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Da "L'UNICO" del 27/07/10

Trivellazioni Bp, Frattini: "Servono tecnologie sicure"

"Quella delle trivellazioni della BP nelle acque libiche del Golfo della Sirte è una questione di evidente interesse per tutto il bacino del Mediterraneo e quindi dovrebbe essere affrontata dall'Unione per il Mediterraneo, anche per avere assicurazioni sull'uso di tecnologie assolutamente sicure". Questa è la posizione espressa oggi dal ministro degli Esteri Franco Frattini.

Per il titolare della Farnesina, "non se ne può fare una questione bilaterale. L'Italia - continua - è interessata come Malta, la Tunisia e tutti gli altri Paesi che si affacciano sulle coste del 'Mare Nostrum'. Certo - ha affermato il ministro - l'esperienza di BP nel Golfo del Messico ci preoccupa ma, dobbiamo trovare il canale giusto per avere assicurazioni sull'uso di tecnologie assolutamente sicure".

"E questo potrebbe essere, - conclude Frattini - il coinvolgimento di un'istanza sovranazionale come quella dell'Unione per il Mediterraneo".

http://www.lunico.eu/index.php?option=com_content&view=article&id=25764:trivellazioni-bp-frattini-qservono-tecnologie-sicureq&catid=117:politica&Itemid=591 

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Post di Guido Picchetti su FB del 27/07/10
E' inutile combattere contro il progresso e lo sviluppo, di cui purtroppo le trivellazioni sono una faccia che piace a pochi ... E' tempo perso... e lo stiamo constatando tutti ... Il mio punto di vista è che occorra invece cercare di governare questo sviluppo con coscienza e intelligenza... Fatto salvo il discorso sulle fonti energetiche alternative, sulle quali sembra siamo tutti d'accordo, dato che però nessuno di noi vuol rinunciare all'auto (che almeno per ora si muove in massima parte con il petrolio), cerchiamo almeno di chiedere e ottenere due cose:

1) Che le royalties per le estrazioni petrolifere siano pagate al giusto valore di mercato, che non vengano concessi permessi di trivellazioni solo perchè sono state pagate mazzette a qualcuno, e che i permessi di ricerca e sfruttamento siano concessi a società in grado di assicurare tutte le dovute garanzie contro i sempre possibili incidenti... A tal fine occorrono trasparenza e controlli, sia a livello nazionale che internazionale...

2) Che contemporaneamente sia favorita al massimo la tutela ambientale proprio nelle zone limitrofe alle aree maggiormente interessate oggi dalle prospezioni petrolifere off-shore, e ciò attraverso l'istituzione di aree marine protette in grado di valorizzare non solo le zone di mare coinvolte in questa operazione di tutela, ma anche le aree terrestri che confinano con queste aree marine da tutelare. Da una tale operazione deriveranno due vantaggi di ordine pratico: si costituiranno delle fasce di salvaguardia sufficientemente ampie tra le zone interessate dalle prospezioni e le aree terrestri ad esse prospicienti; e al tempo stesso le aree marine così tutelate saranno sottoposte a maggiore sorveglianza e ad opportuni controlli, e, soprattutto, in caso di eventuali, malaugurati, ma sempre possibili incidenti, i danni potranno essere meglio valutati anche sotto il profilo economico.


Da "CATANIA POLITICA" del 27/07/10

Mpa: Governo vigili su piattaforme petrolifere Canale Sicilia

L’on. Roberto Commercio, deputato nazionale del Mpa, ha chiesto, con un’interrogazione ai Ministri dell’Ambiente e dello Sviluppo Economico “un monitoraggio diretto e continuativo da parte di strutture pubbliche” su tutte le piattaforme petrolifere offshore del Canale di Sicilia “per verificarne i livelli di sicurezza , qualità ed efficienza”.

“Il disastro del Golfo del Messico – ha detto il deputato del Mpa – ha avuto un forte impatto sui siciliani, preoccupati della possibilità che nascano nuove piattaforme estrattive nelle vicinanze delle coste. Ecco perché ho chiesto ai ministri Prestigiacomo e Berlusconi quali iniziative, anche di carattere legislativo, più efficaci del semplice divieto di trivellazioni entro cinque miglia dalle coste, siano state intraprese per scongiurare il rischio di una catastrofe ambientale che ridurrebbe la Sicilia un luogo invivibile distruggendone del tutto l’economia”.

“Non è un caso – ha concluso Commercio – che tanti luoghi, anche costieri, siciliani siano stati proclamati dall’Unesco patrimonio dell’Umanità. Il governo italiano vigili, dunque: non si possono correre rischi, la nostra terra è troppo bella e importante per essere sacrificata sull’altare delle logiche di mercato. Occorre dunque procedere a una valutazione dei costi e dei benefici e annullare o ridurre drasticamente la presenza di fronte alle nostre coste di piattaforme offshore. E revocare subito l’autorizzazione per ricerche petrolifere e di sostanze gassose nell’area della riserva delle Egadi, come richiesto alla unanimità dal Consiglio comunale di Marsala”.

http://lnx.cataniapolitica.it/wordpress/comunicati/13870


Da "ANSA MED" del 26/07/10

Petrolio: Algeria-Tunisia, intesa per pozzo
a largo Hammamet

Ansamed - ALGERI, 26 LUG - Il gruppo algerino di idrocarburi Sonatrach e l'Impresa tunisina delle attività petrolifere, Etap, hanno raggiunto un contratto d'associazione di 20 milioni di dollari per l'esplorazione del pozzo offshore di Kaboudia a sud del golfo di Hammamet in Tunisia che sarà operativo a fine anno.

Sonatrach e Etap gestiscono in comune già un pozzo al sud della Tunisia a nord di Chott Djerid alla frontiera tra i due paesi. Il costo di questa esplorazione è di circa un miliardo di dollari. Per gestire la cooperazione le due società hanno creato già sette anni fa una società mista Numhyd.

http://www.ansamed.info/it/tunisia/news/MI.XAM16430.html

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Post di Guido Picchetti su FB del 26/07/10
E' una battaglia persa ????

Post di Carole Bernardo su FB del 26/07/10
Finchè le industrie funzioneranno a petrolio, le nostre macchine pure, e la plastica andrà avanti, loro continueranno a cercare. Fermare le esplorazioni significa pensare ad andare in bicicletta. Tutti a parole sono contro, ma dagli la bicicletta invece che la macchina, e vedrai che approveranno qualsiasi pozzo, pur di non pedalare!


Da "PANTELLERIA COM" del 26/07/10

Preoccupazione di ''Progetto Pantelleria'' per le trivellazioni
petrolifere nel Golfo della Sirte. Solo con l'Area Marina Protetta
si può portare avanti la difesa dell'ambiente.

News 6095 - “La notizia diffusasi nei giorni scorsi circa le campagne petrolifere che la società British Petroleum, la stessa del golfo del Messico, inizierà fra qualche settimana nel golfo della Sirte, a poche centinaia di Km da Lampedusa e da Pantelleria, è preoccupante”. Lo afferma in un comunicato stampa il gruppo di “Progetto Pantelleria”.

“E’ veramente assurdo – dice il capo gruppo in consiglio comunale Giuseppe La Francesca - come dobbiamo noi preoccuparci per la salute del nostro mare e delle nostre coste, a seguito di un accordo siglato fra la compagnia inglese e il governo di Tripoli addirittura nel 2007”.

“Riteniamo, noi di "Progetto Pantelleria", - scrivono nel comunicato - che ora più che mai dobbiamo iniziare nuovamente a parlare dell'istituzione dell'Area Marina Protetta Isola di Pantelleria, fra l'altro unico strumento per allontanare di 12 miglia il rischio trivellazioni dalle nostre coste, secondo le nuove direttive nazionali. D'altra parte con l'atto di indirizzo votato all'unanimità lo scorso 30 giugno, il Consiglio Comunale si è dimostrato compatto nel dichiararsi contrario alle trivellazioni nel Canale di Sicilia al fine di salvaguardare le nostre coste e il nostro mare da gravi danni ambientali ed ecologici”.

“Solo con l'Area Marina Protetta – conclude “Progetto Pantelleria” - possiamo portare avanti quel principio di tutela ambientale del nostro territorio, fortemente voluto e condiviso dai gruppi consiliari di maggioranza e di opposizione, ed è per questo che "Progetto Pantelleria" chiederà all'Amministrazione Comunale di riattivare i tavoli tecnici locali e istituzionali, unitamente agli studi propedeutici, per l'istituzione dell'Area Marina Protetta Isola di Pantelleria, secondo principi di condivisione e sensibilizzazione della cittadinanza”.

http://www.pantelleria.com/news/lista_news.asp?NEWS_ID=5196 (solo su abbonamento)

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Post di Igor Sabbetti su FB del 26/07/10
Caro Guido, la preoccupazione c'è ma finché la gente si "fida" della propaganda politica... guardati Super Quark giovedì in cui si parlerà del KiteGen (di cui faccio parte) e vedrai che esistono progetti interessanti ed ecocompatibili. :-)

Post di Guido Picchetti su FB del 26/07/10
Ciao Igor, so già da tempo del "KiteGen"... E mi dispiace, ma per i fondali dello Stretto di Sicilia, ritengo anch'esso una minaccia... e come tale l'ho presenttato in una apposita pagina del mio sito, a causa del malaugurato esempio di installazione off-shore che veniva fatto, e che prevedeva come area ideale Il Banco Avventura, uno dei banchi rocciosi tra Pantelleria e le Egadi... Vai al link
http://www.guidopicchetti.it/Il%20CPPM%20di%20Pnt/News%202010/Minacce%20sullo%20Stretto/MPnt_Kitegen.htm

Post di Igor Sabbetti su FB del 26/07/10
Penso che da allora ci sia stata un'evoluzione, infatti so che il Kitegen detto "Carousel" nella versione off-shore è una struttura galleggiante fissata con corpi-morti riempiti di sabbia per il fissaggio sul fondale. Data la mia natura di "amante del mare" ho proposto all'inventore di progettare questi corpi-morti (grossi pentoloni pieni di sabbia) con nicchie atte a favorire la protezione delle specie marine. Accettata la mia proposta, in questi giorni mi sto preoccupando di disegnare in 3D queste "casette", anzi se hai delle idee a riguardo sono ben accette! Ritenendo il progetto a basso impatto ambientale (la caduta di un aquilone non è la perdita in mare di petrolio e non rilascia scorie radioattive) sono a disposizione per rispondere ad ogni dubbio su KiteGen.


Da "AGENZIA ASCA IT" del 26/07/10

Trivellazioni tra la Libia e Lampedusa:
Busetta, si evitino disastri come nel Golfo del Messico

L'amministrazione comunale di Lampedusa e Linosa esprime preoccupazione per le trivellazioni che possono avere conseguenze sul difficilissimo e fragile ecosistema del Mediterraneo. Pur comprendendo le esigenze della ricerca di idrocarburi per un mondo che ha bisogno di sempre maggiore energia, ci auguriamo che tali trivellazioni vengano sottoposte a controlli internazionali".

E' quanto afferma l'assessore alla programmazione, allo sviluppo economico al turismo spettacolo, sport e grandi eventi del comune di Lampedusa Pietro Busetta in merito alla notizia che a poche centinaia di chilometri dalle coste della Sicilia, di Lampedusa e di Pantelleria, inizieranno ricerche di petrolio. A trivellare sarà la British Petroleum, la compagnia responsabile della "marea nera" che sta devastando il Golfo del Messico.

"Lampedusa, sentinella del mare profondo ed avamposto europeo, - prosegue Busetta - si augura che tali autorizzazioni del governo libico siano sottoposte a forme di controllo molto attente che evitino di ripetere nel Mediterraneo il disastro recente del Golfo del Messico e si candida come sede euromediterranea per un incontro nel prossimo mese di ottobre per fare il punto sulle trivellazioni, sui rigassificatori e sulle azioni di controllo per una gestione attenta delle strade del petrolio".

http://www.asca.it/regioni-SICILIA__BUSETTA__TRIVELLAZIONI_BP_IN_LIBIA__SI_EVITINO_ALTRI_DISASTRI-519602--.html 

Notizia simile su  "LIBERO IT", "AGRIGENTO BLOG SICILIA", "LA REPUBBLICA PALERMO IT", "AGRIGENTO NEWS NET",  "BLITZ QUOTIDIANO IT", "ITALPRESS", "JULIE NEWS", "IL SALVAGENTE IT", e altri ancora del 26/07/10
http://www.libero-news.it/regioneespanso.jsp?id=459660
http://agrigento.blogsicilia.it/2010/07/lampedusa-preoccupanti-le-trivellazioni-della-british-petroleum/
http://palermo.repubblica.it/cronaca/2010/07/26/news/la_bp_cerca_petrolio_nel_mediterraneo_preoccupazione_dal_comune_di_lampedusa-5835824/
http://www.agrigentonews.net/news_67924_www.Sicilia24ORE.it---Petrolio-trivellazioni-nel-mediterraneo-le-preoccupazioni-del-Comune-di-Lampedusa.html
http://www.blitzquotidiano.it/politica-mondiale/bp-trivellazioni-petrolio-lampedusa-controlli-485044/ http://www.italpress.com/ambiente/5663/trivellazioni-comune-lampedusa-evitare-disastri-nel-mediterraneo- http://www.julienews.it/notizia/cronaca/trivellazioni-tra-la-libia-e-lampedusa-busetta-si-evitino-altri-disastri/52558_cronaca_2.html
http://www.ilsalvagente.it/Sezione.jsp?titolo=Lampedusa%3A+pi%C3%B9+controlli+per+le+trivellazioni+della+Bp+nel+Mediterraneo&idSezione=7738

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Post di Guido Picchetti su FB del del 26/07/10
Ci voleva la Libia per svegliare Lampedusa dal suo torpore su certi argomenti ! Non è la prima volta... e forse non sarà l'ultima.... Questo il comunicato stampa diramato oggi 26/07/2010 dall'Assessorato alla programmazione e allo sviluppo economico al turismo spettacolo, sport e grandi eventi del Comune di Lampedusa e Linosa. Ma Il comune di Lampedusa , "sentinella del mare profondo e avamposto europeo" (parole dell'assessore Busetta) non si è accorto che intorno alla sua isola principale ci sono già depositate da tempo presso il Ministero dello sviluppo Economico tutta una serie una serie di domande di prospezioni petrolifere proprio in prossimità della costa dell'isola nonostante l'area marina protetta già da alcuni anni istituita ? O crede che basta raccomandarsi al Signore, e augurarsi che certi incidenti non accadano ?

Sarebbe meglio che desse un'occhiata alla mappa qui unita, estratta dalla Carta dei Titoli Minerari del Ministero dello Sviluppo Economico aggiornata a Giugno 2010. In essa sono riportate in giallo tutte le aree interessate dalle richieste di prospezioni petrolifere in prossimità di Lampedusa.

Post di Gianni Giuffrida su FB del 26/07/10
Purtroppo i pazzi imperversano. La mamma dei cretini è sempre incinta.

Post di Salvatore Gino Gabriele su FB del 26/07/10
Preoccupazione di ''Progetto Pantelleria'' per le trivellazioni petrolifere nel Golfo della Sirte
SOLO CON L'AREA MARINA PROTETTA SI PUO' PORTARE AVANTI LA DIFESA DELL'AMBIENTE
News 6095 - “La notizia diffusasi nei giorni scorsi circa le campagne petrolifere che la società British Petroleum, la stessa del golfo del Messico, inizierà fra qualche settimana nel golfo della Sirte, a poche centinaia di Km da Lampedusa e da Pantelleria, è preoccupante”. Lo afferma in un comunicato stampa il gruppo di “Progetto Pantelleria”. “E’ veramente assurdo – dice il capo gruppo in consiglio comunale Giuseppe La Francesca - come dobbiamo noi preoccuparci per la salute del nostro mare e delle nostre coste, a seguito di un accordo siglato fra la compagnia inglese e il governo di Tripoli addirittura nel 2007”. “Riteniamo, noi di PROGETTO PANTELLERIA, - scrivono nel comunicato - che ora più che mai dobbiamo iniziare nuovamente a parlare dell'istituzione dell'Area Marina Protetta Isola di Pantelleria, fra l'altro unico strumento per allontanare di 12 miglia il rischio trivellazioni dalle nostre coste, secondo le nuove direttive nazionali. D'altra parte con l'atto di indirizzo votato all'unanimità lo scorso 30 giugno, il Consiglio Comunale si è dimostrato compatto nel dichiararsi contrario alle trivellazioni nel Canale di Sicilia al fine di salvaguardare le nostre coste e il nostro mare da gravi danni ambientali ed ecologici”. “Solo con l'Area Marina Protetta – conclude “Progetto Pantelleria” - possiamo portare avanti quel principio di tutela ambientale del nostro territorio, fortemente voluto e condiviso dai gruppi consiliari di maggioranza e di opposizione, ed è per questo che PROGETTO PANTELLERIA chiederà all'Amministrazione Comunale di riattivare i tavoli tecnici locali e istituzionali, unitamente agli studi propedeutici, per l'istituzione dell'Area Marina Protetta Isola di Pantelleria, secondo principi di condivisione e sensibilizzazione della cittadinanza”.


Dal "NOTIZIARIO DELLE EOLIE" del 19/07/10

Eolie & Parco

di Michele Giacomantonio

Un po’ preso da alcuni problemi familiari e un po’ frastornato da una ridda di dichiarazioni per lo più attestate ai margini del problema senza scalfirne la sostanza, ho fino ad oggi evitato di dire la mia opinione sul Parco delle Eolie. Anche perché è un problema complesso che rischia di rimandare ad altri problemi all’infinito. Cercherò di essere chiaro a rischio di apparire schematico.

Comincio col dire che il Parco è una grande opportunità perché permette di rendere produttivi vincoli esistenti che fino ad oggi sono apparsi come puri e semplici impedimenti e questo grazie al fatto che a questi vincoli dovrebbe essere preposta una autorità (su questo torneremo più avanti) che ha i poteri di fare progetti, concorrere a finanziamenti e non solo a quelli relativi al parco (ci sono anche i Fondi europei, i fondi di Heritage List, ecc.). Finalmente grazie alla istituzione del Parco i famosi vincoli stabiliti dal piano paesistico, dalle riserve, dai SIC, ecc. cessano di essere puri e semplici divieti e diventano opportunità per creare nuovo sviluppo e nuova occupazione.

Questo premesso, bisogna porci alcuni interrogativi e fra i tanti possibili soprattutto due: di quali vincoli si tratta? Chi è che gestisce il parco? Molte delle critiche che ho sentito non riguardano il significato e l’opportunità del parco, ma le risposte che sono state date, o che si crede siano state date, a questi due interrogativi.

Cominciamo col primo: quali vincoli ?

Ma c’è bisogno veramente di nuovi vincoli oltre quelli del piano paesistico, delle riserve orientate e dei Sic ? Non credo proprio, c’è anzi da razionalizzare e da rendere coerenti quelli esistenti. Io ricordo che quando si parlò dei vincoli del Piano paesistico, allora ero Sindaco, fui decisamente favorevole al Piano, ma mi battei contro alcune incongruenze che rischiavano di metterlo in cattiva luce; e le incongruenze erano che non si riconoscevano adeguatamente le aree per la realizzazione di servizi pubblici essenziali, a cominciare da quelli per la raccolta, il pretrattamento e lo smistamento dei rifiuti solidi urbani soprattutto nelle isole minori. Ricordo uno scontro clamoroso col Sovrintendente di Messina sull’area di stoccaggio di Alicudi. Altri problemi nascevano incredibilmente per le strutture relative all’energia solare.

Quindi il vero primo problema da chiarire è se vengono aggiunti nuovi vincoli rilevanti a quelli esistenti e la ragione di queste nuove limitazioni. E quindi eventualmente la battaglia va fatta contro questi nuovi vincoli e non al Parco in sè. Ma per favore, non si parli dei vincoli alla caccia. A costo di inimicarmi le cospicue schiere di cacciatori liparesi (ma quanti saranno mai?), voglio dire che, proprio per la caccia, un po’ di limitazioni mi sembrano opportune. Non è tollerabile che con l’alibi della caccia si possa scorazzare come meglio si crede nelle proprietà private distruggendo campi seminati, colture, piombando nella privacy delle famiglie.

Il secondo problema è chi dovrà gestire il parco. Qui l’atteggiamento del Sindaco di Lipari che ha cercato di farne un fatto personale tenendo all’oscuro persino il Consiglio comunale, ha creato una serie di malumori e di sospetti. Anche il modo in cui è stato gestito il convegno di sabato scorso rientra in questa logica tutta privatistica del sindaco. Da qui l’impressione che ci sia una sua candidatura alla futura gestione. Ambizione legittima se non fosse per i risultati di questa Amministrazione negli otto/nove anni che l’abbiamo sperimentata. Il modo come è stata costituita la società del porto non certo trasparente; il modo come è stata gestita la società del porto di cui nulla si sa e Lipari non solo rischia di non avere più il megaporto (che non è un male), ma corre il pericolo di non avere più nemmeno un porto che garantisca l’approdo sicuro; le tristi vicende relative al ciclo dell’acqua ferme a come erano dieci anni fa, con il rischio che si perdano seriamente i finanziamenti; il modo come è stato gestito il discorso dei trasporti marittimi distruggendo conquiste maturate nel corso di decenni; e via di questo passo.

Può questo personale politico garantire una adeguata gestione del Parco? Può garantire che non si creino consorterie private, ma che si portino avanti gli interessi delle isole? Può garantire che si abbiano capacità e volontà di dare vita a progetti virtuosi e creare, finalmente, quello sviluppo sostenibile che vuol dire anche ricchezza e lavoro? Ecco, molti degli atteggiamenti riguardanti il parco, sicuramente presenti in molti amici della sinistra, derivano da questo timore: che il Parco delle Eolie diventi un carrozzone per continuare a perpetrare il clientelismo e l’abusivismo che hanno caratterizzato gli ultimi otto anni. Per questo non credo che avere un brutto parco sia meglio che non averne nessuno. Forse prudenza vorrebbe che prima liberassimo l’isola ... dai Proci.

http://notiziariodelleeolie.myblog.it/archive/2010/07/19/eolie-parco3.html

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Post di Guido Picchetti su Facebook del 19/07/10
Sempre della serie "guardando alle esperienze altrui, potrebbe forse essere più facile risolvere certi problemi, e non ripetere  gli stessi errori...", eccovi, pubblicato oggi dal "NOTIZIARIO DELLE EOLIE", un commento di Michele Giacomantonio, già sindaco di Lipari su "Parco & Eolie" ...


Da "EOLIE NEWS" del 19/07/10

Convegno sul Parco delle Eolie. L'opinione ...

di Aldo Natoli

Il convegno celebrato il 17 sull’istituzione del Parco Nazionale delle Isole Eolie, organizzato dall’Amministrazione del Comune di Lipari, non ha sciolto alcuna delle perplessità che attualmente dividono il Paese e la classe politica. L’unico risultato conseguito è quello di averci fatto conoscere un Ministro della Repubblica, l’On.le Stefania Prestigiacomo, attenta, preparata, intelligente, corretta e responsabile. Ed è proprio questo elemento che deve consentire a tutti di dare il proprio contributo sulla vicenda con maggiore serenità. Le osservazioni del Ministro mi hanno fatto ricordare quando un altro Ministro, l’On. Carlo Donat-Cattin, venne chiamato anni addietro a visitare le cave di pomice per le problematiche legate alla “silicosi”. La ditta titolare delle cave alle prime luci dell’alba aveva fatto gettare acqua in tutta la zona per non far sollevare “la polvere bianca”, il Ministro ebbe a dire alle maestranze riunite: “non sono alcune secchiate d’acqua che possono bendare gli occhi di un Ministro”.

Oggi, non a caso, il Ministro Prestigiacomo ha affermato di non essere venuta a Lipari per partecipare ad un convegno per ascoltare dei relatori, ma per sentire la voce e le ragioni dei cittadini. “Credevo- ha ribadito- di dover partecipare ad una riunione del Consiglio Comunale e non ad un convegno”. Parole forti che debbono far riflettere gli organizzatori dell’incontro, dal quale emergono i seguenti risultati:

1) la volontà del Ministro Prestigiacomo di prendere le dovute distanze dal Convegno;

2) la volontà del Ministro Prestigiacomo di dare al Consiglio Comunale la sua giusta collocazione istituzionale per assumere ogni decisione sull’istituendo Parco. Ed in tal senso ha chiesto la convocazione di un Consiglio Comunale garantendo la sua presenza.

3) la volontà del Ministro Prestigiacomo di bocciare sul nascere la proposta mediatrice del Sindaco Mariano Bruno di procedere all’istituzione del “Parco dei Vulcani” per giungere in una fase successiva a quella del Parco in questione.

4) la volontà del Ministro Prestigiacomo di portare a compimento la procedura per l’istituzione del Parco Nazionale
delle Isole Eolie, già legge dello Stato, mediante un confronto ed una condivisione della popolazione.

Certamente, sia il Ministro che l’Assessore Regionale al Territorio ed Ambiente, non possono non tenere conto che circa 4.050 cittadini si sono espressi negativamente su tale istituzione e che il Consiglio Comunale a maggioranza ha espresso il proprio “no”. A proposito di maggioranza è opportuno ricordare al Sindaco Bruno che in democrazia questa si ottiene con un semplice voto in più, e non come le schedine del Totocalcio. Non possono non tenere conto che la tutela del territorio deve iniziare dal mare, dalle spiagge e dai porti, maggiormente aggrediti da una cementificazione selvaggia e da progetti invasivi dell’ambiente che si vuole proteggere, fino a raggiungere le campagne.

Che trattavasi di un incontro “pilotato”, rivolto più ad imporre la volontà degli organizzatori che a conoscere la verità sui Parchi, lo abbiamo intuito subito dopo aver letto l’elenco dei relatori. Le esperienze dei rappresentanti del Parco delle Cinque Terre, del Parco del Lambro, del Parco Toscano, sono sicuramente meritevoli di attenzioni, anche se si tratta di territori con realtà e culture diverse da quelle eoliane (la caccia al cinghiale è una risorsa economica, ma la caccia ai conigli è un hobby). Inoltre nessuno ha spiegato perché sono molto riluttanti a pubblicare i propri bilanci. Ci aspettavamo infatti relazioni che mettessero in rilievo gli aspetti giuridici, le opportunità positive e negative. Insomma i vantaggi e gli svantaggi di un Parco. Ci aspettavamo un Assessorato Regionale meno retorico ed offuscato da molte contraddizioni. Il convegno doveva essere un’occasione per chiarire e non per convincere. Un’occasione per ascoltare la voce dei protagonisti, come richiesto dal Ministro, ovvero dell’uomo isolano, che il Sindaco ha inteso collocare nel suo intervento al centro della vicenda. Ma dichiarare chiusi i lavori alla partenza dell’illustre ospite, per riprenderli dopo il rimprovero dello stesso Ministro, a sala ormai deserta, ritengo che sia la chiara dimostrazione del risultato che si voleva conseguire.

Si tratta, a parere del sottoscritto, di una grande occasione sciupata per le ragioni del “si”.

http://eolienews.blogspot.com/2010/07/convegno-sul-parco-delle-eolie.html

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Post di Guido Picchetti su Facebook del 19/07/10
Un altro intervento utile sull'ultimo convegno di Lipari sul Parco Nazionale delle Eolie, che può dirci molto in merito al dibattito sul Parco Nazionale di Pantelleria, ancora tutto da fare nonostante l'infelice avvio avutosi con le due riunioni in Comune del 25 Gennaio e del 5 Marzo u.s, a mio giudizio entrambe una brutta copia del Convegno di Lipari. Fare tesoro delle esperienze altrui, positive o negative che siano, è una virtù preziosa ...


Da "EOLIE NEWS" del 18/07/10

Meno male che c'è la Prestigiacomo...

di Luca Chiofalo

Oltre all'avvenenza, di sicuro gradimento, ieri ho apprezzato i toni decisi del ministro sull'ineludibilità della realizzazione del Parco Nazionale delle Isole Eolie, così come disposto da una legge dello Stato. Ho apprezzato meno il goffo tentativo "cerchiobottista" del sindaco di aggirare le contestazioni, proponendo un "percorso a tappe", che a Lipari non vedrebbe mai il traguardo. Certi equilibrismi sono controproducenti e la comunità è disorientata.

Del resto, vorrei fare presente all'attuale maggioranza, non è possibile sostenere allo stesso tempo un megaporto e un parco nazionale, non si può un giorno attaccare i vincoli dell'UNESCO e gli strumenti di tutela ambientale e il giorno successivo presentarsi, credibilmente, come "difensori" del territorio. L'opposizione di centro-sinistra ha scelto un percorso ancora più incomprensibile: contrari al megaporto e pseudo ambientalisti, li ritroviamo oggi contro il parco, in un delirio da crisi d'identità che sconcerta e preoccupa per il futuro. Questo è tempo di idee chiare e di risolutezza; il paese soffre la mancanza di una guida decisa, scivola pericolosamente verso l'anarchia, accetta ormai ogni tipo di furberia o abuso, ma combatte, dimostrando la confusione che lo attanaglia, incredibilmente e furiosamente, uno degli strumenti più incisivi per la tutela e lo sviluppo di territori come il nostro. Se non è follia autodistruttiva poco ci manca, e per questo non è tempo per la nostra sciatta classe politica di curare "clientele"; la scelta è di responsabilità e prospettiva, non è per uomini che guardano al mero consenso elettorale.

C'è bisogno di leadership, è necessario smettere di continuare a cavalcare gli istinti più bassi dell'elettorato, atteggiamento irresponsabile causa dei danni che cominciano a manifestarsi in tutta la loro drammaticità. Se non possediamo soggetti capaci di scegliere per il bene di tutta la comunità, meglio che le decisioni arrivino "dall'alto". Peraltro, gli interventi dei contrari al parco, come mi aspettavo, sono stati davvero vacui nei contenuti e fuori luogo nei toni; è lecito pretendere di discutere tutto, ma lo si faccia senza pregiudizio e civilmente, evitando spettacoli indecenti come quello esibito ieri in presenza del ministro. Il livello del confronto è tanto basso che il rischio che tutto degeneri in "rissa" è reale, per cui, mi auguro, che chi occupa ruoli di responsabilità esprima in fretta posizioni nette e lungimiranti.

http://eolienews.blogspot.com/2010/07/meno-male-che-ce-la-prestigiacomo-di.html

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Post di Guido Picchetti su Facebook del 18/07/10
Ancora un reportage sul convegno di Lipari (quello su riportato, ndr), ma da un punto di vista totalmente diverso, e con un giudizio motivato che, titolo a parte, mi trova pienamente concorde ...

Post di Maria Ghelia del 19/07/10
Bello! Allora non siamo soli: mal comune mezzo gaudio, ma veramente gaudio non è ..., piuttosto è essere ottusi.


Da "NOTIZIARIO DELLE EOLIE" del 18/07/10

Eolie-Cinque Terre, parco e mega porto


Condannati o premiati. Il parco alle Eolie si farà ! Il ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo bella e curata come un parco, con casa a Panarea, ha difeso con classe e senza sudare, la scelta del parlamento. Il ministro però non può paragonare il parco delle Cinque Terre con quello che sarà il parco delle Eolie. Quello è un parco ad un paio di ore di auto dal Piemonte e Lombardia. Quella terra è stata sempre difesa per tradizione e mai aggredita e deturpata. L'augurio è che tutti (contestatori, contrari, favorevoli, politici e non) abbiano il coraggio di far partire il parco dalle spiagge e non dalla campagna. Dal basso verso l'alto e non viceversa. Che il parco, come strappato al ministro, possa servire ad "attenzionare" il futuro progetto del mega porto. E' l'ancora della salvezza. Perchè, parco e mega porto, sono due opposti poli che non si potranno mai attrarre. L'ambiente, il ministro e le Eolie, oggi c'erano tutti. A parole! Arrivederci, Il parco calato dall'alto non può più attendere.

http://notiziariodelleeolie.myblog.it/


Da "LIPARI.BIZ" del 18/0710

La Prestigiacomo non cambia idea

(a cura di di Peppe Paino)

Lipari - Dopo il convegno di ieri dal titolo : “Il Parco Nazionale delle Isole Eolie, profili giuridici, tecnici, ambientali, sociali ed economici”, ora c’è chi si chiede a cosa sia servita la recente seduta del Consiglio comunale nella quale è stato bocciato con i voti di dieci consiglieri “il parco nazionale così come predisposto dal Ministero e della Regione”. L’interrogativo è lecito dal momento che non è stato ancora predisposto, abbozzato e varato ufficialmente nulla di nulla.

Finito, si spera, il processo alle intenzioni, alimentato da una raccolta di 4.055 firme ma anche da uno sfrenato populismo che rischia di generare disordini, è ora che inizi un serio confronto. Del resto, il ministro dell’ambiente, Stefania Prestigiacomo, intervenuta ieri a quello che lei ha definito un primo incontro, è stata abbastanza chiara: “Il Parco lo dobbiamo rendere operativo, mi auguro con il consenso del territorio, entro la legislatura. E’ vero che c’è una legge che risente dei suoi vent’anni ma è il buon senso che deve ispirarci e non ci possono essere pregiudizi”. Il Ministro, nel ribadire ai più scettici che tutto il ricco regime vincolistico in vigore nell’arcipelago, riserve comprese, verrebbe assorbito dal Parco, ha annunciato che parteciperà, nell’ambito di un percorso finalizzato, ad un Consiglio comunale allargato ai rappresentanti della Regione nel quale si dovranno presentare ipotesi di perimetrazione e di regolamento in modo tale da cominciare a ragionare con la gente su proposte concrete per sgomberare il campo da tutti i dubbi.

“Dobbiamo entrare nella filosofia del Parco”- ha aggiunto il ministro semiresidente a Panarea. “Dobbiamo capire che la conservazione del territorio, che non è la negazione dello sviluppo, è la strada da seguire”. Il Ministro, che in risposta ad una domanda della presidente del club Unesco, Angela Mazziotta, ha assicurato che sarà esaminata la compatibilità o meno del megaporto con il Parco, ha anche detto, esattamente un anno dopo dagli impegni diretti assunti a Santa Marina Salina, agli ex lavoratori della Pumex ancora in balia delle volontà regionali, che per loro era stato previsto un inserimento nel Parco, ma che visti i tempi ( se ne parlerà tra più di un anno) è meglio trovare al più presto, anche con il suo sostegno, delle alternative.

Il senatore Antonio D’Ali, presidente della XIII Commissione Territorio, Ambiente e Beni ambientali ha annunciato che la revisione della legge 394, così come chiedono le associazioni dei cacciatori, come di quella sulle aree marine protette, è stata già avviata dal parlamento. “Sono leggi di vent’anni fa- ha dichiarato D’Alì - cioè di quando vigeva un altro concetto di regime vincolistico. E la riforma della 394 deve esserci, ma anche della Regione e degli enti locali per le attività istituzionali e promozionali degli enti parco. “La Regione Siciliana - ha inoltre detto il presidente della XIII commissione - non deve assumere l’atteggiamento del Giano bifronte (come accaduto per le Egadi), che dopo il voto contrario di un Consiglio comunale al parco, ha presentato la questione all’Ars. Occorrono chiarezza e coerenza”.

Tra gli interventi è stato particolarmente apprezzato quello di Franco Bonanini, presidente del prestigioso Parco Nazionale delle Cinque Terre, sito Unesco. “Se fate il Parco pretendete che sia inserito un nostro articolo: che tutte le risorse disponibili,in termini occupazionali, vadano al vostro territorio. Per il resto, quello dei coltivatori è un problema falso, la legge sui parchi non proibisce nulla. E’ un problema, invece, quello dei cacciatori da risolvere insieme”.

Il sindaco Mariano Bruno, su proposta del suo consulente Gianfranco Guarino ha chiesto che, nelle more della più complessa operazione legata alla realizzazione del Parco Nazionale, si possa istituire il Parco dei Vulcani, per la valorizzazione, prima di tutto, di quegli elementi che hanno fatto sì che le Eolie venissero dichiarate sito Unesco. La Prestigiacomo ha liquidato in fretta la questione, “ma con il capo di gabinetto dell’assessorato Territorio e Ambiente Giovanni Arnone - ha detto il Sindaco - c’è l’intesa per un percorso che potrebbe portare alla nascita di un unico Parco Nazionale vulcanologico delle Isole Eolie”.

Dalla tutela del territorio al Piano casa della regione. I piccoli interventi di ampliamento si possono realizzare anche nelle vincolatissime isole del comune di Lipari. La delibera è stata depositata all’ufficio di presidenza del Consiglio comunale che ha otto giorni di tempo (i termini scadono il 26 luglio) per approvarla.

http://www.lipari.biz/notizia.asp?idnews=10476


Da "LIPARI.BIZ" del 18/07/10

Convegno Parco, Caccia Ambiente protesta

(a cura di di Peppe Paino)

Figurava tra i relatori del convegno sul Parco nazionale delle Eolie ma non ha potuto prendere la parola il presidente nazionale di Caccia Ambiente, Angelo Stagno. Ai nostri microfoni spiega cosa è opportuno: la revisione delle legge 394.

http://www.lipari.biz/notizia.asp?idNews=10475 (anche per il filmato)


Da "LIPARI BIZ" del 17/07/10

Parco, si farà ma passerà ancora un anno

(a cura di Peppe Paino)

Lipari - Parco Nazionale delle Isole Eolie: Il ministro Stefania Prestigiacomo annuncia che ci vorrà ancora del tempo ma che si farà perchè lo prevede una legge dello stato e che parteciperà prossimamente ad un Consiglio comunale allargato ai rappresentanti della Regione per trovare tutte le soluzioni praticabili da condividere con gli isolani. Il dialogo con le istituzioni di fatto è partito oggi. Il ministro ha definito incomprensibile la proposta avanzata dal Sindaco di Lipari, Mariano Bruno, di istituire il Parco dei Vulcani nell'attesa di perfezionare tutti i passaggi legati al Parco Nazionale. Ai lavoratori ex Pumex ha detto che senza inutili perdite di tempo avrebbero trovato posto all'interno di esso. " Ma a questo punto passerà, ben che vada almeno un anno, e bisognerà trovare delle alternative con il sindaco e con la Regione".

Anche se è proseguito nel pomeriggio il convegno è terminato alle 14,00 con i saluti, per altri impegni del Ministro tra non poche polemiche. Le polemiche hanno soprattutto hanno preso di mira il moderatore Ivan Trovato per non aver dato spazio ad un vero e proprio confronto con coloro che a livello locale sono contrari al parco e per la durata degli interventi, alcuni non programmati, che hanno tolto la parola a chi proveniva da fuori. Tra poco trasmetteremo l'intervento finale del Ministro Prestigiacomo, proteste e polemiche.

http://www.lipari.biz/notizia.asp?idNews=10472 (anche per il filmato)


Da "LIPARI BIZ" del 17/07/10

Parco, dalle 10,00 il convegno

( a cura di Peppe Paino)

C'è grande attesa per il convegno su "Il Parco Nazionale delle Isole Eolie - profili giuridici, tecnici,ambientali, sociali ed economici". Si terrà sabato 17 luglio alle 10,00 al Palacongressi. Il programma dei lavori prevede il saluto del sindaco di Lipari, Mariano Bruno e gli interventi del ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, on. Stefania Prestigiacomo. Seguiranno gli interventi del sen. Antonio D'Alì, presidente XIII Commissione Permanente (Territorio, Ambiente e Beni ambientali); dell'on. Roberto Di Mauro , Assessore regionale al Territorio e Ambiente e del geom. Gianfranco Guarino, consulente de Comune di Lipari.

Subito dopo sarà la volta dei relatori:

Avv. Giancarlo D'Aniello, Coordinatore nazionale associazione italiana Wilderness
Dr. Antonio Pinotti, Editorialista del sito www.ilcacciatore.com
Dr. Angelo Stagno, Presidente nazionale Caccia Ambiente
Prof. avv. Angelo Dente, Segretario nazionale Caccia Ambiente
Dr. Leonardo Denti, Segretario nazionale Caccia Ambiente
Dr. Giampiero Sammuri, Presidente Federparchi
Dr. Franco Bonanini, Presidente Parco Nazionale delle Cinque Terre ( sito Unesco)
Dr. Dino Farchi, Direttore del Parco del Lambro
Dott.ssa Franca Zanichelli, Direttrice del Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano
Dr. Enzo Incontro, Direttore Area Marina Protetta del "Plemmirio" Siracusa

Modererà il dibattito il giornalista Ivan Trovato.

http://www.lipari.biz/notizia.asp?idnews=10449


Da "IL PANTECO" - Luglio 2010

Comune

L’opinione dell’opposizione sui parchi di Pantelleria

A pochi giorni dall’insediamento della nuova Amministrazione comunale, il gruppo consigliare PROGETTO PANTELLERIA, con il presente comunicato intende smentire categoricamente alcune insistenti voci circa una presunta definizione dell’iter amministrativo del Parco Nazionale Isola di Pantelleria. Il gruppo Pantelleria Libera, difatti, nei vari incontri post elettorali tenuti con la cittadinanza ha asserito che:  " ... il Parco terrestre è già operativo dal mese di febbraio e che conseguentemente tutto ciò che Progetto Pantelleria diceva in campagna elettorale erano falsità ... "

Nulla di tutto ciò corrisponde a verità e non capiamo il motivo di queste affermazioni da parte del Sindaco Alberto Di Marzo a pochi giorni dalla Sua elezione! Appare pertanto doveroso al gruppo PROGETTO PANTELLERIA fare una breve cronistoria sull’iter procedurale del Parco Nazionale Isola di Pantelleria.

La Legge 29 Novembre 2007, n. 222 ha previsto:

“ Con decreto del Ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, d’intesa con la Regione e sentiti gli Enti locali   interessati, sono istituiti i seguenti Parchi nazionali:
-Parco Nazionale delle Egadi e del litorale Trapanese;
-Parco Nazionale delle Eolie;
-Parco Nazionale dell’Isola di Pantelleria;
-Parco nazionale degli Iblei. "

Dalla pubblicazione in Gazzetta della suddetta legge al 14 gennaio 2009 le procedure tecnico - amministrative per l’istituzione dei nuovi parchi sono state sospese in quanto la Regione Sicilia ha promosso giudizio di legittimità costituzionale innanzi alla suprema Corte.

La Corte Costituzionale, con sentenza appunto del 14 gennaio 2009, n. 12, ha ribadito fra l’altro che “l’istituzione dei parchi nazionali rientra nell’esclusiva competenza dello Stato in materia di ambiente e di ecosistema”. In seguito a tale sentenza il Ministero dell’Ambiente ha riavviato il procedimento istruttorio per l’istituzione del Parco Nazionale di Pantelleria.

Nell’incontro pubblico tenutosi a Pantelleria il 31 Luglio 2009, il Ministero ha concordato con gli intervenuti di pervenire all’ipotesi perimetrale provvisoria e relativa disciplina di massima sulla cui base procedere all’istituzione, mediante la costituzione di due tavoli tecnici, uno per l’area terrestre l’altro per l’area marina, istituiti, coordinati e diretti dalla Regione Siciliana per il tramite del proprio Assessorato al Territorio ed Ambiente.

Detti tavoli si sono formalmente costituiti ed insediatisi il 7 ottobre 2009 avendo come obbiettivo principale quello di condividere una proposta di perimetrazione e la relativa disciplina transitoria da trasmettere al Ministero per la successiva formalizzazione dell’intesa istituzionale ai sensi dell’art. 2 della L 426/98 da esprimersi nella forma di deliberazione della Giunta Regionale e conseguente parere della Conferenza Unificata Stato-Regione.

Il tavolo tecnico per il Parco terrestre è formato dai rappresentati di:

- Ministero dell’Ambiente quale supervisore;
- Arta Sicilia, Dipartimento Territorio;
- Arta Sicilia, Dipartimento Urbanistica;
- Arta Sicilia, Dipartimento Corpo Forestale;
- Assessorato Regionale Agricoltura e Foreste, Dipartimento Foreste Demaniali;
- Assessorato Regionale Agricoltura e Foreste, Dipartimento Interventi Strutturali;
- Assessorato Regionale Beni Culturali e Ambientali, Soprintendenza dei Beni culturali di Trapani;
- Assessorato alla Presidenza, Servizio Coordinamento Isole Minori;
- Provincia Regionale di Trapani;
- Comune di Pantelleria.

Detto tavolo tecnico di lavoro si è riunito il: 7 e 8 Ottobre 2009 a Pantelleria; a Palermo presso la sede dell’ARTA il 27 e 28 Ottobre 2009, 16 e 17 Novembre 2009, 10 Dicembre 2009, 15 Febbraio 2010 e 24 Marzo 2010 a Palermo. Negli incontri sino al 10 dicembre 2009, il tavolo tecnico di lavoro, ha dettagliatamente affrontato le diversi problematiche relative all’istituendo Parco Nazionale, al fine di:

- Salvaguardare l’ambiente, tenendo anche conto dello sviluppo socio-economico ed occupazionale;
- Armonizzare tutte le normative e razionalizzare tutti i vincoli esistenti  nel territorio,  a cura  dei diversi Enti e/o Istituzioni che hanno competenze, che talvolta, creano notevoli difficoltà sia al semplice cittadino che alle attività   produttive singole ed associate; in sintesi, stilare regole chiare ed unitarie per il Governo del territorio;
- Valorizzare l’agricoltura, cosiddetta “Eroica”, che diventi esempio di integrazione con la natura,  con il patrimonio culturale e archeologico, tra per la difesa dell’identità dell’isola.

Nella seduta del 10 Dicembre 2009, il Comune di Pantelleria ha provveduto a depositare i seguenti atti:

- Bozza di Perimetrazione, con le rispettive Zone 1, 2 e 3;
- Bozza di Piano e Regolamento del Parco.

Pertanto nelle ultime sedute del 15 febbraio e 24 marzo 2010 il tavolo tecnico di lavoro ha avuto modo di discutere sulla bozza di perimetrazione e regolamentazione, lasciando l’opportunità ad ogni altro presente al tavolo la possibilità di fare osservazioni e suggerire proposte, per la definiva perimetrazione e zonazione. Definitiva perimentrazione, zonazione e regolamentazione che dovrà essere trasmessa al Ministero per la formalizzazione dell’intesa istituzionale da esprimersi con deliberazione della Giunta Regionale e conseguente parere della Conferenza Unificata Stato-Regione.

Nulla di più è stato fatto e appare quindi evidente come alla data del 24 marzo 2010 (ultimo incontro) il tavolo tecnico ancora non ha condiviso una definitiva proposta di perimetrazione con la relativa disciplina transitoria. Si sottolinea che per continuità tutto l’iter procedurale - amministrativo sono assicurati dall’Ufficio Urbanistica ed in particolare dal caposettore Ing. Gaspare Inglese, componente oltretutto del tavolo tecnico.

Per quanto sopra esposto ci aspettiamo dal neo Sindaco Alberto Di Marzo e dal Suo gruppo una maggiore serenità e sincerità ora che la campagna elettorale si è conclusa, ritenendo che, a vittoria acquisita, dietro il voler screditare l’avversario si celino evidenti difficoltà ad amministrare.

Il Gruppo Consigliare
PROGETTO PANTELLERIA

http://www.ilpanteco.it/wordpress/?page_id=752


Da "LIPARI.BIZ" del 17/07/10

Parco, i panteschi dicono no alle prevaricazioni

(notizia a cura di Peppe Paino)

L'avv. Claudio Mandarano presidente de " La Voce Eoliana" ci invia il comunicato ufficiale del gruppo consiliare Pantelleria Libera trasmesso dal consigliere Leonardo Valenza che per motivi tecnici non sarà presente al convegno di oggi a Lipari:

Comunicato

Il gruppo consiliare “Pantelleria Libera”, rivolge, da Pantelleria un caloroso saluto a tutti gli intervenuti ed in particolare agli amici isolani dell'Arcipelago Eoliano e delle Egadi. Purtroppo, nonostante la nostra volontà, non ci è stato possibile essere presenti a questo importante appuntamento, che speriamo stimoli le coscienze della classe politica italiana, sulla tematica in oggetto. In questi ultimi mesi le nostre comunità sono state turbate dalla consueta arroganza della politica nostrana, che vorrebbe imporre dall'alto delle scelte non condivise e non condivisibili dalla popolazione. Ci riferiamo alle procedure in atto, che vorrebbero a breve l'istituzione di ben quattro Parchi Nazionali nella nostra regione, tre dei quali violenterebbero pesantemente le realtà insulari di Pantelleria, delle Eolie e delle Egadi. L'ennesimo atto di prevaricazione che, come al solito, viene condotto nei confronti del territorio, costretto ancora una volta a subire passivamente, le scelte imposte da un ristretto nucleo di potenti. Ci chiediamo se realmente dietro queste scelte, ci sia una vera motivazione di tutela ambientale, di salvaguardia del territorio, di ricerca delle migliori occasioni di sviluppo o piuttosto non si nascondano le solite lottizzazioni di basso profilo, legate alla proliferazione di posti di sottogoverno, per la gestione del potere. Non pare infatti lineare l'iter procedimentale sin qui seguito, criticato pesantemente anche da molte associazioni ambientaliste, tra le quali, per esempio Legambiente che, relazionando sull'argomento, così si esprime: “Ciascuno di questi Parchi pone questioni specifiche assai rilevanti che intendiamo richiamare, sottolineando però che, in via generale, non si stanno seguendo le procedure di confronto e concertazione con tutti gli attori locali e regionali, come previsto dalla legge quadro”. In particolare, sull'istituendo Parco di Pantelleria, la stessa Legambiente sostiene che: “il Parco è stato previsto con un blitz parlamentare, (proposto con un emendamento in forza dell'articolo 26 del decreto fiscale, su cui il Governo aveva posto la fiducia) ed appare poco motivata perchè sull'Isola esiste ed è ben operante una vasta Riserva Naturale Regionale”. Sempre sul tema, ed in particolare sulla parcomania dilagante di questi ultimi mesi, Legambiente si esprime dicendo che: “sembra non tenere conto della necessità da un lato, di rendere più efficace la gestione delle Aree Naturali Protette già esistenti, garantendo adeguate risorse finanziarie e dall'altro, di valutare preventivamente il forte impatto su vasti territori di nuovi vincoli ed assetti istituzionali ed organizzativi, comportanti estesi divieti di caccia, estensione ope-legis del vincolo paesaggistico e la sottrazione di competenze agli Enti Locali e la attribuzione di ampie potestà regolamentari ai nuovi Enti Parco nazionali”. Comprenderete tutti, cari amici, quale sia lo stato d'animo della nostra comunità, di fronte a tale inaccettabile proposta, venduta sotto la tanto abusata ipotesi dello sviluppo sostenibile, ma che appare come l'ennesima tappa di una storia già vista.

Pantelleria, e anche le Eolie e le Egadi, saranno sacrificate sull'altare della patria per dimostrare che l'intera nazione italiana e con essa la Regione Sicilia, sono attente al tema della tutela del territorio. L'ennesima ipocrisia italiana. Invece di attivare tutte le reali misure a tutela della insularità, della marginalità e della sostenibilità della vita nei territori isolani, la politica propone, in modo imperativo, nuove pseudo ipotesi di sviluppo, che continuano a favorire la mummificazione del territorio, contribuendo al suo abbandono da parte delle popolazioni indigene. Sarebbe opportuno ricordare alla nostra classe dirigente che, la strumentazione vincolistica e/o pianificatoria vigente, garantisce appieno sia la tutela naturalistica in senso stretto (tutela della flora e della fauna con particolare attenzione agli endemismi), sia la tutela paesaggistica. Mediante il rispetto di quanto contenuto nei piani di gestione delle zone SIC-ZPS e la redazione dei piani attuativi della zona B di riserva, l'Isola di Pantelleria ha un sistema pianificatorio che consente una utilizzazione ecosostenibile del territorio e delle sue specificità (risorse antropiche quali dammusi e terrazzamenti, risorse naturalistiche, fruibilità turistica.
Pertanto, pur non potendo assicurare la nostra presenza, siamo solidali e concordi con le popolazioni isolane delle
Eolie e delle Egadi nel respingere con forza ogni atto di prevaricazione posto in essere al fine di istituire sui nostri territori aree da adibire a Parco Nazionale. Lo sviluppo “sostenibile” delle nostre realtà, passa attraverso altre misure legislative, volte alla tutela della vita, della salute, della mobilità, dell'istruzione, del lavoro e di molte altre prerogative e diritti che spesso vengono calpestati.

Tutti uniti quindi, nel pieno rispetto della natura e del nostro ambiente, ma consapevoli della necessità di dire NO a questo ennesimo scippo delle nostre libertà. Affidiamo agli organizzatori della manifestazione, questo breve comunicato, affinchè possa essere letto e possa far comprendere la posizione della nostra comunità sull'argomento in questione. Certi di essere degnamente rappresentati, dalla “VOCE EOLIANA” e da “CACCIA E AMBIENTE”, porgiamo cordiali saluti a tutti Voi.

Pantelleria, lì 16 luglio 2010

Il gruppo consiliare
PANTELLERIA LIBERA

http://www.lipari.biz/notizia.asp?idnews=10469
Notizia simile su  "NOTIZIARIO DELLE EOLIE" e su "EOLIE NEWS" del 17/07/10
http://notiziariodelleeolie.myblog.it/archive/2010/07/17/eolie-pantelleria-e-parco.html http://eolienews.blogspot.com/2010/07/parco-mentre-e-in-corso-il-convegno-di.html

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Post di Guido Picchetti su Facebook del 17/07/10
E una prima novità dal convegno di Lipari, ancora prima di iniziare, c'è già.... Ed è che il rappresentante di Pantelleria, il consigliere comunale Leonardo Valenza del partito "Caccia e Ambiente", non ci sarà, in aperta contestazione alle iniziative governative in favore della tutela ambientale di Pantelleria, come dichiara un comunicato del gruppo consilliare "PANTELLERIA LIBERA" inviato stamane alla "VOCE EOLIANA" e pubblicato da LIPARI BIZ. Un comunicato tutto da contestare, in chiara contraddizione, per quanto riguarda l'AMP, con il programma di governo dello stesso gruppo consiliare capitanato dal sindaco Alberto Di Marzo. E da contestare anche per l'arrogante presunzione di rappresentare l'intera comunità isolana...


Da "SICILIA BLOG" del 16/07/10

Pronto all’ennesima delusione pantesca

di Guido Picchetti

Sto pensando all’ennesima delusione che mi dà oggi Pantelleria in fatto di tutela ambientale. Non è la prima e, ne sono sicuro, non sarà l’ultima. E ciò a danno soprattutto di quel mare che circonda l’isola che siamo in tanti a dire di amare. Domani 17 Luglio si svolgerà a Lipari un convegno sul tema “Il parco nazionale delle isole Eolie – profili giuridici, tecnici, sociali ed economici“.  Al convegno, con le varie autorità istituzionali centrali e locali (il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo, Il presidente della Commissione Territorio e Ambiente del Senato sen. D’Alì, l’Assessore Territorio e Ambiente della Regione Sicilia on. Roberto di Mauro, il sindaco di Lipari dr. Mariano Bruno, etc. etc.), parteciperanno anche una serie di relatori in rappresentanza di associazioni ed enti vari, in parte favorevoli a ciò che possono rappresentare e offrire alle comunità interessate i quattro parchi nazionali istituiti in Sicilia dalla legge 22 del 29 novembre 2007 (Egadi e litorale trapanese, Eolie, Pantelleria e Monti Iblei), e in parte decisamente contrari ai parchi per principio, come ad esempio i rappresentanti del partito “Caccia e Ambiente”, un partito che, pur avendo nella sua denominazione la voce “Ambiente”, dedica più attenzione all’altra voce, la “caccia” appunto.

Ma perché questa delusione di cui dicevo all’inizio? È presto detto… A portare la testimonianza dell’isola di Pantelleria al convegno di domani, sarà il consigliere comunale Leonardo Valenza, unico eletto del partito “Caccia e Ambiente” nella lista del nuovo sindaco Alberto Di Marzo. Vuoi scommettere che di quanto affermato da Di Marzo nel suo programma di governo a proposito, e anche a favore, dell’Area Marina Protetta di Pantelleria secondo la proposta Caravello (leggi su Facebook nell’area discussioni di “Pantelleria Libera“), e di come tale istituzione potrebbe, se non altro, favorire lo spostamento a 12 miglia delle concessioni petrolifere già autorizzate intorno alla nostra isola, a Lipari il consigliere Leonardo Valenza non farà parola ?

http://trapani.blogsicilia.it/2010/07/pronto-allennesima-delusione-pantesca/

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Post di Guido Picchetti su Facebook del 17/07/10
Un grazie a Walter Giannò, che ha raccolto e pubblicato su Blog Sicilia la mia delusione...  E anche agli altri amici che hanno commentato il mio post su Facebook... Ma il problema vero e attuale è la comunità isolana pantesca, intenzionalmente tenuta del tutto all'oscuro delle opportunità che l'AMP, e anche il Parco Nazionale se ben governato, potrebbero offrire... Vedremo oggi se qualcosa di positivo sortirà dal Convegno di Lipari... Fatemi sapere...

Post di Roberto Giacalone del 17/07/10
Un grazie anche da parte mia mi sembra dovuto...


Dalla pagina su Facebook di Guido Picchetti del 16/07/10 e di altri suoi amici

Guido Picchetti - A cosa sto pensando ? ... All'ennesima delusione che mi da oggi Pantelleria in fatto di tutela ambientale ... Non è la prima, e, ne sono sicuro, non sarà l'ultima... E ciò a danno soprattutto di quel mare che circonda l'isola che siamo in tanti a dire di amare... Domani 17 Luglio si svolgerà a Lipari un convegno sul tema "IL PARCO NAZIONALE DELLE ISOLE EOLIE - profili giuridici, tecnici, sociali ed economici". Al convegno, con le varie autorità istituzionali centrali e locali (il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, Il presidente della Commissione Territorio e Ambiente del Senato sen. D'Alì, l'Assessore Territorio e Ambiente della Regione Sicilia on. Roberto di Mauro, il sindaco di Lipari dr. Mariano Bruno, etc. etc.), parteciperanno anche una serie di relatori in rappresentanza di associazioni ed enti vari, in parte favorevoli a ciò che possono rappresentare e offrire alle comunità interessate i quattro parchi nazionali istituiti in Sicilia dalla legge 22 del 29 novembre 2007 (Egadi e litorale trapanese, Eolie, Pantelleria e Monti Iblei), e in parte decisamente contrari ai parchi per principio, come ad esempio i rappresentanti del partito "Caccia e Ambiente", un partito che, pur avendo nella sua denominazione la voce "Ambiente", dedica più attenzione all'altra voce, la "caccia" appunto.

Ma perchè questa delusione di cui dicevo all'inizio ? E' presto detto... A portare la testimonianza dell'isola di Pantelleria al convegno di domani, sarà il consigliere comunale Leonardo Valenza, unico eletto del partito "Caccia e Ambiente" nella lista del nuovo sindaco Alberto Di Marzo... Vuoi scommettere che di quanto affermato da Di Marzo nel suo programma di governo a proposito, e anche a favore, dell'Area Marina Protetta di Pantelleria secondo la proposta Caravello (leggi su Facebook nell'area discussioni di "Pantelleria Libera"), e di come tale istituzione potrebbe, se non altro, favorire lo spostamento a 12 miglia delle concessioni petrolifere già autorizzate intorno alla nostra isola, a Lipari il consigliere Leonardo Valenza non farà parola ?

A Stefano Maresca Di Serracapriola e Gaetano Giuffrè piace questo elemento.

Post di Giovanni Aiello su FB del 30/07/10

In verità gli eletti di Caccia Ambiente sono DUE, non uno. Sarebbe questa l'informazione che si cerca di dare? Ovviamente informazioni pro parco o meglio pro riserve indiane, riserve che vogliono rinchiudere le popolazioni locali in ambiti ove sarà impossibile viverci. Vero???

Post di Antonio Anastasi su FB del 28/07/10:
"So what was the end result of the seminar? Did the Caccia e Ambiente representative speak in favor of the parks? Why have him talk at such an imprtante event and not somebody fro a green party or environmental NGO? Looks like the my grandmother was right when she used to tell me "Tutto il mondo è paese!"

Post di Guido Picchetti su FB del 28/07/10
The result of the seminar was just what I feared appened...The Caccia e Ambient Pantelleria's representative don't spended any word in favor of the parks... And so in this important event Pantellerìa's people gived the sensation to be all againts to the AMP... But I 'm sure that it is not really !!! PS - Sorry for my english... But I think you know well italian language... And, if you are interesting, in my homepage at the following link you may read all documents about the Lipari seminar:
http://www.guidopicchetti.it/Il%20CPPM%20di%20Pnt/News%202010/echi_stampa/ec_stampa_10_07.htm

Post di Maria Ghelia del 17/07/10
Guido, leggo solo ora, ma già me ne avevi parlato telefonicamente. Stiamo rotolando lungo la china, ma loro non sembrano rendersene conto!

Post di  Giuseppe Amico del 17/07/10
Credo proprio che non siano stati messi al corrente i cittadini panteschi. Ho ascoltato i pareri di molte persone e sono spaventati dall'idea di un'area marina protetta. Credono che non potranno andare più a pescare con la canna, non potranno addirittura fare il bagno.... credo sia assurdo tutto ciò. Bisognerebbe attuare una campagna informativa su cosa comporta fare un'AMP e quindi dare la possibilità alla gente di capire che una cosa del genere valorizzerebbe Pantelleria e non la porterebbe indietro nel tempo.

Risposta di Guido Picchetti del 17/07/10
Concordo... Ma è proprio l'informazione su questi temi che, da anni ormai, le amministrazioni comunali pantesche, le precedenti come l'attuale, evitano pervicacemente di fare... Perchè ? Non lo so, e me lo chiedo spesso anch'io... La verità forse è che più d'uno ritiene ancora che tenere la gente nell'ignoranza facilita il mantenimento del potere...

Post di
Carmelo Nicoloso del 16/07/10

Carissimo Guido, capisco la grande delusione percepita anche attraverso il nostro intercorso telefonico. Proprio oggi a Franco Tassi ho trasferito le informazioni e i dettagli sullo status di Pantelleria, ho anche inviato la tua riflessione pubblicata su fb. Stiamo ottimizzando un intervento e un comunicato attraverso il Comitato Parchi, proprio alla luce dell'incontro organizzato domani a Lipari.

Post di Roberto Giacalone del 16/07/10
Sono preoccupato quanto te...! A questi di "Caccia e Ambiente," di ambiente non gli importa proprio nulla... Stanno pensando ad altro e così facendo non fanno altro che agevolare inconsciamente altre situazioni... Basta vedere che per il " NO " al parco delle Egadi hanno esultato, dichiarandolo loro stessi... Noi però dobbiamo continuare a fare la nostra parte, l'amore per il mare spinge i nostri cuori ad alzare la nostra voce d'aiuto (che è la voce del mare stesso), e non potrà non essere udita.

Post di Mario Di Giovanna del 16/07/10
CHE SCHIFO!!!

Post di Walter Giannò del 16/07/10
Pubblico su blogSicilia?


Da "ECOLOGIAE.COM" del 14/07/10

Trivellazioni, i 100 permessi del Governo
nel mirino di Legambiente

di Marco Mancini

Fino ad oggi le trivelle che perforavano i mari italiani erano “solo” 76. Nel giro di pochissimi mesi questo numero è destinato più che a raddoppiare. Nella disperata ricerca di fondi, il Governo ha infatti autorizzato altri 95 permessi di ricerca di idrocarburi che porteranno altre 100 trivelle sulle coste del Belpaese, incuranti delle possibili catastrofi ambientali e dello scempio paesaggistico sulle nostre spiagge. Michelle Obama ieri ha inviato un messaggio al mondo, chiedendo ai turisti di non abbandonare le coste della Florida che cominciano a sporcarsi a causa della marea nera. Se gli Stati Uniti risentono così tanto di questo disastro, figuriamoci cosa potrebbe accadere all’Italia che per gran parte della sua economia si basa proprio su turismo e pesca.

La denuncia proviene da Legambiente in occasione della Tavola Rotonda organizzata da Goletta Verde ”La minaccia del petrolio sul futuro sostenibile della Puglia” a Monopoli in provincia di Bari. Qui si è discusso della volontà del Governo italiano di permettere alle grandi lobby del petrolio di perforare tutto ciò che è perforabile, senza nemmeno tenere conto delle aree protette. Undicimila chilometri quadrati di mare, dall’Adriatico allo Ionio, compreso il Canale di Sicilia, la costa teramana, le isole Tremiti e persino l’isola di Montecristo, una delle aree protette più preziose al mondo. Nulla di tutto questo si salverà dalla trivella impazzita, sguinzagliata con il vessillo dell’indipendenza energetica. Un’indipendenza che l’Italia potrebbe permettersi con le rinnovabili.

E lo Stato cosa fa? Qualche timido tentativo di arginare i danni l’ha fatto il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo la quale, spaventata dal disastro della BP nel Golfo del Messico, ha posto nuove regole alle trivellazioni, aumentando la distanza dalla costa per i futuri pozzi, mentre l’ex ministro Scajola, prima di dimettersi, aveva convocato i rappresentanti delle compagnie che stavano praticando l’offshore per chiedere conto delle norme di sicurezza. Ma la legge più importante di tutte, quella cioè che disciplina i risarcimenti dovuti ai disastri ambientali, ancora non esiste. Infatti se oggi dovesse capitare sulla costa italiana lo stesso incidente capitato nel Golfo del Messico, la compagnia responsabile non sborserebbe un solo centesimo per risarcire i danni, o meglio, la legge non la obbligherebbe a farlo, in quanto non c’è una norma precisa che disciplina quest’eventualità. Insomma, come sempre in Italia, ci si rimette nelle mani della Provvidenza, sperando che non accada mai nulla. [Adnkronos]

http://www.ecologiae.com/trivellazioni-permessi-legambiente/18577/


Da "TGCOM" del 14/07/10

Ora il Sud teme una marea nera
Le trivelle minacciano il Mediterraneo

di Giuditta Avellina

Una nuova minaccia incombe sulle azzurrissime coste meridionali italiane: la probabile costruzione di nuove piattaforme per le trivellazioni in mare, nella zona sud-occidentale della Sicilia. E davanti al recente disastro del Golfo del Messico, le popolazioni tremano: le perforazioni petrolifere, infatti comportano rischi altissimi non solo per l’ecosistema marino ma anche per le persone che da esso dipendono. Come accade in Puglia, nel Basso Adriatico, dove tra annunci, smentite, delibere e ricorsi, qualcuno paventa il rischio di trivelle per il greggio. Si è, di fatto, tentato di farlo anche al largo di Monopoli, a sud di Bari, così come si è rischiato alle Isole Tremiti, a Murgia, a Nova Siri.

Ma l’affaire pugliese sembra al momento in stand-by, dato che una sentenza del TAR Puglia ha bloccato - per ora- ogni tentativo di trivellazione. Infatti, i giudici amministrativi, a causa dell’insufficiente valutazione degli impatti ambientali, hanno annullato il decreto del ministero dell'Ambiente accogliendo il ricorso della Regione Puglia. Le probabili trivellazioni della società inglese Northern Petroleum Ltd al largo di Monopoli, Ostuni e delle isole Tremiti sono ferme. Almeno per ora, il comitato “No alla piattaforma”, nato su Facebook per prevenire lo scempio delle coste pugliesi, sembra aver ottenuto qualche risultato. Non è così in Sicilia, dove la minaccia si chiama San Leon Energy. Manco a farlo apposta il logo del “nemico” è un leone nero, quasi l’oscuro presagio di una società che vuole lordare una costa vergine. La società è una piccola srl con 10 mila euro di capitale sociale e una sede in provincia di Lecce. Obiettivo è quello di farsi autorizzare dalle amministrazioni italiane tre esplorazioni petrolifere al largo delle coste siciliane, tutte con un’estensione compresa tra i 200-500 kmq nel territorio e situate tra Marsala,
Sciacca e le Isole Egadi. Ferma l’opposizione delle amministrazioni ma anche delle organizzazioni che dicono “no” all’insorgere di trivelle nei paradisi isolani.

Sotto la spinta del comitato “Stoppa la piattaforma”, formato da associazioni nazionali quali Italia Nostra, Greenpeace, CGIL, Cittadinanza Attiva, l’Altra Sciacca cui si sono uniti i comuni di Sciacca, Menfi e Castelvetrano, è iniziata la corsa alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica sia sul caso che su eventuali altre proteste. Comunicati al vetriolo, mobilitazioni di massa e una pagina Facebook che registra già quasi 3000 fan, sono le mosse del comitato per opporsi alle trivelle. L'area su cui dovrebbe insistere l'esplorazione presenta una distanza minima dalle coste di poco più di 2 km, tratto assolutamente ridotto che oltre a minare la lussureggiante fauna marina, sarebbe d’intralcio anche ai numerosi alberghi costieri. E spunta anche la bocca di un vulcano sommerso a rendere meno accessibile e consigliabile l’operazione che hanno in mente gli esperti della società San Leon con la richiesta per le trivellazioni.

Un progetto che prevede tre fasi: uno studio geologico, una campagna sismica 3D e la vera e propria perforazione di un pozzo esplorativo. I sindaci della zona insorgono. Come Michele Botta, sindaco di Menfi, che spiega: «La nostra comunità, da 14 anni bandiera blu europea, non può sopportare un'operazione del genere». Palliativa, secondo il comitato “Stop alla piattaforma” la risposta da parte delle istituzioni: il Ministero dell’Ambiente ha recentemente deciso di imporre il divieto di trivellazione nei mari italiani in una fascia di 5 miglia per tutte le coste nazionali, allargato a 12 miglia attorno al perimetro delle aree marine protette. Le associazioni non si accontentano, andranno avanti sperando di ottenere risultati simili a quelli dei colleghi pugliesi. Porto Marghera, Augusta, Priolo e Gela sono interventi scellerati ancora vivi nei ricordi dei siciliani. E la marea nera al largo del Golfo del Messico è una minaccia tangibile, che incombe. Gli scempi ambientali, vicini o lontani, hanno lasciato nella memoria un segno indelebile. Destinato a non rimarginarsi tanto facilmente.

http://www.tgcom.mediaset.it/cronaca/articoli/articolo486259.shtml


Da "IMPRESA MIA" dell' 11/07/10

Ambiente - Egadi: approvato nuovo regolamento
Area marina protetta

Firmato il provvedimento, atteso da oltre 15 anni, che detta regole più chiare e trasparenti nell’area marina protetta più grande d’Europa, elaborate a seguito di un confronto approfondito con la comunità locale e in particolare con gli operatori socio-economici e il mondo della pesca. Lo si è appreso da una nota del Ministero dell'Ambiente. Il provvedimento, che detta anche le regole per il rilascio delle autorizzazioni, prevede una serie di agevolazioni e diritti di prelazione per i residenti nell’arcipelago,introducendo inoltre misure di premialità ambientale per le attività a minore impatto sull’ambiente marino.

“Con l’approvazione del regolamento – ha affermato il ministro Stefania Prestigiacomo – è stato fatto un decisivo passo in avanti per regolarizzare e rilanciare l’Area Marina Protetta della Egadi . E’ necessario proseguire su questa strada per portare avanti la missione di tutela e valorizzazione dell’inestimabile patrimonio naturalistico di queste isole straordinarie”.

E’ in corso, inoltre, la predisposizione, sempre da parte dell’Ente gestore, della proposta di aggiornamento della perimetrazione e zonazione attualmente vigente nell’Area Marina Protetta, che sarà sottoposta al Ministero per la prevista istruttoria tecnica. Tale istruttoria, svolta dal Ministero di concerto con l’Ente gestore e gli altri enti territoriali, sarà aperta al contributo degli operatori socio-economici del territorio.

http://impresamia.com/dalla-home-page/9500-ambiente-egadi-approvato-nuovo-regolamento-area-marina-protetta.html


Da "AGRIGENTO WEB" del 23/06/10

Agrigento, proposta area marina protetta

Un’area marina protetta tra la foce del fiume Platani e la scala dei Turchi la proposta lanciata dalle associazioni Green Life e Marevivo in occasione del convegno dall’omonimo titolo, concluso nei giorni scorsi ad Agrigento: un’idea – progetto che interessa il litorale costiero e in particolare i comuni di Realmonte, Siculiana, Montallegro e Cattolica Eraclea.

All’incontro, moderato dal giornalista della Rai Puccio Corona, cui hanno preso parte autorità locali, altre associazioni ambientaliste come Legambiente e WWF e i direttori di Arpa Sicilia, Ispra, Foreste Demaniali della Regione e un rappresentante del Ministero dell’Ambiente, è stata sottolineata l’importanza di preservare l’importante zona costiera che rischia di rimanere esposta al degrado e alla perdita delle ricchezze naturali a causa dell’incuria, dello sfruttamento e dell’antropizzazione non controllata.

Green Life negli ultimi dieci anni, attraverso progetti portati avanti nel campo della tutela e della promozione ambientale, ha monitorato il graduale regresso della zona in cui dovrebbe nascere la riserva, ma anche studiato e valutato le potenzialità, fondamentali per il rilancio di tutta la provincia agrigentina in termini di sviluppo economico sostenibile, da aggiungere al consolidato turismo culturale.

Dopo la raccolta delle istanze avanzate dalla comunità, che considera a rischio l’equilibrio naturale della fascia costiera, gli operatori locali sono concordi nel considerare un’area marina protetta come strumento d’attrazione turistica, al fine di incrementare il turismo spesso “mordi e fuggi”.

Considerazioni condivise da Sergio Marino di ARPA Sicilia e da Stefano Donati, responsabile della Segreteria Tecnica delle AMP del Ministero dell’Ambiente, che hanno sottolineato come i flussi del turismo naturalistico registrati negli ultimi anni in Italia contano il 50% di presenze in più ad esempio in Toscana, grazie soprattutto alla buona programmazione locale e alla sapiente gestione del territorio. Donati ha ricordato come pescatori e operatori locali delle AMP hanno finalmente compreso l’importanza di diversificare la propria attività lavorativa, messa a rischio a causa del depauperamento di risorse ittiche, trovando nuove forme di sviluppo e di successo nella promozione d’attività turistiche a tema con l’ambiente e la natura. “Marevivo ha cercato il sostegno delle altre associazioni ambientaliste – ha dichiarato Fabio Galluzzo, delegato provinciale e promotore dell’iniziativa – che operano nel territorio, impegnate a partecipare ai prossimi tavoli di lavoro per avviare il cammino che conduce alla presentazione dell’istanza. Il dibattito ha messo in luce le perplessità che gli amministratori di alcuni dei comuni rivieraschi hanno relativamente all’istituzione di un’area protetta, vista dalle popolazioni locali esclusivamente come un’ulteriore limitazione alla fruizione di un’ampia fascia di territorio, senza nessuna assicurazione di un ritorno economico. I sindaci presenti al convegno hanno avuto rassicurazione, soprattutto dal responsabile del Ministero dell’Ambiente, che la procedura amministrativa della potenziale istituzione dell’area dovrà passare attraverso le comunità locali, che faranno da “cabina di regia”: le scelte dovranno essere condivise da tutti. Conclusione che sembra unire tutti, nel comune interesse per il futuro della provincia agrigentina, che non troverà sicuramente sbocchi nell’industria, nelle trivellazioni petrolifere e nei rigassifigatori, al contrario deve investire su idee che leghino identità culturale e storia con natura, ambiente e sostenibilità.

http://www.agrigentoweb.it/agrigento-proposta-area-marina-protetta_51722/


Da "MARSALA IT" del 9/07/10

Sulle trivellazioni Greenpeace insiste: "C'è poca sicurezza".
I dubbi dei comitati "No Triv"

«Le nuove norme sulle trivellazioni in mare annunciate dal Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, rappresentano sicuramente restrizioni importanti, che limitano pericolosi progetti di estrazione al largo delle nostre coste. – commenta Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace Italia - Davanti al disastro del Golfo del Messico dovrebbe ormai essere chiaro a tutti che le perforazioni petrolifere comportano rischi troppo alti per l’ecosistema marino e le persone che da esso dipendono. Speriamo che l’adozione di queste norme segni una chiara volontà del nostro Governo di abbandonare la strada delle energie fossili e avviarsi verso una rivoluzione energetica».

Secondo l’annuncio del Ministro, trivellazioni per ogni tipo di idrocarburi vengono vietate non solo in Aree Marine Protette Nazionali, ma anche Regionali; il divieto completo viene allargato fino a dodici miglia attorno al perimetro delle aree marine protette. Inoltre, le attività di ricerca ed estrazione di petrolio sono vietate nella fascia marina di cinque miglia lungo l'intero perimetro costiero nazionale, anche se ciò non si applica agli idrocarburi gassosi.

Tali divieti entreranno in vigore subito per tutti i procedimenti aperti: qualsiasi richiesta di autorizzazione nei limiti delle aree precluse dovrebbe quindi già domani essere respinta. Ma le nuove norme non si applicano alle autorizzazioni ormai già concesse! Al momento, oltre alle 66 concessioni di estrazione petrolifera offshore con pozzi già attivi, sono in vigore ben 24 permessi di esplorazione offshore, soprattutto nel medio e basso Adriatico (Abruzzo, Marche, Puglia) e nel Canale di Sicilia.

«Purtroppo non possiamo ancora dormire sonni tranquilli. Non abbiamo ancora saputo, infatti, quali tecnologie avanzate - continua Monti - siano davvero obbligatorie nelle trivellazioni offshore in Italia per ridurre eventuali rischi d’incidenti! Non ci risulta, per esempio, che sia obbligatorio il comando da remoto per la chiusura delle valvole in caso di incidente, obbligatorio invece in Norvegia e Brasile. Limiti di cinque o dodici miglia non ci salveranno certo dalle maree nere».

Anche il movimento NOTRIV, la rete di gruppi e associazioni nata per contrastare le ricerche di idrocarburi nei mari siciliani, se da un lato "esprime soddisfazione per il provvedimento adottato dal Ministero dell'Ambiente che pone delle distanze dalle coste per le attività estrattive", dall'altro lato mostra preoccupazione "poiché i limiti imposti (12 miglia dalle riserve e 5 dalle coste) sono piuttosto esigui e non tutelano affatto le coste siciliane, oggetto di numerose richieste da parte di società petrolifere per ricerche di idrocarburi"

http://a.marsala.it/cronaca/ambiente/16402-sulle-trivellazioni-greepeace-insiste-qce-poca-sicurezzaq.html


Da "NOTIZIE YAHOO" dell'8/07/10

Marea Nera: Ue, Stop a Trivellazioni Offshore In Europa

(AGI) Strasburgo - L'Ue intende chiedere ai Paesi membri di fermare tutte le trivellazioni offshore in Europa. Almeno fino a quando non saranno state chiarite le cause del disastro della marea nera nel Golfo del Messico. E' quanto ha annunciato il commissario Ue all'Energia, Gunther Oettinger che ha annunciato la prossima adozione di nuove regole nei prossimi mesi per "'chiarire ed aggiornare" la legislazione europea esistente sullo sfruttamento e l'estrazione di petrolio.

http://it.notizie.yahoo.com/9/20100707/twl-marea-nera-ue-stop-a-trivellazioni-o-e497199.html

stessa notizia su "AGI COM" dell'8/07/10
http://www.agi.it/iphone-estero/notizie/201007072107-est-rom0116-marea_nera_ue_stop_a_trivellazioni_offshore_in_europa


Da "MEDITERRANEO ON LINE" dell'8/07/10

Marea nera: bocciato stop trivelle; Casa Bianca subito appello 

No alla moratoria di sei mesi per le trivellazioni in acque profonde decisa dal presidente Obama ai primi di maggio dopo il disastro nel Golfo del Messico. Cos... Mostra tuttoì si è pronunciato un tribunale di New Orleans e la Casa Bianca ha annunciato che farà immediatamente appello, mentre il ministro dell’Interno Salazar ha annunciato nuove misure per fermare le trivelle. Il giudice ha accolto il ricorso guidato dalla Honbeck Offshore Services, attiva nel campo delle trivellazioni.

http://www.mediterraneonline.it/2010/06/23/i-fatti-del-giorno-23-giugno-2010/


Da "MARSALA IT" dell''8/07/10

D'Alì: "Il nostro mare ormai al sicuro dalle trivellazioni"

Antonio D’Alì, senatore, presidente della commissione territorio e ambiente del Senato, il Governo ha approvato una vostra proposta che di fatto vieta le trivellazioni nelle acque territoriali. Una buona notizia.
Sicuramente. E’ una buona notizia non solo per noi ma per tutti i mari d’Italia.
La distanza prevista è di 12 miglia dalle aree marine protette e dalle coste protette, cioè quelle dei parchi e delle riserve. Per gli altri tratti di costa è di 5 miglia.
Si, e la nuova procedura coinvolge anche gli enti locali, che devono dare dei pareri. Ciò mette al riparo i cittadini da interventi non conosciuti.
La norma evita qualsiasi velleità di possibili trivellazioni ?
Sicuramente. Lo possiamo dire tranquillamente.
12 miglia sembrano poche, a taluni.
Ma 12 miglia sono le acque territoriali. Noi possiamo imporre divieti solo nelle acque di nostra competenza…
Le altre sono acque internazionali.
Certo. Non possono competere al governo italiano.
E che cosa si può fare per limitare le trivellazioni oltre 12 miglia?
Non possiamo imporre divieti, non ci competono. Sono acque internazionali. Io sto sollecitando come ho già fatto in altri casi un intervento a livello internazionale, un accordo che vieti in assoluto le trivellazioni nel Mediterraneo, e bisogna controllare con sicurezza le trivellazioni esistenti, che sono tantissime, più di quelle che sembra…
E per le trenta richieste in coda?
Le nuove norme approvate metteranno un freno a queste iniziative, qualora ricadano nelle acque territoriali, se ricadono nelle acque internazionali possiamo fare ben poco.
Teniamoci le 12 miglia.
Si, è uno scudo importante, che comunque scoraggia ad andare oltre, perché più in alto mare si va, più aumentano i costi delle trivellazioni.
Il provvedimento tutela i tratti di costa antistanti i parchi. Proprio in questi giorni gli stessi comuni che dicono no alle trivellazioni, hanno detto di no ai parchi… come mai ?
Lo chieda a loro. Ci vorrebbe più coerenza. E’ una grande contraddizione da parte degli enti locali dichiarare il no all’istituzione dei parchi nazionali o delle aree marine protette e poi chiedere la protezione contro le trivellazioni. Io invece sono a favore dei parchi delle Egadi e di Pantelleria, e dico no alle trivellazioni. E’ una difesa dell’ambiente che può dare un indirizzo di sviluppo turistico vero al nostro territorio.

http://a.marsala.it/cronaca/ambiente/16427-dali-qil-nostro-mare-ormai-al-sicuro-dalle-trivellazioniq.html


Da "MARSALA IT" dell'8/07/10

Scrive Aurelia, sulle trivellazioni al largo delle Egadi
e vicino Pantelleria

Gentile Direttore,
mi riallaccio oggi all'articolo sulle trivellazioni di idrocarburi lungo le coste del trapanese e vorrei venire a capo alla mia iniziale curiosità: CHI o quale ENTE ha dato l'iniziale permesso e QUANDO ?
Non riesco a capire da tutti gli articoli riportati, leggendo on line la stampa locale, dove cada la responsabilità di tale permesso. E' facile ora, dopo la tragedia in USA, per i "nostri" opporsi con sdegno alle trivellazioni ma rimane ai miei occhi la responsabilità iniziale. Come elettrice che persegue i fatti e segue con attenzione le sorti dell'ambiente vorrei che venga chiarito questo particolare per me non trascurabile.
La ringrazio per l'attenzione.
Aurelia

Risponde il Direttore di "MARSALA IT" Giacomo Di Girolamo

Gentile corrispondente,
effettivamente, a leggere le decine di dichiarazioni arrivate dai politici di tutti gli schieramenti dopo che abbiamo lanciato l’allarme per le trivellazioni al largo delle Egadi e vicino Pantelleria, sembra che queste ricerche siano piovute dall’alto. Nessuno sa nulla, ognuno rimpalla la responsabilità a chi c’era prima: la burocrazia ormai è il grande alibi della politica italiana, perché ognuno quando qualcosa non va può dare sempre la colpa a chi c’era prima. Così come non c’è mai un ex ministro, un ex sindaco, un ex qualcosa che quando le cose vanno bene (che so, si inaugura un’incompiuta, si termina un lavoro) non dica: è merito mio, sono gli altri che hanno soltanto completato il mio lavoro. Mai uno che dica, quando le cose vanno male, “scusate è colpa mia”, e mai un ex che dica, al contrario, quando le cose vanno bene, “complimenti a chi è venuto dopo, io non ci sono riuscito”.

La vicenda delle trivellazioni di idrocarburi al largo delle nostre coste all’inizio non mi ha appassionato, forse l’ho anche sottovalutata, lo confesso. Oggi invece la seguo con estrema attenzione, perché è lo straordinario, unico, esempio di cosa succede quando la nostra terra si spoglia dall’ovattato medioevo in cui si è rinchiusa e si scontra a muso duro, con la modernità. Da un lato ci siamo noi, quelli del bel mare, delle belle coste, della bella Sicilia, del bel mangiare e via banalizzando. Ad un certo punto arrivano loro, i trivellatori. La modernità, appunto. Tecnici, ingegneri, imprenditori, manager. La reazione unanime, dei politici, dei cittadini, delle istituzioni è “vade retro, Satana!”. Non vogliamo il petrolio, perché porta l’inquinamento, e le malattie, e poi vedi cosa è successo in Messico, e vedi come muoiono a Gela..... Non vogliamo le piattaforme petrolifere, per carità….

Io invece di fronte a questa vicenda mi pongo una domanda. E mi chiedo: il petrolio, perché no? Le so, le so benissimo le controindicazioni che l’eventuale installazione di piattaforme petrolifere ha per il nostro territorio, ma al di là di tutte le obiezioni possibili, in nome di quale modello di sviluppo noi ci opponiamo alle trivellazioni ? Abbiamo un modello alternativo di sviluppo per la nostra terra? Al momento, no. Ci fa schifo il petrolio, ma usiamo la macchina pure per fare 500 metri, consumiamo plastica come se fosse acqua, e consumiamo l’acqua come se non avesse alcun valore. Odiamo le multinazionali, ma rendiamo impossibile aprire un’impresa ad un giovane che non abbia il papà ricco. Qual è il modello di sviluppo della nostra provincia? Conservare la bellezza delle Egadi e dello Stagnone ? Bene. Ma cosa stiamo facendo per valorizzare queste risorse? Attualmente, nulla. E le decine di progetti di speculazione edilizia in corso allo Stagnone di Marsala sono forse equi e solidali? Credo proprio di no. E, al momento, sono più dannosi delle trivellazioni.

Ecco cosa succede quando ci scontriamo con la modernità. Restiamo nudi. Abbiamo il mito della sicilianità. Ci culliamo in questo kit di stereotipi, in questo apparato narrativo confezionato su misura per noi. Dal Cus Cus Fest al Pecora’s Day non ci facciamo mancare nulla. Poi bussa alla porta la modernità: che un giorno sono le pale eoliche, un giorno sono le trivellazioni. E andiamo in tilt, perché, non avendo in mente un modello di sviluppo, le pale eoliche le facciamo gestire alla mafia, e sulle trivellazioni cominciamo a starnazzare come le oche inseguite da un cane. Io sono contrario alle trivellazioni, perché ho un modello di sviluppo in testa che è alternativo e contrario all’economia del petrolio. Non posso dire altrettanto dei nostri politici. Che dicono no solo perché sanno che conviene. Ma Il risultato è che, a forza di guardarci l’ombelico, stiamo mummificando tutto. Un giorno rimpiangeremo di quando abbiamo detto no alle trivellazioni. Un giorno saranno capaci di farci
rimpiangere anche questo.

Grazie dell'attenzione, e continui a seguirci.

http://a.marsala.it/lettere-al-direttore/15704-scrive-aurelia-sulle-trivellazioni-al-largo-delle-egadi.html


Da "TRAPANI BLOG SICILIA" del 7/07/10"

La mappa delle trivellazioni a Pantelleria

Abbiamo ricevuto via e-mail questa mappa con questa descrizione:

“In questa mappa si può vedere l’attuale situazione delle concessioni di trivellazione intorno all’isola di Pantelleria, tutte già autorizzate. Questo secondo i dati forniti del Ministero dello Sviluppo Economico aggiornati al 7/06/2010.

Sulla mappa è riportata la fascia di salvaguardia di 5 mg dalla costa, come previsto dall’ultimo Consiglio dei Ministri in assenza di Aree Marine Protette. Ricordo che invece, in presenza di un’Area Marina Protetta, la fascia di salvaguardia in cui sono vietate le trivellazioni diventerebbe larga 12 miglia a partire dal perimetro dell’AMP”.

1 Commento su "TRAPANI BLOG SICILIA" a “La mappa delle trivellazioni a Pantelleria” dell' 8/07/10
#  Annibale scrive:
It,s the end my friend… Maledetto petrolio!

http://trapani.blogsicilia.it/2010/07/la-mappa-delle-trivellazioni-a-pantelleria/

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stessa notizia su "BLITZ QUOTIDIANO IT" del 7/07/10
http://www.blitzquotidiano.it/home.php?page=dettnews&id=170722&tipo=feedlocal
su "VIRGILIO NOTIZIE" del 7/07/10
http://oknotizie.virgilio.it/info/613050f5ae72c32e/esclusivo_la_mappa_delle_trivellazioni_a_pantelleria.html
su "SERA NEWS IT" del 7/07/10
http://www.seranews.it/sicilia_news.asp
e su "MARSALA IT" del 10/07/10
http://www.mazaraonline.it/public_html/?p=12923

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Commenti alla mappa su Facebook
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A
Roberto Giacalone piace questo elemento.
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Post di Mario Di Giovanna
del 4/07/10
Ci vuole coraggio, la piattaforma l'hanno chiamata ZIBIBBO!!!
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Post di Stefano Gargiullo
del 4/07/10
Guido! Però, noi (non tutti) non vogliamo petrolio, carbone, nucleare, ma poi non vediamo l'ora di avere l'ADSL: come facciamo?
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Post di Guido Picchetti
del 4/07/10
Lo so, questo è il dilemma... , ma occorre trovare al solito dei giusti compromessi ... e alla luce del sole, senza giochetti interessati ... Il Comitato Pro Parco Marino di Pantelleria (una onlus regolarmente istituita e ancora oggi in essere) in pratica fu fatto fuori nel 2002, e proprio in quell'anno, all'insaputa di tutti sull'isola, furono avviate le pratiche per le concessioni indicate nella mappa... Una strana coincidenza, non credi ? E tieni presenta che la legge che prevede l'istituzione dell'AMP di Pantelleria risale addirittura al 1991 !
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Post di Giuseppe Galiano
del 4/07/10
Secondo me bisogna prendere spunto dal disastro del Golfo del Messico e far battere la gran cassa alla stampa ''amica'' per svegliare dal torpore la nostra gente e quella che vive nel bacino del Mediterraneo. Non siamo attrezzati, nessuno lo è, a fronteggiare una tale emergenza. In caso di fuoruscita incontrollata di greggio nel Mediterraneo... Dio ce ne scampi e liberi. Questo bisogna dire.
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Post su FB di Carole Bernardo del 4/07/10

Tutto ciò non mi fa sentire molto bene. Sono sinceramente preoccupata e mi chiedo come fanno tutti a dormire sonni tranquilli, quando potrebbe succedere che di colpo per qualche errore, finisce tutto in petrolio, come la canzone di Gianni Bernardo, non so se la ricordate..."e quando il mare diventerà petrolio...inventeremo una nave e con il chiarore delle stelle...mari, mari, mariiiii, parti lu vapuri, lu ventu mutta in poppa, partemo è rivata l'ura!!!" Dovremmo dire un giorno "Era....Pantelleria"?
http://www.youtube.com/watch#!v=CyhAbLBLZfM&feature=related


Da "MARSALA IT" del 5/7/10

Alt dal Governo alle piattaforme petrolifere

Il Governo ha accolto il parere formulato dalla Commissione Ambiente del Senato su indicazione del presidente, sen. Antonio d'Alì che di fatto vieta per il futuro le ricerche petrolifere e le trivellazioni entro le acque territoriali di riferimento delle aree marine e dei parchi prospicienti il mare. Il parere, dal punto di vista normativo, entrerà nel corpo del decreto legislativo «Disposizioni correttive e integrative del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, recante norme in materia ambientale».

l ministero dell'Ambiente non potrà più rilasciare nulla osta alle procedure VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) per attività di ricerca, di prospezione nonché di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi in mare nelle zone ricomprese entro dodici miglia marine dal perimetro esterno delle aree marine e costiere protette. Divieto valido anche quando aree protette e parchi siano di istituzione regionale. Il parere inoltre estende il divieto per gli idrocarburi liquidi nella fascia marina compresa entro tre miglia dalle linee di base delle acque territoriali lungo l'intero perimetro costiero nazionale. Di fatto una protezione quasi assoluta lungo tutti gli oltre 8mila chilometri di coste italiane. Viene disposto, per la prima volta in assoluto, che le procedure autorizzative, anche per aree al di fuori dei limiti già definiti, vedano comunque il coinvolgimento degli enti locali che non possono essere esclusi da decisioni così incisive per i territori e le popolazioni.

«È un importante primo passo avanti per il rispetto delle zone protette e anche per la fascia costiera nazionale - dice il sen. D'Alì - comunque continuerà con una mozione in Senato l'impegno della Commissione e mio personale perchè anche le attività di sola esplorazione, già autorizzate, vengano bloccate nel rispetto dell'equilibrio ambientale e delle zone protette».

Lo scorso 6 maggio il Consiglio provinciale ha espresso la «assoluta e totale contrarietà dell'assemblea ad ogni tipo di ricerca petrolifera». Secondo il Sindaco di Favignana, Lucio Antinoro, che era stato il primo a lanciare l'allarme "Le nuove norme permetteranno di preservare meglio legislativamente le aree marine protette e tra queste soprattutto quella delle Egadi oggetto di interesse speculativo anche recente di alcune multinazionali petrolifere, consentendo alle comunità locali di vivere e programmare un modello di sviluppo basato sulla valorizzazione dei beni ambientali e sul meraviglioso patrimonio naturalistico che deve essere fruito e preservato nei migliori modi possibili per essere tramandato alle future generazioni".

http://www.marsala.it/cronaca/ambiente/16301-alt-dal-governo-alle-piattaforme-petrolifere.html


Da  "NOTRIV" su Facebook del 3/07/10 - Un intervento di Guido Picchetti

Cosa accade con i nuovi limiti disposti
dal Ministero dell'Ambiente per le trivellazioni

Trivellazioni nei mari italiani vietate in una fascia di 5 miglia. Off limits allargato a 12 miglia lungo il perimetro delle aree marine protette, dove il divieto e' totale. Queste le nuove norme decise dal Consiglio dei Ministri su proposta del Ministero dell'Ambiente. E in questa immagine dello Stretto di Sicilia, e della zona di Pantelleria in particolare, alle zone di tutela proposte per l'istituenda Area Marina Protetta ho sovrapposto il grafico del Ministero delle Attività Produttive, nel quale sono indicate in blu le zone dove sono state già autorizzate le estrazioni petrolifere, in verde quelle dove sono state concesse autorizzazioni per trivellazioni esplorative, e in gialle infine quelle dove le richieste di trivellazione sono state già avanzate, ma non ancora autorizzate (alla data del 31/12/09).

Pantelleria, come si può vedere, non è certo ben messa, e, senza l'AMP in via di istituzione da circa vent'anni, si trova contornata da trivellazioni già autorizzate a 5/6 miglia dalla costa. Con l'AMP istituita la situazione potrebbe alquanto migliorare grazie alla zona di salvaguardia di 12 miglia prevista a partire dai confini della zona protetta. Nella mappa allegata è comunque indicata con una certa esattezza la zona di salvaguardia intorno alla zona A sul Banco di Pantelleria, secondo la proposta Caravello. Intorno all'isola invece la fascia di salvaguardia riportata sulla mappa potrebbe essere ancora maggiore di quella indicata sul grafico, in quanto, oltre alle 12 miglia previste, dovrebbe comprendere di fatto anche la larghezza della fascia di mare interessata dalla istituenda AMP di Pantelleria. Potrebbero così essere utilmente ridotte anche le concessioni già autorizzate, non solo nell'interesse dello Stretto, ma dell'intero Mediterraneo. Ma quando si arriverà a fare questa benedetta Area Marina Protetta di Pantelleria, già prevista per legge dal 1991 ? E sorge spontaneo un dubbio... Che non siano state proprio queste progettate trivellazioni a bloccare l'istituzione dell'AMP in tutti questi anni ? A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si coglie... diceva qualcuno.

http://www.facebook.com/?ref=home#!/photo.php?pid=31248846&o=all&op=1&view=all&subj=129066333780494&aid=-1&id=1063270409

Post di Guido Picchetti su "NOTRIV" del 3/07/10
... E a giudicare da quanto si è appena saputo, sembra che proprio che quel qualcuno abbia colto nel segno. Sentite questa. Il Consiglio Comunale di Pantelleria ieri mattina ha votato all'unanimità una mozione contro le trivellazioni nello Stretto di Sicilia... Una mozione che potete leggere integralmente riportata nel successivo eco di stampa (ndr), e che è stata votata insieme da maggioranza e opposizione, ma che con le nuove norme risulterà di fatto privo di alcun valore pratico per Pantelleria. Infatti in quel documento, contro le trivellazioni, non si fa il benchè minimo accenno all'Area Marina Protetta di Pantelleria, l'unica arma oggi possibile per difendere l'isola da quanto sta per accadere a poche miglia dalle sue coste....
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Post di Mimmi Panzarella del 1/10/10

Questo dubbio sorge spontaneo, ma c'è da dire che molto ha contribuito una campagna di disinformazione che ha fatto vedere l'AMP come il limite alla propria libertà,quando invece una sciagurata campagna di trivellazione metterebbe a repentaglio la salute del nostro mare.


Da "PANTELLERIA INTERNET - NEWS DALL'ISOLA" del 2/07/10

No alle trivellazioni nel Canale di Sicilia 

Il consiglio comunale di Pantelleria dice "no alle trivellazioni nel Canale di Sicilia" e in particolare nello specchio d’acqua antistante il mare dell’isola. I 15 consiglieri hanno approvato all’unanimità un documento dopo avere unificato due mozioni presentate rispettivamente dal gruppo di maggioranza “Pantelleria Libera” e da quello di minoranza “Progetto Pantelleria”. ll consiglio invita il sindaco e l’intera amministrazione comunale ad intervenire presso il ministero dello Sviluppo Economico e presso il Ministero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del mare per “predisporre tutte le iniziative necessarie a chiedere con forza la revoca di tutte le istanze per il conferimento dei titoli minerari e sincerarsi se giuridicamente esistono i presupposti per il coinvolgimento della Regione Siciliana nelle autorizzazioni da concedere per lo sfruttamento marino. Tutto questo – conclude il documento del consiglio - affinché le nostre coste e l’intero canale di Sicilia vengano salvaguardati da possibili danni ecologici ed ambientali”.

Dalla News 5978 di "PANTELLERIA INTERNET", Pantelleria 02/07/2010
Avevamo pubblicato nei giorni scorsi l'atto d'indirizzo contro le trivellazioni nel Canale di Sicilia del gruppo di minoranza "Progetto Pantelleria". Pubblichiamo oggi quello del gruppo di maggioranza di "Pantelleria Libera". Le due mozioni hanno dato poi origine al documento unitario votato stamane dal consiglio comunale.
 

L'ATTO D'INDIRIZZO DI ''PANTELLERIA LIBERA"

Il gruppo consiliare “Pantelleria Libera”,

premesso

• che la compagnia San Leon Energy, ha ottenuto dal Governo Italiano – Ministero dello Sviluppo Economico cinque istanze per il conferimento di titoli minerari;
• che tre di queste istanze, ed in particolare la d352C.R.-SL, la d353C.R.-SL e la d354C.R.-SL, riguardano il Canale di Sicilia, per cui sono state intraprese opere di trivellazione per la ricerca e coltivazione di idrocarburi in mare;
• che i progetti di ricerca ricadono tutti in una zona di interesse di molti Comuni del litorale siciliano, nonché del Comune di Pantelleria;
• che tali progetti mettono seriamente a repentaglio l’ecosistema naturale dell’intero Canale di Sicilia;
• che tutto ciò appare fortemente incompatibile con le esigenze di tutela ambientale dell’intera zona, mettendo seriamente a rischio il sistema economico dell’industria turistica sviluppatasi attorno alla qualità ambientale e naturalistica del nostro territorio;
• che la citata volontà espressa dal legislatore è in evidente contrasto con l’ipotesi di sfruttamento del mare e delle risorse naturalistico-ambientali;
• che nei tratti di mare interessati si trova l’isola Ferdinandea, che costituisce la bocca di un vulcano sommerso;
• che anche altre compagnie petrolifere hanno manifestato il proprio interesse ad effettuare similari ricerche, al fine di sfruttare eventuali altri giacimenti;
considerato
• che quanto citato in premessa, ha ingenerato forte preoccupazione in tutti i comuni interessati, per le potenziali ricadute negative che tale attività potrebbe determinare sulla nostra economia e sulla immagine turistica;
• che altrettanta preoccupazione è stata espressa da parte dell’intero gruppo politico, sollecitato più volte dalla classe imprenditoriale e da singoli cittadini ad elevare un forte grido di protesta a tale indirizzo governativo;
• che la sopra citata Società, al fine di procedere alle attività di sfruttamento del sottosuolo, ha chiesto al Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio ed al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, di pronunciarsi in merito alla compatibilità ambientale;
• che già in passato (anni 1985 e 1986) l’estrazione degli idrocarburi dalle suddette aree era stata ritenuta antieconomica e quindi definitivamente abbandonata nel 1990;

ritenuto

• necessario evitare in ogni modo il perpetuarsi di azioni che possono avere effetti devastanti per il futuro e la sopravvivenza delle nostre peculiarità ambientali;

invita

il Sindaco e l’intera amministrazione comunale a predisporre tutte le iniziative necessarie al fine di chiedere con forza la revoca delle suddette concessioni con efficacia immediata e definitiva, affinché le nostre coste e l’intero Canale di Sicilia, vengano salvaguardate da possibili danni ecologici ed ambientali.

http://www.pantelleria.com

stessa notizia su "ELBA NET WORK" del 5/7/10
http://www.elbanetwork.com/it/component/content/article/54-news/521-no-alle-trivellazioni-nel-canale-di-sicilia


Da "IL BLOG DI TRAVELSTOP" del 1/07/10
 

Armao: anche Mozia e Pantelleria in patrimonio Unesco

Mozia e Pantelleria potrebbero entrare a far parte del patrimonio mondiale dell'Unesco. Lo ha detto l'assessore regionale ai Beni Culturali, Gaetano Armao, durante la conferenza stampa sul ritrovamento della nave romana del I sec. d.c a sud di Panarea. "La proposta di Mozia - ha spiegato Armao - verrà istruita in gemellaggio con le isole Scilly (arcipelago a 45 km dalla punta sud-occidentale della Cornovaglia), come concordato con il console del Regno Unito, Michael Burgoyne, che ho incontrato due giorni fa a Villa Whitaker. Questo gemellaggio si fonda sulla comune denominazione fenicia. Inoltre - ha aggiunto - abbiamo avviato anche l'istruttoria per la proposta di inserimento nel patrimonio mondiale Unesco di Pantelleria in gemellaggio con l'isola giapponese Ojika, dato che ad accomunare entrambe vi è l'aspetto legato alla ricerca archeologica subacquea". Nell'isola di Ojika la soprintendenza del Mare ha già intrapreso una collaborazione con l'università di Fukuoka e sono stati effettuate ricognizioni per identificare le navi della flotta di Kublai Kan, nipote di Gengis Khan e primo imperatore cinese della dinastia Yuan. Inoltre Armano ha anche annunciato il via libera al progetto per la realizzazione a Palermo del Museo del Mare ed a Gela del Museo del Mare Antico. "Abbiamo individuato le risorse con cui dare vita a queste due nuove strutture museali - ha concluso - che saranno la testimonianza della millenaria storia portuale, marittima e commerciale della nostra regione".

http://travelnostop.blogspot.com/2010/07/armao-anche-mozia-e-pantelleria-in.html


Da "IL PANTECO BLOG" del 1/07/10


Pantelleria deve dire no alle trivellazioni nel Canale

La decisione di bloccare le trivellazioni off-shore per la ricerca e lo sfruttamento di giacimenti petroliferi entro cinque miglia dalla costa, annunciata dal Ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, è da più parti giudicata molto positiva. Ma oggettivamente a Pantelleria non devono bastare 5 e neppure 15 miglia. Quanto succede nel golfo del Messico è sotto gli occhi di tutti.

http://ilpantecoblog.blogspot.com/2010/07/pantelleria-deve-dire-no-alle.html


Da "ITALIA OGGI" del 1/07/10

Italia paradiso fiscale del petrolio
Royalties basse, franchigia e possibilità
di rimpatriare i profitti

di Stefano Sansonetti

Un autentico Eldorado petrolifero. Una sorta di zona franca in cui provare a estrarre petrolio è vantaggioso sotto diversi punti di vista. È proprio in questi termini che l'Italia viene vista dalle società estere che negli ultimi tempi stanno arrivando sulla penisola per fare affari con l'oro nero. I motivi sono illustrati nel dettaglio all'interno di un dossier elaborato dalla Cygam Energy, società petrolifera canadese, che ItaliaOggi è in grado di anticipare. Si può partire da un concetto, che già da solo dice tutto. «La struttura italiana delle royaltìes è una delle migliori al mondo», si legge in un passaggio del documento. La ragione per la quale questa struttura è considerata migliore viene spiegata subito dopo. «Per i permessi offshore la royalty statale nulla produzione di petrolio è solo del 4%», scrive quasi trionfante la Cygam. In gran parte del resto del mondo, il livello si fissa in una forchetta che mediamente va dal 30 all'80%.

Ma c'è di più e per rendersene conto basta proseguire la lettura del documento che risale al 22 aprile 2010. Si da infatti il caso che in Italia  sia anche previsto  che  «non devono essere pagate royalties sui

Pacchia Italia: sul petrolio in Sicilia la San Leon pagherebbe il 12,5% di tasse

Italia paradiso fiscale del petrolio. Un documento della società petrolìfera canadese Cygain, che ItaliaOggi anticipa, spiega perché è così conveniente buttarsi sull'oro nero italiano. Mini royalty del 4%, franchigia sulla produzione dei primi 300 mila barili all'anno (per singolo giacimento), e nessun ostacolo al rimpatrio ai fini fiscali dei profitti fatti nella Penisola: sono questi gli.ingredienti che fanno della Penisola un Eldorado. La San Leon Energy, che sta andando all'assalto della Sicilia, potrebbe così rimpatriare i profitti a Dublino, dove ha sede la controllante, e sfruttare la tassazione societaria irlandese al 12,5%. (dalla prima pagina)

primi 300 mila barili di petrolio prodotto ogni anno e per ogni giacimento». Attenzione, per ogni anno e per ogni giacimento significa che, se una società si è aggiudicata, tanto per fare un esempio, cinque giacimenti, il tetto entro il quale può produrre liberamente, senza sborsare un euro allo stato italiano, è dato dal risultato che si ottiene moltiplicando i 300 mila barili per cinque. Per dare un'idea ancora più concreta dei vantaggi, la Cygam spiega ancora che tutto questo vuol dire «una produzione di petrolio libera da royalties sui primi 822 barili al giorno, per singolo giacimento».

Discorso simile vale per il gas. «La produzione di gas offshore è soggetta a una royalty del 7%», si può ancora leggere, «ma i primi 1.750 MMcf (milioni di piedi cubi, ndr) all'anno, e per giacimento - il che vuoi dire approssimativamente 4,8 MMcf al giorno - sono sempre liberi da royalty». Infine un riferimento al sistema fiscale. «La tassazione sulle società in Italia è al massimo al 33%», precisa il dossier che subito dopo conclude. «E non ci sono restrizioni al rimpatrio dei profitti». Su quest'ultimo punto, per comprenderne la portata, si può pensare al caso della San Leon Energy srl, la piccola società italiana che sta cercando di farsi autorizzare prospezione petrolifere di circa mille kmq al largo della Sicilia sud-occidentale (vedi ItaliaOggi del 26 giugno scorso). Gli eventuali profitti della srl, in pratica, potrebbero essere rimpatriati senza problemi alla casa madre di Dublino, la San Leon Energy Ltd, che ovviamente potrebbe sfruttare la più vantaggiosa aliquota fiscale prevista sulle società irlandesi, il 12,5%.

Naturalmente anche la Cygam, autrice del dossier, ha interessi in Italia, dove opera attraverso la Vega Oil spa, controllata al 100%, con sede a Roma. Dall'ultimo bilancio disponibile, si apprende che la Vega Oil vanta sei permessi di ricerca per idrocarburi in altrettante aree: 126 kmq nell'Adriatico, 337 kmq nel Canale di Sicilia, 615 kmq a Nord della Maiella in Abruzzo, 154 kmq in provincia di Foggia, 165 in provincia di Potenza e 155 ancora vicino Foggia. Davvero niente male.

«La situazione è imbarazzante», spiega Mario Di Giovanna, ingegnere e componente del direttivo dell'AltraSciacca, associazione che si sta battendo da tempo contro prospezioni e trivellazioni in Sicilia. In riferimento alla franchigia annuale, Di Giovanna racconta che «la piattaforma Gela 1, in circa sette anni di attività, non ha pagato un euro di royalty allo stato». E questo perché il giochino è semplice: rimanere sotto i tetti che consentono l'esenzione. In più, prosegue, «la normativa italiana prevede solo un'autocertificazìone della produzione di petrolio, senza controlli». Di bene in meglio. Ma piano piano, almeno in Sicilia, la guardia si sta alzando.

http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=1666156&codiciTestate=1&sez=giornali&testo&titolo=Italia+paradiso+fiscale+del+petrolio


Da "LIVE SICILIA IT" del 1/07/10

Trovate navi romane nei fondali di Panarea
Armao: Motya e l’isola di Pantelleria nel patrimonio
mondiale dell’Unesco

Due relitti di navi romane sono state scoperte nei fondali marini di Panarea. L’importante scoperta è stata effettuata il 24 e il 25 giugno ed è stata possibile grazie a un rapporto di collaborazione tra la Soprintendenza del mare, diretta da Sebastiano Tusa, e la Fondazione statunitense “Aurora Trust” nell’ambito di un rapporto di ricerca denominato “Archeorete Eolie” che ha permesso la ricognizione di un tratto di mare di 150 chilometri a sud di Panarea.

Nel corso della conferenza stampa indetta stamattina alla sede della Soprintendenza del Mare in via Lungarini, a Palermo, Sebastiano Tusa ha definito la recente scoperta frutto di un lavoro esemplare: “Quest’ultimo lavoro è stata una ricerca esemplare perchè ci ha permesso di utilizzare tecnologie innovative senza alcun costo in un momento di ristrettezze economiche. Tutto ciò grazie a un rapporto di sinergia con la Fondazione Statunitense dovuto alla ricchezza del nostro mare e al prestigio che la Soprintendenza ha acquisito in questi anni e che ci ha consentito di avere una certa credibilità anche a livello internazionale”.

In una fase successiva alla ricognizione delle acque, utilizzando la nave “Astrea”, un’imbarcazione dotata di sofisticate attrezzature tra cui il Rov (strumento estremamente maneggevole e versatile in grado di fornire immagini nitide del fondo marino) è stato possibile vedere le immagini dei relitti e del loro carico, fatto da centinaia di anfore di tipo Dressel 21-22 del I secolo d.C.

“Si è trattato del primo scavo marino robotizzato compiuto in Sicilia” ha precisato lo stesso Tusa. Infatti, grazie a queste apparecchiature, è stata recuperata un’anfora per accertamenti di natura merceologica, cronologica e tipologica.

Anche l’Ispra, Istituto Superiore per la protezione e la ricerca Ambientale, ha partecipato all’iniziativa di recupero e il coordinatore del ministero dell’Ambiente, il biologo Franco Andaloro ha parlato di un’ ulteriore importanza che le anfore rivestono nel campo della biodiversità: “Ci siamo accorti – ha detto Andaloro – che le bocche delle anfore era rivolte verso le correnti marine e che al loro interno si sono formati degli organismi a guscio d’oro che ci permetteranno di risalire alla biodiversità del Mediterraneo di duemila anni fa”.

La scoperta permetterà di andare ad arricchire il Museo di Lipari, unico nel suo genere, con le immagini in diretta dei relitti e del loro carico grazie a delle telecamere che saranno piazzate sul fondo nel luogo del ritrovamento. Presente alla conferenza anche l’assessore regionale ai Beni culturali e all’Identità siciliana Gaetano Armao che oltre a congratularsi con la Soprintendenza del mare per l’ottimo risultato raggiunto ha annunciato anche delle nuove iniziative intraprese dall’assessorato a partire dall’istituzione del Museo del Mare a Palermo.

“Mi sembra una giusta tappa – ha detto Armao – un tributo dovuto al mare a cui Palermo ha legato la sua storia e le sue opportunità. Ci sono le risorse e ci sono le idee per questo nuovo progetto”. Altra iniziativa che sarà portata avanti dall’assessorato sarà la richiesta d’inserimento dell’isola di Motya e dell’isola di Pantelleria nel patrimonio mondiale dell’Unesco.

http://www.livesicilia.it/2010/06/30/trovate-navi-romane-nei-fondali-di-panarea/

Articolo simile, ma con varie foto, su "GUIDA SICILIA" del 1/07/10
http://www.guidasicilia.it/ritrovata-al-largo-di-panarea-una-nave-romana-del-secolo/news/40559


(copyright Guido Picchetti) 

Questa pagina è stata aggiornata il 02/01/11.