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NB - Per gli ultimi avvistamenti di foca monaca a Pantelleria vedi la pagina web
pubblicata su questo sito, raggiungibile cliccando direttamente qui


dal "CORRIERE DELLA SERA . IT" del 18/04/10

La foca monaca torna dopo 50 anni
L'avvistamento dei pescatori di fronte all'isola
di Marettimo, nelle Egadi

TRAPANI - La Foca monaca, animale simbolo del rischio di estinzione dovuto all'alterazione del mare per mano dell'uomo, è tornata a nuotare in acque dove non la si vedeva più dagli anni '50: quelle di fonte alle isole Egadi. «La notizia ci inorgoglisce» ha detto a caldo il sindaco di Favignana, Lucio Antinoro, che ha commentato così il ritorno della foca monaca nelle acque di fronte all'isola di Marettimo. La buona notizia è stata riferita da alcuni pescatori che hanno anche corredato con le immagini di un video l'avvistamento. (Il video di 33", di cui sotto è riportato un fotogramma, è integralmente visibile sulla pagina web di "CORRIERE.IT" - vedi in calce il link, ndr).

Il video girato dai pescatori sull'avvistamento delle focheIL WWF: «PROBABILE CHE SI TRATTI DI UNA PICCOLA COLONIA» - Gli esperti del Wwf, che proprio a Marettimo dal 1985 hanno svolto in questi anni un'intensa attività di sensibilizzazione, hanno analizzato il video realizzato dai pescatori di Marettimo e ne hanno dedotto che «si fa sempre più reale l'ipotesi che si tratti di diversi esemplari, una piccola colonia quasi certamente impegnata in un'attività riproduttiva in loco». L'avvistamento si aggiunge a quelli registrati in questi ultimi anni lungo le coste italiane, dal Tirreno centrale al Salento, comprese le acque antistanti l'Oasi Wwf di Policoro nello Ionio, fino alle coste sarde. «Speriamo davvero che il suo ritorno faccia comprendere a tutte le comunità locali che vivono lungo le nostre coste che una specie così rara rappresenta una ricchezza da difendere e custodire con saggezza», ha detto Fulco Pratesi, Presidente onorario del Wwf Italia, apprezzando il messaggio del ministro dell'Ambiente «che bene ha fatto a sottolineare l'importanza di un coinvolgimento responsabile e fruttuoso con le popolazioni locali». «Una bellissima notizia - aveva infatti detto il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo - e, come ministero, intendiamo adottare in questa occasione un atteggiamento nuovo, e confidiamo, efficace: intendiamo nominare custodi di questo tesoro la comunità e i pescatori stessi di Marettimo».

http://www.corriere.it/cronache/10_aprile_16/foca-monaca-marettimo_01f2edda-4978-11df-839c-00144f02aabe.shtml


da ""AGRIGENTO WEB" del 16/04/10

Foche monache, motivo in più per lottare in difesa del mare

“A volte tornano…". Potrebbe essere il nuovo slogan in difesa del mare: l’avvistamento nei giorni scorsi di una mini-colonia di foche monache nell’isola di Marettimo ha accolto tutti noi di sorpresa, nonostante il precedente del 31 marzo” questo il commento della delegazione siciliana dell’associazione ambientalista Marevivo, da 25 anni sul campo per la tutela della risorsa mare. “E’ un motivo in più per continuare a difendere la flora e la fauna marina, con particolare attenzione alle specie in via di estinzione come questo splendido mammifero; e siamo felici che il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo sia in prima linea nella salvaguardia di tali fenomeni e nella promozione di progetti e programmi scientifici necessari affinché notizie del genere siano sempre più frequenti”.

Proprio nelle Isole Egadi dal 3 all’8 maggio Marevivo, in collaborazione col Comune di Favignana e l’Area marina delle Isole Egadi, promuove la manifestazione di educazione ambientale dal titolo “Aree marine protette: non disturbiamo”, che coinvolgerà le scuole locali per riflettere sul tema mare e in particolare della foca monaca.


da "GREEN REPORT" del 16 aprile 2010

La foca monaca spunta anche a Marettimo

ROMA. Il Wwf la definisce «Una straordinaria notizia», si tratta dell'annuncio dato oggi dal mistero dell'Ambiente dell'avvistamento di diversi esemplari di foca monaca nelle acque dell'isola di Marettimo, in Sicilia. Il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo ha detto oggi: «Quella riferita dai pescatori dell'isola siciliana di Marettimo sull'avvistamento della foca monaca é una bellissima notizia e come ministero intendiamo adottare in questa occasione un atteggiamento, e confidiamo, efficace: intendiamo nominare custodi di questo tesoro la comunità e i pescatori stessi di Marettimo. Comunità locali e pescatori saranno chiamati a fornire indicazioni su eventuali misure di protezione da adottare. Un sorta di "federalismo ambientale" che siamo certi sarà efficace. Come ministero ci impegneremo a salvaguardare la situazione e fornire il supporto tecnico scientifico necessario alla comunità di Marettimo. Questo evento, che ricade simbolicamente nell'anno della biodiversità che indica il miglioramento delle condizioni naturali dei nostri litorali, possa avviare in futuro una forma di convivenza fra le comunità costiere e le splendide foche monache».

L'atteggiamento del ministero dell'ambiente sembra essere cambiato rispetto all'assordante silenzio con il quale accolse nel 2009 la notizia dell'avvistamento all'isola del Giglio di un esemplare di foca monaca (che successivi esami delle foto svelarono essere una coppia probabilmente in fase di accoppiamento). Forse il diverso approccio alla diffusione della notizia della presenza del più raro pinnipede del pianeta è anche dovuta al fatto che mentre i pescatori siciliani sembrano contenti, al Giglio la nuova amministrazione di centro-destra aveva fatto di tutto per sminuire l'avvistamento e che nell'Arcipelago toscano gli antiparco arrivarono perfino a dire che si trattava di un falso, un fotomontaggio costruito da Legambiente.

Va anche detto che la presenza della foca monaca nelle acque siciliane è meno "clamorosa" dell'avvistamento molto più a nord nelle isole toscane: il Wwf spiega che «altri avvistamenti erano stati segnalati negli anni precedenti e uno in particolare aveva fatto supporre agli esperti che degli esemplari si fossero addirittura già riprodotti nell'arcipelago delle Egadi. L'avvistamento si aggiunge ai tanti ormai registrati in questi ultimi anni lungo le coste italiane, dal Tirreno centrale al Salento, comprese le acque antistanti l'Oasi Wwf di Policoro nello Ionio, fino alle coste sarde». Gli esperti del Gruppo Foca Monaca del Wwf hanno analizzato il video realizzato dai pescatori di Marettimo e dicono che «si fa sempre più reale l'ipotesi che si tratti di diversi esemplari, una piccola colonia quasi certamente impegnata in un'attività riproduttiva in loco. Nei prossimi giorni verranno raccolte ulteriori testimonianze dirette che a questo punto arricchiranno la Mappa dell'areale di questa specie che ci auguriamo stia finalmente riconquistando i nostri mari».

La prima segnalazione fatta da un pescatore di Marettimo risalirebbe al 31 marzo che aveva avvistato una foca vicino alla Grotta del Cammello, quello che fino ad una trentina di anni fa era il sito di riproduzione preferita di questi mammiferi marini sull'isola. Poi si sono succeduti gli avvistamenti: nelle acque di Marettimo ci sarebbero due esemplari adulti, probabilmente un maschio, una femmina e un cucciolo. Anche il Wwf dice che è importantissimo che «la segnalazione arrivi proprio dagli stessi pescatori che condividono per tutto l'anno con le foche ambiente e risorse naturali - sottolineano gli ambientalisti -. E' una bella notizia su una delle specie simbolo dei nostri mari di cui sopravvivono appena poche centinaia di esemplari».

Il presidente onorario del Wwf, Fulco Pratesi, è molto soddisfatto: «Speriamo davvero che il suo ritorno aiuti a celebrare degnamente l'Anno della Biodiversità e faccia comprendere a tutte le comunità locali che vivono lungo le nostre coste che una specie così rara rappresenta una ricchezza da difendere e custodire con saggezza. La notizia giunta da parte dei pescatori è un segnale importante di come l'atteggiamento delle popolazioni locali stia finalmente cambiando rispetto agli anni precedenti. Il Wwf ha sempre creduto quanto sia fondamentale il contributo delle comunità di pesca per salvare specie minacciate come le tartarughe marine o i cetacei. Ecco perché apprezziamo il messaggio del ministro dell'ambiente che bene ha fatto a sottolineare l'importanza di un coinvolgimento responsabile e fruttuoso con le popolazioni locali. La conservazione della natura deve infatti nascere dalla richiesta delle comunità stesse ormai consapevoli dell'importanza della tutela delle risorse naturali. Se le popolazioni, come quella di Marettimo, dimostreranno di saper mantenere vitale anche un piccolo nucleo di foca monaca andranno premiate perché il loro sforzo interessa l'intera nazione e non solo: il loro impegno dovrà essere portato all'attenzione della stessa Comunità Europea che si è posta come priorità assoluta ogni attività di protezione su questa specie».

Proprio a Marettimo sta lavorando da tempo il Gruppo Foca Monaca, promosso dal Wwf fin dal 1985, con un'intensa attività di sensibilizzazione. «E' in quest'isola - spiegano - che è partito un progetto speciale ispirato ad un giovane attivista del Gruppo, Marco De Salvo, recentemente scomparso, facendo installare una statua che raffigura la foca con il suo cucciolo a grandezza naturale e l'opera è diventata una delle attrazioni della comunità e dei ragazzi del luogo. A questo si sono aggiunte attività di sensibilizzazione, di divulgazione sulla specie anche in gemellaggio con altre località che hanno la fortuna di ospitare questa specie. Lo stesso Gruppo ha dimostrato e documentato proprio il mese scorso la presenza di nuclei vitali anche nell'Adriatico settentrionale lungo le coste dell'Istria, in Croazia».

http://www.greenreport.it/_new//index.php?page=default&id=4406


da "GREENME.IT" del 16 aprile 2010

La foca monaca ritorna a Marettimo

di Daniele Pizzo

Dopo tanti anni, si dice quasi mezzo secolo, le foche monache sono tornate a Marettimo, nel mare antistante la Grotta del Cammello dove negli anni '50 erano solite nuotare. Le hanno scorte a pelo d'acqua il 31 marzo scorso i pescatori dell'arcipelago delle Egadi, sulla costa occidentale della Sicilia, e filmate con un telefonino, mostrando poi il video alla Capitaneria di Porto e al WWF che ha detto che quella di Marettimo potrebbe essere una "famiglia" di foche monache, formata da un maschio e una femmina adulti ed un cucciolo.

Quella delle "Monachus monachus" è considerata una delle 100 specie maggiormente a rischio di estinzione. Un tempo abitavano tutto il mare Mediterraneo, mentre oggi si stima che sopravviva una popolazione di circa 400 esemplari, circa 2/3 dei quali nel Mediterraneo e il resto nell'Atlantico, spesso esemplari isolati o piccoli gruppi familiari come quello avvistato a Marettimo. Altre segnalazioni sono arrivate negli ultimi anni dal mar Tirreno (ricorderete quella all'isola del Giglio) dallo Ionio e dalle coste sarde, mentre la maggiore concentrazione di foche monache è localizzata nelle isole della Turchia e della Grecia.

''Speriamo davvero che il suo ritorno aiuti a celebrare degnamente l'anno della Biodiversità e faccia comprendere a tutte le comunita' locali che vivono lungo le nostre coste che una specie cosi rara rappresenta una ricchezza da difendere e custodire con saggezza'', ha affermato Fulco Pratesi, il Presidente onorario di WWF Italia che nel 1985 ha fondato a Marettimo il locale Gruppo Foca Monaca, che negli anni passati ha realizzato una statua raffigurante proprio la foca monaca con il suo cucciolo a grandezza naturale.

Per Lucio Antinoro, sindaco di Favignana, che insieme a Levanzo compone l'arcipelago delle Egadi dal 1989 Riserva Marina Naturale, ''La notizia ci inorgoglisce a conferma dell'ambiente egadino sano ed incontaminato''. "Se la foca monaca è tornata significa che ha trovato un ambiente favorevole'' ha quindi evidenziato il comandante dell'ufficio locale marittimo di Marettimo della Capitaneria di Porto, Michele Parisi.

Sull'avvistamento della foche monache è intervenuta il ministro dell'Ambiente Stefania Prestigiacomo, che intende "nominare custodi di questo tesoro la comunità e i pescatori stessi di Marettimo”, si legge in una nota. "Comunità locali e pescatori saranno chiamati a fornire indicazioni su eventuali misure di protezione da adottare. Una sorta - ha precisato il ministor – di 'federalismo ambientale' che siamo certi sarà efficace”. “Come ministero ci impegneremo a salvaguardare l’ecosistema e fornire il supporto tecnico scientifico necessario alla comunità di Marettimo”.

La notizia del ritorno della foca monaca a Marettimo potrebbe dare un nuovo impulso al progetto in discussione da diverso tempo di istituire il Parco nazionale delle Egadi, che potrebbe valorizzare ancora di più le isole e un territorio, quello del litorale trapanese, ricco di bellezze naturali, ma devastato fino ad oggi dall'abusivismo edilizio e da politiche di salvaguardia dell'ambiente praticamente inesistenti.

http://www.greenme.it/informarsi/natura-a-biodiversita/2079-la-foca-monaca-ritorna-a-marettimo


da "ANSA.IT" del 16/04/10

Eccezionale avvistamento di foche monache nelle acque
dello Stretto di Sicilia

ROMA - Avvistamento eccezionale di foca monaca nelle acque dell'isola di Marettimo, l'isola siciliana che fa parte delle riserva marina delle isole Egadi a largo della costa di
Trapani. Lo rende noto il ministero dell'Ambiente. La prima segnalazione risale al 31 marzo scorso da un pescatore locale che ha avvistato un esemplare in prossimità delle Grotta del Cammello, la 'casa' prediletta da questo mammifero 30/40 anni fa. Nei giorni successivi, secondo le testimonianze locali, l'avvistamento ha riguardato due esemplari adulti, presumibilmente maschio e femmina e un cucciolo.

Quella riferita dai pescatori dell'isola siciliana di Marettimo sull'avvistamento della foca monaca "é una bellissima notizia e come ministero intendiamo adottare in questa occasione un atteggiamento, e confidiamo, efficace: intendiamo nominare custodi di questo tesoro la comunità e i pescatori stessi di Marettimo". Lo ha detto il ministro dell'Ambiente, Stefania Prestigiacomo, in merito alla eccezionale segnalazione di una famigliola di foche monache nelle acque dell'isola a largo delle coste di Trapani. Comunità locali e pescatori che "saranno chiamati a fornire indicazioni su eventuali misure di protezione da
adottare. Un sorta di - ha detto Prestigiacomo - 'federalismo ambientale' che siamo certi sarà efficace".

"Come ministero ci impegneremo a salvaguardare la situazione e fornire il supporto tecnico scientifico necessario alla comunità di Marettimo", ha detto il ministro sottolineando che "questo evento, che ricade simbolicamente nell'anno della biodiversità e che indica il miglioramento delle condizioni naturali dei nostri litorali, possa avviare in futuro una forma di convivenza fra le comunità costiere e le splendide foche monache".

Corpo allungato, irregolarmente cilindrico, tra gli 80 e i 240 cm di lunghezza, rivestito da uno spesso strato adiposo ricoperto da un fitto pelo corto, vellutato, impermeabile all'acqua. E' la foca monaca, mammifero minacciato dall'estinzione. Predilige i tratti di mare vicini alle coste e non disdegna brevi incursioni sulla terraferma, rimanendo, però, vicinissima al mare, anche perché i suoi movimenti lenti ed impacciati la espongono alle minacce dei predatori e dell'uomo. Frequenta solo zone in cui il disturbo umano è praticamente inesistente. Infatti, la maggior parte dei recenti avvistamenti in Italia sono avvenuti vicino a coste isolate, spesso vicino a grotte accessibili solo dal mare. Si nutre di pesce e molluschi, principalmente polpi, sino a 3 kg per giorno e si sposta anche di alcune decine di chilometri al giorno alla ricerca del cibo, con immersioni continue che raggiungono anche i 90 metri di profondità. I maschi possono raggiungere anche i 320 kg di peso; le femmine, invece, sono un po' più piccole. Un tempo l'areale della foca monaca comprendeva tutto il Mediterraneo. Ad oggi isolate colonie della specie sopravvivono in Grecia, isole della Croazia meridionale, Turchia, nell'arcipelago di Madera, in Marocco e Mauritania. In Italia dopo il 2000 si sono avuti sporadici avvistamenti di animali isolati nel Canale di Piombino, a Montecristo, sulle coste della Provincia di Lecce a sud di Otranto, nella Liguria di Levante, nel breve tratto jonico della Basilicata e in Sicilia. Le foche sembrano essere ancora presenti in Sardegna. Gli ultimi avvistamenti di foca monaca sono del 9 giugno 2009 nelle acque antistanti la Torre del Campese, Isola del Giglio e del marzo 2010 a Capo Promontore in Istria. (ANSA).

http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/scienza/2010/04/16/visualizza_new.html_1763413051.html

notizie simili sugli avvistamenti di foche monache a Marettino anche su: 
"SICILIAINFORMAZIONI" del 16/04/10
http://www.siciliainformazioni.com/giornale/ambiente/86957/marettimo-avvistata-famiglia-foche-monache.htm

"L'UNITA'" del 16/04/10
http://www.unita.it/notizie_flash/102054/foche_monache_avvistate_a_marettimo_nelle_egadi

"IL CICLOPE" del 17/04/10
http://www.ilciclope.info/index.php?option=com_content&view=article&id=1620:egadi-foche-monache-avvistate-a-marettimo&catid=34:sicilia&Itemid=50

"TELESUD" del 16/04/10
http://www.telesud3.com/attualita/la-foca-monaca-torna-a-marettimo-6788.asp

"MESSINA NOTIZIE"del 16/04/10
http://www.messinanotizie.it/2010041752132/egadi-foche-monache-avvistate-a-marettimo.html

"MARSALA.IT" del 16/04/10
http://www.a.marsala.it/cronaca/ambiente/14328.html?task=view

e altri siti ancora...

NB - Per gli ultimi avvistamenti di foca monaca a Pantelleria vedi la pagina web
pubblicata su questo sito, raggiungibile cliccando direttamente qui


da "ECOBLOG.IT" del 13/04/10"

Petrolio off shore: continuano le esplorazioni
a largo di Pantelleria

di Peppe Croce

Non c’è solo la britannica Northern Petroleum tra le aziende che stanno scandagliando il Canale di Sicilia in cerca di petrolio e gas naturale. In queste settimane anche l’australiana AuDax sta effettuando esplorazioni sismiche tridimensionali per capire se c’è, e quanto, petrolio sotto i fondali a largo di Pantelleria. E, a quanto pare, di petrolio ce n’è abbastanza da far gola anche ad altre società internazionali: la stessa AuDax, infatti, comunica che ha appena ceduto il 10% dei diritti di estrazione che possiede nell’area del permesso G.R15.PU a Bombora Energy Pty Ltd. Bombora, in cambio, pagherà il 15% dei costi di esplorazione e cederà ad AuDax le sue quote di un altro pozzo petrolifero.

Sembrerebbe, quindi, che dalle esplorazioni si debba passare a breve alle perforazioni vere e proprie. Sembrerebbe anche, di conseguenza, che le preoccupazioni già espresse in occasione delle esplorazioni di Northern Petroleum da parte del sindaco di Favignana e del senatore D’Alì siano fondate.

Nel frattempo, tra l’altro, le trivelle proseguono la propria marcia in Sicilia anche in terra ferma, come dimostra il recente caso di Eni che, nel bel mezzo della campagna ragusana, sta costruendo delle cisterne e, molto probabilmente, si prepara a perforare un nuovo pozzo. In Sicilia, negli ultimi dieci anni, sono state estratte milioni di tonnellate di petrolio: secondo i dati forniti dalla Regione il picco si è avuto nel 2003 con 735.907 tonnellate, per poi scendere fino alle 531.094 del 2008. Il gas naturale estratto, invece, si è sempre aggirato, nello stesso periodo, sulle 330.000 migliaia di metri cubi l’anno. Tutti numeri che, da qui a poco, potrebbero tornare a salire.

http://www.ecoblog.it/post/10251/petrolio-off-shore-continuano-le-esplorazioni-a-largo-di-pantelleria


da "SOTT'ACQUA - IL MARE IN RETE" diretto da Paolo Bastoni - anno IV n°. 34 - Aprile 2010

La proposta di Arturo Caravello per l'AMP di Pantelleria

a cura di Guido Picchetti

... trattandosi di un servizio che occupa uno spazio molto ampèio del periodico in rete diretto da Paolo Bastoni, ritengo più opportuno riportare a seguire il link che permetterà a chiunque sia interessato di raggiungere direttamente la pagina web dove esso è pubblicato (GP).

http://www.sottacqua.info/2010/04/la-proposta-di-arturo-caravello-per-lamp-di-pantelleria/ 


da "IL PANTECO BLOG" del 12/04/10

La proposta di Arturo Caravello per il parco Marittimo di
Pantelleria

La nuova proposta di zonazione dell’AMP di Pantelleria presentata da Arturo Caravello in vista dell’istituzione del Parco Nazionale di Pantelleria prevede come zona “A” di tutela Integrale il Banco di Pantelleria, un vasto banco roccioso a circa 20 miglia dall’isola, e come zona costiera “B” l’area marina antistante l’Arenella, entrambe comprese in una più vasta zona “C”volta a tutelare il mare di Pantelleria dalle minacce che sempre più numerose vanno addensandosi ultimamente su questo cruciale braccio di mare del Mediterraneo.

La proposta sarà presentata ufficialmente come “poster” al prossimo 41°Congresso Nazionale della SIBM (Società Italiana di Biologia Marina) in programma a Rapallo dal 7 all’11 Giugno.

http://ilpantecoblog.blogspot.com/2010/04/la-proposta-di-arturo-caravello-per-il.html


dal sito su Facebook "COMUNE PANTELLERIA MUNICIPIO" del 12/04/10

Domande e risposte sul Parco

post dell'11/04/10 alle 17.31 di Umberto Belvisi

Al fine di fare chiarezza alcune F.A.Q. sul Parco....
Se avete altri questi non esitate a inviarli.

CONOSCERE PER SAPERE E SAPERE PER CONOSCERE...

D: Che cos’è un parco?
R: Un parco è un’area protetta, con dei confini definiti e delle regole specifiche che definiscono quanto si può fare al suo interno. i parchi sono sempre in zone di particolare bellezza, ricche di storia e tradizioni e che proprio per questo sono tutelate.

D: A che servono i parchi?
R: La loro funzione è quella di tutelare l’archeologia, la storia, la cultura, il paesaggio, la fauna e la flora, le foreste, i fiumi, i laghi, il mare, le coste e tutto quello che rappresenta il legame dell’uomo con il suo territorio. I parchi sono promotori di un nuovo modello economico, basato sul mantenimento ed il riuso, sulla sostenibilità, sulla qualità della vita; per questo promuovono una riconversione dell’economia dei loro territori.

D: E' vero che se hai una proprietà nel Parco non la puoi più toccare e va in rovina?

R: No. Il Parco favorisce il recupero e la manutenzione degli edifici di interesse storico e culturale, che concorrono a mantenere l'identità dei luoghi, avendo cura che vengano rispettate le tipologie tradizionali (con l'utilizzo di materiali conseguenti). In particolare per gli edifici ad uso agricolo, pastorale e forestale il Piano del Parco prevede il miglioramento funzionale e l'adeguamento igienico in attuazione alle norme comunitarie. Favorisce inoltre il recupero di edifici allo scopo di migliorare la ricettività turistica nel Parco e nelle zone limitrofe. In alcuni casi specifici il Parco può contribuire a realizzare restauri e recuperi di particolare pregio, eseguiti con tecniche tradizionali che consentono una riqualificazione del patrimonio edilizio e quindi del territorio.

D: Quante sono le aree protette in italia? E in Sicilia?
R: Nel nostro paese esistono 21 parchi nazionali, 128 parchi regionali, 145 riserve naturali statali, 20 aree marine protette, 370 riserve naturali regionali, 137 altre aree naturali protette. il totale è di oltre 3 milioni di ettari, ovvero a quasi l’11% dell’intero territorio italiano. In Sicilia esistono 4 Parchi regionali (Madonie, Etna, Nebrodi ed Alcantara), uno in via di istituzione (Sicani), che occupano una superficie di 185.824 ettari, pari al 7,2% del territorio della regione, e 76 riserve naturali regionali, per una superficie complessiva di 85.181 ettari, pari al 3,3 % della superficie regionale.

D: Quanta gente ci lavora?
R: Nei parchi sono direttamente o indirettamente coinvolti circa 80.000 persone: 4.000 sono occupati come dipendenti diretti, altri 4.000 circa nella ricerca, 12.000 nell’indotto diretto e circa 60.000 nell’indotto allargato (agricoltura, artigianato, commercio). I parchi attirano 30 milioni di visitatori l’anno, accolti in 2.000 centri visita, aree attrezzate o strutture varie; mettono in moto 500 cooperative di lavoro e 200 associazioni; coinvolgono circa 1/3 dei comuni italiani (2.675 su 8.101).

D: Qual è il quadro legislativo per l’istituzione di un Parco Nazionale?
R: La Legge quadro sulle aree protette, n. 394 del 6 dicembre 1991, detta principi fondamentali per l´istituzione e la gestione delle aree naturali protette riguardanti la missione, la classificazione e la governance. Essa detta anche le disposizioni per le aree naturali protette nazionali e regionali.

D: Esistono terreni di proprietà privata dentro le aree protette? Come si gestiscono?
R: Si, la maggior parte dei terreni è di proprietà privata dentro le aree protette. Vengono utilizzati per attività private, regolamentate dal parco.

D: E' vero che il Parco può espropriare i privati?
R: No. Una delle dicerie più diffuse è quella secondo cui nel Parco non sei più "padrone sul tuo". Questo è falso, dato che l'istituzione di un Parco non modifica in alcun modo i titoli di proprietà e non comporta espropri. In tutti i Parchi, sia regionali che nazionali, una parte è in genere demaniale  (perché era stata acquisita dallo Stato prima della nascita del Parco), mentre l'altra metà è costituita da proprietà comunali o private. Il Parco può, se il proprietario lo vuole, acquistare dei terreni, ma certamente non espropriarli. Esiste un "diritto di prelazione" per le zone A e B. Ovvero quando un cittadino decide di vendere lo comunica al Parco che, se ritiene, lo acquista al prezzo richiesto dal proprietario.

D: Com'è organizzato il turismo nelle aree protette italiane terrestri e marine? Esiste un piano generale di gestione del settore?
R: Non esiste un piano: ogni parco si organizza autonomamente, anche se ci sono indirizzi e indicazione generali sulle caratteristiche del turismo natura: turismo controllato e sostenibile, organizzato dai servizi del Parco con ricettività alberghiera privata.

D: Dov’è l’ingresso del Parco? E quanto si paga?
R: I confini del Parco non sono recintati: le cinque valli del Parco si possono visitare liberamente (ovviamente nel rispetto dei regolamenti) in qualsiasi orario e non c’è un biglietto di ingresso!

D: E’ vero che non si può costruire all’interno del Parco? E se devo fare dei lavori per la mia abitazione?
R: Per ogni lavoro edilizio, opera o manufatto da realizzare all'interno del Parco deve essere richiesto il nulla osta della Direzione, in base alla legge 394/1991, che deve essere rilasciato entro un massimo di 60 giorni (prorogabili una sola volta di altri 30 giorni).

D: Nel Parco si può coltivare? Che tipo di attività agricole e di pastorizia sono permesse e promosse nelle aree protette?
R: SI. Il Piano per il Parco dà un grande rilievo alle attività agricole e zootecniche; e non solo consente, ma favorisce l'Agricoltura tradizionale e di qualità (non intensiva).  Infatti il Parco di Pantelleria nasce anche per valorizzare, proteggere e potenziare l’agricoltura “eroica” dei terrazzamenti a vite e cappero, nonchè le altre colture praticate. Per tale finalità il decreto istitutivo, oltre alle ordinarie previsioni di contributi ed indennizzi per gli agricoltori, conterrà una specifica previsione relativa all’elaborazione del “Piano per l’agricoltura pantesca” la cui attuazione sarà interamente finanziata dallo Stato con lo strumento dell’Accordo di programma.

D: E’ vero che verrà vietato l’uso dei diserbanti e dei concimi chimici?
R: NO! E’ vero che il Parco promuove e favorisce la conversione dell’agricoltura ordinaria verso forme di agricoltura biologica, ma tale conversione sarà graduale e dovrà necessariamente tenere conto delle oggettive difficoltà di conversione. In particolare per le colture in atto, PER LE QUALI NON SARÀ APPLICATO ALCUN IMMEDIATO DIVIETO, l’Ente Parco dovrà redigere un apposito studio che individui se ed a a quali condizioni sarà possibile riconvertire le coltivazioni in atto e quali interventi, incentivi ed indennizzi sarà necessario prevedere prima di avviare le conversioni in biologico.

D: È vero che i dammusi non potranno più essere lasciati in eredità ai propri figli?
R: No, si tratta di una voce assolutamente infondata. Viviamo in un paese in cui il diritto di proprietà è sacrosanto e non sarà certamente il parco nazionale a cambiare questo principio.

D: È vero che i dammusi non potranno più essere venduti e che quindi perderanno valore?
R: No, si tratta di una voce assolutamente infondata. Se lo vorranno, i proprietari dei dammusi potranno venderli come finora. Il loro valore dovrebbe per giunta aumentare, visto che un parco nazionale è una meta di prestigio che garantisce un patrimonio costruito di qualità, quiete e paesaggi stupendi. Non a caso, nelle zone interessate da parchi nazionali, i prezzi immobiliari hanno tendenza a crescere in modo superiore alla media.

D: È vero che nel Parco Nazionale non si potrà più andare nei propri edifici rurali e dammusi?
R: No, non è assolutamente vero. Per i proprietari dei dammusi e di altri fabbricati rurali non cambia assolutamente niente. Anche i pochi proprietari e locatari di dammusi e fabbricati rurali ricadenti nelle zone centrali di massima tutela (future zone A) otterranno delle deroghe per permettere loro di accedere liberamente alle loro proprietà e usufruirne come finora.

D: Che vantaggi porta un parco nazionale alla nostra isola?
R: La creazione del Parco Nazionale induce importanti benefici economici come verificabile nelle altre are nazionali ospitanti i Parchi. Essa permette infatti ...

  • di attrarre un turismo di qualità anche dall’estero;

  • di attrarre investimenti privati nei settori del turismo e dei servizi;

  • di attrarre finanziamenti pubblici;

  • di favorire lo smercio di prodotti locali tipici;

  • di ottenere finanziamenti diretti importanti dallo Stato e dalla UE per la gestione del Parco e dei suoi progetti;

  • di ottenere contributi e finanziamenti da parte di sponsor e di altri enti privati, il riconoscimento del territorio quale parco nazionale: la visibilità e il prestigio che ne derivano, permetteranno dunque alla nostra comunità di rilanciare la propria economia, di creare nuovi posti di lavoro e di offrire un futuro in loco alle nuove generazioni.

La riuscita del progetto dipenderà però anche dalla creatività degli attori pubblici e privati del territorio e della loro capacità di realizzare le necessarie infrastrutture. Inoltre, ai sensi dell’art. Art. 7 della L. 394/91, ai comuni il cui territorio è compreso, in tutto o in parte, entro i confini di un parco nazionale è attribuita priorità nella concessione di finanziamenti statali e regionali richiesti per la realizzazione, sul territorio compreso entro i confini del parco stesso, dei seguenti interventi, impianti ed opere:

  1. restauro dei centri storici ed edifici di particolare valore storico e culturale;

  2. recupero dei nuclei abitati rurali;

  3. opere igieniche ed idropotabili e di risanamento dell’acqua, dell’aria e del suolo;

  4. opere di conservazione e di restauro ambientale del territorio, ivi comprese le attività agricole e forestali;

  5. attività culturali nei campi di interesse del parco;

  6. agriturismo;

  7. attività sportive compatibili;

  8. strutture per la utilizzazione di fonti energetiche a basso impatto ambientale quali il metano e altri gas combustibili nonché interventi volti a favorire l’uso di energie rinnovabili.

La medesima priorità è attribuita ai privati, singoli o associati, che intendano realizzare iniziative produttive o di servizio compatibili con le finalità istitutive del parco nazionale.

D: Perché un “Parco Nazionale” dovrebbe valere di più di un “Parco o Riserva regionale”?
R: Dappertutto nel mondo il marchio “Parco Nazionale” sta per paesaggi grandiosi e per una natura intatta. Chi è appassionato di natura andrà dunque di preferenza a visitare un parco nazionale. Per definizione, un parco regionale è invece un comprensorio di importanza essenzialmente regionale. Esso attirerà dunque soprattutto una clientela regionale. Se poi si aggiunge il fatto che in Sicilia di parchi regionali e riserve ce ne sono circa 80 e che il Parco di Pantelleria sarà quasi certamente il primo Parco Nazionale istituito in Sicilia appare subito chiaro che a livello di concorrenza il Parco Nazionale pantesco si troverà in una posizione ben più confortevole dei numerosi parchi regionali.

D: Quali sono i diritti della popolazione in materia di parco?
R: Nella prossima fase di progettazione del Parco (Piano e regolamento) tutti gli attori locali, siano essi enti, associazioni, imprese o popolazione, sono chiamati a partecipare alla stesura del progetto definitivo. Una volta terminata la stesura del progetto di dettaglio, nell’ambito dell’istituzione e della gestione del parco l’Amministrazione Comunale continuerà a garantire la partecipazione della popolazione e rendere possibile la partecipazione delle imprese e delle organizzazioni della regione interessate.

D: Quanti posti di lavoro creerà il Parco Nazionale?
R: Il Parco Nazionale creerà un certo numero di posti di lavoro diretti, cioè i dipendenti dell’Ente di gestione del parco, e un numero più importante di posti di lavoro cosiddetti “indiretti”, cioè posti di lavori che vengono a crearsi nell’ambito del turismo, della costruzione e dei servizi in dipendenza delle somme investite nelle infrastrutture e nei servizi destinati ad accogliere e canalizzare i visitatori del parco. L’indotto economico che sarà generato dal parco nazionale viene valutato in  circa 20 milioni di Euro all’anno. Ciò dovrebbe permettere di creare sul territorio del Parco Nazionale, sempre a termine, fra i 150 e i 200 posti di lavoro .

D: Posso portare il mio cane nel Parco?
R: "Si". Talvolta e nelle sole zone di tutela integrale è fatto obbligo di conduzione al guinzaglio, quando esiste il rischio di danneggiare l'equilibrio degli ecosistemi. In generale ed in particolare nelle altre zone l’ingresso dei cani e/o la loro permanenza nei terreni privati è ammesso senza vincoli.

D: Posso raccogliere i funghi e i frutti del sottobosco?
R: La raccolta di funghi e prodotti del sottobosco è ammessa a residenti, proprietari, loro legittimi eredi, affittuari o conduttori.

http://www.facebook.com/topic.php?topic=13639&post=124835&uid=51790279227
stesso post su http://www.facebook.com/notes/umberto-belvisi/domande-e-risposte-sul-parco/396158579216  


Da "IL PANTECO" - Aprile 2010

Riserva prima, parco dopo … e poi ?

di Serena Getti e Mariangela Silvia

La natura umana è in continuo mutamento. L’uomo si evolve modificando continuamente se stesso e ciò che lo circonda, adattando l’ambiente alle sue esigenze per poter vivere più agiatamente in esso, nel bene e nel male. Negli ultimi cento anni si è assistito a una crescita della popolazione umana e ad una straordinaria capacità di alterare e distruggere ambienti naturali e specie viventi, di trasformare energia e risorse naturali, di produrre un’incredibile massa di rifiuti solidi, liquidi, gassosi e, non di meno, produrre sostanze estranee ai “metabolismi” naturali causando profondi sconvolgimenti che oggi si presentano come vere emergenze ambientali: buco dell’ozono, effetto serra, desertificazione, perdita di biodiversità, etc...

Le disuguaglianze socio-economiche e il deterioramento ambientale, causati dall’industrializzazione, hanno determinato un’evoluzione anche nelle tematiche giuridiche che hanno ampliato il loro raggio d’azione tanto da comprendere oggi questioni di natura ambientale, sia generiche che settoriali. E’ in tale ottica che si colloca il ben noto concetto di “sviluppo sostenibile”, faro illuminante delle più recenti politiche internazionali, definito come “lo sviluppo che soddisfa i bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità, per le generazioni future, di soddisfare a loro volta i propri bisogni” (Commissione Brundtland, 1987-UNCED).

Generalmente la collettività risulta essere particolarmente sensibile alle problematiche dell’ambiente soprattutto in virtù di quel certo livello di sacralità che a questo viene attribuito; d’altro canto si assiste altrettanto frequentemente a gravi contraddizioni la più nota è quella definita generalmente come ”not in my back yard” (non nel mio cortile) esprimente la resistenza di comunità locali a vedere localizzate sul proprio territorio aree idonee a ripulire l’ambiente o vedere imposti particolari vincoli che escludono o limitano l’attività economica dei privati, come la delimitazione dei parchi o delle riserve naturali.

E’ proprio questo l’oggetto di discussione più controverso del momento a Pantelleria. Non c’é proposta statale o regionale di fondare un parco o una riserva che non susciti l’opposizione della gente. La creazione e la gestione di un Parco porta sempre con se una serie di problematiche legate ad aspetti conflittuali. Il primo pensiero è rivolto subito a tutta una serie di vincoli che derivano da questo strumento di pianificazione. D’altro canto non bisogna dimenticare che anche tra le file dei più fervidi sostenitori aleggia l’insicurezza in merito al destino delle aree oggetto di “tutela”.

Nel 1998 nasce la Riserva Naturale Orientata di Pantelleria con tutte le limitazioni derivanti dalla mancanza di un vero documento attuativo “mai entrato in vigore” e, senza soffermarsi su ciò che di bene o di male si è fatto o sui risultati ottenuti, ci si propone oggi di istituire un Parco Nazionale. Ebbene, se già i “vincoli” della riserva stavano stretti a molti, quali saranno le conseguenze e i sentimenti nei confronti dei nuovi propositi “amministrativi” ? Sarebbe auspicabile a questo punto conoscere nel dettaglio le differenze fra i due interventi e vagliare con ponderatezza i vantaggi e gli svantaggi del caso al fine di evitare che, una scarsa informazione su questi basilari concetti, possa influenzare negativamente le nostre scelte.


L’art. 2 della legge quadro n.394 del 1991, provvede a fornire una classificazione delle aree naturali protette da cui risulta che:

 Le riserve naturali sono costituite da aree terrestri, fluviali, lacuali o marine che contengono una o più specie naturalisticamente rilevanti della flora e della fauna, ovvero presentino uno o più ecosistemi importanti per le diversità biologiche o per la conservazione delle risorse genetiche. Le riserve naturali possono essere statali o regionali in base alla rilevanza degli interessi in esse rappresentati.

 I parchi nazionali sono costituiti da aree terrestri, fluviali, lacuali o marine che contengono uno o più ecosistemi intatti o anche parzialmente alterati da interventi antropici, una o più formazioni fisiche, geologiche, geomorfologiche, biologiche, di rilievo internazionale o nazionale per valori naturalistici, scientifici, estetici, culturali, educativi e ricreativi tali da richiedere l’intervento dello Stato ai fini della loro conservazione per le generazioni presenti e future.

Dietro il dettato legislativo appena delineato si nasconde la fondamentale differenza che vuole la riserva naturale quale strumento di salvaguardia estremamente rigoroso e funzionale alla conservazione di importanti specie e habitat mentre il parco si configura come uno strumento nato per coniugare l’esigenza, comunque forte, di tutela di un ambiente pregevole per talune caratteristiche naturalistiche, paesaggistiche, storiche, archeologiche etc... con l’esigenza di sviluppo delle attività umane compatibili con le peculiarità del territorio.

In quest’ottica quindi non si tratta più di un vincolo ma di un valore, non di un fine ma di un mezzo importante di tutela e promozione di un insieme di regole che impediscono di fare ma indicano come fare ad utilizzare le risorse nel rispetto della loro complessità. Ciò nonostante, da bravi italiani, siamo avvezzi ai risultati fallimentari delle migliori iniziative: sia che si tratti di tutela o di sviluppo il rischio è sempre l’atteggiamento lacunoso riguardo la tutela del patrimonio o uno sfruttamento economico eccessivo se non “esclusivo” delle risorse a disposizione. La stessa legge quadro 394/1991 sulle aree protette prevede che i parchi debbano diventare economicamente produttivi fatto, questo, che sta alla base della “flessibilità” dei vincoli ma che rappresenta allo stesso tempo una contraddizione intrinseca visto che intacca il fine stesso della tutela.

In un contesto che soffre a causa di aspetti normativi e strutturali non aggiornati e per la scarsità delle risorse economiche è importante guardarsi attorno e confrontarsi con le realtà di quelle aree che, con successo, hanno optato per tale forma di tutela. Dei 22 Parchi esistenti in Italia i più noti continuano a essere quelli istituiti da più tempo Abruzzo, Gran Paradiso, Stelvio, che nelle loro decennale esperienza, alternano necessariamente successi e insuccessi senza però mai sminuire l’importanza di ogni piccolo progresso avvenuto a favore patrimonio salvaguardato.

Pantelleria necessita fortemente di un piano d’azione strategico e unitario in cui, sulla base di alcune priorità, siano espresse iniziative di intervento e/o di gestione discusse e condivise da tutti mediante la più ampia partecipazione della comunità locale: questa potrebbe rivelarsi la vera strategia di successo. Se si vuole che tale intervento possa rappresentare un’occasione per cominciare a gestire in maniera unitaria e coerente i principali aspetti problematici, cercando di soddisfare le diverse esigenze economiche, sociali e di tutela ambientale tramite strategie mirate è necessario che ci sia un costante processo di partecipazione e coinvolgimento della comunità locale senza la quale mancherebbe una reale consapevolezza del piano, strumento di gestione del nostro territorio.

Il dibattito, il confronto da parte della cittadinanza tutta è necessario e fondamentale affinché si possa creare un piano di tutela e di sviluppo sostenibile per la società pantesca facendo leva sulla molteplicità delle valenze territoriali, dalle singolarità naturalistiche all’archeologia, alle tradizionali attività economiche e culturali come l’agricoltura, il turismo, la cantieristica minore etc... tutte risorse attuali e concrete che possono contribuire alla rivalutazione di Pantelleria anche nella creazione di nuova occupazione, non stagionale e precaria la cui “carenza” è causa prima dell’”esodo” giovanile. La partecipazione attiva non è quindi un’alternativa ma un obbligo per tutti, se non si vuole assistere da spettatori inerti alla disputa tra chi vuole svendere un territorio di incomparabile bellezza al partito degli affari e chi vuole difendere con le unghie e con i denti la possibilità di costruire sulla nostra terra un futuro diverso e ricco di possibilità a lungo termine. Il Parco, non costituisce la soluzione definitiva a problemi di diversa natura ma potrebbe rappresentare per le popolazioni locali un’occasione in più di crescita, sia sociale che economica e per far ciò, a condizione che si conservi quell’ambiente naturale che costituisce il suo patrimonio principale, si dovrà pur accettare qualche compromesso a patto che sia il più possibile intelligente, razionale e, se si può, redditizio in termini sociali ed economici.

E’ vero gli interessi non saranno solo a vantaggio della comunità locale: non ci si può far portavoce di una campagna utopistica! In passato, non è mai stato chiesto alcun parere per la creazione di una riserva e si è lasciato che tale decisione ci piovesse addosso.

Il 25 Gennaio scorso in aula consiliare si è tenuto un incontro a cui hanno partecipato, oltre alle “classiche” figure politiche anche gli esperti del settore e la cittadinanza. Oggi, infatti, siamo chiamati in causa come cittadini e ci si chiede non di accettare passivamente interventi di pianificazione programmati ma di contribuire alla costruzione di una nuova realtà. Non di ascoltare ma partecipare come interlocutori principali nella realizzazione di una appropriata linea d’azione per il governo dell’isola in funzione delle esigenze del territorio e poi ... anche di noi Panteschi se ci vorremo essere!

http://www.ilpanteco.it/wordpress/?page_id=31


dal sito web "TRAPANI BLOG SICILIA" del 3/04/10

Nuova proposta per l’area marina protetta di Pantelleria

di Guido Picchetti

La nuova proposta di zonazione dell’AMP di Pantelleria presentata da Arturo Caravello in vista dell’istituzione del Parco Nazionale di Pantelleria prevede come zona A di tutela
Integrale il Banco di Pantelleria, un vasto banco roccioso a circa 20 miglia dall’isola, e come zona costiera B l’area marina antistante l’Arenella, entrambe comprese in una più vasta zona C volta a tutelare il mare di Pantelleria dalle minacce che sempre più numerose vanno addensandosi ultimamente su questo cruciale braccio di mare del Mediterraneo.

La proposta sarà presentata ufficialmente come “poster” al prossimo 41° Congresso Nazionale della SIBM (Società Italiana di Biologia Marina) in programma a Rapallo dal 7 all’11 Giugno.

Per approfondire:

http://trapani.blogsicilia.it/2010/04/nuova-proposta-per-larea-marina-protetta-di-pantelleria/
stessa notizia su http://blogsicilia.it/category/ambiente/
stessa notizia su "FAI.INFORMAZIONE" dell'8/04/10
http://fai.informazione.it/s/FB161CE7-CB42-4E36-80F9-FDAED6B8264B/Nuova-proposta-per-l-area-marina-protetta-di-Pantelleria


dal sito su Facebook "COMUNE PANTELLERIA MUNICIPIO" del 3/04/10

PARCO NAZIONALE ISOLA DI PANTELLERIA

post di Giovedi 2/04/10 alle 16.33

Tra le iniziative portate avanti dall'Amministrazione Comunale vi è anche quella dell'istituzione del Parco Nazionale Isola di Pantelleria. Per fare chiarezza sui vincoli esistenti e le modifiche che subiranno con l'istituzione del Parco Nazionale si allega un quadro sinottico di confronto.

http://www.facebook.com/photo.php?pid=155081&op=1&view=all&subj=381815463539&aid=-1&auser=0&oid=381815463539&id=100000574556683#!/note.php?note_id=381815463539


da "IL CACCIATORE.COM" del 31/03/10

Caccia Ambiente contro il Parco delle Egadi

Grazie alla lettera di seguito riportata i Consiglieri comunali di Favignana (TP) hanno potuto controbattere con efficacia alle facili promesse e giustificazioni sull’utilità del Parco delle Egadi esposte dal funzionario dell’Assessorato all’Ambiente Dott. Di Martino.

Nessun Partito Politico ha saputo illustrare meglio la verità e Caccia Ambiente è riuscito con discrezione e garbo ad entrare in un Consiglio comunale ed essere incisivo.

Al Signor Presidente del Consiglio Comunale del Comune di Favignana
Ai Signori Consiglieri Comunali del Comune diFavignana
e p.c. Signor Sindaco del Comune di Favignana

Oggetto: Parco delle Isole Egadi e del Litorale Trapanese.

L’articolo 26 comma 4 septies della legge 29 novembre 2007 n. 222 prevede l’istituzione, con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, dei seguenti quattro parchi nazionali:

  • parco delle Egadi e del litorale Trapanese

  • parco delle Eolie

  • parco dell’isola di Pantelleria

  • parco degli Iblei.

La stessa normativa prevede che l’istituzione dei parchi avvenga “d’intesa con la Regione e sentiti gli enti locali interessati”, come rubricato anche dalla Legge 394/91 e dalle norme regionali collegate.

La Regione Siciliana aveva fatto ricorso contro l’istituzione dei citati parchi, ma la Corte Costituzionale con sentenza n°12 del 23 gennaio 2009 lo ha dichiarato inammissibile e non fondato, ribadendo in quest’ambito la competenza esclusiva dello Stato.

Secondo la Consulta, le regioni, anche quelle a statuto speciale, possono intervenire soltanto per adottare norme di tutela ambientale più restrittive rispetto a quella statale. E’ rimessa, invece, all’intesa con la Regione Siciliana la definizione dei singoli decreti istitutivi dei parchi.

La stessa, dopo l’atteggiamento assunto inizialmente con il ricorso scaturito da una evidente ingerenza dello Stato nei confronti di una Regione a statuto speciale, sta collaborando fattivamente con il Ministero e si sta procedendo a tappe forzate per definire, in tempi assai rapidi, l’iter di approvazione del parco.

La normativa di riferimento è rappresentata essenzialmente dalla legge 6 dicembre 1991 n° 394 “legge quadro sulle aree protette”. Trattasi di una normativa di assoluta rigidità che limita abitudini, consuetudini, hobby, passatempi, attività e quant’altro. Dovremmo cancellare dalla nostra mente persino i falò che tradizionalmente si svolgono il 14 agosto di ogni anno in onore della Madonna.

Per parlare dell’istituendo parco, ma anche incidentalmente della riserva marina che ad esso è indissolubil-mente legata, in data 14 marzo 2010 si è svolta una riunione di cittadini rappresentanti le varie categorie interessate. Nel corso della stessa sono state evidenziate le problematiche e le nefaste conseguenze che il parco avrebbe sul modo di vivere degli isolani, come già fatto in quella sede, ribadiamo che ciò che ci preoccupa tantissimo è l’atteggiamento del Comune di Favignana.

Nella seduta del 12 ottobre 2009 il Consiglio Comunale approvava un ordine del giorno con il quale pronunciava la propria contrarietà all’istituzione del parco, sia nella considerazione che il progetto accomuna un territorio troppo ampio e dalle esigenze ambientali ed economiche assolutamente dissimili, sia perchè esiste già l’area marina protetta delle Isole Egadi (la più grande d’Europa con una estensione di 53.992 ha), affidata in gestione al Comune di Favignana.

La posizione del Comune espressa attraverso l’organo a ciò deputato, è chiara!

Non si capisce allora come mai da un po’ di tempo a questa parte sono comparsi diversi articoli sulla carta stampata dove si afferma che il Comune di Favignana sarebbe favorevole al parco, prova è che suoi rappresentanti partecipano assiduamente alle riunioni che hanno luogo presso Regione e Ministero dell’Ambiente.

Non sfuggirà a lor Signori che vi è una stridente ed evidente contrapposizione fra la posizione ufficiale dell’ente, espressa attraverso il deliberato consiliare, e le notizie riportate dai giornali, peraltro mai smentite ufficialmente dal Comune. L’abnorme dimensionamento del parco e l’inglobamento, al suo interno, di territori tanto dissimili, ci hanno indotto ad una attenta riflessione che vogliamo esternare.

Quando si parla di Pantelleria o dell’arcipelago delle Eolie, i confini del parco non comprendono, correttamente, tratti di costa prospiciente, diversamente da quanto accade per queste isole. La discriminante è forse la distanza della costa, o c’è dell’altro ??? E’ noto a tutti che da anni le Egadi sono al centro di interessi forti, che da parte di qualcuno sono considerate come la ciliegina di una torta senza la quale la stessa non ha pari appetibilità.

Persino Legambiente si è pronunciata negativamente sulla proposta di istituzione dei parchi previsti dalla legge 222/2007 con motivazioni articolate e differenziate per ciascuno di essi. Nel caso del parco delle Egadi e del litorale trapanese viene detto che “ l’estensione del Parco nazionale al litorale Trapanese appare scelta immotivata e assolutamente non condivisibile sia per la enorme diversità di situazioni ambientali, storico-culturali e socio-economiche rispetto all’arcipelago, sia per la diffusa antropizzazione della fascia costiera. Inoltre l’eventuale restrizione del parco nazionale al litorale alle sole riserve naturali esistenti dello Stagnone di Marsala e delle saline di Trapani ( che già garantiscono la tutela di quei territori ) dimostra come la scelta del parco nazionale è dettata da esigenze di carattere prettamente politico e da collegio elettorale e della volontà, mai nascosta, di ridefinire i regimi di vincoli su quelle aree proprio attraverso la strumento del parco nazionale”.

Dalla lettura di tale commento traiamo grande soddisfazione, rilevando come aumenti sempre più il numero di quanti si rendono conto che dietro l’istituzione di parchi e riserve si celino interessi diversi e sicuramente meno nobili, di quello dichiarato di salvaguardare l’ambiente.

Ed è proprio nell’ottica di fare emergere le vere motivazioni che spingono i politici ad agire al riguardo che da parte del Partito Politico Caccia Ambiente sono state profuse tante energie, portando alla luce situazioni che poi sono state doverosamente segnalate a chi di competenza ed in particolare ci si riferisce a quanto è avvenuto nel parco nazionale della Val d’Agri e nella riserva naturale delle Saline di Priolo.

Nel caso del parco delle Egadi, una chiave di lettura “dell’appetibilità” che gravita intorno alla sua previsione può essere ricercata nelle pieghe della stessa legge 394/1991. E’ noto che il Comune di Favignana, per non rischiare di perdere la gestione della riserva marina in conseguenza di una cattiva gestione effettuata nel passato, con conseguente affidamento alla Capitaneria di Porto di Trapani, in data 30 dicembre 2009 adottata, tramite il proprio organo consiliare il “ regolamento di esecuzione ed organizzazione dell’area marina protetta isole Egadi”. Lo stesso prevede una serie di vincoli, limitazioni e prescrizioni nei confronti delle comunità amministrative, come già evidenziato nella riunione del 14 scorso, relativamente al quale è intendimento muovere adeguate iniziative a tutela e difesa dei cittadini. Infatti, i divieti e le limitazioni previsti sono tanti e tali che in occasione dell’approvazione del regolamento ci facemmo l’idea che solo la correlazione della proporzionalità fra i finanziamenti che sarebbero arrivati e i limiti imposti poteva giustificare quanto fatto.

Altro scopo dell’adozione del citato regolamento, quello di impedire la nascita del parco, come esplicitamente detto in seduta dello stesso C.C.. Tutto sbagliato, come testimoniano i fatti recenti (e sarebbe veramente utile che qualcuno si interrogasse, come abbiamo fatto noi dandoci anche la dovuta risposta, per individuare la sapiente regia che tanto saggiamente ci ha indirizzato nel rovinoso percorso !!!!!!!!! ).

Ma forse, per meglio comprendere la nostra situazione, conviene allargare gli orizzonti e non limitarsi a guardare soltanto il nostro caso. La cosa che di primo acchito risulta incomprensibile e che ci induce a riflessione, è il motivo per cui nell’isola di Pantelleria, su cui risulta già istituita una riserva naturale regionale, venga prevista l’istituzione di un parco. Com’è possibile tutto ciò ???? L’arcano sembra di facile soluzione. Tre dei quattro parchi previsti dalla legge 222/2007 ricadono in isole, accomunate, oltre che dall’isolamento dovuto alla propria infelice condizione, da un infausto destino. In esse esistono (isole Egadi), o sono comunque previste, aree marine protette (Pantelleria è espressamente individuata dall’articolo 36 lettera i) della legge 6.12.1991 n° 394, per le Eolie l’istituzione è anche legata alla dichiarazione, del 2000, dell’Unesco di ”Patrimonio dell’umanità” di quel sito ).

Di norma la gestione delle aree marine protette in Sicilia viene affidata preferibilmente all’ente locale (isole Egadi, Ustica), sembra in virtù di un protocollo di intesa Stato–Regione Siciliana sottoscritto in data 14 marzo 2001, e, in ogni caso, in quanto la normativa lo consente. E se si costituisce il parco cosa succede? E’ la stessa legge 394/1991 che ci fornisce la chiave di lettura di tutto e della appetibilità legata alla istituzione del parco. Basta guardare l’articolo 19 punto 2 che statuisce che “qualora un’area marina protetta sia istituita in acque confinanti con un’area protetta terrestre, la gestione è attribuita al soggetto competente per quest’ultima”.

Il quadro è a dir poco inquietante. Con la nascita del parco il Comune di Favignana, dopo avere acquistato l’immobile adibito a riserva marina, avere destinato personale comunale ai relativi compiti, e gestito la riserva per diversi anni, si troverebbe di colpo con il classico pugno di mosche in mano. Ciò, perché la ripetuta legge 394/1991 prevede l’affidamento dei parchi nazionali all’Ente parco (articolo 9) e giammai al comune che farà solo parte della comunità del parco (articolo 10) quale organo consultivo e propositivo dell’Ente Parco.

E che dire del comune di Pantelleria che in previsione della istituzione dell’area marina protetta ha siglato il protocollo d’intesa per la costituzione del soggetto giuridico deputato alla relativa gestione e l’individuazione del soggetto attuatore degli studi preliminari ( Provincia Regionale di Trapani, Comune di Pantelleria, ARPA Sicilia ) ? Quanta ingenuità...

“Da patruni a arzuni" (da padrone a garzone) dice un’espressione siciliana che chiarisce perfettamente il concetto senza bisogno di aggiungere altro. Noi metteremo i nostri territori che, tutto sommato, abbiamo sapientemente salvaguardato negli anni (siamo stati bravi, per cui come premio ci mettono il parco; se non lo fossimo stati il pericolo era scongiurato: che beffa !!!!!!!! ); il nostro mare e gli estranei spadroneggeranno, il tutto in maniera pulita e, a questo punto forse, inosservata. Espropriati i comuni, espropriata la Regione Siciliana, elusi gli accordi. Provvederà a tutto il Ministero tramite l’Ente parco.

E’ ancora opportuno ricordare che il territorio di questo arcipelago in atto è soggetto ai seguenti vincoli:

  • vincolo idro-geologico

  • vincolo aree di rispetto forestale

  • vincolo delle servitù militari in quanto aree di frontiera

  • zone di protezione speciale (z.p.s.)

  • siti di importanza comunitario (s.i.c.)

  • vincolo paesistico e piano delle cave

Ci aspettiamo che l’intero consiglio comunale assuma sulla vicenda parco una posizione netta, univoca e chiara, come peraltro è stato assicurato dai consiglieri presenti nella riunione del 14 marzo scorso.

Suggeriamo al Comune di assumere ogni iniziativa politica in merito, coinvolgendo gli onorevoli della provincia, la Regione Siciliana che inizialmente aveva manifestato il proprio dissenso con il ricorso alla Consulta, e che sia anche svolta una azione comune, opportunamente coordinata, di quelle comunità (isole Egadi, Pantelleria e isole Eolie) che non intendono subire gli effetti negativi dei parchi per i motivi specificati, pagando pesante dazio con danni incommensurabili non poi privi di responsabilità.

Proponiamo inoltre al Comune di farsi assistere, da subito, anche nelle riunioni che si svolgeranno presso la Regione o il Ministero, da avvocati che hanno acquisito esperienza nella lotta contro parchi e riserve.

Auspichiamo che la Regione si comporti, valutata la situazione, come farebbero altri, difendendo i propri comuni a cui tiene tanto e non esitando, se è il caso, a mettere in crisi il governo nazionale pur di difendere le esigenze e gli interessi delle comunità locali.

E per dimostrare lo spirito naturalistico che ci anima e non essere additati come comunità contro la tutela dell’ambiente, proponiamo di valutare la istituzione dei parchi secondo il modello delle “Aree Wilderness”. Tali aree, da un lato assicurano la conservazione dell’ambiente per le zone ancora integre dagli assalti speculativi, e la salvaguardia delle specie in pericolo di estinzione, dall’altro consentiranno di vivere senza mortificazioni “ lo status di isolani – isolati” a cui sarebbe più giusto che i nostri governanti, a qualsiasi livello, guardassero con maggiore attenzione.

Per completamento si vuole ricordare che secondo i dati pubblicati sul sito www. Parks.it, sul Territorio della Regione Sicilia esistono già i sotto-notati quattro parchi regionali:

  • Parco delle Madonie, Parco dell’Alcantara, Parco dei Nebrodi, Parco dell’Etna; nonché n 78 riserve natu-
    rali regionali e numerose oasi, per un totale di circa 130 aree protette.

E' un record nazionale ed Europeo che, in una regione purtroppo sofferente del fenomeno mafioso, dell’e-lettorato clientelare e del voto di scambio, unitamente ai promessi finanziamenti a quo, comincia a destare dei dubbi sull’autenticità delle volontà di protezione ambientale tanto sbandierate dagli organi amministrativi locali della regione.

Non vorremmo mai che un giorno tali dubbi si possano trasformare in una inchiesta annunciata. Ci sembra che la Sicilia abbia già dato tanto alla causa ambientale, e abbiamo la serena speranza che non si debba offrire altrettanto ad altro tipo di cause.

Sicuri della vostra benevole attenzione e in attesa di positivo riscontro, porgiamo cordiali saluti.

Allegati documentali per completezza e conferma di quanto esposto.

Partito Politico Caccia Ambiente
Delegazione regionale Sicilia
Delegazioni di Trapani e Favignana
segreteria@cacciaambiente.it

http://www.ilcacciatore.com/2010/03/31/caccia-ambiente-contro-il-parco-delle-egadi/

articolo simile su http://www.migratoria.it/?p=4209 del 2/04/10


(copyright Guido Picchetti) 

Questa pagina è stata aggiornata il 02/01/11 .