Gennaio 2011

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Da "BLOG SICILIA" del 31/01/11

Il video sull'attività dell'Eni in Nigeria...
Collusi o meno ?

di Guido Picchetti

Un video scioccante è quello che gira in rete in questi giorni a proposito di benzina e gasolio. Realizzato da "Atomearthman", e denominato "Sfacciataggine dell'ENI", inizia proprio con lo spot che tutti abbiamo visto in TV, costruito con la sabbia.

Un lapsus freudiano? Non credo. Ma sono le immagini del video che vengono dopo, realizzate in Nigeria, che contano e che non possono nè debbono essere ignorate...

Il video, postato su YoyTube due mesi fa, ha suscitato una serie di commenti, il primo dei quali, firmato allora da "theBlackCerimoner" e indirizzato all'autore, era il seguente:

"Hai mai pensato ke l'eni ti dà la benza ke tu usi per andare a fare la spesa comodamente? La benza ke usi per la makkina ke ti porta a lavoro? La benza per portare i tuoi figli a scuola o alle attività pomeridiane, quella ke metti nella makkina per uscire la sera e svagarti dopo una giornata di merda al lavoro. La benza (gasolio) ke usiamo per riscaldare l'acqua dei caloriferi... Morale? Siamo TUTTI collusi."

Naturalmente in rete è seguito un intenso dibattito, che, protrattosi a lungo e riaccesosi ultimamente a seguito dell'incidente della E.On a Porto Torres, vede ancora "theBlackCerimoner" appena tre giorni riaffermare con forza : "Siamo forzatamente co-responsabili della merda ke compie l'Eni." !!!

Mi dispiace, ma è un'affermazione che non mi sento di condividere. E mi spiego.

A un certo punto del video, intorno al 1', a proposito della rete di tubi corrosi attraverso cui passa e si disperde nel terreno nigeriano del delta il petrolio, si dice chiaramente "che è quasi impossibile da controllare...".

E di questo e di quanto vien detto dopo, saremmo collusi e corresponsabili !!! No, non l'accetto proprio ! Anche se tutti oggi usiamo l'auto e il petrolio, a ognuno il suo mestiere...

Le denunce e le evidenze di certi fatti e misfatti ci sono e continuano ad esserci. Ma non mancano certo gli organi che hanno il compito e l'obbligo di controllare d'ufficio la veridicità di quelle denunce ai vari livelli istituzionali, da quello internazionale, a quelli nazionali e locali.

Vale a dire dall'ONU, di cui la Nigeria fa parte e presso la quale ha i suoi rappresentanti, alla Comunità Europea di cui l'Italia è parte attiva, con tanti suoi parlamentari da noi eletti e ben pagati, mi pare... E l'ENI è una società italiana (una volta a partecipazione statale, oggi non so bene...), i cui comportamenti comunque dovrebbero contribuire a qualificare il nostro "made in Italy"...

Senza dimenticare poi, i nostri Ministeri (Attività Produttive, Ambiente, etc), nelle cui rispettive competenze rientrano compiti di controllo e di supervisione che non credo escludano le società italiane allorchè operano all'estero con comportamenti che, in violazione di precise norme internazionali, ledono l'immagine del nostro Paese costruita a fatica da imprenditori o lavoratori onesti...

Per essere chiari: per l'immagine del nostro Paese all'estero sono più gravi le conseguenze del "modus operandi" dell'ENI, o del Bunga Bunga del nostro premier ?

http://www.blogsicilia.it/blog/il-video-sullattivita-delleni-in-nigeria-collusi-o-meno/28856/
Stesso articolo pubblicato su "PANTELLERIA COM - News n°  7033" del 2/02/11 (solo su abbonamento)
e su una mia nota su FB del 31/01/11

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Commento del sottoscritto a margine dell'articolo
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Tempestivamente pubblicato anche su "Blog Sicilia"... Grazie Walter... E meno male !!! Con tutta la pubblicità che l'ENI sta facendo sulle TV di stato, sarà molto difficile che quel video arrivi a Rai1, Rai2 o Rai3...
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Commento su FB a margine dell'articolo
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Post di Vincenzo Tatti del 31/01/11

Bi cheret una furca e una fune e azigu de sabone lo faro
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Post di Guido Picchetti del 31/01/11

Ti chiedo scusa Vincenzo, ma sono napoletano, vivo in Sicilia. ma questo volta non sono riuscito a capire cosa hai scritto in lingua sarda... Potresti tradurmelo in lingua italiana ? :-)
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Post di Vincenzo Tatti del 1/02/11

Traduco: Ci vuole una forca e una fune e un pezzo di sapone


Da "SOTT'ACQUA" - 30/01/11

Porto Torres: un disastro nascosto

a cura di Guido Picchetti

Nell'ultimo numero (Dicembre 2010-Gennaio 2011) del periodico on-line "Sott'acqua", indirizzato a tutti gli appassionati di mare, e in prevalenza ai subacquei, sono stati pubblicati alcuni degli ultimi "Echi di Stampa" riportati in questa pagina web, incentrati sul disastro ecologico accaduto a Porto Torres l’11 gennaio scorso di cui i media non hanno quasi parlato. Evitiamo pertanto di ripeterci e rimandiamo, chi volesse sapere di quali articoli si tratta, alla lettura on-line della rivista, sottotitolata appunto "il mare in rete" e raggiungibile con un semplice click.

Quello che invece personalmente mi preme qui sottolineare è che la rivista "Sott'acqua" è diretta da Paolo Bastoni (subacqueo vero e skipper non per finta, oltre che giornalista), il quale, presentando gli "Echi di Stampa" ripresi e pubblicati sul questo numero del periodico on line, dichiara di aver deciso di dedicare sistematicamente un apposito spazio del suo giornale ai problemi di tutela del "Mare Nostrum", e ciò affinchè attraverso il suo giornale queste tematiche possano arrivare ad un maggior numero di persone.

Qui a seguire una immagine dell'homepage del periodico, che invito tutti gli amici appassionati di mare a visitare e che si può raggiungere con un click sulla stessa immagine.

Ma a Paolo Bastoni, da parte mia, voglio far giungere un grande ringraziamento per questa preziosa collaborazione. Lo spazio da lui dedicato ai problemi della "tutela ambientale" del nostro Mare, sempre più gravemente e da varie parti minacciato, è un dono prezioso, che va ancor più apprezzato nel silenzio assordante della stampa periodica del settore subacqueo, che sembra stranamente ignorare gli attuali pericoli incombenti sul Mediterraneo in generale e sullo Stretto di Sicilia in particolare. Uno spazio che, assicurato in nome di quell'Amore per il Mare che ci unisce, non potrà che favorire una maggiore consapevolezza di quei rischi che sono spesso sottovalutati, talora per ignoranza, ma il più delle volte per meri interessi economici. (ndr)

http://www.sottacqua.info/category/gli-speciali/echi-di-stampa-una-voce-da-pantelleria/


Da "IL DEMOCRATICO" del 30/01/11

Gli appelli ECO-distorti
Un nuovo modo “Democratico” di fare informazione

di Massimiliano Cordeddu

Dal 1° eco-conclave degli ambientalisti ed ecologisti di tutta Italia, riunitosi ieri e oggi in un summit alle “scuderie” di Bologna, nasce un nuovo soggetto politico che ricorda i primi movimenti degli anni ottanta, ma che ambisce a diventare il protagonista della scena politica italiana.

Nuovo anche il modo di concepire l’ambiente e l’informazione. Giulietto Chiesa, intervenendo durante i lavori, ha posto l’accento sulla necessità di creare un programma politico nazionale, che ambisca a conquistare il “sistema d’informazione” del nostro Paese. Partecipano all’eco-conclave numerosi leader storici ambientalisti, come Angelo Bonelli e Marco Boato, il cui nome si lega all’attuale legge sulle intercettazioni telefoniche... tanto per rimanere in tema “Bunga Bunga”.

Durante i lavori, inoltre, si è parlato della grave emergenza ambientale di Porto Torres e dei ritardi negli interventi di bonifica per arginare la “marea nera”, provocata da una fuoriuscita di olio combustibile (circa 46.000 litri) da una banchina della centrale E.ON. di Fiume Santo in Sardegna.

Gli ecologisti sono scandalizzati dal silenzio sulla vicenda e, a parte il simpatico servizio di “Striscia la Notizia” andato in onda nella puntata di ieri sera, l’omissione della notizia da parte dei media nazionali è assordante. Nasce, così, l’idea degli “annunci eco-distorti”, con la visualizzazione del volto dell’appellante non allineata alla videocamera, ma distorta. Sostanziale, dunque, la differenza rispetto ai volti “allineati” che siamo abituati a vedere nei servizi dei media tradizionali. Un modo distorto e innovativo di fare “vera” informazione in Italia.

Eco- appello di Giulietto Chiesa (giornalista, scrittore, politico)

E’ sbalorditivo che il governo nazionale abbia rifiutato di proclamare l’emergenza nazionale per un evento come quello dello sversamento in Sardegna. Del resto è la pratica corrente di questo Governo che, a quanto pare, ha invertito tutti i criteri delle priorità. E’ molto significativo, comunque, perché questo significa che questo Governo non è in capace neppure di utilizzare il principio della precauzione. Non si sa gli quali sono gli effetti che questa situazione può produrre. Non si sa quali sono le reazioni, le modificazioni dell’ambiente che possono essere prodotte, in particolare dall’acqua e, quindi non tutelare la popolazione costituisce un fatto di una gravità assoluta. Credo che bisogni denunciare, innanzitutto l’incapacità del Governo, di rispondere perfino alle più elementari esigenze della sicurezza delle popolazioni. Questa è la cosa più grave di tutte, perché non sappiamo gli effetti, ma il solo fatto che noi non sappiamo quali effetti produce, dice già quanto è irresponsabilità del Governo che non riesce a prendere una decisione di questo genere, assolutamente doverosa.

Eco-appello di Angelo Bonelli (Presidente Nazionale dei Verdi)

A Porto Torres è accaduto un disastro ambientale senza precedenti, ma ciò che grave è che la stampa, le televisioni nazionali censurino questo fatto, mentre ci sono tanti cittadini e volontari che si stanno occupando di salvare quell’area dal disastro. Veramente siamo anche indignati che il presidente della Regione Sardegna e il ministro dell’Ambiente Prestigiacomo stiano sottovalutando questa emergenza ambientale, dovuta ancora una volta al petrolio. Come Verdi, come ecologisti, come Costituente Ecologista chiediamo che ci sia l’attenzione del Governo, delle istituzioni, ma anche della stampa e che quel che è accaduto in Sardegna non è così tanto piccola, con le dovute proporzioni a, quello che è avvenuto in Florida con la famosa macchia nera. A rischio un’economia, una biodiversità. Dobbiamo assolutamente impedire che il petrolio distrugga le nostre coste, la nostra vita, il nostro futuro. E’ molto utile, tra l’altro, il lavoro che stanno facendo i gruppi di cittadini, i comitati che stanno facendo un lavoro forte per salvare quell’area dal disastro ambientale che si è determinato. Bisogna essere tutti uniti in questo momento, nel momento in cui le istituzioni sono latitanti. Uniti per salvare quel pezzo di mare, ma per impedire che accada ancora una volta un disastro di questo genere.

Eco-appello di Marco Boato (Ambientalista ed ex deputato)

Credo sia di un enorme gravità quello che è successo a Porto Torres e dintorni e che sia di un’enorme gravità , forse ancora superiore il fatto che non ci sia un’emergenza nazionale su quello che sta avvenendo e su quello che è avvenuto. E’ assolutamente fondamentale che ci sia una mobilitazione di cittadini; attraverso face book, attraverso gruppi che vogliono denunciare questa emergenza e vogliono denunciare i responsabili di questa emergenza. Credo sia fondamentale da parte dell’autorità giudiziaria competente, credo quella di Sassari ci sia un intervento immediato per individuare le responsabilità penali di carattere personale e associativo che riguarda la E.ON. in questo vero e proprio disastro e che ci sia anche un intervento del Governo nazionale che del Governo regionale sardo. Se tutte le autorità istituzionali coinvolte e le loro responsabilità istituzionali non intervengono immediatamente, mi riferisco al ministero dell’Ambiente, mi riferisco alla Giunta regionale sarda, mi riferisco ovviamente all’Autorità giudiziaria, potremmo trovarci di fronte ad una vera e propria catastrofe naturale senza che vengano messe in atto tutti gli strumenti istituzionali per reagire sia sotto il profilo ambientale, sia sotto il profilo delle responsabilità penali. Ma come sempre succede in questi casi è assolutamente fondamentale l’iniziativa dei cittadini che si aut organizzano spontaneamente, perché questa vicenda, come purtroppo sta succedendo, esca dal silenzio stampa dei mass media, perché a livello nazionale non si è parlato minimamente, non solo i giornali sardi, ma i giornali nazionali s’ interessino di questa drammatica vicenda e perché ci sia una risposta immediata, ripeto sia attraverso la mobilitazione dei cittadini, sia attraverso l’esercizio delle proprie responsabilità da parte del Ministero dell’Ambiente e della Giunta sarda e perché la Magistratura faccia fino in fondo il proprio dovere.
(in collaborazione con NuntiovobisTV)

http://ildemocratico.com/2011/01/30/gli-appelli-eco-distorti/


Da "SARDEGNA BLOGOSFERE" - 29/01/11

Il video documentario sulla Saras, una delle raffinerie
più grandi d'Europa, che potrebbe passare dai Moratti ai Russi

di Daniele Puddu

La notizia principale di questo articolo è sulla bocca di tutti. I Moratti starebbero esaminando la possibilità di vendere la Saras (video), una delle raffinerie più grandi d'Europa e che si trova a Sarroch (vicino Cagliari), ai Russi di Gazprom (ovvero se entrare nella loro orbita). Di qui il boom in borsa di questi giorni (ulteriori analisi e aggiornamenti sulla presunta trattativa nei links tra i commenti).

La seconda notizia è invece che ho trovato su Youtube il documentario OIL (qui un' intervista al regista Massimiliano Mazzotta), quello che la Saras ha cercato disperatamente di fermare, insabbiare e boicottare, guardatelo se volete, ma è solo per stomaci forti, dai pesci "diesel", agli agnelli allo zolfo, a sospetti tremendi riguardanti rifiuti tossici e altro, ma preferisco fermarmi qui e concentrarmi su qualcosa di più positivo. Clicca sull'immagine per vedere su You-Tube la 1° puntata del video "OIL"

La terza notizia è infatti molto buona, pare che il petrolio abbia raggiunto il picco produttivo 5 anni fa, e già adesso la produzione sia piatta (anche se in molti siti l'estrazione del crude oil è in forte calo, mentre è in aumento la produzione di idrocarburi da fonti secondarie - grafico), di qui una spinta decisiva verso la green economy.

Perciò più che sulla vendita della Saras ai Russi io mi concentrerei sul dopo Saras, sulla conversione industriale e sulla futura bonifica della zona, se il petrolio infatti stesse davvero finendo non so quanti anni di vita potrebbe avere questo gigantesco impianto (o per lo meno quanto a lungo potrebbe girare a pieno regime e piena occupazione), e per una volta non sarebbe male anticipare il futuro e cercare di essere proattivi.

http://sardegna.blogosfere.it/2011/01/oil-il-video-documentario-sulla-saras-una-delle-raffinerie-piu-grandi-deuropa-che-potrebbe-passare-d.html
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Commento del sottoscritto a margine dell'articolo
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Ringrazio Giò Nastasi per questo post. Parla di una delle raffinerie più importanti d'Europa, la Saras di Sarroch, vicino Cagliari, sla quale starebbe per cambiare di proprietà, passando dai Moratti ai russi di Gazprom. Sarà un bene, sarà un male ? In attesa di scoprirlo, leggetevi l'articolo di Daniele Puddu, con tre notizie di indubbio interesse, poi guardatevi il documentario di Massimiliano Mazzotta, pluripremiato a vari festival di carattere ambientale, che la stessa Saras ha cercato di insabbiare e boicottare e che SKY ha recuperato e mandato in onda recentemente sul suo canale "Current". Adesso il documentario di Mazzotta è su YouTube, suddiviso in 8 puntate. Sulla pagina web di "Sardegna Blogosfere" dove è pubblicato l'articolo di Daniele Puddu troviamo la prima puntata, ma aperta la prima è possibile vedere senza problemi anche le altre sette puntate che completano il lavoro.


Da "QUI MARE COM" - 29/01/11

Si scaldano le trivelle al largo di Pantelleria

La Northern Petroleum, compagnia battente bandiera inglese, sta già limando le sue trivelle e in un comunicato informa i suoi investitori sulle imminenti operazioni a poche miglia da Pantelleria. Le piattaforme, che secondo quanto riportato dai bollettini della società potrebbero già entrare in azione entro il primo trimestre del 2011, confermano i timori manifestati negli ultimi mesi dalle associazioni: il decreto anti-petrolio, firmato e fortemente voluto dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, emanato lo scorso 26 agosto, non servirà a proteggere le nostre acque.

La Northern lo sa e lo scrive: "La legislazione italiana che vieta le trivellazioni off-shore entro le 12 miglia dalla costa - si legge nel comunicato - avrà un effetto irrilevante sugli assetti della compagnia". "Il decreto ha il merito di salvaguardare le coste - spiega Mario Di Giovanna, portavoce di "StoppaLaPiattaforma" - Ma purtroppo questo non basta. In caso di fuoriuscita di petrolio non saranno certo poche miglia a salvarci. E poi ad oggi nessuna tutela è stata pensata per evitare che piattaforme petrolifere possano nascere sulle pendici di un vulcano, lungo le faglie sismiche, sui banchi corallini o sopra le innumerevoli zone di riproduzione di moltissime specie di pesci". Il permesso della Petroleum, rilasciato nel 2004, sarebbe dovuto scadere nel 2010 - le autorizzazioni di ricerca in Italia hanno una durata di 6 anni - ma il ministero dello Sviluppo Economico, lo scorso maggio, ha concesso alla Northern l'ennesima proroga.

"La Regione ha le mani legate - dice l'assessore all'Ambiente Gianmaria Sparma - I nostri pareri non sono vincolanti. Il ministero dello Sviluppo Economico qualche tempo fa ha negato l'autorizzazione ad una compagnia petrolifera citando il parere negativo del nostro assessorato. Ma se questa volta la Northern dovesse entrare in azione, ancora una volta guideremo l'espressione pubblica per fermare questo scempio. In gioco c'è il nostro ecosistema marino".

Tutto da rifare dunque. La primavera delle trivelle è oramai alle porte. "Atwood Eagle", la contestatissima trivella dell'Audax che, in barba al no della Regione e a quello dei sindaci, dall' 11 luglio scorso galleggia a 13 miglia dalle coste di Pantelleria, dopo un temporaneo abbandono dell'area, tra qualche mese potrebbe riprendere i sondaggi.

Shell, dal Canale di Sicilia, ha già detto di aspettarsi 150mila barili al giorno, mentre la Bb, forte dell'accordo con la Libia, sta già riscaldando i motori. Il decreto anti-petrolio potrebbe non salvare nemmeno il mare agrigentino, dove la Hunt Oil Company ha avanzato una richiesta di permesso a poche miglia dall'Isola Ferdinandea, una delle tante bocche vulcaniche di un massiccio complesso sottomarino: il regno di Empedocle, l'Etna marino, il gigante sommerso che fa ancora tremare i fondali.

Lo ha scoperto Mimmo Macaluso, esperto di geotecnica, che avverte: "Lo scorso agosto si è verificata l'esplosione di una sacca di metano nell'area oggetto di ricerca. Immaginate se lì ci fosse stata una piattaforma".

Secondo i dati delle associazioni ambientaliste, sarebbero più di cento i permessi di ricerca richiesti o vigenti nel Mediterraneo. Molti dei quali interessano proprio la Sicilia. Eppure, secondo gli ambientalisti, un modo per fermare le trivelle c'è. Si chiama Mediterranean Action Plan, creato sotto l'egida dell'UNEP (United Nation Enviroment Program), il piano prevede la creazione di una rete di Aree Marine Protette nel Mediterraneo. Tra queste, la più importante è proprio il Canale di Sicilia, da qualche anno oggetto del desiderio dei petrolieri. (Palermo.repubblica.it)

http://www.quimare.com/index.php?option=com_content&task=view&id=14669&Itemid=78
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Commento su FB a margine dell'articolo
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Post di Guido Picchetti del 29/01/11

Pubblicato il 13 u.s. su Repubblica edizione di Palermo, a Pantelleria, dove per oltre un mese i quotidiani non sono arrivati, non se n'è avuta eco. Ma, cosa peggiore, nè l'amministrazione comunale isolana, nè quella provinciale, e neppure quella regionale, hanno battuto ciglio, come se la faccenda non riguardasse un'isola della Sicilia, ma la località sperduta di un Paese del terzo mondo...


Da "SEA SEASHEPERD IT" del 29/01/11

Ti-ti-ti-taaaa: le note di Radio Londra
risuonano ancora oggi

di Ico Thieme

Quattro colpi di tamburo, era la sigla di Radio Londra. Le prime quattro note della quinta sinfonia di Beethoven, ma anche punto-punto-punto-linea, un suono greve che in linguaggio Morse é la lettera V di Victory. Durante la guerra le battaglie si combattevano anche dietro le linee nemiche, e la radio era un'arma potente.

Ai giorni nostri, la guerra che stiamo combattendo si svolge sulle spiagge del nord della Sardegna contro la marea nera. Internet e i social network sono la radio del terzo millennio, la possibilità di diffondere messaggi che sfuggono alle maglie sempre più strette della censura. Censura? che parola è mai questa? Non esiste niente di simile. Siamo in un paese libero, le persone e le idee possono liberamente circolare, di che assurdità stiamo parlando?

Chiamiamola censura, chiamiamolo muro di gomma, chiamiamola omertà, collusione, complicità, disinformazione o come preferiamo, ma il sostantivo utilizzato non può cancellare il fatto che le notizie relative al disastro in Sardegna spariscano misteriosamente nel nulla. Ogni giorno la chiazza di olio combustibile originata dalla centrale E.on di Porto Torres si allunga verso Est contaminando spiagge e zone rocciose che quest'estate saranno prese d'assalto dai turisti. Al momento la marea nera è arrivata a Santa Teresa di Gallura, e se il vento continuasse a spirare da ovest, la prossima zona a cadere sotto la chiazza di idrocarburi potrebbe essere l'arcipelago della Maddalena. La purezza del granito rosa e delle acque cristalline potrebbero diventare un ricordo a causa delle nebbie che circondano questa vicenda.

Le attenzioni delle istituzioni sono concentrate su altre emergenze ben più gravi, questa è una realtà scomoda perché potrebbe far cambiare destinazione alle vacanze di qualche turista, per fronteggiarla si dovrebbe muovere la macchina della protezione civile, bisognerebbe attuare azioni pratiche. No... troppo impegno, meglio nascondere tutto sotto il tappeto, pardon sotto la sabbia, e sperare che nessuno se ne accorga. In fondo che roba è? Sì va bene... è cancerogena, ma adesso fa freddo quindi non emette vapori, poi entra nei litorali e se ne va sotto. Non c'è da preoccuparsi.

Si raccolgono gli idrocarburi come si può. Dove sono le istituzioni?Ma questa estate con la sabbia a 50 gradi quanti saranno i vapori tossici che si sprigioneranno? L'enorme quantità di olio riversata in mare sta entrando anche nelle forme di vita marina accumulandosi verso il vertice della piramide alimentare. Guardiamo il lato positivo della vicenda: ci saranno grandi benefici per i ristoratori della costa, per fare la frittura di pesce non servirà più mettere l'olio in padella, basteranno i pesci visto che l'olio sarà già nelle loro carni.

Perché non è stato attuato un blocco della pesca a salvaguardia delle persone? Perché la popolazione non è stata informata? Perché non otteniamo risposte a queste che sono domande semplici e dirette?

Forse perché non ci sono ragazze di facili costumi in reggiseno e mutandine che attirano l'attenzione, forse perché i minorenni coinvolti non sono minacciati nella morale ma solo nel fisico, forse semplicemente perché agli interessi economici che sono coinvolti fa più comodo così.

Quindi facciamo risuonare ancora le quattro note in Morse: ti-ti-ti-taaaa. Assumiamo tutti noi che ne abbiamo la possibilità di scrivere in rete il ruolo che aveva Radio Londra durante la guerra. Diffondiamo le notizie con questi mezzi che sono gli unici che passano attraverso le maglie della censura. Radio Londra è diventata Internet, usiamola per lo scopo più nobile che possa avere.

La Sardegna non deve morire!

http://www.seashepherd.it/news-and-media/ti-ti-ti-taaaa.html
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Commento su FB a margine dell'articolo
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Post di Guido Picchetti del 29/01/11

E anche questo è un articolo di cui condivido in pieno le considerazioni su certi comportamenti da parte di chi ha più responsabilità, destinati purtroppo a ripetersi per interesse in altri incidenti futuri, se non si cambieranno mentalità e regole del gioco... Ma, tanto per completare il quadro e rovinarci la digestione, leggiamoci anche questa testimonianza di quattro giorni fa, della stessa fonte "Sea Sheperd Conservation Society " e dal titolo indicativo "Tra idrocarburi, bugie e verità non dette"...
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Post di Giò Nastasi ‎del 29/01/11:

-(((((((((( altro che indigestione, mi è venuta la gastrite e conseguente ulcera perforante...!


Da "LA NUOVA SARDEGNA" del 29/01/11

Marea nera, l'oleodotto è sotto sequestro,
indagato un dipendente E.On

Sequestrati l’oleodotto e la porzione di banchina da cui è finito in mare l’olio combustibile. Il sostituto procuratore Paolo Piras ha iscritto nel registro degli indagati il primo nome. Si tratterebbe del responsabile dell’impianto E.On di Fiume Santo. Il reato ipotizzato: disastro ambientale. Intanto catrame è stato segnalato alla Pelosa. Ieri il presidente Cappellacci ha sorvolato in elicottero il golfo: «Dopo la pulizia, comincia la bonifica più difficile: quella dell’immagine dell’isola».

di Gianni Bazzoni

SASSARI. Sequestrato l'oleodotto e la porzione di banchina dove l'11 gennaio si è verificato l'incidente che ha provocato lo sversamento in mare dell'olio combustibile. Il provvedimento emesso dal sostituto procuratore Paolo Piras, titolare dell'inchiesta, è stato notificato ieri sera dai militari della Capitaneria e dagli addetti della polizia giudiziaria della Procura. Il magistrato ha anche iscritto nel registro degli indagati il primo nome. Si tratterebbe del responsabile dell'impianto E.On di Fiume Santo. Il reato ipotizzato, al momento, è quello di disastro ambientale.

L'attività dell'autorità giudiziaria, quindi, entra nel vivo e l'iscrizione del primo indagato è l'atto che consente di operare il sequestro della struttura dove si è verificato l'incidente e di sviluppare ulteriori accertamenti utili alle indagini. Anche il reato indicato - il disastro anzichè il danno ambientale - è spiegabile con il fatto che si punta all'ipotesi più grave, perchè l'inchiesta è in pieno svolgimento e ci sono elementi fondamentali da accertare, a cominciare dalla quantità del combustibile finito in mare.

Finora esiste il calcolo elaborato con un modello matematico che rende probabile la dispersione in acqua di un quantitativo che varia da un minimo di 17 fino a un massimo di 45,6 metri cubi (il dato reale, reso noto anche dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, si avvicinerebbe più alla seconda cifra). Il sostituto procuratore Paolo Piras - tra quelli più esperti in vicende che riguardano la dimensione ambientale e sanitaria - finora è andato avanti con grande prudenza. Ha acquisito una quantità importante di documenti e ha sentito decine di persone.

Il passo compiuto ieri evidenzia la volontà di definire nel dettaglio le cause e le responsabilità dell'incidente. L'iscrizione di un dipendente E.On nel registro degli indagati, presuppone una responsabilità oggettiva della società proprietaria della centrale elettrica di Fiume Santo. Questo, però, non esclude che nella ricostruzione della vicenda il magistrato arrivi a valutare la responsabilità di altre persone, anche al di fuori del colosso energetico tedesco.

Il sequestro dell'oleodotto e della porzione di banchina (in pratica il tratto dove la condotta passa nel cavedio) presuppone l'affidamento di una serie di perizie tecniche dalle quali dipenderanno anche altre decisioni dell'autorità giudiziaria. In particolare, sotto esame è il progetto della «tubazione posticcia», ma anche il fatto che il Piano di emergenza non prevedesse la possibilità di una fuga di combustibile in mare aperto attraverso i blocchi di cemento della banchina.

Su queste situazioni pare che E.On - che pure ha riconosciuto da subito le proprie responsabilità - abbia già messo a disposizione una sorta di memoria che conterrebbe valutazioni specifiche riferite alla struttura in concessione, quindi al relativo collaudo (avvenuto nel 2002) e una serie di descrizioni di carattere tecnico che al momento restano riservate.

Inchiesta delicata, quindi. Anche ieri, in ambienti della Procura, è stata ribadito massimo impegno per arrivare alla conclusione dell'attività investigativa in tempi rapidi. Uno degli obiettivi oggetto di studio da parte del magistrato ha una valenza fondamentale: l'incidente in area industriale - sempre possibile - prevede una limitazione all'area in cui si verifica. E questo grazie a un apparato di pronto intervento (con mezzi e professionalità) che consente di circoscrivere l'evento.

Ora, uno dei quesiti, è riferito proprio all'apparato di sicurezza nello scalo industriale di Porto Torres: per chiarire se l'area classificata a rischio di incidente rilevante dispone delle dotazioni previste. Insomma, si vuole capire se la dispersione dell'olio combustibile in mare aperto (con un danno assai più elevato) poteva essere evitata. Nelle prossime ore il magistrato potrebbe assumere altre decisioni.

http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/marea-nera-loledotto-e-sotto-sequestro-indagato-un-dipendente-eon/3301961
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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E giungono anche i primi risultati dell'inchiesta giudiziaria sull'incidente. Il reato ipotizzato è "disastro ambientale" e non semplice danno ambientale. I magistrati assicurano "massimo impegno" e "la conclusione dell'attività investigativa in tempi rapidi"... Sarà così ?


Da "LA NUOVA SARDEGNA" del 29/01/11

Marea nera, da ieri "zollette" di catrame
anche alla Pelosa

Anche la perla del Nord Sardegna, la spiaggia della Pelosa, non è rimasta immacolata. Ieri il vento e le mareggiate hanno riportato il catrame sul litorale di Stintino

STINTINO. «Piccole quantità per il momento - spiega il sindaco Antonio Diana - ma diffuse un po' ovunque, tra la spiaggia dell'Approdo e quella della Pelosa, ma anche alle Saline, Ezzi Mannu e Pazzona». La macchina degli interventi, sospesa dopo tre giorni di lavoro, si è dunque rimessa in moto.

«Domani riprenderemo a battere tutta la costa. Abbiamo già avvisato la ditta Verde Vita, che per conto di E.On si sta occupando delle bonifiche, quindi metteremo ancora in campo il nostro personale e le squadre dei barracelli che sino ad oggi hanno svolto un'azione impeccabile». Invece a Porto Torres, questa pomeriggio alle 18,30 nella sala Filippo Canu, si costituirà il comitato per la tutela del Golfo dell'Asinara.

Iniziativa analoga anche in Gallura, dove cittadini, commercianti e albergatori si sono riuniti in un comitato e, qualora si arrivi a processo, hanno tutta l'intenzione di costituirsi parte civile contro E.On per chiedere i danni.

http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/articolo/3301965
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Commenti su FB a margine dell'articolo
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A Luca Gioria e Roberto Tarli piace questo elemento.
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Post del sottoscritto del 29/01/11 a presentazione dell'articolo

Sulle coste sarde sembrava ormai tutto risolto a dire del Ministero Ambiente... E invece... La notizia è di stamane, e se la riporto è perchè spero si faccia tesoro di ciò che può accadere con simili incidenti...
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Post di Roberto Tarli del 29/01/11

Riuscire a distruggere lentamente un Paradiso... Quale infamia che probabilmente rimarrà impunita! Rabbia e dolore si fondono...
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Post di Giò Nastasi del 29/01/11

Se l'uomo facesse tesoro dell'esperienza non saremmo arrivati dove siamo..!! E parlo in generale...!!! L'uomo pensa solo ai propri interessi e non comprende che nei propri sono compresi quelli degli altri...!!!


Da "BLOG SICILIA" - 28/01/11

Quando il silenzio non è d’oro….
ma “nero” di petrolio

di Guido Picchetti

27 gennaio 2011 - Oggi sul sito del Ministero dell’Ambiente una grande novità... “La Prestigiacomo: A Porto Torres azione antinquinamento veloce e incisiva”. Che bello, o meglio che balla!

È il primo comunicato ufficiale sull’accaduto, e viene emanato dal Ministero a ben 16 giorni di distanza della prima fuoriuscita in mare dell’olio tossico della E.On... Alla faccia della velocità di intervento… Ma anche soprattutto alla faccia della trasparenza, che proprio in simili casi dovrebbe essere massima nei confronti della cittadinanza interessata e non solo, consentendo informazioni precise e puntuali sull’incidente fin dal primo giorno per evitare possibili speculazioni, che attraverso la rete troverebbero modo di diffondersi a dismisura, aggiungendo danno a danno...

Ma stavolta la gravità dell’accaduto è innegabile. Ed è stata ben documentato fin dal primo momento da chi sul posto si è mosso con macchine fotografiche e telecamere... E dopo i primi giorni di silenzio gli organi di stampa regionale non hanno potuto fare a meno di riferirne con precisione e dovizia di particolari, pur nel timore di danneggiare il turismo isolano nel momento di massimo impegno in vista della prossima stagione estiva.

Ben tre gruppi di “social network” si sono via via costituiti su Facebook per sensibilizzare e indurre chi conosce e ama quella zona della Sardegna a far sentire la propria voce per sollecitare l’intervento immediato delle autorità competenti per rimediare al danno...

E in migliaia hanno risposto, non solo a parole con altrettanti commenti e adesioni, ma anche dichiarandosi pronti a collaborare per la pulizia delle spiagge insieme agli addetti alla pulizia inviati dalle autorità, ma trovandole poi chiuse d’ufficio ad ogni accesso proprio per la tossicità del prodotto sversatosi in mare e poi sparsosi lungo costa !!!

E mentre ciò accadeva, dal Ministero nessuna comunicazione ufficiale veniva emanata. Gli organi di stampa nazionali di maggior peso facevano a gara a chi riusciva a restare sulla questione più a lungo in silenzio, e di vincitori a pari merito ce ne sono ancora oggi più d’uno. La ragione ? Sempre la stessa: l’assurdo timore che la verità possa far danno, come l’intervento che qui riporto, singolare tra i tanti postati su Facebook.

È quello di Santi Maroni che, appena due giorni, esprimeva così il suo dubbio: “Mah... più se ne parla e meno turisti arriveranno. Forse piuttosto che parlarne in TV bisognerebbe mandare denunce agli organi competenti...”.

Personalmente non sono d’accordo con Santi Moroni. Ritengo quanto da lui suggerito il sistema classico del “mettiamo la polvere sotto il tappeto...”. Un sistema che alla lunga non paga... Giustificabile per un cittadino toccato nei suoi interessi, ma non certo per un ente ministeriale che risponde del suo operato ai cittadini tutti, e che è (o dovrebbe essere) tenuto a informarli puntualmente dei rischi in corso e degli eventuali incidenti, prevenendoli e intervenendo tempestivamente, come è previsto dalle normative nazionali certo, ma soprattutto da quelle “internazionali”, in vigore proprio per tutelare il Mediterraneo in caso di simili accadimenti.

Come è previsto, cioè, da quelle norme della “Convenzione di Barcellona” e dei suoi “protocolli” che l’Italia, come tutti gli altri Paesi che si bagnano nel Mediterraneo, ha sottoscritto e si è impegnata a rispettare, ma che il Ministero dell’Ambiente (come anche il testo del comunicato odierno conferma...) sembra avere completamente ignorato...

http://www.blogsicilia.it/blog/quando-il-silenzio-non-e-doro-ma-nero-di-petrolio/28313/
Stessa notizia su "PANTELLERIA COM - News n° 71017"
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Commenti su FB a margine dell'articolo
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Post di Vincenzo Tatti del 28/01/11

Lo avevo immaginato che la Prestigiacomo avesse sbagliato isola attendiamo che riprenda conoscenza dei luoghi!!


Da "FUNKALLERO" del 28/01/11

L'incidente di Porto Torres. Perché il silenzio?

In questi giorni mi sono spesso fermato a riflettere sul senso della diffusione della notizia del disastro ambientale che ha investito il golfo dell’Asinara anche sui mezzi d’informazione della penisola. Mi sono indignato, perché non c’è stato un quotidiano che ha riportato la notizia nella prima settimana: ho pensato che si trattasse di un disinteresse spiegabile solo col fatto che finché la “marea nera” non fosse arrivata a toccare la Costa Smeralda, ovvero a disturbare il progetto di vacanze estive di qualche politico o calciatore, a nessuno sarebbe fottuto niente di qualche chilometro di spiaggia macchiato di petrolio. Solo ieri, 26 gennaio, il ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo ha detto due parole alla Camera su quanto è avvenuto: ha assicurato che la pulizia verrà completata entro un mese. E che non ci sono le condizioni per dichiarare lo stato di emergenza nazionale.

Dallo stesso intervento è emerso che la quantità dichiarata di combustibile fuoriuscito dalla perdita (un dato lievitato nel corso dei giorni, man mano che nuovi tratti di costa venivano contaminati) è stimato in 45mila litri riversati nelle acque del golfo. Le uniche stime disponibili in questi giorni venivano comunicate dalla stessa azienda, la E.ON, che ha inviato i tecnici addetti a ripulire la costa. Si tratta di quegli operai specializzati che l’altra settimana si sono messi a fare tira e molla con le onde, che gli stavano strappando via i sacchetti dimenticati un po’ troppo a riva. La ditta E.ON dichiara di aver profuso il massimo impegno per una risoluzione rapida dell’emergenza. Dichiara anche di aver attivato subito le procedure di emergenza, ma dalle stime attualmente disponibili risulta evidente che, in pratica, se ne sono accorti dopo più di qualche ora. (foto a lato di Claudio Muzzetto - Petrolio a Valle della Luna )

Alcuni amici mi hanno fatto notare che in molti fra i miei conterranei sono convinti che non si sia voluto parlare di questo evento per non compromettere la stagione estiva; è un punto di vista su cui ho riflettuto a lungo. Ho pensato anche a quando mi si è detto che era giusto che i sardi sapessero, ma sarebbe stato meglio che la notizia non arrivasse in “continente”.

Ho pensato che fossero questi i motivi che hanno spinto una parte della popolazione a non attirare l’interesse dei media nazionali, ma poi... un momento: è possibile davvero che i politici locali abbiano condiviso una scelta simile, della serie “laviamoci i panni sporchi a casa nostra”? O meglio, la scelta di mantenere un “basso profilo” è stata davvero dettata dalla volontà di preservare gli interessi di chi campa sulla stagione estiva?

Io credo che in un caso come questo, la scelta degli amministratori e degli operatori economici di un comune costiero e quella della classe politica regionale alleata con i poteri economici forti delle grandi compagnie petrolifere siano scelte legate ad interessi che si trovano ad andare, ahimè, nella stessa direzione: far calmare le acque. Ma non si tratta certamente dello stesso interesse.

Prima di cercare una giustificazione per il silenzio che ha avvolto l’informazione su quanto è accaduto, allora, fermiamoci a riflettere su un fatto o due. Queste sono le risposte che io, provvisoriamente, mi sono dato.

Domanda: Esiste un interesse immediato delle compagnie energetiche a promuovere un’opinione pubblica favorevole, o quantomeno neutrale nei loro confronti? Esistono cioè progetti reali, verificabili, che giustificherebbero il voler mettere a tacere uno scandalo come questo?

Risposta: Nell’aprile di quest’anno la E.On riceveva parere favorevole dal Ministero dell’Ambiente per l’installazione di un gruppo da 410 MW a carbone che dovrebbe sostituire quelli che attualmente vanno ad olio combustibile, a regime dall’83. Nessuno capisce perché, mentre il mondo va verso il progressivo abbandono dei combustibili fossili, in Sardegna il Ministero debba invece potenziare una centrale a carbone. Ma meno ancora si capisce perché mai la Regione dovrebbe dare il plauso a una iniziativa del genere, in completo contrasto con la vocazione turistica del nord Sardegna. Cappellacci se ne mostra invece contentissimo, e infatti il 27 aprile scorso dichiara alla stampa: “E’ stato superato l’ultimo reale ostacolo alla concreta realizzazione di un progetto strategico per il Nord Sardegna, che ha ricevuto il convinto sostegno della Regione in virtù delle positive ricadute per le imprese e l’occupazione del territorio sassarese”. Il motivo di tanta soddisfazione probabilmente è da ricercare nel fatto che la E.On, per ottenere il sostegno della Regione Sardegna, ha accettato di trasferire la sede fiscale a Porto Torres, con una ricaduta molto rilevante per le casse dell’erario regionale. [...]

Appena quattro mesi dopo il sempre radioso Cappellacci convoca una conferenza stampa durante la quale informa di aver siglato un accordo con la E.On che riguarda l’installazione di un grosso impianto fotovoltaico, e che prevede da parte della Regione una concessione territoriale di altri cento ettari in cambio della localizzazione fiscale della società sul territorio sardo, dell’utilizzo di manodopera e imprese locali per il 30% delle attività di realizzazione e manutenzione degli impianti. Uno scambio vantaggioso. [...]

Nel mese di giugno sono stati versati da parte di E.On, a titolo di anticipo delle imposte IRAP e “Robin tax”, 25,5 milioni di euro, che vanno ad aggiungersi ai circa 50 milioni di euro versati nel novembre del 2009. A tale cifra deve essere sommato anche quanto versato da E.On Italia Spa, la holding del gruppo, che nel mese di luglio ha lasciato in Sardegna 13,2 milioni di euro. Alla luce di queste cifre si comprendono le parole soddisfatte di Cappellacci mentre vende l’anima della Sardegna al diavolo: “Con l’atto siglato oggi le volontà della Regione Sardegna e del gruppo industriale si incontrano ancora una volta. Questo avviene quando le azioni dei privati sono coerenti con l’idea di sviluppo che abbiamo per la nostra Isola”. (Michela Murgia)

E mentre l’Eni nelle ultime settimane dichiara di voler realizzare un polo per la chimica verde a Porto Torres, il responsabile regionale di Legambiente, Luciano Deriu, ricorda che in realtà le intenzioni potrebbero essere ben diverse:

«L’Eni sta portando avanti in silenzio il progetto di installare a Porto Torres il più grande deposito costiero di idrocarburi del Mediterraneo – denuncia Luciano Deriu – il quale comporterà un incremento del traffico delle navi cisterna nel golfo dell’Asinara tale da rendere altamente possibili incidenti di portata e dimensioni devastanti. Il carburante dovrebbe essere depositato a Porto Torres e da lì movimentarlo verso tutte le rotte del mediterraneo».
( http://notizie.alguer.it/n?id=37990  – 2)

Domanda: Esistono dei casi in cui il silenzio delle amministrazioni locali ha contribuito alla realizzazione di interventi dannosi da parte dello stato o di aziende, che a lungo termine hanno condotto alla rovina di un territorio?

La risposta è SI. Un esempio è il Poligono Sperimentale di Addestramento Interforze del Salto di Quirra: una parte della popolazione si è mostrata restia alla diffusione della problematica perché poteva danneggiare l’economia locale facendo cattiva pubblicità, o facendo perdere dei posti di lavoro, oppure perché la gente del posto aveva perso dei familiari per cause probabilmente legate agli esperimenti del poligono, e avevano deciso di vivere nel privato il loro dolore.

La classe politica sarda, da sempre, fa la vita di un cane che rincorre il padrone raccogliendo da terra le briciole per paura di restare senza cena. Cerca di compiacere lo stato centrale non opponendosi troppo decisamente, e accetta un po’ tutto pur di ottenere un beneficio. Lo stato e i privati sono tanto più arroganti quanto più li si lascia fare, e così si è arrivati al 2011: il 65% dei pastori che vivono e lavorano là intorno si ammala di cancro, e gli animali nascono deformi. Dopo 55 anni di esperimenti, la procura di Lanusei ha aperto un’inchiesta e sono stati sequestrati i bersagli utilizzati all’interno della base.

L’emergenza nel Golfo dell’Asinara è rientrata, o ci sono delle zone rovinate per sempre? Questo non posso dirlo per esperienza diretta, purtroppo non sono lì e non posso vedere con i miei occhi, non posso farmi un’idea di quanto ancora resta da fare. Credo però che la gente dei paesi, consapevole di questa situazione, debba tenere gli occhi aperti e promuovere a livello locale l’informazione su questo tipo di problemi. Certe cose sono più grandi di una palla di catrame, e non si risolvono senza che tutti siano uniti e consapevoli di quanto sta succedendo. Penso che solo tramite la consapevolezza, e dunque l’informazione, si possa arrivare a reclamare un diritto negato, e di conseguenza alla restituzione di una sovranità che ora va elemosinata qua e la, a seconda della situazione. E penso anche che c’è ancora troppa gente che, se non vede al tg1 un servizio che parla dell’emergenza ambientale nelle coste della Gallura, pensa che forse la stanno facendo troppo grossa. Ecco, credo proprio che dovremmo prenderci un po’ più seriamente.
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Su Facebook sono nati diversi gruppi fondati dai comitati di cittadini che si occupano di trovare delle risposte su quanto è accaduto:
* Disastro ambientale a Porto Torres e Platamona: vogliamo risposte!
* Uniti contro la marea nera
* Tuteliamo il golfo dell’Asinara
* Gruppo d'intervento disastro ambientale Porto Torres (SS)  (ndr)

http://funkallero.altervista.org/perche-il-silenzio/


Da "F/64 Progetto fotografia Sardegna Associazione culturale" - 28/01/11

La marea nera - A futura memoria 2 ...

di Guido Picchetti - Foto di Fausto Ligios

Dice Fausto Ligios, responsabile di "F/64 Progetto fotografia Sardegna Associazione culturale" nel presentare sulla bacheca di Facebook le 10 foto del suo album "Marea Nera", che, qui a seguire, possiamo vedere raggruppate in piccolo formato:

"Queste foto non sono un prodotto di photoshop, ma sono state scattate oggi (27.01.2011), guardatele e decidete.Forse non è il caso di dichiarare lo stato di emergenza nazionale, questo io non sono in grado di discuterlo, ma un problema esiste questo è certo. Qualcosa nel nostro mare è cambiato da alcuni giorni, e queste immagini ne sono la prova. La Sardegna non può è non deve essere usata solo per il raccoglimento dell’immondizia altrui o per programmare grandi eventi che non si portano a termine. La Sardegna fa parte dell’Italia e questa non può far finta che niente stia succedendo nella terra delle vacanze. La “ verità” è una tutela per chi deciderà quest’estate di venire a passare le vacanze in questa terra, il rispetto per il turista non deve venir meno, ed è un “diritto“ sapere ciò che sta accadendo."

Quello di Fausto Ligios è un commento che personalmente condivido totalmente. E per rendersene conto basta, con un semplice  un semplice click sulle immagini, raggiungere la pagina su FB dove esse sono raccolte e poi dare un'occhiata con pazienza (ma anche, purtroppo, con grande amarezza...) ai relativi ingrandimenti cogliendone i vari particolari... E questo il mio commento nel segnalarle sulla mia bacheca su FB, a monito e "A futura memoria 2 ..." sui pericoli che corre il nostro "Mediterraneo" (leggi "A futura memoria 1 ..."):"Beh, se avete voglia di star male, guardatevi questa serie di foto ... E poi dicono che è tutto sotto controllo... Speriamo lo sia davvero... Ma qualche dubbio rimane..."

http://www.facebook.com/album.php?aid=27130&id=106837929380516#!/album.php?aid=27130&id=106837929380516
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Commenti su FB a margine dell
e foto di Fausto Ligios
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Post di Gianluca Cecere
‎Un colpo al cuore, Guido !Ed è chiaro che non impariamo dal passato... Ho dai ricordi chiarissimi di quando ero piccolo ee sulle spiagge trovavo questi sassi molli di CATRAME ! (ed era solo quello che si vedeva!!) ... Ccosa dobbiamo fare, come possiamo aiutare le generazioni future ? .. Un pensiero che non mi da pace.
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Post di Monica Modesto

Ma queste foto sono state scattate oggi a Santa Teresa???
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Post di F/64 Progetto fotografia Sardegna Associazione culturale

Mi dispiace doverti dire di si
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Post di Claudio Muzzetto

Sshhhhh, zitti che conviene tacere, l'indotto turistico ne potrebbe risentire!
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Post di Stefania Taras

Tutto sotto controllo, ma quale stato di emergenza nazionale. Ministra si faccia un brodo (o meglio un consommè) con l'olio combustibile...
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Post di Claudio Muzzetto

La ministra parla dalle alte sfere, ma spiace sentire gli stessi discorsi anche in paese...
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Post di Monica Modesto

A quanto pare la considerazione del nostro territorio da parte della maggioranza della popolazione si basa esclusivamente sull'offerta turistica che può dare e su quello che possiamo riceverne... Non ci avrei mai creduto se non lo avessi sentito in prima persona.. davvero... sono scioccata.
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Post di Minù Meloni

Potreste taggare i gruppi: "Disastro ambientale in Sardegna" e gli altri gruppi sull'argomento? Invito tutti ad unirci alla riunione che si terrà domani sabato alle 18.30 a Porto Torres biblioteca comunale, lunedi a Tempio ore 18 osteria numero mille. Portate proposte sul da farsi.
Ecco perchè la Prestigiacomo è con la EON. Guardate qui e diffondete !!!!: http://www.youtube.com/watch?v=EWfUIk1uDHE
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Immacolata Ziccanu

‎"La Società Consortile CASTALIA Ecolmar costituita nel 1987, assicura in regime di convenzione con il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, servizi antinquinamento per la salvaguardia delle coste e dei mari Italiani"..... e perchè mai allora non si sono visti all'opera sulle coste della Sardegna?.... http://www.castaliaecolmar.com/
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Post di Vincenzo Tatti

Sarebbe il caso di inoltrare un esposto denuncia alla Procura della Repubblica di Sassari ed al Prefetto di Sassari. Io sono pronto a sottoscriverlo.
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Post di Stefania Taras

 Ppenso che gli esposti siano già stati inoltrati, è necessario dichiarare lo stato di emergenza nazionale (italiana), altrimenti non ci mandano le forze e i mezzi necessari alla bonifica...


Da "ECOLOGIAE COM" del 27/01/11

Porto Torres, il miracolo della Prestigiacomo:
“Spiagge pulite entro un mese”

    di Paola Pagliaro

Dopo l’eclissi dei rifiuti di Napoli in tre giorni che in gran parte del Paese si è vista male, complice il segnale del digitale terrestre che va e viene, Il Governo del fare si appresta ad un altro ambizioso miracolo/(tele)visione. Le spiagge di Porto Torres saranno ripulite entro un mese, promette il Ministro dell’Ambiente, l’Onorevole Stefania Prestigiacomo che ieri, finalmente, ha riferito alla Commissione Ambiente della Camera sull’incidente occorso l’11 gennaio sulle coste sarde, causato, ricordiamo, dallo sversamento in mare di migliaia di litri di olio combustibile fuoriusciti dalla rottura di un travaso della nave cisterna E.On.

“Abbiamo i dati di quanto accaduto. Quasi l’80% di materiale è stato recuperato, una parte si è spiaggiata”, ha spiegato il ministro.

Dovremmo essere rassicurati da queste parole, in fondo è andata bene, no? Ma noi, si sa, siamo catastrofisti, proprio come lo sono la Provincia di Sassari e i Comuni interessati dalla marea nera sarda, e ci viene naturale come respirare trasalire alle successive dichiarazioni sulla provenienza di queste cifre ricavate ..."

"Sulla base di una stima effettuata dalla società ritenuta responsabile. Si ipotizza un quantitativo massimo di prodotto inquinante finito in mare di circa 46.000 litri (45,6 metri cubi)."

Se pensiamo alle stime dei danni, a dir poco taroccate dalla BP sulla marea nera a stelle e strisce, un brivido ci corre lungo la schiena e riteniamo certamente ben più credibile, di chi il disastro lo ha causato ed è logico tenda a minimizzare, coloro che lo hanno subito e riferiscono ciò che vedono realmente. Non è difficile farsi un’idea dalle immagini che circolano sui social media, scatti intinti nel nero del catrame da residenti delle aree colpite. Ricordiamo inoltre che la Provincia di Sassari aveva chiesto lo stato di emergenza appena qualche giorno fa. La Prestigiacomo, a riguardo, commenta serafica:

"La Sardegna dovrebbe essere contenta se non viene riconosciuto lo stato di emergenza nazionale perché significa che non c’è un’emergenza."

E certo che emergenza c’è? Non viene mica in visita il Papa, sono solo un po’ di palline bitumose che faranno la felicità di pesci e turisti. E all’E.On il Ministro che dice? Un blando ammonimento, come si fa con i bambini quando fanno una marachella e rompono un vaso di scarso valore:

"Fate più attenzione. Quell’impianto costituisce sempre una minaccia."

Paura…

http://www.ecologiae.com/porto-torres-prestigiacomo-spiagge-pulite-mese/33133/
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Post di
Massimiliano Cordeddu del 27/01/11
Condivido in pieno
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Post di Stefania Taras del 27/01/11

La faranno Santa!


Da "IL DEMOCRATICO" del 27/01/11

La delusione e la rabbia dei sardi nei confronti delle istituzioni:
“Se ne sono fregati tutti!”

Disastro ambientale E.ON. di Porto Torres
La Repubblica dei Colibri’ !

di Massimiliano Cordeddu

Porto Torres, giovedì 27 gennaio 2011 - Perchè siamo la Repubblica dei Colibrì? Sull’home page del Ministero dell’ Ambiente, che ho monitorato costantemente in questi giorni, erano presenti svariate notizie, ma nessun cenno relativo al grave incidente (e per favore non chiamiamolo disastro) avvenuto a Porto Torres lo scorso 11 gennaio. Campeggia da giorni, però, una notizia curiosa che riguarda il salvataggio in estremis dei colibrì di Trieste, per i quali, rileva la Prestigiacomo, si è registrato anche “l’intervento del Presidente del Consiglio che ha mostrato sensibilità per questi bellissimi uccelli!”

E’ certamente apprezzabile la salvaguardia di questo volatile, gesto tra l’altro che è servito al Presidente Berlusconi per fare innamorare di sè un’accerrima nemica (nonchè komunista) come l’astrofisica Margherita Hack:” Appena lo vedrò lo abbraccero e lo bacerò. Gli sono veramente in debito, l’Italia tutta gli è in debito”. Galeotto fu il colibrì!

Sarà certamente felice l’amica Hack, ma qualcuno al ministero deve spiegare ai sardi perchè i pesci, gli uccelli, i molluschi e quant’altro di animale e vegetale vive nell’habitat sottomarino dei 20 km interessati dallo sversamento di olio combustibile, (non chiamamola Marea Nera) non goda delle stesse tutele, prerogative e attenzioni garantite ai colibrì peruviani! C’è forse bisogno di un interessamento del Presidente del Consiglio, visto che ha anche casa là vicino, per smuovere uomini e mezzi utili alla bonifica delle coste? Solo ieri, in tarda serata e dopo 15 lunghi giorni di attesa, nell’home page del Ministero dell’Ambiente, viene finalmente data la notizia addirittura con una nota ufficiale del Ministro: “A Porto Torres azione antinquinamento veloce e incisivo“.

La giornata di ieri

Il Ministro Stefania Prestigiacomo, ha riferito in Commissione Ambiente della Camera, i dati in suo possesso relativi allo sversamento in mare di olio combustibile a Porto Torres, dichiarando che le stime non combaciano con quelle fornite, (fino a ieri mattina) da E.ON.: “L’olio combustibile fuoriuscito – ha dichiarato il ministro - ammonta a 45,6 metri cubi (circa 46.000 litri) . Abbiamo richiesto alla presidenza del Consiglio di avviare un tavolo di confronto per una valutazione tecnica rigorosa circa la richiesta avanzata di dichiarazione di emergenza nazionale”. La fuoriuscita, dunque, è ben tre volte superiore a quanto dichiarato dalla multinazionale tedesca, responsabile dell’incidente.

Gli interventi dell’opposizione

L’On. Alessandro Bratti (PD), sentito telefonicamente dichiara; “Il ministro ha ammesso che nelle prime ore dell’incidente si è sottovalutata l’emergenza e, per questo motivo gli interventi non sono stati tempestivi. Ad oggi, però, mi pare che la situazione sia sotto controllo. Sono intervenuto in Commissione Ambiente – prosegue il deputato- chiedendo che la Regione Sardegna, viste le frequenti emergenze ambientali, non lasci l’ ARPAS commissariata, ma provveda immediatamente alla nomina di un direttore, al quale affidare una struttura dotata di mezzi sufficienti ed efficienti, oltre a personale specializzato, in grado di far fronte ad emergenze come quella avvenuta a Porto Torres”.

Le reazioni dei Sardi

Ermelinda, 36 anni, vive nei luoghi del disastro e ha partecipato attivamente come volontaria, sin dalla prima ora, per aiutare a ripulire le spiagge dal catrame, documentando con numerose foto, quello che lei chiama disastro ambientale. Ermenlinda è un fiume in piena ed seriamente preoccupata, come tanti altri suoi concittadini, per quanto successo al suo mare:” Se ne sono fregati tutti! Mi domando, quale futuro lasceremo in eredità ai nostri figli e alle generazioni future, se io stessa oggi, ho paura di portare i miei figli al mare per evitare che entrino in contatto con sostanze tossiche e cancerogene.

I ministri e i politici sardi – prosegue la cittadina di Porto Torres- non danno voce ai cittadini e al loro diritto inalienabile ad avere un ambiente pulito e salubre, ma seguono solo le leggi dell’economia e della finanza. Non ho sentito – conclude la volontaria – una sola dichiarazione dell’ assessore regionale all’ambiente Oppi, riguardo l’emergenza ambientale ancora in corso. E’ uno scandalo! Ci sentiamo abbandonati e per questo siamo seriamente intenzionati a ripulirci da noi quelle spiagge che un tempo erano incontaminate. Non ho sentito, inoltre, nessun ringraziamento da parte del ministro Prestigiacomo o dal Presidente della Regione Cappellacci, riguardo il silenzioso ed encomiabile lavoro dei volontari, i quali hanno e stanno tuttora lavorando instancabilmente, per ripulire i 20 km di costa violata dalla marea nera”

Prevenzione e sicurezza

La prossima volta per cautelarci, sperando che non accada mai più, ci si augura che i responsabili degli incidenti o le istituzioni preposte alla salvaguardia e tutela del patrimonio naturalistico, si dotino di tecnologie come quella della Os-1 oil swallow, più volte segnalata dalla nostra redazione, capace di aspirare e bonificare 52.000 barili al giorno, ovvero la stessa quantità sversata in mare dalla E.ON. Avremo evitato, così, noi amanti della Sardegna e catastrofisti ecologisti, di lanciare inutili allarmismi riguardo quanto successo lo scorso 11 gennaio.

(foto @ Ermelinda)

http://ildemocratico.com/2011/01/27/disastro-ambientale-e-on-di-porto-torres-il-democratico-presenta-la-repubblica-dei-colibri/
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Post di Guido Picchetti del 27/01/11
Un bel servizio di Massimiliano Cordeddu, titolare su FB del "Gruppo intervento disastro ambientale Porto Torres (SS)", sull'attuale situazione delle coste sarde a seguito dell'incidente di Porto Torres...


Da "ERG" - 27/01/11

A futura memoria ...

di Guido Picchetti

Un documento da conservare. E quello reperito in rete da Giò Nastasi e da lei inviatomi per farmi leggere le caratteristiche dell'olio comnbustibile riversato dalla società E.ON nelle acque di Porto Torres nella bella quantità di 45.000 litri, secondo quanto dichiarato oggi dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo.

Perchè a futura memoria ? E' presto detto. Incidenti del genere purtroppo possono sempre verificarsi, è inutile nascondercelo. L'importante è però essere pronti ad intervenire, per rimediare alle conseguenze che potrebbero rivelarsi disastrose, con tempestività ma anche con consapevolezza dei rischi che si potrebbero correre, aggiungendo danno a danno...

L'olio combustibile riversatosi nelle acque sarde è, infatti, è un prodotto tossico, da maneggiare con cautela e non certo a mani nude. E i rischi che si corrono in un impegno volontario e spontaneo per la bonifica di spiagge e rocce costiere inquinate non sono affatto da sottovalutare.

Lo si comprende chiaramente da quanto riportato nella scheda di sicurezza predisposta in formato pdf dalla Società Erg (produttrice di quell'olio), che possiamo legger scaricandola con un semplice click sull'immagine che segue.

E con l'augurio che non debba mai servire doverlo fare...

http://www.birolinicalor.it/pdf/sc_tec_olio_comb.pdf

Post di Guido Picchetti del 27/01/11
Penso ad alcune caratteristiche dell'idrocarburo finito in mare a Porto Torres. Per gli operatori rischio di ustioni in caso di contatto diretto, e pericoli per le vie respiratorie per lo sviluppo di idrogeno solforato. In ambienti anaerobici, bassa biodegradabilità, persistenza e tendenza alla bioaccumulazione, e perciò dannoso per gli organismi acquatici. E per il Miniambiente non è successo niente...


Da "VIDEOLINE" del 27/01/11

PRESTIGIACOMO PER ALBA

Tratto da: TG ore 07.30 del: 27/01/2011

Sono 45.600 i litri di combustibile finiti in mare tra il 10 e l'11 gennaio a Fiumesanto, davanti alla centrale elettrica di E.On. Lo ha detto, per la prima volta nel pomeriggio, alla Camera, il ministro dell'Ambiente.

 

http://www.videolina.it/view/servizi/9208.html


Da "ECOBLOG" - 27/01/11

Dramma marea nera in Sardegna:
serve un aiuto urgente di Stato e Regione

di Simone Muscas

In Sardegna cresce la preoccupazione fra la popolazione locale per gli effetti della marea nera. Proprio nella giornata di ieri infatti si è tristemente assistito al ritrovamento di grosse quantità di olio combustibile in altre nuove spiagge, alcune fra le più belle dell’isola; tuttavia se era abbastanza probabile il verificarsi degli effetti dello sversamento a Stintino (località molto vicina al luogo dell’incidente), ben più di sorpresa ci ha colto la notizia della presenza di numerose chiazze nere nei litorali di Santa Teresa di Gallura e Aglientu, centri localizzati nel nord-est dell’isola quindi ben distanti dal Comune di Porto Torres, luogo in cui ha avuto origine il disastro.

A far precipitare la situazione è stato soprattutto il forte vento di maestrale dei giorni scorsi; infatti proprio nell’ultimo post sottolineavamo come una condizione meteorologica di questo tipo avrebbe favorito la delocalizzazione della marea. Questo problema purtroppo va ad aggiungersi ad un altro ovvero a quello dell’insufficiente numero di operatori di bonifica sinora impiegati. Le operazioni di ripulitura infatti sono state eseguite sino a questo momento soltanto dalle autorità locali, dagli operai di E.On e da un gruppo ammirevole di volontari; detto questo è più che evidente la necessità di un rapido intervento di Stato e Regione se non si vuole danneggiare ulteriormente le coste compromettendo quel poco di economia, quella del turismo appunto, che ancora resta in Sardegna.

Pertanto, mentre la Procura della Repubblica di Sassari prosegue l’inchiesta (a breve ci dovrebbero essere i primi iscritti al registro degli indagati) è unanime il coro dei sindaci dei Comuni colpiti dalla marea nera e della popolazione locale: coi soli mezzi sin qui adottati, dicono all’unisono, non si può far nulla; ogni giorno infatti gli operatori puliscono i litorali dal catrame, ma dalla mattina successiva, vista l’ingente quantità di prodotto riversato a mare, la situazione è nuovamente punto e a capo.

Intanto però, nella giornata di ieri, il Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ha fatto sapere che riferirà in Commissione Ambiente per l’individuazione di strategie efficaci per la bonifica. Buona notizia certo, ma quanto si dovrà aspettare? Speriamo non troppo dato che tutto questo sta succedendo in un contesto desolante fatto di previsioni meteorologiche che continuano a non promettere nulla di buono ed un fantasma nero che avanza inesorabile senza pietà sui mari e le coste della Sardegna.

http://www.ecoblog.it/post/11943/dramma-marea-nera-in-sardegna-serve-aiuto-concreto-da-parte-di-stato-e-regione?
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Post di Guido Picchetti del 27/01/11
Assolutamente non voglio fare allarmismo sciocco... Ma, dopo le informazioni scoperte on line sulla pericolosità del composto oleoso da recuperare su spiagge e scogli, il "il gruppo ammirevole di volontari" di cui si parla nell'articolo è stato opportunamente informato su come agire in modo da evitare rischi e pericoli personali di contaminazione ?


Da "BLOG SICILIA" del 27/01/11

Sul piatto la Francia mette 10 miliardi di euro

E dopo il petrolio dal mare arriva anche
l’eolico off-shore

di Guido Picchetti

Occhi e orecchie aperti per chi ama il nostro Mediterraneo. Dopo le concessioni per il petrolio, sono in arrivo le richieste di concessioni per le centrali eoliche offshore. Se ne parlava già da un pò di tempo. Ma la minaccia oggi si fa ben più concreta. A dare il via a questa potenziale nuova ricca preda per i cacciatori di energia è la Francia, la quale non si accontenta delle sue centrali nucleari sparse qua e là sul suo territorio e intorno alle Alpi, ma punta a trovare altre fonti energetiche capaci di produrre altri esuberi alle sue necessità, da rivendere a chi ne ha bisogno come noi poveri italiani...

La notizia è di questi giorni. Nicolas Sarkozy si appresta a lanciare un colossale bando pubblico per 3.000 MW di potenza da questa fonte pulita. Ben 600 pale eoliche dovrebbero essere piazzate nel tratto di mare compreso tra Saint-Nazare e Le Treport. Ma nelle previsioni diventeranno il doppio entro iil 2020, in grado di produrre ben 6000 MegaWatt. E gli appetiti dei colossi dell’energia si stanno già scatenando. La “Vattenfall” insieme alla “E.On” (già proprio quella società che ha causato il disastro ambientale sulla costa sarda di cui si parla da giorni) hanno già annunciato che parteciperanno alla gara da dieci miliardi di euro. E anche “EDF” e “Alstom” hanno stretto accordi per partecipare insieme, mentre “GDF-Suez” gareggerà da sola.

La nostra “Enel” non si è ancora pronunciata, ma certamente ci proverà con “Enel Green Power”. E nella gara ci sarà, a quanto pare, una grossa novità. Infatti, a decidere chi vincerà l’appalto c’è anche il prezzo finale dell’energia, che, a differenza di quanto avveniva finora in Europa, verrà deciso dalle compagnie. Si spera, quindi, in una gara al ribasso , e pare proprio che sia stata questa nuova soluzione a far decidere il governo francese a puntare sulle rinnovabili.

L’area marina prescelta per questa fattoria eolica francese fortunatamente non è nel Mediterraneo, ma è situata sulla Manica, al largo della costa compresa tra Nantes e Le Havre. Ma quanto scommettiamo che sull’esempio del governo francese anche molte secche mediterranee (speriamo non quelle dello Stretto di Sicilia…) verranno adocchiate come zone ideali su cui far nascere altre fattorie eoliche, veri e propri ecomostri, certamente meno inquinanti delle torre di trivellazioni, ma non meno deturpanti e dannosi per l’ambiente marino?

http://www.blogsicilia.it/blog/e-dopo-il-petrolio-dal-mare-arriva-anche-leolico-off-shore/28211/ 
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Piace a Mauro Brusà, Salvatore Addolorato, Gianluca Cecere, Salvatore Addolorato e Peppe D'Aietti
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Post di Mario Di Giovanna del 27/01/11

Tutto dipende dalle tecnologie utilizzate e dalle localizzazioni. Se sono torri galleggianti, lontane da secche o aree marine di pregio, non visibili dalla costa, che ben vengano. Purtroppo per risparmiare gli speculatori senza scrupoli propongono progetti con torri ancorate su fondali che sono il trionfo della biodiversità. E chiaramente quest'ultima ipotesi è inaccettabile...
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Post di Guido Picchetti del 27/01/11

Il problema è tutto lì... Si punterà sulle soluzioni più vantaggiose economicamente senza nessun rispetto per l'ambiente marino, e a dispetto di tutti gli impegni già presi per la tutela di certe aree fondamentali per il benessere del Mediterraneo. Aree già individuate da tempo, ma la cui istituzione in aree protette è stata di recente rinviata dal 2012 al 2020... Campa cavallo che l'erba cresce...
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Post di Gianluca Cecere  del 27/01/11

Concordo con te Di Giovanna :), torri galleggianti o torri ancorate sono un bel rebus economico/tecnico su cui i 'grandi' tra l'altro lavorano da poco tempo... A monte di tutto è necessaria una forza ed una competenza da parte delle istituzioni che non mi sembra di vedere oggi in Italia. La cosa non è semplice. Un bel rebus :-) :-( .


Dal "MINISTERO DELL'AMBIENTE" del 27/01/11

Prestigiacomo: “A Porto Torres azione
antinquinamento veloce e incisiva”

Informativa del Ministro alla Camera sullo sversamento di idrocarburi in Sardegna

Nel corso di una informativa sullo sversamento di idrocarburi in mare a Porto Torres, il Ministro Prestigiacomo ha affermato in Commissione Ambiente alla Camera che, “vista la tempistica e le modalità con cui sono stati espletati gli interventi di risposta all’inquinamento, e le quantità di prodotto sin d’ora recuperato, si possono valutare positivamente i risultati ottenuti da un’azione che è stata veloce, incisiva e ha visto la partecipazione di tutti i soggetti nazionali e locali interessati alla salvaguardia del patrimonio ambientale e naturale.“

"Da parte dell’Ispra è stato redatto oggi un rapporto tecnico da cui si evince che quanto accaduto non si ritiene possa avere conseguenze gravi per l’ambiente marino, e che comunque non è assolutamente verosimile parlare una “marea nera” nella zona. Queste notizie certamente confortanti e che giungono a valle di un impegno messo in campo con prontezza, naturalmente non ci inducono a sottovalutare quanto accaduto.

L’incidente è avvenuto infatti nei pressi di un particolarissimo e sensibilissimo contesto ambientale e richiede quindi una attenzione speciale, proporzionata all’incomparabile valore naturalistico dell’area su cui insistono contestualmente i parchi nazionali dell’Asinara e de La Maddalena, un’area di reperimento di area marina protetta, il Santuario dei mammiferi marini, oltre allo Stretto di Bonifacio interessato da uno specifico accordo internazionale con la Francia per la reciproca eliminazione dei traffici marittimi di sostanze inquinanti."

http://www.minambiente.it/home_it/showitem.html?item=%2Fdocumenti%2Fcomunicati%2Fcomunicato_0097.html&lang=it


Da "GREEN ME" del 26/01/11

Marea nera in Sardegna: la Prestigiacomo e la E.on minimizzano,
ma urge la bonifica dei siti inquinati

di Verdiana Amorosi

"La Sardegna dovrebbe essere contenta se non viene riconosciuto lo stato di emergenza nazionale perché significa che non c'è un'emergenza". Con queste parole Stefania Prestigiacomo ha riferito oggi in Commissione alla Camera sul disastro ambientale in corso in Sardegna dopo l'incidente a Porto Torres avvenuto martedì 11 gennaio che ha riversato in mare 46mila litri di olio combustibile deludendo la richiesta sottoposta da parte delle amministrazioni locali e degli ambientalisti affinché lo Stato si costituisca parte civile per il risarcimento del danno provocato dalla multinazionale E.On. "Quasi l'80 per cento di materiale è stato recuperato" ha continuato il ministro dell'Ambiente assicurando che "Le spiagge saranno ripulite entro un mese" e chiedendo un tavolo di valutazione dell'emergenza.

“Bene il tavolo di confronto, richiesto dal Ministro, purché ci si affretti a trovare subito soluzioni per il risanamento dei siti inquinati” - commenta Vincenzo Tiana, presidente di Legambiente Sardegna - “Dalle parole del Ministro emerge chiaramente che in queste settimane lo sversamento è stato notevolmente sottovalutato e questo ci preoccupa ancor più considerando che siamo in prossimità di un ecosistema delicato come quello del Parco dell’Asinara. E’ necessario, pertanto, che la E.On, responsabile del disastro, s’impegni maggiormente e al più presto con squadre specializzate per dare avvio ad un’immediata bonifica di spiagge e fondali, perché ogni giorno che passa la situazione si aggrava. Su questo piano d’azione anche Legambiente è pronta ad offrire il proprio contributo operativo con i suoi gruppi di protezione civile, purché si agisca all’interno di un coordinamento tecnico organizzato”.

Anche perché la macchia di olio finita in mare più di 10 giorni fa, partita da Porto Torres continua ad espandersi e inizia a toccare anche le zone che si trovano alle estremità del golfo dell’Asinara, da Stintino alla Gallura. Una situazione che sta mettendo a rischio non solo l’ambiente – e la salute di chi lo abita – ma anche l’economia locale, data dal turismo estivo nazionale e internazionale.

Per questo la voce dei cittadini sardi inizia a farsi sentire in maniera forte e anche una parte della stampa nazionale ha cominciato ad informare gli italiani su quanto sta accadendo: alcuni servizi sul disastro di Porto Torres sono stati mandati in onda sia dal Tg3 che Radio Tre. Ma la protesta degli abitanti si sta indirizzando al Presidente della Regione Sardegna, per denunciare pecche e ritardi nel coordinamento delle operazioni di pulizia, invocando le dimissioni del Commissario Straordinario dell’Arpa Sardegna.

In attesa di avere i nomi dei primi indagati nell’inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica, la Cgil ha chiesto alla E.On. di smantellare subito gli impianti a olio, per evitare che danni di questo tipo possano ripetersi. Nel frattempo, i volontari dell’isola – che si sono messi a lavoro fin dal primo giorno dopo lo sversamento in mare dell’olio combustibile – sono impegnati nell’infernale opera di pulizia delle spiagge con i mezzi che riescono a trovare e con forme di autotassazione .In particolare, dalla mattinata di ieri sono riprese le pulizie della zona di Stintino, tra Ezzi Mannu e le Saline, dove sono stati ritrovati ben 4 kg di catrame.

“Abbiamo chiesto lo stato di emergenza nazionale: serve un intervento immediato e specialistico, non manuale come abbiamo fatto sinora. - ha detto Gabriela Battino,sindaco di Aglientu, uno dei comuni della Gallura che ha istituito l’unità di crisi - Occorrono risorse e strumenti che non abbiamo e ci appelliamo al Ministero perché si attivi. L’area costiera che va da Vignola a Capo Testa è un Sito di interesse comunitario: i volontari, gli unici che vanno ringraziati, hanno raccolto le palle di catrame più grosse, ma per i frammenti di olio che si sono mescolati alla sabbia e le rocce imbrattate di petrolio non possono fare molto: non abbiamo i mezzi adeguati. La situazione non consente tentennamenti: l’emergenza c’è, la gente è preoccupata,il mercato del pesce è stato costretto a fermarsi, e ci auguriamo che non succeda lo stesso alla stagione turistica”.

Dopo lunghi giorni di silenzio, è arrivato anche il primo comunicato della multinazionale E.On, responsabile del disastro, che solo ora ha deciso di mettere in campo delle squadre per ripulire le coste danneggiate dall’olio combustibile. Meglio tardi che mai – verrebbe da dire – ma in realtà la marea nera tende ad espandersi a velocità molto sostenuta: se non fosse stato per i volontari, l’esito del disastro sarebbe stato ancora più drammatico.

Da quanto si legge sul comunicato di E.On, “dalle attività di controllo eseguite neltratto di mare compreso tra Stintino e l’Arcipelago della Maddalena non risultano tracce significative di prodotto da recuperare, così come non risultano allo stato tracce di inquinamento sul fondo marino”. E ancora: “non si rilevano conseguenze sui prodotti ittici della zona”. Considerando i ritardi con i quali la multinazionale ha ammesso la presenza della perdita d’olio e l’esito drammatico dello sversamento, ci riserviamo di avere dei forti dubbi.

http://www.greenme.it/informarsi/ambiente/3990-marea-nera-in-sardegna-la-prestigiacomo-e-la-eon-minimizzano-ma-urge-la-bonifica-dei-siti-inquinati 
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Post di Guido Picchetti del 26/01/11
Da un lato il Ministro dell'Ambiente minimizza e non concede lo stato di "emergenza" , dall'altro la E.On decide di mettere in campo una squadra di "emergenza" per la pulizia delle coste danneggiate dall’olio... Ma insomma l' "emergenza" c'è o non c'è ? Qualcuno sta bleffando, ed è facile capir chi è...
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Post di Maria Ghelia del 27/01/11

Ma è veramente VERGOGNOSO!!!


Da "IL GIORNALE DELLA PROTEZIONE CIVILE" del 26/01/11

Canale di Sicilia: quali i rischi di un'attività petrolifera?

di Julia Gelodi

Secondo il Dott. Lanzafame dirigente, da poco in pensione, dell'Ingv di Catania, a lungo coordinatore di gruppi di ricerca nel Canale di Sicilia: "Un terremoto nel Canale di Sicilia a causa dell'estrazione di petrolio è un fenomeno possibile ma non probabile"

Martedi 25 Gennaio 2011 - Dal territorio Ci sono dei rischi in un'eventuale attività petrolifera nel Canale di Sicilia ? Al proposito Gianni Lanzafame dirigente, da poco in pensione, dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia di Catania, a lungo coordinatore di gruppi di ricerca nel Canale di Sicilia ha recentemente dichiarato:" Il Canale di Sicilia è una zona ad alta attività vulcanica e sismica. Una perforazione esplorativa difficilmente potrebbe provocare rischi di un certo peso. Diverso è il caso dello sfruttamento di eventuali riserve di idrocarburi".

Lanzafame cita alcuni esempi di terremoti dovuti a cause antropiche: "nel 1989, in Australia, zona non sismica, a Newcastle, lo sfruttamento intensivo di una miniera di carbone provocò un terremoto di magnitudo 5,6, che costò 13 morti, un centinaio di feriti e danni per tre miliardi e mezzo di dollari. Nella Cina occidentale, a Sichuan, nel 2008, un terremoto terribilmente distruttivo, provocò 70 mila morti, cinque milioni di senzatetto e fu scatenato dal peso dell'acqua di un invaso artificiale. Del resto, è ben noto che l'intervento antropico può destabilizzare i delicati equilibri delle sollecitazioni che governano la crosta terrestre". Per quanto riguarda gli eventuali pericoli connessi ad una trivellazione in un fondale come quello del Canale di Sicilia ha aggiunto: "Il lavoro della trivella in fase di esplorazione è poco rischioso; potrebbe trovare una sacca di gas, e quindi provocare un'esplosione, oppure del magma, ma sono eventualità molto remote, perché le trivellazioni vengono guidate da accurate indagini geofisiche. Gli eventuali pericoli, secondo me, deriverebbero dal passo successivo: se trovano il petrolio e cominciano a pompare potrebbero crearsi alterazioni nel campo degli sforzi del canale, il quale è una zona sismica, quindi una porzione instabile della crosta terrestre. In un simile contesto basterebbe poco per passare dalla tensione alla rottura lungo la faglia, cioè al terremoto".

Secondo il Dott. Lanzafame è noto che miniere, cave, iniezioni di acqua nel terreno, stazioni di petrolio siano destabilizzanti e provochino terremoti, ma il rischio più grave sarebbe costituito dal fatto che un eventuale sisma potrebbe scatenare uno tsunami, un vero disastro per coste densamente popolate come quelle del canale. "Un terremoto nel Canale di Sicilia a causa dell'estrazione di petrolio è un fenomeno possibile ma non probabile".

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Vincenzo Festa - Martedì 25 Gennaio 2011

Questo articolo conferma i risultati delle ultime ricerche in fatto di emergenze causate da madre Natura. Il più delle volte è solo una risposta data dalla natura alle provocazioni che subisce da parte dell'Uomo. Se c'è una frana, sia pure vecchia di millenni, non si va a crearle una cava sotto. O non vi si costruisce una diga... Le possibili fonti di rischio non devono essere aumentate per l'incuria umana in nome del dio Denaro. Prima dovrebbe venire l'uomo, in una scala di valori, poi il lavoro o il denaro. Ridurre i rischi significa far tesoro delle esperienze passate. Alla Civil Protec 09 a Bolzano questo fu detto. Le emergenze sono cicliche, e dove c'è stato un disastro, prima o poi se ne verificherà un altro, quindi facendo tesoro dell'esperienza precedente, si può ottimizzare il tempo di intervento, calibrare le difese, ridurre i rischi. A priori tutti dicono di muoversi verso questa direzione. Ma quanti effettivamente lo fanno ? Bella domanda che lascio ai lettori de "Il Giornale della Protezione Civile".

http://www.ilgiornaledellaprotezionecivile.it/?pg=1&idart=2639&idcat=3 
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Post di Guido Picchetti del 26/01/11
Anche la Protezione Civile dichiara ufficialmente la pericolosità delle trivellazioni nello Stretto di Sicilia... E lo fa attraverso le dichiarazioni di uno specialista... Cos'altro ci vuole per capire e provvedere ? Che suonino le campane ?


Da "MEDPAN ORG" del 25.01.2011

Vers la première aire marine protégée gérée de Tunisie

Auteur : S. Dhouib et M. Mabari

Avec ses 1300 ha, l'Aire Marine et Côtière Protégée (AMCP) de Cap Négro-Cap Serrat est en cours de création grâce à l'appui du Projet MedPAN Sud piloté par le WWF Méditerrannée.

Elle fait partie du Parc National de Jebel Chitana - Cap Négro, aire protégée terrestre de 10,122 ha, décrétée le 5 juillet 2010. A cheval entre deux gouvernorats, Beja et Bizerte, et sous la tutelle de deux institutions, l'Agence de Protection et d'Aménagement du Littoral pour la partie marine et la Direction Générale des Forêts pour la partie terrestre, la création de l'AMCP de Cap Négro-Cap Serrat est un projet complexe qui nécessite un appui institutionnel et une structure durable.

Prenant la suite du projet SMAP III, ce projet pilote d'une durée de 4 ans (2009-2012) met le WWF Méditerranée, Bureau de Tunis, au coeur de l'action. Il oeuvre en effet, en concertation avec les institutions Nationales et les acteurs concernés, pour établir et faire fonctionner l'unité de gestion de l'APMC, qui sera intégrée dans le plan d'action GIZC de la région des Kroumirie et des Mogods. Un comité de pilotage national a également été mis en place.

 

L'équipe de gestion l'APMC sur le terrain est déjà recrutée, et elle l'a été directement par l'APAL. Comme le souligne Sami Dhouib du WWF Méditerranée bureau de Tunis et coordinateur du projet : « Nous avons tenu à transférer les budgets du projet de recrutement à l'APAL directement afin d'assurer la pérennité de l'équipe au-delà du projet MedPAN Sud qui se termine en 2012 ». Le CRDA (Commissariat régional de Développement Agricole) de Beja, la DGF (la Direction Générale des Forêts) et l'APAL ont également organisé en 2009 et 2010 l'infrastructure nécessaire (locaux et équipements).

En parallèle, le WWF a travaillé avec ses partenaires pour mettre en place la signalétique de l'APMC, selon une charte commune à toutes les aires protégées marines et terrestres et à tous les sites RAMSAR en Tunisie. C'est une première dans le pays.

Le projet a également réalisé une étude sur les mécanismes de financement durable de l'AMPC de Cap Négro-Cap Serrat pour lui assurer longévité et efficacité. Cette étude pilote est aussi une première du genre en Tunisie et sera présentée prochainement aux différents Ministères concernés (Environnement, Agriculture, Finances) en vue de l'établissement de lignes guides pour le financement durable des aires protégées en Tunisie.

Le plan de gestion à 5 ans est en cours d'élaboration et sera prêt pour 2011. La majorité des études nécessaires on déjà été réalisées au sein du projet. Le protocole de suivi de la biodiversité du parc par exemple a été mis en oeuvre avec le soutien des accords de mise en oeuvre du projet MedPAN Sud.

Le dernier volet du projet se concentre sur le renforcement des capacités de tous les acteurs impliqués ainsi que sur la sensibilisation et l'information des jeunes et de la population locale. Des activités ont déjà été mises en place par exemple pour promouvoir des activités alternatives génératrices de revenu (utilisation des nasses, production d'huile de lentisque...) ou pour développer un programme d'éducation à l'environnement dans les écoles.

Le projet MedPAN Sud est piloté par le WWF Méditerranée. Il vise à améliorer et consolider les capacités au Sud et à l'Est de la Méditerranée pour établir de nouvelles AMP, mieux gérer celles qui existent et renforcer MedPAN, le réseau des gestionnaires d'AMP. www.panda.org/msp 

Le Projet MedPAN Sud fait partie du projet MedPartnership, « Partenariat stratégique pour le grand écosystème marin de la Méditerranée », piloté par le PNUE. www.medpartnership.org

La brochure sur la "Création de l'Aire Marine e Còtière Protégé de Cap Serrat -Cap Négro (Site Pilote Tunisie)":
http://www.medpan.org/_upload/1439.pdf

http://www.medpan.org/?arbo=article&sel=ID&val=551&language=fr 
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Post di Guido Picchetti del 26/01/11
Una bella notizia certamente. Ma siamo alle solite... L'area interessata da questa nuova AMP inTunisia è situata a levante di Capo Bon, a metà strada in direzione del confine algerino. Mentre lo Stretto di Sicilia, che corre i maggiori pericoli per le concessioni petrolifere in atto, viene ancora una volta del tutto dimenticato...  


Da "SARDEGNA BLOGOSFERE" del 25/01/11

Marea Nera in Sardegna: arriva Beppe Grillo,
ma non è l'unico a far ridere (o piangere..)

di Daniele Puddu

Si sfiora il ridicolo, piano d'emergenza inutile, protezioni dal lato sbagliato del pontile.

Della Marea Nera partita l'11 Gennaio 2011 e che sta sommergendo le coste del Golfo dell'Asinara, spinta dalle correnti prima verso Sorso, Castelsardo e Santa Teresa, e ora dall'altra parte verso Stintino (foto), sono due le cose che colpiscono.. Prima di tutto il silenzio, non ne parla nessuno, i mass media nazionali, i politici regionali e nazionali, non Cappellacci, non il ministro dell'ambiente Prestigiacomo, nemmeno le opposizioni alzano la voce. Ci penserà Beppe Grillo, come annunciato sul suo blog a fare un pò di casino, speriamo non fine a se stesso. Ci serve aiuto per ripulire le coste!

E chi parla lo fa per rassicurare, la Capitaneria di Porto è da una settimana che asserisce che non vi sono più idrocarburi in mare, peccato che come per magia, una magia nera ovviamente, il catrame continui a riversarsi sulle spiagge. (vedi il video sulla pagina web di sardegna.blogosfere).

Secondo punto la gestione della crisi appare ridicola, non c'era un sistema di prevenzione, protezione e vigilanza? Com'è possibile che non vi fosse uno straccio di piano pronto in caso di emergenza? Dov'è la Protezione civile? E l'Arpa? I volontari sono praticamente lasciati a se stessi, le squadre specializzate di E.ON sono poche, l'organizzazione carente, come dimostra l'incredibile fatto delle buste ricolme di catrame appema raccolto e lasciate sulla spiaggia e riprese poi dal mare durante la notte.

Sono passate 2 settimane e siamo ancora a questo punto, mi auguro che E.On sia costretta a rifondere tutti i danni provocati.

http://sardegna.blogosfere.it/2011/01/marea-nera-in-sardegna-arriva-beppe-grillo-ma-non-e-lunico-a-far-ridere-o-piangere.html


Da "INFORMAMBIENTE" del 25/01/11

Porto Torres: marea nera arriva su
spiaggia Stintino

E’ allarme anche a Stintino per la mare nera che ha raggiunto le spiagge di Pazzona e delle Saline. Sospinto dal vento di grecale, l’olio combustile fuoriuscito l’11 gennaio scorso dal terminal di E.On nello scalo industriale di Porto Torres, ha toccato infatti il litorale del centro turistico del nord Sardegna.

“Stiamo monitorando la situazione e si sta lavorando per evitare un danno ambientale maggiore lungo la costa che possa anche tradursi in un danno di immagine – spiega il sindaco Antonio Diana – c’é la massima concentrazione da parte dei nostri uffici, siamo preoccupati. Speriamo che si tratti di pochi residui che potranno essere recuperati in breve tempo”. Il Comune, già dal giorno dell’incidente al porto industriale, aveva attivato le squadre della Compagnia Barracellare per tenere sotto stretto controllo le spiagge stintinesi.

E’ stato l’Ufficio tecnico, questa mattina, ad avvisare il primo cittadino quindi l’assessore competente, Angelo Moschella, del ritrovamento di alcune zolle di catrame sulla spiaggia bianca di Pazzona. Il Comune ha quindi avvisato la Capitaneria di Porto Torres e la Provincia di Sassari. La multinazionale E.On ha inviato sulla spiaggia una squadra di operatori della Verdevita che si sta occupando di recuperare il prodotto, ritrovato anche in mezzo alla Posidonia spiaggiata. A mare la Capitaneria ha effettuato un controllo sino alle spiagge della Pelosa e della Pelosetta. A terra, gli uomini della Delegazione di spiaggia, guidati dal comandante Agatino Carciola, hanno perlustrato il tratto di costa. “Al momento – ha fatto sapere il comandante – non si segnalano altri ritrovamenti, mentre non è stata ancora quantificata la quantità di materiale rinvenuto”.

Inchiesta accelera, attesi primi indagati

Potrebbero essere resi noti in settimana i nomi dei primi indagati nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Sassari per danno ambientale, aperta dopo l’incidente dell’11 gennaio scorso nello scalo industriale di Porto Torres. Il sostituto procuratore Paolo Piras, che nei giorni scorsi ha ricevuto una prima relazione da parte degli uomini della Capitaneria, sta focalizzando l’attenzione sulle cause della perdita di olio in mare, dovuta alla rottura di un tubo interrato nella banchina, conseguenza di un cedimento di una soletta. La banchina era stata collaudata il 24 luglio 2002 da una commissione formata da Capitaneria di porto, Genio civile opere marittime della Sardegna, Vigili del fuoco e Endesa Italia, la società allora proprietaria della centrale di Fiume Santo, oggi della multinazionale E.On. Intanto la marea nera non si ferma e arriva sul litorale di Stintino. Alcune zolle di catrame sono state ritrovate stamattina sulla spiaggia delle Saline e in quella di Pazzona. La squadra della società di bonifiche Verdevita è al lavoro per la pulizia, mentre a terra e a mare la Capitaneria di Porto Torres e gli uomini della Delegazione di spiaggia di Stintino stanno effettuando gli opportuni controlli.
fonte: ansa.it/ambiente

http://www.informambiente.it/?p=2706


Dalla "PROVINCIA DI SASSARI" del 25/01/11

Olio combustibile in mare, per il tavolo tecnico
«l’emergenza non è finita, non abbassiamo la guardia»

«La fase di emergenza ambientale non è ancora finita, vietato abbassare la guardia». È la parola d’ordine del tavolo permanente di coordinamento, riunito oggi negli uffici del settore Ambiente dell’amministrazione provinciale per continuare ad affrontare l’emergenza ambientale provocata dall’incidente dello scorso 11 gennaio, quando è finito in mare un notevole quantitativo di olio combustibile destinato ai depositi della centrale E.On di Fiume Santo.

All’incontro, che si è protratto sino al primo pomeriggio, oltre alla Provincia hanno partecipato i Comuni di Sassari, Porto Torres, Sorso, Castelsardo e Stintino, i tecnici dell’assessorato regionale dell’Ambiente, dell’Arpas e dell’Ispra, il Parco dell’Asinara e la Capitaneria di Porto di Porto Torres.

Nel corso della prima fase dei lavori, le istituzioni hanno condiviso la preoccupazione che «se non si risolve del tutto il problema i danni rischiano di essere molto seri, sia sul piano ambientale che dal punto di vista economico», è la posizione degli amministratori locali, dall’assessore provinciale dell’Ambiente, Paolo Denegri, ai sindaci di Sassari e Castelsardo, Gianfranco Ganau e Matteo Santoni, sino ad arrivare agli assessori competenti in materia di ambiente dei Comuni coinvolti.

In particolare si teme «il colpo tremendo che subirà l’industria turistica se non si procede alla svelta per evitare che la cattiva pubblicità prodotta dall’incidente dirotti altrove i flussi turistici». Lo stesso timore aveva indotto il presidente della Provincia, Alessandra Giudici, a chiedere lo stato di calamità naturale, così da assicurare più uomini, mezzi e risorse alle operazioni in corso lungo tutta l’area litoranea. Sul piano ambientale si aggiunge «la paura che gli interventi per eliminare l’olio combustibile dalle spiagge provochino una rimozione eccessiva di sabbia», come spiegano Provincia e Comuni, che già da anni fanno i conti col problema dell’erosione costiera.

Alla seconda parte dell’incontro odierno ha partecipato anche E.On, e i timori e le preoccupazioni si sono trasformati in richieste precise. L’Ispra, Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, fornirà presto informazioni sull’indagine richiesta dal Ministero dell’Ambiente sui fondali e sull’intero ambiente marino della zona interessata dallo sversamento di dieci giorni fa. La stessa E.On ha garantito tempi brevissimi per i piani di caratterizzazione dell’area coinvolta. Nel frattempo il tavolo di coordinamento permanente, che si riunirà ancora nei prossimi giorni, ha chiesto di essere costantemente aggiornato.

http://www.provincia.sassari.it/it/newsview.wp?contentId=NEW109160


Da "VIDEOLINA" del 25/01/11

Altri due video dal TG su Porto Torres

MAREA NERA INTERVISTE

Tratto da: TG ore 14.00 del 25/01/2011

Minacciano di scendere in piazza, in segno di protesta, gli abitanti di Santa Teresa Gallura le cui spiagge sono state contaminate dalla marea nera, causando un danno ambientale sensibile. Chiesta l'emergenza nazionale.

http://www.videolina.it/view/servizi/9101.html  
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Post di Guido Picchetti del 25/01/11

Ancora un video che testimonia la reale gravità della situazione venutasi a creare con le conseguenze dell'incidente di 15 giorni fa sulla costa sarda... e ancora ben lungi dall'essersi risolta...

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LEGA PESCA RASSICURA

Tratto da: TG ore 23.00 del 24/01/2011

Sull'emergenza ambientale nelle coste del nord Sardegna interviene la Lega Pesca. "Basta con gli allarmismi, il prodotto pescato è ottimo".

 

http://www.videolina.it/view/servizi/9079.html 


Da "TERRA NEWS" del 25/01/11

L’incubo nero petrolio che avvolge la Sardegna

di Diego Carmignani

IL CASO. Silenziata dalla stampa, la marea di catrame arriva in Gallura e a Stintino, minacciando la Maddalena. Le istituzioni locali chiedono lo stato d’emergenza. Domani la Prestigiacomo in Aula.

Giorno dopo giorno, chilometro dopo chilometro, catrame e olio combustibile proseguono l’avanzata lungo le coste nord della Sardegna. Prima le spiagge di Porto Torres, poi quelle di Castel Sardo, ora la Gallura, tra i Comuni di Aglientu e Santa Teresa, e infine Stintino. Quello che non si spiaggia, resta al largo: una chiazza che viaggia veloce, trasportata da correnti e mare grosso, avvistata nelle bocche di Bonifacio e sempre più vicina a un altro paradiso contaminato, la Maddalena. Sono passate quasi due settimane dalla perdita in mare di circa 18mila litri di olio combustibile destinato alla centrale termoelettrica di Fiumesanto, gestita dalla multinazionale E.on, presso Porto Torres. Immediato intervento e situazione sotto controllo: queste le prime rassicuranti notizie di una situazione che sembrava subito rientrata. Stampa locale, e il “Gruppo d’intervento disastro ambientale Porto Torres”, non hanno mai smesso di monitorare la zona interessata, che è andata drasticamente allargandosi.

Lungo e spaventoso il bollettino, aggiornato di ora in ora, ma finora ignorato dai media nazionali, anche dopo che le condizioni atmosferiche sfavorevoli e le forti correnti degli scorsi giorni hanno portato la marea nera a minacciare la Costa Smeralda e l’arcipelago della Maddalena, parco naturale i cui isolotti potrebbero essere raggiunti da un momento all’altro. Quella di 18mila quintali di petrolio dispersi in mare è una stima ottimistica, mentre sono stati oltre 150 uomini e donne, tra volontari e operai, che si sono adoperati per rimuovere il catrame dalle spiagge, 18 i chilometri ad oggi ripuliti e più di mille sacchi raccolti pieni di materiale, con l’incredibile beffa di Platamona dove il mare in tempesta ha trascinato in acqua diversi sacchi di plastica, lasciati maldestramente dagli addetti ai lavori.

E ancora: tra le rinomate calette nel territorio di Santa Teresa, sono state raccolte più di sette tonnellate di catrame, mentre un’altra grande quantità è ancora sciolta nell’acqua e certamente si è depositata nei fondali: una bella cartolina per habitat e immagine turistica della Sardegna, Gallura in particolare. Con l’incedere della marea, si è gonfiato il grido d’aiuto delle istituzioni locali rivolto al Governo, perché quello che è in atto in Sardegna è un disastro senza precedenti: un’«emergenza nazionale», denunciano. I primi sono stati i sindaci di Aglientu e Santa Teresa, poi il presidente della Provincia di Sassari e infine quello di Olbia-Tempio, nonché le associazioni ambientaliste, l’ecodem Ermete Realacci, il deputato sardo del Pdl Mauro Pili e infine l’agitatore politico Beppe Grillo.

Lo “stato di calamità” è quello che si richiede di proclamare al Ministro dell’Ambiente, affinché si dia giusto peso alla situazione e si mettano in campo tutte le risorse dello Stato a supporto di territori che non sono in grado di affrontare da soli una tale escalation emergenziale. E domani alle ore 15 la Prestigiacomo riferirà in commissione Ambiente della Camera. Sperando che intanto, per dabbenaggine o complicazioni meteorologiche, i danni non siano divenuti irreparabili. Sulle conseguenze, a breve e lungo termine, di un tale sversamento, il biologo marino Silvio Greco avverte, infine: «Dobbiamo urgentemente pensare a un Piano nazionale di tutela da inquinamento idrocarburi.

Ciò che si è verificato in Sardegna comporta più forme di inquinamento: la prima, che riguarda le frazioni più leggere di petrolio, che finiscono negli scambi gassosi; la seconda che colpisce uccelli e rettili marini, i primi a risentirne, il fondale, che deve attendere decenni prima che i batteri aggrediscano il materiale, e il plancton, che distribuisce la contaminazione nei pesci che mangiamo, entrando così nella catena alimentare e nell’ambito della salute pubblica. Bisogna intervenire tempestivamente con pompe aspiranti, macchinari che dovrebbero essere pronti all’uso in un Paese come l’Italia, in perenne stato di rischio, essendo il Mediterraneo un mare piccolo e al centro di enormi traffici internazionali».

http://www.terranews.it/news/2011/01/l%E2%80%99incubo-nero-petrolio-che-avvolge-la-sardegna


Da "RAITV TG3" del 25/01/11

Disastro ambientale a Porto Torres

E' allarme anche a Stintino per la mare nera che ha raggiunto le spiagge di Pazzona e delle Saline. Sospinto dal vento di grecale, l'olio combustile fuoriuscito l'11 gennaio scorso dal terminal di E.On nello scalo industriale di Porto Torres, ha toccato infatti il litorale del centro turistico del nord Sardegna. "Stiamo monitorando la situazione e si sta lavorando per evitare un danno ambientale maggiore lungo la costa che possa anche tradursi in un danno di immagine - spiega il sindaco Antonio Diana - c'é la massima concentrazione da parte dei nostri uffici, siamo preoccupati. Speriamo che si tratti di pochi residui che potranno essere recuperati in breve tempo". (Foto Ansa)

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-ec8685b1-a88b-4d41-a640-628a0e09a5ca-tg3.html#p=0
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Commenti su FB a margine del suddetto articolo
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Post di Guido Picchetti del 25/01/11

Qualcuno finalmente nella RaiTV di Stato si è accorto che qualcosa è accaduto sulle coste della Sardegna. Risultato sul sito web di TG3: una fotogallery di 14 foto, un breve comunicato di venti righe dell'Ansa, e 7 visualizzazioni in tutto finora...
E questo è l'url della pagina originale dell'Ansa da cui il Tg3 ha ripreso la sua notizia postata in precedenza. Le foto sono più numerose e più grandi, ognuna con una sua bella didascalia, e le informazioni più originali e fresche, nonostante risalgano a due giorni fa... Vedere per credere:
http://ansa.it/web/notizie/photostory/primopiano/2011/01/23/visualizza_new.html_1617181816.html?idPhoto=7


Da "IL MANIFESTO" del 25/01/11

Storie - Sicilia Nera - Riprende la caccia al Petrolio

di Carlo Lania

Entro la fine di aprile potrebbero iniziare le nuove trivellazioni a largo del Canale di Sicilia. Associazioni e sindaci lanciano l’allarme per i rischi che le piattaforme off-shore rappresentano per l’ambiente, anche a causa della natura sismica dei fondali. «Senza contare - dicono - che così si mette in ginocchio l’economia dell’isola». [...]
 

SICILIA NERA
Riprende la caccia al petrolio

L’ESPERTO
«Un’area piena di vulcani dei quali sappiamo poco»

SARDEGNA
L’olio combustibile si espande sulle coste


Clicca sull'immagine a lato o sui titoli dei vari articoli per aprire con Acrobat in formato pdf la pagina 16 de "IL MANIFESTO" di martedi 25 Gennaio 2011 interamente dedicata al problema delle trivellazioni petrolifere nel Canale di Sicilia (ndr)

Tutti gli articoli della pagina de "IL MANIFESTO" sono riportati anche su una pagina web de "L'ALTRA SCIACCA" del 25/01/11


Dal "CORRIERE DELLA SERA IT" - 25/01/11


I grandi cambiamenti della Terra che coinvolgono l’atmosfera e il clima, l’interno del pianeta e la sua superficie, condizionando pesantemente la biosfera e l’ambiente dell’uomo. Franco Foresta Martin, giornalista scientifico e geologo, risponde alle domande e ospita i commenti dei lettori su questi temi da cui dipende il futuro dell’Umanità.

Max Cordeddu - Sabato, 22 Gennaio 2011
Disastro ambientale in Sardegna

Disastro ambientale di Porto Torres: inviata una segnalazione urgente al Ministro dell'Ambiente Prestigiacomo.

Porto Torres, venerdì 14 gennaio 2011 - In seguito al disastro ambientale, provocato dalla marea nera fuoriuscita per un guasto meccanico nella linea di drenaggio del collettore manichette, posizionato all'interno della banchina degli impianti E. ON di Porto Torres, è stato creato un Comitato e inviata una lettera d'intervento urgente al Ministro dell'Ambiente e la Tutela del Territorio e del Mare Stefania Prestigiacomo.

Ad inviarla è stato il portavoce del Comitato Max Cordeddu, il quale preoccupato per il silenzio attorno alla grave vicenda, ha deciso di mobilitarsi per sensibilizzare l'opinione pubblica e le istituzioni che sono preposte alla tutela e alla preservazione dell'ambiente marino e costiero. L'ex signorino buonasera, inoltre, oltre ad essere sardo e quindi direttamente interessato alla salvaguardia delle coste, ha partecipato nel 2007 all'edizione del volume "Libano, una missione ambientale", voluto dall' ISPRA ex APAT e dal Ministero dell' Ambiente, nel quale si illustrava il lavoro di pulizia della Task Force italiana inviata lungo le coste Libanesi, a seguito di una bomba israeliana che distrusse una centrale di olio combustibile, la quale riversò in mare tonnellate di liquido altamente inquinante.

Cordeddu nella lettera al Ministro scrive: "siamo seriamente preoccupati per la fuoriuscita di greggio dall'impianto E. ON di Porto Torres in Sardegna. Una vistosa ed estesa chiazza nera di petrolio, infatti, è stata avvistata lungo le coste, rilevabile sia in mare che soprattutto a terra, con enormi chiazze che si stanno formando sopra e sotto la sabbia. La E. ON ha dichiarato che il disastro è stato causato da un imprevedibile guasto meccanico nella linea di drenaggio del collettore manichette posizionato all'interno della banchina".

Il portavoce ha inviato una missiva urgente alla Prestigiacomo; "Le chiedo gentile Ministro di provvedere immediatamente all'invio di una squadra del servizio CREA dell' ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale ) per verificare i danni causati dalla dispersione del greggio in mare e iniziare subito la fase di pulitura delle coste e del fondale marino interessato, tramite l'ausilio delle "navi spazzine" della società armatrice CASTALIA, nonché qualora si evidenziassero delle responsabilità, a prendere seri provvedimenti in merito".

http://forum.corriere.it/ambiente_e_clima/22-01-2011/disastro-ambientale-in-sardegna-1697757.html


Da "VILLAGGIO GLOBALE" - 25/01/12

Nuovo studio

In futuro forte aumento delle invasioni biologiche

Le attuali politiche di libero commercio, spesso assolutamente carenti in termini di misure di prevenzione delle nuove introduzioni, causerà impatti solo tra qualche decennio, creando quello che nello studio è indicato come un «debito di invasione». Ci vorranno decenni per comprendere pienamente le conseguenze degli attuali livelli socio-economici anche in termini di aumentate invasioni biologiche.

Un nuovo studio sulle invasioni biologiche, realizzato sulla base di dati relativi a 10 gruppi tassonomici e 28 Paesi europei, ha dimostrato che le invasioni di specie alloctone sono più legate alle caratteristiche socio-economiche del passato, che non a quelle di oggi. Questi risultati, ottenuti da un gruppo di 16 ricercatori, tra i quali Piero Genovesi dell'Ispra, sono stati da poco pubblicati nella prestigiosa rivista «Proceedings of the National Academy of Sciences» (Pnas). Lo studio è anche il risultato del progetto triennale Daisie (Delivering Alien Invasive Inventario per l'Europa), finanziato dall'Unione europea all'interno del sesto programma quadro di ricerca.

Recenti ricerche hanno dimostrato che le attività economiche sono tra i fattori principali che determinano le invasioni biologiche, e questo dato è alla base di un approfondito dibattito a tutti i livelli politici, dove si discute ad esempio di regolamentazioni del commercio per combattere questa crescente minaccia. Ma quello che lo studio dimostra è che c'è un ritardo tra l'introduzione delle specie in un nuovo territorio e la diffusione dell'organismo, che ne determina gli impatti più rilevanti. Questo fenomeno crea quindi quello che i ricercatori chiamano un «debito di invasione».

I ricercatori hanno selezionato tre fattori predittivi delle attività socio-economiche legate alle invasioni: densità della popolazione umana, Pil pro capite, e (come misura dell'intensità degli scambi commerciali e quindi dell'apertura dei diversi sistemi economici) la quota delle esportazioni sul Pil. Sulla base di questi parametri lo studio ha quindi dimostrato che la ricchezza di specie alloctone presenti nei diversi paesi è spiegato meglio dai dati socio-economici del 1900 che non da quelli del 2000. Anche se questo effetto storico è meno forte per i gruppi tassonomici con buone capacità di dispersione (uccelli, insetti), lo studio ha dimostrato una forte «eredità storica» nella maggior parte dei gruppi tassonomici analizzati.

«Lo studio - dice Piero Genovesi dell'Ispra - indica chiaramente che esiste un fattore di inerzia; le attuali politiche di libero commercio, spesso assolutamente carenti in termini di misure di prevenzione delle nuove introduzioni, causerà impatti solo tra qualche decennio, creando quello che nello studio abbiamo indicato come un "debito di invasione"».

«Questa inerzia - aggiunge Stefan Dullinger dell'Università di Vienna - è molto preoccupante, perché porta a ritenere che la costante crescita economica determinerà livelli crescenti di invasioni nel prossimo futuro, anche se si introducessero da subito misure di regolamentazione delle nuove introduzioni».

Franz Essl, ricercatore dell'Agenzia austriaca per l'Ambiente e primo autore dello studio conclude che «i semi delle future invasioni sono già stati piantati». Tutti gli autori concordano sull'importanza di rafforzare i sistemi di controllo delle specie invasive, ed in particolare la creazione di sistemi di allarme precoce e risposta rapida. Solo così potremo affrontare un fenomeno che si ritiene potrà in futuro diventare una tra le più rilevanti minacce per la biodiversità.
(Fonte Ispra)

http://www.vglobale.it/index.php?option=com_content&view=article&id=12669%3Ain-futuro-forte-aumento-delle-invasioni-biologiche&Itemid=124&lang=it 
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Commenti su FB a margine del suddetto articolo
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Post di Guido Picchetti del 25/01/11

Anche questa è una minaccia al nostro "Villaggio globale". Incombente, certo, ma non così pressante come quelle di cui stiamo parlano in questi giorni. Almeno così credo...
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Post di Maria Ghelia
del 25/01/11
Meglio di sicuro questo che il petrolio...


Dalla Bacheca su FB di Massimiliano Cordeddu del 25/01/11


Lacrime Nere - L'incidente di Porto Torres
tre foto di Ermelinda Manfredi

postate il 21 Gennaio 2011


         

per andare alla pagina web dove sono riportate ingrandite le tre foto di Ermelinda Manfredi
clicca sulle immagini

http://www.facebook.com/profile.php?id=1517148775


Da "IL DEMOCRATICO" del 24/01/11

Il futuro in Sardegna è un cane a sei zampe da un miliardo di euro

Disastro ambientale E.ON. di Porto Torres
Zitti zitti che il silenzio è d’oro (nero)!

 di Massimiliano Cordeddu

Porto Torres (SS). Il silenzio è certamente il leitmotiv che descrive meglio l’omissione, da parte dei principali media nazionali, del disastro ambientale, avvenuto lo scorso 11 gennaio in Sardegna. Un gravissimo incidente che ha causato lo sversamento in mare di circa 18/20 mila litri di olio combustibile, proveniente dalla petroliera “Esmeralda”, durante le operazioni di trasferimento e rifornimento nel deposito E.ON. di Porto Torres.

La E.ON. è un colosso energetico tedesco che ha 90 mila dipendenti, un fatturato di svariate decine di miliardi di euro e partecipazioni nella russa Gazprom. La causa, però, del silenzio assordante dei media nazionali sulla vicenda, è quella di non disturbare un progetto industriale dell’Eni da un miliardo di euro. La multinazionale petrolifera del cane a sei zampe, infatti, si accinge a costruire proprio a Porto Torres, il più grande deposito di stoccaggio di greggio e olio combustibile del mediterraneo. Peccato, però, che questo progetto sia insostenibile dal punto di vista ambientale e vedrà solcare un numero altissimo di petroliere nel mare cristallino, a due bracciate da alcune delle più belle oasi naturalistiche protette della Sardegna.

Il silenzio è dunque d’obbligo, visti i milioni di euro versati a giornali e televisioni italiane, per una pubblicità che, ironia della sorte, fa proprio uso della sabbia , con disegni che prendono vita e svaniscono in pochi istanti. La stessa sorte, purtroppo, potrebbe toccare alla Sardegna, se non cambierà rotta, trovando il coraggio di convertire la propria economia industriale, trasformandola in una nuova industria turistica eco-sostenibile, capace di creare nuovi posti di lavoro e sviluppo per gli abitanti del territorio. Per fare questo occorre che i sardi prendano coscienza delle loro potenzialità e si ribellino alla schiavitù secolare che non permette loro di esprimere la propria libertà e la propria cultura autoctona indipendente.

Il diritto al lavoro e di vivere in un ambiente sano e salubre, inoltre, sono diritti inalienabili dell’uomo, sanciti dalla Costituzione italiana e non delegabili ad alcuna multinazionale, la quale ha come unico interesse il profitto e non certo la tutela del patrimonio naturalistico. Per questo motivo, vista l’assenza dello Stato in questa vicenda, dovremmo iniziare ad essere più attenti nelle nostre scelte, eleggendo dei rappresentanti politici che facciano i nostri interessi e non quelli delle grandi lobby energetiche. Se non ci riusciremo, le colpe e le responsabilità di queste catastrofi, non saranno da attribuire ad altri, ma a noi stessi.

http://ildemocratico.com/2011/01/24/disastro-ambientale-e-on-di-porto-torres-zitti-zitti-che-il-silenzio-e-d%E2%80%99oro-nero/


Da "BLOG SICILIA" del 24/01/11

I giacimenti off-shore di Israele

Quando la TV di stato arriva tardi e da notizie incomplete…

di Guido Picchetti

24 gennaio 2011 - Poco fa il TG1 delle 13 ha trasmesso la notizia sui rinvenimenti da parte di Israele dei ricchi di giacimenti di petrolio offshore al largo delle sue coste mediterranee.

Tamar e Dalit sono i nome dei due giacimenti in questione. A scoprirli la compagnia americana di ricerche petrolifere “Noble Energy“, in una vasta area marina del bacino orientale del Mediterraneo, che bagna, oltre che Israele, il Sinai da un lato e il Libano dall’altro. Ma che confina anche con le acque meridionali di Cipro, sotto le quali i giacimenti si estendono, interessando quest’isola fino ad oggi priva di risorse energetiche proprie.

Si tratta di una notizia che, anticipata da un comunicato della società americana a fine dicembre che illustrava le potenzialità della scoperta, il sottoscritto aveva ripreso e commentato sia su “Blog Sicilia” del 7/01/11, che in un precedente articolo del 1/01/11 riportato negli “Echi di Stampa” sul mio sito), nel quale evidenziavo ciò che stava accadendo nel bacino orientale del Mediterraneo, e i rischi maggiori che necessariamente deriveranno per tutto l’ambiente marino del “Mare Nostrum”, se non verranno posti in essere con opportuna immediatezza quelle azioni internazionali di prevenzione e di controllo che tale genere di operazioni richiedono.

L’area marina dei giacimenti off-shore israeliani, contrariamente a quanto potrebbe sembrare a prima vista, riveste un interesse fondamentale per la tutela di tutto il Mediterraneo, essendo la prima toccata dalle acque provenienti dallo Stretto di Suez, di quelle acque, cioè, che (alimentando le correnti che in senso antiorario sfiorano tutte le coste del bacino mediterraneo orientale) arrivano poi, attraverso lo Stretto di Sicilia, a condizionare anche il bacino occidentale (i viaggi delle meduse insegnano...).

E non per nulla nel progetto di tutela messo a punto dall’UNEP-MAP nel giugno 2010 e che ha portato all’individuazione delle 12 aree marine mediterranee speciali che necessitano di protezione per il benessere di tutto il Mediterraneo, una di queste è proprio l’area marina della cosiddetta “Regione del Nilo” al largo delle coste del Sinai e di Israele.

Ma sul TG di Rai1 di ciò neppure una parola. L’accento è stato posto sull’interesse della scoperta, sull’intenzione di Israele di perseguire lo sfruttamento dei giacimenti, e sulle maggiori tensioni che ciò sta creando con i Paesi arabi limitrofi. E niente di più.

Possibile che presso la nostra TV di stato non ci sia nessuno che abbia una benché minima consapevolezza dei pericoli che corre il nostro Mediterraneo per questo tipo di operazioni?

Eppure gli esempi non sono mancati, dal Golfo del Messico a quanto sta avvenendo in Sardegna proprio in questi ultimi giorni, pur senza troppo eco sui mezzi di informazione ufficiali.

Sembra proprio che tutti, chi più chi meno, desiderino ignorare quei rischi che, come è nel caso appunto delle trivellazioni off-shore, allo sviluppo e al progresso sono sempre strettamente legati.

E vogliano dimenticare, per meri interessi economici, anche quegli accordi internazionali già stipulati da tempo, che prevedono la messa in atto di tutte le misure in grado di scongiurare preventivamente, ma anche rimediare tempestivamente, a quegli incidenti che, come ben sappiamo, sono sempre possibili, e che nel mare purtroppo non conoscono i confini virtuali che l’uomo pensa stupidamente di imporre...

Approfondimenti:
"La corsa all’oro nero. Anche l’isola di Cipro in gara..." del 7/01/11;

 "Non basta tutelare solo lo Stretto di Sicilia. Petrolio nel Mediterraneo anche al largo di Israele", articolo del 1/01/11 riportato nei miei "Echi di di Stampa" su questo sito;
"Il comunicato della "Noble Energy Inc.". 

http://www.blogsicilia.it/blog/quando-la-tv-di-stato-arriva-tardi-e-da-notizie-incomplete/27811/
Notizia simile su "Pantelleria Com - news 7702" del 27/01/11 (solo su abbonamento)


Da "SASSARI NOTIZIE" del 24/01/11

Marea nera, il catrame anche a Stintino
I grumi neri in mezzo a sabbia e alghe

STINTINO. Non solo verso est, la direzione dell'olio combustibile riversato in mare lo scorso 11 gennaio dalla banchina E.On di Porto Torres non è così prevedibile. E mentre qualche giorno fa il catrame è stato avvistato anche all'estremo capo nord dell'isola, nell'arcipelago della Maddalena, sede di un parco nazionale, questa mattina ne sono state ritrovate alcuni grumi neri anche sul litorale stintinese. Ne dà notizia il comune costiero in una nota stampa.

Il vento, le maree e quelle palle nere. In particolare l'olio combustibile raggrumato si è spiaggiato sul litorale stintinese, tra Pazzona e le Saline probabilmente a causa del vento di grecale che in questi giorni ha sospinto la marea nera lì dove ancora non era arrivata. Ed ecco quindi anche a ovest di Porto Torres le palle nere e gelatinose che ci siamo abituati a vedere nella spiaggia di Platamona.

Le reazioni. «Stiamo monitorando la situazione e si sta lavorando per evitare un danno ambientale maggiore lungo la costa che possa anche tradursi in un danno di immagine. C’è la massima concentrazione da parte dei nostri uffici, siamo preoccupati. Speriamo che si tratti di pochi residui che potranno essere recuperati in breve tempo». Sono le parole del sindaco di Stintino, Antonio Diana, che dalla tarda mattinata di oggi sta tenendo costantemente sotto controllo la situazione del territorio. Il Comune, già dal giorno dell’incidente al porto industriale, ha attivato le squadre della Compagnia barracellare per tenere sotto stretto controllo le spiagge stintinesi.

Le foto, l'allarme e le bonifiche. È stato l’ufficio tecnico questa mattina ad avvisare il primo cittadino quindi l’assessore competente, Angelo Moschella, del ritrovamento di alcune palle di catrame sulla spiaggia bianca di Pazzona. Il Comune quindi ha avvisato la Capitaneria di porto di Porto Torres e la Provincia di Sassari. In tempi rapidissimi E.On ha inviato sulla spiaggia una squadra di operatori della Verdevita che si stanno occupando di recuperare il prodotto, ritrovato anche in mezzo alle alghe di posidonia.

I controlli. A mare la Capitaneria di porto ha effettuato un controllo sino alle spiagge della Pelosa e della Pelosetta. A terra, gli uomini della Delegazione di spiaggia, guidati dal comandante Agatino Carciola, hanno perlustrato il lungo tratto di costa.

Il punto della situazione. «Al momento – ha fatto sapere il comandante Carciola – non si segnalano altri ritrovamenti, mentre non è stata ancora quantificata la quantità di materiale rinvenuto».

http://www.sassarinotizie.com/articolo-3537-marea_nera_il_catrame_anche_a_stintinoi_grumi_neri_in_mezzo_a_sabbia_e_alghe.aspx


Da "GHIGLIOTTINA IT" del 24/01/11

Marea nera in Sardegna

di Michele Pisani

La situazione sembrava tornata sotto controllo. All’inizio della scorsa settimana le autorità locali erano quasi pronte ad archiviare il caso. Le rassicurazioni e l’ottimismo degli ultimi tempi non sono però serviti a fermare la marea nera che, da una decina di giorni, sta tenendo in apprensione la Sardegna.

Tutto è iniziato lo scorso 11 gennaio con l’incidente allo stabilimento E.On di Porto Torres: una perdita nelle condotte della multinazionale tedesca che ha versato in mare circa 15mila litri di olio combustibile. Alcune fra le più belle spiagge dell’isola (e d’Italia) sono minacciate da questa enorme macchia galleggiante: da Platamona a Stintino, da Santa Reparata fino alla penisola di Capo Testa.

E ad alto rischio ci sarebbero due importanti parchi naturali: l’isola dell’Asinara e l’arcipelago della Maddalena. La sensazione dei tecnici dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), che hanno monitorato la situazione, è che “il grosso delle piccole chiazze di catrame siano già spiaggiate”. Le ricognizioni in mare e sui fondali di fronte alle spiagge continueranno in ogni caso anche nei prossimi giorni.

Nel frattempo sono in atto le operazioni di bonifica in tutta l’area interessata. Fino ad ora sono stati recuperati, grazie al lavoro dei volontari e delle ditte incaricate per la pulizia della costa, circa sei tonnellate di materiale inquinante.

“Ci chiediamo quanti litri di petrolio siano ancora in mare, quanti abbiano soffocato la poseidonia, una pianta acquatica che provvede all’ossigenazione dell’acqua, e quanti animali marini siano morti in un’area tanto importante per la biodiversità e, in particolare, per i cetacei” ha dichiarato il direttore scientifico dell’Ente Nazionale Protezione Animali, Ilaria Ferri.

Le quantità di olio combustibile riversato in mare non sono notevoli, ma poiché si tratta di un prodotto molto pesante, che quindi va a fondo, c’è un rischio molto elevato per l’habitat marino. Oltre al disastro in sé, c’è anche una certa preoccupazione per il colpo tremendo che potrebbe subire l’industria turistica se non si procede alla svelta.

“Disastro ambientale a Porto Torres e Platamona: vogliamo risposte!”: è questo inoltre il nome di un’area di discussione nata su Facebook per sollecitare il gruppo energetico colpevole del disastro, a dare spiegazioni. “Non c’e’ mai stata una sottovalutazione dell’incidente.

Tutte le Autorità sono state avvisate appena si è avuta la percezione dello sversamento e le prime azioni antinquinamento sono iniziate immediatamente” ha affermato Marco Bertolino, direttore della centrale Fiume Santo.

Intanto dure accuse arrivano dal presidente della Provincia di Sassari, Alessandra Giudici che chiede che venga dichiarato lo stato di calamità naturale: «Il governo deve intervenire. Come se non bastasse, nello scalo industriale di Porto Torres alcuni giorni fa c’è stato un altro incidente con nuovi versamenti di carburante in mare».

Nell’inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica di Sassari per disastro ambientale, nessun iscritto nel registro degli indagati e, purtroppo, ancora nessun commento ufficiale sull’accaduto è arrivato dal Ministero dell’Ambiente (a quanto pare Stefania Prestigiacomo dovrebbe riferire in Parlamento il 26 gennaio).

Ora però, candidamente ci chiediamo: perché di questo fattaccio non ne parla nessuno? Ahimè, il silenzio dei media a riguardo è veramente assordante.

(fonte immagine: ecologiae.com)

http://www.ghigliottina.it/new/marea-nera-in-sardegna/


Da "MARSALA IT" - 24/01/11

Le compagnie petrolifere non mollano la presa
da Pantelleria. E la Provincia...

Le compagnie petrolifere americane non mollano la presa e tornano ad annunciare la caccia al petrolio nel Canale di Sicilia.  Se sulla scia del disastro ecologico americano, causato da una piattaforma Bp nel Golfo del Messico, questa estate, la politica si era schierata per difendere a spada tratta il «mare Nostrum» e i siti patrimonio dell’Unesco come la Val di Noto, oggi sembrerebbe che nemmeno il decreto «anti-petrolio» , varato il 26 agosto scorso dal ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo riuscirà a proteggere l’area marina ricca di fauna, flora, vulcani sommersi e aree archeologiche. Secondo quanto riportato dai bollettini dell’inglese Northen Petroleum le piattaforme, installate a 13 miglia da Pantelleria, dovrebbero entrare in azione entro marzo 2011, nel rispetto del decreto che vieta le trivellazioni off-shore entro le 12 miglia dalla costa.

«Un miglio a mare non sposta assolutamente nulla – spiega all’Italpress Mario Cavaleri dell’associazione Marevivo -. Noi siamo per una politica di riduzione dei consumi. Abbiamo posto la necessità di un accordo con tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo che, in quanto mare chiuso, rischia un disastro ambientale molto più grosso di quello del Messico. Un incidente come quello – spiega Cavaleri - condannerebbe le sponde per decenni. La politica, per altro, nei convegni e nelle dichiarazioni di intenti che riguardano le trivellazioni vede tutti d’accordo, poi però, non si capisce come, si arriva ugualmente a «perforare». Il permesso della Petroleum, che scadeva nel 2010, a maggio è stato rinnovato dallo stesso ministero dello Sviluppo Economico che qualche tempo fa aveva negato l’autorizzazione ad una compagnia petrolifera citando il parere negativo dell’assessorato regionale all’Ambiente.

L’assessore Gianmaria Sparma ribadisce la posizione del suo assessorato: «In gioco c’è il nostro ecosistema marino. Se questa volta la Northen dovesse entrare in azione guideremo l’espressione pubblica per fermare questo scempio». L’allarme degli ambientalisti si incentra soprattutto sulla sicurezza: nessuna tutela è stata pensata per evitare che piattaforme petrolifere possano nascere su pendici di vulcani, lungo faglie sismiche, banchi corallini, zone di riproduzione per migliaia di specie marine. La Hunt Oil Company ha avanzato una richiesta di permesso a poche miglia di uno dei paradisi dei sub: l’isola Ferdinandea, di cui ad agosto si è sentito parlare a causa dell’esplosione di una sacca di metano.

Ancor più complessa, infatti, è la situazione del mare agrigentino. La vicenda legata alla Val di Noto ha avuto inizio nel 2004, quando la Regione siciliana, presieduta allora da Salvatore Cuffaro, concesse alla Panther Oil Company i permessi per le trivellazioni nella zona. Nel 2005 esplose la protesta dei residenti che portò il governo regionale a bloccare i permessi nelle aree Unesco, ma, a distanza di pochi mesi, il Tar accolse il ricorso degli americani. A seguito di un appello lanciato da Andrea Camilleri sul quotidiano la Repubblica, nell'estate del 2007, furono raccolte oltre trentamila firme di cittadini contrari alle speculazioni sul territorio. I petrolieri sembravano aver rinunciato all'affare, ma nel frattempo, ricorsero ancora una volta al Tar.

Il 27 ottobre 2010 il Consiglio di giustizia amministrativa ha annullato il ricorso vinto in primo grado dall'amministrazione comunale per bloccare l'attività di ricerca della società texana dando il via libera, dunque, alle trivelle. La «ultima spiaggia» sembra essere il «Piano d’azione Mediterraneo» (Map) del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (Unep). Un piano per la creazione di una rete di aree marine protette nel Mediterraneo ratificato da 16 Paesi nel 1975, e rinnovato a distanza di 30 anni con la Convenzione di Barcellona, da 22 Paesi tra cui l’ Italia.

Nel frattempo la Provincia organizza una campagna di studi. La cosa scatena l'ironia di Guido Picchetti, pantesco attentissimo a quanto sta avvenendo al largo della sua isola:

La provincia di Trapani e il dipartimento di Ecologia dell'Università di Palermo mettono in campo una squadra che verificherà (testuale...) "gli eventuali studi" prodotti dalla Northern Petroleum, che intende continuare le ricerche di petrolio nel Canale di Sicilia e che nei prossimi giorni inizierà con le sue trivelle le prospezioni dei fondali al largo di Pantelleria.

Ma se è la stessa Provincia di Trapani uno degli enti istituzionali che non ha fatto a suo tempo alcuna opposizione (al pari del Comune di Pantelleria e della Regione Sicilia) al rilascio della concessione n° C.R147.NP alla Northern Petroleum, come pure avrebbe potuto e dovuto fare !!! Oggi la società anglosassone ha tutto il diritto di operare come la legge le consente di fare, e di trivellare pertanto il fondo dello Stretto.. E la verifica degli studi risultanti dalle sue trivellazioni sul fondo del Canale non eviteranno certo il rischio di sempre possibili incidenti. O no ?

Il dipartimento di Ecologia dell'Università di Palermo dal canto suo farebbe molto meglio, a mio giudizio, a spendere qualche parola affinchè si realizzi al più presto l'area protetta intorno all'Isola di Pantelleria prevista per legge fin dal 1991, la quale almeno amplierebbe a 12 miglia la fascia di salvaguardia intorno all'isola. E non solo. Potrebbe anche far sentire utilmente la sua voce affinchè si rispettino gli impegni presi dal'Italia con la Convenzione di Barcellona per la protezione del Mediterraneo, accelerando la creazione di quelle "aree marine in alto mare di speciale protezione" già individuate dal «Piano d’azione Mediterraneo» (Map) del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (Unep), e il cui termine di realizzazione già previsto per il 2012 è stato di recente spostato al 2020 !!!

Lo Stretto di Sicilia è proprio una di queste "Specialty Protected Areas", come pure la zona in alto mare a levante del delta del Nilo, dove Cipro e Israele proprio in questi giorni stanno avviando accordi per l'istallazione di impianti off-shore di sfruttamento energetico ! E non sono le uniche aree previste del Mediterraneo ... E senza la loro istituzione è facile prevedere che nel 2020 ci sarà dal punto di vista ambientale ben poco da tutelare. Povero Mare Nostrum !

http://a.marsala.it/cronaca/ambiente/27624-le-compagnie-petrolifere-non-mollano-la-presa-da-pantelleria.html
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Commenti del sottoscritto su FB a  margine dell'articolo
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Senza commenti.... Ma non posso negare che questo pezzo di "Marsala It" mi faccia piacere... Ed è la conferma che, dai e dai, alla fine l'acqua scava la roccia e il messaggio arriva... Ma poi, sarà aperto o cestinato ? Il dubbio rimane...


Da "ART 21 COST.- NOTIZIE" del 23/01/11

Marea nera sul Golfo dell'Asinara:
secondo sopralluogo

Dove eravamo rimasti? Ah sì: domenica scorsa. Questa settimana appena terminata ha visto delle novità affacciarsi alla ribalta, e nessuna di queste mi è piaciuta. Anzitutto è arrivata la notizia che delle 40 navi della flotta italiana adibite agli interventi su aree inquinate, solo pochi giorni fa la seconda sia stata mandata in zona dal governo (grazie, signora Prestigiacomo), quando attorno alla Sardegna sono ben cinque quelle alla fonda (ma dove non si sa) in attesa di intervenire. Seconda notizia: una seconda perdita di materiale inquinante, stavolta di minore entità e a quanto pare risolta molto velocemente. E poi ancora le immagini dei TG che mostrano l'arrivo della marea nera a Santa Teresa Gallura (un video QUI) e in zona La Maddalena (il che ha comportato qualche notizia in più nei giornali nazionali: maledetto turismo dei ricchi, lui sì che fa notizia). Infine l'ultima notizia, quella che mi ha fatto imbestialire: dato che i sacchi riempiti col materiale inquinante non venivano portati via giorno dopo giorno, le mareggiate dei giorni scorsi hanno portato le onde a mangiarsi diversi di questi (non è stato possibile quantificare), seppellendone alcuni nelle spiagge.

Credo sia stata davvero una mossa da deficienti quella di accumulare i sacchi nelle spiagge lasciandoli là in attesa della raccolta e incustoditi: sarebbe stato più intelligente portarli via giorno dopo giorno. Tanto l'errore lo paghiamo noi... e infatti ci ha pensato il mare a farci lo scherzetto.

Comunque oggi, a distanza di una settimana esatta dalla scorsa "gita" macabra, ho deciso di ripercorrere con la mia ragazza la Buddi Buddi e arrivare fino ai "pettini" visitati la scorsa volta.

Anche stavolta abbiamo iniziato dal terzo pettine, quello che si trova alla fine della Buddi Buddi, dove abbiamo trovato una spiaggia più chiara e senza buste accatastate. Abbiamo passeggiato un po', poi ho preso un ramo e ho provato a scavare qua e là in cerca di tracce di materiale inquinante, non trovando niente. Bene. Ho anche notato che le mareggiate di questi giorni hanno alterato il litorale, abbassando la battigia e buttando molta sabbia più verso l'interno, fino a coprire la parte finale dei camminamenti in legno che portano dalle zone parcheggio alla spiaggia. In questi camminamenti ho visto una delle squadre di intervento mentre li stava pulendo dal catrame. Guardando il mare mi è parso che le solite petroliere che stanno perennemente alla fonda al largo della costa siano posizionate un po più verso ovest. Un po' rincuorato sono tornato alla macchina e ho fotografato uno dei container in cui sono state finalmente caricate le buste, notando gli adesivi e i fogli indicanti la pericolosità del materiale ivi contenuto. La spiaggia è piena di tracce di cingolati e ruote, segno che sono passati per la raccolta di recente.

Risalito in macchina, scuoto e controllo le scarpe: nessun segno di sporco, a parte la normale sabbia. Giriamo a sinistra e andiamo a est verso il sesto pettine, parcheggiando nel piazzale. Qui noto alcuni dei mezzi utilizzati per la raccolta e li fotografo, coi soliti container. Poi entro in spiaggia e noto alcuni segni di catrame sparsi qua e là, ne fotografo qualcuno (poca roba però, meno male). Esattamente come la settimana scorsa. Ed esattamente come la settimana scorsa esco dalla spiaggia con lo sporco di catrame sulle scarpe: pur avendo camminato con attenzione ne ho raccolto lo stesso. Mi fermo un attimo a pensare, e mi ricordo che avevo sentito che più si andava a est più lo sporco aumentava. Infine dall'auto faccio una foto alle onde, perché la mia ragazza mi fa notare che sono un po' scure (ma è vero che il mare, quando è mosso, smuove la sabbia da sotto e intorbidendosi si scurisce).

Rimane l'ultima "visita". Risaliamo in auto e andiamo ancora più a est, verso il nono pettine. Dalle foto precedentemente pubblicate era emerso che quel tratto del Golfo dell'Asinara era il più sporco. Avevo parlato di battigia scura e sabbia molto insozzata (li avevo chiamati "goccioloni"). Eppure domenica scorsa qualche zona della spiaggia senza chiazze c'era: una sabbia non chiara come a Platamona, ma tendente al marrone (segno che là ci sono molte rocce, come si vede bene), ma comunque abbastanza chiara. Quello che vedo oggi mi fa incazzare come una bestia. Ma andiamo con ordine.

Anzitutto mentre percorriamo quei cento metri di stradina in cemento che portano dal parcheggio alla spiaggia vediamo che chi ha raccolto i sacchi se ne ha dimenticato uno, pieno, e già questo non mi piace. Quando poi arriviamo alla spiaggia lo spettacolo è desolante. La sabbia, tutta la sabbia, dalla battigia fino all'interno (dove ci sono le rocce) è completamente del colore dell'asfalto: nero antracite. Resto in silenzio un attimo, poi la mia ragazza mi racconta di un suo viaggio a Guadalupe e di una spiaggia con la sabbia scura in quanto lavica: una zona vicina a un vecchio vulcano, quindi una sabbia scura. Ma qui al nono pettine vulcani non ce ne sono. Eppure è tutto nero: nera l'acqua, nero il bagnasciuga, nera la sabbia fino alle rocce. E' tutta nera, tutta! E le rocce sono ancora inzaccherate di catrame misto a sabbia (ovviamente nera). Faccio alcune foto poi andiamo via, perché qui la puzza si sente ancora, nonostante il vento tiri forte. Risaliamo a Sassari e faccio vedere a un amico che si occupa di politica e ambiente le ultime foto; dalla faccia che fa mi rendo conto che gli ho rovinato il pranzo. Prima di sedermi a tavola apro il giornale e leggo un articolo riguardante una strana cosa ch sta accadendo al mercato del pesce a Sassari: i banconi sono pieni di merce, ma si avvicinano in pochi. Ecco il primo calcio nel muso alla precaria condizione dell'economia qui. Poi quest'estate avremo il secondo, con la fuga dalle spiagge.

Seguono in rigoroso ordine cronologico gli scatti di quanto raccontato (sulla pagina web, ndr). 

http://skywalkerboh.blogspot.com/2011/01/marea-nera-sul-golfo-dellasinara.html
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Commenti del sottoscritto sul sito a  margine dell'articolo
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Una bella documentazione di un fatto molto brutto, ma che si finge di ignorare sperando che così si possa credere tutti che non è accaduto niente... Ma non è chiudendo gli occhi e le orecchie che certe minacce incombenti sul nostro povero Mediterraneo, attaccato da tutte le parti, può salvarsi... Occorre, finchè si è in tempo, cambiare marcia e modo di agire, facendo sì che certi accordi per la tutela del Mediterraneo vengano rispettati come previsto da accordi internazionali che già da qualche decennio esistono... e che invece ogni stato mediterraneo per suo conto cerca di ignorare o aggirare peri propri interessi economici...


Da "LA STAMPA IT" del 23/01/11

L'incidente di dieci giorni fa a Porto Torres

L'incubo del catrame sulla Costa Smeralda

di Nicola Pinna

SASSARI.- Delfini e balene schivano il petrolio, ma la marea nera avanza più veloce: è partita da Porto Torres e in dieci giorni ha raggiunto l’angolo opposto della Sardegna: da ovest a est dell’isola. Ora minaccia la Costa Smeralda, il suo mare cristallino e le spiagge candide. È vicinissima all’Arcipelago di La Maddalena, ma ieri mattina per fortuna il vento ha cambiato bruscamente direzione. L’invasione di catrame, tra gli isolotti del parco nazionale, potrebbe essere rimandata solo di poche ore. Negli ultimi due giorni, tra le calette di Santa Reparata e Valle della Luna, nel territorio di Santa Teresa, i volontari con la tuta bianca e gli operai hanno raccolto più di sette tonnellate di catrame, ma un’altra grande quantità è ancora sciolta nell’acqua. Forse si è depositata nei fondali, compromettendo l’habitat naturale e danneggiando l’immagine turistica della Gallura e della Sardegna.

La colpa di questo disastro è stata scoperta subito: un guasto nella centrale elettrica di Fiume Santo. Si è rotto un tubo mentre una nave stava scaricando il combustibile necessario per alimentare i motori dell’impianto E.On. L’allarme è stato lanciato dopo 12 ore. Ormai le cisterne erano vuote. Quanto olio nero è finito in mare? «La quantità stimata all’inizio è sicuramente diversa da quella reale, ma dobbiamo accertare con precisione il danno - spiega Livio Russu, vice direttore della centrale elettrica di Fiume Santo -. Noi comunque siamo pronti a fare tutto il possibile per restituire alla Sardegna le sue coste com’erano prima. Abbiamo messo al lavoro quasi cento uomini e lavoreremo finché sarà necessario».

Quando è scattato il piano di emergenza, l’olio combustibile aveva già invaso il Golfo dell’Asinara. La Capitaneria di porto era convinta di riuscire a fermarla, ma i conti erano sbagliati. Le scogliere del Nord Sardegna sono imbrattate di catrame che rilascia miasmi. La battaglia dei volontari dei paesi e degli operai schierati dal colosso tedesco dell’energia è vana. Ieri mattina a Platamona, nel litorale tra Sassari e Sorso, si è consumata pure una beffa: la mareggiata ha insabbiato e trascinato in mare i sacchi pieni di catrame che erano stati sistemati tra la spiaggia e le dune. Per ripulire bisognerà ricominciare daccapo.

I sindaci e la direzione del parco nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena e la Provincia Olbia-Tempio hanno chiesto al Ministero dell’Ambiente la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale. Da Roma nessuna risposta. «Per il momento le nostre coste non sono state contaminate - assicura il presidente del parco di La Maddalena, Giuseppe Bonanno - Il meteo e le correnti ci preoccupano, non possiamo escludere che la chiazza arrivi nell’Arcipelago». Quando sarà finita la bonifica bisognerà calcolare anche l’effetto negativo sul turismo della prossima estate. L’inquinamento del mare, vero tesoro della Sardegna, rischia di far precipitare le prenotazioni.

Nelle Bocche di Bonifacio, uno dei tratti di mare più burrascosi del Mediterraneo, il traffico è sempre caotico. I seimila mercantili che passano ogni anno trasportano oltre 130mila tonnellate di merci inquinanti: carichi ad altissimo rischio per una zona protetta da parchi nazionali e convenzioni internazionali. L’ultima l’hanno siglata a giugno il ministro dell’Ambiente e il collega francese: a Palau, in Sardegna, hanno sancito la nascita del parco internazionale delle Bocche di Bonifacio. Un’area protetta virtualmente: le petroliere continuano il loro viavai. Solo l’Onu può vietare il passaggio delle carrette del mare e per farlo occorre modificare la convenzione internazionale sui traffici marittimi. In realtà sarebbe bastato un provvedimento dell’Omi (Organizzazione marittima internazionale), ma far coincidere gli interessi economici con la tutela dell’ambiente non è mai stato molto semplice. Per ora, dunque, soltanto i mercantili italiani e francesi passano alla larga dal santuario dei cetacei. Comunque sia, c’è sempre l'incubo del petrolchimico di Porto Torres.

http://www3.lastampa.it/ambiente/sezioni/ambiente/articolo/lstp/385519/  
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Commenti a margine del suddetto articolo su FB
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Post di Guido Picchetti del 23/01/11

Un'ulteriore conferma del disastro ambientale sulla costa sarda, e non su un blog qualunque, ma su "La Stampa"... Ma si sveglierà qualcuno, o  si continuerà  ad andare avanti nella solita insensibilità e diffusa ignoranza  dei rischi che corre il nostro Mediterraneo ?


Da "SARDEGNA DEMOCRATICA" del 23/01/11

Marea nera in Sardegna

da Il Fatto Quotidiano

Adesso il petrolio minaccia anche l’isola della Maddalena. Il disastro ambientale è stato causato dall’incidente allo stabilimento E.On di Porto Torres, lo scorso 11 gennaio. Almeno 15mila litri di olio combustibile finiti in mare, vicinissimi ad alcune fra le più belle spiagge dell’isola.

Sembrava tutto sotto controllo ma ora il catrame minaccia anche La Maddalena. Rassicurazioni e ottimismo della prima ora non sembrano essere bastati a fermare la marea nera nel nord della Sardegna, dopo l’incidente allo stabilimento E.On di Porto Torres, lo scorso 11 gennaio. Almeno 15mila litri di olio combustibile finiti in mare, vicinissimo ad alcune fra le più belle spiagge dell’isola, da Platamona a Stintino e proprio di fronte all’area marina protetta del Parco Nazionale dell’Asinara. Diverse chiazze nere che, galleggiando verso est, hanno raggiunto nel corso delle ultime quarantotto ore anche le coste della Gallura, da Santa Reparata alla penisola di Capo Testa e che ora mettono a rischio anche il paradiso di Spargi e tutto l’arcipelago protetto della Maddalena.

Difficile stimare i danni reali un’emergenza ambientale che all’inizio della settimana fa veniva considerata conclusa dalle autorità marittime locali e che ha invece invece spinto il Capo del Compartimento Marittimo di La Maddalena ha dichiarare venerdì lo stato di emergenza, in una confusione informativa e istituzionale che non lascia presagire niente di buono per le reali conseguenze dell’incidente di Fiume Santo sull’ecosistema di uno dei tratti di costa più belli del Paese.

L’impressione dei tecnici dell’Ispra arrivati a monitorare la situazione è che “il grosso delle piccole chiazze di catrame siano già spiaggiate” ma le ricognizioni in mare e sui fondali di fronte alle spiagge continueranno anche nei prossimi giorni, mentre sono già sei le tonnellate di materiale inquinante recuperate nel corso della settimana dai volontari e dalle ditte incaricate della pulizia della costa. “Va posta un’attenzione elevata per il fatto che il prodotto, essendo molto pesante, è potenzialmente rischioso per l’ambiente marino”, ha specificato il responsabile del Servizio emergenza ambientale dell’Ispra, Luigi Alcaro, alimentando di fatto timori già espressi dalle associazioni ambientaliste e dai comitati cittadini che chiedono una maggiore informazione sul reale impatto della marea nera.

“Ci chiediamo quanti litri di petrolio siano ancora in mare, quanti abbiano soffocato la poseidonia, una pianta acquatica che provvede all’ossigenazione dell’acqua, e quanti animali marini siano morti in un’area tanto importante per la biodiversità e, in particolare, per i cetacei”, è il messaggio che arriva dall’Ente nazionale protezione animali (Enpa), preoccupato per una possibile contaminazione anche dell’area protetta del Santuario dei cetacei. “Pretendere di voler conciliare la presenza di insediamenti industriali non sicuri in aree marine protette è simbolo di un atteggiamento schizofrenico, incompatibile con una reale volontà di tutela del territorio e della biodiversità”, dichiara a ilfattoquotidiano.it il direttore scientifico dell’ente, Ilaria Ferri.

“Siamo preoccupati dallo stato delle strutture dello stabilimento, l’azienda avrebbe dovuto premunirsi contro il rischio di fuoriuscite all’esterno” afferma invece Massimo Fresi, responsabile del locale circolo di Legambiente. “Il danno poteva essere peggiore, fortunatamente siamo in inverno e le basse temperature facilitano l’amalgamazione dell’olio combustibile e quindi anche una sua più facile asportazione”.

Dalla E.On, il gruppo energetico responsabile dell’impianto di Fiume Santo, arrivano intanto le prime risposte sulle dinamiche dell’incidente, anche in seguito alla mobilitazione di un gruppo di cittadini su Facebook “Disastro ambientale a Porto Torres e Platamona: vogliamo risposte! “Non c’e’ mai stata una sottovalutazione dell’incidente. Tutte le Autorità sono state avvisate appena si è avuta la percezione dello sversamento e le prime azioni antinquinamento sono iniziate immediatamente – scrive Marco Bertolino, direttore della centrale Fiume Santo rispondendo alla richiesta di chiarimenti sul tempismo degli interventi e il rispetto delle procedure di emergenza. “Tutte le misure preventive erano attive(...) Purtroppo, l’evento e’ accaduto alle 16.00 e l’insorgere dell’oscurità’ e le condizioni del mare mosso hanno consentito di limitare ma non di bloccare completamente l’evolversi della situazione”.

Nell’inchiesta aperta dalla Procura della Repubblica di Sassari per disastro ambientale al momento non ci sarebbero iscritto nel registro degli indagati mentre nessun commento ufficiale sulla vicenda è ancora arrivato dal Ministero dell’Ambiente. A Stefania Prestigiacomo il presidente della provincia di Sassa, Alessandra Giudici, chiede di dichiarare lo stato di calamità naturale, mentre Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd, rivolge un’interrogazione parlamentare al fine “di intervenire con estrema urgenza per rendere nota l’effettiva stima del danno ambientale provocato e quali azioni risarcitorie si intendano avviare nei confronti di E On. S.p.A”. Il Ministro riferirà in Parlamento mercoledì 26 gennaio.

http://www.sardegnademocratica.it/piu-recenti/articolo/28170/marea-nera-in-sardegna.html
Notizia simile su "IL FATTO QUOTIDIANO"del 22/01/11, "NOTIZIE POLITICA"del 23/01/11, e
su "BRESCIA POINT" del 24/01/11
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Commenti a margine del suddetto articolo su FB
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Post di Guido Picchetti del 23/01/11
Da Porto Torres siamo arrivati a insozzare la costa fino a La Maddalena... Il mare si è ripreso con forza i sacchi di catrame, e cosa succede sui fondali delle Bocche nessuno lo sa... Ma sulle TV si continua a parlare di nani e ballerine...
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Post di Guido Picchetti del 25/01/11
Mi ripeto: come voleasi dimostrare... Un incidente che, già di per se grave, è un monito per il prossimo avvenire del Mediterraneo che non va assolutamente ignorato... Sarebbe a danno di tutti e principalmente delle generazioni a venire...
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Post diJean Reno
del 25/01/11
E' il posto in Italia più bello in cui sia mai stato... Se riescono a rovinare anche quel paradiso...Beh al solo pensiero mi vien da piangere.


Da "VIDEOLINA" del 22/01/11

Ancora due video dal TG su Porto Torres

PLATAMONA - SACCHI DI CATRAME IN MARE !!!

di Fausto Spano

Tratto da: TG ore 20.00 del: 22/01/2011

Oltre al danno la beffa a Platamona dove il mare in tempesta ha trascinato in acqua diversi sacchi di plastica dove era stato raccolto l'olio combustibile che qualche giorno fa aveva inquinato il litorale.

http://www.videolina.it/video/play/8961/-PLATAMONA-SACCHI-IN-MARE-.html  
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Commenti a margine del suddetto articolo su FB
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Post di Guido Picchetti del 22/01/11
E così si conclude la bonifica ambientale all'italiana... La tempesta rigetta in mare i sacchi con il catrame recuperato dalle spiagge e lì abbandonati... Guardare per credere... !!!
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Post di Angela Corso del 22/01/11
Questa non e calamità naturale... ma imbecillità umana.
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Post di Massimiliano Cordeddu  del 22/01/11

Non è possibile! Qualcuno deve prendersi le proprie responsabilità e dimettersi immediatamente senza aspettare mercoledi! Per esempio il commissario straordinario dell'ARPAS
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Post di Ugone d'Arborea  del 22/01/11

Max, mi fai quasi tenerezza, dimettersi ? Quelli non si dimettono neanche dopo il 2° grado, perche aspettano l'ultimo giudizio della cassazione. E' pazzesco ! ma purtroppo è così .
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Post di Massimiliano Cordeddu del 22/01/11

Lo so bene Ugone, ma almeno m'indigno e gli vado sotto il palazzo a urlare la mia rabbia. Non capisco, poi, gli amministratori locali che anzichè pulire e togliere i sacchi dalle spiagge, mercoledì e non domani, vanno in pellegrinaggio (a chiedere chissà che) al Ministro dell'Ambiente. La ministra doveva muoversi prima e venire lei in Sardegna... ma hai ragione sono troppo ingenuo!
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Post di Guido Picchetti del 22/01/11

Non preoccuparti Max, ti faccio compagnia in fatto di ingenuità... Ma almeno qualcosa proviamo a fare... con tanti che restano a guardare...
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Post di Ugone d'Arborea del 22/01/11

Il problema purtroppo è a monte. Vedo Max da tantissimi giorni che urla,strepita, chiede aiuto. In quanti lo hanno seguito nella giusta indignazione ? Dove erano gli addetti, gli amministratori, i responsabili di zona ? Immagino inoltre che nessuno avesse previsto la tempesta ...
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Salvatore Crobe del 22/01/11

Ai tempi dei nostri padri quando una persona dell' amministrazione o un parroco di un paese o un'altra persona che contava e aveva delle responsabilità, combinava qualcosa che arrecava dei danni alla popolazione, veniva caricato a forza in groppa ad un asino e mandato fuori dal paese a suon di ingiurie fischi e quant'altro, si diceva in sardo "a sonu de corru": penso che sia arrivata l'ora di riprendere questa vecchia abitudine...
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Cristian Cadoni  del 22/01/11

Cari amici miei mi dispiace per tutte le vostre opinioni ma questo disastro e il riversamento in mare dei sacchi pieni di olio combustibile, sono prima di tutto una beffa e poi inoltre una presa per il c... nei confronti dei sardi e della Sardegna. An cù chi non bin dhe campede nemmmancunu a manzanu ne dhe cussos dhe su governu italianu chi sin dheste ischidau in ritardu e sinzasa a cussos dhe E-ON chi ana creau tale dannu !!!

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SANTA TERESA INQUINAMENTO

 di Walkiria Bandinelli

Tratto da: TG ore 14.00 del: 22/01/2011

In occasione del vertice sull'emergenza inquinamento il vice direttore Livio Russu della multinazionale Eon ha confessato che la perdita potrebbe essere ben superiore a quella dichiarata.

 

http://www.videolina.it/view/servizi/8950.html


Da "YOUTUBE MRS.JWVAN SPS" - 22/01/11

Oil Swallow the answer against spreading
of BP Deepwater Horizon oil

Non metto la mano sul fuoco in favore del sistema, ma ritengo che qualcuno dovrebbe testarlo, prima di rifiutarlo... Ma ignorarlo a priori, come pare sia avvenuto già in alcuni casi (e anche con la BP nel Golfo del Messico), è criminale e stupido... Ringrazio il "Gruppo d'intervento disastro ambientale Porto Torres (SS)" per averlo segnalato. (Guido Picchetti)

The BP Deepwater Horizon oil spill spreads enormous amounts of oil into the Gulf of Mexico. The Oil Swallow, developed in Holland, is THE answer to this threat to the economies of the coastal areas of the Southern part of the USA.

The test in Norway shows the Oil Swallow is by far the most effective skimmer. It works even with waves of up to 2.5 meters (8.2 feet)!

NOW is the time to employ this device. Oil can be harvested and re-sold. Any company using this device will immediately benefit. And most of all: all employees in various industries as well as tourism, bird sanctuaries, the environment as a whole.

This is THE ANSWER. React NOW! www.sps-oilswallow.com

http://www.youtube.com/watch?v=oZWbS0J-3NM


Da "ECOBLOG" del 21/01/11

Sardegna, Isola di San Pietro avvelenata: la denuncia dei
carlofortini preoccupati

Ci scrive una lettrice di Carloforte, comune sull’Isola di San Pietro, provincia di Carbonia Iglesias a nome del comitato carlofortini preoccupati. Denuncia lo stato di inquinamento del mare e dell’isola.


La causa, secondo quanto ci scrive è da ricercarsi nelle contaminazioni del polo industriale Alcoa di Portovesme. Noi ne avevamo scritto già qui e qui. Questa la lettera:

Spett.le redazione,
mi chiamo Delia Parodo e, insieme ad un gruppo di “cittadini virtuosi” del comune di Carloforte sito sull’isola di San Pietro (Carbonia-Iglesias), sto cercando di far emergere un problema che affligge la nostra bellissima isola. Il polo industriale di Portovesme, sito a 10 km di distanza dalle coste di Carloforte, sta infatti arrecando gravissimi danni alla salute della terra oltre che a quella della popolazione.

Vi invio in allegato un comunicato che spero possiate aiutarci a diffondere, con la speranza che questo problema possa effettivamente emergere. Vi ringrazio e confido nella vostra preziosa collaborazione,
Delia Parodo
per “Carlofortini preoccupati!”

E questo il comunicato:

In seguito alla fuoriuscita di Fluoro e di altre sostanze non identificate dagli stabilimenti dell’ Alcoa (società leader nella produzione di alluminio primario) di Portovesme – CI -, verificatasi nel mese di agosto e settembre 2009, venne richiesto al Comune di Carloforte, da parte del gruppo “Carlofortini preoccupati” un monitoraggio ambientale.

Il Comune, dietro questa pressione, dispose delle analisi episodiche di acque superficiali e terreni incaricando la società Edam - Soluzioni ambientali s.r.l. di Gallarate. Dalla relazione sui campionamenti effettuati, emergono dati poco rassicuranti. Nei terreni dell’isola di San Pietro si trovano, infatti, metalli pesanti: “si osservano elevate concentrazioni di ferro e alluminio, per i quali la normativa non prevede però limiti”. In alcuni terreni in particolare, sono state riscontrate altissime quantità di alluminio: più di 100 gr per 1 Kg di terreno.

Il fatto sconcertante è che la relazione della Edam omette la presenza di alcuni metalli, ampiamente presenti in numerose località dell’isola:
Stagno (i cui composti organici sono tossici), con valori superiori a 40 volte i limiti di legge (41,0 mg/kg con  un valore limite 1 mg/Kg).
Berillio (sostanza tossica e cancerogena), con valori di <2,1 mg/Kg (con un valore limite 2 mg/Kg).

Sono molti altri i metalli rilevati nei terreni con concentrazioni molto vicine al limite previsto per legge, come ad esempio tallio (molto tossico, per cui in passato il suo uso in prodotti di largo consumo è stato bandito), antimonio (metallo tossico che ad alte dosi può addirittura provocare la morte nel giro di pochi giorni) e ancora cadmio, mercurio, piombo, zinco e cromo esavalente. Queste sostanze, tutte tossiche e/o cancerogene, sono certamente in parte di origine antropica e, anche se in alcuni casi non si superano i limiti, la loro presenza meriterebbe ulteriori analisi per poterne determinare l’origine.

Anche la frutta risulta contaminata. Preoccupanti sono i risultati delle analisi compiute nel maggio 2010: sulle nespole analizzate risulta, infatti, un’alta percentuale di piombo (pari allo 0,18 mg/kg con un limite 0,1 mg/kg, quindi quasi il doppio del limite consentito) e cadmio (pari allo 0,04 mg/kg con un limite 0,05 mg/kg). A supporto di questi dati va ricordato che già negli anni ‘90 ben 17 carlofortini su 20 sottoposti ad analisi presentavano quantità di piombo nel sangue.

Sono state analizzate anche le acque superficiali, ed anche in questo caso emergono concentrazioni di: ferro (ben 15 volte oltre i limiti di legge) , manganese (quasi 4 volte i limiti di legge) e selenio (oltre 30 volte i limiti di legge). Altri metalli, di probabile origine antropic,a sono stati rilevati con concentrazioni vicine al limite previsto per legge e sono cadmio e arsenico.

Uno studio scientifico condotto dal Professor Marco Schintu dell’Università di Cagliari, recentemente pubblicato, ha evidenziato come la presenza di metalli pesanti tra i quali Cadmio e Piombo, nelle alghe marine circostanti l’Isola di San Pietro, che potrebbe essere di origine industriale.

Dall’analisi delle acque emerge un altro dato molto preoccupante, anche questo omesso dalla relazione: in un campione di acqua analizzata i fluoruri sono pari a 2,7 mg/l, quando il valore limite di comprovata tossicità è di 1,5 mg/l. Quindi, la presenza di questa sostanza potrebbe attribuirsi all’incidente dell’Alcoa di Portovesme, che ha interessato anche l’isola di San Pietro. Il rischio derivato da questa fuoriuscita di fluoro è quello di arrecare danni irreparabili per l’uomo con gravissime conseguenze in caso di ingerimento, come la fluorosi, che provoca malformazioni dello scheletro e cattiva funzionalità dei denti (tragico esempio sono gli agnelli deformi delle campagne di Paringiannu, afflitti da fluorosi cronica).

Questi dati allarmanti sono stati omessi dalla relazione prodotta dalla società Edam e mascherati con dichiarazioni dell’Assessore alla Sanità del comune di Carloforte Patrizia Congiu che, sia in sede di consiglio comunale del 19/10/2009 che in una dichiarazione rilasciata alla stampa e comparsa su La Nuova Sardegna in data 29/10/2009, sostiene: “A Carloforte nessun rischio da fluoro dell’area industriale di Portovesme” e ancora “la Salute della popolazione carolina non corre nessun serio pericolo derivato dalla vicinanza del polo industriale, tantomeno per la recente fuoriuscita di fluoro dall’Alcoa”. Affermazioni che vengono smentite in pieno dai dati emersi dalle analisi.

Va inoltre ricordato che a Genova nell’ottobre del 2007 vennero fermati due tir carichi di scorie radioattive diretti in Sardegna per essere smaltiti negli stabilimenti della Portovesme Srl (notizia anche riportata da La Nuova Sardegna del 23/10/2007), e come la stessa società sia oggi indagata per un traffico di rifiuti tossici per il quale sono sotto processo alcuni responsabili dell’azienda.

La situazione risulta fortemente preoccupante, considerati gli effetti negativi e mortali che sostanze di questo tipo possono provocare.

Molti sono i dubbi e le preoccupazioni per il comune di Carloforte e l’isola di San Pietro, che senza alcuna motivazione non rientra nell’“Area ad elevato rischio di crisi ambientale del Sulcis Iglesiente”, sebbene Carloforte sia distante solo 10 km dal polo industriale, che già comprende i comuni di Portoscuso (0 km), Gonnesa (9 km), Carbonia(11 km), San Giovanni Suergiu (13 km) e San’Antioco (15 km). Questa vicinanza è fortemente impattante sul territorio e sulla salute di chi vi abita, come dimostrato dall’aumento di patologie tumorali, cardiovascolari, tiroidee e dell’apparato respiratorio.

f.to "Carlofortini preoccupati!"

http://www.ecoblog.it/post/11917/sardegna-isola-di-san-pietro-avvelanata-la-denuncia-dei-carlofortini-preoccupati?


Da "CORRIERE DELLA SERA IT" - 21/01/11

Olio combustibile sulle spiagge sarde

da "ITALIANS" di Beppe Servegnini

Salve Beppe, nonostante da anni legga quotidianamente “Italians”, per la prima volta sento l'esigenza di scriverVi (a te e a tutti gli altri Italians) per condividere l’informazione relativa ad un evento nefasto destinato a deturpare le coste sarde e a creare un danno ambientale non indifferente che non ha meritato, se non marginalmente, l’interesse della cronaca.

Mi riferisco alla recente (11 gennaio) fuoruscita di olio combustibile destinato ad alimentare il sito industriale della E. On. di Fiumesanto, che ha determinato un allarme ambientale per l’inquinamento dell’antistante tratto di mare e delle spiagge circostanti.

Personalmente ho appreso la notizia dal messaggio pubblicato da un amico su Facebook, e poi ho effettuato una ricerca su internet trovando pochi articoli che vorrei condividere con la relativa cronologia. 13.01.2011: la Nuova Sardegna e L’Unione Sarda danno evidenza della fuori uscita del combustibile; 16.01.2011: http://www.videolina.it/view/servizi/8662.html;  18.01.2011: la Repubblica intitola “La rabbia di Porto Torres tra le ferite della marea nera”.

Mi rattrista che un simile evento, che comporterà danni non ancora quantificabili sia per l’equilibrio ambientale della zona sia per l’economia del territorio basata sul turismo, non abbia avuto una diffusione a livello nazionale (solo la Repubblica riprendendo la notizia pubblicata dalla Nuova Sardegna, appartenete allo stesso gruppo editoriale, da evidenza del fatto, mentre il "Corriere della Sera" e il "Sole 24 Ore" tacciono).

La Sardegna non fa notizia? I sardi, ed i cittadini italiani, non hanno diritto di essere informati dei danni ambientali ed economici che deturpano un territorio già fortemente svantaggiato dalla disastrosa politica industriale attuata negli anni passati e sicuramente depresso dal punto di vista economico?

Con profonda ignoranza (nell’accezione classica “di colui che non conosce” per mancanza di informazioni) ed estrema tristezza, Vi saluto cordialmente.

Francesca Zanolla, francesca.zanolla@gmail.com

http://www.corriere.it/italians/11_gennaio_21/Olio-combustibile-sulle-spiagge-sarde_c76978a0-24b9-11e0-8269-00144f02aabc.shtml


Da "LA NUOVA SARDEGNA" del 21/011

Marea nera, l'inquinamento fa paura,
in picchiata le vendite di pesce

Primi contraccolpi economici dopo lo sversamento a mare di tonnellate di olio  combustibile da Fiume Santo. I grossisti di prodotti ittici hanno invitato i pescatori a non uscire in mare perché le celle frigo sono stracolme e sui banchi il pescato rimane invenduto

di Pinuccio Saba

PORTO TORRES. Primi contraccolpi economici, dopo lo sversamento a mare di diciotto tonnellate di olio combustibile, fuoriuscite da una condotta del terminal E.On di Fiume Santo. I grossisti di prodotti ittici hanno invitato i pescatori a non uscire in mare perchè le celle di conservazione sono piene.

Da qualche giorno, infatti, i consumatori si rifiutano di acquistare il pesce catturato nel Golfo dell'Asinara. E questo nonostante le rassicurazioni della Capitaneria di porto. Una brutta botta per una categoria che ha già lamentato una stagione pessima. Una situazione che giustifica i timori dei pescatori della scorsa settimana, e che avevano preannunciato la costituzione di parte civile nel procedimento giudiziario avviato dalla magistratura sassarese.

Una scelta dalla quale si sono dissociati i pescatori aderenti a Federpesca, ma che aveva motivi più che fondati per essere portata avanti. E mentre prosegue la bonifica della coste (ieri sono state rintracciate piccolissime chiazze di olio, mescolate a posidonia secca, fra gli scogli di Marrizza), crescono i timori fra gli operatori turistici del territorio.

Secondo la Confturismo-Confcommercio, la marea nera potrebbe provocare un ulteriore incremento della disoccupazione che toccherà anche il settore turistico. «In particolare, i nostri associati guardano con viva preoccupazione a ciò che sta accadendo dal Golfo dell'Asinara fino a Santa Teresa Gallura (e speriamo non oltre) - denuncia Giorgio Macciocu, presidente di Confturismo -. Non abbiamo nessuna garanzia al riguardo di ciò che si sta facendo, né certezze o rassicurazioni, da parte delle autorità preposte, sui rimedi che si vogliono adottare, sulle responsabilità e, da ultimo, sui danni che ricadranno sulle nostre aziende, che si preannunciano enormi. Chiediamo perciò al presidente della Regione, agli assessori ed ai consiglieri regionali del territorio, di impegnarsi per individuare una soluzione efficace al problema, con il coinvolgimento attivo della società E.On».

«In questa circostanza, vogliamo quindi ricordare ai nostri amministratori, e al presidente della Regione in primis - aggiunge Macciocu -, che è giunto il momento di fare qualcosa di concreto, sia per intervenire in maniera decisiva riguardo al problema che oggi ci preoccupa, legato all'inquinamento delle spiagge, sia per il concreto sviluppo delle aziende turistiche del territorio, investendo risorse adeguate con un piano strategico pluriennale che ci faccia guardare al futuro, nostro, delle nostre famiglie, dei nostri collaboratori e di tutti coloro che vedono nel turismo uno strumento per superare questa lunga crisi con più serenità».

Infine c'è da registrare la presa di posizione dei lavoratori di Fiume Santo, secondo i quali l'incidente avvenuto la settimana scorsa, «costituisce un fatto gravissimo, che lede i diritti fondamentali di cittadini e lavoratori: l'ambiente e la salute». «Riteniamo sia indispensabile indagare sulle cause di quest'evento, farlo in modo attento e giudizioso, - concludono Cgil, Cisl e Uil - scevro da condizionamenti politici od opportunistici, sicuramente in un contesto più partecipativo, come avviene negli altri paesi europei».

http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/marea-nera-linquinamento-fa-paura-in-picchiata-le-vendite-di-pesce/3233692

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Commenti sul sito web a margine dell'articolo
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inviato da deo68 il 17 gennaio 2011 alle 17:26

Ho lavorato alla messa in servizio sia del carbondotto che dell'oleodotto incriminato e vi assicuro che tutto è stato fatto come si deve, collaudi e prove a non finire, tutto ciò che è successo in questi anni (sversamenti di olio combustibile e incendi nelle torri del carbondotto) è riconducibile ad una sola causa: manutenzione zero e personale necessario alla gestione/controllo dei macchinari inesistente. Tanto è vero che anche nell'impianto al quale sto lavorando ora in Calabria la EON non conosce il significato della parola manutenzione, a loro interessa solo una cosa, megawatt in rete e basta, poi qualche incidente è messo sempre in preventivo, ma porvi rimedio costa sempre meno che assumere personale, quindi.....
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inviato da eizo2006 il 17 gennaio 2011 alle 17:01

Cari sardi che cosa vi aspettavate, quando siete andati a votare vi siete fatti abbindolare dalle chiacchiere, e ancora non avete visto nulla, siete appena agli inizi. Le persone oneste, penso che Soru lo fosse, in Sardegna, come nel resto dell'Italia, vengono bistrattate; noi votiamo a chi ci promette sogni, ma poi alla fine dobbiamo fare i conti con la realtà.
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inviato da achillefer il 17 gennaio 2011 alle 16:43

L'incidente ( vogliamo per ora chiamarlo così? ) si è verificato il giorno 11 e ancora nessun ente preposto ha fatto alcunché; ma perchè devono essere dei volontari a farsi il mazzo e a riparare ? che paghiamo a fare ministri, sottosegretari, presidenti di regione, di provincia,c apitanerie di porto, ecc. ecc ? Vanno bene solo quando devono fare gli affari degli amici, modello La Maddalena ? Si dimostrano inefficienti con 18.000 litri di carburanti e poi vogliono fare le centrali nucleari.......
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inviato da phoenicius il 17 gennaio 2011 alle 16:35

Onore per chi si rimbocca le maniche per tutelare la propria terra. Questi sono gli italiani che ci piacciono, non i presidenti puttanieri e manigoldi! Quanto al commento che invita a lasciar fare a chi il danno l'ha prodotto, va benissimo, ma quando? Fra 5 o 10 anni dopo la sentenza? Meglio subito e da soli, gli infami sporcaccioni pagheranno i danni!
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inviato da thathari il 17 gennaio 2011 alle 12:29

Ma perche' si devono rimboccare le maniche i cittadini? Per quale motivo? Provvedano i responsabili insieme alle autorita' competenti ..... E la magistratura acceleri le indagini e con decreti immediati faccia tornare le cose come erano prima. Altro che storie!


Da "L'ALTRA SCIACCA" del 21/01/11

"Tre impianti fotovoltaici a Sciacca per 29 mln di euro“...
E a noi chi ce lo doveva dire ???

E’ notizia di ieri che sul territorio saccense siano stati investiti ben di 29 milioni di Euro per la realizzazione di 3 impianti fotovoltaici. I dettagli potrete leggerli in questo articolo pubblicato sul sito www.agienergia.it (clicca QUI).

La nostra associazione da sempre si batte per l’utilizzo delle energie alternative, ma purtroppo, come è già successo con l’eolico, in Sicilia fare energia pulita senza specularci e senza intervenire drasticamente sul territorio sembra una regola non scritta.

Non abbiamo nemmeno finito di gridare per lo scempio delle pale eoliche posizionate in siti “inopportuni” che deturpano i nostri splendidi paesaggi che ci arriva la notizia di 3 mega impianti fotovoltaici, pare, già installati sul nostro territorio.

A tutela della città e dei nostri concittadini, due domande sorgono spontanee:

1- Dove sono stati installati questi impianti fotovoltaici ?
2- Quanti e quali benefici economici si riverseranno sul territorio saccense ?

Insomma chi beneficierà materialmente di questo investimento? Saranno, come al solito, i privati e alla città rimarranno le briciole o, peggio ancora, NULLA ?

Da anni Sciacca è diventata terra di conquista dove raramente si alza la voce, o si avverte la popolazione di quello che si sta installando e degli eventuali rischi che si corrono, senza avere mai sapere di quali benefici, in concreto, ne trarremo dai tanti investimenti già esistenti sul nostro territorio.

L’AltraSciacca ancora una volta alza la voce in nome di questa città, ritenendo che non sia ammissibile che tutto accada sopra la nostra testa senza che chi è informato sui fatti , ed ha l’obbligo di informare, ce ne dia preventiva notizia. Noi non sappiamo chi ha partecipato all’iter autorizzativo di tale impianti, ma chiunque esso sia ha il dovere di informare i propri cittadini di tutto ciò che accadrà sul nostro territorio, altrimenti non adempie ad un suo preciso mandato o, peggio ancora, concorre con chi ci vuol solo speculare.

http://www.laltrasciacca.it/2011/01/21/tre-impianti-fotovoltaici-a-sciacca-per-29-mln-di-euro-e-a-noi-chi-ce-lo-doveva-dire/


Da "MASAGHEPENSU" del 20/01/11

Porto di Mare - Voce dal sen sfuggita poi richiamar non vale,
non si trattien lo strale quando dall'arco uscí...

Ispra, un anno dopo si torna sui tetti
Nessuna promessa mantenuta Il lavoro dei ricercatori è di nuovo a rischio...

di Caterina Perniconi

Un anno fa brindavano al 2010 lontano dalle loro famiglie, su un tetto della periferia di Roma. E il 21 gennaio tornavano a casa, dopo 59 giorni nelle tende all’aperto, con in mano un accordo e molte speranze. Cos’è cambiato, dopo una anno, per i ricercatori precari dell’Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale...? “Pensavamo di aver piantato alcuni paletti, ma invece la situazione è analoga se non peggiore dell’anno scorso”. L’istituto è nato nel 2008 dalla fusione di tre enti di ricerca. Per questo motivo il numero dei precari era arrivato alla cifra record di 450. La struttura commissariale a capo dell’Ispra aveva tagliato nel giugno 2009 quasi la metà di questi contratti. Per non essere tutti licenziati, gli altri ricercatori avevano deciso di mobilitarsi salendo sul tetto della sede di Casalotti, un quartiere a nord di Roma, dove erano rimasti per due mesi. Dal 24 novembre fino a Natale il ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, non aveva preso in considerazione la protesta. Dopo l’affetto manifestato dagli abitanti della periferia nord di Roma nei loro confronti e l’esposizione mediatica dei contestatori rimasti sul tetto anche a Natale e Capodanno, la titolare del dicastero di viale Cristoforo Colombo aveva deciso di trattare con loro. L’accordo arriva esattamente un anno fa, dopo numerose riunioni al ministero tra il 4 e il 20 gennaio...

L’accordo disatteso...

Tra i nove punti del protocollo d’intesa c’erano il rinnovo di tutti i contratti precari, e l’impegno da parte dell’istituto a reperire le risorse per i concorsi a tempo determinato. I contratti atipici, infatti, non prevedono ferie, tredicesime, quattordicesime. I ragazzi con co.co.co o assegni d iricerca spesso guadagnano 1.200 euro al mese. I borsisti ancora meno. “Del protocollo siglato dall’Ispra e dal ministero ad oggi, secondo la nostra opinione, la maggior parte dei punti sono stati disattesi del tutto o in parte, e visto che si tratta dei più importanti, il bilancio non può essere considerato soddisfacente” spiegano i ricercatori. Il quarto punto del protocollo d’intesa prevedeva che “al fine di soddisfare il fabbisogno dell’ente”, sarebbero stati banditi concorsi a tempo determinato e indeterminato.

“Questo è il punto centrale dell’accordo e finora non riteniamo sia stato realizzato nulla di concreto a riguardo, affermano i ricercatori, sono stati completati i concorsi a tempo indeterminato già banditi prima dell’accordo (60 profili da ricercatore e 29 da operatore tecnico, ndr). La maggior parte di noi del tetto ha conseguito idoneità ai vari profili, per i quali speriamo vengano pubblicate a breve le graduatorie e disposte le assunzioni, ma non si ha notizia di nuovi concorsi a tempo determinato e tantomeno a tempo indeterminato. Di mese in mese, sono stati fatti slittare i bandi fino ad arrivare ad oggi, quando anche l’ultima notizia sull’uscita di un bando per i tecnici entro fine dicembre è stata irrimediabilmente smentita dal calendario”. Il settimo punto dell’accordo stabiliva l’individuazione entro due mesi delle “professionalità e le linee di attività non presidiate dai concorsi già attivati al fine di bandire appositi concorsi a tempo determinato per i corrispondenti profili professionali”.

Questo punto era strettamente legato al quarto, e ad oggi, non ci sono concorsi in previsione. “Non abbiamo certezze sui profili per i quali si può bandire, visto che molti di quelli che noi abbiamo proposto sono stati contestati perché ritenuti eccessivamente simili ad altri già presenti nei concorsi a tempo indeterminato”, continuano i ricercatori. Il nono e ultimo punto prevedeva “incontri periodici con la componente ministeriale per il monitoraggio dell’attuazione del presente protocollo nonché sulle tematiche di maggiore rilievo dell’Ispra”. Ma per adesso c’è stato un unico incontro al ministero, la scorsa estate. “Dal quale non è emerso alcun risultato, aggiungono i ricercatori, se non una serie di affermazioni generiche sulla volontà di bandire concorsi e la mancanza di fondi per farlo”. La Prestigiacomo, invece, non è più intervenuta sull’argomento...

La nuova gestione...

Nel frattempo la struttura commissariale è stata sostituita da una nuova gestione dell’ente. Il presidente è Bernardo de Bernardinis, storico vice di Bertolaso alla Protezione civile, membro della commissione Grandi Rischi durante il terremoto de L’Aquila, che è stato anche indagato dalla procura del capoluogo abruzzese per omicidio colposo plurimo a causa delle informazioni “incomplete, imprecise e contraddittorie” diramate prima del terremoto e sugli sviluppi dell’attività sismica. Il 7 dicembre il nuovo presidente dell’Ispra ha annunciato alla Commissione Ambiente del Senato la conferma “anche per il 2011 dei contratti atipici” e che “saranno individuate 89 figure da distribuire su 51 profili professionali”. Che poi sono le stesse provenienti dai concorsi conclusi di recente. Un gioco delle tre carte in cui le nuove assunzioni del 2011 sono invece quelle arretrate del 2010. Il primo Cda ha nominato l’ex sub-commissario Stefano Laporta, direttore generale. Laporta però è stato nominato dal Consiglio dei ministri membro del Direttivo dell’Agenzia per il Nucleare. Nel caso il dg scegliesse di lasciare l’Ispra per incompatibilità, nei corridoi dell’Istituto si vocifera dell’arrivo di Dario Ticali, ingegnere 35enne siciliano, fedelissimo della Prestigiacomo. Laureato alla Kore di Enna, Ticali ha già ricevuto prestigiosi incarichi tra i quali presidente della Commissione incaricata del rilascio dell’autorizzazione integrata ambientale e poi responsabile dell’emergenza bonifiche e depurazione della regione Sicilia...

Nelle immagini: Sopra, una foto dello scorso anno dei ricercatori sul tetto. Sotto, l’Ispra vista da Marilena Nardi...
(Da "Il Fatto Quotidiano" di Giov. 20 Gen. 2011)


http://masaghepensu.splinder.com/post/23912654/ispra-un-anno-dopo-si-torna-sui-tetti-nessuna-promessa-mantenuta-il-lavoro-dei-ricercatori-e-di-nuovo-a-rischio


Da "MASAGHEPENSU" del 20/01/11

Porto di Mare - Voce dal sen sfuggita poi richiamar non vale,
non si trattien lo strale quando dall'arco uscí...


RIschio di perdere il posto...

Massimiliano Bottaro

“In questo momento sono senza contratto, ma non è chiaro il motivo”. Massimiliano Bottaro è stato uno dei principali portavoce della protesta dei ricercatori dell’Ispra. Esperto di squali, 35 anni, Presidente dell’European Elasmobranch Association, è da 10 all’Ispra con un assegno di ricerca a 1200 euro al mese. “Quando siamo scesi dal tetto pensavamo la situazione potesse cambiare. E invece oggi è peggio di prima. Nello specifico, io dovevo passare da un progetto di ricerca a un altro senza soluzione di continuità. La richiesta è stata fatta entro i termini e secondo le regole, ma il direttore generale ha deciso di bloccarla, appigliandosi al pretesto per cui ogni posto in nuovo progetto dovrebbe essere bandito nuovamente. Questa decisione viola il protocollo d’intesa siglato un anno fa, che al punto 2 prevede la prosecuzione dei contratti atipici anche in caso di differente progetto, oltre a non tener conto dei molti casi analoghi che esistono in Istituto e che non hanno avuto problemi. Inoltre, con questa decisione, viene meno la volontà espressa dal presidente di rinnovare tutti i precari dell’ente. Sono già risultato idoneo al concorso come ricercatore a tempo indeterminato ed un’ulteriore selezione è inutile oltre che dispendiosa per l’erario. Non capisco quindi quali siano gli ostacoli oggettivi al rinnovo se non una valutazione strumentale e soggettiva della protesta a cui ho preso attivamente parte”.

I conti li farò tra due anni...

Antonella Cozzolino

“Dopo la discesa dal tetto io, che sono un tecnico di laboratorio, ho avuto un rinnovo del contratto a tempo determinato per due anni, fino a fine 2012. Praticamente sono una “fortunata”. Ma solo per ora. Perché ogni anno viene sottoposto a verifica contabile per accertare che ci siano i fondi per la sua prosecuzione, quindi solo in teoria è un contratto lungo, considerati anche i forti tagli degli ultimi anni al budget dell’Ispra. Nell’ente infatti non è cambiato nulla, ci aspettavamo di più, e noi tecnici non siamo risultati nemmeno idonei per i concorsi a tempo indeterminato. Quindi tra due anni sarà molto difficile avere un rinnovo”. Antonella, 27 anni, è precaria all’Ispra da quasi 7. Guadagna 1550 euro al mese come gli altri 6 tecnici di laboratorio. Le alternative? “Solo case farmaceutiche, quel che è certo è che devo lasciare la ricerca. Ma ho fatto alcuni colloqui e mi dicono già che sono troppo grande, cercano persone più giovani. La prima domanda che ti fanno è la tua situazione familiare, con chi vivi, se sei sposato, se pensi di avere dei figli. Praticamente parlano solo del tuo privato. Io in questo momento sono incinta. Tra meno di due anni avrò un bambino piccolo e se non mi rinnovano il contratto non credo proprio che in un’azienda mi assumeranno”.

"Sono dovuto tornare a casa dai miei...

Roberta Canneri

Roberta Canneri ha 31 anni, è una biologa marina specializzata in cetacei, e da 7 mesi è disoccupata. “A gennaio il mio contratto è stato rinnovato per soli 6 mesi, perché la mia era una borsa di studio. A giugno mi hanno assicurata che ci sarebbero stati nuovi bandi, ma ancora oggi sono senza lavoro. Perché dei posti banditi a ottobre (la cui domanda scadeva a novembre) non c’è notizia. Nel frattempo ho dovuto lasciare Roma perché la stanza in affitto che avevo non potevo più permettermela. E sono tornata in Toscana, a casa con i miei genitori. La speranza è ovviamente quella di poter lavorare di nuovo all’Ispra ma di contratti a tempo determinato per ora neanche l’ombra. E nella mia area non c’è altra possibilità di fare ricerca. Non sono nemmeno riuscita a fare i concorsi per il tempo indeterminato, in quanto il requisito minimo erano 3 anni continuativi d’anzianità. Io invece ho lavorato due anni di seguito ma prima avevo solo contratti occasionali, di quelli a intervalli. Perciò le mie speranze si affievoliscono sempre più. Cerco di stare lontana dall’ente anche con la testa, altrimenti mi arrabbio troppo per un futuro che avevo cercato di costruire ma che è mi stato impedito di portare a termine”.

Ignorati dall'Ente e dalla politica...

Ivan Consalvo

Ivan Consalvo è un assegnista di ricerca all’Ispra da 5 anni. E’ stato uno degli animatori della protesta e dopo un anno la sua situazione non è cambiata. “Non si muove niente. Hanno bandito soltanto i concorsi a tempo indeterminato (non quelli dell’accordo) dove noi siamo risultati quasi tutti idonei. Il che basterebbe per stilare una graduatoria di meritevoli di contratti migliori. Perché noi all’ente non abbiamo mai chiesto l’assunzione, ma contratti più dignitosi, tempi determinati”. Ivan ha 40 anni, è specializzato in biodiversità della fauna ittica nelle aree marine protette del Mediterraneo e guadagna 1200 euro al mese per 12 mesi. “Quello che chiedevamo, protestando sul tetto, era di continuare a fare ricerca tutelati rispetto al lavoro scientifico che svolgiamo nell’ente da anni. Non è solo una questione di stipendio, anzi. Quello che è mancato più di tutto è stata la considerazione da parte della struttura ex commissariale dell’ente e dal sistema politico. Spero che la nuova presidenza ci dia risposte più concrete e non ci abbandoni a un futuro senza lavoro e senza ricerca”.

http://masaghepensu.splinder.com/post/23912613/rischio-di-perdere-il-posto


Da "ECOBLOG" del 20/01/11


Nuovo incidente a Porto Torres. A finire in mare
 questa volta è acqua contaminata da gasolio

di Simone Muscas

Manco il tempo di tirare un sospiro di sollievo per quanto affermato ieri dalla Capitaneria di Porto Torres sul (presunto) rientrato allarme della marea nera, ed ecco arrivare un’altra notizia poco confortante. Nuovo allarme a Fiume Santo: questa volta a finire in mare è stata dell’acqua contaminata da residui di gasolio pesante provenienti dal circuito delle acque reflue oleose e riversatesi nello specchio d’acqua interno al Porto Industriale, sito localizzato proprio nell’area in cui una settimana fa è avvenuto il guasto.

Per far luce sull’episodio la Procura di Sassari ha aperto un’inchiesta con l’ipotesi di reato di danno ambientale. Il nuovo episodio non fa altro che far aumentare la rabbia della popolazione locale che nella giornata di ieri aveva recepito con titubanza le dichiarazioni della Capitaneria sul presunto rientrato allarme. Secondo alcuni rappresentanti di associazioni che si stanno occupando del caso, si tratta di un nuovo problema che si va a sovrapporre ad un altro problema (quello della marea nera appunto) che in realtà è tutt’altro che risolto. La questione infatti, sentite le testimonianze, non sarebbe affatto archiviata. Anzi.

In particolare, denunciano gli stessi rappresentanti, il petrolio oltre ad aver invaso ben oltre venti chilometri della vicina spiaggia di Platamona ha raggiunto una porzione di mare particolarmente ricca di cetacei. Inoltre testimonianze dirette di persone raccontano che ad essere in condizioni preoccupanti sono soprattutto i chilometri finali della spiaggia in questione, inquinati all’inverosimile. Ma c’è di più: chiazze di olio combustibile sono state rinvenute nella zona della Gallura (quindi nella costa orientale della Sardegna) ad una distanza di circa cento km dal luogo dello sversamento a mare; il fenomeno di una così lontana migrazione del prodotto, dicono gli esperti, sarebbe stato favorito dalle condizioni climatiche avverse.

Intanto, vista la crescente preoccupazione, la ditta E.On ha garantito che finita la fase di emergenza provvederà ad una ripulitura più approfondita e che le coste in poco tempo ritorneranno come prima; per questo comunque bisognerà avere pazienza in quanto l’allerta durerà presumibilmente ancora qualche giorno. Non resta che attendere, augurandoci a tal proposito che le operazioni di bonifica vengano eseguite con celerità dato che le previsioni meteorologiche non sembra saranno clementi nei prossimi giorni.

http://www.ecoblog.it/post/11906/nuovo-incidente-a-porto-torres-a-finire-in-mare-questa-volta-e-acqua-contaminata?


Da "BLOG SICILIA" del 20/01/11

Alla Regione e in Parlamento
contro le trivellazioni a Pantelleria

di Guido Picchetti

Che qualcosa si muova? Sembrerebbe proprio di sì, ma meglio non farsi illusioni...

A livello regionale da più parti in rete in questi ultimi giorni viene ricordata la forte presa di posizione dell’assessore regionale al Territorio, Gianmaria Sparma a proposito della ipotesi che a breve siano installate piattaforme petrolifere al largo di Pantelleria.

Durante una visita alla Prefettura di Trapani l’assessore regionale al Territorio, Gianmaria Sparma, ha infatti dichiarato l’impegno suo personale e del Governo Siciliano a bloccare le installazioni delle piattaforme petrolifere nel Canale di Sicilia.

“Noi riteniamo che anche le autorizzazioni già rilasciate possano essere revocate” ha detto, sottolineando anche che tale provvedimento debba essere adottato in considerazione del fatto che la zona un cui sono previste le trivellazioni sono ad alto rischio sismico.

A livello centrale invece il Governo è chiamato a rispondere da una interpellanza parlamentare presentata dall’ On. Angelo Capodicasa, deputato del Partito Democratico, con la quale si chiede di sapere quali iniziative intenda assumere al fine di scongiurare il proliferare di iniziative di ricerca di giacimenti di petrolio nel Canale di Sicilia.

“Il Governo sventi questo assalto al Canale di Sicilia da parte delle compagnie petrolifere. Secondo le associazioni ambientaliste – dice l’on. Capodicasa nel suo intervento – sarebbero oltre cento le autorizzazione per trivellazioni off-shore, richieste o già in vigore, nel mare Mediterraneo, nel tratto prospiciente le coste siciliane”.

“Molte di queste autorizzazioni – aggiunge Capodicasa – si trovano nelle immediate vicinanze di centri turistici o marinari, come Sciacca o Licata, altre nelle vicinanze di aree marine protette, come Pantelleria, altre ancora in zone ad alto rischio sismico, come quella prevista nei pressi dell’isola Ferdinandea”.

“Il delicato ecosistema del Mediterraneo e le sue caratteristiche di mare chiuso rendono le attività di ricerca e di estrazione ad alto rischio: anche un solo incidente di lieve entità sarebbe esiziale per l’ecosistema e per l’economia dei paesi rivieraschi del Mediterraneo. Per questi motivi chiediamo – conclude Capodicasa – che il Governo si attivi, d’intesa con gli organi dell’Unione Europea, per revocare tali autorizzazioni”.

Basterà questo a fermare l’azione delle trivelle nello Stretto di Sicilia? Forse nello specchio di mare territoriale italiano… Ma per le trivelle già operanti in acque tunisine, e sono già tante, o per quelle di cui si prevede la prossima entrata in funzione sui numerosi giacimenti individuati già da tempo sui fondali tunisini dello Stretto, occorre che si muovano i nostri Ministeri (Ambiente e Esteri) richiedendo agli omologhi del governo di Tunisi il rispetto degli impegni già presi in sede internazionale con la ratifica della Convenzione di Barcellona... Ma con la crisi che sta vivendo quel Paese in questi giorni, non è impresa facile. E gli incidenti sono sempre possibili. Speriamo bene...

http://www.blogsicilia.it/blog/alla-regione-e-in-parlamento-contro-le-trivellazioni-a-pantelleria-e-nello-stretto-di-sicilia/27166/
Stessa notizia su "PANTELLERIA COM - news 6967" del 20/01/11 (solo su abbonamento)


Da "ECQUO" del 19/01/11

Disastro ambientale a Porto Torres,
il presidente della provincia di Sassari: “E’ calamità naturale”

“Basta minimizzare, il disastro prodotto dalla fuoriuscita di olio combustibile nell’impianto portuale di E.On ha assunto proporzioni devastanti, chiediamo al presidente del Consiglio dei Ministri di riconoscere lo stato di calamità naturale”. A denunciarlo è il presidente della Provincia di Sassari, Alessandra Giudici, a una settimana dall’incidente di Porto Torres, causato dalla fuoriuscita di olio combustibile da una nave cisterna, durante le operazioni di scarico nel molo industriale di Porto Torres, combustibile destinato alla centrale E.On. di Fiumesanto.

“Oltre il gravissimo danno ambientale, che è sotto gli occhi di tutti – afferma la Giudici -, rischia di avere clamorose ripercussioni economiche”. Il riferimento è al pericolo che “se non si interviene con risorse e mezzi adeguati – aggiunge la Giudici – si rischia di compromettere la stagione turistica di tutta l’area litoranea del Nord Sardegna, e questo sarebbe un colpo mortale per la nostra economia”. A indurre Alessandra Giudici ad abbandonare la prudenza dei giorni scorsi è stata la notizia che la «marea nera» stia arrivando fino a Santa Teresa di Gallura.

E come se non bastasse, ieri al porto industriale c’è stato un altro incidente – prosegue il presidente – anche se pare si tratti di un evento di proporzioni limitate, la situazione complessiva ci induce a pensare che sia il caso di alzare il livello di guardia”. E dato che i danni riguardano un’area così ampia, “chiediamo l’intervento del Governo per fronteggiare in maniera adeguata e tempestiva quella che per il Nord Ovest Sardegna si configura come una vera e propria catastrofe, sia sul piano ambientale e della salute, sia sul piano economico e produttivo”.

Il presidente della Provincia si rivolge anche a E.On, per ribadire la necessità di dismettere i gruppi a olio combustibile: “La loro incompatibilità ambientale è ormai dimostrata dai fatti” e chiede di realizzare al più presto il nuovo gruppo a carbone. Nel frattempo il tavolo permanente coordinato dal settore Ambiente della Provincia di Sassari proseguirà il proprio lavoro.

L’emergenza provocata dallo sversamento in mare, nel porto industriale di Porto Torres, di circa 18 mila litri di olio combustibile avvenuta l’11 gennaio scorso e’ quindi tutt’altro che rientrata. Solo due giorni fa la Capitaneria di porto di Porto Torres aveva annunciato che le bonifiche a mare erano state completate e che si poteva escludere che la marea nera, riversatasi su 18 chilometri di litorale nel Golfo dell’Asinara, avesse raggiunto le coste di Castelsardo e Santa Teresa. La smentita e’ arrivata meno di 24 ore dopo.

Ieri mattina sulle spiagge fra Santa Reparata e Capo Testa sono stati raccolti 300 chilogrammi di catrame. Le operazioni di bonifica sono quindi riprese stamattina. Per questa mattina, inoltre, e’ in programma un vertice a Porto Torres fra gli uomini della Capitaneria ed i tecnici dell’Arpas e dell’Ispra per stabilire il piano d’azione. Saranno le analisi sul materiale raccolto ieri a Santa Teresa a dire se si tratta della stessa sostanza, definita pericolosa e cancerogena, derivante dalla perdita di una settimana fa nell’impianto portuale della E.On. Il nuovo allarme ieri era scattato dopo la segnalazione di un pescatore alla Capitaneria della Maddalena. Dal Ministero dell’Ambiente e del Mare e’ stato inviato un rimorchiatore e un battello disinquinante.

E dopo Greenpeace e Wwf anche l’Enpa denuncia che il catrame minaccia il santuario dei cetacei. Al momento, dice l’Enpa, ”il maestrale sembra aver risparmiato le famosissime spiagge della vicina Stintino e dell’Asinara ma il lungomare di Platamona e di Castelsardo, secondo quanto riferito da Emanuele Deiana, responsabile della Sezione Enpa di Cagliari, sono invasi da litri di catrame che gli operai e i volontari stanno cercando di rimuovere”. ”Ci chiediamo quanti litri di petrolio siano ancora in mare, quanti abbiano soffocato la poseidonia, una pianta acquatica che provvede all’ossigenazione dell’acqua, e quanti animali marini siano morti in un’area tanto importante per la biodiversità e, in particolare, per i cetacei. Cosi importante che nel 1999 Francia, Italia e Principato di Monaco hanno ratificato un accordo internazionale dichiarando quest’area particolarmente protetta come ‘Santuario dei Cetacei”’, ricorda Ilaria Ferri Direttore Scientifico Enpa e già membro del Comitato Tecnico Scientifico del Santuario dei Cetacei: ”Denunciamo inoltre la mancanza di un intervento forte e la scarsa attenzione dedicata a quella che temiamo essere una vera e propria catastrofe”.

Secondo il direttore scientifico dell’Enpa, la responsabiliàdi quanto accaduto è da attribuire alla politica di localizzazione degli insediamenti industriali: ”E’ impensabile – conclude la Ferri – conciliare le fabbriche con la tutela del territorio e della biodiversità nelle zone di maggiore interesse naturalistico. Invece, bisognerebbe lavorare per la loro valorizzazione e decidere di investire definitivamente sugli straordinari patrimoni naturali del nostro Paese”.

http://magazine.quotidiano.net/ecquo/ecquo/2011/01/19/disastro-ambientale-a-porto-torres-il-presidente-della-provincia-di-sassari-e-calamita-naturale/
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Commenti su FB a margine dell'articolo 
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Post di Guido Picchetti del 20/01/11
"Basta minimizzare" per salvare la stagione turistica... Parole del Presidente della Provincia di Sassari... Qui a Pantelleria, invece, si preferisce non parlare proprio delle trivelle incombenti, come se così sparissero da sole... 
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Post di Giuliana Maria Luisa Provera del 20/01/11

Grazie Guido della continua informazione!!! Da stintinese adottiva ormai da 30 anni, vorrei proteggere il nostro mare, ma anche il vostro di sicilia, perchè non dimenticherò mai le immersioni di Lampedusa, Linosa, Lampione, ecc...Povero mare e poveri animali !!!


Da "SICILIA TODAY" del 19/01/11

Trivellazioni off-shore, Capodicasa (Pd):
"Governo sventi assalto al Canale di Sicilia"

“Il Governo sventi questo assalto al Canale di Sicilia da parte delle compagnie petrolifere”. È quanto chiede l’on. Angelo Capodicasa, deputato del Partito Democratico, che ha presentato un’interpellanza per sapere quali iniziative intenda assumere al fine di scongiurare il proliferare di iniziative di ricerca di giacimenti di petrolio nel Canale di Sicilia.

“Secondo le associazioni ambientaliste – rivela Capodicasa nell’interpellanza - sarebbero oltre cento le autorizzazione per trivellazioni off-shore, richieste o già in vigore, nel mare Mediterraneo, nel tratto prospiciente le coste siciliane”.

“Molte di queste autorizzazioni - aggiunge Capodicasa (Pd) - si trovano nelle immediate vicinanze di centri turistici o marinari, come Sciacca o Licata, altre nelle vicinanze di aree marine protette, come Pantelleria, altre ancora in zone ad alto rischio sismico, come quella prevista nei pressi dell’isola Ferdinandea”.

“Il delicato ecosistema del Mediterraneo e le sue caratteristiche di “mare chiuso” rendono le attività di ricerca e di estrazione ad alto rischio: anche un solo incidente di lieve entità sarebbe esiziale per l’ecosistema e per l’economia dei paesi rivieraschi del Mediterraneo”.

“Per questi motivi chiediamo – conclude Capodicasa – che il Governo si attivi, d’intesa con gli organi dell’Unione Europea, per revocare tali autorizzazioni”.

http://www.siciliatoday.net/quotidiano/brevipolitica/Trivellazioni-off--shore-Capodicasa-Pd-Governo-sventi-assalto-al-Canale-di-Sicilia_24951.shtml
Stessa notizia su "AGENZIA PARLAMENTARE" del 19/01/11, "L'ALTRA AGRIGENTO IT", "SICILIA NOTIZIE" e "BLOG SICILIA AGRIGENTO" del 19/01/11, e su "REPUBBLICA IT" del 20/01/10 
Notizia simile su "
MARSALA IT" del 20/01/11


Da "IL GIORNALE DELLA PROTEZIONE CIVILE" del 19/01/11

Sardegna, 18 mila litri di olio
in mare - Valle della Luna, è disastro ambientale

Si lavora per contenere i danni, non ancora quantificabili:
intanto il catrame arriva sulle spiagge

19 Gennaio 2011 - I media locali le definiscono "scene da brivido": catrame sulle spiagge, gabbiani intrappolati nella poltiglia nera, il litorale sormontato da un'enorme chiazza d'olio. In Gallura si può parlare di vero e proprio disastro ambientale, dopo l'incidente - lo scorso 11 gennaio - nell'impianto portuale di una società di combustibili, che ha provocato lo sversamento in acqua di 18 mila litri d'olio. Sono al lavoro anche i tecnici della Protezione civile per limitare i danni; non è ancora possibile però stimare le conseguenze economiche e ambientali dell'accaduto. Intanto la procura della Repubblica di Sassari ha aperto un'inchiesta con l'ipotesi di danno ambientale, per far luce sul nuovo incidente. Si lavora per accertare le cause e le eventuali responsabilità.

Le capitanerie di porto di Porto Torres e La Maddalena sono impegnate nel coordinamento degli interventi di bonifica. Ci sono diversi mezzi in mare, con la partecipazione delle navi della Castalia Ecolmar, la società specializzata negli interventi antinquinamento convenzionata con il ministero dell'Ambiente. Alle operazioni stanno partecipando anche due aerei Atr 42 arrivati da Catania. E dalla direzione marittima della Guardia costiera di Olbia arriva la conferma sull'individuazione di possibili tracce di sostanze inquinanti nelle acque della spiaggia di Santa Reparata - Capo Testa, nonché nel tratto di mare compreso tra Punta Li Francesi e Capo Testa.

Il caso sta per approdare in Parlamento: Alessandro Bratti del Pd, componente della commissione Ambiente della Camera, presenterà un'informativa urgente per avere notizie dal ministro Prestigiacomo sugli incidenti avvenuti in Sardegna.

http://www.ilgiornaledellaprotezionecivile.it/index.html?pg=1&idart=2593&idcat=1
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Commenti a margine del suddetto articolo su FB
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Post di Guido Picchetti del 19/01/11
E anche la Protezione Civile mostra di interessarsi finalmente all'accaduto...


Da "VIDEOLINA" del 19/01/11

Due video dal TG su Porto Torres

SANTA TERESA NERA

di Maurizio Olandi - riprese di Maurizio Mulargia
montaggio di Giorgio Cabras

Tratto da: TG ore 20.00 del: 18/01/2011

La marea nera si sposta in Gallura: pietre di catrame nella Valle della Luna, sito di interesse comunitario, e nella spiaggia di Santa Reparata. Danni a Cala Grande, la spiaggia hippy per eccellenza.


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PORTO TORRES SVERSAMENTI ALBA

di Gibi Puggioni - montaggio di Natalino Sechi

Tratto da: TG ore 07.30 del: 19/01/2011

Sversamento di acque oleose anche nel porto industriale di Porto Torres. Alcune centinaia di litri di acque reflue finiti all'interno del bacino.


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http://www.videolina.it/index.html


Da "ECOBLOG" del 18/01/12

Petrolio off shore in Sicilia:
cambia l'assessore ma non cambia l'inganno

di Peppe Croce

Non c’è niente da fare: la Regione Sicilia continua a cavalcare il panico da marea nera per sfruttarlo a scopi di propaganda politica. Ai primi di agosto dello scorso anno l’allora assessore regionale al Territorio e Ambiente Di Mauro convocò alcuni sindaci (ma non tutti, e sarebbe interessante capire il criterio di selezione) della costa meridionale siciliana per intraprendere una grande azione contro il petrolio off shore.

Oggi, invece, tocca a Gianmaria Sparma. Ennesimo assessore al Territorio e Ambiente (dovrebbero essere quattro in due anni, se la memoria non inganna) della Regione, Sparma ha ereditato la patata bollente. Una patata scoperta, ovviamente, con l’America visto che prima del disastro della Deepwater Horizon in Sicilia bucare terra e mare in cerca di petrolio e gas naturale era un affare quotidiano.

Sparma, forse dimenticando che il suo presidente è contrario alle trivellazioni in mare solo perché rendono poco, ha preso in mano la questione e ne ha parlato con il prefetto di Trapani. Le trivellazioni che fanno più paura, e più audience, sono quelle al largo delle isole Egadi: ve lo immaginate un trivellone al largo di Favignana, Levanzo e Marettimo? Ecco cosa ha diffuso l’ufficio stampa della Regione dopo l’incontro:

Con il prefetto abbiamo fatto il punto sullo stato delle autorizzazioni per trivellazioni off-shore nel mare Mediterraneo nel tratto prospiciente le coste siciliane. Il ministero allo Sviluppo economico ha invertito la rotta e al momento, non sta rilasciando piu’ nuove autorizzazioni alla ricerca di idrocarburi, dopo la netta contrarieta’ espressa dalla giunta regionale. Ma e’ nostro intendimento bloccare le installazioni delle piattaforme petrolifere nel canale di Sicilia. Riteniamo infatti che anche quelle autorizzazioni già rilasciate possano essere revocate, perche’ oltre al rischio ambientale e per l’ecosistema marino, queste trivellazioni sono previste in zone ad elevato rischio sismico, con rischi inimmaginabili.

Per par condicio, come è stato bacchettato l’allora assessore Di Mauro, ora tocca all’attuale Sparma: sulle trivellazioni off shore la Regione Sicilia non ha alcun potere, non può autorizzare né revocare autorizzazioni, non si siede al tavolo della conferenza dei servizi e non percepisce royalties dalle compagnie petrolifere.

Se l’assessore Sparma vuole fare l’ecologista, allora, smetta di parlare del petrolio in alto mare: un’altra illustre figlia della Sicilia ha potere in merito (e lo ha già esercitato anche lei in maniera propagandistica, come candidamente ammesso persino da Shell e Northern Petroleum), non lui. Pensi, invece, a bloccare le trivellazioni in terra ferma sulle quali ha pieno potere e dalle quali, ovviamente, la Regione percepisce un guadagno. Sempre che Sparma arrivi a mangiare la colomba pasquale con il governatore Raffaele Lombardo, ma questo è un altro argomento…

http://www.ecoblog.it/post/11894/petrolio-off-shore-in-sicilia-cambia-lassessore-ma-non-cambia-linganno
Stessa notizia su "INDIPEDIA" del 18/01/11
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Commenti a margine del suddetto articolo su FB
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Post di Guido Picchetti del 18/01/11

Un ulteriore conferma di come viaggia la politica anche a livello regionale... Qualcuno ne dubitava ?
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A Salvatore Addolorato piace questo elemento.
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Post di Mario Di Giovanna

Finalmente un articolo puntuale e ben scritto. La realtà sulle trivellazioni offshore è semplicemente tragica. Non posiamo perdere tempo a dirci quanto siamo stati bravi a salvare pochi km di costa. Il rischio è quello di ritrovarci, nel giro di pochi mesi, un mediterraneo irrimediabilmente devastato.
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Post di Guido Picchetti

Grazie, Mario, del post. E' quanto cerco di far capire ormai da mesi con i documenti che tento di evidenziare... Purtroppo senza successo. E tutti coloro che più dovrebbero e potrebbero muoversi, (Miniambiente, ISPRA, associazioni naturalistiche, biologi marini in gruppo o isolati...) restano immobili e in totale silenzio di fronte a quanto sta accadendo nel Mediterraneo...


Da "BLOG SICILIA" del 18/01/12

L'assessore regionale al Territorio e Ambiente a Trapani

Sparma dice stop alle trivellazioni off-shore in Sicilia

di BlogSicilia

18 gennaio 2011 - “Con il prefetto abbiamo fatto il punto sullo stato delle autorizzazioni per trivellazioni off-shore nel mare Mediterraneo nel tratto prospiciente le coste siciliane.

Il ministero allo Sviluppo economico ha invertito la rotta e al momento, non sta rilasciando più nuove autorizzazioni alla ricerca di idrocarburi, dopo la netta contrarietà espressa dalla giunta regionale.

Ma è nostro intendimento bloccare le installazioni delle piattaforme petrolifere nel canale di Sicilia“. Lo ha detto l’assessore regionale al Territorio e Ambiente, Gianmaria Sparma, al termine della visita istituzionale al prefetto di Trapani, Marilisa Magno.

“Riteniamo infatti che anche quelle autorizzazioni già rilasciate possano essere revocate – ha aggiunto Sparma, che era accompagnato dal parlamentare regionale trapanese Livio Marrocco – perché oltre al rischio ambientale e per l’ecosistema marino, queste trivellazioni sono previste in zone ad elevato rischio sismico, con rischi inimmaginabili”.

http://trapani.blogsicilia.it/sparma-dice-stop-alle-trivellazioni-off-shore-in-sicilia/26800/
Notizia simile su "LIVE SICILIA", su "START NEWS", "CANICATTI WEB COM", su "ECQUO" e su "GIORNALE DI SICILIA" del 18/01/11

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Commenti a margine del suddetto articolo su FB
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Post di Guido Picchetti del 18/01/11

E' di oggi e fa il paio con "Siamo tutti salvi - Arrivano i nostri"...
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Post di Mario Di Giovanna
del 19/01/11
in realtà le autorizzazioni, al di fuori delle 5/12 miglia tutelate dal Decreto Prestigiacomo, sono tutt'altro che bloccate.
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Post di Guido Picchetti
del 19/01/11
Lo so bene... Speravo che l'intento ironico fosse chiaro... Ma hai fatto bene a precisare, Mario, c'è chi può fraintendere...
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Post di Mario Di Giovanna
del 19/01/11
‎Avevo colto l'ironia. Infatti il commento era al contenuto autocelebrativo e fuorviante delle dichiarazioni di Sparma..


Dalla Bacheca su FB del "Gruppo d'intervento disastro ambientale Porto Torres (SS)"

Tre interventi significativi

 Intervento di Massimiliano Cordeddu del 19/01/12

Il caso in Parlamento. Oggi il deputato Alessandro Bratti del Pd, componente della commissione Ambiente della Camera, presenterà un'informativa urgente per avere notizie dal ministro dell'ambiente Prestigiacomo sugli incidenti avvenuti in Sardegna. L'intervento in Parlamento arriva dopo l'appello lanciato dal Comitato d'intervento (col portavoce Max Cordeddu) sul disastro ambientale di Porto Torres.

Intervento di Erasmo Venosi del 18/01/11

Mi piacerebbe che l'onorevole Bratti si ricordasse che esiste il procedimento di AIA (autorizzzaione integrata ambientale) istituito dalla direttiva 61/1996, recepito parzialmente con il dlgs 372/1999 e integralmente con il dlgs 59/2005. L'AIA comporta l'analisi del ciclo industriale, la evidenziazione delle criticità, l'analisi del rischio di incidente e l'uso delle BAT o MTD ( migliori tecnologie disponibili) per la minimizzaione delle emissioni e dei rischi industriali. Ai sensi del dlgs 373 tutti gli impianti esistenti nel 1999 dovevano possedere l'AIA entro il 2004. Ai sensi del dlgs 59 entro l'ottobre 2008. Oggi siamo stati deferiti alla Corte di Giustizia di Strasburgo per la mancata emissione delle AIA agli impianti. La competenza statale è su circa 200 grandi impianti. La centrale della E.On ha ottenuto l'AIA mentre "Polimeri Europa spa" e "Vinyls Italia spa" ne sono sprovvisti. Potrebbe l'on. sensibilizzare i suoi colleghi parlamentari ad agire sul Ministro dell'Ambiente affinchè siano concesse le AIA e forse resi così meno improbabili gli incidenti ?

Intervento di Manu Elia del 18/01/11

Comunicato stampa inviato da Greenpeace, il 14 gennaio, ai media nazionali e alle autorità competenti per sensibilizzare l'opinione pubblica sul gravissimo accaduto.

Greenpeace: sversamento a Porto Torres mette a rischio il Santuario dei cetacei

Roma, 14 gennaio 2010 - Ha raggiunto la costa l'olio combustibile fuoriuscito lo scorso 11 gennaio durante un travaso da una nave cisterna alla centrale E.On di Porto Torres. L'azienda E.On parla di 10.000 litri, ma si teme che siano molti di più i litri di combustibile, riversatisi in mare perché la falla non è stata scoperta in tempo. L'ennesimo disastro nel Santuario dei Cetacei, che maggiori norme di sicurezza e controlli avrebbero potuto evitare.

"Quest'ultima emergenza - denuncia Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace - dimostra ancora una volta che il Santuario dei cetacei è un parco di carta: nessuna misura specifica di controllo ambientale, nessuna norma speciale di sicurezza per attività pericolose, nessun limite allo sviluppo industriale per proteggere questo prezioso ecosistema marino".

Il Mediterraneo è il mare più inquinato al mondo da idrocarburi. Il 30% del traffico commerciale di idrocarburi del pianeta transita nelle nostre acque e innumerevoli sono gli impianti industriali costieri che utilizzano tali risorse. La maggior parte dell'inquinamento arriva proprio dalle operazioni di travaso e trasporto di idrocarburi.

Purtroppo il problema non è solo ciò che vediamo sulle coste. La presenza di idrocarburi in mare è particolarmente pericolosa per il loro accumulo a diversi livelli della catena alimentare. Recenti analisi svolte da Greenpeace su sogliole campionate nell'area del Santuario hanno rivelato un forte accumulo di idrocarburi policiclici aromatici nei pesci, in alcuni casi oltre i limiti di legge, con chiari rischi per la salute umana.

Greenpeace chiede chiarezza e trasparenza su questa vicenda. Da anni, l'associazione chiede che all'interno del Santuario vi sia un sistema di controllo del traffico di idrocarburi e si adottino norme più restrittive per limitare l'inquinamento nell'area ed evitare che disastri di questo tipo possano verificarsi di nuovo. "Il Santuario attende da quasi dieci anni protezione. È ora che le Regioni - conclude Monti - adottino misure di tutela reali, prima che sia troppo tardi".

http://www.facebook.com/home.php?sk=group_168421786535570&id=169814336396315


Da "IL CAMBIAMENTO" del 18/01/11

Porto Torres, il silenzio copre la marea nera

di A.P.

Al fine di stabilire le cause e le eventuali responsabilità della perdita in mare di migliaia di litri di olio combustibile avvenuta martedì scorso nello scalo industriale di Porto Torres, la Procura di Sassari ha aperto un'inchiesta. L'ipotesi di reato è di disastro ambientale ma, al momento, non ci sono indagati. Le prime relazioni richieste dalla Procura potrebbero arrivare sul tavolo del sostituto procuratore Paolo Piras entro la fine di questa settimana, al termine degli interrogatori da parte degli uomini della Capitaneria.

Secondo il comandante della Capitaneria di Porto Torres l'emergenza è rientrata e il mare non è contaminato. Eppure, la sensazione generale è che si tratti di un disastro sottovalutato, più che superato.

La marea nera continua infatti ad espandersi: ieri una chiazza di petrolio è stata avvistata anche vicino alla Corsica.

Intanto i cittadini di Sassari e Porto Torres chiedono di poter partecipare alle opere di bonifica delle coste invase dal 'veleno nero'. La mobilitazione dei cittadini è comunque già in atto e, accanto ai comitati che si stanno formando e alla raccolta di firme, c'è chi ha deciso di protestare con un gesto forte e significativo.

Il 16 gennaio, infatti, gli artisti dell'Ex-Q insieme al circolo di Rifondazione Comunista hanno disegnato con le buste di plastica una gigantesca balena spiaggiata sul bagnasciuga del Terzo Pettine di Platamona, simbolo della protesta contro il danno ecologico determinato dalla fuoriuscita di combustibile degli impianti di Fiumesanto.

Operazione Black fish: gli artisti dell'Ex-Q insieme al circolo di Rifondazione Comunista hanno disegnato con le buste di plastica una gigantesca balena (Foto: La Nuova Sardegna)

“La balena non è solo il simbolo dei pesci spazzati via dalla marea nera, ma più in generale di un intero ecosistema gravemente compromesso da una ingiustificabile negligenza della multinazionale E.On”, hanno spiegato gli artefici dell'operazione 'Black fish'.

Decine di chilometri di spiaggia nel sassarese sono stati invasi infatti da cumuli di catrame che, dopo aver ucciso i pesci in mare, si insinuano ora in profondità nella sabbia.

Sotto la sabbia, insieme al petrolio, sembra stia finendo però anche l'intero disastro avvenuto soltanto una settimana fa in Sardegna. La macchia nera, stavolta tutta italiana, non sta infatti sporcando le pagine dei grandi giornali (e telegiornali) che appaiono disinteressati al disastro ambientale.

Il silenzio dei grandi media risulta però assordante per tutti quei cittadini preoccupati per le sorti della loro isola, troppo spesso ricordata soltanto per i 'vip' che lì trascorrono le vacanze estive, e per tutti coloro che vedono umiliato il più grande tesoro dell'Italia: l'ambiente.

http://www.ilcambiamento.it/inquinamenti/porto_torres_rischio_santuario_cetacei.html


Da "IL CAMBIAMENTO" del 17/01/11

Porto Torres, la marea nera minaccia
il Santuario dei Cetacei

di Greenpeace

Ha raggiunto la costa l'olio combustibile fuoriuscito lo scorso 11 gennaio durante un travaso da una nave cisterna alla centrale E.On di Porto Torres. L'azienda E.On parla di 10.000 litri, ma si teme che siano molti di più i litri di combustibile, riversatisi in mare perché la falla non è stata scoperta in tempo.

L'ennesimo disastro nel Santuario dei Cetacei, che maggiori norme di sicurezza e controlli avrebbero potuto evitare.

"Quest'ultima emergenza - denuncia Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace - dimostra ancora una volta che il Santuario dei cetacei è un parco di carta: nessuna misura specifica di controllo ambientale, nessuna norma speciale di sicurezza per attività pericolose, nessun limite allo sviluppo industriale per proteggere questo prezioso ecosistema marino".

Il Mediterraneo è il mare più inquinato al mondo da idrocarburi. Il 30% del traffico commerciale di idrocarburi del pianeta transita nelle nostre acque e innumerevoli sono gli impianti industriali costieri che utilizzano tali risorse. La maggior parte dell'inquinamento arriva proprio dalle operazioni di travaso e trasporto di idrocarburi.

Purtroppo il problema non è solo ciò che vediamo sulle coste. La presenza di idrocarburi in mare è particolarmente pericolosa per il loro accumulo a diversi livelli della catena alimentare. Recenti analisi svolte da Greenpeace su sogliole campionate nell'area del Santuario hanno rivelato un forte accumulo di idrocarburi policiclici aromatici nei pesci, in alcuni casi oltre i limiti di legge, con chiari rischi per la salute umana.

Greenpeace chiede chiarezza e trasparenza su questa vicenda. Da anni, l'associazione chiede che all'interno del Santuario vi sia un sistema di controllo del traffico di idrocarburi e si adottino norme più restrittive per limitare l'inquinamento nell'area ed evitare che disastri di questo tipo possano verificarsi di nuovo. "Il Santuario attende da quasi dieci anni protezione. È ora che le Regioni - conclude Monti - adottino misure di tutela reali, prima che sia troppo tardi".

http://www.ilcambiamento.it/inquinamenti/porto_torres_rischio_santuario_cetacei.html


Da "LA STAMPA IT" del 18/01/11

Finiti in acqua diciottomila litri di olio combustibile

Allarme marea nera in Sardegna - "Anche l'Asinara è in pericolo"
Il comandante della Capitaneria di porto: "È stata sottovalutata l'emergenza"

di Nicola Pinna

OLBIA - Diciottomila litri di olio combustibile non fanno lo stesso effetto di una goccia nell’oceano. Formano una marea nera che rischia di compromettere le acque cristalline del Golfo dell’Asinara. Spiagge, scogliere e rocce sono ricoperte di catrame. Per trenta chilometri di costa, nel Nord Ovest della Sardegna, è scattata un’emergenza ambientale che ricorda tanto la devastazione del Golfo del Messico.

Da queste parti non ci sono pozzi petroliferi, ma un traffico costante di navi con le stive piene di sostanze ad altissimo rischio. E proprio durante le operazioni di scarico del combustibile destinato alla centrale E.On, nella zona industriale di Fiume Santo, una grande quantità di olio è finita in mare. È bastata una falla millimetrica in una condotta a provocare tutto questo danno. Gli operai, assieme ai biologi dell’Arpas, sono al lavoro da giorni, ma ora si vive l’incubo delle previsioni meteo: nei prossimi giorni arriverà il maltempo ed è necessario fare in fretta. Bisogna ripulire tutto prima che le correnti facciano arrivare la marea nera fino all’Isola dell’Asinara. O, peggio ancora, nella zona della Pelosa, una delle spiagge-perla dell’Isola, il simbolo dell’ambiente incantevole della Sardegna.

Le mareggiate di questi giorni hanno scaricato sulla sabbia e sulle dune una parte di quella valanga di olio trasformato in catrame appiccicoso. Una squadra di operai, ma anche tanti volontari, stanno battendo a tappeto la zona per ripulire l’arenile, ma sarà necessario tanto lavoro per completare la bonifica. E in acqua che succede? Qualcuno ha trovato pesci morti a riva, ma parlare di moria forse è azzardato. I biologi continuano a raccogliere campioni, la Capitaneria di porto si affretta a sottolineare che non ci sarà un disastro ambientale. Ma quella chiazza scura fa tanta paura. Domenica un aereo della Guardia costiera ha sorvolato lo specchio di mare tra Platamona e l’Asinara: le foto rassicurano, ma da queste parti il maestrale soffia forte e cambia direzione improvvisamente. «Eravamo convinti che l’olio combustibile fosse stato contenuto nel bacino di fronte allo stabilimento, ma ci siamo resi conto che è fuoriuscito verso il golfo - ha ammesso ieri il comandante della Capitaneria di porto, Giovanni Stella - Il giorno che c’è stato l’incidente, cioè il 10 gennaio, il vento ha raggiunto i venticinque nodi. E questo spiega anche l’invasione di catrame nelle spiagge».

Intanto, sorgono i comitati popolari, quelli che chiedono che sia la multinazionale E.On a pagare tutti i danni e quelli che chiedono la chiusura immediata dello stabilimento petrolchimico di Porto Torres. E nel frattempo la Procura della Repubblica di Sassari ha aperto un’inchiesta per disastro ambientale. Per evitare altri incidenti come questo, la Regione punta a smantellare gli impianti a olio combustibile e ad ammodernare la centrale di Fiume Santo con motori a carbone di ultima generazione. Oggi i vertici del colosso dell’energia incontrano il governatore Ugo Cappellacci per parlare di progetti, ma anche di emergenza: quanto ci vorrà prima di cancellare l’incubo nero dal mare della Sardegna?

http://www3.lastampa.it/ambiente/sezioni/ambiente/articolo/lstp/384799/

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Commenti a margine del suddetto articolo su FB
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Post di Guido Picchetti del 18/01/11

Sulla "Stampa" di oggi anche il comandante della Capitaneria di Porto Giovanni Stella,da cui dipende Porto Torres, dichiara che è stata sottovalutata l'emergenza. E frattanto la Procura della Repubblica di Sassari ha aperto un’inchiesta per disastro ambientale. Ma il silenzio sulle TV nazionali continua imperterrito...


Da "REPUBBLICA IT" del 18/01/12

Il disastro

La rabbia di Porto Torres tra le ferite della marea nera

di Cristina Nadotti

Chilometri di arenili incatramati, uccelli e pesci morti, dune da ripulire. Sono ciò che resta dell 'incidente dell' 11 gennaio, quando 20 metri cubi di olio combustibile sono finiti in mare durante operazioni di scarico alla centrale termoelettica nel Golfo dell'Asinara. E i cittadini si mobilitano chiedendo maggiore controllo

Soltanto per un caso la marea nera non ha invaso il Parco Nazionale dell'Asinara e non ha toccato spiagge rinomate come Stintino. Il danno però non è meno grave: martedì 11 gennaio nel Nord della Sardegna, 20 metri cubi (questa la cifra ufficiale, ma c'è chi dubita sia quella reale) di olio combustibile si sono riversati in mare durante un'operazione di scarico da una nave alla centrale termoelettrica di Fiumesanto, nel comune di Porto Torres.

LE IMMAGINI

A oltre una settimana dall'incidente, secondo quanto riferisce "La Nuova Sardegna", le operazioni di bonifica in mare sono terminate, ma sulle spiagge del Golfo dell'Asinara, nel territorio che interessa tre comuni (Porto Torres, Sassari, Alghero) rimangono i segni del disastro. Chilometri di arenili incatramati, uccelli e pesci morti, dune di valore incommensurabile per l'ecosistema da ripulire asportando la sabbia e, soprattutto, la rabbia dei cittadini che da anni chiedono maggiore controllo per un'area marina dall'indubbia importanza ambientale e turistica.

L'incidente. La centrale termoelettrica di Fiumesanto, proprietà della multinazionale E. On, da anni è al centro di polemiche. I suoi impianti sembrano un bubbone sulla pelle di una costa dove anche la spiaggia meno bella ha acque azzurre e spiagge bianche. Non ci sono soltanto le ciminiere E. On a deturpare il paesaggio: le costruzioni della centrale sono le ultime del grande agglomerato industriale di Porto Torres, nato negli anni Settanta, quando una politica industriale folle pensava di fare della Sardegna un polo chimico, ora diventato una cattedrale nel deserto che ha lasciato in agonia aziende e un'intera cittadina, Porto Torres.

La centrale è alimentata a olio combustibile, portato da navi che per il loro carico rappresentano da sole un pericolo. Come sia avvenuto l'incidente di martedì 11 non è ancora chiaro (c'è un'inchiesta della Procura in corso). Secondo la ricostruzione fatta ieri durante un vertice tra la E. On, le autorità locali e la Capitaneria di porto, a cedere sarebbe stato un tubo vecchio, mentre altre fonti parlano di "fenditure" nei cassoni per il contenimento dell'olio sulla banchina. In entrambi i casi è lecito ipotizzare gravi negligenze nelle operazioni di scarico e nel controllo dei macchinari utilizzati.

La dinamica. L'olio combustibile che si è riversato in mare non è soltanto inquinante, ma cancerogeno al contatto diretto. Secondo E. On sono stati 20 metri cubi a riversarsi in mare, una quantità modesta, ma la sostanza a contatto con l'acqua aumenta il suo volume 16 volte ed è stato così che la marea nera ha invaso un ampio tratto di arenile. Quando c'è stato lo sversamento soffiava prima vento di ponente e poi maestrale, perciò la chiazza è stata spinta verso Est, ha "saltato" Porto Torres ed è finita sulle spiagge di Platamona e Marritza, quasi fino a Castelsardo. Il Parco dell'Asinara è stato risparmiato, ma sarebbe bastato un soffio di libeccio e la marea avrebbe preso in pieno Stintino e la zona protetta. Non è una consolazione: alle spalle di Platamona si trova l'omonimo stagno, zona di interesse ambientale tutelata dall'Unione Europea. Lo stagno non ha ampie comunicazioni con il mare, ma per la sua salute sono fondamentali le dune che lo proteggono, proprio quelle su cui dovranno lavorare le ruspe per rimuovere il catrame.

La mobilitazione dei cittadini. La E. On ha avviato le operazioni di bonifica e ieri, secondo la capitaneria di porto e l'azienda, in mare la situazione appariva sotto controllo. Nonostante le rassicurazioni che l'olio combustibile resta a livello superficiale, esiste un'ampia letteratura che documenta danni nel lungo periodo anche sul fondo marino. E resta il problema degli arenili, dove rimossa la sabbia superficiale (e anche questo è un danno) ci sono pietre e rocce piene di catrame che andranno portate vie o resteranno lì con il loro rivestimento cancerogeno. "Prima di tutto abbiamo chiesto un risarcimento - dice Beniamino Scarpa, sindaco di Porto Torres - ma superata l'emergenza vogliamo che da questo incidente si prenda spunto per decidere in maniera seria che cosa fare del nostro futuro. Quanto accaduto è sintomo di un problema sotto gli occhi di tutti, quello del rapporto tra industria e territorio. Da anni il nostro comune cerca di avere risposte per la bonifca dell'area e per sapere che si vuole fare della zona industriale, ma l'Eni non ci dice nulla".

Intanto i cittadini si sono organizzati in comitati perché su quanto accaduto non cali il silenzio. Chiedono di prendere parte alle operazioni di bonifica insieme ai tecnici della E. On, vogliono accertare la reale entità dei danni. Nel disastro, l'unica nota positiva è la veemenza con cui ha reagito la gente per riaffermare il suo diritto a proteggere il territorio.

http://www.repubblica.it/ambiente/2011/01/18/news/danni_marea_nera-11361659/

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Commenti a margine del suddetto articolo su FB
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Post di Guido Picchetti del 18/01/11

E la notizia dopo una settimana è arrivata anche a "Repubblica", che dice finita l'emergenza in mare ... Saranno stati i suoi cronisti ad averlo verificato in assenza dei biologi dell'ISPRA. Ma c'è chi dice a ragione che anche a terra l'emergenza è pressocchè finita... ma sotto la sabbia !!!


Da "BLOG SICILIA" del 18/01/11

Trivellazioni a Pantelleria. Quanno ce vo’, ce vo’...

di Guido Picchetti

18 gennaio 2011 - A cosa sto pensando stamani? A questo: che chiunque, me compreso, prima di scrivere commenti o postare qualche articolo, dovrebbe pensarci su tre volte... E, se tratta di un argomento di particolare interesse, dovrebbe prima leggere, approfondire e documentarsi. Altrimenti facciamo come i gamberi, invece di andare avanti, marciamo all’indietro, e diventa tutto inutile...

A che mi riferisco? È presto detto. Al pezzo pubblicato stamane da “Marsala It” intitolato “Accordo su emergenza-trivelle nel Canale di Sicilia“, nel quale si parla ancora una volta di un accordo tra Università di Palermo e Provincia di Trapani che dovrebbe salvare Pantelleria dalle trivelle...

Che balla! A questa notizia, pubblicata venerdì scorso dall’Ansa (oggi è martedì), avevo replicato subito con una mia nota su FB intitolata ironicamente “Stretto di Sicilia e Pantelleria, arrivano i nostri!“, concetto ancora da me ribadito all’inizio del testo così:

“Evviva! Siamo salvi! Arrivano i nostri! La provincia di Trapani e il dipartimento di Ecologia dell’Università di Palermo mettono in campo una squadra che verificherà gli eventuali studi prodotti dalla Northern Petroleum, che intende continuare le ricerche di petrolio nel Canale di Sicilia e che nei prossimi giorni inizierà con le sue trivelle le prospezioni dei fondali al largo di Pantelleria. etc. etc.”.

La nota è stata poi, pari pari, da me ripresa e pubblicata su “Blog Sicilia” e su “Pantelleria.com“, e quindi inviata a tutti gli amici in lista che so, per qualche verso, interessati al problema dell’AMP “fantasma” di Pantelleria, redazione di “Marsala It” compresa...

Ma evidentemente, o la mia nota è tutta sbagliata, o neppure nelle redazioni si lavora come si dovrebbe… E in un caso o nell’altro la conclusione è una sola: perdo tempo inutilmente…senza speranza.

Scusatemi lo sfogo, ma “quanno ce vo’, ce vo’... ”

Approfondimenti: marsala.itansa.it guidopicchetti.it

http://www.blogsicilia.it/blog/trivellazioni-a-pantelleria-quanno-ce-vo-ce-vo/26719/


Da "MARSALA IT" del 17/01/11

Accordo su emergenza-trivelle nel Canale Di Sicilia

Facendo seguito alla convenzione fra la Provincia Regionale di Trapani ed il Dipartimento di ecologia dell'Università di Palermo, il presidente Mimmo Turano ha firmato un accordo di collaborazione con Antonio Mazzola, ordinario di ecologia dello stesso dipartimento, per far fronte all'emergenza ambientale del Canale di Sicilia.

Al largo dell'Isola di Pantelleria, infatti, sono tornate ad operare le trivelle per le prospezioni dei fondali che già sei mesi fa la Provincia di Trapani, coadiuvata dal Dipartimento di ecologia dell'ateneo palermitano, era riuscita a bloccare per la ricerca di idrocarburi, tramite la denuncia delle anomalie all'interno delle relazioni di impatto ambientale che, l'allora società 'Leon' aveva prodotto e presentato al ministero di competenza. La questione era stata oggetto della trasmissione tv 'Report', alla quale aveva partecipato anche il prof. Antonio Mazzola, già incaricato dal presidente Turano. Con l'accordo odierno, s'intende mettere al lavoro una squadra, per verificare la validità degli eventuali studi prodotti da parte della "'Nothern Petroleum"' (che intende continuare le ricerche di petrolio nel canale di Sicilia) e che attiverà tutti gli studi necessari per la sicurezza del mare costiero della provincia di Trapani.

http://www.marsala.it/cronaca/ambiente/27716-accordo-su-emergenza-trivelle-nel-canale-di-sicilia.html
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Commenti e note a margine del suddetto articolo su FB
NB - Il suddetto comunicato di "MARSALA IT" è stato postato sulla mia Bacheca su FB senza commenti da Giò Nastasi affinchè ne fossimo tutti informati, originando una mia Nota su FB che trascrivo qui a seguire, seguita dai commenti che si sono poi tra noi succeduti...
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La mia "Nota" del 18/01/11

A cosa sto pensando ? A questo: che chiunque, me compreso, prima di scrivere commenti o postare qualche articolo, dovrebbe pensarci su tre volte... E se tratta di un argomento di particolare interesse, dovrebbe prima leggere, approfondire e documentarsi... Altrimenti facciamo come i gamberi, che invece di andare avanti, marciamo all'indietro... E diventa tutto inutile... A che mi riferisco, cara Giò ? Non prendertela, ma alludo proprio al tuo ultimo post, quello qui sotto linkato alla nota di "Marsala It" sull'accordo tra Università di Palermo e Provincia di Trapani che dovrebbe salvarci dalle trivelle.... Che balla !!! A questa notizia, pubblicata venerdì scorso dall'Ansa, (oggi è martedì), avevo replicato subito con una mia nota su FB intitolata ironicamente "Stretto di Sicilia e Pantelleria, arrivano i nostri !", concetto ancora ribadito all'inizio del testo così: "Evviva !!! Siamo salvi!!!! Arrivano i nostri !!! La provincia di Trapani e il dipartimento di Ecologia dell'Università di Palermo etc. etc.". La mia Nota era stata poi, pari pari, da me ripresa e pubblicata su "Blog Sicilia" e da "Pantelleria Com", e quindi inviata a tutti gli amici in lista, redazione di "Marsala" It compresa !!! Ma evidentemente, o la mia nota è tutta sbagliata, o neppure nelle redazioni si lavora come si deve... E in un caso o nell'altro la conclusione che perdiamo tempo inutilmente... Scusami lo sfogo, ma "quanno ce vò, ce vò... " :-) :-) :-)
http://www.ansa.it/legalita/rubriche/educare/2011/01/14/visualizza_new.html_1640303724.html
http://www.guidopicchetti.it/Il%20CPPM%20di%20Pnt/News%202010/echi_stampa/ec_stampa%202011/ec-stampa_11_01.htm#BLOG_SICILIA_del_15/01/11

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A Gianluca Cecere piace questo elemento.
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Post di Giò Nastasi del 18/01/11

L'avevo pubblicata e linkata a te e agli altri, perchè appunto era una balla.... che come tutte le balle i notiziari ci rifilano senza verificare... come notizione per cui i problemi sono presto risolti... e invece è fumo negli occhi per fare abbassare la guardia ... Ma hai ragione ho fatto un errore davvero grossolano, perchè chi legge la notizia la prende così com'è, come una giusta info... perchè non accompagnata da nota, o almeno dal tuo link con nota che puntualizza l'inganno... La tua nota è tutt'altro che sbagliata, ma puntuale come sempre.. Sulle redazioni... no comment... Chiedo venia... saluti... Giò.
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Post di Guido Picchetti del 18/01/11

Non preccuparti Giò... Avevo intuito una tale possibilità, cioè che avessi postato l'articolo proprio per far notare la "balla"... E sono lieto di aver indovinato... Ma la risposta mi è venuta di getto, mettendomi nei panni di chi avesse visto il tuo post. Comunque da essa ho preso lo spunto per fare un intervento, solo leggermente modificato, che ho subito dopo inviato a Walter Giannò affinchè venga fuori su "Blog Sicilia", evidenziando l'errore di comunicazione fatto stamane da "Marsala It"... E spero che Walter, sempre attento, lo pubblichi... Quindi, come vedi, debbo soltanto ringraziarti... Niente scuse... Abbiamo ancor più evidenziato la "balla" dell'accordo... Manco ci fossimo messi noi 'accordo...:-) :-) :-)
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Post di Guido Picchetti del 18/01/11

Infatti ... E ' stato appena pubblicato su Blog Sicilia:
http://www.blogsicilia.it/blog/trivellazioni-a-pantelleria-quanno-ce-vo-ce-vo/26719/
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Post di Giò Nastasi del 18/01/11

:-)


Da "GREEN REPORT" del 17/01/11

Il disastro ambientale dell’Asinara,
la chimica sostenibile e i lavoratori della Vinyls

CAGLIARI. Dopo il gravissimo incidente dell'11 gennaio al pontile della EOn, con la fuoriuscita di decine di metri cubi di olio combustibile destinato all'obsoleta e pericolosa centrale di Fiume Santo, nel Golfo dell'Asinara torna di attualità la sicurezza delle attività industriali. Intanto aumentano le proteste e la rabbia della gente per la sottovalutazione e i ritardi e degli interventi per fermare la marea nera: nell'immagine che vi proponiamo la sagoma della balena è stata disegnata con buste di plastica dagli gli artisti dell'Ex-Q, insieme al circolo di Rifondazione Comunista Utalabì, sulla spiaggia di Platamona, come simbolo della partecipazione e della protesta contro il danno ecologico provocato dalla fuoriuscita di combustibile dagli impianti di Fiumesanto.

«Ancora una volta - dicono a Legambiente Sardegna - su quel martoriato territorio, che si era cercato di salvare con l'istituzione del Parco nazionale, incombono attività ad alto rischio come ai tempi delle peggiori industrie inquinanti. Le priorità dovrebbero riguardare invece le operazioni di bonifica e i risarcimenti, che porterebbero a ripristinare il volto pregevole di quel paesaggio e scoprire infine che l'habitat e l'ambiente sono la più grande risorsa per quel territorio compromesso da decenni di industrie devastanti. Il disastro ambientale in mare si aggiunge a tutti i problemi della zona industriale in crisi ormai da anni».

Proprio per discutere questi temi incombenti e mai davvero affrontati, Legambiente, in collaborazione con l'università di Sassari, promuove per il venerdì 21 gennaio un seminario sul tema "Un futuro sostenibile per la chimica e il caso Vinyls" «Il tema - spiegano gli ambientalisti sardi - consentirà di analizzare un argomento attualissimo che investe le problematiche del lavoro, di un'industria complessa come quella chimica che deve poter coesistere con altre attività locali che traggono alimento dalle qualità ambientali per le quali è necessario procedere rapidamente alle opere di bonifica dei siti inquinati, altra tematica che sarà affrontata nel dibattito».

Il presidente di Legambiente Sardegna, Vincenzo Tiana, ricorda che la sua associazione ha subito sostenuto la vertenza dei lavoratori della Vinyls e la lotta culminata con l'iniziativa "L'isola dei cassintegrati" «Perché consapevole che i moderni e complessi sistemi produttivi devono essere accuratamente governati per superare un passato nel quale il sistema industriale era in conflitto con l'ecosistema, locale e globale. Solo socializzando le scelte di strategia economica e industriale è possibile realizzare uno sviluppo sostenibile. È perciò necessario che i cittadini siano adeguatamente informati per poter consapevolmente operare le loro scelte. Nel seminario alcuni tra i maggiori esperti del settore della ricerca in Sardegna, proporranno delle ipotesi innovative entrando nel merito delle questioni e rifuggendo da negative semplificazioni per confrontarsi con cittadini, lavoratori, amministratori, esperti del settore scientifico per delineare una prospettiva all'insegna della sostenibilità ambientale».

Ecco il programma del seminario "Un futuro sostenibile per la chimica e il caso Vinyls" che si svolgerà dalle 9,30 alle 13,30 presso l'aula magna dell'università di Sassari:

Relazioni: Stefano Ciafani, responsabile scientifico nazionale di Legambiente: "Scenari dell'industria chimica in Italia e piano nazionale delle bonifiche"; Michele Mascia, ricercatore università di Cagliari, "Prospettive della filiera del cloro in Italia"; Giampaolo Mura e Antonio Lallai, facoltà di Ingegneria chimica dell'università di agliari, " Il quadro delle bonifiche ambientali in Sardegna"; Ugo Azzena, professore associato di chimica organica dell'università di Sassari, "PVC e ambiente"; Mauro Marchetti, responsabile dell'Area della Ricerca del Cnr di Sassari, "La sostenibilità ambientale del Golfo dell'Asinara tra industria e turismo: l'esempio degli IPA".

Sono previsti gli interventi di: Pietro Marongiu, rappresentante cassintegrati Vinyls; Massimiliano Muretti, segretario della Filctem/Cgil di Sassari; Giovanni Tavera, segretario Uilcem Sassari; Piergianni Rais rappresentante Ugl Sassari; onorevoli Guido Melis e Giulio Calvisi; Luigi Lotto, Commissione ambiente Consiglio Regionale Sardegna; Rappresentanti del movimento degli studenti. Conclusioni di Massimo Fresi, Comitato scientifico Legambiente Sardegna

Sono stati invitati rappresentati delle istituzioni regionali e locali, enti, aziende, sindacati e associazioni. Segreteria organizzativa: Legambiente Sardegna, tel/fax 070.659.740 - salegambiente@tiscali.it

http://www.greereport.it_new/index.php?page=default&id=8536
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Commenti a margine del suddetto articolo su FB
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Post di Guido Picchetti del 18/01/11

Dopo l'incidente, si discutono i rimedi... Ma non sarebbe preferibile parlarne prima che accadano? E vale naturalmente anche per lo Stretto di Sicilia ...


Da "LA NUOVA ECOLOGIA" del 17/01/11

Marea nera all'Asinara, si contano i danni. Ieri corteo di protesta

Nelle acque del Golfo dell'Asinara si continua a lavorare per arginare le conseguenze della fuoriuscita di olio avvenuta martedì scorso. Nelle Santuario dei cetacei si sono riversati almeno diecimila litri di olio combustibile

Nelle acque del Golfo dell'Asinara si continua a lavorare per arginare le conseguenze della fuoriuscita di olio avvenuta martedì scorso. Nelle Santuario dei cetacei si sono riversati almeno diecimila litri di olio combustibile. Durante le operazioni di rifornimento che la nave cisterna Emerald stava effettuando nella banchina dello stabilimento E.On, colosso energetico tedesco con base a Porto Torres, c'è stato un cedimento nelle tubature che trasportano l'olio combustibile. Sospinto a est dalle correnti, l'olio ha raggiunto le coste di Sassari e Sorso, vicino al capoluogo, fino a minacciare Castelsardo, decine di chilometri più in là, e a lambire la Corsica.

Ieri un gruppo di persone che tramite Facebook aveva deciso si portare il proprio contributo alla pulizia della costa si è vista negare l'accesso alle spiagge. Ma la mobilitazione si è trasformata in un lungo corteo cui hanno preso parte numerosi politici e il sindaco di Porto Torres, con in testa lo striscione con scritto "E-On, ora chi paga?". “È inammissibile che in un’azienda moderna avvengano ancora simili incidenti, tanto più grave se si considera che Porto Torres si trova di fronte al Parco nazionale dell’Asinara, uno degli ultimi paradisi naturali del Paese - commenta il presidente di Legambiente Sardegna Vincenzo Tiana -. La E.On s’impegni ora a ripristinare lo stato di salute del litorale, ma soprattutto ad adottare tutte le misure necessarie affinché disastri del genere non si ripetano”.

Legambiente chiede un piano di bonifica del territorio e per ottenere adeguati risarcimenti. E’ il momento anche – conclude il presidente di Legambiente Sardegna – di ripensare il modello di sviluppo della Regione. Gli habitat e l’ambiente infatti sono la più grande risorsa dell’Isola minacciata costantemente dall’industria degli idrocarburi”.

Il presidente onorario del Wwf Italia, Fulco Pratesi, ha chiesto al ministero dell'Ambiente di inviare subito una task force dell'Ispra e le navi 'spazzine' della Castalia per far fronte al disastro ambientale di Porto Torres, avvenuto martedì scorso con lo sversamento in mare di decine di migliaia di litri d'olio combustibile dalla centrale E.On. ''La chiazza ormai lambisce 18 chilometri di una delle piu' belle coste del Mondo - dice Pratesi - provocando la moria di pesci e compromettendo l'equilibrio dell'habitat sottomarino e arrivando a lambire le coste della vicina Corsica'".

http://www.lanuovaecologia.it/view.php?id=11979&contenuto=Notizia
Articolo simile su "TERRA NUOVA IT" del 17/01/11


Da "IRS" del 17/01/11

“Marea nera”: la popolazione offre il suo aiuto
La politica chiude gli accessi alle spiagge,
ma i cittadini sono pronti a ripulire gli arenili

I centri di attività di iRS Sassari, Porto Torres e Castelsardo in riferimento alla disponibilità di numerosi cittadini ad offrire la propria collaborazione per la pulizia dei litorali gravemente colpiti dallo sversamento di olio combustibile, aprono ad un momento di riflessione in merito al senso che si vuole attribuire al concetto della partecipazione dei beni collettivi.

Chiarito che per iRS l’onere della bonifica spetta ovviamente e senza alternative alle aziende colpevoli del disastro (in questo caso alla E On), non si può non apprezzare il fatto che i tanti cittadini dei comuni coinvolti hanno proposto alle istituzioni la propria collaborazione per la pulizia degli arenili.

Riportare la popolazione a “prendersi cura” dei luoghi in cui vive è una delle priorità del nostro movimento, non solo in un momento di grande emergenza come quello che stiamo vivendo in questi giorni, ma anche e sopratutto nelle situazioni ordinarie dove spesso si assiste sempre di più ad un atteggiamento di totale indifferenza nei confronti del “bene comune”. Per questo crediamo che uno dei modi con cui i sardi possano amare concretamente la propria terra (e il proprio mare) sia quello di favorire un loro maggiore coinvolgimento verso tutte quelle iniziative pubbliche il cui obiettivo è la cura del proprio ambiente di vita.

Precisando che qualunque tipo di intervento deve ovviamente e necessariamente essere coordinato e diretto dalle autorità competenti in materia di bonifiche, risanamento e inquinamento ambientale, con conseguente ed opportuna fornitura di attrezzature ad hoc (mascherine, guanti, palette e contenitori) e di tutte le istruzioni necessarie allo svolgimento delle operazioni in totale sicurezza, sarebbe importante che le Istituzioni riconoscessero allo stesso tempo l’importanza della partecipazione attiva e volontaria dei cittadini piuttosto che inibire gli accessi agli arenili con ordinanze comunali (come già accaduto per le spiagge appartenenti ai comuni di Sassari e Porto Torres), tenendo conto del fatto che i tempi d’azione e le risorse che aziende e Istituzioni sono solite mettere in campo in certe situazioni sono spesso insufficienti alla tempestiva riparazione del danno commesso. Il tutto nel pieno rispetto delle norme che garantiscono la salute dell’individuo e con la piena consapevolezza che l’azione dovrà fermarsi là dove la semplice buona volontà non risulterà più essere sufficiente.

In un quadro che resta di conclamata emergenza, ancora una volta iRS punta l’attenzione sull’aspetto legato alla totale incompatibilità delle fabbriche del comparto industriale di Porto Torres con la vocazione turistica del nostro territorio, schierandosi apertamente e senza remore al fianco dei cittadini che volontariamente vogliono partecipare alle bonifiche e riprendere possesso dei loro spazi. La voglia di partecipare da parte delle cittadinanza è infatti sfociata in una mobilitazione spontanea, organizzata attraverso un rapido tam-tam sul web che ha dato vita ad una manifestazione di protesta e sensibilizzazione svoltasi nel pomeriggio di sabato 15 sul lungomare di Porto Torres; i cittadini infatti, estromessi dalle pratiche effettive di bonifica a causa dei protocolli di sicurezza applicati, hanno deciso di affermare in questa forma, non violenta, la volontà di essere parte attiva sul territorio.

Quanto accaduto martedì scorso è fatto gravissimo, che ha la E On come unica e prima responsabile. Le attiviste e gli attivisti di iRS pur avendo ben chiare le responsabilità alla base di questo incidente e ben consapevoli del fatto che spetterà all’azienda rispondere del disastro ambientale ed economico non possono far altro che accogliere con favore questa manifestazione popolare, orientata alla protezione e tutela del bene comune, che non resta immobile in attesa di eventuali aiuti e che invece si propone attivamente come possibile soluzione al problema. Priorità per iRS perciò, in queste ore, sarà quella di incentivare la partecipazione con la formazione di un comitato popolare che possa veicolare queste energie, accogliendo le adesioni di tutti i cittadini che si sentano danneggiati da questo ennesimo incidente.

Foto 1 di Paola Rizzu - Foto 2 e 3 di Simone Maulu - Foto 4 Alessandro Derrù

http://www.irsonline.net/2011/01/%E2%80%9Cmarea-nera%E2%80%9D-la-popolazione-offre-il-suo-aiuto/
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Commenti su FB a margine dell'articolo
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Post di Massimiliano Cordeddu del 17/01/11

Lodevole iniziativa, ma servono anche subaquei e navi Castalia per pulire il fondale marino contaminato dall'olio combustibile. Questo perchè oggi possiamo andare a raccogliere le meduse oleose dalle spiagge, ma il giorno seguente le correnti marine trasportano nuovamente altro materiale inquinante nella stessa spiaggia e quindi saremo sempre punto a capo. Non si è parlato poi dei residui oleosi che si attaccano agli scogli, i quali per essere bonificati occorre l'uso di speciali pompe a getto d'acqua potentissimo. E' necessaria, ripeto, la bonifica del fondale marino interessato dalla marea nera.
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Post di Stefania Taras del 17/01/11

Ieri a Marizza ho visto un sub (in apnea) quasi in riva che si immergeva. Piano di emergenza ambientale!
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Post di Guido Picchetti del 17/01/11

Concordo con Massimo... Ci sono dei protocolli internazionali da rispettare in questi casi, e anche organismi qualificati e opportunamente attrezzati di quanto occorre per un corretto e completo risanamento ambientale.- Sono organismi deputati proprio ad intervenire in questi casi di emergenza, a partire, tanto per fare un esempio, dalla Protezione Civile. Ciò che occorre quindi, come popolazione civile, è piuttosto fare pressione e richiamare alle proprie responsabilità chi, a livello locale, regionale e nazionale, ha il dovere istituzionale di richiedere e assicurare questi interventi, per i quali, se non ottemperati, potrebbe essere chiamata anche l'Italia a risponderne a livello internazionale, e con multe salate che Pantalone prima o poi sarà costretta a pagare...


Da "ALTERNATIVA SOSTENIBILE" del 17/01/11

La fine dei lavori di bonifica a Porto Torres

di Marilisa Romagno

E.ON si impegna a completare l’opera di pulizia nel minor tempo possibile, in ogni area presumibilmente interessata. Sul fronte del litorale continua ininterrottamente l’azione di pulitura delle spiagge attraverso il coinvolgimento di una task force di 130 persone.

Il numero di uomini e mezzi è stato ulteriormente rinforzato. E' stata completata l’opera di pulizia della parte di litorale da Porto Torres a Balai. Continuano le operazioni nella spiaggia di Platamona (3°, 6° e 7° pettine in completamento oggi). In totale sono stati puliti circa 2 km di arenile ed entro stasera si stima che le forze coinvolte avranno rimosso gli eventuali residui di materiale su circa la metà del litorale interessato. Oltre 6 km di spiaggia saranno ripuliti.

In acqua, i mezzi anti inquinamento impiegati hanno provveduto all’aspirazione di tutto il prodotto rinvenuto. Il materiale è stato interamente confinato all’interno del porto e nelle barriere galleggianti. Allo stesso tempo, sono state posate ulteriori panne di contenimento a rafforzamento di quanto già fatto finora. Oggi sono in azione 7 autospurghi e 2 autobotti per il recupero del combustile sversato in banchina, la cui attività è a ciclo continuo nelle 24 ore. E' entrata in funzione anche un’attrezzatura speciale per ispezionare la parte sottostante la banchina. “I lavori di messa in sicurezza di emergenza e di pulizia delle aree interessate saranno completati definitivamente entro lunedì 17 gennaio” ha promesso il responsabile della società antinquinamento Verde Vita, riconosciuta dal Ministero dell’Ambiente.

http://www.alternativasostenibile.it/articolo/la-fine-dei-lavori-di-bonifica-a-porto-torres-1701.html
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Commento su FB a margine della nota
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Post di Massimiliano Cordeddu

A chi la vogliono dare bere con questo articolo....Occorrono navi della Castalia e gli esperti dell'ISPRA. Non si bonifica il mare con mezzi non idonei e sufficienti, come affermiamo noi da giorni e come ribadito dal Capitano Stefano Mannon !i!
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Post di Guido Picchetti

La controinformazione è al lavoro....
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Post di Marzia Franchini

Come si dice, occhio non vede cuore non duole...Che tristezza, che paese di brutta gente siamo diventati...


Da "LA NUOVA SARDEGNA" del 17/01/11

Platamona, rivolta contro la marea nera:
"Emergenza sottovalutata"
Dopo lo sversamento dei 18mila litri di olio combustibile nel litorale compreso tra Fiume Santo e Marritza i cittadini del territorio si mobilitano e chiedono di essere coinvolti nella pulizia delle spiagge. Ieri mattina iniziativa eclatante a Platamona: è stata realizzata una balena gigante con le buste di plastica (nella foto)

di Nadia Cossu

SASSARI. C'è voglia di rimboccarsi le maniche. E di sporcarsi le mani - nel senso letterale del termine - qualora fosse necessario. Mentre le operazioni "autorizzate" di bonifica dei diciotto chilometri di litorale compresi tra Fiume Santo e Marritza vanno avanti, i cittadini di Sassari e Porto Torres chiedono di essere coinvolti. «E.On ci dia tute, maschere e guanti e in spiaggia scenderemo anche noi». Vogliono essere protagonisti della pulizia dell'arenile, vogliono anche loro assistere alla «resurrezione» di quella costa violentata dal veleno nero.

Costa maltrattata e umiliata da quei diciottomila litri di olio combustibile sversato in mare l'11 gennaio da una nave petroliera. Non si tratta di parole, la mobilitazione è già in atto e diverse persone stanno portando avanti iniziative forti per far sentire la propria voce. Si stanno formando comitati, si stanno raccogliendo firme, c'è anche chi ha voluto fare qualcosa di più eclatante.

Si tratta dell'operazione «Black fish» realizzata ieri mattina dagli artisti dell'ex-Q (quelli che occupano da mesi l'ex questura di Sassari) e dal circolo di Rifondazione Comunista Utalabì. Una gigantesca balena fatta con le buste di plastica, spiaggiata e agonizzante sul bagnasciuga del Terzo Pettine di Platamona.

«Abbiamo voluto esprimere così la nostra rabbia - hanno spiegato - contro questo danno ecologico». Un gesto dimostrativo che va oltre: «La balena non è solo il simbolo dei pesci spazzati via dalla marea nera, ma più in generale di un intero ecosistema gravemente compromesso da una ingiustificabile negligenza della multinazionale E.On».

Gli attivisti di iRS Sassari e Porto Torres hanno raccolto oltre cento firme per la costituzione di un comitato che riunirà cittadini e proprietari dei chioschi che si trovano sulle spiagge inquinate. L'obiettivo è quello di costituirsi parte civile quando si aprirà il processo contro i responsabili del disastro ambientale. Ma, da parte di queste stesse persone c'è anche la volontà di partecipare attivamente alla pulizia dell'arenile.

«Chiarito che per iRS l'onere della bonifica spetta senza alternative alle aziende colpevoli del disastro e quindi in questo caso alla E.On - dicono Simone Maulu e Giovanni Marco Ruggiu, attivisti del TdzA (centro di attività) di Sassari - non si può non apprezzare il fatto che i tanti cittadini abbiano proposto alle istituzioni la collaborazione per la pulizia delle spiagge. Crediamo che uno dei modi con cui i sardi possano amare concretamente la propria terra sia quello di favorire un loro maggiore coinvolgimento verso tutte le iniziative pubbliche che hanno come obiettivo la cura dell'ambiente di vita».

Obiettivi condivisi da altre e diverse persone che stamattina a Porto Torres presenteranno l'imminente costituzione di un comitato territoriale di difesa dall'inquinamento ambientale del Golfo dell'Asinara e della Nurra. L'impressione è che alla fine tutti confluiranno in un unico gruppo che porterà avanti una battaglia comune. «Ci incontreremo per presentare le iniziative che vogliamo realizzare - spiegano - sarà un incontro aperto al territorio, quindi Sassari, Sorso, Castelsardo. In vista di un'assemblea generale nella quale saranno definite le procedure per la costituzione di parte civile».

Ieri l'Atr della Capitaneria di porto ha sorvolato la costa, i dettagli sul telerilevamento si conosceranno oggi pomeriggio.

Mentre arrivano da più parti gli attacchi a E.On: «Continuano a ripetere dichiarazioni di circostanza che tendono solo a minimizzare le responsabilità, ma non servono certo a tranquillizzare i cittadini e gli operatori economici danneggiati - scrive il coordinamento cittadino di Sassari di Sinistra Ecologia e Libertà - L'industria presente nel territorio deve farsi carico, a maggior ragione nell'area del Parco dell'Asinara, della incondizionata tutela dell'ambiente».

Domani pomeriggio, intanto, si terrà un vertice a Cagliari tra E.On, il presidente Cappellacci e l'assessore all'Ambiente Giorgio Oppi. Si parlerà dettagliatamente del danno ambientale ma si ridiscuterà anche l'accordo, siglato con la Regione, sul polo energetico di Fiume Santo.

http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/platamona-rivolta-contro-la-marea-nera:-emergenza-sottovalutata/3199885
Notizia simile su "ALGUER IT" del 17/01/11


Da "LA NUOVA SARDEGNA" del 17/01/11

Il comandante Stefano Mannoni:
"Messi in campo pochi mezzi"

«Sottovalutata l'emergenza. Subiremo ancora a lungo
le conseguenze dell'incidente»

di Gianni Bazzoni

SASSARI. «Ho la sensazione che l'emergenza non sia stata affrontata con la determinazione giusta e con l'impiego di tutti i mezzi adeguati disponibili in Sardegna e nella penisola». Stefano Mannoni, comandante del rimorchiatore «Mascalzone Scatenato» (Gruppo Onorato) è uno degli ufficiali più esperti tra quelli che vanno per mare.

Protagonista, insieme al suo equipaggio, di salvataggi e di operazioni di soccorso in condizioni difficili, parla dell'incidente nell'oleodotto di Fiume Santo come di «un fatto gravissimo e ne subiremo le conseguenze per diverso tempo, anche quando ci diranno che è tutto a posto e che mare e spiagge sono state ripulite».

La sua è «una critica costruttiva, non una protesta vuoto a perdere». Stefano Mannoni usa il tono di chi parla «con cognizione di causa»: non ha mai demonizzato l'industria perchè a Porto Torres c'è cresciuto e, in fondo, attorno a quella fabbrica - seppure guardandola dal mare - ci ha lavorato. Batte sulla cultura della sicurezza, sul livello di prevenzione che deve essere sempre al top e giudica pericolosi i cali di tensione. Il ragionamento segue un filo logico, dove l'incidente «è una variabile da contemplare, ma deve avere come risposta un apparato sempre pronto, professionalmente valido, capace di affrontare anche le emergenze più gravi in qualsiasi momento e senza leggerezze che possono rivelarsi pericolose per il territorio che ospita gli insediamenti industriali».

E' evidente che se il tubo danneggiato è nascosto sotto la banchina (e così non dovrebbe essere), se le ispezioni sono problematiche e se l'apparato di pronto intervento non è schierato, allora viene male immaginare l'E.On come unico responsabile di ciò che è accaduto a Fiume Santo. E il discorso dovrebbe coinvolgere tutte le istituzioni - a cominciare dall'Autorità portuale - che hanno competenza nel contesto marittimo e territoriale. Non si può arrivare alla rottura di un tubo, occorre prevenire. E se si verifica la perdita occorre fare in modo che resti confinata al bacino interno e non si estenda a un litorale di 18 chilometri.

Stefano Mannoni torna indietro di oltre tre anni, al 17 settembre del 2007, quando nel Golfo dell'Asinara si è svolta - per la prima volta in Sardegna - una esercitazione antinquinamento di carattere internazionale per verificare le professionalità e affinare le intese con forze spagnole e francesi. «Nurra 2007» l'avevano chiamata, uno schieramento importante, con 18 navi, 3 aerei, 2 elicotteri e centinaia di operatori specializzati a terra e in mare.

Una task-force contro l'inquinamento spettacolare, seguitissima dai media: «Allora riuscì tutto alla perfezione - racconta il comandante del Mascalzone Scatenato - e ricevemmo complimenti da più parti. Ma era una prova. L'anno dopo, come primo atto, anche a seguito delle disavventure della Castalia, la società che collaborava con il ministero dell'Ambiente per il monitoraggio e gli interventi antinquinamento, è stato fermato il "Mascalzone Atlantico" che interveniva prontamente in caso di gravi incidenti ambientali in un'area dove si trova il Parco nazionale dell'Asinara».

Quel vuoto non è mai stato recuperato. Così dell'esercitazione perfettamente riuscita (in mare c'era lolla di riso al posto di olio combustibile) è solo un interessante ricordo, mentre la realtà attuale richiama, purtroppo, polemiche e giustificate proteste.

«Chiedo se l'apparato di pronto intervento in mare è adeguato - sostiene Stefano Mannoni - ancora di più dopo un incidente come quello che ha colorato di nero tratti di mare e di spiagge del nostro splendido litorale. E se, in casi simili, non ci debba essere il massimo dello schieramento tecnologico della struttura nazionale. E' una domanda. Perchè se io ho un incendio a bordo e faccio richiesta di soccorso chi mi mandano: i vigili del fuoco o l'acquaiolo di turno? E se dico che c'è una fuoriuscita di olio, si inviano sul posto i battelli antinquinamento di nuova generazione o due barche a remi? Ecco, su queste cose mi piacerebbe avere risposte, e spero che siano credibili».

http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/articolo/3199893
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Commento su FB a margine dell'articolo
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Post di Guido Picchetti del 17/01/11

Prevenzione e controlli mancati: queste le cause primarie dell'incidente di Porto Torres... Due fattori che avrebbero dovuti essere assicurati al massimo livello possibile data l'estrema delicatezza e sensibilità ambientale delle aree marine interessate...


Da "LA NUOVA SARDEGNA" del 17/01/11

Le foto sull'incidente di Porto Torres

foto di Mauro Chessa

La Nuova Sardegna offre notizie, approfondimenti, dibattiti sulle questioni che interessano la città. Ampio spazio alla partecipazione dei lettori e alla multimedialità con foto, video, documenti interattivi, link e servizi.

Guardatevi stavolta la serie di foto molto significativa relative alle conseguenze dell'incidente di Porto Torres di martedi 18/01 u.s. con il riversamento in mare di sostanze tossiche nel Porto Torres... Vale sempre il detto "una immagine vale più di mille parole"... (ndr)

http://lanuovasardegna.gelocal.it/multimedia/home/27847428/1/1
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Commento su FB a margine dell'articolo
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Post di Giuliana Maria Luisa Provera del 17/01/11

Sono affranta e spero che risolvano il problema al più presto!!! Sicuramente con le nostre immersioni, tutti i giorni che passeremo a Stintino, monitoreremo la costa e l'Asinara per vedere se ci sono stati danni, o cambiamenti sulla flora e fauna locale. Ero solidale con te Guido, adesso da stintinese adottata il problema ce l'ho in casa !!!


Da una "NOTA" su FB di Max Cordeddu del 16/01/11

Fulco Pratesi sul disastro ambientale di Porto Torres
"Intervenga subito il Ministero dell' Ambiente, inviando subito
una task force dell'ISPRA e le navi "spazzine" della Castalia

Roma, 16 gennaio 2011 - Fulco Pratesi, presidente onorario del WWF Italia, aderisce alla mobilitazione del Comitato d'intervento creato su fb da Max Cordeddu, in seguito al grave disastro ambientale avvenuto martedì scorso a Porto Torres. Ieri è stata aperta un'inchiesta per disastro colposo da parte della Procura della Repubblica di Sassari.

Pratesi in una nota dichiara: "Aderisco con piacere al Comitato d'intervento creato da Max e penso sia inammissibile che da martedì scorso, giorno in cui si è verificato l'incidente, il Ministero dell'Ambiente non abbia ancora provveduto ad inviare una Task Force specializzata dell' I.S.P.R.A. ( Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale), nonchè la flotta delle navi "spazzine" della Castalia, specializzate nel recupero di materiale inquinante a seguito di incidenti come quello avvenuto a Porto Torres."

"La chiazza ormai lambisce 18 km di una delle più belle coste del Mondo, provocando la moria di pesci e compromettendo l'equilibrio dell'habitat sottomarino e arrivando a lambire le coste della vicina Corsica. Stupisce - conclude Pratesi - il silenzio dei media nazionali che non hanno riportato la notizia e la conseguente gravità della situazione. Sono sicuro che se fosse successo durante il periodo estivo, la notizia non sarebbe passata inosservata e spero che la Procura della Repubblica di Sassari faccia luce al più presto sulle responsabilità dell'incidente e in particolare sui ritardi, anche perchè interessando la Corsica è diventato, purtroppo, un'emergenza internazionale."

http://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=193983620616482&id=122133334483058&notif_t=share_comment#!/note.php?note_id=485678856238
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Commento su FB a margine della nota
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Piace a Jacopo Bargnani
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Post di Guido Picchetti del 17/01/11

Un intervento, quello di Fulco Pratesi presidente onorario del WWF, interamente da condividere. L'unico che abbia tirato in ballo l'ISPRA, rimasta colpevolmente in silenzio e del tutto inattiva di fronte a quanto sta accadendo nelle Bocche di Bonifacio, una delle aree marine più sensibili dell'intero Mediterraneo... E la tutela della biodiversità dov'è andata a finire ? Non basta parlarne...
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Post di Paola Buioni del 17/01/11

Grazie Fulco, mi fa piacere che ieri hai cercato la nostra sezione, ricordati che sei anche cittadino onorario di Santa Teresa! Sapevo che saresti intervenuto. Grazie, Paola.


da "MARSALA IT" del 17/01/11

Il Ministero della Difesa vende i fari
di Marettimo e Pantelleria

Ci sono anche nove fari e un'isola tra i beni che la Difesa è pronta a cedere perché non più d'interesse per le forze armate.

L'elenco completo dei 61 immobili da trasferire al patrimonio dello Stato per poi essere venduti, dati in gestione o valorizzati dagli enti locali è contenuto nella Gazzetta Ufficiale oggi in edicola. In maggioranza si tratta di caserme, anche molto grandi, come la 'Gandin' a Roma, ma c'é anche una parte dell'Arsenale di Venezia, l'ex carcere militare di Palermo, un ex convento (Santa Teresa) a Roma, nonché una parte del Castello Svevo di Brindisi.

Ma la parte di patrimonio militare che più potrebbe attrarre investimenti turistici sono i nove fari: Capo Rizzuto (Crotone), Capo Trionto a Rossano (Cosenza), il Faro della Guardia sull'isola di Ponza (Latina), Capo Molini ad Acireale (Catania), Punta libeccio sull'isola di Marettimo, Capo Milazzo a Milazzo (Messina), Punta Spadillo a Pantelleria (Trapani), Capo Faro a Santa Maria Salina (Messina), Scoglio Formica Maggiore (Grosseto). La Difesa cederà anche l'isola di San Paolo, nel golfo di Taranto.

Si ritorna a Parlare di vendita del Faro di Punta Libeccio Marettimo. Ma l'Amministrazione Comunale delle Egadi guidata dal Sindaco Lucio Antinoro sta già preparando una proposta progettuale da inoltrare al Ministero della Difesa al fine di chiedere in gestione il Faro della più lontana delle Egadi. "La posizione è strategica, infatti il faro si affaccia sulla costa più bella di Marettimo dove ricade l'Area Marina Protetta". ha dichiarato il consigliere comunale Vito Vaccaro, che continua : " già in passato avevamo dovuto lanciare appelli affinchè il faro non venisse svenduto a privati ed eravamo riusciti a frenare. Adesso l'Amministrazione delle Egadi e il Direttore dell'AMP stanno pensando un centro internazionale di Biologia Marina gemellato con Monterey in California. Già fra gli enti vi è uno scambio d'intenti e questo "dichiara Vaccaro" non fa altro che mettere solide basi per future collaborazioni finalizzate ad uno sviluppo socio culturale che per l'isola di Marettimo e per tutta l'area marina protetta delle Egadi è di sicuro prestigio.

L'assessore per l'Economia, Gaetano Armao, ha inviato una lettera al ministro della Difesa, Ignazio La Russa, per opporsi al trasferimento al patrimonio dello Stato di numerosi beni demaniali militari che si trovano in Sicilia e che, in virtu' dell'art. 32 dello Statuto siciliano, devono, invece, essere acquisiti al patrimonio immobiliare della Regione.

Si tratta di immobili tra cui l'ex carcere militare di Palermo, i Fari di Capo Milazzo, Capo Molini ad Acireale, di Punta Libeccio a Favignana, Punta Spadillo a Pantelleria e Capo Faro nell'isola di Salina che lo Stato potrebbe in tal modo acquisire per poi venderli successivamente, oppure darli in gestione o essere valorizzati dagli enti locali.

Nella lettera si chiede la modifica del provvedimento stante la sua illegittimita' ed il grave danno che ne deriva alla Regione Siciliana.

http://a.marsala.it/istituzioni/27535-il-ministero-della-difesa-vende-i-fari-di-favignana-e-pantelleria.html

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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Un altro treno importante che Pantelleria sta per perdere con il suo silenzio sulla sua Area Marina Protetta "fantasma"... mentre altri non stanno a guardare e vanno avanti... E fanno bene ... Auguri al Parco delle Egadi..


Da "BLOG SICILIA" del 17/01/11

Interrogazione al Ministero dell’Ambiente
per l’onda nera di petrolio in Sardegna

di Guido Picchetti

17 gennaio 2011 - Riprendo dal quotidiano online sardo “Sassari Notizie” il testo della interrogazione al Ministro dell’Ambiente che un gruppo di deputati della regione hanno presentato in Parlamento a seguito dell’incidente verificato martedì scorso a Porto Torres con il riversamento in mare di varie decine di migliaia di litri di Orimulsion, un composto a base di bitume sviluppato da una compagnia venezuelana per uso industriale e utilizzato dalla tedesca E.On in barba alle direttive dell’Unione Europea.

L’incidente sarebbe avvenuto durante la fase di trasferimento del prodotto dalla diga foranea alla centrale elettrica, a seguito dell’incauto comportamento di E.On, non solo per l’utilizzo di sostanze che non dovrebbe usare e di infrastrutture obsolete, ma anche per aver comunicato il fatto con un ritardo di 36 ore che ha provocato la formazione di una fiumana nera che da Porto Torres è arrivata fin sulle spiagge di Platamona, di Marina di Sorso, e si va attualmente estendendo verso Castelsardo, di fronte al Parco Nazionale dell’Asinara.

Questo il testo dell’interrogazione firmata dagli onorevoli sardi del Pd Guido Melis, Giulio Calvisi, Siro Marrocu, Arturo Parisi, Paolo Fadda, Amalia Schirru, Antonello Soro e Caterina Pes.

“Al Ministro per l’Ambiente

Premesso che:

- nella notte tra il 12 e il 13 gennaio 2011, nell’area di mare antistante la città e la zona industriale di Porto Torres e comprendente il litorale di Platamona e Marina di Sorso, si è verificato un gravissimo fenomeno di inquinamento, avendo ceduto una tubazione in banchina attraverso la quale una nave petroliera pompava combustibile per i due vecchi gruppi della termocentrale risalente ai primi anni Ottanta, oggi tenuti in marcia solo in virtù di una sequenza di deroghe;

-l’olio, filtrando (pare) attraverso una frattura minima della tubazione, si è sparso nel mare (secondo E.On, proprietaria della centrale in oggetto, in una quantità di circa 10 mila litri ma secondo altri fonti riportate dalla stampa locale in quantità più ingenti, forse 30 mila litri) e, trasportato dalle correnti, ha creato subito danni naturali gravissimi in un litorale esteso oltre 18 km., come testimonia la immediata moria di gabbiani e il deposito sulla spiaggia di grandi blocchi di catrame;

-che i sindaci di Sassari, Porto Torres e Sorso hanno dovuto emettere tempestive ordinanze di divieto di accesso alle spiagge, con esplicito richiamo alla pericolosità del materiale sparso nelle acque, classificato R45, quindi tra quelli cancerogeni;

-che, nonostante i tempestivi interventi di pulizia in mare a terra (che tuttavia non possono ovviamente escludere che parte del materiale si sia dissolto nelle acque), deriva dal fatto un gravissimo danno economico per un territorio a forte vocazione turistica, situato di fronte al parco naturale dell’Asinara;

Si vuole sapere:

- Quali interventi intenda assumere il Ministro per accertare le responsabilità specifiche dell’accaduto, anche alla luce del fatto che pare l’operazione di scarico non fosse debitamente sorvegliata a vista da addetti di E.On e che l’impianto di scarico situato in banchina non sia stato costruito totalmente a vista ma parzialmente interrato, né sia dotato delle opportune barriere protettive che avrebbero limitato le conseguenze della fuga di olio;

-Quali rassicurazioni possa dare il Ministro circa l’estensione tempestiva delle analisi alle acque interessate, al fine di accertare quale sia lo stato reale dell’inquinamento, in particolare in relazione al danno biologico;

- Quali misure il Ministro suggerisca per evitare che in futuro simili episodi (purtroppo, sia pure in forma meno grave, già accaduti anche nel recente passato nell’area di Porto Torres) abbiano a ripetersi”.

Photo © Paola AnarKiss per Oceanus onlus

http://www.blogsicilia.it/blog/interrogazione-al-ministero-dellambiente-per-londa-nera-di-petrolio-in-sardegna/
Stesso articolo su "PANTELLERIA COM" del 17/01/11 (solo su abbonamento)


Da "LA NUOVA SARDEGNA" - 16/01/11

Marea nera, moria di pesci, avvelenati 18 chilometri di costa

Decine di tute bianche, verdi e azzurre. Sono i «cacciatori» di olio combustibile armati di pale, rastrelli e buste di plastica: scendono dai pulmini e dalle auto e vanno a combattere una delle battaglie più difficili contro l'inquinamento dell'ultimo decennio. Sono poco più di 150, uomini e donne, ma non bastano. Per fronteggiare l'emergenza ce ne vogliono molti di più

di Gianni Bazzoni

(nella foto Gavino Sale assieme ai cacciatori di olio)SASSARI. Da Porto Torres a Platamona, da Marina di Sorso a Marritza. In serata la notizia che ci sono degli avvistamenti anche sulla costa della Corsica. E c'è preoccupazione per il Parco dell'Asinara: «Ci vado con i funzionari - afferma il commissario Pasqualino Federici - perchè mi voglio rendere conto di come stanno le cose. Sono pronto a qualunque azione per tutelare un bene così prezioso».

La striscia nera si è allungata come un serpente insidioso, impossibile da addomesticare. Il viaggio comincia nel litorale turritano, allo Scoglio Lungo la marea nera non è arrivata, c'è qualcosa nella spiaggia delle Acque Dolci, Balai è stata quasi graziata dal vento di maestrale che ha guidato le migliaia di litri di combustibile verso Platamona. I giochi delle correnti riservano belle e brutte sorprese: la zona della Rotonda è stata saltata, ma dalla seconda discesa a mare in poi comincia uno scenario che fa paura.

Palline di catrame che diventano sempre più grandi, fino a trasformarsi in blocchi poggiati sulla battiglia e qualche metro più indietro. Sembra che ce li abbiano messi a caso. Sulla sabbia i segni dei rastrelli, i buchi fatti con le pale per «estirpare il tumore», dicono gli operai. Li guardi, sono tutti uguali con le maschere a filtro che ne fanno un esercito di soldati schierati per combattere una guerra che non si sa quando finirà.

E.On, la società tedesca che li ha chiamati, garantisce che «si lavora ininterrottamente» e che le operazioni di pulizia «saranno completate entro lunedì». Ma è una ipotesi difficile da credere: l'inquinamento è distribuito lungo un litorale di quasi 18 chilometri, ne sono stati parzialmente ripuliti poco meno di sei. E la parte più compromessa è quella verso la foce del fiume Silis, tra l'ottava e la nona discesa a mare. Qui è tutto nero. E lo si capisce già alle 9.30 del mattino, davanti al camping Li Nibari, quando arriva la commissione provinciale Ambiente presieduta da Alessandro Unali: «Siamo qui per verificare il danno effettivo - dice -, come si fa a sostenere che non è successo niente? Ora incontreremo l'assessore per definire una linea comune».

Comincia a maturare la convinzione che «in fondo è andata pure bene»: cioè, ci si dovrebbe quasi rallegrare. Invece è una tristezza immensa. Gavino Sale è un'anima in pena, il leader dell'Irs che ha guidato l'assalto alla collina dei veleni di "Minciaredda", nella zona industriale di Porto Torres, cammina avanti e indietro. Le scarpe sprofondano nella sabbia si colorano di nero, un bordino che contraddistingue tutti coloro che passano. Si macchiano i pantaloni. Gli operai raccolgono le palle gelatinose e le mettono dentro le buste. «Quante ne abbiamo raccolto? Più di mille al giorno».

Cos'è che può dare tranquillità di fronte a uno scenario simile? Perché uno che guarda il mare e la spiaggia dovrebbe sentirsi tutelato? «Non si può stare fermi e dire agli altri di fare - sbotta Gavino Sale - a Porto Torres e Sassari ci stiamo organizzando per formare gruppi di cittadini e formalizzare la costituzione di parte civile».

All'ottava discesa a mare cambia lo scenario. In spiaggia non c'è nessuno, qui le squadre non sono ancora arrivate. E si capisce anche perchè: ci vorrà un intervento diverso, rilevante. Non basteranno pale, rastrelli e buona volontà. Si passeggia su una distesa nera, dall'Eden Beach a Marritza fino alla Tonnara. La miscela nera e densa si è infilata ovunque: tra le pietre levigate dal mare, sulla posidonia spiaggiata, sotto la sabbia. Una spigola di almeno tre chili batte gli ultimi colpi di coda, ha l'aria fiera di chi ha combattuto sino alla fine prima di arrendersi. Un pescione sfinito, si è addormentato su un cuscino di alghe. È morto, e bisognerà capire perché.

Gavino Sale si infila i guanti bianchi, quasi fosse un chirurgo. Si inchina e prova a tirarla su quella spigola, ma non c'è più niente da fare. Non è una bella scena: quell'uomo della campagna che con il mare ha poco a che fare quasi si commuove. Infila le dita nelle branchie e se la porta dietro, la guarda con occhi tristi: «La faccio analizzare - dice - sì la faccio analizzare. Voglio sapere perchè è morta, qui dove c'è un odore di olio combustibile e un paesaggio lunare».

Sbucano fuori alcuni operatori che hanno la concessione sul litorale - chioschi, bar e punti di ristoro - dicono che vogliono tutelarsi. Il mare è liscio come l'olio - come «l'olio combustibile», commenta sarcastico Gavino Sale - e la passeggiata sul catrame peggiora: dalla sabbia alle pietre, quella colla nera unisce i sassi colorati e non è un'opera d'arte. La bonifica sarà ancora più complessa: dovranno lavare le pietre e riportarle. Già, una bella impresa. Accade questo nel mare più bello, nel Santuario dei cetacei senza protezione che dovrebbe fare del Golfo dell'Asinara una perla da tutelare e non un posto da sporcare.

Oggi si mobilita il popolo di Facebook per mettere insieme volontari da schierare in campo: appuntamento alle 15 davanti alla Cormorano Marina, in porto.

http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/marea-nera-moria-di-pesci-avvelenati-18-chilometri-di-costa-foto/3182535
http://lanuovasardegna.gelocal.it/dettaglio/marea-nera-moria-di-pesci-avvelenati-18-chilometri-di-costa-foto/3182535/2


Da "L'UNITA" - 16/01/11

Disastro ambientale all'Asinara
Olio combustibile in mare

di Paola Medde

Il mare ha già cominciato a restituire alla spiaggia migliaia di meduse di catrame. Sono i  rigurgiti dell'onda nera che ha invaso le acque del Golfo dell'Asinara, il santuario dei cetacei. Diecimila litri di olio combustibile, forse molti di più, sono stati versati nelle acque del parco naturale durante le operazioni di rifornimento che la nave cisterna Emerald stava effettuando martedì notte nella banchina dello stabilimento E.On, colosso energetico tedesco con base a Porto Torres. A causare quello che è stato definito un disastro ambientale senza precedenti è stato un cedimento nelle tubature che trasportano l'olio combustibile: da lì sono fuoriuscite le migliaia di litri di liquido nero. Sospinto a est dalle correnti, l'olio ha raggiunto le marine di Sassari e Sorso, grosso centro vicino al capoluogo, fino a minacciare le coste di Castelsardo, decine di chilometri più in là, e a lambire quelle della dirimpettaia Corsica.

Vietato l'accesso alle spiagge sino a quando non sarà terminata la bonifica: un provvedimento cautelativo legato alla pericolosità del materiale versato, classificato tra i cancerogeni. In queste ore è in azione una task force di 150 uomini che, dotati di tute e maschere, ripuliscono il litorale. I rappresentanti dell' E.On, che si stanno occupando delle operazioni di bonifica, contano di terminare lunedì. Considerato che su 18 chilometri di costa contaminati ne è stato risanato appena un terzo, probabilmente l'allarme non rientrerà non prima di dieci giorni. Questo nell'immediato, perché per comprendere la reale entità dei danni bisognerà attendere almeno un mese.

Intanto la Procura di Sassari ha aperto un fascicolo sulla vicenda. L’inchiesta dovrà chiarire se l'allarme sia stato lanciato tempestivamente e perché non abbia funzionato a dovere il sistema di protezione: le panne galleggianti e le barche spugna che avrebbero dovuto contenere la fuoriuscita dell'olio.

Sulle mancate misure di prevenzione hanno puntato il dito i parlamentari sardi del Pd, che presenteranno un'interrogazione al ministro Prestigiacomo, mentre il presidente della Regione Ugo Cappellacci ha annunciato che sull'ambiente aprirà un confronto con i vertici delle grosse industrie presenti nell'isola, in prima linea Saras, stabilimento petrolifero dei Moratti, ed E.On, il gigante energetico tedesco.

«A babbu mortu» dicono a Sassari: troppo tardi. «L'Asinara – afferma Greenpeace – è un parco di carta: nessuna norma speciale di sicurezza per attività pericolose, nessun limite allo sviluppo industriale per proteggere questo prezioso ecosistema». Quello che è accaduto nel Golfo è la cronaca di un disastro annunciato. Temuto dalle cassandre ambientaliste, che più volte hanno chiesto di bloccare il traffico delle petroliere nel paradiso dei cetacei. Forse l'ennesimo paradiso perduto.

http://www.unita.it/italia/disastro-ambientale-all-asinara-br-olio-combustibile-in-mare-1.266278


Da "Blogeko" - 16/01/11

Marea nera a Porto Torres. L’Italia ha 40 navi
anti inquinamento ma ne manda una sola a pulire

di Massimiliano Cordeddu

Marea nera in Sardegna. Alcune fra le spiagge più belle dell’isola sono lordate da decine di migliaia di litri di olio combustibile (non solo 10 mila) finiti in mare due giorni fa a Porto Torres durante le operazioni di scarico nella centrale E.On di Fiume Santo.

Ora, solo ora, il ministro dell’Ambiente ha inviato sul posto una nave-spazzina anti inquinamento della Ecomar Castalia, il consorzio che si occupa della bonifica in caso di inquinamento. E’ l’unico provvedimento che ha preso, a quanto risulta: ma la flotta Castalia è composta da 40 navi. Anzi. Meno male che il disastro di Porto Torres non è avvenuto un mese fa. Il mare italiano è rimasto sguarnito di servizio antinquinamento per due mesi.

L’olio combustibile è finito nel Golfo dell’Asinara. Off limits fino ad avvenuta bonifica l’accesso al mare nel litorale di Platamona, da Porto Torres ai confini del comune di Castelsardo. E cosa ha la Sardegna, oltre alle sue spiagge? Lungo le coste si è formata una vistosa ed estesa macchia nera, rilevabile sia in mare che soprattutto a terra, con enormi chiazze che si stanno formando sopra e sotto la sabbia.

Stupisce la, diciamo, scarsa presenza del ministero dell’Ambiente in questa faccenda. Al “tavolo tecnico” convocato stamattina d’urgenza dall’assessore provinciale all’Ambiente hanno preso parte sindaci, una delegazione di E.On e i vertici della Capitaneria di porto di Porto Torres. Da Roma, l’Ansa non cita nessuno. Finora il ministro Prestigiacomo non ha fatto intervenire neanche l’Ispra, il braccio tecnico e scientifico del ministero dell’Ambiente: cosa che pure le è stata richiesta, in una lettera, dal Comitato d’intervento per ripulire la marea nera di Porto Torres

Comunque, dicevo, il ministro Prestigiacomo ha inviato sul posto una delle navi spazzine del consorzio Castalia, che dal 1999 si occupa di bonifiche e la cui convenzione col ministero dell’Ambiente, scaduta all’inizio di ottobre, è stata rinnovata solo il 16 dicembre scorso. Il consorzio è composto da soci armatori operanti nei vari porti in attività antinquinamento, offshore, rimorchio e indagini marine. Gli interventi in mare, si legge sul sito Castalia, vengono disposti dal Ministero dell’Ambiente. Le unità della flotta sono 40, “specificatamente attrezzate per la lotta all’inquinamento marino, dislocate lungo tutte le coste italiane ed in particolare nelle aree marine protette”.

Alcune navi sono d’altura, in grado di operare in acque internazionali, e “30 unità possono operare nelle acque territoriali fino a 20 miglia dalla costa e anche in bassi fondali”, curando “l’abbattimento di inquinamenti da idrocarburi”. Ho dato un’occhiata ai luoghi di dislocazione delle navi. Cinque unità spazzine sono in Sardegna, due delle quali nel Nord dell’isola. Qualcuno sa spiegarmi perchè il ministero ha disposto che ne intervenga una sola? (foto di Simone Maulu)

http://www.blogeko.it/2011/marea-nera-a-porto-torres-litalia-ha-40-navi-anti-inquinamento-ma-ne-manda-una-sola-a-pulire/


Da "ALGUER IT" - 16/01/11

Porto Torres: è Orimulsion, a base di bitume

La denuncia arriva da Luciano Deriu, responsabile regionale di Legambiente. «L’Eni sta portando avanti in silenzio il progetto di installare a Porto Torres il più grande deposito costiero di idrocarburi del Mediterraneo».

PORTO TORRES - «Il carburante finito in mare non è petrolio, ma un suo derivato che ha una maggiore capacità inquinante. Si tratta del famigerato Orimulsion, a base di bitume - rivela il responsabile regionale di Legambiente Lucino Deriu - sviluppato per l'uso industriale da una compagnia venezuelana e utilizzato da E.On in barba alle direttive dell’Unione Europea. La centrale tedesca utilizza oltretutto gruppi di produzione obsoleti. L’impegno di chiudere i vecchi gruppi 1 e 2 a olio combustibile, un atto minimo di responsabilità e di dovere verso il territorio è stato finora disatteso. Un atto - continua Deriu - che non risolverebbe comunque il problema sicurezza, soprattutto in vista dei piani dell’Eni su quel tratto di costa».

«L’Eni sta portando avanti in silenzio il progetto di installare a Porto Torres il più grande deposito costiero di idrocarburi del Mediterraneo - denuncia Luciano Deriu - il quale comporterà un incremento del traffico delle navi cisterna nel golfo dell’Asinara tale da rendere altamente possibili incidenti di portata e dimensioni devastanti. Il carburante dovrebbe essere depositato a Porto Torres e da lì movimentarlo verso tutte le rotte del mediterraneo».

«Ancora una volta su quel martoriato territorio, che si era cercato di salvare con l’istituzione del Parco nazionale, incombono attività ad alto rischio come ai tempi delle peggiori industrie inquinanti. Le priorità dovrebbero riguardare invece le operazioni di bonifica e i risarcimenti - conclude Deriu - che porterebbero a ripristinare il volto pregevole di quel paesaggio e scoprire infine che l’habitat e l’ambiente sono la più grande risorsa per quel territorio compromesso da decenni di industrie devastanti».

Nelle giornate di giovedì e venerdì scorsi era in azione una task force imponente sia sulla spiaggia che in mare composta da 5 autobotti e 2 autocisterne. Grande la quantità di catrame ancora presente lungo la battigia. Guarda le immagini del disastro girate nella giornata di venerdì 14/01/11 nel video "Platamona shock" su "ALGUER IT" all'url http://video.alguer.it/v?id=37986

http://notizie.alguer.it/n?id=37990


Dalla  "LIBRERIA INTERNAZIONALE DEL MARE" del 15/01/11

Orizzonte nero nello Stretto di Sicilia

da Diario di Bordo

Poco meno di un mese fa, esattamente il 21 dicembre, abbiamo postato la letterina che il Mare di Pantelleria, ovvero Guido Picchetti, ha scritto a Babbo Natale. Ora Guido, vera sentinella del mare di Pantelleria, ci aggiorna su quanto accade a proposito delle trivellazioni nello Stretto di Sicilia, e come per l’Asinara, non c’è da stare tranquilli. Ecco cosa ha pubblicato mercoledì scorso su pantelleria.com.

Scritta da Pierluca SottoTerios del gruppo "No Petrolio Puglia", ho letto stamane la storia ancora in corso delle concessioni off-shore della Northern Petroleum al largo di Monopoli. Comprovata dalle carte ufficiali del Ministero Attività Produttive, tra ricorsi e controricorsi accolti e respinti, e gente in gamba che si dà da fare, è davvero una storia molto istruttiva. Le concessioni off-shore di cui si parla nel documento, è vero, sono in Adriatico al largo di Monopoli e non nello Stretto di Sicilia, ma sempre di Mediterraneo si tratta. Ritengo pertanto doveroso riportare il link a quel documento davvero completo, se non altro per far notare l'impegno dei pugliesi per la tutela ambientale del loro mare.

 Cosa accade invece per la concessione già rilasciata alla Northern Petroleum a nord di Pantelleria? Nei prossimi mesi la società inglese dovrebbe dare inizio alle trivellazioni a poche miglia dalle coste dell'isola, ma nessuno qui sembra preoccuparsene...

Ma occorre dar conto di una novità appena rilevata. L'ultimo documento ufficiale pubblicato sul sito del Ministero delle Attività Produttive, relativo alla concessione «C.R147.NP», è il Decreto Ministeriale del 27 luglio 2010 riportato a pag. 13 del Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi del 31 Agosto 2010, il quale sospende il permesso di ricerca rilasciato alla NP a nord di Pantelleria...

Che bello, verrebbe da dire! Allora niente più trivelle all'orizzonte di Pantelleria ! Ma non è così… Tutt’altro! La sospensione di cui si parla nel suddetto decreto si riferisce unicamente al "decorso temporale del permesso di ricerca", che viene sospeso "dal 24 maggio 2010 sino al reperimento e alla disponibilità di idoneo impianto di perforazione".

In altre parole, essendo le piattaforme petrolifere attualmente disponibili in Mediterraneo assai ricercate (oltre che impegnate...), la Northern Petroleum per dare inizio alle operazioni di trivellazioni previste deve attendere che se ne renda una disponibile; e, per evitare che la sua concessione scada anzitempo, ne ha intelligentemente richiesto e ottenuto la sospensione. In base a quel decreto emanato la NP è unicamente obbligata a dare tempestiva comunicazione della disponibilità dell’impianto di perforazione al Ministero che, con successivo provvedimento, determinerà la fine della sospensione, in coincidenza della data di detta disponibilità.

Infine, gentile omaggio per il cliente, per lo stesso periodo il decreto emanato da Ministero nel Luglio scorso stabilisce la sospensione del pagamento del canone dovuto. E tuttavia ogni sera dalla costa settentrionale di Pantelleria è possibile osservare delle strane luci fisse all'orizzonte, probabilmente quelle di qualche vascello della NP, il quale, ancorato al largo, continuerebbe imperterrito le sue rilevazioni nella zona, evidentemente a sbafo, tanto Pantalone paga...

http://libreriainternazionaleilmare.blogspot.com/2011/01/poco-meno-di-un-mese-fa-esattamente-il.html
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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo  
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Un grazie sentito agli amici della Libreria Internazionale del Mare di Roma, per la maggior eco all'impegno in difesa del Mediterraneo...
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A Raniero Rossi Marcelli e Emanuela Torcinaro piace questo elemento


Da "BLOG SICILIA del 15/01/11

Tre giorni fa in Sardegna un riversamento
in mare di prodotti petroliferi

di Guido Picchetti

È un incidente di appena tre giorni fa... Non è certo il primo (basta citare la “Haven” nel golfo di Genova di qualche anno fa...), ma temo neppure l’ultimo. Basta pensare a quanto sta accadendo nel Mediterraneo in fatto di trivellazioni, senza prevenzione e senza controlli, e soprattutto in barba a tutti gli impegni presi in sede internazionale per la tutela del Mediterraneo, ed è facile prevedere che avremo da quest’anno una accelerazione geometrica di tali fatti nel Mare Nostrum... E chi si contenta gode...

L’incidente in questione è avvenuto martedì 11 Gennaio 2011 allo Scalo di Porto Torres in Sardegna, quando una nave cisterna, l’Esmeralda, impegnata a scaricare carburante nei depositi della società “E.On.”, ha perso parte del carico che si è riversato in mare.

Si parla di guasto tecnico. La stima fatta ieri dalla società “E.On.” è di 10mila litri di olio, ma si ipotizza che siano almeno 30.000 i litri di sostanze tossiche finite in mare. Eppure la società “E.On.” dovrebbe conoscere esattamente il quantitativo. Basterebbe vedere cosa è rimasto nella petroliera e fare una semplice sottrazione. Ma la cifra resta incerta...

Intanto le correnti della notte hanno spinto l’onda nera verso la vicina spiaggia di Platamona, lungo un fronte di oltre 30 chilometriche che arriva, in direzione di Levante, fino a Marritza e a Punta Tramontana. E dire che questo sito è giudicato di rilevanza comunitaria e sede di un’oasi lagunare del WWF, nonchè località balneare apprezzatissima dai turisti di tutto il mondo nel periodo estivo.

Non ci resta che leggere un inutile comunicato sulle cause dell’incidente che parla di un «imprevedibile guasto meccanico nella linea di drenaggio del collettore manichette posizionato all’interno della banchina». L’esperienza disastrosa della piattaforma Deepwater Horizon lo scorso aprile nel golfo del Messico di proprietà della Bp avrebbe pur dovuto insegnare qualcosa.

E, invece, il pensiero preoccupato dei sardi della zona va in questi giorni al nuovo piano dell’Eni che vorrebbe impiantare proprio a Porto Torres il più grande deposito costiero di idrocarburi del Mediterraneo. Un progetto che sembra sia passato sotto silenzio e che regalerebbe alla costa sarda un enorme traffico di navi cisterna nel golfo dell’Asinara, proprio di fronte al parco naturale. pertanto lo sversamento di tre giorni fa potrebbe essere solo la prima goccia di una grande marea nera made in Italy.

Foto di Paola AnarKiss (Oceanus)

http://www.blogsicilia.it/blog/tre-giorni-fa-in-sardegna-un-riversamento-in-mare-di-prodotti-petroliferi/

Stesso articolo anche su "PANTELLERIA COM - news n° 6949" del 16/01/11 (solo su abbonamento)


Da "BLOG SICILIA" del 15/01/11

Stretto di Sicilia e Pantelleria, arrivano i nostri !

di Guido Picchetti

Evviva !!! Siamo salvi!!!! Arrivano i nostri !!! La provincia di Trapani e il dipartimento di Ecologia dell'Università di Palermo mettono in campo una squadra che verificherà (testuale...) "gli eventuali studi" prodotti dalla Northern Petroleum, che intende continuare le ricerche di petrolio nel Canale di Sicilia e che nei prossimi giorni inizierà con le sue trivelle le prospezioni dei fondali al largo di Pantelleria.

Ma se è la stessa Provincia di Trapani uno degli enti istituzionali che non ha fatto a suo tempo alcuna opposizione (al pari del Comune di Pantelleria e della Regione Sicilia) al rilascio della concessione n° C.R147.NP alla Northern Petroleum, come pure avrebbe potuto e dovuto fare !!! Oggi la società anglosassone ha tutto il diritto di operare come la legge le consente di fare, e di trivellare pertanto il fondo dello Stretto.. E la verifica degli studi risultanti dalle sue trivellazioni sul fondo del Canale non eviteranno certo il rischio di sempre possibili incidenti. O no?

Il dipartimento di Ecologia dell'Università di Palermo dal canto suo farebbe molto meglio, a mio giudizio, a spendere qualche parola affichè si realizzi al più presto l'area protetta intorno all'Isola di Pantelleria prevista per legge fin dal 1991, la quale almeno amplierebbe a 12 miglia la fascia di salvaguardia intorno all'isola. E non solo. Potrebbe anche far sentire utilmente la sua voce affinchè si rispettino gli impegni presi dal'Italia con la Convenzione di Barcellona per la protezione del Mediterraneo, accelerando la creazione di quelle "aree marine in alto mare di speciale protezione" già individuate dal «Piano d’azione Mediterraneo» (Map) del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (Unep), e il cui termine di realizzazione già previsto per il 2012 è stato di recente spostato al 2020 !!!

Lo Stretto di Sicilia è proprio una di queste "Specialty Protected Areas", come pure la zona in alto mare a levante del delta del Nilo, dove Cipro e Israele proprio in questi giorni stanno avviando accordi per l'istallazione di impianti off-shore di sfruttamento energetico ! E non sono le uniche aree previste del Mediterraneo ... E senza la loro istituzione è facile prevedere che nel 2020 ci sarà dal punto di vista ambientale ben poco da tutelare. Povero Mare Nostrum !

Leggi l'odierno comunicato Ansa su
http://www.ansa.it/legalita/rubriche/educare/2011/01/14/visualizza_new.html_1640303724.html 

http://www.blogsicilia.it/blog/stretto-di-sicilia-e-pantelleria-arrivano-i-nostri/
Stessa notizia anche su "PANTELLERIA COM - News 6941" del 15/01/11 (solo su abbonamento)


Da "GREEN ME" - 15/01/11

Disastri ambientali: petrolio nel mare di Porto Torres.
Un’altra marea nera?

di Verdiana Amorosi

E' una corsa contro il tempo per salvare la spiaggia più amata dai sassaresi. Dopo la perdita di petrolio avvenuta martedì scorso nei depositi di E.On., nello scalo marittimo turritano, questa mattina, nella sede del dipartimento Ambiente, a Baldinca, nell’hinterland di Sassari, si è svolta una riunione urgente tra Provincia, Comuni di Sassari, Porto Torres e Sorso, E.On, Capitaneria di porto di Porto Torres e Arpas, per organizzare le operazioni da attuare per arginare la perdita di combustibile e scongiurare così il rischio di un nuovo disastro ambientale.

Al termine della tavola rotonda, l'assessore provinciale dell'Ambiente, Paolo Denegri, spiegherà quali attività saranno messe in campo per tamponare l’emergenza e fornirà nuovi elementi e informazioni sullo stato del fenomeno.

Secondo un primo bilancio, da martedì sera, la quantità di olio fuoriuscita in mare dalla nave cisterna Esmeralda - destinato alla centrale "E.On" di Fiumesanto - dovrebbe aggirarsi intorno ai 10 metri cubi, ovvero circa diecimila litri.  La chiazza si sta espandendo fino a raggiungere la costa e le spiagge di Sorso e Platamona e alcune squadre sono al lavoro per recuperare il petrolio in mare.

Come riporta "La nuova Sardegna", "L'incidente ha riguardato una delle tubature che portano il carburante dalla banchina ai depositi della termocentrale. Dalla condotta, interrata nel cemento, è fuoriuscito l'olio che prima ha invaso la banchina e poi è finito in mare. In un primo momento si era parlato di «una modesta quantità», ma l'aspetto delle spiagge ieri mattina raccontava un'altra storia".

Molto duro il commento dei Verdi di Porto Torres che, attraverso il loro portavoce Gigi Pittalis hanno detto che si tratta dell' "Ennesimo disastro ambientale ai danni delle nostre coste, un fatto inaudito e inaccettabile. Lo sversamento in mare pone seri problemi circa la sicurezza delle operazioni di scarico".

E inevitabilmente il pensiero in questa circostanza non poteva non andare nel piano dell'Enel di impiantare proprio a Porto Torres il più grande deposito costiero di idrocarburi del Mediterraneo.

"Un progetto che l'Eni sta portando avanti quasi in silenzio e che, una volta completato, avrebbe la conseguenza di vedere aumentare in maniera esponenziale il traffico delle navi cisterna nel golfo dell'Asinara, di fronte al parco. Dovrebbe riflettere chi pensa che si dovrebbe portare avanti il piano Eni di stoccaggio nei suoi serbatoi per poi movimentarlo verso altre rotte - aggiunge Pittalis -. Ritengo sia necessario potenziare ragionamenti che, passando attraverso le bonifiche, ci portino verso un modello di sviluppo armonico basato sull'uso delle nostre risorse".

"Dopo l'ennesimo episodio riteniamo che sia arrivata l’ora di avviare un piano di bonifica del territorio, di chiedere che vengano effettuati al più presto gli adeguati risarcimenti, che venga quantificato il danno subito dal nostro ambiente per colpa di questo modello di sviluppo incompatibile con il nostro habitat. - tuona il Sardigna Natzione Indipendentzia (partito indipendentista sardo) in un comunicato stampa - Soprattutto, considerando la pericolosità che simili impianti rappresentano per la nostra isola, crediamo sia ora di prendere coscienza del valore inestimabile che rappresenta il nostro ambiente, la cui compromissione significa un danno enorme alla nostra economia, oltre che alla qualità della vita, specie quando riguarda zone a chiara vocazione turistica come lo è tutto il litorale di Platamona, da tempo trascurato e abbandonato. Sardigna Natzione Indipendentzia nei prossimi giorni si adopererà per verificare lo stato del mare e delle spiagge sulle quali si è riversato il materiale inquinante e chiede che si faccia immediata chiarezza sulle responsabilità di questo ennesimo incidente".

http://www.greenme.it/informarsi/ambiente/3885-disastri-ambientali-petrolio-nel-mare-di-porto-torres-unaltra-marea-nera-
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Commenti su FB a margine dell'articolo
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Piace a Mauro Brusà e Paola Berardi
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Post di Guido Picchetti

Altri particolari sull'incidente di martedi scorso a Porto Torres... Ma nessun organo di informazione di importanza nazionale (stampa o TV) ne parla... E poi ci lamentiamo che a Pantelleria nessuno si preoccupa delle trivelle...


Dalla Bacheca su Facebook di "OCEANUS" del 15/01/11

Disastro ambientale in Sardegna

L’incidente è avvenuto martedì 11 Gennaio 2011, quando una nave cisterna, l’Esmeralda, impegnata a scaricare carburante nei depositi di E.On. dello scalo industriale di Porto Torres, ha perso parte del carico che si è riversato in mare. Si parla di guasto tecnico la stima fatta ieri dalla società E.On è di 10mila litri... di olio, ma si ipotizza che siano almeno 30mila i litri di sostanze tossiche sversate in mare. Eppure la società E.On dovrebbe sapere quanto è stato sversato in mare, basta vedere quanto è rimasto nella petroliera e fare una semplice sottrazione!

Intanto le correnti della notte hanno spinto l’olio verso la vicina spiaggia di Platamona, un fronte di oltre 30 chilometri verso est, fino a Marritza e a Punta Tramontana, dove si è spostata l'ondata nera, e dire che questo sito è giudicato di rilevanza comunitaria e sede di un’oasi lagunare del WWF nonchè una località balneare apprezzatissima dai turisti di tutto il mondo nel periodo estivo.

Non ci resta che leggere un inutile comunicato che recita «imprevedibile guasto meccanico nella linea di drenaggio del collettore manichette posizionato all’interno della banchina» eppure l'esperienza disastrosa della piattaforma Deepwater Horizon lo scorso aprile nel golfo del Messico di proprietà della Bp avrebbe dovuto insegnarci qualcosa e invece il pensiero va subito al piano dell’Eni, che vorrebbe impiantare a Porto Torres il più grande deposito costiero di idrocarburi del Mediterraneo. Un progetto che è passato sotto silenzio e che regalerebbe alla costa sarda un enorme traffico di navi cisterna nel golfo dell’Asinara, proprio di fronte al parco naturale. Lo sversamento di questi giorni potrebbe essere solo la prima goccia di una grande marea nera made in Italy.

Leggi il testo originale e vedi le 15 foto di Paola AnarKiss (OCEANUS) anche ingrandite al link
http://www.facebook.com/guido.picchetti#!/album.php?aid=277434&id=23088247721

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Commenti su FB a margine del post
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Piace a Jacqueline Servais, Rim Issa, Paolo Roberto Manca, Lizbeth M. Aguirre, Maria Dessi, Giovanni Di Carlo, Giuliana Rebelde Barone, Ilaria Porziani, Anna Nasti, Roberta Bocca, Rossella Camerlingo, Monica Caprino, Franca Meloni, Gregorio Campione, Massimiliano Elce, Carlee Graham, Salvatore Addolorato, e Mauro Brusà.
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Post di Guido Picchetti

E' un incidente di appena tre giorni fa... Non è certo il primo (basta citare la "Haven"...), ma temo che, con quello che sta accadendo nel Mediterraneo, avremo una accelerazione geometrica della serie in questo Mare Nostrum... Chi si contenta gode...
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Post di Massimiliano Elce

Non mi piace... Povero ambiente...
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Post di Micia Mich

La mia terra pian piano viene consumata e rovinata dai porci interessi di qualcuno... Voglio giustizia !
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Post di OCEANUS

Oggi 15 gennaio, a Porto Torres, manifestazione spontanea della cittadinanza che si muoverà in corteo dal porto L'appuntamento è alle ore 15 a Porto Torres di fronte al "Cormorano". Vedi http://www.facebook.com/event.php?eid=168490653195604
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Post di Guido Picchetti

Cosa posso dire ? Auguri... e che Dio ci aiuti...
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Post di Giuliana Rebelde Barone

I sardi hanno coraggio da vendere...occorrerà ripulire e dare tempo al mare ...ma quanti disastri ci vorranno ancora per eliminare il trasporto di greggio via mare?
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Post di Marco Massa

Maledetto mercato del petrolio!! NO OIL!!
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Post di Fabrizio Mulas

"E.ON", il più grande gruppo energetico al mondo a capitale interamente privato, scelto da più di 30 milioni di persone, dal 26 giugno 2008 ha ancora più energia:quella di "Endesa Italia", realtà leader nella produzione di energia elettrica.


Da "ANSA IT LEGALITA'" del 15/01/11

Ambiente. Accordo su emergenza trivelle
nel Canale di Sicilia

(ANSA) - TRAPANI, 14 GEN - Facendo seguito alla convenzione fra la Provincia Regionale di Trapani ed il Dipartimento di ecologia dell'università di Palermo, il presidente Mimmo Turano ha firmato un accordo di collaborazione con Antonio Mazzola, ordinario di ecologia dello stesso dipartimento, per far fronte all'emergenza ambientale del Canale di Sicilia. Al largo dell'Isola di Pantelleria, infatti, sono tornate ad operare le trivelle per le prospezioni dei fondali che già sei mesi fa la Provincia di Trapani, coadiuvata dal Dipartimento di ecologia dell'ateneo palermitano, era riuscita a bloccare per la ricerca di idrocarburi, tramite la denuncia delle anomalie all'interno delle relazioni di impatto ambientale che, l'allora società 'Leon' aveva prodotto e presentato al ministero di competenza. La questione era stata oggetto della trasmissione tv 'Report', alla quale aveva partecipato anche il prof. Antonio Mazzola, già incaricato dal presidente Turano. Con l'accordo odierno, s'intende mettere al lavoro una squadra, per verificare la validità degli eventuali studi prodotti da parte della "Nothern Petroleum" (che intende continuare le ricerche di petrolio nel canale di Sicilia) e che attiverà tutti gli studi necessari per la sicurezza del mare costiero della provincia di Trapani.

http://www.ansa.it/legalita/rubriche/educare/2011/01/14/visualizza_new.html_1640303724.html


Da "PENN ENERGY COM" - 13/01/11

Delek Group proposes LNG plant in Cyprus to process
massive natural gas finds offshore Israel

by Phaedra Friend Troy

According to a report from Reuters, Israeli energy investment firm Delek Group has proposed the construction of a liquefied natural gas (LNG) processing facility in Cyprus.

The LNG facility could support the recent natural gas finds offshore Israel, including Leviathan and Tamar.

The Middle East Economic Survey (MEES) reported that Delek proposed to the Cypriot government that it build an LNG facility that could both receive, as well as process natural gas into LNG.

Delek officials would not comment on the report.

Delek holds interest in the massive natural gas finds, including Noa, Mari-B and Tamar, operated by Noble Energy Inc. (NYSE:NBL) offshore Israel.

http://www.pennenergy.com/index/petroleum/display/0906045003/articles/pennenergy/petroleum/refining/2011/01/delek-group_proposes.html

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Commenti del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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E a Cipro, dopo la recente scoperta di nuovi giacimenti petroliferì al largo della costa israeliana, il Leek Group ha proposto la costruzione sull'isola di un impianto per l'immagazzinamento e la distribuzione dell' LNG... La corsa all'oro nero nel Mediterraneo non si ferma...


Da "IL CORRIERE DEL MEZZOGIORNO" del 13/01/12

Si rischia il disastro ambientale

Petrolio, riparte la caccia all'«oro
nero» nel Canale di Sicilia


L'annuncio delle compagnie petrolifere americane di trivellazioni in aree protette

PALERMO - Le compagnie petrolifere americane non mollano la presa e tornano ad annunciare la caccia al petrolio nel Canale di Sicilia. Se sulla scia del disastro ecologico americano, causato da una piattaforma Bp nel Golfo del Messico, questa estate, la politica si era schierata per difendere a spada tratta il «mare Nostrum» e i siti patrimonio dell’Unesco come la Val di Noto, oggi sembrerebbe che nemmeno il decreto «anti-petrolio» , varato il 26 agosto scorso dal ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo riuscirà a proteggere l’area marina ricca di fauna, flora, vulcani sommersi e aree archeologiche. Secondo quanto riportato dai bollettini dell’inglese Northen Petroleum le piattaforme, installate a 13 miglia da Pantelleria, dovrebbero entrare in azione entro marzo 2011, nel rispetto del decreto che vieta le trivellazioni off-shore entro le 12 miglia dalla costa.

«Un miglio a mare non sposta assolutamente nulla – spiega all’Italpress Mario Cavaleri dell’associazione Marevivo -. Noi siamo per una politica di riduzione dei consumi. Abbiamo posto la necessità di un accordo con tutti i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo che, in quanto mare chiuso, rischia un disastro ambientale molto più grosso di quello del Messico. Un incidente come quello – spiega Cavaleri - condannerebbe le sponde per decenni. La politica, per altro, nei convegni e nelle dichiarazioni di intenti che riguardano le trivellazioni vede tutti d’accordo, poi però, non si capisce come, si arriva ugualmente a «perforare». Il permesso della Petroleum, che scadeva nel 2010, a maggio è stato rinnovato dallo stesso ministero dello Sviluppo Economico che qualche tempo fa aveva negato l’autorizzazione ad una compagnia petrolifera citando il parere negativo dell’assessorato regionale all’Ambiente.

L’assessore Gianmaria Sparma ribadisce la posizione del suo assessorato: «In gioco c’è il nostro ecosistema marino. Se questa volta la Northen dovesse entrare in azione guideremo l’espressione pubblica per fermare questo scempio». L’allarme degli ambientalisti si incentra soprattutto sulla sicurezza: nessuna tutela è stata pensata per evitare che piattaforme petrolifere possano nascere su pendici di vulcani, lungo faglie sismiche, banchi corallini, zone di riproduzione per migliaia di specie marine. La Hunt Oil Company ha avanzato una richiesta di permesso a poche miglia di uno dei paradisi dei sub: l’isola Ferdinandea, di cui ad agosto si è sentito parlare a causa dell’esplosione di una sacca di metano. Ancor più complessa, infatti, è la situazione del mare agrigentino. La vicenda legata alla Val di Noto ha avuto inizio nel 2004, quando la Regione siciliana, presieduta allora da Salvatore Cuffaro, concesse alla Panther Oil Company i permessi per le trivellazioni nella zona. Nel 2005 esplose la protesta dei residenti che portò il governo regionale a bloccare i permessi nelle aree Unesco, ma, a distanza di pochi mesi, il Tar accolse il ricorso degli americani. A seguito di un appello lanciato da Andrea Camilleri sul quotidiano la Repubblica, nell'estate del 2007, furono raccolte oltre trentamila firme di cittadini contrari alle speculazioni sul territorio. I petrolieri sembravano aver rinunciato all'affare, ma nel frattempo, ricorsero ancora una volta al Tar. Il 27 ottobre 2010 il Consiglio di giustizia amministrativa ha annullato il ricorso vinto in primo grado dall'amministrazione comunale per bloccare l'attività di ricerca della società texana dando il via libera, dunque, alle trivelle. La «ultima spiaggia» sembra essere il «Piano d’azione Mediterraneo» (Map) del Programma delle Nazioni Unite per l'Ambiente (Unep). Un piano per la creazione di una rete di aree marine protette nel Mediterraneo ratificato da 16 Paesi nel 1975, e rinnovato a distanza di 30 anni con la Convenzione di Barcellona, da 22 Paesi tra cui l’ Italia.

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/13-gennaio-2011/petrolio-caccia-oro-nero-canale-sicilia-181247055654.shtml

Notizie simili su "RIVISTA SITI UNESCO" del 15/01/11, su "PALERMO 24H" e su  "GUIDA SICILIA" del 17/01/11
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A Giò Nastasi piace questo elemento.
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Post di Guido Picchetti del 13/01/11
Un buon articolo sul Corriere del Mezzogiorno che mi sembra riassuma bene i termini del problema... La soluzione è la rapida realizzazione delle aree marine protette mediterranee già previste dall'UNEP-MAP e dalla Convenzione di Barcellona, prima che sonar 3D e trivellazioni selvagge al di fuori di regole e controlli facciano danni irreparabili all'ambiente marino ...
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Post di Luisa Galli del 13/01/11
Speriamo che molti almeno panteschi leggano questo articolo, per capire quale reale pericolo si corra...


DA "CORRIERE DI RAGUSA" del 13/01/11

Ragusa: permessi concessi ad una società inglese
Ritorna l´incubo perforazioni al largo delle coste iblee

La Northern Petroleum, società inglese, ha annunziato infatti che intende avviare
entro il primo semestre di quest’anno le perforazioni per le quali è stata già autorizzata
al largo di Pantelleria

di Duccio Gennaro

Ritorna l’incubo delle perforazioni al largo del canale di Sicilia. La Northern Petroleum, società inglese, ha annunziato infatti che intende avviare entro il primo semestre di quest’anno le perforazioni per le quali è stata già autorizzata al largo di Pantelleria. A seguire la Northern Petroleum continuerà con le perforazioni al largo della costa agrigentina e ragusana.

Il permesso alla società inglese è stato rilasciato nel 2004 e sarebbe dovuto scadere nel 2010, ma il Ministero dello sviluppo economico ha autorizzato la proroga suscitando già le prese di posizione di associazioni ambientaliste, ma anche dell’assessore regionale all’Ambiente Gianmaria Sparma che si è dichiarato impossibilitato a fermare l’autorizzazione concessa alla Northern Petroleum. «Se la Northern dovesse entrare in azione – ha dichiarato l’assessore- coinvolgeremo l’opinione pubblica per fermare questo scempio. In gioco c´è il nostro ecosistema marino». L’attenzione sulla questione è massima e sono tutti sul chi vive per scongiurare i pericoli derivanti dalle piattaforme e dai pozzi petroliferi.

http://www.corrierediragusa.it/articoli/attualit%C3%A0/ragusa/11959-ritorna-l-incubo-perforazioni-al-largo-delle-coste-iblee.html
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A Giò Nastasi e Gianluca Cecere piace questo elemento.
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Post di Guido Picchetti del 13/01/11

Qualcuno comincia a rendersene conto... Ma qui sull'isola più direttamente interessata è ancora silenzio... D'altronde non arrivano neppure i giornali... L'alibi è pronto...
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Post di Gianluca Cecere del 13/01/11

Grazie Guido. condivido completamente quello che scrivi e che pensi. Continua così. Cercherò di starti dietro il più possibile... Vedrai che qualche risultato, piccolo o grande che sia, arriverà! Un caro saluto.
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Post di Roberto Frigerio del 13/01/11

Gia' il fatto di tenere sotto i riflettori questa situazione è un risultato. Grazie Guido !!!


Da "PANTELLERIA COM - News n° 6931" del 12/01/11

Ricerche petrolifere off-shore
Documenti e osservazioni da Pantelleria

di Guido Picchetti

Scritta da Pierluca SottoTerios del gruppo "No Petrolio Puglia", ho letto stamane la storia ancora in corso delle concessioni off-shore della Northern Petroleum al largo di Monopoli. Comprovata dalle carte ufficiali del Ministero Attività Produttive, tra ricorsi e controricorsi accolti e respinti, e gente in gamba che si dà da fare, è davvero una storia molto istruttiva.

Le concessioni off-shore di cui si parla nel documento, è vero, sono in Adriatico al largo di Monopoli e non nello Stretto di Sicilia, ma sempre di Mediterraneo si tratta. Ritengo pertanto doveroso riportare il link a quel documento davvero completo, se non altro per far notare l'impegno dei pugliesi per la tutela ambientale del loro mare.

Cosa accade invece per la concessione già rilasciata alla Northern Petroleum a nord di Pantelleria ? Nei prossimi mesi la società inglese dovrebbe dare inizio alle trivellazioni a poche miglia dalle coste dell'isola, ma nessuno qui sembra preoccuparsene...

Ma occorre dar conto di una novità appena rilevata. L'ultimo documento ufficiale pubblicato sul sito del Ministero delle Attività Produttive, relativo alla concessione «C.R147.NP», è il Decreto Ministeriale del 27 luglio 2010 riportato a pag. 13 del Bollettino Ufficiale degli Idrocarburi del 31 Agosto 2010, il quale sospende il permesso di ricerca rilasciato alla NP a nord di Pantelleria...

Che bello, verrebbe da dire ! Allora niente più trivelle all'orizzonte di Pantelleria ! Ma non è così ...Tutt'altro! La sospensione di cui si parla nel suddetto decreto si riferisce unicamente al "decorso temporale del permesso di ricerca", che viene sospeso "dal 24 maggio 2010 sino al reperimento e alla disponibilità di idoneo impianto di perforazione".

In altre parole, essendo le piattaforme petrolifere attualmente disponibili in Mediterraneo assai ricercate (oltre che impegnate...), la Northern Petroleum per dare inizio alle operazioni di trivellazioni previste deve attendere che se ne renda una disponibile; e, per evitare che la sua concessione scada anzitempo, ne ha intelligentemente richiesto e ottenuto la sospensione.

In base a quel decreto emanato la NP è unicamente obbligata a dare tempestiva comunicazione della disponibilità dell’impianto di perforazione al Ministero che, con successivo provvedimento, determinerà la fine della sospensione, in coincidenza della data di detta disponibilità.

Infine, gentile omaggio per il cliente, per lo stesso periodo il decreto emanato da Ministero nel Luglio scorso stabilisce la sospensione del pagamento del canone dovuto. E tuttavia ogni sera dalla costa settentrionale di Pantelleria è possibile osservare delle strane luci fisse all'orizzonte, probabilmente quelle di qualche vascello della NP, il quale, ancorato al largo, continuerebbe imperterrito le sue rilevazioni nella zona .. evidentemente a sbafo, tanto Pantalone paga...

Approfondimento: Il bollettino ministeriale degli idrocarburi del 31 Agosto 2010

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=6040 (solo su abbonamento)
Stessa notizia su una "NOTA" del sottoscritto su FB dell'11/01/11 e su "PROFUMO DI MARE" del 13/01/11



Da "TRAPANI OGGI" del 12/01/11

Petrolio a Pantelleria

di Simona Licata

Secondo quanto riportato dal quotidiano Repubblica, entro la fine del mese di marzo al largo di Pantelleria la compagnia inglese Northern Petroleum darà il via alle trivelle che dovranno operare a poche miglia da Pantelleria. Una notizia estrapolata dai bollettini della società che cozza con il decreto anti-petrolio e di salvaguardia dell’ambiente per cui il Ministro dell’Ambiente.

La siracusana Stefania Prestigiacomo tanto si è battuta e che è stato emanato il 26 agosto 2010. Un decreto che rischia di essere vanificato, atteso che la normativa approvata impedisce di effettuare trivellazioni off-shore entro le 12 miglia dalla costa. Spostarsi di un centinaio di metri dal limite, infatti, non sarebbe contro legge mentre rimarrebbero i rischi in caso di fuori uscita di petrolio (vedi il disastro ecologico negli Usa). Occorre quindi un intervento che sia restrittivo anche oltre le dodici miglia e che, secondo gli esperti, vieti la installazione di piattaforme anche su pendici di vulcani, lungo faglie sismiche, su banchi corallini o ancora nelle zone dove si riproducono diverse specie di pesci.

La cosa che stranizza è che la Northern Petroleuom si avvarrà di un permesso rilasciato nel 2004 e che è scaduto nel 2010, atteso che le autorizzazioni di ricerca in Italia sono limitate a sei anni di durata, ma, sempre a dimostrazione di come la mano destra non sappia quello che fa la sinistra, il ministero dello Sviluppo Economico ha concesso alla società inglese una proroga. Insomma, la situazione sta precipitando, a meno che non si dia attuazione al Mediterranean Action Plan, il piano che prevede la creazione di una rete di Aree Marine Protette nel Mediterraneo, quindi anche del Canale di Sicilia.

http://www.trapanioggi.it/2011/01/12/petrolio-a-pantelleria/
Notizia simile anche su "STEP1 IT" del 14/01/11

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Commento del sottoscritto su FB a margine dell'articolo del 12/01/11
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L'articolo odierno di Repubblica sta facendo clamore... Ma sarebbe bene che chi lo riprende si informasse un pò meglio e scrivesse meno inesattezze... Comunque tutto fa brodo, diceva qualcuno...
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Commenti in calce all'articolo su "TRAPANI OGGI"
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Post di Nicola Scarpatella del 13 gennaio 2011 alle 12:28
La notizia riportata era apparsa su http://www.Marsala.it ma non e’ corretta. La Northern Petroleum ha richiesto la sospensione temporale del permesso CR147NP. Ho scritto alla redazione di Marsala.it, che ha verificato e poi pubblicato la rettifica, di seguito il link. Saluti, Nicola Scarpatella
http://a.marsala.it/commenti-e-opinioni/27590-scrive-nicola-scarpatella-sul-ritorno-delle-trivelle-a-pantelleria.html
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Post di Guido Picchetti del 14 gennaio 2011 alle 09:02

Per l’esattezza la sospensione di cui si parla, decretata dal Ministero delle Attività Produttive il 27 Luglio 2010, si riferisce unicamente al “decorso temporale del permesso di ricerca”, che, su richiesta della Northern Petroleum, è stato sospeso “dal 24 maggio 2010 sino al reperimento e alla disponibilità di idoneo impianto di perforazione” proprio per evitare che scadessero i termini di validità della concessione.
In altre parole, essendo le piattaforme petrolifere attualmente disponibili in Mediterraneo assai ricercate (oltre che impegnate…), la Northern Petroleum per dare inizio alle operazioni di trivellazioni previste deve attendere che se ne renda una disponibile; e, per evitare che la sua concessione scada anzitempo, ne ha intelligentemente richiesto e ottenuto la sospensione.
In base a quel decreto emanato la NP è unicamente obbligata a dare tempestiva comunicazione della disponibilità dell’impianto di perforazione al Ministero che, con successivo provvedimento, determinerà la fine della sospensione, in coincidenza della data di detta disponibilità.
Infine, gentile omaggio per il cliente, per lo stesso periodo il decreto emanato da Ministero nel Luglio scorso stabilisce la sospensione del pagamento del canone dovuto. E tuttavia ogni sera dalla costa settentrionale di Pantelleria è possibile osservare delle strane luci fisse all’orizzonte, probabilmente quelle di qualche vascello della NP, il quale, ancorato al largo, continuerebbe imperterrito le sue rilevazioni nella zona. evidentemente a sbafo, tanto Pantalone paga…
Tutto ciò il sottoscritto l’ha riportato ben documentato su vari notiziari on line; ed è archiviato tra gli Echi di Stampa sull’argomento, raggiungibile on line all’url:
http://www.guidopicchetti.it/Il%20CPPM%20di%20Pnt/News%202010/echi_stampa/ec_stampa%202011/ec-stampa_11_01.htm#PANTELLERIA_COM_-_News_n%C2%B0_6931_del_12/01/11


Da "BLOG SICILIA" del 12/01/11

L'isola esclusa dall'iniziativa

Niente “PON Sicurezza”
per l’ambiente marino di Pantelleria

di Guido Picchetti

E' di oggi la notizia che ben 14 aree marine protette italiane saranno monitorate e tutelate dai reati ambientali mediante sistemi di videosorveglianza basati su telecamere intelligenti, fisse e mobili. E per ogni Comune-Ente gestore di queste aree protette verranno realizzate sale operative di monitoraggio, e stazioni di sorveglianza in grado di interagire con il Centro Elaborazione Dati del Sistema Informativo gestito dal Comando dei carabinieri per la Tutela Ambientale, con la collaborazione delle Capitanerie di Porto, del Corpo Forestale dello Stato e degli stessi gestori della Aree Marine Protette.

A questo progetto, che gode di un finanziamento di 16,2 milioni di euro della Comunità Europea, sono interessate in particolare le aree marine di Capo Rizzuto in Calabria); Regno di Nettuno, Gaiola, Baia e Punta Campanella (in Campania); Capo Gallo-Isola delle Femmine, Isola di Ustica, Isole Ciclopi, Plemmirio, Isole Pelagie e Isole Egadi (in Sicilia); e, per finire, le Isole Tremiti, Porto Cesareo e Torre Guaceto (in Puglia). Finalità del progetto, che rientra nell'ambito del cosiddetto "PON Sicurezza", è prevenire reati diffusi a danno dell'ambiente marino e costiero come la pesca di frodo, lo sversamento di rifiuti a mare, l'abuso edilizio, il prelievo indiscriminato di sabbie marine.

Purtroppo Il Comune di Pantelleria, ancora privo a tutt'oggi di una sua Area Marina Protetta dopo che un legge del 1991 ne aveva prevista l'istituzione, resta esclusa dall'iniziativa e certamente non c'è da gioirne... Ma cos’è questo "PON Sicurezza" ? E, se fosse possibile, perchè non presentare un progetto PON specifico per l'ambiente marino di Pantelleria e delle sue coste, indubbiamente meritevoli e bisognose di tutela, che abbia o meno la sua area protetta ?

Le risposte a queste domande possiamo facilmente trovarle in rete sul sito http://www.sicurezzasud.it/

Anzitutto vediamo cos'è il "PON Sicurezza". Indipendentemente dal significato dell'acronimo che precede e che sta semplicemente per "Programma Operativo Nazionale", si può dire dire che il PON costituisce un'importante occasione di crescita, grazie al finanziamento di progetti finalizzati ad aumentare le condizioni di sicurezza e legalità nelle quattro regioni dell'Obiettivo Convergenza: Sicilia, Calabria, Campania e Puglia.

Ma è in particolare un' occasione preziosa per i giovani che potranno venire coinvolti nella realizzazione dei vari progetti, come è bene illustrato nei due video realizzati in occasione delle conferenze di presentazione del programma "PON Sicurezza", svoltesi rispettivamente a Bari il 13 Settembre u.s. e Catania il 15 Novembre scorso.

Chi può presentare un progetto ? Possono presentare progetti per il "Programma operativo nazionale Sicurezza per lo sviluppo - Obiettivo convergenza 2007-2013" le amministrazioni centrali, regionali e locali.

Come ? La presentazione dei progetti deve avvenire esclusivamente attraverso il modello predisposto dall’Autorità di Gestione che deve essere compilato in ogni sua parte e può essere scaricato dal sito internet suindicato.

Dove ? Per i progetti di sistema il modello deve essere presentato alla Segreteria Tecnico-Amministrativa del Pon Sicurezza. Per i Progetti Territoriali il modello deve essere presentato al prefetto competente per territorio.

Queste le prime risposte essenziali alle nostre domande che troviamo su quel sito. E da esse non sembrano risultare controindicazioni per la presentazione da parte di un'amministrazione comunale di un progetto "PON Sicurezza" che miri a favorire la tutela e la sicurezza del suo ambiente marino e delle sue coste... Pantelleria è in Sicilia, che è una delle quattro regioni dell'Obiettivo Convergenza, e certamente l'isola merita una simile occasione di crescita. Occasione che andrebbe colta al volo e assolutamente da non perdere... Sarà così ?

Tutti i particolari del “PON Sicurezza”: http://www.sicurezzasud.it/ 

La notizia che ben 14 aree marine protette italiane saranno tutelate da occhi intelligenti:
http://www.sicurezzasud.it/articoli/261/occhi_intelligenti_a_tutela_di_14_aree_marine_protette 

I video sulle conferenze di presentazione del programma ”PON Sicurezza”:
- a Catania il 15/11/2010 http://www.youtube.com/watch?v=4AE2f61gBNM
- a Bari del 13/9/2010 http://www.youtube.com/watch?v=sKmMMXDA0Og&feature=mfu_in_order&list=UL 

http://trapani.blogsicilia.it/niente-%E2%80%9Cpon-sicurezza%E2%80%9D-per-l%E2%80%99ambiente-marino-di-pantelleria/25892/
Stessa notizia su "PANTELLERIA COM News 6924" del 12/01/11 (solo su abbonamento) e su "MARSALA IT" del 13/01/11

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Commenti su FB a margine dell'articolo
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A Gianluca Cecere, Antonio Colacino, Luca Siragusa, Raniero Rossi Marcelli, e Andrea Pavia piace questo elemento
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Post di Andrea Pavia del 12/01/10
Grazie per l'info..Saluti!
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Post di Guido Picchetti del 12/01/10

Sono io a ringraziarLa per l'interesse e l'apprezzamento. Speriamo che chi dovrebbe cogliere l'occasione qui a Pantelleria lo faccia...
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Post di Andrea Pavia del 12/01/10

Stessa cosa per Lampedusa... speriamo bene!
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Post di Guido Picchetti del 12/01/10

Ma Lampedusa non dovrebbe avere alcun problema. Le Pelagie sono già comprese nel provvedimento approvato con relativo finanziamento...
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Post di Andrea Pavia del 12/01/10

Allora speriamo sia usato bene :)
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Post di Maria Ghelia del 12/01/11

Grazie Guido ! Si muoveranno ?
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Post di Antonio Colacino del 12/01/11

Speriamo bene...
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Post di Guido Picchetti del 13/01/11
L'esclusione dell'ambiente marino di Pantelleria dal progetto "PON Sicurezza" di cui ho scritto stamane in una mia nota è stato pubblicato con titoli diversi sia su "Pantelleria Com" che su "Blog Sicilia"... Sarà un pò difficile far finta di niente. Ma quanto volete scommettere che qualcuno ci riuscirà ugualmente ?
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Post di Antonio Mario del 13/01/11

Se non sbaglio a Capo Rizzuto un sistema del genere già funziona, ed è costato un miliardo di lire... Ora a che serviranno i soldi? Anzi come "piovono" questi finanziamenti sulle AMP? Sarebbe interessante sapere...
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Post di Guido Picchetti del 13/01/11

Come si può vedere dalla documentazione relativa presente sul sito http://www.sicurezzasud.it/ si tratta di fondi erogati dalla Comunità Europea e destinati dal Ministero dell'Interno proprio ad iniziative e progetti mirati per migliorare la sicurezza nelle regioni del Sud.
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Post di Tommaso Busetta del 17/01/11

Grazie per l' impegno continuo. Abbiamo il polso del coinvolgimento dei panteschi in questa battaglia ? esiste un comitato attivo ? possiamo seguirlo anche sul web ?
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Post di Guido Picchetti del 17/01/11

Sono io a ringraziarla per il suo apprezzamento. Il suo cognome mi sembra denunci una sua origine pantesca... E vorrei proprio che così fosse, in quanto è da tempo che su questi temi qui a Pantelleria sembra esserci un silenzio totale su questi temi, che pure toccano da vicino interessi presenti e futuri dell'isola, e forse occorre che siano proprio i panteschi che vivono ontano per lavoro o per altro, ma che l'amano, a far sentire la e loro voci...
Aggiungo, per quanto riguarda il web, che da oltre un anno ormai, dato che il sito del Comitato Pro Parco Marino di Pantelleria fu lasciato decadere nel 2004, sulla mia homepage personale ne ho raccolto i cocci riportando tutto il materia...le relativo dedicando un apposito spazio ai problemi della tutela ambientale del mare di Pantelleria prima, e dello Stretto di Sicilia poi, e in definitiva del Mar Mediterraneo più in generale.
Questo il link allo spazio sul mio sito dedicato a tali temi: http://www.guidopicchetti.it/AMP%20Pnt.htm
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Post di Tommaso Busetta del 18/01/11

Intanto le confermo che mie origini sono pantesche, ho cercato di coinvolgere nella discussione sull'AMP anche i miei familiari, i miei nipoti e quelli che tramite noi hanno imparato ad amare l'isola. Cerco di raccogliere anche il pensiero dei panteschi. Non mi stupisce la riluttanza di alcuni di loro. Purtroppo i siciliani lamentano, giustamente, l'assenza di trasparenza nelle gestione della cosa pubblica. L'impegno dovrà essere rivolto a sensibilizzare l'amministrazione, la popolazione e le istituzioni, ma anche chi visita l'isola per una settimana o due. Dovremmo proporre e inventare tutte le forme di partecipazione possibili per salvare questo angolo di mondo e lasciarlo ai nostri figli ancora vivo.


Da "SICUREZZASUD IT" del 11/01/12

“Occhi” intelligenti a tutela di 14 aree marine protette

Con un finanziamento di 16,2 milioni di euro, verrà realizzato un sistema di videosorveglianza per prevenire i reati ambientali.

E’ stato dato il via libera nell’ambito del PON Sicurezza ad un nuovo progetto tecnologico di videosorveglianza non invasiva a tutela del patrimonio ambientale presentato dal Ministero dell’Ambiente. Quattordici aree marine ricadenti nelle 4 regioni Obiettivo Convergenza saranno così monitorate e protette dai reati ambientali.

Grazie al finanziamento di 16,2 milioni di euro, saranno installati sistemi di videosorveglianza basati su telecamere intelligenti, fisse e mobili, nelle aree marine di Capo Rizzuto (Calabria), Regno di Nettuno, Gaiola, Baia e Punta Campanella (Campania), Capo Gallo-Isola delle Femmine, Isola di Ustica, Isole Ciclopi, Plemmirio, Isole Pelagie e Isole Egadi (Sicilia) e, per finire, Isole Tremiti, Porto Cesareo e Torre Guaceto (Puglia).

Oltre alle telecamere verranno realizzate sale operative di monitoraggio per ogni Comune-Ente gestore delle Aree protette. Tali stazioni di monitoraggio/sorveglianza potranno interagire con il Centro Elaborazione Dati del Sistema Informativo per la Tutela dell'Ambiente gestito dal Comando dei Carabinieri per la Tutela Ambientale.

La banca dati del CED sarà anche potenziata con due nuovi Dataset - sistemi per la raccolta dati forniti da Telerivelamento aereo - e sarà fruibile dai 14 enti gestori e dagli utenti del SITA stesso. Oltre al Comando dei Carabinieri per la Tutela ambientale, il progetto coinvolgerà i Comuni gestori della Aree Marine Protette, il Comando delle Capitanerie di Porto, e il Corpo Forestale dello Stato.

L’iniziativa rientra nell’Obiettivo Operativo 1.3 del PON Sicurezza “Tutelare il contesto ambientale” ed ha l’obiettivo di prevenire reati diffusi a danno dell’ambiente marino e costiero come la pesca di frodo, lo sversamento di rifiuti a mare, l’abuso edilizio, il prelievo indiscriminato di sabbie marine. Inoltre, rafforzare il sistema di prevenzione significa accrescere l’informazione e sensibilizzare la popolazione sull’importanza della tutela del patrimonio ambientale.

http://www.sicurezzasud.it/articoli/261/occhi_intelligenti_a_tutela_di_14_aree_marine_protette

Notizia simile anche su "VIRGILIO NEWS", su "DENARO IT", e su "TELERADIOERRE" dell'11/01/10
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Post del sottoscritto a margine dell'articolo su FB del 12/01/11
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E Pantelleria continua a restar fuori, beata terra di nessuno... Niente giornali, niente traghetto, e ... niente videosorveglianza per gli eventuali reati ambientali in mare... Ci basta la natura e ... il sole quando c'è... ma oggi piove...


Da "REPUBBLICA IT" del 12/01/11

A Pantelleria allarme trivelle - Via a nuove ricerche petrolifere

 La Northern Petroleum ha già annunciato che presto avvierà
le ricerche petrolifere al largo di Pantelleria. La Regione promette battaglia:
"Il decreto del ministero non basta a tutelare le coste"

di Lorenzo Tondo

Sul mare siciliano torna a stagliarsi il profilo delle trivelle. Dopo gli annunci estivi della politica che promettevano di difendere il mare "costi quel che costi", si prepara la primavera dei cercatori di petrolio. Che annuncia una invasione di piattaforme off shore nel Canale di Sicilia.


LA MAPPA DELLE TRIVELLE

La Northern Petroleum, compagnia battente bandiera inglese, sta già limando le sue trivelle e in un comunicato informa i suoi investitori sulle imminenti operazioni a poche miglia da Pantelleria. Le piattaforme, che secondo quanto riportato dai bollettini della società potrebbero già entrare in azione entro il primo trimestre del 2011, confermano i timori manifestati negli ultimi mesi dalle associazioni: il decreto anti-petrolio, firmato e fortemente voluto dal ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, emanato lo scorso 26 agosto, non servirà a proteggere le nostre acque. La Northern lo sa e lo scrive: "La legislazione italiana che vieta le trivellazioni off-shore entro le 12 miglia dalla costa - si legge nel comunicato - avrà un effetto irrilevante sugli assetti della compagnia".

"Il decreto ha il merito di salvaguardare le coste - spiega Mario Di Giovanna, portavoce di StoppaLaPiattaforma - Ma purtroppo questo non basta. In caso di fuoriuscita di petrolio non saranno certo poche miglia a salvarci. E poi ad oggi nessuna tutela è stata pensata per evitare che piattaforme petrolifere possano nascere sulle pendici di un vulcano, lungo le faglie sismiche, sui banchi corallini o sopra le innumerevoli zone di riproduzione di moltissime specie di pesci". Il permesso della Petroleum, rilasciato nel 2004, sarebbe dovuto scadere nel 2010 - le autorizzazioni di ricerca in Italia hanno una durata di 6 anni - ma il ministero dello Sviluppo Economico, lo scorso maggio, ha concesso alla Northern l'ennesima proroga.

"La Regione ha le mani legate - dice l'assessore all'Ambiente Gianmaria Sparma - I nostri pareri non sono vincolanti. Il ministero dello Sviluppo Economico qualche tempo fa ha negato l'autorizzazione ad una compagnia petrolifera citando il parere negativo del nostro assessorato. Ma se questa volta la Northern dovesse entrare in azione, ancora una volta guideremo l'espressione pubblica per fermare questo scempio. In gioco c'è il nostro ecosistema marino".

Tutto da rifare dunque. La primavera delle trivelle è oramai alle porte. Atwood Eagle, la contestatissima trivella dell'Audax che, in barba al no della Regione e a quello dei sindaci, dall'11 luglio scorso galleggia a 13 miglia dalle coste di Pantelleria, dopo un temporaneo abbandono dell'area, tra qualche mese potrebbe riprendere i sondaggi. Shell, dal Canale di Sicilia, ha già detto di aspettarsi 150mila barili al giorno, mentre la Bb, forte dell'accordo con la Libia, sta già riscaldando i motori. Il decreto anti-petrolio potrebbe non salvare nemmeno il mare agrigentino, dove la Hunt Oil Company ha avanzato una richiesta di permesso a poche miglia dall'Isola Ferdinandea, una delle tante bocche vulcaniche di un massiccio complesso sottomarino: il regno di Empedocle, l'Etna marino, il gigante sommerso che fa ancora tremare i fondali.

Lo ha scoperto Mimmo Macaluso, esperto di geotecnica, che avverte: "Lo scorso agosto si è verificata l'esplosione di una sacca di metano nell'area oggetto di ricerca. Immaginate se lì ci fosse stata una piattaforma". Secondo i dati delle associazioni ambientaliste, sarebbero più di cento i permessi di ricerca richiesti o vigenti nel Mediterraneo. Molti dei quali interessano proprio la Sicilia.

Eppure, secondo gli ambientalisti, un modo per fermare le trivelle c'è. Si chiama Mediterranean Action Plan, creato sotto l'egida dell'UNEP (United Nation Enviroment Program), il piano prevede la creazione di una rete di Aree Marine Protette nel Mediterraneo. Tra queste, la più importante è proprio il Canale di Sicilia, da qualche anno oggetto del desiderio dei petrolieri.

http://palermo.repubblica.it/cronaca/2011/01/12/news/a_pantelleria_allarme_trivelle_via_a_nuove_ricerche_petrolifere-11121685/
Stessa notizia su "L'ALTRA SCIACCA"  del 12/01/11
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Post del sottoscritto su FB a margine dell'articolo del 12/01/11
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Meno male che, mancando i giornali sull'isola, le notizie ci arrivano dagli amici... Grazie, Mario (di Giovanna ndr)...
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Post di Giò Nastasi del 12/01/11

‎:-)


Da "MOLECULAR IT" - 11/01/11

Studio rivela effetti dell'inquinamento acustico sulla vita marina

Scoperto un metodo rivoluzionario per comprendere gli effetti dei suoni
ad alta intensità sui mammiferi marini come balene e delfini

Scienziati europei e statunitensi ritengono di aver scoperto un metodo rivoluzionario per comprendere gli effetti dei suoni ad alta intensità sui mammiferi marini come balene e delfini. Secondo i ricercatori, l'aumento del trasporto marittimo, della ricerca ed estrazione del petrolio, e delle esercitazioni militari ha fatto crescere negli ultimi anni i livelli del rumore negli oceani. Poiché molto del loro lavoro è concentrato sull'uso del sonar, si augurano che le forze navali utilizzeranno il loro software in futuro allo scopo di decidere quando e dove è sicuro utilizzare il sonar. Le scoperte sono state recentemente pubblicate nella rivista Public Library of Sciences (PLoS) ONE.

I ricercatori provenienti dall'Università della California, San Diego (UCSD) negli Stati Uniti, e dallo Kolmarden Zoo in Svezia hanno sviluppato un metodo per monitorare gli effetti del suono sui mammiferi marini che integra informatica avanzata, scanner a raggi X per TC (tomografia computerizzata) e moderni metodi computazionali.

Questa tecnologia permette agli scienziati di simulare suoni propagati attraverso il campione virtuale e di scoprire le interazioni tra il suono e il mammifero. Offre inoltre loro l'opportunità di studiare un'immagine tridimensionale (3D) della parte interna della testa di questi mammiferi, come il Ziphius cavirostris, che si sa essere colpito da fonti di inquinamento sonoro come il sonar.

"Il nostro software di analisi numerica può essere usato per condurre ricerche di base sui meccanismi di produzione e di ascolto del suono in queste balene, per simulare l'esposizione a livelli sonori che sarebbero impossibili su animali vivi, o per valutare varie strategie di mitigazione," ha spiegato il professor Petr Krysl, un ingegnere strutturale della UC San Diego che ha sviluppato i metodi computazionali per questa ricerca. "Riteniamo che la nostra ricerca ci possa permettere di comprendere, e alla fine di ridurre, gli effetti potenzialmente negativi dei suoni ad alta intensità sugli organismi marini," ha aggiunto.

"Gli essere umani producono notevoli quantità di suoni e rumori negli oceani del mondo" e ciò può causare gravi problemi poiché "molti organismi marini fanno un grande uso del suono come principale modalità sensoriale a causa della scarsa penetrazione della luce nell'acqua", ha spiegato il dott. Krysl. Egli ha sottolineato che i ricercatori hanno concentrato il loro lavoro sullo Ziphius cavirostris poiché "alcuni si sono spiaggiati e sono morti in presenza di sonar della marina" e "le scoperte che abbiamo fatto riguardo ai meccanismi di ascolto di questa specie possono essere estese anche al tursiope e, supponiamo, a tutti i tipi di cetacei dentati e, forse, ad altri mammiferi marini."

Il dott. Krysl ha insistito sul fatto che il progetto "aumenta in modo significativo la nostra conoscenza della biologia di base dei mammiferi marini" poiché "l'udito è una capacità sensoriale fondamentale per la vita sottomarina dove il suono viene utilizzato per la caccia, l'orientamento e l'interazione sociale". Tuttavia, ha aggiunto che la ricerca del team ha una rilevanza particolare per le esigenze della marina militare di usare il sonar.

Secondo il ricercatore della UCSD, la marina aveva bisogno di essere in grado di rispondere a domande come "il sonar è sicuro da usare e in quali condizioni" e "possiamo ridurre gli effetti sulla vita marina e come". Egli ha insistito sul fatto che questo era "impossibile senza una comprensione di base della biologia e dell'acustica degli abitanti degli oceani" ed ecco quindi l'importanza della sua ricerca.

Lo studio è stato in parte finanziato dallo US Chief of Naval Operations (CNO) e il dott. Krysl ha detto che il suo team continuerà la sua "attuale linea di ricerca sul Ziphius cavirostris e condurrà esperimenti di convalida con il tursiope". Ha aggiunto che si prevedono anche "ulteriori raffinamenti delle tecniche di modellizzazione che ci permetteranno di esaminare l'intero percorso del suono dall'acqua del mare fino all'ingresso nella coclea" e ha detto che questi progetti "affrontano vari obiettivi primari nel piano della marina di comprendere la demografia, le soglie di esposizione acustica e le strategie di mitigazione per le risorse marine viventi".
Fonte: Cordis (15/10/2010)

http://www.molecularlab.it/news/view.asp?n=6974
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Post del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Un'ulteriore importante ragione per arrivare ad una rapida realizzazione delle aree marine protette già previste dall'UNEP MAP nel Mediterraneo... E' l'ultima spiaggia, dopo di che tra inquinamento sonoro prima, e petrolifero poi... sapete cosa ci rimarrà ?
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Post di Carmelo Nicoloso dell'11/01/11

Da "Mare Nostrum" a "Mare Mortum"...


Da "L'INFORMATORE" del 10/01/11

Comunicato

Petrolio: resta alta la preoccupazione
del comitato “No petrolio, Sì Energie Rinnovabili”

Il Comitato “No Petrolio, Sì Energie Rinnovabili” ringrazia la V° Commissione Consiliare del Comune di Monopoli che è stata chiamata a pronunciarsi sul nuovo rischio relativo all'installazione di piattaforme petrolifere nel nostro mare. In particolare, il Comitato ringrazia per il lavoro di coinvolgimento di tutte le associazioni cittadine negli incontri di questi giorni. Al tempo stesso però, denuncia la lentezza, la tiepidezza ed il pressappochismo con cui si sta affrontando una questione tanto drammatica e cogente.

La scadenza per la presentazione di osservazioni utili a bloccare le nuove azioni della multinazionale “Northern Petroleum Plc” è fissata per il 5 gennaio prossimo. È già trascorso inutilmente gran parte del tempo disponibile. Tutto ciò, nonostante il comunicato dell’11 novembre scorso, le sollecitazioni al Sindaco e agli Assessori con il documento protocollato il 23 novembre ed infine gli interventi propositivi ed operativi del Comitato durante l'incontro della V° Commissione Consiliare del 30 novembre scorso. In mancanza di azioni tempestive e concrete da parte dell’Amministrazione Comunale, il Comitato si vedrà costretto ad agire direttamente e da solo perché ritiene che la Città, come ha già chiaramente manifestato nel recente passato, delle piattaforme petrolifere non ne voglia assolutamente “sentir parlare”.

F.to Silvia Russo, Portavoce Comitato “No petrolio, Sì Energie Rinnovabili”
http://www.facebook.com/group.php?gid=266024874633&v=info

http://www.linformatore.it/index.php?option=com_content&view=article&id=106%3Apetrolio-resta-alta-lallerta&catid=15%3Amonopoli&Itemid=60
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Post del sottoscritto su FB a margine dell'articolo
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Date una scorsa sul sito "NO PETROLIO PUGLIA IT" alla storia ancora in corso delle concessioni off-shore della NP al largo di Monopoli, comprovata dalle carte ufficiali del Ministero Attività Produttive. Tra ricorsi e controricorsi, accolti e respinti, è davvero una storia molto istruttiva... E per le concessioni già autorizzate intorno a Pantelleria ? Nessuno se ne preoccupa...


Da "OSSERVATORIO DI CONFINE" del 09/01/11

Mediterraneo: L'Osservatorio sul Mediterraneo

Nasce nel 1995 (la sede è a Rispescia - Grosseto - presso il Centro Nazionale per la promozione delle Fonti Energetiche Rinnovabili) con il dichiarato intento di costruire un importante rete di contatti con associazioni ambientaliste ed istituzioni della realtà mediterranea e promuovere iniziative e progetti di sensibilizzazione ed educazione ambientale nel Mediterraneo, sviluppando progetti di studio, di conservazione e tutela dell'ecosistema marino e costiero, così come di sviluppo sostenibile dei Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum.

Il bacino del Mediterraneo rappresenta il 17% del perimetro costerno mondiale, dove vive il 15% della popolazione residente nell'intero globo e vi si svolgono il 16% delle attività commerciali. Circa il 30% dell'intero volume di traffico navale internazionale proviene o si dirige verso i porti del Mediterraneo. I rischi legati alla saturazione del traffico marittimo mediterraneo, agli illeciti, quotidianamente compiuti, uniti agli effetti del riscaldamento globale sono tra le principali cause di danneggiamento all'ecosistema marino e costiero con ripercussioni significative anche sulle economie locali.

Queste gravi minacce per il Mediterraneo impongono un approccio globale alla ricerca di soluzioni e un monitoraggio attento e costante di tutte le variabili in causa. Un'azione che non può fermarsi al mare ma deve spingersi a tutto il bacino del Mediterraneo.

Le attività che porta avanti l'Osservatorio sono:

* Coordinamento dell'EuroMediterranean Environmental Network (EEN)
* Organizzazione del Clean-Up & Scoop the Med
* Realizzazione di progetti ambientali, di sviluppo e cooperazione, coinvolgendo le ONG dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo
* Analisi e raccolta dati (inquinamento da idrocarburi, traffico delle petroliere, habitats, flora e fauna)
* Organizzazione e partecipazione ad incontri, seminari, convegni, training courses e social forum
* Rappresentanza presso l'UNEP-Map (United Nations Environment Programme-Mediterranean action plan).

Il Map - Piano d'Azione per il Mediterraneo

E' una articolazione del Programma per l'Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP) volta alla protezione dell'ambiente marino e costiero dell'area mediterranea, attraverso l'adozione di piani di sviluppo sostenibile. Il Map è costituito dalla Comunità Europea e da 21 Stati costieri (Albania, Algeria, Bosnia ed Erzegovina, Croazia, Cipro, Egitto, Francia, Grecia, Israele, Italia, Libano, Libia, Malta, Marocco, Monaco, Serbia e Montenegro, Slovenia, Spagna, Siria, Tunisia, Turchia) che aderiscono alla Convenzione di Barcellona e ai suoi Protocolli, strumenti attuativi del Piano d'Azione. Nello specifico i Protocolli sono:

* prevenzione ed eliminazione dell'inquinamento prodotto da scarichi effettuati da navi e aerei o prodotto da incenerimento a mare;
* cooperazione nella prevenzione dell'inquinamento da navi, in casi di emergenza, e nella lotta all'inquinamento;
* protezione dall'inquinamento proveniente da fonti ed attività situate sulla terraferma;
* zone particolarmente protette e diversità biologica;
* protezione contro l'inquinamento causato dall'esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, dei fondali marini e del suo sottosuolo;
* prevenzione dell'inquinamento provocato da movimenti transfrontalieri di rifiuti pericolosi e dal loro smaltimento.

http://osservatoriodiconfine.blogspot.com/2011/01/mediterraneo-losservatorio-sul.html
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Commenti su FB a margine dell'articolo
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Post di Guido Picchetti del 10/01/11
Con tutto quel che (non) accade, temo proprio che questa, per la salvezza del Mediterraneo, sia una battaglia persa... Ma quale persa ? Guardate quante truppe abbiamo... Tutte bene armate e capaci di sparane in aria e a salve ... con cartucce speciali che non riescono neppure a fare tanto rumore, ... e se lo fanno diventa anche “rumore amico” !!!!!
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Post di Maria Ghelia del 10/01/11
Diventa rumore MANGIONE... Disarmante! Un abbraccio, Maria.


Da "ECOBLOG" - 9/01/11

Marea nera: Bp, Hulliburton e Transocean colpevoli

di Peppe Croce

La commissione di indagine voluta dal presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, per far luce sulle responsabilità del disastro della Deepwater Horizon ha stabilito che le società coinvolte nella gestione della piattaforma e del disastro stesso sono colpevoli: Bp, Hulliburton e Transocean, per risparmiare, non hanno messo in atto tutte le misure di sicurezza necessarie.

Bp è accusata di non aver ben interpretato il “negative pressure test”, dal quale avrebbe dovuto capire che il pozzo Macondo non era ancora correttamente chiuso quando la piattaforma petrolifera è stata sganciata. Anche nell’utilizzare il cemento, nella prima fase delle operazioni post disastro, Bp non avrebbe usato la dovuta cautela.

Halliburton, che ha fornito il cemento, è ritenuta responsabile dalla commissione governativa di non aver testato a sufficienza il cemento stesso mentre Transocean, che è la società che aveva costruito la Deepwater Horizon (e moltissime altre piattaforme petrolifere nel mondo, Italia compresa), non avrebbe imparato la lezione da un incidente di minori dimensioni ma molto simile, avvenuto cinque mesi prima dell’esplosione della piattaforma nel Golfo del Messico.

http://www.ecoblog.it/post/11818/marea-nera-bp-hulliburton-e-transocean-colpevoli?
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Commento del sottoscritto a margine dell'articolo
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Se, dove pure ci sono i controlli e le leggi, accade quel che si sa, cosa pensate che accadrà nel Mediterraneo dove nè prevenzioni, nè accordi legislativi tra i tanti stati coinvolti vengono rispettati, e ognuno pensa solo a tirare fuori il petrolio per conto suo ???


Da "BLOG SICILIA" del 7/01/11

La corsa all’oro nero. Anche l’isola di Cipro in gara...

di Guido Picchetti

La scoperta del giacimento di petrolio, effettuata dalla Noble Energy Inc. lo scorso mese al largo delle coste israeliane, ha suscitato molto interesse nei governanti di Cipro.

L’isola del Mediterraneo orientale, infatti, pur avendo già da tempo suddiviso le sue acque territoriali in possibili concessioni finalizzate alla ricerca di risorse energetiche, per ora dipende ancora totalmente dalle importazioni.

Recentemente, come mostra la mappa allegata, è stato anche individuato un potenziale buon giacimento nello specchio di mare a levante dell’isola, a cavallo del limite di separazione tra le acque libanesi e quelle cipriote, ma il suo sfruttamento è ancora da definire.

Per tale ragione sembrano farsi invece molto concrete a Nicosia le prospettive di un partenariato strategico con la Noble Energy Inc. per lo sfruttamento dei giacimenti offshore situati al largo di Israele, proprio in prossimità delle acque territoriali cipriote meridionali.

E il Mediterraneo aspetta in silenzio…

Dal comunicato della “Penn Energy” del 6/01/11
(…) Cyprus’ desire to start importing LNG comes at an interesting time, given developments in neighbouring Israel. Testing at Israel’s offshore Leviathan discovery in December 2010 confirmed that the field held sufficient gas to justify exports, according to developer Noble Energy. Consequently, pending financing and other considerations, Israel could develop an LNG-export capacity in the medium term. Given the proximity of the two countries, Cyprus could emerge as the first importer of Israeli LNG cargoes. However, proposed changes to Israel’s energy tax policies could be deleterious to project economics.(…)
NB. – “LNG” sta per “Liquefied natural gas”.

http://www.blogsicilia.it/blog/la-corsa-alloro-nero-anche-lisola-di-cipro-in-gara/
Notizia simile su "PANTELLERIA COM - News 6016" (solo su abbonamento)
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Commenti su FB a margine dell'articolo
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Post di Giò Nastasi del 7/01/11
Mi piacerebbe leggere notizie diverse ,caro Guido... Non se ne può più... Ee il dramma è che sarà sempre peggio... povera Terra... !!! A te un enorme... grazie!!
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Post di Guido Picchetti del 7/01/11
Purtroppo concordo con te... Unica speranza è quella che prima o poi qualcuno si muova, capisca, e faccia ciò che deve... prima che sia troppo tardi... Ma so bene quanto sia difficile che ciò avvenga... Personalmente non mi faccio illusioni...


Da "MARSALA IT" del 7/01/12

Tra poco ritornano le trivelle a Pantelleria
della Northern Petroleum


Dal comunicato della "Northern Petroleum Plc" in data 14 Dicembre 2010:
 
"Operations Italy - (omissis) In the Thrust and Fold Belt core area offshore Sicily, alongside joint-venture partner Shell Italia, the (1520km²) 3D seismic evaluation continues with a decision to drill required before the end of Q1 2011".

In altre parole, la Northern Petroleum, insieme alla Shell Italia partner in joint venture, dopo le valutazioni sismiche 3D ha deciso di iniziare entro il primo trimestre del 2011 le trivellazioni al centro dell'area off-shore Sicily C.R147.NP.

Si tratta dell’area che la Northern Petroleum ha in concessione a Nord di Pantelleria, confinante con la G.R.15.PU, anch’essa già data in concessione dal ministero delle attività produttive italiano alla ADX, la stessa società petrolifera che l’estate scorsa ha effettuato le trivellazioni di ricerca con la piattaforma “Lambouka-1” sul limite delle le acque territoriali tra Tunisia e Italia (vedi mappa allegata).

Questo l’indirizzo che collega alla pagina web dov’è pubblicato il comunicato della NP:
http://www.londonstockexchange.com/exchange/news/market-news/market-news-detail.html?announcementId=10738762 

Questa estate il mare vicino Pantelleria ha visto la presenza della piattaforma petrolifera dell'ADX "Lambouka-1", per le sue trivellazioni di ricerca. La "Lambouka-1" era posizionata alla distanza di 13,314 miglia nautiche dalle coste dell'isola.Si trovava in acque tunisine.

http://a.marsala.it/notizie-dalla-provincia/isole/27326-tra-poco-ritornano-le-trivelle-a-pantelleria-della-northern-petroleum-.html

Messaggio del sottoscritto del 7/01/11 a "MARSALA IT" a margine dell'articolo
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Grazie per aver ripreso la mia nota pubblicata su FB il 17/12 u.s., e da me inviatavi sperando proprio in una sua diffusione che favorisse una maggiore consapevolezza dei rischi incombenti su Pantelleria e sullo Stretto di Sicilia. Rischi concreti, purtroppo! E la notizia che li denuncia ha una sua maggiore validità in un questi giorni mentre si sta verificando una brusca accelerazione della corsa alle trivellazioni off-shore di ricerca e di sfruttamento energetico in tutto il bacino orientale del Mediterraneo, al largo delle coste egiziane, israeliane e libanesi, e perfino dell'isola di Cipro.
Ps.- Avrei voluto inserire come commento quanto Le ho inviato come messaggio, ma purtroppo il vs/ "registrati" non funziona a dovere, e non mi è stato possibile postarlo in calce all'articolo. Grazie comunque e auguri di Buon Anno.

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Risposta di Giacomo Di Girolamo, direttore di "MARSALA IT" del 7/01/11

Grazie a lei per tutto quello che fa. Ci dispiace per l'inconveniente del portale, segnaleremo la sua nota ai nostri tecnici.


Da "ECOBLOG" - 6/01/11

Usa: si torna a estrarre petrolio in alto mare.
Shell compra Bp?

di Peppe Croce

Tredici compagnie petrolifere, grandi e piccole, potranno a breve tornare a trivellare il fondo del Golfo del Messico e altre specchi di mare ad alta profondità per estrarre petrolio off-shore e gas naturale.

Il Dipartimento degli Interni statunitense, infatti, ha deciso un allentamento delle restrizioni imposte all’indomani del disastro petrolifero della Deepwater Horizon. Ma, dicono gli americani, le compagnie dovranno comunque garantire standard di sicurezza elevati.

Nel frattempo qualcosa si muove sul fronte societario, lato big business: voci di corridoio parlano di un serio interessamento da parte di Shell nei confronti di Bp che, in seguito all’oil spill, è ormai in serissime difficoltà economiche. E la borsa si impenna…

http://www.ecoblog.it/post/11803/usa-si-torna-a-estrarre-petrolio-in-alto-mare-shell-compra-bp?


Da "ECOBLOG" - 6/01/11

Marea Nera: Robert Redford con "The Fix" si scaglia
contro le compagnie petrolifere

di Alessandra

Robert Redford, il noto attore insignito dal Times del titolo di “super ambientalista” nonostante una inspiegabile opposizione alla costruzione di un eco villaggio in California, torna più agguerrito che mai a difendere la Natura concentrandosi, questa volta, sull’ecosistema marino devastato dall’orribile flagello della Marea Nera.

In “the Fix” un corto realizzato ad hoc sul tema, l’attore dopo aver sottolineato l’altissimo peso specifico del disastro ambientale della Deepwater Horizon sull’economia statunitense chiede un attivismo partecipato in modo da fare pressioni sui governi e sulle compagnie petrolifere che spesso, soprattutto negli Usa, finanziano le campagne elettorali in un pericoloso gioco che unisce troppo spesso la politica all’economia. Redford, inoltre, ricorda il suo lavoro alla Standard Oil quando, da ragazzo, ebbe modo di scontrarsi con la profonda dicotomia tra le campagne pubblicitarie che seducono con un decantato rispetto per l’ambiente da parte delle compagnie petrolifere e la laconica verità dei fatti...

Smettete di dare ascolto alla propaganda delle compagnie petrolifere e alle loro marionette al Congresso, che è solo nel loro interesse. Fa male alla salute... L’ultimo appello, poi, è per ridurre la nostra dipendenza dal petrolio con la scelta delle fonti rinnovabili (sole e vento).

http://www.ecoblog.it/post/10628/marea-nera-robert-redford-con-the-fix-si-scaglia-contro-le-compagnie-petrolifere


Da "BLOG SICILIA" del 5/01/11

Lo squalo bianco, emblema della biodiversità
nello Stretto di Sicilia

di Guido Picchetti

Squali contro squali. Lo squalo bianco dello Stretto di Sicilia contro gli “squali” delle trivellazioni nel Mediterraneo. Davvero una bella lotta, ma, temo, senza troppe chance per lo squalo bianco, destinato a soccombere contro le uniche due minacce in grado di metterne oggi in pericolo la sopravvivenza: la pesca eccessiva e l’inquinamento. E pensare che i primi squali nuotavano nei mari già 400 milioni di anni fa, prima che comparissero i dinosauri e gli alberi.

Ed erano molto simili a quelli di oggi, a dimostrazione di come la natura li abbia progettati sin dall’inizio in maniera ineccepibile per la vita acquatica, tanto da essere sopravvissuti alla selezione naturale senza grandi cambiamenti fino ai nostri tempi.

Ora però, nella nostra era, questi magnifici predatori marini potrebbero non farcela a sopravvivere. E pertanto sono stati inclusi nell’elenco delle specie in pericolo di estinzione, di quelle specie protette cioè la cui perdita sarebbe un segnale inequivocabile del degrado cui va incontro il nostro pianeta…

Eppure proprio dallo Stretto di Sicilia è venuto nel settembre scorso un segnale di speranza. Sotto lo sguardo incredulo dei ricercatori dell’Ispra, impegnati dall’inizio dell’anno a raccogliere dati sulla biodiversità marina nelle acque dello stretto, un pescatore di Lampedusa ha consegnato loro uno squalo bianco, di un metro e sessanta di lunghezza, catturato con una rete a strascico.

L’esemplare, dissezionato presso i laboratori dell’istituto, si è rivelato per una femmina di pochi mesi. Una prova evidente che lo squalo bianco, una delle specie più a rischio di estinzione, drasticamente ridotta nel Mediterraneo a causa della pesca, e in grado di raggiungere anche i 7 metri di lunghezza, sembra aver scelto il mare di Sicilia per venire a riprodursi.

“Questo giovane squalo bianco – ha spiegato Simonepietro Canese, responsabile del programma di ricerca “Biodiversità marina dello Stretto di Sicilia” – evidenzia l’importanza scientifica di questo avvenimento: ha meno di due mesi di vita e il suo ritrovamento supporta l’ipotesi che il Canale di Sicilia, un tratto di mare con valori di biodiversità marina straordinari, costituisca un’area chiave per la riproduzione di questa specie protetta. Averne trovato uno esemplare nato da poco sembra essere una conferma a tutte le ipotesi circa le condizioni favorevoli al loro ciclo vitale nel Canale di Sicilia.”

E non è senza ragione che la cattura sia avvenuta ad opera di una strascicante: i giovani di questa specie, a differenza degli esemplari adulti, restano in prossimità del fondo.

“Le popolazioni di squali del Mediterraneo”, aggiunge Massimiliano Bottaro, ricercatore dell’ISPRA esperto di squali e coordinatore del Gruppo Ricercatori Italiani sugli Squali (GRIS), che partecipa a questo programma, “sono in drammatico calo e monitorare la loro presenza in zone quali il canale di Sicilia rappresenta sicuramente un primo importante passo per la tutela di questi predatori”.

Su banco del laboratorio dell’ISPRA sono stati analizzati anche uno squalo grigio e uno squalo mako. Meno rari dello squalo bianco, ma comunque anch’essi a rischio. Braccati dall’uomo, pescati senza alcuna limitazione per decenni, gli squali d’altronde sembrano essere quasi del tutto scomparsi dal Mediterraneo.

Ma, a quanto pare, per questi grandi predatori è rimasto un ultimo rifugio: lo Stretto di Sicilia, dove non è raro avvistare anche altre specie protette come balene, squali toro, verdesca e squalo grigio.

“Questo ritrovamento”, ha commentato infine Leonardo Tunesi, capo del III Dipartimento Tutela degli Habitat e della Biodiversità Marina dell’ISPRA, “è una grande soddisfazione per il lavoro che il Dipartimento da anni svolge per la salvaguardia della biodiversità marina; la notizia della riproduzione in questo braccio di mare di una specie così rara, proprio in questo anno dedicato alla biodiversità, ci incoraggia a continuare nel monitoraggio e nella ricerca per difendere un patrimonio inestimabile quale quello presente nei nostri mari”. Cos’altro ci vuole per arrivare a capire che la tutela dello Stretto di Sicilia è obiettivo primario di ciascuno di noi e condizione essenziale per la tutela della Biodiversità dell’intero Mediterraneo ?

http://www.blogsicilia.it/blog/lo-squalo-bianco-emblema-della-biodiversita-nello-stretto-di-sicilia/

Stessa notizia anche su " PANTELLERIA COM - news 6006" del 6/01/11 (solo su abbonamento)
Il video su YouTube sullo squalo bianco esaminato all'ISPRA
http://www.youtube.com/user/isprawebtv#p/u/0/iRFAvRAu3Yo

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Commenti su FB a margine dell'articolo
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Piace a Giovanni Rossi Filangieri e Mauro Brusà
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Post di Maria Ghelia del 5/10/11
Purtroppo penso anch'io che lo "SQUALO" re dei mari soccomberà all'ingordigia dello squalo umano... Ma la speranza è sempre l'ultima a morire !
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Post di Carmelo Nicoloso del 5/10/11
Caro Guido, lo squalo bianco come emblema della biodiversita' nello Stretto di Sicilia? Direi ai ricercatori e biologi attivi: bene il monitoraggio sulle specie selvatiche compresi gli squali, ma guardiamo ai veri predatori del Mare Nostrum che si chiamano "trivelle"...


Da "EURONEWS NET" - 4/01/11

Petrolio - BP fa i conti dopo la marea nera

30/12/10 - La compagnia petrolifera britannica Bp dovrebbe farcela e sopravvivere alla marea nera, la peggiore nella storia degli Stati Uniti, che ha colpito il golfo del Messico lo scorso aprile.

E’ quanto dicono gli analisti otto mesi dopo l’esplosione.
Vedi il video è visionabile sul sito di Euronet

Secondo quest’esperto all’epoca erano numerosi gli investitori sull’orlo della crisi di nervi in quanto Bp é tra le società che paga alti dividendi.

Risultato nel periodo compreso tra aprile e giugno il titolo Bp perdeva due terzi del suo valore: oggi l’azione é in ripresa dopo che gli analisti hanno rivisto i costi di ristrutturazione seguiti alla catastrofe ecologica.

Bp ha destinato a riserve la bella somma di 40 miliardi di dollari destinati in gran parte alle spese di pulizia e al pagamento dei danni. In ogni caso nel terzo trimestre Bp é tornata in utile.

http://it.euronews.net/2010/12/30/bp-fa-i-conti-dopo-la-marea-nera/
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Commenti su FB a margine dell'articolo
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Post di Raniero Rossi Marcelli del 4/01/10
Caro Guido mi sono permesso di inviarti un link che penso possa interessarti...è sulle trivellazioni tra la Sicilia e la Libia, ciao.
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Post di Guido Picchetti del 4/01/10
Grazie Raniero. Ho dato un occhiata... L'intenzione di quel gruppo su FB è encomiabile, l'impegno un pò meno... La nuova notizia sulla BP che riporto qui in Bacheca arriva dopo due mesi di silenzio... e, in verità, non dice molto, se non che tutto continua come e peggio di prima... E per chi volesse sapere di quale gruppo su FB si parlava, il suo nome è "No alle perforazioni della BP nel mare libico a 500 Km dalla Sicilia" raggiungibile al lnk http://www.facebook.com/group.php?gid=135538866485828&ref=ts . Ma l'estate scorsa le trivellazioni dell'ADX erano a a 13 miglia da Pantelleria in acque tunisine e quelle previste dalla NP in primavera saranno ancora più vicine e in acque italiane !!!
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Post di Raniero Rossi Marcelli del 4/01/10
No alla perforazioni della BP nel mare libico a 500 Km dalla Sicilia, clicca su http://www.facebook.com/group.php?gid=135538866485828&ref=ts  e invita altri ad iscriversi, diffondiamo e e firmate la petizione che troverete nell'area discussioni...
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Post di Guido Picchetti del 4/01/10
Raniero, il problema non è la BP, o l'ADX, o la NP, ma il gran numero delle piattaforme off-shore che già operano o stanno entrare in attività in tutto il Mediterraneo. E' il loro numero crescente che aumenta il pericolo di incidenti sempre possibili... E la soluzione è la la prevenzione, con controlli e mezzi di pronto intervento in casi di incidenti sempre possibili e la tutela ambientale di quelle aree sensibili del Mediterraneo già individuate, una delle quali è appunto lo Stretto di Sicilia...
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Post di Raniero Rossi Marcelli del 4/01/10
Conosco bene il problema delle tante piattaforme già in funzione e dei possibili incidenti, quello è il problema, e questo grazie alla tua sentita preoccupazione e quotidiana divulgazione di notizie che spero possano sensibilizzare sempre più persone e Amici dell' Ambiente e del Mare.
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Post di Guido Picchetti del 4/01/10
Se concordi con le mie osservazioni allora ritengo che forse sia più importante sottoscrivere tutti la petizione in favore delle aree naturali protette siciliane. Basta andare all'url http://www.firmiamo.it/salviamo-le-aree-naturali-protette-siciliane. Se poi si vuole anche favorire la raccolta delle firme si può inserire  anche un piccolo banner sulle nostre pagine web. Basta cliccare sul link che segue e sapremo come fare... E' facile ! http://www.firmiamo.it/salviamo-le-aree-naturali-protette-siciliane/diffondi .
Per ora siamo a 1767 firme... ma è davvero poco, rispetto all'interesse della mozione stessa, promossa da Giulia Casamento il 13-12-2010... E qui a seguire riporto il testo della mozione anzidetta:
"Il 2010 è l’Anno Internazionale della Biodiversità, eppure rischia di essere ricordato in Sicilia per l’abolizione di fatto delle aree naturali protette.
Nel bilancio regionale 2010 sono stati tagliati drasticamente i fondi destinati ai Parchi ed alle Riserve Naturali della Sicilia; ulteriori e più consistenti tagli sono previsti dalla Legge Finanziaria 2011, sino a ridurre di oltre il 70% le risorse per la conservazione della natura e per la gestione delle aree naturali protette.
Le conseguenze rischiano di essere gravissime: per la conservazione di specie e habitat, spesso protetti anche a livello nazionale ed europeo; per l’aumento delle conoscenze naturalistiche; per la valorizzazione e la promozione dei territori in cui ricadono i parchi e le riserve; per la sensibilizzazione e la crescita culturale delle comunità locali; per la nascita ed il rafforzamento di uno sviluppo economico sostenibile, basato sulla tutela e fruizione dei beni ambientali e culturali. Il taglio dei fondi per la gestione ordinaria delle aree naturali protette e la mancata attivazione delle risorse comunitarie rischiano di consegnare interi territori all’abbandono, al degrado ed alla speculazione edilizia.
In particolare le riserve naturali gestite dalle Associazioni Ambientaliste sono già ad un passo dalla chiusura per mancanza di fondi; eppure hanno garantito in questi anni importanti risultati in diversi settori, e costituiscono spesso fondamentali presidi di legalità in contesti difficili.
I Parchi e le Riserve Naturali della nostra Regione svolgono un insostituibile ruolo di laboratori scientifici all’aperto e custodiscono un importante patrimonio di biodiversità che richiede attenzione e protezione, e che può costituire un’imperdibile occasione di sviluppo sostenibile. Inoltre la maggioranza delle aree naturali protette siciliane ricade in Zone di Protezione Speciale ed in Siti di Importanza Comunitaria voluti da due direttive dell’Unione Europea, per i cui piani di gestione sono state impegnate grandi risorse intellettuali, tecniche ed economiche.
La salvaguardia della biodiversità non può essere solo un impegno di facciata, ma deve concretizzarsi con azioni coerenti che abbiano obiettive ricadute positive sulle risorse naturali. Chiediamo quindi al Governo ed al Parlamento regionali, nell’Anno Internazionale della Biodiversità, di garantire alle Aree Naturali Protette le risorse necessarie per la loro gestione, e di lavorare per un complessivo rilancio delle politiche di conservazione della natura."


Da "NOPA IT" - 3/01/11

Ambiente & Fauna

Preoccupazione per le trivellazioni nel Canale di Sicilia

di "F.N. Pro Natura"

Le numerose trivellazioni nello Stretto di Sicilia contribuiscono a rendere quest’area estremamente fragile elevando i rischi ambientali che potrebbero derivare da possibili incidenti, come purtroppo avvenuti nel Golfo del Messico. Questo tratto di mare, inoltre, è soggetta ad elevato rischio sismico, fattore che aumenta ulteriormente la sua fragilità e i pericoli a cui l’intera area potrebbe andare incontro.

A rendere ancora più preoccupante una ipotesi di questo genere è che un eventuale incidente, anche di dimensioni minori, avrebbe
effetti devastanti per l’intero ecosistema di quella parte di Mediterraneo con un effetto domino in gran parte di esso.
Lo Stretto di Sicilia é oggi unanimemente considerato il principale hotspot della biodiversità mediterranea. In questo tratto di mare tra Sicilia, Malta, Libia e Tunisia sono presenti tutte le specie marine protette del Mediterraneo capodogli, balene, tursiopi, stenelle, delfini, globicefali, grampi, squalo bianco, squalo elefante, mobula, tartaruga comune, tartaruga liuto, foca monaca, Posidonia oceanica, Pinna nobilis, Lithophaga spp., laminarie, maerl, corallo rosso, ecc.

Lo Stretto di Sicilia rappresenta attualmente anche la più importante zona di pesca di specie di grandi dimensioni come i grandi pelagici, specie demersali oltre ad essere presenti nell’area anche stock di piccoli pelagici come le acciughe, gli sgombri e le sardine che hanno consentito, sin dall’antichità, l’insediamento dell’uomo sulla costa.Un ruolo essenziale, unico e irreplicabile per la biodiversità e la produttività biologica dello Stretto di Sicilia, è dovuto ai banchi o bassifondi (Graham, Skerchi, Avventura, Talbot, Terribile, Alluffo, banco di Pantelleria, ecc.) che rappresentano ambienti fragili ma indispensabili alla diversità biologica ed alla produttività dell’intera area.

In particolare, i banchi del Canale di Sicilia rappresentano un ecosistema di straordinaria rilevanza ecologica riconducibile ai seguenti motivi:

- creano una discontinuità naturale rispetto alla monotonia di fondali mobili esercitando attrazione da corpo solido (tigmotropismo positivo) per molte specie per le quali diventano un “meeting point” in mare aperto;
- realizzano una discontinuità batimetrica e di substrato accogliendo fauna e flora non insediabile sui fondali in cui il banco sorge;
- assolvono ad un ruolo ecologico rilevante poiché gli ecosistemi di basso fondo posizionati in mare aperto sono molto diversi dagli analoghi costieri essendo sottoposti a minore impatto antropico come overfishing, inquinamento, turismo e naturale come apporto terrigeno e di nutrienti da parte di corsi d’acqua, sedimentazione costiera;
- offrono rifugio ad adulti di molte specie marine diventando così aree di riproduzione in grado di sostenere gli stock ittici e il sistema ambientale ed economico dello Stretto di Sicilia nel suo complesso;
- la presenza dei banchi costituisce aree di nursery con ricadute estremamente positive sulle attività ittiche dell’intera regione;
- sviluppano un livello trofico aggiuntivo in ambiente pelagico offrendo risorse alimentari addizionali a specie di grandi predatori quali mammiferi marini e squali;
- ospitano biocenosi sensibili e fragili come posidonieti, coralligeno del largo, alghe calcaree, protette dalle convenzioni internazionali rimaste integre solo in ambiente di banco, essendo state seriamente compromesse in ambiente costiero;
- favoriscono la costruzione di un micro-sistema completo, sviluppando rapporti ecosistemici ed una biodiversità unica e non replicabile;
- consentono la fissazione dell’energia ed il suo trasferimento trofico creando biomassa che viene esportata nelle aree vicine.

Inoltre, la fruizione ricreativa e culturale dei banchi dello Stretto di Sicilia può rappresentare una prospettiva rilevante di didattica ambientale, di offerta sostenibile del paesaggio sommerso fruibile sia dal turismo subacqueo che, attraverso sistemi di visione remota, da una utenza diffusa. Numerosi organismi internazionali hanno riconosciuto l’importanza di questo tratto di Mediterraneo con numerosi trattati e strumenti internazionali: Countdown 2010, Convention on Biological Diversity, Mediterranean Action Plan, Convenzione di Barcellona, Direttiva Habitat, ACCOBAMS, Convenzione di Bonn, ecc.

Dalle condizioni dello Stretto di Sicilia dipende l’equilibrio di tutto il Mediterraneo; per questo motivo l’UNEP, organizzazione delle
Nazioni Unite per la protezione dell’ambiente, in un meeting svoltosi ad Istanbul in Giugno, promosso dal MAP (Mediterranean Plan
Action) ha indicato lo Stretto di Sicilia come Zona di Protezione ai sensi della Convenzione di Barcellona, specificandone con apposite mappe anche i siti e i limiti delle aree dello Stretto su cui va prevista la tutela ambientale. Riconoscendo l’elevato valore ambientale, sia l’Italia che la Tunisia, in cui ricadono molte delle aree proposte a protezione, hanno firmato la Convenzione di Barcellona già dal lontano 1979.

Purtroppo, a fronte di questo impegno internazionale assunto dai due Paesi l’area non ha trovato fino ad oggi un livello di protezione tale da allontanare la possibilità di degrado e di pericolo. Al contrario, numerose società di trivellazioni esplorative per la ricerca di idrocarburi si stanno affollando proprio nello Stretto, pronte ad uno sfruttamento intensivo delle risorse qualora le esplorazioni diano un risultato favorevole.

Un ulteriore motivo di apprensione viene alimentato dalla lottizzazione di interi settori marini offerti in concessioni a diverse società petrolifere; nel settore tunisino l’intero braccio di mare dalle coste del Nord Africa fino alle limite delle acque Territoriali Tunisine sono state interamente assegnate in concessione.

Nel versante italiano dello stretto le cose non sono più rassicuranti, anche se si nota una preoccupazione e una presa di posizione da parte di amministrazioni locali e il sorgere in modo spontaneo di comitati di cittadini che rivendicano il diritto alla salvaguardia di questo tratto di mare e l’attuazione finalmente di quelle norme di tutela che la comunità internazionale ha da tempo e ripetutamente invocato.

Come appare evidente tuttavia i confini amministrativi possono essere utili demarcazioni per quanto attiene alcuni aspetti normativi o per l’uso delle risorse, di nessun effetto, evidentemente, per quanto riguarda gli aspetti biologici o per quelli derivanti dall’inquinamento delle acque.

Il Ministero dell’Ambiente ha pubblicato l’11 agosto un decreto che vieta le attività di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare all'interno del perimetro delle aree marine e costiere a qualsiasi titolo protette. Se questo decreto sarà utile alla salvaguardia dell’area marina delle Isole Pelagie, proprio perché essa è sottoposta a tutela, non può essere in grado di garantire in nessun modo tutte le zone non vincolate, come il Canale di Sicilia e il mare di Pantelleria, aree anch’esse di grande valore turistico e ambientale, e quindi economico.

Anche limitando lo sfruttamento petrolifero alle sole aree tunisine, eventuali incidenti avrebbero ricadute drammatiche sull’intero
ecosistema di cui le acque italiane sono parte.  Infatti, in caso di fuoriuscite di petrolio la compagnia farebbe arrivare le sue navi da Tunisi, che si trova a 70 miglia. L’isola italiana, che è nella direzione delle principali correnti, non sarebbe comunque in grado di affrontare la situazione in caso di crisi.

Eppure, questo tratto di mare era al centro di un protocollo di intesa tra Italia, Malta e Tunisia per la formazione di questa area protetta era stato firmato dall'allora ministro dell'ambiente Alfonso Pecoraro Scanio il 20 novembre del 2007 e la legge del 29 novembre successivo concedeva al Ministero la somma di 20 milioni di euro per l'attuazione dei programmi di intervento per le aree potette.

Durante un incontro tenutosi ad Istanbul nel mese di Giugno 2010 gli esperti scientifici dell’UNEP e i diversi rappresentanti del Piano d’Azione Mediterraneo (MAP) hanno individuato nel Mar Mediterraneo 12 aree ritenute di elevato interesse per il mantenimento della biodiversità mediterranea, tra queste anche la piattaforma continentale Tunisina e più specificatamente il Canale di Sicilia settentrionale, incluso il banco Avventura e i banchi limitrofi, ed il Canale di Sicilia meridionale.

Diversi paesi che vedono tratti di mare interessati da questo riconoscimento hanno avviato procedure per tradurre in normative concrete questo riconoscimento di importanza ambientale e rendere efficace il livello di protezione. Tra questi Francia e Spagna hanno espresso la disponibilità a collaborare per la tutela del Golfo del Leone oltre che proporre per quest’area una dichiarazione di SPAM (Area Protetta Speciale di Interesse Mediterraneo) un analogo marino alle aree continentali della Rete natura 2000; la Slovenia ha invitato i paesi che si affacciano all’Adriatico per varare misure coordinate ed unitarie allo scopo di definire una SPAM in questa regione.

I rappresentanti dei diversi paesi hanno incaricato la Segreteria della Convenzione di Barcellona a contattare le autorità competenti di ciascun Stato, al cui interno ricadono le aree ad elevato valore naturalistico, in modo da avviare l’iter per l’istituzione di Aree Protetta di Interesse mediterraneo (SPAM). Sulla base dei protocolli internazionali, delle raccomandazioni delle autorità scientifiche e della crescente richiesta da parte delle popolazioni che insistono in questo tratto di mare, la Federazione nazionale Pro Natura fa richiesta in modo forte di avviare tutte le procedure nazionali e internazionali affinché l’intero tratto di mare possa trovare una efficace protezione, riconoscendone l’elevato valore naturalistico ed economico, sottraendolo ai pericoli a cui un eventuale sfruttamento petrolifero inevitabilmente lo condurrebbe.

http://www.nopa.it/blog/index.php?id=ul0

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Piace a Sandro Bonomo, Luca Gioria e Gianluca Cecere
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Post di Guido Picchetti del 3/01/11
Ottimo intervento in favore della tutela dello Stretto di Sicilia e del Mare di Pantelleria... Speriamo che qualcuno prima o poi si compri un cornetto acustico o un paio di occhiali per leggere... :-) :-)


Da "OASIS" - News Ambiente - Gennaio 2011

Sorprese Mediterranee - Lo squalo bianco
Il recente ritrovamento di uno squalo bianco di pochi mesi nel canale di Sicilia ha portato all'ipotesi che questa rara specie si riproduca anche nel Mare Nostrum

a cura di Franco Tassi

II Mediterraneo è certamente il mare più abitato, vissuto ed esplorato del mondo, ma non finisce mai di riservarci nuove sorprese. Già ai tempi della antica Roma lo storico naturalista Eliano narrava di una piovra gigante a Pozzuoli, e di orche che assalivano sulla spiaggia le foche monache nelle bocche di Bonifacio. Ma le osservazioni raccolte negli ultimi anni dal Gruppo Criptobiovarietà, e tuttora in corso di verifica e catalogazione, sono davvero spettacolari e talvolta incredibili. Giganteschi pesci luna nell'Adriatico, una megattera che va a spasso tra Sicilia e Mar Ligure, un calamaro gigante nel golfo di Policastro: e poi la foca monaca che si affaccia d'inverno sul litorale laziale, la tartaruga liuto che si riproduce dove nessuno l'avrebbe immaginato, e persino un'orca "assassina" che balza improvvisa dai flutti per afferrare i gabbiani nel Mar Jonio. Ma l'ultima novità viene dal Canale di Sicilia, scrigno di biodiversità marina e via privilegiata di spostamento della fauna, dove la scorsa estate alcuni pescatori hanno inavvertitamente catturato uno squalo bianco con la rete a strascico. Analizzato accuratamente dai ricercatori deU'ISPRA, lo squalo si è rivelato una femmina di pochi mesi: e tutto fa quindi pensare che questo gigante del mare, ormai sempre più raro ovunque, si riproduca anche nel "mare nostro".

Sapevamo che nel Canale di Sicilia erano presenti verdesche, squali grigi e toro, elefante e mako. Ma ora l'incontro con il leggendario gigante degli Oceani non solo suscita emozioni, ma offre anche solidi argomenti in più per proteggere, tra la Sicilia e l'Africa settentrionale, questo ambiente unico, ricco e dinamico, favorevole alla vita di questo e altri superpredatori altrove in costante regresso.

Avvistamenti dello Squalo bianco nel Mediterraneo non erano mancati in passato, ma si presumeva si trattasse soltanto di "passaggi" occasionali: e del resto proprio presso Malta era stato catturato un individuo lungamente ritenuto il più grande del mondo, ma oggi probabilmente superato da altri reperti. Esistono poi nella bibliografia e nell'aneddotica meno recente molte citazioni di Squali dalle dimensioni imponenti, ma se non si dispone di dati scientificamente verificati è facile sospettare  che le misure non siano esatte,  o che vi sia stata una confusione con lo squalo elefante o lo squalo

Super predatore lo squalo bianco può raggiungere una lunghezza di sei metri. Sono sorprendenti
le ultime osservazioni nel Mediterraneo: tartarughe liuto, giganteschi pesci luna nell'Adriatico, megattere nel mar Ligure
e perfino un'orca che balza tra i flutti
dello Jonio per afferrare un gabbiano

balena. Oggi gli esperti del settore sono propensi a ritenere che il primato mondiale per grossezza vada riconosciuto al "mostro di Cojimar", un impressionante esemplare catturato nel Golfo del Messico, presso Cuba, negli anni '40: era lungo oltre 6 metri e pesava più di 3 tonnellate. A compiere la rocambolesca e rischiosa impresa furono proprio i pescatori di Cojimar, il luogo magico che ispirò ad Hemingway il suo celeberrimo racconto "II vecchio e il mare".

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Piace a Irene Barberi
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Post di Etna Sci del 3/01/11
Non sembra una novità...un paio di anni fa fu catturato dalle reti uno squalo bianco di diversi metri nel trapanese.


Da "OASIS" - News Ambiente - Gennaio 2011

Salviamo la "Perla nera"
Al largo delle coste di Pantelleria incombe lo spettro delle trivellazioni petrolifere L'ennesima minaccia per l'isola italiana più selvaggia e ricca di biodiversità

di Franco Tassi

Strano destino, quello delle piccole isole. Il Mediterraneo ne è ricco, l'Egeo ne pullula, la Grecia ne va fiera... E l'Italia? Tutti sanno che nel "Mare Nostro" vi sono non meno di 200 "isole minori", tra cui spiccano le isole più belle e famose del mondo: Capri e Ischia, Ponza e Ventotene, Caprera e La Maddalena, Elba e Montecristo, Sfromboli e Vulcano, Lipa-ri e Panarea, Ustica e Favignana, Pantelleria e Lampedusa. Ciascuna di queste isole rappresenta un mondo a parte, ognuna è un vero capolavoro della natura. Paradisi sognati da tutti i popoli europei che vivono tra le brume del Nord, e non soltanto da loro. Un tempo avamposti della storia e della civiltà, rischiano oggi di essere sopraffatte dall'invasione edilizia, sommerse dal turismo mordi e fuggì per un mese l'anno, e poi completamente dimenticate. Anche per questo, da quasi mezzo secolo il Settore Mare del Comitato Parchi sostiene con forza l'idea di creare nei luoghi migliori, come avviene in molti altri Paesi, moderni Parchi Blu ben organizzati, garanzia di tutela di un patrimonio unico ma anche efficaci catalizzatori di un ecoturismo pluristagionale responsabile. Da anni se ne parla, ma ben poco di concreto è stato fatto davvero.

Prendiamo come esempio Pantelleria: vera perla nera del Mediterraneo, quarta isola italiana per estensione, l'antica Cossyra è un gran blocco di natura vulcanica nel mezzo del Canale di Sicilia, più vicina alla Tunisia che alla Trinacria. Tondeggiante, culmina nella Montagna Grande alta 836 metri, dalla quale nelle giornate più limpide si possono ammirare sia le coste africane che quelle europee. Antico cratere ormai spento, emana ancora vapori fumosi, cela calette incantevoli, ospita un singolare laghetto detto "Specchio di Venere", ed è prodiga di grotte, faraglioni e strane formazioni rocciose. Accanto a lande assolate dominio di erbe aromatiche come menta, salvia, origano e nepetella si incontrano macchie e pinete di pino marittimo e d'Aleppo. Regno del coniglio selvatico e di faune minori simili a quelle africane, rappresenta un punto di sosta ideale per gli uccelli migratori di ogni genere, tanto da richiamare in primavera e d'autunno drappelli di appassionati naturalisti.

Ma i tesori più preziosi sono nascosti nei fondali incontaminati ricchi di spugne e coralli, cernie e polpi enormi; e nelle fresche acque azzurre intorno all'isola, dove sfilano cefali, dentici, tonni, squali e pesci spada, e talvolta si può avvistare una tartaruga marina, una manta o una foca monaca. Qui si fanno anche scoperte importanti, come il recentissimo primo avvistamento di una grande medusa proveniente dall'Atlantico (Catostylus tagi), mai osservata prima nel Mediterraneo.

Pantelleria meriterebbe, insomma, massima attenzione e protezione: perché se è vero che esiste già una Riserva terrestre, si attende vanamente da anni l'Area Marina Protetta; e una legge di tre anni fa vorrebbe trasformarla tutta in un Parco Nazionale. D'altro canto lo stesso Canale di Sicilia potrebbe un giorno diventare un cosiddetto Parco transfrontaliero, ovvero di livello e spessore internazionale. Ci sarebbe insomma da essere felici e fiduciosi nell'avvenire, ma come spesso accade la realtà sta purtroppo prendendo una piega del tutto diversa: perché a poche miglia dalla costa incombe lo spettro delle trivellazioni petrolifere, come sempre "regolarmente autorizzate" dalle autorità competenti. Il rischio di incidenti disastrasi non sembra poi tanto remoto, se si pensa che la piattaforma sottomarina è di natura vulcanica, e perforando quello strato magmatico non solo si distruggerebbe una straordinaria fauna di profondità ancora in gran parte sconosciuta, ma si andrebbe incontro ad altre sorprese assai poco piacevoli.

L'unica seria difesa può venire da una rapida creazione del primo Parco Marino Internazionale del Mediterraneo, che porterebbe Pantelleria alla ribalta europea: ma al di là delle belle parole, ben poco si muove. Si sa di ingenti somme da tempo stanziate dal Governo, ma nessuno spiega dove siano finite: nel migliore dei casi verranno in parte destinate al solito magnifico "studio di fattibilità", ma nel frattempo tutti i peggiori attacchi procederanno indisturbati.

La sola forza in grado di salvare l'isola sta dunque in una convinta alleanza tra comunità locale, movimenti ambien-talisti, mezzi di comunicazione e frequentatori dell'isola, tra cui figurano anche personaggi di spicco. Con un obiettivo semplice e immediato: creiamo le Aree Protette, ma puntiamo subito su un moderno Centro Natura nel cuore dell'isola. Un Centro in cui occupare giovani del posto, attrarre volontariato italiano  e straniero,  aprire la porta  all'informazione e alla discussione, mostrare le meraviglie del mare anche a chi non vada con la testa sottacqua. Pantelleria porrebbe allora scampare  al rischio  dell'oro nero,  e  trovare  il vero oro pulito


Quarta isola italiana per dimensioni,
Pantelleria è un blocco di roccia vulcanica
nel mezzo del Canale di Sicilia.
Dal suo punto più elevato,
nelle giornate più limpide, si possono osservare
sia le coste europee che quelle africane.
Un paradiso da troppo tempo in attesa
dell'istituzione di un'area marina protetta

nella conservazione di tutti i suoi beni più preziosi: natura e tradizioni locali, ospitalità e vita attiva per gran parte dell'anno, sole e mare. Sarebbe davvero così difficile imboccare questa strada maestra?

Meglio l'oro nero o l'oro azzurro?

Sapevamo tutti, da molto tempo, quali fossero i mali del "mare nostro". Inquinamento d'ogni tipo, liquido e solido, sonoro ed elettromagnetico; pesca eccessiva e scriteriata, incurante delle regole e mirante al massimo profitto; urbanizzazione dilagante tra porti turistici invadenti e sfrenata edilizia residenziale costiera; alterazione dei regimi idrici litoranei e devastazione dei fondali; e chi più ne ha, più ne metta. Ma ora, a questi non lievi disastri si aggiunge un altro pericolo, di cui pochi sono ancora coscienti: le frenetiche trivellazioni, per ridurre il Mediterraneo a una gruviera rischiando anche disastri del tipo di quello del Golfo del Messico. Partite in sordina, piattaforme ed estrazioni si stanno ora moltiplicando, e se oggi si contano già un centinaio di autorizzazioni rilasciate, non vi è dubbio che diventeranno presto il doppio o il triplo.
 


Alla Giornata Mondiale dell'Ambiente
del 5 giugno 2010 sono state
identificate nel Mar Mediterraneo
12 nuove Aree di Salvaguardia
della Biodiversità. Tra queste anche
il Canale di Sicilia, già' inserito
quale Santuario Marino nel Protocollo
tra Italia, Malta e Tunisia del 2007,
già ratificato dal nostro governo e da quello tunisino.

In difesa di Pantelleria e contro le assurde perforazioni che intendono spaccare i fondali intatti, di natura vulcanica, è insorto un gruppo di Associazioni ben decise a bloccare ogni scempio: oltre alla Società Italiana di Biologia marina, Pro Natura, Mare Nostrum, Comitato Parchi - Settore Mare e molte altre. Vi sono state interpellanze, articoli, servizi televisivi e per-sino inchieste sulla stampa straniera. La domanda che sorge spontanea è molto semplice: come si può pensare ad un futuro sano, equilibrato e prospero fondato sul turismo, se si trasforma un vero paradiso in una zona industriale?

Qualcosa di simile avvenne nell'ultimo dopoguerra in luoghi unici come Marghera e Siracusa, lasciando tracce indelebili e portando scarsi benefici: ma a quanto pare, la lezione non è stata sufficiente. Per capire quali tesori nasconda il mare di Pantelleria basterebbe chiederlo a subacquei fotografi che ad esso hanno dedicato la propria vita, come Guido Picchetti e Maria Ghelia. Si capirebbe subito che violentare una natura così sarebbe sacrilego, non risolverebbe alcun problema dell'isola e neppure allevierebbe sensibilmente il fabbisogno di petrolio. Ma davvero non si è ancora capito che il Mediterraneo rappresenta, per la nuova Europa, la più ambita e frequentata meta ecoturistica?

Commenti a margine della pubblicazione su FB dell'articolo
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Piace a Luca Gioria, Giò Nastasi, Salvatore Caffo, Carmelo Nicoloso,
Guido Picchetti, Francesco La Francesca, Enzo Incontro, Valeria Guglielmino, Giovan Battista Brunori, Accademia Nazionale della Politica, Antonio Scaramelli, Vincenzo Rizzi, Irene Barberi
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Post di Angelica Franco Malerba del 3/01/11

SI'....SALVIAMOLA, CARMELO!!!! INSIEME A TANTE ALTRE COSE !!!!
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Post di Carmelo Nicoloso del 3/01/11

Una precisazione per quanto riguarda la foto della medusa Catostylus tagi e' di Maria Ghelia, il sottoscritto s'e' adoperato a fornire il materiale necessario all'articolo a Franco Tassi, prezioso e fondamentale il supporto di Guido Picchetti.
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Post di Carlo Vannucci
del 3/01/11
Sempre corretto e preciso, un grande !!!
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Post di Guido Picchetti del 3/01/11

Grazie, Carmelo, a nome del Mare di Pantelleria...
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Post di Antonio Scaramelli
del 3/01/11
Sarebbe un vero attentato a queste ultime roccaforti della Biodiversità nel "mare nostrum"!
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Post di Accademia Nazionale della Politica
del 3/01/11
Noi siamo per l'armonia che nasce dal profondo rapporto tra Dio, l'uomo e la natura e su questo tema, sulla difesa di questo asse naturale e trascendentale, ci troverete sempre alleati. Bartolo Sammartino.


Da "PANTELLERIA COM" - News 6877 del 1/01/11

Non basta tutelare solo lo Stretto di Sicilia
Petrolio nel Mediterraneo anche al largo di Israele

di Guido Picchetti

Tra le nuove dodici aree marine mediterranee individuate nel maggio scorso dal meeting di esperti di Istambul dell'UNEP.MAP come SPA, vale a dire "Aree di Speciale Protezione", due di esse (la n° 5 e la n°6) comprendono lo Stretto di Sicilia, senza alcuna distinzione tra acque territoriali italiane, tunisine e maltesi. Ed è per tale ragione, più volte l'abbiamo ricordato, che l'UNEP-MAP di cui fan parte tutti i Paesi Mediterranei aderenti alla "Convenzione di Barcellona", rappresenta attualmente il principale, se non l'unico organismo in cui sperare per una reale tutela non solo dello Stretto, ma dell'intero Mediterraneo.

“Le 12 aree - disse allora Maria Luisa Silva, coordinatrice incaricata UNEP/MAP in chiusura dei lavori di quel meeting – costituiscono un’ottima base per promuovere l’istituzione di nuove aree marine protette mediterranee di interesse specifico, che vanno ad aggiungersi alle 25 aree già stabilite dal protocollo della Convenzione di Barcellona per le AMP e la biodiversità”.

L'ultima di quelle aree, contrassegnata dal n° 12 della mappa allegata al documento conclusivo del meeting, riguarda la regione del delta del Nilo. Così indicata sembrerebbe un'area di interesse limitato, e invece si tratta di un'area marina di importanza fondamentale per la tutela di tutto il Mediterraneo, essendo la prima toccata dalle acque provenienti dallo Stretto di Suez, di quelle acque, cioè, che (alimentando le correnti che in senso antiorario sfiorano tutte le coste del bacino mediterraneo orientale) arriveranno poi, attraverso lo Stretto di Sicilia, nel bacino occidentale.

E proprio da quest'area marina, in cui si bagnano le coste del Sinai, di Israele e del Libano, arrivano le notizie preoccupanti per chi a cuore la tutela del Mediterraneo. Notizie che la mappa qui unita (ripresa direttamente dal sito della società petrolifera americana "Noble Energy") da sola può bastare ad evidenziare ciò che sta accadendo e i maggiori rischi che possono derivarne. Notizie che possono essere anche apprese più in dettaglio da un comunicato diramato da questa Società appena due giorni fa, nel quale vengano evidenziati i positivi risultati raggiunti e le prossime operazioni in programma nel 2011.

E' un documento che, al di là del suo contenuto, dimostra la rapidità con cui vanno moltiplicandosi le trivellazioni off-shore, sia di ricerca che di sfruttamento energetico, in ogni parte del Mediterraneo. E ciò in barba ad ogni impegno di tutela pur sottoscritto dai vari Stati in sedi internazionali. Occorrerebbe invece che la ratifica di quegli specifici protocolli già previsti per la tutela del Mediterraneo, al cui impegno tutte i Paesi aderenti alla "Convenzione di Barcellona" sono tenuti, venisse effettuata con la stessa rapidità e puntualità delle operazioni di trivellazioni off-shore, consentendone l'entrata in funzione...

Ma soprattutto sarebbe auspicabile che si raggiungesse tutti una maggiore consapevolezza di questi problemi e dei pericoli che corre il nostro Mediterraneo, bacino chiuso per eccellenza. E che tutti i vari Stati bagnati da questo mare riuscissero ad avere una visione più allargata al bene comune, senza fingere di ignorare per meri interessi economici quei rischi che, come è nel caso appunto delle trivellazioni off-shore, allo sviluppo e al progresso sono sempre strettamente legati. Come pure occorrerebbe che quegli stessi Stati accelerassero con opportuni accordi internazionali la messa in atto di tutte quelle misure in grado di scongiurare preventivamente, ma anche di rimediare prontamente, a quegli incidenti che, come ben sappiamo, sono sempre possibili, e che nel mare purtroppo non conoscono i confini virtuali imposti dall'uomo...

Il comunicato della "Noble Energy Inc."
http://www.nobleenergyinc.com/fw/main/Israel-128.html

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=5984 (solo su abbonamento)


(copyright Guido Picchetti) 

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Questa pagina è stata aggiornata il 01/02/13 .