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Sono particolarmente lieto di riportare in questa pagina web la proposta ricevuta oggi da Arturo Caravello, già socio del Comitato Pro Parco Marino di Pantelleria. E' una proposta che, permettetemi di dire, al di là della sua validità, (che pure a mio giudizio esiste, come chiunque non potrà far a meno di notare...), testimonia l'interesse che, per la prossima istituzione dell'AMP di Pantelleria, va sempre più manifestandosi tra quanti amano quest'isola e il suo mare. L'idea di Arturo Caravello di chiedere la tutela del Banco di Pantelleria, una secca straordinaria a nord dell'isola che può divenire, una volta protetta, un insuperabile polmone di ripopolamento di tutti i fondali del Canale, è inoltre perfettamente in linea con quel Parco Nazionale di Pantelleria che l'attuale ministro dell'Ambiente Prestigiacomo e la Regione Sicilia intendono creare nella nostra isola per le sue eccezionali caratteristiche ambientali sia terrestri che marine, giustificandone così appieno la denominazione, una volta superate - ci auguriamo - tutte le difficoltà che una tale realizzazione, anche sul piano internazionale, potrebbe comportare (GP). |
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A seguito dell'incontro avuto in sala consiliare tra le autorità e gli esperti con il pubblico in Pantelleria, per illustrare le ragioni dell'Area Marina Protetta e il progredire delle azioni tendenti ad una sua prossima attuazione, lo scrivente, già membro del comitato "Pro Parco Marino", suggerisce all'amministrazione di valutare e far valutare i seguenti consigli circa la zonazione sul perimetro insulare e l'estensione della "zona A" al Banco di Pantelleria. Tale allargamento dell'areale protetto costituirebbe un salto di qualità divenendo un "unicum" tra tutte le aree protette italiane, con una serie di implicazioni assai interessanti per la ricerca scientifica (nessuno dei banchi del Canale è sottoposto a tutela e creerebbe uno straordinario polmone di ripopolamento con benefici effetti sull'intero areale. |
Le difficoltà di tutela e prevenzione degli abusi sarebbero in realtà assai modeste. Gli apparati radar in dotazione alla guardia costiera dell'isola consentono il monitoraggio dell'area e i tempi d'intervento sarebbero limitati a poche decine di minuti; e, d'altro canto, quando il mare agitato rendesse difficoltosa la navigazione ciò varrebbe anche per i potenziali contravventori. Questo sito viene suggerito non solo per la prossimità con l'isola che gli da il nome (il nome dialettale usato dai siciliani è "a barra"), ma soprattutto perché questo tratto di mare è stato sempre il più ricco di fauna fra tutti i banchi del Canale. Una pesca intensiva lo ha depauperato profondamente, ma le sue caratteristiche restano immutate e una protezione lo riporterebbe in pochi anni agli antichi splendori trasformandolo |
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nel fiore all'occhiello dell'isola stessa. Ma prima di procedere ad
ulteriori chiarimenti riguardanti il Banco mi si
permetta di rammentare che il comitato "Pro Parco",
per quanto riguarda la "zonazione" del perimetro
insulare, aveva già preso in considerazione una zona
da tutti riconosciuta come la più interessante
dell'intera isola dal punto di vista faunistico.
Tale area coincide con la zona più degradata del
territorio insulare, (dal che il valore aggiunto del
recupero ambientale). |
zona suggerita. Un'obiezione a questa scelta potrebbe venire dalla presenza in località Arenella di una condotta di scarico di acque reflue (mai entrata in funzione) provenienti da un impianto di trattamento. Tale condotta, tuttavia, si spinge in mare attualmente per 620 m. fermandosi a quota -31,5 m.
Nulla impedirebbe di aggiungere a questa linea di
scarico un pennello di altri 120 m. circa che porterebbe il
diffusore a 80 m. di profondità, dove il declivio, spingendosi
sempre più in basso, accoglierebbe il refluo (più pesante
dell'acqua marina) sempre più verso l'alto fondale. |
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Tornando adesso a quanto già accennato riguardo alla
protezione del Banco di Pantelleria aggiungo i seguenti
chiarimenti anche di ordine giuridico. La zona suggerita è costituita da un rettangolo di 5 per 2 miglia nautiche, con l'asse maggiore nella direzione E-W; sulle carte nautiche è indicata come "Banco di Pantelleria" e giace a 37 mgl a SW di Capo Granitola; a 20 mgl a NNE dell'isola di Pantelleria; a 60 mgl a NE di Capo Ras el Mustafa (Tunisia); a 120 mgl a WNW dell'isola di Gozo (Malta), per cui pur interessando con maggiore specificità lo Stato Italiano, giacendo in acque internazionali, dovrebbe coinvolgere anche i paesi più prossimi (Tunisia, Libia, Malta). La natura internazionale dell'area protetta conferirebbe maggior peso alla stessa e aggiungerebbe un tassello positivo alla utile cooperazione tra i paesi rivieraschi in una area tanto delicata del Mediterraneo. L'area in questione assolverebbe a due funzioni principali:
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Un valore accessorio potrebbe essere quello dato dalle
visite guidate a numero chiuso, ove queste non costituiscano, secondo il
parere degli studiosi, un danno. La zona circostante le scogliere già descritte è costituita da sedimenti pianeggianti posti tra 50 e 70 Mt. di profondità. Su questo fondale melmoso, a breve distanza dal grande blocco roccioso di Levante già descritto, si elevano tre piccoli edifici rocciosi di straordinaria bellezza, vere e proprie oasi di vita sottomarina. La zona centrale del Banco è più profonda (mediamente sui 40 metri), e qui la posidonia diventa una vera e propria foresta raggiungendo una densità estrema, vera e propria nursery del mare. La zona Ovest è
la più tormentata costituita da creste, pinnacoli e enormi blocchi
franati, mediamente più profonda della zona Est (-30-40 Mt.), e si
spinge con un pinnacolo fino a 16,5 m. dalla superficie. Le acque,
limpidissime, sono spesso rese torbide da correnti provenienti da
occidente ricche di nutrienti.
L'area totale è pari a circa 34,300 Km2. L'isola di Pantelleria dovrebbe diventare di conseguenza sede di una Stazione di Ricerca a disposizione delle Università e degli Enti coinvolti nel Progetto. |
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Per quanto concerne le
potenziali "difficoltà" costituite dalla
"internazionalità" del sito in questione, non pare
esse costituiscano un reale problema per diverse ragioni
chiaramente deducibili dal diritto marittimo. |
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Tale convenzione fu elaborata in quattro convenzioni
distinte e la quarta riguarda la Conservazione delle Risorse Biologiche
dell'Alto Mare. L'articolo 143, della stessa Convenzione, regola la
ricerca scientifica. Gli articoli 116-117-118-119 regolano, inoltre, il
diritto alla protezione delle risorse biologiche dell'alto
mare. (Quest'ultima parte della Convenzione va presa in esame solo a
carattere surrettizio non essendo il sito situato in alto mare).
Se la
situazione giuridica pone chiaramente l'Italia in una situazione di "dominium"
sull'area marina in oggetto, una opportunità "politica" suggerisce la
più ampia cooperazione con i Paesi dell'area per una implicazione e
sensibilizzazione più ampia possibile dell'intera area del Mediterraneo
centrale. firmato Prof. Arturo Caravello Pantelleria, 10/02/2010 |
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11/02/01 - Da Maria Ghelia [mariaghelia@tiscali.it] Guido ciao, grazie e buona giornata. Ho letto attentamente la proposta
del Prof. Caravello e non mi par vero di sentire un'altra voce veramente
amica del mare. I dettagli elencati sono più che esaustivi e penso che
non prendere questo proposto in considerazione sarebbe veramente perdere
un'occasione d'oro per il nostro mare. Non ho mai fatto immersioni sul
Banco di Pantelleria, ma già soltanto per il cambiamento del mare
costiero che conosco ormai molto bene, posso immaginare il
depauperamento subito negli ultimi anni. Un abbraccio freddo, ghiacciato, da sotto una nevicata "cattiva". Maria. 14/02/01 - Commenti ripresi dal gruppo di discussione su Facebook "AREA MARINA PROTETTA PANTELLERIA" istituito da Fabio Chiolo
13/2/2010 - Maria Ghelia |
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Vedi le foto de "LE MINACCE SUL CANALE DI SICILIA" |
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(copyright Guido Picchetti)
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02/04/10
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