
Da una "NOTA"
sulla mia pagina su FB del 26/09/10
I risultati delle trivellazioni
petrolifere dell'ADX nello Stretto di Sicilia
e i programmi operativi previsti per il 2011
di Guido Picchetti
L'ultimo
report dell'ADX Energy Limited, pubblicato in inglese pochi
giorni fa sul suo sito web, riporta le prime stime sulle
potenziali risorse in prodotti petroliferi offerte dai due campi
(Lambouka e Dougga) su cui la società australiana ha effettuato
nei mesi scorsi le trivellazioni esplorative nello Stretto di
Sicilia, appena fuori delle acque territoriali italiane. A
seguito dei positivi risultati ottenuti l'ADX prevede, a partire
dal 2011, di unire le risorse dei due campi in un 'unica
ulteriore operazione di esplorazione e di successivo
sfruttamento.
Nella mappa allegata sono evidenziate in rosso le
aree marine dello Stretto di Sicilia sulle quali già da tempo
all'ADX sono state rilasciate concessioni esplorative sia in
Tunisia (da Capo Bon fino al limite delle acque territoriali
tunisine) che in Italia (a nord e ad ovest di Pantelleria).
All'interno di tali aree sono evidenziate in giallo le due
sacche di prodotti petroliferi individuate nei campi di ricerca
Lambouka e Dougga. Come si può vedere dal grafico,allegato
(ricavato da un documento ufficiale dell'ADX), dai due punti
indicati (dove sono state rispettivamente effettuate le
trivellazioni esplorative), i giacimenti rinvenuti si estendono
per molte miglia in acque territoriali italiane in direzione
S-E, arrivando a 7 miglia circa dall'isola di Pantelleria.
Il testo completo del report dell'ADX in inglese all'url:
http://www.audax.com.au/documents/Lambouka-1%20Well%20Preliminary%20Resource%20Estimates.pdf
http://www.facebook.com/profile.php?id=1063270409#!/notes/guido-picchetti/i-risultati-delle-trivellazioni-petrolifere-delladx-nello-stretto-di-sicilia-e-i/162259327119224
Stessa notizia su "BLOG
SICILIA TRAPANI" del 27/09/10
______________________________
Post di Guido Picchetti su FB e su "BLOG SICILIA TRAPANI" del 27/09/10
UNA PROPOSTA INDECENTE.... Oggi le azioni dell'ADX sono quotate
in borsa al prezzo di $ 0.115. Tutto sommato, considerate le
prospettive e i programmi futuri dell'ADX, non converrebbe ad
alcune nostre istituzioni locali investire in azioni dell'ADX ?
Comunque vadano le cose in futuro, ci sarebbe pur sempre un
tornaconto... Se l'ADX riuscisse a realizzare i suoi programmi
futuri (come purtroppo temo...), le azioni dell'ADX saliranno
alle stelle, con vantaggi economici per gli investitori e, tanto
per intenderci, per le casse di Regione Sicilia, Provincia di
Trapani e Comune di Pantelleria... Se invece le operazioni dell'ADX
nello Stretto di Sicilia verranno stoppate, si potrà pur sempre
ritenere (e sostenere...) che proprio il nuovo assetto
societario dell'ADX, con la presenza delle istituzioni locali
italiane tra i soci, abbia contribuito e positivamente influito
sulla decisione di sospendere le operazioni nella zona del
Canale per non danneggiarne l'ambiente (sic!) ...


Da una "Nota" sulla mia pagina su FB del 23/09/10
Che fine ha fatto la mozione del Sen.
D'Alì ?
di Guido Picchetti
Per correttezza nei riguardi del Senatore D'Alì
riporto, sullo stesso argomento delle trivellazioni nello
Stretto di Sicilia, un suo intervento postato nella sua Bacheca
su Facebook il 27 Luglio u.s.. Peccato che, a due mesi di
distanza, di quella mozione cui si fa cenno non si è saputo più
niente...
MAREA NERA: D'ALI', BENE FRATTINI.
PRESENTATA ULTERIORE MOZIONE A SENATO
Roma, 26 lug - Bene Frattini. I nostri appelli
delle ultime settimane hanno trovato immediato riscontro
nell'azione del nostro governo e in particolare in quella del
nostro ministro degli Esteri. Una vera politica mediterranea non
può prescindere dal coinvolgimento di tutti gli stati
rivieraschi per la tutela del 'Mare Nostrum'. Abbiamo già
presentato un'ulteriore mozione all'attenzione dell'assemblea
del Senato perchè il governo si adoperi a negoziare forme di
cautela sulle trivellazioni esistenti e di blocco di nuove
iniziative a tutti Paesi, così come ha già fatto con
l'emanazione dei recenti decreti legislativi in materia
ambientale per le acque territoriali italiane''.
http://www.facebook.com/profile.php?id=1063270409#!/notes/guido-picchetti/che-fine-ha-fatto-la-mozione-del-sen-dali-/161364703875353


Dalla mia Bacheca su FB del 23/09/10
Ricerche petrolifere nel Canale di
Sicilia.
Un post su Facebook del senatore Antonio D'Alì
E' un post
che risale a sei mesi fa, ma che vale la pena ricordare,
pubblicato il 21 marzo alle ore 13.35 nell'area discussione del
suo sito su FB dal Senatore Antonio D'Alì.
Ricerche petrolifere nel Canale di
Sicilia. D'Alì (Pdl): “Da risposta a mia interrogazione si
confermano
forti preoccupazioni. E riguardano tutti i mari d'Italia”.
Trapani,
19 marzo 2010 – “La risposta fornita dal governo (attraverso
il sottosegretario Roberto Menia, ndr) in Commissione
Ambiente del Senato ad una mia interrogazione urgente sullo
svolgimento in atto di ricerche nei fondali in prossimità
delle Isole Egadi e dell'Isola di Pantelleria da parte della
Shell finalizzate al rinvenimento di eventuali giacimenti
petroliferi, nella compiutezza dei dati forniti, rafforza
perplessità e preoccupazioni ed impone immediate attività e
decisioni di contrasto”.
“Le ricerche, che nel Canale di Sicilia sono iniziate nel
mese di gennaio di quest'anno e termineranno entro marzo,
risultano autorizzate – riassume d’Alì – in numero di dieci
tra il 2006 ed il 2008 (quindi quasi tutte, tranne due, dal
Governo Prodi, ministro Pecoraro Scanio) ed ancora
superficiali, ma propedeutiche a richieste esplorative di
perforazione. Alcune attività di ricerca si sono svolte
addirittura con posa a mare di cavi ad una profondità di
quindici metri ed a meno di tre miglia dal confine della
Riserva delle Egadi, al largo di Marettimo, e ciò mi sembra
assolutamente intollerabile e in perfetto contrasto con
qualsiasi politica di conservazione dell'ambiente marino in
generale e di quello ad altissimo pregio, quale il nostro,
in particolare”.
“Solleciterò ulteriormente il Governo, che su questo punto
non mi ha risposto, ad esplicitare la sua intenzione di non
concedere ulteriori autorizzazioni di questo tipo, né –
aggiunge il presidente della commissione Ambiente –
tantomeno di esplorazioni che riguardino la possibilità di
materiale perforazione del fondale marino”.
“Ritengo indispensabile, anche nella amorfa acquiescenza
della Regione Siciliana, una mobilitazione generale delle
istituzioni e delle popolazioni locali a difesa, come già in
passato, delle nostre coste e del nostro "ORO BLU" che è uno
dei mari tra i più belli al mondo, che è l'immagine della
nostra storia e del nostro futuro, ed è già fonte di
ricchezza e sviluppo per moltissimi operatori turistici”.
“Infine – conclude d’Alì – ritengo di dover sollevare il
problema nella sua rilevanza nazionale, poiché la nota di
tutte le autorizzazioni rilasciate nel tempo, con parere
favorevole del Ministero dell'ambiente e silenzio delle
regioni interessate, include molte altre località marine di
elevato pregio ambientale (vedi ad es. Mare Puglia che
significa prossimità alle Isole Tremiti) e quindi impone una
valutazione complessiva e di fondo dell'eventuale impatto di
nuove perforazione sull'intero ecosistema del Mar
Mediterraneo, già oggi il mare a più elevata presenza di
residui di idrocarburi del pianeta.
http://www.facebook.com/profile.php?id=1063270409#!/profile.php?id=1063270409


Da "MARSALA IT" del 21/09/10
Sparisce la piattaforma al largo di
Pantelleria.
Arrivano adesso le trivelle?
Non si è svolta più la manifestazione di
protesta, che sarebbe dovuta partire da Pantelleria il 20
Settembre prossimo e che avrebbe visto protagonisti Greenpeace,
il navigatore Giovanni Soldini e tutta la comunità pantesca con
l'appoggio dei comuni siciliani che si affacciano nel Canale di
Sicilia. La piattaforma Lambouka-1 della AdxEnergy lmtm è
sparita dall'orizzonte pantesco trainata da una motonave.
Peccato. Era stata anche scritta una lettera da consegnare ai
responsabili della piattaforma: «Noi, in rappresentanza dei
cittadini siciliani vi comunichiamo che non siete i benvenuti
nel Canale di Sicilia come in tutto il Mediterraneo. Vi
confermiamo che ci opporremo in ogni modo alle vostre attività
che mettono in pericolo la nostra idea di futuro. Vi intimiamo
di lasciare in pace il nostro mare che merita rispetto. Noi
abbiamo consapevolezza della crisi ambientale del nostro mare.
Noi sappiamo che questo mare ha bisogno di protezione per
tornare ricco di vita e fonte di reddito per le attività di
pesca. Noi sappiamo che voi non siete certo la soluzione ma un
problema aggiuntivo, la negazione definitiva di ogni ipotesi
che, puntando sul rispetto dei valori ambientali e delle
bellezze paesaggistiche, miri ad un sostenibile sviluppo delle
attività economiche -compreso il turismo- nei nostri territori.
Noi crediamo che questo mare deve essere difeso. Anche da voi.
Andatevene!».
L'Adx ha trivellato dal 2 agosto scorso, proprio a circa 13
miglia a largo di Pantelleria, laddove era prevista la nascita
di un santuario marino per i cetacei del Canale di Sicilia in
base ad un accordo stipulato 3 anni fa tra Italia e Malta. Il
timore adesso è che, dopo la piattaforma di ricerca, arrivino le
trivellatrici. La società Adx ha infatti confermato la presenza
di almeno due zone idonee allo sfruttamento petrolifero. Le
caratteristiche rilevate però sono risultate diverse da quelle
riscontrate inoltre aree limitrofe e quindi occorrerà un'attenta
valutazione da parte delle cinque società petrolifere coinvolte
in questa operazione. Della joint-venture responsabile dei
lavori della Lambouka - fanno parte, oltre alla Adx (30%), anche
la Gulfsands Petroleum Plc (30%), laCarnavale Resources Lmt
(20%) e laXState Resources Ltd e la Pharm AusLmt' (10%
ciascuna).
http://a.marsala.it/cronaca/ambiente/18103-sparisce-la-piattaforma-al-largo-di-pantelleria-arrivano-adesso-le-trivelle.html


Da "LIPARI BIZ" del 20/09/10
No al Parco con Egadi e Pantelleria
L'associazione La Voce Eoliana, manifesta il
proprio totale dissenso verso l'istituzione del Parco Nazionale
delle Isole Eolie, poiché, visto anche l'esperienza di altri
parchi realizzati in realtà isolane come la nostra (vedi
Arcipelago Toscano), dove sono state tradite e disattese tutte
le promesse e le aspettative offerte su di un piatto d'argento,
un simile ente non avrà alcuna ricaduta positiva sulla già
fragile economia di queste isole, tagliate fuori dai trasporti e
dalla scarsa competitività delle strutture presenti.
Infatti nonostante i benefici ed i vantaggi del Parco
dell'Arcipelago Toscano, decantati al convegno tenutosi a
Lipari, c'è voluto uno studio condotto da un gruppo di studiosi
dell'Università di Padova, fatto tra la gente comune del luogo,
per dimostrare che il 95% della popolazione è scontenta del
parco, poiché non ha apportato alcun beneficio o ricaduta
economica, e ne farebbe ben volentieri a meno, anche questo dato
dovrebbe far riflettere il nostro primo cittadino. Le
conseguenze saranno solo quelle di imporre ulteriori vincoli e
limitazioni, il tutto a danno della popolazione, creando solo
malcontento, pregiudicando anche qualsiasi possibilità, per le
future generazioni, di crescere e risiedere in queste isole, non
è un mistero che i territori ricompresi in queste aree protette
sono caratterizzati da veri e propri esodi, da parte dei
giovani, verso lidi migliori, viste le scarse prospettive che le
stesse offrono per il loro futuro.
Il nostro dissenso verso l'istituzione del parco trova
fondamento nella petizione popolare, dove sono state raccolte
oltre 4000 firme tra cittadini maggiorenni residenti nel SOLO
COMUNE DI LIPARI e non su Facebook, con improvvisati televoti,
dove può votare chiunque da qualsiasi parte del mondo. La Voce
Eoliana è prevalentemente composta da giovani che amano queste
isole e che vogliono continuare a viverci liberamente ed a
coltivare le proprie passioni ed hobby come può fare qualsiasi
cittadino nel resto d'Italia, senza doversi spostare altrove.
L'UNESCO è stato l'inizio della lunga agonia delle Eolie, anche
lì ci furono le promesse di occupazione, finanziamenti e
benessere, il tutto si è invece tradotto in disoccupazione,
mummificazione del territorio e malcontento generale. Con
l'istituzione del Parco, si vuole portare via anche quel poco
che è rimasto, dietro promesse illusionistiche di chissà quali
vantaggi e ricchezze, al solo fine di soddisfare i capricci del
Ministro Prestigiacomo avallati dai nostri amministratori
locali.
Oggi nelle nostre isole si sta dissipando tutto
ciò che i nostri avi hanno creato e conquistato negli ultimi
cinquant'anni con un pressapochismo disarmante, senza che
nessuno muova un dito. Sembra che per le nostre isole non ci sia
più nessun futuro, poichè il governo centrale e quello regionale
stanno ormai declassando gli abitanti delle isole minori, a
semplici CONFINATI, senza diritti e libertà, il tutto con la
compiacenza dei politici locali.
Eppure, altri sindaci ed altri amministratori che un tempo hanno
amministrato queste isole, facendole crescere, si sarebbero già
opposti con ogni mezzo a questa vergogna ed indecenza, tenendo
sotto scacco anche il governo centrale, facendo sentire
prepotentemente la propria voce. Peccato che stiamo solo
parlando di altri tempi, altri Sindaci ed altri amministratori
locali !!!.
L'associazione La Voce Eoliana preannuncia la creazione di un
fronte comune con le Isole Egadi e Pantelleria, anch'esse
interessate dai Parchi, per contrastare con ogni mezzo
all'istituzione di questi carrozzoni, poiché siamo eoliani e la
storia insegna che il popolo eoliano è sempre stato libero.
http://www.lipari.biz/notizia.asp?idnews=11190
______________________________
Commenti su FB a margine dell'articolo
#
Post di
Guido Picchetti del 21/09/10
E' la solita storia della botte piena e della moglie 'mbriaca
... Non vogliamo le trivelle, ma non vogliamo neppure il Parco
Nazionale o l'Area Marina Protetta... Ma che cavolo vogliamo ?
#
Post di Roberto Giacalone del 22/09/10
Mille teste mille cervelli... Cosa ci possiamo fare... Più di
invitarli a fare mente locale, a riorganizzarsi le idee... Certo
che tanta gente è proprio confusa... ! Si a tutti i parchi... E'
ora di svegliarsi...
#
Post di Roberto Giacalone del gruppo "Si
Al Parco Nazionale delle EGADI - NO alle piattaforme petrolifere"
del 22/09/10:
Ma la gente riesce a distinguere le
cose giuste e le cose ingiuste? Non mi rivolgo ovviamente a voi
che fate parte di questo
gruppo, ansi ne approfitto per ringraziarvi, ma a tutte quelle
persone che continuano a pensare che un parco porti solo
rovine... .


Da "INDIO" del 20/09/10
Pantelleria: allarme ambientale
Dal 2 agosto scorso, le trivelle sono in azione
al largo di Pantelleria in quello che doveva essere il santuario
dei cetacei. Un santuario marino nel canale di Sicilia che
avrebbe dovuto sorgere in base ad un accordo nato tre anni fa
tra Italia e Malta. Un progetto mai andato in porto, non c'è
alcun santuario, ma la notizia di nuove trivellazioni che
potrebbero non solo mettere a rischio la creazione della
riserva, ma la salute dello stesso mare, si può definire senza
mezzi termini shock. Sarebbe stato il ministro Scaiola a firmare
le concessioni alla società australiana. E le conseguenze
potrebbero essere irreversibili. La zona è ritenuta sismica.
http://lsbonomi.blogspot.com/2010/09/pantelleria-allarme-ambientale.html
Commenti sul blog di
"INDIO"
#
Lorenzo ha
detto... il 20/set/2010 21:04:00
La Sicilia è sismica? Nooo... Ma vah, la nuovissima Legge "Scaiola
e Cuffaro" sposta la sismicità in Libia in cambio di Unicredit e
decreta l'inesistenza della mafia. I soliti disfattisti...
#
Indio ha detto... il 20/set/2010 21:18:00
Purtroppo corrotti e corruttori qualcuno li ha
votati.


Da una "NOTA"
sulla mia pagina su FB del 19/09/10
La parola di un esperto: ecco cosa
provoca l’inquinamento da trivellazioni petrolifere
Si tratta del testo di una "Lettera al
Direttore" delle News di Pantelleria Com, che sono lieto di
poter riproporre in questa nota, dopo averne chiesto debitamente
l’autorizzazione al suo autore. Chi la firma infatti è “Capitan
Zibibbo”, alias Giuseppe Ferreri, un signore che, nome scherzoso
a parte, è un esperto della materia avendo per anni lavorato a
bordo delle piattaforme petrolifere in varie parti del mondo.
Trovo personalmente il suo contributo estremamente valido, in
quanto può aiutarci a capire meglio quelle che sono le procedure
impiegate in questo genere di operazioni, e i rischi reali di
inquinamento connessi, anche in assenza di incidenti clamorosi
quali quelli che in questi ultimi mesi hanno maggiormente
impressionato l’opinione pubblica. L’intervento è altresì
importante per le proposte conclusive avanzate da “Capitan
Zibibbo”. Proposte realistiche, che puntano soprattutto sui
controlli che gli organi preposti dovrebbero effettuare per
garantire che siano ridotti al minimo quei danni all’ambiente
che purtroppo nelle trivellazioni petrolifere sarà impossibile
evitare al 100%, a meno di impedire nelle aree più sensibili del
Mediterraneo, che esse vengano effettuate (GP)
Caro Direttore,
credo sia utile dare alcune informazioni tecniche riguardo alle
trivellazioni petrolifere che in queste ultime settimane stanno
preoccupando gli abitanti di Pantelleria. Ho lavorato per anni a
bordo delle piattaforme petrolifere in giro per il mondo.
Attualmente lavoro sempre nell’ambito off-shore seppur non più
nel campo petrolifero. Voglio comunicare quelle che sono le
caratteristiche tecniche di un impianto di perforazione
petrolifera al fine di dare una più precisa idea dei rischi di
inquinamento che il mare di Pantelleria potrebbe avere.
Una piattaforma petrolifera, in genere, non inquina col
petrolio. In anni e anni di lavoro non ho mai visto cadere una
goccia di greggio in mare. L’inquinamento però c’è !
L’inquinamento è dovuto al processo che si mette in atto quando
si fanno i lavori di manutenzione e/o sostituzione delle pompe
che estraggono il greggio. Tali pompe, poste nel sottosuolo
all’interno del giacimento petrolifero (che può anche essere a
migliaia di metri sotto la crosta terrestre), di tanto in tanto
devono essere sostituite, oppure diventa necessario posizionarle
a profondità diverse a causa della graduale diminuzione di resa
del giacimento (si va a pescare il petrolio a maggiori
profondità che di solito son sempre ricche di ulteriore
petrolio).
Durante queste operazioni si estrae la pompa da sostituire, da
manutenzionare o da riposizionare. In tal modo, una volta
estratta la pompa, si mette in contatto il giacimento
petrolifero con l’atmosfera attraverso il “buco” di
perforazione. Essendo che il giacimento ha pressioni superiori a
quella atmosferica diviene necessario evitare “l’eruzione” del
greggio che, avendo pressioni notevolmente superiori a quella
atmosferica, spontaneamente tenterebbe ad eruttare.
Per evitare ciò si riempie la colonna (casing) che
collega la piattaforma col giacimento, con il “MUD” (tradotto
dall’inglese significa “fango”, ma in realtà si tratta di un mix
di prodotti chimici che in certi casi hanno un elevato indice di
tossicità. In particolar modo nei pozzi petroliferi off-shore
(come quelli che ci riguardano) si usa un MUD del tipo SBM (Synthetic
Based Mud) costituito da oli sintetici con un certo grado di
tossicità. Meno frequentemente vengono usati dei MUD del tipo
OBM (Oil Based Mud) che hanno un notevole indice di
tossicità. Ci sono anche MUD a base di acqua WBM (Water Based
Mud). Questi tipi di MUD sono spesso usati e comunemente
consistono in Bentonite con diversi additivi chimici come:
Solfato di Bario, Carbonato di calcio ecc. Inoltre vengono usati
in certi casi altri additivi per determinare la viscosità del
MUD come ad esempio la cellulosa polianianica, il Glicole e
molti altri che è inutile elencare.
Il MUD, col suo peso, crea una pressione idrostatica che vince
quella di eruzione. Pertanto si evita il rischio di una eruzione
spontanea che non solo inquinerebbe il mare, ma che sarebbe
fatale per la gente che ci lavora su. Nella mia esperienza sulle
piattaforme petrolifere in Congo, il MUD veniva non di rado
disperso in mare. Esiste una procedura di recupero che
teoricamente deve essere rispettata, ma a volte, a causa di
perdite oppure di cattive condizioni meteo, il MUD finisce
comunque disperso in mare.
L’inquinamento pertanto diviene periodicamente un fatto concreto
(ossia ogni volta che si sostituisce, si manutenziona o si
riposiziona una pompa). E ogni piattaforma può avere anche 20
pompe, con la conseguenza quindi di richiedere un frequente
lavoro di manutenzione. La precauzione, che però solo
parzialmente potrebbe attuarsi. è quella di pompare tale MUD
dentro le casse di raccolta e recupero oppure trasferirla ai
Supply Vessels (rimorchiatori d’altura) che ogni piattaforma ha
a disposizione 24h su 24h.
Comunque tali precauzioni sarebbero solo parziali, in quanto una
certa quantità di MUD necessariamente deve finire in mare oltre
che essere assorbita dal sottosuolo attraverso il giacimento...
Inoltre, in situazioni di cattive condizioni meteorologiche
diviene alquanto complicato fare tali operazioni coi mezzi
navali (supply vessels).
La presente lettera, oltre che tentare di dare una generica
informazione per una maggiore presa di coscienza del problema,
vuole anche dare vita ad una proposta che è quella di usufruire
del comitato d’opinione che spontaneamente è nato a Pantelleria
e proporre ai politici che tali precauzioni, seppur non totali,
vengano rispettate dalla ADX Energy (compagnia che gestisce le
perforazioni).
Il mio invito vuole quindi essere una proposta che, se proprio
la produzione di greggio dovesse iniziare (come ahimè sembra)
almeno avremmo tamponato il rischio di inquinamento se i
politici (sotto anche la nostra spinta) indicassero alla
compagnia petrolifera il rispetto di queste dovute precauzioni
malgrado le competenze siano “internazionali” visto che le
trivellazioni sono –teoricamente- oltre le 12 miglia (acque
internazionali)...
Saluti,
Giuseppe Ferreri (capitanzibibbo@yahoo.it)
http://www.facebook.com/note.php?created&¬e_id=160402910638199#!/notes/guido-picchetti/la-parola-di-un-esperto-ecco-cosa-provoca-linquinamento-da-trivellazioni-petroli/160402910638199
stessa notizia su "
BLOG
SICILIA" del 20(09/10
______________________________
E-mail del sottoscritto a
Maria Ghelia che mi ha inviato il suddetto documento
Grazie Maria, della tua e-mail.
Finalmente un intervento informativo che davvero mi piace !!! E’
errato solo all’ultimo rigo, dove si dimostra che nessuno può
saper tutto, ed è quando indica il limite delle acque
territoriali intorno a Pantelleria a 12 miglia, invece che a 13
miglia (vedi l’eccezione delle isole dello Stretto di Sicilia
prevista dalla legge n° 347 del 3/06/78 che proprio ieri ho
ricordato sia su Blog Sicilia che su Facebook...)
Invio la presente per conoscenza anche a “Capitan Zibibbo”,
oltre che per ringraziarlo direttamente per il suo intervento e
per la sua proposta finale che mi trova pienamente d’accordo,
per chiedergli di poterlo ripubblicare su Facebook ed
eventualmente trasmetterlo anche a Bog Sicilia affinchè tutti
gli interessati al problema delle trivelle in mare possano
parlare con maggiore conoscenza dei reali termini del
problema... (GP)
______________________________
Commenti sulla mia
bacheca su FB
a margine dell'articolo pubblicato da "BLOG
SICILIA"
#
Post di Guido Picchetti del 20/09/10
Mi sembra sia necessario un mio
commento a margine dell’articolo, con alcune precisazioni a
scanso di possibili equivoci. La prima riguarda l’autore del
testo che si cela dietro il nome scherzoso di “Capitan Zibibbo”.
Si tratta di Giuseppe Ferreri, un esperto della materia avendo
per anni lavorato a bordo delle piattaforme petrolifere in varie
parti del mondo. Il mio apporto consiste unicamente nell’aver
proposto a Blog Sicilia il suo contributo. Quando ho avuto modo
di leggerlo l’ho trovato infatti estremamente valido, in quanto
può aiutarci a capire meglio quelle che sono le procedure
impiegate in questo genere di operazioni, e i rischi reali di
inquinamento connessi, anche in assenza di incidenti clamorosi
quali quelli che in questi ultimi mesi hanno maggiormente
impressionato l’opinione pubblica.
L’intervento di “Capitan Zibibbo” (e-mail
capitanzibibbo@yahoo.it)
è altresì importante per le sue proposte conclusive. Proposte
realistiche, che puntano soprattutto sui controlli che gli
organi preposti dovrebbero garantire affinchè siano ridotti al
minimo quei danni all’ambiente che purtroppo nelle trivellazioni
petrolifere sarà impossibile scongiurare in assoluto… E,
pertanto, l’unica speranza è che si possano vietare tali
operazioni almeno nelle aree più sensibili del Mediterraneo.
La seconda osservazione che vorrei qui riportare (avendola già
comunicata direttamente a “Capitan Zibibbo), riguarda il limite
delle acque territoriali italiane intorno a Pantelleria da lui
indicato in 12 miglia, anzichè in 13 miglia com’esso è
realmente: vedi l’eccezione per le isole dello Stretto di
Sicilia prevista dalla legge n° 347 del 3/06/78, che proprio due
giorni fa ho ricordato in un altro mio articolo pubblicato su
Blog Sicilia.
#
Post di Carmelo Nicoloso del 21/09/10
Guido, una precisa e dettagliata
esposizione tecnica per quanto attiene i rischi derivanti dalle
attività di manutenzione sull'equipments utilizzati nelle
piattaforme petrolifere. Ovviamente noi naturalisti, tenendo
presente queste qualificate analisi, gioco forza dobbiamo
confrontarci sui temi subordinati alla tutela, nello specifico
del Canale di Sicilia, quindi sul fondamentale ruolo esercitato
dall'UNEP, coinvolgendo di riflesso anche IUCN.
#
Post di Maria Ghelia del 21/09/10
Grazie ad entrambi!!!
______________________________
Altri commenti su "
BLOG
SICILIA"
#
Patrizia Bigotto scrive ... il 21 settembre 2010
Ma invece di parlare tanto non sarebbe il caso di cominciare a
raccogliere firme su una richiesta specifica da rivolgere con
determinazione al Ministero dell’Ambiente perchè si svegliano e
facciano qualcosa.
Credo che tutte le persone che sono state a Pantelleria e ne
hanno potuto apprezzare la bellezza sarebbero pronte a firmare
per portare avanti un discorso serio che non può e non deve
essere sostenuto solo dagli abitanti dell’isola e dai personaggi
famosi che ci vanno in vacanza, ma da tutti quelli che hanno
avuto la fortuna di poterla visitare.
#
Guido Picchetti scrive ... il 21 settembre 2010
Cara Patrizia, quello che chiede è facile a dirsi, ma difficile
da concretizzare... Ed è anche facile fornirle una prova. Basta
che vada un pò più a fondo tra le tante cose dette e scritte in
questi ultime mesi sull'argomento delle trivellazioni nelle
acque siciliane. Ne troverà piu d'una ...
Un esempio ? Eccolo. Il 30 Giugno u.s. sulla Bacheca di "NOTRIV",
uno dei gruppi che da svariati mesi si stanno battendo su
Facebook (e non solo...) contro le trivellazioni in prossimità
delle coste siciliane, pubblicai il seguente post:
" 30 Giugno 2010. ore 14,20. 1072 sono su Facebook le persone
iscritte a "NOTRIV", 7030 quelle iscritte a "Si Al Parco
Nazionale delle EGADI - NO alle piattaforme petrolifere", e 2823
quelle iscritte a "STOPPA LA PIATTAFORMA" ... A questa stessa
ora però solo 232 sono le firme di quanti hanno firmato la
petizione per il "NO alle PIATTAFORME PETROLIFERE tra MARSALA e
le EGADI" ... Non so cosa dire, ma penso che ognuno possa fare
da sè le debite considerazioni... Ripeto questo il link dove
sarebbe bene firmare:
http://firmiamo.it/no-alle-piattaforme-petrolifere-tra-marsala-e-le-egadi/firma
. "
Dal 30 Giugno sono passati quasi tre mesi, e la minaccia che
incombe sulle acque dello Stretto di Sicilia per le
trivellazioni petrolifere si è fatta ben più concreta... Sul mio
sito web personale
www.guidopicchetti.it dal Gennaio scorso ho
dedicato un apposito spazio a questo problema, e ho riportato in
ordine cronologico nei cosiddetti "Echi di Stampa" centinaia di
articoli pubblicati sull'argomento, sia a favore che contrari
alla tutela ambientale dell'area marina intorno all'isola di
Pantelleria. Sono una chiara testimonianza dell'acceso dibattito
in corso, dibattito al quale cerco di portare il mio contributo,
informando certo, ma anche combattendo una battaglia in favore
delle idee in cui credo con l'unica arma di cui dispongo... la
penna. Non per nulla sono stato per oltre trent'anni
giornalista, di mare per giunta....
Ora, se lei fa una visita alla homepage del mio sito, sotto
l'elenco degli ultimi "Echi di Stampa" pubblicati, troverà un
banner che invita anch'esso a firmare la petizione di cui sopra,
"NO alle PIATTAFORME PETROLIFERE tra MARSALA e le EGADI", creata
e scritta da Anna Palmeri il 10-06-2010. Ebbene su quel banner
scorrevole è anche indicato il numero delle firme raggiunte a
tutt'oggi, passato dalle 232 del 30 Giugno scorso alle 426 di
oggi!!! Non è certo un un risultato brillante ! E non mi chieda
perchè, non saprei risponderle...
Rinunciare a battersi per questo ? No certo. Se uno crede in
qualcosa, per me fa bene a difendere ciò in cui crede,
documentandosi pazientemente e faticosamente al riguardo, e
sperando che prima o poi qualche sordo cominci a sentire e
qualche cieco cominci a vedere... Anche se poi ti accusano di
combattere una battaglia contro i mulini a vento... L'importante
è che non sia tu a farli girare... A buon intenditor poche
parole ...


Da "BLOG
SICILIA" del 19/09/10
Le trivelle all’orizzonte di
Pantelleria
di Guido Picchetti
Una testimonianza che fa riflettere è certamente
quella che possiamo trovare nell’ ”editoriale”
firmato da Carmelo Riccotti La Rocca, pubblicato quasi due mesi
fa dal periodico on line “9 NOVE“, sulla nascita del primo
comitato “NO TRIV” a Scicli.
Nomi, personaggi e posizioni citati in quell’articolo sono
davvero indicativi di una situazione confusa (anche sul piano
politico) sul tema delle trivellazioni petrolifere nello Stretto
di Sicilia, che oggi, nonostante il tempo trascorso, non è
affatto mutata. Le realtà che abbiamo avuto e abbiamo tutti
sotto gli occhi, dopo l’estate trascorsa con la sagoma della
piattaforma operativa dell’ADX ben visibile all’orizzonte di
Pantelleria nelle serate più belle, davvero non lascia bene
sperare...
Altro che comunione di animi e intenti per la difesa del
territorio e del bene comune ! Certo si sono moltiplicati i
comitati NO TRIV, le loro iniziative hanno fatto anche un certo
scalpore non solo a livello locale, si è aggiunta Green Peace a
fare la voce grossa contro una piattaforma di ricerca che ha già
smobilitato avendo terminato con successo il compito affidatole,
e proprio l’altro ieri è stato fondato la “Rete dei Comitati NO
TRIV Siciliani”...
Ma cosa cambia ? Nomi, personaggi e posizioni sono rimasti gli
stessi, forse meno evidenti e più nascosti nell’ombra, ma non
c’è stata, mi pare, alcuna seria iniziativa istituzionale capace
di farsi sentire da chi dovrebbe far rispettare se non altro
quelle leggi che pure ci sono.
Interrogazioni parlamentari ? Poche, e prive di alcun seguito
concreto. Dichiarazioni di parlamentari o di personaggi comunque
dotati di qualche peso politico ? Molte, ma con scarsi effetti
pratici, fatte, per lo più, per dimostrare di esistere...
Ma, quel che è peggio, si tratta di dichiarazioni ben misurate,
tali da non scontentare nessuno e da poter essere facilmente
variate se non variamente interpretate... Cosa dire, ad esempio,
della
delibera
n° 140 del 26/08/10 approvata dalla Giunta Comunale di
Pantelleria contro le prospezioni petrolifere in corso a 13
miglia dalle coste dell’isola ?
La si può leggere nella sua interezza sul sito ufficiale del
Comune di Pantelleria. E c’è da rimanerne di stucco ! Per darne
un’idea basta citare quanto è proposto nel 3° articolo della
delibera, approvata all’unanimità dalla giunta presieduta dal
sindaco Alberto di Marzo.
Eccone il testo, breve, succinto e compendioso. Nell’art. 3 si
propone addirittura: “Di richiedere la sospensione dell’iter
istitutivo delle Aree Protette sia terrestre che marina che
coinvolga il territorio ed il mare circostante di Pantelleria
fino alla totale e definitiva revoca di tutte le autorizzazioni,
aventi ad oggetto le ricerche di idrocarburi nel Mediterraneo.”
(sic !).
Ma il bello, per non dire la nota comica finale, è che negli
ultimi due articoli della delibera viene espressamente
individuato il Sindaco quale referente dell’Amministrazione
Comunale di Pantelleria. A lui si da mandato di “seguire e
stimolare gli uffici interessati al pieno ed integrale
recepimento di questo atto di indirizzo”.
E il sindaco in carica è lo stesso Alberto Di Marzo che fu
presidente del “Comitato Pro Parco Marino di Pantelleria” a
norma di statuto, fin dalla fondazione (nel 1999 ) di questa On
Lus mai disciolta e tutt’oggi ancora ufficialmente in essere, ma
che di fatto cessò ogni attività nel 2004, anno in cui, guarda
caso, vennero tacitamente presentate agli uffici competenti
nazionali, regionali e comunali le richieste di concessione per
le prospezioni petrolifere intorno all’isola !
http://www.blogsicilia.it/blog/le-trivelle-allorizzonte-di-pantelleria/4028/
Post su FB di
Clementina Bova del 19/09/10
Complimenti sindaco...


Da una
"Nota" sulla
mia pagina su FB del 18/09/10
Il limite tra le acque italiane e
tunisine è a 13 miglia da Pantelleria...
e anche da Lampedusa, Linosa e Lampione
di Guido Picchetti
E' a 13 miglia dal litorale di Pantelleria il
limite tra le acque territoriali italiane e quelle di competenza
della Tunisia, e non a 12 miglia come si è più volte detto in
questi ultimi mesi. E' quanto stabilisce la legge n° 347 del 3
Giugno 1978, che ratifica l'accordo tra governo della Repubblica
italiana e governo della Repubblica tunisina firmato a Tunisi il
20 Agosto 1971. E' un accordo stipulato proprio al fine di
"rafforzare maggiormente le relazioni di buon vicinato e i
legami di amicizia tra i due Paesi", fissando "i principi ed i
criteri del tracciato della linea di delimitazione della
piattaforma continentale tra l'Italia e la Tunisia". Tra
virgolette le parole testuali della premessa all'Accordo.
Il limite delle 12 miglia vale come norma per le
fasce costiere italiane. Ma nello Stretto di Sicilia la legge in
questione, che pochi ricordano (come si è potuto constatare più
volte durante l'ultimo mese), prevede a quella norma
un'importante eccezione, ben specificata all'art. 1. In tale
articolo infatti viene precisato che "la delimitazione della
piattaforma continentale tra i due Paesi è costituita dalla
linea mediana equidistante "dalle linee di base dalle quali
vengono misurate le estensioni dei mari territoriali dell'Italia
e della Tunisia, tenendo conto delle isole, isolotti e
bassifondi affioranti, fatta eccezione per Lampione, Lampedusa,
Linosa e Pantelleria".
Nell'art. 2 della legge è poi specificato cosa
avviene intorno a queste isole italiane dello Stretto di
Sicilia, oggetto dell'eccezione alla regola. In pratica si
stabilisce che per Pantelleria, Lampedusa, Lampione e Linosa, la
delimitazione tra acque tunisine ed italiane è costituita da
linee circolari, che inviluppano le suddette isole con 13 miglia
di raggio dai rispettivi litorali, fino ad intersecare la linea
mediana equidistante tra le linee di base costiere previste per
i due stati.
La mappa allegata alla legge di ratifica
all'accordo tra Tunisia e Italia, che qui riportiamo, chiarisce
meglio quanto sanciscono i due primi articoli della legge,
costituita da sei articoli in tutto. E di particolare interesse
risulta l'articolo 4 che si riferisce proprio alle trivellazioni
petrolifere. In esso si stabilisce che qualora dei "giacimenti
di risorse naturali si estendano dalle due parti della linea di
delimitazione della piattaforma continentale", tra Tunisia e
Italia nel caso specifico, con la conseguenza che le risorse
individuate in un'area appartenente ad uno stato potrebbero
essere sfruttate dal lato della piattaforma continentale
appartenente all'altro stato, le autorità competenti firmatarie
dovranno concertare un ulteriore accordo che determini le
condizioni di sfruttamento, dopo aver consultato gli eventuali
concessionari.
 |
|
Delimitazione delle acque
territoriali di Tunisia e Italia in base all'accordo
firmato a Tunisi il 20 Agosto 1971, e ratificato
dalla legge n° 347 del 3 Giugno 1978. |
Proprio questo è il caso dei giacimenti rinvenuti
dall'ADX su "Lambouka-1 Well" nei giorni scorsi. Secondo quanto
traspare dai grafici della società, dalla linea di delimitazione
tra Tunisia e Italia (dove ha operato la sua piattaforma), uno
dei giacimenti si estende fino a sei o sette miglia dalle coste
di Pantelleria, in un'area oltretutto interessata in gran parte
da un'altra concessione di ricerca già rilasciata a suo tempo
dal ministero competente italiano alla stessa ADX. Si tratta
solo di una concessione di ricerca, fortunatamente, e non ancora
di sfruttamento, per arrivare alla quale, anche se l'ADX o chi
per essa intendesse operare ancora in acque tunisine ponendosi
al limite delle acque territoriali italiane, ai sensi della
legge succitata prima sarebbe necessario raggiungere un accordo
tra autorità tunisine e autorità italiane competenti. Ma andrà
davvero così ? E ci sarà in tale occasione la possibilità di
bloccare le trivellazioni in considerazione del rilevante
interesse eco-ambientale dello Stretto di Sicilia, evidenziato
da più parti e addirittura dall'UNEP, organismo di tutela
ambientale delle Nazioni Unite?
Per finire un'ultima nota sul posizionamento
della piattaforma "Lambouka-1", che ormai ha smobilitato. Si è
detto che si trovava a 13 miglia da Pantelleria in acque
tunisine. Possibile che si sia posizionata proprio sulla linea
di confine tra le acque territoriali di competenza dei due stati
dirimpettai? E chi ne ha controllato e certificato la posizione
?
Per la legge 3 Giugno 1978 n° 347 vai ai link:
http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/norme/347l78.htm
http://www.facebook.com/profile.php?id=1063270409#!/notes/guido-picchetti/a-13-miglia-da-pantelleria-il-limite-tra-le-acque-territoriali-italiane-e-tunisi/160091514002672
stessa notizia su "BLOG
SICILIA BLOG" del 18/09/10
Carmelo Nicoloso commenta
su "Blog
Sicilia" il 19 settembre 2010 10:44
Da tempo, come Comitato Parchi e
Pro Natura, siamo in prima linea per quanto attiene questa
contorta storia legata alle Trivellazioni nel Canale di Sicilia,
quindi l’iter istitutivo dell’AMP a Pantelleria ed il Santuario
Marino. Ringrazio il buon Guido Picchetti per la gran quantità
di materiale recuperato e veicolato in vari ambiti, si sono
succeduti diversi interventi, comunicati, ma dal punto di vista
sostanziale nessun atto istituzionale a salvaguardia
dell’immenso patrimonio presente nel Canale di Sicilia.
Purtroppo solo protocolli, promesse, quindi un intervento dell’UNEP,
purtroppo affidato in Sicilia ad una persona che non ha mai
fatto nulla di concreto per la salvaguardia ecologico ambientale
nella nostra isola, solo convegni seminari, corsi di giornalismo
ambientale; anche il Presidente Lombardo voleva chiudere questa
sede di Palermo (troppo semplicistico).
Ma il punto è un altro, le associazioni ambientaliste (compresa
la nostra Pro Natura) ha mandato una lettera al ministro
Prestigiacomo per chiarire sull’argomento trivellazioni. La
questione a mio modesto parere va indirizzata anche all’UNEP,
per capire le interazioni di salvaguardia nel Canale di Sicilia,
recentemente inserito tra le 12 aree da tutelare. Al di là di mr.
Illuminato, rappresentante UNEP (credo in Sicilia), è
indispensabile capire come coordinare un tavolo tecnico per
affrontare i temi relativi alla tutela e salvaguardia di
Pantelleria e del Canale di Sicilia, tutto ciò in tempi rapidi,
ok alle manifestazioni, ma andiamo sul concreto confrontandoci
con le istituzioni preposte.


Da
"CATANIA POLITICA" del 17/09/10
In Sicilia già si trivella
di Alberto Russo
E’ di qualche giorno fa la pubblicazione su
youtube di un video che riporta delle dichiarazioni del
presidente della Regione Raffaele Lombardo, in merito alla
possibilità di cercare petrolio nel mar Mediterraneo, a mezzo di
trivellazioni. Lo stesso Presidente nel video sostiene che non
si debba trivellare in un mare chiuso come il Mediterraneo.
Lombardo assicura pure farà il possibile affinché il governo
nazionale ottenga che il petrolio non si cerchi dentro il Mare
Nostrum.
Su
un altro video dice: “impediamo le trivellazioni” ed aggiunge
“da questo dipende la nostra vita, la pulizia del mare che è una
risorsa straordinaria per l’alimentazione, per il turismo, per
l’energia, per le piogge, per l’acqua potabile. E’ una risorsa
infinita di vita. Guai a logorarla e a distruggerla per
l’arricchimento di quattro multinazionali che non si sa nemmeno
di chi siano e perché si produca più petrolio. Cerchiamo di
puntare sulle energie alternative, quelle dei piccole, non
quelle dei grandi gruppi che magari mettono su le pale eoliche
per fottersi i contributi e magari senza immettere alcuna
energia alternativa nella rete!
Sante parole fino a qui. Peccato che il nome di chi sta
trivellando nel Mediterraneo si sa. E’ proprio di oggi una
notizia che alla luce di quanto promesso dalla Regione può
definirsi shock. L’AUDAX ENERGY sta trivellando, dal 2 agosto
scorso, proprio a circa 13 miglia a largo di Pantelleria,
laddove era prevista la nascita di un santuario marino per i
cetacei del Canale di Sicilia. Sono passati tre anni
dall’accordo tra Italia e Malta: non c’è alcun santuario. Oltre
al danno la beffa, vi sono nuove trivellazioni che potrebbero
mettere a rischio non solo la creazione dell’agognato santuario
marino, ma anche la salute stessa del nostro mare.
Sarebbe stato il Ministro Scajola a firmare le concessioni alla
società australiana, nonostante queste fossero in contrasto con
il Ministero dell’Ambiente. La natura geologica dei substrati
perforati, infatti, è pericolosa. Lo dice anche Rocco Favara
dell’INGV: “Stiamo parlando della zona più a rischio sismico
d’Italia; Da Ustica, alle Eolie e dalle Eolie a Malta
registriamo anche decine di terremoti al giorno. La gente non li
avverte, ma ci sono. Quindi le trivellazioni potrebbero essere
messe a rischio da eventi sismici. E’ proprio questo che
preoccupa gli ambientalisti, ovvero che nel bacino del
Mediterraneo possa verificarsi un evento disastroso come quello
del Golfo del Messico. In quest’ultimo caso il Mediterraneo
morirebbe sul serio, essendo, come lo stesso Lombardo dichiara,
un mare chiuso. Non che il Mediterraneo sia un mare sano, ma
questa possibilità potrebbe ucciderlo definitivamente.
Attenderemo gli sviluppi di questa vicenda che per noi siciliani
ha il sapore della solita presa in giro e del solito attentato
alla salute del nostro patrimonio e di noi stessi.
http://lnx.cataniapolitica.it/wordpress/archives/15850


Da "NOTRIV IT"
del 17/09/10
Nasce la rete dei comitati No Triv
siciliani contro le trivellazioni
gas-petrolifere in Sicilia
Domenica 19 settembre
2010 a Scicli primo appuntamento di coordinamento
Si è ufficialmente costituita LA RETE DEI
COMITATI NOTRIV SICILIANI, che comprende gruppi organizzati
nelle città di Marsala, Sciacca, Menfi, Castelvetrano, che si
estende fino ai comuni dell’area sud orientale della Sicilia tra
cui Noto, Scicli, Caltagirone, Vittoria, Modica, ecc.
Si tratta di un’iniziativa di grande importanza, che sottolinea
l’impegno e l’attenzione con cui tanti cittadini ed
organizzazioni stanno seguendo la questione delle trivellazioni
gas-petrolifere nel Canale di Sicilia e nella terra ferma della
Sicilia, dopo il boom di autorizzazioni concesse nei mesi scorsi
dal Ministero per le Attività Produttive (off-shore) e
dall’Assessorato all’Industria della Regione Siciliana (
on-shore).
Nonostante la formale opposizione di vari esponenti politici del
territorio si ritiene infatti che occorra una costante opera di
vigilanza da parte dei “Comitati No Triv” , in modo da
contrastare la politica del Ministero per l’Ambiente e dello
Sviluppo Economico e dell'Industria così come dell'Assessorato
all'Industria della Regione Siciliana, che continuano ad
elargire Permessi di Ricerca e Concessioni a tante nuove
Compagnie Petrolifere, incuranti della vocazione della Regione
Sicilia nei nuovi scenari internazionali quale polo di
attrazione turistico-culturale e terra di produzioni
agro-alimentari d'eccellenza. La situazione è allarmante poichè
al di là delle dichiarazioni rassicuranti del Ministro
Prestigiacomo o dei Politici Regionali e di alcuni esponenti
della maggioranza di governo, nelle settimane trascorse la
senatrice siciliana Simona Vicari, componente della commissione
industria di Palazzo Madama, affiancata dal presidente di
Commissione Cesare Cursi, dal capogruppo Maurizio Gasparri e dal
vice Gaetano Quagliariello, ha presentato un disegno di legge
che intende riformare la legislazione in materia di ricerca e
produzione di idrocarburi, introducendo – tra le altre cose –
procedure meno complesse per il rilascio delle autorizzazioni.
Una proposta che, come sottolinea il giornalista Federico
Rentina sul Sole 24 Ore, appare difficilmente conciliabile con
la nuova norma del Codice ambientale, “che prevede una drastica
stretta ai nuovi permessi per le esplorazioni e addirittura un
divieto perfino alle indagini prospettiche entro 5 miglia dalla
costa”.
Alla luce delle suddette considerazioni e della gravità della
situazione della Sicilia che continua ad attirare Petrolieri da
ogni dove, anche per la sua legge regionale del 2003 molto
favorevole a loro, è nata l'esigenza di costituire la Rete dei
Comitati NOTRIV Siciliani, che intende avviare una propria
campagna per la salvaguardia del Canale di Sicilia e del
Territorio Siciliano tutto e si dichiara pronta a preparare
nuove iniziative per le prossime settimane in diversi centri del
territorio siciliano.
http://www.notriv.it/dblog/storico.asp?s=Comunicati+Stampa
notizia simile su "LA
VALLE DEI TEMPLI" del 17/09/10 e su "UNO
NOTIZIE" del 19/09/10


Da una
"Nota"
sulla mia pagina su FB del 17/09/10
La Società Italiana di Biologia Marina
a favore dello Stretto di Sicilia
di Guido Picchetti
Pantelleria 17/09/2010. -
Questo il testo ufficiale della mozione approvata all’unanimità
dall’Assemblea dei Soci della SIBM (Società Italiana di Biologia
Marina) in occasione dell’ultimo Congresso svoltosi a Rapallo lo
scorso Giugno. La mozione, inserita nel verbale dell’Assemblea
dei Soci, sarà prossimamente inoltrata al Ministero
dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.
La Società Italiana
di Biologia Marina:
Esprime viva
preoccupazione per le iniziative e le progettualità in
corso, riguardanti lo sviluppo di piani di
approvvigionamento energetico nel tratto del Canale di
Sicilia circostante l’isola di Pantelleria ed il banco
omonimo, che prevedono sia trivellazioni per lo sfruttamento
di combustibili fossili, sia la messa in opera di vasti
impianti offshore di energia rinnovabile, di varia fonte e
concezione.
Sottolinea che il tratto di mare in questione, per le sue
peculiarità oceanografiche biologiche ed ecologiche, è stato
individuato come area di reperimento per l’istituzione di
un’area marina protetta, che andrebbe ad integrare le aree
protette terrestri dell’isola di Pantelleria, e che le
attività di cui al punto precedente potrebbero mettere a
rischio o comunque alterare profondamente un’area di gran
pregio ambientale, hot spot di biodiversità del Mediterraneo
e cruciale per l’interscambio biologico ed oceanografico
complessivo fra bacino occidentale ed orientale di questo
mare, importante anche per la pesca professionale.
Auspica che le
autorità competenti sospendano o comunque limitino
drasticamente molte delle iniziative e progettualità di cui
sopra, sollecitando valutazioni ambientali articolate e
approfondite e, comunque, basate sul principio di
precauzione.

Nella foto le nuove aree
marine mediterranee per le quali l'organizzazione "Mediterranean
Action Plan" dell'UNEP ha richiesto la tutela ambientale ai
sensi della Convenzione di Barcellona durante il meeting
svoltosi ad Istambul nel giugno scorso.
(fonte foto: UNEP-MAP)
http://www.facebook.com/profile.php?id=1063270409#!/notes/guido-picchetti/la-societa-italiana-di-biologia-marina-a-favore-dello-stretto-di-sicilia/159827230695767
stessa notizia su "BLOG
SICILIA BLOG" del 17/09/10


Da "GALILEO
NET" del 17/09/10
Trivelle nel fu Santuario marino
di Caterina Visco
Le trivelle della compagnia petrolifera Audax
Energy sono in azione al largo di Pantelleria. Proprio lì dove,
dal 2007, è prevista la nascita del Santuario marino per i
cetacei del Canale di Sicilia. Dopo tre anni dall’accordo tra
Italia e Malta, non solo dell'area protetta non c'è traccia, ma
nuove perforazioni mettono in pericolo la salute di tutto il
Mediterraneo, anche a causa della natura geologica del fondale
perforato.
I rischi
A confermare la pericolosità del sito è Rocco Savara
dell'Istituto Nazionale di Vulcanologia e Geologia. “Stiamo
parlando della zona più a rischio sismico d'Italia”, racconta il
ricercatore: “Da Ustica, alle Eolie e dalle Eolie a Malta
registriamo anche decine di terremoti al giorno. La gente non li
avverte, ma ci sono”. Quello che ci si chiede è se
quest'attività sismica possa danneggiare o meno le piattaforme.
Non è chiaro: “Bisogna capire se le strutture utilizzate per le
trivellazioni possono essere preparate adeguatamente per non
subire danni”, avverte Savara.
A preoccupare molto esperti e ambientalisti è quello che
accadrebbe al Mar Mediterraneo se si verificasse un incidente
come quello della Deepwater Horizon nel Golfo del Messico. “Il
Mediterraneo morirebbe”, commenta il ricercatore dell'Ingv: “È
un mare malato da tempo e già provato duramente dagli scarichi e
dal lavaggio delle petroliere. Un incidente in cui fosse
disperso anche un decimo del petrolio sversato nel Golfo del
Messico provocherebbe danni molto gravi, perché il Mediterraneo
non ha una buona capacità di auto-rigenerazione”. Si tratta
infatti di un bacino in costante deficit idrico: ha una
temperatura molto elevata, entra acqua ma ne esce pochissima
perché evapora e di conseguenza gli inquinanti si concentrano.
“Il pericolo di un incidente c'è sempre”, ribadisce Luigi Alcaro
Coordinatore del Servizio emergenze ambientali in mare
dell'Ispra (Istituto Superiore per la protezione e la ricerca
ambientale), “soprattutto quando si effettua la prima
perforazione, perché le misure di sicurezza vengono poste in un
secondo momento. È importante che lo stato controlli che tutto
venga fatto secondo quanto prescritto in fase di autorizzazione.
Ma i controlli spesso rimangono sulla carta. Il Ministero delle
attività produttive, che dà le prescrizioni, e il Ministero
dell’ambiente dovrebbero verificare il rispetto delle delle
misure di sicurezza”. Tuttavia, il rischio di rivivere l’incubo
della Bp sarebbe remoto: “Le trivellazioni nel Mediterraneo
vengono fatte dove il fondale è profondo al massimo 150- 200
metri”, spiega ancora Alcaro, “mentre i problemi della Bp erano
sorti per l’enorme pressione dell’acqua alla profondità di 1.500
metri dove, tra l'altro, si può intervenire solo con
strumentazione robotizzata estremamente costosa e con enormi
difficoltà tecniche. Da noi, un’eventuale falla può essere
riparata dai subacquei e non necessita tecnologie ad hoc”.
Le trivellazioni
La Audax, a quanto si legge sul sito della compagnia, ha
cominciato le trivellazioni esplorative poco più di un mese fa,
il 2 agosto scorso, a 13 miglia dall'isola siciliana. “Le
concessioni alla società australiana sono state firmate
dall'allora ministro Scajola, anche se in contrasto con il
Ministero dell'Ambiente”, spiega Carmelo Nicoloso, coordinatore
per la Sicilia e il Mezzogiorno del Comitato Parchi Italia.
Proprio il Ministero dell'ambiente, lo scorso agosto, ha
inasprito le norme in vigore: sono vietate le trivellazioni per
ogni tipo di idrocarburi in Aree Marine Protette nazionali e
regionali fino a una a 12 miglia dalla costa (distanza inferiore
a quella dell'impianto australiano). Inoltre non sono permesse
attività di ricerca ed estrazione di petrolio entro le 5 miglia
dalla costa lungo l'intero perimetro nazionale. Tuttavia, le
nuove norme non si applicano alle autorizzazioni già concesse:
66 per l'estrazione petrolifera offshore con pozzi già attivi
più 24 per l'esplorazione offshore in Abruzzo, Marche, Puglia e
nel Canale di Sicilia.
Il santuario mai realizzato
La situazione siciliana è poi complicata dal mistero del
santuario dei cetacei. Il protocollo di intesa tra Italia, Malta
e Tunisia per la formazione di questa area protetta era stato
firmato dall'allora ministro dell'ambiente Alfonso Pecoraro
Scanio il 20 novembre del 2007 e la legge del 29 novembre
successivo concedeva al Ministero la somma di 20 milioni di euro
per l'attuazione dei programmi di intervento per le aree
potette, per la difesa del mare e per la tutela della
biodiversità nel Canale di Sicilia. Da allora non se ne ha più
traccia: “Sappiamo che anche la Tunisia ha firmato e che avrebbe
dovuto farlo anche Malta, ma che fine abbia fatto l'accordo e
cosa sia successo dei soldi - se sono stati stanziati o meno ed
eventualmente per cosa siano stati utilizzati - non se ne ha
idea”, denuncia Nicoloso. Anche dal Ministero dell'Ambiente
tutto tace. Chi non tace sono invece quei siculi che, dopo tante
proteste culminate nel “No trivella day” lo scorso 25 agosto
proprio a Pantelleria, hanno costituito la rete dei Comitati
Notriv Siciliani.
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Commento di Guido
Picchetti del 17/09/10
La piattaforma
petrolifera utilizzata dall'ADX sul sito "Lambouka-1", a poco
più 13 miglia da Pantelleria in acque tunisine, ha iniziato le
sue trivellazioni di ricerca su un fondale di 600 metri
raggiungendo la profondità massima di 2786 metri, e individuando
due zone idonee allo sfruttamento. Lo riporta nei suoi ultimi
comunicati settimanali sull'andamento dei lavori la stessa
società, la quale, terminate le operazioni di ricerca, è ora in
fase di smobilitazione in attesa di decidere in merito alle
successive operazioni di sfruttamento dei giacimenti rinvenuti.
http://www.galileonet.it/articles/4c92382f72b7ab63b5000062#commentsList


Da "RADIO RAI
IT" del 14/09/10
Nella puntata di oggi: Le trivellazioni nel
Mediterraneo. Nei mari italiani ci sono 123 piattaforme di
estrazione, la maggior parte di gas, e alcune petrolifere. E nel
Mediterraneo sono molte di più. La notizia del luglio scorso di
nuove trivellazioni nel Golfo della Sirte, a largo della Libia,
ha rinnovato l'attenzione sui rischi legati allo sfruttamento
del greggio dopo i disastrosi incidenti nel Golfo del Messico.
Da noi, ad agosto, è entrato in vigore un decreto
del ministero dell'Ambiente che regola le trivellazioni al largo
delle coste e impedisce ad esempio di cercare petrolio nel
santuario internazionale dei mammiferi marini (tra Francia e
Italia). Ma il canale di Sicilia - che è anche una delle rotte
principali delle petroliere internazionali - continua ad
attirare le multinazionali degli idrocarburi. Oggi vogliamo
parlare dei rischi e delle opportunità, dei controlli e della
normativa che regola le estrazioni in mare.
Conduce Germana Brizzolari. Interventi di Alessandro
Gianni (Green Peace Italia), Davide Tabarelli (Nonisma
Energia), Antonio Martini (Ministero Attività
Produttive), Claudio Cenzoni (Comitato Abbruzzese Difesa
Beni Comuni).
http://www.radio.rai.it/podcast/A0064656.mp3


da "BLOG
SICILIA" del 14/09/10
Pantelleria, sospesi i lavori della
Lambouka-1
Inserito un tappo a copertura del pozzo
di Guido Picchetti
14 settembre 2010 - Sospesi i lavori della
“Lambouka-1“, e scongiurati almeno per ora i pericoli di
incidenti sulla piattaforma, sperando che il tappo inserito sul
fondale a copertura del pozzo di trivellazione tenga, con questo
grafico diamo un’occhiata allo specchio di mare intorno a
Pantelleria.

Su questo grafico ho sovrapposto, alla carta
nautica della zona, un estratto dalla carta del Ministero delle
Attività Produttive del Canale di Sicilia – Zona Marina “G” che
mostra i titoli idrocarburi vigenti con la situazione al 31
Luglio 2010. Sono riportati in verde i due permessi di
ricerca già da tempo rilasciati a nord-ovest di Pantelleria (il
G.R.15.PU e il C.R147.NP) di cui già altre volte abbiamo
parlato. E ricordiamo che del secondo permesso, il C.R.147.NP, è
contitolare la ADX, la stessa società che ha operato fino ad
ieri con la piattaforma “Lambouka-1? appena 1 miglio fuori dalle
acque territoriali italiane, essendo anche titolare dei diritti
di trivellazione in acque tunisine fino a Capo Bon.
Quello che risulta da questo grafico di notevole interesse è
dato dalle due zone colorate in rosa a nord-est da Pantelleria.
Sono due vaste aree per le quali, come dichiara testualmente la
succitata carta dei titoli petroliferi del Ministero, sono state
rilasciate “concessioni di coltivazione”, in altre parole di
vero e proprio sfruttamento petrolifero !!! E la cosa che oggi
ci deve più preoccupare, denunciata già da tempo (ma almeno
finora senza risultati concreti) dai vari comitati spontanei
sorti sulla costa siciliana, ancor più vicina com’è di
Pantelleria a queste due zone, è che l’area più a nord
interessata dalla concessione di sfruttamento copre
completamente la superficie di due dei più famosi banchi
sommersi dello Stretto di Sicilia: il “Banco Terribile” e il
“Banco Graham“.
Si tratta di due zone decisamente instabili e soggette a
frequenti movimenti tellurici, come testimonia la storia recente
dell’ “Isola Ferdinandea”, l’isola che vide la luce sorgendo
come Venere dalle acque nel Luglio del 1831, ma che dopo pochi
mesi pensò bene di scomparire nuovamente sott’acqua, lasciando
con un palmo di naso alcuni Stati che già avevano cominciato a
contendersene la proprietà... Il sommo dell’Isola Ferdinandea,
oggi Banco Graham, si trova oggi a 9 metri appena dalla
superficie... Ma siamo proprio sicuri che un tappo, per quanto
resistente e ben sistemato a copertura di una trivellazione
effettuata sul Banco Graham o su qualunque altro dei tanti
banchi rocciosi vicini di natura vulcanica, abbia qualche
possibilità di resistere a lungo ?
http://www.blogsicilia.it/blog/pantelleria-sospesi-i-lavori-della-lambouka-1/
#
Post di
Peppe D'Aietti su FB del 15/09/10
Ottima notizia!
Post di
Guido Picchetti su FB del
15/09/10
... se ti riferisci alla notizia riportata nel titolo posso
anche concordare, sebbene la sospensione sia solo temporanea, in
attesa della decisione che le cinque società della joint-venture
titolare diritti sulla concessione prenderanno: passare allo
sfruttamento o abbandonare il pozzo ?
Ma se leggi tutto il testo del servizio ti accorgerai che la
minaccia delle "coltivazioni" concesse dal Ministero delle
Attività Produttive sui banchi sommersi dello Stretto di
Sicilia, tra Pantelleria e la costa al largo di Sciacca, è ben
più più grave. Il termine "coltivazione" in gergo tecnico sta
per "sfruttamento delle risorse petrolifere presenti nei
giacimenti" interessati..., e non ti dico altro.
#
Post di
Roberto Giacalone del 15/09/10
Ciao Guido, speriamo bene....


Da "ADX" del 14/09/10
14th September 2010 - Lambouka‐1 Well ‐
Operations Update #10
Activities during past week
Since the last update approval to
suspend the well has been obtained from the Tunisian designated
authorities, the well bore has been successfully isolated with 5
cement plugs as well a retrievable bridge plug and a surface
corrosion cap installed. The blow out preventers and the subsea
riser have been retrieved.
Rig operations as at 0600 hrs Tunisian local time on the 13th of
September were the retrieval of rig anchors in preparation for
rig demobilization.
Participants in the Lambouka
‐1 well are as follows (note 1);
ADX (note 2) 30% Operator
Gulfsands Petroleum Plc 30%
Carnavale Resources Ltd 20%
XState Resources Ltd (note 3) 10%
PharmAust Limited 10%
Notes:
1. The respective interests in the Lambouka Prospect area in
the Kerkouane Permit and the Pantelleria Licence are based
on the completion of all farmin obligations.
2. ADX’ interest is held via wholly owned subsidiary Alpine
Oil & Gas Pty Ltd and pending completion of the farmin
obligation, Alpine will continue to hold 100% of the
Pantelleria Licence.
3. XState Resources Limited interest is held via wholly
owned subsidiary Bombora Energy Limited.
For further details please contact:
Wolfgang Zimmer Ian Tchacos
Managing Director Chairman
+43 (0) 676 358 1214 +61(08)9226 2822
www.adxenergy.com.au
http://www.audax.com.au/documents/Lambouka-1%20Well%20Operations%20Update%20No.10.pdf


Da una "Nota"
sulla mia pagina su FB del 12/09/10
Il documento ufficiale dell'UNEP-MAP
5 Giugno 2010 - Giornata Mondiale
dell'Ambiente
Identificate 12 nuove aree mediterranee di salvaguardia della
biodiversità
(traduzione di Maria Ghelia)
Atene, 3 Giugno 2010 - Durante un
incontro di esperti tenutasi il 1° e 2 Giugno ad Istambul sono
state identificate nel Mar Mediterraneo dodici nuove aree di
salvaguardia della biodiversità, proprio alle soglie della
celebrazione della Giornata Mondiale dell’Ambiente che si terrà
il 5 Giugno.
Gli esperti scientifici ed i rappresentanti nazionali del centro
regionale Piano d’Azione Mediterraneo (MAP) della UNEP
specializzati in biodiversità ed Aree Specialmente Protette
(SPA/RAC) hanno identificato nel Mediterraneo 12 aree che
presentano uno specifico interesse per la salvaguardia della
biodiversità, con lo scopo di promuovere una rete ecologica
rappresentativa di aree protette nel Mediterraneo.
Un rapporto finale con valide proposte sarà presentato alla fine
del 2011 alla riunione delle Parti Contraenti della Convenzione
di Barcellona. “Questo è il risultato più importante nel nostro
cammino per la protezione della biodiversità del Mar
Mediterraneo” ha detto il Direttore di SPA/RAC Sig. Adberrahmen
Gannoun. “Il documento adottato costituisce una base eccellente
per il lavoro che dobbiamo svolgere nella nostra regione”.
Le dodici aree identificate sono: le Montagne sommerse di
Alboran, le Baleari meridionali, la piattaforma continentale ed
il fondale degradante in profondità del Golfo di Lione, il
Tirreno centrale nella parte adiacente al Santuario Pelagos, la
piattaforma continentale Tunisina (più specificatamente il
Canale di Sicilia settentrionale, incluso il banco Avventura e i
banchi limitrofi, ed il Canale di Sicilia meridionale), il Mar
Adriatico settentrionale e centrale, Santa Maria di Leuca nel
Mar Ionio ed il Mar Ionio nord orientale, il Mar di Tracia
(Egeo), il Mar di Levante nord orientale ed il Vortice di Rodi,
e la regione del Delta del Nilo.
La Francia e la Spagna hanno espresso l’intenzione di dare la
loro collaborazione per quanto riguarda il Golfo di Lione e di
considerare la possibilità di proporre una dichiarazione di SPAM
(Area Protetta Speciale di Interesse Mediterraneo).
Per quanto riguarda l’area delle Isole Baleari situata nella
zona spagnola, per la salvaguardia delle risorse marine viventi
la Spagna ha espresso l’intenzione di implementare le misure
necessarie in collaborazione con la Comunità Europea e di
adottare i provvedimenti dello ICCAT (Commissione Internazionale
per la Conservazione del Tonno Atlantico).
Nell’ottobre 2010, cogliendo l’occasione di un workshop
intitolato “Verso un network di MPA (Aree Marine Protette) per
l’Adriatico”, la Slovenia ha invitato i paesi che si affacciano
all’Adriatico ad avvantaggiarsi di questo Forum per raggiungere
misure coordinate ed unitarie allo scopo di definire una SPAM in
questa regione.
Per ogni sito identificato, la Segreteria della Convenzione di
Barcellona contatterà ufficialmente le autorità dei Paesi
interessati come richiesto dai rappresentanti dei Paesi stessi
durante la riunione. Questo passo sarebbe essenziale per
iniziare l’iter di istituzione delle SPAM, incluse quelle d’alto
mare, e servirebbe a sensibilizzare i membri con potere
decisionale e le istituzioni nazionali a proposito delle
attività coperte da questo progetto.
“I paesi Mediterranei riconoscono la necessità di allargare
significativamente l’elenco delle aree marine protette nella
zona. In questo modo saranno in grado di proteggere più
efficacemente la biodiversità unica del Mediterraneo e di
raggiungere gli scopi previsti dalla CBD (Convenzione sulla
Diversità Biologica)” ha detto Maria Luisa Silva, Ufficiale in
carica e Coordinatrice Deputata dell’ UNEP/MAP. “Questo lavoro è
una solida base per promuovere ulteriormente l’istituzione di
nuove Aree Specialmente Protette di Interesse Mediterraneo,
incluse quelle in alto mare, in aggiunta alle 25 aree già
istituite sotto la Convenzione di Barcellona ed il suo
protocollo SPA e di Biodiversità”.
Per maggiori informazioni sulla Giornata Mondiale
dell’Ambiente 2010 e le relative attività mondiali:
sito web WED:
http://www.unep.org/wed/2010/english/
Contattare: Anne-France White, Ufficiale d’Informazione UNEP,
anne-france.white@unep.org
(1) WED, organizzato a partire dal 1972 dal Programma Ambientale
delle Nazioni Unite (UNEP), è la più grande celebrazione globale
UN dell’azione positiva ambientale. Il tema del 2010 si
focalizza sull’importanza vitale per l’umanità della salute
delle specie e dell’ecosistema del globo intero, in supporto al
2010 Anno Internazionale della Biodiversità dichiarato dalle
Nazioni Unite.
Con il tema “Molte Specie. Un Pianeta. Un Futuro”, la
manifestazione di quest’anno celebra l’incredibile diversità di
forme di vita sulla Terra come parte del 2010 Anno
Internazionale di Biodiversità. Il paese ospite di quest’anno,
il Rwanda, è stato scelto per la sua ricchezza ambientale,
incluso rare specie quali il gorilla di montagna e le politiche
verdi ambientali particolarmente avanzate.
(2) Il Piano d’Azione del Mediterraneo (MAP) è un’istituzione
regionale che supporta e coordina l’implementazione della
Convenzione di Barcellona e dei Protocolli adottati dai 21 paesi
affacciati sul bacino del Mediterraneo e dalla Comunità Europea
allo scopo di proteggere gli ambienti marini e delle coste.
SPA/RAC ha la sede a Tunisi e si focalizza sulla biodiversità e
la protezione delle specie mediterranee, i loro habitat e
sull’ecosistema del Mediterraneo stesso.
http://www.facebook.com/profile.php?id=1063270409#!/notes/guido-picchetti/il-documento-ufficiale-diramato-dalla-unep-map-il-2-giugno-us-nella-traduzione-d/158437690834721


Da "BLOG
SICILIA" dell' 11/09/10
Chi tutelerà la Sicilia a
livello ambientale?
I buoni propositi dell’UNEP/MAP
contrastano con le incertezze sul futuro
11 settembre 2010 -
Tutto nasce da una piccola foto che corredava
il mese scorso il servizio pubblicato sul “Financial Times” sulle
piattaforme nello
Stretto
di Sicilia. In quella foto
ricadutami di recente sott’occhio (riportata qui a lato), oltre ai punti dove sono
state avanzate richieste di concessioni per ricerche
petrolifere, e alle zone dove tali prospezioni sono già in atto,
sul grafico di fondo risultano evidenziate due vaste aree
marine indicate in didascalia come “UNEP designated priority
area”. E la fonte del grafico, confermata a margine, è “UNEP
Italian government”.
Ma cos’è questa UNEP ?
Indubbiamente una sigla di cui solo pochi sanno, per quanto
importante essa sia in materia di tutela ambientale.
Se poi a questa sigla ne aggiungiamo un’altra, vale a dire MAP,
il tutto diventa ancora più misterioso. UNEP/MAP... Cosa
significherà mai ? Vediamo in breve di spiegarlo...
UNEP è,
per così dire, l’equivalente in materia ambientale della FAO.
Vale a dire è un’organizzazione delle Nazioni Unite che, invece
che di alimentazione, si occupa dei problemi
dell’ambiente su scala mondiale, promuovendo e contribuendo tra
l’altro a realizzare aree protette marine e terrestri nelle zone
del mondo minacciate di degrado, per l’azione dell’uomo
o per altri fattori ambientali. La sigla UNEP sta appunto per
“United Nations Environment Program”.
MAP
sta invece per “Mediterranean Action Map”, e si tratta di un
piano d’azione che nel 1975 a Stoccolma, sotto l’egida dell’UNEP,
venne sottoscritto da 16 nazioni mediterranee e dall’Unione
Europea. Oggi MAP coinvolge ben 21 Paesi che
lambiscono il Mediterraneo, determinati ad evitare non solo il
degrado dell’ambiente marino, ma anche quello delle coste e
delle isole, puntando su un’amministrazione delle risorse
sostenibile e coniugata allo sviluppo, al fine di
proteggere il Mediterraneo tutto e
contribuire a una migliore qualità della vita.
In occasione della Giornata
Mondiale dell’Ambiente di quest’anno, celebrata il 5 Giugno
u.s., si è svolto ad Istambul un meeting di studiosi e
di rappresentanze nazionali del centro regionale dell’UNEP/PLAN,
specializzati in biodiversità e in aree marine protette.
Al termine dei lavori sono state identificate
12 aree
nel Mediterraneo che presentano particolare interesse per la
conservazione della biodiversità, al fine di promuovere
l’istituzione di un network ecologico
rappresentativo delle aree protette nel Mediterraneo. Un
rapporto contenente tali proposte sarà presentato alla fine del
2011 al meeting dei Paesi che hanno sottoscritto a suo tempo la
Convenzione di Barcellona.
Nella mappa qui a seguire
(fonte UNEP) sono riportate le 12 are marine considerate come
prioritarie ai fini della conservazione, inclusi i bacini di
acque profonde, che potrebbero includere siti candidati
all’istituzione di nuove aree marine protette.

Tali aree sono : 1) Le
montagne sommerse di Alboran – 2) L’area meridionale delle
Baleari – 3) Il pianoro e le ricadute sommerse del Golfo del
Leone – 4) Il Tirreno centrale – 5) L’area settentrionale dello
Stretto di Sicilia (incluso il Banco Avventura e gli altri
banchi sommersi) – 6) L’area meridionale dello Stretto di
Sicilia – 7) L’Adriatico settentrionale e centrale – 8 ) Santa
Maria di Leuca – 9) Lo Ionio nord-orientale – 10) il Mare di
Tracia – 11) Il mare Levantino nord-orientale – 12) La regione
del delta del Nilo.
“Queste 12 aree
- ha detto Maria Luisa Silva,
coordinatrice incaricata UNEP/MAP in chiusura dei lavori del
meeting del Giugno scorso –
costituiscono un’ottima base per promuovere l’istituzione di
nuove aree marine protette mediterranee di interesse specifico,
che vanno ad aggiungersi alle 25 aree già stabilite dal
protocollo della Convenzione di Barcellona per le AMP e la
biodiversità”.
Fin qui le notizie buone ai
fini della tutela dell’ambiente marino intorno a
Pantelleria. Essere con le sue acque, insieme a Malta e
Lampedusa, compresa in una zona (la n° 5 dello Stretto di
Sicilia settentrionale) che le Nazioni Unite e gli esperti dell’UNEP/MAP
hanno incluso nella lista delle aree da tutelare in vista della
riunione del prossimo anno dei Paesi firmatari della Convenzione
di Barcellona, può sembrare, e forse lo è, certamente buona
cosa... Ma se si scava un pò più a
fondo tra i documenti legati all’UNEP/MAP che coinvolgono in
particolare il nostro Paese, si scopre qualcosa che stona non
poco. Vediamo di cosa si tratta.
Sempre nell’ambito dell’UNEP,
sulle cui finalità ed azioni chiunque abbia a cuore l’ambiente
non può che concordare, c’è in Italia, anzi in
Sicilia
(e pochi lo sanno), un organismo che si chiama “Centro Mediterraneo per
l’informazione e la Comunicazione dell’UNEP/MAP”.
Il Centro è stato
istituito fin dal 1993 dalle 22 parti contraenti
firmatarie della Convenzione di Barcellona.
E’ gestito
dalla Regione Siciliana, con il supporto del Ministero
dell’Ambiente e del Territorio e del Mare italiano. Direttore
Generale del Centro è il dr. Sergio Illuminato, che ne figura
anche come amministratore delegato. Una sua intervista è
riportata sul sito “Idea Ambiente”.
E’ certamente interessante la
lettura dell’intervista, ma, a mio giudizio, confrontando
propositi e progetti espressi in essa con le successive
realizzazioni, mi sembra davvero che ci siano non poche
differenze. Non si spiega altrimenti come sul sito ufficiale di
INFO/RAC non risultino documenti posteriori al 2008, e siamo già
verso la fine del 2010... E‘ come se nel Mediterraneo in
questi ultimi due anni non sia successo niente... Eppure,
lo abbiamo su riportato, se non altro la riunione degli esperti
di UNEP/MAP ad Istambul di Giugno di quest’anno c’è stata; e
qualcuno avrà pure proposto le aree da proteggere che
coinvolgono l’Italia ... Ma di tutto ciò sul sito del Centro
diretto al Dr. Illuminato non c’è traccia... O per lo meno risulta
difficile trovarla, e ciò non è certamente un successo per un
Centro che dovrebbe fare innanzitutto informazione...
Altra interessante lettura
sullo stesso tema può essere la
lettera che ancora il Dr. Illuminato ha
inviato in data 10/02/10 al Direttore di “Agrigento
Notizie It”, probabilmente a seguito a certe
accuse giornalistiche avanzate nei suoi confronti in merito al
compenso annuo percepito in qualità di Direttore del Centro di
informazione
UNEP/MAP siciliano, compenso da lui rettificato in
2.500 euro mensili. Nella stessa lettera egli dichiara anche che
la Prestigiacomo (autorevole esponente del Pdl Sicilia),
conoscendo benissimo il valore del Centro da lui diretto e
sapendo che dal 2010 l’ Info/Rac-Map dovrà gestire svariati
milioni di euro per le attività internazionali già assegnate dal
Fondo Mondiale per l’Ambiente di Washington, sta cercando di
sottrarre in Centro a Palermo in favore dell’Ispra di Roma; e
ciò nella più completa inerzia della Regione Sicilia,
aggiungendo poi che “è proprio in difesa della prerogativa e
dell’immagine dell’ Info/Rac-Map” che ha provveduto a depositare
alla Procura della Repubblica una denuncia nei confronti del
Ministro Prestigiacomo”.
Una lettera anch’essa
indubbiamente interessante... Ma
che tristezza leggere di
questi dannosi contrasti tra chi dovrebbe battersi anzitutto in
favore dell’ambiente. Sono contrasti che a nulla
giovano se non a generale ulteriore sfiducia verso certe
iniziative... E’ quanto invece vorremmo sentire l’UNEP-MAP fare
informazione come sarebbe suo dovere principale, alzando voci
forti e chiare a difesa del Mar Mediterraneo, e dello Stretto di
Sicilia in particolare... Tanto più se si ha sede a Palermo.
Ma da questo punto di vista tutto
tace, al solito...
http://www.blogsicilia.it/blog/i-buoni-propositi-dellunepmap-contrastano-con-le-incertezze-sul-futuro/
Post su FB relativi
all'articolo in questione
#
Post di Eleonora de Sabata del 12/09/10
Grazie Guido, nell'articolo del FT su Pantelleria di agosto ho
parlato proprio di questo.
#
Post di Guido Picchetti del 12/09/10
Infatti, Eleonora, la mia indagine è partita proprio dalla foto
che corredava il tuo articolo su FT, e per l'esattezza dalla
UNEP che figurava come fonte, per arrivare a scoprire che la
struttura preposta all'informazione dell'attività dell'UNEP-MAP
era, su mandato dell'ONU, il Centro INFO-RAC-MAP gestito in
partecipazione dalla Regione Sicilia e diretto dal Dr.
Illuminato. Un centro di informazione istituito nel 1993 in
Italia, ma che da due anni sembra non aver diffuso più alcun
comunicato sulle iniziative svolte dall'UNEP-MAP a favore del
Mediterraneo, tradendo così le sue finalità istitutive... Ma le
Nazioni Unite sono al corrente di come opera (o meglio non
opera) attualmente questo suo centro di informazione ? Ed è
possibile che non ci sia nessuno che si assuma la responsabilità
di tale inattività, e nessuno che controlli o che riferisca a
chi di dovere?
#
Post di Roberto Giacalone del 12/09/10
Purtroppo come spesso accade, chi è preposto a fare quello che
deve fare ... rimane sornione aspettando che altri prendano
l'iniziativa, diciamo allora a questi organi competenti che è
giunta l'ora di darsi una sveglia....
#
Post di Salvatore Gino Gabriele del 12/09/10
Su questo dobbiamo lavorare per far saltare il programma, ma
occorre che anche lavoriamo su delle soluzioni come
territorio.


Da "LA SICILIA"
del 9/09/10
Pantelleria: contro le trivellazioni in
mare. Dall'isola
e dagli architetti no alle ricerche
Pantelleria. «Non possiamo permettere che nel
Mediterraneo si possa ripetere quanto successo al largo delle
coste Americane», lo afferma Mimmi Panzarella, coordinatrice del
Comitato No-Trivella Day di Pantelleria, dopo l'annuncio della
Adx Energy, che ha effettuato ricerche di idrocarburi
utilizzando la piattaforma Lambouka-1, situata a 13 miglia
nord-ovest da Pantelleria, e ha confermato la presenza di
petrolio dopo aver raggiunto una profondità di 2.786 metri.
Panzarella, portavoce del Comitato No-Triv dell'isola, punta
l'attenzione sulla gravità dell'operazione portata avanti dalla
piattaforma e sulle conseguenze catastrofiche per il mare che
circonda l'isola per le sue coste e per l'economia.
«Pantelleria, con tale scoperta, è capofila della protesta che
chiederà la revoca della concessione alla trivellazione e quindi
all'estrazione di idrocarburi - prosegue la coordinatrice
Panzarella - È necessario che sia la popolazione che le parti
politiche siano coese in tale azione». Al Comitato No-Trivella
Day si associano anche i componenti di «Progetto Pantelleria», i
quali, attraverso il loro capogruppo Consiliare Giuseppe La
Francesca, premono sull'importanza e la valorizzazione del
territorio di Pantelleria».
Il nostro mare e le nostre coste sono per noi un enorme
patrimonio che dobbiamo tutelare in quanto rappresentano una
grande opportunità di sviluppo»; e non solo, quello che
auspicano i componenti di Progetto Pantelleria è una forte
unione e collaborazione fra tutti i comitati spontanei No-Triv,
affinché si dia vita ad un unico comitato regionale.
Anche la Consulta degli Ordini degli Architetti della Sicilia ha
deliberato di aderire all'iniziativa del comitato dei sindaci
dei Comuni costieri della Sicilia meridionale, insediatosi a
Sciacca il 12 agosto, con l'obiettivo di promuovere una legge
che vieti le prospezioni petrolifere nel Mare di Sicilia.
«Sosteniamo l'iniziativa - afferma il presidente La Mendola -
così come apprezziamo le posizioni dell'assessore regionale al
Territorio Di Mauro e del ministro Prestigiacomo, che dovrebbe
essere esteso all'intero Mediterraneo». Infine il 20 settembre
si terrà anche una manifestazione di protesta in cui scenderà in
campo anche «Greenpeace». (s. f.)
http://www.confindustriatp.it/public/allegati/2010-09-11_LaSicilia_002.pdf


Da "BLOG
SICILIA" del 9/09/10
Trivellazioni, 19 associazioni chiedono
incontro con la Prestigiacomo
di Guido Picchetti
9
settembre 2010 - Diciannove associazioni ambientalistiche
italiane, non poche delle quali appartenenti a organizzazioni
internazionali, hanno chiesto in data odierna un incontro al
Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio al fine di
potersi confrontare con i responsabili del dicastero in merito
alle direttive e circolari di interpretazione ed attuazione dell’art.
2 comma 17 del decreto legge 128/2010 pubblicato sulla Gazzetta
Ufficiale dell’11 agosto scorso, che istituisce zone di
interdizione alle attività di ricerca, prospezione e
coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare e obbliga
all’espletamento della procedura VIA.
Il decreto in questione, che impedisce tra l’altro le citate
attività entro un raggio di 12 miglia dal confine delle aree
protette marine e costiere e nella fascia di 5 miglia marine
dalla linea di costa della Penisola, consentirebbe, se
coerentemente ed efficacemente applicato, di contenere ed
allontanare i rischi da aree di rilevante interesse ambientale,
nazionali e internazionali.
Le associazioni che hanno avanzato la richiesta sono: l’
“Accademia Kronos”, l’ “Associazione Ambiente e Lavoro”, il
“Centro Turistico Studentesco e Giovanile”, il “FAI – Fondo
Ambiente Italiano”, l’associazione “Fare Verde”, la “Federazione
Nazionale Pro Natura”, la “FIAB”, la “Fondazione Sorella
Natura”, l’ associazione “Green Accord”, “Green Peace”, l’ “INU
– Istituto Nazionale di Urbanistica”, “Italia Nostra”, "Lega
Ambiente”, “Mare Vivo”, il “Movimento Azzurro”, il “Touring Club
Italiano”, l’“Associazione Verde, Ambiente e Società”, e il
“WWF”.
L’Italia, raccomandano i presidenti delle associazioni firmatari
della richiesta, non deve deflettere dal dare corretta
attuazione alla norma in questione se vuole dimostrare di non
essere un Paese a sovranità limitata dagli interessi delle
multinazionali.
(NB - Qui di seguito
il fac-simile della
richiesta, ndr)
|
 |
|
Onorevole Stefania Prestigiacomo
Ministro dell’Ambiente e della Tutela del territorio
e del mare
Via Cristoforo Colombo, 44 - 00147 - Roma
Avv. Luigi Pelaggi
Capo della Segreteria tecnica
Ministro dell’Ambiente e della Tutela del territorio
e del mare
Via Cristoforo Colombo, 44 - 00147 – Roma
Roma, 1 settembre 2010
Prot.DG531/10-wwf
Oggetto: zone interdette alla
ricerca, prospezione e coltivazione di idrocarburi
liquidi e gassosi in mare ex art. 2, c. 17 del Dlgs
n. 128/2010, che modifica e integra il Dlgs n.
152/2006 – Richiesta di incontro sulla fase
attuativa
Onorevole Ministro Prestigiacomo,
le sottoscritte associazioni ambientaliste
riconosciute hanno apprezzato la coerenza e la
determinazione di questo Ministero nel procedere
concretamente nel tentativo di privilegiare la
tutela dei diritti costituzionali alla tutela
dell’ambiente e della salute, dando il proprio
assenso alla integrazione, approvata dal Senato,
all’art. 2 del decreto legislativo di modifica del
Codice Ambiente (Dlgs 152/2006), oggi Dlgs 128/2010,
pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’11 agosto
scorso, che istituisce zone di interdizione alle
attività di ricerca, prospezione e coltivazione di
idrocarburi liquidi e gassosi in mare e obbliga
all’espletamento della procedura VIA.
Questa disposizione, che impedisce le citate
attività entro un raggio di 12 miglia dal confine
delle aree protette marine e costiere e nella fascia
di 5 miglia marine dalla linea di costa della
Penisola, permetterà, se coerentemente ed
efficacemente applicata, di contenere ed allontanare
il rischio da aree di interesse ambientale nazionale
e internazionali, quali le Isole Egadi, le Isole
Tremiti e il Santuario dei Cetacei – Pelagos,
oggetto dell’interesse delle compagnie petrolifere
nazionali e multinazionali.
E’ un segnale importante quello lanciato
dall’Italia, dopo il disastro provocato sulle coste
USA e in generale all'ecosistema del Golfo del
Messico dalla piattaforma Deepwater Horizon che
operava per conto della British Petroleum (BP), che
è coerente con quel regime speciale di tutela del
bacino del Mediterraneo (meno dell’1% delle acque
marine del nostro pianeta) stabilito dalla
Convenzione ONU di Barcellona allo scopo di
contrastare e contenere eventi disastrosi, ma anche
e soprattutto per prevenire e ridurre il pesante
inquinamento sistematico di fonte marina e costiera.
Ma non si tratta solo di tutelare gli ecosistemi
come il disastro del Golfo del Messico ha ben
dimostrato, ma di difendere gli interessi di tutti
quegli operatori economici nei settori del turismo e
della pesca che contano sulla conservazione e
valorizzazione delle risorse marine.
C’è da immaginare che, considerati anche gli
interessi della BP per la costruzione di una
piattaforma nel Canale di Sicilia, questa compagnia
come le altri multinazionali che vogliono operare
nella acque territoriali italiane non abbiano
gradito che un Paese quale il nostro crei un tale
precedente nel bacino del Mediterraneo.
A questo proposito è opportuno ricordare che gli
Stati Uniti nel 1990, ad un anno dal disastro della
Exxon Valdez (allora il più grave incidente
verificatosi nelle acque di quel Paese), non
esitarono con l’Oil Polution Act a stabilire
univocamente severi strumenti di controllo dei
traffici via mare di idrocarburi e di prevenzione e
contrasto degli incidenti nelle proprie acque
territoriali.
L’Italia non deve deflettere dal dare corretta
attuazione alla norma in questione se vuole
dimostrare di non essere un Paese a sovranità
limitata dagli interessi delle multinazionali.
Ed è proprio sulle direttive e circolari di
interpretazione ed attuazione dell’art. 2, c. 17 del
Dlgs 128/2010 su cui chiediamo un confronto a questo
dicastero, convinti che, come sempre accade, sia
questa la fase più delicata in cui realmente si
potrà e dovrà verificare la coerenza dell’azione
amministrativa rispetto a quanto stabilito nella
nuova norma.
Un nostro incaricato contatterà questo Ministero per
avere indicazioni su date possibili per un incontro
sull’argomento in oggetto.
Distinti saluti,
Per i presidenti delle associazioni
Accademia Kronos (Ennio La Malfa),
Associazione Ambiente e Lavoro (Rino
Pavanello), CTS (Luigi Vedovato),
FAI (Ilaria Borletti Buitoni), Fare
Verde (Massimo De Maio), Federazione
Italiana Pro Natura (Mauro Furlani),
FIAB (Antonio Dalla Venezia),
Greenaccord (Gian Paolo Marchetti),
Greenpeace Italia (Giuseppe Onufrio),
INU (Federico Oliva), Italia Nostra
(Alessandra Mottola Molfino), Legambiente
(Vittorio Cogliati Dezza), Marevivo (Rosalba
Giugni), Movimento Azzurro (Rocco
Chiriaco), Touring Club (Franco Iseppi),
VAS (Guido Pollice).
Stefano Leoni
Presidente WWF Italia
|
http://www.blogsicilia.it/blog/trivellazioni-19-associazioni-chiedono-incontro-con-la-prestigiacomo


Da "MARSALA IT"
del 9/09/10
Lombardo apre alle trivellazioni:
"Basta pagare...". Anche Sgarbi favorevole.
E a Pantelleria ADX fa il bilancio delle ricerche
Prosegue il cammino della rete di comitati «NoTriv»
sorti spontaneamente nelle scorse settimane per la
sensibilizzazione dei cittadini al problema che riguarda i
nostri mari a causa delle trivellazioni per le ricerche di
idrocarburi; cammino durante il quale sono state organizzate
manifestazioni per il coinvolgimento della gente e dei giovani
in particolare, per la sensibilizzazione di tutti, vista la
preoccupazione forte che le coste siciliane possano essere preda
di società petrolifere che
hanno già individuato degli importanti giacimenti. Costantemente
attivi i giovani del coordinamento locale, che dopo diverse
raccolte firme hanno anche "invaso"a fine luglio, le spiagge di
entrambi i versanti con paletti indicanti il rischio cui è
sottoposto il mare della Sicilia, e che hanno suscitato la
curiosità dei bagnanti più disinformati. Adesso, gli stessi,
stanno concordando delle iniziative comuni con gli altri
comitati NoTriv della Sicilia, sorti con lo stesso scopo e con
lo stesso forte impulso dei rispettivi coordinatori, a Scicli e
a Noto, per dar vita ad un unico comitato NoTriv regionale.
L'idea è stata lanciata qualche giorno fa da Paolo Pantano, di
Noto, e da Valentina Gulino, di Scicli, che adesso confermano un
appuntamento generale per il prossimo 23 settembre proprio a
Scicli in modo da affrontare tutti assieme l'argomento. A dare
man forte a questa battaglia, in passato, anche nomi noti del
mondo della cultura e dello spettacolo, che hanno a cuore le
sorti della Sicilia e delle sue bellezze naturali ed ambientali.
LOMBARDO. Ma sulla battaglia c'è una novità inquietante.
Sul blog di Raffaele Lombardo, governatore siciliano, è stato
pubblicato un video di circa cinque minuti in cui il successore
di Cuffaro tratta due argomenti: il primo è quello della grande
distribuzione organizzata dell’agroalimentare, il secondo (dal
minuto 2:40 circa in poi) è proprio quello delle trivellazioni
di petrolio: "Abbiamo detto basta anche alle trivellazioni nei
nostri mari. Un tema nel quale occorre cura, attenzione e un
rigore estremo. Ci sono grandi gruppi che richiedono le
autorizzazioni, certo, hanno referenti, dipendenti, uomini
politici ben disposti ad ascoltarli. Ma vengono a prendere il
petrolio da noi, e cosa ci danno? Due lire. Lo raffinano e a noi
la benzina costa più cara che non nella Valle d’Aosta, dove
costa la metà, ma anche nel Lazio o quant’altro. E noi per
quattro posti di lavoro dobbiamo inghiottire veleno?"
SGARBI. Il famoso scienziato russo Vladimir Kutcherov
sarà a Salemi venerdì 10 settembre alle 10,30 nei saloni del
castello normanno svevo in qualità di relatore di una conferenza
sul tema «La minaccia all’integrità del paesaggio e le energie
rinnovabili», alla quale prenderanno parte Vittorio Sgarbi,
Sindaco di Salemi, Sebastiano Tusa, Sovrintendente di Trapani,
Salvo Cocina, Energy Manager della Regione Siciliana.
«Oggi - spiega Kutcherov che è professore al Royal Institute of
Technology di Stoccolma - non c’è un’alternativa al petrolio
capace di competere in disponibilità, abbondanza, efficienza e
sicurezza. Non lo possono certo essere il vento e il sole di cui
tanto si favoleggia. Le profezie apocalittiche sull’imminente
prosciugamento dei giacimenti petroliferi, sono sbagliate.
Invece proprio le rigorose indagini scientifiche sull’origine
abiogenica confermano che la presenza degli idrocarburi sulla
terra è ancora enorme e inesauribile. Una teoria ben sviluppata
negli ultimi 50 anni è ormai una certezza proprio grazie ai test
di laboratorio. Questo ci consente di applicare un nuovo metodo
nell’esplorazione del greggio e del gas, riesaminando la
struttura, la taglia e la localizzazione dei vari giacimenti
esistenti nelle varie parti del mondo.
Kutcherov, che ha illustrato la sua teoria lo scorso maggio al
Salone della Scienza di Torino, spiega: «Il magma della
profondità della terra reagisce con l’idrogeno generando
idrocarburi. E i test hanno dimostrato che in condizioni estreme
di calore e di pressione, ossidi di ferro, carbonato di calcio e
acqua si convertono in metano, una reazione chimica facilitata
da rocce come granito e pietra a base di silicio. Abbiamo il
petrolio in Basilicata, l’abbiamo in Libia: è inevitabile che
sia in Sicilia. Ciò che dobbiamo identificare ora sono i canali
di migrazione sotto la superficie terrestre; dove li scopriamo
possiamo trivellare con certezza di sviluppare uno scenario
nuovo per la produzione energetica del XXI secolo»
La presenza di Kutcherov a Salemi è stata voluta da Vittorio
Sgarbi che adesso propone autorizzare la ricerca di petrolio in
provincia di Trapani: «L’ho invitato con entusiasmo a Salemi per
chiedergli di illustrare la sua teoria e offrire, in aree
definite, concessioni per l’estrazione del petrolio, discutibili
nel Val di Noto e certamente realizzabili nel Val di Mazara con
un impatto ambientale tecnicamente più modesto di quello dei
parchi eolici. Mi sembra che la proposta possa interessare
petrolieri che conoscono Salemi - e hanno, ahimè, interessi
nell’eolico – ma che potrebbero invece rientrare nell’alveo
della loro impresa primaria»
Un futuro all’avanguardia nell’approviggionamento di gas metano
renderebbe la Val di Mazara – dice Sgarbi - ricca e offrirebbe
una risposta a quanti hanno sfigurato il paesaggio con le pale
eoliche e, non paghi, vogliono ulteriormente umiliarlo con i
pannelli fotovoltaici».
INTANTO, A PANTELLERIA... La società “ADX Energy lmt“, in
merito ai lavori di trivellazione della sua piattaforma
“Lambouka-1” (situata in acque territoriali tunisine a 13 miglia
a NO da Pantelleria), ha annunciato ieri di aver concluso le sue
operazioni di ricerca dopo aver raggiunto la profondità totale
di 2786 metri.
Attualmente è in corso l’analisi dei risultati raggiunti da
questa prima fase dei lavori della “Lambouka-1″, che hanno
permesso di confermare la presenza nel fondale sottostante di
almeno due zone idonee allo sfruttamento. Ma le caratteristiche
rilevate sono risultate alquanto diverse da quelle riscontrate
in altre aree limitrofe, e tali da richiedere una attenta
valutazione da parte delle cinque società petrolifere coinvolte
in questa operazione appena conclusasi.
Della joint-venture responsabile dei lavori della “Lambouka-1″
fanno parte la “ADX” per il 30%, ma anche la “Gulfsands
Petroleum Plc” per 30%, la “Carnavale Resources Lmt” per il 20%
, e infine la “XState Resources Ltd”, e la “Pharm Aus Lmt”, per
il 10% ciascuna.
Dal canto suo l’ADX proseguirà nell’interpretazione dei dati
raccolti dalla “Lambouka-1″ confrontandoli con i dati sismici in
precedenza ottenuti per arrivare a stabilire, con la maggiore
precisione possibile, il reale potenziale del sito. Clicca qui
per leggere il comunicato stampa ufficiale dell'Adx (in
inglese).
PROGETTO PANTELLERIA. Il comunicato ufficiale della
società ADX ENERGY IMT testualmente ha annunciato di aver
felicemente concluso le sue operazioni di ricerca. A questo,
tutti noi dobbiamo rispondere all'unisono che così come
felicemente hanno concluso le loro ricerche, altrettanto
felicemente possono raccogliere i propri ferri e andarsene.
Naturalmente tutto ciò non basta. Occorre che i vari comitati
spontanei NO TRIV sorti devono unirsi per dar vita ad un unico
comitato NO TRIV regionale in quanto da soli, e specialmente su
temi così importanti, non si va da nessuna parte. Noi
amministratori abbiamo il dovere di stare al fianco di questi
comitati spontanei e contestualmente condurre le giuste
battaglie sul piano istituzionale.
In questo momento storico, dove si parla sempre più di sviluppo
sostenibile per le energie rinnovabili, non possiamo rimanere
inermi di fronte a campagne di ricerca e/o estrazione di greggio
proprio davanti le nostre coste. Il nostro mare, le nostre coste
sono per noi un enorme patrimonio che dobbiamo tutelare in
quanto rappresentano una grande opportunità di sviluppo.
Per tutto questo, e sopratutto ora prima che sia
troppo tardi, abbiamo il dovere di far ripartire la proposta
istituzionale del Parco e dell'Area Marina Protetta,
naturalmente, come ho avuto modo di dire in passato, secondo
principi di sensibilizzazione, partecipazione e condivisione
della cittadinanza.
http://a.marsala.it/cronaca/ambiente/17745-continua-la-battaglia-dei-comitati-qno-trivq.html


Da "ASCA IT" del
9/09/10
Ambiente: Armao, Sicilia ribadisce "No"
alle trivelle petrolio
(ASCA) - Palermo, 9 set - ''Ribadisco il fermo no
dell'autorità paesaggistica alle trivellazioni petrolifere nel
mare Mediterraneo. Insisto perchè lo Stato coinvolga senza
ulteriori ritardi la Regione e le comunità locali nelle scelte
che riguardano il nostro territorio e il mare, e che rischiano
di avere un impatto intollerabile. Abbiamo appena istituito il
parco archeologico di Pantelleria. Nelle isole vige uno dei
primi piani paesaggistici della Sicilia. Con la Soprintendenza
del mare continuiamo a effettuare ricerche archeologiche. E'
impensabile che, di lì a poche miglia, si possa estrarre
pericolosamente il petrolio''.
Lo ha detto l'assessore regionale dei Beni culturali e
dell'Identità siciliana, Gaetano Armao, commentando la notizia
della scoperta del petrolio in mare, a sole 13 miglia dall'isola
di Pantelleria. In agosto, Armao aveva aderito al 'no trivelle
day' organizzato a Pantelleria contro le trivellazioni marine.
''Su questa posizione - ha aggiunto l'assessore - il governo
siciliano e' compatto. La settimana scorsa, la giunta ha
approvato un atto di indirizzo in cui ribadisce la propria
posizione contraria, già espressa a luglio scorso, a qualsiasi
permesso di ricerca petrolifera, non solo lungo le nostre coste,
ma anche nell'entroterra siciliano. Un deciso orientamento
contrario sia alle richieste già presentate al Ministero dello
sviluppo economico sia a quelle future''.
http://www.asca.it/regioni-AMBIENTE__ARMAO__SICILIA_RIBADISCE__NO__ALLE_TRIVELLE_PETROLIO-529939--.html
Notizie simili su "LIVE
SICILIA", "IL
GIORNALE DI PACHINO", "
SICILIA
INFORMAZIONI", e "RADIO
MOSAICI" del 9/09/10


Da "MONDO
ECOBLOG COM" del 9/09/10
Sversamenti di
petrolio: il WWF
sulla pericolosità delle trivellazioni sottomarine
Il
nuovo incidente nel Golfo del Messico, "è una conferma
ulteriore, dopo il disastro della piattaforma Deepwater Horizon
che verrà ricordata come la ‘Cernobyl del petrolio’, che ormai
il petrolio facile è finito e la risposta dell’industria è di
continuare a spingere i limiti tecnologici penetrando in
ambienti marini sempre più profondi, isolati e sensibili“. Ad
affermarlo è il Wwf sottolineando che “attualmente circa il 30%
di tutto il petrolio estratto deriva da estrazioni petrolifere
su fondale marino (costiero o off-shore) e questa percentuale è
in aumento“.
GLI INCIDENTI SULLE PIATTAFORME PETROLIFERE
“I recenti incidenti e le loro conseguenze -afferma Stefano
Leoni, Presidente del Wwwf Italia- hanno anche dimostrato
l’esistenza di rischi specifici associati alle perforazioni
sottomarine; carenze nelle regolamentazioni e omissioni di
conformità da parte dell’industria; così come carenze nelle
capacità tecnologiche, logistiche e regolamentari, sia per la
prevenzione di incidenti che per la reazione agli incidenti
stessi“.
E’ ORA DI CAMBIARE POLITICA ENERGETICA
“In queste circostanze il Wwf -continua Leoni- ritiene che i
Governi debbano adottare politiche e strategie per ridurre l’uso
dei combustibili fossili liquidi, attraverso misure di
efficienza energetica sostanziali, l’elettrificazione dei
trasporti e lo sviluppo di fonti energetiche rinnovabili“. “La
spinta verso tecnologie sempre più ai limiti per la ricerca e la
gestione di fonti non rinnovabili -aggiunge- allontana per le
comunità coinvolte sempre più la certezza su come rientrare da
situazioni di emergenza e la scommessa sul nucleare in Italia è
un altro esempio di questo genere di rischi“.
http://www.mondoecoblog.com/2010/09/09/sversamenti-di-petrolio-il-wwf-sulla-pericolosita-delle-trivellazioni-sottomarine/#more-5489
#
Post di Carmelo Nicoloso su FB del 9/09/10
Non mi stancherò mai di rammentare a
tutti, sollecitiamo il ministro per chiudere l'iter dell'Area
Marina Protetta di Pantelleria, quindi procedere contestualmente
per il Santuario Marino nel Canale di Sicilia. E' fondamentale
la sinergia di tutte le Associazione Ambientaliste per salvare
il MARE NOSTRUM".
#
Post di Guido Picchetti su FB del 9/09/10
Sono d'accordo con te, Carmelo, ma sono ancora troppi quelli
che, pur, occupandosi di mare per professione o per vocazione,
sembrano davvero sordi da quest'orecchio... E come tutti ben
sappiamo, non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire...
#
Post di Salvatore Gino Gabriele su FB del 9/09/10
Chiedo a Giuseppe La Francesca di pubblicare la delibera di
giunta a proposito di trivellazioni e parco, per capire cosa ha
deliberato la giunta nelle settimane scorse. Purtroppo non c'è
consapevolezza di quello che sta accadendo, forse.. Oppure c'è
dell'altro che noi non conosciamo e sarebbe opportuno che
emergesse. Come vedete anche il dibattito sugli interessi alle
trivellazioni, dopo le scoperte di queste ore, si è fatto
"interessante - farneticante " ed emergono posizioni differenti;
e il "No Trivelle !", il convegno di Sgarbi a Salemi con lo
scienziato russo, la dice lunga. Anche da parte delle
istituzioni il No Triv! non è assolutamente scontato... Anzi ,
quando ci vanno di mezzo grandi interessi economico -
finanziari, la cosa non solo si complica, ma diventa necessaria
una strategia unitaria per un coordinamento unitario del "No
alle Trivelle", non più scoordinato, per singoli territori e per
sensibilità di persone, ma occorre pensare ad un evento unitario
e forte da programmare.
#
Post di Guido Picchetti su FB del 9/09/10
Su Facebook contro le concessioni petrolifere, richieste (e/o
già concesse) lungo la costa occidentale siciliana e nelle acque
del Canale di Sicilia, ci sono già alcuni gruppi meritevoli che
da tempo si danno da fare. Li elenco qui a seguire, con la loro
data di nascita rilevabile dal primo dei post pubblicati nella
rispettive bacheche:
"Si Al Parco Nazionale delle EGADI - NO alle
piattaforme petrolifere", primo post 10 Maggio 2010
"Stoppa la piattaforma", primo post 15 Maggio 2010
"No Triv Sicilia", primo post 12 Giugno 2010
Anche unire le voci darebbe a mio giudizio forza alle proteste e
alle richieste, anzichè disperdersi in mille rivoli che si
ignorano reciprocamente... arrivando in certi casi a
rivaleggiare tra loro all'italiana, come purtroppo spesso
accade...
#
Post di Carmelo Nicoloso su FB del 9/09/2010
Sono d'accordo con Guido, importante è creare rete e sinergia;
vi comunico che ho appena rilasciato un'intervista ad una
giornalista di
www.galileo.net
sintetizzando quello che è lo status nel Canale di Sicilia, per
intenderci la realtà attorno ad Agrigento, l'iter AMP
Pantelleria con la costante attività di Guido Picchetti, il
Santuario Marino nel Canale di Sicilia, quindi il NO TRIV di
Pantelleria con l'adesione di qualche politico e qualche vip,
l'interpellanza alla Provincia di Catania, la disputa tra
Scajola e Prestigiacomo per le concessioni, l'assoluta mancanza
di passi concreti da parte delle Istituzioni dopo i test di
trivellazione a oltre 2000 di profondità, e il proseguo per
quanto attiene l'estrazione. Attendiamo questo potenziale tavolo
tecnico con la presenza del senatore d'Alì per capire come
procedere...
#
Post di Mimmi Panzarella su FB del 9/09/10
Il 23 settembre a Scicli dovrebbe nascere il coordinamento
regionale di tutti i NO-TRIV.


Da "ECO BLOG"
dell' 8/09/10
Nuove trivellazioni a largo di
Pantelleria?
Nel frattempo si scopre che...
a cura di Beppe Croce
Se il disastro della Deepwater Horizon ha avuto
almeno l'effetto di alzare ai massimi livelli l'attenzione sulla
sicurezza delle piattaforme petrolifere off shore, non sembra
che abbia ancora ottenuto il risultato di porre un limite al
fiorente business del petrolio in mare.
L'ultima notizia, su questo fronte, viene dalla Tunisia. Per la
precisione dal permesso di ricerca "Lambouka", nel mare
antistante la città di Kerkouane. Per capirci, a non molte
miglia nautiche dalle acque di Pantelleria.
In quello specchio di mare ADX Energy e Gulfsands Petroleum Plc
hanno trovato altro petrolio e gas in buona quantità e stanno
prendendo in considerazione l'ipotesi di mettere in produzione
il giacimento. Ma non sono ancora sicure. Perchè? Dipende dalle
condizioni climatiche. In pratica le due aziende, e le altre che
hanno quote minori del giacimento, non sanno ancora se
continuare l'esplorazione subito, o aspettare condizioni meteo
più favorevoli. Come mai tanta attenzione per il meteo? Perchè,
sempre nello stesso specchio di mare, ad inizio agosto hanno
avuto grossi problemi con le altre piattaforme.
Cinquantatre ore consecutive di cattivo tempo, infatti, hanno
impedito ad ADX di modificare l'ormai famigerato Blow Up
Preventer sull'impianto. Come riporta "Off shor energy today":
"Modifications of the
BOP to wellhead connection were necessary. The BOP stack was
subsequently reinstalled and successfully pressure tested (including
all joints, choke and kill lines up to 10,000 psi)"
Tradotto in italiano:
mettiamoci mano, prima che succede il guaio...
http://www.ecoblog.it/post/11128/nuove-trivellazioni-a-largo-di-pantelleria-nel-frattempo-si-scopre-che
stessa notizia su "CIP6
BLOG SPOT COM" dell' 8/09/10


Da "BLOG SICILIA" dell'8/09/10
L'annuncio della società "ADX
Energy Imt"
Pantelleria, individuate due zone per
la trivellazione
di Guido Picchetti
8 settembre 2010 - La società “ADX Energy lmt“,
in merito ai lavori di trivellazione della sua piattaforma
“Lambouka-1” (situata in acque territoriali tunisine a 13 miglia
a NO da Pantelleria), ha annunciato ieri di aver felicemente
concluso le sue operazioni di ricerca dopo aver raggiunto la
profondità totale di 2786 metri.
Attualmente è in corso l’analisi dei risultati raggiunti da
questa prima fase dei lavori della “Lambouka-1″, che hanno
permesso di confermare la presenza nel fondale sottostante di
almeno due zone idonee allo sfruttamento. Ma le caratteristiche
rilevate sono risultate alquanto diverse da quelle riscontrate
in altre aree limitrofe, e tali da richiedere una attenta
valutazione da parte delle cinque società petrolifere coinvolte
in questa operazione appena conclusasi.
Della joint-venture responsabile dei lavori della “Lambouka-1″
fanno parte la “ADX” per il 30%, ma anche la “Gulfsands
Petroleum Plc” per 30%, la “Carnavale Resources Lmt” per il 20%
, e infine la “XState Resources Ltd”, e la “Pharm Aus Lmt”, per
il 10% ciascuna. Sta ad esse ogni decisione futura sul destino
del sito su cui ha operato la piattaforma al largo di
Pantelleria.
Dal canto suo l’ADX proseguirà nell’interpretazione dei dati
raccolti dalla “Lambouka-1″ confrontandoli con i dati sismici in
precedenza ottenuti per arrivare a stabilire, con la maggiore
precisione possibile, il reale potenziale del sito.
Per leggere il rapporto completo (in lingua inglese)
cliccate qui. (Oppure leggetelo nell' Eco di
Stampa che segue, ndr).
http://trapani.blogsicilia.it/pantelleria-individuate-due-zonee-adatte-alla-trivellazione/1449
Notizie simili su
"HERCOLE IT", su "
SICILIA INFORMAZIONI", e
su "LA SICILIA WEB" dell'8/09/10;
e su "TRAPANI
OK IT" del 9/09/10


Dal sito web della "AUDAX
COM" del 7/09/10
7th September 2010
Lambouka‐1 Well – Results Update
ADX Energy is pleased to
announce hydrocarbon bearing zones have been discovered in the
Lambouka–1 well. Drilling and wire line logging operations on
the well have now been concluded, having reached a total
measured depth of 2,786 meters.
Analysis of the final suite of wire line logs has supported
earlier results from logging while drilling, and at least two
hydrocarbon bearing zones are present in the Abiod Formation –
the primary objective for the Lambouka – 1 well. The nature of
the ydrocarbons is likely to be comprised of gas and possibly
condensate in the lower interval based on the hydrocarbon shows
recorded from the cuttings while drilling and gas chromatography.
Due to technical reasons the gas shows were not as strong as
encountered in the same Abiod interval in the nearby Dougga‐1
discovery, however no carbon dioxide (CO2) was detected while
drilling the Abiod Formation unlike in the Dougga‐1 discovery.
A net pay of approximately 23 metres is interpreted within the
two reservoir units. This compares favourably to the nearby
Dougga discovery which is interpreted to have a net pay of 14
meters in the Abiod and an assessed mean resource of 74 MMBOE (million
barrels of oil equivalent). Interpretation of 3D seismic
suggests there is up dip potential from the crest of the
structure to the Lambouka‐1 well location of approximately 250
meters. In addition, based on wire line interpretation, the
first interpreted water bearing reservoir was encountered
approximately 230 metres below the upper hydrocarbon zone.
Specialist wire line logs and drilling data indicate that the
Abiod limestone formations at Lambouka–1 are extensively
fractured which is a positive factor for reservoir productivity.
As a result of ongoing drilling fluid losses and increasing well
bore deterioration it has not been possible to safely recover
fluid samples or pressure data from the Abiod formation. Ongoing
operations in the existing well bore have become increasingly
difficult and the productivity of the reservoir from this well
bore is very likely to have been adversely effected by losses
and use of lost circulation materials there by diminishing the
ability to obtain representative flow rates from any drill stem
test.
The joint venture is currently considering whether to suspend or
plug and abandon the Lambouka‐1 well, with a decision on this
matter likely to depend on an assessment of whether suspension
and future re‐entry of this well would provide the best
opportunity to minimise rig time and maximise reservoir
information to be acquired from a drill stem test of the Abiod
Formation. As described above, given that the Lambouka structure
has further up dip potential from the Lambouka–1 location it is
possible that a future bore hole trajectory for the lower
section of the well could also test the up dip potential of the
structure together with the porous sandstones encountered in the
lower part of the well that are interpreted to be in closure at
an up dip location.
The results described in this announcement are preliminary in
nature. ADX will continue to interpret the data obtained from
the Lambouka‐1 well in conjunction with seismic data and provide
further assessments of the potential of the Lambouka discovery.
Participants in the Lambouka‐1
well are as follows (note 1);
ADX (note 2) 30%
Operator
Gulfsands Petroleum Plc 30%
Carnavale Resources Ltd 20%
XState Resources Ltd (note 3) 10%
PharmAust Limited 10%
Notes:
1. The respective interests in the Lambouka Prospect area in the
Kerkouane Permit and the Pantelleria Licence are based on the
completion of all farmin obligations.
2. ADX’ interest is held via wholly owned subsidiary Alpine Oil
& Gas Pty Ltd and pending completion of the farmin obligation,
Alpine will continue to hold 100% of the Pantelleria Licence.
3. XState Resources Limited interest is held via wholly owned
subsidiary Bombora Energy Limited.
http://www.audax.com.au/documents/Lambouka-1%20Well%20Results%207%20Sept%202010.pdf


Da "IL
PANTECO" - Settembre 2010
COPERTINA
In barba agli inguaribili ottimisti la
piattaforma petrolifera c’è “notte e di”
come confermano le foto del nostro lettore Francesco Mauri

http://www.ilpanteco.it/wordpress/?page_id=798
NB - "IL PANTECO" non
viene regolarmente pubblicato in versione cartacea per motivi
economici, ma sono sempre consultabili i vari numeri mensilmente
editi all'indirizzo web
http://www.ilpanteco.it .
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ECONOMIA
Lo sfogo agostano di un “pantesco”
d’adozione che riguarda anche l’economia dell’isola
di Guido Picchetti
Come volevasi dimostrare... L’appello accorato di
Franco Tassi in favore dell’isola dimenticata di Pantelleria,
benchè ripreso da numerosi siti web di informazione regionale e
di tutela ambientale (”Consorzio AetneaNet”, “Blitz Quotidiano”,
“Sat Sicilia Com”, “Villaggio Globale”, “Trapani Blog Sicilia”,
“Trapani Notizie”, “Siciliano It”, etc. ), e riportato su molte
bacheche di Facebook interessate alle minacce che incombono
sulle acque dello Stretto di Sicilia (”No Triv”, “Stoppa la
piattaforma”, “Si al Parco delle Egadi - No alle Piattaforme”,
etc.), a due giorni dalla sua pubblicazione possiamo dire, senza
tema di smentita, che è stato accolto qui sull’isola in un
silenzio assordante !!!!
Certo, sarà il periodo di ferie agostane che
distrae tutti da certi problemi, e anche, in particolare, quanti
di certe cose dovrebbero istituzionalmente sempre occuparsi a
livello locale e non solo… Ma cosa pensare se si viene a sapere,
proprio da Facebook, che in una riunione a Sciacca di qualche
giorno fa (riunione nella quale i sindaci dell’agrigentino,
coordinati dall’Assessore Regionale all’Ambiente Di Mauro, hanno
costituito un comitato per difendere i loro territori dalle
minacciate intrusioni delle compagnie petrolifere...),
l’Assessore all’Ambiente del Comune di Pantelleria è riuscito
solo a dire che “la natura vulcanica della nostra isola
rappresenta un rischio per le trivellazioni” !!! Non una parola
di più, e questo di fronte al TGR della RAI…
L’Area Marina Protetta, il Parco Nazionale dell’Isola di
Pantelleria, le trivellazioni petrolifere in corso a poche
miglia dalle coste dell’isola, le concessioni già da tempo
rilasciate a totale insaputa della popolazione isolana: sono
tutte cose di un altro mondo, e di cui è inutile parlare a
Pantelleria… Isola dimenticata, ma beata, nella sua totale
“ignoranza”... Basta che, a riprova dell’affluenza turistica
(solo agostana...) ci sia abbastanza confusione e difficoltà di
parcheggi, con migliaia di auto in affitto in giro per l’isola,
con i negozi scomodi e affollati, e con tante imbarcazioni a
pieno carico per mare... Il resto non conta...
E ben venga allora la natura vulcanica dell’isola, sebbene la
sola natura non basta... Vivendo ormai stabilmente sull’isola
non me l’auguro certo, ma forse solo un terremoto (non tanto
forte, ma quel tanto che basta...) riuscirà a smuovere chi si è
seduto su certe poltrone, e a tutto pensa (si fa per dire...)
fuorchè al futuro di quest’isola e dei suoi figli...
http://www.ilpanteco.it/wordpress/?page_id=28
-----------------------------------------------------------------------
AMBIENTE
Lampedusa, la bella
dormiente
di Guido Picchetti
Ci voleva la Libia per svegliare Lampedusa dal
suo torpore su certi argomenti ! Non è la prima volta che
accade... e forse non sarà l’ultima... Qui a seguire il
comunicato stampa diramato il 26/07/2010 dall’ufficio stampa del
Comune di Lampedusa e Linosa.
Trivellazioni tra la Libia e Lampedusa: Busetta, si evitino
disastri come nel Golfo del Messico
“L’amministrazione
comunale di Lampedusa e Linosa esprime preoccupazione per le
trivellazioni che possono avere conseguenze sul
difficilissimo e fragile ecosistema del Mediterraneo. Pur
comprendendo le esigenze della ricerca di idrocarburi per un
mondo che ha bisogno di sempre maggiore energia, ci
auguriamo che tali trivellazioni vengano sottoposte a
controlli internazionali”. E’ quanto afferma l’assessore
alla programmazione, allo sviluppo economico al turismo
spettacolo, sport e grandi eventi del comune di Lampedusa
Pietro Busetta in merito alla notizia che a poche centinaia
di chilometri dalle coste della Sicilia, di Lampedusa e di
Pantelleria, inizieranno ricerche di petrolio. A trivellare
sarà la British Petroleum, la compagnia responsabile della
“marea nera” che sta devastando il Golfo del Messico.
“Lampedusa, sentinella
del mare profondo ed avamposto europeo, - prosegue Busetta -
si augura che tali autorizzazioni del governo libico siano
sottoposte a forme di controllo molto attente che evitino di
ripetere nel Mediterraneo il disastro recente del Golfo del
Messico e si candida come sede euro-mediterranea per un
incontro nel prossimo mese di ottobre per fare il punto
sulle trivellazioni, sui rigassificatori e sulle azioni di
controllo per una gestione attenta delle strade del
petrolio”.
Ma Il comune di Lampedusa,
“sentinella del mare profondo e avamposto europeo” (sono le
parole testuali dell’assessore Busetta...), non si è ancora
accorto che già da tempo sono depositate presso il Ministero
dello Sviluppo Economico tutta una serie di domande di
prospezioni petrolifere proprio in prossimità della costa della
sua isola, e ciò nonostante l’area marina protetta già da alcuni
anni istituita ? O crede che basta raccomandarsi al Signore, e
augurarsi che certi incidenti non accadano ? Eppure sono mesi
che la gente dei comuni siciliani rivieraschi, affacciati sulle
acque dello Stretto di Sicilia e delle altre isole dallo stesso
mare bagnate, cerca di fare sentire la loro voce contro le
trivellazioni che incombono numerosissime su questo braccio di
mare...
L’assessore Busetta sarebbe meglio che desse anche lui
un’occhiata alla mappa qui unita, estratta dalla Carta dei
Titoli Minerari del Ministero dello Sviluppo Economico
aggiornata a Giugno 2010. In essa sono riportate in giallo,
insieme alle tante aree interessate dalle richieste di
prospezioni petrolifere lungo la costa occidentale della
Sicilia, anche quelle che riguardano proprio l’isola di
Lampedusa... Ed è la stessa mappa nella quale sono anche
riportate le aree intorno a Pantelleria, dove sono state già
autorizzate le trivellazioni, sia a fine di ricerca (colorate in
verde) che a fine di sfruttamento (colorate in blu)...

Cosa occorre ancora per
promuovere un’azione comune da parte di tutti gli esponenti in
carica delle comunità direttamente coinvolte, anzichè disperdere
in mille rivoli una sacrosanta protesta, facendo perdere ad essa
ogni efficacia ? Sono minacce, ricordiamolo, che non interessano
solo le acque territoriali italiane, ma quelle di tutto il
Mediterraneo, e di tutti i Paesi che sul “Mare Nostrum” si
affacciano...
http://www.ilpanteco.it/wordpress/?page_id=31


Da "CATANIA
BLOG SICILIA" DEL 5/09/10
Lombardo: “Stop alla grande
distribuzione e alle trivellazioni”
di Walter Giannò
Il 28 giugno scorso pubblicammo su BlogSicilia
questo post dal titolo: “Centri commerciali in Sicilia a go go,
un rischio per l’economia“. Ebbene, la giunta regionale ha
emanato oggi un atto di indirizzo per bloccare la proliferazione
dei mega spazi in tutta l’isola.
A tal proposito, sul blog del governatore Lombardo si legge:
“Abbiamo detto stop alla proliferazione della grande
distribuzione che ha ormai colonizzato la Sicilia. Ci sono
ancora oggi un sacco di altre richieste di insediamento ma
questo distrugge la produzione agricola e alimentare, quella
artigianale, il commercio e anche la piccola produzione
industriale.
La grande distribuzione non si approvvigiona sul territorio ma
laddove gli conviene di più massacrando, oltre i produttori
agricoli, artigianali ecc, anche i consumatori che comprano a
prezzi alti visto che i grandi gruppi industriali riescono a
imporre i prezzi quasi in regime di monopolio. Allora basta con
la grande distribuzione e a quella che c’è già chiediamo il
coraggio di evitare ogni azione portata ad ignorare
ed a prendere per il collo e a sgozzare quasi i nostri
produttori locali”.
Ma c’è dell’altro. Su BlogSicilia quasi quotidianamente
informiamo sulla situazione delle trivellazioni nel Canale di
Sicilia, grazie ai post di
Guido Picchetti. Anche in questo ambito ci sono delle
novità. Sempre dal post del blog di Lombardo:
“Abbiamo detto basta anche alle trivellazioni nei nostri mari.
Un tema nel quale occorre cura, attenzione e un rigore estremo.
Ci sono grandi gruppi che richiedono le autorizzazioni, certo,
hanno referenti, dipendenti, uomini politici ben disposti ad
ascoltarli. Ma vengono a prendere il petrolio da noi, e cosa ci
danno? Due lire. Lo raffinano e a noi la benzina costa più cara
che non nella Valle d’Aosta, dove costa la metà, ma anche nel
Lazio o quant’altro. E noi per quattro posti di lavoro dobbiamo
inghiottire veleno?
Ma quello che mi preoccupa però ancora di più è che non si diano
autorizzazioni a perforare il mare. E se ci sono buoni rapporti
con la Libia, non servano solo per le parate militari, si
facciano valere questi buoni rapporti, non tanto per dare
addosso ai poveri emigrati che cercano lavoro, ma anche perché
nelle acque territoriali di quei paesi, nel mare mediterraneo,
non si perfori. Perché se qua, in mare chiuso, succedesse un
disastro come quello del golfo del Messico, il petrolio
rimarrebbe ad avvelenare per milioni di anni uno dei mari più
belli e la sua flora e la fauna, che per un’isola come la
Sicilia è la vita.
Niente trivellazioni quindi e un intervento forte perché il
governo ottenga che il petrolio lo si vada a cercare dovunque ma
non in quello che è il cosiddetto mare nostro”.
http://catania.blogsicilia.it/2010/09/lombardo-stop-alla-grande-distribuzione-e-alle-trivellazioni/


Da "TRAPANI
BLOG SICILIA" del 4/09/10
Trivellazioni, concessioni in via di
scadenza… o forse no
di Guido Picchetti
Mentre a 13 miglia di distanza da Pantelleria, in
acque tunisine, la piattaforma “Lambouka-1“, continua ad operare
tempo permettendo, e domani sapremo dal prossimo report n° 9 la
nuova profondità raggiunta, alla fine di questo mese di
Settembre perderà ogni validità una delle due concessioni a NO
dell’isola che la società australiana ADX detiene nelle acque
territoriali italiane limitrofe in compartecipazione con altre
compagnie petrolifere.
L’altra concessione prossima a Pantelleria è immediatamente
sotto la prima. Fu rilasciata a suo tempo alla “Northern
Petroleum” e quindi passata come titolarietà all’ “AUDAX-ENERGY”,
oggi “ADX”. Ma si trova già dal 17/11/2008 “in stato di
sospensione temporale”.
In altre parole non è valida, salvo un provvedimento che ne
autorizzi nuovamente la ripresa dell’attività: questo è quanto
viene fuori da un’attenta lettura delle carte delle risorse
minerarie del Ministero dello Sviluppo Economico.

Sono certamente buone notizie. Infatti, il decreto ministeriale
che conferì alla Società Northern Petroleum il permesso di
ricerca “C.R147.NP”, poche miglia a nord di Pantelleria,
interessando un’area di ben 637 kmq, fu emanato in data 30
settembre 2004. E all’art. 1 dello stesso decreto è scritto
chiaramente che la sua validità è stabilità in sei anni dalla
data di emissione. Dal 1 Ottobre p.v. pertanto non dovrebbero
più esserci pericoli di altre attività di prospezioni e di
ricerca in questa vasta area marina che arriva a NO di
Pantelleria fino al limite delle acque territoriali italiane.
Ma sarà proprio così, o dal Ministero delle Attività produttive
e dello Sviluppo Economico, che proprio la prossima settimana
dovrebbe vedere, dopo l’interim di Berlusconi, il suo nuovo
ministro in carica, verrà concessa una proroga alle
trivellazioni sospese o in scadenza, come purtroppo in questi
casi spesso accade ? E chi impedirà all’Agip di rimettere in
attività la sua vecchia piattaforma “Zibibbo” a SO di
Pantelleria, essendo di fatto già titolare di una concessione di
sfruttamento, o meglio di “coltivazione” come si dice in gergo
ministeriale ?
C’è da sperare solo che, dopo la forte opposizione manifestata
contro le trivellazioni nello Stretto di Sicilia da più parti e
anche sull’isola più direttamente coinvolta, queste proroghe ed
eventuali istanze di ripresa di attività, anche se già richieste
in tempo utile (come purtroppo temo che sia), non vengano
concesse da chi di dovere…
E che per coerenza venga anche revocata e dichiarata nulla
quella sorprendente nota inviata dal Ministero dell’Ambiente e
Tutela del territorio in data 13 settembre 2004 alle società
petrolifere interessate (pochi giorni prima della data del
decreto ministeriale autorizzativo del 30/9/04 che la cita nei
suoi presupposti…). Una norma con la quale si comunicava che,
nell’area per cui veniva rilasciata la concessione in questione,
le attività di prospezione geofisiche previste potevano essere
escluse dalla valutazione di impatto ambientale, mentre
sarebbero state assoggettate a procedura di VIA unicamente le
perforazioni dei pozzi esplorativi!
approfondimenti:
Il testo dei due
decreti ministeriali del 30
settembre 2004 che conferiscono i permessi di ricerca intorno a
Pantelleria (da
pag.31 a pag. 36)
Commenti su "TRAPANI
BLOG SICILIA" in calce all'articolo
#
Mario Di Giovanna scrive il 6/09/10:
Caro Guido, mi dispiace informarti che la concessione è stata
prorogata nel 2008 con una formula ad libitum, che non pone
limiti temporali al decorrere della stessa... So che sembra
impossibile, ma in Italia può accadere anche questo...
#
Guido Picchetti scrive il 6/09/10:
Che dirti ? Non mi meraviglia più di tanto, a parte l' "ad
libitum", e anche il fatto che su certi documenti ministeriali
più recenti da me consultati, aggiornati al 31 Marzo 2009,
nell'elenco dei permessi di ricerca accordati per il sottofondo
marino (zone C e G relative allo Stretto di Sicilia), quello
contraddistinto dalla sigla C.R.147.NP rilasciato il 30/9/2004
alla Northern Petroleum Limited viene indicato in scadenza il
30/9/2010 senza nessun accenno a proroghe concesse o
richieste...
http://trapani.blogsicilia.it/2010/09/trivellazioni-concessioni-in-via-di-scadenza-o-forse-no/


Dalla
Bacheca
su FB di Guido Picchetti del 4/09/10
Il video
con la piattaforma "Lambouka-1" all'orizzonte, vista
da
Pantelleria
(postato da Carole Bernardo - per vederlo clicca qui
sull'immagine)
Notte di S. Lorenzo. Sto bene, finchè non guardo
l'orizzonte dalla mia finestra, e vedo, rivedo la luce rossa. E'
la piattaforma. Proprio davanti casa me la dovevano piazzare?
Prendo telecamera e filmo. Purtroppo finita memoria. Presto
altra istantanea.
#
Post su FB di Elena Comana del
14/08/10
Che piattaforma scusa? Mica avranno messo
una piattaforma permanente petrolifera di fronte a casa tua?
#
Post di Carole Bernardo del 22/08/10
A 20 km !
#
Post di Carole Bernardo del 3/09/10
Cavoli ! Si vede la piattaforma da casa
mia a Kazen! Interessante! E' lei o non è lei? Può essere mai
che si vede ad occhio nudo? E' forse in avvicinamento?
#
Post su FB di Linda Mon
del 3/09/10
Forse una nave? Sembra avere una
ciminiera.
#
Post di Teresa Leone
del 4/09/10
Cazzarola... trivellano sul serio! Quello
non è il profilo di una nave...
#
Post di Guido Picchetti
del 4/09/10
E' un bel pò che ne parliamo, ma si vede
che il passaparola, che pure regna sovrano sull'isola, su questo
argomento non funziona troppo... E ancora sono tanti che su
questo argomento sono all'oscuro.... Quella che s'intravvede
nel video all'orizzonte è la piattaforma "Lambouka-1" della
società petrolifera australiana "ADX" che dal 1 Agosto u.s. sta
trivellando il fondale a 13 miglia da Pantelleria, in acque
tunisine, appena un miglio fuori delle acque territoriali
italiane, e che la settimana scorsa ha raggiunto la bella
profondità di 2785 metri... Cos'altro dire ? Auguri a tutti
noi...
#
Post di Carole Bernardo
del 4/09/10
Se devo dire la verità, mi sento che non
ci sta nulla da fare. Il petrolio vince, siamo suoi schiavi, e
non penso si possa fare nulla contro le 7 sorelle. Praticamente
mi sono arresa. E' triste ammetterlo, ma voglio essere sincera.
#
Post di Linda Mon
del 4/09/10
Caspita, spero di tornare a Pantelleria come me la ricordo.
#
Post su FB di Teresa
Leone del 4/09/10
Carole, il mondo è schiavo del petrolio, ma l'isola ancora di
più...
http://www.facebook.com/video/video.php?v=1502307672237&comments=


Da "LA
REPUBBLICA IT" del 2/09/10
LOUISIANA
Esplode piattaforma petrolifera.
Chiazza di greggio
nel Golfo del Messico
L'incidente 80 miglia a sud di
Vermilion Bay. Dopo il disastro della Bp, è il secondo incidente
nell'area.
Fiamme e fumo sulla zona, preoccupazione per i danni ambientali.
La Guardia Costiera: "Il pozzo non era attivo", ma poi rileva
una fuoriuscita in mare. Soccorsi 13 lavoratori, uno ferito
di Angelo
Aquaro
WASHINGTON
- Paura nel Golfo del Messico: un'altra piattaforma petrolifera
è esplosa e adesso brucia al largo di Vermilion Bay. Tredici
persone sono finite in acqua: nessuno può ancora dire in che
condizioni si trovino. C'è almeno un ferito, secondo il sito
della rete locale Wafb è stato trasportato al Terrebonne General
Medical Center a Houma, in Louisiana. I dispersi sarebbero stati
localizzati e tratti in salvo. E nell'acqua si comincia a
osservare una chiazza di petrolio, una scia di greggio di quasi
2 chilometri. Contro tutte le rassicurazioni iniziali -
confermate dalla Casa Bianca - sul fatto che le operazioni di
trivellazione non andassero in profondità.
Quattro mesi dopo il disastro della DeepWater Horizon, 20
aprile, 11 morti, la più grande tragedia ambientale d'America,
l'incubo della macchia nera che soltanto poche settimane fa è
scomparsa si riaffaccia drammaticamente. Al momento
dell'esplosione, intorno alle 9 americane, la piattaforma
Vermilion Oil 380 non stava lavorando petrolio. "Dai primi
rilevamenti non risultano perdite", ha comunicato in un primo
momento la Mariner Energy, proprietaria del pozzo. Ma il
precedente di Bp consiglia prudenza. Bill Colclough della
Guardia Costiera cerca di mantenere la calma: assicurare che i
soccorsi sono già in azione. Ma non si riesce a capire neppure
che cosa sia successo davvero.
Un altro disastro nelle acque della Louisiana dove il presidente
Barack Obama era sbarcato domenica scorsa per celebrare i cinque
anni dalla tragedia di Katrina e assicurare la popolazione che
un'altra vergogna come l'esplosione nel Golfo, che ha piegato
ancora una volta questa terra, non si sarebbe ripetuta più.
Spiega Gene Beck della Texas A&M University che probabilmente la
piattaforma sarebbe esplosa per una fuga di gas: si tratterebbe
di una struttura che era al lavoro su un pozzo già funzionante.
Le nuove trivellazioni sono state sospese dalla moratoria
contestatissima - alcuni stati come la Lousiana spingono per la
cancellazione per far ripartire l'occupazione - che Barack Obama
ha imposto nell'attesa che le cause del disastro della DeepWater
Horizon vengano definitivamente accertate. Ma i lavori
naturalmente continuano sulle piattaforme già in funzione.
"Non si tratta di una piattaforma che trivellava in profondità",
dice il portavoce Robert Gibbs nella prima dichiarazione della
Casa Bianca, quasi a sfatare il fantasma della Deepwater Horizon
che riaffiora. Ma l'imbarazzo e la preoccupazione per il nuovo,
clamoroso incidente è palpabile.
Gli elicotteri sono stati spediti sul posto dell'esplosione.
L'equipaggio sulla piattaforma sarebbe ok ma la struttura è
ancora in fiamme. L'incubo del Golfo sembra davvero senza fine.
La Bp nei giorni scorsi ha dovuto rimandare la chiusura
definitiva di quel pozzo maledetto per le condizioni meteo: gli
uragani che stanno sferzando gli Usa non si erano mai visti così
forti come in questa stagione. L'allarme continuerà fino a metà
ottobre. Ma adesso è questa esplosione misteriosa a fare ancora
paura.
http://www.repubblica.it/esteri/2010/09/02/news/golfo_del_messico_esplode_un_altra_piattaforma-6713145/?ref=HREA-1


Comunicato stampa della
Federazione Italiana Pro Natura del 2/09/10
Le
perforazioni nel Canale di Sicilia minacciano l’istituzione
di un Santuario Marino previsto dal 2007
Che fine ha fatto l’accordo firmato il 20
novembre 2007 a Tunisi, dall’allora Ministro all’Ambiente, che
prevedeva l’istituzione di un Santuario marino nel Canale di
Sicilia e che avrebbe posto finalmente sotto tutela una delle
aree marine più importanti del Mediterraneo ?
Questo
accordo seguiva quello firmato tra l’Italia e Malta; il passo
successivo sarebbe dovuto essere la firma dell’accordo
trilaterale tra Malta, l’Italia e la Tunisia. Da quanto possiamo
vedere, le cose non hanno seguito l’iter programmato e l’accordo
trilaterale per istituire in questo lembo di Mediterraneo
un’area marina protetta è rimasta solo una speranza di tutti
coloro che hanno a cuore il futuro di una preziosa zona di
Mediterraneo.
Eppure la legge 222 del 29 novembre 2007 concedeva al Ministero
dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare un
contributo straordinario di 20 milioni di euro per l'attuazione
di programmi di intervento per le aree protette e per la difesa
del mare nonché per la tutela della biodiversità nel Canale di
Sicilia.
E' inaccettabile che a tre anni di distanza da quando quei fondi
vennero destinati con il preciso obiettivo di istituire tre aree
marine protette nel Canale di Sicilia, finalizzate alla tutela
della biodiversità, tra queste anche quella di Pantelleria, non
sia ancora stato chiuso l’iter. Non solo, per quanto attiene il
protocollo internazionale con Malta e la Tunisia, non si
conoscono neppure gli elementi conclusivi che definiscono detto
trattato internazionale. Negli ultimi tempi, al contrario, le
cose hanno preso una piega diametralmente opposta e l’area
anziché diventare un santuario a difesa della biodiversità
mediterranea sta diventando una nuova eldorado nelle speranze di
discusse società di perforazione e di estrazione petrolifera.
Dopo la drammatica esperienza di quanto accaduto nel Golfo del
Messico cosa accadrebbe di intere economie qualora si
verificassero incidenti anche di più lieve entità? Economie che
potrebbero basare il proprio volano di sviluppo proprio sulle
straordinarie ricchezze ambientali storiche e paesaggistiche di
cui dispongono sarebbero completamente spazzate via. Non si
dimentichi, inoltre, che l’intera area ha una sua fragilità
intrinseca che le deriva dalla sua natura geologica vulcanica e
dalla attività sismica e ciò aumenterebbe l’ineludibile rischio
di incidenti che l’attività di estrazione e trasporto
petrolifero comportano.
Ci rivolgiamo pertanto agli organi competenti, in primo luogo al
Ministro dell’Ambiente, On. Stefania Prestigiacomo, alla Regione
Siciliana affinché verifichino la rispondenza alle normative
vigenti da parte delle imprese di perforazione che stanno
operando nell’area e che, per un principio di precauzione,
sospendano le tutte attività al momento in corso. Auspichiamo
altresì che venga istituita l’Area Marina Protetta a
Pantelleria, quindi riavviato quel grande progetto tendente a
rendere l’intera area del Canale di Sicilia un Santuario di
protezione e di conservazione della biodiversità.
http://www.facebook.com/notes.php?id=1063270409¬es_tab=app_2347471856#!/note.php?note_id=155862917758865
Stessa notizia su "CATANIA POLITICA"
e su "TRAPANI BLOG SICILIA" del 3/09/10


Da "IL
RESPIRO" del 2/09/10
No trivella day a
Pantelleria: personaggi noti a sostegno
di Legambiente e altre associazioni
E le istituzioni?! Risposte fiacche e ridicole
di Giancarlo Argentieri
Si sono dati appuntamento in
molti, con motoscafi, barchette e gommoni, per protestare contro
il progetto (già in parte avviato) di impiantare 20 trivelle
petrolifere nel mare siciliano di Pantelleria. Vedi i disastri
nel Golfo del Messico.
Fiacchi i commenti del Ministro Prestigiacomo, fotografata (e
ritoccata) al mare dai settimanali rosa: oggi sul Corriere della
Sera promette che ne parlerà con i "colleghi d'Europa".
Quali colleghi? I ministri
dell'Ambiente europei si occupano di ambiente!
http://www.ilrespiro.eu/emergenze/1059-no-trivella-day-a-pantelleria-personaggi-noti-a-sostegno-di-legambiente-e-altre-associazioni/


Da "TRAPANI
BLOG SICILIA" del 1/09/10
Neanche a Greenpeace
importano le trivellazioni nel Mediterraneo
di Guido Picchetti
La piattaforma Lambouka-1
situata a 13 mg da Pantelleria raggiunge i 2785 metri di
profondità. Lo conferma l'ultimo
report
emesso ieri dalla compagnia "Audax Energy lmt" che, in
associazione con altre quattro compagnie petrolifere, sta
trivellando il fondale al limite delle acque territoriali
italiane per raggiungere la sacca di petrolio già individuata da
tempo, sacca che, partendo dalle acque tunisine, prosegue in
direzione sud-est per arrivare fino a poche miglia di distanza
da Pantelleria.
Quello che è davvero sconsolante, è che, mentre nell'Artico,
notizia di stamani, Grean Peace con i suoi suoi attivisti sta
cercando di bloccare la piattaforma petrolifera "Stena Don"
situata nelle gelide acque al largo della Groenlandia, per
evitare che possa scattare in quell'area una nuova corsa all'oro
nero capace di mettere a rischio quell'ecosistema e il clima
globale che da esso dipende (parole testuali nel
comunicato di Grean Peace, ndr), qui da noi di
ciò che avviene nel Mediterraneo culla delle civiltà
occidentali, le cui acque bagnano non so quante nazioni civili,
importa poco o nulla...
D'altronde cos'è il Mediterraneo ? Al confronto con l'Artico è
solo un piccolo lago, e la minaccia concreta che incombe sempre
più sullo Stretto di Sicilia sembra interessare davvero pochi...
Eppure basta guardare una carta geografica per capire meglio
cos'è lo Stretto di Sicilia per il Mediterraneo: un braccio di
mare di fondamentale importanza. Qui le correnti, quelle che
sfiorano l'isola di Pantelleria sui suoi versanti principali,
portano allo scambio permanente delle acque tra i due grandi
bacini in cui si divide il Mediterraneo, quello orientale e
quello occidentale. Ed è qui intorno a Pantelleria, dove adesso
sta operando la "Lambouka-1" che si colgono premonitori tutti i
segnali dei cambiamenti, in bene e in male, che di lì a poco si
verificheranno in progressione lungo le altre coste del "Mare
Nostrum". Basti citare come esempio l'invasione delle meduse "Pelagia
noctiluca", che, notata ai suoi inizi quattro o cinque anni
fa a Pantelleria durante il periodo invernale, si è poi
progressivamente estesa fino a raggiungere le coste mediterranee
francesi e spagnole ...
Attualmente gli attivisti di "No Triv" solo sulla costa
siciliana dello Stretto di Sicilia si stanno danno molto da fare
per combattere quelle che sono (per fortuna...) delle richieste
di prospezioni petrolifere ancora da valutare e confermare. Qui
intorno a Pantelleria, invece, le concessioni sono già state
date da tempo, e pare proprio (No Trivella Day a parte...) che a
nessuno ciò interessi più di tanto… Ma chi le ha rilasciate
queste concessioni? Possibile che non si possa sapere ? E quando
sono state concesse ? E ancora, chi a livello regionale,
provinciale e comunale è stato a suo tempo informato delle
richieste pervenute e ha lasciato che, senza esprimere alcun
parere contrario (certamente richiesto agli esponenti
istituzionali locali come prevede la legge...), fossero
autorizzate le prospezioni petrolifere intorno all'isola di
Pantelleria ? Sarebbe giusto che chi si è così comportato,
specie se in buona fede (ma è difficile crederlo…), se ne
assumesse le responsabilità. E sono responsabilità chiare, che
non dovrebbe esser difficile poter accertare se davvero si
volesse, e che forse permetterebbero di capire come mai
l’istituzione dell’AMP di Pantelleria non è andata avanti, al
contrario delle concessioni alle prospezioni petrolifere
regolarmente (si fa per dire...) rilasciate. Sono scelte che
qualcuno deve pur aver fatto o quanto meno favorito, per quale
ragione poco importa, ma se vogliano un domani arrivare a dare
un voto consapevole per eleggere chi deve rappresentarci secondo
le idee che abbiamo, è necessario che chi ha fatto certe scelte
lo dica chiaramente o che venga portato allo scoperto.
http://trapani.blogsicilia.it/2010/09/neanche-a-greenpeace-interessano-le-trivellazioni-nel-mediterraneo/
Post su FB relativi all'articolo in
questione
#
Post di Peppe D'Aietti su FB del 13/09/10
E' una cosa folle, Guido... hanno pure trovato il petrolio, adesso chi
li ferma più! Ma i pozzi sono in acque tunisine?
#
Post di Guido Picchetti su FB del 13/09/10
Il pozzo si, un miglio fuori delle acque territoriali italiane che si
estendono fino a 12 miglia da Pantelleria, ma la sacca di petrolio no...
Questa infatti punta dal pozzo in direzione dell'isola arrivando sino a
circa 6/7 miglia dalle nostre coste... E' quanto risulta dalle mappe
della stessa società che ha effettuato le ricerche.