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Dal sito UNEP / MAP - United Nations Environment Programme - Mediterranean Action

Le attività umane minacciano la biodiversità nel Mediterraneo
Un rapporto dell'UNEP sulle "Regional Seas" indica gli interventi da fare

Nagoya, 19 ottobre 2010 – Il Mar Mediterraneo è uno degli ambienti più diversificati di quelli esistenti sulla Terra. Ed è riconosciuto come uno dei 25 hotspot del mondo per la biodiversità. Occorre più di un secolo affinchè le sue acque siano completamente rinnovate, il che lo rende estremamente vulnerabile alle attività umane, capaci di danneggiare gravemente gli habitat costieri e marini più fragili, come indicato in un rapporto del Programma Ambientale delle Nazioni Unite (UNEP) pubblicato oggi.

La relazione mette in evidenza che la perdita, la frammentazione e il degrado degli habitat è il risultato diretto o indiretto delle attività umane, e denuncia come l'urbanizzazione, l'industrializzazione e lo sviluppo del turismo siano le principali minacce alla specie marine mediterranee.

Altre pressioni ambientali cruciali nella regione includono l'inquinamento, le fioriture algali nocive, le specie invasive, lo sfruttamento eccessivo delle risorse marine, e l'impatto della pesca.

Nel 2000, complessivamente la popolazione costiera mediterranea ha superato la cifra di 150 milioni. I cambiamenti demografici previsti nella regione avranno effetti significativi sull'ambiente mediterraneo, così come la domanda di risorse naturali aumenterà drasticamente nel sud.

La relazione è uno dei 18 studi regionali presentati oggi alla 10° Assemblea dei Membri della Convenzione sulla Biodiversità a Nagoya, in Giappone. Le relazioni fanno parte della serie di documenti di valutazione e previsione della biodiversità marina dell'UNEP.

Principali minacce ambientali nel Mediterraneo:

Alterazione fisica e distruzione degli habitat – La pressione esercitata dallo sviluppo urbano nelle zone costiere del Mediterraneo e da pratiche di pesca insostenibile, come lo strascico, hanno negativamente inciso sugli habitat marini e costieri della regione. Inoltre, la crescita esponenziale del turismo sta anch'essa contribuendo alla perdita di molti habitat marini e costieri.

Sovrasfruttamento delle risorse ittiche - La quantità totale del pescato nell'area mediterranea è aumentata rapidamente verso la metà degli anni '80 raggiungendo circa 1 milione di tonnellate e ha continuato a fluttuare intorno a questo livello. Dal 2000 poi c'è stato un calo delle catture. Questo potrebbe essere proprio conseguenza di una sbagliata gestione della pesca. Attualmente c'è una ripresa e si nota un certo miglioramento. Ma molti stock sono stati eccessivamente sfruttati e e alcuni di essi non hanno più alcuna possibilità di ripresa.

Fonti di inquinamento in mare e in terra - La quantità di azoto che viene scaricato nel Mar Mediterraneo da fonti situate in terraferma è stimata tra le 500.000 e le 750.000 tonnellate all'anno. Questa è una tendenza crescente che inizia dai tempi dell'epoca preindustriale fino ai giorni nostri. Nel corso del periodo 1960–2000, l'apporto di acqua dai fiumi al Mediterraneo è diminuito di almeno il 20%, senza troppe differenze tra i bacini occidentali e orientali. E durante questo stesso periodo, l'afflusso di azoto dai fiumi è aumentato, mentre sono diminuiti i flussi di fosforo, a seguito dell'adozione di misure di controllo dell'inquinamento.

Cambiamenti climatici – A partire dal 1957 per quanto riguarda la temperatura superficiale del Mediterraneo possiamo distinguere due periodi principali. In primo luogo, c'è stata una fase di raffreddamento durato fino al 1978, quando si è raggiunta la temperatura più bassa mai registrata. E' seguita quindi una fase di riscaldamento rapido fino alla temperatura di oggi, con un aumento di 1,2°C in 28 anni . Si prevede che le fluttuazioni significative nel clima avranno profondi effetti su quegli organismi marini che sono meno tolleranti alle variazioni annuali nell'ambiente fisico.

Specie marine invasive – I trasporti marittimi nel Mediterraneo hanno subito una crescita significativa tra il 1997 e il 2006, con un aumento del 50% della capacità di trasporto nel Mediterraneo. Come conseguenza di questa rapida crescita, l'introduzione di specie invasive è divenuta una grave minaccia per le specie endemiche della regione mediterranea, soprattutto nel bacino occidentale. D'altro canto, nel Mediterraneo orientale, la principale modalità di introduzione di specie invasive è proprio l'accesso attraverso il Canale di Suez.

Achim Steiner, UN Sottosegretario generale e direttore esecutivo dell'UNEP, ha dichiarato: "Riuscire a separare dalla crescita l'innalzamento dei livelli di inquinamento è la principale sfida che questa generazione ha di fronte - E proprio nello stato di salute attuale e futuro del mare e degli oceani del mondo ciò si può notare meglio che altrove".

"Attività e servizi di grande interesse economico, compresa la pesca, il controllo del clima e quelli su cui si fondano settori importanti come il turismo sono a rischio se gli impatti sull'ambiente marino continuano incontrollati e senza freni. I governi stanno impegnandosi per vincere questa sfida attraverso le azioni concordate nell'ambito del "Programma Regionale dei Mari". Questo rapporto e le altre 7 altre relazioni simili sottolineano queste ambizioni e le azioni dovranno corrispondere alla scala e all'urgenza della sfida", ha detto.

La strada da seguire

Le iniziative da intraprendere per rispondere allo stato di erosione della biodiversità vanno individuate nello sviluppo di strumenti legislativi e normativi, nell'identificazione e protezione delle specie, e nella creazione di aree protette. Un quadro coerente, condiviso, e regolarmente aggiornato, rafforza la capacità di affrontare le questioni che riguardano la biodiversità marina, che vanno dall'adeguamento ai cambiamenti climatici alla gestione della pesca.

È proprio per sviluppare questo quadro che il Piano d'Azione Mediterraneo (MAP) ha sviluppato dal 1975 strumenti giuridici, quali la Convenzione di Barcellona, per la protezione dell'ambiente marino e del litorale del Mediterraneo, e relativi protocolli atti a favorire la salvaguardia della biodiversità marina.

Recenti sviluppi positivi comprendono l'entrata in vigore della Convenzione di Barcellona modificata, Il Protocollo per la Prevenzione e l'Emergenza, il nuovo Protocollo sulle Aree Specialmente Protette e sul Movimento Transfrontaliero dei Rifiuti Pericolosi, l'adozione della Strategia Mediterranea per lo Sviluppo Sostenibile, la firma di un nuovo protocollo sulla Gestione Integrata delle Zone Costiere, e il lancio, nell'Aprile del 2008, del nuovo progetto Global Environment Facility (GEF) denominato "Partenariato Strategico per l'Ecosistema delle Aree di Alto Mare del Mediterraneo".

Un risultato importante del MAP negli ultimi anni è stata la formulazione di un Programma di Azione Strategica contro l'inquinamento proveniente da fonti e attività terrestri (SAP MED). Questo programma intende arrivare all'eliminazione dell'inquinamento rilasciato da fonti terrestri in mare entro il 2025.

Adottato nel 1997, SAP MED rappresenta l'adeguamento regionale dei principi e degli obiettivi del programma di azione globale contro l'inquinamento da attività basate a terra. Piani di azione nazionale (PAN) sono stati preparati al fine di assistere i paesi a prendere azioni concrete a livello nazionale.

Mantenere la salute ecologica e l'integrità del mare e le sue zone costiere è centrale per lo sviluppo di un futuro sostenibile per la regione mediterranea. A questo proposito, la regione del Mediterraneo ha adottato il Protocollo per le Aree Specialmente Protette e per la Biodiversità nel 1995, seguita dalla realizzazione del centro regionale di attività per aree specialmente protette e la biodiversità (SPA/RAC). Un Programma di Azione Strategica per la conservazione della biodiversità è stato anche adottato nel 2003 per favorire il processo di salvaguardia della biodiversità mediterranea.

Adottato nel 1997, SAP MED rappresenta l'adeguamento regionale dei principi e degli obiettivi del programma di azione globale contro l'inquinamento da attività basate a terra. Piani di azione nazionale (PAN) sono stati preparati al fine di assistere i paesi a prendere azioni concrete a livello nazionale.

Mantenere la salute ecologica e l'integrità del mare e le sue zone costiere è centrale per lo sviluppo di un futuro sostenibile per la regione mediterranea. A questo proposito, la regione del Mediterraneo ha adottato il Protocollo per le Aree Specialmente Protette e per la Biodiversità nel 1995, seguita dalla realizzazione del centro regionale di attività per aree specialmente protette e la biodiversità (SPA/RAC). Un Programma di Azione Strategica per la conservazione della biodiversità è stato anche adottato nel 2003 per favorire il processo di salvaguardia della biodiversità mediterranea.

L'adozione di questo protocollo ha portato all'identificazione di 104 specie minacciate o già in via di estinzione nella regione, che sono attualmente incluse negli elenchi nazionali di specie protette per 18 paesi del Mediterraneo. Inoltre, 800 aree protette marine e costiere sono stati istituiti finora nel Mediterraneo.


Note per gli editori

Gli "UNEP Marine Biodiversity Assessment and Outlook Series reports" sono disponibili presso:
http://www.marinebiodiversityseries.org.   La serie di documenti fornisce la base per un insieme coerente di indicatori per le "Regional Seas Conventions and Action Plans" per monitorare l'impatto delle misure globali e regionali per la protezione e gestione della biodiversità marina.

Il "Regional Seas Programme" dell'UNEP-MAP

Il "Regional Seas Programme" dell'UNEP, lanciato nel 1974 sulla scia della Conferenza delle Nazioni Unite sull'Ambiente Umano tenutosi a Stoccolma nel, 1972, è uno dei risultati più significativi dell'UNEP negli ultimi 30 anni.

Il "Regional Seas Programme" mira ad affrontare il degrado accelerazione degli oceani e delle zone costiere del mondo attraverso una gestione e un uso sostenibili dell'ambiente marino e costiero, e avviando azioni globali e specifiche nei paesi confinanti per proteggere l'ambiente marino condiviso. E tende a far ciò favorendo il rispetto delle raccomandazioni previste dal "Regional Seas Programme" per una sana gestione ambientale che possa essere coordinata ed attuata dai paesi che condividono un comune ambiente acqueo.

Oggi, più di 140 paesi partecipano a 13 "Regional Seas Programmes". Sei di questi programmi sono gestiti direttamente dall'UNEP.
http://www.unep.org/regionalseas/

UNEP / Mediterranean Action Plan:
http://www.unepmap.org

For further information please contact:
Nick Nuttall, Spokesperson/Head of Media UNEP,
Mobile in Japan, +81 80 3660 1001  +81 80 3660 1001  +41 7959 65737  +41 7959 65737
Email:
nick.nuttall@unep.org


NB. - Libera traduzione dalla pagina web http://www.unepmap.org/index.php?module=news&action=detail&id=101


(copyright Guido Picchetti)

Questa pagina è stata aggiornata il 07/11/13 .