Home Su Cons. Com. del 15/12/10 Gennaio 2010 Febbraio 2010 Marzo 2010 Aprile 2010 Maggio 2010 Giugno 2010 Luglio 2010 Agosto 2010 Settembre 2010 Ottobre 2010 Novembre 2010 Dicembre 2010

Dal sito web del "MINISTERO DELL'AMBIENTE" - 30/11/10

Presentati dati e rilievi di grande interesse scientifico

Relazione sullo spiaggiamento di sette esemplari
di capodoglio in Puglia

Al termine delle indagini post-mortem svolte dal Dipartimento di Sanità Pubblica, Patologia Comparata e Igiene Veterinaria, dell’Università degli Studi di Padova, pubblichiamo la relazione tecnica integrale e la sintesi finale sullo spiaggiamento di massa di 7 capodogli lungo il litorale pugliese, compreso tra Cagnano Varano e Ischitella (Fg), avvenuto il 10 dicembre del 2009.

Approfondimenti:
La relazione tecnica integrale
http://www.minambiente.it/export/sites/default/archivio/notizie/Relazione_Finale.pdf
La sintesi finale
http://www.minambiente.it/export/sites/default/archivio/notizie/Sintesi_Relazione_Finale_Spiaggiamento_capodogli.doc

http://www.minambiente.it/home_it/showitem.html?item=%2Fdocumenti%2Fnotizie%2Fnotizia_0208.html&Area=Acqua&lang=it

______________________________

Commenti su FB
#
Post di Guido Picchetti del 30/11/10

In conclusione: "... i sonar, come quelli correlati alle attività di prospezione (petrolifere, ndr) presenti anche in Adriatico, non possono essere considerati come agenti causali lo spiaggiamento per il loro impatto diretto, per l’assenza di condizioni emboliche, ma possono eventualmente essere tenuti in considerazione come potenziale fattore di disturbo e/o di alterazione del comportamento di questi animali." In altre parole... non hanno provocato l'embolia ai capodogli, ma gli hanno solo rotto i timpani, facendogli perdere il senso dell'orientamento... Che vuoi che sia ?


Da "IL RIBELLE" del 29/11/10

In Sicilia "no" alle trivellazioni in mare

di Sara Santolini

Niente Petrolio off shore in Sicilia. Il ministero per lo Sviluppo economico ha respinto l'istanza della Petroceltic Italia Srl per la ricerca di idrocarburi nelle acque territoriali siciliane per, parole sue, "tutelare tanto l'ambiente marino, quanto il lavoro dei pescatori siciliani". Ma si tratta solo dell'atto finale di una politica iniziata già la scorsa estate: Stefania Prestigiacomo, il ministro dell'ambiente, a luglio di quest'anno aveva proposto al governo il divieto di trivellazioni nella fascia marina di 8 km da tutte le coste italiane e per 20 km dalle riserve marine. Ma non solo questo provvedimento non è sufficiente a far dormire sonni tranquilli, potrebbe essere stato dettato da motivazioni ben diverse dell'amore per le nostre coste.

Che il governo abbia deciso di intraprendere una politica attenta all'ambiente? In ogni caso vietare le estrazioni vicino alla costa non è abbastanza. Non bastano, infatti, 8 km - e nemmeno 20 - per limitare i danni sulle coste di un eventuale incidente in Sicilia (come abbiamo visto nel Golfo del Messico). Tutt'al più che in Italia ci sono già 66 concessioni di estrazione e altre 24 di esplorazione di nuovi pozzi - oltre che nel canale di Sicilia anche in Abruzzo, Marche e Puglia - e che il nuovo provvedimento non intacca questi accordi. Inoltre sembra che in Italia non esista un protocollo obbligatorio per le attività petrolifere e per la loro sicurezza come in molti altri Paesi (ad esempio l'obbligo di avere un comando remoto per la chiusura della valvole) che riduca effettivamente il rischio di incidenti.

Il primo provvedimento è stato preso, in realtà, sull'onda delle emozioni dell'opinione pubblica per una delle più grandi catastrofi naturali del mondo: l'incidente alla piattaforma petrolifera della British Petroleum nel Golfo del Messico. Negli USA Obama - dopo lo stop alle estrazioni all'indomani della fuoriuscita di greggio davanti alle coste della Louisiana e sotto la pressione delle compagnie petrolifere - ha già dato di nuovo il via libera alle attività di estrazione. Al contrario dopo quell'episodio la Regione Sicilia si è sempre detta contraria al rilascio di autorizzazioni per la ricerca e l'estrazione di idrocarburi vicino alle coste. Il che le farebbe solo onore, se la questione finisse qui.

E invece la stessa Regione Sicilia è favorevole alle trivellazioni su terraferma. Eppure anche quelle sono pericolose e se non possono, in caso di incidente, danneggiare (direttamente) la pesca, possono rovinare l'agricoltura e il turismo nella stessa misura di eventuali versamenti in mare. Ma, a ben guardare, la Regione le sue buone motivazioni le l'ha. Dalle attività sulla terraferma guadagna l'85% delle royaltes, mentre da quelle in mare il 55% e solo se vicine alla costa. Inoltre sulle trivellazioni su terraferma la Regione Sicilia ha competenza esclusiva mentre su quelle in mare non ha voce in capitolo.

Si tratta, insomma, di un motivo puramente economico - e politico. Lo stesso motivo per il quale, ad esempio, il Parco degli Iblei, che interesserebbe il ragusano, ancora non vede la luce. Si tratta dello stesso territorio in cui l'Eni stessa, di cui tutt'ora lo Stato è azionista di maggioranza, sta costruendo cisterne in attesa di cominciare a estrarre petrolio o gas naturale.

Chiaramente l'attenzione per l'ambiente c'entra poco o niente con tutto questo. La politica si destreggia tra la necessità di accontentare l'opinione pubblica e il perseguimento di interessi economici privati. Proprio come nella questione del nucleare, della ricostruzione de L'Aquila, della crisi della Scuola pubblica...

http://www.ilribelle.com/la-voce-del-ribelle/2010/11/29/in-sicilia-no-alle-trivellazioni-in-mare.html

______________________________

Commenti su FB
#

Post di Guido Picchetti del 29/11/10
Tutto sommato, ancora una voce d'allarme , ma senza alcun accenno a quanto si potrebbe fare per difendere il nostro mare utilizzando al
meglio i mezzi giuridici internazionali che pur ci sono (vedi la recente Conferenza suilla Biodiversità di Roma), ma cui, per lo Stretto di
Sicilia almeno, nessuno pare abbia voglia o intenzione di ricorrere...


Da "APAT WEB TV" dell'ISPRA del 28/11/10

Conferenza per la Biodiversità
organizzata dall' ISPRA
(Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Aplicata)
Roma - 24/26 Novembre 2010


Slides dall'intervento di Leonardo Tunesi dell' ISPRA in tema di Aree Marine Protette
e
Slides dall'intervento di Paolo Gasparri dell' ISPRA sulla funzione dell'ISPRA

vai alla pagina web dedicata su questo sito

http://www.apat.sharemedia.it/site/it-IT/#


Da "BLOG SICILIA" del 25/11/10

 In tema di Biodiversità...

di Guido Picchetti

Il Mediterraneo conteso... Da un lato c'è il "Mediterranean Plan Action" in nome e a simbolo della sua difesa, e dall'altro la "Mediterranean Oil & Gas Plc" in nome e a simbolo del suo sfruttamento... Chi vincerà la tenzone ? Si accettano scommesse...

Ma c'è un elemento che a mio giudizio influenzerà questa lotta impari.

Ed è questo: di "Mediterrane Plan Action" (MAP in breve) c'è n'è uno solo che, nell'ambito dell' ONU, sebbene sottoscritto da 21 Paesi del Mediterraneo e dall' Unione Europea, è ignorato dai firmatari che in nome della biodiversità marciano tutti a ruota libera, e (ad eccezione dell'UE che invece dovrebbe...) pensano ognuno alle cosa di casa sua, e soprattutto a parole...

Mentre di compagnie petrolifere come la "Mediterranean Oil & Gas Pl" c'è ne sono svariate decine tutte quotate in borsa che, in nome di una moderna e sana (si fa per dire...) concorrenza, puntano unicamente a fare utili, infischiandosene bellamente di tutelare altra biodiversità che non sia la propria...

Date un occhiata a dove ha le sue trivelle la "Mediterranean Oil & Gas Plc". Questo suo il link:
http://www.cibcwm.com/wm/pdf/investment-banking/mediterranean-teaser.pdf

E questo il link del MAP:
http://www.guidopicchetti.it/Il%20CPPM%20di%20Pnt/News%202010/Studi%20su%20AMP/UNEP-MAP/101018_Map.htm

http://www.blogsicilia.it/blog/ispra-il-contributo-alla-biodiversita/


Da una mia "NOTA" su FB del 25/11/10

1° giornata dei lavori a Roma

Preservare la biodiversità, nuova sfida globale

A Roma si è aperta ieri, presso l'Auditorium di Via Curtatone, la "Conferenza sulla Biodiversità" organizzata dall' ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), mentre in città, a quanto pare, c'era un bel pò di confusione e l'ambiente studentesco era distratto da ben altri problemi...

“Il nostro Paese ha davanti sfide nuove ed impegnative in tema di conservazione della biodiversità. Alcune di queste sono diventate ancora più urgenti a seguito dei risultati della recente Conferenza ONU sulla biodiversità tenutasi a Nagoya, che ha definito una serie di obiettivi non più rinviabili. Pertanto, lo scopo della Conferenza dell’ ISPRA non è solo quello di presentare le attività svolte dall’Istituto in materia, ma anche di avviare una discussione sul suo ruolo rispetto all’attuazione del piano e della strategia nazionale per la conservazione della biodiversità su scala globale”.

Sono le dichiarazioni del Presidente dell’ ISPRA prof. Bernardo De Bernardinis in apertura dei lavori della Conferenza, la quale si collega all'altra “Conferenza Nazionale per la Biodiversità” svoltasi nel giugno scorso per iniziativa del Ministero dell’Ambiente, e riprende il vivace dibattito che, a livello tecnico-scientifico, istituzionale e culturale, era stato avviato nel nostro Paese in tema di salvaguardia della biodiversità.

“Le funzioni dell’ ISPRA”, ha spiegato quindi la dr.ssa Emi Morroni, Responsabile del Dipartimento Difesa della Natura dell’ ISPRA, “possono contribuire a mitigare le minacce alla conservazione della biodiversità, come verrà ampiamente illustrato durante i lavori della Conferenza. Su questi temi l’Istituto è impegnato anche sul fronte dell’informazione tecnico-scientifica e della comunicazione rivolta al pubblico, per far crescere la consapevolezza sulla necessità di salvaguardare la biodiversità, base della nostra esistenza”.

http://www.facebook.com/profile.php?id=1063270409#!/notes/guido-picchetti/1-giornata-dei-lavori-a-roma-preservare-la-biodiversita-nuova-sfida-globale/177993675545789


Da "BLOG SICILIA" del 24/11/10

Nuova Conferenza sulla Biodiversità

di Guido Picchetti

24 novembre 2010 - Comincia stamane a Roma presso l’Auditorium dell’ISPRA la Conferenza Nazionale sulla Biodiversità. Ad aprirla gli interventi del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, Stefania Prestigiacomo, e del Presidente dell’ISPRA, Bernardo De Bernardinis.

Frattanto leggiamoci l’ Intervento del ministro Prestigiacomo in apertura della precedente Conferenza Nazionale sulla Biodiversità, svoltasi nel Maggio scorso presso l’Università La Sapienza di Roma. Ad essa seguì, nei mesi successivi, l’allarme delle trivellazioni petrolifere off-shore nei mari italiani a poca distanza dalle aree marine protette già istituite o in corso di istituzione.

Ma, a parte il decreto legge che in agosto previde una fascia di salvaguardia di 12 miglia intorno alle AMP già in funzione, e di sole 5 miglia per tutte le altre zone costiere d’Italia (isole comprese), sul tema delle trivelle nei mari italiani c’è stato un certo silenzio da parte del Ministero dell’Ambiente.

E anche il mese scorso alla Convention di Nagoya in Giappone organizzata dall’UNEP – l’organismo per la tutela ambientale delle Nazioni Unite di cui è emanazione il Piano di Azione per il Mediterraneo (MAP) sottoscritto dall’Italia con la Convenzione di Barcellona insieme ai suoi vari protocolli di tutela – il Ministro dell’Ambiente mi sembra non abbia fatto alcun riferimento alle minacce per la Biodiversità che incombono su quei mari che circondano su tre lati il nostro Paese, e anche sul Mediterraneo in generale, e abbia donato invece a nome dell’Italia un contributo di 100 milioni di dollari per la lotta alla deforestazione.

Cosa dirà stamane il ministro Prestigiacomo a quest’altra Conferenza per la Biodiversità, organizzata in Italia a conclusione dell’Anno Internazionale della Biodiversità proclamato da quell’organizzazione delle Nazioni Unite che è l’UNEP di cui è parte anche l’Italia, ma che il Ministero dell’Ambiente e l’ISPRA, sembrano ignorare volutamente l’esistenza, non so bene per quali motivi ?

http://www.blogsicilia.it/blog/nuova-conferenza-sulla-biodiversita/

______________________________

Commenti vari
#
Maria Ghelia via e-mail del 25/11/10
Grazie Guido, letto con attenzione e non posso negare che la relazione della Prestigiacomo di solo un anno fa mi ha fatto sorridere amaramente... Chissà cosa tirerà fuori oggi. Una buona giornata ... Maria


Dalla mia Bacheca su FB del 22/11/10

Conferenze sulla Biodiversità. A Nagoya, il ministro Prestigiacomo:
«Dall’Italia 100 milioni di dollari contro la deforestazione»

C'è qualcosa che davvero non capisco... Domani inizia a Roma la nuova Conferenza Nazionale sulla Biodiversità organizzata dall' ISPRA di Roma, (organismo "sotto la sorveglianza del Ministero dell'Ambiente", come recita il nuovo regolamento dell'istituto). Ad aprirla sarà un intervento del Ministro Stefania Prestigiacomo.

E' la seconda Conferenza sulla Biodiversità che si svolge in pochi mesi a Roma, dopo quella del Maggio scorso promossa dal Ministero dell'Ambiente presso l'Università "La Sapienza" di Roma.

Dai documenti sulla Convention di Nagoya, da me più volte citati e i cui link in calce riporto, risulta chiaramente l'impegno in favore della protezione della biodiversità nel Mediterraneo dell'UNEP-MAP, l'organismo per la protezione ambientale delle Nazioni Unite impegnato nella tutela del Mediterraneo.

Sono andato sul sito del Ministero dell'Ambiente per vedere se c'era qualche anticipazione in merito alla prossima Conferenza di Roma promossa dall'ISPRA, ma non ho trovato nulla... Anzi no, qualcosa ho trovato: è una pagina web in data 26/10/10, che riferisce della partecipazione del ministro Stefania Prestigiacomo alla riunione ministeriale organizzata dai giapponesi a latere della decima Conferenza Onu sulla Biodiversità di Nagoya, che qui a seguire riporto...

L'Italia era presente alla "Convention di Nagoya" organizzata dall'UNEP, quindi, e ha anche fatto la sua bella figura... Per rendersene conto basta leggere il titolo del comunicato pubblicato sul sito del Ministero: «Conferenza biodiversità Nagoya, Prestigiacomo: Dall’Italia 100 milioni di dollari contro la deforestazione» !!!

E' un sostegno non da poco, che viene dato dal nostro Paese per la "lotta alla deforestazione ed un coinvolgimento attivo delle popolazioni indigene che dalle foreste stesse traggono i propri mezzi di sostentamento", testuale sul comunicato...

Dell' UNEP-MAP invece neppure una parola, e, sul programma ufficiale della prossima Conferenza dell'ISPRA  a Roma,  dell' UNEP-MAP non ci sono neppure i logo. Evidentemente la necessità di proteggere davvero la biodiversità del Mediterraneo non è argomento che interessa tanto l'Italia... Basta fare le conferenze e parlarne...

Dal sito web http://www.minambiente.it/home_it/showitem.html?item=%2Fdocumenti%2Fcomunicati%2Fcomunicato_0060.html&lang=it

Altri approfondimenti:
a) in inglese
http://www.unepmap.org/index.php?module=news&action=detail&id=101
http://www.unepmap.org/index.php?module=news&action=detail&id=90
http://www.unepmap.org/index.php?module=news&action=detail&id=104

b) le versioni in italiano
http://www.guidopicchetti.it/Il%20CPPM%20di%20Pnt/News%202010/Studi%20su%20AMP/UNEP-MAP/100306_NwAMP.htm
http://www.guidopicchetti.it/Il%20CPPM%20di%20Pnt/News%202010/Studi%20su%20AMP/UNEP-MAP/101105_NwNag.htm
http://www.guidopicchetti.it/Il%20CPPM%20di%20Pnt/News%202010/Studi%20su%20AMP/UNEP-MAP/101122_RegSeas.htm
c) Sulla Conferenza sulla Biodiversità organizzata dal Ministero dell'Ambiente nel Maggio scorso all'Università " La Sapienza" di Roma vedi il video seguente su YouTube realizzato "by isprawebtv":

http://www.facebook.com/profile.php?id=1063270409

______________________________

Commenti vari
#
Maria Ghelia via e-mail del 24/11/10

Molto interessante che la Prestigiacomo abbia partecipato a Nagoya ed abbia offerto 100 milioni di $ per la deforestazioni e si lascino scuole e ricerche senza fondi neanche per la carta igienica dei bimbi !!! Neanche un cenno per la conferenza di Roma: certo è molto più interessante andare all'estero che non partecipare in casa a quello che DOVREBBE essere molto importante per il futuro del nostro mare che ci circonda per tre lati !!! Paese senza speranze.... Grazie Guido
Post di Giò Nastasi su FB del 23/11/10
... Guido, è chiarissimo .... ‎...tutto un bla.bla.bla ... a costi altissimi !


Da "BLOG SICILIA" del 21/11/10

A Roma dal 24 al 26 prossimi

Ispra, il contributo alla biodiversità

di Guido Picchetti

21 novembre 2010 - Ha inizio mercoledì prossimo e terminerà venerdì 26 Novembre a Roma la Conferenza per la conservazione della biodiversità promossa dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), a conclusione dell’Anno Internazionale della Biodiversità proclamato dall’Organizzazione dalle Nazioni Unite.

È una tre giorni che l’ISPRA ha inteso offrire come suo contributo al dibattito nazionale internazionale in corso sul tema della biodiversità, ma che consentirà anche all’Istituto, recentemente rinnovato nella sua struttura – comprendendo attualmente nel suo seno sia l’Istituto Centrale per la Ricerca Scientifica e Tecnologica Applicata al Mare (ICRAM) che l’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente e per i servizi tecnici (APAT), e l’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica (INFS) -, di presentare le sue attività in materia di conservazione della biodiversità, da quella terrestre a quella marina, passando per agricoltura e Parchi, anche attraverso i propri prodotti editoriali, informativi ed educativi

Apriranno i lavori alle 10 presso l’Auditorium dell’ISPRA, in Via Curtatone 7, il Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, On.le Stefania Prestigiacomo e il Presidente dell’ISPRA, Prof. Bernardo De Bernardinis.

Nel pomeriggio della prima giornata, moderatore il Presidente dell’ISPRA Prof. De Bernardinis, si parlerà del ruolo europeo della conservazione della biodiversità e della cooperazione scientifica internazionale, dell’importanza di disporre di dati e di informazioni solide e confrontabili, delle reti e delle banche dati mondiali, e dell’uso sostenibile delle risorse naturali globali.

Dal dibattito si spera possa scaturire una definizione della “cultura” della biodiversità in Italia, grazie anche ai previsti interventi di rappresentanti della FAO, dell’Agenzia Europea dell’Ambiente, del Global Biodiversity Information Facility, del CNR, del mondo accademico e dell’Accademia dei Lincei.

Nella mattinata di giovedì 25, moderatore il Prof. Luigi Boitani dell’Università “La Sapienza” di Roma, verrà affrontata più da vicino la biodiversità terrestre. Aprirà i lavori Eugenio Duprè, Direzione Protezione della Natura del Ministero dell’Ambiente, con un intervento sulla Strategia Nazionale per la biodiversità, cui seguiranno contributi sul monitoraggio degli uccelli migratori, sulla gestione faunistico-venatoria delle aree protette, sulla genetica e la conservazione della biodiversità, sulla minaccia delle cosiddette “invasioni biologiche”, sugli impatti dei cambiamenti climatici sulla biodiversità e sul ruolo della biodiversità per attenuare i cambiamenti climatici.

La sessione pomeridiana dello stesso giorno, moderata dal Presidente di Conisma Angelo Tursi, sarà dedicata alla biodiversità e la gestione sostenibile delle risorse marine; si parlerà di pesca responsabile, di tutela delle specie marine protette e degli habitat, e dell’influenza delle alterazioni antropiche sulla biodiversità marina.

Venerdi 26, giornata conclusiva. Moderatore il dr. Alessandro La Posta del Ministero dell’Ambiente, si parlerà di strumenti e metodi per la conservazione della biodiversità, di sostenibilità in agricoltura, di individuazione e gestione delle aree agricole ad alto valore naturale.

Seguirà una tavola rotonda, moderata dal dr. Marco De Giorgi, Segretario generale del Ministero dell’Ambiente, con un confronto tra i rappresentanti di Istituzioni, Enti ed Associazioni varie in materia di biodiversità. Sono previsti interventi di esponenti istituzionali dei vari ministeri interessati (Ambiente, Politiche Agricole, Alimentari e Forestali), del CNR, dell’Università della Tuscia, di Federparchi, del WWF, di Legambiente, della LIPU e di Marevivo.

Le conclusioni dei lavori saranno affidate al Direttore Generale dell’ISPRA, dr. Stefano Laporta.

http://www.blogsicilia.it/blog/ispra-il-contributo-alla-biodiversita/17556/


Da "BLOG SICILIA" del 20/11/10

  Informazione e disinformazione sulle trivelle
nello Stretto di Sicilia

di Guido Picchetti

20 novembre 2010 - Non mi è mai capitato, come in questi ultimi due giorni, di dover scrivere tante volte lo stesso commento, appena variato di qualche parola, sotto tanti comunicati pubblicati in rete relativi ad una certa notizia. Una notizia che, pubblicata in rete la prima volta da AGI COM, è stata successivamente ripresa su un infinità di siti informativi con alcune aggiunte interpretative ma con poche varianti.

Ma se la notizia di base era ed è vera, tutti i particolari ulteriori pubblicati nei successivi comunicati immessi in rete erano e sono totale disinformazione, se non addirittura “fumo negli occhi”, come mi ha postato qualcuno sulla mia bacheca di Facebook dove ho riportati alcuni di essi. E dico “sono” al presente a ragion veduta, in quanto ancora oggi mi è stato appena segnalato dalla rassegna stampa di Goggle uno di questi comunicati, ripubblicato in nuova versione da “ IlPanteco”, dopo una precedente uscita di mercoledì scorso, simile per contenuto e da me debitamente postata.

Riporto qui integralmente la comunicazione di Goggle: “Rigettata trivellazione davanti a Pantelleria. La Rete dei Comitati siciliani NoTriv esprime ”soddisfazione per la decisione di ieri del ministero dello Sviluppo economico di rigettare l’istanza della Petroceltic Italia per ricerche...”

E qui a seguire il mio commento che ancora una volta qui scrivo sperando che sia l’ultima, e che si arrivi a capire una volta per tutte quale è l’efficacia e il reale limite operativo del provvedimento del Ministero della Attività Produttive cui ci si riferisce.

Il provvedimento preso nei giorni scorsi dal Ministero delle Attività Produttive è certamente un primo passo positivo per il problema delle trivelle davanti alla costa agrigentina, ma respinge unicamente la richiesta di concessione avanzata della compagnia “Petroceltic”.

In altri termini, come non ha nessun effetto sulle due concessioni già rilasciate da tempo intorno a Pantelleria (della "Northern Petroleum" e della "Audax" o "ADX" che dir si voglia, il cui attuale stato di vigenza, aggiornato al 30/09/2010, può essere controllato sullo stesso sito del ministero), così è del tutto insufficiente a risolvere la minaccia ben più grave legata alle trivellazioni petrolifere previste in alto mare nello Stretto di Sicilia, nelle acque territoriali di tre Stati sovrani, Tunisia, Malta ed Italia.

Per combattere tale minaccia e garantire una efficace tutela ambientale a questa zona di importanza vitale per tutto il Mediterraneo è necessaria un’azione concordata tra i tre Stati suddetti, peraltro già da tempo concordata e sottoscritta su tale problema nell’ambito dell’UNEP-MAP, l’organizzazione sotto l’egida delle Nazioni unite di cui fanno parte, insieme all’Unione Europea le 22 nazioni mediterranee firmatarie della Convenzione di Barcellona, Italia compresa...

Basterebbe che si rispettassero gli impegni presi da Italia, Tunisia e Malta con la Convenzione di Barcellona, e che da un lato entrasse in vigore l’apposito protocollo previsto per scongiurare questi specifici pericoli derivanti dall’esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, dei suoi fondali e del relativo sottosuolo, e dall’altro si attuasse al più presto la protezione ambientale delle aree marine speciali protette mediterranee di alto mare già indicate dall’UNEP-MAP in un Meeting di esperti nel Giugno scorso da Istambul, una delle quali è proprio lo Stretto di Sicilia.

http://www.blogsicilia.it/blog/informazione-e-disinformazione-sulle-trivelle-nello-stretto-di-sicilia/17474/

______________________________

Commenti vari
#
Maria Ghelia via e-mail del 21/11/10

Grazie Guido, e' evidente che non si leggono o non si capiscono gli articoli vari che hai pubblicato nel tempo... eppure sono molto chiari. Buona serata. Maria.


Da "LA GAZZETTA DEL SUD ON LINE" del 20/11/10

Decisiva la presa di posizione adottata in settembre dalla Regione

di Stelio Zaccaria

Agrigento. - Mezza Sicilia tira un sospiro di sollievo: non saranno più effettuate le trivellazioni alla ricerca di petrolio nelle acque territoriali siciliane, soprattutto sullo specchio di mare del Canale di Sicilia di fronte alla costa agrigentina. Il ministero dello Sviluppo Economico ha respinto l'istanza della Idella società Petroceltic Italia che chiedeva l'autorizzazione per la ricerca di idrocarburi. Il ministero ha fatto sapere che tra i motivi ostativi della ricerca c'è la nota della Regione Siciliana del settembre scorso con la quale esprime «la netta contrarietà al rilascio di autorizzazioni di idrocarburi nel mare Mediterraneo, nelle vicinanze dell'Isola».

La notizia ha trovato il forte plauso dai comuni agrigentini del litorale alle associazioni ambientalistiche come la sezione della Lega Navale di Sciacca, che sottolineano come il governo siciliano si era espresso con una delibera dello scorso luglio – sottolinea l'assessore regionale al Territorio Sparma – alle trivellazioni off-shore di fronte la costa agrigentina.

«Siamo molto soddisfatti del provvedimento – dice Mimmo Macaluso, responsabile della sezione subacquea della Lega Navale di Sciacca – per il quale non saranno fatte le trivellazioni e le ricerche petrolifere in un mare a forte rischio sismico per la presenza del vulcano sottomarino "Empedocle" e per i continui terremoti che si verificano nel Canale di Sicilia come quello di tre giorni fa al largo dell'Isola di Lampedusa».

Era stato proprio lo stesso Macaluso e l'ing, Di Giovanna di Sciacca a sollevare il problema delle trivellazioni durante la recente trasmissione "Report" di Rai 3, con una denuncia dettagliata sui gravi danni per l'ambiente. Soddisfatto il presidente della Lega Navale Italiana di Sciacca, Gaspare Falautano. «Abbiamo avuto la soddisfazione che la nostra battaglia era giusta – dice – così come le opportune segnalazioni e le precise
indicazioni delle associazioni ambientalistiche locali e delle amministrazioni agrigentine e trapanesi i cui comuni si affacciano sul Canale di Sicilia. Avevamo investito la presidenza nazionale della Lega Navale ad occuparsi della vicenda, in base anche al deliberato pubblicato nello scorso marzo sul periodico dell'Istituto Nazionale di Vulcanologia e Geologia».

Grande soddisfazione è stata espressa espressa da Giuseppe Ruvolo, vicepresidente di "Noi Sud-Pid" a Montecitorio, per la decisione del Ministero per lo Sviluppo economico. «Oggi – commenta Ruvolo – possiamo tirare un sospiro di sollievo perchè è evidente che l'economia siciliana deve indirizzarsi verso altre prospettive, verso uno sviluppo incardinato sulle ricchezze naturali della regione e su un turismo di grande qualità».

E tuttavia, puntualizza il deputato di "Noi Sud-Pid", ora «occorre un deciso e autorevole intervento del ministro degli Affari esteri perchè un'identica decisione sia condivisa e assunta da tutti gli altri paese dell'area mediterranea, altrimenti si rischia che un passo del governo così importante e saggio a favore del futuro delle nostre coste sia vanificato».

Anche il ministro dell'Ambiente Prestigiacomo aveva preso posizione sull'argomento trivellazioni. «Abbiamo aperto un tavolo di lavoro per capire come produrre una circolare interpretativa della normativa» per il rinnovo delle trivellazioni, nel corso dell'audizione in commissione Ambiente in Senato. Nella normativa «sui rinnovi» delle licenze, aveva ammesso Prestigiacomo, «abbiamo creato qualche spazio di ambiguità», specialmente quando ci si trova di fronte «a una piattaforma già esistente». Il ministro ha detto però di «non ritenere ipotizzabile un cambio della normativa».

http://www.gazzettadelsud.it/NotiziaArchivio.aspx?art=154892&Edizione=12&A=20101120

 Mio commento su "LA GAZZETTA DEL SUD ON LINE" del 20/11/10
#
Informazione e disinformazione ... sulle trivelle nello Stretto di Sicilia

Ci risiamo. Anche oggi continuano i peana in onore del respingimento di una richiesta di trivellazione alla ricerca di petrolio, e dalla rete siamo arrivati ai quotidiani... Di bene in meglio. Inutile dire che io sono nella mezza Sicilia che, lo dico da giorni, non tira affatto un sospiro di sollievo... E il perchè l'ho già spiegato più volte. Ma evidentemente non basta e mi ripeto per l'ennesima volta, nella speranza che prima o poi (... e che non sia troppo tardi ...) si arrivi a capire quale è l’efficacia e il reale limite operativo del provvedimento del Ministero della Attività Produttive cui ci si riferisce.

Il provvedimento preso nei giorni scorsi dal Ministero delle Attività Produttive è certamente un primo passo positivo per il problema delle trivelle davanti alla costa agrigentina, ma respinge unicamente la richiesta di concessione avanzata della compagnia “Petroceltic”.

In altri termini, come non ha nessun effetto sulle due concessioni già rilasciate da tempo intorno a Pantelleria (della Northern Petroleum e della Audax o ADX che dir si voglia, il cui attuale stato di vigenza, aggiornato al 30/09/2010, può essere controllato sullo stesso sito del ministero, all'url: http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/buig/54-9/54-9.pdf  ), così è del tutto insufficiente a risolvere la minaccia ben più grave legata alle trivellazioni petrolifere previste in alto mare nello Stretto di Sicilia, nelle acque territoriali di tre Stati sovrani, Tunisia, Malta ed Italia.

Per combattere tale minaccia e garantire una efficace tutela ambientale a questa zona di importanza vitale per tutto il Mediterraneo è necessaria un'azione concordata tra i tre Stati suddetti, peraltro già da tempo concordata e sottoscritta su tale problema nell'ambito dell'UNEP-MAP, l’organizzazione sotto l’egida delle Nazioni unite di cui fanno parte, insieme all’Unione Europea le 22 nazioni mediterranee firmatarie della Convenzione di Barcellona, Italia compresa..

Basterebbe che si rispettassero gli impegni presi da Italia, Tunisia e Malta con la Convenzione di Barcellona, e che da un lato entrasse in vigore l’apposito protocollo previsto per scongiurare questi specifici pericoli derivanti dall’esplorazione e dallo sfruttamento della piattaforma continentale, dei suoi fondali e del relativo sottosuolo, e dall’altro si attuasse al più presto la protezione ambientale delle aree marine speciali protette mediterranee di alto mare già indicate dall’UNEP-MAP in un Meeting di esperti nel Giugno scorso da Istambul, una delle quali è proprio lo Stretto di Sicilia (vedi immagine in basso)


Da "RAGUSA NEWS COM" del 18/11/10

No alle trivelle nei mari della Sicilia
Roma si adegua alla decisione della giunta di governo regionale
e blocca le trivellazioni


Palermo - Roma si adegua alla decisione della giunta di governo regionale e blocca le trivellazioni nel Mediterraneo. Il ministero dello Sviluppo economico, titolare delle concessioni, ha infatti respinto l'istanza della società Petroceltic Italia srl che aveva fatto richiesta di impiantare le strumentazioni in grado di effettuare la ricerca di idrocarburi nelle acque territoriali siciliane. Tra i motivi ostativi all'accoglimento dell'istanza, il ministero cita la nota della Regione siciliana nella quale la giunta di Lombardo ha espresso a settembre «la netta contrarietà al rilascio delle autorizzazioni di ricerca di idrocarburi nel mare Mediterraneo e nelle vicinanze dell'Isola».

«In realtà - spiega il neo assessore regionale al Territorio e all'ambiente, Gianmaria Sparma - la giunta si era preoccupata già a luglio di approvare una delibera con la quale prendeva posizione rispetto alla questione. Subito dopo il caso del Messico, si è deciso di correre ai ripari per evitare che nei mari dell'Isola potessero sorgere problemi di ordine ambientale, dannosi per la vocazione turistica della Sicilia e in generale per l'area del Mediterraneo». «Il rigetto dell'istanza da parte del ministero - prosegue l'assessore -, ponendo tra i motivi ostativi la nota della Regione siciliana, conferma che il governo aveva ben individuato ed evidenziato la problematica legata alle trivellazioni off-shore, approvando una delibera che esprimeva una netta e chiara contrarietà al rilascio dei permessi di ricerca nel territorio siciliano».

Contro le trivellazioni, nei mesi scorsi, si erano anche levati gli scudi del ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, oltre alla netta opposizione di molte associazioni ambientaliste tra cui Legambiente e lo stesso Fai. «Condivido la scelta del ministero dello Sviluppo economico di respingere l'istanza per nuove trivellazioni in Sicilia», ha detto ieri in una nota la senatrice del Pdl, Simona Vicari che comunque sottolinea la necessità di salvaguardare gli impianti esistenti. «Ci sono in gioco forze lavoro e un indotto economico non indifferente per la Sicilia - precisa la Vicari - che sarà incrementato dal riordino delle royalties, previsto nel ddl, che io stessa ho presentato a luglio e che è approdato in commissione industria del Senato». Una vittoria politica per la giunta di Lombardo, nonostante siano ancora molte le società che hanno avviato progetti di ricerca di idrocarburi nel Canale di Sicilia.

E' una tegola che arriva diritta all'indirizzo della società di estrazione che mantiene la sede legale a Roma e che ha presentato una serie di progetti che coinvolgevano tutto il Mezzogiorno, compreso il mare antistante le coste pugliesi. Non a caso, un altro parere negativo è arrivato anche dalla giunta pugliese guidata da Nichi Vendola. Su proposta dell'assessore all'Ecologia, la giunta regionale pugliese ha infatti espresso parere sfavorevole, già lo scorso 2 febbraio, nell'ambito della procedura di valutazione di impatto ambientale, per il progetto di ricerca idrocarburi al largo delle Isole Tremiti proposto sempre dalla Petroceltic spa. Un progetto bocciato perché ritenuto «a poca distanza dal parco nazionale del Gargano e dalla riserva delle Isole Tremiti».

http://www.ragusanews.com/articolo/18372/No-alle-trivelle-nei-mari-della-Sicilia


Dalla mia Bacheca su FB del 18/11/10

 

Regione: Ministero respinge le trivellazioni

un video by WebTvMessina
 

Post del sottoscritto
L'Italia è salva.... le acque siciliane pure ... e continua la disinformazione ...

http://www.facebook.com/profile.php?id=1063270409


Da "BLOG SICILIA" del 18/11/10

Dal 24 al 26 Novembre a Roma 
Conferenza sulla conservazione della Biodiversità

di Guido Picchetti

Su iniziativa di Leonardo Tunesi, Presidente del Comitato Fascia Costiera della SIBM (Società Italiana di Biologia Marina), e organizzata dall’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) e dalla SIBM, si svolgerà a Roma dal 24 al 26 Novembre p.v. una conferenza su “La conservazione della biodiversità. Ricerca applicata, strumenti e metodi”.

Alla conferenza, che si tiene a conclusione dell’ Anno Internazionale della Biodiversità proclamato dall’Organizzazione dalle Nazioni Unite, partecipano personalità della politica ambientale italiana, esperti nazionali ed internazionali, amministratori pubblici, e portatori d’interesse.

L’evento, aperto al pubblico, verterà su temi di grande attualità per le problematiche legate alla conservazione della biodiversità.

Tre le sessioni tematiche previste:

  • - La biodiversità terrestre: temi e linee di attività;

  • - La tutela della biodiversità e la gestione sostenibile delle risorse marine;

  • - Gli strumenti e i metodi per la conservazione della biodiversità.

Concluderà i lavori una Tavola rotonda conclusiva sul tema “L’ISPRA e il sistema Paese sui temi della biodiversità”.

Ricordiamo che i due organismi organizzatori, SIBM e ISPRA, sono direttamente coinvolti nei problemi di tutela ambientale marina dello “Stretto di Sicilia”.

La SIBM avendo approvato all’unanimità, in occasione dell’ultimo Congresso svoltosi a Rapallo lo scorso Giugno, una "Mozione" che esprimeva viva preoccupazione per le iniziative e lo sviluppo di piani di approvvigionamento energetico nel tratto del Canale di Sicilia circostante l’isola di Pantelleria ed il banco omonimo, in grado di alterare profondamente un’area di gran pregio ambientale, hot spot di biodiversità del Mediterraneo, di interesse cruciale per l’interscambio biologico ed oceanografico complessivo fra bacino occidentale ed orientale di questo mare, e di grande importanza anche per la pesca professionale.

E l’ISPRA essendo attualmente la struttura che rappresenta l’UNEP-MAP nel nostro Paese, ospitandone attualmente l’INFO-RAC, il Centro Regionale di Attività deputato a curare l’informazione di tutte le iniziative assunte dall’UNEP-MAP stesso. E tra queste ci sono le decisioni durante un suo meeting svoltosi nel Giugno scorso ad Istambul . Meeting che ha portato all’individuazione di 12 nuove Aree Marine da proteggere in nome della biodiversità, due delle quali interessano proprio lo Stretto di Sicilia.

Approfondimenti:
Il programma della Conferenza sul sito dell'ISPRA
La mozione della SIBM sullo "Stretto di Sicilia"

http://www.blogsicilia.it/blog/dal-24-al-26-novembre-a-roma-%E2%80%93-conferenza-sulla-conservazione-della-biodiversita/16823/


Da "ANSA AMBIENTE IT" del 17/11/10

Petrolio: Prestigiacomo, verso circolare su rinnovi trivelle
Aperto un tavolo per chiarire normativa

ROMA - ''Abbiamo aperto un tavolo di lavoro per capire come produrre una circolare interpretativa della normativa'' per il rinnovo delle trivellazioni. Questo quanto riferisce il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, nel corso dell'audizione in commissione Ambiente in Senato.

Nella normativa ''sui rinnovi'' delle licenze, ammette Prestigiacomo, ''abbiamo creato qualche spazio di ambiguità'', specialmente quando ci si trova di fronte ''a una piattaforma già' esistente''. Il ministro dice però di ''non ritenere ipotizzabile un cambio della normativa''. Anzi, ricordando di aver ricevuto in questi giorni una delegazione dell'Unione petrolifera italiana al ministero, Prestigiacomo pensa piuttosto a ''una circolare interpretativa'' sia perchè' ''non vogliamo creare danni al settore'', e sia perchè ''allo stesso tempo vogliamo tutelare l'ambiente''.

Intanto ieri il ministero dello Sviluppo economico ha fermato la richiesta di trivellazioni per l'esplorazione a largo del canale di Sicilia, in particolare in prossimita' di Pantelleria, da parte della società Petroceltic Italia. E, sempre ieri, la Lega Nord, in un'interrogazione presentata dal senatore Stiffoni, ha chiesto il blocco delle trivelle esplorative da parte del gruppo canadese "Bonanza Reousorces Corporation" nel delta del fiume Po. (ANSA).

http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/istituzioni/2010/11/17/visualizza_new.html_1699498437.html

Stessa notizia su "OSSERVATORIO FLEGREO IT" del 17/11/10


Da "GOGREEN VIRGILIO IT" del 17/11/10

Petrolio, no ai pozzi da Pantelleria al Delta del Po
Il governo nega l'autorizzazione nel mare di Sicilia, anche la Lega è
contro le trivelle vicino a Venezia

Nessuno vuole i pozzi, a nord come a sud. I territori esprimono netta la rinuncia ad un certo modello di sviluppo e i pozzi petroliferi non sono bene accetti quasi da nessuna parte. La sensibilità al problema è cresciuta dopo il “caso Bp” nel golfo del Messico ma, come per il nucleare, qualcosa di ancora più profondo pare emergere e va ben oltre la pura e semplice paura dell’incidente.

Le trivelle in azione e il fiotto di oro nero che fuoriusciva dal pozzo - che nell’immaginario anni sessanta incarnavano i valori del progresso e del benessere, con le benzine fatte con la materia prima di Cortemaggiore che erano il vanto della “vecchia” Agip – catalizzano ben altre reazioni. E la politica non può che prenderne atto, in maniera trasversale agli schieramenti e alle aree geografiche.

Pantelleria è salva dalle trivelle perché hanno appena avuto effetto le modifiche apportate al testo unico ambientale, ma anche per l’azione di contrasto della Regione siciliana. Il ministero dello Sviluppo economico ha negato l'autorizzazione alla società Petroceltic, che voleva avviare la ricerca di idrocarburi nelle acque territoriali siciliane, in particolare a largo dell'isola dei dammusi.

Ebbene, un'interrogazione presentata da un senatore della Lega Nord ai ministri dell'Ambiente e dello Sviluppo economico riguarda ora le ispezioni che il gruppo canadese Bonanza vuole fare nella valle del delta del Po. Secondo il senatore Piergiorgio Stiffoni il rischio è quello di danneggiare l’ecosistema di tutto l'alto Adriatico, con annesso il rischio di far sparire Venezia. La Bonanza Corporation ha ottenuto nella zona del delta del Po cinque permessi per l'esplorazione e la ricerca di idrocarburi e altri quattro sono in corso di assegnazione entro il 2011.

______________________________

Mio commento su "GOGREEN VIRGILIO IT" del 18/11/10
#
Sotto minaccia è lo Stretto di Sicilia
Mi sembra che quanto si afferma nel servizio non sia del tutto esatto. Il provvedimento preso ieri dal Ministero delle Attività Produttive respinge unicamente la richiesta di concessione avanzata della compagnia Petroceltic nelle acque nazionali dello Stretto di Sicilia, ma non ha nessun effetto sulle due concessioni già rilasciate da tempo intorno a Pantelleria, quella della Northern Petroleum e quella della Audax (o ADX che dir si voglia), il cui attuale stato di vigenza, aggiornato al 30/09/2010, può essere controllato sullo stesso sito del ministero, all'url: http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/buig/54-9/54-9.pdf. Comunque la minaccia sullo Stretto di Sicilia riguarda le acque territoriali di tre Stati sovrani, Tunisia, Malta ed Italia, e solo un'azione concordata tra i tre Stati, già da tempo sottoscritta, ma ancora non ratificata, potrebbe garantire una vera tutela ambientale a questa zona di importanza vitale per tutto il Mediterraneo.

http://gogreen.virgilio.it/news/ambiente-energia/petrolio-no-ai-pozzi-da-pantelleria-al-delta-po.html
Notizia simile su "LIQUIDA" e di "ECOVIDEOBLOG" del del 17/11/10

______________________________

Mio commento su "LIQUIDA" del 18/11/10
#
Il provvedimento preso ieri dal Ministero delle Attività Produttive è certamente un primo passo positivo per il problema delle trivelle davanti alla costa agrigentina, ma respinge unicamente la richiesta di concessione avanzata della compagnia Petroceltic. In altri termini, come non ha nessun effetto sulle due concessioni già rilasciate da tempo intorno a Pantelleria (della Northern Petroleum e della Audax o ADX che dir si voglia, il cui attuale stato di vigenza, aggiornato al 30/09/2010, può essere controllato sullo stesso sito del ministero, all'url:
http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/buig/54-9/54-9.pdf), così è del tutto insufficiente a risolvere la minaccia ben più grave legata alle trivellazioni petrolifere previste in alto mare nello Stretto di Sicilia, nelle acque territoriali di tre Stati sovrani, Tunisia, Malta ed Italia. Solo un'azione concordata tra questi tre Stati, già da tempo concordata e sottoscritta su tale problema nell'ambito dell'UNEP-MAP, ma ancora in attesa di ratifica, potrebbe garantire una efficace tutela ambientale a questa zona di importanza vitale per tutto il Mediterraneo.


Da "IL PANTECO BLOG" del 17/11/10

Grazie a modifica legge il mare di Pantelleria è salvo

Pantelleria salva dalle trivelle per effetto delle modifiche apportate al testo unico ambientale, così come indicate dal presidente della Commissione ambiente al Senato, Antonio D'Ali'. Il ministero dello Sviluppo economico, ha negato l'autorizzazione, avanzata dalla società Petroceltic per la ricerca di idrocarburi nelle acque territoriali siciliane, in particolare a largo dell'isola di Pantelleria. Una decisione presa nel rispetto del dettato della legge di modifica del codice dell'ambiente, nella quale, il senatore D'Alì aveva fatto inserire ''il divieto per la ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi non solo all'interno delle aree marine protette e costiere protette ma anche in un raggio di 12 miglia marine del perimetro esterno a tali aree.

Mio commento su "IL PANTECO BLOG" del 17/11/10
#
Mi sembra che il comunicato pubblicato stamani in rete da "Il Panteco" sia totalmente errato. Il provvedimento preso ieri dal Ministero delle Attività Produttive respinge unicamente la richiesta di concessione avanzata della compagnia Petroceltic in acque nazionali dello Stretto di Sicilia, ma non ha nessun effetto sulle due concessioni già rilasciate da tempo intorno a Pantelleria, quella della Northern Petroleum e quella della Audax (o ADX che dir si voglia), il cui attuale stato di vigenza, aggiornato al 30/09/2010, può essere controllato sullo stesso sito del ministero, all'url: http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/buig/54-9/54-9.pdf 

http://ilpantecoblog.blogspot.com/2010/11/grazie-modifica-legge-il-mare-di.html


Da "BLOG SICILIA" del 16/11/10

Soddisfatto l'assessore Gianmaria Sparma

“No alla ricerca di idrocarburi nelle acque territoriali siciliane”

16 novembre 2010 - Il Ministero dello Sviluppo economico ha respinto l’istanza della società Petroceltic Italia Srl, per la ricerca di idrocarburi nelle acque territoriali siciliane. Tra i motivi ostativi all’accoglimento dell’istanza, il Ministero cita la nota della Regione Siciliana del settembre scorso che esprime “la netta contrarietà al rilascio di autorizzazioni di idrocarburi nel mare Mediterraneo nelle vicinanze dell’isola“.

Apprezzamento per la decisione del ministero è stata espressa dall’assessore regionale al Territorio e ambiente, Gianmaria Sparma.

“Il rigetto dell’istanza da parte del ministero – evidenzia Sparma – ponendo tra i motivi ostativi la nota della Regione Siciliana, è la conferma che il governo regionale aveva ben individuato ed evidenziato la problematica legata alle trivellazioni off-shore approvando una delibera, nello scorso mese di luglio, che esprimeva una chiara e netta contrarietà al rilascio dei permessi di ricerca nel territorio siciliano”.

______________________________

1 commento su "BLOG SICILIA" a "“No alla ricerca di idrocarburi nelle acque territoriali siciliane”"
#
Guido Picchetti scrive: 17 novembre 2010 15:36

Si può esprimere apprezzamento per il rigetto dell’istanza di concessione avanzata dalla compagnia petrolifera Petroceltic, ma la gravità della situazione per lo Stretto di Sicilia, e in particolare per l’isola di Pantelleria che ne è al centro, resta immutata. Il provvedimento infatti non ha nessun effetto sulle due concessioni già rilasciate da tempo intorno a Pantelleria, quella della Northern Petroleum e quella della Audax (o ADX che dir si voglia), il cui attuale stato di vigenza, aggiornato al 30/09/2010, può essere controllato sullo stesso sito del ministero, all’url: http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/buig/54-9/54-9.pdf .
Ciò che occorre è invece che vengano rispettati gli impegni presi da Italia, Tunisia e Malta con la Convenzione di Barcellona, ed entri in vigore da un lato l’apposito protocollo previsto per scongiurare questi specifici pericoli derivanti dall’esplorazione e dallo sfruttamento della Piattaforma Continentale,dei suoi fondali e del relativo sottosuolo, e dall’altro si attui al più presto la protezione ambientale delle nuove zone di alto mare già indicate dall’UNEP-MAP, tra cui c’è proprio lo Stretto di Sicilia.


http://trapani.blogsicilia.it/no-alla-ricerca-di-idrocarburi-nelle-acque-territoriali-siciliane/16592/#comment-7769

Notizia simile su "ECOBLOG IT", "GREGAMBIENTE IT", e "INDIPEDIA IT" del 17/11/10


Da una "NOTA" di Simona Vicari su FB del 16/11/10


Trivellazioni: Vicari (pdl), no a nuove
ma salvaguardare impianti esistenti

Roma 16 novembre 2010 – “Condivido la scelta del Ministero dello sviluppo economico di respingere l’istanza per nuove trivellazioni in Sicilia”. Lo afferma la senatrice del Pdl, Simona Vicari che comunque “sottolinea la necessità di salvaguardare gli impianti esistenti.

Ci sono in gioco forze lavoro e un indotto economico non indifferente per la Sicilia – continua Vicari – che sarà incrementato dal riordino delle royalties, previsto nel ddl, che ho presentato in luglio e approdato in Commissione Industria del Senato”.

http://www.facebook.com/profile.php?id=1063270409#!/note.php?note_id=496167713614&id=40083053580

______________________________

Commenti su FB
 #
Post di Francesco Tomasello del 16/11/10
Brava Simona, sono le donne come Te e le Tue idee che possono cambiare la storia della Nostra bellissima terra.
#
Post di Salvo Martorana del 16/11/10
Complimenti...
#
Post di Roberto Giacalone del 16/11/10
Di certo c'è tanta strada ancora da fare... però tutti uniti avremo più speranze...
#
Post di Guido Picchetti del 16/11/10
Come volevasi dimostrare... Mi riferisco al mio commento che ho postato qui sotto alla notizia di Eleonora di Sabata... Mi dispiace per la senatrice Vicari, ma la gravità della situazione per lo Stretto di Sicilia resta immutata. Occorre che gli impegni presi da Italia, Tunisia e Malta con la Convenzione di Barcellona, vengano rispettati ed entri in vigore da un lato l'apposito protocollo previsto per scongiurare questi specifici pericoli derivanti dall'esplorazione e dallo sfruttamento della Piattaforma Continentale e dei suoi fondali, nonchè del relativo sottosuolo, e dall'altro si attui la tutela delle nuove zone di alto mare già indicate dall'UNEP-MAP, tra cui c'è proprio lo Stretto di Sicilia.


Da "AGI COM" del 16/11/10

Idrocarburi: no Ministero Sviluppo a ricerche
nel mare siciliano...

(AGI) - Palermo, 16 nov. - Il ministero dello Sviluppo economico ha respinto l'istanza della società Petroceltic Italia Srl, per la ricerca di idrocarburi nelle acque territoriali siciliane. Tra i motivi ostativi all'accoglimento dell'istanza, il ministero cita la nota della Regione siciliana del settembre scorso che esprime "la netta contrarietà al rilascio di autorizzazioni di idrocarburi nel mare Mediterraneo nelle vicinanze dell'isola". Apprezzamento per la decisione del ministero e' stata espressa dall'assessore regionale al Territorio e ambiente, Gianmaria Sparma. "Il rigetto dell'istanza da parte del ministero - evidenzia Sparma - ponendo tra i motivi ostativi la nota della Regione siciliana, e' la conferma che il governo regionale aveva ben individuato ed evidenziato la problematica legata alle trivellazioni off-shore approvando una delibera, nello scorso mese di luglio, che esprimeva una chiara e netta contrarietà al rilascio dei permessi di ricerca nel territorio siciliano".

http://www.agi.it/research-e-sviluppo/notizie/201011161407-eco-rt10181-idrocarburi_no_ministero_sviluppo_a_ricerche_nel_mare_siciliano

______________________________

Commenti su FB 
#
Post di Eleonora de Sabata del 16/11/10
Una notizia che ti farà piacere...
#
Post di Roberto Giacalone del 16/11/10
Ci siamo, questo è un passo molto importante... Adesso bisogna proseguire in questa direzione... Sono molto contento... felice... un sogno che si avvera...
#
Post di Guido Picchetti del 16/11/10
Grazie Eleonora... Finalmente una notizia positiva... Certamente che fa piacere. Ma vorrei che ad essa seguissero anche altre che potessero maggiormente tranquillizzarci sulla protezione delle acque dello Stretto di Sicilia... Una rondine non fa primavera. lo sappiamo tutti, e non vorrei che questo respingimento fosse solo una prova che anche in fatto di rilascio di concessioni ci sono "figli" e "figliastri"...
Ti meraviglieresti se fosse così ? Io no... almeno fin quando non vedrò revocate o annullate le due concessioni già rilasciate a nord di Pantelleria della Northern Petroleum, e dell'ADX, (ma non so, nè se, nè come, ciò potrà avvenire).
E in particolare mi riferisco a quelle di quest'ultima compagnia (sia in acque italiane che in acque tunisine),che, con le trivellazioni esplorative sul pozzo "Lambouka-1" della scorsa estate rimanendo appena al di là del limite delle acque territoriali italiane, ha potuto confermare l'esistenza sui fondali sottostanti, a suo dire, del più importante giacimento di petrolio del Mediterraneo, un giacimento che arriverebbe fino a pochi chilometri da Pantelleria, ma sul quale ha già programmato per la prossima primavera l'inizio delle operazioni di estrazione (o di "coltivazione", come si dice in gergo), sempre restando in acque tunisine... Come se in caso di un malaugurato incidente, sempre possibile, ciò facesse qualche differenza !!!

#
Post di Roberto Giacalone del 16/11/10
Guido dai... l'importante è che c'è di fatto un inizio...
#
Post di Guido Picchetti del 16/11/10
Questa la nota dell'AGI-COM di cui abbiamo parlato e che abbiamo commentato... E' solo un piccolo passo, ma ne occorrono ben altri, anche nel campo delle relazioni internazionali con Malta e Tunisia... Siamo tutti nella stessa barca, anzi, possiamo ben dirlo, sullo stesso specchio di mare lambito da coste che vivono, e dovrebbero vivere, prevalentemente di turismo... 
#
Eleonora de Sabata del 16/11/10
Ragazzi non illudiamoci troppo: il rifiuto è alla istanza di nuovi permessi, non a quelli già concessi né tantomeno alle concessioni già date. Quelli ce li teniamo... (purtroppo).
#
Post di Guido Picchetti del 16/11/10
E' quello che dicevo... La situazione non cambia... E purtroppo ciò accade proprio in quanto Italia, Tunisia e Malta non rispettano gli impegni presi con la Convenzione di Barcellona, insieme a tutti gli altri Stati del Mediterraneo, e da un lato non ratificano il protocollo specificatamente predisposto per evitare le possibili fonti di inquinamento derivante dall'esplorazione e dallo sfruttamento della Piattaforma Continentale e dei suoi fondali e del relativo sottosuolo (l' "Off-shore Protocol"), e dall'altro non istituiscono le nuove "Aree Marine di Speciale Protezione" di alto mare, una delle quali, approvata nel Giugno scorso in un meeting ad Istambul dell'UNEP-MAP, è proprio lo Stretto di Sicilia.... "Chi è causa del suo mal peste lo colga..." diceva qualcuno, mi sembra fosse il compianto Amedeo Nazzari, o mi sbaglio ?


Da "BLOG SICILIA" del 14/11/10

La salute del Mediterraneo in discussione all’APEM

di Guido Picchetti

14 novembre 2010 - Riprendo e commento una nota del Sen. D’Alì postata un paio di giorni fa su Facebook, intitolata “Sono intervenuto al bureau dell’APEM, presenti i Presidenti di Camera e Senato, per parlare della salute del Mar Mediterraneo”.

Al titolo della nota segue un breve resoconto sulla riunione che qui a seguire integralmente riporto.

“L’Ufficio di Presidenza dell’Assemblea Parlamentare Euromediterranea (APEM), con Presidenza di turno dell’Italia fino a marzo 2011, s’è riunito stamani a Roma, a Palazzo Montecitorio, presenti anche i Presidenti di Senato e Camera, Renato Schifani e Gianfranco Fini.

D’Alì, nella sua qualità di Presidente della Commissione Ambiente e componente, ha sottolineato la necessità di una politica comune euro mediterranea di tutela delle acque del Mediterraneo. Una scelta, ha affermato d’Alì, che dovrebbe giungere anche dalla “maturata consapevolezza dei gravissimi pericoli connessi alle attività di estrazione offshore nel Mediterraneo e delle spaventose conseguenze ambientali che ricadrebbero nel Mediterraneo laddove dovesse accadere un incidente simile a quello avvenuto nel Golfo del Messico”.

Per d’Alì è necessario dunque che ci si doti di “un sistema di regole, limitazioni e divieti che nasca dalla condivisione e dalla collaborazione tra i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo e diventi loro comune patrimonio quale parte integrante di quel Codice del Mediterraneo della cui elaborazione abbiamo già condiviso la necessità”.

“Del resto – ha ricordato d’Alì all’assemblea – la stessa Commissione europea, ha enunciato, quale irrinunciabile momento strategico per la realizzazione di più elevati livelli di tutela e sicurezza in rapporto alle attività offshore lo sviluppo di relazioni e iniziative congiunte con i Paesi terzi”.

D’Alì ha proposto di affrontare questi temi in occasione della prossima Assemblea dell’APEM: gestione dei giacimenti di idrocarburi, corretta disciplina dei traffici, degli scarichi dei grandi centri urbani e degli agglomerati industriali, dell’impatto di ogni altra attività antropica.

“Potrebbe anche essere l’occasione utile – ha concluso d’Alì – per fare il punto sulla dinamica delle ratifiche nazionali della Convenzione di Barcellona per la tutela del Mediterraneo la cui applicazione sappiamo essere subordinata alla ufficiale ratifica di un numero minimo di Stati sottoscrittori”.

D’Alì ha chiesto che ciascuno dei rappresentanti dei Parlamenti dell’APEM solleciti il proprio Governo a provvedere a sottoporre, agli organi nazionali titolari del potere di ratifica, i conseguenti disegni di legge.”

Doveroso un mio commento. Chiunque abbia a cuore i pericoli che corre il Mediterraneo non può che apprezzare e condividere l’intervento del Sen. D’Alì. Tuttavia non posso esimermi dal notare che, se davvero vogliamo che le cose migliorino, sarebbe bene cominciare a convalidare come Italia la nostra firma, come, per rispetto agli impegni presi, dovremmo già da tempo aver fatto.

Mi spiego meglio. Il protocollo cui si riferisce il Sen D’Alì penso sia il Protocollo n° 8 per la “Protezione del Mediterraneo contro l’inquinamento derivante dall’esplorazione e dallo sfruttamento della Piattaforma Continentale e dei suoi fondali, nonchè del relativo sottosuolo”, adottato il 14 Ottobre 1994 a Madrid, Spagna.

A tutt’oggi quell’ “Offshore Protocol”, com’è definito in breve dall’UNEP-MAP, lo hanno firmato 11 delle 22 Parti che a suo tempo hanno sottoscritto la Convenzione di Barcellona e tra esse anche l’Italia.

Ma poi, e questo è grave, solo cinque Stati mediterranei lo hanno ratificato: Albania (il 26/07/01), Cipro (il 16/05/01), Libia (il 10/06/05), Marocco (il 1/07/99) e Tunisia (il 1/06/98).

Infatti, per far entrare in vigore questo protocollo e impegnare così le Parti firmatarie della Convenzione di Barcellona al rispetto delle norme da esso previste, sono necessarie almeno sei firme di Stati Membri.

Basterebbe pertanto che anche l’Italia “ratificasse” il protocollo che porta già in calce la sua firma, affiancandosi così agli altri cinque stati mediterranei che l’hanno già fatto… e forse avremmo qualche speranza in più…

Come pure potrebbe rivelarsi determinante la “ratifica” della firma dell’Italia per l’entrata in vigore di altri due non meno importanti protocolli per la salute del Mediterraneo previsti dalla Convenzione di Barcellona.

Mi riferisco al protocollo n° 9 contro il pericolo di inquinamento del Mediterraneo derivante dal trasporto e dallo scarico in mare di sostanze pericolose (“Hazardous Wastes”), e al protocollo n° 10 sul “Controllo per uno sviluppo ecosostenibile delle Zone Costiere nel Mediterraneo” (l’ ICZM Protocol – dove ICZM sta per “Integrated Coastal Zone Management”).

Nel documento dell’UNEP-MAP possiamo vedere lo stato attuale delle firme e delle ratifiche per tutti i protocolli della Convenzione di Barcellona).

Quelli di cui stiamo parlando sono due protocolli che l’Italia ha già sottoscritto, rispettivamente il 1/10/96 e il 21/1/08, ma che ancora oggi, ad anni di distanza, per poter esercitare la loro efficacia nel bacino del Mediterraneo, attendono le “ratifiche” di una o due firme che ancora mancano all’appello, una delle quali, dispiace dirlo, è proprio quella del nostro Paese.

Approfondimenti:
a) la nota del Sen. D'Alì su FB:
http://www.facebook.com/#!/notes/antonio-dali/sono-intervenuto-al-bureau-dellapem-presenti-i-presidenti-di-camera-e-senato-per/467192005736
b) L'attuale stato delle Firme e delle Ratifiche della Convenzione di Barcellona e dei suoi Protocolli (Status of Signatures and Ratifications of the Barcelona Convention and its Protocol):
http://195.97.36.231/dbases/webdocs/BCP/StatusOfSignaturesAndRatifications.doc

http://www.blogsicilia.it/blog/la-salute-del-mediterraneo-in-discussione-all%E2%80%99apem/16192/

______________________________

Mio commento su "BLOG SICILIA" del 14/11/10 
#
Devo rettificare una mia affermazione. Riguarda il “Protocollo contro il pericolo di inquinamento del Mediterraneo derivante dal trasporto e dallo scarico in mare di sostanze pericolose – Hazardous Wastes Protocol”, da me indicato come non in vigore in quanto mancante ancora delle ratifiche richieste. In realtà esso, pur mancando della ratifica da parte dell’Italia, è regolarmente entrato in vigore il 18 Gennaio 2008 essendo stato ratificato da cinque altri firmatari della Convenzione di Barcellona come richiesto dagli accordi, e per la cronaca da Malta, Montenegro, Marocco, Tunisia e Turchia.
I due protocolli ancora in attesa di ratifiche per la loro entrata in vigore sono invece il già menzionato “Offshore Protocol” contro l’inquinamento derivante dall’esplorazione e dallo sfruttamento della Piattaforma Continentale, dei suoi fondali e del relativo sottosuolo, che ancora manca di ratifica da parte dell’Italia; e il “Dumping Protocol”, con il quale, nella sua nuova versione approvata nel Giugno 1995 a Barcellona, si intende prevenire l’inquinamento nel Mediterraneo derivante da scarichi di mezzi navali ed aerei o da incenerimento di rifiuti in mare, un protocollo non ancora divenuto operativo, nonostante annoveri già ben undici ratifiche tra cui anche quella dell’Italia.
#
Mio commento su "BLOG SICILIA del 23/11/10

In data odierna (23 Novembre) ho controllato se per caso il Sen. D’Alì, sulla pagina su FB a lui intestata (dove era riportata la nota suindicata da me commentata), avesse postato qualche suo ulteriore commento in proposito. E ho potuto notare una cosa strana: non solo la nota in questione è scomparsa, ma sia nella pagina delle note che nella Bacheca si può osservare un intervallo negli interventi che va dal 4 al 19 Novembre... Cancellazione dovuta a qualche disservizio tecnico ? Tutto è possibile... ma personalmente non lo credo...
Comunque di questo dibattito troncato ancor prima di diventar tale, rimane traccia nell’archivio di Blog Sicilia, e anche nelle mie note su FB...
#
Mio commento su "BLOG SICILIA de 23/11/10

E' davvero una cosa assurda... Mi riferisco al post precedente, e faccio ammenda per aver pensato male... Sapete qual’è la spiegazione ? Ho potuto rilevarlo da ulteriori controlli.
In rete ci sono non una, bensì due pagine su Facebook intestate entrambe al sen. D’Alì: una intestata al sen.”Antonio” D’Alì, ed un’altra intestata al sen. “Tonino” D’Alì... Tutte e due con la identica foto del senatore D’Alì a lato...
Ma il buco degli interventi da me constatato è solo su questa seconda pagina, intestata con il nome amichevole di “Tonino”...
Chiedo quindi scusa al Senatore per aver pensato male, ma posso dargli un consiglio. Faccia attenzione a non scherzare troppo con Facebook e con la rete. Si fa presto di questi tempi a pensar male, e in casi come questi di chi è la colpa ?


Da una mia "NOTA" su FB del 13/11/10

Tesori in alto mare - Lo Stretto di Sicilia e l’Area
a Sud delle Isole Baleari

di Guido Picchetti

Sempre della serie "Ma l'Italia e il suo Ministero dell'Ambiente che fanno per la tutela del Mar Mediterraneo e dello Stretto di Sicilia in particolare ? ".

E' lo studio di Greenpeace per la CBD (Convenzione sulla Diversità Biologica) presentato al Centro d’Azione Regionale per le Aree particolarmente Protette (RAC/SPA) dell'UNEP in occasione dell’incontro delle Parti della Convenzione di Barcellona svoltosi  dal 3 al 5 Novembre 2009 a Marrakesh in Marocco, raggiungibile all'url:
http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/rapporti/tesori-mediterraneo.pdf

L'Italia come Stato membro firmatario della Convenzione di Barcellona era presente con i suoi esponenti ufficiali all'incontro. Ma, a dispetto degli impegni già sottoscritti e a quanto ne sappiamo, nulla è stato fatto nè è stato comunicato ufficialmente al riguardo. Solo i documenti di Greepeace in rete ne serbano traccia in italiano per chi pazienza e voglia di cercarli...

Questo documento riassume i risultati del più esteso rapporto tecnico che esplora in dettaglio le caratteristiche biologiche e ecologiche delle aree proposte da Greenpeace come Riserve Marine nello Stretto di Sicilia e nell’area a sud dell’Arcipelago delle Baleari.

Il report completo in inglese è disponibile al seguente indirizzo:
http://www.greenpeace.to/publications/Mediterranean-CBD-report-August-2009.pdf


Fig. 1. Aree proposte come riserve marine nel Mediterraneo – A: le Isole Baleari; B – il Canale di Sicilia

http://www.facebook.com/notes.php?id=1063270409&notes_tab=app_2347471856#!/note.php?note_id=174957305849426
Stessa notizia su "BLOG SICILIA" del 13/11/10

______________________________

Commenti   
#
Post di Raniero Rossi Marcelli su FB del 12 /11/10
Grazie Guido


Da una mia "NOTA" su FB dell'11/11/10

Anche Green Peace chiede la tutela
dello Stretto di Sicilia. Ma cosa fa l'Italia ?

di Guido Picchetti

Anche Green Peace International ha chiesto la tutela dello Stretto di Sicilia. E l'ha chiesta in occasione della decima conferenza della Convenzione per la Biodiversità svoltasi a Nagoya, in Giappone, dal 18 al 29 ottobre u.s.

Lo si evince chiaramente dalle tre pagine di Green Peace Italia che sintetizzano il rapporto "Emergency Oceans Rescue Plan: Implementig the Marine Reserves Roadmap to Recovery" dell'UNEP-MAP.

Nel documento di Green Peace Italia si fa espresso riferimento all'impegno assunto nel 2008 da tutti gli Stati che aderiscono alla Convenzione di Barcellona ad avere una rete attiva di aree marine protette nel Mediterraneo per il 2012. Per stimolare tale questo processo è stato finanziato un progetto che ha portato all'identificazione di 10 aree prioritarie da proteggere in alto mare, tra cui lo Stretto di Sicilia, appunto. Ma secondo il documento di Green Peace, partecipante al Meeting come NGO (organizzazione non governativa), l'Italia avrebbe dichiarato di non essere interessata a partecipare a tale processo. E, nota anche Green Peace, "l'Italia non si è impegnata a preparare una proposta per tutelare lo Stretto di Sicilia".

E allora viene un legittimo sospetto. Che l'istituzione del Parco Nazionale dell'Isola di Pantelleria (già previsto per legge, ma ancora tutto in discussione...) sia la carta di scambio da mettere sulla bilancia a fronte dell'inosservanza degli impegni assunti dall'Italia come stato membro della Convenzione di Barcellona, per i quali dovrebbe darsi da fare per la protezione delle aree di alto mare previste dall'UNEP-MAP, e tra queste lo Stretto di Sicilia ?

Come dichiara Green Peace, lo Stretto di Sicilia è un’area di altissimo valore ecologico e biologico che ancora aspetta la dovuta protezione. Proprio nello Stretto vi sono aree uniche quali i banchi d’alto mare, formazioni vulcaniche, canyon sottomarini, e una vita marina tra cetacei, pesci e invertebrati che non ha ha eguali al mondo. E' un’area considerata un vero e proprio “hot spot” per la biodiversità del Mediterraneo e fondamentale per l’economia delle popolazioni costiere. Qui si trovano importanti aree di pesca di stock ittici che, a causa di un eccessivo prelievo e della mancata protezione di aree di riproduzione, sono spesso al limite, o oltre il limite, dello sfruttamento. Ciò è vero per le risorse pelagiche, come il tonno rosso e il pesce spada, come per quelle dei fondali, come il nasello, la triglia e varie specie di molluschi e crostacei.

Quindi, per garantire la conservazione delle risorse, c’è urgente bisogno di stimolare processi che portino a una reale tutela di queste aree in alto mare che coinvolgono più nazioni, tutte aderenti alla Convenzione di Barcellona. E Invece, conclude il documento di Green Peace Italia, cosa fa l'Italia ? Proprio adesso, attraverso il suo Ministero dell’Ambiente, esprime la propria contrarietà all’istituzione di Riserve Marine in acque internazionali del Mediterraneo. E tutto questo mentre si concretizza nello Stretto di Sicilia la minaccia delle estrazioni petrolifere !!!

I vari link per gli approfondimenti
1) Il documento di Green Peace Italia Sintesi del rapporto “Emergency Oceans Rescue Plan: Implementing the Marine Reserves"
http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/rapporti/riserve-marine-sintesi.pdf
2) Plan of Implementation of the World Summit on Sustainable Development.
http://www.un.org/esa/sustdev/documents/WSSD_POI_PD/English/POIToc.htm

Altri documenti di Green Peace per approfondimenti:
a) Riserve marine per il Mediterraneo
http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/rapporti/riserve-marine-mediterraneo.pdf
b) Un mare d’inferno
http://www.greenpeace.org/raw/content/italy/ufficiostampa/rapporti/mediterraneo-clima.pdf
c) Tesori nascosti in alto mare
http://www.greenpeace.org/italy/news/mediterraneo-riserve-marine
d) Ultimi rapporti sul Santuario dei Cetacei:
http://www.greenpeace.org/italy/news/divieto-di-balenazione
http://www.greenpeace.org/italy/news/sogliole-santuario


Nella mappa la rete delle 32 aree marine mediterranee d'altura proposta da Greenpeace per salvare il Mediterraneo:
1.Mare di Alboran - 2.Montagne sottomarine - 3.Isole Baleari - 4.Golfo del Leone - 5.Bacino Algerino 6.Montagne sottomarine -
7.Banco Scherchi-La Galite - 8.Santuario dei Cetacei - 9.Tirreno Centrale - 10.Eolie - 11.Stretto di Messina - 12.Canale di Sicilia -
13.Scarpata di Malta - 14.Cresta di Medina - 15.Golfo della Sirte - 16.Capo della Libia - 17.Alto Adriatico -
18.Fossa di Pomo/Jabuka - 19.Canale di Otranto - 20.Fossa Ellenica - 21.Monti Olimpo - 22.Golfo Saronico - 23.Isole Sporadi -
24.Mar di Thrakiko - 25.Limnos Gokceada - 26.Creta-Turchia - 27.Levante Centrale - 28.Monti di Anassimandro -
29.Canale di Cipro - 30.Monti di Eratostene - 31.Costa dei Fenici - 32.Delta del Nilo

http://www.facebook.com/note.php?note_id=174472962564527
Stesso articolo anche su "BLOG SICILIA" dell'11/11/10

______________________________

Commenti   
#
Post di Luca Siragusa su FB dell'11/11/10
Anziché proteggere zone vitali per esseri umani e animali tutti, si preoccupa degli interessi di pochi.. ecco che fa l'Italia.. (faccio girare!)".
#
Post di Peppe D'Aietti  su FB dell'11/11/10
Grazie, Guido, per i tuoi contributi... sempre puntuali ed esaustivi! Spero di vederti presto, io sono a Pantelleria.
#
Post di Mimmi Panzarella  su FB dell'11/11/10
Grazie per tutte le informazioni.
#
Post di Dario Mazzocchi su FB dell'11/11/10
Non sarebbe ineludibile solo per la tutela del mediterraneo quanto per togliere un bacino di interessi alla malavita organizzata.
#
Post di Luca Siragusa dell'11/11/10
Anziché proteggere zone vitali per esseri umani e animali tutti, si preoccupa degli interessi di pochi.. ecco che fa l'Italia.. (faccio girare!)
#
Post di Maria Ghelia su FB del12/11/10
Grazie Guido!
#
Riscontro e-mail ricevuto da Alessandro Gianni il 12/11/10

Molto interessante! Grazie. Per la prossima volta: si scrive Greenpeace! Ciao, Alessandro.
 
#
Risposta e-mail da Guido Picchetti del 14/11/10
Grazie della segnalazione dell’errore sul nome commesso di “Greenpeace”. Lo eviterò in futuro… Buona giornata. Guido.


Da una mia "NOTA" su FB del 10/11/10

Un documento dimenticato ?

 Il Ministero dell'Ambiente alla Northern Petroleum
sulle ricerche petrolifere vicino Pantelleria

di Guido Picchetti

Mi è capitato sott'occhio, cercando sul web tra i dati relativi alle ricerche petrolifere nello Stretto di Sicilia, un documento del Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio che, specialmente a noi residenti a Pantelleria, leggendolo fa venire i brividi. In verità non porta data e questo lascia sperare che si tratti di una bozza, andata a finire chissà come tra i documenti on line del Ministero.

E sicuramente risale a qualche anno fa, quando non c'era ancora la sensibilizzazione di oggi nei confronti di chi veniva ad esplorare il mare a caccia di petrolio. Ma porta tanto di firma e di destinatari, tra cui la Northern Petroleum e il MInistero delle Attività Produttive, ed è anche indirizzato p.c. alla Direzione per la protezione della Natura dello stesso Ministero Ambiente, e al Presidente della Commissione per la Valutazione dell'Impatto Ambientale.

E' una lettura oltremodo interessante in ogni sua parte, e chiunque abbia a cuore l'isola, autorità locali comprese (se non ne sono già conoscenza) dovrebbe prenderne visione, a partire dal primo paragrafo di premessa che recita testualmente:

"Visto il parere n° 610 della Commissione VIA in data 22/7.2004" e "quanto indicato dalla Direzione per la Protezione della natura nella nota del 25.3-04 prot. n. DPN/3DM/204/8642 con la quale si mette in evidenza che ... l'area interessata dalle indagini dista circa Km. 5,8 dall'area marina protetta in corso di istituzione Isola di Pantelleria"... etc. etc.

E' una messa in evidenza che in pratica non viene minimamente presa in considerazione dal Ministero dell'Ambiente, come si evince dal resto del documento, e soprattutto dalle sue conclusioni...

Già, perchè si tratta proprio della risposta del Miniambiente alla richiesta di verifica del Rapporto Ambientale inviato dalla Northern Petroleum come prevede la legge, in merito alla sua istanza di permesso di ricerca per idrocarburi nella concessione "d.343 C.R-.NP" nell'area immediatamente a Nord dell'Isola di Pantelleria.

Nel rapporto sono ben descritte le operazioni programmate dalla compagnia petrolifera. Operazioni che comprendono i rilievi sismici, di cui vengono considerati gli effetti su delfini, capodogli e balene, "queste ultime particolarmente esposte a tali rischi comunicando tra loro con suoni a bassa frequenza, nello stesso range di frequenza di quelle usate dalle indagini sismiche", come lo stesso rapporto precisa. Ma operazioni che prevedono anche le perforazione di pozzi esplorativi ove i rilievi effettuati ne consigliassero l'esecuzione.

Di questi eventuali pozzi esplorativi il rapporto indica le tecniche previste sia per l'apertura che per la successiva chiusura, che, in caso di presenza di idrocarburi, avverrà dopo prove di produzioni (ciascuna della durata di 4 gg), condotte con particolari accorgimenti in modo da evitare successivi danni alle reti da pesca utilizzate dai pescherecci...

Il rapporto ancora precisa le misure previste dalla compagnia petrolifera al fine di mitigare l'impatto ambientale provocato delle operazioni geofisiche (impatto ambientale che quindi, per implicita ammissione, c'è e nessuno può negarlo...).

Ma il bello deve ancora venire. Quali sono queste misure ? Eccole. Anzitutto il "Soft start", vale a dire un graduale raggiungimento dell'intensità di lavoro ottimale dei colpi sonori sparati dagli Air-Gun, gli speciali cannoni con i cui botti si raggiungono e si attraversano i fondali sottostanti per poterne ricavare dalle relative eco le caratteristiche. Il graduale aumento del suono prodotto dagli spari dovrebbe consentire ai mammiferi marini eventualmente presenti in zona di allontanarsi per tempo... E comunque, prima dell'inizio dei botti, operatori specializzati nell'avvistamento dei cetacei saranno lì a controllare che nessuno mammifero marino sia presente nel raggio di 500 metri...

La presenza poi di osservatori specializzati a bordo, esperti nel riconoscimento di cetacei e appartenenti ad enti accreditati in materia (a mò d'esempio viene citato il Delfinario di Riccione), è un'altra di queste misure cautelative. Qualora vengano avvistati dei cetacei, l'inizio delle attività di sparo sarà posticipato di almeno 20 minuti... E alla fine delle operazioni sarà compilato un "report post-survey", completo di tutti i dati rilevati, che rimarrà a disposizione delle autorità competenti per eventuali successivi controlli.

Il Rapporto Ambientale della Northern Petroleum precisa ancora le tecniche di prevenzione e le misure da adottare nella perforazione del pozzo, come saranno evitati gli sversamenti accidentali in mare di materiali inquinanti, e gli accorgimenti previsti per lo scarico dei rifiuti, inclusi i detriti da perforazione sia solidi che fluidi. E riporta anche i dati relativi alle emissioni gassose di inquinanti chimici e ai disturbi sonori che gli impianti a bordo potrebbero provocare durante le operazioni.

Ma la parte che indubbiamente più può interessare gli abitanti di Pantelleria è laddove si considerano le caratteristiche ambientali della zona in cui si svolgeranno le operazioni della Northern Petroleum. Vengono esclusi in verità possibili fenomeni di "subsidenza", cioè di cedimenti del fondale come si è verificato in Alto Adriatico, sia in quanto non sono previste estrazioni in forma di produzione di fluidi dal sottosuolo (almeno per ora... ), sia per le caratteristiche stesse del fondale secondo i dati già noti.

Si dichiara quindi che la zona di mare interessata dall'istanza di permesso non rientra in nessuna Zona di Tutela Biologica Marina, non costituisce Parco o Riserva Naturale Marina, non è parte di Area Naturale Protetta, nè è sottoposta a misure di salvaguardia ai sensi della legge 394/91 !!! In ciò contraddicendo quanto in premessa affermato dalla Direzione per la protezione della Natura, appartenente al Ministero stesso che ha stilato il documento, accogliendo la richiesta della Northern Petroleum.

E si afferma ancora, testuale nel virgolettato, che "nella area vasta rientra l'isola di Pantelleria ove sono presenti un SIC (Montagna Grande e Monte Gibele) e una ZPS (Area costiera, falesie e Bagno dell'Acqua), ambedue istituite nel 1998." E che "La distanza minima dell'area del permesso di ricerca dalla costa dell'isola è di circa 5 km (sic!) mentre la distanza massima e di 35 km". C'è di che rimanere sbalorditi!

E certamente ce n'è quanto basta per far venire voglia, a chiunque conosca Pantelleria, di leggere per intero il documento... Ma un'ultima nota conviene farla e riguarda le disposizioni conclusive del documento. Queste escludono dalla procedura di Valutazione di Impatto Ambientale le prospezioni geofisiche, raccomandando però che, insieme alle norme che saranno eventualmente imposte dalle autorità competenti per gli aspetti riguardanti la sicurezza, la pesca e la navigazione, siano anche rispettate le misure cautelative nei confronti dei mammiferi marini su indicate. Mentre assoggettano a procedura di VIA unicamente le perforazioni di eventuali pozzi esplorativi.

La domanda finale d’obbligo è: sarà una bozza dimenticata on line tra i tanti documenti del Ministero dell’Ambiente e delle Tutela del Territorio, o è davvero il documento originale con cui lo stesso Ministero ha risposto affermativamente alla richiesta di verifica della "Northern Petroleum" ? E quanto ci piacerebbe sapere...

http://www.facebook.com/notes.php?id=1063270409&notes_tab=app_2347471856#!/note.php?note_id=174049875940169

Stesso articolo anche su " BLOG SICILIA" del 10/11/10

______________________________

Commenti su FB  
#
Post di Guido Picchetti del 10/11/10

Una lettura interessante quel documento, specialmente laddove si parla della distanza della concessione della N.P. dalle coste di Pantelleria, e di cosa non è Pantelleria...
#
Post di Maria Ghelia del 10/11/10

Speriamo veramente sia solo una bozza dimenticata !!!
#
Luca Siragusa del 10/11/10
In effetti ha l'aria di essere una bozza.. ma siamo comunque ai limiti dell'assurdo (e dico "limiti", e non vado oltre, perchè purtroppo è realtà e non fa poi così strano che certe menti partoriscano documenti del genere). Grazie per averlo scovato e condiviso!
#
Post di Carole Bernardo del 13/11/10
Inquietante...

______________________________

Commenti su BLOG SICILIA
#
Post di Giuseppina Marrone del 10/11/10
CHE SCHIFO! siamo nelle mani di GENTAGLIA! Invece di essere rappresentati dal meglio della nostra società, si scopre sempre di più che al potere c’è` la feccia! Nei fatti, se non sono INDEGNI e quindi CORRUTTIBILI, non vanno al potere!
#
Post di Roberto del 10/11/10

Non solo mi vengono i brividi ma mi si accappona anche la pelle. Nonostante ciò, purtroppo ci sarà chi, nel nome del progresso, non terrà conto delle conseguenze che saranno gli altri a dover subire. FERMIAMOLI prima che sia troppo tardi.


Da "MARSALA IT" dell'8/11/10

Trivellazioni in mare: verso un consiglio
provinciale straordinario

Dopo il servizio su Report, la trasmissione di approfondimento giornalistico condotta da Milena Gabanelli, mandato in onda nella puntata del 31 ottobre scorso sul tema delle trivellazioni petrolifere nel Mediterraneo, il presidente della Provincia di Trapani Turano ha scritto al presidente del Consiglio Provinciale Giuseppe Poma affinché convochi una seduta straordinaria urgente, alla presenza del prof. Antonio Mazzola, Ordinario di Ecologia dell’ Università di Palermo. Particolare risalto è stato data dalla redazione di Report, alla perizia tecnica voluta dal presidente della Provincia di Trapani, on. Mimmo Turano e redatta dal Prof. Antonio Mazzola, in relazione al protocollo d’intesa firmato lo scorso mese di giugno tra la Provincia di Trapani e l’Università di Palermo – Dipartimento di Ecologia.

Il lavoro svolto dal prof. Mazzola ha evidenziato i limiti scientifici delle relazioni tecniche presentate dalla soc. San. Leon Energy a supporto della richiesta di trivellazione. “Abbiamo subito cercato di fermare - afferma il presidente Turano - la richiesta di trivellazione nei fondali del nostro mare. La collaborazione del prof. Mazzola è stata preziosa e la redazione di Report ne ha sottolineato la validità scientifica. Adesso, dopo aver bloccato le ricerche, ho chiesto al presidente Poma di convocare un Consiglio Provinciale straordinario dove, il prof. Mazzola relazionerà su quanto stiamo facendo sull’argomento “trivellazioni e tutela ambientale". Su tali motivi la Provincia si avvarrà di questo importante protocollo d’intesa firmato con l’Università di Palermo, a tutela delle coste e dell’intero territorio provinciale. Proficua inoltre l’azione svolta nella vicenda dall’assessore provinciale Francesco Regina”.

Di seguito alcuni punti del protocollo firmato dalla Provincia con l’Università di Palermo:

  • collaborare a tutte le iniziative mirate alla conservazione ed alla tutela della biodiversità nel tratto di mare del Canale di Sicilia adiacente l’AMP Isole Egadi, minacciato da interventi di trivellazioni per ricerca di idrocarburi;
  • promuovere azioni congiunte per la valorizzazione degli ambienti costieri della Provincia di Trapani, anche attraverso azioni mirate alla promozione di eventi culturali, congressi e workshop, eventualmente sostenuti con i contributi provinciali;
  • intraprendere iniziative comuni per la valorizzazione e la gestione sostenibile dell’AMP Isole Egadi;
  • collaborare alla stesura di un progetto integrato per il recupero e la valorizzazione delle cave dismesse presenti nella Provincia di Trapani ed in particolare le cave di tufo di Favignana e Marsala e le cave di marmo di Custonaci;
  • assistenza e collaborazione a tutte le azioni e i progetti che la Provincia intende attivare per il recupero ambientale e la riqualificazione della costa trapanese ed in particolare dei siti gravati da discariche di sedimenti contaminati.

Scopi del progetto di trivellazione.

La ditta San Leon aveva presentato istanza per effettuare delle ricerche di idrocarburi liquidi e gassosi lungo la costa occidentale e sud-occidentale della Sicilia e nel Canale di Sicilia su tre aree individuabili dalla pratica con le sigle d352 CR SL, d353 CR SL, d354 CR SL.

La ricerca si doveva sviluppare in più fasi, la prima delle quali prevedeva un programma geofisico ed il relativo rilievo sismico; successivamente era prevista la perforazione di un pozzo di esplorazione seguito da un secondo pozzo in base ai risultati ottenuti.

Le aree di riferimento sono ubicate al largo delle coste di Marsala (d352 CR SL) su una superficie complessiva di 358,5 Km2, su batimetriche che vanno dai 10 m a 230 m; al largo della costa di Mazara del Vallo (d353 CR SL) su una superficie complessiva di 226 Km2 su batimetriche tra 43 m e 90 m; e al largo della costa di Sciacca (d354 CR SL) su una superficie complessiva di 483 Km2 su batimetriche tra 24 m e 230 m.

Lo studio di impatto ambientale è stato redatto dalla Ditta Peal Petroleum srl su incarico della Ditta San Leon Energy.

http://www.marsala.it/cronaca/ambiente/19238-trivellazioni-in-mare-verso-un-consiglio-provinciale-straordinario.html
Notizia simili su "MAZARA IN LINE" dell'8/11/10

______________________________

Post di Guido Picchetti su FB dell'8/11/10
E Pantelleria ? Non fa parte anch'essa della provincia di Trapani ? Sembrerebbe proprio di no... Eppure l'isola si trova proprio in prima linea, e senza alcuna difesa ...


Dalla mia Bacheca su FB - 7/11/10

Intervista al biologo marino Silvio Greco dell'ISPRA

di Guido Picchetti

«Se accadesse un incidente nel mar Mediterraneo sarebbe una catastrofe totale». Lo dice, riferendosi proprio alle trivellazioni petrolifere nello Stretto di Sicilia, il biologo marino dell'ISPRA Silvio Greco in una intervista rilasciata nel Maggio scorso al quotidiano ambientale "TERRA" qui ripresa on line.

Dal 1 Gennaio u.s. l'INFO/RAC dell'UNEP-MAP, l'abbiamo detto, ha sede proprio presso l'ISPRA, ma nessuna comunicazione è stata mai diramata, nè dall'ISPRA nè dall'INFO/RAC, sulla decisione del meeting dell'UNEP-MAP ad Istambul nel Giugno scorso, di inserire lo Stretto di Sicilia tra le nuove "Specially Protected Areas". Bel modo di fare informazione...

http://www.facebook.com/profile.php?id=1063270409


Dalla mia Bacheca su FB - 7/11/10

Partenariato dell'INFO/RAC
a ... un corso di giornalismo ambientale

di Guido Picchetti

"Partenariato": spiegatemi per favore cosa significa... Con il "partenariato" dell'INFO/RAC, la struttura dell'UNEP-MAP affidata all'ITALIA per curare la diffusione delle notizie relative alle sue iniziative e sulla sua attività, per il decimo anno consecutivo il 9/11 p.v. a Savona si inaugura il Corso di giornalismo ambientale Laura Conti presso il Campus Universitario di Savona...

Ma l'INFO/RAC non è stato trasferito all' ISPRA dal 1 Gennaio u.s. ? E cosa c'entra l'ISPRA con il giornalismo ambientale ? Non sarebbe meglio che l'INFO/RAC riprendesse ad occuparsi dei suoi compiti istituzionali dopo questi ultimi anni di mancata informazione ?

http://www.facebook.com/profile.php?id=1063270409


Dalla mia "BACHECA" su FB del 6/11/10


Il videospot dell'INFO/RAC dell'UNEP-MAP

di Guido Picchetti

E' il video spot prodotto dall'INFO/RAC dell'UNEP e caricato il 6 mar 2010 su YouTube da "weltlabyrinth" (autore della musica). Non mi piace criticare il lavoro degli altri. ma come spot posso certo dire che non è stato un gran successo e i soldi impiegati sono stati mal spesi... Basta considerare quanti in Italia e in Europa sanno oggi cosa sia l'UNEP-MAP e le sue finalità, e ignorano totalmente il suo impegno e le sue iniziative in favore dell'ambiente... che marciano al passo di una tartaruga, purtroppo...

Ecco qualche altro dettaglio sul filmato in questione: caricato il 15 Novembre 2009 su YouTube da "INFO/RAC - Agenzia di Comunicazione dell'UNEP/MAP (United Nations Environment Programme)" - Prodotto da InfoRAC e Va. Le. Cinematografica 78 - fotografia Claudio Valerio - regia Federico Cataldi.

http://www.facebook.com/profile.php?id=1063270409

______________________________

Post su FB a commento
#
Post di Nino Del Duca del 6/11/10

L'argomento in questione è poco sentito dalla gente, se non per "moda"... lo spot in questione non "arriva" !
#
Post di Guido Picchetti del 6/11/10

Il problema è un altro.... Non arriva, come dici tu giustamente, in quanto non è stato fatto perchè arrivasse alla gente, ma solo per presentarlo come prova dì impegno e di fattività dell'INFO/RAC (struttura dell'UNEP-MAP affidata all'Italia affinchè curasse appunto l'informazione nell'area mediterranea, ma che in tal senso ha tradito totalmente il suo compito), per presentarlo, dicevo, ad un meeting dell'UNEP-MAP svoltosi a Roma nel Dicembre scorso, titolo “Consultation Meeting to Review MED POL Monitoring Activities”.
E' brutto doverlo dire, ma se così non fosse, ci sarebbero del videospot le versioni in altre lingue, almeno sottotitolate o verbalmente tradotte, visto che dell'UNEP-MAP fanno parte ben 22 Nazioni mediterranee più l'Unione Europea. E i partecipanti ai lavori del meeting di Roma conoscevano benissimo, o almeno così avrebbe dovuto essere, le finalità, le iniziative e gli impegni di cui si è fatto carico l'UNEP-MAP dalla Convenzione di Barcellona in poi.
Ma tant'è... Se vuoi avere i particolari del meeting di Roma, vedere di cosa si è discusso, e sapere chi sono i numerosi italiani che hanno partecipato ai lavori in rappresentanza di vari organismi (dal Ministero dell'Ambiente all'INFO/RAC, dall'ISPRA alle NGO), insieme ad esponenti dei 22 Stati membri dell' UNEP-MAP e dell'UE che ne fanno anche parte, basta che tu vada all'url dove è riportato il verbale, pubblicato on line il 18/3/2010 in lingua inglese: http://www.meteo.co.me/ekologija/MedPolRoma.pdf, .


Dalle News di "UNEP MAP ORG" - 05/11/10

La rete delle aree marine protette del Mediterraneo
operativa a partire dal 2012

(traduzione di Guido Picchetti)

Nagoya/Atene, 28 ottobre 2010 – Esperti di studi sul Mediterraneo hanno espresso oggi l'impegno di insistere nell'istituzione di aree marine protette nella regione mediterranea e di perseguire la tutela della biodiversità, superando le aree di giurisdizione nazionale, e con l'obiettivo di arrivare a stabilire entro il 2012 un'efficacia rete di aree marine protette che includano anche zone di alto mare.

Durante un incontro collaterale ospitato oggi dalla Convention per la Biodiversità (CBD), i rappresentanti dello SPA/RAC (il Centro Regionale di Attività per "Specially Protected Areas" dell'UNEP/MAP), e i vari gruppi che hanno collaborato (tra cui l'IUCN e il WWF), hanno delineato come la regione mediterranea sta raccogliendo le sfide del piano strategico del CBD e delle aspettative di "Rio + 20", rivedendo il programma del "Mediterranean Biodiversity Strategic Action Programme - SAP BIO" che dovrebbe essere lanciato l'anno prossimo.

"Stabilendo un'efficace rete mediterranea di aree marine protette, comprese le aree in alto mare, entro il 2012 noi saremo in grado di applicare i principi più importanti per la salvaguardia della biodiversità, in modo da proteggere, consentire il recupero, e, ove possibile, ripristinare la struttura e il regolare funzionamento dei diversi ecosistemi marini e costieri", ha detto Abderrahmen Gannoun, direttore di SPA/RAC.

"In questo modo sarà anche possibile un'adeguata protezione della biodiversità, al fine di raggiungere e mantenere un buono stato ecologico e affrontare in modo sistematico le complesse minacce alla biodiversità".

Il Mediterraneo è uno degli ambienti più diversificati di tutto il mondo marino: ospita quasi un 8% di specie ancora sconosciute, contro una media dell'1% negli oceani del mondo; ed è riconosciuto come uno dei 25 punti più importanti del mondo per la biodiversità. Dati deludenti, tuttavia, sono quelli che indicano come il 19% delle specie conosciute del Mediterraneo sono in pericolo e l' 1% sono già estinte.

Gli sforzi dell'area mediterranea in materia di conservazione della biodiversità marina e costiera e protezione sono stati incentrati prevalentemente nell'adozione del "Specially Protected Areas and Biodiversity Protocol" (il protocollo per la biodiversità e le Aree Specialmente Protette) del 1995, e nella costituzione in Tunisia del "Centro Regionale di Attività per le zone Specialmente Protette e per la Biodiversità" (SPA/RAC) che ha il compito specifico di facilitarne l'attuazione.

Questo protocollo è uno dei più avanzati strumenti giuridici di questo tipo, e senza dubbio quello che comprende il maggior numero di specie marine classificate con uno status di protezione. La sua adozione ha permesso l'identificazione di 104 specie minacciate o in via di estinzione e nella regione, che ora sono state incluse inclusi negli elenchi nazionali di specie protette di 18 paesi. Il protocollo promuove con forza l'istituzione di aree protette marine e costiere, come ispirato dalla convenzione per la biodiversità, comprendendo quelle di importanza mediterranea che possono abbracciare o essere interamente situate in alto mare.

Mentre adottando le SPA e il protocollo sulla biodiversità e contribuendo attivamente al processo attualmente all'esame dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite viene affrontato il problema della tutela della biodiversità in aree che sono al di fuori delle competenze dei singoli stati, la Convenzione di Barcellona attraverso l'UNEP/MAP ha adottato nel novembre 2009 a Marrakech un "Regional Working Programme for the Coastal and Marine Protected Areas in the Mediterranean including the High Sea", vale a dire un programma di lavoro che prende in considerazione le aree costiere e marine dell'intera regione mediterranea, incluse le zone di alto mare.

800 aree protette marine e costiere sono stati istituite, finora, nel Mediterraneo, 25 delle quali sono considerate di interesse speciale per l'intera regione Mediterraneo (SPAMI). il 41% delle aree protette marine mediterranee sono di piccole dimensioni (inferiori ai 1.000 ettari), solo il 15% sono prevalentemente marine, e la maggior parte di queste aree marine protette sono situate lungo le sponde del Mediterraneo nord occidentale.

"Le nuove sfide rimangono elevate. Le aree protette rappresentano soltanto un 5 per cento della superficie del Mediterraneo. Siamo ancora ben lungi dall'obiettivo ottimale del 20% indicato da "SAP BIO", e le aree marine protette già istituite non rappresentano ancora tutte le diversità del patrimonio naturale marino", ha detto il signor Gannoun. "Il progetto Mediterraneo per un grande ecosistema marino iniziato nel 2009 è ancora lungi dall'essere completato, e occorre soprattutto mirare allo sviluppo delle capacità di gestione delle aree marine protette. Attuare quell' approccio ecosistemico indicato dalla Convenzione di Barcellona, cui nel 2008 l' UNEP/MAP diede piena adesione, sarà un'ottima occasione per tenere nella dovuta considerazione i beni e i servizi dell'ecosistema nella gestione delle aree specialmente protette".

Nota per i redattori: il ruolo dell'UNEP/MAP - Assicurare condizioni di benessere ecologico e di integrità al mare e alle sue zone costiere è la chiave per lo sviluppo di un futuro sostenibile per la regione mediterranea e per poter combattere le complesse minacce alla biodiversità marina e costiera – come l'inquinamento, l'urbanizzazione delle coste, il cambiamento climatico, lo scarico di rifiuti e di acque di zavorra e la presenza di specie aliene, l'overfishing e altre tecniche di pesca insostenibili - individuando una gamma di risposte adeguate attraverso un'ampia gamma di attori.

Il Programma di Azione per il Mediterraneo (MAP), la Convenzione di Barcellona dell'UNEP, il Programma Regionale per il Mare: questi sono gli elementi che insieme compongono e determinano il quadro di cooperazione regionale, orientato ad un'azione finalizzata a sostenere e coordinare l'attuazione della Convenzione di Barcellona e dei suoi 7 protocolli: strumenti giuridici altamente avanzati, che sono stati adottati da 21 paesi rivieraschi del Mediterraneo e dell'Unione europea ai fini della tutela degli ambienti marini e costieri, avendo sempre ben presente la prospettiva di una efficace gestione delle risorse naturali e di uno sviluppo sostenibile.

http://www.unepmap.org/index.php?module=news&action=detail&id=104


Da una mia "NOTA" su FB del 4/11/10


Concessioni petrolifere in acque maltesi

Queste due mappe evidenziano la situazione delle concessioni e dei giacimenti petroliferi nelle acque territoriali maltesi. Le troviamo a corredo del documento "Malta’s Energy Prospects" nel quale il Dr. Alex Sceberras (Former Foreign Minister of Malta) racconta la storia del rilascio delle concessioni nelle acque territoriali maltesi a sud dell'isola e gli interrogativi che porrebbero alcune di esse non del tutto chiare.

La prima mappa è stata pubblicata su autorizzazione dello stesso governo maltese e risale al 2007. La seconda, più particolareggiata, nella quale sono anche indicate delle concessioni rilasciate lungo le coste siciliane in acque territoriali italiane dal nostro governo, è della compagnia petrolifera Global/RWE che, a quanto pare, avrebbe avuto un trattamento privilegiato dal governo maltese per il rilascio di alcune concessioni a suo favore... E' proprio vero che tutto il mondo è paese...

Questo l'url per arrivare al documento in questione: http://hostings.diplomacy.edu/alextrigona/pdf/Malta_energy_prospects_2.pdf

http://www.facebook.com/notes.php?id=1063270409&notes_tab=app_2347471856#!/note.php?note_id=172693162742507

______________________________

Post su FB a commento
#
Post di Maria Ghelia del 5/11/10

Hai ragione, Guido: tutto il mondo è paese e corrotto. Tutto si fa per il dio denaro ...


Da una mia "NOTA" su FB del 3/11/10

La mappa dell'ETAP delle concessioni petrolifere off-shore
della Tunisia aggiornata ad Aprile 2010

Questa è invece la stessa mappa dell'ETAP aggiornata ad Aprile 2010. E' stato un pò più difficile trovarla in rete in quanto la sigla ETAP, oltre a significare come nel nostro caso "Entreprise Tunisienne d'Activities Petrolieres", è anche la sigla di una nota catena francese di alberghi piuttosto economici, e addirittura, guarda caso, di una meno nota "Commissione Europea per l'Ambiente" derivando da "Environmental Technologies Action Plan" !!! Sarebbe come dire che il diavolo e l'acqua santa, in fatto di di trivellazioni, hanno in rete la stessa sigla...

Battuta a parte, su quest'ultima mappa possiamo notare alcune differenze, ma la più importante ritengo sia data dalle due vaste concessioni off-shore situate a nord, che, sfiorando il limite delle acque territoriali tunisine, sono indicate con le sigle "J" e "K". Dall'elenco a lato che, con i nomi delle concessioni, riporta anche quelli delle società petrolifere cui sono state rilasciate, si può vedere come intestataria di queste due vaste aree marine che chiudono a Nord lo Stretto di Sicilia, sia la ben nota "Shell".

Se volete vedere la mappa originale ingrandita e leggerne tutti i dettagli andate al link: http://www.etap.com.tn/etap/licens.html

http://www.facebook.com/profile.php?id=1063270409#!/note.php?note_id=172187849459705


Da una mia "NOTA" su FB del 2/11/10

Le concessioni petrolifere tunisine nel 2008
in una mappa dell'ETAP

Questa mappa dell'ETAP (Entreprise Tunisienne d'Activities Petrolieres) risale al 2008, ma mi sembra che evidenzi molto bene la situazione delle concessioni già esistente allora in Tunisia e in particolare nelle acque dello Stretto di Sicilia. Colorate in verde vediamo le concessioni nelle quali era già in corso la produzione, in gialle quelle in cui erano permesse solo le ricerche, e in arancio quelle dove invece erano state autorizzate le trivellazioni esplorative. In quell'anno, 2008, erano già 16 le società petrolifere impegnate in operazioni off-shore nelle acque territoriali tunisine.

Dal documento dell'ETAP raggiungibile all'url: http://www.etap.com.tn/library/EP-news-N38.pdf

http://www.facebook.com/profile.php?id=1063270409#!/note.php?note_id=172158636129293


Da "BLOG SICILIA" del 2/11/10

All’odg la perimetrazione
del Parco Nazionale di Pantelleria

2 novembre 2010 - Il Consiglio Comunale di Pantelleria è convocato in seduta ordinaria Giovedi 4 Novembre p.v. alle 15,30. Tra gli argomenti all’Ordine del Giorno il Parco Nazionale dell’Isola di Pantelleria istituito dalla legge n.° 222 del 29 novembre 2007.

Il dibattito sarà incentrato sulla determinazione della bozza di perimetrazione proposta dalla passata Amministrazione. La prosecuzione eventuale dei lavori è prevista per il giorno seguente, venerdi 5 Novembre, a partire dalle 20,00.

La cittadinanza è invitata ad intervenire.

http://www.blogsicilia.it/comunicati/all%E2%80%99odg-la-perimetrazione-del-parco-nazionale-di-pantelleria/13419/

______________________________

Post su FB a commento
#
Post di Guido Picchetti del 5/11/10
Il dibattito sulla perimetrazione del Parco Nazionale di Pantelleria dovrebbe continuare stasera in Comune. Ma come si fa a parlare di Parco Nazionale ignorando totalmente l'AMP ancora tutta da fare, senza la quale il Parco Nazionale, sebbene già approvato dalla legge, non potrà mai esistere ?
#
Post di Carmelo Nicoloso del 6/11/10
Credo si debba fare chiarezza intanto rispetto all'affermazione verbale (già riportata in precedente nota) della funzionaria Ministero dell'Ambiente gruppo conservazione natura (ex direttore dott. Cosentino,) la quale affermava che la comunità di Pantelleria attraverso il Consiglio Comunale rigettava la proposta di Parco Nazionale. In questi giorni si parla di perimetrazione, c'è sicuramente qualcosa di strumentale che si pone in essere, sopratutto perchè quando si discuteva attraverso il tavolo tecnico con l'Amministrazione di Pantelleria ed i vari organismi coinvolti, partecipava anche l'Azienda Foreste Demaniali della Regione Siciliana con la sua referente dott.ssa Di Trapani, responsabile pro tempore della Riserva Naturale Orientata, oggi passata in gestione al dott. Candore, sempre dell'Azienda. Ritengo che se si intende programmare un Parco Nazionale a Pantelleria, l'unico elemento aggregativo alla già tutelata riserva a terra, è inglobare la tutela a mare, già individuata per l'AMP. Sicuramente gli obiettivi di perimetrazione sono finalizzati per le attività venatorie, particolarmente pressanti sull'isola.


Dalla mia Bacheca su FB del 2/11/10

Dalla puntata di "Report" del 31/10/2010 in onda su Rai Tre
due estratti video postati da Mario Di Giovanna

Il mare nero

di Sigfrido Ranucci

Il petrolio è ancora oggi una fonte di energia insostituibile, secondo alcune stime basate sulle conoscenze attuali, dovremo arci i conti almeno per altri 100 anni.

Ma la ricerca, la trivellazione, l'estrazione e il trasporto pongono continuamente a rischio l'ambiente in cui viviamo soprattutto se il danno è provocato da uno sversamento di petrolio avviene in acqua. Siamo andati a vedere come funzionano le cose su Vega la più grande piattaforma italiana gestita da Edison e Eni che succhia petrolio nel canale di Sicilia.

Siamo andati in Lousiana appena dopo la chiusura del pozzo per vedere come stanno funzionano le bonifiche e i risarcimenti. E quali responsabilità stanno emergendo.

Dopo l'esplosione della piattaforma della BP nel Golfo del Messico sono fuoriusciti circa 5 milioni di barili, solo il 60% è stato recuperato o bruciato. In tanti si stanno chiedendo dove è finito?

La risposta viene dall'Italia, e in particolare da un mare dove venti anni fa è colato tanto petrolio e i fondali non sono mai stati bonificati nonostante la legge sull'ambiente del '98 lo imponesse. Dove sono finiti e come sono stati spesi i soldi destinati per pulire?

Siamo anche andati vedere quali controlli vengono fatti sulle società che cercano petrolio nelle nostre acque e soprattutto come ci comporteremmo se dovesse avvenire una tragedia come quella della Louisiana.

1° parte - (9'37")
2° parte - (9'41")

______________________________

Post su FB a commento
#
Post di Guido Picchetti del 2/11/10

Grazie Mario per averlo postato. L'avevo visto, e, a parte quello che ho già scritto al riguardo della sua visione parziale del problema, senza allargarla cioè al mare nel suo insieme, privo com'è di confini materiali tra le acque di competenza dei vari Stati, posso solo aggiungere: "Davvero è tutto pazzesco !!!
#
Post di Mario Di Giovanna del 2/11/10

Dobbiamo continuare a battere a tambur battente, a furia di ripetere speriamo che qualcuno seduto nelle poltrone chiave sia costretto a prestare orecchio...

http://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=103337179736097&id=1063270409#!/profile.php?id=1063270409


Da "MALTA TODAY" - 2/11/10

Mysterious Malta-Italy agreement invoked
against oil drilling in Sicilian Channel

by James Debono

October 11, 2010 - Environmentalist NGOs in Italy are invoking an agreement reached between Malta and Italy to challenge 12 oil exploration concessions in the Sicilian channel recently granted by the Italian government.

A MaltaToday probe confirms that although no formal agreement between the two countries was ever been signed, the issue was discussed in talks between Italian Environment Minister Pecoraro Scanio and his Maltese counterpart George Pullicino in a meeting held in Malta in June 2007.

Speaking to Ansa during a visit to Tunisia in November 2007, the Italian Minister claimed that Malta had already agreed with the creation of the marine sanctuary and that Tunisia had followed suit.

The Sicilian Channel has already identified by the United Nations Environment Programme (UNEP) as an area worthy of conservation due to its role as a nesting ground for whales, dolphins, tuna, swordfish, turtles and sharks. The priority conservation zone proposed by UNEP includes the entire area between Sicily and Malta as well as a stretch of sea south of Malta. Pecoraro Scanio was confident enough of the support of the Maltese and Tunisian governments for the marine sanctuary that he took a public commitment that a trilateral agreement between the three countries would be signed by July 2008.

But no such agreement was pursued by Italy following the fall of Prodi’s centre-left coalition in January 2008 and the election of the Berlusconi led government.

An official spokesperson of the Italian embassy in Malta confirmed with MaltaToday that the possibility of an agreement between Malta and Italy on the protection of the Canale di Sicilia was discussed with the Maltese government during the visit of the former Italian Minister Pecoraro Scanio in Malta, in June 2007.

However according to the Italian embassy the formal agreement between Malta, Italy and Tunisa “was not finalized by the three countries and therefore never signed.

Bit it seems that that on the basis of the discussions he had with his Maltese counterpart George Pullicino Pecoraro Scanio felt confident enough to declare that an agreement had actually been reached with Malta.

The presumed agreement between the three Mediterranean neighbours has been invoked by environmental NGOs protesting against concessions granted by the Italian government for oil drilling concessions along the Sicilian coast.

In September Italian NGO Pro Natura expressed its concern on oil exploration activities authorised by the Italian government next to Pantelleria asking “what has happened to the agreements with Malta and Tunisia to declare the stretch of Mediterranean sea between Malta, Italy and Tunisia a marine sanctuary?”

When contacted a spokesperson for parliamentary secretary for the environment Mario De Marco claimed that neither MEPA nor the Foreign Ministry are aware of any trilateral agreement between Italy, Tunisia and Malta regarding the protection of the marine environment.

No replies were forthcoming from George Pullicino’s Ministry of Resources on the nature of the agreement which the former Italian Minister claims to have reached with Malta. Neither was any answer given on whether any such agreement will have any impact on oil exploration activities in the Canale di Sicilia.

When contacted by MaltaToday a spokesperson for Federazione Pro Natura revealed that his organisation will be taking the issue of the proposed marine sanctuary to UNEP due to the lack of information from the Italian government.

During the Summer “No drilling” posters have appeared on Sicily’s tourist-packed beaches as activists and politicians started mobilising against plans by international companies to explore for oil in the island’s waters. With concerns heightened by BP’s disaster in the Gulf of Mexico and its plans to start deep-sea drilling off nearby Libya, Sicily’s parliament and regional authority have voiced strong objections to Italy’s central government.

An Australian company has already started deepwater drilling near a planned marine reserve off the volcanic island of Pantelleria.

In one of his last acts in office before he resigned over bribery charges, Claudio Scajola, former minister of industry, issued new procedures for offshore drilling in Italy on April 26 – less than a week after the Deepwater Horizon rig exploded in the Gulf of Mexico. He also issued new licences, bringing to 20 the total for exploratory work off Italy, including 12 near Sicily.

Environmentalists are concerned that oil drilling will be close to marine parks and underwater volcanoes. They also object that some licences were given to small companies with limited financial resources to deal with a possible disaster.

Contradicting Scajola moves, Environment Minister Stefania Prestigiacomo recently angered the oil industry and surprised her colleagues when she told the FT last month that she favoured the idea of a moratorium on deepwater drilling in light of BP’s spill.

The Maltese government has not expressed itself on the proposed moratorium.

________________________________

Readers Comment - Submitted on Mon, 10/11/2010 - 15:01.

Does this mean goodbye to oil drilling in Malta or to be exact in Maltese waters? Whilst both Tunisia and Italy have long coastlines and bigger landmass,little Malta has limited land and is sorrounded by sea which is now to be declared non-drilling area. Mind you I am not agaainst the conservation of the environment, especially the marine life, but having to pay through our noses for oil and fuel brought up to the surface by other countries who dictate its price by the barrel is going to far. How about before conserving the marine life around our seas we help to conserve our standard of living by drilling for oil in OUR sea? If an accident was to happen in the extreme Eastern part of the Mediterranean we will be affected because this sea is practically landlocked and yet oil drilling in this sea is still going on along the North African, Sicilian and Turkish and Greek coasts. So whist we are not reaping any income from these olifields we are still vulnerable to any unforseen accident happening in these foreign drillsites. So are we to sacrifice our interests whilst others reap the glory and riches from these oilfields? Are we once more going to play second fiddle to our richer and more poerful neighbours? We need and DEMAND straight answers from the authorities concerned. How about it . No beating about the bush please Mr.George Pullicino.

http://www.maltatoday.com.mt/news/national/mysterious-malta-italy-agreement-invoked-against-oil-drilling-in-sicilian-channel

______________________________

Post su FB a commento dell'articolo
#
Post di Guido Picchetti del 2/11/10

Finalmente anche la stampa maltese comincia a interrogarsi sul problema delle trivellazioni nello Stretto di Sicilia, ricordandosi dell'accordo discusso nel giugno 2007 con il governo italiano per la creazione di un Santuario Marino nelle acque dello Stretto, e chiedendosi perchè non sia stato concluso con la terza firma prevista, quella della Tunisia...
#
Post di Giò Nastasi del 2/11/10
‎...era ora..!!!!
#
Post di Carmelo Nicoloso

Guido, ottimo per la tempestiva pubblicazione su FB, abbiamo smosso anche l'amico giornalista maltese...


Da "BLOG SICILIA" del 1/11/10

Per lo Stretto di Sicilia

Il verbale della riunione di Istanbul

di Guido Picchetti

1 novembre 2010 - Beata burocrazia… A cinque mesi di distanza da quando si è svolta, ad Istanbul ai primi di Giugno, è venuto finalmente fuori il verbale completo del “Extraordinary Meeting of the Focal Points for SPAs“, la riunione dell’UNEP-MAP che ha individuato le 12 nuove Aree Marine Mediterranee che necessitano di speciale protezione, due della quali comprendono proprio l’intero Stretto di Sicilia.

Il verbale, stilato dalla struttura del MAP (Movement Plan Action) affidata alla Tunisia con il compito di occuparsi del tema delle “Specially Protected Areas“, il cosiddetto RAC/SPA (Specially Protected Areas Regional Activity Centre) di Tunisi, è stato da pochi giorni pubblicato sul sito ufficiale dell’UNEP-MAP (l’organismo con sede ad Atene istituito sotto gli auspici delle Nazioni Unite per la difesa del Mediterraneo da ogni forma di inquinamento ai sensi della Convenzione di Barcellona); ed ha sostituito il breve report in precedenza pubblicato on line, che pur precisava i risultati di quel meeting “straordinario”, come era stato appunto definito da promotori e organizzatori.

Possiamo così rispondere ad alcuni interrogativi che ci eravamo posti un paio di mesi fa (vedi l’articolo pubblicato su Blog Sicilia l’11/09/10 “Chi tutelerà la Sicilia a livello ambientale? I buoni propositi dell’UNEP/MAP contrastano con le incertezze sul futuro“), quando, con piacevole sorpresa, avevamo scoperto che l’UNEP-MAP in quel meeting di Istanbul aveva deciso di includere anche lo Stretto di Sicilia nella lista delle aree “speciali” da proteggere e da proporre all’approvazione dei Paesi firmatari della Convenzione di Barcellona nella prevista riunione del prossimo anno.

Il verbale chiarisce, non solo i motivi che hanno portato alle scelte delle 12 aree marine segnalate, ma anche nomi, cognomi e indirizzi dei partecipanti al meeting, in altre parole di coloro che, in rappresentanza e per delega degli Stati Membri Mediterranei dell’UNEP-MAP, hanno dibattuto i problemi connessi a quelle scelte, e alla fine hanno approvato e sottoscritto le decisioni assunte, impegnandosi per statuto a contribuire alla loro attuazione…

Ricordare alcuni questi partecipanti può essere pertanto utile. Anzitutto Mr. Juan Pablo Perterriac, rappresentante della Commissione Europea, membro anch’essa dell’UNEP-MAP. Poi quelli che rappresentavano i tre Paesi che sappiamo coinvolti direttamente nel problema che più ci sta a cuore, la tutela dello Stretto di Sicilia. Sono le tre delegazioni di Tunisia, Malta e Italia.

Quella di Tunisia era la delegazione più numerosa presente ad Istanbul. E non poteva essere altrimenti, avendo sede proprio a Tunisi il “Centro Regionale di Attività” del MAP, che come abbiamo già detto, si occupa delle “Specially Protected Areas” ed ha l’incarico della salvaguardia della biodiversità e della protezione delle specie mediterranee, dei loro habitat e dei diversi ecosistemi.

Guidata dal direttore del Centro Mr. Abderrahmen Gannoun, la delegazione era composta da ben 16 persone tra biologi marini in qualità di esperti, vari addetti amministrativi, e consulenti, tra i quali anche due italiani , Mr. Giuseppe Notarbartolo di Sciara e Mr. Tullio Scovazzi.

Ed è una partecipazione da valutare positivamente, che può dare forse più di una speranza se confrontata con la situazione di totale lottizzazione petrolifera che le acque territoriali tunisine dello Stretto di Sicilia oggi presentano.

Due i partecipanti maltesi: Mr. Christopher Cousin, delegato dell’ Authority di Malta per la Tutela dell’Ambiente, e Ms. Sophie MARTIN, esponente del REMPEC, il “Centro di Attività Regionale per le risposte di emergenza in casi di inquinamento nel Mar Mediterraneo”, la struttura operativa del MAP affidata, guarda caso, proprio all’isola di Malta.

Due anche erano i delegati ufficiali per l’Italia: Mrs. Daniela Addis, del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, e Mr. Giulio Relini, della Società Italiana di Biologia Marina, Professore di Ecologia dell’Università di Genova. Ma, tra i partecipanti al meeting, c’erano ancora due italiani come osservatori, esponenti di ONG (organizzazioni non governative): Ms. Giorgia Monti, responsabile del programma Campagne Oceanografiche di Green Peace, e Mr. Paolo Lombardi, Direttore dell’ufficio per il Programma Mediterraneo del WWF.

A questo proposito occorre notare l’assenza al meeting di un qualsiasi esponente dell’INFO/RAC, di quella struttura affidata dall’UNEP-MAP anni or sono all’Italia affinchè curasse l’informazione e la diffusione delle notizie sull’attività dell’organismo.

Una struttura che, dopo aver avuto la sua sede per alcuni anni a Palermo presso la Regione Sicilia, diretta dal Dr. Illuminato, è stata da qualche tempo trasferita d’autorità all’ISPRA di Roma, come risulta oggi da un nuovo sito intestato all’INFO/RAC, appena apparso sul web e ancora in costruzione (vedi pagina introduttiva qui allegata). Su di esso possiamo avere trovare il nuovo indirizzo dell’INFO/RAC, ma ancora mancano certezze sulla piena operatività del "Centro Regionale di Attività" affidato all’Italia, e sulle sue capacità di rispondere adeguatamente alle necessità urgenti che l’attuale situazione del Mediterraneo e dello Stretto di Sicilia in particolare richiede.

Una proposta costruttiva infine, dopo tante parole. La “Federazione Nazionale Pro Natura” ha inviato il 21 Ottobre scorso al Presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo, a firma del suo presidente Mauro Furlani e del responsabile del Progetto Mediterraneo Carmelo Nicoloso, la richiesta di avviare tutte le procedure nazionali e internazionali affinchè lo Stretto di Sicilia possa trovare una efficace protezione che valga principalmente a scongiurare i pericoli connessi ai tanti progetti di sfruttamento petrolifero in via di esecuzione.

Perché tal fine non avviare immediatamente un tavolo tecnico con i partecipanti più qualificati del meeting di Istambul interessati alla tutela dello Stretto di Sicilia, esponenti dei vari organismi istituzionali coinvolti nel problema, e le associazioni ambientaliste ? Nomi, cognomi, indirizzi e telefoni sul verbale della riunione di Istambul ci sono tutti, occorre solo buona fede e una pò di buona volontà…

Questo il link al verbale, disponibile in lingua inglese e francese: http://195.97.36.231/acrobatfiles/10WG348_5_Eng.pdf

http://www.blogsicilia.it/blog/il-verbale-della-riunione-di-istanbul/13288/

______________________________

Post su FB a commento dell'articolo
#
Post di Guido Picchetti del 1/11/10
A quando questo tavolo tecnico proposto da Pro Natura cui faccio cenno a fine articolo ? Speriamo prima che entrino in funzione le trivelle già previste nelle acque dello Stretto, tunisine, maltesi o italiane che siano ...
#
Post di Maria Ghelia del 1/11/10
Ottimo lavoro! Più dettagliato di così non potevi farlo. Speriamo che serva a smuovere tutta questa indifferenza... Buona giornata e grazie. Maria
#
Post di Carmelo Nicoloso del 1/11/10
Guido ottima sintesi, attendiamo oserei dire "speranzosi" che qualcuno possa attenzionare questo MARE NOSTRUM ed il suo Canale di Sicilia, certo la puntata di Report è stata sufficientemente critica per quanto attiene le questioni legate alle trivellazioni, guarda caso c'era anche Ezio Amato impegnato in modo attivo sulla questione Haven, penso che questo abbia potuto influire sui suoi problemi di salute
#
Post di Guido Picchetti del 1/11/10
Grazie Carmelo... Mi dai lo spunto per commentare la puntata di "Report" di ieri sera. Buona analisi del problema per quanto riguarda due situazioni particolari delle trivellazioni sulle coste siciliane (quelle della piattaforma "Vega" e della Società "San Leon") , ma decisamente limitata e rivolta solo ai problemi di casa nostra, senza alcuna considerazione al fatto che, nel mare in generale e nello Stretto di Sicilia in particolare, non ci sono confini che fermino le conseguenze di eventuali incidenti in uno Stato al limite delle proprie acque territoriali. E sicuramente nella trasmissione di ieri sera era il caso di "REPORT...are" qual' è l'attuale situazione dello Stretto di Sicilia, al 90 % ormai, interamente lottizzato da concessioni petrolifere (tunisine, maltesi ed italiane) in attesa sul nastro del "VIA" di iniziare le varie operazioni... Ed è questo silenzio che soprattutto mi preoccupa e mi indigna, lasciandomi poche speranze che il problema venga affrontato in tempo come si dovrebbe...
#
Post di Profumodimare del 1/11/01

Forumfree http://www.profumodimare.forumfree.it/, nel citare le preziose informazioni di Guido il quale si sofferma a dare notizie essenziali e propositive, in atto sta preparando la stesura del verbale completo del “Extraordinary Meeting of the Focal Points for SPAs“, la riunione dell’UNEP-MAP che ha individuato le 12 nuove Aree Marine con l'impegno di proseguire l'Istituzione di Aree Protette marine e di perseguire la Tutela della Biodiversità,entro il 2012 .
#
Post di Guido Picchetti del 1/11/01

Bravo Harley, sul tuo "Profumo di Mare" hai fatto un bel lavoro divulgativo su compiti, funzioni e programmi dell'UNEP-MAP, e dei suoi "Centri di Attività Regionali - RAC" attraverso cui l'organismo si è strutturato... Uno di questi, il RAC tunisino addetto alle SPA (Specially Protected Areas) sembrerebbe funzionare, mentre quello italiano al contrario da un paio d'anni si è perso di vista, venendo meno ai suoi compiti, e ancora oggi non sappiamo bene dov'è e cosa fa...
Il problema vero e difficile da risolvere è comunque la diversa velocità con cui marciano le società petrolifere (e gli interessi collegati) rispetto ad organismi come l'UNEP-MAP e le sue strutture periferiche. Le prime marciano sotto le spinta del progresso e della crescita dell'economia, mentre le altre subiscono la pressione frenante proprio di quelle spinte, e marciano, se non all'indietro come il gambero, come le tartarughe rispetto alle lepri...
Lo Stretto di Sicilia dai governi di Tunisia, Malta e Italia è ormai stato lottizzato per oltre il 90% in concessioni di ricerca e sfruttamento petroliferi, e senza un'azione rapida, sarà molto difficile riuscire a fermarle... O l' UNEP-MAP cambia passo, oppure sarà tutto vano.
Per quanto riguarda la mappa delle AMP da te proposta, da un'occhiata all'area dello Stretto di Sicilia, paurosamente vuota per noi, e bellamente libera per le società petrolifere ... Eppure proprio al centro di quell'area c'è Pantelleria, dichiarata area di reperimento per l'istituzione di un AMP fin dal 1991, ma ancora oggi dopo quasi vent'anni non istituita...
E ti dice niente il fatto che il Comitato Pro Parco Marino, costituito nell'isola nel 1999 proprio per accelerare l'istituzione dell'AMP di Pantelleria, venne fatto fuori nel 2004, lo stesso anno in cui furono avanzate le prime richieste di concessione petrolifere intorno all'isola, poi debitamente rilasciate ad insaputa di tutta la cittadinanza isolana ?

#
Post di Profumodimare Forumfree del 2/11/10
Purtroppo non mi sono mai occupato di politica e il mio sapere trascende questi concetti che ritengo siano alla base anche e soprattutto della ricerca e di ciò che ruota attorno ad essa. Pertanto anche le cose più semplici a me sfuggono in quanto la politica la lascio fare a chi è "bravo" a farla... Certamente il tuo compito non è dei più facili ed è per questo che anche ti apprezzo. Io sono un semplice amante del mare ed uno studioso che qualche volta ci azzecca. Ciao e grazie della tua vicinanza.

E-mail di risposta da amici all'invio del link al suddetto articolo
#
Da Andrea Nicoloso - 1/11/10
Grazie, già letto Guido, hai visto "Report" ieri sera? Guarda caso chi si occupa della Haven, sono convinto che i problemi di salute di Ezio Amato, partono proprio da questa maledetta "nave dei veleni". Ottima sintesi del tuo articolo sul blog, la prossima settimana spero che qualcuno abbia tradotto il nostro documento da indirizzare ad IUCN quindi al Commissario Europeo, per sollecitare un possibile tavolo tecnico; parallelamente ci attiveremo con il segretario del senatore D'Alì e il Ministero dell'Ambiente. Ciao, Carmelo.
#
Da Andrea Biddittu - 1/11/10
Interessante questo post ... considerando la quantità di gente nota citata. Grazie per tenerci tutti informati, Guido, di ciò che appare sul web. Un caro saluto, Andrea.


(copyright Guido Picchetti) 

Questa pagina è stata aggiornata il 12/01/11.