Febbraio 2011

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Da una Nota su FB di "LEGA AMBIENTE SARDEGNA" - 28/02/11

Baja Sardinia. Gocce di catrame anche a Cala Battistoni

Inquinamento. Già avvertiti i carabinieri e il comitato di emergenza. 
Filigheddu: preoccupazione per le scogliere. La spiaggia di Baja Sardinia si è ricoperta di «monete» nere. L’allarme del sindaco.

di Serena Lullia

27 Febbraio 2011 - Piccole medaglie nere. Monetine semiliquide color pece che la prepotente mareggiata ha adagiato in modo confuso sulla spiaggia di Cala Battistoni. I regali delle onde sono gocce di catrame.

Il sospetto è che le tracce nere scoperte sulla sabbia argento di Cala Battistoni siano figlie dell’incidente alla centrale E.On di Fiume Santo. Si teme che le medagliette sparse tra i granelli siano residui di quella stessa macchia di olio combustibile che secondo la Regione non esiste più. Solo due giorni fa con il suo solito sorriso rassicurante il governatore Ugo Cappellacci aveva dichiarato la fine dell’emergenza ambientale e l’assenza di qualsiasi traccia di olio combustibile in mare. Un ottimismo che aveva spinto a revocare lo stato di emergenza, ma che non aveva contagiato i sindaci di Santa Teresa e Aglientu, da settimane in attesa che qualcuno smacchi le rocce da Monte Russu a Capo Testa. Se allora il pericolo è passato non si spiegano le gocce di catrame sulla spiaggia di Cala Battistoni e nemmeno le macchie nere sulle scogliere. Immagini gemelle di quelle sui litorali di Santa Teresa e Aglientu. La differenza è tutta nelle dimensioni. Non dobloni fino a 10 centimetri di diametro, ma tante piccole monetine di un nero brillante, di pochi centimetri, sparse in modo disordinato su tutto il lido.

L’allarme a Baja Sardinia scatta alle 7,30. Sul posto arriva subito il sindaco Piero Filigheddu. Immediata la segnalazione ai carabinieri e al Comitato di emergenza per la marea nera. Per tutta la mattina le squadre della Geseco, i barracelli e la Protezione civile raccolgono il catrame dal lido. Ma con prepotenza il mare continua a spargere monetine nere sulla battigia. Impossibile per il momento monitorare le condizioni delle coste a causa del fortissimo vento. La convinzione che Cala Battistoni sia l’unico lido ferito dal catrame dura solo poche ore. Vengono trovate tracce nere anche in una spiaggia di Cannigione. «Ho fatto immediatamente la segnalazione ai carabinieri - dichiara il sindaco Filigheddu - e al comitato per la marea nera. Le dimensioni del catrame sono molto piccole, di qualche centimetro. Possono essere rimosse con facilità dalla sabbia. Ciò che ci preoccupa sono le scogliere. Domani se il tempo sarà buono faremo un giro in barca per capire lo stato di salute delle rocce. Se le scogliere saranno macchiate bisognerà intervenire tempestivamente». La conferma che gli scogli sono già feriti dal catrame arriva già in tarda mattinata. Le tracce nere sono evidenti sulle rocce di Cala Battistoni.
(Da "La Nuova Sardegna")

http://www.facebook.com/note.php?note_id=195061803851355&id=199865620027986
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Comment
i su FB sulla Bacheca di "Gruppo di Intervento disastro Ambientale Porto Torres (SS)"
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Post di Massimiliano Cordeddu del 1/03/11
La Nuova Sardegna: "Cala Battistoni, le chiazze sono di E.On"
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Post di Massimiliano Cordeddu del 27/02/11
Solo due giorni fa con il suo solito sorriso rassicurante il governatore Ugo Cappellacci aveva dichiarato la fine dell’emergenza ambientale e l’assenza di qualsiasi traccia di olio combustibile in mare.
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Post di Paulu Leone Biancu del 28/02/11
Cappellacci: cappella con lacci.
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Post di Paulu Leone Biancu del 28/02/11
A ite serbit ?
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Post di Ugone d'Arborea del 28/02/11
A capitalizzare (e proteggere ) nel modo migliore gli investimenti del capo in Sardegna.


Da "BLOG SICILIA" del 28/02/11

La crisi libica

La Nato come la Convenzione di Barcellona ?

di Guido Picchetti

28 febbraio 2011 - “La Nato ha i mezzi che possono essere utilizzati in situazioni del genere e può agire come coordinatore se e quando uno stato membro individuale vuole agire”.

Sono queste le parole testuali del Segretario Generale della Nato Anders Fogh Rasmussen, pronunciate al termine della riunione d’emergenza degli ambasciatori del Consiglio Atlantico dei 28 stati membri (26 Stati Europei, Italia inclusa, più Canada e Stati Uniti) svoltasi ieri a Godollo (Budapest).

Al meeting straordinario hanno partecipato quasi tutti i Ministri della Difesa degli Stati europei. Tra gli assenti il ministro della Difesa italiano La Russa che ha preferito restare a Roma per partecipare al voto della Camera dei Deputati sul decreto Milleproroghe.

Durante i lavori Rasmussen ha indicato che “le priorità devono essere l’evacuazione dei cittadini dei paesi Nato ancora bloccati in Libia ed eventualmente l’assistenza umanitaria”. Il segretario generale non ha fornito particolari sul ruolo dell’Alleanza nella crisi libica, ma ha chiarito che la Nato non assisterà inerte ad un massacro e neppure ad una crisi umanitaria.

Frattanto Gran Bretagna e Francia hanno avanzato proposta all’ONU di dare mandato alla Nato per imporre la no-fly zone sulla Libia, cioé la chiusura del cielo libico. Secondo fonti spagnole, Madrid avrebbe già chiesto alla Nato l’invio di aerei radar tipo Awacs e di navi davanti alle coste della Libia per sorvegliare l’area marina antistante.

E il segretario della Difesa della Gran Bretagna Liam Fox ha riferito di avere discusso con i vertici Nato su come coordinare al meglio gli sforzi fatti dai diversi paesi per cercare di portare in salvo fuori dalla Libia i propri cittadini.

Tutto ciò avviene mentre l’Italia, che, come è facile immaginare, è la nazione europea più esposta alle pericolose conseguenze della crisi libica in atto, ha dal canto suo già predisposto e attuato (se pur non del tutto completato...) l’intervento militare per raggiungere i connazionali bloccati.

Ma se il Ministro della Difesa La Russa non ha partecipato alla riunione in Ungheria dei ministri della Difesa dell’ U.E., neppure si sa se qualcuno in sua vece dei nostri addetti Nato a Bruxelles abbia rappresentato gli interessi del nostro Paese.

In altre parole permane l’indecisione su ruoli e compiti della Nato. E gli Stati europei continuano a muoversi in ordine sparso, ognuno per suo conto…

È un pò come accade con la famosa Convenzione di Barcellona in difesa del Mediterraneo, firmata da tutti gli Stati europei, ma da tutti il più delle volte decisamente ignorata... Che bella “Unione”!

http://www.blogsicilia.it/blog/la-nato-come-la-convenzione-di-barcellona/32864/
Stessa notizia su una nota del sottoscritto su FB


Da "NEWNOTIZIE IT" - 27/02/11
 

Libia, UE: embargo armi e congelamento
dei beni di Gheddafi

26/02/11 - Il regime di Gheddafi, che si è dichiarato «pronto a morire» pur di lottare fino alla fine contro «i ratti drogati» che lo vorrebbero sconfitto, nonostante da quarant'anni, a suo dire, lui rimanga il simbolo della rivoluzione, continua a essere al centro degli interessi della comunità internazionale.

Il segretario generale della NATO, il danese Anders Fogh Rasmussen, intervenendo sulla questione libica è stato molto chiaro: «Quello che sta succedendo in Libia preoccupa molto tutti noi. È una crisi nelle nostre immediate vicinanze».

La dichiarazione di Rasmussen è stata rilasciata a margine di un incontro, avvenuto in Ungheria, a cui hanno partecipato quasi tutti i ministri della Difesa degli stati facenti parte dell'Unione Europea. Assente Ignazio La Russa che ha preferito presenziare al momento del voto della camera dei Deputati sul decreto Milleproroghe.

Dalle parole del politico danese emerge la volontà da parte della Nato di evitare qualsiasi forma di intervento militare per fermare la repressione sanguinosa che il leader della Libia, il colonnello Muammar Gheddafi, sta attuando da giorni e che ha già portato all'uccisione di migliaia di manifestanti.

L'Unione Europea sembra invece essere intenzionata a ratificare un embargo, nei confronti del paese nordafricano, sulla vendita delle armi a cui dovrebbe essere aggiunto il congelamento dei beni detenuto dal rais all'estero, oltre alla negazione di qualsiasi visto per lui e la sua famiglia.

A fare il punto sulla situazione ci ha pensato l'Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune, l'inglese Catherine Ashton, che ha detto: «Stiamo procedendo in tre ambiti. Primo, l’evacuazione. Secondo, ci stiamo coordinando su come mettere pressione sulla situazione in Libia per fermare le violenze. Terzo, la collaborazione a livello internazionale, soprattutto con il Consiglio di sicurezza, per assicurare un approccio coordinato».

Da alcune indiscrezioni è trapelato che si starebbe vagliando anche la chiusura dello spazio aereo libico. Ma per attuare una decisione del genere, c'è bisogno dell'approvazione da parte dell'Organizzazione delle Nazioni Unite (Onu).

http://www.newnotizie.it/2011/02/26/libia-ue-embargo-argmi-congelamento-beni-gheddafi/
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Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
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Continua l'indecisione nella Nato. E l'Italia, lo Stato d'Europa stato più minacciato dalle conseguenze della crisi libica, non partecipa alla riunione in Ungheria dei ministri della Difesa dell' U.E., avendo il ministro La Russa preferito restare a Roma per partecipare al voto della Camera dei Deputati sul decreto Milleproroghe... E gli Stati europei continuano a muoversi in ordine sparso... Che bella "Unione" !!!


Da "RAI NEWS 24" - 26/02/11

Crisi in Libia

Nato: pronti a ogni eventualità

Bruxelles, 25-02-2011 - La Nato segue con grande preoccupazione la situazione in Libia e si prepara "ad ogni eventualità". Con una dichiarazione di poche righe, diffusa al termine di una riunione d'emergenza degli ambasciatori del Consiglio atlantico dei 28, il segretario generale Anders Fogh Rasmussen non fornisce dettagli sul ruolo dell'Alleanza nella crisi libica, ma chiarisce che la Nato non assisterà inerte ad un massacro e neppure ad una crisi umanitaria.

Il Consiglio Atlantico "si è riunito oggi per discutere la seria situazione in Libia, che danneggia la sicurezza di migliaia di cittadini, inclusi quelli dei paesi della Nato", si legge nella dichiarazione.

"Il Consiglio Atlantico continuerà a monitorare da vicino la situazione in coordinamento con le altre organizzazioni internazionali, e continuerà a consultarsi allo scopo di prepararsi ad ogni eventualità".

Nell'annunciare il meeting straordinario da Godollo (Budapest), dove ha partecipato ad una riunione dei ministri della Difesa Ue, Rasmussen ha indicato che "le priorità devono essere l'evacuazione dei cittadini dei paesi Nato ancora bloccati in Libia ed eventualmente l'assistenza umanitaria".

"La Nato ha i mezzi che possono essere utilizzati in situazioni del genere e l'Alleanza Atlantica può agire come coordinatore se e quando uno stato membro individuale vuole agire", ha aggiunto Rasmussen.

L'alleanza atlantica dispone di una propria flotta di aerei radar Awacs, dispiegata in Germania, che potrebbe essere attivata per imporre la no-fly zone sulla Libia, cioè la chiusura del cielo libico. "Un approccio di questo tipo richiederebbe però 'una chiara legittimità internazionale e, in particolare, un mandato delle Nazioni Unite", ha spiegato Rasmussen. L'ipotesi e' al vaglio del Consiglio di sicurezza dell'Onu, su proposta della Gran Bretagna e della Francia. La no-fly zone "è una delle opzioni sul tavolo", ha confermato il ministro ungherese della Difesa, Csaba Hende, il cui paese detiene la presidenza di turno della Ue. Hende ha solo evocato i "mezzi" di cui dispone la Nato per vietare all'aviazione libica di bombardare i manifestanti. Gli Usa hanno dichiarato di considerare "tutte le opzioni", incluso l'imposizione di una no fly-zone sulla Libia, senza rigettare neppure l'ipotesi militare per far fronte allo scenario peggiore.

Secondo fonti spagnole, Madrid ha già' chiesto alla Nato l'invio di aerei radar tipo Awacs e di navi davanti alle coste della Libia per sorvegliare l'evoluzione della situazione nel paese nordafricano. Mentre il segretario della Difesa della Gran Bretagna Liam Fox ha riferito di avere discusso con i vertici Nato su come coordinare al meglio gli sforzi fatti dai diversi paesi per cercare di portare in salvo fuori dalla Libia i propri cittadini. L'Italia ha già predisposto l'intervento militare per raggiungere i connazionali bloccati. La priorità resta infatti l'evacuazione dei cittadini prigionieri del caos in Libia: sono ancora 3.500, di cui il 20% hanno la doppia nazionalità.

http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=150438
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Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
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L'Italia ha già predisposto l'intervento militare per raggiungere i connazionali bloccati." si dice nell'articolo. Bene. Ma la mia domanda resta la stessa: perchè l'Italia continua ad ignorare la Nato senza unire la sua voce a quella di altri Paesi dell'UE (Spagna. Francia e Gran Bretagna), almeno a fini di deterrenza e controllo ?


Da "IULIE NEWS" del 26/02/11

La decisione al vaglio dell'Alleanza Atlantica

Napoli potrebbe essere quartier generale
delle operazioni in Libia

La Nato insieme all’unione Europea si prepara ad imporre sanzioni alla Libia, e la decisione ufficiale sarà resa nei prossimi giorni.

Il comando della Nato di Napoli potrebbe essere il quartier generale per coordinare gli interventi necessari per fronteggiare la crisi libica.

Dopo l’operazione Deny Flight del 1993 per fronteggiare la crisi in Bosnia Herzegovina, la Base Nato di Bagnoli ha le carte in regola per diventare il quartier generale per le operazioni. Infatti ieri mattina il ministro della difesa Ignazio La Russa in un colloquio telefonico informale e non ufficiale assieme al collega britannico Liam Fox, ha parlato dell’eventualità di Napoli come centrale operativa. La proposta definitiva dell’operazione verrà vagliata dai membri dell’alleanza atlantica nelle prossime settimane.

Dalla Base Nato di Napoli, non arriva nessuna dichiarazione in merito alla vicenda, ma l’ipotesi resta aperta.

http://www.julienews.it/notizia/cronaca/napoli-potrebbe-essere-quartier-generale-delle-operazioni-in-libia/67624_cronaca_2_1.html
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Da "RAI - GIORNALE RADIO 3" del 26/02/11

Dal GR3 delle 8,45 di stamane

Non sento spesso i giornali radio, come tanti. Ma faccio ammenda dopo aver ascoltato quello di RA3 delle 8,45 di stamare. Finalmente ho sentito parlare di problemi seri che coinvolgono il nostro Paese e non solo, con voci diverse ed equilibrate. Ricordo una frase: chi li mette insieme i 27 Paesi della Nato su come fronteggiare al meglio questa crisi ? (ndr su FB)

http://www.grr.rai.it/dl/grr/edizioni/ContentItem-b0c91d2f-2cdc-4880-9730-00528737ae43.html
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Da "LIBERAZIONE IT" del 26/02/11

Editoriali

L'Italia non segua la Nato in Libia

di Lidia Menapace

Alla prima apertura di pagina di un quotidiano, alla prima parola da un teleschermo, l'impressione è di pericolosa meschinità: dico, sulla questione libica. Non che per il resto sia meglio, però è meno pericoloso. Invece la crisi libica, dopo e insieme ai movimenti democratici successi in Tunisia ed Egitto, ci ricorda che il Mediterraneo è una delle zone calde e incerte del pianeta, importante per risorse (petrolio, se non altro), storia (antica e poi coloniale e decolonizzazione vera e finta) e per l'incontro/scontro di civiltà e religioni.

La prima cosa di cui si sente la mancanza sono le Nazioni Unite: se un evento si sarebbe dovuto affrontare - secondo la Carta, là dove sentenzia che la guerra è un crimine e propone di affrontarla dal Consiglio di sicurezza - con corpi di polizia internazionale, che chiedono tribunali e diritto della stessa natura e livello, ci si accorge che di ciò non vi è quasi nulla. Perciò (ricordando quanto le beghe europee per stare nel consiglio di sicurezza abbiano ostacolato il cammino), quando Obama cerca di rimediare all'assenza di strumenti internazionali adeguati, finisce per indicare la Nato e dopo aver interpellato Francia e Inghilterra, telefona anche a Berlusconi chiedendogli di collaborare.

Non avendo predisposto un corpo di polizia internazionale, si ricade nell'ipocrisia delle spedizioni militari travestite da strumenti "umanitari"! La prima cosa da dire a voce spiegata è che una nazione ex coloniale proprio in quel paese, ed espressione di un colonialismo duro e particolarmente disumano, non può essere di nuovo presente in armi lì senza provocare reazioni popolari molto contrarie e quindi aggravare la situazione e non essere di aiuto in operazioni di conciliazione politica e di democrazia. Dunque prima di tutto: no all'inclusione dell'Italia in una qualsiasi spedizione Nato in Libia.

La stasi e assenza europea in una crisi che si svolge ai suoi confini e in paesi che si affacciano sul Mediterraneo è un segno molto preciso della caduta dell'Europa e della sua involuzione profonda. Poiché l'Europa è governata soprattutto da governi di centrodestra, si potrebbe persino pensare a sinistra: adesso se la cavino, dopo che hanno addirittura cercato di far approvare come Costituzione un testo ideologicamente (nel senso cattivo del termine) liberista mercantile e di destra poco liberale: ma la situazione è troppo pericolosa per godersi passivamente questa soddisfazione. Penso che noi dovremmo tenerci in contatto con la Sinistra europea e prendere parte a una forte pressione a Bruxelles anche come "appoggio esterno" perché l'Europa si dia una mossa, lasci i suoi rinascenti egoismi nazionali, trovi una voce che parli ai popoli oppressi e costituisca un Comitato di ascolto e appoggio politico diplomatico e sociale davanti alle giuste rivendicazioni del popolo libico, come di quello tunisino ed egiziano e del Bahrein e di quale altro si affaccerà su questo cammino includendo subito anche la questione israelo-palestinese. Per una volta stiamo legati ai movimenti, come deve fare una Europa di sinistra, disarmista, militarmente neutrale, socialmente progressista. Un bel salto internazionalista ci vorrebbe davvero.

E se restiamo soli in Italia nel rivolgerci alla Sinistra europea, sarà una solitudine scelta, non un isolamento triste in cui potremmo venire cacciati da calcoli meschini. E' possibile, e dunque bisogna farlo.

http://www.liberazione.it/rubrica-file/L-Italia-non-segua-la-Nato-in-Libia---LIBERAZIONE-IT.htm
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Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
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Ed ecco chi, senza avere responsabilità di governo, preferisce che la Nato resti fuori dalla mischia (pur essendone l'Italia parte in causa), e che ogni nazione europea faccia fronte all'emergenza a modo suo, alla faccia dello spirito dell'Unione ...


Da una mia nota su FB del 26/02/11

La NATO ? Meglio al caldo in Mar Rosso..

Di questo recente comunicato pubblicato da "Europa" ieri sera alle 20,30 mi incuriosisce la prima frase. Ma la crisi libica, se non riguarda l'Alleanza Atlantica di cui fan parte 23 Paesi europei più il Canada e gli Stati Uniti, a chi dovrebbe interessare ? Certo, meglio andare a controllare le barriere coralline del Mar Rosso, il caldo laggiù è più piacevole...

Da"EUROPA QUOTIDIANO" del 25/02/11

Quel segnale politico è urgente.

La Nato fa sapere che la cosa non la riguarda. I tempi di reazione dell’Onu sono al solito da pachiderma. L’Unione Europea dev’essere strattonata e quando viene messa di fronte all’emergenza capita che risponda – testimone il ministro Maroni, la denuncia è anche del capo dello stato – con fastidio.

Dunque c’è il rischio che le colonne che si muovono dalle città libiche liberate arrivino a Tripoli per lo scontro finale prima che gli organismi internazionali e i singoli paesi abbiano fatto i gesti minimi per dissociarsi dal regime in crisi. Se andrà così, nella percezione dei nuovi libici rimarrà l’orgoglio di aver fatto da sé, ma anche il rancore verso le potenze occidentali che prima hanno stretto relazioni d’ogni genere con Gheddafi, e poi hanno esitato a tagliarle anche dopo la degenerazione del regime.

Finché tanti italiani sono su suolo libico, la prudenza è legittima. Chiaro però che servono messaggi d’impatto, come quello lanciato ieri dalla Svizzera congelando i beni della famiglia Gheddafi. Ecco il senso di ciò che chiedeva ieri Europa, già proposto dai radicali e ieri diventato mozione del Terzo polo alla Camera: la sospensione del Trattato Italia-Libia, peraltro in queste ore inapplicabile, finché a Tripoli non si sia insediata un’amministrazione diversa. Sarebbe il segno di una rottura di continuità.

C’è poi il dubbio scaturito da alcune frasi di La Russa, ieri, a proposito di forniture di armi «ora sospese». Il ministro ha poi rettificato, dicendo che il Trattato non prevede nulla del genere. Dal dialogo che oggi riporta Giuseppe Sangiorgi su Europa, è chiaro che i libici hanno sempre chiesto armi all’Italia: ci sono clausole recenti non pubbliche? Ragione in più per bloccare tutto, alla luce del sole.

(Chiuso in redazione alle 20,30)
http://www.europaquotidiano.it/gw/producer/pdf.aspx?yy=2011&mm=2&dd=25&pg=1

http://www.facebook.com/guido.picchetti#!/notes/guido-picchetti/la-nato-meglio-al-caldo-in-mar-rosso/202607599751063
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Da "ECOLOGISTA" - 25/02/11


No al parco eolico nel Canale di Sicilia

Stop del ministero dell’Ambiente al progetto di una centrale eolica off-shore
nelle acque vicine a Pantelleria

di Patrizia Frattini

22 Febbraio 2011 - Fortemente criticato da numerose associazioni ambientaliste, il parco eolico è stato finalmente bloccato dalla Commissione tecnica per la verifica dell’impatto ambientale che ha espresso parere negativo sulla compatibilità ambientale del progetto.

Greenpeace plaude alla decisione del ministero, sostenendo che questo progetto avrebbe messo a serio rischio un ecosistema unico, quello dei banchi di Talbot, Avventura e Pantelleria nel Canale di Sicilia. Questi mari però, allerta l’Associazione, non sono ancora salvi: su di loro incombe una ben più pericolosa minaccia, quella delle trivellazioni petrolifere. La Northern Petroleum ha infatti annunciato di voler fare delle esplorazioni nei prossimi mesi proprio a nord di Pantelleria, sfruttando le autorizzazioni già in suo possesso per fare ricerche petrolifere.

“Siamo pienamente soddisfatti dalla decisione di bloccare questo folle impianto off-shore, ma questo non basta! Se il ministero dell’Ambiente vuole davvero proteggere l’area deve fermare subito ogni progetto di trivellazione petrolifera – afferma Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace - Il Canale di Sicilia è un’area particolarmente ricca di biodiversità, unica nel Mediterraneo, che per troppo tempo è stata depredata, anche da una pesca eccessiva. È ora di tutelarla con una riserva marina“.

Il Canale di Sicilia è stato riconosciuto lo scorso giugno, dai Paesi aderenti la Convenzione di Barcellona, come un’area particolarmente sensibile e da tutelare. Ad oggi però il Ministero non ha preparato nessuna proposta per includerla in una rete di riserve marine d’alto mare che i Paesi del Mediterraneo si sono impegnati a istituire inizialmente entro il 2012.

Fonte immagine: Furcisiculo.net

http://beecologista.it/2785/no-al-parco-eolico-nel-canale-di-sicilia/
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Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
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Due le cose rilevanti di quest'articolo di Patrizia Frattini ispirato al comunicato di Greenpeace in difesa dello Stretto di Sicilia: la foto di apertura, e la frase di chiusura, dove si rileva che il Ministero Ambiente a tutt'oggi non ha preparato alcuna proposta per includerlo nella rete di riserve marine d’alto mare che i Paesi del Mediterraneo dovrebbero istituire per il 2020 (non per il 2012). Campa cavallo...


Da una mia nota su FB del 25/02/11


Gli "Echi di Stampa" sul mio sito:
la Nato, la crisi libica e lo Stretto di Sicilia

 

Una breve nota qui su FB a proposito degli "Echi di Stampa" per spiegare brevemente le ragioni per cui ho deciso di riportare in quello spazio, dedicato sul mio sito web alle notizie relative alla tutela dello "Stretto di Sicilia" e del "Mare di Pantelleria", anche le ultime informazioni pubblicate sul web relative alla crisi libica in corso.

E' un tema, questo, sul quale mi sono sentito dapprima spinto ad esprimere un mio modestissimo parere, appena due giorni or sono, chiedendomi come mai nessuna delle nazioni europee avesse richiesto l'intervento della Nato per affrontare le conseguenze della crisi libica.

Due giorni quell'intervento è assunto agli onori della cronaca e, a quanto pare, è ora in via di concretizzazione, pur lasciando senza risposta la domanda sul perchè l'intervento dell'alleanza atlantica, sia pure solo in chiave umanitaria e difensiva, non sia stata minimamente presa in considerazione da nessuno degli stati dell'Unione Europea, ancora oggi colpevolmente priva di una propria forza armata difensiva comune.

Poi, in secondo luogo, i dovuti approfondimenti da me cercati on line sull'argomento mi hanno permesso di sapere dell'esistenza del "NATO’s Science for Peace and Security (SPS) Programme". Si tratta di un programma, di cui un domani, superata la grave crisi in corso libica in corso, sarà opportuno che chiunque abbia a cuore la tutela dello Stretto di Sicilia si ricordi.

Infatti, se in virtù di tale programma specifico la Nato è in grado di intervenire efficacemente per la difesa della biodiversità delle barriere coralline del Mar Rosso nel Golfo di Akaba, minacciata dalle attività umane dei tre stati confinanti (Israele, Giordania e Editto) - vedi http://www.nato.int/cps/en/natolive/news_70696.htm - , a maggior ragione la Nato potrebbe esser in grado di dare un valido apporto alla tutela della biodiversità di in questo tratto di mare del Mediterraneo (compreso tra Tunisia, Libia, Malta e Italia) che è lo Stretto di Sicilia, affiancando operativamente quei protocolli della Convenzione di Barcellona già da molti sono stati ripetutamente a tal fine invocati.

E' un tratto di mare, lo Stretto di Sicilia, oggi percorso dai tanti barconi carichi di migliaia di disperati che, sperando in un futuro migliore, cercano di sfuggire ai venti insurrezionali che soffiano sulle sponde africane. Ma sulla cui integrità ambientale, di importanza vitale per l'intero bacino del "Mare Nostrum", un domani -speriamo tutti non troppo lontano- potremo e dovremo tornare a preoccuparci per salvaguardarlo dalle tante e ripetute minacce che incombono su di esso, e che probabilmente ancor più numerose saranno in futuro...

http://www.facebook.com/note.php?created&&note_id=202392499772573#!/note.php?note_id=202392499772573


Da "GRNET IT" del 25/02/11

Libia: navi Mimbelli e San Giorgio
in rada a Misurata per l’evacuazione.
Martino, la Nato intervenga subito

Roma, 25 feb. - Il cacciatorpediniere Mimbelli e la nave da trasporto San Giorgio della Marina militare sono in rada davanti al porto di Misurata per dare il via alle operazioni di evacuazione degli italiani dalla Libia. Le condizioni del mare, particolarmente difficili, hanno impedito finora l'inizio delle manovre, che comunque sono previste al più presto, appena la situazione lo permetterà. Un'altra nave da trasporto della Marina, il San Marco, si trova ora nel porto di Augusta e si tiene pronta ad intervenire per contribuire alle operazioni.

Martino, la NATO intervenga subito come in Kosovo per fermare il massacro: “se fossi il ministro avrei già chiamato Rasmussen”. «E' la classica situazione nella quale bisognerebbe richiedere l'intervento della Nato. Forse anche quello della Nazioni Unite. Quello che sta accadendo in Libia è una tragedia umana. E non possiamo restare troppo a lungo a guardare». Lo dice l'ex ministro della Difesa, Antonio Martino, in un'intervista a "il Tempo", in cui spiega che l'Alleanza Atlantica dovrebbe intervenire «sulle stesse identiche basi sulle quali intervenne in Kosovo nel 1999. Era in corso - ricorda l'esponente del Pdl - un'operazione militare dell'allora governo contro i kossovari. Si venne a creare una pericolosa situazione di emergenza, con un esodo di massa». «La Nato - rimarca Martino - intervenne bombardando la zona per fermare quello che stava assumendo le dimensioni del genocidio. Il centrodestra allora fu a favore dell'intervento deciso dal governo D'Alema». Oggi in Libia, sottolinea l'ex titolare della Difesa, «ci sono migliaia di morti ogni giorno, le fosse comuni. E' terribile. Bisogna fermare subito quello che sta accadendo. Subito. Se fossi ministro avrei già chiamato Rasmussen, il segretario della Nato». «Qui non c'è re il suo popolo, ha assoldato mercenari che vanno a sparare ai civili nelle case». Quanto al ruolo degli Usa nella vicenda della crisi libica, per Martino la posizione americana «è imbarazzante. Mi sembra che in politica estera l'attuale amministrazione sia inadeguata. Stiamo finalmente riscoprendo l'intelligenza superiore di Bush».

La grande fuga degli stranieri, migliaia i rimpatri. Gli italiani evacuati sono 1.100, meno di 400 ancora in attesa

Nel decimo giorno di rivolta popolare contro il regime di Muammar Gheddafi, numerosi paesi hanno accelerato le procedure di rimpatrio dei propri connazionali rimasti bloccati in Libia. Secondo quanto reso noto dalla Farnesina, fino a ieri sera, erano 1.100 gli italiani che sono stati riportati in Italia con voli operati in collaborazione con Alitalia e il ministero della Difesa. Poco meno di 400 connazionali sono ancora da rimpatriare, ha fatto sapere il capo dell'Unità di crisi, Fabrizio Romano. In serata sono arrivati a Pratica di Mare, due C-130 dell'Aeronautica militare: il primo aveva a bordo 47 passeggeri, circa la metà italiani; il secondo è atterrato con 97 persone a bordo, tra cui 54 italiani, 9 inglesi, 3 francesi, 10 tedeschi, 9 austriaci e 10 sloveni. Migliaia di cinesi, oltre 4.400, che lavorano in Libia hanno raggiunto invece il porto di Heraklion, nell'isola greca di Creta, grazie a una grande operazione marittima lanciata dalla Cina. A bordo di due navi organizzate da Pechino sono giunti sull'isola anche alcuni cittadini tailandesi, cingalesi, italiani, rumeni e greci. I circa 1.400 sudcoreani ancora presenti in Libia sono in attesa di due velivoli che dovrebbero arrivare oggi: un Boeing 747 della Korean Air con una capacità di 330 passeggeri, e un Boeing 777 della Egypt Air che può imbarcare 260 persone. Verso le coste libiche si sta dirigendo, inoltre, una nave da guerra sudcoreana fino ad oggi impegnata in una missione anti-pirateria al largo della Somalia.

L'Unione Europea ha chiesto ai paesi membri un appoggio navale per l'evacuazione di circa 6.000 cittadini. La Grecia si è detta disposta ad intervenire, la Cina si è offerta di evacuare circa 500 europei, mentre la Gran Bretagna ha preferito inviare un C-130 Hercules della Royal Air Force a Tripoli, che è poi arrivato a Malta dopo avere caricato 51 britannici. Ma in totale, nella giornata di ieri, sono stati 250 i britannici evacuati dalla Libia per via aerea e 200 quelli imbarcati su una fregata partita da Bengasi. La Germania ha inviato due fregate e una nave d'appoggio tattico per evacuare i suoi cittadini. La compagnia aerea Lufthansa, che ha sospeso i suoi voli regolari verso Tripoli, ha annunciato di avere trasportato negli ultimi giorni "da 600 a 700 persone" dalla Libia verso la Germania. Un aereo militare francese con 165 turisti, di cui 152 francesi, è atterrato a Parigi ieri sera dopo essere partito dal sud-est del paese nordafricano. In totale, la Francia in due giorni ha evacuato 556 persone, di cui 487 francesi. Un aereo militare inviato a Tripoli dai Paesi Bassi ha evacuato ieri 42 cittadini stranieri, di cui nove olandesi, secondo il ministero olandese degli Affari esteri. La Turchia ha annunciato invece di avere rimpatriato più di 7.000 persone fra cui cittadini di paesi terzi che hanno richiesto il suo aiuto. In Libia, prima della crisi, erano presenti 25.000 turchi. La Russia ha rimpatriato 339 dei suoi cittadini di Tripoli, arrivati a Mosca a bordo di tre aerei. Circa 20.000 persone sono fuggite dalle violenze in Libia attraverso la Tunisia dal 20 febbraio, principalmente tunisini, egiziani, cinesi e libici, secondo un responsabile della protezione civile tunisina.

L'Organizzazione internazionale per le migrazioni ritiene che in totale più di 30.000 persone sono fuggite dalla Libia da lunedì scorso. Una nave inviata dagli Stati Uniti per evacuare i cittadini americani (ce ne sarebbero circa 650 attualmente in Libia) è ferma a Tripoli da oltre 24 ore a causa del maltempo che le impedisce di salpare per Malta, secondo il dipartimento di Stato. Un po' meno di 300 persone, di cui 118 non americani si trovano a bordo. Quasi 200 canadesi, invece, sono stati rimpatriati giovedì sera della Libia, grazie agli aiuti di paesi terzi (Regno Unito, Spagna e Stati Uniti) e dopo un'operazione di sgombero del governo di Ottawa. La società edile brasiliana Odebrecht ha iniziato ad evacuare più di 3.000 dipendenti di diverse nazionalità, di cui quasi 200 brasiliani, ha annunciato ieri la direzione a Brasilia. Circa 440 dipendenti e con le loro famiglie sono già arrivati a Malta con un aereo. Nelle prossime ore saranno operati altri due voli per l'evacuazione di altre 900 persone, mentre una nave è attesa a Tripoli per lo sgombero di altri 2.000 cittadini

http://www.grnet.it/news/95-news/2491-libia-navi-mimbelli-e-san-giorgio-in-rada-a-misurata-per-levacuazione-martino-la-nato-intervenga-subito.html
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Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
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Certamente interessante quanto dice oggi l'ex ministro della difesa Antonio Martino, in un'intervista a "il Tempo", in cui spiega che l'Alleanza Atlantica dovrebbe intervenire «sulle stesse identiche basi sulle quali intervenne in Kosovo nel 1999», e, accennando al ruolo degli Usa nella vicenda della crisi libica, afferma che la posizione americana è imbarazzante...
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Da "BLOG SICILIA" del 25/02/11

La Nato batte un colpo…
Chiesta una riunione urgente sulla crisi libica

di Guido Picchetti

A proposito della Nato, quanto mi meravigliavo nel mio piccolo che non accadesse è infine accaduto. Il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, ha chiesto una riunione urgente dei Paesi membri dell'Alleanza Atlantica per affrontare la questione libica.

Lo riferisce stamane una nota di agenzia dell'ASCA, dopo che, proprio ieri, in una nota diramata dall'ufficio stampa della Nato, Rasmussen aveva fatto sapere di non aver ricevuto alcuna richiesta di intervento dai Paesi membri dell'alleanza al riguardo e che qualunque azione in proposito avrebbe dovuto essere intrapresa su mandato Onu.

Nel suo messaggio odierno (diffuso su "Twitter") egli precisa di essere pronto ad assumere il ruolo di ''coordinatore'' qualora gli alleati decidessero un'azione. ''La situazione in Libia è fonte di grande preoccupazione e la Nato può agire come coordinatore, se e quando gli Stati membri dovranno intraprendere azioni'', ha scritto Rasmussen.

Intanto oggi si apre a Godollo, vicino Budapest, il meeting informale dei ministri della Difesa dell'Unione Europea che affronta la situazione libica e la possibile evacuazione dei migliaia di cittadini ancora bloccati nel Paese arabo.

Resta comunque la domanda. Ma perchè le nazioni europee, nessuna esclusa, come pure la stessa Nato, hanno atteso, a quanto pare, che ci fosse l'intervento di Obama per ricordarsi che la Nato esiste, e che l'alleanza atlantica, se ha un suo valore, proprio in questi casi deve intervenire in mancanza di una forza armata comune di difesa "europea", auspicabile certo, ma ancora al di là da venire ?

Il comunicato stampa della Nato di ieri:
http://www.nato.int/cps/en/natolive/news_70790.htm?mode=pressrelease 

http://www.blogsicilia.it/blog/la-nato-batte-un-colpo-chiesta-riunione-urgente-sulla-crisi-libica/32582/

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Da "ASCA IT" del 25/02/11

Libia: Nato chiede riunione urgente
con stati membri su crisi

(ASCA-AFP) - Godollo, 25 feb - Una riunione urgente dei Paesi membri dell'Alleanza Atlantica per affrontare la questione libica. A richiederla il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen, in un messaggio su Twitter, precisando di essere pronto ad assumere il ruolo di ''coordinatore'' qualora gli alleati decidessero un'azione.

''La situazione in Libia e' fonte di grande preoccupazione e la Nato puo' agire come coordinatore, se e quando gli Stati membri dovranno intraprendere azioni'', ha scritto Rasmussen.

Intanto si apre a Godollo, vicino Budapest, il meeting informale dei ministri della Difesa dell'Unione Europea che affronta la situazione libica e la possibile evacuazione dei migliaia di cittadini ancora bloccati nel Paese arabo.

http://www.asca.it/news-LIBIA__NATO_CHIEDE_RIUNIONE_URGENTE_CON_STATI_MEMBRI_SU_CRISI-993647-ORA-.html
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Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
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Nel mio piccolo, era quanto mi meravigliavo non accadesse... Resta il dubbio: ma perchè le nazioni europee, nessuna esclusa, hanno atteso che ci fosse l'intervento di Obama per ricordarsi che la Nato esiste e proprio in questi casi deve intervenire in mancanza di una forza armata di difesa "europea" ?
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Post di Roberto Tarli

pensa che io sono convinto che tutto sia nato proprio da un'idea loro... ma a volte sono un visionario. O paranoico, a seconda dei punti di vista.
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Post di Guido Picchetti

Tutto è possibile... Ma mascherare certe cose, oggi come oggi non è più tanto facile, e prima o poi, tutto viene fuori... Sarò un illuso, ma meglio agire con trasparenza assumendosi le proprie responsabilità...
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Post di Roberto Tarli

Non sei un illuso. Come già dissi tempo fa sei una persona che ammiro e stimo, pur non conoscendoti "personalmente". Se solo una piccola parte della gente che sta su fb per raccontare e raccontarsi idiozie facesse la metà di quello che fai tu per informare, informarsi, condividere certe notizie che ai più rimangono sotterranee... il mondo (anche quello di internet) sarebbe senz'altro migliore.
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Post di Guido Picchetti

Non so che dire.... grazie Roberto... dai valore a ciò che faccio ...
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Post di Roberto Tarli

Grazie a te, Guido...
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Post di Roberto Frigerio
Anch'io non conosco ancora personalmente Guido (anche se probabilmente in estate a Pantelleria siamo stati e spero saremo vicini di casa). Come te, e scusa il tu confidenziale, stimo ma soprattutto ammiro Guido per l'impegno e la smisurata passione che dedica alla ricerca e alla divulgazione di tutto quello che può aiutare a capire ma soprattutto ad far aprire gli occhi a chi non vuol vedere.
A Fabio Russo, Stefano Maresca Di Serracapriola e Roberto Tarli piace questo elemento.


Da "BLOG SICILIA" del 24/02/11

  E la Nato? Protegge le barriere coralline
del Mar Rosso

di Guido Picchetti

24 febbraio 2011 - Ieri mattina ho postato su BlogSicilia un articolo che riferiva di un messaggio di alcuni giorni fa del Segretario Generale della Nato a proposito della situazione libica.

E rilevavo con un certo stupore che quest’organismo di difesa comune, di cui fanno parte ben 28 Nazioni (di cui 26 europee, più il Canada e gli Stati Uniti), di fronte ad una situazione indubbiamente esplosiva quale quella venutasi a creare in Libia e tuttora in corso di svolgimento, non fosse stato tirato in ballo da nessuno dei Paesi membri dell’alleanza, neppure da quelli che più rischi corrono per la loro vicinanza a quell’area di crisi (ad esempio, Malta, Cipro, e Italia), se non altro per richiedere che intorno ad essa venisse esercitata un’opportuna azione comune di sorveglianza.

Abbiamo visto invece come a tale scopo l’Italia ha pensato bene di allertare le nostre forze aeree, ricorrendo anche ad alcuni mezzi navali della Marina, per non parlare di quelli di minore stazza in dotazione alla guardia costiera, impiegati più in operazioni di soccorso umanitario che per una opera di vera e propria sorveglianza delle nostre acque territoriali...

Eppure la Nato esiste, funziona, e l’Italia ne fa parte attiva a tutti gli effetti. Per rendersene conto basta andare sul sito della Nato, che ne riporta finalità e strutturazione. E non solo...

Nella pagina web della rappresentanza italiana presso il Consiglio Atlantico possiamo scoprire infatti da chi essa è attualmente guidata (l’ Ambasciatore Riccardo SESSA in veste di Rappresentante Permanente, e il Gen. S. A. Gian Piero RISTORI in quella di Rappresentante Militare Italiano presso i Comitati Militari della NATO e della UE), ma anche gli altri membri della nostra delegazione, dal personale del Ministero degli Esteri appositamente distaccato a Bruxelles (sei), al Consigliere Militare del Rappresentante Permanente Gen. Div. Fausto MACOR, e agli altri ufficiali di grado elevato (cinque) addetti a varie funzioni specificatamente indicate.

È una delegazione nutrita, come si può vedere, che penso pienamente adeguata ai suoi compiti istituzionali. E non inferiori alla nostra c’è da supporre siano anche le altre 27 delegazioni che compongono il Consiglio Atlantico di Bruxelles. Ma come si spiega che al di fuori del brevissimo e generico comunicato del Segretario Generale Anders Fogh Raasmussen, nessuno dei 28 Stati dell’Alleanza Atlantica abbia richiesto o riferito di possibili interventi in difesa delle sovranità delle acque territoriali europee minacciate all’estremo sud dalle attuali crisi nordafricane, interventi utili se non altro in chiave deterrente ?

E invece cosa sembra stia facendo la Nato in queste ore ? Ce lo dice un suo ultimo comunicato del 18 Febbraio u.s ? Testuale: “Sta proteggendo il Golfo di Akaba” ! Beh, direte voi, quella è un’altra area a rischio, e quindi forse una azione preventiva della nostra Alleanza Militare Atlantica in quelle zone può essere giustificata… Ma la realtà è un’altra, e basta leggere il comunicato per capirlo. Ne riporto integralmente in inglese il sommario:

“Environmental concerns bring scientists together in NATO-sponsored project. With the support of NATO’s Science for Peace and Security (SPS) Programme, scientists from Jordan, Israel and Turkey are trying to protect the Gulf of Aqaba, one of the top diving destinations in the world. Many environmental problems have no borders, which can be both a challenge and an opportunity.”

In altre parole, in nome del”Programma della Scienza per La Pace della NATO” meglio difendere la biodiversità delle barriere coralline del Mar Rosso, che sorvegliare le aree dello Stretto di Sicilia dalle minacce di una crisi con migliaia di morti (se è vero quanto si dice...) alle porte di casa nostra...

Leggi il comunicato della NATO del 18 Feb. 2011 “Protecting the Gulf of Aqaba”.
http://www.nato.int/cps/en/natolive/news_70696.htm

http://www.blogsicilia.it/blog/e-la-nato-protegge-le-barriere-coralline-del-mar-rosso/32517/
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Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
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E' la notizia curiosa di cui vi parlavo... Chi dovrebbe proteggere le coste europee dalla crisi libica protegge la biodiversità del Mar Rosso, e chi dovrebbe proteggere la biodiversità dello Stretto di Sicilia è in altre faccende affaccendato... si fa per dire...
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Da "BLOG SICILIA" - 24/02/11

  Il Segretario Generale della NATO sugli eventi in Libia

di Guido Picchetti

23 febbraio 2011 - Il comunicato è di due giorni fa. “Sono scioccato dall’indiscriminato uso della violenza conto i manifestanti pacifici in Libia. Deploro la perdita di vite umane. E invito le autorità libiche a fermare la repressione di civili inermi.”

Sono le parole di Anders Fogh Raasmussen, Segretario Generale della Nato, che così continua: “Il popolo della Libia, come molti altri nel Medio Oriente, ha espresso un forte desiderio di cambiamento democratico. Le loro legittime aspirazioni devono essere assecondate. La libertà di espressione e di riunione sono diritti fondamentali che non possono essere negati.”

“Come Segretario Generale di un’alleanza di Stati democratici -ha concluso-, io credo fortemente che la democrazia è l’unico solida base per una duratura stabilità. Nel tempi lunghi, nessuna società può ignorare il volere di un popolo, poichè il desiderio di libertà risiede in ogni essere umano”.

Sono certamente delle belle parole. Ma l’alleanza della Nato ancora esiste ? È questo il dubbio che ho… Da come i governi che fan parte dell’Europa in questi giorni han mostrato tutti di ignorare la sua esistenza,e non so bene per quale motivo, mi sembra proprio che anche la Nato sia stato ridotto ormai ad uno dei tanti “enti inutili”, che specialmente noi italiani siamo tanto bravi a creare e, quel che è peggio, a “mantenere”, vita natural durante.

Enti a proposito dei quali preferiamo dimenticare gli accordi e gli impegni presi, ma, quel che è più grave, senza che nessuno altro organismo a livello europeo sia venuto a soppiantarne compiti e funzioni…

http://www.blogsicilia.it/blog/il-segretario-generale-della-nato-sugli-eventi-in-libia/32337/
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Non parlo di trivellazioni... Ma certe domande e certi dubbi che mi vengono su funzioni e compiti di organismi internazionali sono stranamente simili: ignorati o meno a seconda degli interessi economici in gioco...


Da "LIQUIDA IT" -24/02/11

I robot a difesa del mare

di Tommaso Guerzoni

23/02/11 - Sono veri e propri sciami di robot che possono muoversi sull’acqua e, attraverso le loro capacità, ripulire superfici marine, come quella del Golfo del Messico, dall’inquinamento del petrolio.

I “Seaswarm robot”, sciami del mare, si spostano sull’acqua attraverso un sistema di pannelli solari, i quali permettono anche il funzionamento del nastro trasportatore creato usando un materiale, brevettato al MIT, capace di assorbire fino a venti volte il suo peso in petrolio deviando l’acqua grazie alle sue proprietà idrorepellenti.

Questi formidabili spazzini del mare sono stati creati per lavorare come in una squadra (da qui il nome): comunicano via GPS e attraverso WiFi network per coordinare il loro lavoro. I robot potrebbero non necessitare della guida e il controllo degli uomini, senza contare il fatto che non hanno bisogno di tornare a una base per svuotare il loro serbatoio, perchè il petrolio viene “digestito” dalla testa del robot che lo consuma dal momento in cui viene assorbito.

Queste sue caratteristiche e le sue dimensioni molto ridotte (circa sette metri di lunghezza tra testa e pannello) fanno di lui il più efficiente e compatto tra i depuratori.

Se diamo un’occhiata ai numeri della tragedia americana ci convinciamo immediatamente del grande vantaggio, in termini di tempo e di spese, che potrebbero portare i Seaswarm.

Sono cinque i milioni di barili di petrolio finiti nell’oceano a partire dallo scorso 20 aprile fino al 4 agosto, 595 milioni di litri che ancora oggi, in gran parte, galleggiano sulle acque di fronte alle coste della Louisiana, dell’Alabama e della Florida. Sono invece più di 800 le Skimmer, cioè macchine depuratrici attaccate ad imbarcazioni, utilizzate per cercare di arginare la marea inquinante e che fino ad ora sono riuscite a raccogliere solo il 3% dell’oro nero rilasciato dal Pozzo Macondo, posto a 1500 metri di profondità.

Questo ingegnoso prodotto è un altro esempio dei grandi passi in avanti fatti dalla nano-tecnologia e dal connubio sempre più felice tra tecnologia ed ecologia.

Infine, fa sorridere e ci rende sicuramente anche molto orgogliosi vedere che il direttore del progetto sia Carlo Ratti, uscito dal politecnico di Torino e oggi professore nel prestigioso Massachusetts Institute of Technology.

http://next.liquida.it/i-robot-a-difesa-del-mare
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Dove si vede che l'ingegno umano ha negli italiani sempre validi rappresentanti...


Da "MARE SCIENZA" - 24/02/11

Al via network europeo sulla
biologia marina

di Franca Bonifazi

Martedì 22 Febbraio 2011 - Londra - Il primo network europeo dei laboratori specializzati in biologia marina verrà lanciato questa settimana a Napoli, dalla stazione zoologica Anton Dohrn che ne prenderà la guida.

Scopo del progetto, spiega un articolo di Nicola Nosengo sul sito della rivista Nature, sarà la condivisione dei dati e delle procedure, in modo da rendere gli esperimenti sugli organismi marini ''comuni quanto quelli sui moscerini della frutta o sui topi'', come spiega Roberto di Lauro, che guida il laboratorio napoletano.

Il network, che unisce 15 laboratori di 8 paesi, selezionera' poche specie di animali marini che diventeranno i modelli su cui basare le ricerche, sviluppando tecnologie per farli crescere in laboratorio e per studiare e modificare i loro geni. Gli organismi verranno resi disponibili per altri istituti, un po' come avviene per le cavie da laboratorio. Nella sua fase preparatoria l' "European Marine Biological Resource Centre" potra' contare su 3,9 milioni di euro in tre anni dalla Commissione Ue, che verranno utilizzati nei prossimi tre anni per mettere in piedi la struttura del network, mentre lo stadio successivo vedrà i partner spendere 100 milioni di euro in 5 anni per la ricerca, secondo uno schema in cui ogni paese pagherà per i costi dei propri istituti e contribuirà al budget della struttura di coordinamento.

http://www.marescienza.it/index.php?option=com_content&view=article&id=213:al-via-network-europeo-sulla-biologia-marina&catid=1:biologia&Itemid=2
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Sarà la Stazione Zoologica di Napoli a guidare l' "European Marine Biological Resource Centre", un'interessante iniziativa per la ricerca europea nel campo della biologia marina, finanziato in parte dalla Commissione UE, e cui partecipano 15 laboratori di 8 nazioni europee


Da "THE NEW BLOG TIMES" - 23/02/11


Eolico a Pantelleria, marcia indietro


Roma – Erano 38 aerogeneratori, 6 Megawatt l’uno, diametro del rotore 126 metri, potenza complessiva erogabile 228 Megawatt, dislocazione tra 26 e 35 miglia (tra 41,8 e 56,3 Km) dalla costa sud-orientale della Sicilia. 228 Megawatt sono 228mila Kilowatt: per dare un’idea, considerando l’utenza tipica italiana da 3,3 KW, essi avrebbero potuto alimentare 69mila abitazioni. Tutto sfumato nel nulla per incompatibilità ambientale.

A pronunciare sentenza contraria è stato il Ministero dell’Ambiente, che con la circostanza ha ottenuto il plauso delle autorità e delle associazioni ambientali, prima tra tutte Greenpeace. ”Greenpeace è a favore dell’energia eolica – si legge in una nota – ma questo progetto avrebbe messo a serio rischio un ecosistema unico, quello dei banchi di Talbot, Avventura e Pantelleria nel Canale di Sicilia”.

L’associazione precisa che nella zona il problema non è solo il parco eolico: “Questi mari però non sono ancora salvi, su di loro incombe una ben più pericolosa minaccia, quella delle trivellazioni petrolifere. La Northern Petroleum ha infatti annunciato di voler fare delle esplorazioni nei prossimi mesi proprio a nord di Pantelleria, sfruttando le autorizzazioni già in suo possesso per fare ricerche petrolifere”.

La zona in questione è particolare, secondo gli osservatori e le associazioni: riconosciuta come area sensibile da tutelare da parte dei paesi aderenti alla convenzione di Barcellona, ove fosse realmente ritenuta di essenziale importanza dovrebbe essere tutelata con pari energia e determinazione anche dalle paventate attività di trivellazione.

Se – come è plausibile accada – tale attività di trivellazione avrà invece luogo, vi sarebbe una nuova perdita di credibilità, tanto nelle associazioni che nelle istituzioni: vorrebbe solo dire che l’atto di impedire l’installazione delle turbine a vento è stata semplicemente strumentalizzata, senza alcun reale interesse nella tutela dell’ambiente.

http://nbtimes.it/tecnologie/energia/9749/eolico-a-pantelleria-marcia-indietro.html  
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Nonostante il no alle fattorie eoliche lo Stretto di Sicilia non è salvo. Lo dice chiaramente anche il Times chiedendo a chi di dovere la stessa fermezza contro le previste trivellazioni. E' in gioco la credibilità del nostro Paese.


Da "GREEN ME" del 22/02/11

Pantelleria: stop all'eolico off-shore
nel mare dell'isola siciliana

di Verdiana Amorosi

Alla fine hanno vinto gli ambientalisti! L’istallazione delle 38 pale eoliche previste al largo dell’isola siciliana di Pantelleria, alla fine, è stata ufficialmente bloccata. Grazie all’intervento di una commissione governativa (composta anche dalla Regione Siciliana, rappresentata in particolare dall’assessorato al Territorio e ambiente), la società interessata al business - la Four wind – è stata fermata per i rischi che la nuova istallazione avrebbe potuto provocare all’ambiente, dando così ragione alle associazione e ai cittadini che ne chiedevano l'interruzione.

La commissione tecnica per la verifica dell'impatto ambientale del Ministero dell'Ambiente - Via e Vas - infatti, ha espresso parere negativo e giudicato non compatibile il progetto "Centrale eolica off-shore Banco di Pantelleria e Banchi Avventura" presentato dalla Four Wind srl. Il rischio riguarda soprattutto la biodiversità della zona, che fa parte della rete Ue “Natura 2000”, per la protezione degli habitat, ma anche le possibili ripercussioni sull’economia ittica e la sismicità dell’area.

La 4wind aveva ben due piani di sviluppo sull’Isola di Pantelleria: il primo presso “Banchi Avventura lato Pantelleria”, che prevedeva la realizzazione di 10 aerogeneratori da 6MW, per una potenza totale di 60MW; il secondo invece avrebbe riguardato il “Banco Pantelleria”, dove l’azienda avrebbe istallato 28 aerogeneratori da 6MW per una potenza di 168 MW.

Ma i rischi per la biodiversità e la salute sarebbero stati troppi, quindi stop ai nuovi progetti.

"Siamo pienamente soddisfatti dalla decisione di bloccare questo folle impianto off-shore, ma non basta! – ha fatto sapere Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace - Se il ministero dell'Ambiente vuole davvero proteggere l'area deve fermare subito ogni progetto di trivellazione petrolifera. Il Canale di Sicilia è un'area particolarmente ricca di biodiversità, unica nel Mediterraneo, che per troppo tempo è stata depredata, anche da una pesca eccessiva. È ora di tutelarla con una riserva marina”.

La compagnia petrolifera Northern Petroleum infatti, ha già fatto sapere di voler fare delle esplorazioni nei prossimi mesi proprio a nord di Pantelleria. È ora di fermarli !

http://www.greenme.it/informarsi/natura-a-biodiversita/4203-pantelleria-eolico-off-shore-stop
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Ecco un altro servizio giornalistico sullo stesso argomento...


Da "IL QUOTIDIANO ITALIANO" del 22/02/11

Pantelleria, no al parco eolico offshore

di Francesco Capello

Bloccata l’installazione di 38 pale eoliche al largo dell’isola di Pantelleria, in Sicilia. La società interessata al progetto era la 4wind ed è stata fermata da una commissione governativa che ha invece accolto le resistenze degli ambientalisti. La zona dove andavano installate le pale è infatti particolarmente delicata dal punto di vista ambientale.

La decisione è stata presa insieme alla Regione Siciliana che, attraverso l’assessorato al Territorio e ambiente, fa parte della commissione. Tra le motivazioni quelle riguardanti l’appartenenza delle zone interessate alla rete Ue “Natura 2000″ per la protezione degli habitat, ma anche le eventuali ripercussioni sull’economia ittica e il rischio sismico.

Secondo il sito ufficiale di 4wind illustra come la società sia una realtà che promuove lo sviluppo, la realizzazione e la distribuzione di energie rinnovabili nel territorio siciliano.

«Attualmente 4wind è titolare di progetti per la realizzazione in Sicilia di parchi eolici offshore, sviluppati con il supporto di partners la cui qualificazione, nei diversi campi di competenza, garantisce degli standard progettuali che bene riscontrano le esigenze degli investitori più attenti».

La società aveva due progetti riguardanti l’Isola di Pantelleria. Il primo presso ‘Banchi Avventura lato Pantelleria’ con 10 aerogeneratori da 6MW per una potenza complessiva pari a 60MW installati a circa 25 miglia nautiche a sud-ovest di Capo Feto e a circa 30 miglia nautiche a nord-est dell’isola di Pantelleria. Il secondo progetto presso ‘Banco Pantelleria’ che prevedeva l’installazione di 28 aerogeneratori da 6MW per una potenza complessiva pari a 168 MW.

Il Banco prende il nome dall’omonima isola, dalla quale dista circa 20 miglia nautiche in direzione nord-nord est, mentre dista circa 35 miglia nautiche da Capo Feto. Intanto Greenpeace avverte queste aree devono essere tutelate anche dalle trivellazioni petrolifere. La Northern Petroleum, inglese, ha annunciato di voler fare delle esplorazioni nei prossimi mesi proprio a nord di Pantelleria.

http://www.ilquotidianoitaliano.it/gallerie/2011/02/news/pantelleria-no-al-parco-eolico-offshore-61443.html
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Altri particolari sulle due fattorie eoliche bloccate da Miniambiente sul Banco di Pantelleria e sul Banco Avventura... Ma sul Banco di Pantelleria e sull'isola da cui il banco stesso prende il nome resta la minaccia delle trivellazioni della NP e della Shell...


Da "AMBIENTE AMBIENTI" del 22/02/11

A rischio il Canale di Sicilia

Arriva dall’ISPRA la denuncia della necessità di protezione per il Canale di Sicilia. Infatti l’Istituto Superiore per la protezione e la Ricerca Ambientale rende noto in un comunicato la presenza di un patrimonio inimitabile di biodiversità nella zona. Si parla addirittura di forme di vita mai osservate nei mari italiani: dal corallo nero alle gorgonie, fino ai piccoli di squalo bianco.

Il Canale di Sicilia presenta, inoltre, una natura di area sensibile, in quanto bacino marino chiuso, con un ricambio lentissimo di acque e con un rilevante traffico interno per via del trasporto marittimo e commerciale. Per questi motivi l’ISPRA parla dell’esigenza di creare un’area marina protetta e di garantire lo stop alle trivellazioni, per estrarre petrolio e gas dai fondali. E tra le aziende attualmente interessate alle trivellazioni nel Canale, figurano colossi come Northern Petroleum e Shell.

http://www.ambienteambienti.com/news/2011/02/news/a-rischio-il-canale-di-sicilia-30796.html
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Si ripetono le segnalazioni... Speriamo bene...


Da "GAIA NEWS" del 22/02/11

Fermato progetto di eolico offshore a Pantelleria,
ora tocca alle trivellazioni petrolifere

scritto da Redazione

E’ stato bocciato da una commissione governativa il progetto di 38 pale eoliche a largo dell’isola di Pantelleria, in Sicilia. Il progetto aveva incontrato molte resistenze da parte degli ambientalisti, in quanto la zona è particolarmente delicata dal punto di vista ambientale. Anche gli ambienti politici e civili trapanesi (della cui provincia Pantelleria fa parte) e la Regione Sicilia erano contrari al progetto. Ora il pericolo sono le trivellazioni petrolifere.

La Commissione tecnica per la verifica dell’impatto ambientale del ministero dell’Ambiente ha espresso parere negativo sulla compatibilità ambientale del progetto di una “Centrale eolica off-shore Banco nel mare di Pantelleria e Banchi Avventura”, presentato dalla Four Wind. La decisione è stata presa insieme alla Regione Siciliana che, attraverso l’assessorato al Territorio e ambiente, fa parte della commissione. Tra le motivazioni quelle riguardanti l’appartenenza delle zone interessate alla rete Ue “Natura 2000″ per la protezione degli habitat, ma anche le eventuali ripercussioni sull’ economia ittica e il rischio sismico.

Tutti soddisfatti, dall’assessore regionale al Territorio e ambiente, Gianmaria Sparma, che ha dichiarato che “questo pronunciamento conferma la correttezza della nostra posizione in linea con quanto già deciso dalla Giunta di governo che ha espresso una netta contrarietà al rilascio di autorizzazioni di impianti off-shore nel mare Mediterraneo nel tratto prospiciente le coste siciliane”, a Greenpeace, che dice di essere a favore dell’energia eolica, ma che specificamente questo progetto avrebbe messo a serio rischio un ecosistema unico.

Ora però Greenpeace rilancia, dichiarando che queste aree devono essere tutelate anche dalle trivellazioni petrolifere. La Northern Petroleum ha infatti annunciato di voler fare delle esplorazioni nei prossimi mesi proprio a nord di Pantelleria, sfruttando le autorizzazioni già in suo possesso per fare ricerche petrolifere.

“Siamo pienamente soddisfatti dalla decisione di bloccare questo folle impianto off-shore, ma questo non basta! Se il ministero dell’Ambiente vuole davvero proteggere l’area deve fermare subito ogni progetto di trivellazione petrolifera – afferma Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace – Il Canale di Sicilia è un’area particolarmente ricca di biodiversità, unica nel Mediterraneo, che per troppo tempo è stata depredata, anche da una pesca eccessiva. È ora di tutelarla con una riserva marina”.

Il Canale di Sicilia è stato riconosciuto lo scorso giugno, dai Paesi aderenti la Convenzione di Barcellona, come un’area particolarmente sensibile e da tutelare. Ad oggi però il Ministero non ha preparato nessuna proposta per includerla in una rete di riserve marine d’alto mare che i Paesi del Mediterraneo si sono impegnati a istituire inizialmente entro il 2012.

http://gaianews.it/ambiente/fermato-progetto-di-eolico-offshore-a-pantelleria-ora-tocca-alle-trivellazioni-petrolifere/id=8013
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Notizia simile su "ECOBLOG" e "INDIPEDIA" del 22/02/11
Pantelleria: stop all'eolico off shore, plauso di Greenpeace di Peppe Croce  [...segue]
http://www.ecoblog.it/post/12091/pantelleria-stop-alleolico-off-shore-plauso-di-greenpeace
?  
http://www.indipedia.it/ecologia/pantelleria-stop-alleolico-off-shore-plauso-di-greenpeace

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... su "GREENBIZ" del 22/02/11
Eolico: stop al megaprogetto offshore a Pantelleria. E' incompatibile con l’ambiente di Anna Tita Gallo
 [...segue]
http://www.greenbiz.it/panorama/italia/1664-eolico-stop-al-megaprogetto-offshore-a-pantelleria-e-incompatibile-con-lambiente
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... su TEKNECO 22/02/11
Bloccato parco eolico a Pantelleria [...segue]

http://www.tekneco.it/ambiente/bloccato-leolico-a-pantelleria/ 
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... su ECOLOGIAE 22/02/11
Eolico off-shore a Pantelleria, la centrale che non s’ha da fare di Paola Pagliaro [...segue]

http://www.ecologiae.com/eolico-off-shore-pantelleria/34874/
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... su GREEN CITY 22/02/11
Sicilia, no all'eolico a Pantelleria [...segue]

http://www.greencity.it/news/3564/sicilia-no-all-eolico-a-pantelleria.html
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... su BIG HUNTER 21/02/11
Sicilia. No del Ministero alle 38 pale eoliche in mare [...segue]

http://www.bighunter.it/Natura/ArchivioNews/tabid/220/newsid734/7486/Default.aspx


Da "ASCA" - 22/02/11

Sicilia: Greenpeace, bene "no"
a parco eolico. Ora stop a perforazioni

(ASCA) - Roma, 21 feb - Greenpeace plaude al 'no' del ministero dell'Ambiente al progetto di una centrale eolica off-shore nelle acque vicine a Pantelleria. Fortemente criticato da Greenpeace, il parco eolico è stato bloccato dalla Commissione tecnica per la verifica dell'Impatto ambientale che ha espresso parere negativo sulla compatibilità ambientale del progetto.

''Greenpeace è a favore dell'energia eolica - si legge in una nota - ma questo progetto avrebbe messo a serio rischio un ecosistema unico, quello dei banchi di Talbot, Avventura e Pantelleria nel Canale di Sicilia. Questi mari però non sono ancora salvi, su di loro incombe una ben più pericolosa minaccia, quella delle trivellazioni petrolifere. La Northern Petroleum ha infatti annunciato di voler fare delle esplorazioni nei prossimi mesi proprio a nord di Pantelleria, sfruttando le autorizzazioni già in suo possesso per fare ricerche petrolifere''.

''Siamo pienamente soddisfatti dalla decisione di bloccare questo folle impianto off-shore, ma non basta! Se il ministero dell'Ambiente vuole davvero proteggere l'area deve fermare subito ogni progetto di trivellazione petrolifera - afferma Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace - . Il Canale di Sicilia è un'area particolarmente ricca di biodiversità, unica nel Mediterraneo, che per troppo tempo è stata depredata, anche da una pesca eccessiva. E' ora di tutelarla con una riserva marina''.

Il Canale di Sicilia è stato riconosciuto lo scorso giugno, dai Paesi aderenti la Convenzione di Barcellona, come un'area particolarmente sensibile e da tutelare. Ad oggi però, osserva Greenpeace, il Ministero non ha preparato nessuna proposta per includerla in una rete di riserve marine d'alto mare che i Paesi del Mediterraneo si sono impegnati a istituire inizialmente entro il 2012.

Il comunicato di "Greenpeace" all'url:
http://www.greenpeace.org/italy/it/ufficiostampa/comunicati/Greenpeace-plaude-il-no-al-parco-eolico-nel-Canale-di-Sicilia-Ora-stop-alle-perforazioni-offshore/

http://www.asca.it/news-SICILIA__GREENPEACE__BENE_NO_A_PARCO_EOLICO__ORA_STOP_A_PERFORAZIONI-992305-ORA-.html
Notizie simili su "LA REPUBBLICA IT", "CORRIERE DEL MEZZOGIORNO", "ZERO EMISSION TV" del 21/02/11, e su "BUONGIORNO USTICA" del 23/02/11
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Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
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Bene... Ma nel comunicato di Greenpeace c'è purtroppo un grave errore: la data entro cui i Paesi del Mediterraneo si sono impegnati ad istituire una rete di riserve marine d'alto mare è stata spostata di recente dal 2012 al 2020... E per allora c'è poco da stare allegri...


Da "PANTELLERIA COM - News n° 7124" del 21/02/11

Nel Mediterraneo? Prego si accomodi...

Marea nera sulla costa tra Norvegia e Danimarca

di Guido Picchetti

Giovedì scorso un cargo islandese che trasportava 439 container si è incagliato sulla costa della Norvegia perdendo parte delle 800 tonnellate di carburante che aveva a bordo. Luogo dell’incidente un parco marino, situato a sudest del Paese, nei pressi del fiordo di Oslo e a una ventina di chilometri dal confine con la Svezia.

Un incidente annunciato, a quanto pare. “Tutti noi di Hvaler ci aspettavamo che accadesse. Poteva succedere in qualsiasi momento e adesso è successo. È tragico, davvero tragico” ha commentato uno degli abitanti del luogo. Sul posto sono al lavoro numerosi esperti per determinare l’impatto ambientale e quantificare l’entità del danno. La nave è stata recintata con delle barriere galleggianti: considerate le buone condizioni meteo e il mare calmo, le autorità sono speranzose di riuscire a contenere il grosso della perdita, ma i timori sono tanti. “Il carburante viaggia verso la costa del Vestfold” ha aggiunto Ane Eide Kjærås,portavoce della guardia costiera norvegese, alla TV2. Sul posto è intervenuta anche la guardia costiera svedese, vista la vicinanza con le coste della Svezia. Stoccolma teme soprattutto per il parco nazionale del Kosterhavet, lungo la costa occidentale.

Purtroppo non è il primo incidente che si verifica nel Mare del Nord, nè, si teme, sarà l'ultimo. Solo nello scorso anno a Maggio, al largo della costa norvegese, la piattaforma Gulfaks C della Stanoil ebbe seri problemi di sicurezza durante le operazioni estrattive di greggio, mentre il 12 Ottobre 2010 ci fu un ennesimo incidente al largo dell'Olanda con la collisione tra una nave cisterna e un portacontainer. Per non parlare poi dell'incidente avvenuto la scorsa estate nell'Artico canadese quando tre navi, tra cui una petroliera che trasportava nove milioni di litri di diesel, si incagliarono a Nunavut, sulle sponde del mare di Beaufort, fortunatamente senza gravi conseguenze per l'ambiente.

Ma perchè questa frequenza di incidenti ? E' presto detto. Secondo gli esperti non sono neppure tanti, se si considera il gran numero di piattaforme petrolifere in azione nel Mare del Nord. E' proprio tale numero che determina la possibilità di incidenti, contro cui occorre però esser pronti ad intervenire, per scongiurare le gravi conseguenze che potrebbero derivarne. E questo, in quei mari lontani, avviene con successo il più delle volte.

Da noi, in Mediterraneo, invece la situazione è totalmente diversa. Si tende purtroppo a mascherare la realtà, a non considerare i rischi, e a far apparire trascurabili i danni in caso di incidenti. E ciò a dispetto di ogni evidenza, come si è visto chiaramente nel recente caso di sversamento di oli combustibili tossici verificatosi a Porto Torres sulla costa settentrionale sarda.

Ma vogliamo proprio continuare qui a far passare tutto sotto silenzio, e a nascondere, come suol dirsi, la "polvere" sotto il tappeto?

In questo caso "Prego, si accomodi... ". E' quanto mi viene da dire a chi, pur leggendo e sapendo di questi fatti (e avendo pure la possibilità di agire, se non il dovere...), non dice una parola, nè muove un dito in difesa di quell'ambiente in cui tutti viviamo e da cui dipendiamo, neppure per concretizzare quelle semplici iniziative che, come un' Area Marina Protetta ad esempio, potrebbero favorire un pronto intervento e un'equa valutazione dei danni, sempre ammesso che siano quantificabili e non irrimediabili in caso di incidenti... Ma chi può garantirlo ?

Incidenti che sono oggi nel Mediterraneo sempre più probabili, stante la crescente corsa all'oro nero che sta avvenendo in tutti i Paesi (civili ?) bagnati da questo mare, in totale dispregio di tutti gli accordi internazionali già presi da tempo per la sua tutela ambientale...

Guardate il filmato su Euronews cliccando nel link qui sotto
http://it.euronews.net/2011/02/18/norvegia-parco-marino-minacciato-da-marea-nera/

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=6237 (solo su abbonamento)


Da "PANTELLERIA COM - News n° 7122" del 21/02/11

Lettere al Direttore

Il pericolo delle trivellazioni
nasce da una totale mancanza di controllo

di Alberto Zaccagni

Caro Direttore, mi permetta di rispondere al signor Alfano.

Caro sig. Alfano,
Intanto la ringrazio del complimento che mi fa attribuendomi la giovine età, anche se il mezzo secolo l’ho passato abbondantemente. Forse sarà il mio apparente illusionario modo di esprimermi e di condurre una vita alternativa che mi tiene giovane la mente.

Venendo al concreto. Il pericolo delle trivellazioni nasce da una totale mancanza di controllo e imposizione di standard di sicurezza che devono essere pretesi chiaramente da parte dell'ente concessorio (vedi nostro governo) e di comunicazione e partecipazioni degli enti locali interessati. Questa mancanza è comprovata dal fatto che a nessuna parte della popolazione e amministrazione era chiaro cosa sta per accadere.

Ci sono volute delle manifestazioni tipo la nostra ”no trivella day” per rendere lampante la fumosità dei contratti in essere. Scartabellando e dialogando con il ministero dell’energia ho infatti scoperto che, per esempio, il costo della concessione di esplorazione idrocarburi è di irrisorie 5 euro a kilometro quadrato annuo. Ciò vuol dire che la Northern Petroleum che ha in concessione 500 Km quadri oltre le 12 miglia dalla costa, spende 2500 euro annui e con questa cifra può provocare qualsiasi danno al mare a Pantelleria e al Mediterraneo ,senza prevedere niente in caso di danno.

Inoltre, per confutare il discorso che ci occupiamo solo del nostro intorno, il nostro impegno è di natura transnazionale al fine di rendere alcune aree di fondamentale biodiversità (12 nel Mediterraneo) riserve intoccabili; e tra queste, guarda caso, il Canale di Sicilia è stata individuata tale. Non lo dico io ma organizzazioni mondiali sotto egida dell’Onu.

Allora, non è per far chiasso che ci stiamo dando da fare; e tantomeno diciamo di fare a meno del petrolio, ma solo di pretendere standard tali che prevedono fondi e cautele che permettano di agire in caso malaugurato e recondito incidente, fermo restando di escludere le aree particolari da possibili danni.

Nel mare della evolutissima Norvegia, lavorano fior fiore di piattaforme, con contratti onerosi stabiliti dal governo e enti locali che pretendono che il luogo dove viene estratto il petrolio sia e rimanga immacolato, durante e dopo la fine dell’estrazione, obbligando a smantellare le piattaforme obsolete con fondi precedentemente versati.

Il limite opposto è in Nigeria dove un disastro ecologico e sociale viene perpetuato ogni giorno dalle stesse compagnie che lavorano in Norvegia. Questo perché la Nigeria non ha nè la cultura nè il peso politico contrattuale della Norvegia.

A cosa vogliamo tendere alla Nigeria o alla Norvegia? La differenza passa per l’informazione e la crescita culturale della cittadinanza, che, facendo forza unita, fa sì che il governo, nostra espressione, decida a dovere i temi sul tappeto.

Ringraziandola che mi ha dato adito di esprimere il mio pensiero, non finirò mai di ringraziare il nostro direttore che ha dato voce di espressione sia a me che a lei. Distinti saluti, Alberto Zaccagni.

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=6235  (solo su abbonamento)


Da "TERRA NEWS" del 21/02/11

Stefania e i petrolieri. Signora degli idrocarburi

di Giorgio Mottola

INCHIESTA. Ecco quali sono i nuovi affari della famiglia Prestigiacomo. Sul ministro dell’Am-biente pesano decine di conflitti di interesse: dovrebbe multare i clienti delle “sue” aziende.

Chissà cosa sarebbe stato dei Prestigiacomo senza la politica. Anni fa, le due donne della famiglia si sono divise per bene i ruoli. Stefania nei Palazzi e la sorella primogenita Maria Pia nei Consigli di amministrazione. Prima che la stella dell’attuale ministra dell’Ambiente cominciasse a brillare in Parlamento, le cose non è che andassero proprio benissimo alle aziende di casa. Ancora oggi, ci sono ben 957 creditori che bussano alla porta del capostipite Giuseppe Prestigiacomo. Reclamano 51 milioni di euro dal 1997, anno del fallimento del gruppo Sarplast, costato al signor Prestigiacomo una richiesta di rinvio a giudizio per bancarotta fraudolenta.

Ma dal 2001, da quando cioè Stefania è diventata per la prima volta ministro, tutto sembra in discesa. Le società di famiglia non hanno più alcun passivo. E il merito è anche e soprattutto dei clienti illustri: Eni, Agip, Erg, Esso, Edison, tanto per fare qualche nome. Clienti per la Prestigiacomo imprenditrice. Ma soggetti da controllare e, eventualmente, da multare per la Prestigiacomo politico e ministro.

L’oro nero di Stefania

L’ultimo sollievo alle casse delle aziende di famiglia lo hanno datto Eni ed Edison. Tramite le due multinazionali, infatti, una delle società della ministra dell’Ambiente, dallo scorso dicembre, è entrata nel business del petrolio. L’occasione è stata data dalla piattaforma Vega A, una delle più grandi del Mediterraneo, che appartiene per il 60 per cento a Edison e per il restante 40 a Eni. Si trova a 12 miglia dalle coste di Pozzallo, in provincia di Ragusa, ed estrae dai fondali marini circa 40 mila barili di greggio ogni giorno.

Fino a poco tempo fa, della piattaforma faceva parte anche la superpetroliera Vega Oil. È stata però mandata in soffitta dalle normative europee che impongono il doppio scafo, di cui l’enorme imbarcazione non era dotata. Per cui, è spuntata l’urgenza di costruire in tempi brevi una nuova petroliera. E chi si è fatto avanti? Prontamente ha offerto il suo aiuto Maria Pia Prestigiacomo. Una delle sue società la Coemi (controllata di Fincoe, nel cui CdA siede Stefania, almeno fino al 2009) ha messo su, in quattro e quattr’otto, il consorzio Cem con altre nove società siracusane. Insieme hanno costruito una nuova superpetroliera, la Leonis. Una commessa da 30 milioni di euro, che ne rende all’anno oltre 20 milioni, grazie al costo giornaliero del noleggio.

La piattaforma Vega A, secondo i magistrati, non sarebbe però ciò che si dice un impianto modello. La Procura di Modica ha rinviato infatti a giudizio i gestori per aver inquinato le falde acquifere, «con modalità illecite e nocive per l’ecosistema, ma che avrebbe consentito risparmi per decine di milioni di euro», si legge nel documento dei pm. Anche rispetto alla vecchia petroliera c’è molto da molto ridire. Quando, un paio di anni fa, la Guardia Costiera aveva fatto delle ispezioni a bordo, aveva riscontrato un tale stato di degrado da imporre ai proprietari di effettuare nel più breve tempo possibile le manutenzioni per ripristinare la sicurezza ottimale.

Clienti “sotto controllo”

A poche miglia dalla piattaforma off-shore c’è il triangolo industriale Augusta-Melilli-Priolo, in provincia di Siracusa, che costituisce il più importante polo petrolchimico dell’Italia meridionale, secondo forse solo a Taranto. Un vero e proprio dono per l’occupazione, ma una dannazione per la salute. In Sicilia questa zona è conosciuta ormai come «il triangolo della morte». Da queste parti, a Priolo Gargallo, hanno la loro sede quasi tutte le aziende dei Prestigiacomo. Tra queste anche la Ved, grosso impianto petrolchimico che produce vetroresina.

Secondo il sostituto procuratore di Siracusa Maurizio Musco, in quest’azienda (proprietario il padre Giuseppe, amministratrice Maria Pia) le norme sul lavoro non erano rispettate adeguatamente. Diversi operai si sono ammalati gravemente e hanno avuto figli con malformazioni congenite. Per questo il magistrato ha chiesto il rinvio a giudizio dei Prestigiacomo; richieste di rinvio a giudizio ci sono state anche per altri procedimenti aperti sulla Ved e riguardano la gestione non corretta dei rifiuti industriali. Sparse per il resto della piana siracusana, ci sono anche i più prestigiosi clienti della famiglia di Stefania (l’elenco completo si trova sul sito internet della Coemi): Eni, Erg, Esso, Enel.

L’aumento esponenziale del numero di tumori e delle nascita di bambini con malformazioni è però diventato a un certo punto così intollerabile che lo Stato ha imposto la bonifica del sito. Della pratica si è occupata proprio la bella Stefania, che si è trovata quindi nella difficile condizione di dover decidere quanto le sue aziende e soprattutto i suoi clienti dovessero sborsare per la contaminazione che avevano causato in un’area vastissima. E la strada scelta, non esattamente a sorpresa, è stata quella della massima clemenza.

Il 7 novembre del 2008, a Roma viene stipulato l’accordo per la bonifica del polo industriale di Siracusa-Priolo. La cifra messa in campo è molto consistente: 774 milioni di euro. Di questi, però, solo poco più di 220 milioni sono a carico delle società che hanno provocato l’inquinamento. «Un accordo storico che segna una svolta nei rapporti tra istituzioni, industria e territorio», commentò giubilante Prestigiacomo Stefania, ma poteva essere anche Maria Pia, visti i benefici che ne ricavavano i privati coinvolti.

Tuttavia, in due anni nemmeno un metro quadrato di terra è stato bonificato. La somma stanziata è stata dirottata di volta in volta sulle altre emergenze e le società le hanno provate tutte per perdere tempo. E le previsioni per il futuro sono ancora più fosche. Il Ministero dell’Ambiente ha avviato infatti qualche settimana fa le procedure per dare vita a un “condono ambientale”. Facendo ricorso alla legge 13 del 2009, le aziende come Erg ed Eni possono sottoscrivere «accordi transattivi» e sborsare, in questo modo ancora meno. Sulla bonifiche però, a quel punto, non ci sarà più nulla da temere. Sarà l’irreprensibile Stefania a monitorare e a punire i malfattori. Se ce ne sarà bisogno.

http://www.terranews.it/news/2010/12/stefania-e-i-petrolieri-signora-degli-idrocarburi


Da "IL DEMOCRATICO" del 20/02/11

Disastro ambientale E.ON. di Porto Torres/

Zitti zitti, che il silenzio è d’oro (nero)!
Il futuro in Sardegna è un cane a sei zampe da un miliardo di euro

di Massimiliano Cordeddu

Porto Torres (SS). Il silenzio è certamente il leitmotiv che descrive meglio l’omissione, da parte dei principali media nazionali, del disastro ambientale, avvenuto lo scorso 11 gennaio in Sardegna. Un gravissimo incidente che ha causato lo sversamento in mare di circa 18/20 mila litri di olio combustibile, proveniente dalla petroliera “Esmeralda”, durante le operazioni di trasferimento e rifornimento nel deposito E.ON. di Porto Torres.

La E.ON. è un colosso energetico tedesco che ha 90 mila dipendenti, un fatturato di svariate decine di miliardi di euro e partecipazioni nella russa Gazprom. La causa, però, del silenzio assordante dei media nazionali sulla vicenda, è quella di non disturbare un progetto industriale dell’Eni da un miliardo di euro. La multinazionale petrolifera del cane a sei zampe, infatti, si accinge a costruire proprio a Porto Torres, il più grande deposito di stoccaggio di greggio e olio combustibile del mediterraneo.

Peccato, però, che questo progetto sia insostenibile dal punto di vista ambientale e vedrà solcare un numero altissimo di petroliere nel mare cristallino, a due bracciate da alcune delle più belle oasi naturalistiche protette della Sardegna. Il silenzio è dunque d’obbligo, visti i milioni di euro versati a giornali e televisioni italiane, per una pubblicità che, ironia della sorte, fa proprio uso della sabbia , con disegni che prendono vita e svaniscono in pochi istanti.

La stessa sorte, purtroppo, potrebbe toccare alla Sardegna, se non cambierà rotta, trovando il coraggio di convertire la propria economia industriale, trasformandola in una nuova industria turistica eco-sostenibile, capace di creare nuovi posti di lavoro e sviluppo per gli abitanti del territorio. Per fare questo occorre che i sardi prendano coscienza delle loro potenzialità e si ribellino alla schiavitù secolare che non permette loro di esprimere la propria libertà e la propria cultura autoctona indipendente.

Il diritto al lavoro e di vivere in un ambiente sano e salubre, inoltre, sono diritti inalienabili dell’uomo, sanciti dalla Costituzione italiana e non delegabili ad alcuna multinazionale, la quale ha come unico interesse il profitto e non certo la tutela del patrimonio naturalistico. Per questo motivo, vista l’assenza dello Stato in questa vicenda, dovremmo iniziare ad essere più attenti nelle nostre scelte, eleggendo dei rappresentanti politici che facciano i nostri interessi e non quelli delle grandi lobby energetiche. Se non ci riusciremo, le colpe e le responsabilità di queste catastrofi, non saranno da attribuire ad altri, ma a noi stessi.

http://ildemocratico.com/2011/01/24/disastro-ambientale-e-on-di-porto-torres-zitti-zitti-che-il-silenzio-e-d%E2%80%99oro-nero/
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Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
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Ecco il perchè del silenzio stampa sullo sversamento della E.On a Porto Torres... Troppi gli interessi in gioco... Meglio sottovalutare il danno e mettere il silenziatore sui rischi futuri di certe iniziative che, guarda caso, coinvolgono l'ENI...


Da "PANTELLERIA COM - News n° 7117" del 20/02/11

Il commento

Dopo il "no" del Ministero facciamo al più presto
l'Area Marina Protetta

di Guido Picchetti

E’ una nota di agenzia appena battuta. Riguarda il progettato impianto di una fattoria eolica sul Banco di Pantelleria da parte della società Four Wind. Risale a pochi giorni fa la decisa presa di posizione del Sen. D'Alì contro tale progetto. Ma, ora grazie anche all'impegno della Regione e dell'assessore regionale al Territorio e Ambiente Gianmaria Sparma, la Commissione tecnica per la Verifica dell'Impatto ambientale - Via e Vas del ministero dell'Ambiente ha espresso parere negativo sulla compatibilità ambientale del progetto. Un pronunciamento in linea con quanto già deciso dalla Giunta di governo che ha espresso una netta contrarietà al rilascio di autorizzazioni per impianti eolici off-shore nel mare Mediterraneo nel tratto prospiciente le coste siciliane.

Scongiurato così il pericolo dell''impianto di una fattoria eolica sul Banco di Pantelleria, occorre ora che il Ministero dell'Ambiente, d'intesa con la Regione Sicilia e con chi di dovere, istituisca al più presto l'Area Marina Protetta di Pantelleria, al fine di tutelare il Banco di Pantelleria dalle trivellazioni di ricerca petrolifera della NP e dalla Shell già previste nella concessione "Sicily C.R147.NP". Concessione che, dal limite meridionale del Banco, si estende fino a poche miglia di distanza dalle coste settentrionali dell'isola.

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=6230 (solo su abbonamento)


Da "PANTELLERIA COM - News n° 7116" del 20/02/11

La soddisfazione dell'assessore Sparma e del senatore d'Ali'

La commissione tecnica ambientale dice "no"
alle pale eoliche nel mare di Pantelleria

Non saranno piantate le pale eoliche nel Canale di Sicilia, le navi non dovranno fare la gincana per passare, il “mare nostrum” per ora è salvo. La Commissione tecnica per la verifica dell' "impatto ambientale - VIA e VAS" del ministero dell'Ambiente, ha espresso parere negativo sulla compatibilità ambientale del progetto di una "Centrale eolica off-shore Banco nel mare di Pantelleria e Banchi Avventura" presentato dalla Four Wind s.r.l, decisione presa insieme alla Regione Siciliana che, attraverso l'assessorato Territorio e Ambiente, fa parte della commissione.

"Siamo estremamente soddisfatti - ha commentato l'assessore regionale al Territorio e Ambiente Gianmaria Sparma -. Questo pronunciamento conferma la correttezza della nostra posizione in linea con quanto già deciso dalla Giunta di governo che ha espresso una netta contrarietà al rilascio di autorizzazioni per impianti eolici off-shore nel mare Mediterraneo nel tratto prospiciente le coste siciliane".

Contro l’installazione si era espresso anche il senatore Antonio D’Alì, presidente della Commissione ambiente. Tra le motivazioni anche quelle relative all'appartenenza delle suddette zone alla rete dell'UE 'Natura 2000' per la protezione degli habitat, le sue ripercussioni sull'economia ittica e il rischio sismico.

Il progetto prevedeva l'installazione di 38 aerogeneratori da 6 Mega Watt ciascuno, aventi un diametro del rotore di 126 metri, per una potenza complessiva di 228MW, distanti dalle 35 alle 26 miglia nautiche dalla costa sud orientale siciliana. «Questa volta – afferma il senatore d’Alì – l’allarme per il Mediterraneo e le sue zone di maggior pregio ambientale derivavano, paradossalmente, dalle cosiddette energie rinnovabili. Il progetto rischiava di intaccare una delle zone più significative per la biodiversità e per la qualità dei fondali dell’intero Canale di Sicilia».

«Non ci vuole molto a comprendere quale sarebbe stato il disastro causato dall’installazione di centinaia di megapale – continua d’Alì –; senza voler considerare anche il rischio derivante da tutte le operazioni connesse alla presenza di grandi unità navali per la posa in opera e della conseguente possibilità di svernamento di materiali inquinanti».

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=6229  (solo su abbonamento)


da "REGIONESICILIA" del 19/02/11

Ambiente: bocciato progetto 38 pale eoliche
off-shore a Pantelleria

La Commissione tecnica per la Verifica dell'Impatto Ambientale - VIA e VAS" del ministero dell'Ambiente, ha espresso parere negativo sulla compatibilità ambientale del progetto di una "Centrale eolica off-shore Banco di Pantelleria e Banchi Avventura" presentato dalla Four Wind s.r.l, decisione presa insieme alla Regione Siciliana che, attraverso l'assessorato Territorio e Ambiente, fa parte della commissione.

"Siamo estremamente soddisfatti - ha commentato l'assessore regionale al Territorio e Ambiente Gianmaria Sparma -. Questo pronunciamento conferma la correttezza della nostra posizione in linea con quanto già deciso dalla Giunta di governo che ha espresso una netta contrarietà al rilascio di autorizzazioni per impianti eolici off-shore nel mare Mediterraneo nel tratto prospiciente le coste siciliane".

"Inoltre - continua Sparma - è importante che tra le motivazioni, la Commissione abbia individuato quelle che noi per primi avevamo indicato, ovvero l'appartenenza delle suddette zone alla rete dell'UE 'Natura 2000' per la protezione degli habitat, le sue ripercussioni sull'economia ittica e il rischio sismico".

Il progetto prevedeva l'installazione di 38 aerogeneratori da 6 Mega Watt ciascuno, aventi un diametro del rotore di 126 metri, per una potenza complessiva di 228MW, distanti dalle 35 alle 26 miglia nautiche dalla costa sud orientale siciliana.

Inoltre nel piano era previsto un cavidotto marino ad alta tensione (150 kV) e lungo circa 79 Km per il trasporto dell'energia elettrica alla terraferma, fino al Porto di Marina di Selinunte. Da questo, partiva un cavidotto terrestre, completamente interrato, lungo circa 19 Km, fino alla stazione elettrica ricevente di Partanna.

La Commissione ha spiegato tra le motivazioni della bocciatura l'eccessiva lunghezza dei pali: questi ultimi, infatti, superando di oltre 45 metri sull'acqua la quota del terreno, costituirebbero un ostacolo alla navigazione aerea.

Ancora si legge nella nota, riguardo la pesca, che "dato che alcuni esemplari censiti appartengono a specie di elevato valore naturalistico o commerciale" non siano state valutate in modo esaustivo le possibili ripercussioni sulle attività di pesca, soprattutto in considerazione della sottrazione di vaste aree marine".

Nella parte inerente l'on-shore, si rileva che il tracciato del cavidotto attraversa aree di territorio costiero posto a tutela e limitrofo ad ampie zone di interesse archeologico. Rientrano infatti in queste aree la Riserva naturale del "Fiume Belice e dune limitrofe", a circa 500- 600 metri ad est del punto di approdo del cavidotto che attraversa il 'Sistema dunale Capo Granitola, Porto Palo e foce del Fiume Belice'".

Infine la Commissione evidenza la presenza di incongruenze sull'analisi della sismicità storica e sulla conseguente generazione di eventi ondametrici critici".

http://regionesicilia.myblog.it/archive/2011/02/19/ambiente-bocciato-progetto-38-pale-eoliche-off-shore-a-pante.html
Stessa notizia su "
RINNOVABILI IT" del 19/02/11

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Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
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Qui abbiamo maggiori particolari sulle caratteristiche dell'impianto eolico bloccato dal Miniambiente e dalla Regione, e sulle motivazioni alla base del provvedimento. E si capisce anche come un'Area Protetta possa influire positivamente su certe decisioni.... A buon intenditor poche parole...


Da "AGI NEWS" del 19/02/11

Energia: bocciato progetto 38 pale eoliche
off-shore Pantelleria

(AGI) - Palermo, 19 feb. - La Commissione tecnica per la Verifica dell'Impatto ambientale - Via e Vas del ministero dell'Ambiente ha espresso parere negativo sulla compatibilità ambientale del progetto di una "Centrale eolica off-shore Banco di Pantelleria e Banchi Avventura" presentato dalla Four Wind srl, decisione presa insieme alla Regione Siciliana che, attraverso l'assessorato Territorio e Ambiente, fa parte della commissione. "Siamo estremamente soddisfatti - ha commentato l'assessore regionale al Territorio e Ambiente Gianmaria Sparma-. Questo pronunciamento conferma la correttezza della nostra posizione in linea con quanto gia' deciso dalla Giunta di governo che ha espresso una netta contrarietà al rilascio di autorizzazioni per impianti eolici off-shore nel mare Mediterraneo nel tratto prospiciente le coste siciliane". Tra le motivazioni, la Commissione ha individuato l'appartenenza delle zone alla rete dell'Ue 'Natura 2000' per la protezione degli habitat, le sue ripercussioni sull'economia ittica e il rischio sismico. Il progetto prevedeva l'installazione di 38 aerogeneratori da 6 Mega Watt ciascuno, aventi un diametro del rotore di 126 metri, per una potenza complessiva di 228 MW, distanti dalle 35 alle 26 miglia nautiche dalla costa sud orientale siciliana. (AGI)

http://www.agi.it/palermo/notizie/201102191446-eco-rt10061-energia_bocciato_progetto_38_pale_eoliche_off_shore_pantelleria
Notizia simile su "ECQUO" del 19/02/11
 e su "AMBIENTE ESSENZIALE ON LINE IT" del 21/02/11

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Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
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Un'ottima notizia, che conferma la presa di posizione del sen. D'Alì contro l'impianto di una fattoria eolica sul Banco di Pantelleria. Grazie anche all'assessore regionale al Territorio e Ambiente Gianmaria Sparma per l'impegno della Regione. Speriamo che possa anche realizzarsi al più presto l'AMP di Pantelleria da entrambi già auspicata.


Da "EURONEWS" - 19/02/11

Norvegia: parco marino minacciato da marea nera

18/02/11 - In Norvegia la marea nera è arrivata sulle coste. Un cargo islandese che trasportava 439 container si è incagliato giovedì sera perdendo parte delle 800 tonnellate di carburante che aveva a bordo.

Luogo dell’incidente un parco marino, situato a sudest del Paese, nei pressi del fiordo di Oslo e a una ventina di chilometri dal confine con la Svezia. Così un abitante del villaggio da cui prende il nome la riserva: “Tutti noi di Hvaler ci aspettavamo che accadesse. Poteva succedere in qualsiasi momento e adesso è successo. È tragico, davvero tragico”.

Sul posto sono al lavoro numerosi esperti per determinare l’impatto ambientale e quantificare l’entità del danno. Presenti anche tecnici che stanno provando a contenere la chiazza.

http://it.euronews.net/2011/02/18/norvegia-parco-marino-minacciato-da-marea-nera/ 
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Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
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Vogliamo passare tutto sotto silenzio ? Prego, accomodatevi... E' quanto mi viene da dire a quanti, pur leggendo di questi fatti, non dicono una parola, nè muovono un dito in difesa di quell'ambiente in cui tutti viviamo, neppure per favorire almeno un pronto e giusto intervento in caso di necessità...


Da "BLOG SICILIA" - 19/02/11

Le rivelazioni su Repubblica e L'Espresso
Petrolio e Gas dell’Iran in Sicilia? ‘Indaga’ la Cia

di BlogSicilia

18 febbraio 2011 - La Sicilia come porta d’ingresso in Europa di petrolio e gas iraniano non controllati? E’ questo il timore che, secondo ‘L’Espresso’ e ‘la Repubblica’, avrebbero i funzionari della Cia che – a fine dell’estate scorsa – avrebbero incontrato ex assessori regionali all’energia e funzionari.

A far mettere in moto gli investigatori d’Oltreoceano, la notizia di una richiesta che due società straniere volevano raffinare in Sicilia ben 5 milioni di tonnellate di greggio iraniano, ma anche l’espandersi nell’isola della russa Lukoil, che ha acquisito un altro pacchetto azionario della raffineria Erg di Priolo e punterebbe al gas.

Per quanto riguarda la vicenda greggio, non ha avuto alcun seguito, anche perchè nel frattempo il consiglio dell’Unione europea ha introdotto limitazioni commerciali nei confronti dell’Iran.

Ad ogni buon conto, l’allora assessore all’Energia, Pier Carmelo Russo, decise di informare della richiesta il presidente del Copasir, Massimo D’Alema ed il questore di Palermo, Alessandro Marangoni.

In una nota diffusa oggi Russo, nega di essere stato ‘interrogato’ da funzionari Cia (che, peraltro, non ne avrebbero alcun titolo) ma conferma che l’unica attività, di tipo strettamente burocratico, “che ho svolto è stata quella di informare gli organi preposti sulla possibilità che petrolio iraniano venisse lavorato in Sicilia, e che tale attività non pareva consentita dai vigenti regolamenti europei”.

“Nessun altro contatto – dice Russo - ho mai più avuto dal 11 agosto 2010 nè con le società che avevano formulato tale richiesta stessa nè’ con chi asseritamene le rappresentava”.

L’altro timore della Cia, ricostruito da ‘L’Espresso’, riguarderebbe il gas. Pare infatti che la Lukoil e gli alleati della Gazprom potrebbero entrare anche nel business del metano. In particolare il rigassificatore di Melilli, gradito al ministro Stefania Prestigiacomo e autorizzato dalla regione siciliana, potrebbero essere gestito proprio dai Russi.

Proprio quella Russia dalla quale l’Italia, asseritamente, si vorrebbe affrancare e non dipendere più come fornitura di gas.

http://palermo.blogsicilia.it/petrolio-e-gas-delliran-in-sicilia-indaga-la-cia/31603/ 
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Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
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Che bello... Con queste premesse cosa possiamo aspettarci ? La Sicilia polo dell'industria petrolifera d'Europa ? Le risorse le abbiamo, gli interessi pure...


Da "DIRETTA NEWS" del 19/02/11

Norvegia: olio fuoriesce da cargo islandese.
Si teme disastro ambientale

di Antonio Scafati

CARGO ARENATO COSTE NORVEGIA – Il Godafoss, un cargo battente bandiera islandese, si è arenato stanotte al largo dell’isola di Hvaler, nella contea di Østfold, nel sud est della Norvegia. Dallo scafo danneggiato è cominciato a fuoriuscire il carburante. Si teme un disastro ambientale non solo in Norvegia ma anche nella vicina Svezia.

Gli uomini della guardia costiera sono entrati in azione rapidamente per circoscrivere la chiazza, ma parte dell’olio è già andato disperso e ha raggiunto le coste della vicina isola di Hvaler, che è una riserva marina protetta. “Sappiamo di avere una chiazza d’olio in mare a circa dieci chilometri da dove il Godafoss ha fatto naufragio” ha detto Ane Eide Kjærås, portavoce della guardia costiera norvegese, alla TV2.

La nave è stata recintata con delle barriere galleggianti: considerate le buone condizioni meteo e il mare calmo, le autorità sono speranzose di riuscire a contenere il grosso della perdita, ma i timori sono tanti.“Il carburante viaggia verso la costa del Vestfold” ha aggiunto Ane Eide Kjærås.

Sul posto è intervenuta anche la guardia costiera svedese, vista la vicinanza con le coste della Svezia. Stoccolma teme soprattutto per il parco nazionale del Kosterhavet, lungo la costa occidentale. “Sono soprattutto gli uccelli ad essere minacciati dalla perdita d’olio” ha commentato con preoccupazione Anders Tysklind, una delle responsabili della riserva marina del Kosterhavet.

Diversi esperti stanno monitorando lo sviluppo degli eventi, per stabilire quale sarà l’impatto ambientale che l’olio avrà sull’ecosistema nella riserva marina di Hvaler. I funzionari locali parlano già di una catastrofe. La speranza è che il vento e le correnti marine tengano il più possibile lontano dalla costa il carburante disperso in mare.

Partito da Fredrikstad in Norvegia, il Godafoss era diretto a Helsingborg in Svezia. La nave si è arenata intorno alle 20 di ieri sera, a diverse miglia da Fredrikstad, a circa centro metri dalla riva. È un cargo lungo 165 metri e largo 28. Trasportava 439 container. È ancora da capire come abbia fatto la nave a incagliarsi.

http://www.direttanews.it/2011/02/18/norvegia-olio-fuoriesce-da-cargo-islandese-si-teme-disastro-ambientale/


Dal "WWF IT" - 18/02/11


Il WWF sulla corsa all'oro nero nel Mediterraneo


E' il documento ufficiale del WWF, diramato il 10 Febbraio u.s., sui gravi pericoli che corre il Mediterraneo per l'attuale corsa all'oro nero.

Ma la parte più interessante è il richiamo a tutti gli Stati mediterranei firmatari della Convenzione di Barcellona al rispetto del protocollo contro "l'inquinamento derivante dall'esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, del fondo marino e del suo sottosuolo", entrato in vigore nel dicembre 2010. Sarà rispettato ? (ndr)

 

http://www.wwf.it/UserFiles/File/News%20Dossier%20Appti/COM%20STAMPA/2011/2011_2_10_mare.pdf


Da "VILLAGGIO GLOBALE" - 18/02/11

Problematiche ambientali

Quando l'ambiente ha bisogno
della comunicazione

di Stefania Petraccone

Le manifestazioni e le richieste di sostegno ai diversi problemi ambientali si fanno più forti, ma i cittadini si trovano a fronteggiare tali problemi nella totale disinformazione da parte dei mass media. La Settimana dell'ambiente di Milano
è improntata a informare e a progettare e sviluppare soluzioni efficaci e innovative

Mercoledì 16 Febbraio 2011 - Le problematiche ambientali si stanno imponendo in maniera negativa nella vita dei cittadini, che si trovano a fronteggiare l'inquinamento ambientale nella totale disinformazione da parte dei mass media e con un Governo che non assicura loro una tutela da questo tipo di problema. I cittadini non vengono informati correttamente e approfonditamente sugli effetti negativi che gli inquinanti hanno sulla salute umana e sull'ambiente stesso.

In questi giorni il presidente della Società Italiana di Pediatria, Alberto Ugazio, ha messo in evidenza il grande impatto che l'inquinamento atmosferico ha sulla salute di tutti e soprattutto dei più piccoli, rivolgendosi alle famiglie affinché possano insieme ai pediatri portare questo problema all'attenzione delle Istituzioni per far sì che Comuni, Regioni e Governo possano adottare misure necessarie per evitare che la situazione, già pessima, peggiori ulteriormente.

Il maggior rischio per la salute dei bambini è l'acutizzarsi dei sintomi dell'asma, e rischi di irritazione e infiammazione delle vie respiratorie, a causa dei quali ogni anno si registrano sempre più ricoveri, ed essendo i polmoni dei più piccoli in fase di crescita, possono subire alterazioni che da adulti possono portare alla broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpca). A Roma, ha affermato Ugazio, «si sono registrati superamenti persino nella centralina di Villa Ada, in un'area completamente verde».

Città, come Milano, Torino, Roma, senza tralasciare Padova (che domenica subirà il blocco del traffico per otto ore compresi 12 comuni della provincia), dove è già stato superato, o in quelle città in cui sta per essere superato il limite consentito dall'Unione Europea dei 35 giorni all'anno di livelli di PM10 oltre il limite, è presente uno stato di emergenza.

L'emergenza in realtà è un problema nazionale, in cui tutte le Istituzioni regionali e nazionali dovrebbero impegnarsi affinché il problema venga affrontato seriamente. Infatti, Legambiente, negli scorsi giorni, ha ricordato al Ministero dell'Ambiente la necessità, per l'Italia, di una normativa adeguata in grado di contribuire efficacemente alla riduzione delle concentrazioni di polveri sottili, chiedendo al Governo che venga approvato un Decreto anti-smog.

I bambini necessitano di un'attenzione prioritaria.

L'inquinamento delle acque, invece, in questi ultimi giorni vede drammaticamente protagonista la Sardegna, con Porto Torres, che sta lottando per salvaguardare le coste dal petrolio che si è sversato l'11 gennaio e che ancora oggi non vede soluzione. Si parla di 10mila o al massimo di 30mila litri di petrolio versato in mare dalla petroliera Esmeralda a Porto Torres durante le operazioni di scarico per alimentare la centrale termoelettrica di Fiumesanto, di proprietà del colosso energetico E.On.

Dopo essersi posato sulla Costa Smeralda, e a Santa Teresa di Gallura, il greggio, ha raggiunto anche le coste dell'isola dell'Asinara, e come ha denunciato il direttore dell'Area Protetta, Pier Paolo Congiatu, sono già stati raccolti 300 Kg di catrame dai volontari sulle coste di Stintino, tra le spiagge della Pelosa e delle Tonnare. Affermando che le quantità non sono ingenti ma sono diffuse su tutte le coste dell'isola, che porta a ricontrollare aree già bonificate.

Per venerdì prossimo, per attirare l'attenzione sulla condizione di pericolo in cui versa il golfo dell'Asinara è stata organizzata l'iniziativa «E-Off: spegni la luce, accendi i riflettori sul golfo dell'Asinara», dai gruppi «Disastro ambientale a Porto Torres e Platamona: vogliamo risposte ! », «Tuteliamo il golfo dell'Asinara», «Disastro ambientale in Sardegna» e «Gruppo d'intervento disastro ambientale Porto Torres (Sassari)».

Per far sì che questi disastri ambientali possano assumere il loro giusto peso è importante dare informazioni giuste e corrette, inserite in un contesto scientifico ma divulgativo e disponibile ad un pubblico più ampio e soprattutto creare un canale comunicativo ampio.

A questo proposito si segnala che a Milano dal 21 al 25 si svolgerà, presso l'Hotel Doria, «la Settimana ambiente 2011», rivolto in questo caso alle industrie, enti pubblici, operatori e controllori della sanità pubblica, tecnici e ricercatori, docenti universitari, associazioni di categoria, studenti, operatori commerciali e stampa di settore.

Nelle cinque giornate verranno affrontate diverse tematiche ambientali, dalle bonifiche dei siti contaminati, al risk assesment, alla gestione dei rifiuti e alle emissioni atmosferiche e depurazione delle acque e trattamento dei fanghi.

Il Convegno è stato organizzato dal Gruppo Scientifico Italiano Studi e Ricerche (GSISR) in collaborazione con l'Istituto per lo Studio degli Ecosistemi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (ISE-CNR) e con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, dell'Istituto Superiore di Sanità, della Regione Lombardia - Assessorato Ambiente, Energia e Reti-  e della Provincia di Milano.

Questo per creare un momento di confronto tra le varie istituzioni pubbliche, gli enti di controllo, le aziende e le varie figure professionali che parteciperanno all'evento, e poter progettare e sviluppare soluzioni efficaci e innovative.

http://www.vglobale.it/index.php?option=com_content&view=article&id=12786%3Aquando-lambiente-ha-bisogno-della-comunicazione&Itemid=124&lang=it


Da "PANTELLERIA COM - News n° 7108" del 18/02/11

Pantelleria tra i comuni a vocazione turistica

L'Assessore al turismo Tranchida ha firmato il decreto

Le nove città capoluogo di provincia della Sicilia, i comuni siciliani che rientrano nel club dei borghi più belli d'Italia riconosciuti dalla Consulta del turismo dell'Anci, insieme ai centri che vantano beni dichiarati dall'Unesco patrimonio dell'Umanità, le isole minori e 24 centri di "conclamata storica valenza turistica".

Sono 57 i comuni siciliani che il decreto firmato dall'assessore regionale al Turismo, Daniele Tranchida, individua come località a vocazione turistica. Altri se ne potranno aggiungere, se saranno in possesso delle caratteristiche e dei requisiti fissati dal bando approvato con lo stesso decreto, che sarà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale della Regione siciliana, sul sito dell'assessorato al Turismo e su euroinfosicilia.it.

"Queste località - dice Tranchida - saranno inserite nel Piano settoriale per l'attivazione delle linee di intervento del Programma operativo Fesr 2007/2013, che è uno strumento di programmazione delle misure comunitarie riferibili all'assessorato al Turismo. Questo riconoscimento comporta, quindi, un elemento di premialità per ottenere i finanziamenti comunitari che saranno messi a bando per riqualificare e diversificare l'offerta turistica. E' un provvedimento che punta a valorizzare le caratteristiche e le tipicità culturali, ambientali e monumentali di questi centri per svilupparne le capacità di attrazione turistica, utilizzando al meglio le risorse comunitarie che il Po Fesr mette a nostra disposizione per questo settore che è trainante per l'economia siciliana".

Accanto ai capoluoghi di provincia (Agrigento, Caltanissetta, Catania, Enna, Messina, Palermo, Ragusa, Siracusa e Trapani), il decreto riconosce località a vocazione turistica i comuni di Brolo Castelmola, Cefalù', Geraci Siculo, Montalbano Elicona, Novara di Sicilia, San Marco d'Alunzio e Savoca, in quanto rientrano compresi tra i borghi che la Consulta del Turismo dell'Anci riconosce come i più belli d'Italia; Lipari, Leni, Malfa, Santa Marina Salina, nelle isole Eolie, Caltagirone, Militello Val di Catania, Modica, Noto, Palazzolo Acreide, Piazza Armerina, Scicli, Sortino, che detengono beni dichiarati patrimonio dell'umanità' dall'Unesco; Lampedusa, Favignana, Pantelleria, Ustica, per la loro particolare localizzazione paesaggistica e Acireale, Erice, Giardini Naxos,, Milazzo, Sciacca, Taormina, Salemi, Monreale, San Vito Lo Capo, Marsala, Ribera, Menfi, Giarre, Paterno', Vizzini, Linguaglossa, Castiglione di Sicilia, Castelbuono, Petralia Soprana, Gangi, Pollina, Piana de gli Albanesi, Avola, Mazara del Vallo, per la loro conclamata, storica, valenza turistica.

"Per verificare l'esistenza di altre località da inserire nel piano settoriale, con il decreto "aggiunge l'assessore - è stato approvato il bando per consentire ai comuni interessati di presentare una manifestazione di interesse. Sono fissati con precisione parametri oggettivi. Per essere inseriti, i comuni ne devono possedere almeno quattro. Sarà una commissione a valutarne l'effettivo possesso". Secondo il decreto, queste sono le caratteristiche richieste: l'adeguata presenza di beni culturali, artistici e architettonici; la collocazione all'interno di parchi regionali; la localizzazione paesaggistica e naturalistica, la persistenza e la tutela dei centri storici, l'adeguata dotazione infrastrutturale alberghiera (che comprende alberghi, agriturismi, turismo rurale, paesi-albergo, case vacanza, bed and breakfast); l'organizzazione, da oltre un triennio di manifestazioni, rassegne o grandi eventi culturali e un'adeguata presenza turistica, in base ai dati riferiti agli ultimi tre anni.

Questo decreto sostituisce quello varato nel mese di agosto del 2010, che l'assessore Tranchida revocò, nel novembre successivo, per individuare, dopo aver sentito i rappresentanti dell'associazione dei comuni (l'Anci) e delle associazioni di categoria del turismo, nuovi criteri di selezione basati su parametri certi e quantificabili, che rispecchiassero la reale capacità di attrazione turistica delle località.  (Fonte Il Velino)

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=6221  (solo su abbonamento)


Da "ECOBLOG" del 18/02/11

Rigassificatore di Livorno, per Greenpeace
è un "complotto in alto mare"

di Peppe Croce

“Complotto in alto mare”, senza dubbio un nome che fa colpo per l’ultimo dossier di Greenpeace, dedicato alla procedura autorizzativa del rigassificatore off shore di Olt (Iren e E.ON) di fronte le coste di Livorno e Pisa, in pieno santuario dei cetacei. Non si tratta più delle lamentele dei residenti, che rischiano di veder scappare i turisti, sono cose più gravi quelle denunciate dall’associazione ambientalista.

I gravi rischi procurati dal rigassificatore, secondo Greenpeace, sarebbero stati volutamente ignorati dal Ministero dell’Ambiente durante la fase autorizzativa. In particolare durante la seconda fase, quella con la quale Olt ha chiesto (e ottenuto) l’esclusione dalla procedura di Valutazione di impatto ambientale per alcune modifiche al progetto.

Tutto ciò nonostante il rumore generato dalle navi gasiere e dal rigassificatore possa disorientare i cetacei e nonostante l’impianto produrrà, in piena area marina protetta, ben 3,6 tonnellate di cloro all’anno. Questo, afferma Greenpeace, porterà alla formazione di composti organo-clorurati tossici, mutageni e non facilmente biodegradabili. Queste, ed altre, osservazioni di Greenpeace non sono state minimamente prese in considerazione dalla Commissione Tecnica del Ministero dell’Ambiente incaricata di pronunciarsi in merito all’impianto.

http://www.ecoblog.it/post/12076/rigassificatore-di-livorno-per-greenpeace-e-un-complotto-in-alto-mare-il-dossier?
Notizia simile su "CP6 BLOGSPOT" del 18/02/11
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Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
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Ma insomma, un Ministero dell'Ambiente l'abbiamo o dobbiamo ancora crearlo? Da quanto sta succedendo da qualche tempo a questa parte sembra proprio non esista !!! Le denunce in rete (non della magistratura in altre faccende affaccendata...) si susseguono l'una all'altra, ma senza avere alcun riscontro...


Da "ENERGY-PEDIA Com" - 17/02/11

Turkey: Extrem Energy farming
out Candarli Bay block, offshore Turkey

16 Feb 2011 - Extrem Energy is offering companies the opportunity to join them in exploration of the prospective Candarli Bay offshore block - Licence AR/EXT/4219. Extrem, a joint venture between Merty Group and Xtract Energy Spain, holds 100% interest in this 49,059 hectare block and is making up to 50% interest available to select companies.

The block is located just north of Izmir on the western coast of Turkey in water depths ranging from 10 - 150 metres. There are multiple play opportunities in the block with nearby analogues in the moderately explored basin. The operator estimates up to 663 million BOE potential resources on the block in the oil lead (Lead A) and up to 491 million BOE in the gas lead (Lead B).

Turkey has an attractive tax and royalty system with exploration incentives. The opportunity should interest companies looking to increase their regional portfolio or seeking a foothold in Turkey.

The opportunity is being marketed by IndigoPool. For further information, contact Javid Mammadov. Tel: +44 20 7074 3084. Email: jmammadov@indigopool.com.

http://www.energy-pedia.com/article.aspx?articleid=144173
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Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
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Ora anche nel Mar Egeo la minaccia delle trivelle si fa concreta. Ad avviare l'operazione è una società turca, che cerca altre società disposte ad operare in joint venture. La Turchia ha già numerosi impianti off-shore nel Mar Nero. Ma ormai è iniziata la corsa nel Mediterraneo, difficile fermarla...


Da "MARE SCIENZA" - 17/02/11

Disegno di legge: affondare le navi
da rottamare per farne parchi subacquei

di Graziarosa Villani


Alla Camera dei Deputati si discutono due disegni di legge che introdurrebbero anche in Italia lo scuttling

Martedì 15 Febbraio 2011- Roma - Bonificare per poi affondare le navi in mare per farne spazi di ripopolamento ittico. E’ questo quanto prevedono due distinte proposte di legge avanzate alla Camera dei Deputati. L’iter legislativo è stato avviato il 15 dicembre 2010 presso la IV Commissione Difesa. All’esame, in particolare, le proposte di legge C.3626 dell’onorevole Giacomo Chiappori (Lega Nord) e C.3943 dell’onorevole Di Augusto Di Stanislao, (Idv), in merito a “Disposizioni in materia di affondamento di navi radiate dai ruoli del naviglio militare”.

Tra le intenzioni dei proponenti l’obiettivo di fare dei relitti militari affondate deliberatamente in mare delle mete di attrazione per il turismo subacqueo. Si tratterebbe di una nuova normativa che introdurrebbe in Italia la pratica dello scuttling, ovvero l’affondamento intenzionale di relitti, già sviluppata in altri Paesi tra cui gli Usa e l’Australia.

La questione ha sollevato varie polemiche. C’è il rischio infatti, come ha commentato Legambiente, di trasformare il mare in discarica. Si fa riferimento anche allo scandalo delle navi dei veleni sui fondali del Mediterraneo. Perplessità sono state espresse anche da esponenti della ricerca marina.

Alla prima proposta di legge presentata alla Camera dal leghista Chiappori ed altri il 14 luglio 2010 è seguita il 2 dicembre 2010 la presentazione della proposta di legge dell’onorevole Idv Di Stanislao.

“Ho cercato – ha dichiarato alla stampa Di Stanislao - in qualche modo di raddrizzare questo provvedimento, l’ho reso più concretizzabile e più affidabile. Intanto io parlo di affondamenti selettivi ed istituisco il registro nazionale di navi da radiare e quelle radiate. Poi metto in capo al ministero dell’Ambiente tutta la procedura e affido alle associazioni ambientaliste il ruolo di dare un parere vincolante”.

Entrambi i proponenti fanno riferimento alla petroliera Haven affondata nel Mar Ligure dalla quale, tra l’11 e il 14 aprile 1991, fuoriuscirono ingenti quantità di greggio.

“All’epoca – ha detto nella sua relazione Chiappori - si trattò di un sinistro simbolo dei danni che l’uomo può infliggere all’ambiente…A distanza di molti anni, invece, il relitto della Haven è considerato dai subacquei «la regina del Mediterraneo». Ne ha tratto giovamento principalmente – dice ancora Chiappori - il comune ligure di Arenzano che ha sviluppato nel tempo un’adeguata offerta di servizi a supporto di coloro che vanno ad ammirare i resti, a 80 metri di profondità, del più grande relitto accessibile del Mediterraneo”.

Diversa l’interpretazione che dà del disastro della Haven l’onorevole Di Stanislao.

“È una triste realtà – scrive nella sua relazione - il metodo con il quale è stato gestito l’affondamento della petroliera cipriota di proprietà dell’impresa multinazionale Amoco, la Milford Haven. Siamo di fronte a un fondale ancora devastato dal petrolio che, raggrumatosi, è diventato sfortunatamente parte integrante dell’ambiente marino della zona. I pescatori oggi, a distanza di vent’anni – ha detto ancora Di Stanislao - pescano catrame invece che pesci e denunciano che le reti sono ogni giorno piene di catrame, che va accuratamente diviso dai pesci per poter vendere qualcosa e affermano, che due terzi del pescato sono petrolio. È evidente, pertanto, che i fondali intorno alla Milford Haven non si sono ancora decontaminati e che le attività di bonifica sono state scarse e inefficaci”.

Le due proposte di legge sono state abbinate e l’iter legislativo è iniziato. In questo ambito alla IV Commissione Difesa della Camera dei Deputati presieduta da Edmondo Cirielli si è tenuta il 9 febbraio una audizione informale.

Sono state in particolare ascoltati il responsabile del Servizio per le emergenze ambientali in mare dell’ISPRA, Luigi Alcaro, l’esperto di biologia marina, Silvestro Greco, rappresentanti dell’Associazione ambientalista Marevivo, del Consorzio nazionale interuniversitario per le scienze del mare e dell’Assosub.

http://www.marescienza.it/index.php?option=com_content&view=article&id=188:disegno-di-legge-affondare-le-navi-da-rottamare-per-farne-parchi-subacquei&catid=6:politica-del-mare&Itemid=7
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Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
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Lo "Scuttling" ? Non è certo una cosa nuova... Ma confondere l'affondamento programmato di qualche relitto e quello incidentale (grave come quello dell' "Haven") vuol dire solo mischiare le acque e farle diventare più sporche di quel che sono... in tutti i sensi... E a chi giova ?


Da "ECOBLOG" - 17/02/11

Cetacei a rischio a causa dei sonar militari

di Barbara Arlati

16 febbraio 2011 - Due cetacei, due rari esemplari di zifio, si sono spiaggiati sulle coste vicino Siracusa, mentre è in corso un’esercitazione NATO con uso di apparecchiature sonar. Non è una coincidenza: non è infatti la prima volta che i cetacei spiaggiano perché disturbati da sonar militari.

Fortunatamente i due animali sono stati recuperati e portati al largo dalla Guardia Costiera. L’operazione militare continuerà fino al 17 febbraio, con l’utilizzo di sei sommergibili e soprattutto sofisticate apparecchiature sonar.

Giovanni Soldini, testimonial Greenpeace, ha dichiarato:

I nostri mari sono già in un grave stato di degrado è doveroso prendere ogni misura necessaria per evitare che le minacce aumentino. I sonar militari possono provocare effetti sui cetacei fino a 100 chilometri di distanza, producendo disorientamento e spesso danni fisici che possono portare anche alla morte.

Greenpeace chiede:

Al ministero dell’Ambiente di fare chiarezza sullo spiaggiamento di Siracusa, e di vietare queste esercitazioni soprattutto nelle aree in cui gli zifi sono più diffusi: lo Ionio e l’alto Tirreno. In particolare poi l’immediata revoca dell’autorizzazione alle esercitazioni NATO/NURC a Pianosa e in tutto il Santuario dei Cetacei che è rimasto un “parco di carta” per troppo tempo.

http://www.ecoblog.it/post/12069/cetacei-a-rischio-a-causa-dei-sonar-militari? 
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Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
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Quando non sono le onde sismiche per le ricerche petrolifere, ci sono i sonar militari... Stiamo proprio ben messi...


Da "IL PANTECO" - Febbraio 2011

Ambiente

Per lo Stretto di Sicilia...
Speriamo tutti in un “Happy New Year”

di Guido Picchetti

Il 26 Agosto scorso, emanato dal Ministero dell`Ambiente, della tutela del territorio e del mare, entrò in vigore un decreto che vieta le attività di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare all`interno del perimetro delle aree marine e costiere, a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale. Quel decreto purtroppo sembra non abbia alcuna efficacia per la protezione di zone non vincolate come il Canale di Sicilia e Pantelleria, nel cui mare, poche miglia a nord dell’isola, sono state già autorizzate da tempo due concessioni di ricerche petrolifere ad insaputa di tutti, rispettivamente una all’ADX e l’altra alla Northern Petroleum, come chiaramente mostra la mappa qui unita.

Negli ultimi tempi si sono avuti a questo proposito alcuni segnali inquietanti. Eccoli: Nella prima concessione l’ADX, con delle trivellazioni effettuate l’estate scorsa poche centinaia di metri al di là del limite delle acque territoriali italiane, ha accertato la presenza di uno dei più importanti giacimenti di petrolio del Mediterraneo. E pertanto quella società prevede di iniziare nella primavera del 2011 le trivellazioni di sfruttamento, operando tuttavia, si badi bene, in acque tunisine, e ciò grazie ad una concessione confinante rilasciatale da governo tunisino, che dal suddetto limite territoriale arriva fino a Capo Bon.

La Northern Petroleum, invece, proprio il 14 Dicembre u.s. ha annunciato che, in joint venture con la Shell Italia, inizierà entro il primo trimestre del 2011 le trivellazioni di ricerca al centro dell’area off-shore “Sicily C.R147.NP” che ha in concessione a Nord Le concessioni petrolifere di Pantelleria, area confinante con la G.R.15.PU sotto cui si estende il giacimento già individuato dall’ADX fino a 6/ 7 miglia dalle coste dell’isola.

Ce n’è abbastanza di che preoccuparsi... E invece l’Amministrazione Comunale di Pantelleria che fa? Poco o nulla !!! Si riunisce e, cambiando totalmente l’indirizzo espresso all’atto del suo insediamento, si decide finalmente a dare parere favorevole al Parco Nazionale dell’Isola di Pantelleria già previsto per legge dal Dicembre 2007. Ma invece di chiedere al Ministero dell’Ambiente l’immediata ripresa degli studi necessari a definire ufficialmente l’AMP che di quel Parco Nazionale deve far necessariamente parte (studi stoppati dalla precedente amministrazione comunale nel marzo scorso in vista delle vicine elezioni), discute pressocchè a vuoto sulla necessità di variare o meno i vincoli della Riserva Terrestre, senza minimamente accennare all’area marina intorno all’isola, alla necessità di una sua tutela, e alle trivellazioni previste tra qualche mese a poca distanza dall’isola...

Eppure i mezzi per chiedere a chi di dovere il rispetto di certi impegni presi a livello internazionale per la tutela dello “Stretto di Sicilia” non mancherebbero certo. Li ricorda l’appello accorato inviato pochi giorni or sono dalla Federazione Nazionale Pro Natura al Presidente dell’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura), proprio a proposito delle numerose trivellazioni in corso e a breve previste nell’area dello Stretto di Sicilia.

Il documento in questione elenca tutti gli organismi che hanno riconosciuto l’importanza di questo tratto di Mediterraneo con numerosi trattati e strumenti internazionali (Countdown 2010, Convention on Biological Diversity, Mediterranean Action Plan, Convenzione di Barcellona, Direttiva Habitat, ACCOBAMS, Convenzione di Bonn, ecc.); e ricorda ancora come dalle condizioni dello Stretto di Sicilia dipende l’equilibrio di tutto il Mediterraneo.

Proprio per questo motivo l’UNEP, l’organizzazione delle Nazioni Unite per la protezione dell’ambiente, in un meeting svoltosi ad Istanbul in Giugno promosso dal MAP (Mediterranean Plan Action), ha indicato lo Stretto di Sicilia come Zona di Protezione ai sensi della Convenzione di Barcellona, specificandone con apposite mappe anche i limiti delle aree dello Stretto su cui va prevista la tutela ambientale. E sia l’Italia che la Tunisia, firmatarie della Convenzione di Barcellona già dal lontano 1979, sono di fatto impegnate a realizzare tale protezione. Ma quando è previsto che ciò accada ? Pare che sia per il 2020 !!!

Cosa fare allora per questo mare di cui, specie d’inverno, sembrano tutti dimenticarsi ? C'è l'Anno Nuovo, e ci siamo scambiati gli auguri dopo quelli di Natale... Tra essi, allora, aggiungiamone un altro paio: che tutti noi, abitanti delle coste lambite dalle acque dello Stretto di Sicilia, si arrivi ad una maggiore consapevolezza dei rischi incombenti, e che questo documento della Federazione Nazionale Pro Natura possa finalmente smuovere chi di dovere prima che sia davvero troppo tardi… Altro non c’è da dire, se non “Happy New Year” a tutti !!! E speriamo in bene...

http://www.ilpanteco.it/wordpress/?page_id=31
 
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Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
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Solo ora mi accorgo che sul numero di febbraio de "Il PANTECO", nello spazio dedicato all'ambiente, è uscito un mio articolo intitolato "Per lo Stretto di Sicilia... Speriamo tutti in un “Happy New Year”. Lo sarà davvero ? Alcuni segnali positivi in quest'ultimo mese ci sono stati... Incrociamo le dita, e frattanto ringrazio "Il PANTECO"... (PS.- Gli auguri fatti a Capodanno sono sempre validi per tutti...).


Da "BLOG SICILIA" del 16/02/11


No del senatore D’Alì alla fattoria eolica
sul Banco di Pantelleria

di Guido Picchetti

16 febbraio 2011 - Altra buona notizia per chi ha a cuore la tutela ambientale del mare dello Stretto di Sicilia.

Interessa in particolare il Banco di Pantelleria, preso recentemente di mira per l’istallazione di una fattoria eolica off-shore, quel vasto pianoro roccioso a nord dell’isola che dovrebbe tra l’altro diventare la zona “A” dell’istituenda AMP, secondo la nuova proposta di zonazione pubblicata negli Atti dell’ultimo Congresso Nazionale della Società Italiana di Biologia Marina svoltosi nel Giugno scorso a Rapallo.

Ad esprimere parere decisamente contrario è il senatore D’Alì, presidente della Commissione Ambiente del Senato.

«Questa volta – afferma il senatore d’Alì – l’allarme per il Mediterraneo e le sue zone di maggior pregio ambientale derivano, paradossalmente, dalle cosiddette energie rinnovabili. Un progetto per l’istallazione di una mega fattoria eolica al largo dell’isola di Pantelleria, nella zona del banco omonimo e dei banchi Avventura, rischia di intaccare una delle zone più significative per la biodiversità e per la qualità dei fondali dell’intero Canale di Sicilia. L’impianto, infatti, intenderebbe sfruttare le secche dei due banchi che, in quella zona arrivano fino a -20 metri dalla superficie».

«Non ci vuole molto a comprendere quale sarebbe il disastro causato dall’installazione di centinaia di megapale – continua d’Alì –; senza voler considerare anche il rischio derivante da tutte le operazioni connesse alla presenza di grandi unità navali per la posa in opera e della conseguente possibilità di sversamento di materiali inquinanti. Sono fiducioso del fatto che questa autorizzazione non venga rilasciata e ritengo di dovere ulteriormente sollecitare al tal proposito i Governi Italiano e Tunisino perché promuovano la definizione delle aree marine protette internazionali così come previsto dalla conferenza di Barcellona sulla tutela del Mar Mediterraneo».

http://www.blogsicilia.it/blog/no-del-senatore-d%E2%80%99ali-alle-fattoria-eolica-sul-banco-di-pantelleria/31341/
Stessa notizia su "PANTELLERIA COM - News n° 7105" del 16/02/11 (solo su abbonamento)
Notizia simile su "OSSERVATORIO SICILIA", "TRAPANI OK" del 16/02/11, "TELESUD 3" del 17/02/11, e "QUOTIDIANO DI SICILIA" del 18/02/11
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Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
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Meno male.... Altra buona notizia proprio per il Banco di Pantelleria, quello che, secondo la proposta Caravello, potrebbe diventare la zona "A" dell'istituenda AMP dell'isola...


Da "ECOBLOG" del 16/02/11

Sardegna: a Quirra situazione sempre più allarmante

di Simone Muscas

Qualche tempo fa su Ecoblog si parlò con una certa preoccupazione della cosiddetta sindrome di Quirra, così chiamata per via dell’alta percentuale di leucemie riscontrate in un territorio, quello di Quirra appunto (sito nella Sardegna sud-orientale), dove sorge un poligono militare sperimentale. Intanto però, mentre il fenomeno delle leucemie dilaga, fa notizia questi giorni il ritrovamento, da parte delle Forze dell’Ordine, prima di una grande discarica di materiale e attrezzature utilizzate per esercitazioni belliche e poi di un missile inesploso rinvenuto nel mare di Capo S. Lorenzo.

In seguito alla situazione riscontrata e vista la gravità ambientale della situazione, il Procuratore della Repubblica di Lanusei, ha quindi disposto il sequestro dei fondali marini; il sospetto è che al largo di Quirra ci sia un cimitero di rifiuti militari. Questa notizia scatena nuovamente la rabbia della popolazione locale che, dopo quanto accaduto, lancia un grido d’allarme per un territorio che giorno dopo giorno continua ad essere soffocato dalle attività militari.

Il caso inoltre ha riacceso la polemica relativa ai dati sulla radioattività e la presenza di nanoparticelle nell’area del Poligono, i cui risultati, nonostante l’alto tasso di malattie riscontrate nella popolazione e fra gli animali di allevamento, erano stati definiti “nella norma” dalle autorità competenti in tempi non sospetti. Il caso, vista la gravità degli eventi, verrà seguito nei suoi sviluppi con particolare attenzione.

http://www.ecoblog.it/post/12056/sardegna-a-quirra-situazione-sempre-piu-allarmante
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Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
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Andiamo bene !!! Fondali marini sotto sequestro nella Sardegna sud orientale per la "Sindrome di Quirra": radioattività, nanoparticelle e leucemie... e alla fine è sempre il Mare che fa da mezzo e ci va di mezzo ...


Da "YOU TUBE" - 16/02/11

La Sindrome di Quirra

da RaiNews24 
a cura di Maurizio Torrealta - riprese di Flaviano Masella

di Simtram  

31 Marzo 2008 - "I numeri sono da Chernobyll", per dirla con le parole del senatore Mauro Bulgarelli, che compare nel filmato. Il poligono sperimentale più grande d'Europa a Villaputzu, in provincia di Cagliari. Da rainews24 un'inchiesta sull'allarme sanitario a Villaputzu e nel Sarrabus.

Cos'è la "Sindrome di Quirra" ? Ce lo spiega il documentario di Flaviano Masella andato in onda da RaiNews24, ora su You Tube. Questa la prima parte... (ndr):

1° parte - 6'22"


http://www.youtube.com/watch?v=RLqYKpgI09M&feature=player_embedded

‎Questa la seconda parte della "Sindrone di Quirra"..., cui segue, sulla pagina di Youtube, una lunga serie di testimonianze ... (ndr):

2° parte - 9'19"


http://www.youtube.com/watch?v=XKxmCKboyWQ&feature=related

‎E questa la terza... Badate bene, la denuncia risale a due anni fa, e da allora nessun intervento di tutela a quanto pare è stato messo in atto... E solo ora la pretura di Lanusei è intervenuta: il sospetto è che al largo di Quirra ci sia un cimitero di rifiuti militari !!!

3° parte - 7'01"


http://www.youtube.com/watch?v=r33igm1NjRM&feature=related

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In Senato la verità sulla "Sindrome di Quirra" !

8 Aprile 2008 - Citazioni dagli atti ufficiali del Senato (2005)

Nel 2005 sulla "Sindrome di Quirra" in Senato fu creata un'apposita Commissione d'Inchiesta e questo video documenta proprio quei lavori... Oggi, dopo sei anni, si sequestrano i fondali marini dove si sospetta siano stati gettati i rifiuti militari che causarono la sindrome in questione... (ndr)


http://www.youtube.com/watch?v=Et8Q_Yxe9dU&feature=watch_response


Da "PANTELLERIA COM - News° 7096 del 15/02/11

Contro le minacce sullo Stretto di Sicilia

Presto l'Area Marina Protetta secondo la proposta Caravello

di Guido Picchetti

Abbiamo dato nei giorni scorsi notizia del “no” della Regione Sicilia alle fattorie eoliche off-shore. Certamente una buona cosa dopo le informazioni su quella fattoria eolica che la società "Four Wind" pensa di impiantare nello Stretto di Sicilia, secondo quanto precisato nelle News del quotidiano "TERRA" all'url http://www.terranews.it/news/2011/02/quel-parco-eolico-offshore-ancora-altissimo-mare .

Uno dei banchi rocciosi del Canale presi in considerazione dalla “Four Wind” per le sue gigantesche pale eoliche è il Banco di Pantelleria, proprio quel vasto banco roccioso a nord dell'Isola che confina a sud con l'area marina interessata dalla concessione della Northern Petroleum, dove la società inglese, insieme alla Shell, dovrebbe nei prossimi mesi iniziare le sue trivellazioni di ricerca petrolifera.

Il bello (o il brutto, a secondo come si considerino le cose) è che sia l'area delle trivellazioni di ricerca della BP che dovrebbero iniziare nei prossimi mesi, sia il Banco di Pantelleria dove si progetta di impiantare la fattoria eolica della “Four Wind”, rientrano nella zona "C" della nuova proposta Caravello per l'istituenda "Area Marina Protetta di Pantelleria”.

Di quella proposta, cioè, che, presentata all'ultimo Congresso Nazionale della Società Italiana di Biologia Marina svoltosi a Rapallo nel Maggio scorso, è appena stata pubblicata negli Atti di quel Congresso, editi proprio la settimana scorsa.

Prendendone attenta visione, è facile comprendere come quella proposta, se prontamente realizzata, potrebbe rappresentare l'unica soluzione valida per scongiurare entrambe le minacce che pericolosamente incombono su quell'area marina a nord di Pantelleria, opportunamente tutelandola dal punto di vista ambientale a vantaggio di tutto lo Stretto di Sicilia.

Ciò in attesa che le progettate SPAMI (Aree Marine Protette di Alto Mare Mediterranee) già previste dall'UNEP-MAP, una delle quali comprende appunto lo Stretto di Sicilia (sia la parte tunisina che quella italiana), possano essere istituite con l'approvazione degli Stati firmatari della Convenzione di Barcellona, impegnati a ratificarle.

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=6208 (solo su abbonamento)
Stessa notizia su "BLOG SICILIA" del 9/02/11


Da "ECQUO" - 15/02/11

Mediterraneo, il Wwf mette in guardia:
“In atto pericolosa caccia ai giacimenti di gas”

10 febbraio 2011 - Le scoperte di giacimenti colossali di gas sui fondali profondi del Mediterraneo “hanno scatenato una caccia al tesoro” che rischia di danneggiare “inevitabilmente ambienti unici per la biodiversità marina, protetti in base a convenzioni internazionali”. L’allarme arriva dal Wwf che ricorda come la più recente trivellazione, “quella del giacimento ‘Leviatano’, il più grande del mondo, a 135 km al largo della costa di Israele, è avvenuta in acque cosiddette profonde e su fondali dalle caratteristiche uniche”. Ma per gli ambientalisti “lo stesso si può dire dei giacimenti di gas trovati nelle acque antistanti il Delta del Nilo, a 80 km a nord-ovest di Alessandria”.

“In queste due aree -sottolinea il Wwf- vivono comunità di spugne di acque profonde, vermi, molluschi e coralli di acqua fredda. Per questo motivo, nel Mare di Levante dove è situato il primo giacimento, vige una limitazione della pesca a strascico sotto i 1000 metri di profondità proprio per proteggere le specie di acque profonde”. “Esistono anche due aree -prosegue l’associazione ambientalista- dove la pesca è vietata per gli stessi motivi. Nella zona antistante il Delta del Nilo prospera una comunità biologica la cui sopravvivenza dipende proprio dalle strutture che si sono nel tempo formate in funzione delle esalazioni dei gas dal fondo del mare e per questo motivo definite ‘aree del Mediterraneo specialmente protette dalla Convenzione di Barcellona’ (Aspim)”. Per questo scenario il Wwf lancia un appello agli Stati che si affacciano sull’area orientale del Mediterraneo perchè mantengano alti standard di tutela ambientale.

Il Wwf, anche alla luce delle richieste della Strategia Marina promossa dalla Comunità Europea (Msfd), chiede «agli Stati del Mediterraneo orientale, in particolare a Cipro, Egitto, Israele e Libano, di garantire i più alti standard ambientali negli sviluppi attuali e futuri nella perforazione dei fondali marini per gas e petrolio in Mediterraneo orientale».

“Si chiede che vengano effettuate con urgenza -afferma l’associazione ambientalista- Valutazioni di impatto ambientale (Via) e che si agisca coerentemente ai risultati delle medesime, anche perchè le comunità che proliferano sui fondali di acque profonde impiegherebbero alcuni millenni per ricostituirsi».

“Diversi accordi -ricorda il Wwf- obbligano i paesi a passare attraverso il sistema Via prima di esplorare e trivellare alla ricerca di gas e petrolio in acque ‘offshore’. Il più recente protocollo è quello per la protezione del Mar Mediterraneo dall’inquinamento derivante dall’esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, del fondo marino e del suo sottosuolo, entrato in vigore nel dicembre 2010».

Questo protocollo, conclude il Wwf, “stabilisce che qualsiasi potenziale attività di sfruttamento di acque profonde, tra cui anche le prospezioni, debbano essere soggette ad autorizzazione sulla base di un’approfondita Via”.

http://magazine.quotidiano.net/ecquo/ecquo/2011/02/10/mediterraneo-il-wwf-mette-in-guardia-in-atto-pericolosa-caccia-ai-giacimenti-di-gas/

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Stesso articolo "GREENEWS INFO" dell'11/02/11
L’appello del WWF per i fondali del Mediterraneo [...segue]
http://www.greenews.info/comunicati-stampa/lappello-del-wwf-per-i-fondali-del-mediterraneo/
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Notizia simile su "MARE SCIENZA" dell'11/02/11
Gas nel Mediterraneo orientale solleva rischi di nuovi conflitti e di danni di Emanuele Perugini
[...segue]
http://www.marescienza.it/index.php?option=com_content&view=article&id=177:gas-nel-mediterraneo-orientale-solleva-rischi-di-nuovi-conflitti-e-di-danni-ambientali&catid=22:fondali&Itemid=26
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e su "IL MEDITERRANEO IT" del 29/11/09
Diatribe internazionali per gas e petrolio nel Mediterraneo Orientale [...segue]

http://www.ilmediterraneo.it/it/news/economia-e-finanza/tensioni-nel-mediterraneo-orientale-gas-e-petrolio-fanno-gola-a-molti-0004612
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Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
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Anche il WWF lancia l'allarme per le trivellazioni nel Mediterraneo, citando quelle al largo di Israele e sul Delta del Nilo, comprese anche esse, come lo Stretto di Sicilia, tra le ‘aree del Mediterraneo specialmente protette dalla Convenzione di Barcellona’


Da "MARE SCIENZA" - 15/02/11

Progetto PRIMI: è dell'Enea il sistema Tyrem
su previsioni correnti

scritto da ENEA

Mercoledì 05 Maggio 2010 - Roma - L'ENEA ha realizzato un sistema operativo (TYREM) che fornisce giornalmente previsioni delle correnti nel mar Tirreno per la settimana successiva, con un grande dettaglio spaziale (risoluzione di circa 2 chilometri). Questo lavoro è stato svolto nell'ambito del progetto PRIMI (Progetto Pilota Inquinamento Marino da Idrocarburi) finanziato dall'Agenzia Spaziale Italiana, il cui scopo è la realizzazione di un sistema prototipale per il monitoraggio da satellite degli sversamenti di idrocarburi, e la previsione della loro dispersione.

Il modulo ENEA del Tirreno affianca moduli analoghi sviluppati dal CNR (Canale di Sicilia) e dall'INGV (Mare Adriatico), realizzando una copertura quasi completa dei mari italiani.

Il nucleo di TYREM è un modello numerico tridimensionale di circolazione marina che utilizza in input sia dati da un modello di circolazione dell'intero Mediterraneo gestito da INGV (condizioni iniziali e ai bordi) che dati atmosferici forniti dall' European Center for Medium-Range Weather Forecasts (forzanti all'interfaccia aria-mare).

L'attività di modellistica previsionale del Tirreno è parte integrante delle attività di oceanografia operativa, sia in ambito nazionale (GNOO, Gruppo Nazionale di Oceanografia, http://gnoo.bo.ingv.it/ ) che europeo (MOON, Mediterranean Operational Oceanography Network - http://www.moon-oceanforecasting.eu/ ).

http://www.marescienza.it/index.php?option=com_content&view=article&id=62:progetto-primi-e-dellenea-il-sistema-tyrem-su-previsioni-correnti&catid=32:oceanografia&Itemid=3#addcomments
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Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
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Siamo i PRIMI ad avere un sistema che ci preavvisa dei pericoli derivanti dagli incidenti per sversamento di idrocarburi in mare, ma poi, come avvenuto per Porto Torres, ci dimentichiamo di utilizzarlo...


Da "ECOVIDEOBLOG" del 14/02/11

Canale di Sicilia area marina protetta
Il progetto per tutelare i santuari marini italiani della biodiversità

Forme di vita rarissime nei mari della Sicilia: dal corallo nero alle gorgonie, ai piccoli di squalo bianco. Le isole di Pantelleria, Lampedusa e Linosa rappresentano veri santuari della biodiversità. Sono questi i risultati del progetto ‘Biodiversità Canale di Sicilia’, programma di ricerca finanziato dal Ministero dell’Ambiente e svolto da un gruppo di ricercatori dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale).

Grazie al progetto, iniziato nel 2009 e che si concluderà quest'anno, sono stati scoperti a circa 350 metri, nei tratti più profondi del Canale di Sicilia, numerosi reef di corallo fossile costituiti per la maggior parte da Lophelia pertusa e Madrepora oculata, specie che nel passato rappresentavano vere e proprie barriere coralline simili a quelle che oggi troviamo nel Mar Rosso. Grazie alla loro natura marina che lascia senza parole, dunque, le isole di Pantelleria, Lampedusa e Linosa rappresentano veri santuari della biodiversità e giocano un importante ruolo per la riproduzione del grande squalo bianco, per l'alimentazione delle balenottere e per la riproduzione delle tartarughe marine.

Il responsabile del progetto Simonepietro Canese dell'Ispra spiega che “Queste isole sono in mezzo al Canale di Sicilia, punto d'incontro tra il bacino orientale e quello occidentale dove confluiscono quindi sia le specie di origine atlantica sia quelle che risalgono dal Golfo di Suez”. Ma l'area sarebbe a rischio, considerando che di recente sono state avviate trivellazioni che hanno individuato ricchi giacimenti petroliferi nella zona proprio di Pantelleria e in altri tratti del Canale di Sicilia. L'istituzione dell'area marina protetta prevista per Pantelleria impedirebbe però questo tipo di operazioni. E, proprio a questo proposito, il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigicamo, ha detto “Stiamo lavorando per avere l'intesa della regione Siciliana per istituire il parco a Pantelleria. Lo studio ha ragione dove dice di aumentare le aree protette”.

http://www.ecovideoblog.it/nautica/canale-di-sicilia-area-marina-protetta-il-progetto-per-tutelare-i-santuari-marini-italiani-della-biodiversita.html
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Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
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E questo invece un altro documento appena pubblicato in rete, che fa pensare che forse siamo sulla buona strada...


DA "TERRA NUOVA" - 14/02/11

Biodiversità marina alterata: nuove specie e mutazioni

di C.B.

27/02/2009 - Alterazione della biodiversità marina, con presenza di nuove specie e mutazioni in quelle autoctone: a determinarle sono gli scarichi urbani. Questi i risultati delle analisi condotte dall'Ispra nell'ambito del progetto europeo 'MonItaMal', nato in collaborazione con l'università di Malta e il parco scientifico e tecnologico della Sicilia, per monitorare l'ambiente marino del Mediterraneo, con particolare attenzione alle isole di Malta e Lampedusa. Dai rilevamenti, fa sapere l'Ispra, emerge che "nell'intero mar Mediterraneo si contano ben 110 specie esotiche, pari a circa il 15% dell'intera fauna ittica, mentre circa 50 specie ittiche ad affinità termofila risultano in espansione verso nord". Nell'area del canale di Sicilia, tra Malta e Lampedusa "registrate dieci nuove specie provenienti dal mar Rosso e 12 dall'oceano Atlantico".

Una situazione dovuta al "recente abbattimento di alcune barriere biogeografiche come il canale di Suez, in combinazione con l'incremento delle temperature". Ma i cambiamenti della biodiversità marina non sono limitati alle sole nuove specie: ci sono infatti 'mutazioni' di quelle autoctone, conseguenza di sostanze tossiche. Sono "sorprendenti gli effetti dei composti antivegetativi come il Tributilsragno (Tbt), sostanza presente nelle vernici delle imbarcazioni, studiati sui murici", spiega l'Ispra. "In questi molluschi tale sostanza provoca una mascolinizzazione della popolazione con la comparsa di veri e propri organi sessuali maschili nelle femmine sottoposte alle concentrazioni più elevate".

In generale, spiega l'Ispra, "la qualità delle acque circostanti le isole del canale di Sicilia è buona", mentre "la situazione cambia nelle aree maggiormente antropizzate e soprattutto in prossimità dei principali scarichi fognari di Malta, dove risulta alquanto significativa la quantità di inquinanti, in particolare di pesticidi". Tra questi "il Ddt, bandito ormai da anni dal mercato ma ancora presente" nelle acque maltesi.

Per quanto riguarda l'impatto degli scarichi urbani, continua l'Ispra, "più in dettaglio è stato studiato l'effetto sulla comunità ittica costiera". Risultato: "Nell'Isola di Malta è stata segnalata una decisa alterazione della biodiversità in prossimità di tali scarichi". In particolare "scompaiono totalmente le specie più sensibili come molti labridi (i comuni 'tordi') e proliferano gli organismi opportunisti come 'Gobius bucchichi' e 'Parablennius rouxi' che, adattandosi quasi perfettamente a questi ambienti ricchi di sostanza organica, raggiungono un numero mai registrato negli ambienti naturali".

I risultati dello studio, già presentati alla comunità scientifica internazionale ed attualmente in via di pubblicazione, "hanno infatti portato all'immediato avvio delle procedure di chiusura degli scarichi fognari da parte delle autorità maltesi". Infine il progetto 'MonItaMal', continua l'Ispra, "ha contribuito a ricostruire la temperatura del mare negli ultimi cento anni". I dati ottenuti grazie all'esame di coralli coloniali, fa sapere l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, "sono tuttora in fase di elaborazione e potranno svelare la storia climatica in quest'area strategica del mar Mediterraneo".

Vincenzo Grimaldi, commissario dell'Ispra (all'epoca, ndr), si dice "sicuro" del fatto che "le esperienze e le competenze confluite nel nuovo istituto siano in grado di fornire quel valore aggiunto fondamentale per la realizzazione di azioni concrete nell'ambito della ricerca scientifica applicata". Ciò, assicura, "consentirà di essere al passo con le Istituzioni scientifiche internazionali e mantenere gli impegni, di promuovere l'innovazione e di compiere passi importanti nel campo della protezione dell'ambiente".

http://www.aamterranuova.it/article3098.htm
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Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
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Un documento dell'ISPRA di un paio di anni fa, ma che vale la pena tirar fuori in quanto certifica come tutte le isole del Canale da Malta alle Egadi, con Lampedusa e Pantelleria al centro, corrano non da oggi rischi per la biodiversità delle loro acque, e come lo Stretto di Sicilia necessiti urgentemente di tutela e controlli per evitare ulteriori danni al suo ambiente, già da tempo sottoposto a vari processi di inquinamento...


Da "SOTTACQUA - IL MARE IN RETE" - Febbraio 2011


Gli Echi di Stampa di Febbraio
di "Una voce da Pantelleria"

di Paolo Bastoni
 


Il mare in rete - anno IV n°. 43 – Febbraio 2011 – reg.Trib. di Milano n.318 del 14 maggio 2007

con

QUANDO IL SILENZIO NON E’ D’ORO… MA “NERO” DI PETROLIO
di Guido Picchetti

27 gennaio 2011 – Oggi sul sito del Ministero dell’Ambiente una grande novità… “La Prestigiacomo: A Porto Torres azione antinquinamento veloce e incisiva”. Che bello, o meglio che balla!

http://www.blogsicilia.it/blog/quando-il-silenzio-non-e-doro-ma-nero-di-petrolio/28313/

http://www.guidopicchetti.it/Il%20CPPM%20di%20Pnt/News%202010/echi_stampa/ec_stampa%202011/ec-stampa_11_01.htm#BLOG_SICILIA_-_28/01/11

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GLI ALTRI “ECHI”

Da “FUNKALLERO” del 28/01/11
L’incidente di Porto Torres. Perché il silenzio?

http://www.guidopicchetti.it/Il%20CPPM%20di%20Pnt/News%202010/echi_stampa/ec_stampa%202011/ec-stampa_11_01.htm#FUNKALLERO_del_28/01/11

Da "ERG" del 27/01/11
A futura memoria … di Guido Picchetti

http://www.guidopicchetti.it/Il%20CPPM%20di%20Pnt/News%202010/echi_stampa/ec_stampa%202011/ec-stampa_11_01.htm#ERG_-_27/01/11

http://www.sottacqua.info/2011/01/porto-torres-un-disastro-nascosto/


Da "BLOG SICILIA" del 13/02/11

L’AMP di Pantelleria, il nuovo video dell’ISPRA

di Guido Picchetti

13 febbraio 2011 - Una nuova versione del video realizzato dall‘ISPRA sullo Stretto di Sicilia è stato appena pubblicato in rete. Riguarda il progetto “Biodiversità Canale di Sicilia“, al quale sono impegnati da tempo un gruppo di ricercatori dell’ISPRA guidati dal Dr. Simonepietro Canese.

Nel video sono illustrati i risultati delle prime campagne di ricerca finanziate dal Ministero dell’Ambiente, che hanno permesso di documentare la presenza di specie rare o mai osservate nel Mediterraneo, dal corallo nero alle gorgonie, fino ai piccoli di squalo bianco.

Ma il video è soprattutto un grido di allarme contro le minacce di trivellazioni incombenti sullo Stretto di Sicilia.

È un appello forte affinché venga istituita al più presto l’AMP di Pantelleria, senza la quale l’isola potrebbe vedere quanto prima entrare in azione le piattaforme petrolifere a poche miglia dalle sue coste.

Il video in questione può esser visionato cliccando qui.

Questa testimonianza degli esperti dell’ISPRA avviene in fortunata coincidenza con la pubblicazione ufficiale della nuova proposta Caravello per l’Area Marina Protetta dell’Isola di Pantelleria, sugli Atti del XLI Congresso della Società Italiana di Biologia Marina svoltosi a Rapallo dal 7 all’11 Giugno 2010.

Ora si spera che il Ministro dell’Ambiente on.le Prestigiacomo (siciliana) e il Presidente Commissione Ambiente al Senato sen. D’Alì (anche lui siciliano del trapanese), prendendo atto di quanto su indicato, si adoperino per accelerare l’iter istitutivo dell’AMP di Pantelleria, portandolo finalmente a compimento.

Sarebbe un primo importante passo verso la tutela ambientale dell’intero Stretto di Sicilia.

http://www.blogsicilia.it/blog/lamp-di-pantelleria-il-nuovo-video-dellispra/30783/
Stesso articolo su "Pantelleria Com - News n° 7092" del 14/02/11 (solo su abbonamento)
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Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
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L'articolo sul nuovo video dell'ISPRA in favore dell'istituzione dell'AMP di Pantelleria è stato ripreso e diffuso in rete anche Blog Sicilia. Grazie Walter (@ Walter Giannò, ndr) ...


Da "YOU TUBE" del 13/02/11

Canale di Sicilia, patrimonio inimitabile di biodiversità

da ISPRAVIDEO

Per tutelarlo, è necessario fermare le trivellazioni e creare un'area marina protetta. Specie mai osservate nei mari italiani, dal corallo nero alle gorgonie, fino ai piccoli di squalo bianco. Sono i risultati del progetto "Biodiversità Canale di Sicilia", programma di ricerca finanziato dal Ministero dell'Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare, e svolto da un gruppo di ricercatori dell'ISPRA.

http://www.youtube.com/watch?v=LeKXk50-i1U
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Commento su  FB a margine dell'articolo
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Post del sottoscritto del 13/02/11
E' la nuova versione del video dell'ISPRA sul mare di Pantelleria, appena messo in rete modificato nel testo ed espressamente dedicato alle minacce di trivellazioni incombenti sullo Stretto di Sicilia. Un appello forte affinchè venga istituita al più presto l'AMP di Pantelleria, nominata nel video ben 9 volte... Grazie ISPRA !!!
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Post di Carmelo Nicoloso del 13/02/11

Guido, ottimo approccio da parte del responsabile del programma Biodiversità Canale di Sicilia per ISPRA; sarebbe opportuno che il Ministro dell'Ambiente siciliano on.le Prestigiacomo e il Presidente Commissione Ambiente al Senato sen. D'Alì (anche lui siciliano del trapanese) si adoperino ad accelerare l'iter per l'AMP di Pantelleria...


Dalla Bacheca su FB di Guido Picchetti - 12/02/11


Il Movimento Ecologista Sardo d' Azione (M.E.S.A.)

dal post di Massimiliano Cordeddu dell'11/02/11


Missione: Formare una nuova coscienza ecologica e un movimento culturale "autoctono e indipendente" che miri a salvaguardare in primo luogo il diritto alla salute dei sardi e il loro patrimonio naturalistico. Impedire che vengano compiute scelte scellerate a discapito degli interessi del popolo sardo, avviando una nuova politica di trasformazione e di transizione da un'economia basata sulle industrie chimiche e petrolifere ad una nuova economia di sviluppo fondata sul turismo eco-sostenibile e sulla decrescita felice [...seguivano alcune righe poi soppresse, ndr].

Descrizione: La Sardegna sta assistendo in questi ultimi decenni al depauperamento delle proprie risorse naturali da parte di affaristi e speculatori senza scrupoli; la "cricca" massonica P2 e il relativo scandalo dell'eolico in Sardegna. Il disastro ambientale di Porto Torres che ha "violato e offeso" 140 km delle coste più belle dell'isola. I fumi mortali della SARAS che ha provocato morti e malattie nel Comune di Sarroch. L'uranio impoverito proveniente dalle armi e dalle munizioni usate nelle esercitazioni militari della base militare interforze di Quirra, i rifiuti tossici e nucleari che arrivano dalla penisola e tanto altro ancora.

http://www.facebook.com/profile.php?id=1517148775#!/guido.picchetti/posts/198350653511373
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A 100 persone piace questo elemento
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Commenti su  FB a margine del post
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Post di Guido Picchetti dell'11/02/11
Mi dispiace, Max, ma personalmente non credo che "separarsi" aiuti a risolvere certi problemi che riguardano, si può dire, ognuno di noi. Per me proprio quella sarebbe la via sbagliata. Occorre invece fare fronte comune, e unire le forze guardando all'interesse generale, e non a quello particolare... Una pia illusione ? Può darsi, ma non vedo altra via per non cadere ancora più in fondo...
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Post di Massimiliano Cordeddu dell'11/02/11

Questo gruppo serve proprio ad unire, caro Guido, e a radunare le miriade di gruppi formatisi per richiedere politiche eco-sostenibili a livello regionale.
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Post di Guido Picchetti dell'11/02/11

Mi piacerebbe fosse come tu dici, ma l'impressione che si riceve dal documento, leggendone le ultime righe, purtroppo è un'altra... Mi riferisco a laddove esso recita testualmente: ... che occorre "avviare le procedure burocratiche presso l'ONU per richiedere il riconoscimento dello status di Nazione del Popolo Sardo e la relativa dichiarazione d' indipendenza dalla Repubblica Italiana, completando il disegno indipendentista iniziato da Emilio Lussu e dai padri costituenti del Popolo Sardo". E' questa un'opinione che posso anche rispettare, ma che non condivido e che, a mio giudizio, ci porta indietro nel tempo...
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Post di Massimiliano Cordeddu del 12/02/11

... ho tolta quella richiesta.
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Post di Guido Picchetti del 12/02/11

Auguri di vero cuore, Max... Cosi dichiarate e focalizzate le finalità, sposo in pieno questo tuo movimento, sebbene io sia nato in una regione diversa (la Campania) ed ora sia residente ancora in un'altra regione (la Sicilia), ma sempre del Sud... E mi domando: a quando un "Movimento Ecologista Siciliano d'Azione" ? Mi auguro che la stessa maturità da voi dimostrata possa prima o poi manifestarsi anche in questa regione dove ora risiedo, isolana come la vostra... e che ci si possa poi unire in una battaglia comune per la difesa dell'Ambiente (Mare e Territorio) di estrema importanza per tutto il nostro Paese e non solo...


Da "IL CAMBIAMENTO" dell'11/02/11

A rischio il Canale di Sicilia,
santuario della biodiversità mediterranea

di Lucia Russo

Il Canale di Sicilia racchiude un inestimabile patrimonio di biodiversità. Lo affermano i ricercatori dell’ISPRA, che nell'ultimo rapporto hanno descritto un tesoro di specie. Insieme all'entusiasmo per la scoperta di nuove forme di vita, parte l'appello per fermare le trivellazioni petrolifere che mettono a rischio l'intero ecosistema.

L’ISPRA (Istituto Superiore per la protezione e la Ricerca Ambientale) rende noto in un comunicato dello scorso 2 febbraio che il Canale di Sicilia nasconde un patrimonio inimitabile di biodiversità.

Non si parla di specie rare, ma addirittura di forme di vita mai osservate nei mari italiani, dal corallo nero alle gorgonie, fino ai piccoli di squalo bianco. La tutela di questo habitat richiede per l’Istituto la creazione di un’area marina protetta e lo stop alle trivellazioni, minaccia posta dalla ricchezza di petrolio e gas celata nei fondali.

I dati riportati dall’ISPRA derivano dal progetto Biodiversità Canale di Sicilia, programma di ricerca finanziato dal Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare e svolto da un gruppo di suoi ricercatori a partire dal 2009 per giungere a conclusione quest’anno.

Frugando nel tesoro di specie che gli studiosi hanno scoperto nelle acque di Pantelleria, Lampedusa e Linosa (isole di cui turisti di tutto il mondo conoscono le bellezze naturali), si trovano la gorgonia arancione a forma di candelabro Elisella paraplexauroides, quella a frusta Viminella flagellum, entrambe mai osservate nei mari italiani, e la piccola e rarissima gorgonia Switia pallida.

Varie specie di corallo nero, il famoso Antipathella subpinnata e i più rari Antipathes dichotoma e Parantipathes larix - ci fa sapere l’ISPRA - oltre al falso corallo nero Savalia savaglia, sono stati osservati su intere pareti, mentre a circa 350 metri, nei tratti più profondi del Canale di Sicilia, compaiono la Lophelia pertusa e la Madrepora oculata, specie che nel passato costituivano vere e proprie barriere coralline simili a quelle che oggi si possono vedere nel Mar Rosso.

La riproduzione del grande squalo bianco, che le acque del Canale di Sicilia consente, ha inoltre un ruolo riconosciuto come fondamentale per l’alimentazione delle balenottere e per la riproduzione delle tartarughe marine.

Il Canale di Sicilia, oltre che punto d’incontro tra il bacino orientale e quello occidentale dove confluiscono quindi sia le specie di origine atlantica sia quelle che risalgono dal Golfo di Suez, è un bacino marino chiuso, con un ricambio lentissimo di acque e con un rilevante traffico interno riguardo al trasporto marittimo e commerciale. Da qui la sua natura di area sensibile.

Tra le acque di Pantelleria, Lampedusa e Linosa, come ricorda il responsabile del progetto ISPRA Simone Pietro Canese, si concentra un “punto privilegiato per la biodiversità del Mediterraneo”, su cui gravano diversi rischi. Quello cui il responsabile Simone Pietro Canese fa espresso riferimento per quest’area di incredibile ricchezza naturale è costituito dalle trivellazioni che hanno individuato ricchi giacimenti petroliferi nella zona di Pantelleria e in altri tratti del Canale di Sicilia.

L’istituzione dell’area marina protetta richiesta per Pantelleria impedirebbe questo tipo di operazioni, almeno in prossimità dell’isola, dato che per la legge italiana non si può effettuare nessuna attività di prospezione ed estrazione di idrocarburi a meno di 12 miglia da qualsiasi area di protezione. Ma le acque territoriali italiane nel Mediterraneo si arrestano proprio alle 12 miglia. Dopo, cominciano le acque internazionali. Questa iniziativa andrebbe affiancata dalla creazione di aree di tutela di alto mare nel Canale di Sicilia, in modo da proteggere la biodiversità marina e garantire una barriera per tutte le attività di esplorazione e sfruttamento petrolifero.

A norma della legge italiana, non si può procedere alla perforazione di un pozzo, né all’allestimento di un qualunque impianto di estrazione, se non dopo aver ottenuto, da parte dei competenti uffici periferici della Direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche del Ministero dello sviluppo economico e da parte del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e delle altre amministrazioni statali interessate, l’ulteriore verifica di compatibilità ambientale e le ulteriori autorizzazioni specifiche.

A proposito di trivellazioni, nel recente passato, sono state sollevate proteste ed allarmi per attività ispettive e di trivellazione del suolo marino, dagli abitanti di Favignana e di Pantelleria, come nel caso della piattaforma petrolifera della società ADX ENERGY, sul sito denominato Lambouka-l al largo di Pantelleria in riferimento alla quale, lo scorso ottobre la risposta ad un’interpellanza sul caso confermava il suo posizionamento in una zona di mare ricadente all’interno della piattaforma continentale tunisina, poco oltre il limite delle tredici miglia dall’isola di Pantelleria che segna il confine tra la piattaforma continentale italiana e quella tunisina (accordo italo-tunisino sulle acque di rispettiva giurisdizione, legge n. 347 del 3 giugno 1978).

Il giacimento Lambouka-I, un grande blocco di 70 chilometri quadrati contenente tre potenziali serbatoi di idrocarburi, potrebbe vedere estendere uno dei suoi giacimenti fino a sei o sette miglia dalle coste di Pantelleria. Insomma, potrebbe sconfinare in acque italiane. Per tale circostanza, in quella occasione fu invocato tanto l’accordo italo-tunisino (accordo bilaterale che disciplina l’utilizzo dell’area e in base al quale la concessione fu data dal Governo tunisino fuori dalle acque territoriali italiane), quanto la convenzione di Barcellona sulla protezione del Mediterraneo dall’inquinamento marino del 1976.

Northern Petroleum e Shell sono alcune delle aziende attualmente interessate alle trivellazioni nel Canale. La Northern Petroleum è un’azienda inglese specializzata nella ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi, che ha eseguito durante il 2010 esplorazioni della parte occidentale del Canale di Sicilia (quasi 1520 Km quadrati di fondali scandagliati) per conto di Shell, proprietaria di diverse concessioni per lo sfruttamento di idrocarburi in Sicilia, sia a terra che off shore.

La scorsa settimana è stato firmato un protocollo d’intesa fra la Regione siciliana, l’ Eni Mediterranea idrocarburi Spa e la Raffineria di Gela per l’avvio di un piano industriale che prevede investimenti per 800 milioni di euro, che dovranno servire al potenziamento della produttività, all’incremento occupazionale, ma anche all’adozione di misure volte a garantire la sicurezza ed il risanamento dei luoghi.

A fronte di una concessione ventennale da parte della Regione siciliana, l’ Eni Mediterranea Idrocarburi Spa e la Raffineria di Gela s’impegnano al ripristino della diga foranea, fortemente danneggiata dalle mareggiate, sulla quale le due società per azioni impegneranno somme per 140 milioni di euro. Nel documento, Enimed evidenzia l’attuazione del suo Piano industriale per il 2010/2013, che contempla cospicui investimenti per assicurare lo svolgimento delle attività estrattive esistenti e lo sviluppo di nuove iniziative di ricerca mineraria. Non è dato sapere dove saranno condotte le nuove ricerche minerarie, se in mare o su terra.

Il presidente della Regione, Raffaele Lombardo, firmatario dell’accordo, non ha ricevuto l’appoggio di questa decisione da parte del Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, la cui posizione è in linea con quella espressa dall’ISPRA. La divergenza tra i due politici in materia ambientale tocca anche altre questioni, discusse in questi giorni e sempre ricadenti nell’area del Canale di Sicilia.

Il progetto del mega-impianto eolico della compagnia Four Wind, duemila gigawatt di energia elettrica ricavata dagli impianti che andrebbero piazzati nel bel mezzo del Canale di Sicilia (nella zona compresa tra i banchi di Avventura, Pantelleria e Talbot), riceve il no della Regione Sicilia, insieme alle associazioni di pescatori e ambientalisti. Favorevole all’eolico off shore, almeno in passato, il ministro Prestigiacomo, che dovrà decidere in merito, in seno al Consiglio dei Ministri.

http://www.ilcambiamento.it/acque/canale_sicilia_biodiversita_estrazione_petrolio.html
Stesso articolo su "ARIANNA EDITRICE" e ""DESTRA BLOG EU" dell'11/02/11
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Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
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Un articolo che riprende vari argomenti legati alla attuale situazione dello Stretto di Sicilia, ma che di definito ha soprattutto il titolo "A rischio il Canale di Sicilia, santuario della biodiversità mediterranea", sul quale non si può che concordare...


Da "IL DEMOCRATICO" dell'11/02/11

La marea nera di Porto Torres poteva essere evitata
Le omissioni della Prestigiacomo

La redazione del "Il Democratico" insieme al nuovo Movimento Ecologista Sardo D’Azione e ai Verdi con Angelo Bonelli chiedono le dimissioni del Ministro dell’ Ambiente Prestigiacomo.

di Massimiliano Cordeddu

Il settimanale cattolico “Famiglia Cristiana” titola :

Porto Torres un disastro annunciato e per 14 giorni non si è fatto nulla! Appello alle opposizioni in Parlamento affinchè presentino una mozione di sfiducia individuale nei confronti del ministro dell’Ambiente; le sue omissioni configurano una chiara responsabilità politica. Si ritorni a parlare dei veri e concreti problemi del Paese, non ne possiamo più del “Rubygate”.

Le gravi omissioni da parte del Dicastero dell’Ambiente, riguardo i ritardi negli interventi per arginare il diffondersi della marea nera in tutta la costa nord della Sardegna, sono dopo le dichiarazioni a Marescienza.it rilasciate da Federica Mastracci responsabile dei prodotti e servizi geospaziali di "E-Geos", più gravi di quelle che potevano apparire in un primo momento e sorgono spontanee alcune domande.

Perchè il 26 gennaio il Ministro Prestigiacomo, quando è stata audita dalla Commissione Ambiente della Camera, prima di riferire non ha richiesto le rivelazioni fotografiche del satellite, già elaborate da "E-Geos", per fornire ai parlamentari una reale informativa sulla portata del disastro ambientale di Porto Torres ?

Perchè ha richiesto le immagini satellitari a "E-Geos" solo il 28 e il 29 gennaio, ben 14 giorni dopo l’incidente ?

Perchè il Ministro non si è avvalsa da subito, nonostante la nostra lettera del 13 gennaio, la quale segnalava che a “occhio nudo” non era da sottovalutare l’entità e la gravità del disastro nel nord Sardegna, di tutti gli strumenti tecnologici a disposizione del suo dicastero per stabilire l’entità dell’incidente, intervenendo immediatamente con mezzi idonei e appropriati, allertando anche, se necessario, l’Agenzia Europea per la Sicurezza Marittima (EMSA) ?

Queste omissioni, a nostro avviso, oltre alla mancanza d’interventi immediati per arginare l’espandersi della marea nera, hanno determinato, grazie alle correnti sottomarine e ai venti, un allargamento della chiazza per ben 140 km configurando un disastro ecologico ed economico, il quale a ben vedere, e col senno di poi, poteva essere evitato. Per questo motivo, il ministro dell’Ambiente Prestigiacomo è politicamente responsabile, in quanto non ha adottato tutte le misure e i mezzi necessari a sua disposizione per arginare, nell’immediato, il diffondersi in tutto il nord Sardegna della marea nera.

Per tutte queste gravi e soggettive responsabilità della Prestigiacomo la nostra redazione, insieme al Partito dei Verdi e al Movimento Ecologisti Sardi D’Azione, chiede ai gruppi d’opposizione in Parlamento di presentare una mozione di sfiducia individuale nei confronti del titolare del Dicastero dell’ Ambiente.

Ecco uno stralcio dell’intervista a Marescienza.it rilasciata da Federica Mastracci, responsabile dei prodotti e servizi geo-spaziali di "E-Geos".

Nel caso della perdita di petrolio alla centrale di Fiumesanto a Porto Torres siete stati chiamati a intervenire ?

Anche in assenza di un ordine formale, appena avuto notizia dello sversamento di petrolio in mare abbiamo subito attivato una ricerca sui sensori in orbita – non solo COSMO-SkyMed, ma anche altri satelliti per l’osservazione della Terra dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA), come ERS 2 – per verificare le immagini acquisite di quell’area. Successivamente sono stati acquisiti dati COSMO-SkyMed per i passaggi effettuati sulla zona di Porto Torres per ottenere ulteriori informazioni relative allo sversamento.

Perché lo avete fatto se nessuno vi ha chiesto di farlo ?

Ci siamo attivati affinché i nostri servizi e le nostre informazioni potessero essere rese immediatamente disponibili in caso di richieste formali dalle autorità competenti, anche al fine di confermare la alta validità dei servizi offerti da "E-GEOS" sul mercato.

Che cosa avete raccolto in questa prima fase di attività ?

In questa prima fase abbiamo elaborato le immagini inviate a terra dal satellite Ers 2 dell’ESA che mostrava chiaramente, a sole poche ore di distanza dallo sversamento, la presenza di petrolio a mare al largo di Porto Torres. L’area interessata era ampia circa 0,97 chilometri quadrati e secondo le nostre stime si trattava di circa 48,5 metri cubi di greggio. Il secondo rilevamento è stato effettuato il 14 gennaio, tre giorni dopo lo sversamento. Questa volta da COSMO-SkyMed. Anche questa secondo passaggio evidenziava la presenza di greggio in prossimità della costa.

Avete trasmesso le informazioni al Comando della Guardia Costiera e al Ministero dell’Ambiente ?

Si, lo abbiamo fatto.

Nessuno però vi ha chiesto di continuare a seguire la chiazza con i satelliti in mare aperto ?

In funzione dei risultati dei monitoraggi da noi effettuati “unsolicited” e distribuiti alla Guardia Costiera e al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, la stessa Guardia Costiera ha richiesto ulteriori passaggi il 28 e il 29 gennaio verificando che la macchia di petrolio in mare non c’era più.

Le vostre osservazioni avrebbero potuto essere inviate al Gruppo Nazionale di Oceanografia operativa per determinare la rotta della chiazza e le previsioni di spiaggiamento? Un’ informazione indispensabile per coordinare gli interventi ?

Noi ci limitiamo a rilevare le informazioni e a metterle a disposizione delle autorità. Ed è quello che abbiamo fatto.

L’Agenzia Europea per la sicurezza marittima (EMSA) si è attivata ?

No, non ci è pervenuta nessuna richiesta di attivazione tramite EMSA.

http://ildemocratico.com/2011/02/11/la-marea-nera-di-porto-torres-poteva-essere-evitata-le-omissioni-della-prestigiacomo/
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Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
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La mozione di sfiducia che si intende presentare nei confronti del ministro Prestigiacomo mi sembra ben più giustamente motivata della precedente contro il ministro Biondi... Ma con l'aria che tira credo che sarà difficile che passi, se, anzichè basarsi sui fatti concreti, ci si sposterà sul piano politico...


Da "AVEZZANO ACQUARIOFILIA" - 11/02/11
 

A rischio giardino dei coralli in Sudan

4 FEB 2011. E' allarme per una delle barriere coralline meglio conservate al mondo, quella del Sudan, sul Mar Rosso. Lo 'Sha'ab Suedi', a nord di Porto Sudan, noto come il 'Giardino dei coralli' e' apparso grigio e senza vita, in due reef dei dieci monitorati dalla spedizione dei ricercatori dell''Alma Mater Studiorum' Università di Bologna, a bordo di 'Felicidad II', l'imbarcazione di Aurora Branciamore e sede itinerante di Marevivo in Sudan.

''Solo pochi mesi fa, i coralli e gli animali che vivevano in simbiosi nel meraviglioso reef erano in buona salute: nulla faceva presagire - ha commentato la presidente nazionale di Marevivo, Rosalba Giugni - il disastro dovuto all'aumento della temperatura delle acque che fa vittime eccellenti. Lo stato di salute dei coralli desta in noi molta preoccupazione''.

''Nel Mar Rosso finora non c'e' mai stato alcun fenomeno di mortalita' di massa dei coralli, come invece avvenne alle Maldive nel 1998 quando andarono persi l'80% dei coralli in acque profonde da zero a 30 metri. La morìa osservata e' un segnale importante perche' la prima nel Mar Rosso'', ha sottolineato Stefano Goffredo, capo spedizione Ste (Scuba Tourism for the Environment - Turismo Subacqueo per l'ambiente), progetto dell'Università di Bologna.

''L'ultima estate sudanese e' stata caratterizzata - ha precisato Goffredo - da un periodo anomalo e prolungato di caldo. Per lo 'sbiancamento' della barriera bastano pochi gradi, 1 o 2, al di sopra della massima media storica dello specchio d'acqua per far morire l'alga simbiotica con cui i coralli si nutrono di giorno. I coralli, infatti, sono animali predatori che di giorno, alla luce, si nutrono tramite la fotosintesi attivata dalle alghe microscopiche al loro interno; mentre di notte estroflettono i tentacoli attorno alla bocca a caccia di gamberetti e piccoli animali che nuotano nel blu, lo zooplancton. Col caldo - ha detto il capo spedizione Ste - il corallo si stressa per il minor apporto energetico delle alghe che muoiono, e a sua volta muore letteralmente di fame''. Se l'anomalia termica e' limitata a qualche giorno, il corallo può riprendersi.

''Abbiamo osservato lo sbiancamento del reef in alcune zone costiere della costa settentrionale del Sudan, un paio di siti in particolare, mentre la situazione migliora off-shore'' ha precisato il ricercatore dell'Università di Bologna, ricordando come la comunità scientifica internazionale tenti di sensibilizzare gli organi politici sul grande pericolo rappresentato dai cambiamenti climatici per la sopravvivenza delle barriere coralline di tutto il mondo.

I ricercatori e l’equipaggio del ‘Felicidad II’ hanno anche ripulito Angarosh, mitica isola formata da conchiglie e coralli, togliendo le migliaia di bottiglie di plastica depositate dalle mareggiate e dalle correnti. Al rientro a Port Sudan, la spedizione è stata accolta dal Ministro del Turismo e della Fauna del governo sudanese, Joseph Malwal, che, toccato dalla relazione dei ricercatori, si è dichiarato disponibile a collaborare nel portare avanti progetti di monitoraggio e di azioni anche repressive per la difesa degli squali, patrimonio del Sudan ormai raro nel resto del mondo.

Marevivo da anni si batte per la salvaguardia degli squali: l’associazione, facendo parte di ‘Shark Alliance’, ha messo in atto molte attività - sia parlamentari che di divulgazione - su questo tema di particolare urgenza. I grandi predatori del mare sono in pericolo di estinzione: circa 100 milioni di esemplari all’anno vengono catturati per asportare la preziosa pinna (molto ambita nei paesi orientali) e rigettati in mare ancora vivi, una pratica crudele e distruttiva.

“Il Sudan ha ancora un mare selvaggio e ricco, bisogna con tutte le forze cercare di proteggere uno degli ultimi Eden del Pianeta Terra – ha concluso Rosalba Giugni al termine dell’incontro con l’importante rappresentante del governo sudanese - Marevivo sarà disponibile a lavorare in collaborazione con l’università e le istituzioni per questo obiettivo”.

http://avezzanoacquariofilia.jimdo.com/news-1/
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Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
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Una pagina web piena di notizie interessanti. L'ultima in particolare mi induce a una riflessione. I rilievi e le attività degli ospiti italiani a bordo della "Felicidad" sono da apprezzare, ma mi piacerebbe che Mare Vivo e i biologi partecipanti spendessero qualche parola di più nelle sedi giuste per la protezione dello Stretto di Sicilia, da cui potrebbe presto dipendere l' "annerimento" di molte coste mediterranee...


Da "BLOG SICILIA" del 10/02/11

Il "tesoro" della Shell

L'oro nero dello Stretto di Sicilia

di Guido Picchetti

Nel Maggio scorso a Pantelleria, dalle coste dell'isola in direzione di maestrale, si iniziavano a vedere la sera delle strane luci in movimento sull'orizzonte. Erano le prime avvisaglie di quelle che, da lì a poco, sarebbero diventate le luci fisse della piattaforma petrolifera dell'ADX, posizionata, per le sue ricerche in acque tunisine, appena 300 metri al di là del limite delle 13 miglia che separano le acque di competenza tra Italia e Tunisia.

Le trivelle dell'ADX entrarono in azione a metà Luglio, ma solo a metà Agosto fu confermata di fatto la presenza della piattaforma al largo di Pantelleria sul giacimento "Lambouka-1", un giacimento che si estende in direzione dell’isola fino a 6 o 7 miglia dalle sue coste.

Il fatto suscitò, come molti ricorderanno, una decisa reazione tra gli abitanti di Pantelleria, che culminò a fine Agosto in un "No Trivella Day", cui parteciparono anche alcune note personalità politiche delle istituzioni locali e regionali.

Ma quello che era sfuggito a molte di quelle stesse personalità, e di cui nessuno sull'isola era allora a conoscenza, è che proprio in quel mese di Maggio, il giorno 4 per l'esattezza, Il presidente e amministratore delegato della Shell, Marco Brun, aveva rilasciato un’intervista a Corriere Economia, l’inserto del Corriere della Sera, nella quale, informando che la sua società aveva inviato nel Canale di Sicilia una nave specializzata in ricerche petrolifere, la Atlantic Explorer, spiegava:

“I risultati della sismica tridimensionale rilevati in mare ci diranno se varrà la pena costruire il primo pozzo esplorativo per scandagliare i fondali che, secondo le nostre rilevazioni, potrebbero custodire un autentico tesoro."

Aggiungendo ancora: “Se davvero il giacimento siciliano confermerà le attese, l’Italia si confermerebbe il Paese con più idrocarburi dell’Europa continentale."

Una bella prospettiva davvero per lo Stretto di Sicilia e per quanti hanno a cuore la sua tutela ambientale, da cui possono dipendere, diciamolo chiaramente una volta per tutte, le condizioni dell'intero Mediterraneo!

Ma quello che quell'intervista mi sembra non precisasse, era che le ricerche della Atlantic Explorer, effettuate dalla Shell in joint venture con la Northern Petroleum, sarebbero state condotte in quella concessione di cui è titolare la società britannica denominata C.R147.NP.

Una concessione che, iniziando a ca. 8 miglia da Pantelleria, si estende verso nord fino al Banco omonimo. E che confina ad ovest con la concessione in acque italiane dell'ADX, sotto la quale questa società, avendo già individuato nel sottosuolo il ricco giacimento "Lambouka-1", conta nei prossimi mesi di iniziarne lo sfruttamento, succhiandone, però, il petrolio in diagonale da acque tunisine.

Ma sono pochi a rendersi conto che ciò avverrà negli stessi mesi in cui la Shell e la Northern Petroleum cercheranno di ottenere, con le prossime trivellazioni (già preannunciate da un loro comunicato del dicembre scorso), dei preziosi e concreti assaggi di quel "tesoro" in oro nero, la cui presenza è stata regolarmente confermata dalle prospezioni sismiche in 3D dell'estate scorsa, avvenute ad insaputa di tutti gli abitanti dell’isola, e senza che nessuno avesse nulla da obiettare a livello locale e regionale.

D’altronde chi e cosa potrà fermare la veloce e forsennata caccia a questo "tesoro" "dello "Stretto di Sicilia", o almeno rallentarne la corsa, e conseguentemente ridurne i rischi, in attesa che vengano istituite le famose "Area Marine Protette di Altomare" già previste dall'UNEP-MAP ?

Difficile dirlo, oggi come oggi... Ma, confidando nel Dio del Mare, speriamo che qualcuno ci sia e che qualcosa di buono davvero accada...

Leggi su "ECONOMIA SICILIA COM"  del 4 maggio 2010 dell'intervista a Marco Brun.

http://www.blogsicilia.it/blog/loro-nero-dello-stretto-di-sicilia/30446/
Notizia simile su "PANTELLERIA COM - News n° 7114" del 19/02/11 (solo su abbonamento)


Da "ECONOMIA SICILIA COM" del 10/02/11


Eolico off-shore? No grazie

1 febbraio 2011 - Il Governo regionale ha formalmente condiviso la posizione dell’assessore al Territorio e Ambiente, Gianmaria Sparma, contraria all’installazione di parchi eolici off-shore nei tratti di mare prospicienti le coste della Sicilia. “Negli ultimi mesi – spiega Sparma – abbiamo ricevuto numerose richieste di parere ambientale per impianti eolici nei mari siciliani, domande che hanno tutte ricevuto parere negativo.

Molte delle aree interessate infatti fanno parte della Rete Natura 2000, ovvero rientrano in quei siti ecologici comunitari per la protezione e la conservazione degli habitat naturali. Questo comporta per la Regione – continua l’assessore – l’obbligo alla tutela e al mantenimento di queste zone. L’installazione di parchi eolici off-shore invece, dato il loro forte impatto ambientale, comporterebbe seri rischi per l’ecosistema del Canale con pesanti conseguenze anche in altri settori strategici come la pesca, il turismo e la stessa navigazione. Parere contrario e’ giunto, infatti anche dai territori. Per questo motivo – conclude Sparma – il Presidente Lombardo e la giunta hanno condiviso questa valutazione”.

Nei prossimi giorni la deliberazione della giunta verrà quindi trasmessa al ministero delle Infrastrutture e Trasporti, a quello dell’Ambiente, al Mise e a tutte le amministrazioni competenti al rilascio di pareri, nulla osta, permessi, autorizzazioni per i progetti eolici off-shore. (ITALPRESS)

http://www.economiasicilia.com/2011/02/01/eolico-off-shore-no-grazie/
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Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
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Repetita juvant... Ancora una pagina web che riporta il comunicato della ITALPRESS del 1/02 u.s. sul "No grazie" all'eolico off-shore deliberato dalla Giunta della Regione Sicilia... Ma la delibera in questione sul sito della Regione io non sono riuscito a trovarla. Qualcuno può aiutarmi al riguardo ?


Da "YOU TUBE" - 10/02/11

Campagna ROV Canale di Sicilia 2010

di Anonimo Sole


 

http://www.youtube.com/watch?v=8Fy5l7FrkXM
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Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
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Il filmato su You Tube con una serie di immagini della Campagna di Monitoraggio e Ricerca della Biodiversità del Canale di Sicilia con il Rov, effettuata lo scorso anno dall'Ispra, responsabile il dr. Simonepietro Canese. No comment...
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Post di Carmelo Nocoloso del 10/02/11
Musica coinvolgente, ma abbiamo bisogno di accordare gli strumenti con le Istituzioni; necessita sbrogliare la matassa nel Mare Nostrum, per ottimizzare la tutela e contestuale gestione naturalistico/ambientale nel Canale di Sicilia.
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A Roberto Giacalone e Luca Gioria piace questo elemento.

 


Da "BLOG SICILIA" del 9/02/11

Contro le minacce sullo Stretto di Sicilia

Presto l’AMP di Pantelleria
secondo la proposta Caravello

di Guido Picchetti

9 febbraio 2011 - Abbiamo appena data notizia del “no” della Regione Siciliana alle fattorie eoliche off-shore. Ma se volete maggiori informazioni su quella fattoria eolica che la società “Four Wind” pensa di impiantare nello Stretto di Sicilia basta consultare la pagina web pubblicata oggi on line nelle News del quotidiano “TERRA” (vedi l'articolo che segue, ndr).

Uno dei banchi rocciosi del Canale presi in considerazione dalla “Four Wind” per le sue gigantesche pale eoliche è il Banco di Pantelleria, proprio quel vasto banco roccioso a nord dell’Isola che confina a sud con l’area marina interessata dalla concessione della Northern Petroleum, dove la società inglese, insieme alla Shell, dovrebbe nei prossimi mesi iniziare le sue trivellazioni di ricerca petrolifera.

Il bello (o il brutto, a secondo come si considerino le cose) è che sia l’area delle trivellazioni della BP che quella del Banco di Pantelleria, dove si progetta di impiantare la fattoria eolica della “Four Wind”, rientrano nella zona “C” della nuova proposta Caravello per l’istituenda “Area Marina Protetta di Pantelleria”.

Di quella proposta, cioè, che, presentata all’ultimo Congresso Nazionale della Società Italiana di Biologia Marina svoltosi a Rapallo nel Maggio scorso, è appena stata pubblicata negli Atti di quel Congresso, editi proprio la settimana scorsa.

Prendendone attenta visione, è facile comprendere come quella proposta, se prontamente realizzata, possa rappresentare l’unica soluzione valida per scongiurare entrambe le minacce che pericolosamente incombono su quell’area marina, opportunamente tutelandola dal punto di vista ambientale, a nord di Pantelleria, a vantaggio di tutto lo Stretto di Sicilia.

Ciò in attesa che le progettate SPAMI (Aree Marine Protette di Alto Mare Mediterranee) già previste dall’UNEP-MAP, una delle quali comprende appunto lo Stretto di Sicilia, possano essere istituite con l’approvazione degli Stati firmatari della Convenzione di Barcellona, impegnati a ratificarle.

http://www.blogsicilia.it/blog/presto-l%E2%80%99amp-di-pantelleria-secondo-la-proposta-caravello/30277/
stesso articolo su "PANTELLERIA COM - News n° 7096" del 15/02/11 (solo su abbonamento)


Da "TERRA NEWS" del 9/02/11

Quel parco eolico offshore ancora in altissimo mare

di Diego Carmignani

SICILIA. Sul tavolo del ministero dell’Ambiente il progetto di un mega-impianto da realizzare nel Canale di Sicilia. Contrarietà della Regione, dei pescatori e delle associazioni ambientaliste.

La compagnia siciliana a conduzione famigliare specializzata in energie rinnovabili Four Wind srl ha un sogno: creare il più grande parco eolico offshore del pianeta. Duemila gigawatt di energia elettrica ricavata dagli impianti che andrebbero piazzati nel bel mezzo del Canale di Sicilia, nella zona compresa tra i banchi di Avventura, Pantelleria e Talbot, senza che alcuna elica rotante sia visibile da qualunque costa o isola si affacci sulla distesa di mare. Più che l’estetica del panorama, desta preoccupazione la tutela di un’area marina che sarebbe ferita dai mastodontici piloni di cemento.

Circa l’ipotesi di dare via libera al voluminoso progetto si è espressa in questi giorni nuovamente in maniera contraria la Regione e dalla stessa assemblea siciliana è stata trasmessa ai ministeri competenti (Infrastrutture e Ambiente) la deliberazione attraverso cui, a fine gennaio, si è fatto divieto di costruire parchi eolici offshore nelle aree prospicienti le coste dell’isola, specie in quelle facenti parte della Rete Natura 2000, ovvero siti ecologici comunitari per la protezione e la conservazione degli habitat naturali. A capitanare questa resistenza alle tante imprese interessate è l’assessore regionale al Territorio e Ambiente, Gianmaria Sparma, che ha trovato il favore del presidente Lombardo e della sua giunta nel sottolineare «i rischi per l’ecosistema del Canale con pesanti conseguenze anche in altri settori strategici come la pesca, il turismo e la stessa navigazione».

Ad osteggiare il progetto della Four Wind sono scesi in campo sia gli ambientalisti che i pescatori siciliani: questi ultimi, per bocca dell’Agci-Agrital, organizzazione che riunisce diverse cooperative del settore, lamentano il fatto che quell’area marittima, dove si effettua tradizionalmente l’attività ittica, presenta secche che favoriscono la riproduzione della fauna: un mega-parco eolico così invadente significherebbe un danno economico, oltre che ambientale, certo e considerevole. Chiaramente a favore dell’energia eolica, a patto che non rechi danno agli ecosistemi, Greenpeace giudica in maniera critica l’operazione: «Si tratta di un’area dalla biodiversità unica, la prima in tutto il Mar Mediterraneo che dovrebbe essere trasformata in riserva marina e per la quale occorrerebbe d’urgenza un’enorme ristrutturazione, visto che la pesca selvaggia l’ha depredata – afferma Alessandro Giannì, responsabile campagne dell’associazione ambientalista -. Il progetto di un mega-impianto off-shore, così come l’ipotesi di trivellazioni petrolifere, non ha alcun senso. Esistono piattaforme e zattere galleggianti che potrebbero essere piazzate vicino alla costa, anziché piloni di cemento da posare a chilometri di profondità e un unico elettrodotto lungo più di 50 chilometri da collegare all’isola: dispersioni davvero illogiche».

Ricordiamo la recente ricerca “Biodiversità Canale di Sicilia” finanziato dal ministero dell’Ambiente e svolto da un gruppo di ricercatori dell’Ispra, che ha rilevato, nell’area marina, la presenza di formazioni e specie mai osservate nelle acque italiane: dal corallo nero alle gorgonie ai piccoli di squalo bianco. La palla passa ora al Consiglio dei ministri, dove troviamo proprio la siciliana ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo che si è già detta più d’una volta favorevole all’eolico offshore. Così come ha dato parere positivo per l’istituzione del Parco di Pantelleria. Trattandosi di questioni marittime, possiamo dunque parlare di “navigazione a vista”.

http://www.terranews.it/news/2011/02/quel-parco-eolico-offshore-ancora-altissimo-mare


Da "BLOG SICILIA" del 9/02/11

No della Regione alle Fattorie Eoliche sui banchi
dello Stretto di Sicilia

di Guido Picchetti

9 febbraio 2011 - Dopo il no di due giorni fa del Sen. D’Alì alle trivellazioni al largo di Pantelleria, con l’invito a realizzare al più presto l’Area Marina Protetta intorno all’isola, superando ogni residua perplessità strumentalmente sollevata in sede locale, un’altra buona notizia reperita anch’essa in rete, ma poco diffusa sui media locali e nazionali, è quella che vede la Regione Siciliana decisamente contraria all’installazione di parchi eolici off-shore nelle acque dello Stretto di Sicilia.

Altra minaccia ambientale sventata per il mare siciliano ? Speriamo...

Questa la notizia che risale a martedì scorso. Il Governo della Regione siciliana ha formalmente condiviso la posizione dell’Assessore regionale al Territorio e Ambiente, Gianmaria Sparma contraria all’installazione di parchi eolici off-shore nei tratti di mare prospicienti le coste della Sicilia.

“Negli ultimi mesi – ha spiegato Sparma – abbiamo ricevuto numerose richieste di parere ambientale per impianti eolici nei mari siciliani, domande che hanno tutte ricevuto parere negativo. Molte delle aree interessate infatti fanno parte della Rete Natura 2000, ovvero rientrano in quei siti ecologici comunitari per la protezione e la conservazione degli habitat naturali.”

“Questo comporta per la Regione – continua l’assessore – l’obbligo alla tutela e al mantenimento di queste zone. L’installazione di parchi eolici off-shore invece, dato il loro forte impatto ambientale, comporterebbe seri rischi per l’ecosistema del Canale con pesanti conseguenze anche in altri settori strategici come la pesca, il turismo e la stessa navigazione. Parere contrario è giunto, infatti, anche dai territori. Per questo motivo – conclude Sparma - il Presidente Lombardo e la giunta hanno condiviso questa valutazione“.

Nei prossimi giorni la deliberazione della giunta verrà quindi trasmessa al ministero delle Infrastrutture e Trasporti, a quello dell’Ambiente, al Ministero dello Sviluppo Economico, e a tutte le amministrazioni competenti nel rilascio di pareri, nulla osta, permessi, e autorizzazioni per i progetti eolici off-shore.

http://www.blogsicilia.it/blog/no-della-regione-alle-fattorie-eoliche-sui-banchi-dello-stretto-di-sicilia/30164/
Stessa notizia su "PANTELLERIA COM - News n° 7068" del 10/02/11 (solo su abbonamento)


Da "IL DEMOCRATICO" del 9/02/11

Disastro ambientale E.ON. di Porto Torres

Eco appello della scrittrice
“Premio Campiello 2010″ Michela Murgia

Sardegna al bivio: chiamare s’ Accabadora o optare per un turismo eco-sostenibile?

di Massimiliano Cordeddu

Si è unita, al coro di voci dei personaggi noti degli ECO appelli, un nome prestigioso dell’intellighenzia sarda, Michela Murgia “Premio Campiello 2010″ per il romanzo “Accabadora”. La giovane autrice sarda, famosa per il suo primo romanzo “il mondo deve sapere”, da cui è stato tratto il celebre film di Paolo Virzì “Tutta la vita davanti” con Sabrina Ferilli, Paolo Mastrandrea, Isabella Aragonese, Elio Germano e Massimo Ghini, interviene sul disastro ambientale del nord Sardegna:

“Quello che è successo nel Golfo dell’ Asinara ha un nome, si chiama “disastro ambientale”, ma il vero disastro è il “silenzio” che ha circondato questo avvenimento, sia da parte dei media, sia da parte delle istituzioni che hanno minimizzato la portata del disastro avvenuto, perchè hanno tutti paura! Hanno paura che i turisti smettano di venire, hanno paura che la gente smetta di comprare i pesci. Per questo motivo non si stanno prendendo le giuste decisioni per bonificare la zona che è stata “sporcata” dall’olio combustibile! Dopo che questo sarà stato fatto, io mi auguro il prima possibile, bisognerà che ci interroghiamo, tutti, se questo è il futuro che vogliamo per la Sardegna!”

Michela Murgia nel finale del suo ECO appello, pone un interrogativo rivolto a tutti i sardi, riguardo le scelte per il futuro della Sardegna. L’interrogativo, credo, oltre all’emergenza immediata di ripulire subito le coste violate dalla marea nera, stimola i sardi a ripensare seriamente sulle scelte e le politiche future dell’isola. Un futuro di petrolio e morte oppure un’economia basata sul turismo eco-sostenibile, unica e vera risorsa per rilanciare l’economia e l’occupazione dell’Isola? La prima è certamente una scelta sbagliata e non sostenibile, la quale anche con la crisi della Vinils, ha dimostrato tutta la sua debolezza e, rappresenta oggi, la figura femminile al centro del romanzo della Murgia, denominata “s’accabadora”. Molti di voi in questo momento, ovviamente per chi non ha letto il romanzo, si staranno domandando chi sia l’accabadora? E’ una figura femminile della tradizione sarda, testualmente è “colei che finisce”, termine con il quale si soleva indicare una donna che uccideva persone anziane in condizioni di malattia tali da portare i familiari o la stessa vittima, a richiedere questo servizio di eutanasia.

La Sardegna è sempre stata la raffineria dell’Europa e, la Saras dei Moratti a sud dell’isola, nè rappresenta l’esempio più eclatante. Vicino abitano i cittadini di Sarroch, i quali a causa dei fumi nocivi emanati dalla raffineria prospicente, sono colpiti dalle più gravi patologie e malformazioni. La vita, non solo di chi ci lavora, è dunque barattata con il lavoro! Allo stesso tempo, però, gli stessi convivono con un mare straordinario, il quale se utilizzato e rispettato, potrebbe diventare la risorsa primaria per la creazione di un turismo eco-sostenibile.

Vogliamo parlare, poi, dell’eolico e degli innumerevoli danni provocati ai paesaggi mozzafiato della Sardegna? Guardiamo un attimo la cartina dell’isola sarda; a sud la SARAS con le pale eoliche, al centro la chimica “antibrigantaggio” di Ottana, condita sempre di girandole, mentre nel nord di Berlinguer, Segni e Cossiga, troviamo il polo chimico petrolifero di Porto Torres con le sue immancabili pale. Questa nuova stagione che sta attraversando la Sardegna, almeno dagli spot in TV e sui giornali, è contrassegnata dalla “Green Economy” dell’ innovazione, della partecipazione e della cultura! La Green Economy “vera”, però, non è la chimica o il petrolio, ma un turismo eco sostenibile e, solo all’antico e fiero popolo dei guerrieri Shardana, spetta ora, la scelta tra queste due strade!

http://ildemocratico.com/2011/02/06/disastro-ambientale-e-on-di-porto-torres-eco-appello-della-scrittrice-premio-campiello-2010-michela-murgia/


Da "MARE SCIENZA IT" - 8/02/11

Oceana: Mediterraneo a rischio per
fuoriuscita idrocarburi

di Valentina Arcovio

Madrid - Molto progetti attualmente in corso mettono il Mar Mediterraneo in pericolo per la fuoriuscita di idrocarburi. A lanciare l'allarme è stata Oceana, secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo El Mundo. Diversi paesi hanno scelto di concedere nuove licenze per lo sfruttamento di minerali di idrocarburi in mare, mentre lo sviluppo delle energie pulite quali l'energia eolica offshore è molto indietro.

L'Italia ha in attivo già 66 pozzi petroliferi, concentrati soprattutto nell'Adriatico e a Sud e a Ovest della Sicilia, e intende aprirne almeno altri 24. Le zone più colpite sarebbero le isole Pantelleria, Egadi e ad Ovest della Sicilia, la costa del Mar Ionio della Calabria e della Basilicata, e la maggior parte della costa adriatica.

Decine di pozzi petroliferi sono già operanti nel Mediterraneo, soprattutto nelle acque d'Egitto, Tunisia, Libia, Malta e Croazia, dove ci sono anche piani per consentire una nuova produzione di idrocarburi. In Spagna, lo sfruttamento petrolifero è concentrato al largo della costa di Tarragona. Le concessioni di estrazione di gas naturale sono principalmente nel Golfo di Cadice. Le autorizzazioni sono state approvate al largo delle acque di Malaga, alle Asturie e alle Isole Canarie, e ci sono richieste in sospeso per la costa di Valencia, Granada e Almeria.

Il Mediterraneo è già il mare più inquinato da idrocarburi del pianeta. Si stima che ogni anno subisca versamenti tra 400.000 e 650.000 tonnellate di petrolio, di rifiuti oleosi e così via.

http://marescienza.it/index.php?option=com_content&view=article&id=65:oceana-mediterraneo-a-rischio-per-fuoriuscita-idrocarburi&catid=5:inquinamento&Itemid=6
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Commento del sottoscritto su  FB a margine dell'articolo
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E' un articolo del 6/05/10. Ma il pericoli incombenti sul Mediterraneo anche in Spagna erano già evidenti e venivano denunciati. E la situazione da allora certamente non è migliorata...


Da "BLOG SICILIA" del 7/021/1

"Si faccia subito l'Area Marina Protetta"

D’Alì: “No alle trivellazioni al largo di Pantelleria”

di Guido Picchetti

Una notizia appena diffusa in rete: “È necessario attivare le aeree protette internazionali già previste dalla convenzione di Barcellona e controllare i traffici marittimi”.

Lo ha detto il presidente della Commissione Ambiente del Senato, Antonio d’Alì, commentando le anticipazioni diffuse dai ricercatori dell’Ispra secondo i quali il Canale di Sicilia e’ un ”punto privilegiato per la biodiversità del Mediterraneo”, ma è ”a rischio a causa delle recenti ricerche per l’avvio di trivellazioni petrolifere a largo di Pantelleria”.

”Occorre quindi che il Governo italiano si attivi anche nelle opportune sedi internazionali – ha continuato d’Alì – perché vi sia una protezione ampia e globale di quel tratto di mare e dell’intero Mediterraneo. Alla luce di ciò si rende sempre più urgente l’accelerazione delle procedure per la istituzione del parco nazionale di Pantelleria e della sua area marina protetta superando ogni residua perplessità strumentalmente sollevata in sede locale”.

Sembra proprio che finalmente qualcuno cominci a svegliarsi. E non mi riferisco certo al Senatore d’Alì, che anzi ringrazio per aver inteso prima di altri la strada che occorre seguire per salvare lo Stretto di Sicilia e il Mediterraneo. Ma speriamo che il suo appello sia raccolto da chi di dovere, e non cada invece nel dimenticatoio come già più volte accaduto...

http://www.blogsicilia.it/blog/dali-%E2%80%9Cno-alle-trivellazioni-al-largo-di-pantelleria/29889/
Stessa notizia su  "PANTELLERIA COM - News n° 7061" dell'8/02/11 (solo su abbonamento)
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Comment
o su "Blog Sicilia" a margine dell'articolo
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Giuseppina Marrone scrive l' 8 febbraio 2011
Mi congratulo con l’On. Antonio d’Alì per avere mostrato grande sensibilità verso il “nostro patrimonio naturale” ! Voglio sperare che abbia il giusto supporto….. GRAZIE!


Da "BLOG SICILIA" del 7/02/11

Un sito web del Comune ? Meglio due... a Pantelleria

di Guido Picchetti

Già. Perchè i siti web ufficiali del Comune di Pantelleria sono proprio due, entrambi regolarmente raggiungibili in rete se si usano con Goggle certi termini di ricerca.

Non c'è nulla da ridere, è proprio vero. Uno è curato dall'attuale amministrazione comunale in carica dopo le ultime elezioni del Maggio 2010. L'altro invece è quello della precedente amministrazione comunale guidata da Salvatore Gabriele, poi decaduta e sostituita da quella attuale capitanata dal Sindaco Alberto Di Marzo.

Il sito dell'ex sindaco, in verità, è congelato alla data delle elezioni e non più aggiornato, ma potenza del web, a chi ci arriva via Goggle cercando determinati argomenti, tale fatto non si nota e tutto sembra attuale e niente affatto superato. Specialmente se poi certi argomenti, avviati e portati avanti dalle precedenti amministrazioni, da quella attuale non sono stati ripresi o trattati (come pure una certa correttezza istituzionale a qualunque livello richiederebbe); e pertanto, inserendo delle voci di ricerca relative a quegli argomenti, si raggiungono direttamente delle pagine web particolari da cui l'appartenenza ad una data amministrazione non traspare.

L'ho scoperto oggi, dopo aver inserito nel motore di ricerca di Goggle i seguenti termini "Area Marina Protetta di Pantelleria". Provate a farlo anche voi, e vedrete che la prima voce del nutrito elenco di pagine web che si ottiene come risultato della ricerca è proprio una pagina web del sito della precedente amministrazione, dato che sul sito della nuova amministrazione, come ho potuto poi accertare, l'argomento dell'AMP di Pantelleria non viene minimamente trattato e quindi il motore di ricerca, anche quello interno al sito, non da alcun risultato.

Quale migliore prova del disinteresse totale che l'attuale amministrazione comunale di Pantelleria ha per l'AMP dell'isola, che pure potrebbe costituire, con la valorizzazione del suo mare, un'arma di difesa efficace per ottenere l'allontanamento dalle coste di Pantelleria di certe minacce che incombono purtroppo su tutto lo Stretto di Sicilia ?

Ma veniamo alla pagina web trovata sul sito curato dalla precedente amministrazione comunale, Intitolata all'Area Marina Protetta di Pantelleria. Possiamo facilmente raggiungerla all'url http://193.254.240.169/comunepantelleria/Page/Page.aspx?Page-Id=22.

Si tratta di un documento che, per quanto poco recente, assume in questi giorni un suo interesse e una sua validità, dopo che il ministero dell'Ambiente e l'ISPRA hanno ufficialmente comunicato l'intenzione di voler arrivare al più presto alla protezione ambientale del mare di Pantelleria, realizzando, a quanto pare, insieme al Parco dell'Isola di Pantelleria, anche quell'AMP da tanti anni in lista di attesa... E pertanto vale la pena darci una scorsa.

Il documento riassume brevemente, ma in modo essenziale, quanto su questo tema dell'Area Marina Protetta di Pantelleria (prevista dalla legge Quadro sulle Aree Protette n: 334 del 6 dicembre 1991), è avvenuto sul'isola dal 1999 al Marzo 2004. Dalla nascita cioè del Comitato Pro Parco Marino, costituito in stretta collaborazione con "una serie di soggetti ed organizzazioni rappresentative dell'isola e l’adesione formale alla stessa del proprio rappresentante legale che ha ricoperto per i primi anni la carica di Presidente" (allora, ironia della sorte, Alberto Di Marzo, sindaco in carica come oggi, ndr.), fino alla riunione in Comune del 1 Marzo 2004, quando fu siglato il cosiddetto "Protocollo d'intesa per la costituzione del soggetto giuridico deputato alla futura gestione dell’ Area Marina Protetta Isola di Pantelleria, e per l’individuazione del soggetto attuatore degli studi preliminari".

Protocollo i cui firmatari nell'occasione furono la Provincia Regionale di Trapani, il Comune di Pantelleria e l’ARPA Sicilia.

Dopo d'allora niente più la cittadinanza ha avuto modo di sapere ufficialmente al riguardo. Tutto è sembrato svanire nel nulla. Il Comitato Pro Parco Marino, una Onlus regolarmente istituita e riconosciuta dalla legge, è di fatto scomparsa, tradendo l'impegno e la fiducia di quanti avevano aderito, offerto e dato il loro spontaneo contributo affinchè l'AMP di Pantelleria vedesse la luce... Una Onlus tra l'altro che, da quel che risulta, nessuno mai ha provveduto a sciogliere, sebbene è come se lo fosse...

Ma, a parte ciò, quel che è più grave è che a proposito dell'AMP null'altro risulti successivamente negli atti ufficiali riportati sul sito del Comune. Mentre il documento da me rintracciato si chiude con questa frase significativa che riporto qui testualmente:

"A tutt’oggi si è in attesa che la Direzione per la Difesa del Mare organizzi un incontro operativo per la definizione dei connotati tecnici, temporali ed economici degli studi al fine di procedere all’attuazione delle successive fasi istruttorie e di sostanziare l’assunto impegno organizzativo e finanziario per la materiale esecuzione dello studio di Fattibilità onde poter procedere alla stipula della convenzione per l’esecuzione degli stessi."

In altre parole, se non si è andati avanti nell'istituzione dell'Area Marina Protetta di Pantelleria, sarebbe a causa di un incontro che ancora si attende e che il Ministero dell'Ambiente (da cui dipende la Direzione per la Difesa del Mare) avrebbe dovuto organizzare e non l'ha fatto ! E difficile da credere, ma tutto è possibile quando non c'è una sincera volontà di raggiungere un dato obiettivo, e si bada più ai propri interessi che a quelli di una comunità ! E Regione e Provincia che dicono ?

I due siti del Comune di Pantelleria.
L'url del Comune guidato dalla precedente amministrazione (S.Gabriele):
http://193.254.240.169/comunepantelleria
L'url del Comune guidato dall'attuale amministrazione (A. Di Marzo):
http://www.comunepantelleria.it 
E quello della pagina web dell'Area Marina Protetta di Pantelleria
http://193.254.240.169/comunepantelleria/Page/Page.aspx?Page-Id=22 


http://www.blogsicilia.it/blog/un-sito-web-del-comune-meglio-due-a-pantelleria/29789/
Stessa notizia anche su "PANTELLERIA COM - News n° 7057" del 7/02/121 (solo su abbonamento)
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Post del sottoscritto del 7/02/11
Quando si dice saper sfruttare al meglio le moderne tecnologie...
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Altro post del sottoscritto del 7/02/11

L'amico Umberto Belvisi mi ha comunicato proprio poco fa che l' hosting che ospitava il sito web della precedente amministrazione comunale di Pantelleria, a seguito dell'articolo pubblicato stamane su Blog Sicilia, ha tolto quel sito dalla rete. Ne segue che la pagina relativa all'AMP di Pantelleria da me citata non è più raggiungibile. Speriamo che i responsabili dell'amministrazione comunale in carica recuperino il documento e, accertatane la validità, provvedano a ripubblicarlo sul sito ufficiale del Comune, ora unico e solo !!!


Da "ALGUER" del 5/02/11

La conferma arriva dal presidente del Parco Pier Paolo Congiatu che ammette: «Le quantità non sono ingenti ma c´è un ripetuto ritrovamento a distanza di pochi giorni»

PORTO TORRES - Violata anche l'isola dell'Asinara. L'olio combustibile che dopo l'incidente dell'11 gennaio 2011 si è riservato sulle acque del nord Sardegna, e il catrame che continua a spiaggiare su decine e decine di chilometri di costa, ha interessato anche le coste dell'Asinara. La brutta conferma arriva direttamente dal direttore dell’Area Marina Protetta dell'Asinara, Pier Paolo Congiatu, che ai microfoni del Tg3 ammette la presenza di tracce diffuse in tutta la costa».

La marea nera è arrivata in paradiso. «Le quantità non sono ingenti - rassicura il direttore - il problema è che c'è un ripetuto ritrovamento di questo materiale a distanza di pochi giorni. E quindi ogni area che viene bonificata va rivista nei giorni successivi. Abbiamo riscontrato poche tracce ma diffuse - ammette Pier Paolo Congiatu - in tutta la costa». Si tratta quindi di fare un lavoro certosino, per vedere un pò cosa si riesce a prendere.

Soli pochi giorni fa era lo stesso assessore della giunta di Porto Torres alle Politiche per l’Asinara, Francesco Porcu, ad escludere la presenza di catrame sulle coste dell'isola parco. Per tutta la giornata di venerdì scorso, infatti, l’assessore insieme al Responsabile dell’Area Marina Protetta e l’agente della Polizia Locale, Antonio Scano, avevano monitorato via terra le cale dell’isola, senza notare la presenza ingombrante dell’idrocarburo. Altri tempi, i venti e le correnti, evidentemente, iniziano a soffiare anche in direzione Asinara.
Nella foto: catrame raccolto nella giornata di venerdì 4 febbraio a Stintino

http://notizie.alguer.it/n?id=38560
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Post di Massimiliano Cordeddu del 5/02/11
Chi pagherà per tutto questo ? E' una vergogna !
 


 

Da "BLOG SICILIA" del 5/02/11

Gli scarti radioattivi. Cose “turche” e cose “sarde”

di Guido Picchetti

Una volta si diceva “Cose turche“… Ora, grazie alla preveggenza dei politici di turno, possiamo dire “Cose sarde“.

E nessuno degli isolani se l’abbia a male... Hanno tutta la nostra solidarietà, che, purtroppo, da sola, non può fare granchè...

Per capire il perché di questa nuova aggettivazione basta aver visto il notiziario regionale della TV di Stato di un paio di giorni fa. Un razzo militare abbandonato in una discarica completo di esplosivo vicino a Lanusei; sostanze radioattive (al Cesio 137) in due porta-container a Porto Vesme provenienti da Brescia; locomotive nuove perdute e ritrovate dopo trent’anni: sono solo alcuni dei fatti e misfatti che fanno da corona al “disastro ambientale di Porto Torres", di cui tanto si è parlato in queste ultime due settimane, e che, a quanto pare, è tutt’altro che risolto... E poi dici che qualcuno perde la calma !

Ma veniamo alle scorie radioattive... L’Italia, secondo quanto ci dice il sito web “Costruendo l’Indro”, sarebbe l’eldorado dei rifiuti nucleari, sbarcati attraverso i porti di Ravenna e Genova per 30 anni da mezzo mondo: Usa, Francia, Germania, Turchia, Israele, Corea del Sud, Brasile, Arabia Saudita compresa.

Basterà citare il caso del container “MSCU 252503/6″, proveniente da Israele e sbarcato qualche tempo fa dalla nave San Francisco. Uno dei container sprigionava fumo consistente. La pericolosità del carico e la sua radioattività fu accertata dai Vigili del Fuoco con misurazioni ad hoc, poi ripetute dall’ARPA di Ravenna con lo stesso risultato.

Ma che fine fanno quelle scorie? Non è un mistero. Pare che le acque marine dello Stivale siano ormai una discarica chimica e nucleare a cielo aperto. Un’approfondita indagine giornalistica e subacquea -durata due anni- ha individuato un migliaio di container affondati prevalentemente nello Jonio, Basso Adriatico e Tirreno. E proprio di recente il sostituto procuratore Massimo Mannucci, della Procura della Repubblica di Livorno, ha richiesto al Ministero di Grazia e Giustizia un finanziamento per recuperare a 120 metri di profondità un container inabissato nei pressi dell’Isola d’Elba, senza avere risposta.

E se gli altri Paesi le loro scorie radioattive le mandano qui da noi, veri esperti nello smaltirle, bravi come siamo ad affondarle senza farci notare nel mare che ci circonda su tre lati, ... noi, invece, le nostre scorie, ce le teniamo care care... Al massimo, in nome del federalismo, le mandiamo da Brescia in Sardegna, come la stessa TV di Stato nel suo notiziario regionale ha denunciato, riportando i fatti e misfatti “sardi” succitati !

Cosa è accaduto per l’esattezza ? È presto detto. Alcuni giorni fa all’ingresso dell’impianto di recupero rifiuti della “Porto Vesme srl” sono stati bloccati tre portacontainer sospetti. Prelevati numerosi campioni del carico, si è accertata la presenza di sostanze radioattive in due dei tre portacontainer, i quali trasportavano scarti di lavorazione contaminati da Cesio 137, provenienti dalle officine della società “Alfa Acciai” di Brescia. E adesso si sta cercando un luogo dove poter smaltire tali rifiuti, cosa niente affatto facile. Rifiuti ai quali frattanto nessuno si può avvicinare...

Ma com’è possibile, si chiedeva lo stesso commentatore in TV, che i container contaminati possano avere attraversato mezza Italia senza che nessuno si accorgesse della loro pericolosità? Sono proprio cose “sarde”, non c’è che dire...

Ultimissime dal “Notiziario Regionale della Sardegna” di Rai 3 di ieri sera. I container con le 55 tonnellate di sostanze contaminate verranno rispediti al mittente a Brescia! La decisione è stata presa in mattinata dal Prefetto Balsamo in un vertice svoltosi presso la Prefettura di Cagliari.

http://www.blogsicilia.it/blog/gli-scarti-radioattivi-cose-turche-e-cose-sarde/29592/
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Grazietta Caredda scrive il 5 febbraio 2011
Il nostro governo si ricorda della Sardegna quando ha bisogno di soldati da mandare a morire, quando devono fare appalti per Berlusconi e la Marcegaglia, quando devono piantare basi militari, e, come se non bastasse la radioattività delle basi, ce la portano anche con i containers. La Padania vuole solo il guadagno; a noi, i rifiuti...
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Guido Picchetti scrive il 5 febbraio 2011

Concordo con lei, ma, tanto per la verità e anche per spezzare una lancia in difesa di un sano federalismo, ricordo che quando la mia città, Napoli, si ritrovò qualche anno fa totalmente sommersa dai rifiuti, alla richiesta di aiuto rivolto alle regioni del Nord, alcune regioni di quella Padania che lei cita risposero affermativamente... Se poi non sappiamo risolvere da noi certi problemi con le amministrazioni che noi stessi ci eleggiamo, forse dovremmo recitare qualche “mea culpa”...
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Alessandro Riolo scrive il 5 febbraio 2011

@Guido Picchetti: io invece ricordo che anni prima, quando fu Milano ad avere problemi con la gestione dei rifiuti, prima che costruissero gli inceneritori, furono gli altri a dare ben più di una mano, e Milano non si ridusse mai al punto in cui sono state ridotte Napoli e Palermo. A campana fa dammi e dummi
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Luca scrive il 6 febbraio 2011

Queste sono situazioni e attività da neocolonialismo. Lo Stato colonialista, l’Italia, e il colonizzato, la Sardegna, con tutto il contorno che ci riguarda direttamente. Governi e opposizioni, regionali, fantocci; Gruppi di interesse che manovrano, anche non democraticamente, Stato che annichilisce ogni aspetto della Nazione Sarda, militarizzazione del territorio ecc. ecc.
Come dice il Sig. Picchetti dobbiamo recitare non uno ma centomila mea culpa, un milione di Pater Noster e due milioni di Ave Maria. Ma dopo le preghiere e l’autocommiserazione viene il momento dell’agire. L’unica soluzione è l’autodeterminazione. Piena indipendenza. Fincas a s’indipendentzia. iRS indipendentzia Repubrica de Sardigna.


Da "ALGUER IT" del 5/02/11

Sbugiardata la Prestigiacomo
Parole allarmanti dal sindaco di Stintino. Superano i 300 kg le quantità di catrame raccolte nelle giornate di mercoledì e giovedì tra la spiaggia della Pelosa e quella delle Tonnare.
Le foto del catrame di Stintino

di Red

STINTINO - Catrame e petrolio non finiscono di destare allarme sulle coste della Sardegna. E proprio nel giorno in cui addirittura il Ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, si permette di annunciare che l'incidente di Porto Torres è «risolto», e per di più «senza danni», arrivano i fatti e le parole del sindaco di Stintino che pesano come macigni: superano i 200 kg le quantità di catrame raccolte nella sola giornata di mercoledì tra la spiaggia della Pelosa e quella delle Tonnare. A cui si sommano altri 100 kg raccolti giovedì.

I dati sono quelli del comune costiero e la forza messa in campo dall'amministrazione ha dell'eccezionale: ogni giorno 4 operai comunali e 12 barracelli in doppio turno dedicati esclusivamente alla pulizia delle spiagge e al recupero del materiale inquinante. Un lavoro costante che va avanti dal 24 gennaio e che si è fermato soltanto a causa delle condizione meteorologiche sfavorevoli. Oggi (venerdì) gli operai saranno nuovamente al lavoro per proseguire le attività di pulizia. Con le squadre della Verde Vita in azione, ogni giorno gli uomini sulle spiagge salgono a trenta in tutto.

«Apprezziamo l'attività di E.On - afferma il primo cittadino Antonio Diana - che ha messo in campo le energie per l'attività di bonifica e la sensibilità del responsabile territoriale della multinazionale tedesca, Paolo Venerucci, che ci ha invitato a fare un sopralluogo congiunto sui luoghi dell'incidente». «Il problema lo stiamo affrontando - riprende - e ci troviamo a combatterlo praticamente da soli, abbandonati dalle istituzioni, Provincia e Regione. Siamo venuti a conoscenza del fatto che domani si riunirà la Commissione tecnica di controllo di Fiume Santo, che convoca la Provincia, e dalla quale però anche questa volta siamo stati esclusi».

«È vero che la commissione è un organismo sempre esistito - riprende il sindaco - ma adesso più di prima troviamo strano che non sia ritenga opportuno invitare al tavolo anche i comuni che, in questi giorni, sono stati maggiormente interessati dall'inquinamento. I fatti dimostrano che, in caso di incidente, i loro territori corrono lo stesso rischio degli altri». «Il vento ancora non si è calmato - conclude il sindaco di Stintino - e materiale inquinante continua ad accumularsi sulle nostre spiagge. Mi chiedo cosa si aspetti a coinvolgerci, che ci troviamo a nuotare nel catrame? Una strategia di insieme difficile da capire».

(Nelle foto di oggi, venerdì 4 febbraio: il catrame sulle coste di Stintino)

http://notizie.alguer.it/n?id=38513
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Commenti su  FB a margine dell'articolo
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Post di Guido Picchetti del 5/02/11
E per il Ministro dell'Ambiente: "Non c'è da preoccuparsi, è tutto sotto controllo... Il problema è risolto...". Alla faccia!!!
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Post di Giò Nastasi
del 5/02/11
.‎.. che tristezza !!
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Post di Letizia Pucci
del 5/02/11
Che vergogna, questi cialtroni pagati da noi che fanno solo gli affari loro...


Da "ECOBLOG" del 5/02/11

Accordo Regione Sicilia-Eni:
chiù petrolio pì tutti!!!

di Peppe Croce

Parafrasando l’ormai celebre battuta di Antonio Albanese-Cetto La Qualunque, verrebbe da chiedersi: che cosa ha intenzione di fare il governatore siciliano Raffaele Lombardo per l’ambiente nella sua regione? La risposta ve la potete dare da soli…

E di motivi per rispondere così, se leggete questo blog ce ne sarebbero a dozzine. L’ultimo è fresco fresco: la Regione Sicilia ha firmato il protocollo di intesa con Eni per il comparto industriale del petrolio e della raffinazione. Più che un protocollo è un armistizio: da almeno un anno, anche se non lo ammette e non lo comunica per diplomazia, l’Eni è furiosa con il governatore per una serie scelte politiche che ritiene (e non solo l’Eni) incomprensibili.

A parte il fatto che la Regione Sicilia non paga da anni la bolletta (milionaria) dell’acqua al dissalatore di Gela, gestito in parte dalla Raffineria di Gela SpA (cioè dall’Eni), l’ultimo screzio deriva dalla decisione di Raffaele Lombardo di bloccare i pozzi petroliferi della provincia di Ragusa.

Una notizia che, paradossalmente, non ha nulla a che fare con l’ambiente visto che il blocco è motivato da questioni paesaggistiche: a bloccare i pozzi, e alcune “opere accessorie” come le tubazioni che portano il greggio al Centro Oli Eni di Ragusa, non è stata l’Arpa ma la Soprintendenza ai Beni Culturali. Nessun accenno, quindi, alla tutela del suolo, dell’aria o delle acque.

Di contro, però, da anni Eni ha sul tavolo qualche decina di milioni di euro da investire a Gela per bonifiche e ammodernamenti che darebbero almeno un sollievo all’ambiente massacrato negli anni (dall’Eni stessa, va precisato) in città. Soldi fermi, da Palermo non arrivano le autorizzazioni.

E ora l’armistizio: un protocollo di 13 pagine firmato ieri a Palermo con il quale la Regione si impegna...

... a intraprendere ogni utile iniziativa di collaborazione e semplificazione amministrativa affinché sia attuato un clima amministrativo e politico costruttivo di collaborazione che crei le premesse per lo sviluppo economico e industriale atteso, senza trascurare gli obbiettivi di tutela e valorizzazione dei valori ambientali, storici, culturale e paesaggistici della Regione Siciliana;

mentre l’Eni si impegna a coprire il deposito a cielo aperto del velenosissimo Pet Coke che alimenta la centrale termoelettrica della raffineria di Gela (che non dovrebbe nemmeno esistere, a sentire le critiche dell’Unione Europea) e si impegna...

... ad avviare il futuro sviluppo delle nuove iniziative di ricerca e coltivazione di idrocarburi all’interno dei siti nei quali EniMed è presente già da decenni, minimizzando ulteriormente l’impatto delle proprie attività sul patrimonio ambientale, storico, culturale e paesaggistico della Regione Siciliana.

Quindi, se a Palermo parlano lo stesso italiano che si parla a San Donato Milanese, prima del protocollo l’Eni doveva smettere di trivellare, dopo il protocollo deve potenziare le attività di trivellazione. Come mai? Cosa è cambiato? Questione di soldi: la Regione non paga le bollette e l’Eni trattiene una percentuale nelle royalties (10%) da girare a Palermo.

Quindi, se la matematica non è un’opinione, più l’Eni estrae petrolio e gas naturale dal sottosuolo siciliano, prima la Regione Sicilia si toglie di mezzo il pesante debito nei confronti dell’azienda. Una soluzione qualunquemente giusta per tutti.

(Foto Flickr)

http://www.ecoblog.it/post/11989/accordo-regione-sicilia-eni-chiu-petrolio-pi-tutti?utm_source=newsletter&utm_medium=mail&utm_campaign=Newsletter:+ecoblog/it+%28ecoblog%29
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Post di Guido Picchetti del 5/02/11
Alle trivellazioni off-shore non si fa alcun accenno, ma visto l'andazzo dell'accordo con l'ENI per quanto riguarda la terraferma (si, proprio l'ENI dello spot sulla sabbia e dei misfatti in Nigeria...) , temo che anche per lo Stretto di Sicilia c'è poco da star allegri...
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Post di Giò Nastasi
del 5/02/11
:-(
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Post di Mario Di Giovanna
del 5/02/11
Quanta ipocrisia!!! Le compagnie petrolifere devono pagare le Royalty. Attualmente per le piattaforme offshore sono un misero 4% (contro il 60/90 % di tutti gli altri Paesi) con una franchigia di 300'000 barili di petrolio l'anno (anomalia tutta italiana che regala circa 30 milioni di dollari l'anno esentasse per ogni pozzo petrolifero). Ci sono piattaforme, come ad esempio la Gela 1, a soli 2 Km dalla costa, che da moltissimi anni non paga un solo euro di Royalty allo Stato. Se eliminassimo la franchigia e ponessimo le royalty al 60% ogni singola piattaforma dovrebbe dare allo Stato in 20 anni qualche miliardo di euro. (per ora pagano per tutta la Sicilia circa 400 mila euro l'anno !!!) Quindi gli regaliamo miliardi di euro, e ci consoliamo che non paghiamo la bolletta del dissalatore di Gela ??? In più si deturpa l'ambiente e ci fanno passare come concessioni ciò che è nostro di diritto (bonifiche, ammodernamenti, etc.) Oltre tutto dovremmo iniziare una nuova stagione di trivellazioni? Nel segno di una reciproca collaborazione ???!!!!Regalandogli il Petrolio ??? O Come al solito ci vogliono fare Contenti e Gabbati.


Da "PANTELLERIA COM - News n° 7046" del 4/02/11


Prestigiacomo: "Presto i parchi per Pantelleria e le Egadi"

Il ministro dell'ambiente annuncia il piano per tutelare
zone meravigliose dei nostri mari

«Stiamo lavorando per avere l'intesa della regione Siciliana per istituire il parco a Pantelleria e all'arcipelago delle Egadi». Lo ha detto il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, rispondendo ai giornalisti in merito allo studio dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), secondo il quale nel canale di Sicilia sono state trovate formazioni e specie mai osservate nei mari italiani, dal corallo nero alle gorgonie, fino ai piccoli di squalo bianco.

Lo studio - ha proseguito Prestigiacomo - ha ragione dove dice di aumentare le aree protette. Siamo in attesa del sì della Regione Sicilia".

Il Senatore Antonio D'alì : «Aspetti negativi e frammentari nell'accordo tra Eni e Regione Siciliana».

«L'accordo tra Eni e Regione Siciliana sottintende alcuni aspetti estremamente negativi. Il primo è che l'Eni voglia, con interventi parziali e già programmati, eludere i ben più rilevanti investimenti che deve alla Sicilia in ordine al ripristino e quindi al risarcimento del danno ambientale causato negli ultimi decenni. Il secondo è che la Regione nella sua ormai consolidata ambiguità voglia aprire spiragli sulla strada delle trivellazioni che il Governo nazionale ha invece sbarrato con il recente decreto legislativo in materia. Ed ancora c'è da annotare come Regione Siciliana ed Eni, per interessi di certo non di tipo collettivo, operino in maniera avulsa e frammentaria rispetto al piano energetico nazionale nonché rispetto a quello immaginato e propagandato in pompa magna, sebbene mai attuato e anzi contraddetto, dal Presidente Lombardo, creando così le premesse perché ancora una volta in Sicilia si operi per piccoli ed insufficienti interventi anziché per programmi ed obiettivi di strategia».

Così ha dichiarato il Sen. Antonio d'Alì , Presidente della Commissione Ambiente del Senato, in merito al protocollo tra Eni e Regione Siciliana che consente l'avvio di una parte degli investimenti dell'azienda in Sicilia.

«Per questo riteniamo estremamente positiva - aggiunge d'Alì - l'iniziativa del Ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, di convocare un tavolo a livello ministeriale che inquadri ed affronti in maniera organica la vicenda Eni in merito alla questioni bonifiche/danno ambientale e più in generale al rapporto ambiente/energia, inquadrandolo necessariamente nel contesto nazionale e mediterraneo in modo da neutralizzare tempestivamente ogni tentazione di piccoli ed opportunistici sotterfugi».

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=6158 (solo su abbonamento)


Da "PANTELLERIA CON - News n° 7045" del 4/02/11

Isole siciliane, santuari della biodiversità

Specie mai osservate nei mari italiani, dal corallo nero alle gorgonie, fino ai piccoli di squalo bianco. Le isole di Pantelleria, Lampedusa e Linosa rappresentano veri santuari della biodiversità, il cui ruolo per la riproduzione del grande squalo bianco, per l’alimentazione delle balenottere e per la riproduzione delle tartarughe marine è ormai riconosciuto. Sono questi in sintesi i risultati del progetto “Biodiversità Canale di Sicilia”, programma di ricerca finanziato dal ministero dell’Ambiente e svolto da un gruppo di ricercatori dell’Ispra.

Il progetto, iniziato nel 2009, individua in queste zone una ricchezza naturale inimitabile che oggi è però a rischio, visto che di recente sono state avviate trivellazioni che hanno individuato ricchi giacimenti petroliferi nella zona di Pantelleria e in altri tratti del Canale di Sicilia. L’istituzione dell’area marina protetta prevista per Pantelleria impedirebbe questo tipo di operazioni, almeno in prossimità dell’isola. Secondo la legge italiana, infatti, spiega Simone Pietro Canese dell’Ispra, “non si può effettuare nessuna attività di prospezione ed estrazione di idrocarburi a meno di 12 miglia da qualsiasi area di protezione”. Questa iniziativa andrebbe affiancata dalla creazione di aree di tutela di alto mare nel Canale di Sicilia, in modo da proteggere la biodiversità marina e garantire una barriera per tutte le attività di esplorazione e sfruttamento petrolifero. Senza istituire l’area protetta, allora, aggiunge Canese, “le piattaforme petrolifere si possono costruire anche a 500 metri di distanza dalla spiaggia”.

In particolare tra le specie individuate dal programma di ricerca che si concluderà quest’anno, troviamo: la gorgonia arancione a forma di candelabro “Elisella paraplexauroides”, quella a frusta “Viminella flagellum”, entrambe mai osservate nei mari italiani, e intere pareti rocciose ricoperte dalla piccola e rarissima gorgonia “Switia pallida”. Durante le esplorazioni sono emersi numerosi siti caratterizzati da varie specie di corallo nero, il famoso “Antipathella sub pinnata” e i più rari “Antipathes dichotoma” e “Parantipathes larix”, oltre al falso corallo nero “Savalia savaglia”.

A circa 350 metri, nei tratti più profondi del Canale di Sicilia, sono stati scoperti numerosi reef di corallo fossile costituiti per la maggior parte da “Lophelia pertusa” e “Madrepora oculata”, specie che nel passato costituivano vere e proprie barriere coralline simili a quelle che oggi si possono vedere nel Mar Rosso. Queste isole, ricorda Canese, sono “in mezzo al Canale di Sicilia, punto d’incontro tra il bacino orientale e quello occidentale dove confluiscono quindi sia le specie di origine atlantica sia quelle che risalgono dal Golfo di Suez”. Il Canale di Sicilia rappresenta perciò un “punto privilegiato per la biodiversità del Mediterraneo”.

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=6157  (solo su abbonamento)
Stesso articolo su "BUONGIORNO USTICA" del 6/02/11


Da una nota di "LAMPEDUZERO - 2011" su FB del 4/02/11

Lampeduzero in e-bike euro 7

di Gianluca Cecere

Come in tutte le cose che accadono in questo mondo, i soldi sono ciò che rende le cose fattibili e concretizzabili. La ricerca del profitto porta compagnie ed aziende allo sfruttamento dell’uomo e della terra fino all’inverosimile. Sulla terra ci sono tanti problemi: fame, carestie, guerre, malattie, ingiustizie, ed infinite altre. Noi cosa vediamo: noi occidentali siamo fortunati, viviamo in città ben servite, abbiamo l’auto, l’acqua che esce dal rubinetto, se siamo malati veniamo curati.

Ma che cosa c’è che non va allora? Quale problema abbiamo noi occidentali? Se comprare un tv da 37’ o da 40’, se comprare una macchina a benzina o ibrida (perché le elettriche... lasciamo stare) per CHE COSA? Come padre di 2 figli, mi preoccupo per tante cose, ed in questo progetto/viaggio vorrei portare all’attenzione, nel mio piccolo, tutto quello che comporta il Petrolio su di noi, i nostri figli e le nostre terre. Attenzione: questo liquido nero puzzolente comunque ci ha permesso di vivere e progredire fino ad oggi; è previsto il 2012 come anno/picco della sua produzione ed estrazione mondiale, poi ci sarà un drastico calo nei prossimi 40-50 anni.

Cosa mi dà fastidio del petrolio :

- che vengono eseguiti tanti fori nella terra per raggiungere ormai i 3000-4000m di profondità, la metà delle perforazioni va a vuoto, e questi fori vengono ormai eseguiti nelle zone dove prima non si poteva fare: cioè nelle zone protette e riserve naturali, andranno tutti lì;

- il pensiero che per muoverci (città, vacanze, viaggi) dobbiamo rovinare i nostri tesori naturali, montagne (es. scioglimento dei ghiacci) e mari (acidificazione delle acque);

- che non sono rappresentato da istituzioni che si oppongono ai big petrolieri, i quali potrebbero mettere in pericolo e rovinare il nostro Mar Mediterraneo, cominciando dallo Stretto di Sicilia;

- che nel 1912 il sig. Thomas Edison è riuscito a fare un viaggio dalla Scozia a Londra con una macchina elettrica, con tappa max. di 170 km,  e noi oggi, dopo 100 anni,  possiamo solo avere macchine che fanno... boh, l’avete capito voi ? 50 km ? 100 km ? e costano il doppio di una normale a benzina;

- che per far parlare un messaggio ecologico, per esempio un viaggio ad emissioni zero promozionale ed alternativo al petrolio, un ente deve pagare minimo tipo 50 euro al km del viaggio;

- che le batterie per queste benedette auto elettriche devono fare il giro del mondo per arrivare da te e costare 1000 euro/Kwh, cioè un costo kilometrico, ad oggi, 3-4 volte superiore ad un buon modello diesel attuale.

Cosa possiamo fare :

L’evento Lampeduzero-2011 che ho progettato è un viaggio con un mezzo ecologico, ed ho scelto come testimonial la FIAT600 d’epoca (gli ottimi motivi sono già stati spiegati tante volte, ricordo cmq il fatto che è stata lei dare il via alla motorizzazione di massa degli italiani, e che è stata lei che ha fatto la storia dell’Italia, ecc. ). Problemi economici, appunto come dicevo, stanno rallentando la preparazione, ma non solo. La consapevolezza dell’etica ecologica non è pura!

Cosa vuole dire. Ecologico significa che tutti hanno il dovere di vivere in modo ECO, ma anche che tutti devono avere la possibilità di vivere in modo ECO. La macchina elettrica pensata come lo è oggi, non è eco al 100% perché in pochissimi possono permettersela. E’ uno status-simbol di pochi. PUNTO.

Il Lampeduzero è fallito ? A gennaio pensavo forse di si. Mancanza soldi e coscienza ecologica sbiadita. Oggi penso proprio di no. Perché ? Ho trovato un modo, ad oggi, per dare il 100% di ECO a questo primo viaggio. Con la mia e-bike. La bici elettrica è un buon mezzo ecologico che ti permette di muoverti abbastanza in fretta, non costa tantissimo, è di facile manutenzione, non devi immatricolarla (altra nota dolente per auto elettriche in Italia), con buona volontà ci fai il giro d’Italia senza essere un ciclista professionista, e magari scopri che l’Italia, vista alla velocità di 25 km/h è proprio bella.

Per adesso, per questo primo viaggio, non è la 600 che porta in giro me , ma sarò io che porterò in giro la 600 :) . Se ci riesco io, anche ognuno di VOI lo può fare, dimostrando così che tutto quello che ho descritto sopra è POSSIBILE. Ben vengano i mezzi ecologici, anche le auto elettriche ma a prezzi e prestazioni umane, ben vengano le energie alternative per la mobilità elettrica, muoviamoci in modo ECO e soprattutto spegniamo questi motori inquinanti !

Difendiamo i nostri mari, le nostre montagne, andiamo a Lampedusa (isola siciliana bellissima, riserva naturale  e marina protetta), andiamo sulle Dolomiti (montagne piene di neve e di boschi intatti, patrimonio mondiale dell’umanità)... e per chi vuole sapere quando parto:

che ognuno di noi faccia qualcosa di bello nell’anniversario della nostra bellissima, amata e torturata nazione: il 150° anno dell’unità d’Italia. Tante piccole gocce fanno un oceano, e quando l’oceano si muove...

Un saluto a tutti. A presto nuove info.
Gianluca Cecere

http://www.facebook.com/notes/lampeduzero-2011/lampeduzero-in-e-bike-euro-7/183537401686666
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Commento del sottoscritto su  FB a margine della nota del 4/02/11
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Hai tutto il mio appoggio, Gianluca, con tantissimi auguri per il tuo viaggio. Un appoggio solo morale, purtroppo, e non proprio materiale... D'altronde peso troppo per la tua e-bike "Frisbee" e rallenterei la sua corsa... Ma se per caso dovessi fare una deviazione a Pantelleria, prima o dopo aver raggiunto Lampedusa, sai che c'è quel famoso caffè da prendere insieme che ci aspetta ...


Da "NOTIZIE DAI PARCHI" del 3/02/11


Pantelleria, Ministro Prestigiacomo blocca trivelle.
Subito il parco marino

Nel canale di Sicilia sono state trovate formazioni e specie mai osservate nei mari italiani, dal corallo nero alle gorgonie, fino ai piccoli di squalo bianco. Sono questi i risultati del progetto “Biodiversità Canale di Sicilia”, programma di ricerca finanziato dal ministero dell’Ambiente e svolto da un gruppo di ricercatori dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale)

Il progetto è iniziato nel 2009 e si concluderà quest’anno. A circa 350 metri, nei tratti più profondi del Canale di Sicilia, sono stati scoperti anche numerosi reef di corallo fossile costituiti per la maggior parte da Lophelia pertusa e Madrepora oculata, specie che nel passato costituivano vere e proprie barriere coralline simili a quelle che oggi si possono vedere nel Mar Rosso. Le isole di Pantelleria, Lampedusa e Linosa rappresentano inoltre veri santuari della biodiversità, il cui ruolo per la riproduzione del grande squalo bianco, per l’alimentazione delle balenottere e per la riproduzione delle tartarughe marine è ormai riconosciuto. “Queste isole – dice il responsabile del progetto Simonepietro Canese dell’Ispra – sono in mezzo al Canale di Sicilia, punto d’incontro tra il bacino orientale e quello occidentale dove confluiscono quindi sia le specie di origine atlantica sia quelle che risalgono dal Golfo di Suez”.

L’area è però a rischio, visto che di recente sono state avviate trivellazioni che hanno individuato ricchi giacimenti petroliferi nella zona di Pantelleria e in altri tratti del Canale di Sicilia. L’istituzione dell’area marina protetta prevista per Pantelleria impedirebbe questo tipo di operazioni, almeno in prossimità dell’isola. Infatti, Canese precisa che “secondo la legge italiana non si può effettuare nessuna attività di prospezione ed estrazione di idrocarburi a meno di 12 miglia da qualsiasi area di protezione”. Questa iniziativa andrebbe affiancata dalla creazione di aree di tutela di alto mare nel Canale di Sicilia.

Prestigiacomo, stiamo lavorando a Parco Pantelleria
“Stiamo lavorando per avere l’intesa della regione Siciliana per istituire il parco a Pantelleria”. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, rispondendo ai giornalisti in merito allo studio dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) secondo il quale nel canale di Sicilia sono state trovate formazioni e specie mai osservate nei mari italiani, dal corallo nero alle gorgonie, fino ai piccoli di squalo bianco. “Lo studio – ha proseguito Prestigiacomo – ha ragione dove dice di aumentare le aree protette”.

http://www.notiziedaiparchi.it/?p=2461

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Notizia simile su "ORGANIZZAZIONE LUCANA AMBIENTALISTA" del 3/02/11
Pantelleria,Ministro Prestigiacomo blocca trivelle petrolifere. Subito il parco marino [...segue]

http://www.olambientalista.it/index.php/pantelleriaministro-prestigiacomo-blocca-trivelle-petrolifere-subito-il-parco-marino/

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Commenti su  FB a margine dell'articolo
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Post di Guido Picchetti del 3/02/11

Anche su questo blog delle "Notizie dai Parchi" troviamo conferma dell'impegno del Ministro Prestigiacomo per il Parco di Pantelleria..Dobbiamo proprio crederci ? Ho molti dubbi, ma voglio sperare sia vero... Quando si passerà dalle parole ai fatti ?
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Post di Michele Tremarco del 6/02/11

Penso che sia giunto il momento di proteggere un'altra specie di comunità nel Canale di Sicilia ormai in estinzione ... Quella dei Panteschi ...
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A Luca Gioria, Anpana SubRm e Salvatore Addolorato piace questo elemento.


Da "YOUTUBE" - 3/02/11

 

Canale di Sicilia - Un video di Greenpeace

Il Canale di Sicilia è un area di altissimo valore ecologico e biologico che ancora aspetta la dovuta protezione. Proprio nel Canale vi sono aree uniche come i banchi d'alto mare, formazione vulcaniche, canyon sottomarine e una vita marina tra cetacei, pesci e invertebrati, unica al mondo.

http://www.youtube.com/watch?v=fkhBsb7dln4&feature=player_embedded
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Commenti su  FB a margine dell'articolo
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Post di Guido Picchetti del 3/02/11

Un bel video. C'è una sola inesattezza; che il limite di tempo che l'UNEP-MAP si era dato per la creazione della rete di Aree Marine Protette Mediterranee di Alto Mare, già fissato per il 2012, è stato di recente spostato, dalla stessa organizzazione delle Nazioni Unite per la tutela del Mediterraneo, al 2020... E. con il ritmo di sviluppo di oggi, nel 2020 c'è da temere che per quella data ci sarà ben più ben da proteggere..
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Da "GREEN ME" del 3/02/11

Biodiversità: i fondali del canale di Sicilia sono
un patrimonio da tutelare. E le trivellazioni?

di Verdiana Amorosi

Che le acque cristalline della Sicilia fossero preziose è cosa risaputa, ma che ci fossero addirittura formazioni e specie mai trovate nei nostri mari lo ha scoperto solo recentemente l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) grazie al programma di ricerca "Biodiversità Canale di Sicilia", iniziato nel 2009 e finanziato dal ministero dell'Ambiente.

In particolare, gli studiosi che hanno partecipato alle ricerche - e allo studio che si concluderà quest’anno – hanno trovato formazioni preziose e rarissime, soprattutto perché mai rinvenute nelle acque italiane: esemplari di corallo fossile costituiti soprattutto da Lophelia pertusa e Madrepora oculata, che in passato costituivano vere e proprie barriere coralline come quelle oggi presenti nel Mar Rosso, corallo nero, gorgonie e piccoli di squalo bianco.

Insomma, a circa 350 metri di profondità, nei tratti più profondi del Canale di Sicilia, è stato scoperto un vero e proprio tesoro, che si va ad aggiungere a quello ormai riconosciuto (sottoforma di Santuario della biodiversità) delle isole di Pantelleria, Lampedusa e Linosa.

"Queste isole - ha detto Simonepietro Canese dell'Ispra - sono in mezzo al Canale di Sicilia, punto d'incontro tra il bacino orientale e quello occidentale dove confluiscono quindi sia le specie di origine atlantica sia quelle che risalgono dal Golfo di Suez".


(nel fotogramma ripreso dal video Simonepietro Canese, responsabile del progetto)

A questo punto, la domanda sorge spontanea: e le trivellazioni<http://www.greenme.it/tag/trivellazioni> da poco avviate per sfruttare i giacimenti petroliferi nella zona di Pantelleria e in altri punti del Canale di Sicilia? L’unica risposta possibile per salvaguardare questo tesoro naturale è fermare le attività e istituire un’area protetta.

Secondo Canese, in base alla legge italiana, “non si può effettuare nessuna attività di prospezione ed estrazione di idrocarburi a meno di 12 miglia da qualsiasi area di protezione". E dal governo sembrano arrivare buone notizie: "Stiamo lavorando per avere l'intesa della regione Siciliana per istituire il parco a Pantelleria – ha detto Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente, commentando lo studio dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) che evidenzia la presenza di specie di pesci e bellezze naturali rare - "Lo studio - ha proseguito la Prestigiacomo - ha ragione dove dice di aumentare le aree protette".

http://www.greenme.it/informarsi/natura-a-biodiversita/4052-biodiversita-i-fondali-del-canale-di-sicilia-sono-un-patrimonio-da-tutelare-e-le-trivellazioni

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Notizia simile su "TECNICI IT" del 7/02/11
Sicilia: santuario della biodiversità. I ricercatori dell'Ispra hanno osservato formazioni e specie mai viste nei mari italiani
http://www.tecnici.it/sicilia-santuario-della-biodiversit-agrave-_news_x_8022.html
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Notizia simile su "Autodisciplina" del 13/02/11
A rischio il santuario della biodiversità mediterranea di Verdiana Amorosi
http://www.autodisciplina.org/a-rischio-il-santuario-della-biodiversita-mediterranea/


Da "LA NUOVA SARDEGNA" del 3/02/11

Marea nera, l'allarme fu dato con sei ore
di ritardo: ecco le foto

Il satellite smentisce la versione ufficiale: l’olio combustibile era già in mare sei ore prima che scattasse l’allarme. Alle 10,13 dell’11 gennaio, infatti, l’olio fuoriuscito dal pontile E.On aveva già formato una chiazza di quasi un chilometro quadrato nel mare del golfo dell’Asinara

di Gianni Bazzoni

SASSARI. Nel giorno in cui il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo annuncia in commissione, a Palazzo Madama, che «l'incidente di Fiume Santo è risolto» e non si può parlare «di disastro ambientale», finalmente c'è chiarezza su un punto fondamentale: la fuoriuscita del combustibile dalla tubazione nella banchina E.On risale alla mattina dell'11 gennaio. E alle 10.13 la chiazza di idrocarburi all'esterno del porto di Porto Torres era già ben visibile: lo conferma l'immagine inviata a terra dal satellite Ers 2 dell'Agenzia spaziale europea. Quindi l'allarme è scattato con sei ore di ritardo.

Dalle immagini Sar (ottenute con radar ad apertura sintetica, elaborate dal team Emergency di e.Geos - la società Telespazio/Asi che ha firmato un accordo quadro con l'Unione europea per la fornitura di immagini satellitare ad altissima risoluzione) è possibile notare la presenza della "marea nera" in mare. A quell'ora la chiazza di olio combustibile ha una una estensione di 0,97 chilometri quadrati. Considerato che il responsabile della movimentazione al pontile ha comunicato l'incidente al nostromo di porto alle 16.45 dell'11 gennaio, è facile calcolare che la scoperta dello sversamento è avvenuta con oltre sei ore di ritardo.

Un tempo rilevante, soprattutto perchè - contrariamente alle valutazioni dominanti fino a qual momento - l'olio combustibile non è rimasto confinato nel bacino portuale, ma è uscito direttamente dalla banchina (dalla parte opposta in cui poi vengono posizionate le panne galleggianti) e ha cominciato a vagare in mare aperto fino a raggiungere la costa da Porto Torres a Castelsardo e poi Santa Teresa di Gallura. E successivamente, con il mutare dei venti, verso Fiume Santo e Stintino. Una constatazione che deve portare a ridiscutere il Piano di emergenza e pretendere garanzie certe sulla sicurezza.

Le immagini del satellite, dunque, portano ad anticipare notevolmente l'orario dell'incidente che finora - come ha ricordato anche il ministro Prestigiacomo - «si supponeva avvenuto poco prima». Così, si modifica anche la quantità complessiva di combustibile uscita dalla condotta di Fiume Santo e finita in mare: abbandonato definitivamente il dato più basso (17 metri cubi), ora anche dal ministro dell'Ambiente - sulla base delle ultime verifiche effettuate - si sottolinea che «il materiale sversato è compreso tra i 50 e i 55 metri cubi (50mila litri) e al momento sarebbe quasi del tutto recuperato».

L'invito è quello di non abbassare la guardia, ma anche a ragionare in termini positivi: «Perchè Ispra sta portando a compimento la valutazione per il danno ambientale, sia a terra che in mare, e non risultano più presenti tracce di inquinamento. Le operazioni di
bonifica saranno presto completate. La Sardegna non ha bisogno di allarmi ingiustificati, si è trattato di uno sversamento non rilevante, senza danni particolari per il mare e per il paesaggio».

http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/marea-nera-lallarme-fu-dato-con-sei-ore-di-ritardo:-ecco-le-foto/3344791
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Notizia simile su "GREEN ME" del 3/02/11
Marea nera in Sardegna: per la Prestigiacomo problema archiviato, ma le immagini dei satelliti mostrano un'altra verità di Verdiana Amorosi [...segue]

http://www.olambientalista.it/index.php/pantelleriaministro-prestigiacomo-blocca-trivelle-petrolifere-subito-il-parco-marino/

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Commenti su  FB a margine dell'articolo
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Post di
Massimiliano Cordeddu del 3/02/11
Grazie ad Emergency scopriamo che il ritardo nel comunicare l'incidente è stato di ben sei ore ! Non solo, ma per quanto riguarda l'entità dello sversamento in mare passiamo dai 10 metri cubi del 12 gennaio, ai 17 metri cubi del 16 gennaio, ai 46 metri cubi del 26 gennaio, per finire (forse...) ai 50 metri cubi (02 febbraio).. E ciò nonostante dal Ministero ci dicono: "La Sardegna non ha bisogno di allarmi ingiustificati... Tranquilli, va tutto bene !"


Da "EDINAT IT" del 3/02/11
 

Stop alle trivellazioni nei mari siciliani

di LIno Bottaro 

"Biodiversità Canale di Sicilia", il progetto finanziato dal ministero dell'Ambiente e partito nel 2009 sotto la supervisione dell’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), sta portando alla luce un patrimonio naturale unico nascosto nei fondali siciliani. Nel Canale di Sicilia, a circa 350 metri di profondità, infatti, sono stati scoperti reef di corallo fossile appartenenti alle specie "Lophelia pertusa" e "Madrepora oculata". Inoltre, le acque intorno a Pantelleria, Lampedusa e Linosa sono paradisi di biodiversità che custodiscono importanti siti di riproduzione per tartarughe marine e squali bianchi. La particolare posizione geografica delle isole, infine, rende i fondali di questa zona unici, ricchi di specie sia di origine atlantica, sia provenienti dal canale di Suez. Questa oasi di biodiversità è però minacciata dalle trivellazioni petrolifere da quando sono stati individuati ricchi giacimenti intorno a Pantelleria e in altre zone del Canale. Il Ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo afferma che il Ministero si sta muovendo per delimitare un'area protetta a Pantelleria. Le trivellazioni sarebbero già proibite nel raggio di 12 miglia dalle aree marine protette (AMP) e l’istituzione di un AMP a Pantelleria, affiancata da una zona di tutela in alto mare, fermerebbe la “caccia” agli idrocarburi che sta causando la distruzione dei meravigliosi fondali siciliani.

http://www.edinat.it/index.php?option=com_content&view=article&id=74&Itemid=176&id_news=2745
Stessa notizia su "STAMPA LIBERA" del 3/02/11


Da "Il PANTECO BLOG" del 2/02/11
 

Parco di Pantelleria: si lavora per l'intesa finale

"Stiamo lavorando per avere l'intesa della Regione Sicilia per istituire il parco a Pantelleria e nell'Arcipelago delle Egadi". Stefania Prestigiacomo, ministro dell'Ambiente, commenta così i risultati del progetto 'Biodiversità Canale di Sicilia', programma di ricerca finanziato dal ministero dell'Ambiente e svolto da un gruppo di ricercatori dell'Ispra. Il Canale di Sicilia - riferisce l'Ispra -è un'area "di incredibile ricchezza naturale" che oggi è però" a rischio, visto che di recente sono state avviate trivellazioni che hanno individuato ricchi giacimenti petroliferi nella zona di Pantelleria e in altri tratti del Canale di Sicilia". Per tutelarlo, "è necessario fermare le trivellazioni e creare un'area marina protetta", segnala lo studio Ispra. L'esito del programma di ricerca Ispra sul Canale di Sicilia "certamente ha ragione laddove si dice che bisogna aumentare le aree protette - afferma Prestigiacomo conversando con i giornalisti alla Camera- tant'è che noi stiamo lavorando per avere l'intesa della Regione Sicilia per istituire il parco a Pantelleria e nell'Arcipelago delle Egadi".

http://ilpantecoblog.blogspot.com/2011/02/parco-di-pantelleria-si-lavora-per.html
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Commenti su  FB a margine dell'articolo
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Post di Guido Picchetti del 3/02/11

Ma dei lavori per l'intesa con la Regione sul Parco di Pantelleria qualcuno ne sa qualcosa ? Ribadisco i miei dubbi... Ricordo che la Regione è stata la prima a contestare nel 2007 la legge istituiva del Parco con ricorso alla Corte Costituzionale, successivamente respinto. Ma il blocco di fatto all'iter del Parco è venuto dal Comune lo scorso anno con la richiesta al Ministero di sospendere le ricerche. E allora ?


Da "ECOLOGIA GUIDONE IT" del 2/02/11

Fondali marini in Sicilia minacciati
dalle trivellazioni

di Daniela Amitrano

Dai primi dati del progetto ‘Biodiversità Canale di Sicilia’, iniziato nel 2009 e che si concluderà quest’anno, è emerso che in questi fondali troviamo alcune delle formazioni e specie mai osservate nei mari italiani, dal corallo nero alle gorgonie, fino ai piccoli di squalo bianco.

A realizzare il programma di ricerca finanziato dal ministero dell’Ambiente è un gruppo di ricercatori dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale), che hanno scoperto anche numerosi reef di corallo fossile costituiti per la maggior parte da Lophelia pertusa e Madrepora oculata, specie che nel passato formavano vere e proprie barriere coralline simili a quelle che oggi si possono vedere nel Mar Rosso.

Purtroppo, la cosa più triste di questa faccenda è che questo meraviglioso e inestimabile patrimonio, invece, di essere protetto è minacciato dalle trivellazioni avviate di recente nella zona di Pantelleria e in altri tratti del Canale di Sicilia, a seguito del ritrovamento di ricchi giacimenti petroliferi.

Inoltre, come se ciò non bastasse, la cosa più assurda e inspiegabile, è come tutto questo possa accadere, dal momento che l’istituzione dell’area marina protetta prevista per Pantelleria impedirebbe questo tipo di operazioni, almeno in prossimità dell’isola.

Al riguardo, il responsabile del progetto dell’Ispra, Simonepietro Canese, ha precisato: ‘secondo la legge italiana non si può effettuare nessuna attività di prospezione ed estrazione di idrocarburi a meno di 12 miglia da qualsiasi area di protezione’.

Nel commentare questi risultati, il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha spiegato: "Stiamo lavorando per avere l’intesa della regione Siciliana per istituire il parco a Pantelleria".

http://ecologia.guidone.it/2011/02/02/le-trivellazioni-minacciano-i-fondali-marini-della-sicilia/


Da "BLOG SICILIA" del 2/02/11

Il Mediterraneo inquinato cronico, sorveglianza
sullo Stretto di Sicilia

di Guido Picchetti

Rilevo questi dati dal sito “IPESCATORI COM“. Sono dati non recenti, che risalgono ad alcuni mesi fa, dopo l’incidente della Deepwater Horizoni nel Golfo del Messico), ma che nella loro aridità sono difficilmente contestabili e conservano intatti la loro validità.

Il Mediterraneo, un inquinato cronico, è considerato un mare ad altissimo rischio di inquinamento per idrocarburi. Già nel 2000 transitavano 370 milioni di tonnellate di petrolio greggio e derivati attraverso il nostro bacino, circa un quinto del trasporto globale. Un valore questo, dicono gli analisti, cresciuto a dismisura negli ultimi anni. Ciò che però preoccupa di più gli esperti è l’inquinamento cronico, quotidiano, quello che avviene sotto i nostri occhi.

Con 38 milligrammi di catrame disciolti in ogni metro cubo di acqua, il Mediterraneo sorpassa di gran lunga gli 0,6 mg per metro cubo del Golfo del Messico. Ciò nonostante, in quel settore dell’Atlantico ci siano ben 2304 piattaforme (tra petrolio e gas) operative, contro le 140 del sistema Mediterraneo-Mar Nero, oggi in crescita esponenziale. Insomma, il nostro è il bacino più inquinato del pianeta.

Nel Mediterraneo finiscono ogni anno più di 100 mila tonnellate di petrolio, diluite nel tempo, ma sempre tante, rispetto alle 650 tonnellate che la Deepwater Horizon ha sputato quotidianamente per svariati giorni. E da noi non c’è bisogno di alcun disastro. Collisioni, incidenti, o perfino atti terroristici incidono solo per il 20 per cento sull’inquinamento marino per idrocarburi.

Le perdite croniche avvengono piuttosto durante le operazioni di routine delle navi cisterna, come lo scarico delle acque di zavorra, o durante le operazioni scarico nei terminali (Porto Torres docet...). A cui si aggiungono le azioni criminali compiute da alcune navi che lavano, illegalmente, le cisterne dei tanker in mare aperto. Per certi capitani il risparmio di tempo e denaro per le operazioni portuali vale il rischio di essere colti in flagrante dalle autorità.

Combattere l’inquinamento con satelliti e aerei spia tuttavia oggi si può. La Guardia Costiera ha dalla sua una tecnologia sempre più sofisticata per scrutare i nostri mari: radar satellitari e perfino due laboratori volanti. Questi due ATR 42 della Guardia Costiera trasportano dei sensori per individuare e identificare unità navali, imbarcazioni e inquinanti, sia di giorno che di notte. Inoltre sull’ala montano il potente sensore SLAR, un radar che consente di visualizzare tracce di inquinamento sul monitor degli operatori.

In otto anni di ricognizioni il sistema ha sventato 59 atti criminosi. Purtroppo sembra che questi autentici aerei-spia di cui dispone la Guardia Costiera effettui ricognizioni marittime tra Tirreno ed Adriatico, in una battaglia antinquinamento senza tregua, ma senza sorvegliare specificatamente la zona più colpita che, nota come l’autostrada del Mediterraneo, è la rotta tra il Canale di Suez e lo Stretto di Gibilterra, passando per lo Stretto di Sicilia. Una coincidenza ?

Secondo gli esperti no: gli sversamenti avverrebbero infatti in acque internazionali, nel tentativo per sfuggire i controlli. Pare comunque, che almeno negli anni compresi tra il 2000 ed il 2004 siano diminuiti grazie a regolamenti più ferrei, controlli più puntuali, ed alle nuove tecnologie. Ma oggi ? Con la scoperta dei nuovi giacimenti off-shore nel Mediterraneo e il moltiplicarsi delle trivellazioni di ricerca e di sfruttamento in certe zone del Mare Nostrum, cosa accadrà ?

In orbita intorno al pianeta ci sono invece satelliti dotati di radar speciali, i SAR (radar ad apertura sintetica). Questi radar satellitari distinguono i rilievi sulla superficie del mare, che cambiano in presenza di idrocarburi. Secondo Guido Ferraro, esperto di telerilevamento del Centro Comune di Ricerca di Ispra (JRC), tra il 1999 ed il 2004 le immagini satellitari evidenziarono 9300 sversamenti avvenuti nel Mediterraneo. E negli anni successivi ? Non lo sappiamo...

E, mentre l’ISPRA prosegue le sue ricerche di organismi rari nello Stretto di Sicilia per convalidarne la sua preziosa biodiversità (che nessuno mette in dubbio...), perchè non si comunicano anche i dati aggiornati relativi agli sversamenti nello Stretto di Sicilia, non limitandoli però, d’intesa con la Tunisia, alle sole acque territoriali italiane? Ciò nell’interesse indubbiamente comune dei due Stati di sorvegliare e tutelare questo vitale braccio di mare del Mediterraneo compreso tra Capo Bon e le coste siciliane. Questa sì che sarebbe un azione meritevole, ancor più delle Aree Marine Protette d’alto mare previste dall’UNEP-MAP, cui pure occorre mirare, ma che in assenza di controlli effettivi ed efficaci resterebbero solo delle scritte sull’acqua...

http://www.blogsicilia.it/blog/il-mediterraneo-inquinato-cronico-sorveglianza-sullo-stretto-di-sicilia/29172/
Stessa notizia su "PANTELLERIA COM - News n° 7044" del 4/02/11


Da "POLITICA AMBIENTE IT" del 2/02/11

Corallo nero, gorgonie e squali bianchi
nel Canale di Sicilia

di Adam

Nel canale di Sicilia sono state trovate formazioni e specie mai osservate nei mari italiani, dal corallo nero alle gorgonie, fino ai piccoli di squalo bianco. Sono questi i risultati di un programma di ricerca finanziato dal ministero dell’Ambiente e svolto da un gruppo di ricercatori dell’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale).

Il progetto è cominciato nel 2009 e si concluderà quest’anno. A circa 350 metri, nei tratti più profondi del Canale di Sicilia, sono stati scoperti anche numerosi banchi di corallo fossile costituiti per la maggior parte da Lophelia pertusa e Madrepora oculata, specie che nel passato costituivano vere e proprie barriere coralline simili a quelle che oggi si possono vedere nel Mar Rosso.

 L’area è però a rischio, visto che di recente sono state avviate trivellazioni che hanno individuato ricchi giacimenti petroliferi nella zona di Pantelleria e in altri tratti del Canale di Sicilia. L’istituzione dell’area marina protetta prevista per Pantelleria impedirebbe questo tipo di operazioni, almeno in prossimità dell’isola.

Infatti, Simonepietro Canese, dell’Ispra, precisa che “secondo la legge italiana non si può effettuare nessuna attività di prospezione ed estrazione di idrocarburi a meno di 12 miglia da qualsiasi area di protezione”. Le isole di Pantelleria, Lampedusa e Linosa rappresentano infatti veri santuari della biodiversità, il cui ruolo per la riproduzione del grande squalo bianco, per l’alimentazione delle balenottere e per la riproduzione delle tartarughe marine è ormai riconosciuto.

“Queste isole – dice il responsabile del progetto Simonepietro Canese dell’Ispra – sono in mezzo al Canale di Sicilia, punto d’incontro tra il bacino orientale e quello occidentale dove confluiscono quindi sia le specie di origine atlantica sia quelle che risalgono dal Golfo di Suez”.

http://www.politicambiente.it/2011/02/notizie-in-breve-dallitalia-febbraio-2011/
 


Da "LA REPUBBLICA IT - TV" del 2/02/11
 

Una marea nera minaccia la Sardegna
 

Migliaia di litri di idrocarburi che da un oleodotto finiscono in mare, per poi estendersi per 18 chilometri lungo le coste del nord della Sardegna, da Porto Torres a Santa Teresa di Gallura.

http://tv.repubblica.it/cronaca/una-marea-nera-minaccia-la-sardegna/61162?video&pagefrom=1


Dalle bacheche su FB del del 2/02/11
 

Due note dell'Ansa
sull'incidente di Porto Torres



Post di Marco P. Mura del gruppo "Disastro ambientale a Porto Torres e Platamona: vogliamo risposte!" delle 18.10

Questa e' l'Ansa uscita dopo l'audizione del ministro Prestigiacomo alla 13 commissione ambiente Senato...

AMBIENTE: P.TORRES; PRESTIGIACOMO, AVVISO 6 ORE DOPO INCIDENTE IMMAGINI SATELLITE SEGNALANO ALLE 10 DI MATTINA CHIAZZA SCURA

ROMA, 2 FEB - '' Il ministero è venuto a conoscenza dell' esistenza di immagini satellitari da cui si evincerebbe che già alle 10,13 dell' 11 gennaio era chiaramente visibile una vasta chiazza scura in prossimità del pontile''. Lo dice il ministro dell' Ambiente Stefania Prestigiacomo, nel corso di una informativa in commissione Ambiente al Senato, a proposito dello sversamento in mare di olio combustibile a Porto Torres. Rispetto alla tempistica precedentemente nota, Prestigiacomo ricorda come ''lo sversamento del combustibile sia stato comunicato dal responsabile della movimentazione al Nostromo del porto alle 16,45 dell' 11 gennaio''. L' incidente, osserva il ministro, ''si supponeva avvenuto poco prima''. Questo dato - afferma - ''porterebbe ad anticipare notevolmente l'ora dell' incidente''. Dalle ultime verifiche risulta che il materiale sversato è compreso tra i 50 e i 55 metri cubi (50.000 litri) e al momento sarebbe quasi del tutto recuperato. (ANSA).

http://www.facebook.com/home.php?%20sk=group_122643237806529&view=doc&id=127192437351609    

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Post di Massimiliano Cordeddu del "Gruppo d'intervento disastro ambientale Porto Torres (SS)" delle 18.12

Prestigiacomo: ''Credo che la Sardegna non abbia bisogno di ingiustificati allarmi''.

AMBIENTE: P. TORRES; PRESTIGIACOMO, INCIDENTE RISOLTO. ISPRA VALUTA DANNO; NON SI PUO' PARLARE DI DISASTRO AMBIENTALE

ROMA, 2 FEB - L'incidente ad oggi ''si può dire sostanzialmente risolto senza che, allo stato delle conoscenze,si possa parlare di disastro ambientale''. Così il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo parla - in una informativa in commissione Ambiente a Palazzo Madama - della situazione conseguente allo sversamento in mare di idrocarburi a Porto Torres in Sardegna, che dovrebbe preludere al rientro della richiesta di stato di emergenza. Secondo Prestigiacomo dalle verifiche dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) ''non risultano più presenti sui litorali ispezionabili da terra, grumi di olio combustibile solidificato''. Inoltre, precisa il ministro, è in corso da parte dell'Ispra ''una valutazione del danno ambientale''. Anche in mare, dice Prestigiacomo richiamando ''pattugliamenti navali e aerei'', non sono ''più presenti tracce di inquinamento''. E hanno avuto ''esito negativo'' i controlli effettuati sugli attrezzi di pesca e sul pescato locale. Sulla terraferma proseguono le attività di recupero del materiale, la pulizia degli arenili, e delle scogliere che sarà ''ultimata in breve'' e ''prima della bella stagione''. Oggi, conclude Prestigiacomo, ''credo che la Sardegna non abbia bisogno di ingiustificati allarmi'' anche perchè si è trattato di ''un piccolo sversamento senza conseguenze per il mare e il paesaggio''. (ANSA).

http://www.facebook.com/home.php?sk=group_168421786535570&notif_t=group_activity


Da "ECOLOGIAE COM" del 2/02/11

Biodiversità Canale di Sicilia, Pantelleria, Lampedusa e Linosa
vanno protette dalle trivellazioni

Piccoli di squalo bianco, corallo nero, gorgonie... Sono solo alcuni dei tesori di biodiversità racchiusi in uno scrigno tutto italiano, le isole di Pantelleria, Lampedusa e Linosa. Gli esperti concordano nell’attribuire al tratto di mare che le lambisce un ruolo fondamentale per la riproduzione dello squalo bianco, delle tartarughe marine e per il sostentamento alimentare delle balenottere.

A riconoscere il valore incommensurabile del patrimonio di fauna e flora marina delle acque siciliane un programma di ricerca, Biodiversità Canale di Sicilia, finanziato dal Ministero dell’Ambiente e che ha visto impegnata l’ISPRA.

I ricercatori coinvolti dal 2009 nelle rilevazioni hanno scoperto una ricchezza naturale in queste aree tanto preziosa quanto a rischio.

A mettere in pericolo la salute del Canale le trivellazioni per l’oro nero, ancora una volta sul banco degli imputati, accusate di crimini ambientali non rimborsabili. La bellezza, già oggi deturpata e violentata dalle trivelle dei fondali marini, se non si arrestasse la folle corsa ai combustibili fossili, si eclisserebbe negli abissi, cedendo il posto a catrame, nero come la morte di cui si macchia.

Nella zona di Pantelleria ed in altri tratti del Canale di Sicilia sono state avviate, di recente, trivellazioni che hanno sondato la presenza di ricchi giacimenti petroliferi. Ci spiega Simone Pietro Canese dell’ISPRA che, secondo quanto stabilisce la legge italiana, non si può effettuare nessuna attività di prospezione ed estrazione di idrocarburi a meno di 12 miglia da qualsiasi area di protezione.

Il Ministero dell’Ambiente, che pure ha finanziato questo progetto, si muoverà nella giusta direzione per garantire la tutela del patrimonio di biodiversità di queste aree, ora che l’ISPRA ne ha accertato il valore immenso? E’ giunto il momento di creare aree di tutela di alto mare nel Canale di Sicilia, mettendo un freno alle attività di esplorazione e sfruttamento petrolifero. Ci chiediamo dove siano tutti quei politici siciliani che organizzano campagne di terrorismo mediatico contro una pala eolica ed ignorano le trivelle che stanno perforando a morte il loro mare. Eppure la crociata contro le esplorazioni petrolifere avrebbe bisogno della loro foga ideologica, dal momento che, come ci fa notare lo stesso Canese, senza istituire l’area protetta, le piattaforme petrolifere si possono costruire anche a 500 metri di distanza dalla spiaggia.

http://www.ecologiae.com/biodiversita-isole-canale-sicilia-trivellazioni/33547/
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Commenti su  FB a margine dell'articolo
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Post di Guido Picchetti del 2/02/11

Ancora un pezzo frutto del comunicato di ieri dell'ISPRA. Ma spero che chi di dovere legga con attenzione la sua parte finale indirizzata ai politici siciliani che (testuali) "ignorano le trivelle che stanno perforando a morte il loro mare"...
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Post di Carmelo Nicoloso del 3/02/11

Ma che bravi che sono questi signori dell'ISPRA... Quanto e' facile recuperare materiale relativo all'immenso patrimonio di Biovarieta' presente nel Mare Nostrum ed in particolare nel Canale di Sicilia ! Quello che e' arduo e' la TUTELA e la contestuale GESTIONE, in quanto la BUROCRAZIA e le LUNGAGGINI degli Enti Istituzionali preposti in materia sono un vero DISASTRO...
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A Roberto Giacalone, Luca Gioria e Salvatore Addolorato piace questo elemento.


Da "ALTERNATIVA SOSTENIBILE" del 2/02/11

Eccezionale biodiversità nel Canale di Sicilia

Sono stati pubblicati i risultati del progetto "Biodiversità Canale di Sicilia", il programma di ricerca finanziato dal Ministero dell'Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare e svolto da un gruppo di ricercatori dell'ISPRA, per investigare il patrimonio di biodiversità presente in quest'area.

I risultati sono straordinari. In questo lembo di mare sono presenti specie mai osservate nei mari italiani, dal corallo nero alle gorgonie, fino ai piccoli di squalo bianco. Tra le specie individuate la bellissima gorgonia arancione a forma di candelabro "Elisella paraplexauroides", quella a frusta "Viminella flagellum", e rarissima gorgonia "Switia pallida".

Durante le esplorazioni sono stati scoperti anche numerosi siti caratterizzati da varie specie di corallo nero, il famoso "Antipathella subpinnata" e i più rari "Antipathes dichotoma" e "Parantipathes larix", oltre al falso corallo nero "Savalia savaglia".

Nei tratti più profondi del Canale di Sicilia, a circa 350 metri di profondità, si trovano numerosi reef di corallo fossile costituiti per la maggior parte da "Lophelia pertusa" e "Madrepora oculata", le stesse specie che in passato costituivano vere e proprie barriere coralline simili a quelle che oggi si possono vedere nel Mar Rosso.

Le isole di Pantelleria, Lampedusa e Linosa, situate nel centro del Canale di Sicilia, si sono confermate essere veri e propri santuari della biodiversità oltre a luoghi fondamentali per la riproduzione del grande squalo bianco, per l'alimentazione delle balenottere e per la riproduzione delle tartarughe marine.

Purtroppo però questo paradiso è in pericolo. Di recente, infatti, sono stati individuati ricchi giacimenti petroliferi nella zona di Pantelleria e in altri tratti del Canale di Sicilia. Diventa quindi imprescindibile e urgente la creazione di un'area marina protetta a tutela di questo insostituibile patrimonio.

http://www.alternativasostenibile.it/articolo/eccezionale-biodiversita-nel-canale-di-sicilia-0202.html
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Notizia simile su "OBIETTIVO ADRIANO" del 1/02/11
Le trivellazioni stanno mettendo a rischio l'inestimabile biodiversità del canale di Sicilia. Richiesta l'istituzione di un'area marina protetta  [...segue]

http://obbiettivo-adrano.blogspot.com/2011/02/le-trivellazioni-stanno-mettendo.html
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Notizia simile su "AREZZO WEB" del 1/02/11
Pantelleria, Lampedusa e Linosa sono dei santuari della biodiversità [...segue]
http://www.arezzoweb.it/notizie/speciale.asp?idnotizia=52361

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Notizia simile su "IL GIORNALE DI SIRACUSA" del 2/02/11
Fermare le trivellazioni e creare un'area marina protetta
Pantelleria, Lampedusa e Linosa sono dei santuari della biodiversità da tutelare
[...segue]

http://www.giornaledisiracusa.it/component/content/article/20307.html

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Notizia simile su "TEMPOSTRETTO" del 2/02/11
Nel Canale di Sicilia un patrimonio inimitabile di biodiversità. L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale: «Per tutelarlo, è necessario fermare le trivellazioni e creare un’area marina protetta» [...segue]
http://www.tempostretto.it/8/index.php?location=articolo&id_articolo=48027
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Notizia simile su "SICILIA MAGAZINE" del 2/02/11
Fondali marini siciliani messi a rischio dalle trivellazioni di Salvatore Rocca [...segue]
http://www.siciliamagazine.com/news/sicilia/fondali-marini-siciliani-messi-a-rischio-dalle-trivellazioni.html
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Notizia simile su "JACKTEK IT" del 4/02/11
Nel Canale di Sicilia un patrimonio inimitabile di biodiversità di Alice Ajmar [...segue]
http://www.jacktech.it/news/blog/blog-lifestyle/musica-web-radio-green/specie-a-rischio-nel-canale-di-sicilia-un-patrimonio-inimitabile-di-biodiversita


Dalla mia bacheca su FB del 2/02/11

La "sfacciataggine" dell'ENI

di Guido Picchetti

L'ENI continua imperterrita la sua pubblicità sulla sabbia sulle TV di Stato... E il video di Atomearthman su YouTube che smentisce il suo "modus operandi" in tanti Paesi dl 3° mondo che non fa proprio onore all'Italia? Lo riproponiamo... Quando si è un pò sordi, meglio ripetere le cose...


http://www.facebook.com/home.php?sk=group_168421786535570&id=173652299345852
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Commenti su FB a margine dell'articolo
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Post di Giò Nastasi del 2/02/10

Caro Guido è così anche per altro..vedi la pubblicità della Plasmon, Mulino Bianco ecc. ecc. Ti potrei fare un elenco infinitooooo!!!... Si chiama pubblicità ingannevole... Quanta ce n'è...!!!
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Post di Guido Picchetti del 2/02/10

Beh, denunciamola, finchè abbiamo fiato e finchè qualcuno non ci smentisce...
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Post di Giò Nastasi del 2/02/10 ‎

... Otto anni di denunce hanno portato a poco, ma quel poco non è come fosse NIENTE... E' come la goccia che... !!! Certo che continuiamo... Anche se il mio fiato ultimamente scarseggia un pò !!!


Da "ANSA IT" del 1/02/11

Marea nera: 91 mila richieste indennizzi
Bp stanzia 20 miliardi dollari per compensare privati dai danni

WASHINGTON, 1 FEB - Il fondo creato dalla Bp per rimborsare le vittime della marea nera ha ricevuto finora 91 mila richieste di risarcimento ma un accordo finale e' stato raggiunto finora con uno solo dei danneggiati. Il fondo era stato creato dalla Bp con uno stanziamento di venti miliardi di dollari per compensare i privati e le compagnie che avevano subito danni dalla marea nera che aveva inquinato il Golfo del Messico a causa dell'incendio di una piattaforma petrolifera nello scorso aprile.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2011/02/01/visualizza_new.html_1613397521.html


Da "ADKRONOS" del 1/02/11

E' necessario fermare le trivellazioni
e creare un'area marina protetta

Pantelleria, Lampedusa e Linosa sono dei santuari della biodiversità da tutelare. Le isole del Canale di Sicilia sono al centro di un programma di ricerca dell'Ispra, finanziato dal Ministero dell'Ambiente.

Roma, 1 feb. - (Adnkronos) - Specie mai osservate nei mari italiani, dal corallo nero alle gorgonie, fino ai piccoli di squalo bianco. Le isole di Pantelleria, Lampedusa e Linosa rappresentano veri santuari della biodiversità, il cui ruolo per la riproduzione del grande squalo bianco, per l'alimentazione delle balenottere e per la riproduzione delle tartarughe marine è ormai riconosciuto. Sono questi in sintesi i risultati del progetto 'Biodiversità Canale di Sicilia', programma di ricerca finanziato dal Ministero dell'Ambiente e svolto da un gruppo di ricercatori dell'Ispra. (VIDEO)

Il progetto, iniziato nel 2009, individua in queste zone una ricchezza naturale inimitabile che oggi è però a rischio, visto che di recente sono state avviate trivellazioni che hanno individuato ricchi giacimenti petroliferi nella zona di Pantelleria e in altri tratti del Canale di Sicilia. L'istituzione dell'area marina protetta prevista per Pantelleria impedirebbe questo tipo di operazioni, almeno in prossimità dell'isola. Secondo la legge italiana, infatti, spiega Simone Pietro Canese dell'Ispra, ''non si può effettuare nessuna attività di prospezione ed estrazione di idrocarburi a meno di 12 miglia da qualsiasi area di protezione''.

Questa iniziativa andrebbe affiancata dalla creazione di aree di tutela di alto mare nel Canale di Sicilia, in modo da proteggere la Biodiversità marina e garantire una barriera per tutte le attività di esplorazione e sfruttamento petrolifero. Senza istituire l'area protetta, allora, aggiunge Canese, ''le piattaforme petrolifere si possono costruire anche a 500 metri di distanza dalla spiaggia''.

http://www.adnkronos.com/IGN/Sostenibilita/Risorse/Le-isole-del-Canale-di-Sicilia-santuari-della-biodiversita-da-tutelare_311621448106.html
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Commento su FB a margine dell'articolo
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Post di Guido Picchetti  del 1/02/11

Ma è proprio vero? E' da non credere... E sapete a cosa sto pensando ? A che non ci capisco più niente. Improvvisamente con il 1 Febbraio tutto cambia e quello che non sembrava possibile ieri sembra diventare cosa fatta. Lo Stretto di Sicilia, e le isole del Canale (Lampedusa e Pantelleria in testa) sarebbero salve e tutte le preoccupazioni scomparse... Ma voi ci credete ? Io no... Sarebbe troppo bello...
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Post di Giò Nastasi del 1/02/11

‎...sono alquanto PERPLESSA...!!! Ma credo nei MIRACOLI...!!!
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Post di Mimmi Panzarella del 2/02/11

A cosa si riferisce?
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Post di Guido Picchetti del 3/02/11

Mi riferisco al fatto che il ministro Prestigiacomo in uno dei suoi interventi avrebbe dichiarato: «Stiamo lavorando per avere l'intesa della regione Siciliana per istituire il parco a Pantelleria e all'arcipelago delle Egadi». Mentre a me ...risulta che il Parco Nazionale delle Egadi sia già stato istituito da tempo ed è in funzione, a differenza di quello di Pantelleria, il cui iter istitutivo è stato bloccato dalla precedente amministrazione comunale pantesca nel marzo 2010. E ciò nonostante fosse previsto da una legge del 2007, contro la quale la Regione Sicilia aveva presentato ricorso per incostituzionalità, respinto un anno dopo dalla Corte Costituzionale... E allora ? Possibile che non si possa sapere niente di quanto accadendo tra Ministero, Regione, Provincia e Comune a proposito dell'AMP di Pantelleria, che del Parco dell'isola è certamente elemento essenziale ?
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A Giò Nastasi, Andrea Pavia e Giuseppina Poma piace questo elemento.


Da "IL GIORNALE" del 1/02/11

Prestigiacomo: "Presto i parchi per Pantelleria e Egadi"
Il ministro per l'Ambiente annuncia il piano per tutelare zone meravigliose dei nostri mari. "Siamo in attesa del sì della Regione Sicilia"

«Stiamo lavorando per avere l'intesa della regione Siciliana per istituire il parco a Pantelleria e all'arcipelago delle Egadi».

Lo ha detto il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, rispondendo ai giornalisti in merito allo studio dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), secondo il quale nel canale di Sicilia sono state trovate formazioni e specie mai osservate nei mari italiani, dal corallo nero alle gorgonie, fino ai piccoli di squalo bianco.

«Lo studio - ha proseguito Prestigiacomo - ha ragione dove dice di aumentare le aree protette».

http://www.ilgiornale.it/interni/prestigiacomo_presto_parchi_pantelleria_e_egadi/cronaca-attualit-prestigiacomo_parchi_pantelleria_egadi/01-02-2011/articolo-id=503237-page=0-comments=1
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Commento del sottoscritto a margine dell'articolo
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Post di Guido Picchetti del 1/02/11

E qui viene fuori l'inghippo! Siamo in attesa del si della Regione Sicilia, dice il ministro. Ma per Pantelleria non c'era già la legge che istituiva il Parco Nazionale, seguita dal ricorso della Regione alla Corte costituzionale, poi rigettato dalla stessa ?
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Post di Sandro Casano del 2/02/11
Un dubbio ci assale...


Da "VILLAGGIO SOSTENIBILE" del 1 Febbraio 2011

Gli studi dell'Ispra

A rischio la biodiversità del Canale di Sicilia

Presente un patrimonio inimitabile e per tutelarlo è necessario fermare le trivellazioni. Le isole di Pantelleria, Lampedusa e Linosa rappresentano un santuario ormai riconosciuto per la riproduzione del grande squalo bianco e delle tartarughe, per l'alimentazione delle balenottere.

Specie mai osservate nei mari italiani, dal corallo nero alle gorgonie, fino ai piccoli di squalo bianco. Sono i risultati del progetto «Biodiversità Canale di Sicilia», programma di ricerca finanziato dal ministero dell'Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare e svolto da un gruppo di ricercatori dell'Ispra.

Il progetto è iniziato nel 2009 e si concluderà quest'anno: tra le specie individuate, la bellissima gorgonia arancione a forma di candelabro "Elisella paraplexauroides", quella a frusta "Viminella flagellum", entrambe mai osservate nei mari italiani, e intere pareti rocciose ricoperte dalla piccola e rarissima gorgonia "Switia pallida".

Durante le esplorazioni sono emersi numerosi siti caratterizzati da varie specie di corallo nero, il famoso "Antipathella subpinnata" e i più rari "Antipathes dichotoma" e "Parantipathes larix", oltre al falso corallo nero "Savalia savaglia". A circa 350 metri, nei tratti più profondi del Canale di Sicilia, sono stati scoperti numerosi reef di corallo fossile costituiti per la maggior parte da "Lophelia pertusa" e "Madrepora oculata", specie che nel passato costituivano vere e proprie barriere coralline simili a quelle che oggi si possono vedere nel Mar Rosso.

Le isole di Pantelleria, Lampedusa e Linosa rappresentano veri santuari della biodiversità, il cui ruolo per la riproduzione del grande squalo bianco, per l'alimentazione delle balenottere e per la riproduzione delle tartarughe marine è ormai riconosciuto.

Queste isole, come ricorda il responsabile del progetto Simonepietro Canese, dell'Ispra, sono «in mezzo al Canale di Sicilia, punto d'incontro tra il bacino orientale e quello occidentale dove confluiscono quindi sia le specie di origine atlantica sia quelle che risalgono dal Golfo di Suez». Il canale di Sicilia rappresenta perciò un «punto privilegiato per la biodiversità del Mediterraneo».

Un'area di incredibile ricchezza naturale, quindi, che oggi è però a rischio, visto che di recente sono state avviate trivellazioni che hanno individuato ricchi giacimenti petroliferi nella zona di Pantelleria e in altri tratti del Canale di Sicilia. L'istituzione dell'area marina protetta prevista per Pantelleria impedirebbe questo tipo di operazioni, almeno in prossimità dell'isola. Infatti, Canese precisa che «secondo la legge italiana non si può effettuare nessuna attività di prospezione ed estrazione di idrocarburi a meno di 12 miglia da qualsiasi area di protezione». Questa iniziativa andrebbe affiancata dalla creazione di aree di tutela di alto mare nel Canale di Sicilia, in modo da proteggere la Biodiversità marina e garantire una barriera per tutte le attività di esplorazione e sfruttamento petrolifero.

Nell'ambito del progetto sono stati utilizzati strumenti ad alta tecnologia, come il robot sottomarino (Rov) che ha permesso di esplorare l'ambiente fino a 500 metri di profondità e di catturare immagini in alta definizione di pesci e coralli mai osservati prima nel loro ambiente naturale. Sono stati poi adoperati trasmettitori satellitari e acustici per studiare gli spostamenti e le migrazioni di mante, cernie e dentici.
(Fonte Ispra)

http://www.vglobale.it/index.php?option=com_content&view=article&id=12738%3Aa-rischio-la-biodiversita-del-canale-di-sicilia&catid=5%3Aultime&Itemid=121&lang=it
Stesso articolo su "MONDO AGRICOLTURA" del 1/02/11
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Commento del sottoscritto a margine dell'articolo
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Un altro bell'articolo sull'iniziativa dell'ISPRA per la tutela del mare dello Stretto di Sicilia e della sua biodiversità. E sull'AMP di Pantelleria ancora in fieri...


Da "BLOG SICILIA" del 1/02/11

La realtà del disastro ambientale in Sardegna

di Guido Picchetti

Ultimo documento visivo sul “disastro ambientale” sulle coste sarde. È stato appena postato sul sito su FB del “Gruppo d’intervento disastro ambientale Porto Torres (SS)” da Massimiliano Curdeddu, che così ci presenta le 75 foto dell’album fotografico realizzato da Pier Mauro Marras:

"Queste foto sono state fornite dal nostro amico Gigi di Santa Teresa Gallura che ringrazio infinitamente. Pregherei tutti quelli che vorranno copiarle di farne buon uso per diffondere quello che qui si sta cercando di insabbiare agli occhi del mondo."

Ed è quello che facciamo ben volentieri, con tanta sofferenza per l’accaduto, ma non senza qualche ulteriore considerazione.

Alle gravi conseguenze visibili a occhio nudo sarà impossibile che l’uomo potrà rimediare in tempi brevi, data la tipica natura rocciosa della costa, e occorrerà attendere che la natura e il moto ondoso del mare facciano la loro parte, ripulendo le rocce dal nero manto oleoso...

Ma, è doveroso pensarlo, ancora più gravi saranno le conseguenze sui fondali, dove si sono sicuramente depositate quantità notevoli di sostanza inquinante, favorite dal peso specifico tipico del prodotto, che tende per sua natura ad affondare e ad addensarsi sul fondo, con danni alla fauna e flora sottomarina impossibili oggi come oggi da valutare in tutta la loro gravità.

E infine precisiamo che non è un messaggio allarmistico quello che qui diamo grazie alle foto di Puer Mauro Marras, ma intende esser solo un monito per l’avvenire.

Nella speranza che simili incidenti possano esser evitati, o quanto meno affrontati con maggiore consapevolezza e con opportune iniziative di controllo e di prevenzione per la salvezza delle nostre coste e del nostro mare da cui tutti, direttamente o indirettamente dipendiamo.

Foto di Pier Mauro Marras

http://www.blogsicilia.it/blog/la-realta-del-disastro-ambientale-in-sardegna/28989/
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Commento del sottoscritto a margine dell'articolo
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E questo sono le conseguenze di possibili incidenti che l'iniziativa dell'ISPRA potrebbe scongiurare per le coste siciliane se arriverà in porto, come tutti speriamo, prima che tutte le trivelle previste nello Stretto di Sicilia vadano a regime... Ce n'è abbastanza da far accapponare la pelle...


Da "ISPRAMBIENTE" del 1/02/11

Nel Canale di Sicilia un patrimonio inimitabile di biodiversità
Per tutelarlo, è necessario fermare le trivellazioni e creare un’area marina protetta

Specie mai osservate nei mari italiani, dal corallo nero alle gorgonie, fino ai piccoli di squalo bianco. Sono i risultati del progetto “Biodiversità Canale di Sicilia”, programma di ricerca finanziato dal Ministero dell’Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare e svolto da un gruppo di ricercatori dell’ISPRA.

Il progetto è iniziato nel 2009 e si concluderà quest’anno: tra le specie individuate, la bellissima gorgonia arancione a forma di candelabro "Elisella paraplexauroides", quella a frusta "Viminella flagellum", entrambe mai osservate nei mari italiani, e intere pareti rocciose ricoperte dalla piccola e rarissima gorgonia "Switia pallida". Durante le esplorazioni sono emersi numerosi siti caratterizzati da varie specie di corallo nero, il famoso "Antipathella subpinnata" e i più rari "Antipathes dichotoma" e "Parantipathes larix", oltre al falso corallo nero "Savalia savaglia". A circa 350 metri, nei tratti più profondi del Canale di Sicilia, sono stati scoperti numerosi reef di corallo fossile costituiti per la maggior parte da "Lophelia pertusa" e "Madrepora oculata", specie che nel passato costituivano vere e proprie barriere coralline simili a quelle che oggi si possono vedere nel Mar Rosso.

Le isole di Pantelleria, Lampedusa e Linosa rappresentano veri santuari della biodiversità, il cui ruolo per la riproduzione del grande squalo bianco, per l‘alimentazione delle balenottere e per la riproduzione delle tartarughe marine è ormai riconosciuto. Queste isole, come ricorda il responsabile del progetto Simonepietro Canese, dell’ISPRA, sono “in mezzo al Canale di Sicilia, punto d’incontro tra il bacino orientale e quello occidentale dove confluiscono quindi sia le specie di origine atlantica sia quelle che risalgono dal Golfo di Suez”. Il canale di Sicilia rappresenta perciò un “punto privilegiato per la biodiversità del Mediterraneo”.

Un’area di incredibile ricchezza naturale, quindi, che oggi è però a rischio, visto che di recente sono state avviate trivellazioni che hanno individuato ricchi giacimenti petroliferi nella zona di Pantelleria e in altri tratti del Canale di Sicilia. L’istituzione dell’area marina protetta prevista per Pantelleria impedirebbe questo tipo di operazioni, almeno in prossimità dell’isola. Infatti, Canese precisa che “secondo la legge italiana non si può effettuare nessuna attività di prospezione ed estrazione di idrocarburi a meno di 12 miglia da qualsiasi area di protezione”. Questa iniziativa andrebbe affiancata dalla creazione di aree di tutela di alto mare nel Canale di Sicilia, in modo da proteggere la Biodiversità marina e garantire una barriera per tutte le attività di esplorazione e sfruttamento petrolifero.

Nell’ambito del progetto sono stati utilizzati strumenti ad alta tecnologia, come il robot sottomarino (ROV) che ha permesso di esplorare l’ambiente fino a 500 metri di profondità e di catturare immagini in alta definizione di pesci e coralli mai osservati prima nel loro ambiente naturale. Sono stati poi adoperati trasmettitori satellitari e acustici per studiare gli spostamenti e le migrazioni di mante, cernie e dentici.

Roma, 1 Febbraio 2011
Dall'ufficio Stampa ISPRA - Cristina Pacciani 329.0054756 - Filippo Pala 06.50072261 - 06/50072042-2076-2394

http://www.isprambiente.gov.it/site/_files/Notizie_ispra/Nota_Sicilia.pdf


Da "MAGAZINE QUOTIDIANO" del 1/02/11

Pantelleria: quando l’esperienza non riesce ad insegnare

Sono 1.300 gli incidenti che nel corso dell’ultimo cinquantennio hanno riguardato le petroliere (nel 70% durante il trasporto) e più di 5.000 che, a livello mondiale, hanno provocato il rilascio di sostanze pericolose. Di questi, circa 600 hanno causato danni ambientali importanti. Oltre il 50% degli incidenti ha comportato il coinvolgimento diretto di mare, fiumi o laghi, provocando (il 50% delle volte) lo sversamento di idrocarburi liquidi (petrolio grezzo o prodotti petroliferi di raffinazione).

Inoltre va detto che il 58% dei quantitativi di prodotti petroliferi notificati (circa 10.000 kton) sono detenuti entro 100 metri da un corpo idrico e il 47% (8.000 kton) è posizionati entro 100 metri dalla linea di costa. Più in generale, il 30% dei quantitativi di sostanze notificati, classificate come “pericolose per l’ambiente” (circa 300 kton), si trovano entro 100 metri da un corpo idrico ed entro 100 metri dalla costa.

Nonostante tutto, ancora oggi, si prosegue con il trasporto di petrolio e con le trivellazioni in mare anche in zone di importanza strategica per la biodiversità e la ricerca. Il caso più recente è quello del Canale di Sicilia e in particolare dell’area di Pantelleria nella quale sono stati individuati ricchi giacimenti petroliferi che hanno dato, da poco, il via alla ricerca attiva dell’oro nero in quel mare.

“Area Marina protetta, altro che perforazioni in mare” – Sembra questo il “grido” degli esperti ISPRA impegnati, proprio in questi giorni nel Canale di Sicilia, in un programma di studio per rilevare le zone meritevoli di tutela per gli alti valori di biodiversità. Il tutto finalizzato proprio alla costituzione di un’area marina protetta che impedisca le trivellazioni nel posto. I risultati sono addirittura strabilianti: i fondali dell’isola nascondono non solo specie rarissime come il corallo nero, ma anche quelle mai viste in Italia, come ben 3 specie di Gorgonie: la splendida gorgonia arancione a forma di candelabro "Elisella paraplexauroides", quella a frusta "Viminella flagellum", intere pareti rocciose ricoperte dalla piccola e rarissima gorgonia "Switia pallida".

Durante le esplorazioni sono emersi numerosi siti caratterizzati da ambienti più unici che rari. E in quelle splendide aree risiedono anche varie specie di corallo nero, il famoso "Antipathella subpinnarta" e i più rari "Antipathes dichotoma" e "Parantipathes larix", oltre al falso corallo nero "Savaglia savaglia".

“Le isole di Pantelleria, Lampedusa e Linosi – come spiega Simone Canese dell’Ispra nel video realizzato per far comprendere il possibile danno – sono veri santuari della biodiversità, il cui ruolo per la riproduzione del grande squalo bianco, per l‘alimentazione delle balenottere e per la riproduzione delle tartarughe marine, è ormai riconosciuto. Il Canale di Sicilia svolge perciò la funzione di “sentinella” della biodiversità del Mediterraneo.

Guardate con i vostri occhi quale meraviglia l’Italia rischia di perdere:


(nel fotogramma ripreso dal video Simonepietro Canese, responsabile del progetto)

)http://magazine.quotidiano.net/ecquo/lasco/2011/02/01/pantelleria-quando-l%E2%80%99esperienza-non-riesce-ad-insegnare/
Articolo simile su "PANTECO BLOG"

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Commento del sottoscritto a margine dell'articolo
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Evviva !!! Dai e dai, alla fine l'acqua scava, è proprio il caso di dirlo... E speriamo che quanto viene affermato nell'articolo, fonte ISPRA, non rimanga lettera morta... Ce lo auguriamo tutti !!! Ma è una lotta contro il tempo: da una parte le società petrolifere, con le trivelle già calde pronte ad entrare in funzione, dall'altra l'ISPRA e il responsabile del progetto Simonepietro Canese, per il quale, inutile dirlo, tutti coloro che amano il Mediterraneo tiferanno affinchè arrivi primo al traguardo...


(copyright Guido Picchetti)

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Questa pagina è stata aggiornata il 01/01/12 .