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ANNO 2008
Dalla rivista PARCHI n° 53 - Rassegna di cultura delle aree protette - Luglio 2008 Signor Sindaco... di Giulio Ielardi
La loro poltrona è da sempre
la più "pesante", nell'Italia politica e amministrativa. Circa in
ottomilacento sono la voce del territorio, e un terzo di essi ha a che
fare con un'area protetta. A loro la legge quadro 394/91 dedica
l'articolo 10, dov'è descritto uno dei principali organi degli enti
parco nazionali: la Comunità del parco. Come funziona? Assolve il suo
compito? Siamo andati a vedere dando la parola ai protagonisti. Forse non l’hanno notato in molti, ma il 18 dicembre scorso l’Italia dei parchi ha fatto un altro piccolo passo avanti. Nell’aula consiliare di un piccolo paese montano della provincia di Parma, Monchio delle Corti – milleduecento anime per ventidue, dicasi ventidue frazioni: la media è di cinquantacinque residenti a frazione – si approva una delibera localmente rivoluzionaria. Vogliono il parco. Sette anni prima, alla nascita dell’area protetta, quel voto era stato di segno opposto e il parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano si presentava letteralmente diviso in due, per lo sgomento di cartografi e turisti. Cos’è cambiato da allora? “Prima c’era un commissario, di cui francamente non ci fidavamo”, spiega il sindaco Roberto Cavalli. “Ora c’è un presidente, un direttore, un consiglio direttivo dove siedono rappresentanti del territorio”. Quando siete stati sicuri che il parco non era solo una cosa di Roma, allora siete entrati? “Ecco, proprio così”. L’adesione di Monchio cancella una discontinuità assurda, lungo il crinale tra Corniglio e Licciana Nardi. Cosa cercate soprattutto dal parco, sindaco? “Visibilità. Abbiamo bisogno di visibilità per le nostre risorse naturali e territoriali. Ha visto dove siamo sulla carta geografica? Siamo marginali in seno alla Regione e pure alla Provincia (di Parma, ndr). Dobbiamo bloccare l’abbandono dei territori e l’invecchiamento della popolazione e il parco ci è parso uno degli strumenti in grado di farlo. Speriamo di non illuderci, gli effetti della nostra scelta li vedranno probabilmente quelli che verranno dopo di noi”.
Per un filo che si riannoda, un tessuto che si deteriora.
Qualche centinaio di chilometri più a sud, sempre lungo l’Appennino,
alla Maiella il rapporto tra parco e comunità locali da qualche tempo
volge al rosso. “Così non si può andare avanti”, spiega sconsolato il
sindaco di Caramanico Terme e presidente della Comunità Mario Mazzocca,
“c’è una continua elusione dei rapporti col territorio. Nel 2007 ci sono
state appena tre riunioni del direttivo e soltanto per approvare il
bilancio. Il presidente (Gianfranco Giuliante, coordinatore provinciale
di An a L’Aquila, nominato dall’allora ministro Matteoli nel 2005, ndr)
è avulso dalla realtà locale e il direttore (Nicola Cimini, ndr),
pur con indubbi meriti per il grande lavoro svolto, sempre più confonde
il ruolo di tecnico con quello di politico. Il risultato è l’assunzione
troppo verticistica delle decisioni, ignorando le richieste dei Comuni”.
Qualche esempio, sindaco? “Gliene faccio due del mio territorio.
Continua ad essere ignorata la nostra richiesta di istituire a
Caramanico una sede scientifica del parco, nonostante gli accordi presi
inizialmente e relativa delibera. Ma restano inascoltate richieste anche
più modeste, però importanti per i nostri piccoli centri di montagna,
come l’autorizzazione a installare un punto luce stradale in una
frazione di 6-7 case, dove sono avvenuti incidenti alle persone causate
dai cinghiali e anche furti: autorizzazione negata per evitare
l’inquinamento luminoso. Sono stato costretto ad emettere un’ordinanza
di pubblica sicurezza”. Quindi quella luce l’ha fatta accendere? “Per
forza, altrimenti saremmo andati Le collettività “eventualmente” residenti al Parco del Cilento sono 93.691 anime. Organizzate sul territorio in 80 Comuni, 8 Comunità montane, Provincia di Salerno, Regione Campania: in tutto 90 rappresentanti a comporre la Comunità del parco, una volta e mezza il Parlamento del Lussemburgo. “E’ bastata la prima riunione a capire che solo far parlare ciascuno era un problema”, dice Gino Marotta, che la presiede dal lontano 1996. “Allora ci siamo organizzati. Abbiamo costituito dei gruppi politici, con relativo capogruppo, e quindi cinque commissioni permanenti composte ciascuna da 11 persone sulle tematiche più importanti, dalla pianificazione al turismo. In assemblea a quel punto si va con gli argomenti già discussi e filtrati dalle commissioni”. Vallo della Lucania come Roma, insomma, e i risultati non sono mancati se è vero che al Cilento sono stati tra i primi ad approvare il piano socio-economico e pure le aree contigue dove adesso il Pit finanzia numerosi interventi.
Ma quanti parchi nazionali non hanno ancora il piano
economico-sociale approvato? Tanti, ancora quasi la metà. Non ce l’hanno
ad esempio il Gargano e il Gran Paradiso, il Pollino e la Sila,
l’Abruzzo, naturalmente non ce l’hanno i più giovani Appennino
tosco-emiliano e Alta Murgia. “A chi riusciva ad approvarlo il ministero
promise anni addietro 500 milioni di lire in più”, ricorda ancora Gino
Marotta dal Cilento, “come premialità da inserire nei criteri di riparto
dei fondi: ma quei soldi non li abbiamo mai visti”. In altri casi, a causare polemiche è la valenza paritaria in seno alla Comunità di tutti i Comuni interessati, aldilà del peso territoriale. “Le cito solo due dati”, dice il presidente della Comunità alla Maiella Mazzocca: “il Comune di Caramanico Terme dà al parco il suo intero territorio di 8.484 ettari, con 2.200 residenti; il Comune di Rapino partecipa al parco con 700 ettari dove non risiede nessuno. Entrambi però valgono un voto, le pare giusto? A me no, e così non accade infatti in altri enti comprensoriali come quelli che gestiscono gli acquedotti, dove il voto di ciascuno è proporzionato al peso territoriale e demografico”. Un'esigenza in realtà già recepita da alcune leggi regionali, per esempio quella del Lazio. Anche la collocazione della sede stessa della Comunità è talvolta utilizzata per appianare le frizioni tra Comuni, per distribuire visibilità. Al parco nazionale dell’Appennino tosco-emiliano la sede legale e amministrativa sorgerà a Sassalbo, in Comune di Fivizzano: mentre Comunità del parco e Cta avranno sede a Ligonchio. Sempre da quelle parti, alle Foreste Casentinesi da sempre la Comunità sta a Santa Sofia mentre per direzione e uffici occorre sconfinare in Toscana e precisamente a Pratovecchio, nell’aretino. Al Gran Sasso il polo amministrativo è ad Assergi, vicino L’Aquila, mentre la Comunità sta di casa a Torricella Sicura (e qui il decentramento degli uffici prevede anche un polo scientifico a Farindola, un polo patrimonio culturale ad Isola Gran Sasso, un polo agroalimentare ad Amatrice e un centro documentazione a Montorio a Vomano). E così via. Cinque dei componenti della Comunità entrano a far parte del Consiglio direttivo degli enti parco nazionali. Ma con quale criterio? Su designazione della Comunità stessa, recita la 394, e non stiamo a ribadire le contraddizioni e i problemi sin qui generati da un’interpretazione di comodo della legge, come già riportato su queste pagine nel n.51 di Parchi. Comportamenti ed escamotage che hanno portato ambientalisti di lungo corso come Umberto Mazzantini a proporre addirittura l’abrogazione delle stesse Comunità dei parchi così come attualmente disegnate – “così com’è o è un doppione del direttivo oppure della Comunità montana. Vedrei bene invece una riforma che ridisegnasse un direttivo più snello, anzi magari sostituito del tutto da una giunta, che risponde dei propri misurabili risultati di gestione, e come organo di controllo una Comunità più forte con dentro anche gli ambientalisti”, diceva a Parchi Mazzantini.
Tra i casi recenti più discussi vi è stata nel novembre
scorso la nomina, attesa da tempo, dei cinque membri per il direttivo al
Circeo: il presidente della Provincia di Latina, quello della Comunità
montana dell’Arcipelago pontino e i sindaci o loro delegati dei Comuni
di Latina, Sabaudia e San Felice Circeo. Tutti esponenti di partiti di
centro-destra, mentre l’unico ente della Comunità espressione del
centro-sinistra e cioè la Regione Lazio è stato lasciato fuori. Facile
prevedere problemi futuri. “Rammarica che nella Comunità non si sia
trovato il modo di garantire una rappresentanza della Regione”, ha detto
il presidente del parco Gaetano Benedetto, “che è direttamente
coinvolta, oltre che come interlocutore finale, per tutti gli strumenti
di pianificazione e di progetto che l’ente dovrà discutere ed
approvare”.
Proprio tale singolarità nella composizione dei direttivi
dei parchi regionali isolani, unica nel panorama nazionale, covava sotto
le accese polemiche d’inizio anno riguardo alle previsioni dell’ultima
legge finanziaria. L’istituzione dei primi, nuovi parchi nazionali
siciliani – dei monti Iblei, delle Egadi, delle Eolie e di Pantelleria
(e c’è chi ha subito chiesto anche il parco nazionale alle Madonie, come
il sindaco di Castelbuono Mario Cicero, motivandola coi maggiori
finanziamenti che ne deriverebbero) – ha infatti scatenato reazioni a
360 gradi tra cui si sono distinte quelle di alcuni dei diretti
protagonisti. “Lo Stato non può istituire proprio nulla sul territorio
siciliano”, ha dichiarato senza mezzi termini a ‘La Repubblica’
l’assessore regionale Rossana Interlandi. “Questo dicono la legge sui
parchi nazionali del ’91 e il nostro Statuto (…) la materia urbanistica
in Sicilia è soggetta alla potestà legislativa esclusiva dell’Ars”. Non
a caso, alcuni giorni dopo, la giunta Cuffaro ha inoltrato ricorso alla
Corte costituzionale. Ed ha aggiunto: “le norme nazionali sono meno
democratiche di quelle siciliane. Nei consigli dei parchi, per esempio,
non sono rappresentati tutti i sindaci dei Comuni interessati e questi
organismi hanno solo un potere consultivo”. “Mi chiedo dove è stata la
Regione in questi anni”, ha risposto il sindaco di Pantelleria Salvatore
Gabriele, “quando ha istituito le riserve senza interloquire con le
amministrazioni comunali e con i cittadini, quando ha deciso le
perimetrazioni o ha istituito i regolamenti attuativi e le aree SIC”.
Insomma il centralismo non sta solo a Roma, basta chiederlo a qualunque
parco regionale. Ed è proprio il valore aggiunto del parco, cioè il suo
progetto partecipato, ad attrarre i sindaci più avveduti. “Si è
intravista, nella istituzione del parco”, risponde ancora all’assessore
regionale il sindaco di Pantelleria, “la concreta possibilità di
uniformare il livello e il significato della tutela fino ad oggi
«subìta» in una concreta possibilità di sviluppo”.
Niente più sommergibili, che da tempo hanno preso il
largo: come i rapporti con gli organi dirigenti dell’ente parco? “Anche
questa situazione è molto discutibile”, continua Comiti. “Questo
presidente del parco (ndr. Giuseppe Bonanno), è stato nominato
otto mesi fa dal ministero in perfetta solitudine senza coinvolgerci
affatto, e lo stesso è stato fatto per i componenti del direttivo di
nomina ministeriale. Si vada a vedere chi è stato nominato, due sono
maddalenini e li conosco bene: uno è il falegname più bravo del mondo,
una persona seria oltre che un amico, ma non vedo perché debba essere
nominato dal ministero dell’Ambiente nel direttivo di un parco. Un altro
è invece stato indicato dal ministero delle Politiche agricole e
alimentari, anch’esso senza competenze adeguate al ruolo. Ma si può
andare avanti così, quando poi alla Comunità chiedono di allegare i
‘curricula’ dei suoi candidati per giudicarne l’idoneità? Noi non ci
stiamo più a questa logica spartitoria, non indicheremo nessuno”. Comiti
della Comunità del parco sarebbe il presidente, ma ha dato le dimissioni
un anno fa per protesta. “Ho avuto il mandato dal consiglio comunale di
impugnare tutti gli atti promulgati dal parco: nei prossimi mesi abbiamo
quattro ricorsi al Tar”. Guerra totale, insomma: come finirà? “Non
abbiamo scelta, abbiamo cercato il dialogo in ogni modo, speravamo in
una sensibilità maggiore da parte del ministero, uno spiraglio,
un’apertura. In fondo siamo noi che abbiamo scelto di non cementificare
Spargi, Budelli, Razzoli, come s’è invece fatto altrove. L’ha scelto la
nostra comunità, che ora non vuole essere totalmente espropriata della
funzione di controllare il proprio territorio. Crediamo ancora al parco,
ma a gestirlo deve essere la comunità locale. Altrimenti vedo un
rischio”. Quale, sindaco? “Gli anti-parco stanno alzando la voce e credo
che prima o poi si arriverà per la prima volta a un referendum
cittadino. Che, facile prevederlo, sarebbe contro il parco. Non potrebbe
essere abrogativo di niente, certo, ma a quel punto sarebbe davvero
difficile tirar dritto facendo finta di niente”. Facciamo riunioni di direttivo ogni mese a Roma”, dice Galimi, che fa parte della Comunità del parco dell’Aspromonte come presidente della Comunità montana del versante tirrenico settentrionale, con sede a Cinquefrondi (RC). Prima presiedeva anche la Comunità del parco ma poi si è dimesso per protesta al mancato reincarico di Tonino Perna alla guida dell’area protetta – “era un grande elaboratore di idee”, dice con rimpianto, “ed ora non accade più come allora che i sindaci alla domenica vadano in piazza nei piccoli paesi della nostra montagna con la fascia tricolore a parlare del parco, ricevendo dalla gente chi l’esposizione di una difficoltà, chi un piccolo regalo come una bottiglia di liquore”.
Galimi è critico sulla proposta di legge sui piccoli
Comuni presentata alla Camera da Ermete Realacci e altri – “è un’utopia,
incide poco perché li livella tutti, mentre invece servono premialità
per i Comuni montani e una politica fiscale differenziata – e ricorda di
aver più volte chiesto un incontro al ministro, ma a vuoto. Eppure il
Parlamento, o almeno la commissione Ambiente di Pietro Armani (An), in
passato seppe ascoltare. In occasione dell’indagine conoscitiva sul
sistema di gestione degli enti parco nazionali, nel 2003, l’Associazione
dei Comuni dei parchi venne audita assieme agli altri soggetti
coinvolti, dai ministeri coinvolti al Cfs, alle associazioni
ambientaliste, naturalmente alla Federparchi. In quell’occasione le
richieste avanzate furono soprattutto due: l’adeguamento dello status
dei membri dei consigli direttivi di nomina delle Comunità nonché
appunto la trasformazione dei pareri delle Comunità dei parchi da
consultivi a vincolanti. “L’attuale normativa”, spiegò proprio Galimi ai
deputati della commissione, “non consente la partecipazione piena ai
lavori dell’ente parco (…) e non riconosce loro la possibilità di avere,
quanto meno, una giustificazione sul posto del lavoro”. In cinque anni
non è cambiato nulla, e neppure sul ruolo della Comunità riguardo agli
atti del direttivo. “Al Cilento tempo fa bocciammo all’unanimità il
bilancio, ma al ministero non mossero un sopracciglio e lo approvarono
definitivamente”, dice costernato Gino Marotta. “Ma è mai possibile una
cosa del genere? E noi come Comunità non chiedevamo certo gesti plateali
come, che Com’è avvenuto nei mesi scorsi alle Dolomiti bellunesi, dove all’ente presieduto da Guido De Zordo hanno avuto la soddisfazione di ricevere la proposta degli operatori turistico-commerciali (Ascom) di Agordo di ampliare i confini del parco: sarà difficile per il sindaco, Renzo Gavaz, non tenerne conto. Poi, chiaro, la dialettica resta intensa e i contrasti tra amministratori ed enti sono all’ordine del giorno. Se n’è accorto subito dopo la nomina all’Arcipelago toscano il presidente Mario Tozzi, esperto di comunicazione, che quanto a gestione del proprio territorio i sindaci non accettano di buon grado lezioni neppure dalle celebrità televisive. C’è voluta in quel caso la pazienza del presidente della Regione Claudio Martini a raffreddare gli animi e a far ripartire il cammino del parco, troppo a lungo interrotto. Ma ancora quel dialogo tra ente e Comunità isolane tarda a disfarsi della diffidenza reciproca, viste le nuove scintille occorse in occasione del lavoro istruttorio verso l’istituzione dell’area marina protetta all’Elba nell’estate scorsa. Occorrerà tutta l’operosità delle istituzioni coinvolte, e del nuovo direttore Franca Zanichelli. Ma la nuova riserva arriverà. Perché va bene i problemi, ma il tempo lavora per l’Italia dei parchi ed a volte in maniera sorprendente se il pensiero va alla penuria di finanziamenti, al personale scarso. Ai commissariamenti a raffica. “E’ vero, ma io le garantisco che i miei concittadini al parco ci tengono, eccome”, dice Massimo Cialente, sindaco de L’Aquila. “Noi abbiamo più di ventimila ettari dentro al Parco del Gran Sasso, figurarsi se ce ne accorgiamo che esiste. E la nostra adesione resta forte. Però devo aggiungere che oggi colgo un clima che un po’ mi preoccupa, che prima non c’era. Aldilà della persona, davvero squisita (ndr. Stefano Allavena), questo commissariamento così prolungato sta allontanando la gente dal parco quando invece prima c’erano state petizioni per entrare nell’area protetta da parte di chi era rimasto fuori”. Il parco nazionale è commissariato dal 1 marzo 2007, dopo la mancata conferma del presidente uscente Walter Mazzitti. E proprio il sindaco aquilano a novembre aveva ospitato l’incontro autoconvocato degli amministratori locali, presidenti delle Province compresi – e nemmeno al Gran Sasso si scherza, con 44 Comuni, 5 Province e 3 Regioni. “L’ho già detto al Ministro: noi ci stiamo adoperando per ricostituire la Comunità del parco che non esiste più in pratica dal 2004, e che dovrà anche rivedere il piano socio-economico precedentemente solo abbozzato per approvarlo definitivamente”, continua Cialente, “ma il nuovo presidente deve arrivare subito e soprattutto deve essere espressione del territorio abruzzese”. Fate presto. http://www.europarc.it/rivista/P53/31.html
Da "LA REPUBBLICA - Cronaca di Palermo" del 24/01/08 Nuovi parchi, via al ricorso: "E' competenza della Regione"
La regione ricorre contro i quattro parchi naturali
previsti dalla finanziaria nazionale. La giunta, riunita a Palazzo D'
Orleans sotto la guida del vicepresidente Lino Leanza, ha approvato la
proposta di conflitto di attribuzione per illegittimità costituzionale
del provvedimento dinanzi alla Consulta. La norma contestata è quella
che, con decreto del presidente della Repubblica, ha istituito i parchi
nazionali delle Egadi e del litorale trapanese, delle Eolie, dell' Isola
di Pantelleria e del Parco degli Iblei. Un provvedimento subito
contestato dall' assessore al Territorio e ambiente Rossana Interlandi (Mpa)
la quale rivendica sulla materia la competenza della Regione. L'
amministrazione dell' Isola - sottolineano da Palazzo d' Orleans - fin
dal 1981 ha previsto organicamente norme per l' istituzione nel
territorio di parchi e riserve naturali, perché ricomprese nelle materie
attribuite come competenza esclusiva dagli articoli 14 e 17 dello
Statuto speciale. Inoltre, la costituzione dei quattro parchi, secondo
l' ufficio legislativo e legale, si sovrapporrebbe ad aree del
territorio già tutelate come riserve dalla Regione. A proporre l'
istituzione dei quattro parchi è stato Massimo Fundarò, deputato
nazionale e segretario regionale dei Verdi. Ma l' assessore Interlandi,
una volta approvato l' atto, ne ha subito contestato la legittimità
scatenando anche la protesta degli amministratori dei Comuni dove le
aree protette dovranno essere realizzate. «Sono dispiaciuto dal
provvedimento adottato dalla Regione - afferma Fundarò - A parte che mi
sembra molto difficile che la Consulta dia ragione a Palazzo d' Orleans,
l' istituzione dei parchi prevede comunque il coinvolgimenti della
Regione e degli enti locali. Forse nessuno lo ha spiegato al governo
siciliano. Con i quattro parchi porteremo sviluppo, posti di lavoro e
lustro alla Sicilia. Spiace che alla Regione non lo capiscano». Il
sindaco di Pantelleria Salvatore Gabriele ha inviato una lettera all'
assessore al Territorio e ambiente esprimendo «enorme rammarico per la
contrarietà all' istituzione dei quattro parchi. Dove è stata la Regione
in questi anni, quando ha istituito le sue riserve senza interloquire
con le amministrazioni comunali e con le popolazioni?» A detta del
sindaco di Pantelleria «il parco nazionale rappresenta per l' isola una
opportunità di riordino dei vincoli esistenti con regole di gestione
chiare e definite». Preoccupazione anche fra i promotori del parco dei
monti Iblei, mentre Nino Paino, rappresentante del comitato pro Parco
delle Eolie, sostiene che «l' iniziativa nazionale deve andare avanti.
La Regione - sottolinea - finora ha fatto ben poco per la salvaguardia
del territorio». La giunta ieri ha anche dato parere favorevole alla
proposta di declaratoria per danni in agricoltura per le piogge
alluvionali del 25 ottobre scorso in provincia di Messina. (m. l.)
Da "ANCIM - ASSOCIAZIONE NAZIONALE COMUNI ISOLE MINORI" del 6/01/08 Il parco è un'opportunità di sviluppo. Scoppia la polemica tra stato e regione sull'istituzione dei parchi siciliani. il sindaco Gabriele scrive una lettera all'On. Interlandi
I destini delle riserve e dei parchi naturali della
Regione si compiranno "a colpi" di lettere? Sembra proprio di si perchè
dopo la lettera scritta al ministro verde Pecoraro Scanio
dall'assessore regionale "omologa" (nel senso che è titolare della
delega all'Ambiente) Rosanna Interlandi, adesso c'è un'altra lettera
firmata dal sindaco di Pantelleria Salvatore Gabriele e indirizzata
all'assessore Interlandi. Gabriele afferma di stare dalla parte di
Pecoraro Scanio e contesta all'assessore Interlandi di avere
interloquito con il ministro, sostenendo di essere portavoce dei
siciliani su questo argomento. "Vorrei, senza polemica, comprendere fino
in fondo le ragioni che la animano" scrive Gabriele all'assessore
regionale all'Ambiente. http://www.ancim.it/news.asp?news=51
Parchi, Pantelleria - Eolie molte
analogie
Egregio Assessore, Nello specifico caso di Pantelleria, mi preme poi sottolineare che la "previsione" del Parco Nazionale (la cui effettiva istituzione dovrà avvenire d'intesa con la Regione Siciliana ai sensi dell'art. 2 della L 394/91, sulla base di idonea proposta ed in seguito alla procedura amministrativa definita dal DLGS 112/98 con il coinvolgimento della Conferenza unificata) è il frutto di un lungo lavoro intrapreso da questa Amministrazione con il concorso della Regione Siciliana stessa e dell'ARPA Sicilia per promuovere l'istituzione dell'Area Marina Protetta. ... Consideri poi che a Pantelleria il problema principale non è tanto quello delle limitazioni derivanti dai singoli vincoli (concretamente motivati dagli alti valori di qualità assunti dalla natura, dal paesaggio e dalla cultura materiale dell'isola), quanto la mancanza di univocità degli stessi e l'assenza di un quadro unitario di ispirazione strategica, e ciò favorisce il sorgere di contrasti tanto sul tema dei divieti quanto, e soprattutto, sulle attività e gli interventi compatibili. E' in quest'ottica che si è intravista, nella istituzione del Parco Nazionale e nel relativo superiore Ente di gestione, la concreta possibilità di uniformare il livello ed il significato della tutela, fino ad oggi "subita", in una concreta possibilità di sviluppo, affrontando, in un quadro di concreta sostenibilità ricercato con la più ampia partecipazione della comunità locale, insieme alla Regione e lo Stato, la definizione di modelli d'uso delle risorse adeguati al soddisfacimento della legittime necessità economiche dei residenti. Alla luce di tali considerazioni non tralasci, pertanto, questa possibilità, anche perchè io credo che possa rappresentare una straordinaria opportunità di lavoro. Vede, Assessore, oggi se Lei interrogasse un cittadino della mia Isola, o tanti altri, e gli chiedesse se è favorevole o contrario al Parco, il Cittadino, giustamente, risponderebbe di essere contrario, in quanto preoccupato che si sommino ulteriori vincoli a quelli esistenti che finora non hanno prodotto nulla di propositivo ai fini della valorizzazione. La riserva di Pantelleria oggi è considerata una palla al piede, mentre il Parco rappresenta per l'Amministrazione di Pantelleria un'opportunità di riordino dei vincoli esistenti con delle regole di gestione chiare e definite, grazie alla presenza di un Comitato di Gestione di cui farà parte anche il Comune di Pantelleria, possibilità oggi preclusa dalla norma di istituzione delle riserve regionali attuali. Potremmo continuare... La Regione è assente al tavolo con il Ministero dell'ambiente anche sulla questione delle Aree marine protette eppure ne sono state istituite parecchie ed altre sono in via di definizione; tutto questo ha riguardato negli anni sia Governi di Centro destra che Centro sinistra e la Regione non può continuare a sfuggire a tali argomenti, anzi deve diventarne soggetto attivo in quanto:
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(copyright Guido Picchetti)
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Questa pagina è stata aggiornata il 31/12/11