Maggio 2011

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Da "IDENTITA' MEDITERRANEE ORG" - 31-05/11

Eventi

Il Patrimonio Costiero del Parco Nazionale
del Cilento e Vallo di Diano

"Il Patrimonio Costiero del Parco Nazionale del Cilento, dai Dohrn ai nostri giorni" è il titolo della Conferenza che l'Associazione Identità Mediterranee organizza i giorni 3,4 e 5 giugno 2011 a Santa Maria di Castellabate, nella splendida cornice di Villa Matarazzo, in collaborazione con l'Ente Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano e con il patrocinio del Comune di Castellabate.

I Dohrn, capostipiti dell'ambientalismo italiano, contribuirono negli anni 60 alla diffusione della coscienza della tutela della Natura e dell'attivismo rivolto alla sua protezione. Il Cilento vide anche grazie alla loro opera il nascere di iniziative importanti, quali i campi antincendio e la prima area marina protetta italiana. E vide un gruppo di giovani,ricercatori, scienziati e semplici amanti della propria terra, iniziare un percorso che li avrebbe portati a ricoprire un ruolo importante nel campo dello studio e della protezione ambientale. La conferenza si snoda attraverso un percorso di ricordi e di attualità, che rende vitale il messaggio dei Dohrn soprattutto rispetto al Parco Marino e al Patrimonio Costiero del Cilento, e si interroga sul futuro di valorizzazione sostenibile di un Parco Nazionale, quello del Cilento e Vallo di Diano, riconosciuto dall'UNESCO Patrimonio dell'Umanità per i suoi paesaggi culturali, la sua riserva di Biosfera e la particolarità della Dieta Mediterranea.

http://www.identitamediterranee.org/index.php?sel=eventi&id=4
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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A S.Maria di Castellabate in un convegno dal 2 al 5 Giugno p.v. sarà commemorato Pietro Dohrn, già direttore della Stazione Zoologica di Napoli, scomparso nel 2007. Negli anni '60 fu uno dei più attivi sostenitori di un Parco Marino lungo la costa del Cilento, per la cui realizzazione si impegnarono fianco a fianco studiosi dell'istituto napoletano e soci del CESUB, uno dei primi centri subacquei italiani.
In questa immagine è invece riportato il programma del convegno di Castellabate organizzato dall'associazione "Identità Mediterranee" per ricordare Pietro Dohrn. Al convegno il sottoscritto avrà l'onore di presentare un suo breve intervento filmato "C'era una volta... il CESUB".

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Post di Maria Ghelia
Grazie Guido, ed un particolare augurio. Salutami la Prof. Maria Cristina Gambi!
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A Maria Ghelia, Sandro Casano, Aida Mancuso, e Edoardo Ruspantini piace questo elemento.


Da "TG COM " del 31/05/11

Libia, Zuma contro i raid della Nato:
quei bombardamenti minano la mediazione africana

Il presidente dell'Ua assicura che Gheddafi è pronto a un cessate il fuoco bilaterale

Muammar Gheddafi è "pronto" a mettere in pratica il piano dell'Unione africana (Ua) per mettere fine alla crisi libica. Lo ha dichiarato il presidente sudafricano Jacob Zuma al termine di una breve visita in Libia. Gheddafi è "pronto ad attuare il piano dell'Ua", a cominciare da un cessate il fuoco "bilaterale", ha spiegato Zuma, aggiungendo che i raid aerei della coalizione internazionale minano la mediazione africana in corso in favore della pace.

Il cessate il fuoco, chiede dunque Gheddafi, deve comprendere lo stop dei bombardamenti Nato, come ha detto Zuma alle tv libiche e sudafricane. Zuma ha anche spiegato di aver avuto una "discussione dettagliata col Colonnello", che da parte sua ha chiesto di "dare ai libici l'opportunità di discutere tra di loro" per trovare una soluzione alla crisi che scuote il Paese da metà febbraio.

Il piano di mediazione dell'Unione africana prevede dunque un cessate il fuoco e l'instaurazione di un periodo di transizione che conduca ad elezioni democratiche in Libia.

Parlando ai microfoni della tv sudafricana prima del suo incontro con Gheddafi, Zuma, alla sua seconda visita a Tripoli dall'inizio del conflitto, ha affermato che il fatto di aver dovuto "chiedere il permesso della Nato" per andare in Libia "mina l'integrità dell'Unione Africana".

"Non possiamo permettere - ha detto - che questo conflitto duri troppo a lungo. Ciò potrebbe sfociare in una situazione infausta per la Libia e forse per lo stesso Gheddafi".

Zuma è rimasto un paio di ore nella residenza bunker del rais a Bab al Aziziya e non ha rilasciato dichiarazioni quando ne è uscito. Secondo l'agenzia libica Jana, Tripoli nell'incontro ha denunciato le "violazioni" da parte della Nato delle risoluzioni dell'Onu, menzionando in particolare tentativi di "assassinii politici", la distruzione di infrastrutture, il blocco navale imposto al Paese.

http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/1011140/libia-zuma-contro-i-raid-della-nato-quei-bombardamenti-minano-la-mediazione-africana.shtml
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Gheddafi è pronto a un cessate il fuoco bilaterale... Sarà vero ? Speriamo...


Da "GIOVANI LAMPEDUSA" del 30/05/11

Lampedusa è tornata un modello, non solo d'umanità

di Luca Siragusa

Lunedì 30 Maggio 2011 - Come nel 2008, quando il fenomeno migratorio dalle coste nordafricane registrava numeri molto simili a quelli di questi mesi, Lampedusa oggi riesce a gestire gli arrivi in maniera esemplare. I migranti, quando arrivano, vengono accolti nel centro di accoglienza per 24/48h e poi trasferiti a terra ferma. Non c'è più nell'aria ormai da tempo quello stato di emergenza creato e mantenuto per due lunghi mesi. ("La spiaggia della Guitgia" nella foto di Tommaso Sparma per Lampedusainfoto.com)

Si respira tutt'altra aria adesso a Lampedusa... Sì, perché è ormai estate e l'isola si presenta in tutto il suo splendore. Ma ci sono da affrontare le conseguenze di quel martirio. Bisogna prendere atto del fatto che i tiggì parlano tutt'oggi più di sbarchi/soccorsi che di trasferimenti, figuriamoci di spiagge e fondali da sogno. Bisogna prenderne atto e non demoralizzarsi. Perché a guardare bene le cose positive ci sono eccome.

Per cominciare, come non fare un plauso ai lampedusani, che nel periodo più critico, con la loro umanità (che di questi tempi, ahinoi, sembra quasi disumana, fuori da ogni normalità) hanno dato uno schiaffo morale che farà storia a tutte quelle correnti (non solo politiche) che hanno spinto affinché l'isola diventasse una barriera umana, costasse quello che poi alla fine è costato. Poi le iniziative, partite soprattutto dagli stessi isolani, atte al rilancio dell'immagine turistica dell'isola. Un passo fondamentale da affrontare (ancora una volta nella confusione, se non nell'abbandono) dato che l'economia di tutta la comunità si basa quasi esclusivamente sul turismo.

In questa sede parleremo solo di alcune iniziative, ma ce ne sono di diverse e ci ripromettiamo di tornarci in futuro. Una di queste è il circuito "IO VADO A Lampedusa", ideato e portato avanti dall'associazione culturale Askavusa in collaborazione con i gruppi GAS, che punta alla diffusione capillare di un'idea di turismo solidale e sostenibile che porti a Lampedusa gente interessata a tutte le meraviglie che essa offre, tra le altre la proverbiale accoglienza. O ancora il Lampedusa In Festival dal 19 al 23 luglio, che si presenta come il concorso cinematografico più a sud d'Europa e fa di quell'incontro con l'Altro che a Lampedusa si consuma quotidianamente un tema da approfondire e analizzare in ogni suo risvolto tramite film, musica e le più svariate arti visive. E infine il progetto Lampedusainfoto.com: un unico grande database online di istantanee della perla mediterranea, un'anteprima del suo splendore e uno strumento per conoscerla meglio nei suoi aspetti meno evidenti.

Lampedusa è tornata ad essere la meta ideale per chi cerca il fascino di una vacanza indimenticabile. Fidatevi di chi ci vive!

Lampedusa è tornata un modello, non solo d'umanità

video di Lampeluca

Come nel 2008, quando il fenomeno migratorio dalle coste nordafricane registrava numeri molto simili a quelli di questi mesi, Lampedusa oggi riesce a gestire gli arrivi in maniera esemplare. I migranti vengono accolti nel centro di accoglienza per 24/48h e poi trasferiti. L'isola, con le sue meraviglie, torna quindi ad essere meta ideale per chi cerca il fascino di una vacanza da sogno. Visita http://iovadoalampedusa.com

http://www.giovanilampedusa.it/blog/401-lampedusa-e-tornata-un-modello-non-solo-dumanita.html
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Un messaggio positivo dai Giovani di Lampedusa, che non è solo di speranza, ma di una realtà positiva dopo i tanti travagli dei mesi passati, che può far solo piacerei... Le conseguenze della crisi libica ci sono ancora, purtroppo, ma a quanto pare, sono attualmente ben gestite... Ed è una notizia questa che può far solo piacere...

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A Roberto Giacalone piace questo elemento.


Da "METROPOLIS WEB" - 30/05/11

Sui fondali di Punta Campanella avvistato
un calamaro alieno

MASSA LUBRENSE - 06/05/2011 - Non hanno creduto ai loro occhi, Daniele Castrucci e Edoardo Ruspantini, i due subacquei napoletani del TGI Diving Sorrento (Napoli) durante un'immersione nell'area marina protetta. A 50 metri di profondità, nel mare di Punta della Campanella, hanno fatto un avvistamento particolare. Una sfera trasparente di circa 1 metro di diametro, gelatinosa e attraversata da una specie di condotto più scuro che si allargava a forma di imbuto alle due estremità. Incuriositi i due sub hanno, per fortuna, scattato foto e girato un breve video. In poco tempo le foto hanno fatto il giro del web e così, tra gli appassionati subacquei di tutta Italia, è nata un'accesa discussione sul misterioso avvistamento. Vengono individuate due osservazioni identiche in Croazia, Norvegia e Nuova Zelanda. I link svelano in parte il mistero: si tratta di una massa gelatinosa contenente uova di una qualche specie di calamaro. I biologi marini chiariscono definitivamente: si tratta, per la precisione, di una grossa teca ovarica di calamaro, contenente migliaia di uova, come sostiene il professore Roberto Sandulli, biologo marino dell'Università Partenope di Napoli, interpellato dall'Area Marina Protetta di Punta Campanella.

Più difficile individuare di quale specie di Calamaro si tratti, visto che in Italia sono censite ben 26 diverse specie di calamari e totani. Soltanto il prelievo di un campione avrebbe consentito una esatta definizione dell'esemplare. Secondo gli esperti l'emissione delle uova all'interno di masse gelatinose è della famiglia degli Ommastrefidi (Ommastrephidae), presente in Mediterraneo con 4 specie Ommastrephes bertramii, Illex coindetii, Todarodes sagittatus e Todaropsis eblanae, chiamate tutte con il nome comune di totano. Potrebbe essere dunque una femmina di totano la madre delle decine di migliaia di calamaretti contenuti nella sfera di Punta Campanella. Ma non è escluso che si possa trattare anche di una specie aliena di calamaro, il Notodarus gouldi, sconosciuto nei nostri mari.

http://www.metropolisweb.it/Notizie/Cronaca/sui_fondali_punta_campanella_avvistato_calamaro_alieno.aspx

Vedi altre notizie simili:
su "LA CASA DELLE FAVOLE" del 7/05/11- "Uovo gigante di Calamaro a 50 m Sorrento"
su "IL MIO MONO BLOG" dell'8/05/11 - "Scoperto un Ufo sui fondali di Sorrento  (Napoli)"
su "VICO EQUENSE ON LINE" del 7/05/11 - "Gigantesco uovo di calamaro nel mare di punta della Campanella"
su "LEGGO ITALIA" del 7/05/11 - "Sorrento, uovo gigante di calamaro a 50 m"
su "ANTIKITERA NET" del 7/05/11 - "Un Ufo nel mare di Sorrento? No, è un uovo di calamaro"
su "POSITANO NEWS" del 06/05/2011 - "Avvistamento “alieno” nei fondali di Punta Campanella"
su "STABIA CHANNEL" del 7/05/11 - "Massa Lubrense - Calamaro gigante a Punta Campanella"
su "QUOTIDIANO GIOVANI" dell'11/05/11 - "Anche l'Ufo "torna a Surriento"... ma in realtà è un uovo di calamaro"
su "VIRGILIO NAPOLI" (data n.p.) - "Massa gelatinosa gigante in mare: sono uova di calamaro"
su "GEXPLORER NET" (data n.p.) - "Maxi-uovo di calamaro gigante nel mare di Sorrento, scambiato per un Ufo dai sub. Ricercatori in delirio : forse una specie aliena”

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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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La notizia è oggi su una infinità di notiziari in rete. Ce lo comunica Daniele Castrucci, uno dei due sub del TGI Diving Sorrento che, sui fondali di P.Campanella, il mese scorso si sono imbattuti nell' "alieno". Merito soprattutto delle belle foto che hanno documentato il fortunato incontro. Potenza delle immagini... Congratulazioni a Daniele, il sub nella foto, ma anche a.Edoardo Ruspantini, che ne è l'autore... Infine: bello il titolo dell'ultimo articolo sull' "alieno"... . E meno male che i due sub e i ricercatori che si sono interessati al ritrovamento erano solo "in delirio" e non avevano il "delirium tremens" !!! Comunque a farsi curare io ci manderei chi ha stilato il titolo di quel pezzo... proprio da manicomio...
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Post di Franco Carissimi

Canna-bis: No, di più... di più...
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Post di Daniele Castrucci

‎:-)
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Post di Filippo Harley Foti

Maxi-uovo di calamaro gigante!!!!?????? Ma cosa si legge on line, roba da sbattere la testa al muro.Guido sei grande, riesci a leggere anche l'illegibile. Ma dico perchè i "social network" non mettono anche: "non mi piace" ????!!! Capisco che può capitare a tutti fare un errore, ma così grossolano come un uovo gigante??? Hihihihihihihihihihihihi - Ciao Guido.
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Post di Guido Picchetti

Mah, non si capisce bene se "gigante" sia l'uovo o il calamaro... Per me in certi casi è soprattutto l'idiozia di chi scrive...
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Post di Roberto Frigerio

Ma quanto è meravigliosa ed affascinante la natura, il mare con i suoi abitanti che ci permette di sognare e di fantasticare....
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Post di Fabio Russo
Forse questi geni hanno letto alieno, che significava alloctono, e hanno intuito che c'entrassero in qualche modo gli UFO!!!
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A Alberto Gallucci, Salvatore Addolorato , e Giò Nastasi piace questo elemento.


Da "SOTTACQUA INFO" - Maggio 2011

Per la protezione dell'ambiente marino di Pantelleria

a cura di Guido Picchetti

Ricevo da Giuseppe La Francesca, capogruppo consiliare di “Progetto Pantelleria” (che ringrazio, il testo integrale della mozione relativa alla protezione dell’ambiente marino di Pantelleria presentata in Consiglio Comunale il 12 Maggio u.s.. Mozione sulla quale ho già ripreso ieri la nota pubblicata da “Pantelleria Internet Com” sia negli “Echi di Stampa”che sulla mia Bacheca su Facebook con relativo commento.

MOZIONE

Il Consiglio Comunale

Premesso:

- Che con nota del 28 luglio 2009, a seguito di diversi passaggi istituzionali posti in essere sin dal 19 settembre 2001 per l’istituzione dell’AMP Isola di Pantelleria, il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, chiedeva all’ISPRA di attivarsi al fine di reperire gli studi conoscitivi propedeutici proprio all’istituzione dell’AMP.

- Che con nota prot. n. 18730 del 5 agosto 2010 indirizzata al Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, l’allora Sindaco Salvatore Gabriele, presentava istanza per la concessione di fondi volti al monitoraggio ambientale e alla prevenzione dell’inquinamento marino, il tutto nell’ambito dell’inserimento del territorio di Pantelleria nella rete delle aree protette nazionali.

- Che con nota del 13 ottobre 2009 il Ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare comunicava al Comune di Pantelleria, l’avvenuta erogazione del finanziamento di € 500.000,00 così come richiesto con la superiore nota.

- Che con nota del 4 novembre 2009, a seguito delle difficoltà economiche manifestate dall’ISPRA, l’Amministrazione Comunale con nota a firma del Sindaco Salvatore Gabriele richiedeva al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare l’autorizzazione all’utilizzo di una quota (€ 100.000,00) del finanziamento concesso al Comune di Pantelleria, per la realizzazione di uno studio speditivo dei fondali e delle acque circostanti l’isola, al fine di redigere una carta biocenotica propedeutica per l’istruttoria avviata finalizzata alla costituzione dell’AMP.

- Che il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare il 17 novembre 2009, concedeva nulla osta all’utilizzo della somma di € 100.000,00 per la realizzazione degli studi conoscitivi preliminari alla costituzione dell’AMP.

- Che con delibera di giunta n. 9 del 25 gennaio 2010, per garantire gli impegni assunti con il Protocollo d’Intesa siglata il giorno 1 marzo 2004,veniva approvato lo schema di convenzione tra Comune di Pantelleria, ISPRA e ARPA Sicilia, i quali precedentemente avevano dato la loro disponibilità, per la realizzazione degli studi conoscitivi e propedeutici per l’istituzione dell’Area Marina Protetta Isola di Pantelleria. In pari data veniva sottoscritta la suddetta convenzione.

- Che in data 5 marzo 2010, si è svolta una riunione pubblica dove a gran forza è stata evidenziata la necessità di valutare molto attentamente e sopratutto fuori dal periodo preelettorale, l’istituzione dell’Area Marina Protetta Isola di Pantelleria.

- Che nella riunione del 9 marzo 2010 è stata condivisa dal tavolo tecnico, in precedenza costituito e così formato: Amministrazione comunale, Consorzio Marina Pantelleria, Rappresentati pescatori, Associazione Operatori del Mare Pantelleria, Soprintendenza del Mare, Lega Navale, Rappresentate Diving, Comitato Pro Parco, Associazione Apnea Pantelleria, una lettera da inviare al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, con la quale si chiedeva di voler sospendere l’istruttoria relativa all’Istituzione dell’Area Marina Protetta Isola di Pantelleria, al fine di consentire all’Amministrazione Comunale le necessarie valutazioni unitamente a tutta la cittadinanza per mezzo del tavolo tecnico all’uopo costituito.

Considerato:

- Che dall’estate dello scorso anno sono riprese, a poche miglia di distanza dalle coste dell’Isola di Pantelleria, campagne esplorative, ad opera della società australiana Audax, rivolte a verificare la sussistenza di giacimenti petroliferi nel Mar Mediterraneo.

- Che le suddette campagne esplorative hanno portato alla luce la presenza di giacimenti di petrolio nel Mar Mediterraneo ed in particolare vicino le coste dell’Isola di Pantelleria, tanto è vero che la suddetta compagnia australiana Audax unitamente alla Northern Petroleum, tra qualche mese potrebbero dare inizio a una vera e propria campagna di trivellazione a 13 miglia dalla nostra costa.

- Che il Mar Mediterraneo è già interessato dal 30% di traffico mondiale del cosiddetto “oro nero” e un incidente assumerebbe senza ombra di dubbio le dimensioni di una catastrofe ambientale con conseguenze devastanti per l’ecosistema marino, così come già avvenuto a causa del drammatico incidente verificatosi nel mese di maggio 2010 nel Golfo del Messico.

- Che eventuali attività esplorative potrebbero gravemente danneggiare il nostro mare provocando una pesante ricaduta economica per il territorio dell’isola di Pantelleria, ritenuto ad alta vocazione turistica, oltre che irreversibili danni all’ecosistema marino, alla pesca e alla salute dei cittadini.

Vista:

- La delibera di consiglio comunale del 30 giugno 2010, con la quale i due gruppi consiliari hanno condiviso fra l’altro il principio di opporsi fortemente alle trivellazioni del fondomarino nel Canale di Sicilia ed in particolare nel tratto di mare antistante la nostra isola, dimostrando grande senso di responsabilità verso quella che è la tutela ambientale del nostro mare.

- La nota prot. N. 011464 con la quale l’ISPRA ricordava al Comune di Pantelleria che con la stipula di un atto di natura negoziale (convenzione del 25 gennaio 2010) le parti hanno assunto reciprochi obblighi, che hanno portato lo stesso Istituto Superiore per la protezione e la ricerca Ambientale ad attivare una complessa attività preparatoria, assumendo anche oneri economici.

Ritenuto:

- Che allo stato attuale si sta pericolosamente rischiando di perdere il fondo di € 500.000,00 ricevuto dal Ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare per il monitoraggio ambientale e la prevenzione dell’inquinamento marino.

- Che con la perdita del suddetto fondo ministeriale, sicuramente non saremo in grado di onerare gli obblighi contrattuali assunti con la stipula della convenzione del 25 gennaio 2010, portandoci in un inevitabile quanto oneroso contenzioso con l’ISPRA e ARPA.

- Che la suddetta convenzione aveva come scopo principale quello di realizzare degli studi conoscitivi, che possono costituire ulteriore significativo elemento di valutazione generale per il Comune di Pantelleria.

- Che alta è l’attenzione per la tutela del mare, come lo dimostra la nascita anche a Pantelleria del Comitato Spontaneo NO TRIVELLA DAY che ha dato luogo alla manifestazione del 25 agosto 2010.

- Che nella nostra isola si stanno dando vita ad iniziative di varia natura chesi pongono come obbiettivo principale quello di evidenziare quelle che possono essere i maggiori punti di protezione dell’ambiente marino,partendo proprio dalla regolamentazione dell’estrazione di idrocarburi.

Per quanto sopra IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA COMUNALE

1. Ad attivare le procedure per la realizzazione degli studi conoscitivi e propedeutici, al fine di redigere una carta biocenotica, per il monitoraggio ambientale e la prevenzione dell’inquinamento marino.

2. A riprendere i lavori del tavolo tecnico locale, già istituito, seguendo quei principi di sensibilizzazione, partecipazione e condivisione da parte della cittadinanza, in un confronto democratico e concertato sopratutto tra i vari operatori del mare.

3. A porre in essere tutte quelle iniziative che, con il massimo coinvolgimento della popolazione, possano mettere in risalto il tema della protezione del mare, attenzionando in particolar modo quella che è la problematica delle ricerche di idrocarburi nel nostro mare.

4. Ad inviare copia della presente delibera, per opportuna conoscenza a: Consorzio Marina Pantelleria, Rappresentanti Pescatori, Associazione Operatori del Mare Pantelleria, Soprintendenza del Mare, Lega Navale, Rappresentante Diving, Comitato Pro Parco, Associazione Apnea Pantelleria, e Comitato Spontaneo NO TRIVELLA DAY.

Vedi Il testo della mozione in formato Acrobat
(a destra la mia pagina su FaceBook con la Mozione)

La risposta del sottoscritto al consigliere Giuseppe La Francesca, capogruppo “Progetto Pantelleria”, che mi ha inviato copia della mozione:

La ringrazio di avermi spedito il testo originale della mozione presentata dal Suo gruppo, che ho già provveduto ad pubblicare come nota sul mio FB, e che poi riporterò tra gli “Echi di Stampa” nello spazio del mio sito personale dedicato all’argomento della tutela dello Stretto di Sicilia. Inutile che Le dica che apprezzo l’intervento e spero che l’invito ad una presa di coscienza comune da parte della cittadinanza dei termini del problema e delle sue possibili conseguenze sia recepito come sarebbe davvero opportuno.

La prego di scusare la mia battuta riguardo “la mosca cocchiera” da me usata nel mio commento a margine del post su FB, che riportava il breve articolo pubblicato da “Pantelleria Com” sulla mozione... Mi è venuta spontanea, ma non intendeva essere assolutamente offensiva… Volevo con essa ribadire unicamente il fatto che per l’isola ora è forse un po’ troppo, e anche troppo tardi, per pretendere di fermare e revocare certe autorizzazioni che non si sarebbero mai dovute rilasciare.

Magari si potesse annullarle... E’ quello che tutti ci auguriamo, ma che credo difficile possa accadere. Ritengo invece sia attualmente più opportuno puntare sulla massima valorizzazione del nostro territorio, terrestre o marino che sia, con quei riconoscimenti di fatto (e l’AMP è uno di essi...) grazie ai quali si potrà chiedere e ottenere prontamente quella tutela ambientale che indubbiamente Pantelleria merita; chiedendo ad esempio a piena voce che vengano poste in essere tutte quelle misure di salvaguardia e di pronto intervento per i casi di incidenti o di riversamenti petroliferi in mare, purtroppo sempre possibili. Sono misure già da tempo previste e codificate da accordi internazionali tra le nazione rivierasche del Mediterraneo (la Convenzione di Barcellona, ad esempio), ma ancora non pienamente operative per la mancanza di ratifica dei protocolli specifici da parte di alcuni Paesi membri, tra cui purtroppo anche l’Italia.

Un cordiale saluto, e ancora grazie, insieme a tanti auguri per l’esito della mozione...

Guido Picchetti

http://www.sottacqua.info/2011/05/per-la-protezione-dellambiente-marino-di-pantelleria/
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Ringrazio Paolo Bastoni per aver ripreso e pubblicato sul suo giornale on line "SOTTACQUA IN RETE" la mia nota già pubblicata su Facebook. Purtroppo debbo aggiungere che (a quanto mi risulta, e vorrei sbagliarmi...) nell'ultima seduta del Consiglio Comunale la mozione in questione presentata dal gruppo di opposizione "Progetto Pantelleria" non sia stata minimamente presa in considerazione... E aggiungo: il dialogo tra sordi è ormai per me una costante del nostro Paese a tutti i livelli...
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Post di Roberto Frigerio

... e non tralascerei neppure chi non vede o meglio chi fa finta di non vedere ciò che sta accadendo...


Da "ALTRE NOTIZIE" del 29/05/11

Libia, Berlino non partecipa

di Emanuela Pessina

BERLINO. La Germania riconosce la necessità di bloccare le ingiustizie del dittatore Muammar Gheddafi, ma non ha nessuna intenzione di partecipare alla guerra armata targata NATO contro il Colonnello. È quanto ha ribadito la Cancelliera Angela Merkel (CDU) durante il G8 di Deauville (Nord- Ovest della Francia), suscitando questa volta un certo imbarazzo tra gli alleati. E ancora non è chiaro in che modo le forze occidentali schierate contro Tripoli, in particolare Stati Uniti, Francia e Inghilterra, siano pronte ad accettare il compromesso proposto da Berlino: da atteggiamento di estrema cautela quale si era annunciato, quello della Germania sembra ormai diventato una posizione vera e propria.

Perché, in effetti, a Deauville è successo qualcosa di curioso: Angela Merkel non ha partecipato a un incontro informale che prevedeva la discussione dei dettagli dell’attacco aereo in Libia. O meglio: nel momento in cui Barack Obama, Nikolas Sarkozy e David Cameron, insieme ai capi di governo di Italia e Canada, hanno introdotto l’analisi della strategia del conflitto in essere, a quel punto la Cancelliera avrebbe lasciato la riunione per partecipare a una conferenza stampa di importanza minore.

Una sorta di consiglio di guerra a cinque, quindi, che la Merkel stessa ha riconosciuto il giorno seguente come ufficiale ma riguardo cui ha eluso ogni ulteriore domanda. Il Governo tedesco ha giustificato la questione con parole vaghe: seppur invitata, la Cancelliera non ha preso parte al consiglio perché relativo a una guerra con cui la Germania non ha nulla a che spartire.

Risolute ma vaghe, le spiegazioni offerte dal Governo tedesco non hanno fugato i dubbi sulle ragioni dell’assenza della Merkel dal consiglio. E se la Cancelliera non fosse stata convocata al consiglio di guerra? Fatto sta che le forze occidentali promotrici dell’attacco militare in Libia si sono trovate a margine del G8, in questo mini-vertice a cinque, per discorrere concretamente della strategia d’impiego degli elicotteri da guerra francesi e britannici in Libia. E forse, per quest’occasione, i premier Cameron e Sarkozy hanno preferito tralasciare la Cancelliera tedesca e la sua idea di inasprimento delle sanzioni e del sostegno pacifico delle rivoluzioni in Nord Africa.

In realtà, Angela Merkel non ha fatto altro che ribadire un’astensione - quella di Berlino dalla guerra al dittatore libico - già annunciata a metà marzo dal suo ministro degli Esteri, Guido Westerwelle (FDP). Due mesi fa la Germania aveva dichiarato di non voler impiegare soldati tedeschi nell’operazione militare in Libia, pur appoggiando pienamente gli alleati contro il rais.

Allora la prudenza del Governo CDU- FDP era stata interpretata come una mossa di pacifismo costruito ad hoc per riguadagnare popolarità in vista degli appuntamenti elettorali che attendevano la Germania: quali siano state le motivazioni, ora ci si rende conto che Berlino è intenzionata a continuare il proprio cammino solitario.

Ma non è tutto. La Merkel ha espresso un parere contrario alla maggioranza degli alleati anche per quel che riguarda il ruolo della Russia nella crisi libica. Durante il G8 di Deauville, la Russia si è detta per la prima volta d’accordo con l’intervento delle forze occidentali contro Tripoli.

Gli Stati Uniti avevano richiesto fin dall’inizio un intervento di Medvedev a mediazione nei rapporti tra Occidente e Gheddafi, e ora il capo del Cremlino ha accettato il ruolo, ammettendo anche la necessità di porre fine alla violenza del regime di Gheddafi. La Merkel, da parte sua, ha badato a ricordare che la Russia non dovrebbe esporsi troppo in questo senso.

Forse il rischio che la Germania si isoli nel panorama delle forze occidentali proprio causa della crisi libica c’è, ma tale probabilità rimane comunque relativamente bassa. L’Europa ha bisogno della Germania per assicurarsi una via d’uscita dalla crisi dell’euro e per i sostegni economici da devolvere al Nord Africa del post- rivoluzione, tra cui ci sono in primis la Tunisia e l’Egitto, così come la Merkel ha bisogno dell’Europa per dare un respiro più ampio alla seppur forte economia del proprio Paese.

L’unica certezza è che una rapida risoluzione della crisi libica toglierebbe parecchio imbarazzo a tutti: contrari o d’accordo con l’intervento militare, probabilmente ciò che tutti si auspicano tutti capi di Stato è una conclusione veloce a una questione spinosa in cui è difficile distinguere giustizia e interessi.

http://www.altrenotizie.org/esteri/4069-libia-berlino-non-partecipa.html
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Sempre sul tema dell' "unità dell'Unione Europea". Se già a livello dell'Europa ci si divide in tal modo, come si può poi pretendere che un parere o un intervento delle Nazioni Unite possa avere qualche efficacia? Dovrebbe essere "Ubi maior, minor cessat" ..., ma è solo un'utopia...


Dalla mia "Bacheca" su Facebook del 29/05/11

“Un Punto nel Mare – Un Mare di Punti”
Sosteniamo la difesa dell’acqua salata come dell’acqua potabile

Convegno di informazione ed approfondimento sulle tematiche ambientali e sociali del nostro mare e di tutte le terre bagnate dal Mar Mediterraneo.

Pantelleria 29 Maggio 2011 – Il No Trivella-Day riprende forma e diffonde i suo principi cardine, grazie al convegno “Un punto nel mare – un mare di punti”, organizzato dal Rotary Club Pantelleria e dall’Associazione Apnea Pantelleria, rispettivamente nelle persone di Domenica Panzarella e di Alberto Zaccagni.

Sapere e conoscere sono due elementi indispensabili per capire ed agire consapevolmente sul nostro futuro. Il convegno che si terrà a Pantelleria il prossimo 18-19 giugno, è l’approfondimento logico e scientifico della giornata di manifestazione, svoltasi il 26 agosto scorso, dal titolo “No Trivella-Day”, fermamente schierata contro le estrazioni petrolifere nel mare, la quale ha avuto e continua ad avere come testimonial d’eccezione, l’attore Luca Zingaretti.

Importanti studiosi ed esperti del settore, parteciperanno all’incontro dibattendo su diverse tematiche quali il pericolo che le estrazioni petrolifere possono portare all’ambiente e agli uomini, la biodiversità marina dello Stretto di Sicilia, il ruolo della politica locale nella tutela dell’ambiente, la questione petrolifera siciliana ed altro ancora.

Il convegno gode del Patrocinio del Comune di Pantelleria e del Comune di Sciacca, il quale ha già confermato la sua presenza all’evento con una delegazione di rappresentanza. Anche il vescovo della diocesi di Mazara del Vallo, monsignor Domenico Mogavero, ha confermato la sua presenza nei tempi compatibili con gli impegni pastorali sull’isola.

Ufficio Stampa, Silvia Ferrandes

http://www.facebook.com/guido.picchetti
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Ricevo e comunico con i migliori auguri per l'iniziativa...


Dal "CORRIERE DELLA SERA IT" del 29/05/11

IMMIGRAZIONE - prestato aiuto a 210 profughi


Lampedusa, soccorso un barcone
Localizzato il gommone in avaria


Maroni: «Se il governo resta in piedi, decreto per correggere la direttiva Ue che impedisce le espulsioni»

MILANO - È stato soccorso in nottata il barcone alla deriva nel Canale di Sicilia con 210 profughi provenienti dalla Libia, tra i quali donne e bambini. L'imbarcazione, che aveva il motore in avaria, era a 50 miglia a Sud di Lampedusa, in acque di competenza maltese. Ma le autorità de La Valletta, come spesso avviene in questi casi, hanno girato la richiesta di aiuto all'Italia. Da Lampedusa sono così partite due motovedette della Guardia Costiera e un Pattugliatore della Guardia di Finanza che hanno tratto in salvo i migranti. Intanto è stato localizzato anche il gommone con otto tunisini che venerdì avevano lanciato l'Sos con un cellulare Gsm: la telefonata è stata «agganciata» dalla cellula di Montagna Grande, sull'isola di Pantelleria, e dunque il battello si troverebbe a non più di 15 miglia dall'isola. In questo momento sono in corso ricerche con un elicottero.

MALTA - L'Italia ha segnalato all'Unione europea il mancato soccorso da parte di Malta a un barcone carico d'immigrati in avaria. «Unità della guardia costiera italiana - si legge - sono intervenute la scorsa notte all'interno della zona Sar (Search and Rescue) di competenza maltese in soccorso di un imbarcazione in avaria con a bordo 209 persone che sono state condotte a Lampedusa». L'Italia «ancora una volta nel primario interesse della salvaguardia della vita umana in mare - rileva il Viminale - a fronte del mancato intervento da parte di Malta, ha evitato una nuova possibile tragedia». Così, «tramite il rappresentante diplomatico permanente d'Italia presso l'Ue, il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, ha segnalato il caso alla Commissaria europea, Cecilia Malmstrom, chiedendo ancora una volta di adoperarsi affinchè vengano rispettati la competenza e il dovere di intervento nelle rispettive zone Sar da parte di tutti i Paesi membri, assicurando il corretto svolgimento delle operazioni di ricerca e salvataggio in mare».

MARONI - Intanto il ministro dell'Interno Roberto Maroni in un'intervista a Libero, annuncia un «decreto» da presentare «al prossimo Consiglio dei ministri» - «se il governo rimarrà in piedi» - «per correggere la direttiva europea che di fatto impedisce le espulsioni forzate» dei clandestini. Precisando: «Abbiamo ribaltato il principio: la regola è l'espulsione coattiva e l'eccezione è il semplice foglio di via». «Del resto - prosegue - abbiamo cominciato a farlo già nei primi cinque mesi di quest'anno. I numeri dimostrano che abbiamo non solo evitato l'interpretazione restrittiva data dall'Ue con la direttiva del dicembre scorso, ma anche intensificato l'attività di espulsione. Dal primo gennaio al 29 maggio 2011, gli extracomunitari effettivamente rimpatriati sono 9.318, praticamente il doppio di tutti quelli del 2010, grazie soprattutto agli accordi con la Tunisia».

http://www.corriere.it/cronache/11_maggio_29/immigrati-decreto-maroni_284c29a0-89c4-11e0-876c-02d907656fb0.shtml?fr=box_primopiano
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Siamo alle solite. Malta pare disinteressarsi di di quel che accade nelle acque di sua competenza e l'Italia è costretta a intervenire...
Mentre i rimpatriati dal 1° Gennaio ad oggi, in base agli ultimi accordi con la Tunisia, sono stati ben 9.318. Mica male...

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Post di Costantino Volpe

Facciamoci promotori di un boicottaggio dei viaggi turistici per Malta e, perche' no?, anche per la Francia.


Dal "GIORNALE RADIO RAI IT" del 27/05/11

Concluso il vertice internazionale in Normandia
Dai Grandi 40 mld per la Primavera araba

Il presidente francese, Nicolas Sarkozy, si sarebbe impegnato con il ministro delle Finanze tunisino, Jalloud Ayed, per l'ingente impegno economico. La Russia si pone come mediatore per risolvere la crisi libica e Obama commenta: "Francia e Usa vogliono finire in fretta il lavoro". Per Berlusconi il regime libico è ormai ad un passo dall'implosione e gli aiuti devono essere condizionati da impegno sul rispetto delle minoranze religiose

ROMA - Dal tavolo di Deauville è nata una proposta concreta e la convinta volontà di porre fine a quei regimi che per troppo tempo hanno tenuto la democrazia fuori dalla porta. Così gli 8 Grandi hanno approvato una serie di mozioni a sostegno di quella che la comunità internazionale definisce la "primavera araba". Quaranta miliardi di euro sarebbero stati promessi da Nicolas Sarkozy al ministero delle Finanze tunisino Jalloud Ayed nell'incontro tra i leader del G8 e i leader arabi. La somma, fra aiuti e prestiti, verrà destinata per la ricostruzione, il sostegno all'economia e la creazione di nuovi posti di lavoro in tutto il territorio della mezzaluna fertile.

Nessuna sanzione per la Siria, nonostante la richiesta di dimissioni che i leader mondiali hanno fatto al presidente Assad, mentre sul fronte libico Obama e Sarkozy avrebbero chiesto che alla Russia di mediare affinchè Gheddafi lasci il potere. "I russi hanno i contatti giusti per riuscire a convincere il dittatore libico a lasciare il potere" avrebbe detto Sarkozy, mentre il vice ministro degli Esteri di Mosca, Serghei Ryabkov "condivide la necessità che Muhammar Gheddafi si faccia da parte e il Cremlino è disposto a mediare per agevolarne un'uscita di scena". "Riteniamo che, con le sue azioni, il Colonnello si sia giocato la propria legittimità" avrebbe concluso il ministro, finora estremamente critico nei confronti dell'Occidente, rispetto al conflitto in Libia. Intanto Sarkozy avrebbe deciso, insieme alla Gran Bretagna, di inviare altri 8 elicotteri a sostegno delle forze alleate. "Sono molto contento dell'invio di 8 elicotteri da parte della Francia e della Gran Bretagna. Li utilizzeremo per attaccare le forze pro Gheddafi". Così il generale Charles Bouchard, comandante della missione della Nato in Libia, che ha poi concluso: "Anche se Gheddafi è più debole resta comunque una minaccia per il suo popolo. Non ci è arrivata nessuna richiesta di cessate il fuoco da parte delle forze regolari libiche". Obama e Sarkozy incalzano Gheddafi assicurando che "Usa e Francia vogliono finire in fretta il lavoro".

Secondo il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nella crisi libica "ci sono due possibilità: la prima è che si trovi una soluzione in accordo con lui e la sua famiglia e la seconda in cui non ci sia quell'accordo". "Vedremo", ha chiosato il premier nell'incontro con i giornalisti al termine del G8 di Deauville. "E' opinione di tutti - ha continuato - che il regime libico stia ormai implodendo. La Nato ha chiesto un prolungarsi delle operazioni per altri 90 giorni. C'è la convinzione che bisogna continuare con decisione per arrivare ad una soluzione. Gheddafi non può restare in Libia".

Fra i punti principali sul tavolo anche quello della risoluzione del conflitto mediorientale. La proposta di Obama affinché Israele torni ai confini del 1967 ha trovato terreno fertile negli altri leader al tavolo del G8. Nella bozza del documento finale del vertice di Deauville, i Grandi chiedono agli israeliani e ai palestinesi di tornare al tavolo delle trattative con l'obiettivo di chiudere un accordo quadro che disegni definitivamente l'assetto finale dei loro rapporti. "Perché questo si possa realizzare - prosegue la bozza - esprimiamo il nostro forte sostegno alla visione di una pace israelo-palestinese disegnata dal presidente Obama lo scorso 19 maggio". Dal documento finale arriva anche la richiesta di rilascio, incondizionato e senza ritardi, del soldato israeliano Gilad Shalit, il soldato israeliano detenuto dai palestinesi dal 2006.

http://www.grr.rai.it/dl/grr/notizie/ContentItem-23dc179f-f490-45ad-9b47-50ed9795e23c.html?refresh_ce
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Beh, pare proprio che siamo sulla dirittura finale. Anche il Cremlino sembra abbandonare la linea morbida con Gheddafi e chiedergli apertamente di farsi da parte... L'incognita è unicamente su quanto tempo per raggiungere questo risultato...


Da "IL CORRIERE DEL MEZZOGIORNO" del 27/05/11

L'emergenza continua

Immigrazione, Bagnasco: «Lasciamoci contagiare
dall'esempio di Lampedusa»

E intanto in Sicilia sono ripresi gli sbarchi: oltre seicento migranti arrivati a Pantelleria
e sull'«isola dei migranti»

da Redazione online

27 maggio 2011, TRAPANI - «Quanto i lampedusani e gli abitanti di Linosa hanno fatto per accogliere i rifugiati dai paesi arabi deve essere un richiamo a non avere paura dello straniero. Deve essere un messaggio forte a tutto il paese: tutti dobbiamo sentirci contagiati da questo esempio di Lampedusa, tutta l’Italia nella sua interezza». Lo ha detto il presidente della Cei, Angelo Bagnasco, illustrando la 63esima assemblea dei vescovi conclusasi oggi in Vaticano.

E intanto, in Sicilia, sono ripresi gli sbarchi: nel giro di poche ore una serie di barconi intercettati tra Lampedusa e Pantelleria hanno condotto verso le due isole un totale di circa 600 migranti. Un'imbarcazione, con 55 migranti a bordo, tra cui una donna ed un bambino, è stata intercettata a circa 17 miglia al largo di Pantelleria. Sul posto sono intervenute una motovedetta della Guardia costiera e della Guardia di finanza, che hanno scortato il barcone fino al porto dell'isola. Gli immigrati, tutti nordafricani, dopo le operazioni di identificazione, saranno trasportati a Trapani.

Pantelleria, sbarco di profughi

     

       

E dopo una decina di giorni senza sbarchi, sono ripresi gli arrivi anche a Lampedusa, dove un barcone con circa 250 persone a bordo proveniente dalla Libia è stato intercettato ad una cinquantina di miglia dall’isola. L'imbarcazione, che era alla deriva, è stato raggiunto da tre motovedette della Capitaneria di porto e da un pattugliatore della Guardia di Finanza: a bordo si trovavano complessivamente 247 migranti, tra cui 16 donne e cinque bambini, che saranno trasferiti nel Centro di prima accoglienza di contrada Imbriacola, dove sono ancora ospitati circa 300 extracomunitari, in gran parte tunisini in attesa di essere rimpatriati. Una quarta «carretta» che si trova ancora in acque libiche è già stata avvistata a circa cento miglia a Sud di Lampedusa.

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/27-maggio-2011/pantelleria-sbarcati-55-nordafricani-190739504050.shtml
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Non basta il "Corriere della Sera", con Pantelleria e Lampedusa, a fare di tutta l'erba un fascio, ma ci si mette anche il "Corriere del Mezzogiorno" che nel titolo di questo articolo dice testualmente "... in Sicilia sono ripresi gli sbarchi: oltre seicento migranti arrivati a Pantelleria e sull'«isola dei migranti»". Anche se poi nel testo precisa che solo 55 sono i migranti intercettati al largo di Pantelleria...
Potrei sbagliarmi, ma anche questa sequenza di foto di migranti al momento dello sbarco a me sembra siano state scattate a Lampedusa e non a Pantelleria come invece è indicato nelle dida... Non che faccia molta differenza, è vero, ma tanto per amore della precisione...


Da "PANTELLERIA CON" - News n° 7594" del 26/05/11

L'URPS chiede un incontro ai ministri dell'ambiente
e dello sviluppo economico

No alla ricerca di idrocarburi in mare

Trapani, 26/05/11 - La Consulta dei Presidenti dei Consigli delle Province Regionali costituita presso l’URPS (Unione Regionale Province Siciliane), raccogliendo la proposta avanzata nel corso della sua ultima riunione dal Presidente Peppe Poma a nome dell’intero Consiglio Provinciale di Trapani, ha preso nuovamente posizione contro le ricerche di idrocarburi lungo tutte le coste siciliane da parte delle compagnie petrolifere.

Forti preoccupazioni e perplessità sono infatti espresse in una nota a firma del Presidente dell’URPS, Giovanni Avanti, inviata all’On. Stefania Prestigiacomo, Ministro all’Ambiente, alla Tutela del Territorio e del Mare, e all’On. Paolo Romani, Ministro allo Sviluppo Economico, ai quali viene chiesto un apposito incontro.

“La Consulta dei Presidenti dei Consigli delle Province Regionali – si afferma nella nota in questione – ha attenzionato il problema della presenza, anche a poche miglia dalle coste siciliane, di piattaforme petrolifere per la trivellazione dei fondali marini. Tale presenza, in aree di grande impatto turistico-ambientale, provoca indubbiamente un grave danno al comparto turistico che rappresenta, com’è noto, una voce rilevante per l’economia isolana.

Le preoccupazioni della Consulta – prosegue la nota del Presidente dell’URPS – sono aggravate dalle notizie secondo le quali è intendimento del Ministero allo Sviluppo Economico procedere al rilascio di nuove autorizzazioni in favore delle compagnie petrolifere.
A giudizio dell’Unione Regionale delle Province Siciliane, il rilascio dei provvedimenti autorizzatori dovrebbe tenere in debito conto i rischi connessi alle caratteristiche, sovente ad alta probabilità sismica, dei territori interessati all’allocazione delle piattaforme. In conclusione – si afferma ancora nella nota – l’URPS chiede un apposito incontro con i Ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico al fine di potere meglio illustrare le fondate perplessità e le forti preoccupazioni manifestate in occasione della riunione dei Presidenti dei Consigli delle Province Regionali”.

“Ringrazio – ha dichiarato il Presidente del Consiglio Provinciale di Trapani, Peppe Poma – sia il Presidente dell’URPS, Giovanni Avanti, che il collega Michele Mancuso, Coordinatore della Consulta Regionale dei Presidenti dei Consigli Provinciali, al quale ho personalmente consegnato copia delle sollecitazioni da me fatte già pervenire nei mesi scorsi al Ministro dell’Ambiente (nonché al Presidente della Regione Siciliana) ma rimaste finora, purtroppo, senza risposta. L’auspicio adesso è che, grazie anche alla ufficiale richiesta di incontro sottoscritta dal Presidente dell’URPS, si possa finalmente avere riscontro alle nostre giustificate proteste e conoscere quali sono le reali intenzioni del Governo italiano su questa delicatissima materia”.

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=6722  (solo su abbonamento)


Da "SICILIA INFORMAZIONI" del 25/05/11

Compensazioni? No, ancora penalizzazioni

di Pietro Busetta

In molti si sono congratulati con lo Stato Italiano per l’atteggiamento di gratitudine nei confronti degli isolani delle Pelagie. Il presidente Berlusconi, parecchi ministri , da Maroni ad Alfano, alla Brambilla, il presidente del Senato Schifani, il presidente della Cei Bagnasco e perfino il papa hanno manifestato la loro gratitudine ed hanno assicurato che gli isolani saranno compensati per l’atto di grande civiltà fatto nel marzo 2011, mese nel quale si sono accolti quasi 10.000 profughi tunisini. Bene in attesa delle compensazioni intanto la protezione civile ha sequestrato la sede dell’area marina protetta.

Si tratta di una bellissima struttura, recuperata da poco con enorme sforzo finanziario, aveva perfino una saletta convegni a forma di barca con un tetto stellato. Bene sequestrata! E massacrata! Bagni distrutti , pavimento in parquet divelto, come afferma il direttore dell’area marina, Giuseppe Sorrentino, in una lettera al ministero con la quale chiede il ritorno e il recupero della struttura .Ma intanto serve nel caso arrivino minori profughi. Certo non si possono mettere insieme agli adulti è la giustificazione. Ed è corretto. Benissimo adesso siamo in attesa che sequestrino anche le case. Se dovessero essere trasferiti da oltre 200 km di distanza, altri profughi, certo non si possono lasciare all’addiaccio.

http://www.siciliainformazioni.com/giornale/cronacaregionale/125462/diario-lampedusa25-compensazioni-ancora-penalizzazioni.htm
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Se queste sono le compensazioni promesse a Lampedusa... stiamo proprio ben combinati !!! Roba da non credere... Sembra proprio impossibile...


Da "FACEBOOK" del 25/05/11

Corsi di Tematiche Ambientali e
di Sostenibilità a Pantelleria

Nei giorni il 17, 18, e 19 Giugno prossimi, organizzati dall'Associazione Pescatori di Pantelleria, si svolgeranno dei corsi di "tematiche moderne ambientali e di sostenibilità a Pantelleria".

I corsi avranno presso il Centro Culturale Vito Giamporcaro in via Manzoni n°72/1, Pantelleria, con orario 19,00 - 22.00. Avranno inizio venerdì 17 giugno e, tenuti da Giuseppe Pelle (Vice Presidente Nazionale) istruttore, responsabile della Protezione Civile dell’Arci Pesca Fisa , tratteranno i seguenti temi:

- 1° Soccorso ( BLS e RGP )
- Tecniche di Salvamento in Mare
- Protezione Civile
- Vigilanza Ittica e Ambientale

I corsi sono Gratis per tutti i soci dell’ Associazione Pescatori di Pantelleria o per tutti i tesserati ARCI PESCA FISA del Comitato provinciale di Trapani. Per informazioni e adesioni telefonare al 333 2159012 (Gianluca Salerno).

http://www.facebook.com/event.php?eid=212312405468859&notif_t=event_invite


Da "UNIVERSINET IT" del 25/05/11

Bonus Lampedusa della Regione Sicilia

Cosa è e come richiedere il Bonus Sicilia: un contributo per coprire i costi dei mezzi di trasporto per raggiungere le Pelagie, erogato dalla Regione Sicilia. Presto saranno rese note le modalità per richiedere il Bonus Lampedusa, un rimborso variabile tra i 40 ed i 90 Euro (secondo fonti della Regione) richiesto a gran voce dagli albergatori della Regina delle isole Pelagie, la bellissima Lampedusa.

Il contributo strutturato sul modello del Bonus Sardegna, appena varato dalla giunta Sarda, consisterebbe in un rimborso variabile sul costo del biglietto erogato a posteriori dopo che gli utenti avranno consegnato la documentazione che attesti il soggiorno a Lampedusa.

Purtroppo i tempi stringono e molti turisti attendono l'emanazione delle istruzioni ufficiali per richiedere il Bonus Lampedusa alla Regione Sicilia, che però non lo ha ancora approvato in maniera definitiva.

http://www.universinet.it/component/content/article/354-comunicati/4411-bonus-lampedusa.html
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Da "ASCA" del 24/05/11

Immigrati Commissione Consiglio UE,
sì a Lampedusa Zona Franca

(ASCA) - Roma, 24 mag - La Commissione per l'emigrazione del Consiglio d'Europa appoggerà la richiesta delle autorità locali e militari e della protezione civile di concedere all'isola di Lampedusa, seppure temporaneamente, lo statuto di zona franca, che potrebbe risollevare parzialmente l'economia, incentivando gli investimenti. Lo ha annunciato il Sen. Giacomo Santini, capo di una delegazione del Consiglio d'Europa che si è' recata sull'isola per constatare l'emergenza e valutarne i danni: ''L'Italia e l'Europa - ha detto - debbono ricompensare la popolazione per l'umanità che l'ha contraddistinta. Pur di accogliere la massa enorme e inarrestabile di profughi come se ognuno fosse un loro familiare, hanno messo al tappeto un'economia che si reggeva soprattutto sul turismo. Parlando sia con i rifugiati che con gli immigrati irregolari abbiamo sempre raccolto elogi nei riguardi della popolazione per la qualità dell'assistenza profusa. E' evidente che l'emergenza per i lampedusani continuerà per parecchi anni anche quando saranno finiti gli sbarchi. Ecco perchè bisogna fare qualcosa - e subito - per la popolazione che tra poco non avrà più risorse per fronteggiare la situazione''.

Altre richieste su cui la Commissione del Consiglio d'Europa concorda sono il pagamento posticipato dei contributi sociali per i dipendenti delle imprese e la concessione di mutui agevolati.

L'unica località italiana che, sin dal 1538, gode della detassazione delle merci è Livigno, una cittadina di seimila abitanti nella Valtellina a 1800 metri d'altitudine, che un tempo era isolata dal resto del mondo per tutto il periodo invernale. Altre zone franche italiane dal 1921 al 1947 sono state Zara e Fiume, oggi città croate.

http://www.asca.it/news-IMMIGRATI__COMMISSIONE_CONSIGLIO_UE__SI__A_LAMPEDUSA_ZONA_FRANCA_%281_UPD%29-1020143-ORA-.html
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Post di Rosalia Silvia
Adesso tocca a Pantelleria .. Ma chi si muove perchè ciò possa avvenire???
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Post di Carole Bernardo
... gli struzzi!!!
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Post di Carole Bernardo
Scusami Rosalia, ma devo essere sincera, è un momento in cui mi sento poco ottimista, nonostante agisca in modo ottimista. A noi al solito, rimangono solo gli occhi per piangere...e di lacrime le valli sono inondate!
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Post di Rosalia Silvia
La domanda era provocatoria e non credere, Carole, che non sia d'accordo con quello che dici... Soprattutto la prima parte... Raramente i codardi fanno la storia... Certo per avere coraggio bisogna essere coraggiosi e forse anche lungimiranti... Ciao.
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Dalla mia "BACHECA" su FB - 24/05/11

Le navi di Greenpeace
contro le piattaforme nell'Artico

di Guido Picchetti

Ricevo in data odierna 24/05/2011 da Alessandro Gianni di “Greenpeace Italia” il seguente comunicato stampa, che, portato in formato Acrobat, pubblico su FB e inserisco successivamente nei miei “Echi di Stampa". Questo il suo commento: "Non è il Canale di Sicilia ma la storia è sempre quella..."

Comunicato stampa

LE NAVI DI GREENPEACE CONTRO LA PRIMA PIATTAFORMA PETROLIFERA NELL'ARTICO

GROENLANDIA, 24.05.11 - Due navi di Greenpeace, l'Esperanza e l'Arctic Sunrise, stanno fronteggiando i commandos della marina danese che proteggono le trivellazioni esplorative della piattaforma Leiv Ericsson della compagnia Cairn Energy. Dopo una settimana di esplorazioni nel Mar di Groenlandia, gli attivisti hanno trovato la Leiv Ericsson la scorsa notte a 200 miglia a ovest dalla costa groenlandese.

La Leiv Ericsson è un gigante di 53.000 tonnellate, l'unica piattaforma che inizierà nuove attività di perforazione nell'Artico quest'anno. Queste attività esplorative sono ancor più pericolose di quelle che hanno portato all'esplosione della Deepwater Horizon, come confermano i documenti riservati del Foreign Office britannico pubblicati oggi da Greenpeace[1].

Secondo le analisi del governo inglese ogni perdita o sversamento di greggio nei mari artici sarebbe impossibile da recuperare e non sarebbe praticabile alcuna opera di pulizia o bonifica in quelle regioni. Non solo, anche senza incidenti, la Cairn Energy ammette che le sue operazioni comporteranno lo sversamento di almeno 9.000 tonnellate di sostanze inquinanti: un impatto superiore a quello di tutte le attività di perforazione di Norvegia e Danimarca messe insieme.

"I rischi connessi alle perforazioni nell'Artico fanno sembrare le operazioni nel Golfo del Messico, che hanno causato il più grave disastro petrolifero in mare, come una passeggiata nel parco - ricorda Ben Ayliffe, responsabile di Campagna a bordo dell'Esperanza - Anche il governo inglese sostiene che è impossibile intervenire in caso di disastro nell'Artico".

I documenti pubblicati da Greenpeace UK mostrano le preoccupazioni del governo britannico per un incidente petrolifero nell'Artico. In uno scambio di mail, pubblici ufficiali dell'esecutivo inglese scrivono al ministro dell'Energia, Chris Huhne: "È difficile ottenere aiuto e assistenza in quell'area in caso di problemi di inquinamento, e pressoché impossibile sanare eventuali danni ambientali". In un altro documento si legge: "Permangono consistenti ostacoli (alle operazioni nell'Artico, ndr). Il principale è di carattere ambientale, con il rischio di un disastro simile a quello del Golfo del Messico… L'ecosistema artico è particolarmente vulnerabile; e ogni intervento d'emergenza sarebbe più lento e difficile rispetto al Golfo del Messico a causa della lontananza di quell'area e della difficoltà di operare a temperature sotto lo zero."

L'area che la Cairn Energy intende esplorare è conosciuta come 'vicolo degli iceberg'. Per evitare collisioni con la piattaforma, la compagnia intende rimorchiare gli iceberg o usare cannoni ad acqua per dirottarli. Ma lo scorso anno una vera e propria isola di ghiaccio di 260 Kmq si è distaccata dal ghiacciaio Petermann, a nord dell'Iceberg Alley. La zona, è inoltre nota per la presenza di balene, orsi polari, foche e uccelli migratori.

Note:
[1] http://www.greenpeace.org.uk/blog/climate/confidential-foreign-office-documents-arctic-oil-spill-all-impossible-clear-20110524

Contatti:
Ufficio stampa Greenpeace, 06.68136061 int. 239 - 146 - 211 - 102
Per richiedere foto o video dell'azione: Massimo Guidi, photo e video editor, 348.6811043
Cecilia Preite Martinez, ufficio stampa, 348.3988615
Serena Bianchi <
serena.bianchi@greenpeace.org

Vedi il documento in formato Acrobat completo delle foto a corredo del comunicato stampa di Greenpeace.


Da "TM NEWS" - 24/05/11

Libia/ Mosca teme per contratti e incontra
i ribelli -focus 2

Se si tornasse in consiglio di Sicurezza, Russia porrebbe veto

Mosca, 23 mag. (TMNews) - Tra la visita di Putin e il febbraio 2011, pure Gazprom aveva ottenuto concessioni di esplorazione e di sfruttamento in Libia ed aveva iniziato a pensare al giacimento di Elephant. Il cane a sei zampe e il colosso del gas russo a metà dicembre 2010 avevano concordato la cessione della metà della partecipazione della società italiana in Elephant a GazpromNeft. Gazprom doveva arrivare al 33% della partecipazione di Eni nel giacimento situato a 800 chilometri a sud di Tripoli: per Eni significavano 163 milioni di dollari. Ma solo due mesi dopo, proprio con la crisi di febbraio in Nord Africa, il patto venne messo in standby.

Ma ora si è quasi a un punto e a capo. Per i libici del Cnt la questione dei "frozen assets" è una priorità assoluta per far ripartire l'economia, fa notare chi segue da vicino il dossier, in attesa di poter ricominciare a produrre e vendere petrolio. "Tale questione è talmente intricata dal punto di vista giuridico - dice un'altra fonte - che una ipotetica Risoluzione del Consiglio di Sicurezza ONU in materia costituirebbe la base giuridica su cui intraprendere una serie di azioni. Ma se si andasse a votare in Consiglio di Sicurezza, la Russia questa volta non si asterrebbe, ma porrebbe il veto. Allora non resta che risolvere la questione dei "frozen assets" su base nazionale in ogni singolo Paese, il che renderà lento questo processo".

Il problema è anche come vedono Mosca da Bengasi. Una terza fonte di TmNews argomenta: "A Bengasi pensano che la Russia abbia tenuto a lungo il piede in due staffe, sbilanciandosi verso Gheddafi perché non sapevano come sarebbe andata a finire e speravano di riprendere le forniture una volta tutto finito a favore della Libia 'verde'". Di certo appena sentito rumore di rivolte, Mosca ha tirato i remi in barca. E invece, forse, in tal caso sarebbe stata l'occasione di fare qualcosa di diverso dal solito.

http://www.tmnews.it/web/sezioni/nuovaeuropa/PN_20110523_00443.shtml
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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E questo è il secondo articolo, tutto da leggere. Si riesce ad avere una pallida idea degli enormi interessi in gioco nella cosiddetta "crisi umanitaria" libica. E non c'è molto da meravigliarsi. Tutto ruota alla fine intorno alle forniture di armi e di petrolio. E anche noi, con l'ENI, ci mettiamo lo zampino, per non dire lo "zampone". Un termine quest'ultimo, forse più appropriato, visti gli appetiti in
gioco...
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Post di Franco Carissimi

Niente di nuovo sotto il sole.
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A Valentina Carlotta piace questo elemento.


Da "TM NEWS" - 24/05/11

Libia/ Mosca teme per contratti e incontra
i ribelli -focus

Oggi faccia-a-faccia con Lavrov nella capitale russa

Mosca, 23 mag. (TMNews) - Mosca cerca di ribilanciare i rapporti con la Libia, dopo aver messo a repentaglio miliardi a causa della crisi di febbraio tra commesse di armi e concessioni energetiche. E se finora ha prevalentemente coltivato la partnership con Gheddafi, la diplomazia di Mosca si è accorta che il Consiglio nazionale di transizione (Cnt) libico è il vero interlocutore politico chiave. Bisogna parlarci, rimediando ad una linea forse poco lungimirante nelle scorse settimane: per questo oggi il ministro degli Esteri Sergey Lavrov ha fissato un incontro con gli 'emissari dei ribelli', sottolineando l'importanza del faccia-a-faccia. In realtà sempre secondo Lavrov, l'incontro si doveva tenere la scorsa settimana, benchè a Bengasi tale possibilità "non risultasse". Una fonte molto vicina ai dossier, sentita da TMNews, spiega che "i musulmani russi parteggiano per la Libia libera e che gli stessi musulmani russi avrebbero salutato con gioia un intervento russo a fianco dei rivoltosi libici". E che ci sono ragioni di lungo corso a motivare gli indugi russi.

Nella crisi libica, la Russia ha deciso di astenersi nella votazione della Risoluzione 1973 ed ha seguito giorno per giorno lo svolgimento della cronaca, criticando duramente la NATO per le mosse fuori dal mandato ONU ed i Paesi del Gruppo di Contatto, giudicato organismo illegittimo. Fra l'altro "tutti i Paesi che hanno preso contatto con il Cnt hanno inviato a Bengasi una lettera del proprio capo di governo al presidente del Consiglio Nazionale di Transizione chiedendo di poter inviare una delegazione". Ma secondo la fonte "tale lettera" da parte russa non è pervenuta, perlomeno fino a pochissimi giorni fa.

La Russia aveva un'ambasciata enorme a Tripoli ed un ufficio commerciale mastodontico, che nel 2005 fu ridotto a zero. E a zero venne ridotto l'interscambio, come pure "una commessa che i russi di Technopromexport non riuscirono ad iniziare" e soprattutto un credito gigantesco per materiali per la difesa.

Poi iniziò un altro capitolo. Lasciando la presidenza e diventando premier, Vladimir Putin visitò Tripoli il 16 aprile 2008: si affacciò l'ipotesi che il debito libico di oltre 4 miliardi di dollari (i libici dicevano 1,5) avrebbe potuto essere presto cancellato. Si concluse un accordo di collaborazione nelle ferrovie, che effettivamente entrò in fase operativa. A novembre 2008 Gheddafi restituì la visita e ne uscì la notizia del cancellazione del debito di 4 miliardi, a fronte di contratti di fornitura di armi per 2 miliardi. Successivamente, lo scorso marzo Rosoboronexport annunciava la perdita di 4 miliardi di dollari a causa della crisi in Libia.

http://www.tmnews.it/web/sezioni/nuovaeuropa/PN_20110523_00442.shtml
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Questo è in primo di due articoli pubblicati oggi da "TMNews" sull'evolversi della crisi libica nei rapporti con la Russia, la quale, sotto la spinta dei forti interessi in gioco, cerca ora di ribilanciare i rapporti con gli insorti, dopo aver messo a repentaglio miliardi di dollari tra commesse di armi e concessioni energetiche, criticando aspramente l'intervento della Nato...
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Post di Giò Nastasi

...e certo! :(


Da tre miei "POST" in Bacheca su FB del 23/05/11

A proposito di "(in)...civiltà"

di Guido Picchetti

A proposito di inciviltà (vedi l' "Eco di Stampa" che segue) ... Questo video è su YouTube dal Settembre 2009... E non è che oggi la situazione sia molto migliorata... E poi ci lamentiamo che per gli operatori turistici panteschi ci sia crisi !!!

Pantelleria, faro di Scauri, settembre 2009

di AmoCaru


http://www.youtube.com/watch?v=C2ZHDVmEPVs&feature=related

Post a margine su FB
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Giò Nastasi - :((
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A Alessandro Palomba e Roberto Frigerio piace questo elemento.

Ma guardate anche quest'altro video, anch'esso del 2009. Ben fatto e tutto vero... E' l'altra faccia della medaglia... In fondo basta chiudere gli occhi in certi luoghi... O meglio, "non mettersi gli occhiali" per vedere meglio...

Pantelleria, un'Isola bellissima

di Super8andrea8show

Un'isola di origine vulcanica stupenda. Con il lago di Venere "Specchio di Venere" dove si può godere del bagno sulfureo e dei fanghi, le Calette, le Terme e i vigneti di Passito. Andateci ...


http://www.youtube.com/watch?v=fui_e23nN2Q&NR=1

Post a margine su FB
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Piace a Giò Nastasi, Zenesini Claudio, Franco Carissimi, e Alessandro Palomba.

E per finire in "bellezza" la mattinata, "gustatevi" questo video della serie "in...civiltà"... Perdonatemi, ma facciamo proprio schifo, non c'è altro da dire...

Bracconaggio a Malta

di CabsItalia

L'arcipelago maltese è uno dei più importanti punti di sosta per gli uccelli migratori europei. Dopo un lungo volo attraverso il Mediterraneo, falchi pescatori, falchi pecchiaioli, lodolai, molte specie di aironi, ma anche limicoli, fringillidi, silvie e turdidi raggiungono l'isola per recuperare le forze in vista del successivo sforzo. Se poi le condizioni meteorologiche sono sfavorevoli, l'isola rappresenta l'unico rifugio per migliaia di migratori alati sorpresi dal maltempo. Purtroppo quello che dovrebbe essere un approdo sicuro ed un'oasi di salvezza, si rivela in realtà una trappola mortale.


http://www.youtube.com/watch?v=4zOqyBy4gHQ&feature=player_embedded

Post a margine su FB
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Piero Greco -
Purtroppo hai ragione.
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Roberto Frigerio -
Suggerimento.... Perchè non portiamo questi filmati nelle scuole? ...Penso che solo la sensibilità dei bambini potrebbe fare desistere chi in famiglia si rende protagonista di tali comportamenti...
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Giò Nastasi -
‎:(( dire schifo è poco!
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Guido Picchetti -
E se avete visto il video sul Bracconaggio a Malta già postato e siete rimasti schifati (come tutti i miei "amici", son sicuro), raggiungete la pagina de "La valle Incantata" e firmate l'appello indirizzato alle autorità maltesi affinchè cessi questo sconcio... Io l'ho già fatto con vero piacere... E chissà che non venga davvero ascoltato...
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A Roberto Frigerio, Mauro Brusà e Francesco La Francesca piace questo elemento

http://www.geapress.org/la-valle-incantata

http://www.facebook.com/guido.picchetti


Da "GEAPRESS" del 22/05/11

La valle incantata

Malta – la strage delle cicogne

dalla redazione

Era il più grande stormo di cicogne bianche mai osservato nel centro del Mediterraneo. Una spettacolo meraviglioso, ma le cose belle durano poco specie se capitano in questo periodo in una delle isole del Mediterraneo avvilite dal bracconaggio, ed ancor di più se questo posto si chiama Malta. Le cicogne si sono iniziate a vedere mercoledì scorso e sono state subito accolte da numerosi colpi di fucile. Almeno sei sono cadute sotto gli occhi dei volontari di Birdlife Malta ed una settima è stata recuperata ancora viva. Almeno altre due sono state osservate in volo con le zampe spezzate dalla rosa dei pallini. Non è stato possibile osservare dove sono andate a posarsi o se sono cadute in mare.

La situazione è andata sempre più peggiorando nelle ore successive, nonostante i volontari abbiano chiamato la polizia. In modo particolare numerosi colpi di fucile sono stati uditi di notte nei pressi dell’aeroporto di Malta, dove gli animali si erano posati. Non è stato possibile verificare, in questo caso, quante ne erano state abbattute.

Del grave episodio se ne è occupato anche il Times of Malta che ieri ha pubblicato un articolo con un racconto drammatico riferito da una residente. Non ha avuto neanche il tempo di capire che sopra la sua casa era appena arrivato il meraviglioso stormo. Uno stridio di freni di un’automobile e subito l’attività di fucileria. Assieme alla madre ha assistito alla strage. I colpi erano così frequenti che sembravano quelli di una mitragliatrice, dice Emanuela De Giorgio. Almeno quattro cicogne abbattute davanti a lei. Poi, una volta arrivata la Polizia, la conta dei danni. Un’altra cicogna, infatti, era andata a morire nel suo giardino. Cartucce in almeno tre diversi punti e sangue ovunque. Sulle piante, sul tetto della macchina, sulla strada e sui muri. Il Times of Malta riporta l’uccisione di altre cicogne e parrebbe che almeno alcuni bracconieri siano stati fermati dalla Polizia.

In pratica, quello che è successo, è che i bracconieri con i propri mezzi andavano seguendo le cicogne stremate dalla migrazione. Gli animali cercavano di posarsi per ristorarsi su Malta. Alcune cicogne ci sono rimaste per sempre. Secondo quanto dichiarato da BirdLife Malta a GeaPress molti di questi animali finiranno impagliati. Secondo Andrea Rutigliano, volontario italiano del CABS (Committee Against Bird Slaughter) che ha partecipato ai campi antibracconaggio di Malta, finita la caccia primaverile a tortore e quaglie (incredibilmente autorizzata dal Governo maltese) inizia quella ai limicoli (piccoli uccelli di ripa) e per gli impagliatori. Molte abitazioni di Malta hanno animali impagliati. Purtroppo, affermano al CABS, gli uccelli migratori a Malta sono visti come animali estranei da abbattere e portare via.

Un numero enorme di cacciatori, oltre 10.000 (la densità più alta al mondo) ed un bracconaggio molto diffuso e dai toni arroganti, visto che spesso hanno dato vita a vere e proprie aggressioni contro i volontari.

Una caccia ufficiale che consente di andare a sparare in primavera, che autorizza la cattura degli uccelli e consente di uccidere anche da veloci motoscafi. A Malta, con oltre diecimila doppiette ufficiali, le lobby venatorie hanno un rilevante peso politico. I due schieramenti, quello di governo (partito nazionalista) e di opposizione (socialisti) differiscono di un solo deputato. Nessuno dei due può fare a meno delle simpatie dei cacciatori.

GeaPress ti invita a firmare la petizione rivolta la Primo Ministro e al Ministro del Turismo maltesi (VEDI LO SPECIALE “LA VALLE INCANTATA“). Malta è molto sensibile al turismo italiano. Che almeno si sappia qualcosa di più, prima di visitarla.

Commenti sul sito di "GEAPRESS" a margine dell'articolo
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Astrid Simmons scrive:
Non permettiamo più che succedano stragi inutili del genere!
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Lorella scrive:
Quale commento si può fare di fronte a simili orrori?!!!!!!!!
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Eloisa Guidarelli scrive:
Fermate questa vergogna !
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Michele Petocchi scrive:
Stop cruely against every type of animal… just now… please NOW!!! STOP VIOLENCE AGAINST ANIMAL PLEASE!!! JUST NOW!!!
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Maurizio Vitali scrive:
No alla caccia delle cicogne!


http://www.geapress.org/la-valle-incantata/malta-%E2%80%93-la-strage-delle-cicogne-foto/15630
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Leggetelo... E poi ditemi quali speranze si possono nutrire per una simile civiltà.... E accade a quattro passi da casa nostra, non nell'altro emisfero... Ma in fondo di che si tratta ? Solo di quattro uccellacci !!!
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Post di Giò Nastasi

‎... dove è assente la civiltà la speranza è ZERO! :(
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Post di Roberto Frigerio

... civiltà è una parola sconosciuta da queste persone che definire ignoranti ed incivili è fare loro un complimento. Solo per un barbaro e bestiale divertimento (non certo per bisogno o per fame) non esitano a distruggere ciò che di più bello la natura ci permette di ammirare.
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A Roberto Giacalone piace questo elemento.


Da una mia "NOTA " su Facebook del 21/05/11

Per la protezione dell'ambiente marino
di Pantelleria

di Guido Picchetti

Ricevo da Giuseppe La Francesca, capogruppo consiliare di "Progetto Pantelleria" (che ringrazio), il testo integrale della mozione relativa alla protezione dell'ambiente marino di Pantelleria di cui al post pubblicato ieri in bacheca.

MOZIONE

Il Consiglio Comunale

Premesso:

- Che con nota del 28 luglio 2009, a seguito di diversi passaggi istituzionali posti in essere sin dal 19 settembre 2001 per l'istituzione dell'AMP Isola di Pantelleria, il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, chiedeva all'ISPRA di attivarsi al fine di reperire gli studi conoscitivi propedeutici proprio all'istituzione dell'AMP.

- Che con nota prot. n. 18730 del 5 agosto 2010 indirizzata al Ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare, l'allora Sindaco Salvatore Gabriele, presentava istanza per la concessione di fondi volti al monitoraggio ambientale e alla prevenzione dell'inquinamento marino, il tutto nell'ambito dell'inserimento del territorio di Pantelleria nella rete delle aree protette nazionali.

- Che con nota del 13 ottobre 2009 il Ministero dell'Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare comunicava al Comune di Pantelleria, l'avvenuta erogazione del finanziamento di € 500.000,00 così come richiesto con la superiore nota.

- Che con nota del 4 novembre 2009, a seguito delle difficoltà economiche manifestate dall'ISPRA, l'Amministrazione Comunale con nota a firma del Sindaco Salvatore Gabriele richiedeva al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare l'autorizzazione all'utilizzo di una quota (€ 100.000,00) del finanziamento concesso al Comune di Pantelleria, per la realizzazione di uno studio speditivo dei fondali e delle acque circostanti l'isola, al fine di redigere una carta biocenotica propedeutica per l'istruttoria avviata finalizzata alla costituzione dell'AMP.

- Che il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare il 17 novembre 2009, concedeva nulla osta all'utilizzo della somma di € 100.000,00 per la realizzazione degli studi conoscitivi preliminari alla costituzione dell'AMP.

- Che con delibera di giunta n. 9 del 25 gennaio 2010, per garantire gli impegni assunti con il Protocollo d'Intesa siglata il giorno 1 marzo 2004,veniva approvato lo schema di convenzione tra Comune di Pantelleria, ISPRA e ARPA Sicilia, i quali precedentemente avevano dato la loro disponibilità, per la realizzazione degli studi conoscitivi e propedeutici per l'istituzione dell'Area Marina Protetta Isola di Pantelleria. In pari data veniva sottoscritta la suddetta convenzione.

- Che in data 5 marzo 2010, si è svolta una riunione pubblica dove a gran forza è stata evidenziata la necessità di valutare molto attentamente e sopratutto fuori dal periodo preelettorale, l'istituzione dell'Area Marina Protetta Isola di Pantelleria.

- Che nella riunione del 9 marzo 2010 è stata condivisa dal tavolo tecnico, in precedenza costituito e così formato: Amministrazione comunale, Consorzio Marina Pantelleria, Rappresentati pescatori, Associazione Operatori del Mare Pantelleria, Soprintendenza del Mare, Lega Navale, Rappresentate Diving, Comitato Pro Parco, Associazione Apnea Pantelleria, una lettera da inviare al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, con la quale si chiedeva di voler sospendere l'istruttoria relativa all'Istituzione dell'Area Marina Protetta Isola di Pantelleria, al fine di consentire all'Amministrazione Comunale le necessarie valutazioni unitamente a tutta la cittadinanza per mezzo del tavolo tecnico all'uopo costituito.

Considerato:

- Che dall'estate dello scorso anno sono riprese, a poche miglia di distanza dalle coste dell'Isola di Pantelleria, campagne esplorative, ad opera della società australiana Audax, rivolte a verificare la sussistenza di giacimenti petroliferi nel Mar Mediterraneo.

- Che le suddette campagne esplorative hanno portato alla luce la presenza di giacimenti di petrolio nel Mar Mediterraneo ed in particolare vicino le coste dell'Isola di Pantelleria, tanto è vero che la suddetta compagnia australiana Audax unitamente alla Northern Petroleum, tra qualche mese potrebbero dare inizio a una vera e propria campagna di trivellazione a 13 miglia dalla nostra costa.

- Che il Mar Mediterraneo è già interessato dal 30% di traffico mondiale del cosiddetto “oro nero” e un incidente assumerebbe senza ombra di dubbio le dimensioni di una catastrofe ambientale con conseguenze devastanti per l'ecosistema marino, così come già avvenuto a causa del drammatico incidente verificatosi nel mese di maggio 2010 nel Golfo del Messico.

- Che eventuali attività esplorative potrebbero gravemente danneggiare il nostro mare provocando una pesante ricaduta economica per il territorio dell'isola di Pantelleria, ritenuto ad alta vocazione turistica, oltre che irreversibili danni all'ecosistema marino, alla pesca e alla salute dei cittadini.

Vista:

- La delibera di consiglio comunale del 30 giugno 2010, con la quale i due gruppi consiliari hanno condiviso fra l'altro il principio di opporsi fortemente alle trivellazioni del fondomarino nel Canale di Sicilia ed in particolare nel tratto di mare antistante la nostra isola, dimostrando grande senso di responsabilità verso quella che è la tutela ambientale del nostro mare.

- La nota prot. N. 011464 con la quale l'ISPRA ricordava al Comune di Pantelleria che con la stipula di un atto di natura negoziale (convenzione del 25 gennaio 2010) le parti hanno assunto reciprochi obblighi, che hanno portato lo stesso Istituto Superiore per la protezione e la ricerca Ambientale ad attivare una complessa attività preparatoria, assumendo anche oneri economici.

Ritenuto:

- Che allo stato attuale si sta pericolosamente rischiando di perdere il fondo di € 500.000,00 ricevuto dal Ministero dell'Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare per il monitoraggio ambientale e la prevenzione dell'inquinamento marino.

- Che con la perdita del suddetto fondo ministeriale, sicuramente non saremo in grado di onerare gli obblighi contrattuali assunti con la stipula della convenzione del 25 gennaio 2010, portandoci in un inevitabile quanto oneroso contenzioso con l'ISPRA e ARPA.

- Che la suddetta convenzione aveva come scopo principale quello di realizzare degli studi conoscitivi, che possono costituire ulteriore significativo elemento di valutazione generale per il Comune di Pantelleria.

- Che alta è l'attenzione per la tutela del mare, come lo dimostra la nascita anche a Pantelleria del Comitato Spontaneo NO TRIVELLA DAY che ha dato luogo alla manifestazione del 25 agosto 2010.

- Che nella nostra isola si stanno dando vita ad iniziative di varia natura chesi pongono come obbiettivo principale quello di evidenziare quelle che possono essere i maggiori punti di protezione dell'ambiente marino,partendo proprio dalla regolamentazione dell'estrazione di idrocarburi.

Per quanto sopra IMPEGNA IL SINDACO E LA GIUNTA COMUNALE

1. Ad attivare le procedure per la realizzazione degli studi conoscitivi e propedeutici, al fine di redigere una carta biocenotica, per il monitoraggio ambientale e la prevenzione dell'inquinamento marino.

2. A riprendere i lavori del tavolo tecnico locale, già istituito, seguendo quei principi di sensibilizzazione, partecipazione e condivisione da parte della cittadinanza, in un confronto democratico e concertato sopratutto tra i vari operatori del mare.

3. A porre in essere tutte quelle iniziative che, con il massimo coinvolgimento della popolazione, possano mettere in risalto il tema della protezione del mare, attenzionando in particolar modo quella che è la problematica delle ricerche di idrocarburi nel nostro mare.

4. Ad inviare copia della presente delibera, per opportuna conoscenza a: Consorzio Marina Pantelleria, Rappresentanti Pescatori, Associazione Operatori del Mare Pantelleria, Soprintendenza del Mare, Lega Navale, Rappresentante Diving, Comitato Pro Parco, Associazione Apnea Pantelleria, e Comitato Spontaneo NO TRIVELLA DAY.

Vedi Il testo della mozione in formato Acrobat
http://www.facebook.com/note.php?note_id=223888244289665
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La risposta del sottoscritto al consigliere Giuseppe La Francesca, capogruppo "Progetto Pantelleria", che mi ha inviato copia della mozione:
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La ringrazio di avermi spedito il testo originale della mozione presentata dal Suo gruppo, che ho già provveduto ad pubblicare come nota sul mio FB, e che poi riporterò tra gli “Echi di Stampa” nello spazio del mio sito personale dedicato all’argomento della tutela dello Stretto di Sicilia. Inutile che Le dica che apprezzo l’intervento e spero che l’invito ad una presa di coscienza comune da parte della cittadinanza dei termini del problema e delle sue possibili conseguenze sia recepito come sarebbe davvero opportuno

La prego di scusare la mia battuta riguardo “la mosca cocchiera” da me usata nel mio commento a margine del post su FB, che riportava il breve articolo pubblicato da "Pantelleria Com" sulla mozione... Mi è venuta spontanea, ma non intendeva essere assolutamente offensiva… Volevo con essa ribadire unicamente il fatto che per l’isola ora è forse un po’ troppo, e anche troppo tardi, per pretendere di fermare e revocare certe autorizzazioni che non si sarebbero mai dovute rilasciare.

Magari si potesse annullarle… E’ quello che tutti ci auguriamo, ma che credo difficile possa accadere. Ritengo invece sia attualmente più opportuno puntare sulla massima valorizzazione del nostro territorio, terrestre o marino che sia, con quei riconoscimenti di fatto (e l’AMP è uno di essi...) grazie ai quali si potrà chiedere e ottenere prontamente quella tutela ambientale che indubbiamente Pantelleria merita; chiedendo ad esempio a piena voce che vengano poste in essere tutte quelle misure di salvaguardia e di pronto intervento per i casi di incidenti o di riversamenti petroliferi in mare, purtroppo sempre possibili. Sono misure già da tempo previste e codificate da accordi internazionali tra le nazione rivierasche del Mediterraneo (la Convenzione di Barcellona, ad esempio), ma ancora non pienamente operative per la mancanza di ratifica dei protocolli specifici da parte di alcuni Paesi membri, tra cui purtroppo anche l’Italia.

Un cordiale saluto, e ancora grazie, insieme a tanti auguri per l’esito della mozione...  Guido Picchetti


Da "PANTELLERIA INTERNET COM - News n° 7569" - 20/05/11

Attivare la procedura per gli studi
e il monitoraggio ambientale

Seguendo i principi di sensibilizzazione e condivisione della cittadinanza

Pantelleria 19/05/2011 - Nel consiglio comunale dello scorso 12 maggio, il capogruppo consiliare PROGETTO PANTELLERIA, Giuseppe La Francesca, ha presentato una mozione con la quale si vuole impegnare il Sindaco e la Giunta Comunale ad attivare le procedure per la realizzazione degli studi conoscitivi e propedeutici, al fine di redigere una carta biocenotica, per il monitoraggio ambientale e la prevenzione dell'inquinamento marino, a riprendere i lavori del tavolo tecnico locale, già istituito, seguendo quei principi di sensibilizzazione, partecipazione e condivisione da parte della cittadinanza e a porre in essere tutte quelle iniziative che, con il massimo coinvolgimento della popolazione, possano mettere in risalto il tema della protezione del mare, attenzionando in particolar modo quella che è la problematica delle ricerche di idrocarburi nel nostro mare.

“L’atto presentato – dice Giuseppe La Francesca - riveste una duplice valenza in questo particolare momento storico. Il primo di natura prettamente tecnica – amministrativa; difatti ad oggi si sta rischiando seriamente di perdere il fondo di cinquecentomila euro, stanziato dal Ministero dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del mare,a seguito della richiesta avanzata il 5 agosto 2010 dall’allora Sindaco Salvatore Gabriele, per il monitoraggio ambientale e la prevenzione dell'inquinamento marino.

E’ utile ricordare che lo stesso ministero ha autorizzato l’utilizzo di una quota del suddetto fondo, pari a centomila euro, per la realizzazione di uno studio speditivo dei fondali e delle acque circostanti l'isola, al fine di redigere una carta biocenotica. Perdendo il suddetto fondo ministeriale, sicuramente il Comune di Pantelleria non sarà in grado di onerare gli obblighi contrattuali assunti con la stipula della convenzione del 25 gennaio 2010, portandoci ad un inevitabile quanto oneroso contenzioso con l'ISPRA e ARPA”.

Il secondo aspetto che si è voluto sottolineare con la presentazione della mozione da parte del capogruppo consiliare PROGETTO PANTELLERIA, Giuseppe La Francesca, è sicuramente quello della tutela del mare. La ripresa degli studi dei fondali e delle acque circostanti l’isola, sicuramente valorizzerebbe la già alta attenzione che la cittadinanza ha dimostrato nei confronti del nostro mare, come lo dimostrano la nascita anche a Pantelleria del Comitato Spontaneo NO TRIVELLA DAY che ha dato luogo alla manifestazione del 25 agosto 2010 e le varie iniziative, realizzate e da realizzare, che si pongono come obbiettivo principale quello di evidenziare quelli che possono essere i maggiori punti di protezione dell'ambiente marino, partendo proprio dalla regolamentazione dell'estrazione di idrocarburi.

“Appare doveroso ribadire – continua La Francesca - , anche in questa sede come eventuali attività di estrazione di petrolio potrebbero gravemente danneggiare il nostro mare provocando una pesante ricaduta economica per il territorio dell'isola di Pantelleria, ritenuto ad alta vocazione turistica, oltre che irreversibili danni all'ecosistema marino, alla pesca e alla salute dei cittadini”.

“Ecco perché – conclude il capogruppo di Progetto Pantelleria - , anche memori della delibera di consiglio comunale del 30 giugno 2010, con la quale i due gruppi consiliari hanno condiviso fra l'altro il principio di opporsi fortemente alle trivellazioni del fondo marino nel Canale di Sicilia ed in particolare nel tratto di mare antistante la nostra isola, dimostrando grande senso di responsabilità verso quella che è la tutela ambientale del nostro mare, si auspica che anche per questa mozione possa essere approvata dall’intero consiglio comunale, con la consapevolezza che, gli studi conoscitivi dei fondali e delle acque circostanti la nostra isola, possono fra l’altro costituire un ulteriore significativo elemento di valutazione generale dello stato di salute del nostro mare, certi che per un tema così delicato come quello della tutela ambientale, occorre attuare il massimo coinvolgimento della popolazione e più in particolare degli operatori a vario titolo del settore”.

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=6697  (solo su abbonamento)
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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"Obiettivo principale da raggiungere la protezione dell'ambiente marino": ottimo, su questo c'è poco da discutere ma molto da fare... "... Partendo proprio dalla regolamentazione dell'estrazione di idrocarburi...", è detto poi testualmente nell'articolo !!! E qui invece mi sa tanto di "mosca cocchiera"...


Da "SICILIA INFORMAZIONI" - 19/05/11

Cronaca Regionale

Lampedusa avrà un suo territorio
In commissione paritetica stato-Regione la problematica
relativa ai terreni di Lampedusa e Linosa.

18 maggio 2011 - L’arcipelago delle Pelagie è l’unico comune italiana a non avere un suo territorio. Il Comune di Lampedusa e Linosa ha deciso di avviare tutte le verifiche del caso sulla legittimità delle concessioni livellari in essere tra il Demanio dello Stato, il comune di Lampedusa e Linosa e i privati cittadini. Allo stato attuale, infatti, tutto il territorio delle Pelagie risulterebbe essere di proprietà del Demanio dello Stato e non del Comune, il quale sarebbe solo e semplicemente livellario del suolo su cui si estende.

Tale singolarità di carattere giuridico-catastale, che ha origine storiche connesse con la colonizzazione delle isole di Lampedusa e Linosa, si riscontrerebbe solo per il territorio delle Pelagie. Le vicende relative alla dicitura catastale “Demanio dello stato – diritto del concedente Comune di Lampedusa e Linosa – livellario” sono state oggetto di un’attenta disamina da parte dell’Amministrazione. Esiste, infatti, un rilevante problema di carattere tecnico-patrimoniale, sia per il comune stesso che per la collettività, dovuto al fatto che l’Agenzia del Demanio ha deciso di rendere validi gli antichi privilegi enfiteutici, chiedendo sia ai privati che al Comune di Lampedusa e Linosa di corrispondere le somme relative all’affrancamento dei canoni.

In una riunione, l’Agenzia del Demanio, sede di Palermo, a cui avevano partecipato gli assessori delle Pelagie, Pietro Busetta e Gianni Sparma, nonchè i dirigenti della suddetta aveva manifestato, ampia disponibilità per una migliore risoluzione del problema. Il controllo che il Comune intendeva promuovere, rivolgendosi ai competenti organi dello Stato, costituiva un accertamento formale fin dalla sua origine della legittimità o meno di tale dicitura, che si è protratta nel corso degli anni, e che mai altre amministrazioni hanno trattato con la dovuta rilevanza.

Ieri, a Roma, in commissione paritetica Stato-Regione, presieduta dall’avvocato professore Giovanni Pitruzzella, si è affrontato il problema dopo una lettera dell’assessore all’economia Gaetano Armao che ne sollecitava la trattazione. E l’orientamento è, finalmente, quello di arrivare alla sdemanializzazione del territorio di Lampedusa dopo oltre 150 anni dalla sua colonizzazione.

http://www.siciliainformazioni.com/giornale/cronacaregionale/124859/diario-lampedusano-lampedusa-territorio.htm
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Questa è davvero bella. Tutti i territori delle isole Pelagie (Lampedusa, Linosa e Lampione) sono "suoli demaniali". Pare sia l'unico Comune italiano a non avere un suo territorio. Una singolarità di carattere giuridico-catastale che ha origine storiche connesse con la colonizzazione delle isole di Lampedusa e Linosa, e che giustamente il comune nell'interesse dei suoi cittadini, è ora deciso a chiarire ...
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Post di Giovanni Rossi Filangieri

Assurdo.
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Post di Giò Nastasi

... mah!


Da "BLOG SICILIA" del 18/05/11


Da oltre trent’anni... Pantelleria
“cornuta e mazziata”, direbbero a Napoli...

di Guido Picchetti

18 maggio 2011 - La prima volta che capitai a Pantelleria fu oltre trent’anni fa... Fu durante una campagna di ricerca condotta dal CNR sui fondali del Canale di Sicilia alla quale, su invito dei suoi promotori, Il prof. Paolo Colantoni dell’Istituto di Geologia Marina dell’Università di Bologna e il Prof. Francesco Cinelli, noto biologo marino dell’Università di Pisa, ebbi l’onore (e l’onere...) di partecipare quale responsabile per la documentazione fotografica.

Era l’estate del 1981. La campagna durò un mese, da metà Luglio a metà Agosto, in piena stagione estiva quindi. Ciò ci permise di fare una bella serie di immersioni straordinarie sui vari banchi rocciosi presenti nello Stretto per documentarne le caratteristiche biologiche e geologiche. Ma ci consentì anche, non senza difficoltà (allora non c’era ancora il GPS), di arrivare sul Banco Graham, e di poterci così immergere su quel che resta oggi della famosa isola “Giulia Ferdinandea”, sorta dalle acque durante un’eruzione sottomarina nel Luglio del 1831, e riassorbita totalmente dai flutti appena sei mesi dopo.

Ma, come spesso accade nello Stretto di Sicilia e anche in piena estate, dei bruschi cambiamenti meteo, con improvvise comparse di banchi di nebbia degni della Val Padana seguite successivamente da forti venti settentrionali, più volte ci costrinsero ad interrompere l’attività di ricerca in mare aperto e a cercare un riparo sicuro con la “Bannock”, la nave di ricerca del CNR su cui eravamo imbarcati.

L’isola più vicina era naturalmente Pantelleria. Ma, contrariamente a quanto si può pensare, il riparo migliore in tali condizioni non era il suo porto, ma “Dietro l’Isola”, in un’ansa naturale sotto l’alta costa meridionale. E com’era allora, così è oggi; nessuna
differenza, nonostante siano passati trent’anni. Il porto di Pantelleria è un porto che non è un porto, con dei fari sulle sue estremità che non sono fari, ma semplici lanterne...

Ma fosse solo questo... L’isola italiana più importante esistente nello Stretto di Sicilia (situata al centro del maggiore canale di transito marittimo del Mediterraneo, tra i due bacini principali in cui il “Mare Nostrum” si divide), a dispetto di una sua natura rigogliosissima e unica – e nonostante i molti vip che l’hanno scelta come rifugio residenziale -, vive una sua vita grama e misconosciuta alla maggior parte dei suoi connazionali, che facilmente la confondono con le altre isole minori del Canale, ignorandone l’esatta ubicazione geografica. Con conseguenti errori che fa spesso anche chi proprio non dovrebbe, se non altro per
la professione esercitata nel capo dell’informazione...

Lo si è visto chiaramente proprio in queste ultime settimane. Ha cominciato dapprima il “Corriere della Sera” ai primi di Aprile, allorchè, volendo illustrare con una mappa il luogo dove era avvenuto un tragico incidente ad una barca di profughi provenienti dalla Libia (incidente verificatosi 9 miglia nautiche a sud di Lampedusa e nel quale persero la vita ben 319 migranti), indicò Lampedusa in una posizione geografica del tutto errata, confondendola con quella dove è invece in realtà ubicata l’isola di Pantelleria, un centinaio di miglia più a nord... E non è un errore da niente...

Inutile dire che la lettera inviata subito dopo dal Sindaco di Pantelleria, a nome di tutta la cittadinanza, al direttore de “Il Corriere
della Sera” per far rilevare l’errore commesso, capace di danneggiare e non poco l’immagine dell’isola in vista della prossima stagione turistica, è rimasta del tutto priva di riscontro. Ma a quell’episodio nei giorni scorso se n’è aggiunto un altro, protagonista sempre il "Corriere della Sera", ancora con una mappa. Tema sempre lo Stretto di Sicilia, ma come teatro di guerra.

Stavolta la mappa (pubblicata sull’edizione del 29 Aprile u. s. e ripetuta anche in altre edizioni dei giorni seguenti) non è, di per sè, da considerare errata. Pantelleria è al suo posto e anzi risulta ben evidenziata. Mentre non è più al suo posto, anzi è addirittura scomparsa dalla mappa, l’isola di Lampedusa, forse per esigenze grafiche. Ma in compenso Pantelleria è contraddistinta da un bell’asterisco che individua l’isola come una delle tre basi militari da cui si alzano in volo i Tornado per andare a bombardare la Libia... Addio immagine pacifica dell’isola, tanto ricercata e richiesta dal Sindaco nella sua lettera al Corriere. Eppure, a quanto si sa, da Pantelleria almeno fino ad oggi non si è mai alzato in volo alcun Tornado, mentre a cura dell’ENAC fervono invece i lavori per la costruzione della nuova stazione aeroportuale, destinata a favorire i voli di collegamento con l’isola a fini turistici e non certo militari.

Ma, l’ultimo grave errore di carattere giornalistico in grado di danneggiare notevolmente l’immagine di Pantelleria e compromettere non poco la stagione turistica appena iniziata (non troppo bene, a sentire gli operatori del settore), lo commette oggi “Il Giornale” in un bel clima “bipartisan”. Non per cattiveria, o per partito perso, ma per ignoranza… E lo fa con l’articolo “Anche l’Europa si sveglia: ‘Ora saremo invasi’.”, firmato da Andrea Cuomo.

Già il titolo da solo è tutto un programma, niente affatto tranquillizzante... Ma poi c’è il testo, che parte da una premessa errata molto grave, questa: “[...] Un minisbarco è avvenuto anche nell’altra isola delle Pelagie, Pantelleria, dove una imbarcazione di sette metri con a bordo otto tunisini e un iracheno è giunta nel porto di Scauri. [...]”. Sic !

Lo sbarco c’è stato, è vero, ma non è vero che Pantelleria faccia parte delle isole Pelagie (Lampedusa, Linosa e Lampione), isole situate un centinaio di miglia più a Sud, come abbiamo già su precisato. E conseguentemente non è esatto quanto viene affermato
nell’articolo in seguito, e cioè “[...] che dal 1° gennaio al 4 maggio 2011 a Lampedusa, Pantelleria e Linosa sono sbarcati già in 33mila, tutti salpati in Tunisia, anche se oltre a tunisini sulle «carrette» del mare ci sono libici ed egiziani. [...] ” !!!

Pantelleria, diciamolo una volta per tutte e sia ben chiaro, fa storia a sè nello Stretto di Sicilia, e ciò senza voler minimamente sminuire il valore dei gravi disagi che Lampedusa e Linosa hanno subito e continuano a subire per questi flussi migratori dal Nord Africa. Ma solo per precisare che gli sbarchi a Pantelleria nel periodo indicato si contano sulle dita di due mani. Non più di 500 tra clandestini e profughi sono arrivati in questi ultimi mesi sull’isola.

Nei primi mesi erano per lo più migranti provenienti dalla Tunisia, cui Pantelleria è notevolmente più vicina di Lampedusa, tutti trasferiti volta per volta ai centri di raccolta sulla terraferma. Solo ultimamente sono stati registrati alcuni arrivi di profughi dalla Libia, tra cui quello del 13 Aprile u.s. di circa 200 persone, tra uomini, donne e bambini, tragicamente conclusosi sulle coste dell’isola con due donne annegate ed un uomo disperso in mare. Ma tutti i superstiti sono stati soccorsi e assistiti dagli abitanti di Pantelleria con un tale impegno e con un tale calore umano protrattisi per giorni, che tre nuclei familiari di profughi hanno alla fine addirittura chiesto e ottenuto di poter rimanere definitivamente sull’isola.

Nell’isola di Pantelleria, in altre parole, si respira fortunatamente un clima ben diverso da quello delle altre isole del Canale. Un clima che, almeno fino ad oggi, la crisi libica e le sue conseguenze non hanno che minimamente intaccato. Ma questi errori di informazione certamente involontari, se non prontamente corretti, potrebbero danneggiare gravemente quell’immagine pacifica che l’isola vuol dare di sè all’esterno, aggiungendo, diceva il Sindaco nella sua lettera al Corriere, “la beffa al danno”, e, aggiungo, inducendo i panteschi a pensare di essere davvero “cornuti e mazziati”, come direbbero a Napoli...

http://www.blogsicilia.it/blog/da-oltre-trent%E2%80%99anni%E2%80%A6-pantelleria-%E2%80%9Ccornuta-e-mazziata%E2%80%9D-direbbero-a-napoli%E2%80%A6/  
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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L'articolo è di nove giorni fa, ma solo oggi viene pubblicato da Blog Siclia... Meglio tardi che mai, certamente. Ma i riferimenti alle date dei quotidiani citati risultano sfalsati... Per il resto tutto valido, con poche novità all'orizzonte... Ancora situazione di emergenza a Pantelleria (dal 2007...), con il Prefetto di Trapani nuovo Commissario Delegato!!!
La vera sfida sapete qual'è? Questa. Lo stato di emergenza di Pantelleria, decretato nel 2007 da Prodi e riconfermato nel Maggio 2011 da Berlusconi (con il cambio del Commissario Delegato all''esecuzione dei lavori previsti), scadrà nell'Aprile 2012, cioè tra undici mesi. Ma saranno finiti per quella data i lavori che proprio per risanare quello stato di emergenza dell'isola sono stati previsti e finanziati ?

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Post di Giò Nastasi ‎
?! :(
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Da "TM NEWS" del 18/05/11

Libia/ Mosca: Tripoli fermi subito gli attacchi ai civili
Ministero Esteri: Gheddafi rispetti le risoluzioni Onu

Mosca, 18 mag. (TMNews) - La Russia chiede alle autorità libiche di fermare immediatamente gli attacchi contro i civili. L'appello arriva oggi tramite un comunicato diffuso dal ministero russo degli Esteri, all'indomani della visita a Mosca degli inviati di Muammar Gheddafi. Il ministro degli Esteri "Sergei Lavrov ha sottolineato l'importanza che Tripoli annunci ufficialmente la sua disponibilità a fermare gli attacchi contro la popolazione civile e a rispettare pienamente le risoluzioni 1970 e 1973 del Consiglio di sicurezza Onu", si legge nel testo rilanciato dalle agenzie russe.

Ieri, al termine dei colloqui con gli emissari del raìs libico, il capo della diplomazia del Cremlino aveva annunciato che "a Tripoli sono disposti a prendere in considerazione approcci che si basano sulla 'road map' dell'Unione africana, sono pronti a soddisfare i requisiti della risoluzione 1973" a patto che si fermino i raid Nato. Nel tentativo di assumere un ruolo di mediatore nella crisi nordafricana, Mosca - da subito molto critica sull'intervento Nato - ha già auspicato di incontrare presto anche i ribelli libici.

http://www.tmnews.it/web/sezioni/nuovaeuropa/PN_20110518_00037.shtml
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Si apre uno spiraglio verso la fine dei combattimenti e dei bombardamenti in Libia ? Sembrerebbe proprio ... Speriamo... E che sia il benvenuto da qualunque parte arrivi...


Da "ASCA" del 17/05/11

Libia: UNHCR, 14 mila i rifugiati fuggiti in Italia e Malta
(1° aggiornamento)

(ASCA) - Roma, 17 mag - Sono 14 mila le persone fuggite dal conflitto libico e sbarcate a Malta e sulla penisola italiana. Lo rende noto l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, secondo cui solo nel fine settimana a Lampedusa e a La Valletta sono giunti 1.669 migranti.

In particolare, ha evidenziato l'Unhcr attraverso la portavoce Melissa Fleming in un briefing con la stampa a Ginevra, centinaia di persone che sono fuggite dalla Libia verso la Tunisia e l'Egitto nelle ultime settimane stanno tornando in Libia con l'intenzione di imbarcarsi per raggiungere l'Europa. Tra loro ci sono rifugiati e membri delle comunità somale, etiopi ed eritree. L'Unhcr ha delle trattative in corso con queste comunità e le sta mettendo in guardia sui rischi insiti nei viaggi in mare, nonchè i rischi che corrono i migranti nel passaggio della frontiera libica.

Intanto, ad oggi sono circa 14.000 le persone arrivate via mare in Italia e a Malta dalla Libia. Di questi, 1.669 sono arrivati tra venerdì e sabato mentre sono oltre 1.200 le persone che mancano all'appello dal 25 marzo.

L'Unhcr ha incontrato a Tripoli i rifugiati che pensano di fare questo insidioso viaggio e, come riferisce lo stesso Alto Commissariato, sono tutti pienamente consapevoli del numero di morti, ma ''ci hanno detto che si sentono di non avere nulla da perdere. Un uomo eritreo ci disse che avrebbe preferito morire nel tentativo di raggiungere la sicurezza che continuare a vivere in situazioni di pericolo.

Molti hanno vissuto in Libia per diversi anni, hanno affrontato periodi di detenzione e provengono da paesi come l'Eritrea e la Somalia, dove il ritorno sicuro non e' una possibilità'''.

Sulla base dei discorsi fatti con le persone che sono arrivate in Italia, riteniamo, prosegue l'Unhcr, ''che altre migliaia si adopereranno per effettuare questo viaggio via mare. La maggioranza ha fatto il viaggio in barche che sono sovraccariche di passeggeri e in pessimo stato di conservazione. Inoltre, spesso non c'e' uno skipper qualificato''. L'Unhcr ribadisce il suo invito a tutte le navi che attraversano il Mediterraneo a ''prendere in considerazione che tutte le imbarcazioni in partenza dalla Libia possono aver bisogno di assistenza e probabilmente dovranno far fronte a una situazione di pericolo a un certo punto del viaggio'' e si augura di ''essere presto in grado di ristabilire una presenza internazionale in Libia occidentale''. Nel frattempo ''abbiamo in programma di espandere l'assistenza al fine di alleviare le difficoltà incontrate da molti rifugiati''. L'Unhcr infatti ha squadre di personale che intervistano i richiedenti asilo e i rifugiati in Egitto e Tunisia per valutare le loro richieste e, ove possibile, fare da riferimento per i reinsediamenti.

''Le persone al centro del processo di reinsediamento e i casi di vulnerabilità hanno la priorità' nel nostro programma di intervista'', riferisce ancora l'Alto Commissariato aggiungendo che si stima siano 6.000 le persone che avranno bisogno di reinsediarsi dai confini di Egitto e Tunisia nei prossimi mesi, così' come altre 2.000 dal Cairo.

Finora 11 paesi di reinsediamento hanno offerto più di 900 posti, tra cui anche gli Stati Uniti che però non ha specificato il numero di posti.

http://www.asca.it/news-LIBIA__UNHCR__14_MILA_I_RIFUGIATI_FUGGITI_IN_ITALIA_E_MALTA_%281_UPDATE%29-1018154-ORA-.html


Da "IL GIORNALE DI SICILIA" - 17/05/11

13/05/11 - Lettere alla direzione

Le trivellazioni nel parco marino delle Egadi

Gentile Direttore,

è di questi giorni, purtroppo, la notizia che sono riprese o riprenderanno a breve le trivellazioni per il sondaggio petrolifero in prossimità del parco marino delle Egadi, nonostante le promesse del ministro dell'ambiente. Nonostante sia stata segnalata la presenza di una colonia di foche (notizia fornita ufficialmente dal direttore della riserva dott. Donati). Nonostante le praterie di posidonia che sono protette per Decreto Internazionale UE 92/43.

So che la mia mail le sembrerà ingenua. So che dietro queste operazioni ci sono interessi enormi. So che l'Italia prende solo il 4% di royalty rispetto alla Russia, ad esempio, o alla Libia che viaggiano su percentuali dell'80%. So che tutte le nomine a qualunque carica sono molto probabilmente strategiche per l'una o l'altra parte, sia essa politica o di stampo mafioso. Ho 51 anni, non 15, e ho visto il mondo. Però mi piace credere che ci sia ancora la possibilità di difendere la parte debole del pianeta, quella che non genera interessi e che non può difendersi da sola. Vi prego, ditemi che non mi sbaglio. Ditemi che possiamo fare qualcosa per fermare questo scempio. Ditemi che ci credete anche voi. Fara Di Maio, Trapani.

http://www.gds.it/gds/sezioni/lettere-alla-direzione/dettaglio/gdsid/158055/


Da "PENN ENERGY" - 17/05/11

Noble Energy abandons Leviathan natural gas
appraisal well offshore Israel

by Phaedra Friend Troy

May 16, 2011 - US independent Noble Energy (NYSE:NBL) has abandoned drilling its Leviathan-2 appraisal well in the waters offshore Israel before reaching its targeted depth.

During drilling of the much-anticipated appraisal well, Noble Energy identified water escaping from the wellbore, caused by a water sand that flowed behind the surface casing. The well was monitored closely, and no hydrocarbons were found in the produced water.

Although the Leviathan-2 well had not yet reached the targeted depth, Noble Energy decided that the current well location and wellbore were "unsuitable for continued drilling operations."

Leviathan-2 was being drilled to evaluate the massive natural gas reservoir discovered by the Leviathan-1 well, which currently boasts estimated gross mean resources of 16 trillion cubic feet of natural gas.

Noble Energy now plans to relocate the drilling rig to another location nearby to resume the appraisal drilling campaign at the Leviathan natural gas field contained in the Rachel and Amit licenses in the Mediterranean Sea offshore Israel.

Development plans for the giant Leviathan natural gas field include multiple export opportunities, including via pipeline and as LNG.

Noble Energy serves as the operator of Leviathan with 39.66 percent interest in the blocks. Project partners include Delek Drilling and Avner Oil Exploration with 22.67 percent each, and Ratio Oil Exploration with 15 percent interest.

http://www.pennenergy.com/index/petroleum/display/1825528955/articles/pennenergy/petroleum/offshore/2011/05/noble-energy_abandons.html?cmpid=EnlDailyPetroMay172011
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Potrebbe essere una buona notizia per il Mediterraneo, se non fosse che per una trivellazione che si interrompe, ce ne sono altre cinque che iniziano ad operare...


Da "BDA - Bollettino d'Ateneo di Catania" - 17/05/11

Calypso: un progetto sul monitoraggio ambientale
marino e costiero del Canale di Sicilia

Il Cutgana protagonista di un programma Italia-Malta

16 maggio 2011- TRAPANI. L'Università degli Studi di Catania, grazie al centro interfacoltà del Cutgana, rivestirà un ruolo di fondamentale importanza nell'ambito del "Programma Italia-Malta - La politica di coesione 2007-2013".

Un mare di opportunità per il futuro" sul tema del monitoraggio ambientale marino e costiero. Un progetto che consentirà alla Regione Siciliana e allo Stato di Malta di diventare poli d'avanguardia nel Mediterraneo sul tema del controllo dello specchio di mare del canale siciliano-maltese con la realizzazione di un sistema stabile ed operativo per il monitoraggio di correnti marine mediante l'uso di un sistema di radar che sarà installato nella parte nord dell'isola maltese e a sud della costa siciliana con lo scopo di fornire dati continui utili ad ottimizzare gli interventi in caso di eventi di sversamenti di idrocarburi.

Il progetto costituirà anche uno strumento utile di supporto alla navigazione fornendo una migliore previsione sulle correnti e garantendo il monitoraggio di correnti in aree critiche a supporto della sorveglianza, della ricerca, del recupero di natanti oltre che per la migliore gestione dello spazio marino nel canale Sicilia-Malta.

Oggi, a Trapani, nella sede dell'Università degli studi di Palermo (Polo didattico territoriale della Provincia di Trapani), si è tenuta la prima riunione operativa tra i rappresentanti dei partner - Aldo Drago per l'Università di Malta, Liz Markham per l'Autorità per i trasporti di Malta, Sarah Grech per il Dipartimento di Protezione civile di Malta, Clinton O'Neill per le Forze armate di Malta, Enzo Falzone per l'Arpa Sicilia, Giuseppa Buscaino dell'Istituto per l'ambiente marino costiero di Capo Granitola, Giuseppe Ciraolo per l'Università di Palermo, Angelo Messina per il Cutgana dell'Università di Catania alla presenza del colonnello Costanzo Ciaprini del Reparto operativo Aeronavale della Guardia di Finanza di Palermo e del capitano di fregata Giosuè Messina, comandante in seconda della Capitaneria di Porto di Trapani -, in cui sono stati definiti i dettagli del progetto che prevede, grazie all'inclusione delle autorità pubbliche dei due Paesi, il massimo e completo sfruttamento della rete di HF radar per lo svolgimento di azioni mirate allo scambio di informazioni e messa a punto di protocolli d'intesa per migliorare la capacità di intervento e di sorveglianza coordinata fra le autorità maltesi e siciliane nel caso di eventuali incidenti ed emergenze.

Il sistema rappresenterà uno strumento utile alla costruzione di nuove capacità di controllo sui mari e sulle sue risorse costiere e l'acquisizione in continuo di dati spazialmente distribuiti e di interesse multi-disciplinare che, insieme con quelli a lungo termine sugli oceani e sulle aree costiere, porterà ad un netto miglioramento della conoscenza del canale Sicilia-Malta.

http://www.bda.unict.it/Pagina/It/Cutgana_2/0/2011/05/16/4524_.aspx
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Bene... Letto il testo, questa il mio commento. Le chiacchiere, al contrario dei fatti, non finiscono mai... Malta è da anni Centro Regionale dell'UNEP-MAP per le risposte di emergenza in casi di inquinamento nel Mar Mediterraneo (REMPEC) con il compito di aiutare gli Stati costieri Mediterranei a migliorare le capacità nazionale di prevenzione e di risposta al fine di esser adeguatamente preparati a far fronte ad episodi di grave inquinamento marino, e ciò ai sensi della famosa Convenzione di Barcellona. Ma cosa ha fatto finora ?
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Post di Salvatore Addolorato

Avrà preso fondi...
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Da una mia "NOTA" su FB del 15/05/11

Quando si perde "la testa", anzi le "teste"...

di Guido Picchetti

Si ritiene comunemente che non è un bene "perdere la testa"... Ed è certamente vero, a meno che non tratti di un caso di innamoramento... il che rende la cosa almeno piacevole sotto un certo aspetto... Quando poi le teste sono addirittura più d'una , è certamente peggio, sempre fatta salva la situazione specifica di cui sopra.

Ma qui voglio alludere al caso di "Augustea Capita", le famose "teste di Pantelleria" rinvenute durante gli scavi all'Acropoli alcuni anni or sono, da me definite le "teste pantesche viaggianti", avendo trascorso, dal loro fortunato rinvenimento, più tempo in giro per il mondo (prese come sono tra viaggi ed esposizioni), che sull'isola dove erano rimaste sepolte per tanti secoli ...

Preziose ambasciatrici dell'isola certamente, apprezzatissime ad Oriente come ad Occidente, tanto che, per accontentare le tante richieste di metterle in mostra, si è anche pensato bene di realizzarne dei sosia, in modo da poterle esporre contemporaneamente, in luoghi distanti tra loro, come è accaduto tempo fa, quando arrivarono con un seguito adeguato di assessori alla cultura in Canada e in Giappone nei padiglioni italiani a far bella mostra di sè.

Perchè, mi chiederete, questo interesse per le "Teste Augustee" di Pantelleria, cui sembra nessuno più pensare sull'isola in una specie di rassegnazione generale, col Museo dell'isola sempre chiuso, a dispetto di quanto di prezioso e culturalmente godibile si cela nei suoi scantinati, perpetuando la copertura di polvere degli anni che passano ? Ma è semplice... Per caso ho trovato una traccia del loro passaggio, non lontano per tempo e per luogo da casa loro.

Pensate, durante la XIII Settimana della Cultura, svoltasi dal 9 al 17 Aprile u.s., (una settimana durante la quale si aprono gratuitamente le porte di musei, aree archeologiche, archivi e biblioteche statali, per una grande festa diffusa su tutto il territorio nazionale), le teste viaggianti pantesche erano in bella mostra al Palazzo Milo di Trapani. Occasione l'esposizione "Augustea Capita. Le teste di Pantelleria" realizzata con la collaborazione del Servizio Parco Archeologico di Pantelleria e in coincidenza con la conferenza su "Come si facean belle le donne nell'antichità... Colori e cosmetici dell'Isola di Mozia". Conferenza tenuta dalla dott.ssa Pamela Toti e presentata dagli archeologi Sebastiano Tusa e Rossella Giglio.

Dove siano ora, le teste, è difficile dirlo. E ancor più difficile è sapere quando torneranno a rilassarsi un po' sull'isola dove tanto a lungo hanno riposato... Ma non sarebbe male saperlo, se non altro per poter dare una risposta certa ai tanti visitatori che giungono sull'isola e chiedono di loro... Le "teste" qui a Pantelleria le abbiamo proprio tutti perdute ?

http://www.facebook.com/note.php?note_id=222334311111725
Stessa notizia su "PANTELLERIA INTERNET COM - News n° 7556" del 17/05/11 (solo su abbonamento) 

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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Da "ANSA IT" - 14/05/11

Unhcr, 1.200 morti in mare
da inizio fuga Libia

Una persona su dieci in fuga non sopravvive alla traversata

13 maggio, GINEVRA - Sarebbero 1.200 le persone morte nella traversata del Mediterraneo fuggendo dalla Libia, secondo le ultime stime rese note oggi a Ginevra dell'Onu. Da fine marzo, quando e' cominciata la fuga via mare dalla Libia verso Lampedusa e Malta a bordo di barconi malmessi e sovraccarichi, ''stimiamo che potrebbero esserci fino a 1.200 persone che risultano disperse e che si presume morte'' su un totale di oltre 12.000 persone giunte in Italia e a Malta, ha affermato a Ginevra la portavoce dell'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr), Melissa Fleming.

Una persona su dieci in fuga dalla Libia non sopravvive alla traversata, ha aggiunto. La portavoce ha inoltre riferito che personale dell'Unhcr ha rintracciato in un campo-profughi in Tunisia, tre etiopi che figurano tra i nove sopravvissuti di un'imbarcazione partita dalla Libia il 25 marzo per l'Europa con a bordo 72 persone. La loro imbarcazione - alla deriva senza carburante, acqua e cibo - era stata avvistata a due riprese da navi militari, che non si sono fermate, mentre un elicottero militare aveva gettato loro acqua e biscotti, ha riferito uno dei sopravvissuti confermando sostanzialmente altre testimonianze.

Dopo oltre due settimane di deriva l'imbarcazione e' approdata su una spiaggia in Libia. Per il viaggio avevano dovuto pagare 800 dollari ai trafficanti, ma a bordo non vi era un vero capitano ed i passeggeri avrebbero dovuto cavarsela da soli, ha detto la portavoce.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2011/05/13/visualizza_new.html_870052335.html
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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No comment...
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Post di Franco Carissimi

Li caricherei tutti sul conto personale del colonnello!!!


Da una mia "NOTA" su FB del 14/05/11

I lavori per l'emergenza. Una risposta
alle prima delle 4 domande ?

di Guido Picchetti

Da Salvatore Gabriele, il giornalista direttore di "Pantelleria Internet Com" che ospita saltuariamente dei miei articoli e al quale avevo inviato stamane il testo della mia nota odierna su FB con il titolo "A Pantelleria... Sbattuti tra le onde, è difficile arrivare in porto..." per una eventuale pubblicazione sul suo notiziario on line, ricevo la seguente e-mail che interamente qui a seguire riporto, astenendomi momentaneamente da ogni commento al riguardo. Una sola precisazione per quanti non fossero al corrente di certe particolarità di Pantelleria e evitare equivoci. Sulla nostra isola di persone che hanno lo stesso nome e cognome ce ne sono non poche. E il Salvatore Gabriele, giornalista e direttore di Pantelleria Com, è solo un omonimo del Salvatore Gino Gabriele da lui chiamato in causa nella e-mail inviatami, già sindaco dell'isola fino al Maggio scorso, nonchè Commissario Delegato per quei lavori d'emergenza indicati dall'ordinanza governativa del Maggio 2007. Questo il testo della e-mail da me appena ricevuta:

Caro Guido,

ti invio il dispositivo che non hai trovato su internet. (*)

Per quanto riguarda i problemi che poni non sono io che posso risponderti e non credo che il prefetto per la sua veste istituzionale lo farà, né tanto meno l'ex commissario del porto Salvatore Gino Gabriele per i noti motivi.

Io credo che per gli addetti ai lavori il giornale farebbe una figuraccia perché non è assolutamente vero che non è stato fatto nulla. E' stata rifatta per esempio l'intera diga foranea di sottoflutto che era completamente distrutta e compromessa per una lunghezza di 643 metri. Sono stati calati in mare ed incastrati con una particolare tecnica tutti i massi in cemento che erano ammucchiati davanti al cimitero. Altri massi sono e calati in mare. Il lavoro consente al traghetto di operare quasi sempre nel molo del centro ed i viaggi con approdo a Scauri si sono notevolmente ridotti. E' stato rifatto tutto il piazzale del porto nuovo che era crollato. E' stato abbattuto quell'inutile serbatoio in cemento lasciando il posto per un nuovo attracco del traghetto a ridosso della diga foranea. I lavori sono iniziati e stanno andando avanti.

Puoi andare a vedere. Questo nuovo attracco consentirà di guadagnare viaggi in quando a ridosso della diga non c'è la risacca del molo Woithila. Il porto di Scauri era fortemente compromesso perché la diga era stata costruita su un fondale sabbioso e rischiava di rovesciarsi sotto il suo stesso peso. Sono state studiate delle colonne che legheranno alla roccia sottostante la struttura in cemento in superficie. Esiste la progettazione per la costruzione della diga di sottoflutto che parte da San Leonardo, ma essendo stato eliminato il commissario per le urgenze è chiaro che ora i tempi si allungheranno in quanto per via ordinaria tutto deve passare da mani ordinarie.

Io posso inviare all'ex commissario Gabriele per ottenere queste risposte che non posso darti io. Non posso esporre il giornale ad una evidente smentita perché in questi ultimi anni è stato fatto di più dei 50 anni precedenti. Il commissario abbracciava anche l'emergenza idrica. E' stata portata l'acqua nelle case di Scauri, Rekali e Tracino. Non mi sembra poco. Salvatore.

(*) In alto a lato l'immagine di pagina 2 inviatami da Salvatore Gabriele con l'art. 2 del dispositivo governativo del 7 Maggio 2011 che nomina il Prefetto di Trapani Commissario Delegato per consentire il completamento entro il 30 Aprile 2012 degli interventi in corso di cui all'ordinanza del Presidente del Consiglio n° 3589 del 2007, con l'autorizzazione ad avvalersi i in qualità di soggetto attuatore del Dirigente Generale del Dipartimento Regionale della Protezione Civile.

http://www.facebook.com/note.php?note_id=222198731125283


Da "BLOG SICILIA - TRAPANI" - 14/05/11

Parla l'assessore provinciale al Turismo di Trapani

Federalismo fiscale, Spataro "Bene D'Alì
su fondo isole minori"

di Redazione

13 maggio 2011 - “Da cittadina di una piccola isola, prima ancora che da amministratore e da assessore provinciale, non posso che rivolgere un sentito riconoscimento all’azione politica del senatore Antonio d’Alì che all’interno del decreto di attuazione del federalismo fiscale, con grande lungimiranza, ha fatto inserire, a fianco delle comunità montane, una riserva del Fondo per lo sviluppo e la coesione per le isole minori”. Lo scrive in una nota l’assessore provinciale al turismo di Trapani, Cettina Spataro, originaria dell’isola di Marettimo.

“D’Alì – afferma – ha dimostrato di ben conoscere i problemi che hanno le isole minori in termini di collegamenti, spopolamento, occupazione, servizi, portualità. Le isole sono vere perle per il turismo ma cariche anche di problemi che ricadono quasi tutti esclusivamente sugli abitanti. Con questo intervento gli amministratori delle isole Egadi, Pantelleria, Eolie, Linosa e Lampedusa, avranno finalmente strumenti per cominciare a programmare a partire dal presente e per il futuro. L’iniziativa di d’Alì, inoltre, dimostra ancora una volta come la politica delle azioni concrete e sostenute con determinazione nell’interesse del territorio e dei suoi abitanti, trovi sempre accoglimento in ogni esponente della maggioranza e nel Governo, e non abbiamo bisogno di movimenti surrettiziamente localistici da contrapporre alla Lega”.

http://trapani.blogsicilia.it/federalismo-fiscale-spataro-bene-dali-su-fondo-isole-minori/43059/


Da una mia "NOTA" su FB del 14/05/11

A Pantelleria... Sbattuti tra le onde,
è difficile arrivare in porto...

di Guido Picchetti

Giorni fa ho pubblicato una nota sulla mia bacheca di Facebook in merito alla notizia, pubblicata da "Pantelleria Internet Com", sulla nomina del Prefetto di Trapani Marilisa Magno a Commissario delegato per il completamento degli interventi in corso a Pantelleria previsti dall'ordinanza governativa del Consiglio dei Ministri del 15 Maggio 2007 "Disposizioni urgenti di protezione civile per fronteggiare l'emergenza determinatasi a causa della criticità del sistema portuale e dell'approvvigionamento idrico nel territorio dell'isola di Pantelleria in provincia di Trapani. (Ordinanza n. 3589)". (*)

La nomina del prefetto di Trapani sarebbe avvenuta con un'altra ordinanza emanata dal Presidente del Consiglio dei Ministri Berlusconi il 7 Maggio u.s. Ho cercato in rete il dispositivo della Presidenza del Consiglio dei Ministri del 7 maggio scorso per leggerlo, ma non sono riuscito a trovarlo. Prendiamo per buono comunque quanto pubblicato da Pantelleria Internet Com l'11/5 u.s., secondo cui la nomina del prefetto di Trapani, a Commissario Delegato per il completamento degli interventi in corso a Pantelleria fino al 30 aprile 2012, sarebbe avvenuta su proposta del Capo Dipartimento della Protezione Civile, e facciamo qualche altra considerazione in base agli elementi che abbiamo.

Cosa cambia ? Anzitutto c'è il passaggio delle funzioni di commissario delegato per i lavori (previsti e ben specificati dall'ordinanza del 2007) dal sindaco di Pantelleria in carica (prima Salvatore Gabriele, e poi Alberto Di Marzo) al Prefetto di Trapani, con relativo compenso di 1000 € al mese, e con l'autorizzazione ad avvalersi del personale e della struttura già operanti, autorizzati ad effettuare lavoro straordinario nel limite massimo di 70 ore mensili oltre i limiti di norma già previsti (Art. 4).

A tali fondi si provvede con le risorse finanziarie che, come indicato dal successivo articolo dell'ordinanza n. 3589 del 2007, sono messe a disposizione per l' attuazione di quanto previsto. Si tratta di un importo complessivo di circa 23 milioni di euro, più eventuali altre risorse eventualmente reperibili e destinate alle stesse finalità (Art. 5) ...

Per assicurare il rispetto dei termini di scadenza dello stato d'emergenza il Commissario delegato è tenuto a comunicare ogni tre mesi al Dipartimento della Protezione Civile lo stato di avanzamento dei programmi in corso, evidenziando e motivando eventuali ritardi, e indicando le misure da adottare per poterli recuperare. E in caso di bisogno Il Capo del Dipartimento della Protezione Civile è autorizzato a intervenire con mezzi, fondi e personale direttamente gestiti con fondi propri (Vedi Art. 6).

Ma ciò che ora sarebbe interessante sapere è:

  1. Di quei lavori previsti e ordinati nel Maggio 2007, oggi, a quattro anni di distanza, cosa è stato fatto?

  2. Da chi sono stati realizzati quei lavori e sotto quale amministrazione, ovvero con quale Commissario Delegato?

  3. Quanti di quei fondi previsti e messi a disposizione dall'ordinanza del 2007 sono stati spesi finora, per che cosa, e quanti di quei fondi sono ancora utilizzabili ?

  4. E, per finire, cosa rimane ancora da fare per venir fuori da quello stato di emergenza indicato dall'ordinanza e da cui si dovrebbe comunque uscire entro il 30 aprile 2012, con il completamento degli interventi previsti dall'ordinanza del Presidente del Consiglio n. 3589 del 2007 ?

Sono quattro domande alle quali ogni cittadino pantesco avrebbe pieno diritto di avere risposte. Sarà possibile ? Sono scettico, ma mi piacerebbe molto essere smentito dai fatti. Un'ultima osservazione: mentre l'ordinanza governativa n. 3589 del 2007 era firmata da Prodi, quella del 7 Maggio scorso era naturalmente firmata da Berlusconi. Più "bipartisan" di così... Ma non sarà che proprio perchè essa è "bipartisan", e sbattuta a destra e sinistra..., non si riesce a trovare la giusta rotta per arrivare in porto ?

(*) La nota in questione è "Pantelleria... Quando leggere fa bene al fegato" del 12/05/11.

http://www.facebook.com/note.php?note_id=222074224471067

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Commento su FB a margine dell'articolo
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A Rosanna Belvisi piace questo elemento.


Da "ECOBLOG" - 14/05/11

Caso Quirra: avviato il sequestro preventivo
del poligono militare

di Simone Muscas

13 maggio 2011 - Importanti novità sulla questione Quirra: nella giornata d ieri infatti il Gip del Tribunale di Lanusei, Paola Murru, ha emesso un decreto di sequestro preventivo dell’intero Poligono di terra di Quirra ravvisando il reato di disastro ambientale. In pratica viene interdetta completamente ogni attività agropastorale all’interno dell’area e pertanto devono essere allontanati dal perimetro tutti i capi di bestiame che pascolano nell’area prossima. A parere del giudice esisterebbero prove che le esercitazioni e l’attività svoltasi sinora provochino gravi danni alla salute degli uomini e degli animali; proprio per questo nei prossimi giorni sarà notificata ai circa sessanta allevatori interessati l’ordinanza di sgombero di oltre diecimila capi di bestiame.

Nonostante questo il magistrato ha disposto che possa comunque proseguire l’attività militare. Tutto questo avviene quando ancora non sono emersi i risultati definitivi delle analisi di cui su Ecoblog stiamo da tempo parlando. Infatti sta andando avanti l’inchiesta della Procura della Repubblica di Lanusei che indaga sulla presenza di uranio impoverito nel Poligono. In queste ore il procuratore della Repubblica, Domenico Fiordalisi, ha disposto il sequestro probatorio di tutte le sorgenti, i canali, pozzi e condutture che si allacciano all’acquedotto di Quirra.

Secondo il procuratore esisterebbero prove praticamente certe che indicherebbero un nesso fra la contaminazione delle acque e l’animale nato anni fa con due teste all’interno di Quirra. Secondo il magistrato tutta l’acqua della zona avrebbe subito contaminazioni di nanoparticelle provenienti dai vari brillamenti di munizionamento eseguiti in questi anni nel poligono.

http://www.ecoblog.it/post/12572/caso-quirra-avviato-il-sequestro-preventivo-del-poligono-militare
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Sequestro "preventivo" dell'area del poligono di Quirra in Sardegna, ma l'attività militare può proseguire. Contemporaneamente ordinanza di sgombero agli allevatori della zona interessata per oltre 10.000 capi di bestiame... E ancora non ci sono i risultati definitivi delle analisi. Un quiz: chi sono i "cornuti e mazziati" ?
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Post di Roberto Giacalone

interessante quiz...!


Da "SICILIA ON LINE" del 13/05/11

Immigrazione: Pantelleria, arrivati 3 gommoni
tra ieri notte e stamattina

PANTELLERIA (TRAPANI) Tre gommoni con a bordo, complessivamente, circa 20 migranti, sono approdati tra ieri notte e stamattina a Pantelleria. Il primo sbarco é avvenuto a Scauri nella tarda serata di ieri. Si tratta di un gommone con a bordo sette meghrebini. L'imbarcazione é stata intercettata dalla Guardia Costiera. Stamattina, sono arrivati sull'isola altri due gommoni. Il primo, con sei nordafricani, é stato intercettato da una motovedetta dei carabinieri. Il secondo, con 9 maghrebini a bordo, é stato invece intercettato dalla Guardia Costiera e scortato fino al porto. Secondo quanto si apprende, gli immigrati saranno alloggiati nel centro di prima accoglienza della caserma Barona e stanotte saranno trasferiti a Trapani con il traghetto "Cossyra". (ITALPRESS)

http://www.siciliaonline.it/ultimora/cronaca/35028-immigrazionepantelleria-arrivati-3-gommoni-tra-ieri-notte-e-stamattina 
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Dalla Libia o dalla Tunisia ? Con certezza non si sa ancora, ma la Tunisia è più vicina ed è il luogo d'imbarco più probabile.... D'altronde il mare oggi è una tavola, e favorisce le traversate...


 Da "EUROPA QUOTIDIANO" - 13/05/11

Roma bombarda, ma intanto tratta
Mentre i ribelli libici avanzano grazie ai raid Nato,
l’Italia continua a negoziare l’uscita di scena del Colonnello

di Daniele Castellani Perelli

12/05/2011 - Bombe e diplomazia. Sulla questione libica l’Italia, dopo lo smarrimento iniziale dovuto al lungo e complicato riavvicinamento tra il regime e gli ultimi governi italiani e all’amicizia personale tra Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi, si è allineata alle principali potenze occidentali, dalla Francia agli Stati Uniti alla Gran Bretagna, lasciando sola nella sua posizione attendista la Germania. Ma la partecipazione attiva alla guerra non significa che Roma abbia smesso di percorrere la via diplomatica.

Tutt’altro. «C’è una trattativa in corso con il regime libico – fonti diplomatiche confermano a Europa –. E, come altre volte è successo nelle ultime settimane, il governo italiano sta ricoprendo un ruolo di primo piano, anche se non lo sta pubblicizzando. Il motivo? Probabilmente per ragioni di riservatezza legate alla missione sul terreno».

La giornata di ieri ha dimostrato, nella leggera differenza di toni delle dichiarazioni del ministro degli esteri Franco Frattini e del ministro della difesa Ignazio La Russa, che Roma sta ora usando entrambe le frecce del suo arco: le armi con cui proteggere i civili e costringere il regime alla resa, e l’impegno diplomatico con cui cercare di convincere Gheddafi e i suoi a trovare una soluzione soddisfacente alla crisi.

Frattini, parlando a Radio anch’io su Rai radio uno, ha ribadito che in Libia serve «una soluzione politica» che preveda l’abbandono del potere da parte di Muammar Gheddafi. Il ministro ha dichiarato che ci sono paesi che hanno indirettamente fatto capire di essere disposti ad accoglierlo, e ha poi avvertito che «il cerchio si stringe».

Alla base della trattativa sta l’offerta di esilio per Gheddafi. Ma il raìs deve sbrigarsi, perché entro fine mese – ha spiegato Frattini – potrebbe essere emesso un ordine di cattura internazionale contro il leader libico, e allora sarebbe più difficile trovare un accordo. Ma se Frattini indica a Gheddafi una possibile e ultima via d’uscita, La Russa, invece, in un’intervista al Messaggero ha vestito i panni del falco, precisando che l’abitazione di Gheddafi a Tripoli non si può bombardare, ma che se il raìs si trovasse all’interno di un edificio militare, allora la sua eliminazione da parte della Nato diventerebbe legittima. Un argomento che permetterebbe un domani all’Alleanza atlantica di giustificare l’eventuale uccisione di Gheddafi come una morte collaterale ai bombardamenti su un edificio militare: «Non c’è una caccia a Gheddafi ma neanche una sorta di intoccabilità».

Due linee permangono dunque all’interno del governo, una più favorevole all’uso delle armi e una più cauta, più disponibile alla trattativa. Ma va detto che sono meno distanti rispetto a qualche settimana fa, quando non si riusciva a capire (e non ci riuscivano neanche i nostri alleati) da che parte stesse l’Italia. Era prima che – come spiega la nostra fonte diplomatica – l’Italia decidesse di riconoscere i ribelli grazie alle pressioni di Hillary Clinton su Frattini, e poi di entrare ufficialmente in guerra grazie alle posizioni filoamericane di Gianni Letta e alla visita romana di John Kerry, presidente della Commissione affari esteri del senato americano.

Berlusconi continua a restare in disparte, un po’ perché i suoi interessi sono oggi altrove un po’ perché gli altri leader internazionali preferiscono che si occupi d’altro. Frattini e La Russa mostrano di essere coerenti con gli impegni internazionali assunti dall’Italia, sanno che ormai il dado è tratto. Un’altra inversione di marcia, infatti, non sarebbe più ipotizzabile nemmeno per un governo che sulla questione libica ha già regalato fin troppe giravolte.

http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/126550/roma_bombarda_ma_intanto_tratta
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Una spiegazione plausibile di certe apparenti contraddizioni nella politica estera del nostro Paese...


Da "TELERADIOERRE" del 12/05/11

Off-shore, Romano: "Su trivelle serve
dibattito nel Governo"

CAMPOBASSO, giovedì 12 maggio 2011 - "Sulle trivellazioni in mare serve un dibattito nel governo". Lo afferma a Campobasso, dove si trova per alcune iniziative elettorali, il ministro delle Politiche Agricole Saverio Romano parlando delle recenti manifestazioni di protesta per le annunciate trivellazioni nel mare tra le isole Tremiti e la costa adriatica. "E' una polemica che io condivido - ha proseguito - il mare va rispettato nella funzione altissima che ha, è uno straordinario strumento di pace e comunicazione. Ed è anche il luogo dove tante famiglie, lavorando, traggono il loro reddito ed il luogo dove ci riposiamo, quindi sono per la tutela e la salvaguardia del mare".

Romano auspica quindi un confronto nel governo sulle trivellazioni. "E' necessario - dice - non solo sulle trivellazioni in quest'area, ma anche quelle al largo di Pantelleria devono trovare una risposta del governo. Serve dunque mettere mano, dobbiamo fare in modo che questo mare, che è patrimonio straordinario di tutti gli italiani, venga tutelato nel migliore dei modi, anche perchè chi trivella di solito non è italiano".

http://www.teleradioerre.it/news/articolo.asp?idart=64002
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Il ministro delle Attività Produttive Romano si pronuncia contro le trivellazioni petrolifere off-shore, citando espressamente quelle previste al largo di Pantelleria... Questa sì che è una bella notizia !!! Se sono rose fioriranno... E il mese è proprio quello giusto , Maggio...  E perdonatemi poi la battuta che viene spontanea, ma che è più una speranza ... Non sarebbe meglio a questo punto che i due ministri attualmente in carica, quello delle Attività Produttive (Romano) e quello dell'Ambiente (Prestigiacomo) si scambiassero di posto ... Personalmente io ci metterei la firma... e penso che non sarei da solo...


Da "TRAPANI CRONACA IT" del 12/05/11

Il decreto sul federalismo riserva fondo
per isole minori

Successo della politica di sostegno delle isole minori promossa dal senatore Antonio D'Alì, firmatario di un disegno di legge in fase di istruttoria nella Commissione Ambiente da lui presieduta. La proposta di legge a sostegno delle isole minori, tempestivamente recepita dal presidente Enrico La Loggia in sede di Commissione Bicamerale per l'attuazione del federalismo fiscale all'interno del decreto concernente, "disposizioni in materia di risorse aggiuntive ed interventi speciali per la rimozione degli squilibri economici e sociali", inserisce le isole minori tra le realtà aventi diritto ad una quota riservata nel riparto del "Fondo per lo sviluppo e la coesione" (la rimodulazione dei fondi Fas).

"È la prima volta nella storia repubblicana - commenta D'Alì - che un provvedimento normativo strutturale, destinato a gestire i flussi di finanza pubblica dei prossimi decenni, affronta in maniera organica la tematica delle isoli minori. Abbiamo lavorato a lungo per questo risultato e ringrazio il presidente La Loggia, il ministro Fitto, il relatore Bernini e tutti i rappresentati della Bicamerale per l'attuazione del federalismo fiscale per avere recepito una così rilevante tematica in passato sin troppo trascurata. Il provvedimento - conclude il presidente della commissione Ambiente - riveste particolare importanza per la Sicilia dove le isoli minori rappresentano una rilevante parte del territorio, non solo e non tanto in termini quantitativi ma anche e soprattutto in termini qualitativi ai fini dello sviluppo economico. Sono certo che i benefici andranno a diretto vantaggio delle popolazioni residenti e di tutte le iniziative imprenditoriali miranti alla valorizzazione del turismo, al miglioramento dei servizi e delle produzioni locali".

http://trapani.trapanicronaca.it/cronaca/decreto-federalismo-fiscale-riserva-fondo-isole-minori_3511.php
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Il federalismo penserà alle isole minori... E' previsto da un disegno di legge in fase di istruttoria nella Commissione Ambiente presieduta dal Sen D'Alì e dovrebbe servire anche a valorizzare il turismo, oltre che migliorare i servizi e le produzioni locali... Speriamo che le buone intenzioni arrivino in porto, e che il mare grosso che spesso circonda le isole non le sommerga prima ...


Dal "COMUNE DI LAMPEDUSA" - 12/05/11

Comunicato Stampa # 1

Lampedusa, definite misure urgenti per il Porto
con Ministero dell’Ambiente, Protezione Civile
e Capitanerie di porto

Il sindaco di Lampedusa, Bernardino De Rubeis, ha incontrato oggi i funzionari del Ministero dell'Ambiente, della Protezione Civile e delle Capitanerie di porto con i quali ha definito le misure urgenti di recupero ambientale e di sicurezza del porto isolano. La disponibilità assunta dal Ministro dell'Ambiente on. Stefania Prestigiacomo e dal Capo della Protezione Civile Franco Gabrielli, Commissario per l'emergenza umanitaria, consentirà di organizzare la bonifica del porto con il trasferimento e lo smaltimento delle imbarcazioni dei migranti accumulati negli specchi acquei e nelle aree comunali temporaneamente dedicate a deposito degli scafi. A cura del Dipartimento per la Protezione Civile, i 240 barconi accumulatisi nell'isola saranno trasferiti presso porti attrezzati della Sicilia, mentre l'amministrazione dell'Ambiente dedicherà alla prevenzione degli inquinamenti un battello disinquinante dotato di sistemi di contenimento degli oli galleggianti e mirato al recupero di rifiuti solidi in acqua.

In coordinamento con il sindaco De Rubeis, la Guardia Costiera curerà i profili di sicurezza nautica ed ambientale del porto e dell'area marina protetta di Lampedusa, mettendo a disposizione l'attività dei propri sommozzatori per una ricognizione dei fondali e l'avvio del loro risanamento. Il recupero del porto, ed il rapido ritorno alla sua normalità, coinvolgerà gli operatori marittimi ed i pescatori, la cui attività è stata fortemente sacrificata dall'emergenza sostenuta dall'Isola.
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Bonifica del porto, battello antinquinamento, e sommozzatori per l'AMP: queste alcune delle misure urgenti per Lampedusa, ben
meritate, insieme alla medaglia d'oro al merito civile...


Da una mia "NOTA" su Fb del 12/05/11

Pantelleria... Quando leggere fa bene
al fegato...

di Guido Picchetti

E allora per avere il fegato sano, non occorre il Cinar, ma basta leggersi il testo di quest'ordinanza emanata dal "famigerato" Presidente del Consiglio dei Ministri Berlusconi il 15 Maggio 2007 !!!. Riguarda direttamente Pantelleria. E' intitolata "Disposizioni urgenti di protezione civile per fronteggiare l'emergenza determinatasi a causa della criticità del sistema portuale e dell'approvvigionamento idrico nel territorio dell'isola di Pantelleria in provincia di Trapani. (Ordinanza n. 3589)". E a distanza di ben 4 anni fa di quegli interventi in essa elencati che cosa è stato fatto ? O, per meglio dire, cosa è stato ultimato in osservanza a quella citata "urgenza" ? Un accidente !

Pantelleria ? Altro che "cornuta e mazziata"... Possiamo dirla "bicornuta" e "bimazziata". Ma ora, come riferisce "Pantelleria Internet Com", "[...] il Prefetto di Trapani Marilisa Magno è stato nominato Commissario delegato per il completamento degli interventi in corso a Pantelleria fino al 30 aprile 2012 [...]", interventi previsti appunto da quell'ordinanza. Evviva, siamo salvi !!! I Due porti, quello di Scauri e di Pantelleria paese, saranno finalmente completati, l'acqua arriverà a tutti, sarà realizzato un nuovo desalinizzatore, etc. etc. etc. E' tutto nell'ordinanza... Gioiamo allora... C'è chi pensa a noi gente pantesca, più o meno verace...

Sarà proprio vero? Legittimo avere qualche dubbio… E per rendersene conto basta fare una visitina alle cosiddette "vasche calde" nel porticciolo di Scauri e vedere come, da belle e completate che erano fino a qualche tempo fa, son già state ora ridotte, utilizzate come ambiente di sosta e intrattenimento da chi è impegnato nei lavori di sistemazione delle banchine del porto, ancor prima di essere impiegate per le finalità turistiche cui erano destinate…

Di quell'ordinanza berlusconiana mi limito a riportare qui un estratto che elenca gli interventi "urgenti" previsti, ancora da ultimare, ma forse anche da iniziare...

[...]
Per le finalità di cui al comma 1, il Commissario delegato predispone, anche per piani stralcio e sulla base delle risorse finanziarie disponibili, un apposito programma di interventi che preveda:
- l'aggiornamento del Piano regolatore portuale;
- il completamento, la progettazione e la realizzazione di tutte le opere necessarie per la messa in sicurezza finalizzate a rendere fruibile lo scalo principale di Pantelleria centro e quello alternativo di Scauri;
- il risanamento delle rete idrica esistente e la sua integrazione funzionale;
- la realizzazione di un impianto di dissalazione, già avviato dal Commissario delegato per l'emergenza idrica nella regione Siciliana, e, ove necessario, d'intesa con l'Agenzia regionale per i rifiuti e le acque in Sicilia;
- l'espletamento, in via generale, di tutte le altre iniziative comunque necessarie al superamento del contesto emergenziale in rassegna.
[...]

Insomma, cavallo che l'erba cresce...

Per l’ "Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri del 15 Maggio 2007 - Disposizioni urgenti di protezione civile per fronteggiare l'emergenza determinatasi a causa della criticità del sistema portuale e dell'approvvigionamento idrico nel territorio dell'isola di Pantelleria in provincia di Trapani. (Ordinanza n. 3589)" vedi l’url:
http://www.regione.sicilia.it/presidenza/protezionecivile/normativa/doc/20070515_opcm3589.pdf


http://www.facebook.com/notes/guido-picchetti/pantelleria-quando-leggere-fa-bene-al-fegato/221555827856240

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Commento su FB a margine dell'articolo
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Post di Anna Cotronei
Bene, così sapete come votare la prossima volta!
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Post di Guido Picchetti

A livello, comunale, provinciale, regionale o nazionale (per non dire europeo....) ?
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Post di Anna Cotronei

Planetario!


Da "AGENZIA PARLAMENTARE IT" del 10/05/11

Libia: UNHCR, affonda imbarcazione
con 600 persone

(AGENPARL) - Roma, 10 mag - Nelle prime ore di venerdì scorso un’imbarcazione con a bordo persone in fuga dalla Libia è andata in avaria poco dopo aver lasciato Tripoli. Circa 600 i passeggeri sul natante, secondo i parenti. Sedici i corpi recuperati, tra i quali quelli di due bambini - riferisce un diplomatico somalo di base a Tripoli. Ancora sconosciuto il numero complessivo di vittime. Si tratterebbe di persone originarie dei paesi dell’Africa sub-sahariana. Lo fa sapere l'UNHCR in un comunicato stampa.

Finora l’Europa ha ricevuto meno del 2% delle persone fuggite dal paese nordafricano. Lo scorso fine settimana è stato registrato un aumento nel numero di arrivi attraverso il Mediterraneo: 5 le imbarcazioni giunte a Lampedusa, con a bordo complessivamente 2.400 persone. Si tratta per la maggior parte di africani dei paesi sub-sahariani. Molte le donne e i bambini tra loro. Tutte queste barche - una delle quali si era incagliata vicino alle coste dell’isola - sono state soccorse dalla Guardia Costiera e dalla Guardia di Finanza. I tre corpi sospinti ieri a riva dalla corrente apparterrebbero a passeggeri di quest’ultimo natante.

Il numero di persone arrivate in Italia e a Malta dalla Libia ha adesso raggiunto quota 12.360 - 11.230 in Italia e 1.130 a Malta - su un totale di 35 imbarcazioni. Prima della tragedia di venerdì l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) era già venuto a conoscenza di barche in avaria da famigliari e sopravvissuti. Le persone che risultano disperse sono ben 800.

È dello scorso 8 aprile l’appello dell’UNHCR agli stati europei a mettere in atto urgentemente meccanismi più affidabili ed efficaci per il soccorso in mare nel Mediterraneo. Oggi l’Agenzia reitera tale appello. E rivolge un ulteriore esortazione ai comandanti delle navi affinché accrescano la vigilanza e si attengano sempre all’obbligo marittimo consolidato nel tempo di aiutare le persone in pericolo. Le persone che fuggono dalla Libia spesso lo fanno su imbarcazioni malmesse e sovraccariche. L’UNHCR esorta gli stati, le compagnie di navigazione commerciali e gli altri attori presenti nel Mediterraneo a tenere in considerazione il fatto che tutte le imbarcazioni che lasciano la Libia per l’Europa probabilmente necessitano di assistenza.

http://www.agenparl.it/articoli/news/esteri/20110510-libia-unhcr-affonda-imbarcazione-con-600-persone
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Al di fuori delle chiacchiere...


Da "SICILIA INFORMAZIONI" del 10/05/11

Scilla: "Tutelare Pantelleria
dalle ripercussioni della guerra libica"

Si è svolto oggi a Palermo un incontro tra il parlamentare regionale di FDS Toni Scilla, il vice sindaco di Pantelleria Fabrizio D’Ancona e il sottosegretario Gianfranco Miccichè per mettere in atto una serie di iniziative a salvaguardia dell’economia e il futuro di Pantelleria.

Nel corso dell’incontro Scilla ha chiesto che venga posto in essere un progetto di promozione e rilancio volto a veicolare nel mondo le potenzialità turistiche di quella che rimane una delle isole più affascinanti del Mediterraneo. Contestualmente è stata chiesta l’infrastrutturazione del territorio isolano attraverso progetti da presentare al CIPE ed è stata ulteriormente ribadita la necessità di colmare l’emergenza del porto, realtà non ancora concretizzata a Pantelleria, e l’emergenza idrica. Non è mancata la proposta di nominare un commissario specifico a tutela delle due problematiche, figura che andrebbe coadiuvata dalla Protezione Civile Regionale in quanto ente attuativo.

L’On. Scilla si è detto soddisfatto dell’esito dell’incontro che ha visto il vece sindaco D’Ancona compiaciuto della disponibilità mostrata dal sottosegretario Miccichè. “L’attenzione al territorio è una particolarità della nostra azione politica, - ha detto Scilla - oggi abbiamo posto l’interesse su una realtà economica di grande attrattiva per tutta la provincia”. “L’isola di Pantelleria, – ha dichiarato Miccichè – la cui immagine è stata in parte danneggiata nell’immagine dai recenti accadimenti, custodisce un patrimonio storico, culturale ed economico da salvaguardare e da rilanciare”.

http://www.siciliainformazioni.com/giornale/politica/124141/ripercussioni-guerra-libica-pantelleria-tutelata.htm
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Speriamo in bene... Ma solo da quelle ?


Da "PANTELLERIA COM - News n° 7521" del 10/05/11

ll 18 e 19 giugno

Un convegno sulle estrazioni petrolifere

di Alberto Zaccagni

Pantelleria 10/05/2011 - Per sua caratteristica geografica Pantelleria si trova nel centro del Mediterraneo, anello di giunzione tra Africa e Europa, luogo di separazione tra oriente e occidente.

Non a caso adesso è anche il centro di tantissime problematiche civili e sociali, tensioni irrisolte e complesse che ne fanno un fronte incandescente. Oltre ciò il mare dello Stretto di Sicila , riconosciuto universalmente come centro della biodiversità marina e ambientale mediterranea è messo in pericolo da imminenti estrazioni petrolifere off-shore.

L’ultimo anno, sia con il disastro della Deeep Water Horizon nel golfo del Messico che con l’incontrollabile centrale nucleare giapponese di Fukoshima, è stato testimone di quanto sia precario il controllo dell’energia da parte dell’uomo , provocando danni irreversibili all’ambiente.

Noi ci stiamo impegnando per dare informazione su ciò che sta accadendo, organizzando un convegno informativo, e volendo creare un movimento di diffusione della notizia grazie a tutti voi che adesso leggete queste parole.

Cliccando sul link http://unpuntonelmare.wordpress.com/ potete accedere al sito/blog per discuterne e diffondere l’informazione, inviando questa mail ai vostri contatti e condividendola sui vostri social network. Un abbraccio forte.

Un popolo che non riesce a tenere pulito il proprio ambiente non può definirsi evoluto.

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=6649 (solo su abbonamento)


Da "ECOBLOG" del 9/05/11

Lucio Dalla (e 3000 manifestanti) contro
le trivellazioni alle Tremiti

Lucio Dalla si impegna in prima persona contro le trivellazioni a 25 km dalle isole Tremiti e ha partecipato con altre 3000 persone alla manifestazione che si è tenuta al porto di Termoli sabato 7 maggio.

Ha detto Dalla: "E’ una follia: stanno uccidendo il mare. Mai avrei pensato di trovarmi di fronte a gente che preferisce trivellare
piuttosto che salvaguardare questo straordinario paesaggio."

Ma le proteste contro le trivellazioni che ricercheranno la presenza di petrolio sul fondo dell’Adriatico proseguono e Onofrio Introna, presidente del Consiglio regionale della Puglia fa sapere che assieme ai comuni di Abruzzo e Molise, presenterà ricorso al Tar.

Infine Dalla ha annunciato che una nuova manifestazione, ma questa volta sarà un concerto, è prevista a Termoli per il prossimo 30 maggio e con lui sul palco anche Francesco De Gregori.

http://www.ecoblog.it/post/12551/lucio-dalla-e-3000-manifestanti-contro-le-trivellazioni-alle-tremiti?


Da "ANSA IT" del 9/05/11

A Pantelleria barca partita da Tunisia

(ANSA) - LAMPEDUSA (AGRIGENTO), 9 MAG - Una barca con una trentina di migranti, che sarebbe partita dalle coste tunisine, è stata intercettata a largo di Pantelleria dalla motovedetta 'G 202 Salerno' della Guardia di Finanza, che l'ha 'scortata' fino al porto dell'isola. Le condizioni meteo nel Canale di Sicilia danno vento da sudest con mare forza 4, ma le condizioni dovrebbero peggiorare già in serata.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2011/05/09/visualizza_new.html_872022594.html

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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Tunisini a Pantelleria ? Dieci alla volta, dovrebbero venire rimpatriati, dopo essere trasferiti a Trapani prima e a Lampedusa poi... Vedete come si fa a fare il giro turistico delle isole dello Stretto di Sicilia ? E c'è poco da ridere...


Da "ONDA IBLEA" - 9/05/11

Terremoti. Malta e Ustica

Ragusa, 8 maggio – Due lievi scosse di terremoto, nel pomeriggio, tra Malta e la Sicilia, entrambi in mare aperto. La prima, di magnitudo 2.6, alle 15.29, con epicentro a 4.8 km di profondità, a sud-est di Malta. L’altra, di magnitudo 2.2, alle 16.06 nel Tirreno a ovest di Ustica, con epicentro a 31.4 km di profondità.

http://www.ondaiblea.it/2011050835700/Cronaca/Cronache/terremoti-malta-e-ustica.html
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Eppure c'è chi ritiene questo mare ideale per le trivellazioni petrolifere off-shore... Tanto in caso di incidenti ci sono le assicurazioni, vero ?
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Post di Giò Nastasi

seeeeeeeeeeh! :((((((((((((
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A Roberto Frigerio, Luca Gioria, Carmine Ferrara e Mario Di Giovanna piace questo elemento.


Da una mia "NOTA" su FB - 9/05/11

Da oltre trent'anni... Pantelleria "cornuta e mazziata”,
direbbero a Napoli...

di Guido Picchetti

La prima volta che capitai a Pantelleria fu oltre trent'anni fa... Fu durante una campagna di ricerca condotta dal CNR sui fondali del Canale di Sicilia alla quale, su invito dei suoi promotori, Il prof. Paolo Colantoni dell'Istituto di Geologia Marina dell'Università di Bologna e il Prof. Francesco Cinelli, noto biologo marino dell'Università di Pisa, ebbi l'onore (e l'onere...) di partecipare quale responsabile per la documentazione fotografica.

Era l'estate del 1981. La campagna durò un mese, da metà Luglio a metà Agosto, in piena stagione estiva quindi. Ciò ci permise di fare una bella serie di immersioni straordinarie sui vari banchi rocciosi presenti nello Stretto per documentarne le caratteristiche biologiche e geologiche. Ma ci consentì anche, non senza difficoltà (allora non c'era ancora il GPS), di arrivare sul Banco Graham, e di poterci così immergere su quel che resta oggi della famosa isola "Giulia Ferdinandea", sorta dalle acque durante un'eruzione sottomarina nel Luglio del 1831, e riassorbita totalmente dai flutti appena sei mesi dopo.
(foto a lato: forme di vita dei fondali delle Stretto di Sicilia)

Ma, come spesso accade nello Stretto di Sicilia e anche in piena estate, dei bruschi cambiamenti meteo, con improvvise comparse di banchi di nebbia degni della Val Padana seguite successivamente da forti venti settentrionali, più volte ci costrinsero ad interrompere l'attività di ricerca in mare aperto e a cercare un riparo sicuro con la "Bannock", la nave di ricerca del CNR su cui eravamo imbarcati.

L'isola più vicina era naturalmente Pantelleria. Ma, contrariamente a quanto si può pensare, il riparo migliore in tali condizioni non era il suo porto, ma "Dietro l'Isola" in un'ansa naturale sotto l'alta costa meridionale. E com'era allora, così è oggi; nessuna differenza, nonostante siano passati trent'anni. Il porto di Pantelleria è un porto che non è un porto, con dei fari sulle sue estremità che non sono fari, ma semplici lanterne...

Ma fosse solo questo... L'isola italiana più importante esistente nello Stretto di Sicilia (situata al centro del maggiore canale di transito marittimo del Mediterraneo tra i due bacini principali in cui il "Mare Nostrum" si divide), a dispetto di una sua natura rigogliosissima e unica - e nonostante i molti vip che l'hanno scelta come rifugio residenziale -, vive una sua vita grama e misconosciuta alla maggior parte dei suoi connazionali, che facilmente la confondono con le altre isole minori del Canale, ignorandone l'esatta ubicazione geografica. Con conseguenti errori che fa spesso anche chi proprio non dovrebbe, se non altro per la professione esercitata nel capo dell'informazione ...

Lo si è visto chiaramente proprio in queste ultime settimane. Ha cominciato dapprima il "Corriere della Sera" ai primi di Aprile, allorchè, volendo illustrare con una mappa il luogo dove era avvenuto un tragico incidente ad una barca di profughi provenienti dalla Libia (incidente verificatosi 9 miglia nautiche a sud di Lampedusa e nel quale persero la vita ben 319 migranti), indicò Lampedusa in una posizione geografica del tutto errata, confondendola con quella dove è invece in realtà ubicata l'isola di Pantelleria, un centinaio di miglia più a nord... E non è un errore da niente...

Inutile dire che la lettera inviata subito dopo dal Sindaco di Pantelleria, a nome di tutta la cittadinanza, al direttore de "Il Corriere della Sera" per far rilevare l'errore commesso, capace di danneggiare e non poco l'immagine dell'isola in vista della prossima stagione turistica, è rimasta del tutto priva di riscontro. Ma a quell'episodio nei giorni scorso se n'è aggiunto un altro, protagonista sempre il Corriere della Sera, ancora con una mappa. Tema sempre lo Stretto di Sicilia, ma come teatro di guerra.

Stavolta la mappa (pubblicata sull'edizione del 29 Aprile u. s. e ripetuta anche in altre edizioni dei giorni seguenti) non è, di per sè, da considerare errata. Pantelleria è al suo posto e anzi risulta ben evidenziata. Mentre non è più al suo posto, anzi è addirittura scomparsa dalla mappa, l'isola di Lampedusa, forse per esigenze grafiche. Ma in compenso Pantelleria è contraddistinta da un bell'asterisco che individua l'isola come una delle tre basi militari da cui si alzano in volo i Tornado per andare a bombardare la Libia... Addio immagine pacifica dell'isola, tanto ricercata e richiesta dal Sindaco nella sua lettera al Corriere. Pure, a quanto si sa, da Pantelleria almeno fino ad oggi non si è mai alzato in volo alcun Tornado, mentre a cura dell'ENAC fervono invece i lavori per la costruzione della nuova stazione aeroportuale, destinata a favorire i voli di collegamento con l'isola a fini turistici e non certo militari. (Nella foto satellitare: L'area dello Stretto di Sicilia. Oltre 100 miglia separano le isole Pelagie - con Lampedusa, Linosa e Lampione - da Pantelleria)

Ma, l'ultimo grave errore di carattere giornalistico in grado di danneggiare notevolmente l'immagine di Pantelleria e compromettere non poco la stagione turistica appena iniziata (non troppo bene, a sentire gli operatori del settore), lo commette oggi "Il Giornale" in un bel clima "bipartisan". Non per cattiveria, o per partito perso, ma per ignoranza... E lo fa con l'articolo "Anche l’Europa si sveglia: 'Ora saremo invasi", firmato da Andrea Cuomo.

Già il titolo da solo è tutto un programma, niente affatto tranquillizzante ... Ma poi c'è il testo, che parte da una premessa errata molto grave, questa: "[...] Un minisbarco è avvenuto anche nell’altra isola delle Pelagie, Pantelleria, dove una imbarcazione di sette metri con a bordo otto tunisini e un iracheno è giunta nel porto di Scauri [...]". Sic !

Lo sbarco c'è stato, è vero, ma non è vero che Pantelleria faccia parte delle isole Pelagie (Lampedusa, Linosa e Lampione), isole situate un centinaio di miglia più a Sud, come abbiamo già su precisato. E conseguentemente non è esatto quanto viene affermato nell'articolo in seguito, e cioè "[...] che dal 1° gennaio al 4 maggio 2011 a Lampedusa, Pantelleria e Linosa sono sbarcati già in 33mila, tutti salpati in Tunisia, anche se oltre a tunisini sulle «carrette» del mare ci sono libici ed egiziani. [...] " !!!

Pantelleria, diciamolo una volta per tutte e sia ben chiaro, fa storia a sè nello Stretto di Sicilia, e ciò senza voler minimamente sminuire il valore dei gravi disagi che Lampedusa e Linosa hanno subito e continuano a subire per questi flussi migratori dal Nord Africa. Ma solo per precisare che gli sbarchi a Pantelleria nel periodo indicato si contano sulle dita di due mani. Non più di 500 tra clandestini e profughi sono arrivati in questi ultimi mesi sull'isola.

Nei primi mesi erano per lo più migranti provenienti dalla Tunisia, cui Pantelleria è notevolmente più vicina di Lampedusa, tutti trasferiti volta per volta ai centri di raccolta sulla terraferma. Solo ultimamente sono stati registrati alcuni arrivi di profughi dalla Libia, tra cui quello del 13 Aprile u.s. di circa 200 persone, tra uomini, donne e bambini, tragicamente conclusosi sulle coste dell'isola con due donne annegate ed un uomo disperso in mare. Ma tutti i superstiti sono stati soccorsi e assistiti dagli abitanti di Pantelleria con un tale impegno e con un tale calore umano protrattisi per giorni, che tre nuclei familiari di profughi hanno alla fine addirittura chiesto e ottenuto di poter rimanere definitivamente sull'isola.

Nell'isola di Pantelleria, in altre parole, si respira fortunatamente un clima ben diverso da quello delle altre isole del Canale. Un clima che, almeno fino ad oggi, la crisi libica e le sue conseguenze non hanno che minimamente intaccato. Ma questi errori di informazione certamente involontari, se non prontamente corretti, potrebbero danneggiare gravemente quell'immagine pacifica che l'isola vuol dare di sè all'esterno, aggiungendo, diceva il Sindaco nella sua lettera al Corriere, "la beffa al danno", e, aggiungo, inducendo i panteschi a pensare di essere davvero "cornuti e mazziati", come direbbero a Napoli...

L'articolo "Anche l’Europa si sveglia: 'Ora saremo invasi' " di Andrea Cuomo pubblicato da "Il Giornale"del 7/05/11
http://www.ilgiornale.it/esteri/anche_leuropa_si_sveglia_ora_saremo_invasi/07-05-2011/articolo-id=521502-page=0-comments=1


PS. - Una nota filologica è d'obbligo per evitare fraintendimenti sull'espressione "cornuto e mazziato" da parte di chi non comprende bene il dialetto napoletano. Il termine "cornuto", se usato da solo, è e può esser considerato alquanto offensivo, come accade un po’ ovunque. Ma, associato all'aggettivo "mazziato" (in italiano "bastonato"), esso dà all'intera espressione un significato "caritatevole", tutt'altro che offensivo. In altre parole nel napoletano il "cornuto e mazziato" viene indirizzato di solito a chi è stato colpito da una disgrazia senza sua vera colpa (come quella di essere stato tradito e reso "cornuto" da qualcuno a lui caro), ma che riceve poi anche delle bastonate da altri, e ancora senza capirne la ragione... Sebbene, a voler ben vedere, un pò di colpa nel farsi tradire, e poi nel prender bastonate, un "cornuto e mazziato" c'è l'ha sempre... Saggezza dei napoletani che "cornuti e mazziati", per esperienza diretta, attraverso i secoli hanno ben imparato cosa vuol dire !!!

http://www.facebook.com/note.php?note_id=220307444647745
Stessa notizia su "PANTELLERIA COM - News n° 7522" del 10/05/11 (solo su abbonamento)
Stesso articolo anche a pag. 9 dell'edizione on line del n° 3 del settimanale "Pantelleria : L'Isola futura" del 23/04/11

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Commenti su FB a margine dell'articolo
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Post di Salvatore Addolorato
Purtroppo è qualcosa di più di trent'anni... Ma non come dicono a Napoli, ma come dicono in Sicilia: "sa vinneru l'isola"...
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Post del sottoscritto

Su "Pantelleria Com" di oggi (10/5) anche il mio pezzo "Da oltre trent'anni...Pantelleria 'cornuta e mazziata'... direbbero a Napoli". E chi non fosse abbonato a quel notiziario on-line, può leggerlo in una delle mie note su FB...
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A Dario Panzica, Rosanna Belvisi, Toni Palermo e Pino Aglianò questo elemento.


Da "La STAMPA IT" - 9/05/11

 

Stop alle trivelle. Blitz in alto mare di "Greenpeace"

22/04/11


         

foto 1
Attivisti di Greenpeace bloccano in mare la piattaforma di esplorazione petrolifera Leiv Erikisson appena partita dal porto di Istanbul in Turchia con rotta per la Baia di Baffin in Groenlandia nel tentativo di proteggere l’ambiente incontaminato della regione polare da pericolose perforazioni alla ricerca di petrolio. L’azione, rileva l’associazione ambientalista in una nota, si è svolta questa mattina all’alba.
 
foto 2
Alle 5,40, ora locale, riferisce Greenpeace, un team internazionale di volontari di vari paesi a bordo di gommoni ha intercettato la piattaforma e scalato la sommità della torre di trivellazione destra, dove hanno esposto lo striscione "Stop the Artic Destruction". Gli attivisti sono pronti a un’occupazione a oltranza, e hanno a disposizione viveri per giorni.
 

        

foto 3
«La Leiv Erikisson è oggi la piattaforma più pericolosa perchè è l’unica destinata, per conto della compagnia petrolifera Cairn Energy, a scavare nuovi pozzi offshore in uno degli ecosistemi più fragili al mondo, l’Artico -denuncia Ben Ayliffe, campaigner di Greenpeace che partecipa all’azione- La Leiv Erikisson è un pericolo evidente e immediato per l’ambiente».

foto 4
Le condizioni estreme delle regioni polari implicano che la Cairn Energy ha una finestra di tempo molto breve per perforare il fondo marino dell’Artico: la buona stagione dura poche settimane. Queste perforazioni sono previste a 1.500 metri di profondità, la stessa del disastro della Deepwater Horizon. «Con la differenza che le temperature e le condizioni meteo estreme dell’Artico renderebbero problematica ogni risposta in caso di incidente. Gli impatti sull’ecosistema artico sarebbero gravi, impossibili da controllare» va all'attacco Greenpeace.
 

         

foto 5
In particolare la Baia di Baffin, dove la Leiv Erikisson dovrebbe entrare in azione tra poche settimane, è uno degli ecosistemi più fragili dell’Artico: ospita praticamente l’intera popolazione mondiale di narvalo e specie a rischio estinzione come la balenottera azzurra e l’orso polare. Nell’area sono poi presenti numerose colonie di uccelli marini.

foto 6
«Cairn Energy guida la corsa all’oro nero nell’Artico. Possiamo ancora cambiare questa rotta e proteggere questa regione -aggiunge Ayliffe - ma solo se forziamo i politici che spalleggiano le compagnie petrolifere ad adottare misure che riducono la nostra dipendenza dal petrolio».


         

foto 7
«Possiamo decidere subito un futuro che ci liberi dalla dipendenza di combustibili sporchi come petrolio, carbone e nucleare. Invece di investire miliardi per trivellare fino all’ultimo pozzo o per promuovere una scelta insensata e pericolosa come il nucleare, possiamo decidere di investire in energie rinnovabili e pulite e in efficienza» commenta Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia. Ad esempio, aggiunge, «possiamo da subito decidere di utilizzare motori più efficienti, con minori emissioni di CO2, grazie ai quali il petrolio offshore non servirebbe a niente».

http://multimedia.lastampa.it/multimedia/nel-mondo/lstp/39973/cat/34/?tx_ttnews[pointer]=41&cHash=73b4d138089d66f1316935f3ff182db7
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Questo accadeva il 22 u.s. E oggi mi comunica Alessandro Gianni di Greenpeace Italia che le proteste di pescatori, diportisti e ambientalisti hanno costretto, in Nuova Zelanda, la Petrobras a fermare le prospezioni petrolifere. Significativo il titolo della sua comunicazione: "COSE DELL'ALTRO MONDO" !!! Qui non succedono, purtroppo, queste cose... troppo faticoso... E a seguire riporto, tradotto dall'inglese, il comunicato di Greenpeace da lui inviatomi in data odierna via e-mail, su quanto avvenuto in Nuova Zelanda.

Domenica 8 maggio 2011, Ōpōtiki. L'annuncio emanato oggi dalla società petrolifera brasiliana 'Petrobras' che la loro nave addetta alle ricerche petrolifere ha lasciato il bacino di Raukūmara ha premiato gli sforzi di quanti, con proteste a terra e in mare, hanno mandato un messaggio forte e chiaro all'industria petrolifera che i neozelandesi non vogliono trivellazioni petrolifere nel loro mare aperto.

Le navi della Marina con compiti di polizia hanno garantito la sicurezza privata per il colosso energetico brasiliano proteggendo dai contestatori la nave da ricerca " Orient Explorer" per oltre tre settimane. L'autorizzazione rilasciata alla 'Petrobras' prevedeva una campagna di ricerca della durata massima di 45-60 giorni – ma solo 32 giorni sono stati utilizzati, includendo nel totale anche tutti quei giorni in cui le proteste e il maltempo hanno impedito ogni attività.

"La partenza anticipata è un buon segno indipendentemente dai giorni utilizzati o meno, - ha detto Robert Ruha dell'organizzazione ambientalista 'Whānau ā Apanui'. - E 'Whānau ā Apanui' continuerà a opporsi alle trivellazioni profonde nelle sue acque ora e per sempre. Noi continueremo a fare quanto è necessario perchè il governo capisca che 'Whānau ā Apanui' si opporrà a questo sfruttamento dell'ambiente per tutto il tempo che occorre, e manifesterà questa forte opposizione nelle forme più adatte e senza alcun cedimento, avendo sempre all'ordine del giorno sia le trivellazioni petrolifere off-shore che quelle minerarie nell'entroterra del nostro territorio tribale."

"Quello che abbiamo fatto è una decisa opposizione. Abbiamo costituito un fronte unito contro le esplorazioni petrolifere nel mare profondo, che ha inviato un messaggio forte e chiaro ai colossi internazionali del petrolio: i neozelandesi non vogliono esplorazioni petrolifere off-shore" - ha detto il direttore esecutivo di Greenpeace Bunny McDiarmid, parlando dal mare come skipper dell'imbarcazione Tiama. "La 'Petrobras' ha provato con mano quanto sia forti e intensa la rabbiosa opposizione agli ingiustificati piani del governo di aprire le acque della Nuova Zelanda alle perforazioni off-shore."

"Il primo ministro dice che abbiamo bisogno di trivellazioni petrolifere off-shore per costruire un'economia forte e creare posti di lavoro - ma ciò non ha senso. Queste non è sono normali estrazione di prodotti petroliferi quali quelle che già conosciamo e che tutti sappiamo andranno ancora avanti per qualche tempo. Queste sono esplorazioni di frontiera, estremamente rischiose perché sono in acque troppo profonde per rimediare anche un semplice errore; e aumentiamo ancor più il rischio invitando le nostre aziende a partecipare ad iniziative industriali ancora di dubbia sicurezza e produttività."

"Rendiamo omaggio alla determinazione degli skipper e degli equipaggi delle barche che hanno preso parte a questa importante lotta nella settima settimana ,partita da Aukland il 27 marzo scorso", ha detto. Questa settima settimana finale della flottiglia di oppositori viene dopo gli annunciati progetti di trivellazioni fuori Taranaki, Canterbury e Kahurangi e Abel Tasman National Parks; e segue anche il rifiuto del primo ministro a partecipare lunedi scorso ad un meeting sulla questione delle trivellazione del petrolio di mare profondo con i leader della costa orientale.

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 A Roberto Frigerio piace questo elemento.


Da "TERZA ENERGIA INFO" dell'8/05/11

Legambiente: a Termoli manifestazione nazionale
contro nuove perforazioni in Adriatico

Torna l’allarme trivelle nel mare italiano e tornano le proteste di chi crede che la vocazione dell’Italia sia il turismo e non la ricerca dell’oro nero, dopo il via libera del Ministero dell’Ambiente alle indagini sulla presenza di petrolio nei fondali del basso Adriatico, di fronte alle Isole Tremiti. Una scelta controversa che non trova consenso tra i cittadini che Sabato 7 maggio dalle ore 10, manifesteranno la loro contrarietà al progetto, nel Piazzale del Porto di Termoli, in Molise. Al loro fianco ci sarà anche Legambiente da sempre convinta della non convenienza di una simile scelta energetica per il Paese.

Secondo le stime del Ministero dello sviluppo economico, infatti, la ricerca forsennata per individuare ed estrarre petrolio in Italia potrebbe portare al massimo circa 130 milioni di tonnellate (totale delle riserve ancora recuperabili) e anche estraendo tutto il petrolio recuperabile nel sottosuolo e sotto il mare italiano, la quantità ottenuta sarebbe sufficiente, ai consumi attuali, a garantire l’autonomia per soli 20 mesi. E’ evidente dunque che l’estrazione di petrolio non conviene sia per l’esigua quantità ottenibile dai giacimenti italiani ma ancor di più perché compromette irrimediabilmente il patrimonio paesaggistico e naturale delle nostre coste ponendo una grave ipoteca sullo sviluppo e la tutela di ampie aree del mare e del territorio italiano.

“Le nuove trivellazioni in tutti i mari italiani sono incompatibili con lo sviluppo di attività sostenibili come il turismo di qualità e la pesca – ha dichiarato il responsabile scientifico di Legambiente Stefano Ciafani – e poi non servono all’Italia. Per questo Legambiente scenderà in piazza a fianco dei cittadini e degli Enti locali per chiedere al Governo di ripensare questa politica pericolosa che garantisce solo ricchi affari alle aziende petrolifere e nessun beneficio reale per la collettività italiana”.

Da molti anni Legambiente è schierata a favore di uno scenario energetico che prevede l’uscita dal petrolio e dalle altre fonti fossili e sono molti i territori italiani interessati dalla ricerca e l’estrazione dell’oro nero. Come la Basilicata, dove ancora oggi si estrae oltre il 60% del petrolio italiano o l’Abruzzo dove si trova il primo pozzo italiano del 1863 e dove ancora oggi il petrolio si contrappone al rilancio ambientale, naturalistico ed economico dei territori. Tra questi anche la Sicilia, nella Val di Noto, dove l’alto pregio delle aree e il loro riconosciuto valore culturale e ambientale non ha impedito di avviare attività di ricerca e di estrazione petrolifera.

Ora la minaccia incombe sul mare italiano, noto in tutto il mondo per le sue bellezze, che rischia di trasformarsi in un parco di trivelle. Succede nell’Adriatico, nel tratto antistante la costa abruzzese e molisana, da Pineto a Termoli, ma anche nell’intero specchio delle acque comprese tra Teramo e le isole Tremiti, lungo la costa pugliese da Monopoli al Salento. Nel mar Ionio, dove sono partite le ricerche nel golfo di Taranto. Nel mar Tirreno, in Sardegna, nel golfo di Oristano e di Cagliari e nello splendido specchio di mare tra l’isola d’Elba e quella di Montecristo. Infine nel canale di Sicilia, a largo delle isole Egadi dove quello che la Shell Italia definisce “un autentico tesoro” mal si concilia con l’area marina protetta delle isole Egadi e con un’economia basata prevalentemente su turismo e pesca.

“In nome di una presunta indipendenza energetica – conclude Ciafani - assistiamo al rilancio di modelli tanto vecchi quanto pericolosi come il nucleare e il petrolio. Scelte che non risolvono i problemi energetici del nostro Paese, ma che al contempo minacciano oggi e in futuro i territori in cui vengono attuate”.

http://www.terzaenergia.info/legambiente-a-termoli-manifestazione-nazionale-contro-nuove-perforazioni-in-adriatico.htm
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Altrove qualcuno almeno si muove.... sdraiandosi sulla spiaggia per ricordare i mammiferi marini spiaggiati lo scorso anno...


Da "LA STAMPA IT" dell'8/05/11

Hillary Clinton: "L'Italia decisiva in Libia"
Il Segretario di Stato: «Gheddafi ostacolo alla pace.
Con Assad invece riforme possibili»

di Lucia Annunziata

Appena entrata Hillary starnutisce. I tre ettari di giardino all’italiana di Villa Taverna, la residenza dell’Ambasciatore Usa a Roma, sfidano con la loro esuberanza primaverile anche l’augusto nasino. Lo starnuto è quasi l’unico imprevisto di un cerimoniale che fra sicurezza e preparazione sfida il tempismo di un qualunque blitz militare. Intervistare Hillary Clinton, il Segretario di Stato Usa, è una operazione in cui la preparazione dura più della stessa intervista.

Nulla deve essere lasciato al caso. Nessun contatto, nessuna presenza, nessuna sistemazione di mobili o di telecamere – il suo staff, fatto da tre giovanissimi (sotto i 30 anni) arriva prima a controllare che tutto sia stato fatto secondo quanto chiesto. Controllano le inquadrature, cambiano le sedie (quelle troppo alte di schienale non vanno bene probabilmente perché incassano la testa in una sorta di cornice), il numero dei presenti alla intervista è rigidamente limitato a quattro operatori, più lo staff e la sicurezza.

Sul tavolo deve esserci una brocca di acqua e un bicchiere già riempito (l’istruzione è arrivata fra le prime da Washington, chissà perché). Il microfono a collarino se lo metterà da sola – il fonico interverrà solo se richiesto (misura di sicurezza o rispetto del corpo femminile?). Il modo corretto per appellarla è Madame Secretary.

Poi si materializza e al centro di questa cintura di ferro organizzativa si forma un vortice umano di comunicazione. Hillary starnutisce, sorride, saluta tutti uno per uno, una parola per tutti. Ha l’abilità che hanno i grandi politici (americani e non) di farti sembrare che davvero ti sta ascoltando. Poi si siede e torna il Segretario di Stato. È attenta, parla breve, risponde senza giri di parole. Inusuale. Soprattutto se si considera che fra tutte le preparazioni menzionate prima ne mancava una: la richiesta di conoscere e concordare prima le domande.

Madame Secretary, questo è il suo primo viaggio a Roma come Segretario di Stato. È venuta per il Gruppo di Contatto sulla Libia. L’Italia ha preso una decisione molto importante di recente, ovvero il coinvolgimento anche nell’aspetto militare della crisi libica. Questa decisione ha fatto una differenza reale?
«La leadership italiana ha sempre avuto un’importanza notevole. Sin dall’inizio ho contato sul ministro degli Esteri Frattini. L’Italia ha sempre partecipato alla pianificazione delle operazioni in Libia. E quest’ultima decisione avrà un impatto di rilievo».

La strada imboccata dall’Italia nel conflitto libico è stata molto incerta. Come alleati avete compreso la complessità del nostro percorso?
«Sì, lo capisco perfettamente. Ho parlato sia con il presidente Napolitano sia con il primo ministro Silvio Berlusconi sulla complessità di tale decisione. Non solo gli Usa, ma anche i partner Nato e non, hanno apprezzato moltissimo la leadership italiana. Tutti sono consapevoli che per l’Italia la situazione è più complessa che per gli altri. Ma è proprio perché l’Italia conosce bene la Libia, ha tanti contatti e rapporti storici con quel Paese, è particolarmente importante che l’Italia ricopra un ruolo di primo piano».

Esiste da parte statunitense una valutazione di quanto lunga può essere questa guerra? L’Italia, o meglio il governo italiano, come lei ben sa, ha trovato un accordo proprio sulla base della durata del conflitto...
«Tutti, e anche gli Stati Uniti naturalmente, stanno cercando di arrivare rapidamente a una soluzione politica. L’ostacolo è il Colonnello Gheddafi. Ha rifiutato di accettare un legittimo e duraturo cessate il fuoco sulla base del quale poi avremmo potuto intavolare una discussione politica. Dobbiamo continuare a fare pressione - non solo con mezzi militari - così come è stato deciso nel corso della riunione del Gruppo di Contatto; con le pressioni diplomatiche e finanziarie potremo riuscire a modificare il modo in cui Gheddafi e i suoi valutano la situazione. La riunione del Gruppo di Contatto ospitata dall’Italia è stata un successo poiché sono state decise delle azioni molto precise. Come ad esempio il trasferimento dei beni congelati al regime di Gheddafi al Consiglio nazionale di transizione. Stiamo anche cercando un modo per facilitare l’export petrolifero così che il Consiglio Nazionale di Transizione (Cnt) possa ricevere fondi. Su questo la Comunità internazionale è unita e impegnata. E di tutto ciò sono molto contenta».

Ci sono molti rapporti dal terreno e perplessità in generale sulle capacità militari dei ribelli, su chi sono. Vi siete mai confrontati con questo problema?
«Abbiamo affrontato direttamente la questione. Ho incontrato cinque rappresentanti del Cnt. Per quanto riguarda l’organizzazione civile, per esempio del ministero delle Finanze, sono stati fatti dei progressi anche se c’è ancora molto da fare. Jebril \ ha avuto incontri con diversi esponenti politici leader di vari Paesi. Sul piano militare noi e gli altri abbiamo chiarito che è necessaria un’organizzazione più strutturata di “comando e controllo”. Molte nazioni, fra le quali Italia, Regno Unito, Francia e i Paesi arabi, stanno collaborando con loro. Vorrei anche aggiungere che tutto questo va avanti da poco più di un mese. La rivolta è iniziata a febbraio, poi c’è stata la repressione e quindi naturalmente la risposta della comunità internazionale alle Nazioni Unite. Abbiamo visto giovani e meno giovani che mai erano stati impiegati in operazioni militari, che mai avevano imbracciato un’arma, decisi a combattere contro questo regime di oppressione. Hanno deciso di lottare, hanno volontà, coraggio, ma non la disciplina necessaria. Ci sono stati molti progressi e in questo l’Italia sta giocando un ruolo essenziale».

C’è una sensazione in una parte della pubblica opinione europea che in fondo l’America abbia un doppio standard nei confronti di Gheddafi rispetto ad altri leader. Siete stati più duri con lui che con altri?
«È stata l’Europa a rispondere per prima alla crisi in Libia trovando il pieno sostegno della Lega Araba. Gli Stati Uniti intendono fare parte di questa coalizione e abbiamo già dato un importante contributo. Ma è stata la preoccupazione dei leader arabi ed europei a livello Onu che ha smosso la situazione. In Siria vediamo quello che è successo, purtroppo. Stati Uniti, Italia, altri partner europei e arabi condividono la stessa preoccupazione. Noi siamo stati molti chiari e diretti. Abbiamo iniziato ad applicare sanzioni contro i leader siriani. Ma la situazione è ancora più complessa per molti versi. Vi sono svariati motivi di tensione e noi stiamo facendo pressioni sul governo di Damasco affinché rispetti l’impegno di fare le riforme».

Il caso siriano è il più doloroso.
«Indubbiamente».

È il Paese dove sono state uccise più persone nelle strade.
«Non abbiamo dati certi, ma sappiamo che la Siria può ancora varare le riforme. Nessuno invece credeva che Gheddafi lo avrebbe fatto. La gente ritiene ci sia un percorso possibile con la Siria. Per questo continuiamo insieme ai nostri alleati a fare pressioni».

Sarò molto brusca. È possibile che Gheddafi venga ucciso?
«Cosa?».

La possibilità che Gheddafi venga ucciso...
«Non lo so. Onestamente non è questo lo scopo della missione. L’obiettivo è invece proteggere i civili. Ma vi sono dei “target” legittimi, come per esempio il bunker di “comando e controllo”, che sono gestiti da lui e dai suoi familiari. È un conflitto e quindi potrebbe diventare vittima della violenza che lui stesso ha innescato».

Signora Clinton, non riesco a evitare di chiederle che cosa è accaduto in quei momenti nella War Room. Lei ha parlato molto di se stessa, ma quali erano le sensazioni del Presidente? C’è una foto fantastica, ma dentro che succedeva?
«Devo ammettere che non mi ero resa neanche conto della presenza di un fotografo. Eravamo tutti concentrati su quello che stava accadendo, sui dati che avevamo della missione così pericolosa che il Presidente aveva ordinato. Sono stati 38 minuti nei quali non potevamo fare altro se non pregare e sperare che gli uomini in azione potessero avere successo senza subire danni. La loro professionalità e coraggio non sono mai stati in dubbio. Abbiamo programmato ogni aspetto, però non si può mai dire fino alla fine. Tutti quanti in quella stanza stavano con il fiato sospeso: aspettando il successo e sperando nell’incolumità degli uomini del commando coinvolti».

Le voglio rivolgere un’ultima domanda: in questa guerra molte donne ricoprono posizioni di comando: lei è Segretario di Stato, Susan Rice ambasciatrice Usa all’Onu, c’è una donna generale che comanda. Cosa sta succedendo? È la guerra che ha cambiato natura o sono le donne ad aver cambiato natura? È una vecchia discussione femminista e mi piacerebbe avere la sua opinione...
«Lei fa riferimento alla donna generale [Margareth Woodward, ndr] che è stata responsabile degli attacchi aerei; è la prima volta nella nostra storia, finora non c’erano state occasioni per una donna di raggiungere posizioni di comando e di avere l’esperienza e la competenza necessaria per assumere un ruolo così delicato. In varie parti del mondo vediamo che in tanti casi le donne sono vittime di oppressione. Vengono negati i loro diritti. Noi siamo fortunate, abbiamo delle opportunità che le nostre madri, le nostre nonne non avevano nemmeno sognato. È un ottimo momento essere donna, oggi, nel XXI secolo».

E lei, non ha paura di essere al comando di una guerra?
«No, io non ho paura, ma è una scelta personale. Dipende da ogni singola donna, dalle sue decisioni. Ci sono degli uomini magari che non vorrebbero farlo, tante donne che non vorrebbero, ma per quelle donne che sono disposte ad impegnarsi sul piano politico e militare ad alto livello non devono esserci ostacoli. Una donna deve potersi realizzare appieno. Se ha le qualifiche, deve avere le responsabilità e il rispetto dovuti»

http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/401203/


Da "IL SOLE 24 ORE COM" dell'8/05/11

L'Europa e la Difesa che non c'è

di Gianandrea Gaiani

Vent'anni dopo la rivolta slovena che diede il via ai conflitti etnici balcanici e fece emergere l'incapacità dell'Europa di gestire un intervento militare senza il supporto di Washington, la crisi libica ripropone un contesto nel quale né la Ue né la cosiddetta "Nato europea" sembrano in grado di risolvere l'ennesima crisi nel cortile di casa. «Non esiste un'Europa militare perché non esiste un'Europa politica e la crisi in Libia dimostra la tendenza alla ri-nazionalizzazione del continente», sostiene Germano Dottori, analista strategico, consulente parlamentare e cultore di Studi strategici presso la Luiss-Guido Carli. «Venuta meno la minaccia sovietica, gli europei sono rimasti legati alla leadership statunitense, ma ora che Washington si distacca dall'Europa ogni Paese persegue un'agenda nazionale».

Non si tratta solo di volontà politiche raramente convergenti tra i partner, ma anche di concrete capacità militari. Nel 2008 Rudolf Adam, direttore del Centro Federale di studi sulla politica di sicurezza tedesco, sottolineò come i Paesi della Ue disponessero di due milioni di militari, cioè più della Russia (1,2 milioni) e degli Stati Uniti (1,5 milioni) e poco meno della Cina (2,2 milioni) ma erano in grado di schierarne oltremare solo poche migliaia, mentre la capacità di combattimento è pari al 10% di quelle statunitensi. Nello stesso anno la Difesa francese riferì che la Ue superava gli americani per numero di abitanti (490 milioni contro 300), di soldati e per Pil (12mila e 200 miliardi contro 11,8), ma spendeva per la Difesa 160 miliardi di euro contro i 440 del bilancio del Pentagono nel 2007. Gli Usa dedicavano alla ricerca 67 miliardi di dollari contro appena 11 degli europei, per tre quarti stanziati da Londra e Parigi. Negli ultimi anni il divario è divenuto ancora più ampio a causa dei drastici tagli alla Difesa operati in Europa che hanno penalizzato soprattutto addestramento e capacità operative. Il problema non è solo che gli europei spendono poco per la Difesa ma che, tutti insieme, spendono male creando duplicati invece di sanare comuni carenze.

L'Italia, con meno dell'1% del Pil destinato alla Difesa, oggi non verrebbe neppure ammessa nella Nato che chiede ai nuovi partner almeno il 2 per cento. L'anno scorso il segretario alla Difesa statunitense Robert Gates ammise di non capacitarsi di come «con due milioni di soldati i Paesi europei non riescano a schierarne più di 40mila in Afghanistan», dove su 132mila militari alleati presenti oggi ben 90mila sono americani e dei 37 contingenti europei solo sette contano più di mille militari.

Il teatro afghano, ancor prima del conflitto libico, ha evidenziato i limiti delle capacità europee che avevano già portato a rinunciare all'ambizioso Corpo di Reazione Rapida da 60mila effettivi pianificato nel 1998 per attivare piccoli battlegroup da 1.500 militari da impiegare in operazioni umanitarie o di peacekeeping. «Non ha senso creare forze armate europee per farle gestire da un organismo solo tecnico -sottolinea Dottori–; occorre un reale potere sovrano, legittimato all'uso della forza. Anche la componente europea della Nato abbiamo visto quanto valga senza gli Stati Uniti».

Invece per il generale Carlo Cabigiosu, che guidò le truppe alleate in Kosovo e oggi è senior mentor della Nato e membro della Fondazione Icsa (Intelligence culture and strategic analisys), «la strada di una maggiore efficienza militare andrebbe perseguita potenziando l'impegno europeo nella Nato, organizzazione già collaudata e affidabile. L'Europa non è in grado di gestire operazioni complesse, non ha una struttura d'intelligence e per costituirla dovrebbe fondere i contributi dei servizi dei singoli partner in un sistema condiviso che oggi non esiste. Non ha neppure strutture di pianificazione o di comando e controllo collaudate. Basti pensare che la Nato ha potuto assumere il controllo delle operazioni sulla Libia in pochissimi giorni, mentre una struttura europea ad hoc avrebbe avuto bisogno di almeno un mese per costituirsi. Del resto le truppe e i mezzi messi in campo dai singoli Paesi sono gli stessi con comando Ue o Nato».

Secondo il generale Leonardo Tricarico, ex capo di stato maggiore dell'Aeronautica, protagonista del conflitto in Kosovo e fondatore dalla Fondazione Icsa, «l'Europa è stata il "danno collaterale" più importante della guerra libica. Il bizzarro bellicismo di Nicolas Sarkozy ha compromesso 12 anni di faticosi tentativi di costruire un'identità europea della Difesa, accettata anche dagli Usa. L'intervento della Nato ha in parte sanato la frattura, ma il ritiro statunitense dalle operazioni d'attacco ha smascherato la pochezza europea».

Più drastico l'analista strategico Alessandro Politi: «L'Europa non esiste. Ci sono strutture comuni gestite da apparati dietro i quali c'è un mosaico di 27 Paesi, ognuno con i propri interessi nazionali. Francia, Gran Bretagna e Germania sono responsabili della mancata integrazione degli strumenti militari in campo industriale e in campo logistico-militare».

Le limitate capacità espresse dagli europei sono evidenziate dal fatto che l'Italia non sia in grado di schierare all'estero più di 7/8 mila militari sui 180mila che compongono le forze armate, dei quali 113 mila dell'esercito. In Afghanistan, i militari francesi sono 3.500 sui 160mila dell'Armée de Terre, gli spagnoli 1.600 su 75mila dell'Ejercito de Tierra e i tedeschi 5mila sui 190mila della Heer. Un'eccezione è costituita dai britannici, che con un esercito di poco più di 100mila unità ne schierano oggi 9.500 in Afghanistan, e altri 35mila nelle guarnigioni oltremare.

http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-05-08/leuropa-difesa-081411.shtml?uuid=Aa2xLKVD
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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«L'Europa non esiste. Ci sono strutture comuni gestite da apparati dietro i quali c'è un mosaico di 27 Paesi, ognuno con i propri interessi nazionali. Francia, Gran Bretagna e Germania sono responsabili della mancata integrazione degli strumenti militari in campo industriale e in campo logistico-militare». A dirlo è l'analista strategico Alessandro Politi, non un pinco pallino qualunque...


Da una mia "NOTA" su FB dell'8/05/11

A margine del dossier di Legambiente
"Italia Texas"

 di Guido Picchetti

Ripreso in un articolo di Fabrizio Di Giorgio dal titolo "TRIVELLE IN SICILIA – LE COMPAGNIE PETROLIFERE PRONTE A SACCHEGGIARE IL CANALE DI SICILIA - DOSSIER + MAPPA POZZI" sul sito web "90100home", possiamo leggere oggi il dossier di Legambiente "Texas Italia - L’estrazione di petrolio e l’ipoteca sul futuro del mare e del territorio italiano" presentato il Monopoli (Ba) il 12 luglio 2010, e pubblicato in rete in formato Acrobat.

E' un dossier datato, mi dispiace dirlo, e largamente superato dai fatti nel dibattito in corso su tali argomenti, che marciano con una velocità, quella delle compagnie petrolifere, che è ben maggiore di quella delle organizzazioni che si occupano di tutela dell'ambiente, almeno nel nostro Paese... Sono, a mio giudizio, 41 pagine di testo che di buono hanno certamente il titolo "Texas Italia. L'estrazione di petrolio e l'ipoteca sul futuro del mare e del territorio italiano". Ma sul resto, specie per quanto si riferisce ai mari italiani più che al territorio, avanzo molte riserve.

C'è, ad esempio, una sola mappa riepilogativa della situazione in Italia (la stessa anche qui riportata), nella quale la situazione dello Stretto di Sicilia, un braccio di mare tra Tunisia e Sicilia di interesse vitale per l'intero bacino mediterraneo con le isole Pelagie e Pantelleria al centro, non è minimamente considerata, e che comprende invece un'area di mare di competenza nazionale gravemente minacciata non solo da concessioni rilasciate nelle nostre acque territoriali, ma anche (e ancora più se si va a vedere da vicino...) interamente occupata da concessioni rilasciate da Tunisia, Malta e Libia, molte delle quali già operative in acque confinanti con le nostre...

Ma ciò che ritengo ancor più grave è che nel rapporto di Legambiente, tanto ricco di dati e documenti prelevati dal sito del Ministero delle Attività Produttive, non c'è un minimo accesso a quegli impegni internazionali che l'Italia (insieme agli Paesi mediterranei e all'Unione Europea) sarebbe tenuta a rispettare e a far rispettare, in quanto stato "Parte" della "Convenzione di Barcellona", avendone sottoscritto a suo tempo i vari protocolli, e in particolare quelli che dovrebbero garantirci dai rischi connessi ai sempre possibili incidenti proprio nelle attività off-shore di ricerca e sfruttamento dei prodotti petroliferi. Protocolli ancora oggi in attesa di ratifica da alcuni degli stessi Paesi firmatari, uno dei quali, guarda caso, è proprio l'Italia.

Leggi o scarica il Dossier "Texas Italia" redatto da Legambiente e Golettaverde.

http://www.facebook.com/notes/guido-picchetti/a-margine-del-dossier-di-legambiente-italia-texas/220473964631093

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Commenti su FB a margine della nota
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Da "90100HOME IT" - 8/05/11

Trivelle in Sicilia - Le compagnie petrolifere
pronte a saccheggiare il Canale di Sicilia

 Dossier + mappa pozzi mappa

 di Di Fabrizio Di Giorgio

4/05/11 - La Transunion ha già annunciato ai Comuni Iblei che inizierà a sondare il fondale davanti a Pozzallo, a circa 27 Km dalla costa. L’Adx in estate potrebbe iniziare a trivellare a circa 13 Miglia da Pantelleria. Anche la Northern Petroleum pensa di trivellare non molto lontano da Lampedusa. Questa è la situazione oggi in Sicilia.

Si profila all’orizzonte uno sfruttamento massiccio delle riserve petrolifere presenti nel canale di Sicilia. Il decreto anti-trivella, firmato e fortemente voluto dal ministro Prestigiacomo (26 Agosto 2010) non servirà a proteggere le acque del Mediterraneo. La Northen Petroleum lo sa e di conseguenza dirama un comunicato dove espone l’inconsistenza della legislazione italiana.

Cosi nonostante la contrarietà della Regione Sicilia e dei Sindaci dei comuni coinvolti la N.P. fa sapere di poter estrarre ben 4 Miliardi di Barili che tradotto in termini economici vuol dire 400 Miliardi di Euro. Di questa cospicua somma allo Stato Italiano vanno soltanto le briciole. L’Italia di Royalty (i compensi che le compagnie petrolifere lasciano ai territori in cui estraggono) chiede soltanto il 4% senza imporre nessuna vera franchigia, al contrario di paesi come Libia ed Indonesia che pretendono l’85% o Russia e Norvegia che chiedono l’80%.

Perché lo Stato Italiano permette a compagnie petrolifere straniere di inquinare il nostro mare mettendo a rischio di catastrofi le nostre coste? Perché permette di sfruttare ad altri le proprie risorse? Perché non coglie questa occasione per trarre dei profitti? Queste domande senza risposta mi portano a chiedere in definitiva: Perché lo Stato Italiano decide di fare beneficienza alle compagnie petrolifere? E pensare che adeguando le Royalty agli standard mondiali, solo con le trivellazioni nel Canala Di Sicilia l’Italia potrebbe risolvere tantissimi dei suoi problemi.

http://90100home.jimdo.com/2011/05/04/trivelle-in-sicilia-le-compagnie-petrolifere-pronte-a-saccheggiare-il-canale-di-sicilia-dossier-mappa-pozzi/#permalink
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Commenti sul sito web in calce all'articolo
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Simone (mercoledì, 04 maggio 2011 17:45)

Lo stato italiano intasca in nero tutti i profitti
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Guido Picchetti (domenica, 08 maggio 2011 10:34)

Un dossier datato, mi dispiace dirlo, e largamente superato dai fatti nel dibattito in corso su tali argomenti, che marciano con una velocità, quella delle compagnie petrolifere, che è ben maggiore di quella delle organizzazioni che si occupano di tutela dell'ambiente, almeno nel nostro Paese...Sono, a mio giudizio, 41 pagine di testo che di buono hanno certamente il titolo "Texas Italia. L'estrazione di petrolio e l'ipoteca sul futuro del mare e del territorio italiano". Ma sul resto, specie per quanto si riferisce ai mari italiani più che al territorio, avanzo molte riserve.
C'è, ad esempio, una sola mappa riepilogativa della situazione in Italia (la stessa anche qui riportata), nella quale la situazione dello Stretto di Sicilia, un braccio di mare tra Tunisia e Sicilia di interesse vitale per l'intero bacino mediterraneo con le isole Pelagie e Pantelleria al centro, non è minimamente considerata, e che comprende invece un'area di mare di competenza nazionale gravemente minacciata non solo da concessioni rilasciate nelle nostre acque territoriali, ma anche (e ancora più se si va a vedere da vicino...) interamente occupata da concessioni rilasciate da Tunisia, Malta e Libia, molte delle quali già operative in acque confinanti con le nostre...
Ma ciò che ritengo ancor più grave è che nel rapporto di Legambiente, tanto ricco di dati e documenti prelevati dal sito del Ministero delle Attività Produttive, non c'è un minimo accesso a quegli impegni internazionali che l'Italia (insieme agli Paesi mediterranei e all'Unione Europea) sarebbe tenuta a rispettare e a far rispettare, in quanto stato "Parte" della "Convenzione di Barcellona", avendone sottoscritto a suo tempo i vari protocolli, e in particolare quelli che dovrebbero garantirci dai rischi connessi ai sempre possibili incidenti proprio nelle attività off-shore di ricerca e sfruttamento dei prodotti petroliferi. Protocolli ancora oggi in attesa di ratifica da alcuni degli stessi Paesi firmatari, uno dei quali, guarda caso, è proprio l'Italia.


Da "BULGARIA ITALIA COM" - 8/05/11

Per un approccio comune all'immigrazione

(Fonte: Commissione Europea)

06.05.2011 - L'UE intende creare un sistema comune di asilo, rafforzare i controlli alle frontiere, aumentare la sorveglianza nell'area di Schengen e sfruttare la politica di immigrazione per colmare le lacune del mercato del lavoro.

Aiutare gli immigrati
Dall'inizio dell'anno le tensioni politiche nei paesi nordafricani hanno provocato lo sbarco di 25 000 persone sulle coste europee, specie quelle di Italia e Malta. L'Unione europea ha l'obbligo morale di offrire protezione ai richiedenti asilo, e tutti i paesi europei hanno il dovere di dare una mano quando un improvviso afflusso di immigrati mette a repentaglio la capacità di accoglienza dei paesi che si trovano in prima linea. Ma le immagini di barconi in arrivo e spiagge prese d'assalto non devono distogliere dal fatto che è nell'interesse stesso dell'Europa avere un approccio più strutturato, globale e a lungo termine all'asilo e all'immigrazione.

Aiutare noi stessi
I numeri parlano da soli. Nel 2007 la popolazione in età lavorativa ammontava in Europa a 235 milioni di persone. Questi lavoratori pagano le nostre pensioni e finanziano i nostri sistemi sanitari e previdenziali, che sono già sotto pressione. Nel 2060 mantenendo i livelli storici di immigrazione, l'Europa avrà 50 milioni di lavoratori in meno. In caso contrario, mancheranno all'appello 110 milioni di lavoratori per tenere in vita il modello sociale europeo. Nel 2020, soltanto nel settore sanitario, ci sarà bisogno di circa un milione di operatori. Gli immigrati possono contribuire a svolgere queste ed altre mansioni.

Un approccio equilibrato
Le nuove proposte della Commissione sull'immigrazione operano una distinzione tra immigrati clandestini in cerca di migliori condizioni economiche, rifugiati, richiedenti asilo e persone temporaneamente sfollate che desiderano ritornare nel loro paese d'origine. Le proposte prevedono tra l'altro:

- l'adozione entro il 2012 di un approccio comune per i richiedenti asilo
- più controlli alle frontiere esterne dell'UE e maggiore sorveglianza nell'area interna di libera circolazione per prevenire l'immigrazione clandestina e la criminalità
- uso dell'immigrazione legale per colmare i previsti fabbisogni in termini di personale e di qualifiche
- lo scambio di informazioni sulle migliori modalità d'integrazione degli immigrati regolari
- un approccio strategico alle relazioni con i paesi extra UE per agevolare l'immigrazione legale e prevenire quella clandestina.

Nel 2010 l'UE contava 5.000 rifugiati, meno di Stati Uniti e Canada.

http://www.bulgaria-italia.com/bg/news/news/03248.asp

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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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La via dell'inferno è lastricata di buone intenzioni, diceva qualcuno... E l'intenzione dell'Europa per un approccio comune all'immigrazione e creare con una serie di provvedimenti un sistema comune di asilo, non è certamente cattiva... Sarà possibile ?


Da "AGI NEWS" del 7/05/11

Libia: ribelli, Italia ci darà
presto le armi, Farnesina smentisce

(AGI) - Bengasi (Libia), 7 mag. - L'Italia avrebbe acconsentito a fornire armi ai ribelli libici per combattere contro le forze fedeli a Muammar Gheddafi, e a farlo "molto presto": lo hanno riferito fonti del Consiglio Nazionale Transitorio di Bengasi, che amministra le zone liberate della Libia. Contrariamente a quanto annunciato dal Consiglio Nazionale Transitorio dei ribelli di Bengasi fonti della Farnesina smentiscono categoricamente che l'Italia intenda fornire armi ai ribelli.

http://www.agi.it/in-primo-piano/notizie/201105071918-ipp-rt10098-libia_ribelli_italia_ha_accettato_fornirci_armi_molto_presto

Leggi anche:
FARNESINA, AI RIBELLI SOLO EQUIPAGGIAMENTO PER AUTODIFESA
LIBIA: RIBELLI, JET GHEDDAFI BOMBARDANO DEPOSITI GREGGIO
RIBELLI, ELICOTTERI GHEDDAFI CON CROCE ROSSA MINANO MISURATA

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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Ecco come è chiara la situazione in Libia.... Chi dice bianco e chi dice nero.... E frattanto, secondo i ribelli, "JET GHEDDAFI BOMBARDANO ANCORA MISURATA", e "[... ] ELICOTTERI GHEDDAFI CON CROCE ROSSA MINANO MISURATA"...


Da "IL GIORNALE" del 7/05/11

Anche l’Europa si sveglia: «Ora saremo invasi»

di Andrea Cuomo

Roma. Dopo la tregua, tornano gli sbarchi di clandestini a Lampedusa. Nella sola giornata di giovedì sono stati oltre ottocento i migranti giunti nell’isola, mentre ieri un barcone con 248 persone, tra cui 14 donne e due bambini, è stato soccorso a Sud di Lampedusa da una motovedetta della Guardia costiera ed è approdato nell’isola. Gli oltre mille immigrati giunti nelle ultime ore, per lo più di nazionalità libica, sono stati caricati sulla nave Excelsior della compagnia Grandi Navi Veloci per essere trasferiti nel centro di accoglienza di Manduria, in Puglia, via Taranto. Un minisbarco è avvenuto anche nell’altra isola delle Pelagie, Pantelleria, dove una imbarcazione di sette metri con a bordo otto tunisini e un iracheno è giunta nel porto di Scauri.

Il rinnovato flusso di migranti sulle coste italiane, che interrompe il periodo di calma relativa seguito al memorandum d’intesa tra Italia e Tunisia siglato lo scorso 5 aprile, rischia di trasformare entro pochi giorni quella in corso nella più grave crisi migratoria degli ultimi anni in Europa. È l’allarme lanciato ieri da Gil Arias Fernandez, presidente di Frontex, l’agenzia dell’Unione europea con sede a Varsavia per il controllo delle frontiere esterne dell’Europa. Dal 2005, anno in cui è stata fondata, la crisi peggiore che l’agenzia ha dovuto affrontare è stato l’afflusso di 44mila immigrati giunti nel 2010 in Grecia da Afghanistan, Iraq e Nord-Africa. Un record che potrebbe purtroppo essere battuto nel giro di qualche settimana, dal momento che dal 1° gennaio al 4 maggio 2011 a Lampedusa, Pantelleria e Linosa sono sbarcati già in 33mila, tutti salpati in Tunisia, anche se oltre a tunisini sulle «carrette» del mare ci sono libici ed egiziani. Un’emergenza che l’Italia ha spesso avuto l’impressione di affrontare senza il necessario supporto di Bruxelles. Che ieri ha però battuto un colpo: «L’immigrazione clandestina è un problema europeo - ha ammesso il presidente della commissione europea il portoghese José Manuel Barroso -. Daremo assistenza finanziaria agli Stati membri più esposti all’emergenza». In particolare Barroso annuncia «strumenti economici alla Sicilia e a Lampedusa danneggiati nel settore della pesca». L’italiano Antonio Tajani, commissario europeo con delega all’Industria e al Turismo, minaccia così i Paesi del Nord Africa: «La Commissione europea ha fatto investimenti importanti in Nord Africa per i rifugiati ma questi si basano sul principio di condizionalità. Ciò significa che c’è sempre il rischio che l’Europa non dia più aiuti ai Paesi del Nord Africa qualora gli stati del Maghreb coinvolti non partecipino attivamente ad un azione per il contenimento dell’immigrazione e non cooperino con l’Unione europea in un’azione che punti allo sviluppo e alla crescita dell’occupazione evitando che ci siano fughe di immigrazione clandestina nel sud Europa».

Parole che tranquillizzano fino a un certo punto i più danneggiati dall’emergenza, gli albergatori e i commercianti di Lampedusa, secondo i quali «non ci sono più le condizioni per poter lavorare». Gli imprenditori chiedono aiuto al governo, i cui provvedimenti «risultano insufficienti per dare un’importante spinta all’economia isolana se non supportati da una serie di misure finanziarie per la categoria». Altrimenti? «Se non riceveremo risposte chiuderemo le nostre attività», alza i toni Rosangela Mannino, presidente dell’associazione commercianti isole Pelagie.

http://www.ilgiornale.it/esteri/anche_leuropa_si_sveglia_ora_saremo_invasi/07-05-2011/articolo-id=521502-page=0-comments=1
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Questa è bella! Pantelleria è diventata un'isola delle Pelagie... L'ignoranza di noi giornalisti regna sovrana... Ma un pò di geografia possibile che a scuola non si studi ?
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Post di Carole Bernardo

Se ce l'avete con noi, ditelo chiaramente! In tv si legge spesso Lampedusa al posto di Pantelleria, oppure se va male, scrivono Pantelleria al posto di Lampedusa. Che succede?"
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Da "ALTERNATIVA SOSTENIBILE" - 6/05/11

Allarme trivelle Isole Tremiti: riparte
 la protesta dei cittadini

di Tommaso Tautonico

Sabato 7 maggio a Termoli ore 10 manifestazione nazionale contro nuove perforazioni in Adriatico. Legambiente aderisce: «Stop alle ricerche nei mari italiani. Turismo e petrolio sono scelte inconciliabili».

Torna l'allarme trivelle nel mare italiano e tornano le proteste di chi crede che la vocazione dell'Italia sia il turismo e non la ricerca dell'oro nero, dopo il via libera del Ministero dell'Ambiente alle indagini sulla presenza di petrolio nei fondali del basso Adriatico, di fronte alle Isole Tremiti. Una scelta controversa che non trova consenso tra i cittadini che sabato 7 maggio dalle ore 10, manifesteranno la loro contrarietà al progetto nel Piazzale del Porto di Termoli, in Molise. Al loro fianco ci sarà anche Legambiente, da sempre convinta della non convenienza di una simile scelta energetica per il Paese. Secondo le stime del Ministero dello sviluppo economico, infatti, la ricerca forsennata per individuare ed estrarre petrolio in Italia potrebbe portare al massimo circa 130 milioni di tonnellate (totale delle riserve ancora recuperabili) e anche estraendo tutto il petrolio recuperabile nel sottosuolo e sotto il mare italiano, la quantità ottenuta sarebbe sufficiente, ai consumi attuali, a garantire l'autonomia per soli 20 mesi. È evidente dunque che l'estrazione di petrolio non conviene sia per l'esigua quantità ottenibile dai giacimenti italiani ma ancor di più perché compromette irrimediabilmente il patrimonio paesaggistico e naturale delle nostre coste ponendo una grave ipoteca sullo sviluppo e la tutela di ampie aree del mare e del territorio italiano.

«Le nuove trivellazioni in tutti i mari italiani sono incompatibili con lo sviluppo di attività sostenibili come il turismo di qualità e la pesca - ha dichiarato il responsabile scientifico di Legambiente Stefano Ciafani - e poi non servono all'Italia. Per questo Legambiente scenderà in piazza a fianco dei cittadini e degli Enti locali per chiedere al Governo di ripensare questa politica pericolosa che garantisce solo ricchi affari alle aziende petrolifere e nessun beneficio reale per la collettività italiana». Da molti anni Legambiente è schierata a favore di uno scenario energetico che prevede l'uscita dal petrolio e dalle altre fonti fossili. Eppure sono molti i territori italiani interessati dalla ricerca e l'estrazione dell'oro nero, come la Basilicata, dove ancora oggi si estrae oltre il 60% del petrolio italiano o l'Abruzzo, dove si trova il primo pozzo italiano del 1863 e dove ancora oggi il petrolio si contrappone al rilancio ambientale, naturalistico ed economico dei territori. Tra questi anche la Sicilia, nella Val di Noto, dove l'alto pregio delle aree e il loro riconosciuto valore culturale e ambientale non ha impedito di avviare attività di ricerca e di estrazione petrolifera. Ora la minaccia incombe sul mare italiano, noto in tutto il mondo per le sue bellezze, che rischia di trasformarsi in un parco di trivelle. Succede nell'Adriatico, nel tratto antistante la costa abruzzese e molisana, da Pineto a Termoli, ma anche nell'intero specchio delle acque comprese tra Teramo e le isole Tremiti, lungo la costa pugliese da Monopoli al Salento.

Nel mar Ionio, dove sono partite le ricerche nel golfo di Taranto. Nel mar Tirreno, in Sardegna, nel golfo di Oristano e di Cagliari e nello splendido specchio di mare tra l'isola d'Elba e quella di Montecristo. Infine nel canale di Sicilia, a largo delle isole Egadi, dove quello che la Shell Italia definisce "un autentico tesoro", mal si concilia con l'area marina protetta delle isole Egadi e con un'economia basata prevalentemente su turismo e pesca. «In nome di una presunta indipendenza energetica - conclude Ciafani - assistiamo al rilancio di modelli tanto vecchi quanto pericolosi come il nucleare e il petrolio. Scelte che non risolvono i problemi energetici del nostro Paese, ma che al contempo minacciano oggi e in futuro i territori in cui vengono attuate».

http://www.alternativasostenibile.it/articolo/allarme-trivelle-isole-tremiti-riparte-la-protesta-dei-cittadini-0505.html

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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Sabato prossimo a Termoli manifestazione nazionale di Legambiente contro le trivellazioni. Peccato che si perpetui la disinformazione di "Repubblica" sui pericoli alle Egadi dove l'AMP ce l'hanno e ci si dimentichi di Pantelleria che di questa salvaguardia è ancora priva...


Da "UN PUNTO NEL MARE IT" del 5/05/11
 

Convegno informativo sulla tutela del Canale di Sicilia
18/19 Giugno 2011 - "Un punto nel Mare,un Mare di punti" -
Convegno
promosso dall' "Associazione Apnea Pantelleria" e dal "Rotary Club Pantelleria"
Sede convegno: Sala Congressi Hotel Cossyra, località Mursia di Pantelleria

PROGRAMMA

SABATO 18 ( Santa Marina)

Sessione Mattutina

Ore 10;00 - Presentazione e saluto alle autorità
Ore 10,15 - Benvenuto del Sindaco Pantelleria
Ore 10,30 - Introduzione Sen. Antonio D’Alì (in attesa di conferma)
Ore 10 45 - Biodiversità nel Canale di Sicilia - Dott. Franco Andaloro (Capo dipartimento ISPRA)
Ore 11,15 - Ruolo dei grandi Elasmobranchi nell’ecosistema del Mediterraneo - Dott. Fabrizio Serena (ARPA Toscana) e Dott.ssa Monica Barone (Med Lem Project )
Ore 12,00 - Pesca illegale. Un danno per tutti - Dott .Giovanni Basciano V.presidente AGCI
Dopo questo intervento discussione libera sino alle ore 13,00
Ore 13,00 Buffet per 50 persone

Sessione Pomeridiana

Ore 16,00 - Scene di un inquinamento annunciato - Dott Alessandro Giannì (Dir. Campagne Greenpeace Italia)
Ore 16.45 - La questione petrolifera siciliana la piattaforma Sciacca - Ing. Mario Di Giovanna (Comitato Stoppa La Piattaforma)
Ore 17,30 - Il ruolo della politica locale nella tutela dell’ambiente - Michele Rallo (Assessore Comune Egadi Legambiente Sicilia)

Fino a sera discussione libera
Ogni intervento prevede 10 min di tempo dedicato ad eventuali domande e risposte.

DOMENICA 19 Giugno

Ore 11,00 - Riunione relatori, ospiti, giornalisti e organizzatori per la scrittura "Carta Salata".
Ore 18,00 - Presentazione al pubblico "Carta Salata" e inizio firma dei presenti.
Ore 19,00 - Aperitivo offerto per tutti i presenti

http://unpuntonelmare.wordpress.com/
NB - Dalla homepage del sito "Un punto nel mare it" potete raggiungere le pagine web "Progetto", "Obiettivo", "Chi siamo", "Sostenitori", Media", "Contatti", "Sponsor", "Come Raggiungerci", e "Pantelleria"  con le varie informazioni relative al Convegno.

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Da "ANSA IT" del 5/05/11

Libia: al via riunione Gruppo Contatto
Presidenti i ministri degli esteri di Italia e Qatar

ROMA, 5 MAG - E' cominciata alla Farnesina la seconda riunione, del Gruppo di Contatto per la Libia, presieduta dal ministro degli Esteri, Franco Frattini, e dal Primo Ministro e ministro degli Esteri del Qatar, Sheik Hamad Bin Jassim Bin Jabr Al-Thani. A cercare una soluzione politica alla crisi libica sono 22 paesi e sei organizzazioni internazionali: Ue, Onu, Nato, Lega Araba, Oci (Organizzazione conferenza islamica),e Consiglio Cooperazione Golfo. Prima bilaterale tra Frattini e la Clinton.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2011/05/05/visualizza_new.html_873863845.htm
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Incrociamo le dita...
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Da "GREEN STYLE" del 5/05/11

Coste siciliane, tra pochi giorni al via
le nuove trivellazioni

di Claudio Schirru

Sindaci e associazioni ambientaliste in rivolta contro le trivellazioni nei mari siciliani. Nei prossimi giorni dovrebbero partire nuove trivellazioni per verificare l’effettiva entità di alcuni giacimenti petroliferi nei pressi delle coste della Sicilia e delle sue isole minori. Le zone interessate sono quelle di Pantelleria, delle Egadi, la provincia di Ragusa (all’interno della quale si trova Punta Secca, dove vengono girati i noti film del commissario Montalbano e che grazie a questa “pubblicità” ha incrementato gli afflussi turistici dell’area), per non parlare del comune di Scicli, dichiarato patrimonio dell’umanità e ora a rischio trivellazioni. A nulla sembrano valse le rassicurazioni delle scorse settimane da parte del presidente della regione Sicilia Raffaele Lombardo e del Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo.

La difesa del territorio, che promettevano di realizzare attraverso un decreto che impediva le trivellazioni entro 12 km dalle aree protette, non ha dato i frutti sperati dai siciliani. Un esempio al riguardo sono le dichiarazioni rilasciate da una delle compagnie in lizza per l’oro nero dell’isola, la Northern Petroleum:

La legislazione italiana che vieta le trivellazioni off-shore entro le 12 miglia dalla costa avrà un effetto irrilevante sugli assetti della compagnia

A rischio per via delle trivellazioni non c’è solamente un’economia che sul turismo ha puntato molto (e fa delle pesca un’altra sua importantissima risorsa), ma anche un patrimonio ambientale unico fatto di biodiversità e specie marine rarissime. A testimoniarlo uno studio realizzato dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) denominato “Biodiversità Canale di Sicilia”. Il responsabile del progetto spiega nel loro comunicato stampa che:

Queste isole rappresentano un’area di incredibile ricchezza naturale, oggi a rischio visto che di recente sono state avviate trivellazioni che hanno individuato ricchi giacimenti petroliferi nella zona di Pantelleria e in altri tratti del Canale di Sicilia. L’istituzione dell’area marina protetta prevista per Pantelleria impedirebbe questo tipo di operazioni, almeno in prossimità dell’isola.

Proprio in quelle zone dove ora le varie Transunion, Audax, oltre alla stessa Northern Petroleum, stanno fiutando guadagno, da tempo le Nazioni Unite attraverso la Commissione per la Protezione del Mediterraneo SPAMI (Specially Protected Areas of Mediterranean Importance) hanno chiesto l’attivazione di un parco marino a tutela proprio dell’immenso patrimonio di biodiversità di quell’area marina siciliana. Invito che è rimasto a tutt’oggi disatteso dal ministro Prestigiacomo.

Il danno ambientale che si rischia in caso di trivellazioni non è l’unico a far pendere l’ago della bilancia a favore dei sindaci e delle associazioni in rivolta, nel frattempo costituitisi nel comitato "Stoppa la piattaforma". E' un progetto che risulta anche estremamente anti-economico per i siciliani.

Le royalty promesse a regioni e comuni ammonterebbero a un misero 4% contro l’85% di Libia e Indonesia, l’80 di Russia e Norvegia, il 60 in Alaska, e il 50% in Canada. Il tutto con una franchigia: se non venisse estratto petrolio oltre il limite annuo prefissato non verrebbe corrisposto neanche un euro. Ulteriore beffa per l’Italia viene dal rapporto annuale della Cygam (altra società petrolifera, con interessi nell’Adriatico), in cui il nostro paese viene definito come la soluzione ideale per l’estrazione di petrolio off-shore per l’assenza di restrizioni e di limiti al rimpatrio dei profitti.

Tutto questo mentre anche le coste agrigentine stanno per diventare a rischio: la Hunt Oil Company ha presentato richiesta di permesso di trivellazione a pochi chilometri dall’Isola Ferdinandea, a ridosso del Regno di Empedocle, un complesso vulcanico sottomarino ancora in attività che continua a far tremare i fondali della zona.

http://www.greenstyle.it/coste-siciliane-tra-pochi-giorni-al-via-le-nuove-trivellazioni-2966.html

Stessa notizia ripresa e pubblicata anche da "PAPERBLOG" del 6/05/11
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Ulteriore conferma sul prossimo avvio delle trivellazioni dello Stretto di Sicilia... Mentre qui sull'isola tutto tace al riguardo...
L'articolo di Claudio Schirru pubblicato ieri da"Green Style", e da me qui su riportato, è stato ripreso anche da "Paperblog" che qui ringrazio per aver ulteriormente contribuito a diffondere la notizia...
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Post di Corto Maltese

Mi viene da piangere...cosa si può fare per sensibilizzare tutti affinchè questo sopruso non passi?
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Post di Giò Nastasi
:(
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Da "STATO QUOTIDIANO IT" - 5/05/11

Trivellazioni, si muove Legambiente:
“Noi con la gente a Termoli”

di Nicoletta Marchitelli

Roma, 4/05/11 – SI iniziano a muovere anche le direzioni centrali dell’ambientalismo italiano in merito alla questione delle trivellazioni nell’Adriatico. E, in vista della manifestazione di sabato, che si attende molto partecipata, con pullman in partenza anche dalla Capitanata, prende posizione Legambiente. Da Roma è partito una lunga nota stampa che mette in guardia dall’ ”allarme trivelle nel mare italiano”.

130 MILIONI DI TONNELLATE ? “Secondo le stime del Ministero dello sviluppo economico – scrive Legambiente – la ricerca forsennata per individuare ed estrarre petrolio in Italia potrebbe portare al massimo circa 130 milioni di tonnellate (totale delle riserve ancora recuperabili) e anche estraendo tutto il petrolio recuperabile nel sottosuolo e sotto il mare italiano, la quantità ottenuta sarebbe sufficiente, ai consumi attuali, a garantire l’autonomia per soli 20 mesi”. Ammissione che palesa il fatto che “l’estrazione di petrolio non conviene sia per l’esigua quantità ottenibile dai giacimenti italiani ma ancor di più perché compromette irrimediabilmente il patrimonio paesaggistico e naturale delle nostre coste ponendo una grave ipoteca sullo sviluppo e la tutela di ampie aree del mare e del territorio italiano”.

STEFANO CIAFANI. “Le nuove trivellazioni in tutti i mari italiani sono incompatibili con lo sviluppo di attività sostenibili come il turismo di qualità e la pesca – aggiunge il responsabile scientifico di Legambiente Stefano Ciafani – e poi non servono all’Italia. Per questo Legambiente scenderà in piazza a fianco dei cittadini e degli Enti locali per chiedere al Governo di ripensare questa politica pericolosa che garantisce solo ricchi affari alle aziende petrolifere e nessun beneficio reale per la collettività italiana”.

BASILICATA, PUGLIA, ABRUZZO E MOLISE. Da molti anni Legambiente è schierata a favore di uno scenario energetico che prevede l’uscita dal petrolio e dalle altre fonti fossili e sono molti i territori italiani interessati dalla ricerca e l’estrazione dell’oro nero. Come la Basilicata, dove ancora oggi si estrae oltre il 60% del petrolio italiano o l’Abruzzo dove si trova il primo pozzo italiano del 1863 e dove ancora oggi il petrolio si contrappone al rilancio ambientale, naturalistico ed economico dei territori. Tra questi anche la Sicilia, nella Val di Noto, dove l’alto pregio delle aree e il loro riconosciuto valore culturale e ambientale non ha impedito di avviare attività di ricerca e di estrazione petrolifera.

LA DISTRUZIONE. Ora la minaccia incombe sul mare italiano che rischia di trasformarsi in un parco di trivelle. Succede nell’Adriatico, nel tratto antistante la costa abruzzese e molisana, da Pineto a Termoli, ma anche nell’intero specchio delle acque comprese tra Teramo e le isole Tremiti, lungo la costa pugliese da Monopoli al Salento. Nel mar Ionio, dove sono partite le ricerche nel golfo di Taranto. Nel mar Tirreno, in Sardegna, nel golfo di Oristano e di Cagliari e nello splendido specchio di mare tra l’isola d’Elba e quella di Montecristo. Infine nel canale di Sicilia, a largo delle isole Egadi dove quello che la Shell Italia definisce “un autentico tesoro” mal si concilia con l’area marina protetta delle isole Egadi e con un’economia basata prevalentemente su turismo e pesca.

“VECCHI MODELLI”. “In nome di una presunta indipendenza energetica – conclude Ciafani – assistiamo al rilancio di modelli tanto vecchi quanto pericolosi come il nucleare e il petrolio. Scelte che non risolvono i problemi energetici del nostro Paese, ma che al contempo minacciano oggi e in futuro i territori in cui vengono attuate”.

http://www.statoquotidiano.it/04/05/2011/trivellazioni-si-muove-legambiente-noi-con-la-gente-a-termoli/47804/
Articoli simili anche su "GREEN REPORT" e "CITY RUMORS" del 4/05/11

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Commenti del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Pantelleria non è citata, ma la manifestazione dovrebbe esser appoggiata in prima istanza da Pantelleria, dove le trivellazioni sulle concessioni richieste nel 2004 e debitamente in seguito autorizzate ad insaputa di tutti i panteschi, stanno per essere avviate nei prossimi giorni a poca distanza dalle sue coste... Articoli simili oggi anche su "Green Report" e "City Rumors".
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A Raniero Rossi Marcelli, Toni Palermo, Filippo Harley Foti, Roberto Frigerio, Luca Gioria e Carole Bernardo piace questo elemento.


Da "ECOBLOG" - 5/05/11

Corte di Giustizia europea,
si ai parchi eolici in aree protette

di Marina

4 maggio 2011 - Sì ai parchi eolici in aree protette Natura 2000, perché anche se gli Stati membri sono liberi di adottare norme restrittive, devono però tener conto delle politiche energetiche europee, che vanno in direzione delle rinnovabili. Questa la conclusione dell’avvocato generale della Corte di Giustizia europea destinata evidentemente a far discutere, in merito a ciò che pensa l’Europa sulle installazioni dei parchi eolici in aree protette.

Il parere è stato chiesto dai giudici del Tar Puglia a proposito di un contenzioso tra una società di Altamura (BA) e la Regione Puglia, per la realizzazione di un parco eolico non per autoconsumo (per cui la Regione aveva concesso le autorizzazioni), su un terreno agricolo all’interno del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, area classificata Sic (sito di importanza comunitaria) e Zps (zona di protezione speciale).

Questa la conclusione ufficiale:

Le direttive del Parlamento europeo e del Consiglio 27 settembre 2001, 2001/77/CE, sulla promozione dell’energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel mercato interno dell’elettricità e 23 aprile 2009, 2009/28/CE, sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE, nonché le direttive del Consiglio 2 aprile 1979, 79/409/CEE, concernente la conservazione degli uccelli selvatici e 21 maggio 1979, 92/43/CEE, relativa alla conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche, non ostano all’adozione, da parte di uno Stato membro, di provvedimenti nazionali più rigorosi che vietino l’installazione di impianti eolici non finalizzati all’autoconsumo all’interno di un sito Natura 2000, a condizione che il divieto sia conforme alle politiche ambientali ed energetiche dell’Unione, che non sia contrario al principio della parità di trattamento e che non vada oltre quanto necessario per realizzare lo scopo perseguito, circostanze, queste, che devono essere accertate dal giudice del rinvio.

http://www.ecoblog.it/post/12531/corte-di-giustizia-europea-si-ai-parchi-eolici-in-aree-protette?
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Post di Fabio Russo
Ma basta.... insomma lo vogliono proprio uccidere il nostro piccolo mare!!! Non se ne può più!!!


Da "SICILIA INFORMAZIONI" - 4/05/11

Ambiente

Protezione dell'ambiente nelle isole del Mediterraneo
Al via progetto europeo Italia-Malta

04 maggio 2011 - Al via il progetto finanziato dall'Autorità di Gestione del Pon Italia-Malta Dipartimento della programmazione - Regione siciliana. Si è insediato il 2 maggio il comitato di coordinamento del progetto Promed, che si pone l'obiettivo della protezione dell'ambiente nelle isole del Mediterraneo attraverso la valorizzazione di un sistema colturale arboreo.

Il progetto si pone gli obiettivi generali di lotta all’erosione nelle isole di Gozo, Malta, Linosa e Pantelleria e di sviluppo e incremento di fonti di reddito eco-compatibili alternative al turismo balneare, nonché gli obiettivi specifici di inversione della tendenza all’abbandono delle campagne, aumento della copertura verde nei mesi siccitosi, salvaguardia del sistema dei muretti a secco, razionalizzazione delle risorse idriche, di ottenimento di prodotti ad alto reddito, sviluppo di percorsi turistici, mantenimento dei risultati anche dopo la conclusione del progetto.

L’erosione, causata da riduzione di copertura vegetale,incremento di pendenza del terreno e siccità, è in atto nelle isole mediterranee, dove il turismo balneare, fonte di reddito, ha portato al progressivo abbandono delle campagne. Storicamente la redditizia coltivazione della vite ha difeso il territorio,in modo diretto, con l’azione di ancoraggio delle radici, e indiretto, con la costruzione e il mantenimento di muretti a secco a sostegno dei versanti scoscesi. A Malta, dove alla usuale siccità estiva si sono aggiunti periodi di siccità invernali che hanno portato a una graduale e ben visibile desertificazione, la vite è stata identificata come uno strumento idoneo per invertire questo trend. A ciò si aggiunge il fatto che la valorizzazione dei derivati dell’uva può incoraggiare gli agricoltori al mantenimento delle colture.

A Pantelleria, negli ultimi 20 anni, la superficie di vigneto si è ridotta da 3.000 a 1526 ettari; a Linosa, i vigneti sono praticamente comparsi. L’IRVV, nell’ottica dello sviluppo sostenibile, ha già realizzato con pieno successo un progetto analogo a Mozia, degli studi preliminari per aumentare le rese del vino a Pantelleria e dal 2008 ha dei vigneti sperimentali a Linosa. Destinatari del progetto sono le aziende vitivinicole di Pantelleria,gli abitanti di Linosa, i vignaioli e gli enologi maltesi. Il progetto si propone di indurre l’aumento di superficie vitata,con conseguente tutela del territorio e aumento del verde nel periodo estivo, incrementando il valore delle uve. Le attività previste, oltre alla gestione e coordinamento e alla comunicazione, sono lo studio dei territori con individuazione delle zone a rischio, l’ottimizzazione dell’impianto del vigneto, la valorizzazione dei suoi prodotti per rendere il sistema remunerativo e quindi in grado di automantenersi nel tempo, la creazione di un centro sperimentale per il prosieguo delle attività relative a Malta.

I risultati saranno costituiti dall’organizzazione dei territori in aree a rischio ove le autorità locali potranno promuovere l’impianto del vigneto, nella corretta utilizzazione dei diversi vitigni in funzione delle peculiarità locali, nella definizione di protocolli enologici in grado di garantire la rimuneratività del sistema, nella creazione di un centro sperimentale maltese in grado di proseguire le attività di ricerca applicata e sperimentazione anche oltre il termine del progetto, la promozione di nuovi percorsi turistici.

L’erosione, causata da riduzione di copertura vegetale,incremento di pendenza del terreno e siccità, è in atto nelle isole mediterranee,dove il turismo balneare,fonte di reddito, ha portato al progressivo abbandono delle campagne. Storicamente la redditizia coltivazione della vite ha difeso il territorio, in modo diretto, con l’azione di ancoraggio delle radici, e indiretto, con la costruzione e il mantenimento di muretti a secco a sostegno dei versanti scoscesi.

A Malta, dove alla usuale siccità estiva si sono aggiunti periodi di siccità invernali che hanno portato a una graduale e ben visibile desertificazione, la vite è stata identificata come uno strumento idoneo per invertire questo trend. A ciò si aggiunge il fatto che la valorizzazione dei derivati dell’uva può incoraggiare gli agricoltori al mantenimento delle colture. A Pantelleria, negli ultimi 20 anni, la superficie di vigneto si è ridotta da 3.000 a 1526 ettari; a Linosa, i vigneti sono praticamente scomparsi.

L’IRVV, nell’ottica dello sviluppo sostenibile,ha già realizzato con pieno successo un progetto analogo a Mozia, degli studi preliminari per aumentare le rese del vino a Pantelleria, e dal 2008 ha dei vigneti sperimentali a Linosa. Destinatari del progetto sono le aziende vitivinicole di Pantelleria, gli abitanti di Linosa, i vignaioli e gli enologi maltesi. Il progetto si propone di indurre l’aumento di superficie vitata, con conseguente tutela del territorio e aumento del verde nel periodo estivo, incrementando il valore delle uve.

Il progetto propone la coltivazione della vite e la valorizzazione dei suoi derivati quale sistema remunerativo a tutela dei territori dall’erosione. Il progetto è articolato in WP (work proiect).

  • Il WP1 (tutti i partner) con il comitato di pilotaggio, garantirà gestione e coordinamento del progetto.

  • Il WP2, (IRVV, CSEI, comuni di Lampedusa e Pantelleria, Università di Malta) individuerà le zone a rischio di erosione dove impiantare la vite e le differenzierà in funzione delle migliori scelte colturali.

  • Il WP3 (IRVV, CSEI, Consorzio Pantelleria, Università e OP maltesi) individuerà i migliori vitigni e le condizioni colturali ottimali,anche in riferimento alle risorse idriche, con studi agronomici effettuati dai tre enti di ricerca coinvolti e la collaborazione dei produttori.

  • Il WP4 (IRVV, Consorzio Pantelleria, Università e OP maltesi) permetterà l’aumento del valore delle uve rendendo remunerativa la coltivazione della vite con studi enologici,condotti dall’Irvv in collaborazione con l’Università di Malta nella cantina sperimentale di Marsala nonché direttamente in azienda.

  • Il WP5 (IRVV, CSEI, Università e Ministero dell’Agricoltura maltesi) con lo scambio integrato delle conoscenze e la creazione di un centro sperimentale, addestrerà i partner maltesi nei protocolli tecnici di coltivazione della vite e di trasformazione delle uve rendendoli autonomi prima della conclusione del progetto.

  • Il WP6(tutti i partner) attraverso la divulgazione dei risultati raggiunti sensibilizzerà gli abitanti sul tema della difesa nonché individuerà nuovi strumenti di promozione dei territori.

http://www.siciliainformazioni.com/giornale/ambiente/123543/protezione-dellambiente-nelle-isole-mediterraneo-progetto-europeo-italia-malta.htm
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Commenti del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Solo un commento... Un altro bel progetto al via, ma speriamo non faccia la fine dei Protocolli della Convenzione di Barcellona, tanto per fare un esempio... Ma ce ne sarebbero tanti altri da fare per il Mediterraneo: dalle AMP speciali di alto mare alla difesa delle coste e dagli scarichi in mare, etc. etc.


da "IL PANTECO" di Maggio 2011

Opinioni

I nuovi strumenti legali dell’UNEP-MAP
contro i rischi da attività off-shore… Ma in Italia ?

di Guido Picchetti

Coperti dal fragore della guerra libica, il 23 Marzo u.s. sono entrati in vigore gli strumenti legali dell’UNEP-MAP contro i rischi da trivellazioni nel Mediterraneo. Riporto qui a seguire, debitamente tradotto, il comunicato ufficiale di quest’organizzazione che fa capo alle Nazioni Unite e che si occupa dell’attuazione dei protocolli della famosa Convenzione di Barcellona per la tutela ambientale del Mediterraneo, sottoscritta a suo tempo da tutti i Paesi bagnati da questo mare e dall'Unione Europea..

Di grande interesse sono le ultime note chiarificatrici in calce al documento. Tra i firmatari dei due protocolli della Convenzione di Barcellona, interessati in particolare dall’entrata in vigore di quei regolamenti, ci sono Albania, Cipro, Libia, Marocco, Siria, Tunisia, UE e Francia, ma manca l’Italia… Mi viene un dubbio: ma siamo ancora un Paese civile?

(nell'immagine su a lato la cartina dei protocolli della famosa Convenzione di Barcellona  per la tutela ambientale del Mediterraneo, sottoscritta a suo tempo da tutti i Paesi bagnati da questo mare e dall’Unione Europea)

Dal 23 Marzo 2011 in vigore degli strumenti legali dell’UNEP-MAP
contro i rischi da attività di esplorazione off-shore e il degrado delle coste del Mediterraneo

Atene, 24 marzo 2011 - Due dei più innovativi strumenti giuridici per la tutela ambientale nel Mediterraneo, vale a dire il “Protocollo sulle Attività Offshore”, e il “Protocollo sulla Gestione Integrata delle Zone Costiere (GIZC)” della Convenzione di Barcellona (1) entreranno oggi in vigore.

Maria Luisa Silva Mejias, segretario esecutivo dell’UNEP-MAP e della Convenzione di Barcellona, ha detto: “L’entrata in vigore di questi due protocolli mette a disposizione della Regione del Mediterraneo dei potenti ed unici strumenti giuridici per prevenire e rispondere alle minacce ambientali legate alle piattaforme offshore e al degrado costiero. E’ un importante passo avanti che consentirà ai Paesi mediterranei di attivare un meccanismo di risposta regionale nel caso in cui si verificasse un incidente simile a quella accaduto lo scorso anno nel Golfo del Messico, ma che permetterà anche di migliorare la protezione delle nostre coste contro le variabilità climatiche”.

Il “Protocollo sulle Attività Offshore” (2) mira a stabilire un sistema di gestione efficace per proteggere il Mar Mediterraneo dall’inquinamento derivante dall’esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, dei fondali marini e del suo sottosuolo, organizzando una mutua assistenza in casi di emergenza. Il protocollo stabilisce anche un sistema di autorizzazione, monitoraggio e di precisa responsabilità in caso di danno, al fine di limitare il danno sulle risorse naturali, sulla biodiversità e sulle popolazioni coinvolte.

Il “Protocollo sulla Gestione Integrata delle Zone Costiere (GIZC)” (3) è uno strumento fondamentale per favorire lo sviluppo sostenibile della coste, offrendo un modo efficace per assicurare che le azioni umane siano effettuate avendo ben presente l’equilibrio economico, gli obiettivi sociali e ambientali, e le priorità da rispettare in una prospettiva a lungo termine. Esso contiene anche utili e innovativi strumenti per aiutare gli Stati ad affrontare le minacce alle zone costiere, come la fascia di rispetto di 100 metri per le costruzioni a fronte mare, e a realizzare valutazioni strategiche di impatto ambientale, di possibilità di sviluppo e di pianificazioni partecipative.

Il Piano d’Azione Mediterraneo (UNEP-MAP) è il programma regionale sul mare più importante che esista. A dispetto delle difficoltà e delle differenze tanto prevalenti esistenti nel Mediterraneo, per più di 35 anni tutti i paesi di questa area hanno con continuità collaborato nel quadro della Convenzione di Barcellona con un piano d’azione per lo sviluppo sostenibile del mar Mediterraneo e della sua area costiera.

“La necessità e l’impegno di continuare e approfondire questa cooperazione a beneficio dei nostri ambienti comuni e delle nostre popolazioni non sono mai stati così importanti come oggi. Sono sicuro che molti altri paesi arriveranno presto a far parte di questo piano di azione regionale contro il degrado costiero e le minacce di inquinamento off-shore”, ha detto Maria Luisa Silva.

“Le Parti della Convenzione di Barcellona hanno chiesto al Segretariato di agire affinchè si arrivi alla piena attuazione della Convenzione. Continueremo impegnandoci affinché appropriati strumenti giuridici non siano solo attivati, ma anche implementati. Con la maggior parte degli strumenti giuridici attualmente in vigore, rinnoveremo nostri sforzi per sostenere i Paesi mediterranei nei loro sforzi di adeguamento e rispetto degli impegni presi, ai sensi della Convenzione di Barcellona e dei suoi sette protocolli”.

Le note:
(1) la Convenzione di Barcellona è la convenzione per la protezione dell'ambiente marino e della regione costiera del Mediterraneo, sottoscritto a Barcellona il 16 febbraio 1976 e modificato il 10 giugno 1995, con il quale si intendono affrontare le sfide dello sviluppo sostenibile. Tutti i 21 paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo e l'UE sono "Parti" della convenzione. La convenzione di Barcellona e i suoi protocolli sono la base giuridica del Piano d'Azione Mediterraneo (UNEP/MAP), il primo programma di mari regionali sviluppato nell'ambito del programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente.
(2) Il protocollo Offshore è stato ratificato da Albania, Cipro, Libia, Marocco, Siria e Tunisia.
(3) Il protocollo ICZM è stato ratificato da Albania, UE, Francia, Slovenia, Spagna e Siria.

(dalle News dell'UNEP-MAP)

http://www.ilpanteco.it/wordpress/?page_id=777
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Commenti del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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In realtà è il testo di un articolo da me già pubblicato su FB con una nota del 23/4 scorso e ripreso nei miei "Echi di Stampa" (e  successivamente pubblicato anche da "Blog Sicilia"), ma ringrazio ugualmente "Il Panteco" per la sua pubblicazione: in certi casi "repetita juvant", non "siccant"...
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A Raniero Rossi Marcelli, Giò Nastasi e Aida Mancuso piace questo elemento.


Da "IL CAMBIAMENTO IT" - 3/05/11

Acque

Blueconomy, l'Italia è prima per servizi ambientali
forniti dal mare

L’Italia si aggiudica un altro primato, che si affianca a quello di Paese con la maggiore quantità di beni culturali al mondo: la ricchezza prodotta dai servizi ambientali forniti dal mar Mediterraneo. Lo rivela uno studio realizzato da Plan Bleu, organismo interno al Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente, che evidenzia come l'enorme valore di questi 'servizi' offerti dalla biodiversità nelle nostre acque sia un patrimonio su cui nessun altro Paese mediterraneo ha la fortuna di poter contare.

di Andrea Bertaglio

2 Maggio 2011- Gli ecosistemi marini non sono preziosi solo a livello naturalistico o paesaggistico, hanno anche un valore economico: nove miliardi di euro. Ecco quanto vale il patrimonio italiano, più di un terzo della ricchezza prodotta dai servizi ambientali che il mar Mediterraneo fornisce a Paesi come Grecia e Spagna.

Complessivamente il valore economico dei beni ecologici prodotti annualmente dal mare nostrum ammonta infatti a 26 miliardi. Lo rivela il rapporto Ecosistemi marini mediterranei: il valore economico dei benefici ambientali, uno studio eseguito da Plan Bleu, organismo del Programma Ambiente Mediterraneo delle Nazioni Unite (Unep/Map).

L’Italia si qualifica così prima non solo come nazione maggiormente ricca di beni culturali, ma anche come Paese mediterraneo con il più alto quantitativo di servizi ambientali forniti dal mare: biodiversità, qualità del paesaggio, depurazione naturale dell’acqua e mantenimento delle coste. Stando ai dati del rapporto delle Nazioni Unite, le 26 aree marine protette italiane, con i loro 360mila ettari di mare, sono la migliore espressione di tutela del valore dei servizi ambientali. Ma non basta, se si considera che è in questa limitata porzione di fascia costiera che si concentra una vera e propria ricchezza, un patrimonio naturale in grado di produrre, secondo Plan Bleu, beni per 36 milioni di euro ogni anno.

Da queste considerazioni è nata la Blueconomy, che può offrire molto, ma alla quale per sopravvivere serviranno più fonti rinnovabili ed un minor impatto a livello paesaggistico, a partire dal freno che, da sempre in Italia, si auspica possa venire dato all’abusivismo edilizio. Anche il turismo si dovrà fare più sostenibile, e maggiore importanza dovrà essere data alle innovazioni che permettono basse emissioni di gas serra. Tutela delle riserve naturali, insomma, significa anche difesa e valorizzazione delle potenzialità meramente economiche dei servizi ambientali forniti dagli ecosistemi.

Da tenere presente anche la continua crescita della popolazione e del turismo di massa. Nel 2005 erano 420 milioni gli abitanti dei Paesi mediterranei. Di questi, già sei anni fa, ne vivevano in riva al mare oltre 148 milioni. Cifre importanti, alle quali ci sono da aggiungere quelle in costante crescita relative al turismo internazionale, concentrato oltretutto nell’80% dei casi nel periodo fra maggio e settembre. Dai 58 milioni del 1970 le coste mediterranee hanno visto salire il numero di visitatori a 228 milioni nel 2002: un trend che non tende a diminuire, e che si stima arriverà a far superare i 346 milioni di turisti entro il 2020.

Tutte queste persone hanno ed avranno un enorme impatto sugli ecosistemi marini e costieri. Secondo Plan Bleu, questa tendenza può essere addirittura un vantaggio per i Paesi interessati. Serve però gestire al meglio la situazione, a partire dalle misure che si prenderanno per tutelare, appunto, il mare, i paesaggi e tutti gli ecosistemi che, alla fine, sono la vera attrazione per questa enorme quantità di turisti provenienti da tutto il mondo. Ecco quindi la necessità, secondo gli esperti Unep/Map di rivedere completamente il paradigma delle economie mediterranee, perlopiù non così all’avanguardia in termini di tecnologie ambientali e di politiche che mirino alla sostenibilità.

Fonti rinnovabili, drastiche limitazioni all’impatto paesaggistico, diffusione di strutture turistiche e residenziali sostenibili. Saranno davvero in grado Paesi come la Grecia, la Spagna e l’Italia, con tutti i loro problemi, non solo economici, ma anche e soprattutto legati alla mentalità dei loro politici e di gran parte dei loro abitanti, a cogliere questo suggerimento e sfruttare al meglio le loro ricchezze? Per il momento non sembrerebbe così, almeno da noi.

Fino a quando la costruzione di orribili complessi edilizi sulla costa o di inutili centri commerciali nell’entroterra verrà anteposta alla salvaguardia di parchi e riserve naturali, c’è poca speranza che questa enorme ricchezza possa essere tutelata. E, come nel caso dell’immensa quantità di beni artistici e culturali che cadono letteralmente a pezzi, così potrebbe avvenire anche per le bellezze naturali che ci ritroviamo. Con la differenza che, queste ultime, hanno un inestimabile valore anche per la nostra possibilità di sopravvivenza.

Ma molte cose si muovono nella direzione 'giusta'. E l’economia blu sembra avere veramente grandi possibilità di futuro. Se non altro per l’enorme potenziale che ha in sé, e le grandi opportunità offerte a Paesi che, ormai, versano in condizioni economiche in alcuni casi disastrose.

Vincenzo Zottola, presidente della Camera di commercio di Latina, è fiducioso: “La blueconomy si basa su una nuova possibile alleanza tra conservazione dell’ambiente marino e costiero e sviluppo di tecniche innovative, ad alto contenuto tecnologico e a basso impatto ambientale, in tutti i campi della vita quotidiana”. E aggiunge: “Il contributo dell’imprenditoria non solo attenta alle ragioni dell’ambiente ma pronta a fornire soluzioni avanzate e pulite è centrale nella definizione di uno sviluppo sostenibile applicato ai territori, soprattutto nella fascia costiera che è il luogo di maggiore pressione antropica nei Paesi mediterranei”.

http://www.ilcambiamento.it/acque/blueconomy_mare_mediterraneo_italia.html
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Commenti del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Il titolo del servizio, l'Italia prima nella Blueconomy, fa pensare a qualcosa che forse era vero fino ad ieri, ma che domani mattina potrebbe rivelarsi un bel sogno da cui ci siamo tutti amaramente ridestati. E non lo dico io, ma lo stesso servizio, solo all'apparenza ottimistico...


Da "MARSALA IT" del 2/05/11

Trivellazioni petrolifere a 12 miglia da Pantelleria
Entro pochi giorni potrebbero avere inizio le ricerche di petrolio al largo
 delle coste siciliane

Tra pochi giorni la compagnia petrolifera Transunion dovrebbe cominciare a sondare le acque intorno a Pozzallo (a circa 16 miglia dalle coste), mentre in estate potrebbero già partire le trivellazioni nelle acque a 13 miglia da Pantelleria, da parte della compagnia Audax. A breve dovrebbero iniziare anche le ricerche della Northern Petroleum intorno alle Egadi.

L’attività delle compagnie petrolifere non avrebbe subito alcun freno dal varo del decreto cosiddetto “anti-trivella”, fortemente voluto dal Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, ed emanato lo scorso agosto in seguito al disastro ambientale nel Golfo del Messico, causato dall’incidente sulla piattaforma Deepwater Horizon. Il decreto prevede infatti il divieto di trivellazioni off-shore ad una distanza inferiore a 12 miglia dalle aree protette e a 5 miglia dalle coste dell’intero territorio nazionale.

Molte sono le voci contrarie alle trivellazioni off-shore nel Canale di Sicilia, a partire dalle autorità locali, fino a diversi gruppi di cittadini e associazioni, riunitisi intorno al comitato “Stoppa la Piattaforma”. Due sono gli ordini di problemi rilevati da chi si oppone a queste attività: economici e ambientali. Dal punto di vista economico, le trivellazioni sarebbero convenienti solo per le compagnie petrolifere e non per lo Stato italiano perché, spiega Repubblica, “le royalty che le compagnie minerarie lasciano al territorio dove estraggono senza imporre franchigie arrivano a malapena al 4 per cento contro l'85 di Libia e Indonesia, l'80 di Russia e Norvegia, il 60 in Alaska, e il 50 per cento in Canada”.

Dall’altro lato, per comprendere i problemi di ordine ambientale, risulta molto utile uno studio realizzato dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), “Biodiversità Canale di Sicilia”. Si tratta di un progetto di ricerca cominciato nel 2009 e che procederà per tutto il 2011, che ha già rilevato la presenza di numerose specie rare nell’area interessata. Nel comunicato stampa di presentazione del progetto si evidenzia come “le isole di Pantelleria, Lampedusa e Linosa rappresentino veri santuari della biodiversità”. “Queste isole – spiega Simonepietro Canese, responsabile del progetto - rappresentano un’area di incredibile ricchezza naturale, oggi a rischio visto che di recente sono state avviate trivellazioni che hanno individuato ricchi giacimenti petroliferi nella zona di Pantelleria e in altri tratti del Canale di Sicilia. L’istituzione dell’area marina protetta prevista per Pantelleria impedirebbe questo tipo di operazioni, almeno in prossimità dell’isola”.

Nell’area, infatti, non è ancora stato realizzato il parco marino, all’interno del quale non potrebbero essere ammesse le piattaforme petrolifere, nonostante le stesse Nazioni Unite, attraverso la Commissione per la protezione del Mediterraneo SPAMI (Specially Protected Areas of Mediterranean Importance), abbiano rilevato la necessità di provvedere al più presto alla sua attivazione per la tutela della biodiversità e il ripopolamento delle acque in un’area per decenni interessata da una pesca intensiva fuori controllo.

http://a.marsala.it/cronaca/ambiente/30300-trivellazioni-petrolifere-a-12-miglia-da-pantelleria.html
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Commenti del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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L'indicazione delle 12 miglia vale solo in quanto fa capire che si opererà entro le acque italiane, e non solo in quelle tunisine appena oltre le 13 miglia. Ma in realtà la concessione della NP arriva fino una quindicina di Km dalle coste dell'isola. Chilometri, non miglia!


Dal Blog "MAMMA AFRICA" di Laura Picchetti del 1/05/11

Gli studenti dell'Almanza alla ricerca
della legalità perduta di quest'Italia

Mamma Africa: Capperi, che ragazzi a Pantelleria

di Nando Dalla Chiesa (il Fatto Quotidiano)

Mentre a Roma si smonta la legalità, a Pantelleria si discute su come realizzarla. Eccolo qui il paradosso di un mattino di scirocco passato sotto un tendone a settanta chilometri dalla Tunisia. I luoghi del potere che disfano le leggi, e questo lembo estremo di Italia, il più vicino all’Africa, impegnato a difenderle.

Mentre i suoi abitanti fanno a gara a offrire ospitalità, cibo, vestiti e assistenza medica ai duecento tunisini arrivati avventurosamente sotto Pasqua, quattro giorni di viaggio e di paura. Il tendone è verde e bianco e il vento smanaccia ogni tanto gli ingressi e le bandiere dentro. Immagini del Cristo ovunque, ora solenni ora infantili, a ricordare che questo per un po’ di mesi è anzitutto luogo di preghiera, poi, quando la chiesa sarà a posto, si vedrà.

Circa duecento ragazzi dell’Istituto statale onnicomprensivo “Almanza”. Vari indirizzi di scuola superiore ma anche medie inferiori. Il sindaco Alberto Di Marzo, con cappellino d’accoglienza “Pantelleria libera”, il preside Francesco Pavia, la presidentessa del Lions Club di Pantelleria Emilia Culoma. Le divise dello Stato, che qui sono Carabinieri e Marina. E, dietro, un progetto ispirato, anzi fortemente voluto da una giovane insegnante di religione, Stefania Bongiorno, di Castelvetrano e con dottorato di ricerca alla Facoltà teologica di Palermo ma con incarico part-time sull’isola.

Tutto è irrituale, a pensarci. L’avamposto italiano nel Mediterraneo, sei ore di navigazione da Mazara del Vallo. La presidentessa di un Lions, impegnata nell’Aido, l’associazione dei donatori di organi, in ricordo del figlio sedicenne, e un’insegnante di religione (scelta dalla diocesi e per giunta pendolare…) che fanno da battistrada alla legalità dello Stato. Ragazzi che, appena cresciuti, cercheranno di andar lontano. Nessuno sa che cosa faranno dopo. Un seme, intanto gettiamo un seme, dicono gli insegnanti. Davvero testarda questa scuola italiana, e forse è per questo che viene spontaneo raccontarla una volta di più.

Testarda in questa sua idea di promuovere la Costituzione, nonostante i tempi e le mode. E di “inculcare” così negli studenti, come va denunciando il premier, valori diversi da quelli delle famiglie di appartenenza. Testarda per la determinazione con cui continua a fare tutto questo anche di fronte ai tagli. “Io ho portato i miei studenti nell’aula bunker di Palermo per l’anniversario di Falcone”, spiega Maritella Barracco, insegnante alle medie. “E siccome non avevamo fondi sa che cosa ho fatto? Ai ragazzi che avevo con me ho pagato io la cena e poi li ho ospitati tutti nella mia casa di Mazara del Vallo”.

Volti di un’Italia lontana, sconosciuta, che fa cose eccezionali ma che non vedrete mai nei talk show televisivi. I ragazzi raccontano e chiedono. Indovini su molte labbra le prime pelurie, su molti occhi i primi rimmel e ombretti inesperti.

Michele ha le mani che gli tremano quando legge ai compagni il racconto della sua partecipazione al premio di giornalismo scolastico Mauro Rostagno. Ilaria chiede perché della mafia si parla sempre al passato. Andrea vorrebbe sapere, a nome di un gruppetto di suoi compagni, che cosa sia esattamente la mafia; e poi che cosa la distingua dalla ‘ndrangheta e dalla camorra. C’è chi chiede se i mafiosi comandano ancora in carcere, se è vero che pasteggiano ancora ad aragoste, visto che qualcuno che si fa corrompere lo trovano sempre. Parlano Tiziana e (con più timidezza) Marika.

Parla Clara. Scrosciano applausi quando si ricorda che il fulcro della lotta alla mafia sta nel garantire come diritti quelli che la mafia dà come favori. Si appassionano anche gli insegnanti. Domande sulle fiction televisive, ma anche sulla mafia in Lombardia. Tutto sommato qui si è sempre pensato che la mafia nasca dalla disoccupazione giovanile. Ma come diavolo fa ad attecchire dove c’è benessere, dove c’è lavoro?

È un grande catino di umori, di interessi, di atteggiamenti, nei quali occorrerebbe metter mano ogni giorno con amore e con pudore. L’more e il pudore che si impossessano magicamente di tutti quando prende la parola Susanna, terza media. Susanna ha il viso magro e scintillante, gli occhiali a rettangolo, i capelli tirati indietro. Legge la sua domanda. Dice che, visto quel che sta succedendo nel nord Africa, “oggi che sono cresciuta, penso e apprezzo il fatto che a 4 o 5 anni sono arrivata clandestinamente in Italia, perché capisco la scelta dei miei di farmi vivere in un Paese dove si può parlare ma non si parla”.

Dice di avere visto morire gente per la libertà e di ammirarla. E si chiede che speranza c’è se anche i capi degli Stati hanno atteggiamenti mafiosi. Se sanno delle organizzazioni criminali che gestiscono i viaggi illegali ma non fanno nulla per fermarli. Susanna è nata al Cairo. Un applauso spontaneo la sommerge e lei scappa fuori dal tendone a piangere un vissuto che si può solo intuire.

Pantelleria è luogo dove costruire legalità è più difficile. Primo approdo per i venti della storia, ma lontani da chi ti può aiutare. Anche se le buone leggi dello Stato per fortuna funzionano anche qui. Ieri era l’anniversario, il ventinovesimo, dell’assassinio di un grande italiano-siciliano, Pio La Torre. La sua legge, ha ricordato il sindaco, farà del bene anche a Pantelleria. Il terreno confiscato al boss Francesco Pace, sotto l’aeroporto, avrà destinazione sociale. Forse in un progetto sport e legalità. Sono i segni (e i semi…) di una storia faticosa che non si è fermata. Incontrandosi ogni volta con le prime pelurie e i primi ombretti inesperti di nuovi adolescenti.

http://mammmafrica.blogspot.com/2011/05/pantelleria.html?spref=fb
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Commenti del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Parla del senso di accoglienza manifestato dai panteschi... E' un bel pezzo e va letto e apprezzato. Ringrazio mia sorella che l'ha pubblicato su un suo blog e me lo ha segnalato. Farà piacere a tutti quelli che amano quest'isola...
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A Luca Gioria, Filippo Harley Foti, Università DI Messina, Nicola Cecchi, Giò Nastasi e Anna Rita piace questo elemento.


Da "ASCA IT" - 1/05/11

Libia: Gheddafi, porteremo
la guerra in Italia e attacca il Premier

C'e' anche un duro attacco all'Italia nel discorso pronunciato stamane dal colonnello libico Muammar Gheddafi. Il rais ha dichiarato che il popolo libico vuole ''portare la guerra in Italia'' sottolineando, pur con un certo dispiacere, di non potersi opporre a tale decisione.

''Con rammarico ho sentito i figli della Libia minacciare di portare la guerra in Italia. Dicono che la guerra, ormai, e' tra noi e gli italiani'' che stanno uccidendo ''i nostri figli così' come facevano nel 1911''.

''Il governo italiano sta attuando la stessa politica fascista e coloniale dei tempi dell'occupazione'', ha detto Gheddafi ricordando che nel 2008 l'Italia ''si e' scusata dicendo che e' stato un errore che non si sarebbe ripetuto (il colonialismo - ndr), ma ora sta facendo lo stesso errore."

"I libici hanno ragione e io non posso porre un veto sulla sulla decisione di difendere la Libia e portare lo scontro nei territori nemici'', ha affermato. Secondo il colonnello, sono i giovani di Sirte a volere ''la guerra aperta con l'Italia'' e ora i libici sono ''liberi di difendere sé stessi''.

Gheddafi, poi, si rivolge direttamente al Presidente del Consiglio: ''Il mio amico Silvio Berlusconi ha commesso un crimine'' permettendo l'avvio dei bombardamenti italiani in Libia.

''Avete commesso un crimine, l'ha commesso il mio amico Berlusconi, l'ha commesso il Parlamento italiano. Ma ci rendiamo conto che non esiste un Parlamento in Italia, ne' tanto meno la democrazia. Solo l'amico popolo italiano vuole la pace'', ha concluso.

Il Leader libico pronto a trattare con la Nato

Il colonnello libico Muammar Gheddafi si e' detto pronto a negoziare con i Paesi della Nato per porre fine ai raid aerei in Libia ma ha escluso l'eventualità di lasciare il potere e di fuggire dal Paese.

In un discorso trasmesso questa mattina dalla televisione di Stato Gheddafi ha affermato che i Paesi dell'Alleanza atlantica ''devono abbandonare ogni speranza'' che possa lasciare il Paese. ''Non lascerò il mio Paese e combatterò fino alla morte'', ha detto Gheddafi sottolineando che pur non volendosi ''arrendere'' punta a lanciare un appello al negoziato.

''Non ci arrenderemo, ma sono pronto a parlare con Francia e Usa. Solo, però, con delle precondizioni'', ha aggiunto. Gheddafi ha poi voluto ribadire che i ribelli ''sono terroristi che non provengono dalla Libia ma dall'Algeria, Egitto, Tunisia e Afghanistan''.

Intanto il regime ha minacciato di attaccare ogni nave che tenterà di entrare nel porto di Misurata, controllato ora dagli insorti, dopo che i tank del rais hanno lanciato un assalto nella città che si trova a 200 km da Tripoli. Il porto di Misurata, da settimane al centro dei combattimenti, resta infatti uno snodo cruciale per l'arrivo e lo smistamento degli aiuti umanitari.

''Quattro tank hanno attaccato la città. Uno e' stato distrutto'', ha riferito ieri un ribelle Ibrahim Ahmed Boushagha. Un reporter dell'Afp, inoltre, ha sentito una serie di esplosioni nelle vicinanze dell'aeroporto.

Nel principale ospedale della città continuano ad arrivare i corpi senza vita di combattenti e civili e il bilancio delle vittime continua a salire. A Washington il Dipartimento di Stato ha confermato che Hillary Clinton parteciperà alla riunione del Gruppo di Contatto per la Libia che si terrà il 5 maggio a Roma.

La seconda riunione del Gruppo di Contatto, dopo quella di Londra del 29 marzo, avrà luogo alla Farnesina e sarà presieduta dal ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini, e dal Primo ministro e ministro degli Esteri del Qatar, Sheik Hamad Bin Jassim Bin Jabr Al-Thani.

Lega Nord apre la trattativa

Intanto la Lega Nord sui bombardamenti in Libia apre la trattativa. E lo fa calando sul tavolo una mozione parlamentare (anticipata oggi dalla 'Padania') nella quale pone a Berlusconi 6 punti o condizioni per il suo Sì al maggiore impegno militare operativo.

In estrema sintesi si può dire che la Lega Nord dà il disco verde ai bombardamenti chiedendo in cambio una politica più stretta e rigorosa verso gli immigrati, nel senso di un loro respingimento.

I sei punti sono riassumibili in altrettanti ''impegni'' per il governo: una ''decisa e forte'' azione politica per una soluzione diplomatica della crisi libica; una formale esclusione di futuri interventi di terra; un ''termine temporale certo'' per la fine dei bombardamenti italiani; un No a nuove tasse per finanziare le missioni aeree; attivare ''ogni iniziativa'' per superare la sentenza della Corte di giustizia europea che ha bocciato il reato di clandestinità; promuovere il ''reale concorso'' dei ''paesi alleati'' per fronteggiare le ''ondate migratorie''. (Asca, 30/04/11)

http://www.asca.it/copertina-LIBIA__GHEDDAFI__PORTEREMO_LA_GUERRA_IN_ITALIA_E_ATTACCA_IL_PREMIER-4328.html


Da una mia "NOTA" su Facebook del 1/05/11

Le mappe variabili del Corriere della Sera - 2

Pantelleria e il "teatro di guerra" del Canale di Sicilia

di Guido Picchetti

Le considerazioni sulle mappe "variabili" del Corsera ? Beh, eccone una, sempre premesso che in questo momento, con le bombe Nato che piovono in Libia, c'è purtroppo davvero poco da ridere...

Il sindaco di Pantelleria, dopo l'uscita del Corriere con la mappa errata del 7 Aprile scorso che posizionava Lampedusa al posto di Pantelleria, aveva scritto una lettera al direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli.

Era una lettera nella quale, dopo aver ricordato i pesanti effetti della crisi libica sull'economia isolana, già registrati in questi primi mesi della stagione turistica con molte disdette e vari annullamenti di voli charter, il sindaco denunciava come l'errore commesso da Corriere della Sera sulla mappa in questione rischiasse di aggiungere "al danno la beffa"... Chiedeva pertanto, a nome di tutta la cittadinanza, "di offrire un adeguato spazio giornalistico affinché venisse dato un giusto spazio informativo sulle bellezze e sulla pacifica situazione dell'isola, a ristoro della erronea indicazione fornita dal più importante quotidiano del Paese".

Una richiesta opportuna e cortese, ma cosa accade per tutta risposta ? Esce una nuova mappa sul Corriere che mostra l'area del Canale come fosse un "teatro di guerra", in questi ultimi giorni ripetuta più volte per giunta nelle varie edizioni. Su questa mappa stavolta Pantelleria c'è, e bene in vista. Ed è anche evidenziata da un simbolo che la identifica come base di uno dei tre aeroporti militari da cui si alzano in volo i Tornado della Nato per le loro missioni di bombardamenti mirati !!!

A parte il fatto che almeno finora da Pantelleria, a quanto risulta, non si è alzato alcun Tornado italiano e neppure straniero, pensate che sia proprio questo il modo giusto per dimostrare la "pacifica situazione dell'isola" e di rimediare agli errori commessi dal Corriere, con l'aria che tira e il Rais che minaccia di portare addirittura la guerra nel nostro Paese?

http://www.facebook.com/notes/guido-picchetti/le-mappe-variabili-del-corriere-della-sera-2/218717088140114
Stessa notizia su "PANTELLERIA INTERNET COM news° 7492" del 4/05/11 (solo su abbonamento)
Stessa notizia su "IL PANTECO" del
4/05/11
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da "PANTELLERIA INTERNET COM - News 7471" - 1/05/11

Pantelleria e Lampedusa si muovono

Le mappe variabili del Corriere della Sera

 di Guido Picchetti

30 Aprile 2011 - Date un occhiata a queste due mappe del Canale di Sicilia pubblicate di recente dal "Corriere della Sera". La prima in alto è del 7 Aprile u.s.; quella grande in basso appare sull'edizione di ieri. Nella prima al posto di Pantelleria c'è Lampedusa, mentre nella seconda Pantelleria torna al suo posto, ma scompare Lampedusa dalla mappa... e sono indicati invece gli aeroporti militari da cui possono partire i Tornado! Quante considerazioni si possono fare, tutte da ridere, se non ci fosse da piangere per la guerra. Le lascio tutte agli amici... per ora almeno.

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=6597  (solo su abbonamento)
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(copyright Guido Picchetti) 

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Questa pagina è stata aggiornata il 01/01/12.