Luglio 2011

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Da "ANSA IT" del 30/07/11

Ambiente: un mare di trivelle,
a rischio coste italiane

Rapporto Legambiente, piu' minacciate
Sicilia, Puglia, Abruzzo

Il rapporto illustra tutti i rischi legati alle 117 nuove trivelle che minacciano il mare e il territorio italiano. Sul territorio sono stati concessi 21 nuovi permessi di ricerca (per un totale di 41.200 chilometri quadrati) e neppure il mare è stato risparmiato. Sono infatti 25 i permessi di ricerca rilasciati fino 31 maggio 2011, per un totale di quasi 12mila chilometri quadrati. Dodici riguardano il canale di Sicilia, sette l'Adriatico settentrionale, tre il mare tra Marche e Abruzzo, due la Puglia e uno la Sardegna. Se ai permessi rilasciati si sommano anche le aree per cui sono state avanzate richieste per attività di ricerca petrolifera secondo le stime dell'associazione ambientalista l'area coinvolta diventa di 30mila chilometri quadrati, una superficie più grande della Sicilia.

Nel dettaglio, spiega Legambiente, le aree di mare oggetto di richiesta di ricerca sono 39: 21 nel canale di Sicilia, 8 tra Marche, Abruzzo e Molise, 7 sulla costa adriatica della Puglia, 2 nel golfo di Taranto, e una nell'Adriatico settentrionale. "Siamo di fronte ad un vero e proprio assedio del Mare Nostrum da parte delle compagnie straniere, che hanno presentato il 90% delle istanze di ricerca nel mare del nostro Paese, considerato il nuovo Eldorado, grazie alle condizioni molto vantaggiose per cercare ed estrarre idrocarburi", dichiara Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente.

In Italia nel 2010 sono state estratte 5 milioni di tonnellate di petrolio (di cui circa 700mila tonnellate a mare). La produzione di petrolio da trivellazione a mare, avviene in due zone in particolare: la costa meridionale siciliana, tra Gela e Ragusa, dove nel 201 si è prelevato il 54% del totale, e il mar Adriatico centro meridionale dove è stato estratto il restante 46%. Proprio su queste due zone secondo il dossier si concentra l'attenzione delle compagnie per le nuove trivellazioni, che non intenderebbero risparmiare neppure aree marine protette come le isole Egadi e Tremiti.

Legambiente esprime poi anche la propria preoccupazione per un disegno di legge attualmente in discussione in Parlamento per l'adozione di un Testo Unico sulla ricerca e la coltivazione degli idrocarburi nel quale è prevista la semplificazione dell'iter autorizzativo escludendo motivazioni di carattere ambientale.(ANSA)

http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/energietradizionali/2011/07/30/visualizza_new.html_760159349.html
Articolo simile su "LA SICILIA WEB" del 31/07/11

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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Si è svegliata "Lega Ambiente". Ma sembra che il suo rapporto esprima solo allarme e preoccupazione, senza neppure una parola sugli accordi internazionali che l'Italia dovrebbe rispettare e far rispettare, quelli indicati dall'UNEP-MAP, tanto per intenderci ? Almeno il Canale di Sicilia e il Golfo di Taranto sarebbero salvi...



Leggi il Dossier di Legambiente "Un mare di Trivelle" su "SCRIBD COM" del 30/07/11
http://www.scribd.com/doc/61265470/Dossier-Legambiente-Un-Mare-Di-Trivelle


Da "LINKIESTA IT" del 30/07/11

A Pantelleria, in vacanza col fantasma
di Gheddafi

“Bent el Riah”, la figlia del vento, è un pezzo d’Italia più vicino all’Africa che alla Sicilia. Con la guerra in Libia è calato il turismo e sono iniziati gli sbarchi di immigrati. L’isola si è mobilitata per l’accoglienza e guarda verso il suo mare, dove compagnie petrolifere internazionali vogliono iniziare le trivellazioni. Qui, per uno strano caso, i barconi carichi di emigranti si incagliano poco distante da quello che tutti sull’isola chiamano «l’albergo di Gheddafi», di proprietà di una società maltese riconducibile al Rais.

di Elisabetta Norzi

PANTELLERIA (Tp) - Nemmeno Giorgio Napolitano, in occasione della Giornata dell’Africa, lo ha nominato esplicitamente. L’appello é stato chiaro, ma il nome del Colonnello non é mai stato pronunciato: quasi a voler chiudere e non pensare più a un pezzo di storia e di politica estera italiana che per chissà quanto tempo avrà i suoi strascichi. «Auspichiamo - ha detto il capo dello Stato - che chi resiste agli appelli della comunità internazionale e continua a sfidarla, desista al più presto in modo che il popolo libico possa perseguire le sue legittime aspettative di libertà, giustizia e democrazia». Intanto la Nato ha dichiarato che i bombardamenti dureranno almeno fino a settembre.

Ma c’é un luogo nel quale il fantasma di Gheddafi é molto reale: l'isola di Pantelleria. “Bent el Riah”, la figlia del vento, come la chiamavano gli arabi, porta su di sé i segni dei risvolti più drammatici dei legami tra Libia e Italia. A cominciare da un tragico paradosso: i barconi carichi di immigrati si incagliano poco distante da quello che tutti sull’isola chiamano «l’albergo di Gheddafi». E non è solo un appellativo. L’hotel Punta tre Pietre, questo il suo vero nome, è di proprietà di una società maltese riconducibile al Rais. Un edificio enorme, scempio per le incontaminate coste pantesche, ristrutturato infinite volte, ma chiuso dagli anni Ottanta per volontà della proprietà. Sull’isola non amano parlare del Colonnello, ma in molti dicono che possiede anche diverse terre. Nulla di strano, perché fino a qualche mese fa (e dall’accordo Italia-Libia del 2009), Gheddafi era «l’amico Muammar».

La maggior parte dei migranti che sbarcano a Pantelleria arrivano dalla Tunisia, appena 70 chilometri di distanza, meno degli 85 da cui dista la Sicilia. «L’immigrazione è iniziata oltre dieci anni fa – spiega Salvatore Belvisi, funzionario del Comune - e si è sempre manifestata con sbarchi sporadici e con un numero medio di circa dieci persone alla volta, con qualche rara punta di oltre cento. Con la crisi del Nord Africa, gli emigranti continuano ad arrivare principalmente dalla Tunisia e in quantità sempre costante. L’unica differenza è che è aumentata la frequenza degli sbarchi e le punte sono più numerose, circa 50 persone si ogni barca». Fino allo scorso 13 aprile, quando i primi 191 immigrati, originari dell'Africa sub sahariana, da Tripoli sono arrivati a Pantelleria. Il peschereccio sul quale viaggiavano si é incagliato sugli scogli di contrada Arenella e durante lo sbarco sono morte due donne. Si pensava a un evento eccezionale, dato che l'isola non è sulla rotta per chi proviene dalla Libia, invece lo scorso 17 giugno sono arrivati altri 164 migranti dalle coste libiche.

Pantelleria, però, non é attrezzata per ospitare grandi numeri di persone. Esiste una sola struttura, una vecchia caserma, che può accoglierne una quarantina. In genere gli immigrati rimangono il tempo necessario per imbarcarsi sul primo traghetto per Trapani, dove c’é il Centro di identificazione ed espulsione. Con gli sbarchi più consistenti degli ultimi tempi, però, e il conseguente sovraffollamento del Cie trapanese, il trasferimento non é più immediato e la struttura d'accoglienza pantesca sta letteralmente esplodendo. Manca inoltre il personale ed é stato lanciato un appello per trovare volontari disposti a dare una mano alla caserma. «I panteschi, e con loro anche molti panteschi d'adozione - spiega Dominica Ferrandes, volontaria e collaboratrice dell'ufficio servizi sociali del Comune - si sono mobilitati in una maniera inaspettata. Molte persone hanno contribuito in queste settimane a rendere la permanenza gradevole ai profughi. Uno dei risultati è che un bel gruppo di loro tornerà sull'isola per stabilirsi qui».

Nonostante le campagne terroristiche sul fenomeno «immigrazione clandestina» (ricordiamo che dal mare arrivano appena il 10% dei migranti), quello che davvero preoccupa in questo momento non è dunque chi fugge da guerre o povertà. Del resto i legami con l'Africa sono millenari e Pantelleria é da sempre un luogo di incontri tra popoli e culture. Il problema principale per tutti, sull'isola, é il turismo, prima fonte di reddito. Quest'anno, oltre alla crisi, si aggiunge infatti la paura per la guerra libica. Una delle sette basi che l'Italia ha messo a disposizione é proprio Pantelleria, insieme a Sigonella, Amendola, Gioia del Colle, Aviano, Trapani e Decimomannu. A nord ovest dell'isola, c'è una base dell'Aeronautica Militare che utilizza uno storico hangar ricavato nella roccia da Pier Luigi Nervi​ e sopravvissuto alla seconda guerra mondiale. La base viene utilizzata principalmente per il suo sistema radar che controlla questo tratto di Mediterraneo. «È già un dato di fatto - sottolinea Dominica Ferrandes - che la crisi libica abbia contribuito a diminuire fortemente le prenotazioni dei turisti: lo si é visto per Pasqua. Finché non si calma del tutto la situazione, molte persone che potrebbero visitare l’isola per la prima volta, sceglieranno altre mete, cosa comprensibile a livello psicologico, anche se immotivata da quello pratico. Ma nel turismo è l’immaginazione a decidere».

C’è poi un’altra grande questione aperta che, ancora una volta, vede la Libia di mezzo: la corsa all’oro nero nel Canale di Sicilia (clicca qui per visualizzare le concessioni vicino Pantelleria). Complice la crisi libica e la paura di un blackout energetico, le principali compagnie petrolifere internazionali stanno accelerando le domande per sondare un terreno che sembra ricchissimo: i fondali del Mar Mediterraneo. Attualmente sono 12 i permessi di ricerca già rilasciati (25 le domande non ancora evase): due nei fondali di Pantelleria, sei che coinvolgono le isole Egadi, due di fronte a Gela e altri due vicino a Porto Palo di Capo Passero, nel Canale di Malta. «La situazione per Pantelleria non è delle migliori» spiega Mario Di Giovanna, fondatore del comitato Stoppa la piattaforma. «L’Audax ha dichiarato che a breve proverà a trivellare nuovamente in acque tunisine (13 miglia da Pantelleria) e in ogni caso è titolare di un permesso di ricerca, in acque italiane, che arriva a poche miglia dall’isola. Anche La Northen Petroleum ha un permesso di ricerca molto vicino alle coste pantesche». E ha già reso noto che comincerà a trivellare a fine 2011.

Le altre compagnie coinvolte sono l’americana Hunt Oil, che ha presentato richiesta per sondare i fondali intorno all'isola sommersa di Ferninandea (peraltro bocca di un vulcano attivo), e la Transunion Petroleum Italia, interessata alle zone di Malta. Nonostante il decreto Prestigiacomo dello scorso anno, che che vieta qualsiasi attività a meno di 12 miglia da un’area protetta e a meno di 5 miglia da qualsiasi costa, i lavori procedono: non é chiaro, inoltre, se gli effetti del decreto siano retroattivi ai permessi concessi prima del 2010. Eppure, almeno apparentemente, quello del petrolio non é affatto un business redditizio per il nostro Paese: come denuncia Stoppa la piattaforma, le royalty per le Regioni e i Comuni sono di appena il 4%, una miseria se confrontate con quelle di altri Paesi (85% di Libia, 80% di Norvegia e Russia, 60% di Alaska, 50% di Canada).

Alle trivellazioni i panteschi non vogliono nemmeno pensare: nei fondali incontaminati di questa zona del Mediterraneo nuotano specie rarissime e la biodiversità del delicato e complesso ecosistema non può essere toccato. Per non parlare dei possibili danni di trivellazioni sulle pendici di vulcani (come Ferdinandea), lungo le faglie sismiche e i banchi corallini che si trovano nel Canale di Sicilia. Perché, allora, non intervengono il Governo e il Ministero? Una domanda retorica per Pantelleria, più vicina all’Africa che alla Sicilia anche perché spesso in fondo all’agenda del Governo. Eppure una via d’uscita ci sarebbe: il Mediterranean Action Plan (il programma dell’organizzazione delle Nazioni unite per la tutela dell'ambiente) prevede la creazione di Aree marine protette, tra le quali potrebbe rientrare anche il Canale di Sicilia. In questo modo tutti i fondali diventerebbero intoccabili. Peccato che l’Italia non abbia ancora sottoscritto la creazione di questa zona: era prevista per il 2012, ma é stata spostata «in data da destinarsi».

http://www.linkiesta.it/pantelleria-vacanza-col-fantasma-di-gheddafi-immigrati-turismo
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Un lungo articolo firmato su Pantelleria,,, Mi piacerebbe sapere dagli amici che conoscono l'isola cosa ne pensano... "Commenti", please... Però leggetelo tutto e con attenzione... se no, non vale...
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Post di Anna Giuseppina Fina

Leggo. Anzi ri-leggo. Distraendomi perchè sempre piu riecheggia una vocina: le coincidenze non esistono ! Riflettori puntati sul Mediterraneo solo ora; tempo di guerre a cui si innescano interessi economici...Ciò che dispiace è che a discapito vada la bellezza di una terra incontaminata che continua a dispensare meraviglia e tesori nascosti, a raccontare storie... Credo anche che il calo turistico non sia solo da attribuire a guerra e piattaforme, ma alla sempre più superficialità e poca sensibilità legata alla mancanza di creatività o inventiva.
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A Fabio Russo piace questo elemento.


Dalla mia "BACHECA" su Facebook del 30/07/11

"Lupus in fabula" ...

di Guido Picchetti

Non è una bufala, ma è davvero una piattaforma petrolifera trainata da due rimorchiatori, che passa a circa un miglio dalla costa di Scauri dove abito, che ho appena fotografato... Che sia l'inizio di un certo traffico ?

E' questa è un'altra foto della stessa piattaforma in transito su cui ho zoomato... Quando si dice "lupus in fabula"...

http://www.facebook.com/guido.picchetti
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Commenti su FB a margine del documento
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Post di Carmine Ferrara
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Post di Pantel Voice

E' tutto l'anno che ci passano davanti. Ci siamo pure annoiati a fotografarle!
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Post di Anna Lodigiani

Speriamo che la noia non ci addormenti !!!  Ma che ci sproni a FARE...


Da "PANTELLERIA COM - News n° 7900" del 30/07/11

Non ci sono informazioni sul blocco delle istanze

Le trivellazioni nello Stretto di Sicilia.
Non chiedo altro che la verità...

di Guido Picchetti

Ieri e oggi sono stati pubblicati e ripresi nelle varie rassegne stampa alcuni comunicati di notiziari in rete che affermano che il Ministero dell’Ambiente e quello dello Sviluppo economico hanno rigettato ben 15 richieste di concessione di permessi di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi off-shore, sette dei quali al largo delle coste siciliane, e che pertanto, come titola uno dei servizi giornalistici che danno tale notizia, ci sarebbe stato lo "Stop alle trivellazioni di petrolio in tutto il Canale di Sicilia"!

Niente di più falso, a mio giudizio. Lo stesso giornalista che firma e dà la notizia originale (Beppe Croce) afferma che il Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle geo-risorse (ritengo sia quello del Ministero competente dello Sviluppo Economico), non fornisce ulteriori informazioni sul blocco delle istanze limitandosi ad elencare i permessi rigettati.

Ma purtroppo tra tutte le concessioni successivamente elencate interessate dal blocco (d 341 Cr-Pu, d 342 Cr-Pu. d 345 Cr-Mf, d 346 Cr-Ea, d 355 Cr-Sr, d 358 Cr-El, d 360 Cr-Tu nei mari siciliani; e d 341 Cr-Pu, d 342 Cr-Pu. d 345 Cr-Mf, d 346 Cr-Ea, d 355 Cr-Sr, d 358 Cr-El, d 360 Cr-Tu., fuori dai mari siciliani), è facile constatare che le sigle delle concessioni che riguardano lo Stretto di Sicilia nelle acque territoriali italiane comprese tra Pantelleria e le Egadi, sia quelle dell'ADX srl in attesa della Valutazione, sia quelle dell'ADX srl in attesa della Valutazione di impatto ambientale (VIA), vale a dire la "d363 C.R.-Ax" e la "d364 C.R.364", sia quelle ancor più prossime alle coste di Pantelleria (già rilasciate a suo tempo all'insaputa di tutti sul'isola...), non sono affatto comprese.

Nelle varie notizie pubblicate sull'argomento si ipotizza anche che uno dei motivi del blocco dei permessi sia la nuova normativa introdotta dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo all'indomani del disastro della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico, in base al quale "non si può più trivellare a meno di 5 miglia nautiche dalla costa", cioè poco più di nove chilometri. Ma nel Canale di Sicilia che è largo 145 Km nel suo punto più stretto, comprendendone le acque territoriali italiane circa la metà, 9 chilometri dalla costa sono ben poca cosa, e ne restano almeno altri 60 per poter trivellare off-shore senza scampo per i fondali dello Stretto, tanto più se non ci sono aree marine protette che allontanino quei vincoli e valgano a meglio tutelare e salvaguardare questo mare dai possibili incidenti...

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=7028  (solo su abbonamento)
Stessa notizia su "BLOG SICILIA" e su una mia "NOTA" su Facebook del 30/07/11


Da "QUOTIDIANO DI SICILIA" del 30/07/11

Trapani - Le trivelle incombono nelle Egadi
Sei permessi già concessi e altre cinque richieste pendenti per le ricerche
petrolifere nell’arcipelago. Legambiente lancia ancora una volta l’allarme:
forte rischio di impatto ambientale

di Vincenza Grimaudo

TRAPANI - Sei permessi di ricerca già concessi. Altre cinque richieste pendenti. L’arcipelago delle Egadi, una delle aree turistiche più importanti della provincia e anche dell’intera Sicilia, rischia di diventare la nuova frontiera dei ricercatori di petrolio. A lanciare l’allarme è Legambiente. L’area interessata è ubicata a poca distanza dalla zona interdetta alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione e si estende per quasi tremila metri quadrati. L’avvio di eventuali trivellazioni petrolifere nello specchio di mare a ridosso dell’arcipelago danneggerebbe, secondo Legambiente, l’ecosistema marino con gravi ripercussioni per il comparto turistico. “Il rilancio del settore energetico nel nostro Paese – dice Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente – è senza dubbio fondamentale, ma puntare ancora sul petrolio è sbagliato. La produzione di energia basata sugli idrocarburi, oltre ad essere una seria minaccia per l’ambiente, appartiene ormai al passato. L’urgenza oggi di liberarsi dalle fonti fossili è inoltre prioritaria per la battaglia contro i cambiamenti climatici, insistere sul petrolio non fa che impedire l’innovazione tecnologica nel mondo dei trasporti e delle plastiche”.

Dunque si rischia di distruggere l’ecosistema e soprattutto di dare un altro colpo all’economia locale per il comparto turistico, già fortemente provato in quest’ultimo periodo con la parziale chiusura dell’aeroporto civile di Birgi. La compagnia australiana Audax è interessata ai fondali di Pantelleria ed ha già ceduto il 10 per cento dei diritti di estrazione ad un’altra compagnia, Bombora Energy Pty Lmt., che in cambio corrisponderà il 15 per cento dei costi di esplorazione e alcune quote di un pozzo petrolifero.

Troppo fermento per dei semplici sondaggi mirati alla scoperta di idrocarburi la cui estrazione, in Sicilia, è fortemente diminuita: 702.133 tonnellate di olio greggio estratte nel 2004 contro le 556.084 tonnellate del 2009. Il compito di risollevare gli interessi estrattivi dei petrolieri partirebbe dalle isole Egadi, che potrebbero fornire 150.000 barili di petrolio al giorno, una cifra altissima considerando che in tutta Italia si estraggono 130.000 barili al giorno. Potrebbe diventare il più grande bacino petrolifero europeo.

Il ministero per lo sviluppo economico ha concesso alla compagnia San Leon Energy autorizzazioni per un totale di 1.820 chilometri quadrati: tra Favignana e Marsala, alle spalle delle Egadi ed a 20 chilometri della costa tra Sciacca e Selinunte.

Le compagnie. Una storia che si ripete da 30 anni

TRAPANI – L’interesse per questa porzione di costa da parte delle compagnie petrolifere non nasce certamente oggi. Nella metà degli anni ‘80 l’Eni aveva fatto delle prove nella zona antistante le isole Egadi. Il petrolio c’era, pure abbondante, ma con la quotazione di allora, 10 dollari al barile, i tempi di ammortamento sarebbero stati troppo lunghi. Dopo due prove di produzione l’Eni preferisce abbandonare il sito e far scadere l’autorizzazione. Adesso tre compagnie petrolifere, Shell, Audax e San Leon Energy, hanno l’intenzione di capitalizzare i presunti giacimenti petroliferi presenti nei fondali delle isole Egadi, Pantelleria e della zona tra Selinunte e Sciacca, una superficie di 4.300 chilometri quadrati che racchiude due aree interessate dall’istituzione di un Parco nazionale. Siamo tuttavia in piena fase esplorativa. La Shell ha dato mandato alla Northen Petroleum di sondare il Canale di Sicilia per mezzo di esplorazioni sismiche tridimensionali.

http://www.qds.it/7909-trapani-le-trivelle-incombono-nelle-egadi.htm
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Commenti su FB a margine del documento
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Post di Marco Zappalà
Guido buongiorno, grazie per le tue informazioni, peccato che la maggior parte delle persone è sorda e cieca, oltre che ottusa !!! 
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Post di Giò Nastasi

Guido mi è sorto un dubbio, ma siamo in regime dittatoriale? Mi sento tanto impotente, ma cosa possiamo fare ? Io sono disposta anche alle catene e allo sciopero della fame, ma da sola a cosa servirebbe ? Meno che a niente ! Ma è possibile ?
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Post di Filippo Harley Foti

Un saluto a te Guido ed a tutti voi Amici che mi leggete. Da 5 giorni Guido aspetta una mia spedizione garantita in 24 ore ed in partenza da Reggio Calabria... Ma dico Pantelleria è in Italia solo per l'autorizzazione a trivellare quelle meraviglie della natura ???


Da "LA GAZZETTA IBLEA" del 29/07/11

Stop alle trivellazioni di petrolio
in tutto il Canale di Sicilia

Da Noto a Licata e a Lampedusa bloccate le richieste di ricerca di petrolio in mare

di Beppe Croce

Niente ricerche di petrolio e gas naturale nel Canale di Sicilia: il Ministero dell’Ambiente e quello dello Sviluppo economico hanno infatti rigettato ben 15 richieste di concessione di permessi di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi off-shore, sette dei quali al largo delle coste siciliane.

Le decisioni dei due Ministeri, sono state pubblicate nell’ultimo “Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle geo-risorse”, ma la notizia dello stop alle trivelle è arrivata dal sindaco di Vittoria Peppe Nicosia, che è stato avvertito, con una nota, dalla Direzione generale per le valutazioni ambientali del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Il permesso di ricerca che interessava Vittoria era il “d.355 CR-SR” (richiesto dalla a Società Sviluppo Risorse Naturali S.r.l, una controllata della texana Mediterranean Resources L.l.c.) e si estende nello spazio di mare che va da Scicli ad Acate.

Gli altri permessi di ricerca bocciati che interessano le coste siciliane sono sei: due per Lampedusa, tre per Licata, e per Noto.

Il rigetto delle istanze siciliane, compresa quella che interessa le coste ragusane, fa seguito alla nuova normativa voluta dal ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo all’indomani del disastro della Deepwater Horizon, nel golfo del Messico: con le nuove leggi, infatti, è vietato cercare ed estrarre petrolio a meno di cinque miglia nautiche (circa nove chilometri) dalle coste.

http://www.lagazzettaiblea.it/stop-alle-trivellazioni-di-petrolio-in-tutto-il-canale-di-sicilia/13597/
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Il titolo dell'articolo è "Stop alle trivellazioni di petrolio in tutto il Canale di Sicilia"... Allora siamo salvi ? Ed è tutto a posto ? L'articolo è anche firmato... POSSIBILE CHE NON SI POSSA SAPERE QUAL'E' LA VERITA' ?????????


Da "L'ESSENZIALE AMBIENTE" del 29/07/11

Mazzata al petrolio off shore: Minambiente boccia 15 istanze

Sono quindici le richieste di autorizzazione alla ricerca di petrolio off shore rigettate dal Ministero dell'Ambiente. Stop alle trivelle nel Canale di Sicilia e a Lampedusa

di Peppe Croce

I no del Ministero  - Quindici istanze di permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi sono state rigettate dal Ministero dell'Ambiente e da quello dello Sviluppo economico. La metà riguardano il Canale di Sicilia sud orientale, Lampedusa compresa.

Non si cercherà petrolio, ad esempio, al largo di Ragusa, Licata (Ag), e Noto (Sr) mentre i permessi di ricerca bocciati sono: d 341 Cr-Pu, d 342 Cr-Pu. d 345 Cr-Mf, d 346 Cr-Ea, d 355 Cr-Sr, d 358 Cr-El, d 360 Cr-Tu. Fuori dai mari siciliani sono stati, invece, bloccati i permessi: d 496 Br-El, d 499 Br-El, d 500 Br-El, d 59 Fr-Np, d 64 Fr-Np, d 91 Er-Pu, d 94 Er-Sa, d 95 Er-Sa.

Blocco Prestigiacomo - Il Bollettino ufficiale degli idrocarburi e delle geo-risorse non fornisce ulteriori informazioni sul blocco delle istanze e si limita ad elencare i permessi rigettati.

Da un rapido sguardo alle mappe italiane delle concessioni petrolifere, però, è facile ipotizzare che uno dei motivi del blocco dei permessi sia la nuova normativa introdotta dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo all'indomani del disastro della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico: non si può più trivellare a meno di 5 miglia nautiche dalla costa, cioè poco più di nove chilometri.

http://ambiente.essenzialeonline.it/petrolio-e-gas/Mazzata-al-petrolio-off-shore-Minambiente-boccia-15-istanze_18604.html
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Però quelle nello Stretto di Sicilia intorno a Pantelleria e tra Pantelleria e Marsala sono tuttora in essere...


Da "PANTELLERIA COM - News n° 7894" del 29/07/11

Per ribadire con maggior forza il proprio 'NO'

Campagna sismica. "Progetto Pantelleria"
chiede la convocazione del Consiglio Comunale

Il Gruppo Consiliare "Progetto Pantelleria", a seguito della richiesta di compatibilità ambientale, avanzata dalla Società "Audax Energy srl", per la realizzazione di una campagna sismica da condurre nel Canale di Sicilia e più precisamente nel Banco di Pantelleria, ha richiesto la convocazione di un Consiglio Straordinario urgente per trattare nuovamente la problematica legata alle ricerche di idrocarburi nel Canale di Sicilia che sempre maggiormente interessano da vicino la nostra costa e quindi il nostro territorio, richiedendo fra l'altro la partecipazione in Consiglio sia dell'Ingegnere Gaspare Inglese del Servizio V.Inc.A del Comune di Pantelleria che dei rappresentati del locale comitato NO TRIVELLA DAY.

Riteniamo che il Consiglio Comunale, dopo la delibera del 30 giugno 2010, abbia il dovere di ribadire sempre con maggiore forza il proprio NO alle trivellazioni del fondale marino del Canale di Sicilia, opponendosi energicamente a qualunque iniziativa che possa mettere a grave repentaglio l'ambiente e il nostro territorio.

Il Capogruppo "Progetto Pantelleria", Giuseppe La Francesca.

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=7022 (solo su abbonamento)


Da "PANTELLERIA COM - News n° 7893" del 29/07/11

L'Istanza di permesso di ricerca
di idrocarburi liquidi e gassosi


Ecco l'avviso pubblico del Ministero:

Avviso al Pubblico

Richiesta di compatibilità ambientale

Al Ministero dell’Ambiente e dalla Tutela del Territorio E al Ministero per vi Beni Culturali

Istanza di permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi “d 364 CR-AX”.

La società Audax Energy srl, con sede in Via A. Nibby 7, 00161 Roma, ha chiesto al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e al Ministero per i Beni Culturali ai sensi dell’art 23 del D. Lgs. 152/2006 come modificato dal D.lgs m 128/2010, la pronuncia di compatibilità ambientale in relazione al progetto da realizzare nell’ambito dell’istanza di permesso di ricerca “d 364 CR-ak”, ubicata nel canale di Sicilia (distante 12 miglia dalla costa) e riguardante la registrazione di una campagna sismica di circa 100 kmq.

Il progetto, lo studio ambientale e i relativi allegati sono depositati in copia a disposizione del pubblico presso: Regione Siciliana – Assessorato Territorio ed Ambiente, Via Ugo la Malfa 169, Palermo; Provincia di Trapani – Assessorato Territorio ed Ambiente, Via XXX Gennaio 5, Trapani; Comune di Trapani; Comune di Pantelleria.

La documentazione può essere anche consultata sul sito del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del Mare http://www.dsa.minambiente.it/via aI sensi dell'Art. 24 DEL Lgs. 152/2006 come modificato dal D.Lgs 128/2010, qualsiasi soggetto interessato che intenda fornire elementi conoscitivi e valutativi concernenti i possibili effetti dell’opera potrà presentare osservazioni, istanze o pareri in forma scritta, nel termine di 60 giorni dalla data della presente pubblicazione, presso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del Mare, Direzione par la Salvaguardia e Tutela del Territorio – Valutazione Impatto Ambientale, Via Costantino Colombo 44, 00147 Roma.

Nella foto: la mappa elaborata in base alla documentazione sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico relativa alle due istanze di ricerca avanzate recentemente dall’ADX srl a nord di Pantelleria. In base a questa mappa è possibile capire dove le due zone interessate siano situate rispetto a Pantelleria, a Marsala, e al Banco di Pantelleria, zona “A” della proposta di Arturo Caravello per l’AMP di Pantelleria.

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=7021 (solo su abbonamento)


Da "PANTELLERIA COM - News n° 7892" del 29/07/11

Mobilitati l'Associazione Apnea e il Comitato No Trivella Day.
Allertate Legambiente e Goletta Verde

Trivellazioni: parte il ricorso

di Alberto Zaccagni

Caro Salvatore, non per protagonismo mi accingo a scrivere, ma giusto per fare chiarezza. Non sono abituato a passare il tempo in chiacchiere e polemiche e perciò, invece di dedicarmi a questo sport isolano, in questi giorni mi sono dedicato insieme a Mimmi a organizzare la opposizione alla nuova istanza presentata dalla Audax Energy per lo sfruttamento idrocarburi di altri 650 kmq comprendenti il Banco di Pantelleria.

Il 16 luglio, grazie al dott. Inglese del Comune di Pantelleria, siamo stati avvisati dell'affissione all'albo pretorio della istanza in oggetto. Questo è già un gran risultato del nostro convegno che ha sensibilizzato tante persone.

Abbiamo fatto richiesta di copia istanza e abbiamo iniziato a contattare tutti i relatori che avevano partecipato al convegno. Abbiamo scoperto così che mancavano i documenti di progetto sul sito e inoltrato per primi, a nome di Apnea Pantelleria, i firmatari della Carta Salata e Comitato No trivella, in data 21 luglio una raccomandata al Ministero per chiedere l'invalida dei tempi di scadenza opposizione (29 agosto). Immediatamente, dopo congiuntamente sulla stessa nostra lettera, sono state inoltrate quelle di Sciacca e Greenpeace. Ho personalmente ritirato tutti i progetti che erano depositati in Comune e spediti a Sciacca a Roma e a Palermo, presso chi collabora con noi.

A questo punto è stata organizzata una vera e propria task force che, dividendo i compiti per le proprie specializzazioni (biologiche, tecniche ,legali, ambientali, popolari, politiche, nonchè sensibilizzando il Comune a fare la sua opposizione, attualmente sta freneticamente lavorando per fare una credibile opposizione. E' stata allertata tra l'altro Legambiente e Goletta verde chiedendo una maggiore collaborazione, anche se mi pare, soffrendo tutte le associazioni ambientaliste di protagonismo, difficilmente riescono a fare quadrato insieme.

Quello che voglio dire dopo questa veloce cronologia dei fatti è che se sta succedendo tutto questo allarme, questa volta è scaturito tutto per prima da Pantelleria e di questo dobbiamo esserne fieri e uniti. Purtroppo leggo scritti di ex-famosi attivisti che cercano con massimo ardore di gettare discredito su tutto e tutti coloro che da Pantelleria stanno dando l'anima per riuscire a salvare qualche lembo di civiltà e rispetto del mare.

Siccome anche un privato cittadino può fare opposizione scrivendo per raccomandata al seguente indirizzo, chiedo a chi vuol far qualcosa di concreto di inviare i propri commenti entro il più breve tempo possibile. Più ne inviate meglio sarà:

Ministero Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare
Direzione Generale per le Valutazioni di Impatto Ambientale
Via Cristoforo Colombo 44, 00147 Roma

Nella foto: una manta nel Mediterraneo. Tra qualche anno la vedremo ancora ?

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=7020  (solo su abbonamento)


Da "AGI NEWS" del 28/07/11

Consiglio dei Ministri: DDL su Zona Franca
per Lampedusa

Roma, 28 luglio - Il Ministro Stefania Prestigiacomo ha svolto una relazione sugli interventi a favore delle isole di Lampedusa e di Linosa, colpite dal fortissimo flusso migratorio dei mesi scorsi. Il Consiglio dei Ministri ha preso atto ed ha altresì approvato, su proposta del medesimo Ministro, un disegno di legge che introduce misure di fiscalità utili a creare opportunità di rilancio dell'economia delle due isole e favorire nuovi investimenti in considerazione dei gravi disagi subiti. Il Consiglio inoltre ha preso impegno a superare le difficoltà che impediscono l'attivazione dell'aeroporto di Comiso. (AGI) Mal

http://www.agi.it/palermo/notizie/201107281454-cro-rpa1053-consiglio_ministri_ddl_su_zona_franca_per_lampedusa
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Fa certamente piacere per Lampedusa... Ma se ci ricordassimo anche dei problemi di Pantelleria (che non sono pochi...), non sarebbe male... 


Da "BLOG SICILIA" del 28/07/11

Perplessità sui mari italiani

Quando le Regioni vanno in ordine sparso...
e certi diritti non sono esercitabili

di Guido Picchetti

28 luglio 2011 - Una settimana fa il Consiglio Regionale della Puglia, secondo notizie in stampa diffuse in rete, ha approvato una proposta di legge alle Camere che prevede il “Divieto di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi” nelle acque del mare Adriatico prospiciente le Regioni Puglia, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo e Molise.

Questa proposta di legge, cui hanno aderito anche le altre regioni interessate dal provvedimento richiesto, intende salvaguardare l’intero Mare Adriatico dal rischio di “trivellazioni” per l’attività estrattiva, ritenendo prevalenti la questione ambientale e l’attività turistica. Quando sarà calendarizzata la proposta di legge alle due Camere del Parlamento purtroppo non è dato sapere, se pure mai avverrà... Sarebbe troppo bello, e qualche dubbio è lecito !

Ma, ciò premesso, il problema è un’altro… Come mai un divieto del genere dovrebbe riguardare unicamente il mare Adriatico ? L’Adriatico è certamente un mare chiuso, ma nè più nè meno come l’intero Mediterraneo, il quale (fatti i debiti rapporti...) è ancor più gravemente minacciato dall’inquinamento petrolifero, sia per i continui riversamenti generati dai trasporti via mare, sia per i possibili incidenti che la crescita esponenziale delle concessioni off-shore in tutto il bacino mediterraneo, da est ad ovest e da sud a nord, non può che favorire.

Ma tant’è… E la Regione Puglia non mi sembra si sia neppure accorta di quanto denunciato nei giorni scorsi da “Greenpeace” in merito all’arretramento della “linea di base” che delimita le acque territoriali nel Golfo di Taranto. Un provvedimento previsto da un dispositivo governativo di prossima uscita sulla G.U., che comporta conseguentemente il divieto di rilascio di eventuali nuovi titoli di concessioni petrolifere off-shore solo in una fascia di 5 miglia dalle coste pugliese e calabrese, lasciando libero da vincoli tutta il restante specchio di mare compreso nel golfo !

E come tace la Puglia, anche la vicina Regione Calabria coinvolta da quest’ultimo provvedimento tace al riguardo, come se la cosa non la riguardasse. Come tace pure la Regione Sicilia, nonostante ci sia una nuova istanza di permesso per la ricerca esclusiva di idrocarburi presentata dalla Audax Energy s.r.l., la stessa società che la scorsa estate trivellò i fondali a 13 miglia e seicento metri dalle coste di Pantelleria, trovando una ricca sacca di petrolio che si estende fino a 7 km dall’isola.

Questa nuova richiesta di concessione denominata “d 364 CR-AX”, interessa un’area marina di ben 654,4 km quadrati al largo delle coste siciliane, una vasta zona sotto cui si celano alcuni dei più importanti banchi sommersi dello Stretto, dal Banco Talbot al Banco Terribile, ma che comprende anche quel Banco di Pantelleria che, secondo una proposta presentata ufficialmente lo scorso anno al Congresso della “Società Italiana di Biologia Marina” di Rapallo, dovrebbe costituire la zona “A” dell’istituenda nuova “Area Marina Protetta” di Pantelleria.

Ma quel che è più grave in proposito è che i termini per la Valutazione di Impatto Ambientale(VIA) di questa nuova richiesta dell’ADX scadono il 30 Agosto p.v.. In altre parole entro tale data andrebbero presentate eventuali obiezioni da parte di cittadini e Amministrazioni Pubbliche. Chi lo farà ? Qui sull’isola sembra non muoversi foglia, come se la cosa non interessi nessuno... Ma la cosa più grave, oltre al silenzio delle varie amministrazioni pubbliche locali al riguardo, è che il Comitato “L’Altra Sciacca”, unica organizzazione locale della costa siciliana che finora si è interessata al problema di questa nuova richiesta dell’ADX nella acque dello Stretto di Sicilia, si è vista costretta a denunziare la non reperibilità sul sito del Ministero dello Sviluppo Economico della documentazione essenziale per poter presentare osservazioni, istanze o pareri nei termini prescritti a norma di legge. Cosa vogliamo di più ?

http://www.blogsicilia.it/blog/quando-le-regioni-vanno-in-ordine-sparso%E2%80%A6-e-certi-diritti-non-sono-esercitabili/53131/
Anche su una mia "NOTA" su Facebook del 28/07/11

Stesso articolo su "PROFUMO DI MARE IT" del 29/07/11
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Commenti del sottoscritto su FB a margine dei documenti
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La mia nota è stata immediatamente ripresa da Blog Sicilia che ringrazio, come ringrazio "L'altra Sciacca" per l'interesse al problema dell'istanza nello Stretto di Sicilia... Speriamo che chi può e deve intervenire, la legga e si muova ... E' quanto ci resta...
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"Profumo di Mare" riporta la mia nota su FB pubblicata ieri da "Blog Sicilia" con una sua immagine d'archivio. In calce all'articolo il bravo Filippo, redattore di "Profumo di Mare", fa anche un utile approfondimento su quell'immagine del Mediterraneo scelta da "Blog Sicilia", ripromettendosi di chiarirne meglio il significato in ulteriori futuri approfondimenti. Grazie Filippo, li leggerò con piacere...
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A
Filippo Harley Foti, Mario Di Giovanna e Luca Gioria piace questo elemento


Da un post sulla mia "BACHECA" su Facebook del 27/07/11

L'alpinista scalzo, Ambasciatore della Natura

di Guido Picchetti

Volete conoscere un personaggio tanto straordinario quanto semplice, Ambasciatore della Natura e testimonial della Forestale, che probabilmente rivedrete qui a Pantelleria prossimamente, dopo una fugace visita fatta qui sull'isola nei giorni scorsi, quasi in incognito e tra un impegno e l'altro nel Trapanese? Si chiama Tom Perry, vicentino di nascita, ma cittadino del mondo... E' l'uomo che corre a piedi nudi, l'alpinista scalzo, come viene definito... Ma questo è solo un particolare.

Cliccate sul link che segue, leggete e capirete chi è, e perchè ne parlo...
http://www.tomperry.it/index.php?option=com_content&view=article&id=12&Itemid=27

http://www.facebook.com/guido.picchetti


Da "L'IRA DEL TACCO" - 27/07/11

Puglia, il Consiglio dice no alle trivelle nell'Adriatico

Scritto da la redazione

Martedì 19 Luglio 201 - BAR I - Il Consiglio regionale della Puglia ha approvato all'unanimità la proposta di legge alle Camere “Divieto di prospezione, ricerca e coltivazione d'idrocarburi liquidi”. La proposta di legge intende salvaguardare l’intero Adriatico dal rischio di “trivellazioni” per l'attività estrattiva ritenendo prevalenti la questione ambientale e l'attività turistica. La proposta prevede il divieto di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi nelle acque del mare Adriatico prospiciente le Regioni Puglia, Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna, Marche, Abruzzo e Molise.

I divieti in questione si applicano anche ai procedimenti autorizzatovi avviati e non conclusi alla data di entrata in vigore della legge. “Sono certo che l'iniziativa della Puglia sarà di esempio ad altre regioni adriatiche che condividono preoccupazioni e attenzioni per l'ecosistema marinano e costiero”, ha commentato il presidente del Consiglio regionale della Puglia, Onofrio Introna. “La Puglia è stata compatta a difesa dell'Adriatico”, ha ribadito Introna.

http://www.liradeltacco.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3552:puglia-il-consiglio-dice-no-alle-trivelle-nelladriatico&catid=25:politica&Itemid=28
Stessa notizia su "INFORMAZIONE LIBERA" del 27/07/11

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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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La proposta di legge della Regione Puglie alle Camere risale ad una settimana fa. Nel frattempo, a parte Giò che ringrazio per la segnalazione, qualcuno ne ha sentito parlare ? E' inutile, governo e parlamento, son tutti in altre faccende affaccendati. E le due altre regioni più interessate allo stesso problema, Calabria e Sicilia, cosa fanno ? Se ne vanno per farfalle ?


Da "ZERO EMISSION NEWS" del 26/07/11

In Italia partirà il primo maxiprogetto Ue
per la tutela degli squali

A realizzarlo sarà il Centro turistico studentesco e giovanile (Cts) e coinvolgerà gli appassionati di pesca sportiva, i pescatori professionisti, ma anche parchi e aree marine protette. Il progetto verrà finanziato con 1,3 milioni di euro, in parte stanziati dall’Ue, in parte dagli sponsor Il primo progetto di tutela per gli squali sarà italiano

Gli squali sono una specie in pericolo. La loro tutela è importante per il mantenimento degli ecosistemi marini. L’Italia vuole fare la sua parte per proteggere questa specie ed è per questo che proprio nel nostro Paese partirà da ottobre quello che viene considerato come il primo maxi-progetto europeo per la conservazione di squali. A realizzarlo sarà il Centro turistico studentesco e giovanile (Cts) e coinvolgerà gli appassionati di pesca sportiva, i pescatori professionisti, ma anche parchi e aree marine protette. Il progetto Cts, che dura oltre tre anni, prevede inoltre corsi di formazione a capitanerie di porto e veterinari dei mercati ittici sulle specie protette cartilaginee, la realizzazione di un piano di azione per gli squali, che includerà anche le misure sperimentate. Poi ci sarà la comunicazione, con musei permanenti nel Parco dell'Asinara e nell'area marina protetta di Lampedusa, oltre ad una mostra itinerante.

Verrà finanziato con 1,3 milioni di euro, il 50% stanziati dall’Ue attraverso i fondi europei del programma Life+, l'altra metà arriva dai numerosi partner tra cui la Fipsas (Federazione Italiana Pesca Sportiva e Attività Subacquee), Cibm (Consorzio per il Centro Interuniversitario di Biologia Marina ed Ecologia Applicata) di Livorno, Fondazione Cetacea, Parco Nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena, Area Marina Protetta delle Pelagie.

Come ha spiegato la responsabile del settore conservazione natura del Cts, Simona Clò, “il progetto prevede diverse attività concrete e la più importante, in collaborazione con la Fipsas, è la modifica del regolamento delle gare di pesca sportiva, con il divieto di cattura di tutti i pesci cartilaginei, squali in primis e poi razze, torpedini e trigoni. Se durante una gara viene pescato uno squalo, questo viene marcato e poi liberato". La decisione è particolarmente importante in quanto ogni anno si svolgono almeno 120 gare in tutta Italia, solo per la Fipsas, con circa 5.000 pescatori partecipanti. Nel Nord della Sardegna, si penserà invece a sperimentare un nuovo modo per salvare gli squali elefante, la specie di pesce più grande del Mediterraneo e protetta, che “a volte rimangono imprigionati nelle reti da posta" spiega Clò. Per questo “realizzeremo dei prototipi di congegni elettronici - spiega la responsabile del Cts - che registrino l'arrivo di un grosso animale” e avvisando il personale del parco della Maddalena". (a.b.)

http://www.zeroemission.tv/Biodiversit%26agrave%3B/In-Italia-partir%26agrave%3B-il-primo-maxiprogetto-Ue-per-la-tutela-degli-squali/news/13502.phtml
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Guido Picchetti
E dopo l' Ansa di qualche giorno fa, ecco un articolo che spiega meglio cos'è questo maxiprogetto dell'UE di 1,3 milioni di euro per la difesa degli squali. Il mio giudizio non cambia. Certamente utile, ma perchè l'UE non si impegna anzitutto a realizzare le SPA (Specialty Protected Areas) già previste dalla Convenzione di Barcellona di cui è essa stessa "Parte" ?
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Post di Carmelo Nicoloso

Condivido pienamente con Guido, capisco l'importanza per la protezione di una specie a rischio, ma è fondamentale procedere a monte per la tutela degli ecosistemi, quindi concretizzare gli obiettivi relativi all'istituzione (con le risorse economiche) delle AREE PROTETTE, sopratutto quelle transnazionali, contestualmente si opererà per la salvaguardia della Biodiversità a rischio. Sono argomenti detti e ridetti, la speranza ? L'attenzione e il fattivo impegno nell'istituzioni "di uomini di buona volontà".
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Post di Fabio Russo

Concordo in parte, a parte il discorso sulle aree marine protette che come molti sanno non mi piacciono in quanto gestite all'italiana, questi progetti tendono a proteggere specie pelagiche, di alto mare, zone dove le AMP in genere non arrivano, inoltre tendono a proteggere predatori terminali di catena alimentare che, come ben noto, tramite la loro azione selettiva rafforzano le prede, selezionandole e eliminando individui più deboli o con malformazioni, proteggere gli squali significa proteggere tutta la catena alimentare... Comunque resto d'accordo con quello che dice Guido bisogna impegnarsi di più anche per le SPA e trovare un modo migliore per gestire le AMP che ad oggi è nettamente insoddisfacente, carente e penalizzante per i veri e propri amanti del mare!!! Scusate, sono stato un po' prolisso!
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Post di Guido Picchetti

Ti sbagli Fabio per due cose. Anzitutto le AMP italiane non sono tutte gestite "all'italiana", ma ci sono le une e le altre. Va a vedere, ad esempio, come sono gestite due che ho avuto modo di visitare recentemente, (Punta Campanella e Punta Licosa), e ti accorgerai che, al solito, sono le persone che le curano a fare la differenza... E sono sicuro non sono le uniche a funzionare bene nel nostro Paese pur tra mille difficoltà... L'altra osservazione riguarda le 12 nuove AMP mediterranee individuate dalla Convenzione di Barcellona, le "Specialty Protected Areas". Per lo più si tratta proprio di zone transfrontaliere di alto mare, che l'UE, Parte firmataria della Convenzione, ha il "dovere" di realizzare, se non vuole tradire certi suoi stessi principi fondanti...
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Post di Fabio Russo

Guido dimentichi che sono di Sorrento... e ho sotto gli occhi tutti i giorni cosa succede a mare da queste parti, purtroppo non mi è più permesso di fare immersioni in autonomia in alcuni luoghi, mentre alcuni pescatori professionisti e gli indisciplinati posso fare quel che vogliono... basta guardare qui:
http://www.facebook.com/media/set/?set=a.2041636294260.112376.1644916458   
Sono foto di un amico Alessandro Palomba... E' ovvio che d'estate i controlli siano più approfonditi e che anche in questo periodo qualcuno scappi alla stretta, ma qui di inverno non si vede veramente nessuno! Tempo addietro con regolari permessi di immersione in zona A l'associazione di cui facevo parte fu fermata e quasi arrestata dalla capitaneria perchè secondo nuove direttive dovevamo munirci di un tipo di imbarcazione che qui ovviamente hanno solo i diving, da allora sono stato solo un'altra volta in zona A, perchè ? I prezzi per le immersioni sono troppo alti, se poi si aggiungono altre spese... preferisco fare immersione fuori dal parco tanto il mare è tutto bello se si sa guardare, tuttavia trovo che alcune limitazioni siano lesive della mia libertà di godere in modo sostenibile e coscienzioso del mio più grande amore !!!
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Post di Guido Picchetti

Non è facile risponderti, caro Fabio, ma cercherò di farlo. Certamente hai ragione in molte cose… Tu puoi sapere meglio di me, tornato a Nerano dopo tanto tempo solo per pochi giorni, come vanno le cose nella zona nel corso dell’anno. Certamente anche la bella libertà di immersione che c’era ai miei tempi, quarant’anni fa, ora non c’è più… E certi sacrifici ai subacquei che frequentavano la Penisola su un versante e sull’altro, scegliendo a proprio libero piacimento il punto dove immergersi come poteva avvenire una volta, l’istituzione dell’AMP li avrà certamente comportati… Ma il punto vero è un altro: sono stati e sono sacrifici davvero inutili ? Senza questi sacrifici avresti oggi un mare migliore, più bello, più vivo, più ricco? Io non credo. D’altronde anche a noi vecchi subacquei degli anni ’50 l’obbligo di usare il palloncino ci dava fastidio, e ci volle del tempo per renderci conto che era utile a chiunque andava per mare, sub e non sub ... (1. continua)
E’ un esempio banale, lo so, ma è per farti notare che i tempi cambiano, che oggi siamo tanti ad andare in mare sia sopra che sotto, ad ancorarci con la barca in certi punti senza pensare a cosa combiniamo sul fondo, a invaderne altri senza preoccuparci del nostro passaggio subacqueo.. E allora certe regole di comportamento per tutelare quel mare che tanto amiamo dobbiamo pur darcele. D’altro canto è naturale che siano sempre gli ambienti più belli e ricchi di vita marina ad attrarci… Ma senza regole e vincoli a volte spiacevoli, quegli ambienti più speciali li perderemmo in poco tempo, e a seguire perderemmo via via anche gli altri. Vogliamo davvero questo noi sub che più amiamo quel mare ? Non penso proprio ... (2. continua)
Per questo le AMP (con regole di comportamento e vincoli connessi) occorrono. Certo, debbono essere regole compatibili con il territorio e con chi frequenta tali zone, ma che assicurino soprattutto la tutela delle specie che popolano le aree protette, favorendo a cascata il ripopolamento nelle zone contigue. La cosa migliore sarebbe che a cercare di fissare tali vincoli nelle AMP fossero dei subacquei stessi preparati ed intelligenti, ma soprattutto aperti alla collaborazione degli altri sub, purchè rispettosi dell’ambiente in cui agiscono e non animati da istinti meramente predatori, ormai fuori tempo… Ed è questo che io auspico per tutte le AMP, e che mi è parso di veder realizzato (sia pure non ancora completamente, come tu stesso testimoni…) in quei due luoghi da me citati. Due luoghi dove tanto immersioni feci negli anni andati, a me cari entrambi, e che spero riescano a preservare le loro ricchezze sommerse ancora negli anni a venire. (3. fine)
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Post di Fabio Russo

Guido, sono sempre aperto alle idee altrui, concordo a pieno con quello che hai detto... sono stato uno dei primi a sacrificarmi quando è stata indetta l'AMP qui... lo faccio ancora rinunciando al Vervece, visto che l'immersione costa 40 euro (!) e che si aggiungi il parcheggio sale a oltre 60 contro i 2-3 che spendo per un immersione con la barca di Matty Lauro!!! Tuttavia mi chiedo, quando chi era rispettoso continua ad esserlo e chi non lo era continua ad esserlo, perchè questi sacrifici devono colpire solo noi che veramente amiamo il nostro mare? Ho visto sicuramente gestioni del mare protetto migliori all'estero dove dietro un pagamento di una tassa, molto piccola si poteva fare immersione seguendo le regole ovunque e in libertà, ma se sgarri sono cavoli amari. Sai che se ti volessi ospitare come amico e farti fare immersioni senza spendere niente non potremo avvicinarci nemmeno alla zona "C" ? Perchè non sei residente in penisola? Penso che bisognerebbe controllare di più e venire incontro a chi vuole vivere il mare come si deve, e bastonare chi lo distrugge !!! Comunque grazie delle tue sagge parole fa sempre bene avere dei bei dibattiti con te, un abbraccio a te e alla mia bella Pantelleria ! In fede Fabio Russo
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Da "PANTELLERIA COM - News n° 7875" del 26/07/2011

Archeologia a Pantelleria I tesori dell'isola

di Giovanna Cornado

Pienone nella sala San Giuseppe di Tracino per la conferenza organizzata da Pantelleria Internet. Sala straripante di fruitori attenti, molti non hanno potuto trovare posto e sperano in una replica.

Numerosissimi i partecipanti alla conferenza: "Archeologia a Pantelleria - I tesori dell'isola", organizzata nella Sala San Giuseppe a Piazza Perugia, ma soprattutto molti i panteschi interessati a conoscere i lavori che stanno portando alla luce tesori incredibili, celati da secoli nelle acque di Cala Tramontana. Il Direttore scientifico delle ricerche, dott. Leonardo Abelli ha illustrato lo stato di avanzamento dell’operazione iniziata il 19 giugno scorso fornendo dettagli sulle monete di bronzo riportanti l’effige della dea Tanit, ricostruendo la storia delle navi punico/romane che hanno solcato il nostro mare, raccontando di viaggi che hanno visto trasporti di merci e di derrate alimentari, facendo rivivere una storia antica e gloriosa che ha visto Pantelleria occupare un posto in primo piano nel Mediterraneo. Dalle sue parole trasparivano un entusiasmo ed una felicità contagiosi, gli ho chiesto di sintetizzare in poche parole le emozioni di questa straordinaria avventura. “Impossibile – è stata la risposta – è una cosa da non credere: trovare un simile tesoro a 14 metri, in un fondale sabbioso, dove migliaia di persone fanno il bagno regolarmente… è una emozione per cui non si trovano parole adatte!”

Gianluca Messina, Capo di Prima Classe, responsabile della Squadra Sommozzatori della Guardia Costiera ha spiegato l’importanza della presenza dei suoi uomini per un lavoro qualificato di supporto ma anche di controllo della zona, che naturalmente va salvaguardata per tutto il periodo delle ricerche, mentre Francesco Spaggiari, esploratore subacqueo professionista legato al Consorzio Pantelleria Ricerche, ha proiettato un interessante filmato dove si vedevano le anfore ritrovate nel mare, unitamente ad altri reperti archeologici.

Un parco archeologico all’insegna dei “senza” e dei “con”.

Significativa la presenza del dott. Luigi Biondo, direttore del Parco Archeologico di Pantelleria, istituzione che sta prendendo vita grazie soprattutto all’impegno dell’assessore Gaetano Armao che ha mantenuto le promesse fatte ai panteschi nella primavera del 2010, quando era responsabile dell’Assessorato ai Beni Culturali e dell’Identità Siciliana.

“Una avventura elettrizzante – ha specificato Luigi Biondo - che ha tutto il sapore dell’unicità pantesca legata alla meraviglia di questo territorio, ai suoi colori e profumi che non hanno confronto, alla ricchezza dei tesori archeologici che attendono solo di essere valorizzati e presentati al mondo intero… un’isola carica di magnetismo che trasmette forza.” Ha continuato spiegando quanto sia importante operare in concertazione con tutte le altre istituzioni coinvolte, dalla Sovrintendenza, alla Provincia, dalla Regione Sicilia al Consorzio Pantelleria Ricerche, ma soprattutto va cercato l’appoggio dell’Amministrazione Comunale con la quale è stato aperto un tavolo di confronto. Compiaciuto della numerosa presenza, ha voluto sottolineare l’importanza del coinvolgimento della popolazione partendo dai cittadini più piccoli (ce n’erano alcuni ad ascoltarlo proprio in prima fila), e dopo aver fornito alcuni dati circa le necessarie procedure amministrative, i fondi stanziati e i regolamenti in preparazione, ha parlato delle caratteristiche che il parco dovrebbe avere: si potrebbe partire con due tipologie di musei e capire bene cosa si può scavare sott’acqua e cosa sotto terra, creare un turismo alternativo al bagno marino che produca cultura, e quindi ricchezza, in tutti mesi dell’anno.

L’assessore Gaetano Armao, presente all’incontro, è intervenuto confermando il suo amore per quest’isola a volte dimenticata da altri, ha parlato della necessità di trasmettere la consapevolezza dell’importanza archeologica dei ritrovamenti oltre i confini di Pantelleria: “I tesori scoperti non devono necessariamente restare nei luoghi di ritrovamento, possono essere decorosamente collocati dove c’è una struttura adatta, ad esempio in un Parco Archeologico come quello che abbiamo fortemente voluto per la nostra isola che potrebbe diventare una delle più significative capitali archeologiche del Mediterraneo, proprio grazie alla presenza di una particolare stratificazione culturale.” Dalle pagine di questo giornale abbiamo ricordato più volte l’impegno dell’assessore per la nostra terra e non possiamo che essergliene grati.

Interessante la proposta conclusiva dei criteri che secondo Biondi dovrebbero accompagnare la vita del Parco:

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senza barriere né cancelli

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senza espropri (lasciare cioè che siano i proprietari dei terreni ad averne cura,visto l’amore che per essi nutrono)

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senza aggiunta di nuovi vincoli (già esistono: Piano Paesistico, Piano Regolatore, Zone Sic e tanto altro)

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senza custodi;

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con la natura unica di Pantelleria

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con tanti bambini coinvolti nelle ricerche (si pensi a quanti progetti potrebbero nascere nelle scuole)

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con tante giovani guide pantesche che accompagnino nei percorsi tracciati per trasmettere agli altri italiani
la consapevolezza di quanto Pantelleria può offrire

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con tanti curiosi non addetti ai lavori che si appassionino alle scoperte

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con addetti ai lavori provenienti da Università e Centri di Ricerca che portino professionalità

Pensiamo solo a cosa potrebbe essere un Parco Archeologico che comprenda le aree di San Marco, di Santa Teresa, del Lago di Venere, di Scauri, di Cala Tramontana…. Una grandiosità inestimabile!

Caro dottore ci ha veramente convinto: questo Parco Archeologico sta diventando “un sogno con i piedi per terra”, però bisogna dargli le gambe per camminare e per questo serve un’assunzione di responsabilità da parte di un popolo nel tutelare i tesori della propria terra che prima bisogna conoscere ed amare. Ed anche così non basta, servono istituzioni che ci credano e che forniscano gli strumenti necessari, amministrazioni locali che sappiano lottare ed aprire le porte giuste..., servono aerei che arrivino con regolarità e a prezzi adeguati, navi attrezzate e pulite, strutture di accoglienza al passo con i tempi, offerte di lavoro non solo stagionali e precarie. Ce la possiamo fare? Non dobbiamo arrenderci un popolo senza sogni è un popolo senza futuro!

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=7003 (solo su abbonamento)


Da una mia "NOTA" su Facebook del 26/07/11

Allarme per la richiesta di VIA nelle acque di Pantelleria
I termini di legge per eventuali opposizioni scadono il 30 Agosto

di Guido Picchetti

"... A proposito, si sono accorti che c'è una VIA che scade il 30 di Agosto a Pantelleria ?? Hanno aiutato i comitati locali a fare le osservazioni alle VIA scadute ??". E' quanto mi scrive stamane l'ing. Mario Di Giovanna a proposito di un articolo appena pubblicato su "Marsala IT" intitolato "Torna l'allarme trivelle. Permessi di ricerca nelle Egadi per 2.734 chilometri quadrati".

Mario Di Giovanna, per chi non lo conoscesse, è il promotore del Comitato di Sciacca "Stoppa la Piattaforma", ed è stato uno dei relatori al recente convegno svoltosi a Pantelleria nel Giugno scorso "Un Punto nel Mare, un Mare di Punti". Nel suo efficace intervento ha raccontato delle gravi irregolarità personalmente riscontrate nella presentazione di alcune richieste di concessioni per ricerche petrolifere off-shore nelle acque antistanti le coste della sua provincia, che è riuscito a bloccare proprio grazie all'azione del suo comitato.

Ma in occasione del convegno di Pantelleria egli ha anche denunciato i gravi pericoli che tutto lo Stretto di Sicilia sta attualmente correndo con la "corsa all'oro nero" da parte di numerose compagnie decise a sfruttare i giacimenti di petrolio esistenti in questo delicato e vitale braccio di mare del Mediterraneo, a fronte di un ritorno economico per lo Stato italiano del tutto irrisorio, e che assolutamente non giustifica i rischi connessi a tal genere di operazioni.

"I comitati 'No Triv' non lo sanno, forse non se ne sono neanche accorti. Ma l'allarme trivelle nel Mediterraneo è tutt'altro che cessato." Ed è questa la frase di apertura del servizio pubblicato stamane da "Marsala It" che ha giustamente suscitato la reazione dell'ing. Di Giovanna. Ma ci sarà sulla nostra isola chi di dovere saprà raccogliere il suo invito ad agire prima che i termini di questa richiesta di VIA che interessa direttamente il mare di Pantelleria scadano ai sensi di legge ?

http://www.facebook.com/note.php?note_id=254591227886033
Stesso articolo su "PANTELLERIA COM - News n° 7887" del 28/07/11 (solo su abbonamento) e su "BLOG SICILIA" del 29/07/11
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Commenti su FB a margine del documento
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Post di Anna Lodigiani
Cosa possiamo fare di concreto?
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Post di Guido Picchetti

Cosa ? ... Quello che è concretamente nelle possibilità di ognuno, chi ha la bocca per parlare, ne parli, chi ha la penna per scrivere, ne scriva, chi ha gli amici per discutere, ne discuta, chi ha le possibilità (se non il dovere) di agire, agisca.... L'importante è fare in modo che ciascuno di noi possa dire poi in piena coscienza: ho fatto quel che potevo, non sono rimasto inerte a guardare quanto accadeva, o, ancora peggio, "non lo sapevo", specie quando non è più vero...
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A Giò Nastasi, Luca Gioria, e Rosa Linda Testa piace questo elemento


Da "MARSALA IT" del 26/07/11

Torna l'allarme trivelle. Permessi di ricerca nelle Egadi
per 2.734 chilometri quadrati

I comitati "No Triv" non lo sanno, forse non se ne sono neanche accorti. Ma l'allarme trivelle nel Mediterraneo è tutt'altro che cessato.

Lo denuncia Legambiente, che al di là delle reazioni emotive agli annunci di trivellazioni e ricerche di petrolio, ha continuato in silenzio a monitorare la situazione burocratica relativa ai permessi di ricerca delle grandi compagnie petrolifere nel Mediterraneo.

Ebbene, secondo Legambiente le isole Egadi e Pantelleria sono ancora a rischio. Seppure l'area di mare prossima alle isole sia vietata alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione, fatti salvi i permessi, le concessioni e le attività in atto, a poca distanza dalla zona interdetta incombono 5 istanze (richieste) per avere un permesso di ricerca e 6 permessi di ricerca già accordati.

Goletta Verde, la campagna di Legambiente per la tutela del mare, ha consegnato la "Bandiera Nera", per la cattiva gestione a danno di mare e coste, alla Shell italia E&P, nominata da marzo scorso referente unico per il ministero su queste concessioni. In totale, nella zona marina delle Egadi, i permessi di ricerca accordati coprono un'area di 2.734 chilometri quadrati.

Attualmente, in Sicilia, il petrolio è estratto da 4 piattaforme attive (Gela, Perla, Prezioso e Vega) per un totale di 43 pozzi. L'area di mare data in concessione per l'estrazione di petrolio è di 659,51 kmq. Dichiarano i responsabili di Legambiente: "Crediamo che la Sicilia stia già sacrificando abbastanza del proprio territorio marino ai fini di una risorsa energetica destinata ad esaurirsi, dal momento che la ricerca forsennata per individuare ed estrarre petrolio in tutta Italia potrebbe portare al massimo ad estrarre circa 187 milioni di tonnellate (totale delle riserve ancora recuperabili secondo le stime del Ministero dello sviluppo economico). Quindi, anche estraendo tutto il petrolio recuperabile nel sottosuolo e sotto il mare italiano, la quantità ottenuta sarebbe sufficiente, ai consumi attuali, a garantire l'autonomia per soli 30 mesi in più. Ma nel frattempo avremmo messo una grave ipoteca sullo sviluppo e la tutela di ampie aree del mare e del territorio italiano".

"Il rilancio del settore energetico nel nostro paese è senza dubbio fondamentale e deve essere basato su rinnovabili ed efficienza energetica- afferma Vittorio Cogliati Dezza, presidente di Legambiente. Decidere di puntare ancora sul petrolio però è senza dubbio la strada sbagliata. La produzione di energia basata sugli idrocarburi, oltre ad essere una seria minaccia per l'ambiente, appartiene oramai al passato. L'urgenza oggi di liberarci dalle fonti fossili è inoltre prioritaria per la battaglia contro i cambiamenti climatici, insistere sul petrolio non fa che impedire l'innovazione tecnologica nel mondo dei trasporti e delle plastiche. Tuttavia, oggi il Governo in nome di una presunta indipendenza energetica tenta ancora di rilanciare l'utilizzo del petrolio. Non possiamo non esprimere il nostro dissenso verso queste scelte che non risolvono la questione energetica del nostro Paese, ma che al contempo minacciano oggi e in futuro i territori in cui vengono attuate. A nulla è servito il disastro del golfo del Messico di un anno fa e i provvedimenti e le dichiarazioni messe in campo dal Ministro dell'ambiente per tutelare il mare italiano. A difesa dell'integrità dell'ecosistema marino e di un tipo di sviluppo economico che, promuovendo pratiche sostenibili, favorisca le popolazioni locali, diciamo un no deciso all'ipotesi di nuove trivellazioni nel mare italiano, che garantirebbero solo ricchi affari per le aziende petrolifere senza ricadute positive sull'abbassamento della bolletta energetica nazionale."

SCILLA. «Si perpetua un attacco al Sud del Paese, colpendo il mare, va abbandonata qualsiasi scellerata idea di trivellazioni petrolifere al largo dell'arcipelago delle Egadi e corre l'obbligo di attivare con la massima urgenza la sospensione e la revoca delle autorizzazioni in itinere di tutte le operazioni di prospezione e di ricerca già attivate lungo le nostre coste». Lo ha dichiarato l'On. Toni Scilla, deputato regionale di Forza del Sud, alla notizia del rischio di possibili trivellazioni petrolifere al largo dell'arcipelago delle Egadi.

http://a.marsala.it/cronaca/ambiente/32448-torna-lallarme-trivelle-permessi-di-ricerca-nelle-egadi-per-2734-chilometri-quadrati.html
Stesso articolo su "PANTELLERIA COM - News n° 7888" del 28/07/11 - fonte Marsala.it - (solo su abbonamento)

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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Lo rjporto, ma senza alcun commento... Ho la voce roca e non riesco a parlare.... tanto più che non c'è nessuno che vuol sentire...
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Post di Giò Nastasi

:(((((( Ormai viviamo in democrazie che non danno nemmeno i diritti più elementari... Il diritto all'aria e all'acqua! Non ho più nemmeno io commenti da fare! Dico solo che la storia del nostro tempo è una storia drammaticamente TRISTE! :((((
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Post di Marco Zappalà

Buongiorno Guido! Ancora più triste è vivere in un paese a maggioranza pecoroni !! Grazie Giò, buona giornata !!
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Post di Giò Nastasi

... In effetti tutti noi potremmo fare la differenza... ma dovremmo essere TUTTI... Se tutti come Guido, Mario, Gianni facessero la loro parte, il mondo sarebbe diverso e certo i risultati non sarebbero questi, ... UN DISASTRO! In nome del progresso ci stanno togliendo TUTTO .... Quel tutto che è la Terra! La nostra VITA! :(((((
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Post di Mario Di Giovanna

Francamente, non mi piace l'attacco del pezzo. Che significa "i comitati NO TRIV non lo sanno o forse ne se ne sono nemmeno accorti" ? . Ma li leggono i giornali ?  Ci vanno ai convegni ? I comitati da almeno un anno continuano a denunciare, fare osservazioni al VIA, scrivere articoli, organizzare convegni, sensibilizzare le trasmissioni d'inchiesta, etc... Sinceramente Legambiente l'abbiamo vista poco, almeno dalle nostre parti... E, a proposito, si sono accorti che c'è una VIA che scade il 30 di Agosto a Pantelleria ??? Hanno aiutato i comitati locali a fare le osservazioni alle VIA scadute ??
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Post di Guido Picchetti

Infatti, Mario, ti do pienamente ragione... E per questo parlavo di raucedine e di sordità diffusa...
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Post di Mario Di Giovanna

‎... Al di la delle polemiche, fa comunque piacere, che si stiano muovendo anche loro (vedremo se dalle parole si passerà ai fatti ), speriamo che ci diano una concreta mano d'aiuto... e che evitino di attaccare tutte le persone che da almeno un anno stanno sacrificando lavoro e famiglia per questa causa...

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Post di Giò Nastasi
Grazie Mario, grazie Guido per il lavoro concreto che avete fatto ormai da più di un anno, sacrificando lavoro famiglia e tempo libero, grazie di cuore!
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A Roberto Mamone e Marco Zappalà piace questo elemento.


Da "ANSA IT" del 25/06/11

Ambiente: squali sorvegliati speciali,
da Cts maxi-progetto Ue

Coinvolge appassionati pesca sportiva, professionisti, parchi e aree protette

(ANSA) - BRUXELLES, 25 LUG - Partirà in Italia ad ottobre il primo maxi-progetto europeo di conservazione di squali, targato Centro turistico studentesco e giovanile (Cts) e che coinvolge gli appassionati di pesca sportiva, i pescatori professionisti, ma anche parchi e aree marine protette.

La metà dei circa 1,3 milioni di euro di fondi sono quelli europei del programma Life+, l'altra metà arriva dai numerosi partner: Agci-Agrital pesca, Fipsas (Federazione italiana pesca sportiva e attività subacquee), Cibm (Consorzio per il centro interuniversitario di biologia marina ed ecologia applicata) di Livorno, Fondazione cetacea, parco nazionale dell'arcipelago di La Maddalena, area marina protetta delle Pelagie, oltre ai cofinanziatori del ministero dell'Ambiente, Parco Nazionale dell'Asinara e Provincia di Reggio Calabria.

"Il progetto prevede diverse attività concrete - spiega Simona Clò, biologa marina e responsabile del settore conservazione natura del Cts - e la più importante, in collaborazione con la Fipsas, è la modifica del regolamento delle gare di pesca sportiva, con il divieto di cattura di tutti i pesci cartilaginei, squali in primis e poi razze, torpedini e trigoni. Se durante una gara viene pescato uno squalo, questo viene 'marcato' e poi liberato. In genere le specie più comuni in questi casi sono verdesca, squalo volpe e spinarolo".

La stima è che ci siano almeno 120 gare ogni anno in tutta Italia, solo per la Fipsas, con circa quattromila-cinquemila pescatori partecipanti. Un'altra attività, spiega la biologa marina "sarà con i pescatori professionisti di Agci Agrital. Durante la pesca al pesce spada infatti, a volte viene catturato anche il trigone viola, molto grande con un pungiglione velenoso. Grazie ai fondi europei potremo comprare degli ami circolari, già sperimentati in passato per ridurre la cattura accidentale delle tartarughe marine e che dovrebbero diminuire almeno del 20% quella dei trigoni, ma potrebbe funzionare anche per altre specie come la verdesca".

Questo tipo di intervento sarà mirato soprattutto in Puglia e Sicilia. Nel Nord della Sardegna, fra Asinara, Maddalena e Tavolara, si penserà invece a sperimentare un nuovo modo per salvare gli squali elefante, la specie di pesce più grande del Mediterraneo e protetta, che si nutre di plancton come le balene e quindi migra, inseguendo le correnti di cibo. "Abbiamo registrato la loro presenza vicino a queste coste fra febbraio e marzo - aggiunge Clò - e a volte rimangono imprigionati nelle reti da posta, messe a duecento metri dalla costa per catturare piccoli pesci come le triglie". Queste reti però non si controllano tutti giorni e quando accade è troppo tardi per salvare lo squalo. In questo senso la tecnologia aiuta: "Realizzeremo dei prototipi di congegni elettronici - spiega la responsabile del Cts - che registrino l'arrivo di un grosso animale, basandosi sul peso, dalle tartarughe marine allo squalo elefante, cioé dai 50 kg in su. Questo congegno ha una sorta di trasmettitore e avvisa il personale del parco della Maddalena, dove si pesca regolarmente".

Il progetto Cts, che dura oltre tre anni, prevede inoltre corsi di formazione a capitanerie di porto e veterinari dei mercati ittici sulle specie protette cartilaginee, la realizzazione di un piano di azione per gli squali, che includerà anche le misure sperimentate. Poi ci sarà la comunicazione, con musei permanenti nel Parco dell'Asinara e nell'area marina protetta di Lampedusa, oltre ad una mostra itinerante. (ANSA).

http://www.ansa.it/mare/notizie/rubriche/ambienteepesca/2011/07/25/visualizza_new.html_781546248.html?idPhoto=1
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Non che la sorveglianza agli squali non sia utile.... Ma l'Europa non farebbe meglio ad occuparsi concretamente della protezione dell'ambiente mediterraneo dove quei "sorvegliati speciali" vivono, certamente non da soli ? Altrimenti domani chi andrà a sorvegliare con questi maxi-progetti ? O li avvierà per indagare sui motivi della loro estinzione ?


Da "BLOG SICILIA" del 25/07/11

I mari italiani del Sud: un fronte comune
per la loro difesa

di Guido Picchetti

25 luglio 2011 - Due immagini, un fronte comune... Certo è l’ultima spiaggia per i mari italiani del sud, l’ultima speranza che un impegno comune delle tre regioni italiane più minacciate da quanto sta accadendo in questi ultimi tempi nelle acque meridionali dello Stivale, valga a garantirne l’integrità ambientale marina davanti alle loro coste, per salvare quel turismo su cui tali regioni prevalentemente fondano, o meglio dovrebbero e vorrebbero fondare i propri interessi economici, e che invece vedono tali possibilità sempre più messe a rischio da iniziative industriali e pseudo industriali tutt’altro che vantaggiose, anche in prospettiva.

Le tre regioni sono Puglie, Sicilia e Calabria. Tre regioni nelle cui acque territoriali si stanno addensando con ritmo esponenziale iniziative di sfruttamento energetico che, se apparentemente giustificate da una necessità di crescita e sviluppo dell’intero Paese, nell’attuale realtà in cui vengono realizzate, senza le opportune garanzie di VIA e di sicurezza necessarie, non offrono che ritorni economici minimi per le popolazioni locali, tali cioè da non giustificare minimamente i rischi ad esse legati...

Per tale ragione offriamo ai lettori il contributo di queste due immagini. Nella prima in alto vediamo chiaramente indicata la vecchia linea di base che, unendo S.Maria di Leuca alla Calabria (a norma dell’art. 1 del D.P.R. del 26 aprile 1977, n. 816), ha fino ad ieri delimitato le acque del Golfo di Taranto, considerandole come acque interne italiane.

Tale linea di base, secondo quanto prevede l’art. 3 comma 1 dell’allegato al decreto legislativo, già firmato da Presidente Napolitano e prossimo in pubblicazione in G.U., (come comunica Greenpeace) da domani a quanto pare perderà ogni valore ai fini delle prospezioni petrolifere nell’area marina interessata, stabilendo come unico vincolo quello fissato dal Decreto Prestigiacomo del Giugno scorso, che vieta attività off-shore di ricerca e sfruttamento di prodotti petroliferi unicamente entro le cinque miglia dalla costa.

È una decisione, precisa ancora Greenpeace, che avverrebbe in accoglimento del rilievo espresso dalla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati (lett. g), e condiviso dalla Commissione Giustizia. Ciò in quanto la linea di base del precedente tracciato sarebbe un atto illegittimo che viola la “Legge del Mare” o Montego Bay Convention (o UNCLOS) !!! E allora una domanda sorge spontanea: ma i nostri onorevoli deputati che hanno evidenziato l’illegittimità di tale atto sono italiani o “amici del giaguaro” ???

Nell’immagine in basso vediamo invece un estratto della mappa ufficiale dell’UNEP-MAP che evidenzia le 12 nuove SPA (Specialty Areas Protected) che un Convegno dell’UNEP-MAP svoltosi ad istambul nel Giugno dello scorso anno ha individuato nel Mediterraneo. Alcune di esse qui indicate sono aree che interessano direttamente tre nostre regioni meridionali: la Sicilia, la Calabria e le Puglie.

Le aree n° 5 e n° 6 comprendono tutto lo Stretto di Sicilia (versanti nord e sud del Canale). L’area n° 8 comprende parte dello Ionio e l’intera area del Golfo di Taranto. Mentre l’area n° 9 interessa l’area marina antistante le coste occidentali della Grecia, anch’essa da non ignorare dopo le decisioni assunte di recente dal governo greco in fatto di concessioni petrolifere.

Cosa dire di più ? Le immagini parlano da sole. Il Movement Plan Action (MAP) dell’UNEP (United Nations Environment Program), è in altre parole il “Programma per la Protezione Ambientale del Mediterraneo delle Nazioni Unite”. E le aree marine individuate nel Mediterraneo dagli studiosi partecipanti al meeting di Istambul sono quelle che è necessario “proteggere” per la salvaguardia dell’intero bacino mediterraneo, gravemente minacciato da diversi fattori, che vanno dall’eccessivo sforzo di pesca allo sfruttamento di risorse energetiche off-shore; dall’assenza di misure precauzionali e di pronto intervento in caso di malaugurati incidenti nelle operazioni sulle piattaforme, ai riversamenti in mare di rifiuti di inquinanti di genere (sia provenienti dalla terraferma sia direttamente scaricati in mare, come anche quelli in gran parte conseguenti ai trasporti marittimi degli stessi prodotti energetici); dalla crescita delle popolazioni rivierasche del Mediterraneo agli insediamenti sempre più numerosi lungo le fasce costiere di questo mare, etc. etc. Minacce che sappiamo bene, sono state più volte descritte e documentate; che sono negli occhi e nella mente di tanti, anche se c’è qualcuno che ancora le ignora o preferisce ignorarlo...

E SPA (Specialty Protected Areas) sono state denominate quelle zone individuate dall’UNEP-MAP, come aree marine cui occorre assicurare una “speciale protezione”. Ignorare queste indicazioni, dopo che tutti i Paesi che lambiscono le coste del Mediterraneo hanno sottoscritto la “Convenzione di Barcellona”, impegnandosi al rispetto e all’osservanza dei protocolli e delle indicazioni che l’UNEP-MAP stessa avrebbe via via negli anni emanato, è, inutile dirlo, un fatto gravissimo, che non depone assolutamente a favore di quei governi che non rispettano gli impegni presi, e che danneggiano così, non solo l’immagine dei rispettivi Paesi, ma anche le future generazioni che da tali inosservanze potranno subire gravi e irreparabili conseguenze.

D’altronde la via da seguire, lo mostra la seconda immagine, è chiara. Ed è l’ultima speranza. Ma occorre purtroppo che l’opinione pubblica eserciti la giusta pressione nei confronti di chi ci governa, affinchè quella via venga tempestivamente imboccata mettendo da parte compromessi più meno velati di ipocrisia, e prima che sia troppo tardi. Uomini politici che sentono l’urgenza di tali problemi e conoscono la strada da seguire, avendone anche la possibilità, non mancano certo. Valga un nome per tutti, e indipendentemente da ogni valutazione politica di parte. Ad esempio iI senatore Antonio D’Alì, presidente della Commissione Ambiente del Senato, che, senza mezzi termini, non molto tempo fa si espresse chiaramente di fronte ad alcune dubbie prese di posizione dell’amministrazione comunale di Pantelleria in merito all’ Area Marina Protetta dell'isola, “istituenda” da oltre 20 anni, ma ancora da più d’uno illogicamente rifiutata...

http://www.blogsicilia.it/blog/i-mari-italiani-del-sud-occorre-un-fronte-comune-per-la-loro-difesa/52607/
Stesso articolo pubblicato in una mia "NOTA" su Facebook e su "PANTELLERIA COM - News n° 7878" del 26/06/11
Articolo simile anche su "PROFUMO DI MARE" del 26/07/11
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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La mia nota pubblicata anche da "Blog Sicilia" che ringrazio...
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... e sulla Bacheca di Mario di Giovanna
Se pensi che possa giovare in qualche modo alla causa comune, utilizzalo come meglio credi...
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Post di Mario Di Giovanna
Diffondo.
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A Mario Di Giovanna, Onofrio Montalbano, 
Gianluca Cecere, Toni Palermo e Walter Giannò piace questo elemento.


Da "L'ALTRA SCIACCA" del 23/07/11

Il progetto di Audax Energy S.r.l. nel nostro mare
e gli ostacoli alla corretta valutazione del suo impatto ambientale

In merito all’istanza di permesso per la ricerca esclusiva di idrocarburi presentata dalla AUDAX ENERGY s.r.l. e denominata “d 364 CR-AX”, unitamente ad altri comitati e associazioni, in data 22 Luglio 2011, l’associazione L’AltraSciacca ha ufficialmente segnalato al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare l’impossibilità di poter presentare adeguate osservazioni da parte di Cittadini e Amministrazioni Pubbliche al fine di una valutazione corretta dell’impatto ambientale a causa della non reperibilità della documentazione essenziale relativa al progetto di ricerca.

Ricordiamo che l’area in istanza è ubicata nel Canale di Sicilia, al largo delle coste siciliane e occupa una superficie di circa 654,4 km2. La distanza dalla costa della Sicilia è di circa 21,9 miglia nautiche mentre dalle coste di Pantelleria dista circa 18 miglia nautiche.

Qui di seguito la comunicazione effettuata al Ministero tramite posta elettronica certificata, come previsto dalla legge.

http://www.laltrasciacca.it/


Da "LA VOCE DELLA RUSSIA" - 22/07/11

La crisi libica: diplomazia e non forza

21.07.2011 - Alla soluzione del problema libico devono partecipare tutte le forze politiche e non solo l’opposizione di Bengasi. Lo ha dichiarato a Mosca il titolare del Ministero degli Esteri della Libia Abdel Ati al-Obeidi al termine dei negoziati con il suo collega russo Serghei Lavrov. In tale contesto la Russia, come pure la maggioranza dei paesi occidentali, non considera Muammar Gheddafi come capo legittimo del Paese. Serghei Lavrov ha invitato l’inviato speciale del Segretario Generale dell’ONU Abdelill Hatyb a trasferire la situazione in Libia nel solco della diplomazia.

Il Ministro degli esteri libico ha espresso alla Federazione Russa la riconoscenza per la sua posizione ragionevole e ponderata. Al-Obeidi ha sottolineato che al processo di pace devono partecipare non solo i politici ma anche tutta la popolazione del Paese. Al tempo stesso a Tripoli per il momento non si è pronti a discutere le dimissioni di Muamar Gheddafi tanto più che questo punto non è previsto dalle proposte per la soluzione pacifica della crisi in Libia che ha lanciato l’Unione Africana.

Al microfono l’esperto russo Alexandr Vavilov:

Sin dall’inizio era chiaro che il conflitto non ha soluzione militare. Tanto più con l’ingerenza dall’esterno che mobilita subito le forze interne. Lo vediamo sia in Libia, che in Siria. Le prospettive di soluzioni pacifica del problema sono del tutto reali. I libici decideranno da soli come continuare a vivere.

Intanto, la coalizione internazionale prosegue i suoi tentativi di spegnere il fuoco con la benzina, bombardando città libiche. Naturalmente nei bollettini di guerra della Nato non si dice nulla delle vittime tra gli abitanti locali.

L’Occidente continua a fare il proprio gioco in Libia. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha riconosciuto il governo transitorio in qualità di partner politico legittimo dell’Europa. Ma l’Ue preferisce non ricordare che questo organo di potere deve essere approvato e legittimato dal popolo libico stesso. La Nato dichiara di non contattare più i rivoltosi. Ma in considerazione del fatto che l’alleanza è una struttura consolidata composta da diversi paesi i contatti di uno dei paesi che ne fa parte si riferiscono a tutta la Nato. Come è noto la Francia non solo continua a contattare l’opposizione libica, ma anche le fornisce armi.

In ragione di ciò la comunità mondiale deve ricordare alla Nato che l’alleanza sta violando in modo grossolano il mandato, concesso dalla Risoluzione n° 1973 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, in materia di introduzione di una zona di non volo sopra la Libia.

http://italian.ruvr.ru/2011/07/21/53538093.html
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Questo è invece quel che pensa la Russia, che ha sulla Libia un atteggiamento molto simile a quello della Cina, ma che, a differenza di quest'ultima piuttosto riservata, spiega chiaramente i motivi di base della sua posizione, indicando anche possibili vie d'uscita dalla crisi. La Nato e l'UE raccoglieranno i suggerimenti o faranno orecchi da mercante ?


Da "RADIO CINA INTERNATIONAL" del 22/07/11

Gheddafi: no dialogo con i ribelli

Il 21 luglio, il leader libico Gheddafi ha pronunciato un discorso, dicendo di non fare qualsiasi dialogo con i ribelli e risottolineando che non si arrende.

La NATO ha lanciato i raid aerei più intensivi su Zeliten, città controllata dalle truppe di Gheddaf, provocando una diecina di feriti civili. Di recente, le Unione Africana e l'Onu;hanno voluto di trovare i canali politici per promuovere le vari parti libici in conflitto di dialogare, solvendo la crisi libica. Tuttavia, in quanto c'è una divergenza grave sulla permanenza o meno al potere di Gheddafi tra il governo libico e i ribelli, è difficile risolvere la crisi libica in modo politico.

http://italian.cri.cn/761/2011/07/22/341s150040.htm
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Il pensiero di Radio Cina International sulla crisi libica... Siamo ancora in alto mare...


Da "DORSOGNA BLOG SPOT" - 22/07/11

L'ipocrisia di Stefania Prestigiacomo

  ...attuare per Lampedusa un modello di sviluppo “oil free”, cioè totalmente basato sulle rinnovabili (dal sito del ministero per l'ambiente, Stefania Prestigiacomo, 13 giugno 2011). Peccato che l'Audax e la Kairiki vogliano trivellare a 13 chilometri dalla riva di Pantelleria. Proprio oil-free.

posted by Maria Rita

17/07/11 - Non so da dove iniziare con questa donna che secondo me tutto è fuorchè un esempio di coerenza e di difenditrice dell'ambiente - mestiere per cui in teoria sarebbe pagata dal contribuente italiano. La sua storia la conosciamo tutti - la VED, la Coemi - ditte siciliane iper-inquinanti di cui la famiglia Prestigiacomo, inclusa Stefania, è socia.

Ma iniziamo con l'ultima novità: Pantelleria, isola oil-free. Chissà perchè le piace usare le parole in inglese. Comunque, quando ho letto questa notizia, ho pensato "finalmente qualcosa di buono, hanno vietato le trivellazioni attorno all'isola di Pantelleria!"

Invece no, la Prestigiacomo semplicemente decide che per rilanciarne l'immagine dopo gli sbarchi degli ultimi mesi, sull'isola di Pantelleria si useranno eolico e solare e mezzi elettrici, si ammodernizzeranno i depuratori e si ripuliranno i fondali dagli "scafi affondati negli ultimi anni."

Ora, intanto queste cose dovrebbero essere state già fatte molto molto tempo fa. Ma l'elefante nella stanza non viene toccato da Mrs. Prestigiacomo: e le trivelle offshore a 13 chilometri da Pantelleria dove le mettiamo? Oltre 660 chilometri quadrati di mare, attorno all'isola, da essere trivellata da microscopiche ditte venute da chissà dove. Sia la Kairiki Energy limited (KIK ) che la Audax (ADX) sono ditte australiane che di Pantelleria non sanno niente.

Ma poi, che significa oil-free se poi metti le piattaforme in bella vista al largo dell'isola? E non c'è solo Pantelleria, ma anche le isole Egadi e il Ragusano, l'onshore siciliano in Val di Noto... Ma come ci pensano?

Pensa la Prestigiacomo che le trivelle a Pantelleria saranno occasione di attrazione turistica? Di mare più pulito? Di bellezza estetica? Di pesce più sano? Di più visitatori australiani? O che, siccome on-shore saremo oil-free, allora si deve essere oil-drenched in mare?

Ma non vede l'ipocrisia di se stessa e che quel che dice è tutta propaganda?

http://dorsogna.blogspot.com/2011/06/lipocrisia-di-stefania-prestigiacomo.html
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Come si vede il termine "Ipocrisia " di questi tempi altrochè se è di moda. E non vorrei che a forza di essere usato diventi addirittura un titolo di merito, che fa bene alla carriera (politica, s'intende...). L'articolo è di qualche settimana fa, ma tutt'ora validissimo, e "l'onore al merito" è stavolta attribuito addirittura ad un ministro, quello per l'ambiente per giunta...


Da "L'ALTRA SCIACCA" - 22/07/11

Riecco i petrolieri !

La AUDAX Energy S.r.l. ha avviato la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale per cercare petrolio in un tratto di mare che comprende il banco di Pantelleria, il banco terribile e il banco Talbot. Questi luoghi sono degli hot spot di biodiversità nel Mediterraneo e danno sostentamento a centinaia di famiglie di pescatori di Mazara del Vallo e Sciacca. La zona è inoltre vulcanica e sismica.

Come al solito ci sono irregolarità nella pubblicizzazione dei documenti. Dobbiamo mobilitarci !

Nei prossimi giorni altri aggiornamenti. Intanto eccovi il documento della compagnia che dà l’annuncio del permesso assegnatole,  (in inglese, dal titolo "18 ADX awarded exploration permit offshore Italy" del 18 July 2011, ndr), documento che potete scaricare integralmente da questo link:
http://www.audax.com.au/documents/1310943726_ASX%20Release%20Italy%20new%20permit%2018%20July%202011.pdf

http://www.laltrasciacca.it/2011/07/21/riecco-i-petrolieri/
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Questo l'annuncio sul sito de "L'Atra Sciacca" dell'avvio delle operazioni di ricerca sui Banchi del Canale di Sicilia da parte dell'ADX, con l'invito alla mobilitazione generale. Sarà raccolto e avrà successo ? E quanto mi auguro, pur nutrendo forti dubbi che si capisca appieno il valore della tutela biologica dei fondali dello Stretto di Sicilia per l'intero Mediterraneo... e, aggiungo, l'entità dei gravi rischi che si corrono con questo genere di operazioni, derivanti soprattutto dalle particolari caratteristiche geologiche dei fondali dello Stretto ...


Da una mia "NOTA" su Facebook del 21/07/11

La mia controreplica ad Adele Pinedo.
La "Carta Salata". Anch'io non ho firmato...

di Guido Picchetti

Anzitutto ringrazio la Sig.ra Pineda per la cortese replica al mio "pungente" intervento pubblicato ieri da Pantelleria Com, in merito al respingimento da parte del Consiglio Comunale della mozione presentata dal gruppo di opposizione "Progetto Pantelleria" con la quale si chiedeva la sottoscrizione della "Carta salata".

La ringrazio anche per l'invito che mi fa a seguire di persona i lavori di Consiglio per evitare di emettere giudizi sulla base di sintesi giornalistiche. Posso confermarle che, se solo fossi stato al corrente dell'argomento in discussione, non avrei mancato di esserci, dato il mio interesse per i problemi di tutela ambientale marina testimoniato da svariati decenni di attività (... e non solo giornalistica) legata al mondo subacqueo, ed esercitata anche qui sull'isola di Pantelleria, da quando nel 1998 ho scelto l'isola come mia stabile residenza ...

Riferendomi poi alla amara conclusione del mio intervento ("Quanta ipocrisia !"), confermo alla sig.ra Pineda che in essa non c'è nulla di personale certo, ma che, per quanto riguarda il suo gruppo di opposizione, mi sono basato unicamente sul virgolettato che, nell'articolo di sintesi firmato da Giovanna Cornado, comprende la sua risposta. Un virgolettato che mi pare lei nella sua replica non abbia minimamente smentito.

E per me la sua risposta è pertanto frutto di un' ipocrisia "politica", che posso anche capire (la ricerca del compromesso tra politici è ormai prassi comune...), ma che, non essendo il sottoscritto un politico ma piuttosto un tecnico, non riesco in alcun modo nè a spiegare, nè a giustificare; e sento invece, come mio dovere, rilevare e far rilevare ....

In altre parole, come si può stilare un documento come la "Carta Salata" in cui ci si impegna a tutelare il "Mare" di Pantelleria senza menzionare volutamente, come lei stessa conferma nella replica, un' "Area Marina Protetta" che quest'isola attende ormai da oltre venti anni ? E ciò quando poi il gruppo Progetto Pantelleria, lo afferma la Sig.ra Pineda nella sua replica, è "da sempre a favore dell'area marina" !!!

Un' Area Marina Protetta che, voglio ricordarlo ancora una volta, tra l'altro è prevista non solo dalla legge quadro del 1991, ma anche dalla successiva legge del 2007 che ha istituito il Parco Nazionale dell'Isola di Pantelleria, favorito e voluto dalla precedente amministrazione presieduta dal Sindaco Gabriele di cui anche la Sig.ra Pineda era parte attiva. Un Parco Nazionale che però risulta per legge almeno per ora solo sulla carta, e del quale la cittadinanza isolana è venuto a conoscenza purtroppo solo nel Gennaio 2010.

Come la Sig.ra Pineda ben sa, la cittadinanza fu colta di sorpresa dalla notizia del Parco, del tutto impreparata, e, temendo la conseguente imposizione di ulteriori vincoli sul suo territorio, organizzò una raccolta di firme contro l'iniziativa, inducendo l'ex sindaco Gabriele, in vista delle vicine elezioni, a chiedere al Miniambiente l'immediata sospensione delle operazioni già in corso per la mappatura dei fondali, necessarie proprio per la definizione dell'Area Marina Protetta del Parco Nazionale.

Tornando alla riunione in Comune, e alla "Carta Salata" che il Consiglio Comunale non ha voluto sottoscrivere domenica scorsa rigettando la mozione dell'opposizione, do alla sig.ra Pineda un'informazione che forse lei non ha. Anche il sottoscritto a conclusione dei lavori del Convegno del 19 Giugno u.s. al Cossyra non firmò la famosa "Carta Salata" e per ragioni personali di cui dirò più avanti. Sono motivi comunque ben diversi da quelli addotti dal consigliere Valenza, il quale avrebbe nell'occasione precisato di non voler firmare un documento, la "Carta Salata" appunto, in quanto implicitamente esso prevede l’istituzione dell’Area Marina Protetta.

Concordo con tale punto di vista, che tuttavia pone il consigliere Valenza e altri consiglieri della maggioranza in netto contrasto con il suo Sindaco Alberto Di Marzo, il quale proprio in occasione del Convegno del 18 Giugno ha sottoscritto quel documento di fronte a tutti i presenti, citando anche l'Area Marina Protetta di Pantelleria, e una possibile individuazione della zona A sul Banco di Pantelleria (potete credermi, ero presente...). Come la mettiamo allora ? Si vuole o non si vuole l'Area Marina Protetta ? Si vuole o non si vuole tutelare il mare di Pantelleria? La risposta non può esser che univoca. O si, o no... Terzium non datur. Altrimenti qualcuno mi spieghi come si può "proteggere una area marina" senza avere "un'area marina protetta" !!!

Infine i motivi per cui personalmente mi sono rifiutato di sottoscrivere la "Carta Salata". Non certamente in quanto non sono favorevole alla tutela del Mare di Pantelleria e ad impegnarmi ad agire a tal fine... Tutto ciò che ho fatto, detto e scritto in questi ultimi dieci anni e più vissuti qui sull'isola stanno a dimostrare che tale impegno personale c'è stato, c'è, ed è assoluto.

Ma se non ho firmato la "Carta Salata" è perchè quell'impegno previsto da quel documento mi è sembrato ben misera cosa, decisamente superato nei tempi, specie se a fronte di quella "dichiarazione di intendimenti" che, come Comitato Pro Parco Marino di Pantelleria (presidente, guarda caso, l'allora Sindaco Alberto Di Marzo), chiedemmo di firmare ben 11 anni fa agli studenti delle varie scuole dell'isola di ogni livello e grado.

Era una dichiarazione cui si giungeva dopo aver spiegato agli studenti panteschi, con l'aiuto dei rispettivi insegnanti, di filmati e di altre iniziative (collegate anche ad un concorso internazionale di disegni sul mare che è andato avanti per variati anni), cos'è il Mare con la "M" maiuscola: cosa sono i rifiuti e che vita lunga possano avere; perchè proteggere il mare e i sette modi per farlo; perchè il mare è blu, e perchè è salato; cos'è il Parco Marino di Pantelleria; cosa fare se vedi una "foca monaca", etc. etc. E alla fine si chiedeva loro l'impegno a non gettare niente a mare e a depositare tutti i rifiuti negli appositi contenitori; a non portare via dal mare niente di vivo, animale o vegetale che sia; ad osservare e rispettare gli organismi viventi nel loro ambiente naturale; e a pescare solo specie marine permesse...

Ma dove sono ora quegli studenti ? E quegli insegnanti ? E' quanto oggi mi chiedo... Possibile che sia stato tutto inutile, che niente di quanto fatto allora sia rimasto e che si debba iniziare di nuovo tutto da capo ? Ma se proprio così deve accadere, che almeno lo si faccia senza ignorare quanto già fatto, ed evitando di ripetere gli eventuali errori commessi...

PS. - Mi scuso per la lunghezza del mio intervento. Ho cercato di sintetizzare al massimo. Se per caso qualcuno volesse prendere visione di quell'opuscoletto per gli studenti di Pantelleria, ne ho una copia a disposizione. S'intitola "Quanto conosci il mare ?", realizzato nel 2000 a cura del Comitato Pro Parco Marino di Pantelleria, con il patrocinio del Comune di Pantelleria - Assessorato al Turismo.

http://www.facebook.com/note.php?note_id=252253141453175

Stesso articolo su "PANTELLERIA COM - News n° 7858" del 22/07/11 (solo su abbonamento)
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Commento su FB a margine del documento
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Post di Sandro Casano

Mi piacerebbe avere, anche in foto copia, questo opuscoletto. Potrebbe farmi avere una copia? Per il resto, pur condividendo alcuni passaggi del suo intervento, onestamente e personalmente, rispetto a quello che ha scritto ieri su PantelleriaInternet, non si può fare di tutta l'erba un fascio. No... assolutamente no... !, significa distorcere la realtà e non si fa una buona informazione. So i motivi per cui lei non ha firmato la Carta Salata, perchè ne abbiamo parlato assieme proprio a Mursia. In consiglio comunale, la maggioranza, ha bocciato l'altra volta gli studi di biocenotica, ieri hanno bocciato la Carta Salata (non per le sue stesse motivazioni, magari l'avessero bocciata per gli stessi motivi per cui lei non l'ha sottoscritta). La verità, purtroppo, è che su questi temi, con questa maggioranza, siamo tornati indietro non di 20, ma di 30 anni. Partecipare ad un consiglio comunale in cui si sentono certe "analisi", mi creda, mi sconvolge... perchè intorno avverto la pochezza, il vuoto.... Allora, forse, la strada da seguire è quella di risalire partendo dalla Carta Salata, che sarà - come dice lei - poca cosa, ma loro non riescono neppure ad approvare quella...
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Da una mia "NOTA" su Facebook del 21/07/11

La replica del Consigliere Adele Pineda al mio intervento
sulla bocciatura della "Carta Salata" in Comune

In riferimento al pungente commento del sig. Picchetti, pubblicato subito dopo gli articoli sul consiglio comunale, vorrei precisare quanto segue:

la mia secca replica era diretta a smentire quanto aveva appena affermato il consigliere Valenza, che non era riuscito a fare la giusta distinzione tra il documento che il consiglio avrebbe dovuto votare (la Carta Salata nella quale l'area marina non viene citata) e l'AMP della quale, invece, si è già discusso più volte in un passato più e meno recente.

La posizione della sottoscritta e di tutto il gruppo Progetto Pantelleria, da sempre a favore dell'area marina, è emersa in modo chiaro e inequivocabile negli incontri in cui l'argomento è stato dibattuto, pertanto invito il Sig. Picchetti (che avendo attentamente letto la Carta Salata saprà che si tratta di un documento che ci impegna alla tutela del mare e nel quale l'area marina protetta non viene menzionata), a presenziare ai Consigli comunali prima di emettere giudizi che, sulla base di una sintesi giornalistica, rischiano di denigrare l'operato di chi, invece, continua a battersi apertamente e senza alcuna ipocrisia per la salvaguardia del territorio!

Adele Pineda

http://www.facebook.com/note.php?note_id=252252058119950
Stessa notizia su "PANTELLERIA COM - (in calce alla News n° 7854)" del 21/07/11 (solo su abbonamento)


Da "JULIE NEWS IT" - 20/07/11

Le royality italiane al 4%, la Russia all'80%

Pantelleria: l'Italia regala il petrolio a chi la distruggerà

di Antonio Rispoli

26/04/2011 - PANTELLERIA (TRAPANI) - Mancano pochi giorni all'inizio delle operazioni di trivellazione che la società petrolifera americana Transunion farà 27 chilometri al largo di Pozzallo alla ricerca del petrolio che dovrebbe esserci sotto il fondale marino. L'Audax invece in estate dovrebbe cominciare a trivellare 13 chilometri al largo di Pantelleria. Lo stesso farà la Northern Petroleum, non lontano dalle isole Egadi. Lo scorso 26 agosto era stato varato dal governo il cosiddetto "decreto antitrivellazioni", che però è limitato a 12 chilometri dalle coste. Quindi tutte le società si appostano con le loro piattaforme petrolifere appena fuori da questo limite.

Anche perchè in Italia è il regno dei petrolieri: estrarre, non costa quasi niente. Fino a 50 mila tonnellate di petrolio le royalities sono zero; oltre questa quantità, si paga il 4%. Per fare qualche paragone, in Alaska si paga il 50%, in Canada il 60%, in Russia l'80%, in Libia l'85%. Se si applicasse una royalty decente sull'estrazione, lo stato italiano potrebbe cancellare il debito pubblico nel giro di pochi anni. Anche perchè, chi controlla quanto petrolio è stato estratto? Ci si basa su autocertificazioni; e si sa quanto valgono, soprattutto in Italia.

Quello che però è certo è il livello di distruzione dell'ambiente che queste trivelle e le piattaforme petrolifere creano. Ma il governo italiano negli ultimi anni ha distribuito permessi a destra e a manca. Le conseguenze saranno facilmente prevedibili.

http://www.julienews.it/teletorre/notizia/pantelleria-italia-regala-il-petrolio-a-chi-la-distruggera/74884_2.html
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Un bel documento di qualche mese fa, che annunciava proprio quanto sta ora accadendo... E non si può dire che non sia stato ripetuto più volte... Ma il detto "uomo avvisato, mezzo salvato" mi sa che stavolta per noi panteschi è difficile che funzioni...


Da "ADX ENERGY" - 20/07/11

ADX Energy erhält Offshore
Explorationslizenz in Italien

Una nota del sottoscritto. Si tratta quasi certamente del documento che ha indotto l'Ing. Mario di Giovanna a postare sulla mia bacheca di F su FB quanto segue:

La Società Audax Energy, ha avviato le procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, per cercare petrolio in un tratto di mare che comprende Il banco di Pantelleria, Il Banco terribile e il Banco Talbot. Questi luoghi sono degli hot spot di biodiversità nel Mediterraneo, e danno sostentamento a centinaia di famiglie di pescatori di Mazara del Vallo e Sciacca. LA zona è vulcanica e sismica. Come al solito ... Mostra atroci irregolarità nella pubblicizzazione dei documenti. Dobbiamo Mobilitarci. Nei prossimi giorni altri aggiornamenti...

Il documento dell'ADX  è del 19/07/11  e annuncia l'inizio delle attività petrolifere di ricerca intorno a Pantelleria. Il testo purtroppo non è in italiano, e pertanto mi limito a riportare qui negli "Echi di Stampa" unicamente una delle mappe allegate più significative, che mi pare chiarisca  ogni dubbio sulle aree interessate dalle operazioni programmate dall'ADX. E, come se non bastasse, la mappa riporta anche i nuovi permessi che la società ha appena ottenuto sempre nello Stretto di Sicilia, un poco più a nord delle aree già di sua competenza più prossime a Pantelleria.

 

http://www.audax.com.au/documents/1311041804_ASX%20Release%20Italy%20new%20permit%2018%20July%202011%20German.pdf
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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A cosa penso? A quanto ci ha appena ha comunicato l'ing. Di Giovanna. L'Audax ha avviato le procedure per cercare petrolio sul Banco di Pantelleria, sul Talbot e sul Terribile... E così lo Stretto di Sicilia è bello e sistemato. E la "Carta Salata" ? L'ho già detto in altra occasione: mettiamo l'acqua sul fuoco e saliamola con la "carta" per un bel piatto di spaghetti... E' meglio...
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Post di Fabio Russo

Chissà se rivedrò mai Pantelleria come è rimasta nei sogni... mi vien da piangere :(
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Post di Giuseppe Amico

Certo.... ma di AMP non si parla!!!! Quando si parla di accordi economici la salute del "Mare Nostrum" e quella nostra va a farsi benedire....
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Post di Umberto Belvisi

Siamo "a mare" !!
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Post di Ava Adore

Disse u pappici a noce: dammi tempo che ti perciu...
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Da "BLOG SICILIA" del 20/07/11

Ultimissime da Pantelleria: bocciata la 'Carta Salata'

di Guido Picchetti

20 luglio 2011 - Leggo su Pantelleria.Com di oggi che l’ordine del giorno della seduta consiliare svoltasi ieri in comune prevedeva l’analisi di alcune mozioni presentate dal Gruppo Progetto Pantelleria. All’ultimo punto all’ordine del giorno una mozione riguardante la famosa “Carta Salata”, il cui esito positivo sembrava scontato.

Al contrario, dopo una interruzione chiesta dalla maggioranza, il consigliere Leonardo Valenza ha comunicato il parere contrario suo e di altri consiglieri perché non si può sottoscrivere un documento che implicitamente prevede l’istituzione dell’Area Marina Protetta: “Ritengo che con le carte scritte si faccia poco o niente – ha dichiarato – ma valgono gli atteggiamenti, sono i fatti che contano e non le sottoscrizioni... Io sarò il primo a difendere l’ambiente, ma non firmando una carta.”

Secca la risposta del Consigliere Adele Pineda: “Noi abbiamo proposto l’adesione ad un documento che impegna a comportamenti di difesa del mare mediterraneo, dell’ambiente e degli ecosistemi ad esso legati, non viene citata nessuna Area Protetta”. La mozione non passa: astenuti Giuseppe Spata e Simone Raffaele, contrari gli altri consiglieri di maggioranza.

Il mio commento è facile. Quale migliore dimostrazione che maggioranza e opposizione in fatto di “ambiente” si equivalgono? Né l’una, né l’altra in realtà vogliono impegnarsi davvero a proteggere il Mare di Pantelleria!

Né la parte politica attualmente in carica, sotto ricatto evidente dei consiglieri del partito “Caccia e Ambiente”, contrari per principio a qualunque iniziativa di tutela ...

Né la parte politica che è ora opposizione, la quale, dopo aver favorito all’insaputa della cittadinanza il “Parco Nazionale di Pantelleria” (previsto da una sua legge istitutiva del 2007), oggi afferma di voler difendere il Mediterraneo, ma stando bene attenta a non citare l’Area Marina Protetta di Pantelleria già prevista dalla legge quadro del 1991, fingendo di dimenticare come proprio dal benessere del suo mare dipenda il futuro di quest’isola... Quanta ipocrisia!

http://www.blogsicilia.it/blog/ultimissime-da-pantelleria-bocciata-la-carta-salata/51697/
Notizia analoga su una mia Nota su Facebook del 20/07/11
Articolo simile su "PANTELLERIA COM - News n° 7850 del 20/07/11 - "L'Opinione - Dal Benessere del suo mare dipende il futuro dell'isola" di Guido Picchetti
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=6978  (solo su abbonamento)

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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Non c'è altro da dire... Solo ripetere il finale: quanta ipocrisia ...
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Da "SCIENCE MAGAZINE" - 20/07/11

Gulf Drilling Disaster Triggers
Scrutiny of Mediterranean Oil Rush

Ricevo da Laura Margottini, che ringrazio, copia dell'articolo da lei redatto a conclusione del convegno sulla "Biodiversità Marina nello Stretto di Sicilia" svoltosi a Pantelleria il 18 e 19 Giugno u.s, dopo averne personalmente seguito i lavori. L'articolo è stato pubblicato su "Science Magazine" il 15 Luglio u.s. a pag. 285 del vol. 333. Riporto qui a seguire il testo dell'articolo in inglese con le varie foto a corredo, mentre tramite l'url in calce è possibile raggiungere su questo sito la copia originale in formato Acrobat delle due pagine della rivista sulle quali esso è pubblicato. (Guido Picchetti)

OIL EXPLORATION

A rush to find and extract oil in the Mediterranean Sea is threatening one of the
planet’s marine biodiversity hot spots, scientists warn

by Laura Margottini (*)

PANTELLERIA, ITALY—This tiny speck in the Mediterranean, home to a few thousand people, seems like one of the most tranquil places in the world. But looks are deceptive. Pantelleria, in the Strait of Sicily halfway between Palermo and Tunis, is close to one of the world’s busiest shipping lanes, and of late, its waters have also become the center of a new oil rush. Attracted by Italy’s easygoing drilling regulations and low tax on oil extraction, dozens of companies have new plans for exploration and drilling in this part of the Mediterranean Sea.

At a recent meeting here,* however, scientists, conservationists, and environmental activists warned that such efforts put several important biodiversity hot spots in danger. An oil disaster like the Deepwater Horizon explosion, which sent oil gushing into the Gulf of Mexico for months, could easily ruin the Mediterranean ecology for a century or longer, some said.

The Italian government has recently issued 66 permissions for drilling around its coasts and 25 concessions for exploration. Another 67 applications for exploration are under review. “Italy now represents the region that holds the most exciting and significant long-term opportunities,” one company, Northern Petroleum, says on its Web site. The Strait of Sicily is the center of attention, but other biodiversity hot spots, such as the Tremiti Islands in the Adriatic Sea, could soon be explored as well.

Italy isn’t alone. Tunisia, for example, has granted concessions for oil exploration for most of its Mediterranean waters, without much political opposition. But the areas coveted by oil companies are ecological treasures, researchers and groups such as Greenpeace Italy stress. Last year, the United Nations Environment Programme identifi ed 12 new zones in the Mediterranean worthy of protection for their biodiversity, including the Italian and Tunisian sides of the Strait of Sicily.

The Mediterranean hosts more than 8% of the planet’s marine species; the waters around islands such as Pantelleria are sanctuaries that should become marine protected areas as soon as possible, says marine biologist Simone Canese of ISPRA, the Geological Survey of Italy. Canese led a study of the Strait of Sicily’s biodiversity, ordered by the Italian Ministry of Environment and completed in January, that hasn’t yet been made public as the ministry says it is reviewing the results.

Canese and others noted that these waters are the nursery of the loggerhead sea turtle, listed as an endangered species by the International Union for Conservation of Nature (IUCN), and the white shark, listed as vulnerable. The area also boasts cetaceans such as the fin whale and the striped dolphin, several species of rays, so-called maërl beds—which resemble coral but are made up of red algae— and rare coral reefs.

An oil spill here could have catastrophic consequences, says marine biologist Fabrizio Serena, co-chair of an IUCN Shark Specialist Group for the Mediterranean Sea. “The Mediterranean is a closed sea,” he says, connected to the world’s oceans only through the Strait of Gibraltar and the Suez Canal. “If a [big] oil spill would ever occur, we’d have to wait around 1 century for a complete water turnover.” Italy’s mostly rocky coasts would also be much more diffi cult to clean up than the Gulf of Mexico’s sandy shorelines.

Pasquale Quattrone, general manager for Italy of the Irish oil company Petroceltic International, says that drilling here is relatively safe because the pressure on the oil fi elds is low. “We need to suck the oil in order to extract it, so there’s no risk of oil spill accidents,” he says. But geologist Gianni Lanzafame of the Italian National Institute for Geophysics and Volcanology says that is only true for some areas.

Geologists are also worried about the fact that two companies have asked the Italian government for permission to perform surveys at a huge, active underwater volcano, called Empedocle, that is close to towns on the Sicilian coast. Lanzafame says drilling tests could trigger a volcanic eruption, which might lead to a tsunami. A natural eruption could also trigger platform fi res, explosions, and spills.

In the wake of the Deepwater Horizon disaster, the European commissioner for energy, Günther Oettinger, called for a moratorium on drilling in European waters last year. But Italy has announced no plans to halt or review its permit process. (Italian environment minister Stefania Prestigiacomo did not respond to requests for an interview.) The European Commission cannot enforce a moratorium, but it plans to come up with proposals to regulate Mediterranean oil exploration in September.

Environmental groups want Italy to demand higher royalties on exploration — they are among the lowest in the world — so that smaller, inexperienced oil companies stay away. At the meeting, scientists also called for an independent Italian scientific body to evaluate the ecological risks of offshore drilling, replacing the reviews done or commissioned by the oil companies. “The Mediterranean is much richer than we think,” says marine biologist Roberto Danovaro of the Università Politecnica delle Marche in Ancona. “We still discover many new species every year. We can’t risk losing all that.”

CREDITS: (PHOTOS, CLOCKWISE FROM TOP LEFT) NOAA; WIKIMEDIA COMMONS; SIMONEPIETRO CANESE, ISPRA (2); MAP SOURCE: ITALIAN MINISTRY OF ECONOMIC DEVELOPMENT

* Laura Margottini is a writer in Orvieto, Italy.

Vedi le pagine di "Science Magazine" dove è pubblicato l'articolo Science-2011-Margottini-285.pdf-


Da "SICILIA ON INE" del 19/07/11

Pantelleria: rubinetti a secco
Disagi per un guasto al dissalatore

PANTELLERIA (TRAPANI). Problemi per il rifornimento idrico a Pantelleria. Sono fuori uso il dissalatore di contrada Magiuluvedi e un modulo del dissalatore di contrada Sateria. Funziona solo l'unitá A di Sateria che produce 900 metri cubi al giorno, insufficienti per mettere in rete l'acqua che in questi giorni dovrá essere rifornita con i camion. Nei prossimi giorni, secondo quanto si apprende, arriverá nell'isola una nave-cisterna con quattromila metri cubi di acqua per fare fronte all'emergenza. La situazione potrebbe tornare alla normalitá solo a fine settimana quando arriveranno i pezzi per la riparazione dei due dissalatori. (ITALPRESS)

http://www.siciliaonline.it/ultimora/cronaca/37485-pantelleria-rubinetti-a-secco-disagi-per-un-guasto-al-dissalatore
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Colpa di Berlusconi, di Prodi, o di chi? Prodi il 15/5/2007 dichiarò lo stato di emergenza per Pantelleria, e stanziò 23 milioni di euro prevedendo tra l'altro la realizzazione di un nuovo dissalatore. Berlusconi confermò l'atto nel Maggio 2011, nominando Commissario Delegato il Prefetto. Lo stato di emergenza scadrà ad Aprile 2012, e quel dissalatore è ancora al di là da venire... Ma i fondi dove sono finiti?
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Post di Gianluca Cecere

‎... e che diavolo !! Ma possibile che non ne facciano una giusta. Mi vengono dei dubbi sui 26 Ml stanziati per Lampedusa e Linosa ....
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Post di Guido Picchetti

Purtroppo Gianluca, sono meridionale e posso permettermelo... La latitudine non è la stessa di quella dove tu vivi... E purtroppo quaggiù da noi c'è tanto sole, ma poca luce... Ti basti pensare che quasi nessuno qui sull'isola è ancora adesso al corrente dello stato di emergenza dichiarato a suo tempo dal governo di turno in carica, e degli impegni che il Commissario Delegato avrebbe dovuto tassativamente rispettare nei tempi e nelle modalità di esecuzione dei lavori previsti...
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Post di Giuseppe Galiano

Lo so, Guido, sono un isolano anch'io ma un amministratore ha molti strumenti per farsi sentire; che li adoperino. Nel bene e nel male si leggono sui giornali gli exploit di molti sindaci del nord, mai che si legga qualche cosa degli stessi del sud.
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Post di Joe Bass

A Lipari venne costruito un gigantesco invaso per l' acqua piovana, sul monte più alto dell'isola, Monte S. Angelo; non funzionò MAI; una delle più angoscianti cattedrali nel deserto che abbia mai visitato;nessun bisogno di grandi apparati (come nel caso di un dissalatore), basta un filtro di decantazione, qualche vasca e qualche tubo; neanche pompe: è tutto per caduta; l'acqua la manda il buon Dio, gratis, ogni anno. 1.800 anni fa i Romani erano in grado di far funzionare benissimo cose del genere; sbarravano corsi torrentizi con cisterne, e assicuravano così i rifornimenti a centinaia di navi da guerra, in transito e necessitanti di rifornimento, su quelle ed altre isole. Ci sono resti a Lipari, p.es. a valle Murìa, ne ho viste nella remota Linosa... Gli Eoliani non si dan troppa pena perchè funzioni l' invaso di monte S. Angelo; l' appalto per l' acqua alle Isole, con navi cisterna, vale alcuni milioni di euro; recentemente ho saputo qual' è la Ditta che lo svolge, fin dai tempi di Andreotti e della DC: IERVOLINO, si chiama la Ditta, napoletana. Napoli. Dicono che adesso là, 500 km più a Nord delle Eolie, c'è un tal De Magistris, ha la bacchetta magica; oh , andrà tutto a posto da sè, vedrete... magari si occuperà anche di questo... Tornando all'invaso cementizio... ci farei delle gite scolastiche, ma da tutta Italia... è tragicamente emblematico... Un monumento all'ignavia siciliana (uno dei tanti, poi), un monumento all' interesse privato in atto pubblico; un monumento all' indifferenza; un monumento all' impotenza. Sul Pianeta spesso i Popoli han ciò che si meritano: spiace, ma è così. Il celacanto popola questo pianeta da 400 MILIONI di anni, l' uomo da 60.000 circa... un ramo secco dell'evoluzione, come milioni d' altri, nessun problema ... :-)
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Post di Marco Spisso

Non è che qui alle Eolie vada meglio...
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Da "BLOG SICILIA" del 19/07/11

In Senato un nuovo Comitato
per il Risparmio Energetico

di Guido Picchetti

19 luglio 2011 - Nasce un nuovo Comitato in Senato per il Risparmio energetico e le Rinnovabili. Per risolvere i problemi del Paese ? No, solo per quelli del Palazzo… Un risparmio energetico che, a cose fatte, certamente non riuscirà a far sentire i suoi effetti sul disastroso bilancio nazionale, ma che per di più è frutto dell’istallazione di un impianto che un qualunque tecnico di buon livello avrebbe potuto tranquillamente effettuare, senza alcuna necessità di un apposito “Comitato”, sia pure a costo zero, senza gettoni di presenza o rimborsi vari.

E’ quanto ci racconta stamane su “Ecoblog” Peppe Croce, segnalando comunque la svolta (?) green di chi questo comitato lo guida: la senatrice Pdl di Palermo Simona Vicari. Già in quanto, guarda caso, la senatrice Vicari è la stessa che il mese scorso, nella sua qualità di presidente della commissione Industria del Senato, ha predisposto il testo base della delega al governo per la riorganizzazione della normativa sulle estrazioni di petrolio e gas naturale made in Italy...

Secondo quanto da lei affermato in quell’occasione, la nuova normativa prevista per il settore estrattivo porterà più lavoro, meno burocrazia, e, soprattutto, più soldi con le royalties. Le nuove cifre infatti parlano di 16.000 euro a chilometro quadrato per la ricerca di idrocarburi, 24.000 in caso di proroga della concessione, e molto meno per le ricerche sismiche di petrolio e gas.

Nulla si dice invece in merito ai sistemi di prevenzione e di pronto intervento che in Italia, come negli altri Paesi mediterranei firmatari della Convenzione di Barcellona, dovrebbero essere assicurati per poter far fronte tempestivamente ad eventuali incidenti, sempre possibili in tale genere di operazioni, ormai è risaputo.

La stessa Convenzione ha da tempo predisposto appositi protocolli che prevedono questo tipo di interventi, e ne ha specificato compiti e funzioni assegnandone responsabilità operativa a specifici stati membri. Ma alcuni di detti protocolli, ancora a distanza di anni, non sono entrati in vigore, in quanto, benchè sottoscritti da tutte le Parti firmatarie della Convenzione, sono ancora in attesa di ratifica da parte dei governi di alcuni paesi, uno dei quali, doloroso dirlo, è proprio l’Italia...

http://www.blogsicilia.it/blog/in-senato-un-nuovo-comitato-per-il-risparmio-energetico/51546/

Stessa notizia anche su mia NOTA su Facebook "In Senato un nuovo Comitato per il Risparmio Energetico..." del 19/07/11
Vedi anche:
http://www.ecoblog.it/post/12878/nasce-il-comitato-per-il-risparmio-energetico-e-le-rinnovabili-al-senato-lo-guida-la-senatrice-pro-petrolio-simona-vicari?
http://www.ecoblog.it/post/12768/estrazioni-di-petrolio-in-arrivo-la-delega-per-il-governo

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Commento su FB a margine dell'articolo
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L'unione fa la forza... Il pezzo su Ecoblog di Peppe Croce sulla senatrice Vicari, da me ripreso stamane su FB, e poi in una mia nota arricchito dei rilievi sulla mancata ratifica dei protocolli di difesa internazionali previsti per possibili incidenti petroliferi nel Mediterraneo, è già stata ripresa e divulgata da Blog Sicilia... Speriamo che arrivi a sensibilizzare chi di dovere...
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Post di Fabio Russo

In realtà non mi piace!!! Mi piace che se ne parli, ma la notizia è pessima... Grazie Guido Picchetti.
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Da "ECOBLOG" del 18/07/11

Nasce il Comitato per il Risparmio energetico
e le Rinnovabili al Senato

Lo guida la senatrice pro-petrolio Simona Vicari

di Peppe Croce

Il "Comitato per il risparmio e l'efficienza energetica, nonchè la promozione dell'uso di energia da fonti rinnovabili nel Senato della Repubblica" servirà a molto poco, ma per fortuna non costa nulla. Lo guida la senatrice Simona Vicari (Pdl), quella della delega al governo per massimizzare le estrazioni di petrolio e gas. E’ appena nato un nuovo comitato di senatori della Repubblica: il “Comitato per il risparmio e l’efficienza energetica, nonchè la promozione dell’uso di energia da fonti rinnovabili nel Senato della Repubblica”. Si occuperà di trovare le soluzioni migliori per rendere ecocompatibili i palazzi che ospitano gli uffici del Senato.

In realtà non è che proprio si sentiva la mancanza di un comitato del genere: ogni suggerimento su come risparmiare energia o installare impianti da fonti rinnovabili sui palazzi del Senato lo può tranquillamente fornire un qualunque tecnico di buon livello. Fatto sta che va segnalata la svolta (?) green di chi questo comitato lo guida: la senatrice Pdl di Palermo Simona Vicari.

Sì, la stessa Simona Vicari che meno di un mese fa, in Commissione Industria del Senato, scriveva e approvava la delega al governo per la gestione delle estrazioni petrolifere e di gas naturale sul territorio italiano. Una delega, disse allora la Vicari, utile per snellire le procedure e creare posti di lavoro:

Anche nel difficile momento attuale sono presenti nel nostro Paese progetti privati cantierabili che prevedono investimenti per oltre 5 miliardi di euro e il cui avvio è bloccato per vari motivi procedurali autorizzativi. A tali investimenti corrisponderebbe un livello occupazionale di oltre 30.000 occupati anno nelle attività dirette e nell’indotto, principalmente nelle regioni Emilia-Romagna, Lombardia, Basilicata e Sicilia, che potrebbe superare 58.000 occupati anno, considerando i servizi indiretti (quali trasporti, alberghi, pulizie, e così via), senza ricorrere ad alcun incentivo pubblico.

Ma anche per massimizzare le royalties, come la stessa Vicari ammise il mese scorso.

http://www.ecoblog.it/post/12878/nasce-il-comitato-per-il-risparmio-energetico-e-le-rinnovabili-al-senato-lo-guida-la-senatrice-pro-petrolio-simona-vicari?
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Nasce un nuovo Comitato in Senato per il Risparmio energetico e le Rinnovabili. Per risolvere i problemi del Paese ? No, solo per quelli del Palazzo... E guarda caso è guidata dalla senatrice Vicari favorevole a semplificare le procedure per le autorizzazioni alle estrazioni petrolifere in Italia ...
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Da "CINA RADIO INTERNATIONAL" del 18/07/11

Libia: continuano i raid della Nato, Gheddafi
è insoddisfatto del riconoscimento del NTC

2011-07-18. Dopo la pubblicazione dei duri discorsi degli ultimi giorni di Gheddafi, nelle prime ore del 17 luglio, gli aerei da caccia della Nato hanno sferrato un attacco contro la zona di Tajura, 25 chilometri ad est di Tripoli.

Il 15 luglio, a İstanbul, in Turchia, si è tenuta la quanta riunione del gruppo di collegamento sul problema libico, a cui hanno partecipato i rappresentanti di 32 paesi, compresi gli Usa, e 7 organizzazioni internazionali, come la Nato. durante la riunione è stato riconosciuto il consiglio di transizione nazionale (NTC) dell'opposizione come rappresentante legittimo del popolo libico e si è discusso inoltre sui canali attraverso cui risolvere la crisi libica, tentando di dare maggiore pressione a Gheddafi per costringerlo a lasciare il potere.

In seguito, Gheddafi ha pubblicato un discorso sulla radio a Zlitan a est di Tripoli in cui ha espresso la sua insoddisfazione per il riconoscimento, da parte di alcuni paesi occidentali e organizzazioni internazionali, del consiglio di transizione nazionale come rappresentante legittimo.

http://italian.cri.cn/761/2011/07/18/124s149867.htm
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Vorrei vedere che il Rais si dichiarasse soddisfatto...


Da una mia "NOTA" su Facebook del 18/07/11

Povero Mediterraneo...
Anche per il Golfo di Taranto previsioni non rosee

di Guido Picchetti

Ricevo da Alessandro Giannì di Greenpeace una email che pubblico a seguire in questa nota, unendo ad essa una mappa che aiuti a capire bene i termini del problema.

Carissimo, come forse sai, nel Golfo di Taranto c'era un "problemino" per le esplorazioni offshore. Con atto illegittimo l'Italia aveva tracciato la linea di base "passando" da S.Maria di Leuca alla Calabria. In pratica, tutto il Golfo di Taranto ricade nelle acque interne e quindi ovviamente è "tutelato" dal Decreto Prestigiacomo che allontana a 5 miglia dalla linea di base le prospezioni offshore.

Siccome si tratta di atto illegittimo (il tracciato della linea di base, che viola la "Legge del Mare" o Montego Bay Convention (o UNCLOS), non il Decreto Prestigiacomo..., mi aspettavo "soluzioni all'italiana". E infatti mi si dice che l’art. 3 comma 1 dell’allegato al decreto legislativo, già firmato da Presidente Napolitano e prossimo in pubblicazione in G.U., ha brillantemente fatto il grande balzo. Esso prevede la rettifica della linea di base ai fini delle attività di ricerca prospezione e coltivazione degli idrocarburi in mare.

BRANO DELLA RELAZIONE TECNICA
Il comma 1 dell’art. 3, - in accoglimento del rilievo espresso dalla Commissione Ambiente della Camera dei Deputati (lett. g) e condiviso dalla Commissione Giustizia - inserisce al comma 17 dell’art. 6 del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, dopo il secondo periodo, la previsione in virtù della quale per la baia storica del Golfo di Taranto di cui all’art. 1 del D.P.R. del 26 aprile 1977, n. 816, il divieto relativo agli idrocarburi liquidi viene stabilito entro le cinque miglia dalla linea di costa.

Questo il contenuto della e-mail di Alessandro Giannì. In altre parole, secondo quanto riportato dalla relazione tecnica succitata, la preesistente linea di base che va da S.Maria di Leuca alla Calabria (da me chiaramente indicata sulla mappa allegata) perde ogni valore, e ai fini delle prospezioni petrolifere nell'area marina del Golfo di Taranto l'unico vincolo resta quello fissato dal Decreto Prestigiacomo del Giugno scorso, che vieta attività off-shore di ricerca e sfruttamento di prodotti petroliferi entro le cinque miglia dalla costa. E questo proprio mentre la vicina Grecia allarga invece i confini delle sue acque territoriali rettificandoli al largo delle tante sue isole, e ciò proprio al fine di poter avviare senza troppi problemi le sue nuove attività petrolifere off-shore... Povero Mediterraneo...

http://www.facebook.com/note.php?note_id=250598348285321
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Post di Filmati Di Mare
Guido, condivisa su "Filmati Di Mare Pagina" (che è nata ieri). Ciao *Ser*
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Da "TRAPANI CRONACA IT" - 18/07/11

Nel mare di Cala Tramontana un tesoretto
di 600 monete

di Laura Spanò

Pantelleria, 23/06/11 - Il mare che circonda l'isola di Pantelleria da sempre regala tesori di inestimabile bellezza. Tesori che risalgono ad epoche lontane. Un altro di questi tesori nascosti è venuto alla luce in questi giorni. Si tratta di un "tesoretto" di circa 600 monete bronzee del terzo secolo avanti Cristo. Il ritrovamento è il primo concreto risultato delle indagini archeologiche subacquee per la valorizzazione di siti sommersi nelle acque di Cala Tramontana a Pantelleria iniziate alcuni giorni fa.

Le monete recano una testa di donna con lo sguardo rivolto verso sinistra, l'acconciatura, che mostra alcune varianti, è sostenuta da una corona di grano. La figura è' identificabile con la dea Tanit. Nel rovescio c'è invece una testa di cavallo che guarda a destra, elemento che potrebbe essere determinante per l'attribuzione della zecca.

"Ad una prima analisi - dice Pier Giorgio Spanu, docente dell'Università di Sassari - le monete sembrano infatti di epoca sardo-punica e siculo-punica. Si tratta di coni compresi entro un ambito cronologico tra il 300 e il 264 a.C., anche se la circolazione di tali monete e' proseguita fino alla fine del terzo secolo a.C.".

"Il ritrovamento - spiega il Soprintendente per i Beni culturali di Trapani, Sebastiano Tusa - rappresenta una conferma dell'importante ruolo economico che Pantelleria ebbe in epoca punico-ellenistica come meta di scambi commerciali dalla Sicilia verso l'Africa, e viceversa, e anche come luogo di produzione agricola. Il tesoretto di monete doveva essere originariamente riposto all'interno di un sacchetto o in un altro contenitore in materiale deperibile da cui le monete potrebbero essere fuoriuscite. In ogni caso il prosieguo dello scavo potrà chiarire meglio la loro contestualizzazione".

La cronologia delle monete si accorda con la datazione del materiale anforario presente nella cala, in particolare anfore greco-italiche e anfore cartaginesi che sembrano riportare ad un orizzonte cronologico della seconda metà del III secolo a.C. . Anche se tali materiali potrebbero riferirsi non necessariamente ad un'imbarcazione naufragata, ma a diversi processi formativi del contesto (ad esempio un'operazione di alleggerimento dell’imbarcazione), la presenza del tesoretto lascia invece ben sperare circa la possibile esistenza di un relitto.

"Durante le prime ricognizioni - spiega Leonardo Abelli, direttore scientifico del progetto - il subacqueo Francesco Spaggiari ha individuato un'area che presentava una piccola dispersione superficiale di monete bronzee. L'approfondimento delle indagini ha permesso di riportare alla luce un tesoretto costituito da circa 600 monete".

Soddisfazione è stata espressa anche dal presidente di Arcus Spa, Ludovico Ortona: "E' un ritrovamento importantissimo, speriamo che, con le prossime attività, vi sia la possibilità di ulteriori prestigiosi ritrovamenti".

Il progetto è stato finanziato da Arcus Spa, la società del Ministero dei Beni culturali per lo sviluppo dell'arte, e sarà realizzato da Pantelleria Ricerche soc. cons. arl, dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana, dalla Soprintendenza dei Beni culturali di Trapani e dal Dipartimento di Storia dell'Università di Sassari con il coordinamento scientifico di Sebastiano Tusa.

Nella stessa zona la Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana – attualmente diretta da Eliana Mauro - aveva già evidenziato le tracce del relitto lasciandone i reperti in situ e realizzando un itinerario archeologico subacqueo già visitabile da anni.

L'assessore ai Beni culturali e dell'Identità siciliana, Sebastiano Missineo, congratulandosi per il ritrovamento, ha confermato "l'impegno per rafforzare la già forte immagine di Pantelleria come meta primaria del turismo culturale archeologico mediterraneo. La scoperta di queste monete conferma la professionalità dei nostri ricercatori, delle nostre strutture e, in particolare, degli addetti specializzati in archeologia subacquea. La Sicilia non è seconda a nessuno nello scenario internazionale sia per quantità che per qualità dell'offerta culturale e, in questo senso, la collaborazione con il Ministero dei Beni culturali, che auspichiamo sia sempre più intensa, è fondamentale per sostenere la ricerca della nostra immensa eredità archeologica sommersa". Vedi la "fotogallery". 

http://pantelleria.trapanicronaca.it/cronaca/rinvenute-mare-cala-tramontana-tesoretto-600-monete-datate-i_4307.php
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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La notizia del primo rinvenimento è del 23 Giugno u.s., ma oggi si è saputo che il numero delle monete recuperate a tutt'oggi supera già i tremila pezzi, e le operazioni di scavo dirette da Leonardo Abelli ancora continuano...
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Post di Stefano Gargiullo

Che fine faranno le 3000 monete? La stessa delle ancore romane di piombo del museo di Palermo?
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Post di Stefano Gargiullo

P.S. nonostante le foto (che io ho) delle ancore esposte al museo, con lettera ufficiale recente la direzione dice che le ancore non ci sono più e... non se ne sa più nulla !!!
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Post di Salvatore Addolorato

... e delle migliaia di anfore... .???
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A Biologiamarina Eu, Filippo Harley Foti, Università DI Messina, Mario Di Giovanna, Joe Bass. e Rosa Linda Testa piace questo elemento.


Da "IL SOLE 24 ORE" del 16/07/11

Sei parole per salvare 12mila euro all'anno

L'aggancio all'area euro non dava sufficienti garanzie e allora meglio fare un mezzo passo indietro. Così con la conversione della manovra deputati e senatori hanno deciso di restringere un po' più il campo e di garantirsi 12mila euro in più all'anno. Sono bastate appena sei parole: «ponderata rispetto al Pil» e «sei principali». Già perché il primo testo della manovra prometteva di ridurre il trattamento economico comprensivo (indennità più rimborsi) dei parlamentari al livello della media dell'area euro. Conti alla mano (come ha dimostrato «Il Sole 24 Ore» di lunedì scorso) avrebbe significato un taglio alla busta paga mensile del 54 per cento: da 11.704 a 5.339 euro. Il tutto con la massima calma, perché il taglio riguarda solo chi siederà sui banchi di Camera e Senato dalla prossima legislatura.

Comunque decisamente troppo. Perché non prendere la palla al balzo della conversione per cercare di strappare qualcosa in più? Mettere nel calderone della media Paesi come Malta, Estonia o la Slovacchia era un rischio troppo alto, perché lì gli stipendi dei parlamentari sono davvero troppo bassi rispetto ai nostri. Anche perché l'aggancio alla media va comunque aggiornato e metti mai che i «piccoli» della moneta unica scelgano ulteriormente la linea dell'austherity. Così la scelta è stata di agganciare le buste paga all'area euro (17 Stati) ma non proprio a tutta.

Sei Paesi possono bastare, soprattutto se sono i principali. E tanto per stare tranquilli (proprio perché non si sa mai) di ponderare la media rispetto al Pil. Ora, è vero che anche il presidente dell'Istat, Enrico Giovannini, in audizione aveva suggerito di limitare il confronto alle altre maggiori economie (Francia, Germania e Spagna) ma la richiesta era finalizzata alla loro maggiore omogeneità con l'Italia per dimensione e struttura economica. Però, guarda caso il nuovo sistema consente di risparmiare 12mila euro all'anno sul sacrificio economico imposto ai futuri parlamentari. Salvo pensare che deputati e senatori non siano improvvisamente diventati sensibili al fascino della statistica... (G. Par. - G. Tr.)

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-07-15/parole-salvare-12mila-euro-224630.shtml?uuid=Aa4VAUoD
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Quando le parole hanno un sicuro valore... 2000 euro ciascuna... si fa presto a dirle, e a scriverle...


da "IL SOLE 24 ORE" del 16/07/11

Bruxelles cancella il Ponte sullo Stretto

di Giorgio Santilli

ROMA. - Cambia la geografia europea delle grandi infrastrutture e Bruxelles cancella il Ponte sullo Stretto. Nella proposta di bilancio «Europa 2020», inviata dalla Commissione Ue il 29 giugno all'Europarlamento, c'è infatti una ridefinizione complessiva dei grandi Corridoi europei avviati con i Ten (Trans European Network) che tocca pesantemente anche l'Italia. La nuova rete di priorità infrastrutturali, che assumerà il nome di «core network», sarà definita nei prossimi mesi attraverso un lungo processo di concertazione Commissione-Parlamento-Consiglio di cui il documento di Bruxelles è il primo atto formale.

L'ex Corridoio 1 Berlino-Palermo, che ora diventa Corridoio 5 Helsinki-Valletta, a Napoli vira verso Bari anziché scendere in Calabria e poi inglobare il Ponte e arrivare a Palermo, come è stato negli ultimi dieci anni. Da Napoli e da Bari si dovrebbe poi organizzare un servizio di navi traghetto di collegamento con Malta, una soluzione quanto meno originale che conferma una precisa volontà di Bruxelles. L'inserimento della Napoli-Bari riflette perfettamente alcune priorità delle Ferrovie italiane, da sempre interessate molto più a questa linea piuttosto che all'asse Salerno-Reggio Calabria, costosissimo (30 miliardi) e con poco traffico. Sulla Napoli-Bari converge peraltro un consenso unanime delle amministrazioni interessate, a partire dal Governo, che l'ha inserita nella Legge obiettivo d'intesa con le due Regioni. Il ministero delle Infrastrutture italiano ha per altro già inviato una nota tecnica che contiene le controdeduzioni alla Commissione Ue. Si chiede, appunto, di confermare la Napoli -Bari, ma anche di reinserire l'asse Napoli-Palermo e il Ponte sullo Stretto che il Governo italiano continua a considerare una priorità. Dal ministero fanno sapere che, qualora la nota tecnica non producesse il risultato sperato, l'Italia metterebbe in campo un'azione politica del ministro Matteoli e dell'intero Governo.

Nella nuova mappa europea del «core network» resistono gli altri due pilastri infrastrutturali italiani: il Corridoio est-ovest che da Lione porta a Trieste, passando per il tunnel del Frejus, Torino, Milano e Venezia; e il Corridoio «dei due mari» Genova-Rotterdam che implica per l'Italia la realizzazione del terzo valico Genova-Milano. C'è però un'altra novità nella mappatura europea: il nuovo Corridoio 1 Baltico-Adriatico che si snoda da Helsinki a Ravenna passando da Vienna, Graz, Udine, Venezia e da lì verso Trieste per un ramo e verso Bologna e Ravenna per l'altro. Anche questa novità dovrebbe risultare particolarmente gradita alle Fs che hanno sempre molto valorizzato il valico del Tarvisio (già ammodernato) e farebbero rientrare nella mappa delle priorità europee anche la Venezia-Bologna.

Il documento della Commissione chiarisce che per le infrastrutture saranno disponibili complessivamente 50 miliardi. Di questi 10 miliardi andranno ai fondi di coesione (per il Mezzogiorno in Italia), 9,1 agli impianti energetici, 9,2 alle reti digitali e la fetta più consistente, 21,7 miliardi, alle infrastrutture di trasporto. È proprio questa la torta cui ambiscono i progetti in gara ed è lo stesso documento a rilevare che le risorse sono scarse rispetto agli obiettivi.

Da qui alla definitiva approvazione la partita dei costi sarà quindi decisiva. Da una parte si privilegeranno interventi più leggeri e meno costosi, come «l'uso estensivo delle infrastrutture esistenti, il completamento dei collegamenti mancanti, l'alleggerimento dei colli di bottiglia e l'uso più efficiente di servizi in combinato multimodale». Dall'altra parte la Commissione, come ha preannunciato il commissario ai Trasporti, Siim Kallas, penalizzerà le opere in ritardo rispetto alla tabella di marcia, limando i fondi o addirittura azzerando l'intervento, come ha minacciato nel caso della Torino-Lione.

E sulla Tav italo-francese una novità arriva dalla manovra che ha sbloccato la paralisi della commissione Via, escludendola dai vincoli della legge Calderoli sul taglia-enti. La Commissione potrà ora ripartire e dare il parere necessario per portare il nuovo progetto low cost all'esame del Cipe.

http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2011-07-16/bruxelles-cancella-ponte-081411.shtml?uuid=AaSehcoD
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Il piano della UE delle grandi infrastrutture interessa tutti i cittadini della comunità e certe prese di posizioni posizione in favore o contro una soluzione possono pesare molto. Con il nuovo corridoio "Helsinki/Valletta" scompare il corridoio 1 "Berlino/Palermo" e il ponte sullo Stretto. Da Napoli, anziché scendere in Calabria e poi arrivare a Palermo, si va a Bari e poi per mare fino a Malta... Se vi piace così...


Da "NTNN" del 15/07/11

Libia, Cnt riconosciuto governo legittimo
In Turchia il quarto incontro del Gruppo di contatto internazionale per la soluzione
della crisi libica. La Gran Bretagna invierà almeno altri 4 Tornado in Libia,
come richiesto dalla Nato

di Red

Il Gruppo di contatto sulla Libia ha riconosciuto il Consiglio nazionale di transizione unico governo legittimo del Paese. E' la decisione più importante del quarto incontro del gruppo internazionale di consultazione organizzato per trovare una soluzione politica alla crisi del Paese nord-africano.

Secondo i ministri degli Esteri presenti alla riunione -cui partecipano rappresentanti del Cnt, della Nato, della Lega Araba, dell'Unione Africana, delle Nazioni Unite e di altri 40 Paesi-, occorre rafforzare il sostegno economico e politico al governo dei ribelli di Bengasi con la mediazione dell’Onu e dell’Ua.

Russia e Cina non hanno partecipato all’incontro. I due Paesi, nonostante non abbiano usato il diritto di veto per bloccare la risoluzione dell'Onu, hanno ripetutamente condannato la campagna di bombardamenti aerei e sottolineato la necessità di una soluzione negoziale.

La Gran Bretagna ha deciso di inviare almeno altri 4 Tornado in Libia, in aggiunta ai 12 velivoli già dispiegati. La decisione britannica arriva dopo la richiesta del segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, di fornire più mezzi per proteggere i civili libici. (NTNN)

http://www.ntnn.info/it/articles/gruppo-di-contatto-sulla-libia-cnt-governo-legittimo.htm
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Qualche passo in avanti c'è... Ma Russia e Cina restano alla finestra... e non sono poca cosa...


Da "BLOG SICILIA - 15/07/11

Trivellazioni, ok a risoluzione per l’impegno
del governo alla tutela del Mediterraneo

di Guido Picchetti

14 luglio 2011 - “Via libera della Commissione Ambiente del Senato alla risoluzione che impegna il governo ad attivarsi con l’Unione europea e i paesi del Mediterraneo per creare un sistema condiviso di regole per la tutela del mare da attività offshore”. Lo riferisce una nota di agenzia.

Il documento, che impegna l’esecutivo anche ad attivarsi nelle diverse sedi internazionali per la modifica del regime giuridico delle responsabilità per gli sversamenti inquinanti in mare prodotti da trasporti marittimi “è di preparazione a una direttiva comunitaria che garantirà una disciplina più severa per la tutela del Mar Mediterraneo”, ha sottolineato il presidente della commissione di Palazzo Madama Antonio D’Alì, estensore della risoluzione.

Secondo D’Alì la risoluzione garantisce “la sicurezza contro gli sversamenti a mare e sottolinea l’esigenza di coinvolgere tutti gli Stati che si affacciano sul Mediterraneo impegnando quindi il governo a livello internazionale”. La recente consultazione referendaria sul nucleare come pure la tragedia giapponese di Fukushima non aiutano tuttavia a trovare la quadra sulla questione: “È chiaro che alla fine il no al nucleare non agevola la battaglia”, ha ammesso D’Alì.

Comunque iI “via libera” della Commissione Ambiente del Senato adesso c’è. Ma se la “via” è finalmente sgombra, c’è anche, e soprattutto, la volontà di percorrerla rapidamente da parte di chi avrebbe il dovere di farlo ?

Purtroppo un po’ di scetticismo è d’obbligo, dopo i tanti anni trascorsi in questa vana attesa dell’AMP di Pantelleria, morta di vecchiaia ancora prima di venire alla luce, e benchè, prevista da una legge che risale addirittura ad oltre venti anni fa, costituisse il primo passo indispensabile per arrivare ad una reale tutela dello Stretto di Sicilia.

http://www.blogsicilia.it/blog/trivellazioni-ok-a-risoluzione-per-l%E2%80%99impegno-del-governo-alla-tutela-del-mediterraneo/50856/
Stesso articolo su "PANTELLERIA COM - News n° 7823" del 15/07/11 (solo su abbonamento)e su "MARSALA IT" del 18/07/11
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Anche Blog Sicilia evidenzia l'impegno del governo alla tutela del Mediterraneo. Ma alla fine segnala anche tutto il mio scetticismo sulla volontà di avviare una tale azione, iniziando, come pure sarebbe doveroso, dalla protezione di quel mare di Pantelleria dalle cui condizioni dipende il benessere dell'intero Mediterraneo...
E quanto detto per Blog Sicilia vale anche per Pantelleria News. Ringrazio entrambi i notiziari per l'eco che danno all'impegno del governo alla tutela del Mediterraneo, e ai dubbi da me espressi al riguardo, in particolare per il mare di Pantelleria. Ci sarà mai una qualche risposta al riguardo ?
Vedi anche Pantelleria News N° 7823/2011:
"Via libera della Commissione Ambiente - TRIVELLAZIONI: OK A RISOLUZIONE PER L'IMPEGNO DEL GOVERNO ALLA TUTELA DEL MEDITERRANEO"  (solo su abbonamento)

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Da "ECOBLOG" - 15/07/11

Meduse fermano reattori nucleari

di Marina

12 luglio 2011 - Non è il primo caso che si verifica questa estate: a causa di un banco di meduse si sono dovuti bloccare i sistemi di raffreddamento con l’acqua di mare e dunque fermare temporaneamente i reattori. Il 30 giugno è accaduto alla centrale nucleare di Ecosse in Scozia; qualche giorno fa sono stati coinvolte le centrali nucleari di Orot Rabin a Hader in Israele e Shimane in Giappone.

Nella foto in alto gli operai della mentre raccolgono le meduse dopo aver filtrato l’acqua (qui la foto gallery).

Il punto però resta l’enorme presenza di meduse. In molti ipotizzano che la loro crescita esponenziale sia dovuta all’aumento delle temperature degli oceani che favoriscono il loro habitat riproduttivo; altri sostengono che, mancando i predatori naturali a causa dell’impoverimento ittico negli oceani, le meduse sono libere di prevalere.

http://www.ecoblog.it/post/12849/meduse-fermano-reattori-nucleari?
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Se vi è sfuggita la notizia  sulle meduse che hanno bloccato i reattori nucleari in Scozia, già riportata due giorni fa su FB, date un'occhiata alla galleria di immagini che è a corredo di quell'articolo. Vale sempre il detto: meglio un'immagine che mille parole...
"Jellyfish Invade Four Nuclear Reactors in Japan, Israel, Scotland (PHOTOS)"
http://www.ibtimes.com/articles/177280/20110710/jellyfish-invade-four-nuclear-reactors-japan-israel-scotland-2011-power-plant-shut-down-unusual-grow.htm


Da "NAUTICA SCUBA WEB" del 14/07/11

Al via il primo Corso Italiano di Biologia Marina
in ottica europea

L'associazioneHydrosphera, da anni attiva nella cura delle tartarughe marine nell'isola di Linosa, in Sicilia, lancia da giovedì 21 luglio il primo corso pratico di dieci giorni sulla biologia marina e l'ottenimento di fondi europei per progetti di tutela del mare. Scadenza iscrizioni lunedì 18 luglio.

"L'idea di questo corso nasce da lontano - spiega Stefano Nannarelli, presidente dell'associazione Hydrosphera - e in particolare dall'esperienza del Centro Recupero Tartarughe Marine nato nell'isola siciliana nel 1994. Da una iniziativa di pochi biologi e naturalisti, amanti di questa splendida isola, il centro è divenuto un punto di riferimento per la tutela delle tartarughe, per i turisti e per i cittadini di Linosa e Lampedusa, anche grazie ad anni di sinergie con il CTS, la Provincia di Agrigento e la Commissione Europea che ha creduto in questa iniziativa e sostenuto lo sviluppo del centro. Il lavoro svolto sino ad oggi ci onora di essere tra i primi centri di recupero del Mediterraneo per numero di tartarughe curate e restituite al loro ambiente naturale; Linosa inoltre rappresenta uno dei 3 più importanti siti di deposizione di Caretta caretta in Italia, e tutte le estati continua l'opera di protezione dei nidi e dei piccoli di tartaruga che nascono sulla nera spiaggia dell'isola, pronti ad affrontare il loro lungo e misterioso viaggio. Esperienze importanti che meritano di essere il punto di partenza per il corso che abbiamo organizzato".

Tra i docenti anche Stefano Picchi, un europrogettista di iniziative di tutela della natura con un passato di valutatore di progetti europei e docente in vari master universitari: "Il corso è il primo del suo genere in Italia e abbiamo voluto farlo partire da queste isole, le "Galapagos italiane", troppo spesso ricordate solo per le crisi dovute agli sbarchi. In dieci giorni di corso coinvolgeremo gli allievi nella preparazione di un progetto europeo per la tutela di specie e habitat marini e nella scoperta dei fondali dell'isola, insegnando le tecniche di studio di habitat e specie, vivranno Linosa come un laboratorio all'aperto".

Nelle mattine del corso guiderà gli allievi in maschera e pinne un biologo marino Operatore Scientifico Subacqueo che mostrerà le specie e gli habitat marini riconosciuti dall'Unione Europea e che permetterà di apprendere e provare alcune tecniche di censimento. Le lezioni - molto pratiche tengono a precisare i docenti - si svolgeranno durante il pomeriggio e riguarderanno tanto l'ecologia del mare quanto l'elaborazione di progetti di tutela di specie e habitat marini da finanziare con fondi europei.

Non è un caso che la chiusura delle iscrizioni è prevista per il 18 Luglio, in concomitanza proprio con la scadenza del bando europeo Life+ che co-finanzia progetti per la tutela della natura e nel quale l'Italia è leader. Per una volta un primato italiano, anche grazie ai corsi e alla preparazione di biologi e naturalisti come quelli di Hydrosphera.

Il corso si terrà dal 21 al 31 luglio, programma e scheda di iscrizione nel sito www.marineturtle.it. Per ulteriori informazioni: Stefano Nannarelli, Associazione Hydrosphera Onlus, www.marineturtle.it  - info@marineturtle.it  - Tel. 0922 972076.

http://www.nautica.it/notizie/scubaweb/al-via-il-primo-corso-italiano-di-biologia-marina-in-ottica-europea_2011070259.htm


Da "SICILIA ON LINE" del 13/07/11

Trivellazioni: il governo tutelerà il Mediterraneo

di Guido Picchetti

“Via libera della Commissione Ambiente del Senato alla risoluzione che impegna il governo ad attivarsi con l’Unione europea e i paesi del Mediterraneo per creare un sistema condiviso di regole per la tutela del mare da attività offshore”. Lo riferisce una nota di agenzia.

Il documento, che impegna l’esecutivo anche ad attivarsi nelle diverse sedi internazionali per la modifica del regime giuridico delle responsabilità per gli sversamenti inquinanti in mare prodotti da trasporti marittimi, “è di preparazione a una direttiva comunitaria che garantirà una disciplina più severa per la tutela del Mar Mediterraneo”, ha sottolineato il presidente della commissione di Palazzo Madama Antonio D’Alì, estensore della risoluzione.

Secondo D’Alì la risoluzione garantisce “la sicurezza contro gli sversamenti a mare e sottolinea l’esigenza di coinvolgere tutti gli Stati che si affacciano sul Mediterraneo impegnando quindi il governo a livello internazionale”. La recente consultazione referendaria sul nucleare come pure la tragedia giapponese di Fukushima non aiutano tuttavia a trovare la quadra sulla questione: “E’ chiaro che alla fine il no al nucleare non agevola la battaglia”, ha ammesso D’Alì.

Comunque iI "via libera" della Commissione Ambiente del Senato adesso c'è. Ma, se la "via" è finalmente sgombra, c'è anche, e soprattutto, la volontà di percorrerla rapidamente da parte di chi avrebbe il dovere di farlo ? Purtroppo un pò di scetticismo è d'obbligo, dopo i tanti anni trascorsi in questa vana attesa dell'AMP di Pantelleria, morta di vecchiaia ancora prima di venire alla luce, e benchè, prevista da una legge che risale addirittura ad oltre venti anni fa, costituisse il primo passo indispensabile per arrivare ad una reale tutela dello Stretto di Sicilia.

http://www.siciliaonline.it/home/ambiente/37249-trivellazioni-il-governo-tutelera-il-mediterraneo
Stesso articolo su "IL SICILIANO IT" del 13/07/11
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Ripreso l'argomento da "Siciliano it" insieme alla mia nota. Una divulgazione che spero giovi...


Da "IL PANTECO" - Luglio 2011

Ambiente

Trivellazioni: Ok a risoluzione impegno
governo a tutela Mediterraneo

Via libera della commissione Ambiente del Senato alla risoluzione che impegna il governo ad attivarsi con l’Unione europea e i paesi del Mediterraneo per creare un sistema condiviso di regole per la tutela del mare da attività offshore. Il documento, che impegna l’esecutivo anche ad attivarsi nelle diverse sedi internazionali per la modifica del regime giuridico delle responsabilità per gli sversamenti inquinanti in mare prodotti da trasporti marittimi “è di preparazione a una direttiva comunitaria che garantirà una disciplina più severa per la tutela del Mar Mediterraneo”, ha sottolineato il presidente della commissione di Palazzo Madama Antonio D’Alì estensore della risoluzione.

Secondo D’Alì la risoluzione garantisce “la sicurezza contro gli sversamenti a mare e sottolinea l’esigenza di coinvolgere tutti gli Stati che si affacciano sul Mediterraneo impegnando quindi il governo a livello internazionale”. La recente consultazione referendaria sul nucleare come pure la tragedia giapponese di Fukushima non aiutano tuttavia a trovare la quadra sulla questione: “E’ chiaro che alla fine il no al nucleare non agevola la battaglia”, ha ammesso D’Alì.

http://www.ilpanteco.it/wordpress/?page_id=31
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Il "via libera" della Commissione Ambiente del Senato c'è. Ma la "via" è davvero sgombra e c'è soprattutto la volontà di percorrerla da parte di chi avrebbe il dovere di farlo ? Purtroppo un po' di scetticismo (solo un po' ?) è d'obbligo dopo i tanti anni trascorsi in questa vana attesa dell'AMP di Pantelleria, morta di vecchiaia prima ancora di nascere...


Da "REPUBBLICA IT" - 13/07/11

Il caso

Pantelleria, quel carcere per migranti
Vivono come fantasmi senza diritti

di Raffaella Cosentino

L'ex caserma Barone, sull'isola di Pantelleria, è dismessa da almeno un decennio perché inagibile. Doveva diventare un hotel di lusso ma oggi ospita 80 tunisini. Non è un Centro di identificazione e di espulsione, ma neanche di accoglienza. È un limbo dove non ci sono mediatori culturali, né assistenza legale (foto a destra)

ROMA, 11 Luglio 2011 - Doveva diventare un albergo di lusso ma l'ex caserma Barone sull'isola di Pantelleria si è trasformata in un carcere fantasma fuori legge. Materassi per terra, un cortile di cemento recintato con una rete metallica sormontata dal filo spinato, porte di ferro che fanno circolare poco l'aria. Per lo stato italiano non esiste una prigione in quel sito. Il ministero della Difesa l'ha dismessa, assieme al faro di Punta Spadillo, con l'intenzione di darli entrambi in gestione a privati per farne dei resort. E invece negli edifici in abbandono da decenni, dichiarati inagibili dal genio militare, sono reclusi circa 80 tunisini, sbarcati sull'isola in due occasioni, a fine giugno e due giorni fa. Fino al 7 luglio erano 'ospitati' altri 150 uomini, richiedenti asilo arrivati dalla Libia. In passato pure una decina di minori sono stati trattenuti per giorni negli stessi locali. Con il caldo afoso di questi giorni si soffoca. Ma soprattutto l'ex caserma preoccupa perché è un luogo, senza nome, in cui si imprigionano decine di persone al di fuori da qualunque norma giuridica.

LA FOTOGALLERIA: Un inferno per migranti (vedi le foto)
Materassi a terra e reti di filo spinato. La caserma è un 'inferno' per migranti Nell'ex caserma Barone sull'isola di Pantelleria gli extracomunitari restano anche più di mese. Ma il centro non è gestito da nessuno, ci sono solo volontari e alcune associazioni. "Con il caldo - dicono - la situazione è insostenibile"

Nessuno sa dire cos'è quella struttura. Non è un centro di identificazione e di espulsione perché all'interno sono stati tenuti anche i profughi in fuga dalla guerra, ma non è un centro di accoglienza vista la detenzione dei tunisini. "Una ventina sono rinchiusi negli ex magazzini da due settimane e sono in sciopero della fame da due giorni, qualcuno inizia a stare male - denuncia Erik Vallini, un volontario che presta la sua opera all'interno - invece l'ultimo gruppo di 60 persone da due giorni è detenuto nell'ex caserma adiacente in uno stanzone di 300 metri quadrati, dal quale si può uscire solo per prendere il sacchetto con i pasti per poi rientrare. Tra loro c'è un algerino diabetico che per fortuna si fa da solo l'insulina, ha anche l'epatite C ed è asmatico ma non ci sono le condizioni per curarlo all'interno perché non c'è un punto di assistenza".

Il centro di accoglienza di Pantelleria si trovava negli ex magazzini della caserma, dove i migranti venivano rifocillati e rimanevano al massimo 48 ore prima di essere trasferiti altrove. Ma ora i tunisini vengono rinchiusi all'interno anche per un mese. "Sembra un pollaio - spiega Vallini - in 300 metri quadri siamo arrivati ad avere anche 70 persone chiuse dentro un recinto in condizioni orripilanti". Con l'arrivo dei barconi dalla Libia, il comune ha chiesto alla prefettura di Trapani di poter usare temporaneamente l'ex caserma adiacente. Il centro non è gestito da nessuno,ci sono solo una decina di volontari di diverse associazioni: Caritas, Misericordie, Chiesa Evangelica e Protezione civile. A turni di due persone, distribuiscono i pasti, portano l'acqua e accompagnano i feriti in ospedale con l'ambulanza. "Carabinieri e finanzieri si comportano in modo professionale e cercano sempre di mediare - dice Vallini - il problema è che non c'è nessun mediatore culturale, le persone stanno qui intere settimane senza sapere nulla del loro destino, né capire cosa succede. La polizia prende le impronte digitali con un camper. Nel caso dei tunisini, ho visto una volta che gli veniva dato un foglio scritto solo in italiano in cui si nominava un avvocato d'ufficio che qui non si è mai visto".

Identificazione, detenzione e nessuna tutela legale. Ecco perché le proteste sono state tante nel corso dell'ultimo mese, con materassi bruciati e atti di autolesionismo. "Qui siamo stati abbandonati a noi stessi, non siamo preparati su quali siano i loro diritti" si sfoga Vallini. Soltanto Medici senza frontiere ha mandato un'ispezione dopo la segnalazione del volontario delle Misericordie. L'Ong conferma che la situazione negli ex magazzini è pessima e non rispetta le norme igienico sanitarie.

A Pantelleria non ci sono i grandi numeri di Lampedusa, ma l'arrivo dei profughi è sempre gestito dal Viminale con la logica dell'emergenza. Questo trasforma l'ex caserma Barone nel carcere degli invisibili. "Sono qui in attesa dell'identificazione e del trasferimento, questi sono gli accordi presi con la prefettura - dice il sindaco Alberto Di Marzo - la struttura non è agibile però ha l'acqua calda, ci sono gli spazi. Dobbiamo capire il governo cosa vuole fare perché se la situazione dovesse continuare dobbiamo dare accoglienza decente, in situazione di emergenza li mettiamo lì. Certo non è l'Hilton, ma è successo di peggio a Lampedusa quando la gente bivaccava all'aperto, qua sono al chiuso e gli diamo i pasti. Ringrazio i volontari per il grande impegno e il sacrificio". Intanto il turismo è in crisi anche a Pantelleria, altro che nuovi resort. Secondo il primo cittadino il calo delle prenotazioni è dovuto all'immagine data dai media di un'isola frontiera sul confine di guerra."Non siamo in mimetica ed elmetto - commenta - non siamo invasi da nessuno e cerchiamo di assistere esseri umani per come è giusto farlo".

http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/07/11/news/il_carcere_fantasma_di_pantelleria-18992297/
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Un bel quadro di assistenza, non c'è che dire.... E, quel che è più triste, è che risponde a verità...


Da una mia "NOTA" su FB del 12/07/11

Per scavi archeologici subacquei
vietata a Cala Tramontana la sosta e la navigazione

di Guido Picchetti

Riporto in questa nota, ripresa dalla News n° 7811 pubblicata in data odierna su "Pantelleria Internet Com", l'ordinanza della Capitaneria di Porto che vieta, da oggi al 31 Luglio p.v. e dal 22 Agosto al 30 Settembre p.v., la navigazione e la sosta di qualsiasi imbarcazione nello specchio d'acqua di Cala Tramontana. La zona interessata dal divieto è racchiusa tra il versante costiero occidentale della baia, e la linea spezzata che va da Punta Rubasacchi al promontorio di Cala Tramontana passando per una boa gialla appositamente situata verso il largo.

Questo il testo dell'ordinanza in questione:

In seguito a lavori di scavo archeologico la Capitaneria di Porto ha emesso una ordinanza e rende noto che nella zona di mare prospiciente Cala Tramontana dell'isola di Pantelleria, delimitata a ovest dalla costa ed a est dalla spezzata che passa dai seguenti vertici:

1. punta Rubasacchi;
2. boa gialla posta in posizione lat. 36047'995 N -long. 012002.858 E;
3. promontorio al centro di Cala Tramontana;

fino al 31/07/2011 e dal 22/08/2011 al 30/09/2011 saranno effettuate delle ricerche subacquee da parte della Società Cons. a R.L. "Pantelleria Ricerche" per conto e sotto l'alta sorveglianza della Soprintendenza dei Beni Culturali e Ambientali del Mare.

Per quanto sopra ordina:

Articolo 1 (divieti)

1. Nell'area sopra menzionata e rappresentata nello stralcio planimetrico allegato alla presente ordinanza, è vietato:

a) navigare, ancorare e sostare con qualunque unità;
b) svolgere attività di pesca di qualunque tipo.

2. Sono esclusi dal presente divieto gli addetti ai lavori ed i mezzi nautici da questi utilizzati, nonché i mezzi navali della Guardia Costiera e delle altre Forze di Polizia, in ragione del proprio Ufficio.

Articolo 2 (disposizioni finali)

1. L'amministrazione Marittima è da ritenersi manlevata da qualsiasi responsabilità per eventuali molestie e danni a persone e/o cose che dovessero derivare dall'eventuale inosservanza delle disposizioni impartite con la presente ordinanza.

2. I contravventori alla presente ordinanza, salvo che il fatto non costituisca più grave reato, o illecito sanzionato da norme speciali:

a) incorreranno nella sanzione amministrativa di cui all' art. 53 comma 3 del Decreto Lgs. 18 luglio 2005, n. 171 "Codice della Nautica da Diporto" e successive modifiche ed integrazioni, se al comando di unità da diporto;
(b) negli altri casi incorreranno nella contravvenzione di cui agli articoli 1164, 1174 e 1231 del Codice della Navigazione, autonomamente o in eventuale concorso con altre fattispecie;

3. I trasgressori saranno ritenuti, altresì, responsabili dei danni che saranno arrecati a persone o cose per effetto dell'illecito comportamento.

4. È fatto obbligo a chiunque spetti di osservare e far osservare la presente ordinanza, la cui pubblicità verrà assicurata anche mediante l'affissione all'albo dell'ufficio, nonché pubblicazione sul sito web
www.pantelleria.guardiacostiera.it.

http://www.facebook.com/note.php?note_id=247566771921812
Notizia simile su "PANTELLERIA COM News n° 7811" del 12/07/11 (solo su abbonamento)

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Commenti su FB a margine del documento
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A Alberto Gallucci piace questo elemento.


Da "IL GIORNO" dell'11/07/11

Malta: via dalla pazza folla per meditare e nuotare
L’arcipelago è formato da cinque isole: Malta, Gozo, Comino, Cominotto e Filfla. Fa parte dell'’Unione Europea e la moneta corrente è l’euro

di Bruna Bianchi

Malta, 11 luglio 2011 - Il cameriere in perfetto aplomb inglese ti mostra il barracuda appena pescato. E’ un piccolo predatore del mar Mediterraneo, da dove è appena emerso un gruppo di turisti. Ridono: «Niente pesca, solo fotografie». A Malta gli inglesi pullulano, popolo pigro sempre a caccia di ex colonie baciate dal sole e avvolte in acque cristalline. I maltesi però, colonizzati dai fenici, dai greci, dai romani, dagli arabi, dai normanni, dai cavalieri di Malta, e infine da Sua Maestà la regina fino al 1964, si sono ripresi oltre all’indipendenza anche la lingua, dopo aver perso la nostra nel 1932, e hanno lasciato l’inglese imperfetto ai turisti.

L’arcipelago di Malta, sprofondato nel mar Mediterraneo, lungo 316 km quadrati, ha sempre fatto gola. Vicinissimo all’Italia (due ore di traghetto dalla Sicilia), racconta la storia di chi ne ha calpestato il suolo. A prima vista ti sembra araba per il colore della pietra arenaria, tipica dell’isola. Poi ne scorgi la pianta romana della Valletta, la capitale.

Le chiese e i palazzi sono barocchi, le palme e gli oleandri ricordano la Sicilia, il sole e il vento delle Eolie, il mare a tratti è quello di Lampedusa, la cucina è un misto di italiana e maltese, ma i piatti forti sono pasta al coniglio e patate. Se la dominazione araba è stata la base della lingua, l’impronta è decisamente inglese. Cappelli a tesa larga, sessanta cabine telefoniche londinesi rimaste, finestre delle case (bow windows o gallarijas) dai balconi chiusi colorati che ti portano al Nord Europa in un salto.

La Malta turistica è in grande fermento: pullulano a Sliema cantieri di hotel e case moderne e un’offerta a flusso continuo per vacanze indimenticabili: dal giro su antiche golene dei pirati al diving, dalla gita in idrovolante sopra Gozo al trekking a cavallo o in bici. Se le spiagge sono poche non importa: Malta organizza concerti e feste a tema. Si è appena conclusa la week music Isle di Mtv che ha richiamato 15.000 giovani per le star del rap e del pop, primo fra tutti Snoop Dogg, la leggenda afro-americana.

E poi c'è l’inglese che i giovani europei vanno a studiare a Malta. «Più che studiare si divertono», ridono i maltesi. Dietro la facciata caotica (300.000 auto) e scomposta, c’è un fortissimo attaccamento alla religione cattolica e alle vecchie tradizioni, ma anche voglia di futuro con il rifacimento del gate della capitale in mano a Renzo Piano. Entrata in Europa nel 2003 con un faticoso referendum, cambiata la moneta nel 2008, Malta ha ormai fama europea di isola delle vacanze per tutto l’anno, grazie al clima e alla vicinanza.

http://www.ilgiorno.it/milano/cultura/2011/07/11/541785-dalla_pazza_folla.shtml
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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E a proposito di Malta, consorella di Lampedusa e Pantelleria nelle acque dello Stretto di Siclia, ecco un breve articolo che bene ne illustra alcune sue caratteristiche, ma che ne sottolinea anche certi legami che dovrebbero accomunare le tre isole nell'attuale realtà dell'Unione Europea.
 


Da "GEA PRESS" dell'11/07/11

Malta: in prigione i bracconieri di cicogne

di redazione

Nonostante le critiche piovute su Malta in merito alla grave situazione venatoria esistente, la Polizia maltese, con il corpo speciale ALE, ha messo a segno un altro colpo importante contro i bracconieri.

Già lo scorso giugno (vedi articolo GeaPress), si erano avute le prime avvisaglie, che la misura era ormai colma. Ora arriva la condanna per due bracconieri. Numerosi i precedenti specifici dei due. Sono stati condannati a due anni di prigione e 9.000 euro di sanzione, ed un anno e 5.000 euro di sanzione.

Lo scorso maggio, un grosso stormo di cicogne bianche si trovò a sorvolare l’arcipelago maltese. Lo scelsero, il tempo di una notte, durante la migrazione primaverile che dall’Africa li porta verso i quartieri di nidificazione europei. Furono accolti da una intensa azione di fucileria nei pressi dell’aeroporto di Malta. I bracconieri seguirono le cicogne che andavano cercando di posarsi, non facendosi remora alcuna nel centrarle anche a due passi dalle case e dello stesso aeroporto. In un episodio la proprietaria di una abitazione si vide piovere nel proprio giardino le cicogne insanguinate. Arrivavano in automobile, si armavano e ovunque si trovassero, sparavano.

Birdlife Malta, che assieme al CABS (Committee Against Bird Slaughter), organizza i campi antibracconaggio a Malta, si è compiaciuta per la decisione della Corte maltese, auspicando che anche le future sentenze possano contribuire a contrastare, in particolare, il diffuso fenomeno del bracconaggio.

Cosa è la ...Malta venatoria

Malta ha la più alta densità di cacciatori al mondo. Circa 10.000 doppiette, per poco più di 400.000 abitanti. Purtroppo i due schieramenti politici di Malta (Nazionalista e Socialista), differiscono per una manciata di voti. Appena un deputato li separa tra loro in Parlamento. Nessuno dei due può fare a meno del prezioso ago della bilancia e di fatto, Malta, presenta numerosi permissivismi in campo venatorio che difficilmente trovano riscontro in altre parti del pianeta.

I cacciatori, ad esempio, sono autorizzati a sparare dai motoscafi. E’ lecito catturare uccelli con trappole ed addirittura essere autorizzati ad uccidere quaglie e tortore durante la migrazione primaverile. Per evitare i rimproveri delle autorità dell’Unione Europea, Malta ha contrattato una forma di caccia controllata, autorizzando ad uccidere, addirittura ancora prima dell’alzarsi del sole, le due specie di uccelli. Potrebbero abbatterne un numero prestabilito, superato il quale si verrebbe a pregiudicare il numero consentito per le stagioni successive. Singolare la forma di controllo. I cacciatori autorizzati (circa 5.000), dovrebbero comunicare via sms l’abbattimento...

Quest’anno, dopo le proteste internazionali veicolate alle massime autorità politiche del paese anche tramite lo Speciale di GeaPress “LA VALLE INCANTATA”, il Governo ha deciso di incrementare la vigilanza, aumentando, per alcune settimane, da 20 ad ottanta, gli Agenti di Polizia destinati al controllo. L’intervento è stato in parte finanziato con la tassa fatta pagare ai cacciatori di quaglie e tortore.

L’uso di dati e presunte stime in base alle quali il governo maltese ha autorizzato la caccia primaverile, sono state però duramente criticate dagli organismi internazionali di BirdLife. Durante una conferenza tenutasi a Belgrado la scorsa primavera, i responsabili di BirdLife International hanno duramente criticato il Governo maltese di essere ricorso alle stime mondiali delle due popolazioni avifaunistiche, mentre, per entrambe, andava ovviamente fatto riferimento alle estrapolazioni europee. Queste avrebbero, invece, indicato un approccio decisamente più prudente alla grave possibilità, purtroppo verificatasi, di consentire la caccia primaverile.

http://www.geapress.org/la-valle-incantata/malta-in-prigione-i-bracconieri-di-cicogne/17293

Articoli correlati su "GEA PRESS":
- "Malta – strage di cicogne: arrestati due bracconieri (in Italia sarebbe stato impossibile)" del 3 giugno 2011
- "Malta – la strage delle cicogne (foto)" del 22 maggio 2011

Un Commento a “Malta: in prigione i bracconieri di cicogne”
Scrive Alex il 12 luglio 2011
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Buona notizia, speriamo non sia un fatto isolato. Purtroppo a Malta e a Cipro succedono cose obbrobriose.
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Una notizia davvero buona... E speriamo che non sia un episodio sporadico, ma il segnale concreto di un cambio effettivo di mentalità per le isole mediterranee... La tutela ambientale si fa in terra, in mare e in cielo, cercando di preservare la natura, bene prezioso, da ulteriori danni e violenze...
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Post di Giò Nastasi

Bene !
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Post di Roberto Frigerio
Finalmente !!!
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A Roberto Frigerio, Marco Panceri, Maria Godas e Giò Nastasi piace questo elemento.


Da "IL GIORNALE IT" dell'11/07/11

Gli sperperi di Stato: stiamo ancora pagando
i danni arrecati dalla seconda Guerra mondiale

di Gian Maria De Francesco

Ogni anno il ministero delle Infrastrutture versa più di 2,4 milioni di euro per ricostruire edifici distrutti oltre 60 anni fa: gli indennizzi post bellici varati nel '53, poi prorogati nell'82 e nel '93. E non è la sola spesa assurda...

Se lo Stato continua a finanziare capitoli di spesa per i riconoscimenti ai combattenti della Grande Guerra, è ovvio che nel bilancio dei ministeri qualcosa dev’essere pur rimasto del conflitto 1940-45. Lo troviamo nel budget del ministero delle Infrastrutture e riguarda i provvedimenti per la ricostruzione. Sono contributi trentennali per opere in concessione (739mila euro), per la ricostruzione dell’isola di Pantelleria (812mila euro) e per la ricostruzione o riparazione dei fabbricati distrutti (922mila euro) per un totale di oltre 2,4 milioni ai cui si devono aggiungere i 400mila del Tesoro per il Fondo indennizzi.

Il 2011 dovrebbe essere l’ultimo anno nel quale saranno erogati ma in Italia una proroga è sempre possibile. E anche se qualcuno continuasse a usufruirne non sarebbero soldi mal spesi giacché metterebbero un po’ in moto il settore edile. Ciò che stupisce, però, è come gli effetti della legge 968 del 1953 per gli indennizzi dei danni di guerra si siano protratti per quasi sessant’anni sia per effetto della legge 526 del 1982 (un «regalone» agostano del governo Spadolini con spese a destra e a manca) che per effetto della legge 317/93 (governo Ciampi) che a quarant’anni di distanza dalla prima regolava il completamento della ricostruzione post-bellica.

Non bisogna scandalizzarsi più di tanto. Il ministero delle Infrastrutture ha una dotazione finanziaria di tutto rispetto, ma a differenza di altri dicasteri (Tesoro escluso) ha più soldi da destinare agli investimenti che agli stipendi del personali. Su 7 miliardi circa di budget solo uno se ne va in spesa corrente. Il costo del personale delle capitanerie di porto, cioè la Guardia costiera, rappresenta poco più del 30% di questo ammontare. La valutazione della spesa, quindi, è positiva perché sono soldi che muovono l’economia. Certo, si può e si deve obiettare sui tempi di realizzazione che per troppi motivi si allungano allargando i costi.

La vera critica, però, non può che essere di natura politica. Il perché è presto detto. Se consideriamo la sola costruzione di strade, su 500 milioni in preventivo solo 280 circa sono articolati in due capitoli specifici: 147 milioni per le infrastrutture strategiche dell’Anas (che riceve altri 368 milioni dall’Economia) e 129,3 milioni per il sistema autostradale. Il resto è ripartito su più capitoli sia sotto forma di contributi diretti che come ammortamento mutui. Ritroviamo la pedemontana di Formia (5 milioni), la Statale 238 della Valtellina (2 milioni) e oltre 49 milioni per la Variante di Valico e il completamento della Bologna-Firenze. C’è pure un «ricordino» di Prodi: circa un milione per la progettazione e l’avvio del Passante grande di Bologna. D’altronde, la proprietà della rete stradale e autostradale è pubblica e quindi allo Stato competono molti oneri. Tra i quali i 10mila euro per il ponte sul torrente Settimana nelle Dolomiti che collega le province di Belluno e Pordenone.

Non cambia la sostanza anche per quanto riguarda i circa 400 milioni dedicati al capitolo «ferrovie». Le Infrastrutture si fanno carico soprattutto degli investimenti a livello locale (342 milioni). Per i grandi interventi ci pensano le Ferrovie che dal Tesoro ricevono oltre 5 miliardi a vario titolo. Sorprende tuttavia che alla tratta reggina Rosarno-Melito sia destinato il doppio per i passanti ferroviari di Milano e Torino (8 milioni contro 4).

Osservando i sistemi infrastrutturali ci si trova dinanzi allo stesso andamento. Da una parte 1,7 miliardi di stanziamento per le grandi opere della Legge Obiettivo, dall’altra parte 300 milioni per spese di «nicchia»: 80 milioni per progetti urbani integrati che comprendano anche il trasporto ferroviario a fronte dei 69 per l’Expo di Milano, 40 milioni per garantire la continuità della Malpensa e 25 milioni per il Pon Trasporti 2000-2006, il programma di infrastrutturazione realizzato in parte con contributi Ue e in parte grazie al Fondo rotativo statale che fa capo al Tesoro.

Il problema, come detto, non è lo spreco di risorse, ma ritrovare una coerenza interna, un fil rouge in questa serie di investimenti. La Finanziaria 2001 del governo Amato ha prolungato fino al 2017 gli effetti del decreto del 1989 che istituiva un contributo straordinario per lo sviluppo di Reggio Calabria, voce che vale oltre 13 milioni. Così come ogni anno 6,5 milioni vanno alle infrastrutture di Parma, sede dell’Agenzia europea della sicurezza alimentare e 2,5 milioni a Como e Varese in quanto sedi universitarie. Idem per i circa 7,7 milioni destinati alla mobilità ciclistica, una legge approvata nell’ottobre ’98 pochi giorni dopo la prima caduta del premier emiliano su due ruote. Una dinamica che si ripete in ogni settore. Le reti idriche? Cinquanta milioni a livello nazionale, trenta per le aree depresse e quindici per i mutui dell’Acquedotto pugliese.

Non si possono, infine, trascurare i 400 milioni complessivamente stanziati per l’edilizia popolare, incluso il sostegno agli affitti. Non sono tantissimi ma il governo ha giustamente scelto di affidarsi per il social housing anche ad attori privati a partire dalle Fondazioni bancarie.

Le ultime parole di questa analisi possono benissimo essere spese per descrivere il ruolo di «supplenza» del ministero delle Infrastrutture. Ben 145 milioni circa sono spesi per la manutenzione di immobili pubblici (inclusa la loro eventuale costruzione), compresi quelli degli organi costituzionali. Una voce inattesa perché a ogni ministero competono somme per la manutenzione dei propri immobili. Oltre ai 282 milioni per la salvaguardia di Venezia della quale abbiamo già parlato, al dicastero guidato da Altero Matteoli competono piccoli interventi di cura del patrimonio storico-artistico: 210mila per Siena, 1,5 milioni a Genova nel complesso, 433mila euro alle Regioni, 266mila euro per il Duomo di Monreale e la Cattedrale di Palermo e 3 milioni per l’Archivio storico dell’Ue di Firenze. Non è tanto, ma aiuta giacché gran parte del budget dei Beni Culturali se ne va in stipendi.

http://www.ilgiornale.it/interni/stiamo_ancora_pagando_danni_seconda_guerra_mondiale/11-07-2011/articolo-id=534295-page=0-comments=1
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Nel budget del ministero delle Infrastrutture ci sono ancora 812mila euro di contributi trentennali per la ricostruzione dell’isola di Pantelleria dopo il conflitto 1940-45. Contributi varati nel '53, poi prorogati nell'82 e ancora nel '93. Non capisco... Ma sono fondi che devono essere ancora utilizzati ? Oppure che fine hanno fatto ? E perchè prorogarli ?


Dalla mia Bacheca su FB dell'11/07/11

Su "Apnea Magazine Forums", 28 Luglio 2003
Pantelleria diventerà AMP

Un post del 2003 che ho scovato in rete, molto istruttivo e tutto da leggere. Ne segnalo due frasi.

Una è questa. "E' la prima volta dopo le delibere della giunta Di Marzo che istituzioni e ambientalisti si riuniscono direttamente sul territorio per pianificare il ritorno della foca monaca" !!!

Già, come oggi, anche allora era sindaco di Pantelleria Alberto Di Marzo, in quale, nel contempo, era anche presidente del Comitato Pro Parco !!!

L'altra frase è mia. Leggetela. Era diretta ai giovani panteschi e vale oggi ancor più di allora...

Questa infine la riproduzione originale di quel post pubblicato sul forum di "Apnea Magazine" il 28 Luglio 2003. Fu redatto da William Ferlazzo al termine di una riunione in comune che, organizzata da Gaetana Ganci portavoce di Legambiente, e svoltasi in collegamento diretto con il Miniambiente, lasciava intravvedere che entro poco tempo l'Area Marina Protetta di Pantelleria sarebbe divenuta una realtà di carattere scientifico, ma anche e soprattutto una risorsa per l'isola, mischiando archeologia e immersioni, pesca e vela... E invece, dopo otto anni...

http://www.apneamagazine.com/ibf/index.php?showtopic=6963 


Da "PROFUMO DI MARE FORUM" dell'11/07/11

Dopo la tappa di ieri a Praiano, oggi Goletta Verde
è già a Castellabate (Salerno)

di Harley

“In questi luoghi la natura, la poesia e la storia si contendono la grandezza. Qui, in un solo colpo d’occhio, si possono abbracciare tutti i tempi e tutti i prodigi” scrisse Anne-Louise Germaine Necker, baronessa di Staël-Holstein, meglio nota con il nome di Madame de Staël (foto a destra).

Con la recente istituzione delle due Aree Marine Protette di “Costa degli Infreschi e della Masseta” e di “Santa Maria di Castellabate” lungo la fascia costiera del territorio del Parco, il Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano, con circa 181.000 a terra ed i 9.000 ettari a mare delle due aree marine, diventa l’area protetta più grande d’Italia.

Alle ore 18,30 di oggi lo staff di Goletta Verde terrà una conferenza stampa a Castellabate (Salerno) dove si discuterà, tra l'altro, delle sei "Aree Marine Protette" disseminate nel tratto di mare che bagna la Campania: Regno di Nettuno (Ischia-Procida), Parco sommerso di Gaiola, Parco sommerso di Baia, Punta Campanella, S. Maria di Castellabate e Costa degli Infreschi, e delle "eccellenze" riscontrate nel corso delle ultime ore nel navigare di Catholica di Goletta Verde lungo le coste campane.

Si, le "eccellenze"! in quanto Goletta verde non ha nel proprio DNA solo le "criticità" da "scovare" ... Questo verbo non ci piace tanto, ma anche premiare quando ci sono i presupposti per farlo. Ricordiamo sempre che la campagna di Legambiente ha anche lo scopo di valorizzare il sistema delle aree naturali protette, promuovendo in particolare il coordinamento tra i parchi e le altre aree, con gli enti locali, le regioni e le amministrazioni centrali dello Stato.


Carta nautica delle Aree Marine Protette della Campania

I Parametri per il riconoscimento
“Il giudizio attribuito a ciascuna località è frutto di valutazioni approfondite. I parametri, 22 indicatori, che riportiamo più sotto, sono suddivisi in due principali categorie: qualità ambientale e qualità dei servizi ricettivi. Lo stato di conservazione del territorio e del paesaggio, la qualità dell’accoglienza, la pulizia del mare e vele-legambiente-premiazione delle spiagge, la presenza di servizi per disabili, le iniziative nel campo della gestione sostenibile del ciclo dei rifiuti, della mobilità, del risparmio idrico ed energetico e la presenza di parchi e aree marine protette", costituiscono per Legambiente importanti indicatori di merito.

    
Punta Campanella                                                                  S.Maria di Castellabate

            
                            Regno di Nettuno (Ischia e Procida)                                                Parco sommerso di Baia

    
   Area marina protetta Costa degli Infreschi                                         Parco sommerso della Gaiola (Napoli)

Bandiere Blu 2011 assegnate in Campania:

Massa Lubrense (Napoli), Positano, Agropoli, Castellabate, Montecorice-Agnone e Capitello, Pollica-Acciaroli Pioppi, Casal Velino, Ascea, Pisciotta, Centola-Palinuro, Vibonati-Villammare, Sapri.

La Bandiera Blu delle spiagge si assegna per: qualità delle acque, qualità della costa, servizi e misure di sicurezza, educazione ambientale. La Bandiera Blu degli approdi turistici si assegna per: qualità dell'approdo, servizi e misure di sicurezza, educazione ambientale ed informazioni.

Principali criteri per le spiagge:
- assoluta validità delle acque di balneazione;
- nessuno scarico di acque industriali e fognarie nei pressi delle spiagge;
- elaborazione da parte dei Comuni di un piano per eventuale emergenza ambientale;
- elaborazione da parte del Comune di un piano ambientale per lo sviluppo costiero;
- acque senza vistose tracce superficiali di inquinamento (chiazze oleose, sporcizia, ecc.);
- spiagge allestite con contenitori per rifiuti in numero adeguato;
- spiaggia tenuta costantemente pulita;
- dati delle analisi delle acque di balneazione a disposizione;
- facile reperibilitá delle informazioni sulla Campagna Bandiere Blu d'Europa;
- iniziative ambientali che coinvolgano turisti e residenti;
- servizi igienici in numero adeguato nei pressi della spiaggia;
- collocamento di salvagenti ed imbarcazioni di salvataggio;
- assoluto divieto di accesso alle auto sulla spiaggia;
- assoluto divieto di campeggio non autorizzato;
- divieto di portare cani sulle spiagge non appositamente attrezzate;
- facile accesso alla spiaggia;
- rispetto del divieto di attivitá che costituiscono pericolo per i bagnanti;
- equilibrio tra attivitá balneari e rispetto della natura;
- servizi di spiaggia efficienti;
- accessi facilitati per disabili;
- fontanelle di acqua potabile;
- telefoni pubblici dislocati vicino alla spiaggia.

Principali criteri per gli approdi turistici:
- le acque del porto e quelle prospicienti non sono visivamente inquinate;
- fognature non sversano nel porto;
- presenza di attrezzature per la raccolta di residui di olio, vernici e prodotti chimici;
- salvagenti e attrezzature di pronto intervento;
- informazioni ambientali fornite dalla Direzione;
- informazioni relative alla Campagna Bandiere Blu fornite dalla Direzione;
- possibilitá di smaltire le acque di sentina e delle toilettes delle imbarcazioni;
- accorgimenti per lo smaltimento dei residui di lavorazione cantieristica;
- luci ed acqua potabile in banchina.

http://profumodimare.forumfree.it/?t=56682019#lastpost
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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La "Goletta Verde" oggi è a Castellabate e stasera in una conferenza stampa si discuterà di aree marine protette. Speriamo si ricordino dello Stretto di Sicilia, dalla cui tutela dipende anche l'integrità (presente e futura) delle AMP della Campania...


Da "LA STAMPA IT" - 8/07/11

Dalle news ambiente del 5/07/11

Cina. Marea nera nel golfo di Bohai, inquinati 840 kmq
Petrolio fuoriuscito da piattaforma Penglai 19-3

Pechino, 5 lug. (TMNews) - Il petrolio fuoriuscito da un mese nel golfo di Bohai ha inquinato una superficie marittima di 840 chilometri quadrati, ha annunciato l'Ufficio nazionale degli affari marittimi. Questa fuga di greggio originata dalla piattaforma Penglai 19-3, gestita congiuntamente dalla China National Offshore Oil Corporation (Cnooc) e dalla statunitense ConocoPhillips "ha provocato un livello di inquinamento e di danni incontestabili all'ambiente marino, secondo un comunicato pubblicato sul sito internet della Soa. "Le autorità di sorveglianza marittima cinese hanno aperto su questa vicenda un'inchiesta su ConocoPhillips", precisa l'amministrazione cinese. Tracce della devastazione della flora e della fauna marina sono visibili intorno all'isola di Nanhuangcheng, a 75 chilometri dalla piattaforma, ha sottolineato il quotidiano "China Daily". "L'impatto sull'ambiente della perdita di petrolio sarà di lunga durata", ha detto un responsabile della comunità locale.
Copyright TM News(c) 2011

http://www3.lastampa.it/ambiente/sezioni/news/articolo/lstp/410169/
Notizia simile su "
INFORMAZIONE LIBERA" del 7/07/11

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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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La notizia originale è stata pubblicata tre giorni fa da "La Stampa" in rete nello spazio dedicato alle news dell'ambiente. E nessun altro importante organo di stampa l'ha ripresa... Ciò la dice lunga sul disinteresse che c'è in Italia per i rischi sempre maggiori che corre il Mediterraneo per fatti del genere...
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Post di Giò Nastasi

:(
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Post di Alessandro Polinori
Un altro scempio.... che pena..
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Da "AGRIGENTO WEB IT" del 7/07/11

Depuratori in Sicilia, Micciché replica a Botta

Nella nota stampa del 4 luglio u.s. si riportava la notizia del deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia Europea per le violazioni della direttiva 91/271/CEE sulla trattazione delle acque reflue, segnalando in numero di 7 i comuni della provincia di Agrigento, su 178 censiti dalla competente commissione europea, tra questi è inserito il comune di Menfi. Per maggiore conoscenza l’elenco, così come risulta dal sito della comunità europea, si allega in coda alla presente nota. L’unica reazione a questa notizia fino ad oggi registrata è quella del sindaco e di un paio di consiglieri del comune di Menfi, reazione caratterizzata molto dalla strumentalizzazione politica e poco dalla conoscenza dello stato di fatto del servizio della depurazione delle acque reflue; alla luce di queste polemiche sento il dovere di rispondere al sindaco Botta senza alcuna polemica personale.

L’elenco dei 178 comuni segnalati dalla commissione europea è di dominio pubblico da qualche anno, basta collegarsi con il sito internet della commissione europea, inoltre i comuni che sono stati individuati come non in regola con la direttiva 91/271/CEE sulle acque reflue, sono stati indicati ai massimi organi istituzionali: Presidenza del Consiglio, Ministero dell’Ambiente e Regione Sicilia, però il sindaco Botta, anzichè addebitare agli organi di cui sopra le gravi omissioni di informazioni punta l’indice contro chi ha il diritto di rendere pubblico quello che è di interesse collettivo.

Bisogna anche dire che giorni fa il deputato regionale Francesco Musotto, presidente della commissione CEE all’ARS, ha incontrato un rappresentante della comunità europea che ha deferito l’Italia alla Corte di Giustizia Europea, con lo scopo di ottenere un rinvio e preparare la difesa (a nostro avviso poco difendibile) davanti il suddetto tribunale europeo.

E allora, se l’organo regionale deputato al controllo, non sente il bisogno di coinvolgere i comuni riferiti per fare il punto sullo stato di fatto per un eventuale aggiornamento, ci sembra singolare che il sindaco di Menfi anzichè chiedere spiegazioni ai politici cui fa riferimento, si accanisce solo per spirito polemico contro chi riporta fedelmente, e senza filtro, quello che gli organi istituzionali europei hanno rilevato devisu.

Forse il sindaco menfitano non ha minimamente tenuto conto del fatto che l’articolo era prevalentemente indirizzato ad evidenziare il dramma del gravissimo inquinamento del mare di S. Leone dove è notorio che le acque reflue, cioè fogna allo stato puro, sono sversate in mare appena a 300 metri dalla spiaggia, così come molti comuni che si trovano inseriti nel suddetto elenco. Molti comuni segnalati sono dotati di depuratori, ma i risultati del trattamento di depurazione sono gestiti come se non ci fossero.

Un altro appunto va fatto al cosiddetto riconoscimento di “bandiera blu” del mare di Menfi, dato che l’indicazione di “bandiera blu” non può essere considerata una valutazione complessiva o l’eden della tutela ambientale di un territorio. Non si vuole dare un giudizio su questa associazione ambientalista, ma si vorrebbero conoscere tutti i criteri di valutazione di misura della salubrità dell’ambiente e delle acque. Forse si pretende troppo ? Ebbene se non si forniscono dettagli e garanzie e meglio non enfatizzare troppo la qualità della propria merce.

Calogero Miccichè, Coordinatore Provinciale di Sinistra Ecologia Libertà di Agrigento. 6 luglio 2011

http://agrigentoweb.it/depuratori-in-sicilia-micciche-replica-a-botta_84638/
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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I dubbi sul valore delle "Bandiere Blu" sono più che legittimi proprio alla luce di fatti simili... Polemiche politiche a parte, non basta il passaggio in crociera lungo costa (confortata anche da eventuali degustazioni a terra di prelibati prodotti locali) a certificare l'integrità ambientale di una data zona... Smettiamola con queste buffonate e cerchiamo di esser un poco più seri...
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Post di Giò Nastasi

:( ‎...Hai detto benissimo caro Guido...... BUFFONATE!... Io che sento anche le minime tracce di sostante chimiche ti garantisco che in pochi posti riesco a fare il bagno al mare... Mai dove ci sono le bandiere blu... Che strano! E siamo in Sicilia! Non oso immaginare il mare Adriatico!!!... Come si può rovinare il tesoro più importante della terra??!!! :((((((( Forse si può... Nell' "ERA DEL REGRESSO" tutto è possibile! :(
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Da "ANSA IT" - 7/07/11

Legambiente impugna decreto trivelle isole Tremiti
Anche altre associazioni contro decreto ministero ambiente

(ANSA) - ROMA, 28 GIU - Legambiente ha impugnato al Tar del Lazio il decreto con cui il ministero dell'Ambiente ha dato il via libera, "valutando positivamente la compatibilità ambientale", a un "programma d'indagini sismiche" proposto da Petroceltic Italia srl per "l'individuazione e lo sfruttamento di giacimenti petroliferi sottomarini al largo delle coste abruzzesi, molisane e pugliesi", nei pressi delle acque che circondano le isole Tremiti.

Insieme a Legambiente anche altre associazioni che - riferiscono - hanno ravvisato "numerosi vizi formali e sostanziali che inducono a dubitare della corretta individuazione e valutazione degli impatti ambientali che verrebbero arrecati all'ambiente marino".

Per di più è stato rilevato anche "il mancato coinvolgimento della Regione Puglia nonostante le isole Tremiti siano più vicine all'area di ricerca della Petroceltic dei comuni costieri di Abruzzo e Molise". Probabilmente, dicono le associazioni, "per evitare un ennesimo parere sfavorevole da parte della Regione".

Il permesso è, secondo Legambiente, "solo una frazione di un più ampio programma industriale che include 11 aree di indagine petrolifera per un totale di 4.000 chilometri quadrati di mare territoriale".

A detta del responsabile scientifico di Legambiente, Stefano Ciafani, è "partita una 'lottizzazione' senza scrupoli del mare italiano che non risparmia nemmeno le aree marine protette". (ANSA).

http://www.ansa.it/mare/notizie/rubriche/ambienteepesca/2011/06/28/visualizza_new.html_811928295.html
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Commenti al post sulla Bacheca di "Blu Sub Punto Blu" su Facekook del 7/07/11
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Post di Mikiss Molinari

Bisogna fermarli !..
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Post di Giuseppe Galiano

Prendete contatti con Guido Picchetti, lui sta portando avanti una dura battaglia con codesti disonesti di petrolieri.
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Post di Guido Picchetti

Grazie Giuseppe. Del ricorso al Tar di Legambiente contro il decreto del MInistero che autorizzava le trivellazioni al largo delle Tremiti avevo già data notizia nei miei "Echi di stampa" il 28 Giugno u.s., con tanto di commenti al riguardo... Servirà a qualcosa? Speriamo... Questo il link ai miei Echi di Stampa dov'è riportato il comunicato della Reuters da me ripreso giorni fa e commentato a seguire... Ma temo che servirà a poco. Non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire....
http://www.guidopicchetti.it/Il%20CPPM%20di%20Pnt/News%202010/echi_stampa/ec_stampa%202011/ec-stampa_11_06.htm#REUTERS_ITALIA_del_28/06/11

A
Massimo Mazzitelli, Oretta Torrigiani Rivetti, Luca Pedral, Mikiss Molinari, Morena Scirocchi, Carole Bernardo e Roberto Mamone piace questo elemento.


Da "CONSORZIO UNO - Nuova Università di Oristano" del 6/07/11

Pantelleria: il resoconto del 1° turno
di scavo subacqueo

Il 19 giugno 2011 ha avuto inizio la prima Campagna di scavo a Cala Tramontana, nell’Isola di Pantelleria, nell’ambito di un più ampio progetto finanziato da Arcus s.p.a.,finalizzato alla valorizzazione e fruizione dei siti archeologici sommersi in prossimità delle infrastrutture di Cala Tramontana nell’Isola di Pantelleria. Il progetto è realizzato dal Consorzio Pantelleria Ricerche, sotto l’alta sorveglianza della Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana e dalla Soprintendenza dei Beni Culturali di Trapani. Allo scavo partecipa un nutrito gruppo di archeologi dell’Università degli Studi di Sassari, frequentanti i corsi di laurea triennale in Scienze dei Beni Culturali (curriculum di Archeologia subacquea – sede di Oristano) e magistrale in Archeologia, la Scuola di Dottorato in Lingue e culture del Mediterraneo antico e la Scuola di specializzazione in Archeologia subacquea e dei paesaggi costieri della sede di Oristano, presente con tutti gli studenti iscritti. Guida il gruppo dell’Ateneo sassarese Pier Giorgio Spanu, docente di Metodologie della ricerca archeologica subacquea e consulente scientifico del Progetto.

L’area interessata dall’indagine è caratterizzata da numerosi materiali dispersi su una vasta superficie in un fondale sabbioso compreso tra i 15 e i 22 metri circa di profondità: tali materiali sono collocabili cronologicamente entro il III sec. a.C.: tra essi si riconoscono anfore greco-italiche e cartaginesi, parte delle quali, dopo il loro rinvenimento avvenuto alcuni anni fa, sono state lasciate sul fondo e inserite in un itinerario archeologico.

Poco distante dall’area di massima concentrazione dei reperti, durante le ricognizioni preliminari allo scavo volte a delimitare con maggiore precisione la dispersione dei reperti, il ricercatore Francesco Spaggiari, direttore del diving Cala Levante, partner del Consorzio Pantelleria Ricerche, ha individuato una piccola concentrazione di monete bronzee che emergevano dalla sabbia del fondale: una semplice pulizia dello strato superficiale ha permesso, in breve tempo, di recuperare circa 1800 monete, appartenenti evidentemente ad un tesoretto.

Le monete recano al diritto una testa di donna con lo sguardo rivolto verso sinistra; l’acconciatura, che mostra alcune varianti, è sostenuta da una corona di grano: la figura è identificabile con la dea Kore. Nel rovescio c’è invece una testa di cavallo che guarda a destra, elemento che potrebbe essere determinante per l’attribuzione della zecca. Ad una prima analisi, le monete sembrano infatti di zecca sardo-punica o siculo-punica, coniate entro un ambito cronologico tra il 300 e il 264 a.C., anche se la circolazione di tali monete è proseguita fino alla fine del terzo secolo a.C..

Il tesoretto di monete doveva essere originariamente riposto all’interno di un sacchetto o di un altro contenitore in materiale deperibile, o in alternativa (ma ciò è meno probabile) in un contenitore ceramico da cui le monete potrebbero essere fuoriuscite. Il prosieguo dello scavo potrà chiarire meglio la loro contestualizzazione.

In ogni caso, la cronologia delle monete si accorda con la datazione del materiale anforario presente in quantità nella cala, in particolare le anfore greco-italiche e le anfore cartaginesi che sembrano riportare ad un orizzonte cronologico della seconda metà del III secolo a.C. Anche se tali materiali potrebbero riferirsi non necessariamente ad un’imbarcazione naufragata, ma a diversi processi formativi del contesto (ad esempio un’operazione di alleggerimento dell’imbarcazione), la presenza del tesoretto lascia invece ben sperare circa la possibile esistenza di un relitto.

Come propone Leonardo Abelli, l’archeologo che dirige il Progetto, non può escludersi che le monete fossero destinate a pagare le truppe cartaginesi o addirittura al reclutamento di mercenari da impiegare nello stesso esercito; lo stesso studioso sottolinea che il relitto di Cala Tramontana, insieme ad altre imbarcazioni i cui resti sono stati individuati a breve distanza della rada, potrebbe riferirsi alle vicende belliche che nel 217 a.C. videro la sconfitta della flotta cartaginese e la conquista romana di Pantelleria.

Il ritrovamento, spiega il Soprintendente Archeologo di Trapani Sebastiano Tusa, rappresenta una conferma dell’importante ruolo economico che Pantelleria ebbe in epoca punico ellenistica come meta di scambi commerciali dalla Sicilia verso l’Africa e viceversa ed anche come luogo di produzione agricola.

http://www.consorziouno.it/consorziouno/opencms/Notizie/Archivio/2011/AS_PantelleriaResocontoITurno.html
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Da "GREEN REPORT" del 6/07/11

Il progetto Iswec del Politecnico di Torino e W4E

Energia da moto ondoso:
fattibilità e produttività nel Mediterraneo

Impianti a La Spezia, Alghero e Pantelleria

Il Dipartimento di meccanica del politecnico di Torino sta progettando da tempo come utilizzare l'energia del moto ondoso nel Mediterraneo e la Wave For Energy sta anche cercando di farlo concretamente. Nel rapporto "Energia da moto ondoso, fattibilità e produttività i ricercatori (G. Bracco, E. Giorcelli, A. Gulisano, G. Mattiazzo e D. Poggi) spiegano che «A partire dagli anni '70 negli stati del Nord Europa e in particolar modo in Scozia si è iniziato a studiare con continuità l'estrazione di energia da moto ondoso. Da allora fino a oggi molti convertitori di moto ondoso (Wave Energy Converters, spesso abbreviato WECs)
sono stati proposti e di alcuni di essi è in atto un tentativo di commercializzazione. Uno dei primi convertitori e al contempo uno dei più famosi è il "Duck", ideato dal Prof. Stephen Salter all'Università di Edimburgo e presentato nel 1974. Attualmente i più avanzati sistemi di conversione di energia da moto ondoso (Pelamis, Wave Dragon, AWS, Aquamarine Oyster) presentano diversi inconvenienti: Parti mobili immerse in acqua; Presenza di sostanze inquinanti a bordo; Difficoltà di manutenzione delle parti completamente sommerse; Limite critico di funzionamento dei sistemi».

Il documento analizza anche la risorsa dalla quale produrre energia: «Il moto ondoso è generato dal vento che spira su ampie distese di mare. Il meccanismo di generazione delle onde e complesso e tutt'oggi sono in corso numerose analisi per comprendere più approfonditamente il fenomeno. Tuttavia può essere riassunto in tre fasi principali: 1) Il vento esercita delle forze tangenziali sulla superficie del mare inducendo la formazione di onde. 2) Flussi turbolenti creano fluttuazioni di sforzi normali e di taglio che, se in fase con il sistema di onde presente, incrementano la formazione ondosa. 3) Raggiunta una certa dimensione, il vento esercita una forza maggiore sulla parte più elevata dell'onda, aumentandone ulteriormente le dimensioni. L'energia solare che genera i venti che spirano lungo le distese marine può essere concentrata in onde con livelli di potenza fino a oltre 1'000 kW al metro di lunghezza di cresta d'onda. La risorsa di energia da moto ondoso è stimata essere compresa tra 8'000 e 80'000 TWh annui in confronto alla produzione attuale di energia elettrica che raggiunge i 20'000 TWh all'anno. La tecnologia che oggi rappresenta lo stato dell'arte potrebbe essere in grado di estrarre approssimativamente 800 GW per un totale di 2'000 TWh di energia prodotta all'anno».

Le potenzialità del Mediterraneo per produrre energia dalle onde sono probabilmente sottovalutate: «Pur presentando dei livelli di potenza media della risorsa inferiori rispetto a siti oceanici (5÷15 kW/m in confronto a 40÷70 kW/m), il bacino del Mediterraneo riveste un'importanza strategica per lo sfruttamento di questa nuova fonte di energia rinnovabile - dicono al Politecnico di Torino - Le motivazioni a sostegno di questa tesi sono: 1) Il Mediterraneo può diventare il sito di installazione preferenziale di prototipi di nuovi wave energy converter (WEC), garantendo un'onda più regolare e meno potente di quelle oceaniche. L'individuazione di un sito labolatorio/palestra per questo tipo di attività risulta essenziale. 2) La presenza di numerose isole e arcipelaghi minori, attualmente
alimentati da fonti energetiche non sostenibili e vincolate alla rete continentale, consente lo sfruttamento della tecnologia ondosa, integrata in architetture più complesse di approvvigionamento sostenibile, per raggiungere l'indipendenza energetica delle stesse dal territorio nazionale. 3) Al contrario di aree del nord Europa, dove la risorsa energetica raggiunge livelli di potenza maggiori, ma l'attuale sviluppo della rete di trasporto elettrico terrestre non ha adeguati livelli di sviluppo in zone costiere, l'Italia e l'intero bacino del Mediterraneo presentano una capacità di connessione costiera estremamente elevata. Questo può implicare un notevole vantaggio socio-economico per lo sviluppo di questa tecnologia nell'area Mediterranea».

Per sfruttare l'energia delle onde in Mediterraneo e soprattutto lungo le coste italiane più vocate, i ricercatori del Politecnico di Torino hanno realizzato il Convertitore Iswec (Inertial Sea Wave Energy Converter). Giuliana Mattiazzo e Andrea Gulisano spiegano di cosa si tratta: «E' un convertitore di tipo galleggiante che utilizza l'inclinazione del fianco dell'onda per produrre energia elettrica. La Fig. 1 mostra il funzionamento schematico del dispositivo. Il galleggiante va orientato con l'asse di precessione rivolto verso la direzione delle onde, in questo modo il moto ondoso è in grado di indurre un moto di beccheggio perpendicolare all'asse di precessione. Grazie alla combinazione della velocità di beccheggio con la velocità di rotazione propria del volano, nascono gli effetti inerziali che generano una coppia giroscopica attorno all'asse di precessione. Il volano è sostenuto da una piattaforma che ne permette la rotazione attorno all'asse e quindi il sistema giroscopico inizia il moto di oscillazione. Smorzando tale moto con un generatore elettrico opportunamente
controllato è possibile estrarre energia dal sistema giroscopico e in ultima analisi dal moto ondoso».

Il sistema Iswec nasce per trovare una risposta al fabbisogno energetico di arcipelaghi e isole minori tipiche del Mediterraneo, I ricercatori evidenziano che «Due sono le principali differenze tra mari chiusi come il Mediterraneo e gli oceani: 1) Gli oceani presentano una potenza media delle onde maggiore. 2) I bacini chiusi come il Mediterraneo hanno una frequenza delle onde più alta rispetto ai mari aperti».

Grazie a questa caratteristica l'Iswec si distingue dai sistemi già esistenti. «Riuscendo ad estrarre energia dal moto ondoso in modo proporzionale al quadrato della frequenza delle onde incidenti. Mentre i dispositivi ottimizzati per gli oceani sfruttano principalmente l'altezza elevata dell'onda tipica di tali ecosistemi, Iswec, lavorando sulla frequenza e sulla pendenza del fianco dell'onda, è capace di estrarre un elevato quantitativo di energia anche da onde poco potenti tipiche di mari chiusi. Ciononostante Iswec è applicabile con successo anche su onde oceaniche, dove è capace di sfruttare le elevate pendenze dei fianchi delle onde, create dalle altezze elevate, nonostante le basse frequenze».

Iswec si distingue dagli altri convertitori di moto ondoso perché: non presenta parti mobili immerse in acqua; Non presenta quantitativi significativi di sostanze inquinanti a bordo; é facilmente ispezionabile e accessibile per manutenzioni; Il dispositivo presenta un maggiore campo di funzionamento grazie alla regolazione della velocità del volano. Mattiazzo e Gulisano spiegano che «Quest'ultimo punto è una delle potenziali chiavi di successo del sistema Iswec. Mentre altri competitor sono costretti ad arrestare il funzionamento del sistema se le onde incidenti presentano potenza troppo elevata, oppure altre applicazioni di sfruttamento di energie rinnovabili, come le pale eoliche, devono essere messe a bandiera se il vento supera un valore limite, il giroscopio azionato di Iswec può essere parzializzato grazie al controllo attivo del sistema e l'intero dispositivo può estrarre un quantitativo di energia anche dalle onde a maggior contenuto energetico incidenti».

I ricercatori spiegano che attualmente stanno studiando 3 siti di installazione nel Mediterraneo italiano: « 1) La Spezia, perché stiamo studiando un sistema integrato di approvvigionamento energetico per l'isola di Gorgona. 2) Alghero, perché è uno dei siti d'installazione con la maggior potenza d'onda disponibile. 3) Pantelleria, perché stiamo portando avanti un progetto per l'installazione»

La produttività annua per i tre sistemi è: La Spezia 2'080 MWh/anno; Alghero 3'110 MWh/anno; Pantelleria 2'600 MWh/anno. Da quanto sappiamo per l'istallazione di Gorgona ci sono problemi perché la zona migliore per installare il sistema Iswec ricade in zona A del Parco nazionale dell'Arcipelago Toscano e comunque fa parte di una Zona di protezione speciale a mare dell'Ue.

Comunque un dispositivo di 60 kWp potrebbe produrre una quantità di energia da moto ondoso interessante anche per bacini chiusi come il mar Mediterraneo: «Questa risorsa energetica innovativa risulta conveniente anche rispetto alle tradizionali fonti di energia rinnovabile, fotovoltaico ed eolico, sia in termini di produttività sia in termini di ingombri e impatto ambientale».

«W4E rappresenta lo sviluppo e la commercializzazione di Iswec Il 14 Aprile 2010 nasceva lo Spin-off del Politecnico di Torino W4E - Wave for Energy Srl - spiega Gulisano - L'inizio dell'esperienza nel campo del moto ondoso, in realtà, risale al 2005. Da allora continue ricerche, partecipazioni a workshop internazionali, collaborazioni con centri di ricerca internazionali (University of Edinburgh e Emec European Marine Energy Center nelle Isole Orcadi), hanno accresciuto le competenze del team in questo ambito. Attualmente la società sta per portare prima in vasca e poi in mare, entro il 2011, un modello in scala 1:8 del sistema di conversione Iswec. Questo step sarà cruciale per gli sviluppi futuri della società. W4E intende sfruttare la tecnologia sviluppata per due tipologie diverse di applicazioni: 1) Stand-Alone, per alimentare dispositivi di segnalazione e comunicazione necessari in aree marine per la sicurezza, la gestione e il controllo. 2) Grid-Connected, per la generazione di energia da introdurre nella rete elettrica terrestre alimentando la produzione da risorse rinnovabili. Il mercato di sbocco della società sarà sia il bacino del Mediterraneo sia aree oceaniche, potendo contare su di una tecnologia altamente versatile e scalabile rispetto alla maggior parte dei competitor attuali».

Attualmente la società sta andando avanti su diverse linee di lavoro: Ricerca e sviluppo per il miglioramento della tecnologia brevettata Iswec; Ingegnerizzazione e industrializzazione del sistema; Definizione partnership commerciali e produttive; Analisi e definizione siti d'installazione; Sviluppo mercato Stand-Alone; Definizione possibilità d'investimento.

La Mattiazzo conclude: «W4E sta affrontando la sfida di far diventare realtà un'idea innovativa, nata da ricercatori del Politecnico di Torino e potenzialmente capace di dare una nuova e potente spinta allo sviluppo del settore delle energie rinnovabili. Per far diventare il nostro mondo un po' più verde, grazie al blu del mare che ci circonda».

Per informazioni: http://www.waveforenergy.com

http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=%2011165
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Si torna a parlare di energia dalle onde.. Dall'articolo rilevo che alla Gorgona, ex isola penitenziario, oggi l'istallazione non si può fare: siamo nel Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano e in una zona speciale di mare protetta dall'Ue. Ok invece per Pantelleria: non c'è Area Marina Protetta e il Parco Nazionale è stato rifiutato dai locali. Mica male ! L'impianto potrà diventare motivo di attrazione turistica.
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Da "ECOBLOG" del 6/07/11

The big fix: la marea nera resta
nel Golfo del Messico

di Marina

Un anno fa era "The Fix", corto per la regia di Robert Redford. Un anno dopo il disastro della marea nera nel Golfo del Messico, dopo l’esplosione della piattaforma di estrazione petrolifera Deepwater Horizon della Bp, è "The Big Fix", documentario girato dal Josh Tickell con la moglie Rebecca Harrel Tickell, prodotto da Peter Fonda e presentato a Cannes. E cosa racconta nel suo docufilm? Che la marea nera è esattamente dove si trovava un anno fa: sotto le acque del Golfo del Messico, occultata dagli effetti del solvente Corexit.

Insomma un rimedio peggiore del danno. Spiega Tickell in una intervista a Vanity Fair (nr.26 pag. 36):

"Il petrolio venuto fuori dalla Deepwater Horizon è ancora lì: la macchia non è stata pulita, è stata occultata dal Corexit, un solvente tossico. Queste sostanze hanno smembrato il petrolio. Poi hanno avvelenato la catena alimentare attraverso fauna ittica e maree che hanno portato i solventi sulle coste. Il 30% dei frutti di mare consumati nel mondo viene da qui. E con questi ci nutriamo anche il pollame. Nessuno conosce gli effetti a lungo termine di questa roba, mai usata in modo così massiccio."

Rebecca, la moglie di Tickell nonché produttrice, ha provato letteralmente sulla sua pelle le conseguenze di un incontro così ravvicinato con questo ecosistema inquinato. Infatti ha sviluppato fotosensibilità cronica al sole per la pelle del collo e delle spalle. Racconta ancora Tickell: "Tutto quello che si sa è che il Corexit attacca i globuli rossi. Abbiamo paura di non riuscire ad avere figli a causa del tempo trascorso li."
 
http://www.ecoblog.it/post/12821/the-big-fix-la-marea-nera-resta-nel-golfo-del-messico?
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Non ho nessun desiderio di fare terrorismo gratuito, e mi auguro che la notizia sia infondata... Ma mi piacerebbe (non certo per me, ma per chi ci sarà domani...) che un dibattito al riguardo da esperti qualificati fosse fatto e in piena e totale trasparenza... Accadrà mai ?
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Post di Pro Natura Mare Nostrum

Assurdo, se la notizia fosse fondata l'uomo avrebbe dimostrato ancora una volta la propria cronica miopia. Lavoriamo tanto per far crescere una piccola piantina mentre abbattono il bosco.... E' triste!
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Post di Giuseppe Galiano

Non accadrà mai per il semplice motivo che l'uomo è abituato a correre verso il baratro. E poi gli interessi sono enormi. Soltanto un disastro come quello del Golfo del Messico potrebbe, dico potrebbe ma non so fino a che punto, smuovere le coscienze della gente. I governanti lasciamoli perdere, sono troppo abituati a prenderci in giro ed a lucrare su tutto. 


Da "IL GIORNALE DI VICENZA" del 5/07/11

Libia, niente colloqui di pace
Il figlio del Raìs: non vincerete

Il regime del Colonnello annuncia le trattative con i ribelli ma tocca alla Farnesina smentire ogni iniziativa. Gli insorti chiedono a Gheddafi di lasciare gli incarichi. Dura la replica di Saif-al-Islam: i ratti non controlleranno questo Paese

TRIPOLI. Il regime di Muhammar Gheddafi prosegue il suo «bluff» sanguinario: ieri ha annunciato, attraverso il portavoce Mussa Ibrahim, l'inizio di trattative con il Cnt, il governo transitorio dei ribelli. Trattative in Italia, in Norvegia ed Egitto, per trovare una «soluzione pacifica alla crisi libica», e mostrare così la faccia «ragionevole» del regime di Tripoli.

È toccato alla Farnesina, ieri sera, smentire «fermamente» che ci siano colloqui, e che addirittura - come detto a Tripoli - che vi partecipi un mediatore italiano: «La nostra politica è fondata sul sostegno al Cnt come unico interlocutore legittimo e per i rapporti con Tripoli l'Italia sostiene l'azione delle Nazioni Unite», chiarisce il ministero degli Esteri.

Da parte sua, il governo provvisorio di Bengasi esclude qualsiasi trattativa che contempli la possibilità per Gheddafi di restare in Libia: «non c'è alcuna possibilità, al momento e per il futuro, che Gheddafi resti in Libia», dice il capo del Consiglio nazionale di transizione Abdel Jalil: Gheddafi può solo «lasciare il potere e affrontare la giustizia».

Ma la fine di questo stallo sembra ancora lontana, nonostante da giorni i ribelli annuncino un imminente «attacco finale» su Tripoli. Il perché di questo prolungarsi della guerra, che sta costando centinaia di vite umane e stenti per l'intero paese, lo spiega a modo suo in un'intervista a Le Monde il figlio di Gheddafi Saif-al-Islam, come il padre ricercato dal Tribunale internazionale per crimini contro l'umanità.

«I ratti non hanno alcuna possibilità di controllare questo Paese», dice sprezzante Saif insultando il Cnt, nemmeno con l'aiuto Nato: «L'operazione della Nato è particolarmente stupida, malpreparata. Noi abbiamo il nostro esercito. Noi abbiamo più munizioni, più armi. Il nostro morale è al massimo livello». E pur ribadendo di «amare la democrazia», respinge ogni ipotesi di accordo che preveda la partenza del padre dal paese.

Che il «raìs» non toglierà l'incomodo lo ripete anche il vicario apostolico di Tripoli, monsignor Giovanni Innocenzo Martinelli, profondo conoscitore del paese e del suo traballante dittatore: «È davvero difficile pensare a un allontanamento spontaneo di Gheddafi», spiega. Secondo monsignor Martinelli, allora, l'unica via d'uscita «è una riconciliazione sincera tra Tripoli e Bengasi, senza pregiudizi e senza rivendicazioni particolari».

Di parere opposto i ribelli. La rimozione di Muammar Gheddafi è «la precondizione fondamentale» per una transizione che «implica anzitutto una degheddafizzazione della Libia». A sostenerlo è Mahmmud Sammam, portavoce del Cnt, in un'intervista rilasciata alla rivista Limes. Il Cnt sarebbe tuttavia disposto ad offrire una serie di garanzie al rais e ai suoi familiari, ma solo nel caso in cui Gheddafi rassegni le dimissioni da capo dell'esercito e di tutte le articolazioni fondamentali della Jamahiriya.

Intanto ieri il regime del Raìs ha tentato un altro colpaccio a Bengasi, la «capitale» degli oppositori nell'est della Libia. Un'autobomba è stata scoperta di fronte a un albergo frequentato da diplomatici occidentali, responsabili dell'opposizione e giornalisti stranieri. Tra i 30 e i 40 chili di esplosivo sono stati rivenuti in un pick-up parcheggiato sul parcheggio dell'hotel Tibesti.

http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Italia_e_Mondo/267309__libia_niente_colloqui_di_pace_il_figlio_del_ras_non_vincerete/
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Dicevo ieri che, se era vero quanto affermava "Il Giornale", forse era prossima la fine dei combattimenti in Libia ... Ieri sera smentita ufficiale della Farnesina che siano in corso trattative di Gheddafi con i ribelli, come lo stesso Rais aveva annunciato ieri mattina ... Il caos continua...


Da "NOTIZIE YAHOO COM" del 4/07/11


Exxon spills in Yellowstone River

 


Guarda il video "Exxon spills in Yellowstone River"' su "Yahoo! Notizie. reuters_worldnews".

http://it.notizie.yahoo.com/video/ukyvideo-1095451/exxon-spills-in-yellowstone-river-25825131.html
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Riversamenti petroliferi nel parco dell'Orso Joghi !!!! Non è una favoletta, ma un fatto reale oggi diffuso dalla Reuters... E anche il telegiornale di Rai2 oggi alle 13 ha dato notizia del riversamento di oli combustibili nello "Yellowstone River". Quale migliore dimostrazione di come incidenti simili siano sempre e ovunque possibili ? In tali casi occorre intervenire rapidamente con personale e mezzi adeguati, per contenere al massimo i danni. Ma qui in Mediterraneo siamo davvero in grado di fronteggiare prontamente eventuali incidenti ? Ho forti dubbi...
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Post di Roberto Frigerio
Senza voler essere pessimista... ma ho i miei dubbi...

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A Pro Natura Mare Nostrum, Maria Godas, Vincenzo Famiglietti, e Roberto Frigerio piace questo elemento..


Da "IL GIORNALE" del 4/07/11

I ribelli avanzano: «A Tripoli in 48 ore»

di Redazione

Tripoli. I ribelli libici si accingono a stringere la morsa militare su Muammar Gheddafi, al quale concedono però una via d’uscita. Mentre a Mosca si cerca ancora una soluzione diplomatica. Abdel Jalil, il leader del Consiglio nazionale transitorio (Cnt), espressione politica degli insorti, ha detto che se il colonnello lascia il potere potrà restare sul suolo libico. «Come soluzione pacifica noi abbiamo offerto la possibilità di dimettersi e di ordinare ai suoi soldati di ritirarsi nelle loro caserme e posizioni, dopo di che può decidere se restare in Libia o andare all’estero», ha spiegato Jalil aggiungendo che se il rais «desidera restare in Libia, decideremo il posto e starà sotto supervisione internazionale».

Una soluzione non nuova, già proposta dallo stesso Jalil un mese fa tramite l’Onu, ma finora senza risposta da parte di Tripoli. Ma riproposta ieri in termini chiari, da una posizione di forza molto più netta che un mese fa: dopo aver guadagnato terreno su tre fronti nelle ultime settimane, le forze degli insorti infatti, fa sapere il loro portavoce militare, Ahmed Omar Bani, si preparano a lanciare nelle prossime 48 ore un’offensiva per arrivare a tiro di cannone dalla roccaforte tripolina di Gheddafi: «Nei prossimi giorni, nuovi sviluppi avranno luogo su quella linea del fronte». L’obiettivo è riconquistare il villaggio, crocevia strategico, di Bir Al-Ghanama, a soli 50 chilometri a sud di Tripoli. Proprio sulle montagne di Djebel Mussa i ribelli berberi locali nei giorni scorsi hanno ricevuto un carico di armi paracadutate dalla Francia. Il villaggio di Bir Al-Ghanama è divenuto bersaglio nelle ultime ore di raid della Nato, che preparano il terreno all’avanzata dei ribelli.

Ma intanto attorno a Gheddafi, rintanato nel bunker e inseguito ora anche da un mandato d’arresto della Corte penale internazionale (Cpi), oltre a quella militare si intensifica il lavoro diplomatico: oggi la Turchia, inizialmente critica nei confronti della Nato - del quale è l’unico Paese membro musulmano - ha impresso una svolta alla sua politica estera, ritirando definitivamente il suo ambasciatore da Tripoli, accogliendo per legge le sanzioni, che colpiranno soprattutto gli interessi della banca libica di investimento Libyan Foreign Bank, e riconoscendo il Cnt, per bocca del ministro degli esteri, Ahmet Davutoglu, significativamente in visita a Bengasi, come «legittimo rappresentante del popolo libico». Oggi si registra anche la visita di Jacob Zuma, presidente del Sudafrica, Paese che ha agito da mediatore nella crisi libica, a Mosca, dove domani sarebbe in programma un incontro con il capo del Cremlino, Dmitri Medvedev. Intanto gli Usa avrebbero chiesto ai ribelli di catturare l’unico uomo condannato per la strage di Lockerbie, il libico Abdelbaset al Megrahi per consegnarlo alle forze speciali americane.

http://www.ilgiornale.it/esteri/i_ribelli_avanzano_a_tripoli_48_ore/04-07-2011/articolo-id=533001-page=0-comments=1
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Da tempo non riporto più articoli sulla crisi libica, essendo difficile capirne dall'esterno i risvolti. Ma se è vero quanto riportato oggi dal "Giornale", forse possiamo sperare davvero in una prossima fine dei combattimenti in corso... Incrociamo le dita...


Da "L'ESPRESSO" - 4/07/11

L'opinione

Quel che resta della politica

di Giorgio Bocca

Il carnevale di Pontida. La rete di Bisignani. La comparsata della Jolie a Lampedusa. Più che maestra di civile convivenza, l'arte di governare sembra ormai ridotta a un triste avanspettacolo

30 giugno 2011 - I giornali dedicano pagine intere al raduno della Lega a Pontida, il sacro prato dove i lombardi strinsero il patto contro il Barbarossa, almeno così vagamente si racconta. L'attenzione della stampa è giusta: la Lega guidata da Umberto Bossi è importante nella politica italiana, l'ago della bilancia che decide il governo del paese, ma a vederli così sul prato di Pontida non sembrano granché, villici a una festa di carnevale con elmi e alabarde di latta in pugno, e trecce barbariche finte.

Tutti a festeggiare "il grande capo" che per via di un malanno non riesce a parlare, sembra stia masticando dei fagioli. Ma è lui il provincialotto di Capolago che si è inventato tutta questa storia da festa delle matricole, la storia dei celti, mitici antenati dominatori della mitica Padania che non è mai esistita, i celti che arrivarono in Italia dai valichi alpini e per i valichi alpini furono cacciati dalle legioni romane, che in fatto di guerra la sapevano più lunga e li fecero a pezzi a Pavia, a Casteggio, a Mediolanum, perché in guerra non ci andavano con le mogli e i bambini e con i carri delle masserizie. Mai più tornati nel Bel Paese, presi a bastonate anche dai veneti. Altro che schierati con la mano sul cuore al canto del "Va' pensiero" di Verdi come se fossero il cuore della patria Italia. "Grande capo", dice commosso il leghista Maroni candidato alla successione come capo di questa gente che chiede la secessione dall'Italia unita, l'unica cosa di buono che siamo riusciti a combinare negli ultimi secoli, e invocano la secessione, ma si può?, come se l'unità non fosse l'unica cosa che ci ha rimesso all'onor del mondo.

La politica! E' da quando frequento la gente colta e agiata che mi sento ripetere che la politica è la scienza maestra di vita, di libertà e di giustizia, di civile convivenza. D'accordo, ma sempre a leggere giornali, a guardare le televisioni ci viene il dubbio che sia anche altro, la voglia di rubare molto e in fretta di quelli che hanno la voglia o lo stomaco per farla. Sui giornali ci sono grandi titoli su un certo Bisignani. Chi era costui? Pare un faccendiere abilissimo in tutte le trame del potere, uno che decideva le carriere dei ministri come dei comici della tv, dei giudici come dei poliziotti. Come? Con una nuova edizione della P2 chiamata senza troppa fantasia P4. Altra cosa dalla Lega, che almeno è composta da onesti babbioni, una compagnia di ricattatori e spioni che frugavano negli archivi della procura e dei carabinieri per ricattare i furbi e i ladri. Il Bisignani, si legge, ci aveva preso gusto a fare da maestro corruttore. Chiamava nel suo ufficio i potenti a cui aveva fatto far carriera e li strigliava: "Tu sei un fesso, la tua lettera al ministro e al direttore di giornale era da principiante, te la riscrivo io".

La politica! Non c'è attività più importante per chi vuole lasciare il segno e fare bottino, ma un tipo da avanspettacolo come Berlusconi chi se lo sarebbe immaginato? L'altro giorno ha invitato a Roma il primo ministro israeliano Netanyahu, che sta cercando di vincere la scommessa infernale di dirigere un Paese che sembra esistere solo per la disperata impresa di pochi milioni di reduci dai campi di sterminio, circondati da un miliardo di islamici che vogliono farli a pezzi, e cosa racconta a questo drammatico personaggio il nostro? Una barzelletta. Come abbiamo già scritto gli ha mostrato un dipinto alle sue spalle con donne seminude e gli ha detto: "Questo è il bunga bunga del 1811, io sono quello lì e quello è il mio amico Apicella".

La politica! Che cosa c'è di più interessante, di più serio per gli uomini che scalano a fatica i gradini della civiltà? Nulla. Ma della politica fa parte pure Angelina Jolie, la bella attrice che le Nazioni Unite adoperano, chissà mai perché, per occuparsi degli emigranti. E' arrivata a spese delle Nazioni Unite a Pantelleria e ha voluto che prendessero le sue impronte come a una degli emigranti. Ed è stata applaudita, il ministro dell'Onu Gutierrez l'ha ringraziata. Forse tornerà a Lampedusa per fare i bagni.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/quel-che-resta-della-politica/2154980
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Commento del sottoscritto postato in calce all'articolo sulla stessa pagina web
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Alla fine del suo articolo l'autore scivola su una buccia di banana: separate da oltre cento miglia di mare, Pantelleria non è Lampedusa, e Lampedusa non è Pantelleria. Lampedusa è l'isola sulla quale dal gennaio scorso si sono riversati decine di migliaia di profughi in fuga dalla Libia, e che continua a pagare un prezzo enorme per le conseguenze del conflitto libico. Pantelleria è invece l'isola nella quale, sempre dal gennaio scorso, sono giunti solo alcune centinaia di immigrati dalle coste della vicina Tunisia, per lo più spinti dalla crisi economica con la speranza di raggiungere clandestinamente altri paesi europei. Ma proprio a causa di quest'errore geografico che porta a considerare le due isole come fossero una sola, anche a Pantelleria è in atto una crisi nel settore turistico senza speranza in quei risarcimenti che giustamente a Lampedusa vengono riconosciuti... Un errore ben più frequente di quanto non si creda. Non è la prima volta che viene commesso anche nel settore giornalistico, e non sarà neppure l'ultima. Ma a cosa è dovuto, ignoranza o superficialità?


Da "MONOPOLI TUBE IT" - 3/07/11

Petrolio: la Northern Petroleum ci prova ancora !

comunicato a redazione

30 Giugno 011 - Il Comitato “No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili” comunica che di recente la Northern Petroleum ha nuovamente presentato istanze di permessi di ricerca di idrocarburi riguardanti le coste pugliesi che si affacciano sul Mar Adriatico Meridionale.

In particolare, per l’istanza d149 D.R-.NP sono interessati i comuni di Carovigno, Cisternino, Fasano, Locorotondo, Monopoli, Ostuni, Polignano a Mare e per l’istanza d71 F.R-.NP i comuni di Giurdignano, Meledugno, Otranto, Uggiano la Chiesa .

I termini per la presentazione delle osservazioni del pubblico scadono rispettivamente il 2 e 3 agosto.

Invitiamo tutte le istituzioni preposte, le associazioni ed i singoli cittadini ad attivarsi, come il nostro comitato, in tale direzione inviando osservazioni (ai sensi dell’art.6, comma 9 della legge 8 luglio 1986 n.349) presso il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare - Direzione Generale per la Salvaguardia Ambientale - via Cristoforo Colombo 44, 00147 Roma o tramite PEC a DGSalvaguardia.Ambientale@PEC.minambiente.it.

Certi della collaborazione di tutti voi n questa difficile battaglia, porgiamo distinti saluti. Silvia Russo

http://www.monopolitube.it/cronaca/4553-petrolio-la-northern-ci-prova-ancora.html
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Commento del sottoscritto su FB a margine del documento
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Almeno stavolta l'istanza della NP a trivellare in acque pugliesi è alla luce del sole, al contrario di quanto avvenuto a Pantelleria. C'è un mese di tempo per le osservazioni da parte dei cittadini degli undici comuni interessati... e nella zona c'è fortunatamente anche un Comitato che da loro la sveglia ...


Da "Diretta News IT" - 2/07/11

AMBIENTE

Mediterraneo, l’Italia a difesa dell’ecosistema marittimo

scritto da redazione

12/10/2010 – Rompendo gli indugi che avevano frenato negli ultimi tempi l’adozione di iniziative in campo marittimo, l’Italia ha finalmente imboccato con coraggio la via della protezione ecologica dei mari di propria giurisdizione. Il nostro paese si è infatti candidato ad assumere un ruolo guida, nel Mediterraneo, per la regolamentazione delle attività petrolifere offshore. A distanza di molti anni dalla stipula degli accordi sulla delimitazione della piattaforma continentale con la ex Jugoslavia, l’Albania, la Grecia, la Tunisia e la Spagna, l’Italia torna, con la prossima istituzione di una Zona di Protezione Ecologica (ZPE), sulla scena marittima mediterranea assieme alla Francia, che condivide le stesse priorità ambientali.

L’Italia rompe gli indugi

Il comunicato sulla prossima istituzione della prima ZPE italiana emanato dopo il Consiglio dei Ministri dello scorso 7 ottobre fa cenno ad “uno schema di regolamento, sul quale sarà acquisito il parere del Consiglio di Stato, per istituire la Zona di Protezione Ecologica del Mediterraneo nord-occidentale, del Mar Ligure e del Mar Tirreno (Santuario dei cetacei)”

A breve avremo quindi nel Tirreno centrale, un’area in cui, sulla base della Legge n. 61 dell’8 febbraio 2006 concernente appunto l’istituzione di ZPE negli spazi extraterritoriali, l’Italia eserciterà giurisdizione in materia di conservazione dell’ambiente marino, compreso il patrimonio archeologico, in conformità alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982 e alla Convenzione di Parigi del 2001 sulla protezione del patrimonio culturale. Nella nuova zona si applicheranno, nei confronti delle navi di qualsiasi bandiera, le norme internazionali sulla prevenzione e repressione di tutti i tipi di inquinamento, nonché quelle sulla protezione dei mammiferi e della biodiversità, pesca esclusa. I controlli saranno affidati principalmente al Corpo delle Capitanerie di Porto ed alla Marina Militare che dispone già di Unità antinquinamento.

L’estensione di questa prima ZPE sarà probabilmente limitata ad un’area che si mantiene al di qua della ipotetica mediana con la Francia e la Spagna e che non si estende a sud della Sardegna e della Sicilia; non interferisce quindi con aree teoricamente spettanti ad Algeria, Tunisia e Malta. Vi sarà compresa la porzione italiana del “santuario dei Cetacei” istituito nel 1999 assieme a Francia e Monaco.

Il ruolo della Francia

Alla Francia deve essere riconosciuto un ruolo rilevante nella protezione dell’ambiente marino del Mediterraneo, per aver stipulato con l’Italia, nel 1997, quell’accordo sul santuario dei cetacei tra la Sardegna, la Corsica ed il Mar Ligure che è il più adeguato ad un habitat naturalistico davvero unico. Ed anche per aver istituito per prima nel 2004, nelle aree adiacenti lo stesso santuario, una sua Zpe. In quell’occasione la Francia chiese all’Italia di intavolare trattative per un’iniziativa parallela e concordata che portasse a definire il confine delle due zone.

Perplessità sull’opportunità di modificare la tradizionale politica in favore del mantenimento dello status quo delle zone di alto mare del Mediterraneo, hanno probabilmente impedito al nostro paese di accogliere con tempestività la proposta francese. E forse trattative per un confine concordato con la Francia sono state effettivamente avviate, arenandosi poi su qualche problema tutto sommato marginale, come l’effetto da assegnare ad una qualche isola dell’Arcipelago toscano. Sta di fatto che l’Italia è giunta con ritardo al traguardo della ZPE e lo ha dovuto fare, sia pur obtorto collo, con un provvedimento unilaterale e provvisorio.

La sintonia con la Francia in materia di protezione dell’ambiente marino resta tuttavia solida. Tant’è che i due paesi, dopo il vertice bilaterale del 9 aprile 2010, hanno emesso una Dichiarazione d’intenti sul parco marino italo-francese delle Bocche di Bonifacio, con cui si sono impegnati a rilanciarne la creazione. Risulta che Italia e Francia abbiano anche valutato la possibilità, compatibilmente con il regime internazionale di transito vigente nelle Bocche, di evitare i rischi derivanti dal passaggio nello stretto di certe categorie di navi.

Se nel Tirreno centro-settentrionale la tutela ecologica si avvia a diventare una realtà, non altrettanto può dirsi per il Mediterraneo centrale. Nessuno Stato nord africano ha proclamato ZPE né lo ha fatto Malta, pur avendo in qualche modo ampliato la sua giurisdizione marittima con una legge del 2005. Solo l’Egitto e il Libano hanno già delimitato la loro ZPE con Cipro.

Nel frattempo è divampata la polemica sull’inizio delle trivellazioni da parte della BP sulla piattaforma continentale libica, all’interno del Golfo della Sirte, in acque profonde circa 1700 mt.

Sull’onda della polemica successiva all’incidente della piattaforma petrolifera nel Golfo del Messico, sono stati evidenziati i gravissimi pericoli che un evento simile causerebbe al fragile equilibrio dell’ecosistema mediterraneo. Il sito in cui opererà la BP è infatti a qualche centinaio di miglia dalla Tunisia, da Malta, dalla Sicilia e dalla Grecia.

Peraltro le attività offshore nel Mediterraneo, per evidenti ragioni commerciali, avevano già fatto registrare un incremento nei fondali più bassi della piattaforma continentale tunisina, italiana, croata e in quella cipriota (nonostante le proteste avanzate dalla Turchia nell’ambito del noto contenzioso dell’Egeo). La Francia solo di recente ha deciso di avviare una campagna di ricerche al largo della Provenza, a circa 1.000 mt. di profondità.

Iniziative italiane

I timori di una catastrofe ecologica che in Mediterraneo avrebbe sicuri effetti nefasti, hanno indotto il governo a considerare attentamente il problema, emanando anzitutto un provvedimento di divieto delle trivellazioni nei mari italiani in una fascia di 5 miglia lungo le coste nazionali, estesa a 12 miglia nelle aree marine protette.

Nel contempo, è stata avanzata la proposta di adottare, tra tutti i paesi mediterranei, una moratoria delle attività offshore, tenendo conto dell’elevato numero di piattaforme estrattive (ben 223) già operanti. Si sono espressi in questo senso sia il ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo che il presidente della Commissione ambiente del Senato, Antonio d’Alì, in sintonia con il commissario europeo all’energia Günther Oettinger, che lo ha proposto agli Stati membri della Ue in una comunicazione dedicata alle misure precauzionali per evitare i rischi offshore.

Il ministro degli esteri Franco Frattini ha invece chiesto che il problema sia discusso nell’ambito dell’Unione  per il  Mediterraneo (UPM), sostenendo che “Noi, comunque, non abbiamo alcun titolo per chiedere delle informazioni alla BP su queste trivellazioni. È un passo che spetta all’Unione per il Mediterraneo”.

Un Protocollo da ratificare

La proposta italiana, orientata com’è alla realtà delle relazioni mediterranee, non può non tener conto dell’interesse francese a rilanciare il ruolo dell’UPM. La Francia, per parte sua, non può rinunciare a questa opportunità, considerando anche il suo tradizionale impegno internazionale nel settore dell’ambiente marino. Dunque i due paesi possono realmente giocare un ruolo leader in un campo che è scevro di controindicazioni politiche, ma che presenta rilevanti implicazioni economico-finanziarie. Da questo punto di vista, più che di una moratoria, si potrebbe parlare di un’attività limitata a fondali compatibili con tecniche estrattive sicure.

Per compiere questo passo è tuttavia necessario uscire dalla genericità delle intese di principio. A questo fine va ricordato che uno strumento giuridico per far fronte alle eventuali emergenze esiste, ma non è ancora attivo. Si tratta del Protocollo di Madrid del 1994 sulla Protezione del Mediterraneo contro l’inquinamento da attività offshore facente parte del “Sistema di Barcellona” incentrato, nell’ambito del “Piano di azione per il Mediterraneo” (Map), sulla Convenzione del 1976 sulla protezione del Mediterraneo dall’inquinamento.

Questo Protocollo stabilisce proprio gli adempimenti necessari a fronteggiare qualsiasi emergenza, come misure di sicurezza e piani di contingenza, nonché la mutua collaborazione tra gli Stati aderenti e l’assunzione di responsabilità da parte degli operatori commerciali anche mediante specifica copertura assicurativa. Esso è stato sinora ratificato da Tunisia, Marocco, Cipro e, non a caso, dalla Libia. Alla sua entrata in vigore manca una sola ratifica.

Non sappiamo in che modo si parlerà di attività offshore al prossimo vertice dell’UPM che si terrà a novembre a Barcellona. Ma è auspicabile che lo si faccia partendo proprio dalla questione dell’oblio in cui versa il Protocollo di Madrid. Un chiarimento è necessario, perché o i paesi interessati procedono rapidamente alla sua ratifica o, se hanno dubbi sui principi che lo animano, possono avviarne la revisione nelle parti ritenute non adeguate alla realtà dell’industria estrattiva, magari estendendone il campo di applicazione alle pipelines sottomarine.
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I tre commenti in calce all'articolo “AMBIENTE / Mediterraneo, l’Italia a difesa dell’ecosistema marittimo”

Commento di Giacomo del 12 ottobre 2010 - 22:14

Finalmente un passo coraggioso dell’Italia verso uno sviluppo sostenibile. Tenere fisso lo sguardo sul guadagno ha fatto perdere di vista l’ambiente che ci circonda, portandoci in una situazione molto delicata. La speranza è che questi buoni (anzi buonissimi) propositi vengano ora mantenuti e restino immuni da ulteriori interessi economici…

Commento di Guido Picchetti del 13 ottobre 2010 - 06:06

Sembrerebbe un passo importante, e in realtà lo è, ma quanto viene riferito nell’articolo serve solo ad accrescere la confusione su dei problemi per la cui risoluzione occorrerebbe cercare di fare opportunamente un pò di chiarezza…

Cerchiamo di farla partendo dall’argomento finale, ossia da quello strumento giuridico necessario per far fronte alle trivelle selvagge off-shore tipiche di questi ultimi tempi e alle loro possibili conseguenze. Uno strumento che esiste, ma non che non sarebbe ancora attivo. Si tratta del “Protocollo di Madrid del 1994 sulla Protezione del Mediterraneo contro l’inquinamento da attività offshore”, incentrato sulla “Convenzione di Barcellona” del 1976 sulla protezione del Mediterraneo dall’inquinamento, e predisposto dall’UNEP-MAP (United Nations Environment Protection – Moviment Plan Action), l’organismo per la protezione dell’ambiente delle Nazioni Unite, che si occupa specificamente della tutela del Mediterraneo con sede ad Atene.

E’ vero: a quel protocollo per entrare in funzione, occorre ancora una sola ratifica, che venga ad aggiungersi alle quattro già date da Tunisia, Marocco, Cipro e Libia. Ma, strana coincidenza, a leggere i comunicati ufficiali della UNEP-MAP, qualcosa di simile accade anche per il protocollo ICZM (Integrated Coastal Zone Management) predisposto dalla stessa UNEP-MAP per la protezione delle coste mediterranee dai fenomeni di urbanizzazione selvaggia, per la cui entrata in funzione ci sono già cinque adesioni (Slovenia, Francia, Albania, Spagna e Unione Europea), e si è in attesa della sesta perchè il provvedimento possa avere piena efficacia con tutti i paesi firmatari della Convenzione di Barcellona. L’UNEP-MAP tuttavia si dichiara ottimista è l’arrivo di queste ulteriori singole firme dovrebbe avvenire a breve, come riportato in un breve estratto proprio ieri dal sottoscritto su Blog Sicilia.
(http://www.blogsicilia.it/blog/nuovo-strumento-legislativo-per-la-protezione-delle-coste-del-mediterraneo)

La lettura delle carte dell’UNEP-MAP (vedi http://www.unepmap.org/index.php) è davvero interessante. Ma in proposito c’è un rilievo da fare ed è che l’informazione in Italia al riguardo è totalmente carente. E ciò nonostante ci sia un organismo, l’INFO/RAC-MAP, che l’UNEP-MAP ha affidato da anni proprio all’Italia , seconda nazione dopo la Francia per importo contributivo al MAP, e che è deputato alla diffusione delle notizie riguardanti l’attività e le iniziative tra tutti gli stati mediterranei membri. Ma a tutt’oggi il sito dell’INFO-RAC (con sede fino allo scorso anno presso la Regione Sicilia, e attualmente presso l’ISPRA di Roma) risulta aggiornato solo fino al 2008. Provare per credere. Questo l’url http://www.inforac.org, stramente fino ad ieri sera pienamente funzionante, ma stamane non più…

Commento di Carmelo Nicoloso del 13 ottobre 2010 - 16:11

Condivido a pieno l’analisi di Guido Picchetti, con il quale da diversi mesi insieme a Pro Natura, a Franco Tassi e tanti altri ci siamo adoperati a seguire in modo diretto questa annosa e atavica questione che riguarda il Canale di Sicilia e questa porzione del Mare Nostrum. Al di là della questione legata ad UNEP/MAP, quindi per il nostro Ministero dell’Ambiente e’ fondamentale capire chi può formalizzare un trattato con paesi terzi per sancire norme giuridiche, che garantiscano la tutela e la salvaguardia di questo tratto del Mediterraneo. Questo organismo e’ l’U.E. con il suo Commissario all’Ambiente Janez Potocnik. Auspico che presto si possa disporre un opportuno documento da indirizzare al Commissario per ottimizzare le sinergie tra istituzioni ai vari livelli e associazioni ambientaliste.

Commento del sottoscritto in data odierna, 2 Luglio 2011 - 20:13

Sono passati 8 mesi dalla pubblicazione di quest'articolo di "Diretta News" e dei commenti a seguire allora postati, ma nulla di quanto si sperava è accaduto. Oggi sono capitato per caso in quella pagina web che li ospita, e ho pensato di riportarli (con questo breve odierno commento aggiuntivo), in quanto conservano intatta tutta la loro validità, bene indicando la strada da seguire per arrivare alla protezione dello Stretto di Sicilia dalle minacce che su di esse incombono, capaci di arrecare danni gravi all'intero Mediterraneo. Nell'ultimo paragrafo dell'articolo poi si fa cenno ad un vertice dell’UPM (Unione per il Mediterraneo) che si sarebbe dovuto tenere nel Novembre scorso a Barcellona e nel quale si sarebbe dovuto parlare di attività offshore, auspicando che lo si facesse partendo proprio dall'oblio in cui versano la Convenzione di Barcellona e i suoi protocolli fondamentali.... Ma si è poi tenuto quel vertice a Barcellona ? E se sì, di cosa si è discusso, e quali le conclusioni raggiunte, se pure ci sono state? Qualcuno dovrebbe pur saperlo... Possibile che nessuno ne abbia più parlato e su tali argomenti si debba ripartire ogni volta da zero ?

http://www.direttanews.it/?p=81053
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Commenti su FB a margine del documento
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Dalla mia "BACHECA" su Facebook del 2/07/11

La proposta per l'AMP di Pantelleria
di Giaccone-Geraci del 1989

Da questa pagina web, chi ha a cuore l'AMP di Pantelleria potrà raggiungere i documenti originali della prima proposta di AMP per Pantelleria presentata ufficialmente dai Proff. Giaccone e Geraci nel 1989 (grazie, Carmelo...). E oggi dopo ben 22 anni, stiamo ancora a discuterne, e non di come va realizzata , ma se è bene o no realizzarla... Più inconcludenti di così... Di chi la colpa? Difficile dirlo...

Vedi i documenti originali in Acrobat della proposta "Giaccone-Girace" del 1989
per l'Area Marina Protetta di Pantelleria

documento 1          --------------------------          documento 2

http://www.facebook.com/guido.picchetti
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Da "PANTELLERIA INTERNET COM - News 7717" del 24/06/11

Quelli che aderiscono alla ''Carta Salata''

Ci permette di sperare in un futuro fatto
di maggiore rispetto per il mare

di Mimmi Panzarella

Carissimi lettori, sono entusiasta e commossa per le vostre numerose adesioni alla "Carta Salata" perchè ciò mi conferma che il convegno "Un Punto nel Mare, un Mare di Punti" ha sortito il suo effetto dando vita ad un percorso di sensibilizzazione. Continuate numerosi. Grazie di cuore. Mimmi Panzarella.

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=6845 (solo su abbonamento)


Le adesioni alla "Carta Salata"

Qui a seguire sono riportate tutte le firme di adesione alla Carta Salata pubblicate nelle varie note giornaliere del notiziario on line "Pantelleria Internet Com" a partire dal 22 Giugno 2011. (gp)
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Quelli che aderiscono alla ''Carta Salata''

Abbiamo bisogno del Mare, difendiamolo

Adesioni allegate alla News 7702, Pantelleria 22/06/2011

Caro Salvatore, ritengo che ogni essere umano abbia il diritto/dovere di salvaguardare la natura e l’ambiente marino in particolare. Approvo quindi ben volentieri l’iniziativa della “Carta salata” e la sottoscrivo pienamente. Cordialmente, Pietro Alagna, Carlo Pellegrino & C. S.p.A.

Aderire a "carta salata" è il minimo che possa fare un cittadino pantesco! E da pantesco aderisco anch'io con entusiasmo. Un caro abbraccio e buon lavoro, dr. Salvatore Giglio.

Aderisco all'iniziativa che trovo opportuna e intelligente, ma anche perché a propormela sei tu. Enzo Tartamella.

Importantissimo "patto di impegno" che sottoscrivo per la tutela dell'ambiente marino, grazie per la vostra iniziativa. Sighinolfi Liliana – Modena.

Aderisco alla carta salata. Luigi Falco.

Caro Salvatore, sono assolutamente d'accordo con la giusta e bella iniziativa che proteggerà il mare dell'amata Isola. Lorenzo Capellini.

Salve direttore, aderisco con entusiasmo alla "Carta salata". Rispecchia esattamente i principi miei e di mio marito quelli secondo i quali abbiamo cresciuto anche i nostri figli! Firmiamo quindi e siamo in 4. Toti Palmeri, Maria Pia Palmeri, Angelo Palmeri, Tancredi Palmeri.

Un grazie da tutti quelli che amano ma soprattutto rispettano questo "mare nostrum"! Amo il mare, amo Pantelleria quindi “amo” la carta salata. Bruno Perifano.

Aderisco con piacere alla "Carta salata". Thomas Schäfer.

Plaudo alla iniziativa in difesa del bel mare di Pantelleria e sottoscrivo volentieri la carta salata. Mi auguro un "mare" di firme. Marco Nono – Malnate.

Aderisco con molto piacere al documento di salvaguardia del mare e mi impegno a rispettare e far rispettare quanto in esso previsto. Francesco Somma, Kaffefi Pantelleria.

Aderisco appieno ai valori e alle iniziative auspicate dalla Carta Salata, un sentito grazie ai promotori. Roberto Bugeia.

Firmo con piacere il manifesto "Carta Salata", Angelo Barbagallo.

Alberto Norzi aderisce alla Carta Salata. Cordialmente.

Gentile Signor Gabriele, invio senz'altro, con convinzione e piacere, la mia adesione alla Carta Salata. Il "Mare nostrum" se non lo proteggiamo noi, chi lo farà? Inoltre abbiamo la grande ricchezza del sole e del vento per produrre energia, e non abbiamo bisogno di fare danni con le trivellazioni petrolifere. E' più che tempo di cambiare rotta. La saluto cordialmente, Chiara Piccolomini.

Aderisco con piacere all'iniziativa "Carta salata" e mi ha fatto tanto piacere sentire che tanti nostri concittadini prendono delle importanti iniziative a salvaguardia della nostra bella isola. Giuseppe Di Malta.

Con molto piacere aderisco appieno all'iniziativa e firmo... firmo... firmo e sottoscrivo il pensiero di Neruda:

"Ho bisogno del mare perché m'insegna
non so se imparo musica o coscienza
non so se è onda sola o essere profondo
o solo roca voce o abbacinante
supposizione di pesci e di navigli.
Il fatto è che anche quando sono addormentato
circolo in qualche modo magnetico nell'università delle acque".
"El Mar" da "Memorial de Isla Negra", 1964.

Grazie per tutte le iniziative, Sandra.

Aderisco. Michele Maccotta

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Quelli che aderiscono alla ''Carta Salata''

Cominciamo dal basso con gesti concreti

Adesioni allegate alla News 7710, Pantelleria 23/06/2011

Naturalmente aderisco e firmo con piacere il documento "Carta Salata". Con un piccolo-grande appello: cominciamo dal basso, in prima persona, a fare gesti concreti, vedi non lasciare mozziconi di sigarette, cartacce, sacchetti di plastica, lattine, bottiglie e altro sugli scogli... Certe volte arrivo in spiaggia e mi viene da piangere... Ketty - Azienda Agricola D'Ancona.

Carissimo Direttore, come non potrei aderire a firmare la Carta Salata? E' un dovere di tutti, non penso ci siano alternative... Salvatore Spata.

Aderisco e sottoscrivo La Carta Salata, confidando che dopo gli impegni seguano i fatti (da parte di tutti, enti pubblici e privati cittadini, ognuno secondo le sue possibilità)! Alberto Menegoni.

Caro Salvatore, vorrei aderire al Manifesto sulla tutela del Mare :"la carta salata" per il bene futuro della nostra bellissima isola di Pantelleria. P. Silvano Porta, Roma.

Caro Salvatore, è con vivo piacere che aderisco e faccio mio il documento " acqua salata " per salvare il Mare Nostrum messo in pericolo dall' inquinamento generalizzato e per ultimo dal pericolo trivellazioni. Con cordialità stima e simpatia, Angelo Salerno.

Aderisco volentieri al manifesto "Carta salata", Giuseppe Lemessi.

A tutela e valorizzazione dell'ambiente, ho letto ed aderisco alla "Carta salata".. che sia una nuova era di consapevolezza nel pieno rispetto della vita! Anna Giuseppina Fina.

Naturalmente aderisco anch'io e firmo con tutta la mia forza la "Carta salata"!!! Hartmut Andrea Noetzig, Scauri.

Aderiamo con entusiasmo all'iniziativa. Grazie, Annalia e Stefano Capitelli.

Aderisco con enorme piacere alla carta salata. Andrea Vallati.

Aderiamo con piacere. M.Tiziana Ciriminna, Giorgio Manoni, Giorgia Vattiato, Emanuele Vattiato.

Aderisco con piacere, speriamo che serva a qualcosa! Klaus-Peter Fischer.

Aderisco con gioia alla "carta salata" sperando che venga firmata da tutti i paesi bagnati dal nostro splendido mare! Bruno di Pavia.

Mio caro Direttore, aderiamo con vivo piacere all'iniziativa"carta salata" sia io che mia moglie. Gianni Piazza, Lucrezia Giordano Piazza.

Caro Salvatore, aderisco Carta salata; auguri, Emilio Buda.

Aderisco con piacere e convinzione all'iniziativa"carta salata" per difendere il mare di Pantelleria! Franca Contratto.

Trovo encomiabile l'iniziativa cui aderisco con convinzione. Massimo Bonì - Roma.

"Isola Pantelleria facebook social nettwork" aderisce e promuove il logo allegato all'iniziativa. Ciao, Filippo Panseca.

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Quelli che aderiscono alla ''Carta Salata''

Adesioni allegate alla News 7717 del 24/06/11:

Caro Direttore, comunico la mia piena adesione al manifesto denominato "Carta salata". Ringrazio per la iniziativa assolutamente lodevole e, spero, utile all'ecosistema Mediterraneo e relativi abitanti spesso inconsapevoli. Alessandro Rovai

Caro Salvatore Aderisco nella speranza che le nostre richieste vengano accolte. Lasciami dire però che sono molto scettico. Troppi soldi sul tavolo. Silvia Giuseppe Massimiliano, Monieri Cinzia

La mancanza di rispetto al "Mare Nostrum" è l'equivalente della trasgressione di uno o più Comandamenti di nostra cristiana memoria, Pietro Miele

Caro Direttore, sottoscrivo con grande piacere la Carta Salata che, grazie alla meritoria iniziativa e alla determinazione di alcune persone, associazioni, enti (cito Alberto Zaccagni per abbracciarli tutti), ci permette di sperare in un futuro segnato da un maggiore rispetto per l'ambiente e da una maggiore consapevolezza dei nostri diritti inalienabili, troppo spesso piegati da logiche privatistiche e speculative. Con uguale spirito sarebbe bello anche intervenire a difesa dell'agricoltura dell'isola che ormai da anni, colpevolmente trascurata, lancia segnali inequivocabili di decadenza e abbandono. Giancarlo Scialanga

Aderisco e sottoscrivo “carta salata”, bravi gli organizzatori e ideatori. Sergio e Tiziana Radici..

Carissimo direttore, ho trascorso una vita a solcare le onde di questo mare,che ha significato il sostentamento mio e per la mia famiglia,conoscenza di popoli e culture diverse, arricchimento intellettuale,non aderire a tale nobile iniziativa ,risulterebbe irriverente e affatto riconoscente. Battiamo il ferro mentre è caldo . Aderisco alla "Carta Salata", Gaspare Cavasino.

Aderisco alla "carta salata". Cordialmente, Vittorina Malavasi.

La Fratenita della Misericordia di Pantelleria aderisce senza alcuna riserva al progetto. Noi che abbiamo a cuore la nostra Isola non possiamo sottrarci a tale sottoscrizione. I volontari della Misericordia

Caro Salvatore. finalmente un'ottima iniziativa, " la carta salata". Volentieri e con piacere io e mia moglie aderiamo per difendere il nostro mare e la nostra bella isola, Rita e Gianni Belvisi

Senza dubbio aderisco all'iniziativa "Carta salata", Antonio Semprini.

Aderisco a questa ammirevole e responsabile iniziativa, Minnie Passani.

Caro Salvatore, ci sono anch'io, Antonella Fornai.

Aderisco alla CARTA SALATA, mi sono trasferito a Pantelleria da dieci anni, vivo il mare sia per lavoro, che per svago, ed il mio unico desiderio e quello di poter continuare a tuffarmi in queste acque limpide e cristalline per tantissimi anni ancora, buon lavoro a tutti voi. Io sono sempre disponibile a dare una mano quindi non esitate a chiamarmi... Carmelo Cuminale

Aderisco volentieri al manifesto "Carta salata." P. Antonio, OMV (Nigeria).

'U Circulo condivide la Carta Salata e si impegna nella sua promozione. Complimenti anche per l'organizzazione e l'esito positivo del convegno "Un punto nel mare... un mare di punti". Claudia Bernardo, Marta Brignone, Daniele Consolo, Agostino Consolo, Fulvio Di Gloria, Valerio Tuccini e Valentina Vitale.

Aderisco con vero piacere a "carta salata " perchè è il minimo che un "cittadino",amante del mare e della natura, possa fare; a maggior ragione se è un "cittadino napoletano" che da 30 anni vive a Pantelleria. Mario Boscaino.

Egregio direttore, aderisco alla "Carta Salata"... più senso civico e responsabilità da parte di tutti. Andrea Maffei.

Buongiorno, aderisco con piacere e convinzione alla iniziativa “Carta salata”. Nicoletta Tarducci, Torino.

Aderiamo e sottoscriviamo la "Carta salata" con la speranza che si possa rimuovere il macigno dell'iondifferenza di molti. Gianni e Gisella Pellacchia.

Buongiorno a tutti voi, aderisco con entusiasmo all'iniziativa "carta salata", ritengo però che la difesa dell'ambiente, compreso quello marino, non riguardi solo le scellerate iniziative delle trivellazioni sottomarine ben evidenziate dal Vostro giornale da circa un anno. Massimo rispetto per tutti gli operatori che conducono questa difficile battaglia, sensibilizzando i cittadini e stimolando le Autorità preposte ma penso che l'ecosistema si debba difendere parlando anche della grave azione inquinante prodotta dagli scarichi fognari immessi direttamente in mare e dai fumi altrettanto inquinanti rilasciati nell'atmosfera dalla centrale SMEDE. Quali programmi hanno il Comune, la Provincia e la Regione a tal proposito per l'isola di Pantelleria, in coerenza con il costruendo aeroporto che sarà un modello di scalo ecologico in grado di autoprodurre l'energia di cui avrà bisogno? Saluti cordiali da Roma da parte di Enzo Boro che frequenta l'isola dal '72.

Aderisco con grande gioia all'iniziativa "Carta salata", Edvige Frandi.

Aderisco alla "Carta Salata", Salvatore Casano.

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Quelli che aderiscono alla ''Carta Salata''

Adesioni allegate alla News 7721 del 25/06/71:

Aderisco con entusiasmo alla "Carta Salata". Giovanni Fillari.

Aderisco alla Carta Salata con piacere ... Norberto Maestri.

Nelle mie canzoni c'è sempre il mare... "Terra e mari" è forse la più bella che abbia scritto (musica di Letizia Stuppa). Aderisco e sottoscrivo la "Carta Salata". Gianni Bernardo.

Carissimo Direttore, aderisco con vero piacere all’iniziativa "carta salata " perché, ho vissuto 5 anni stupendi a Pantelleria e, anche se non vivo più lì, è sempre nel mio cuore, ed è il minimo che io posso fare. Io, amante del mare e della natura, spero tanto che la mia Pantelleria non venga deturpata. Un caloroso saluto a Lei e ai suoi concittadini Panteschi, Vincenzo Carbone.

Caro Salvatore, aderisco e firmo con piacere la carta salata, convinta che oggi la difesa della natura è l'impegno più importante che esista. Auguro tanta forza a chi porta avanti il progetto. Karin Eggers.

Aderisco personalmente a "Carta salata" e proporrò al Consiglio di Circolo della Scuola Primaria Statale "A. D'Ajetti" di Pnl, di deliberare per una eventuale adesione istituzionale. Dirigente scolastico Sergio Minoli.

Naturalmente aderisco anch'io a questo documento. Giuliana Barucco Binello - Asti.

Caro Salvatore, è con vivo piacere che aderisco e faccio mio il documento " acqua salata " per salvare il Mare Nostrum messo in pericolo dall' inquinamento generalizzato e per ultimo dal pericolo trivellazioni. Con cordialità stima e simpatia, Angelo Salerno.

Caro Salvatore, aderisco alla "Carta Salata", è una bella cosa che condivido pienamente. Gianni Acanfora.

Ciao a tutti, aderisco anch'io a "Carta Salata". Dario Alitto.

Aderiamo con molta stima e fiducia alla "Carta Salata", Rossella e Antonio Pansera.

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Quelli che aderiscono alla ''Carta Salata''

In questo mare è nata la storia

Adesioni allegate alla News 7732 del 27/06/2011

Caro Salvatore, mi iscrivo anch'io fra coloro che amano quest'isola incastonata nel Mare fra le terre. Qui è nata la storia, qui vivono gli uomini e i loro consimili dei regni naturali viventi. Conserviamo il passato e proteggiamo il presente: per dare un futuro a chi ci succederà. E magari pensiamo ad una carta dei vitigni e dei vini del Mediterraneo: passito e zibibbo ne saranno capilista! Diego Maggio.

Caro Salvatore, ricevi in questo "Pantelleria news" diventato indispensabile la nostra adesione a la" carta salata". Grazie per questa opportunità. Martine e Claude Cappadoro.

Aderisco con soddisfazione alla carta salata. E. Albertazzi .

Aderisco e sottoscrivo la "Carta salata". Valeria Caneva

Pantelleria è uno stupendo quadro d'autore protetto ed abbellito da una cornice di immenso valore - "IL MEDITERRANEO" - Anche noi aderiamo alla carta salata. M.llo Francesco Mazza e Stefania Pesce.

Consapevoli dell'importanza e del valore della "Carta Salata" per tutta Pantelleria ed oltre aderiamo senza perplessità. Giovanni e Anna Casano.

Aderisco alla"carta salata" affinchè questo nostro bellissimo mare venga protetto e rimanga negli anni così bello per le future generazioni! Raffaella Morana.

Ciao Salvatore, è meraviglioso questo impegno pantesco che ha saputo scuotere le coscienze d’oltremare! Aderisco con entusiasmo alla “Carta Salata”. Giovanna e Fernando Cornado

Gentile e carissimo Direttore, sicuramente aderisco all'iniziativa "Carta Salata" con la speranza che veramente l'unione di tutti noi faccia la forza e la differenza!!!! Un saluto. M. G. Fasana, Torino.

Caro Direttore aderiamo con tanto piacere ed entusiasmo alla "Carta Salata. Angela e Gian Luigi Capriz.

Caro Salvatore, è con immenso piacere e la dovuta sincerità, che mi unisco alla "Carta Salata"... Un caro saluto ed a presto spero... Adrian Hamilton.

Caro Direttore, aderiamo con "speranza" e piacere! Giuseppe Sicolo, Gaetano Sicolo, Maria Scavo, Vanda Sicolo, Gaetano Stefano Sicolo, Maria Lucrezia Sicolo, Roberta Lamonaca.

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Quelli che aderiscono alla ''Carta Salata''

Con entusiasmo e grande ottimismo

Adesioni allegate alla News 7748 del 30/06/2011

Aderiamo alla carta salata. Santo della Volpe e Teresa Marchesi

Anch'io aderisco con entusiasmo e piena di ottimismo ! Bravi !!! Pascale Coulée

Essendo un pantesco cresciuto vorrei aderire anchio all'iscrizione della carta
salata per salvaguardare la bellissima Pantelleria (isola del vento). Ciao, Giusaeppe Mosca

Aderiamo e sottoscriviamo con reale convinzione alla "Carta Salata", grazie. Cristina Pasquali e Angelo Lo Pinto

Aderiamo con immenso piacere alla Carta Salata. Mimmo e Donata Iannaccone.

Sono affascinata da quanto Pantelleria suscita nei nostri cuori, nelle nostre menti e nelle nostre azioni. La carta salata sembra sia per tutti noi che amiamo Pantelleria "l'uovo di Colombo". Bene averla concretizzata! La sposo in pieno e suggello con questa mia adesione il mio amore per Pantelleria. Vittoria Dardanoni

Aderiamo alla “Carta Salata” e la sosteniamo con tutte le nostre forze! Hans & Sidonia Luty

Vorrei aderire al manifesto in difesa del mare. Enzo Palazzo, giornalista, Montalbano Jonico (Mt)

Anche io e la mia signora si associano a quanto previsto dalla Carta Salata. Antonino Irato e Silvia Castiglione, del Calatramontana B & B.

Aderiamo con piacere alla “Carta salata”. Paola Terzoli  e Tullio Di Pietro.


(copyright Guido Picchetti) 

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Questa pagina è stata aggiornata il 01/01/12.