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Prendiamo come esempio Pantelleria: vera perla nera del Mediterraneo, quarta isola italiana per estensione, l’antica Cossyra è un gran blocco di natura vulcanica nel mezzo del Canale di Sicilia, più vicina alla Tunisia che alla Trinacria. Tondeggiante, culmina nella Montagna Grande alta 836 metri, dalla quale nelle giornate più limpide si possono ammirare sia le coste africane che quelle europee. Antico cratere ormai spento, emana ancora vapori fumosi, cela calette incantevoli, ospita un singolare laghetto detto “Specchio di Venere”, ed è prodiga di grotte, faraglioni e strane formazioni rocciose. Accanto a lande assolate dominio di erbe aromatiche come menta, salvia, origano e nepetella si incontrano macchie e pinete di pino marittimo e d’Aleppo. Regno del coniglio selvatico e di faune minori simili a quelle africane, rappresenta un punto di sosta ideale per gli uccelli migratori di ogni genere, tanto da richiamare in primavera e d’autunno drappelli di appassionati naturalisti.
Ma i tesori più
preziosi sono n Pantelleria meriterebbe, insomma, massima attenzione e protezione: perché se è vero che esiste già una Riserva terrestre, si attende vanamente da anni l’Area Marina Protetta; e una legge di tre anni fa vorrebbe trasformarla tutta in un Parco Nazionale. D’altro canto lo stesso Canale di Sicilia potrebbe un giorno diventare un cosiddetto Parco transfrontaliero, ovvero di livello e spessore internazionale. Ci sarebbe insomma da essere felici e fiduciosi nell’avvenire, ma come spesso accade la realtà sta purtroppo prendendo una piega del tutto diversa: perché a poche miglia dalla costa incombe lo spettro delle trivellazioni petrolifere, come sempre “regolarmente autorizzate” dalle autorità competenti. Il rischio di incidenti disastrosi non sembra poi tanto remoto, se si pensa che la piattaforma sottomarina è di natura vulcanica, e perforando quello strato magmatico non solo si distruggerebbe una straordinaria fauna di profondità ancora in gran parte sconosciuta, ma si andrebbe incontro ad altre sorprese assai poco piacevoli. L’unica seria difesa può venire da una rapida creazione del primo Parco Marino Internazionale del Mediterraneo, che porterebbe Pantelleria alla ribalta europea: ma al di là di belle parole, ben poco si muove. Si sa di ingenti somme da tempo stanziate dal Governo, ma nessuno spiega dove siano finite: nel migliore dei casi verranno in parte destinate al solito magnifico “studio di fattibilità”, ma nel frattempo tutti i peggiori attacchi procederanno indisturbati. La sola forza in grado di salvare l’isola sta dunque in una convinta alleanza tra comunità locale, movimenti ambientalisti, mezzi di comunicazione e frequentatori dell’isola, tra cui figurano anche personaggi di spicco. Con un obiettivo semplice e immediato: creiamo le Aree Protette, ma puntiamo subito su un moderno Centro Natura nel cuore dell’isola. Un Centro in cui occupare giovani del posto, attrarre volontariato italiano e straniero, aprire la porta all’informazione e alla discussione, mostrare le meraviglie del mare anche a chi non vada con la testa sott’acqua. Pantelleria potrebbe allora scampare al rischio dell’oro nero, e trovare il vero oro pulito nella conservazione di tutti i suoi beni più preziosi: natura e tradizioni locali, ospitalità e vita attiva per gran parte dell’anno, sole e mare. Sarebbe davvero così difficile imboccare questa strada maestra?
Franco Tassi Roma, Agosto 2010 |
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(copyright Guido Picchetti)
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07/09/11
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