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Da "ANSA IT" del 30/06/10

Italia: no trivellazioni entro 5 miglia
Per riserve marine limite a 12 miglia. Decisione del Cdm.

(ANSA) - ROMA, 30 Giu - Trivellazioni nei mari italiani vietate in una fascia di 5 miglia. Off limits allargato a 12 miglia lungo il perimetro delle aree marine protette, dove il divieto e' totale.

Lo ha annunciato il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo. Le norme sono state approvate nell'ambito della riforma del codice ambientale per rafforzare le difese ambientali dopo il disastro nel Golfo del Messico. Il provvedimento adottato dal Consiglio dei Ministri si applica anche ai procedimenti autorizzativi in corso.

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/06/30/visualizza_new.html_1848342539.html?utm_source=twitterfeed&utm_medium=twitter


Da "GREEN REPORT" del 30/06/10

Petrolio, isole e parchi, l’impossibile convivenza italiana

di Umberto Mazzantini

LIVORNO. Oggi il Sole 24 Ore fa, sia nell'edizione nazionale che in quella del Centro-Nord, un excursus sull'impossibile convivenza tra le richieste (e le autorizzazioni) di piattaforme petrolifere offshore e l'economia turistica e l'ambiente di isole come le Egadi e l'Arcipelago toscano tutelate a terra e a mare da parchi nazionali ed AMP. Lo stesso vale per le Tremiti in Puglia, per Pantelleria, per le coste sarde... Anche il giornale della Confindustria è costretto ad una prudente ritirata di fronte ad iniziative petrolifere che cozzano con il turismo che ha salvato le isole italiane dalla miseria e l'ambiente che è la sua unica fonte di sostentamento ed esistenza. Invece, sfogliando l'ultimo rapporto Mare Mostrum di Legambiente sembra che per gli arcipelaghi protetti italiani si stia preparando un futuro da Gulf Coast, dove al posto dei pellicani vedremo affogare nelle maree nere prossime venture le berte e i gabbiani corsi.

Nel 2009 la produzione italiana di petrolio offshore è stata 525.905 tonnellate: 353.844 in Zona B (Adriatico centrale) e 172.061 in Zona C (Tirreno meridionale e Canale di Sicilia) ma Legambiente fa notare che «Nei primi due mesi del 2010 la produzione è aumentata in totale di quasi il 35%, passando da 83.882 tonnellate a 113.136. Nello specifico è stata registrata una flessione dell'8% in Zona B (passando dai 58.020 tonnellate del 2009 alle 53.470 del 2010) e un notevole aumento pari al 130% in Zona C (passando dai 25.863 tonnellate del 2009 alle 59.666 del 2010)». In Zona B il petrolio si estrae da 5 piattaforme e da un totale di 35 pozzi, in Zona C il greggio si estrae da 4 piattaforme e da un totale di 41 pozzi.

Legambiente nel suo rapporto spiega che «Grazie alle semplificazioni della normativa approvate dal governo e a un prezzo del barile a livelli sempre più elevati, è ripartita la corsa all'oro nero, che ha portato molte società energetiche ad avanzare richieste e in alcuni casi ad ottenere permessi di ricerca in zone estese per circa 39mila kmq dislocati in 76 aree, localizzate per la gran parte in aree di elevato pregio ambientale e considerate zone sensibili proprio per i loro ecosistemi fragili e preziosi da tutelare. Stando alla localizzazione delle riserve disponibili, l'allarme trivelle riguarda le aree del mar Adriatico centro-meridionale - tra Abruzzo, Molise e Puglia -, dello Ionio e del Canale di Sicilia. Ma nuove istanze di ricerca sono state avanzate anche per il golfo di Cagliari e Oristano in Sardegna e un'area sorge tra le isole dell'arcipelago toscano».

Senza dimenticare il traffico delle petroliere che gli elbani volevano già allontanare dalla loro isola e da Pianosa prima che arrivasse la notizia che la piccola multinazionale australiana Key Petroleum è già pronta a perforare in due "promettenti" punti di un'area di oltre 600 kmq proprio tra l'Elba, Pianosa e Montecristo. «Ogni giorno le acque del Mediterraneo sono solcate da 2.000 traghetti, 1.500 cargo e 2.000 imbarcazioni commerciali, di cui 300 navi cisterna (il 20% del traffico petrolifero marittimo mondiale) che trasportano ogni anno oltre 340 milioni di tonnellate di greggio, ben 8 milioni di barili al giorno - Spiega Mare Mostrum - In media nel Mediterraneo si contano circa 60 incidenti marittimi all'anno e in circa 15 di questi sono coinvolte navi che provocano versamenti di petrolio e di sostanze chimiche. Dal 1985 si sono verificati nel Mediterraneo ben 27 incidenti rilevanti con uno sversamento complessivo di oltre 270.000 tonnellate di idrocarburi. L'Italia detiene il primato del greggio versato nei principali incidenti con 162.600 tonnellate, subito seguita dalla Turchia, con quasi 50.000 tonnellate e dal Libano, con 29.000. I principali incidenti con sversamento di idrocarburi nel mare italiano dal 1985 ad oggi sono stati quello della Haven (134.000 tonnellate sversate), Agip Abruzzo (23.000), Chemstar Eagle (4.600) e la Patos (1.000). L'Italia è particolarmente esposta a questo pericolo. Le zone del nostro Paese più a rischio d'incidente a causa dell'intenso traffico marittimo sono lo stretto di Messina, il canale di Sicilia, il Santuario dei Cetacei tra Toscana, Sardegna e Liguria e nonché vari porti, tra cui Genova, Livorno, Civitavecchia, Venezia e Trieste».

Controllate la lista di rotte marittime ed incidenti e scoprirete che si sovrappone a quella delle aree di ricerca ed estrazione offshore chieste e ottenute dalle compagnie petrolifere e che, al centro di questa rete, si trovano quasi sempre arcipelaghi che sono parchi e/o AMP e che sono destinati a diventarlo. Con una mano lo Stato italiano protegge, magari istituendo un Santuario internazionale dei mammiferi marini insieme a Francia e Principato di Monaco, dall'altra mette a rischio l'ambiente e l'economia turistica delle stesse aree aprendo ai petrolieri e consentendo i giochini sporchi delle petroliere che lavano le cisterne a mare per risparmiare tempo che, mai come in questo caso, è denaro.

Intanto, mentre il governo con quella che Legambiente Sicilia definisce «una sorta di parcomania da collegio elettorale», del ministro dell'ambiente Stefania Prestigiacomo, continua ad istituire nuovi parchi nazionali nelle isole, le compagnie petrolifere attuano un vero e proprio assalto al mare italiano, ottenendo permessi di ricerca in zone estese per un totale di circa 39mila kmq in 76 zone, «In gran parte in aree di elevato pregio ambientale e considerate zone sensibili proprio per i loro ecosistemi fragili e preziosi da tutelare», spiega il dossier di Legambiente. Le ultime istanze pubblicate sul Bollettino Ufficiale degli idrocarburi e delle georisorse (Buig) del ministero dello sviluppo Economico sono quelle della Petroceltic Italia (dell'irlandese Petroceltic Elsa) per un'area di 728,20 km2 al largo delle coste abruzzesi tra Pineto e Vasto. La multinazionale irlandese ha chiesto anche permessi di ricerca nel mare tra la costa teramana e le isole Tremiti, un altro arcipelago-parco a terra e mare minacciato anche da una richiesta per un'area di 730 km2.

Le richieste di concessioni in Puglia riguardano anche il mare tra Monopoli e il Salento e nel 2009 le concessioni per la ricerca di idrocarburi sono state già rilasciate alla Shell a Taranto su 1.300 km2. Sulle coste sarde pendono due istanze della Saras e due della Puma Petroleum, per 1.838 km2, tra Oristano e Cagliari. La Puma è il braccio operativo italiano dell'australiana Key, quella che vuole trivellare in mezzo alle isole protette dell'Arcipelago Toscano e al largo di Pantelleria, altra isola dichiarata parco nazionale di recente nonostante la contrarietà della Regione Sicilia e le perplessità di Legambiente. La Shell intanto pensa che davanti alle coste siciliane ci sia «Un autentico tesoro» che porterebbe l'Italia a confermare il dubbio primato di «Paese con più idrocarburi dell'Europa continentale». Ma Legambiente avverte: «Peccato che anche in questo caso le attività estrattive mal si combinerebbero con l'area marina protetta elle isole Egadi e con un'economia basata prevalentemente su turismo e pesca».

Gli ambientalisti fanno anche notare la più che tiepida reazione al disastro petrolifero off-shore del Golfo del Messico del nostro governo "parchista", che fa più parchi e poi in finanziaria taglia del 50% i fondi alle aree protette, rendendo così impossibile il loro funzionamento. «In seguito a questo gravissimo incidente - si legge in Mare Mostrum - l'unica risposta ad oggi del nostro governo, per prevenire simili sciagure nel mediterraneo, è stata, il 3 maggio scorso, una richiesta dell' ex-ministro Scajola, di convocazione dei rappresentanti degli operatori offshore per avere notizie sui sistemi di sicurezza ed emergenza delle piattaforme presenti nei mari italiani, oltre la sospensione di eventuali nuove autorizzazioni alla perforazione. Ma alle dichiarazioni non sono seguite azioni concrete. Inoltre è importante notare che il risanamento per un incidente come quello americano nel nostro paese non sarebbe risarcito in maniera adeguata dai responsabili. Infatti ancora oggi le nostre leggi non hanno ancora risolto il problema del risarcimento in caso di disastro ambientale e inoltre le piattaforme non sono coperte dalle convenzioni internazionali come il fondo IOPC (International Oil Pollution Compensation). Per questo ci auguriamo che agli annunci seguano anche le azioni di controllo e gli interventi legislativi necessari ad un'efficace azione di prevenzione, invece che aspettare l'ennesima tragedia ambientale, che in un mare chiuso come è il Mediterraneo avrebbe conseguenze estremamente gravi per tutti i Paesi costieri».

Speriamo che l'attuale ministro ad interim allo sviluppo economico, Silvio Berlusconi, di ritorno dal Brasile (altro Paese che punta molto sulle perforazioni petrolifere offshore), dopo aver schivato le ragazze discinte delle Iene brasiliane ed aver raccontato le solite avventure e barzellette pecorecce da anziano Priapo, si ricordi anche del petrolio, delle isole e dei parchi e delle richieste di stop che vengono da comunità locali che per l'oro nero delle multinazionali rischiano di perdere l'oro "vero" del turismo e dell'ambiente.

http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=5605


Da "LA SICILIA WEB" del 28/06/10

Pantelleria. Avvistata specie di medusa
mai segnalata nel Mediterraneo
 

ROMA - Avvistata nelle acque di Pantelleria una Catostylus tagi, una particolare specie di medusa mai segnalata nel Mediterraneo. A darne notizia gli istruttori del Centro Immersioni dell'isola che durante una recente immersione hanno riconosciuto l'inconsueto animale planctonico, nuovo anche per la fauna italiana. "Io e un cliente eravamo in risalita dopo 65 minuti di immersione - ha spiegato Maria Ghelia, titolare del centro diving di Pantelleria -; siccome c'erano molte meduse Pelagia intorno, il cliente guardava verso l'alto preoccupato e avendo visto questa, molto più grande delle altre, mi ha toccato il braccio e me l'ha indicata".

La Catostylus tagi, una varietà di medusa dalla cappella molto larga (fino a 65 cm di diametro), ma poco conosciuta, finora era stata avvistata solamente nell'Oceano Atlantico. Le fotografie scattate durante l'avvistamento a Pantelleria, nel cuore del Mediterraneo a soli 85 Km dalla Sicilia, hanno dimostrano l'esistenza della particolare specie nel Mediterraneo.

http://www.lasiciliaweb.it/index.php?id=42146

stessa notizia anche su "IL PANTECO BLOG" del 28/06/10
http://ilpantecoblog.blogspot.com/2010/06/avvistata-pantelleria-medusa-mai-vista.html
... e su "MARSALA.IT del 29/06/10
http://a.marsala.it/cronaca/16236-avvistata-a-pantelleria-una-specie-di-medusa-mai-vista-nel-mediterraneo.html


Da "IL PANTECO BLOG" del 26/06/10

Ricerche petrolifere: coro di no

Da Trapani, a Scicli, da Sciacca a Siracusa è un coro di proteste per la lista di autorizzazioni che fra qualche mese dovrebbe mostrare tutti i suoi effetti nei territori interessati pieni di trivelle a caccia di oro nero. Sono già iniziate i rilievi nel mare Mediterraneo a largo tra Pozzallo ( Rg) e Portopalo dove segnali inequivocabili vengono lasciati dalle navi appoggio incaricate di fare le introspezioni e contrassegnare il campo con bandiere ben visibili.

“Ogni siciliano, nessuno escluso, deve temere lo svolgimento di queste ricerche e fare di tutto perchè si arrivi al più presto alla revoca delle concessioni eventualmente già rilasciate dal governo centrale ed alla loro definitiva eliminazione dal nostro vocabolario normativo. E per fare ciò occorre un apposito urgente intervento legislativo".

"Per questo motivo - conclude Peppe Poma - ho deciso di coinvolgere la Consulta regionale dei Presidenti dei consigli provinciali ed il presidente dell'Unione Province d'Italia, l'onorevole Giuseppe Castiglione, in quanto siciliano e presidente della Provincia Regionale di Catania, al fin di potere fare affidamento su un'azione politico-istituzionale di maggiore peso, in grado di far valere le nostre richieste e di affermare il nostro sacrosanto diritto al mantenimento, anche per i nostri figli e per le future generazioni, del naturale habitat marino e di un complessivo equilibrio ambientale che consentano la sopravvivenza ed il perpetuarsi delle nostre più tradizionali attività lavorative e delle innate vocazioni del nostro territorio".

Il duo Scajola/Prestigiacomo ha concesso negli ultimi anni 95 nuovi permessi di trivellazione in Italia: 71 sulla terraferma e 24 nel Mediterraneo. La superficie interessata dalle trivellazioni nei nostri mari ha una superficie pari alla Regione Abruzzo. I petrolieri potranno bucare ovunque, dalle Tremiti alle coste della Sicilia, dalle coste marchigiane e pugliesi alle isole Egadi a Pantelleria, dallo Ionio alle acque intorno all'isola d'Elba e a quelle sarde di Oristano.

http://ilpantecoblog.blogspot.com/2010_06_01_archive.html  


da "I VIDEO DI BEPPE GRILLO" del 24/06/10

Le trivellazioni a Sciacca

Il duo Scajola/Prestigiacomo ha concesso negli ultimi anni 95 nuovi permessi di trivellazione in Italia. 71 sulla terraferma e 24 nel Mediterraneo. La superficie interessata dalle trivellazioni nei nostri mari ha una superficie pari alla Regione Abruzzo, circa 11.000 metri quadrati. I petrolieri potranno bucare ovunque, dalle Tremiti alle coste della Sicilia, dalle coste marchigiane e pugliesi alle isole Egadi a Pantelleria, dallo Ionio alle acque intorno all'isola d'Elba a quelle sarde di Oristano. La corsa al petrolio italiano e alla distruzione dell'ambiente e del turismo è un richiamo irresistibile per i petrolieri di mezzo mondo, inclusi ovviamente quelli italiani. E' quasi uno stampede della corsa all'oro nero. Il presidente di Assomineraria Claudio Scalzi spiega che c'è "un certo disordine iniziale" compensato però dal "movimento che porta investimenti, royalties e vivacità". Mi risulta che in Italia non è prevista la responsabilità delle compagnie petrolifere in caso di incidente. Le bandiere blu delle nostre coste diventeranno nere come il petrolio e sono, in realtà, già sulla buona strada. L'Italia ha il maggior numero di siti non balneabili d'Europa.

Clicca qui per vedere il video:
http://www.youtube.com/watch?v=52-Qsn1yhXo


Stesso servizio video sul sito del gruppo "STOPPA LA PIATTAFORMA" su Facebook di Mario Di Giovanna in pari data
http://www.facebook.com/group.php?gid=122133334483058&v=wall


Da "IL PANTECO BLOG" del 18/06/10

La regione dice "No" a Parco Nazionale nelle Egadi
e per Pantelleria si deve ancora riflettere

"Oggi e' stata evidenziata la peculiarità di ciascun territorio interessato dall'istituzione del parco, le dissomiglianti esigenze e le diverse caratteristiche. Le problematiche di tutela delle aree protette delle isole e di quelle della terraferma, Paceco, Trapani e Marsala, sono diverse e spesso non coerenti tra loro. Il governo regionale deve continuare a mantenere alto l'interesse sulla delicata questione". Lo afferma il deputato regionale del Pdl-Sicilia, Toni Scilla, che esprime soddisfazione per il parere negativo della giunta regionale sulla proposta di istituire il Parco nazionale delle Egadi e del litorale trapanese. "Anche nel caso di Pantelleria -aggiunge Scilla- occorre tenere conto delle esigenze socio economiche del territorio. Nessuno può calare dall'alto un progetto tanto complesso e delicato. L'istituzione di un parco rappresenta un forte cambiamento per un territorio e non può' avvenire se non dopo averlo analizzato, discusso, condiviso e programmato con la comunità pantesca". A tal proposito Scilla ha già incontrato l'assessore al Territorio e Ambiente Roberto Di Mauro, con cui ha programmato una riunione cui parteciperà con la nuova amministrazione di Pantelleria guidata dal sindaco Alberto Di Marzo.

http://ilpantecoblog.blogspot.com/2010/06/la-regione-dice-no-parco-nazionale.html


Dal sito web dell' On.Toni Scilla del 18/06/10

Parchi nazionali delle Egadi e Pantelleria.
On. Scilla: " Interventi
nel rispetto delle pecularietà del territorio"

Palermo, 18 giugno 2010 - Il deputato regionale del Pdl Sicilia, On. Toni Scilla, esprime soddisfazione per il pronunciamento della giunta regionale che ha dato parere negativo circa la proposta di istituire il Parco nazionale delle Egadi e del litorale trapanese.

“Oggi è stata evidenziata la peculiarità di ciascun territorio interessato dall’istituzione del parco, le dissomiglianti esigenze e le diverse caratteristiche. Le problematiche di tutela delle aree protette delle isole e di quelle della terraferma, Paceco, Trapani e Marsala, sono diverse e spesso non coerenti tra loro. Il governo regionale deve continuare a mantenere alto l’interesse sulla delicata questione”. Questo è quanto dichiarato dall’ On.Scilla.

“Anche nel caso di Pantelleria – ha detto Scilla – occorre tenere conto delle esigenze socio economiche del territorio. Nessuno può calare dall’alto un progetto tanto complesso e delicato. L’istituzione di un parco rappresenta un forte cambiamento per un territorio e non può avvenire se non dopo averlo analizzato, discusso, condiviso e programmato con la comunità pantesca”.

A tal proposito l’On. Scilla ha già incontrato l’assessore al territorio e ambiente Roberto Di Mauro, con cui ha programmato una riunione cui parteciperà con la nuova amministrazione di Pantelleria guidata dal sindaco Alberto Di Marzo.

http://www.toniscilla.it/cms/comunicati-stampa/parchi-nazionali-delle-egadi-e-pantelleria.-on.-scilla-interventi-nel-rispetto-delle-peculiarita-dei-territori.html


Da "MARSALA ON LINE IT" del 17/06/10

Può il destino di un popolo venire deciso
da un gruppo di burocrati ?

di Mario Di Giovanna
Portavoce del Comitato Stoppa La Piattaforma

Può il destino di un popolo venire deciso da un gruppo di burocrati nelle stanze di un ufficio ministeriale, senza che la popolazione coinvolta ne venga a conoscenza?

Non è un puro esercizio intellettuale ma è la cronaca di quello che è successo e sta continuando ad accadere in Sicilia ed in buona parte del resto d’Italia. Infatti sono addirittura 43, di cui 12 già vigenti, 13 con una bella sfilza di pareri favorevoli le richiesta di permessi ricerca in mare di idrocarburi lungo le coste Siciliane, senza che la popolazione interessata ne sia venuta a conoscenza. E non in posti sperduti della nostra terra, ma bensì nei più bei paradisi naturalistici e archeologici, molti dei quali sono tra le più rinomate e frequentate mete turistiche del mediterraneo. Ed infatti a scorrere i nomi delle località coinvolte vengono i brividi: Favignana, Marettimo, Levanzo, Marsala, Mozia, Sciacca, Menfi, Mazara del Vallo, Selinunte, Lampedusa, Pantelleria, ed ancora Marina di Ragusa, Scicli, sembra la "hall of fame" delle meraviglie del Mediterraneo, ed invece è la triste lista dei condannati a morte del petrolio.

Le autorizzazioni di simili scempi sono venute sia da governi di destra che di sinistra ed è anche tutelata da un apposita legge, infatti l’Italia è “disponibile in maniera permanente alle attività di prospezione, ricerca e coltivazione di idrocarburi” (625/1996, art. 3, comma 1). I più realisti dichiareranno, che si fa questo per il benessere energetico ed economico del Paese. Non c’è nulla di più falso, infatti “la struttura delle Royalty Italiane è tra le più favorevoli al mondo (per i petrolieri, ndr), per gli impianti offshore si paga solo il 4% e c’è una franchigia di circa 300′000 barili di petrolio l’anno”, e chi parla non è uno sfegatato ambientalista ma il redattore del Rapporto Annuale agli Investitori di una multinazionale del petrolio!! Come risultato gli unici che ci guadagnano qualcosa sono i petrolieri, mentre le popolazioni patiscono solamente i disastri ambientali.

Per esser più concreti, in Sicilia nel 2009 sono state pagate Royalty per circa 400 mila euro a fronte di centinaia di milioni di euro di gas e petrolio estratti!!! Permettetemi la battuta, molto meno delle perline di vetro che venivano regalate agli Indiani d’America in cambio di oro (almeno le perline non inquinavano) Che senso ha continuare a deturpare un territorio, regalare le nostre risorse minerarie, mettere in discussione miliardi di euro di investimenti nel settore turistico, per non ottenere nulla in cambio?

A rendere, se possibile, ancora più tragico lo stato delle cose, alcune delle società richiedenti hanno capitali veramente esigui, a volte anche di 10′000 euro, se dovesse succedere qualcosa, su chi potremmo rivalerci ? Uscire da questo stato di cose è possibile, Il Comitato Stoppa La Piattaforma, chiede a gran voce che venga riformato l’intero corpus legislativo che regola i titoli minerari ed in particolare: devono essere interdette ad ogni forma di ricerca e trivellazione le zone costiere che vanno da 0 ai 200 metri di profondità (in Sicilia l’intera zona C); deve essere garantita una fascia di rispetto di almeno 200 miglia nautiche dai Siti di Interesse Comunitario, dai Parchi, dalle zone di Pesca, dai Vulcani sottomarini, dalle zone sismiche, dalle zone a prevalente economia turistica; deve essere rivisto il sistema delle Royalty equiparandolo a quello degli altri paesi occidentali (dal 50 al 90 % del greggio e del gas estratti nessuna franchigia), devono essere rilasciate dalle società garanzie equiparabili al massimo disastro ambientale provocabile (ordine di centinaia di milioni di euro).

In attesa di un auspicato, quanto improbabile, provvedimento legislativo le autonomie locali (Comuni, Provincie e Regioni) devono fare quanto in loro potere per opporsi ai procedimenti in essere, in particolare devono far valere i loro diritti, sovente calpestati, innanzi ai Tribunali Amministrativi Regionali, e sopratutto devono vigilare. Dal canto nostro la società civile deve continuare, come ha già fatto, a vigilare e se necessario intraprendere ogni forma di protesta che la legge consenta per evitare che si perpetri questo scempio contro il proprio territorio. E’ una questione di sopravvivenza.

http://www.mazaraonline.it/public_html/?p=12011


Da "IL PANTECO BLOG" del 17/06/10

Parco di Pantelleria: al via audizioni commissioni Senato

L'istituzione di quattro parchi protetti nell'isola - Eolie, Monti Iblei, Pantelleria e Egadi - e' stata al centro delle prime audizioni presso la prefettura di Palermo della commissione Ambiente del Senato. Presenti il presidente Antonio D'Ali' e uno dei componenti dell'organismo parlamentare, il senatore del Pd Francesco Ferrante. L'istituzione di queste aree protette era stata prevista nella legge finanziaria nazionale del 2007, successivamente il provvedimento era stato impugnato dalla Regione Siciliana che ne contestava legittimità, ribadita da un pronunciamento della Corte Costituzionale. La legge che prevede la creazione nell'isola delle quattro aree protette, può avere applicazione dopo un'intesa con la Regione Siciliana.

"Stiamo raccogliendo delle testimonianze - ha commentato D'Ali' -, l'istituzione di un parco non deve essere percepita con diffidenza, ma l'approccio deve essere positivo e deve essere vissuto come un momento di promozione del territorio". "Abbiamo constatato che complessivamente c'è un approccio favorevole da parte delle istituzioni locali, - ha aggiunto Ferrante - e' evidente che questi parchi si potranno realizzare con il consenso dei cittadini e con il consenso del territorio ed è quindi responsabilità' degli enti locali di dare le informazioni corrette ai cittadini in modo tale che il parco sia percepito come momento di promozione del territorio.

http://ilpantecoblog.blogspot.com/2010/06/parco-di-pantelleria-al-via-audizioni.html


dal sito di "GREEN PEACE ITALIA" del 4/06/10

Trivellare i nostri mari costa meno

Roma, Italia — Mentre negli Usa, dopo il disastro della Deepwater Horizon, è cresciuta la preoccupazione per le esplorazioni petrolifere offshore, in Italia questi permessi continuano a essere rilasciati senza alcun ripensamento apparente. Anzi aumentano e sappiamo il perchè: nel nostro paese le royalties da pagare allo Stato per le trivellazioni sono del 4 per cento e non del 30-50 per cento come per altri Paesi.

Al momento, oltre alle 66 concessioni di estrazione petrolifera offshore con pozzi già attivi, sono in vigore 24 permessi di esplorazione offshore, soprattutto nel medio e basso Adriatico (Abruzzo, Marche, Puglia) e nel Canale di Sicilia. L'area delle esplorazioni supera gli 11.000 kmq, una superficie assai maggiore di quella che attualmente ospita pozzi operativi (poco meno di 9.000 kmq).

Ci sono poi moltissime altre aree in cui si richiede l’autorizzazione per esplorazioni petrolifere: le mappe del Ministero dello Trivellazioni off-shore.Sviluppo Economico dimostrano un’esplosione di richieste di trivellazioni esplorative soprattutto al largo di Abruzzo, Marche, Puglia, Calabria (versante ionico) e nel Canale di Sicilia. La superficie complessiva non è nota, ma si può stimare che sia almeno il doppio di quella in cui le ricerche sono già state autorizzate.

In Italia, inoltre, oltre a royalties molto più basse, non si paga alcuna imposta per i primi 300.000 barili di petrolio all'anno: oltre 800 barili (o 50.000 litri) di petrolio gratis al giorno.

Le attività esplorative sono effettuate o richieste da imprese ben note, come ENI, EDISON e SHELL, ma anche da imprese minuscole, anche con soli 10.000 euro di capitale sociale: in caso di incidente non potrebbero noleggiare nessun mezzo idoneo a raccogliere il petrolio!

http://www.greenpeace.org/italy/news/trivellazioni-permessi


Dal sito di "LEGA AMBIENTE EU" del 4/06/10

ll rischio petrolio nel Mediterraneo

La marea nera che sta devastando i preziosi ecosistemi del Golfo del Messico, con danni immensi anche alle economie locali, riporta alla luce il drammatico problema degli incidenti con sversamento da idrocarburi dei nostri mari. Un’emergenza mondiale che potrebbe assumere dimensioni preoccupanti anche nel nostro Mar Mediterraneo.

Il dossier realizzato da Legambiente e dal Dipartimento della Protezione Civile riporta infatti dati allarmanti. Ogni giorno le acque del Mediterraneo sono solcate da 2.000 traghetti, 1.500 cargo e 2.000 imbarcazioni commerciali, di cui 300 navi cisterna (il 20% del traffico petrolifero marittimo mondiale) che trasportano ogni anno oltre 340 milioni di tonnellate di greggio, ben 8 milioni di barili al giorno. Le zone più a rischio d'incidente a causa dell'intenso traffico marittimo, sono gli stretti di Gibilterra e di Messina e il canale di Sicilia nonché vari porti, tra cui Genova, Livorno, Civitavecchia, Venezia e Trieste.

Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile hanno redatto inoltre il primo manuale tecnico dedicato al volontariato di protezione civile per intervenire nella pulizia della costa in caso di grande e piccolo incidente ambientale in mare con  versamento di idrocarburi. Uno strumento utile alle associazioni di volontariato per organizzarsi, formarsi ed equipaggiarsi, per essere pronti ad intervenire a supporto delle autorità preposte in un settore di intervento tanto innovativo quanto cauto.

http://www.legambiente.eu/documenti/2010/petrolio/Rischiopetrolio.php


Da "IL FATTO QUOTIDIANO" del 3 Giugno 2010

L'ORO NERO DELIA SICILIA
Nell'isola è cominciata la corsa alle trivellazioni con permessi concessi in gran segreto alle società petrolifere

di Giuseppe Lo Bianco e Ferruccio Sansa

Piattaforme petrolifere in mezzo al mare. No, non è una rogna solo per Obama. Se ne sono accorti i siciliani che. con le immagini della Louisiana negli occhi, stanno lottando contro i permessi di ricerca del petrolio nel loro mare. Licenze per oltre mille chilometri quadrati. Parliamo di quel mare blu perfetto e incontaminato tra Marsala, Sciacca e le Egadi (ma altre richieste sono state presentate per Pantelleria e Lampedusa.

Una piattaforma petrolifera (foto Lapress)E' l'ora del tramonto sulla spiaggia di Marsala. Giacomo Di Girolamo e Vincenzo Figlioli sono due giornalisti d'inchiesta: su giornali, siti e radio animano la società civile trapanese. Giacomo e Vincenzo indicano il braccio di mare tra Marsala e le Egadi, ombre scure all'orizzonte. " I permessi riguardano anche questa zona", spiegano quasi increduli Di qui comincia una storia che dice tante cose della politica italiana: "Le licenze sono state date tanto dal centrosinistra che dal centrodestra, ma oggi qui i due schieramenti si ritrovano uniti a lanciare l'allarme", spiega Figlioli.

Una vicenda che da una parte vede protagonisti i giganti del petrolio (ma anche società con capitali di poche migliaia di euro), dall'altra comitati e associazioni ambientaliste. Una lotta impari. L'oro nero e la Sicilia, una storia lunga decenni. Sull'isola si raffina il 30% del petrolio consumato in Italia, tanto che le aree di Priolo, Milazzo e Gela sono qualificate ad elevato rischio ambientale (con tanto di inchieste giudiziarie, a Gela si procede per disastro ambientale). Con dubbio vantaggio perchè, come ricorda il giornale "L'isola", le royalties che le compagnie pagano alla Sicilia sono tra le più basse d'Italia, che nel complesso vanta royalties tra le più basse del mondo. Lo dicono i produttori di petrolio nei loro siti. "La struttura delle royalties in Italia è una delle migliori al mondo. Per i permessi offshore le tasse sono solo del 4%, ma nulla è dovuto fino a 300.000 barili l'anno.

Così è cominciata la corsa alle trivellazioni nel mare siciliano. E dire che già l'Eni negli anni '80 ci aveva provato con due pozzi poi abbandonati perchè antieconomici. Ma adesso secondo l'associazione "L'altra Sciacca" sono una trentina i permessi già concessi in gran segreto, "senza la pubblicità prescritta". I primi cinque arrivano nel novembre 2006 (con la governo il centrosinistra). "Ad aggiudicarseli sono stati la Shell e la Northern Petroleum (tra Marettimo e Favignana). Poi è arrivata la Audix Energy; e nel 2009 (con Berlusconi, quindi) è toccato con tre autorizzazioni alla San Leon Energy", ricostruisce Ignazio Passalacqua, consigliere provinciale di Trapani (centrosinistra), in prima fila contro le trivellazioni.

Associazioni
ambientaliste
sono
in subbuglio:
"Mancano le
garanzie
ambientali"

E qui scoppia la rivolta dei trapanesi, perchè quel mare vale oro per il turismo e la pesca. Così i comitati di Sciacca cominciano a indagare sui permessi e le società petrolifere. Primo: "Lo Studio Ambientale presentato dalla società a nei sembra inadeguato e zeppo di imprecisioni, inoltre la popolazione è stata male informata". Secondo: "La San Leon Energy è una srl con un capitale di diecimila euro. La sede è in un paesino delle Puglie. Abbiamo cercato di contattarli, ma ai recapiti fomiti rispondono altre società. Non solo: la ditta risulta inattiva ed è stata ceduta a una società madre con sede in Irlanda". Niente di irregolare, però elementi che, secondo le associazioni, suscitano allarme. "Come si fa a concedere a un soggetto di queste dimensioni il permesso di realizzare sondaggi tanto delicati ?", si chiedono l'ingegnere Mario Di Giovanna e l'associazione "L'altra Sciacca".


Ecco la questione più delicata: "Il Ministero dello Sviluppo Economico nel 2009 (ministro Scajola) ha autorizzato le ricerche nel mare antistante la zona archeologica di Selinunte e le spiagge di Menfi (da 14 anni Bandiera Blu), per non dire della città turistica di Sciacca con uno dei più grandi porti del Mediterraneo per il pesce azzurro. Le ricerche arriveranno a meno di due chilometri dalla costa e si estenderanno per 182 chilometri quadrati". Non basta: "Siamo a due passi da due vulcani sottomarini attivi: una zona sismica". Ancora: "Il piano prevedrebbe indagini condotte con l'airgun (pistola ad aria che crea un'onda sonora ad alta intensità) e la trivellazione di due pozzi di esplorazione. Nessuno si è ricordato delle riserve naturali e dei banchi di corallo".

Perfino il senatore Antonio D'Alì del PDL (in molti ricordano le sue dichiarazioni contro il protocollo di Kioto), ha presentato una preoccupata interrogazione. Il Sottosegretario all'Am-biente, Roberto Merlo, ha risposto: "La Northern Petroleum non può procedere alla perforazione di un pozzo, nè all'allestimento di un qualunque impianto di estrazione finchè non abbia ottenuto l'ulteriore verifica di compatibilità ambientale e le autorizzazioni specifiche".

Riportano i resoconti parlamentari: "Il senatore D'Alì si dichiara soddisfatto delle informazioni". Ma non la gente di Trapani: "Possibile che i giganti del petrolio si accontentino di fare le ricerche senza avere avuto rassicurazioni sulla costruzione di pozzi ? Contro colossi di quelle dimensioni siamo impotenti".

SCAJOLA - Un decreto per facilitare le estrazioni

Il tempismo non è dei migliori ma la sorte ha ormai voltato le spalle a Claudio Scajola. Appena cinque giorni dopo il disastro ecologico della piattaforma BP della Louisiana, sul sito del ministro dello Sviluppo Economico compare un annuncio: "Il ministro Scajola ha firmato un decreto che semplifica le procedure per le attività di ricerca petrolifera svolte d'intesa con le Regioni". Insomma, proprio mentre il mondo scopre i rischi dell'estrazione petrolifera in mare, ecco che in Italia estrarre petrolio e compiere trivellazioni esplorative diventa più facile. E' uno degli ultimissimi atti che portano la firma del ministro prima delle dimissioni sull'onda dello scandalo di Appaltopoli. Scajola dichiarava: "E' un nuovo passo avanti verso una politica energetica più efficiente, che valorizzi anche il patrimonio dei giacimenti nazionali di idrocarburi con lo scopo di assicurare al nostro Paese una maggiore sicurezza energetica, e ai cittadini e alle imprese un costo dell'energia più basso: non possiamo continuare a pagare il 30% in più rispetto agli altri Paesi europei". (g.l.b e f.s.)


Dal gruppo su Facebook "NO ALLE TRIVELLAZIONI PETROLIFERE AL LARGO DI TRAPANI" - 3/06/10

Post di Mario Di Giovanna del 31/05/10 su...

Le Royalties dei petrolieri in Sicilia

E c'è anche lo scandalo delle Royalties. I petrolieri in Italia pagano pochissimo, l'anno scorso in Sicilia per 300/400 milioni di euro di Petrolio e Gas estratti hanno pagato solo 600'000 euro. E c'è una franchigia così ampia che la Piattaforma Gela 1, a 2Km, da 7 anni non paga neanche un euro!!!!!! Come ciliegina sulla torta ci sono più di 30 concessioni richieste in tutto il meridione della Sicilia!!! Vogliono farci diventare la piattaforma d'Italia!!! (Tutti i particolari nella "Sezione discussioni" del gruppo "Stoppa La Piattaforma").

http://www.facebook.com/profile.php?id=1479988069&v=wall#!/group.php?gid=123341277682087


Dal Gruppo su Facebook "STOPPA LA PIATTAFORMA" - 02/06/10

Post del 19/05/2010 di Mario Di Giovanna, fondatore del gruppo

La Mappa dello scempio: Ecco le concessioni petrolifere che sono già state autorizzate (in verde) e in fase di autorizzazione (in giallo).

PS. - Ne mancano molte altre, la mappa non è aggiornatissima!!!

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Post  di Guido Picchetti del 2/06/10, in risposta all'amicizia con Mario La Giovanna, fondatore del gruppo

Grazie dell'amicizia, Mario... Ancora due cose.

La prima riguarda l'immagine molto significativa da te postata il 29 Maggio u.s., che mostra le concessioni petrolifere nelle acque dello Stretto di Sicilia e lungo le coste siciliane: quelle già autorizzate (in verde) e quelle in fase di autorizzazione (in giallo). Potresti indicarmi l'origine di quella mappa, che tu stesso dici non aggiornatissima ? E su quale sito web è eventualmente riportata ? Ho fatto una ricerca per immagini su Goggle, ma purtroppo non sono riuscito a trovarla...

La seconda cosa... Da lunedi prossimo sarò a Rapallo per presentare al 41° Congresso della SIBM (Società Italiana di Biologia Marina) un "poster" che illustra la nuova proposta Caravello per l'AMP di Pantelleria. E' una proposta che puoi trovare compiutamente descritta nelle due pagine web raggiungibili ai link:
http://www.guidopicchetti.it/Il%20CPPM%20di%20Pnt/News%202010/100326_PSibm.htm
http://www.guidopicchetti.it/Il%20CPPM%20di%20Pnt/News%202010/100210_AC_prop.htm


E, come potrai vedere già dalla mappa generale che unisco direttamente a questo post, la proposta Caravello prevede un'ampia area di salvaguardia intorno all'isola (la cosiddetta zona "C") che dovrebbe scongiurare proprio quei pericoli da te efficacemente denunciati sul tuo gruppo.

Il motivo per cui mi sono assunto ben volentieri l'onere e l'onore di presentare al prossimo Congresso della SIBM la nuova proposta Caravello per l'AMP di Pantelleria (in corso di istituzione da oltre vent'anni... ) è che detta proposta rimanga agli Atti ufficiali del Congresso e non possa essere ignorata da chi di dovere...

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Risposta di Mario La Giovanna in pari data al mio post su riportato

La mappa la trovi nel sito del ministero economico dipartimento risorse minerarie ed energetiche. Ho estratto la mappa della Sicilia facendo un ritaglio di una mappa più generale che riguarda l'Italia che trovi direttamente al seguente link:
http://unmig.sviluppoeconomico.gov.it/unmig/cartografia/cartatitoli.pdf

Come puoi vedere non è solo la Sicilia a non essere messa bene... La proposta di AMP a Pantelleria mi trova assolutamente entusiasta. Data la platea di eccezione che ci sarà a Rapallo, valuta se può essere utile stampare la cartina dei titoli minerari per darne conoscenza a quella platea.

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Post del 31/05/10 di Mario Di Giovanna, fondatore del gruppo

Riporto integralmente dal sito di una società petrolifera: "Italy’s royalty structure is one of the best in the world. For offshore permits, the state royalty on oil production is only 4%, with a provision that no royalties are paid on the first 300,000 barrels of oil production per year, per field."

Traduco per i non bilingue: La struttura delle Royalties Italiane è una tra le migliori al mondo (per i petrolieri ... ndr). Per i permessi offshore, le royalties statali sulla produzione di petrolio sono SOLO del 4% (il maiuscolo è mio, l'attento lettore aggiunga pure anche qualche insulto a sua libido), con la disposizione che non vengono pagate royalties per i primi 300,000 barili di petrolio (una trentina di milioni di euro l'anno !!!) all'anno per ogni campo.


Da "BIG HUNTER IT" del 2/06/10

Pantelleria: eletti i due candidati di Caccia Ambiente
 

Sono Francesco Gabriele e Leonardo Valenza i due candidati di Caccia Ambiente, eletti nella lista del candidato sindaco Alberto Di Marzo, che ha sconfitto il sindaco uscente di Pantelleria (TP) Salvatore Gino Gabriele. Quest'ultimo – sottolinea in una nota Caccia Ambiente – era appoggiato dal senatore Antonio D'Alì, presidente della 13° Commissione al Senato.

Caccia Ambiente, nel ringraziare quanti hanno scelto i due delegati comunali, auspica ora un proficuo lavoro nel difendere gli interessi dei cacciatori e si augura che essi siano i primi di una lunga serie di uomini giusti che spera di poter collocare nelle prossime tornate elettorali, fino alle politiche del 2013.

Intanto a Pantelleria una delle questioni più impellenti è quella della costituzione dell'area protetta, già in via di definizione. Sulla possibilità di tornare indietro, pare, si sia espresso anche il Senatore D'Alì. Una falsa promessa, secondo Caccia Ambiente, anche perchè – dichiara – “sponsor del senatore era una certa Stefania Prestigiacomo”.

http://www.bighunter.it/Caccia/ArchivioNews/tabid/204/newsid730/5581/Default.aspx


(copyright Guido Picchetti) 

Questa pagina è stata aggiornata il 02/01/11 .