizioni ambientali dell’isola. E potrebbe ospitare infine manifestazioni natatorie di indubbio richiamo.

Come esempio di centri culturali, non c’è bisogno di andare tanto lontano, o di fare sogni pindarici come nel caso su descritto di uno stadio del nuoto. Basterebbe concretizzare l’apertura del Museo Archeologico di Pantelleria, che di reperti interessanti ha i suoi scantinati stracolmi, le sue vetrine espositive a quanto pare ammassate in un magazzino, ma presso il quale dovrebbero tornare prima o poi in esposizione “permanente” le famose teste viaggianti di “Augustea Capitae” e le “monete puniche” appena scoperte… Due ritorni che resteranno sogni incompiuti di una Pantelleria che mai diverrà una meta turistica come si deve e come merita ? Spero proprio di no.. Comunque ai posteri l’ardua sentenza...

Come ai posteri resta l’ardua sentenza dell’ “Area Marina Protetta” e del “Parco Nazionale di Pantelleria” già istituito per legge nel 2007, e di cui lo stesso Comune ha utilizzato parte dello stanziamento annuale previsto (250.000 euro annui) proprio per avviare la mappatura dell’area marina protetta intorno all’isola lo scorso anno. Un’operazione poi interrotta su richiesta dell’allora sindaco Gabriele inviata nel Marzo 2010 al Ministero dell’Ambiente. Ma sono soldi quelli utilizzati di cui il Comune risulta debitore nei confronti dell’Ispra e dell’Arpa, di cui pochi sull’isola sanno, ma che prima o poi andranno comunque versati a chi di dovere.

E la domanda che allora alla fine io mi faccio e rivolgo anche tutti voi è questa. Possibile che un Comune con vocazione turistica conclamata qual’è quello di Pantelleria, intenda rinunciare di fatto ad avere un Parco Nazionale già approvato per legge, che comprende una “Riserva Naturale Integrata” già esistente e un’ “Area Marina Protetta” già prevista da un’apposita legge quadro da oltre 20 anni ? Possibile che non si voglia un Parco Nazionale, la cui gestione oltretutto dipenderebbe per legge solo dal Comune interessato (Pantelleria appunto) e dal Ministero competente, senza altre interferenze estranee, con la possibilità di apportare tutte le modifiche alle restrizioni già vigenti e a quelle future, e che, se bene amministrato, costituirebbe un richiamo turistico capace di far fare all’isola un salto di qualità incredibile, con tutti gli indiscutibili e infiniti vantaggi di carattere ambientale derivanti da una tale operazione, e che, oltre ad allontanare definitivamente la minaccia delle trivellazioni dalle porte di casa, costituirebbe anche in ambito internazionale un’arma di difesa importantissima per tutto lo Stretto di Sicilia, e a scendere per l’intero Mediterraneo ?

http://www.blogsicilia.it/blog/pantelleria-biodiversita-in-cucina/56364/
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Commento del sottoscritto a margine dell'articolo
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Grazie Walter, e speriamo che chi ha intelligenza per capir, capisca, e potere per agir, agisca ...


Da "IL CORRIERE DEL MEZZOGIORNO IT" - 22/08/11

L'ALLARME

Un male oscuro spegne il mare di Napoli
L'eutrofizzazione è causata dall'inquinamento dei fondali e uccide pesci
e altre specie marine da Bagnoli a Sorrento

di Marco Molino

16 agosto 2011, NAPOLI - Sono le otto del mattino e il mare è mosso da una leggera brezza lungo la scogliera di Bagnoli, quasi al confine tra Napoli e Pozzuoli. Risplende il sole, ma appena c’immergiamo a un paio di metri di profondità, sembra giungere d’improvviso il crepuscolo. Lo sguardo vaga su un mondo color ruggine attraversato da un pulviscolo denso, con alcuni frammenti grandi come coriandoli. Tra le rocce sommerse scorgiamo tracce di licheni, qualche grappolo di minuscoli mitili. In mezz’ora non individuiamo nessun’altra forma di vita.

Il lugubre paesaggio che osserviamo su questo fondale ferito dall’Italsider (e «finito» dagli scarichi fognari), potrebbe presto diventare quello caratteristico di tutto il Golfo di Napoli e delle coste campane. Qui non si tratta di un semplice problema di balneazione: i risultati di diversi studi scientifici ci raccontano di una biodiversità gravemente a rischio, di fragili equilibri tra fauna e flora che stanno saltando. Quando in un’area marina-costiera l’immissione dei corsi d’acqua superficiali porta in dote un carico di inquinanti e nutrienti superiore alla sua capacita di autodepurazione – ammoniscono gli esperti – dobbiamo seriamente preoccuparci perché forse ci stiamo avvicinando a un punto di non ritorno.

E soltanto a nominarli i principali corpi idrici che sfociano sul litorale campano, ci si allarma prima ancora di leggere i dati: Volturno, Regi Lagni, Cuma, Sarno, Sele. Fiumi e collettori fognari citati insieme, come se fossero la stessa cosa, e di fatto lo sono. Gli uni e gli altri ogni giorno riversano nel Tirreno tonnellate di scorie industriali, detersivi e fertilizzanti. A cui si aggiungono fanghi di fogna, oli esausti, concimi e liquami zootecnici che il mare per tanti anni era riuscito a metabolizzare. Ma adesso pare proprio che non ce la faccia più. I dati emersi da un monitoraggio realizzato dall’Agenzia regionale per l’ambiente tra il 2001 e il 2003 (i più recenti sull’argomento) dimostrano che il fenomeno dell’eutrofizzazione, cioè l’eccessivo accrescimento degli organismi vegetali causato dalla sovrabbondanza di nitrati e fosfati nell’ambiente acquatico, in molti punti della costa supera di gran lunga la capacità del mare di rigenerarsi. Un rischio concreto di «fine biologica» che incombe soprattutto sul Golfo di Napoli. Se infatti le rilevazioni effettuate nelle acque antistanti via Caracciolo hanno segnalato per tre anni di fila una condizione sempre intorno ai massimi limiti tollerabili, verso est, di fronte alle amene scogliere tra Portici e Castellammare, i dati hanno invece certificato un disastro ambientale oltre ogni possibilità di rimedio, con «elevate concentrazioni di particolato organico e inorganico e di nutrienti» evidenziate anche ad un chilometro e mezzo al largo. Dal 2003 ad oggi la situazione non poteva che peggiorare: strane schiume e mucillagini hanno cominciato a galleggiare anche lungo le «incontaminate» coste sorrentine e nelle acque di Posillipo, Ischia e Procida.

L’Arpac non si sbilancia sulle conseguenze dell’eutrofizzazione, asserendo che «le implicazioni ecologiche non sono allo stato prevedibili». Ma ammette la preoccupante diffusione di «specie opportuniste capaci di sfruttare in modo efficiente risorse occasionali provenienti da terra». Tra le risorse tutt’altro che «occasionali», Giancarlo Chiavazzo, responsabile scientifico di Legambiente Campania, chiama in causa soprattutto lo scarico incontrollato dei fertilizzanti agricoli. «Il nostro mare – spiega – deve sopportare un carico eccessivo di nutrienti che provoca la proliferazione di specie algali e conseguenti gravi squilibri nel ciclo della vita marina. Un esempio inquietante è la crescita esponenziale della Ostreopsis Ovata, un’alga microscopica che dopo aver assorbito veleni produce tossine. Qualche anno fa in Liguria un centinaio di bagnanti sono finiti in ospedale proprio a causa di quest’alga». Un altro prodotto dell’innaturale «grande abbuffata» è la Caulerpa racemosa, alga verde di origine tropicale molto invasiva, che sta fiorendo in formazioni sempre più estese lungo le coste campane. La proliferazione delle alghe è pericolosa perché aumenta nell’acqua il consumo di ossigeno, e la mancanza di quest’ultimo provoca una progressiva morte dei pesci, decretando per l’appunto la «fine biologica» di un mare. Un recente studio svolto dall’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura individua, oltre all’inquinamento, nella «riduzione dell’habitat naturale e nella pesca eccessiva» le cause principali della graduale scomparsa di specie di pesce tradizionali dei fondali campani.

Si stanno estinguendo le spigole e le cernie, come le ricciole e le lucerne. Nel resto del Mediterraneo si scopre inoltre che rischiano altri 40 tipi di pesci, tra cui tonni rossi e naselli, a conferma che il malato non è solo il mitico mare di Partenope. Già negli anni settanta Jacques-Yves Cousteau insisteva sulla necessità di correre ai ripari per scongiurare l’eventualità che il Mediterraneo, nel giro di cinquant’anni, possa tramutarsi in un mare del tutto morto. In questo caso, spiegava, «le grandi metropoli rivierasche, da Napoli a Genova, da Marsiglia a Barcellona dovranno essere evacuate perché le loro coste si saranno ormai trasformate in immense colture di batteri». Un mare morto – concludeva il grande oceanografo francese – non è altro che un processo di autodepurazione naturale che non funziona più.

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/16-agosto-2011/male-oscuro-spegne-mare-napoli-1901305238460.shtml
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Commento del sottoscritto a margine dell'articolo
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Eutrofizzazione... Se ne parlava 30 anni fa. Erano i tempi dell' Onda Gialla che colorava le acque dell'Adriatico... Sembrava sconfitta con i liquami di scarico trattati prima del loro riversamento in mare, e invece.... Siamo punto e a capo, prima della parola "FINE".
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Post di Roberto Giacalone

Si tratta solo di un articolo pessimista di come se ne leggono tanti... La realtà poi è ben diversa: il nostro mare inquinato e deturpato ancora resiste ed è ricchissimo di microrganismi e pullula di vita... In certe realtà come quella campana forse viene meno, ma arrivare a dire che diventerà un mare morto, questa è grossa.... Su Guido...
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Post di Guido Picchetti

Solo oggi ho letto il tuo commento... mea culpa... Anch'io non sono così pessimista come l'articolo e conto sul potere autorigenerante del mare. Ma ricordo abbastanza bene la situazione del Golfo di Napoli e posso assicurarti che anche negli anni '60 e '70 era proprio la zona marina che da Capo Miseno poi risaliva verso il litorale di Mondragone ad essere la più inquinata del Golfo. E quindi le cose denunciate da quell'articolo mi fanno un po' paura. Temo cioè che quell'inquinamento proveniente da nord, da decenni ormai e mai curato all'origine, e addirittura, sembrerebbe, peggiorato, possa arrivare a far davvero male al versante costiero della penisola sorrentina che chiude a sud il Golfo di Napoli e che certamente ancora si salva... E, da questo punto di vista certe sveglie ritengo non siano affatto inutili...


 Da "IL PINOCCHIO" - 21/08/11

Due saranno le piatteforme petrolifere
nel Golfo di Taranto (*)

Secondo Legambiente - e non solo - due saranno le piatteforme
nel golfo di Taranto che saranno costruite dalla mano della senza-scrupoli Shell.

di Ottavio G. Fogliata

18 agosto 2011, Taranto – Ormai è quasi certo, nel golfo di Taranto tra non molto potremmo veder sorgere due piatteforme petrolifere (denuncia di Legambiente, nel dossier “Un mare di trivelle”). Risale ormai all’aprile 2010 quel patto silente fra il governo nazionale – per mezzo del non tanto onorevole Scajola – e la Shell, che autorizzò quest’ultima a scandagliare il fondale del Golfo affinché si installino impianti per l’estrazioni di idrocarburi. Pochi furono le notizie date dai media in questione. E mentre da un lato vogliamo completamente ignorare il motivo per cui non abbiano voluto farci conoscere non solo una notizia ma una vera e propria minaccia per il nostro ambiente, dall’altro ricordiamo quanto importante sia il mare per l’intero Sud Italia: una fonte inestimabile e preziosa per buona parte del turismo e l’economia locale.

D’altrocanto, mentre la Shell si unisce alla banda degli assassini di Taranto – club di cui fa parte Riva e la fuorilegge Ilva – sull’altra costa pugliese, l’inglese Northern Petroleum promette, a conclusione di quest’estate, di riuscire a dare inizio ai lavori nel mare Adriatico in una zona compresa fra Bari e il Salento. Questa situazione non è solo dunque tarantina, ma una minaccia di devasto all’intero territorio pugliese, che credono sia territorio di conquista. “Siete circondati”, sembra ci urlino le multinazionali del petrolio.

La Gannet Alpha nel mare del Nord

Dunque, a noi tarantini toccherà la Shell, che nel Mare del Nord ultimamente non si è fatta un bel nome. È di pochi giorni la notizia secondo cui una sua piattaforma, la Gannet Alpha, abbia dovuto affrontare due falle dalle quali, fino al 16 agosto scorso, sono fuoriuscite circa 216 tonnellate di petrolio, quasi 1300 barili. E tutto ciò a circa 180 chilometri di distanza dalla costa scozzese.

Nel Golfo di Taranto invece, a che distanza avremo queste presunte piatteforme?

Vi è un comma a favore delle trivellazioni petrolifere, ed è stato inserito nel decreto legislativo di attuazione della direttiva sulla tutela penale dell’ambiente. In base a quanto è stato denunciato da Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd, in questo celato comma del governo si consentirebbe di ridurre il limite di installazione di piatteforme da 12 a sole 5 miglia di distanza dalla costa. Così infatti è scritto al comma 17 dell’articolo 6 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n.152, dopo il secondo periodo: “Per la baia storica del Golfo di Taranto di cui all’articolo 1 del decreto del Presidente della Repubblica 26 aprile 1977, n. 816, il divieto relativo agli idrocarburi liquidi è stabilito entro le cinque miglia dalla linea di costa.”.

A Taranto ci stanno ammazzando. Le nostre vite, i nostri tumori, le nostre varie intossicazioni (anche alimentari) sono la vera merce che il club degli assassini stanno da noi stessi acquistando. L’Ilva già da anni è colpevole delle sue inadempienze. Da tempo esegue una vera e propria frode di forze e vite tarantine. E, la classe politica locale – così come quella regionale – fallisce miseramente. SEL ad esempio, che dell’ecologia ne fa una promessa, sputa parole su parole, ma in realtà continua a consentire questi reati ambientali. Perché di fondo lo sappiamo tutti: due piatteforme petrolifere nel Golfo di Taranto sono due grossi reati, all’ambiente, alla bellezza di Taranto, e al mare che chiama a sé tanto turismo, tanto pesce, e la sopravvivenza dell’intera città.

Sarebbe bello marciare pacificamente contrastando l’ignoranza politica. Sarebbe bello, se marciare servisse a qualcosa. Ma mi sorge ora una domanda. Permettetemi di porgerla, e credetemi nell’innocenza del mio dubbio: quando ci toglieranno il mare, di Taranto cosa rimarrà??

http://ilpinocchio.it/2011/08/18/due-saranno-le-piatteforme-petrolifere-nel-golfo-di-taranto/

(*) articolo postato sulla mia Bacheca su FB da Giò Nastasi
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Commento del sottoscritto a margine dell'articolo
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Post di Guido Picchetti

Non mi dici niente di nuovo, cara Giò, l'ho denunciato alcune settimane fa... ma non è servito a niente.... Ultimo tentativo da fare resta quello sul Ministero del Turismo. Certi misfatti ambientali recenti incidono sulle entrate del turismo nazionale, squalificandolo. E nel turismo ci sono soldi e voti che contano... Che non sia quella la via giusta da tentare?
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Post di Giò Nastasi

Esatto caro Guido.... andrebbero colpiti nel punto debole! l'alternativa sarebbe una rivoluzione ..ma chi la fa??.... non certo i tanti che sono i più italiani dormienti! convinti che a loro il problema non tocchi! povera terra! :(
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Post di Guido Picchetti

No, la rivoluzione non paga... L'idea è piuttosto un'altra che viene dai misfatti verificatisi in questi gioni sull'isola, ma anche in precedenza in altre località e per altre cause, come ad esempio a Napoli per l'immondizia. Dobbiamo, anche se è spiacevole, certi fatti denunziarli all'opinione pubblica senza nasconderli, ma con sincerità, anche a rischio di perdere turismo non solo su scala nazionale, ma soprattutto internazionale. La voce turismo è fondamentale per la nostra economia, e qualcosa o qualcuno forse primo o poi si smuoverà...
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Post di Giò Nastasi

Il problema è.... chi ci darebbe voce? Quali testate nazionali ? ummmh.....la vedo dura, Guido caro ! Ma sono d'accordo con te che dobbiamo continuare a denunciare! :) sempre! E speriamo che il popolo, una volta e per tutte, si svegli !!!


Da"GIURISTI PER LE ISOLE" - 21/08/11

Palermo e Pantelleria - 8, 9, 10 settembre 2011

La governance delle emergenze
nelle isole del Mediterraneo

Nella società globalizzata, i problemi legati a realtà locali molto spesso assumono valenza macro-regionale se non planetaria divenendo, sempre più, emergenze da arginare e gestire. In uno spazio “ristretto” come il Mediterraneo, poi, ciò che accade su una sponda, nel breve lasso di tempo del batter d’ali di una farfalla, si riverbera sull’altra, impedendo così che si possa rimanere indifferenti rispetto alle miserie e alle tragedie altrui.

Non sono soltanto i mezzi di comunicazione che trasportano nelle nostre case i problemi “degli altri”, ma sono gli “altri” che letteralmente trasportati dalla cresta delle onde, sbarcano nelle nostre isole con il proprio carico di problemi, generando così “Emergenze”, o meglio nuove emergenze, che si aggiungono a quelle proprie delle popolazioni isolane.

Pantelleria, Lampedusa, Linosa, Malta, le coste sabbiose della Sicilia orientale sono soltanto alcuni dei luoghi dove “i locali” vivono a contatto con migranti in transito, in cerca di un futuro migliore, se non soltanto di un futuro. Realtà di frontiera, dove l’uomo appare primo di sovrastrutture, sofferente o forte, caritatevole e altruista o chiuso ed egoista. Troppo spesso, le politiche per l’immigrazione, interne o europee, non tengono conto di questo stato di fatto, non tengono conto cioè dei problemi di gestione e organizzazione del fenomeno migratorio in condizione di estremo disagio, come quello di una piccola isola. In uno spazio limitato, dove il contatto è diretto e costante i problemi sanitari, igienici, di smaltimento dei rifiuti, di integrazione sociale si acuiscono e rischiano di generare un atteggiamento di chiusura e scontro, che non appartiene alla nostra cultura. Senza contare che territori in continua emergenza perdono ogni appeal turistico, generando in questo modo un grave danno alle già difficili condizioni economiche delle isole e di coloro che in esse hanno investito.

La cattiva gestione delle emergenze, in altre parole, rischia di vanificare gli sforzi fatti dalle istituzioni a garanzia e salvaguardia del paesaggio, del turismo sostenibile o della implementazione delle infrastrutture.

Per tale ragione, l’Associazione Giuristi per le Isole, che negli anni scorsi si è occupata dei temi appena citati, ha ritenuto opportuno, in queste tre giornate di studio, stimolare la riflessione e il dibattito sul tema della Governance delle emergenze con particolare riferimento alle isole del mediterraneo, in quanto la loro salvaguardia non può prescindere da una loro corretta gestione, cui gli studiosi invitati daranno sicuramente un contributo di idee costruttivo.

I lavori congressuali mirano, in particolare, alla trattazione dei seguenti argomenti:

1. Competenze legislative e amministrative alla luce degli artt. 117 e 118 della Costituzione: il difficile ruolo delle Regioni nel processo decisionale; 2. La presenza e la funzione dello Stato nella gestione degli interventi comunitari; 3. Le amministrazioni delle emergenze; 4. La posizione della Protezione civile nelle scelte strategiche; 5. I piccoli Comuni isolani nella gestione delle emergenze; 6. La condizione di rifugiato politico: il problema dei respingimenti alla luce della normativa comunitaria; 7. Pratiche sanitarie e il rispetto delle confessioni religiose; 8. L’incremento demografico e l’emergenza rifiuti; 9. Il supporto nell’intermediazione culturale; 10. Necessità di una normativa nazionale sulle isole minori; 11. Integrazione sociale ed economica nel mediterraneo; 12. Le politiche insulari tra cooperazione e coesione; 13. Il patrimonio culturale come strumento di integrazione sociale; 14. Il sostegno allo sviluppo di imprese costituite da immigrati come di strumento di superamento delle emergenze; 15. Culture e colture: forme di integrazione.

La partecipazione al convegno è gratuita.

Per informazioni:
Dott. Giampiero Trizzino (info@giuristiperleisole.it  - 320.7212862)
VM Agency S.r.l. (organizzazione@vmagencysrl.com  - 091.581858)

http://www.giuristiperleisole.it/it/site/index.php


Da "IL GAZZETTINO" - 21/08/11

Pantelleria, rivolta in un hotel
«Vermi nella carne». Nas chiudono cucine

di Francesca Filippi

20 Agosto 2011, PANTELLERIA - «Mamma, guarda nella carne ci sono i vermi». Stagione turistica agitata a Pantelleria, dopo l’ennesima rivolta degli immigrati tunisini, che nei giorni scorsi hanno bruciato materassi e suppellettili nella caserma in località l’Arenella, ora anche un caso di cibi avariati in uno dei più antichi alberghi dell’isola, che offre pacchetti low-cost apparentemente molto appetibili, massimo 40 euro a persona al giorno, pensione completa ad agosto. Si tratta del Villaggio Punta Fram, oggi gestito da Aurum Hotels, dove venerdì sera all’ora di cena circa 400 ospiti si sono trovati di fronte alla sgradita sorpresa.

«Mamma, guarda ci sono i vermi nella carne», così il figlio di una coppia lombarda, i coniugi Radaelli, in vacanza sull’isola da alcuni giorni, ha dato l’allarme. «Come è possibile?», hanno chiesto al cameriere. «Ci spiace, non succederà più», la risposta del personale di sala. Invece la famiglia Radaelli era in buona compagnia. Altri turisti infatti si sono trovati nel piatto la stessa carne con i vermi. Risultato? La hall e le cucine dell’albergo sono state occupate dagli ospiti a dir poco inferociti per «le pessime condizioni igieniche della struttura». «In cucina c’erano sporco e grasso ovunque», denunciano alcuni turisti scesi in strada.

Immediato l’intervento dei carabinieri, giunti sul posto con i Nas, per un controllo igienico-sanitario e anche per placare gli animi. Gli uomini del Nucleo antisofisticazioni si trovano a Pantelleria «come ogni anno in questo periodo per controlli che vengono svolti in incognito». Alla fine dell'ispezione, i Nas hanno chiuso le cucine: per i pasti i clienti dell'hotel dovranno rivolgersi altrove.

Ma la protesta monta. Anche in spiaggia non si parla d’altro. Tra i clienti del Punta Fram alcuni hanno trovato sistemazione in diversi alberghi, altri hanno chiesto di interrompere la vacanza e anticipare il rientro. Praticamente impossibile contattare i responsabili della struttura, i telefoni dell’albergo sono stati disattivati.

Parla di brutta pagina per il turismo locale, il presidente del Consorzio Pantelleria Island, Enzo Perrone, anche lui albergatore: «Noi imprenditori lavoriamo tutto l’anno per promuovere l’immagine di Pantelleria in Italia e all’estero - dice - Io stesso sono andato in Francia e Germania per far conoscere le nostre bellezze, la cucina, la cultura, l’archeologia, non solo il passito. Dopo questi fatti, è giunto il momento di costituire un comitato ad hoc per chiedere i danni d’immagine che l’isola ha subito da questa vicenda. La colpa è di quegli albergatori che proponendo prezzi fuori dal mercato fanno male all’isola. In un momento di crisi come questo, con un calo del turismo pari al 70% rispetto allo scorso anno, proprio non ci voleva».

http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=160259&sez=ITALIA
Stesso articolo su "
IL MATTINO" e su "IL MESSAGGERO" del 20/08/11 
Articolo simile su "
BERGAMO NEWS" del 22708/11
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Commento del sottoscritto a margine dell'articolo
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E se tra parametri da considerare per la classifica dei Paesi "Eco-friendly" si inserisse anche quello della "biodiversità in cucina"non pensate che potremmo risalire di svariate posizioni e forse rientrare nei primi dieci ?


Da "ECOBLOG" - 20/08/11

I 10 Paesi più ''eco-friendly'

di Barbara Arlati

Giovedì, 2 giugno 2011 - Il centro per le politiche ambientali di Yale e il centro internazionale per l’informazione scientifica della Columbia hanno classificato i paesi in base al loro Indice di performance ambientale (EPI). L’EPI valuta quello che riguarda la salute ambientale, i cambiamenti climatici, le risorse di acqua, la produzione di risorse naturali, habitat e biodiversità.

Il migliori 10 Paesi e il loro ‘’score” EPI:

Islanda (93.5)
Svizzera (89.1)
Costa Rica (86.4)
Svezia (86.0)
Norvegia (81.1)
Mauritius (80.6)
Francia (78.2)
Austria (78.1)
Cuba (78.1)
Colombia (76.8)

(nella foto: una costa dell'Islanda, prima in classifica)

http://www.ecoblog.it/post/12664/i-10-paesi-piu-eco-friendly
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Commento del sottoscritto a margine dell'articolo
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Un'altra classifica internazionale da cui l'Italia risulta fuori dai primi dieci posti, superata non solo da vari Stati dell'UE, ma anche da altri Paesi quali Mauritius, Cuba, Colombia e Costa Rica. La classifica è del centro per le politiche ambientali di Yale... E poi ci meravigliamo del turismo in calo nel nostro Bel Paese...
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A Antonio Colacino, Roberto Giacalone, Marco Zappalà e Filippo Harley Foti piace questo elemento.


Da "ASCA IT" del 20/08/11

Immigrati: Boniver (PDL),
evacuata Pantelleria, tunisini rimpatriati

(ASCA) - Roma, 20 ago - A seguito della visita che Margherita Boniver, deputato del Pdl e presidente del Comitato Schengen, ha svolto presso la caserma Barone di Pantelleria, dove erano trattenuti gli immigrati clandestini di nazionalità tunisina che avevano distrutto i dormitori, dando fuoco ai materassi e dopo una riunione di emergenza alla prefettura di Trapani, è stata decisa l'evacuazione degli immigrati che nel frattempo si erano recati al porto, inscenando una protesta.

''Ho parlato diverse volte con il ministro Maroni, con il sindaco di Pantelleria e il prefetto di Trapani, la Dott.sa Magno - ha affermato Boniver - i quali hanno convenuto il precipitare della situazione ed organizzato il trasferimento dei tunisini in Sicilia, da dove verranno rimpatriati. Sono molto soddisfatta della rapidità con la quale si è conclusa questa vicenda - aggiunge l'esponente del Pdl - che oltretutto aveva suscitato vivo allarme nella popolazione locale. Rimane irrisolto, invece, il problema di attrezzare in tempi rapidi un vero e proprio centro di accoglienza che possa far fronte a probabili altri sbarchi sull'isola''.

http://www.asca.it/news-IMMIGRATI__BONIVER_%28PDL%29__EVACUATA_PANTELLERIA__TUNISINI_RIMPATRIATI-1043182-ATT-.html


Da "PANTELLERIA COM - News n° 8024" del 20/08/11

Clamorosa protesta dei tunisini.
Vogliono andare via da Pantelleria

di Antonello Congiatu

Sono le due e mezzo di un afoso pomeriggio, in molti cerchiamo riparo dal sole bevendo un caffè o gustando un gelato sotto i capannoni dei bar del lungomare. Ad un certo punto, sentiamo il suono della sirena di una volante dei carabinieri e delle urla che provengono dalla zona del porto. Sono un gruppo di circa venti extracomunitari che vengono fatti avanzare, scortati da una decina di Carabinieri muniti di manganelli, lungo la banchina verso il Castello. Il lungomare viene chiuso al transito. Li sentiamo urlare in arabo, in francese e anche in italiano; dicono che non hanno "mangiare", che vogliono andare a Trapani, che vogliono delle "sigarette".

Alcuni turisti guardano il corteo con aria perplessa e preoccupata. Un papà richiama la sua bambina che giocava in banchina con una palla, la riporta a sedere al tavolo e le dice di non muoversi; chiede subito il conto e va via. Ad un certo punto sembra quasi che urlino "jihad!" ("guerra santa"), ma ci accorgiamo che in realtà gridano "giornale" in un francese stentato. Vogliono un giornalista, qualcuno cui raccontare perchè hanno deciso di scappare dalla Caserma Barone, l'improvvisato Centro di accoglienza in cui sono alloggiati da settimane e che pochi giorni fa è stato dato alle fiamme.

Ci avviciniamo, ci dicono, con gentilezza, di allontanarci... "per la nostra stessa incolumità"; è in corso un'operazione di "contenimento" della protesta. Gli immigrati fuggiti dalla Caserma Barone si siedono all'angolo della banchina, davanti al bar Tikirriki; viene dato loro da bere; il caldo è insopportabile e qualcuno ne approfitta per rinfrescarsi ad un tubo dell'acqua che serve a lavare i gommoni da affittare ai turisti. Turisti che nel frattempo lasciano i bar e si fermano a guardare questo capannello di uomini accaldati e malvestiti. Ogni tanto urlano che vogliono parlare con i giornali, con la televisione, che vogliono essere trasferiti a Trapani. I Carabinieri riescono a calmare e contenere questa piccola folla e tutto prosegue senza incidenti.

Alle sette del pomeriggio sono ancora fermi in banchina; i turisti passano e li fotografano come fossero vip che prendono l'aperitivo. La scena e' sconfortante. In nessuna parte d'Italia dove gli immigrati sono ospitati nei centri di accoglienza si era registrata una protesta pubblica per le strade del paese. Cosa sarebbe successo se invece di un gruppetto di venti persone, accaldate e malconce, a protestare fossero state qualche centinaia di immigrati? Quanto è accaduto oggi è davvero desolante, non solo per l'immagine turistica dell'Isola, ma per tutta l'Italia.

La manifestazione per le strade del paese è solo l'ultimo atto di una serie di azioni di protesta inaccettabili, iniziate dagli immigrati qualche giorno fa con l'incendio appiccato al Centro di accoglienza e con la fuga di 15 extracomunitari, che ancora non sono stati tutti ritrovati e che ne frattempo hanno commesso furti e altre gravi infrazioni.

L'Amministrazione comunale ha chiesto un intervento "speciale" alla Prefettura; l'on. Margherita Boniver, presidente del Comitato Schengen, ha definito "inaccettabili ed insostenibili" le condizioni in cui sono tenuti gli immigrati a Pantelleria. E' ora che il governo intervenga con forza e decisione; occorre riconoscere a Pantelleria le stesse garanzie in uomini, mezzi e risorse economiche concesse a Lampedusa e ristabilire l'ordine e la sicurezza degli abitanti e degli ospiti dell'Isola.

P.S. - Ieri sera i 57 tunisini che dal 4 agosto erano nell'isola sono stati trasportati tutti nella terraferma con il traghetto Cossyra.

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=7152  (solo su abbonamento)
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Commento del sottoscritto a margine dell'articolo
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Un pomeriggio d'agosto sul lungomare a Pantelleria... Un dubbio m'assale... Che, numeri a parte, forse abbia torto a dire che Pantelleria non è come Lampedusa ?


Da "SURVIVAL IT" - 20/08/11

Amazzonia: accuse di “copertura” per il via libera
a un oleodotto lungo 200 km

18 agosto - Polemiche per il via libera alla costruzione di un oleodotto lungo 200 km; la compagnia proprietaria dell’impianto avrebbe infatti celato le prove della presenza di Indiani incontattati nella regione.

Nel Nord del Perù, la compagnia petrolifera "Perenco" progetta di spendere 350 milioni di dollari per costruire l’oleodotto, destinato a trasportare petrolio per un valore di 35 miliardi di dollari dal blocco 67 fino alla costa del Pacifico. Ma un articolo molto dettagliato pubblicato sul notiziario americano Truth Out sostiene che i funzionari governativi, i consulenti ambientali e le compagnie petrolifere sarebbero tutti implicati nelle manovre compiute per celare l’esistenza di tribù incontattate lungo il percorso dell’oleodotto.

"Perenco" respinge ogni accusa e nega che il suo lavoro possa mettere in pericolo le vite degli Indiani isolati. Per rafforzare la sua posizione, secondo cui che nel blocco 67 “non c’è alcun segno di presenza antropologica”, la compagnia ha ripetutamente citato un rapporto di consulenza ambientale detto “Daimi”.

Tuttavia, il giornalista indipendente David Hill è riuscito a rintracciare e intervistare i ricercatori che hanno lavorato per Daimi nella regione. Hill sostiene di aver scoperto una serie di contraddizioni che lasciano pensare che il dossier, finanziato da Perenco, sia non solo in accurato ma che sia anche stato sottoposto a censure. Dalla relazione finale sarebbero “state escluse” una grande quantità di prove, tra cui testimonianze giurate di avvistamenti, sentieri, orme e lance incrociate.

“Oltre a minimizzare i danni a flora e fauna, hanno detto (Daimi) che non c’erano gruppi isolati” ha raccontato un ingegnere forestale coinvolto nell’indagine. “Ma c’erano impronte e segni di insediamenti... "Perenco" ha avuto esattamente quel che voleva.”

“Il governo peruviano ha il dovere di commissionare indagini indipendenti sull’esistenza di questi Indiani” ha dichiarato il direttore generale di Survival Stephen Corry, “e non deve ritenersi soddisfatto della consulenza di società che lavorano per le compagnie petrolifere”.

http://www.survival.it/notizie/7595
Stessa notizia su "INFORMAZIONE LIBERA" del 18/08/11 (*)
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Commenti su FB a margine dell'articolo
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Post di Giò Nastasi
...
come sempre cosa vuoi che contano 2 indigeni e soprattutto cosa conta il pianeta?!
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Post di Guido Picchetti
Nulla di nuovo sotto il sole... Se si pensa che le due concessioni immediatamente a nord di Pantelleria intestate all'ADX e alla NP sono state rilasciate all'insaputa di tutti sull'isola senza la prevista affissione all'albo pretorio, e che a tutt'oggi la magistratura italiana, pur abituata ad andare a vedere cosa accade sotto le lenzuola di chiunque, non ha ancora mosso un dito, cosa si può dire ? Meglio l'Amazzonia...
Una considerazione aggiuntiva al post che precede... Forse a noi residenti a Pantelleria converrebbe aderire all'organizzazione "Survival - il movimento dei popoli indigeni"... Chissà che non sia la soluzione migliore per ottenere il rispetto di certi nostri diritti... Sia chiaro, senza offesa per nessuno...
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(*) Un ringraziamento a Giò Nastasi per avermi segnalato la notizia.


Da "BLOG SICILIA" del 19/08/11

Da domenica le teste imperiali di Pantelleria
al meeting di Rimini

19 agosto 2011 - Il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, e l’assessore per i Beni culturali e l’Identità siciliana, Sebastiano Missineo, lunedì 22 agosto alle ore 11,30 inaugureranno al Meeting di Rimini, nello spazio espositivo della Regione siciliana, la mostra “Augustea Capita”.

Saranno esposte le tre teste di epoca romana rinvenute nel 2003 a Pantelleria in occasione di una campagna di scavi promossa dall’università di Tubinga. I preziosi reperti archeologici saranno in mostra nel padiglione C5 della fiera riminese già da domenica mattina.

È la prima volta che al Meeting di Rimini sono presentati reperti archeologici di così grande importanza, che già hanno trovato modo di essere conosciuti in molti importanti musei del mondo. Le tre teste, che raffigurano Giulio Cesare, Antonia Minore e l’imperatore Tito, negli anni scorsi, sono state esposte alla rassegna internazionale di Aiki in Giappone, nel Museo dell’Università di Tubinga in Germania, al British Museum di Londra e al Museo di Liverpool.

http://www.blogsicilia.it/comunicati/da-domenica-le-teste-imperiali-di-pantelleria-al-meeting-di-rimini/56116/
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Commenti del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Augustea Capita, alias "teste viaggianti"... Perdano ogni speranza i turisti in visita a Pantelleria di ammirare i famosi reperti rinvenuti sull'Acropoli: Per farlo dovranno andare a Rimini dove dal 23 Agosto saranno esposti in una mostra che sarà inaugurata dal presidente della Regione, Raffaele Lombardo, e dall'assessore per i Beni culturali e l’Identità siciliana, Sebastiano Missineo... Tanto qui il museo dell'isola è chiuso...


Dalla mia "BACHECA" su Facebook del 19/08/11

Pantelleria non è Lampedusa... e viceversa

di Guido Picchetti

Ora è "Il Tempo" di Roma a confondere Pantelleria con Lampedusa, per non essere da meno del "Corriere della Sera" che, per un paio di volte alcuni mesi fa, commise lo stesso errore. 2.300 arrivi di migranti nei giorni di Ferragosto ci sono stati a Lampedusa, e non a Pantelleria. Tanto mare c'è tra le due isole.. E non è certo bella cosa per chi si occupa di informazione confonderle tra loro...

Il servizio pubblicato da "IL TEMPO IT" del 18/08/11 intitolato "Pantelleria. Immigrati in rivolta. Il sindaco chiede aiuto", di cui qui in alto vediamo l'immagine, riferisce testualmente:

PALERMO. Il Comune di Pantelleria ha chiesto misure straordinarie alla prefettura di Trapani e al ministero dell'Interno dopo la rivolta di ieri nel centro di accoglienza per immigrati. Alcuni degli ospiti hanno dato fuoco ai materassi: l'incendio ha danneggiato la struttura. Ottanta le persone sgombrate. Alcuni extracomunitari sono fuggiti nelle campagne dell'isola. Ieri oltre 300 migranti sono sbarcati sull'isola dopo gli altri 2.300 arrivi nei giorni di Ferragosto. La situazione è insostenibile.

2.300 !!! Ma quando mai ?

http://www.facebook.com/guido.picchetti


Da "ECOLOGIAE COM" del 18/08/11

Marea nera in Scozia: un incidente impossibile,
che corre il rischio di ricapitare

di Marco Mancini

Un incidente nel mare di Scozia? Impossibile! Rispondevano così le autorità britanniche ed i rappresentanti di Shell (magari ridendo tenendosi la pancia con le mani) alle domande preoccupate di giornalisti e ambientalisti quando, in seguito all’incidente dello scorso anno nel Golfo del Messico che ha riguardato la BP, tutte le trivellazioni in mare sono state messe sotto accusa. Ad un anno di distanza siamo tornati al punto di partenza.

Le autorità affermavano che le trivellazioni in quelle acque avessero ottenuto la certificazione “gold standard” che attesta la massima qualità possibile nei controlli di sicurezza. A questo punto viene da domandarsi come e con quali criteri certificazioni simili possano essere rilasciate, se giorni dopo l’inizio della fuoriuscita di petrolio, ancora i responsabili della Shell non hanno capito cosa devono riparare.

Denuncia Greenpeace:

"Oltre a indulgere nel greenwashing senza vergogna (la Shell ha scelto di chiamare la fuoriuscita e il conseguente inquinamento di 50 miglia quadrate con il gentile nome di “oil sheen” [sheen significa lucentezza, splendore, ndr]), il gigante petrolifero è stato tutt’altro che trasparente rispetto alla fuoriuscita dal momento in cui è cominciata. La pipeline ha cominciato a sversare mercoledì scorso, ci è voluto fino a venerdi alla Shell per confermare pubblicamente l’incidente. Dopo 5 giorni, ancora non avevano dato abbastanza informazioni per sapere quanto grave sia la fuoriuscita. La Shell non ha confermato quanto petrolio è fuoriuscito (anche se è opinione diffusa che sia circa 100 tonnellate) e la compagnia ha anche assicurato che la perdita è “sotto controllo”, mentre, secondo molti report, il petrolio continua a sversare dalla piattaforma Alpha Gannet."

Per intenderci quelle 100 tonnellate dovrebbero equivalere all’incirca a 1.300 barili di petrolio. La rabbia che viene osservando queste vicende si amplifica quando ci rendiamo conto che ci stanno letteralmente prendendo in giro. Le trivellazioni in mare sono sicure, dicevano, ed ecco la marea nera nel Golfo del Messico, questa in Scozia, e le tante altre passate e sicuramente future. Un po’ come il discorso del nucleare sicuro, come abbiamo visto in Giappone. E’ evidente che a tecnologia pericolosa corrispondono conseguenze pericolose, ed è per questo che Greenpeace si è già mossa per evitare che la Shell cominci a trivellare nella regione artica.

La multinazionale infatti sta facendo pressione per avere l’ok dalle autorità, ma visti i rischi ambientali l’associazione ha chiesto che questo non venga mai concesso:

"La Shell è tra le aziende che stanno cercano di ottenere rischiose perforazioni nella regione artica. Se non è in grado di impedire una fuoriuscita di petrolio nel Mare del Nord “ultra sicuro”, dobbiamo chiederci: come farà a gestirla nella natura incontaminata dell’Artico, dove le condizioni estreme significano che qualsiasi fuoriuscita di petrolio sarebbe quasi impossibile da ripulire?"

http://www.ecologiae.com/marea-nera-scozia-incidente-impossibile/46994/


Da "DORSOGNA BLOGSPOT COM" del 18/08/11

No all'Italia petrolizzata
L'ENI, la vera grande azienda corrotta italiana
(J Assange)

Roseto, Scozia: da noi non succede

di Maria Rita D'Orsogna

Thursday, August 18, 2011 - Non si può mai finire di ripetere che lo scoppio dell'anno scorso in Lousiana del pozzo Macondo della BP non è un fatto straordinario. Perdite, rotture, incidenti, sono all'ordine del giorno nell'industria del gas e del petrolio.

In Louisiana è stata straordinaria la quantità di petrolio, i danni, il fatto che non si è riusciti a tappare il buco se non dopo tre mesi e che sono morte 11 persone. Ma le perdite sono all'ordine del giorno - basti solo pensare che in un anno, nel golfo del Messico ci sono stati circa 5000 incidenti per 3000 pozzi - 1.5 in media per pozzo, in un anno. I rischi ci sono sempre, ed è per questo che la precauzione migliore è sempre quella di non trivellare, specie in un mare chiuso e isolato come l'Adriatico, o così vicino alla costa come lungo tutti i litorali italiani.

E veniamo a noi. Diverse persone mi hanno segnalato che a Roseto, in provincia di Teramo c'è stata una perdita di gas. Per ora non si sa molto e come sempre a segnalare i problemi sono sempre le "persone normali" che hanno scoperto questa macchia di gas a 5 miglia dalla riva. Fatte le foto, mandate ai giornali. L'ipotesi è che questa perdita sia dovuta a perdita dalle condutture che collega gli "innocui" pozzi di gas dal mare alla terraferma. L'ENI, proprietaria di quei pozzi, non ne sapeva niente, e ha dovuto aspettare che fosse l'Ufficio Locale Marittimo di Roseto a chiamarli.

Dicono che sperano in una rapida risoluzione dei problemi. E se la gente non vedeva, che succedeva? L'ENI quando se ne sarebbe accorta? L'avrebbero detto alle persone? Interessante che circa un anno fa di questi tempi, l'industria del gas e del petrolio, mandava su una pubblicità a tutta pagina su tutti i quotidiani d'Abruzzo in cui dicevano che in Abruzzo è tutto safe, che loro sono dei santi, che queste cose sono tutte sotto controllo. Anche a Vasto, a Rospo Mare c'è stato nel 2005 un episodio simile, "giusto" un po' di petrolio. Un po' qui, un po' li, e che vuoi che sia...

Un po' più a nord, la marea scozzese continua imperterrita. E' il peggior disastro della storia ambientale del mare del Nord, e finora sono stati rilasciati circa 1300 barili di petrolio. Un barile è circa 160 litri, per cui si parla di circa 200,000 litri di petrolio, a circa 180 chilometri dalla riva di Aberdeen, Scozia. Nell'oleodotto ci sono ancora circa 640,000 litri che potrebbero finire in mare ed aggravare la situazione. L'area coperta per ora è di 120 chilometri quadrati. Una perdita da un oleodotto che va avanti dal 12 di Agosto, in silenzio e con l'omertà da parte della Shell che rilascia informazioni solo parziali. Il campo Gannet  è di proprietà della Shell in collaborazione con la Exxon-Mobil. Date le distanze coinvolte, il petrolio non è ancora giunto a riva.

In Italia si può trivellare a 9 chilometri da riva. Cambia il posto, cambia la portata, ma i rischi sono sempre gli stessi. E chi ci assicura che domani gli scoppi italiani non saranno maggiori che quelli di Rospo Mare o di Roseto? Chi ci assicura che non ci sarà una nuova Paguro?

E' per questo che non si trivella a 160 km da riva in California e a 200 in Florida, non perchè siamo scemi.

http://dorsogna.blogspot.com/2011/08/scozia-roseto-da-noi-non-succede.html
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Commenti del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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E quanto dice oggi Maria Rita D'Orsogna sul suo blog a proposito di Roseto mi trova pienamente d'accordo. Con una sola ulteriore considerazione. Non dimentichiamoci le estensioni dei bollini dei mari italiani più minacciati in una tabellina del servizio di "Scienza oggi": mostrano bene come certi incidenti possano ancora più facilmente accadere nello Stretto di Sicilia...


Da "ROBERTO DEFICIS WORDPRESS" - 18/08/11

Abruzzo e Petrolio: un punto di vista.
Intervista a Hermes Pittelli

di Roberto De Ficis

2/10/2009, Punta Aderci (Vasto - Chieti) - La prima volta che incontrai Hermes Pittelli, giornalista residente a Roma, eravamo a Vasto (Chieti), e lui da poco aveva conosciuto la cittadina. Restò, mi ricordo, piacevolmente ammaliato dalle spiagge di sabbia finissima o di sassi, dalle scogliere al Nord di Punta Aderci, dalla spiaggia della Libertina, dalla selvaggia Mottagrossa, dall’entroterra con le colline del Vastese, dai filari d’uva e dalle piante d’ulivo, dai prodotti tipici e la buona cucina della costa adriatica. Si tratta di circa cinque anni fa, ma mi sembra, in verità, da molto più tempo.

Mi sembrò subito una persona affabile, molto gentile nei modi. Una persona con cui poter parlare tanto e bene, in modo pacifico e fruttuoso. Una persona che, come poche, ha ancora a cuore l’etica, sia nella vita personale come nel suo lavoro. Ne nacque un’amicizia che dura tutt’ora.

Per questo motivo ho deciso che sarebbe stato interessante porgli qualche domanda su di un argomento che, ultimamente, lo sta coinvolgendo molto e che a me sembra degno di rilevanza: la petrolizzazione e la difesa dell’ambiente in Abruzzo. Argomentazioni, purtroppo, di difficile accesso. Spesso censurate drasticamente dai mass-media. Hermes nei suoi articoli, tira fuori giustamente la grinta e gli artigli per onorare quella ‘cronaca obiettiva’ slegata da affarismi e politica che ormai sembra sempre più lontana dagli obiettivi di molti giornalisti d’oggi. Spero che questa intervista possa dare informazioni in più alla collettività per meglio delineare il problema del nostro territorio e le possibili soluzioni.

Hermes Pittelli, friulano di nascita, romano di adozione. Giornalista professionista, (dopo aver fatto la gavetta nelle redazioni di mezzo Friuli)  ha scritto  per  anni  sul  quotidiano  on  line RomaOne.it  (tra  l’altro,  inviato speciale al G8 di Genova e  al  Forum sociale europeo di Firenze); attualmente free lance, per evitare censure e imposizioni ha aperto un blog (www.pensierosuperficiale.ilcannocchiale.it) nel quale tratta soprattutto temi legati all’inquinamento dell’ambiente da parte delle industrie multinazionali; e della società italiana da parte dell’attuale classe politica.

1. D: Da anni vivi e lavori a Roma. Come mai hai preso così a cuore il “problema petrolio” in Abruzzo?

Il problema petrolio in Abruzzo è solo una delle molte facce di una deriva che rischia di travolgere il Paese. Deriva che affonda le radici in quel nodo gordiano inestricabile della commistione tra politica, affarismo senza scrupoli e criminalità organizzata. L’Abruzzo con il petrolio è solo un ‘laboratorio’, esattamente come il caso Campania è stato creato ad arte per favorire il business degli inceneritori. Tra 10/15 anni le fonti fossili saranno esaurite a livello mondiale, ma la cricca politicante, in combutta con gli amici dei consigli d’amministrazione di certe multinazionali (un nome a caso: Eni), sta tentando di trarre il maggior profitto economico, ‘pro domo sua’, spacciando per modernità e progresso strategie energetiche ed economiche suicide. Non c’è alcuna ricaduta benefica per la comunità, né a livello economico (le bollette più care d’Europa), né a livello di tutela della salute e dell’ambiente (in Italia registriamo un terribile boom di tumori, soprattutto infantili, con un aumento doppio rispetto al resto d’Europa e degli Stati Uniti).

Amo l’Abruzzo per ragioni ‘sentimentali’. E’ una terra meravigliosa, benedetta da tesori inestimabili di biodiversità, che percepisco affine al ‘mio’ Friuli, anche in certi aspetti caratteriali dei suoi abitanti. Poi amo l’Italia, nonostante tutto, e vorrei vedere finalmente una classe politica che lavora davvero per la prosperità sociale, civica, culturale, economica dell’ex Belpaese.


2. D: Ho potuto vedere una mappa con i pozzi presenti e futuri in territorio abruzzese. Come ti spieghi il fatto che, da una parte, la politica regionale ci assicura che in Abruzzo non ci saranno nuovi pozzi petroliferi mentre, dall’altra, il 50% del territorio abruzzese è stato recentemente destinato ad attività di tipo minerario e sono già presenti nuovi pozzi esplorativi e i metanodotti aumentano? Dov’è la verità?

Il concetto di verità in Italia ha subito una mutazione… genetica. Molte menzogne ripetute all’infinito, con la complicità di media asserviti e compiacenti, si trasformano in una verità di comodo, che può essere smentita o rivestita con abiti nuovi a seconda delle necessità. In Abruzzo il presidente Gianni Chiodi sostiene, a voce, che le concessioni, sempre più numerose, accordate dal ministero dello Sviluppo e delle Attività produttive alle compagnie petrolifere (italiane e straniere) non si trasformeranno in pozzi estrattivi. Ma non compie nessun passo ufficiale e, soprattutto, non spiega su quali elementi poggi la sua convinzione. Continua a ripetere come un mantra che tra 10 anni (curioso lasso temporale, equivalente al tempo di esaurimento degli idrocarburi) non resterà traccia di quei pozzi potenziali. Intanto i pozzi già scavati in Abruzzo sono circa 700 e solo nell’ultimo anno, qui non si tratta di strumentalizzazioni ideologiche, le piattaforme visibili ad occhio nudo dalla costa vastese (così vicine da poterci arrivare a nuoto) sono diventate 29 e l’inquinamento marino, dopo soli tre mesi di attività, dal livello basso si è innalzato fino a medio. Tra 10 anni sarà tardi, non ci saranno più pozzi perché sarà finito il petrolio. Ma questa follia va fermata ora, perché tra 10 anni la ex regione più verde d’Europa sarà totalmente distrutta dall’inquinamento. Gli scettici chiedano informazioni alla Basilicata… Una realtà terribile per toccare con mano quale spada di Damocle incomba sull’Abruzzo.

3. D: Pensi che la comunità abruzzese sia ben informata rispetto al possibile futuro binomio petrolio/Abruzzo?

No, senza ombra di dubbio. Gli amministratori locali sono, nella migliore delle ipotesi, ‘timidi’. Per non parlare degli imprenditori abruzzesi coinvolti in questo business che hanno tutto l’interesse a sostenere la petrolizzazione nel silenzio e nella disinformazione più totali. Durante una conferenza della Professoressa D’Orsogna in Valvibrata, un sindaco, in campagna elettorale, ha partecipato all’evento, ma ha avuto la faccia tosta di proclamare che è necessario trovare ‘un compromesso’ tra tutela della salute e dell’ambiente e sviluppo economico. Ecco la parola magica del politicume italico: compromesso. Una dimostrazione che l’Italia è regredita alla filosofia degli anni maramaldi del Pentapartito e del mono-duopolio democristiano/socialista; gli anni che hanno trascinato il Paese sul baratro odierno. Senza una seria programmazione strategica che abbia quali cardini il bene comune, la salute dei cittadini, il rigoroso rispetto per l’integrità dell’ambiente, non si può ipocritamente straparlare di ‘sviluppo’ e ‘progresso’. Gli abruzzesi non sanno, ma molto spesso per ignavia e pigrizia fingono di non sapere. Ma la sabbia nella clessidra sta per esaurirsi: dal I gennaio 2010 la moratoria sulle attività estrattive voluta dal vilipeso governo Prodi scadrà e le compagnie del petrolio (che fino ad oggi non sono rimaste certo inerti) si scateneranno senza più freni ‘inibitori’ di sorta.

4. D: Hai parlato di ‘sviluppo’ e ‘progresso’. Come applicheresti i concetti di ‘sviluppo’ e ‘progresso’ parlando di Abruzzo? O meglio, cosa faresti se tu avessi il potere politico per ‘dare una direzione’?

Mamma mia, che responsabilità! Roberto, mi vuoi ‘inguaiare’. Credo sia saggio cominciare a rendersi conto che sviluppo economico e industriale non è sinonimo di progresso, almeno non sul piano umano, culturale, sociale e civile. Noi siamo schiavi di un concetto, il fantomatico e famigerato Pil (prodotto interno lordo), che soprattutto dagli anni 70/80 in poi furbi industriali, banchieri e finanzieri – con la collaborazione interessata e remunerata di politici e governanti – hanno imposto a livello mondiale come unico parametro per valutare il presunto benessere di un Paese. Una corbelleria, una falsità che guarda caso si concretizza con la ricchezza economica dei pochi a danno delle tasche, della salute e perfino delle libertà civili e sociali della maggioranza dei cittadini ‘semplici’. Eppure proprio dagli anni 70 è cominciata la presa di coscienza e il tentativo di aprire gli occhi alla gente da parte di menti illuminate come Pasolini,
per citare una vera figura di spicco in Italia e che delle sorti italiche aveva già previsto tutto, o Serge Latouche in Francia. Il filosofo transalpino sostiene da decenni la follia dell’aumento costante e acefalo della produzione. La produzione di merci di ogni tipo, anche e soprattutto le più inutili, moltiplicata con escalation geometrica si trasforma in una distruzione inevitabile delle risorse naturali e dell’ambiente: noi stiamo avvelenando e distruggendo l’unico pianeta sul quale possiamo vivere per incrementare i conti bancari di 300/400 famiglie a livello mondiale! In Italia Maurizio Pallante ispirandosi proprio a Latouche propone da anni un nuovo modello di sviluppo basato – uh che eresia! – sulla ‘decrescita felice’. Meno Pil, meno merci, più natura, più ‘andamento lento, più cultura, più dialoghi e riflessioni, più prodotti biodinamici con cui nutrirsi. Come abbiamo potuto uniformarci al diktat “Vivere per produrre”, senza capire che la produzione ha senso e legalità solo se serve a vivere, a vivere con dignità e pace sociale?

Non voglio eludere la parte scomoda della domanda: se fossi ‘investito’ non di ‘potere’, ma di ‘responsabilità’ politica cercherei prima di tutto di chiarire ai miei concittadini i cardini fondamentali e non barattabili delle mie future azioni. Oggi, anche nella presunta opposizione, assistiamo a teatrini autoreferenziali, il cui unico vero obiettivo è la conservazione perpetua del ‘potere’ – questo sì – con cui l’attuale classe politica italiana si è fabbricata un residence incantato di privilegi illimitati e illegali e zero doveri. Come stella polare vorrei davvero il Bene Comune che in un Paese come l’Italia dovrebbe passare dal continuo progresso e dalla tutela assoluta di paesaggio, cioé l’ambiente, patrimonio storico, artistico e culturale. Ma non sono poi così originale, è scritto nell’articolo 9 della nostra stupenda Costituzione. Dovremmo tutti leggerla, impararla a memoria e difenderla prima che qualcuno la distrugga o la dichiari abolita per decreto legge deciso da qualche imprecisata maggioranza popolare…

Per cui in Abruzzo, considerate le peculiarità della regione, potenzierei a dismisura gli investimenti per la tutela degli ecosistemi, con una strategia energetica basata sulle fonti rinnovabili, quelle vere, che tra l’altro – basterebbe informare i cittadini correttamente – in tutto il mondo stanno creando nuove possibilità di lavoro; e poi certo arte cultura enogastronomia, tutti ‘comparti’ che non solo renderebbero l’Abruzzo una sorta di eden europeo, ma continuerebbero a fornire posti di lavoro: con il valore aggiunto e l’orgoglio di contribuire a rendere la propria terra un esempio di sana amministrazione e, finalmente, di autentici ‘sviluppo’ e ‘progresso’.

5. D: Se ci sono, quali sono, secondo le tue ricerche, i danni alla salute che i processi di lavorazione del petrolio potrebbero portare nella nostra zona? In quali zona, materialmente, ci sarebbero maggiori danni?

Ottima domanda. Per fortuna, non cito ricerche personali, ricerche di un povero scriba italico, per definizione superficiale e ignorante. Sugli effetti nefasti dell’estrazione, della lavorazione e del trasporto del petrolio per salute e ambiente esistono ricerche scientifiche delle università californiane che già dalla prima metà degli anni ’70 hanno ampiamente dimostrato questa realtà. Ricerche ritenute valide e veritiere dall’Organizzazione mondiale della sanità, ma che in Italia, chissà perché, qualche pseudoscienziato, stranamente foraggiato dalle multinazionali inquinanti, mette in dubbio contro ogni evidenza. Tutto il territorio abruzzese è a rischio. I componenti chimici con formula segreta utilizzati per lubrificare le trivelle e i gas che si sprigionano forando la crosta terrestre per 5 o 6 chilometri di profondità sono tutti altamente tossici; responsabili di tumori, mutazioni genetiche, inquinamento del territorio, del mare, delle colture, delle falde acquifere. Non si tratta di scenari apocalittici, ma di dati certi: ribadisco, basta andare in Val d’Agri in Basilicata a verificare di persona gli effetti del ‘progresso’ legato al business petrolifero. O chiedere a chi vive – meglio, tenta di salvare la pelle - in Sicilia a Augusta, Priolo, Melilli o in Sardegna a Sarroch.

6. D: Come mai, secondo il tuo parere, la professoressa D’Orsogna, docente universitario in Fisica a Los Angeles e figura di così alta preparazione tecnica sulle problematiche di inquinamento derivante dal petrolio, in Italia, non viene quasi considerata (e spesso oltraggiata), mentre in California i suoi studi vengono presi in seria considerazione?

La Professoressa D’Orsogna è ignorata dalla politica abruzzese, ma in Brianza è stata accolta e ascoltata con attenzione, riconoscendo i suoi meriti di ricercatrice e scienziata di assoluto livello. In Brianza i cittadini si sono attivati e hanno convinto gli amministratori locali di ogni colore politico a lavorare uniti per conseguire il risultato del bene comune. In un solo mese, sono riusciti a respingere le trivelle della company australiana Po Valley che voleva trivellare il parco del Curone, un’idiozia clamorosa. La Professoressa D’Orsogna infastidisce le trame e i programmi di chi potrebbe ricavare lauti profitti dal business petrolifero in Abruzzo. Del resto in Italia, non da oggi, si parla ipocritamente di fuga di cervelli ma si programma, questo sì in modo ‘scientifico’, la demolizione di scuola, università, ricerca. Un popolo di individui ignoranti, disinformati, passivi, disgregati e impegnati in una perenne guerra tra poveri è più malleabile per chi vuole solo imporre decisioni dall’alto.

Basti pensare al vergognoso ostracismo che stanno subendo Antonietta Gatti e Stefano Montanari, scienziati di Modena e scopritori delle nanopatologie connesse alle letali nanoparticelle. Le loro ricerche si trovano a Cambridge, a Boston e sono state richieste dallo staff scientifico di Obama. Ma da noi, presunti accademici sobillati dalla politica, tentano di diffamarli e impedire loro di proseguire nelle ricerche. Forse perché tentano di aprire gli occhi agli italiani sulla pericolosità di inceneritori, centrali a turbogas, cementifici, industrie siderurgiche. Insomma, tutte quelle aziende care alla nostra furba, ma miope politica.

7. D: Perché la politica ci sembra sempre così distante? Perché è così difficile ottenere delle risposte chiare dai politici?

La politica non sembra distante, è distante. Dopo il clamore e la sollevazione popolare, già dimenticata da troppi italiani – dove sono oggi quelli che assediavano Craxi lanciandogli le monetine da 100 e 200 lire e che adesso lo riconoscono grande statista e vorrebbero intitolargli vie, piazze, scuole? – ai tempi di tangentopoli (1992, mica secoli fa), la classe politica indistintamente, senza eccezione di casacca o schieramento, si è chiusa a riccio per salvarsi, per salvare i propri inaccettabili, iniqui, incostituzionali privilegi. Grillo non mi piace, è un Masaniello troppo furbo, ma ha ragione quando sostiene che politici e amministratori della ‘res publica’ sono nostri dipendenti; sono i cittadini contribuenti i datori di lavoro di questi personaggi. Invece negli ultimi 15 anni, abbiamo assistito al varo di losche leggi e megadecretoni che hanno blindato contro ogni evenienza e turbolenza il residence incantato cui accennavo prima, con un unico obiettivo: non il bene del Paese, ma l’autoperpetuazione in eterno; compresi parenti, amici, amanti e clientes. Chissà perché in Italia abbiamo un debito pubblico che è simile ad un buco nero cosmico, ma la qualità dei servizi per i cittadini – servizi fondamentali quali sanità, scuola, università, previdenza sociale, trasporto pubblico – è scadente, sempre più scadente ogni giorno che passa.

8. D: Quindi pensi che sia anche un problema di mancanza di memoria storica?

Mancanza di memoria storica e di libera informazione. Non invento nulla. Purtroppo l’Italia si trova al 74° posto mondiale per la libertà di stampa, addirittura scavalcata da alcune dittature africane. La cultura sta per essere abbattuta dall’offensiva finale che l’attuale governo ha pianificato nei minimi dettagli. Da vent'anni ‘grazie’ all’espansione sempre più invasiva della tv commerciale e alla colonizzazione truffaldina della Rai e della maggioranza del sistema mediatico italiano, assistiamo al triste e scoraggiante spettacolo di un Paese che crede di essere protagonista di un reality 24 ore su 24. L’80% degli italiani crede di ‘informarsi’ con quello che dice la tv, in ogni casa ci sono 2 o 3 apparecchi televisivi, anche nei quartieri più popolari dai balconi e dalle terrazze non spuntano più (o non solo) panni stesi e improvvisate fioriere, ma ‘mangrovie’ di antenne satellitari. In troppe abitazioni l’unica ‘voce’ – segnale di vita mi sembra inappropriato – è quella dello schermo tv perennemente acceso. Se provi a parlare con qualche migrante che arriva dal nord Africa, ma anche dall’Albania o dalla Romania ti racconta che ha scelto l’Italia perché vedendo i canali italiani si era illuso di sbarcare in nuovo Eldorado. Questi sono gli effetti perversi di un medium per sua natura ‘parziale’ e ‘ipnotizzante’, capace in mani sbagliate di distorcere e occultare i fatti e la realtà. Per dire, il presidente del consiglio ha proclamato che la ricostruzione post sisma all’Aquila e dintorni è un record mondiale. A parte il fatto che le casette in legno non sono vere abitazioni, ma qualche giornalista ha provato a rammentargli che tutti i centri storici sono ancora invasi dai detriti, che migliaia di persone trascorreranno l’inverno al freddo, che per esempio dopo il terremoto del Friuli e del Belice, quando non esistevano ancora Protezione civile e tutti gli strumenti tecnologici odierni, la ricostruzione, parziale, fu non solo più spedita ma reale e concreta e non con gli effetti speciali delle tv e i cartelli ‘governativi’ posticci sulle casette di legno acquistate grazie alla Croce Rossa e alla Provincia di Trento?

E poi, la scuola e l’università, come la ricerca scientifica sono anch’esse sottoposte ad un assalto mai così violento e deciso a non lasciare nemmeno le macerie; peggio di Attila! Del resto, hai visto cosa ha detto recentemente Brunetta, presunto ministro della Repubblica, a proposito della cultura e degli intellettuali, hai visto come con il ghigno tipico dei frustrati che vogliono distruggere quello che non comprendono (e da cui si sentono esclusi) abbia ammesso trionfante che la Carfagna e, soprattutto, la Gelmini stanno realizzando alla perfezione il ‘lavoro’ per cui sono state scelte.

9. D: E’ ancora così utile per l’Italia, e per l’Abruzzo in particolare, puntare sul petrolio?

No, credo di avere ampiamente spiegato perché. Del resto, se qualcuno ha un po’ di pazienza e buona volontà, può facilmente reperire in rete la documentazione scientifica che attesta l’inutilità e la pericolosità di incentrare tutto il proprio sistema energetico sulle fonti fossili. In California, a Los Angeles, il municipio ha varato l’ambizioso piano “2030: L.A. Zero Waste City”, la prima città al mondo senza munnezza e senza emissioni inquinanti. Lì gli amministratori lavorano, progettano, studiano insieme agli scienziati e si confrontano, quartiere per quartiere, con i cittadini. Chiedono addirittura (utopia per noi che non possiamo nemmeno sceglierci i candidati alle elezioni) come è più funzionale dipingere le strisce dei parcheggi stradali! O pensiamo alla vicina Germania, paese noto non certo per il suo sole caldo e abbondante, ma che puntando sulla fonte rinnovabile del fotovoltaico detiene il primato europeo di pannelli solari. In Italia, presunti ambientalisti discutono sull’estetica delle pale eoliche, la politica complica l’iter burocratico per la concessione degli impianti fotovoltaici ed eolici, il senato nega ‘per decreto’ la Verità del mutamento climatico a causa delle emissioni inquinanti, il ministro dell’Ambiente difende le industrie inquinanti dai paletti troppo severi del già modesto protocollo di Kyoto. Forse perché la famiglia del ministro ha qualche piccolo interesse nel polo petrolchimico di Siracusa, ma non facciamo illazioni ideologiche e strumentali…

10. D: Per l’Italia, il problema energetico e di dipendenza da altri paesi è un problema reale. Come credi lo si possa affrontare e risolvere, realisticamente intendo?

Oibò. L’Eni, grazie al suo glorioso fondatore Mattei, celebrato recentemente da una fiction tv, ha dalle origini condannato l’Italia alla dipendenza energetica da altri paesi. Del resto, basta notare le nostre anomale alleanze con lo ‘zar’ ex agente Kgb Putin e con il democratico dittatore libico Gheddafi. Il problema si risolve, perdonami il gioco di parole, affrontandolo. Le fonti rinnovabili non sono un’utopia, ma bisogna studiare, lavorare, progettare con rigore morale e culturale. Perfino gli scienziati cinesi hanno ammesso che le emissioni di CO2 sono responsabili di mutamenti climatici che potrebbero devastare il Pianeta; se andiamo avanti con la follia ultraliberista dello sfruttamento senza limiti e senza regole, tra 15 anni i ghiacciai del Tibet saranno completamente sciolti, con
conseguenze facilmente immaginabili. Invece di continuare a blaterare di Pil, bisognerebbe cominciare a considerare la sobrietà degli stili di vita come un imperativo categorico, cominciare a considerare l’ambiente e le risorse naturali come ‘valori’ e non come ‘merci’. Valori da condividere con l’intera umanità.

Per tornare all’energia, mi sembra che l’Italia sia baciata dal sole, dai venti, dalle correnti marine. Cosa vogliamo di più? Sorrido con amarezza quando sento qualcuno che chiede di considerare in modo ‘non pregiudizievole’ la possibilità di costruire centrali nucleari per liberarci dalla schiavitù energetica: le centrali verrebbero costruite con tecnologia straniera e poi la materia prima per farle funzionare – l’uranio, in esaurimento come il petrolio – dovremmo comunque acquistarlo a cifre astronomiche all’estero; per tacere dell’impatto ambientale con avvelenamento delle acque e produzione di scorie radioattive che non sapremmo dove e come smaltire. A meno di non ratificare i soliti accordi segreti con le mafie per inabissarli al largo delle nostre coste o in qualche povero paese africano…

11. D: In relazione a questo problema, Hermes, hai fiducia nel futuro e negli italiani? Nei politici come nei cittadini, intendo?

Non voglio passare per pessimista o disfattista, ma alla luce di quanto ho appurato ‘sul campo’ – ad esempio, la recente conferenza a Cupello sul futuro dell’Abruzzo nella quale il governatore Chiodi, spalleggiato dall’inaffondabile ex leone dc Remo Gaspari, ha eluso le domande dei cittadini, dei comitati civici e ambientalisti – per quanto riguarda la politica, rispondo ‘no’. Tra i cittadini, esistono per fortuna gruppi di persone che si informano e soprattutto agiscono. Abbiamo ormai dimenticato che essere cittadini non è sinonimo di sudditi; il cittadino deve recuperare il proprio ruolo di attore principale nella vita e nelle scelte della politica. Polis, in greco antico, significa ‘città’, ovvero il cuore delle attività umane. Abbiamo abbandonato all’oblio la consapevolezza che anche uscire di casa ogni mattina, salire su un mezzo pubblico, recarci al lavoro, intessere relazioni sociali è ‘politica’. Siamo ad uno snodo cruciale della nostra Storia: o qui, oggi ci riappropriamo del diritto/dovere di acculturarci, domandare, protestare, partecipare attivamente alla gestione del bene collettivo, o ci condanniamo da soli ad un futuro da automi, molto peggio degli schiavi del film Metropolis di Fritz Lang. Peggio, diventeremo i criminali che negheranno il futuro ai propri figli: li lasceremo in balia di malattie letali e di una terra completamente contaminata da veleni.

12. Bene Hermes, ti ringrazio per il tuo contributo e, da abruzzese, ti aspetto nella nostra amata terra.

Grazie a Te, Roberto. Spero che questa nostra ‘oceanica’ chiacchierata possa magari stimolare qualche altro cittadino abruzzese ad informarsi sui pericoli che minacciano l’Abruzzo e cominciare ad agire, a reagire, a ‘riconquistarsi’ la bellezza della propria terra.

(Registrato a Roma il 22/09/2009, ascoltato e trascritto.)

http://robertodeficis.wordpress.com/2009/10/02/%E2%80%9Cabruzzo-e-petrolio-un-punto-di-vista%E2%80%9D/
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Commenti del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Avete letto l'intervista a Maria Rita D'Orsogna ? Autore è Hermes Pittelli, giornalista friulano di nascita, romano di adozione. Attualmente free lance, per evitare censure e imposizioni ha aperto un blog (pensierosuperficiale.ilcannocchiale.it) nel quale tratta soprattutto temi legati all’inquinamento dell’ambiente da parte delle industrie multinazionali. Qui, intervistato a sua volta, potrete conoscerlo...


Da "PENSIERO SUPERFICIALE" - 18/08/11

D’Orsogna/Vicari: la strana estate 2010

di Hermes Pittelli ©

31 luglio 2010. - L’estate è la stessa per entrambe. Il paese anche: l’Italia.Ma i percorsi che stanno tracciando queste due protagoniste della nostra storia attuale sono paralleli, senza possibilità di convergenze extra euclidee.

La Professoressa D’Orsogna dovrebbe trascorrere un periodo di vacanza con la propria famiglia a Lanciano, invece segue un’agenda fitta d’impegni, costellata da continue conferenze per sensibilizzare i cittadini sui pericoli della incombente petrolizzazione.

Non meno densa l’agenda della Senatrice Vicari, promotrice e prima firmataria del disegno di legge per istituire un’Agenzia unica che snellisca le procedure di concessione di permessi per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi; un’agenda densa come la fanghiglia puzzolente e velenosa che i petrolieri vorrebbero succhiare bucherellando indiscriminatamente le nostre bellezze naturali. Un disegno di legge che viene propagandato come un inno alla sicurezza delle attività legate all’industria petrolifera, ma che è un gentile omaggio ad Assomineraria, visto che i cardini del ddl ricalcano i sogni nel cassetto primaverili della categoria guidata dal presidente Descalzi.

Del resto, mentre la Professoressa D’Orsogna continua a studiare, informare e coordinare la resistenza anti petrolizzazione, la senatrice sicula inaugura la petroliera galleggiante più grande d’Italia, al largo di Pozzallo (Ragusa). In quel tratto di mare dove per 20 anni Vega Oil ha sversato schifezze di ogni tipo (100.00 tonnellate tra petrolio e gasolio). Ma oggi, grazie al modernissimo mostro tecnologico della Edison, pulito sicurissimo e inaffondabile, magicamente tutto è risolto.

La Scienziata dei Due mondi, invece di riposarsi dalle fatiche di ricercatrice e docente della Csun di Los Angeles, non ha fatto in tempo a scendere dalle scalette dell’aereo atterrato a Fiumicino (from Usa) che già era in auto destinazione Basilicata per l’ennesima conferenza (Lido di Metaponto, 23 luglio).

Il giorno successivo (24 luglio) incontro in piazza San Sebastiano, Spinazzola nelle Murge, Puglia. Conferenza promossa dall’associazione civica ‘No all’Italia petrolizzata’ e coordinata dal coraggioso giornalista Cosimo Forina; un successo nonostante l’infantile boicottaggio del sindaco Carlo Scelzi che non ha concesso né il patrocinio municipale, né le sedie per relatori e cittadini.

Ma non finisce qui, perché tra una relazione pubblica e l’altra Maria Rita D’Orsogna concede decine d’interviste a testate giornalistiche italiane, francesi, inglesi, a blogger d’assalto, a tv private, ad ogni giornalista impegnato in questa guerra per l’informazione, ma soprattutto per il diritto supremo ad una vita sana in un ambiente incontaminato.

Il 31 luglio 2010, altro giro di giostra a Giulianova Lido (Teramo): La Bellezza e l’Inferno. Possono mai coesistere le piattaforme petrolifere e i trabocchi? Anche i bambini sono in grado di rispondere in modo saggio e immediato. Gli stessi bambini che in una lettera geniale si chiedono e chiedono agli amministratori locali come mai, se tutti sono contro il petrolio, invece di continuare a raccontarlo non vanno in gruppo da Gianni Chiodi a pretendere una legge che scongiuri una volta per tutte i rischi petroliferi, in terra e in mare. Il 6 agosto a Torricella Peligna (patria di John Fante): Progetto Monte Pallano, risorsa o minaccia? Il 7 conferenza stampa a Pescara con le Donne di Emergenza Ambiente Abruzzo: uscire dalla trappola petrolifera si può, grazie ad una visione moderna di sviluppo per tutta la regione. L’8 agosto a Fossacesia presso la Cantina Sangro le verrà consegnato un premio per il suo impegno totale e disinteressato per l’integrità ambientale della regione.

Il 9 agosto a Bomba: dalla raffineria sul lago alle piattaforme in mare. Il 10 agosto a Ortona, nella tana del lupo come scrive lei stessa sul suo blog (chiaro riferimento al sindaco Fratino e all’attuale assessore al turismo della Provincia di Chieti, Remo Di Martino, storici fautori del Centro Oli Eni, ndr), riceverà un altro riconoscimento: Premio d’Abruzzo per l’Ambiente, alla presenza del Vescovo Carlo Ghidelli e con annessa conferenza cui parteciperanno anche Franco Farinelli (geografo di fama mondiale) e Francesco Stoppa (professore di Geochimica e Vulcanologia all’Università D’Annunzio di Chieti). Poi, a Ferragosto, tra un fuoco d’artificio e l’altro, potrebbe organizzare in prima persona un convegno su qualche trabocco; ed infine, sull’aereo che la riporterà a Los Angeles, impiegare le 16 ore di volo transoceanico con due o tre video conferenze per salvare da qualche altro folle progetto magari le prealpi carniche del Friuli o l’Appennino tosco emiliano.

Decidere se optare per la visione del mondo proposta dalla Professoressa D’Orsogna o per quella della Senatrice Vicari, non è una questione di simpatia personale o di fede viscerale da bar sport. Significa decidere se vogliamo un modello di sviluppo insostenibile, che ha fallito e che non fa altro che aumentare l’ingiustizia sociale con una minoranza di furbi sempre più ricca e padrona delle risorse e dei diritti ed una maggioranza sempre più esclusa dall’accesso ai requisiti minimi per una vita dignitosa. Significa decidere (agire) qui ed oggi – perché la sabbia nella clessidra è esaurita – se vogliamo costruire un futuro sano, sostenibile, decoroso per noi e per i nostri figli o se vogliamo continuare a precipitare verso l’ecatombe universale discutendo delle prodezze erotiche di Belen e degli ultimi occhiali da sole dei vip, così trendy quest’anno sulle italiche sponde.

La Professoressa Maria Rita D’Orsogna, intanto, è legittimata a pensare: “E la chiamano estate; e le chiamano ferie d’agosto”.

http://pensierosuperficiale.ilcannocchiale.it/?r=112808
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Commenti del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Un pensiero che vale... Le differenze tra la prof.sa D'Orsogna e la senatrice Vicari (per di più sicula) nell'impegno civile a vantaggio delle comunità cui appartengono per carica e origini mi sembrano abissali. L'articolo è del Luglio dello scorso anno. Tre giorni fa Maria Rita D'Orsogna ha tenuto al Museo Italo-americano di San Francisco una conferenza sui pericoli delle trivellazioni nel mare d'Abruzzo...
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Post di Maria Ghelia

Bellissimo articolo! E che confronto... Al posto della senatrice io vorrei sprofondare in uno dei tanti pozzi autorizzati...
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A Maria Ghelia e Rosalia Silvia piace questo elemento.


Da "OGGI SCIENZA" - 18/08/11

AMBIENTE

Riparte la caccia all’oro nero, a rischio le coste italiane
Rapporto "Un mare di trivelle" di Legambiente

di Laura Pulici

10 agosto 2011 – Trentamila chilometri quadrati di mare rischiano la realizzazione di nuove piattaforme petrolifere. L’allarme è lanciato da Legambiente che nel recente rapporto “Un mare di trivelle” ha fotografato la situazione della trivellazione marina nel nostro Paese.

A guidare l’assalto sarebbero soprattutto le compagnie petrolifere straniere, attirate dalle condizioni molto vantaggiose per la ricerca e l’estrazione del petrolio. Al 31 maggio 2011 l’Italia ha rilasciato 117 permessi di ricerca di idrocarburi: 92 in terraferma e 25 in mare. Nuove trivelle che potrebbero, quindi, aggiungersi alle 9 piattaforme attuali. E il numero potrebbe aumentare ulteriormente: ci sono infatti 39 nuove richieste di ricerca al vaglio.

Varrebbe la pena chiedersi se ci sia una convenienza economica nell’investire nella ricerca del petrolio nei mari italiani. Secondo i dati dell’Opec, l’Italia detiene meno dell’0,1% delle riserve mondiali di oro nero. Le stime del ministero dello Sviluppo economico parlano di 187 milioni di tonnellate che, al tasso di consumo del 2010 pari a 73,2 milioni di tonnellate l’anno, sarebbero sufficienti per soli 30 mesi.

Inoltre Legambiente esprime la propria preoccupazione per un disegno di legge in discussione in Parlamento per l’adozione di un Testo Unico sulla ricerca e la coltivazione degli idrocarburi. Un provvedimento che prevede la semplificazione dell’iter autorizzativo, escludendo motivazioni di carattere ambientale.

Cercare il petrolio nei nostri mari sembra essere molto conveniente per le compagnie straniere sia per le condizioni fiscali vantaggiose, sia per la legislazione favorevole, come hanno sottolineato le analisi della Northern Petroleum Plc e della Cygam Energy Inc. Poco importa se un incidente nel Mediterraneo, un mare chiuso, avrebbe conseguenze drammatiche. A poco più di un anno di distanza dal disastro della marea nera nel Golfo del Messico, i danni ambientali prodotti dalla fuoriuscita di greggio sembrano un lontano ricordo.

http://oggiscienza.wordpress.com/2011/08/10/riparte-la-caccia-alloro-nero-a-rischio-le-coste-italiane/
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Commenti del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Tra le varie tabelle dello studio di Oggi Scienza, due ci riguardano direttamente. Quella delle nuove richieste presentate: ben 21 nel Canale di Sicilia, a fronte di 8 tra Marche, Abruzzo e Molise, 7 in Puglie, 2 nel Golfo di Taranto (per ora...), e 1 (ancora !) nell'Adriatico Settentrionale.
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Post di Giò Nastasi

-‎:(( ce n'è da fare una rivoluzione!
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Post di Guido Picchetti

E, aggiungo a quanto già rilevato sui diagrammi di "Oggi Scienza" (vedi post precedente), anche la tabellina dei mari italiani più minacciati (sul primo dei tre grafici, ndr) non scherza mica, con il suo bollino sull'area terra/mare siciliana (oggi colorato in azzurro; domani in nero ?), che per estensione surclassa di gran lunga i bollini di tutti gli altri mari d'Italia...
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Post di Giò Nastasi

Mi vengono i brividi!! Non è che prima non ce li avessi, ma vedere il grafico mi scuote dentro... rabbiaaaaaaaa! :((
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Post di Maria Ghelia

C'è da morire di rabbia e d'infarto...
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A Luca Mascia piace questo elemento.


Da "TM NEWS" del 17/08/11

Rischio marea nera in Scozia,
Shell: l'emergenza può peggiorare

Da una settimana il greggio fuoriesce nel Mare del Nord.
La macchia di petrolio ora è grande 41 chilometri quadrati

Roma, 17 ago. (TMNews) - Centinaia di tonnellate di greggio potrebbero ancora riversarsi nelle acque del Mare del Nord, a causa di una falla che si è aperta in una piattaforma della Shell, al largo delle coste scozzesi. Lo ammette lo stesso gigante petrolifero, che continua a lavorare per risolvere il problema. Ne parla il quotidiano 'The Independent'.

Dall'inizio della fuoriuscita, mercoledì scorso, più di 200 tonnellate sono finite nel Mare del Nord, a causa di due falle - una è stata arginata - nella piattaforma Gannet Alpha. Si tratta del peggior incidente ambientale nella regione negli ultimi dieci anni.

Il direttore tecnico delle attività di esplorazione e produzione del gruppo petrolifero in Europa, Glen Cayley, ha dichiarato che "stiamo parlando di centinaia di tonnellate di greggio nell'oleodotto, che dobbiamo tenere lì. Fino a quando non avremo eliminato la falla e messo al sicuro l'oleodotto, posso dire che ci sarà un rischio".

Finora, circa 218 tonnellate di greggio, l'equivalente di 1.300 barili, sono finite in mare. La macchia di petrolio ha un'estensione di circa 41 chilometri quadrati.

La Shell continua a ripetere che la macchia dovrebbe disperdersi naturalmente, senza arrivare sulle coste. Ma i gruppi ambientalisti sono allarmati: Richard Dixon, di Wwf Scozia, ha dichiarato che "quella che la compagnia ha inizialmente definito come evento minore ora non solo è la più grande fuoriuscita di greggio nel Mare del Nord nell'ultimo decennio, ma è qualcosa che potrebbe prolungarsi per settimane o mesi; potrebbe ancora finire in mare la stessa quantità di greggio, più di 200 tonnellate, già fuoriuscita finora".

Il video di "EURONEWS" su YouTube

Marea nera in Scozia. Giallo sui tempi per arginare la fuga
Le autorità rassicurano e Shell minimizza, ma la Scozia trema per la sua marea nera. Informazioni frammentarie delineano al momento una fuga di oltre 200 tonnellate  di petrolio dalla piattaforma Gannet Alpha, a circa 180 chilometri dalle coste di Aberdeen.

http://www.youtube.com/watch?v=2BRufLSA_bo&feature=player_embedded

http://www.tmnews.it/web/sezioni/top10/20110817_171350.shtml
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Commenti del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Una bella macchia nera di 40 chilometri quadrati sul mare di Scozia, e non è ancora finita... E secondo la stessa Shell, può ancora peggiorare...
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Post di Giò Nastasi

‎:((((((((((((((((((((((
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Post di Maria Ghelia
Servirà a svegliare i nostri compaesani ed a chiedere l'AMP?????
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Post di Guido Picchetti
E' difficile, pare che vogliano tutelare il Mare, ma senza proteggerlo... Se qualcuno mi spiegasse come è possibile fare una cosa simile, per di più chiedendo anche contribuzioni ad hoc, ne sarei davvero felice...
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Post di Giò Nastasi ‎
... Pare che vogliano tutelare il mare , ma senza proteggerlo!... Mai frase fu più azzeccata... :) Il sorriso e per te caro Guido! Non certo per quegli scellerati!!! A loro una bella prrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr!
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Da "GAIA NEWS" del 17/08/11

Goletta verde: Calabria, Campania e Sicilia
maglie nere per cemento e scarichi in mare

Si conclude il viaggio della Goletta Verde di Legambiente attorno alle coste italiane. Sono emersi molti punti critici durante i 55 giorni di traversata, tra il cemento degli abusi edilizi, soprattutto in Sicilia, Calabria e Campania, e le trivellazioni petrolifere, soprattutto nel canale di Sicilia e nel basso Adriatico. I punti critici per la qualità delle acque e dei litorali sono stati 146, uno ogni 51 km di costa.

Le migliori regini sono risultate la Sardegna, la Puglia e la Toscana, mentre 112 sono le foci in giro per l’Italia risultate fortemente inquinate, a conferma che il problema della mancata depurazione riguarda in primo luogo i comuni dell’entroterra. L’Oscar dell’inquinamento va alla regione Calabria, dove oltre il 60% dei cittadini scarica in mare reflui non depurati a norma di legge, seguita da Campania e Sicilia.

“Scarichi fognari illegali, cementificazione selvaggia delle coste e progetti energetici basati sulle fonti fossili sono i principali nemici del mare italiano – dichiara Stefano Ciafani, responsabile scientifico nazionale di Legambiente -. Serve un green new deal per la tutela delle coste e per il rilancio dell’economia turistica del Belpaese, fondato sulla realizzazione di opere pubbliche davvero utili alla collettività. Si devono aprire nuovi cantieri per realizzare i depuratori per quel 30% di cittadini che ne è ancora sprovvisto, per migliorare un sistema fognario inadeguato a fronteggiare i picchi turistici estivi, per abbattere a colpi di tritolo gli ecomostri di cemento che deturpano le coste. Per non aggravare una situazione già complicata si abbandonino anche progetti insensati come la svendita ai privati delle spiagge con pericolosi diritti di superficie, la corsa alle trivellazioni off shore di petrolio o le ricorrenti proposte di condono edilizio, che costituiscono solo una seria ipoteca per la tutela dell’ecosistema marino e costiero, alla base del turismo di qualità, sempre più importante per il Pil del nostro Paese”.

Calabria, Campania e Sicilia, libertà di inquinare

Con rispettivamente 20, 19 e 16 punti critici emersi dalle analisi del laboratorio mobile di Goletta Verde, queste tre regioni, nonostante l’indiscutibile bellezza dei loro litorali, si distinguono a livello nazionale per presenza di scarichi illegali o impianti non a norma o mal gestiti. Le regioni dal mare più cristallino sono risultate invece la Sardegna, dove si è registra un punto critico ogni 346 km di costa, e la Puglia, una criticità ogni 96 km.

Il monitoraggio scientifico di Legambiente conferma il preoccupante quadro che emerge dalla procedura di infrazione europea nei confronti dell’Italia per il mancato rispetto della normativa comunitaria sulla depurazione degli scarichi fognari. Il maggior numero di Comuni italiani con oltre 15 mila abitanti che non si sono adeguati entro il 31 dicembre 2000 alla direttiva europea 1991/271/CE sul trattamento delle acque reflue urbane si trovano proprio in queste 3 regioni, dove si contano ben 134 comuni medio grandi senza depuratore sul totale dei 168 rilevati dalla Commissione europea in tutta Italia (sono 90 in Sicilia, 22 in Calabria e Campania).

Per quanto concerne la libertà di cementificare le coste, si apre un altro triste capitolo: nel nostro paese, sono infatti ben 3.495 le infrazioni per abusivismo edilizio sul demanio accertate dalle forze dell’ordine solo nel 2010, quasi 10 reati al giorno. Anche in questa poco onorevole classifica il podio è occupato da Sicilia (682 infrazioni), Calabria (665) e Campania (508), che rappresentano insieme il 53% del totale nazionale dei reati sul cemento illegale.

Non solo, in queste tre regioni insistono anche quattro dei cinque ecomostri simbolo dell’Italia sfregiata dal cemento abusivo, censiti da Legambiente, da abbattere al più presto: le ville mai finite costruite dalla mafia con la complicità della pubblica Amministrazione a Pizzo Sella, la “collina del disonore” di Palermo; le 35 ville abusive di Capo Colonna a Crotone che, nonostante una sentenza di confisca, sfregiano l’area archeologica; l’albergo di Alimuri a Vico Equense sulla penisola sorrentina; le “villette degli assessori” sulla spiaggia di Lido Rossello a Realmonte nell’agrigentino. A completare il quadro della top five da abbattere al più presto il villaggio abusivo di Torre Mileto nel comune di Lesina (Fg) in Puglia.

Ma il cemento sulle coste non dilaga solo al Sud, ma anche al Centro e al Nord, dove prende le vie legali della speculazione edilizia, delle mega opere portuali e della bolla affaristica delle seconde e terze case. Il Veneto, con progetti di nuove darsene, porti turistici e urbanizzazioni sulla costa in provincia di Venezia, il Friuli Venezia Giulia, con l’espansione urbanistica che riguarda la città di Grado (Go), ma anche le Marche e l’Emilia Romagna, con la cementificazione costiera passata e recente, o il Lazio, con il nuovo porto a Fiumicino (Rm), pagano sotto forma di ulteriore consumo di suolo il cospicuo prezzo della bramosia di costruttori ed amministrazioni spesso compiacenti.

Petrolio

Un altro problema che minaccia i mari italiani sono le perforazioni petrolifere, per cercare petrolio nei fondali marini. Sono 25 i permessi di ricerca già rilasciati al 31 maggio 2011 al fine di estrarre idrocarburi dai fondali marini, per un totale di quasi 12mila kmq a mare, pari ad una superficie di poco inferiore alla regione Campania. Ben 12 permessi riguardano il canale di Sicilia, 7 l’Adriatico settentrionale, 3 il mare tra Marche e Abruzzo, 2 in Puglia e 1 in Sardegna. Se aggiungiamo le richieste di permesso, l’area aumenta e diventa pari alla Sicilia.

Legambiente si chiede però se valga la pena trivellare per soli 11 milioni di tonnellate di riserve petrolifere stimate (fonte: Ministero dello Sviluppo economico). Tali riserve, continua Legambiente, si esaurirebbero in soli tre mesi agli attuali tassi di consumo dell’Italia.

Sommando le riserve sulla terraferma, le riserve italiane stimate aumenterebbero a 187 milioni di tonnellate e verrebbero consumate in soli 2 anni e mezzo. Si tratta quindi di un pericolo per il turismo e per la bellezza del territorio (senza parlare dei possibili incidenti in fondo al mare) per una quantità di petrolio estraibile davvero ridicola.

Norme “ad trivellam”

La libertà di estrarre petrolio in mare – continua la nota – viene facilitata anche da norme “ad trivellam” per allentare le maglie ai divieti imposti dal ministro Prestigiacomo la scorsa estate dopo il disastro causato dalla piattaforma petrolifera della BP nel Golfo del Messico. Lo scorso 1 agosto è stato pubblicato in Gazzetta ufficiale il decreto di recepimento della direttiva sulla tutela penale dell’ambiente che, senza alcun pudore, contiene anche un comma che in realtà permette di aggirare il divieto alle attività di ricerca, prospezione ed estrazione di idrocarburi in mare per il Golfo di Taranto. Di fatto, il comma rende nuovamente possibile svolgere attività di ricerca all’interno del golfo, proprio quando tutte le istanze presenti in quest’area erano in fase di rigetto, visti i nuovi vincoli fissati nell’estate del 2010. Sempre in favore delle compagnie petrolifere è attualmente in discussione in Parlamento anche un altro disegno di legge che prevede la “Delega al governo per l’adozione del testo unico delle disposizioni in materia di prospezione ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi”.

http://gaianews.it/ambiente/goletta-verde-calabria-campania-e-sicilia-maglie-nere-per-cemento-e-scarichi-in-mare/id=12149
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Bene, la maglietta nera per ora ce la da Legambiente, in attesa che quella colorata che abbiamo diventi nera di petrolio... Non ci vorrà molto a quanto pare ...
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Da "AGRIGENTO NOTIZIE IT" del 16/08/11

Proteste a Pantelleria e Sciacca
per le le ricerche di idrocarburi nel Canale di Sicilia

Proteste dei presidenti dei Consigli comunali di Sciacca e Pantelleria, per le ricerche di idrocarburi nel tratto di Canale di Sicilia compreso tra Pantelleria, Marsala, Mazara del Vallo e Sciacca. Le procedure di "valutazione di impatto ambientale" (Via) sono state avviate dalla società Audax Energy il 30 giugno, in "modo irrituale" - scrivono nella nota di protesta inviata al presidente della Regione Sicilia, Lombardo, i presidenti dei Consigli comunali di Pantelleria e Sciacca, Giuseppe Spata e Filippo Bellanca.

Nella nota, ribadiscono l'importanza e delicatezza del tratto di mare in questione: "L'intera zona è altamente sismica e vulcanica. Tuttora è attivo il vulcano sottomarino Empedocle. Ma non è solo il rischio sismico e vulcanico a preoccupare, si teme anche il pesante impatto ambientale derivante non solo dalle perforazioni che potrebbe alterare il delicato equilibrio del tratto di mare in questione ,anche le ricerche preliminari: "una prima fase di ricerche con indagini sismiche condotte con "airgun" (pistola ad aria che crea una onda sonora ad alta intensità) e geofoni, strumenti che provocano danni gravissimi alla fauna ittica".

Spata e Bellanca, scrivono ancora che "il tratto di mare oggetto di ricerca ricade sopra il Banco Pantelleria e lambisce i banchi Ventura e Talbot, veri santuari della biodiversità nel Mediterraneo e meta turistica di centinaia di appassionati di pesca subacquea e Big Game - e ancora - l'aera di ricerca, per la sua unicità naturalistica, archeologica e storica e per la floridità della fauna, è il tratto di mare in cui si concentrano le operazioni di pesca delle marinerie siciliane. I Consigli comunali di Sciacca, Menfi, Castelvetrano, Mazara del Vallo, Marsala, i Consiglii provinciali di Trapani ed Agrigento, l'Assemblea regionale, il presidente della Regione Raffaele Lombardo, più volte si sono espressi in maniera fortemente contraria ad ogni ipotesi di ricerche petrolifere nel nostro mare". Ora gli scriventi chiedono al presidente delle Regione Sicilia che: "Siano effettuate le necessarie opposizioni a tale progetto ed in particolare che siano attivati gli uffici preposti, per redigere le osservazioni allo Studio di impatto ambientale, entro il termine di scadenza dell'avviso, previsto pe il 29 agosto 2011.

http://sicilia.agrigentonotizie.it/cronaca/proteste-pantelleria-e-sciacca-le-le-ric_62515.php
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Va bene l'opposizione alle attuali richieste di VIA dell'ADX, ma non dimentichiamoci che occorre chiedere anche la revoca delle due autorizzazioni già concesse a suo tempo all'ADX e alla NP a Nord di Pantelleria, ben più prossime alle coste dell'isola delle aree marine interessate dalle nuove richieste...


Da "LA REPUBBLICA IT" del 16/08/11

Pantelleria. Appello di Zingaretti
contro le trivellazioni
L'attore, prima di iniziare uno spettacolo in programma nell'isola,
ha attaccato le ricerche in mare per trovare nuove risorse di idrocarburi

Luca Zingaretti, da Pantelleria, lancia un appello contro le trivellazioni nel Mediterraneo. L''attore, subito prima di recitare "La sirena", tratto da "Lighea", racconto breve di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, ha lanciato una forte denuncia contro le trivellazioni per l'estrazione degli idrocarburi nel canale di Sicilia.

"Davanti a Pantelleria - ha detto - si stanno da tempo facendo indagini invasive per l'estrazione di idrocarburi. Le indagini sono state affidate a società petrolifere minori, perché sono società fantasma che hanno attorno ai 10 mila euro di capitale sociale. Se succede un incidente, quindi, rispondono solo per 10 mila euro. Le grosse società non compaiono e se succede un incidente non rispondono. Non prendono cautele perché le cautele costano".

Zingaretti trascorre le vacanze nell'isola dove da sette anni ha una casa. "Nessuno pensa - ha aggiunto l'attore - di potere fermare la corsa al petrolio, però, come gente che vive su questo bacino, vogliamo delle garanzie. Vogliamo sapere chi sono queste persone che trivellano, perché questi permessi sono stati dati con tanta facilità e con uno scarso rendimento per lo Stato italiano. Il quattro per cento è una cosa ridicola". (foto di Salvatore Gabriele)

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/08/16/news/appello_di_zingaretti_contro_le_trivellazioni-20509174/
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E un grazie di cuore anche a Luca Zingaretti, testimonial prestigioso di questo impegno comune contro le trivellazioni off-shore intorno a Pantelleria...
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Post di Giuseppe Galiano

Bravo ''commissario''. E il popolo siciliano? Che fa? Ehilà, corregionali, sveglia e lotta; fai casino, cortei e tutto il resto. Ma ve lo immaginate lo stagnone di Marsala invaso da una patina di petrolio di diversi centimetri di spessore ed ampia ''un fottio'' di ettari? Non lo immaginate? Io si....Marsalesi, San Teodoro per voi diventerebbe un sogno perduto. Muovetevi ora!
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A Anna Giuseppina Fina, Giuseppe Galiano e Giò Nastasi piace questo elemento.


Da "LA REPUBBLICA IT" del 16/08/11

Ambiente


Mare del Nord. Continua la fuoriuscita di petrolio
"Peggior incidente nell'area dal 2000"


Non si ferma la perdita dalla piattaforma Gannet Alpha, al largo delle coste scozzesi.
Gli esperti: situazione grave. La Shell ammette di non essere riuscita a fermare il flusso, ma assicura: sta calando

ROMA - Cresce la paura per la perdita di petrolio nel mare del nord 1, al largo delle coste scozzesi: la fuoriuscita di petrolio dalla piattaforma Gannet Alpha, a 180 chilometri da Aberdeen, sulla costa orientale della Scozia, non si è fermata. Lo annuncia la Shell, senza fornire altri dettagli, nè fare alcuna previsione su quando sarà in grado di fermare la perdita.

Dopo giorni di silenzio e scarsa informazione, ieri il colosso anglo-olandese aveva stimato la perdita in 200 tonnellate di greggio, circa 1.300 barili: secondo gli esperti si tratta dell'incidente più grave nell'area dal 2000. Il colosso anglo-olandese ammette che si tratta di una fuoriuscita "significativa", ma che andrebbe rallentando: la stima di oggi è che la quantità di petrolio riversata in mare sia scesa a 5 barili al giorno.

Secondo la Bbc ci sarebbe una seconda falla da cui fuoriesce il greggio, non ancora individuata con precisione. "Abbiamo un sistema sottomarino molto complesso, e la perdita si trova in una posizione difficile con molta vegetazione marina", ha detto il responsabile Shell per l'esplorazione in Europa, Glen Cayley. Le squadre di sommozzatori sono al lavoro per individuare il punto della perdita.

http://www.repubblica.it/ambiente/2011/08/16/news/continua_perdita_mare_del_nord-20486288/
Notizia simile su "
IL MESSAGGERO IT" del 16/08/11
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Dicevano che era una cosa da niente... Siamo alle solite... E lì siamo in una zona "civile", dove il pronto intervento per incidenti del genere non è "fantasma" come da noi...
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Post di Mario Di Giovanna

Hai letto la parte in cui dicono, che non riescono ad intervenire perchè la flora marina è molto sviluppata? Da brividi, sono dei criminali!!!
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Post di Guido Picchetti

Si, avevo notato, Sono le laminarie giganti a disturbarli. Forse soffrono di allergia alle alghe...
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Post di Giò Nastasi

Criminali è fargli un complimento....mi viene da piangereeeeeee! Povera Terra mia! :(((


Da "PANTELLERIA COM - News n° 7999" del 15/8/11

Netto dissenso alle ricerche petrolifere nel Canale di Sicilia

I Presidenti dei consigli comunali di Pantelleria
e Sciacca scrivono a Lombardo

Il Presidente del Consiglio Comunale di Sciacca Filippo Bellanca e di Pantelleria, Giuseppe Spata in una lettera inviata al Presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo esprimono il proprio netto dissenso alla realizzazione delle ricerche petrolifere, sia con indagini sismiche sia con trivellazioni, attese le conseguenze devastanti ed inaccettabili sotto il profilo ambientale oltre che economico, sociale, archeologico e storico dei territori coinvolti; all'ipotesi di ogni sfruttamento petrolifero delle proprio mare che rappresenta risorsa vitale per l'economia rivierasca. Chiedono che siano effettuate le necessarie opposizioni a tale progetto ed in particolare che siano prontamente attivati gli uffici preposti, per redigere le osservazioni allo Studio di Impatto Ambientale, entro il termine di scadenza dell'avviso, previsto per il 29 Agosto 2011.

La richiesta d’opposizione alla richiesta di Permesso di Ricerca Idrocarburi Liquidi e Gassosi "d 364 CR-AX" nasce da alcune premesse:

- in data 30 Giugno 2011, la società Audax Energy ha avviato le procedure di Valutazione di Impatto Ambientale, per eseguire ricerche di idrocarburi in un tratto di mare, all'interno del Canale di Sicilia, vasto circa 654 Kmq, tra Pantelleria e le città di Marsala, Mazara del Vallo e Sciacca;

- di tale notizia gli uffici di Presidenza dei Consigli Comunali di Sciacca e Pantelleria ne sono venuti a conoscenza grazie alle notizie fornite dal Comitato Stoppa La Piattaforma e dal Comitato No Trivella Day, tale irritualità deriva dal fatto che non sono state rispettate appieno le procedure di pubblicizzazione degli atti, tanto che solo in data successiva al 22 luglio 2011 è stato possibili visionare tutta la documentazione VIA sul sito ufficiale del Ministero dell'Ambiente.

Le operazioni prevedono:

1. una prima fase di ricerca con indagini sismiche condotte con airgun (pistola ad aria che crea un onda sonora ad alta intensità) e geofoni, che recano danni gravissimi alla fauna ittica;

2. una seconda fase in cui verranno effettuate delle trivellazioni con lo scopo di emungere il petrolio dai giacimenti petroliferi, al fine di valutarne la redditività.

Il tratto di mare oggetto di ricerca ricade sopra il Banco Pantelleria e lambisce il Banco Avventura e il Banco Talbot, veri santuari della biodiversità nel Mediterraneo e meta turistica di centinaia di appassionati di pesca subacquea, diving e Big Game. Inoltre:

• nei porti di Sciacca e Mazara del Vallo insistono due delle flotte pescherecce più importanti del Mediterraneo;

• l'area di ricerca, per la sua unicità naturalistica e per la floridità della fauna è uno degli areali in cui più si concentrano le operazioni di pesca delle succitate marinerie.

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=7127  (solo su abbonamento)
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Da "CORRIERE DI SCIACCA" del 15/08/11

Asse Sciacca-Pantelleria contro le trivellazioni
Lettera dei due presidenti dei consigli comunali al presidente Lombardo

15/08/2011 - Un asse Sciacca-Pantelleria per manifestare ancora una volta pubblica opposizione all’istanza di permesso di ricerca idrocarburi liquidi e gassosi avanzata dalla società Audax Energy in data 30 giugno 2011 nelle acque antistanti l’area sud occidentale della Sicilia. Il problema torna prepotentemente alla ribalta dopo un periodo di apparente silenzio e si anima l’attività delle associazioni e delle istituzioni locali per evitare ulteriori rischi per un mare che oggi è già in grave sofferenza e che rischia di pregiudicare l’economia ittica e turistica di un’ampia zona dell’isola.

I presidenti dei due consigli comunali, Filippo Bellanca e Giuseppe Spata, hanno trasmesso una lettera congiunta al presidente della Regione Raffaele Lombardo, esortandolo ad effettuare le necessarie opposizione a tale progetto, ed in particolare ad attivare prontamente gli uffici preposti, per redigere le osservazioni allo studio di impatto ambientale entro il termine di scadenza previsto, che è del 29 agosto prossimo.

“Non dobbiamo farci trovare impreparati – dice Bellanca – l’autorizzazione è dello scorso mese di giugno e riguarda una fetta di mare dove le barche della nostra flotta peschereccia vanno a pescare. Siamo seriamente preoccupati per i risvolti negativi sul ripopolamento degli stock ittici e sulla salvaguardia e tutela dell’ecosistema in conseguenza all’uso di mine esplosive sismiche che verrebbero utilizzate nella ricerca in oggetto”.

Il consiglio comunale di Pantelleria lo scorso 6 agosto ha votato all’unanimità una delibera di dissenso ai progetti di ricerca di idrocarburi nelle coste siciliane. Lo stesso aveva fatto un anno fa il consiglio comunale di Sciacca. Dalla città termale erano anche partire una serie di iniziative e l’attività di un comitato spontaneo che ha portato il problema all’attenzione dei media nazionali.

“Ci sono anche altri problemi oltre a quelli economici riguardanti la pesca – aggiunge Bellanca – siamo di fronte ad una zona vulcanica, l’isola Ferdinandea, sorta in mare nel 1831 e scomparsa pochi mesi dopo, è una parte di un movimento vulcanico e sismico sottomarino che verrebbe sconvolto da eventuali interventi, con seri rischi per la sicurezza pubblica”. I comitati contro le trivellazioni sostengono che la legislazione italiana, che di recente ha vietato le trivellazioni off-shore entro le 12 miglia dalla costa, avrebbe un effetto irrilevante visto che lungo le coste della sola Sicilia incombono decine di concessioni per ricerche ed estrazione petrolifera.

http://www.corrieredisciacca.it/?id=5398


Da una mia "NOTA" su FB del 15/08/11

Prima di scrivere, meglio documentarsi
un pò "meglio..."

di Guido Picchetti

L'amica Giò Nastasi stamane ha postato nella mia bacheca un articolo pubblicato da una certa Maria Rita intitolato "No all'Italia petrolizzata... Salviamo Pantelleria". Il link alla pagina web dove si può leggerlo è il seguente:
http://dorsogna.blogspot.com/2011/08/salviamo-pantelleria-dalla-audax-energy.html

La via dell'inferno è lastricata di buone intenzioni, e questa ne è l'ennesima conferma. L'articolo in questione, infatti, pur partendo da una richiesta indicata dal titolo sicuramente ben motivata e urgente, a mio giudizio risulta poi sbagliato nella forma e nella sostanza.

E' errata la forma utilizzata per indicare i procedimenti che un singolo cittadino dovrebbe seguire per fare opposizione alla prevista "petrolizzazione". Una forma che a mio giudizio risulta eccessivamente "burocratizzata" e che, anche se corredata da utili pezze d'appoggio, sembra fatta apposta per scoraggiare chiunque intenda "fare" qualcosa...

Ma è anche errata nel contenuto, in quanto l'area colorata in rosa "petrolio" (come dice il testo), cui si fa riferimento nella mappa di apertura che correda l'articolo, è quella che comprende le due concessioni già da tempo rilasciate a nord di Pantelleria (la "C.R147.NP" alla Northern Petroleum e la "G.R15.PU" attualmente intestata all'ADX). Sono due concessioni già vigenti da alcuni anni e solo temporaneamente sospese nell'utilizzo... Ma entrambe autorizzate ad insaputa di tutti sull'isola saltando ogni passaggio di V.I.A. (Valutazione Impatto Ambientale), e senza neppure che le richieste fossero esposte prima del rilascio all'albo pretorio del Comune interessato (Pantelleria) come previsto per legge. Dati di fatto su cui non sarebbe male che qualche magistrato di buona volontà si decidesse di iniziare ad investigare, sia pure con qualche annetto di ritardo, su come ciò sia potuto avvenire.

Invece il procedimento di V.I.A. il cui termine scade il prossimo 28 Agosto e per il quale l'ufficio tecnico del Comune di Pantelleria, a quanto mi risulta, sta predisponendo, a nome di tutta la cittadinanza, formale parere contrario e ferma opposizione alla richiesta dell'ADX, riguarda due concessioni situate ancora più a nord di quelle su indicate già esistenti, ovvero due nuove concessioni per le quali sempre l'ADX ha avanzato recentemente formale richiesta di autorizzazione per ulteriori operazioni di ricerca petrolifera nello Stretto di Sicilia. Entrambe colorate in giallo nella mappa qui unita, sono la "d 363 G.R.-AX" e la "d 364 C.R.-AX", la seconda delle quali comprende a Sud anche una piccola parte del Banco di Pantelleria. E, si noti bene, la mappa è ricavata per sovrapposizione dai documenti ufficiali del Ministero dello Sviluppo Economico. Un pò di precisione in tali questioni non penso sia di troppo...

http://www.facebook.com/note.php?note_id=264668890211600
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Commenti su FB a margine della nota
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Post di Giò Nastasi
Oggi è tutto approssimativo e precario :(((( ... Grazie caro Guido della puntuale nota!
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Da "LA VOCE DELL'ISOLA" - 15/08/11

Articoli > N°4-5_2011

Trivelle nei fondali di Pantelleria
La Sicilia è ormai al centro del risiko legato all’energia
La “banda del buco” da tempo all'attacco dei fondali di Pantelleria

Sono tornate ad operare le trivelle per le prospezioni dei fondali che già sei mesi fa la Provincia di Trapani, coadiuvata dal Dipartimento di Ecologia dell'ateneo palermitano, era riuscita a bloccare per la ricerca di idrocarburi

di Giovanni Percolla

La crisi libica e l'inevitabile portato delle conseguenze del terremoto in Giappone (con tutte le polemiche relative all'energia nucleare che ne sono seguite) rimettono al centro la disponibilità di idrocarburi e combustibili fossili vari. E, tra i territori al centro del risiko legato all'energia (come il nostro giornale da anni sottolinea) c'è proprio la nostra isola. che si dibatte tra una volontà esplicitata da tutti i livelli di amministrazione locale (dalla Regione sino all'ultimo dei Comuni) di non volere trivelle (di terra o di mare) sul proprio territorio e il percorso di trivellazione fatto dalle varie società che negli anni hanno acquisito diritti di trivellazione nelle varie parti dell'isola (e nei suoi mari).

Al largo dell'Isola di Pantelleria, infatti, sono tornate ad operare le trivelle per le prospezioni dei fondali che già sei mesi fa la Provincia di Trapani, coadiuvata dal Dipartimento di ecologia dell'ateneo palermitano, era riuscita a bloccare per la ricerca di idrocarburi, tramite la denuncia delle anomalie all'interno delle relazioni di impatto ambientale che, l'allora Compagnia “Leon” aveva prodotto e presentato al ministero di competenza.

La questione era stata oggetto della trasmissione tv “Report”, alla quale aveva partecipato anche il prof. Antonio Mazzola, già incaricato dal presidente Turano. Con l'accordo odierno, s'intende mettere al lavoro una squadra, per verificare la validità degli eventuali studi prodotti da parte della “Nothern Petroleum” (che intende continuare le ricerche di petrolio nel canale di Sicilia) e che attiverà tutti gli studi necessari per la sicurezza del mare costiero della provincia di Trapani.

Come rispondono le amministrazioni locali? Come possono. Ad esempio, facendo seguito alla convenzione fra la Provincia Regionale di Trapani ed il Dipartimento di ecologia dell'università di Palermo, il presidente dell'ente provinciale Mimmo Turano ha firmato un accordo di collaborazione con Antonio Mazzola, ordinario di ecologia dello stesso dipartimento, per far fronte all'emergenza ambientale del Canale di Sicilia. Basterà?

A confermare la pericolosità del sito è Rocco Savara dell'Istituto Nazionale di Vulcanologia e Geologia. “Stiamo parlando della zona più a rischio sismico d'Italia”, racconta il ricercatore: “Da Ustica, alle Eolie e dalle Eolie a Malta registriamo anche decine di terremoti al giorno. La gente non li avverte, ma ci sono”. Quello che ci si chiede è se quest'attività sismica possa danneggiare o meno le piattaforme. Non è chiaro: “Bisogna capire se le strutture utilizzate per le trivellazioni possono essere preparate adeguatamente per non subire danni”, avverte Savara.

A preoccupare molto esperti e ambientalisti è quello che accadrebbe al Mar Mediterraneo se si verificasse un incidente come quello della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico. “Il Mediterraneo morirebbe”, commenta il ricercatore dell'Ingv: “È un mare malato da tempo e già provato duramente dagli scarichi e dal lavaggio delle petroliere. Un incidente in cui fosse disperso anche un decimo del petrolio versato nel Golfo del Messico provocherebbe danni molto gravi, perché il Mediterraneo non ha una buona capacità di auto-rigenerazione”. Si tratta infatti di un bacino in costante deficit idrico: ha una temperatura molto elevata, entra acqua ma ne esce pochissima perché evapora e di conseguenza gli inquinanti si concentrano.

“Il pericolo di un incidente c'è sempre”, ribadisce Luigi Alcaro Coordinatore del Servizio emergenze ambientali in mare dell'Ispra (Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale), “soprattutto quando si effettua la prima perforazione, perché le misure di sicurezza vengono poste in un secondo momento. È importante che lo Stato controlli che tutto venga fatto secondo quanto prescritto in fase di autorizzazione. Ma i controlli spesso rimangono sulla carta. Il ministero delle Attività produttive, che dà le prescrizioni, e il ministero dell’Ambiente dovrebbero verificare il rispetto delle misure di sicurezza”. Tuttavia, il rischio di rivivere l’incubo della Bp sarebbe remoto: “Le trivellazioni nel Mediterraneo vengono fatte dove il fondale è profondo al massimo 150-200 metri”, spiega ancora Alcaro, “mentre i problemi della Bp erano sorti per l’enorme pressione dell’acqua alla profondità di 1.500 metri dove, tra l'altro, si può intervenire solo con strumentazione robotizzata estremamente costosa e con enormi difficoltà tecniche. Da noi, un’eventuale falla può essere riparata dai subacquei e non necessita tecnologie ad hoc”.

Ma, nonostante le rassicurazioni, non è solo il rischio sismico o quello delle fuoriuscite a preoccupare. Nel canale di Sicilia sono state trovate formazioni e specie mai osservate nei mari italiani, dal corallo nero alle gorgonie, fino ai piccoli di squalo bianco. Sono questi i risultati del progetto “Biodiversità Canale di Sicilia”, programma di ricerca finanziato dal ministero dell’Ambiente e svolto da un gruppo di ricercatori dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) Il progetto è iniziato nel 2009 e si concluderà quest’anno. A circa 350 metri, nei tratti più profondi del Canale di Sicilia, sono stati scoperti anche numerosi reef di corallo fossile costituiti per la maggior parte da Lophelia pertusa e Madrepora oculata, specie che nel passato costituivano vere e proprie barriere coralline simili a quelle che oggi si possono vedere nel Mar Rosso. Le isole di Pantelleria, Lampedusa e Linosa rappresentano inoltre veri santuari della biodiversità, il cui ruolo per la riproduzione del grande squalo bianco, per l’alimentazione delle balenottere e per la riproduzione delle tartarughe marine è ormai riconosciuto. “Queste isole – dice il responsabile del progetto Simonepietro Canese dell’Ispra – sono in mezzo al Canale di Sicilia, punto d’incontro tra il bacino orientale e quello occidentale dove confluiscono quindi sia le specie di origine atlantica sia quelle che risalgono dal Golfo di Suez”.

L’area è però a rischio, visto che di recente sono state avviate trivellazioni che hanno individuato ricchi giacimenti petroliferi nella zona di Pantelleria e in altri tratti del Canale di Sicilia. L’istituzione dell’area marina protetta prevista per Pantelleria impedirebbe questo tipo di operazioni, almeno in prossimità dell’isola. Infatti, Canese precisa che “secondo la legge italiana non si può effettuare nessuna attività di prospezione ed estrazione di idrocarburi a meno di 12 miglia da qualsiasi area di protezione”. Questa iniziativa andrebbe affiancata dalla creazione di aree di tutela di alto mare nel Canale di Sicilia.

“Stiamo lavorando per avere l’intesa della Regione Siciliana per istituire il parco a Pantelleria”. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, rispondendo ai giornalisti in merito allo studio dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) secondo il quale nel canale di Sicilia sono state trovate formazioni e specie mai osservate nei mari italiani, dal corallo nero alle gorgonie, fino ai piccoli di squalo bianco. “Lo studio – ha proseguito Prestigiacomo – ha ragione dove dice di aumentare le aree protette”. Ma di quando e come questo avverrà, non c'è traccia nelle scelte effettive del ministero. Si tratta di gerundi (stiamo lavorando). Mentre le trivelle scavano (presente indicativo) e riprendono a martoriare i fondali del bellissimo, finora, mare nostrum.

http://www.lavocedellisola.it/trivelle_nei_fondali_di_pantelleria.html
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Commento del sottoscritto su FB a margine del rinvenimento
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Repetita juvant... a non dimenticare...e a non metter la testa sotto la sabbia, facendo finta di niente..


Da "IL JOURNAL BLOG" - 14/08/11

Estrarre petrolio nell’Artico, progetto da fantascienza
al via. I rischi ambientali (*)

di maria

9/08/11 - Visto che d’estate i ghiacci artici si riducono a livelli fino a poco tempo fa impensabili, le notizie relative a trivellazioni petrolifere nell’Artico sono ormai diventate un fatto di stagione: come le zanzare. Anche se sono molto più preoccupanti delle zanzare.

A giorni dovrebbe decollare la prima trivellazione russa offshore nel mare di Barents, ad una sessantina di chilometri dalle coste siberiane. Una zona dove il mare è ghiacciato per i due terzi dell’anno.

Si tratta di rimorchiare sul posto una megapiattaforma petrolifera (foto a lato) in grado di lavorare per tutto l’arco dell’anno, effettuando trivellazioni multiple e stoccando contemporaneamente il greggio. Petroliere rompighiaccio avranno il compito di fare da navetta e di trasportare ininterrottamente il greggio – anche d’inverno – ad un’altra piattaforma cisterna situata sempre in mare, ma in un’area libera da ghiacci, dalla quale si riforniranno le petroliere adibite al successivo trasporto commerciale.

Una tecnica quasi da fantascienza, un progetto ghiotto: l’Artico custodisce una gran quantità di petrolio , e ormai si va a prendere tutto quello che è rimasto  , sfruttando i giacimenti più “difficili”. E infatti c’è il considerevole rischio di combinare un notevole patatrac ambientale.

Il progetto è di "Gazprom neft shelf", una società “sorella” del colosso russo Gazprom. L’area oggetto delle trivellazioni è il campo petrolifero di Prirazlomnoye, in acque profonde una ventina di metri.

Le trivellazioni e lo stoccaggio del greggio saranno affidate all’omonima piattaforma petrolifera, costata circa 800 milioni di dollari, che viene consegnata in questi giorni a "Gazprom neft shelf" e che è in grado di operare anche in acque ghiacciate. La società conta di iniziare il lavoro entro la fine di quest’anno.

Il giacimento, si legge sul sito di Gazprom, contiene la bellezza di 610 milioni di barili. Si stima che la produzione massima, pari a 7,55 milioni di tonnellate all’anno (circa 52-52 milioni di barili) venga raggiunta nel giro di cinque anni, e che complessivamente il giacimento risulti produttivo per una ventina d’anni.

La piattaforma è in grado di stoccare una quantità di greggio equivalente ad alcuni giorni di produzione. Il compito di svuotare le cisterne verrà affidato ai viaggi periodici di due petroliere rompighiaccio, che trasferiranno il greggio alla piattaforma-serbatoio Belokamenka, al largo alla penisola di Kola, in acque sgombre dai ghiacci.

Fin qui le notizie. Però pensate a quante probabilità ci sono che qualcosa vada storto estraendo e travasando ripetutamente greggio in un in un ambiente così estremo: d’inverno sul campo petrolifero la temperatura raggiunge i -50°C, e il freddo amplifica la difficoltà della natura a degradare i veleni.

Le associazioni ambientaliste Bellona, Greenpeace Russia, Wwf Russia, Russian Bird Conservation Union e Socio-Ecological Union hanno diffuso un comunicato stampa congiunto in cui chiedono al Governo russo di bloccare il progetto di Gazprom, che – dicono – presenta inaccettabili rischi economici (la pesca) ed ecologici.

Sostengono che, al giorno d’oggi, non esistono attrezzature in grado di operare in modo affidabile in un ambiente così estremo. Che sarebbe difficile, impossibile, fronteggiare una perdita di petrolio in quella zona – pensate se si verificasse durante l’inverno! – situata a 50-100 chilometri da varie riserve naturali e a 1000 chilometri dalle più vicine infrastrutture utili per fronteggiare un incidente.

Su The Moscow Times il progetto per le trivellazioni nell’Artico sotto esame per la sicurezza
Sul sito di Gazprom il campo petrolifero di Prirazlomnoye
Su Offshore Technology il campo petrolifero di Prirazlomnoye
Il comunicato stampa sul sito di Bellona agli ambientalisti dicono che Gazprom non è pronta per la prima piattaforma petrolifera offshore nell’Artico russo

(foto Bellona)

http://blogeko.iljournal.it/2011/estrarre-petrolio-nellartico-progetto-da-fantascienza-al-via-i-rischi-ambientali/62973#more-62973 
Notizia simile su "INFORMAZIONE LIBERA" del 13/08/11

(*) - Notizia segnalata da Giò Nastasi, Giuseppe Passalacqua e Mario Di Giovanna

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Commento del sottoscritto su FB a margine del rinvenimento
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"Estrarre petrolio nell'Artico. Progetto da fantascienza" il titolo dell'articolo. Ma non è fantascienza, ed è già al via, senza pensare troppo ai rischi ambientali. Grazie a Giò Nastasi, Mario Di Giovanna e Giovanni Passalacqua che me l'hanno segnalato, permettendomi di inserirlo nei nuovi "Echi di Stampa".
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Post di Giò Nastasi

Grazie a te!
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A Giò Nastasi piace questo elemento.


Da "ADNKRONOS" del 13/08/11

Scozia, perdita di petrolio da una piattaforma
della Shell nel mare del Nord


13 agosto, ore 09:45 - Londra - (Adnkronos) - Una nave specializzata nella pulizia del mare è stata inviata verso la piattaforma, così come un aereo per la ricognizione del danno.
Secondo la compagnia si tratterebbe di una fuoriuscita ''non significativa''.

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/?id=3.1.2348517375

Notizia simile su "INFORMAZIONE LIBERA"
http://www.facebook.com/notes/informazione-libera/scozia-perdita-di-petrolio-da-una-piattaforma-della-shell-nel-mare-del-nord/10150278133959154

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Commento del sottoscritto su FB a margine del rinvenimento
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E da noi in Mediterraneo siamo attrezzati per intervenire in caso di fuoriuscita "non significativa ? Ho forti dubbi... Lo vedremo in pratica quando accadrà... E a giudicare da quanto accadde in Sardegna in Gennaio...
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Post di Giò Nastasi

‎...io vedo nero come il petrolio! caro Guido da noi sono solo attrezzati a fare danni :((


Da "ARCHEOMOLISE" del 13/08/11

Trovate nei fondali marini di Pantelleria
3500 monete

di Giuseppe Lembo

Ricercatori, volontari e gruppi, riuniti tutti nel consorzio “Pantelleria Ricerche”, sono riusciti a recuperare circa 3.500 monete di oltre 2200 anni fa. I reperti saranno presentati oggi 13 agosto in un convegno al castello dell’isola. La notizia del ritrovamento fa scattare l’entusiasmo della Regione siciliana e dell’assessore all’Economia Gaetano Armao che afferma “...sarà, poi, l’assessorato dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, al quale le monete saranno presto consegnate per la gestione, a provvedere all’assegnazione espositiva che si auspica possa essere la stessa Pantelleria”. Il ricercatore Francesco Spaggiari indicando i reperti spiega che “l’iconografia identica di tutte le monete ritrovate, molto diffuse, coniate tra il 264 e il 241 avanti Cristo, indica gli anni in cui i romani completavano la conquista della Sicilia, con Pantelleria come ultimo baluardo cartaginese”. Molte monete sono rappresentate con, su un lato, la dea Tanit con la testa adagiata verso sinistra, l’acconciatura sostenuta da una corona di grano, sull’altro, un profilo equino rivolto verso destra affiancato da simboli come un bastone e una stella. Per il coordinatore scientifico del progetto, Leonardo Abelli, la presenza di tante monete uguali può far escludere l’ipotesi di un pagamento frutto di un commercio, al contrario, rilancia la tesi di uno scontro con la nave cartaginese forse appena salpata dalla stessa Pantelleria “con un carico di monete destinato a finanziare la missione antiromana presso i partiti punici della Sicilia”. Ora gli abitanti di Pantelleria aspettano l’apertura di un parco archeologico, anche subacqueo, per poter valorizzare questa bellissima isola “carica” di storia e di archeologia anche con la speranza di bloccare il piano di trivellazioni petrolifere che minaccia l’orizzonte dell’isola a causa del possibile incremento delle piattaforme offshore.

http://www.archeomolise.it/archeologia/103241-trovate-nei-fondali-marini-di-pantelleria-3500-monete.html
Notizie simili su "TISCALI NOTIZIE" dell'11/08/11 e su "NORMANNO COM" del 13/08/11
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Come vedono Pantelleria dal di fuori non può che far piacere... Ma è tutto oro quel che riluce ?
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Post di Stefano Vinciguerra
No, non è oro che riluce, ma bronzo, anche s'è ossidato...


Da "ASCA IT" - 12/08/11

Sicilia: Armao, monete trovate a Pantelleria
sono patrimonio della Regione

(ASCA) - Palermo, 11 ago - ''E' un altro giorno importante per la Sicilia: oggi, con il decreto assessoriale n.1504, sono state formalmente acquisite al patrimonio regionale le 3.411 monete, risalenti al IV - III secolo a.c., sulla base della ricognizione operata dalla Soprintendenza del Mare, ritrovate nei fondali di Pantelleria nelle scorse settimane''. Lo ha annunciato, in una nota, l'assessore regionale siciliano all'Economia, Gaetano Armao.

''Con la formale acquisizione di reperti rinvenuti in mare - ha aggiunto Armao - anche questo tesoro entra a far parte del patrimonio dei siciliani. Sarà, poi, l'assessorato dei Beni culturali e dell'Identità siciliana, al quale le monete saranno presto consegnate per la gestione, a provvedere all'assegnazione espositiva che si auspica possa essere la stessa Pantelleria''.

http://www.asca.it/regioni-SICILIA__ARMAO__MONETE_TROVATE_A_PANTELLERIA_SONO_PATRIMONIO_REGIONE-627309--.html  ______________________

Commento del sottoscritto su FB a margine del rinvenimento
Un solo commento... Le ricerche non sono ancora terminate e già si avanzano diritti di proprietà sui reperti e si discute su dove andranno a finire... Certamente saranno esposte in Canada e in Giappone con assessori al seguito... E questa volta le monete sono tante che non ci sarà bisogno di fare le copie come per le "teste viaggianti"... E a Pantelleria restano... LE CONCESSIONI PETROLIFERE...
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Post di Salvatore Addolorato

Già e da quello che sento ultimamente un sacco di radioattività e tumori...
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Post di Anna Giuseppina Fina
Finchè a Pantelleria non ci sarà un luogo privilegiato adibito ad asilo e custodia dei reperti che servono a descrivere la storia di questa terra, non possiamo far altro che veder partire reperti per ogni dove!! Ovunque si trovano musei a descrivere la storia dei posti che ci troviamo a visitare.. Qui no! Pantelleria rischia di diventare un luogo senza identità... Ahimè! Non esiste nemmeno una biblioteca comunale fatta di testi... Altro che reperti!!! Assurdità...
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A Salvatore Addolorato piace questo elemento.


Dal "CORRIERE DELLA SERA IT" del 12/08/11

Trovati reperti legati alle conquiste romane
nell’isola fra il 254 e il 217 a.c.

Pantelleria in guerra per il tesoro punico
Quasi 3500 monete cartaginesi pescate a una a una nei fondali
dell'isola. E ora la regione vorrebbe...

dal nostro inviato Felice Cavallaro

PALERMO - Ad ogni tuffo pescano una moneta di bronzo. Ad ogni immersione guadagnano un piccolo bottino. E adesso hanno messo in fila quasi 3.500 monete puniche. Un tesoro sommerso nei fondali di Pantelleria, ad appena venti metri sotto il pelo delle acque di Cala Tramontana. È la sorpresa di questa estate decisamente ricca per sub, ricercatori e volontari di alcuni gruppi come Mediterranea Engineering, Ares, Cala Levante Diving, tutti riuniti nel consorzio Pantelleria Ricerche. Fieri, come i vertici della Soprintendenza del Mare, di mostrare i reperti di oltre 2.200 anni fa, presentati e analizzati venerdì 12 agosto al Castello dell’isola con un convegno sui tesori archeologici di questa perla del Mediterraneo. Mentre scatta il dibattito, con le ipotesi interpretative sul naufragio o sull’abbattimento di un natante cartaginese, probabilmente al centro degli scontri bellici legati alle conquiste romane nell’isola fra il 254 e il 217 avanti Cristo, la notizia del ritrovamento fa scattare l’entusiasmo della Regione siciliana e dell’assessore all’Economia Gaetano Armao, pronto ad acquisire le monete al patrimonio dell’amministrazione.

TESORI IN MOSTRA - Non basterà certo il bottino punico dei sub per bilanciare il vuoto di casse regionali finora private dei Fondi Fas e gravate da una antica malamministrazione, ma l’incameramento del tesoretto resta «un giorno importante per la Sicilia», come dice Armao: «Sarà, poi, l’assessorato dei Beni culturali e dell’Identità siciliana, al quale le monete saranno presto consegnate per la gestione, a provvedere all’assegnazione espositiva che si auspica possa essere la stessa Pantelleria». È questo l’obiettivo di chi organizza il convegno. Lasciare nell’isola i tesori di Pantelleria. E metterli qui in mostra con lo scopo di insistere sulla valorizzazione di quanto il mare offre in questi straordinari fondali. Il tutto anche con la speranza di bloccare il piano di trivellazioni petrolifere che minaccia l’orizzonte dell’isola a causa del possibile incremento delle piattaforme offshore. Una battaglia che vede unito il fronte di tutti i vip in vacanza nell’isola.

BALUARDO CARTAGINESE - Come spiega il ricercatore Francesco Spaggiari indicando i reperti, è «identica l’iconografia di tutte le monete ritrovate, molto diffuse, coniate tra il 264 e il 241 avanti Cristo, anni in cui i romani completavano la conquista della Sicilia, con Pantelleria come ultimo baluardo cartaginese». Per il coordinatore scientifico del progetto, Leonardo Abelli, la presenza di tante monete uguali può far escludere l’ipotesi di un pagamento frutto di un commercio, «perché i tagli delle monete sarebbero stati differenti». Al contrario, rilancia la tesi di uno scontro con la nave cartaginese forse appena salpata dalla stessa Pantelleria «con un carico di monete destinato a finanziare la missione antiromana presso i partiti punici della Sicilia». Su un lato, la dea Tanit con la testa adagiata verso sinistra, l’acconciatura sostenuta da una corona di grano. Sull’altro, un profilo equino rivolto verso destra, affiancato da simboli come un bastone e una stella.

ITINERARI ARCHEOLOGICI – Soddisfatto il direttore delle operazioni, Giovanni Di Fisco: «È stata una sorpresa. Da giugno lavoriamo alla creazione di itinerari archeologici subacquei nella cala, a una profondità compresa tra i 15 e i 22 metri. Sapevamo della presenza di reperti, soprattutto di anfore, ma non immaginavamo di trovare un tesoro. All’inizio erano solo seicento monete, poi giorno dopo giorno sono diventate più di tremila». Euforici, a Pantelleria tanti parlano di uno dei maggiori ritrovamenti subacquei destinati ad offrire materiale d’analisi agli studiosi per incastonare questi reperti nello scenario storico e politico legato ad altri reperti già rinvenuti negli stessi fondali. Anfore, ancore, ceramiche di provenienza africana, emblematici resti di un ricco giacimento archeologico nei fondali Cala Tramontana. Proprio quel che vuole mostrare Pantelleria con il suo orizzonte libero.

http://www.corriere.it/cronache/11_agosto_11/cavallaro-pantelleria-tesoro-monete_bbe5d3f4-c444-11e0-9d94-686c787ab248.shtml

Notizie simili su:
"UNIVERSY NEWS IT" del 12/08/11 -
" Pantelleria, ritrovate oltre 3000 monete di epoca punica probabilmente disperse durante un evento bellico"
"MARSALA IT" del 12/08/11 - "Pantelleria si conferma "isola del tesoro"
"ADNKRONOS"dell'11/08/11 - " Un tesoro dai fondali di Pantelleria, ritrovate 3.418 monete di epoca punica"
"REPUBBLICA IT" dell'11/08/11 - " Ritrovate 31418 monete puniche nel mare di Pantelleria"

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Commento del sottoscritto su FB a margine del rinvenimento
Monete antiche da una parte, e petrolio dall'altra. Da una parte un museo archeologico dell'isola ancora chiuso, con le bacheche espositive ammassate in un magazzino e i reperti panteschi che vengono ogni tanto sull'isola per una vacanza "mordi e fuggi"... E dall'altra le concessioni petrolifere che continuano ad aumentare nel Canale di Sicilia. E a Pantelleria cosa resta ? Solo i botti degli airgun, pronti a sparare sui fondali per cercar petrolio e allontanare i mammiferi marini, per non dir altro...
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Post di Roberto Giacalone

Pirati...
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Post di Filippo Harley Foti

Caro Guido, la realtà della tua isola la conosci solo tu, quello che tu ci trasmetti con la tua instancabile informazione. Noi cerchiamo solo di amarla, non come te sicuramente, ma come si fa con ciò che fa parte della natura che, a stento, cerca di sopravvivere.
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Post di Guido Picchetti

E' presto detto. Pantelleria è perennemente sfruttata. Più la conosci e più la ami, e più stai male accorgendoti di come venga spesso colpita e depredata nei suoi tesori più preziosi: la natura, il suo mare, il suo passato... E così frammenti della storia antica di quest'isola, una volta rinvenuti, recuperati, e aver fatto notizia, anzichè restar qui a testimonianza di ciò che fu, prendono spesso tutt'altre strade, e "chi li ha visti, li ha visti" ...


Dal sito della "CAMERA DEI DEPUTATI" - 11/08/11

Tra l'on. Angelo Capodicasa e il Sottosegretario di Stato
per lo sviluppo economico, Catia Polidori

Dibattito alla Camera
sulle attività petrolifere nel Canale di Sicilia

Estratto dal Resoconto stenografico dell'Assemblea della Seduta n. 482 di Martedì 7 Giugno 2011 durante lo svolgimento di una interpellanza e di interrogazioni (ndr).

... omissis ...

Svolgimento di una interpellanza e di interrogazioni (ore 11,40).

PRESIDENTE.
     L'ordine del giorno reca lo svolgimento di una interpellanza e di interrogazioni.

Elementi ed iniziative in merito all'autorizzazione di attività di ricerca
di giacimenti petroliferi nel Canale di Sicilia - n. 2-00942

PRESIDENTE.
     L'onorevole Capodicasa ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-00942, concernente elementi ed iniziative in merito all'autorizzazione di attività di ricerca di giacimenti petroliferi nel Canale di Sicilia (Vedi l'allegato A - Interpellanza e interrogazioni).

ANGELO CAPODICASA.
     Signor Presidente, interverrò brevemente per ribadire ciò che è già contenuto nel testo della interpellanza.
     Abbiamo appreso da insistenti notizie di stampa - i giornali sono tornati più volte sull'argomento - che nel canale di Sicilia, in particolare in prossimità della costa sud dell'isola, sono in fase di ripresa alcune attività di trivellazione per la ricerca di metano e di petrolio da parte di alcune compagnie petrolifere, per lo più non italiane. Dal momento che già nell'agosto scorso il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare aveva più volte dichiarato che a qualsiasi costo avrebbe impedito una trivellazione selvaggia dell'area del canale di Sicilia, anche a seguito dei gravissimi incidenti che si sono verificati in altre parti del mondo ed essendo queste notizie ricavate da fonti attendibili che riportano comunicati stampa di alcune delle compagnie petrolifere interessate, che ribadiscono la loro intenzione di ricavare da queste attività un numero spropositato di barili di petrolio ogni anno, la preoccupazione sorge immediata e spontanea. Per ciò i sindaci e i rappresentanti di istituzioni dell'area dei comuni dell'agrigentino, del ragusano e del trapanese hanno interessato la Regione siciliana, e per essa l'assessore competente, affinché si cerchi di porre rimedio ad una attività che minaccia da vicino l'economia di quelle province.
     Parliamo infatti di province che hanno tra le attività economiche primarie quella turistica e quella legata alla pesca. Senza contare i danni rilevanti che potrebbero, in caso di incidente grave, derivarne all'ecosistema marino. Il Mediterraneo è infatti un mare chiuso e non molto predisposto al ricambio ed insiste su un'area dagli equilibri ambientali molto fragili e dunque non sarebbe sicuramente in grado di sopportare eventuali danni che dovessero derivare da incidenti nell'attività di coltivazione di idrocarburi.
     Vorremmo sapere dal Ministro e dal Governo se gli impegni che più volte, a mezzo stampa, erano stati assunti affinché fosse limitata, rigidamente regolamentata e, ove possibile, impedita questa attività, saranno rispettati, o se dobbiamo dar credito alle notizie di stampa che invece riportano che l'attività continua, anche se alcune di queste attività di trivellazione interessano aree internazionali, acque internazionali, trattandosi di permessi che per lo più insistono oltre le dodici miglia dalle coste italiane.
     Anche in questo caso, però, a nostro avviso, c'è il modo per porre rimedio e per porre un argine, richiamando alle loro responsabilità anche gli organismi internazionali, soprattutto quelli europei, a tutela di un bene che non è riproducibile, quale quello dell'ecosistema marittimo del Mediterraneo, con le connesse attività economiche che vi insistono.

PRESIDENTE.
     Il sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico, Catia Polidori, ha facoltà di rispondere.

CATIA POLIDORI, Sottosegretario di Stato per lo sviluppo economico.
     Signor Presidente, la zona di mare comprendente il canale di Sicilia, sia in acque territoriali italiane, sia tunisine, si è rivelata da tempo di notevole interesse per le attività di ricerca e di coltivazione di idrocarburi. Tali attività sono state sviluppate sin dagli anni Settanta e Ottanta rinvenendo importanti giacimenti di idrocarburi liquidi e gassosi. Attualmente il canale di Sicilia è interessato da programmi di ricerca da parte di numerosi operatori. Dal mese di agosto 2010 sono entrate in vigore le rigorose misure restrittive introdotte con il decreto legislativo 29 giugno 2010, n. 128. La norma, particolarmente incisiva sull'attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi nei mari italiani, introduce il divieto assoluto di ricerca, prospezione ed estrazione di idrocarburi all'interno delle aree marine e costiere protette per una fascia di mare di dodici miglia attorno al perimetro esterno delle zone di mare e di costa protette. Inoltre, le attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi sono vietate nella fascia marina di 5 miglia lungo l'intero perimetro costiero nazionale. Al di fuori di queste aree di divieto, le attività in questione saranno tutte sottoposte a valutazione d'impatto ambientale, sentiti gli enti territoriali costieri interessati. L'acquisizione di tale parere costituisce una rilevante novità introdotta dal decreto legislativo n. 128 del 2010.
     Nell'ambito della VIA, quindi, saranno sentiti la Regione Siciliana e gli enti territoriali costieri, che potranno esprimere il proprio avviso ed eventuali opposizioni. A tale proposito, è da evidenziare che la Regione Siciliana ha manifestato la netta contrarietà al rilascio di titoli per idrocarburi presenti e futuri, dapprima con la delibera del Governo regionale n. 263 del 14 luglio 2010 e, successivamente, con una nota dell'assessorato del territorio e dell'ambiente del 7 settembre 2010. Inoltre, sono pervenute al Ministero dello sviluppo economico osservazioni e opposizioni da parte dei comuni di Racalmuto e Ragusa. Nell'ambito della procedura di VIA potranno essere esaminate le eventuali criticità ambientali, con le altrettanto eventuali opposizioni e, successivamente alle valutazioni di competenza del Ministero dell'ambiente, potrà essere espresso il giudizio di compatibilità ambientale dei lavori da eseguire. Allo stato degli atti risulta che sono state presentate ventinove istanze di permesso di ricerca di idrocarburi in mare. Dalla verifica delle possibili interferenze delle aree di ricerca con le zone tutelate dal provvedimento ambientale, è risultato che sedici istanze sono ubicate all'esterno di zone tutelate, quindi la relativa istruttoria può avere seguito, cinque istanze devono essere opportunamente ridotte di area, per tenere conto dei divieti e, infine, otto istanze, ricadenti nella zona tutelata, sono state interessate dalla procedura di diniego.
     Per quanto attiene alle specifiche situazioni evidenziate dall'onorevole interrogante, si precisa che: la società Northern Petroleum Ltd. è titolare di due permessi di ricerca per idrocarburi e di nove istanze di permesso di ricerca nel canale di Sicilia. Per quanto riguarda i due permessi vigenti nel canale di Sicilia la società ha ottenuto la sospensione del decorso temporale e, conseguentemente, anche la sospensione delle attività programmate. Per le istanze è stato verificato, alla luce del decreto legislativo n. 128 del 2010, che una di esse è completamente interferente con le zone tutelate dal testo unico ambientale e, quindi, è stata oggetto di preavviso di diniego da parte del Ministero dello sviluppo economico; sei istanze, le cui aree di ricerca ricadono parzialmente in aree interdette, dovranno essere opportunamente ridotte e, infine, un'istanza è esterna al limite delle dodici miglia. Per quest'ultima istanza, denominata convenzionalmente «d 30 G.R-.NP», presentata dalla società sopra citata, è proseguita l'istruttoria in quanto ubicata esternamente al limite delle dodici miglia. La direzione competente del Ministero dello sviluppo economico, sentito il parere favorevole espresso dalla Commissione per gli idrocarburi e le risorse minerarie (CIRM), nella seduta del 23 febbraio scorso, ha provveduto a comunicare alla società richiedente di presentare la documentazione per l'avvio della procedura di VIA.
     La società Shell Italia E&P ha assunto il ruolo di rappresentante unico di sei permessi di ricerca per idrocarburi in mare, in compartecipazione con Northern Petroleum Ltd., ubicati nella zona di mare antistante Trapani. L'area di ricerca di cinque permessi è ubicata all'esterno delle zone tutelate dal decreto legislativo n. 128 del 2010, mentre un'area di ricerca è risultata interferente con zone tutelate.
     Per tre dei sei permessi è stata presentata istanza di sospensione del decorso temporale, e quindi delle attività programmate, mentre per gli altri tre è stato richiesto il differimento del termine di perforazione del pozzo esplorativo al marzo 2012. La notizia di stampa dell'imminente esecuzione di perforazioni non trova quindi conferma in relazione a quanto sopra riferito. Tuttavia è da presumere che la notizia si riferisca al programma dei lavori di tre permessi di ricerca denominati convenzionalmente «G.R20.NP», «G.R21.NP» e «G.R22.NP», rilasciati con decreto ministeriale 14 febbraio 2007, per i quali era prevista la scadenza dell'obbligo di perforazione il 31 marzo scorso. Per tali permessi è stata richiesta, come peraltro riferito, la sospensione del decorso temporale, con la conseguente sospensione dell'attività di perforazione, e pertanto non saranno svolte le attività programmate.
     Per le altre situazioni autorizzative si segnala il sito del Ministero dello sviluppo economico, per una complessiva informazione sui dati essenziali e sullo stato dei procedimenti relativi al conferimento dei permessi e delle concessioni di coltivazione nel canale di Sicilia e, più in generale, su tutto il territorio nazionale.
     Per quanto attiene l'attività di ricerca di idrocarburi nella zona di mare antistante all'isola di Pantelleria, a seguito di parere favorevole della commissione VIA, circa l'esclusione del progetto dalla procedura di VIA, è stato rilasciato dal Ministero dello sviluppo economico, con decreto ministeriale 12 novembre 2002, un permesso di ricerca per idrocarburi in acque territoriali italiane, denominato convenzionalmente «G.R 15.PU», alla Puma Petroleum, successivamente trasferito alla Società Audax Energy Srl, che, ancora oggi, ne risulta titolare.
Nell'area del permesso, però, non risulta essere stato svolto alcun lavoro, né di ricerca, né di perforazione, né tanto meno di installazione di piattaforma per l'estrazione di idrocarburi, perché la Società Audax ne ha chiesto la sospensione, autorizzata con decreto ministeriale del 17 novembre 2008, e allo stato attuale non vi è stata nessuna richiesta per la ripresa delle attività.
     Si può ragionevolmente ritenere che la notizia stampa, relativa all'attività di una piattaforma al largo di Pantelleria, si riferisca a lavori svolti al di fuori delle acque territoriali italiane, nell'offshore tunisino, nella parte confinante con il permesso di ricerca «G.R 15.PU». La stessa Società Audax è titolare dell'istanza denominata convenzionalmente «d364C.R-.AX», ubicata a nord di Pantelleria oltre il limite delle 12 miglia. Per tale istanza, quindi, è proseguita la relativa istruttoria e la Direzione competente del Ministero dello sviluppo economico, sentito il parere favorevole espresso dal CIRM, nella seduta del 23 febbraio 2011, ha provveduto a comunicare alla Società richiedente di presentare la documentazione per l'avvio della procedura di VIA al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare.
     Inoltre, sempre per rispondere puntualmente all'onorevole Capodicasa, la notizia stampa relativa al comunicato della società Shell Italia E&P, di aspettarsi una produzione di 150 mila barili al giorno nel canale di Sicilia, è da considerarsi a oggi, per quello che si conosce, una mera ipotesi basata sulle conoscenze geologiche dell'area. Proseguendo, la società Hunt Oil Company ha presentato quattro istanze di permesso di ricerca nel canale di Sicilia. Tre istanze, le cui aree di ricerca ricadono parzialmente in aree interdette, dovranno essere opportunamente ridotte all'istanza esterna al limite delle 12 miglia. È del tutto evidente che in tale area non è stato svolto alcun lavoro né di ricerca, né di perforazione, né tanto meno di installazione di piattaforma per l'estrazione di idrocarburi.
     Le eventuali criticità ambientali e/o lo svolgimento di lavori in zone sensibili quali quelle vulcaniche dovranno essere esaminate e valutate nell'ambito della procedura di valutazione di compatibilità ambientale.
     Il Ministero dello sviluppo economico non ha notizie dirette delle numerose attività di ricerca e di coltivazione di idrocarburi che si svolgono al di fuori dei confini nazionali, in particolare nella piattaforma continentale africana nella zona antistante la Libia e la Tunisia, e pertanto non conosce, se non indirettamente, i numerosi progetti di ricerca e coltivazione che sono in piena attività e forniscono un rilevante contributo alla produzione mondiale di idrocarburi.
     Concludendo, in relazione, poi, alle possibili iniziative da intraprendere al fine di coinvolgere gli Stati rivieraschi, è da segnalare che il commissario dell'Unione europea all'energia, Gunther Oettinger, ha rappresentato l'opportunità di un'iniziativa europea per l'esame dei rischi e la predisposizione di piani di emergenza comuni per l'estrazione petrolifera in ambito mediterraneo.
     La rappresentanza italiana ha posto in evidenza, in tale contesto, la rilevanza dell'adozione di misure di prevenzione ed emergenza comuni in area mediterranea e, a tale riguardo, è stato attivato un tavolo di confronto con tutti gli Stati mediterranei, al fine di armonizzare le diverse azioni di tutela ambientale e di sicurezza per le attività petrolifere offshore, in una logica di sistema integrato per l'emergenza.
     In tale contesto potrebbe trovare poi applicazione la creazione di uno specifico fondo rischi per l'emergenza delle attività upstream - ricerca e coltivazione di idrocarburi - di natura mutualistica tra gli operatori al fine di poter disporre di risorse finanziarie private adeguate e prontamente utilizzabili.

PRESIDENTE.
     L'onorevole Capodicasa ha facoltà di replicare.

ANGELO CAPODICASA.
     Signor Presidente, credo che a dichiararsi non soddisfatto dalla risposta data dal sottosegretario potrebbe essere il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, considerato che le dichiarazioni che aveva reso alla stampa erano molto più preoccupate di quanto non dimostri la risposta che il Governo ci ha dato quest'oggi in Aula.
     In sostanza, anche se alcune iniziative illustrate dal sottosegretario corrispondono alla realtà e quindi non possono che trovarci consenzienti, manca una politica d'insieme, considerato che in coda alla risposta il sottosegretario ci ha informati dell'iniziativa da parte dell'Unione europea, a nostro parere con un tale ritardo da giustificare il ricorso alla metafora delle porte della stalla che vengono chiuse quando ormai i buoi sono scappati. Infatti, come ci è stato detto e confermato, molte delle iniziative di trivellazione sono ancora in atto, alcune di esse non hanno ancora visto materialmente l'inizio delle attività. Ma viene confermato che esse sono attive o potrebbero essere attivate quanto prima. La preoccupazione che ha interessato i sindaci, i comuni, la Regione Siciliana, i rappresentanti delle associazioni che operano nel settore del turismo e della pesca è lì, a dimostrare che il pericolo non è scongiurato.
     Si tratta di una intensa attività di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi prevista dentro e fuori le acque territoriali del nostro Paese. Onorevole sottosegretario, anche se le ricerche petrolifere vengono attivate a 15 miglia dalla costa italiana e quindi, si dice, in acque internazionali, si tratta di un mero dato tecnico-giuridico. Infatti, se l'incidente avviene entro le 12 mila dalla costa - ad esempio, a 11 miglia - oppure a 13 miglia, quindi in acque internazionali, non muta tanto la dimensione del problema. Non potranno essere queste due miglia in più a metterci al riparo dai danni che potrebbero essere recati alle attività turistiche o all'ecosistema marino o ancora alle attività di pesca che si svolgono sulle nostre coste o nelle nostre acque territoriali.
     Su quell'area insistono due dei centri con le flotte pescherecce più grandi del Mediterraneo, Mazara del Vallo e Sciacca, senza contare poi i centri minori - da Vittoria a Porto Empedocle a Licata ed altri centri - dove l'attività di pesca è un'attività importante per l'economia di quelle popolazioni. Allora, è o no questa una priorità? Se lo è, oltre a intervenire sulle attività di stretta pertinenza e competenza dello Stato italiano, bisogna fare in modo che le istituzioni internazionali, in primo luogo l'Europa, intervengano affinché questa attività sia rigorosamente disciplinata e contenuta (e ove possibile impedita), in modo tale da non costituire un rischio per l'economia del Mediterraneo e segnatamente della nostra.
     Secondo alcune stime, su circa 600-800 milioni di persone che durante l'anno si muovono nel mondo per turismo, oltre 300 milioni, circa il 50 per cento, si recano nell'area del Mediterraneo. Se questo non è uno degli asset economici da tutelare, ci chiediamo quale possa essere allora. Senza contare poi i rischi per l'ecosistema marino. Parliamo del Mediterraneo, che presenta un ecosistema fragilissimo. Nei pressi di una delle aree dove dovrebbero essere attivate le trivellazioni, nell'Ottocento è nata un'isola a causa di un'eruzione vulcanica, l'isola Ferdinandea, poi nell'arco di qualche mese scomparsa, ma attualmente il massiccio vulcanico a poche decine di metri sotto il livello del mare continua ad essere moderatamente attivo.
     Proprio nel mese di agosto scorso un ricercatore ha documentato l'esplosione di una bolla di metano nell'area che dovrebbe essere interessata da queste attività di trivellazione. Immaginiamo cosa sarebbe successo se già vi fosse stata una trivella in attività in quella zona.
     Credo, quindi, che non possiamo dichiararci soddisfatti e sarebbe opportuno che il Governo si attivi, perché si faccia qualcosa in più di quanto non è stato burocraticamente annunciato oggi in Aula.

... omissis ...

(seguono svolgimento di interpellanze e di interrogazioni su altri argomenti, ndr).

http://www.camera.it/668?idSeduta=482&resoconto=stenografico&indice=completo&tit=0
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Come il precedente, non è un documento di oggi, ma neppure tanto datato. Risale a meno di un mese fa. E come il precedente chiarisce che i politici (almeno alcuni, se non tutti...) sanno dei rischi che corre lo Stretto di Sicilia e il Mediterraneo per la crescente corsa all'oro nero delle compagnie petrolifere... E speriamo che alle parole poi seguano i fatti, prima che degli incidenti accadano...


Dal sito della "REGIONE SICILIA IT" - 11/08/11

La delibera di Giunta del 14 Luglio 2010
sulle ricerche petrolifere off-shore della Sicilia

di Guido Picchetti

Come utile promemoria riporto a seguire la copia originale di un documento inviato il 16 Settembre 2010 dal Dirigente Generale dell'Assessorato dei Beni culturali e dell’Identità siciliana (Dipartimento dei Beni culturali e dell’Identità siciliana), Arch. Gesualdo Campo, ai Servizi Soprintendenze per i beni culturali e ambientali e ai Servizi Soprintendenza del Mare.

In tale documento viene ricordata la delibera di Giunta n° 263 del 14/7/201 con la quale il Governo Regionale ha espresso a Luglio dello scorso anno una chiara e netta contrarietà al rilascio di permessi di ricerca di idrocarburi al largo delle coste siciliane e nel territorio della Regione Siciliana, e si richiamano i destinatari di tale documento al rispetto della succitata delibera in quanto costituisce atto di indirizzo politico-amministrativo cui è doveroso attenersi ai sensi dell'Art. 2 della LR 15/05/2000 n° 10.

Questo il documento in questione ricavato dall'immagine del relativo file originale in formato Acrobat:

http://www.regione.sicilia.it/beniculturali/dirbenicult/provvedimenti/altro_download.asp?field=Allegato1&key1=334
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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E' una delibera di Giunta del Governo Regionale siciliano di oltre un anno fa, ma che ha vigore legislativo per il territorio della Regione e dovrebbe impegnare anche Comuni e Provincie ad attenersi all'indirizzo politico-amministrativo così espresso nelle rispettive competenze, e, aggiungo, anche a individuare soluzioni che possono favorire quel risultato, come ad esempio le AMP per quanto riguarda le minacce off-shore...


Video su "YOUTUBE" dell'11/08/11

I risultati del Concorso per il Poster
di Antibes 2011

di Guido Picchetti

Il filmato presenta i risultati del concorso 2011, appena conclusosi in Francia, per il poster del 39° Festival Mondial de l'mage Sous-marine  in programma al Palais du Pharo di Marsiglia dal 26 al 30 Ottobre p.v.

Ottimi i risultati dei giovani e giovanissimi allievi delle scuole italiane. Vincitore assoluto Esthefanny Calderon (10 anni) della Scuola Primaria "Vittorino da Feltre" di Torino, il cui elaborato costituirà il poster del prossimo Festival. Nella categoria "sotto i 10 anni" sono stati  premiati gli elaborati di gruppo della scuola primaria di Palinuro (1° class.) e della scuola materna "Collodi" di Pantelleria (3° class.), mentre un lavoro realizzato dagli studenti Calilla Lazzaretti, Eklisa Regantini e Gianluca Sangaletti, dell'Istituto di 1° grado "Abate Giuseppe Bravi" di Cologno al Serio,  è risultato 1° classificato nella categoria dei "maggiori di 15 anni".

http://www.youtube.com/watch?v=j3jh2n1tVlE
Postato anche l'11/8/11 sulla "Bacheca di Facebook" del sottoscritto
Su  "YouTube" altro video sui risultati postato il 12/8/11  nella versione filmata delle presentazione in Power Point


Da "FUTURO LIBERO" del 10/08/11

Il Fatto Quotidiano: Trivelle facili
per l'oro nero in Sicilia

di Ferruccio Sansa

Studi che sembrano copia-incolla da Internet. Di più: relazioni stilate da dietro la scrivania, senza aver visto i luoghi. C’è chi si è dimenticato di un vulcano sommerso. Si presentano al ministero dell’Ambiente e permettono di piantare pozzi petroliferi a pochi passi da isole come Pantelleria, Favignana e Marettimo.

Lo dice in un comunicato anche la Northern Petroleum, una delle società interessate: “La legislazione italiana che vieta le trivellazioni off-shore entro le 12 miglia dalla costa avrà un effetto irrilevante…”. Come dire: le trivellazioni vanno avanti. Un mistero, gli abitanti sono contrari. Enti locali di entrambi gli schieramenti hanno votato “no”. Ma lungo le coste della sola Sicilia incombono 40 concessioni per ricerche ed estrazione petrolifera. Alcune con procedura in corso, altre già rilasciate. Insomma, si può cominciare.

Da Pantelleria, per esempio. Proprio qui, domenica prossima, abitanti e frequentatori (tra cui gli attori Luca Zingaretti e Isabella Ferrari) si ritroveranno per protestare. “Vogliamo risposte e chiarimenti. Troppi punti sono oscuri”, chiede Alberto Zaccagni, uno degli organizzatori.

Il Fatto Quotidiano ne aveva parlato nel maggio 2010. Erano passati cinque giorni dal disastro della piattaforma della Louisiana quando l’allora ministro Claudio Scajola, con sfortunato tempismo, aveva varato un decreto “per semplificare le procedure per le attività di ricerca petrolifera svolte d’intesa con le Regioni”. Uno dei suoi ultimi atti prima delle dimissioni.

E dire che già l’Eni negli anni Ottanta aveva abbandonato i pozzi perché antieconomici. Stavolta, secondo l’associazione AltraSciacca, molti permessi sono già stati concessi in gran segreto, “senza la pubblicità prescritta”. I primi cinque arrivano nel novembre 2006 (governo di centrosinistra). “Ad aggiudicarseli sono stati la Shell e la Northern Petroleum (tra Marettimo e Favignana).

Poi tocca alla Audax Energy e nel 2009 (era Berlusconi) alla San Leon Energy”, è la ricostruzione di Ignazio Passalacqua, consigliere provinciale di Trapani (centrosinistra), in prima fila contro le trivellazioni. Concessioni vecchie di anni, alcune forse scadute, ma ottengono una sospensione “sine die” pubblicata sul Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi e delle Georisorse.

Tutti vogliono trivellare il mare siciliano. Colossi e società sconosciute: “La San Leon Energy è una srl con capitale di diecimila euro. La sede è in un paesino della Puglia. Anche il Fatto ha provato a contattarli, ma ai recapiti forniti rispondono altre società. Non solo: la ditta risulta inattiva ed è stata ceduta a una società madre in Irlanda”. Niente di irregolare, però elementi che, secondo le associazioni, suscitano allarme: “Come si fa a concedere a un soggetto di queste dimensioni sondaggi tanto delicati?

In caso di disastro su chi rivalersi?”, si chiedono l’ingegner Mario Di Giovanna e l’associazione AltraSciacca. La Audax Energy, altra società che vanta diritti importanti, ha un capitale di 120mila euro e rientra nella galassia di imprese del geologo Luigi Albanesi. Un nome che ricorre in questa storia: come esperto, ha firmato studi per le società petrolifere. Anche le proprie. E qui Mario di Giovanna ha qualcosa da dire: “Niente di illecito, ma ci pare poco opportuno che lo stesso amministratore firmi le relazioni tecniche delle sue imprese”. Studi, come ha ammesso l’interessato, compiuti senza recarsi sul luogo, perché in Sicilia ci va, “ma al mare”.

Dopo le polemiche dell’anno scorso si era cercato di frenare le trivellazioni, ponendo limiti (da 5 a 12 miglia dalle coste edalle zone protette) per le ricerche. Alcune domande erano state bocciate. La corsa, però, è ripresa indisturbata. Ma perché così interessati alla Sicilia? No, non pare che sotto l’isola si nasconda un mare di oro nero. Le ragioni sono altre: le royalties che le compagnie pagano alla Sicilia sono tra le più basse d’Italia (l’Emilia Romagna con quantità inferiori di idrocarburi incassa 33 volte di più), che già vanta royalties tra le più basse del mondo.

Lo dicono i produttori nei loro siti: “La struttura delle royalties in Italia è una delle migliori del mondo. Per i permessi offshore le tasse sono solo del 4 per cento, ma nulla è dovuto fino a 300.000 barili l’anno”. E pensare che in Libia si arriva all’85 per cento, in Norvegia e Russia all’80. Così nel rapporto annuale di una delle società, la Cygam, il nostro Paese viene eletto “il migliore per l’estrazione di petrolio off-shore”, forse anche per “l’assenza di restrizioni e limiti al rimpatrio dei profitti”. Par di capire: di petrolio ce n’è pochino, magari si provocano danni ambientali. Ma il profitto è garantito. Ai petrolieri.

http://www.futurolibero.it/?p=1465
Stesso articolo su "DAGOSPIA" del 10/08/11


Da "ECOBLOG" del 9/08/11

Northern Petroleum: presto il via
alle trivellazioni nel Salento

di Alessandra

L’inglese Northern Petroleum ha comunicato che, al termine dell’estate, darà il via alle procedure che potrebbero consentire, in futuro, l’installazioni di almeno 9 piattaforme per trivellazioni nel mare Adriatico in una zona compresa tra il Salento e la provincia di Bari. La notizia, prontamente, è stata data a pochi giorni dal ferragosto quando ben pochi sono quelli disposti a sentirla…

A dare concretezza alle speranza della società inglese è stato, ovviamente, l’efficiente Ministero dell’Ambiente italiano che, il 28 luglio scorso, ha dato l’ok a procedere alle ispezioni sismiche nel tratto di mare pugliese. La tecnologia scelta per questo genere di operazioni, invece, fa sapere senza remore la British Petroleum, è quella dell’air gun, ovvero: furiose esplosioni di aria compressa in mare in grado di fornire stime abbastanza precise sulla presenza e la qualità di eventuali giacimenti petroliferi marini. Ma a quale prezzo? E quale potrebbe essere l’effetto sulla fauna ittica - in particolare sui cetacei - e sul turismo? Intanto, come già fatto lo scorso anno a proposito delle minacciate trivellazioni al largo di Monopoli e Ostuni, Legambiente Puglia è già pronta a presentare ricorso al Tar contro il decreto di Via per le ricerche di petrolio a mare e la Regione Puglia è in attesa di presentare alla Camera la proposta di legge sul “Divieto di prospezione, ricerca e coltivazione d’idrocarburi liquidi” approvata all’unanimità in sede consiliare poche settimane fa.

http://www.ecoblog.it/post/12972/northern-petroleum-presto-il-via-alle-trivellazioni-nel-salento?
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Andiamo bene...


Da "ECOBLOG" del 9/08/11

Alaska: La Shell ottiene il primo via libera
per le trivellazioni

di Nestor Carnevali

Si può iniziare. Il governo americano ha autorizzato la Shell alle prime trivellazioni esplorative “in acque poco profonde” nel Mare di Beaufort a 30 miglia circa dalle coste dell’Alaska. Questa autorizzazione è subordinata all’approvazione dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente, l’Agenzia per la conservazione della fauna selvatica e l’Agenzia gestione delle risorse marine, ma la compagnia si è detta “cautamente ottimista” e conta di iniziare a lavorare in Alaska nel luglio 2012.

L’ira delle associazioni ambientaliste, che osservano con maggiore attenzione i problemi dell’Alaska, è ovvia quanto giustificata. La decisione, “pericolosa e deludente” la definiscono, autorizza a trivellare in una delle zone del pianeta più inospitali e meno adatta alla vita umana. Impossibile non pensare alle conseguenze in caso di fuoriuscita accidentale con tutti la difficoltà anche soltanto a reperire i mezzi in grado di operare in quell’area per evitare il disastro.

Secondo gli ambientalisti la pretesa della Shell di poter recuperare da sola il 95% del petrolio in caso di incidente è un’autentica farsa. Anche in acque calme e calde non si riesce a raggiungere percentuali superiori al 40%, nel Mare di Beaufort il risultato sarebbe certamente più modesto e con l’aggravante del trovarsi in un ambiente sostanzialmente incontaminato. I governi sono sordi: la possibilità di reperire altri pozzi di petrolio e di ridurre il prezzo del greggio è troppo allettante, troppo importante per introdurre il principio della prudenza nella tutela ambientale. La Shell, appena qualche giorno fa, è stata condannata dalle Nazioni Unite per il disastro ambientale nel Delta del Niger che richiederà almeno 30 anni di lavoro per la ripulitura. Come si può continuare a riporre fiducia in loro?

http://www.ecoblog.it/post/12971/alaska-la-shell-ottiene-il-primo-via-libera-per-le-trivellazioni?


Da "ABRUZZO WEB" dell'8/08/11

WWF: a rischio il mare abruzzese
per la corsa agli idrocarburi

PESCARA - "Il mare abruzzese è a rischio nell’Italia colonizzata dai petrolieri". Si legge in un comunicato della Sezione regionale Abruzzo del Wwf.

"Momentaneamente - continua la nota - è stato bloccato il pericolo della Petroceltic, ma tre nuove istanze interessano il Mare adriatico anche davanti la nostra costa. Non si fa in tempo a tirare un sospiro di sollievo per un pericolo da poco accantonato che subito arrivano nuove brutte notizie dal fronte petrolizzazione".

"Il Wwf Italia - si legge nella nota - insieme ad altre associazioni ambientaliste, il 27 luglio scorso ha ottenuto dal Tribunale amministrativo regionale del Lazio la sospensiva di un decreto del Ministero dell’Ambiente del 29 marzo che dava parere positivo sulla compatibilità ambientale di un programma di ricerche petrolifere di fronte alla Isole Tremiti, e quindi anche davanti alla costa abruzzese, avanzato dalla Petroceltic, società petrolifera irlandese".

"Appena il tempo - chiarisce la nota - di manifestare soddisfazione per l’obiettivo raggiunto dai nostri legali che, subito, il 5 agosto scorso, ci si accorge che la società inglese Spectrum Geo Ltd ha presentato altre tre istanze per l’avvio del procedimento di valutazione di impatto ambientale, inerenti l’attività di prospezione per la ricerca di idrocarburi in un’area di ben 45 mila Kmq dall’Emilia alle Puglie, passando ancora una volta per le Tremiti e quindi anche per il mare antistante la costa abruzzese".

"Il Wwf denuncia - si afferma con forza nel comunicato - questa scellerata corsa agli idrocarburi che continua nonostante questa grande crisi globale e gli inaccettabili costi ambientali che stiamo scaricando verso le generazioni future. Oggi urgono politiche più attente ai territori e alle potenzialità che questi possono esprimere. Abbiamo bisogno di puntare su fonti energetiche rinnovabili e dobbiamo realizzare progetti che sappiano guardare al futuro e che non costituiscano una minaccia o la colonizzazione dei territori stessi".

"Il mare - prosegue la nota - è una straordinaria risorsa naturale, indispensabile per la nostra stessa sopravvivenza. I mari e gli oceani regolano il clima, raccolgono e distribuiscono l’energia solare, assorbono anidride carbonica. Il 90 per cento degli organismi viventi del pianeta si trovano proprio in questi straordinari ecosistemi e contribuiscono in larga misura al nostro benessere economico e sociale".

Il comunicato continua specificando che "secondo la direttiva 2008/56/CE del Parlamento europeo del 17 giugno 2008, direttiva quadro sulla strategia per l’ambiente marino, gli stati membri dell’Unione europea, attraverso una serie articolata in diverse fasi di azioni atte a stabilire gli obiettivi e gli indicatori ambientali, dovranno portare la condizione dei mari e oceani dell’Unione allo stato di buono entro il 2020. Un obiettivo difficilmente raggiungibile se si continuano ad autorizzare ricerche petrolifere in un mare piccolo, chiuso e poco profondo come il Mare adriatico".

"Il Wwf - conclude la nota - auspica una nuova politica energetica da parte degli organismi nazionali e un impegno comune di tutte le Istituzioni e le realtà locali per fermare queste nuove minacce per il mare abruzzese".

http://www.abruzzoweb.it/contenuti/wwf-a-rischio-il-mare-abruzzese-per-la-corsa-agli-idrocarburi/33251-4/
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Ma il WWF non è un'organizzazione internazionale ? E "nell'Italia colonizzata dai petrolieri", come dice il WWF,  solo l'Abruzzo sarebbe a rischio ? Mi verrebbe da ridere, se non ci fosse da piangere...


Da "L'INFORMAZIONE LIBERA" - 8/8/11

Trivellazioni in Puglia, Northern Petroleum
ci riprova

L’azienda ha ottenuto dal Ministero per l’ambiente l’autorizzazione a procedere
in altre due concessioni, Giove e Rovesti, tra Monopoli ed Ostuni.
D’Orsogna: “Le comunità locali si oppongano”

BARI - Il rischio “trivellazioni” in Puglia non sembra affatto risolto, anzi. La Northern Petroleum ha annunciato in data 28 luglio 2011 di avere ottenuto dal Ministero per l’Ambiente l’autorizzazione a procedere in altre due concessioni nel Salento/barese, Giove e Rovesti, dando inizio alle proprie ispezioni sismiche ad ottobre 2011.

Northern Petroleum (secondo quanto riportato anche da Maria Rita D’Orsogna, professoressa italo-americana, docente alla California State University a Northridge), ha iniziato il suo iter autorizzativo per trivellare i mari del Salento e del Barese. Sarebbero nove le concessioni in giacenza presso il Ministero dell’Ambiente e dei Beni culturali per l’approvazione di ispezioni sismiche e per la successiva perforazione di pozzi esplorativi, allo scopo di estrarre petrolio per decenni.

L’area interessata si estende per oltre seimila chilometri quadrati a circa venticinque chilometri da riva, da Bari fino a Santa Maria di Leuca. La Northern Petroleum avrebbe, dunque, ottenuto di recente il permesso di eseguire ispezioni sismiche con la tecnica dell’air-gun nell’area di Monopoli-Ostuni-Brindisi in due proposti campi di petrolio, chiamati Rovesti e Giove. Il direttore responsabile della Northern Petroleum, Derek Musgrove, sostiene che per la società l’esplorazione dell’Adriatico Meridionale sia “una priorità” e che la ditta intenda procedere velocemente con l’air-gun in modo da identificare i siti da trivellare già all’inizio del 2012.

Anche nella provincia di Lecce ci sono simili permessi in giacenza, ma ad uno stadio meno avanzato. In cosa consistono praticamente le ispezioni sismiche? Sono violente esplosioni di aria compressa in mare che permettono di dare stime sui giacimenti delle riserve di petrolio grazie ai segnali riflessi. Secondo quanto spiega l’esperta docente “sono dannosi al pescato, al delicato equilibrio marino e alla vita dei cetacei che spesso possono spiaggiare. Soprattutto sono il primo passo verso la petrolizzazione dei mari del salentino e del barese, che si concluderà, secondo le intenzioni della Northern Petroleum, con l’installazione di almeno nove piattaforme a mare”.

“Inevitabilmente – aggiunge -, queste porteranno con sé perdite di petrolio e rilasci di materiale inquinante, dannoso a pesci e all’uomo, e la possibilità di disastrosi scoppi e incidenti”. Si stima che i campi Rovesti e Giove contengano circa 53 milioni di barili di petrolio di bassa qualità. In Italia, il consumo giornaliero sarebbe di circa 1 milione e mezzo di barili, per cui il totale di petrolio estratto sarebbe sufficiente al paese per poco più di un mese.

“In più – sostiene la D’Orsogna -, nulla vieta alla Northern Petroleum di vendere il suo petrolio sul libero mercato. La legislazione italiana prevede l’interdizione alle trivelle a nove chilometri da riva, mentre nei pressi di aree protette il limite arriva a 22 chilometri dalla costa. Per contro, su tutto il litorale di California e Florida il limite è rispettivamente di 160 e 200 chilometri, per proteggere turismo e pesca”.

Infine, le royalties per le estrazioni dai mari italiani sono solo il 4% del ricavato, a fronte di tassi che in Norvegia ad esempio, arriverebbero all’80% del totale. Le estrazioni di petrolio, nel basso Adriatico da parte della Northern Petroleum e delle Tremiti da parte dell’irlandese Petroceltic porteranno al “deterioramento della salute del mare, del turismo, dell’economia e in ultima analisi della qualità di vita dei cittadini”: pertanto “invitiamo le comunità costali della Puglia – afferma la D’Orsogna - a prendere conoscenza della problematica e ad attivarsi presso il Ministero dell’Ambiente per opporsi in maniera ufficiale ai propositi della Northern Petroleum”.

Per farlo, è possibile inviare osservazioni di contrarietà come previsto dalle norme europee e secondo le quali per progetti di così forte impatto ambientale, l’opinione del pubblico e di enti locali risulta vincolante: “Sconfiggere i petrolieri – ribadisce la docente - è possibile, come dimostrano diverse vittorie in altre comunità italiane. L’ingrediente più importante è di gran lunga l’informazione e la partecipazione popolare”.

http://www.facebook.com/notes/informazione-libera/trivellazioni-in-puglia-northern-petroleum-ci-riprova/10150274095549154


Da "TERRA IT" - 8/08/11

Petrolio, trent’anni per disintossicare il Paese

di Paolo Tosatti

5 agosto 2011 - NIGERIA I danni causati dalla compagnie petrolifere nella regione dell’Ogoniland richiederanno decenni per essere sanati. Un rapporto dell’UNEP analizza la devastazione che ha colpito il territorio.

Trent’anni di lavoro e un miliardo di spese per tentare di guarire un cancro che da oltre cinquant’anni infesta una terra ormai spogliata di ogni risorsa e minaccia la vita di un’intera popolazione. La “pulizia” dell’Ogoniland, la regione del delta del Niger abitata dal popolo Ogoni, richiederebbe la più massiccia operazione di salvataggio ambientale mai effettuata. Un intervento equivalente a una lunga e delicata dialisi, necessaria a filtrare il petrolio e i liquami tossici che impregnano il terreno, avvelenando le fonti d’acqua e le sorgenti, contaminando i raccolti e la vegetazione, contagiando ogni forma di vita.

Gli esiti di decenni di barbaro sfruttamento delle risorse del territorio nigeriano da parte delle compagnie petrolifere sono stati analizzati dal Programma delle Nazioni unite per la protezione dell’ambiente (UNEP), che in un dettagliato dossier ha pubblicato gli scioccanti risultati di un’indagine durata 14 mesi, estesa su una superficie di decine di ettari e realizzata con il coinvolgimento di 23mila persone residenti nella zona. Gli esperti dell’organizzazione hanno passato oltre un anno a raccogliere campioni di suolo e di acqua, ad effettuare test sugli abitanti e a verificare lo stato di salute dell’ecosistema nel suo complesso.

Quello che emerge è il quadro di una tragedia silenziosa: malgrado da anni la Shell e la compagnia petrolifera statale nigeriana abbiano smesso di estrarre il greggio dall’Ogoniland, a seguito della coraggiosa campagna condotta dallo scrittore, poeta e attivista Ken Saro-Wiwa (impiccato il 10 novembre del 1995 dal governo militare nigeriano, tra le proteste della comunità internazionale), l’intera regione risulta avvelenata dal petrolio. Un nemico spesso invisibile, che nel corso dei decenni si è infiltrato in profondità nella terra e nelle falde acquifere, spargendo ovunque i suoi mortali effluvi.

«Il livello di contaminazione della regione dell’Ogoniland è disastroso», si legge nel rapporto dell’UNEP. «Molte aree della zona, che non appaiono compromesse in superficie, sono in realtà fortemente inquinate nel sottosuolo. In almeno 10 comunità Ogoni l’acqua che viene bevuta presenta elevati livelli di idrocarburi, che costituiscono una seria minaccia per la salute dei residenti». In un quadro di generale degenerazione ambientale, una situazione particolarmente difficile è quella della comunità di Nisisioken Ogale, nella parte occidentale della regione, dove le famiglie «stanno bevendo da pozzi contaminati dal benzene, una sostanza cancerogena, presente in quantità 900 volte superiore ai parametri di tolleranza fissati dall’Organizzazione mondiale della sanità». Le analisi condotte dagli scienziati dell’UNEP hanno evidenziato presenza di una strato di 8 centimetri di petrolio che galleggia sulla superficie delle acqua sotterranee.

Due giorni fa la Shell, che insieme alla Nigerian National Petroleum Corporation controlla la maggior parte delle infrastrutture petrolifere dell’area, ha ammesso la propria responsabilità nella devastante perdita di petrolio che ha interessato la regione nel 2008. In quell’anno l’oleodotto transnigeriano Bodo-Bonny è stato interessato da due rotture, da cui ha avuto origine uno sversamento di greggio che ha ricoperto un’area di 20 chilometri quadrati, causando ingenti danni alla flora e alla fauna della zona. La compagnia petrolifera sostiene che dalle falle sarebbero fuoriusciti 40mila galloni di petrolio (circa 150mila litri), anche se stime condotte da esperti indipendenti parlano di 10 milioni di galloni, equivalenti a 37 milioni di litri. Più o meno quanto il danno prodotto dall’incidente della Exxon Valdez, naufragata sulle coste dell’Alaska nel 1989. Il caso è attualmente al centro di una class action sollevata davanti al tribunale di Londra dalla comunità locale, decisa a veder riconosciuto il proprio diritto a un giusto indennizzo per i danni subiti.

«Ripulire il territorio dell’Ogoniland potrebbe rivelarsi la più vasta e lunga operazione di “pulizia” mai affrontata», sottolineano le conclusioni del rapporto del Programma delle Nazioni unite per la protezione dell’ambiente. «Questo lavoro richiederà l’impiego di moderne tecnologie per decontaminare i terreni e le acqua inquinate, un migliore monitoraggio ambientale e l’avvio di una stretta collaborazione tra il governo, il popolo Ogoni e l’industria petrolifera».

Le raccomandazioni dell’UNEP sono anche di natura tecnica: l’istituzione di tre nuovi organismi incaricati di controllare gli interventi sull’ambiente è vista come un passo necessario per ottenere risultati concreti. All’Ogoniland environmental restoration authority, che avrà il compito di elaborare un piano d’azione, dovrebbero essere affiancati l’Environmental restoration fund for Ogoniland, con funzioni principalmente contabili e l’Integrated contaminated soil management centre, per monitorare specificamente il livello di contaminazione del suolo. L’intero programma di interventi stabilito dall’UNEP si basa comunque su un unico presupposto: l’azione immediata. Il minimo ritardo, in una situazione disperata come quella in cui versa la regione degli Ogoni, sarebbe fatale. Non solo per il territorio ma anche per tutti i suoi abitanti.

http://www.terranews.it/news/2011/08/petrolio-trent%E2%80%99anni-disintossicare-il-paese
Stessa notizia su "INFORMAZIONE LIBERA" dell'8/08/11


Da "REPUBBLICA IT" - 8/08/11

Allarme

Taranto, gasolio in mare
Incidente alla condotta Eni

di Mario Diliberto

Lo sversamento da un impianto a 20 metri di profondità ieri in tarda mattinata: subito i centralini dei vigili del fuoco in tilt.
I tecnici sono rimasti al lavoro per ore per circoscrivere la macchia. Nuove polemiche sull'inquinamento in città

Carburante in mare e nella rada di Taranto: scatta subito l'allarme. Lo sversamento di prodotto petrolifero è avvenuto nella tarda mattina di ieri da una delle condutture sottomarine utilizzate dalla raffineria Eni. L'incidente è stato segnalato da parte della stessa azienda che ha rilevato il "trasudamento" di uno degli impianti situati a venti metri di profondità. In sostanza si tratta di una perdita dovuta ad un cattivo funzionamento e non ad una vera e propria falla. Fatto sta che il carburante, probabilmente gasolio, è tracimato in acqua.

Dopo la segnalazione da parte di Eni sul posto sono intervenuti gli uomini della capitaneria di porto. Il braccio di mare in cui è affiorata una filmatura oleosa è stata subito circoscritta con dei galleggianti. La prima relazione redatta sull'incidente, parla dello sversamento di una quantità poco significativa di prodotto petrolifero. "Non è neanche il caso di parlare di uno sversamento nel senso proprio del termine" fanno sapere dalla Capitaneria di porto.

L'episodio in ogni caso non è stato assolutamente trascurato. L'intervento per tamponare l'emergenza, infatti, è durato diverse ore ed è stato monitorato dagli uomini della capitaneria di porto e dai tecnici dell'Arpa. In mare sono intervenuti gli uomini della cooperativa sommozzatori e i tecnici della "Ecotaras", la ditta che si occupa del disinquinamento, con la supervisione del personale della stessa Eni.

Gli esperti hanno inquadrato il tratto di mare interessato dall'incidente, localizzato all'altezza delle boe della rada di mar Grande. Ed è lì che sono subito intervenuti in primo luogo per delimitare lo specchio d'acqua interessato. Si è lavorato per ore proprio intorno al campo boe, ancorato ad una profondità adeguata a consentire l'ormeggio delle petroliere dal pescaggio troppo elevato per giungere sino alle banchine del porto industriale sul quale si affaccia la gigantesca raffineria.

L'episodio, ancorché di portata contenuta, rilancia la polemica sulla convivenza tra la città e la imponente zona industriale che si allunga sino a pochi metri dall'abitato. Una polemica che investe il grande impianto Eni che con l'Ilva costituisce buona parte della zona industriale a ridosso del capoluogo ionico. E la rinfocola proprio nei giorni in cui la città è ancora una volta in fermento. Nell'ultima settimana Taranto è stata investita a ripetizione da cattivi odori. Anche ieri i centralini dei vigili del fuoco sono andati letteralmente in tilt per la pioggia di chiamate. Tutte segnalavano una intensa puzza di gas. L'indice accusatore è puntato ovviamente verso ciminiere e torri torce che incombono sulle case dei tarantini. L'emergenza due giorni fa è stata al centro di un summit in prefettura. Allo studio nuove rilevazioni che consentano di individuare la sostanza e quindi la fonte del nauseante tanfo.

http://bari.repubblica.it/cronaca/2011/08/07/news/taranto_gasolio_in_mare_allarme_per-20124627/
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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E se succedesse qualcosa del genere un domani qui a Pantelleria, cosa faremmo ? Lo denunceremmo o stenderemmo un velo pietoso di silenzio per non danneggiare i nostri interessi ?


Da una mia "NOTA" su Facebook dell'8/08/11

Quando la completezza dell'informazione va a pallino...

La notizia è vera !!! Ma di quanto accaduto
a Pantelleria non se ne parla

di Guido Picchetti

"PANTELLERIA: DISORDINI DOPO FUGA DI 25 PROFUGHI DA CENTRO ACCOGLIENZA". la notizia viene data dall'Italpress Sabato pomeriggio alle 19,10 ed è prontamente ripresa dal notiziario on line "Sicilia on line" che la pubblica alle 19,11.

La riporto qui integralmente, breve e concisa nei fatti che riporta:

PANTELLERIA (TRAPANI). Hanno fatto irruzione anche in case private 25 extracomunitari fuggiti dal centro di prima accoglienza a Pantelleria. Atti di vandalismo sono stati commessi contro due camion e sono stati forzati e aperti un distributore di carburante e un negozio. Stamattina alcuni dei migranti in fuga hanno tentato di imbarcarsi sul traghetto "Pietro Novelli", diretto a Trapani, ma sono stati respinti dall'equipaggio. Le forze dell'ordine hanno finora rintracciato 16 degli extracomunitari fuggiaschi; mentre nove rimangono ancora in giro per l'isola. Intanto, sono approdate a Pantelleria, scortate dalla Guardia Costiera, altre due imbarcazioni, con 13 migranti a bordo. Un'altra operazione di recupero, infine, é attualmente in corso. (ITALPRESS)

Benchè residente a Pantelleria, e collegato on line via ADSL quasi in permanenza, solo alle 19,35 di sabato ricevo notizia dei fatti avvenuti tramite la rassegna stampa di "Goggle" diramata in automatico alla voce "Pantelleria", la quale mi segnala appunto l'articolo di "Sicilia On Line".

E' ormai sera sull'isola. Leggo degli atti di "vandalismo" la sera prima compiuti dagli immigrati fuggiti dal "centro di accoglienza" della Caserma Baroni, del loro tentativo in mattinata di imbarcarsi sul traghetto "Pietro Novelli" andato a vuoto, e di come le forze dell'ordine abbiano poi ripreso 19 fuggiaschi, mentre 9 di essi ancora mancano all'appello e vagano liberi sull'isola,

Sono su Facebook, ho tanti amici che condividono i miei interessi, molti dei quali anch'essi residenti a Pantelleria. Sento come mio dovere dare notizia dell'accaduto, sia pure senza drammatizzare. E, riportando il comunicato di "Sicilia on Line", lo commento così: "Non è certamente una bella notizia, ma nascondere la testa sotto la sabbia e far finta di niente neppure è una bella soluzione...Occhi aperti, quindi, calma e sangue freddo...". E, dopo aver chiuso bene porte e finestre, (non si sa mai...) me ne vado a dormire...

La mattina dopo, domenica, sono di nuovo in rete e controllo le notizie pervenutemi in nottata. Ma noto anzitutto che non c'è stato alcun ulteriore sviluppo all'accaduto. Le rassegne stampa che ricevo regolarmente non danno alcun'altra notizia in merito. E neppure su FB nessun commento a quanto da me segnalato.

La cosa mi sembra strana. E' pur vero che siamo in una "Domenica d'Agosto", e siamo tutti in vacanza. Ma comincio ad avere qualche dubbio. Se sull'isola ci sono davvero nove fuggiaschi in cerca di scampo da un teatro di guerra vicino, come mai nessuno ne parla o riferisce sugli sviluppi della vicenda ? Capisco che una notizia del genere non giova al turismo, grande risorsa dell'isola. Ma anche nascondere certi pericoli che potrebbero esserci per chi è in vacanza sull'isola, non mi pare sia del tutto giusto.

Mi viene un dubbio. Che la notizia sia falsa ? Decido quindi di approfondire la questione tramite Goggle e vedere se ci sono altre conferme. E di conferme su vari altri notiziari ne trovo, ma tutte riconducibili a quell'unico comunicato stampa diramato da "Itapress" o a "Sicilia On line" che l'ha ripreso. Chiamo come ultima spiaggia la Caserma dei CC, chiedendo conferma o meno dell'accaduto, ma, pur essendomi regolarmente qualificato, neppure lì ottengo risposte ufficiali al riguardo. E resta il dubbio: il fatto riferito da Itapress, indubbiamente grave (al di fuori di ogni metafora...), è vero o falso ?

Una nota al riguardo, da me pubblicata ieri su Facebook, e inviata anche agli organi d'informazione on line con cui di solito collaboro (ma da tutti ignorata), chiudeva appunto con questa frase che ritengo pienamente valida, anche ora che i fatti sono risultati veri: "Nei paesi civili quando viene data, anche involontariamente, una notizia errata, di norma la prima cosa che si fa è una bella rettifica, ed è quanto ufficialmente chiedo con queste mie righe, ma temo tanto che la mia richiesta rimarrà inascoltata, come è prassi comune ormai per il nostro "civile" Paese...

Poi ieri sera da "Pantelleria Internet Com" la conferma che quei fatti sono realmente accaduti e sono totalmente veri. E allora ? Perchè questo prolungato silenzio? La notizia diffusa da "Italpress" e "Sicilia on line" era esatta. Perchè allora le autorità competenti (come responsabili amministrativi e/o come forze dell'ordine, al servizio dei cittadini) non hanno emanato comunicati precisi sull'accaduto e su quanto sta ancora accadendo, essendo nove "poveri cristi" ancora in giro a nascondersi per l'isola ? Si eviterebbero speculazioni, e si darebbe al fatto il giusto risalto, anzichè coprire il tutto di un velo pietoso che serve solo a un'incompletezza d'informazione che l'isola assolutamente non merita.

http://www.facebook.com/note.php?note_id=261058597239296
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Commento del sottoscritto a margine del documento
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E' un rifacimento della mia nota di ieri quando dubitavo e speravo ancora che la notizia dei vandalismi e dei fuggiaschi sull'isola fosse falsa. Ma anche questo pezzo non ha avuto alcuna eco sui vari notiziari in rete. E' proprio vero, certe notizie nessuno le vuol sentire, vere o false che siano...


Da "PANTELLERIA COM - News n° 7949" del 7/08/11

Venerdi alle 22 davanti al Tikirriki

Catena umana per il Mare

di Anna Lodigiani

Venerdi' 12 agosto alle ore 22.00 ci sarà una catena umana in solidarietà per il Mare. Il ritrovo sarà davanti al bar Tikirriki; sarebbe bello che le persone venissero vestite con le sfumature del blu in onore al mare.

Si tratta di una azione di pace e solidarietà per il Mare che purtroppo sta subendo e rischia di subire sempre più violenze da parte dell’essere umano. E vorrei terminare con una frase dello scienziato Masaru Emoto, del quale, tra l’altro, consiglio con tutto il cuore di leggere i meravigliosi libri.

“L'acqua è la risorsa fondamentale per tutte le forme di vita sul nostro pianeta, la sua qualità e la sua integrità sono essenziali per la loro sopravvivenza.”

Portate tanti bimbi...

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=7077 (solo su abbonamento)
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Se appena potete, cercate di non mancate... Un pensiero non costa molto, ma forse se saremo in molti  potrà essere utile a prendere coscienza di un bene prezioso che ci circonda tutti e che occorre tutelare...


Da "PANTELLERIA COM - News n° 7945" del 7/08/11

Sedici sono stati ripresi dalle forze dell'ordine,
ne restano in giro nove ...

Fuggono in 25 dalla Caserma Barone: aperti
un negozio, una casa privata e un distributore di benzina

Che la situazione nella caserma “Barone” non fosse sicura per ospitare i migranti ne avevamo avuto le avvisaglie nello scorso mese di giugno quando alcuni uomini erano fuggiti. Le condizioni igieniche precarie, il grande caldo che i migranti sono costretti a sopportare, avevano creato situazioni al limite della sicurezza.

Nessun provvedimento è stato preso per rendere più sicura ed accogliente la struttura ed ieri si è verificato quello che tutti temevano. Alcuni extracomunitari sono fuggiti e hanno provocato disordini e atti vandalici. Nella notte tra venerdì e sabato alcuni di loro hanno aperto un negozio e danneggiato due camion. Sono pure entrati in case private e in un distributore di carburante.

Ad abbandonare l’ex caserma e scorazzare per il centro dell’isola sono stati 25 uomini di nazionalità magrebina che erano sbarcati nei giorni scorsi nell’isola. Ieri alcuni si sono presentati davanti al traghetto Pietro Novelli e volevano imbarcarsi per Trapani. Due sono riusciti anche ad entrare, ma sono stati respinti dall’equipaggio del traghetto.

Le forze dell’ordine sono riuscite a riprendere 16 uomini e a riportarli nel centro di prima accoglienza, 9 ancora non è stato possibile rintracciarli. Ieri sono state intercettate altre due imbarcazioni sulle quali c’erano 14 persone. Oggi sono stati imbarcati 15 extracomunitari per Trapani. Nel centro di prima accoglienza sono ospitati altri 90 migranti. A fronteggiarli, con coraggio, ci sono soltanto, per ora, i carabinieri ed i finanzieri in servizio sull’isola.

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=7073 (solo su abbonamento)
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Quindi la notizia diffusa ieri da "Italpress" e da "Sicilia on line", come riferisce oggi "Pantelleria Com", è sostanzialmente esatta. Ma allora, da parte delle autorità competenti (forze dell'ordine o esponenti amministrativi) perchè non emanare subito un comunicato preciso sull'accaduto? Si eviterebbero speculazioni in un senso o nell'altro al riguardo, sempre e comunque dannose, e si darebbe al fatto il risalto che merita, anzichè coprire il tutto di un velo pietoso che serve solo a testimoniare un'incompletezza d'informazione che l'isola assolutamente non merita, e di cui soffre già in abbondanza... 


Da una mia "NOTA" su Facebook del 7/08/11

Pantelleria: una notizia falsa on line ?
Chi ne paga i danni ?

di Guido Picchetti

"Pantelleria: disordini dopo fuga di 25 profughi da centro accoglienza": questa la notizia pubblicata ieri pomeriggio dal notiziario in rete "SICILIA ON LINE" nella sezione "CRONACHE - ULTIM'ORA" che qui a seguire integralmente trascrivo..

Pantelleria (TR). Hanno fatto irruzione anche in case private 25 extracomunitari fuggiti dal centro di prima accoglienza a Pantelleria. Atti di vandalismo sono stati commessi contro due camion e sono stati forzati e aperti un distributore di carburante e un negozio. Stamattina alcuni dei migranti in fuga hanno tentato di imbarcarsi sul traghetto "Pietro Novelli", diretto a Trapani, ma sono stati respinti dall'equipaggio. Le forze dell'ordine hanno finora rintracciato 16 degli extracomunitari fuggiaschi; mentre nove rimangono ancora in giro per l'isola. Intanto, sono approdate a Pantelleria, scortate dalla Guardia Costiera, altre due imbarcazioni, con 13 migranti a bordo. Un'altra operazione di recupero, infine, é attualmente in corso. (ITALPRESS)

Uno che, come il sottoscritto, risiede stabilmente sull'isola e che usa la rete come suo privilegiato mezzo di comunicazione con il resto del "mondo", cosa fa ? Ne valuta il peso, i pro e i contro conseguenti a una eventuale divulgazione, e alla fine decide di riprenderla anzitutto sulla sua bacheca di Facebook per informare i suoi 469 amici dell' "accaduto", non senza però farla precedere da un suo breve commento che dice: "Non è certamente una bella notizia, ma nascondere la testa sotto la sabbia e far finta di niente neppure è una bella soluzione...Occhi aperti, quindi, calma e sangue freddo...". E poi alla fine della giornata, dopo aver chiuso bene porte e finestre, se ne va a dormire...

Arriviamo a stamane. Il sottoscritto, nuovamente in rete, nota anzitutto che non c'è stato alcun ulteriore sviluppo a quanto sarebbe accaduto a Pantelleria ieri mattina. Le rassegne stampa che riceve regolarmente non danno alcun'altra notizia in merito. E neppure su FB nessun commento a quanto già segnalato.

La cosa mi sembra davvero strana. E' vero che siamo in Agosto, e siamo tutti in vacanza. Ma comincio ad avere qualche dubbio. Se sull'isola ci sono davvero nove fuggiaschi in cerca di scampo da un teatro di guerra vicino, come mai nessuno ne parla o riferisce sugli sviluppi della vicenda ? Capisco che una notizia del genere non giova al turismo, grande risorsa dell'isola. Ma anche nascondere certi pericoli che potrebbero esserci per chi è in vacanza sull'isola, non mi pare sia giusto.

Decido quindi di approfondire la questione, cercando anzitutto conferme a quella notizia tramite Goggle. E conferme ne trovo non poche.

Sul sito di "LIBERO 24x7", alla voce "guardia costiera":
"PANTELLERIA: DISORDINI DOPO FUGA DI 25 PROFUGHI DA CENTRO ACCOGLIENZA"
Intanto, sono approdate a Pantelleria, scortate dalla Guardia Costiera, altre due imbarcazioni, con 13 migranti a bordo. Un'altra operazione di recupero, infine, é attualmente in corso. (ITALPRESS) ...

http://247.libero.it/dsearch/guardia+costiera/

Sul sito di "SICILIANO IT", dopo "12 ore fa – pantelleria: disordini dopo fuga di 25 profughi da centro accoglienza ...":
"PANTELLERIA: DISORDINI DOPO FUGA DI 25 PROFUGHI DA CENTRO ..."
http://www.siciliano.it/news.cfm?id=362950


Sul sito di "PROVINCIA DI TRAPANI IT", nella Pagina Notizia e Commenti | SiciliaOnLine.it (Ultim'Ora Italpress) ...:
"Pantelleria: disordini dopo fuga di 25 profughi da centro accoglienza"
06 Aug | PANTELLERIA (TRAPANI) - Hanno fatto irruzione anche in case private 25 extracomunitari...

http://www.trapani-sicilia.it/

E, di conferme, molte altre ancora ce ne sono... Ma noto anche che, se appena appena scavi, ti accorgi che tutti i siti che riportano la notizia indicano come origine sempre e solo "SICILIA ON LINE".

Decido allora di risalire all'agenzia di stampa "ITALPRESS", quella che, proprio secondo quel notiziario, sarebbe la prima fonte ufficiale della notizia dei disordini nel centro di accoglienza di Pantelleria e dei 9 fuggiaschi ancora in giro per l'isola; e scopro che su "GOGGLE", alle voci di ricerca da me indicate insieme ad "Italpress", viene fuori il seguente risultato:

Agenzia di Stampa Italpress - ISCRIZIONI ON LINE DA QUEST'ANNO ALL ...  - Copia cache - 15 lug 2011 – All'interno di viale delle Scienze, nel padiglione collocato ... 06/08/2011 19.10 PANTELLERIA: DISORDINI DOPO FUGA DI 25 PROFUGHI DA CENTRO ...
www.italpress.com/.../al-via-iscrizioni-universita-a-paler...

Quindi davvero il 6/08/2011 alle 19,10 l'Agenzia di Stampa avrebbe pubblicato una sua nota dal titolo "PANTELLERIA: DISORDINI DOPO FUGA DI 25 PROFUGHI DA CENTRO...". Ma il bello (o il brutto...) è che, quando poi vado a cercare nella pagina web cdi "ITALPRESS" collegata al link di quel risultato, la notizia in questione non c'è più, o quanto meno non mi risulta !!!

E allora ? La notizia riportata all'inizio è falsa o è vera ? E se è falsa, come davvero sembra, di chi la colpa ? Dell' "ITALPRESS" o di "SICILIA ON LINE" ? Nei paesi civili quando viene data, anche involontariamente, una notizia errata, di norma la prima cosa che si fa è una bella rettifica, ed è quanto ufficialmente chiedo con queste mie righe, ma temo tanto che la mia richiesta rimarrà inascoltata, come è prassi comune ormai per il nostro "civile" Paese...

http://www.facebook.com/note.php?note_id=260560847289071


Da "PANTELLERIA COM - News n° 7939" del 6/08/11

Approvata la delibera di opposizione

Ferma opposizione di tutto il Consiglio Comunale
alle trivellazioni nel Mediterraneo

di Giovanna Cornado Ferlucci

Il Consiglio Comunale di Pantelleria ha approvato all’unanimità la delibera di opposizione all’istanza di permesso di ricerca idrocarburi liquidi e gassosi avanzata dalla Società Audax Energy in data 30 giugno 2011. Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Spata, ha relazionato sugli incontri tenutisi con il Consiglio Comunale di Sciacca e con i rappresentanti del Comitato spontaneo ”No Trivella Day” al fine di presentare, entro il 29 agosto prossimo, una opposizione all’istanza in oggetto. Ha poi dato lettura di alcuni documenti:

• Una lettera, indirizzata al Comune di Pantelleria, di “Fare Ambiente - Movimento ecologista europeo – Coordinamento Provinciale di Trapani” a firma del coordinatore regionale dott. Nicolò Nicolosi e del coordinatore provinciale dott. Salvatore Braschi nella quale si afferma la necessità di “negare in modo drastico le richieste di autorizzazione depositate nei Ministeri competenti e si manifesta ampia disponibilità a discutere la problematica dell’istituzione dell’Area Marina Protetta di Pantelleria”.

• Un comunicato stampa del senatore Antonio D’Alì, inviato al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, nel quale si richiede di “proseguire l’azione di salvaguardia e di difesa già intrapresa e di integrarla attraverso l’adozione urgente di provvedimenti che stabiliscano un più ampio e complessivo divieto di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi nelle acque e nel sottosuolo marino di competenza nazionale.”

• Una lettera dei pescatori della Società Cooperativa “San Giuseppe” delle isole Egadi, a firma del presidente della Federcoopesca – Sicilia, dott. Angelo Mancuso, nella quale “si esprime la preoccupazione per i risvolti negativi sul ripopolamento degli stock ittici e sulla salvaguardia e tutela dell’ecosistema” in conseguenza all’uso di mine esplosive sismiche che verrebbero utilizzate nella ricerca in oggetto.

• Una lettera a firma del sindaco Alberto di Marzo, indirizzata all’Assessorato Regionale del Territorio e dell’Ambiente e al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del Mare, nella quale si chiede il coinvolgimento degli Enti Locali e l’istituzione di una Conferenza di Servizi “al fine di meglio valutare gli interessi e le aspirazioni delle comunità coinvolte e le potenziali ricadute ambientali e socio economiche negative delle attività petrolifere nello Stretto di Sicilia”.

L’ingegnere Gaspare Inglese ha di seguito illustrato le azioni che il Comune sta intraprendendo al fine di inoltrare opposizione all’istanza, specificando che la nota inviata al Ministero interrompe di fatto i tempi di intervento di tutta l’operazione, ha sottolineato inoltre come la possibilità di ottenere una riduzione della zona di ricerca vanificherebbe l’utilità di realizzare le trivellazioni da parte della società richiedente. I consiglieri di Progetto Pantelleria hanno ribadito l’importanza della difesa dell’ambiente e la necessità di sensibilizzare la comunità e tutti gli enti coinvolti e hanno chiesto di fare chiarezza sulla dicotomia di una Amministrazione che si è dimostrata sensibile e attenta alla problematica e un Gruppo di maggioranza che non ha voluto sottoscrivere la Carta Salata. Il sindaco è intervenuto riconfermando il suo impegno nell’attivare tutti gli strumenti necessari per la difesa non solo del nostro mare, ma di tutto il Canale di Sicilia: “ Non vedo da parte del governo una particolare attenzione, noi però dobbiamo agire con un atto unanime”.

Prima della votazione della delibera contenente “un netto dissenso alla realizzazione delle ricerche petrolifere, sia con indagini sismiche che con trivellazioni”, il presidente Giuseppe Spata ha aperto il Consiglio Comunale per poter dare la parola ad Alberto Zaccagni, quale rappresentante del Comitato “No Trivella Day”: “Non possiamo che essere contenti della mobilitazione in atto, noi continueremo a lavorare per opporci alle trivellazioni e continueremo a sensibilizzare l’opinione pubblica su questo importante problema. Voglio però fare una precisazione circa il contenuto della Carta Salata per evitare strumentalizzazioni di qualsiasi genere: il documento non ha nessuna relazione con l’istituzione dell’Area Marina Protetta; il principio della Carta è legato alla tutela e al rispetto dell’ambiente marino e del suo ecosistema; si può poi ipotizzare che uno degli strumenti possibili per mantenere fede ai principi sottoscritti sia l’istituzione di un’area di protezione, ma se ne possono trovare altri; ciò che conta è la finalità ultima per la quale dobbiamo continuare ad impegnarci.”

Il testo delle delibera approvata, oltre alla ferma opposizione alle indagini petrolifere, riporta in maniera circostanziata e puntuale i pericoli e i danni che ne deriverebbero all’ambiente, alle comunità delle zone coinvolte e all’economia di tutto il Mediterraneo.

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=7067  (solo su abbonamento)


Dalla mia "BACHECA" su FB del 6/08/11

Il "No" dell' "Altra Sciacca" alle richieste
della Northern Petroleum

di Guido Picchetti

Questo il documento inviato ai ministeri competenti (Ambiente, Beni Culturali e Sviluppo Economico) il 2 Agosto u.s. dall'associazione "L'altra Sciacca" per dichiarare la propria opposizione nella Valutazione di Impatto Ambientale a due richieste di concessione della NP 25 km al largo delle sue coste, sia per le ispezioni sismiche con l’invasiva tecnica air gun che per la possibile installazione di pozzi per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi.

Osservazioni sui progetti di ricerca di idrocarburi d71 FR-NP e d149 DR-NP sottoposti a Valutazione d’Impatto Ambientale

Alla cortese attenzione del

Ministero dell’Ambiente
Direzione per la Salvaguardia Ambientale del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare - Divisione III
Attenzione: Concessione D71 BR-EL e D149 BR-EL Northern Petroleum
Via Cristoforo Colombo, 44 - 00147 Roma


e p.c.  Ministero per i Beni e le Attività Culturali
           Direzione Generale per la Qualità e la Tutela del Paesaggio e l’Arte Contemporanea
           Via San Michele, 22 - 00153 Roma

          Ministero dello Sviluppo Economico
          Via Molise 2 - 00187 Roma


OGGETTO: Osservazioni sui progetti di ricerca di idrocarburi d71 FR-NP e d149 DR-NP sottoposti a Valutazione d’Impatto Ambientale

Gentile rappresentante del Ministero dell’Ambiente,
Gentile rappresentante del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali,
Gentile rappresentante del Ministero delle Attività Produttive,

Attraverso la presente comunicazione la nostra Associazione intende esprimere la propria contrarietà all’attività di ricerca e sfruttamento di idrocarburi lungo le coste del basso Adriatico da parte della ditta britannica Northern Petroleum, secondo le concessioni d71 FR-NP e d149 DR-NP, come reso noto dal sito del Ministero dell’Ambiente.

Manifestiamo inoltre l’assenza della documentazione VIA sul sito del Ministero dell’Ambiente (alla data del 2 Agosto è presente solo la Sintesi non tecnica), cosa che ha pregiudicato notevolmente il nostro diritto ad essere informati ed a poter esprimere le nostre valutazioni in merito. (vedasi printed screen allegati pri-d71-fr-np2agosto2011.pdf   e  pri-d149-dr-np-2agosto2011.pdf ).

I progetti in esame riguardano le ispezioni sismiche con l’invasiva tecnica air gun a soli 25 chilometri da riva e la possibile installazione di pozzi per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi.

La Northern Petroleum afferma di voler inizialmente eseguire ispezioni sismiche per 50 giorni lungo un tracciato di ben 4300 chilometri, attività propedeutica alla trivellazione di pozzi esplorativi. In caso di successo è presumibile che seguiranno installazioni di piattaforme petrolifere che potrebbero restare attive per decenni nei mari pugliesi. Occorre dunque porsi in un ottica globale e valutare la totalità del progetto in esame e le sue conseguenze a lungo termine. Da questo punto di vista, il documento di VIA sottomesso dalla Northern Petroleum è da considerarsi incompleto e fuorviante.

E’ infatti singolare che nella VIA vi sia una lunga discussione sulla presunta necessità in Italia di estrarre petrolio dal territorio e dai mari nazionali e che invece non vi sia menzione alcuna dei possibili impatti ambientali, in termini di subsidenza, scoppi di pozzi, rilasci a mare di sostanze tossiche come fanghi e fluidi perforanti o acque di risulta che possono diffondersi per decine di chilometri dai punti di emissione. Questo né in generale né nel particolare della realtà pugliese interessata dalle concessioni d149 DR-NP e d71 FR-NP. Nella VIA non sono neppure menzionati i possibili impatti all’economia costiera delle comunità interessate che, allo stato attuale, è totalmente incompatibile con lo sfruttamento di idrocarburi. Come si concilia il turismo di Otranto, Lecce e Monopoli con possibili piattaforme, oleodotti, transito petroliere, scoppi accidentali o sversamenti a mare?

La zona proposta dalla Northern Petroleum per eseguire sondaggi sismici e successivamente – se lo riterrà opportuno – per trivellare il fondale marino è di alto valore naturalistico, turistico-recettivo ed ha nella qualità del pescato il suo fiore all’occhiello. L’air gun è una tecnica invasiva che danneggia flora e fauna marine, come documentato più e più volte nella letteratura mondiale, e che può causare perdita dell’udito e del senso dell’orientamento nei cetacei o lesioni a volte mortali. Tra le numerose specie messe a rischio ci sono anche capodogli e delfini, periodicamente avvistati lungo le coste pugliesi, abruzzesi e molisane, e specie minori e bentonitiche, fondamentali per garantire un buon pescato. La Northern Petroleum cerca di minimizzare gli effetti negativi dell’air gun, mentre diversi articoli scientifici mostrano il contrario. Uno degli studi più recenti è stato pubblicato nel Maggio 2011 su Plos-One, dal titolo “Sometimes Sperm Whales (Physeter macrocephalus) Cannot Find Their Way Back to the High Seas: A Multidisciplinary Study on a Mass Stranding”. In questa pubblicazione si afferma che fra le cause dello spiaggiamento dei sette capodogli nel mare di Puglia del 2009, non sono da escludersi le ispezioni sismiche. Lo studio e’ stato condotto da una equipe internazionale con anni di esperienza sui comportamenti delle specie marine.

L’area scelta dalla Northern Petroleum è nelle strette vicinanze di ben nove siti di interesse comunitario facenti parte della rete Natura 2000, considerata il principale strumento per la protezione della biodiversità in Europa, e di varie zone di ripopolamento ittico, strumentali per la crescita dell’industria della pesca in Puglia. Per alcuni siti di interesse comunitario la Northern Petroleum afferma che date le loro distanze dalle concessioni d71 FR-NP e d149
DR-NP – che variano fra i 10 e i 30 chilometri – e dato il carattere temporaneo delle operazioni air gun, gli impatti ambientali saranno nulli.

Queste affermazioni sono da considerarsi inaccettabili, considerato che – come già detto – lo scopo finale della Northern Petroleum è estrarre petrolio per i prossimi decenni e non solo eseguire ispezioni sismiche per 50 giorni, e soprattutto considerato che la protezione di aree naturalistiche di pregio o di ripopolamento ittico dovrebbero essere di primaria importanza, per la loro valenza ambientale ed economica. In altri paesi come in Norvegia o
lungo le coste pacifiche ed atlantiche degli USA, le zone in cui è vietato trivellare, eseguire sondaggi sismici e in generale operazioni petrolifere è dell’ordine delle centinaia di chilometri da riva, e non dieci, per garantire l’assoluta integrità del mare e delle attività esistenti.

Più in generale, la petrolizzazione dell’Adriatico meridionale, in cui rientra il progetto Northern Petroleum, è in totale contrasto con l’attuale assetto delle nostre coste e stravolgerebbe l’industria del turismo, basata su un’immagine di territorio sano e sostenibile. Le attività proposte dalla Northern Petroleum non porteranno nulla di buono alla Puglia. La migliore ipotesi è che la Northern Petroleum produca una piccola percentuale del fabbisogno nazionale di petrolio, con pochi vantaggi per la collettività italiana, che continuerà ad importare idrocarburi dall’estero. Basti pensare che a tutt’oggi il 94% greggio utilizzato in Italia è importato, nonostante la nostra nazione ospiti il maggior giacimento di petrolio d’Europa, in Basilicata. La storia di quella regione insegna che le trivellazioni, in terra o in mare, non portano benessere alle comunità locali, ma solo inquinamento e peggioramento della qualità della vita. In più, essendo inglese, la ditta proponente è libera di vendere derivati petroliferi su mercati internazionali e non necessariamente a commercializzarli in Italia.

Data la posizione geografica e la bellezza dell’Italia, una nazione più lungimirante della nostra incentiverebbe con più convinzione la produzione di energia sostenibile, investimento di gran lunga più saggio ed economicamente conveniente delle estrazioni di petrolio.

La presente lettera è da intendersi ai sensi dell’articolo 6, comma 9 della legge 8 luglio 1986 n.349, che consente a ogni cittadino italiano di presentare in forma scritta le proprie osservazioni sui progetti sottoposti a Valutazione d’Impatto Ambientale (VIA) e ai sensi del trattato di Aarhus. Quest’ultimo, recepito anche dall’Italia, afferma che le popolazioni hanno il diritto di esprimere la propria opinione su proposte ad alto impatto ambientale e che l’opinione dei cittadini deve essere vincolante.

Esortiamo dunque i Ministeri a bocciare i progetti Northern Petroleum e tutti gli altri a venire, in rispetto dell’Adriatico, della volontà popolare e della legislazione vigente.

Distinti saluti.

   Sciacca, 2 agosto 2011

NB - Vedi il documento sulla pagina web:  
http://www.laltrasciacca.it/2011/08/02/osservazioni-sui-progetti-di-ricerca-di-idrocarburi-d71-fr-np-e-d149-dr-np-sottoposti-a-valutazione-dimpatto-ambientale/

http://www.facebook.com/guido.picchetti


Da "LA GAZZETTA TRAPANESE IT" - 6/08/11

No alle trivelle nel Mar Mediterraneo

4 Agosto 2011 - Il sen. Antonio d’Alì ieri ha scritto al Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ed ai ministri Stefania Prestigiacomo e Paolo Romani, auspicando, dopo il puntuale inserimento nel codice dell’ambiente della norma che vieta “le attività di prospezione, ricerca e coltivazione degli idrocarburi” nelle aree di riserva marina e entro le dodici miglia da esse, una azione di Governo più intensa contro i pericoli derivanti dalle attività di trivellazione ed a tutela del nostro mare.

D’Alì scrive che il Mediterraneo è un mare unico, con il suo patrimonio ecologico, storico-archeologico e culturale, e che tale unicità, e allo stesso modo le attività produttive tipiche di paesi del Mediterraneo, quali il turismo, è messa a rischio dalle attività di estrazione e trasporto di idrocarburi.

La “consapevolezza della grande fragilità dell’ecosistema mediterraneo, e delle spaventose ed irreparabili conseguenze che avrebbe su di esso un incidente analogo a quello accaduto nel Golfo del Messico – scrive il presidente della Commissione Ambiente –, richiede di proseguire l’azione di salvaguardia e prevenzione già intrapresa e di integrarla attraverso l’adozione urgente di provvedimenti che stabiliscano un più ampio e complessivo divieto di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi nelle acque e nel sottosuolo marino di competenza nazionale”.

D’Alì ribadisce, inoltre, che la “preoccupazione e l’urgenza deriva da un elevato numero di richieste di autorizzazioni di inizio attività (da parte di società petrolifere, ndr)  ... nei tratti di mare più delicati (ad esempio i banchi di Pantelleria)”. Tutte attività che, come le cronache riportano, suscitano quotidiano allarme nelle popolazioni delle isole e della intera fascia costiera siciliana e mediterranea.

Sul piano internazionale e dei rapporti con i paesi del bacino del Mediterraneo, d’Alì ricorda al Presidente Berlusconi la “rigorosa applicazione degli strumenti negoziali già esistenti (vedi ad esempio art. 4 del trattato bilaterale con la Tunisia), in vista della tempestiva realizzazione di adeguati livelli di tutela e sicurezza in rapporto a già avviate attività offshore”.

http://www.lagazzettatrapanese.it/politica/no-alle-trivelle-nel-mar-mediterraneo.html
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Un intervento del Sen. D'Alì in difesa dei Banchi di Pantelleria, zona "A" dell'AMP di Pantelleria secondo la proposta Caravello. Ma per la sua tutela servirebbe più di un semplice auspicio... Occorre agire piuttosto sul piano internazionale per il pieno rispetto della Convenzione di Barcellona, e realizzare le "Specialty Protected Areas" (SPAMI) previste dall'UNEP-MAP, tra le quali è appunto compreso lo Stretto di Sicilia.


Da una mia "NOTA" su Facebook del 5/08/11

Le ricerche geo-sismiche dell'ADX
Gli effetti degli spari degli "Air-Gun" sugli organismi marini

di Guido Picchetti

Nel 2009 dai Drr. C.Lanfredi, A.Azzelino e R.Vismara è stata condotta una ricerca per conto della Regione Lombardia (con finanziamento DOTE) sulla "Valutazione di Impatto Ambientale delle Prospezioni Geosismiche Sottomarine", che nella seconda parte del lavoro, comprende una "Stima degli Impatti ed effetti sugli organimi".

In questa mia nota riporto in estratto il capitolo 3 che che illustra appunto gli "Effetti delle indagini geosimiche sull'ecosistema", e su alcuni organismi marini in particolare. In questo momento in cui si sta valutando l'impatto ambientale che le ricerche geosimiche programmate dalla società petrolifera Audax Energy potrebbero avere nelle aree dello Stretto di Sicilia interessate da tali operazioni, ritengo quel capitolo di notevole interesse per chiunque ami il mare di Pantelleria e desideri tutelarlo insieme ai suoi abitanti. E rimando tutti a leggere il lavoro scientifico completo, che, pubblicato sul n° 5/2000 - Vol. XXXVIII della rivista "Ingegneria Ambientale" (pagg. 251/260), è anche pubblicato in rete in formato Acrobat e raggiungibile al link:
http://www.passavantimpianti.com/media_MAGGIO2009.pdf#page=49

3. EFFETTI DELLE INDAGINI GEO-SISMICHE SULL'ECOSISTEMA
di C.Lanfredi, A.Azzellino e R.Vismara


I rumori di origine antropica possono avere effetti sulla vita degli organismi marini acquatici; le specie interessate non sono solo i mammiferi marini, soggetti comunque maggiormente sensibili, ma anche pesci, tartarughe marine e anche invertebrati marini. Le informazioni sugli effetti delle onde acustiche sulla vita acquatica sono varie e complesse: tali effetti infatti dipendono dal tipo di fonte acustica utilizzata, dalla fisiologia e struttura anatomica delle specie e dal loro habitat. In bibliografia vengono riportati alcuni dei potenziali effetti legati ad esposizioni prolungate nel tempo a suoni generati dalle emissioni acustiche: cambiamenti nel comportamento, elevato livello di stress, indebolimento del sistema immunìtario, allontanamento dall'habitat, temporanea o permanente perdita dell'udito, morte o danneggiamento delle larve in pesci ed invertebrati marini.

Nel caso delle perturbazioni acustiche generate dagli air-gun, alcuni studi riportano una diminuzione delle catture di pesci anche dopo alcuni giorni dal termine dei campionamenti. Gli studi del The Norwegian Institute of Marine Research hanno messo in evidenza una diminuzione delle catture di pescato fino al 50% in un'area fino a 2000 m2 dalla sorgente durante l'utilizzo di air-gun. È stata anche dimostrata una diminuzione della disponibilità di uova di pesce probabilmente causata della prolungata esposizione di specie ittiche a suoni a bassa frequenza. Alcuni studi condotti dal Canadian Department of Fisheries hanno dimostrato inoltre che l'esposizione ad air-gun può provocare danni a lungo termine anche in invertebrati marini come nei granchi della specie Chionoecetes opilio, per i quali sono stati osservati danni ai tessuti (emorragie) e agli organi riproduttivi causando una diminuzione del successo riproduttivo e della produzione di uova.

È stata verificata inoltre la correlazione tra l'esplosione da suoni di elevata potenza generati durante indagini geo-sismiche condotte nel 2001 e nel 2003 (Repsol - Spanish oil company) in cui erano impiegati air-gun e lo spiaggiamento di calamari giganti sulle coste spagnole nei quali sono stati osservati danni ad organi interni. Inoltre sono noti episodi in cui i pescatori locali hanno riportato la presenza di pesci morti visti galleggiare in superficie nella zona dove era stata compiuta l'indagine geo-sismica.

Anche nelle tartarughe marine sono stati osservati sia cambiamenti comportamentali e la tendenza ad allontanarsi dal sito oggetto delle indagini geo-sismiche, sia danni temporanei e permanenti all'apparato uditivo]. Pur non essendo mai stato documentato alcun caso di morte, gli studi relativi agli effetti dei suoni a bassa e media frequenza sulle tartarughe marine sono ancora molto pochi. È noto infine che l'esposizione al rumore possa produrre un'ampia gamma di effetti sui mammiferi marini, ed in particolare sui cetacei. Essendo l'udito molto sviluppato in questi animali, anche un suono di bassa intensità apparentemente percepito senza produrre alcun effetto direttamente osservabile potrebbe essere correlato a significative modifiche di tipo comportamentale.

Più noto è ciò che si verifica aumentando l'intensità dei suoni prodotti. In questi casi il livello di disturbo di questi animali è in genere maggiore e questo può tradursi nell'allontanamento dal sito dell'indagine, effetto molto negativo se si tratta di un sito di particolare interesse per la specie (per es. dì alimentazione e/o riproduzione) o può indurre modifiche comportamentali che ne alterino significativamente l'utilizzo dell'habitat come ad esempio l'alterazione dei suoi comportamenti abituali (ad es. variazione del tempo speso in superficie, la variazione del pattern respiratorio e del comportamento in immersione), indotta dai suoi tentativi di evitare la sorgente di suono allontanandosi da essa o dalla zona a più alta intensità acustica.

È stato per esempio osservato come, in presenza di air-gun attivi, i cetacei siano indotti all'allontanamento se presenti ad una distanza tra i 2 e i 30 km dalla sorgente. Se gli animali non riescono evitare la fonte di rumore e si trovano ad essere esposti a emissioni acustiche, possono prodursi effetti negativi che vanno da disagio e stress fino al danno acustico vero e proprio, con perdita di sensibilità uditiva che può manifestarsi come temporanea o permanente. L'esposizione a rumori molto forti, come le esposizioni a breve distanza da batterie di air-gun, possono produrre anche danni fisiologici (emorragie) ad altri apparati, oltre a quelli uditivi, fino a provocare effetti letali. Nel 2002 due individui di cetacei appartenenti alla famiglia degli Zifidi sono stati rinvenuti morti nei pressi di una zona dove era stato condotta una esplorazione geo-sismica.

http://www.facebook.com/note.php?note_id=259650870713402
Stessa notizia anche su "PANTELLERIA COM - News n° 7943" del 6/08/11 (solo su abbonamento)


Da "HERCOLE IT" del 4/08/11

Lampedusa. 45.000 immigrati del 2011 (video)

di Valentina Corrao

L'emergenza umanitaria a Lampedusa non si arresta, dall'inizio di quest'anno sono sbarcati nelle isole Pelagie circa 45.000 mila immigrati, dati illustrati dal sottosegretario all'Interno, Sonia Viale, nel corso dell'informativa alla Camera sulla morte di 25 persone domenica scorsa in un barcone di migranti giunto a Lampedusa.

Dopo la firma dell'accordo con la Tunisia, il fenomeno si è ridotto ed i rimpatri dei clandestini proseguono regolarmente. Invece, per far fronte al flusso, che continua ad arrivare dalla Libia, è stata recentemente raggiunta un'intesa con il Consiglio nazionale transitorio, volta a contrastare il fenomeno dell'immigrazione clandestina verso l'Europa, che potrà trovare comunque piena attuazione soltanto quando sarà raggiunta una stabilità di quel Governo.

Il Governo italiano ha comunque proseguito nei contatti con il Comitato nazionale transitorio. Nella gestione del fenomeno dell'immigrazione il Governo italiano ha sempre messo in primo piano la salvaguardia della vita umana in mare.

"Il Governo ha pianificato una serie di interventi per garantire non solo l'accoglienza dei profughi, ma anche la sicurezza del territorio e delle frontiere - conclude il sottosegretario - dovendo gestire l'immigrazione tenendo conto dei molteplici interessi pubblici coinvolti e anche dei gravi problemi connessi a flussi migratori incontrollati".


http://www.youtube.com/watch?v=96ZUAIJ3Sig&feature=player_embedded

http://www.hercole.it/index.php?option=com_content&task=view&id=28031&Itemid=111
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Non sono certo pochi...


Dalla mia "BACHECA" su Facebook del 4/08/11

Disastro ambientale nel Mar Arabico,
lungo le coste dell'India (*)

di Guido Picchetti

Proveniente dall'Indonesia, è affondato ieri nel Mar Arabico, 20 miglia al largo della costa indiana di Mumbay, un cargo di 225 metri di lunghezza. Tutti salvi i 30 membri dell'equipaggio grazie all'intervento di un elicottero della Navy, prontamente intervenuto in soccorso. Ma interamente riversato in mare il carico trasportato dal "MV Rak", questo il nome del cargo, consistente in 290 tonnellate di olio combustibile, 50 tonnellate di gasolio e ben 90mila tonnellate di carbone.

Si teme un disastro ambientale... Riferisce l'Ansa, nel dare questa notizia, che proprio domenica scorsa sulla spiaggia di Mumbai si era incagliata una petroliera "fantasma", che era stata abbandonata dall'equipaggio per un'avaria.

Il video del cargo "MVRak" affondato su YouTube:


http://www.youtube.com/watch?v=KkRr0-MwSFk&feature=player_embedded

http://www.facebook.com/guido.picchetti
(*) Notizia segnalata da "
PROFUMO DI MARE IT"

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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Il rischio di un nuovo disastro ambientale è confermato... E se accadesse in Mediterraneo.? Siamo attrezzati per una emergenza simile ?
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Post di Giò Nastasi

Seeee...noi siamo attrezzati solo per provocare disastri! :((((
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A Marco Zappalà e Alessandro Tagliapietra piace questo elemento.


Da "GAZZETTA DEL SUD - ONLINE" - 4/08/11

Sicilia

Chiesto il permesso di trivellare
in ventuno aree del Canale

di Peppe Isola

Ragusa, 31/07/11 - È proprio il caso di dire che è allarme rosso da parte del movimento ambientalista. Trentamila chilometri quadrati di mare rischiano la realizzazione di nuove piattaforme petrolifere. In particolare il canale di Sicilia e le coste adriatiche di Puglia, Molise, Abruzzo e Marche. È questo l'allarme lanciato da Goletta Verde, la campagna itinerante di Legambiente, con il dossier "Un mare di trivelle".

Il rapporto illustra tutti i rischi legati alle 117 nuove trivelle che minacciano il mare e il territorio italiano. Sul territorio sono stati concessi 21 nuovi permessi di ricerca (per un totale di 41.200 chilometri quadrati) e neppure il mare è stato risparmiato.

Sono infatti 25 i permessi di ricerca rilasciati fino 31 maggio 2011, per un totale di quasi 12mila chilometri quadrati. Dodici riguardano il canale di Sicilia, sette l'Adriatico settentrionale, tre il mare tra Marche e Abruzzo, due la Puglia e uno la Sardegna. Se ai permessi rilasciati si sommano anche le aree per cui sono state avanzate richieste per attività di ricerca petrolifera secondo le stime dell'associazione ambientalista l'area coinvolta diventa di 30mila chilometri quadrati, una superficie più grande della Sicilia.

Nel dettaglio, spiega Legambiente, le aree di mare oggetto di richiesta di ricerca sono 39: 21 nel canale di Sicilia, 8 tra Marche, Abruzzo e Molise, 7 sulla costa adriatica della Puglia, 2 nel golfo di Taranto, e una nell'Adriatico settentrionale.

«Siamo di fronte ad un vero e proprio assedio del Mare Nostrum da parte delle compagnie straniere, che hanno presentato il 90% delle istanze di ricerca nel mare del nostro Paese, considerato il nuovo Eldorado, grazie alle condizioni molto vantaggiose per cercare ed estrarre idrocarburi», dichiara Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente.

In Italia nel 2010 sono state estratte 5 milioni di tonnellate di petrolio (di cui circa 700mila tonnellate a mare). La produzione di petrolio da trivellazione a mare, avviene in due zone in particolare: la costa meridionale siciliana, tra Gela e Ragusa, dove nel 201 si è prelevato il 54% del totale, e il mar Adriatico centro meridionale dove è stato estratto il restante 46%.

Proprio su queste due zone secondo il dossier si concentra l'attenzione delle compagnie per le nuove trivellazioni, che non intenderebbero risparmiare neppure aree marine protette come le isole Egadi e Tremiti. e nel primo a protestare non è stato solo il mondo ambientalista ma anche quello politico, preoccupato che le trivellazioni potessero distruggere l'ambiente marino.

Legambiente esprime poi anche la propria preoccupazione per un disegno di legge attualmente in discussione in Parlamento per l'adozione di un Testo Unico sulla ricerca e la coltivazione degli idrocarburi nel quale è prevista la semplificazione dell'iter autorizzativo escludendo motivazioni di carattere ambientale.

http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=106920&Edizione=12&A=20110731
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Non so più cosa pensare... Sarebbero 21 le aree di mare oggetto di richiesta di ricerca nel Canale di Sicilia. E stamane al Comune di Pantelleria si parlerà di come opporsi ad una di esse, quando appena sotto ce ne sono altre due ancora più prossime alle coste dell'isola e già autorizzate da tempo, in attesa solo che un impianto di trivellazione si renda disponibile...
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Post di Giò Nastasi

La soluzione ci sarebbe ma pare che non importi a nessuno... 50 milioni di italiani dovrebbero manifestare in tutti i luoghi, piazze, spiagge, porti, scuole, uffici ecc. Solo così si otterrebbero dei risultati.... Quale prezzo dovrà pagare ancora la terra e l'uomo per comprendere che è giunta l'ora non dico di tornare indietro ma almeno di fermarsi ?... Io il mio scotto lo sto già pagando mio malgrado.. Ero una naturalista anche prima che il petrolio mi distruggesse la vita! :( Caro Guido non molliamo... Ma sono convinta che nulla si risolverà se non ci sarà una rivolta di massa contro la Dittatura Italiana, e tutti gli interessi economici che vi girano intorno! :(
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Post di Francesco Bruno

Perfettamente d'accordo con te, Giò!


Da una mia "NOTA" su Facebook del 4/08/11

Pantelleria. Oggi in Comune l'opposizione
alla richiesta di ricerche petrolifere dell'ADX

di Guido Picchetti

Stamane alle 12 è in programma una riunione del Consiglio Comunale di Pantelleria sul tema del nuovo permesso di ricerca 'ADX "d 364-C.R.Ax' richiesto dalla "Audax Energy srl" a nord di Pantelleria (vedi mappa qui unita). Sarà in discussione il parere da esprimere in merito alla "Valutazione di Impatto Ambientale", con il quale a norma di legge è possibile a chiunque (cittadini, associazioni ed enti locali) fare opposizione entro il prossimo 29 Agosto alla richiesta della società petrolifera. La riunione del Consiglio Comunale è aperta al pubblico, che, oltre a seguire i lavori, può volendo anche intervenire, secondo un parere espresso dal presidente del Consiglio Comunale Giuseppe Spata.

Frattanto ieri il senatore del Pd Giuseppe Lumia in una sua interpellanza depositata al Senato ha chiesto di sapere se il Governo intenda intervenire con provvedimenti d'urgenza, anche favorendo eventuali iniziative parlamentari, per armonizzare la normativa di settore a quella comunemente utilizzata negli altri Paesi, al fine di scongiurare pericolose e dannose speculazioni.

Secondo Lumia, infatti, il numero delle richieste per la ricerca di idrocarburi è decisamente “anomalo”. E afferma: "In Italia è in atto una speculazione petrolifera senza precedenti che mette a rischio alcune delle aree più belle e suggestive del nostro territorio e del nostro mare come le zone al largo delle isole Tremiti, delle Egadi e di Pantelleria”.

“La corsa all'oro nero nel nostro Paese da parte delle compagnie petrolifere - conclude - non è giustificata dalla quantità di petrolio presente nel sottosuolo italiano. Tutto questo interesse deriva dal fatto che in Italia vige una legislazione favorevole agli interessi delle compagnie petrolifere, ma che va a scapito della tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini”.

http://www.facebook.com/note.php?note_id=259029554108867
Stesso articolo anche su "BLOG SICILIA" del 4/08/11
Notizia simile su "PANTELLERIA COM - News n° 7925" del 4/08/11 (solo su abbonamento)

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Commenti su FB a margine del documento
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A Letizia Pucci piace questo elemento.


Da "AGENZIA PARLAMENTARE" del 3/08/11

Trivelle: Lumia (PD), in atto
speculazione petrolifera senza precedenti

(AGENPARL) - Roma, 03 ago - “In Italia è in atto una speculazione petrolifera senza precedenti che mette a rischio alcune delle aree più belle e suggestive del nostro territorio e del nostro mare come le zone al largo delle isole Tremiti, delle Egadi o di Pantelleria”. Lo scrive in un’interpellanza depositata al Senato dal senatore del Pd Giuseppe Lumia, con cui l’esponente democratico “chiede di sapere se il Governo intenda intervenire con provvedimenti d'urgenza, anche favorendo eventuali iniziative parlamentari in tal senso, per armonizzare la normativa di settore a quella comunemente utilizzata negli altri Paesi al fine di scongiurare pericolose e dannose speculazioni”.

Secondo Lumia il numero delle richieste per la ricerca di idrocarburi è “anomalo”. “La corsa all'oro nero nel nostro Paese da parte delle compagnie petrolifere non è giustificata dalla quantità di petrolio presente nel sottosuolo italiano. Tutto questo interesse deriva dal fatto che in Italia vige una legislazione favorevole agli interessi delle compagnie petrolifere, ma che va a scapito della tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini”.

http://www.agenparl.it/articoli/news/politica/20110803-trivelle-lumia-pd-in-atto-speculazione-petrolifera-senza-precedenti


Dalla mia "BACHECA" su FB del 3/08/11

La carta delle biocenosi
dello Stretto di Sicilia per l'ADX

di Guido Picchetti

Dall'istanza dell'ADX per la "Valutazione di Impatto Ambientale" della concessione di ricerca per Idrocarburi “d 364 C.R-.AX” riprendo questa mappa delle biocenosi delle zone interessate. Secondo la legenda a lato della stessa, non esistono più i fondali dei favolosi banchi dello Stretto di Sicilia, ma solo fondali di "DETRITI COSTIERI" !!! Addio Banco Terribile e Banco di Pantelleria... Dove sono finiti ? Che falsità !!!! E tutti i biologi marini se ne restano in silenzio ?

http://www.facebook.com/photo.php?fbid=2150418714365&set=a.1444231620129.2056854.1063270409&type=1&theater

E questa è la "legenda" originale di quella mappa... E' tutto un programma... Per l' "Audax Energy srl" i fondali dello Stretto sono costituiti solo da fanghi e detriti. I primi duri o molli (al massimo velati da "una pellicola fluida superficiale"), e i secondi costieri o di mare aperto (che bella scoperta !!!) ... Ma, comunque, che valore volete che abbiano quei fondali e il mare azzurro (oggi almeno...) che li ricopre ????

http://www.facebook.com/photo.php?fbid=2150441234928&set=a.1444231620129.2056854.1063270409&type=1&theater

http://www.facebook.com/guido.picchetti
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Commenti su FB a margine del documento
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Post di Maria Ghelia

Che vergogna! Ma possibile che sia tanto difficile accettare di dire la verità?
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Post di Marinella Abbate

Il motivo mi sembra ovvio...


Da "MARSALA IT" del 2/08/11

Lo spettro delle trivellazioni si allontana
da Marsala e si sposta tra Petrosino,
Mazara e... Marsala (*)

La notizia sarebbe questa: ricerche petrolifere, la società San Leon rinuncia al progetto. Quasi vero, quasi...

Qualche giorno fa il Ministero dell'Ambiente ha inviato una nota all'amministrazione Carini nella quale informava che la società petrolifera San Leon Energy ha rinunciato alle ricerche petrolifere nelle acque antistanti le coste marsalesi. Il sindaco si è sentito sollevato: “Lo scorso anno ho scritto una nota al Ministero in cui ho evidenziato che il progetto di ricerca contrastava con l’importanza turistica e naturalistica dell’area da esplorare, sottolineando altresì che il Mediterraneo ha un ricambio modestissimo e che le perforazioni interessavano una zona a rischio sismico”. Sulla questione si era anche espresso il Consiglio comunale che, all’unanimità, aveva chiesto di adottare le iniziative necessarie per evitare danni ecologici nel tratto di mare tra Favignana e Marsala”.

E' vero che la San Leon ha rinunciato all'area tra Favignana e Marsala, ma ha sempre intenzione di esplorare i fondali che si trovano a circa 30 km da Petrosino e Mazara e Marsala.

Facciamo un passo indietro. Nel 2010 il Ministero per lo sviluppo economico concede alla compagnia petrolifera pugliese San Leon Energy autorizzazioni per esplorare un totale di 1820 Km quadrati di fondali tra Favignana e Marsala, alle spalle delle Egadi ed a 30 km della costa tra Petrosino, Mazara, Selinunte e Sciacca. L'interesse della San Leon Energy a questo tratto di mare risale al 2008 e le prime autorizzazioni arrivano nel dicembre 2009, nonostante l'area fosse interessata da riserve naturali, da banchi corallini, da zone di pesca tra le più importanti d'Italia.

Si scatenò il finimondo e, per una volta, i politici della provincia di Trapani di ogni ordine e grado furono d'accordo sulla necessità di fermare ogni possibile ed eventuale trivellazione. Si fanno sentire anche dal Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo che mette “fine” alla questione con il decreto legislativo 128/2010: la ricerca e l'estrazione di petrolio sono vietate nella fascia marina di 5 miglia lungo l’intero perimetro costiero nazionale, 12 miglia in caso di zone di mare e costa protette. E' stato proprio questo decreto a raffreddare le intenzioni della San Leon.

Leggiamo dal sito della compagnia:

San Leon has notified the Italian authorities that it is relinquishing two offshore Sicily permits. The Company has made the decision following the publication of a new Italian Environmental Law in June 2010 which placed tighter restrictions on oil and gas exploration within five nautical miles of the coast and twelve nautical miles of any protected environmental area. In effect, San Leon would not have gained an environmental authorisation to drill exploration or appraisal wells in two permit areas, D.352 CR-SL (Narciso) and D.354 CR-SL (Sciacca). The relinquishment will become effective upon publication of a notice in the official Italian Ministerial Gazette, B.U.I.G.. San Leon will continue to retain D.353 CR-SL (Narciso South) and its two onshore Po Valley assets Sorbolo and Sospiro.

In italiano significa che la San Leon abbandona le ricerche nelle aree D.352 CR-SL (Narciso, come fu chiamato negli anni '80 quando apparteneva all'Agip) e D.354 CR-SL (Sciacca), ma mantiene tranquillamente altre tre posizioni in Italia, due nella valle del Po ed una davanti alle nostre coste. In pratica cambia poco o nulla. Un'eventuale attività estrattiva di idrocarburi, sia essa a circa 30 km da Petrosino o a 10 km da Marsala, comporta lo stesso livello di rischio per le nostre coste, cambia solo il versante. Il pericolo non è finito, anzi, c'è di più. Per l'area D.353 CR-SL, con un estensione di 220 km quadrati, la San Leon aspetta la valutazione di impatto ambientale, ma non è l'unica compagnia che spera di estrarre petrolio da quella zona.

La Northen Petroleum e l'Audax Enegy S.r.l. attendono il parere della Commissione per gli idrocarburi e le risorse minerarie e la valutazione di impatto ambientale per esplorare l'area d 363 C.R-.AX (724,6 km quadrati) e l'area D 364 C.R-.AX (654,4 km quadrati).

Proprio ieri mattina il consigliere provinciale Ignazio Passalacqua (SEL) ha presentato un nuovo ordine del giorno, sottoscritto in maniera bipartisan da tutti gli altri consiglieri, in cui chiede all’amministrazione Provinciale di attivarsi urgentemente per produrre, entro il termine del 30 agosto, tutte le osservazioni necessarie per la valutazione d’impatto ambientale richiesta dall'Audax presso il Ministero delle Sviluppo Economico, per evitare che vengano rilasciate concessioni ad effettuare dette ricerche petrolifere nei mari siciliani.

In pratica a pochi chilometri da Marsala, Petrosino e Mazara c'è un un tratto di mare largo quasi 1600 km quadrati che fa gola a tre compagnie, con il rischio che avranno accordato il permesso di effettuare le ricerche. Perchè? Lo stesso Ministero dell'Ambiente che ha rassicurato il sindaco Carini ha espresso giudizio positivo di compatibilità ambientale del programma di trivellazioni che interessa anche il mare antistante le isole Tremiti. Il Wwf Italia e altre associazioni ambientaliste hanno fatto ricorso al Tar del Lazio e la società Petroceltic Spa si è impegnata a non svolgere alcuna attività di trivellazione per la ricerca di idrocarburi nel mare delle Isole Tremiti fino al 22 marzo prossimo, data della decisione. Altro che sollievo...

http://marsala.it/cronaca/ambiente/32685-lo-spettro-delle-trivellazioni-si-allontana-da-marsala-e-si-sposta-tra-petrosino-mazara-e-marsala.html
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Le concessioni di cui parla l'articolo su Marsala IT sono a nord di Pantelleria, proprio sopra le due già rilasciate ad Audax e Np (Shell) che arrivano a pochi chilometri dalle coste dell'isola... Ma Pantelleria cos'è, un'isola fantasma ? Viene tirata in ballo quando non c'entra (vedi profughi arrivati morti ieri a Lampedusa...), e quando c'entra eccome, nessuno se la fila...
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Post di Giò Nastasi

E' tutto uno schifo e tanta ignoranza! :((((
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Post di Guido Picchetti

Purtroppo non posso che concordare, cara Giò...
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A Luca Facciolo piace questo elemento.

(*) - Articolo postato da Luca Facciolo sulla mia Bacheca di FB


Da "LA VOCE DELLA VERITA' BLOGSPOT" del 1/08/11

La caccia al petrolio che mette a rischio il mare  (*)

Un dossier di Legambiente fotografa la situazione della trivellazione marina nel nostro Paese: nuovi permessi per la ricerca di greggio, compagnie stranieri in prima fila. "Lottizzazione che non risparmia neanche le aree marine protette". E intanto il governo riduce al massimo la tutela ambientale.

di Antonio Cianciullo

Vale la pena correre il rischio di giocarsi il mare per sfruttare un potenziale di petrolio che vale al massimo 11 milioni di tonnellate, l'equivalente del consumo di 55 giorni di fabbisogno nazionale? Meglio dedicare 12 chilometri quadrati ai 6 impianti eolici offshore progettati o concedere 30 mila chilometri quadrati di aree marine alla ricerca di idrocarburi? Sono le domande che emergono da un rapporto appena preparato da Legambiente: "Un mare di trivelle". Al 31 maggio 2011 in Italia erano stati rilasciati 117 permessi di ricerca di idrocarburi sul territorio italiano: 92 in terraferma e 25 in mare. Una bella quantità di trivelle pronte a circondare le nostre coste aggiungendosi alle 9 piattaforme attuali con i loro 82 pozzi.

"E' una forsennata ricerca di petrolio nostrano che vede in prima fila soprattutto le compagnie straniere che hanno trovato nell'Italia il nuovo Eldorado viste le condizioni molto vantaggiose che vengono concesse per cercare e estrarre idrocarburi nel nostro paese, secondo l'ammissione delle stesse società interessate", si legge nell'analisi di Legambiente. "Una lottizzazione senza scrupoli che non risparmia neppure le aree marine protette: lo scorso aprile il ministero dell'Ambiente, d'intesa con quello dei Beni culturali, ha approvato la Valutazione d'impatto ambientale per un programma di indagini della Petrolcetic Italia srl vicino alle Tremiti".

Il decreto del ministero dell'Ambiente è stato impugnato da Legambiente al Tar del Lazio. Anche la Regione Puglia si è schierata ufficialmente contro le trivelle in mare: il 19 luglio scorso il Consiglio regionale ha approvato una proposta di legge sul divieto di prospezione, ricerca e coltivazione d'idrocarburi liquidi. La proposta tende a mettere in salvo non solo le Tremiti ma tutto l'Adriatico "dall'attività estrattiva ritenendo prevalenti la questione ambientale e l'attività turistica".

Da una parte le associazioni ambientaliste e la Puglia, dall'altra il governo che il 7 luglio ha approvato un curioso decreto legislativo. In una norma di attuazione della direttiva sulla tutela penale dell'ambiente è stato inserito un codicillo che riduce la tutela perché riduce i vincoli per le attività di ricerca, prospezione ed estrazione di idrocarburi in mare nel golfo di Taranto: prima il divieto riguardava l'area fino 12 miglia dal limite delle acque territoriali italiane, ora resta protetta solo l'area entro le 5 miglia dalla costa. Di fatto il via libera alle trivelle.

29 luglio 2011 - Fonte: "REPUBBLICA IT"
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Commento di Marco a margine dell'articolo ripreso dal blog
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Articolo questo che mi inquieta molto, anche se il ritornello è sempre lo stesso: ovvero quello di dare la precedenza agli interessi economici a discapito di quelli ambientali. Quello che poi proprio non capisco, è perchè si deve dare il là ad una ricerca spasmodica del petrolio quando invece bisognerebbe fare di tutto per allontanarsi da esso? L'era del petrolio non volgerà a termine prima o poi? Perchè allora non impegnarsi nella ricerca di fonti alternative e PULITE anzichè fossilizzarsi sul petrolio che, e lo sanno tutti, prima o poi si esaurirà. E i danni ambientali dove li mettiamo? All'ultimo posto naturalmente! No, una cosa del genere non si deve fare... e meno male che la regione Puglia si è schierata contro questa trivellazione selvaggia dei nostri fondali. Ma il nostro governo cosa fa? Perchè permette queste cose? Possibile che per i soldi si permetta di fare qualsiasi cosa? No, questa cosa non si deve fare! E mi auguro sinceramente che non si faccia!

http://marco-lavocedellaverita.blogspot.com/2011/08/la-caccia-al-petrolio-che-mette-rischio.html

(*) - Articolo postato da Giò Nastasi sulla mia Bacheca di FB


Da "L'ESPRESSO REPUBBLICA IT" del 1/08/11

Migranti

Scarcerato Tarek, scafista per errore

di Umberto Lucentini

Scarcerato ma in attesa di processo, l'imprenditore che con il suo gommone ha sbarcato a Pantelleria dieci immigrati recuperati da un barcone in avaria. Accusato di immigrazione clandestina, ha passato 82 giorni nel carcere di Marsala.
"Se tornassi indietro? Lo rifarei"

"Quando hanno detto che mi avrebbero scarcerato non ci credevo. Pensavo fosse uno scherzo...". Tarek Beniatou, 57 anni, un piccolo imprenditore francese d'origine tunisina, è tornato in libertà dopo 82 giorni di prigione in Italia. L'Espresso ha raccontato poco tempo fa la storia di come fosse stato arrestato con l'accusa di essere uno scafista, e di come Beniatu si fosse difeso. Dicendo di aver incontrato al largo di Pantelleria dieci migranti a bordo di un barcone alla deriva mentre andava da da Hammamet a Trapani con il mio gommone per sottrarlo alle razzie del dopo-Ben Alì. "Li ho soccorsi e li ho sbarcati sull'isola, come impone la legge", era stato il suo argomento. Invece Beniatou è stato arrestato in flagranza di reato sulla base della legge italiana: favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.

Cittadino francese, titolare di una società di manutenzioni nel 14° arrondissement di Montparnasse, a Parigi, l'imprenditore è fuori dal carcere ma resta sotto processo a Marsala. Il presidente del tribunale che lo sta giudicando, Sergio Gulotta, ne ha deciso la scarcerazione: sono venuti meno i presupposti di pericolo di fuga e reiterazione del reato. E nell'ultima udienza tre dei migranti che erano su un barcone alla deriva al largo di Pantelleria hanno confermato la sua versione: "quell'uomo in gommone ci ha salvato la vita, non era il nostro scafista".

"Cosa farei se tornassi indietro? Lo rifarei, prenderei a bordo quelle dieci persone per portarle al sicuro" conferma Beniatou che ha passato le prime ore di libertà a Palermo. "Se vedi in mare gente in difficoltà devi salvarla. Il mio cruccio ancora oggi rimane quello di non aver potuto far salire a bordo tutti i 40 che erano sul barcone...".

La storia di monsieur Tarek è un rebus che va avanti dal 6 maggio, quando è stato bloccato sul suo gommone registrato e dotato di targa, dopo aver sbarcato i migranti nel porto di Scauri, mentre faceva rotta sotto costa in direzione del porto principale dell'isola di Pantelleria. Bloccato da un mezzo della Guardia Costiera, l'imprenditore è stato arrestato come prevede la legge. Ieri, dopo 82 giorni passati nel carcere di Marsala, è stato scarcerato in vista dell'esito del processo che i legali dello studio Giambrone & Law di Palermo, e l'avvocato Paolo Paladino, aspetteranno con il loro assistito in libertà.

"L'arresto? Me rendait fou...» spiega Beniatou utilizzando una frase che significa 'mi ha annichilito, reso folle..'. E prosegue "Mi hanno messo le manette dentro il gommone. Pensavo fosse un malinteso e che appena arrivato in commissariato avrei chiarito tutto. In Francia è diverso: la polizia prima di portare qualcuno in prigione crea un confronto tra parti e il possibile imputato. Credevo che di lì a poco sarebbe successo, immaginavo che avessero arrestato subito i clandestini e mi avrebbero messo a confronto con loro...".

Beniatou racconta che non era al corrente della legge italiana sull'immigrazione clandestina: "No, non conoscevo questa legge. Sono un cittadino francese, ma prima di tutto un essere umano: ecco perché dico che rifarei tutto ciò che ho fatto". Anche non avvertire le autorità via radio che aveva appena imbarcato i dieci migranti alla deriva? "Stavo portando il gommone dalla Tunisia in Italia perché lì è stato oggetto di razzia. La caduta del governo di Ben Alì è stata seguita dalla rivolta di tanta povera gente che ha preso di mira i beni di chi non era in Tunisia. Pure il mio gommone è stato vandalizzato. La radio di bordo mi è stata rubata... Se l'ho spiegato alla guardia costiera? No, non ho avuto la possibilità di farlo, non parlo italiano" dice Tarek guardando Alfredo Lo Cicero, del dipartimento clientela francese dello studio «Giambrone & Law» che in questi mesi è stato il suo tramite con la famiglia rimasta a Parigi.

«In carcere che situazione ho trovato? Il personale addetto alla sorveglianza ha avuto una grande umanità. Sono i regolamenti a essere inumani. Eravamo nove in una cella piccola. Avevo diritto ad una telefonata a settimana, dovevo decidere se parlare con l'avvocato o con la famiglia. Ho scelto di parlare con il primo. Non mi era consentito usare i dieci minuti per telefonare sia all'avvocato sia a casa. In cella stavo con gente del Ghana, della Nigeria, della Tunisia. Tutti detenuti per problemi legati alla clandestinità. Il giovedì i volontari di un'associazione, si chiama "San Vito", portano magliette, vestiti, caffè, olio, sigarette, conserve. Se non si hanno soldi non si può comprare nulla".

Beniatou è rientrato a Parigi, in attesa della prossima udienza a Marsala: "Tornerò, ci sarò. Cosa dirò ai miei nipoti parigini? Per ora sono piccoli. Quando racconterò loro la mia storia dirò che il caso e la vita mi hanno messo davanti a questa storia. E dovevo farle fronte".

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/scarcerato-ben-scafista-per-errore/2157460
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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... e gli 82 giorni di carcere chi li rimborsa a Ben, mica il magistrato (che penso abbia applicato sicuramente alla lettera la legge, ma senza interpretarne lo spirito altrimenti non l'avrebbero scarcerato !!!), ma lo stato italiano, cioè noi, e con i nostri soldi... Che bel Paese l'Italia...
Ho riletto l'articolo dell'"ESPRESSO" con la storia del cittadino francese Ben Tarek, scafista per errore, arrestato a Pantelleria, e scarcerato dopo 82 giorni di detenzione in attesa del processo. Decisamente assurda !!! Credo che le scuse del nostro presidente della Repubblica, anche nella sua qualità di Presidente del CSM, sarebbero la cosa per ora minima da fare...


Da "LA REPUBBLICA IT" del 1/08/11

Ambiente - PESCA

C'era una volta la mattanza,
ora il tonno finisce nelle gabbie

di Pier Giorgio Pinna

In Sardegna sono sempre meno gli esemplari catturati con il metodo più cruento.
Vengono catturati vivi e poi portati a Malta in enormi contenitori. Solo al raggiungimento di un quintale di peso vengono macellati

CARLOFORTE - C'era una volta la mattanza. La rivoluzione italiana nella pesca al tonno è cominciata nel sud ovest della Sardegna. Tra Portoscuso e l'isola di Carloforte, dove le tecniche più cruente, dalla tradizione secolare, riguardano ormai solo poche centinaia di tonni. Gli altri esemplari, catturati quando hanno un peso di almeno trenta chili, vengono lasciati vivere e poi trasportati sino a Malta dentro a enormi gabbioni galleggianti trainati da rimorchiatori. Il viaggio, a una velocità di pochi nodi per non arrecare danni agli animali, può durare un mese. Una volta a destinazione, i tonni ingrassano in giganteschi vasconi protetti da reti grazie alle più moderne tecniche di bio-allevamento marino. Quando raggiungono il quintale, sono pronti per essere macellati. E allora vengono imbarcati su speciali aerei e portati in Giappone, dove i consumatori dal palato più fine sono disposti a spendere al dettaglio sino a ottanta euro per un chilo di tonno rosso, contro i 7-8 pagati dai mediatori che riforniscono i grossisti di questo prodotto dalle qualità eccezionali, forse il migliore al mondo.

Ma al di là degli aspetti economici, il cambiamento al via in queste settimane è soprattutto storico, culturale. Quasi antropologico. Per la prima volta, infatti, in Italia si assiste a un mutamento radicale nelle secolari regole della pesca al tonno: un'epopea, quella della mattanza, che con le "camere della morte" ha ispirato narratori e registi.

Perché questa rivoluzione? E per quale motivo inizia in Sardegna? Il nuovo sistema è legato alle norme sul contingentamento della pesca imposte di recente a livello internazionale. In tutto il mondo, la pesca al tonno è regolata dalle quote, introdotte per evitare l'estinzione degli esemplari. Un sistema considerato però troppo rigido dai pescatori e che ha spinto gli stessi amministratori pubblici del Sulcis Iglesiente, nel sud della Sardegna, a rivolgersi al Tar: "Abbiamo presentato un ricorso contro i limiti fissati per gli operatori locali", spiega l'assessore al Turismo della provincia Carbonia-Iglesias, Marinella Grosso. Per il 2011, qui è vietato superare le 140 tonnellate di tonni pescati. Nel frattempo, gli operatori che sin dal tempo della dominazione spagnola si occupano di questo particolare comparto produttivo hanno anche iniziato a muoversi in altre direzioni, per evitare di chiudere la stagione in perdita. In primo luogo, hanno catturato diverse centinaia di tonni con le consuete mattanze, riducendole però a non più di sei-sette in tutto. Poi, hanno comprato altre venticinque tonnellate di quote messe a disposizione dal governo perché non utilizzate dai pescherecci che usano un altro particolare tipo di reti, dette "a circuizione". E, infine, hanno messo a punto il sistema di trasporto verso Malta che finora era stato sperimentato solo in Spagna.

Così, in queste settimane, i tonni per ora lasciati in vita vengono trasportati via mare, a sud. Sia perché a Malta esistono da tempo le gigantesche gabbie per farli ingrassare, sia perché in quelle acque operano cargo in grado di trasferire a tempo di record quest'eccezionale prodotto in Estremo Oriente. Il viaggio dalle tonnare sarde verso La Valletta finora riguarda quattromila esemplari, costantemente alimentati in acqua con speciali mangimi ecocompatibili. Le fasi di trasferimento vengono seguite con telecamere e interamente registrate.

Del sistema avviato in Sardegna si è interessata anche la tv di Stato della Corea del Sud, tra i principali paesi importatori di tonno rosso. Così, se non tutti a Carloforte e a Portoscuso sono ancora persuasi delle bontà dei nuovi metodi di pesca, molti altri hanno capito che questa è, in fondo, l'unica soluzione per continuare a far convivere due esigenze contrastanti: preservare i tonni e garantire la sopravvivenza di un settore chiave per l'economia della zona.

http://www.repubblica.it/ambiente/2011/08/01/news/tonno-19862544/
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Peccato che, al solito, arriviamo con un pò di anni di ritardo ad applicare questi nuovi sistemi di pesca del tonno rispetto ad altri Paesi più attenti a quanto avviene nel mondo... Il sistema delle catture di tonni vivi, mantenuti in gabbie fino al raggiungimento del momento giusto per la loro vendita, è prasssi sperimentata e dimostratasi valida già da 7/8 anni... Meglio tardi che mai...
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Ricevo in data 4/08/11 da Salvatore Giannì, Direttore delle Campagne di Greenpeace Italia, e ben volentieri riporto qui a commento dell'articolo di Repubblica:
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Carissimo, (omissis) ti segnalo che l'attività di ingrasso:
a) è da tempo esercitata anche in Italia, dove operano "teoricamente" una decina di impianti. In realtà, credo che al momento ne restino due o tre, mentre un tempo ne funzionavano davvero 5/6. La novità di oggi è (pare di capire dall'articolo) che i tonni "trasportati all'ingrasso" non sono più (solo) quelli catturati dalle tonnare volanti, ma anche quelli catturati dalle tonnare fisse.
b) questa novità è (come dice l'articolo) verosimilmente conseguenza della drastica riduzione delle quote di cattura del tonno rosso causata dalla vertiginosa diminuzione dello stock, di cui si stima resti una percentuale compresa tra 20 e 5% di quel che c'era negli anni '60 (che non è detto sia un riferimento corretto per lo stato "originale" dello stock).
c) la rovinosa riduzione dello stock è esattamente imputabile alla pratica dell'ingrasso che, in soldoni, incrementa il valore del tonno rosso giustificandone la pesca fino a fine stagione, per il successivo export in Giappone.
d) infatti, il tonno si aggrega in Mediterraneo in grandi banchi riproduttivi, provenienti (prevalentemente) dall'Atlantico, dove passa l'inverno alimentandosi, ovvero accumulando riserve per il successivo "viaggio" a fini riproduttivi (e per il medesimo sforzo della riproduzione). Ecco quindi che per il mercato giapponese il tonno "grasso" di inizio stagione vale molto, quello magro in fase (post)riproduttiva, assai meno. Con l'ingrasso, il prezzo sale.
e) ciò ha trasformato il tonno rosso in "oro" rosso, scatenando una pesca sfrenata che ha distrutto economia e risorsa.
Greenpeace ha lavorato molto sulla questione: una buona sintesi generale (non aggiornata, ma da il quadro della situazione nel momento "più caldo" della pesca al tonno) lo trovi qui:
http://www.greenpeace.org/italy/it/ufficiostampa/rapporti/tonni-cetara/


Da "LOCAL PORT IT" del 1/08/11

Barcone giunge a Pantelleria
con 25 profughi morti: aperta inchiesta

Lampedusa - Venticinque corpi allineati, l'uno vicino all'altro, giacciono sul molo Favaloro del porto di Lampedusa, in attesa di essere trasferiti a Porto Empedocle per evitare problemi igienico-sanitari all'isola. E' quanto fanno sapere gli inquirenti che indagano sulla morte di 25 profughi trovati cadaveri sul barcone approdato la notte scorsa a Lampedusa dopo esser stato soccorso nella notte da Guardia Costiera e Guardia di Finanza a un miglio dall'isola.

Alcuni cadaveri sono già' stati sistemati nelle bare che, però, non bastano per tutti. Gli altri sono stati sistemati in alcuni teli di plastica. I 25 profughi sono morti tutti per asfissia. A darne conferma all'Adnkronos è il medico del poliambulatorio dell'isola Pietro Bartolo, che ha terminato l'ispezione cadaverica sui 25 corpi. Sono tutti uomini provenienti da paesi sub-sahariani e giovani. Intanto si è appreso che la procura di Agrigento ha aperto un'inchiesta contro ignoti per la morte dei 25 migranti.

(01/08/2011 - in collaborazione con AdnKronos)

http://www.localport.it/eventi/notizie/notizie_espansaN.asp?N=77561
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Basta questo pezzo appena diffuso in rete far capire l'ignoranza di certi "pseudo-giornalisti" che non sanno neppure che Lampedusa e Pantelleria sono due isole distinte del nostro Paese, separate da quasi 100 miglia di mare aperto ? Ma l'importante è dare la notizia e fare lo scoop per quanto errato esso sia...
E per giunta il pezzo di cui al mio post precedente, sui tragico episodio dei 25 profughi morti rinvenuti nella stiva di un barcone dai soccorritori che sarebbe giunto a Pantelleria, riporta in calce la dicitura "in collaborazione con AdnKronos"... con tanto di invito a segnalarlo ad un amico. Siamo proprio all'assurdo...

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A Gianluca Cecere e Alfredo Pontillo piace questo elemento.


Dalla "Bacheca" su FB di Ignazio Passalacqua del 1/08/11

Ancora una volta NO alle ricerche petrolifere
nel Mediterraneo. Odg in Provincia

di Ignazio Passalacqua

A un anno di distanza dalla votazione in Consiglio Provinciale di un ordine del giorno che impegnava l'Ente a opporsi a un provvedimento che concedeva a una società privata la possibilità di effettuare ricerche petrolifere nel tratto di mare tra Marsala e Favignana, ripiomba la paura delle trivelle nei mari siciliani.

La AuDAX Energy S.r.l. ha avviato la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale per avviare le ricerche petrolifere in un tratto di mare che comprende il Banco di Pantelleria, il Banco terribile e il Banco Talbot. Questi luoghi sono degli hot spot di biodiversità nel Mediterraneo e danno sostentamento a centinaia di famiglie di pescatori di Mazara del Vallo e Sciacca. La zona è inoltre vulcanica e sismica.

Il 30 agosto scadono i termini per presentare osservazioni da parte di Enti pubblici e privati per la Valutazione d'impatto ambientale (VIA) presso il Ministero dello Sviluppo Economico. La partecipazione e l'informazione del pubblico costituiscono un elemento fondamentale per la Valutazione d'Impatto Ambientale di un progetto. Solamente grazie all’insieme delle informazioni e osservazioni ottenute dai Cittadini, dalle Amministrazioni Pubbliche e dai Proponenti è possibile valutare correttamente gli impatti ambientali dei progetti anche al fine di possibili soluzioni alternative.

Chiediamo: all’Amministrazione Provinciale di attivarsi urgentemente per produrre, entro il termine del 30 agosto, tutte le osservazioni necessarie per la Valutazione d'Impatto Ambientale presso il Ministero dello Sviluppo Economico, per evitare che si dia la concessione ad effettuare dette ricerche petrolifere nei mari siciliani.

Chiediamo al Presidente della Provincia di stimolare il Governo Regionale a fare altrettanto.

F.to - Il consigliere Ignazio Passalacqua (SEL)
P.s. - L'odg è stato sottoscritto da tutti i consiglieri oggi presenti in aula.

http://www.facebook.com/notes/ignazio-passalacqua/ancora-una-volta-no-alle-ricerche-petrolifere-nel-mediterraneo-odg-in-provincia/10150255281190805
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Commenti sulla Bacheca su FB ddi Ignazio Passalacqua a margine del post
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Post di Mario Di Giovanna
Grazie. Attenzione che quelli del Ministero hanno anticipato la scadenza dei termini al 29 Agosto !!!
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Post di Guido Picchetti

Grazie. Lo riprendo nei miei "Echi di Stampa" sul tema e darò una mano a diffondere la notizia.
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Post di Katia Zichittella

In questi link ci sono i dettagli:
http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/istanze/dettaglio.asp?cod=346     - http://www.dsa.minambiente.it/via/SchedaProgetto.aspx?ID_Progetto=420  
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Post di Guido Picchetti

Nei due link suindicati ci sono solo i dati della richiesta dell'Audax "d364 C.R.-Ax". Ma le richieste dell'ADX sono due. C'è anche la "D363 C.R.-Ax" immediatamente a nord della prima e altrettanto vasta.
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Ad Antonella Milazzo e Gaspare Novara piace questo elemento


Da "ABRUZZO ITALIA" del 1/08/11

Petrolio, dossier di Goletta Verde “Un mare di trivelle”

di Laura Binetti

Una superficie di mare italiano di circa 30mila chilometri quadrati, più grande dell’estensione della regione Sicilia, rischia la realizzazione di nuove piattaforme petrolifere. Le attenzioni fameliche delle aziende energetiche internazionali riguardano soprattutto il Canale di Sicilia e le coste adriatiche di Puglia, Molise, Abruzzo e Marche.

È questo l’allarme lanciato da Goletta Verde, la celebre campagna itinerante di Legambiente, con il dossier “Un mare di trivelle”, presentato durante la navigazione tra il Gargano e le isole Tremiti, oggetto di diverse richieste di ricerca di idrocarburi. Il rapporto illustra tutti i numeri e i rischi legati alle 117 nuove trivelle che, grazie ai permessi di ricerca di idrocarburi rilasciati fino ad oggi, minacciano il mare e il territorio italiano. Solo nell’ultimo anno infatti, sono stati concessi 21 nuovi permessi di ricerca per un totale di 41.200 chilometri quadrati (kmq).

Il mare non viene risparmiato: sono 25 i permessi di ricerca già rilasciati al 31 maggio 2011 al fine di estrarre idrocarburi dai fondali marini, per un totale di quasi 12mila kmq a mare, pari ad una superficie di poco inferiore alla regione Campania: 12 permessi riguardano il canale di Sicilia, 7 l’Adriatico settentrionale, 3 il mare tra Marche e Abruzzo, 2 in Puglia e 1 in Sardegna. Se ai permessi rilasciati, sommiamo anche le aree per cui sono state avanzate richieste per attività di ricerca petrolifera, l’area coinvolta diventa di 30mila kmq, una superficie più grande della regione siciliana.

Nel dettaglio, le aree di mare oggetto di richiesta di ricerca sono 39: 21 nel canale di Sicilia, 8 tra Marche, Abruzzo e Molise, 7 sulla costa adriatica della Puglia, 2 nel golfo di Taranto, e 1 nell’Adriatico settentrionale. “Siamo di fronte ad un vero e proprio assedio del Mare Nostrum da parte delle compagnie straniere, che hanno presentato il 90% delle istanze di ricerca nel nostro Paese, considerato il nuovo Eldorado, grazie alle condizioni molto vantaggiose per cercare ed estrarre idrocarburi - dichiara Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente -.

Ma, come ripetiamo da anni, il gioco non vale la candela: secondo il Ministero dello Sviluppo economico le riserve stimate sono pari a 187 milioni di tonnellate che, considerando il tasso di consumo del 2010 di 73,2 milioni di tonnellate, verrebbero consumate in soli 30 mesi, cioè in 2 anni e mezzo. Proprio per questo anche quest’anno la Goletta Verde di Legambiente è in prima linea per difendere il mare italiano da questo assalto che garantirebbe solo ricchi utili per le società petrolifere, senza tener conto non solo dei rischi per il turismo e la pesca in caso di incidente, ma anche del nuovo modo di produrre energia che deve sostituire quanto prima le fonti fossili”.

In Italia nel 2010 sono state estratte poco più di 5 milioni di tonnellate di petrolio (4,4 milioni di tonnellate a terra e circa 700mila tonnellate a mare), pari al 7% dei consumi totali nazionali di greggio. Il petrolio dai fondali marini è stato estratto utilizzando 9 piattaforme e 83 pozzi ancora produttivi. La produzione di petrolio off-shore, da trivellazione a mare, si concentra in due zone: a largo della costa meridionale siciliana, tra Gela e Ragusa, dove nel 2010 si è prelevato il 54% del totale nazionale estratto dai fondali marini, e nel mar Adriatico centro meridionale dove è stato estratto il restante 46%. Ed è proprio su queste due zone che si concentra maggiormente l’attenzione delle compagnie per le nuove trivellazioni. Una lottizzazione senza scrupoli che non risparmia nemmeno le aree marine protette, come nel caso delle Egadi o delle Tremiti.

Lo scorso aprile il ministero dell’Ambiente, con quello dei Beni culturali, ha approvato la Valutazione di Impatto Ambientale (Via) relativa ad un programma di indagini della Petroceltic Italia srl in un’area a ridosso delle isole Tremiti. La decisione ha riaperto la corsa al petrolio intorno al pregiato arcipelago, dopo che le dichiarazioni dello stesso ministro dell’ambiente Prestigiacomo e il decreto legislativo 128 del 20 giugno 2010, che vincola le attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi in mare, sembravano avessero fatto prendere una direzione opposta.

Portando avanti la propria battaglia contro tutti gli abusi ai danni del mare e delle coste, Goletta Verde di Legambiente s’impegna nella sua vertenza contro le trivelle, affermando con chiarezza la propria posizione che vede il rilancio del settore energetico nel nostro paese come inevitabile ma basato su innovazione, efficienza e rinnovabili e non certo sulla produzione di energia basata sugli idrocarburi, che oltre ad essere una seria minaccia per l’ambiente, appartiene oramai al passato.

“Nelle Isole Tremiti, come in tutta Italia, - conclude Stefano Ciafani - il futuro del mare sta nel turismo di qualità e nella pesca sostenibile, non certo nella minaccia di nuove piattaforme petrolifere che rappresentano una seria ipoteca sul futuro delle nostre coste, come ha dimostrato la tragedia ambientale del Golfo del Messico dello scorso anno. Per questo Legambiente ribadisce il no deciso all'ipotesi di nuove trivellazioni nel mare italiano, che garantirebbero solo ricchi affari per le aziende petrolifere senza alcuna ricaduta positiva sull'abbassamento della bolletta energetica nazionale e di quella delle famiglie italiane”.
(Dall' Ufficio Stampa di Goletta Verde)


http://www.abruzzoitalia.it/Notizie/Chieti/Goletta-Verde-presenta-il-dossier-Un-mare-di-trivelle.html

Articolo simile su "GREEN REPORT IT " del 1/08/11: "Legambiente ha presentato il dossier-denuncia: «Un mare di trivelle»"
e su "LEGAMBIENTE PUGLIA IT" del 1/08/11: "Goletta Verde di Legambiente presenta il dossier «Un mare di trivelle»"
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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E' un comunicato dell' Ufficio Stampa di Goletta Verde, ricavato dal recente rapporto di Legambiente. Il Canale di Sicilia, appena citato all'inizio, viene poi totalmente ignorato, nonostante le tante minacce che su di esso incombono... D'altro canto arrivare a Pantelleria per "Goletta Verde" pare non sia facile nè sicuro, e quindi meglio ignorare l'isola, tanto resta a galla da sè finchè dura (si fa per dire...)
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Post di Anna Giuseppina Fina

Ricordo parecchi anni fa una 'goletta verde' ormeggiata al porto. PNL faceva parte di una serie di tappe nel mediterraneo per uno studio sul livello di inquinamento delle acque.. Io andavo ancora a scuola.
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Post di Guido Picchetti

Altri tempi, purtroppo... Adesso si fa tappa preferibilmente dove c'è un bel ritorno di immagine, e anche di qualcos'altro di buono :-) ... Esigenze mediatiche lo impongono...


Da "PETIZIONI ON LINE IT" del 1/08/1

Progetto Mezzogiorno

Nuove trivellazioni autorizzate dal Governo
senza rispetto del territorio Siciliano.

Autorizzazioni dal Governo, royalties bassissime e versate allo stato. Un furto autorizzato da questo governo Ladro ! Voglio ricordare che la Val d'Aosta, Livigno ed altre zone d'Italia, che non producono un bel niente e non ha nessun danno sul territorio usufruiscono di un ingente risparmio sul costo della Benzina. La nostra terra è ormai terra di predoni romani.

Lancio una nuova petizione, estendendola anche ai deputati Siciliani e Meridionali.

  1. Si a nuove trivellazioni, ma che siano regolate dal territorio interessato e non dal governo.

  2. Royalties aumentate all'85% come in Libia e non all'8% come vengono pagate adesso.

  3. Tributi e royalties devono rimanere per effetto del federalismo fiscale sul territorio di appartenenza.

  4. Sconto della benzina nei territori interessati da trivellazioni per compensazioni sanitarie.

  5. Eliminazione dei benifici economici per benzine e carburanti per le regioni ormai ricche: Valle d'Aosta, Livigno e altre zone.

  6. La terra Sicilia è dei siciliani, specie dopo l'abbandono colposo e reiterato da parte del governo e dell'Europa.

  7. Via i ladri dalla nostra terra ! Gli affari di decidiamo noi e alle nostre condizioni !!!

  8. Vorrei sapere cosa fa il Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo siciliana !

Lotta senza tregua, in particolare per il Canale di Sicilia.

Il rapporto (recente di Legambiente, ndr.) illustra tutti i rischi legati alle 117 nuove trivelle che minacciano il mare e il territorio italiano. Sul territorio sono stati concessi 21 nuovi permessi di ricerca (per un totale di 41.200 chilometri quadrati) e neppure il mare è stato risparmiato. Sono infatti 25 i permessi di ricerca rilasciati fino 31 maggio 2011, per un totale di quasi 12mila chilometri quadrati.

''Siamo di fronte ad un vero e proprio assedio del Mare Nostrum da parte delle compagnie straniere, che hanno presentato il 90% delle istanze di ricerca nel mare del nostro Paese, considerato il nuovo Eldorado, grazie alle condizioni molto vantaggiose per cercare ed estrarre idrocarburi''. Dodici riguardano il Canale di Sicilia.

La produzione di petrolio da trivellazione a mare, avviene in due zone in particolare: la costa meridionale siciliana, tra Gela e Ragusa, dove nel 201 si è prelevato il 54% del totale. Proprio su queste due zone, secondo il dossier (di Legambiente, ndr), si concentra l'attenzione delle compagnie per le nuove trivellazioni, che non intenderebbero risparmiare neppure aree marine protette.

Attualmente è in discussione in Parlamento l'adozione di un Testo Unico sulla ricerca e la coltivazione degli idrocarburi nel quale è prevista la semplificazione dell'iter autorizzativo escludendo motivazioni di carattere ambientale.(ANSA)

Nei prossimi giorni dovrebbero partire nuove trivellazioni per verificare l’effettiva entità di alcuni giacimenti petroliferi nei pressi delle coste della Sicilia e delle sue isole minori. Le zone interessate sono quelle di Pantelleria, delle Egadi, la provincia di Ragusa (all’interno della quale si trova Punta Secca, dove vengono girati i noti film del commissario Montalbano e che grazie a questa “pubblicità” ha incrementato gli afflussi turistici dell’area), per non parlare del comune di Scicli, dichiarato patrimonio dell’umanità e ora a rischio trivellazioni.

Ma purtroppo tra tutte le concessioni successivamente elencate interessate dal blocco (d 341 Cr-Pu, d 342 Cr-Pu. d 345 Cr-Mf, d 346 Cr-Ea, d 355 Cr-Sr, d 358 Cr-El, d 360 Cr-Tu nei mari siciliani; e d 341 Cr-Pu, d 342 Cr-Pu. d 345 Cr-Mf, d 346 Cr-Ea, d 355 Cr-Sr, d 358 Cr-El, d 360 Cr-Tu., fuori dai mari siciliani), è facile constatare che le sigle delle concessioni che riguardano lo Stretto di Sicilia nelle acque territoriali italiane comprese tra Pantelleria e le Egadi, sia quelle dell’ADX srl in attesa della Valutazione di impatto ambientale (VIA), sia quelle ancor più prossime alle coste di Pantelleria (già rilasciate a suo tempo all’insaputa di tutti sul’isola…) non sono affatto comprese.

http://www.petizionionline.it/petizione/petizione-in-difesa-dal-furto-perpetrato-dal-governo-trivellazioni-petrolifere-in-danno-del-territorio-siciliano-e-meridionale/4725
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Qualcuno ha avviato questa petizione indubbiamente valida... La firmo e la riporto nei miei "Echi di Stampa" oltre che segnalarla su FB. Quello che non ritengo troppo valido è il modo di chiedere un contributo per tenere in vita la petizione stessa... La quale, a mio giudizio, ha bisogno di un contributo di idee e di adesioni, e non di quattrini... O mi sbaglio ?
Ancora una breve aggiunta al precedente post. La petizione in questione la trovo ben scritta e impostata, a parte qualche errore di battitura nel testo e un eccessivo tono polemico in qualche frase poco consono ad una vera petizione. L'ultima frase, invece, è integralmente ripresa da un mio recente intervento sul tema e non può che trovarmi pienamente concorde.
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A Anna Lodigiani piace questo elemento.


Da "YOURBAN NET" del 1/08/11

A rischio le coste siciliane,
25 nuovi permessi di trivellazione petrolifera

Un vero e proprio disastro ambientale, altro che nucleare!

di Francesco Cimò

Con l’estate già nel pieno della stagione, e le spiagge affollate di turisti intenti a prendere la tintarella, una notizia battuta ieri dalle agenzie mi ha lasciato di stucco, e non nascondo che ha suscitato in me qualche nota di preoccupazione. La notizia in questione lancia un allarme che Legambiente ha reso noto pochi giorni fa. “Trentamila chilometri quadrati di mare rischiano la realizzazione di nuove piattaforme petrolifere. In particolare il canale di Sicilia e le coste adriatiche di Puglia, Molise, Abruzzo e Marche”, sarebbero infatti stati concessi 117 nuovi permessi alla trivellazione su tutto il territorio nazionale ed in particolare 21 nelle coste del sud Italia. Ma la cosa che più mi ha lasciato di stucco è che la maggior parte, 12 in tutto, sono state rilasciate nel canale di Sicilia.

La produzione di petrolio da trivellazione a mare, avviene in due zone in particolare: la costa meridionale siciliana, tra Gela e Ragusa, dove nel 2010 si è prelevato il 54% del totale, e il mar Adriatico centro meridionale dove è stato estratto il restante 46%. Ora, chi è siciliano lo sa bene, la costa gelese è stata rovinata dagli impianti petrolchimici, passando da li un odore nauseabondo non lascia spazio all’immaginazione ed al fatto che al di là di questi giganti di acciaio e tubi ci sia una costa, un tratto di mare. Proprio su queste due zone, secondo il dossier, si concentra l’attenzione delle compagnie per le nuove trivellazioni, che non intenderebbero risparmiare neppure aree marine protette come le isole Egadi e Tremiti.

Notoriamente, per cui oltre il danno la beffa, la Sicilia trae scarso giovamento rispetto al territorio nazionale di tali e tante piattaforme di estrazione, quante volte abbiamo sentito dire ai nostri anziani “noi la benzina la dovremmo pagare a 50 centesimi al litro”. Facendo due conti, paghiamo la benzina allo stesso costo del resto d’Italia ed in alcuni casi anche qualcosina in più, il danno ecologico ce lo becchiamo noi da anni senza parola proferire e per di più ci sentiamo dire che dovrebbero aumentare le trivellazioni.

La domanda a questo punto sorge spontanea, ma il governo regionale, con il presidente in testa che più volte ha sbandierato la tanta agognata autonomia, che pensano di questi permessi? C’è anche il loro nulla osta o come al solito al momento opportuno sconoscono il problema?

Cercando online ho trovato la mappa (immagina in alto) di ciò che in questo momento c’è in Sicilia (pallini rossi) e di ciò che potrebbe diventare (pallini blu), meditate gente meditate, e soprattutto sul fatto che le nostre splendide spiagge sono tra le più apprezzate al mondo.

http://www.yourban.net/2011/08/a-rischio-le-coste-siciliane-25-nuovi-permessi-di-trivellazione-petrolifera-un-vero-e-proprio-disastro-ambientale-altro-che-nucleare/


(copyright Guido Picchetti) 

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Questa pagina è stata aggiornata il 01/01/12.