La proposta Caravello

Home Su Il Comitato Pro Parco Gli studi sull'AMP La convenzione E-Mail 2010 SOS per Pantelleria L'Interpellanza Appello per il Canale UNEP-MAP La proposta Caravello L'AMP alla SIBM A futura memoria...

Sono particolarmente lieto di riportare in questa pagina web la proposta ricevuta oggi da Arturo Caravello, già socio del Comitato Pro Parco Marino  di Pantelleria. E' una proposta che, permettetemi di dire,  al di là della sua validità, (che pure a mio giudizio esiste, come chiunque non potrà far a meno di notare...), testimonia l'interesse che, per la prossima istituzione dell'AMP di Pantelleria, va sempre più manifestandosi tra quanti amano quest'isola  e il suo mare. L'idea di Arturo Caravello di chiedere la tutela del Banco di Pantelleria, una secca straordinaria a nord dell'isola che può divenire, una volta protetta, un insuperabile polmone di ripopolamento di tutti i fondali del Canale, è inoltre perfettamente in linea  con quel Parco Nazionale di Pantelleria che l'attuale ministro dell'Ambiente Prestigiacomo e la Regione Sicilia intendono creare nella  nostra isola per le sue eccezionali caratteristiche ambientali sia terrestri che marine, giustificandone così appieno la denominazione, una volta superate - ci auguriamo - tutte le difficoltà che una tale realizzazione,  anche sul piano internazionale, potrebbe  comportare (GP).


LA PROPOSTA  DI  ARTURO  CARAVELLO  PER  L'AMP  DI  PANTELLERIA

A seguito dell'incontro avuto in sala consiliare tra le autorità e gli esperti con il pubblico in Pantelleria, per illustrare le ragioni dell'Area Marina Protetta e il progredire delle azioni tendenti ad una sua prossima attuazione, lo scrivente, già membro del comitato "Pro Parco Marino", suggerisce all'amministrazione di valutare e far valutare i seguenti consigli circa la zonazione sul perimetro insulare e l'estensione della "zona A" al Banco di Pantelleria.

Tale allargamento dell'areale protetto costituirebbe un salto di qualità divenendo un "unicum" tra tutte le aree protette italiane, con una serie di implicazioni assai interessanti per la ricerca scientifica (nessuno dei banchi del Canale è sottoposto a tutela e creerebbe uno straordinario polmone di ripopolamento con benefici effetti sull'intero areale.

Le difficoltà di tutela e prevenzione degli abusi sarebbero in realtà assai modeste. Gli apparati radar in dotazione alla guardia costiera dell'isola consentono il monitoraggio dell'area e i tempi d'intervento sarebbero limitati a poche decine di minuti; e, d'altro canto, quando il mare agitato rendesse difficoltosa la navigazione ciò varrebbe anche per i potenziali contravventori.

Questo sito viene suggerito non solo per la prossimità con l'isola che gli da il nome (il nome dialettale usato dai siciliani è "a barra"), ma soprattutto perché questo tratto di mare è stato sempre il più ricco di fauna fra tutti i banchi del Canale. Una pesca intensiva lo ha depauperato profondamente, ma le sue caratteristiche restano immutate e una protezione lo riporterebbe in pochi anni agli antichi splendori trasformandolo

nel fiore all'occhiello dell'isola stessa.

Ma prima di procedere ad ulteriori chiarimenti riguardanti il Banco mi si permetta di rammentare che il comitato "Pro Parco", per quanto riguarda la "zonazione" del perimetro insulare, aveva già preso in considerazione una zona da tutti riconosciuta come la più interessante dell'intera isola dal punto di vista faunistico. Tale area coincide con la zona più degradata del territorio insulare, (dal che il valore aggiunto del recupero ambientale).

L'area si estende dalle immediate vicinanze della diga foranea del porto di Pantelleria fino a Kuddie Rosse; i bassifondi si estendono verso il largo rocciosi, con posidonia oceanica e coralligeno, per più di mezzo miglio, a differenza dì qualsiasi altra zona dove il fondo cade su sabbia o scende a considerevoli profondità assai vicino alle coste.

A terra di tale zona insistono poi dei fabbricati risalenti al periodo bellico ridotti in macerie, che, debitamente recuperati, diverrebbero sede naturale dei laboratori di ricerca e direzione dell'AMP stessa. Considerando inoltre che la zona protetta dovrebbe estendersi verso l'alto mare più dei soliti 200 m, un corridoio segnalato potrebbe consentire il transito del diporto e della piccola pesca a velocità limitata, mentre i pescherecci d'altura e le navi già si accostano al porto dal largo con andamento NW-SE, lambendo quindi il margine orientale della

zona suggerita.

Un'obiezione a questa scelta potrebbe venire dalla presenza in località Arenella di una condotta di scarico di acque reflue (mai entrata in funzione) provenienti da un impianto di trattamento. Tale condotta, tuttavia, si spinge in mare attualmente per 620 m. fermandosi a quota -31,5 m.

Nulla impedirebbe di aggiungere a questa linea di scarico un pennello di altri 120 m. circa che porterebbe il diffusore a 80 m. di profondità, dove il declivio, spingendosi sempre più in basso, accoglierebbe il refluo (più pesante dell'acqua marina) sempre più verso l'alto fondale.

D'altronde la corrente presente nel sito scorre sempre parallela alla costa e mai (per ragioni orografiche) dal largo verso terra. Infine tale zona non è ambita dal turismo e dai diportisti e non interessa ai professionisti che portano in giro i turisti.

I "diving" non vi effettuano escursioni di sorta e solo i pescatori di bolentino nelle domeniche di bel tempo si dilettano alla pesca di minutaglia. Solo tre barche locali di professionisti calano talora in zona tremagli e reti di sbarramento.

Per quanto sin qui esposto la comunità isolana opporrebbe quindi meno resistenza che altrove, aumentando perciò la "popolarità" dell'iniziativa di protezione e promozione.

Tornando adesso a quanto già accennato riguardo alla protezione del Banco di Pantelleria aggiungo i seguenti chiarimenti anche di ordine giuridico.

L'indicazione dell'areale e del sito, indicato più precisamente qui di seguito, nasce da una profonda conoscenza della zona dovuta a molti decenni di immersioni subacquee sui Banchi del Canale di Sicilia da parte dei nostri soci e di chi scrive.

La zona suggerita è costituita da un rettangolo di 5 per 2 miglia nautiche, con l'asse maggiore nella direzione E-W; sulle carte nautiche è indicata come "Banco di Pantelleria" e giace a 37 mgl a SW di Capo Granitola; a 20 mgl a NNE dell'isola di Pantelleria; a 60 mgl a NE di Capo Ras el Mustafa (Tunisia); a 120 mgl a WNW dell'isola di Gozo (Malta), per cui pur interessando con maggiore specificità lo Stato Italiano, giacendo in acque internazionali, dovrebbe coinvolgere anche i paesi più prossimi (Tunisia, Libia, Malta).

La natura internazionale dell'area protetta conferirebbe maggior peso alla stessa e aggiungerebbe un tassello positivo alla utile cooperazione tra i paesi rivieraschi in una area tanto delicata del Mediterraneo. L'area in questione assolverebbe a due funzioni principali:

1) essere un potente polmone di ripopolamento ittico;
2) costituire un sito di notevole interesse per la ricerca scientifica.

Un valore accessorio potrebbe essere quello dato dalle visite guidate a numero chiuso, ove queste non costituiscano, secondo il parere degli studiosi, un danno.

Il parco, delimitato da boe luminose radarabili, potrebbe essere facilmente tenuto sotto sorveglianza dalla Guardia Costiera dell'isola di Pantelleria già dotata di un potente impianto radar e vedette "ogni tempo" in grado di raggiungere la zona in poche decine di minuti.

Aggiungiamo qualche parola per una sommaria descrizione del Banco: esso è costituito da un massiccio edificio vulcanico probabilmente inattivo da un lungo periodo e successivamente collassato con grandi fessurazioni e canyons, tutti orientati in direzione N-S nella zona orientale del Banco, che presenta le acque meno profonde e una forte prevalenza di posidonia oceanica. In questa zona il Banco si eleva fino a 13 m dalla superficie e lungo il suo perimetro, specie sul lato Sud, è facile distinguere le spiagge e grotte che costituiscono antiche linee di costa risalenti a remote ere geologiche.

La zona circostante le scogliere già descritte è costituita da sedimenti pianeggianti posti tra 50 e 70 Mt. di profondità. Su questo fondale melmoso, a breve distanza dal grande blocco roccioso di Levante già descritto, si elevano tre piccoli edifici rocciosi di straordinaria bellezza, vere e proprie oasi di vita sottomarina. La zona centrale del Banco è più profonda (mediamente sui 40 metri), e qui la posidonia diventa una vera e propria foresta raggiungendo una densità estrema, vera e propria nursery del mare.

La zona Ovest è la più tormentata costituita da creste, pinnacoli e enormi blocchi franati, mediamente più profonda della zona Est (-30-40 Mt.), e si spinge con un pinnacolo fino a 16,5 m. dalla superficie. Le acque, limpidissime, sono spesso rese torbide da correnti provenienti da occidente ricche di nutrienti.

Il Banco è interessato da una corrente occidentale di origine atlantica, che scorre mediamente a mezzo nodo di velocità, ma che, molto spesso, trovando sulla strada questo grande blocco ad ostacolarne il flusso, è costretta ad accelerare per un effetto Venturi. Talvolta il sommarsi di vari fattori fa cambiare direzione alla corrente facendole raggiungere velocità fino a quattro nodi. Il rimescolamento continuo delle acque le rende piuttosto omogenee come temperatura e spesso il termoclino è inesistente fino alla base del Banco.

E' superfluo elencare le specie marine presenti, essendovi rappresentate quasi per intero sia i pelagici che gli stanziali. L'habitat risulta particolarmente gradito ad aragoste, cernie e ricciole, ai rari saraghi faraone e frequenti sono gli avvistamenti di tartarughe e delfini.

I quattro angoli del rettangolo che include topograficamente il Banco sono definiti dalle seguenti coordinate:

Angolo di NW: LAT.37°11'00"N - LONG.012"02'54"E
Angolo di NE: LAT.37°11'00"N - LONG.012°08'35"E
Angolo di SE: LAT.37"08'35"N - LONG.012°08'35"E
Angolo di SW: LAT.37°08'35"N - LONG.012°02'54"E

L'area totale è pari a circa 34,300 Km2. L'isola di Pantelleria dovrebbe diventare di conseguenza sede di una Stazione di Ricerca a disposizione delle Università e degli Enti coinvolti nel Progetto.

Per quanto concerne le potenziali "difficoltà" costituite dalla "internazionalità" del sito in questione, non pare esse costituiscano un reale problema per diverse ragioni chiaramente deducibili dal diritto marittimo.

In primo luogo il banco ricade interamente nella cosiddetta "zona contigua". Essa si estende per altre dodici miglia al di là delle acque territoriali e, conse-guentemente, si troverebbe all'interno della piattaforma continentale di pertinenza dello stato italiano.

Anche i fattori geologici oltreché geografici confermano lo stato di pertinenza italiano. I diritti degli stati costieri sulla piattaforma o zoccolo continentale che dir si voglia, trovano riconoscimento nella Convenzione di Ginevra del 1958, i cui principi sono stati ribaditi nella Convenzione sul Diritto del Mare del 1982.

Tale convenzione fu elaborata in quattro convenzioni distinte e la quarta riguarda la Conservazione delle Risorse Biologiche dell'Alto Mare. L'articolo 143, della stessa Convenzione, regola la ricerca scientifica. Gli articoli 116-117-118-119 regolano, inoltre, il diritto alla protezione delle risorse biologiche dell'alto mare. (Quest'ultima parte della Convenzione va presa in esame solo a carattere surrettizio non essendo il sito situato in alto mare).

Oggi l'Alto Mare si contrappone ad un blocco di acque soggette ai diritti di sovranità dello Stato costiero che comprende, oltre che le acque interne e il mare territoriale (portati uniformemente a 12 miglia), la "zona contigua" (ulteriori 12 miglia), le "acque arcipelagiche", e la "zona economica esclusiva" (fino a 200 miglia).

In tale antinomico blocco, lo stato costiero esercita:

A) diritti sovrani totali (ancorché temperati dal diritto di passaggio inoffensivo) per quanto attiene al mare territoriale;

B) diritti di controllo per quanto riguarda la zona contigua;

C) diritti relativi all'esplorazione, alla perforazione di fondi, allo sfruttamento, alla conservazione e alla gestione delle risorse naturali, biologiche e non biologiche, delle acque sovrastanti i fondi marini, dei fondi marini stessi e del loro sottosuolo, per quanto riguarda la zona economica esclusiva (che si estende ben al di là e parzialmente assorbe il mare territoriale e la zona contigua).

Se la situazione giuridica pone chiaramente l'Italia in una situazione di "dominium" sull'area marina in oggetto, una opportunità "politica" suggerisce la più ampia cooperazione con i Paesi dell'area per una implicazione e sensibilizzazione più ampia possibile dell'intera area del Mediterraneo centrale.

Illustre precedente a quanto si vorrebbe porre in essere viene dall'istituzione del "Santuario dei cetacei del Mar Ligure" che ha visto agire all'unisono la Francia, il Principato di Monaco e l'Italia. Il primo progetto di monitoraggio di tale riserva risale al 1978-1985 e fu coordinato dal dr. Di Natale, con il contributo dell'Istituto di Zoologia di Messina, dei Musei di Storia Naturale di Milano e Venezia, della M.M. Italiana e del WWF Italia. Dal 1989 al 1991 l'Istituto Tethys propone la creazione di una Riserva della Biosfera nel Bacino Corso-Ligure-Provenzale. Nel 1993, il 22 marzo, i rappresentanti dei Ministri dell'Ambiente dei tre Paesi coinvolti firmano a Bruxelles una dichiarazione relativa all'istituzione della Riserva. Il 25 Marzo 1998 è approvato un emendamento in cui si individua la nuova Riserva Marina dei Cetacei e le iniziative per l'estensione alle acque territoriali confinanti. Nel 1999, il 25 novembre, i Ministri si sono incontrati a Roma per firmare l'accordo definitivo che sancisce l'istituzione del "Santuario". L'area di circa 100.000 Kmq comprende le acque tra Tolone (costa Francese), Capo Falcone (Sardegna occidentale), Capo Ferro (Sardegna orientale) e Fosso Chiarone (Toscana).

I destinatari di queste poche righe abbiano la compiacenza di accettare questi suggerimenti solo come indicazioni provenienti non da persone "saccenti", ma piuttosto da disinteressati amici del mare quali sono i membri del "comitato Pro Parco", e personalmente dal frutto di mezzo secolo di immersioni sportive e professionali nelle acque del canale di Sicilia. Lo scrivente ha visto queste acque depauperarsi sempre più rapidamente in misura esponenziale. Le sue acque limpide, un tempo con visibilità oltre i 40 m., sono adesso ridotte a una visibilità di meno di 20 m. e da tutti considerate limpide solo per ragioni anagrafiche. Lo strascico imperversa così come pesche illegali e flotte giapponesi.

L'AMP dell'isola di Pantelleria e del suo Banco, oltre ad assolvere alle sue funzioni, sarebbe testimonianza di un'inversione di tendenza da affidare alle generazioni future.

firmato Prof. Arturo Caravello

Pantelleria, 10/02/2010



Alcuni pareri sulla proposta

11/02/01 - Da Maria Ghelia [mariaghelia@tiscali.it]

Guido ciao, grazie e buona giornata.

Ho letto attentamente la proposta del Prof. Caravello e non mi par vero di sentire un'altra voce veramente amica del mare. I dettagli elencati sono più che esaustivi e penso che non prendere questo proposto in considerazione sarebbe veramente perdere un'occasione d'oro per il nostro mare. Non ho mai fatto immersioni sul Banco di Pantelleria, ma già soltanto per il cambiamento del mare costiero che conosco ormai molto bene, posso immaginare il depauperamento subito negli ultimi anni.

Ti ringrazio anche per il lavoro che stai facendo nell'interesse di tutti per tenerci aggiornati sull'avventura AMP.

Un abbraccio freddo, ghiacciato, da sotto una nevicata "cattiva". Maria.

14/02/01 - Commenti ripresi dal gruppo di discussione su Facebook "AREA MARINA PROTETTA  PANTELLERIA" istituito da Fabio Chiolo

13/2/2010 - Maria Ghelia
Ottima proposta che dovrebbe essere tenuta in considerazione: è un'occasione d'oro che non si può perdere se vogliamo veramente salvare il Mare sia pantesco che Mediterraneo. Speriamo che tutti i personaggi coinvolti nell'istituzione della Area Marina Protetta di Pantelleria ci pensino seriamente!

13/2/2010 - Daniele Stuppa
Chi si capisce di mare si vede... Fino ad ora è la cosa più sensata che ho letto sulla AMP. Speriamo veramente venga presa in considerazione.
Il problema è: vogliono salvare il mare o salvare il proprio circolo di elettori ? Sono dubbi che si insidiano ai più.
Quello di cui si ha bisogno è chiarezza assoluta su ogni passo che si muove... Dico questo dando voce a gran parte della comunità... Mostra tutto...


Vedi le foto de "LE MINACCE SUL CANALE DI SICILIA"

Pesca e inquinamento

Fattorie eoliche

Petrolio nel mare

(copyright Guido Picchetti) 

Questa pagina è stata aggiornata il 06/11/13.