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Da una "NOTA" sulla mia pagina su FB del 26/09/10

I risultati delle trivellazioni petrolifere dell'ADX nello Stretto di Sicilia
e i programmi operativi previsti per il 2011

di Guido Picchetti

L'ultimo report dell'ADX Energy Limited, pubblicato in inglese pochi giorni fa sul suo sito web, riporta le prime stime sulle potenziali risorse in prodotti petroliferi offerte dai due campi (Lambouka e Dougga) su cui la società australiana ha effettuato nei mesi scorsi le trivellazioni esplorative nello Stretto di Sicilia, appena fuori delle acque territoriali italiane. A seguito dei positivi risultati ottenuti l'ADX prevede, a partire dal 2011, di unire le risorse dei due campi in un 'unica ulteriore operazione di esplorazione e di successivo sfruttamento.

Nella mappa allegata sono evidenziate in rosso le aree marine dello Stretto di Sicilia sulle quali già da tempo all'ADX sono state rilasciate concessioni esplorative sia in Tunisia (da Capo Bon fino al limite delle acque territoriali tunisine) che in Italia (a nord e ad ovest di Pantelleria). All'interno di tali aree sono evidenziate in giallo le due sacche di prodotti petroliferi individuate nei campi di ricerca Lambouka e Dougga. Come si può vedere dal grafico,allegato (ricavato da un documento ufficiale dell'ADX), dai due punti indicati (dove sono state rispettivamente effettuate le trivellazioni esplorative), i giacimenti rinvenuti si estendono per molte miglia in acque territoriali italiane in direzione S-E, arrivando a 7 miglia circa dall'isola di Pantelleria.

Il testo completo del report dell'ADX in inglese all'url:
http://www.audax.com.au/documents/Lambouka-1%20Well%20Preliminary%20Resource%20Estimates.pdf  

http://www.facebook.com/profile.php?id=1063270409#!/notes/guido-picchetti/i-risultati-delle-trivellazioni-petrolifere-delladx-nello-stretto-di-sicilia-e-i/162259327119224

Stessa notizia su "BLOG SICILIA TRAPANI" del 27/09/10

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Post di Guido Picchetti su FB e su "BLOG SICILIA TRAPANI" del 27/09/10
UNA PROPOSTA INDECENTE.... Oggi le azioni dell'ADX sono quotate in borsa al prezzo di $ 0.115. Tutto sommato, considerate le prospettive e i programmi futuri dell'ADX, non converrebbe ad alcune nostre istituzioni locali investire in azioni dell'ADX ? Comunque vadano le cose in futuro, ci sarebbe pur sempre un tornaconto... Se l'ADX riuscisse a realizzare i suoi programmi futuri (come purtroppo temo...), le azioni dell'ADX saliranno alle stelle, con vantaggi economici per gli investitori e, tanto per intenderci, per le casse di Regione Sicilia, Provincia di Trapani e Comune di Pantelleria... Se invece le operazioni dell'ADX nello Stretto di Sicilia verranno stoppate, si potrà pur sempre ritenere (e sostenere...) che proprio il nuovo assetto societario dell'ADX, con la presenza delle istituzioni locali italiane tra i soci, abbia contribuito e positivamente influito sulla decisione di sospendere le operazioni nella zona del Canale per non danneggiarne l'ambiente (sic!) ...


Da una "Nota" sulla mia pagina su FB del 23/09/10

Che fine ha fatto la mozione del Sen. D'Alì ?

di Guido Picchetti

Per correttezza nei riguardi del Senatore D'Alì riporto, sullo stesso argomento delle trivellazioni nello Stretto di Sicilia, un suo intervento postato nella sua Bacheca su Facebook il 27 Luglio u.s.. Peccato che, a due mesi di distanza, di quella mozione cui si fa cenno non si è saputo più niente...

MAREA NERA: D'ALI', BENE FRATTINI. PRESENTATA ULTERIORE MOZIONE A SENATO

Roma, 26 lug - Bene Frattini. I nostri appelli delle ultime settimane hanno trovato immediato riscontro nell'azione del nostro governo e in particolare in quella del nostro ministro degli Esteri. Una vera politica mediterranea non può prescindere dal coinvolgimento di tutti gli stati rivieraschi per la tutela del 'Mare Nostrum'. Abbiamo già presentato un'ulteriore mozione all'attenzione dell'assemblea del Senato perchè il governo si adoperi a negoziare forme di cautela sulle trivellazioni esistenti e di blocco di nuove iniziative a tutti Paesi, così come ha già fatto con l'emanazione dei recenti decreti legislativi in materia ambientale per le acque territoriali italiane''.

http://www.facebook.com/profile.php?id=1063270409#!/notes/guido-picchetti/che-fine-ha-fatto-la-mozione-del-sen-dali-/161364703875353


Dalla mia Bacheca su FB del 23/09/10

Ricerche petrolifere nel Canale di Sicilia.
Un post su Facebook del senatore  Antonio D'Alì

E' un post che risale a sei mesi fa, ma che vale la pena ricordare, pubblicato il 21 marzo alle ore 13.35 nell'area discussione del suo sito su FB dal Senatore Antonio D'Alì.

Ricerche petrolifere nel Canale di Sicilia. D'Alì (Pdl): “Da risposta a mia interrogazione si confermano
forti preoccupazioni. E riguardano tutti i mari d'Italia”.

Trapani, 19 marzo 2010 – “La risposta fornita dal governo (attraverso il sottosegretario Roberto Menia, ndr) in Commissione Ambiente del Senato ad una mia interrogazione urgente sullo svolgimento in atto di ricerche nei fondali in prossimità delle Isole Egadi e dell'Isola di Pantelleria da parte della Shell finalizzate al rinvenimento di eventuali giacimenti petroliferi, nella compiutezza dei dati forniti, rafforza perplessità e preoccupazioni ed impone immediate attività e decisioni di contrasto”.

“Le ricerche, che nel Canale di Sicilia sono iniziate nel mese di gennaio di quest'anno e termineranno entro marzo, risultano autorizzate – riassume d’Alì – in numero di dieci tra il 2006 ed il 2008 (quindi quasi tutte, tranne due, dal Governo Prodi, ministro Pecoraro Scanio) ed ancora superficiali, ma propedeutiche a richieste esplorative di perforazione. Alcune attività di ricerca si sono svolte addirittura con posa a mare di cavi ad una profondità di quindici metri ed a meno di tre miglia dal confine della Riserva delle Egadi, al largo di Marettimo, e ciò mi sembra assolutamente intollerabile e in perfetto contrasto con qualsiasi politica di conservazione dell'ambiente marino in generale e di quello ad altissimo pregio, quale il nostro, in particolare”.

“Solleciterò ulteriormente il Governo, che su questo punto non mi ha risposto, ad esplicitare la sua intenzione di non concedere ulteriori autorizzazioni di questo tipo, né – aggiunge il presidente della commissione Ambiente – tantomeno di esplorazioni che riguardino la possibilità di materiale perforazione del fondale marino”.

“Ritengo indispensabile, anche nella amorfa acquiescenza della Regione Siciliana, una mobilitazione generale delle istituzioni e delle popolazioni locali a difesa, come già in passato, delle nostre coste e del nostro "ORO BLU" che è uno dei mari tra i più belli al mondo, che è l'immagine della nostra storia e del nostro futuro, ed è già fonte di ricchezza e sviluppo per moltissimi operatori turistici”.

“Infine – conclude d’Alì – ritengo di dover sollevare il problema nella sua rilevanza nazionale, poiché la nota di tutte le autorizzazioni rilasciate nel tempo, con parere favorevole del Ministero dell'ambiente e silenzio delle regioni interessate, include molte altre località marine di elevato pregio ambientale (vedi ad es. Mare Puglia che significa prossimità alle Isole Tremiti) e quindi impone una valutazione complessiva e di fondo dell'eventuale impatto di nuove perforazione sull'intero ecosistema del Mar Mediterraneo, già oggi il mare a più elevata presenza di residui di idrocarburi del pianeta.

http://www.facebook.com/profile.php?id=1063270409#!/profile.php?id=1063270409


Da "MARSALA IT" del 21/09/10

Sparisce la piattaforma al largo di Pantelleria.
Arrivano adesso le trivelle?

Non si è svolta più la manifestazione di protesta, che sarebbe dovuta partire da Pantelleria il 20 Settembre prossimo e che avrebbe visto protagonisti Greenpeace, il navigatore Giovanni Soldini e tutta la comunità pantesca con l'appoggio dei comuni siciliani che si affacciano nel Canale di Sicilia. La piattaforma Lambouka-1 della AdxEnergy lmtm è sparita dall'orizzonte pantesco trainata da una motonave.

Peccato. Era stata anche scritta una lettera da consegnare ai responsabili della piattaforma: «Noi, in rappresentanza dei cittadini siciliani vi comunichiamo che non siete i benvenuti nel Canale di Sicilia come in tutto il Mediterraneo. Vi confermiamo che ci opporremo in ogni modo alle vostre attività che mettono in pericolo la nostra idea di futuro. Vi intimiamo di lasciare in pace il nostro mare che merita rispetto. Noi abbiamo consapevolezza della crisi ambientale del nostro mare. Noi sappiamo che questo mare ha bisogno di protezione per tornare ricco di vita e fonte di reddito per le attività di pesca. Noi sappiamo che voi non siete certo la soluzione ma un problema aggiuntivo, la negazione definitiva di ogni ipotesi che, puntando sul rispetto dei valori ambientali e delle bellezze paesaggistiche, miri ad un sostenibile sviluppo delle attività economiche -compreso il turismo- nei nostri territori. Noi crediamo che questo mare deve essere difeso. Anche da voi. Andatevene!».

L'Adx ha trivellato dal 2 agosto scorso, proprio a circa 13 miglia a largo di Pantelleria, laddove era prevista la nascita di un santuario marino per i cetacei del Canale di Sicilia in base ad un accordo stipulato 3 anni fa tra Italia e Malta. Il timore adesso è che, dopo la piattaforma di ricerca, arrivino le trivellatrici. La società Adx ha infatti confermato la presenza di almeno due zone idonee allo sfruttamento petrolifero. Le caratteristiche rilevate però sono risultate diverse da quelle riscontrate inoltre aree limitrofe e quindi occorrerà un'attenta valutazione da parte delle cinque società petrolifere coinvolte in questa operazione. Della joint-venture responsabile dei lavori della Lambouka - fanno parte, oltre alla Adx (30%), anche la Gulfsands Petroleum Plc (30%), laCarnavale Resources Lmt (20%) e laXState Resources Ltd e la Pharm AusLmt' (10% ciascuna).

http://a.marsala.it/cronaca/ambiente/18103-sparisce-la-piattaforma-al-largo-di-pantelleria-arrivano-adesso-le-trivelle.html


Da "LIPARI BIZ" del 20/09/10

No al Parco con Egadi e Pantelleria

L'associazione La Voce Eoliana, manifesta il proprio totale dissenso verso l'istituzione del Parco Nazionale delle Isole Eolie, poiché, visto anche l'esperienza di altri parchi realizzati in realtà isolane come la nostra (vedi Arcipelago Toscano), dove sono state tradite e disattese tutte le promesse e le aspettative offerte su di un piatto d'argento, un simile ente non avrà alcuna ricaduta positiva sulla già fragile economia di queste isole, tagliate fuori dai trasporti e dalla scarsa competitività delle strutture presenti.

Infatti nonostante i benefici ed i vantaggi del Parco dell'Arcipelago Toscano, decantati al convegno tenutosi a Lipari, c'è voluto uno studio condotto da un gruppo di studiosi dell'Università di Padova, fatto tra la gente comune del luogo, per dimostrare che il 95% della popolazione è scontenta del parco, poiché non ha apportato alcun beneficio o ricaduta economica, e ne farebbe ben volentieri a meno, anche questo dato dovrebbe far riflettere il nostro primo cittadino. Le conseguenze saranno solo quelle di imporre ulteriori vincoli e limitazioni, il tutto a danno della popolazione, creando solo malcontento, pregiudicando anche qualsiasi possibilità, per le future generazioni, di crescere e risiedere in queste isole, non è un mistero che i territori ricompresi in queste aree protette sono caratterizzati da veri e propri esodi, da parte dei giovani, verso lidi migliori, viste le scarse prospettive che le stesse offrono per il loro futuro.

Il nostro dissenso verso l'istituzione del parco trova fondamento nella petizione popolare, dove sono state raccolte oltre 4000 firme tra cittadini maggiorenni residenti nel SOLO COMUNE DI LIPARI e non su Facebook, con improvvisati televoti, dove può votare chiunque da qualsiasi parte del mondo. La Voce Eoliana è prevalentemente composta da giovani che amano queste isole e che vogliono continuare a viverci liberamente ed a coltivare le proprie passioni ed hobby come può fare qualsiasi cittadino nel resto d'Italia, senza doversi spostare altrove.

L'UNESCO è stato l'inizio della lunga agonia delle Eolie, anche lì ci furono le promesse di occupazione, finanziamenti e benessere, il tutto si è invece tradotto in disoccupazione, mummificazione del territorio e malcontento generale. Con l'istituzione del Parco, si vuole portare via anche quel poco che è rimasto, dietro promesse illusionistiche di chissà quali vantaggi e ricchezze, al solo fine di soddisfare i capricci del Ministro Prestigiacomo avallati dai nostri amministratori locali.

Oggi nelle nostre isole si sta dissipando tutto ciò che i nostri avi hanno creato e conquistato negli ultimi cinquant'anni con un pressapochismo disarmante, senza che nessuno muova un dito. Sembra che per le nostre isole non ci sia più nessun futuro, poichè il governo centrale e quello regionale stanno ormai declassando gli abitanti delle isole minori, a semplici CONFINATI, senza diritti e libertà, il tutto con la compiacenza dei politici locali.

Eppure, altri sindaci ed altri amministratori che un tempo hanno amministrato queste isole, facendole crescere, si sarebbero già opposti con ogni mezzo a questa vergogna ed indecenza, tenendo sotto scacco anche il governo centrale, facendo sentire prepotentemente la propria voce. Peccato che stiamo solo parlando di altri tempi, altri Sindaci ed altri amministratori locali !!!.

L'associazione La Voce Eoliana preannuncia la creazione di un fronte comune con le Isole Egadi e Pantelleria, anch'esse interessate dai Parchi, per contrastare con ogni mezzo all'istituzione di questi carrozzoni, poiché siamo eoliani e la storia insegna che il popolo eoliano è sempre stato libero.

http://www.lipari.biz/notizia.asp?idnews=11190

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Commenti su FB a margine dell'articolo
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Post di Guido Picchetti del 21/09/10
E' la solita storia della botte piena e della moglie 'mbriaca ... Non vogliamo le trivelle, ma non vogliamo neppure il Parco Nazionale o l'Area Marina Protetta... Ma che cavolo vogliamo ?
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Post di Roberto Giacalone del 22/09/10

Mille teste mille cervelli... Cosa ci possiamo fare... Più di invitarli a fare mente locale, a riorganizzarsi le idee... Certo che tanta gente è proprio confusa... ! Si a tutti i parchi... E' ora di svegliarsi...
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Post di Roberto Giacalone del gruppo "Si Al Parco Nazionale delle EGADI - NO alle piattaforme petrolifere" del 22/09/10:
Ma la gente riesce a distinguere le cose giuste e le cose ingiuste? Non mi rivolgo ovviamente a voi che fate parte di questo gruppo, ansi ne approfitto per ringraziarvi, ma a tutte quelle persone che continuano a pensare che un parco porti solo rovine... .


Da "INDIO" del 20/09/10

Pantelleria: allarme ambientale

Dal 2 agosto scorso, le trivelle sono in azione al largo di Pantelleria in quello che doveva essere il santuario dei cetacei. Un santuario marino nel canale di Sicilia che avrebbe dovuto sorgere in base ad un accordo nato tre anni fa tra Italia e Malta. Un progetto mai andato in porto, non c'è alcun santuario, ma la notizia di nuove trivellazioni che potrebbero non solo mettere a rischio la creazione della riserva, ma la salute dello stesso mare, si può definire senza mezzi termini shock. Sarebbe stato il ministro Scaiola a firmare le concessioni alla società australiana. E le conseguenze potrebbero essere irreversibili. La zona è ritenuta sismica.

http://lsbonomi.blogspot.com/2010/09/pantelleria-allarme-ambientale.html

Commenti sul blog di "INDIO"
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Lorenzo ha detto... il 20/set/2010 21:04:00
La Sicilia è sismica? Nooo... Ma vah, la nuovissima Legge "Scaiola e Cuffaro" sposta la sismicità in Libia in cambio di Unicredit e decreta l'inesistenza della mafia. I soliti disfattisti...
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Indio ha detto... il 20/set/2010 21:18:00

Purtroppo corrotti e corruttori qualcuno li ha votati.


Da una "NOTA" sulla mia pagina su FB del 19/09/10

La parola di un esperto: ecco cosa
provoca l’inquinamento da trivellazioni petrolifere

Si tratta del testo di una "Lettera al Direttore" delle News di Pantelleria Com, che sono lieto di poter riproporre in questa nota, dopo averne chiesto debitamente l’autorizzazione al suo autore. Chi la firma infatti è “Capitan Zibibbo”, alias Giuseppe Ferreri, un signore che, nome scherzoso a parte, è un esperto della materia avendo per anni lavorato a bordo delle piattaforme petrolifere in varie parti del mondo. Trovo personalmente il suo contributo estremamente valido, in quanto può aiutarci a capire meglio quelle che sono le procedure impiegate in questo genere di operazioni, e i rischi reali di inquinamento connessi, anche in assenza di incidenti clamorosi quali quelli che in questi ultimi mesi hanno maggiormente impressionato l’opinione pubblica. L’intervento è altresì importante per le proposte conclusive avanzate da “Capitan Zibibbo”. Proposte realistiche, che puntano soprattutto sui controlli che gli organi preposti dovrebbero effettuare per garantire che siano ridotti al minimo quei danni all’ambiente che purtroppo nelle trivellazioni petrolifere sarà impossibile evitare al 100%, a meno di impedire nelle aree più sensibili del Mediterraneo, che esse vengano effettuate (GP)

Caro Direttore,

credo sia utile dare alcune informazioni tecniche riguardo alle trivellazioni petrolifere che in queste ultime settimane stanno preoccupando gli abitanti di Pantelleria. Ho lavorato per anni a bordo delle piattaforme petrolifere in giro per il mondo. Attualmente lavoro sempre nell’ambito off-shore seppur non più nel campo petrolifero. Voglio comunicare quelle che sono le caratteristiche tecniche di un impianto di perforazione petrolifera al fine di dare una più precisa idea dei rischi di inquinamento che il mare di Pantelleria potrebbe avere.

Una piattaforma petrolifera, in genere, non inquina col petrolio. In anni e anni di lavoro non ho mai visto cadere una goccia di greggio in mare. L’inquinamento però c’è !

L’inquinamento è dovuto al processo che si mette in atto quando si fanno i lavori di manutenzione e/o sostituzione delle pompe che estraggono il greggio. Tali pompe, poste nel sottosuolo all’interno del giacimento petrolifero (che può anche essere a migliaia di metri sotto la crosta terrestre), di tanto in tanto devono essere sostituite, oppure diventa necessario posizionarle a profondità diverse a causa della graduale diminuzione di resa del giacimento (si va a pescare il petrolio a maggiori profondità che di solito son sempre ricche di ulteriore petrolio).

Durante queste operazioni si estrae la pompa da sostituire, da manutenzionare o da riposizionare. In tal modo, una volta estratta la pompa, si mette in contatto il giacimento petrolifero con l’atmosfera attraverso il “buco” di perforazione. Essendo che il giacimento ha pressioni superiori a quella atmosferica diviene necessario evitare “l’eruzione” del greggio che, avendo pressioni notevolmente superiori a quella atmosferica, spontaneamente tenterebbe ad eruttare.

Per evitare ciò si riempie la colonna (casing) che collega la piattaforma col giacimento, con il “MUD” (tradotto dall’inglese significa “fango”, ma in realtà si tratta di un mix di prodotti chimici che in certi casi hanno un elevato indice di tossicità. In particolar modo nei pozzi petroliferi off-shore (come quelli che ci riguardano) si usa un MUD del tipo SBM (Synthetic Based Mud) costituito da oli sintetici con un certo grado di tossicità. Meno frequentemente vengono usati dei MUD del tipo OBM (Oil Based Mud) che hanno un notevole indice di tossicità. Ci sono anche MUD a base di acqua WBM (Water Based Mud). Questi tipi di MUD sono spesso usati e comunemente consistono in Bentonite con diversi additivi chimici come: Solfato di Bario, Carbonato di calcio ecc. Inoltre vengono usati in certi casi altri additivi per determinare la viscosità del MUD come ad esempio la cellulosa polianianica, il Glicole e molti altri che è inutile elencare.

Il MUD, col suo peso, crea una pressione idrostatica che vince quella di eruzione. Pertanto si evita il rischio di una eruzione spontanea che non solo inquinerebbe il mare, ma che sarebbe fatale per la gente che ci lavora su. Nella mia esperienza sulle piattaforme petrolifere in Congo, il MUD veniva non di rado disperso in mare. Esiste una procedura di recupero che teoricamente deve essere rispettata, ma a volte, a causa di perdite oppure di cattive condizioni meteo, il MUD finisce comunque disperso in mare.

L’inquinamento pertanto diviene periodicamente un fatto concreto (ossia ogni volta che si sostituisce, si manutenziona o si riposiziona una pompa). E ogni piattaforma può avere anche 20 pompe, con la conseguenza quindi di richiedere un frequente lavoro di manutenzione. La precauzione, che però solo parzialmente potrebbe attuarsi. è quella di pompare tale MUD dentro le casse di raccolta e recupero oppure trasferirla ai Supply Vessels (rimorchiatori d’altura) che ogni piattaforma ha a disposizione 24h su 24h.

Comunque tali precauzioni sarebbero solo parziali, in quanto una certa quantità di MUD necessariamente deve finire in mare oltre che essere assorbita dal sottosuolo attraverso il giacimento... Inoltre, in situazioni di cattive condizioni meteorologiche diviene alquanto complicato fare tali operazioni coi mezzi navali (supply vessels).

La presente lettera, oltre che tentare di dare una generica informazione per una maggiore presa di coscienza del problema, vuole anche dare vita ad una proposta che è quella di usufruire del comitato d’opinione che spontaneamente è nato a Pantelleria e proporre ai politici che tali precauzioni, seppur non totali, vengano rispettate dalla ADX Energy (compagnia che gestisce le perforazioni).

Il mio invito vuole quindi essere una proposta che, se proprio la produzione di greggio dovesse iniziare (come ahimè sembra) almeno avremmo tamponato il rischio di inquinamento se i politici (sotto anche la nostra spinta) indicassero alla compagnia petrolifera il rispetto di queste dovute precauzioni malgrado le competenze siano “internazionali” visto che le trivellazioni sono –teoricamente- oltre le 12 miglia (acque internazionali)...

Saluti, Giuseppe Ferreri (capitanzibibbo@yahoo.it)

http://www.facebook.com/note.php?created&&note_id=160402910638199#!/notes/guido-picchetti/la-parola-di-un-esperto-ecco-cosa-provoca-linquinamento-da-trivellazioni-petroli/160402910638199 
stessa notizia su "
BLOG SICILIA" del 20(09/10

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E-mail del sottoscritto a Maria Ghelia che mi ha inviato il suddetto documento
Grazie Maria, della tua e-mail. Finalmente un intervento informativo che davvero mi piace !!! E’ errato solo all’ultimo rigo, dove si dimostra che nessuno può saper tutto, ed è quando indica il limite delle acque territoriali intorno a Pantelleria a 12 miglia, invece che a 13 miglia (vedi l’eccezione delle isole dello Stretto di Sicilia prevista dalla legge n° 347 del 3/06/78 che proprio ieri ho ricordato sia su Blog Sicilia che su Facebook...)
Invio la presente per conoscenza anche a “Capitan Zibibbo”, oltre che per ringraziarlo direttamente per il suo intervento e per la sua proposta finale che mi trova pienamente d’accordo, per chiedergli di poterlo ripubblicare su Facebook ed eventualmente trasmetterlo anche a Bog Sicilia affinchè tutti gli interessati al problema delle trivelle in mare possano parlare con maggiore conoscenza dei reali termini del problema... (GP)

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Commenti sulla mia bacheca su FB a margine dell'articolo pubblicato da "BLOG SICILIA"
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Post di Guido Picchetti del 20/09/10
Mi sembra sia necessario un mio commento a margine dell’articolo, con alcune precisazioni a scanso di possibili equivoci. La prima riguarda l’autore del testo che si cela dietro il nome scherzoso di “Capitan Zibibbo”. Si tratta di Giuseppe Ferreri, un esperto della materia avendo per anni lavorato a bordo delle piattaforme petrolifere in varie parti del mondo. Il mio apporto consiste unicamente nell’aver proposto a Blog Sicilia il suo contributo. Quando ho avuto modo di leggerlo l’ho trovato infatti estremamente valido, in quanto può aiutarci a capire meglio quelle che sono le procedure impiegate in questo genere di operazioni, e i rischi reali di inquinamento connessi, anche in assenza di incidenti clamorosi quali quelli che in questi ultimi mesi hanno maggiormente impressionato l’opinione pubblica.
L’intervento di “Capitan Zibibbo” (e-mail
capitanzibibbo@yahoo.it) è altresì importante per le sue proposte conclusive. Proposte realistiche, che puntano soprattutto sui controlli che gli organi preposti dovrebbero garantire affinchè siano ridotti al minimo quei danni all’ambiente che purtroppo nelle trivellazioni petrolifere sarà impossibile scongiurare in assoluto… E, pertanto, l’unica speranza è che si possano vietare tali operazioni almeno nelle aree più sensibili del Mediterraneo.
La seconda osservazione che vorrei qui riportare (avendola già comunicata direttamente a “Capitan Zibibbo), riguarda il limite delle acque territoriali italiane intorno a Pantelleria da lui indicato in 12 miglia, anzichè in 13 miglia com’esso è realmente: vedi l’eccezione per le isole dello Stretto di Sicilia prevista dalla legge n° 347 del 3/06/78, che proprio due giorni fa ho ricordato in un altro mio articolo pubblicato su Blog Sicilia.

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Post di Carmelo Nicoloso del 21/09/10
Guido, una precisa e dettagliata esposizione tecnica per quanto attiene i rischi derivanti dalle attività di manutenzione sull'equipments utilizzati nelle piattaforme petrolifere. Ovviamente noi naturalisti, tenendo presente queste qualificate analisi, gioco forza dobbiamo confrontarci sui temi subordinati alla tutela, nello specifico del Canale di Sicilia, quindi sul fondamentale ruolo esercitato dall'UNEP, coinvolgendo di riflesso anche IUCN.
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Post di Maria Ghelia del 21/09/10
Grazie ad entrambi!!!

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Altri commenti su " BLOG SICILIA"
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Patrizia Bigotto scrive ... il 21 settembre 2010
Ma invece di parlare tanto non sarebbe il caso di cominciare a raccogliere firme su una richiesta specifica da rivolgere con determinazione al Ministero dell’Ambiente perchè si svegliano e facciano qualcosa. Credo che tutte le persone che sono state a Pantelleria e ne hanno potuto apprezzare la bellezza sarebbero pronte a firmare per portare avanti un discorso serio che non può e non deve essere sostenuto solo dagli abitanti dell’isola e dai personaggi famosi che ci vanno in vacanza, ma da tutti quelli che hanno avuto la fortuna di poterla visitare.
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Guido Picchetti scrive ... il 21 settembre 2010

Cara Patrizia, quello che chiede è facile a dirsi, ma difficile da concretizzare... Ed è anche facile fornirle una prova. Basta che vada un pò più a fondo tra le tante cose dette e scritte in questi ultime mesi sull'argomento delle trivellazioni nelle acque siciliane. Ne troverà piu d'una ... Un esempio ? Eccolo. Il 30 Giugno u.s. sulla Bacheca di "NOTRIV", uno dei gruppi che da svariati mesi si stanno battendo su Facebook (e non solo...) contro le trivellazioni in prossimità delle coste siciliane, pubblicai il seguente post:

" 30 Giugno 2010. ore 14,20. 1072 sono su Facebook le persone iscritte a "NOTRIV", 7030 quelle iscritte a "Si Al Parco Nazionale delle EGADI - NO alle piattaforme petrolifere", e 2823 quelle iscritte a "STOPPA LA PIATTAFORMA" ... A questa stessa ora però solo 232 sono le firme di quanti hanno firmato la petizione per il "NO alle PIATTAFORME PETROLIFERE tra MARSALA e le EGADI" ... Non so cosa dire, ma penso che ognuno possa fare da sè le debite considerazioni... Ripeto questo il link dove sarebbe bene firmare:
http://firmiamo.it/no-alle-piattaforme-petrolifere-tra-marsala-e-le-egadi/firma . "

Dal 30 Giugno sono passati quasi tre mesi, e la minaccia che incombe sulle acque dello Stretto di Sicilia per le trivellazioni petrolifere si è fatta ben più concreta... Sul mio sito web personale www.guidopicchetti.it  dal Gennaio scorso ho dedicato un apposito spazio a questo problema, e ho riportato in ordine cronologico nei cosiddetti "Echi di Stampa" centinaia di articoli pubblicati sull'argomento, sia a favore che contrari alla tutela ambientale dell'area marina intorno all'isola di Pantelleria. Sono una chiara testimonianza dell'acceso dibattito in corso, dibattito al quale cerco di portare il mio contributo, informando certo, ma anche combattendo una battaglia in favore delle idee in cui credo con l'unica arma di cui dispongo... la penna. Non per nulla sono stato per oltre trent'anni giornalista, di mare per giunta....
Ora, se lei fa una visita alla homepage del mio sito, sotto l'elenco degli ultimi "Echi di Stampa" pubblicati, troverà un banner che invita anch'esso a firmare la petizione di cui sopra, "NO alle PIATTAFORME PETROLIFERE tra MARSALA e le EGADI", creata e scritta da Anna Palmeri il 10-06-2010. Ebbene su quel banner scorrevole è anche indicato il numero delle firme raggiunte a tutt'oggi, passato dalle 232 del 30 Giugno scorso alle 426 di oggi!!! Non è certo un un risultato brillante ! E non mi chieda perchè, non saprei risponderle...
Rinunciare a battersi per questo ? No certo. Se uno crede in qualcosa, per me fa bene a difendere ciò in cui crede, documentandosi pazientemente e faticosamente al riguardo, e sperando che prima o poi qualche sordo cominci a sentire e qualche cieco cominci a vedere... Anche se poi ti accusano di combattere una battaglia contro i mulini a vento... L'importante è che non sia tu a farli girare... A buon intenditor poche parole ...


Da "BLOG SICILIA" del 19/09/10

Le trivelle all’orizzonte di Pantelleria

di Guido Picchetti

Una testimonianza che fa riflettere è certamente quella che possiamo trovare nell’ editoriale firmato da Carmelo Riccotti La Rocca, pubblicato quasi due mesi fa dal periodico on line “9 NOVE“, sulla nascita del primo comitato “NO TRIV” a Scicli.

Nomi, personaggi e posizioni citati in quell’articolo sono davvero indicativi di una situazione confusa (anche sul piano politico) sul tema delle trivellazioni petrolifere nello Stretto di Sicilia, che oggi, nonostante il tempo trascorso, non è affatto mutata. Le realtà che abbiamo avuto e abbiamo tutti sotto gli occhi, dopo l’estate trascorsa con la sagoma della piattaforma operativa dell’ADX ben visibile all’orizzonte di Pantelleria nelle serate più belle, davvero non lascia bene sperare...

Altro che comunione di animi e intenti per la difesa del territorio e del bene comune ! Certo si sono moltiplicati i comitati NO TRIV, le loro iniziative hanno fatto anche un certo scalpore non solo a livello locale, si è aggiunta Green Peace a fare la voce grossa contro una piattaforma di ricerca che ha già smobilitato avendo terminato con successo il compito affidatole, e proprio l’altro ieri è stato fondato la “Rete dei Comitati NO TRIV Siciliani”...

Ma cosa cambia ? Nomi, personaggi e posizioni sono rimasti gli stessi, forse meno evidenti e più nascosti nell’ombra, ma non c’è stata, mi pare, alcuna seria iniziativa istituzionale capace di farsi sentire da chi dovrebbe far rispettare se non altro quelle leggi che pure ci sono.

Interrogazioni parlamentari ? Poche, e prive di alcun seguito concreto. Dichiarazioni di parlamentari o di personaggi comunque dotati di qualche peso politico ? Molte, ma con scarsi effetti pratici, fatte, per lo più, per dimostrare di esistere...

Ma, quel che è peggio, si tratta di dichiarazioni ben misurate, tali da non scontentare nessuno e da poter essere facilmente variate se non variamente interpretate... Cosa dire, ad esempio, della delibera n° 140 del 26/08/10 approvata dalla Giunta Comunale di Pantelleria contro le prospezioni petrolifere in corso a 13 miglia dalle coste dell’isola ?

La si può leggere nella sua interezza sul sito ufficiale del Comune di Pantelleria. E c’è da rimanerne di stucco ! Per darne un’idea basta citare quanto è proposto nel 3° articolo della delibera, approvata all’unanimità dalla giunta presieduta dal sindaco Alberto di Marzo.

Eccone il testo, breve, succinto e compendioso. Nell’art. 3 si propone addirittura: Di richiedere la sospensione dell’iter istitutivo delle Aree Protette sia terrestre che marina che coinvolga il territorio ed il mare circostante di Pantelleria fino alla totale e definitiva revoca di tutte le autorizzazioni, aventi ad oggetto le ricerche di idrocarburi nel Mediterraneo. (sic !).

Ma il bello, per non dire la nota comica finale, è che negli ultimi due articoli della delibera viene espressamente individuato il Sindaco quale referente dell’Amministrazione Comunale di Pantelleria. A lui si da mandato di seguire e stimolare gli uffici interessati al pieno ed integrale recepimento di questo atto di indirizzo.

E il sindaco in carica è lo stesso Alberto Di Marzo che fu presidente del “Comitato Pro Parco Marino di Pantelleria” a norma di statuto, fin dalla fondazione (nel 1999 ) di questa On Lus mai disciolta e tutt’oggi ancora ufficialmente in essere, ma che di fatto cessò ogni attività nel 2004, anno in cui, guarda caso, vennero tacitamente presentate agli uffici competenti nazionali, regionali e comunali le richieste di concessione per le prospezioni petrolifere intorno all’isola !

http://www.blogsicilia.it/blog/le-trivelle-allorizzonte-di-pantelleria/4028/

Post su FB di Clementina Bova del 19/09/10
Complimenti sindaco...


Da una "Nota" sulla mia pagina su FB del 18/09/10

Il limite tra le acque italiane e tunisine è a 13 miglia da Pantelleria...
e anche da Lampedusa, Linosa e Lampione

di Guido Picchetti

E' a 13 miglia dal litorale di Pantelleria il limite tra le acque territoriali italiane e quelle di competenza della Tunisia, e non a 12 miglia come si è più volte detto in questi ultimi mesi. E' quanto stabilisce la legge n° 347 del 3 Giugno 1978, che ratifica l'accordo tra governo della Repubblica italiana e governo della Repubblica tunisina firmato a Tunisi il 20 Agosto 1971. E' un accordo stipulato proprio al fine di "rafforzare maggiormente le relazioni di buon vicinato e i legami di amicizia tra i due Paesi", fissando "i principi ed i criteri del tracciato della linea di delimitazione della piattaforma continentale tra l'Italia e la Tunisia". Tra virgolette le parole testuali della premessa all'Accordo.

Il limite delle 12 miglia vale come norma per le fasce costiere italiane. Ma nello Stretto di Sicilia la legge in questione, che pochi ricordano (come si è potuto constatare più volte durante l'ultimo mese), prevede a quella norma un'importante eccezione, ben specificata all'art. 1. In tale articolo infatti viene precisato che "la delimitazione della piattaforma continentale tra i due Paesi è costituita dalla linea mediana equidistante "dalle linee di base dalle quali vengono misurate le estensioni dei mari territoriali dell'Italia e della Tunisia, tenendo conto delle isole, isolotti e bassifondi affioranti, fatta eccezione per Lampione, Lampedusa, Linosa e Pantelleria".

Nell'art. 2 della legge è poi specificato cosa avviene intorno a queste isole italiane dello Stretto di Sicilia, oggetto dell'eccezione alla regola. In pratica si stabilisce che per Pantelleria, Lampedusa, Lampione e Linosa, la delimitazione tra acque tunisine ed italiane è costituita da linee circolari, che inviluppano le suddette isole con 13 miglia di raggio dai rispettivi litorali, fino ad intersecare la linea mediana equidistante tra le linee di base costiere previste per i due stati.

La mappa allegata alla legge di ratifica all'accordo tra Tunisia e Italia, che qui riportiamo, chiarisce meglio quanto sanciscono i due primi articoli della legge, costituita da sei articoli in tutto. E di particolare interesse risulta l'articolo 4 che si riferisce proprio alle trivellazioni petrolifere. In esso si stabilisce che qualora dei "giacimenti di risorse naturali si estendano dalle due parti della linea di delimitazione della piattaforma continentale", tra Tunisia e Italia nel caso specifico, con la conseguenza che le risorse individuate in un'area appartenente ad uno stato potrebbero essere sfruttate dal lato della piattaforma continentale appartenente all'altro stato, le autorità competenti firmatarie dovranno concertare un ulteriore accordo che determini le condizioni di sfruttamento, dopo aver consultato gli eventuali concessionari.

Delimitazione delle acque territoriali di Tunisia e Italia in base all'accordo firmato a Tunisi il 20 Agosto 1971, e ratificato dalla legge n° 347 del 3 Giugno 1978.

Proprio questo è il caso dei giacimenti rinvenuti dall'ADX su "Lambouka-1 Well" nei giorni scorsi. Secondo quanto traspare dai grafici della società, dalla linea di delimitazione tra Tunisia e Italia (dove ha operato la sua piattaforma), uno dei giacimenti si estende fino a sei o sette miglia dalle coste di Pantelleria, in un'area oltretutto interessata in gran parte da un'altra concessione di ricerca già rilasciata a suo tempo dal ministero competente italiano alla stessa ADX. Si tratta solo di una concessione di ricerca, fortunatamente, e non ancora di sfruttamento, per arrivare alla quale, anche se l'ADX o chi per essa intendesse operare ancora in acque tunisine ponendosi al limite delle acque territoriali italiane, ai sensi della legge succitata prima sarebbe necessario raggiungere un accordo tra autorità tunisine e autorità italiane competenti. Ma andrà davvero così ? E ci sarà in tale occasione la possibilità di bloccare le trivellazioni in considerazione del rilevante interesse eco-ambientale dello Stretto di Sicilia, evidenziato da più parti e addirittura dall'UNEP, organismo di tutela ambientale delle Nazioni Unite?

Per finire un'ultima nota sul posizionamento della piattaforma "Lambouka-1", che ormai ha smobilitato. Si è detto che si trovava a 13 miglia da Pantelleria in acque tunisine. Possibile che si sia posizionata proprio sulla linea di confine tra le acque territoriali di competenza dei due stati dirimpettai? E chi ne ha controllato e certificato la posizione ? 

Per la legge 3 Giugno 1978 n° 347 vai ai link: http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/norme/347l78.htm

http://www.facebook.com/profile.php?id=1063270409#!/notes/guido-picchetti/a-13-miglia-da-pantelleria-il-limite-tra-le-acque-territoriali-italiane-e-tunisi/160091514002672

stessa notizia su "BLOG SICILIA BLOG" del 18/09/10

Carmelo Nicoloso commenta su "Blog Sicilia" il 19 settembre 2010 10:44
Da tempo, come Comitato Parchi e Pro Natura, siamo in prima linea per quanto attiene questa contorta storia legata alle Trivellazioni nel Canale di Sicilia, quindi l’iter istitutivo dell’AMP a Pantelleria ed il Santuario Marino. Ringrazio il buon Guido Picchetti per la gran quantità di materiale recuperato e veicolato in vari ambiti, si sono succeduti diversi interventi, comunicati, ma dal punto di vista sostanziale nessun atto istituzionale a salvaguardia dell’immenso patrimonio presente nel Canale di Sicilia. Purtroppo solo protocolli, promesse, quindi un intervento dell’UNEP, purtroppo affidato in Sicilia ad una persona che non ha mai fatto nulla di concreto per la salvaguardia ecologico ambientale nella nostra isola, solo convegni seminari, corsi di giornalismo ambientale; anche il Presidente Lombardo voleva chiudere questa sede di Palermo (troppo semplicistico).
Ma il punto è un altro, le associazioni ambientaliste (compresa la nostra Pro Natura) ha mandato una lettera al ministro Prestigiacomo per chiarire sull’argomento trivellazioni. La questione a mio modesto parere va indirizzata anche all’UNEP, per capire le interazioni di salvaguardia nel Canale di Sicilia, recentemente inserito tra le 12 aree da tutelare. Al di là di mr. Illuminato, rappresentante UNEP (credo in Sicilia), è indispensabile capire come coordinare un tavolo tecnico per affrontare i temi relativi alla tutela e salvaguardia di Pantelleria e del Canale di Sicilia, tutto ciò in tempi rapidi, ok alle manifestazioni, ma andiamo sul concreto confrontandoci con le istituzioni preposte.


Da "CATANIA POLITICA" del 17/09/10

In Sicilia già si trivella

di Alberto Russo

E’ di qualche giorno fa la pubblicazione su youtube di un video che riporta delle dichiarazioni del presidente della Regione Raffaele Lombardo, in merito alla possibilità di cercare petrolio nel mar Mediterraneo, a mezzo di trivellazioni. Lo stesso Presidente nel video sostiene che non si debba trivellare in un mare chiuso come il Mediterraneo. Lombardo assicura pure farà il possibile affinché il governo nazionale ottenga che il petrolio non si cerchi dentro il Mare Nostrum.

Su un altro video dice: “impediamo le trivellazioni” ed aggiunge “da questo dipende la nostra vita, la pulizia del mare che è una risorsa straordinaria per l’alimentazione, per il turismo, per l’energia, per le piogge, per l’acqua potabile. E’ una risorsa infinita di vita. Guai a logorarla e a distruggerla per l’arricchimento di quattro multinazionali che non si sa nemmeno di chi siano e perché si produca più petrolio. Cerchiamo di puntare sulle energie alternative, quelle dei piccole, non quelle dei grandi gruppi che magari mettono su le pale eoliche per fottersi i contributi e magari senza immettere alcuna energia alternativa nella rete!

Sante parole fino a qui. Peccato che il nome di chi sta trivellando nel Mediterraneo si sa. E’ proprio di oggi una notizia che alla luce di quanto promesso dalla Regione può definirsi shock. L’AUDAX ENERGY sta trivellando, dal 2 agosto scorso, proprio a circa 13 miglia a largo di Pantelleria, laddove era prevista la nascita di un santuario marino per i cetacei del Canale di Sicilia. Sono passati tre anni dall’accordo tra Italia e Malta: non c’è alcun santuario. Oltre al danno la beffa, vi sono nuove trivellazioni che potrebbero mettere a rischio non solo la creazione dell’agognato santuario marino, ma anche la salute stessa del nostro mare.

Sarebbe stato il Ministro Scajola a firmare le concessioni alla società australiana, nonostante queste fossero in contrasto con il Ministero dell’Ambiente. La natura geologica dei substrati perforati, infatti, è pericolosa. Lo dice anche Rocco Favara dell’INGV: “Stiamo parlando della zona più a rischio sismico d’Italia; Da Ustica, alle Eolie e dalle Eolie a Malta registriamo anche decine di terremoti al giorno. La gente non li avverte, ma ci sono. Quindi le trivellazioni potrebbero essere messe a rischio da eventi sismici. E’ proprio questo che preoccupa gli ambientalisti, ovvero che nel bacino del Mediterraneo possa verificarsi un evento disastroso come quello del Golfo del Messico. In quest’ultimo caso il Mediterraneo morirebbe sul serio, essendo, come lo stesso Lombardo dichiara, un mare chiuso. Non che il Mediterraneo sia un mare sano, ma questa possibilità potrebbe ucciderlo definitivamente.

Attenderemo gli sviluppi di questa vicenda che per noi siciliani ha il sapore della solita presa in giro e del solito attentato alla salute del nostro patrimonio e di noi stessi.

http://lnx.cataniapolitica.it/wordpress/archives/15850


Da "NOTRIV IT" del 17/09/10

Nasce la rete dei comitati No Triv siciliani contro le trivellazioni
gas-petrolifere in Sicilia

Domenica 19 settembre 2010 a Scicli primo appuntamento di coordinamento

Si è ufficialmente costituita LA RETE DEI COMITATI NOTRIV SICILIANI, che comprende gruppi organizzati nelle città di Marsala, Sciacca, Menfi, Castelvetrano, che si estende fino ai comuni dell’area sud orientale della Sicilia tra cui Noto, Scicli, Caltagirone, Vittoria, Modica, ecc.

Si tratta di un’iniziativa di grande importanza, che sottolinea l’impegno e l’attenzione con cui tanti cittadini ed organizzazioni stanno seguendo la questione delle trivellazioni gas-petrolifere nel Canale di Sicilia e nella terra ferma della Sicilia, dopo il boom di autorizzazioni concesse nei mesi scorsi dal Ministero per le Attività Produttive (off-shore) e dall’Assessorato all’Industria della Regione Siciliana ( on-shore).

Nonostante la formale opposizione di vari esponenti politici del territorio si ritiene infatti che occorra una costante opera di vigilanza da parte dei “Comitati No Triv” , in modo da contrastare la politica del Ministero per l’Ambiente e dello Sviluppo Economico e dell'Industria così come dell'Assessorato all'Industria della Regione Siciliana, che continuano ad elargire Permessi di Ricerca e Concessioni a tante nuove Compagnie Petrolifere, incuranti della vocazione della Regione Sicilia nei nuovi scenari internazionali quale polo di attrazione turistico-culturale e terra di produzioni agro-alimentari d'eccellenza. La situazione è allarmante poichè al di là delle dichiarazioni rassicuranti del Ministro Prestigiacomo o dei Politici Regionali e di alcuni esponenti della maggioranza di governo, nelle settimane trascorse la senatrice siciliana Simona Vicari, componente della commissione industria di Palazzo Madama, affiancata dal presidente di Commissione Cesare Cursi, dal capogruppo Maurizio Gasparri e dal vice Gaetano Quagliariello, ha presentato un disegno di legge che intende riformare la legislazione in materia di ricerca e produzione di idrocarburi, introducendo – tra le altre cose – procedure meno complesse per il rilascio delle autorizzazioni.

Una proposta che, come sottolinea il giornalista Federico Rentina sul Sole 24 Ore, appare difficilmente conciliabile con la nuova norma del Codice ambientale, “che prevede una drastica stretta ai nuovi permessi per le esplorazioni e addirittura un divieto perfino alle indagini prospettiche entro 5 miglia dalla costa”.

Alla luce delle suddette considerazioni e della gravità della situazione della Sicilia che continua ad attirare Petrolieri da ogni dove, anche per la sua legge regionale del 2003 molto favorevole a loro, è nata l'esigenza di costituire la Rete dei Comitati NOTRIV Siciliani, che intende avviare una propria campagna per la salvaguardia del Canale di Sicilia e del Territorio Siciliano tutto e si dichiara pronta a preparare nuove iniziative per le prossime settimane in diversi centri del territorio siciliano.

http://www.notriv.it/dblog/storico.asp?s=Comunicati+Stampa
notizia simile su "LA VALLE DEI TEMPLI" del 17/09/10 e su "UNO NOTIZIE" del 19/09/10


Da una "Nota" sulla mia pagina su FB del 17/09/10

La Società Italiana di Biologia Marina
a favore dello Stretto di Sicilia

di Guido Picchetti

Pantelleria 17/09/2010. - Questo il testo ufficiale della mozione approvata all’unanimità dall’Assemblea dei Soci della SIBM (Società Italiana di Biologia Marina) in occasione dell’ultimo Congresso svoltosi a Rapallo lo scorso Giugno. La mozione, inserita nel verbale dell’Assemblea dei Soci, sarà prossimamente inoltrata al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

La Società Italiana di Biologia Marina:

Esprime viva preoccupazione per le iniziative e le progettualità in corso, riguardanti lo sviluppo di piani di approvvigionamento energetico nel tratto del Canale di Sicilia circostante l’isola di Pantelleria ed il banco omonimo, che prevedono sia trivellazioni per lo sfruttamento di combustibili fossili, sia la messa in opera di vasti impianti offshore di energia rinnovabile, di varia fonte e concezione.

Sottolinea che il tratto di mare in questione, per le sue peculiarità oceanografiche biologiche ed ecologiche, è stato individuato come area di reperimento per l’istituzione di un’area marina protetta, che andrebbe ad integrare le aree protette terrestri dell’isola di Pantelleria, e che le attività di cui al punto precedente potrebbero mettere a rischio o comunque alterare profondamente un’area di gran pregio ambientale, hot spot di biodiversità del Mediterraneo e cruciale per l’interscambio biologico ed oceanografico complessivo fra bacino occidentale ed orientale di questo mare, importante anche per la pesca professionale.

Auspica che le autorità competenti sospendano o comunque limitino drasticamente molte delle iniziative e progettualità di cui sopra, sollecitando valutazioni ambientali articolate e approfondite e, comunque, basate sul principio di precauzione.

Nella foto le nuove aree marine mediterranee per le quali l'organizzazione "Mediterranean Action Plan" dell'UNEP ha richiesto la tutela ambientale ai sensi della Convenzione di Barcellona durante il meeting svoltosi ad Istambul nel giugno scorso.
(fonte foto: UNEP-MAP)


http://www.facebook.com/profile.php?id=1063270409#!/notes/guido-picchetti/la-societa-italiana-di-biologia-marina-a-favore-dello-stretto-di-sicilia/159827230695767

stessa notizia su "BLOG SICILIA BLOG" del 17/09/10


Da "GALILEO NET" del 17/09/10

Trivelle nel fu Santuario marino

di Caterina Visco

Le trivelle della compagnia petrolifera Audax Energy sono in azione al largo di Pantelleria. Proprio lì dove, dal 2007, è prevista la nascita del Santuario marino per i cetacei del Canale di Sicilia. Dopo tre anni dall’accordo tra Italia e Malta, non solo dell'area protetta non c'è traccia, ma nuove perforazioni mettono in pericolo la salute di tutto il Mediterraneo, anche a causa della natura geologica del fondale perforato.

I rischi

A confermare la pericolosità del sito è Rocco Savara dell'Istituto Nazionale di Vulcanologia e Geologia. “Stiamo parlando della zona più a rischio sismico d'Italia”, racconta il ricercatore: “Da Ustica, alle Eolie e dalle Eolie a Malta registriamo anche decine di terremoti al giorno. La gente non li avverte, ma ci sono”. Quello che ci si chiede è se quest'attività sismica possa danneggiare o meno le piattaforme. Non è chiaro: “Bisogna capire se le strutture utilizzate per le trivellazioni possono essere preparate adeguatamente per non subire danni”, avverte Savara.

A preoccupare molto esperti e ambientalisti è quello che accadrebbe al Mar Mediterraneo se si verificasse un incidente come quello della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico. “Il Mediterraneo morirebbe”, commenta il ricercatore dell'Ingv: “È un mare malato da tempo e già provato duramente dagli scarichi e dal lavaggio delle petroliere. Un incidente in cui fosse disperso anche un decimo del petrolio sversato nel Golfo del Messico provocherebbe danni molto gravi, perché il Mediterraneo non ha una buona capacità di auto-rigenerazione”. Si tratta infatti di un bacino in costante deficit idrico: ha una temperatura molto elevata, entra acqua ma ne esce pochissima perché evapora e di conseguenza gli inquinanti si concentrano.

“Il pericolo di un incidente c'è sempre”, ribadisce Luigi Alcaro Coordinatore del Servizio emergenze ambientali in mare dell'Ispra (Istituto Superiore per la protezione e la ricerca ambientale), “soprattutto quando si effettua la prima perforazione, perché le misure di sicurezza vengono poste in un secondo momento. È importante che lo stato controlli che tutto venga fatto secondo quanto prescritto in fase di autorizzazione. Ma i controlli spesso rimangono sulla carta. Il Ministero delle attività produttive, che dà le prescrizioni, e il Ministero dell’ambiente dovrebbero verificare il rispetto delle delle misure di sicurezza”. Tuttavia, il rischio di rivivere l’incubo della Bp sarebbe remoto: “Le trivellazioni nel Mediterraneo vengono fatte dove il fondale è profondo al massimo 150- 200 metri”, spiega ancora Alcaro, “mentre i problemi della Bp erano sorti per l’enorme pressione dell’acqua alla profondità di 1.500 metri dove, tra l'altro, si può intervenire solo con strumentazione robotizzata estremamente costosa e con enormi difficoltà tecniche. Da noi, un’eventuale falla può essere riparata dai subacquei e non necessita tecnologie ad hoc”.

Le trivellazioni

La Audax, a quanto si legge sul sito della compagnia, ha cominciato le trivellazioni esplorative poco più di un mese fa, il 2 agosto scorso, a 13 miglia dall'isola siciliana. “Le concessioni alla società australiana sono state firmate dall'allora ministro Scajola, anche se in contrasto con il Ministero dell'Ambiente”, spiega Carmelo Nicoloso, coordinatore per la Sicilia e il Mezzogiorno del Comitato Parchi Italia. Proprio il Ministero dell'ambiente, lo scorso agosto, ha inasprito le norme in vigore: sono vietate le trivellazioni per ogni tipo di idrocarburi in Aree Marine Protette nazionali e regionali fino a una a 12 miglia dalla costa (distanza inferiore a quella dell'impianto australiano). Inoltre non sono permesse attività di ricerca ed estrazione di petrolio entro le 5 miglia dalla costa lungo l'intero perimetro nazionale. Tuttavia, le nuove norme non si applicano alle autorizzazioni già concesse: 66 per l'estrazione petrolifera offshore con pozzi già attivi più 24 per l'esplorazione offshore in Abruzzo, Marche, Puglia e nel Canale di Sicilia.

Il santuario mai realizzato

La situazione siciliana è poi complicata dal mistero del santuario dei cetacei. Il protocollo di intesa tra Italia, Malta e Tunisia per la formazione di questa area protetta era stato firmato dall'allora ministro dell'ambiente Alfonso Pecoraro Scanio il 20 novembre del 2007 e la legge del 29 novembre successivo concedeva al Ministero la somma di 20 milioni di euro per l'attuazione dei programmi di intervento per le aree potette, per la difesa del mare e per la tutela della biodiversità nel Canale di Sicilia. Da allora non se ne ha più traccia: “Sappiamo che anche la Tunisia ha firmato e che avrebbe dovuto farlo anche Malta, ma che fine abbia fatto l'accordo e cosa sia successo dei soldi - se sono stati stanziati o meno ed eventualmente per cosa siano stati utilizzati - non se ne ha idea”, denuncia Nicoloso. Anche dal Ministero dell'Ambiente tutto tace. Chi non tace sono invece quei siculi che, dopo tante proteste culminate nel “No trivella day” lo scorso 25 agosto proprio a Pantelleria, hanno costituito la rete dei Comitati Notriv Siciliani.

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Commento di Guido Picchetti del 17/09/10
La piattaforma petrolifera utilizzata dall'ADX sul sito "Lambouka-1", a poco più 13 miglia da Pantelleria in acque tunisine, ha iniziato le sue trivellazioni di ricerca su un fondale di 600 metri raggiungendo la profondità massima di 2786 metri, e individuando due zone idonee allo sfruttamento. Lo riporta nei suoi ultimi comunicati settimanali sull'andamento dei lavori la stessa società, la quale, terminate le operazioni di ricerca, è ora in fase di smobilitazione in attesa di decidere in merito alle successive operazioni di sfruttamento dei giacimenti rinvenuti.

http://www.galileonet.it/articles/4c92382f72b7ab63b5000062#commentsList


Da "RADIO RAI IT" del 14/09/10

"La radio ne parla", del 14 settembre 2010

Nella puntata di oggi: Le trivellazioni nel Mediterraneo. Nei mari italiani ci sono 123 piattaforme di estrazione, la maggior parte di gas, e alcune petrolifere. E nel Mediterraneo sono molte di più. La notizia del luglio scorso di nuove trivellazioni nel Golfo della Sirte, a largo della Libia, ha rinnovato l'attenzione sui rischi legati allo sfruttamento del greggio dopo i disastrosi incidenti nel Golfo del Messico.

Da noi, ad agosto, è entrato in vigore un decreto del ministero dell'Ambiente che regola le trivellazioni al largo delle coste e impedisce ad esempio di cercare petrolio nel santuario internazionale dei mammiferi marini (tra Francia e Italia). Ma il canale di Sicilia - che è anche una delle rotte principali delle petroliere internazionali - continua ad attirare le multinazionali degli idrocarburi. Oggi vogliamo parlare dei rischi e delle opportunità, dei controlli e della normativa che regola le estrazioni in mare.

Conduce Germana Brizzolari. Interventi di Alessandro Gianni (Green Peace Italia), Davide Tabarelli (Nonisma Energia), Antonio Martini (Ministero Attività Produttive), Claudio Cenzoni (Comitato Abbruzzese Difesa Beni Comuni).

http://www.radio.rai.it/podcast/A0064656.mp3


da "BLOG SICILIA" del 14/09/10

Pantelleria, sospesi i lavori della Lambouka-1
Inserito un tappo a copertura del pozzo

di Guido Picchetti

14 settembre 2010 - Sospesi i lavori della “Lambouka-1“, e scongiurati almeno per ora i pericoli di incidenti sulla piattaforma, sperando che il tappo inserito sul fondale a copertura del pozzo di trivellazione tenga, con questo grafico diamo un’occhiata allo specchio di mare intorno a Pantelleria.

Su questo grafico ho sovrapposto, alla carta nautica della zona, un estratto dalla carta del Ministero delle Attività Produttive del Canale di Sicilia – Zona Marina “G” che mostra i titoli idrocarburi vigenti con la situazione al 31 Luglio 2010.  Sono riportati in verde i due permessi di ricerca già da tempo rilasciati a nord-ovest di Pantelleria (il G.R.15.PU e il C.R147.NP) di cui già altre volte abbiamo parlato. E ricordiamo che del secondo permesso, il C.R.147.NP, è contitolare la ADX, la stessa società che ha operato fino ad ieri con la piattaforma “Lambouka-1? appena 1 miglio fuori dalle acque territoriali italiane, essendo anche titolare dei diritti di trivellazione in acque tunisine fino a Capo Bon.

Quello che risulta da questo grafico di notevole interesse è dato dalle due zone colorate in rosa a nord-est da Pantelleria. Sono due vaste aree per le quali, come dichiara testualmente la succitata carta dei titoli petroliferi del Ministero, sono state rilasciate “concessioni di coltivazione”, in altre parole di vero e proprio sfruttamento petrolifero !!! E la cosa che oggi ci deve più preoccupare, denunciata già da tempo (ma almeno finora senza risultati concreti) dai vari comitati spontanei sorti sulla costa siciliana, ancor più vicina com’è di Pantelleria a queste due zone, è che l’area più a nord interessata dalla concessione di sfruttamento copre completamente la superficie di due dei più famosi banchi sommersi dello Stretto di Sicilia: il “Banco Terribile” e il “Banco Graham“.

Si tratta di due zone decisamente instabili e soggette a frequenti movimenti tellurici, come testimonia la storia recente dell’ “Isola Ferdinandea”, l’isola che vide la luce sorgendo come Venere dalle acque nel Luglio del 1831, ma che dopo pochi mesi pensò bene di scomparire nuovamente sott’acqua, lasciando con un palmo di naso alcuni Stati che già avevano cominciato a contendersene la proprietà... Il sommo dell’Isola Ferdinandea, oggi Banco Graham, si trova oggi a 9 metri appena dalla superficie... Ma siamo proprio sicuri che un tappo, per quanto resistente e ben sistemato a copertura di una trivellazione effettuata sul Banco Graham o su qualunque altro dei tanti banchi rocciosi vicini di natura vulcanica, abbia qualche possibilità di resistere a lungo ?

http://www.blogsicilia.it/blog/pantelleria-sospesi-i-lavori-della-lambouka-1/

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Post di Peppe D'Aietti su FB del 15/09/10

Ottima notizia!

Post di Guido Picchetti su FB del 15/09/10

... se ti riferisci alla notizia riportata nel titolo posso anche concordare, sebbene la sospensione sia solo temporanea, in attesa della decisione che le cinque società della joint-venture titolare diritti sulla concessione prenderanno: passare allo sfruttamento o abbandonare il pozzo ?
Ma se leggi tutto il testo del servizio ti accorgerai che la minaccia delle "coltivazioni" concesse dal Ministero delle Attività Produttive sui banchi sommersi dello Stretto di Sicilia, tra Pantelleria e la costa al largo di Sciacca, è ben più più grave. Il termine "coltivazione" in gergo tecnico sta per "sfruttamento delle risorse petrolifere presenti nei giacimenti" interessati..., e non ti dico altro.
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Post di Roberto Giacalone del 15/09/10

Ciao Guido, speriamo bene....


Da "ADX" del 14/09/10

14th September 2010 - Lambouka‐1 Well ‐
Operations Update #10

Activities during past week

Since the last update approval to suspend the well has been obtained from the Tunisian designated authorities, the well bore has been successfully isolated with 5 cement plugs as well a retrievable bridge plug and a surface
corrosion cap installed. The blow out preventers and the subsea riser have been retrieved.

Rig operations as at 0600 hrs Tunisian local time on the 13th of September were the retrieval of rig anchors in preparation for rig demobilization.

Participants in the Lambouka ‐1 well are as follows (note 1);
ADX (note 2) 30% Operator
Gulfsands Petroleum Plc 30%
Carnavale Resources Ltd 20%
XState Resources Ltd (note 3) 10%
PharmAust Limited 10%

Notes:
1. The respective interests in the Lambouka Prospect area in the Kerkouane Permit and the Pantelleria Licence are based on the completion of all farmin obligations.
2. ADX’ interest is held via wholly owned subsidiary Alpine Oil & Gas Pty Ltd and pending completion of the farmin obligation, Alpine will continue to hold 100% of the Pantelleria Licence.
3. XState Resources Limited interest is held via wholly owned subsidiary Bombora Energy Limited.

For further details please contact:
Wolfgang Zimmer Ian Tchacos
Managing Director Chairman
+43 (0) 676 358 1214 +61(08)9226 2822
www.adxenergy.com.au

http://www.audax.com.au/documents/Lambouka-1%20Well%20Operations%20Update%20No.10.pdf


Da una "Nota" sulla mia pagina su FB del 12/09/10

Il documento ufficiale dell'UNEP-MAP

5 Giugno 2010 - Giornata Mondiale dell'Ambiente
Identificate 12 nuove aree mediterranee di salvaguardia della biodiversità

(traduzione di Maria Ghelia)

Atene, 3 Giugno 2010 - Durante un incontro di esperti tenutasi il 1° e 2 Giugno ad Istambul sono state identificate nel Mar Mediterraneo dodici nuove aree di salvaguardia della biodiversità, proprio alle soglie della celebrazione della Giornata Mondiale dell’Ambiente che si terrà il 5 Giugno.

Gli esperti scientifici ed i rappresentanti nazionali del centro regionale Piano d’Azione Mediterraneo (MAP) della UNEP specializzati in biodiversità ed Aree Specialmente Protette (SPA/RAC) hanno identificato nel Mediterraneo 12 aree che presentano uno specifico interesse per la salvaguardia della biodiversità, con lo scopo di promuovere una rete ecologica rappresentativa di aree protette nel Mediterraneo.

Un rapporto finale con valide proposte sarà presentato alla fine del 2011 alla riunione delle Parti Contraenti della Convenzione di Barcellona. “Questo è il risultato più importante nel nostro cammino per la protezione della biodiversità del Mar Mediterraneo” ha detto il Direttore di SPA/RAC Sig. Adberrahmen Gannoun. “Il documento adottato costituisce una base eccellente per il lavoro che dobbiamo svolgere nella nostra regione”.

Le dodici aree identificate sono: le Montagne sommerse di Alboran, le Baleari meridionali, la piattaforma continentale ed il fondale degradante in profondità del Golfo di Lione, il Tirreno centrale nella parte adiacente al Santuario Pelagos, la piattaforma continentale Tunisina (più specificatamente il Canale di Sicilia settentrionale, incluso il banco Avventura e i banchi limitrofi, ed il Canale di Sicilia meridionale), il Mar Adriatico settentrionale e centrale, Santa Maria di Leuca nel Mar Ionio ed il Mar Ionio nord orientale, il Mar di Tracia (Egeo), il Mar di Levante nord orientale ed il Vortice di Rodi, e la regione del Delta del Nilo.

La Francia e la Spagna hanno espresso l’intenzione di dare la loro collaborazione per quanto riguarda il Golfo di Lione e di considerare la possibilità di proporre una dichiarazione di SPAM (Area Protetta Speciale di Interesse Mediterraneo).

Per quanto riguarda l’area delle Isole Baleari situata nella zona spagnola, per la salvaguardia delle risorse marine viventi la Spagna ha espresso l’intenzione di implementare le misure necessarie in collaborazione con la Comunità Europea e di adottare i provvedimenti dello ICCAT (Commissione Internazionale per la Conservazione del Tonno Atlantico).

Nell’ottobre 2010, cogliendo l’occasione di un workshop intitolato “Verso un network di MPA (Aree Marine Protette) per l’Adriatico”, la Slovenia ha invitato i paesi che si affacciano all’Adriatico ad avvantaggiarsi di questo Forum per raggiungere misure coordinate ed unitarie allo scopo di definire una SPAM in questa regione.

Per ogni sito identificato, la Segreteria della Convenzione di Barcellona contatterà ufficialmente le autorità dei Paesi interessati come richiesto dai rappresentanti dei Paesi stessi durante la riunione. Questo passo sarebbe essenziale per iniziare l’iter di istituzione delle SPAM, incluse quelle d’alto mare, e servirebbe a sensibilizzare i membri con potere decisionale e le istituzioni nazionali a proposito delle attività coperte da questo progetto.

“I paesi Mediterranei riconoscono la necessità di allargare significativamente l’elenco delle aree marine protette nella zona. In questo modo saranno in grado di proteggere più efficacemente la biodiversità unica del Mediterraneo e di raggiungere gli scopi previsti dalla CBD (Convenzione sulla Diversità Biologica)” ha detto Maria Luisa Silva, Ufficiale in carica e Coordinatrice Deputata dell’ UNEP/MAP. “Questo lavoro è una solida base per promuovere ulteriormente l’istituzione di nuove Aree Specialmente Protette di Interesse Mediterraneo, incluse quelle in alto mare, in aggiunta alle 25 aree già istituite sotto la Convenzione di Barcellona ed il suo protocollo SPA e di Biodiversità”.

Per maggiori informazioni sulla Giornata Mondiale dell’Ambiente 2010 e le relative attività mondiali:
sito web WED: http://www.unep.org/wed/2010/english/
Contattare: Anne-France White, Ufficiale d’Informazione UNEP, anne-france.white@unep.org

(1) WED, organizzato a partire dal 1972 dal Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP), è la più grande celebrazione globale UN dell’azione positiva ambientale. Il tema del 2010 si focalizza sull’importanza vitale per l’umanità della salute delle specie e dell’ecosistema del globo intero, in supporto al 2010 Anno Internazionale della Biodiversità dichiarato dalle Nazioni Unite.
Con il tema “Molte Specie. Un Pianeta. Un Futuro”, la manifestazione di quest’anno celebra l’incredibile diversità di forme di vita sulla Terra come parte del 2010 Anno Internazionale di Biodiversità. Il paese ospite di quest’anno, il Rwanda, è stato scelto per la sua ricchezza ambientale, incluso rare specie quali il gorilla di montagna e le politiche verdi ambientali particolarmente avanzate.

(2) Il Piano d’Azione del Mediterraneo (MAP) è un’istituzione regionale che supporta e coordina l’implementazione della Convenzione di Barcellona e dei Protocolli adottati dai 21 paesi affacciati sul bacino del Mediterraneo e dalla Comunità Europea allo scopo di proteggere gli ambienti marini e delle coste.
SPA/RAC ha la sede a Tunisi e si focalizza sulla biodiversità e la protezione delle specie mediterranee, i loro habitat e sull’ecosistema del Mediterraneo stesso.


http://www.facebook.com/profile.php?id=1063270409#!/notes/guido-picchetti/il-documento-ufficiale-diramato-dalla-unep-map-il-2-giugno-us-nella-traduzione-d/158437690834721  


Da "BLOG SICILIA" dell' 11/09/10

Chi tutelerà la Sicilia a livello ambientale?

I buoni propositi dell’UNEP/MAP contrastano con le incertezze sul futuro

11 settembre 2010 -  Tutto nasce da una piccola foto che corredava il mese scorso il servizio pubblicato sul “Financial Times” sulle piattaforme nello Stretto di Sicilia. In quella foto ricadutami di recente sott’occhio (riportata qui a lato), oltre ai punti dove sono state avanzate richieste di concessioni per ricerche petrolifere, e alle zone dove tali prospezioni sono già in atto, sul grafico di fondo risultano evidenziate due vaste aree marine indicate in didascalia come “UNEP designated priority area”. E la fonte del grafico, confermata a margine, è “UNEP Italian government”.

Ma cos’è questa UNEP ? Indubbiamente una sigla di cui solo pochi sanno, per quanto importante essa sia in materia di tutela ambientale. Se poi a questa sigla ne aggiungiamo un’altra, vale a dire MAP, il tutto diventa ancora più misterioso. UNEP/MAP... Cosa significherà mai ? Vediamo in breve di spiegarlo...

UNEP è, per così dire, l’equivalente in materia ambientale della FAO. Vale a dire è un’organizzazione delle Nazioni Unite che, invece che di alimentazione, si occupa dei problemi dell’ambiente su scala mondiale, promuovendo e contribuendo tra l’altro a realizzare aree protette marine e terrestri nelle zone del mondo minacciate di degrado, per l’azione dell’uomo o per altri fattori ambientali. La sigla UNEP sta appunto per “United Nations Environment Program”.

MAP sta invece per “Mediterranean Action Map”, e si tratta di un piano d’azione che nel 1975 a Stoccolma, sotto l’egida dell’UNEP, venne sottoscritto da 16 nazioni mediterranee e dall’Unione Europea. Oggi MAP coinvolge ben 21 Paesi che lambiscono il Mediterraneo, determinati ad evitare non solo il degrado dell’ambiente marino, ma anche quello delle coste e delle isole, puntando su un’amministrazione delle risorse sostenibile e coniugata allo sviluppo, al fine di proteggere il Mediterraneo tutto e contribuire a una migliore qualità della vita.

In occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente di quest’anno, celebrata il 5 Giugno u.s., si è svolto ad Istambul un meeting di studiosi e di rappresentanze nazionali del centro regionale dell’UNEP/PLAN, specializzati in biodiversità e in aree marine protette. Al termine dei lavori sono state identificate 12 aree nel Mediterraneo che presentano particolare interesse per la conservazione della biodiversità, al fine di promuovere l’istituzione di un network ecologico rappresentativo delle aree protette nel Mediterraneo. Un rapporto contenente tali proposte sarà presentato alla fine del 2011 al meeting dei Paesi che hanno sottoscritto a suo tempo la Convenzione di Barcellona.

Nella mappa qui a seguire (fonte UNEP) sono riportate le 12 are marine considerate come prioritarie ai fini della conservazione, inclusi i bacini di acque profonde, che potrebbero includere siti candidati all’istituzione di nuove aree marine protette.

Tali aree sono : 1) Le montagne sommerse di Alboran – 2) L’area meridionale delle Baleari – 3) Il pianoro e le ricadute sommerse del Golfo del Leone – 4) Il Tirreno centrale – 5) L’area settentrionale dello Stretto di Sicilia (incluso il Banco Avventura e gli altri banchi sommersi) – 6) L’area meridionale dello Stretto di Sicilia – 7) L’Adriatico settentrionale e centrale – 8 ) Santa Maria di Leuca – 9) Lo Ionio nord-orientale – 10) il Mare di Tracia – 11) Il mare Levantino nord-orientale – 12) La regione del delta del Nilo.

“Queste 12 aree - ha detto Maria Luisa Silva, coordinatrice incaricata UNEP/MAP in chiusura dei lavori del meeting del Giugno scorso – costituiscono un’ottima base per promuovere l’istituzione di nuove aree marine protette mediterranee di interesse specifico, che vanno ad aggiungersi alle 25 aree già stabilite dal protocollo della Convenzione di Barcellona per le AMP e la biodiversità”.

Fin qui le notizie buone ai fini della tutela dell’ambiente marino intorno a Pantelleria. Essere con le sue acque, insieme a Malta e Lampedusa, compresa in una zona (la n° 5 dello Stretto di Sicilia settentrionale) che le Nazioni Unite e gli esperti dell’UNEP/MAP hanno incluso nella lista delle aree da tutelare in vista della riunione del prossimo anno dei Paesi firmatari della Convenzione di Barcellona, può sembrare, e forse lo è, certamente buona cosa... Ma se si scava un pò più a fondo tra i documenti legati all’UNEP/MAP che coinvolgono in particolare il nostro Paese, si scopre qualcosa che stona non poco. Vediamo di cosa si tratta.

Sempre nell’ambito dell’UNEP, sulle cui finalità ed azioni chiunque abbia a cuore l’ambiente non può che concordare, c’è in Italia, anzi in Sicilia (e pochi lo sanno), un organismo che si chiama “Centro Mediterraneo per l’informazione e la Comunicazione dell’UNEP/MAP”.

Il Centro è stato istituito fin dal 1993 dalle 22 parti contraenti firmatarie della Convenzione di Barcellona. E’ gestito dalla Regione Siciliana, con il supporto del Ministero dell’Ambiente e del Territorio e del Mare italiano. Direttore Generale del Centro è il dr. Sergio Illuminato, che ne figura anche come amministratore delegato. Una sua intervista è riportata sul sito “Idea Ambiente”.

E’ certamente interessante la lettura dell’intervista, ma, a mio giudizio, confrontando propositi e progetti espressi in essa con le successive realizzazioni, mi sembra davvero che ci siano non poche differenze. Non si spiega altrimenti come sul sito ufficiale di INFO/RAC non risultino documenti posteriori al 2008, e siamo già verso la fine del 2010... E‘ come se nel Mediterraneo in questi ultimi due anni non sia successo niente... Eppure, lo abbiamo su riportato, se non altro la riunione degli esperti di UNEP/MAP ad Istambul di Giugno di quest’anno c’è stata; e qualcuno avrà pure proposto le aree da proteggere che coinvolgono l’Italia ... Ma di tutto ciò sul sito del Centro diretto al Dr. Illuminato non c’è traccia... O per lo meno risulta difficile trovarla, e ciò non è certamente un successo per un Centro che dovrebbe fare innanzitutto informazione...

Altra interessante lettura sullo stesso tema può essere la lettera che ancora il Dr. Illuminato ha inviato in data 10/02/10 al Direttore di “Agrigento Notizie It”, probabilmente a seguito a certe accuse giornalistiche avanzate nei suoi confronti in merito al compenso annuo percepito in qualità di Direttore del Centro di informazione UNEP/MAP siciliano, compenso da lui rettificato in 2.500 euro mensili. Nella stessa lettera egli dichiara anche che la Prestigiacomo (autorevole esponente del Pdl Sicilia), conoscendo benissimo il valore del Centro da lui diretto e sapendo che dal 2010 l’ Info/Rac-Map dovrà gestire svariati milioni di euro per le attività internazionali già assegnate dal Fondo Mondiale per l’Ambiente di Washington, sta cercando di sottrarre in Centro a Palermo in favore dell’Ispra di Roma; e ciò nella più completa inerzia della Regione Sicilia, aggiungendo poi che “è proprio in difesa della prerogativa e dell’immagine dell’ Info/Rac-Map” che ha provveduto a depositare alla Procura della Repubblica una denuncia nei confronti del Ministro Prestigiacomo”.

Una lettera anch’essa indubbiamente interessante... Ma che tristezza leggere di questi dannosi contrasti tra chi dovrebbe battersi anzitutto in favore dell’ambiente. Sono contrasti che a nulla giovano se non a generale ulteriore sfiducia verso certe iniziative... E’ quanto invece vorremmo sentire l’UNEP-MAP fare informazione come sarebbe suo dovere principale, alzando voci forti e chiare a difesa del Mar Mediterraneo, e dello Stretto di Sicilia in particolare... Tanto più se si ha sede a Palermo. Ma da questo punto di vista tutto tace, al solito...

http://www.blogsicilia.it/blog/i-buoni-propositi-dellunepmap-contrastano-con-le-incertezze-sul-futuro/

Post su FB relativi all'articolo in questione
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Post di Eleonora de Sabata del 12/09/10

Grazie Guido, nell'articolo del FT su Pantelleria di agosto ho parlato proprio di questo.
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Post di Guido Picchetti del 12/09/10

Infatti, Eleonora, la mia indagine è partita proprio dalla foto che corredava il tuo articolo su FT, e per l'esattezza dalla UNEP che figurava come fonte, per arrivare a scoprire che la struttura preposta all'informazione dell'attività dell'UNEP-MAP era, su mandato dell'ONU, il Centro INFO-RAC-MAP gestito in partecipazione dalla Regione Sicilia e diretto dal Dr. Illuminato. Un centro di informazione istituito nel 1993 in Italia, ma che da due anni sembra non aver diffuso più alcun comunicato sulle iniziative svolte dall'UNEP-MAP a favore del Mediterraneo, tradendo così le sue finalità istitutive... Ma le Nazioni Unite sono al corrente di come opera (o meglio non opera) attualmente questo suo centro di informazione ? Ed è possibile che non ci sia nessuno che si assuma la responsabilità di tale inattività, e nessuno che controlli o che riferisca a chi di dovere?
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Post di Roberto Giacalone del 12/09/10

Purtroppo come spesso accade, chi è preposto a fare quello che deve fare ... rimane sornione aspettando che altri prendano l'iniziativa, diciamo allora a questi organi competenti che è giunta l'ora di darsi una sveglia....
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Post di Salvatore Gino Gabriele del 12/09/10

Su questo dobbiamo lavorare per far saltare il programma, ma occorre che anche lavoriamo su delle soluzioni come territorio.


Da "LA SICILIA" del 9/09/10

Pantelleria: contro le trivellazioni in mare. Dall'isola
e dagli architetti no alle ricerche

Pantelleria. «Non possiamo permettere che nel Mediterraneo si possa ripetere quanto successo al largo delle coste Americane», lo afferma Mimmi Panzarella, coordinatrice del Comitato No-Trivella Day di Pantelleria, dopo l'annuncio della Adx Energy, che ha effettuato ricerche di idrocarburi utilizzando la piattaforma Lambouka-1, situata a 13 miglia nord-ovest da Pantelleria, e ha confermato la presenza di petrolio dopo aver raggiunto una profondità di 2.786 metri. Panzarella, portavoce del Comitato No-Triv dell'isola, punta l'attenzione sulla gravità dell'operazione portata avanti dalla piattaforma e sulle conseguenze catastrofiche per il mare che circonda l'isola per le sue coste e per l'economia. «Pantelleria, con tale scoperta, è capofila della protesta che chiederà la revoca della concessione alla trivellazione e quindi all'estrazione di idrocarburi - prosegue la coordinatrice Panzarella - È necessario che sia la popolazione che le parti politiche siano coese in tale azione». Al Comitato No-Trivella Day si associano anche i componenti di «Progetto Pantelleria», i quali, attraverso il loro capogruppo Consiliare Giuseppe La Francesca, premono sull'importanza e la valorizzazione del territorio di Pantelleria».

Il nostro mare e le nostre coste sono per noi un enorme patrimonio che dobbiamo tutelare in quanto rappresentano una grande opportunità di sviluppo»; e non solo, quello che auspicano i componenti di Progetto Pantelleria è una forte unione e collaborazione fra tutti i comitati spontanei No-Triv, affinché si dia vita ad un unico comitato regionale.

Anche la Consulta degli Ordini degli Architetti della Sicilia ha deliberato di aderire all'iniziativa del comitato dei sindaci dei Comuni costieri della Sicilia meridionale, insediatosi a Sciacca il 12 agosto, con l'obiettivo di promuovere una legge che vieti le prospezioni petrolifere nel Mare di Sicilia. «Sosteniamo l'iniziativa - afferma il presidente La Mendola - così come apprezziamo le posizioni dell'assessore regionale al Territorio Di Mauro e del ministro Prestigiacomo, che dovrebbe essere esteso all'intero Mediterraneo». Infine il 20 settembre si terrà anche una manifestazione di protesta in cui scenderà in campo anche «Greenpeace». (s. f.)

http://www.confindustriatp.it/public/allegati/2010-09-11_LaSicilia_002.pdf


Da "BLOG SICILIA" del 9/09/10

Trivellazioni, 19 associazioni chiedono incontro con la Prestigiacomo

di Guido Picchetti

9 settembre 2010 - Diciannove associazioni ambientalistiche italiane, non poche delle quali appartenenti a organizzazioni internazionali, hanno chiesto in data odierna un incontro al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio al fine di potersi confrontare con i responsabili del dicastero in merito alle direttive e circolari di interpretazione ed attuazione dell’art. 2 comma 17 del decreto legge 128/2010 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’11 agosto scorso, che istituisce zone di interdizione alle attività di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare e obbliga all’espletamento della procedura VIA.

Il decreto in questione, che impedisce tra l’altro le citate attività entro un raggio di 12 miglia dal confine delle aree protette marine e costiere e nella fascia di 5 miglia marine dalla linea di costa della Penisola, consentirebbe, se coerentemente ed efficacemente applicato, di contenere ed allontanare i rischi da aree di rilevante interesse ambientale, nazionali e internazionali.

Le associazioni che hanno avanzato la richiesta sono: l’ “Accademia Kronos”, l’ “Associazione Ambiente e Lavoro”, il “Centro Turistico Studentesco e Giovanile”, il “FAI – Fondo Ambiente Italiano”, l’associazione “Fare Verde”, la “Federazione Nazionale Pro Natura”, la “FIAB”, la “Fondazione Sorella Natura”, l’ associazione “Green Accord”, “Green Peace”, l’ “INU – Istituto Nazionale di Urbanistica”, “Italia Nostra”, "Lega Ambiente”, “Mare Vivo”, il “Movimento Azzurro”, il “Touring Club Italiano”, l’“Associazione Verde, Ambiente e Società”, e il “WWF”.

L’Italia, raccomandano i presidenti delle associazioni firmatari della richiesta, non deve deflettere dal dare corretta attuazione alla norma in questione se vuole dimostrare di non essere un Paese a sovranità limitata dagli interessi delle multinazionali.

(NB  - Qui di seguito  il fac-simile della richiesta, ndr)


Onorevole Stefania Prestigiacomo
Ministro dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare
Via Cristoforo Colombo, 44 - 00147 - Roma

Avv. Luigi Pelaggi
Capo della Segreteria tecnica
Ministro dell’Ambiente e della Tutela del territorio e del mare
Via Cristoforo Colombo, 44 - 00147 – Roma

Roma, 1 settembre 2010
Prot.DG531/10-wwf

Oggetto: zone interdette alla ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare ex art. 2, c. 17 del Dlgs n. 128/2010, che modifica e integra il Dlgs n. 152/2006 – Richiesta di incontro sulla fase attuativa

Onorevole Ministro Prestigiacomo,

le sottoscritte associazioni ambientaliste riconosciute hanno apprezzato la coerenza e la determinazione di questo Ministero nel procedere concretamente nel tentativo di privilegiare la tutela dei diritti costituzionali alla tutela dell’ambiente e della salute, dando il proprio assenso alla integrazione, approvata dal Senato, all’art. 2 del decreto legislativo di modifica del Codice Ambiente (Dlgs 152/2006), oggi Dlgs 128/2010, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’11 agosto scorso, che istituisce zone di interdizione alle attività di ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare e obbliga all’espletamento della procedura VIA.

Questa disposizione, che impedisce le citate attività entro un raggio di 12 miglia dal confine delle aree protette marine e costiere e nella fascia di 5 miglia marine dalla linea di costa della Penisola, permetterà, se coerentemente ed efficacemente applicata, di contenere ed allontanare il rischio da aree di interesse ambientale nazionale e internazionali, quali le Isole Egadi, le Isole Tremiti e il Santuario dei Cetacei – Pelagos, oggetto dell’interesse delle compagnie petrolifere nazionali e multinazionali.

E’ un segnale importante quello lanciato dall’Italia, dopo il disastro provocato sulle coste USA e in generale all'ecosistema del Golfo del Messico dalla piattaforma Deepwater Horizon che operava per conto della British Petroleum (BP), che è coerente con quel regime speciale di tutela del bacino del Mediterraneo (meno dell’1% delle acque marine del nostro pianeta) stabilito dalla Convenzione ONU di Barcellona allo scopo di contrastare e contenere eventi disastrosi, ma anche e soprattutto per prevenire e ridurre il pesante inquinamento sistematico di fonte marina e costiera.

Ma non si tratta solo di tutelare gli ecosistemi come il disastro del Golfo del Messico ha ben dimostrato, ma di difendere gli interessi di tutti quegli operatori economici nei settori del turismo e della pesca che contano sulla conservazione e valorizzazione delle risorse marine.

C’è da immaginare che, considerati anche gli interessi della BP per la costruzione di una piattaforma nel Canale di Sicilia, questa compagnia come le altri multinazionali che vogliono operare nella acque territoriali italiane non abbiano gradito che un Paese quale il nostro crei un tale precedente nel bacino del Mediterraneo.

A questo proposito è opportuno ricordare che gli Stati Uniti nel 1990, ad un anno dal disastro della Exxon Valdez (allora il più grave incidente verificatosi nelle acque di quel Paese), non esitarono con l’Oil Polution Act a stabilire univocamente severi strumenti di controllo dei traffici via mare di idrocarburi e di prevenzione e contrasto degli incidenti nelle proprie acque territoriali.

L’Italia non deve deflettere dal dare corretta attuazione alla norma in questione se vuole dimostrare di non essere un Paese a sovranità limitata dagli interessi delle multinazionali.

Ed è proprio sulle direttive e circolari di interpretazione ed attuazione dell’art. 2, c. 17 del Dlgs 128/2010 su cui chiediamo un confronto a questo dicastero, convinti che, come sempre accade, sia questa la fase più delicata in cui realmente si potrà e dovrà verificare la coerenza dell’azione amministrativa rispetto a quanto stabilito nella nuova norma.

Un nostro incaricato contatterà questo Ministero per avere indicazioni su date possibili per un incontro sull’argomento in oggetto.

Distinti saluti,

Per i presidenti delle associazioni
Accademia Kronos (Ennio La Malfa), Associazione Ambiente e Lavoro (Rino Pavanello), CTS (Luigi Vedovato), FAI (Ilaria Borletti Buitoni), Fare Verde (Massimo De Maio), Federazione Italiana Pro Natura (Mauro Furlani), FIAB (Antonio Dalla Venezia), Greenaccord (Gian Paolo Marchetti), Greenpeace Italia (Giuseppe Onufrio), INU (Federico Oliva), Italia Nostra (Alessandra Mottola Molfino), Legambiente (Vittorio Cogliati Dezza), Marevivo (Rosalba Giugni), Movimento Azzurro (Rocco Chiriaco), Touring Club (Franco Iseppi), VAS (Guido Pollice).

Stefano Leoni
Presidente WWF Italia

 

http://www.blogsicilia.it/blog/trivellazioni-19-associazioni-chiedono-incontro-con-la-prestigiacomo


Da "MARSALA IT" del 9/09/10


Lombardo apre alle trivellazioni: "Basta pagare...". Anche Sgarbi favorevole.
E a Pantelleria ADX fa il bilancio delle ricerche

Prosegue il cammino della rete di comitati «NoTriv» sorti spontaneamente nelle scorse settimane per la sensibilizzazione dei cittadini al problema che riguarda i nostri mari a causa delle trivellazioni per le ricerche di idrocarburi; cammino durante il quale sono state organizzate manifestazioni per il coinvolgimento della gente e dei giovani in particolare, per la sensibilizzazione di tutti, vista la preoccupazione forte che le coste siciliane possano essere preda di società petrolifere che
hanno già individuato degli importanti giacimenti. Costantemente attivi i giovani del coordinamento locale, che dopo diverse raccolte firme hanno anche "invaso"a fine luglio, le spiagge di entrambi i versanti con paletti indicanti il rischio cui è sottoposto il mare della Sicilia, e che hanno suscitato la curiosità dei bagnanti più disinformati. Adesso, gli stessi, stanno concordando delle iniziative comuni con gli altri comitati NoTriv della Sicilia, sorti con lo stesso scopo e con lo stesso forte impulso dei rispettivi coordinatori, a Scicli e a Noto, per dar vita ad un unico comitato NoTriv regionale. L'idea è stata lanciata qualche giorno fa da Paolo Pantano, di Noto, e da Valentina Gulino, di Scicli, che adesso confermano un appuntamento generale per il prossimo 23 settembre proprio a Scicli in modo da affrontare tutti assieme l'argomento. A dare man forte a questa battaglia, in passato, anche nomi noti del mondo della cultura e dello spettacolo, che hanno a cuore le sorti della Sicilia e delle sue bellezze naturali ed ambientali.

LOMBARDO. Ma sulla battaglia c'è una novità inquietante. Sul blog di Raffaele Lombardo, governatore siciliano, è stato pubblicato un video di circa cinque minuti in cui il successore di Cuffaro tratta due argomenti: il primo è quello della grande distribuzione organizzata dell’agroalimentare, il secondo (dal minuto 2:40 circa in poi) è proprio quello delle trivellazioni di petrolio: "Abbiamo detto basta anche alle trivellazioni nei nostri mari. Un tema nel quale occorre cura, attenzione e un rigore estremo. Ci sono grandi gruppi che richiedono le autorizzazioni, certo, hanno referenti, dipendenti, uomini politici ben disposti ad ascoltarli. Ma vengono a prendere il petrolio da noi, e cosa ci danno? Due lire. Lo raffinano e a noi la benzina costa più cara che non nella Valle d’Aosta, dove costa la metà, ma anche nel Lazio o quant’altro. E noi per quattro posti di lavoro dobbiamo inghiottire veleno?"

SGARBI. Il famoso scienziato russo Vladimir Kutcherov sarà a Salemi venerdì 10 settembre alle 10,30 nei saloni del castello normanno svevo in qualità di relatore di una conferenza sul tema «La minaccia all’integrità del paesaggio e le energie rinnovabili», alla quale prenderanno parte Vittorio Sgarbi, Sindaco di Salemi, Sebastiano Tusa, Sovrintendente di Trapani, Salvo Cocina, Energy Manager della Regione Siciliana.

«Oggi - spiega Kutcherov che è professore al Royal Institute of Technology di Stoccolma - non c’è un’alternativa al petrolio capace di competere in disponibilità, abbondanza, efficienza e sicurezza. Non lo possono certo essere il vento e il sole di cui tanto si favoleggia. Le profezie apocalittiche sull’imminente prosciugamento dei giacimenti petroliferi, sono sbagliate. Invece proprio le rigorose indagini scientifiche sull’origine abiogenica confermano che la presenza degli idrocarburi sulla terra è ancora enorme e inesauribile. Una teoria ben sviluppata negli ultimi 50 anni è ormai una certezza proprio grazie ai test di laboratorio. Questo ci consente di applicare un nuovo metodo nell’esplorazione del greggio e del gas, riesaminando la struttura, la taglia e la localizzazione dei vari giacimenti esistenti nelle varie parti del mondo.

Kutcherov, che ha illustrato la sua teoria lo scorso maggio al Salone della Scienza di Torino, spiega: «Il magma della profondità della terra reagisce con l’idrogeno generando idrocarburi. E i test hanno dimostrato che in condizioni estreme di calore e di pressione, ossidi di ferro, carbonato di calcio e acqua si convertono in metano, una reazione chimica facilitata da rocce come granito e pietra a base di silicio. Abbiamo il petrolio in Basilicata, l’abbiamo in Libia: è inevitabile che sia in Sicilia. Ciò che dobbiamo identificare ora sono i canali di migrazione sotto la superficie terrestre; dove li scopriamo possiamo trivellare con certezza di sviluppare uno scenario nuovo per la produzione energetica del XXI secolo»

La presenza di Kutcherov a Salemi è stata voluta da Vittorio Sgarbi che adesso propone autorizzare la ricerca di petrolio in provincia di Trapani: «L’ho invitato con entusiasmo a Salemi per chiedergli di illustrare la sua teoria e offrire, in aree definite, concessioni per l’estrazione del petrolio, discutibili nel Val di Noto e certamente realizzabili nel Val di Mazara con un impatto ambientale tecnicamente più modesto di quello dei parchi eolici. Mi sembra che la proposta possa interessare petrolieri che conoscono Salemi - e hanno, ahimè, interessi nell’eolico – ma che potrebbero invece rientrare nell’alveo della loro impresa primaria»

Un futuro all’avanguardia nell’approviggionamento di gas metano renderebbe la Val di Mazara – dice Sgarbi - ricca e offrirebbe una risposta a quanti hanno sfigurato il paesaggio con le pale eoliche e, non paghi, vogliono ulteriormente umiliarlo con i pannelli fotovoltaici».

INTANTO, A PANTELLERIA... La società “ADX Energy lmt“, in merito ai lavori di trivellazione della sua piattaforma “Lambouka-1” (situata in acque territoriali tunisine a 13 miglia a NO da Pantelleria), ha annunciato ieri di aver concluso le sue operazioni di ricerca dopo aver raggiunto la profondità totale di 2786 metri.

Attualmente è in corso l’analisi dei risultati raggiunti da questa prima fase dei lavori della “Lambouka-1″, che hanno permesso di confermare la presenza nel fondale sottostante di almeno due zone idonee allo sfruttamento. Ma le caratteristiche rilevate sono risultate alquanto diverse da quelle riscontrate in altre aree limitrofe, e tali da richiedere una attenta valutazione da parte delle cinque società petrolifere coinvolte in questa operazione appena conclusasi.

Della joint-venture responsabile dei lavori della “Lambouka-1″ fanno parte la “ADX” per il 30%, ma anche la “Gulfsands Petroleum Plc” per 30%, la “Carnavale Resources Lmt” per il 20% , e infine la “XState Resources Ltd”, e la “Pharm Aus Lmt”, per il 10% ciascuna.

Dal canto suo l’ADX proseguirà nell’interpretazione dei dati raccolti dalla “Lambouka-1″ confrontandoli con i dati sismici in precedenza ottenuti per arrivare a stabilire, con la maggiore precisione possibile, il reale potenziale del sito. Clicca qui per leggere il comunicato stampa ufficiale dell'Adx (in inglese).

PROGETTO PANTELLERIA. Il comunicato ufficiale della società ADX ENERGY IMT testualmente ha annunciato di aver felicemente concluso le sue operazioni di ricerca. A questo, tutti noi dobbiamo rispondere all'unisono che così come felicemente hanno concluso le loro ricerche, altrettanto felicemente possono raccogliere i propri ferri e andarsene.

Naturalmente tutto ciò non basta. Occorre che i vari comitati spontanei NO TRIV sorti devono unirsi per dar vita ad un unico comitato NO TRIV regionale in quanto da soli, e specialmente su temi così importanti, non si va da nessuna parte. Noi amministratori abbiamo il dovere di stare al fianco di questi comitati spontanei e contestualmente condurre le giuste battaglie sul piano istituzionale.

In questo momento storico, dove si parla sempre più di sviluppo sostenibile per le energie rinnovabili, non possiamo rimanere inermi di fronte a campagne di ricerca e/o estrazione di greggio proprio davanti le nostre coste. Il nostro mare, le nostre coste sono per noi un enorme patrimonio che dobbiamo tutelare in quanto rappresentano una grande opportunità di sviluppo.

Per tutto questo, e sopratutto ora prima che sia troppo tardi, abbiamo il dovere di far ripartire la proposta istituzionale del Parco e dell'Area Marina Protetta, naturalmente, come ho avuto modo di dire in passato, secondo principi di sensibilizzazione, partecipazione e condivisione della cittadinanza.

http://a.marsala.it/cronaca/ambiente/17745-continua-la-battaglia-dei-comitati-qno-trivq.html


Da "ASCA IT" del 9/09/10

Ambiente: Armao, Sicilia ribadisce "No" alle trivelle petrolio

(ASCA) - Palermo, 9 set - ''Ribadisco il fermo no dell'autorità paesaggistica alle trivellazioni petrolifere nel mare Mediterraneo. Insisto perchè lo Stato coinvolga senza ulteriori ritardi la Regione e le comunità locali nelle scelte che riguardano il nostro territorio e il mare, e che rischiano di avere un impatto intollerabile. Abbiamo appena istituito il parco archeologico di Pantelleria. Nelle isole vige uno dei primi piani paesaggistici della Sicilia. Con la Soprintendenza del mare continuiamo a effettuare ricerche archeologiche. E' impensabile che, di lì a poche miglia, si possa estrarre pericolosamente il petrolio''.

Lo ha detto l'assessore regionale dei Beni culturali e dell'Identità siciliana, Gaetano Armao, commentando la notizia della scoperta del petrolio in mare, a sole 13 miglia dall'isola di Pantelleria. In agosto, Armao aveva aderito al 'no trivelle day' organizzato a Pantelleria contro le trivellazioni marine.

''Su questa posizione - ha aggiunto l'assessore - il governo siciliano e' compatto. La settimana scorsa, la giunta ha approvato un atto di indirizzo in cui ribadisce la propria posizione contraria, già espressa a luglio scorso, a qualsiasi permesso di ricerca petrolifera, non solo lungo le nostre coste, ma anche nell'entroterra siciliano. Un deciso orientamento contrario sia alle richieste già presentate al Ministero dello sviluppo economico sia a quelle future''.

http://www.asca.it/regioni-AMBIENTE__ARMAO__SICILIA_RIBADISCE__NO__ALLE_TRIVELLE_PETROLIO-529939--.html
Notizie simili su "LIVE SICILIA", "IL GIORNALE DI PACHINO", " SICILIA INFORMAZIONI", e "RADIO MOSAICI" del 9/09/10


Da "MONDO ECOBLOG COM" del 9/09/10

Sversamenti di petrolio: il WWF
sulla pericolosità delle trivellazioni sottomarine

Il nuovo incidente nel Golfo del Messico, "è una conferma ulteriore, dopo il disastro della piattaforma Deepwater Horizon che verrà ricordata come la ‘Cernobyl del petrolio’, che ormai il petrolio facile è finito e la risposta dell’industria è di continuare a spingere i limiti tecnologici penetrando in ambienti marini sempre più profondi, isolati e sensibili“. Ad affermarlo è il Wwf sottolineando che “attualmente circa il 30% di tutto il petrolio estratto deriva da estrazioni petrolifere su fondale marino (costiero o off-shore) e questa percentuale è in aumento“.

GLI INCIDENTI SULLE PIATTAFORME PETROLIFERE
“I recenti incidenti e le loro conseguenze -afferma Stefano Leoni, Presidente del Wwwf Italia- hanno anche dimostrato l’esistenza di rischi specifici associati alle perforazioni sottomarine; carenze nelle regolamentazioni e omissioni di conformità da parte dell’industria; così come carenze nelle capacità tecnologiche, logistiche e regolamentari, sia per la prevenzione di incidenti che per la reazione agli incidenti stessi“.

E’ ORA DI CAMBIARE POLITICA ENERGETICA
“In queste circostanze il Wwf -continua Leoni- ritiene che i Governi debbano adottare politiche e strategie per ridurre l’uso dei combustibili fossili liquidi, attraverso misure di efficienza energetica sostanziali, l’elettrificazione dei trasporti e lo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili“. “La spinta verso tecnologie sempre più ai limiti per la ricerca e la gestione di fonti non rinnovabili -aggiunge- allontana per le comunità coinvolte sempre più la certezza su come rientrare da situazioni di emergenza e la scommessa sul nucleare in Italia è un altro esempio di questo genere di rischi“.

http://www.mondoecoblog.com/2010/09/09/sversamenti-di-petrolio-il-wwf-sulla-pericolosita-delle-trivellazioni-sottomarine/#more-5489

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Post di Carmelo Nicoloso su FB del 9/09/10

Non mi stancherò mai di rammentare a tutti, sollecitiamo il ministro per chiudere l'iter dell'Area Marina Protetta di Pantelleria, quindi procedere contestualmente per il Santuario Marino nel Canale di Sicilia. E' fondamentale la sinergia di tutte le Associazione Ambientaliste per salvare il MARE NOSTRUM".
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Post di Guido Picchetti su FB del 9/09/10

Sono d'accordo con te, Carmelo, ma sono ancora troppi quelli che, pur, occupandosi di mare per professione o per vocazione, sembrano davvero sordi da quest'orecchio... E come tutti ben sappiamo, non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire...
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Post di Salvatore Gino Gabriele su FB del 9/09/10

Chiedo a Giuseppe La Francesca di pubblicare la delibera di giunta a proposito di trivellazioni e parco, per capire cosa ha deliberato la giunta nelle settimane scorse. Purtroppo non c'è consapevolezza di quello che sta accadendo, forse.. Oppure c'è dell'altro che noi non conosciamo e sarebbe opportuno che emergesse. Come vedete anche il dibattito sugli interessi alle trivellazioni, dopo le scoperte di queste ore, si è fatto "interessante - farneticante " ed emergono posizioni differenti; e il "No Trivelle !", il convegno di Sgarbi a Salemi con lo scienziato russo, la dice lunga. Anche da parte delle istituzioni il No Triv! non è assolutamente scontato... Anzi , quando ci vanno di mezzo grandi interessi economico - finanziari, la cosa non solo si complica, ma diventa necessaria una strategia unitaria per un coordinamento unitario del "No alle Trivelle", non più scoordinato, per singoli territori e per sensibilità di persone, ma occorre pensare ad un evento unitario e forte da programmare.
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Post di Guido Picchetti su FB del 9/09/10

Su Facebook contro le concessioni petrolifere, richieste (e/o già concesse) lungo la costa occidentale siciliana e nelle acque del Canale di Sicilia, ci sono già alcuni gruppi meritevoli che da tempo si danno da fare. Li elenco qui a seguire, con la loro data di nascita rilevabile dal primo dei post pubblicati nella rispettive bacheche:
     "Si Al Parco Nazionale delle EGADI - NO alle piattaforme petrolifere", primo post 10 Maggio 2010
     "Stoppa la piattaforma", primo post 15 Maggio 2010
     "No Triv Sicilia", primo post 12 Giugno 2010
Anche unire le voci darebbe a mio giudizio forza alle proteste e alle richieste, anzichè disperdersi in mille rivoli che si ignorano reciprocamente... arrivando in certi casi a rivaleggiare tra loro all'italiana, come purtroppo spesso accade...
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Post di Carmelo Nicoloso su FB del 9/09/2010

Sono d'accordo con Guido, importante è creare rete e sinergia; vi comunico che ho appena rilasciato un'intervista ad una giornalista di www.galileo.net sintetizzando quello che è lo status nel Canale di Sicilia, per intenderci la realtà attorno ad Agrigento, l'iter AMP Pantelleria con la costante attività di Guido Picchetti, il Santuario Marino nel Canale di Sicilia, quindi il NO TRIV di Pantelleria con l'adesione di qualche politico e qualche vip, l'interpellanza alla Provincia di Catania, la disputa tra Scajola e Prestigiacomo per le concessioni, l'assoluta mancanza di passi concreti da parte delle Istituzioni dopo i test di trivellazione a oltre 2000 di profondità, e il proseguo per quanto attiene l'estrazione. Attendiamo questo potenziale tavolo tecnico con la presenza del senatore d'Alì per capire come procedere...
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Post di Mimmi Panzarella su FB del 9/09/10

Il 23 settembre a Scicli dovrebbe nascere il coordinamento regionale di tutti i NO-TRIV.


Da "ECO BLOG" dell' 8/09/10

Nuove trivellazioni a largo di Pantelleria?
Nel frattempo si scopre che...

a cura di Beppe Croce

Se il disastro della Deepwater Horizon ha avuto almeno l'effetto di alzare ai massimi livelli l'attenzione sulla sicurezza delle piattaforme petrolifere off shore, non sembra che abbia ancora ottenuto il risultato di porre un limite al fiorente business del petrolio in mare.

L'ultima notizia, su questo fronte, viene dalla Tunisia. Per la precisione dal permesso di ricerca "Lambouka", nel mare antistante la città di Kerkouane. Per capirci, a non molte miglia nautiche dalle acque di Pantelleria.

In quello specchio di mare ADX Energy e Gulfsands Petroleum Plc hanno trovato altro petrolio e gas in buona quantità e stanno prendendo in considerazione l'ipotesi di mettere in produzione il giacimento. Ma non sono ancora sicure. Perchè? Dipende dalle condizioni climatiche. In pratica le due aziende, e le altre che hanno quote minori del giacimento, non sanno ancora se continuare l'esplorazione subito, o aspettare condizioni meteo più favorevoli. Come mai tanta attenzione per il meteo? Perchè, sempre nello stesso specchio di mare, ad inizio agosto hanno avuto grossi problemi con le altre piattaforme.

Cinquantatre ore consecutive di cattivo tempo, infatti, hanno impedito ad ADX di modificare l'ormai famigerato Blow Up Preventer sull'impianto. Come riporta "Off shor energy today":

"Modifications of the BOP to wellhead connection were necessary. The BOP stack was subsequently reinstalled and successfully pressure tested (including all joints, choke and kill lines up to 10,000 psi)"

Tradotto in italiano: mettiamoci mano, prima che succede il guaio...

http://www.ecoblog.it/post/11128/nuove-trivellazioni-a-largo-di-pantelleria-nel-frattempo-si-scopre-che
stessa notizia su "CIP6 BLOG SPOT COM" dell' 8/09/10


Da "BLOG SICILIA" dell'8/09/10

L'annuncio della società "ADX Energy Imt"

Pantelleria, individuate due zone per la trivellazione

di Guido Picchetti

8 settembre 2010 - La società “ADX Energy lmt“, in merito ai lavori di trivellazione della sua piattaforma “Lambouka-1” (situata in acque territoriali tunisine a 13 miglia a NO da Pantelleria), ha annunciato ieri di aver felicemente concluso le sue operazioni di ricerca dopo aver raggiunto la profondità totale di 2786 metri.

Attualmente è in corso l’analisi dei risultati raggiunti da questa prima fase dei lavori della “Lambouka-1″, che hanno permesso di confermare la presenza nel fondale sottostante di almeno due zone idonee allo sfruttamento. Ma le caratteristiche rilevate sono risultate alquanto diverse da quelle riscontrate in altre aree limitrofe, e tali da richiedere una attenta valutazione da parte delle cinque società petrolifere coinvolte in questa operazione appena conclusasi.

Della joint-venture responsabile dei lavori della “Lambouka-1″ fanno parte la “ADX” per il 30%, ma anche la “Gulfsands Petroleum Plc” per 30%, la “Carnavale Resources Lmt” per il 20% , e infine la “XState Resources Ltd”, e la “Pharm Aus Lmt”, per il 10% ciascuna. Sta ad esse ogni decisione futura sul destino del sito su cui ha operato la piattaforma al largo di Pantelleria.

Dal canto suo l’ADX proseguirà nell’interpretazione dei dati raccolti dalla “Lambouka-1″ confrontandoli con i dati sismici in precedenza ottenuti per arrivare a stabilire, con la maggiore precisione possibile, il reale potenziale del sito.

Per leggere il rapporto completo (in lingua inglese) cliccate qui. (Oppure leggetelo nell' Eco di Stampa che segue, ndr).

http://trapani.blogsicilia.it/pantelleria-individuate-due-zonee-adatte-alla-trivellazione/1449
Notizie simili su
 "HERCOLE IT", su " SICILIA INFORMAZIONI", e su "LA SICILIA WEB" dell'8/09/10; e su "TRAPANI OK IT" del 9/09/10


Dal sito web della "AUDAX COM" del 7/09/10

7th September 2010

Lambouka‐1 Well – Results Update

ADX Energy is pleased to announce hydrocarbon bearing zones have been discovered in the Lambouka–1 well. Drilling and wire line logging operations on the well have now been concluded, having reached a total measured depth of 2,786 meters.

Analysis of the final suite of wire line logs has supported earlier results from logging while drilling, and at least two hydrocarbon bearing zones are present in the Abiod Formation – the primary objective for the Lambouka – 1 well. The nature of the ydrocarbons is likely to be comprised of gas and possibly condensate in the lower interval based on the hydrocarbon shows recorded from the cuttings while drilling and gas chromatography. Due to technical reasons the gas shows were not as strong as encountered in the same Abiod interval in the nearby Dougga‐1 discovery, however no carbon dioxide (CO2) was detected while drilling the Abiod Formation unlike in the Dougga‐1 discovery.

A net pay of approximately 23 metres is interpreted within the two reservoir units. This compares favourably to the nearby Dougga discovery which is interpreted to have a net pay of 14 meters in the Abiod and an assessed mean resource of 74 MMBOE (million barrels of oil equivalent). Interpretation of 3D seismic suggests there is up dip potential from the crest of the structure to the Lambouka‐1 well location of approximately 250 meters. In addition, based on wire line interpretation, the first interpreted water bearing reservoir was encountered approximately 230 metres below the upper hydrocarbon zone. Specialist wire line logs and drilling data indicate that the Abiod limestone formations at Lambouka–1 are extensively fractured which is a positive factor for reservoir productivity.

As a result of ongoing drilling fluid losses and increasing well bore deterioration it has not been possible to safely recover fluid samples or pressure data from the Abiod formation. Ongoing operations in the existing well bore have become increasingly difficult and the productivity of the reservoir from this well bore is very likely to have been adversely effected by losses and use of lost circulation materials there by diminishing the ability to obtain representative flow rates from any drill stem test.

The joint venture is currently considering whether to suspend or plug and abandon the Lambouka‐1 well, with a decision on this matter likely to depend on an assessment of whether suspension and future re‐entry of this well would provide the best opportunity to minimise rig time and maximise reservoir information to be acquired from a drill stem test of the Abiod Formation. As described above, given that the Lambouka structure has further up dip potential from the Lambouka–1 location it is possible that a future bore hole trajectory for the lower section of the well could also test the up dip potential of the structure together with the porous sandstones encountered in the lower part of the well that are interpreted to be in closure at an up dip location.

The results described in this announcement are preliminary in nature. ADX will continue to interpret the data obtained from the Lambouka‐1 well in conjunction with seismic data and provide further assessments of the potential of the Lambouka discovery.

Participants in the Lambouka‐1 well are as follows (note 1);

ADX (note 2) 30% Operator
Gulfsands Petroleum Plc 30%
Carnavale Resources Ltd 20%
XState Resources Ltd (note 3) 10%
PharmAust Limited 10%

Notes:
1. The respective interests in the Lambouka Prospect area in the Kerkouane Permit and the Pantelleria Licence are based on the completion of all farmin obligations.
2. ADX’ interest is held via wholly owned subsidiary Alpine Oil & Gas Pty Ltd and pending completion of the farmin obligation, Alpine will continue to hold 100% of the Pantelleria Licence.
3. XState Resources Limited interest is held via wholly owned subsidiary Bombora Energy Limited.

http://www.audax.com.au/documents/Lambouka-1%20Well%20Results%207%20Sept%202010.pdf


Da "IL PANTECO" - Settembre 2010

COPERTINA

In barba agli inguaribili ottimisti la piattaforma petrolifera c’è “notte e di”
come confermano le foto del nostro lettore Francesco Mauri

      

http://www.ilpanteco.it/wordpress/?page_id=798
NB - "IL PANTECO" non viene regolarmente pubblicato in versione cartacea per motivi economici, ma sono sempre consultabili i vari numeri mensilmente editi all'indirizzo web http://www.ilpanteco.it .

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ECONOMIA

Lo sfogo agostano di un “pantesco” d’adozione che riguarda anche l’economia dell’isola

di Guido Picchetti

Come volevasi dimostrare... L’appello accorato di Franco Tassi in favore dell’isola dimenticata di Pantelleria, benchè ripreso da numerosi siti web di informazione regionale e di tutela ambientale (”Consorzio AetneaNet”, “Blitz Quotidiano”, “Sat Sicilia Com”, “Villaggio Globale”, “Trapani Blog Sicilia”, “Trapani Notizie”, “Siciliano It”, etc. ), e riportato su molte bacheche di Facebook interessate alle minacce che incombono sulle acque dello Stretto di Sicilia (”No Triv”, “Stoppa la piattaforma”, “Si al Parco delle Egadi - No alle Piattaforme”, etc.), a due giorni dalla sua pubblicazione possiamo dire, senza tema di smentita, che è stato accolto qui sull’isola in un silenzio assordante !!!!

Certo, sarà il periodo di ferie agostane che distrae tutti da certi problemi, e anche, in particolare, quanti di certe cose dovrebbero istituzionalmente sempre occuparsi a livello locale e non solo… Ma cosa pensare se si viene a sapere, proprio da Facebook, che in una riunione a Sciacca di qualche giorno fa (riunione nella quale i sindaci dell’agrigentino, coordinati dall’Assessore Regionale all’Ambiente Di Mauro, hanno costituito un comitato per difendere i loro territori dalle minacciate intrusioni delle compagnie petrolifere...), l’Assessore all’Ambiente del Comune di Pantelleria è riuscito solo a dire che “la natura vulcanica della nostra isola rappresenta un rischio per le trivellazioni” !!! Non una parola di più, e questo di fronte al TGR della RAI…

L’Area Marina Protetta, il Parco Nazionale dell’Isola di Pantelleria, le trivellazioni petrolifere in corso a poche miglia dalle coste dell’isola, le concessioni già da tempo rilasciate a totale insaputa della popolazione isolana: sono tutte cose di un altro mondo, e di cui è inutile parlare a Pantelleria… Isola dimenticata, ma beata, nella sua totale “ignoranza”... Basta che, a riprova dell’affluenza turistica (solo agostana...) ci sia abbastanza confusione e difficoltà di parcheggi, con migliaia di auto in affitto in giro per l’isola, con i negozi scomodi e affollati, e con tante imbarcazioni a pieno carico per mare... Il resto non conta...

E ben venga allora la natura vulcanica dell’isola, sebbene la sola natura non basta... Vivendo ormai stabilmente sull’isola non me l’auguro certo, ma forse solo un terremoto (non tanto forte, ma quel tanto che basta...) riuscirà a smuovere chi si è seduto su certe poltrone, e a tutto pensa (si fa per dire...) fuorchè al futuro di quest’isola e dei suoi figli...

http://www.ilpanteco.it/wordpress/?page_id=28

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AMBIENTE

Lampedusa, la bella dormiente

di Guido Picchetti

Ci voleva la Libia per svegliare Lampedusa dal suo torpore su certi argomenti ! Non è la prima volta che accade... e forse non sarà l’ultima... Qui a seguire il comunicato stampa diramato il 26/07/2010 dall’ufficio stampa del Comune di Lampedusa e Linosa.

Trivellazioni tra la Libia e Lampedusa: Busetta, si evitino disastri come nel Golfo del Messico

“L’amministrazione comunale di Lampedusa e Linosa esprime preoccupazione per le trivellazioni che possono avere conseguenze sul difficilissimo e fragile ecosistema del Mediterraneo. Pur comprendendo le esigenze della ricerca di idrocarburi per un mondo che ha bisogno di sempre maggiore energia, ci auguriamo che tali trivellazioni vengano sottoposte a controlli internazionali”. E’ quanto afferma l’assessore alla programmazione, allo sviluppo economico al turismo spettacolo, sport e grandi eventi del comune di Lampedusa Pietro Busetta in merito alla notizia che a poche centinaia di chilometri dalle coste della Sicilia, di Lampedusa e di Pantelleria, inizieranno ricerche di petrolio. A trivellare sarà la British Petroleum, la compagnia responsabile della “marea nera” che sta devastando il Golfo del Messico.

“Lampedusa, sentinella del mare profondo ed avamposto europeo, - prosegue Busetta - si augura che tali autorizzazioni del governo libico siano sottoposte a forme di controllo molto attente che evitino di ripetere nel Mediterraneo il disastro recente del Golfo del Messico e si candida come sede euro-mediterranea per un incontro nel prossimo mese di ottobre per fare il punto sulle trivellazioni, sui rigassificatori e sulle azioni di controllo per una gestione attenta delle strade del petrolio”.

Ma Il comune di Lampedusa, “sentinella del mare profondo e avamposto europeo” (sono le parole testuali dell’assessore Busetta...), non si è ancora accorto che già da tempo sono depositate presso il Ministero dello Sviluppo Economico tutta una serie di domande di prospezioni petrolifere proprio in prossimità della costa della sua isola, e ciò nonostante l’area marina protetta già da alcuni anni istituita ? O crede che basta raccomandarsi al Signore, e augurarsi che certi incidenti non accadano ? Eppure sono mesi che la gente dei comuni siciliani rivieraschi, affacciati sulle acque dello Stretto di Sicilia e delle altre isole dallo stesso mare bagnate, cerca di fare sentire la loro voce contro le trivellazioni che incombono numerosissime su questo braccio di mare...

L’assessore Busetta sarebbe meglio che desse anche lui un’occhiata alla mappa qui unita, estratta dalla Carta dei Titoli Minerari del Ministero dello Sviluppo Economico aggiornata a Giugno 2010. In essa sono riportate in giallo, insieme alle tante aree interessate dalle richieste di prospezioni petrolifere lungo la costa occidentale della Sicilia, anche quelle che riguardano proprio l’isola di Lampedusa... Ed è la stessa mappa nella quale sono anche riportate le aree intorno a Pantelleria, dove sono state già autorizzate le trivellazioni, sia a fine di ricerca (colorate in verde) che a fine di sfruttamento (colorate in blu)...

Cosa occorre ancora per promuovere un’azione comune da parte di tutti gli esponenti in carica delle comunità direttamente coinvolte, anzichè disperdere in mille rivoli una sacrosanta protesta, facendo perdere ad essa ogni efficacia ? Sono minacce, ricordiamolo, che non interessano solo le acque territoriali italiane, ma quelle di tutto il Mediterraneo, e di tutti i Paesi che sul “Mare Nostrum” si affacciano...

http://www.ilpanteco.it/wordpress/?page_id=31


Da "CATANIA BLOG SICILIA" DEL 5/09/10

Lombardo: “Stop alla grande distribuzione e alle trivellazioni”

di Walter Giannò

Il 28 giugno scorso pubblicammo su BlogSicilia questo post dal titolo: “Centri commerciali in Sicilia a go go, un rischio per l’economia“. Ebbene, la giunta regionale ha emanato oggi un atto di indirizzo per bloccare la proliferazione dei mega spazi in tutta l’isola.

A tal proposito, sul blog del governatore Lombardo si legge: “Abbiamo detto stop alla proliferazione della grande distribuzione che ha ormai colonizzato la Sicilia. Ci sono ancora oggi un sacco di altre richieste di insediamento ma questo distrugge la produzione agricola e alimentare, quella artigianale, il commercio e anche la piccola produzione industriale.

La grande distribuzione non si approvvigiona sul territorio ma laddove gli conviene di più massacrando, oltre i produttori agricoli, artigianali ecc, anche i consumatori che comprano a prezzi alti visto che i grandi gruppi industriali riescono a imporre i prezzi quasi in regime di monopolio. Allora basta con la grande distribuzione e a quella che c’è già chiediamo il coraggio di evitare ogni azione portata ad ignorare ed a prendere per il collo e a sgozzare quasi i nostri produttori locali”.

Ma c’è dell’altro. Su BlogSicilia quasi quotidianamente informiamo sulla situazione delle trivellazioni nel Canale di Sicilia, grazie ai post di Guido Picchetti. Anche in questo ambito ci sono delle novità. Sempre dal post del blog di Lombardo:

“Abbiamo detto basta anche alle trivellazioni nei nostri mari. Un tema nel quale occorre cura, attenzione e un rigore estremo. Ci sono grandi gruppi che richiedono le autorizzazioni, certo, hanno referenti, dipendenti, uomini politici ben disposti ad ascoltarli. Ma vengono a prendere il petrolio da noi, e cosa ci danno? Due lire. Lo raffinano e a noi la benzina costa più cara che non nella Valle d’Aosta, dove costa la metà, ma anche nel Lazio o quant’altro. E noi per quattro posti di lavoro dobbiamo inghiottire veleno?

Ma quello che mi preoccupa però ancora di più è che non si diano autorizzazioni a perforare il mare. E se ci sono buoni rapporti con la Libia, non servano solo per le parate militari, si facciano valere questi buoni rapporti, non tanto per dare addosso ai poveri emigrati che cercano lavoro, ma anche perché nelle acque territoriali di quei paesi, nel mare mediterraneo, non si perfori. Perché se qua, in mare chiuso, succedesse un disastro come quello del golfo del Messico, il petrolio rimarrebbe ad avvelenare per milioni di anni uno dei mari più belli e la sua flora e la fauna, che per un’isola come la Sicilia è la vita.

Niente trivellazioni quindi e un intervento forte perché il governo ottenga che il petrolio lo si vada a cercare dovunque ma non in quello che è il cosiddetto mare nostro”.

http://catania.blogsicilia.it/2010/09/lombardo-stop-alla-grande-distribuzione-e-alle-trivellazioni/


Da "TRAPANI BLOG SICILIA" del 4/09/10

Trivellazioni, concessioni in via di scadenza… o forse no

di Guido Picchetti

Mentre a 13 miglia di distanza da Pantelleria, in acque tunisine, la piattaforma “Lambouka-1“, continua ad operare tempo permettendo, e domani sapremo dal prossimo report n° 9 la nuova profondità raggiunta, alla fine di questo mese di Settembre perderà ogni validità una delle due concessioni a NO dell’isola che la società australiana ADX detiene nelle acque territoriali italiane limitrofe in compartecipazione con altre compagnie petrolifere.

L’altra concessione prossima a Pantelleria è immediatamente sotto la prima. Fu rilasciata a suo tempo alla “Northern Petroleum” e quindi passata come titolarietà all’ “AUDAX-ENERGY”, oggi “ADX”. Ma si trova già dal 17/11/2008 “in stato di sospensione temporale”. In altre parole non è valida, salvo un provvedimento che ne autorizzi nuovamente la ripresa dell’attività: questo è quanto viene fuori da un’attenta lettura delle carte delle risorse minerarie del Ministero dello Sviluppo Economico.

Sono certamente buone notizie. Infatti, il decreto ministeriale che conferì alla Società Northern Petroleum il permesso di ricerca “C.R147.NP”, poche miglia a nord di Pantelleria, interessando un’area di ben 637 kmq, fu emanato in data 30 settembre 2004. E all’art. 1 dello stesso decreto è scritto chiaramente che la sua validità è stabilità in sei anni dalla data di emissione. Dal 1 Ottobre p.v. pertanto non dovrebbero più esserci pericoli di altre attività di prospezioni e di ricerca in questa vasta area marina che arriva a NO di Pantelleria fino al limite delle acque territoriali italiane.

Ma sarà proprio così, o dal Ministero delle Attività produttive e dello Sviluppo Economico, che proprio la prossima settimana dovrebbe vedere, dopo l’interim di Berlusconi, il suo nuovo ministro in carica, verrà concessa una proroga alle trivellazioni sospese o in scadenza, come purtroppo in questi casi spesso accade ? E chi impedirà all’Agip di rimettere in attività la sua vecchia piattaforma “Zibibbo” a SO di Pantelleria, essendo di fatto già titolare di una concessione di sfruttamento, o meglio di “coltivazione” come si dice in gergo ministeriale ?

C’è da sperare solo che, dopo la forte opposizione manifestata contro le trivellazioni nello Stretto di Sicilia da più parti e anche sull’isola più direttamente coinvolta, queste proroghe ed eventuali istanze di ripresa di attività, anche se già richieste in tempo utile (come purtroppo temo che sia), non vengano concesse da chi di dovere…

E che per coerenza venga anche revocata e dichiarata nulla quella sorprendente nota inviata dal Ministero dell’Ambiente e Tutela del territorio in data 13 settembre 2004 alle società petrolifere interessate (pochi giorni prima della data del decreto ministeriale autorizzativo del 30/9/04 che la cita nei suoi presupposti…). Una norma con la quale si comunicava che, nell’area per cui veniva rilasciata la concessione in questione, le attività di prospezione geofisiche previste potevano essere escluse dalla valutazione di impatto ambientale, mentre sarebbero state assoggettate a procedura di VIA unicamente le perforazioni dei pozzi esplorativi!

approfondimenti:
Il testo dei due decreti ministeriali del 30 settembre 2004 che conferiscono i permessi di ricerca intorno a Pantelleria (da pag.31 a pag. 36)

Commenti su "TRAPANI BLOG SICILIA"  in calce all'articolo
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Mario Di Giovanna scrive il 6/09/10:
Caro Guido, mi dispiace informarti che la concessione è stata prorogata nel 2008 con una formula ad libitum, che non pone limiti temporali al decorrere della stessa... So che sembra impossibile, ma in Italia può accadere anche questo...
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Guido Picchetti scrive il 6/09/10:
Che dirti ? Non mi meraviglia più di tanto, a parte l' "ad libitum", e anche il fatto che su certi documenti ministeriali più recenti da me consultati, aggiornati al 31 Marzo 2009, nell'elenco dei permessi di ricerca accordati per il sottofondo marino (zone C e G relative allo Stretto di Sicilia), quello contraddistinto dalla sigla C.R.147.NP rilasciato il 30/9/2004 alla Northern Petroleum Limited viene indicato in scadenza il 30/9/2010 senza nessun accenno a proroghe concesse o richieste...

http://trapani.blogsicilia.it/2010/09/trivellazioni-concessioni-in-via-di-scadenza-o-forse-no/


Dalla Bacheca su FB di Guido Picchetti del 4/09/10
 

Il video con la piattaforma "Lambouka-1" all'orizzonte, vista
da Pantelleria

(postato da Carole Bernardo - per vederlo clicca qui sull'immagine)

Notte di S. Lorenzo. Sto bene, finchè non guardo l'orizzonte dalla mia finestra, e vedo, rivedo la luce rossa. E' la piattaforma. Proprio davanti casa me la dovevano piazzare? Prendo telecamera e filmo. Purtroppo finita memoria. Presto altra istantanea.

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Post su FB di Elena Comana del 14/08/10
Che piattaforma scusa? Mica avranno messo una piattaforma permanente petrolifera di fronte a casa tua?
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Post di Carole Bernardo del 22/08/10
A 20 km !
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Post di Carole Bernardo del 3/09/10
Cavoli ! Si vede la piattaforma da casa mia a Kazen! Interessante! E' lei o non è lei? Può essere mai che si vede ad occhio nudo? E' forse in avvicinamento?
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Post su FB di Linda Mon
del 3/09/10
Forse una nave? Sembra avere una ciminiera.
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Post di Teresa Leone
del 4/09/10
Cazzarola... trivellano sul serio! Quello non è il profilo di una nave...
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Post di Guido Picchetti
del 4/09/10
E' un bel pò che ne parliamo, ma si vede che il passaparola, che pure regna sovrano sull'isola, su questo argomento non funziona troppo... E ancora sono tanti che su questo argomento sono all'oscuro.... Quella che s'intravvede nel video all'orizzonte è la piattaforma "Lambouka-1" della società petrolifera australiana "ADX" che dal 1 Agosto u.s. sta trivellando il fondale a 13 miglia da Pantelleria, in acque tunisine, appena un miglio fuori delle acque territoriali italiane, e che la settimana scorsa ha raggiunto la bella profondità di 2785 metri... Cos'altro dire ? Auguri a tutti noi...
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Post di Carole Bernardo
del 4/09/10
Se devo dire la verità, mi sento che non ci sta nulla da fare. Il petrolio vince, siamo suoi schiavi, e non penso si possa fare nulla contro le 7 sorelle. Praticamente mi sono arresa. E' triste ammetterlo, ma voglio essere sincera.
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Post di Linda Mon
del 4/09/10
Caspita, spero di tornare a Pantelleria come me la ricordo.
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Post su FB di Teresa Leone del 4/09/10

Carole, il mondo è schiavo del petrolio, ma l'isola ancora di più...

http://www.facebook.com/video/video.php?v=1502307672237&comments=  


Da "LA REPUBBLICA IT" del 2/09/10


LOUISIANA

Esplode piattaforma petrolifera. Chiazza di greggio
nel Golfo del Messico

L'incidente 80 miglia a sud di Vermilion Bay. Dopo il disastro della Bp, è il secondo incidente nell'area.
Fiamme e fumo sulla zona, preoccupazione per i danni ambientali.
La Guardia Costiera: "Il pozzo non era attivo", ma poi rileva una fuoriuscita in mare. Soccorsi 13 lavoratori, uno ferito

di Angelo Aquaro

WASHINGTON - Paura nel Golfo del Messico: un'altra piattaforma petrolifera è esplosa e adesso brucia al largo di Vermilion Bay. Tredici persone sono finite in acqua: nessuno può ancora dire in che condizioni si trovino. C'è almeno un ferito, secondo il sito della rete locale Wafb è stato trasportato al Terrebonne General Medical Center a Houma, in Louisiana. I dispersi sarebbero stati localizzati e tratti in salvo. E nell'acqua si comincia a osservare una chiazza di petrolio, una scia di greggio di quasi 2 chilometri. Contro tutte le rassicurazioni iniziali - confermate dalla Casa Bianca - sul fatto che le operazioni di trivellazione non andassero in profondità.

Quattro mesi dopo il disastro della DeepWater Horizon, 20 aprile, 11 morti, la più grande tragedia ambientale d'America, l'incubo della macchia nera che soltanto poche settimane fa è scomparsa si riaffaccia drammaticamente. Al momento dell'esplosione, intorno alle 9 americane, la piattaforma Vermilion Oil 380 non stava lavorando petrolio. "Dai primi rilevamenti non risultano perdite", ha comunicato in un primo momento la Mariner Energy, proprietaria del pozzo. Ma il precedente di Bp consiglia prudenza. Bill Colclough della Guardia Costiera cerca di mantenere la calma: assicurare che i soccorsi sono già in azione. Ma non si riesce a capire neppure che cosa sia successo davvero.

Un altro disastro nelle acque della Louisiana dove il presidente Barack Obama era sbarcato domenica scorsa per celebrare i cinque anni dalla tragedia di Katrina e assicurare la popolazione che un'altra vergogna come l'esplosione nel Golfo, che ha piegato ancora una volta questa terra, non si sarebbe ripetuta più. Spiega Gene Beck della Texas A&M University che probabilmente la piattaforma sarebbe esplosa per una fuga di gas: si tratterebbe di una struttura che era al lavoro su un pozzo già funzionante. Le nuove trivellazioni sono state sospese dalla moratoria contestatissima - alcuni stati come la Lousiana spingono per la cancellazione per far ripartire l'occupazione - che Barack Obama ha imposto nell'attesa che le cause del disastro della DeepWater Horizon vengano definitivamente accertate. Ma i lavori naturalmente continuano sulle piattaforme già in funzione.

"Non si tratta di una piattaforma che trivellava in profondità", dice il portavoce Robert Gibbs nella prima dichiarazione della Casa Bianca, quasi a sfatare il fantasma della Deepwater Horizon che riaffiora. Ma l'imbarazzo e la preoccupazione per il nuovo, clamoroso incidente è palpabile.

Gli elicotteri sono stati spediti sul posto dell'esplosione. L'equipaggio sulla piattaforma sarebbe ok ma la struttura è ancora in fiamme. L'incubo del Golfo sembra davvero senza fine. La Bp nei giorni scorsi ha dovuto rimandare la chiusura definitiva di quel pozzo maledetto per le condizioni meteo: gli uragani che stanno sferzando gli Usa non si erano mai visti così forti come in questa stagione. L'allarme continuerà fino a metà ottobre. Ma adesso è questa esplosione misteriosa a fare ancora paura.

http://www.repubblica.it/esteri/2010/09/02/news/golfo_del_messico_esplode_un_altra_piattaforma-6713145/?ref=HREA-1


Comunicato stampa della Federazione Italiana Pro Natura del 2/09/10

 Le perforazioni nel Canale di Sicilia minacciano l’istituzione
di un Santuario Marino previsto dal 2007

 

Che fine ha fatto l’accordo firmato il 20 novembre 2007 a Tunisi, dall’allora Ministro all’Ambiente, che prevedeva l’istituzione di un Santuario marino nel Canale di Sicilia e che avrebbe posto finalmente sotto tutela una delle aree marine più importanti del Mediterraneo ?

Questo accordo seguiva quello firmato tra l’Italia e Malta; il passo successivo sarebbe dovuto essere la firma dell’accordo trilaterale tra Malta, l’Italia e la Tunisia. Da quanto possiamo vedere, le cose non hanno seguito l’iter programmato e l’accordo trilaterale per istituire in questo lembo di Mediterraneo un’area marina protetta è rimasta solo una speranza di tutti coloro che hanno a cuore il futuro di una preziosa zona di Mediterraneo.

Eppure la legge 222 del 29 novembre 2007 concedeva al Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare un contributo straordinario di 20 milioni di euro per l'attuazione di programmi di intervento per le aree protette e per la difesa del mare nonché per la tutela della biodiversità nel Canale di Sicilia.

E' inaccettabile che a tre anni di distanza da quando quei fondi vennero destinati con il preciso obiettivo di istituire tre aree marine protette nel Canale di Sicilia, finalizzate alla tutela della biodiversità, tra queste anche quella di Pantelleria, non sia ancora stato chiuso l’iter. Non solo, per quanto attiene il protocollo internazionale con Malta e la Tunisia, non si conoscono neppure gli elementi conclusivi che definiscono detto trattato internazionale. Negli ultimi tempi, al contrario, le cose hanno preso una piega diametralmente opposta e l’area anziché diventare un santuario a difesa della biodiversità mediterranea sta diventando una nuova eldorado nelle speranze di discusse società di perforazione e di estrazione petrolifera.

Dopo la drammatica esperienza di quanto accaduto nel Golfo del Messico cosa accadrebbe di intere economie qualora si verificassero incidenti anche di più lieve entità? Economie che potrebbero basare il proprio volano di sviluppo proprio sulle straordinarie ricchezze ambientali storiche e paesaggistiche di cui dispongono sarebbero completamente spazzate via. Non si dimentichi, inoltre, che l’intera area ha una sua fragilità intrinseca che le deriva dalla sua natura geologica vulcanica e dalla attività sismica e ciò aumenterebbe l’ineludibile rischio di incidenti che l’attività di estrazione e trasporto petrolifero comportano.

Ci rivolgiamo pertanto agli organi competenti, in primo luogo al Ministro dell’Ambiente, On. Stefania Prestigiacomo, alla Regione Siciliana affinché verifichino la rispondenza alle normative vigenti da parte delle imprese di perforazione che stanno operando nell’area e che, per un principio di precauzione, sospendano le tutte attività al momento in corso. Auspichiamo altresì che venga istituita l’Area Marina Protetta a Pantelleria, quindi riavviato quel grande progetto tendente a rendere l’intera area del Canale di Sicilia un Santuario di protezione e di conservazione della biodiversità.

http://www.facebook.com/notes.php?id=1063270409&notes_tab=app_2347471856#!/note.php?note_id=155862917758865

Stessa notizia su "CATANIA POLITICA" e su "TRAPANI BLOG SICILIA" del 3/09/10


Da "IL RESPIRO" del 2/09/10

No trivella day a Pantelleria: personaggi noti a sostegno
di Legambiente e altre associazioni
E le istituzioni?! Risposte fiacche e ridicole

di Giancarlo Argentieri

Si sono dati appuntamento in molti, con motoscafi, barchette e gommoni, per protestare contro il progetto (già in parte avviato) di impiantare 20 trivelle petrolifere nel mare siciliano di Pantelleria. Vedi i disastri nel Golfo del Messico.

Fiacchi i commenti del Ministro Prestigiacomo, fotografata (e ritoccata) al mare dai settimanali rosa: oggi sul Corriere della Sera promette che ne parlerà con i "colleghi d'Europa".

Quali colleghi? I ministri dell'Ambiente europei si occupano di ambiente!

http://www.ilrespiro.eu/emergenze/1059-no-trivella-day-a-pantelleria-personaggi-noti-a-sostegno-di-legambiente-e-altre-associazioni/


Da "TRAPANI BLOG SICILIA" del 1/09/10

Neanche a Greenpeace importano le trivellazioni nel Mediterraneo

di Guido Picchetti

La piattaforma Lambouka-1 situata a 13 mg da Pantelleria raggiunge i 2785 metri di profondità. Lo conferma l'ultimo report emesso ieri dalla compagnia "Audax Energy lmt" che, in associazione con altre quattro compagnie petrolifere, sta trivellando il fondale al limite delle acque territoriali italiane per raggiungere la sacca di petrolio già individuata da tempo, sacca che, partendo dalle acque tunisine, prosegue in direzione sud-est per arrivare fino a poche miglia di distanza da Pantelleria.

Quello che è davvero sconsolante, è che, mentre nell'Artico, notizia di stamani, Grean Peace con i suoi suoi attivisti sta cercando di bloccare la piattaforma petrolifera "Stena Don" situata nelle gelide acque al largo della Groenlandia, per evitare che possa scattare in quell'area una nuova corsa all'oro nero capace di mettere a rischio quell'ecosistema e il clima globale che da esso dipende (parole testuali nel comunicato di Grean Peace, ndr), qui da noi di ciò che avviene nel Mediterraneo culla delle civiltà occidentali, le cui acque bagnano non so quante nazioni civili, importa poco o nulla...

D'altronde cos'è il Mediterraneo ? Al confronto con l'Artico è solo un piccolo lago, e la minaccia concreta che incombe sempre più sullo Stretto di Sicilia sembra interessare davvero pochi... Eppure basta guardare una carta geografica per capire meglio cos'è lo Stretto di Sicilia per il Mediterraneo: un braccio di mare di fondamentale importanza. Qui le correnti, quelle che sfiorano l'isola di Pantelleria sui suoi versanti principali, portano allo scambio permanente delle acque tra i due grandi bacini in cui si divide il Mediterraneo, quello orientale e quello occidentale. Ed è qui intorno a Pantelleria, dove adesso sta operando la "Lambouka-1" che si colgono premonitori tutti i segnali dei cambiamenti, in bene e in male, che di lì a poco si verificheranno in progressione lungo le altre coste del "Mare Nostrum". Basti citare come esempio l'invasione delle meduse "Pelagia noctiluca", che, notata ai suoi inizi quattro o cinque anni fa a Pantelleria durante il periodo invernale, si è poi progressivamente estesa fino a raggiungere le coste mediterranee francesi e spagnole ...

Attualmente gli attivisti di "No Triv" solo sulla costa siciliana dello Stretto di Sicilia si stanno danno molto da fare per combattere quelle che sono (per fortuna...) delle richieste di prospezioni petrolifere ancora da valutare e confermare. Qui intorno a Pantelleria, invece, le concessioni sono già state date da tempo, e pare proprio (No Trivella Day a parte...) che a nessuno ciò interessi più di tanto… Ma chi le ha rilasciate queste concessioni? Possibile che non si possa sapere ? E quando sono state concesse ? E ancora, chi a livello regionale, provinciale e comunale è stato a suo tempo informato delle richieste pervenute e ha lasciato che, senza esprimere alcun parere contrario (certamente richiesto agli esponenti istituzionali locali come prevede la legge...), fossero autorizzate le prospezioni petrolifere intorno all'isola di Pantelleria ? Sarebbe giusto che chi si è così comportato, specie se in buona fede (ma è difficile crederlo…), se ne assumesse le responsabilità. E sono responsabilità chiare, che non dovrebbe esser difficile poter accertare se davvero si volesse, e che forse permetterebbero di capire come mai l’istituzione dell’AMP di Pantelleria non è andata avanti, al contrario delle concessioni alle prospezioni petrolifere regolarmente (si fa per dire...) rilasciate. Sono scelte che qualcuno deve pur aver fatto o quanto meno favorito, per quale ragione poco importa, ma se vogliano un domani arrivare a dare un voto consapevole per eleggere chi deve rappresentarci secondo le idee che abbiamo, è necessario che chi ha fatto certe scelte lo dica chiaramente o che venga portato allo scoperto.

http://trapani.blogsicilia.it/2010/09/neanche-a-greenpeace-interessano-le-trivellazioni-nel-mediterraneo/

Post su FB relativi all'articolo in questione
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Post di Peppe D'Aietti su FB del 13/09/10

E' una cosa folle, Guido... hanno pure trovato il petrolio, adesso chi li ferma più! Ma i pozzi sono in acque tunisine?
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Post di Guido Picchetti su FB del 13/09/10

Il pozzo si, un miglio fuori delle acque territoriali italiane che si estendono fino a 12 miglia da Pantelleria, ma la sacca di petrolio no... Questa infatti punta dal pozzo in direzione dell'isola arrivando sino a circa 6/7 miglia dalle nostre coste... E' quanto risulta dalle mappe della stessa società che ha effettuato le ricerche.


(copyright Guido Picchetti) 

Questa pagina è stata aggiornata il 01/01/11 .