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Da una mia "NOTA" su Facebook del 31/12/10

Petrolio nel Mediterraneo anche al largo di Israele

di Guido Picchetti

Tra le nuove dodici aree marine mediterranee individuate nel maggio scorso dal meeting di esperti di Istambul dell'UNEP.MAP come SPA, vale a dire "Aree di Speciale Protezione", due di esse (la n° 5 e la n°6) comprendono lo Stretto di Sicilia, senza alcuna distinzione tra acque territoriali italiane, tunisine e maltesi. Ed è per tale ragione, più volte l'abbiamo ricordato, che l'UNEP-MAP di cui fan parte tutti i Paesi Mediterranei aderenti alla "Convenzione di Barcellona", rappresenta attualmente il principale, se non l'unico organismo in cui sperare per una reale tutela non solo dello Stretto, ma dell'intero Mediterraneo.

“Le 12 aree - disse allora Maria Luisa Silva, coordinatrice incaricata UNEP/MAP in chiusura dei lavori di quel meeting – costituiscono un’ottima base per promuovere l’istituzione di nuove aree marine protette mediterranee di interesse specifico, che vanno ad aggiungersi alle 25 aree già stabilite dal protocollo della Convenzione di Barcellona per le AMP e la biodiversità”.

L'ultima di quelle aree, contrassegnata dal n° 12 della mappa allegata al documento conclusivo del meeting, riguarda la regione del delta del Nilo. Così indicata sembrerebbe un'area di interesse limitato, e invece si tratta di un'area marina di importanza fondamentale per la tutela di tutto il Mediterraneo, essendo la prima toccata dalle acque provenienti dallo Stretto di Suez, di quelle acque, cioè, che (alimentando le correnti che in senso antiorario sfiorano tutte le coste del bacino mediterraneo orientale) arriveranno poi, attraverso lo Stretto di Sicilia, nel bacino occidentale.

E proprio da quest'area marina, in cui si bagnano le coste del Sinai, di Israele e del Libano, arrivano le notizie preoccupanti per chi a cuore la tutela del Mediterraneo. Notizie che la mappa qui a lato (ripresa diretta-mente dal sito della società petrolifera americana "Noble Energy") da sola può bastare ad evidenziare ciò che sta accadendo e i maggiori rischi che possono derivarne. Notizie che possono essere anche apprese più in dettaglio da un comunicato diramato da questa Società appena due giorni fa, di cui in calce riporto l'url,  e nel quale vengano evidenziati i positivi risultati raggiunti e le prossime operazioni in programma nel 2011.

E' un documento che, al di là del suo contenuto, dimostra la rapidità con cui vanno moltiplicandosi le trivellazioni off-shore, sia di ricerca che di sfruttamento energetico, in ogni parte del Mediterraneo. E ciò in barba ad ogni impegno di tutela pur sottoscritto dai vari Stati in sedi internazionali. Occorrerebbe invece che la ratifica di quegli specifici protocolli già previsti per la tutela del Mediterraneo, al cui impegno tutte i Paesi aderenti alla "Convenzione di Barcellona" sono tenuti, venisse effettuata con la stessa rapidità e puntualità delle operazioni di trivellazioni off-shore, consentendone l'entrata in funzione...

Ma soprattutto sarebbe auspicabile che si raggiungesse tutti una maggiore consapevolezza di questi problemi e dei pericoli che corre il nostro Mediterraneo, bacino chiuso per eccellenza. E che tutti i vari Stati bagnati da questo mare riuscissero ad avere una visione più allargata al bene comune, senza fingere di ignorare per meri interessi economici quei rischi che, come è nel caso appunto delle trivellazioni off-shore, allo sviluppo e al progresso sono sempre strettamente legati. Come pure occorrerebbe che quegli stessi Stati accelerassero con opportuni accordi internazionali la messa in atto di tutte quelle misure in grado di scongiurare preventivamente, ma anche di rimediare prontamente, a quegli incidenti che, come ben sappiamo, sono sempre possibili, e che nel mare purtroppo non conoscono i confini virtuali imposti dall'uomo... .

Il comunicato della "Noble Energy Inc.": http://www.nobleenergyinc.com/fw/main/Israel-128.html

http://www.facebook.com/note.php?created&&note_id=187268421284981#!/note.php?note_id=187268421284981
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Commenti su Facebook a margine della mia "NOTA"
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Post di Giò Nastasi del 31/12/10

‎...l'uomo sta segnando la sua fine...!!!


Da "NUOVO SOLDO IT" del 30/12/10

Mediterraneo: area di risorse

Dell’area di libero scambio nel Mediterraneo, cioè del progetto ambizioso ma raggiungibile di eliminare tutte le barriere commerciali e i dazi per assecondare lo sviluppo di una macro regione allargata a 600 milioni di abitanti, si riparlerà entro il 2012. I propositi di pervenire ad accordi precisi entro il 2010 non hanno avuto seguito operativo forse anche per lo scenario che registra, anzitutto, la crescente destabilizzazione della regione mediterranea in tutte le sue aree (Balcani, Medio Oriente, Maghreb) e, a seguire, la ripresa di iniziativa autonoma sia da parte degli Stati della Regione, sia dei movimenti etnici, sociali e religiosi espressione della ripresa vivacità della società civile di queste aree. Fatti che generano tensioni nuove, come dimostra l’irrisolta questione palestinese. Tuttavia si tratta di una sfida da cogliere per l’ Italia e la Sicilia in particolare, date le occasioni di cooperazione che potrebbero svilupparsi a maggior ragione dopo la creazione delle ZLS (zone di libero scambio) capaci di dare una notevole propulsione ai rapporti commerciali. Una sfida a tutto campo, ricomprendendovi relazioni culturali e affermazione dei diritti umani, tutela dell’ambiente, della risorsa pesca, della salvaguardia di coste e territorio.

Se ne è parlato stamattina al Capo Peloro Resort nell’incontro promosso dall’associazione ambientalista Marevivo che ha riunito diverse professionalità per un approfondimento a più voci sulla risorsa Mediterraneo, crocevia economico del più alto interesse per il nostro sistema imprenditoriale, con l’Italia che si è confermata nel 2009 come il primo partner commerciale della regione precedendo Germania e Francia: il nostro Paese punta per un quinto (21%) dell’interscambio commerciale complessivo fra l’Ue e i Paesi dell’area mediterranea. Nel 2008 l’interscambio commerciale Italia-Mediterraneo è stato pari a 6,4 miliardi, si comprende bene quindi come il Bacino Mediterraneo diventi prioritario per l’internazionalizzazione delle nostre aziende, un fondamentale motore di crescita.

La convenzione per le relazioni tra i paesi UE e 12 Paesi partner (Algeria, Cipro, Egitto, Giordania, Israele, Libano, Malta, Marocco, Palestina, Siria, Tunisia, Turchia ) nota anche come “Processo di Barcellona”, perché la città spagnola ospitò nel 1995 l’assemblea che diede vita all’intesa, necessita però di un maggior coinvolgimento non solo dei governi ma dei popoli, degli imprenditori, delle associazioni che nei singoli settori di impegno, da quello culturale a quello ambientale possono svolgere un ruolo intanto di sostegno al processo di cambiamento che l’Area di libero scambio inevitabilmente comporterà.

Il tema “Mediterraneo: un’area di risorse” è stato introdotto dal presidente siciliano di Marevivo dott. Mario Cavaleri per sottolineare la valenza straordinaria di una prospettiva euro-mediterranea e le possibilità di partenariato che può offrire anche attraverso lo sviluppo di una rete si singole iniziative da affiancare a quelle più istituzionali e magari da far precedere per alimentare quell’humus su cui impiantare le nuove politiche. Si è spaziato così dai possibili scambi culturali tra scuole e università delle due sponde (prof. Giovanni Galli, docente di Ingeneria); e in tal senso il pro-rettore dell’Università prof. Pio Anastasi ha fatto presente che sono in corso dottorati di ricerca per universitari egiziani, proprio nell’ottica di un’integrazione culturale tra diverse tradizioni, nella prospettiva di un dialogo da valorizzare; alla necessità di politiche omogenee sul fronte delle risorse ittiche e della ricerca sulla biodiversità in mare (prof. Puccio Lo Paro, direttore Dipartimento biologia marina e dott. Franco Andaloro dirigente di ricerca Ispra). Ma si è parlato anche di potenzialità di sviluppo nel settore della nautica (ing. Beppe Rodriquez); di opportunità offerte da modelli istituzionali come i progetti Print della Regione (ing. Pietro Mandanici); della valorizzazione dei Beni culturali (arch. Marisa Mercurio). Infine, dell’attrazione che può rappresentare un veicolo promozionale poderoso come il cinema (avv. Anna Mazzaglia). Dibattito esteso a Ordini professionali e rappresentanti istituzionali per iniziative comuni da intraprendere a breve scadenza.

La proiezione di alcuni filmati ha fornito un quadro su alcuni aspetti normativi e di centralità dell’area, con riferimento al traffico marittimo (autostrade del mare); inquinamento ed ecologia; erosione e paesaggio costiero; turismo sostenibile.

http://nuovosoldo.wordpress.com/2010/12/30/%E2%80%9Cmediterraneo-area-di-risorse%E2%80%9D/#comment-4916
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Commento del sottoscritto a margine dell'articolo del 31/12/10
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Il mio commento non può essere che questo: ecco un esempio di cosa si fa in nome di quella "Convenzione di Barcellona" che dovrebbe tutelare anzitutto il Mediterraneo: chiacchiere, chiacchiere, chiacchiere..., e tutto per il "soldo"... Tutte chiacchiere a vuoto che si fanno mentre incombono minacce sul Mediterraneo quali l'ultima (ma ennesima) appena denunciata da un comunicato della società "Noble Energy Inc," al seguente link: http://www.nobleenergyinc.com/fw/main/Israel-128.html.


Da "ECOBLOG" - 30/12/10

La Regione Sicilia ri-autorizza il parco fotovoltaico di Ragusa che
scatenò le ire di Sgarbi. E l'azienda chiede i danni...

di Peppe Croce

Una vicenda che ha dell’incredibile. Ricordate il parco fotovoltaico di Contrada Mendolilli a Ragusa ? Stiamo parlando dell’impianto da 4 MW a terra, due fissi e due su inseguitori solari, che ebbe l’onore di finire su Canale 5 a Striscia la Notizia, con tanto di Vittorio Sgarbi e Brum Brum Brumotti.

Bene, quel parco fu prima autorizzato dalla Regione Sicilia con la classica autorizzazione unica. Poi, sempre la stessa Regione Sicilia, decise di ritirare l’autorizzazione con un provvedimento che non ha precedenti nel panorama giuridico italiano ancor più perchè il ritiro dell’autorizzazione fu successivo all’allacciamento in rete dell’impianto. Si bloccò, in pratica, un parco fotovoltaico già attivo.

Adesso giunge la notizia che l’impianto è stato nuovamente autorizzato e che, e c’era da aspettarselo, la società tedesca che ne ha la proprietà ha intenzione di chiedere i danni alla Regione per i ritardi causati alla chiusura del cantiere (mancavano solo alcune opere accessorie, ma l’impianto era già funzionante).

Questa la notizia, nuda e cruda. Ma è la storia (o meglio, la telenovela) dell’impianto a far riflettere: tutto inizia da un esposto al Tribunale di Ragusa, a quanto pare anonimo, nel quale si lamenta la distruzione dei tipici muretti a secco della campagna ragusana. Il Procuratore manda la Digos in cantiere. I poliziotti guardano le carte e leggono che la distruzione dei muretti, e la successiva ricostruzione, è contemplata dalle prescrizioni allegate al procedimento di autorizzazione emanato dall’Assessorato al Territorio e Ambiente siciliano.

Dopo qualche giorno arriva in cantiere la Forestale di Ragusa. Legge le stesse carte che ha letto la Digos e stila la sua relazione, praticamente identica alla precedente, al Procuratore. Ad un certo punto spunta in cantiere la Tv, ma non quella locale che aveva trattato la questione di striscio e come una novità, visto che aveva preso atto che il parco era autorizzato e al massimo c’era qualche polemica politica, presto rientrata. Arriva, invece, Vittorio Sgarbi, che ha cari amici in zona, con Striscia la Notizia e Brumotti. Quello che zompetta con la mountain bike.

Apriti cielo: Sgarbi definisce il parco un “cimitero fotovoltaico”, si arrabbia con la Provincia Regionale che avrebbe costruito un “muretto di m...a” lungo la Sp che lo costeggia e torna a denunciare la distruzione dei muretti a secco. Prendendo anche una colossale cantonata: parla di muretti del 1.500 e non di inizio 1.900, come risulta dalle mappe catastali. Nessuno fa notare a Sgarbi che i muretti non sono tutelati da alcuna legge, non sono un bene paesaggistico, architettonico o archeologico, tanto che la Soprintendenza di Ragusa non è minimamente interessata da questa vicenda.

Dopo Sgarbi, nel novembre 2009, torna la Forestale, stavolta con l’ufficiale proveniente da Catania, che legge le carte (sempre quelle, ovviamente) e stila una relazione all’interno della quale scrive “dei muretti all’interno del perimetro dell’impianto non vi è più traccia”. Certo, il cantiere ancora non era chiuso, i muretti li stavano ancora ricostruendo (quelli del perimetro erano già fatti persino quando arrivò Sgarbi).

Nel gennaio 2010 l’impianto viene allacciato in rete e inizia a produrre e a guadagnare con gli incentivi statali per l’energia rinnovabile.

A questo punto la vicenda si fa più interessante e le voci si intrecciano con le notizie: si dice che, poco dopo l’allacciamento in rete dell’impianto, il presidente della Regione Raffaele Lombardo sia stato a cena in una struttura alberghiera di lusso poco lontano dall’impianto e sia venuto a conoscenza della vicenda. Che sia vero o no, come un fulmine a ciel sereno il servizio Via-Vas della Regione revoca l’autorizzazione unica pochissimi giorni dopo l’allacciamento in rete.

Immediato il ricorso al Tar da parte degli investitori tedeschi che chiedono anche una nuova conferenza dei servizi a Palermo per discutere la questione in Assessorato. La conferenza si fa il 25 febbraio e produce una nuova richiesta di valutazione strategica e una visita al cantiere da parte dei funzionari.

Nel frattempo, però, la vicenda giudiziaria che correva parallela a quella burocratica si chiude con l’archiviazione in seguito all’ennesima perizia tecnica richiesta dalla magistratura (chi sa quali carte avrà letto il perito?) mentre il ricorso al Tar va avanti.

E, da Palermo, scendono i funzionari dell’Assessorato Territorio e Ambiente (o di quello che ne resta, vista la recente rivoluzione nella macchina burocratica regionale messa in atto da Lombardo) che visitano l’impianto, leggono le carte e decidono che tutto va bene. Gli stessi funzionari che, da Palermo, avevano detto che tutto andava male...

P.S. A neanche due chilometri in linea d’aria dall’impianto in questione da qualche settimana è spuntata una bella trivella per l’estrazione del petrolio. Ma Sgarbi non si è visto.

http://www.ecoblog.it/post/10776/la-regione-sicilia-ri-autorizza-il-parco-fotovoltaico-di-ragusa-e-lazienda-chiede-i-danni?utm_source=newsletter&utm_medium=mail&utm_campaign=Newsletter%3A+ecoblog%2Fit+%28ecoblog%29
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Commenti su Facebook e per e-mail a margine dell'articolo
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Piace a
Gianluca Cecere e a Mauro Brusà.
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Post del sottoscritto del 30/12/10

La notizia pubblicata da "ECOBLOG" in verità risale al 30 Giugno 2010, ma resta del tutto valida e merita di essere ripresa. La trivella per il petrolio spunta solo alla fine... Ma il tutto è sintomatico di come vanno le cose alle nostre latitudini... Cosa possiamo aspettarci ? Auguri di Buon Anno a tutti...
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Post di Carmelo Nicoloso del 30/12/10

Hai proprio ragione, caro Guido, siamo alla frutta, aggiungiamo il dolce del Parco Nazionale dello Stelvio, oggetto di scambio per alcun parlamentari che hanno barattato con il Premier Berlusconi la fiducia, ecco il menù è ben servito. Affidiamoci all'intercessione Divina, affinchè possa illuminare il nuovo anno, perchè i sentieri portati avanti in questi ultimi anni, in materia di conservazione natura sono veramente "bui" e accidentati. Pace e Bene agli uomini di Buona Volonta'.


Da "RAI.TV.IT- REPLAY" - 29/12/10

Geo & Geo
Una vita per i vulcani

"Geo & Geo" di ieri 28 Dicembre su RAI-3. Davvero una bella puntata. Guardatela.  Di speciale interesse, dal 32° minuto alla fine, il documentario "Una vita per i vulcani" di Tullio Bernabei con un bel finale su Pantelleria e sulle sue caratteristiche vulcanologiche... (ndr).

vedi il video  in mp4 su questo sito

http://www.rai.tv/dl/replaytv/replaytv.html#day=2010-12-28&ch=3&v=43736&vd=2010-12-28&vc=3


Da "MARSALA VIVA" del 28/12/10

Oggi convegno sul mare al Polivalente di Petrosino


Si terrà oggi a Petrosino, martedì 28 dicembre, il "Convegno sul mare - tutela e valorizzazione dell'ambiente marino e costiero". Presso il Centro Polivalente "G. Ingarra". Interverrano biologi e ricercatori dell'Università Politecnica delle Marche, ricercatori del Cnr di Capo Granitola, studenti in biologia marina all'Università di Palermo e persone legate al mondo delle associazioni. Apertura dei lavori alle ore 17...

Interverranno:

Dr. Facciolo Luca (Ass. cult. Gruppo Musa) - "Il Beach clean-up: formazione e informazione per la tutela e la valorizzazione dell’ambiente marino e costiero" ;
Geom. Mariano Pulizzi (A.S.D. Pinna Nobilis) - "Sensibilizzazione e rispetto dell’ambiente" ;
Dr. Benedetto Galifi  (Biologo Marino - Ass. RCI "Reef Check Italia Onlus") - "L'ambiente costiero e il ruolo del volontariato nei programmi di monitoraggio" ;
Martina Genovese - Maurizio Pulizzi (Studenti Biologia marina Università degli Studi di Palermo) - "Gli effetti inquinanti dei rifiuti in mare" ;
Dott.ssa Sabina Oliveri (Biologo Marino - Department of Marine Sciences Politecnic University of Marche) - "L'impatto dell'acquacoltura sull'ambiente marino" ;
Dr. Francesco Lombardo (PhD student Department of Marine Sciences Politecnic University of Marche) - "Conseguenze della pesca a strascico sulle praterie di fanerogame" ;
Dott.ssa Giuseppa Buscaino (PhD - IAMC-CNR di Capo Granitola) - "Impatto dell'inquinamento acustico sull'ecosistema marin" .

http://www.marsalaviva.it/portale/index.php?option=com_content&task=view&id=4009&Itemid=1  
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Commento del sottoscritto su FB del 28/10/12 a margine dell'articolo
Mi sembra di vivere in un altro Paese... Oggi importante convegno sul mare a Petrosino vicino Marsala. Ma lo "Stretto di Sicilia" sembra essere in un altro continente... In programma neppure un intervento sui pericoli che corre questo braccio di mare del Mediterraneo...


da "BLOG SICILIA" de7 27/12/10

   Per lo Stretto di Sicilia speriamo in un “Happy New Year”

di Guido Picchetti

27 dicembre 2010 - Il 26 Agosto scorso, emanato dal Ministero dell’Ambiente, della tutela del territorio e del mare, entrò in vigore un decreto che vieta le attività di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare all`interno del perimetro delle aree marine e costiere, a qualsiasi titolo protette per scopi di tutela ambientale.

Quel decreto purtroppo sembra non abbia alcuna efficacia per la protezione di zone non vincolate come il Canale di Sicilia e Pantelleria, nel cui mare, poche miglia a nord dell’isola, sono state già autorizzate da tempo due concessioni di ricerche petrolifere ad insaputa di tutti, rispettivamente una all’ADX e l’altra alla Northern Petroleum, come chiaramente mostra la mappa qui unita.

Negli ultimi tempi si sono avuti a questo proposito alcuni segnali inquietanti. Eccoli:

Nella prima concessione l’ADX, con delle trivellazioni effettuate l’estate scorsa poche centinaia di metri al di là del limite delle acque territoriali italiane, ha accertato la presenza di uno dei più importanti giacimenti di petrolio del Mediterraneo. E pertanto quella società prevede di iniziare nella primavera del 2011 le trivellazioni di sfruttamento, operando tuttavia, si badi bene, in acque tunisine, e ciò grazie ad una concessione confinante rilasciatale da governo tunisino, che dal suddetto limite territoriale arriva fino a Capo Bon.

La Northern Petroleum, invece, proprio il 14 Dicembre u.s. ha annunciato che, in joint venture con la Shell Italia, inizierà entro il primo trimestre del 2011 le trivellazioni di ricerca al centro dell’area off-shore “Sicily C.R147.NP” che ha in concessione a Nord di Pantelleria, area confinante con la G.R.15.PU sotto cui si estende il giacimento già individuato dall’ADX fino a 6/ 7 miglia dalle coste dell’isola.

Ce n’è abbastanza di che preoccuparsi… E invece l’Amministrazione Comunale di Pantelleria che fa ? Poco o nulla !!! Si riunisce e, cambiando totalmente l’indirizzo espresso all’atto del suo insediamento, si decide finalmente a dare parere favorevole al Parco Nazionale dell’Isola di Pantelleria già previsto per legge dal Dicembre 2007.

Ma invece di chiedere al Ministero dell’Ambiente l’immediata ripresa degli studi necessari a definire ufficialmente l’AMP che di quel Parco Nazionale deve far necessariamente parte (studi stoppati dalla precedente amministrazione comunale nel marzo scorso in vista delle vicine elezioni), discute pressocchè a vuoto sulla necessità di variare o meno i vincoli della Riserva Terrestre, senza minimamente accennare all’area marina intorno all’isola, alla necessità di una sua tutela, e alle trivellazioni previste tra qualche mese a poca distanza dall’isola...

Eppure i mezzi per chiedere a chi di dovere il rispetto di certi impegni presi a livello internazionale per la tutela dello “Stretto di Sicilia” non mancherebbero certo. Li ricorda l’appello accorato inviato pochi giorni or sono dalla Federazione Nazionale Pro Natura al Presidente dell’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura), proprio a proposito delle numerose trivellazioni in corso e a breve previste nell’area dello Stretto di Sicilia.

Il documento in questione elenca tutti gli organismi che hanno riconosciuto l’importanza di questo tratto di Mediterraneo con numerosi trattati e strumenti internazionali (Countdown 2010, Convention on Biological Diversity, Mediterranean Action Plan, Convenzione di Barcellona, Direttiva Habitat, ACCOBAMS, Convenzione di Bonn, ecc.); e ricorda ancora come dalle condizioni dello Stretto di Sicilia dipende l’equilibrio di tutto il Mediterraneo.

Proprio per questo motivo l’UNEP, l’organizzazione delle Nazioni Unite per la protezione dell’ambiente, in un meeting svoltosi ad Istanbul in Giugno promosso dal MAP (Mediterranean Plan Action), ha indicato lo Stretto di Sicilia come Zona di Protezione ai sensi della Convenzione di Barcellona, specificandone con apposite mappe anche i limiti delle aree dello Stretto su cui va prevista la tutela ambientale. E sia l’Italia che la Tunisia, firmatarie della Convenzione di Barcellona già dal lontano 1979, sono di fatto impegnate a realizzare tale protezione. Ma quando è previsto che ciò accada ? Pare che sia per il 2020 !!!

Cosa fare allora per questo mare di cui, specie d’inverno, sembrano tutti dimenticarsi ? Tra pochi giorni si aprirà un Anno Nuovo, e ci scambieremo altri auguri dopo quelli di Natale... Tra essi, allora, aggiungiamone un altro paio: che tutti noi, abitanti delle coste lambite dalle acque dello Stretto di Sicilia, si arrivi ad una maggiore consapevolezza dei rischi incombenti, e che questo documento della Federazione Nazionale Pro Natura possa finalmente smuovere chi di dovere prima che sia davvero troppo tardi... Altro non c’è da dire, se non “Happy New Year” a tutti !!! E speriamo in bene...

Approfondimento: Il documento di Pro Natura

http://www.blogsicilia.it/blog/per-lo-stretto-di-sicilia-speriamo-in-un-happy-new-year/23625/

Stessa notizia su "PANTELLERIA COM" del 28/12/10 (solo su abbonamento)


Da "PRO NATURA IT" - 25/12/10

Preoccupazione per le trivellazioni
nello Stretto di Sicilia

Riportiamo la sintesi di un documento inviato dalla Federazione Nazionale Pro Natura al Presidente dell'IUCN (International Union for Conservation of Nature, Unione Internazionale per la Conservazione della Natura) a proposito delle numerose trivellazioni nell'area del Canale di Sicilia.

Le numerose trivellazioni nello Stretto di Sicilia contribuiscono a rendere quest’area estremamente fragile elevando i rischi ambientali che potrebbero derivare da possibili incidenti, come purtroppo avvenuti nel Golfo del Messico.

Questo tratto di mare, inoltre, è soggetto ad elevato rischio sismico, fattore che aumenta ulteriormente la sua fragilità e i pericoli a cui l’intera area potrebbe andare incontro.

A rendere ancora più preoccupante una ipotesi di questo genere è che un eventuale incidente, anche di dimensioni minori, avrebbe effetti devastanti per l’intero ecosistema di quella parte di Mediterraneo con un effetto domino in gran parte di esso.

Lo Stretto di Sicilia é oggi unanimemente considerato il principale hotspot della biodiversità mediterranea. (...)

Numerosi organismi internazionali hanno riconosciuto l’importanza di questo tratto di Mediterraneo con numerosi trattati e strumenti internazionali: Countdown 2010, Convention on Biological Diversity, Mediterranean Action Plan, Convenzione di Barcellona, Direttiva Habitat, ACCOBAMS, Convenzione di Bonn, ecc.

Dalle condizioni dello Stretto di Sicilia dipende l’equilibrio di tutto il Mediterraneo; per questo motivo l’UNEP, organizzazione delle Nazioni Unite per la protezione dell’ambiente, in un meeting svoltosi ad Istanbul in Giugno, promosso dal MAP (Mediterranean Plan Action) ha indicato lo Stretto di Sicilia come Zona di Protezione ai sensi della Convenzione di Barcellona, specificandone con apposite mappe anche i siti e i limiti delle aree dello Stretto su cui va prevista la tutela ambientale. Sia l’Italia che la Tunisia hanno firmato la Convenzione di Barcellona già dal lontano 1979, riconoscendo l’elevato valore ambientale in cui ricadono molte delle aree proposte a protezione.

A fronte di questo impegno internazionale assunto dai due Paesi, purtroppo, l’area non ha trovato fino ad oggi un livello di protezione tale da allontanare la possibilità di degrado e di pericolo. Al contrario, numerose società di trivellazioni esplorative per la ricerca di idrocarburi si stanno affollando proprio nello Stretto, pronte ad uno sfruttamento intensivo delle risorse qualora le esplorazioni diano un risultato favorevole. (...)

Durante un incontro tenutosi ad Istanbul nel mese di Giugno 2010 gli esperti scientifici dell’UNEP e i diversi rappresentanti del Piano d’Azione Mediterraneo (MAP) hanno individuato nel Mar Mediterraneo 12 aree ritenute di elevato interesse per il mantenimento della biodiversità mediterranea, tra queste anche la piattaforma continentale Tunisina e più specificatamente il Canale di Sicilia settentrionale, incluso il banco Avventura e i banchi limitrofi, ed il Canale di Sicilia meridionale.

Diversi paesi che vedono tratti di mare interessati da questo riconoscimento hanno avviato procedure per tradurre in normative concrete questo riconoscimento di importanza ambientale e rendere efficace il livello di protezione. Tra questi Francia e Spagna hanno espresso la disponibilità a collaborare per la tutela del Golfo del Leone oltre che proporre per quest’area una dichiarazione di SPAM (Area Protetta Speciale di Interesse Mediterraneo), un analogo marino alle aree continentali della Rete natura 2000; la Slovenia ha invitato i paesi che si affacciano all’Adriatico per varare misure coordinate ed unitarie allo scopo di definire una SPAM in questa regione.

I rappresentanti dei diversi paesi hanno incaricato la Segreteria della Convenzione di Barcellona a contattare le autorità competenti di ciascun Stato, al cui interno ricadono le aree ad elevato valore naturalistico, in modo da avviare l’iter per l’istituzione di Aree Protette di Interesse Mediterraneo (SPAM).

Sulla base dei protocolli internazionali, delle raccomandazioni delle autorità scientifiche e della crescente richiesta da parte delle popolazioni che insistono in questo tratto di mare, la Federazione nazionale Pro Natura fa richiesta in modo forte di avviare tutte le procedure nazionali e internazionali affinché l’intero tratto di mare possa trovare una efficace protezione, riconoscendone l’elevato valore naturalistico ed economico, sottraendolo ai pericoli a cui un eventuale sfruttamento petrolifero inevitabilmente lo condurrebbe.

http://www.pro-natura.it/index.php?c=dettaglio-notizia&id=195

Commenti su Facebook a margine dell'articolo
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Piace a Antonello Mercuri, Giò Nastasi, Antonello Mercuri, Raniero Rossi Marcelli, Mauro Brusà
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Post di Guido Picchetti del 25/12/10
E' Natale... E nella gerla di Babbo Natale troviamo un forte documento in difesa dello Stretto di Sicilia. Servirà a qualcosa ? Speriamo...
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Post di Carmelo Nicoloso del 25/12/10
Grazie Guido per la visibilità a questo documento, a cui credo modestamente di aver contribuito, grazie in paricolare per il tuo prezioso aiuto. In questa giornata dedicata al Natale, il Figlio di Dio si è fatto uomo in mezzo a noi, il Bene ha vinto sul male, attraverso quella Croce che Cristo ha portato per noi e che indica la nostra salvezza.
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Post di Guido Picchetti del 25/12/10
So bene che il documento è frutto soprattutto del tuo impegno... Grazie, Carmelo, e tanti auguri sinceri!
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Post di Giò Nastasi del 26/12/10
Grazie e auguri di cuore...!!!


Da "LIBRERIA INTERNAZIONALE IL MARE" del 21/12/10

Pantelleria ha scritto a Babbo Natale

La letterina che il Mare di Pantelleria ha scritto a Babbo Natale, sta girando per il grande Mare del Web, e noi volentieri la proponiamo ai nostri amici. L'autore è il mitico Guido Picchetti che tra le mille cose di cui si occupa è anche uno dei promotori del Comitato Pro Parco Marino di Pantelleria.

Caro Babbo Natale,
vorrei tanto che mi facessi un regalo. Qui si sono tutti dimenticati di me. O per meglio dire si ricordano delle mie condizioni solo per dire che sono cattivo e non faccio arrivare il traghetto… Ma è inverno, e purtroppo il mio carattere è quello che è, specie in questo periodo. E d’altro canto con tutto quel che minacciano di volermi fare, non è facile restare calmo… Il regalo che vorrei da te è una “mozione”… Una mozione in favore di quell’ Area Marina Protetta che da tanto tempo sto aspettando, e che può forse evitare che altre punture dolorose sui miei fondali vengano fatte … Sono dolorose e pericolose e non penso proprio di meritarle…

Proprio nei giorni scorsi hanno detto che me ne faranno una tra un paio di mesi per cercare il petrolio. E sai dove ? A poche miglia dalla mia isola, poco a sud del Banco di Pantelleria, di quella zona cioè che il buon amico Arturo Caravello aveva indicato come zona A nella sua bella e originale proposta di “Area Marina Protetta” presentata la scorsa primavera.

Penso che tu conosca quella proposta e non sto qui a ricordartela. Sai che è una proposta che va incontro alle mie esigenze, ma anche a quelle di quanti vivono sull’isola ed esercitano attività a me più o meno legate. E per la sua realizzazione, come qualche biologo mi ha detto in un orecchio, gli studi necessari per definirne le caratteristiche ci sono già da tempo. Li ha proprio una tua amica Befana di Roma (… l’ISPRA). E se si volesse, per la mia tutela, si potrebbe fare davvero presto. …

Quello che ti chiedo pertanto è che tu convinca il Consiglio Comunale di Pantelleria in questa settimana di Natale (in cui siamo tutti più buoni…) ad indire una riunione straordinaria che approvi una mozione a favore dell’istituzione di quell’Area Marina Protetta. E quanto mi farebbe piacere che ci fosse il parere favorevole di maggioranza e opposizione ! Sarebbe una bella prova che almeno un po’ mi vogliono bene …
Firmato. Il mare di Pantelleria

La realizzazione del Parco è prevista dalla legge quadro sulle aree marine protette n° 394/91. Ma purtroppo a tutt'oggi è ancora lungi dal venire, nonostante l'indiscusso interesse che una tale realizzazione riveste per almeno quattro validi motivi:

1) creare una zona d'accoglienza per la Foca Monaca (specie minacciata di estinzione, di cui alcuni esemplari a più riprese in questi ultimi anni sono stati avvistati lungo le coste dell'isola);
2) preservare e studiare l'eccezionale biodiversità dei fondali costieri di Pantelleria, favorita dalla posizione strategica dell'isola situata com'è al centro del Canale di Sicilia, nel pieno flusso delle correnti dominanti mediterranee;
3) avviare al più presto osservazioni e rilevazioni su detti fondali per ottenere dei dati di base fino ad oggi del tutto inesistenti, dati di importanza fondamentale per una corretta valutazione delle condizioni attuali e future del Mediterraneo;
4) tutelare il patrimonio archeologico subacqueo di enorme valore che ancora si cela sui fondali costieri di Pantelleria, per giungere ad una sua valorizzazione "in situ" con la collaborazione della Sovrintendenza ai Beni Culturali e Ambientali di Trapani che già da tempo sta operando in tal senso.

Da ciò la nascita nel Maggio 1999 del “Comitato Pro Parco Marino di Pantelleria”, con l'intento dichiarato di favorire e accelerare la realizzazione dell'area marina protetta. Se lo desiderate, partendo da qui potete dare un'occhiata agli ultimi aggiornamenti del sito con i verbali delle recenti riunioni ufficiali del Comitato, dall'Assemblea Generale dei Soci del Comitato del 18/4/2003 alle ultime riunioni del Consiglio Direttivo. Tutto il sito è in corso di risistemazione, avendo di recente mutato dominio, e alcune pagine potrebbero essere temporaneamente non raggiungibili. Ce ne scusiamo con i visitatori, assicurandoli che quanto prima sarà reso nuovamente consultabile tutto il ricco archivio di iniziative intraprese dal Comitato dalla sua nascita (1999) ad oggi.

http://libreriainternazionaleilmare.blogspot.com/2010/12/pantelleria-ha-scritto-babbo-natale.html
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Commento del sottoscritto su FB del 21/10/12 a margine dell'articolo
Ringrazio gli amici della "Libreria Internazionale del Mare" per l'eco che hanno dato alla "Letterina a Babbo Natale", riprendendola nel loro "Diario di bordo". E speriamo che tra i tanti che riusciremo così a raggiungere ci sia chi possa fare qualcosa di concreto per difendere lo Stretto di Sicilia e il Mare di Pantelleria dalle molte minacce che incombono su questo "hot spot" della biodiversità del Mediterraneo...


Da "BLOG SICILIA" del 21/12/10

Via alla nuova perimetrazione del Parco Nazionale
“terrestre” di Pantelleria

di Guido Picchetti

Meglio stendere un velo pietoso sul recente dibattito in Consiglio Comunale sul tema della perimetrazione del Parco Nazionale dell’Isola di Pantelleria, conclusosi stavolta con l’approvazione della sua delibera istitutiva.

In una pagina web collegata a questa, riporto raccolti a mo’ di esempio i quattro articoli pubblicati ieri da “Pantelleria Com” che sintetizzano la relazione introduttiva del Sindaco Alberto Di Marzo e gli interventi successivamente effettuati nell’occasione da alcuni consiglieri di maggioranza e opposizione.

Inutile ribadire quanto già rilevato nei giorni scorsi, a proposito dell’assenza nel dibattito svoltosi di ogni riferimento all’area marina protetta, che pure dovrà essere per legge parte essenziale del Parco.

Ma, per quanto si può concordare con la delibera finale questa volta favorevole all’istituzione del Parco Nazionale dell’Isola di Pantelleria, ciò che avvilisce e fa dubitare sulla concretezza e la validità delle decisioni assunte dall’amministrazione comunale di Pantelleria in tale occasione, è principalmente l’assoluta incoerenza dei vari interventi, che sembrano principalmente finalizzati a contrastare le reciproche posizioni, in un’accozzaglia di argomentazioni prive di consistenza, e senza validi supporti a sostegno delle rispettive tesi.

Questo il commento ricevuto da uno straniero proprietario di un dammuso a Pantelleria in proposito: “Guido, grazie per le tue notizie dell’ isola. Cosi siamo sempre ben informati su cosa avviene a Pantelleria... Progetto Pantelleria: prima “parco sì, è utilissimo”, adesso “parco no, mancano 2 metri quadrati...”. Pantelleria Libera: prima “parco assolutamente no”, adesso “parco si”... E poi: Il mare ? Le trivellazioni ? Sono cose lontane come la Cina... Ed è vero, non si vede nulla dall’isola ! "

http://www.blogsicilia.it/blog/via-alla-nuova-perimetrazione-del-parco-nazionale-%E2%80%9Cterrestre% 

Su "BLOG SICILIA" 2 commenti a "Via alla nuova perimetrazione del Parco Nazionale “terrestre” di Pantelleria"
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* Tipheus scrive: 21 dicembre 2010 12:20

Lo Stato “non avrebbe” il diritto di istituire parchi nazionali in Sicilia, perché così facendo scavalca la potestà primaria della Regione in materia di tutela dell’ambiente e di gestione del territorio. Ma lo fa, punto e basta, più per rimarcare che comandano loro, che si decide tutto a Roma e che i siciliani sono ancora schiavi dopo 64 anni di nominale autonomia, che non per vera esigenza di tutela del territorio (sai cosa gliene importa). Poi, naturalmente, al parco saranno assunti 200 operatori fedelissimi al governo e, quando le cose andranno male, si ricorderanno delle competenze della Regione e li appiopperanno a carico di tutta la collettività regionale.
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* Guido Picchetti scrive: 21 dicembre 2010 13:24

Ha provato a leggere la pagina web dove sono riportati i vari interventi della riunione di Consiglio Comunale di Pantelleria cui faccio riferimento nel mio articolo ? Se lo ha fatto, provi a dire la Sua in merito ad essi, senza fare accuse a vuoto che non hanno alcun fondamento... Io sono del sud, napoletano se vuole saperlo, e posso assicurarle che i primi responsabili dei guai che lamentiamo e subiamo le conseguenze nefaste nelle nostre regioni meridionali, siamo proprio noi del sud, che rifiutiamo i confronti e pensiamo di essere depositari del verbo divino, con una presunzione che, se forse aveva qualche fondamento nel passato, oggi non è assolutamente giustificata... Siamo ancora immaturi e incapaci di amministrarci, come tanti giovani, che pur ricchi di talento e possibilità, non vogliono decidersi a crescere, e preferiscono appoggiarsi a mammà e papà...


15 Dicembre 2010 - Riunione del Consiglio Comunale  sul Parco Nazionale dell'Isola di Pantelleria
Da "PANTELLERIA COM" - News n° 6815 di Domenica 19 dicembre 2010
Da "PANTELLERIA COM" - News n° 6819 di lunedì 20 dicembre 2010
Da "PANTELLERIA COM" - News n° 6820 di lunedì 20 dicembre 2010
Da "PANTELLERIA COM" - News n° 6821 di lunedì 20 dicembre 2010


Da "BLOG SICILIA" del 20/12/10

Dal mare di Pantelleria una letterina
a Babbo Natale

Caro Babbo Natale,
vorrei tanto che mi facessi un regalo. Qui si sono tutti dimenticati di me. O per meglio dire si ricordano delle mie condizioni solo per dire che sono cattivo e non faccio arrivare il traghetto… Ma è inverno, e purtroppo il mio carattere è quello che è, specie in questo periodo. E d’altro canto con tutto quel che minacciano di volermi fare, non è facile restare calmo...

Il regalo che vorrei da te è una “mozione”... Una mozione in favore di quell’ Area Marina Protetta che da tanto tempo sto aspettando, e che può forse evitare che altre punture dolorose sui miei fondali vengano fatte ... Sono dolorose e pericolose e non penso proprio di meritarle...

Proprio nei giorni scorsi hanno detto che me ne faranno una tra un paio di mesi per cercare il petrolio. E sai dove ? A poche miglia dalla mia isola, poco a sud del Banco di Pantelleria, di quella zona cioè che il buon amico Arturo Caravello aveva indicato come zona A nella sua bella e originale proposta di “Area Marina Protetta” presentata la scorsa primavera.

Penso che tu conosca quella proposta e non sto qui a ricordartela. Sai che è una proposta che va incontro alle mie esigenze, ma anche a quelle di quanti vivono sull’isola ed esercitano attività a me più o meno legate. E per la sua realizzazione, come qualche biologo mi ha detto in un orecchio, gli studi necessari per definirne le caratteristiche ci sono già da tempo. Li ha proprio una tua amica Befana di Roma (... l’ISPRA). E se si volesse, per la mia tutela, si potrebbe fare davvero presto.

Quello che ti chiedo pertanto è che tu convinca il Consiglio Comunale di Pantelleria in questa settimana di Natale (in cui siamo tutti più buoni...) ad indire una riunione straordinaria che approvi una mozione a favore dell’istituzione di quell’Area Marina Protetta. E quanto mi farebbe piacere che ci fosse il parere favorevole di maggioranza e opposizione ! Sarebbe una bella prova che almeno un po’ mi vogliono bene ... Firmato: Il mare di Pantelleria

http://www.blogsicilia.it/blog/dal-mare-di-pantelleria-una-letterina-a-babbo-natale/22547/

Stessa notizia su "PANTELLERIA COM" del 24/12/10

Commenti su Facebook e per e-mail a margine dell'articolo
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Piace a Salvatore Addolorato, Rosanna Belvisi, Alice Bernardo, Mauro Brusà, Pietro Cacciabue, Roberta Caria, Daniele Castrucci, Nicola Cecchi, Luigi Chiaiese, Teresa Anna Coni, Danielo Consolo, Vincenzo Coppola, Peppe D'Aietti, Ciro De Angelis, Mario Di Giovanna, Gianni Errera, Pietro Ferrandes, Roberto Frigerio, Alberto Gallucci, Roberto Giacalone, Luca Gioria, Walter Lo Pinto, Salvina Marino, Antonello Mercuri, Alessandro Mezza, Piero Morana, Martino Motti, Giò Nastasi, Ignazio Passalacqua, Maurizio Raffaele, Mimmo Roscigno, Manuela Rosenberger, Raniero Rossi Marcelli, Corina Ruoso, Luca Siragusa, Tiziana Spada, Nello Tucci, Giovanna Vitiello
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Post di Luca Siragusa del 20/12/10

Con la speranza che Babbo Natale si sia adeguato ai tempi (ergo, che chi ne fa le sue veci si dia una bella mossa!), ricambio di cuore gli auguri! :)
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Post di Martino Motti del 20/12/10

Guido hai ragione, ma altro che letterina a Babbo Natale! Bisognerebbe arrivare ancora più in sù... Comunque diamo risalto all'iniziativa, mi pare giusto, doveroso ed etico. Sarebbe un disastro che riuscissero davvero a trapanare. Auguri a tutti.
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Post di Franco Capodarte del 20/12/10

E' strano il cammino delle AMP. Per alcune è stato facile, per altre complicato. Pantelleria è un bene prezioso. Si deve lottare per difendere l'isola e preservarla.
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Post di Nunzia Favaloro del 20/12/10

Da eoliana dico che hai perfettamente ragione... Spero davvero che il Natale apri le loro menti, sarebbe un disastro per tutti; sono con voi, e lottare per salvaguardare un bene così prezioso è un dovere di tutti.
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Post di Mimmi Panzarella del 20/12/10

Cercheremo di mettere tutti insieme in moto questa macchina infernale.
ci vuole però la volontà di tutti!
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Post di Giuseppe Capuozzo del 20/12/10

Se qualcuno vuole ragguagli per l'A.M.P." Regno di Nettuno" - Ischia e Procida preparate i fazzoletti perchè c'è da piangere...
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Post di Furio Faidutti del 20/12/10

Guido, tanti auguri a te e Mariella, e speriamo che chi di dovere legga la letterina a Babbo Natale con un occhio benevolo al tuo e nostro mare ...
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Post di Peppe D'Aietti del 20/12/10

Forza, Babbo Natale... Buon lavoro!!! Grazie Guido!
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Post di Piero Greco del 20/12/10

Pantelleria ed il suo mare vanno protetti. Buon Natale Mare di Pantelleria.
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Post di Giuliana Maria Luisa Provera del 20/12/10

Noi, che ci immergiamo da quando è nato nel Parco Marino dell'Asinara, ma non siamo sardi, e quindi rispettiamo ancora più di loro la zona, non possiamo che sostenervi. Già nel parco istituito i locali pescano indisturbati di frodo, prima o poi, riusciranno a rovinarlo con alloggi più di quello che c'è già e ristoranti che continuano a produrre immondizie, per non parlare dei politici locali, tutti cani che si contendono lo stesso osso da rosicchiare!!!!!! AUGURI DI BUON NATALE A TUTTI I BABBI NATALI PROTETTORI PER DAVVERO DI UN PARCO.......E SE NON C'E', CHE NASCA IL 25 O GIU' DI LI'..........LO ASPETTIAMO!!!
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Post di Antonio Piccolo del 20/12/10

Ricambio gli auguri, e che Babbo Natale legga realmente la letterina per avverare il desiderio espresso, altrimenti ... non scordiamoci che esistono anche altri modi.
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AssPescatori di Pantelleria del 20/12/10

(omissis) E' importante che il mondo intero sappia che: A Pantelleria un anno fa si iniziavano a raccogliere le firme contro la realizzazione di un AMP forse perchè è bello non avere Regole per certa gente, forse era una strumentalizzazione politica visto che si avvicinavano le comunali. Chi Ama la propria terra la deve di difendere.
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Post di Giuseppe la Francesca del 20/12/10

Avete toccato il punto giusto, per molti a Pantelleria è bello non avere regole.
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Post di Luca Siragusa del 20/12/10

Con la speranza che Babbo Natale si sia adeguato ai tempi (ergo, che chi ne fa le sue veci si dia una bella mossa!), ricambio di cuore gli auguri! :)
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Post di Martino Motti del 20/12/10
Guido hai ragione, ma altro che letterina a Babbo Natale! Bisognerebbe arrivare ancora più in sù... comunque diamo risalto all'iniziativa, mi pare giusto, doveroso ed etico. Sarebbe un disastro che riuscissero davvero a trapanare. Auguri a tutti...
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Post di Pantel Voice
del 21/12/10
Condividiamo.
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Post di Maria Morelli del 20/12/10

Grazie Guido, tanti cari auguri anche a te!
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Post di Maria Ghelia del 20/12/10

Grazie Guido! E' tua anche la letterina a Babbo Natale? Bellissima idea, chissà se questa volta esisterà davvero un Babbo Natale che ci porti l'AMP.... Qui nevica, qualcuno è giusto finito in Po con la macchina, fa freddo ed è triste e grigio. Un abbraccio, Maria.

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Post di Antonello Mercuri del 20/12/10
Grazie Guido...ricambio gli Auguri!!!
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Post di Roberta Caria del 20/12/10
Buon Natale anche a te, Guido.
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Post di Giuseppe Capuozzo del 20/12/10
Grazie Guido, un abbraccio e un augurio anche a te. Io sono uno di quelli del primo corso PADI (primi anni 80) a Sorrento, con Enzo Savarese. E' un gran piacere risentirti. Buon Natale.
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Post di Italo de Rosa del 20/12/10
Non è possibile... Non ci si dimentica così facilmente di uno come te!
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Post di Guido Picchetti del 23/12/10
Penso tu ti riferisca al Mare di Pantelleria che ha firmato la letterina di Natale... E ti dico: si è possibile... C'è chi vive su quest'isola e che a quel mare che abbiamo intorno non pensa affatto ! E la conferma l'abbiamo proprio in questi ultimi giorni con il dibattito sul Parco Nazionale di Pantelleria in corso al Consiglio Comunale dell'isola, dove proprio il Mare di Pantelleria è il grande assente ....
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Post di Franco Savastano del 21/12/10

Mi associo al commento che leggo in uno degli spazi superiori a firma Giuseppe Capuozzo sul Regno di Nettuno. Difficile descrivere in poche righe il perchè, ma la normativa vigente è assolutamente vetusta, anacronistca, inattuabile su aree vaste in carenza di adeguati supporti economici statali.
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Post di Roberto Frigerio del 21/12/10

Chiedo scusa per la richiesta che è partita in modo inatteso e prima che potessi concludere quanto stavo scrivendo. Grazie per le informazioni chiare, sintetiche ed esaustive su Pantelleria. E' dal 1976 che vengo ogni anno per il periodo estivo e ciò che sta succedendo in questi ultimi mesi è sicuramente motivo di apprensione per chi vive a migliaia di km di distanza senza poter fare nulla se non offrire un supporto morale a chi sta lottando per il bene di questa isola che mi è entrata nel sangue dal primo momento che l'ho vista. Grazie e Auguri sinceri di un Buon Natale e di uno scintillante 2011 ricco di buone nuove. R. Frigerio
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Post di Guido Picchetti del 21/12/10

Sono io a ringraziarLa per le Sue espressioni di simpatia per quest'isola che sono da me condivise al 100%. Speriamo bene per il suo avvenire... 
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Post di Roberto Frigerio del 21/12/10

Chissà se questa pungente ed ironica letterina riesca a lasciare il segno, svegliando chi sta con gli occhi chiusi per non vedere.
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Post di Giampiero Liguori del 22/12/10

Speriamo che i ns politicanti capiscano che lavorano anche per il futuro delle nuove generazioni ed un mare protetto è fondamentale per questo...
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Post di Raniero Rossi Marcelli del 22/12/10

I.S.P.R.A. pronto? Ci sei, mi sentiiii, pronto I.S.P.R.A... mi senti ???????
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Post di Guido Picchetti del 22/12/10

Niente da fare Raniero... A parte le linee telefoniche che funzionano male, lo sappiamo che non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire... In compenso mi hai fatto fare una bella risata... Grazie...
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Messaggio via FB ricevuto da Gianluca Cecere il 23/12/10
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Ciao Guido, sono Gianluca Cecere, volevo scriverti questa nota in merito alla tua sul mare di Pantelleria. Qui al nord Italia si sta muovendo qualcosa, qualcosa con tanti buoni propositi, mossa da italiani volenterosi e dai veri valori : rispetto della natura e delle persone che la vivono.. E' nata l'associazione 600greenpower. Nei prossimi mesi, se tutto va come stiamo programmando, porteremo messaggi ecologici lungo tutta l'Italia, anche il rispetto dell'ambiente fuori e dentro l'acqua. Spero che questo possa aiutarti ed interrompere queste punture dannosissime!! Abbi fiducia ed aspetta ancora un pochino... c'è una parte dell'Italia che ti vuole bene e ti aiuterà. Ciao a presto... :):)
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Messaggio di risposta del sottoscritto  a Gianluca Cecere del 23/12/10

Il mare di Pantelleria da qui non si muove, caro Gianluca, e resta pazientemente in attesa come ormai fa da tanto, tanto tempo... Purtroppo sono altri che con tristi realtà si muovono molto più velocemente delle nostre buone intenzioni e dei nostri propositi che da soli non bastano a
stoppare certi pericoli incombenti... Grazie comunque ed auguri... per tutti noi...
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Messaggio via e-mail ricevuto da da Giulia Mò  del 28/12/10
Ciao Guido, mi è molto piaciuta la tua lettera di Natale. Ti ammiro e ti stimo per tutto quello che stai facendo. Si è generalmente in pochi a volere un mondo realmente migliore. Io penso sarebbe utile nonché produttivo se eventuali gruppi affiliati a /comuni di AMP già istituite si allineassero con iniziative di tutela assieme a gruppi di altre aree di reperimento. Perché non sondare se le iniziative del tuo comitato non possano essere condivise anche con comitati/gruppi di zone limitrofi e di altre AMP? Forse si possono unire le forze? Un caro saluto, G.
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Messaggio di risposta del sottoscritto a Giulia Mò del 28/12(10
Grazie, Giulia, delle tue parole… Debbo dirti che sono le uniche pervenutemi dall’ambiente dei biologi marini, che restano in un silenzio “assordante” sull’argomento delle tutela dello “Stretto di Sicilia”… Ed è una cosa assolutamente pazzesca, che, al punto in cui siamo, davvero non riesco più a comprendere… Ognuno avrà le sue buone ragioni, non discuto… C’ è chi è stato offeso dal comportamento del Comune di Pantelleria, lo so bene… Comune che prima li ha coinvolti in certe iniziative di ricerca per l’AMP, e poi li ha estromessi, scegliendo altre vie procedurali per la tutela del mare di Pantelleria … E tra questi biologi marini ci sono anche non pochi amici personali da lunga data… Ma tant’è… Credo però che non giovi a nessuno (e tanto meno a chi ha scelto di dedicarsi professionalmente allo studio e alla ricerca nel mare) rimanersene ora in silenzio senza pensare a quanto sta accadendo e a quanto potrebbe accadere un domani proprio in quel Mare che da bambini si è iniziato ad amare….. E occorrerebbe almeno battere un colpo, come tu giustamente hai fatto… Grazie anche per i tuoi suggerimenti. Concordo pienamente su di essi, anche se non mi nascondo le difficoltà, non essendo più operativo su quest’isola, ormai da anni, quel comitato pro parco cui penso tu faccia riferimento…


Da "PANTELLERIA COM" - News 6815 del 19/12/10

L'isola avrà il suo parco. Favorevoli i consiglieri
di Pantelleria Libera, Progetto Pantelleria ha votato contro

Pantelleria avrà, dunque, il suo Parco. A votare a favore sono stati gli otto consiglieri di “Pantelleria Libera” presenti in aula (era assente il capogruppo Francesco Destito), mentre contro la nuova perimetrazione del Parco hanno votato i sei di Progetto Pantelleria. Il sindaco Alberto Di Marzo nel corso del consiglio comunale ha illustrato la proposta del Parco della sua amministrazione sottolineando che non aveva condiviso la perimetrazione fatta dalla precedente amministrazione e "per questo con i tecnici – da detto Di Marzo - si è cercato di fare una perimetrazione che fosse rispettosa della natura".

Nella nuova proposta il Parco si estenderebbe per circa 2.663 ettari, diviso nelle zone 1, 2 e 3 e coinciderebbe pressappoco con i confini dell'attuale riserva naturale orientata che sarebbe ridotta di circa 250 ettari. "Rispetto all'attuale riserva - ha detto il sindaco - sono state estrapolate alcune aree come Bugeber, Tikirriki e Serraglia, che sono delle aree con un elevato grado di antropizzazione, e inserite nuove aree per lo più boschive o da tempo non più coltivate".

Il sindaco ha sottolineato anche che "le zone che non vengono più comprese nel Parco non risultano liberalizzate ma continuano ad essere sottoposte a molteplici vincoli. Abbiamo cercato – ha continuato Di Marzo - di realizzare, per quanto riguarda il Parco, la cosa meno dolorosa. L'ottanta per cento ricade in zona boschiva. Il Comune non ha quasi nessun peso nella gestione del Parco. Iniziamo a provare come funziona e poi, eventualmente, nel tempo si può ampliare".

Il Parco che alla fine occuperà più di 2.600 ettari, secondo questa nuova proposta di perimetrazione, approvata dal consiglio comunale, si suddividerà in tre zone: la zona "Uno" per 2.249 ettari di rilevante interesse naturalistico, paesaggistico e culturale con inesistente o minimo grado di antropizzazione. La zona "Due" per circa 407 ettari che presenta un limitato grado di antropizzazione, e la zona "Tre" estesa per sei ettari che corrisponde all'area di Montagna Grande dove sono allocati gli impianti tecnologici civili e militari.

Il consiglio comunale ha approvato contestualmente oltre che la perimetrazione del Parco, anche la bozza del decreto e il regolamento. Questi atti adesso passeranno al vaglio della Regione Siciliana, del Ministero dell'Ambiente e del Comitato Nazionale dei Parchi.

Ma cosa prevede in sintesi il regolamento che è parte integrante della perimetrazione del Parco?. In tutto il territorio del Parco è vietata la caccia agli uccelli. "Sono vietati, infatti - come si legge nel regolamento approvato - la cattura, il danneggiamento e il disturbo delle specie animali" mentre sono possibili "gli abbattimenti selettivi, in particolar modo del coniglio selvatico". Sono vietate l'apertura e l'esercizio di cave, miniere e discariche. E' vietato anche il danneggiamento e il taglio dei boschi, sono consentiti il pascolo e la raccolta dei funghi.

Oltre a questi divieti nella zona "Uno" non si possono realizzare nuovi edifici e non possono essere realizzati nuovi tracciati stradali o la realizzazione di nuove opere di mobilità e non è consentita la impermeabilizzazione dei tracciati viari rurali esistenti, mentre è consentita sia nella zona "Uno" che "Due" la manutenzione straordinaria, il restauro, il risanamento conservativo e la ristrutturazione edilizia finalizzati al riuso dei manufatti esistenti. Solo nella zona "Due" è possibile la realizzazione di nuovi edifici e l'ampliamento di quelli esistenti, funzionali alla conduzione del fondo agricolo. Nelle zone "Uno" e "Due" sarà vietato l'uso in agricoltura di fitofarmaci e pesticidi, ma questo avverrà nel giro di due, tre anni dall'istituzione del Parco, passando così verso una agricoltura biologica. Tutto questo avverrà , secondo il regolamento del Parco, solo attraverso un piano di sostegno economico concertato con la Regione.

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=5922

Commento del sottoscritto su FB del 19/12/10 a margine dell'articolo
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Altri particolari sul Parco Nazionale dell'Isola di Pantelleria, come approvato dal Consiglio Comunale. E il mare ? Ma chi se ne frega, ci sono le meduse !!!


Da "BLOG SICILIA" del 19/12/10

Pantelleria comune montano? Parere favorevole
al Parco Nazionale

di Guido Picchetti

Si è riunito nei giorni scorsi il Consiglio Comunale di Pantelleria. All’ordine del giorno il Parco Nazionale dell’Isola di Pantelleria, la cui istituzione, prevista dalla legge n° 159 del 1 Ottobre 2007 e inizialmente appoggiata dalla precedente amministrazione, venne bloccata nel marzo scorso dalla stessa amministrazione con una richiesta al Ministero di interrompere le operazioni di mappatura già in corso intorno all’isola da parte dell’ISPRA su mandato del Ministero dell’Ambiente, operazioni necessarie per arrivare alla definizione di quell’Area Marina Protetta che avrebbe dovuto far parte del Parco Nazionale da istituire sull’isola.

Allora erano vicine le elezioni, e a motivare la richiesta di sospensione fu principalmente la raccolta di firme presentata in comune da quanti erano contrari all’iniziativa del Parco, nel timore che all’iniziativa fosse legata l’imposizione di nuovi vincoli sull’isola, e non invece, come sarà in realtà, la possibilità di rivedere e rimodulare i vincoli già esistenti sul territorio. Le elezioni, tuttavia, portarono ad un cambio di amministrazione, e all’ex sindaco Salvatore Gabriele nel Giugno scorso è succeduto Alberto Di Marzo.

Purtroppo per la tutela ambientale del mare che circonda Pantelleria anche la nuova amministrazione non ha dimostrato molto interesse. Le riunioni di consiglio fino ad oggi effettuate ponendo all’ordine del giorno la questione del Parco Nazionale dell’isola, dopo l’iniziale rifiuto in toto (probabilmente motivato anche dalla presenza nella coalizione di governo di due esponenti del partito Caccia e Ambiente), ha visto poi dibattuti unicamente gli aspetti vincolistici dell’area terrestre, già Riserva Naturale Integrata. E ancora il 4 novembre scorso il consiglio comunale aveva rigettato la perimetrazione del Parco voluta dall’amministrazione Gabriele, proponendone un’altra coincidente pressappoco con l’attuale Riserva.

Ma finalmente, dopo alcune riunioni con i cittadini nei circoli delle contrade, nell’ultima riunione svoltasi in Comune il 15 u.s. si è avuta finalmente una certa svolta rispetto al passato. Il consiglio comunale di Pantelleria ha infatti deliberato “di esprimere parere favorevole alla istituzione del Parco Nazionale Isola di Pantelleria, così come perimetrata e regolamentata”.

Contestualmente ha addirittura approvato come emendati la bozza di decreto e l’allegato regolamento, che fanno parte integrante e sostanziale dell’atto. Inoltre il consiglio con la stessa delibera ha conferito al sindaco Alberto Di Marzo mandato dell’esecuzione degli atti consiliari e di trasmettere immediatamente il provvedimento, al Presidente della Regione Sicilia On. Raffaele Lombardo, all’Assessore Regionale Territorio e Ambiente On. Gianmaria Sparma, all’Assessorato Territorio e Ambiente della Regionale Siciliana. Qualora fossero prodotte modifiche a quanto proposto, le stesse dovranno essere oggetto di preventiva concertazione con l’Amministrazione locale.

L’approvazione dell’istituzione del Parco con la nuova perimetrazione ed il nuovo regolamento è passata in consiglio con otto voti favorevoli, quelli della maggioranza di “Pantelleria Libera” e sei contrari, quelli della minoranza di “Progetto Pantelleria”.

Tutto risolto alla fine ? Certamente no… Infatti ancora una volta il dibattito in Consiglio Comunale è stato incentrato unicamente sui vincoli attuali e futuri dell’area terrestre dell’isola, mentre sull’area marina protetta, che pure deve far parte per definizione e per dettami legislativi facilmente intuibili dell’istituendo Parco Nazionale dell’Isola di Pantelleria, neppure una parola.

Mi piacerebbe pertanto sapere una cosa. Quando si dice “Il consiglio comunale di Pantelleria ha deliberato di esprimere parere favorevole alla istituzione del Parco Nazionale Isola di Pantelleria, così come perimetrata e regolamentata... etc. etc.”, nella perimetrazione sui ci si riferisce è compreso il bagnasciuga intorno all’isola, o Pantelleria all’insaputa di tutti è divenuto un vero e proprio “Comune Montano” circondato dal deserto ?

http://www.blogsicilia.it/blog/pantelleria-comune-montano-parere-favorevole-al-parco-nazionale/22426/
Articolo simile su "PANTELLERIA COM" del 21/12/10 (solo su abbonamento)


Da "QUOTIDIANO DI SICILIA" del 18/12/10

Trivelle

"Il ministero dell'Ambiente, da quando esiste la Commissione per la Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), cioè dal 1997, non ha mai autorizzato alcuna perforazione petrolifera nel mare della Sicilia". Lo afferma il ministro dell'Ambiente, del Mare e della Tutela del Territorio Stefania Prestigiacomo intervenendo in merito alla vicenda relativa alle trivellazioni petrolifere nei mari siciliani. "Allo stato degli atti – precisa il ministro – esiste una sola richiesta di esplorazione senza perforazione per la quale non è stata concessa la VIA".

Il ministro Prestigiacomo già nelle scorse settimane ha ribadito in più circostanze di ritenere improponibile l'attività di estrazione di idrocarburi in zone di mare vicine ad aree protette, come è il caso delle Egadi, e che in quest'ottica effettuare esplorazioni rischia di rivelarsi per le stesse aziende un inutile dispendio di denaro. "Questa è la situazione – ha proseguito il ministro – ad oggi non esiste realisticamente alcun rischio che il mare della Sicilia sud occidentale sia trasformato in un campo petrolifero".

Eppure, basta sfogliare i giornali e scoprire che a fine aprile l'Eni ha annunciato, nel corso della conferenza stampa successiva all'assemblea degli azionisti, tramite il direttore generale della divisione Esplorazione e produzione, Claudio Descalzi, come siano stati scoperti parecchi miliardi di metri cubi di gas nel Canale di Sicilia. Pochi giorni dopo è invece stata la volta della Shell che sul Corriere Economia, tramite Marco Brun, presidente e amministratore delegato, ha dichiarato come nel Canale di Sicilia ci sia un autentico tesoro petrolifero. Come sarebbero stati scoperti questi favolosi giacimenti? Senza sondaggi?

Incrociando i dati, attualmente nell’Isola ci sono 21 titoli minerari - 6 permessi di ricerca, 14 concessioni di coltivazione (nel dettaglio ci sono 13 titoli produttivi a gas e 5 a olio) e 1 permesso di ricerca di risorse geotermiche – e altre 11 istanze sono state presentate per il conferimento di nuovi titoli minerari, senza contare i permessi di ricerca nel mare antistante le coste isolane che sono almeno 12.

Per poter trivellare in mare, le imprese hanno bisogno di speciali fluidi e fanghi perforanti per portare in superficie i detriti perforati (cutting) lasciando tracce di cadmio, cromo, bario, arsenico, mercurio, piombo, zinco e rame.

Se il ministero dell'Ambiente non ha autorizzato perforazioni o ricerche, qualcun altro lo ha fatto. Il risultato, tanto, è sempre lo stesso.

http://www.qds.it/index.php?sez=blog_read_msg&id=3&id_post=481-trivelle


Da "ECQUO MAGAZINE" del 18/12/10

   

Dissezionato lo squalo bianco catturato in Sicilia

Erano una presenza costante nel Mediterraneo, ma oggi non se ne vedono quasi più. Nel corso degli anni sono stati decimati ( 99%) e trovarli in quest’area è davvero una rarità. Se poi si parla di squalo bianco diventa quasi impossibile. Eppure, nel Canale di Sicilia, questa estate, è stato pescato un cucciolo di squalo bianco, trovato dai pescatori in una delle loro reti e consegnato ai ricercatori dell’ISPRA.

Si tratta di un esemplare femmina appena nato ( meno di 2 mesi di vita) e non è lungo più di 1,60 metri , ma la sua presenza in queste acque, come dichiarato da Simone Canese, responsabile del programma di ricerca “avvalora la tesi secondo la quale il Canale di Sicilia, tratto di mare con valori di biodiversità marina straordinari, costituisce un’area chiave per la riproduzione di questa specie protetta”.

Non a caso gli esperti definiscono il tratto di mare siculo “Focal Point” italiano per la specie. “Inoltre – aggiunge Massimiliano Bottaro, ricercatore ISPRA, esperto in materia e coordinatore del Gruppo Ricercatori Italiani sugli Squali (GRIS) - “considerato il drammatico calo del numero di squali presenti nei nostri mari (quasi il 99% in meno), monitorare la loro presenza rappresenta sicuramente un primo importante passo per la tutela di questi predatori e degli ecosistemi marini”.

Il cucciolo di squalo bianco è stato dissezionato nei laboratori dell’ISPRA insieme ad altri due esemplari: uno squalo grigio ed uno mako. Le analisi genetiche condotte su questi piccoli predatori, spiegano gli esperti, consentono di ottenere risposte sul loro comportamento e di scoprire informazioni sempre più dettagliate su uno degli animali più temuti dagli uomini. Presente all’operazione anche Enrico Gennari, Direttore dell’ Ocean Research del Sud Africa.

http://magazine.quotidiano.net/ecquo/lasco/2010/12/17/dissezionato-lo-squalo-bianco-catturato-in-sicilia/

Commento del sottoscritto su FB del 18/12/10 a margine dell'articolo
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Il video sullo squaletto bianco del Canale di Sicilia è presentato su "Ecquo Magazine" dall'ufficio stampa dell'Ispra sotto il titolo di "Ambiente sotto controllo"... Facile il commento: "Speriamo che il "controllo" sul Canale di Sicilia dell'Ispra non si esaurisca nella documentazione televisiva di ciò che accade in questo specchio di mare... Con le minacce che ci sono, le sole telecamere non sono certo la soluzione ai problemi di tutela incombenti..."


Da "PANTELLERIA COM" del 18/12/10 - News n° 6809

Con una nuova perimetrazione il Consiglio
Comunale ha espresso parere favorevole al Parco

Il consiglio comunale di Pantelleria ha deliberato “di esprimere parere favorevole alla istituzione del Parco Nazionale Isola di Pantelleria, così come perimetrata e regolamentata.

Contestualmente ha approvato come emendati la bozza di decreto e l'allegato regolamento, che fanno parte integrante e sostanziale dell’atto. Il consiglio con la stessa delibera ha conferito al sindaco Alberto Di Marzo mandato dell’esecuzione degli atti consiliari e di trasmettere immediatamente il provvedimento, al Presidente della Regione Sicilia On. Raffaele Lombardo, all’Assessore Regionale Territorio e Ambiente On. Gianmaria Sparma, all'Assessorato Territorio e Ambiente della Regionale Siciliana. Qualora fossero prodotte modifiche a quanto proposto, le stesse dovranno essere oggetto di preventiva concertazione con l'Amministrazione locale.

L’approvazione dell’istituzione del Parco con la nuova perimetrazione ed il nuovo regolamento è passata in consiglio con otto voti favorevoli, quelli della maggioranza di “Pantelleria Libera” e sei contrari, quelli della minoranza di “Progetto Pantelleria”. Il 4 di novembre il consiglio comunale aveva rigettato la perimetrazione del Parco voluta dall’amministrazione Gabriele e proposta un’altra coincidente pressappoco con l’attuale Riserva. Dopo alcune riunioni con i cittadini nei circoli delle contrade il consiglio comunale l’ha approvata.

(nella foto il Presidente del Consiglio Comunale Giuseppe Spata)

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=5916  (solo su abbonamento)

Commento del sottoscritto su FB del 18/12/10 a margine dell'articolo
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Oggi su "Pantelleria Com": "Il consiglio comunale di Pantelleria ha deliberato di esprimere parere favorevole alla istituzione del Parco Nazionale Isola di Pantelleria, così come perimetrata e regolamentata. etc. etc.". Quanto mi piacerebbe sapere cosa significa questa frase... Nella perimetrazione è compreso un pò di mare intorno all'isola, o Pantelleria è diventata ad insaputa di tutti un "Comune Montano" ???


Da "PARTITO DEL SUD" del 18/12/10

Petrolio, 20 permessi dal Ministero
su cui la Regione non ha alcuna potestà

Texani, canadesi, irlandesi, yemeniti. Tutti a caccia dell'oro nero nel Canale di Sicilia. Un vero e proprio assalto al mare delle coste dell'Isola da parte di piccole e mega compagnie internazionali di petrolio. Sono ben 20 le domande per trivellazioni al vaglio del ministero dello Sviluppo economico, sulle quali la Regione non ha alcun potere. Tutto ciò che riguarda le con piattaforme off-shore transita dalle stanze del ministero, mentre il governo di Raffaele Lombardo ha già approvato una delibera che dice "no" alle trivellazioni.

"Siamo di fronte a un assalto che rischia di stravolgere l'economia della nostra regione, mettendo in grandi difficoltà le marinerie ma anche gli imprenditori che hanno investito nel turismo, come i Rocco Forte che adesso a Sciacca davanti al loro Golf Resort potrebbero vedersi installate tre mega piattaforme petrolifere", dice l'assessore al Territorio Roberto Di Mauro, che ha già dato mandato al rappresentante della Regione nel nucleo di Valutazione d'Impatto Ambientale del ministero, la soprintendente di Ragusa Vera Greco, di opporsi chiedendo relazioni su relazioni per il rischio d'inquinamento del mare e delle coste, "a oggi mai arrivate".

L'assessore Di Mauro ha sul suo tavolo un dossier di 40 pagine che da un lato mette nero su bianco i rischi per l'economia e l'ambiente siciliano, e dall'altro chi sono le imprese che vogliono trivellare nel Canale di Sicilia.

Oltre alle 6 piattaforme al momento installate al largo di Ragusa e del golfo di Gela, e oltre alle 20 istanze già approvate, al ministero ci sono ben 20 richieste di autorizzazione a nuovi permessi di ricerca nel Canale di Sicilia. Cinque fanno capo alla Northern Petroleum, colosso londinese che con la Shell ha già avviato ricerche in tutto il Mediterraneo. La società inglese chiede di poter installare tre piattaforme nel mare delle Isole Egadi per avviare ricerche in una superficie complessiva di 1.600 chilometri quadrati. La Northern Petroleum chiede di poter avviare ricerche anche nel golfo di Gela, nella zona di Capo Rossello ad Agrigento e, insieme agli irlandesi della Petrolcelitc Elsa, nel mare tra Siculiana e Porto Empedocle.

La Petrolceltic è controllata al 100 per cento dall'omonima società irlandese, e in Italia ha stretto collaborazioni con Vega Oil ed Eni, con la quale chiede di trivellare anche nel golfo di Gela. I canadesi della Hunt Oil Company, invece, hanno messo nel mirino tre siti: il primo tra Sciacca e Agrigento, il secondo tra Sciacca e Siculiana Marina, e il terzo tra Mazara del Vallo e Menfi. E se la Puma Petroleum, società anche questa londinese, chiede di poter avviare ricerche tra Lampedusa e Linosa, un consorzio composto dalla British Gas e della italiane Eni ed Edison chiede di poter avviare ricerche tra Licata e Punta Bianca. Anche i texani, dopo il tentativo della Panther Oil nel Val di Noto, vogliono cercare petrolio nel mar siciliano. Precisamente tra Scoglitti e Pozzallo, attraverso la Sviluppo Risorse Naturali (SRN), società controllata dalla Mediterranean Resources con sede ad Austin in Texas. Ultima istanza presentata al ministero è quella dei canadesi della Nautical Petroleum, che chiedono di avviare ricerche tra la foce del fiume Dirillo e punta D'Aliga.

Ma perché tutto questo interesse a trivellare nel mare siciliano ? Semplice: secondo i dati del ministero nel Canale di Sicilia giace una riserva di petrolio pari a 2,3 milioni di tonnellate certamente estraibili, un terzo di quello che risiede nel resto del mare che bagna le coste d'Italia.

L'assessore Di Mauro ha già commissionato un primo studio sui rischi per l'economia in caso d'incidenti come quello avvenuto nel golfo del Messico causato dalla British Petroleum. "La gran parte dei richieste di estrazione insiste su riserve naturali protette e siti di importanza comunitaria - dice Di Mauro -. Ci sono intere marinerie, come quelle di Trapani, Mazara del Vallo o Sciacca, che non solo non potrebbero avvicinarsi in un raggio di 500 metri attorno alle piattaforme, ma che soltanto per il traffico di petroliere che ci sarà nel Canale di Sicilia vedrebbero ridotto il loro raggio d'azione".

Per la sovrintendete di Ragusa, Greco, i rischi sono elevati: "Al ministero ci hanno fatto vedere delle simulazione in caso d'incidenti, spiegandoci che le correnti marine sono quasi sempre dalla terraferma verso il largo - dice la Greco - Ma quel "quasi" significa pure che le correnti potrebbero a volte spingere eventuali chiazze di petrolio verso le nostre coste".

http://partitodelsud.blogspot.com/2010/12/petrolio-20-permessi-dal-ministero-su.html


Da "ECQUO MAGAZINE" del 17/12/10

Wikileaks svela incidente a piattaforma Bp
 in Azerbagian 18 mesi prima che nel Golfo del Messico

Il 17 settembre 2008, un incidente in una mega piattaforma di Bp in Azerbagian, “Central Azeri”, che serve il campo Azeri-Chirag-Guneshi nel mar Caspio, costrinse la compagnia a evacuare i 211 lavoratori. Lo scrivono il Guardian ed El Pais, media partner di Wikileaks, pubblicando dei cable dall’ambasciata Usa di Baku.

La fuga di gas, 18 mesi prima del disastro ambientale nel Golfo del Messico, secondo gli statunitensi – che citano un incontro con i vertici Bp nel gennaio 2009 -, fu causata “da un difetto nel rivestimento di cemento di uno dei pozzi”.

Il 17 settembre – si legge nel dispaccio siglato dall’ambasciatore Usa a Baku, Anne E. Derse, del 26 settembre 2008 – l’acqua attorno alla piattaforma Central Azeri, una delle principali dell’Azerbagian, ha iniziato a ribollire, e i sistemi di allarme hanno rilevato alti livelli di gas. Poco dopo, in un pozzo si e’ verificato un ‘blowout’ (scoppio), espellendo acqua, fango e gas. La Bp ha disposto quindi l’evacuazione dei 211 lavoratori della piattaforma”.

Qualche mese dopo, siamo al 15 gennaio 2009, l’incaricato d’affari dell’ambasciata Usa, Don Lu, incontra i vertici di Bp in Azerbagian. “La compagnia si appresta a riavviare la produzione a Central Azeri, dopo aver chiuso alcuni ‘pozzi sospetti’ dai quali pensano si sia originata la fuga di gas a causa di un difetto nel cemento di rivestimento”, scrive il diplomatico affermando che “il fatto che la causa sia questa e’ una buona notizia, perche’ vuol dire che c’e’ da lavorare solo sui pozzi, fatto preferibile rispetto alla perdita della piattaforma”.

La mistura di cemento usata per sigillare un pozzo, giudicata “instabile”, e’ considerata la causa principale dell’incidente Bp nel Golfo del Messico, ad aprile 2010, nel quale hanno perso la vita 11 lavoratori e che ha originato la “Marea nera”, uno dei maggiori disastri ambientali della storia.

La piattaforma Central Azeri, assieme alle ’sorelle’ West e East, e’ uno dei maggiori impianti mondiali: e’ situata nel Mar Caspio, a circa 100 km da Baku. La produzione e’ stata avviata nel 2005, e arriva al picco di 420.000 barili al giorno. I tre impianti arrivano nel complesso a produrre 950.000 bpd. I rapporti tra Azerbaigian e Bp sono stati molto tesi, si evince dalla lettura dei numerosi cable pubblicati dal Guardian e da El Pais. Nel 2007, il presidente azero Ilham Aliev accuso’ la Bp di “rubarci il petrolio”, per circa 10 miliardi di dollari, e di utilizzare un “lieve ricatto” (tagliando parte della fornitura di gas a Baku, ndr) per “assicurarsi i diritti di sfruttamento” nel Mar Caspio, che invece Aliev voleva estendere a Grecia e Italia.

Nella pagina di "ECQUO MAGAZINE" è anche riportato il documento originale "CONFIDENTIAL" diffuso da Wikileaks.

http://magazine.quotidiano.net/ecquo/ecquo/2010/12/16/67435/

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Commenti a margine della "NOTA" su FB di "Informazione Libera" del 17/12/10
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post di Fabio May
Wikileaks e BP appartengono entrambe ai Rothschild, grazie.
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post di Leonardo Agostinelli
La storia di Enrico Mattei (quello vero, no il demente che crede di assomigliargli) dovrebbe insegnare, le storiche sette sorelle si sono fuse, integrate, assorbite ma il profitto a discapito della salute è sempre nei loro piani!!!
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post di Gianfranco Leonelli
Quando la logica è quella dello sfruttamento poi non ci si deve stupire di nulla.
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post di Uriele Maffei
Era ovvio, com'è ovvio ke il sito e il suo fondatore sono scomodi.
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post di Francesco Mariucci
Credo che con gli attuali BOP sia alquanto difficile prendere un blow out, una volta erano molto più frequenti, ora in TEORIA ci sono i trancianti che tagliano completamente il pozzo ma lo sigillano. Il problema che si pongono loro è: conviene sputtanare il pozzo usando i trancianti ed essere sicuri, oppure aspettare fino all'ultimo tentando magari di contrastare il kick con fango più pesante? Quando succedono questi incidenti significa che han preferito la seconda ipotesi... e quando magari han deciso di chiudere i bop era troppo tardi. E' scontato dirlo, ma è la solita logica del profitto prevale sulla sicurezza.
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post di Tiziano Petrone
Ah si? Anche wikileaks è dei Rothshild? Cosa non hanno?
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post di Giuseppe Lanzani
Meno male che wikileaks è ancora libera. Mirrorare, Mirrorare, Mirrorare. Io lo farò da gennaio. Pensate ho letto commenti di gente così ignorante che preferirebbe le cose non si sapessero in quanto deleterio sarebbe per la pace... Assurdo..... (letto nei commenti sul sito del "Il Giornale").
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post di Giuseppe Lanzani
@ Fabio May: ma che dici mai...


Da "PANTELLERIA COM" - News n° 6805 del 17/12/10

La ''Lambouka'' era in acque tunisine,
poche centinaia di metri al di là delle acque italiane

di Guido Picchetti
 

Stamane presso la Capitaneria di Porto di Pantelleria è stata offerta ad Alberto Zaccagni e al sottoscritto la possibilità di controllare con le precise apparecchiature telemetriche a disposizione della Guardia Costiera, l'effettivo posizionamento delle coordinate rilevate da Alberto Zaccagni con il suo GPS sul punto dove era situata l'estate scorsa la piattaforma petrolifera dell'ADX "Lambouka-1", per le sue trivellazione di ricerca, in rapporto alla linea di delimitazione delle acque territoriali italiane situata a 13 miglia dal litorale costiero di Pantelleria . Si è potuto così constatare, come la schermata video qui unita certifica, che la "Lambouka-1" era posizionata alla distanza di 13,314 miglia nautiche dalle coste dell'isola. In altre parole si trovava sì in acque tunisine, ma meno di un terzo di miglio al di là del limite delle acque territoriali italiane...

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=5912
(solo su abbonamento)

Commenti su FB
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Post di Mario Di Giovanna del16/12/10

Bravi, era importante avere certezza ... Quello che mi sorprende e che, come al solito, queste verifiche vengano fatte (o fortemente sollecitate) da semplici cittadini.
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Post di Maria Ghelia del 16/12/10

Grazie, Guido, per questa precisazione. Diciamo che quelle 0,314 miglia fuori dalle acque territoriali suona molto come una presa in giro, ma comunque almeno hanno rispettato, anche se per poco, il limite.
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Post di Pantel Voice del 16/12/10

No Trivella News: norizie sconcertanti da Guido Picchetti!
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Post di Jan Devili del 16/12/10

Evviva l'emancipazione!!! Meglio tardi che mai... In epoche non sospette, in seguito all'avvistamento, un marinaio, esattamente Fabio Chiolo, aveva già avvisato su Facebook, che LamBouka si trovava fuori dalle acque territoriali italiane...
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Post di Pantel Voice del 16/12/10

Non si tratta di chi arriva prima (a volte sembra di avere a che fare con la Scuola Materna...) ma di quanti sono sensibili al problema. Con Fabio abbiamo fatto battage 1 anno fa, ma non lo abbiamo più sentito. Importante è che qualcuno (magari più esperto di noi) segua con attenzione queste vicende e ci aggiorni costantemente.
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Post di Jan Devili del 16/12/10

Non volevo assolutamente incitare ad alcuna gara a chi arriva prima, bensì evidenziare come la suddetta informazione è rimasta a vegetare inascoltata nel Web, preferendo correre dietro a quattro politicanti che hanno preso a pretesto la piattaforma per montare una polemica propagandistica.
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Post di Guido Picchetti del 21/12/10

Solo oggi ho letto del breve dibattito tra Pantel Voice e Jan Devili e sento di dover dire la mia... L'incontro in Capitaneria, per il quale sento di dover ringraziare chi l'ha promosso, è stato certamente utile in quanto ha permesso di stabilire con esattezza la posizione della piattaforma Lambouka-1. Posizione in precedenza poco chiara tra chi la diceva (ma senza alcun secondo fine...) trovarsi entro il limite delle 13 miglia del mare territoriale italiano e chi invece la riteneva fuori di detto limite... Sappiamo ora che la piattaforma australiana di ricerca era appena un terzo di miglia ad di fuori delle nostre acque... E quindi nessun controllo, per quanto opportuno, era dovuto per legge. Ciò non toglie la pericolosità delle operazioni per l'ambiente marino dello Stretto e per le coste da esso bagnate, in prima battuta quelle di Pantelleria, pericoli già in essere per le tante piattaforme attualmente operanti in acque tunisine, ma soprattutto per quelle che riprenderanno presto ad operare anche in acque italiane, a quanto pare nella prossima primavera...
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Post di Pantel Voice del 22/12/10

Grazie Guido per i chiarimenti e per il tuo costante attenzionamento all'argomento.


Da "TERRA NEWS" del 16/12/10

Incontri al Cairo sui temi della sostenibilità
e per le politiche di Ue e Onu

di Patrizia Bonelli

Sono in corso al Cairo una serie di incontri delle Ong che si occupano della sostenibilità nel Mediterraneo. In particolare un workshop su “Horizon 2020”, importante iniziativa di cooperazione ambientale ed economica dei paesi Ue con i quelli nordafricani e mediorientali per arginare l’inquinamento del Mediterraneo. Decisa dai ministri europei nel 2006 nell’ambito del Partenariato Euro Mediterraneo, “Horizon 2020” prevede interventi per la costruzione di impianti di depurazione, controllo dei fiumi e di scarichi di reti fognarie, monitoraggio costante delle acque marine. Il workshop ha l’obiettivo di migliorare la capacità di partecipazione e di intervento dei soggetti della società civile sul disinquinamento del Mediterraneo.

Nell’occasione si stanno svolgendo anche le riunioni degli organismi dell’Ufficio Mediterraneo d’Informazione su Ambiente, Cultura e Sviluppo Sostenibile (Mio-Ecsde in inglese). Questa Ong gioca un ruolo attivo nel rapporto con le istituzioni per la sostenibilità e la pace nel Mediterraneo e partecipa a politiche e programmi della Commissione Europea e delle Nazioni unite per il Mediterraneo (Unep/Map). Si tratta di una rete attiva da venti anni che raccoglie più di 100 Ong, associazioni e reti ambientaliste di tutti i paesi del Mediterraneo - anche italiane come Legambiente, Italia nostra, Scholè Futuro - e che ha il merito di aver messo in comunicazione la riva nord e quella del sud del Mediterraneo sui problemi della sostenibilità.

Ne fa parte anche la Rete Araba di Organizzazioni non governative per l’Ambiente e lo Sviluppo (Raed/Oaye). Tra i temi di maggiore interesse oltre al mare c’è l’acqua dolce, la risorsa più a rischio del nostro pianeta e perciò motivo di conflitto fra Stati confinanti. Questa rete di Ong promuove politiche per la gestione integrata e la conservazione dell’acqua dolce e sostiene gli accordi fra i paesi che condividono gli stessi bacini idrici, indispensabili per proteggere i grandi fiumi e laghi. è in programma anche l’assemblea annuale del “Circolo di parlamentari del Mediterraneo per lo sviluppo sostenibile” (Compsud) che riunisce deputati e senatori dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo particolarmente attivi sulle politiche ambientali nei rispettivi parlamenti e nelle sedi di cooperazione mediterranea.

«Il circolo dei parlamentari - spiega il professor Michael Scoullos, presidente del Mio-Ecsde - serve a creare un collegamento tra organizzazioni non governative e rappresentanti eletti, aiuta le Ong perché offre loro una sponda nei rispettivi parlamenti dove è utile tener vivo il dibattito. Il rafforzamento di questa rete di parlamentari potrebbe rendere più sensibile ai problemi della sostenibilità anche l’assemblea euro-mediterranea». Per lo sviluppo sostenibile servono certamente condizioni di pace e sicurezza, sostengono tutti i delegati. La povertà, le ineguaglianze, la mancanza di pace danneggiano fortemente l’ambiente. L’acqua e le risorse naturali, in genere, non sono infatti solo un bene da preservare ma da dividere equamente.

http://www.terranews.it/news/2010/12/mediterraneo-sostenibile

Commento del sottoscritto su FB del 17/12/10 a margine dell'articolo
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Quante riunioni importanti per la difesa del Mediterraneo! Ora c'è anche un workshop su “Horizon 2020” al Cairo... Ma qualcosa di concreto, dopo tante parole, parole, parole, verrà mai fuori ?


Da una "NOTA" su Facebook -16/12/10

Le trivelle non aspettano neppure la Primavera...

di Guido Picchetti

Dal comunicato della "Northern Petroleum Plc" in data 14th December 2010:

Operations Italy - (omissis) In the Thrust and Fold Belt core area offshore Sicily, alongside joint-venture partner Shell Italia, the (1520km²) 3D seismic evaluation continues with a decision to drill required before the end of Q1 2011. (omissis)

In altre parole, la Northern Petroleum, insieme alla Shell Italia partner in joint venture, dopo le valutazioni sismiche 3D ha deciso di iniziare entro il primo trimestre del 2011 le trivellazioni al centro dell'area off-shore Sicily C.R147.NP che ha in concessione a Nord di Pantelleria, area confinante con la G.R.15.PU già in concessione alla ADX (vedi mappa allegata).

L'url dellla pagina web con il comunicato della "Northern Petroleum":
http://www.londonstockexchange.com/exchange/news/market-news/market-news-detail.html?announcementId=10738762

http://www.facebook.com/profile.php?id=1063270409#!/notes/guido-picchetti/le-trivelle-non-aspettano-neppure-la-primavera/183059768372513
Stessa notizia su "PANTELLERIA COM" del 17/12/10 (solo su abbonamento) 


Da "PANTELLERIA COM" - News n° 6802 del 16/12/10

Le acque tunisine iniziano a 13 miglia di distanza
dalle quattro isole italiane dello Stretto

di Guido Picchetti

Caro Direttore,
a proposito dei limiti delle acque territoriali intorno alle quattro isole dello Stretto (Pantelleria, Lampedusa, Linosa e Lampione, ho letto della precisazione che ha ricevuto da Tino Alongi e che certamente ci aiuta a comprendere meglio i termini della questione. Vorrei però ulteriormente contribuire a evitare ogni possibile equivoco, riportando interamente i primi due articoli di quell’accordo firmato a Tunisi tra il Governo della Repubblica italiana ed il Governo della Repubblica tunisina il 20 agosto 1971, relativo alla delimitazione della piattaforma continentale tra i due Paesi e ratificato poi dalla Legge del 3 giugno 1978 n. 347 insieme alla mappa allegata, Sono due articoli molto chiari, che non lasciano adito ad alcun dubbio e che riprendo direttamente dalla pagina web del Ministero delle Attività Produttive dove è riportata la legge in questione, url
http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/norme/347l78.htm.

Eccoli qui a seguire:

Articolo I
La delimitazione della piattaforma continentale tra i due Paesi è costituita dalla linea mediana i cui punti sono equidistanti dai punti più vicini alle linee di base dalle quali vengono misurate l'estensione dei mari territoriali dell'Italia e della Tunisia tenendo conto delle isole, isolotti e bassifondi affioranti fatta eccezione per Lampione, Lampedusa, Linosa e Pantelleria.

Articolo II
Per quanto concerne le isole di cui all'articolo I, la delimitazione della piattaforma continentale viene fissata dalle seguenti disposizioni:

a) intorno a Pantelleria, la delimitazione della parte della Tunisia sarà costituita dalla linea inviluppante di cerchi di 13 miglia marine di raggio ed i cui centri si trovano sul litorale di detta isola e ciò fino all'intersezione di questa linea inviluppante con la linea mediana definita all'articolo I;

b) intorno a Lampione, la delimitazione dalla parte della Tunisia sarà costituita dai tratti della linea inviluppante di cerchi di 13 miglia marine di raggio e i cui centri si trovano sul litorale di detta isola, e ciò fino all'intersezione di questa linea inviluppante con quella relativa a Lampedusa e che è definita alla seguente lettera c);

c) intorno a Lampedusa, la delimitazione dalla parte della Tunisia sarà costituita dai tratti della linea inviluppante di cerchi di 13 miglia marine di raggio e i cui centri si trovano sul litorale di detta isola, tratti compresi tra la intersezione di questa linea inviluppante da una parte con quella di Lampione di cui alla precedente lettera b) e dall'altra con la linea inviluppante relativa a Linosa di cui alla seguente lettera d);

d) intorno a Linosa, la delimitazione dalla parte della Tunisia sarà costituita dai tratti della linea inviluppante di cerchi di 13 miglia marine di raggio e i cui centri si trovano sul litorale di detta isola, tratti compresi tra la intersezione di questa linea inviluppante da una parte con quella di Lampedusa di cui alla precedente lettera c) e dall'altra con la linea mediana di cui all'articolo I.

Come si vede, i raggi dei cerchi intorno alle quattro isole sono tutti di 13 miglia, misurati facendo centro sui rispettivi litorali fino a che non arrivano ad intersecarsi reciprocamente o con la linea mediana tra costa siciliana e tunisina. Il che vuol dire che la distanza di 13 miglia, fino al limite al di là del quale iniziano le acque tunisine, va misurata dal bagnasciuga di ciascuna delle quattro isole.

La mappa allegata all’accordo, che ancora una volta qui unisco, evidenzia chiaramente quanto indicato dal testo degli articoli. Cordiali saluti.

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=5909  (solo su abbonamento)


Da "IL PANTECO" - Dicembre 2010

Ambiente

Proposta indecente

di Guido Picchetti

Le azioni dell’ADX sono quotate in borsa al prezzo di $ 0.115. Tutto sommato, considerate le prospettive e i programmi futuri dell’ADX, non converrebbe ad alcune nostre istituzioni locali investire in azioni dell’ADX ? Comunque vadano le cose in futuro, ci sarebbe pur sempre un tornaconto... Se l’ADX riuscisse a realizzare i suoi programmi futuri (come purtroppo temo...), le azioni dell’ADX saliranno alle stelle, con vantaggi economici per gli investitori e, tanto per intenderci, per le casse di Regione Sicilia, Provincia di Trapani e Comune di Pantelleria... Se invece le operazioni dell’ADX nello Stretto di Sicilia venissero stoppate, si potrà pur sempre ritenere (e sostenere...) che proprio il nuovo assetto societario dell’ADX, con la presenza delle istituzioni locali italiane tra i soci, abbia contribuito e positivamente influito sulla decisione di sospendere le operazioni nella zona del Canale per non danneggiarne l’ambiente (sic!) ...

http://www.ilpanteco.it/wordpress/?page_id=31

Commento del sottoscritto su FB del 12/12/10 a margine dell'articolo
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"Una proposta indecente". Di questa piccolo "pezzo" pubblicato sul numero di Dicembre de "IL PANTECO" me ne ero proprio dimenticato... Ma lo riporto in quanto conserva intatta la sua validità... Anzi... Il valore delle azioni dell'ADX da Agosto ad oggi è sceso da $ 0.115 a $ 0,094, e il loro acquisto è ancora più conveniente per le ragioni che ho ben specificato !!!


Da "L'ALTRA AGRIGENTO" 15/12/10

Conferenza Fidapa a Castelvetrano

No alle trivellazioni in un'area a grande rischio sismico

Si è svolta ieri a Castelvetrano, presso l’Aula Magna del liceo classico “G. Pantaleo”, una conferenza promossa dalla presidente della FIDAPA di Castelvetrano, Caterina Salvo e da quella di Sciacca, Francesca Mandina, dal titolo "Il percorso del rispetto...sulle onde del mar Mediterraneo”. Hanno relazionato Mimmo Macaluso, Ispettore Onorario dell'Assessorato Regionale ai Beni Culturali, il prof. Franco Andaloro (ISPRA), Sebastiano Tusa (Soprintendente ai Beni Culturali Provincia di Trapani) e Ilaria Rinaudo (Biologa della Bio & Tech).

Il dibattito si è incentrato sui rischi derivanti dalla costituzione di piattaforme petrolifere nel Canale di Sicilia. La notizia del progetto di ricerca e l’ipotesi di piazzare piattaforme da estrazione a meno di due chilometri da Capo San Marco a Sciacca, avanzato da una società di ricerca petrolifera irlandese, la San Leon Energy ha scatenato un forte presa di posizione da parte di associazioni culturali, ambientalistiche e degli stessi Comuni interessati, con la costituzione di un agguerrito comitato, che ha preso il nome di “Stop alla Piattaforma”.

La trivellazione per l’estrazione di idrocarburi avrebbe secondo Macaluso, già vulcanologo, geologo e scopritore del complesso vulcanico Empedocle nel canale di Sicilia, effetti negativi per l’ecosistema e comporterebbe un danno rilevante per la pesca (principale fonte economica per la zona di Sciacca e Mazara), sarebbe disastrosa per il peculiare ambiente marino, straordinariamente intatto, di questo tratto di Canale di Sicilia, per non parlare dell’impatto negativo in una zona, come questa, fortemente vocata al turismo.

Ma il rischio maggiore, verrebbe rappresentato dalle manifestazioni del vulcanesimo di questa area già altamente sismica; inoltre l’emunzione di petrolio o di gas naturale, comporta il rischio dell’insorgere di un fenomeno chiamato “subsidenza antropica”, cioè il collasso di un tratto di crosta terrestre, che sott’acqua potrebbe generare onde anomale, cioè tsunami

(nella foto da sn. Mimmo Macaluso, Caterina Santangelo, componente colleggio nazionale garanti FIDAPA, Francesca Mandina, pres. Sez. Sciacca, Lina Tommaso, consigliera distrettuale FIDAPA, Caterina Salvo, pres. Sez. Castelvetrano, Sebastiano Tusa e Ilaria Rinaudo).

http://www.laltraagrigento.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1772:no-alle-trivellazioni-in-unarea-a-grande-rischio-sismico-conferenza-fidapa-a-castelvetrano&catid=39:speciali&Itemid=488


Da "ECOBLOG" del 14/12/10

Shell e Northern Petroleum continueranno
le trivellazioni nel Canale di Sicilia

di Peppe Croce

Che il decreto che vieta le trivellazioni off-shore entro le 12 miglia nautiche dalle aree marine protette (e cinque miglia dalle coste non protette) del ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, non sarebbe servito quasi a nulla, lo avevamo già previsto. Oggi arriva la conferma.

Northern Petroleum, che da mesi scandaglia il Canale di Sicilia in cerca di petrolio e gas naturale, ha rilasciato un comunicato nel quale afferma chiaramente che le norme volute dalla Prestigiacomo non cambiano di una virgola le attività dell’azienda. Il grosso delle quali, ovviamente, è oltre quelle cinque-dodici miglia vietate:

As previously reported, the legislation banning most of the drilling within up to 12 nautical miles off the coast, and not deepwater drilling as has been incorrectly reported elsewhere, has had only a small effect on the Company’s assets. Most of Northern’s permits and applications are in deeper water and further offshore.

Le perforazioni, quindi, si faranno e anche presto: Northern Petroleum afferma che si inizia entro primavera. Probabilmente è proprio il clima a rallentare le operazioni, non certo la legge:

In the Thrust and Fold Belt core area offshore Sicily, alongside joint venture partner Shell Italia, the (1520km²) 3D seismic evaluation continues with a decision to drill required before the end of Q1 2011.

Nel mare tra la Sicilia e l’Africa, d’altronde, di petrolio e gas ce ne sono in abbondanza: Shell ha già detto di aspettarsi almeno 150mila barili al giorno e Bp, reduce dal disastro della marea nera, si appresta a trivellare il fondo del mare libico ad altissima profondità.

Credevate che la politica avrebbe potuto fermare la grande industria del petrolio?

http://www.ecoblog.it/post/11712/shell-e-northern-petroleum-continueranno-le-trivellazioni-nel-canale-di-sicilia?
Stessa notizia su "GREGAMBIENTE" e su "QUADERNI SOCIALISTI" del 15/12/10

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Commenti su FB a margine dell'articolo
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Post di Guido Picchetti del 14/12/10
C'è addirittura l'annuncio di ciò che accadrà in Primavera nello Stretto di Sicilia... E qui a Pantelleria stiamo invece a discutere delle siepi che separano i campi !!! Ringrazio Giò Nastasi per avermi segnalato l'articolo...
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Post di Maria Ghelia del 14/12/10

Avevi ragione a scrivere "parole, parole, parole....". Dalla politica solo parole ed interessi privati. Addio Mediterraneo ! 
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Post di Diego Gabriele del 14/12/10
Ha capito cosa è successo da maggio ad oggi... ? Si affronta la problematica del parco terreste senza tecnici.. solo un gruppetto di politici locali che girano attorno alla cartina dell'isola divertendosi con foga artistica, con pennello di colore rosso e verde, nel perimetrare un territorio senza alcuna ratio tecnica.
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Post di Francesca Romana Orlando (a Giò Nastasi) del 14/12/10

Ma com'è andata a finire quella tua intenzione di fare qualcosa per conto di AMICA per questo problema? Ancora aspettiamo tua email con progetti... coraggio, diamoci da fare!!!
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Post di Giò Nastasi del 14/12/10

?...coraggio ne ho da vendere ...!!!... ma non mi piacciono i buchi nell'acqua !!!... e tali sarebbero stati in questo momento eventuali iniziative come manifestazioni o petizioni... ho seguito con molta attenzione il problema e per fortuna... le iniziative non sono mancate... tante e importanti... è stata dedicata al problema una intera puntata di report tanto per fare un esempio... purtroppo gli insuccessi dipendono solo dagli enormi interessi che girano intorno al petrolio come per noi alla chimica... se riterrò utile un eventuale progetto cmq partirò spedita come faccio sempre quando ritengo che una eventuale iniziativa sia efficace!!!


Da "PANTELLERIA COM" - News n° 6794 del 14/12/10

   Il posizionamento della piattaforma ADX
 Le perforazioni e i controlli

Caro Direttore,
un paio di giorni fa l’amico Alberto Zaccagni nelle tue News ha commentato positivamente la mia precisazione sulle caratteristiche del limite delle acque territoriali italiane a NO di Pantelleria, situato a 13 miglia dalle coste dell'isola in base all'accordo firmato a Tunisi il 20 Agosto 1971 tra Tunisia e Italia. E di ciò lo ringrazio.

Ma non vorrei che il suo commento passasse troppo sotto silenzio, in quanto penso sia una importante testimonianza, certificando, in base ai rilevamenti da lui effettuati mediante GPS (queste le coordinate: N 36°58' 912 - E 011° 43' 892), che la piattaforma “Lambouka-1” l'estate scorsa ha operato entro le acque territoriali italiane senza che nessuna delle autorità competenti e preposte alla sorveglianza delle nostre acque territoriali pare abbia controllato l’esatto posizionamento della piattaforma.

E, se è vero quanto rilevato e affermato da Alberto, cioè che la piattaforma si trovava a poco più di 12 miglia dalle coste di Pantelleria, l'ADX (la società titolare della piattaforma “Lambouka-1), avrebbe commesso un’infrazione certamente di non poco conto operando senza autorizzazione in acque italiane, un’infrazione sulla quale la magistratura ritengo abbia il dovere di intervenire, per accertare anzitutto se davvero è stato commesso un tale errore di posizionamento da parte di quella società, e, in caso affermativo, se si è trattato di buona fede o meno.

Ma sarebbe anche interessante sapere per quale motivo, sulle trivellazioni profonde effettuate dall’ADX con la “Lambouka-1" protrattesi per oltre due mesi, non siano stati effettuati i controlli sulle modalità di svolgimento e di conduzione delle operazioni di ricerca petrolifere off-shore previsti dalle nostre leggi, resi in tal caso più che opportuni proprio per l’estrema vicinanza della piattaforma “Lambouka-1”al limite delle acque territoriali tra Tunisia e Italia, fuori o dentro di esso poco importa... .

Cordiali saluti, Guido Picchetti.


http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=5901  (solo su abbonamento)


Da "PANTELLERIA COM" - News n° 6790 del 13/12/10

La protezione delle aree marine in alto mare.
Ma cosa fa l'Italia ?

di Guido Picchetti

Anche Greenpeace International ha chiesto la tutela dello Stretto di Sicilia. E l’ha chiesta in occasione della decima conferenza della Convenzione per la Biodiversità svoltasi a Nagoya, in Giappone, dal 18 al 29 ottobre u.s. Lo si evince chiaramente dalle tre pagine di Greenpeace Italia che sintetizzano il rapporto “Emergency Oceans Rescue Plan: Implementig the Marine Reserves Roadmap to Recovery” dell’ UNEP-MAP (Units Nations Enveronment Program - Mediterranean Plan Action).

Nel documento di Greenpeace Italia si fa espresso riferimento all’impegno, assunto nel 2008 da tutti gli Stati che aderiscono alla Convenzione di Barcellona, ad avere una rete attiva di aree marine protette nel Mediterraneo per il 2012. Un impegno che è stato poi in una recente riunione dell’ UNEP-MAP spostato addirittura al 2020… Per stimolare questo processo è stato finanziato un progetto che ha portato all’identificazione di 12 aree prioritarie da proteggere in alto mare, tra cui lo “Stretto di Sicilia”, appunto.

Ma, secondo il documento di Greenpeace partecipante al Meeting come NGO (organizzazione non governativa), l’Italia avrebbe dichiarato di non essere interessata a partecipare a tale processo. E, nota anche Greenpeace, “l’Italia non si è impegnata a preparare una proposta per tutelare lo Stretto di Sicilia“. E allora viene un legittimo sospetto: che l’istituzione del Parco Nazionale dell’Isola di Pantelleria (già previsto per legge ma ancora tutto in discussione...) sia la carta di scambio da mettere sulla bilancia a fronte dell’inosservanza degli impegni assunti come stato membro della Convenzione di Barcellona, impegni per i quali l’Italia invece dovrebbe darsi da fare per la protezione delle aree di alto mare previste dall’ UNEP-MAP, e tra queste lo “Stretto di Sicilia”.

Come dichiara Greenpeace, lo Stretto di Sicilia è un’area di altissimo valore ecologico e biologico che ancora aspetta la dovuta protezione. Proprio nello Stretto vi sono aree uniche quali i banchi d’alto mare, formazioni vulcaniche, canyon sottomarini, e una vita marina tra cetacei, pesci e invertebrati che non ha eguali al mondo. È un’area considerata un vero e proprio “hot spot” per la biodiversità del Mediterraneo e fondamentale per l’economia delle popolazioni costiere. Qui si trovano importanti aree di pesca di stock ittici che, a causa di un eccessivo prelievo e della mancata protezione di aree di riproduzione, sono spesso al limite, o oltre il limite, dello sfruttamento. Ciò è vero per le risorse pelagiche, come il tonno rosso e il pesce spada, come per quelle dei fondali, come il nasello, la triglia e varie specie di molluschi e crostacei.

Quindi, per garantire la conservazione delle risorse, c’è urgente bisogno di stimolare processi che portino a una reale tutela di queste aree in alto mare che coinvolgono più nazioni, tutte aderenti alla Convenzione di Barcellona. Invece, conclude il documento di Greenpeace Italia, cosa fa il Ministero dell’Ambiente ? Esprime la propria contrarietà all’istituzione di Riserve Marine in acque di alto mare del Mediterraneo… E, mentre si va concretizzando ogni giorno di più nello Stretto di Sicilia la minaccia delle estrazioni petrolifere off-shore in acque italiane, tunisine e maltesi, qui sull’isola si perde tempo a discutere dei perimetri delle aree della Riserva Naturale integrata che già c’è, senza capire che se qualche possibilità esiste di poter rivisitare certi vincoli, è proprio in sede di mappatura definitiva di quel Parco Nazionale dell’Isola di Pantelleria, che la legge già prevede, ma il cui processo istitutivo è stato bloccato nel Marzo scorso su richiesta formale della precedente amministrazione comunale. Un Parco Nazionale che comunque non proteggerebbe affatto le coste e il mare della nostra isola da quanto sta accadendo nelle acque dello Stretto di Sicilia e dai possibili incidenti collegati alle attività petrolifere condotte in questo braccio di mare...

Cosa aspettiamo allora ad unire le forze e chiedere che le autorità ad ogni livello, da quello locale a quello governativo, si impegnino affinchè si realizzi quel “Parco Trasfrontaliero dello Stretto di Sicilia” prima che sia troppo tardi ? Esso era già previsto dalla Finanziaria 2008, e per la sua realizzazione erano stati addirittura previsti fondi specifici, finiti poi chissà dove ! Siamo in tanti interessati da questo stesso problema, cittadini italiani, tunisini e maltesi, tutti bagnati dalle stesse acque. Occorre che i rispettivi governi si incontrino e definiscano accordi comuni che valgano ad assicurare le opportune tutele ambientali a vantaggio di tutti. Le indicazioni su cosa fare e gli strumenti legislativi da adottare sono stati già individuati in questi ultimi anni grazie all’ intensa attività dell’ UNEP-MAP e del suo Centro di Attività Regionale per le “Specialty Protected Areas”, lo SPA-RAC che, guarda caso, ha sede proprio in Tunisia. Non c’è altra via da seguire, ma occorre far presto !!!

Nella foto la mappa allegata al rapporto di “Greenpeace” che segnalava ben 32 aree marine mediterranee da proteggere nel Mediterraneo.

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=5897 (solo su abbonamento)


Da "BLOG SICILIA" del 13/12/10

Lo Stretto di Sicilia
nel nascente “Network degli Stretti d’Europa”

di Guido Picchetti

13 dicembre 2010 - La notizia è certamente interessante e riguarda anche lo Stretto di Sicilia. A Calais, in Francia, nei giorni scorsi si sono incontrati gli esponenti politici territoriali di alcune aree costiere europee interessate a dar vita a un “Network degli Stretti d’Europa”, partendo dal presupposto che tali ambienti marittimi costituiscono un laboratorio privilegiato per la sperimentazione di innovative politiche europee in campo ambientale, economico e sociale.

In rappresentanza della Provincia di Sassari, che può vantare grazie allo Stretto di Bonifacio un’esperienza ultradecennale di cooperazione transfrontaliera con la Corsica, oltremodo feconda per quanto riguarda lo spazio mediterraneo, c’erano il presidente della Provincia, Alessandra Giudici, e l’assessore provinciale della Programmazione, Enrico Daga, i quali hanno sottoscritto il “Memorandum of Understanding” del nascente network europeo.

Nel comunicato diramato dalla Provincia di Sassari il 9/12 u.s., raggiungibile qui, è possibile leggere altri particolari in merito all’incontro di Calais e gli interventi fatti nell’occasione dai rappresentati sardi.

Come riferisce ancora quel comunicato, al “manifesto programmatico” redatto a Calais al termine dei lavori hanno aderito le autorità competenti per Canale del Nord, Canale di Saint George, Stretto di Dover, Stretto di Kvarken, Golfo di Finlandia, Stretto di Turku, Stretto di Oresund, Stretto di Kattegat, Stretto di Fehmarn, Stretto di Gibilterra, Stretto di Bonifacio, Stretto di Sicilia, Stretto di Messina, Stretto di Otranto, Stretto dei Dardanelli e Stretto del Bosforo.

E qui sorge spontanea una domanda. Chi ha rappresentato lo Stretto di Sicilia ? Nessuno ne ha parlato, che io sappia. Non sarà stato il dio Nettuno in persona ? E poi: si tratterà di qualcosa di utile per la protezione ambientale di questi tratti di mare, indubbiamente sottoposti dalle attività umane, più di altri, a pressioni eccessive capaci di alterarne e danneggiarne le riconosciute proprietà che li caratterizzano? O non sarà invece un’altro sterile poltronificio incapace di raggiungere alcun risultato pratico in difesa della loro eccezionale biodiversità ? Permettetemi un certo scetticismo. Ma lascio ai posteri l’ardua sentenza...

http://www.blogsicilia.it/blog/lo-stretto-di-sicilia-nel-nascente-network-degli-stretti-deuropa/


Da "PANTELLERIA COM" - News n° 6785 del 12/12/10

La domenica dei lettori

Sono definiti da un accordo
i limiti territoriali con la Tunisia

Buongiorno direttore,
vorrei chiedere al sig. Guido Picchetti un chiarimento sulla bella ed esauriente lettera inviata a Pantelleria Internet riguardante il limite di 13 miglia tra Italia e Tunisia. Nel caso di Pantelleria la distanza minima tra i due paesi e’ di circa 40 miglia marine. 13+13 fa 26, rimangono in mezzo 14 miglia quindi non si può affermare che dove finisce il limite costiero Italiano inizia quello Tunisino. Nel caso di Lampedusa, Linosa e Lampione, la separazione e’ ancora maggiore.

Se ho ben capito il passo "la delimitazione della piattaforma continentale tra i due Paesi è costituita dalla linea mediana equidistante" dalle linee di base dalle quali vengono misurate le estensioni dei mari territoriali dell'Italia e della Tunisia, tenendo conto delle isole, isolotti e bassifondi affioranti, fatta eccezione per Lampione, Lampedusa, Linosa e Pantelleria" nel Canale di Sicilia la divisione territoriale è data dai limiti delle rispettive piattaforme continentali e le nostre Isole sono praticamente su questa linea. Per questo è stato stabilito che le Isole godano comunque di un limite territoriale di 13 miglia intorno ad esse ed immediatamente dopo iniziano le acque Tunisine. E’ corretto?

Grazie, cordiali saluti. Claudio Galimberti

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Risponde Guido Picchetti

Un breve doverosa risposta al Sig. Galimberti che ringrazio per i suoi apprezzamenti, confermando la correttezza delle affermazioni contenute nella seconda parte della sua lettera. E' infatti quanto è stabilito dalla legge n° 347 del 3 Giugno 1978, che ratifica l'accordo tra governo della Repubblica italiana e governo della Repubblica tunisina firmato a Tunisi il 20 Agosto 1971.

La mappa, che è parte integrante di quell'accordo, traccia graficamente senza alcun equivoco la linea delimitante la competenza territoriale tra i due stati, con delle interruzioni sulla linea mediana di base (equidistante tra la costa siciliana e la costa tunisina) in corrispondenza delle quattro isole italiane del canale (Pantelleria, Lampedusa, Linosa e Lampione), intorno alle quali vengono considerate di competenza italiana le acque che le contornano comprese entro la distanza di 13 miglia dai rispettivi perimetri costieri. E' pertanto errato considerare le distanze che separano le quattro isole italiane dello Stretto di Sicilia dalla costa africana, che, in base ai termini dell'accordo sono del tutto ininfluenti.

Un'ultima considerazione. Mentre tra Tunisia e Italia sui limiti delle acque di rispettiva competenza c'è un accordo sottoscritto chiaro e ben definito, a quanto mi risulta lo stesso non si può dire per i rapporti tra Italia e Malta. Lo si è visto in certi conflitti di competenza verificatisi durante le operazioni di soccorso in mare a emigranti clandestini. Come pure non ben definiti sono i rapporti tra Malta e Libia per le rispettive competenze territoriali in mare. In questo ultimo caso non consentendo al governo maltese il rilascio di alcune concessioni a compagnie petrolifere interessate ad operare nella zona di alto mare compresa tra quei due stati sovrani...

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=5892 (solo su abbonamento)


Dal sito ufficiale della "PROVINCIA DI SASSARI" - 12/12/10

Network degli stretti: le terre ai confini del mare
si alleano per contare di più in Europa

Comunicato del 9 dicembre 2010

Creare un sistema riconosciuto dalle istituzioni comunitarie che identifichi le zone litoranee di tutto il Vecchio Continente e il loro immediato retroterra come un laboratorio privilegiato per la sperimentazione di innovative politiche europee in campo ambientale, economico e sociale. È l’obiettivo dichiarato del “Network degli Stretti d’Europa”, cui ha aderito anche la Provincia di Sassari.

Nei giorni scorsi a Calais, in Francia, il presidente della Provincia, Alessandra Giudici, e l’assessore provinciale della Programmazione, Enrico Daga, hanno sottoscritto il “Memorandum of Understanding”. Una sorta di accordo preliminare, senza alcun vincolo economico, attraverso il quale le autorità politiche con competenze territoriali sulle aree costiere chiedono il riconoscimento delle peculiarità degli Stretti europei all’interno delle politiche comunitarie e per l’inclusione di quelli che vengono definiti “sistemi territoriali complessi” tra le priorità dei programmi europei per il periodo che va dal 2014 al 2020, la cui definizione è già in fase di studio.

A promuovere l’iniziativa sono stati per primi i territori già uniti da fitti e proficui rapporti di collaborazione in ambito comunitario. Tra questi anche il Nord Ovest Sardegna, che attraverso la Provincia di Sassari porta avanti un’esperienza ultradecennale di cooperazione transfrontaliera con la Corsica, facendo dello Stretto di Bonifacio – inteso nella sua estensione più ampia – una delle esperienze più feconde per quanto riguarda lo spazio mediterraneo e uno dei laboratori più interessanti per il .

«Fino a oggi le politiche di coesione e di sviluppo europeo si sono basate sull’interpretazione del mare come elemento di divisione, come se il mare fosse un “territorio” di per sé, un’area per la quale costruire apposite politiche di tutela e protezione», spiega il presidente Alessandra Giudici. «La difficoltà di identificare il mare come elemento di unione deriva dalla complessità prodotta dal multilateralismo dei bacini, come nel caso del Mediterraneo – aggiunge – e dalla conseguente difficoltà di rendere coerenti e complementari politiche e strategie di più Stati». Ma tale criticità, è la convinzione di Alessandra Giudici, «si riduce negli Stretti, dove le convergenze si limitano ad ambiti bilaterali, siano essi transfrontalieri o transnazionali».

È proprio a partire da questa considerazione che «in tutta Europa si è fatta strada l’idea di costruire il network europeo degli Stretti, un sistema di lobbying e di governance in grado di far identificare le zone litoranee come laboratori per l’attuazione di politiche europee ad hoc, non legate esclusivamente alla politica del mare ma costruite sulle Politiche degli stretti», dice l’assessore Enrico Daga. «Attraverso il “Memorandum of Understanding” poniamo le basi per strutturare una serie di azioni e progetti comuni – conclude – per promuovere lo sviluppo economico, la protezione ambientale costiera, il trasporto, la logistica e gli scambi socio-culturali tra tutti i territori interessati».

Al “manifesto programmatico” redatto a Calais hanno aderito le autorità competenti per Canale del Nord, Canale di Saint George, Stretto di Dover, Stretto di Kvarken, Golfo di Finlandia, Stretto di Turku, Stretto di Oresund, Stretto di Kattegat, Stretto di Fehmarn, Stretto di Gibilterra, Stretto di Bonifacio, Stretto di Sicilia, Stretto di Messina, Stretto di Otranto, Stretto dei Dardanelli e Stretto del Bosforo.

http://www.provincia.sassari.it/it/newsview.wp?contentId=NEW108431

Commento del sottoscritto su FB del 12/12/10 a margine dell'articolo
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La notizia è certamente interessante e riguarda anche lo Stretto di Sicilia. Ma si tratterà di qualcosa di utile per la protezione ambientale degli Stretti sottoposti dalle attività umane a pressioni eccessive o un'altro sterile poltronificio incapace di raggiungere alcun risultato pratico per la difesa della loro biodiversità ?


Da "PANTELLERIA COM " - News n° 6778 dell'11/12/10

Lettere e commenti

Trivellazioni. Abbiamo imparato molto
e possiamo contrastarle

di Alberto Zaccagni

Rispondo alla domanda fatta da Guido Picchetti che ringrazio per l'interessante articolo inerente i limiti delle acque territoriali tra Tunisia e Italia.

Faccio prima una breve riflessione; la collaborazione di molti che hanno scritto sul tema piattaforme ha fatto sì che oggi stiamo imparando veramente molto sul tema e ciò ci potrebbe permettere di contrastare meglio il problema. Ancora una volta, anche grazie all'articolo di Guido, si evince che la probabilità di avere delle piattaforme molto vicine all'isola non è campata in aria. Ribadisco e chiedo se un Area Protetta potrebbe essere uno strumento utile anche a quest'uopo. Mi meraviglio invece del silenzio assordante delle istituzioni dell'isola che non partecipano mai al dibattito in corso, forse bisogna fare una domanda speciale presso la cancelleria del Comune?

Per ciò che chiede Guido, se la mia parola e il mio GPS valgono qualcosa, la posizione della piattaforma Lambouka1 il 2 agosto 2010 alle ore 9,54 era la seguente: N 36°58' 912 E 011° 43' 892; quel giorno ho scattato la foto che vedete. Inoltre le stesse coordinate mi hanno riportato alla Lambouka-1 una seconda volta con fotografi e giornalisti il giorno del "Trivella day". Riportando il suddetto punto sulla carta a me pare che la piattaforma si trovasse quindi a poco più di 12 miglia dal punto più vicino dell'isola. (Nella foto Alberto Zaccagni, il primo a sinistra, e sullo sfondo la piattaforma petrolifera "Lambouka-1)

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=5883  (solo su abbonamento)


Da "PANTELLERIA COM" - News n° 6777 dell'11/12/10

Per lo Stretto di Sicilia

Da "Pantelleria Island" un segno di speranza

di Guido Picchetti

Caro Direttore,
mi riferisco all'intervento di Fabio Rustico, Amministratore Delegato del Consorzio “Pantelleria Island”, che ho molto apprezzato. Finalmente una voce dell'isola, in favore dell'istituzione del Parco Nazionale di Pantelleria, oltretutto in rappresentanza di un gruppo qualificato.

Chi ama il mare, non si faccia comunque troppe illusioni. Il dibattito in corso sull'isola per ora è solo riferito all'area terrestre e ai suoi vincoli. A ciò che accade nelle acque che circondano Pantelleria quasi nessuno ci pensa. Mentre invece sarebbe opportuno pensarci e per due motivi soprattutto.

Il primo, di fondamentale importanza è che non può essere realizzato il Parco Nazionale dell'Isola di Pantelleria già previsto per legge senza aver già individuato intorno all'isola l'area marina che si intende proteggere.

Il secondo motivo, ancora di maggiore interesse, risulta evidente da quanto sta accadendo negli ultimi tempi in questo braccio di mare tutto particolare che è lo Stretto di Sicilia", riconosciuto "hot spot" della biodiversità di tutto il Mediterraneo, e al cui centro si trova appunto Pantelleria. Se davvero amiamo quest'isola, e vogliamo proteggerne l'ambiente naturale che tanto la caratterizza per tutta una serie di validi motivi su cui non mi dilungo, e se vogliano assicurarle una tutela che valga per oggi, domani e dopodomani, occorre che da subito il nostro Comune cerchi l'appoggio delle autorità nazionali competenti (Provincia, Regione, Ministeri interessati, e Governo), per puntare il più uniti possibile alla realizzazione di quel "Parco Naturale Transfrontaliero dello Stretto di Sicilia" cui, tra l'altro, già i legislatori del nostro Paese hanno fatto esplicito riferimento con l'approvazione della Finanziaria 2008, che ha destinato proprio a tale scopo specifici finanziamenti. Per precisazioni al riguardo cfr. l'url: http://www.camera.it/cartellecomuni/leg15/RapportoAttivitaCommissioni .

Ma sarebbe bene anche chiedere ufficialmente all'UNEP-MAP, l'organo delle Nazioni Unite specificatamente impegnato nella realizzazione di appositi piani per la tutela ambientale del Mediterraneo (rappresentato in Italia dall'ISPRA), di accelerare quel suo progetto di un Network delle "Specially Protected Areas" individuate nel Mediterraneo. Molte di esse sono già operative da tempo, altre sono in via di istituzione, mentre le ultime 12, approvate da un Meeting di esperti dell'UNEP-MAP svoltosi ad Istambul nel Maggio scorso, sono aree marine mediterranee che includono per lo più zone di alto mare appartenenti a Stati diversi. E tra queste ultime è proprio compreso lo Stretto di Sicilia, interessando acque territoriali italiane, ma anche tunisine e maltesi.

Proprio questa dell'UNEP-MAP sarebbe la soluzione ottimale, capace di scongiurare ogni minaccia sullo Stretto di Sicilia. Ma il problema è che la scadenza prevista dall'UNEP-MAP per portare a compimento questo suo ambizioso progetto è il 2020. E sono i nove anni che ci separano da quella data, certamente non tanto vicina, che potrebbero pregiudicarne il pieno successo, almeno in quelle zone di mare, come lo Stretto di Sicilia, dove più premono rilevanti interessi economici per la ricerca e lo sfruttamento delle risorse energetiche in esse celate. Temo che, se non ci si muoverà prima qui uniti da Pantelleria, per quella data ci sarà ben poco da proteggere, e potremo soltanto recitare tutti un "mea culpa" in caso di qualche malaugurato incidente sempre possibile.

Ma potrà divenire realtà una tale speranza ? Non lo so, ma certamente l'intervento di Fabio Rustico per me rappresenta un buon segnale. E spero proprio che altri ne seguano...

Qui a seguire l'url dove è possibile leggere. tradotto in italiano, il verbale della riunione del meeting degli esperti dell'UNEP-MAP del Maggio scorso ad Istambul. E in allegato la mappa (qui sotto pubblicata) che è parte di quel verbale.
http://www.guidopicchetti.it/Il%20CPPM%20di%20Pnt/News%202010/Studi%20su%20AMP/UNEP-MAP/100306_NwAMP.htm

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp (solo su abbonamento)


Da "PANTELLERIA COM - News n° 6766 del 9/12/10

L'opinione

Oggi nessuno può pensare seriamente
che il Parco non si faccia

di Fabio Rustico
Amministratore Delegato Consorzio “Pantelleria Island”

Caro Direttore,

ci permettiamo di offrire il nostro contributo al dibattito che sta catalizzando ormai da mesi l’isola di Pantelleria in merito al tema dell’istituzione del Parco Nazionale. Non vorremmo né entrare in valutazioni politiche né addentrarci troppo in frangenti tecnici, ma intendiamo semplicemente esprimere il nostro punto di vista sulla questione. Per cominciare dichiariamo che per noi l’istituzione di un Parco a Pantelleria è potenzialmente uno strumento in più di sviluppo del territorio dal punto di vista turistico e di tutela del territorio stesso.

Tutela, fruibilità, potenziamento delle peculiarità e miglioramento dei servizi insieme alla promozione dell’isola sono alcune delle cose di cui abbiamo bisogno e che il Parco potrebbe aiutarci ad ottenere. La passata Amministrazione aveva presentato un’ipotesi di Parco con relativa perimetrazione che in questi giorni è stata bocciata dal Consiglio Comunale scatenando un acceso dibattito politico.

Il Consorzio Pantelleria Island è un soggetto che sul territorio fa impresa, oltre a promuovere l’isola, e che esprime una sensibilità volta al fare, anche se questo molte volte impone un modus operandi a piccoli passi o quanto meno un lavorare dietro le quinte. Ed è per questo che all’interno del dibattito politico percepiamo punti di incontro possibili, visto che oggi forse nessuno può pensare seriamente che il Parco non si faccia e che l’impianto normativo della gestione del Parco stesso possa avere solo esigui margini di variazione in quanto criteri della Comunità Europea regnano sulla materia.

Detto questo il vulnus del dibattito (lasciando stare le sterili demagogie e le faziose strumentalizzazioni) si concentrerà sulla perimetrazione e quindi se costituire un Parco più grande oppure di dimensioni pressoché coincidenti all’attuale Riserva. Per quanto ci riguarda ribadiamo che il Parco è per noi un’opportunità di sviluppo importante che presuppone come in tutte le cose un attento controllo del tessuto sociale ed imprenditoriale verso l’operato delle istituzioni competenti.

E’ pur vero che l’ipotesti di proporre una perimetrazione “ridotta all’attuale Riserva” non ci sembra un’ipotesi da non prendere in considerazione. Anzi potrebbe permettere di affrontare il percorso a piccoli passi garantendo eventualmente una crescita del Parco stesso in modo graduale, senza quindi correre il rischio di ritrovarsi con gran parte del territorio sotto vincoli che oggi possiamo solo immaginare, ma non testare in prima persona.

Ma quello che oggi è più deleterio è l’immobilismo inteso come incapacità di prendere delle decisioni in tempi congrui e gestendo nel miglior modo possibile, giorno dopo giorno, la scelta presa consapevoli che raramente ci sono scelte in assoluto sbagliate o giuste, ma che tempi e modi determinano successi ed insuccessi. In un mondo come quello di oggi in continua evoluzione basta stare fermi per perdere terreno ed è quello che ahimè è avvenuto in Italia in ambito turistico pur avendo tutte le condizioni per poter crescere esponenzialmente in questo settore. Ed è per questo che auspichiamo che l’Isola riesca a prendere una decisione in tempi compatibili con gli obiettivi prefissati e, soprattutto, che esprima responsabilità e senso civico nel controllare lo sviluppo di percorsi intrapresi.

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=5871 (solo su abbonamento)


Da "PANTELLERIA COM" del 9/12/10 - News 6768

Anche da Lampedusa, Linosa e Lampione

Il limite delle acque italiane e tunisine è di 13 miglia

di Guido Picchetti

E' a 13 miglia dal litorale di Pantelleria il limite tra le acque territoriali italiane e quelle di competenza della Tunisia, e non a 12 miglia come si è più volte detto in questi ultimi mesi. E' quanto stabilisce la legge n° 347 del 3 Giugno 1978, che ratifica l'accordo tra governo della Repubblica italiana e governo della Repubblica tunisina firmato a Tunisi il 20 Agosto 1971. E' un accordo stipulato proprio al fine di "rafforzare maggiormente le relazioni di buon vicinato e i legami di amicizia tra i due Paesi", fissando "i principi ed i criteri del tracciato della linea di delimitazione della piattaforma continentale tra l'Italia e la Tunisia". Tra virgolette le parole testuali della premessa all' Accordo.

Il limite delle 12 miglia vale come norma per le fasce costiere italiane. Ma nello Stretto di Sicilia la legge in questione, che pochi ricordano (come si è potuto constatare più volte durante l'ultimo mese), prevede a quella norma un'importante eccezione, ben specificata all'art. 1. In tale articolo infatti viene precisato che "la delimitazione della piattaforma continentale tra i due Paesi è costituita dalla linea mediana equidistante "dalle linee di base dalle quali vengono misurate le estensioni dei mari territoriali dell'Italia e della Tunisia, tenendo conto delle isole, isolotti e bassifondi affioranti, fatta eccezione per Lampione, Lampedusa, Linosa e Pantelleria".

Nell'art. 2 della legge è poi specificato cosa avviene intorno a queste isole italiane dello Stretto di Sicilia, oggetto dell'eccezione alla regola. In pratica si stabilisce che per Pantelleria, Lampedusa, Lampione e Linosa, la delimitazione tra acque tunisine ed italiane è costituita da linee circolari, che inviluppano le suddette isole con 13 miglia di raggio dai rispettivi litorali, fino ad intersecare la linea mediana equidistante tra le linee di base costiere previste per i due stati.

La mappa allegata alla legge di ratifica all'accordo tra Tunisia e Italia, che qui riportiamo, chiarisce meglio quanto sanciscono i due primi articoli della legge, costituita da sei articoli in tutto. E di particolare interesse risulta l'articolo 4 che si riferisce proprio alle trivellazioni petrolifere. In esso si stabilisce che qualora dei "giacimenti di risorse naturali si estendano dalle due parti della linea di delimitazione della piattaforma continentale", tra Tunisia e Italia nel caso specifico, con la conseguenza che le risorse individuate in un'area appartenente ad uno stato potrebbero essere sfruttate dal lato della piattaforma continentale appartenente all'altro stato, le autorità competenti firmatarie dovranno concertare un ulteriore accordo che determini le condizioni di sfruttamento, dopo aver consultato gli eventuali concessionari.

Proprio questo è il caso dei giacimenti rinvenuti dall'ADX su "Lambouka-1 Well" nei mesi scorsi. Secondo quanto traspare dai grafici della società, dalla linea di delimitazione tra Tunisia e Italia (dove ha operato la sua piattaforma), uno dei giacimenti si estende fino a sei o sette miglia dalle coste di Pantelleria, in un'area oltretutto interessata in gran parte da un'altra concessione di ricerca già rilasciata a suo tempo dal ministero competente italiano alla stessa ADX. Si tratta solo di una concessione di ricerca, fortunatamente, e non ancora di sfruttamento, per arrivare alla quale, anche se l'ADX o chi per essa intendesse operare ancora in acque tunisine ponendosi al limite delle acque territoriali italiane, ai sensi della legge succitata prima sarebbe necessario raggiungere un accordo tra autorità tunisine e autorità italiane competenti. Ma andrà davvero così ? E ci sarà in tale occasione la possibilità di bloccare le trivellazioni in considerazione del rilevante interesse eco-ambientale dello Stretto di Sicilia, evidenziato da più parti e addirittura dall'UNEP, organismo di tutela ambientale delle Nazioni Unite?

Per finire un'ultima nota sul posizionamento della piattaforma "Lambouka-1", che ormai ha smobilitato. Si è detto che si trovava a 13 miglia da Pantelleria in acque tunisine. Possibile che si sia posizionata proprio sulla linea di confine tra le acque territoriali di competenza dei due stati dirimpettai? E chi ne ha controllato e certificato la posizione? 

Per la legge 3 Giugno 1978 n° 347 vai ai link: http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/norme/347l78.htm  

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=5873  (solo su abbonamento)


Da "PANTELLERIA COM" - News 6759 del 6/12/10

Lo Stretto di Sicilia
Fondi che vengono, fondi che vanno...

di Guido Picchetti

Oggi ho trovato un documento ufficiale in rete davvero interessante. Mi era sfuggito in precedenza, ma merita un po’ d'attenzione da parte di chiunque abbia a cuore la tutela ambientale dello Stretto di Sicilia.

Non è un documento qualunque. E' un rapporto ufficiale sui lavori delle commissioni parlamentari elaborato del Servizio Studi della Camera dei Deputati e si riferisce ad una serie di disposti legislativi sulle Aree Marine Protette. Non ha data, ma basandoci su quelle dei decreti e delle leggi cui si fa riferimento nel testo e nelle note, si può desumere che sia successivo al Marzo 2008.

Ne riporto testualmente i primi paragrafi, intestazione compresa.

Aree protette

Il settore delle aree protette non ha registrato significativi interventi normativi nel corso della XV legislatura, ad eccezione dell’istituzione di quattro nuovi parchi nazionali ed alcuni contributi straordinari per consentire l'attuazione di una serie di programmi di intervento ambientali.

Un altro elemento di significativo interesse che ha caratterizzato l’attuale legislatura è rappresentato dall’inversione del trend sostanzialmente negativo dei contributi ordinari in favore dei parchi nazionali disposti nella XIV legislatura.

Si rammenta che i finanziamenti statali per i parchi nazionali rappresentano la quasi totalità delle risorse che viene destinata annualmente ad enti, istituti, associazioni, fondazioni ed altri organismi e la cui dotazione viene indicata nella tabella C della legge finanziaria e poi ripartita con successivo decreto ministeriale, sul quale è previsto il parere delle competenti commissioni parlamentari. L’ultima ripartizione è stata attuata con due decreti ministeriali rispettivamente del 17 settembre e 14 novembre 2007.

La tabella seguente dà conto del flusso di tali finanziamenti che sono risultati notevolmente incrementati con le due ultime leggi finanziarie.

Leggi finanziarie  Stanziamento (in milioni di euro)
Legge n. 448/2001 (finanziaria 2002) 55,8
Legge n. 289/2002 (finanziaria 2003) 53,8
Legge n. 350/2003 (finanziaria 2004) 58,7
Legge n. 311/2004 (finanziaria 2005) 53,3
Legge n. 266/2005 (finanziaria 2006) 50
Legge n. 296/2006 (finanziaria 2007) 61,4
Legge n. 244/2007 (finanziaria 2008) 70,9

L’istituzione di quattro nuovi parchi nazionali è stata introdotta con il decreto legge 1° ottobre 2007, n. 159 (cd. collegato alla finanziaria 2008), convertito con modificazioni dalla legge 29 novembre 2007, n. 222.

L’articolo 26, comma 4-septies, ha, infatti, previsto l’istituzione, con d.P.R, su proposta del Ministro dell’ambiente, d’intesa con la regione e sentiti gli enti locali interessati, dei seguenti quattro nuovi parchi nazionali:
- il Parco delle Egadi e del litorale trapanese;
- il Parco delle Eolie;
- il Parco dell’Isola di Pantelleria;
- il Parco degli Iblei.

Ad essi viene destinato un contributo massimo di 1 milione di euro complessivi per l’anno 2007, nei limiti massimi di spesa di 250.000 euro per ciascun parco nazionale e a valere sul contributo di 20 milioni di euro previsto dal comma 1 dello stesso articolo 26 per l'attuazione di alcuni programmi ambientali.

Nello stesso decreto legge n. 159 del 2007, all’articolo 26, comma 1, sono state inserite anche delle norme che prevedono la concessione di un contributo straordinario di 20 milioni di euro, per l'anno 2007, al Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, per consentire l'attuazione di programmi ambientali per le aree protette, per la difesa del mare e per la tutela della biodiversità nel Canale di Sicilia.

(segue) ...

Questa parte iniziale del documento del Servizio Studi della Camera tratta in verità di cose non nuove. Le avevo già "scoperte" quando nei primi mesi di quest'anno avevo rintracciato il decreto legge istitutivo dei quattro nuovi parchi nazionali siciliani, il cui contenuto, per quanto riguardava in particolare Pantelleria, avevo ripreso e pubblicato in rete affinchè la comunità pantesca, che ancora come me ne era all'oscuro, ne fosse debitamente informata. Su quel decreto legge che istituiva appunto il Parco Nazionale dell'isola di Pantelleria avevo già letto del contributo straordinario di 20 milioni di euro per il Ministero dell'ambiente. E il fatto che quel contributo previsto dalla Finanziaria 2007 fosse almeno in parte destinato alla tutela della biodiversità nel Canale di Sicilia mi aveva certamente incuriosito.

Infatti, dopo le ultime campagne di oceanografia biologica condotte fino al 2005 dal prof. Franco Bianchi del CNR di Venezia (su input dell'ormai scomparso Comitato Pro Parco Marino di Pantelleria), non mi sembrava fossero state condotte altre campagne ecologiche nell'area marina intorno all'isola, a parte quella avviata dall'ISPRA nel gennaio di quest'anno per la mappatura dei fondali dell'AMP. Una mappatura disposta dal Ministero dell’Ambiente per l’istituzione del Parco Nazionale dell'isola, ma stoppata dalla precedente amministrazione comunale ancor prima di iniziare, in vista delle vicine elezioni e a seguito delle proteste di non pochi isolani timorosi per l'imposizione di nuovi vincoli protezionistici, sia in mare che in terra...

Anche al recente Congresso della Società Italiana di Biologia Marina, svoltosi nel Giugno Scorso a Rapallo (quando ho avuto l'onere e l'onore di presentare la nuova proposta Caravello per l'Area Marina Protetta di Pantelleria), avevo chiesto a biologi marini miei amici se qualcuno di loro fosse al corrente di qualche iniziativa di carattere ecologico avviata nello Stretto di Sicilia, grazie appunto a quel contributo straordinario previsto dal Ministero dell'Ambiente per lo studio della sua biodiversità.

Niente. Nessuno dei biologi da me interpellati al riguardo mi disse di sapere qualcosa in merito. E d'altro canto, anche all'ultima Conferenza sulla Biodiversità organizzata dall'ISPRA una decina di giorni fa a Roma, nessun accenno è stato fatto a iniziative di ricerca o di studio (passate, presenti o future), finalizzate alla tutela ambientale di questo braccio di mare, "hot spot" riconosciuto della biodiversità del Mediterraneo.

Ma allora dove è finito quel fondo di 20 milioni di euro che la stessa legge istitutiva dei nuovi quattro Parchi Nazionali prevedeva? Ce lo dice un po’ più avanti questo stesso documento del Servizio Studi della Camera dei Deputati, laddove riporta una precisa ripartizione del contributo stanziato e nelle ultime tre righe indica che “2,8 milioni di euro sono per la Convenzione di Barcellona (ivi comprese tutte le attività connesse) nonché per sviluppare e incrementare l'azione dell'ICRAM per le attività legate all’avvio degli studi di fattibilità ed attività connesse all’istituzione di un parco transfrontaliero nel Canale di Sicilia”.

A questo punto lasciamo perdere il resto del documento. Chi vuole può leggerselo tutto... Quello che qui ci interessa è che di quel misterioso stanziamento del Ministero dell’Ambiente previsto dalla Finanziaria 2008 conosciamo finalmente l'importo esatto dei fondi a disposizione per la tutela dello Stretto di Sicilia, e soprattutto la loro destinazione d'uso, che vorremmo non venga assolutamente dimenticata, in quanto è proprio essa ad aver maggior valore, indipendentemente dall'importo del contributo previsto, finito ormai chissà dove...

Un contributo destinato alla Convenzione di Barcellona, il cui braccio operativo è proprio quell' UNEP-MAP che nel Maggio scorso ha previsto le nuove 12 "Specially Areas Protected" mediterranee, due delle quali comprendono proprio lo Stretto di Sicilia. Ma un contributo destinato anche, ed ancor più significativamente, ad incrementare e favorire l'azione dell' ICRAM (organismo oggi incluso nell' ISPRA, in base alla nuova regolamentazione dell'istituto di ricerca voluta dal Ministero dell'Ambiente) volta all'istituzione di un "Parco Transfontaliero" nel Canale di Sicilia.

Ed è proprio questo l'obiettivo cui tutti dovremmo attualmente mirare se davvero amiamo il nostro Mare. Un obiettivo che vorremo venisse realizzato al più presto, come i legislatori italiani avevano già previsto alcuni anni fa, prima che le operazioni di sfruttamento energetico in acque tunisine, maltesi e italiane, diventassero una concreta minaccia per le condizioni ambientali dello Stretto di Sicilia. Ma soprattutto senza attendere il 2020, indicato durante la recente Conferenza dell’ ISPRA sulla Biodiversità come termine di scadenza per la realizzazione della rete di aree marine protette mediterranee voluta dall' UNEP-MAP. Per quella data temo sarà troppo tardi… E possiamo solo sperare che ci sia ancora in mare qualcosa che varrà la pena proteggere, e che, con tutte le trivelle in azione tra Malta, Tunisia e Sicilia, non siano prima accaduti incidenti troppo devastanti.

L'url della pagina web dove è riportato il documento del Servizio Studi della Camera dei Deputati:
http://www.camera.it/cartellecomuni/leg15/RapportoAttivitaCommissioni  

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=5864  (solo su abbonamento)


Da "IL FATTO QUOTIDIANO" del 7/12/10

Sicilia, vietate trivellazioni petrolifere in mare
Nessun provvedimento su quelle sul territorio

di Andrea Bertaglio

La Regione Sicilia, infatti, guadagna dalle trivellazioni sulla terra l'85% delle royalty, mentre da quelle in mare (per le quali non ha nessuna competenza) il 55%, e solo se vicine alla costa. Il no è arrivato dal governo che ha recepito la posizione del governatore Lombardo

In Sicilia si vietano le trivellazioni petrolifere in mare. Ma nulla si fa per quelle sulla terraferma. Un controsenso che si spiega facilmente con la volontà di non perdere gli affari del comparto energetico. Riannodiamo, allora, i fatti: nessuna trivellazione off-shore nelle acque territoriali della Sicilia. Il ministero dello Sviluppo economico ha respinto l’istanza della compagnia petrolifera Petroceltic Italia Srl per la ricerca di idrocarburi al largo delle coste siciliane, in modo da “tutelare tanto l’ambiente marino, quanto il lavoro dei pescatori”. Una decisione che fa eco a quanto espresso dalla stessa Regione lo scorso settembre, ossia “la netta contrarietà al rilascio di autorizzazioni di idrocarburi nel mare Mediterraneo nelle vicinanze dell’isola”. Atto finale di una politica iniziata lo scorso luglio dal ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo: che cela, dietro a un insolito amore per l’ambiente da parte delle Istituzioni italiane, i tipici intrecci fra politica e affari privati. I limiti imposti alle trivellazioni in mare non riguardano quelle sulla terraferma, e soprattutto non toccano le concessioni di esplorazioni e trivellazioni attualmente in vigore nel Bel Paese. Nel frattempo, anche negli Stati Uniti Barack Obama ha imposto nuovamente il veto alle trivellazioni nei mari della Florida, uno Stato cruciale nella prossima campagna elettorale americana.

Proprio sull’onda emotiva dell’incidente alla piattaforma BP Deepwater Horizon del 20 aprile 2010, una delle più grandi catastrofi della storia, discende il nuovo veto della Regione Sicilia, ancora contraria al rilascio di autorizzazioni per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi vicino alle sue coste. Veto che ora si conferma, a diversi mesi di distanza dal provvedimento del ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, che propose al governo il divieto di trivellazioni fino a 8 km da tutte le coste italiane e 20 km dalle riserve marine.

A differenza del presidente Obama, che solo mercoledì scorso è tornato a vietare le trivellazioni nell’Oceano Atlantico (e nelle acque della Florida in particolare), dopo averle permesse nuovamente, in seguito al breve divieto dovuto alla catastrofe BP, la convinzione della Regione Sicilia di salvaguardare ambiente, pesca e turismo è sempre stata di una inconsueta fermezza, considerando il panorama politico nostrano.

Secondo l’assessore siciliano al Territorio e all’Ambiente, Calogero Gianmaria Sparma, il rigetto dell’istanza da parte del ministero, che rispetta la posizione della Regione siciliana, “è la conferma che il governo regionale aveva ben individuato la problematica legata alle trivellazioni off-shore”. Già a luglio la giunta Lombardo aveva espresso “chiara e netta contrarietà al rilascio dei permessi di ricerca nel territorio siciliano”. “Grande soddisfazione” anche da parte di Giuseppe Ruvolo, vicepresidente di Noi Sud a Montecitorio: “Oggi – ha commentato l’ex deputato UDC – possiamo tirare un sospiro di sollievo perché è evidente che l’economia siciliana deve indirizzarsi verso altre prospettive, verso uno sviluppo incardinato sulle ricchezze naturali della regione e su un turismo di grande qualità”.

Affermazioni sensate, ammettono gli ambientalisti: ma allora perché la Sicilia resta favorevole alle trivellazioni su terraferma, anch’esse pericolose e potenzialmente molto dannose, in caso di incidente, per l’agricoltura, per il turismo e, più o meno direttamente, per la stessa pesca?

Se Obama vieta le trivellazioni al largo della Florida per evidenti scopi elettorali in vista della campagna presidenziale 2010, anche in Italia la prudenza petrolifera nel mare nostrum può essere riconducibile alla necessità di trovare un compromesso con un’opinione pubblica sempre più allarmata, senza però rinunciare ai tradizionali interessi economici dell’energia. La Regione Sicilia, infatti, guadagna dalle trivellazioni su terraferma l’85% delle royalty, mentre da quelle in mare (per le quali non ha nessuna competenza) il 55%, e solo se vicine alla costa. Inoltre, sono attualmente 66 le concessioni di estrazione di idrocarburi, e 24 quelle di esplorazione di nuovi pozzi (non solo nel canale di Sicilia, ma anche nelle Marche, in Abruzzo ed in Puglia), e casualmente il nuovo provvedimento non intacca questi accordi.

Al di là del fatto che il divieto proposto dalla ministra Prestigiacomo di estrarre vicino alla costa non basta, essendo troppo pochi 8 km (ed anche 20, in realtà) per limitare i danni sulle coste di un eventuale incidente in Sicilia, c’è da considerare un altro aspetto preoccupante: le compagnie interessate non hanno l’obbligo di un protocollo di sicurezza per le attività petrolifere, che preveda ad esempio un comando remoto per la chiusura delle valvole, in modo da ridurre il rischio di incidenti.

Non c’è da stupirsene, in un Paese che i parchi naturali li trasforma in discariche (come in Campania) o impedisce che nascano: è il caso del Parco degli Iblei, nel ragusano. Un progetto che dovrebbe abbracciare, in un solo parco, diverse zone di alto pregio naturalistico già parte di riserve o aree tutelate presenti nelle province di Ragusa, Siracusa e Catania. Un patrimonio di biodiversità che può rivelarsi, se ben gestito, un’interessante opportunità economica (favorevole al progetto la stessa Prestigiacomo, siracusana e a conoscenza del valore di quella zona). Un territorio, però, nel quale l’Eni (di cui lo Stato italiano rimane l’azionista di maggioranza), sta costruendo cisterne in attesa di cominciare a estrarre petrolio o gas naturale. I politici oggi così entusiasti dello stop al petrolio in mare come si comporteranno quando si tratterà di perforare il futuro Parco degli Iblei?

Commento del sottoscritto sul sito in calce all'articolo del 7/12/10
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Un bell'articolo in difesa del territorio siciliano, non c'è che dire, se non fosse il "fatto" che parte da una premessa errata: quella che non ci saranno più trivellazioni off-shore nelle acque siciliane per il recente provvedimento del Ministero dello Sviluppo Economico che ha respinto l'istanza della "Petrolceltic".
Ribadisco invece con forza quanto più volte nelle settimane scorse ho avuto modo di affermare in proposito. Il provvedimento di quel Ministero è certamente un primo passo positivo per il problema delle trivelle davanti alle coste siciliane, ma respinge unicamente la richiesta di una compagnia, senza avere alcun effetto, ad esempio, sulle concessioni già rilasciate da tempo intorno alle isole di Pantelleria e Lampedusa e al largo delle Egadi ...
Per scongiurare tali minacce e garantire una efficace tutela ambientale dello Stretto di Sicilia occorre invece che si rispettino gli impegni presi da Italia, Tunisia e Malta con la Convenzione di Barcellona, e che da un lato entri in vigore l'apposito protocollo previsto "contro i pericoli derivanti dall'esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, dei suoi fondali e del relativo sottosuolo", e dall'altro si attui al più presto la protezione ambientale nel Mediterraneo delle nuove "Aree Marine Protette Speciali" in alto mare, già indicate dall'UNEP-MAP (l'organismo delle Nazioni Unite per la protezione del Mare Nostrum), in un meeting di esperti nel Giugno scorso ad Istambul. Una di queste aree è appunto lo Stretto di Sicilia, per la cui tutela il Ministero dell'Ambiente italiano, prevedendo l'istituzione di un Parco Marino Transfontaliero, ha già stanziato appositi fondi con la Finanziaria del 2008, purtroppo fino ad oggi inutilizzati e finiti chissà dove...

http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/12/06/sicilia-vietate-trivellazioni-petrolifere-in-mare-nessun-provvedimento-su-quelle-in-terraferma/80464/
Stesso articolo su "INFORMARE PER RESISTERE" del 7/12/10


DA "PANTELLERIA COM" - notizia n° 6752 del 5/12/10

  Il pericolo nero - I pozzi avanzano

di Alberto Zaccagni

Quando apparve sui giornali la notizia del respingimento da parte del Ministero ad una istanza per la ricerca petrolifera nei nostri mari, dopo una primo momento di soddisfazione è seguito quello dell’approfondimento della vicenda. Infatti ormai, non fidarsi di niente e di nessuno che muove le leve del potere, è e deve essere un nostro dovere. Perciò ho scritto al Ministero dello Sviluppo Economico la seguente richiesta:

Buongiorno.
Sono Alberto Zaccagni.
Vivo e risiedo a Pantelleria dove sono presidente e socio di alcune associazioni.
Abbiamo appreso nei giorni passati che "Il ministero dello Sviluppo economico ha respinto l'istanza della società Petroceltic Italia Srl, per la ricerca di idrocarburi nelle acque territoriali siciliane ed in particolare vicino all’isola di Pantelleria. Tra i motivi ostativi all'accoglimento dell'istanza, il ministero cita la nota della Regione Siciliana del settembre scorso che esprime ''la netta contrarietà al rilascio di autorizzazioni di idrocarburi nel mare Mediterraneo nelle vicinanze dell'isola''.
Vorremo ricevere dei chiarimenti sulle motivazioni che hanno portato a tale respingimento e soprattutto per quali aree è applicata tale istanza e se tale è attuabile per tutte le società di trivellazione o se solo per la nominata Petroceltic Italia.
Sicuri di ricevere una pronta risposta, distinti saluti.
Alberto Zaccagni

Mi è pervenuta la risposta che riporto di seguito.

Ing. Antonio Martini
Direttore dell'Ufficio Nazionale Minerario per gli Idrocarburi e le Georisorse
Ministero dello sviluppo economico  - Dipartimento per l'energia
Direzione generale per le risorse minerarie ed energetiche
Via Molise, 2 - 00187 Roma
tel: (+39) 06 4705 2698 - (+39) 335 1848820
e-mail: unmig.direzione@sviluppoeconomico.gov.it 
web: http://www.unmig.sviluppoeconomico.gov.it 

In relazione alla notizia giornalistica occorre fare alcune precisazioni. In realtà il Ministero dello sviluppo economico ha avviato la procedura di diniego (avviso di “rigetto” ai sensi della legge 241/1990 ) per l’istanza della Società Petroceltic Italia srl che è situata nella zona di mare prospiciente il litorale di Gela. Bisogna anche precisare che il motivo del diniego è dovuto al Decreto Legislativo 128/2010 che ha introdotto il divieto di ricerca e coltivazioni di idrocarburi in zone prospicienti le coste italiane. Occorre anche notare che la comunicazione del Ministero è stata inviata per opportuna conoscenza alla Regione Siciliana che in più occasioni ha rappresentato la contrarietà al rilascio di autorizzazioni per permessi di ricerca di idrocarburi nella zona di mare prospiciente la costa sud dell’isola al fine di far conoscere gli esiti dell’applicazione della norma nazionale. Più correttamente, ai sensi delle disposizioni vigneti in materia ambientale, la contrarietà ovvero l’opposizione della Regione Sicilia potrà essere rappresentata nell’opportuna sede della valutazione di impatto ambientale, che ai sensi della nuova disciplina del DLgs 128/2010 prevede la partecipazioni degli Enti Locali ubicati sulla costa delle zone protette dalle stesse norme. Per ogni ulteriore informazione non esiti a contattare me o il collega, responsabile dei procedimenti di conferimento dei titoli, che ci legge per conoscenza. Inoltre, può trovare ogni altra utile notizia sul ns. sito www.unmig.sviluppoeconomico.gov.it
f.to Antonio Martini

Io a questo punto mi sono fatto un idea della situazione, ovvero che in realtà questo respingimento non è niente rispetto al pericolo sempre più incombente che un prossimo domani ci appaia una piattaforma a largo dell’isola o che una marea nera ci affondi definitivamente. Come si evince dalla risposta il DLgs 128/2010 prevede la partecipazione degli Enti Locali delle coste perciò tramite la nostra attuale Amministrazione Comunale, tanto sollecita ad appoggiare chi raccolse le firme contro l’AMP, si faccia carico di una raccolta firme di tutti ma proprio tutti gli abitanti di Pantelleria e chieda più drastici divieti di ricerca e coltivazione idrocarburi nel mare nostrum. Magari però non sono bravo a interpretare la risposta del Ministero: c’è qualcuno che può aiutarmi?

(pubblicato per cortese autorizzazione del Direttore di "PANTELLERIA COM" Salvatore Gabriele)
http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=5857 (solo su abbonamento)


Da "BLOG SICILIA TRAPANI" del 3/12/10

Smart Grid in un forum internazionale – Energia elettrica
a Pantelleria

di Guido Picchetti

3 dicembre 2010 - È in corso a Roma il “1° Smart Grid International Forum“. Si tratta di un incontro a livello internazionale per condividere e confrontarsi sui modelli di sviluppo e gli strumenti del mondo “Smart Grid“, divulgando esempi concreti e “case history”.

Durante la prima giornata di lavori del Forum è stata presentata una relazione dell’ENEA che coinvolge la SMEDE (la società che produce e distribuisce l’energia elettrica a Pantelleria), e che si inquadra nell’accordo di collaborazione triennale stipulato nel marzo 2009 con il Comune di Pantelleria per lo sviluppo e le applicazioni di processi e tecnologie nel campo energetico e ambientale.

Che sia la volta buona per l’isola di non avere più i disservizi che sull’isola continuamente lamentiamo nella distribuzione dell’energia elettrica, con interruzioni ed eccessivi e pericolosi balzi di corrente ?

Riprendo dal sito “Alternativa Sostenibile“ l’articolo di Marilisa Romagno che riferisce in merito.

“2 Dicembre 2010 – È in corso a Roma il 1° Smart Grid International Forum. Si tratta di un incontro a livello internazionale per condividere e confrontarsi sui modelli di sviluppo e gli strumenti del mondo Smart Grid, divulgando esempi concreti e case history.

La prima giornata è stata interamente dedicata alle esperienze internazionali con case history, analisi politiche, soluzioni tecnico-gestionali, valutazioni economiche e un focus sull’impegno diretto del Ministero dello Sviluppo Economico in riferimento al Technologies Action Plan sulle Smart Grid. La seconda giornata di oggi, rivolta al nostro Paese, si focalizza sui progetti di smart grid attuabili ad oggi come: rinnovo delle reti elettriche, risposta a nuovi modelli di generazione distribuita, creazione delle condizioni ottimali per supportare l’immissione in rete di produzione di energia da fonti rinnovabili.

L’ENEA ha partecipato con un intervento dal titolo “Pantelleria: mix energetico e smart grid” tenuto da Giorgio Graditi (leader del gruppo internazionale EERA sulle Smart Grid) che illustra i risultati dello studio di fattibilità per la transizione dell’isola di Pantelleria verso il concetto di “smart Island”, attività che si inquadra nell’accordo di collaborazione triennale tra ENEA e Comune di Pantelleria, stipulato nel marzo 2009, per lo sviluppo e applicazioni di processi e tecnologie nel campo energetico e ambientale.

Tale studio è stato sviluppato dall’ENEA (unità UTTP e UTEE), in collaborazione con il DIEET dell’Università degli studi di Palermo e la società S.M.E.D.E. di produzione e distribuzione dell’energia elettrica di Pantelleria, nell’ambito del tema di ricerca “Sviluppo di strumenti di programmazione e pianificazione per la promozione di tecnologie efficienti per la razionalizzazione dei consumi elettrici a scala territoriale e urbana”, Area usi finali, della seconda annualità della Ricerca di Sistema, Accordo di Programma MSE-ENEA.”

http://www.blogsicilia.it/blog/smart-grid-in-un-forum-internazionale-energia-elettrica-a-pantelleria/

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Post di Peppe D'Aietti del 5/12/10
Speriamo bene, Guido! Grazie!


Da "BLOG SICILIA" del 3/12/10

Il Parco Nazionale dell’Isola di Pantelleria.
Le notizie arrivano da Lipari

di Guido Picchetti

3 dicembre 2010 - Tutto è ancora in ballo sul Parco Nazionale dell’Isola di Pantelleria... Si desume da un articolo pubblicato ieri da “Lipari Biz” che riferisce della serie di incontri appena conclusi dall’assessore regionale all’Ambiente, Gianmaria Sparma, con gli enti locali e le associazioni ambientalistiche direttamente interessate all’istituzione dei quattro parchi nazionali delle “Isole Eolie”, dei “Monti Iblei”, della “Isola di Pantelleria” e delle “Isole Egadi e Litorale trapanese”, previsti dalla legge n° 222 del 2007.

La domanda sorge spontanea. Ma a Pantelleria c’è qualcuno che ne sa qualcosa ? E perché il Comune di Pantelleria, ente locale per eccellenza, non dice nulla al riguardo ?

L’articolo in questione continua riferendo le testuali parole dell’assessore Sparma.

“Abbiamo ascoltato le esigenze che sono state sottoposte dagli enti locali e dalle associazioni ambientaliste – ha evidenziato l’assessore Sparma – e che saranno attentamente valutate nell’approdare al tavolo di intesa con il Ministero. Voglio anche ricordare la sensibilità della Regione siciliana verso la salvaguardia del patrimonio naturalistico”.

“L’istituzione di un parco non deve essere visto come luogo su cui insistono vincoli, ma deve essere fotografato come territorio che riceverà notevoli vantaggi in termini di sviluppo socio economico e occupazionale, unitamente alla tutela del prezioso patrimonio naturale e di biodiversità”.

Dopo questo ciclo di incontri, le proposte di delimitazione dei quattro parchi nazionali saranno attentamente valutate ai fini dell’intesa tra la Regione e il Ministero dell’Ambiente, così come previsto dalla legge nazionale.

http://www.blogsicilia.it/blog/il-parco-nazionale-dellisola-di-pantelleria-le-notizie-arrivano-da-lipari/

Commenti su FB
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Post di Pantel Voice del 4/10/12
Sabato 4 dicembre 2010 ore 19 al Circolo Kohoutek di Tracino pare ci fosse un incontro tra il Sindaco Alberto Di Marzo e il pubblico locale sul tema del Parco Nazionale. Noi siamo stati avvisati soltanto la mattina stessa e purtroppo non eravamo organizzati per parteciparvi. Non appena riceveremo aggiornamenti ve ne daremo notizia.
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Post di Guido Picchetti del 5/12/10

Grazie dell'informazione, Marco... tipica di Pantelleria... Neppure il passaparola funziona più...


Da "L'ALTRA SCIACCA" del 3/12/10

Trivellazioni petrolifere: notizie positive dal MSE,
ma stiamo sempre all’erta

Siamo stati contattati da GreenPeace nella persona di Alessandro Giannì, direttore delle Campagne di Greenpeace Italia, comunicandoci che ieri durante un incontro tra il Ministero dello Sviluppo Economico e le Associazioni Ambientaliste, il direttore del Ministero, l’ing. Terlizzese, ha dichiarato che intende rigettare i permessi di ricerca della San Leon Energy nelle vicinanze di Sciacca. Questo alla luce dell’interpretazione del D.M. N. 128 del 2010 che includerebbe nelle aree marine da proteggere entro la fascia costiera di rispetto di 12 miglia anche i Siti d’Importanza Comunitaria (SIC) e le Zone a Protezione Speciale (ZPS).

Secondo questa interpretazione sarebbero salvaguardate numerose zone costiere in tutta la Sicilia ed in Italia. Ovviamente riamane aperta la questione della salvaguardia delle zone di alto mare (Canale di Sicilia, etc.), ma è comunque un gran passo avanti.

Prima di festeggiare aspettiamo che arrivino gli atti ufficiali. Ma quanto sta succedendo in queste ore è un buon segno. Segue la lettera di Green Peace.

Oggi, nel corso di un incontro tra numerose Associazioni Ambientaliste (Federazione Nazionale Pro Natura, Greenpeace, Italia Nostra, Legambiente, Marevivo, Touring Club, WWF) sono state trattate le questioni relative alle trivellazioni offshore e agli effetti del D.M. N. 128 del 29 Giugno 2010 che vieta tali operazioni entro 5 miglia dalla costa ovvero a 12 miglia da aree protette marine o costiere.

Nel corso della discussione il Direttore Generale per le Risorse Minerarie ed Energetiche del Ministero per lo Sviluppo Economico, ing. Franco Terlizzese, ha confermato che, come già sottolineato dalle associazioni ambientaliste, anche i siti costieri soggetti a vincoli come ZPS e SIC (rispettivamente Zone a Protezione Speciale e Siti d’Importanza Comunitaria) rientrano a pieno titolo tra le “aree marine e costiere protette”.

F.to Alessandro Giannì, Direttore delle Campagne Greenpeace Italia, P.zza dell’Enciclopedia Italiana 50, 00186 ROMA

Ne consegue che, nello specifico interesse delle attività del Comitato “Stoppa la Piattaforma” di Sciacca, la richiesta di concessione della società San Leon Energy ricade per ben oltre il 90% entro i limiti in cui tale attività e’ vietata. L’ing. Terlizzese ha confermato che il Ministero per lo Sviluppo Economico non ritiene compatibile con il vigente decreto 128 la richiesta di concessione per attività esplorative della San Leon Energy nelle acque antistanti Sciacca. Analoga sorte per l’altra richiesta della San Leon Energy nelle acque intorno all’Area Marina Protetta delle Isole Egadi.

Inoltre, su specifica sollecitazione di Greenpeace, che ha citato il contenuto assai carente della Valutazione d’Impatto Ambientale presentata dalla San Leon Energy per la richiesta di prospezione davanti a Sciacca, l’ing. Terlizzese ha ammesso la scarsa qualità della medesima. Il Comitato Cittadino “Stoppa la Piattaforma” continuerà a vigilare sull’andamento della concessione alla San Leon Energy ma sottolinea l’importanza cruciale dell’attenzione dei comitati cittadini a queste vicende. Ovviamente, la mobilitazione funziona !

http://www.laltrasciacca.it/2010/12/02/trivellazioni-petrolifere-notizie-positive-dal-mse-ma-stiamo-sempre-allerta/
Stessa notizia su "L'ALTRA AGRIGENTO" del 3/12/10


Da "BLOG SICILIA"del 2/12/10

Un messaggio da Malta, la “Voluntary Marine Riserve”
di Cirkewwa

di Guido Picchetti

2 dicembre 2010 - Stamane ho ricevuto un messaggio da Malta. Era firmato da Antonio Anastasi, un istruttore subacqueo di origini italiane, ma naturalizzato maltese, il quale dirige un diving sull’isola e da tempo si sta impegnando con interessanti iniziative per arrivare a realizzare un’ Area Marina Protetta nella zona di Cirkewwa, una delle aree marine più belle sulla costa settentrionale di Malta.

Il messaggio giuntomi stamane non era personale, ma era chiaramente un comunicato diramato in copia a tanti interessati alla protezione dell’ambiente marino; un comunicato nel quale, relazionando i destinatari degli esiti di un ultimo recente meeting da lui promosso sul tema con la collaborazione di varie organizzazioni locali, riferisce sulla decisione che i partecipanti, in qualità di membri della comunità subacquea maltese, hanno voluto prendere a conclusione dei lavori: dichiarare ispo facto il “Santuario Marino di Cirkewwa”.

In altre parole si tratta di una “VOLUNTARY MARINE RESERVE”, come egli stesso la definisce nel comunicato, che tutti le persone della zona appassionate di mare (subacquei, pescatori, velisti, etc.), si impegnano a proteggere adottando un semplice espediente: quello di far propria la politica del “NO TAKE”, cioè “di non prelevare alcunchè dall’ambiente sottomarino”.

Un impegno certamente lodevole, che potrà dare anche i suoi frutti a breve, se davvero rispettato come è nelle intenzioni dei promotori, e non c’è motivo di dubitarne. La mia risposta d’istinto al messaggio di Tonio è stata quello di complimentarmi con lui e fargli i migliori auguri per il pieno successo dell’iniziativa. Ma non potuto poi astenermi dal fargli rilevare che senza un riconoscimento giuridico la Riserva Marina non avrebbe alcuna protezione dalle tante minacce che vanno addensandosi in questi ultimi tempi sullo Stretto di Sicilia, tra cui, ad esempio, le trivellazioni petrolifere.

La sua risposta non si è fatta attendere. A giro di e-mail Tonio mi ha confermato di essere cosciente delle minacce da me rilevate, ma che punta comunque a muovere un passo alla volta, in quanto nell’ambiente isolano dove si trova ad operare sono pochi quelli che comprendono ancora il significato di “Area Protetta”, e la sua speranza è arrivare a far capire, attraverso la sua iniziativa, cosa vogliono dire le parole “protezione” e “conservazione”...

I messaggi scambiati fin qui tra noi erano in inglese. Cosa rispondere ad Antonio? Non che mi mancassero argomenti, tutt’altro...Ma era difficile per me esprimerli in una lingua diversa dall’italiano. E allora, sperando che le sue origini non gli avessero fatto dimenticare del tutto la nostra lingua, gli ho scritto quanto segue:

Caro Antonio, scusami se ti rispondo in italiano, ma per me è più facile. In linea di principio sono d’accordo con te, ma tieni presente che la situazione è molto più grave di quanto tu pensi… Da un’ occhiata alla situazione delle concessioni rilasciate già da Malta, Tunisia e Italia nello Stretto di Sicilia…
Non vorrei che tutti i tuoi sforzi si rivelino un domani inutili, come quelli fatti qui a Pantelleria, dove l’AMP, benchè prevista da una legge del 1991, ancora non è stata istituita. E il Comitato Pro Parco Marino, che ha operato per alcuni anni per la sua istituzione, è stato affossato nel 2004, proprio l’anno in cui sono state avanzate le prime richieste di concessioni per prospezioni petrolifere intorno all’isola. Richieste successivamente accolte dalle autorità competenti all’insaputa di tutti gli abitanti di Pantelleria, ma certamente con le connivenze di qualcuno che, nei vari passaggi delle richieste previsti per legge, ne era al corrente: in Comune, in Provincia e in Regione…

Per questo occorre unire le forze e fare fronte comune, basando le richieste di tutela ambientale marina dello Stretto di Sicilia sui protocolli internazionali per la protezione del Mediterraneo che già esistono, come quelli della Convenzione di Barcellona messi a punto dall’UNEP-MAP, l’organismo delle Nazioni Unite che si occupa della tutela ambientale con un Piano di Azione particolare proprio per il Mediterraneo.

E occorre fare pressione su questi organismi affinchè affrettino i loro tempi. A Malta c’è un Centro regionale di Attività del MAP (Piano di Azione per Il Mediterraneo). Nel Maggio scorso in un meeting ad Istambul il MAP ha individuato 12 nuove aree meritevoli di protezione ambientale e, tra queste, ce ne sono due che comprendono proprio lo Stretto di Sicilia. Ma il guaio è che il termine che il MAP si è dato per realizzare questa grande rete di Aree Marine Protette Mediterranee, già previsto per il 2012, è stato spostato in avanti al 2020. E, a questo punto, dobbiamo solo sperare che per quella data ci sia ancora in mare qualcosa che valga la pena proteggere, e che prima, con tutte le trivelle in azione in questa zona di mare tra Malta, Tunisia e Sicilia, non siano successi incidenti troppo devastanti.

Per l’attuale situazione delle concessioni petrolifere maltesi, tunisine e italiane nelle acque dello Stretto di Sicilia puoi trovare conferme a quanto ti ho detto in questi quattro “Echi di Stampa” sul mio sito web:


Malta e la moratoria sulle trivellazioni nello Stretto di Sicilia
http://www.guidopicchetti.it/Il%20CPPM%20di%20Pnt/News%202010/echi_stampa/ec_stampa_10_10.htm#BLOG_SICILIA_del_26/10/10
La mappa dell’ “UNEP-MAP” con lo Stretto di Sicilia da tutelare
http://www.guidopicchetti.it/Il%20CPPM%20di%20Pnt/News%202010/echi_stampa/ec_stampa_10_10.htm#FOTO_su_Fb_del_30/10/10
Trivelle nello Stretto di Sicilia, ecco cosa accade a Malta
http://www.guidopicchetti.it/Il%20CPPM%20di%20Pnt/News%202010/echi_stampa/ec_stampa_10_10.htm#BLOG_SICILIA_del_25/10/10
La mappa dell’ETAP delle concessioni petrolifere off-shore della Tunisia aggiornata ad Aprile 2010
http://www.guidopicchetti.it/Il%20CPPM%20di%20Pnt/News%202010/echi_stampa/ec_stampa_10_11.htm#NOTA_su_FB_del_3/11/10

http://www.blogsicilia.it/blog/un-messaggio-da-malta-la-%E2%80%9Cvoluntary-marine-riserve%E2%80%9D-di-cirkewwa/
articolo simile su
"PANTELLERIA COM" del 2/12/10 (su abbonamento)

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Commenti via e-mail di Alessandro Gianni di Greenpeace del 2/12/10
Molto interessante... Ieri siamo stati (con WWF, Marevivo ecc...) al Ministero Sviluppo Economico. Abbiamo parlato molto del Canale e, oltre alle questioni "Tunisine e Maltesi" (in cui abbiamo lamentato l'atavica assenza di iniziativa dei Governi italiani: questi signori ci sono venuti a parlare della Convenzione di Barcellona che, grazie anche all'Italia, è morta d'inedia...) abbiamo parlato:
a) delle concessioni richieste dalla San Leon Energy: ci dicono che (come abbiamo sottolineato a vario titolo) la VIA fa schifo e comunque ricadono quasi del tutto nella zona adesso interdetta (DM 128 del giugno scorso: 5 miglia dalla costa e 12 miglia da aree protette (intese come AMP, ZPS, SIC...) marine e costiere);
b) in una cartina delle concessioni, l'area attorno a Pantelleria viene data come "concessione approvata". Ho chiesto come mai su un giornale ho letto che la richiesta sarebbe stata rigettata e mi è stato risposto che allo stato risulta "sospesa". Saluti, Alessandro.

Commenti su FB
 alla mia nota del 2/12/10 sullo stesso argomento.
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Post di Maria Ghelia del 2/12/10
   Bell'articolo, Guido. Anch'io avevo risposto ieri a Tonio, naturalmente molto meno in dettaglio.
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Post di Antonio Anastasi del 3/12/10
   Hi Guido, I was just read your mail. I am Maltese, my family has been in Malta since 1530, my ancestor a hero of the great siege of Malta of 1565, came from what today is known as Italy, I think he came from Venice, I think. I would appreciate if you could please correct my origins.
   As mentioned earlier I am aware of the situation as explained by you in an earlier message, regarding the risk to the environment from oil drilling. However, at this stage where we are still at the start of the Voluntary Marine Reserve, I really cannot, bring forward both issues. The issue of educating users of Cirkewwa and the issue of the danger of the oil spills. 
   As mentioned earlier, conservation is still a new mentality here. While I share and support your concern and efforts I cannot see how to marry both issues here. The issue of having a VMR and the issue of the risk that these oil wells pose to the environment we are trying to protect. At least not at these early stages.
   Here we understand how development can have a negative effect on the Marine environment. We experienced this when tons of cement silted parts of Cirkewwa during the development of the new terminal, and again before this some 30 years ago and more this pristine rock reef had a ferry berthing facility built over it. I also understand the risks, because of the free hand Mediterranean Governments have given to Oil companies regarding safeguards, in lieu of what happened earlier this year on the Eastern coast of the USA.
   Let me know how I can help but be aware of the fact that my first priority is to have VMR created at Cirkewwa, and believe me this is not an easy thing to do as I also need to educate on the importance of protecting fisheries, some of which may have their eyes on todays fisheries, with tomorrow's fisheries being someone else's problem.
   So that I am clear. I am aware and concerned of the risks that these oil wells pose on the Marine environment. I am also aware that ANY marine protected area or NATURA 2000 site that is put in place this is done at the whim of governments who, at a future date may decide, for what they refer to in the interest of the country, to change the law removing these protections. As the Americans say MONEY TALKS BULLSHIT WALKS, and as we know, to governments environmental issues are closer to BS than money and financial interests. On my side I will try to do what I can to bring this issue to light and will try to get the various environmental groups interested in this issue. But to be honest, I would appreciate any advise on how to bring this issue to the forefront.
   Hoping to hear from you soon, Tonio.
Questa la traduzione in italiano del post (qui sopra) di Antonio Anastasi (grazie alla cortesia di Maria Ghelia)
   Ciao Guido, ho appena letto la tua email. Io sono maltese, la mia famiglia ha vissuto a Malta dal 1530, un mio antenato, un eroe del grande assedio di Malta del 1565, arrivò dal paese oggi conosciuto come Italia, penso da Venezia. Apprezzerei molto tu potessi correggere le mie origini.
   Come accennato in precedenza, sono al corrente della situazione da te illustrata nel precedente messaggio riguardante i pericoli derivanti all’ambiente dalle trivellazioni petrolifere. Comunque, in questo momento in cui noi stiamo dando vita alla Riserva Marina Volontaria, non posso proprio portare avanti insieme le due cose: educare chi frequenta l'ambiente marino di Cirkewwa alla necessità di proteggerlo e sensibilizzarli ai possibili danni prodotti dalle perdite di petrolio.
  
Come ti ho già detto, la conservazione ambientale qui è una cosa nuova, che deve entrare a far parte di mentalità ancora da costruire. E, mentre condivido e partecipo alla tua preoccupazione, non vedo come abbinare qui a Malta i due temi: avere un’ "Area Marina Protetta Volontaria" e scongiurare i rischi che le trivellazioni pongono all’ambiente che intendiamo proteggere. Questo almeno nei primi tempi.
   D'altro canto ci è chiaro come lo sviluppo possa avere un effetto negativo sull’ambiente marino. L’abbiamo sperimentato quando tonnellate di cemento hanno ricoperto Cirkewwa durante la costruzione del nuovo terminal; e anche circa 30 anni prima del terminal, quando sulla barriera di rocce incontaminate venne costruito un attracco per il traghetto. E a causa di quanto successo in primavera lungo la costa orientale degli USA, comprendo pure il rischio derivante dalla carta bianca data dai governi mediterranei alle compagnie petrolifere al riguardo delle misure di sicurezza.
   Fammi dunque sapere come posso esserti d'aiuto riguardo a ciò, ma renditi conto che la mia priorità, in questo momento, è la creazione dell’Area Marina Volontaria di Cirkewwa. Credimi, non è cosa facile da fare, visto che devo anche educare i pescatori all’importanza della protezione di ciò che è l'oggetto della loro attività: alcuni di loro pensano soltanto alla pesca di oggi e considerano quella di domani un problema che non li riguarda.
   Penso di essere stato chiaro. Sono al corrente e preoccupato dei rischi che questi pozzi petroliferi costituiscono per l’ambiente marino. Sono anche cosciente che QUALSIASI area marina protetta od area NATURA 2000 istituita è alla mercè dei capricci dei governi, i quali in futuro, per quello che considerano interesse del paese, possono decidere di cambiare le leggi annullando queste protezioni. Come dicono gli Americani “I SOLDI PARLANO, LA CACCA CAMMINA"; e, come ben sappiamo, i programmi ambientali per i governi sono più prossimi alla "cacca" degli interessi monetari e finanziari. Per quanto mi riguarda tenterò di mettere in luce il problema e proverò a coinvolgere i vari gruppi ambientali interessati a questo problema. Ma, ad essere sincero, apprezzerei qualsiasi suggerimento su come portare il problema alla ribalta.
   Spero di ricevere presto una tua risposta. Tonio.
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Post di Guido Picchetti da una "NOTA" di risposta a Tonio Anastasi su FB  del 4/12/10
   Caro Tonio, permettimi anzitutto di ringraziare ancora Maria Ghelia per le traduzioni dei nostri messaggi, che ci permettono di esprimerci e comprenderci più facilmente. Vengo quindi alla tua richiesta di suggerimenti…
   Ti ho già detto come abbia apprezzato la tua idea della “VOLUNTARY MARINE RESERVE” di Cirkewwa cui auguro il successo che indubbiamente merita. Grazie alla rete infatti ho potuto non solo seguire a distanza le varie iniziative da te promosse negli ultimi tempi per approfondire e divulgare le conoscenze dei fondali interessati dall’area che ti sta a cuore, ma anche sapere degli studi ecologici programmati da Alicia Said nei prossimi mesi invernali sulla posidonia e sulle presenze ittiche. E sono questi i fatti che più contano, capaci di valorizzare un’Area Marina Protetta, indipendentemente dal suo riconoscimento giuridico…
   Ad un riconoscimento giuridico comunque occorre puntare. Altrimenti tutti gli sforzi fatti, sulla spinta di un sano entusiasmo e del nostro amore per il mare, potrebbero un domani essere completamente vanificati, qualora quella famosa “CACCA” degli interessi economici, camminando pian piano, prendesse il sopravvento nella zona, danneggiando l’area marina da voi così amorevolmente e sapientemente curata.
   Sono andato a vedere la mappa dell’area marina di Cirkewwa che intendete proteggere. E, per dimensioni e caratteristiche, mi ha ricordato un’altra area marina che tanti anni fa venne proposta in Italia e che poi divenne nel 1973 la prima area marina protetta del nostra Paese: il Parco Marino di Miramare a Trieste. La proposta di questa AMP fu del WW Italia, la sezione italiana del Fondo Mondiale per la Natura, che ancora tutt’oggi la gestisce e la tutela.
   Da qui l’idea. In attesa che l’UNEP-MAP, con il suo protocollo sulle SPA (Specially Protected Areas), arrivi a realizzare la rete mediterraea delle aree protette in cui è compreso lo Stretto di Sicilia, perchè non chiedere la collaborazione del WWF a ciò che avete in corso di realizzazione a Cirkewwa ? Non so se c’è a Malta una sezione del WWF, ma qualora non ci fosse potreste prendere contatto con il MEDPLAN, un organismo che si occupa appunto della protezione ambientale di aree mediterranee e di cui fa parte proprio come organismo fondatore il WWF. 
   Questi il link in rete dove puoi trovare le necessarie informazioni:
“Sud MedPAN Project” - http://www.panda.org/msp
“MedMPAN Organitation” - http://www.medpan.org/

And this is my answer to Tonio Anastasi translated in english.
   Dear Tonio,
first of all let me thank Maria Ghelia who translates our messages, allowing us to better understand each other. I will try to give you, now, the suggestions you asked me for.
   I have already told you how much I appreciated your idea of the "VOLUNTARY MARINE RESERVE" of Chirkewwa, project to which I wish the great success it deserves. Thanks to the web I have been able to follow the issues you recently promoted in order to increase and spread knowledge of the underwater areas you want to safeguard. I have also learnt about the ecological studies Alicia Said will bring forward during the next winter months on the Posidonia oceanica and different species of fish present in the area. These are the most important factors which give value to a Marine Protected Area, indipendently from its juridical recognition.
   In any case it is also important to aim at the juridical recognition so as to safeguard all the your efforts done on the wave of enthusiasm and love for the sea. It could happen, in future days, that the B...S... of economical interests, slowly walking forward, will take advantage in the area, vanifying your efforts and damaging the cherished VMR.
   I have looked up the Cirkewwa area which you intend to protect. As far as size and characteristics are concerned it remindes me of another marine protected area which, years ago, was proposed along ours coasts and in 1973 became the first Italian Marine Protected Area: Parco Marino di Miramare - Trieste. It was proposed by WWF Italia which, up to this day has run and safeguarded this Reserve.
   Considering this fact, I have a suggestion for you. While waiting for UNEP-MAP, and its SPA (Specialli Protected Areas) protocol, to realize the mediterranean protected areas net, (which includes the Sicilian Straight), why you do not ask WWF's cooperation for the realisation of Cirkewwa VMR?
   I have no idea whether there is a branch of WWF in Malta; should there not be one, you could contact MEDPLAN, a group given to the envirnmental protection of mediterranean areas and WWF is member of this organization.
   These are links where you can find all necessary information:
"Sud MedPAN Project" - http://www.panda.org/msp
"MedMPAN Organitation" - http://www.medpan.org/ 

 

THE "VOLUNTARY MARINE RESERVE" of CIRKEWWA (Malta)

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Da una mia nota in tema su FB del 2/12/10


Foto 1 - Concessioni in acque maltesi


Foto 2 - Concessioni in acque maltesi


Foto 3 - Concessioni in acque tunisine


Foto 4 -Concessioni in acque italiane


Foto 5 - Concessioni autorizzate intorno a Pantelleria

http://www.facebook.com/profile.php?id=1063270409#!/notes/guido-picchetti/un-messaggio-da-malta-la-voluntary-marine-riserve-di-cirkewwa/179720122039811


Dal sito della "MEDPAN ORG" - 1/12/10

Studi di biodiversità subacquea in Libia

(traduzione di Guido Picchetti)

Lo scorso settembre ha visto l'avvio di un progetto pilota in Libia per la protezione dell'ambiente marino. Questo progetto è implementato dal "WWF Mediterraneo" nell'ambito del progetto "Sud MedPAN" e dal "RAC/SPA" nell'ambito del progetto "MedMPAnet", in stretta collaborazione con l' "EGA", la "Libyan Environmental General Authority".

Un team di esperti internazionali e locali, reclutato da "EGA", dal "WWF Mediterraneo" e dal "RAC/SPA", ha effettuato una valutazione della biodiversità subacquea nella zona di Ain Al Ghazala sulla costa orientale della Libia. L'area è stata identificata dalle autorità libiche come uno dei settori prioritari per la conservazione e lo studio realizzato verrà utilizzato come base scientifica per la designazione di un potenziale futura Area Marina Protetta del Mediterraneo.

L'area di Ain Al Ghazala, oltre ad costituire il più importante sito libico di nidificazione per la tartaruga di mare "Caretta caretta", è anche l'ultima zona incontaminata di praterie di posidonie della fascia costiera libica ed è un sito importante per le specie di uccelli migratori.

Un team di quattro esperti nazionali dell' "EGA" e dell'Università di Libia ha lavorato congiuntamente con due ricercatori italiani, Fabio Badalamenti del "CNR" di Castellammare del Golfo e Marco Milazzo dell' "Università di Palermo". E insieme ad essi c'erano anche degli esperti del "WWF Mediterraneo" e i biologi marini francesi Renaud Dupuy de la Grandrive e Mathieu Foulquié inviati dal "RAC/SPA".

La missione ha avuto la durata di una settimana. E' stata effettuata una serie di esplorazioni subacquee al fine di integrare le informazioni esistenti sulle caratteristiche biologiche ed ecologiche dell'area marina interessata , e sono stati inoltre raccolti dati sulle risorse sociali ed economiche della zona. Per i locali che hanno partecipato alle ricerche è stata anche una occasione preziosa di fare pratica diretta sul campo e di acquisire con il giusto approccio scientifico i principi necessari per la progettazione di nuove zone marine protette e approfondire nel contempo le tecniche di campionamento subacqueo.

Le attività del progetto pilota in Libia, condotto nell'ambito di "Sud MedPAN" e dei progetti di "MedMPAnet", puntano infatti alla individuazione di nuove zone marine e costiere da proteggere lungo il litorale libico e al miglioramento delle capacità locali per la pianificazione delle procedura di attivazione delle Aree Marine Protette.

Per ulteriori dettagli del progetto "Sud MedPAN Project", si prega di visitare il suo sito Web:.
http://www.panda.org/msp
Per ulteriori dettagli sulla "MedMPAN Organitation", si prega di visitare il suo sito Web:
http://www.medpan.org/ 

http://www.medpan.org/?arbo=article&sel=ID&val=533&language=en

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Commenti su FB
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Post di Guido Picchetti del 1/12/10

In Libia non pensano solo al petrolio, ma si preoccupano anche dell'ambiente marino, e forse più di noi ... E ciò anche con l'aiuto di esperti biologi marini italiani, che invece per lo Stretto di Sicilia ormai da tempo non spendono neppure una parola... Il documento è del 26 Ottobre u.s ...

Notizia simile su "Pantelleria Com" del 2/12/10 (su abbonamento)


(copyright Guido Picchetti) 

Questa pagina è stata aggiornata il 02/01/11 .