Aprile 2011

Home Su Gennaio 2011 Febbraio 2011 Marzo 2011 Aprile 2011 Maggio 2011 Giugno 2011

Dagli "ECHI DI STAMPA" del 30/04/11

A proposito di un "Alieno" nel Mediterraneo ...

di Guido Picchetti

La premessa

In questo spazio degli "Echi di Stampa" del mio sito, gli articoli via via riportati sono per definizione inerenti al tema dello "Stretto di Sicilia – Minacce e tutela”. Naturalmente, lo Stretto di Sicilia, se per un verso comprende il mare di Pantelleria, per l'altro è parte vitale del Mediterraneo, quindi tutto ciò che può influire sulle condizioni di questo "Mare Nostrum", sia dal punto di vista politico, che da quello più strettamente ambientale, ha un suo interesse che non può essere ignorato.

Questa è la ragione per cui, agli articoli riportati nella rassegna dei miei "Echi di Stampa" a partire dal Gennaio dello scorso anno - che trattavano prevalentemente della tutela ambientale del mare di Pantelleria (prevista, ma non ancora realizzata) -, allargando il discorso ho poi affiancato articoli inerenti la tutela ambientale più in generale, dello Stretto di Sicilia prima e dell'intero Mar Mediterraneo poi. In ciò, facendo espresso riferimento agli impegni presi dalle 16 Nazioni mediterranee e dalla Comunità Europea che nel 1976 sottoscrissero la "Convenzione di Barcellona", e concordarono il primo programma sotto gli auspici delle Nazioni Unite per la tutela di un' area marina regionale, il "Piano di Azione Mediterraneo (MAP)".

Sono stati articoli che in massima parte hanno evidenziato i rischi che corrono sia lo Stretto di Sicilia e le sue coste, ma anche il Mediterraneo tutto, per le numerose iniziative di sfruttamento energetico delle risorse off-shore. Denunzie da me debitamente riportate, non per principio preso in nome di uno sterile ambientalismo, ma principalmente per far sì che siano quanto meno concretizzate al più presto quelle norme di prevenzione e pronto intervento (in caso di incidenti sempre possibili, come le varie forme di inquinamento e i riversamenti in mare di prodotti petroliferi) già previste dai vari protocolli dalla Convenzione di Barcellona, sottoscritte da tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo (Unione Europea compresa), ma ancora oggi a 25 anni di distanza, sebbene già entrati in vigore, non ratificati da alcuni Paesi tra cui guarda caso l'Italia, !!!.

Ultimamente poi i miei "Echi di Stampa" hanno ospitato note di agenzia e servizi giornalistici su quanto sta tragicamente avvenendo nei Paesi dell'altra sponda del Canale di Sicilia, con innegabili ripercussioni anche per le isole dello Stretto, oggi di carattere economico, e domani certamente di carattere ambientale.

A questo punto potrebbe la notizia dell'invasione di un "alieno" nel Mediterraneo non essere riportata negli "Echi di Stampa" ? Visto l'interesse che ha suscitato in questi ultimi due giorni da quando l'amico Daniele Castrucci me l'ha comunicata e l'ho riportata su Facebook, non credo proprio. Ritengo invece che debba entrare di diritto in questo spazio. Forse può aiutarci a dimenticare per un attimo quanto di grave e di brutto sta accadendo non lontano da casa nostra, e a pensare piuttosto a quanto di bello e ancora da scoprire, c'è in questo nostro unico Mar Mediterraneo, che tutti dovremmo impegnarci a salvare...
(Su, a lato del testo,  le tre foto scattate da Edoardo Ruspantini dell'alieno rinvenuto insieme a Daniele Castrucci, a lato nella prima foto, sui fondali di Punta Campanella)

I fatti

Sabato scorso 24 Aprile due subacquei napoletani del TGI Diving Sorrento, Daniele Castrucci e Edoardo Ruspantini, in immersione a -50 davanti Punta Campanella nel Golfo di Napoli sono incappati in un soggetto "alieno": una sfera trasparente di circa 1 metro di diametro, di consistenza gelatinosa, attraversata diametralmente da una specie di condotto più scuro che si allargava a forma di imbuto alle due estremità. Fortunatamente Edoardo era munito da fotocamera subacquea e ha potuto scattare una bella serie di foto, che immesse in rete e portate all'attenzione di amici subacquei e di esperti ha suscitato un vero vespaio di commenti e interventi su Facebook e su altri siti web per cercare di capire di cosa si trattasse.

Il bello è che la grossa teca ovarica di calamaro, che questo alla fine si è scoperto che è l'alieno, era stata già rinvenuta, dapprima, quattro anni fa in un fiordo norvegese, sollevando altrettanto scalpore con uno scambio informazioni addirittura tra gli esperti di due emisferi, Norvegia e Nuova Zelanda; e quindi nell’ottobre dello scorso anno nei fondali adriatici della Croazia, ad opera del responsabile di un diving center della zona, che ha raccontato la storia del rinvenimento, approfondendo poi la ricerca e giungendo, con la collaborazione ancora una volta di un esperto della Nuova Zelanda, addirittura a delle conclusioni sulla determinazione di cosa fosse la cosa “aliena” fotografata: una teca ovarica di una specie di calamaro, il “Notodarus gouldi" sconosciuto nei nostri mari. Il che, se verrebbe definitivamente confermato, proverebbe che proprio di una “specie aliena” per il Mediterraneo trattasi...

E la conferma più importante l’ho ricevuta ieri dal Prof. Stefano Piraino dell’Università del Salento, specialista in plancton gelatinoso (da me raggiunto grazie al prof. Renato Chemello), nella e-mail che qui integralmente riporto:

(nelle foto sopra: l'alieno fotografato da Borko Pusic del Diving Center Pongo di Rogoznica sui fondali adriatici della Croazia nell'agosto dello scorso anno, e una immagine del calamaro della specie “Notodarus gouldi" aliena per il mediterraneo da "National Library of Australia")

Ciao Guido,

grazie delle dettagliate informazioni e dell'interessantissimo reportage. Concordo sull'evidenza che si tratti di una teca ovarica con migliaia di embrioni di un qualche calamaro ommastraphidae, ma chiederei ai cefalopodologi italiani (proverò a contattare qualche amico all'Istituto ambiente marino costiero di Mazara e di Messina) se la specie di cui parla il Dr. Steve O'Shea, vice direttore dell' Earth & Oceanic Sciences Research Institute from Auckland University of Technology (New Zealand), è mai stata segnalata in Mediterraneo e se ci sono indicazioni in letteratura di altre specie congeneriche o della stessa famiglia con ovature di simile aspetto e dimensione. Purtroppo, senza un campioncino su cui fare l'analisi del DNA (che potremmo fare anche nel mio laboratorio) è impossibile risalire con certezza alla specie.

Se fosse realmente la "Notodarius gouldi", dovremmo probabilmente considerarla una nuova specie aliena per il Mediterraneo, poichè non mi risulta tra le specie attualmente elencate fra i migranti lessepsiani.

Per quanto riguarda l'ipotesi avanzata da qualcuno che potrebbe trattarsi dell' “...evoluzione di una Cyanea...”, la escluderei decisamente. Ma a proposito di Cyanea, ti mando una mia foto, scattata nel giugno 2007 nello stretto di Gibilterra a poca distanza da Ceuta, cogliendo l'occasione, sempre a proposito di meduse, per chiederti se è possibile lanciare dal tuo sito un appello ai subacquei e a tutti quelli che vivono in mare… Abbiamo appena avviato un progetto europeo sulle cause dei cambiamenti negli oceani e nella vita marina (VECTORS) di cui puoi leggere i particolari sul sito web http://www.marine-vectors.eu .

In particolare, nell’ambito di tale progetto, io coordino un workpackage sulle proliferazioni di meduse. Oltre a rilanciare l'iniziativa che probabilmente conosci di “JELLYWATCH” o “Occhio alla Medusa”, che dal 2009, anche con l'aiuto di FOCUS, stiamo portando avanti. E quindi, con segnalazioni e-mail da parte del grande pubblico (quella che si chiama la citizen science), il nostro progetto prevede uno studio sulla connettività genetica delle popolazioni di meduse del Mediterraneo e dei mari europei.

Per questo motivo stiamo contattando tanti centri di immersione per chiedere la disponibilità a prenderci di tanto in tanto, quando vengono avvistate meduse, qualche campioncino. Abbiamo predisposto un kit con provette, alcool 90°, guanti e pinzette, da inviare gratuitamente a tutti quelli che ci daranno disponibilità. Sono certo che questo appello apparisse in rete, tramite il tuo sito e tramite altri blog, otterremmo molte adesioni. Stiamo già lavorando su Pelagia noctiluca, Cotylorhiza, Rhizostoma, e Aurelia, e saremmo interessatissimi a ricevere campioni da qualsiasi parte del Mediterraneo, non soltanto di queste specie, ma di tutti gli organismi gelatinosi che appaiono a volte nel mare in grandi numeri.

Se ritieni la cosa possibile, magari ti invio un breve testo, con il contatto del dottorando Giorgio Aglieri (giorgio.aglieri@unisalento.it) che sta seguendo la cosa nel mio laboratorio, e le istruzioni per il campionamento.

Ciao, e a presto Stefano

A questa lettera faccio seguire qui alcune brevi considerazioni con una serie di link di pagine web di maggior interesse sull' "alieno"...

1) Per quanto riguarda la teca ovarica del calamaro che l'ha deposta, qui riporto anzitutto il link alla pagina sul mio Facebook dove ho postato l’album intitolato “Edodado Sfera” con le cinque foto risultate decisive per un'identificazione a vista dell'alieno, seguita dai commenti postati da tanti amici per ciascuna di dette foto. Esso è il seguente:
http://www.facebook.com/media/set/fbx/?set=a.1885544212668.2103210.1063270409

A corredo di questo servizio le cinque foto in questione in dimensioni ridotte, ma conto di riportarle quanto prima debitamente ingrandite una apposita pagina web su questo mio sito, ringraziando fin d'ora gli autori per il permesso di riproduzione che mi auguro non vorranno negarmi...

2) Andando a questo link ci si può invece rendere conto del grande interesse che l’argomento ha suscitato su FB. Permette di raggiungere la prima foto da me postata, dopo averla ricevuta da Daniele Castrucci e Edoardo Ruspantini che hanno effettuato il rinvenimento a Punta Campanella (il secondo anche autore materiale delle foto).
http://www.facebook.com/photo.php?fbid=1884044375173&set=a.1444231620129.2056854.1063270409&type=1&theater

3) Questo il link invece che collega alla pagina web dove è riportata la storia (in lingua inglese) del rinvenimento dello stesso soggetto "alieno" effettuata da Borko Pusic del Diving Center Pongo di Rogoznica sui fondali adriatici della Croazia nell'agosto dello scorso anno: http://www.dcpongo.com/e-ecostories.html

4) Questo il link alla pagina web che riferisce del ritrovamento norvegese del 2006 in un fiordo della Norvegia corredato da due foto dell'alieno (con testo in norvegese) http://www.nrk.no/programmer/radio/norgesglasset/1.1219774

5) Idem c.s., sempre sul ritrovamento norvegese, con una sola foto delle due e il testo in inglese: http://www.underwatertimes.com/news.php?article_id=91073406251

6) Questo il link alla pagina web “Ododado Sfera” che i due rinvenitori napoletani hanno addirittura dedicato alla loro scoperta su Facebook per stimolare il dibattito e l' esito della ricerca per il riconoscimento dell'alieno:
http://www.facebook.com/home.php?sk=group_104723176282204

7) E per finire in bellezza, a lato della e-mail del Prof. Stefano Peraino, pubblico la bella foto della “Cyanea” da lui stesso scattata, ottimo fotosub, come si può notare, oltre che eminente studioso. Foto da lui allegata alla e-mail inviatami su riportata ...

Finisco qui. Ma un'ultima considerazione mi sia permessa, insieme a una speranza. Il Prof. Peraino accenna nella sua e-mail a due progetti di ricerca in corso sotto la sua direzione, per lo studio di organismi marini. Mi rivolgo a tutti i subacquei che leggeranno queste righe. Vi prego, date una mano affinchè si realizzino nel migliore dei modi. Personalmente mi piacerebbe tornare indietro negli anni per poter collaborare ad essi. Nulla di meglio che conoscere di più il mare per amarlo come si deve... E solo ciò che  conosce e  ama davvero, ognuno di noi cerca maggiormente di proteggere e alla fine ci riesce.. E' solo una speranza, lo so, ma in cuor mio spero proprio che si avveri...
______________________

Commenti su FB a margine dell'articolo
#

Post di Franco Carissimi
E' sempre un piacere leggere i tuoi articoli, grazie Guido.
#
A Toni Palermo e Roberto Tarli piace questo elemento.


Dagli "ECHI DI STAMPA" del 30/04/11

E tanto per rimanere in tema degli "alieni"
... che poi non sono "alieni"

di Guido Picchetti

Ricevo dal Prof Stefano Peraino e pubblico con piacere, augurandomi la partecipazione di tutti i subacquei italiani di buona volontà, che, lo so, non sono affatto pochi...:

Il CONISMA (Consorzio Nazionale Interuniversitario per le Scienze del Mare) con la sua unità operativa dell' Università del Salento (Lecce) partecipa ad un nuovo progetto europeo sulle cause dei cambiamenti negli oceani e nella vita marina (VECTORS 2011-2014: particolari sul sito web http://www.marine-vectors.eu).

In particolare, nell’ambito di tale progetto, il CONISMA-Lecce è responsabile di un workpackage sulle proliferazioni di meduse nei mari europei. Anche quest'anno verrà rilanciata l'iniziativa “JELLYWATCH” / “Occhio alla Medusa” (con l'aiuto della rivista FOCUS). Sul sito http://www.focus.it/meduse  è scaricabile gratuitamente uno splendido poster a colori per il riconoscimento delle principali specie di meduse e di altri organismi gelatinosi che popolano periodicamente le coste italiane, che invitiamo a distribuire fra i circoli subacquei e di pesca sportiva. Se volete ricevere gratuitamente un poster già stampato su carta lucido, scriveteci (vedi fine messaggio).

Sul sito di FOCUS sopra indicato sono inoltre presenti schede informative che permettono di distinguere le specie urticanti da quelle innocue per l'uomo, e utili informazioni in caso di contatto con meduse urticanti. Sempre sul sito, è possibile compilare una scheda online per segnalare la presenza di meduse. Grazie alle segnalazioni effettuate da parte dei cittadini (subacquei, pescatori, operatori professionali del mare, diportisti, turisti che passeggiano in riva al mare..) sarà realizzata una mappa dinamica online, aggiornata settimana per settimana, con l'andamento dei fenomeni di proliferazione:
http://www.focus.it/meduse/la-mappa-degli-avvistamenti---online.aspx
Le segnalazioni possono essere inviate anche scrivendo direttamente a boero@unisalento.it , come riportato sul poster.

Il nostro progetto prevede inoltre uno studio sulla diversità e connettività genetica delle popolazioni di meduse del Mediterraneo e dei mari europei. L'analisi del DNA permette infatti di ricostruire le relazioni tra popolazioni che vivono in aree geografiche anche molto lontane. Con questo studio ci proponiamo di capire quali sono i meccanismi che portano alla proliferazione improvvisa di alcune specie nocive per l'uomo, come la Pelagia noctiluca, di individuarne le aree principali di provenienza e di tracciare le rotte di migrazione seguite da questi organismi. Queste informazioni potranno successivamente portare alla realizzazione di mappe di "probabilità di invasione", identificando le aree che possono - per collocazione geografica e caratteristiche ambientali - risultare a maggior rischio di invasione da parte di ciascuna specie. Ovviamente, per questo studio la risorsa fondamentale saranno campioni di meduse da cui poter estrarre il DNA provenienti da ogni località in cui vengono avvistate.

Per questo motivo ci rivolgiamo a tutti i centri di immersione subacquea, alle associazioni di pesca sportiva, e a tutti gli amanti del mare, chiedendo la disponibilità a raccogliere per noi, una tantum, qualche campioncino di meduse. Abbiamo predisposto un kit con provette, alcool 90°, guanti e pinzette, e le istruzioni per il campionamento (si fa tutto in 5 minuti!) da inviare gratuitamente a tutti coloro i quali che offriranno la loro disponibilità a contribuire a questo importante progetto. Sul sito di VECTORS pubblicheremo l'elenco delle persone e dei centri che avranno contribuito, inviando campioni, ad allestire una vera e propria "banca di campioni e di DNA" di meduse presso il nostro laboratorio.

Saremo felici di ricevere campioni di meduse e altri organismi gelatinosi (ctenofori, tunicati pelagici) opportunamente fissati in alcool, ed in particolare di quelle specie che appaiono in mare in grandi numeri, come la famosa Pelagia noctiluca, provenienti da qualsiasi località non soltanto italiana, ma da qualsiasi parte del Mediterraneo.

Chiunque fosse interessato a ricevere il poster o il kit per la raccolta dei campioni, o entrambi, mandi una mail al dr Giorgio Aglieri ( giorgio.aglieri@unisalento.it ).
Il dr. Aglieri sta svolgendo qui a Lecce la sua tesi di dottorato sulla genetica di questi organismi e che contribuirà in prima persona al progetto VECTORS.

Confidando nell'adesione di tanti, ringrazio tutti gli amici che stanno contribuendo a diffondere questo messaggio e tutti quelli che aderiranno alla raccolta di campioni, alla diffusione ed al successo della iniziativa JELLYWATCH, e invio i miei più cordiali saluti.

Prof. Stefano Piraino
Università del Salento - CONISMA
Responsabile scientifico Progetto VECTORS
WP2 Leader - Mechanisms of change
(Outbreaks and Invasives)
http://www.marine-vectors.eu
stefano.piraino@unisalento.it


Da "SICILIA INFORMAZIONI COM" del 29/04/11

Egadi, Pantelleria e costa iblea le trivelle
nel mare più bello del mondo
Una follia, la lezione americana non è servita a nulla?

L’eco del disastro ecologico provocato dall’esplosione dei pozzi petroliferi al largo del Golfo del Messico non si è ancora spenta. Ci vorranno venti, trenta e, secondo alcuni, cinquanta anni per rimettere in sesto le coste e il mare in cui si è verificato l’incidente, i cui danni non sono ancora stati calcolati con esattezza. La compagnia petrolifera che curava l’estrazione del petrolio, i cui errori hanno provocato il disastro, sta sborsando fior di quattrini, ha fatto ammenda e assicurato ai cittadini americani danneggiati – molte migliaia – che saranno risarciti di ciò che hanno perso. Ma niente potrà essere più come prima. Il disastro è stato di dimensioni apocalittiche, per mesi il petrolio ha continuato a fuoruscire dai pozzi avvelenando l’oceano, senza che si potesse fermare il flusso.

Il Presidente degli Usa, Obama, ha deciso una moratoria nella trivellazione petrolifera e riconsiderato le concessioni. L’incidente ha scosso le coscienze anche dei più ottimisti, ma tutto questo sembra un lontano ricordo. La cautela è stata abbandonata e il business dell’estrazione ha avuto la meglio. Presto avrà inizio l’attività di trivellazione e di estrazione del petrolio al largo delle Egadi, Pantelleria e della costa iblea. La decisione ci lascia esterrefatti. Immaginiamo per un istante che cosa potrebbe accadere se si verificasse un incidente come quello capitato al largo del Golfo messicano in una dei pozzi sottomarini piazzati a ridosso delle nostre splendide isole. Si potrebbe dare l’addio al Mediterraneo, che è una bacinella, rispetto all’oceano atlantico, alle splendide isole dell’arcipelago, alle spiagge siciliane e, probabilmente, italiane. La devastazione dell’ecosistema marino, la distruzione del turismo, delle coste. Tutto.

In cambio di che cosa? Niente potrebbe ripagare la Sicilia della perdita delle sue coste e del suo mare, ma sul piatto della bilancia non c'è niente, proprio niente.

Possibile che ci si sia assunti con tanta leggerezza questa responsabilità? La trivellazione e l’estrazione si svolgerà utilizzando ogni presidio di sicurezza? Tutto verrà fatto con estrema cautela ed attenzione? La lezione americana non sarà dimenticata? Gli errori dei petrolieri britannici non potranno ripetersi?

Le rassicurazioni non cambiano la realtà delle cose. Nessuno vuole gli incidenti, però accadono. E quasi sempre accadono per errori umani, dalla distrazione ai calcoli sbagliati sugli investimenti per la sicurezza. Dando per scontato che le promesse e gli impegni siano assunti in perfetta buona fede, le cose rimangono come sono: la posta in palio è troppo onerosa, il rischio troppo grande.

Questa follia va fermata.

http://www.siciliainformazioni.com/giornale/politica/123167/egadi-pantelleria-trivelle-mare-bello-mondo-follia-lezione-americana-servita-nulla.htm

Articolo sullo stesso argomento su "CORRIERE DEL MEZZOGIORNO" del 7/05/11
______________________

Commenti su FB a margine dell'articolo
#
A Eugenia Lentini e Luca Gioria piace questo elemento.


Da "VIVERE IN ARMONIA" del 29/04/11

A caccia di petrolio nel Mediterraneo

Polemiche sull’apertura delle trivellazioni
al largo delle coste siciliane

di Giulia Ventura

Potrebbero iniziare già a fine aprile le trivellazioni off-shore nel mare Mediterraneo alla ricerca di petrolio e gas al largo delle coste siciliane. La Transunion ha annunciato che a breve comincerà a scandagliare i fondali davanti a Pozzallo, a 27 chilometri dalla costa, mentre l’Audax si muoverà a 13 chilometri al largo di Pantelleria e la Northern Petroleum nelle vicinanze delle isole Egadi. Il terrore dello choc energetico scatenato dalla crisi libica sta solleticando la ricerca di nuovi fonti petrolifere, mentre gli ambientalisti ricordano che il “decreto anti-trivella” – emanato lo scorso 26 agosto dal governo – ha avuto come unico effetto quello di spostare di qualche chilometro le piattaforme, limitandosi a proibire le operazioni di estrazione a meno di 12 chilometri dalla riva. Non è mancata la reazione del sindaco di Pozzallo, Giuseppe Sulsenti, che ha invitato i colleghi interessati “a fare fronte comune”, convinto che quel tipo di ricerca industriale metta a rischio l’ambiente marino e la bellezza delle spiagge.

I rischi. Tra i primi a puntare il dito contro i rischi delle trivellazioni c’è l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), che – grazie al progetto “Biodiversità Canale di Sicilia” – ha individuato nei mari italiani corallo nero, gorgonie, fino ai piccoli di squalo bianco. Tra le specie avvistate c’è la gorgonia arancione a forma di candelabro Elisella paraplexauroides, quella a frusta Viminella flagellum, entrambe mai osservate nei mari italiani, e intere pareti rocciose ricoperte dalla piccola e rarissima gorgonia Switia pallida. Durante le esplorazioni sono emersi numerosi siti caratterizzati da varie specie di corallo nero, il famoso Antipathella subpinnata e i più rari Antipathes dichotoma e Parantipathes larix, oltre al falso corallo nero Savalia savaglia. A circa 350 metri, nei tratti più profondi del Canale di Sicilia, sono stati scoperti numerosi reef di corallo fossile costituiti per la maggior parte da Lophelia pertusa e Madrepora oculata, specie che nel passato costituivano vere e proprie barriere coralline simili a quelle che oggi si possono vedere nel Mar Rosso.

Le isole di Pantelleria, Lampedusa e Linosa rappresentano veri santuari della biodiversità, il cui ruolo per la riproduzione del grande squalo bianco, per l’alimentazione delle balenottere e per la riproduzione delle tartarughe marine è ormai riconosciuto. Queste isole, ha ricordato il responsabile del progetto Simonepietro Canese, sono “in mezzo al Canale di Sicilia, punto d’incontro tra il bacino orientale e quello occidentale dove confluiscono quindi sia le specie di origine atlantica sia quelle che risalgono dal Golfo di Suez”. Il canale di Sicilia rappresenta perciò un “punto privilegiato per la biodiversità del Mediterraneo”, che le trivellazioni mettono a rischio.

Contrario alle operazioni di ricerca degli idrocarburi anche il Wwf, che lo scorso febbraio aveva già lanciato un allarme circa la scoperta di giacimenti colossali di gas e altri idrocarburi sui fondali profondi del Mediterraneo, al largo di Israele e del delta del Nilo, aprendo una “caccia al tesoro” che rischia di danneggiare inevitabilmente ambienti unici per la biodiversità marina, protetti in base a convenzioni internazionali. “Si è dimostrata per l’ennesima volta l’incapacità di raccogliere gli insegnamenti che derivano dai disastri, come quello recente della BP nel Golfo del Messico, per arrivare a fare scelte compatibili con l’ambiente”. Anche perché le trivellazioni verranno condotte ai confini virtuali della riserva marina, quindi con un forte impatto ambientale.

Il Wwf ha ricordato di recente come diversi accordi obblighino i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo a passare attraverso il sistema Via (Valutazione di impatto ambientale) prima di esplorare e trivellare alla ricerca di gas e petrolio in acque off-shore: il più recente protocollo è quello per la protezione del Mar Mediterraneo dall’inquinamento derivante dall’esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, del fondo marino e del suo sottosuolo, entrato in vigore nel dicembre 2010. Questo stabilisce che qualsiasi potenziale attività di sfruttamento di acque profonde, tra cui anche le prospezioni, debbano essere soggette ad autorizzazione sulla base di un’approfondita Via.

“I fondali marini nel Mediterraneo brulicano di vita, specie uniche, endemiche del nostro mare. Non possiamo permettere che prospezioni ‘alla cieca’ provochino danni irreversibili alla biodiversità delle acque profonde – ha dichiarato Marco Costantini, responsabile del Programma Mare del Wwf Italia – Questi ecosistemi marini esistono solo nel nostro mare, sono fragili e vulnerabili ad ogni interferenza con le attività umane, si sono evoluti in una condizione stabile dove la scarsa disponibilità energetica ha condotto alla nascita di ecosistemi particolarmente rari”.

http://www.vivereinarmonia.it/attualita/scienza-e-ambiente/articolo/a-caccia-di-petrolio-nel-mediterraneo_270411190329.aspx ______________________

Commento su  FB a margine dell'articolo
#
Continuano gli allarmi per la ripresa delle trivellazioni nel Canale di Sicilia, perpetuando l'errore iniziale de "La Repubblica" che parlava nel suo pezzo di attività della Northern Petroleum al largo delle Egadi... Purtroppo, e lo dico a caratteri cubitali per chi ha difetti di vista, la NP CONTA DI OPERARE A UNA DECINA DI KM DA PANTELLERIA (chilometri non miglia), proprio perchè priva di una Area Marina Protetta !!! .... E tutto questo in assenza di un piano di pronto intervento in caso di riversamenti sempre possibili, non avendo l'Italia ancora firmato l'apposito protocollo internazionale previsto dalla Convenzione di Barcellona per questo tipo di incidenti, entrato in vigore lo scorso Marzo !!!
#
Post di Corto Maltese

Le industrie lì da ai francesi, il mare lo sta dando agli americani, e questi pensano solo al bunga...


Da "GREEN ME" del 28/04/11

Trivellazioni Tremiti. Nessuno stop dalla Prestigiacomo:
“Nessun problema, distanti dalle Isole”

di Verdiana Amorosi

La Prestigiacomo non molla e cerca di convincere i territori coinvolti che le trivellazioni a largo delle Isole Tremiti sono necessarie e prive di pericoli. Peccato però che – a parte l’esecutivo – gli amministratori locali delle regioni adriatiche non siano affatto convinte e insieme ad associazioni ambientaliste, comitati e gruppi di cittadini programmano una grande mobilitazione per il 7 maggio per ribadire il no alle trivellazioni.

Ma facciamo un passo indietro. Nella giornata di ieri, il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha incontrato il presidente della provincia di Foggia, Antonio Pepe, e il deputato molisano, Sabrina De Camillis, Stefano Pecorella, commissario del Parco del Gargano, ed Enrico di Giuseppantonio, presidente della Provincia di Chieti, per parlare delle indagini geosismiche programmate al largo delle coste del Molise e a circa 26 chilometri dalle Isole Tremiti. Il ministro aveva infatti dato il suo benestare alla società irlandese “Petroceltic Elsa S.r.l.” per svolgere le indagini di ricerca sul posto e verificare l’eventuale presenza di idrocarburi nel mare Adriatico.

La domanda sorge spontanea: con questi idrocarburi risolveremmo quindi i problemi energetici e potremmo garantirci una grande autonomia a lungo? Niente Affatto! Gli idrocarburi presenti sui fondi dell’Adriatico basterebbero per appena un anno e per soli 12 mesi di autosufficienza si mette a rischio un intero paesaggio e un parco naturale di grande rilievo, anche per il grande flusso turistico.

“Sebbene l'area oggetto delle indagini geosismiche - ha detto Pepe a Prestigiacomo - ricada in una zona compresa tra le Regioni Abruzzo e Molise, con un’estensione di 730 chilometri quadrati, preoccupa l’esigua distanza dalle coste delle Isole Tremiti, patrimonio naturale di valore inestimabile e scrigno di delicatissime biodiversità”.

Durante l’incontro, “il Ministro ha fornito ampie rassicurazioni sulla tipologia e la qualità delle verifiche che sono state svolte, coinvolgendo i massimi organi istituzionali in materia di tutela ambientale (Ispra). Gli accertamenti svolti, corredati da autorevolissimi e rigorosi pareri tecnico-scientifici – secondo quanto riferito da una nota ufficiale del ministero - sono tali da escludere qualsiasi conseguenza del programma di ricerca sull'ecosistema”.

Non convinti però, i rappresentanti dei territori invitati all’incontro hanno chiesto una conferenza dei servizi sulle trivellazioni in Adriatico “per una maggiore informazione, trasparenza e coinvolgimento di tutte le istanze del territorio, prima della conclusione dell'iter autorizzatorio”. E intanto cittadini, associazioni e comitati si preparano ad una mobilitazione, fissata per il prossimo 7 maggio a Termoli, per evitare un inutile scempio paesaggistico.

http://www.greenme.it/informarsi/ambiente/4716-trivellazioni-tremiti-nessuno-stop-dalla-prestigiacomo-nessun-problema-distanti-dalle-isole-
______________________

Commento su  FB a margine dell'articolo
#
Post di Giò Nastasi

:(((((( vergogna! ... Guido leggi cosa dice la Venduta... ma come si fa... non riesco più a leggere certe cose assurde! :(((
#
Post di Guido Picchetti

Non mi meraviglia più di tanto. Tieni presente che c'è anche gente che lavora sotto e se ne frega dei danni che possono ricadere sull'ambiente...
#
Post di Giò Nastasi

:((


Da "SICILIA INFORMAZIONI IT" del 28/04/11

Caccia grossa al petrolio siciliano. Ci conviene?
Trivelle pronte tra Pantelleria, le Egadi ed il Ragusano

di Giulio Giallombardo

La Sicilia ha sempre fatto gola ai petrolieri, non è un mistero. Ma, nei prossimi mesi, si preannuncia un'intensa fase di ricerche di “oro nero” e gas al largo delle coste dell'Isola. Sono tre le compagnie petrolifere che stanno “scaldando” le trivelle: l'australiana AuDax, che si accinge ad esplorare i fondali al largo di Pantelleria; gli inglesi della Northen Petroleum sono impegnati, invece, nei pressi dell'arcipelago delle Egadi, mentre la Transunion Petroleum Italia ha avviato la procedura d'impatto ambientale propedeutica alle trivellazioni davanti alle coste iblee.

Proprio quest'ultima ha inviato una nota ai ministeri dell'Ambiente, dei Beni Culturali e dello Sviluppo Economico, oltre che alle provincie di Ragusa e Siracusa e a diversi comuni del territorio, per concretizzare l'istanza di “permesso di ricerca”. Subito si sono levate le proteste dei sindaci preoccupati della possibile ricaduta negativa per il distretto turistico ibleo, per non parlare del grido d'allarme lanciato da decine d'associazioni ambientaliste, alcune nate recentemente proprio contro le trivelle.

Giuseppe Sulsenti, primo cittadino di Pozzallo, ha invitato “i colleghi interessati a fare fronte comune per dire da subito no alla richiesta della Transunion, convinto che quel tipo di ricerca industriale possa mettere a rischio l'ambiente marino e la bellezza delle nostre spiagge”. Gli ha fatto eco il sindaco di Santa Croce di Camerina, Lucio Schembari, preoccupato perché “simili ricerche sono un danno all'immagine della provincia di Ragusa che ha investito sul turismo”. Infatti, proprio nel territorio del suo comune, precisamente a Punta Secca, di trova la casa del “commissario Montalbano”, immortalata nella seguitissima fiction televisiva. “Grazie a Montalbano - prosegue Schembari - abbiamo avuto un notevole incremento nei nostri territori di presenze turistiche”.

Ha alzato la voce anche il sindaco di Scicli, Giovanni Venticinque: “Il mio comune è patrimonio dell'Umanità per alcuni monumenti dall'enorme valenza architettonica, da tempo ci siamo schierati contro le perforazioni nel nostro territorio”. Il primo cittadino allude alle trivelle della Panther Oil, che fino a poco tempo fa avevano minacciato di attivare le sonde in pieno Val di Noto, suscitando, anche in quel caso, feroci polemiche.

Conviene tutto questo alle tasche dei siciliani? Quanto ci guadagniamo? Poco o niente. Le royalties che le compagnie petrolifere pagano all'Italia sono appena il 4%, contro l'85% della Libia e l'80% della Russia, come si legge in un articolo su Repubblica. Inoltre, con un'estrazione inferiore alle 50 mila tonnellate di gregio all'anno, le società non sono tenute a pagare al nostro Paese neanche quel misero 4%. Ma, stando a ciò che riporta il sito del ministero dello Sviluppo Economico, la Regione siciliana, che ha una sua normativa sulle royalties, valida solo per la terraferma, guadagna “il 7% sulla produzione e le royalties sono destinate per 2/3 ai comuni e per 1/3 alla regione Sicilia”.

Infine, riusciamo ad immaginare il danno ambientale che un ipotetico incidente potrebbe causare ai mari siciliani. Pantelleria e le Egadi vivono di pesca e turismo, come tante altre località dell'Isola: perché correre il rischio per pochi euro?

http://www.siciliainformazioni.com/giornale/cronacaregionale/123075/caccia-grossa-petrolio-siciliano-conviene-trivelle-pronte-pantelleria-egadi-ragusano.htm

Commenti sulla pagina web in calce all'articolo
#

Post di Anonimo
Chi le ha concordate queste royalties? Alla procura non interessa? E al governatore Lombardo? E ai DS? E alle opposizioni?

______________________

Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
I sindaci che sulla costa siciliana stanno impegnandosi contro le minacciate trivellazioni off-shore davanti alle coste di loro competenza sono più d'uno: Giuseppe Sulsenti a Pozzallo, Lucio Schembari a Santa Croce di Camerina, e Giovanni Venticinque, sindaco di Scicli, il cui comune è addirittura patrimonio dell'Umanità e già da tempo è contro le perforazioni nel suo territorio, a causa delle sonde in pieno Val di Noto... E Pantelleria cosa fa?


Da "GAZZETTA DEL SUD ON LINE" del 28/04/11

Coro di no alle trivellazioni in mare.
Il sindaco Sulsenti pronto a promuovere
una manifestazione in città

di Calogero Castaldo

Pozzallo (Ragusa) - Le comunità locali contro le ricerche di petrolio nel Mediterraneo. Una manifestazione per dire "no" alle trivellazioni petrolifere al largo delle coste iblee. L'idea, prospettata dal sindaco di Pozzallo, Peppe Sulsenti, vedrà il coinvolgimento degli altri primi cittadini del comprensorio e di una delegazione politica maltese. Il tutto all'interno della manifestazione ambientalista "Le Notti Blu", che inizierà domani. Un fronte comune per ribadire la volontà di impedire le perforazioni nel Canale di Sicilia.

L'episodio che ha provocato la mobilitazione di sindaci e società civile è l'autorizzazione concessa dal ministero dell'Ambiente alla Transunion Petroleum per prospezioni nell'area marina tra la Sicilia e Malta. Le comunità locali sono dell'avviso che l'insediamento di impianti di estrazione in una zona a vocazione turistica danneggerebbe fortemente la natura incontaminata di aree di grande interesse naturalistico.

«Il petrolio di Pozzallo – ha detto Sulsenti – è il turismo, che con le trivellazioni potrebbe essere definitivamente compromesso, visto che gli air gun, che servono a sparare aria per ricercare idrocarburi, potrebbero far sentire il proprio effetto immediato a largo delle nostre coste». Nel frattempo, la deputazione locale si è mossa. Dopo gli appelli dei sindaci di Pozzallo e Santa Croce Camerina, anche Scicli, nella persona del sindaco Giovanni Venticinque, condanna l'arrivo delle trivelle nel Canale di Sicilia. «Il mio comune – dice – é patrimonio dell'Umanità per alcuni monumenti dall'enorme valenza architettonica, quindi da tempo ci siamo schierati contro le perforazioni nel nostro territorio».

All'appello, si accoda il sindaco di Ragusa, Nello Dipasquale, il quale ha inviato una nota, trasmessa anche al ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, al ministero per i Beni e le Attività Culturali, al ministero dello Sviluppo Economico, alla Regione ed alla Provincia, nella quale ha segnalato che il comune capoluogo «già con deliberazione di giunta del 15 settembre 2010 ha manifestato la contrarietà dell'amministrazione comunale di Ragusa alle trivellazioni petrolifere "offshore" nel territorio ragusano e nella regione in genere, fornendo in questo senso atto di indirizzo ai settori di questo ente».

Anche i sindacati non stanno a guardare. Giorgio Iabichella, segretario provinciale Isa, dichiara: «Facciamo fronte comune contro le minacce dichiarate al nostro territorio, terrestre e marino, riflettiamo insieme sul futuro del territorio ove dovranno vivere i nostri figli. Chiediamo al prefetto di intervenire convocando tutte le forze politiche e sociali per ricercare una soluzione concreta, prima di dover far fronte a disastri ambientali». Il deputato regionale del Pd, Roberto Ammatuna, la consigliere provinciale democratica Venerina Padua e Sel di Vittoria hanno fatto sentire la propria voce contraria alle trivelle.

C'è, però, chi si è già portato avanti col lavoro. Sul sito della Northern Petroleum, la compagnia petrolifera inglese che ha già effettuato alcuni "sondaggi" alla ricerca di idrocarburi nel Mediterraneo, è ben visibile una nota che non lascia molti dubbi: «L'aggiudicazione preliminare – è scritto – che copre 100 chilometri quadrati è stata importante in quanto riguarda l'estensione di una prospettiva già mappata, con un potenziale di risorse in due serbatoi di 1,1 miliardi di barili». In poche parole, i vertici della compagnia petrolifera inglese hanno già ben chiara l'idea su dove trivellare. Il dubbio, lecito, è che le altre compagnie che porteranno armi e trivelle nel Mediterraneo hanno già una mappatura dei luoghi dove ubicare gli impianti.

http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=61527&Edizione=16&A=20110428
______________________

Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
Invece sulla costa siciliana, dopo il coro di no alle trivellazioni in mare davanti a Pozzallo, Il sindaco Sulsenti si dice pronto a promuovere una manifestazione in città ...L'Italia è bella perchè è varia...


Da "LIQUIDA" del 28/04/11

I nuovi permessi per le trivellazioni
nel Canale di Sicilia per Transunion, Audax
e Northern Petroleum

La Transunion ha annunciato ai comuni della zona che a fine aprile inizierà a sondare il fondale dello specchio d'acqua davanti a Pozzallo, a 27 chilometri dalla costa. L'Audax, invece, di sonde non ha più bisogno: in estate, si legge sul suo sito web, potrebbe cominciare a trivellare a 13 miglia da Pantelleria. Non molto lontano, nei dintorni delle Isole Egadi, anche la Northern Petroleum riscalda i motori delle sue piattaforme.

http://ambiente.liquida.it/focus/2011/04/27/i-nuovi-permessi-per-le-trivellazioni-nel-canale-di-sicilia-per-transunion-audax-e-northern-petroleum/
______________________

Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
Purtroppo, ecco le notizie che più dovrebbero davvero preoccuparci... in assenza anche di piani di intervento in caso di incidenti sempre possibili... Ma pare, almeno qui a Pantelleria, che nessuno batta ciglio...

#
Post di Giò Nastasi

... ma possibile che a nessuno interessi! :(((((((((((((((
#
Post di Guido Picchetti

Strano, ma vero...


Da "CATANIA POLITICA" del 27/04/11

Trivelle sicule

di Alessio Toscano

Dopo il petrolchimico, arrivano in Sicilia anche le trivellazioni off-shore. Con annessi e connessi. Sta facendo discutere, infatti, l’articolo pubblicato ieri su Repubblica nell’edizione di Palermo, secondo i cui estensori la compagnia Transunion potrebbe iniziare i lavori già a fine aprile ad appena 16 miglia dalle coste di Pozzallo. Poi, potrebbero arrivare le trivelle della Audax, altro grande colosso mondiale del petrolio: tanto per non farsi mancare paradisi, ad appena 13 miglia da Lampedusa. E, infine, anche Northern Petroleum, nelle Egadi.

La distanza dalle coste non è un mero dato di cronaca. Dopo l’incidente del Golfo del Messico, infatti, il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacono, si batté per porre un limite all’espansione – verrebbe da dire ‘a macchia d’olio’ – delle piattaforme. Il decreto che ne seguì, prevede che non se ne installino a meno di 12 miglia dalle aree protette e 5 dai lidi nazionali. Ma, da quel che sembra, ciò non servirà a porre un argine.

‹‹Di fronte alle coste siciliane è in atto una speculazione petrolifera senza precedenti, – ha dichiaro il senatore Lumia (Pd) – che rischia di compromettere una delle aree più belle del nostro Paese. Le grandi compagnie si apprestano a trivellare il sottosuolo marino a pochi chilometri dalle meravigliose spiagge della Sicilia orientale e dall’arcipelago delle Egadi. Le trivellazioni addirittura ricadrebbero anche su un’area vulcanica sottomarina. Come se non bastasse le compagnie pagherebbero allo Stato italiano royalty ridicole››.

Altra questione spinosa è proprio questa dei diritti. Tra gli stati meno ‘furbi’ c’è proprio il nostro: qui le compagnie minerarie devono appena il 4%, e con una franchigia di 300mila barili all’anno, sotto la quale non si deve nulla. Ben diverso il discorso in Libia (85%), in Russia (80%) e in Alaska (60), territorio della liberale e liberista Usa.

C’è, infine, da considerare l’aspetto ambientale. Innanzi tutto, secondo l’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), nel canale di Sicilia si registra la presenza di diverse specie rare, la cui sopravvivenza è messa in pericolo dalle trivellazioni. In un comunicato stampa del febbraio scorso, anticipando alcuni risultati del progetto “Biodiversità Canale di Sicilia”, l’ente dichiarava: ‹‹Un’area di incredibile ricchezza naturale, quindi, che oggi è però a rischio, visto che di recente sono state avviate trivellazioni che hanno individuato ricchi giacimenti petroliferi nella zona di Pantelleria e in altri tratti del Canale di Sicilia. L’istituzione dell’area marina protetta prevista per Pantelleria impedirebbe questo tipo di operazioni, almeno in prossimità dell’isola››. Inoltre, si chiedeva l’istituzione ‹‹di aree di tutela di alto mare nel Canale di Sicilia, in modo da proteggere la Biodiversità marina e garantire una barriera per tutte le attività di esplorazione e sfruttamento petrolifero››.

Che il pericolo non sia soltanto legato all’errore umano lo sanno bene i siciliani, la cui Trinacria ha una testa, ma solo tre gambe. Ed è per questo che i vecchi paragonavano l’Isola a un tavolo traballante. Cosa che, chi di dovere, dovrebbe riportare alla memoria e prendere i dovuti accorgimenti.

http://lnx.cataniapolitica.it/wordpress/archives/26401
______________________

Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
Questo invece, riprendendo l'articolo di Repubblica, fa lo stesso errore di confondere le Egadi con Pantelleria, dove in realtà intende venire ad operare nei prossimi giorni la Northern Petroleum...


Da "ECOBLOG" - 27/04/11

Petrolio off shore, un nuovo permesso
nel Canale di Sicilia

di Peppe Croce

Martedì 26 aprile 2011 - Nei giorni scorsi la Transunion Petroleum ha comunicato ai comuni delle province di Ragusa e Siracusa che a fine aprile torneranno in azione le trivelle: la società petrolifera sta posizionando la propria flotta nel permesso di ricerca 359 C.R. - T.U. che si estende, in linea d’aria, su tutta la provincia ragusana e sfiora quella limitrofa.

Siamo a circa trenta Km dalla costa e quindi il famoso decreto bluff del ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo non basta a bloccare le trivellazioni. Come già ammesso da un’altra compagnia molto esperta di Canale di Sicilia e petrolio off shore, la Northern Petroleum, il decreto non serve proprio a niente.

In rivolta i sindaci dei comuni, specialmente quelli ragusani, che guardano allo specchio di mare interessato dalle trivellazioni. Sono proprio quei comuni che non furono invitati dalla Regione Sicilia per parlare di trivellazioni petrolifere in mare, qualche mese fa. Chi sa se adesso Raffaele Lombardo scoprirà che c’è petrolio in fondo al mare davanti la regione che governa...

http://www.ecoblog.it/post/12480/petrolio-off-shore-un-nuovo-permesso-nel-canale-di-sicilia
______________________

Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
Qui è la notizia esatta, completa di mappa esplicativa, che si riferisce alle programmate trivellazioni off-shore a 30 Km dalle coste siciliane di Siracusa e Ragusa...
#
A Giò Nastasi piace questo elemento.


Da "ATTUALITA' TUTTO GRATIS" - 27/04/11

Petrolio: Pantelleria nuovo punto
di estrazione petrolifera

di Serena Lena

26/04/2011 - Petrolio: a poca distanza dall’inizio delle operazioni di trivellazione della società americana Transunion a 27 chilometri dalla costa di Pozzallo, l’Audax annuncia la propria volontà di muoversi analogamente a 13 chilometri al largo di Pantelleria e la Northern Petroleum minaccia di fare lo stesso nelle vicinanze delle isole Egadi.

Il terrore dello shock energetico generato dalla crisi del governo libico, sta spingendo sempre di più alla ricerca di nuovi fonti petrolifere: le associazioni ambientaliste segnalano più di cento permessi di ricerca di idrocarburi nel Mediterraneo.

I timori degli ambientalisti stanno, dunque, prendendo forma, dal momento che il ‘decreto antitrivella’ varato il 26 agosto dal governo, proibiva soltanto lo svolgersi delle operazioni di estrazione a 12 chilometri dalla riva, per cui ha avuto il solo effetto di fare spostare più in là di qualche chilometro le piattaforme. Piattaforme che, secondo quanto riportato dai siti web delle stesse compagnie petrolifere, potrebbero entrare in funzione già tra poche settimane.

La Northern Petroleum lo scrive chiaramente e pubblicamente: ‘La legislazione italiana che vieta le trivellazioni off-shore entro le 12 miglia dalla costa – si legge nel comunicato – avrà un effetto irrilevante sugli assetti della compagnia’. Il bottino, secondo sempre la Northern Petroleum, è più che ghiotto: 4 miliardi di barili, ossia ben 400 miliardi di euro. Anche perchè in Italia, a differenza degli altri Stati, estrarre, non costa quasi niente: fino a 50 mila tonnellate di petrolio, infatti, non si pagano le royalities ed oltre tale quantità, ammontano a solo il 4% – contro il 50% dell’Alaska, il 60% del Canada, l’80% della Russia o l’85% della Libia. Basta pensare che con questi soldi lo stato italiano potrebbe finalmente cancellare il debito pubblico in pochi anni.

http://attualita.tuttogratis.it/mondo/petrolio-pantelleria-nuovo-punto-di-estrazione-petrolifera/P80229/
______________________

Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
Altro articolo in rete che (se pure con non poche inesattezze...) lancia l'allarme sulle piattaforme petrolifere nel Mediterraneo, favorite, in particolare nelle acque italiane, da legislazioni permissive e convenienza economica, per non dire altro...
#
Post di DamMusa Pantelleria

Noi di DamMusa siamo pronti a qualunque mobilitazione.


Da "BLOG SICILIA" del 26/045/11

Già in vigore da un mese gli strumenti contro
i rischi da trivellazioni nel Mediterraneo

Nuovi strumenti contro i rischi da attività off-shore. Ma in Italia?

di Guido Picchetti

26 aprile 2011 - Coperti dal fragore della guerra libica il 23 marzo sono entrati in vigore gli strumenti legali dell’UNEP-MAP contro i rischi da trivellazioni nel Mediterraneo. Riporto qui a seguire, debitamente tradotto, il comunicato ufficiale di quest’organizzazione che fa capo alle Nazioni Unite e che si occupa dell’attuazione dei protocolli della famosa Convenzione di Barcellona per la tutela ambientale del Mediterraneo, sottoscritta a suo tempo da tutti i Paesi bagnati da questo mare e dall’Unione Europea.

Di grande interesse sono le ultime note chiarificatrici in calce al documento. Tra i firmatari dei due protocolli della Convenzione di Barcellona, interessati in particolare dall’entrata in vigore di quei regolamenti, ci sono Albania, Cipro, Libia, Marocco, Siria, Tunisia, UE e Francia, ma manca l’Italia… Mi viene un dubbio: ma siamo ancora un Paese civile?

Il comunicato originale in lingua inglese è raggiungibile all’url http://www.unepmap.org/index.php?module=news&action=detail&id=110

Dal 23 marzo 2011 in vigore degli strumenti legali dell’UNEP-MAP
contro i rischi da attività di esplorazione off-shore e il degrado delle coste del Mediterraneo.

Atene, 24 marzo 2011 – Due dei più innovativi strumenti giuridici per la tutela ambientale nel Mediterraneo, vale a dire il “Protocollo sulle Attività Offshore”, e il “Protocollo sulla Gestione Integrata delle Zone Costiere (GIZC)” della Convenzione di Barcellona (1) entreranno oggi in vigore.

Maria Luisa Silva Mejias, segretario esecutivo dell’UNEP-MAP e della Convenzione di Barcellona, ha detto: “L’entrata in vigore di questi due protocolli mette a disposizione della Regione del Mediterraneo dei potenti ed unici strumenti giuridici per prevenire e rispondere alle minacce ambientali legate alle piattaforme offshore e al degrado costiero. È un importante passo avanti che consentirà ai Paesi mediterranei di attivare un meccanismo di risposta regionale nel caso in cui si verificasse un incidente simile a quella accaduto lo scorso anno nel Golfo del Messico, ma che permetterà anche di migliorare la protezione delle nostre coste contro le variabilità climatiche”.

Il “Protocollo sulle Attività Offshore” (2) mira a stabilire un sistema di gestione efficace per proteggere il Mar Mediterraneo dall’inquinamento derivante dall’esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, dei fondali marini e del suo sottosuolo, organizzando una mutua assistenza in casi di emergenza. Il protocollo stabilisce anche un sistema di autorizzazione, monitoraggio e di precisa responsabilità in caso di danno, al fine di limitare il danno sulle risorse naturali, sulla biodiversità e sulle popolazioni coinvolte.

Il “Protocollo sulla Gestione Integrata delle Zone Costiere (GIZC)” (3) è uno strumento fondamentale per favorire lo sviluppo sostenibile della coste, offrendo un modo efficace per assicurare che le azioni umane siano effettuate avendo ben presente l’equilibrio economico, gli obiettivi sociali e ambientali, e le priorità da rispettare in una prospettiva a lungo termine. Esso contiene anche utili e innovativi strumenti per aiutare gli Stati ad affrontare le minacce alle zone costiere, come la fascia di rispetto di 100 metri per le costruzioni a fronte mare, e a realizzare valutazioni strategiche di impatto ambientale, di possibilità di sviluppo e di pianificazioni partecipative.

Il Piano d’Azione Mediterraneo (UNEP-MAP) è il programma regionale sul mare più importante che esista. A dispetto delle difficoltà e delle differenze tanto prevalenti esistenti nel Mediterraneo, per più di 35 anni tutti i paesi di questa area hanno con continuità collaborato nel quadro della Convenzione di Barcellona con un piano d’azione per lo sviluppo sostenibile del mar Mediterraneo e della sua area costiera.

“La necessità e l’impegno di continuare e approfondire questa cooperazione a beneficio dei nostri ambienti comuni e delle nostre popolazioni non sono mai stati così importanti come oggi. Sono sicuro che molti altri paesi arriveranno presto a far parte di questo piano di azione regionale contro il degrado costiero e le minacce di inquinamento off-shore”, ha detto Maria Luisa Silva.

“Le Parti della Convenzione di Barcellona hanno chiesto al Segretariato di agire affinchè si arrivi alla piena attuazione della Convenzione. Continueremo impegnandoci affinché appropriati strumenti giuridici non siano solo attivati, ma anche implementati. Con la maggior parte degli strumenti giuridici attualmente in vigore, rinnoveremo i nostri sforzi per sostenere i paesi mediterranei nei loro sforzi di adeguamento e rispetto degli impegni presi, ai sensi della Convenzione di Barcellona e dei suoi sette protocolli”.

Note:
(1) la Convenzione di Barcellona è la convenzione per la protezione dell’ambiente marino e della regione costiera del Mediterraneo, sottoscritta a Barcellona il 16 febbraio 1976 e modificato il 10 giugno 1995, con il quale si intendono affrontare le sfide dello sviluppo sostenibile. Tutti i 21 paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo e l’UE sono “Parti” della convenzione. La convenzione di Barcellona e i suoi protocolli sono la base giuridica del Piano d’Azione Mediterraneo (UNEP/MAP), il primo programma di mari regionali sviluppato nell’ambito del programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente.
(2) Il protocollo Offshore è stato ratificato da Albania, Cipro, Libia, Marocco, Siria e Tunisia.
(3) Il protocollo ICZM è stato ratificato da Albania, UE, Francia, Slovenia, Spagna e Siria.

http://trapani.blogsicilia.it/nuovi-strumenti-contro-i-rischi-da-attivita-off-shore-ma-in-italia/40544/
______________________

Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
L'articolo in questione l'avevo postato su FB sabato scorso, e, per l'interesse che a mio giudizio riveste, l'ho inviato a vari organi di stampa... Oggi esce su Blog Sicilia, ma speriamo che anche altri riprendano questa denuncia che ritengo molto grave proprio per la situazione che si va creando con le trivellazioni nello Stretto di Sicilia e non solo...
#
A Luca Gioria piace questo elemento.


Da "INFO OGGI" del 26/04/11

Petrolio in Sicilia, a breve esplorazioni
e trivellazioni off-shore

a cura di Serena Casu

26 APRILE - Entro pochi giorni potrebbero avere inizio le ricerche di petrolio al largo delle coste siciliane. Lo rende noto questa mattina il quotidiano “La Repubblica”, secondo il quale entro fine aprile la compagnia petrolifera Transunion dovrebbe cominciare a sondare le acque intorno a Pozzallo (a circa 16 miglia dalle coste), mentre in estate potrebbero già partire le trivellazioni nelle acque a 13 miglia da Pantelleria, da parte della compagnia Audax. A breve dovrebbero iniziare anche le ricerche della Northern Petroleum intorno alle Egadi.

L’attività delle compagnie petrolifere non avrebbe subito alcun freno dal varo del decreto cosiddetto “anti-trivella”, fortemente voluto dal Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, ed emanato lo scorso agosto in seguito al disastro ambientale nel Golfo del Messico, causato dall’incidente sulla piattaforma Deepwater Horizon. Il decreto prevede infatti il divieto di trivellazioni off-shore ad una distanza inferiore a 12 miglia dalle aree protette e a 5 miglia dalle coste dell’intero territorio nazionale.

Molte sono le voci contrarie alle trivellazioni off-shore nel Canale di Sicilia, a partire dalle autorità locali, fino a diversi gruppi di cittadini e associazioni, riunitisi intorno al comitato “Stoppa la Piattaforma”. Due sono gli ordini di problemi rilevati da chi si oppone a queste attività: economici e ambientali. Dal punto di vista economico, le trivellazioni sarebbero convenienti solo per le compagnie petrolifere e non per lo Stato italiano perché, spiega Repubblica, “le royalty che le compagnie minerarie lasciano al territorio dove estraggono senza imporre franchigie arrivano a malapena al 4 per cento contro l'85 di Libia e Indonesia, l'80 di Russia e Norvegia, il 60 in Alaska, e il 50 per cento in Canada”.

Dall’altro lato, per comprendere i problemi di ordine ambientale, risulta molto utile uno studio realizzato dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), “Biodiversità Canale di Sicilia”. Si tratta di un progetto di ricerca cominciato nel 2009 e che procederà per tutto il 2011, che ha già rilevato la presenza di numerose specie rare nell’area interessata. Nel comunicato stampa di presentazione del progetto si evidenzia come “le isole di Pantelleria, Lampedusa e Linosa rappresentino veri santuari della biodiversità”. “Queste isole – spiega Simonepietro Canese, responsabile del progetto - rappresentano un’area di incredibile ricchezza naturale, oggi a rischio visto che di recente sono state avviate trivellazioni che hanno individuato ricchi giacimenti petroliferi nella zona di Pantelleria e in altri tratti del Canale di Sicilia. L’istituzione dell’area marina protetta prevista per Pantelleria impedirebbe questo tipo di operazioni, almeno in prossimità dell’isola”. (In allegato il video realizzato dall'Ispra).

Nell’area, infatti, non è ancora stato realizzato il parco marino, all’interno del quale non potrebbero essere ammesse le piattaforme petrolifere, nonostante le stesse Nazioni Unite, attraverso la Commissione per la protezione del Mediterraneo SPAMI (Specially Protected Areas of Mediterranean Importance), abbiano rilevato la necessità di provvedere al più presto alla sua attivazione per la tutela della biodiversità e il ripopolamento delle acque in un’area per decenni interessata da una pesca intensiva fuori controllo.

Il video



 


  Per visualizzare il video, clicca sulla foto a sinistra 

http://www.infooggi.it/articolo/petrolio-in-sicilia-a-breve-esplorazioni-e-trivellazioni-off-shore/12584/
______________________

Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
C'è un improvviso risveglio di interesse per il problema trivellazioni nello Stretto di Sicilia, fatto indubbiamente positivo... Ma servirà a smuovere chi ai vari livelli può e deve occuparsi dei pericoli derivanti da queste attività e, cosa ancor più grave, dalla inosservanza degli accordi internazionali presi contro i rischi ad esse connessi ?


Da "LA REPUBBLICA - PALERMO IT" del 26/04/11

IL CASO

Davanti alle coste siciliane
arrivano le trivelle dei petrolieri


La Transunion comincerà a sondare i fondali tra qualche giorno. In estate potrebbero iniziare le trivellazioni
a 13 miglia da Pantelleria. L'Italia chiede il 4 per cento di royalty contro l'85 per cento della Libia e l'80 della Russia

di Dario Prestigiacomo e Lorenzo Tondo

La Transunion ha già annunciato ai comuni iblei che a fine aprile inizierà a sondare il fondale dello specchio d'acqua davanti a Pozzallo, a 27 chilometri dalla costa. L'Audax, invece, di sonde non ha più bisogno: in estate, si legge sul suo sito web, potrebbe cominciare a trivellare a 13 miglia da Pantelleria. Non molto lontano, nei dintorni delle Isole Egadi, anche la Northern Petroleum riscalda i motori delle sue piattaforme.

Sotto l'ombra dell'inferno libico e quella di un possibile blackout energetico, la primavera delle trivelle sul mar Mediterraneo - esorcizzata dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo che prometteva di difendere a spada tratta il Canale di Sicilia, costi quel che costi - è oramai alle porte.

Secondo i dati delle associazioni ambientaliste, sarebbero più di cento i permessi di ricerca di idrocarburi richiesti o vigenti nel Mediterraneo. Alcuni concessi a un tiro di schioppo da sabbie dorate e banchi corallini. Le piattaforme, che - secondo quanto riportato dai bollettini pubblicati sui siti delle compagnie petrolifere - potrebbero già entrare in azione tra poche settimane, confermano i timori manifestati negli ultimi mesi dagli ambientalisti: il decreto anti-trivella, firmato e fortemente voluto dal ministro Prestigiacomo, emanato lo scorso 26 agosto, non servirà a proteggere le acque del Mediterraneo.

La Northern Petroleum lo sa e lo scrive: "La legislazione italiana che vieta le trivellazioni off-shore entro le 12 miglia dalla costa - si legge nel comunicato - avrà un effetto irrilevante sugli assetti della compagnia". Così, in barba al no della Regione e a quello dei sindaci, la Northern fa sapere di poter estrarre dai suoi giacimenti ben 4 miliardi di barili che tradotti in quattrini significano 400 miliardi di euro nelle tasche dei petrolieri. Briciole o nulla per lo Stato italiano dove le royalty che le compagnie minerarie lasciano al territorio dove estraggono senza imporre franchigie arrivano a malapena al 4 per cento contro l'85 di Libia e Indonesia, l'80 di Russia e Norvegia, il 60 in Alaska, e il 50 per cento in Canada.

"Al di là dell'aspetto ecologico, per l'Italia le trivelle sono anche antieconomiche" spiega Mario Di Giovanna, portavoce di "Stoppa la Piattaforma". "Se ci adeguassimo agli standard delle royalty degli altri paesi, facendo i conti della serva, potremmo estinguere, solo con una minima parte del canale di Sicilia, il 25 per cento del debito pubblico italiano".

In Italia, la franchigia per le piattaforme off-shore è di circa 50.000 tonnellate di greggio l'anno, equivalenti a 300 mila barili di petrolio. Sotto questo tetto di estrazione, le società non sono tenute a pagare nemmeno l'esiguo 4 per cento di royalty. La piattaforma Gela 1, a 2 km dalle coste siciliane, dal 2002 al 2008 ha prodotto petrolio e gas sempre sotto la soglia di franchigia. La Prezioso e la Vega producono invece il doppio oltre il limite (circa 100/120 mila tonnellate), pagando la franchigia solo per la metà della loro produzione. Forti delle agevolazioni fiscali italiane, le società le decantano ai loro investitori. A pagina 7 del rapporto annuale della Cygam (società petrolifera con interessi nell'Adriatico) si parla del nostro Paese come il "migliore per l'estrazione di petrolio off-shore", sottolineando la totale "assenza di restrizioni e limiti al rimpatrio dei profitti".

Intanto Atwood Eagle, la contestatissima trivella dell'Audax che dall'11 luglio scorso galleggiava a 13 miglia dalle coste di Pantelleria, dopo un temporaneo abbandono dell'area, tra qualche mese potrebbe riprendere i sondaggi, mentre Shell ha già detto di aspettarsi dal Canale di Sicilia 150mila barili al giorno. Qualche settimana fa la Transunion Petroleum Italia ha inviato ad alcuni comuni della zona iblea, tra cui Pozzallo, Modica e Ragusa, un'istanza di avvio della procedura di valutazione d'impatto ambientale relativa ad un'area con un'estensione di 697,4 km quadrati, situata nel Canale di Malta. Le autorità locali hanno tempo fino al 27 aprile per le dovute osservazioni.

Il decreto anti-petrolio potrebbe non salvare nemmeno il mare agrigentino, dove la Hunt Oil Company ha avanzato una richiesta di permesso a poche miglia dall'Isola Ferdinandea, una delle tante bocche vulcaniche di un massiccio complesso sottomarino: il regno di Empedocle, l'Etna marino, il gigante sommerso che fa ancora tremare i fondali.

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/04/26/news/davanti_alle_coste_siciliane_arrivano_le_trivelle_dei_petrolieri-15387797/?ref=HREC1-5
Stesso articolo su
"STEP ONE" del 26/04/11
 ______________________

Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
Informazioni poco esatte, per la verità... E, Pozzallo a parte, in peggio purtroppo. Infatti l'ADV prevede di operare anche in acque italiane sulla concessione di cui, a poche miglia da Pantelleria, è titolare, situata proprio a lato dell'altra su cui entrerà invece in azione la NP a nord di Pantelleria, e non alle Egadi come afferma il servizio...
Dice a un certo punto l'articolo su Repubblica - grazie, Mario (Di Giovanna, ndr), per l'invio -  che "le autorità locali hanno tempo fino al 27 aprile per le dovute osservazioni". Restano solo due speranze: che sia, questa sì, una delle inesattezze degli articolisti, e che qualche autorità locale si svegli dal suo sonno profondo !!!
#
Post di Mario Di Giovanna

In realtà il 27 aprile si riferiva alla VIA dei permessi nel canale di Malta. Su Pantelleria purtroppo i giochi sono già fatti da tempo. Infatti la titolarità dei permessi di ricerca è quasi decennale.
#
A Giò Nastasi e Michele Stefanile piace questo elemento.


Da una "NOTA" di C.Nicoloso su Facebook del 25/04/11

Cattive notizie pasquali: un altro orso
marsicano ucciso

di Carmelo Nicoloso

Questa volta i bracconieri non si sono accontentati di assassinarlo, ma lo hanno anche seppellito, ricoprendo la fossa di terra e calce per non farlo scoprire: l’uccisione dell’orso risale a mesi fa, ma a quanto pare nessuno se ne era accorto. E ancora una volta, è stata scoperta per caso, perché strani odori provenienti dal suolo spingevano gli animali selvatici a scavare proprio in quel punto. Con questa ennesima vittima innocente, secondo il Gruppo Orso i plantigradi perduti nell’ultimo decennio sarebbero ormai circa una trentina.

La notizia non meriterebbe commenti, se non che ai proclami trionfalistici di studiosi e responsabili non corrisponde nei fatti che una lunga serie di annunci funebri. Ed è ridicolo cercare di sostenere che l’orso sia ben protetto, che muoia per cause naturali, o che già dal secolo scorso risultasse ridotto ai minimi termini… Oppure far credere che la situazione sia sempre stata sempre così drammatica, manipolando le statistiche per confondere le idee. Sarebbe invece il caso di dire finalmente la verità, adottando le misure da tempo sollecitate dal Gruppo Orso e rispondendo a poche semplici, essenziali domande (si veda l’accluso Decalogo).

Anzitutto, non va taciuto che ogni morte di orso scatena grandi assicurazioni e promesse, cui non seguono poi effetti pratici. I colpevoli non sono mai individuati e puniti, non intervengono efficaci strategie di contrasto, e non si rivela neppure se l’orso morto faceva parte o meno di quelli già censiti. Intanto fuoristrada, motocross e cani dilagano, imperversa il bracconaggio, continua l’invasione delle “vacche sacre”: e come per incanto, spuntano qua e là anche esche avvelenate di ogni tipo. Si finanziano autorevoli ricerche scientifiche che si protraggono per tempi biblici, ma nessuno indaga su costi e risultati.

La confusione regna sovrana, soprattutto sul numero degli orsi. Nel giro di pochi anni, il valzer delle cifre ha danzato da 20 a 30, poi tra 40 e 50, senza mai rivelare che questo dinamico censimento investe soltanto una parte del territorio frequentato dal plantigrado. Infatti altri orsi vengono intanto segnalati, osservati e fotografati nei Parchi e nelle Riserve circostanti: in Abruzzo, Lazio e Molise, e perfino nelle lontane Marche. Negli ultimi tempi, le autorità si sono spinte ad ammettere che l’orso marsicano potrebbe oggi contare 70 individui, e oltre. Ma nessuno confessa quanti individui siano stati davvero perduti nell’ultimo decennio (una trentina circa, secondo gli osservatori più attenti): forse perché questo dimostrerebbe che allora le poco dispendiose stime ufficiali dell’inizio del nuovo millennio, che valutavano la consistenza della popolazione appenninica a circa un centinaio di esemplari, erano più che fondate.

(dal Comitato Parchi Nazionali - Gruppo Orso Italia - Roma, 23/4/2011)

http://www.facebook.com/notes/carmelo-nicoloso/cattive-notizie-pasquali-un-altro-orso-marsicano-ucciso/10150164927497851


Da "GEA PRESS" - 25/04/11

La valle incantata

Malta esce dall’Europa ed aderisce alla Cina
La truffa dei dati e la strage degli animali

24 aprile 2011 - Assume toni farseschi la vicenda della caccia in deroga a Malta la quale, con la scusa di sparare in primavera a Tortore e Quaglie (fatto già di per sé molto grave), sta procurando una vera e propria strage di rapaci, aironi ed altre specie che dovrebbero essere teoricamente protette. Oltre 10.000 cacciatori (dei quali 5600 autorizzati alla primaverile) contro 20 guardie che debbono pure alternarsi in turni.

Ora arriva la “disponibilità” dei cacciatori. La Polizia deve vigilare... i protezionisti, che avrebbero buttato discredito su Malta! Questo nonostante quattro volontari dell’Associazione (un maltese, un inglese, un finlandese ed un tedesco) siano stati pesantemente minacciati e di fatto bloccati per circa 40 minuti. Una reazione, quella dei cacciatori, che pur facendo sorridere provoca una singolare reazione in BirdLife, che in questi giorni sta portando avanti il campo antibracconaggio. Nessun problema ad avere affiancati i poliziotti, anzi lo chiede per prima la stessa Birdlife. Sarà, così, più semplice fare intervenire la Polizia nei numerosi casi di bracconaggio sull’isola. Tra l’altro i dati di Birdlife Malta coincidono con quelli dell’ALE, lo speciale (ma piccolo) nucleo della Polizia maltese che dovrebbe vigilare sulla caccia. In pochi giorni 800 episodi di caccia illegale ed almeno 7600 colpi registrati dalle sei squadre di Birdlife in appena il 10% della superficie di Malta e Gozo.

Le polemiche a Malta rischiano di ridicolizzare a livello internazionale la politica governativa maltese. Per consentire di uccidere Tortore e Quaglie, il Governo maltese ha prelevato i dati scientifici da quelli pubblicati nella lista rossa dell’IUCN (International Union for Conservation of Nature). In una conferenza stampa tenuta a Belgrado, Veronika Ferdinandova, dell’Ufficio Biodiversità dell’IUCN, ha però duramente criticato l’utilizzo dei dati. Questi, infatti, fanno riferimento ad una valutazione mondiale (l’IUCN raggruppa studiosi di tutto il mondo e i dati affluiscono da ogni angolo del pianeta) e non hanno valore per determinazioni di prelievi in Europa. Anzi a ben guardare i dati europei, dicono all’IUCN, Malta dovrebbe stare ben più accorta. E’ infatti molto strano che il Governo di Malta abbia guardato alle stime mondiali che raggruppano, ad esempio, pure le popolazioni cinesi (dice sempre l’IUCN) e non abbia fatto riferimento alle valutazioni europee che, invece, pongono le due specie in pericolo.

Intanto a Malta sono arrivati anche i volontari italiani. Dal 21, infatti, sono presenti anche i responsabili del campo antibracconaggio del CABS (Committee Against Bird Slaughter). Sono subito incappati in un trappolatore. Aveva installato una grande rete a scatto per la cattura degli ortolani, raro passeriforme migratore che a Malta si vede verso la fine di aprile. Per fortuna la Polizia è arrivata subito. Individuato e denunciato. Speriamo bene.

La situazione venatoria a Malta è disastrosa. La densità più alta al mondo di cacciatori è l’ago della bilancia nella determinazione del successo di una coalizione politica. Dove i cacciatori fanno legge corrisponde una delle più basse densità al mondo di uccelli nidificanti e tecniche di caccia a dir poco aberranti, come quella attuata utilizzando veloci motoscafi. Eppure Malta non può non tenere conto di altre incidenze nelle sue scelte, soprattutto di ordine economico. Malta rimane una delle mete preferite del turismo italiano. Per questo GeaPress ti invita a firmare l’appello da inviare al Primo Ministro ed la Ministro del Turismo maltesi (vedi lo speciale LA VALLE INCANTATA).

http://www.geapress.org/la-valle-incantata/malta-esce-dalleuropa-ed-aderisce-alla-cina/14581
 ______________________

Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
Malta, Ischia, e anche Pantelleria: sembra che siano le isole a mantenere ancora in vita tradizioni venatorie ormai superate dai tempi... Ma il bello è che proprio sulle isole si rilasciano oggi licenze e permessi che danneggiano le isole stesse, e certamente non fanno gli intereressi della maggioranza degli isolani che punta soprattutto al turismo...
#
Post di Roberto Frigerio

Purtroppo l'istinto bestiale di uccidere per divertimento è innato nell'uomo...
#
A Roberto Frigerio piace questo elemento.


Da "PAID 2 WRITE" - 25/04/11

Libia: Una Crisi Molto Lunga?

di Erpidi

23 aprile 2011 - ( Parte 1) - Libia: una balcanizzazione dell’intervento? Dichiarazione del Ministro La Russa unitamente al suo collega inglese: “sono solo istruttori, devono insegnare ai ribelli a comportarsi come soldati”. È il <solo istruttori> che mi fa sorridere. Istruire un soldato vuol dire insegnargli a fare il soldato, marciare, obbedire agli ordini, maneggiare un’arma e (qui casca l’asino) insegnargli a usarla. Il soldato addestrato, è bene ricordarlo, ha un solo compito: uccidere in battaglia. Ricordate la frase che ho parafrasato da Mao Dse Dong (che noi chiamiamo Mao Tse Tung)? La guerra NON è un pranzo di gala. Addestrare alla guerra non è fare i maestri di scuola. Mandiamo istruttori per organizzare le forze armate dei ribelli che non stanno ottenendo i risultati che ci si aspettava. Credevamo che riuscissero a togliere la castagne dal forno all’Occidente. Cacciare Gheddafi e consegnare alle Forze della Coalizione la Libia e il suo petrolio. Chiedo scusa ho scritto una sciocchezza! Il Petrolio Libico e, se necessario, la Libia.

Mandare addestratori ai ribelli libici corrisponde, se uno riesce a leggere fra le righe, ad alcune valutazioni, non tutte simpatiche. Primo: che i Ribelli resistono, ma non riescono a vincere. E Misurata potrebbe essere il punto cruciale di questa lotta. Il “Brennpunkt“ di questa guerra. Secondo: le forze lealiste non sono del tutto impreparate come io credevo, ma anche come credevano i politici che si son buttati a capofitto nell’avventura libica. Terzo: Gheddafi non è poi così isolato e sprovveduto come ci vogliono far credere.

Perché i ribelli non riescono a vincere compiutamente? Perché sono disorganizzati e perché non sono coordinati con le Forze Aeree messe in campo dalla Nato. Dacché nella Storia gli uomini combattono, una forza organizzata anche se minuscola in termini di numeri può sconfiggere una massa disorganizzata. In guerra non è il numero che vince, ma la organizzazione e l’addestramento. Se i ribelli non hanno completamente ceduto il campo lo devono sicuramente all’appoggio aereo Nato, anche se i Media non ne parlano più. Passata la festa, gabbato lo Santo, si dice in Italiano. Dopo gli scoop iniziali i Media hanno ceduto all’interesse della quotidianità, probabilmente anche perché sarà scattata, con l’ingresso della NATO, una certa severità nel fornire informazioni su decolli di aerei e movimenti.

Non ci voleva il KGB per poter fare due calcoli del resto. Con un buon telefono satellitare bastava mescolarsi alle troupes televisive vicino ad una delle basi italiane, avvisare quando si vedevano decollare aerei con carichi di bombe e così sulle zone dei possibili bersagli ci si poteva organizzare o per difendersi o per occultarsi. Se si vedeva decollare un Tornado da combattimento con tutta la panoplia di bombe e serbatoi di carburante sotto le ali anche io che sono un dilettante potevo identificare i possibili bersagli sulla scorta dell’autonomi e, del tipo di bombe e Pod appesi alle ali. È sicuramente scattata una imposizione di sicurezza che nei primi giorni era colpevolmente mancata. E ci si è insabbiati in Misurata. Se i ribelli fossero forti avrebbero già ripreso Misurata a Gheddafi che se fosse forte come strilla di essere li avrebbe già cacciati. Ciò vuol dire che si è in una situazione di stallo. Per spezzare l’equilibrio ci vuole una forte scossa terrestre. Come ho già detto per consolidare una posizione o per occuparla stabilmente serve il caro vecchio fantaccino. I ribelli non hanno forze di terra organizzate, ergo vanno addestrati. Da qui l’arrivo di istruttori. Ruolo che in quel Paese noi abbiamo già ricoperto e bene, visto che le forze di Gheddafi stanno operando non male. I soldati Italiani conoscono da anni il materiale umano su cui lavorare, per cui tocca a noi, con tutte le conseguenze del caso che solo il tempo potrà indicare.

Quello che mi sconcerta sono il numero degli istruttori, pochi, e il tempo che serve perché siano effettivi. Per addestrare un militare ci vogliono settimane anche se di addestramento intensivo. Come possono pochi istruttori farlo in breve? Questo implica una previsione di durata della crisi ben più lunga del previsto. Inoltre le forze lealiste stanno dimostrando una capacità tattica e strategica discreta.

Ed infatti il 22 Aprile è passata la notizia che le truppe del Raìs hanno deciso di disimpegnarsi lasciando il campo (ed è questa per me la vera chiave di lettura del disimpegno) non ai Ribelli, ma alle tribù a lui favorevoli. Se vera è una mossa tatticamente saggia. Salva truppe addestrate da un imbuto pericoloso quale è il combattimento casa per casa lasciando il campo a guerriglieri che possono farsi valere meglio. È un disimpegno sapiente, ripeto, se l’informazione dei Media è corretta, cosa che spesso non avviene. Non dimentichiamo che abbiamo addestrato per anni i militari Libici. Non abbiamo nel mondo una buona fama di soldati, soprattutto perché troppo spesso in guerra le decisioni politiche hanno impedito ai nostri soldati di farsi valere compiutamente. Come preparazione e addestramento non abbiamo molti rivali specialmente ora che le nostre Forze Armate sono composte solo da professionisti. Le Scuole di Guerra Italiane sono ai massimi livelli così come le Accademie Militari che sfornano professionisti intelligenti e preparati. Purtroppo paghiamo il fatto che la classe politica per decenni (la Prima Repubblica soprattutto) ha trascurato, ignorato e vilipeso una professione che potremmo insegnare a molti come fare. Come ebbe a dichiarare Rommel.

Realtà ci dice comunque che Gheddafi ha riserve di uomini e mezzi più che discrete. Uomini: arruolando mercenari africani, cosa che in quel continente è normalissima, Gheddafi può rimpinguare le fila delle truppe senza rischiare sulla linea di fuoco i suoi Libici. Ci sono sicuramente enormi riserve di mezzi immagazzinate nel deserto; il Rais ha avuto almeno 15 anni di tempo per farlo, sia prima della caduta dell’URSS sia dopo quando gli arsenali dei vari Paesi ex membri del Patto di Varsavia e dell’URSS erano supermercati per chiunque avesse dollari e voglia di spenderli, entrambi assets che Gheddafi aveva (ed ha) in quantità. Inoltre oggi come oggi ci sono sicuramente Paesi che non esiteranno a rifornirlo; Bielorussia e la stessa Russia (forse avrebbero entrambe difficoltà logistiche a farle arrivare stante il blocco navale NATO) sono fra queste. Ma non scordiamo la Cina, il Nord Corea (che ha un bisogno disperato di valute forti), l’Iran, Nazioni che per ideologia o bisogno sicuramente contribuiscono a sostenere la Libia. E non solo.

I confini Libici a Sud, Est ed Ovest sono in territorio desertico e difficilmente controllabili da parte delle forze NATO. Servirebbero per farlo risorse enormi. Da lì può passare di tutto. E già ci è passato. Non sono trapelate indiscrezioni se il Raìs abbia mai messo le mani su armi batteriologiche o chimiche, né sarà facile saperlo a meno che non vengano usate, eventualità che sarebbe possibile SE le avesse perché nel caso specifico non dubito che Gheddafi avrebbe esitazioni ad usarle se necessario.

La ritirata delle truppe lascerebbe, per ora, Misurata libera, ma tutto fa pensare che le tribù locali, pro-lealisti, possano prenderne il posto. Ciò secondo me potrebbe portare ad una recrudescenza della lotta portata con più ferocia, che lascerebbe le truppe regolari libere di rischierarsi, diminuendo la lunghezza delle loro linee di rifornimento. Non scordiamoci della II Guerra Mondiale. Proprio in Libia la ritirata delle truppe inglesi di fronte agli attacchi dell’Asse fece arrivare Italiani e Tedeschi a due passi dal Cairo, ma allungò a dismisura le loro linee di rifornimento e comunicazione, in un ambiente orografico non facile e diverso da quello cui le truppe tedesche erano abituate. Accorciare sensibilmente le proprie linee consentì a Montgomery (la vera Volpe del Deserto, altro che Rommel!) di attestarsi, organizzarsi e ripartire. Ricacciando Rommel e i nostri soldati indietro fino alla Tunisia.

Vedo l’arretramento da Misurata come un’azione di disimpegno con possibilità di attestarsi in migliori posizioni. Più corte. L’impatto psicologico a favore dei ribelli potrebbe essere forte, ma se le tribù sostituissero le truppe lealisti avremmo forze fresche che darebbero loro respiro. Prova ne è che gli attacchi aerei hanno ripreso intensità e non è una coincidenza. Si erano diradati anche perché con tutta probabilità ci son stati problemi logistici. Nonostante la NATO operi con una struttura logistica di inter-scambiabilità uno squadrone di Tornado Inglesi, per fare un esempio, opera con munizionamento che non è esattamente uguale a quello italiano o tedesco, per cui quando gli aerei si sono rischierati sulle basi Italiane avranno avuto al seguito una settimana, dieci giorni di munizionamento, il resto da far arrivare via o nave o aereo dall’Inghilterra con ovvie pause all’intensità degli attacchi. E gli stessi depositi non sono cornucopie specialmente per i costi astronomici delle armi più sofisticate.

Un missile Tomahawk (chiamato anche a cambiamento di ambiente perché viene “sparato” da un sottomarino in immersione verso la superficie e da questa cambia ambiente partendo in volo) costa circa 750.000 $, ne spararono nei primi confusi giorni dell’intervento circa 110, ottantadue milioni e rotti di dollari. Con effetti che non hanno impedito alle truppe lealiste di combattere e contrastare i Ribelli. Con economie come quelle USA ed Inglese che spendono denaro a fiotti in Afghanistan e ne hanno speso in Iraq (non sono quisquilie), l’elemento costi non può esser sottovalutato. Chi paga il conto dell’intervento militare? la NATO, le Nazioni che intervengono o l’ONU? I costi non sono moderati. Parliamo di dozzine di aerei in volo con uso di Jet Fuel, pezzi di ricambio eccetera intensi, di navi in mare per settimane e una linea di rifornimenti che parte dal Continente Americano e dal Nord dell’Europa fino ad arrivare in Mediterraneo. Son fattori da considerare nell’economia di un intervento così complesso. Inoltre spostare per il blocco NATO mezzi e uomini dal proprio Territorio Nazionale vuol dire sguarnirne le difese con aggravio di logoramento dappertutto. Me lo chiedo di nuovo: chi pagherà oggi il conto? Poi il rimborso lo sappiamo tutti da dove verrà: il Petrolio Libico è la ricompensa... [1 - continua]

http://www.paid2write.org/attualita_gossip/libia_una_crisi_molto_lunga_14230.html
--------------------------------------

Segue: Libia: Una Crisi Molto Lunga? ( Parte 2)

25 aprile 2011- Libia: una balcanizzazione dell’intervento ? Come c’era da aspettarsi i combattimenti a Misurata sono ricominciati il giorno di Pasqua. E sarà una recrudescenza sanguinosa. Ecco perché spedire istruttori ad addestrare le truppe ribelli. Gli analisti della NATO si aspettano una balcanizzazione del conflitto. Cosa intendo per balcanizzazione? Un conflitto locale che si estrinseca con la violenza fra diverse fazioni delle stesse etnie, come avvenne per la ex Jugoslavia.

Gheddafi lo sa bene, per questo ha richiamato le truppe regolari. Per ritardare notevolmente l’avanzata dei Ribelli usa le tribù che lo sostengono. Nel frattempo usa questa diversione per riattestarsi e riorganizzarsi. Ciò significa che chi ha il comando militare delle truppe a livello strategico sa il suo mestiere. Chissà chi lo ha addestrato. Gli Italiani o i Sovietici?. Alla Scuola di Guerra di Civitavecchia o all’Accademia Frunze di Mosca? Mi piacerebbe saperlo. In ogni caso le forze lealiste sono tutt’altro che sconfitte o in rotta. E torno a battere sullo stesso tasto. Per quanto si abbia il controllo dell’aria questo va consolidato a terra. Con l’aiuto di forze terrestri. Siccome la risoluzione dell’Onu non autorizza un intervento di queste forze lo si aggira con l’uso di istruttori. Siccome però l’azione degli istruttori ci metterà delle belle settimane a farsi sentire sul campo di battaglia quale sarà la prossima mossa? L’uso di milizie private, forse.

Basterebbe levarsi i guanti e accantonare le ipocrisie. Ormai l’azione militare in Libia è un fatto asseverato. Per quanto ci si voglia nascondere dietro l’ONU è bene rendersi conto che il potere reale di questa organizzazione è ormai obsoleto. È il caso di far intervenire truppe Occidentali. In questo forse i Francesi se ne fregheranno e aggireranno l’ostacolo. O interverranno o cercheranno di eliminare il problema alla radice, anzi alla testa. Non sarebbe la prima volta che una Potenza Straniera cerca di eliminare il Colonnello. Reagan ci provò nel 1986 e solo la spiata degli Italiani gli salvò la vita. Ci provarono pure i Francesi con la collusione degli Americani e ci rimisero la vita 81 passeggeri del DC-9 Itavia nel 1980. L’alternativa ad una mossa militare di intervento a terra è un conflitto che si estenda nel tempo con i problemi e i massacri che abbiamo già vissuto nei Balcani. Sempre vicino a noi Italia. Apparentemente la mossa che la NATO ha scelto è quella attendista preparando altri a togliere le castagne dal fuoco. E non scordiamoci del fattore economico. Fra Iraq, Afghanistan e terrorismo molte risorse finanziarie dei Paesi NATO sono state destinate ai bilanci della Difesa, con la crisi finanziaria mondiale non è semplice mantenere truppe arei e navi in campo, destinarne altre per nuove azioni può diventare impossibile.

Molti sono i segreti di questa crisi. In Aprile ci abbiamo quasi rimesso una nave della Marina. Il Caccia Lanciamissili Mimbelli è rientrato ad Augusta in avaria. Con danni alla carena e al Sonar. Dicono che si sia incagliato in un banco di sabbia vicino al Porto di Tripoli. La cosa mi pare molto strana. Se vivessimo nella prima parte del XX Secolo potrebbe essere plausibile. Oggi? Non credo proprio. Una nave come il Mimbelli, che fra l’altro ha estese elettroniche antisommergibile, ha pochissime possibilità di incagliarsi per un banale errore, danneggiando Sonar ed eliche. Non ci credo. Rispetto il segreto militare, ma nessuno può impedirmi di fare illazioni. Non è che il Mimbelli è rimasto danneggiato tentando un’azione in appoggio al rimorchiatore d’altura Italiano sequestrato?

Inoltre il Mimbelli era stato assegnato al blocco navale pubblicizzandone l’utilizzo con compiti di picchetto radar, cioè era dislocata come unità in posizione avanzata rispetto ad un gruppo navale, con la funzione di rilevare con congruo anticipo eventuali attacchi aerei o navali avversari; ma le forze aeree libiche sono state eliminate sin dall’inizio delle attività belliche (o no?!) e le forze navali del Raìs dovrebbero essere risibili. Io non credo ad una nostra Unità Militare che si insabbia come un motoscafo con ai comandi un imbranato marinaio della domenica. Non tutte le azioni belliche di questo conflitto stanno funzionando a favore della Coalizione come si credeva. Errori di organizzazione o un avversario più determinato del previsto?

Questo fa nascere un altro aspetto da valutare. In un conflitto l’eliminazione della struttura di Comando nemica è una delle priorità. Pubblicizzano di bombardamenti ai vari bunker-rifugio di Gheddafi. Possibile che con la precisione dei bombardamenti che è possibile eseguire, ancora Gheddafi non te lo abbiano beccato? E come far coincidere le azioni di bombardamento che si pubblicizzano con le discussioni se eliminare o meno Gheddafi & Family?

Uccidere Gheddafi sarebbe illecito, dicono, ma che alternativa ci sarebbe?. Conviene tagliare la testa all’Idra?. Si discute sui Media (ma solo lì?) se sia il caso di permettere al Colonnello di sganciarsi e rifugiarsi in un esilio dorato”, magari in qualche Stato dove la giurisdizione del Tribunale dell’Aja non arrivi. Zimbawe forse. Prescindendo dal fatto che mi pare possa esser un po’ metter il carro avanti ai buoi. Non è detto che Gheddafi accetti di andarsene in esilio, e non oggi come oggi è detto che alla fine venga sconfitto. Ultima ipotesi che considero non del tutto assurda, visto come stanno andando i fati. Forse più uno stallo, dovuto ai soliti impedimenti posti dalle ragioni politiche e che quasi sempre portano ad un fallimento militare.

È partita un’offensiva militare e diplomatica che sembrerebbe destinata a eliminare Gheddafi dallo scenario libico solo che la vittima non sembra collaborare...In Iraq fu diverso. qui non si rischia un vuoto di potere in cui estremismi e forze ostili possano insinuarsi. I ribelli hanno una portata di alternanza a Gheddafi da garantire che il nuovo governo quando si instaurerà possa compensare la vecchia dittatura. Che poi si installi con una componente democratica è da discuterne. Il problema rimane cosa fare di Gheddafi e della sua famiglia. Se alla fine i Ribelli, con il supporto armato della coalizione dei “volenterosi” metteranno le mani su Gheddafi e sui membri della sua famiglia non credo che ne lascerebbero alcuno vivo. La storia lo insegna. Carlo I d’Inghilterra, Luigi XVI, lo Zar Nicola II, ne sono l’esempio più eclatante. Tutti deposti da una Rivoluzione, tutti uccisi dai rivoltosi. E le famiglie anche, solo Cronwell risparmiò i parenti di Carlo I, ma è un esempio più unico che raro. Un figlio è un erede che può tornare a pretendere un trono o agitare un’opposizione. Eliminarne la progenie è sempre un’assicurazione sul futuro.

Le Rivoluzioni sono più seguaci del pragmatismo e della Ragion di Stato che di vuoti ideali. Il Capo di uno Stato avversario in guerra è un bersaglio plausibile. La coalizione nel 2003/2004 uccise senza esitazioni i figli di Saddam e avrebbe ucciso lo stesso Saddam se lo avesse trovato (e se lui non si fosse nascosto sotto terra…). La NATO e la sua struttura politica avranno la forza di ordinare qualcosa di così radicale? E se Gheddafi fosse meglio preparato a combattere di noi? Lui sta combattendo per la propria sopravvivenza e sa che dall’altra parte non ci sarà pietà né per lui né per i suoi intimi. Lui non l’ha mai avuta del resto. [2 - continua]

http://www.paid2write.org/attualita_gossip/libia_una_crisi_molto_lunga_parte_14256.html
 ______________________

Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
E questa è la seconda parte di un articolo pubblicato solo in rete e a puntate. E' un articolo che, a mio giudizio, analizza molto bene quanto sta accadendo nella area di crisi libica. Sulla bacheca di FB ne ho riportato le prime due parti, contando di aggiungere ad esse le successive appena possibile. se seguiranno...


Da "AGI IT" del 23/04/11

Libia: Tripoli chiama Mosca e Atene,
e tratta su "cessate il fuoco"

(AGI) - Rabat, 23 apr. - Deciso il ritiro da Misurata, l'unica città della Tripolitania nelle mani dei ribelli, Muammar Gheddafi tratta un cessate il fuoco con Russia e Grecia. Il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov, ha parlato al telefono con il primo ministro libico, Al-Baghdadi Al-Mahmoudi, di un possibile invio di osservatori con il compito di monitorare l'attuazione di una tregua.

Mosca, dall'inizio del conflitto su posizioni critiche nei confronti dei raid della Nato, avrebbe presentato all'Onu la proposta. Con il premier greco, George Papandreou, Mahmoudi ha "ribadito l'impegno della Libia nell'applicazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite".

Se Atene ha confermato la notizia della Jana, attribuendo l'iniziativa dei contatti alla "parte libica", il Cremlino si è limitato a far sapere che il presidente, Dmitry Medvedev, e il premier greco "sono pronti a mediare" perchè si trovi una via d'uscita alla crisi nel Paese nordafricano.

http://www.agi.it/estero/notizie/201104231942-est-rt10097-libia_tripoli_chiama_mosca_e_atene_e_tratta_su_cessate_il_fuoco ______________________

Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
Se son rose fioriranno... Lo vedremo nei prossimi giorni... Meglio gli osservatori o gli "istruttori" ?


Da una mia "NOTA" su FB del 23/04/11

Già in vigore da un mese...

I nuovi strumenti legali dell'UNEP-MAP
contro i rischi da attività off-shore... Ma in Italia ?

di Guido Picchetti

Coperti dal fragore della guerra libica il 23 Marzo u.s. sono entrati in vigore gli strumenti legali dell'UNEP-MAP contro i rischi da trivellazioni nel Mediterraneo. Riporto qui a seguire, debitamente tradotto, il comunicato ufficiale di quest'organizzazione che fa capo alle Nazioni Unite e che si occupa dell'attuazione dei protocolli della famosa Convenzione di Barcellona per la tutela ambientale del Mediterraneo, sottoscritta a suo tempo da tutti i Paesi bagnati da questo mare e dall'Unione Europea.

Di grande interesse sono le ultime note chiarificatrici in calce al documento. Tra i firmatari dei due protocolli della Convenzione di Barcellona, interessati in particolare dall'entrata in vigore di quei regolamenti, ci sono Albania, Cipro, Libia, Marocco, Siria, Tunisia, UE e Francia, ma manca l'Italia... Mi viene un dubbio: ma siamo ancora un Paese civile?

Il comunicato originale in lingua inglese è raggiungibile all'url http://www.unepmap.org/index.php?module=news&action=detail&id=110

Dal 23 Marzo 2011 in vigore degli strumenti legali dell'UNEP-MAP
contro i rischi da attività di esplorazione off-shore e il degrado delle coste del Mediterraneo

Atene, 24 marzo 2011 – Due dei più innovativi strumenti giuridici per la tutela ambientale nel Mediterraneo, vale a dire il "Protocollo sulle Attività Offshore", e il "Protocollo sulla Gestione Integrata delle Zone Costiere (GIZC)" della Convenzione di Barcellona (1) entreranno oggi in vigore.

Maria Luisa Silva Mejias, segretario esecutivo dell'UNEP-MAP e della Convenzione di Barcellona, ha detto: "L'entrata in vigore di questi due protocolli mette a disposizione della Regione del Mediterraneo dei potenti ed unici strumenti giuridici per prevenire e rispondere alle minacce ambientali legate alle piattaforme offshore e al degrado costiero. E' un importante passo avanti che consentirà ai Paesi mediterranei di attivare un meccanismo di risposta regionale nel caso in cui si verificasse un incidente simile a quella accaduto lo scorso anno nel Golfo del Messico, ma che permetterà anche di migliorare la protezione delle nostre coste contro le variabilità climatiche".

Il "Protocollo sulle Attività Offshore" (2) mira a stabilire un sistema di gestione efficace per proteggere il Mar Mediterraneo dall'inquinamento derivante dall'esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, dei fondali marini e del suo sottosuolo, organizzando una mutua assistenza in casi di emergenza. Il protocollo stabilisce anche un sistema di autorizzazione, monitoraggio e di precisa responsabilità in caso di danno, al fine di limitare il danno sulle risorse naturali, sulla biodiversità e sulle popolazioni coinvolte.

Il "Protocollo sulla Gestione Integrata delle Zone Costiere (GIZC)" (3) è uno strumento fondamentale per favorire lo sviluppo sostenibile della coste, offrendo un modo efficace per assicurare che le azioni umane siano effettuate avendo ben presente l'equilibrio economico, gli obiettivi sociali e ambientali, e le priorità da rispettare in una prospettiva a lungo termine. Esso contiene anche utili e innovativi strumenti per aiutare gli Stati ad affrontare le minacce alle zone costiere, come la fascia di rispetto di 100 metri per le costruzioni a fronte mare, e a realizzare valutazioni strategiche di impatto ambientale, di possibilità di sviluppo e di pianificazioni partecipative.

Il Piano d'Azione Mediterraneo (UNEP-MAP) è il programma regionale sul mare più importante che esista. A dispetto delle difficoltà e delle differenze tanto prevalenti esistenti nel Mediterraneo, per più di 35 anni tutti i paesi di questa area hanno con continuità collaborato nel quadro della Convenzione di Barcellona con un piano d'azione per lo sviluppo sostenibile del mar Mediterraneo e della sua area costiera.

"La necessità e l'impegno di continuare e approfondire questa cooperazione a beneficio dei nostri ambienti comuni e delle nostre popolazioni non sono mai stati così importanti come oggi. Sono sicuro che molti altri paesi arriveranno presto a far parte di questo piano di azione regionale contro il degrado costiero e le minacce di inquinamento off-shore", ha detto Maria Luisa Silva.

"Le Parti della Convenzione di Barcellona hanno chiesto al Segretariato di agire affinchè si arrivi alla piena attuazione della Convenzione. Continueremo impegnandoci affinché appropriati strumenti giuridici non siano solo attivati, ma anche implementati. Con la maggior parte degli strumenti giuridici attualmente in vigore, rinnoveremo nostri sforzi per sostenere i paesi mediterranei nei loro sforzi di adeguamento e rispetto degli impegni presi, ai sensi della Convenzione di Barcellona e dei suoi sette protocolli".

Note per gli editori:
(1) la Convenzione di Barcellona è la convenzione per la protezione dell'ambiente marino e della regione costiera del Mediterraneo, sottoscritto a Barcellona il 16 febbraio 1976 e modificato il 10 giugno 1995, con il quale si intendono affrontare le sfide dello sviluppo sostenibile. Tutti i 21 paesi che si affacciano sul Mar Mediterraneo e l'UE sono "Parti" della convenzione. La convenzione di Barcellona e i suoi protocolli sono la base giuridica del Piano d'Azione Mediterraneo (UNEP/MAP), il primo programma di mari regionali sviluppato nell'ambito del programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente.
(2) Il protocollo Offshore è stato ratificato da Albania, Cipro, Libia, Marocco, Siria e Tunisia.
(3) Il protocollo ICZM è stato ratificato da Albania, UE, Francia, Slovenia, Spagna e Siria.

(dalle News dell'UNEP-MAP)

http://www.facebook.com/notes/guido-picchetti/gi%C3%A0-in-vigore-da-un-mese-i-nuovi-strumenti-legali-dellunep-map-contro-i-rischi-d/216740755004414
_____________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
Coperti dal fragore della guerra il 23/3 u.s. sono entrati in vigore gli strumenti legali dell'UNEP-MAP contro i rischi da trivellazioni nel Mediterraneo. Riporto il comunicato ufficiale debitamente tradotto. Di grande interesse le note in calce: tra i firmatari dei due protocolli interessati manca l'Italia, ma ci sono Albania, Cipro, Libia, Marocco, Siria, Tunisia, UE e Francia... Siamo davvero un Paese civile?

#
Post di Roberto Frigerio

Più che un paese incivile sembriamo un paese gestito da irresponsabili
#
Post di Franco Carissimi

Siamo davvero un Paese?
#
Post di Francesco Lezzi

Anche io ho i miei forti dubbi.
#
A Luca Gioria e Roberto Frigerio piace questo elemento.


Da "IL SOLE 24 ORE" del 23/04/11

Se Misurata assomiglia a Sarajevo

di Alberto Negri

In Kosovo ci vollero 78 giorni di bombardamenti per costringere alla resa Milosevic, fa notare a proposito di Gheddafi il segretario di Stato, la signora Clinton. Ma con Misurata che oramai somiglia a una Sarajevo del Nordafrica, la Libia appare più simile alla Bosnia dove passarono tre inverni d'assedio prima che la Nato si muovesse dopo il massacro di 8mila musulmani a Srebrenica, avvenuto sotto gli occhi dei Caschi blu dell'Onu.

La balcanizzazione della Libia si misura anche nelle incertezze della comunità internazionale. Le Nazioni Unite si oppongono ancora a una missione Ue-Nato per aprire con i militari un corridoio umanitario mentre gli americani, che vogliono evitare un impegno diretto, costoso e imbarazzante, hanno deciso di far decollare i droni, gli aerei senza pilota.

I raid dal cielo non sembrano però adeguati all'obiettivo politico: sbalzare dal potere Gheddafi. La strategia del logoramento lavora ai fianchi il Colonnello, registra qualche successo, come è accaduto ieri, con la defezione al confine con la Tunisia di un centinaio di soldati libici, ma non colpisce al cuore l'apparato di sicurezza del Qaid.

E c'è un altro parallelo con i Balcani, forse più preoccupante: come la Bosnia anche la Libia si è spezzata tra l'Ovest, sotto il controllo di Tripoli, e la Cirenaica, la regione orientale che i ribelli tengono a fatica fino alla roccaforte di Agedabia. In un mese di bombardamenti gli insorti hanno fatto più passi indietro che avanti: difficile che un pugno di addestratori europei basti a trasformare in breve tempo le file anarchiche ed eterogenee degli insorti in quadrate legioni da combattimento.

La strategia dell'Occidente dipende soprattutto dagli Stati Uniti, leader riluttanti che devono cavarsi d'impaccio dall'Iraq, dall'Afghanistan e da una montagna di debiti. Sono e siamo talmente strangolati che nessuno vuole pagare per i debiti degli altri: esattamente come avvenne nella fase precedente la disgregazione interna della ex Jugoslavia. Bisogna tagliare su tutto, anche sulle guerre, giuste o ingiuste che siano.

Per Washington Gheddafi deve andarsene ma tiene da settimane a terra i suoi caccia e non ha ancora riconosciuto il consiglio di Bengasi, appoggiato ufficialmente soltanto da Francia, Qatar e Italia. La Libia occupa un posto marginale nella scacchiera degli Stati Uniti, ben più interessati al Golfo, dove i sauditi si sono quasi annessi il ribollente Bahrein aprendo un altro fronte tra sunniti e sciiti. Per non parlare degli Stati arabi che sulla Libia hanno messo la testa sotto la sabbia. Il raìs libico è detestato ma sono troppi i leader e le monarchie che temono le rivolte.

Come accadde nei Balcani, in Libia agiscono interessi diversi e opposti. Si spera nel colpo di fortuna, nella silver bullet, come dicono gli americani, che elimini anche fisicamente dalla scena Gheddafi. Intanto le vittime si moltiplicano e diminuiscono le possibilità che la crisi si risolva.

A ogni vertice - avverrà anche il 2 maggio con il Gruppo di contatto a Roma - si ripete come un mantra che il Colonnello se ne deve andare. Ma perché dovrebbe se nessuno lo va a prendere? L'impressione è che c'è sempre una certa leggerezza nel giudicare i leader arabi e del Terzo Mondo, forse perché non sono dotati delle nostre stesse sofisticate tecnologie belliche e massacrano la popolazione con banali e datati colpi di mortaio. Gli stessi che in vent'anni hanno sbriciolato Kabul, Mogadiscio, Sarajevo, Mostar, le città curde e quelle sciite dell'Iraq. Una lista, incompleta, di cumuli di macerie che dovrebbe far riflettere. Ma forse sulla Libia, alla fine, conterà il fatto che è una partita vitale per i rifornimenti energetici nostri ed europei, quindi daremo credito e armi ai ribelli di Bengasi - in questo più fortunati dei bosniaci - soprattutto perché eredi e custodi del petrolio dei senussi.

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-04-23/misurata-assomiglia-sarajevo-081348.shtml?uuid=AasEJKRD
______________________

Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
Mi sembra una diagnosi esatta... che conferma certe prospettive future non tanto ottimistiche... Ma non resta che attendere e sperare che le conseguenze non siano troppo dannose e dolorose per chi non ha altre colpe al di fuori di quella di cercare un futuro migliore...


Da "AGENZIA PARLAMENTARE IT" del 22/04/11

Turchia: Greenpeace blocca piattaforma
petrolifera per proteggere l'Artico

scritto da Com/ssa

(AGENPARL) - Roma, 22 apr - Questa mattina all'alba attivisti di Greenpeace hanno bloccato in mare la piattaforma di esplorazione petrolifera Leiv Erikisson appena partita dal porto di Istanbul in Turchia con rotta per la Baia di Baffin in Groenlandia nel tentativo di proteggere l'ambiente incontaminato della regione polare da pericolose perforazioni alla ricerca di petrolio. Alle 5:40 ora locale un team internazionale di volontari di vari paesi a bordo di gommoni ha intercettato la piattaforma e scalato la sommità della torre di trivellazione destra, dove hanno esposto lo striscione "Stop the Artic Destruction".

Gli attivisti sono pronti a un'occupazione a oltranza, e hanno a disposizione viveri per giorni. "La Leiv Erikisson è oggi la piattaforma più pericolosa perché è l'unica destinata, per conto della compagnia petrolifera Cairn Energy, a scavare nuovi pozzi offshore in uno degli ecosistemi più fragili al mondo, l'Artico - denuncia Ben Ayliffe, campaigner di Greenpeace che partecipa all'azione - La Leiv Erikisson è un pericolo evidente e immediato per l'ambiente". Le condizioni estreme delle regioni polari implicano che la Cairn Energy ha una finestra di tempo molto breve per perforare il fondo marino dell'Artico: la buona stagione dura poche settimane.

Queste perforazioni sono previste a 1.500 metri di profondità, la stessa del disastro della Deepwater Horizon. Con la differenza che le temperature e le condizioni meteo estreme dell'Artico renderebbero problematica ogni risposta in caso di incidente. Gli impatti sull'ecosistema artico sarebbero gravi, impossibili da controllare. In particolare la Baia di Baffin, dove la Leiv Erikisson dovrebbe entrare in azione tra poche settimane, è uno degli ecosistemi più fragili dell'Artico: ospita praticamente l'intera popolazione mondiale di narvalo e specie a rischio estinzione come la balenottera azzurra e l'orso polare. Nell'area sono poi presenti numerose colonie di uccelli marini. "Cairn Energy guida la corsa all'oro nero nell'Artico. Possiamo ancora cambiare questa rotta e proteggere questa regione - aggiunge Ayliffe - ma solo se forziamo i politici che spalleggiano le compagnie petrolifere ad adottare misure che riducono la nostra dipendenza dal petrolio".

"Possiamo decidere subito un futuro che ci liberi dalla dipendenza di combustibili sporchi come petrolio, carbone e nucleare. Invece di investire miliardi per trivellare fino all'ultimo pozzo o per promuovere una scelta insensata e pericolosa come il nucleare, possiamo decidere di investire in energie rinnovabili e pulite e in efficienza - commenta Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia - Ad esempio, possiamo da subito decidere di utilizzare motori più efficienti, con minori emissioni di CO2, grazie ai quali il petrolio offshore non servirebbe a niente".

http://www.agenparl.it/articoli/news/esteri/20110422-turchia-greenpeace-blocca-piattaforma-petrolifera-per-proteggere-l-artico
______________________

Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
Greenpeace blocca piattaforma petrolifera diretta nell'Artico. Chi bloccherà le tante operanti e previste nel Mediterraneo, in barba a tutte le convenzioni già stipulate per la protezione del "Mare Nostrum" ?
#
A Roberto Giacalone e Roberto Frigerio piace questo elemento.


Da "MARSALA IT" del 21/04/11

Mogavero: "Non mi riconosco nell'Italia che nega l'accoglienza".
Migranti si feriscono per evitare il rimpatrio

Giovedì 21 Aprile 2011 - «La vita ha vinto la morte e ha riacceso la speranza sulla terra, tuttavia, questa luce oggi corre il rischio di essere offuscata da vicende e situazioni che rivolgono appelli drammatici ai credenti e alle persone di buona volontà». Lo scrive il vescovo Domenico Mogavero nel messaggio di Pasqua indirizzato ai fedeli.

«Da alcune settimane - prosegue nel messaggio mons. Mogavero - assistiamo, sgomenti, a un esodo di proporzioni inusuali dalle sponde meridionali del Mediterraneo verso l'Europa. Adulti, uomini e donne, giovani e bambini ci chiedono accoglienza, solidarietà e condivisione delle loro angosce, protezione dalle violenze della guerra e delle persecuzioni. Eppure l'Europa sta mostrando una sconosciuta durezza di cuore. Stiamo assistendo a una drammatica attualizzazione della parabola del ricco gaudente (i popoli dell'Europa) che nega al povero Lazzaro (gli ultimi del nostro tempo) finanche le briciole della propria tavola» «Anche tanti italiani - conclude - che sentono come insidiata la loro tranquillità economica e sociale, intravedendo nell'uomo che viene dall'altra sponda del Mediterraneo un pericoloso delinquente, mostrano un volto indignato e insofferente, come mai prima d'ora. Raccogliamo, così, il frutto scellerato di dichiarazioni irresponsabili fatte da rappresentanti delle istituzioni dello Stato. Non mi riconosco in un'Italia che la pensa così. Se, poi, inseriamo questa emergenza umanitaria nel gravissimo contesto della crisi economica e dell'occupazione e delle nuove povertà che affliggono particolarmente la nostra regione, continuare a sperare diventa veramente arduo. Se vogliamo celebrare Pasqua con cuore riconciliato e sereno dobbiamo condividere la luce della speranza che splende sul volto di Cristo risorto, offrendola come dono particolarmente a coloro che fanno fatica a scorgere barlumi di futuro nella propria esistenza».

Mogavero ha anche annunciato che la prossima riunione dei vescovi del nord Africa si svolgerà in Sicilia. La riunione si svolgerà nel 2013 nella sua diocesi di Mazara del Vallo. Negli ultimi mesi mons. Mogavero - membro della commissione episcopale per le migrazioni - ha incontrato i vescovi nordafricani (Algeria, Marocco, Tunisia e Libia) sullo sfondo delle rivolte popolari.

«Il mondo arabo attraversa un momento molto delicato di grande fermento e se noi in Europa e in Occidente rimaniamo spettatori potremmo perdere un treno importante», ha detto il presule sottolineando la necessità di «affiancare» e non di «interferire» con le rivolte. Le chiese cristiane del nord Africa «non hanno complessi di inferiorità anche quando sono in minoranza e non temono l'accerchiamento in un mondo nel quale si diffonde la sindrome del fortino», ha aggiunto Mogavero che ha poi messo in evidenza il fatto che le rivolte arabe siano state caratterizzate dal «protagonismo di giovani e donne: altro che imam e scuole coraniche».

Il vescovo di Mazara del Vallo si era proposto nelle scorse settimane per un ruolo di mediazione con il mondo nordafricano proprio in ragione dei contatti con le diocesi che affacciano sulla costa meridionale del Mediterraneo. «La mia proposta è stata immediatamente accettata e gradita anche se non c'è ancora stato un seguito a causa dell'emergenza attuale», ha detto Mogavero che, «senza voler dar voti», ha però espresso parole di apprezzamento per il ministro dell'Interno Roberto Maroni che, ha sottolineato, «non è un uomo che si lascia prendere dal solo impulso o dall'appartenenza politica».

Sono stati trasferiti a Trapani,ieri pomeriggio, i trentasei tunisini sbarcati, martedì notte a Pantelleria. I migranti hanno raggiunto l'isola a bordo di un barcone che li ha lasciati a pochi metri dalla costa, riuscendo a far perdere le proprie tracce. Le ricerche del natante non hanno dato alcun risultato. Degli scafisti, insomma, nemmeno l'ombra. I nord-africani - tra cui una donna - hanno raggiunto Scauri. Una volta messo piede sull'isola, però, sono stati subito bloccati dai carabinieri. Oggi pomeriggio, i magrebini sono stati trasportati, a Trapani, a bordo della nave «Pietro Novelli». Giunti sulla terraferma sono stati accompagnati, in pullman, scortati dai mezzi dei carabinieri, al centro di accoglienza della frazione di Salinagrande. Con loro c'erano anche gli otto tunisini arrivati a Pantelleria con una piccola imbarcazione che è stata sottoposta a sequestro.

E pur di non salire su quell'aereo che li avrebbe riportati in Tunisia, ieri sera all'aeroporto di Palermo "Falcone e Borsellino" tre immigrati si sono inferti dei tagli alle braccia. Soccorsi immediatamente, due tunisini sono stati trasferiti all'ospedale Cervello, un altro a Villa Sofia, ma le loro condizioni non destano particolari apprensioni.

Non è la prima volta che alcuni immigrati si lasciano andare a gesti di autolesionismo per evitare il rimpatrio. Lo scorso 11 aprile, durante un'animata protesta messa in atto al centro d'accoglienza di Lampedusa, alcuni tunisini erano saliti sul tetto della struttura dando fuoco a dei materassi e compiendo atti di autolesionismo sempre, fortunatamente, senza gravi conseguenze.

http://a.marsala.it/cronaca/immigrazione/30171-il-vescovo-mogavero-qnon-mi-riconosco-in-questa-italia-che-nega-laccoglienzaq.html
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
Per Europa e l'Occidente c'è necessità di «affiancare» e non di «interferire» con le rivolte. Lo dice mons. Mogavero, con parole di apprezzamento per il ministro dell'Interno Roberto Maroni che, ha sottolineato, «non è un uomo che si lascia prendere dal solo impulso o dall'appartenenza politica».
#
Post di Franco Carissimi
Meditiamo gente, meditiamo.


Da "BOLDRINI BLOG" - 21/04/11

La guerra e gli effetti collaterali

di Laura Boldrin (*)

20 Aprile 2011 - Dalla Libia si continua a scappare senza sosta. Siamo arrivati a quota 550mila persone in fuga. Questo fiume in piena si è riversato principalmente verso la Tunisia con 257mila persone e l’Egitto con 219mila, due paesi che nonostante i problemi interni hanno lasciato le frontiere aperte, onorando gli obblighi internazionali. Ma il flusso è arrivato oltre, si è spinto anche in Niger (47mila), in Algeria (14mila), in Ciad (6200), in Sudan (2800). Ad attraversare il Mediterraneo finora invece sono stati in pochi, 4770 persone verso l’Italia e 1130 a Malta. Gran parte dell’opinione pubblica italiana però è concentrata sugli arrivi via mare dei 23mila giovani tunisini. Questo ha distolto l’attenzione dalla portata dell’esodo libico e dall’impatto del conflitto nei paesi confinanti così come dagli importanti cambiamenti in corso in alcuni paesi del Nord Africa.

I primi ad andarsene dalla Libia in preda alla violenza sono stati migliaia di cittadini di paesi come Italia, Francia, Cina, Turchia, Marocco, ed altri che hanno potuto mandare subito i mezzi per riportare i connazionali a casa. Poi è toccato a quei lavoratori migranti che invece hanno dovuto aspettare il loro turno – finora circa 100mila persone – e si sono iscritti nelle liste dell’evacuazione umanitaria organizzata da Oim, Unhcr e vari governi. Infine sono scappati verso la Tunisia e l’Egitto anche coloro che non avevano un paese dove ritornare cioè i rifugiati del Corno d’Africa e dell’Africa Subsahariana che abitavano in Libia.

Ma a poco a poco anche per i libici la situazione è diventata insostenibile e decine di migliaia di civili sono stati costretti a varcare la frontiera verso la Tunisia e l’Egitto. Si stima che almeno 130mila di loro, molte famiglie con bambini, abbiano trovato una sistemazione in questi due paesi, in attesa di tempi migliori.

Negli ultimi giorni si è aperto un nuovo varco di fuga dalla regione libica delle Montagne Occidentali, da dove oltre 10mila libici si sono riversati a Dehiba, nel sud della Tunisia. Grazie al senso di ospitalità e solidarietà dei tunisini la maggior parte di queste persone è stata ospitata presso le famiglie che hanno letteralmente aperto le proprie case.

Ma c’è anche chi non ce la fa a mettersi in salvo raggiungendo la frontiera e rimane bloccato all’interno del paese: si stima che siano circa 100mila gli sfollati interni in fuga specialmente dalle zone più martoriate come Misurata e Ajdabiya. Sfollati che cercano un luogo sicuro dove ripararsi.

La fuga dei civili è il primo “effetto collaterale” della guerra. Non vi è mai stato un conflitto senza colonne di disperati che cercano un riparo lontano dalla violenza. E così sta succedendo anche in Libia.

Eppure, nonostante nella sponda nord del Mediterraneo parecchi continuino a sostenere che sia meglio aiutarli lì, evitando che arrivino a Lampedusa, mancano all’appello le risorse disponibili per continuare le operazioni di soccorso delle agenzie umanitarie sia nelle aree di frontiera che all’interno della Libia. Chi dovrebbe finanziare l’assistenza a queste persone? Non ci dovrebbe essere uno sforzo collettivo anziché far ricadere l’onere solo sugli stati confinanti – che in questo caso hanno anche i loro problemi interni? Come al solito è una questione di priorità: guerra si, aiuti di prima necessità forse.

(*) L'articolo è l'ultimo della serie "POPOLI IN FUGA" del Blog di Laura Boldrini, portavoce dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR).
Laura Boldrini per oltre vent'anni ha lavorato in diverse agenzie dell'Onu. Ha svolto missioni in numerosi luoghi di crisi, tra cui ex-Jugoslavia, Afghanistan, Iraq, Yemen,, Ruanda, Sudan.

http://boldrini.blogautore.repubblica.it/  
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
Interessante testimonianza di Laura Boldrini commissario dell'ONU per i rifugiati politici. Molti gli interrogativi finali che restano tali, cui invece l'Europa unita potrebbe dare facilmente una risposta valida.
#
Post di Franco Carissimi

Costi molto alti da pagare in nome dell'evoluzione della specie.


Da "PEACE REPORTER" - 21/04/11

Italia, sull’immigrazione Roma si allea
con Spagna, Grecia, Cipro e Malta
I quattro Paesi del Mediterraneo si riuniscono a Cipro e chiedono maggior sostegno
all’Ue nella gestione dei flussi migratori dal Nord Africa. Assente la Francia

Nella lotta all'immigrazione clandestina l'Italia perde definitivamente il sostegno della Francia, ma trova nuovi alleati in Spagna, Grecia, Cipro e Malta. Si è svolto ieri a Nicosia il meeting cipriota fra i rappresentanti dei ministeri dell'Interno dei cinque Paesi in questione: unica grande assente, Parigi. Nel corso della riunione, i quattro Stati hanno redatto un documento congiunto che verrà presentato al Consiglio straordinario dei ministri dell'Interno europeo, previsto per il prossimo 12 maggio. Nel testo si chiede all'Ue "supporto finanziario e operativo agli Stati che affrontano flussi migratori sproporzionati e massicci, attivando pienamente tutte le risorse, gli strumenti e le capacità, esistenti o aggiuntive".

Durante il meeting è stato affrontato il tema della crisi libica, soprattutto rispetto alle conseguenze che potrà avere sui Paesi del Mediterraneo. "Un enorme numero di persone che necessitano di protezione internazionale - è scritto nel documento conclusivo della riunione - potrebbero arrivare nei Paesi più esposti del Mediterraneo nell'immediato futuro". Flussi migratori che "non possono essere gestiti senza il concreto e sostanziale supporto del resto degli Stati membri; in mancanza di ciò, sarà seriamente a rischio la nostra capacità, e conseguentemente la capacità dell'Unione, di gestire gli sfollati e dare protezione internazionale a chi ne ha bisogno, così come sarà minata la sicurezza comune". Sull'argomento è intervenuta anche la Commissaria europea per gli Affari interni, Cecilia Malmstrom, che ha ammesso come l'Unione europea non sia equipaggiata per supportare gli Stati membri maggiormente interessati dai movimenti migratori. Infine, al suo ritorno dall'incontro a Cipro, il sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano ha fatto il punto sulla situazione relativa ai permessi di soggiorno temporanei per i migranti arrivati in Italia dalla Tunisia: per il momento ne sono stati concessi 4.039, mentre altre 10.286 domande sono in fase istruttoria.

http://it.peacereporter.net/articolo/28088/Italia,+sull%92immigrazione+Roma+si+allea+con+Spagna,+Grecia,+Cipro+e+Malta
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
I risultati del meeting di ieri a Cipro sull'immigrazione... L'Italia a tutt'oggi ha concesso 4.039 permessi di soggiorno temporanei mentre altre 10.286 domande sono in fase istruttoria. E le altre migliaia ? Quanti rimpatri ?


Da "LA STAMPA IT" del 20/04/11

Un mese di bombe e di missili, ma il raiss resiste
Sono bastati pochi blitz per imporre la no fly zone.
L’Alleanza: ma le operazioni dal cielo non bastano

di Paolo Mastrolilli

«Alla fine dovremo andare a terra, per prenderlo con le nostre mani». Erano le sei di sabato 19 marzo, quando una fonte dello Stato Maggiore Difesa italiano ci fece questa previsione. Gli aerei alleati già volavano verso la Libia per sganciare le prime bombe, ma lui dubitava che sarebbe bastato. Alle due di ieri la confidenza si è trasformata in profezia. Il generale olandese Mark van Uhm, Chief of Allied Operation alla sede Nato di Bruxelles, facendo il bilancio del primo mese di guerra ha ammesso: «È chiaro che le operazioni aeree hanno dei limiti».

L’attacco era cominciato con i caccia francesi Rafale e Mirage che avevano preso di mira quattro carri armati libici vicino a Bengasi, cuore della rivolta contro Gheddafi. Poi era partita la pioggia di 110 missili Tomahawk americani, lanciati dalle navi, e 45 bombe Jdam sganciate da tre bombardieri invisibili B2, secondo il rapporto pubblicato il 30 marzo dal Congressional Research Service di Washington. Anche gli inglesi avevano aggiunto missili e bombe, per distruggere subito le difese contraeree, i radar e i centri di comunicazione intorno a Tripoli e lungo la costa mediterranea. Alla fine della prima giornata, 20 delle 22 postazioni anti aeree libiche erano state distrutte. Il giorno dopo erano decollati i Tornado e gli F16 italiani dalla base di Birgi, per scovare proprio gli ultimi radar ancora attivi.

Il 21 marzo era caduto l’unico aereo perso finora dalla coalizione, un F15 americano partito da Aviano e precipitato per cause tecniche: salvi i due membri dell’equipaggio. Il 23, dopo 336 missioni condotte sulla Libia e 162 Tomahawk lanciati, la no fly zone copriva già dal confine con la Tunisia a quello con l’Egitto. Dalle 10 basi dove Gheddafi nascondeva 180 aerei di fabbricazione sovietica e Mirage, e circa 100 elicotteri, non si alzava più nessuno: l’ultimo che ci aveva provato, un jet volato verso Misurata il 24 marzo, era stato distrutto dai francesi.

La prima fase dell’intervento, scattato in base alla risoluzione Onu 1973, era stata accompagnata anche dalle abituali polemiche sul comando. In pratica si erano svolte tre operazioni contemporanee: «Odyssey Dawn», guidata dagli americani; «Harmattan», dei francesi; ed «Ellamy», degli inglesi. Dal 19 marzo al 31 gli americani avevano sostenuto il grosso degli interventi, lanciando 184 Tomahawk e 45 bombe Jdam, ad un costo che il Congresso stima in almeno 550 milioni di dollari.

Il 27 marzo la Nato ha deciso di prendere il comando, assumendo la direzione delle operazioni alle ore 8 del 31. Da allora il nome dell’operazione congiunta è diventato «Unified Protector», composta da tre elementi: embargo sulle armi alla Libia, no fly zone, e interventi per proteggere i civili. Al 18 aprile ci sono state 2.877 missioni aeree, di cui 1.199 hanno raggiunto i bersagli. Lunedì, per esempio, sono stati distrutti 9 bunker e un centro comando della 32esima Brigata a sud di Tripoli; 6 postazioni missilistiche, 3 contraeree, 4 carri armati e un lanciatore mobile di Rpg a Misurata; 3 depositi di munizioni a Sirte; 3 carri armati, un meccanizzato e una postazione contraerea a Zintan, e un edificio militare a Brega. In mare, 18 unità pattugliano le lo cadere. Solo che stavolta, come dice il generale van Uhm, «ci sono dei limiti. Gheddafi non mostra alcuna intenzione di fermarsi: usa i civili come scudi umani e nasconde le sue forze vicino alle moschee, ma noi abbiamo deciso di non colpire in queste situazioni». Dunque sta vincendo lui? «Due settimane fa avevamo degradato le sue forze del 30%, ora molto di più. Non è questione di vincere o perdere, ma di impedirgli di attaccare i civili, in modo da creare lo spazio per risolvere la crisi. Questo lo stiamo facendo con successo, e continueremo fino a quando sarà necessario».

http://www3.lastampa.it/esteri/sezioni/articolo/lstp/398739/  
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
Il punto sulla situazione in Libia... Non si vede ancora la fine e c'è poco da stare allegri...


Da "GREENME" - 20/04/11

PolluterWatch: Greenpeace pubblica tutti i documenti segreti
 della marea nera nel Golfo del Messico

di Simona Falasca

Martedì 19 Aprile 2011 - Domani ricorrerà l'anniversario del disastro petrolifero più grave di tutti i tempi. Era infatti il 20 aprile del 2010 quando l'esplosione della piattaforma Deepwater Horizon causò uno sversamento di petrolio in mare senza precedenti nel Golfo del Messico di cui ancora oggi si stanno pagando le conseguenze. Ad un anno esatto dalla catastrofe Greenpeace porta alla luce "gli scheletri nell'armadio", la "storia segreta" dell'incidente pubblicando sul sito web "PolluterWatch" un dossier di 30 mila pagine in cui emergono i tentativi del Governo americano e della BP di ridimensionare la portata del disastro.

I documenti pubblicati, ottenuti grazie alle norme degli Stati Uniti sulla libertà d'informazione serviranno così a far luce una volta per tutte sulla catastrofe marina più grande della storia che ha riempito il mare del Golfo del Messico di oltre 500 mila tonnellate di petrolio in modo da facilitare le richieste di indennizzo di migliaia di cittadini, pescatori e operatori turistici pesantemente danneggiati dalla marea nera.

Corrispondenza riservata tra Governo USA e BP, prove dei contrasti tra gli scienziati e l'amministrazione, come pure le registrazioni di volo dei piloti che operavano nella zona: nel dossier, solo in parte già analizzato da Greenpeace, emergono già dati inquietanti tra cui:

  • il tentativo del Governo americano di minimizzare l'impatto del disastro è stato fortemente criticato dagli scienziati, alcuni dei quali hanno affermato con decisione che "non è corretto dire che il 75 per cento del petrolio non c'è più";

  • tra lo sconforto degli esperti più qualificati, gli ufficiali governativi hanno seriamente sottovalutato l'impatto del petrolio sull'ecosistema marino, comprese le popolazioni di tartarughe;

  • BP ha mantenuto il controllo esclusivo sui permessi di accesso degli scienziati alle aree colpite dalla marea nera.

Ma non solo perché nei documenti ottenuti c'è pure la dimostrazione del tentativo di BP di manipolare le ricerche finanziate con il Fondo di Ricerca di 500 milioni di dollari che la stessa compagnia petrolifera aveva creato durante l'emergenza nel Golfo del Messico: "BP e il governo hanno cercato di nascondere il vero impatto del maggior disastro petrolifero della storia degli USA - afferma Kert Davies, research director di Greenpeace USA - Speriamo che questo sito web chiarisca a tutti come ciò sia stato possibile e faciliti le comunità locali nel loro tentativo di essere indennizzate".

"Mentre si scatena la corsa all'ultima goccia di petrolio, è importante svelare i veri costi del disastro della Deepwater Horizon - commenta Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia - I dati che rendiamo pubblici dimostrano che le compagnie petrolifere non esitano a occultare informazioni importantissime per la popolazione e la salvaguardia dell'ambiente, pur di difendere la propria immagine e il proprio profitto. Quanto ancora dovremo subire prima di passare a un sistema di produzione energetica basato su risorse pulite e rinnovabili?".

Forse ancora molto viste le ultime decisioni del Governo di autorizzare le trivellazioni petrolifere al largo delle isoli Tremiti, ricerche offshore che si andranno ad aggiungere, tra le altre attualmente in corso nel Mediterraneo, a quelle del Canale di Sicilia dove la Shell dovrebbe effettuare una trivellazione al largo di Pantelleria. Ma del resto, come ci tiene a concludere Greenpeace i colossi petroliferi si stanno dando da fare in tutto il mondo: "dall'Africa all'Artico tutte le grandi compagnie, come Shell, Eni, e ovviamente BP, cercano di accaparrarsi nuovi permessi per effettuare pericolose operazioni di trivellazione offshore, ovviamente oltre le loro capacità d'intervento in caso d'incidente".

http://www.greenme.it/informarsi/ambiente/4641-marea-nera-golfo-del-messico-greenpeace-polluterwatch
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
E' passato giusto un anno dalla "Marea Nera" del Golfo del Messico e Greenpeace presenta in quest'articolo un suo dossier di 30.000 pagine sull'incidente della "Deepwater Horizon". L'ultimo paragrafo del pezzo ci riguarda molto da da vicino, riferendosi proprio al Canale di Sicilia dove la Shell dovrebbe effettuare "una" trivellazione al largo di Pantelleria. Fosse solo quella !!! Si chiama "PolluterWatch" quel dossier di Greenpeace. E' pubblicato in rete in lingua inglese, raggiungibile all'url http://www.polluterwatch.org/research.


Da "ANSA IT" del 20/04/11

Migranti abbandonati a Pantelleria
Sono stati bloccati dai carabinieri, saranno trasferiti a Trapani

(ANSA) - TRAPANI), 20 AR - Un gruppo di 36 migranti è approdato a Pantelleria in nottata, dopo essere stato abbandonato in mare, a poca distanza dalla costa, dagli scafisti. Gli extracomunitari, tutti tunisini, sono stati bloccati a terra dai carabinieri e accompagnati in caserma, in attesa di essere trasferiti a Trapani. Ieri erano sbarcati a Lampedusa 760 profughi partiti dalla Libia, il numero più consistente mai arrivato sull'isola con un solo barcone.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2011/04/20/visualizza_new.html_899632995.html
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
A quanto pare, essendo tutti tunisini, da Trapani saranno poi trasportati in volo a Lampedusa, per poi essere rimpatriati con l'aereo in Tunisia ... Un bel giro turistico, non c'è che dire... Ma sembra sia l'unica soluzione al problema...


Da "TM NEWS" del 20/04/11

Immigrati/ Maroni: oggi vertice a Cipro senza Francia e Spagna
"Risposta dell'Europa finora è stata troppo lenta"

Lecco, 19 apr. (TMNews) - Al vertice dei ministri dell'Interno fissato per oggi a Cipro "non ci sarà la Francia, non ci sarà la Spagna". Lo ha detto il ministro dell'Interno Roberto Maroni a margine della sigla del Patto per la sicurezza per la provincia di Lecco.

"Ci sarà una riunione dei ministri Italia, Grecia, Cipro e Malta per tenere al centro dell'attenzione dell'Europa il Mediterraneo, non solo per la sicurezza ma per gli sviluppi geopolitici - ha spiegato Maroni - Credo che l'Europa abbia tutto l'interesse a investire nell'area del Mediterraneo, nello sviluppo dell'economie di quei Paesi in crisi, di investire in una svolta democratica di quei Paesi, che vuol dire aumentare la sicurezza. E' ciò che ci ostiniamo a chiedere all'Europa. Purtroppo - ha concluso - la risposta è sempre troppo lenta, o per lo meno lo è stata finora".

Sull'emergenza immigrazione, comunque, Italia e Francia troveranno "una strada di lavoro comune": è la certezza che ha espresso il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini. "Oggi le dichiarazioni francesi sono concilianti, avremo un vertice bilaterale italo-francese martedì 26 aprile dopo Pasqua", ha ricordato Frattini conversando con il direttore Emilio Fede, "Il presidente Sarkozy verrà a Roma per incontrarsi con il presidente Berlusconi e con alcuni ministri italiani insieme ad alcuni ministri francesi, sono certo che troveremo una strada di lavoro comune".

"Una cosa è certa", ha puntualizzato il titolare della Farnesina, "i permessi italiani sono permessi legittimi, che rispecchiano le norme europee e che tutti i Paesi europei devono rispettare".

Italia e Francia, aveva detto in precedenza Frattini, "non possono scontrarsi ma devono lavorare insieme perchè il problema dell'immigrazione è un problema europeo, non è soltanto siciliano e neanche l'intera Italia da sola può farcela. Ovviamente la Francia, che è Paese come noi fondatore dell'Europa, deve lavorare insieme all'Italia".

http://www.tmnews.it/web/sezioni/cronaca/PN_20110419_00004.shtml
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
Speriamo...


Da "AGI NEWS" - 20/04/11

IMMIGRATI: MAXI SBARCO, 760 PROFUGHI A LAMPEDUSA

(AGI) - Roma, 19 apr. - Dopo una breve tregua sono ripresi massicciamente gli sbarchi sull'isola di Lampedusa. Un barcone con a bordo 760 profughi è arrivato nel primo pomeriggio dalla Libia. Tra di essi ci sono 62 donne e 17 minori ed una decina sono stati trasferiti con ambulanze nel poliambulatorio dell'isola.

Secondo un primo esame dei medici, i profughi non sono in gravi condizioni. Non presentano sintomi di assideramento, ma astenia e disidratazione dovute alle durissime condizioni a bordo, in una calca soffocante e alla lunga navigazione. E' previsto che tutti i migranti vengano trasferiti con il traghetto "Flaminia", attualmente in rada a Lampedusa. E' improbabile però che la partenza possa avvenire già oggi, perchè prima dovranno essere completate le procedure di identificazione, inevitabilmente lunghe dato l'altro numero di persone.

Il Ministro degli Esteri Franco Frattini,nel corso di un'audizione dinanzi alle Commissioni Esteri e Difesa di Senato e Camera ha detto che il sostegno al Consiglio Nazionale Libico di Bengasi garantirà all'Italia il controllo dei flussi migratori: "E' dimostrando fiducia nella transizione verso la nuova Libia che ci garantiamo un futuro di maggiore controllo migratorio: abbandonando questa posizione, dicendo 'chissà Gheddafi può ancora vincere', questo sì aprirebbe le porte alle migrazioni", ha osservato il ministro.

"Fare una scelta di campo", secondo Frattini, ci permette di aver fiducia nell'impegno del capo del Comitato Nazionale Transitorio, Mustafà Jalil, che oggi, nell'incontro alla Farnesina con il capo della diplomazia italiana, ha definito "una linea rossa" la prevenzione contro l'immigrazione clandestina. Del resto, ha aggiunto Frattini, dall'inizio della crisi sono attivati in Italia "non più di 3.000 profughi, rispetto ai 500mila" che, via terra, sono andati a cercare rifugio in Egitto, in Tunisia e in Algeria.

In occasione della sua audizione sul Trattato di Lisbona, al Parlamento Europeo di Bruxelles, il Ministro per lo Sviluppo Economico Giulio Tremonti, ha detto che la visione politica e l'azione dell'Unione europea nell'ambito della crisi geopolitica sono "drammaticamente insufficienti". "La politica - ha spiegato - deve essere 'politeia', comprensione dei sentimenti e della cultura dei popoli". A volte, ha proseguito, "quello che sembra lungimirante in realtà è miope e per questo dico che l'Europa è stata finora "missing in action", anzi in 'no action', pur avendo un trattato la cui lettera è molto ampia e che offre una base di intervento".

Sembra risolto il contrasto tra Roma e Parigi sull'accoglienza degli immigrati tunisini e anche l'UE, sebbene "confusa" in una prima fase, sostiene le posizioni del governo italiano. Secondo il Ministro Frattini, Italia e Francia, "hanno un interesse comune, non sono in contrasto l'una con l'altra. Oggi gli immigrati passano dalla Sicilia, domani potrebbe toccare alla Corsica". Quanto all'UE, "in queste ultime settimane -ha sottolineato Frattini- abbiamo ascoltato dichiarazioni della commissaria Malstrom e prese di posizioni di Barroso di segno completamente contrario. C'è stata un pò di confusione nei dipartimenti dell'UE ma i segnali di Barroso sono estremamente positivi".

http://www.agi.it/cronaca/notizie/201104191733-ipp-rt10258-immigrati_maxi_sbarco_760_profughi_a_lampedusa
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
Altri arrivi dalla Libia...
#
Post di Carole Bernardo
3000 profughi in tutta Italia, rispetto ai 500.000 che vanno verso tunisia, Egitto... Sapete perchè? Perchè per lo più sono cristiani e non possono fuggire in terra araba, l'unica speranza è l'Europa cristiana per loro.


Da "SPERIMENTAREA.TV" - 19/04/11

Il video "Pantelleria. Tra Terra e Mare"

di Riccardo Cingillo

Pantelleria. Un viaggio al centro del Canale di Sicilia, accompagnati dall’ombra di Riccardo in uno scenario naturalmente fantastico dell’isola. Spaccati di vissuto, racconti popolari, il ricordo di mestieri antichi, vite di personaggi singolari, i bombardamenti, la fertilità della terra, ma anche i fondali marini pieni di vita e di storia, il relitto di Gadir, l’attività eruttiva sottomarina dove i pesci vi fanno dimora, ma anche l’interno dell’isola con dettagli ancora sconosciuti.

produzione: Associazione Progetto Mare

http://www.sperimentarea.tv/ondemand/pantelleria-tra-terra-e-mare
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#

Grazie Riccardo... Un bel lavoro, questo tuo racconto su Pantelleria... Onorato di ospitarlo qui in bacheca... e riportarlo anche nei miei "Echi di Stampa".
#
Post di Riccardo Cingillo

Grazie grande Guido, ti sono grato per aver raccontato il mare di Pantelleria in maniera sublime!!!
#
Post di Francesco Turano

Bel lavoro, un altro pezzo di Mediterraneo ben raccontato...
#
Post di Riccardo Cingillo

Grazie caro Francesco...
#
A Francesco Turano, Riccardo Cingillo, Roberto Frigerio, Silvana Distefano e Poliportour Viaggi Cittanova piace questo elemento.


Da "BLOG SICILIA" del 18/04/11

A Pantelleria, in vista sul mare…

di Guido Picchetti

18 aprile 2011 - L’ADX riprenderà le sue trivellazioni esplorative sui giacimenti “Lambouka” e “Dougga”, in vista di Pantelleria, tra qualche mese.

La conferma sul suo sito "adxenergy.com" all'url:
http://www.adxenergy.com.au/assets.php?id=15

http://www.blogsicilia.it/blog/a-pantelleria-in-vista-sul-mare/39777/
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
La notizia ripresa anche su "Blog Sicilia"... Il mio dubbio è: interessa a qualcuno ?
#
Post di Giò Nastasi

.‎.. pare di no!
#
Post di Guido Picchetti

‎... a parte, naturalmente, i pochi cari amici che hanno già commentato la notizia e che qui ringrazio... Ma sono, cara Giò, l'eccezione che conferma la regola...
#
Post di Toni Pusateri

Caro Guido, nel bombardamento di notizie la mente si inflaziona, spesso non si riesce che a seguire le cose che ti sono prossime, comunque occorre proseguire in ciò a cui si crede, meglio una notizia in più che una in meno...


Da una mia "NOTA" su FB del 18/04/11

Tra qualche mese per i dammusi
con vista sul mare a N/O...

L'ADX riprenderà le sue trivellazioni esplorative sui giacimenti "Lambouka" e "Dougga", in vista di Pantelleria, tra qualche mese. La conferma sul suo sito all'url
http://www.adxenergy.com.au/assets.php?id=15

Planned Activities for Lambouka

In order to establish the potential commerciality of Lambouka a successful well test recovering reservoir hydrocarbons at favourable flow rates is required. It is planned to re-enter Lambouka-1 then sidetrack and test the gas bearing formations with a specifically designed reservoir flow test. ADX believes that a Lambouka test can be efficiently undertaken in conjunction with a Dougga appraisal well during late 2011.

http://www.facebook.com/notes/guido-picchetti/tra-qualche-mese-dammusi-con-vista-sul-mare-/215484831796673

Commenti  su  FB a margine dell'articolo
#
Post di Franco Carissimi
Mare nero!!!???...
#
Post di Guido Picchetti
Speriamo di no... Ma la situazione delle acque tunisine non mi piace proprio... E' molto peggiore di quella delle acque nostre... Ma le une e le altre non sono separate, e... quindi ? La verità è che siamo mal messi...
#

Post di Maria Ghelia
Ma proprio tanto mal messi, Guido! Accidenti ai permessi dati...
#
Post di Franco Carissimi
Signora Maria, mi sono permesso di sfogliare il suo album di foto, complimenti, sono bellissime. Per quanto riguarda il suo commento io direi "Accidenti a CHI ha dato i permessi!". Cordiali saluti.
#
Post di Mario Di Giovanna
Pessima notizia...
#
A Valentina Carlotta piace questo elemento.


Da "LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO IT" del 18/04/11

Le Analisi

Il pasticcio di una guerra che non s'aveva da fare

di Vittorio Bruno Stamerra

Se qualcuno aveva dei dubbi sul fatto che per come è stata gestita la vicenda della Libia le cose sarebbero andate a finire male, ora non ci sono più incertezze. La crisi è stata gestita con i piedi, dagli italiani e da tutta la «cosiddetta» Europa, non solo da quella unita da vincoli di trattato. L’ulteriore conferma arriva drammaticamente in queste ore per quello che sta accadendo ai confini tra l’Italia e la Francia. Tutto si poteva immaginare, che con i cugini di oltralpe si potesse litigare per la testate di Zidane o per qualche campionato europeo scippato ai tempi supplementari, per le creazioni di Coco Chanel contrapposte a quelle di Valentino o Armani, o se sono più squisite le ostriche o le nostre cozze di Taranto, ma che i poliziotti francesi in assetto di guerra bloccassero alla frontiera i treni provenienti dall’Italia per impedire l’ingresso in Francia di migranti tunisini, questo è francamente inaccettabile. Non per solita italica furbizia (incapaci di dare una risposta civile ed efficace ad una emergenza che si poteva gestire senza isterismi e strumentalizzazioni elettoralistiche, come tante volte è già accaduto nella nostra storia), ma perché i francesi non hanno da vantare alcun titolo, politico e morale, di pretendere di blindare le proprie frontiere dopo essere stati i primi a lanciare i Mirage contro le truppe di Gheddafi, costringendo la Nato ad una guerra assurda e scombinata, che rischia di trasformare la Libia in una specie di Afganistan del Mediterraneo.

Era scontato che una guerra nel nord dell’Africa, soprattutto in Libia, dove lavoravano almeno due milioni di stranieri, avrebbe rimesso in viaggio migliaia e migliaia di disperati, diretti verso l’altra sponda alla ricerca di sicurezza e di un avvenire migliore. Ed insieme alla Francia, perché le conseguenze della guerra non sono state adeguatamente messe in conto anche dagli altri paesi che hanno aderito all’iniziativa francese, Nato ed americani in testa? Sottovalutazione? Non è assolutamente pensabile che le cancellerie dei paesi più importanti del pianeta non avessero messo in conto che una guerra in Libia sarebbe stata come una ciliegina sulla torta, o meglio come un pompare benzina al posto dell’acqua per spegnere un incendio, in un contesto già di antica forte precarietà politico-militare, quale quello dell’Africa del nord e del Medio Oriente, ulteriormente aggravato dopo le insurrezioni in Tunisia e in Egitto, e le proteste popolari tuttora in atto in Siria, in Giordania, in Algeria o nel Marocco.

L’ipotesi di cinica irresponsabilità invece è molto più credibile. I francesi hanno acceso la miccia alla polveriera libica in primo luogo per rispondere al richiamo di una antica “grandeur” dalla quale non sono mai guariti, ma anche per accaparrarsi la riconoscenza dei ribelli nelle forniture di petrolio e di gas per affrontare con qualche argomento favorevole la campagna elettorale per le presidenziali che è alle porte. Ragioni interne, quindi, ulteriormente rafforzate dal rifiuto di accogliere i migranti per non offrire altro spazio ad una destra che sta azzannando in maniera molto efficace.

Più o meno analoghe le ragioni dei tedeschi. A Berlino anche la signora Angela Merkel non gode, politicamente, di buona salute. Le elezioni regionali sono andate male per la coalizione di governo, e una guerra contro la Libia non sarebbe stata accolta bene dai quattro milioni di cittadini della comunità turca che in Germania hanno un peso rilevante. La Merkel si è dissociata dall’intervento armato, ma si è tirata indietro anche dall’aper tura delle frontiere tedesche ai migranti giunti a Pantelleria. Analoghi problemi interni, aggiunti al rischio di massicci esodi dal Marocco, hanno sinora impedito a Zapatero una partecipazione più attiva alla soluzione della crisi.

Ma anche tutti gli altri paesi europei in qualche modo sono alle prese con i problemi della immigrazione, ulteriormente aggravati dalla crisi economica mondiale che ha costretto tutti ad un ridimensionamento della spesa sociale. Certo, se vogliamo, possiamo aggiungere anche che il cerino acceso è rimasto nelle mani degli italiani perché paghiamo lo scotto dei “disastri estetici” del nostro premier, o della Lega, che all’estero non vengono apprezzati se non addirittura ridicolizzati, ma ciò è molto relativo. E’ fuori discussione invece che il problema è enorme, per certi aspetti planetario (basti pensare alle frontiere degli Usa con il Messico) la cui soluzione non passa né inviando le cannoniere nel Mare di Sicilia o i cavalli di frisia alle frontiere.

I paesi ricchi devono mettersi in testa che una parte importante della loro ricchezza va seriamente investita nel combattere la povertà là dove esiste. Invece gli impegni, solennemente assunti ad ogni incontro dei grandi dell’Occidente, poi vengono sistematicamente disattesi, mentre nel pianeta intere pezzi di continenti vengono asserviti, senza produrre ricchezza per le popolazioni locali, agli interessi delle nuove emergenti potenze economiche. C’è poco da stare allegri, questo è il colonialismo del terzo millennio.

http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/notizia.php?IDNotizia=420538&IDCategoria=2682
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
Un articolo che non posso non condividere, sulle motivazioni di base e sui comportamenti delle varie parti coinvolte nella "crisi" libica...
#
A Giò Nastasi piace questo elemento.


Da "PANTELLERIA INTERNET - News n° 7398" del 17/04/11

Li hanno portati i capitani delle due squadre

FIORI SULLA BARCA PER LE DUE DONNE ANNEGATE
NEL MARE DI PANTELLERIA

di Salvatore Gabriele

Pantelleria 17/04/2011 - Pantelleria contro Africa al campo dell’Arenella. La partita della solidarietà ha sancito ieri l’amicizia tra i ragazzi venuti dal mare e quelli dell’isola. Alcuni di loro mercoledì erano in prima fila, hanno teso la mano ai fratelli africani e li hanno aiutati a scendere dalla barca, nell’inferno della bufera di vento. All’inizio, prima del minuto di silenzio, i due capitani hanno portato un mazzo di fiori ciascuno nel posto dove giace il barcone maledetto, finito sugli scogli. I fiori sono per le due donne che non ce l’hanno fatta: Leonie, di 38 anni, madre di cinque figli, e Cirie, la ragazza di 28 anni che il fidanzato cercava disperatamente.

Nella foto: i capitani della squadre depongono due mazzi di fiori davanti al barcone sul quale viaggiavano i 190 profughi. E' stato tirato in secco e ora giace proprio dietro le tribune del campo sportivo dell'Arenella. Sulla fiancata si vedono gli squarci provocati dall'urto contro gli scogli.

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=6524 (solo su abbonamento)
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
No comment...


Da "PANTELLERIA INTERNET - News° 7385" del 15/04/11

A meno di 15 km dalle coste dell'isola

LE RICERCHE PETROLIFERE ''PROSPICIENTI'' PANTELLERIA

di Guido Picchetti

News 7385, Pantelleria 15/04/2011 - Due sono i permessi di ricerca "prospicienti" Pantelleria, cui il comunicato stampa del Ministero dell'Ambiente, ripreso ieri dal "Corriere del Mezzogiorno", fa riferimento, laddove si afferma che «si sono date risposte positive ad alcune richieste di perforazioni nel mar di Sicilia, in un’area prospiciente Pantelleria, ma non a tutte».

Ce lo rivela il rapporto 2011 del Ministero delle Attività Produttive elaborato dal suo "Dipartimento per l'Energia" della Direzione Generale per le Risorse Minerarie ed Energetiche, raggiungibile all'url http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/stat/ra2010.pdf.

Il dossier contiene all'ultima pagina la "Carta dei titoli minerari di ricerca, coltivazione e stoccaggio di idrocarburi" in Italia, in pratica una mappa aggiornata dell'Italia e delle acque territoriali sulla quale con precisione sono indicate tutte le aree terrestri e marine interessate da richieste e/o attività in campo petrolifero.

Qui in allegato riporto un estratto di tale mappa, con le aree interessate dai permessi di ricerca sui sottofondi marini intorno a Pantelleria. Mappa sulla quale sono distinti i permessi vigenti, colorati in verde, da quelli colorati in giallo, ancora in attesa di autorizzazione.

Come possiamo vedere, a nord di Pantelleria sono vigenti attualmente due concessioni, contraddistinte rispettivamente dal n° 667 intestata all' "ADX, e dal n° 671 intestata alla "Northern Petroleum".

L'ADX è la stessa società petrolifera che la scorsa estate preferì condurre la sua campagna di ricerca in vista di Pantelleria, ma restandosene in acque tunisine. Potè far ciò avvalendosi di una concessione rilasciatale anche dalla Tunisia che va da Capo Bon fino al limite delle acque di competenza territoriale italiana, Limite indicato sulla mappa allegata dalla linea blu che contorna Pantelleria a 13 miglia dalle sue coste, in virtù di un accordo bilaterale stipulato anni fa tra il nostro governo e quello tunisino.

La "Northern Petroleum", è invece una società che, più che effettuare ulteriori ricerche nella zona, punta allo sfruttamento della concessione di cui è titolare, basandosi proprio sui risultati positivi raggiunti dalle trivellazioni di ricerca effettuate l'estate scorsa dall'ADX, come dichiara apertamente nel suo sito in rete. Vedasi http://www.northpet.com/news/detail/2011/03/new-partner-for-southern-adriatic-permits.

Ciò nonostante il Ministero dell'Ambiente nei giorni scorsi, secondo il comunicato emesso dal suo ufficio stampa, avrebbe ora concesso alla "Northern Petroleum" quell'autorizzazione a condurre ricerche sulla sua concessione prospiciente Pantelleria, già negatole il 17 Novembre u.s.
Una concessione che risulta chiaramente indicata con il n° 671 sulla mappa ufficiale del Ministero qui allegata, e i cui confini meridionali sono situati a meno di 15 chilometri dalle coste di Pantelleria, cioè a una distanza di gran lunga inferiore alle 12 miglia dalle Aree Marine Protette previste dalla nuova normativa emanata lo scorso anno.

D'altronde Pantelleria di un'Area Marina Protetta, a oltre venti anni dalla prima proposta, ancora oggi è totalmente priva. Di chi la colpa ? Chi è causa del suo mal, pianga sè stesso...

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=6511 (solo su abbonamento)
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
Dopo BLOG SICILIA, SOTTACQUA. ora anche su PANTELLERIA INTERNET la notizia che segue. Ma ciò che mi colpisce è che, a fronte della 500 proteste registrate in poche ore su FB in forma più o meno civile per la notizia analoga sulle Tremiti, qui non si muove foglia, e sembra non fregarne niente a nessuno... Che tristezza...
#
Post di Maria Ghelia
Invece che aumentare le speranze di una bella AMP svaniscono ogni giorno di più e gli interessi economici hanno il sopravvento! Che vergogna...
#
A Aida Mancuso piace questo elemento.


Da "SOTTACQUA - Il mare in rete" - Aprile 2011

Ricerche petrolifere a meno di 15 Km
da Pantelleria

a cura di Guido Picchetti

Due sono i permessi di ricerca “prospicienti” Pantelleria, cui il comunicato stampa del Ministero dell’Ambiente, ripreso due giorni or sono dal “Corriere del Mezzogiorno”, fa riferimento, laddove si afferma che «si sono date risposte positive ad alcune richieste di perforazioni nel mar di Sicilia, in un’area prospiciente Pantelleria, ma non a tutte».

Quali sono lo rivela il Rapporto 2011 del Ministero delle Attività Produttive elaborato dal suo “Dipartimento per l’Energia” della Direzione Generale per le Risorse Minerarie ed Energetiche.

Il dossier contiene all’ultima pagina la “Carta dei titoli minerari di ricerca, coltivazione e stoccaggio di idrocarburi” in Italia, in pratica una mappa aggiornata dell’Italia e delle acque territoriali sulla quale con precisione sono indicate tutte le aree terrestri e marine interessate da richieste e/o attività in campo petrolifero.

Qui in allegato riporto un estratto di tale mappa, con le aree interessate dai permessi di ricerca sui sottofondi marini intorno a Pantelleria. Mappa sulla quale sono distinti i permessi vigenti, colorati in verde, da quelli colorati in giallo, ancora in attesa di autorizzazione.

Come possiamo vedere, a nord di Pantelleria sono vigenti attualmente due concessioni, contraddistinte rispettivamente dal n° 667 intestata all’ “ADX”, e dal n° 671 intestata alla “Northern Petroleum”.

L’ “ADX” è la stessa società petrolifera che la scorsa estate preferì condurre la sua campagna di ricerca in vista di Pantelleria, ma restandosene in acque tunisine. Potè far ciò avvalendosi di una concessione rilasciatale anche dalla Tunisia che va da Capo Bon fino al limite delle acque di competenza territoriale italiana, Limite indicato sulla mappa allegata dalla linea blu che contorna Pantelleria a 13 miglia dalle sue coste, in virtù di un accordo bilaterale stipulato anni fa tra il nostro governo e quello tunisino.

La “Northern Petroleum”, è invece una società che, più che ad effettuare ulteriori ricerche nella zona, punta allo sfruttamento della concessione di cui è titolare, basandosi proprio sui risultati positivi raggiunti dalle trivellazioni di ricerca effettuate l’estate scorsa dall’”ADX”, come dichiara apertamente nel suo sito in rete.

Ciò nonostante il Ministero dell’Ambiente nei giorni scorsi, secondo il comunicato emesso dal suo ufficio stampa, avrebbe ora concesso alla “Northern Petroleum” quell’autorizzazione a condurre ricerche sulla sua concessione prospiciente Pantelleria, già negatole il 17 Novembre u.s.

Una concessione che risulta chiaramente indicata con il n° 671 sulla mappa ufficiale del Ministero qui allegata, e i cui confini meridionali sono situati a meno di 15 chilometri dalle coste di Pantelleria, cioè a una distanza di gran lunga inferiore alle 12 miglia dalle Aree Marine Protette previste dalla nuova normativa emanata lo scorso anno.

D’altronde Pantelleria di un’Area Marina Protetta, a oltre venti anni dalla prima proposta, ancora oggi è totalmente priva. Di chi è la colpa? Chi è causa del suo mal, pianga sè stesso...

(ECHI DI STAMPA - UNA VOCE DA PANTELLERIA)

http://www.sottacqua.info/2011/04/ricerche-petrolifere-a-meno-di-15-km-da-pantelleria/

Commenti  su  FB a margine dell'articolo
#
A Salvatore Ianniello e Giò Nastasi piace questo elemento.


Da "PANTELLERIA INTERNET - News n° 7383" - 15/04/11

L'opinione

Dov'erano i giornalisti e i giornaloni ?

di Italo Cucci

14/04/11 - Ieri mattina, all'alba, il mio amico Salvatore Gabriele era all'Arenella, con carabinieri, finanzieri e gente di Pantelleria, a dare una mano a 190 disgraziati portati da scafisti criminali su un barcone malandato fin sugli scogli della morte. Non era neanche la prima volta: a quanti mi chiedono perchè i fuggiaschi puntano abitualmente su Lampedusa e non su Pantelleria, rispondo che qui li aspetta spesso una fine tragica, la costiera pantesca è una trappola mortale. Gli scafisti lo sapevano, e li hanno traditi: due donne sono morte, schiacciate ancor prima di affogare. Salvatore era là, ha dato una mano a recuperare i naufraghi, ha scattato cento fotografie, ha registrato un filmato ed è grazie a lui - il giornalista pubblicista creatore e direttore di "Pantelleria Internet" - che l'informazione nazionale e internazionale ha potuto conoscere la tragedia di Pantelleria e darle adeguato spazio.

Mentre cercavo disperatamente di raggiungerlo, bloccato a Palermo da un aereo incapace di affrontare il vento di Pantelleria, pensavo che nell'Isola non s'è visto ancora nessun inviato, e a quei giornaloni che ancora confondono Pantelleria con Lampedusa a testimonianza che qui - dimenticati da tutti - non è soltanto difficile esser siciliani ma soprattutto italiani: i danni di una guerra idiota mossa da postcolonialisti cretini assetati di petrolio e affamati di uranio li pagano non solo i lampedusani accarezzati da Berlusconi ma anche i trapanesi e i panteschi cui nessuno pensa. Gli stessi nemici del Cavaliere - i numerosi aerofagi di una opposizione che ha un minimo di energia muscolare solo in Rosy Bindi - sbraitano ma non propongono alcunché di costruttivo per impedire il collasso non solo turistico di questa bellissima parte d'Italia.

E i giornalisti, dove sono? Sfilano alla Fiera delle Vanità, a Perugia, dove si fan belli di cineserie e di chiacchiere, dimenticando, innanzitutto, di dare impulso alla lotta contro la Macchina della Fame, molto più operosa della Macchina del Fango, eppoi - se gli resta tempo - di spiegarsi, e spiegare a noi, lavoratori e lettori, perché mai i loro bellissimi giornali ospitanti i loro bellissimi articoli abbian perduto un altro milione di copie, portando la vendita totale di quotidiani sotto i cinque milioni, ovvero centinaia di migliaia di copie sotto alla diffusione dei tempi di un'altra Guerra di Libia: mica quella degli anni Trenta, no, dico della stolida iniziativa giolittiana del 1911; allora si vendevano sei milioni di giornali! Saviano non può saperlo, Scalfari sa, visto che la sera andava a passeggio e a prendersi un gelato con Giolitti (o da Giolitti?). La guerra - anche da seduti - non s'addice alle Grandi Penne, tant'è che in Iraq, o in Libano, o in Afghanistan ci vanno sempre dei freelance, dei volontari, dei precari, dei collaboratori sfruttati che a volte vengono feriti, o addirittura ci lasciano le penne, e in questo caso gli danno un contratto postumo, molta gloria e anche un incarico da Inviato Speciale. Nell'Aldilà .

Sono finalmente arrivato anch'io a Pantelleria, appena in tempo per notare la mobilitazione dei miei nuovi concittadini a favore dei naufraghi - fra i quali tanti bambini - che hanno ricevuto un caloroso soccorso, come s'usa - lasciatemelo dire - fra poveri, comunque da altri che si sentono naufraghi per altri versi. E sono arrivato con una ventina di Carabinieri spediti sul posto a dare una mano alla modesta guarnigione locale. Con questa gente dovrebbero venire a parlare, i geni del giornalismo, per scoprire la miseria di un Paese che difende i confini della Patria con un pugno di militari generosi, armati soprattutto di buona volontà e pagati con un extra di 18 euro al giorno.

Chissà se a Perugia c'era qualche rappresentante del Governo, magari un pagator del mese dei militari, o il mitico ferroviere/tesoriere del PCI Ugo Sposetti, il senatore assenteista che ha proposto di raddoppiare i contributi statali ai partiti politici, o ancora i rappresentanti di quegli onorevoli europei che si sono alzato lo stipendio per vivere con un minimo di decoro: poverini, l'attuale stipendio degli onorevoli italiani, il più alto d'Europa, è di 12.000 euro; i colleghi della Lettonia la stessa cifra l'ottengono in un anno! Certo c'erano i volti milionari della tivù, quotidianamente impegnati nella lotta per il pandoro, dico d'oro, spesso difensori dei migranti, dei clandestini, dei naufraghi, di tutti questi poveracci sui quali imbastiscono oscene speculazioni. E intanto, mi raccomando, che stiano "foera di ball".

PS- In nome della correttezza professionale, le bellissime foto di Salvatore sono uscite su tutti i giornali d'Italia. Spesso firmate da altri, comunque non da lui. Ah, come vorrei conoscerli, questi brillanti fotoreporter "d'al me ball" !

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=6509 (solo su abbonamento)


Da "LA REPUBBLICA IT" - 15/04/11

L'ecosistema del mare italiano un tesoro
da 9 miliardi di euro

Uno studio realizzato dalle Nazioni Unite certifica l'immenso valore dei servizi ambientali offerti dalle nostre acque. Un patrimonio che nel Mediterraneo nessun altro possiede ma che va difeso con profondi cambiamenti nell'economia

14/04/11, GAETA - C'è un tesoro nascosto sotto il mare italiano. Non si tratta di dobloni o antichi gioielli trafugati da qualche vascello pirata. Il patrimonio, che vale la bellezza di 9 miliardi di euro, è rappresentato dai servizi ambientali. A certificarlo è il rapporto "Ecosistemi marini mediterranei: il valore economico dei benefici ambientali" elaborato dal Plan Bleu, organismo del Programma ambiente mediterraneo delle Nazioni Unite (UNEP/MAP), presentato oggi nel corso del convegno "Una BlueEconomy per il Mediterraneo: una nuova alleanza tra natura e tecnologie low carbon" nello Yacht Med Festival organizzato a Gaeta dalla Camera di Commercio di Latina.

L'Italia, stando allo studio, non è prima solo nella lista dei beni culturali dell'umanità: le Nazioni Unite ci riconoscono un nuovo primato assoluto, quello di paese mediterraneo con la maggiore quantità di servizi ambientali offerti dal mare. Praterie marine e ricchezza di biodiversità ma anche qualità del paesaggio, depurazione naturale dell'acqua e mantenimento delle coste. Tutti elementi legati agli ecosistemi del mare ai quali volendo è possibile assegnare anche un valore economico.

Il nostro paese, sottolinea ancora il rapporto, vanta oltre un terzo della ricchezza prodotta dai servizi ambientali forniti dal mare, il 35% del totale, più del doppio della Grecia o della Spagna. In termini economici, 9 miliardi di euro contro i complessivi 26 miliardi di beni ecologici prodotti ogni anno dal Mediterraneo nel suo complesso.

Secondo i dati riportati nel convegno, le 26 aree marine protette già istituite nel nostro paese tutelano una parte importante del valore anche economico attribuibile ai servizi ambientali: nei loro 360mila ettari di mare, una piccola parte delle migliaia di chilometri quadrati che costituiscono la nostra fascia costiera, si concentra una parte importante di questo patrimonio, capace di produrre beni per almeno 36 milioni di euro l'anno, secondo il calcolo elaborato dal Plan Bleu. Ma la tutela della natura, anche intesa come valore economico dei servizi ambientali forniti dagli ecosistemi, da sola non basta a garantire il concetto di sostenibilità.

"La BluEconomy si basa su una nuova possibile alleanza tra conservazione dell'ambiente marino e costiero e sviluppo di tecniche innovative, ad alto contenuto tecnologico e a basso impatto ambientale, in tutti i campi della vita quotidiana", ha spiegato in apertura il presidente della Camera di Commercio di Latina Vincenzo Zottola. "Il contributo dell'imprenditoria non solo attenta alle ragioni dell'ambiente ma pronta a fornire soluzioni avanzate e pulite è centrale nella definizione di uno sviluppo sostenibile applicato ai territori, soprattutto nella fascia costiera che è il luogo di maggiore pressione antropica nei paesi mediterranei", ha aggiunto.

Il convegno di Gaeta ha puntato quindi i riflettori sullo sviluppo delle rinnovabili, sull'abitare sostenibile, sulla crescita di imprese ad alta innovazione, sulle metodologie innovative di assorbimento dei gas serra prodotti. La popolazione litoranea del Mediterraneo ammontava a 148 milioni già nel 2005, su un totale di abitanti dei paesi rivieraschi di 420 milioni. A queste cifre va aggiunto il numero crescente di turisti internazionali: si è passati, nelle regioni del Mediterraneo, dai 58 milioni del 1970 agli oltre 228 milioni del 2002. E, secondo le proiezioni, si arriverà a 346 milioni nel 2020. Una presenza che è concentrata per circa l'80% nel periodo compreso tra maggio e settembre.

Un'enorme quantità di persone che va a gravare sulle risorse ambientali e sulle strutture abitative rivierasche e che può essere gestita solo rivedendo il paradigma delle economie mediterranee. Per questo è stata ribadita la necessità di sviluppare le fonti rinnovabili, limitandone però al massimo l'impatto paesaggistico e di diffondere strutture turistiche e residenziali sostenibile.

http://www.repubblica.it/ambiente/2011/04/14/news/onu_mare-14931327/
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
E allora, cosa aspettate per difenderlo questo tesoro da 9 milioni di euro ? Mi viene da dire a chi rappresenta l'Unep-Map in Italia, che pare riesca solo a parlare in convegni e riunioni, ma quanto a concretizzare iniziative utili per la tutela del Mediterraneo, pur già individuate dalla stessa UNEP-MAP, non mi sembra faccia molto... Mi ripeto: ma allora cosa si aspetta per difenderlo questo tesoro da 9 miliardi ? Direbbero a Napoli: se le cantano e se le suonano ... In altre parole si parla, si parla, si parla, ma non si fa nulla di concreto...
#
Post di Rosalia Silvia

"fra il dire e fare c'è di mezzo il.......mare" :)))))
#
Post di Fabio Russo
Caro Guido, come ben saprai sono in toto in accordo con te, il nostro mare necessita assolutamente di una protezione molto urgente... Tuttavia le norme italiane per la protezione non sono affatto buone, oggi come oggi i veri penalizzati dei parchi marini italiani sono gli amanti del mare come me, che necessitano di pagare care le immersioni appoggiandosi per forza di cose ai diving... Sono per più protezione, ma più libertà di vivere in mare in maniera sostenibile!!!
#
Post di Guido Picchetti
Non preoccuparti... se le cose vanno avanti così, in un prossimo futuro le uscite in barca dei diving (in un mare povero di vita e ricco di inquinanti...) scenderanno sicuro di prezzo... E' la legge del mercato...
#
A Giò Nastasi e Roberta Caria piace questo elemento.


Da "ANSA IT" - 15/04/11

Fillon,Frontex porti migranti in Tunisia
Barroso, soluzioni con dialogo Parigi-Roma

(ANSA) - BRUXELLES, 14 APR - Sarebbe piu' 'intelligente' se la missione europea del Frontex 'riportasse in Tunisia' i migranti che intercetta, piuttosto che portarli a Lampedusa come fa ora.

Così il premier francese Francois Fillon dopo un incontro con il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso.

'Soluzioni pratiche' ai problemi dell'immigrazione e dell'accordo sullo spazio Schengen possono essere trovate 'con il dialogo', ha sottolineato Barroso, aggiungendo: 'è questo il caso di Francia e Italia'.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2011/04/14/visualizza_new.html_902257644.html
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
Sarebbe naturale ...
#
Post di Giò Nastasi
...sarebbe


Da "ADNKRONOS" -15/04/11

Pantelleria 'adotta' la famiglia della donna
morta nel naufragio

Roma, 14 apr. (Adnkronos) - L'isola di Pantelleria 'adotterà' tutta la famiglia - marito e cinque figli - di una delle donne morte nel naufragio del barcone, arenatosi ieri sulle coste dell'isola. "La famiglia, originaria della Repubblica del Congo, viveva in Libia - riferisce all'ADNKRONOS il sindaco dell'isola Alberto di Marzio - ma per fuggire dalla guerra aveva deciso di imbarcarsi verso l'Italia per poi andare in Francia. Dopo la tragica morte, il marito, Fuamba Camille, imbianchino di 41 anni e i suoi 5 figli, che hanno fra 5 e 17 anni, hanno deciso di restare qui, dove è sepolta la donna. Noi offriremo loro un alloggio e daremo lavoro a Fuamba", assicura.

"Abbiamo attivato contatti con la prefettura di Trapani e il ministero dell'Interno - riferisce Di Marzio - affinché al più presto queste persone possano ottenere asilo umanitario. Non appena Fuamba starà bene, al momento è ricoverato in ospedale perché si è fatto male a un piede durante lo sbarco, andrà a Trapani per l'identificazione e tutte le pratiche burocratiche".

Di Marzio riferisce poi che "dopo l'ok del ministero della Difesa per utilizzare l'ex caserma Baroni, abbiamo provveduto a sistemare alcuni locali e i relativi servizi, dove al momento sono ospitati circa 90 migranti, mentre gli altri sono presso il centro di prima accoglienza dell'isola, conclude il sindaco che si dice colpito per "la grande dignità e civiltà degli uomini e delle donne arrivati ieri sull'isola".

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Pantelleria-adotta-la-famiglia-della-donna-morta-nel-naufragio_311904673945.html
_______________________


Commenti  su  FB a margine dell'articolo
#
Post di Franco Carissimi

Brava gente i Panteschi.
#
A Carole Bernardo, Luca Gioria e Giò Nastasi piace questo elemento.


Da "BLOG SICILIA AMBIENTE" del 14/04/11

Il Ministero dell’Ambiente avrebbe concesso
alla “Northern Petroleum” l’autorizzazione

Le ricerche petrolifere a meno di 15 km
dalle coste di Pantelleria

di Guido Picchetti

14 aprile 2011 - Due sono i permessi di ricerca “prospicienti” Pantelleria, cui il comunicato stampa del Ministero dell’Ambiente, ripreso due giorni or sono dal “Corriere del Mezzogiorno”, fa riferimento, laddove si afferma che «si sono date risposte positive ad alcune richieste di perforazioni nel mar di Sicilia, in un’area prospiciente Pantelleria, ma non a tutte».

Quali sono lo rivela il Rapporto 2011 del Ministero delle Attività Produttive elaborato dal suo “Dipartimento per l’Energia” della Direzione Generale per le Risorse Minerarie ed Energetiche. 

Il dossier contiene all’ultima pagina la “Carta dei titoli minerari di ricerca, coltivazione e stoccaggio di idrocarburi” in Italia, in pratica una mappa aggiornata dell’Italia e delle acque territoriali sulla quale con precisione sono indicate tutte le aree terrestri e marine interessate da richieste e/o attività in campo petrolifero.

Qui in allegato riporto un estratto di tale mappa, con le aree interessate dai permessi di ricerca sui sottofondi marini intorno a Pantelleria. Mappa sulla quale sono distinti i permessi vigenti, colorati in verde, da quelli colorati in giallo, ancora in attesa di autorizzazione.

Come possiamo vedere, a nord di Pantelleria sono vigenti attualmente due concessioni, contraddistinte rispettivamente dal n° 667 intestata all’ "ADX", e dal n° 671 intestata alla “Northern Petroleum”.

L’ "ADX" è la stessa società petrolifera che la scorsa estate preferì condurre la sua campagna di ricerca in vista di Pantelleria, ma restandosene in acque tunisine. Potè far ciò avvalendosi di una concessione rilasciatale anche dalla Tunisia che va da Capo Bon fino al limite delle acque di competenza territoriale italiana, Limite indicato sulla mappa allegata dalla linea blu che contorna Pantelleria a 13 miglia dalle sue coste, in virtù di un accordo bilaterale stipulato anni fa tra il nostro governo e quello tunisino.

La “Northern Petroleum”, è invece una società che, più che ad effettuare ulteriori ricerche nella zona, punta allo sfruttamento della concessione di cui è titolare, basandosi proprio sui risultati positivi raggiunti dalle trivellazioni di ricerca effettuate l’estate scorsa dall’"ADX", come dichiara apertamente nel suo sito in rete.

Ciò nonostante il Ministero dell’Ambiente nei giorni scorsi, secondo il comunicato emesso dal suo ufficio stampa, avrebbe ora concesso alla “Northern Petroleum” quell’autorizzazione a condurre ricerche sulla sua concessione prospiciente Pantelleria, già negatole il 17 Novembre u.s.

Una concessione che risulta chiaramente indicata con il n° 671 sulla mappa ufficiale del Ministero qui allegata, e i cui confini meridionali sono situati a meno di 15 chilometri dalle coste di Pantelleria, cioè a una distanza di gran lunga inferiore alle 12 miglia dalle Aree Marine Protette previste dalla nuova normativa emanata lo scorso anno.

D’altronde Pantelleria di un’Area Marina Protetta, a oltre venti anni dalla prima proposta, ancora oggi è totalmente priva. Di chi è la colpa? Chi è causa del suo mal, pianga sè stesso...

http://www.blogsicilia.it/blog/le-ricerche-petrolifere-a-meno-di-15-km-dalle-coste-di-pantelleria/39328/

Stessa notizia su "PROFUMO DI MARE" del 14/04/11
Commento a margine del moderatore del sito
#

La Prestigiacomo presto in "tilt"

_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
Questa è la situazione attuale... Come andrà a finire ? Qui tutto tace al riguardo...
#
Post di Giò Nastasi
:((
#

A Roberto Frigerio e Ivana Palumbo piace questo elemento.


Da "CIVITA NEWS" - 14/04/11
 

Convegno “Una BluEconomy per il Mediterraneo”
tutti i dati dei sistemi ambientali del Mediterraneo
 

13 aprile 2011 - Il mare Mediterraneo, con i suoi ambienti naturali unici, ha un valore anche economico. In Italia, questo valore è particolarmente elevato, rispetto a tutti gli altri paesi dell’area, secondo quanto ci dicono i dati delle Nazioni Unite, ancora non presentati in Italia. Ma la salvaguardia di questo vero e proprio patrimonio, anche economico, passa sia per scelte di conservazione degli ecosistemi che per scelte di sviluppo sostenibile: nuova economia, nuove forme di turismo, di scelte abitative, di fornitura energetica.

A rendere noti e commentare i dati elaborati dall’Unep/Map sul valore dei sistemi ambientali del Mediterraneo e le prospettive di uno sviluppo nel convegno "Una BluEconomy per il Mediterraneo," organizzato dalla Camera di Commercio di latina con la partecipazione del Ministero dell’Ambiente, saranno il Presidente della Camera di Commercio di Latina Vincenzo Zottola, il Direttore Sviluppo sostenibile del Ministero dell’Ambiente Paolo Soprano, il Presidente del Parco nazionale del Circeo Gaetano Benedetto; Sebastiano Venneri, Vicepresidente di Legambiente; Chiara Tonelli, docente di architettura dell’Università RomaTre; Sandro Polci del Cresme (Centro Ricerche economiche, sociologiche e di mercato); Massimo Sapienza, presidente dell’associazione delle rinnovabili Asso Energie Future; Rosalba Giugni, presidente di Marevivo; Andrea Seminara, direttore AzzeroCO2 e, in rappresentanza delle aree marine protette, Vincenzo Incontro, direttore dell’Amp del Plemmirio, e Antonino Miccio, direttore dell’Amp di Punta Campanella.

Il convegno è inserito all’interno della manifestazione Yacht Med Festival, ideata dalla Camera di Commercio di Latina ed organizzato con Regione Lazio, Provincia di Latina, Comune di Gaeta, Unioncamere Lazio, Camera di Commercio di Roma, Camera di Commercio di Frosinone, Camera di Commercio di Caserta, Porti di Roma e del Lazio.

http://www.civitanews.it/2011/04/13/convegno-una-blueconomy-per-il-mediterraneo-tutti-i-dati-dei-sistemi-ambientali-del-mediterraneo/
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
Che bello !!! Il Mediterraneo è salvo !!! Per la sua difesa un'altro bel convegno si terrà a Gaeta dal 12 al 17 Aprile p.v. nel nome dell'UNEP-MAP intitolato “Una BluEconomy per il Mediterraneo - Tutti i dati dei sistemi ambientali del Mediterraneo". Ancora parole, parole, parole... Quando i fatti ? Senza offesa per nessuno...
#
Post di Giò Nastasi

... quante chiacchiere inutili e soldi al vento! :(((


Da " TGCOM" del 14/04/11

Naufragio Pantelleria, "soccorsi in ritardo"
Il comandate peschereccio: "Lasciati in acqua 15 ore"

"Li hanno fatti morire. Li ho chiamati tra le 18 e le 19: perché sono passate 15 ore prima che li soccorressero?". Il comandante del peschereccio testimone della tragedia consumatasi sugli scogli di Pantelleria, Antonio Grimaudo, si scaglia contro la Guardia Costiera. "Perché non hanno mandato due motovedette veloci e basse per trasbordarli?", ha aggiunto a "La Repubblica".

"Quel barcone è stato avvistato da un altro peschereccio che non riusciva a comunicare, mi hanno chiamato via radio informandomi che 200 persone erano in balia del mare", ha spiegato a "La Repubblica" il comandante del peschereccio "Cosimo Aiello". "Ho chiamato le capitanerie di Palermo e Pantelleria, erano le 16 di martedì, mi hanno risposto che avrebbero mandato subito una nave...", ha proseguito.

Stando al racconto di Grimaudo, il barcone è stato raggiunto dalla nave della marina militare "Minerva" circa due ore dopo e da una motovedetta tunisina, che si è subito allontanata quando si è accorta che a bordo c'erano solo persone di colore. Per ore nessuno si è però avvicinato all'imbarcazione carica di immigrati.

"La nave Minerva ci consigliava di stare lontani perché quel barcone poteva entrare in collisione con noi e altri pescherecci che stavano pescando in quel tratto di mare", ha spiegato ancora il comandante del "Cosimo Aiello". "Così ho richiamato la capitaneria di porto, chiedendo che inviassero delle motovedette piccole e veloci adatte al trasbordo - ha aggiunto -. Mi hanno detto che stavano partendo da Pantelleria, ma non sono mai arrivate".

"Ho continuato a chiamare la capitaneria, mi sono avvicinato al barcone e ho cercato di rassicurare le persone a bordo, dicendo loro che i soccorsi stavano arrivando", ha proseguito. "L'imbarcazione era ingovernabile e la Minerva si è messa accanto tentando di dirigerla verso Pantelleria - ha concluso Grimaudo -. Soltanto la mattina ho saputo che il barcone si era arenato e che erano morte due donne. Quelle persone si potevano salvare, il trasbordo si poteva fare, se avessero mandato le motovedette, il mare era buono".

http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/1006282/naufragio-pantelleria-soccorsi-in-ritardo.shtml
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
La testimonianza del comandante del peschereccio che per primo ha avvistato il barcone e ha chiamato le capitanerie di Palermo e Pantelleria alle 4 del pomeriggio di martedì. La tragedia è avvenuta all'alba di ieri, mercoledì... E, a proposito delle responsabilità dell'incidente, per me va ricercata soprattutto nella mancanza di un faro degno di questo nome che permetta di identificare a distanza l'ingresso del porto di Pantelleria... Può bastare una lanterna alta si e no 3 metri sull'acqua ??? Quanti incidenti sono già accaduti per tale ragione ?
#
Post di BlueShark DivingClub

Purtroppo credo che non saranno gli ultimi... Se continuiamo a chiamarli: Clandestini, Tunisini, Extracomunitari... invece che con il vero nome, cioè UOMINI....
#
post di Giò Nastasi

‎:(
#
A BlueShark DivingClub e Leonardo Dal Bon piace questo elemento.


Da "MARESCIENZA" -13/04/11

Dopo lo stop ripartono le esplorazioni in mare:
Ministero dà via libera a proposta a Nord delle Tremiti

di Emanuele Perugini

Lunedì 11 Aprile 2011 - Oggi il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacono ha dato il via libera a una richiesta esplorativa presentata dalla Petroceltic Elsa. Al ministero spiegano che si tratta di una sola autorizzazione esplorativa e non di perforazione.

In particolare la società utilizzerà degli air gun, degli speciali cannoni che emettono getti di aria compressa e che servono per le prospezioni geologiche. Questo tipo di strumenti è stato a lungo accusato di disturbare i sensibili sonar dei cetacei che potrebbero travarsi a transitare nei pressi dell'aria in fase di esplorazione. "Per mitigare questo rischio - spiega il portavoce del ministro - abbiamo chiesto che a bordo della nave ci siano due osservatori indipendenti con l'incarico di bloccare le esplorazioni in caso di avvistamento di cetacei". Resta il problema degli zifi, dei cetacei che effettuano delle profonde immersioni a caccia del cibo e che in passato si sono dimostrati particolarmente sensibili a eventuali azioni di disturbo. "Si tratta - ha precisato il ministero - di una autorizzazione che è assolutamente in regola con i dettami della nuova legge che proibisce questo tipo di attività entro le dodici miglia dalla costa delle aree marine protette. La società è perfettamente in regola con le nuove norme e la richiesta è ben oltre il limite imposto dalla legge" si precisa.

Tuttavia la decisione ha suscitato le polemiche da parte della Regione Puglia e delle associazioni ambientaliste.

“Trivellare al largo delle Isole Tremiti, magnifico patrimonio ambientale è una follia – dichiara Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia -, una scelta incomprensibile che va in controtendenza rispetto a quelle fatte dalla Regione Puglia che negli ultimi cinque anni ha puntato sul turismo di qualità, sull’agroalimentare e in particolare sullo sviluppo e sulla tutela delle aree protette. Senza dimenticare gli incidenti come il disastro ecologico nel Golfo del Messico o lo spiaggiamento, nello scorso dicembre, dei capodogli nel parco nazionale del Gargano”.

Legambiente ricorda che in Italia sono state estratte 4,5 milioni di tonnellate di petrolio, circa il 6% dei consumi totali nazionali di greggio. Ma la quantità rischia di aumentare, perché stanno aumentando sempre di più le istanze e i permessi di ricerca di greggio nel mare e sul territorio italiano. Una ricerca forsennata per individuare ed estrarre le 129 milioni di tonnellate che, secondo le stime del Ministero dello Sviluppo economico, sono ancora recuperabili da mare e terra italiani. Ma il gioco non vale la candela. Infatti, visto che il Paese consuma 80 milioni di tonnellate di petrolio l`anno, le riserve di oro nero made in Italy agli attuali ritmi di consumo consentirebbero all’Italia di tagliare le importazioni per soli 20 mesi. Ma estrarre il greggio nostrano sarebbe solo un’ipoteca sul nostro futuro.

“Ogni anno – ha aggiunto il responsabile Aree Protette di Legambiente Antonio Nicoletti – recuperiamo e salviamo diversi esemplari di tartarughe Caretta Caretta tipiche di queste zone. L’ultima, che vorremmo reinserire a breve proprio alle Isole Tremiti, ha rischiato di morire per aver ingerito catrame. Dobbiamo decidere allora qual è il vero patrimonio di queste terre: i paesaggi naturali, il mare pulito e la sua fauna straordinaria oppure un tipo di sviluppo completamente diverso che mette seriamente a rischio turismo e ambiente”.

Le recenti autorizzazioni per le trivellazioni petrolifere al largo delle Isole Tremiti ricordano ancora una volta il rischio ambientale che corre il Mediterraneo.

E' dello scorso febbraio infatti l'allarme lanciato dal WWF circa le scoperte di giacimenti colossali di gas e altri idrocarburi sui fondali profondi del Mediterraneo, al largo di Israele e al largo del delta del Nilo, che hanno aperto una caccia al tesoro che rischia di danneggiare inevitabilmente ambienti unici per la biodiversità marina, protetti in base a convenzioni internazionali.

"Si è dimostrata per l'ennesima volta l'incapacità di raccogliere gli insegnamenti che derivano dai disastri, come quello recente della BP nel Golfo del Messico, per arrivare a fare scelte compatibili con l'ambiente. L'indisponibilità del Governo ad accogliere la lezione dai precedenti ecodisastri è ancora più grave nel caso delle Tremiti se si considera che le trivellazioni verranno condotte ai confini virtuali della riserva marina, quindi con un forte impatto ambientale”, ha dichiarato Antonio de Feo, presidente di WWF Puglia.

Il WWF ricorda come diversi accordi obbligano i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo a passare attraverso il sistema VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) prima di esplorare e trivellare alla ricerca di gas e petrolio in acque “offshore”: il più recente protocollo è quello per la protezione del Mar Mediterraneo dall'inquinamento derivante dall'esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, del fondo marino e del suo sottosuolo, entrato in vigore nel dicembre 2010. Questo stabilisce che qualsiasi potenziale attività di sfruttamento di acque profonde, tra cui anche le prospezioni, debbano essere soggette ad autorizzazione sulla base di un’approfondita VIA.

"I fondali marini nel Mediterraneo brulicano di vita, specie uniche, endemiche del nostro mare. Non possiamo permettere che prospezioni ‘alla cieca’ provochino danni irreversibili alla biodiversità delle acque profonde", dichiara Marco Costantini, responsabile del Programma Mare del WWF Italia. "Questi ecosistemi marini esistono solo nel nostro mare, sono fragili e vulnerabili ad ogni interferenza con le attività umane, si sono evoluti in una condizione stabile dove la scarsa disponibilità energetica ha condotto alla nascita di ecosistemi particolarmente rari”.

Approfondimenti:
Il dossier del Ministero dello Sviluppo Economico delle attività di esplorazione e perforazione offshore di gas e petrolio in Italia
La mappa delle attività offshore in Italia
La mappa delle attività offshore nel Mediterraneo

http://www.marescienza.it/index.php?option=com_content&view=article&id=327:dopo-lo-stop-ripartono-le-esplorazioni-in-mare-ministero-da-via-libera-a-proposta-a-nord-delle-tremiti&catid=9:risorse-del-mare&Itemid=10
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
E' un articolo che chiarisce le tecniche utilizzate nelle ricerche dalla Petroceltic. Interessanti le mappe degli approfondimenti, da cui deriva una rettifica. La società autorizzata ad avviare le ricerche prospicienti Pantelleria è la Northern Petroleum, cui solo nel Novembre scorso il Ministero aveva negato tale permesso...
#
Post di Giò Nastasi

‎:(((((((((


Da "PANTELLERIA COM" - News n° 7367" del 12/04/11

Autorizzate le ricerche petrolifere
della Petrocetic a nord di Pantelleria

La piattaforma sarà prospiciente all'isola.
Ne guadagnerà il panorama ?

di Guido Picchetti

Tranquilli, rassicura Stefania Prestigiacomo, l’ecosistema che gravita intorno alle isole Tremiti non è a rischio. La ricerca del petrolio nei fondali marini è stata autorizzata alla società irlandese "Petroceltic Elsa" perché l’area è distante sia dalla costa che dalle Diomedee. Non si tratta più, infatti, di trivellare a 12 chilometri dalle Tremiti e a 11 da Puglia e Molise, ma molto più in là, come prescrive la legge, il decreto 128 approvato l’anno scorso.

Questa la risposta ufficiale alle proteste che in questi giorno sono seguite all’annuncio del via libera concesso dal ministero dell’Ambiente per le ricerche in prossimità delle Tremiti e al largo del Parco Nazionale del Gargano.

Ma il comunicato dell'Ufficio Stampa del ministro Prestigiacomo non si ferma qui, e secondo quanto riferisce il ”Corriere del Mezzogiorno” (uno dei pochi organi di stampa che si è interessato della questione ) chiarisce anche che «si sono date risposte positive ad alcune richieste di perforazioni nel mar di Sicilia, in un’area prospiciente Pantelleria, ma non a tutte».

Meno male, non a tutte, ma solo ad alcune. In altre parole la notizia è ufficiale. E ripetiamolo a caratteri cubitali, in modo che non sfugga a nessuno.

"IN UN AREA PROSPICIENTE PANTELLERIA" la Petroceltic inizierà quanto prima a trivellare in acque italiane, nella concessione che ha a nord dell'isola, a poche miglia di distanza da Pantelleria ancora priva di quella fascia di salvaguardia che il decreto 128 pur le avrebbe potuto assicurare...

Per la "prospicienza” della piattaforma il panorama dall'isola ne guadagnerà certamente in interesse, per non parlare di quanto se ne avvantaggerà poi l'ambiente marino e tutti gli esseri insignificanti (flora e fauna) che lo popolano... Non bastano i clandestini, tanto c'è l'Eni che prima o poi a noi panteschi forse ci farà uno sconto sulla benzina come a Lampedusa... Auguri a tutti... e congratulazioni...

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=6493  (solo su abbonamento)
_______________________

Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
No comment...
#
Post di Mario Cavallaro
Mi pare una sciocchezza
#
Mario Di Giovanna
Mi mandi l'email con l'articolo? Grazie
#
Giò Nastasi
?...mi pare che il popolo conti meno di niente!! :((((((((((((((
#
Fabio Russo
Ma che schifo!!!!
#
Luca Gioria
Che bestie !!!!!!!!!!
#
A Roberto Giacalone piace questo elemento.


Dal "CORRIERE DEL MEZZOGIORNO IT" del 12/04/11

La caccia al petrolio

Trivellazioni dei fondali, sì alle Tremiti Prestigiacomo:
«Vi spiego il perché»
Il ministro dell'Ambiente: rispettati i parametri di legge.
Lagambiente definisce una «follia» le esplorazioni

di Rosanna Lampugnani

12 aprile 2011 - ROMA — Tranquilli, rassicura Stefania Prestigiacomo, l’ecosistema che gravita intorno alle isole Tremiti non è a rischio. La ricerca del petrolio nei fondali marini è stata autorizzata alla società irlandese Petroceltic Elsa perché l’area è distante sia dalla costa che dalle Diomedee.

Non si tratta più, infatti, di trivellare a 12 chilometri dalle Tremiti e a 11 da Puglia e Molise , ma molto più in là, come prescrive la legge, il decreto 128 approvato l’anno scorso. Questa la risposta ufficiale alle proteste che in questi giorno sono seguite all’annuncio del via libera concesso dal ministero dell’Ambiente, il cui ufficio stampa chiarisce anche che «si sono date risposte positive ad alcune richieste di perforazioni nel mar di Sicilia, in un’area prospiciente Pantelleria, ma non a tutte».

Come dire: non ci sono due pesi e due misure tra Puglia e Trinacria. Il via libera alle trivellazioni nell’Adriatico è stato dato in conformità all’articolo 3 del decreto, definito da Prestigiacomo il «più restrittivo che esiste in Europa e forse nel mondo», perché in base alla normativa «le acque fino a 5 miglia dalle coste italiane e fino a 12 miglia "dal limite esterno" delle aree marine protette e di tutte le altre zone sottoposte a tutela, sono "off limits" per le trivellazioni e per le ricerche di idrocarburi. Prima di questa nuova normativa tale limite non esisteva». E 5 miglia equivalgono a circa 10 chilometri e 12 miglia a circa 24 chilometri, cioè aree doppiamente lontane rispetto all’ipotesi dello scorso anno.

Ma questa precisazione non è sufficiente a convincere Nichi Vendola, il quale ha annunciato di avere in mano strumenti giuridici per opporsi alle trivellazioni. Né le osservazioni del ministero sul decreto che «punta a tutelare i nostri gioielli naturalistici e l’equilibrio delicato e prezioso di un mare chiuso come il Mediterraneo» hanno convinto Legambiente.

L’associazione, infatti, definisce «una follia» la trivellazione, ma è evidente che ciò non basterà a far recedere il ministero che precisa: «Il permesso per le attività di ricerca della Petroceltic Elsa a largo delle coste molisane e abruzzesi (l’area interessata è, per avere un’idea, all’altezza di Pescara) è stato concesso in quanto l’area si trova oltre le 12 miglia dal limite esterno delle zone protette del litorale e delle isole.Avendo la richiesta ottemperato a tutte le condizioni imposte dalla legge - che hanno impedito da un anno a questa parte, il rilascio di molti permessi di ricerca che ricadevano entro le forche caudine della nuova normativa - gli organismi ministeriali non potevano che concedere il permesso».

E si conclude: «Sono state peraltro imposte delle tassative prescrizioni che prevedono oltre a tutte le misure di prevenzione e mitigazione previste a livello internazionale e le procedure elaborate dalla "Joint Nature Conservation Committee" (JNCC), anche specifichi obblighi relativi alla protezione dei cetacei fra cui la presenza di osservatori indipendenti a bordo delle navi e il blocco di ogni attività in caso di segnalazione di cetacei in zona.

È inoltre chiaro che si tratta solo di un permesso di ricerca tramite "air gun" e che ogni eventuale ulteriore attività dovrà essere sottoposta a nuova valutazione di impatto ambientale». Cioè, per ora si trivella e basta, poi si vedrà.

Legambiente, con il responsabile Aree protette, Antonio Nicoletti, insiste e si chiede: vale la pena mettere a rischio l’ecosistema per estrarre petrolio che, bene che vada, «consentirebbero all’Italia di tagliare le importazioni per soli 20 mesi?» Lo scorso anno, in difesa delle Tremiti si mobilitarono accanto ai cittadini, tutte le istituzioni, di destra e sinistra; ora cosa accadrà?

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/economia/2011/12-aprile-2011/trivellazioni-fondali-si-tremitiprestigiacomo-vi-spiego-perche-190421351165.shtml
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
«Si sono date risposte positive ad alcune richieste di perforazioni nel mar di Sicilia, in un’area prospiciente Pantelleria, ma non a tutte». Testuali parole del comunicato stampa diramato ieri dall' Ufficio Stampa del Ministero dell'Ambiente per calmare le proteste per l'autorizzazione alle ricerche petrolifere in prossimità delle Tremiti... E così è ufficiale. "IN UN AREA PROSPICIENTE PANTELLERIA" la Petroceltic inizia tra poco a trivellare. Il panorama dall'isola ne guadagnerà in interesse, per non parlare dell'ambiente marino... Non bastano i clandestini, tanto c'è l'Eni che prima o poi ci farà uno sconto sulla benzina come a Lampedusa... Auguri a tutti...
#
Post di Giò Nastasi

‎:((((((((((((((((((((((((((((((


Da una "NOTA" su FB di "INFORMAZIONE LIBERA" del 12/04/11

Isole Tremiti: la Prestigiacomo autorizza
 le trivellazioni al largo del Parco Nazionale del Gargano

di Verdiana Amorosi

Alla fine lo ha fatto! La Prestigiacomo ha deciso di autorizzare le trivellazioni a largo del Parco Nazionale del Gargano, uno dei luoghi più preziosi della nostra penisola, sia per bellezze paesaggistiche che per la varietà e la rarità della fauna marina.

Dopo il drammatico incidente nel golfo del Messico, la Prestigiacomo aveva deciso di rinviare qualsiasi decisione circa l’avvio delle trivellazioni a largo della Puglia, ma una volta passata la paura, è tornata sull’argomento prendendo la più scellerata delle decisioni.

Immediate, naturalmente, le proteste dei cittadini e degli amministratori locali: “L'avvio di tale attività e la sua eventuale, non auspicata, futura espansione - ha fatto sapere Stefano Pecorella, Commissario del Parco Nazionale del Gargano - fanno sorgere spontaneamente forti perplessità circa la possibilità di assicurare stabilità e prospettiva concreta al raggiungimento dell'obiettivo di tutela ambientale delle nostre ancora splendide aree protette terrestri e marine. Profondiamo quotidianamente sforzi, nelle difficoltà finanziarie dei nostri enti, per la crescita della cultura della cura dell'ambiente e perché questa poi si tramuti in una migliore qualità della vita dei nostri cittadini e di fronte ad ogni pericolo, o anche presunto tale, è giusto e doveroso che ognuno possa far sentire la propria voce, democraticamente e nelle sedi opportune''.

Tra l’altro – come sottolinea Pecorella, la Prestigiacomo ha dato la sua autorizzazione a trivellare in una preziosa riserva marina senza consultare il parere degli enti locali, come la Provincia di Foggia, l’ente Parco e la Regione Puglia, che invece avrebbero dovuto essere ascoltati preventivamente.

Da qui l’iniziativa di Pecorella, che chiede ai diciotto sindaci della zona di riunirsi per intervenire attivamente: “Vi invito, data l'urgenza del caso, il giorno 12 aprile alle ore 17.00, presso la sede dell'Ente Parco Nazionale del Gargano per discutere ogni iniziativa utile, opportuna e necessaria per manifestare il nostro pensiero di Comunità del Parco riguardo le attività che saranno intraprese a seguito del citato decreto ministeriale. Confido nella Vostra sensibile ed importante partecipazione”.

“E nostro compito far valere le regione di questo territorio – ha continuato il Commissario - per contrapporci a quel decreto nelle modalità più opportune sia che esse siano legali sia attraverso democratiche e civili manifestazioni. Al momento le decisioni prese non soddisfano affatto gli interessi legati alla biodiversità. Lotteremo strenuamente con tutte le nostre forze fin quando non avremo fatto valere le ragioni di questo nostro territorio”.

Sconcertato anche il presidente di Legambiente, che ha aggiunto come l’avvio delle trivellazioni nel Gargano “significherebbe la distruzione di un patrimonio eccezionale come quello delle Tremiti e le quantità di petrolio estratte sarebbero non significative e non aiuterebbero il Paese a rendersi maggiormente autonomo rispetto alle importazioni dall'estero”.

Contrario anche il governatore della Puglia, Nichi Vendola, intento a fermare questo “scellerato tentativo di aggressione del territorio" annunciando anche che prenderà in considerazione qualsiasi attività giuridica utile per bloccare e impedire i lavori.

A rischiare la devastazione oggi non è un territorio qualunque, ma una riserva marina di importanza strategica non solo per la salvaguardia della biodiversità, ma anche per il turismo, come ha detto Peppino Calabrese, ex sindaco delle Tremiti, teme ripercussioni negative sul turismo: “Quello dei due ministri è un colpo di mano, uno schiaffo a tutti noi”.

La Puglia lo ha capito da tempo, possibile che Abruzzo e Molise non sappiano vedere al di là del loro naso e far sentire la loro voce?

http://www.facebook.com/notes/informazione-libera/isole-tremiti-la-prestigiacomo-autorizza-le-trivellazioni-al-largo-del-parco-naz/10150154575619154
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine della notizia
#
Mi piace rilevare che in calce alla nota di di Informazione Libero postata alle 12, 24 del 12/04/11, alle ore 15,30, dopo appena due ore, c'erano già ben 238 commenti, naturalmente tutti contrari alla decisione del ministro Prestigiacomo di autorizzare le trivellazioni al largo della Parco Nazionale del Gargano. E ad essi tanti ancora seguiranno. sono sicuro, questo mio compreso... Ma ciò che mi preme qui segnalare è soprattutto la grande sensibilità per questo problema della tutela dell'ambiente marino che con i suoi post la gente delle Puglie sta manifestando. E quanto mi piacerebbe che la stessa sensibilità fosse manifestata con la stessa forza anche da chi vive in altre zone costiere e non solo italiane. Se c'è un ambiente che non ha barriere, e nel quale dalle conseguenze di un eventuale incidente saremmo tutti chi più chi meno coinvolti, è proprio quello marino del Mediterraneo, un mare che ci unisce nel bene e nel male...
#
Post di  Vincenzo Coppola

L'ambiente nelle mani di incompetenti crea più danni dell'anarchia
#
A Marino de Falco piace questo elemento.


Da una "NOTA" di "INFORMAZIONE LIBERA" su FB del 12/04/11

 

Incidenti lavoro: Saras, morto operaio

(ANSA) - CAGLIARI, 12 APR - E' morto il piu' grave dei 2 operai colpiti ieri sera da un getto di ossido di zolfo mentre stavano pulendo un impianto nello stabilimento petrolchimico della Saras a Sarroch. L'uomo aveva accusato un arresto cardiaco. Appresa la notizia, gli operai hanno deciso di astenersi dal lavoro per protesta e i sindacati hanno proclamato una giornata di sciopero. La Procura ha aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo. I Cc stanno indagando. Stazionarie le condizioni degli altri 2 operai.

http://www.facebook.com/notes/informazione-libera/incidenti-lavoro-saras-morto-operaio/10150155174994154
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine della nota postatami da Giò Nastasi
#
Proprio poco fa ho sentito in Tv che l'incidente sarebbe stato provocato da una fuoriuscita di idrogeno solforato, lo stesso idrogeno solforato (H2S) di cui si parla nell'articolo dello "Stato Quotidiano" oggi da me ripreso, dove è indicato come pericolosissimo prodotto di scarto da petrolio bituminoso, dagli effetti letali sulla salute umana anche a piccole dosi. Non per nulla l’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di non superare 0.005 parti per milione (ppm), mentre in Italia il limite massimo previsto dalla legge è pari a 30 ppm: ben 6.000 volte di più. E in mare addirittura non ci sono limiti previsti nel nostro Paese. Cosa altro ci vuole per arrivare ad individuare certe responsabilità ?

#

A Giò Nastasi piace questo elemento.


Da "ECQUO MAGAZINE" del 12/04/11
 

Allarme Wwf: le trivellazioni al largo delle Tremiti
sono un rischio per tutto il Mediterraneo

12 aprile 2011. Tremiti - Le recenti autorizzazioni per le trivellazioni petrolifere al largo delle Isole Tremiti ricordano ancora una volta il rischio ambientale che corre il Mediterraneo. E’ dello scorso febbraio infatti l’allarme lanciato dal WWF circa le scoperte di giacimenti colossali di gas e altri idrocarburi sui fondali profondi del Mediterraneo, al largo di Israele e al largo del delta del Nilo, che hanno aperto una caccia al tesoro che rischia di danneggiare inevitabilmente ambienti unici per la biodiversità marina, protetti in base a convenzioni internazionali.

“Si è dimostrata per l’ennesima volta l’incapacità di raccogliere gli insegnamenti che derivano dai disastri, come quello recente della BP nel Golfo del Messico, per arrivare a fare scelte compatibili con l’ambiente. L’indisponibilità del Governo ad accogliere la lezione dai precedenti ecodisastri è ancora più grave nel caso delle Tremiti se si considera che le trivellazioni verranno condotte ai confini virtuali della riserva marina, quindi con un forte impatto ambientale”, ha dichiarato Antonio de Feo, presidente di WWF Puglia.

Il WWF ricorda come diversi accordi obbligano i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo a passare attraverso il sistema VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) prima di esplorare e trivellare alla ricerca di gas e petrolio in acque “offshore”: il più recente protocollo è quello per la protezione del Mar Mediterraneo dall’inquinamento derivante dall’esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, del fondo marino e del suo sottosuolo, entrato in vigore nel dicembre 2010. Questo stabilisce che qualsiasi potenziale attività di sfruttamento di acque profonde, tra cui anche le prospezioni, debbano essere soggette ad autorizzazione sulla base di un’approfondita VIA.

“I fondali marini nel Mediterraneo brulicano di vita, specie uniche, endemiche del nostro mare. Non possiamo permettere che prospezioni ‘alla cieca’ provochino danni irreversibili alla biodiversità delle acque profonde”, dichiara Marco Costantini, responsabile del Programma Mare del WWF Italia. “Questi ecosistemi marini esistono solo nel nostro mare, sono fragili e vulnerabili ad ogni interferenza con le attività umane, si sono evoluti in una condizione stabile dove la scarsa disponibilità energetica ha condotto alla nascita di ecosistemi particolarmente rari”.

http://magazine.quotidiano.net/ecquo/ecquo/2011/04/12/allarme-wwf-le-trivellazioni-al-largo-delle-tremiti-sono-un-rischio-per-tutto-il-mediterraneo/
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine della notizia
#
Se, come dice il WWF, sono un rischio per tutto il Mediterraneo le trivellazioni in Adriatico al largo delle Tremiti, come valutare quelle previste e in parte già operative nello Stretto di Sicilia ? Eppure basta guardare una mappa del "Mare Nostrum" per rendersene conto. Con il gioco delle correnti del Canale non c'è sicurezza per nessuna zona marina mediterranea, ma pochi sembrano rendersene conto...
#
Post di Giò Nastasi ‎

:((


Da "STATO QUOTIDIANO IT" - 12/04/11

Trivellazioni, Ecodem: “Oettinger
spinge per moratoria. Governo si allinei”

11 aprile 2011 - Foggia – Il prossimo 20 aprile sarà trascorso un anno dal disastro ambientale della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon in Louisiana, ma gli interrogativi che erano stati sollevati allora riguardo alle trivellazioni petrolifere in Adriatico sembrano del tutto dimenticati. “Non si spiega altrimenti il via libera ministeriale alle ricerche di idrocarburi al largo delle Isole Tremiti”. Un via libera che è stato possibile “anche grazie al fatto che l’Italia non ha ancora individuato e perimetrato i Siti di Interesse Comunitario marini i quali, al pari dei SIC terrestri, avrebbero sancito anche dal punto di vista normativo la necessità di tutelare questa parte di Adriatico”.

Gli Ecologisti Democratici di Foggia fanno notare che in Italia, attualmente, oltre alle 66 concessioni di estrazione petrolifera offshore con pozzi già attivi, sono in vigore 24 permessi di esplorazione offshore, soprattutto nel medio e basso Adriatico a largo di Abruzzo, Marche, Puglia e nel Canale di Sicilia. L’area delle esplorazioni supera gli 11.000 kmq, una superficie assai maggiore di quella che attualmente ospita pozzi operativi: poco meno di 9.000 kmq.

Lo scorso anno il Ministero dello Sviluppo Economico ha pubblicato delle mappe con le aree in cui si richiede l’autorizzazione per esplorazioni petrolifere. Le mappe dimostrano un forte incremento delle richieste di trivellazioni esplorative soprattutto al largo di Abruzzo, Marche, Puglia, Calabria, versante ionico e nel Canale di Sicilia. La superficie complessiva non è nota, ma si può stimare che sia almeno il doppio di quella in cui le ricerche sono già state autorizzate. “Il petrolio italiano off-shore è di pessima qualità perché bituminoso con un alto grado di idrocarburi pesanti e ricco di zolfo, praticamente simile a quello albanese che non ha portato nessuna ricchezza al loro territorio”.

Il prodotto di scarto da petrolio bituminoso è il pericolosissimo idrogeno solforato (H2S) dagli effetti letali sulla salute umana, anche a piccole dosi. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di non superare 0.005 parti per milione (ppm), mentre in Italia il limite massimo previsto dalla legge è pari a 30 ppm: ben 6.000 volte di più. In mare addirittura non ci sono limiti previsti nel nostro Paese. In Italia, inoltre, le royalties dovute allo Stato per l’attività estrattiva sono tra le più basse al mondo pari al 4% della quantità estratta. Annualmente i primi 300.000 barili di petrolio costituiscono poi titolo di franchigia gratuita. Ciò significa che sono oltre 800 i barili di petrolio gratis che ogni giorno andrebbero alle compagnie petrolifere.

Le associazioni ambientaliste hanno più volte denunciato che le attività esplorative, oltre che da società multinazionali, potrebbero essere svolte da piccole imprese di piccola entità (anche con soli 10.000 euro di capitale sociale) che, difficilmente, in caso di incidente disporrebbero di adeguati strumenti e risorse economiche necessari ad intervenire in caso di emergenza.

Gli Ecologisti Democratici chiedono al Governo di sostenere la moratoria per le trivellazioni petrolifere nel Mediterraneo, proposta avanzata dal Commissario europeo all’Energia Gunther Oettinger. Il tempo rischia infatti di far dimenticare troppo in fretta il disastro ecologico avvenuto nel Golfo del Messico, così come tutti i danni conseguenti alla fuoriuscita di milioni di barili di greggio: oceano inquinato, coste e fondali contaminati (non si sa per quanto), specie migratorie e marine minacciate, intere attività economiche locali distrutte.

L’intera comunità mondiale, o per lo meno la parte che non ha già dimenticato, aspetta ancora i risultati dell’indagine delle cause e delle misure di sicurezza dell’incidente avvenuto sulla piattaforma della Bp, esiti che avrebbero dovuto essere noti da luglio, ma che ancora stentano ad apparire. Le indagini autorizzate nell’Adriatico che dovrebbero iniziare al largo delle Tremiti, ovvero a pochi chilometri dalle coste del Gargano, sono il preludio all’eventuale sfruttamento dei giacimenti, mentre poco dopo l’esplosione in Louisiana si parlava di proibire le perforazioni offshore, almeno fino a quando non fosse stato definito un preciso quadro di sicurezza, controllo e gestione di queste attività.

In caso di incidente nel Mediterraneo e ancor più in Adriatico infatti, le cose andrebbero molto diversamente: siamo in un bacino “chiuso”, in caso di perdite di greggio i danni sarebbero irreparabili. Senza contare che in Italia non sono ancora chiari ruoli e responsabilità di chi dovrebbe pagare. Ma soprattutto, ammesso che un responsabile poi si trovi e che sia messo in condizioni di pagare dalle leggi europee e nazionali, i suoi soldi potrebbero davvero risistemare interi ecosistemi andati distrutti ?

L’Adriatico è un bacino di estrema fragilità biologica, è quotidianamente minacciato dall’eccessiva antropizzazione, dalla cementificazione delle coste, dalla pesca, dall’inquinamento. Il trasporto marittimo di petrolio greggio e l’aumento dell’attività estrattiva rappresentano uno dei principali e più preoccupanti rischi per il Mare Nostrum, per il forte rischio di incidente, con conseguente sversamento di prodotti oleosi e inquinanti in mare.

Il Mar Mediterraneo e in particolare l’Adriatico conta già la più alta percentuale di catrame pelagico al mondo pari a 38 milligrammi per metro cubo. Le compagnie petrolifere hanno poi bisogno di speciali “fluidi e fanghi perforanti” per portare in superficie i detriti perforati. Questi fanghi sono tossici e difficili da smaltire. Lasciano, infatti, tracce di cadmio, cromo, bario, arsenico, mercurio, piombo, zinco e rame: elementi pesanti nocivi che si bio-accumulano nel pesce che mangiamo. Le attività di perforazione e produzione di petrolio dal fondo marino contribuiscono per il 2% all’inquinamento marino. Questo 2% va sommato al 12% dovuto agli incidenti nel trasporto marittimo che si aggiunge al 33% del totale per operazioni sulle navi relative a carico e scarico, bunkeraggio, lavaggio, scarichi di acque di sentina o perdite sistematiche.

Per queste ragioni gli Ecologisti Democratici chiedono alla Regione Puglia di istituire lungo tutta la costa pugliese i Siti d’Interesse Comunitario a Mare che rappresenterebbero un importante strumento per bloccare il rilascio di autorizzazioni per studi o di concessioni di estrazione petrolifera.

Lega Ambiente: "Una follia le ricerche"

“Trivellare al largo delle Isole Tremiti, magnifico patrimonio ambientale è una follia – dichiara Francesco Tarantini, Presidente di Legambiente Puglia -, una scelta incomprensibile che va in controtendenza rispetto a quelle fatte dalla Regione Puglia che negli ultimi cinque anni ha puntato sul turismo di qualità, sull’agroalimentare e in particolare sullo sviluppo e sulla tutela delle aree protette. Senza dimenticare gli incidenti come il disastro ecologico nel Golfo del Messico o lo spiaggiamento, nello scorso dicembre, dei capodogli nel parco nazionale del Gargano”.

Legambiente ricorda che in Italia sono state estratte 4,5 milioni di tonnellate di petrolio, circa il 6% dei consumi totali nazionali di greggio. Ma la quantità rischia di aumentare, perché stanno aumentando sempre di più le istanze e i permessi di ricerca di greggio nel mare e sul territorio italiano. Una ricerca forsennata per individuare ed estrarre le 129 milioni di tonnellate che, secondo le stime del Ministero dello Sviluppo Economico, sono ancora recuperabili da mare e terra italiani. Ma il gioco non vale la candela. Infatti, visto che il Paese consuma 80 milioni di tonnellate di petrolio l`anno, le riserve di oro nero made in Italy agli attuali ritmi di consumo consentirebbero all’Italia di tagliare le importazioni per soli 20 mesi. Ma estrarre il greggio nostrano sarebbe solo un’ipoteca sul nostro futuro.

“Ogni anno – ha aggiunto il responsabile Aree Protette di Legambiente Antonio Nicoletti – recuperiamo e salviamo diversi esemplari di tartarughe Caretta Caretta tipiche di queste zone. L’ultima, che vorremmo reinserire a breve proprio alle Isole Tremiti, ha rischiato di morire per aver ingerito catrame. Dobbiamo decidere allora qual è il vero patrimonio di queste terre: i paesaggi naturali, il mare pulito e la sua fauna straordinaria oppure un tipo di sviluppo completamente diverso che mette seriamente a rischio turismo e ambiente”. “Legambiente – conclude Tarantini – si opporrà, a fianco degli Enti locali e dei cittadini all’autorizzazione alle ricerche petrolifere nel mare delle isole Tremiti. Il futuro della Puglia è nell’efficienza e nella produzione di energia da fonte rinnovabile e nella promozione di un turismo sostenibile e di qualità. Per andare in questa direzione, però, è necessario mettere un freno a questa nuova corsa all’oro nero, che rischia di ipotecare il futuro del nostro territorio, spesso anche in zone sensibili e protette. Aree in cui le vocazioni territoriali, culturali, ambientali ed economiche, vanno in senso contrario rispetto all’ipotesi di diventare un distretto petrolifero con tutto quello che comporta in termini di degrado ambientale e rischio per le popolazioni e l’ambiente”.

http://www.statoquotidiano.it/11/04/2011/trivellazioni-ecodem-oettinger-spinge-per-moratoria-governo-si-allinei/46160/ _______________________

Commento del sottoscritto su  FB a margine della notizia
#
Beh, in un clima di guerra civile in LIbia, si riparla di moratoria europea per le trivellazioni nel Mediterraneo... Mi consolo, non sono il solo a sognare e a sperare forse l'impossibile ...
#
A Giò Nastasi piace questo elemento.

_______________________


Stesso comunicato su "TELE RADIO ERRE" dell'11/04/11 con il titolo: "No ad estrazione petrolio in Adriatico, Sì ad istituzione SIC marini".

Commento del sottoscritto su  FB a margine della notizia
#
E' lo stesso articolo per la moratoria delle trivellazioni, riferito principalmente a quelle in Adriatico, ma non solo... Incrociamo le dita delle mani, e anche quelle dei piedi...
#
A Giò Nastasi piace questo elemento.


Da "COSTRUENDO L'INDRO" - 12/04/11
 

Su Lampedusa un ragionevole dubbio

di Ahmed Mohamed

11 aprile 2011 - Me lo chiedevo esattamente un mese fa: ‘Perché solo tunisini a Lampedusa?’. Lo scorso 7 aprile, il Ministro degli Interni Roberto Maroni, parlando alla Camera e al Senato, ha rilasciato dati sui quali è utile tornare a riflettere: “dal 1° gennaio al 6 aprile sono avvenuti 390 sbarchi per un totale di 25.867 persone; 23.352 sono giunti sulle isole Pelagie e, di questi, 21.519 sedicenti tunisini, provenienti da un’area ben precisa della Tunisia, l’area sud, dai porti di Djerba e Zarzis. […] Dalla Libia sono partiti invece 10 natanti per un totale di 2.300 immigrati prevalentemente di nazionalità somala ed eritrea e, quindi, certamente da considerare come rifugiati. […] Purtroppo i segnali degli ultimi giorni e la tragedia di ieri in mare ci dicono che si sta intensificando la partenza dalle coste libiche. […] È un segnale di ripresa proprio degli ultimi giorni, che ci fa pensare che possa intensificarsi il flusso da quelle zone della Libia di persone che provengono da Paesi sub-sahariani (in particolare quelle etnie che ho citato), e sono tutte persone che fuggono da luoghi in cui vi sono guerre, in cui le condizioni umane sono terribili e quindi che possano essere ricomprese nella categoria dei profughi o dei rifugiati, a differenza dei tunisini”.

In sostanza: su 25.867 persone arrivate in Italia, 21.519 sarebbero tunisini, 2.300 sarebbero prevalentemente somali ed eritrei, pochissimi gli egiziani, non vengono citate altre origini. A fronte di questi dati, che sono evidentemente anomali, è doveroso per chiunque, il primo luogo per coloro che sostengono la necessità di accogliere questi migranti, e che, giustamente, avanzano critiche per come il vecchio continente sta reagendo alle istanze di solidarietà e sviluppo dell’Africa e del Medio Oriente, porsi delle domande: perche oltre il 90% degli arrivi è di tunisini? quali sono i motivi che spinge questa gente sulle nostre coste? Perché il governo tunisino non è intervenuto per fermare questo fenomeno? Una risposta, anche se parziale, è data dal Ministro Maroni quando spiega che i tunisini entrati in Italia sono prevalentemente “provenienti da un’area ben precisa della Tunisia, l’area sud, dai porti di Djerba e Zarzis, che sono stati presidiati fino alla fine dello scorso anno dalle forze di polizia tunisine che hanno impedito la partenza da quelle aree di cittadini imbarcati. Tuttavia, tali forze dall’inizio di quest’anno non sono più presenti” tanto è vero che “a fronte di 25.867 persone arrivate, nello stesso periodo dello scorso anno ne sono arrivate 25. Ciò dimostra che il sistema di controllo e di prevenzione delle partenze è scomparso. […] Quello che è successo, quello che sta succedendo nei Paesi del Maghreb è importante dal punto di vista politico e dal punto di vista sociale, ma in alcuni Paesi come la Tunisia ha creato questa situazione di totale affievolimento o parziale affievolimento (a seconda delle zone) dei controlli di polizia, che prima erano molto efficaci, per una serie di vicende interne”.

Quella del Ministro è la narrazione dei fatti in termini politici, la spiegazione di questi fatti a me pare stia nel nutrire il ragionevole dubbio che il Governo tunisino abbia interesse a prendere a pretesto l’instabilità del cambio di regime per sbarazzarsi di soggetti con precedenti penali, che hanno creato disordine nel Paese e sono riusciti fuggire dalle carceri durante i giorni della rivolta dei gelsomini. A questa ‘convenienza’ si aggiunga che il dopo Ben Ali non è affatto stabile, il Governo non riesce ancora a governare pienamente, come era naturale accadesse, la transizione appare bloccata, il problema della nuova Tunisia, scrive oggi ‘Amisnet’, è “come disfarsi di una classe politica, di dirigenti, funzionari, imprenditori impelagati con il regime, che continuano in qualche modo a tenere le redini del Paese”. ‘E’ la transizione bloccata’, commenta uno dei giornalisti presenti alla due giorni organizzata dall’INRIC”, l’Autorità Nazionale per la Riforma dell’Informazione e Comunicazione. In un Paese che ha il problema di ricostruire l’intera classe dirigente, di strutturare un sistema economico e mediatico libero dalle influenze in primo luogo dei poteri forti di matrice araba, con “più di cinquanta partiti registrati ad oggi, e la possibilità di arrivare a sessanta o settanta al momento del voto”, e che è drammaticamente consapevole di rischiare di divenire il nuovo Libano, è ovvio che nessuno scoppi dalla voglia di bloccare le partenze di coloro che in questo percorso sarebbero esclusivamente un peso o addirittura un pericolo.

Non voglio generalizzare, ma confermo la mia convinzione che gran parte di quelli che dalla Tunisia stanno scappando hanno precedenti penali e sono manovalanza per la criminalità organizzata italiana.

Chiediamoci: dove, questi giovani, hanno trovato i quattro o cinque mila euro per pagare il viaggio verso l’Italia? Se scappano, come vorrebbe la vulgata comune, dalla disoccupazione e dalla fame, come possono avere così tanti soldi da investire in un viaggio che potrebbe tradursi in un rimpatrio a poche ore dallo sbarco? E se non hanno pagato loro, chi ha pagato? perché? Per telefonare in Tunisia dall’Italia da un telefono cellulare tunisino è necessaria una scheda telefonica che non può essere quella tunisina, con la quale teoricamente questi migranti sarebbero scappati dal loro Paese. Mi chiedo: dove l’anno acquistata, visto che appena giunti in Italia li vediamo con l’orecchio appiccicato al telefono ? Qualcuno ha provveduto a fornirla loro prima di partire ? Chi ?

Saranno domande banali, ma dietro a queste domande banali, a questi particolari che passano inosservati, a mio avviso sta la fondatezza del bisogno di dubitare. Un dubbio doveroso non solo verso noi stessi, l’Italia, e verso l’Europa, dalla quale correttamente pretendiamo solidarietà, ma anche verso i migranti e i profughi autentici, che arriveranno in Italia, nei prossimi giorni piuttosto che nei prossimi anni, alla ricerca, quelli si, di scampo dalle guerre, dalla fame, dalla repressione, o semplicemente nella speranza di un lavoro e di condizioni di vita migliori.

http://costruendo.lindro.it/2011/04/11/su-lampedusa-un-ragionevole-dubbio/
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine della notizia
#
Un dubbio sul quale sento di concordare al 100%, sperando che la situazione possa mutare nei prossimi giorni, se la Tunisia rispetterà gli impegni presi... Tra cui quello di esercitare maggiori controlli e di riprendersi, 30 al giorno, i migranti in arrivo dalle sue coste...
#
A Giò Nastasi piace questo elemento.


Da "ASCA" - 12/04/11

Immigrazione: CGIL, nuovi arrivi a Lampedusa
per incapacità governo

(ASCA) - Roma, 11 apr - ''I nuovi arrivi a Lampedusa, e le tensioni che si registrano nel centro di accoglienza dell'isola, sono una dimostrazione ulteriore di come il dramma dell'immigrazione continui per l'incapacità del governo nel gestire il flusso di immigrati provenienti dal nord africa''. Lo afferma, in una nota, il segretario confederale della Cgil, Vera Lamonica.

La risposta del governo, prosegue la dirigente sindacale, ''si è limitata al rilascio del permesso umanitario per chi è arrivato in Italia dal primo gennaio fino alla mezzanotte del 5 aprile scorso, come se la situazione nord africana dopo questa data si fosse del tutto normalizzata''. Chi arriva dopo questa data, infatti, ''si ritrova in un totale vuote del diritto, sia internazionale (non gli viene permesso di accedere alle procedure d'asilo) e sia interno (il Testo unico sull'immigrazione prevede l'espulsione dal territorio nazionale in presenza di un provvedimento scritto in una lingua conosciuta dall'interessato)''.

Per la sindacalista ''i cittadini tunisini che si trovano sull'isola, e che arriveranno ancora, sono privi di questi diritti. La Cgil condanna queste violazioni e chiede che vengano garantiti pienamente ed immediatamente i diritti degli immigrati, così come chiede - conclude Lamonica - la possibilità di accesso al centro accoglienza di Lampedusa per verificare la situazione''. (red/glr)

http://www.asca.it/news-IMMIGRAZIONE__CGIL__NUOVI_ARRIVI_A_LAMPEDUSA_PER_INCAPACITA__GOVERNO-1007678-ORA-.html
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine della notizia
#
Questa critica della CGIL al governo ci mancava proprio ... Ma il sindacato non dovrebbe interessarsi di tutelare i diritti dei lavoratori italiani ? Se vuol far politica, faccia un partito e faccia eleggere i suoi rappresentanti.... O no?


Da "LAVINIO MARE NET" - 12/04/11


Immigrazione: inizio rimpatri

di Ilaria

11/04/11 - Non si arresta l’ondata di sbarchi di immigrati a Lampedusa. Diminuiscono i flussi provenienti dalla Tunisia, ma sull’isola delle Pelagie continuano ad approdare barconi carichi di profughi provenienti dal fronte libico.

La notte scorsa sono arrivati nel molo commerciale del porto con a bordo 180 persone che si sono aggiunte alle 500 arrivate ieri. Oggi invece parte da Lampedusa un primo volo con a bordo 30 immigrati per Tunisi.

I clandestini sono stati portati all’aeroporto a bordo di un pullman e successivamente perquisiti in maniera dettagliata da Polizia e Carabinieri presenti sul posto. Ogni tunisino e’ accompagnato da due uomini delle forze di polizia. La situazione al centro di accoglienza per il momento resta tranquilla.

http://www.laviniomare.net/cronaca/immigrazione-inizio-rimpatri-2386.html
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine della notizia
#
Da ieri sono iniziati i rimpatri per via aerea dei migranti in arrivo dalla Tunisia. Dopo l'identificazione alla presenza di un delegato tunisino (se possibile), tornano in volo inTunisia accompagnati ognuno di essi da due poliziotti. E l'Europa dov'è ?
#
Post di Roberto Tarli

Siamo solo noi, diceva un certo Vasco... e siamo rimasti come al solito soli.


Da "ASCA" dell'11/04/11


Immigrati: Tunisini in rivolta a Lampedusa,
a decine in fuga da Centro

(ASCA-AFP) - Lampedusa, 11 apr - Immigrati tunisini in rivolta a Lampedusa, dove al grido di ''libertà, libertà'', decine di loro si sono dati alla fuga dal centro di accoglienza dopo aver anche appiccato un piccolo incendio, immediatamente spento dai vigili del fuoco. A causa delle proteste, un volo che avrebbe dovuto riportare alcuni di loro a Tunisi, è stato rinviato al tardo pomeriggio.

Ieri sera un primo volo aveva rimpatriato circa una trentina di immigrati ieri sera, ma stamane sull'isola sono arrivate altre due imbarcazioni con a bordo 226 persone.

Attualmente si stima che a Lampedusa ci siano circa 1.500 immigrati, mille di nazionalità tunisina e i restanti 500 provenienti da altri paesi africani. (red/uda)

http://www.asca.it/news-IMMIGRATI__TUNISINI_IN_RIVOLTA_A_LAMPEDUSA__A_DECINE_IN_FUGA_DA_CENTRO-1007647-ATT-.html _______________________

Commento del sottoscritto su  FB a margine della notizia
#
Dopo la mezza rivolta di ieri sera a Trapani, oggi a Lampedusa stessa storia, forse anche peggio... Andiamo proprio bene...


Da "AFFARI ITALIANI" dell'11/04/11

Ultimissime

Libia/ La Nato "prende atto" del piano UA
per cessate-il-fuoco

Lunedì, 11 Aprile 2011 - 11:46 - La Nato ha preso atto della proposta dell'Unione Africana per un cessate il fuoco in Libia, che prevede la fine dei bombardamenti della coalizione internazionale, e ha ricordato che l'Alleanza guarda con favore a qualsiasi tentativo di porre fine alle violenze contro i civili. "Prendiamo atto delle notizie che riguardano la proposta dell'Unione Africana per un cessate il fuoco", ha riferito la portavoce, Oana Lungescu, in una nota. "Fin dall'inizio della crisi libica", ha ricordato, "la Nato è stata in costante contatto con l'Unione Africana e altre organizzazioni regionali e internazionali". "Abbiamo sempre chiarito che non ci può essere una soluzione esclusivamente militare della crisi: diamo il benvenuto a tutti i contributi all'ampio sforzo internazionale volto a fermare la violenza contro la popolazione civile in Libia", ha concluso la portavoce.

http://affaritaliani.libero.it/ultimissime/flash.asp?ticker=110411114650
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine della notizia
#
Speriamo che il contatto tra Unione Africana e Nato porti al cessate il fuoco da tutti auspicato, senza che nessuno si incaponisca sulle sue posizioni, e tanto meno il Rais... Sarà così ?


Da "TRAVEL BIZ" dell'11/04/11


Lampedusa, Turismo ko per questa stagione?
 

Anche se a Lampedusa si comincia a respirare un’aria diversa sembra che gli abitanti dell’isola e i loro leader politici non abbiamo molte speranze sulla stagione estiva e sul turismo.

L’impatto dell’ arrivo di migliaia di immigrati sull’Isola ha avuto una forte onda d’ urto su tutti coloro che avevano o volevano prenotare la propria vacanza estiva proprio a Lampedusa. Pietro Busetta, assessore al Turismo di Lampedusa e Linosa, ha affermato: “Speriamo che l’ottimismo del Ministro Brambilla sia confermato dai fatti. Noi siamo molto meno fiduciosi che la stagione si possa salvare anche se vorremmo avere torto. Fin quando il messaggio trasmesso dall’etere sarà quello degli sbarchi sull’isola sarà difficile che ricomincino ad arrivare le prenotazioni per l’estate”.

L’assessore poi conclude dicendo che le previsioni degli operatori di settore non fanno ben pensare: “Per ora gli operatori mi dicono che arrivano solo disdette e raccolgo le preoccupazioni di chi sperava negli anticipi versati per la stagione 2011 per pagare i debiti accumulati in inverno per gli investimenti fatti. Per rendersi conto della gravità del problema basta peraltro sentire i tour operator che sono in dubbio se annullare i charter estivi”.

Basterà uno spot per riavviare il turismo dell’Isola?

http://www.travely.biz/6337/lampedusa-turismo-ko-per-questa-stagione.html
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine della notizia
#
La realtà dei fatti...


Da "TELEVIDEO RAI IT" - 11/04/11

Ultim'Ora

Migranti, premier Malta critica l'Italia
 

10/04/2011 - Il tema immigrazione continua a dividere Italia e Malta. "Se l'isola di Lampedusa non è sicura per gli immigrati, allora tutta l'Italia non è sicura", afferma il premier maltese, Gonzi. Gonzi fa riferimento all'incidente di giovedì scorso, quando fu negato l'attracco a Lampedusa a una motovedetta maltese che aveva soccorso 170migranti al largo dell'isola. "Chi non accoglie gli immigrati non rispetta gli obblighi internazionali e umanitari", attacca il premier maltese.

http://www.televideo.rai.it/televideo/pub/view.jsp?id=944&p=101
_______________________

Commento del sottoscritto su  FB a margine della notizia
#
Da che pulpito ...


Da "SWISSCOM" - 11/04/11

Italia: protesta tunisini a Trapani,
salta trasferimento

10/04/11 - Un centinaio di tunisini sbarcati nei giorni scorsi a Pantelleria hanno inscenato una manifestazione di protesta nell'aeroporto di Trapani Birgi poco prima di essere imbarcati su un aereo che li doveva trasferire a Lampedusa. Per motivi di sicurezza è stato deciso di rinviare il volo.

Con lo stesso aereo della Mistral Air proveniente da Malpensa, avevano raggiunto in precedenza Lampedusa un'altra ottantina di migranti che facevano parte dello stesso gruppo approdato a Pantelleria. Al momento dell'imbarco il secondo contingente di extracomunitari ha cominciato a protestare, rifiutandosi di salire a bordo e minacciando atti di autolesionismo.

I tunisini provenienti da Pantelleria erano giunti ieri a Trapani con il traghetto di linea proprio in vista del loro trasferimento a Lampedusa, da dove dovrebbero essere rimpatriati. (ats)

http://www.bluewin.ch/it/index.php/572,396399/Italia__protesta_tunisini_a_Trapani,_salta_trasferimento/it/news/diversi/sda/
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine della notizia
#
Certo, per dei migranti sbarcati a Pantelleria, sentire che, dopo essere stati trasportati in aereo a Trapani, saranno portati in aereo a Lampedusa per essere ospitati nel Centro di accoglienza dell'isola non è il massimo.... Ma inscenare per questo una protesta non è davvero un bell'inizio, considerato che in fondo è tutto gratis e ci sono altri che pagano...
#
A Roberto Giacalone e Gianfranco Conversi piace questo elemento.


Da "LIBERO IT" - 10/04/11

Immigrati: Eni taglia costo carburanti
a Lampedusa

Milano, 9 apr. (Adnkronos) - Eni, "in considerazione della pesante situazione di emergenza in cui versa l'isola di Lampedusa a seguito del flusso migratorio, ha deciso di sostenere le famiglie e l'economia dell'isola delle Pelagie riducendo il costo dei carburanti". Lo comunica la compagnia petrolifera.

L'intervento prevede, dal 15 aprile fino al mese di settembre dell'anno in corso, una diminuzione del prezzo dei combustibili e dei carburanti per uso autotrazione e motopesca di 70 euro/millelitri alla società ''Silvia e figli'', rivenditore operante sull'isola.

La stessa società, in accordo con le motivazioni e nello spirito di collaborazione con Eni, ha aderito alla iniziativa e si è impegnata a riversare integralmente tale riduzione di costo dei combustibili, benzina e gasoli, alla propria clientela di Lampedusa.

http://www.libero-news.it/articolo.jsp?id=711982

Notizie simili su:
"AGI" del 9/04/11 - "Lampedusa: Prestigiacomo, OK ENI a riduzione prezzi carburanti"

"BLOG SICILIA" del 9/04/11 - "Per uso autotrazione e pesca. Eni riduce il costo del carburante a Lampedusa"
"DAILY BLOG" del 9/04/11 - "Lampedusa/ Eni riduce il costo del carburante sull’isola. Diminuzione a società “Silvia e figli”, il rivenditore locale"
"AFFARI ITALIANI IT" del 9/04/11 - "Eni/ Riduce il costo del carburante a Lampedusa"

Altri url con stessa notizia:
http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/lampedusa-ok-eni-a-riduzione-prezzo-carburanti/news-dettaglio/3948293
http://www.ecodibergamo.it/stories/apcom/197790_lampedusa_eni_riduce_il_costo_del_carburante_sullisola/
http://www.abruzzo24ore.tv/news/Eni-Riduce-il-costo-del-carburante-a-Lampedusa/28634.htm
http://www.staffettaonline.com/articolo.aspx?ID=92863
http://mammefandimarcocarta.forumcommunity.net/?t=44961277
http://www.sicilianews24.it/index.php?option=com_content&view=article&id=43740:lampedusa-eni-attua-diminuzione-costo-carburante&catid=418
http://www.padovanews.it/.../87506-economia-immigrati-eni-taglia-costo-carburanti-a-lampedusa
http://www.conagrcre.it/content/lampedusa-prestigiacomo-ok-eni-riduzione-prezzo-carburanti-5

e tanti altri ancora
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine della notizia
#
Non ho molta fìducia in certi enti come l'ENI, e non vorrei che questo provvedimento riduttivo dei costi dei carburanti a favore dei lampedusani sia un atto di "carità pelosa"... Vale a dire da una parte ti do qualcosa, ma poi dall'altra me la riprenderò con gli interessi quando verrò a trivellarti i fondali marini nelle vicinanze di casa tua ... "A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si coglie" diceva qualcuno.
#

Post di Franco Carissimi

Il furbo Giulio...


Da "PANTELLERIA COM - News n° 7354" del 10/04/11

"Mediterraneo, il Continente Liquido"

di Guido Picchetti

Ricevo da una cara amica:

Carissimo Guido, avant'ieri, andando in macchina verso Scauri dove si prende la radio tunisina, ho ascoltato le notizie in francese (lo capisco benissimo).

Ad un certo punto c'era una notizia introdotta in maniera felice: una certa società aveva deciso di investire non so quanti milioni di euro in Tunisia. Visto l'enfasi, mi chiedevo chissà in cosa cosisteva l'investimento. E quale non è stata la mia sorpresa ascoltando "piattaforma davanti a Sfax", e a quel punto. sono andata in tilt, non ho capito il seguito, ma si parlava anche di altre due non so dove.

Tu ne sai niente? Io per ora mi collego ben poco e sono poco informata. Dal modo in cui è stata data la notizia, mi sa che in Tunisia non esiste proprio un movimento ecologista! Per loro che sono in crisi e ne hanno ben altre piattaforme, una più una meno non cambia!

Oggi nel libro di storia medievale ho letto che uno storico ha chiamato il Mediterraneo "Continente Liquido". Mi è piaciuto molto la definizione. La religione ci ha separato in nord e sud, est e ovest, mentre una volta era molto più sentita l'appartenenza al "Continente Liquido".

Avrei ancora molto da scrivere, ma questo è per me momento di riflessione, non ho voglia di scrivere, ho fatto eccezione per comunicarti quanto ho ascoltato alla radio per caso. Ti abbraccio, Carole.

La mia risposta:

Cara Carole, capisco la tua meraviglia, ma il modo di agire della Tunisia che tu lamenti per me non è cosa nuova, e più volte l'ho denunciato nei miei "Echi di Stampa" e in vari miei interventi diretti sugli organi di informazione che, on line o meno, hanno avuto la cortesia di ospitarmi...

E' un modo di agire incredibilmente contraddittorio. Da una parte la Tunisia fa parte dell'UNEP-MAP (l'organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa della tutela ambientale per il Mediterraneo), e gestisce uno dei Centri Regionali Operativi (RAC) più importanti in cui si articola l'UNEP-MAP: quello che si occupa delle SPA, vale a dire delle Aree Marine Protette del Mediterraneo, e anche di quelle "Specialmente Protette di Altomare" (SPAMI), due delle quali, individuate da uno speciale meeting di esperti dell'UNEP-MAP (svoltosi ad Istambul nel Giugno dello scorso anno) interessano proprio tutto lo "Stretto di Sicilia" da nord a sud...

D'altra parte, proprio in questo versante sud dello Stretto di competenza territoriale tunisina, quel governo ha predisposto una lottizzazione totale di tutta l'area marina interessata, destinandola alle ricerche e allo sfruttamento delle risorse energetiche petrolifere. Una lottizzazione al cui confronto le concessioni predisposte e in alcuni casi concesse dal nostro Ministero delle Attività Produttive nell'area nord dello Stretto (che pure tanto clamore qui da noi hanno suscitato, con proteste, comitati, no trivella day, etc, etc, e con ragione...), sono davvero ben poca cosa.

E puoi vederlo bene se dai un occhiata al grafico che qui unisco e che puoi anche raggiungere all'url http://www.guidopicchetti.it/Il%20CPPM%20di%20Pnt/News%202010/echi_stampa/ec_stampa%202011/ec-stampa_11_04.htm#foto_dalla_mia_Bacheca_su_FB_del_6/05/11.

Si tratta di una mappa da me ricavata sovrapponendo i piani energetici ufficiali di sfruttamento off-shore di prodotti petroliferi di Italia, Tunisia e Malta (quelli libici sono solo accennati...). E come dico nel testo che accompagna quel grafico, è una mappa poco precisa graficamente (è difficile far coincidere i vari dati), ma, caotica com'è, rende ancora meglio la realtà della Stretto di Sicilia palesemente a rischio inquinamento da idrocarburi già da tempo, essendo proprio sul versante tunisino, e su quello meridionale libico, non pochi gli impianti off-shore di produzione di petrolio già operativi; e anche sul quello meridionale del versante italiano lungo la costa della Sicilia, come la piattaforma Vega dell'ENI, tanto per citarne uno...

Tieni poi presente che Malta, che fa pure parte dell'UNEP-MAP (come l'Italia e tutti gli altri Paesi che lambiscono le coste mediterranee...), ha la responsabilità di un altro Centro Operativo Mediterraneo dell'UNEP-MAP, al quale è stato affidato il compito di proteggere il Mediterraneo dai riversamenti in mare di prodotti petroliferi (e non solo.. .). In altre parole Malta dovrebbe intervenire con prontezza in caso di sempre possibili incidenti del genere... Ma da quanto sta succedendo in questi giorni con gli interventi di soccorso umanitario a sud di Lampedusa, ci si può rendere bene conto a quali mani siamo affidati...

In altre parole non c'è proprio da stare allegri. Gli interessi economici di questi tempi viaggiano ad una velocità tale che superano tutti i protocolli di protezione già da tempo internazionalmente stipulati di comune accordo dai Paesi mediterranei. A partire dalla Convenzione di Barcellona, in conseguenza della quale tutte le Nazioni che lambiscono questo nostro mare, dalle grandi dell'occidente alle più piccole del medio oriente, si sono impegnate a realizzare le Aree Marine Protette in alto mare, tra le quali è appunto compreso anche lo "Stretto di Sicilia".

Ma sai per quale anno questo sogno dovrebbe realizzarsi ? Prima era previsto entro il 2012, e ci saremmo quasi... Ma mi risulta che la data sia stata ora spostata al 2020... Perchè ? La risposta è facile. Perchè nel frattempo dobbiamo trovare il petrolio e possibilmente estrarlo... Le "Aree Marine Protette Speciali di Alto Mare", ("transfrontaliere per definirle con altro termine") possono aspettare. Nel frattempo facciamo congressi, riunioni, meeting, ritroviamoci a pranzo e a cena nelle più belle località del Mediterraneo, e parliamone, su come e dove farle. Le faremo certo, sì, ma in futuro, quando da proteggere non ci sarà più molto, o forse ci sarà solo da cercare di rifare ciò che avremo lasciato bellamente distruggere... E con quali reali possibilità di successo lascio a te immaginare...

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=6480 (solo su abbonamento)

Stesso articolo su una mia "NOTA" su FB del 10/04/11
_______________________


Comment su  FB a margine della nota
#
Post di Peppe D'Aietti

Caro Guido, seguo con molto interesse questa tua battaglia per la tutela del Mediterraneo e l'istituzione di aree marine protette, ma sono decisamente pessimista e molto avvilito, perché penso che nulla ormai possa mettere a freno interessi economici di quel tipo, e temo anche che molti dei nostri politici che adesso protestano contro le perforazioni in acque tunisine, salterebbero subito il fossato se le trivelle fossero le nostre. In più temo che se avvenisse nel Mediterraneo qualcosa di simile a quanto avvenuto negli USA, sarebbe una catastrofe a qualsiasi distanza dalle nostre coste. Quanto al nostro peso politico nei confronti degli altri paesi, lo si sta vedendo in questi giorni, con la Francia e con la stessa Tunisia... proprio da quest'ultima non siamo stati neppure in grado (giusto o sbagliato che fosse) di ottenere il rimpatrio dei migranti sbarcati a Lampedusa prima dell'accordo...! Solo una nuova rivoluzione industriale, basata su altre fonti d'energia (come l'idrogeno, o la fusione nucleare, o nuove forme di sfruttamento dell'energia solare o geotermica, più efficienti delle attuali), può salvare la nostra isola e il nostro stesso pianeta. Comunque sono con te. Ti abbraccio e spero di vederti presto!
#
Post di Guido Pietroluongo
In questi mari vivono ecosistemi e specie animali protetti da leggi internazionali. Attività di questo genere mettono in serio pericolo la vita del mare e la nostra con esso. Pensiamo solo al recente spiaggiamento di 2 Zifi sulle coste siracusane, animali all'apice della catena alimentare bioindicatori di questo pericolo. Bisogna ricorrere a seri piani di azione per fermarli. La Puglia insieme al Molise e all'Abruzzo si è attivata per fermare le introspezioni in Adriatico. Lottiamo uniti e salviamo il mare e il nostro futuro.
#
A Peppe D'Aietti, Gianluca Salerno, e AssPescatori Di Pantelleria piace questo elemento
.


Da "IL TEMPO" - del 10/04/11

Guerra diplomatica

Ma anche ieri i raid aerei hanno sostenuto gli insorti. Scende in campo l'Unione Africana
che non crede nel conflitto. Gheddafi riappare davanti alle telecamere della Tv di Stato.

di Marino Collacciani

Caos in Libia. La Nato ha ripreso ieri in maniera pesante gli attacchi dal cielo, ma adesso deve fare i conti con l'Unione africana tornata in campo per trovare una soluzione diplomatica alla crisi libica: oggi una delegazione di mediatori della Ua sarà in Libia per incontrare le parti in conflitto e tentare di ottenere un cessate il fuoco mentre giovedì Jean Ping, presidente della Commissione dell'Unione, sarà al Cairo ad una conferenza dell'Onu con Unione europea e Lega araba. Insomma, per chi non lo avesse ancora capito (la Francia si ostina a farlo, ma ormai appare isolata), la guerra fin qui condotta dagli alleati è stata una follìa.

Così, dopo avere fatto parlare i raid aerei della Nato, la diplomazia internazionale spinge sull'acceleratore per trovare una via d'uscita alla crisi libica. E, ormai, i primi a essere convinti che le bombe sganciate dal cielo non basteranno a cacciare Gheddafi, sono proprio i responsabili dell'Alleanza. «Non c'è una soluzione militare a questo conflitto. Noi abbiamo bisogno di una soluzione politica e tocca al popolo libico muoversi in tal senso», ha dichiarato ieri il segretario generale Anders Fogh Rasmussen. L'ex primo ministro danese sta avendo colloqui con gli alleati, in vista della riunione del gruppo di contatto sulla Libia in Qatar, mercoledì 13, e della ministeriale esteri della Nato, il 14 e il 15 a Berlino, dove è attesa Hillary Clinton, segretario di stato Usa.

Dunque, diplomazia in fermento, alla ricerca di una strada condivisa. Allora, mentre la Ue assicura le Nazioni Unite di essere pronta a dispiegare una missione militare a sostegno umanitario, la Nato comincia a considerare scenari futuri, che potrebbero aprirsi se si riuscisse in tempi brevi a far cessare il fuoco, a cacciare il Raìs dal Paese e ad avviare un processo di transizione democratica. E si parla anche del dispiegamento di una forza di interposizione tra le parti opposte.

Una sorta di «cuscinetto» che però non ha ancora coinvolto la componente militare dell'Alleanza. Uno scenario, comunque, possibile alla stregua di quanto successo in Libano, dove Hamas e Israele riconoscono la missione dei caschi blu delle Nazioni Unite come un arbitro affidabile e imparziale. Peccato che in Libano le parti opposte entro le quali interporsi sono definite, mentre in Libia no. Infatti, la comunità internazionale è divisa sul riconoscimento del Cnt, il Consiglio nazionale di transizione libico al quale i ribelli fanno riferimento.

Finora solo Francia, Italia e Qatar l'hanno riconosciuto. Gli emissari dell'Unione africana, tra i quali il presidente sudafricano Jacob Zuma, avranno oggi colloqui in Libia con Muammar Gheddafi e con i responsabili del Cnt. La missione è stata decisa dopo il benestare della Nato che sta implementando la no fly-zone nei cieli libici. Dal canto suo, la Turchia continua gli sforzi di mediazione parallelamente. Sul fronte del conflitto, ieri almeno quattro raid aerei della Nato hanno colpito le posizioni dell'esercito di Gheddafi a Misurata, città della Libia occidentale da giorni assediata dalle forze lealiste e teatro di violenti scontri. Almeno 8 i morti. «Devo dire che da ieri stiamo registrando un cambiamento positivo nelle forze Nato», ha dichiarato Mustafa Abdulrahman, portavoce degli insorti che ieri hanno violato la no fly zone. Gheddafi intanto continua a ostentare sicurezza: ieri è tornato a farsi vedere in pubblico, ripreso dalle telecamere della tv libica. Circondato dalle sue guardie del corpo, occhiali da sole e caratteristico mantello marrone, il colonnello ha visitato la scuola di Jeel al Wehda nella capitale, mentre gli studenti urlavano: «Solo Allah, Muammar e la Libia».

http://www.iltempo.it/interni_esteri/2011/04/10/1249614-guerra_diplomatica.shtml
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine della notizia
#
Il punto della crisi libica, in continua evoluzione... Si troverà la via d'uscita o avremo un'altra zona calda permanente ad un passo da casa, con i caschi blu in mezzo a far da pacieri ?


Da "IGN ADNKRONS" del 9/04/11

Immigrati: sbarco a Pantelleria,
rintracciati 124 tunisini

Palermo, 9 apr. - (Adnkronos) - Nuovo sbarco di immigrati a Pantelleria, in provincia di Trapani, dove i carabinieri e gli uomini della Capitaneria di Porto sono riusciti a rintracciare 124 migranti, che dopo aver eluso i controlli, hanno raggiunto la terraferma. Lo scafista del barcone, che ha condotto gli extracomunitari sull'isola, e' stato arrestato dopo un breve inseguimento in mare dagli uomini della Capitaneria di Porto. Proseguono intanto le ricerche per rintracciare altri eventuali fuggitivi. Ieri altri 42 migranti erano approdati sull'isola delle Egadi, anche in questo caso, gli scafisti, tre tunisini, sono stati bloccati ed arrestati.

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Immigrati-sbarco-a-Pantelleria-rintracciati-124-tunisini_311884434636.html
Notizia simile su "PANTELLERIA COM News n° 7346" (solo su abbonamento)
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine della notizia
#
Qui le notizie ufficiali sul barcone fermato a Pantelleria tra Scauri e Sataria, di cui su FB ho riferito stamane in diretta. Il fermo è avvenuto dopo che i migranti erano già sbarcati. Dopo un breve inseguimento, la Guardia Costiera, ha arrestato lo scafista, mentre i carabinieri e gli uomini della Capitaneria di Porto sono riusciti a rintracciare a terra 124 migranti.


Da "JULIE NEWS" - 9/04/11

Intesa Italia-Francia: pattugliamenti congiunti sulle coste
La frattura con la Francia è stata risanata

di Antonio Formisano

08/04/2011, PANTELLERIA - Sarebbe stato l’ennesimo dramma di vite umane quello che è accaduto al largo di Pantelleria, qualora non si fosse risolto con il salvataggio di diverse persone. Sintomo di mancanza di umanità e allo stesso tempo di illegalità. Nel continuo andirivieni di barche contenenti profughi diretti verso le coste siciliane, questa mattina tre scafisti, probabilmente tunisini, a un paio di miglia dall’isola di Pantelleria, hanno costretto i profughi che avevano a bordo, una quarantina circa, a buttarsi in acqua. E questo per distogliere l’attenzione della Guardia Costiera che li stava inseguendo. Per fortuna i quaranta uomini, praticamente costretti a gettarsi in mare, sono stati soccorsi, mentre due motovedette si sono immediatamente mosse nell’inseguimento del barcone, che è stato fermato a tre miglia dalla costa, mentre i tre scafisti sono finiti in manette.

Intanto, il lavoro tra il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, e il suo omologo francese, Claude Gueant, sembra aver prodotto qualcosa. Italia e Francia daranno vita a pattugliamenti congiunti aerei e navali contro l’immigrazione clandestina e ci sarà la creazione di un gruppo di lavoro comune per fronteggiare l’emergenza sbarchi. I pattugliamenti si svolgeranno in particolar modo davanti alle Coste del Nord Africa e della Tunisia. Sono questi i due punti centrali dell’intesa raggiunta stamane a Milano nel corso del faccia a faccia tra i due ministri. Incontro durato circa un’ora e il cui obiettivo era una ricucitura tra Italia e Francia, dopo le tensioni delle ultime ore. Inoltre sulla questione che ha determinato polemiche sulla libera circolazione “si applicano le regole di Schengen e gli accordi bilaterali Italia-Francia secondo le regole che ci sono”.

Se la frattura con la Francia sembra rientrata, per l’Italia si apre però ora un nuovo fronte diplomatico con Malta. Il ministro dell’Interno maltese, Carm Mifsud Bonnici, ha accusato infatti le autorità italiane di essere “irresponsabili” per essersi rifiutate di accogliere 171 migranti soccorsi in mare da una motovedetta maltese.

http://www.julienews.it/notizia/cronaca/intesa-italiafrancia-pattugliamenti-congiunti-sulle-coste/72793_cronaca_2.html
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine della notizia
#
E' di ieri... La montagna ha partorito il topolino... Il pattugliamento congiunto italo-francese delle coste ... Ma non c'è già il Frontex delegato a per questo compito dall'UE... Che facciamo ? Compriamo altre videocamere per i mezzi italo-francesi che fanno questi pattugliamenti?

#
Post di Giò Nastasi

... fumo negli occhi caro Guido!


Da "ECOBLOG" - 9/04/11


In Honduras insegnano agli squali
a mangiare pesci scorpione

postato da Marina

08 aprile 2011 - Ecco come (le foto). 

Problema: le acque del Parco marino di Roatan in Honduras, ma in genere dei Caraibi, sono invase da pesci scorpione o Pterois volitans, specie velenosa, invasiva e non autoctona, dunque priva dei suoi naturali predatori. I pesci scorpione sono arrivati qui per la scelleratezza di un appassionato di acquari e si sono moltiplicati bene grazie alle condizioni ambientali favorevoli. Purtroppo distruggono le altre specie e sopratutto la barriera corallina. Ogni tentativo di controllarli è andato male. Per la loro invasività sono stati paragonati ai ratti. Come, se non disfarsene, provare a controllarli ?

Soluzione: un gruppo di sub sta provando a educare gli squali locali a cibarsene. I predatori non conoscono i pesci scorpione e dunque non hanno mai pensato di cacciarli e di mangiarseli. I sub allora li cacciano per loro e hanno preparato dei bocconcini. Gli squali hanno gradito e ora si spera diventi uno dei pezzi forti del loro pasto.

Racconta Antonio Busiello autore delle foto che ha concesso al National Geographic (vi invito a visitare l’intera gallery):

Come in ogni angolo dei Caraibi, il parco marino Roatan sta cercando una soluzione; un’idea è quella di portare questi pesci sulle tavole e convincere le persone a cucinarli e mangiarli. Durante una competizione organizzata dal parco, più di 1700 pesci scorpione sono stati cacciati e cucinati in un solo giorno. Un sommozzatore con un fucile subacqueo ne ha uccisi da solo più di 60. Sono davvero ovunque. (Foto Antonio Busiello per National Geographic)

http://www.ecoblog.it/post/12398/ecco-come-le-foto-in-honduras-insegnano-agli-squali-a-mangiare-pesci-scorpione?
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine della notizia
#
Tanto per distrarsi dai fatti più seri... Bravo Antonio Busiello che ha fatto le foto per National Geographic...

#
Post di Giò Nastasi

... grazie !
#
Post di Lilli Thewolf

E' oramai vietato dare da mangiare agli squali... Crea una situazione che poi rende piu frequenti e pericolosi i contatti tra umani e squali, dato che questi ultimi si abituano ad avvicinarsi alle coste e agli umani per mangiare... Queste sono le niuove preoccupazioni dei biologi ... In molti paesi e' orami vietato lo" shark feeding"...
#
Post di Guido Picchetti

Evidentemente non lo è ancora a Roatan in Honduras, e il fine giustifica i mezzi ...
#
A Giò Nastasi, Fabio Russo e Filmati Di Mare piace questo elemento.


Da "CLANDESTINO WEB" - 9/04/11

Germania, immigrazione: accordo
con Malta per il trasferimento di migranti

Venerdì 08 aprile 2011 - Secondo il ministro dell'interno Hans-Peter Friedrich Berlino darà in queste ore l'ok all'accoglimento di un centinaio di immigrati ora a Malta arrivati in questi giorni sull'isola di Malta in attesa di una nuova sistemazione.

Sempre secondo il ministro dell'Interno i dettagli verranno negoziati tra La Valletta e i 16 laender tedeschi che daranno accoglienza ai migranti, permettendo così una gestione e una distribuzione mirata degli immigrati. Non è il primo trasferimento, nell'ottobre scorso altri 100 africani erano arrivati in Germania da Malta.

Un operazione che si inquadrerebbe nel rilancio di un governo uscito decisamente appannato dalle ultime tornate elettorali che hanno visto la sconfitta dopo quasi mezzo secolo del centro destra nella regione del Wuden-Wirtenberg, con un crescita clamorosa dei Verdi, attestati secondo gli ultimi dati al 28%.

http://www.clandestinoweb.com/number-news/10079-germania-immigrazione-accordo-con-malta-per-il-trasferimento-di-migr.html
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine della notizia
#
E come mai stamani in Italia si parla invece di blocco ai migranti con il permesso anche da parte della Germania ai confini dell'Italia ? Ma Malta e Italia, come Francia e Germania, non fanno tutti parte dell'Europa ??? Poveri noi...

#
Post di Giò Nastasi

Ahahah... Guido, è meglio se andiamo al mare altrimenti ci viene l'ulcera fulminante...! Scusa la risata... ma mi viene da piangere! :((((((((


Da "DAILY BLOG" - 9/04/11

Immigrati/ Barcone con 171 rifugiati
arriva a Malta
Guardacosta maltese prova a dirottarli su Lampedusa ma non ha l'ok

Venerdì, aprile 8th, 2011 - Un’imbarcazione con a bordo 171 rifugiati provenienti da diversi paesi africani è giunta oggi a Malta. Sbarcati, i rifugiati sono stati raggruppati sulle banchine del porto de La Valletta.

Questi ultimi sbarchi portano a oltre 1000 il numero delle persone che scappando dalla Libia sono giunte a Malta solo negli ultimi giorni.

I guardacosta maltesi avevano cercato di accompagnare il barcone sino all’isola di Lampedusa, territorio italiano, ma l’accesso al porto è stato impedito dalle autorità italiane che hanno precisato di non aver più abbastanza cibo e medicamenti dopo le varie migliaia di sbarchi degli ultimi giorni.

http://www.dailyblog.it/immigrati-barcone-con-171-rifugiati-arriva-a-malta-guardacosta-maltese-prova-a-dirottarli-su-lampedusa-ma-non-ha-ok/08/04/2011/
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine della notizia
#
E meno male... Tuttavia, se si riuscisse a cooperare in queste operazioni umanitarie sarebbe molto, ma molto meglio...

#
Post di Giò Nastasi ‎

Gli unici che cooperano sono i marinai e la guardia di finanza, CC, GC... in pratica la gente comune... tutto il resto è un grande bluff..!!! ‎... bluff all'italiana...!!! ahahah!; ((((((((((


Da "IL GIORNALE IT" - 9/04/11

Tutti gli alibi di Malta, l’isola degli egoisti

di Manila Alfano

Venerdì 08 aprile 2011 - Il giorno dopo Malta non ha nulla di cui vergognarsi. È quello che ripete ogni quattro parole il ministro dell’Interno Carmelo Mifsud Bonnici. Risponde dopo pochi squilli di telefono. Ha voglia di spiegare, raccontare la versione di Malta: «Abbiamo ricevuto l’allarme dal barcone, abbiamo girato la richiesta all’Italia. Tutto secondo le regole del diritto internazionali. Non abbiamo niente di cui giustificarci. È vero, quell’area era di nostra competenza. E infatti abbiamo coordinato le operazioni». Malta che si limita a girare la chiamata, a avvisare, a dare la posizione del barcone in avaria. E aspettare.

È notte fonda quando a La Valletta arriva l’appello disperato dei naufraghi. Stanno affondando, il vecchio barcone imbarca acqua, le onde sono alte fino a tre metri. A bordo è il panico. Ci sono donne, bambini. Bisogna intervenire e in fretta. Malta non si muove. Coordina le operazioni. Chiama l’Italia. Arrivano le nostre motovedette, un peschereccio siciliano. La gente a bordo si ammassa per salire sulle scialuppe di salvataggio. È l’orrore. Cadono in mare, uno a uno trascinati nel gorgo. Si salvano in 51 gli altri affondano, inghiottiti dal mare in tempesta, dal buio, dal freddo. Ieri le ricerche sono continuate, ma affiorano solo cadaveri. Non si sa neppure con precisione quante persone erano a bordo. Erano e rimarranno fantasmi senza nome.

È la più grande tragedia in mare degli ultimi tempi e si consuma nelle acque di competenza di Malta, ma Malta non c’è. «Ma noi eravamo molto più lontani», spiega Bonnici. È il solito copione: Malta si difende. Malta piange. Malta dice che non è vero. «Non ce ne siamo lavati le mani, il nostro centro ha subito inviato la chiamata a Roma». Non c’erano uomini o mezzi a soccorrere i naufraghi, ad aiutare gli italiani nelle operazioni di recupero. Le regole vanno rispettate, ma c’è un codice d’onore in mare che dovrebbe andare oltre. Se c’è un uomo in mare lo salvi. Stop. Se sono tanti ancora di più. Malta invece si appella al diritto. E la risposta è sempre la stessa: «Le regole internazionali risalgono al 1979. E in questi anni tutto è filato liscio».

Insomma, tutto liscio proprio no. Era il 2009 quando l’Italia litigava con Malta per gli immigrati. Oggi come allora c’era un’emergenza da gestire, da condividere. Malta misurava confini e zone di competenza. E toccava sempre all’Italia. Ma non era la prima volta: già nel 2004 la nave Cap Anamur era stata palleggiata per ben 21 giorni tra Roma e La Valletta. Nessuno voleva cedere perché a bordo c’erano 37 clandestini provenienti dalla Libia. Anche in quel caso la nave aveva finito per attraccare in Sicilia. Stessa scena nel 2009 con il mercantile turco Pinar. Il mercantile aveva recuperato 140 clandestini naufraghi. Malta si era rifiutata fin dall’inizio di accogliere la nave. L’imbarcazione era rimasta ferma per giorni, in mezzo al mare, senza cibo, con pochissima acqua. La situazione si era sbloccata solo quando Roma si era decisa a cedere.

Anche quella volta l’odissea era finita approdando in Sicilia. Allora Maroni, stanco dell’ennesima prova di forza, aveva preparato un dossier da mandare all’Unione europea: tutte le scorrettezze di Malta contro l’Italia indicate una per una, con tutte le volte che La Valletta si era voltata dall’altra parte: «L’egoismo di Malta ci costa più di tre milioni», sbottava il ministro «Quasi 700 interventi fatti al posto di Malta». Malta dimentica o finge di non vedere: eppure è lei ad avere la fetta più grande di mare da pattugliare. È per questo che nel 2009 aveva a disposizione oltre 112 milioni di euro. Fondi dell’Unione Europea che servivano per condividere gli sforzi, per vigilare nel Mediterraneo, per potenziare i mezzi di pattuglia. Ma Malta oggi ha le stesse risposte di allora: «Voi eravate più vicini, 30 miglia. Noi 100». La solita strategia del righello.

http://www.ilgiornale.it/interni/tutti_alibi_malta_lisola_egoisti/08-04-2011/articolo-id=515997-page=0-comments=1  
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine della notizia

#
Se poi a Malta si confonde l'orientamento Sud-Ovest (verso Lampedusa) con quello Sud-Est (verso il lato opposto), certo la distanza aumenta, ed è ancora più facile sottrarsi alle competenze... E non è una battuta, guardate i comunicati ufficiali maltesi dei giorni scorsi ...
#
Post di Giò Nastasi ‎

Siamo sicuri che si confonde ??!!


Da "IGN - ADNKRONOS" - 9/04/11

Immigrati: 'Avvenire', la Ue
non ha politica sulle migrazioni

Roma, 8 apr. - (Adnkronos) - "L'Unione europea non ha una politica sulle migrazioni, anche se la questione ha dimensioni, appunto, continentali". Lo riporta l'Avvenire in un editoriale sull'emergenza immigrati e sulle posizioni di Italia e Francia per gestire la situazione. "Le migrazioni investono l'Unione da Sud (e sono in prima linea Italia, Grecia, Malta) - prosegue il quotidiano - ma anche da Est. Non avendo una strategia la Ue, non ne hanno una degna di tal nome i singoli Stati. L'Italia aveva arruolato Gheddafi, pagando cari i suoi servigi. E ora? La Grecia - prosegue l'Avvenire - pensa di costruire un muro sul confine con la Turchia, proprio mentre gli Usa registrano il fallimento del muro lungo il confine con il Messico. Malta un po' respinge e un po' accoglie".

http://www.adnkronos.com/IGN/News/Politica/Immigrati-Avvenire-la-Ue-non-ha-politica-sulle-migrazioni_311880254219.html
_______________________

Commento del sottoscritto su  FB a margine della notizia
#
Mi sembra la diagnosi sulla situazione più giusta, tra le tante sentite in questi giorni...


Da "PANTELLERIA COM News n° 7339" dell'8/04/11


Clandestini gettati in mare a Suvaki
Arrestati i tre giovani scafisti dopo un inseguimento

di Salvatore Gabriele

Li hanno costretti a gettarsi in mare, poi hanno girato la prua verso la Tunisia da dove erano partiti. Sono stati arrestati dai carabinieri dopo un lungo inseguimento nel Canale di Sicilia, al quale ha partecipato anche una motovedetta della Guardia Costiera. Sono tre giovani scafisti tra i 23 e i 27 anni, tunisini che su un gozzo di 12 metri avevano trasportato nell’isola di Pantelleria 42 clandestini.

Si è sfiorata una tragedia, ma fortunatamente tutti i clandestini sapevano nuotare ed hanno raggiunto la riva a nuoto. Sono le undici del mattino di oggi 8 aprile quando in località Suvaki una barca si avvicina alla costa. La vedono gli abitanti della contrada a ovest dell’isola a poca distanza di alcuni alberghi.

Qualcuno avverte i carabinieri, altri la Capitaneria. Dal porto escono immediatamente due motovedette. Quella della Guardia Costiera arriva sul posto dove i clandestini stanno ancora nuotando, mentre la motovedetta dei carabinieri inizia ad inseguire la barca con i tre scafisti. Non si ferma, vuole rientrare in Tunisia.

Dopo essersi assicurati che i clandestini sono tutti salvi la motovedetta della Guardia Costiera raggiunge a sua volta la barca dei tre scafisti. Non si fermano, viene gettata una cima per cercare di bloccare il timone. La barca allora viene chiusa in sandwich dalle due motovedette ed i tre vengono arrestati. La barca viene rimorchiata dalla motovedetta della Guardia Costiera e posta sotto sequestro.

I 42 clandestini nel frattempo vengono trasferiti nel centro di prima accoglienza presso la caserma “Barone” dell’esercito in Via Arenella, rifocillati con un pasto caldo e forniti di indumenti. Una tragedia evitata solo perché le condizioni del mare erano ottime. Qualche anno fa in circostanze analoghe annegarono otto migranti della Sierra Leone in località Punta Polacca, poco distante da Suvaki e altri otto in località Nicà.

Sono 527 i clandestini sbarcati nell’isola di Pantelleria dall’inizio dell’anno, dieci gli scafisti arrestati in operazioni congiunte di carabinieri e Guardia Costiera. I clandestini saranno trasferiti a Trapani con il traghetto Cossyra che parte da Pantelleria stasera alle 23,00. Saranno portati nel centro Serraino Vulpitta del capoluogo. Si deciderà poi se rimpatriali o inviarli in altre strutture.

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=6465 (solo su abbonamento)

Notizia simile su "PALERMO REPUBBLICA IT" dell'8/04/11
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine della notizia
#
Un paio di ore fa... Per fortuna è finita bene... I migranti, una cinquantina, tratti tutti in salvo, e i tre scafisti (probabilmente tunisini) arrestati da Guardia Costiera e CC.. E' accaduto nella baia sotto Madonna delle Grazie ...

#
A Fabio Russo piace questo elemento.


Da "NEWZ IT" dell'8/04/11

Isola Capo Rizzuto. Nuovi arrivi di
extracomunitari al Centro d’accoglienza di S. Anna


 

Isola Capo Rizzuto (Crotone). Ieri trasferiti per via aerea al C.D.A./C.A.R.A. di Crotone altri 200 extracomunitari (di varie nazionalità) provenienti dalla Libia e sbarcati a Pantelleria, tutti poi richiedenti asilo. Nel contempo nel tardo pomeriggio a seguito di richiesta telefonica di aiuto pervenuta ad un extracomunitario iracheno ospite del Campo con conseguente allertamento dell’Ufficio Immigrazione e di attività di accertamento della Squadra Mobile sulla utenza da cui è partito l’SOS con individuazione sommaria dell’area interessata alla segnalazione di presenza in mare di una unità con 70 connazionali a bordo che asserivano di stare imbarcando acqua, provenienti dalla Grecia, sono state diramate le ricerche alle unità navali della Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto in servizio in Calabria.

http://www.newz.it/2011/04/08/isola-capo-rizzuto-nuovi-arrivi-di-extracomunitari-al-centro-daccoglienza-di-s-anna/93515/
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
Riporto qui il pezzo come ennesima prova dell'ignoranza di certi "giornalisti" deboli in geografia, che confondono Pantelleria con Lampedusa e viceversa, come fosse un'unica isola. I migranti trasferiti a Crotone, provenienti dalla Libia, sicuramente erano sbarcati a Lampedusa, in quanto gli sbarchi a Pantelleria, almeno fino ad oggi, sono stati davvero pochi ...

#
A Dc Gallipoli piace questo elemento.


Dalla mia "BACHECA" su FB" dell'8/04/11

 

Un comunicato stampa del Comune di Lampedusa


 

http://www.facebook.com/guido.picchetti

_______________________

Commento del sottoscritto su  FB a margine del comunicato
#
Ma possibile che non si possa avere alcuna certezza sul punto dove è avvenuta l'altra notte la tragedia del barcone rovesciato ? In un comunicato stampa appena diramato dall'ufficio stampa del Comune di Lampedusa si afferma "70 miglia dalle coste lampedusane", invece delle 32 miglia risapute finora. Per gli scomparsi certo non fa differenza, ma un po' di serietà non guasterebbe...


Da "VIRGILIO NOTIZIE" - 8/04/11

Libia/ Ministro dell'Energia fuggito a Malta
su motopeschereccio

La Valletta: "Gli abbiamo concesso la protezione umanitaria"

Roma, 7 apr. (TMNews) - Il ministro dell'Energia e dell'industria libico, Omar Fathi bin Shatwan, si è rifugiato a Malta, dove è giunto venerdì scorso a bordo di un piccolo motopeschereccio partito da Misurata. Lo ha dichiarato oggi il ministro degli Esteri maltese, Tonio Borg, al quotidiano Malta Today.

"Il governo maltese ha subito concesso la protezione umanitaria a Shatwan, dal momento che fuggiva da una situazione di pericolo a Misurata", ha aggiunto Borg. La città di Misurata è sotto l'assedio delle forze del leader libico Muammar Gheddafi da oltre 40 giorni. Sono centinaia i morti e i feriti, secondo l'Onu.

http://notizie.virgilio.it/notizie/esteri/2011/04_aprile/07/libia_ministro_dell_energia_fuggito_a_malta_su_motopeschereccio,29079952.html
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
Anche i ministri di Gheddafi migrano come clandestini sui barconi, e ricevono "protezione umanitaria"... Dobbiamo crederci ? E cosa pensate significhi ?
#
Post di Franco Carissimi

Che quando la nave affonda i topi...
#
Post di Guido Picchetti

Mi sembra giusto... Speriamo affondi presto, ma soprattutto che gli altri esseri viventi possano scampare alla tragedia...


Da "AGORA MAGAZINE" - 8/04/11

Ambasciata di Malta a Roma

Malta: dichiarazione del Ministero
della Giustizia e degli Interni

Giovedì 7 aprile 2011 - Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa che Roberto Pace, primo segretario e console ambasciata di malta a Roma ci invia. (Redazione Politica di "Agora magazine").

Con riferimento alle dichiarazioni fatte questa mattina alla Camera dei Deputati dall’On. Roberto Maroni, Ministro degli Interni italiano, riguardanti la tragedia della barca carica di migranti affondata vicino all’Isola di Lampedusa, il Governo maltese chiarisce quanto segue:

• L’informazione riguardante il barcone carico di immigrati è stata ricevuta inizialmente alle ore 00.25 di mercoledì, 6 Aprile, da un funzionario del Centro di Detenzione del Ministero di Grazia e Giustizia di Ħal Far il quale è stato avvicinato da un cittadino di un paese terzo ivi residente. Il funzionario è stato informato che dei migranti erano in mare aperto e gli è stato dato un numero di telefono satellitare. Tale informazione è stata subito supportata da un’altra telefonata di un cittadino somalo che ha confermato la stessa notizia.

• Alle ore 01.20 il Rescue Coordination Centre (RCC Malta) delle Forze Armate maltesi ha stabilito il primo contatto con il Comando Generale della Guardia Costiera italiana a Roma (MRCC Roma) e con il Comando Generale della NATO a Napoli. RCC Malta ha riferito ad entrambi l’informazione ricevuta, e gli ha richiesto conferma della disponibilità dei loro assetti.

• Mai, RCC Malta ha informato o dato ad intendere a MRCC Roma che le Forze Armate Maltesi non erano in grado di inviare i loro assetti nella zona in questione. RCC Malta ha richiesto conferma della disponibilità degli assetti del MRCC Roma per stabilire quali assetti erano più vicine al luogo dell’incidente ed in grado di effettuare il salvataggio prima. Gli obblighi di tutte le autorità e dei natanti ha rispondere alle richieste di aiuto sono chiaramente specificati nella Convenzione Ricerca e Recupero del 1979.

• Durante il contatto iniziale con MRCC Roma alle ore 01.20, RCC Malta comunicava che il barcone in questione era in difficoltà ed imbarcava acqua.

• Alle ore 01.26 MRCC Roma ha riferito a RCC Malta che non disponeva di risorse nella zona, dato che tutte le sue motovedette erano impegnate in altre due operazioni. Entrambi i centri si impegnavano ad identificare un natante che potesse prestare soccorso immediato, e alle ore 02.15 MRCC Roma ha informato RCC Malta che il peschereggio italiano “Cartagine” era a 10 MN dalla zona interessata, e procedeva per controllare la situazione. Alle ore 04.16 MRCC Roma comunicava ad RCC Malta che la Cartagine era arrivata sul posto assieme a due motovedette della Guardia Costiera Italiana che si trovavano nelle vicinanze. Veniva segnalato che il barcone dei migranti procedeva verso Nord.

• Alle ore 06.28, MRCC Roma ha informato RCC Malta che a causa del mare mosso, il barcone si era ribaltato alle ore 05.35 a 32 MN Sud di Lampedusa e a 100 MN Sud-Est di Malta.

• Ieri mattina RCCMalta ha inviato la motovedetta Offshore Patrol Vessel P61 nella zona di ricerca. La motovedetta P61 è rimasta sul posto tutta la notte ed è tutt’ora coinvolta nella stessa operazione. Le Forze Armate maltesi hanno effettuato le ricerche con due aerei di pattuglia, uno dei quali, il Beechcraft King Air B200, fa parte della nuova Maritime Patrol Aircraft (MPA).

In questo caso l’obbligo di Malta era di coordinare le operazioni di ricerca e recupero al fine di salvare i migranti che si trovavano sul barcone. I sopracitati fatti, comprovati da chiara evidenza, provano che Malta ha aderito ai suoi obblighi internazionali come ha sempre fatto negli scorsi decenni.

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article15563

Commento del sottoscritto dell'8/04/11 a margine dell'articolo su "Agora Magazine"

Nel comunicato del Ministero della Giustizia e degli Interni Maltese si riconferma che "alle ore 06.28, MRCC Roma ha informato RCC Malta che a causa del mare mosso, il barcone si era ribaltato alle ore 05.35 a 32 MN Sud di Lampedusa e a 100 MN Sud-Est di Malta."
Il comunicato ne riprende uno analogo sullo stesso argomento diramato in data 6/04, e come il precedente è decisamente errato, in quanto viene indicata come posizione del barcone da Malta la direzione Sud-Est invece di Sud-Ovest !!!
Sfido chiunque a trovare un punto su qualunque carta nautica che corrisponda alle indicazioni del governo maltese sul luogo dell'incidente, a meno di non spostare Malta o Lampedusa da dove sono realmente situate ...


Da "AGORA MAGAZINE - 8/04/11

Le Forze Armate di Malta informano

Malta coordina il salvataggio di barcone
capovolto di migranti

Mercoledì 6 aprile 2011 - Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa che Roberto Pace, Primo Segretario e Console Ambasciata di Malta a Roma ci invia. (Redazione Politica di Agora Magazine)

Con riferimento a numerosi articoli della stampa locale ed estera, le Forze Armate di Malta informano che il “Rescue Co-ordination Centre” (RCCMalta) é stato coinvolto questa mattina nel coordinamento di un operazione di ricerca e soccorso che ha visto 49 immigrati clandestini soccorsi vicino all’Isola di Lampedusa a seguito del ribaltamento della loro imbarcazione.

Alle ore 00.25 circa di mercoledì, un dipendente del Centro di Detenzione del Ministero della Giustizia ed Interni di Ħal Far è stato avvicinato da un cittadino di un paese terzo ivi residente che gli ha comunicato che un numero di immigrati clandestini erano in mare dandogli un numero di telefono satellitare. Tale informazione è stata subito supportata da un’altra telefonata di un cittadino somalo, il quale ha confermato l’accaduto.

RCC Malta a Luqa Barracks ha individuato la barca degli immigrati in una località a circa 40 miglia nautiche (MN) a Sud dell’Isola di Lampedusa e circa 101 MN a Sud-Est di Malta. La barca è stata contattata da RCC Malta ed ha informato di avere 200 persone a bordo e procedevano verso Nord.

Il Comando Generale della Guardia Costiera a Roma (MRCC Roma) ed il Comando della Nato a Napoli sono stati informati da RCC Malta dell’informazione ricevuta ed ha richiesto la conferma della disponibilità dei loro rispettive risorse. Alle 01.20, MRCC Roma ha contattato RCC Malta per confermare se fosse un caso SAR.

Alle 02.15, MRCC Roma informava RCC Malta che un peschereccio italiano, il Cartagine, era localizzato nelle vicinanze degli immigrati clandestini, a circa 10 MN ed ha cambiato rotta per controllare la situazione.

Tra le 01.35 e le 03.00, con il telefono satellitare, sono stati effettuati svariati tentativi di ristabilire un contatto con la barca degli immigrati, senza esito. Per le 03.08, MRCC Roma informava RCC Malta che il peschereccio si stava dirigendo verso l’imbarcazione con due navi della Guardia Costiera italiana. Anche un elicottero era stato autorizzato dalla NATO di sorvolare l’area.

Quando il contatto con gli immigrati clandestini è stato ristabilito da RCC Malta alle 04.12 hanno confermato che stavano navigando e che erano a 32 MN a Sud di Lampedusa ed a 96 MN Sud-Est di Malta. La comunicazione è stata inoltrata a MRCC Roma, che ha confermato che una motovedetta italiana della Guardia Costiera era nella zona.

Più tardi, alle 05.35 MRCC Roma informava RCC Malta che la loro motovedetta aveva intercettato la barca degli immigrati che si era fermata alle 04.15 per mancanza di carburante. Dato le avverse condizioni climatiche in quel momento non è stato possibile effettuare il trasferimento delle persone a bordo. Il peschereccio Cartagine, che aveva cambiato rotta, arrivava anch’esso nella zona.

Alle 06.28, MRCC Roma informava RCC Malta che a seguito delle precedenti informazioni, la barca degli immigrati si era capovolta per il maltempo e che sei persone erano state recuperate fino a quel momento.

Le motovedette italiane avevano fino alle 06.50 recuperato 49 immigrati e stavano ritornando a Lampedusa, mentre il peschereccio Cartagine stava sul posto prestando assistenza. RCC Malta preparava la motovedetta (OPV) P-61 della Squadriglia marittima ed un velivolo Air Wing Islander per recarsi nella zona.

Nel frattempo, un messaggio Mayday veniva trasmesso da RCC Malta a tutte le imbarcazioni alle 07.47, chiedendo a tutte le imbarcazioni in transito nella zona di prestare aiuto. Alle 08.10, MRCC Roma informava RCC Malta che il peschereccio Cartagine aveva recuperato altri 3 individui.

Il velivolo Air Wing Islander decollava per recarsi sul posto mentre la Motovedetta OPV P-61 salpava per prestare assistenza nelle operazioni in corso.

Le ricerche stanno attualmente andando avanti.

http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article15530
_______________________

Commento del sottoscritto dell'8/04/11 a margine dell'articolo su "Agora Magazine"

Vedo stamane che il comunicato pubblicato in data 6/04/11 (già ricordato nella mia nota su FB del 7/04 "Un comunicato ufficiale di Malta. Quando si danno i numeri ...", ndr) è stato opportunamente corredato da una mappa che indica il punto dell’incidente. Resta tuttavia il grave errore riportato nella comunicazione che ne dà un orientamento errato da Malta, riportando Sud-Est, anzichè Sud-Ovest come è in realtà... Errore ripetuto anche nel comunicato odierno del Governo Maltese, diramato dall’Ambasciata di Roma...


Da "LA REPUBBLICA IT" - 7/04/11

Il risiko dei mari: le zone Sar italiana
e maltese a confronto

(6 aprile 2011) - La mappa - Un'enorme area di mare contesa fra Italia e Malta: le zone Sar (Search and Rescue, Ricerca e soccorso) sono le aree di mare in cui gli stati devono intervenire a sostegno delle imbarcazioni in difficoltà.

Tra Italia e Malta c'è un contenzioso in atto visto che le due aree si sovrappongono: Malta rivendica unilateralmente un'enorme zona Sar (pari a circa 250.000 chilometri quadrati, vale a dire 750 volte il suo territorio e poco meno del territorio italiano), senza tuttavia disporre di mezzi per svolgere operazioni di soccorso. Le zone Sar italiana (stabilita dal Dpr 664 del 1994) e maltese si sovrappongono e all'interno della Sar rivendicata da Malta ricade anche Lampedusa.

In giallo, la Sar italiana; in rosa, la Sar maltese.

http://tv.repubblica.it/italia/il-risiko-dei-mari-le-zone-sar-italiana-e-maltese-a-confronto/65689?video
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
Ci avete capito qualcosa sulle zone SAR italiana e maltese a proposito della mappa del "Risiko dei mari" pubblicata da "Repubblica IT"? Dateci un occhiata e confrontatela con la "mappa dell'oro nero" di ieri con le competenze territoriali di Tunisia, Italia e Malta ? Chi ci capisce è bravo ...
#
Post di Alberto Romeo

CHE CASINO.......... :-(
#
Post dI Gianluca Cecere

GRAN CAOS ... Guido sei nell'occhio del ciclone... Ma ti seguiamo in tanti :)
#
Post di Giò Nastasi

‎:((((((((((((((((


Da una mia "NOTA" su FB del 7/04/11

Il "Corriere della Sera" insiste...
Errare è umano, perseverare è diabolico...

di Guido Picchetti

E' quanto recita una antico detto latino, che il responsabile della grafica del "Corriere della Sera" dovrebbe ricordare nell'interesse dell'impresa editoriale da cui dipende, e che punta proprio sulla bontà e sulla fondatezza delle sue informazioni, e non solo nel nostro Paese.

A pag. 2 dell'edizione del Corsera di oggi c'è un mappa che, a proposito del grave incidente accaduto l'altra notte nello Stretto di Sicilia 39 miglia nautiche a sud di Lampedusa, nel quale hanno perso la vita 319 migranti, indica l'isola in questione in una posizione errata, confondendola, come già avvenuto la settimana scorsa, con quella occupata in realtà dall'isola di Pantelleria. Vedi le due mappe qui unite: in alto il grafico pubblicato dal "Corriere della Sera" e sotto una mappa satellitare da "Goggle Map" dello Stretto di Sicilia e delle isole del Canale.

Inutile dire che cadere a distanza di pochi giorni nello stesso errore, confondendo geograficamente Lampedusa e Pantelleria (due isole diversissime tra loro e oltretutto, come si vede, non certamente situate nello Stretto di Sicilia una vicina all'altra, ma separate da oltre 100 miglia di mare, è un fatto grave. Tanto più se, portato all'attenzione al direttore responsabile di quella testata da chi di dovere, come è avvenuto nei giorni scorsi, è stato ignorato e e addirittura ripetuto. Il che non depone certamente a favore della serietà una testata giornalistica, qualunque essa sia...

Si tratta infatti di un errore, che, modestamente rilevato dal sottoscritto sul "Corriere della Sera" del 31/3 e segnalato lo stesso giorno sulla sua bacheca di FB, è stato poi ripreso e diffuso su scala regionale dal notiziario on line "Pantelleria Com Internet News". Ma che è stato successivamente evidenziato anche in una lettera che il Sindaco di Pantelleria Alberto di Marzo, a nome dell'intero Consiglio Comunale dell'isola, ha ritenuto opportuno inviare sabato scorso al direttore del quotidiano Ferruccio De Bortoli, rilevando come quell'errore, di fronte alle conseguenze dell'attuale crisi libica, pur con tutta la comprensione che merita fuor di ogni dubbio l'isola maggiore delle Pelagie, viene inutilmente a danneggiare anche il turismo di Pantelleria, risultando tutto sommato "un danno e una beffa" (sono parole del sindaco Di Marzo) non solo per la sua isola, ma anche per tutta l'economia della regione siciliana, che proprio nel turismo tende ad avere la sua naturale vocazione.

http://www.facebook.com/notes/guido-picchetti/il-corriere-della-sera-insiste-errare-%C3%A8-umano-perseverare-%C3%A8-diabolico/212856965392793


Da una mia "NOTA" su FB del 7/04/11

Un comunicato ufficiale di Malta.
Quando si danno i numeri ...

di Guido Picchetti

Stamane ho letto sul sito "Agora Magazine" un comunicato stampa che Roberto Pace, Primo Segretario e Console Ambasciata di Malta a Roma, avrebbe ieri diramato.

S'intitola "Le Forze Armate di Malta informano. Malta coordina il salvataggio di barcone capovolto di migranti."

E debbo fare ammenda... Pensavo che il comunicato ufficiale maltese fosse una cosa seria. L'avevo commentato sulla mia Bacheca su Facebook e mi sono poi accorto che, quanto a dati forniti, quel comunicato è decisamente campato in aria...

In esso si afferma che il barcone con i 350 migranti a bordo, quando si è rovesciato durante le operazioni di soccorso e ben 319 di essi sono annegati, si trovava a 32 MN a Sud di Lampedusa ed a 96 MN Sud-Est di Malta

Niente di più inesatto !!! E per rendersene conto basta dare un'occhiata alla mappa satellitare qui unita ricavata da "Goggle" che mostra lo Stretto di Sicilia e la posizione delle varie isole del Canale. Niente di più inesatto !!! E per rendersene conto basta dare un'occhiata alla mappa satellitare qui unita ricavata da "Goggle" che mostra lo Stretto di Sicilia e la posizione delle varie isole del Canale. Sono due gli errori:

Il primo davvero grosso e banale. Le citate "96 miglia a SE di Malta" potrebbero avere una certa validità se invece di Sud-Est si dicesse Sud-Ovest !!!

Il secondo. Partiamo dal dato di fatto che la distanza tra Lampedusa e Malta è approssimativamente di un centinaio di miglia. Essendo Malta situata poco più a nord di Lampedusa, il punto indicato dal comunicato maltese in cui si sarebbe verificato l'incidente, 32 miglia a Sud di Lampedusa, lo allontanerebbe ulteriormente dalle coste di Malta e di non poche miglia. Ma se poi prendiamo (in assurdo...) per buono il dato indicato dalle Forze Armate di Malta di "96 miglia a SE", anzichè avere un unico punto dell'incidente più o meno coincidente, ne avremmo due distanti tra loro di circa 300 miglia !!!

Dalla mappa allegata qui unita (sulla quale al centro tra le due isole per chiarezza ho riportato un tratto misurato di 50 miglia) tutto ciò risulta molto evidente, senza che ci sia bisogno di aggiungere altro.

http://www.facebook.com/notes/guido-picchetti/un-comunicato-ufficiale-di-malta-quando-si-danno-i-numeri-/212820872063069


Una foto dalla mia Bacheca su FB del 6/04/11

La mappa dell'oro nero nello Stretto di Sicilia

di Guido Picchetti

Ecco la situazione delle concessioni petrolifere nell'area dello Stretto di Sicilia E' una mappa ricavata sovrapponendo i piani energetici ufficiali di sfruttamento off-shore di prodotti petroliferi di Italia, Tunisia e Malta (quelli libici sono solo accennati...). E' una mappa poco precisa graficamente (difficile far coincidere i vari dati), ma, caotica com'è, rende ancora meglio la realtà della Stretto palesemente a rischio ...

http://www.facebook.com/photo.php?fbid=1845200564102&set=a.1444231620129.2056854.1063270409&theater
_______________________


Commento su  FB a margine dell'articolo
#
Post di Mario Di Giovanna

Aiuto.
#
Post di Guido Picchetti

Ti getto un salvagente... ma servirà a ben poco...
#
Post di Giò Nastasi

:(
#
Post di Guido Picchetti

E ciò nonostante l'UNEP MAP (agenzia delle Nazioni Unite) abbia affidato proprio alla Tunisia il compito di istituire le due SPAMI (aree marine di protezione speciale) nello Stretto di Sicilia, individuate nel Giugno scorso nel meeting di Atene...
#
Post di Guido Picchetti

Lampedusa per fortuna si sta già premunendo, pensando di aggiungere al suo bel mare un bel Casinò...
#
Post di Giò Nastasi

?... Ho capito che ci sono due pesi e due misure... ! E pure due leggi... ! Quella che vale per i mortali e quella che vale per i ...... e non dico altro ! Caro Guido siamo alla frutta... ma quella marcia purtroppo !!!
#
Post di Luca Siragusa

... e un campo da golf, Guido, non dimentichiamoci il campo da golf... che tristezza...
#
Post di Davide Cardile

Adesso cominciano a trivellare a 13 miglia da Pantelleria, lo sapevi? La percentuale fissa per tutti è il 20% ma l'Italia si è accordata solamente per il .... " 2% " ... speriamo bene .. non succeda una catastrofe !!

#
A Indi Pendente piace questo elemento.


da "PANTELLERIA COM - News n° 7330" del 6/04/11

Un servizio su ''National Geographic''
sulle nuove trivellazioni nel Canale

Per la tutela ambientale dello Stretto di Sicilia,
delle sue isole e delle sue coste

di Guido Picchetti

Nei giorni scorsi, sul prestigioso mensile internazionale "National Geographic ", è stato pubblicato un bel servizio giornalistico intitolato Nuove trivellazioni nel Canale di Sicilia?.

Firmato da Federico Formica, il servizio fa il punto della situazione cui si era giunti sul problema delle trivellazioni off-shore nello Stretto di Sicilia prima delle crisi scoppiate sulla costa africana, Punto dal quale, appena possibile, occorrerà ripartire per la protezione ambientale transfrontaliera dello Stretto di Sicilia dalle tante minacce che incombono su di esso.

A corredo dell’articolo l’autore di “National Geographic” ha pubblicato due mappe rilasciate dal ministero italiano per lo Sviluppo Economico sulla situazione delle concessioni di ricerca petrolifera nelle acque italiane del canale, due mappe assolutamente da non dimenticare se si vuole tutelare l'ambiente dello Stretto di Sicilia con le sue isole (Lampedusa, Egadi e Pantelleria), e valorizzarlo a fini turistici come richiesto dagli abitanti di Lampedusa e più volte assicurato in questi giorni dal governo nazionale e non solo.

La prima mappa sul servizio di "National Geographic" - Dove si cerca

Nelle profondità del canale di Sicilia si cerca l'oro nero, e non da oggi. Da quasi un anno, però, l'allarme ecologico per una delle aree marine più ricche di biodiversità di tutto il Mediterraneo sta crescendo. Soprattutto dopo il disastro ecologico della Deep Water Horizon, la piattaforma di Bp esplosa nel golfo del Messico il 20 aprile 2010 con conseguenze devastanti per l'ambiente marino.
Da allora l'Italia ha varato una legge proprio per limitare le piattaforme petrolifere off-shore. Gli ambientalisti lamentano che nulla è cambiato e, anzi, l'assalto sia persino aumentato; i petrolieri sostengono l'esatto opposto: “In Italia non si può più lavorare”, dicono.
Su una cosa, però, sono tutti d'accordo: se anche l'Italia dovesse abbandonare per sempre l'offshore il canale di Sicilia non sarebbe comunque al sicuro. Perché i pozzi si trovano anche in acque tunisine, libiche, egiziane, maltesi e greche.
Questa mappa, elaborata dal dipartimento per l'energia del ministero dello Sviluppo Economico, rappresenta la geografia della corsa all'oro nero nelle acque siciliane.
In verde: i 12 permessi di ricerca già concessi dallo Stato alle aziende petrolifere.
In rosso: le tre concessioni per lo sfruttamento di idrocarburi già concesse.
In giallo: le 24 richieste di esplorazione che giacciono sui tavoli del ministero.
In blu: le tre richieste di sfruttamento di idrocarburi, anche queste in attesa di un via libera da Roma.

La seconda mappa su "National Geographic" - Obiettivo Egadi

Le isole Egadi sono particolarmente ambite dalle multinazionali del petrolio. Northern Petroleum e Shell hanno ottenuto il permesso per esplorare in sei diverse aree (evidenziate in verde) da circa 700 chilometri quadrati l'una.
Si tratta di operazioni “soft”, per capire se sotto la sabbia c'è abbastanza petrolio da giustificare la costruzione di una o più piattaforme, che comunque dovrebbero ottenere un'altra autorizzazione.
In giallo, le quattro zone in cui Np, Audax e San Leon Energy hanno chiesto di iniziare le esplorazioni. Per due di queste (quella richiesta da Np e Audax e una delle due a cui è interessata la San Leon) si dovrà ridiscutere il perimetro. È una conseguenza del decreto Prestigiacomo, che vieta qualsiasi attività a meno di 12 miglia da un'area protetta e a meno di 5 miglia da qualsiasi costa.

Ma se davvero si punta a tutelare l'ambiente dello Stretto di Sicilia, con le sue coste e le sue isole (Lampedusa, Linosa, Egadi e Pantelleria), e a valorizzare il tutto a fini turistici, le due mappe suindicate non bastano, ma occorre, nelle trattative in corso con l'Europa e con il nuovo governo tunisino, aver ben presente anche una terza immagine: quella che, elaborata dall’ETAP (l’ente nazionale addetto alle sfruttamento delle risorse energetiche in Tunisia), qui riporto e che illustra appunto i piani di trivellazioni off-shore nello Stretto di Sicilia stabiliti da quel Paese. Come pure converrà non ignorare i piani energetici offshore di Malta e Libia più prossimi alle acque dello Stretto, che, in caso di sempre possibili incidenti, potrebbero far sentire le loro funeste conseguenze.

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=6456 (solo su abbonamento)


Da "GIOVANI LAMPEDUSA" del 5/04/11

Canale di Sicilia, la corsa all'oro nero

di Luca Siragusa

Pubblichiamo un'interessantissima nota scritta su Facebook da Guido Picchetti, un veterano delle lotte a difesa del mare siciliano, partendo da Pantelleria fino a Lampedusa e abbracciando tutto lo stretto.

Da National Geographic, ecco due mappe significative a corredo del servizio pubblicato da quel prestigioso mensile internazionale, intitolato "Canale di Sicilia, la corsa all'oro nero".

Sono due mappe da non dimenticare se davvero si vuole tutelare l'ambiente dello Stretto di Sicilia con le sue isole (Lampedusa, Egadi e Pantelleria), e valorizzare il tutto a fini turistici come richiesto dagli abitanti di Lampedusa e più volte assicurato in questi giorni dal governo nazionale e non solo.

Ma se davvero si punta a ciò, occorre anche aver ben presente nelle trattative in corso con l'Europa e con il nuovo governo tunisino anche la terza immagine, che riguarda appunto i piani di trivellazioni off-shore della Tunisia nello Stretto di Sicilia, senza neppure sottovalutare i piani energetici offshore di Malta e Libia prossimi allo Stretto.

Dove si cerca

Nelle profondità del canale di Sicilia si cerca l'oro nero, e non da oggi. Da quasi un anno, però, l'allarme ecologico per una delle aree marine più ricche di biodiversità di tutto il Mediterraneo sta crescendo. Soprattutto dopo il disastro ecologico della Deep Water Horizon, la piattaforma di Bp esplosa nel golfo del Messico il 20 aprile 2010 con conseguenze devastanti per l'ambiente marino.

Da allora l'Italia ha varato una legge proprio per limitare le piattaforme petrolifere off-shore. Gli ambientalisti lamentano che nulla è cambiato e, anzi, l'assalto sia persino aumentato; i petrolieri sostengono l'esatto opposto: “In Italia non si può più lavorare”, dicono.

Su una cosa, però, sono tutti d'accordo: se anche l'Italia dovesse abbandonare per sempre l'offshore il canale di Sicilia non sarebbe comunque al sicuro. Perché i pozzi si trovano anche in acque tunisine, libiche, egiziane, maltesi e greche. Questa mappa, elaborata dal dipartimento per l'energia del ministero dello Sviluppo Economico, rappresenta la geografia della corsa all'oro nero nelle acque siciliane.

In verde: i 12 permessi di ricerca già concessi dallo Stato alle aziende petrolifere.
In rosso: le tre concessioni per lo sfruttamento di idrocarburi già concesse.
In giallo: le 24 richieste di esplorazione che giacciono sui tavoli del ministero.
In blu: le tre richieste di sfruttamento di idrocarburi, anche queste in attesa di un via libera da Roma.

Pantelleria e Lampedusa

Anche all'orizzonte di Pantelleria e Lampedusa potrebbero sorgere piattaforme petrolifere.  Al largo di Pantelleria, Agip e Edison hanno chiesto al Ministero dello Sviluppo Economico di poter iniziare le trivellazioni in un'area di 171 chilometri quadrati.

Northern Petroleum e Audax stanno invece scandagliando i fondali per capire quanto petrolio c'è sepolto. Nelle acque di Pantelleria – dove l'Ispra ha rilevato alcune specie di gorgonie e coralli neri rarissimi - non è ancora stata istituita un'area marina protetta.  La Puma Petroleum ha invece depositato la richiesta di esplorazione per due vaste porzioni di mare a sud di Lampedusa: 680 e 607 chilometri quadrati.

http://www.giovanilampedusa.it/blog/367-canale-sicilia-corsa-oro-nero-national-geographic.html
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
I giovani di Lampedusa, hanno immediatamente capito l'antifona, e divulgato l'avviso... Auguri ragazzi... e in bocca al lupo...
#
A Giò Nastasi, Carmelo Nicoloso e Andrea Pavia piace questo elemento.


Da una mia "NOTA" su FB del 5/04/11

Per la tutela ambientale dello Stretto di Sicilia,
delle sue isole e delle sue coste...

di Guido Picchetti

Da "National Geographic ", ecco due mappe significative a corredo del servizio pubblicato da quel prestigioso mensile internazionale, intitolato "Canale di Sicilia, la corsa all'oro nero".

Sono due mappe da non dimenticare se davvero si vuole tutelare l'ambiente dello Stretto di Sicilia con le sue isole (Lampedusa, Egadi e Pantelleria), e valorizzare il tutto a fini turistici come richiesto dagli abitanti di Lampedusa e più volte assicurato in questi giorni dal governo nazionale e non solo.

Ma se davvero si punta a ciò, occorre aver ben presente nelle trattative in corso con l'Europa e con il nuovo governo tunisino anche la terza immagine, che riguarda appunto i piani di trivellazioni off-shore della Tunisia nello Stretto di Sicilia, senza neppure sottovalutare i piani energetici offshore di Malta e Libia prossimi allo Stretto.

Da "National Geographic" - Dove si cerca

Nelle profondità del canale di Sicilia si cerca l'oro nero, e non da oggi. Da quasi un anno, però, l'allarme ecologico per una delle aree marine più ricche di biodiversità di tutto il Mediterraneo sta crescendo. Soprattutto dopo il disastro ecologico della Deep Water Horizon, la piattaforma di Bp esplosa nel golfo del Messico il 20 aprile 2010 con conseguenze devastanti per l'ambiente marino.

Da allora l'Italia ha varato una legge proprio per limitare le piattaforme petrolifere off-shore. Gli ambientalisti lamentano che nulla è cambiato e, anzi, l'assalto sia persino aumentato; i petrolieri sostengono l'esatto opposto: “In Italia non si può più lavorare”, dicono.

Su una cosa, però, sono tutti d'accordo: se anche l'Italia dovesse abbandonare per sempre l'offshore il canale di Sicilia non sarebbe comunque al sicuro. Perché i pozzi si trovano anche in acque tunisine, libiche, egiziane, maltesi e greche.

Questa mappa, elaborata dal dipartimento per l'energia del ministero dello Sviluppo Economico, rappresenta la geografia della corsa all'oro nero nelle acque siciliane.

In verde: i 12 permessi di ricerca già concessi dallo Stato alle aziende petrolifere.
In rosso: le tre concessioni per lo sfruttamento di idrocarburi già concesse.
In giallo: le 24 richieste di esplorazione che giacciono sui tavoli del ministero.
In blu: le tre richieste di sfruttamento di idrocarburi, anche queste in attesa di un via libera da Roma.

Da "National Geographic" - Obiettivo Egadi

 

Le isole Egadi sono particolarmente ambite dalle multinazionali del petrolio. Northern Petroleum e Shell hanno ottenuto il permesso per esplorare in sei diverse aree (evidenziate in verde) da circa 700 chilometri quadrati l'una.

Si tratta di operazioni “soft”, per capire se sotto la sabbia c'è abbastanza petrolio da giustificare la costruzione di una o più piattaforme, che comunque dovrebbero ottenere un'altra autorizzazione.

In giallo, le quattro zone in cui Np, Audax e San Leon Energy hanno chiesto di iniziare le esplorazioni. Per due di queste (quella richiesta da Np e Audax e una delle due a cui è interessata la San Leon) si dovrà ridiscutere il perimetro. È una conseguenza del decreto Prestigiacomo, che vieta qualsiasi attività a meno di 12 miglia da un'area protetta e a meno di 5 miglia da qualsiasi costa.


(Mappe per gentile concessione Ministero per lo Sviluppo Economico)

http://www.facebook.com/note.php?note_id=202902479721575
_______________________

Commenti su FB a margine della nota
#
Post di Giò Nastasi

:(((((((((((((((
#
Post di Luca Siragusa

Grazie. Faccio girare...
#
Post di Andrea Vannelli

Ricordiamoci che questi giacimenti esistono in Sicilia e che i soldi sono MILIARDI che ogni anno vanno a finire allo stato, il quale poi ridistribuisce questi soldi in maniera estremamente INIQUA. non mi venite a dire che la Sicilia è una terra povera, basterebbe applicare un paio di articoli dello statuto speciale d'autonomia per vedere le nostre finanze crescere in maniera ABNORME.
#
Post di Agostino Fallucca
Bisognerebbe avere coscienza quando siamo all'interno di una cabina elettorale e cambiare le regole di gioco senza imposizioni di uomini sbagliati che devono andare a governare la Sicilia. Potremmo chiudere le frontiere a Messina, hai ragione Andrea non c'è volontà di far decollare la nostra regione... che delusione !!!
#
A Gianluca Cecere, Luca Siragusa. Andrea Pavia e Giò Nastasi piace questo elemento.


Da "REGIONE AUTONOMA VAL D'AOSTA" - 5/04/11

Immigrazione: caso Lampedusa, Strasburgo con Italia e Malta
Relazione leghista chiede più asili e meno respingimenti

(ANSA) - STRASBURGO, 4 APR - Il caso Lampedusa arriva finalmente in Europa. Lo fa grazie ad una relazione preparata da Fiorello Provera, eurodeputato della Lega Nord. Il testo, che si dibatte in aula stasera alla presenza della Commissaria europea Cecilia Malmstrom e domani sara' sottoposto al voto della plenaria di Strasburgo, chiede al Consiglio dei 27 di passare dalle parole ai fatti nel ''reinsediamento dei rifugiati'' e di schierarsi di fatto con Italia e Malta.

La relazione - approvata a metà marzo con 53 sì ed un solo no in Commissione parlamentare Affari esteri - si fa riferimento all'art.80 del Trattato di Lisbona (che 'impone' ''il principio di solidarietà e di equa ripartizione della responsabilità tra gli Stati membri, anche sul piano finanziario''), ma si chiede anche - su forte spinta del Pdl - l'attivazione della direttiva 55 del 2001 sulla 'protezione temporanea', ed in particolare l'art. 5 che prevede la possibilità per i migranti di acquistare il diritto d'asilo per almeno un anno, permettendo, nello stesso tempo, la ridistribuzione tra gli Stati membri dell'Ue. Nella relazione Provera ''si ricorda agli Stati membri che sono tenuto a rispettare il principio del non respingimento''.

Posizioni fortemente sostenute dal Pdl, il cui capogruppo Mario Mauro la settimana scorsa ha avuto un incontro con il presidente della Commissione Barroso proprio per sollecitare l'attivazione della direttiva sulla protezione temporanea, ma che suscitano l'ironia del Pd. Il capogruppo Sassoli infatti si chiede se ''Bossi e Maroni sanno che domani voteremo una relazione sui flussi migratori che vieta i respingimenti e chiede di concedere agli extracomunitari permessi temporanei di libera circolazione in Europa...''.

http://www.regione.vda.it/notizieansa/details_i.asp?id=111118
_______________________


Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
Quante chiacchiere più o meno falsate nelle nostre TV. E i fatti ufficiali più importanti si perdono nella confusione dei dibattiti insulsi e vani... Come il dibattito che si svolge oggi a Strasburgo ... L'Europa c'è o non c'è ?


Da "NATIONAL GEOGRAPHIC" IT" - 4/04/11

Nuove trivellazioni nel Canale di Sicilia?
Pantelleria, Lampedusa, Egadi: dopo il disastro nel Golfo del Messico
cresce l'attenzione per le trivellazioni nella regione. Vai alla fotogalleria.

di Federico Formica

31 marzo 2011 - Nelle profondità del canale di Sicilia si cerca l'oro nero, e non da oggi. Da quasi un anno, però, l'allarme ecologico per una delle aree marine più ricche di biodiversità di tutto il Mediterraneo sta crescendo. Soprattutto dopo il disastro ecologico della Deep Water Horizon, la piattaforma di Bp esplosa nel golfo del Messico il 20 aprile 2010 con conseguenze devastanti per l'ambiente marino.

Da allora l'Italia ha varato una legge proprio per limitare le piattaforme petrolifere off-shore. Gli ambientalisti lamentano che nulla è cambiato e, anzi, l'assalto sia persino aumentato; i petrolieri sostengono l'esatto opposto: “In Italia non si può più lavorare”, dicono.

Nel mezzo ci sono i dati. A est e a sud delle coste siciliane sono già in funzione cinque piattaforme e altre potrebbero sorgere vicino a Pantelleria e al largo di Licata e di Agrigento. A queste si aggiungono i 12 permessi di esplorazione già concessi più altri 24 che attendono il parere del ministero dello Sviluppo Economico.

Concluso il programma di ricerca “Biodiversità nel canale di Sicilia”, l'Ispra ha lanciato l'allarme per un ecosistema in pericolo, individuando in Pantelleria la zona più a rischio di tutte. Perché a Pantelleria – nonostante se ne parli da anni - non è ancora stata istituita un'Area Marina Protetta. Per ora è semplicemente “area di reperimento”, cioè candidata alla massima tutela ambientale. In queste acque crescono tre specie di gorgonie uniche in tutto il Mediterraneo e coralli neri molto rari. E proprio qui due compagnie petrolifere, la Northern Petroleum e la Audax, stanno cercando il greggio. In gergo si chiamano “prospezioni”. Mentre Agip e Edison hanno già chiesto ufficialmente di poter iniziare a trivellare in un perimetro di 171 chilometri quadrati.

Ma oltre a Pantelleria, scienziati e naturalisti sono preoccupati per l'intero tratto di mare che ci separa dall'Africa. Perché? Lo spiega Simone Pietro Canese, responsabile del progetto Ispra “Biodiversità nel canale di Sicilia”: “Lo squalo bianco si riproduce proprio in questo tratto di mare, che è anche uno dei pochissimi siti di alimentazione invernale scelti dalle balenottere. Ce ne sono diverse, si vedono anche a occhio nudo dalle coste di Lampedusa e Pantelleria. Ma soprattutto – continua Canese – il canale di Sicilia è il punto d'incontro tra le specie di origine atlantica e quelle che risalgono il canale di Suez”.

Ma non ci sono soltanto Lampedusa e Pantelleria. Consultando una cartina del ministero dello Sviluppo Economico i fondali delle Egadi risultano molto ambiti dai cercatori di petrolio e di gas. A sud e a ovest dell'arcipelago, Northern Petroleum e Shell stanno conducendo ricerche in sei diverse aree. Altri quattro fazzoletti di mare sono stati chiesti in concessione da Np, Audax e San Leon Energy. Ma la richiesta più singolare è arrivata da Hunt Oil Company, che vorrebbe iniziare ad esplorare i fondali intorno all'isola Ferdinandea, tra Sciacca e Pantelleria. Anche se è più corretto chiamarla “ex isola”: si formò in seguito all'eruzione vulcanica del 1831 ma fu ben presto erosa dalle onde. Oggi si trova pochi metri sotto la superficie. Insomma, c'è chi vorrebbe installare una piattaforma petrolifera accanto alla bocca di un vulcano ancora attivo.

Negli ultimi anni in Sicilia sono nati diversi comitati cittadini in opposizione alle trivelle. Per tranquillizzare la popolazione, la Regione ha approvato nell'estate 2010 una delibera in cui si esprime “netta contrarietà” a nuove trivellazioni in mare. L'assessore all'Ambiente Gianmaria Sparma evoca la possibilità di revocare i tre permessi di esplorazione e di affossare le 24 richieste ancora sui tavoli del ministero. Tutto questo, però, sembra avere un valore più simbolico che reale. Perché al contrario dei pozzi petroliferi su terra, quando si parla di sfruttamento di risorse off-shore la competenza esclusiva è di Roma.

La legge anti-trivelle.

Nel giugno 2010, mentre la piattaforma della Bp continuava a riversare petrolio nel golfo del Messico, l'Italia ha approvato un decreto legislativo – il numero 128 – fortemente voluto dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo. La legge proibisce qualsiasi attività legata al petrolio e al gas sia all'interno che a meno di 12 miglia dalle aree protette, comprese quelle di reperimento come Pantelleria. La 128 mette anche il veto a ricerche e sfruttamento di idrocarburi a cinque miglia dalle coste di tutto il territorio nazionale, a prescindere dal fatto che siano tutelate oppure no. Ma sugli effetti di questa legge i pareri sono discordanti.

“Il mare non ha confini. Nessuno è così ingenuo da credere che, in caso di incidente ad un pozzo in mare, 12 miglia siano davvero una distanza di sicurezza - sostiene Mimmo Fontana, presidente di Legambiente Sicilia –, e poi, a parte qualche riperimetrazione, la nuova legge non frena affatto la corsa al petrolio nei nostri mari”.

In Assomineraria sono riunite le principali società italiane che lavorano nell'estrazione di risorse minerarie. Secondo Pietro Cavanna, presidente del settore idrocarburi e geotermia, le nuove disposizioni hanno messo in crisi un intero comparto: “La legge 128 sta incidendo molto sulle nostre attività, che sono destinate a diminuire. Non dimentichiamo che questo settore ha saputo portare ricchezza al paese e 65.000 posti di lavoro”. Secondo un comunicato di Assomineraria, il decreto legislativo ha avuto conseguenze su circa la metà delle concessioni di ricerca e di coltivazione, 44 in tutta Italia. Tra queste ci sono l'offshore di Gela, in funzione da anni, più tre richieste di coltivazione e cinque permessi di ricerca già concessi nelle acque del canale di Sicilia.

Su una cosa, però, sono tutti d'accordo: se anche l'Italia dovesse abbandonare per sempre l'offshore il canale di Sicilia non sarebbe comunque al sicuro. Perché i pozzi si trovano anche in acque tunisine, libiche, egiziane, maltesi e greche.

Mentre il paragone con la Deep Water Horizon, secondo Cavanna di Assomineraria, proprio non regge: “I pozzi siciliani sono poco profondi – 2500 metri – mentre quello nel golfo del Messico scendeva fino a 6500 metri, in zone geologiche e pressioni poco conosciute. Un incidente di quel tipo nel canale di Sicilia ha pochissime possibilità di verificarsi”.

Entrano in campo le Nazioni Unite.

“Senza una politica comune tra tutti i paesi mediterranei è impossibile arrivare a una soluzione”, afferma Fontana di Legambiente. In realtà, l'idea di tutelare intere porzioni del Mare Nostrum è in piedi già da qualche anno grazie a un progetto delle Nazioni Unite che si chiama SPAMI. In italiano la sigla significa “aree a protezione speciale del Mediterraneo”.

Durante l'incontro di giugno 2010 a Istanbul, gli esperti di diversi paesi mediterranei hanno individuato 12 nuove aree da proteggere. Tra queste c'è tutto il canale di Sicilia, diviso in due parti: quella nord comprende le acque italiane, Lampedusa, Pantelleria e le Egadi. Quella meridionale sarebbe di competenza di Tunisia e Libia. Centinaia di chilometri di mare dedicati alla tutela della biodiversità, dove le petroliere percorrerebbero rotte prestabilite e controllate, in cui le piattaforme petrolifere sarebbero bandite. E la pesca fortemente limitata. Perché uno dei primi obiettivi di qualsiasi area marina protetta “è quello di ripopolare le acque, che soprattutto nel canale di Sicilia sono state decimate da anni di pesca intensiva e fuori controllo”, ammonisce Simone Pietro Canese di Ispra.

All'iniziativa delle Nazioni Unite si è unita la Commissione per l'esplorazione scientifica del Mediterraneo (CIESM) che nel novembre 2010 ha proposto la creazione di otto parchi marini internazionali. Si chiamano “Parchi della Pace”. E la filosofia è la stessa: tutelare grandi aree marine in acque internazionali.

“Per limitare al massimo il rischio di incidenti, le aree protette internazionali sono lo strumento migliore – spiega Alessandro Giannì di Greenpeace – ma al contrario di Francia e Spagna il nostro ministero dell'Ambiente ha accolto questa proposta con grande freddezza”. Un atteggiamento che dal ministero spiegano così: “Non ci bastano i soldi per controllare le nostre aree marine protette, gestirne altre dieci volte più grandi è semplicemente impensabile”.

http://www.nationalgeographic.it/ambiente/2011/03/31/news/articolo_trivellazioni_canale_di_sicilia-262374/
_______________________

Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
E' di pochi giorni fa. E, questo del "National Geographic "a firma di Federico Formica, mi sembra un articolo serio che fa il punto della situazione cui si era giunti prima delle crisi scoppiate sulla costa africana, e da cui, appena possibile, occorre ripartire per la protezione ambientale transfrontaliera dello Stretto di Sicilia dalle tante minacce che incombono su di esso .
#
A Francesco Lezzi, Mauro Brusà e Mario Di Giovanna piace questo elemento.


Da "PANTELLERIA COM - News n° 7310" del 2/04/11

Si rischia di aggiungere al danno la beffa

Cartina errata: il Sindaco scrive
al Direttore del "Corriere della Sera"

di Salvatore Gabriele

In seguito alla pubblicazione della cartina errata dell'isola di Lampedusa, confusa con Pantelleria, il sindaco Alberto Di Marzo ha inviato una lettera al Direttore del "Corriere della Sera" Ferruccio De Bortoli.

Egregio direttore,
mi è doveroso rappresentarle che, nel grafico a pag 9 sul suo giornale di qualche giorno fa ( 31/03/2011), in seguito ad alcuni servizi inerenti gli ultimi eventi di Lampedusa è stata indicata Pantelleria al posto di Lampedusa che si trova molto più a sud. Purtroppo su molte carte geografiche dell'Italia Le Pelagie (Lampedusa e Linosa) sono poste in un riquadro a parte per motivi di spazi, conseguentemente riesce difficile individuarne l'esatta posizione.

Ora, considerato che questa Isola, sta subendo già i pesanti effetti della situazione Libica e che si stanno ripercuotendo in gravi danni al turismo ed all'intera economia isolana avendo già compromesso la prima parte della stagione turistica con disdette ed annullamenti di voli charter, quanto riportato dal suo autorevole giornale rischia di aggiungere “la beffa al danno”.

Le chiedo, a nome di tutta la cittadinanza, di offrire un adeguato spazio giornalistico affinché venga dato un adeguato spazio informativo sulle bellezze e sulla pacifica situazione dell'isola a ristoro della erronea indicazione fornita dal più importante quotidiano del paese.

Resto in attesa di un suo cortese riscontro e fiducioso dell'accoglimento della presente mi sia gradito porgerle i più cordiali saluti.

Il Sindaco Alberto Di Marzo

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=6436 (solo su abbonamento)


Da "PANTELLERIA COM - News n° 7309" del 2/04/11

Il Corriere della Sera corregge la cartina

Lampedusa, l'isola "migrante" nello Stretto di Sicilia

di Guido Picchetti

L' UNHCR è la sigla dell' Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, l'agenzia che sta tenendo il conto dei migranti dalla Libia e di quanti, rischiando la vita a bordo di barconi malsicuri, attraversano le acque dello Stretto di Sicilia nella speranza di una vita migliore.

Solo nella notte di sabato scorso ben cinque sono state le imbarcazioni arrivate in Italia, con a bordo 1.484 persone. E nei giorni seguenti il ritmo degli arrivi pare sia rimasto costante.

Ma qualunque sia stato in questi ultimi giorni il numero accertato di migranti nello Stretto di Sicilia, possiamo essere certi che esso è inesatto per difetto... Per la verità di una sola unità, ma curiosa e importante.

Come mai, direte ? La risposta è semplice. Tra i tanti migranti nello Stretto, oltre ad uomini, donne e bambini, possiamo ora annoverare anche un'isola ! Non è l'isola Ferdinandea che uno scherzo del genere lo ha pure fatto un paio di secoli fa, comparendo improvvisamente sulla superficie del mare, e scomparendo sott'acqua dopo qualche mese. Ma si tratta proprio dell'isola di Lampedusa che, come mostrano i due grafici della zona interessata (pubblicati da il "Corriere della Sera" di ieri e oggi e qui a lato riportati), sarebbe riuscita a “migrare” in quarantotto ore per un paio di centinaia di chilometri nelle acque dello Stretto di Sicilia, prima spostandosi verso nord fino a raggiungere l'isola di Pantelleria, poi ritornando la notte scorsa verso sud nella sua posizione
originaria, cui evidentemente più si confà...

In giallo sulla mappa pubblicata oggi dal "Corriere della Sera", per meglio illustrare il percorso migratorio sostenuto da Lampedusa, ci siamo premurati di segnalare in giallo il tragitto fatto da Lampedusa, e ciò tanto per convincere gli scettici che ritengono impossibile che un'isola possa spostarsi dalla sua sede... La serietà della fonte e i due grafici qui riportati sono fatti e non parole...

Ma, diciamocelo in un orecchio: non sarebbe stato più semplice per il "Corsera" ammettere di aver commesso uno sbaglio con il primo grafico, anzichè far finta di nulla e avvalorare così una "missione impossibile” ?

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=6435 (solo su abbonamento)


Da "LA NUOVA SARDEGNA" del 1/04/11

Platamona, mare pulito ma vietato andare in spiaggia
Il litorale da Porto Torres a Castelsardo interessato dalla marea nera
resta ancora off limits

di Luigi Soriga

SASSARI. La prima notizia è buona: l'Arpas dice che il mare è sano e, da Porto Torres a Castelsardo, si può fare tranquillamente il bagno. La seconda invece è cattiva: ancora non si sa se le spiagge siano inquinate o pulite, dunque per sicurezza, l'accesso resta chiuso. La conseguenza è bizzarra: per un tuffo in acqua o ci si deve lanciare dalla Rocca di Balai, o si allestisce una catapulta alla Rotonda di Platamona, o ci si organizza con un gommone.

Da queste premesse deriva una grande incognita, che tra poco farà molto discutere: cosa succederà a Pasquetta? E come si comporteranno i sindaci? Infatti, per tradizione, Sassari e Sorso rovesciano sulla pineta e sulla sabbia migliaia di persone. Per Gianfranco Ganau, che deve vegliare su un piccolo fazzoletto di arenile, non sarà un enorme grattapo. Invece il 25 aprile sarà molto più imbarazzante per Giuseppe Morghen, il primo cittadino di Sorso, che a rigor di legge dovrebbe interdire chilometri di costa.

Di fronte a una scelta così antipatica, più prudente chiudere un occhio, oppure meglio restare ligio ai regolamenti e scatenare una rivolta popolare? Il dilemma si presenterà puntuale tra qualche settimana, e non sembra ci possano essere via d'uscita. Infatti solo una dichiarazione ufficiale sullo stato di salute delle spiagge potrebbe togliere i sindaci dall'impaccio. Ma il calendario non fa sconti e Pasquetta è troppo vicina. Infatti, anche se la convocazione ufficiale non è ancora arrivata, l'incontro tra i componenti della conferenza di servizi per approvare il piano di caratterizzazione, è fissato il 13 aprile.

Dunque Regione, Arpas, Provincia, Comuni e Ministero per quella data finalmente stabiliranno se il progetto di campionamenti, carotaggi, e analisi del litorale sia valido o meno. A dire il vero la società sassarese Lithos, che offre consulenze ambientali alla multinazionale E.On (responsabile l'11 gennaio dello sversamento a mare di tonnellate di idrocarburi), aveva consegnato la documentazione entro un mese dall'ultima contaminazione rilevata. Dunque al 28 febbraio anche il programma di monitoraggio di Stintino e dell'Asinara era nelle scrivanie dei membri dell'unità di crisi. Ma a 50 giorni dalla consegna la Lithos non ha ricevuto alcuna comunicazione e non ha potuto mettersi al lavoro.

A quanto pare i ritardi derivano dall'impossibilità da parte del Ministero di partecipare alle riunioni convocate in precedenza e poi saltate. La sua presenza è necessaria perché la marea nera ha interessato anche l'area di Porto Torres, classificata come sito di interesse nazionale per via dell'alto rischio ambientale determinato dall'alta concentrazione di industrie. E probabilmente anche l'Asinara, essendo parco nazionale, ricade anch'essa sotto le competenze ministeriali.

I sindaci, che avevano fiutato le difficoltà organizzative, da subito avevano proposto di separare i vari piani di caratterizzazione. Si dà l'ok a Platamona e si dà il via libera ai tecnici. Si procede quindi a Santa Teresa o a Stintino, in attesa che da Roma qualcuno si presenti per autorizzare gli interventi anche a Porto Torres. La stessa società di consulenza Lithos, si era organizzata in questo modo presentando cartelle differenti a seconda delle zone. Ma alla fine si è deciso di approvare i progetti in un'unica riunione, per la quale bisognerà ancora attendere due settimane.

Ecco perché Pasquetta cadrà in una sorta di limbo autorizzativo. La Lithos deve effettuare 800 carotaggi sulla battigia, deve portare i campioni in laboratorio, aspettare l'esito delle analisi, quindi elaborare i dati, presentarli e farli validare dagli enti di controllo, e nel caso poi sulla sabbia vengano riscontrati valori inquinanti, sarà necessario anche predisporre dei progetti di bonifica. Dunque non solo Pasquetta è a rischio, ma i tempi sono diventati strettissimi anche per l'estate. A questo proposito l'auspicio dei sindaci è che l'Arpas possa venir incontro alle amministrazioni.

E' vero che la sicurezza igienico sanitaria può garantirla solo l'esito dei piani di caratterizzazione, ma i tecnici regionali potrebbero autorizzare l'apertura di alcuni arenili anche sulla base di una serie di dati parziali. La Lithos, a sua volta, potrebbe concentrare i prelievi in singole aree per volta, inviarli tempestivamente agli enti di controllo in modo da fornire via via un quadro completo. Restano un'incognita le zone ciottolose di Porchile e Marritza, dove il catrame si è infiltrato tra i sassi, i residui ci sono ancora e sono difficilissimi da rimuovere. Per rendere perfettamente agibile quel tratto di costa non basterà solo il lavoro di pulizia, ma occorrerà una profonda bonifica.

http://lanuovasardegna.gelocal.it/sardegna/2011/04/01/news/platamona-mare-pulito-ma-vietato-andare-in-spiaggia-3829998
_______________________

Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
Come si vede, quando si combinano guai, i tempi per rimediare, almeno nel nostro Paese, diventano quelli che sono... La spiaggia è off limits, ma i bagni si fanno lo stesso in barba a tutte le regole; e le responsabilità vengono così scaricate sugli altri... Che bel gioco è lo "scaricabarile"... A quando una canzone sul tema ?

#
A Lucio Rizzo piace questo elemento.


Da "ECOBLOG" - 1/04/11

Per far luce sul caso Quirra la Procura ordina
la riesumazione di venti allevatori deceduti

di Simone Muscas

31 marzo 2011 - Da tempo su Ecoblog stiamo seguendo la questione del Poligono di Quirra  , balzato agli onori della cronaca per i presunti seri danni ambientali che si starebbero creando all’area circostante per via dell’utilizzo dell’uranio impoverito  durante le esercitazioni militari. A tal proposito proprio ieri (in attesa dei risultati di indagine ufficiali dell’Enea) è stata una giornata importante per la questione; il procuratore della Repubblica di Lanusei Domenico Fiordalisi infatti ha emesso un’ordinanza particolare ovvero quella di riesumare i corpi di venti allevatori, morti fra il 1980 ed il 2010 a causa di tumori emolinfatici, dopo che per anni avevano condotto al pascolo le loro greggi sui terreni intorno all’area militare.

La decisione di riesumare i resti degli allevatori è stata presa da Fiordalisi dopo l’analisi delle relazioni tecniche fatte dai veterinari della Asl che hanno esaminato tutti gli allevamenti di bestiame dell’area attorno al Poligono di Quirra, accertando che buona parte degli allevatori si sono ammalati di leucemia e molti agnelli sono nati deformi.

I resti umani, che saranno riesumati probabilmente a partire dalla prossima settimana, saranno analizzati dal fisico Evandro Lodi Rizzini, direttore del Dipartimento di Chimica e fisica dell’Università di Brescia e membro del Cern di Ginevra. La questione del poligono militare di Quirra arriva quindi alla sua fase finale e sono in tanti coloro che giudicano positivamente quest’iniziativa; con questa ordinanza infatti sarà possibile fare un raffronto con le altri indagini in corso e finalmente arrivare ad avere quelle risposte che da tempo si sta, con tanta fatica, cercando di trovare.

http://www.ecoblog.it/post/12363/per-far-luce-sul-caso-quirra-la-procura-ordina-la-riesumazione-di-venti-allevatori-deceduti?
_______________________

Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
E anche il caso Quirra in Sardegna dei decessi per lucemie, forse causati dall'uso dell’uranio impoverito durante le esercitazioni militari, torna alla ribalta... Non c'è pace per quella regione...

#
A Roberta Caria piace questo elemento.


Da "ECOBLOG" - 1/04/11

Sea Shepherd: campagna choc per salvare
il tonno rosso

di Marina

31 marzo 2011 - Quando vedete un tonno pensate a un panda. Questo è lo slogan della nuova campagna della Sea Sheperd .

In una serie di poster scene di pesca nella quale i panda prendono il posto dei tonni. Le immagini choc proposte dall’associazione usano la fama del panda simbolo di una specie da proteggere per sensibilizzare sull’estinzione del tonno rosso. Se non vi saranno consistenti tutele il tonno rosso rischia di sparire nel 2012.

Riferisce Sea Shepherd che si è persa già l’85% della popolazione di tonno rosso a causa dell’industria della pesca.

Il tonno rosso come il panda

http://www.ecoblog.it/post/12369/sea-shepherd-campagna-choc-per-salvare-il-tonno-rosso?
_______________________

Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
#
Occorre il rispetto delle regole... e assolutamente un controllo su dove vanno a finire i finaziamenti europei per la pesca nei Paesi membri almeno, che a quanto pare sono spesso destinati proprio a chi poi esercita poi la pesca illegale... Altrimenti si fanno solo chiacchiere... A tutti piace il tonno...

#
A Roberto Mamone, Giovanni Rossi Filangieri e Mauro Brusà piace questo elemento...


(copyright Guido Picchetti)

Share |

Questa pagina è stata aggiornata il 01/01/12 .