SOS per Pantelleria

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S.O.S.  PER  L’ISOLA  DI  PANTELLERIA
LA  PERLA  NERA  DIMENTICATA


Trivellazioni nel Canale di Sicilia? Assai meglio un Parco Blu!

      Strano destino, quello delle piccole isole. Il Mediterraneo ne è ricco, l’Egeo ne pullula, la Grecia ne va fiera… E l’Italia? Tutti sanno che nel “mare nostro” vi sono non meno di 200 “isole minori”, tra cui spiccano le isole più belle e famose del mondo: Capri e Ischia, Ponza e Ventotene, Caprera e La Maddalena, Elba e Montecristo, Stromboli e Vulcano, Lipari e Panarea, Ustica e Favignana, Pantelleria e Lampedusa. Ciascuna di queste isole rappresenta un mondo a parte, ognuna è un vero capolavoro della natura. Paradisi sognati da tutti i popoli europei che vivono tra le brume del Nord, e non soltanto da loro. Un tempo avamposti della storia e della civiltà, rischiano oggi di essere sopraffatte dall’invasione edilizia, sommerse dal turismo mordi e fuggi per un mese l’anno, e poi completamente dimenticate. Anche per questo, da quasi mezzo secolo il Settore Mare del Comitato Parchi sostiene con forza l’idea di creare nei luoghi migliori, come avviene in molti altri Paesi, moderni Parchi Blu ben organizzati, garanzia di tutela di un patrimonio unico ma anche efficaci catalizzatori di un ecoturismo pluristagionale responsabile. Da anni se ne parla, ma ben poco di concreto è stato fatto davvero.

Franco Tassi

      Prendiamo come esempio Pantelleria: vera perla nera del Mediterraneo, quarta isola italiana per estensione, l’antica Cossyra è un gran blocco di natura vulcanica nel mezzo del Canale di Sicilia, più vicina alla Tunisia che alla Trinacria. Tondeggiante, culmina nella Montagna Grande alta 836 metri, dalla quale nelle giornate più limpide si possono ammirare sia le coste africane che quelle europee. Antico cratere ormai spento, emana ancora vapori fumosi, cela calette incantevoli, ospita un singolare laghetto detto “Specchio di Venere”, ed è prodiga di grotte, faraglioni e strane formazioni rocciose. Accanto a lande assolate dominio di erbe aromatiche come menta, salvia, origano e nepetella si incontrano macchie e pinete di pino marittimo e d’Aleppo. Regno del coniglio selvatico e di faune minori simili a quelle africane, rappresenta un punto di sosta ideale per gli uccelli migratori di ogni genere, tanto da richiamare in primavera e d’autunno drappelli di appassionati naturalisti.

      Ma i tesori più preziosi sono nascosti nei fondali incontaminati ricchi di spugne e coralli, cernie e polpi enormi; e nelle fresche acque azzurre intorno all’isola, dove sfilano cefali, dentici, tonni, squali e pesci spada, e talvolta si può avvistare una tartaruga marina, una manta o una foca monaca. Qui si fanno anche scoperte importanti, come il recentissimo primo avvistamento di una grande Medusa proveniente dall’Atlantico (Catostylus tagi), mai osservata prima nel Mediterraneo.

      Pantelleria meriterebbe, insomma, massima attenzione e protezione: perché se è vero che esiste già una Riserva terrestre, si attende vanamente da anni l’Area Marina Protetta; e una legge di tre anni fa vorrebbe trasformarla tutta in un Parco Nazionale. D’altro canto lo stesso Canale di Sicilia potrebbe un giorno diventare un cosiddetto Parco transfrontaliero, ovvero di livello e spessore internazionale. Ci sarebbe insomma da essere felici e fiduciosi nell’avvenire, ma come spesso accade la realtà sta purtroppo prendendo una piega del tutto diversa: perché a poche miglia dalla costa incombe lo spettro delle trivellazioni petrolifere, come sempre “regolarmente autorizzate” dalle autorità competenti. Il rischio di incidenti disastrosi non sembra poi tanto remoto, se si pensa che la piattaforma sottomarina è di natura vulcanica, e perforando quello strato magmatico non solo si distruggerebbe una straordinaria fauna di profondità ancora in gran parte sconosciuta, ma si andrebbe incontro ad altre sorprese assai poco piacevoli.

        L’unica seria difesa può venire da una rapida creazione del primo Parco Marino Internazionale del Mediterraneo, che porterebbe Pantelleria alla ribalta europea: ma al di là di belle parole, ben poco si muove. Si sa di ingenti somme da tempo stanziate dal Governo, ma nessuno spiega dove siano finite: nel migliore dei casi verranno in parte destinate al solito magnifico “studio di fattibilità”, ma nel frattempo tutti i peggiori attacchi procederanno indisturbati. La sola forza in grado di salvare l’isola sta dunque in una convinta alleanza tra comunità locale, movimenti ambientalisti, mezzi di comunicazione e frequentatori dell’isola, tra cui figurano anche personaggi di spicco. Con un obiettivo semplice e immediato: creiamo le Aree Protette, ma puntiamo subito su un moderno Centro Natura nel cuore dell’isola. Un Centro in cui occupare giovani del posto, attrarre volontariato italiano e straniero, aprire la porta all’informazione e alla discussione, mostrare le meraviglie del mare anche a chi non vada con la testa sott’acqua. Pantelleria potrebbe allora scampare al rischio dell’oro nero, e trovare il vero oro pulito nella conservazione di tutti i suoi beni più preziosi: natura e tradizioni locali, ospitalità e vita attiva per gran parte dell’anno, sole e mare. Sarebbe davvero così difficile imboccare questa strada maestra? 

Franco Tassi
responsabile del Centro Parchi Internazionale
e fondatore del Comitato Parchi Italia

Roma, Agosto 2010


(copyright Guido Picchetti) 

Questa pagina è stata aggiornata il 07/11/13 .