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Da una Nota su FB di "LEGA AMBIENTE SARDEGNA" - 28/02/11 Baja Sardinia. Gocce di catrame anche a Cala Battistoni
Inquinamento. Già avvertiti i
carabinieri e il comitato di emergenza. di Serena Lullia
Il sospetto è che le tracce nere scoperte sulla sabbia
argento di Cala Battistoni siano figlie dell’incidente alla centrale
E.On di Fiume Santo. Si teme che le medagliette sparse tra i granelli
siano residui di quella stessa macchia di olio combustibile che secondo
la Regione non esiste più. Solo due giorni fa con il suo solito sorriso
rassicurante il governatore Ugo Cappellacci aveva dichiarato la fine
dell’emergenza ambientale e l’assenza di qualsiasi traccia di olio
combustibile in mare. Un ottimismo che aveva spinto a revocare lo stato
di emergenza, ma che non aveva contagiato i sindaci di Santa Teresa e
Aglientu, da settimane in attesa che qualcuno smacchi le rocce da Monte
Russu a Capo Testa. Se allora il pericolo è passato non si spiegano le
gocce di catrame sulla spiaggia di Cala Battistoni e nemmeno le macchie
nere sulle scogliere. Immagini gemelle di quelle sui litorali di Santa
Teresa e Aglientu. La differenza è tutta nelle dimensioni. Non dobloni
fino a 10 centimetri di diametro, ma tante piccole monetine di un nero
brillante, di pochi centimetri, sparse in modo disordinato su tutto il
lido.
http://www.facebook.com/note.php?note_id=195061803851355&id=199865620027986
Da "BLOG SICILIA" del 28/02/11 La crisi libica La Nato come la Convenzione di Barcellona ? di Guido Picchetti
28 febbraio 2011 - “La Nato ha i mezzi che possono essere
utilizzati in situazioni del genere e può agire come coordinatore se e
quando uno stato membro individuale vuole agire”.
http://www.blogsicilia.it/blog/la-nato-come-la-convenzione-di-barcellona/32864/
Libia, UE: embargo armi e congelamento 26/02/11 - Il regime di Gheddafi, che si è dichiarato «pronto a morire» pur di lottare fino alla fine contro «i ratti drogati» che lo vorrebbero sconfitto, nonostante da quarant'anni, a suo dire, lui rimanga il simbolo della rivoluzione, continua a essere al centro degli interessi della comunità internazionale.
La dichiarazione di Rasmussen è stata rilasciata a margine di un incontro, avvenuto in Ungheria, a cui hanno partecipato quasi tutti i ministri della Difesa degli stati facenti parte dell'Unione Europea. Assente Ignazio La Russa che ha preferito presenziare al momento del voto della camera dei Deputati sul decreto Milleproroghe. Dalle parole del politico danese emerge la volontà da parte della Nato di evitare qualsiasi forma di intervento militare per fermare la repressione sanguinosa che il leader della Libia, il colonnello Muammar Gheddafi, sta attuando da giorni e che ha già portato all'uccisione di migliaia di manifestanti. L'Unione Europea sembra invece essere intenzionata a ratificare un embargo, nei confronti del paese nordafricano, sulla vendita delle armi a cui dovrebbe essere aggiunto il congelamento dei beni detenuto dal rais all'estero, oltre alla negazione di qualsiasi visto per lui e la sua famiglia. A fare il punto sulla situazione ci ha pensato l'Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, l'inglese Catherine Ashton, che ha detto: «Stiamo procedendo in tre ambiti. Primo, l’evacuazione. Secondo, ci stiamo coordinando su come mettere pressione sulla situazione in Libia per fermare le violenze. Terzo, la collaborazione a livello internazionale, soprattutto con il Consiglio di sicurezza, per assicurare un approccio coordinato». Da alcune indiscrezioni è trapelato che si starebbe vagliando anche la chiusura dello spazio aereo libico. Ma per attuare una decisione del genere, c'è bisogno dell'approvazione da parte dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu).
http://www.newnotizie.it/2011/02/26/libia-ue-embargo-argmi-congelamento-beni-gheddafi/
Crisi in Libia Nato: pronti a ogni eventualità Bruxelles, 25-02-2011 - La Nato segue con grande preoccupazione la situazione in Libia e si prepara "ad ogni eventualità". Con una dichiarazione di poche righe, diffusa al termine di una riunione d'emergenza degli ambasciatori del Consiglio atlantico dei 28, il segretario generale Anders Fogh Rasmussen non fornisce dettagli sul ruolo dell'Alleanza nella crisi libica, ma chiarisce che la Nato non assisterà inerte ad un massacro e neppure ad una crisi umanitaria.
"Il Consiglio Atlantico continuerà a monitorare da vicino
la situazione in coordinamento con le altre organizzazioni
internazionali, e continuerà a consultarsi allo scopo di prepararsi ad
ogni eventualità".
La decisione al vaglio dell'Alleanza Atlantica
Napoli potrebbe essere quartier generale La Nato insieme all’unione Europea si prepara ad imporre sanzioni alla Libia, e la decisione ufficiale sarà resa nei prossimi giorni.
Dopo l’operazione Deny Flight del 1993 per fronteggiare la crisi in Bosnia Herzegovina, la Base Nato di Bagnoli ha le carte in regola per diventare il quartier generale per le operazioni. Infatti ieri mattina il ministro della difesa Ignazio La Russa in un colloquio telefonico informale e non ufficiale assieme al collega britannico Liam Fox, ha parlato dell’eventualità di Napoli come centrale operativa. La proposta definitiva dell’operazione verrà vagliata dai membri dell’alleanza atlantica nelle prossime settimane. Dalla Base Nato di Napoli, non arriva nessuna dichiarazione in merito alla vicenda, ma l’ipotesi resta aperta.
http://www.julienews.it/notizia/cronaca/napoli-potrebbe-essere-quartier-generale-delle-operazioni-in-libia/67624_cronaca_2_1.html
Dal GR3 delle 8,45 di stamane Non sento spesso i giornali radio, come tanti. Ma faccio ammenda dopo aver ascoltato quello di RA3 delle 8,45 di stamare. Finalmente ho sentito parlare di problemi seri che coinvolgono il nostro Paese e non solo, con voci diverse ed equilibrate. Ricordo una frase: chi li mette insieme i 27 Paesi della Nato su come fronteggiare al meglio questa crisi ? (ndr su FB)
http://www.grr.rai.it/dl/grr/edizioni/ContentItem-b0c91d2f-2cdc-4880-9730-00528737ae43.html
Da "LIBERAZIONE IT" del 26/02/11 Editoriali L'Italia non segua la Nato in Libia di Lidia Menapace Alla prima apertura di pagina di un quotidiano, alla prima parola da un teleschermo, l'impressione è di pericolosa meschinità: dico, sulla questione libica. Non che per il resto sia meglio, però è meno pericoloso. Invece la crisi libica, dopo e insieme ai movimenti democratici successi in Tunisia ed Egitto, ci ricorda che il Mediterraneo è una delle zone calde e incerte del pianeta, importante per risorse (petrolio, se non altro), storia (antica e poi coloniale e decolonizzazione vera e finta) e per l'incontro/scontro di civiltà e religioni. La prima cosa di cui si sente la mancanza sono le Nazioni Unite: se un evento si sarebbe dovuto affrontare - secondo la Carta, là dove sentenzia che la guerra è un crimine e propone di affrontarla dal Consiglio di sicurezza - con corpi di polizia internazionale, che chiedono tribunali e diritto della stessa natura e livello, ci si accorge che di ciò non vi è quasi nulla. Perciò (ricordando quanto le beghe europee per stare nel consiglio di sicurezza abbiano ostacolato il cammino), quando Obama cerca di rimediare all'assenza di strumenti internazionali adeguati, finisce per indicare la Nato e dopo aver interpellato Francia e Inghilterra, telefona anche a Berlusconi chiedendogli di collaborare. Non avendo predisposto un corpo di polizia internazionale, si ricade nell'ipocrisia delle spedizioni militari travestite da strumenti "umanitari"! La prima cosa da dire a voce spiegata è che una nazione ex coloniale proprio in quel paese, ed espressione di un colonialismo duro e particolarmente disumano, non può essere di nuovo presente in armi lì senza provocare reazioni popolari molto contrarie e quindi aggravare la situazione e non essere di aiuto in operazioni di conciliazione politica e di democrazia. Dunque prima di tutto: no all'inclusione dell'Italia in una qualsiasi spedizione Nato in Libia. La stasi e assenza europea in una crisi che si svolge ai suoi confini e in paesi che si affacciano sul Mediterraneo è un segno molto preciso della caduta dell'Europa e della sua involuzione profonda. Poiché l'Europa è governata soprattutto da governi di centrodestra, si potrebbe persino pensare a sinistra: adesso se la cavino, dopo che hanno addirittura cercato di far approvare come Costituzione un testo ideologicamente (nel senso cattivo del termine) liberista mercantile e di destra poco liberale: ma la situazione è troppo pericolosa per godersi passivamente questa soddisfazione. Penso che noi dovremmo tenerci in contatto con la Sinistra europea e prendere parte a una forte pressione a Bruxelles anche come "appoggio esterno" perché l'Europa si dia una mossa, lasci i suoi rinascenti egoismi nazionali, trovi una voce che parli ai popoli oppressi e costituisca un Comitato di ascolto e appoggio politico diplomatico e sociale davanti alle giuste rivendicazioni del popolo libico, come di quello tunisino ed egiziano e del Bahrein e di quale altro si affaccerà su questo cammino includendo subito anche la questione israelo-palestinese. Per una volta stiamo legati ai movimenti, come deve fare una Europa di sinistra, disarmista, militarmente neutrale, socialmente progressista. Un bel salto internazionalista ci vorrebbe davvero. E se restiamo soli in Italia nel rivolgerci alla Sinistra europea, sarà una solitudine scelta, non un isolamento triste in cui potremmo venire cacciati da calcoli meschini. E' possibile, e dunque bisogna farlo.
http://www.liberazione.it/rubrica-file/L-Italia-non-segua-la-Nato-in-Libia---LIBERAZIONE-IT.htm
Da una mia nota su FB del 26/02/11 La NATO ? Meglio al caldo in Mar Rosso.. Di questo recente comunicato pubblicato da "Europa" ieri sera alle 20,30 mi incuriosisce la prima frase. Ma la crisi libica, se non riguarda l'Alleanza Atlantica di cui fan parte 23 Paesi europei più il Canada e gli Stati Uniti, a chi dovrebbe interessare ? Certo, meglio andare a controllare le barriere coralline del Mar Rosso, il caldo laggiù è più piacevole...
http://www.facebook.com/guido.picchetti#!/notes/guido-picchetti/la-nato-meglio-al-caldo-in-mar-rosso/202607599751063
di Patrizia Frattini
Greenpeace plaude alla decisione del ministero, sostenendo che questo progetto avrebbe messo a serio rischio un ecosistema unico, quello dei banchi di Talbot, Avventura e Pantelleria nel Canale di Sicilia. Questi mari però, allerta l’Associazione, non sono ancora salvi: su di loro incombe una ben più pericolosa minaccia, quella delle trivellazioni petrolifere. La Northern Petroleum ha infatti annunciato di voler fare delle esplorazioni nei prossimi mesi proprio a nord di Pantelleria, sfruttando le autorizzazioni già in suo possesso per fare ricerche petrolifere. “Siamo pienamente soddisfatti dalla decisione di bloccare questo folle impianto off-shore, ma questo non basta! Se il ministero dell’Ambiente vuole davvero proteggere l’area deve fermare subito ogni progetto di trivellazione petrolifera – afferma Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace - Il Canale di Sicilia è un’area particolarmente ricca di biodiversità, unica nel Mediterraneo, che per troppo tempo è stata depredata, anche da una pesca eccessiva. È ora di tutelarla con una riserva marina“. Il Canale di Sicilia è stato riconosciuto lo scorso giugno, dai Paesi aderenti la Convenzione di Barcellona, come un’area particolarmente sensibile e da tutelare. Ad oggi però il Ministero non ha preparato nessuna proposta per includerla in una rete di riserve marine d’alto mare che i Paesi del Mediterraneo si sono impegnati a istituire inizialmente entro il 2012.
Fonte immagine: Furcisiculo.net
Da una mia nota su FB del 25/02/11
E' un tema, questo, sul quale mi sono sentito dapprima
spinto ad esprimere un mio modestissimo parere, appena due giorni or
sono, chiedendomi come mai nessuna delle nazioni europee avesse
richiesto l'intervento della Nato per affrontare le conseguenze della
crisi libica. http://www.facebook.com/note.php?created&¬e_id=202392499772573#!/note.php?note_id=202392499772573
Libia: navi Mimbelli e San Giorgio
Martino, la NATO intervenga subito come in Kosovo per
fermare il massacro: “se fossi il ministro avrei già chiamato Rasmussen”.
«E' la classica situazione nella quale bisognerebbe richiedere
l'intervento della Nato. Forse anche quello della Nazioni Unite. Quello
che sta accadendo in Libia è una tragedia umana. E non possiamo restare
troppo a lungo a guardare». Lo dice l'ex ministro della Difesa, Antonio
Martino, in un'intervista a "il Tempo", in cui spiega che l'Alleanza
Atlantica dovrebbe intervenire «sulle stesse identiche basi sulle quali
intervenne in Kosovo nel 1999. Era in corso - ricorda l'esponente del
Pdl - un'operazione militare dell'allora governo contro i kossovari. Si
venne a creare una pericolosa situazione di emergenza, con un esodo di
massa». «La Nato - rimarca Martino - intervenne bombardando la zona per
fermare quello che stava assumendo le dimensioni del genocidio. Il
centrodestra allora fu a favore dell'intervento deciso dal governo
D'Alema». Oggi in Libia, sottolinea l'ex titolare della Difesa, «ci sono
migliaia di morti ogni giorno, le fosse comuni. E' terribile. Bisogna
fermare subito quello che sta accadendo. Subito. Se fossi ministro avrei
già chiamato Rasmussen, il segretario della Nato». «Qui non c'è re il
suo popolo, ha assoldato mercenari che vanno a sparare ai civili nelle
case». Quanto al ruolo degli Usa nella vicenda della crisi libica, per
Martino la posizione americana «è imbarazzante. Mi sembra che in
politica estera l'attuale amministrazione sia inadeguata. Stiamo
finalmente riscoprendo l'intelligenza superiore di Bush».
L'Organizzazione internazionale per le migrazioni ritiene
che in totale più di 30.000 persone sono fuggite dalla Libia da lunedì
scorso. Una nave inviata dagli Stati Uniti per evacuare i cittadini
americani (ce ne sarebbero circa 650 attualmente in Libia) è ferma a
Tripoli da oltre 24 ore a causa del maltempo che le impedisce di salpare
per Malta, secondo il dipartimento di Stato. Un po' meno di 300 persone,
di cui 118 non americani si trovano a bordo. Quasi 200 canadesi, invece,
sono stati rimpatriati giovedì sera della Libia, grazie agli aiuti di
paesi terzi (Regno Unito, Spagna e Stati Uniti) e dopo un'operazione di
sgombero del governo di Ottawa. La società edile brasiliana Odebrecht ha
iniziato ad evacuare più di 3.000 dipendenti di diverse nazionalità, di
cui quasi 200 brasiliani, ha annunciato ieri la direzione a Brasilia.
Circa 440 dipendenti e con le loro famiglie sono già arrivati a Malta
con un aereo. Nelle prossime ore saranno operati altri due voli per
l'evacuazione di altre 900 persone, mentre una nave è attesa a Tripoli
per lo sgombero di altri 2.000 cittadini
Da "BLOG SICILIA" del 25/02/11
La Nato batte un colpo… di Guido Picchetti
Lo riferisce stamane una nota di agenzia dell'ASCA, dopo che, proprio ieri, in una nota diramata dall'ufficio stampa della Nato, Rasmussen aveva fatto sapere di non aver ricevuto alcuna richiesta di intervento dai Paesi membri dell'alleanza al riguardo e che qualunque azione in proposito avrebbe dovuto essere intrapresa su mandato Onu. Nel suo messaggio odierno (diffuso su "Twitter") egli precisa di essere pronto ad assumere il ruolo di ''coordinatore'' qualora gli alleati decidessero un'azione. ''La situazione in Libia è fonte di grande preoccupazione e la Nato può agire come coordinatore, se e quando gli Stati membri dovranno intraprendere azioni'', ha scritto Rasmussen. Intanto oggi si apre a Godollo, vicino Budapest, il meeting informale dei ministri della Difesa dell'Unione Europea che affronta la situazione libica e la possibile evacuazione dei migliaia di cittadini ancora bloccati nel Paese arabo.
Resta comunque la domanda. Ma perchè le nazioni europee,
nessuna esclusa, come pure la stessa Nato, hanno atteso, a quanto pare,
che ci fosse l'intervento di Obama per ricordarsi che la Nato esiste, e
che l'alleanza atlantica, se ha un suo valore, proprio in questi casi
deve intervenire in mancanza di una forza armata comune di difesa
"europea", auspicabile certo, ma ancora al di là da venire ?
Libia: Nato chiede riunione urgente
(ASCA-AFP) - Godollo, 25 feb - Una riunione urgente dei
Paesi membri dell'Alleanza Atlantica per affrontare la questione libica.
A richiederla il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen,
in un messaggio su Twitter, precisando di essere pronto ad assumere il
ruolo di ''coordinatore'' qualora gli alleati decidessero un'azione.
http://www.asca.it/news-LIBIA__NATO_CHIEDE_RIUNIONE_URGENTE_CON_STATI_MEMBRI_SU_CRISI-993647-ORA-.html
Da "BLOG SICILIA" del 24/02/11
E la Nato?
Protegge le barriere coralline di Guido Picchetti
Abbiamo visto invece come a tale scopo l’Italia ha
pensato bene di allertare le nostre forze aeree, ricorrendo anche ad
alcuni mezzi navali della Marina, per non parlare di quelli di minore
stazza in dotazione alla guardia costiera, impiegati più in operazioni
di soccorso umanitario che per una opera di vera e propria sorveglianza
delle nostre acque territoriali...
In altre parole, in nome del”Programma della Scienza per
La Pace della NATO” meglio difendere la biodiversità delle barriere
coralline del Mar Rosso, che sorvegliare le aree dello Stretto di
Sicilia dalle minacce di una crisi con migliaia di morti (se è vero
quanto si dice...) alle porte di casa nostra...
Il Segretario Generale della NATO sugli eventi in Libia di Guido Picchetti
Sono le parole di Anders Fogh Raasmussen, Segretario
Generale della Nato, che così continua: “Il popolo della Libia, come
molti altri nel Medio Oriente, ha espresso un forte desiderio di
cambiamento democratico. Le loro legittime aspirazioni devono essere
assecondate. La libertà di espressione e di riunione sono diritti
fondamentali che non possono essere negati.”
I robot a difesa del mare di Tommaso Guerzoni
23/02/11 - Sono veri e propri sciami di robot che
possono muoversi sull’acqua e, attraverso le loro capacità, ripulire
superfici marine, come quella del Golfo del Messico, dall’inquinamento
del petrolio.
Al via network europeo sulla di Franca Bonifazi
Scopo del progetto, spiega un articolo di Nicola Nosengo
sul sito della rivista Nature, sarà la condivisione dei dati e delle
procedure, in modo da rendere gli esperimenti sugli organismi marini
''comuni quanto quelli sui moscerini della frutta o sui topi'', come
spiega Roberto di Lauro, che guida il laboratorio napoletano.
http://www.marescienza.it/index.php?option=com_content&view=article&id=213:al-via-network-europeo-sulla-biologia-marina&catid=1:biologia&Itemid=2
Da "THE NEW BLOG TIMES" - 23/02/11
L’associazione precisa che nella zona il problema non è solo il parco eolico: “Questi mari però non sono ancora salvi, su di loro incombe una ben più pericolosa minaccia, quella delle trivellazioni petrolifere. La Northern Petroleum ha infatti annunciato di voler fare delle esplorazioni nei prossimi mesi proprio a nord di Pantelleria, sfruttando le autorizzazioni già in suo possesso per fare ricerche petrolifere”. La zona in questione è particolare, secondo gli osservatori e le associazioni: riconosciuta come area sensibile da tutelare da parte dei paesi aderenti alla convenzione di Barcellona, ove fosse realmente ritenuta di essenziale importanza dovrebbe essere tutelata con pari energia e determinazione anche dalle paventate attività di trivellazione. Se – come è plausibile accada – tale attività di trivellazione avrà invece luogo, vi sarebbe una nuova perdita di credibilità, tanto nelle associazioni che nelle istituzioni: vorrebbe solo dire che l’atto di impedire l’installazione delle turbine a vento è stata semplicemente strumentalizzata, senza alcun reale interesse nella tutela dell’ambiente.
http://nbtimes.it/tecnologie/energia/9749/eolico-a-pantelleria-marcia-indietro.html
Pantelleria: stop all'eolico off-shore di Verdiana Amorosi
Da "IL QUOTIDIANO ITALIANO" del 22/02/11 Pantelleria, no al parco eolico offshore di Francesco Capello
La decisione è stata presa insieme alla Regione Siciliana che,
attraverso l’assessorato al Territorio e ambiente, fa parte della
commissione. Tra le motivazioni quelle riguardanti l’appartenenza delle
zone interessate alla rete Ue “Natura 2000″ per la protezione degli
habitat, ma anche le eventuali ripercussioni sull’economia ittica e il
rischio sismico.
Da "AMBIENTE AMBIENTI" del 22/02/11 A rischio il Canale di Sicilia
Fermato progetto di eolico offshore a
Pantelleria, scritto da Redazione E’ stato bocciato da una commissione governativa il progetto di 38 pale eoliche a largo dell’isola di Pantelleria, in Sicilia. Il progetto aveva incontrato molte resistenze da parte degli ambientalisti, in quanto la zona è particolarmente delicata dal punto di vista ambientale. Anche gli ambienti politici e civili trapanesi (della cui provincia Pantelleria fa parte) e la Regione Sicilia erano contrari al progetto. Ora il pericolo sono le trivellazioni petrolifere.
Tutti soddisfatti, dall’assessore regionale al Territorio e ambiente, Gianmaria Sparma, che ha dichiarato che “questo pronunciamento conferma la correttezza della nostra posizione in linea con quanto già deciso dalla Giunta di governo che ha espresso una netta contrarietà al rilascio di autorizzazioni di impianti off-shore nel mare Mediterraneo nel tratto prospiciente le coste siciliane”, a Greenpeace, che dice di essere a favore dell’energia eolica, ma che specificamente questo progetto avrebbe messo a serio rischio un ecosistema unico. Ora però Greenpeace rilancia, dichiarando che queste aree devono essere tutelate anche dalle trivellazioni petrolifere. La Northern Petroleum ha infatti annunciato di voler fare delle esplorazioni nei prossimi mesi proprio a nord di Pantelleria, sfruttando le autorizzazioni già in suo possesso per fare ricerche petrolifere. “Siamo pienamente soddisfatti dalla decisione di bloccare questo folle impianto off-shore, ma questo non basta! Se il ministero dell’Ambiente vuole davvero proteggere l’area deve fermare subito ogni progetto di trivellazione petrolifera – afferma Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace – Il Canale di Sicilia è un’area particolarmente ricca di biodiversità, unica nel Mediterraneo, che per troppo tempo è stata depredata, anche da una pesca eccessiva. È ora di tutelarla con una riserva marina”. Il Canale di Sicilia è stato riconosciuto lo scorso giugno, dai Paesi
aderenti la Convenzione di Barcellona, come un’area particolarmente
sensibile e da tutelare. Ad oggi però il Ministero non ha preparato
nessuna proposta per includerla in una rete di riserve marine d’alto
mare che i Paesi del Mediterraneo si sono impegnati a istituire
inizialmente entro il 2012.
Da "ASCA" - 22/02/11
Sicilia: Greenpeace, bene "no"
(ASCA) - Roma, 21 feb - Greenpeace plaude al 'no' del
ministero dell'Ambiente al progetto di una centrale eolica off-shore
nelle acque vicine a Pantelleria. Fortemente criticato da Greenpeace, il
parco eolico è stato bloccato dalla Commissione tecnica per la verifica
dell'Impatto ambientale che ha espresso parere negativo sulla
compatibilità ambientale del progetto.
Il comunicato di "Greenpeace" all'url:
Da "PANTELLERIA COM - News n° 7124" del 21/02/11 Nel Mediterraneo? Prego si accomodi... Marea nera sulla costa tra Norvegia e Danimarca di Guido Picchetti
Un incidente annunciato, a quanto pare. “Tutti noi di Hvaler ci aspettavamo che accadesse. Poteva succedere in qualsiasi momento e adesso è successo. È tragico, davvero tragico” ha commentato uno degli abitanti del luogo. Sul posto sono al lavoro numerosi esperti per determinare l’impatto ambientale e quantificare l’entità del danno. La nave è stata recintata con delle barriere galleggianti: considerate le buone condizioni meteo e il mare calmo, le autorità sono speranzose di riuscire a contenere il grosso della perdita, ma i timori sono tanti. “Il carburante viaggia verso la costa del Vestfold” ha aggiunto Ane Eide Kjærås,portavoce della guardia costiera norvegese, alla TV2. Sul posto è intervenuta anche la guardia costiera svedese, vista la vicinanza con le coste della Svezia. Stoccolma teme soprattutto per il parco nazionale del Kosterhavet, lungo la costa occidentale. Purtroppo non è il primo incidente che si verifica nel Mare del Nord, nè, si teme, sarà l'ultimo. Solo nello scorso anno a Maggio, al largo della costa norvegese, la piattaforma Gulfaks C della Stanoil ebbe seri problemi di sicurezza durante le operazioni estrattive di greggio, mentre il 12 Ottobre 2010 ci fu un ennesimo incidente al largo dell'Olanda con la collisione tra una nave cisterna e un portacontainer. Per non parlare poi dell'incidente avvenuto la scorsa estate nell'Artico canadese quando tre navi, tra cui una petroliera che trasportava nove milioni di litri di diesel, si incagliarono a Nunavut, sulle sponde del mare di Beaufort, fortunatamente senza gravi conseguenze per l'ambiente.
Ma perchè questa frequenza di incidenti ? E' presto
detto. Secondo gli esperti non sono neppure tanti, se si considera il
gran numero di piattaforme petrolifere in azione nel Mare del Nord. E'
proprio tale numero che determina la possibilità di incidenti, contro
cui occorre però esser pronti ad intervenire, per scongiurare le gravi
conseguenze che potrebbero derivarne. E questo, in quei mari lontani,
avviene con successo il più delle volte. Ma vogliamo proprio continuare qui a far passare tutto sotto silenzio, e a nascondere, come suol dirsi, la "polvere" sotto il tappeto? In questo caso "Prego, si accomodi... ". E' quanto mi viene da dire a chi, pur leggendo e sapendo di questi fatti (e avendo pure la possibilità di agire, se non il dovere...), non dice una parola, nè muove un dito in difesa di quell'ambiente in cui tutti viviamo e da cui dipendiamo, neppure per concretizzare quelle semplici iniziative che, come un' Area Marina Protetta ad esempio, potrebbero favorire un pronto intervento e un'equa valutazione dei danni, sempre ammesso che siano quantificabili e non irrimediabili in caso di incidenti... Ma chi può garantirlo ? Incidenti che sono oggi nel Mediterraneo sempre più probabili, stante la crescente corsa all'oro nero che sta avvenendo in tutti i Paesi (civili ?) bagnati da questo mare, in totale dispregio di tutti gli accordi internazionali già presi da tempo per la sua tutela ambientale...
Guardate il filmato su
Euronews cliccando nel link qui sotto http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=6237 (solo su abbonamento)
Da "PANTELLERIA COM - News n° 7122" del 21/02/11 Lettere al Direttore
Il pericolo delle trivellazioni di Alberto Zaccagni
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=6235 (solo su abbonamento)
Stefania e i petrolieri. Signora degli idrocarburi di Giorgio Mottola INCHIESTA. Ecco quali sono i nuovi affari della famiglia Prestigiacomo. Sul ministro dell’Am-biente pesano decine di conflitti di interesse: dovrebbe multare i clienti delle “sue” aziende.
Ma dal 2001, da quando cioè Stefania è diventata per la prima volta ministro, tutto sembra in discesa. Le società di famiglia non hanno più alcun passivo. E il merito è anche e soprattutto dei clienti illustri: Eni, Agip, Erg, Esso, Edison, tanto per fare qualche nome. Clienti per la Prestigiacomo imprenditrice. Ma soggetti da controllare e, eventualmente, da multare per la Prestigiacomo politico e ministro. L’oro nero di Stefania L’ultimo sollievo alle casse delle aziende di famiglia lo hanno datto Eni ed Edison. Tramite le due multinazionali, infatti, una delle società della ministra dell’Ambiente, dallo scorso dicembre, è entrata nel business del petrolio. L’occasione è stata data dalla piattaforma Vega A, una delle più grandi del Mediterraneo, che appartiene per il 60 per cento a Edison e per il restante 40 a Eni. Si trova a 12 miglia dalle coste di Pozzallo, in provincia di Ragusa, ed estrae dai fondali marini circa 40 mila barili di greggio ogni giorno. Fino a poco tempo fa, della piattaforma faceva parte anche la superpetroliera Vega Oil. È stata però mandata in soffitta dalle normative europee che impongono il doppio scafo, di cui l’enorme imbarcazione non era dotata. Per cui, è spuntata l’urgenza di costruire in tempi brevi una nuova petroliera. E chi si è fatto avanti? Prontamente ha offerto il suo aiuto Maria Pia Prestigiacomo. Una delle sue società la Coemi (controllata di Fincoe, nel cui CdA siede Stefania, almeno fino al 2009) ha messo su, in quattro e quattr’otto, il consorzio Cem con altre nove società siracusane. Insieme hanno costruito una nuova superpetroliera, la Leonis. Una commessa da 30 milioni di euro, che ne rende all’anno oltre 20 milioni, grazie al costo giornaliero del noleggio. La piattaforma Vega A, secondo i magistrati, non sarebbe però ciò che si dice un impianto modello. La Procura di Modica ha rinviato infatti a giudizio i gestori per aver inquinato le falde acquifere, «con modalità illecite e nocive per l’ecosistema, ma che avrebbe consentito risparmi per decine di milioni di euro», si legge nel documento dei pm. Anche rispetto alla vecchia petroliera c’è molto da molto ridire. Quando, un paio di anni fa, la Guardia Costiera aveva fatto delle ispezioni a bordo, aveva riscontrato un tale stato di degrado da imporre ai proprietari di effettuare nel più breve tempo possibile le manutenzioni per ripristinare la sicurezza ottimale. Clienti “sotto controllo” A poche miglia dalla piattaforma off-shore c’è il triangolo industriale Augusta-Melilli-Priolo, in provincia di Siracusa, che costituisce il più importante polo petrolchimico dell’Italia meridionale, secondo forse solo a Taranto. Un vero e proprio dono per l’occupazione, ma una dannazione per la salute. In Sicilia questa zona è conosciuta ormai come «il triangolo della morte». Da queste parti, a Priolo Gargallo, hanno la loro sede quasi tutte le aziende dei Prestigiacomo. Tra queste anche la Ved, grosso impianto petrolchimico che produce vetroresina. Secondo il sostituto procuratore di Siracusa Maurizio Musco, in quest’azienda (proprietario il padre Giuseppe, amministratrice Maria Pia) le norme sul lavoro non erano rispettate adeguatamente. Diversi operai si sono ammalati gravemente e hanno avuto figli con malformazioni congenite. Per questo il magistrato ha chiesto il rinvio a giudizio dei Prestigiacomo; richieste di rinvio a giudizio ci sono state anche per altri procedimenti aperti sulla Ved e riguardano la gestione non corretta dei rifiuti industriali. Sparse per il resto della piana siracusana, ci sono anche i più prestigiosi clienti della famiglia di Stefania (l’elenco completo si trova sul sito internet della Coemi): Eni, Erg, Esso, Enel. L’aumento esponenziale del numero di tumori e delle nascita di bambini con malformazioni è però diventato a un certo punto così intollerabile che lo Stato ha imposto la bonifica del sito. Della pratica si è occupata proprio la bella Stefania, che si è trovata quindi nella difficile condizione di dover decidere quanto le sue aziende e soprattutto i suoi clienti dovessero sborsare per la contaminazione che avevano causato in un’area vastissima. E la strada scelta, non esattamente a sorpresa, è stata quella della massima clemenza. Il 7 novembre del 2008, a Roma viene stipulato l’accordo per la bonifica del polo industriale di Siracusa-Priolo. La cifra messa in campo è molto consistente: 774 milioni di euro. Di questi, però, solo poco più di 220 milioni sono a carico delle società che hanno provocato l’inquinamento. «Un accordo storico che segna una svolta nei rapporti tra istituzioni, industria e territorio», commentò giubilante Prestigiacomo Stefania, ma poteva essere anche Maria Pia, visti i benefici che ne ricavavano i privati coinvolti.
Tuttavia, in due anni nemmeno un metro quadrato di terra
è stato bonificato. La somma stanziata è stata dirottata di volta in
volta sulle altre emergenze e le società le hanno provate tutte per
perdere tempo. E le previsioni per il futuro sono ancora più fosche. Il
Ministero dell’Ambiente ha avviato infatti qualche settimana fa le
procedure per dare vita a un “condono ambientale”. Facendo ricorso alla
legge 13 del 2009, le aziende come Erg ed Eni possono sottoscrivere
«accordi transattivi» e sborsare, in questo modo ancora meno. Sulla
bonifiche però, a quel punto, non ci sarà più nulla da temere. Sarà
l’irreprensibile Stefania a monitorare e a punire i malfattori. Se ce ne
sarà bisogno.
Da "IL DEMOCRATICO"
del 20/02/11
Zitti zitti, che il silenzio è d’oro (nero)! di Massimiliano Cordeddu
La E.ON. è un colosso energetico tedesco che ha 90 mila dipendenti, un fatturato di svariate decine di miliardi di euro e partecipazioni nella russa Gazprom. La causa, però, del silenzio assordante dei media nazionali sulla vicenda, è quella di non disturbare un progetto industriale dell’Eni da un miliardo di euro. La multinazionale petrolifera del cane a sei zampe, infatti, si accinge a costruire proprio a Porto Torres, il più grande deposito di stoccaggio di greggio e olio combustibile del mediterraneo. Peccato, però, che questo progetto sia insostenibile dal punto di vista ambientale e vedrà solcare un numero altissimo di petroliere nel mare cristallino, a due bracciate da alcune delle più belle oasi naturalistiche protette della Sardegna. Il silenzio è dunque d’obbligo, visti i milioni di euro versati a giornali e televisioni italiane, per una pubblicità che, ironia della sorte, fa proprio uso della sabbia , con disegni che prendono vita e svaniscono in pochi istanti. La stessa sorte, purtroppo, potrebbe toccare alla Sardegna, se non cambierà rotta, trovando il coraggio di convertire la propria economia industriale, trasformandola in una nuova industria turistica eco-sostenibile, capace di creare nuovi posti di lavoro e sviluppo per gli abitanti del territorio. Per fare questo occorre che i sardi prendano coscienza delle loro potenzialità e si ribellino alla schiavitù secolare che non permette loro di esprimere la propria libertà e la propria cultura autoctona indipendente.
Il diritto al lavoro e di vivere in un ambiente sano e
salubre, inoltre, sono diritti inalienabili dell’uomo, sanciti dalla
Costituzione italiana e non delegabili ad alcuna multinazionale, la
quale ha come unico interesse il profitto e non certo la tutela del
patrimonio naturalistico. Per questo motivo, vista l’assenza dello Stato
in questa vicenda, dovremmo iniziare ad essere più attenti nelle nostre
scelte, eleggendo dei rappresentanti politici che facciano i nostri
interessi e non quelli delle grandi lobby energetiche. Se non ci
riusciremo, le colpe e le responsabilità di queste catastrofi, non
saranno da attribuire ad altri, ma a noi stessi.
Da "PANTELLERIA COM - News n° 7117" del 20/02/11 Il commento
Dopo il "no" del Ministero facciamo al più
presto di Guido Picchetti
Scongiurato così il pericolo dell''impianto di una fattoria eolica sul Banco di Pantelleria, occorre ora che il Ministero dell'Ambiente, d'intesa con la Regione Sicilia e con chi di dovere, istituisca al più presto l'Area Marina Protetta di Pantelleria, al fine di tutelare il Banco di Pantelleria dalle trivellazioni di ricerca petrolifera della NP e dalla Shell già previste nella concessione "Sicily C.R147.NP". Concessione che, dal limite meridionale del Banco, si estende fino a poche miglia di distanza dalle coste settentrionali dell'isola. http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=6230 (solo su abbonamento)
Da "PANTELLERIA COM - News n° 7116" del 20/02/11 La soddisfazione dell'assessore Sparma e del senatore d'Ali'
La commissione tecnica ambientale dice "no"
"Siamo estremamente soddisfatti - ha commentato l'assessore regionale al Territorio e Ambiente Gianmaria Sparma -. Questo pronunciamento conferma la correttezza della nostra posizione in linea con quanto già deciso dalla Giunta di governo che ha espresso una netta contrarietà al rilascio di autorizzazioni per impianti eolici off-shore nel mare Mediterraneo nel tratto prospiciente le coste siciliane". Contro l’installazione si era espresso anche il senatore Antonio D’Alì, presidente della Commissione ambiente. Tra le motivazioni anche quelle relative all'appartenenza delle suddette zone alla rete dell'UE 'Natura 2000' per la protezione degli habitat, le sue ripercussioni sull'economia ittica e il rischio sismico. Il progetto prevedeva l'installazione di 38 aerogeneratori da 6 Mega Watt ciascuno, aventi un diametro del rotore di 126 metri, per una potenza complessiva di 228MW, distanti dalle 35 alle 26 miglia nautiche dalla costa sud orientale siciliana. «Questa volta – afferma il senatore d’Alì – l’allarme per il Mediterraneo e le sue zone di maggior pregio ambientale derivavano, paradossalmente, dalle cosiddette energie rinnovabili. Il progetto rischiava di intaccare una delle zone più significative per la biodiversità e per la qualità dei fondali dell’intero Canale di Sicilia».
«Non ci vuole molto a comprendere quale sarebbe stato il
disastro causato dall’installazione di centinaia di megapale – continua
d’Alì –; senza voler considerare anche il rischio derivante da tutte le
operazioni connesse alla presenza di grandi unità navali per la posa in
opera e della conseguente possibilità di svernamento di materiali
inquinanti».
Ambiente: bocciato progetto 38 pale eoliche
"Siamo estremamente soddisfatti - ha commentato l'assessore regionale al Territorio e Ambiente Gianmaria Sparma -. Questo pronunciamento conferma la correttezza della nostra posizione in linea con quanto già deciso dalla Giunta di governo che ha espresso una netta contrarietà al rilascio di autorizzazioni per impianti eolici off-shore nel mare Mediterraneo nel tratto prospiciente le coste siciliane". "Inoltre - continua Sparma - è importante che tra le motivazioni, la Commissione abbia individuato quelle che noi per primi avevamo indicato, ovvero l'appartenenza delle suddette zone alla rete dell'UE 'Natura 2000' per la protezione degli habitat, le sue ripercussioni sull'economia ittica e il rischio sismico". Il progetto prevedeva l'installazione di 38 aerogeneratori da 6 Mega Watt ciascuno, aventi un diametro del rotore di 126 metri, per una potenza complessiva di 228MW, distanti dalle 35 alle 26 miglia nautiche dalla costa sud orientale siciliana. Inoltre nel piano era previsto un cavidotto marino ad alta tensione (150 kV) e lungo circa 79 Km per il trasporto dell'energia elettrica alla terraferma, fino al Porto di Marina di Selinunte. Da questo, partiva un cavidotto terrestre, completamente interrato, lungo circa 19 Km, fino alla stazione elettrica ricevente di Partanna.
La Commissione ha spiegato tra le motivazioni della
bocciatura l'eccessiva lunghezza dei pali: questi ultimi, infatti,
superando di oltre 45 metri sull'acqua la quota del terreno,
costituirebbero un ostacolo alla navigazione aerea. Infine la Commissione evidenza la presenza di incongruenze sull'analisi della sismicità storica e sulla conseguente generazione di eventi ondametrici critici".
http://regionesicilia.myblog.it/archive/2011/02/19/ambiente-bocciato-progetto-38-pale-eoliche-off-shore-a-pante.html
Energia: bocciato progetto 38 pale eoliche
(AGI) - Palermo, 19 feb. - La Commissione tecnica per la
Verifica dell'Impatto ambientale - Via e Vas del ministero dell'Ambiente
ha espresso parere negativo sulla compatibilità ambientale del progetto
di una "Centrale eolica off-shore Banco di Pantelleria e Banchi
Avventura" presentato dalla Four Wind srl, decisione presa insieme alla
Regione Siciliana che, attraverso l'assessorato Territorio e Ambiente,
fa parte della commissione. "Siamo estremamente soddisfatti - ha
commentato l'assessore regionale al Territorio e Ambiente Gianmaria
Sparma-. Questo pronunciamento conferma la correttezza della nostra
posizione in linea con quanto gia' deciso dalla Giunta di governo che ha
espresso una netta contrarietà al rilascio di autorizzazioni per
impianti eolici off-shore nel mare Mediterraneo nel tratto prospiciente
le coste siciliane". Tra le motivazioni, la Commissione ha individuato
l'appartenenza delle zone alla rete dell'Ue 'Natura 2000' per la
protezione degli habitat, le sue ripercussioni sull'economia ittica e il
rischio sismico. Il progetto prevedeva l'installazione di 38
aerogeneratori da 6 Mega Watt ciascuno, aventi un diametro del rotore di
126 metri, per una potenza complessiva di 228 MW, distanti dalle 35 alle
26 miglia nautiche dalla costa sud orientale siciliana. (AGI)
Norvegia: parco marino minacciato da marea nera 18/02/11 - In Norvegia la marea nera è arrivata sulle coste. Un cargo islandese che trasportava 439 container si è incagliato giovedì sera perdendo parte delle 800 tonnellate di carburante che aveva a bordo. Luogo dell’incidente un parco marino, situato a sudest del Paese, nei pressi del fiordo di Oslo e a una ventina di chilometri dal confine con la Svezia. Così un abitante del villaggio da cui prende il nome la riserva: “Tutti noi di Hvaler ci aspettavamo che accadesse. Poteva succedere in qualsiasi momento e adesso è successo. È tragico, davvero tragico”. Sul posto sono al lavoro numerosi esperti per determinare l’impatto ambientale e quantificare l’entità del danno. Presenti anche tecnici che stanno provando a contenere la chiazza.
http://it.euronews.net/2011/02/18/norvegia-parco-marino-minacciato-da-marea-nera/
Le rivelazioni su Repubblica e L'Espresso di BlogSicilia
A far mettere in moto gli investigatori d’Oltreoceano, la notizia di una richiesta che due società straniere volevano raffinare in Sicilia ben 5 milioni di tonnellate di greggio iraniano, ma anche l’espandersi nell’isola della russa Lukoil, che ha acquisito un altro pacchetto azionario della raffineria Erg di Priolo e punterebbe al gas. Per quanto riguarda la vicenda greggio, non ha avuto alcun seguito, anche perchè nel frattempo il consiglio dell’Unione europea ha introdotto limitazioni commerciali nei confronti dell’Iran. Ad ogni buon conto, l’allora assessore all’Energia, Pier Carmelo Russo, decise di informare della richiesta il presidente del Copasir, Massimo D’Alema ed il questore di Palermo, Alessandro Marangoni. In una nota diffusa oggi Russo, nega di essere stato ‘interrogato’ da funzionari Cia (che, peraltro, non ne avrebbero alcun titolo) ma conferma che l’unica attività, di tipo strettamente burocratico, “che ho svolto è stata quella di informare gli organi preposti sulla possibilità che petrolio iraniano venisse lavorato in Sicilia, e che tale attività non pareva consentita dai vigenti regolamenti europei”. “Nessun altro contatto – dice Russo - ho mai più avuto dal 11 agosto 2010 nè con le società che avevano formulato tale richiesta stessa nè’ con chi asseritamene le rappresentava”. L’altro timore della Cia, ricostruito da ‘L’Espresso’, riguarderebbe il gas. Pare infatti che la Lukoil e gli alleati della Gazprom potrebbero entrare anche nel business del metano. In particolare il rigassificatore di Melilli, gradito al ministro Stefania Prestigiacomo e autorizzato dalla regione siciliana, potrebbero essere gestito proprio dai Russi. Proprio quella Russia dalla quale l’Italia, asseritamente, si vorrebbe affrancare e non dipendere più come fornitura di gas.
http://palermo.blogsicilia.it/petrolio-e-gas-delliran-in-sicilia-indaga-la-cia/31603/
Da "DIRETTA NEWS" del 19/02/11
Norvegia: olio fuoriesce da cargo islandese.
di Antonio Scafati
Gli uomini della guardia costiera sono entrati in azione
rapidamente per circoscrivere la chiazza, ma parte dell’olio è già
andato disperso e ha raggiunto le coste della vicina isola di Hvaler,
che è una riserva marina protetta. “Sappiamo di avere una chiazza d’olio
in mare a circa dieci chilometri da dove il Godafoss ha fatto naufragio”
ha detto Ane Eide Kjærås, portavoce della guardia costiera norvegese,
alla TV2.
Dal "WWF IT" - 18/02/11
http://www.wwf.it/UserFiles/File/News%20Dossier%20Appti/COM%20STAMPA/2011/2011_2_10_mare.pdf
Da "VILLAGGIO GLOBALE" - 18/02/11 Problematiche ambientali
Quando l'ambiente ha bisogno di Stefania Petraccone
Le manifestazioni e le richieste di
sostegno ai diversi problemi ambientali si fanno più forti, ma i
cittadini si trovano a fronteggiare tali problemi nella totale
disinformazione da parte dei mass media. La Settimana dell'ambiente di
Milano Mercoledì 16 Febbraio 2011 - Le problematiche ambientali si stanno imponendo in maniera negativa nella vita dei cittadini, che si trovano a fronteggiare l'inquinamento ambientale nella totale disinformazione da parte dei mass media e con un Governo che non assicura loro una tutela da questo tipo di problema. I cittadini non vengono informati correttamente e approfonditamente sugli effetti negativi che gli inquinanti hanno sulla salute umana e sull'ambiente stesso. In questi giorni il presidente della Società Italiana di Pediatria, Alberto Ugazio, ha messo in evidenza il grande impatto che l'inquinamento atmosferico ha sulla salute di tutti e soprattutto dei più piccoli, rivolgendosi alle famiglie affinché possano insieme ai pediatri portare questo problema all'attenzione delle Istituzioni per far sì che Comuni, Regioni e Governo possano adottare misure necessarie per evitare che la situazione, già pessima, peggiori ulteriormente. Il maggior rischio per la salute dei bambini è l'acutizzarsi dei sintomi dell'asma, e rischi di irritazione e infiammazione delle vie respiratorie, a causa dei quali ogni anno si registrano sempre più ricoveri, ed essendo i polmoni dei più piccoli in fase di crescita, possono subire alterazioni che da adulti possono portare alla broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpca). A Roma, ha affermato Ugazio, «si sono registrati superamenti persino nella centralina di Villa Ada, in un'area completamente verde». Città, come Milano, Torino, Roma, senza tralasciare Padova (che domenica subirà il blocco del traffico per otto ore compresi 12 comuni della provincia), dove è già stato superato, o in quelle città in cui sta per essere superato il limite consentito dall'Unione Europea dei 35 giorni all'anno di livelli di PM10 oltre il limite, è presente uno stato di emergenza. L'emergenza in realtà è un problema nazionale, in cui tutte le Istituzioni regionali e nazionali dovrebbero impegnarsi affinché il problema venga affrontato seriamente. Infatti, Legambiente, negli scorsi giorni, ha ricordato al Ministero dell'Ambiente la necessità, per l'Italia, di una normativa adeguata in grado di contribuire efficacemente alla riduzione delle concentrazioni di polveri sottili, chiedendo al Governo che venga approvato un Decreto anti-smog. I bambini necessitano di un'attenzione prioritaria. L'inquinamento delle acque, invece, in questi ultimi giorni vede drammaticamente protagonista la Sardegna, con Porto Torres, che sta lottando per salvaguardare le coste dal petrolio che si è sversato l'11 gennaio e che ancora oggi non vede soluzione. Si parla di 10mila o al massimo di 30mila litri di petrolio versato in mare dalla petroliera Esmeralda a Porto Torres durante le operazioni di scarico per alimentare la centrale termoelettrica di Fiumesanto, di proprietà del colosso energetico E.On. Dopo essersi posato sulla Costa Smeralda, e a Santa Teresa di Gallura, il greggio, ha raggiunto anche le coste dell'isola dell'Asinara, e come ha denunciato il direttore dell'Area Protetta, Pier Paolo Congiatu, sono già stati raccolti 300 Kg di catrame dai volontari sulle coste di Stintino, tra le spiagge della Pelosa e delle Tonnare. Affermando che le quantità non sono ingenti ma sono diffuse su tutte le coste dell'isola, che porta a ricontrollare aree già bonificate. Per venerdì prossimo, per attirare l'attenzione sulla condizione di pericolo in cui versa il golfo dell'Asinara è stata organizzata l'iniziativa «E-Off: spegni la luce, accendi i riflettori sul golfo dell'Asinara», dai gruppi «Disastro ambientale a Porto Torres e Platamona: vogliamo risposte ! », «Tuteliamo il golfo dell'Asinara», «Disastro ambientale in Sardegna» e «Gruppo d'intervento disastro ambientale Porto Torres (Sassari)». Per far sì che questi disastri ambientali possano assumere il loro giusto peso è importante dare informazioni giuste e corrette, inserite in un contesto scientifico ma divulgativo e disponibile ad un pubblico più ampio e soprattutto creare un canale comunicativo ampio. A questo proposito si segnala che a Milano dal 21 al 25 si svolgerà, presso l'Hotel Doria, «la Settimana ambiente 2011», rivolto in questo caso alle industrie, enti pubblici, operatori e controllori della sanità pubblica, tecnici e ricercatori, docenti universitari, associazioni di categoria, studenti, operatori commerciali e stampa di settore. Nelle cinque giornate verranno affrontate diverse tematiche ambientali, dalle bonifiche dei siti contaminati, al risk assesment, alla gestione dei rifiuti e alle emissioni atmosferiche e depurazione delle acque e trattamento dei fanghi. Il Convegno è stato organizzato dal Gruppo Scientifico Italiano Studi e Ricerche (GSISR) in collaborazione con l'Istituto per lo Studio degli Ecosistemi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISE-CNR) e con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, dell'Istituto Superiore di Sanità, della Regione Lombardia - Assessorato Ambiente, Energia e Reti- e della Provincia di Milano. Questo per creare un momento di confronto tra le varie istituzioni pubbliche, gli enti di controllo, le aziende e le varie figure professionali che parteciperanno all'evento, e poter progettare e sviluppare soluzioni efficaci e innovative.
Da "PANTELLERIA COM - News n° 7108" del 18/02/11 Pantelleria tra i comuni a vocazione turistica L'Assessore al turismo Tranchida ha firmato il decreto Le nove città capoluogo di provincia della Sicilia, i comuni siciliani che rientrano nel club dei borghi più belli d'Italia riconosciuti dalla Consulta del turismo dell'Anci, insieme ai centri che vantano beni dichiarati dall'Unesco patrimonio dell'Umanità, le isole minori e 24 centri di "conclamata storica valenza turistica".
"Queste località - dice Tranchida - saranno inserite nel Piano settoriale per l'attivazione delle linee di intervento del Programma operativo Fesr 2007/2013, che è uno strumento di programmazione delle misure comunitarie riferibili all'assessorato al Turismo. Questo riconoscimento comporta, quindi, un elemento di premialità per ottenere i finanziamenti comunitari che saranno messi a bando per riqualificare e diversificare l'offerta turistica. E' un provvedimento che punta a valorizzare le caratteristiche e le tipicità culturali, ambientali e monumentali di questi centri per svilupparne le capacità di attrazione turistica, utilizzando al meglio le risorse comunitarie che il Po Fesr mette a nostra disposizione per questo settore che è trainante per l'economia siciliana". Accanto ai capoluoghi di provincia (Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa e Trapani), il decreto riconosce località a vocazione turistica i comuni di Brolo Castelmola, Cefalù', Geraci Siculo, Montalbano Elicona, Novara di Sicilia, San Marco d'Alunzio e Savoca, in quanto rientrano compresi tra i borghi che la Consulta del Turismo dell'Anci riconosce come i più belli d'Italia; Lipari, Leni, Malfa, Santa Marina Salina, nelle isole Eolie, Caltagirone, Militello Val di Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Piazza Armerina, Scicli, Sortino, che detengono beni dichiarati patrimonio dell'umanità' dall'Unesco; Lampedusa, Favignana, Pantelleria, Ustica, per la loro particolare localizzazione paesaggistica e Acireale, Erice, Giardini Naxos,, Milazzo, Sciacca, Taormina, Salemi, Monreale, San Vito Lo Capo, Marsala, Ribera, Menfi, Giarre, Paterno', Vizzini, Linguaglossa, Castiglione di Sicilia, Castelbuono, Petralia Soprana, Gangi, Pollina, Piana de gli Albanesi, Avola, Mazara del Vallo, per la loro conclamata, storica, valenza turistica. "Per verificare l'esistenza di altre località da inserire nel piano settoriale, con il decreto "aggiunge l'assessore - è stato approvato il bando per consentire ai comuni interessati di presentare una manifestazione di interesse. Sono fissati con precisione parametri oggettivi. Per essere inseriti, i comuni ne devono possedere almeno quattro. Sarà una commissione a valutarne l'effettivo possesso". Secondo il decreto, queste sono le caratteristiche richieste: l'adeguata presenza di beni culturali, artistici e architettonici; la collocazione all'interno di parchi regionali; la localizzazione paesaggistica e naturalistica, la persistenza e la tutela dei centri storici, l'adeguata dotazione infrastrutturale alberghiera (che comprende alberghi, agriturismi, turismo rurale, paesi-albergo, case vacanza, bed and breakfast); l'organizzazione, da oltre un triennio di manifestazioni, rassegne o grandi eventi culturali e un'adeguata presenza turistica, in base ai dati riferiti agli ultimi tre anni. Questo decreto sostituisce quello varato nel mese di agosto del 2010, che l'assessore Tranchida revocò, nel novembre successivo, per individuare, dopo aver sentito i rappresentanti dell'associazione dei comuni (l'Anci) e delle associazioni di categoria del turismo, nuovi criteri di selezione basati su parametri certi e quantificabili, che rispecchiassero la reale capacità di attrazione turistica delle località. (Fonte Il Velino) http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=6221 (solo su abbonamento)
Rigassificatore di Livorno, per Greenpeace di Peppe Croce
I gravi rischi procurati dal rigassificatore, secondo Greenpeace, sarebbero stati volutamente ignorati dal Ministero dell’Ambiente durante la fase autorizzativa. In particolare durante la seconda fase, quella con la quale Olt ha chiesto (e ottenuto) l’esclusione dalla procedura di Valutazione di impatto ambientale per alcune modifiche al progetto. Tutto ciò nonostante il rumore generato dalle navi gasiere e dal rigassificatore possa disorientare i cetacei e nonostante l’impianto produrrà, in piena area marina protetta, ben 3,6 tonnellate di cloro all’anno. Questo, afferma Greenpeace, porterà alla formazione di composti organo-clorurati tossici, mutageni e non facilmente biodegradabili. Queste, ed altre, osservazioni di Greenpeace non sono state minimamente prese in considerazione dalla Commissione Tecnica del Ministero dell’Ambiente incaricata di pronunciarsi in merito all’impianto.
http://www.ecoblog.it/post/12076/rigassificatore-di-livorno-per-greenpeace-e-un-complotto-in-alto-mare-il-dossier?
Da "ENERGY-PEDIA Com" - 17/02/11
Turkey: Extrem Energy farming 16 Feb 2011 - Extrem Energy is offering companies the opportunity to join them in exploration of the prospective Candarli Bay offshore block - Licence AR/EXT/4219. Extrem, a joint venture between Merty Group and Xtract Energy Spain, holds 100% interest in this 49,059 hectare block and is making up to 50% interest available to select companies.
Turkey has an attractive tax and royalty system with exploration incentives. The opportunity should interest companies looking to increase their regional portfolio or seeking a foothold in Turkey. The opportunity is being marketed by IndigoPool. For further information, contact Javid Mammadov. Tel: +44 20 7074 3084. Email: jmammadov@indigopool.com.
http://www.energy-pedia.com/article.aspx?articleid=144173
Disegno di legge: affondare le navi di Graziarosa Villani
Tra le intenzioni dei proponenti l’obiettivo di fare dei relitti militari affondate deliberatamente in mare delle mete di attrazione per il turismo subacqueo. Si tratterebbe di una nuova normativa che introdurrebbe in Italia la pratica dello scuttling, ovvero l’affondamento intenzionale di relitti, già sviluppata in altri Paesi tra cui gli Usa e l’Australia. La questione ha sollevato varie polemiche. C’è il rischio infatti, come ha commentato Legambiente, di trasformare il mare in discarica. Si fa riferimento anche allo scandalo delle navi dei veleni sui fondali del Mediterraneo. Perplessità sono state espresse anche da esponenti della ricerca marina. Alla prima proposta di legge presentata alla Camera dal leghista Chiappori ed altri il 14 luglio 2010 è seguita il 2 dicembre 2010 la presentazione della proposta di legge dell’onorevole Idv Di Stanislao. “Ho cercato – ha dichiarato alla stampa Di Stanislao - in qualche modo di raddrizzare questo provvedimento, l’ho reso più concretizzabile e più affidabile. Intanto io parlo di affondamenti selettivi ed istituisco il registro nazionale di navi da radiare e quelle radiate. Poi metto in capo al ministero dell’Ambiente tutta la procedura e affido alle associazioni ambientaliste il ruolo di dare un parere vincolante”. Entrambi i proponenti fanno riferimento alla petroliera Haven affondata nel Mar Ligure dalla quale, tra l’11 e il 14 aprile 1991, fuoriuscirono ingenti quantità di greggio. “All’epoca – ha detto nella sua relazione Chiappori - si trattò di un sinistro simbolo dei danni che l’uomo può infliggere all’ambiente…A distanza di molti anni, invece, il relitto della Haven è considerato dai subacquei «la regina del Mediterraneo». Ne ha tratto giovamento principalmente – dice ancora Chiappori - il comune ligure di Arenzano che ha sviluppato nel tempo un’adeguata offerta di servizi a supporto di coloro che vanno ad ammirare i resti, a 80 metri di profondità, del più grande relitto accessibile del Mediterraneo”. Diversa l’interpretazione che dà del disastro della Haven l’onorevole Di Stanislao. “È una triste realtà – scrive nella sua relazione - il metodo con il quale è stato gestito l’affondamento della petroliera cipriota di proprietà dell’impresa multinazionale Amoco, la Milford Haven. Siamo di fronte a un fondale ancora devastato dal petrolio che, raggrumatosi, è diventato sfortunatamente parte integrante dell’ambiente marino della zona. I pescatori oggi, a distanza di vent’anni – ha detto ancora Di Stanislao - pescano catrame invece che pesci e denunciano che le reti sono ogni giorno piene di catrame, che va accuratamente diviso dai pesci per poter vendere qualcosa e affermano, che due terzi del pescato sono petrolio. È evidente, pertanto, che i fondali intorno alla Milford Haven non si sono ancora decontaminati e che le attività di bonifica sono state scarse e inefficaci”. Le due proposte di legge sono state abbinate e l’iter legislativo è iniziato. In questo ambito alla IV Commissione Difesa della Camera dei Deputati presieduta da Edmondo Cirielli si è tenuta il 9 febbraio una audizione informale. Sono state in particolare ascoltati il responsabile del Servizio per le emergenze ambientali in mare dell’ISPRA, Luigi Alcaro, l’esperto di biologia marina, Silvestro Greco, rappresentanti dell’Associazione ambientalista Marevivo, del Consorzio nazionale interuniversitario per le scienze del mare e dell’Assosub.
http://www.marescienza.it/index.php?option=com_content&view=article&id=188:disegno-di-legge-affondare-le-navi-da-rottamare-per-farne-parchi-subacquei&catid=6:politica-del-mare&Itemid=7
Cetacei a rischio a causa dei sonar militari di Barbara Arlati
Fortunatamente i due animali sono stati recuperati e portati al largo dalla Guardia Costiera. L’operazione militare continuerà fino al 17 febbraio, con l’utilizzo di sei sommergibili e soprattutto sofisticate apparecchiature sonar. Giovanni Soldini, testimonial Greenpeace, ha dichiarato:
Greenpeace chiede:
http://www.ecoblog.it/post/12069/cetacei-a-rischio-a-causa-dei-sonar-militari?
Da "IL PANTECO" - Febbraio 2011 Ambiente Per lo Stretto di Sicilia... di Guido Picchetti Il 26 Agosto scorso, emanato dal Ministero dell`Ambiente, della tutela del territorio e del mare, entrò in vigore un decreto che vieta le attività di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare all`interno del perimetro delle aree marine e costiere, a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale. Quel decreto purtroppo sembra non abbia alcuna efficacia per la protezione di zone non vincolate come il Canale di Sicilia e Pantelleria, nel cui mare, poche miglia a nord dell’isola, sono state già autorizzate da tempo due concessioni di ricerche petrolifere ad insaputa di tutti, rispettivamente una all’ADX e l’altra alla Northern Petroleum, come chiaramente mostra la mappa qui unita.
La Northern Petroleum, invece, proprio
il 14 Dicembre u.s. ha annunciato che, in joint venture con la Shell
Italia, inizierà entro il primo trimestre del 2011 le trivellazioni di
ricerca al centro dell’area off-shore “Sicily C.R147.NP” che ha in
concessione a Nord Le concessioni petrolifere di Pantelleria, area
confinante con la G.R.15.PU sotto cui si estende il giacimento già
individuato dall’ADX fino a 6/ 7 miglia dalle coste dell’isola.
Da "BLOG SICILIA" del 16/02/11
di Guido Picchetti 16 febbraio 2011 - Altra buona notizia per chi ha a cuore la tutela ambientale del mare dello Stretto di Sicilia.
http://www.blogsicilia.it/blog/no-del-senatore-d%E2%80%99ali-alle-fattoria-eolica-sul-banco-di-pantelleria/31341/
Sardegna: a Quirra situazione sempre più allarmante di Simone Muscas
In seguito alla situazione riscontrata e vista la gravità
ambientale della situazione, il Procuratore della Repubblica di Lanusei,
ha quindi disposto il sequestro dei fondali marini; il sospetto è che al
largo di Quirra ci sia un cimitero di rifiuti militari. Questa notizia
scatena nuovamente la rabbia della popolazione locale che, dopo quanto
accaduto, lancia un grido d’allarme per un territorio che giorno dopo
giorno continua ad essere soffocato dalle attività militari.
La Sindrome di Quirra
da RaiNews24 di Simtram 31 Marzo 2008 - "I numeri sono da Chernobyll", per dirla con le parole del senatore Mauro Bulgarelli, che compare nel filmato. Il poligono sperimentale più grande d'Europa a Villaputzu, in provincia di Cagliari. Da rainews24 un'inchiesta sull'allarme sanitario a Villaputzu e nel Sarrabus.
_______________________ In Senato la verità sulla "Sindrome di Quirra" ! 8 Aprile 2008 - Citazioni dagli atti ufficiali del Senato (2005)
Da "PANTELLERIA COM - News° 7096 del 15/02/11 Contro le minacce sullo Stretto di Sicilia Presto l'Area Marina Protetta secondo la proposta Caravello di Guido Picchetti
Abbiamo dato nei giorni scorsi notizia del “no” della
Regione Sicilia alle fattorie eoliche off-shore. Certamente una buona
cosa dopo le informazioni su quella fattoria eolica che la società "Four
Wind" pensa di impiantare nello Stretto di Sicilia, secondo quanto
precisato nelle News del quotidiano "TERRA" all'url
http://www.terranews.it/news/2011/02/quel-parco-eolico-offshore-ancora-altissimo-mare
.
Il bello (o il brutto, a secondo come si considerino le
cose) è che sia l'area delle trivellazioni di ricerca della BP che
dovrebbero iniziare nei prossimi mesi, sia il Banco di Pantelleria dove
si progetta di impiantare la fattoria eolica della “Four Wind”,
rientrano nella zona "C" della nuova proposta Caravello per l'istituenda
"Area Marina Protetta di Pantelleria”.
Mediterraneo, il Wwf mette in guardia:
“In queste due aree -sottolinea il Wwf- vivono comunità di spugne di acque profonde, vermi, molluschi e coralli di acqua fredda. Per questo motivo, nel Mare di Levante dove è situato il primo giacimento, vige una limitazione della pesca a strascico sotto i 1000 metri di profondità proprio per proteggere le specie di acque profonde”. “Esistono anche due aree -prosegue l’associazione ambientalista- dove la pesca è vietata per gli stessi motivi. Nella zona antistante il Delta del Nilo prospera una comunità biologica la cui sopravvivenza dipende proprio dalle strutture che si sono nel tempo formate in funzione delle esalazioni dei gas dal fondo del mare e per questo motivo definite ‘aree del Mediterraneo specialmente protette dalla Convenzione di Barcellona’ (Aspim)”. Per questo scenario il Wwf lancia un appello agli Stati che si affacciano sull’area orientale del Mediterraneo perchè mantengano alti standard di tutela ambientale. Il Wwf, anche alla luce delle richieste della Strategia Marina promossa dalla Comunità Europea (Msfd), chiede «agli Stati del Mediterraneo orientale, in particolare a Cipro, Egitto, Israele e Libano, di garantire i più alti standard ambientali negli sviluppi attuali e futuri nella perforazione dei fondali marini per gas e petrolio in Mediterraneo orientale». “Si chiede che vengano effettuate con urgenza -afferma l’associazione ambientalista- Valutazioni di impatto ambientale (Via) e che si agisca coerentemente ai risultati delle medesime, anche perchè le comunità che proliferano sui fondali di acque profonde impiegherebbero alcuni millenni per ricostituirsi». “Diversi accordi -ricorda il Wwf- obbligano i paesi a passare attraverso il sistema Via prima di esplorare e trivellare alla ricerca di gas e petrolio in acque ‘offshore’. Il più recente protocollo è quello per la protezione del Mar Mediterraneo dall’inquinamento derivante dall’esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, del fondo marino e del suo sottosuolo, entrato in vigore nel dicembre 2010». Questo protocollo, conclude il Wwf, “stabilisce che qualsiasi potenziale attività di sfruttamento di acque profonde, tra cui anche le prospezioni, debbano essere soggette ad autorizzazione sulla base di un’approfondita Via”.
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Progetto PRIMI: è dell'Enea il sistema Tyrem
scritto da ENEA Mercoledì 05 Maggio 2010 - Roma - L'ENEA ha realizzato un sistema operativo (TYREM) che fornisce giornalmente previsioni delle correnti nel mar Tirreno per la settimana successiva, con un grande dettaglio spaziale (risoluzione di circa 2 chilometri). Questo lavoro è stato svolto nell'ambito del progetto PRIMI (Progetto Pilota Inquinamento Marino da Idrocarburi) finanziato dall'Agenzia Spaziale Italiana, il cui scopo è la realizzazione di un sistema prototipale per il monitoraggio da satellite degli sversamenti di idrocarburi, e la previsione della loro dispersione. Il modulo ENEA del Tirreno affianca moduli analoghi sviluppati dal CNR (Canale di Sicilia) e dall'INGV (Mare Adriatico), realizzando una copertura quasi completa dei mari italiani. Il nucleo di TYREM è un modello numerico tridimensionale di circolazione marina che utilizza in input sia dati da un modello di circolazione dell'intero Mediterraneo gestito da INGV (condizioni iniziali e ai bordi) che dati atmosferici forniti dall' European Center for Medium-Range Weather Forecasts (forzanti all'interfaccia aria-mare).
L'attività di modellistica previsionale del Tirreno è
parte integrante delle attività di oceanografia operativa, sia in ambito
nazionale (GNOO, Gruppo Nazionale di Oceanografia,
http://gnoo.bo.ingv.it/ ) che europeo (MOON,
Mediterranean Operational Oceanography Network -
http://www.moon-oceanforecasting.eu/ ).
Da "ECOVIDEOBLOG" del 14/02/11
Canale di Sicilia area marina protetta
Grazie al progetto, iniziato nel 2009 e che si concluderà
quest'anno, sono stati scoperti a circa 350 metri, nei tratti più
profondi del Canale di Sicilia, numerosi reef di corallo fossile
costituiti per la maggior parte da Lophelia pertusa e
Madrepora oculata, specie che nel passato rappresentavano vere e
proprie barriere coralline simili a quelle che oggi troviamo nel Mar
Rosso. Grazie alla loro natura marina che lascia senza parole, dunque,
le isole di Pantelleria, Lampedusa e Linosa rappresentano veri santuari
della biodiversità e giocano un importante ruolo per la riproduzione del
grande squalo bianco, per l'alimentazione delle balenottere e per la
riproduzione delle tartarughe marine.
http://www.ecovideoblog.it/nautica/canale-di-sicilia-area-marina-protetta-il-progetto-per-tutelare-i-santuari-marini-italiani-della-biodiversita.html
Biodiversità marina alterata: nuove specie e mutazioni di C.B. 27/02/2009 - Alterazione della biodiversità marina, con presenza di nuove specie e mutazioni in quelle autoctone: a determinarle sono gli scarichi urbani. Questi i risultati delle analisi condotte dall'Ispra nell'ambito del progetto europeo 'MonItaMal', nato in collaborazione con l'università di Malta e il parco scientifico e tecnologico della Sicilia, per monitorare l'ambiente marino del Mediterraneo, con particolare attenzione alle isole di Malta e Lampedusa. Dai rilevamenti, fa sapere l'Ispra, emerge che "nell'intero mar Mediterraneo si contano ben 110 specie esotiche, pari a circa il 15% dell'intera fauna ittica, mentre circa 50 specie ittiche ad affinità termofila risultano in espansione verso nord". Nell'area del canale di Sicilia, tra Malta e Lampedusa "registrate dieci nuove specie provenienti dal mar Rosso e 12 dall'oceano Atlantico". Una situazione dovuta al "recente abbattimento di alcune barriere biogeografiche come il canale di Suez, in combinazione con l'incremento delle temperature". Ma i cambiamenti della biodiversità marina non sono limitati alle sole nuove specie: ci sono infatti 'mutazioni' di quelle autoctone, conseguenza di sostanze tossiche. Sono "sorprendenti gli effetti dei composti antivegetativi come il Tributilsragno (Tbt), sostanza presente nelle vernici delle imbarcazioni, studiati sui murici", spiega l'Ispra. "In questi molluschi tale sostanza provoca una mascolinizzazione della popolazione con la comparsa di veri e propri organi sessuali maschili nelle femmine sottoposte alle concentrazioni più elevate". In generale, spiega l'Ispra, "la qualità delle acque circostanti le isole del canale di Sicilia è buona", mentre "la situazione cambia nelle aree maggiormente antropizzate e soprattutto in prossimità dei principali scarichi fognari di Malta, dove risulta alquanto significativa la quantità di inquinanti, in particolare di pesticidi". Tra questi "il Ddt, bandito ormai da anni dal mercato ma ancora presente" nelle acque maltesi. Per quanto riguarda l'impatto degli scarichi urbani, continua l'Ispra, "più in dettaglio è stato studiato l'effetto sulla comunità ittica costiera". Risultato: "Nell'Isola di Malta è stata segnalata una decisa alterazione della biodiversità in prossimità di tali scarichi". In particolare "scompaiono totalmente le specie più sensibili come molti labridi (i comuni 'tordi') e proliferano gli organismi opportunisti come 'Gobius bucchichi' e 'Parablennius rouxi' che, adattandosi quasi perfettamente a questi ambienti ricchi di sostanza organica, raggiungono un numero mai registrato negli ambienti naturali". I risultati dello studio, già presentati alla comunità scientifica internazionale ed attualmente in via di pubblicazione, "hanno infatti portato all'immediato avvio delle procedure di chiusura degli scarichi fognari da parte delle autorità maltesi". Infine il progetto 'MonItaMal', continua l'Ispra, "ha contribuito a ricostruire la temperatura del mare negli ultimi cento anni". I dati ottenuti grazie all'esame di coralli coloniali, fa sapere l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, "sono tuttora in fase di elaborazione e potranno svelare la storia climatica in quest'area strategica del mar Mediterraneo". Vincenzo Grimaldi, commissario dell'Ispra (all'epoca, ndr), si dice "sicuro" del fatto che "le esperienze e le competenze confluite nel nuovo istituto siano in grado di fornire quel valore aggiunto fondamentale per la realizzazione di azioni concrete nell'ambito della ricerca scientifica applicata". Ciò, assicura, "consentirà di essere al passo con le Istituzioni scientifiche internazionali e mantenere gli impegni, di promuovere l'innovazione e di compiere passi importanti nel campo della protezione dell'ambiente".
http://www.aamterranuova.it/article3098.htm
Da "SOTTACQUA - IL MARE IN RETE" - Febbraio 2011
di Paolo Bastoni
con
http://www.sottacqua.info/2011/01/porto-torres-un-disastro-nascosto/
Da "BLOG SICILIA" del 13/02/11 L’AMP di Pantelleria, il nuovo video dell’ISPRA di Guido Picchetti
Nel video sono illustrati i risultati delle prime campagne di ricerca finanziate dal Ministero dell’Ambiente, che hanno permesso di documentare la presenza di specie rare o mai osservate nel Mediterraneo, dal corallo nero alle gorgonie, fino ai piccoli di squalo bianco. Ma il video è soprattutto un grido di allarme contro le minacce di trivellazioni incombenti sullo Stretto di Sicilia. È un appello forte affinché venga istituita al più presto l’AMP di Pantelleria, senza la quale l’isola potrebbe vedere quanto prima entrare in azione le piattaforme petrolifere a poche miglia dalle sue coste.
Il video in questione
può
esser visionato cliccando qui. Ora si spera che il Ministro dell’Ambiente on.le Prestigiacomo (siciliana) e il Presidente Commissione Ambiente al Senato sen. D’Alì (anche lui siciliano del trapanese), prendendo atto di quanto su indicato, si adoperino per accelerare l’iter istitutivo dell’AMP di Pantelleria, portandolo finalmente a compimento. Sarebbe un primo importante passo verso la tutela ambientale dell’intero Stretto di Sicilia.
http://www.blogsicilia.it/blog/lamp-di-pantelleria-il-nuovo-video-dellispra/30783/
Canale di Sicilia, patrimonio inimitabile di biodiversità da ISPRAVIDEO Per tutelarlo, è necessario fermare le trivellazioni e creare un'area marina protetta. Specie mai osservate nei mari italiani, dal corallo nero alle gorgonie, fino ai piccoli di squalo bianco. Sono i risultati del progetto "Biodiversità Canale di Sicilia", programma di ricerca finanziato dal Ministero dell'Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, e svolto da un gruppo di ricercatori dell'ISPRA.
http://www.youtube.com/watch?v=LeKXk50-i1U
Dalla Bacheca su FB di Guido Picchetti - 12/02/11
dal post di Massimiliano Cordeddu dell'11/02/11
Descrizione: La Sardegna sta assistendo in questi ultimi decenni al depauperamento delle proprie risorse naturali da parte di affaristi e speculatori senza scrupoli; la "cricca" massonica P2 e il relativo scandalo dell'eolico in Sardegna. Il disastro ambientale di Porto Torres che ha "violato e offeso" 140 km delle coste più belle dell'isola. I fumi mortali della SARAS che ha provocato morti e malattie nel Comune di Sarroch. L'uranio impoverito proveniente dalle armi e dalle munizioni usate nelle esercitazioni militari della base militare interforze di Quirra, i rifiuti tossici e nucleari che arrivano dalla penisola e tanto altro ancora.
http://www.facebook.com/profile.php?id=1517148775#!/guido.picchetti/posts/198350653511373
Da "IL CAMBIAMENTO" dell'11/02/11
A rischio il Canale di Sicilia, di Lucia Russo Il Canale di Sicilia racchiude un inestimabile patrimonio di biodiversità. Lo affermano i ricercatori dell’ISPRA, che nell'ultimo rapporto hanno descritto un tesoro di specie. Insieme all'entusiasmo per la scoperta di nuove forme di vita, parte l'appello per fermare le trivellazioni petrolifere che mettono a rischio l'intero ecosistema.
Non si parla di specie rare, ma addirittura di forme di vita mai osservate nei mari italiani, dal corallo nero alle gorgonie, fino ai piccoli di squalo bianco. La tutela di questo habitat richiede per l’Istituto la creazione di un’area marina protetta e lo stop alle trivellazioni, minaccia posta dalla ricchezza di petrolio e gas celata nei fondali. I dati riportati dall’ISPRA derivano dal progetto Biodiversità Canale di Sicilia, programma di ricerca finanziato dal Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare e svolto da un gruppo di suoi ricercatori a partire dal 2009 per giungere a conclusione quest’anno.
Frugando nel tesoro di specie che gli studiosi hanno
scoperto nelle acque di Pantelleria, Lampedusa e Linosa (isole di cui
turisti di tutto il mondo conoscono le bellezze naturali), si trovano la
gorgonia arancione a forma di candelabro Elisella paraplexauroides,
quella a frusta Viminella flagellum, entrambe mai osservate nei
mari italiani, e la piccola e rarissima gorgonia Switia pallida. La riproduzione del grande squalo bianco, che le acque del Canale di Sicilia consente, ha inoltre un ruolo riconosciuto come fondamentale per l’alimentazione delle balenottere e per la riproduzione delle tartarughe marine.
Tra le acque di Pantelleria, Lampedusa e Linosa, come ricorda il responsabile del progetto ISPRA Simone Pietro Canese, si concentra un “punto privilegiato per la biodiversità del Mediterraneo”, su cui gravano diversi rischi. Quello cui il responsabile Simone Pietro Canese fa espresso riferimento per quest’area di incredibile ricchezza naturale è costituito dalle trivellazioni che hanno individuato ricchi giacimenti petroliferi nella zona di Pantelleria e in altri tratti del Canale di Sicilia. L’istituzione dell’area marina protetta richiesta per Pantelleria impedirebbe questo tipo di operazioni, almeno in prossimità dell’isola, dato che per la legge italiana non si può effettuare nessuna attività di prospezione ed estrazione di idrocarburi a meno di 12 miglia da qualsiasi area di protezione. Ma le acque territoriali italiane nel Mediterraneo si arrestano proprio alle 12 miglia. Dopo, cominciano le acque internazionali. Questa iniziativa andrebbe affiancata dalla creazione di aree di tutela di alto mare nel Canale di Sicilia, in modo da proteggere la biodiversità marina e garantire una barriera per tutte le attività di esplorazione e sfruttamento petrolifero.
A proposito di trivellazioni, nel recente passato, sono state sollevate proteste ed allarmi per attività ispettive e di trivellazione del suolo marino, dagli abitanti di Favignana e di Pantelleria, come nel caso della piattaforma petrolifera della società ADX ENERGY, sul sito denominato Lambouka-l al largo di Pantelleria in riferimento alla quale, lo scorso ottobre la risposta ad un’interpellanza sul caso confermava il suo posizionamento in una zona di mare ricadente all’interno della piattaforma continentale tunisina, poco oltre il limite delle tredici miglia dall’isola di Pantelleria che segna il confine tra la piattaforma continentale italiana e quella tunisina (accordo italo-tunisino sulle acque di rispettiva giurisdizione, legge n. 347 del 3 giugno 1978). Il giacimento Lambouka-I, un grande blocco di 70 chilometri quadrati contenente tre potenziali serbatoi di idrocarburi, potrebbe vedere estendere uno dei suoi giacimenti fino a sei o sette miglia dalle coste di Pantelleria. Insomma, potrebbe sconfinare in acque italiane. Per tale circostanza, in quella occasione fu invocato tanto l’accordo italo-tunisino (accordo bilaterale che disciplina l’utilizzo dell’area e in base al quale la concessione fu data dal Governo tunisino fuori dalle acque territoriali italiane), quanto la convenzione di Barcellona sulla protezione del Mediterraneo dall’inquinamento marino del 1976.
La scorsa settimana è stato firmato un protocollo d’intesa fra la Regione siciliana, l’ Eni Mediterranea idrocarburi Spa e la Raffineria di Gela per l’avvio di un piano industriale che prevede investimenti per 800 milioni di euro, che dovranno servire al potenziamento della produttività, all’incremento occupazionale, ma anche all’adozione di misure volte a garantire la sicurezza ed il risanamento dei luoghi. A fronte di una concessione ventennale da parte della Regione siciliana, l’ Eni Mediterranea Idrocarburi Spa e la Raffineria di Gela s’impegnano al ripristino della diga foranea, fortemente danneggiata dalle mareggiate, sulla quale le due società per azioni impegneranno somme per 140 milioni di euro. Nel documento, Enimed evidenzia l’attuazione del suo Piano industriale per il 2010/2013, che contempla cospicui investimenti per assicurare lo svolgimento delle attività estrattive esistenti e lo sviluppo di nuove iniziative di ricerca mineraria. Non è dato sapere dove saranno condotte le nuove ricerche minerarie, se in mare o su terra. Il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, firmatario dell’accordo, non ha ricevuto l’appoggio di questa decisione da parte del Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, la cui posizione è in linea con quella espressa dall’ISPRA. La divergenza tra i due politici in materia ambientale tocca anche altre questioni, discusse in questi giorni e sempre ricadenti nell’area del Canale di Sicilia. Il progetto del mega-impianto eolico della compagnia Four Wind, duemila gigawatt di energia elettrica ricavata dagli impianti che andrebbero piazzati nel bel mezzo del Canale di Sicilia (nella zona compresa tra i banchi di Avventura, Pantelleria e Talbot), riceve il no della Regione Sicilia, insieme alle associazioni di pescatori e ambientalisti. Favorevole all’eolico off shore, almeno in passato, il ministro Prestigiacomo, che dovrà decidere in merito, in seno al Consiglio dei Ministri.
http://www.ilcambiamento.it/acque/canale_sicilia_biodiversita_estrazione_petrolio.html
Da "IL DEMOCRATICO" dell'11/02/11
La marea nera di Porto Torres poteva essere
evitata La redazione del "Il Democratico" insieme al nuovo Movimento Ecologista Sardo D’Azione e ai Verdi con Angelo Bonelli chiedono le dimissioni del Ministro dell’ Ambiente Prestigiacomo. di Massimiliano Cordeddu
Porto Torres un disastro annunciato e per 14 giorni non si è fatto nulla! Appello alle opposizioni in Parlamento affinchè presentino una mozione di sfiducia individuale nei confronti del ministro dell’Ambiente; le sue omissioni configurano una chiara responsabilità politica. Si ritorni a parlare dei veri e concreti problemi del Paese, non ne possiamo più del “Rubygate”. Le gravi omissioni da parte del Dicastero dell’Ambiente, riguardo i ritardi negli interventi per arginare il diffondersi della marea nera in tutta la costa nord della Sardegna, sono dopo le dichiarazioni a Marescienza.it rilasciate da Federica Mastracci responsabile dei prodotti e servizi geospaziali di "E-Geos", più gravi di quelle che potevano apparire in un primo momento e sorgono spontanee alcune domande.
Queste omissioni, a nostro avviso, oltre alla mancanza
d’interventi immediati per arginare l’espandersi della marea nera, hanno
determinato, grazie alle correnti sottomarine e ai venti, un
allargamento della chiazza per ben 140 km configurando un disastro
ecologico ed economico, il quale a ben vedere, e col senno di poi,
poteva essere evitato. Per questo motivo, il ministro dell’Ambiente
Prestigiacomo è politicamente responsabile, in quanto non ha adottato
tutte le misure e i mezzi necessari a sua disposizione per arginare,
nell’immediato, il diffondersi in tutto il nord Sardegna della marea
nera.
http://ildemocratico.com/2011/02/11/la-marea-nera-di-porto-torres-poteva-essere-evitata-le-omissioni-della-prestigiacomo/
Da "AVEZZANO
ACQUARIOFILIA" - 11/02/11 A rischio giardino dei coralli in Sudan 4 FEB 2011. E' allarme per una delle barriere coralline meglio conservate al mondo, quella del Sudan, sul Mar Rosso. Lo 'Sha'ab Suedi', a nord di Porto Sudan, noto come il 'Giardino dei coralli' e' apparso grigio e senza vita, in due reef dei dieci monitorati dalla spedizione dei ricercatori dell''Alma Mater Studiorum' Università di Bologna, a bordo di 'Felicidad II', l'imbarcazione di Aurora Branciamore e sede itinerante di Marevivo in Sudan.
''Nel Mar Rosso finora non c'e' mai stato alcun fenomeno di mortalita' di massa dei coralli, come invece avvenne alle Maldive nel 1998 quando andarono persi l'80% dei coralli in acque profonde da zero a 30 metri. La morìa osservata e' un segnale importante perche' la prima nel Mar Rosso'', ha sottolineato Stefano Goffredo, capo spedizione Ste (Scuba Tourism for the Environment - Turismo Subacqueo per l'ambiente), progetto dell'Università di Bologna. ''L'ultima estate sudanese e' stata caratterizzata - ha precisato Goffredo - da un periodo anomalo e prolungato di caldo. Per lo 'sbiancamento' della barriera bastano pochi gradi, 1 o 2, al di sopra della massima media storica dello specchio d'acqua per far morire l'alga simbiotica con cui i coralli si nutrono di giorno. I coralli, infatti, sono animali predatori che di giorno, alla luce, si nutrono tramite la fotosintesi attivata dalle alghe microscopiche al loro interno; mentre di notte estroflettono i tentacoli attorno alla bocca a caccia di gamberetti e piccoli animali che nuotano nel blu, lo zooplancton. Col caldo - ha detto il capo spedizione Ste - il corallo si stressa per il minor apporto energetico delle alghe che muoiono, e a sua volta muore letteralmente di fame''. Se l'anomalia termica e' limitata a qualche giorno, il corallo può riprendersi. ''Abbiamo osservato lo sbiancamento del reef in alcune zone costiere della costa settentrionale del Sudan, un paio di siti in particolare, mentre la situazione migliora off-shore'' ha precisato il ricercatore dell'Università di Bologna, ricordando come la comunità scientifica internazionale tenti di sensibilizzare gli organi politici sul grande pericolo rappresentato dai cambiamenti climatici per la sopravvivenza delle barriere coralline di tutto il mondo. I ricercatori e l’equipaggio del ‘Felicidad II’ hanno anche ripulito Angarosh, mitica isola formata da conchiglie e coralli, togliendo le migliaia di bottiglie di plastica depositate dalle mareggiate e dalle correnti. Al rientro a Port Sudan, la spedizione è stata accolta dal Ministro del Turismo e della Fauna del governo sudanese, Joseph Malwal, che, toccato dalla relazione dei ricercatori, si è dichiarato disponibile a collaborare nel portare avanti progetti di monitoraggio e di azioni anche repressive per la difesa degli squali, patrimonio del Sudan ormai raro nel resto del mondo. Marevivo da anni si batte per la salvaguardia degli squali: l’associazione, facendo parte di ‘Shark Alliance’, ha messo in atto molte attività - sia parlamentari che di divulgazione - su questo tema di particolare urgenza. I grandi predatori del mare sono in pericolo di estinzione: circa 100 milioni di esemplari all’anno vengono catturati per asportare la preziosa pinna (molto ambita nei paesi orientali) e rigettati in mare ancora vivi, una pratica crudele e distruttiva. “Il Sudan ha ancora un mare selvaggio e ricco, bisogna con tutte le forze cercare di proteggere uno degli ultimi Eden del Pianeta Terra – ha concluso Rosalba Giugni al termine dell’incontro con l’importante rappresentante del governo sudanese - Marevivo sarà disponibile a lavorare in collaborazione con l’università e le istituzioni per questo obiettivo”.
http://avezzanoacquariofilia.jimdo.com/news-1/
Da "BLOG SICILIA" del 10/02/11 Il "tesoro" della Shell L'oro nero dello Stretto di Sicilia di Guido Picchetti Nel Maggio scorso a Pantelleria, dalle coste dell'isola in direzione di maestrale, si iniziavano a vedere la sera delle strane luci in movimento sull'orizzonte. Erano le prime avvisaglie di quelle che, da lì a poco, sarebbero diventate le luci fisse della piattaforma petrolifera dell'ADX, posizionata, per le sue ricerche in acque tunisine, appena 300 metri al di là del limite delle 13 miglia che separano le acque di competenza tra Italia e Tunisia.
Il fatto suscitò, come molti ricorderanno, una decisa reazione tra gli abitanti di Pantelleria, che culminò a fine Agosto in un "No Trivella Day", cui parteciparono anche alcune note personalità politiche delle istituzioni locali e regionali.
Ma quello che era sfuggito a molte di quelle stesse
personalità, e di cui nessuno sull'isola era allora a conoscenza, è che
proprio in quel mese di Maggio, il giorno 4 per l'esattezza, Il
presidente e amministratore delegato della Shell, Marco Brun, aveva
rilasciato un’intervista a Corriere Economia, l’inserto del Corriere
della Sera, nella quale, informando che la sua società aveva inviato nel
Canale di Sicilia una nave specializzata in ricerche petrolifere, la
Atlantic Explorer, spiegava: Aggiungendo ancora: “Se davvero il giacimento siciliano confermerà le attese, l’Italia si confermerebbe il Paese con più idrocarburi dell’Europa continentale." Una bella prospettiva davvero per lo Stretto di Sicilia e per quanti hanno a cuore la sua tutela ambientale, da cui possono dipendere, diciamolo chiaramente una volta per tutte, le condizioni dell'intero Mediterraneo! Ma quello che quell'intervista mi sembra non precisasse, era che le ricerche della Atlantic Explorer, effettuate dalla Shell in joint venture con la Northern Petroleum, sarebbero state condotte in quella concessione di cui è titolare la società britannica denominata C.R147.NP. Una concessione che, iniziando a ca. 8 miglia da Pantelleria, si estende verso nord fino al Banco omonimo. E che confina ad ovest con la concessione in acque italiane dell'ADX, sotto la quale questa società, avendo già individuato nel sottosuolo il ricco giacimento "Lambouka-1", conta nei prossimi mesi di iniziarne lo sfruttamento, succhiandone, però, il petrolio in diagonale da acque tunisine. Ma sono pochi a rendersi conto che ciò avverrà negli stessi mesi in cui la Shell e la Northern Petroleum cercheranno di ottenere, con le prossime trivellazioni (già preannunciate da un loro comunicato del dicembre scorso), dei preziosi e concreti assaggi di quel "tesoro" in oro nero, la cui presenza è stata regolarmente confermata dalle prospezioni sismiche in 3D dell'estate scorsa, avvenute ad insaputa di tutti gli abitanti dell’isola, e senza che nessuno avesse nulla da obiettare a livello locale e regionale. D’altronde chi e cosa potrà fermare la veloce e forsennata caccia a questo "tesoro" "dello "Stretto di Sicilia", o almeno rallentarne la corsa, e conseguentemente ridurne i rischi, in attesa che vengano istituite le famose "Area Marine Protette di Altomare" già previste dall'UNEP-MAP ? Difficile dirlo, oggi come oggi... Ma, confidando nel Dio del Mare, speriamo che qualcuno ci sia e che qualcosa di buono davvero accada... Leggi su "ECONOMIA SICILIA COM" del 4 maggio 2010 dell'intervista a Marco Brun.
http://www.blogsicilia.it/blog/loro-nero-dello-stretto-di-sicilia/30446/
Da "ECONOMIA SICILIA COM" del 10/02/11
Molte delle aree interessate infatti fanno parte della Rete Natura 2000, ovvero rientrano in quei siti ecologici comunitari per la protezione e la conservazione degli habitat naturali. Questo comporta per la Regione – continua l’assessore – l’obbligo alla tutela e al mantenimento di queste zone. L’installazione di parchi eolici off-shore invece, dato il loro forte impatto ambientale, comporterebbe seri rischi per l’ecosistema del Canale con pesanti conseguenze anche in altri settori strategici come la pesca, il turismo e la stessa navigazione. Parere contrario e’ giunto, infatti anche dai territori. Per questo motivo – conclude Sparma – il Presidente Lombardo e la giunta hanno condiviso questa valutazione”.
Nei prossimi giorni la deliberazione della giunta verrà
quindi trasmessa al ministero delle Infrastrutture e Trasporti, a quello
dell’Ambiente, al Mise e a tutte le amministrazioni competenti al
rilascio di pareri, nulla osta, permessi, autorizzazioni per i progetti
eolici off-shore. (ITALPRESS)
Campagna ROV Canale di Sicilia 2010 di Anonimo Sole
http://www.youtube.com/watch?v=8Fy5l7FrkXM
Da "BLOG SICILIA" del 9/02/11 Contro le minacce sullo Stretto di Sicilia
Presto l’AMP di Pantelleria di Guido Picchetti
Uno dei banchi rocciosi del Canale presi in considerazione dalla “Four Wind” per le sue gigantesche pale eoliche è il Banco di Pantelleria, proprio quel vasto banco roccioso a nord dell’Isola che confina a sud con l’area marina interessata dalla concessione della Northern Petroleum, dove la società inglese, insieme alla Shell, dovrebbe nei prossimi mesi iniziare le sue trivellazioni di ricerca petrolifera. Il bello (o il brutto, a secondo come si considerino le cose) è che sia l’area delle trivellazioni della BP che quella del Banco di Pantelleria, dove si progetta di impiantare la fattoria eolica della “Four Wind”, rientrano nella zona “C” della nuova proposta Caravello per l’istituenda “Area Marina Protetta di Pantelleria”. Di quella proposta, cioè, che, presentata all’ultimo Congresso Nazionale della Società Italiana di Biologia Marina svoltosi a Rapallo nel Maggio scorso, è appena stata pubblicata negli Atti di quel Congresso, editi proprio la settimana scorsa. Prendendone attenta visione, è facile comprendere come quella proposta, se prontamente realizzata, possa rappresentare l’unica soluzione valida per scongiurare entrambe le minacce che pericolosamente incombono su quell’area marina, opportunamente tutelandola dal punto di vista ambientale, a nord di Pantelleria, a vantaggio di tutto lo Stretto di Sicilia. Ciò in attesa che le progettate SPAMI (Aree Marine Protette di Alto Mare Mediterranee) già previste dall’UNEP-MAP, una delle quali comprende appunto lo Stretto di Sicilia, possano essere istituite con l’approvazione degli Stati firmatari della Convenzione di Barcellona, impegnati a ratificarle.
http://www.blogsicilia.it/blog/presto-l%E2%80%99amp-di-pantelleria-secondo-la-proposta-caravello/30277/
Quel parco eolico offshore ancora in altissimo mare di Diego Carmignani
La compagnia siciliana a conduzione famigliare specializzata in energie rinnovabili Four Wind srl ha un sogno: creare il più grande parco eolico offshore del pianeta. Duemila gigawatt di energia elettrica ricavata dagli impianti che andrebbero piazzati nel bel mezzo del Canale di Sicilia, nella zona compresa tra i banchi di Avventura, Pantelleria e Talbot, senza che alcuna elica rotante sia visibile da qualunque costa o isola si affacci sulla distesa di mare. Più che l’estetica del panorama, desta preoccupazione la tutela di un’area marina che sarebbe ferita dai mastodontici piloni di cemento. Circa l’ipotesi di dare via libera al voluminoso progetto si è espressa in questi giorni nuovamente in maniera contraria la Regione e dalla stessa assemblea siciliana è stata trasmessa ai ministeri competenti (Infrastrutture e Ambiente) la deliberazione attraverso cui, a fine gennaio, si è fatto divieto di costruire parchi eolici offshore nelle aree prospicienti le coste dell’isola, specie in quelle facenti parte della Rete Natura 2000, ovvero siti ecologici comunitari per la protezione e la conservazione degli habitat naturali. A capitanare questa resistenza alle tante imprese interessate è l’assessore regionale al Territorio e Ambiente, Gianmaria Sparma, che ha trovato il favore del presidente Lombardo e della sua giunta nel sottolineare «i rischi per l’ecosistema del Canale con pesanti conseguenze anche in altri settori strategici come la pesca, il turismo e la stessa navigazione». Ad osteggiare il progetto della Four Wind sono scesi in campo sia gli ambientalisti che i pescatori siciliani: questi ultimi, per bocca dell’Agci-Agrital, organizzazione che riunisce diverse cooperative del settore, lamentano il fatto che quell’area marittima, dove si effettua tradizionalmente l’attività ittica, presenta secche che favoriscono la riproduzione della fauna: un mega-parco eolico così invadente significherebbe un danno economico, oltre che ambientale, certo e considerevole. Chiaramente a favore dell’energia eolica, a patto che non rechi danno agli ecosistemi, Greenpeace giudica in maniera critica l’operazione: «Si tratta di un’area dalla biodiversità unica, la prima in tutto il Mar Mediterraneo che dovrebbe essere trasformata in riserva marina e per la quale occorrerebbe d’urgenza un’enorme ristrutturazione, visto che la pesca selvaggia l’ha depredata – afferma Alessandro Giannì, responsabile campagne dell’associazione ambientalista -. Il progetto di un mega-impianto off-shore, così come l’ipotesi di trivellazioni petrolifere, non ha alcun senso. Esistono piattaforme e zattere galleggianti che potrebbero essere piazzate vicino alla costa, anziché piloni di cemento da posare a chilometri di profondità e un unico elettrodotto lungo più di 50 chilometri da collegare all’isola: dispersioni davvero illogiche». Ricordiamo la recente ricerca “Biodiversità Canale di Sicilia” finanziato dal ministero dell’Ambiente e svolto da un gruppo di ricercatori dell’Ispra, che ha rilevato, nell’area marina, la presenza di formazioni e specie mai osservate nelle acque italiane: dal corallo nero alle gorgonie ai piccoli di squalo bianco. La palla passa ora al Consiglio dei ministri, dove troviamo proprio la siciliana ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo che si è già detta più d’una volta favorevole all’eolico offshore. Così come ha dato parere positivo per l’istituzione del Parco di Pantelleria. Trattandosi di questioni marittime, possiamo dunque parlare di “navigazione a vista”. http://www.terranews.it/news/2011/02/quel-parco-eolico-offshore-ancora-altissimo-mare
No della Regione alle Fattorie Eoliche sui
banchi di Guido Picchetti 9 febbraio 2011 - Dopo il no di due giorni fa del Sen. D’Alì alle trivellazioni al largo di Pantelleria, con l’invito a realizzare al più presto l’Area Marina Protetta intorno all’isola, superando ogni residua perplessità strumentalmente sollevata in sede locale, un’altra buona notizia reperita anch’essa in rete, ma poco diffusa sui media locali e nazionali, è quella che vede la Regione Siciliana decisamente contraria all’installazione di parchi eolici off-shore nelle acque dello Stretto di Sicilia. Altra minaccia ambientale sventata per il mare siciliano ? Speriamo... Questa la notizia che risale a martedì scorso. Il Governo della Regione siciliana ha formalmente condiviso la posizione dell’Assessore regionale al Territorio e Ambiente, Gianmaria Sparma contraria all’installazione di parchi eolici off-shore nei tratti di mare prospicienti le coste della Sicilia. “Negli ultimi mesi – ha spiegato Sparma – abbiamo ricevuto numerose richieste di parere ambientale per impianti eolici nei mari siciliani, domande che hanno tutte ricevuto parere negativo. Molte delle aree interessate infatti fanno parte della Rete Natura 2000, ovvero rientrano in quei siti ecologici comunitari per la protezione e la conservazione degli habitat naturali.” “Questo comporta per la Regione – continua l’assessore – l’obbligo alla tutela e al mantenimento di queste zone. L’installazione di parchi eolici off-shore invece, dato il loro forte impatto ambientale, comporterebbe seri rischi per l’ecosistema del Canale con pesanti conseguenze anche in altri settori strategici come la pesca, il turismo e la stessa navigazione. Parere contrario è giunto, infatti, anche dai territori. Per questo motivo – conclude Sparma - il Presidente Lombardo e la giunta hanno condiviso questa valutazione“. Nei prossimi giorni la deliberazione della giunta verrà quindi trasmessa al ministero delle Infrastrutture e Trasporti, a quello dell’Ambiente, al Ministero dello Sviluppo Economico, e a tutte le amministrazioni competenti nel rilascio di pareri, nulla osta, permessi, e autorizzazioni per i progetti eolici off-shore.
http://www.blogsicilia.it/blog/no-della-regione-alle-fattorie-eoliche-sui-banchi-dello-stretto-di-sicilia/30164/
Da "IL DEMOCRATICO" del 9/02/11 Disastro ambientale E.ON. di Porto Torres
Eco appello della scrittrice di Massimiliano Cordeddu
“Quello che è successo nel Golfo dell’ Asinara ha un nome, si chiama “disastro ambientale”, ma il vero disastro è il “silenzio” che ha circondato questo avvenimento, sia da parte dei media, sia da parte delle istituzioni che hanno minimizzato la portata del disastro avvenuto, perchè hanno tutti paura! Hanno paura che i turisti smettano di venire, hanno paura che la gente smetta di comprare i pesci. Per questo motivo non si stanno prendendo le giuste decisioni per bonificare la zona che è stata “sporcata” dall’olio combustibile! Dopo che questo sarà stato fatto, io mi auguro il prima possibile, bisognerà che ci interroghiamo, tutti, se questo è il futuro che vogliamo per la Sardegna!” Michela Murgia nel finale del suo ECO appello, pone un interrogativo rivolto a tutti i sardi, riguardo le scelte per il futuro della Sardegna. L’interrogativo, credo, oltre all’emergenza immediata di ripulire subito le coste violate dalla marea nera, stimola i sardi a ripensare seriamente sulle scelte e le politiche future dell’isola. Un futuro di petrolio e morte oppure un’economia basata sul turismo eco-sostenibile, unica e vera risorsa per rilanciare l’economia e l’occupazione dell’Isola? La prima è certamente una scelta sbagliata e non sostenibile, la quale anche con la crisi della Vinils, ha dimostrato tutta la sua debolezza e, rappresenta oggi, la figura femminile al centro del romanzo della Murgia, denominata “s’accabadora”. Molti di voi in questo momento, ovviamente per chi non ha letto il romanzo, si staranno domandando chi sia l’accabadora? E’ una figura femminile della tradizione sarda, testualmente è “colei che finisce”, termine con il quale si soleva indicare una donna che uccideva persone anziane in condizioni di malattia tali da portare i familiari o la stessa vittima, a richiedere questo servizio di eutanasia. La Sardegna è sempre stata la raffineria dell’Europa e, la Saras dei Moratti a sud dell’isola, nè rappresenta l’esempio più eclatante. Vicino abitano i cittadini di Sarroch, i quali a causa dei fumi nocivi emanati dalla raffineria prospicente, sono colpiti dalle più gravi patologie e malformazioni. La vita, non solo di chi ci lavora, è dunque barattata con il lavoro! Allo stesso tempo, però, gli stessi convivono con un mare straordinario, il quale se utilizzato e rispettato, potrebbe diventare la risorsa primaria per la creazione di un turismo eco-sostenibile.
Vogliamo parlare, poi, dell’eolico e degli innumerevoli
danni provocati ai paesaggi mozzafiato della Sardegna? Guardiamo un
attimo la cartina dell’isola sarda; a sud la SARAS con le pale eoliche,
al centro la chimica “antibrigantaggio” di Ottana, condita sempre di
girandole, mentre nel nord di Berlinguer, Segni e Cossiga, troviamo il
polo chimico petrolifero di Porto Torres con le sue immancabili pale.
Questa nuova stagione che sta attraversando la Sardegna, almeno dagli
spot in TV e sui giornali, è contrassegnata dalla “Green Economy” dell’
innovazione, della partecipazione e della cultura! La Green Economy
“vera”, però, non è la chimica o il petrolio, ma un turismo eco
sostenibile e, solo all’antico e fiero popolo dei guerrieri Shardana,
spetta ora, la scelta tra queste due strade!
Da "MARE SCIENZA IT" - 8/02/11
Oceana: Mediterraneo a rischio per di Valentina Arcovio Madrid - Molto progetti attualmente in corso mettono il Mar Mediterraneo in pericolo per la fuoriuscita di idrocarburi. A lanciare l'allarme è stata Oceana, secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo El Mundo. Diversi paesi hanno scelto di concedere nuove licenze per lo sfruttamento di minerali di idrocarburi in mare, mentre lo sviluppo delle energie pulite quali l'energia eolica offshore è molto indietro. L'Italia ha in attivo già 66 pozzi petroliferi, concentrati soprattutto nell'Adriatico e a Sud e a Ovest della Sicilia, e intende aprirne almeno altri 24. Le zone più colpite sarebbero le isole Pantelleria, Egadi e ad Ovest della Sicilia, la costa del Mar Ionio della Calabria e della Basilicata, e la maggior parte della costa adriatica.
Decine di pozzi petroliferi sono già operanti nel
Mediterraneo, soprattutto nelle acque d'Egitto, Tunisia, Libia, Malta e
Croazia, dove ci sono anche piani per consentire una nuova produzione di
idrocarburi. In Spagna, lo sfruttamento petrolifero è concentrato al
largo della costa di Tarragona. Le concessioni di estrazione di gas
naturale sono principalmente nel Golfo di Cadice. Le autorizzazioni sono
state approvate al largo delle acque di Malaga, alle Asturie e alle
Isole Canarie, e ci sono richieste in sospeso per la costa di Valencia,
Granada e Almeria.
Da "BLOG SICILIA" del 7/021/1 "Si faccia subito l'Area Marina Protetta" D’Alì: “No alle trivellazioni al largo di Pantelleria” di Guido Picchetti Una notizia appena diffusa in rete: “È necessario attivare le aeree protette internazionali già previste dalla convenzione di Barcellona e controllare i traffici marittimi”.
”Occorre quindi che il Governo italiano si attivi anche nelle opportune sedi internazionali – ha continuato d’Alì – perché vi sia una protezione ampia e globale di quel tratto di mare e dell’intero Mediterraneo. Alla luce di ciò si rende sempre più urgente l’accelerazione delle procedure per la istituzione del parco nazionale di Pantelleria e della sua area marina protetta superando ogni residua perplessità strumentalmente sollevata in sede locale”. Sembra proprio che finalmente qualcuno cominci a svegliarsi. E non mi riferisco certo al Senatore d’Alì, che anzi ringrazio per aver inteso prima di altri la strada che occorre seguire per salvare lo Stretto di Sicilia e il Mediterraneo. Ma speriamo che il suo appello sia raccolto da chi di dovere, e non cada invece nel dimenticatoio come già più volte accaduto...
http://www.blogsicilia.it/blog/dali-%E2%80%9Cno-alle-trivellazioni-al-largo-di-pantelleria/29889/
Un sito web del Comune ? Meglio due... a Pantelleria di Guido Picchetti Già. Perchè i siti web ufficiali del Comune di Pantelleria sono proprio due, entrambi regolarmente raggiungibili in rete se si usano con Goggle certi termini di ricerca. Non c'è nulla da ridere, è proprio vero. Uno è curato dall'attuale amministrazione comunale in carica dopo le ultime elezioni del Maggio 2010. L'altro invece è quello della precedente amministrazione comunale guidata da Salvatore Gabriele, poi decaduta e sostituita da quella attuale capitanata dal Sindaco Alberto Di Marzo.
L'ho scoperto oggi, dopo aver inserito nel motore di ricerca di Goggle i seguenti termini "Area Marina Protetta di Pantelleria". Provate a farlo anche voi, e vedrete che la prima voce del nutrito elenco di pagine web che si ottiene come risultato della ricerca è proprio una pagina web del sito della precedente amministrazione, dato che sul sito della nuova amministrazione, come ho potuto poi accertare, l'argomento dell'AMP di Pantelleria non viene minimamente trattato e quindi il motore di ricerca, anche quello interno al sito, non da alcun risultato. Quale migliore prova del disinteresse totale che l'attuale amministrazione comunale di Pantelleria ha per l'AMP dell'isola, che pure potrebbe costituire, con la valorizzazione del suo mare, un'arma di difesa efficace per ottenere l'allontanamento dalle coste di Pantelleria di certe minacce che incombono purtroppo su tutto lo Stretto di Sicilia ? Ma veniamo alla pagina web trovata sul sito curato dalla precedente amministrazione comunale, Intitolata all'Area Marina Protetta di Pantelleria. Possiamo facilmente raggiungerla all'url http://193.254.240.169/comunepantelleria/Page/Page.aspx?Page-Id=22. Si tratta di un documento che, per quanto poco recente, assume in questi giorni un suo interesse e una sua validità, dopo che il ministero dell'Ambiente e l'ISPRA hanno ufficialmente comunicato l'intenzione di voler arrivare al più presto alla protezione ambientale del mare di Pantelleria, realizzando, a quanto pare, insieme al Parco dell'Isola di Pantelleria, anche quell'AMP da tanti anni in lista di attesa... E pertanto vale la pena darci una scorsa.
Il documento riassume brevemente, ma in modo essenziale,
quanto su questo tema dell'Area Marina Protetta di Pantelleria (prevista
dalla legge Quadro sulle Aree Protette n: 334 del 6 dicembre 1991), è
avvenuto sul'isola dal 1999 al Marzo 2004. Dalla nascita cioè del
Comitato Pro Parco Marino, costituito in stretta collaborazione con "una
serie di soggetti ed organizzazioni rappresentative dell'isola e
l’adesione formale alla stessa del proprio rappresentante legale che ha
ricoperto per i primi anni la carica di Presidente" (allora, ironia
della sorte, Alberto Di Marzo, sindaco in carica come oggi, ndr.), fino
alla riunione in Comune del 1 Marzo 2004, quando fu siglato il
cosiddetto "Protocollo d'intesa per la costituzione del soggetto
giuridico deputato alla futura gestione dell’ Area Marina Protetta Isola
di Pantelleria, e per l’individuazione del soggetto attuatore degli
studi preliminari". Dopo d'allora niente più la cittadinanza ha avuto modo di sapere ufficialmente al riguardo. Tutto è sembrato svanire nel nulla. Il Comitato Pro Parco Marino, una Onlus regolarmente istituita e riconosciuta dalla legge, è di fatto scomparsa, tradendo l'impegno e la fiducia di quanti avevano aderito, offerto e dato il loro spontaneo contributo affinchè l'AMP di Pantelleria vedesse la luce... Una Onlus tra l'altro che, da quel che risulta, nessuno mai ha provveduto a sciogliere, sebbene è come se lo fosse...
Ma, a parte ciò, quel che è più grave è che a proposito
dell'AMP null'altro risulti successivamente negli atti ufficiali
riportati sul sito del Comune. Mentre il documento da me rintracciato si
chiude con questa frase significativa che riporto qui testualmente: In altre parole, se non si è andati avanti nell'istituzione dell'Area Marina Protetta di Pantelleria, sarebbe a causa di un incontro che ancora si attende e che il Ministero dell'Ambiente (da cui dipende la Direzione per la Difesa del Mare) avrebbe dovuto organizzare e non l'ha fatto ! E difficile da credere, ma tutto è possibile quando non c'è una sincera volontà di raggiungere un dato obiettivo, e si bada più ai propri interessi che a quelli di una comunità ! E Regione e Provincia che dicono ?
I due siti del Comune di
Pantelleria.
La marea nera è arrivata in paradiso. «Le quantità non
sono ingenti - rassicura il direttore - il problema è che c'è un
ripetuto ritrovamento di questo materiale a distanza di pochi giorni. E
quindi ogni area che viene bonificata va rivista nei giorni successivi.
Abbiamo riscontrato poche tracce ma diffuse - ammette Pier Paolo
Congiatu - in tutta la costa». Si tratta quindi di fare un lavoro
certosino, per vedere un pò cosa si riesce a prendere.
Gli scarti radioattivi. Cose “turche” e cose “sarde” di Guido Picchetti Una volta si diceva “Cose turche“… Ora, grazie alla preveggenza dei politici di turno, possiamo dire “Cose sarde“.
Per capire il perché di questa nuova aggettivazione basta aver visto il notiziario regionale della TV di Stato di un paio di giorni fa. Un razzo militare abbandonato in una discarica completo di esplosivo vicino a Lanusei; sostanze radioattive (al Cesio 137) in due porta-container a Porto Vesme provenienti da Brescia; locomotive nuove perdute e ritrovate dopo trent’anni: sono solo alcuni dei fatti e misfatti che fanno da corona al “disastro ambientale di Porto Torres", di cui tanto si è parlato in queste ultime due settimane, e che, a quanto pare, è tutt’altro che risolto... E poi dici che qualcuno perde la calma ! Ma veniamo alle scorie radioattive... L’Italia, secondo quanto ci dice il sito web “Costruendo l’Indro”, sarebbe l’eldorado dei rifiuti nucleari, sbarcati attraverso i porti di Ravenna e Genova per 30 anni da mezzo mondo: Usa, Francia, Germania, Turchia, Israele, Corea del Sud, Brasile, Arabia Saudita compresa. Basterà citare il caso del container “MSCU 252503/6″, proveniente da Israele e sbarcato qualche tempo fa dalla nave San Francisco. Uno dei container sprigionava fumo consistente. La pericolosità del carico e la sua radioattività fu accertata dai Vigili del Fuoco con misurazioni ad hoc, poi ripetute dall’ARPA di Ravenna con lo stesso risultato. Ma che fine fanno quelle scorie? Non è un mistero. Pare che le acque marine dello Stivale siano ormai una discarica chimica e nucleare a cielo aperto. Un’approfondita indagine giornalistica e subacquea -durata due anni- ha individuato un migliaio di container affondati prevalentemente nello Jonio, Basso Adriatico e Tirreno. E proprio di recente il sostituto procuratore Massimo Mannucci, della Procura della Repubblica di Livorno, ha richiesto al Ministero di Grazia e Giustizia un finanziamento per recuperare a 120 metri di profondità un container inabissato nei pressi dell’Isola d’Elba, senza avere risposta.
E se gli altri Paesi le loro scorie radioattive le
mandano qui da noi, veri esperti nello smaltirle, bravi come siamo ad
affondarle senza farci notare nel mare che ci circonda su tre lati, ...
noi, invece, le nostre scorie, ce le teniamo care care... Al massimo, in
nome del federalismo, le mandiamo da Brescia in Sardegna, come la stessa
TV di Stato nel suo notiziario regionale ha denunciato, riportando i
fatti e misfatti “sardi” succitati !
http://www.blogsicilia.it/blog/gli-scarti-radioattivi-cose-turche-e-cose-sarde/29592/
Sbugiardata la Prestigiacomo di Red
(Nelle foto di oggi, venerdì 4 febbraio: il catrame sulle coste di Stintino)
http://notizie.alguer.it/n?id=38513
Accordo Regione Sicilia-Eni: di Peppe Croce Parafrasando l’ormai celebre battuta di Antonio Albanese-Cetto La Qualunque, verrebbe da chiedersi: che cosa ha intenzione di fare il governatore siciliano Raffaele Lombardo per l’ambiente nella sua regione? La risposta ve la potete dare da soli…
A parte il fatto che la Regione Sicilia non paga da anni la bolletta (milionaria) dell’acqua al dissalatore di Gela, gestito in parte dalla Raffineria di Gela SpA (cioè dall’Eni), l’ultimo screzio deriva dalla decisione di Raffaele Lombardo di bloccare i pozzi petroliferi della provincia di Ragusa. Una notizia che, paradossalmente, non ha nulla a che fare con l’ambiente visto che il blocco è motivato da questioni paesaggistiche: a bloccare i pozzi, e alcune “opere accessorie” come le tubazioni che portano il greggio al Centro Oli Eni di Ragusa, non è stata l’Arpa ma la Soprintendenza ai Beni Culturali. Nessun accenno, quindi, alla tutela del suolo, dell’aria o delle acque. Di contro, però, da anni Eni ha sul tavolo qualche decina di milioni di euro da investire a Gela per bonifiche e ammodernamenti che darebbero almeno un sollievo all’ambiente massacrato negli anni (dall’Eni stessa, va precisato) in città. Soldi fermi, da Palermo non arrivano le autorizzazioni. E ora l’armistizio: un protocollo di 13 pagine firmato ieri a Palermo con il quale la Regione si impegna...
mentre l’Eni si impegna a coprire il deposito a cielo aperto del velenosissimo Pet Coke che alimenta la centrale termoelettrica della raffineria di Gela (che non dovrebbe nemmeno esistere, a sentire le critiche dell’Unione Europea) e si impegna...
Quindi, se a Palermo parlano lo stesso
italiano che si parla a San Donato Milanese, prima del protocollo l’Eni
doveva smettere di trivellare, dopo il protocollo deve potenziare le
attività di trivellazione. Come mai? Cosa è cambiato? Questione di
soldi: la Regione non paga le bollette e l’Eni trattiene una percentuale
nelle royalties (10%) da girare a Palermo.
Da "PANTELLERIA COM - News n° 7046" del 4/02/11
Il ministro dell'ambiente annuncia
il piano per tutelare
Lo studio - ha proseguito Prestigiacomo - ha ragione dove dice di aumentare le aree protette. Siamo in attesa del sì della Regione Sicilia". Il Senatore Antonio D'alì : «Aspetti negativi e frammentari nell'accordo tra Eni e Regione Siciliana». «L'accordo tra Eni e Regione Siciliana sottintende alcuni aspetti estremamente negativi. Il primo è che l'Eni voglia, con interventi parziali e già programmati, eludere i ben più rilevanti investimenti che deve alla Sicilia in ordine al ripristino e quindi al risarcimento del danno ambientale causato negli ultimi decenni. Il secondo è che la Regione nella sua ormai consolidata ambiguità voglia aprire spiragli sulla strada delle trivellazioni che il Governo nazionale ha invece sbarrato con il recente decreto legislativo in materia. Ed ancora c'è da annotare come Regione Siciliana ed Eni, per interessi di certo non di tipo collettivo, operino in maniera avulsa e frammentaria rispetto al piano energetico nazionale nonché rispetto a quello immaginato e propagandato in pompa magna, sebbene mai attuato e anzi contraddetto, dal Presidente Lombardo, creando così le premesse perché ancora una volta in Sicilia si operi per piccoli ed insufficienti interventi anziché per programmi ed obiettivi di strategia». Così ha dichiarato il Sen. Antonio d'Alì , Presidente della Commissione Ambiente del Senato, in merito al protocollo tra Eni e Regione Siciliana che consente l'avvio di una parte degli investimenti dell'azienda in Sicilia.
«Per questo riteniamo estremamente positiva - aggiunge
d'Alì - l'iniziativa del Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo,
di convocare un tavolo a livello ministeriale che inquadri ed affronti
in maniera organica la vicenda Eni in merito alla questioni
bonifiche/danno ambientale e più in generale al rapporto
ambiente/energia, inquadrandolo necessariamente nel contesto nazionale e
mediterraneo in modo da neutralizzare tempestivamente ogni tentazione di
piccoli ed opportunistici sotterfugi».
Da "PANTELLERIA CON - News n° 7045" del 4/02/11 Isole siciliane, santuari della biodiversità Specie mai osservate nei mari italiani, dal corallo nero alle gorgonie, fino ai piccoli di squalo bianco. Le isole di Pantelleria, Lampedusa e Linosa rappresentano veri santuari della biodiversità, il cui ruolo per la riproduzione del grande squalo bianco, per l’alimentazione delle balenottere e per la riproduzione delle tartarughe marine è ormai riconosciuto. Sono questi in sintesi i risultati del progetto “Biodiversità Canale di Sicilia”, programma di ricerca finanziato dal ministero dell’Ambiente e svolto da un gruppo di ricercatori dell’Ispra.
In particolare tra le specie individuate dal programma di ricerca che si concluderà quest’anno, troviamo: la gorgonia arancione a forma di candelabro “Elisella paraplexauroides”, quella a frusta “Viminella flagellum”, entrambe mai osservate nei mari italiani, e intere pareti rocciose ricoperte dalla piccola e rarissima gorgonia “Switia pallida”. Durante le esplorazioni sono emersi numerosi siti caratterizzati da varie specie di corallo nero, il famoso “Antipathella sub pinnata” e i più rari “Antipathes dichotoma” e “Parantipathes larix”, oltre al falso corallo nero “Savalia savaglia”. A circa 350 metri, nei tratti più profondi del Canale di Sicilia, sono stati scoperti numerosi reef di corallo fossile costituiti per la maggior parte da “Lophelia pertusa” e “Madrepora oculata”, specie che nel passato costituivano vere e proprie barriere coralline simili a quelle che oggi si possono vedere nel Mar Rosso. Queste isole, ricorda Canese, sono “in mezzo al Canale di Sicilia, punto d’incontro tra il bacino orientale e quello occidentale dove confluiscono quindi sia le specie di origine atlantica sia quelle che risalgono dal Golfo di Suez”. Il Canale di Sicilia rappresenta perciò un “punto privilegiato per la biodiversità del Mediterraneo”.
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=6157
(solo su abbonamento)
Da una nota di "LAMPEDUZERO - 2011" su FB del 4/02/11 Lampeduzero in e-bike euro 7 di Gianluca Cecere Come in tutte le cose che accadono in questo mondo, i soldi sono ciò che rende le cose fattibili e concretizzabili. La ricerca del profitto porta compagnie ed aziende allo sfruttamento dell’uomo e della terra fino all’inverosimile. Sulla terra ci sono tanti problemi: fame, carestie, guerre, malattie, ingiustizie, ed infinite altre. Noi cosa vediamo: noi occidentali siamo fortunati, viviamo in città ben servite, abbiamo l’auto, l’acqua che esce dal rubinetto, se siamo malati veniamo curati.
Cosa mi dà fastidio del petrolio :
Cosa possiamo fare :
Un saluto a tutti. A presto nuove
info.
Da "NOTIZIE DAI PARCHI" del 3/02/11
Il progetto è iniziato nel 2009 e si concluderà quest’anno. A circa 350 metri, nei tratti più profondi del Canale di Sicilia, sono stati scoperti anche numerosi reef di corallo fossile costituiti per la maggior parte da Lophelia pertusa e Madrepora oculata, specie che nel passato costituivano vere e proprie barriere coralline simili a quelle che oggi si possono vedere nel Mar Rosso. Le isole di Pantelleria, Lampedusa e Linosa rappresentano inoltre veri santuari della biodiversità, il cui ruolo per la riproduzione del grande squalo bianco, per l’alimentazione delle balenottere e per la riproduzione delle tartarughe marine è ormai riconosciuto. “Queste isole – dice il responsabile del progetto Simonepietro Canese dell’Ispra – sono in mezzo al Canale di Sicilia, punto d’incontro tra il bacino orientale e quello occidentale dove confluiscono quindi sia le specie di origine atlantica sia quelle che risalgono dal Golfo di Suez”.
L’area è però a rischio, visto che di recente sono state
avviate trivellazioni che hanno individuato ricchi giacimenti
petroliferi nella zona di Pantelleria e in altri tratti del Canale di
Sicilia. L’istituzione dell’area marina protetta prevista per
Pantelleria impedirebbe questo tipo di operazioni, almeno in prossimità
dell’isola. Infatti, Canese precisa che “secondo la legge italiana non
si può effettuare nessuna attività di prospezione ed estrazione di
idrocarburi a meno di 12 miglia da qualsiasi area di protezione”. Questa
iniziativa andrebbe affiancata dalla creazione di aree di tutela di alto
mare nel Canale di Sicilia.
Canale di Sicilia - Un video di Greenpeace Il Canale di Sicilia è un area di altissimo valore ecologico e biologico che ancora aspetta la dovuta protezione. Proprio nel Canale vi sono aree uniche come i banchi d'alto mare, formazione vulcaniche, canyon sottomarine e una vita marina tra cetacei, pesci e invertebrati, unica al mondo.
http://www.youtube.com/watch?v=fkhBsb7dln4&feature=player_embedded
Biodiversità: i fondali del canale di Sicilia sono
di Verdiana Amorosi
Che le acque cristalline della Sicilia fossero preziose è
cosa risaputa, ma che ci fossero addirittura formazioni e specie mai
trovate nei nostri mari lo ha scoperto solo recentemente l’Ispra
(Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) grazie al
programma di ricerca "Biodiversità
Canale di Sicilia", iniziato nel 2009 e finanziato dal
ministero dell'Ambiente.
A questo punto, la domanda sorge spontanea: e le trivellazioni<http://www.greenme.it/tag/trivellazioni> da poco avviate per sfruttare i giacimenti petroliferi nella zona di Pantelleria e in altri punti del Canale di Sicilia? L’unica risposta possibile per salvaguardare questo tesoro naturale è fermare le attività e istituire un’area protetta.
Secondo Canese, in base alla legge italiana, “non si può
effettuare nessuna attività di prospezione ed estrazione di idrocarburi
a meno di 12 miglia da qualsiasi area di protezione". E dal governo
sembrano arrivare buone notizie: "Stiamo lavorando per avere l'intesa
della regione Siciliana per istituire il parco a Pantelleria – ha detto
Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, commentando lo studio
dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra)
che evidenzia la presenza di specie di pesci e bellezze naturali rare -
"Lo studio - ha proseguito la Prestigiacomo - ha ragione dove dice di
aumentare le aree protette".
Da "LA NUOVA SARDEGNA" del 3/02/11
Marea nera, l'allarme fu dato con sei ore Il satellite smentisce la versione ufficiale: l’olio combustibile era già in mare sei ore prima che scattasse l’allarme. Alle 10,13 dell’11 gennaio, infatti, l’olio fuoriuscito dal pontile E.On aveva già formato una chiazza di quasi un chilometro quadrato nel mare del golfo dell’Asinara di Gianni Bazzoni SASSARI. Nel giorno in cui il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo annuncia in commissione, a Palazzo Madama, che «l'incidente di Fiume Santo è risolto» e non si può parlare «di disastro ambientale», finalmente c'è chiarezza su un punto fondamentale: la fuoriuscita del combustibile dalla tubazione nella banchina E.On risale alla mattina dell'11 gennaio. E alle 10.13 la chiazza di idrocarburi all'esterno del porto di Porto Torres era già ben visibile: lo conferma l'immagine inviata a terra dal satellite Ers 2 dell'Agenzia spaziale europea. Quindi l'allarme è scattato con sei ore di ritardo.
Un tempo rilevante, soprattutto perchè - contrariamente alle valutazioni dominanti fino a qual momento - l'olio combustibile non è rimasto confinato nel bacino portuale, ma è uscito direttamente dalla banchina (dalla parte opposta in cui poi vengono posizionate le panne galleggianti) e ha cominciato a vagare in mare aperto fino a raggiungere la costa da Porto Torres a Castelsardo e poi Santa Teresa di Gallura. E successivamente, con il mutare dei venti, verso Fiume Santo e Stintino. Una constatazione che deve portare a ridiscutere il Piano di emergenza e pretendere garanzie certe sulla sicurezza. Le immagini del satellite, dunque, portano ad anticipare notevolmente l'orario dell'incidente che finora - come ha ricordato anche il ministro Prestigiacomo - «si supponeva avvenuto poco prima». Così, si modifica anche la quantità complessiva di combustibile uscita dalla condotta di Fiume Santo e finita in mare: abbandonato definitivamente il dato più basso (17 metri cubi), ora anche dal ministro dell'Ambiente - sulla base delle ultime verifiche effettuate - si sottolinea che «il materiale sversato è compreso tra i 50 e i 55 metri cubi (50mila litri) e al momento sarebbe quasi del tutto recuperato».
L'invito è quello di non abbassare la guardia, ma anche a ragionare in
termini positivi: «Perchè Ispra sta portando a compimento la valutazione
per il danno ambientale, sia a terra che in mare, e non risultano più
presenti tracce di inquinamento. Le operazioni di
http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/marea-nera-lallarme-fu-dato-con-sei-ore-di-ritardo:-ecco-le-foto/3344791
Stop alle trivellazioni nei mari siciliani di LIno Bottaro
http://www.edinat.it/index.php?option=com_content&view=article&id=74&Itemid=176&id_news=2745
Da "Il
PANTECO BLOG" del 2/02/11 Parco di Pantelleria: si lavora per l'intesa finale "Stiamo lavorando per avere l'intesa della Regione Sicilia per istituire il parco a Pantelleria e nell'Arcipelago delle Egadi". Stefania Prestigiacomo, ministro dell'Ambiente, commenta così i risultati del progetto 'Biodiversità Canale di Sicilia', programma di ricerca finanziato dal ministero dell'Ambiente e svolto da un gruppo di ricercatori dell'Ispra. Il Canale di Sicilia - riferisce l'Ispra -è un'area "di incredibile ricchezza naturale" che oggi è però" a rischio, visto che di recente sono state avviate trivellazioni che hanno individuato ricchi giacimenti petroliferi nella zona di Pantelleria e in altri tratti del Canale di Sicilia". Per tutelarlo, "è necessario fermare le trivellazioni e creare un'area marina protetta", segnala lo studio Ispra. L'esito del programma di ricerca Ispra sul Canale di Sicilia "certamente ha ragione laddove si dice che bisogna aumentare le aree protette - afferma Prestigiacomo conversando con i giornalisti alla Camera- tant'è che noi stiamo lavorando per avere l'intesa della Regione Sicilia per istituire il parco a Pantelleria e nell'Arcipelago delle Egadi".
http://ilpantecoblog.blogspot.com/2011/02/parco-di-pantelleria-si-lavora-per.html
Da "ECOLOGIA GUIDONE IT" del 2/02/11
Fondali marini in Sicilia minacciati di Daniela Amitrano
A realizzare il programma di ricerca finanziato dal ministero dell’Ambiente è un gruppo di ricercatori dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), che hanno scoperto anche numerosi reef di corallo fossile costituiti per la maggior parte da Lophelia pertusa e Madrepora oculata, specie che nel passato formavano vere e proprie barriere coralline simili a quelle che oggi si possono vedere nel Mar Rosso. Purtroppo, la cosa più triste di questa faccenda è che questo meraviglioso e inestimabile patrimonio, invece, di essere protetto è minacciato dalle trivellazioni avviate di recente nella zona di Pantelleria e in altri tratti del Canale di Sicilia, a seguito del ritrovamento di ricchi giacimenti petroliferi. Inoltre, come se ciò non bastasse, la cosa più assurda e inspiegabile, è come tutto questo possa accadere, dal momento che l’istituzione dell’area marina protetta prevista per Pantelleria impedirebbe questo tipo di operazioni, almeno in prossimità dell’isola. Al riguardo, il responsabile del progetto dell’Ispra, Simonepietro Canese, ha precisato: ‘secondo la legge italiana non si può effettuare nessuna attività di prospezione ed estrazione di idrocarburi a meno di 12 miglia da qualsiasi area di protezione’. Nel commentare questi risultati, il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha spiegato: "Stiamo lavorando per avere l’intesa della regione Siciliana per istituire il parco a Pantelleria".
Il Mediterraneo inquinato cronico, sorveglianza
di Guido Picchetti Rilevo questi dati dal sito “IPESCATORI COM“. Sono dati non recenti, che risalgono ad alcuni mesi fa, dopo l’incidente della Deepwater Horizoni nel Golfo del Messico), ma che nella loro aridità sono difficilmente contestabili e conservano intatti la loro validità.
Con 38 milligrammi di catrame disciolti in ogni metro
cubo di acqua, il Mediterraneo sorpassa di gran lunga gli 0,6 mg per
metro cubo del Golfo del Messico. Ciò nonostante, in quel settore
dell’Atlantico ci siano ben 2304 piattaforme (tra petrolio e gas)
operative, contro le 140 del sistema Mediterraneo-Mar Nero, oggi in
crescita esponenziale. Insomma, il nostro è il bacino più inquinato del
pianeta. Le perdite croniche avvengono piuttosto durante le operazioni di routine delle navi cisterna, come lo scarico delle acque di zavorra, o durante le operazioni scarico nei terminali (Porto Torres docet...). A cui si aggiungono le azioni criminali compiute da alcune navi che lavano, illegalmente, le cisterne dei tanker in mare aperto. Per certi capitani il risparmio di tempo e denaro per le operazioni portuali vale il rischio di essere colti in flagrante dalle autorità. Combattere l’inquinamento con satelliti e aerei spia tuttavia oggi si può. La Guardia Costiera ha dalla sua una tecnologia sempre più sofisticata per scrutare i nostri mari: radar satellitari e perfino due laboratori volanti. Questi due ATR 42 della Guardia Costiera trasportano dei sensori per individuare e identificare unità navali, imbarcazioni e inquinanti, sia di giorno che di notte. Inoltre sull’ala montano il potente sensore SLAR, un radar che consente di visualizzare tracce di inquinamento sul monitor degli operatori. In otto anni di ricognizioni il sistema ha sventato 59 atti criminosi. Purtroppo sembra che questi autentici aerei-spia di cui dispone la Guardia Costiera effettui ricognizioni marittime tra Tirreno ed Adriatico, in una battaglia antinquinamento senza tregua, ma senza sorvegliare specificatamente la zona più colpita che, nota come l’autostrada del Mediterraneo, è la rotta tra il Canale di Suez e lo Stretto di Gibilterra, passando per lo Stretto di Sicilia. Una coincidenza ? Secondo gli esperti no: gli sversamenti avverrebbero infatti in acque internazionali, nel tentativo per sfuggire i controlli. Pare comunque, che almeno negli anni compresi tra il 2000 ed il 2004 siano diminuiti grazie a regolamenti più ferrei, controlli più puntuali, ed alle nuove tecnologie. Ma oggi ? Con la scoperta dei nuovi giacimenti off-shore nel Mediterraneo e il moltiplicarsi delle trivellazioni di ricerca e di sfruttamento in certe zone del Mare Nostrum, cosa accadrà ? In orbita intorno al pianeta ci sono invece satelliti dotati di radar speciali, i SAR (radar ad apertura sintetica). Questi radar satellitari distinguono i rilievi sulla superficie del mare, che cambiano in presenza di idrocarburi. Secondo Guido Ferraro, esperto di telerilevamento del Centro Comune di Ricerca di Ispra (JRC), tra il 1999 ed il 2004 le immagini satellitari evidenziarono 9300 sversamenti avvenuti nel Mediterraneo. E negli anni successivi ? Non lo sappiamo... E, mentre l’ISPRA prosegue le sue ricerche di organismi rari nello Stretto di Sicilia per convalidarne la sua preziosa biodiversità (che nessuno mette in dubbio...), perchè non si comunicano anche i dati aggiornati relativi agli sversamenti nello Stretto di Sicilia, non limitandoli però, d’intesa con la Tunisia, alle sole acque territoriali italiane? Ciò nell’interesse indubbiamente comune dei due Stati di sorvegliare e tutelare questo vitale braccio di mare del Mediterraneo compreso tra Capo Bon e le coste siciliane. Questa sì che sarebbe un azione meritevole, ancor più delle Aree Marine Protette d’alto mare previste dall’UNEP-MAP, cui pure occorre mirare, ma che in assenza di controlli effettivi ed efficaci resterebbero solo delle scritte sull’acqua...
http://www.blogsicilia.it/blog/il-mediterraneo-inquinato-cronico-sorveglianza-sullo-stretto-di-sicilia/29172/
Da "POLITICA AMBIENTE IT" del 2/02/11
Corallo nero, gorgonie e squali bianchi di Adam Nel canale di Sicilia sono state trovate formazioni e specie mai osservate nei mari italiani, dal corallo nero alle gorgonie, fino ai piccoli di squalo bianco. Sono questi i risultati di un programma di ricerca finanziato dal ministero dell’Ambiente e svolto da un gruppo di ricercatori dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale). Il progetto è cominciato nel 2009 e si concluderà quest’anno. A circa 350 metri, nei tratti più profondi del Canale di Sicilia, sono stati scoperti anche numerosi banchi di corallo fossile costituiti per la maggior parte da Lophelia pertusa e Madrepora oculata, specie che nel passato costituivano vere e proprie barriere coralline simili a quelle che oggi si possono vedere nel Mar Rosso. L’area è però a rischio, visto che di recente sono state avviate trivellazioni che hanno individuato ricchi giacimenti petroliferi nella zona di Pantelleria e in altri tratti del Canale di Sicilia. L’istituzione dell’area marina protetta prevista per Pantelleria impedirebbe questo tipo di operazioni, almeno in prossimità dell’isola. Infatti, Simonepietro Canese, dell’Ispra, precisa che “secondo la legge italiana non si può effettuare nessuna attività di prospezione ed estrazione di idrocarburi a meno di 12 miglia da qualsiasi area di protezione”. Le isole di Pantelleria, Lampedusa e Linosa rappresentano infatti veri santuari della biodiversità, il cui ruolo per la riproduzione del grande squalo bianco, per l’alimentazione delle balenottere e per la riproduzione delle tartarughe marine è ormai riconosciuto. “Queste isole – dice il responsabile del progetto Simonepietro Canese dell’Ispra – sono in mezzo al Canale di Sicilia, punto d’incontro tra il bacino orientale e quello occidentale dove confluiscono quindi sia le specie di origine atlantica sia quelle che risalgono dal Golfo di Suez”.
http://www.politicambiente.it/2011/02/notizie-in-breve-dallitalia-febbraio-2011/
Una marea nera minaccia la Sardegna Migliaia di litri di idrocarburi che da un oleodotto finiscono in mare, per poi estendersi per 18 chilometri lungo le coste del nord della Sardegna, da Porto Torres a Santa Teresa di Gallura. http://tv.repubblica.it/cronaca/una-marea-nera-minaccia-la-sardegna/61162?video&pagefrom=1
Dalle bacheche
su FB del del 2/02/11
Due note dell'Ansa
---------------------------------------------------- Prestigiacomo: ''Credo che la Sardegna non abbia bisogno di ingiustificati allarmi''.
Da "ECOLOGIAE COM" del 2/02/11
Biodiversità Canale di Sicilia, Pantelleria,
Lampedusa e Linosa Piccoli di squalo bianco, corallo nero, gorgonie... Sono solo alcuni dei tesori di biodiversità racchiusi in uno scrigno tutto italiano, le isole di Pantelleria, Lampedusa e Linosa. Gli esperti concordano nell’attribuire al tratto di mare che le lambisce un ruolo fondamentale per la riproduzione dello squalo bianco, delle tartarughe marine e per il sostentamento alimentare delle balenottere.
I ricercatori coinvolti dal 2009 nelle rilevazioni hanno
scoperto una ricchezza naturale in queste aree tanto preziosa quanto a
rischio.
Nella zona di Pantelleria ed in altri tratti del Canale
di Sicilia sono state avviate, di recente, trivellazioni che hanno
sondato la presenza di ricchi giacimenti petroliferi. Ci spiega Simone
Pietro Canese dell’ISPRA che, secondo quanto stabilisce la legge
italiana, non si può effettuare nessuna attività di prospezione ed
estrazione di idrocarburi a meno di 12 miglia da qualsiasi area di
protezione.
Da "ALTERNATIVA SOSTENIBILE" del 2/02/11 Eccezionale biodiversità nel Canale di Sicilia Sono stati pubblicati i risultati del progetto "Biodiversità Canale di Sicilia", il programma di ricerca finanziato dal Ministero dell'Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare e svolto da un gruppo di ricercatori dell'ISPRA, per investigare il patrimonio di biodiversità presente in quest'area.
Durante le esplorazioni sono stati scoperti anche numerosi siti caratterizzati da varie specie di corallo nero, il famoso "Antipathella subpinnata" e i più rari "Antipathes dichotoma" e "Parantipathes larix", oltre al falso corallo nero "Savalia savaglia". Nei tratti più profondi del Canale di Sicilia, a circa 350 metri di profondità, si trovano numerosi reef di corallo fossile costituiti per la maggior parte da "Lophelia pertusa" e "Madrepora oculata", le stesse specie che in passato costituivano vere e proprie barriere coralline simili a quelle che oggi si possono vedere nel Mar Rosso. Le isole di Pantelleria, Lampedusa e Linosa, situate nel centro del Canale di Sicilia, si sono confermate essere veri e propri santuari della biodiversità oltre a luoghi fondamentali per la riproduzione del grande squalo bianco, per l'alimentazione delle balenottere e per la riproduzione delle tartarughe marine. Purtroppo però questo paradiso è in pericolo. Di recente, infatti, sono stati individuati ricchi giacimenti petroliferi nella zona di Pantelleria e in altri tratti del Canale di Sicilia. Diventa quindi imprescindibile e urgente la creazione di un'area marina protetta a tutela di questo insostituibile patrimonio.
http://www.alternativasostenibile.it/articolo/eccezionale-biodiversita-nel-canale-di-sicilia-0202.html
--------------------------- Notizia simile su "SICILIA MAGAZINE" del 2/02/11 Fondali marini siciliani messi a rischio dalle trivellazioni di Salvatore Rocca [...segue] http://www.siciliamagazine.com/news/sicilia/fondali-marini-siciliani-messi-a-rischio-dalle-trivellazioni.html --------------------------- Notizia simile su "JACKTEK IT" del 4/02/11 Nel Canale di Sicilia un patrimonio inimitabile di biodiversità di Alice Ajmar [...segue] http://www.jacktech.it/news/blog/blog-lifestyle/musica-web-radio-green/specie-a-rischio-nel-canale-di-sicilia-un-patrimonio-inimitabile-di-biodiversita
Dalla mia bacheca su FB del 2/02/11 La "sfacciataggine" dell'ENI di Guido Picchetti L'ENI continua imperterrita la sua pubblicità sulla sabbia sulle TV di Stato... E il video di Atomearthman su YouTube che smentisce il suo "modus operandi" in tanti Paesi dl 3° mondo che non fa proprio onore all'Italia? Lo riproponiamo... Quando si è un pò sordi, meglio ripetere le cose...
Marea nera: 91 mila richieste indennizzi
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2011/02/01/visualizza_new.html_1613397521.html
E' necessario fermare le trivellazioni Pantelleria, Lampedusa e Linosa sono dei santuari della biodiversità da tutelare. Le isole del Canale di Sicilia sono al centro di un programma di ricerca dell'Ispra, finanziato dal Ministero dell'Ambiente. Roma, 1 feb. - (Adnkronos) - Specie mai osservate nei mari italiani, dal corallo nero alle gorgonie, fino ai piccoli di squalo bianco. Le isole di Pantelleria, Lampedusa e Linosa rappresentano veri santuari della biodiversità, il cui ruolo per la riproduzione del grande squalo bianco, per l'alimentazione delle balenottere e per la riproduzione delle tartarughe marine è ormai riconosciuto. Sono questi in sintesi i risultati del progetto 'Biodiversità Canale di Sicilia', programma di ricerca finanziato dal Ministero dell'Ambiente e svolto da un gruppo di ricercatori dell'Ispra. (VIDEO) Il progetto, iniziato nel 2009, individua in queste zone una ricchezza naturale inimitabile che oggi è però a rischio, visto che di recente sono state avviate trivellazioni che hanno individuato ricchi giacimenti petroliferi nella zona di Pantelleria e in altri tratti del Canale di Sicilia. L'istituzione dell'area marina protetta prevista per Pantelleria impedirebbe questo tipo di operazioni, almeno in prossimità dell'isola. Secondo la legge italiana, infatti, spiega Simone Pietro Canese dell'Ispra, ''non si può effettuare nessuna attività di prospezione ed estrazione di idrocarburi a meno di 12 miglia da qualsiasi area di protezione''. Questa iniziativa andrebbe affiancata dalla creazione di aree di tutela di alto mare nel Canale di Sicilia, in modo da proteggere la Biodiversità marina e garantire una barriera per tutte le attività di esplorazione e sfruttamento petrolifero. Senza istituire l'area protetta, allora, aggiunge Canese, ''le piattaforme petrolifere si possono costruire anche a 500 metri di distanza dalla spiaggia''.
http://www.adnkronos.com/IGN/Sostenibilita/Risorse/Le-isole-del-Canale-di-Sicilia-santuari-della-biodiversita-da-tutelare_311621448106.html
Prestigiacomo: "Presto i parchi per Pantelleria
e Egadi" «Stiamo lavorando per avere l'intesa della regione Siciliana per istituire il parco a Pantelleria e all'arcipelago delle Egadi». Lo ha detto il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, rispondendo ai giornalisti in merito allo studio dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), secondo il quale nel canale di Sicilia sono state trovate formazioni e specie mai osservate nei mari italiani, dal corallo nero alle gorgonie, fino ai piccoli di squalo bianco.
«Lo studio - ha proseguito Prestigiacomo - ha ragione
dove dice di aumentare le aree protette».
Da "VILLAGGIO SOSTENIBILE" del 1 Febbraio 2011 Gli studi dell'Ispra A rischio la biodiversità del Canale di Sicilia
Il progetto è iniziato nel 2009 e si concluderà quest'anno: tra le specie individuate, la bellissima gorgonia arancione a forma di candelabro "Elisella paraplexauroides", quella a frusta "Viminella flagellum", entrambe mai osservate nei mari italiani, e intere pareti rocciose ricoperte dalla piccola e rarissima gorgonia "Switia pallida". Durante le esplorazioni sono emersi numerosi siti caratterizzati da varie specie di corallo nero, il famoso "Antipathella subpinnata" e i più rari "Antipathes dichotoma" e "Parantipathes larix", oltre al falso corallo nero "Savalia savaglia". A circa 350 metri, nei tratti più profondi del Canale di Sicilia, sono stati scoperti numerosi reef di corallo fossile costituiti per la maggior parte da "Lophelia pertusa" e "Madrepora oculata", specie che nel passato costituivano vere e proprie barriere coralline simili a quelle che oggi si possono vedere nel Mar Rosso. Le isole di Pantelleria, Lampedusa e Linosa rappresentano veri santuari della biodiversità, il cui ruolo per la riproduzione del grande squalo bianco, per l'alimentazione delle balenottere e per la riproduzione delle tartarughe marine è ormai riconosciuto.
Queste isole, come ricorda il responsabile del progetto
Simonepietro Canese Un'area di incredibile ricchezza naturale, quindi, che oggi è però a rischio, visto che di recente sono state avviate trivellazioni che hanno individuato ricchi giacimenti petroliferi nella zona di Pantelleria e in altri tratti del Canale di Sicilia. L'istituzione dell'area marina protetta prevista per Pantelleria impedirebbe questo tipo di operazioni, almeno in prossimità dell'isola. Infatti, Canese precisa che «secondo la legge italiana non si può effettuare nessuna attività di prospezione ed estrazione di idrocarburi a meno di 12 miglia da qualsiasi area di protezione». Questa iniziativa andrebbe affiancata dalla creazione di aree di tutela di alto mare nel Canale di Sicilia, in modo da proteggere la Biodiversità marina e garantire una barriera per tutte le attività di esplorazione e sfruttamento petrolifero.
Nell'ambito del progetto sono stati utilizzati strumenti
ad alta tecnologia, come il robot sottomarino (Rov) che ha
permesso di esplorare l'ambiente fino a 500 metri di profondità e di
catturare immagini in alta definizione di pesci e coralli mai osservati
prima nel loro ambiente naturale. Sono stati poi adoperati trasmettitori
satellitari e acustici per studiare gli spostamenti e le migrazioni di
mante, cernie e dentici.
La realtà del disastro ambientale in Sardegna di Guido Picchetti
"Queste foto sono state fornite dal nostro amico Gigi di Santa Teresa Gallura che ringrazio infinitamente. Pregherei tutti quelli che vorranno copiarle di farne buon uso per diffondere quello che qui si sta cercando di insabbiare agli occhi del mondo." Ed è quello che facciamo ben volentieri, con tanta sofferenza per l’accaduto, ma non senza qualche ulteriore considerazione. Alle gravi conseguenze visibili a occhio nudo sarà impossibile che l’uomo potrà rimediare in tempi brevi, data la tipica natura rocciosa della costa, e occorrerà attendere che la natura e il moto ondoso del mare facciano la loro parte, ripulendo le rocce dal nero manto oleoso... Ma, è doveroso pensarlo, ancora più gravi saranno le conseguenze sui fondali, dove si sono sicuramente depositate quantità notevoli di sostanza inquinante, favorite dal peso specifico tipico del prodotto, che tende per sua natura ad affondare e ad addensarsi sul fondo, con danni alla fauna e flora sottomarina impossibili oggi come oggi da valutare in tutta la loro gravità. E infine precisiamo che non è un messaggio allarmistico quello che qui diamo grazie alle foto di Puer Mauro Marras, ma intende esser solo un monito per l’avvenire. Nella speranza che simili incidenti possano esser evitati, o quanto meno affrontati con maggiore consapevolezza e con opportune iniziative di controllo e di prevenzione per la salvezza delle nostre coste e del nostro mare da cui tutti, direttamente o indirettamente dipendiamo.
Foto di Pier Mauro Marras
Nel Canale di Sicilia un patrimonio inimitabile
di biodiversità
Il progetto è iniziato nel 2009 e si concluderà
quest’anno: tra le specie individuate, la bellissima gorgonia arancione
a forma di candelabro "Elisella paraplexauroides", quella a frusta
"Viminella flagellum", entrambe mai osservate nei mari italiani, e intere
pareti rocciose ricoperte dalla piccola e rarissima gorgonia "Switia
pallida". Durante le esplorazioni sono emersi numerosi siti
caratterizzati da varie specie di corallo nero, il famoso "Antipathella
subpinnata" e i più rari "Antipathes dichotoma" e "Parantipathes larix",
oltre al falso corallo nero "Savalia savaglia". A circa 350 metri, nei
tratti più profondi del Canale di Sicilia, sono stati scoperti numerosi
reef di corallo fossile costituiti per la maggior parte da "Lophelia
pertusa" e "Madrepora oculata", specie che nel passato costituivano vere e
proprie barriere coralline simili a quelle che oggi si possono vedere
nel Mar Rosso.
Da "MAGAZINE QUOTIDIANO" del 1/02/11 Pantelleria: quando l’esperienza non riesce ad insegnare Sono 1.300 gli incidenti che nel corso dell’ultimo cinquantennio hanno riguardato le petroliere (nel 70% durante il trasporto) e più di 5.000 che, a livello mondiale, hanno provocato il rilascio di sostanze pericolose. Di questi, circa 600 hanno causato danni ambientali importanti. Oltre il 50% degli incidenti ha comportato il coinvolgimento diretto di mare, fiumi o laghi, provocando (il 50% delle volte) lo sversamento di idrocarburi liquidi (petrolio grezzo o prodotti petroliferi di raffinazione). Inoltre va detto che il 58% dei quantitativi di prodotti petroliferi notificati (circa 10.000 kton) sono detenuti entro 100 metri da un corpo idrico e il 47% (8.000 kton) è posizionati entro 100 metri dalla linea di costa. Più in generale, il 30% dei quantitativi di sostanze notificati, classificate come “pericolose per l’ambiente” (circa 300 kton), si trovano entro 100 metri da un corpo idrico ed entro 100 metri dalla costa.
Nonostante tutto, ancora oggi, si prosegue con il
trasporto di petrolio e con le trivellazioni in mare anche in zone di
importanza strategica per la biodiversità e la ricerca. Il caso più
recente è quello del Canale di Sicilia e in particolare dell’area di
Pantelleria nella quale sono stati individuati ricchi giacimenti
petroliferi che hanno dato, da poco, il via alla ricerca attiva dell’oro
nero in quel mare.
)http://magazine.quotidiano.net/ecquo/lasco/2011/02/01/pantelleria-quando-l%E2%80%99esperienza-non-riesce-ad-insegnare/
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(copyright Guido Picchetti)
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Questa pagina è stata aggiornata il 01/04/11 .